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CENTRO REIKI FUTURA

PRESENTA
GUARIGIONE EMOTIVA: IL BAMBINO INTERIORE

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Ho scelto questa immagine come simbolo del percorso perché ho
sempre amato il Piccolo Principe... È un libro che ho letto tante volte,
in età diverse e ogni volta era un libro nuovo, nella sua semplicità
disarmante.
Mi piace che un bambino possa insegnare molto sull'amore a noi
grandi, quel piccolo principe è dentro ognuno di noi, e vuole
insegnarci ad amare noi stessi e gli altri! Il bambino interiore è
quell’insieme di credenze – buone e meno buone – che ci sono state
instillate durante i nostri primi anni di vita (sin dal grembo materno),
di idee che abbiamo assorbito, che sono rimaste impresse nella nostra
memoria e che oggi ci rendono ciò che siamo e che ci fanno
comportare in un certo modo.
Il primo passo è prendere coscienza che dentro di noi esiste ancora
quel bambino e, mai come adesso che ho due bambini piccoli, mi
rendo conto di quanto io abbia ignorato la mia bambina interiore e di
come i bambini assorbono tutto ciò che viene rimandato da ciò che li
circondano. Quando si prende coscienza di questo, si può rivalutare
tutte quelle che sono le nostre credenze con occhi diversi, perché se il
tuo bambino interiore è ferito, la tua parte adulta avrà grosse
difficoltà a relazionarsi con il mondo esterno in modo sano! E sarà
inevitabile trascinarti il senso di abbandono e le ferite emotive che hai
ricevuto durante l’infanzia, fino al momento in cui deciderai di
riconoscerle e fare così un percorso di guarigione interiore.

Imparare a lavorare con il tuo bambino interiore non significa tornare


di nuovo infantile, si tratta piuttosto di riconnetterti con il tuo io
bambino.
In altre parole, c’è una grande differenza tra le due cose.
Essere infantili può essere inteso come comportarsi in modo
immaturo o ingenuo. Riconnettersi con l’io bambino consiste invece
nel recuperare uno stato di purezza e innocenza.
Tutti abbiamo la capacità di provare la nostra innocenza originale:
quel periodo della nostra vita in cui abbiamo visto il mondo con
apertura e meraviglia. Uno dei modi migliori per contattare il nostro
bambino interiore è attraverso il gioco, attività che permette di
staccarsi un attimo dai problemi e gli affari da "grandi" e liberare la
mente. Che gioco amavate fare da bambini? Ma può essere anche fare
un disegno, ballare, stare all'aria aperta a esplorare... Giocate,
divertitevi, coinvolgete i vostri figli, anche se sono grandi…

BAMBINO INTERIORE: UN ANALISI PSICOLOGICA


Per rimuovere la colpa, la vergogna, la paura, l’odio, il disprezzo di sé
stessi e la rabbia che portiamo con noi, dobbiamo guarire il bambino
dentro di noi. Per fare questo, dobbiamo guadagnare la fiducia del
nostro bambino interiore attraverso l’amore e l'auto-compassione.
Quindi Amare sè stessi è fondamentale, e possiamo riuscirci solo
smettendo di giudicarci e accettarci per quello che siamo.
Zittire il nostro giudice interiore non è un compito facile, ma vediamo
cosa accade dal punto di vista psicologico...
Nella nostra mente esistono tanti IO, ai fini della guarigione del
bambino interiore prenderemo in considerazione tre IO:
1 BAMBINO INTERIORE
2 GENITORE NTERIORE
3 ADULTO INTERIORE
Osservando il flusso dei nostri pensieri, ci accorgiamo che avviene un
dialogo tra i vari IO, osservare questo dialogo mette in luce i ruoli e gli
schemi creati dai tre personaggi.
Finché in noi esisterà un bambino ferito, il dialogo avverrà o in una
situazione di conflitto tra bambino e genitore interiore o la
predominanza di uno dei due.
Dove c'è il bambino c'è anche il genitore e viceversa, l'uno non può
guarire senza l'altro... Esso è il Super Ego o Critico/giudice interiore.
Così come il Bambino Interiore è la parte irrisolta della nostra
infanzia, così il Super Ego è l'irrisolto di ciò che sono stati i nostri
genitori con noi quando eravamo piccoli…
Crescendo abbiamo assorbito il comportamento di mamma e papà e
viviamo ancora in funzione del loro giudizio, legati al passato,
diventiamo adulti schiacciati tra il conflitto tra bambino e super ego..
Quello che vorremmo essere davvero contro ciò che crediamo giusto
essere… Libertà contro prigione.
Diventare consapevoli è l'unico modo per “guarire”. Creare uno spazio
di ascolto di noi stessi, ci permette di osservare i pensieri e creare
distacco, in questo modo capiamo chi parla in quel momento…
Bambino o super ego. Ci renderemo anche conto di quando parlano
tra loro... Un esempio di dialogo è: "vorrei un gelato", "meglio di no…
poi ingrasso". Si percepisce il conflitto tra ciò che vorremmo davvero e
ciò che invece crediamo giusto, tra l’essenza e lo schema precostituito.
Più osserviamo, più prendiamo coscienza dei discorsi che avvengono
nella nostra mente e a gestire la confusione Emozionale portando
chiarezza e comprensione. Ed ecco che si crea una tregua, una sorta
di pace momentanea dove sorge un terzo osservatore, l'adulto interno:
calmo, lucido, presente.

Ecco cosa ha memorizzato un Bambino Interiore ferito:


× La vita è dura e stressante
× La famiglia e i genitori sono sofferenza
×Marito e moglie litigano, si mancano di rispetto, non c’è amore
×E’ colpa mia se i genitori si odiano
×Bisogna urlare e arrabbiarsi per avere ragione e dimostrare il proprio
valore
×Nella vita si soffre perché non esiste l’amore.
Più o meno, queste sono le caratteristiche di alcune credenze errate
che ci segnano e ci preparano a rivivere e ripeterle nelle nostre
relazioni. Il primo passo è quello di prendere coscienza che dentro di
noi esiste ancora quel bambino, è stato ferito? Come si sentiva? Cosa
ancora vi portate dentro? Cosa vi piaceva fare? cosa avete imparato
dai vostri genitori? Mediate su questi aspetti e procuratevi un
quaderno dedicato a questo percorso dove scrivere tutte i vostri
pensieri, sensazioni ed emozioni!
Prendete un foglio che avrete diviso in due parti. Individuate 3 tra i
ricordi più belli e 3 tra i ricordi più brutti. Scriveteli nelle due colonne.
Nello scrivere non bisogna selezionare i pensieri, o scegliere in base al
nostro giudizio quale ricordo sia meglio dell'altro, ma dobbiamo
scrivere quello che viene rievocato dal nostro cuore. A volte può essere
un ricordo che sembra non essere a tema, o non ci sembra adatto per
il compito da svolgere. Non importa! Dovete scrivere tutto ciò che
sentiamo, è la nostra anima che ci suggerisce dove lavorare… Il
proposito dell’esercizio è ascoltarci, dare voce alla nostra interiorità,
riportare alla luce ciò che deve essere ascoltato, compreso, perdonato.
Dopo aver riletto i ricordi che avete trascritto, meditate su cosa
significano per voi, e scrivete una lettera (dalla vostra prospettiva
adulta) al vostro bambino interiore…dandogli tutto l’amore e la
comprensione che avreste voluto ricevere dagli adulti quando eravate
piccoli. Lasciatevi trasportare dalla vostra anima, lasciate che tutto
ciò che vuole sgorgare fuori dal vostro cuore esca senza censure e che
tutto ciò sia liberatorio per voi, nonostante questo inizialmente possa
causare sofferenza o disagio.
Dopo aver scritto tutto quello che riemerge dal vostro cuore e dalla
vostra mente, chiudete il quaderno e dedicatevi alle vostre attività
giornaliere. Torneremo in seguito sullo scritto.

Il Programma di Guarigione Emotiva tramite il Bambino Interiore, si


completa e si arricchisce con il Programma dei Sette Specchi Esseni,
che ci da un buon punto da cui partire per svelare la nostra
interiorità, gettando luce sui nostri rapporti (soprattutto con genitori)
e dandoci una buona prospettiva da cui iniziare a dialogare con il
nostro bambino interiore. E soprattutto ci permette di comprendere le
personalità delle persone che ci circondano, anch’esse forgiate da
strati e strati di credenze errate.

Abbiamo iniziato il percorso scrivendo 3 ricordi fra i più belli e 3 fra i


più brutti, in merito a questo abbiamo scritto una lettera o qualcosa a
vostro piacimento per consolare il nostro bambino/a interiore,
dicendoci quello che avremmo voluto sentirci dire… Può sembrare
stupido ma non lo è, ci siamo solo donati la comprensione e il calore
di cui avevamo bisogno da bambini! Questa meditazione che faremo
adesso “Cambiare il finale” l'ho imparata da una cara amica,
psicologa e ipnotista professionista. Considerando che il cervello non
distingue un evento reale da uno immaginato, a patto che
quest'ultimo sia visualizzato corredato di emozioni sentite vivamente,
possiamo trasformare il risultato, agendo direttamente e
coscientemente sul trauma o sul blocco da dissolvere.
Ad esempio, una paziente di questa amica aveva problemi a trovare
l'amore, gli uomini scappavano da lei perché era apprensiva,
morbosa, agitata. In una ipnosi regressiva, viene revocato un ricordo
in cui era una donna eschimese che aveva perso il marito in una
caccia alla balena. Il suo dolore, mai superato, per la perdita del
marito induceva in lei l'apprensione e il senso di abbandono. A questo
punto, facendo questo esercizio, visualizzó se stessa eschimese, che
vedeva tornare il marito dalla caccia. Lo abbraccio forte, pianse
liberando tutta la tensione per l'attesa, lo tenne a sé ringraziando per
il suo ritorno. Da quel momento i suoi problemi con gli uomini
scomparvero. Ed è così che faremo, prenderemo i tre ricordi più brutti
della nostra infanzia e.... Cambieremo il finale…entrate in uno stato
di meditazione o in rilassamento profondo e svolgete il vostro film..
Usiamo il cuore per decidere come e cosa cambiare… L'importante è
che sia sentito, vissuto con emozione come nella realtà e che il finale
sia lieto, come lo avete sempre desiderato.

È dentro noi un fanciullino che non solo ha brividi, come credeva Cebes Tebano
che primo in sé lo scoperse, ma lagrime ancora e tripudi suoi. Quando la nostra
età è tuttavia tenera, egli confonde la sua voce con la nostra, e dei due fanciulli
che ruzzano e contendono tra loro, e, insieme sempre, temono sperano godono
piangono, si sente un palpito solo, uno strillare e un guaire solo. Ma quindi noi
cresciamo, ed egli resta piccolo; noi accendiamo negli occhi un nuovo desiderare,
ed egli vi tiene fissa la sua antica serena maraviglia; noi ingrossiamo e
arrugginiamo la voce, ed egli fa sentire tuttavia e sempre il suo tinnulo squillo
come di campanello. Il quale tintinnio segreto noi non udiamo distinto nell’età
giovanile forse così come nella più matura, perché in quella occupati a litigare e
perorare la causa della nostra vita, meno badiamo a quell’angolo d’anima d’onde
esso risuona. E anche, egli, l’invisibile fanciullo, si perita vicino al giovane più che
accanto all’uomo fatto e al vecchio, ché più dissimile a sé vede quello che questi.
Il giovane in vero di rado e fuggevolmente si trattiene col fanciullo; ché ne sdegna
la conversazione, come chi si vergogni d’un passato ancor troppo recente. Ma
l’uomo riposato ama parlare con lui e udirne il chiacchiericcio e rispondergli a
tono e grave; e l’armonia di quelle voci è assai dolce ad ascoltare, come d’un
usignuolo che gorgheggi presso un ruscello che mormora.
O presso il vecchio grigio mare. Il mare è affaticato dall’ansia della vita, e si copre
di bianche spume, e rantola sulla spiaggia. Ma tra un’ondata e l’altra suonano le
note dell’usignuolo ora singultite come un lamento, ora spicciolate come un
giubilo, ora punteggiate come una domanda. L’usignuolo è piccolo, e il mare è
grande; e l’uno è giovane, e l’altro è vecchio. Vecchio è l’aedo, e giovane la sua
ode. Väinämöinen è antico, e nuovo il suo canto. Chi può imaginare, se non
vecchio l’aedo e il bardo? Vyàsa è invecchiato nella penitenza e sa tutte le cose
sacre e profane. Vecchio è Ossian, vecchi molti degli skaldi. L’aedo è l’uomo che
ha veduto (oîde) e perciò sa, e anzi talvolta non vede più ; è il veggente (aoidós)
che fa apparire il suo canto .
Non l’età grave impedisce di udire la vocina del bimbo interiore, anzi invita forse e
aiuta, mancando l’altro chiasso intorno, ad ascoltarla nella penombra dell’anima .
E se gli occhi con cui si mira fuor di noi, non vedono più , ebbene il vecchio vede
allora soltanto con quelli occhioni che son dentro di lui, e non ha avanti sé altro
che la visione che ebbe da fanciullo e che hanno per solito tutti i fanciulli. E se
uno avesse a dipingere Omero, lo dovrebbe figurare vecchio e cieco, condotto per
mano da un fanciullino, che parlasse sempre guardando torno. Da un fanciullino
o da una fanciulla: dal dio o dall’iddia: dal dio che sementò nei precordi di Femio
quelle tante canzoni, o dell’iddia cui si rivolge il cieco aedo di Achille e di Odisseo.
Giovanni Pascoli, il Fanciullino, da Pensieri e discorsi