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IL NAZISMO E LA PERSECUZIONE DEGLI EBREI

1. Razzismo nazista.
Fin dagli inizi (1920) il NSDAP (Nationalsozialistische Deutsche Arbeiter Partei – Partito nazionalsocialista dei
lavoratori tedeschi) professa una ideologia razzista basata su teorie pseudo-scientifiche per le quali le caratteristiche
fisico-biologiche determinerebbero diverse manifestazioni culturali e storiche. Sulla base di queste teorie (la cui summa
è rappresentata dal Saggio sulla disuguaglianza delle razze umane del francese Joseph-Arthur de Gobineau
pubblicato nel 1855), sostenute da biologi, fisiologi e antropologi a partire dalla seconda metà dell’Ottocento,
1. gli uomini possono essere classificati in razze secondo le differenze che essi presentano in alcuni parametri fisici
(colore della pelle, dei capelli e degli occhi, configurazione del volto, forma e dimensione del cranio, dimensioni del
naso, ecc.)
2. le differenze riscontrabili sotto il profilo biologico producono differenze anche sotto il profilo culturale e morale
3. tra i gruppi appartenenti a differenti tipi razziali vi è una situazione di antagonismo e conflitto
4. esiste una gerarchia tra le razze, che le distingue in superiori ed inferiori
5. la superiorità della razza bianca, razza intellettuale e spirituale, sulle altre razze umane, più sensuali e meno evolute, è
dimostrata con evidenza dal livello di civiltà raggiunto
6. è pertanto legittimo il dominio coloniale da parte della razza superiore europea ed ariana sulle razze inferiori

2. L’antisemitismo hitleriano.
È tuttora incerta la genesi dell’antisemitismo hitleriano.
A. Sembra molto poco probabile che la scintilla che fece scattare in Hitler la molla dell’odio contro gli ebrei debba
essere ricercata o nella scoperta di essere discendente diretto di ebrei (essendo suo padre figlio illegittimo) o nel
trauma provocato dalla morte della madre, il cui medico curante era un ebreo. Per la prima ipotesi non esiste alcuna
prova, mentre per la seconda risulta che Hitler abbia a suo tempo ringraziato il dottore per le cure prodigate alla
madre.
B. In realtà l’antisemitismo hitleriano all’inizio non differisce granché da quello prevalente negli ambienti reazionari e
nazionalistici tedeschi. Pregiudizio irrazionale assai diffuso e popolare (non solo in Germania, ma anche in Francia,
in Gran Bretagna e specialmente nei paesi dell’Est europeo dove vivevano le comunità ebraiche più numerose, di
frequente vittime di sanguinosi pogrom – massacri), l’antisemitismo in Germania era riconducibile a più fattori
1. motivazioni religiose: l’accusa di deicidio, le più antiche e le più radicate a livello popolare anche per la
responsabilità delle Chiese cristiane (antisemitismo religioso)
2. motivazioni pseudo-scientifiche che giustificavano una politica di discriminazione ai danni di razze ritenute inferiori
e dunque anche degli ebrei (razzismo “scientifico” e antisemitismo razziale)
3. motivazioni politiche e socio-economiche, per le quali gli ebrei erano adottati come “capri espiatori” sui quali
scaricare la rabbia e le frustrazioni delle masse (antisemitismo nazionalista e politico):
a) la sconfitta militare della Germania al termine della prima guerra mondiale andava attribuita al disfattismo dei
socialisti e dei comunisti, i cui partiti erano ritenuti controllati da ebrei
b) anche la gravissima crisi economica del dopoguerra era ritenuta il frutto di un complotto dell’ebraismo
internazionale ai danni della Germania, in quanto gli ebrei erano fortemente rappresentati nei circoli industriali e
finanziari di tutto il mondo capitalista (riattualizzazione del mito dell’ebreo usuraio).
C. Grande influenza esercitarono su Hitler le dottrine razziali dell’inglese Houston Stewart Chamberlain e del
tedesco Alfred Rosenberg.
1. Chamberlain riprende l’idea di Gobineau per cui la forza motrice della storia sono le razze, e dunque la lotta fra le
razze. Per Gobineau, la forza di una razza e la sua tendenza a imporsi come civiltà risiedono nella sua capacità di
assorbire le altre; ma l’ibridazione delle razze conduce ineluttabilmente all’indebolimento delle loro qualità, alla
dissoluzione della perfetta razza “ariana”, dunque al declino dell’intera umanità e alla fine della storia. Chamberlain
(nei Fondamenti del XIX secolo, 1899) pensa, al contrario, che la decadenza della razza non sia senza rimedio.
Questo inglese che si fece naturalizzare tedesco, che sposò la figlia di Wagner e conobbe Hitler, dal quale fu
grandemente apprezzato, è l’autentico precursore delle idee naziste. Nel suo pensiero la razza assume il senso di una
categoria spirituale, prima ancora che fisica. Scarsamente interessato alle tassonomie di stampo naturalistico e alle
misurazioni antropometriche tanto in voga allora, egli pensa che a determinare l’appartenenza a una razza siano i
criteri morali e intellettuali, più che l’esteriorità di quelli somatici. Il suo razzismo “spiritualista”, che punta alla
costituzione di una pura razza “ariana” depurata da ogni contaminazione tramite un rigoroso processo di selezione, si
sposa con un esplicito e rozzo antisemitismo (tra l’altro Chamberlain ha tentato la dimostrazione della non ebraicità
di Cristo).
2. Nazista della prima ora, Rosenberg ebbe l’incarico di stabilire la linea ideologica del partito; per questo elabora nei
suoi scritti (Il mito del XX secolo - 1930 - l’opera fondamentale insieme al Mein Kampf di Hitler dell’ideologia
nazista), una mitologia della razza nordico-germanica, considerata superiore a tutte le altre perché depositaria della
purezza della specie e portatrice fin dall'antichità dei più alti valori umani. Bisogna pertanto preservare, purificare,
migliorare la razza “ariana”, la cui supremazia viene messa in discussione dalle dottrine egualitarie (come quella
cristiana e quella comunista) e democratiche che conducono alla confusione razziale, alla mescolanza fra le razze.
L'antisemitismo si giustifica con la lotta contro il meticciato e contro i principali nemici della razza “nordica”. Questa
mistica razziale esasperata impronta tutta l'organizzazione dello Stato nazista e, rinnovando la tradizione
pangermanica, ne giustifica la politica estera di espansione. Rosenberg, nominato nel 1941 ministro per i territori
orientali occupati, fu responsabile della crudele politica di deportazioni e di stermini di massa, per cui venne
condannato a morte nel 1946 come criminale di guerra dal Tribunale interalleato di Norimberga.

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3. In Germania esisteva inoltre una scuola di biologia razziale fin dall’inizio del XX secolo, che si proponeva l’obiettivo
di ottenere un miglioramento della razza (eugenetica) attraverso la selezione degli individui portatori dei caratteri più
sani. Le misure proposte per il miglioramento razziale furono la limitazione delle possibilità di procreazione per gli
individui portatori di qualche deficienza psico-fisica (sterilizzazione), il divieto di incroci tra razze diverse (che si
supponeva indebolissero le capacità degli individui), lo stimolo alla procreazione negli individui più sani.
Naturalmente il nazismo offrì la possibilità di mettere pienamente in pratica i programmi di purificazione e selezione
razziale degli scienziati razzisti.
D. Hitler e i suoi seguaci furono comunque dei convinti e fanatici razzisti antisemiti, che seppero sfruttare abilmente il
pregiudizio ostile agli ebrei diffuso tra il popolo tedesco, per farne un cardine della loro ideologia politica e attirare
così il consenso sul NSDAP di larghe masse di tedeschi.
Agli occhi di Hitler, gli ebrei, popolo privo di un proprio territorio geografico preciso, costituivano un fattore di
disturbo all’interno della lotta naturale tra le razze e rappresentavano un pericolo di inquinamento della pura razza
ariana. “Egli non ha ancora fondato una cultura, mentre ne ha distrutte a centinaia. Egli non possiede nulla di
proprio… Tutto ciò che possiede l’ha rubato”. Gli ebrei disprezzano il lavoro – secondo Hitler – e quindi non
possono che arricchirsi per mezzo di speculazioni finanziarie fondate sul lavoro altrui. Essi rappresentavano il
condensato di quanto di più negativo si potesse immaginare: erano allo stesso tempo annidati nelle sfere più elevate
dei centri finanziari mondiali e nei gruppi dirigenti dei partiti politici di sinistra, che si richiamavano a una dottrina
“tipicamente ebraica” come il marxismo. In particolare, agli occhi di Hitler, “nel bolscevismo russo dobbiamo vedere
il tentativo compiuto dagli ebrei nel XX secolo per conseguire il dominio sul mondo”, come scriveva nel Mein Kampf
(La mia battaglia, 1924). Tutto ciò che gli ebrei difendevano ed auspicavano (la democrazia parlamentare, la
coesistenza pacifica tra i popoli) rappresentava per Hitler un modello negativo (ebrei = democrazia, capitalismo,
comunismo). L’ebreo era una “peste”, un “bacillo”, un “parassita”, l’”eterna sanguisuga”, il “vampiro dei popoli”,
che doveva essere eliminato a tutti i costi, per non indebolire la salute del popolo ariano (ebrei = parassiti, rischio di
contaminazione della purezza della razza ariana, complotto per il dominio del mondo). La crociata antisemita è
sentita come una missione religiosa: “difendendomi dagli ebrei combatto per difendere l’opera del Signore”.
Tuttavia l’antisemitismo non appariva ancora, negli anni dell’ascesa del nazismo e dopo la presa del potere, la
componente fondamentale del nazionalsocialismo e non si distingueva granché dall’antisemitismo politico tradizionale,
tipico degli ambienti reazionari tedeschi. E sebbene si realizzasse progressivamente una politica di espulsione,
discriminazione e internamento degli ebrei, a lungo nulla lasciò presagire che si sarebbe arrivati al genocidio.

3. Le tappe della persecuzione.


A. 1933-1939. Politica di discriminazione razziale progressiva. La soluzione della “questione ebraica” andava
affrontata gradualmente per dare tempo al regime nazista di radicarsi, ma anche per assuefare ad essa, attraverso
una lunga e martellante propaganda, l’opinione pubblica tedesca, e per non mettere in eccessivo allarme i governi
europei.
1. Primi provvedimenti tra il gennaio 1933 (ascesa al potere di Hitler) e il settembre 1935 (Leggi di Norimberga):
boicottaggio degli esercizi commerciali ebraici; allontanamento degli ebrei dagli impieghi pubblici, da alcune
professioni, da società sportive e associazioni varie; rogo dei libri e della stampa ebraici. Questi provvedimenti
persecutori tendono a costringere gli ebrei ad emigrare lasciando consistenti quote del loro patrimonio in
Germania.
2. 15 settembre 1935. Leggi di Norimberga. Queste leggi pongono il fondamento giuridico per dichiarare gli
ebrei tedeschi non appartenenti alla “comunità del popolo tedesco” e instaurare un regime di apartheid, di
segregazione razziale: esse sanciscono la perdita dei diritti civili e politici e vietano i rapporti matrimoniali o
sessuali fra membri del popolo tedesco ed ebrei.
Legge per la protezione del sangue e dell’onore tedesco
“Mosso dalla coscienza che la purezza del sangue tedesco è la premessa per la continuazione del popolo tedesco
e ispirato dalla volontà indomabile di assicurare l’avvenire della nazione tedesca, il Reichstag ha approvato
all’unanimità la seguente legge:
Art.1. I matrimoni tra ebrei e soggetti di sangue tedesco o assimilato sono proibiti. I matrimoni stipulati in
contravvenzione della legge non sono validi… Art. 2. Sono proibite le relazioni extraconiugali tra ebrei e
individui di sangue tedesco. Art. 3. Gli ebrei non possono tenere al proprio servizio come domestiche donne di
sangue tedesco… Art. 4. È proibito agli ebrei esporre bandiere dei colori nazionali tedeschi… Art. 5. Le
infrazioni alle norme di cui all’articolo. 1 saranno punite con pene reclusive ai lavori forzati. Le infrazioni alle
norme di cui all’articolo 2 saranno punite con pene reclusive con o senza lavori forzati. Le infrazioni alle norme
di cui agli articoli 3 e 4 saranno punite con più di un anno di reclusione e un’ammenda oppure con l’una e l’altra
di queste sanzioni”.
Soprattutto nel 1938 si attuano nuovi provvedimenti anche di forte significato simbolico, come l’ingiunzione
agli ebrei di assumere il nome di Israele o di Sara, o l’apposizione della lettera J (Juden) su passaporti e carte
di identità. La legislazione antisemita viene estesa all’Austria (annessa nel 1938) e alla Cecoslovacchia
(annessa nel 1939).
3. 9-10 novembre 1938. Notte dei cristalli. Con il pretesto di un attentato contro un diplomatico tedesco a Parigi,
si scatena una ondata di violenze antisemite (pogrom). In tutta la Germania sono incendiate 119 sinagoghe e
saccheggiati 7500 negozi di ebrei. Le vittime sono 91. 26.000 ebrei vengono deportati nei campi di
concentramento (istituiti fin dal 1933 per gli oppositori politici). Gli ebrei sono obbligati al pagamento di un
miliardo di marchi a titolo di indennizzo ai loro persecutori; sono esclusi dalla vita economica tedesca e le loro

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proprietà, una volta espropriate, sono svendute a prezzi irrisori ai cittadini tedeschi (“arianizzazione”
dell’economia nazionale promossa dal delfino di Hitler Hermann Göring); sono esclusi da tutte le scuole del
Reich. La politica antisemita del regime viene orchestrata nel suo crescendo da uno dei massimi leader del
nazionalsocialismo, Paul Joseph Goebbels, attraverso una penetrante ed ossessiva opera di propaganda che
riduce l’opinione pubblica tedesca all’accettazione passiva o al pieno consenso.
B. 1939-1941. Dalla discriminazione alla persecuzione delle vite. In un discorso tenuto il 30 gennaio 1939, pochi mesi
prima dell’aggressione alla Polonia (1° settembre) che segna l’inizio della seconda guerra mondiale, Hitler
dichiara:
“L’Europa non avrà la pace se prima non si risolverà il problema ebraico… Oggi voglio essere ancora una volta
profeta: se l’ebraismo internazionale all’interno e all’esterno dell’Europa dovesse riuscire a far precipitare ancora una
volta i popoli in una guerra mondiale, allora il risultato non sarà la bolscevizzazione del mondo e quindi il trionfo
dell’ebraismo, ma al contrario la distruzione della razza ebraica in Europa”.
In queste parole, oltre all’insostenibile equazione bolscevismo=ebraismo, per evidenti finalità di propaganda
interna si accusano preventivamente gli ebrei della guerra che la Germania nazista si sta preparando a scatenare; ma
ancora più rilevante è il fatto che viene annunciato quanto poi troverà realizzazione: la guerra è l’occasione per “la
distruzione della razza ebraica in Europa”. Tuttavia la politica hitleriana verso gli ebrei è ancora prevalentemente
espulsiva e finalizzata alla costruzione di un Reich Judenfrei e paradossalmente sono i cittadini tedeschi i primi a
sperimentare le tecniche dello sterminio, in seguito impiegate su larga scala nei campi della morte ai danni degli
ebrei e degli avversari del nazismo.
1. Il piano Madagascar. Anche dopo l’invasione della Polonia i dirigenti nazionalsocialisti si propongono di
espellere o emarginare gli ebrei dal Lebensraum (spazio vitale) destinato al popolo germanico. Da questa
impostazione scaturiscono i progetti di creare un’immensa riserva ebraica ai confini orientali della Polonia
invasa (nella regione di Lublino) e di traslocare tutti gli ebrei occidentali in una riserva extraeuropea,
individuata nell’estate del 1940 nell’isola del Madagascar, possedimento coloniale della Francia ormai
sconfitta e occupata dai tedeschi. Questo progetto tanto pittoresco quanto irrealizzabile viene presto
abbandonato, mentre avrà un tragico sviluppo quello relativo alla riserva polacca.
2. L’Aktion T4. L’operazione prende nome dall’indirizzo berlinese di Tiergartenstrasse 4, sede della centrale
operativa guidata da Philipp Bouhler, capo della Cancelleria del Führer, e Kurt Brandt, medico personale di
Hitler e commissario del Reich per la sanità. L’Aktion T4 - che sviluppa precedenti programmi di
sterilizzazione forzata dei disabili tedeschi e mira, attraverso l’eliminazione dei “malriusciti”, al
perfezionamento selettivo della “razza ariana” - prevede “la morte per grazia ai malati a giudizio umano
inguaribili in caso di valutazione critica dello stato della loro malattia”; si tratta dell’operazione eutanasia, che
riguarda tuttavia non solo i malati terminali, ma prevede l'eliminazione dei bambini malformati alla nascita, dei
disabili fisici e mentali e dei disadattati, i cosiddetti “asociali” (criminali, mendicanti, vagabondi, omosessuali
o semplicemente oppositori del regime), semplicemente sulla base di una certificazione medica. A questo
scopo vengono scelte alcune case di cura tedesche, dove vengono trasferite le persone selezionate;
successivamente ai familiari viene comunicato l’avvenuto decesso per cause naturali dei pazienti e la loro
cremazione. In queste case della morte si passa dall’iniezione letale alla saturazione di una camera stagna -
all’apparenza un locale docce - con monossido di carbonio, procedimento più rapido ed efficace.
Successivamente molti tra i comandanti ed il personale cui vengono affidate funzioni di sterminio nei campi di
concentramento, vengono scelti dai ranghi del programma T4. Iniziata per ordine di Hitler nell’ottobre del
1939, l’operazione sarà sospesa ufficialmente nell’agosto del 1941 in seguito alle proteste dell’opinione
pubblica e delle Chiese, dopo aver causato non meno di 100.000 vittime.
C. 1941-1945. La “soluzione finale del problema ebraico”. Con l’occupazione della Polonia, che ospita la più
numerosa comunità ebraica d’Europa (più di 3 milioni di persone) dopo quella sovietica, la questione ebraica
richiede soluzioni nuove e radicali, che in un primo tempo riguardano la spoliazione degli ebrei, quindi la loro
deportazione, insieme a centinaia di migliaia di non ebrei (soprattutto polacchi, ma successivamente provenienti un
po’ da tutto il mondo slavo orientale, in particolare russi), in qualità di schiavi e il loro utilizzo presso le industrie
pubbliche e private del Reich. Al processo di Norimberga è stato calcolato che su almeno 3.500.000 “schiavi” - ma
probabilmente molti di più - , non più di 1.200.000 sono i sopravvissuti.
1. Oltre alle deportazioni, provvedimento fondamentale e premessa dello sterminio è la costituzione dei ghetti
nelle principali città della Polonia (ormai annessa al Reich tedesco e governata con ferocia dal Gauleitner
Hans Frank), dove ammassare e avere a disposizione l’intera popolazione ebraica. Il più celebre e il più
grande è il ghetto di Varsavia, istituito il 16 ottobre 1940, con circa mezzo milione di abitanti, dove altissima è
la mortalità (80.000 vittime) a causa della fame e del diffondersi di epidemie dovute alla promiscuità ed
all’assenza di interventi sanitari. La rivolta del ghetto di Varsavia (gennaio-aprile 1943) è il più significativo
episodio della resistenza ebraica contro il carnefice nazista. Dai ghetti gli ebrei saranno in seguito agevolmente
rastrellati ed inviati nei campi di sterminio, anch’essi collocati in territorio polacco.
2. Le eliminazioni caotiche. Una nuova svolta si ha nell’estate del 1941 (22 giugno) con l’inizio dell’operazione
Barbarossa, ovvero l’invasione dell’Unione Sovietica. Al seguito dell’esercito tedesco (la Wehrmacht)
operano speciali distaccamenti delle SS (Schutz-Staffel, “squadre di sicurezza”, una delle milizie del partito
nazista, potente al punto di creare uno stato dentro lo stato nazista) di Heinrich Himmler, le squadre d’azione

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(Einsatzgruppen), già attive in Polonia, con il compito di sterminare sistematicamente le comunità ebraiche
congiuntamente alla popolazione russa resistente. Tali eliminazioni avvengono con la tecnica delle fucilazioni
di massa e delle fosse comuni e, in misura minore, con autocarri ermeticamente chiusi dentro i quali vengono
convogliati i gas di scarico. Sebbene nella forma dello sterminio caotico, il genocidio degli ebrei è cominciato:
le sole vittime ebree delle eliminazioni caotiche ad opera degli Einsatzgruppen nel corso della guerra in URSS
si calcolano in 1.500.000.
Nello stesso tempo si iniziano i preparativi per estendere le eliminazioni a tutti quanti i territori conquistati
dell’Europa. Himmler tiene in mano la direzione generale di tutte le operazioni, ma è il suo rivale Göring a
dare il 30 luglio 1941 a Reinhardt Heydrich (secondo di Himmler e capo dell’Ufficio centrale per la
sicurezza del Reich – RSHA) l’ordine di “fare tutti i preparativi necessari e di prendere i provvedimenti richiesti
per una soluzione finale del problema ebraico”. Heydrich trasmette l’ordine al braccio esecutivo per la
questione ebraica, l’Ufficio per i problemi ebraici (sezione della Gestapo, la polizia segreta di Stato dipendente
a sua volta dalla RSHA), il cui responsabile, il maggiore delle SS Adolf Eichmann, inizia ad organizzare i
primi convogli ferroviari per le deportazioni. Nel dicembre del 1941 inizia a funzionare come “stazione
sperimentale” il campo di sterminio di Chelmno in Polonia.
3. La Conferenza di Wannsse. Il 20 gennaio del 1942 si tiene a Wannsee, una località presso Berlino, una
conferenza fra alti funzionari delle SS e dei ministeri interessati, in cui Heydrich presenta il suo progetto per la
“soluzione finale” (Endlösung) del problema ebraico. Tale progetto prevede lo sfruttamento degli ebrei abili al
lavoro fino al loro esaurimento; i non abili al lavoro (donne, anziani, bambini, malati) devono essere
immediatamente destinati al “trattamento speciale”. L’obiettivo è l’eliminazione degli 11 milioni di ebrei
censiti in Europa. Alla conferenza non partecipano i massimi dirigenti del Partito nazista, tuttavia Heydrich
afferma di operare in base all’ordine impartito da Göring il 30 luglio 1941, a sua volta ispirato da Hitler, che
non ha tuttavia lasciato alcuna disposizione scritta in proposito. Il 20 gennaio 1942 è dunque la data ufficiale di
inizio dello sterminio sistematico di tutti gli ebrei.
4. Le eliminazioni metodiche. In seguito al protocollo della conferenza di Wannsee, il genio tecnico dei nazisti
permette loro di organizzare nel giro di pochi mesi una industria della morte razionale ed efficace. Il sistema
prescelto è l’asfissia: asfissia per ossido di carbonio nei quattro grandi campi di Chelmno, Belzec, Sobibor,
Treblinka, asfissia per acido prussico nelle gigantesche installazioni di Auschwitz e di Maidanek, tutti campi
di sterminio situati in territorio polacco e affidati alla gestione delle SS. Il primo in ordine di tempo, il campo
di Chelmno, è già in funzione dal dicembre del 1941 con un rendimento massimo di mille esecuzioni al giorno.
Chelmno non ha ancora camere a gas fisse; non è che una vasta rimessa, installata in una tenuta privata isolata,
dove sono raccolti molti autocarri a gas, identici a quelli che circolano sulle strade della Russia invasa. Nel
marzo 1942, la costruzione del campo di Belzec, capace di eliminare parecchie migliaia di vittime al giorno,
offre la possibilità di iniziare il vero attacco alla “soluzione finale”. Sobibor e Treblinka, terminati
rispettivamente in maggio e nel luglio del 1942, permettono di accelerarne il ritmo. Messi sotto la suprema
autorità di Odilo Globocnick (il “carnefice della Polonia”, colui che in seguito organizzerà e dirigerà la risiera
di San Sabba a Trieste), tutti questi campi funzionano con il concorso di una squadra di tecnici dell’eutanasia,
responsabile dell’Aktion T4, diretta da Christian Wirth. Tutti gli ebrei inviati in uno di questi quattro campi
sono destinati a morte immediata, con pochissime eccezioni: ad esempio, del campo di Belzec, su centinaia di
migliaia di vittime, si conosce un solo sopravvissuto. Una volta eliminati gli ebrei polacchi e di altre
nazionalità questi campi cessano di funzionare e ogni loro traccia viene fatta scomparire, le costruzioni
smantellate e il terreno rimboschito con cura.
Il campo di Maidanek presso Lublino non è un campo di sterminio immediato, è un campo di lavoro, cioè un
campo di sterminio a lunga scadenza, mentre Auschwitz, il più grande e il più noto tra i campi di sterminio,
presenta una combinazione dei due metodi. Attivo fin dal 1940, è un campo di detenzione, capace di ospitare
fino a 150.000 deportati, che fornisce schiavi ad alcune industrie tedesche insediatesi nell'area. Dall’estate del
1942 diviene anche campo di sterminio, capace di realizzare migliaia di cremazioni al giorno nei suoi quattro
forni crematori, grazie all’utilizzazione del gas Zyclon B (impiegato di norma per la disinfestazione dai
parassiti) introdotto dal comandante del campo Rudolf Höss. Auschwitz, per la sua posizione geografica e per
il fatto di trovarsi presso l’incrocio di quattro linee ferroviarie, è il campo che meglio si presta allo sterminio di
massa. Ad esso affluiscono quotidianamente convogli ferroviari carichi di deportati provenienti da tutta
Europa, una parte destinati al “trattamento” immediato, una parte destinati al lavoro con un periodo di
probabilità di vita media non superiore ai tre mesi. Il campo viene liberato dai russi nel corso della loro
offensiva il 27 gennaio 1945 (celebrato in seguito come il “giorno della memoria”), che vi trovano circa 5.000
ammalati non trasportabili; gli altri detenuti del campo, attraverso le cosiddette “marce della morte”, sono stati
nel frattempo evacuati verso altri campi in Germania. Va infine ricordato che in decine di campi di
concentramento (lager tristemente celebri come Buchenwald, Mauthausen, Dachau, Ravensbrück, Bergen-
Belsen o dai nomi sconosciuti) sono morti a milioni (80.000 solo gli italiani) soldati internati, partigiani,
avversari del nazismo e dei regimi suoi alleati, persone rastrellate e deportate senza una ragione apparente o per
essere costrette a lavorare per il Reich, morte di stenti, di malattie, per le violenze subite o deliberatamente
assassinate.

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Una sola volta Himmler accennò alla “soluzione finale” in un’occasione pubblica per dire: “Abbiamo scritto
una pagina gloriosa della nostra storia, ma essa non verrà mai affidata alle carte”. Hitler ebbe ad affermare che
“al nazionalsocialismo sarà attribuita eterna riconoscenza per aver cancellato gli ebrei in Germania e
nell’Europa Centrale”, e nel suo testamento politico, scritto poco prima del suicidio avvenuto nella notte del 30
aprile 1945, scrisse: “Soprattutto io impegno la classe dirigente a continuare ad applicare puntigliosamente le
leggi razziali e a resistere a tutti i costi contro gli avvelenatori di tutti i popoli, l’ebraismo internazionale”, a
conferma di come l’antisemitismo fosse l’ossessione centrale del suo pensiero.

Le cifre della Shoah. Il numero esatto degli ebrei sterminati dalla furia antisemita dei nazisti e dei loro alleati, inclusi gli uomini della
Repubblica Sociale Italiana, non lo si saprà mai. Tuttavia la cifra è oscillante tra i 5 e i 6 milioni. Nell’opera di riferimento
fondamentale sul genocidio, La distruzione degli ebrei d’Europa, lo storico Raul Hilberg propone come cifra più vicina al vero
quella di 5.100.000 vittime. Di queste 800.000 sono morte nei ghetti e per privazioni, 1.300.000 sono state uccise nelle cosiddette
“operazioni mobili di sterminio”, fino a 3 milioni sono scomparse nei campi di sterminio nazisti (1 milione nel solo lager di
Auschwitz). Gli ebrei sterminati risulterebbero circa il 50% della popolazione ebraica europea (11 milioni) e dunque una percentuale
ancora più alta nei territori controllati dal Reich. Il caso più impressionante è quello dei polacchi: dei 3.350.000 israeliti della Polonia
ne furono sterminati 3 milioni, cioè l’89,5% (7.000 su 44.000 le vittime tra gli ebrei italiani, ovvero il 16%).

Alcune opere da leggere sulla Shoah.


Leon Poliakov, Il nazismo e lo sterminio degli ebrei, Einaudi
Raul Hilberg, La distruzione degli ebrei d’Europa, Einaudi
Roberto Finzi, L’antisemitismo, Giunti
Giovanni Gozzini, La strada per Auschwitz, Bruno Mondadori
Enzo Collotti, La Germania nazista, Einaudi
Primo Levi, I sommersi e i salvati, Einaudi
Primo Levi, Se questo è un uomo, Einaudi
Elie Wiesel, La notte, Giuntina

Links sulla Shoah.


http://fcit.coedu.usf.edu/holocaust/people/survivor.htm (documenti e testimonianze di sopravvissuti, in inglese)
www.pegacity.it/utopia/case/zampi/default.html (in italiano, contiene tra l’altro una bibliografia e una filmografia sulla shoah)
www.topographie.de/gedenkstaettenforum/uebersicht/e/index.html (sulle vittime del nazismo in Germania, in inglese)
www.yad-vashem.org.il/index.html (sito israeliano sulla shoah, in inglese)
www.olokaustos.org (sito italiano integralmente sull’olocausto)
www.deportati.it (il sito degli ex deportati italiani nei lager nazisti)
www.ushmm.org (sito dell’United States Holocaust Memorial Museum, in inglese)
www.vhf.org (Survivors of the Shoah, fondato da Steven Spielberg, raccolta di testimonianze filmate, in inglese)
www.arpnet.it/%7emajor/weil/ausc0.htm (su Auschwitz, in italiano)
www.windcloak.it/cultura/risiera/conris.htm (sulla Risiera di San Sabba, in italiano)

Alcune domande.
1. Come è potuto accadere che in un paese come la Germania si sia affermato un partito come quello nazista e si sia potuta
realizzare la shoah?
2. I tedeschi sapevano? Quali responsabilità si possono attribuire al popolo tedesco?
3. Come si spiega l’atteggiamento degli ebrei, che, eccettuati alcuni episodi di resistenza, sembrarono rassegnarsi al loro destino?
4. Gli ebrei furono gli unici destinati allo sterminio? Quali furono le altre vittime dei campi di sterminio come Auschwitz e dei
campi di internamento e di lavoro come Mauthausen?
5. Perché non esistono praticamente documenti ufficiali del regime hitleriano o dei suoi esponenti sullo sterminio?
6. Perché è preferibile il termine shoah a quello di olocausto?
7. Ha senso confrontare e relativizzare la shoah rapportandola ai gulag staliniani o ad altri genocidi e crimini contro l’umanità
avvenuti nel corso del ‘900?
8. Il problema della responsabilità: chi è responsabile del genocidio? L’obbedienza agli ordini legittima ogni azione?
9. Com’è possibile, dal punto di vista etico e psicologico, che degli uomini possano commettere atti tanto ripugnanti, persino
sterminare bambini?
10. Ogni responsabilità va attribuita ai tedeschi o essi trovarono alleati anche fuori della Germania per la loro opera di sterminio?
11. Gli alleati sapevano dello sterminio in atto? Perché non intervennero?
12. Quale fu l’atteggiamento delle Chiese? In particolare di quelle tedesche e di papa Pio XII?
13. In che cosa si distinguono il razzismo e l’antisemitismo fascisti da quelli nazisti?
14. Quali furono le responsabilità nel genocidio delle autorità della Repubblica Sociale Italiana? È sostenibile il mito del “buon
italiano”?
15. Ha un senso oggi studiare il fenomeno della shoah? Che significato assume per noi a sessant’anni di distanza?