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Quinta lezione: il concetto di simbolo in Cassirer

Rientrando un giorno alla sua abitazione estiva nei dintorni di Berlino, con
il tram elettrico, in quel percorso di un’ora e mezza che compiva ogni
giorno, concepì il “piano” delle “forme simboliche” […] (Cassirer 2004,
p. VII).

1
Secondo definizione, la forma simbolica è ogni energia dello spirito, ogni
energia spirituale – potemmo dire: ogni atto spirituale – mediante la quale
a un segno sensibile viene collegato un contenuto spirituale significativo;
in altri termini, riducendo ulteriormente lo spettro linguistico: forma
simbolica è la correlazione di significato e segno (Cassirer 2004, p. IX).

2
Lo scritto, di cui presento qui il primo volume, si rifà per il suo primo
disegno alle indagini raccolte nel mio libro Substanzbegriff und
Funktionsbegriff (Berlin 1910). Nello sforzo di rendere fecondi per la
trattazione dei problemi pertinenti alle scienze dello spirito i risultati di tali
indagini, le quali riguardano essenzialmente la struttura del pensiero
matematico e scientifico, mi si era fatto sempre più chiaro come la teoria
generale della conoscenza non fosse sufficiente, nella sua corrente
accezione e limitazione per una fondazione metodica di quelle scienze. Se
si voleva arrivare a tale fondazione, il piano di questa teoria della
conoscenza appariva abbisognevole di essere ampliato nei suoi principi.
Anziché indagare semplicemente i presupposti generali della conoscenza
scientifica del mondo, occorreva passare a stabilire e a delimitare, l’una
rispetto all’altra, le varie forme fondamentali dell’“intelligenza” del
mondo e cogliere ciascuna di esse più nettamente possibile nel suo
peculiare intento e nella sua peculiare forma spirituale (Cassirer, 2004, p.
XXV).

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A misura che questo punto di vista si svolge e si afferma nella scienza,
viene tolto in essa il terreno all’ingenua teoria della conoscenza intesa come
rispecchiamento. I concetti fondamentali di ogni scienza, i mezzi con i quali
essa pone i suoi problemi e formula le loro soluzioni, appaiono non più
come un passivo rispecchiamento di un dato essere, ma come simboli
intellettuali liberamente creati (Cassirer 2004, p. 5).

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Da qui risulta il nuovo compito che si pone alla critica filosofica della
conoscenza. Essa deve seguire e nel suo complesso dominare idealmente
il cammino che le scienze particolari singolarmente percorrono. Essa deve
impostare la questione se i simboli intellettuali, alla cui luce le discipline
particolari considerano e descrivono la realtà, siano da pensarsi come un
insieme di elementi giustapposti oppure si possono intendere come
manifestazioni diverse di un’unica e medesima fondamentale funzione
spirituale (Cassirer 2004, p. 9).

5
Ogni conoscenza, per quanto diverse possano essere le vie e le direzioni
che percorre, tende in definitiva a subordinare la molteplicità dei fenomeni
all’unità del “principio di ragione”. Il singolo non può rimanere tale, ma
deve inserirsi in un nesso in cui si presenti come membro di un “ordine”,
sia esso logico o teleologico o causale (Cassirer 2004, p. 9).

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Nessuna di queste forme si risolve puramente e semplicemente nell’altra,
ma ciascuna di esse designa un modo determinato di concepire
spiritualmente, nel quale e mediante il quale costituisce ad un tempo un
aspetto specifico del “reale”. Esse non sono quindi modi diversi in cui una
realtà esistente in sé si riveli allo spirito, ma sono invece le vie che lo spirito
segue nella sua obbiettivazione, cioè nel suo manifestarsi. Se in questo senso
si concepiscono l’arte e il linguaggio, il mito e la conoscenza, da essi sorge
immediatamente un problema comune che apre una nuova via di accesso
ad una filosofia generale delle scienze dello spirito (Cassirer 2004, p. 10).

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Per mezzo del simbolo, legato ad un contenuto, questo acquista in se
stesso una nuova consistenza e una nuova durata. Perché al simbolo, in
opposizione al reale mutarsi del contenuto singolo della coscienza,
compete un determinato significato ideale che come tale permane. Esso non
è, al pari della semplice sensazione data, un fatto assolutamente singolo e
irripetibile, ma si presenta come rappresentate di una totalità, di un
complesso di contenuti possibili, di fronte a ciascuno dei quali esso
rappresenta quindi un primo “universale”. Nella funzione simbolica della
coscienza, quale si attua nel linguaggio, nell’arte, nel mito, si elevano per la
prima volta dal flusso della coscienza determinate forme fondamentali che
permangono sempre eguali, in parte di natura concettuale, in parte di
natura puramente intuitiva; al posto del contenuto fluente sottentra l’unità
chiusa in sé e in sé permanente della forma (Cassirer 2004, p. 25).

8
In questa concezione idealistico-critica del linguaggio è ad un tempo
indicato un elemento valido per ogni genere e per ogni forma di
produzione di simboli. In ogni simbolo da esso liberamente abbozzato, lo
spirito coglie l’ “oggetto”, in quanto esso coglie ad un tempo se stesso e la
peculiare legge del suo operare (Cassirer 2004, p. 29).

9
Il paradiso della mistica, il paradiso della pura immediatezza, è chiuso per
essa <(la filosofia)>., che si afferma solamente nella luminosità e chiarezza
del pensiero “discorsivo”. Ad essa non rimane perciò altra via di uscita, a
questo punto, che invertire la direzione della trattazione. Anziché percorrere
la via a ritoroso, essa deve tentare di compierla andando avanti. Se tutta la
civiltà si dimostra attiva nella creazione di determinati mondi di immagini,
di determinate forme simboliche, lo scopo della filosofia non consiste nel
tornare al di qua di tutte queste creazioni, ma invece nel comprenderle e
renderle coscienti nel loro fondamentale principio creativo. […] Si
potranno alla fine in questa stessa attività formatrice, per quanto diverse e
varie le forme possano essere, ricavare certi tratti fondamentali comuni e
tipici dell’attività formatrice stessa (Cassire 2004, p. 59).

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