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Il libro

Composta in Cina ben trecento anni prima della nascita di Cristo, l’Arte della guerra è
uno dei più antichi trattati di strategia militare; il suo autore è noto col nome di Sun
Tzu, ma si tratta in realtà di più filosofi che hanno rielaborato un testo frutto
probabilmente di un’unica mano. Il contenuto di quest’opera ha influenzato
ampiamente nei secoli la filosofia orientale, ma non solo, tanto che oggi essa viene
utilizzata nelle scuole di management in tutto il mondo. Perché Sun Tzu non si limita a
dare precetti per sconfiggere i nemici sul campo di battaglia, ma ci insegna a gestire i
conflitti in modo profondo e non distruttivo: anche nella vita quotidiana, infatti, la
miglior battaglia è quella che vinciamo senza combattere. L’Arte della guerra è un
capolavoro assoluto del pensiero, ora disponibile per il pubblico occidentale in questa
nuova, scrupolosissima edizione a cura di un gruppo di esperti orientalisti.
Sun Tzu
L’ARTE DELLA GUERRA
A cura del Gruppo di traduzione Denma
Traduzione dall’inglese di Monica Rossi
Introduzione
Applicare “L’arte della guerra”

Circa duemilatrecento anni fa, nella regione che corrisponde all’odierna Cina
settentrionale, un gruppo di generali mise per la prima volta in forma scritta la sua
saggezza collettiva. Tale testo avrebbe modellato il pensiero strategico di tutta l’Asia
orientale secondo una prospettiva radicalmente nuova in grado di portare alla vittoria
senza combattere. Noto in Occidente come L’arte della guerra, tale testo in Cina è tuttora
chiamato Sun Tzu, dal nome del patriarca di quella stirpe di militari.
Nell’ultimo mezzo secolo questo testo è diventato un manuale per tutti coloro che
desiderano cambiare il proprio modo di affrontare i conflitti, siano guerre, contese in
affari o semplicemente questioni di vita quotidiana. Un generale che individua il suo
bersaglio, un consiglio d’amministrazione in impasse, i nostri concittadini che si
uniscono per proteggere un parco locale: ecco i guerrieri moderni che attingono al Sun
Tzu, tutti pienamente convinti che la sua antica saggezza conservi ancora oggi intatte le
sue virtù. Ma come è possibile applicare in modo autentico questo testo cinese alla
nostra vita? Come può insegnarci ad affrontare il conflitto con maggiore efficacia?
Queste sono le principali domande che ci poniamo nella presente pubblicazione.
Le risposte si trovano nel Sun Tzu stesso. Il testo insegna come conquistare senza
aggredire, in un conflitto esteso o limitato, personale o nazionale. Uno dei distici più
famosi afferma:

Perciò, ottenere cento vittorie in cento battaglie non è prova di suprema abilità.
Sottomettere l’esercito nemico senza combattere è prova di suprema abilità.

La saggezza di questo libro deriva da una profonda conoscenza dell’uomo, cui tutti
noi possiamo accedere. Non può essere un marchio di proprietà, né cinese né
occidentale. Essa mostra un modo sano, corretto ed efficace di gestire il conflitto. Pur
presentando alcuni modelli di comportamento, il Sun Tzu non ci invita a imitarli, bensì
a comprenderne pienamente gli insegnamenti. Se rispondiamo a questo invito,
giungeremo naturalmente alle stesse conclusioni contenute nel testo.
Il Sun Tzu parte da una verità di fondo: il conflitto è componente integrante della vita
umana, si trova dentro di noi e intorno a noi. Talvolta riusciamo abilmente a evitarlo,
ma altre volte dobbiamo affrontarlo direttamente. Molti di noi hanno verificato il potere
distruttivo insito nell’aggressione, sia personalmente, sia nei disastri prodotti dai
conflitti armati, e anche i limiti di gran parte delle risposte politiche e personali a tali
aggressioni. Come gestire tutto ciò in modo più incisivo ed efficace?
Il Sun Tzu raccomanda che la risposta al conflitto inizi dalla conoscenza di noi stessi e
degli altri. Il capitolo 3 afferma:
E così, nelle operazioni militari –
Se conosci il nemico e conosci te stesso, ~
Nemmeno in cento battaglie ti troverai in pericolo. ~
Se non conosci il nemico ma conosci te stesso, ~
Le tue possibilità di vittoria sono pari a quelle di sconfitta. ~
Se non conosci né il nemico né te stesso, ~
Ogni battaglia significherà per te sconfitta certa. ~

La conoscenza di sé nel Sun Tzu comprende la consapevolezza di quali siano le


nostre forze quando sono al massimo, ma prende forma da qualcosa di molto più
intimo, dalla conoscenza della nostra mente. Per raggiungere questo obiettivo si può
ricorrere alle pratiche contemplative che offrono un efficace mezzo di introspezione, ma
quella per eccellenza è l’apertura della mente. Questa apertura può essere presente in
tutte le nostre attività. È presente in noi quando percepiamo all’improvviso la bellezza.
È la fonte informe e creativa delle arti plastiche e dello spettacolo. Gli atleti la conoscono
come “la zona” e gli amanti non tentano nemmeno di definirla: è presente là dove essi
sono più a loro agio e là dove le loro azioni hanno più forza.
Ma perché, dunque, qualcuno che diffidi della forza distruttiva dell’aggressione
dovrebbe studiare un testo sul conflitto? Come dice il Sun Tzu, essenzialmente per
conoscere se stessi e la propria mente. E poiché viviamo in un mondo dove è
impossibile evitare le aggressioni, dobbiamo conoscere l’altro per riuscire a catturare la
sua attenzione. È quindi necessario imparare a gestire direttamente il conflitto nel
nostro ambiente senza ignorarlo, soffocarlo, arrendersi a esso o tentare di negarne
l’esistenza. Per quanto profonda sia la nostra saggezza individuale, essa non inciderà
sul mondo reale, a meno che non si allei a qualche sorta di potere. Riconoscere questa
verità appare importante soprattutto ora che le conseguenze delle azioni umane
possono essere totalmente devastanti. Questo testo, dunque, mostra come gestire il
conflitto sia nel nostro intimo, sia all’esterno di noi stessi.

La stirpe militare che fece conoscere al mondo L’arte della guerra faceva riferimento a
un maestro di strategia di nome Sun Tzu che, secondo la leggenda, divenne celebre per
le brillanti campagne condotte all’epoca di Confucio, nel VI secolo a.C. L’opera di
strategia militare di Sun Tzu venne trasmessa ai suoi successori, grazie dapprima alla
tradizione orale e poi alla solerte trascrizione su strisce di bambù. Gradualmente tale
saggezza divenne nota anche ai non militari e cominciò a diffondersi in tutta l’antica
Cina. Sappiamo che era apprezzata dai primi imperatori, perché il catalogo della
biblioteca imperiale del I secolo a.C. ne elenca una copia. La reputazione del testo si
diffuse dalla Cina a tutta l’Asia orientale e la figura di Sun Tzu venne a rappresentare il
modello supremo del pensiero strategico.
Varie possono essere le modalità per conoscere a fondo e penetrare in modo
autentico il significato di uno scritto così antico e così lontano dalle nostre concezioni:
avvicinarsi all’essenza di questa saggezza imparando a conoscerla e mettendola in
pratica, oppure semplicemente ammirandola o scimmiottandola. Ci aiuta in questo
l’esempio del saggio comandante, il generale cui il Sun Tzu si rivolge. Egli incarna la
visione secolare del testo e l’esempio che ci offre permette di conoscere tutte le sue
attività. Nonostante i risultati da lui conseguiti possano sembrare complessivamente
straordinari, ognuna delle sue qualità è presente in ciascuno di noi. Si sviluppano
naturalmente dalle nostre capacità innate vedendo, ascoltando, pensando e interagendo
con il mondo.
Le lingue occidentali hanno pronomi maschili e femminili e poiché i generali della
storia cinese erano uomini, abbiamo adottato la convenzione di riferirci al saggio
comandante come a un “lui”. È di fondamentale importanza tuttavia capire che la
conoscenza e l’azione del saggio comandante non sono semplice prerogativa degli
uomini o delle donne, e ancora, la saggezza del Sun Tzu non si applica solo agli uomini
in uno scenario militare, ma a chiunque cerchi di affrontare un conflitto evitando
l’aggressione.
Siamo in grado di individuare le qualità del saggio comandante in certi uomini e
donne non comuni, in coloro che mantengono un’aura di inconsueta tranquillità intorno
a sé, o che appaiono pieni di infinite risorse. Eppure, è possibile che tali persone non
abbiano mai neppure sentito nominare il Sun Tzu. Ciò dimostra che la saggezza
depositata in questo testo non è un apporto estraneo, ma una naturale espressione delle
comuni facoltà umane.
Se cerchiamo la fonte del potere del saggio comandante, scopriamo che nasce dal
fatto che egli è semplicemente e genuinamente se stesso, sempre a suo agio con la
propria identità. Più è rilassato, maggiore è il potere che manifesta. In alcune persone
tale stato d’animo emerge più o meno spontaneamente, altre lo raggiungono grazie a
una forte disciplina, o per mezzo di un’esperienza aspra e improvvisa, quale può essere
la percezione del potere che la paura ha sulla mente umana.
Il saggio comandante valuta il mondo intorno a lui senza alcun timore. Non
considera le cose a suo favore o sfavore, ma con giudizio spassionato. Non assume una
posizione o un’identità fissa. Così la sua saggezza emerge al momento propizio.
Il Sun Tzu sottolinea ripetutamente che questa saggezza sta alla base delle azioni
dettate da astuzia e perizia. È la prima delle quattro qualità del generale (capitolo 1).
Determina la differenza tra vittoria e sconfitta. Così nel capitolo 10 il testo dice:

Se so che le mie truppe sono pronte a combattere, ma non che il nemico è inattaccabile,
Le mie possibilità di vittoria sono dimezzate.

Se so che il nemico è attaccabile, ma non che i miei soldati non sono pronti a combattere,
Le mie possibilità di vittoria sono dimezzate.

Se so che il nemico è attaccabile e che i miei soldati sono pronti a combattere, ma non che
le condizioni del terreno sono insidiose,
Le mie possibilità di vittoria sono dimezzate.

Questo sapere inizia dapprima con elementi propri del mondo militare che
riguardano la forza e gli approvvigionamenti delle truppe, per arrivare poi a una
complessità di eventi di stampo taoista, che il grande generale conosce a fondo. Include,
inoltre, la conoscenza delle manovre ordinarie e straordinarie in caso di combattimento
e la capacità di sentirsi a proprio agio persino nel caos.
Come mettere in pratica questo sapere? Anche noi abbiamo molte opportunità di
farlo, persino nella nostra vita quotidiana. Una madre chiede al figlio di andare a
dormire, ma questi, che indubbiamente ha le sue ottime ragioni, rifiuta. Se la madre non
agisse, il figlio potrebbe non dormire a sufficienza e in futuro rifiutarsi di obbedire a
qualsiasi ordine. Tuttavia, se la madre insistesse immediatamente, non farebbe che
rafforzare la resistenza del bambino. Qual è il modo giusto di comportarsi? Come potrà
la madre ottenere l’effetto desiderato senza dar luogo a una guerra più grande e a una
vita casalinga meno vivibile?
Innanzitutto, non si può dare al genitore un consiglio astratto. Il comportamento
ottimale emerge solamente dalla conoscenza di tutti i dettagli che costituiscono la
situazione. In altri termini, siamo da soli di fronte alle nuove e impreviste circostanze
della vita. Nessuno, nessun libro e nessuna saggezza esterna possono dirci come agire.
Nemmeno i modelli che precedentemente hanno avuto successo possono essere
applicati semplicemente alle realtà specifiche della nostra situazione attuale. Come dice
il capitolo 1 del Sun Tzu:

Questi sono gli stratagemmi militari vittoriosi dei nostri avi.


Non possono essere tramandati in anticipo.

Dobbiamo dunque determinare i mezzi per la vittoria qui e ora, poiché le sue
condizioni esistono solo nel momento presente.
Dobbiamo inoltre riconoscere il sentimento di una madre per il suo bambino, allo
stesso modo in cui ognuno di noi può constatare che il nostro nemico è umano, come lo
siamo noi. Questa saggezza non trae origine da qualche fonte esterna, ma è un intuito
che tutti possediamo. Non richiede alcun talento inusuale, niente che non ci appartenga
già. Tutto ciò che ci è necessario è la nostra intelligenza di uomini, l’attenzione al
momento presente e l’apertura al mondo. Allo stesso tempo, possiamo sviluppare tutte
queste capacità.
Avvicinandoci al Sun Tzu in questo modo, possiamo capire che i suoi insegnamenti
non sono limitati a un singolo ambito di attività. Il suo linguaggio può essere applicato
egualmente alla madre che mette a letto il bambino e al comandante di un plotone che si
oppone all’ordine disastroso di un superiore di attaccare il nemico sbagliato. Il Sun Tzu
opera a livello della battaglia dell’ego, della guerra tra nazioni e di qualsiasi situazione
si trovi fra questi due estremi. Comunque la sua applicazione specifica può solamente
derivare dall’unicità di ogni singolo caso.
Questa unicità ha implicazioni di ampio respiro sul modo di studiare il testo e di
metterlo in pratica nelle situazioni della vita reale. La presente traduzione del Sun Tzu
può, dunque, essere solo una parte di un complesso processo. Il testo contiene le parole
e le parole espongono la natura del conflitto fornendoci una moltitudine di modelli, ma
solamente quando andremo oltre le parole specifiche, i concetti e gli esempi saremo
liberi di rispondere apertamente e in modo adeguato alla situazione di vita che sta
davanti, intorno e dentro di noi.
Sarà utile in questo processo poter identificare la prospettiva del Sun Tzu, vedere il
mondo nel modo in cui esso lo vede, che è, innanzitutto, la visione di “conquistare
intero e intatto il nemico”. Questo concetto significa conquistare il nemico in modo da
mantenere, per quanto possibile, intatte sia le nostre risorse, sia quelle dell’avversario.
Tale vittoria lascia in vita qualcosa su cui costruire, sia per noi, sia per il nostro ex
nemico. Questa non è semplicemente una posizione filosofica o un approccio altruistico.
La distruzione lascia solamente devastazione non solo per gli sconfitti, ma anche per i
conquistatori, che cercheranno di imporre a lungo la loro “pace” al termine della
battaglia. La vera vittoria è la vittoria sull’aggressione, una vittoria che rispetti
l’umanità del nemico rendendo così inutile un ulteriore conflitto.
Il “conquistare intero e intatto il nemico” parte dai dettagli ordinari delle nostre vite e
li include tutti. La madre che cerca di mettere a letto il bambino deve conoscere le sue
abitudini, il suo temperamento e la sua disposizione d’animo quanto i propri, il modo
in cui tali fattori variano durante il giorno e quali di questi sono entrati in gioco in
quella particolare sera. Rendendosi conto della loro configurazione, le sue azioni
cambiano di conseguenza e rispondono all’evoluzione in corso. In tutto questo, la
madre cerca una prospettiva più ampia.
Una prospettiva così forte da condurre impercettibilmente gli altri a aderirvi, siano
essi un figlio, un nemico o un alleato poco affidabile. È una prospettiva potente e
attraente allo stesso tempo, perché chiunque vi può riconoscere una soluzione
accomodante, capace di trascendere le piccolezze e rispettare intelligenza e visuale di
ognuno. Non si tratta semplicemente di portare l’altra persona dalla nostra parte, ma di
portarla a qualcosa di più grande di una “parte” qualsiasi. Questa visione, sempre
attuabile e possibile, deriva da un notevole senso di responsabilità.
“Conquistare intero e intatto il nemico” è un modo di essere e di vedere e, poiché da
esso derivano le nostre azioni, è anche un modo di agire. Non preclude l’uso della forza,
ma nell’usare la forza cerca di preservare le potenzialità: cerca di non escludere nessuna
possibilità, compreso il benessere dell’altro. In ultima istanza, porta alla vittoria.
Una vittoria che si ottiene senza battaglia è una manifestazione del “conquistare
intero e intatto il nemico”. Ma vincere senza combattere non è semplicemente un modo
alternativo di raggiungere il nostro obiettivo, in questo caso senza spendere risorse
preziose: è una comprensione fondamentalmente diversa del terreno del conflitto.
Assomiglia a una situazione in cui ogni parte ottiene ciò che le serve, e in cui la vittoria
oltrepassa i desideri particolari di ciascuno per raggiungere una visione più ampia. Si
applica sia alle negoziazioni amichevoli tra forze pari, sia ai duri conflitti tra forze
impari. Questa vittoria comporta un potere enorme, poiché non deve conformarsi a
punti di riferimento di minore importanza.
La vittoria abbraccia tutti gli aspetti del mondo. Rifiutarne alcuni significa non
analizzare a fondo la situazione: non rimarrebbe altra alternativa che il ricorso alla
forza. Ciò perpetuerebbe la lotta, dentro e intorno a noi, consolidando una visione
dell’altro come nostro opposto e del conflitto come vittoria o perdita. Ci renderebbe
suscettibili alla sconfitta, poiché catturerebbe la nostra mente, rinchiuderebbe le nostre
percezioni entro il mondo e impedirebbe alla piena conoscenza di manifestarsi.

Per quanto attraente sia questa visione della vittoria, è pur sempre vero che il Sun
Tzu fu scritto molto tempo fa da persone il cui mondo era completamente differente dal
nostro. Desiderando studiare questo testo, com’è possibile trovare i suoi insegnamenti
essenziali, pur riconoscendo che essi sorsero in un tempo e in un luogo specifici? Non
possiamo semplicemente ignorare queste differenze, decidendo che tali idee significano
qualsiasi cosa noi desideriamo.
È una questione che riguarda il legame oltre il tempo e lo spazio tra ciò che è estraneo
e ciò che è familiare, ma riguarda anche la trasmissione del testo. Un tempo, il libro
apparteneva a un particolare popolo. Ora pretendiamo che appartenga a tutti noi. Una
migliore comprensione delle ragioni che segnano la nascita del testo e del suo
significato nel mondo dei suoi primi fruitori ci aiuterà a capire la sua funzione nel
mondo odierno.
Gli studiosi pensano che il Sun Tzu tragga origine dalla tradizione orale all’incirca nel
IV secolo a.C., al tempo in cui in Cina i modelli di governo, guerra, moralità e
organizzazione sociale si stavano dissolvendo. Le guerre endemiche avevano distrutto
la fiducia nelle vecchie tradizioni. Fu proposta la più ampia varietà di soluzioni, dal
ritorno delle forme tradizionali alla fredda efficienza organizzativa, utile alla
formazione di grandi eserciti e burocrazie impersonali.
La risposta del Sun Tzu era quella di enfatizzare il sapere che nasce nel momento
presente. Qualsiasi forma può essere utile, ma la sua applicazione dipende dalla
consapevolezza delle circostanze attuali, nella situazione presente. Tale sapere, avverte
il testo, “non può essere tramandato in anticipo”.
Così il Sun Tzu non organizza il suo pensiero secondo schemi logici. Quando
leggiamo un libro, spesso troviamo utile identificare i suoi principi essenziali, dapprima
isolandoli e generalizzandoli, per poi applicarli adeguatamente alle nuove situazioni;
questo può essere un modo estremamente efficace e utile per acquisire e strutturare un
nuovo sapere. Ma anche se il Sun Tzu contiene solo alcuni principi, come il fatto che
questa conoscenza non possa “essere tramandata in anticipo”, offre soprattutto esempi
che incarnano concretamente il punto di vista da cui considera il mondo. Si tratta di
osservazioni e modelli legati fra loro in modo poco chiaro e solo da scarne
argomentazioni. Non sviluppa le sue dottrine attraverso la dimostrazione logica, ma
insegna tramite analogie e metafore. Non possiamo semplicemente estrapolare le sue
intuizioni e inserirle nelle nostre strutture preesistenti. Per cogliere il significato
profondo del Sun Tzu dobbiamo sviluppare nuovi modi di usare la nostra mente.
Il nostro libro offre una grande varietà di approcci al Sun Tzu. Non è necessario
leggerlo tutto di seguito. Alcuni lettori potrebbero voler iniziare con i tre saggi della
parte centrale, che introducono il suo pensiero e la sua pratica. Il primo di questi,
Conquistare intero e intatto il nemico, presenta la visione del mondo del Sun Tzu, ne
mostra le implicazioni per quanto riguarda l’applicazione al momento presente.
Sviluppa l’idea del Tao come un modo di essere, di vedere e di fare. Il secondo, Il saggio
comandante, fornisce una visione più completa della figura centrale del libro, che
abbiamo brevemente descritto. Descrive la persona saggia e matura per aiutarci a
riconoscere le sue stesse qualità in noi. Il terzo saggio, Il collegamento con la tradizione,
esplora il modo e le motivazioni per cui un testo antico può aver valore nel mondo
odierno. In parte questo è possibile grazie al Sun Tzu stesso e in parte grazie alle
principali interpretazioni occidentali degli ultimi cento anni.
Le caratteristiche della lingua cinese suggerivano anche una particolare strategia di
traduzione. Quando negli anni Settanta leggemmo per la prima volta le versioni in
inglese del Sun Tzu, ci convincemmo, come molti altri, che conteneva un’energia
enorme, ma allo stesso tempo provammo una grande frustrazione, in quanto la sua
saggezza sembrava svanire nella parafrasi. Risalendo all’originale cinese, fummo stupiti
dalla sua semplicità, chiarezza e schiettezza, che non lasciavano spazio a incertezze di
sorta. Eravamo convinti che fosse possibile riprodurre queste qualità in inglese. Ci fu
anche chiaro perché le altre traduzioni abbondavano di parole e spiegazioni: il testo
poteva essere estremamente difficile e talvolta confondeva anche gli stessi
commentatori cinesi.
La nostra traduzione, quindi, vuole preservare la purezza del testo, riprodurre il
suono e il sentimento della lingua cinese, catturando così il momento in cui il Sun Tzu
emergeva per la prima volta dalla tradizione orale. Per farlo, abbiamo forgiato un
linguaggio duro e spoglio, a metà strada fra la prosa e la poesia. La sua semplicità
incoraggia il lettore ad avvicinarsi al libro senza soffermarsi eccessivamente sui concetti,
permettendo a suoni, modelli e significati di filtrare nella mente. A mano a mano che
rimuoviamo i filtri tra il testo antico e il lettore moderno, il Sun Tzu inizia a rivelarsi in
modo diretto.
Questa traduzione richiede perciò un intenso sforzo ai lettori: domanda loro di
contemplare il testo, seguendo le sue caratteristiche di ripetitività, senza isolare i
principi astratti o risolvere le sue incoerenze. Come altri classici cinesi (vengono in
mente il Lao Tzu e l’I Ching) è spesso conciso, epigrammatico e pregno di implicazioni,
eppure in qualche modo oscuro alla prima e anche alla seconda lettura. Questo vale per
i lettori cinesi come per noi. I fruitori dei classici hanno sempre richiesto un’assistenza
specialistica che li aiutasse a comprenderli. Tale assistenza può essere costituita da una
tradizione orale, rappresentata da un insegnante in carne e ossa, o da una forma scritta,
come i commentari o i commenti a questi ultimi.
Il Sun Tzu è un esempio di tale tradizione. Gli furono dedicati decine di commentari e
dieci dei più famosi, che risalgono al periodo che va dal III all’XI secolo, vengono
solitamente pubblicati insieme al testo cinese. La miglior fonte in lingua inglese al
riguardo è la traduzione di Samuel Griffith del 1963, che si basa su di essi per chiarire le
implicazioni contenute in molti brani. 1
Noi abbiamo invece deciso di accludere un nostro commentario. Attenendoci alla
tradizione cinese, forniamo le informazioni di cui il lettore occidentale ha bisogno per
capire il Sun Tzu: una base che riguarda la lingua e la storia, nonché una spiegazione dei
termini chiave nel momento in cui appaiono per la prima volta; il nostro intento è
quello di rimuovere le barriere tra il lettore e il testo.
Ma, mentre i commentari tradizionali proseguono fissando interpretazioni definitive,
il nostro punta a una visione d’insieme, in modo che la comprensione dei lettori possa
maturare naturalmente. Il testo del Sun Tzu è così scarno da dare luogo a una varietà di
interpretazioni plausibili. Volutamente non abbiamo fornito interpretazioni specifiche
perché limitano la molteplicità di significati che il testo può comunicare. Questa non è
solo una scelta teorica, ma una convinzione maturata dalla nostra esperienza a contatto
con il pubblico nel corso dell’ultimo decennio. Siamo stati colpiti dalle intuizioni di
lettori relativamente inesperti, che hanno trovato nel Sun Tzu importanti significati
nonostante avessero ricevuto solo un orientamento elementare al testo.
Ci sono molte vie da esplorare, proseguendo nella lettura e nella riflessione del Sun
Tzu. Forse alcuni di voi vorranno unire allo studio privato la possibilità di confrontarsi
pubblicamente sul significato e l’applicazione del testo. Il nostro sito web,
www.victoryoverwar.com fornisce quest’opportunità. Vi abbiamo inserito una guida
allo studio per gruppi di lettura che aiuterà a sviscerare il senso del testo. Il sito contiene
anche altri saggi sul Sun Tzu, nati scrivendo questo libro, ma rappresentati in esso solo
indirettamente.
Il sito web contiene anche un’ampia sezione in cui si può discutere della varietà di
significati delle singole parole, presenta argomenti che riguardano l’interpretazione di
ogni singolo passaggio, parallelismi con altri testi antichi, inoltre confronta e analizza
queste idee nel contesto storico della Cina. Spieghiamo quindi le scelte effettuate nella
traduzione. Abbiamo anche incluso l’intera versione cinese del Sun Tzu e la sua
versione in inglese parola per parola. Poiché l’ordine delle parole inglesi segue quello
delle parole cinesi, anche senza alcuna conoscenza del cinese, si può imparare a seguire
il testo in entrambe le lingue. Questi materiali costituiscono il completo apparato di
interpretazione e commento al nostro libro.

Crediamo che il Sun Tzu contenga una profonda saggezza comune, che insegna a
“conquistare intero e intatto il nemico”. In questo libro mostriamo come poterci
accostare in modo autentico a tale principio, imparando ad affrontare il conflitto che
prima o poi si incontra nella vita. Ciò è possibile perché questo modo di essere non
appartiene esclusivamente al Sun Tzu. È un sapere fondamentale che appartiene
all’uomo: la saggezza della non aggressione.
Ogni lettore moderno potrà così instaurare una relazione con il Sun Tzu simile a
quella dei lettori cinesi degli ultimi due millenni. Questo è il modo in cui abbiamo
deciso di penetrare nella tradizione. Nessuno può dire in anticipo che significato
assumerà per noi il testo. Anche se esso offre dei modelli di comportamento da emulare,
è possibile farli propri concretamente solo quando comprendiamo nel nostro intimo il
loro significato profondo, fin quasi a raggiungere una fusione tra la nostra mente e la
saggezza del Sun Tzu.
Allora, nelle situazioni di conflitto, l’essenza delle sue istruzioni inizia a dare forma
al modo in cui pensiamo e agiamo. Quelle che sembravano verità estranee finiscono per
diventare riconoscibili come nostre. Le nostre azioni diventano un’espressione naturale
del mondo e del modo in cui funziona. Questo è il terreno su cui praticare l’arte della
guerra.

1. Samuel Griffith, Sun Tzu. The Art of War, Oxford University Press, Oxford 1963.
Nota alla traduzione inglese

La nostra traduzione cerca di rendere il Sun Tzu immediato ed evocativo per il lettore
occidentale così come lo era per i guerrieri cinesi. […]
Il cinese classico si legge in modo molto più lento rispetto alla lingua moderna,
imbastardita dai dialetti. Ha un ritmo cadenzato, misurato, a metà strada fra la nostra
concezione della poesia e della prosa. Per esempio le linee di apertura del Sun Tzu:

ping che Le operazioni militari


kuo chih ta-shih ye sono di vitale importanza per lo Stato.
ssu-sheng chih ti Sono questione di vita o di morte,
ts’un-wang chih tao Il Tao della sopravvivenza o della distruzione.
pu-k’o pu-ch’a ye È dunque necessario ponderarle con cura.

La maggior parte del testo è composta di frasi di quattro parole; lo ye al termine della
seconda e della quinta riga segnala esclusivamente la fine della frase. Il Sun Tzu mescola
liberamente queste unità di quattro parole con passi di metro irregolare.
Occasionalmente usa la rima, indicata nella nostra traduzione dal simbolo ~. Le rime
hanno la funzione di strutturare elenchi di cose, aiutano il lettore a ricordare le massime
o a delimitare il sommario di una sezione o di un capitolo. Non possiamo riprodurre
tutte queste peculiarità nelle lingue occidentali, ma abbiamo cercato di alleggerire il
nostro stile e di utilizzare gli schemi e le convenzioni della poesia inglese per
trasmettere un po’ del loro effetto.
Come molti traduttori, per ogni parola cinese utilizziamo un singolo termine
equivalente inglese. […]
Il Sun Tzu è pieno di ripetizioni, frasi parallele ed elenchi, che la prosa moderna
cerca, invece, di evitare. Tutto ciò suggerisce che il testo sia emerso solo recentemente
dalla tradizione orale. Abbiamo mantenuto queste caratteristiche, anche quando i
paralleli nel testo ci hanno imposto di estendere il significato comune delle parole
inglesi o di inventarne di nuove. Ciò ci permette di esprimere al meglio il pensiero degli
autori del Sun Tzu, e la loro visione e concezione del mondo. Fare altrimenti
distorcerebbe il testo verso una chiarificazione, come si farebbe per la trasposizione in
prosa di un complesso poema.
Abbiamo perciò mantenuto i punti oscuri dell’originale, la sua logica compressa, i
suoi raccordi ambigui, i suoi bruschi cambiamenti di visuale dal “nemico” a “noi”. Il
testo dice per esempio: «Un esercito nel caos porta alla vittoria» (capitolo 3). È
necessario riflettere qualche minuto prima di capire che il mio caos determina la vittoria
dell’altro e viceversa. E ancora, un noto distico in rima (capitolo 3) recita:

Se chi è in minoranza persevera, ~


Determina la vittoria di un nemico più numeroso. ~

Questo significa che, se insistiamo a combattere un avversario più forte, egli ci


batterà.
Alcune di queste difficoltà sono state così impervie da spingere i redattori delle
epoche imperiali ad alterare il testo, sostituendo alcune parole o rendendo più esplicite
le connessioni interne. Ciò è tipico dei testi religiosi o filosofici: in essi l’intensità e la
forza di una verità di fondo o di un insegnamento si affievoliscono gradualmente nel
corso della loro trasmissione. A mano a mano che scartavamo le aggiunte posteriori,
scoprivamo una forma originale del testo molto più potente.
Fummo aiutati in questa ricerca dal ritrovamento, nel 1972, di un manoscritto del Sun
Tzu riportato sul bambù all’inizio del II secolo a.C. Anche se le sue varianti riguardano
solo il 5 per cento circa del testo, leggere il manoscritto sul bambù è un’esperienza
eccezionalmente forte. Il suo stile, più crudo, è vicino alla tradizione orale da cui il Sun
Tzu è emerso solo recentemente. La sua logica militare, inoltre, è spesso più profonda
rispetto al testo standard. Lo abbiamo quindi seguito, per quanto possibile.
La nostra traduzione cerca anche di mantenere le spigolosità del testo. Rimuoverle
significherebbe spogliare il Sun Tzu della sua struttura e specificità. Se aggiungessimo
connessioni mancanti nell’originale, restringeremmo i significati delle frasi che sono in
realtà più estesi e più ampiamente applicabili. Oppure potremmo interpretare certe
relazioni in un senso più stretto di quello che è in realtà. Un tipico esempio di tutto ciò è
costituito dalla parola ku, che nella maggior parte dei testi viene resa con thus, “così”, o
therefore, “perciò”. Nel Sun Tzu, però, appare spesso all’inizio di una sezione, unendo
due passaggi di origine apparentemente diversa, 1 segnando quindi una giuntura nella
costruzione del testo piuttosto che una connessione logica. In questi casi lo abbiamo
tradotto con and so, “e così”, invece che con il più forte therefore, “perciò”.
Per un lettore cinese risolvere queste difficoltà è altrettanto impegnativo che per noi.
Tutti i testi classici sono perciò stati accompagnati da commentari e persino da
commenti ai commentari, che spiegano le parole oscure e danno interpretazioni
autorevoli. Il più noto di questi, per quanto riguarda il Sun Tzu, è il Ten-Man Notes
(Shih-chia chu in cinese), che raccoglie materiale dal III all’XI secolo.
Il nostro commentario fornisce spiegazioni che potrebbero essere necessarie a un
lettore occidentale, ma l’obiettivo non è tanto dare un’interpretazione definitiva, quanto
sviscerare ed esporre i significati del testo. Questo è lo stesso ragionamento che ci ha
indotto a mantenere le caratteristiche strutturali dell’originale: abbiamo fiducia che il
lettore risolverà con successo tali difficoltà anche da solo. È importante che qualsiasi
aggiunta apportata al testo sia chiaramente identificabile, in modo da poterla
smantellare e dimenticare una volta che il lettore avrà trovato un accesso più diretto a
esso.
La nostra traduzione si basa quasi esclusivamente sul testo del Sun Tzu e sulla nostra
conoscenza degli Stati Combattenti della Cina. Abbiamo fatto riferimento ai
commentari quali il Ten-Man Notes, tenendo però presente che questi riflettono le idee
del periodo imperiale e non costituiscono dunque delle buone guide al testo originale.
Tutto il nostro lavoro si è ispirato agli scritti di due grandi studiosi cinesi, Yang Ping-an
dell’Armata di liberazione popolare, e Wu Chiu-lung, del Ministero della cultura di
Pechino. Il professor Yang è l’autore del Sun-tzu hui-chien (1986), che analizza le sue
varianti testuali dettagliatamente e identifica anche numerosi passi paralleli in testi
contemporanei. Wu Chiu-lung diresse la spedizione archeologica del 1972 che ritrovò e
decifrò il testo sul bambù. È anche l’autore principale dell’autorevole Sun-tzu chiao-shih
(1990). Le loro opere forniscono il fondamento sinologico del nostro libro e, come tutti
coloro che studiano il Sun Tzu, siamo loro debitori.
Abbiamo cercato, quindi, di creare una lingua inglese immediatamente riconoscibile
come indipendente, distaccata dal linguaggio di ogni giorno, che resista
all’assorbimento in un mondo precostituito. Speriamo di avere aperto un campo in cui il
potere originale del Sun Tzu possa far scaturire la saggezza personale del lettore.
Questo libro è il frutto di un’ampia conversazione. Messo sotto forma di
pubblicazione, ha lo sfortunato effetto collaterale di arrestare le discussioni a un
particolare punto del loro sviluppo. Ciò è estremamente limitante per il Sun Tzu, poiché
il testo costituisce soprattutto un processo in evoluzione. Per tenerlo vivo, abbiamo
allestito un sito web all’indirizzo www.victoryoverwar.com, che ha le seguenti
caratteristiche: è un forum per discutere il testo con altri lettori interessati; è una guida
allo studio con argomenti di discussione e domande; presenta saggi alternativi nati
dalla scrittura del libro, ma rappresentati in esso solo indirettamente; fornisce
l’opportunità di esaminare il ragionamento che sta dietro ogni scelta relativa alla
molteplicità di significati delle parole cinesi, la discussione sui possibili equivalenti
inglesi e sul peso delle varianti testuali.
Il sito include anche il testo cinese del Sun Tzu, con gli equivalenti letterali inglesi
parola per parola. Il tutto costituisce l’apparato accademico del libro.
Siete invitati a raggiungerci sul web.

1. Vedi Robin D.S. Yates, New Light on Ancient Chinese Military Text, in «T’oung Pao», 74, 1988, p. 219.
Il Gruppo di traduzione Denma

Il Gruppo di traduzione Denma è composto da Kidder Smith, James Gimian, Hudson


Shotwell, Grant MacLean, Barry Boyce e Suzann Duquette. Abbiamo collaborato a
questa traduzione per un periodo di dieci anni. Kidder Smith e James Gimian hanno
rivisto il libro in qualità di redattori e hanno scritto i saggi e il commentario. Hudson
Shotwell, Grant MacLean e Barry Boyce hanno contribuito a questo scritto in vari modi.
Grant MacLean ha composto la sezione sulla storia militare nel saggio Il collegamento con
la tradizione.
Kidder Smith insegna storia cinese al Bowdoin College, dove dirige anche il
Programma di studi asiatici. È l’autore principale di Sung Dynasty Uses of the I Ching
(Princeton 1990) e ha scritto libri sui testi militari dell’antica Cina. James Gimian è
l’editore del giornale «Shambhala Sun» e lavora anche come consulente editoriale. Gli
altri membri del gruppo hanno lavorato professionalmente nei campi della scrittura,
dell’editing e dell’edizione.
Per la traduzione ci siamo basati sul tipo di materiale che è ora disponibile sul nostro
sito web, www.victoryoverwar.com, che contiene le parole cinesi del testo, la loro
pronuncia e uno o due sinonimi inglesi per ognuna. Poiché l’ordine delle parole inglesi
segue quello cinese, è possibile anche per chi non parla il cinese seguire il testo in
entrambe le lingue. All’inizio solo Kidder Smith conosceva il cinese, ma gradualmente il
gruppo si familiarizzò con un nucleo di parole chiave, che ricorrevano abbastanza
frequentemente e in vari contesti, tanto che ne emerse una comprensione altamente
sfaccettata, condivisa da tutti.
Abbiamo discusso ogni singola parola: qual era la sua gamma di significati in cinese?
Fino a che punto la parola proposta era equivalente in inglese? Le due avevano gli stessi
contrari ed esprimevano lo stesso livello di formalità? Soprattutto, la lingua inglese è
abbastanza elastica per poterla inquadrare in qualcosa che rifletta il tono, lo stile, la
cadenza e la regolarità dell’originale cinese? Poche frasi di traduzione richiedevano
diverse ore di discussione prima che emergesse un consenso.
Denma era un generale di Gesar di Ling, il mitico re guerriero del Tibet, noto come
arciere abilissimo e maestro di strategia. Il Gruppo di traduzione Denma si è formato
nel 1991 per tradurre il Sun Tzu, ma i membri del gruppo avevano già studiato l’opera
per un decennio. Tutti noi praticavamo una disciplina contemplativa chiamata Dorje
Kasung, creata da Chogyam Trungpa Rinpoche per i suoi allievi occidentali. Questa
pratica attinge alle tradizioni del buddhismo tibetano, alla prospettiva della società
illuminata di Shambhala e ad alcune forme delle tradizioni militari occidentali.
Il Sun Tzu costituiva il materiale di studio ideale per questa disciplina, come
dimostrava il concetto di “conquistare il nemico intero e intatto” e di “vincere senza
combattere”. Nel corso di questo allenamento mettemmo alla prova i principi del testo
nella vita, nelle situazioni più difficili, in un ambiente contemplativo protetto. La pratica
contemplativa e l’arte della guerra rappresentano due tradizioni e discipline molto
diverse tra loro, eppure entrambe condividono il punto di vista che la vera vittoria è
una vittoria sull’aggressione. Crediamo che l’unione di queste due discipline dia alla
nostra traduzione la sua particolare autorevolezza.
Ringraziamenti

Vorremmo esprimere i nostri ringraziamenti a tutti coloro che ricordiamo qui di


seguito.
Yang Ping-an e Wu Chiu-lung, le cui opere pionieristiche ci hanno aiutato a stabilire
una base di lavoro, a chiarire la natura della sua relazione con altri scritti primitivi e a
integrare il testo sul bambù con gli studi tradizionali e moderni sul Sun Tzu.
Il generale del Corpo dei Marines degli Stati Uniti Samuel B. Griffith, la cui
traduzione ci ha immediatamente comunicato il cuore della saggezza del Sun Tzu.
David Mann, che ha lavorato con noi alla traduzione in molti incontri, durante i
primi anni.
David Graff, che ci ha offerto consigli impeccabili nei momenti chiave.
Jens Østergård Petersen, che ci ha fornito una versione inglese del Krigskunsten, la
sua traduzione danese del Sun Tzu.
Tutti coloro che hanno letto il manoscritto di questo libro e hanno offerto importanti
suggerimenti per il suo miglioramento: Willis Barnstone, Norman Cawse-Morgon, Dave
Collings, Tom Conlan, Keith Cylar, Euan Davis, John DeMont, Bernie Flynn, June
Knack, Melvin McLeod, Jens Østergård Petersen, Pat Robinson, David Rome e Jim
Wheeler.
Carolyn Rose Gimian, per le sue letture critiche e l’intuito editoriale con cui ci ha
aiutato durante tutto il percorso.
Joe Spieler, per i consigli saggi e coerenti.
I molti luoghi della Nuova Scozia dove abbiamo lavorato nel corso degli anni: il
Victory Communication, il Trident Booksellers and Café, il Dorje Denma Ling, la
Trident Mountain House e le rocce di Dunvegan e di Cape Breton Island.
Le nostre famiglie, i nostri cari, compagni e amici, per la pazienza e il sostegno dato
ai nostri lunghi incontri di traduzione e ai ritiri di scrittura.
Quei membri degli eserciti occidentali che ci hanno mostrato la possibilità della
disciplina e dell’autentica marzialità.
Michael Brackney. Samuel Bercholz, Peter Turner, Jonathan Green, Joel Segel e lo
staff della Shambhala Publications per il loro sostegno entusiastico.
Il nostro editor, Emily Hilburn Sell, per aver capito subito quello che stavamo
cercando di fare, per aver avuto fiducia nelle nostre possibilità di riuscita e per
l’implacabile senso dell’umorismo sulle vicissitudini della vita.
Le prime riunioni del Magyal Pomra Encampment e del College di Denma, i
programmi di allenamento del Dorje Kasung, durante le quali abbiamo potuto studiare
il testo e mettere in pratica la saggezza della non aggressione in mezzo al caos.
E infine ringraziamo il Vidyadhara Chögyam Trungpa Rinpoche, il Dorje Dradül di
Mukpo, per il duro allenamento e l’affettuoso incoraggiamento, per l’instancabile
generosità e dedizione prodigata a tutti i suoi allievi; la sua infinita compassione per gli
esseri senzienti ci è servita come modello per conquistare intero e intatto il nemico.
Qualsiasi errore o interpretazione errata è attribuibile esclusivamente a noi.
L’arte della guerra

Al Dorje Dradül di Mukpo


Parte prima
L’ARTE DELLA GUERRA DI SUN TZU

Alcuni passaggi di questa traduzione potrebbero sfuggire a una comprensione


immediata. I lettori che lo desiderano possono consultare il commento nella Parte terza
del libro, dove forniamo le informazioni utili all’interpretazione del testo.
I brani che in cinese sono in rima sono indicati dal segno ~ alla fine della riga.
Abbiamo usato il segno § per indicare il punto in cui crediamo ci siano le interruzioni di
sezione, perché il cinese originale non presenta punteggiatura né divisione in paragrafi.
1
Valutazioni strategiche

Sun Tzu disse:

Le operazioni militari sono di vitale importanza per lo Stato.


Sono questione di vita o di morte,
Il Tao della sopravvivenza o della distruzione.
È dunque necessario ponderarle con cura.

E così, bisogna considerarle tenendo presente cinque fattori,


Valutare la situazione per mezzo di comparazioni
Per capire la sua vera natura.

Il primo fattore è il Tao, il secondo è il cielo, il terzo è la terra, il quarto è il generale, il


quinto è il metodo.

Il Tao è ciò che induce il popolo a condividere lo stesso obiettivo del governante,
Al punto di non darsi pena di vita o morte, pur di non deluderlo.

Il cielo comprende yin e yang, freddo e caldo, il susseguirsi delle stagioni.


Seguirlo o opporvisi determina la vittoria militare.

La terra riguarda le alture e i bassopiani, ciò che è ampio e ciò che è angusto, ciò che è
lontano e ciò che è vicino, il terreno accidentato e quello piano, la morte e la vita.

Il generale rappresenta la conoscenza, la fedeltà, il coraggio e la severità.

Il metodo riguarda il saper dare ordini, il Tao dell’organizzazione dell’esercito e delle


riserve logistiche.

Riguardo a questi cinque fattori –


Nessun generale non ne ha mai sentito parlare.
Colui che li conosce bene sarà vittorioso.
Colui che non li conosce sarà sconfitto.

§
E così, valutando per mezzo delle comparazioni,
Si determina la vera natura di una situazione.
Chiedi –
Quale governante segue il Tao?
Quale generale è più abile?
Chi ha a suo favore cielo e terra?
Chi osserva più rigorosamente il metodo e gli ordini?
Quale esercito è più forte?
Quali sono gli ufficiali e i soldati meglio addestrati?
Da che parte i premi e le punizioni sono più equi?
Tramite queste comparazioni si possono prevedere la vittoria e la sconfitta!

Se impieghi un generale che segue le mie valutazioni, egli sarà sicuramente vittorioso.
Fallo dunque rimanere.
Se impieghi un generale che non segue le mie valutazioni, egli sarà sicuramente
sconfitto. Allontanalo.
Avendo esaminato i vantaggi, comportati di conseguenza.
Poi trasformali in shih a seconda della situazione esterna.
La valutazione dei vantaggi determina lo shih.

Le operazioni militari seguono un Tao di stratagemmi –


Così, quando sei capace, fingi di essere incapace.
Quando sei attivo, fingi di essere inattivo.
Quando sei vicino, fingi di essere lontano.
Quando sei lontano, fingi di essere vicino.
Così, quando il nemico cerca il vantaggio, getta l’esca per ingannarlo. ~
Quando è in confusione, attaccalo. ~
Quando il nemico è potente, stai in guardia. ~
Quando è forte, evitalo. ~
Quando è infuriato, provocalo.
Attaccalo quando è impreparato.
Fai la tua mossa quando meno se lo aspetta.

Questi sono gli stratagemmi militari vittoriosi dei nostri avi.


Non possono essere tramandati in anticipo.

Ora, nella conta delle verghe, a corte, prima della battaglia, è certo della vittoria chi ha
dalla sua molte verghe da conta.
Nella conta delle verghe, a corte, prima della battaglia, è certo della sconfitta chi ha
dalla sua poche verghe da conta.
Chi ha dalla sua molte verghe vince su chi ne ha poche,
Quanto più sarà sconfitto chi non ha alcuna verga a suo favore!
Con questi mezzi studio la situazione.
Vittoria e sconfitta mi appaiono evidenti.
2
Operazioni belliche

Sun Tzu disse:

In breve, questo è il metodo per organizzare le operazioni militari –

Un migliaio di carri da guerra veloci, un migliaio di carri coperti di cuoio, centomila


fanti armati e la possibilità di trasportare le provviste per più di mille li –
per le spese in patria e sul campo di battaglia, per gli stipendi dei consiglieri stranieri,
per i costi dei materiali come la colla e la lacca, dei carri e delle armature, lo Stato
dovrà provvedere mille monete d’oro al giorno.
Se si dispone di tanto, si potranno allora mobilitare centomila soldati.

Quando si è impegnati in un conflitto –


Se la vittoria tarda ad arrivare, il morale dei soldati si abbatte e le loro armi si
spuntano.
Se poi si assediano città fortificate, si rischia di esaurire le proprie forze.
Se la campagna militare si protrae, le risorse dello Stato finiranno per non bastare.
Quando il morale dei soldati si abbatte, le loro armi si spuntano,
Le proprie forze e le proprie risorse finanziarie si esauriscono,
Allora i sovrani vicini approfitteranno delle tue difficoltà e ti attaccheranno.
Neppure un saggio consigliere potrà allora salvarti dall’inevitabile!

Perciò, se ho udito di azioni maldestre riuscite grazie alla rapidità, mai ho visto riuscire
un’abile operazione che fosse anche prolungata.
E non c’è mai stata una guerra protratta nel tempo che abbia portato vantaggi a uno
Stato.

E così, chi non conosce a fondo i pericoli inerenti all’impiego delle armi, ~
Ugualmente non può conoscere a fondo i vantaggi che derivano dal loro impiego. ~

Colui che eccelle nell’arte della guerra


Non ha bisogno di una seconda leva di coscritti, né di farsi inviare gli
approvvigionamenti tre volte.
I rifornimenti militari devono essere dati dallo Stato, ma le vettovaglie devono essere
reperite in territorio nemico.
Così all’esercito non mancheranno mai le provviste di cibo.

Uno Stato si impoverisce a causa dei suoi soldati –


Quando essi sono lontani e per il loro approvvigionamento le merci devono
viaggiare a lungo.
Quando essi sono lontani e il trasporto delle vettovaglie su lunghe distanze
impoverisce le famiglie nobili.
Dove si trova un esercito, i prezzi delle merci salgono
E con il rincaro, le ricchezze si esauriscono.
Quando le ricchezze si esauriscono, il popolo è immancabilmente oppresso da
pesanti tassazioni.
E con questa perdita di sostanze e ricchezze nel cuore stesso del paese,
Le famiglie si impoveriscono,
I sei decimi delle risorse delle famiglie nobili vanno in fumo.
E per quanto riguarda le risorse della famiglia regnante –
Per sostituire carri rotti, cavalli sfiniti, ~
Armature, elmi, frecce, balestre, ~
Alabarde, scudi, lance, scudi trasportabili, ~
E carri da trasporti trainati da buoi – ~
I sette decimi sono già svaniti.

Perciò il generale saggio va in cerca di cibo in mezzo al nemico.


Ogni staio di cibo nemico equivale a venti del mio.
Ogni fienile di foraggio equivale a venti del mio.

Per uccidere il nemico bisogna essere pieni di rabbia.


Per sottrarre i beni al nemico bisogna essere mossi dai vantaggi che ne derivano.

E così, in un combattimento di carri,


Quando si prendono più di dieci carri al nemico,
Ricompensa colui che ha catturato il primo.
Sostituisci poi le tue bandiere e insegne alle loro.
Guida i carri frammischiati ai tuoi.
Tratta con cura i prigionieri.
Questo è il cosiddetto “prevali sugli avversari, accrescendo la tua forza”.

E così, il valore delle operazioni militari risiede nella vittoria.


Non nel temporeggiare.

E così, il generale che comprende la natura delle operazioni militari è per il suo popolo
una stella del destino,
È il responsabile della sicurezza o della rovina del suo paese.
3
Strategia di attacco

Sun Tzu disse:

In breve, questo è il metodo per organizzare le operazioni militari –

Un risultato superiore consiste nel conquistare intero e intatto uno Stato nemico.
Distruggerlo costituisce un risultato inferiore.

Un risultato superiore consiste nel catturare intero e intatto un esercito.


Distruggerlo costituisce un risultato inferiore.

Un risultato superiore consiste nel catturare intero e intatto un battaglione.


Distruggerlo costituisce un risultato inferiore.

Un risultato superiore consiste nel catturare intera e intatta una compagnia.


Distruggerla costituisce un risultato inferiore.

Un risultato superiore consiste nel catturare intera e intatta una squadra.


Distruggerla costituisce un risultato inferiore.

Perciò, ottenere cento vittorie in cento battaglie non è prova di suprema abilità.
Sottomettere l’esercito nemico senza combattere è prova di suprema abilità.

E così, è di suprema importanza sconvolgere la strategia del nemico.


In secondo luogo spezzare le sue alleanze.
In terzo luogo attaccare il suo esercito.
La scelta peggiore è assediare le città fortificate.

Il metodo per attaccare le città fortificate –


Preparare torri d’assedio e carri protetti da scudi.
Ci vogliono almeno tre mesi.
Erigere terrapieni.
Anche questo richiede tre mesi.
Se il generale cede alla propria rabbia e dà ordine ai suoi uomini di lanciarsi
all’assalto delle mura come formiche brulicanti,
Un terzo degli ufficiali e dei soldati cadrà senza che la città fortificata sia espugnata –
Tali sono gli effetti disastrosi di simili attacchi.

E così, il comandante abile nelle operazioni militari


Soggioga l’esercito nemico senza combattere,
Espugna la città nemica senza assediarla,
Distrugge lo Stato nemico senza operazioni militari prolungate.
Adoperando una strategia che punti alla vittoria completa,
Il morale degli uomini non si abbatterà e i vantaggi saranno massimi.
Questo è il metodo della strategia di attacco.

Ecco dunque il metodo per organizzare le operazioni militari –


Se sei in proporzione di dieci a uno, circonda il nemico.
Se sei in proporzione di cinque a uno, attaccalo.
Se sei in proporzione di due a uno, dai battaglia.
Se le vostre forze sono in parità, cerca di dividerlo.
Se la tua forza è inferiore, difenditi.
Se è impari, ritirati.
Se chi è in minoranza persevera, ~
Determina la vittoria di un nemico più numeroso. ~

Ora, il generale è la salvaguardia dello Stato.


Se la salvaguardia è completa, lo Stato sarà indubbiamente forte.
Se la salvaguardia è incompleta, lo Stato sarà sicuramente debole.

E così, un sovrano può danneggiare il suo esercito in tre modi –

Non sapendo che le truppe non possono muoversi, ordina di avanzare,


Non sapendo che le truppe non possono ritirarsi, ordina la ritirata,
Questo è ciò che si dice “mettere in difficoltà un esercito”.

Senza conoscere le situazioni interne delle tre armate, interviene nella loro
amministrazione,
Confondendo gli ufficiali.
Senza conoscere i rapporti esistenti fra le tre armate, interviene controllando i loro
appuntamenti,
Disorientando gli ufficiali.

Quando le tre armate sono confuse e disorientate,


I sovrani vicini ne approfittano per intensificare i loro attacchi!
Questo è ciò che si dice “un esercito nel caos porta alla vittoria”.

Bisogna dunque sapere che la vittoria ha cinque requisiti –


Sapere quando è il momento di combattere e quando non lo è.
Sapere guidare tanto un grande esercito quanto uno piccolo.
La vittoria si ottiene quando i superiori e gli inferiori sono animati dallo stesso
spirito.
La vittoria si ottiene quando si è preparati a ogni imprevisto.
La vittoria si ottiene quando ci sono un generale capace e un sovrano che non
interferisce.
Questi cinque requisiti costituiscono il Tao che porta alla vittoria.

E così, nelle operazioni militari –


Se conosci il nemico e conosci te stesso, ~
Nemmeno in cento battaglie ti troverai in pericolo. ~
Se non conosci il nemico ma conosci te stesso, ~
Le tue possibilità di vittoria sono pari a quelle di sconfitta. ~
Se non conosci né il nemico né te stesso, ~
Ogni battaglia significherà per te sconfitta certa. ~
4
La forma

Sun Tzu disse:

In passato, i generali esperti si rendevano invincibili e attendevano che il nemico


commettesse degli errori.

L’invincibilità dipende da noi.


La vulnerabilità del nemico dipende dai suoi sbagli.

Così i generali esperti sanno rendersi invincibili,


Anche se non possono provocare la vulnerabilità del nemico.

Perciò vale il detto: “Si può sapere come vincere, senza necessariamente vincere”.

L’invincibilità sta nella difesa.


La vulnerabilità sta nell’attacco.

Se ti difendi sei più forte.


Se attacchi sei più debole.

Coloro che nel passato eccellevano nella difensiva, sapevano nascondersi sotto le nove
terre e muoversi rapidamente sopra i nove cieli,
In modo da preservare le loro forze e ottenere una vittoria completa.

Non è abile chi prevede una vittoria che chiunque potrebbe conseguire.
Vincere in una battaglia universalmente considerata difficile non è vera abilità,
Allo stesso modo in cui staccare un capello che cade d’autunno non significa avere
molta forza.
Riuscire a vedere il sole e la luna non significa avere una vista acuta.
Riuscire a sentire il tuono non significa avere un udito fine.
La vera abilità consiste nel vincere chi si può battere facilmente.
Così le battaglie degli esperti si risolvono senza vittorie straordinarie, senza acquisire
grande fama derivante dalla propria saggezza e dal proprio coraggio.
§

E così, si vincerà senza alcun dubbio.


E senza alcun dubbio, le proprie azioni porteranno alla vittoria,
Poiché si vince chi è già sconfitto.

Chi è abile in battaglia si attesta sul campo in posizione di vantaggio


E non si lascia scappare alcuna situazione che porti il nemico alla sconfitta.
Perciò, nell’operazione militare vittoriosa prima ci si assicura la vittoria e poi si dà
battaglia.
Nell’operazione militare destinata alla sconfitta prima si dà battaglia e poi si cerca la
vittoria.

E così, colui che è abile nell’arte della guerra coltiva il Tao e segue il metodo.
Ed è padrone della vittoria e della sconfitta.

Per quanto riguarda il metodo –


In primo luogo si misura la lunghezza.
In secondo luogo, il volume.
Terzo, il calcolo.
Quarto, il confronto,
Quinta è la vittoria.

Il territorio genera la lunghezza,


La lunghezza genera il volume.
Il volume genera il calcolo.
Il calcolo genera il confronto.
Il confronto genera la vittoria.

Un’operazione militare vittoriosa è come cento libbre contrapposte a un grammo.


Un’operazione militare destinata alla sconfitta è come un grammo contrapposto a cento
libbre.
Colui che soppesa in tal modo la vittoria, sa far combattere le truppe come se liberasse
all’improvviso una gran massa d’acqua accumulata in una gola profonda mille jen.

Questa è la forma.
5
Lo shih

Non c’è differenza tra gestire un grande esercito e gestirne uno piccolo.
Si tratta comunque di organizzare e contare.

Non c’è differenza tra combattere contro un grande esercito e contro uno piccolo.
Si tratta comunque di forme e segni.

Si possono organizzare le tre armate in modo che lo scontro contro ogni nemico non
porti sconfitta.
Si tratta di metodi straordinari e ortodossi.

Un’operazione militare ha il sopravvento quando è come una pietra scagliata contro un


uovo.
Si tratta del vuoto e del pieno.

In breve, in battaglia,
Usa metodi ortodossi per affrontare il nemico.
Usa metodi straordinari per ottenere la vittoria.

E così, chi è abile nel creare lo straordinario è –


Infinito come il cielo e la terra,
Inesauribile come il Fiume Giallo e l’oceano.

Quando giunge al termine ricomincia da capo,


Come l’alternarsi del sole e della luna.

Muore e rinasce,
Come le quattro stagioni.

Le note musicali non sono più di cinque,


Eppure nessuno può dire di aver udito tutte le loro combinazioni.
I colori non sono più di cinque,
Eppure nessuno può dire di aver visto tutte le loro combinazioni.

I gusti non sono più di cinque,


Eppure nessuno può dire di aver assaggiato tutte le loro combinazioni.

Lo shih della battaglia si limita allo straordinario e all’ortodosso,


Eppure nessuno può dire di aver esaurito tutte le loro combinazioni.

Lo straordinario e l’ortodosso si rincorrono e l’uno genera l’altro,


Come in un cerchio senza inizio.
Chi può esaurire le possibilità derivanti dalle loro combinazioni?

La furia dell’acqua, nel punto in cui trascina e ammassa le pietre: questo è lo shih.
Il falco in picchiata, nel momento in cui ghermisce mortalmente la preda: questo è il
nodo del bambù.

Perciò, l’esperto in battaglia –


È dotato di uno shih irresistibile,
Di un nodo corto.

Lo shih è come tendere una balestra al massimo.


Il nodo è come lo scatto del grilletto.

Pam-pam. Bam-Bam.
La lotta è caotica eppure non si è soggetti al caos.

Bam-bam. Dan-dan.
La propria forma è rotonda e non si può essere sconfitti.

Il caos nasce dall’ordine.


La codardia nasce dal coraggio.
La debolezza nasce dalla forza.

Ordine e caos dipendono dall’organizzazione.


Coraggio e codardia dipendono dallo shih.
Forza e debolezza dipendono dalla forma.

§
Chi è abile nel manovrare il nemico
Lo costringe a una forma che il nemico dovrà seguire,
Gli presenta condizioni che il nemico dovrà accettare.
Lancia l’esca e lo attende in agguato con le truppe.

E così, chi è abile in battaglia


Ricerca l’abilità nello shih e non la pretende dalle truppe.
Così si possono ripartire i compiti fra le truppe e ci si affida allo shih.

Colui che segue lo shih impiega le truppe in battaglia come se fossero tronchi d’albero e
rocce rotolanti.
Riguardo alla natura dei tronchi d’albero e delle rocce –
Quando sono su un terreno pianeggiante, sono statici.
Quando vengono agitati, si mettono in moto.
Quando sono quadrati, restano immobili.
Quando sono rotondi, si muovono.
Così, lo shih dell’abile condottiero, che si appresta a condurre un esercito in battaglia, è
paragonabile al far rotolare rocce rotonde da una montagna alta mille jen.

Questo è lo shih.
6
Il pieno e il vuoto

Colui che prende posizione per primo sul campo di battaglia in attesa del nemico sarà
pronto e a suo agio.
Colui che arriva più tardi sul campo di battaglia, disponendosi frettolosamente per
combattere, si stancherà più facilmente.
Il generale esperto, perciò, impone la propria volontà sugli altri e non è richiamato
all’ordine da nessuno.

Ciò che fa muovere il nemico dove vuoi tu, e di sua iniziativa, è la prospettiva di
guadagni.
Se invece vuoi impedirgli di andare in un certo luogo, prospettagli un danno.
Perciò stanca il nemico quando è pronto e riposato, affamalo quando è sazio, costringilo
a spostarsi quando è accampato.

Per percorrere mille li indisturbato, attraversa terre disabitate.


Per colpire e imprigionare il nemico, attaccalo dove non si può difendere.
Per difenderti e contrastarlo, riparati dove sai che di sicuro ti attaccherà.

Contro un attacco abile, il nemico non saprà dove difendersi.


Contro una difesa abile, il nemico non saprà dove attaccare.

Impercettibile! Impercettibile!
Nella piena assenza di forma. ~
Divino! Divino!
Nella piena assenza di rumore. ~
In questo modo si diventa padroni del destino del nemico. ~

L’avanzata irresistibile consiste nel caricare dove ci sono delle brecce.


La ritirata inafferrabile consiste nel muoversi tanto lontano da non poter essere
raggiunti.
E così, se desidero intraprendere una battaglia, il nemico non potrà sottrarsi alla lotta.
Attaccherò ciò che è costretto a salvare.

Se invece non desidero dare battaglia, segnerò sul terreno una linea da difendere e il
nemico non potrà darmi battaglia.
Con false tracce lo indirizzerò nella direzione sbagliata.

E così, l’abile generale dà forma agli altri eppure è senza forma.


Pertanto sono concentrato mentre il nemico è diviso.
Sono concentrato e quindi ho la forza di uno.
Il nemico è diviso e ha la forza di un decimo.
Questo è l’uso di un decimo per colpire l’uno.
Pertanto, avendo pochi uomini mentre il nemico ne ha tanti, posso usare i miei pochi
per colpire i molti perché essi sono divisi.

Non farò sapere quale sarà il terreno dove sferrerò l’attacco,


Di conseguenza il nemico dovrà preparare diversi avamposti di guardia.
Essendo i suoi avamposti divisi, mi saranno sufficienti pochi uomini per colpire.

Prime linee organizzate significano retroguardia debole.


Ala sinistra organizzata significa ala destra debole.
Se poi si organizzano tutti i fronti, dappertutto ci sarà debolezza.

La scarsità di forze induce a preparare la propria difesa.


La superiorità di forze costringe l’avversario a fare tali preparativi.

Conoscendo il giorno e il luogo della battaglia,


Si potranno radunare le truppe anche se si dovessero percorrere mille li.
Non conoscendo il giorno e il luogo della battaglia,
Le prime linee non potranno aiutare la retroguardia, la retroguardia non potrà aiutare le
prime linee,
L’ala sinistra non potrà aiutare l’ala destra e quella destra non potrà aiutare la sinistra.
Per non parlare poi di quando i reparti sono distanti tra loro decine di li e persino quelli
vicini si trovano a diversi li di distanza!

Secondo le mie stime, i militari di Yueh sono numerosi,


Ma quale beneficio potranno mai trarre da questa superiorità al fine della vittoria?
Perciò vale il detto: “La vittoria può essere usurpata”.
Persino un nemico superiore numericamente può essere indotto a non combattere.

E così, pungolalo, per conoscere i piani dei suoi movimenti e accampamenti.


Provocalo in modo che riveli la sua forma, così conoscerai il terreno della vita e della
morte.
Effettua ricognizioni per scoprire le tattiche per vincere e perdere.
Provoca il nemico per avere conferma dei suoi punti forti e deboli.

Il fine del dare forma alle operazioni militari è diventare senza forma.
Quando si è senza forma, nemmeno le spie più abili riescono a scoprire nulla e il nemico
saggio non avrà elementi per poter preparare i suoi piani.

Affidati alla forma per vincere sul nemico numeroso,


E quest’ultimo non riuscirà a capire come hai fatto.
Tutti vedono la forma con cui ho vinto,
Ma nessuno sa cosa mi porta a decidere la forma della vittoria.
Evita di ripetere le tattiche vittoriose del passato,
Perché la forma deve essere suggerita dall’infinita varietà delle circostanze.

Ora, la forma dell’operazione militare è come quella dell’acqua.


L’acqua, quando scorre, fugge le altezze e precipita verso il basso.
L’operazione militare vittoriosa evita il pieno e colpisce il vuoto.
Come l’acqua adegua il suo movimento al terreno,
La vittoria in guerra si consegue adattandosi al nemico.
L’abile condottiero non segue uno shih prestabilito e non mantiene una forma
immutabile.

Modificare la propria tattica adattandosi al nemico è ciò che si intende per “divino”.

Dei Cinque Elementi, nessuno è predominante.


Delle quattro stagioni, nessuna dura eternamente.
I giorni a volte sono lunghi, a volte brevi.
La luna cala e cresce.

L’essenza dell’essere divini.


7
Lo scontro armato

Sun Tzu disse:

In breve, questo è il metodo per organizzare le operazioni militari –

Il generale riceve gli ordini dal sovrano,


Recluta e raduna le truppe, le organizza e le fa accampare.
Niente è più difficile dello scontro armato.

La difficoltà dello scontro armato


Consiste nel rendere diretto ciò che è tortuoso
E vantaggioso ciò che è avverso.

Fai dunque in modo che il nemico segua cammini tortuosi


E confondilo prospettandogli falsi vantaggi.
In questo modo, pur partendo dopo, arriverai per primo.
Ciò significa conoscere il valore del tortuoso e del diretto.

Uno scontro armato è vantaggioso, ma anche pericoloso.


Se cerchi lo scontro con un esercito pienamente equipaggiato, marcerai lentamente e
rischierai di non arrivare in tempo.
Se cerchi lo scontro con un esercito decimato, rischi il fallimento per scarsità di
equipaggiamento.

Di conseguenza, se procedi con l’equipaggiamento essenziale, affrettandoti a prendere


una posizione vantaggiosa, marciando continuamente, giorno e notte, senza
accamparti, al doppio del passo normale, per raggiungere un vantaggio che sta cento
li più avanti –
Il comandante delle tue tre armate sarà catturato.
Prima arriveranno gli uomini più forti, poi i più deboli e solo un decimo dell’esercito
arriverà a destinazione.
Nel contendersi il vantaggio, con una marcia forzata di cinquanta li –
Il comandante dell’avanguardia cadrà
E solo la metà delle truppe arriverà alla meta.
Nel contendersi il vantaggio, con una marcia forzata di trenta li –
Arriveranno a destinazione i due terzi degli uomini.
Perciò –
Un esercito senza equipaggiamento è perduto,
Senza grano e cibo è perduto,
Senza rifornimenti è perduto.

Perciò –
Se non conosci i piani dei sovrani vicini,
Non puoi stringere alleanze con loro.
Se non conosci la forma delle montagne e delle foreste, dei burroni e delle gole, delle
paludi e degli acquitrini,
Non puoi mobilitare l’esercito.
Se non ricorri alle guide locali,
Non puoi sfruttare il vantaggio del terreno.

E così, nelle operazioni militari ci si basa sull’astuzia,


Si agisce a seconda delle circostanze,
Si operano trasformazioni dividendo e unendo.

E così sii –
Veloce come il vento,
Lento come una foresta,
Assali e devasta come il fuoco,
Sii immobile come una montagna,
Misterioso come lo yin,
Rapido come il tuono.

Quando saccheggi un paese, dividi le forze.


Quando conquisti un territorio, dividi il bottino.
Fai le tue considerazioni e agisci.

Vincerà colui che metterà in pratica per primo il Tao del tortuoso e del diretto.
Questo è il metodo dello scontro armato.
§

Perciò, Il libro dell’amministrazione della guerra dice:


«Non riuscendo a intendere le voci che impartivano gli ordini, costruirono tamburi e
campane.
Non riuscendo a vedersi, costruirono bandiere e stendardi.»

Perciò –
Quando combatti di giorno usa bandiere e stendardi in gran quantità.
Quando combatti di notte usa tamburi e campane in gran quantità.
Tamburi e campane, bandiere e stendardi sono i mezzi per unificare le orecchie e gli
occhi delle truppe.

Una volta che gli uomini sono uniti come un solo corpo,
Il coraggioso non potrà avanzare da solo,
Il codardo non potrà ritirarsi da solo.
Questo è il metodo per organizzare un esercito numeroso.

E così, si possono privare le tre armate del loro ch’i.


Si può annientare la mente di un comandante.

Il ch’i al mattino è fresco, a mezzogiorno è stanco, a sera è esaurito.


Un abile generale
Evita chi ha un ch’i fresco e colpisce invece chi ha ormai un ch’i stanco ed esaurito.
Questa è l’arte di padroneggiare il ch’i.

Con l’ordine affronta il disordine.


Con la calma affronta l’irruenza.
Questa è l’arte di padroneggiare la mente.

Attendi vicino al campo di battaglia chi è ancora lontano.


Attendi riposato chi si sta affaticando.
Attendi ben sazio chi giunge affamato.
Questa è l’arte di padroneggiare la forza.

Astieniti dal colpire chi avanza con i vessilli ben allineati


E dall’attaccare formazioni imponenti.
Questa è l’arte di sapersi adattare.

E così, il metodo per organizzare le operazioni militari consiste nel –


Non affrontarli quando si trovano su un’alta collina.
Non dirigerti verso di loro quando hanno alle spalle un’altura.
Non inseguirli quando fingono di fuggire.
Lascia una via d’uscita ai soldati accerchiati. ~
Non bloccare i soldati che cercano di tornare a casa. ~
Questo è il metodo per organizzare le operazioni militari.

Quattrocentosessantacinque.
8
Le nove trasformazioni

Sun Tzu disse:

In breve, questo è il metodo per organizzare le operazioni militari –

Il generale riceve gli ordini dal sovrano,


Recluta e raduna le truppe.

In un terreno aperto non ti accampare.


In una zona di confine stringi alleanze.
In una zona crocevia non restare.
In un terreno chiuso elabora strategie.
In un terreno di morte combatti.

Ci sono strade da non seguire.


Ci sono eserciti da non colpire.
Ci sono città da non assediare.
Ci sono terreni su cui non combattere.
Ci sono ordini del sovrano da non eseguire.

E così, il generale che conosce a fondo i vantaggi delle nove trasformazioni


Sa come guidare le truppe!
Il generale che non li conosce a fondo,
Pur conoscendo la forma del terreno, non è in grado di utilizzarla a proprio vantaggio!
Se si muove guerra e non si capiscono gli insegnamenti delle nove trasformazioni,
Pur conoscendo i cinque vantaggi, non si è in grado di condurre il proprio esercito!

Perciò –
Un saggio generale deve prendere in considerazione nelle sue valutazioni sia i
vantaggi sia i danni.
Considerare i vantaggi comporta la fiducia nel proprio servizio.
Considerare i danni serve a premunire dalle avversità.

Perciò –
Il danno indebolisce i sovrani vicini.
L’attività li tiene impegnati.
Il vantaggio li sprona.

E così, il metodo per organizzare le operazioni militari insegna –


A non contare sul mancato arrivo del nemico,
Ma a fare affidamento sulla tua preparazione.
A non contare sul mancato attacco del nemico,
Ma a fare affidamento sulla tua inattaccabilità.

E così, il generale corre cinque tipi di pericolo –


Risoluto a morire, può essere ucciso.
Risoluto a vivere, può essere catturato.
Incline alla rabbia, può essere provocato.
Puro e onesto, può essere oggetto d’infamia.
L’amore per i suoi uomini lo rende ansioso.
Questi sono i cinque eccessi del generale,
Un pericolo nelle operazioni militari.

Per rovinare un esercito e uccidere il suo generale,


Bisogna usare i cinque pericoli.
Non si può fare a meno di studiarli attentamente.
9
Le manovre

Sun Tzu disse:

In breve, per acquartierare l’esercito in buona posizione e studiare il nemico –

Quando attraversi le montagne,


Tieniti vicino alle valli
Stai in guardia sul terreno della vita e occupa una posizione elevata.
Attacca il nemico partendo dall’alto e scendendo verso il basso. Non attaccarlo in
salita.
Questa è la regola per gli scontri sulle montagne.

Quando hai attraversato un fiume,


Accampati a una certa distanza da esso.
Quando l’invasore attraversa un fiume, fai in modo che lo scontro non avvenga
sull’acqua.
Sarà vantaggioso ordinare l’attacco quando metà del suo esercito è nell’acqua.
Quando desideri attaccare,
Non affrontare l’invasore nei pressi dell’acqua,
Stai in guardia sul terreno della vita e occupa una posizione elevata.
Non muoverti contro corrente.
Questa è la regola per gli scontri vicino ai fiumi.

Quando attraversi paludi saline,


Assicurati di poterle attraversare rapidamente. Non indugiare.
Se si incontra l’esercito nemico nelle zone paludose,
Cerca di occupare una posizione vicino alle piante acquatiche e fai in modo di avere
alle spalle il bosco.
Questa è la regola per gli scontri nelle zone paludose.

Nelle pianure,
Occupa una posizione su un terreno aperto.
Fai in modo di avere le alture alla tua destra e dietro di te.
Davanti a te, c’è la morte. Dietro di te, c’è la vita.
Questa è la regola per gli scontri nelle pianure.

Questi sono i quattro vantaggi delle operazioni militari grazie ai quali l’Imperatore
Giallo vinse i Quattro Imperatori.

In breve, un esercito ama l’alto e odia il basso,


Preferisce lo yang ed evita lo yin,
Sceglie luoghi che sostengono la vita e prende posizione su terreni solidi.
Questo è ciò che si intende con “sicuramente vittorioso”.
Un simile esercito non subirà le cento afflizioni.

Sulle colline e sugli argini prendi posizione sul lato yang.


Fai in modo di avere colline e argini alla tua destra e dietro di te.
Sfruttare la conformazione del terreno porta vantaggi alle operazioni militari.

Quando è piovuto a monte del fiume, il flusso dell’acqua diventa impetuoso.


Non guadare il fiume, ma aspetta che la corrente si calmi.

Quando si attraversano dirupi impraticabili, conche, trappole naturali, fitte foreste,


paludi e gole naturali,
Bisogna allontanarsi al più presto e non avvicinarsi.
E allontanandomene, cerco di spingervi il nemico.
Se li ho di fronte, il nemico dovrebbe averli alle spalle.

Quando le truppe avanzano lungo gole, stagni, canneti, boschetti e fitta vegetazione in
cui si possono nascondere i nemici,
Fai perlustrare attentamente e ripetutamente questi luoghi,
Perché possono annidarsi le spie.

Quando il nemico è vicino ma immobile, significa che si sta sistemando su una


posizione favorevole ed elevata.
Quando il nemico è lontano ma provoca la battaglia, tradendo il desiderio di farci
avanzare –
Significa che sta occupando un terreno pianeggiante che lo favorisce.

Molti alberi si muovono:


Il nemico si avvicina.

Molti ostacoli nascosti nel sottobosco:


Il nemico sta cercando di ingannarci.

Gli uccelli si alzano in volo all’improvviso:


Il nemico ci sta tendendo un’imboscata.
Gli animali fuggono:
Il nemico sta sferrando un attacco devastante.

Colonne di polvere si alzano:


I carri nemici si stanno avvicinando.

Il polverone è basso e ampio:


La fanteria nemica si sta avvicinando.

La polvere si disperde a folate:


Il nemico sta raccogliendo legna per il fuoco.

La polvere si alza qua e là:


L’esercito nemico si sta accampando.

Le parole dei suoi ambasciatori sono umili, ma il nemico continua i preparativi di


guerra:
Si dispone ad avanzare.

Le parole dei suoi ambasciatori sono minacciose e la sua avanzata è spavalda:


Si dispone in ritirata.

I carri leggeri avanzano per primi prendendo posizione sui fianchi dello schieramento:
Si sta disponendo per la battaglia.

Pur non essendo in difficoltà chiede la pace:


Sta tendendo un tranello.

Si schiera in gran fretta:


Vuole la battaglia decisiva.

Solo metà delle sue truppe avanza:


Sta cercando di ingannarti.

I soldati nemici si appoggiano alle armi:


Sono affamati.

I raccoglitori d’acqua nemici bevono per primi:


Sono assetati.

Pur presentandosi un vantaggio, non cercano di raggiungerlo:


Sono sfiniti.

Gli uccelli si riuniscono tranquilli:


I nemici se ne sono andati.

I soldati nemici gridano di notte:


Sono spaventati.

L’accampamento nemico è disordinato:


Il generale non ha autorità.

Le bandiere e gli stendardi si agitano:


C’è il caos tra le truppe nemiche.

Gli ufficiali vanno in collera facilmente:


Sono stremati.

Il nemico nutre i cavalli con il grano e gli uomini con la carne, le truppe non appendono
più le loro stoviglie né ritornano alle loro tende:
Gli invasori sono alla disperazione.

Gli ufficiali parlano spesso e dolcemente ai loro uomini con toni misurati:
Hanno perso la fiducia dei soldati.

Quando dispensa troppi premi:


Il nemico è in difficoltà.

Quando dispensa troppe punizioni:


Il nemico è allo stremo.

Quando il nemico è eccessivamente severo all’inizio, finendo per temere i suoi uomini:
Chi comanda è un inetto.

Quando si avvicina con doni e modi concilianti:


Il nemico desidera una tregua.

Quando le operazioni militari si prolungano furiosamente, senza attacchi né ritirate:


Bisogna studiare la situazione con attenzione e stare in guardia.
§

Nelle operazioni militari, disporre di truppe numerose, non significa necessariamente


un vantaggio.

Non avanzare in modo marziale.


È sufficiente raccogliere le forze, valutare la situazione del nemico e catturarlo – questo
è tutto.

Se però sei privo di strategia e sottovaluti il nemico,


Inevitabilmente sarai tu a essere catturato da lui.

Se le truppe vengono punite prima di essersi affezionate al loro comandante, non


saranno disposte a eseguire i suoi ordini.
E in questo caso, sarà difficile utilizzarle.
Se le truppe si affezionano al comandante, ma non viene fatta osservare la disciplina,
saranno ugualmente inutilizzabili.

E così, i soldati devono essere uniti dal cameratismo,


Ma addestrati con marzialità.
Questa è la via per ottenere la cosiddetta “vittoria certa”.

Se si agisce coerentemente nell’addestramento delle truppe, queste obbediranno agli


ordini.
Se si agisce senza coerenza nell’addestramento delle truppe, queste saranno
indisciplinate.
Quando si agisce con coerenza, comandanti e truppe sono in sintonia.
10
Le forme del terreno

Sun Tzu disse:

Il terreno può essere classificato come –


accessibile, a trappola, non risolutivo, stretto, scosceso e distante.

Quando io e il nemico possiamo entrambi procedere, si tratta di un terreno


“accessibile”.
Nel terreno accessibile –
Fai in modo di occupare per primo posizioni elevate e dal lato yang.
Proteggi le strade su cui far pervenire i rifornimenti.
Combatti solo se la battaglia si prospetta vantaggiosa.

Quando posso procedere, ma difficilmente potrò tornare indietro, si tratta di un terreno


“a trappola”.
Nel terreno a trappola –
Posso vincere il nemico se questi è impreparato a una mia imboscata.
Ma se il nemico è preparato alla mia imboscata e non vinco,
Difficilmente riuscirò a ritirarmi.
Non è un terreno vantaggioso.

Se né il mio attacco né quello del nemico risultano vantaggiosi, si tratta di un terreno


“non risolutivo”.
Nel terreno “non risolutivo” –
Anche se il nemico mi offrisse un’esca lusinghiera, eviterò di attaccare, ma farò
ritirare le mie truppe, attirando a mia volta il nemico.
Allora attaccherò con vantaggio quando metà delle truppe nemiche saranno uscite
allo scoperto.

Nel terreno stretto –


Se arrivo per primo su un terreno stretto, devo barricarmi e attendere il nemico.
Se è il nemico ad arrivare per primo e a barricarsi, non avanzerò.
Se invece il nemico non si barrica, posso procedere.

Nel terreno scosceso –


Se arrivo per primo su un terreno scosceso, devo occupare una posizione elevata sul
lato yang e lì attendere il nemico.
Se il nemico vi arriva per primo, devo ritirare le truppe
E non proseguire.

Nel terreno distante –


Poiché lo shih è pari per te e per il nemico, è pericoloso ingaggiare battaglia,
Perché combattere in questo caso non è vantaggioso.

Questi sono i sei Tao del terreno,


Conoscerli è la principale responsabilità del generale,
Che non può fare a meno di esaminarli accuratamente.

E così, le operazioni militari sono sottoposte a sei pericoli: fuga, insubordinazione,


debolezza, frana, disordine e sconfitta.

Questi sei pericoli non sono calamità del destino,


Ma dipendono dal generale.

Quando lo shih è pari a quello del nemico e il generale usa una forza pari a un decimo
di quella dell’avversario,
Il risultato sarà la “fuga” dei suoi uomini.

Quando le truppe sono determinate e gli ufficiali deboli,


Si avrà “insubordinazione”.

Quando gli ufficiali sono valorosi e le truppe deboli,


Si avrà “debolezza”.

Quando un valente ufficiale è rabbioso e insubordinato


E di fronte al nemico,
Pieno di rabbia, si getta nella mischia da solo,
E il generale non conosce il suo valore
Il risultato sarà la “frana”.

Quando il generale è debole e non ha autorità,


I suoi ordini e le sue intenzioni non sono chiari,
Gli ufficiali e le truppe saranno incostanti,
Le formazioni nelle operazioni militari confuse.
Questo è il cosiddetto “disordine”.

Quando il generale non riesce a valutare obiettivamente il nemico,


Contro una piccola armata ne impiega una grande,
Contro un forte esercito ne impiega uno debole
E trascura di preparare le truppe scelte,
Si avrà di certo “sconfitta”.

Questi sono i sei Tao della sconfitta,


Conoscerli è la principale responsabilità del generale,
Che non può fare a meno di esaminarli accuratamente.

La conoscenza delle forme del terreno è di grande aiuto in battaglia,


Saper valutare il nemico e determinare la vittoria,
Saper analizzare luoghi erti e pianure, luoghi lontani e vicini,
Questo è il Tao di un generale di grande valore.
Chi conosce queste cose e dà battaglia sarà certamente vittorioso.
Chi non conosce queste cose e dà battaglia sarà certamente sconfitto.

E così, quando analizzando il Tao della battaglia si prevede vittoria certa, nonostante il
sovrano decida di non combattere, il generale può con sicurezza lanciare le sue
truppe all’assalto.

Quando analizzando il Tao della battaglia, si prevede una sconfitta, nonostante il


sovrano decida di combattere, il generale può ragionevolmente rifiutarsi di eseguire
quest’ordine.

E così, egli avanza senza cercare fama.


Si ritira senza temere la vergogna.
Cerca solo di risparmiare i suoi uomini
E di procurare il massimo vantaggio al suo sovrano.
Egli è il tesoro dello Stato.

Egli tratta i soldati come se fossero suoi figli,


Per questo essi lo seguiranno nelle vallate più profonde.
Egli considera i soldati come suoi figli prediletti
Per questo essi non temeranno di morire insieme a lui.

Se è generoso ma incapace di guidare le truppe,


Se è amabile ma incapace di dare ordini,
Se è disordinato e incapace di imporre la disciplina,
I suoi uomini saranno come bambini viziati
E non potranno essere utilizzati in battaglia.
§

Se so che le mie truppe sono pronte a combattere, ma non che il nemico è inattaccabile,
Le mie possibilità di vittoria sono dimezzate.

Se so che il nemico è attaccabile, ma non che i miei soldati non sono pronti a combattere,
Le mie possibilità di vittoria sono dimezzate.

Se so che il nemico è attaccabile e che i miei soldati sono pronti a combattere, ma non
che le condizioni del terreno sono insidiose,
Le mie possibilità di vittoria sono dimezzate.

E così, chi è esperto nelle operazioni militari


Quando agisce non commette errori,
E una volta in azione, le sue risorse sono inesauribili.

E così, si dice –
Se conosci il nemico e te stesso, ~
La vittoria sarà indubbia. ~
Se conosci la terra e il cielo, ~
La vittoria sarà totale. ~
11
I nove terreni

Sun Tzu disse:

Il metodo per organizzare le operazioni militari enumera nove tipi di terreno –

Un terreno di disunione, un terreno facile, un terreno conteso, un terreno aperto, un


terreno d’intersezione, un terreno pericoloso, un terreno difficile, un terreno chiuso e
un terreno di morte.

Quando i feudatari di uno stesso Stato si combattono a vicenda,


Si tratta di un terreno “di disunione”.

Quando penetro nel territorio nemico, ma non in profondità,


Si tratta di un terreno “facile”.

Quando, indipendentemente da chi lo occupa, offre una posizione vantaggiosa,


Si tratta di un terreno “conteso”.

Quando sia io sia il nemico siamo in grado di avanzare,


Si tratta di un terreno “aperto”.

Quando in un luogo al vertice di tre Stati confinanti, colui che arriva per primo ottiene
l’appoggio degli altri Stati,
Si tratta di un terreno “d’intersezione”.

Quando penetro profondamente nel territorio del nemico, lasciandomi alle spalle molte
città e villaggi fortificati,
Si tratta di un terreno “pericoloso”.

Quando attraverso un territorio con montagne, foreste, paludi – in breve, strade poco
praticabili,
Si tratta di un terreno “difficile ”.

Un luogo la cui via d’accesso e di uscita è stretta,


Un luogo in cui la via per inseguire e tornare indietro è tortuosa,
Tanto che una piccola forza nemica può battere la mia forza nettamente superiore,
È un terreno “chiuso”.
Un terreno nel quale posso sopravvivere solo grazie alla mia rapidità,
È un terreno “di morte”.

Perciò –
Non combatto in un terreno di disunione.
Non mi fermo in un terreno facile.
Non attacco in un terreno conteso.
Non attraverso un terreno aperto.
Stringo alleanze in un terreno d’intersezione.
Saccheggio un terreno pericoloso.
Proseguo velocemente in un terreno difficile.
Elaboro strategie in un terreno chiuso.
Combatto a costo della vita in un terreno di morte.

In passato, coloro che erano definiti esperti in battaglia erano in grado di impedire –
Il collegamento tra avanguardia e retroguardia nemica, ~
La cooperazione tra grandi e piccoli reparti, ~
L’aiuto reciproco tra ufficiali e soldati semplici, ~
Il coordinamento fra superiori e inferiori, ~
Il ricongiungimento di truppe separate, ~
La coesione di un esercito riunito. ~

Se la situazione è vantaggiosa, agisci.


Se non lo è, fermati.

Se qualcuno mi chiede:
«Che cosa posso fare contro una gran schiera di nemici, bene organizzata, che si
avvicina?»
Rispondo:
«Impadronisciti di qualcosa cui l’avversario tiene molto, ed egli dovrà venire a patti
con te!»

L’essenza delle operazioni militari è la rapidità.


Approfitta dell’inadeguatezza altrui,
Giungi per vie inaspettate,
Attacca dove il nemico non ha preso contromisure.
§

In breve, quando si va all’offensiva bisogna osservare i seguenti principi –

Penetra profondamente e mantieni l’esercito ben concentrato,


In modo che i difensori non possano averne ragione. ~

Depreda la ricca campagna,


In modo che le tre armate abbiano di che sfamarsi. ~

Nutri abbondantemente i tuoi uomini e non stancarli eccessivamente,


In modo che il loro ch’i possa consolidarsi ed essi si rinforzino. ~

Cambia le operazioni militari dopo aver vagliato attentamente le tue strategie,


In modo che le tue intenzioni siano impenetrabili. ~

Sistema le truppe in un terreno senza vie d’uscita,


In modo che si trovino di fronte la morte. ~
Di fronte alla morte, ~
Come potrebbero ufficiali e soldati non battersi fino allo stremo? ~

Quando gli ufficiali si trovano in una situazione disperata, non temono più nulla. ~
Quando non hanno più via di scampo, diventano temerari. ~
Quando penetrano profondamente in terreno nemico, sono estremamente disciplinati. ~
Quando non hanno alternative, combattono senza risparmiarsi. ~

Perciò, un tale esercito –


Non ha bisogno di essere richiamato all’ordine, sarà disciplinato, ~
Non ha bisogno di essere schierato, sarà in posizione, ~
Non ha bisogno di costrizioni, sarà in perfetta sintonia,
Non ha bisogno di ordini, sarà fidato. ~

Proibisci ai soldati di praticare la divinazione, dissipa i loro dubbi, in modo che non
temano neppure la morte.

I miei ufficiali non hanno sovrabbondanza di ricchezze,


Ma non perché provino ripugnanza per il denaro.
Non vivranno a lungo,
Ma non perché abbiano in spregio la longevità.
Quando arriva l’ordine di partire,
Chi è seduto piangerà bagnando i risvolti della giacca,
Chi è sdraiato piangerà bagnandosi le guance.

Conducili dove non possano andarsene –


Daranno così prova di coraggio come quello di Chuan Chu e di Ts’ao Kuei.

E così, colui che è esperto nell’arte della guerra può essere paragonato allo shuai-jan.
Lo shuai-jan è un serpente del Monte Heng.
Se lo colpisci al capo, reagisce con la coda.
Se lo colpisci alla coda, ti attacca con la testa.
Se lo colpisci nel mezzo, risponderà sia con la testa sia con la coda.

Se mi si chiede:
«Si può rendere una formazione militare simile allo shuai-jan?»
Rispondo:
«Sì. La gente di Yueh e la gente di Wu si odia,
Ma quando si trovano su una stessa barca che attraversa il fiume,
Si aiutano reciprocamente come la mano destra aiuta la sinistra.»

Perciò, non basta legare le briglie dei cavalli e interrare le ruote dei carri.

Fai in modo che tutti siano coraggiosi.


Questo è il Tao dell’organizzazione.

Sfrutta il duro e il tenero.


Questo deriva dalla conoscenza del terreno.

E così, colui che è esperto nell’organizzare le operazioni militari prende per mano i suoi
uomini come se conducesse una sola persona,
Di modo che nessuno possa indugiare.

Nella sua attività ~


Il comandante è calmo e perciò imperscrutabile,
È retto, in questo modo porta ordine. ~
È capace di tenere all’oscuro dei suoi piani ufficiali e truppe. ~
Muta le sue decisioni, ~
Rivede le sue strategie,
Impedendo a chiunque di comprenderle. ~

Sposta il suo accampamento, ~


Prende vie inaspettate, ~
Impedendo a chiunque di prevedere le sue mosse. ~

Quando il generale spiega ai suoi uomini che è tempo di combattere, ~


Fa come chi butta via la scala dopo essersi arrampicato. ~
Il generale si addentra con loro nella terra dei sovrani nemici, ~
Come una freccia scagliata da una balestra. ~

Come con un gregge di pecore,


Egli li conduce di qua,
Egli li conduce di là, ~
E nessuno sa dove stia andando. ~

Egli riunisce le truppe delle tre armate


E le conduce nel pericolo.

Questa è la cosiddetta “attività del comandante”.

Non ci si può esimere dall’esaminare –


Le variazioni dei nove terreni,
I vantaggi della ritirata e dell’avanzata,
Le variabili della natura umana.

In breve, quando si invade –


Penetrando in profondità è necessaria la coesione,
Penetrando poco profondamente, si rischia la dispersione.

Perciò, appena lasciato il tuo Stato e oltrepassati i confini con i tuoi soldati, sei su un
terreno di disunione.
Se ci sono quattro vie di accesso, sei su un terreno d’intersezione.
Se sei penetrato profondamente, sei su un terreno pericoloso.
Se sei penetrato poco profondamente, sei su un terreno facile.
Se hai insuperabili fortificazioni alle spalle, e davanti uno stretto cammino, sei su un
terreno chiuso.
Se hai insuperabili fortificazioni alle spalle e davanti il nemico, sei su un terreno di
morte.
Se non c’è alcuna via d’uscita, sei su un terreno disperato.

Perciò –
In un terreno di disunione unificherò la volontà dei miei uomini.
In un terreno facile farò in modo che avanzino uniti.
In un terreno conteso impedirò loro di esitare.
In un terreno aperto mi occuperò della difesa.
In un terreno d’intersezione stringerò alleanze.
In un terreno pericoloso mi affretterò ad assicurarmi i rifornimenti.
In un terreno difficile cercherò di uscirne al più presto.
In un terreno chiuso bloccherò i passaggi.
In un terreno di morte mostrerò loro che non abbiamo paura di perdere la vita.

E così, per quanto riguarda la natura dei sovrani vicini –


Quando sono accerchiati, resistono.
Quando non hanno una valida retroguardia, combattono.
Quando sono vinti, ti seguono.

Perciò –
Se non conosci i piani dei sovrani vicini,
Non puoi stringere alleanze con loro.
Se non conosci la forma delle montagne e delle foreste, dei burroni e delle gole, delle
paludi e degli acquitrini,
Non puoi mobilitare l’esercito.
Se non ricorri alle guide locali,
Non puoi sfruttare il vantaggio del terreno.
Se non conosci anche solo una di queste quattro o cinque condizioni,
Non sei a capo di un esercito di re e signori.

Se un esercito di re e signori –
Attacca un grande Stato, quest’ultimo non riuscirà a radunare le sue truppe.
L’imponenza di un tale esercito intimorisce l’avversario e impedisce ai suoi alleati di
accorrere in soccorso.

Perciò –
Non cercare alleati.
Non mostrarti mite.
Basati sui tuoi interessi.
Intimorisci il tuo avversario.
Così il paese nemico potrà essere conquistato e le sue città fortificate sottomesse.
§

Anche senza ricompense abituali ~


E senza ordini adeguati, ~
Potrai farti seguire dalla moltitudine delle tre armate ~
Come se guidassi un solo uomo. ~

Incitali con le azioni, non con le parole.


Incitali con i pericoli, non con i vantaggi.

Mettili di fronte alla disfatta e si batteranno per sopravvivere.


Mettili di fronte alla morte e si batteranno per vivere.

In questo modo, persino se sono sprofondate nel dolore, ~


Le truppe saranno in grado di trasformare la sconfitta in vittoria. ~

E così, il comando delle operazioni militari ~


Consiste nel comprendere lo scopo del nemico. ~
Concentra le tue forze in un’unica direzione. ~
Percorri anche mille li per uccidere il generale nemico. ~
Queste sono le cosiddette “azioni abili”.

Perciò, il giorno stesso in cui dichiari guerra – ~


Chiudi i passi e distruggi i lasciapassare.
Non permettere agli emissari nemici di transitare. ~
Decidi le tue mosse
In seno al quartier generale. ~

Quando il nemico presenta una breccia, ~


Entra il più velocemente possibile. ~
Ciò che gli sta a cuore sarà il tuo primo obiettivo.
Non fargli sapere quando attaccherai. ~
Abbandona la linea d’inchiostro basando la tua strategia sul comportamento del nemico
~
E decidi poi il modo in cui dare battaglia. ~

Perciò –
Dapprima mostrati come una vergine. ~
E il nemico aprirà uno spiraglio. ~
Poi mostrati come una lepre in fuga. ~
E il nemico non riuscirà a resistere all’inseguimento. ~
12
Attacco col fuoco

Sun Tzu disse:

In breve, ci sono cinque modi di attaccare col fuoco –


Il primo è detto “dar fuoco alle persone”.
Il secondo è detto “dar fuoco alle provviste”.
Il terzo è detto “dar fuoco agli equipaggiamenti”.
Il quarto è detto “dar fuoco agli arsenali”.
Il quinto è detto “dar fuoco ai magazzini”.

Per assaltare col fuoco sono necessarie alcune condizioni.


Queste condizioni vanno trovate e preparate.

C’è una stagione adatta agli incendi.


Ci sono giorni adatti ai fuochi.
La stagione appropriata è quella asciutta.
I giorni appropriati sono quelli in cui la luna si trova nelle costellazioni del Cesto
vagliatore, del Muro, delle Ali e della Piattaforma del Carro.
Questi sono i giorni in cui si alza il vento.

Se il fuoco divampa dall’interno, attacca immediatamente dall’esterno.


Se il fuoco è appiccato ma l’esercito nemico è quieto, non attaccare.
Precipitati dove le fiamme divampano più alte.
Quando i nemici scappano e puoi inseguirli, inseguili,
Se non puoi inseguirli, fermati.

Se il fuoco può essere appiccato dall’esterno, non aspettare che le spie cooperino
dall’interno del campo nemico.
Appicca il fuoco a seconda della stagione.
Se il fuoco divampa controvento, non attaccare nella direzione del vento.
Tieni presente che se durante il giorno il vento soffia a lungo, di notte cesserà.
Si devono conoscere gli sviluppi dei cinque tipi di incendio
E calcolare i tempi giusti.

E così, colui che usa il fuoco per facilitare un attacco sarà vincitore. ~
Colui che usa l’acqua per facilitare un attacco sarà forte. ~
L’acqua può essere usata per isolare, ~
Ma non per distruggere. ~

Se ora combatti per la vittoria, attacchi e vinci.


Ma se non prosegui fino in fondo, il risultato sarà infausto.
Il proprio destino sarà come la “ricchezza che si esaurisce”.

Così vale il detto –


Il sovrano illuminato decide con prudenza.
Il buon generale persegue i suoi ordini fino alla fine.

Non agire in assenza di vantaggi.


Non utilizzare le truppe se il risultato è incerto.
Non combattere in assenza di pericolo.

Il sovrano non scateni una guerra per sfogare la propria ira.


Il generale non dia battaglia per via del proprio rancore.
Si devono impiegare le truppe se si prospetta un vantaggio.
In caso contrario, fermati.

La rabbia può trasformarsi in gioia,


Il rancore può trasformarsi in delizia.
Ma uno Stato estinto non può tornare a vivere,
Né un morto tornare in vita.
Così il sovrano illuminato pondera tutto ciò
E il buon generale agisce cautamente.

Questo è il Tao che mantiene lo Stato sicuro e l’esercito integro.


13
Lo spionaggio

Sun Tzu disse:

In breve –
Richiamare alle armi centomila soldati e iniziare una campagna lunga mille li richiede
un costo di mille monete d’oro al giorno, il quale ricadrà sui cento clan e sulle risorse
del paese.
Sia in patria sia all’estero ci saranno tumulti.
Le persone esauste si riverseranno per le strade.
Come minimo settecentomila famiglie non riusciranno più a occuparsi del loro lavoro.

Le armate contrapposte possono fronteggiarsi per anni in vista di una vittoria che si
otterrà in un solo giorno. In questa situazione, chi lesina di ricompensare con cento
monete d’oro colui che può fornire informazioni sul nemico,
È estremamente inumano.
Non è il generale del popolo,
Non è il braccio destro del sovrano.
Non è un maestro di vittoria.

E così, se un sovrano illuminato e un generale saggio risultano sempre vittoriosi sui


nemici e realizzano imprese superiori alla norma, –
Tutto ciò avviene grazie alla previsione.

Questa previsione non può essere ottenuta tramite entità sovrannaturali,


Non può essere dedotta dagli eventi,
Non può essere calcolata.
Deve essere acquisita tramite uomini che conoscono la situazione nemica.

E così, ci sono cinque tipi di spie.


La spia locale, la spia interna, la spia convertita, la spia morta e quella viva.
Quando le cinque spie lavorano insieme e nessuno conosce il loro Tao,
Costituiscono la “rete degli spiriti”
E sono un vero tesoro per il sovrano.
La spia viva è quella che ritorna per fare rapporto.
Utilizza la spia locale assoldandola tra la gente del luogo.
Utilizza la spia interna scegliendola tra i loro ufficiali.
Utilizza la spia convertita scegliendola tra le spie del nemico.
La spia morta riporta informazioni false al nemico.
Ordino alla mia spia di venirne a conoscenza e di trasmetterle, tramite spie nemiche,
al mio antagonista.

E così, per quanto riguarda i rapporti fra il generale e le tre armate –


Nessun rapporto è più intimo di quello intrattenuto con una spia.
Nessuna ricompensa è più generosa di quella che merita una spia.
Nessun affare è più segreto di quello di una spia.

Se non si è saggi, non si possono utilizzare le spie.


Se non si è umani, non si può persuadere una spia a servirti.
Se non si è sagaci e capaci di segretezza, non si possono ottenere le informazioni di una
spia.

Segreto! Segreto!
Non c’è nessun genere di affare in cui non si possano impiegare le spie.

Se una spia divulga le sue informazioni prima di essere giunta a destinazione,


La spia e quelli cui è stato rivelato il segreto dovranno morire.

In breve,
Prima di attaccare un esercito, assediare una città fortificata e uccidere una persona –
Occorre conoscere il nome proprio e di famiglia del generale, dei suoi amici intimi, del
suo sovrintendente, delle sue guardie e degli attendenti.
Ordino alle mie spie di scoprire informazioni sicure a questo riguardo.

Devo scoprire quali sono le spie del nemico tra le mie fila
E poi corromperle con denaro, trattarle con riguardo e infine rilasciarle,
In modo da ottenere i servigi di una spia convertita.

Con le sue informazioni potrò così attivare la spia locale e quella interna.
Con le sue informazioni la spia morta può essere inviata tra le fila nemiche per
diffonderne di false.
Con queste informazioni la spia viva può intervenire al momento giusto.

Occorre conoscere le attività delle cinque spie.


Le informazioni più preziose vengono fornite dalle spie convertite
E così non si può fare a meno di trattare con generosità una spia convertita.

Quando Yin mosse guerra, I Chih si trovava a Hsia.


Quando Chou mosse guerra, Lü Ya si trovava a Yin.

Solamente se il sovrano illuminato e il saggio generale sono capaci di mettere persone di


conoscenza superiore a capo dello spionaggio, conseguiranno un grande successo.

Lo spionaggio è essenziale nelle operazioni militari.


Le tre armate vi si affidano per dar inizio all’azione.
Parte seconda
TRE SAGGI

Il Sun Tzu rivela il metodo per sconfiggere il nemico senza aggredirlo e insegna come
conseguire la vittoria senza ricorrere alla guerra. Si tratta di un modo di vedere le cose e
un modo di essere, un punto di vista e uno strumento d’azione. La nostra traduzione
riproduce fedelmente il testo cinese, mentre il commento spiega i passi più controversi
dal punto di vista linguistico e interpretativo. In questo modo, possiamo avvicinarci al
Sun Tzu e capirne la terminologia e il significato, ma per coglierne più in profondità
l’essenza, dobbiamo imparare a entrare nella sua logica.
I tre saggi di questa sezione ci aiuteranno in tale compito. Enunciano tre aspetti del
Sun Tzu: la sua intuizione principale, ovvero il conquistare il nemico intero e intatto; la
sua figura centrale, cioè il comandante saggio; e le circostanze storiche nelle quali il Sun
Tzu si è sviluppato. Questi tre elementi costituiscono il nucleo centrale in cui è possibile
individuare la naturale saggezza del testo e sono sempre essi a offrire gli strumenti per
interiorizzare queste parole, proprie di un tempo ormai lontano, e trasformarle in un
insegnamento pratico per il presente.
Il primo saggio spiega come il Sun Tzu consideri il mondo un insieme unitario.
Dapprima ne elenca i dettagli più minuti e ne sottolinea la connessione, in seguito
identifica i modelli che costituiscono le loro opportunità di azione. In particolare,
sviluppa l’idea di shih, che è al tempo stesso una configurazione di forze e il potere
insito in ognuna di esse. Coscienti di ciò ci si può accostare all’essenza unitaria del
mondo.
Il Sun Tzu si rivolge al generale, rappresentato come un comandante giudizioso. Il
secondo saggio descrive la sua persona e la sua attività, delineando un’immagine della
saggezza quale si estrinseca nell’essere umano. Le sue conquiste appaiono straordinarie.
Si dedica ad attività condannate dalla morale tradizionale, come ad esempio l’inganno,
ma che assumono un senso nel contesto della vittoria e della comprensione del mondo,
come spiega il secondo saggio.
Il Sun Tzu si è sviluppato in un’epoca e in un luogo particolari, in risposta a
specifiche condizioni storiche, dalle quali siamo ormai ben lontani. Esaminando come
ha assunto la sua forma attuale, ci renderemo conto che non si tratta di un
insegnamento estinto, confinato in tomi antichi e polverosi. Nel corso della lettura,
scopriremo le opportunità che ci offre per collegarci alla sua tradizione. I progressi
dell’ultimo secolo hanno creato le condizioni favorevoli per lo sviluppo di tale visione.
Il testo è permeato di profonda saggezza. Il nostro obiettivo è quello di mostrare
come gli insegnamenti del Sun Tzu possano essere fatti propri dal lettore, che potrà poi
metterli in pratica.
Conquistare intero e intatto il nemico

Il modo più semplice per cogliere lo spirito del Sun Tzu è identificarne il punto di vista,
la prospettiva dalla quale vede le cose. Quando riusciamo ad assumere questo punto di
vista, il suo mondo si apre davanti a noi e possiamo identificarne più chiaramente le
varie parti, le relazioni tra gli elementi e il ruolo di ognuno di essi all’interno
dell’insieme.
Questa prospettiva è semplice da definire: il Sun Tzu considera il mondo un insieme
unitario, composto da una moltitudine di aspetti variabili e connessi tra di loro. Non si
tratta semplicemente di un punto di vista, è anche un modo di agire. Così una delle sue
affermazioni più note (capitolo 3) stabilisce che:

Un risultato superiore consiste nel conquistare intero e intatto uno Stato nemico.
Distruggerlo costituisce un risultato inferiore.

Si può cominciare a cogliere tale prospettiva esaminando gli elementi più vicini a noi,
ovvero gli oggetti della vita quotidiana. Essi interagiscono in vari modi, sempre diversi
e mutevoli, nei quali anche noi siamo coinvolti. Non appena cominceremo a dare un
senso a tali configurazioni, riusciremo a sincronizzare meglio le nostre azioni con esse.
Basandoci sui dettagli, muovendoci in armonia con le loro forme e configurazioni, non
potremo farci sfuggire la vittoria.
La natura delle cose
All’inizio, prenderemo in considerazione i minimi dettagli, gli oggetti tangibili, visibili,
le cose che dipendono dalla scrupolosità dei sottufficiali: riso e fucili, mappe, dati
relativi alla forza dei vari reggimenti. Cogliere l’insieme significa prendere in
considerazione ognuno di questi elementi. Ciò vale anche per fattori meno tangibili
quali il morale dell’esercito, il terreno, le caratteristiche meteorologiche del luogo.
Ognuno di questi fattori è importante, ogni cosa che appartenga a quel mondo, poiché
tutto influisce sull’esito della battaglia. Il capitolo 1 elenca quindi gli strumenti a
disposizione, i rifornimenti, i gradi, le punizioni e l’affidabilità del generale. Il capitolo 2
elenca in dettaglio alcune spese specifiche per la creazione di un esercito: «per gli
stipendi dei consiglieri stranieri, per i costi dei materiali come la colla e la lacca, dei carri
e delle armature». Ciò è necessario non solo perché ogni elemento è importante in caso
di battaglia, ma anche perché ognuno influisce sugli altri. Modificando un singolo
elemento, l’azione si ripercuote sull’insieme. Minate la credibilità del generale, e un
piccolo acquazzone diventerà un diluvio minaccioso. Il capitolo 2 illustra questo punto
molto chiaramente:

Uno Stato si impoverisce a causa dei suoi soldati –


Quando essi sono lontani e per il loro approvvigionamento le merci devono viaggiare a
lungo.
Quando essi sono lontani e il trasporto delle vettovaglie su lunghe distanze
impoverisce le famiglie nobili.
Dove si trova un esercito, i prezzi delle merci salgono
E con il rincaro, le ricchezze si esauriscono.
Quando le ricchezze si esauriscono, il popolo è immancabilmente oppresso da pesanti
tassazioni.

Poiché tutti gli elementi sono connessi tra loro, bisogna conoscerli uno per uno, e
sapere come ognuno agisce e influenza gli altri. Soltanto allora si potrà pianificare la
propria strategia.
Stiamo esaminando ora una sequenza di eventi, cosicché quando i soldati si
avvicinano, i prezzi salgono e, di conseguenza, la ricchezza cala e il popolo viene
gravemente tassato. Ma questa catena causale si sta già intersecando con un’altra… per
esempio, quando piove troppo, i raccolti si coprono di muffa e marciscono e vengono
chiamati i maghi e gli indovini; il popolo perde così fiducia negli antenati e nei capi e la
minaccia di rivolte contadine si fa più concreta.
Tutte queste sequenze hanno luogo simultaneamente. Ogni cosa è collegata al resto,
in un movimento perpetuo. Di solito riusciamo a capire solo alcuni aspetti del mondo
per agire in questo modo: i prezzi fluttuano per effetto delle complesse interazioni della
domanda e dell’offerta. Ma se ogni cosa fosse diversa, se il mondo fosse un universo
mutevole composto da infiniti elementi che si muovono a velocità diverse, così da
formare strutture mai uguali una all’altra? Anche il peso degli elementi si modifica,
poiché un pezzo può crescere o ridursi, in una ricerca costante di equilibrio.
Questo è il mondo del Sun Tzu. Ed è il mondo non solo del Sun Tzu, ma anche
dell’antica Cina, un insieme di affermazioni condivise da tutti, relative all’andamento
del mondo. Le varie scuole di pensiero enfatizzano i diversi aspetti del Sun Tzu: i
confuciani cercano di disciplinarlo attraverso il rituale e la ricerca della virtù, mentre i
taoisti si lasciano trasportare dalla sua corrente. Ma tutti concordano nel riconoscerlo
come l’essenza del loro mondo.
Le relazioni
Qual è il nostro approccio a questo mondo? Prima di tutto, dobbiamo analizzarlo dal
nostro punto di osservazione. Riportiamo un esempio apparentemente banale tratto da
un libro per bambini cinese, nel quale uno scoiattolo cerca di stabilire se sia sicuro o
meno attraversare un corso d’acqua. Dal suo punto di vista, si tratta di un’azione
pericolosa e sicuramente annegherà. Ma l’acqua arriva a malapena ai garretti di un
cavallo. Non è una questione di definizioni, si tratta di capire come agire efficacemente
nel mondo. Se dobbiamo determinare se attraversare il fiume sia un’azione appropriata
per le nostre truppe, non possiamo fare affidamento sulle informazioni date dallo
scoiattolo o dal cavallo: dobbiamo inserirci personalmente nel processo di calcolo,
valutando le nostre forze in confronto con gli altri elementi. Così ciò che siamo in
qualsiasi situazione – ad esempio, “in grado di attraversare” o “non in grado di
attraversare” – è solo parzialmente una funzione delle nostre abilità relative. Ciò che
conta è come ci adattiamo alla situazione, se riusciamo a cavarcela in quella determinata
acqua. La risposta che avremo sarà molto diversa da quella ottenuta da qualcun altro.
Esistono vari esempi di questo modo di pensare, risalenti all’epoca del Sun Tzu. I due
che riportiamo furono elaborati da uno dei suoi principali detrattori, un influente
confuciano di nome Hsün Tzu (310-220? a.C.), che visse circa un secolo dopo la
compilazione del testo. Hsün Tzu dedica un capitolo alla critica del Sun Tzu, tuttavia il
suo pensiero è del tutto analogo a quello da lui rifiutato. A proposito del punto di vista
da adottare, egli scrive:

Esiste una pianta nelle regioni occidentali chiamata iris perenne. Il suo gambo è alto
dodici centimetri, ma poiché cresce in cima ad alte montagne, si sporge su abissi di
migliaia di metri. 1

Se adottiamo un punto di vista corretto, possiamo tenere sotto controllo vaste


distanze, per quanto limitata sia la nostra persona. È come se lo scoiattolo si trovasse in
groppa al cavallo.
Un altro esempio portato da Hsün Tzu, sempre tratto dal capitolo 1 delle sue opere,
sottolinea il potere che deriva da questo modo di vedere le cose:

Arrampicandoti su un’altura per fare segnalazioni, non è che il tuo braccio si allunghi, ma
lo si potrà vedere da lontano. Urlando sottovento, non è che la tua voce si intensifichi,
ma la si potrà intendere più chiaramente.

Se sappiamo trarre vantaggio da alcune caratteristiche del territorio, il nostro potere


crescerà a dismisura. Per fare ciò, dobbiamo valutare non solo l’oggetto, ma anche le sue
interazioni con gli altri oggetti e situazioni: in altre parole, dobbiamo conoscere le sue
relazioni. Ricordate che in questo mondo non siamo un’entità a sé stante; alcune qualità
come l’altezza o il coraggio si definiscono solo in rapporto con altri elementi. Così ciò
che chiamiamo “alto” dipende da ciò che definiamo “basso”. Il Sun Tzu è
profondamente consapevole dell’interdipendenza degli oggetti e dell’importanza di
conoscere tali relazioni per raggiungere i propri obiettivi. Nel capitolo 7, si afferma che
dobbiamo spostare le truppe lungo vie che risultino tortuose per il nemico, ma che
siano chiare a noi stessi.
Possiamo ottenere ciò con un’azione facile da compiere, poiché non genera
opposizioni, ed efficace, poiché fondamentalmente modifica l’ambiente a nostro
vantaggio. A questo proposito, citiamo due esempi dal capitolo 6: «Per percorrere mille
li indisturbato, attraversa terre disabitate», o: «Per colpire e imprigionare il nemico,
attaccalo dove non si può difendere».
Il mondo è in continuo movimento. Ciò che non è da difendere oggi può esserlo
domani. Se attualmente il nostro esercito è sazio ed efficiente, non è detto che domani i
soldati non siano affamati e non siano impantanati in una palude. Ciò che il nostro
esercito è, ciò che può o non può fare, non è un elemento fisso, un’essenza immutabile:
dipende piuttosto dalle condizioni nelle quali le truppe si troveranno ad agire. Non
siamo “oggetti”; seguiamo una traiettoria attraverso lo spazio e il tempo, e le nostre
azioni si intersecano con quelle degli altri. Le uniche costanti sono legate ad alcune
caratteristiche fisse di una determinata situazione, ovvero il nostro esercito avrà bisogno
di cibo ogni giorno o, per meglio dire: «Dove si trova un esercito, i prezzi delle merci
salgono. E con il rincaro, le ricchezze si esauriscono». Si tratta di modelli fissi che
possiamo ritrovare lungo i secoli.
Poiché cerchiamo di scoprire questi modelli o gruppi di eventi, è cruciale soffermarsi
sull’essenza delle cose, sulla loro inclinazione naturale. In alcuni casi, il processo è
abbastanza semplice: l’acqua scorre sempre verso il basso, e la maggior parte delle
persone non vuole morire. Ma in quanto esseri umani complessi, i soldati hanno un
vasto repertorio di reazioni possibili, e il mondo in sé è infinitamente complesso. Ciò
vale sia per noi stessi sia per l’esercito del Sun Tzu, ma il linguaggio del Sun Tzu,
proveniente dall’antica Cina, è già concepito per spiegare tali aspetti del mondo. La
natura mutevole delle cose non contraddice il suo senso della realtà o la sua logica, né
rappresenta una minaccia per la sua concezione del mondo. Al contrario, si tratta di
aspetti centrali nella visione del Sun Tzu.
Il Sun Tzu fornisce vari esempi di queste tendenze, modelli o gruppi di eventi,
insegnandoci a riconoscerli ovunque intorno a noi. Per farlo in maniera efficace,
dobbiamo imparare a usare lo shih.
Lo shih
Abbiamo a che fare con un mondo compatto. Tuttavia, possiamo distinguere al suo
interno le strutture temporanee e mutevoli, ognuna delle quali possiede dei vantaggi
momentanei di vario genere. Possiamo citare l’esempio dello scoiattolo sul cavallo, che
riesce ad attraversare senza problemi il corso d’acqua. Si tratta di un concetto
complesso, che in cinese viene definito con un unico termine: shih (si pronuncia “shir”,
quasi senza vocale). 2
Il significato originale di shih era il potere di colui che comanda: il suo controllo sugli
altri, l’abilità di colpirli a distanza. All’epoca del Sun Tzu, le persone avevano
cominciato a rendersi conto che il potere non risiedeva nella persona del monarca, bensì
nel suo ruolo. Come nota un antico testo:

Il Serpente che Solleva le Testa si diverte nelle brume,


Il Drago Volante cavalca le nubi.
Ma quando le nuvole se ne vanno e le brume si dissolvono,
Essi non sono differenti dai vermi della terra. 3

Nell’epoca anteriore al Sun Tzu, i requisiti per conquistare potere e autorità erano la
forza fisica, gli antenati degni e le virtù morali. Com’è possibile che il monarca attuale,
che potrebbe non possedere nessuno di tali requisiti, nondimeno controlli coloro che li
possiedono? La risposta è semplice: la sua autorità, o shih, deriva dal fatto che egli siede
sul trono. Essere al posto giusto accresce enormemente la sua influenza.
Egli non può creare personalmente questo ruolo: ha bisogno dell’aiuto di tutto
l’apparato statale, nonché dell’appoggio di cortigiani, burocrati e militari. Il monarca è
potente poiché si trova a capo di una complessa rete di relazioni. Viceversa, la forza, la
moralità e l’abilità sono qualità personali che appartengono a un unico individuo. A
meno che non possano esprimersi in ambiti d’influenza più ampi, sono del tutto
inefficaci.
Lo shih, quindi, è una funzione della relazione tra le cose. Il suo potere risiede in una
conformazione particolare: il drago sfrutta la forza del vento sopra le nuvole, il monarca
definisce i meccanismi dello Stato. Le interconnessioni dipendono dalla sistemazione
dei vari elementi.
Ovviamente le cose cambiano e, di conseguenza, anche la loro configurazione muta.
In questo caso, il potere del loro specifico shih non è più disponibile. Il Sun Tzu
sottolinea che l’abile condottiero non segue uno shih prestabilito e non mantiene una
forma immutabile (capitolo 6). Senza le nuvole il drago è solo un grosso verme, il re un
uomo come tutti gli altri. Ma tali cambiamenti non avvengono a caso: si può prevedere
se domani ci saranno vento e nuvole che possano sostenere il volo del drago. E un abile
stratega è in grado di sapere quando la marea si abbasserà, permettendo alle sue truppe
di attraversare l’estuario.
Sarebbe più semplice trarre vantaggio dallo shih che si manifesta spontaneamente,
ma è opportuno imparare a conoscere le piccole alterazioni che si possono apportare
all’ambiente, in modo che esso agisca a nostro favore. L’abile stratega sa come bloccare
l’arrivo della marea, in modo che le truppe nemiche si trovino in mezzo al letto del
fiume nel momento in cui egli rompe gli argini che trattengono l’acqua. In altre parole,
lo shih può essere coltivato. Ciò comporta un progressivo accumulo di energia e potere,
analogamente all’acqua che si raccoglie in una diga.
Lo shih può dunque essere paragonato a una scacchiera: l’efficacia di una posizione è
da leggersi in relazione al potere di determinati pezzi, all’efficacia della loro
disposizione, al loro rapporto con i pezzi avversari e anche alla possibilità che si
trasformino in qualcos’altro. A ciò possiamo aggiungere il particolare atteggiamento
psicologico del nostro avversario. Sono tutti aspetti dello shih. Possiamo distinguerli in
modo analitico, ma un giocatore di scacchi riesce a coglierli tutti contemporaneamente.
Il mondo è più complesso degli scacchi a tre – o perfino a cinque – dimensioni.
Comprende cibo, protezione, riposo, materiali, tutti quegli elementi che abbiamo citato
all’inizio del nostro discorso. C’è inoltre un altro concetto cruciale, il tempismo: il saper
scegliere il momento giusto per intervenire, prendere la mira, liberare l’energia
accumulata. Nel Sun Tzu questo momento è chiamato nodo, un termine che fa
riferimento alla giunzione irregolare, estremamente piccola, tra i vari segmenti del
bambù, che separa una sezione dall’altra.
Vediamo dunque come il Sun Tzu introduce queste sfaccettature dello shih. Ognuno
dei seguenti passaggi, tratti dal capitolo 5, pone l’accento su un singolo aspetto, sebbene
di fatto tutti gli aspetti siano intrinsecamente presenti.
Il primo esempio riguarda il potere del movimento:

La furia dell’acqua, nel punto in cui trascina e ammassa le pietre: questo è lo shih.
Il falco in picchiata, nel momento in cui ghermisce mortalmente la preda: questo è il nodo
del bambù.

L’acqua è placida, ma in questo caso il suo scorrere impetuoso può abbattere le rocce.
Tale potere deriva dal movimento incessante di un elemento altrimenti inoffensivo. Per
evocarlo, non è necessario alterare le caratteristiche base dell’acqua; bisogna
raccoglierne una grande quantità e metterla in movimento. Il falco che scende in
picchiata, un’immagine usata qui per definire le caratteristiche del nodo, richiama
anch’esso il potere dello shih, mostrando lo stretto legame tra i due concetti.
Il secondo esempio enfatizza la forma:

Perciò, l’esperto in battaglia –


È dotato di uno shih irresistibile,
Di un nodo corto.

Il termine “irresistibile” può essere tradotto anche con “burrone”. In questo caso si
pone l’accento sulla configurazione, quell’espressione attraverso la quale una
determinata cosa fa appello a una delle sue qualità intrinseche per manifestarsi in una
maniera completamente diversa. Il nodo è volutamente corto.
Il terzo esempio sottolinea l’aspetto di accumulazione:
Lo shih è come tendere una balestra al massimo.
Il nodo è come lo scatto del grilletto.

La balestra è uno strumento per accumulare la forza sotto forma di energia


potenziale. Premendo il grilletto scocchiamo la freccia, rilasciando in un colpo solo tutta
l’energia accumulata. Questo è lo shih in azione. Il potere è stato accumulato e
focalizzato alla perfezione sull’obiettivo. La freccia non possiede in sé alcun potere, né
lo “trae” dalla balestra. Il potere nasce solo quando tutte le condizioni si verificano
contemporaneamente. Non ha origine né all’interno della configurazione né all’esterno.
Al momento giusto, o nodo, la freccia viene scoccata, colpendo il nemico a distanza.
Tutti questi aspetti costitutivi dello shih sono espressi nell’esempio seguente, tratto
dal capitolo 5:

Colui che segue lo shih impiega le truppe in battaglia come se fossero tronchi d’albero e
rocce rotolanti.
Riguardo alla natura dei tronchi d’albero e delle rocce –
Quando sono su un terreno pianeggiante, sono statici.
Quando vengono agitati, si mettono in moto.
Quando sono quadrati, restano immobili.
Quando sono rotondi, si muovono.
Così, lo shih dell’abile condottiero, che si appresta a condurre un esercito in battaglia, è
paragonabile al far rotolare rocce rotonde da una montagna alta mille jen.

Questo è il potere in movimento, la configurazione corretta e la liberazione


dell’energia potenziale. Le rocce hanno caratteristiche e tendenze di vario genere. Le
rocce quadrate non rotolano, ma quelle rotonde, se mosse nella maniera giusta, sono in
grado di farlo. Lo shih “buono” ci permette di far rotolare le rocce da una montagna alta
un miglio. Non c’è bisogno di spingere le rocce verso l’alto, né di levigare gli spigoli
delle rocce quadrate. Queste verranno usate per costruire fortificazioni, mentre le rocce
rotonde saranno fatte rotolare verso il nemico. La configurazione giusta rende tale
potere, di volta in volta, naturalmente disponibile.
Con lo shih non è necessario alterare la natura delle cose – come se l’acqua potesse
essere solo un’arma quand’è sotto forma di blocchi di ghiaccio, o le truppe dovessero
essere coraggiose. Lo shih buono trasforma chiunque in un soldato valoroso. Il testo
afferma che non dobbiamo basarci sulle qualità specifiche che ogni individuo possiede
(capitolo 5):

E così, chi è abile in battaglia


Ricerca l’abilità nello shih e non la pretende dalle truppe.
Così si possono ripartire i compiti fra le truppe e ci si affida allo shih.

È il grande, impersonale potere del mondo verso il quale lo shih ci indirizza.


Apprendere lo shih
Lo shih esiste solo nell’attimo in cui si realizza. Tuttavia, è possibile imparare a
riconoscerlo e ad agire di conseguenza. In altre tradizioni militari la vittoria è attribuita
alle scelte del comandante, a una perfetta strategia di battaglia o a una palese
sproporzione di forze; nel Sun Tzu deriva dal controllo dello shih. Come lo scoiattolo
che attraversa il corso d’acqua, dobbiamo valutare attentamente la situazione, stabilire
se l’acqua è placida o impetuosa, e se, in questo caso, siamo in grado di attraversarla.
Dobbiamo inoltre saper stabilire il suo shih potenziale, come colui che, con un unico
colpo d’occhio, riesce a capire in che modo l’acqua scorrerà tra una fila di colline
basandosi sulle caratteristiche della vallata e sulle asperità del terreno circostante.
Possiamo così determinare il luogo in cui erigere una diga – l’elemento semplice e
banale che modificherà tutta la configurazione.
Nel Sun Tzu, lo shih è insegnato in vari modi. Tre sono particolarmente importanti: il
primo usa una breve frase per riassumere un argomento complesso. Ne abbiamo già
visto vari esempi: «E così, chi è abile in battaglia ricerca l’abilità nello shih e non la
pretende dalle truppe». Il testo spiega in maniera analoga la prospettiva più ampia:

Un risultato superiore consiste nel catturare intero e intatto uno Stato nemico.
Distruggerlo costituisce un risultato inferiore.

Il passaggio continua con una generalizzazione e un elenco dei seguenti principi


(capitolo 3):

Perciò, ottenere cento vittorie in cento battaglie non è prova di suprema abilità.
Sottomettere l’esercito nemico senza combattere è prova di suprema abilità.

E così, è di suprema importanza sconvolgere la strategia del nemico.


In secondo luogo spezzare le sue alleanze.
In terzo luogo attaccare il suo esercito.
La scelta peggiore è assediare le città fortificate.

Tali affermazioni partono da un punto di vista che considera tutto l’insieme. Se non
le analizziamo partendo da questo presupposto allargato, penseremo che si tratti
semplicemente di opinioni personali casualmente collegate.
In secondo luogo, il testo insegna lo shih tramite metafore e immagini: «La furia
dell’acqua, nel punto in cui trascina e ammassa le pietre: questo è lo shih». Lo shih è
«come tendere una balestra al massimo», come «far rotolare rocce rotonde da una
montagna alta mille jen». Queste immagini rimangono impresse in noi, influenzando i
nostri pensieri in maniera inconscia. È un potere che non può essere espresso a parole.
Il terzo modo per insegnare lo shih è rappresentarlo semplicemente tramite esempi. Il
testo afferma quindi: «Quando attraversi le montagne, / Tieniti vicino alle valli», o
«Quando hai attraversato un fiume, / Accampati a una certa distanza da esso» (capitolo
9). Inizialmente, potremmo considerarli dei semplici ammonimenti – in una situazione
A, fai R. Sono buoni consigli provenienti dalla prima linea, semplici e chiari. Tuttavia,
analizzandoli più da vicino, rappresentano il mondo sotto forma di relazioni.
Descrivono come una situazione appare, assumendo la prospettiva d’insieme e quale
sarà la nostra reazione. Anziché esprimere tali concetti sotto forma di enunciati, il testo
li enuncia sotto forma di esempi, di situazioni concrete.
I capitoli 8, 9, 10, 11 sono in gran parte incentrati su questo genere d’informazioni.
Qualche volta gli esempi riguardano tipologie d’azione. I nove terreni, ad esempio, sono
nove tipi di situazione, ognuna delle quali richiede un certo genere di attività. La
maggior parte dei concetti espressi appare piuttosto ovvia. Potrebbe in effetti trattarsi
del livello più superficiale del testo, nel quale i dati sono presentati a gruppi di cinque o
nove per facilitarne la memorizzazione. Tuttavia, non possono essere considerati meno
profondi dei capitoli concettualmente più densi all’inizio del libro, poiché derivano ed
esprimono lo stesso punto di vista.
Insegnano lo shih in maniera altrettanto efficace, guidandoci con gli esempi finché
non ne intuiamo la prospettiva relazionale e presentando un approccio alternativo
rispetto a quello puramente concettuale dei capitoli precedenti. In questo modo
s’imparano l’aikido o il karate, operando con i kata, o sequenze di tecniche, ripetendole
finché non diventano una seconda natura, se non la prima. È anche il modo in cui una
tradizione orale arricchisce una cultura. Le sue massime penetrano con naturalezza nel
nostro inconscio e la saggezza entra nel flusso della nostra coscienza. Tale approccio si
rivela problematico solo nel caso in cui cerchiamo di riprodurre l’atteggiamento
descritto dalle massime, anziché usarlo come spunto per capire al meglio le circostanze
contingenti.
Attraverso queste diverse forme di approccio, arriveremo a vedere il mondo con
occhi diversi. In ogni momento, la natura delle cose si rivela a noi. Impareremo ad agire
spontaneamente e in maniera appropriata in ogni situazione nuova.
Conoscere il Tao
C’è un ultimo aspetto dello shih che dobbiamo prendere in considerazione. Per farlo, è
necessario uno sforzo d’immaginazione. In genere, si pensa che il mondo sia composto
da elementi solidi. Le rocce sono un esempio perfetto – in particolare, le rocce rotonde
che il Sun Tzu suggerisce di far rotolare giù da una montagna alta mille jen. Ma la loro
solidità è soltanto apparente. Sono senz’altro più dure, più resistenti della carne umana,
la quale a sua volta è più compatta o più concentrata dell’aria in cui si muove. Tuttavia,
possiamo considerare tutto ciò come parte di un unico continuum.
Inoltre, ognuna di queste forme – roccia, persona, aria – è solo temporanea e svanisce
dopo un lasso di tempo più o meno lungo. Queste forme sono in costante interazione
reciproca. Ciò vale non solo per gli agenti attivi quali le persone, ma anche per gli
elementi immobili come un’altura, che interagisce con gli elementi circostanti nella
misura in cui è un rifugio per gli uccelli e impedisce ai soldati di scalare le ripide pareti
dei suoi versanti.
Come qualsiasi altra parte del mondo, anche l’altura ha dei confini e noi possiamo
temporaneamente delimitarli: le persone e le cose si muoveranno attraverso un percorso
ben definito. Possiamo trarre vantaggio da tale configurazione, sfruttandone a tratti
l’energia. Un testo contemporaneo al Sun Tzu riporta che i semi lanuginosi dell’aster
«sono catturati dalle correnti d’aria e viaggiano per miglia e miglia. Essi sfruttano lo
shih del vento». 4 Se collocato nel posto giusto al momento giusto, anche l’oggetto più
minuscolo può provocare risultati eccezionali. Possiamo alternativamente controllare il
movimento delle forze, gettando grandi quantità di acqua giù da un burrone per
spazzare via i nemici. Nel punto in cui sono, i nostri avversari ostacolano il libero fluire
dello shih e, di conseguenza, sprecheranno energie preziose nel tentativo di resistergli.
Il mondo non è quindi composto da oggetti solidi, bensì da flussi di forze, movimenti di
energia o configurazioni in mutamento dello shih. Tutto ciò è il Tao.
Il principale ostacolo alla conoscenza del Tao è la staticità. Anziché essere l’acqua che
scorre giù dal burrone, siamo noi il nostro nemico, colui che impedisce il flusso
dell’energia. Abbiamo una prospettiva limitata, una posizione statica all’interno di una
corrente più ampia, nella quale non riusciamo a muoverci liberamente. Possiamo
fissarci in molti modi. Uno di questi può essere l’abitudine, i vecchi schemi di pensiero,
simili a rivoletti nella sabbia attraverso i quali scorrono ostinatamente i nostri pensieri.
Le buone abitudini possono essere tanto limitanti quanto quelle cattive. Il testo elenca
una serie di qualità del generale che, al momento giusto, diventano virtù. Se portate
all’estremo, possono rivelarsi autodistruttive (capitolo 8):

Risoluto a morire, può essere ucciso.


Risoluto a vivere, può essere catturato.
Incline alla rabbia, può essere provocato.
Puro e onesto, può essere oggetto d’infamia.
L’amore per i suoi uomini lo rende ansioso.
Quelle che in origine erano virtù si sono trasformate in un grosso intralcio alle azioni
del generale. Tuttavia, ogni fissazione è un impedimento.
Un altro ostacolo è rappresentato dalle nostre proiezioni, che ci impediscono di
accettare qualsiasi elemento ignoto. Non vediamo mai il nemico perché non riusciamo a
scorgere neppure noi stessi. Nessun elemento nuovo viene a turbare il nostro mondo,
che nasce immacolato in ogni momento, e si ripete in una sequenza d’immagini sempre
uguale.
Qual è la causa delle nostre proiezioni? Si tratta di fissazioni a livello profondo, che
determinano una prospettiva ancor più limitata. Dal punto di vista del Tao, una
prospettiva così ristretta è costantemente in pericolo. Pensiamo a una roccia in mezzo a
una corrente impetuosa: può resistere per un po’ – pochi attimi o più secoli – ma alla
fine viene trascinata via. Se riconosciamo questa vulnerabilità, possiamo cercare di
rinforzarci, proteggendoci di fronte alla vertiginosa prospettiva del Tutto.
Ma se riusciamo ad avere la visione d’insieme, se diventiamo corrente e roccia, se
vediamo la roccia stessa come energia, e non come una forza statica, la nostra mente si
aprirà, andando oltre l’egoismo e gli interessi di parte. Così recita il testo (capitolo 10):

E così, egli avanza senza cercare fama.


Si ritira senza temere la vergogna.
Cerca solo di risparmiare i suoi uomini
E di procurare il massimo vantaggio al suo sovrano.
Egli è il tesoro dello Stato.

Se facciamo nostro questo punto di vista, non dobbiamo temere che le ragioni dell’Io
offuschino il nostro giudizio. Se ci rendiamo conto che una battaglia non può essere
vinta, non dobbiamo combatterla, anche se ci viene ordinato di farlo (capitolo 10).

E così, quando analizzando il Tao della battaglia si prevede vittoria certa, nonostante il
sovrano decida di non combattere, il generale può con sicurezza lanciare le sue truppe
all’assalto.

Quando analizzando il Tao della battaglia, si prevede una sconfitta, nonostante il sovrano
decida di combattere, il generale può ragionevolmente rifiutarsi di eseguire
quest’ordine.

La conoscenza del Tao è superiore all’obbedienza al sovrano e richiede un diverso


approccio mentale, come appare evidente in questo passaggio che parla dei tre modi di
usare la forma. Per “forma” s’intende la particolare configurazione data alle cose, e
“formare” indica gli espedienti che mettiamo in atto per far sì che le cose accadano
(capitolo 6).

Affidati alla forma per vincere sul nemico numeroso,


E quest’ultimo non riuscirà a capire come hai fatto.
Tutti vedono la forma con cui ho vinto,
Ma nessuno sa cosa mi porta a decidere la forma della vittoria.
Evita di ripetere le tattiche vittoriose del passato,
Perché la forma deve essere suggerita dall’infinita varietà delle circostanze.

Le persone in genere vedono la vittoria (l’esito finale), ma non riescono a scorgere la


forma (gli eventi che hanno determinato l’esito). Conoscono soltanto gli elementi
facilmente calcolabili – l’aspetto materiale e tangibile della guerra, la logistica. A un
secondo livello di conoscenza, le persone sono in grado di vedere le forme usate.
Conoscono già tutti gli elementi della strategia – capovolgimenti di fronte, calcoli
astratti, come disporre i pochi contro i tanti. Ma è solo a giochi fatti che riconoscono la
particolare disposizione degli elementi grazie alla quale siamo giunti alla vittoria. Il
terzo livello di conoscenza è inaccessibile perfino all’élite. È estremamente produttivo,
poiché permette di creare nuove forme. Esse scaturiscono da qualcosa di inesauribile, di
incommensurabilmente ampio: dal Tao.
Il Tao è molte cose. Una di queste è un particolare tipo di caos – il caos nell’antica
Grecia indicava un Tutto le cui parti non erano singolarmente distinguibili. È l’ordine
costituito dalla totalità di queste multiple e mutevoli relazioni. Ma il Tao è anche il
modo in cui gli elementi interagiscono e si muovono; le strutture che si creano nel
tempo e nello spazio.
Come possiamo conoscere il Tao? Nello stesso modo in cui impariamo a conoscere
gli aspetti della vita di tutti i giorni, come ad esempio spegnere il fuoco quando l’acqua
bolle nel pentolino da tè. Si tratta in entrambi i casi di esperienze che apprendiamo
senza sforzo, attraverso una consapevolezza immediata della situazione. Conosciamo il
Tao anche grazie allo studio dello shih. Per capire lo shih, infatti, esaminiamo tutti gli
elementi del nostro mondo e analizziamo le loro interazioni reciproche. Considerando il
mondo come shih, scorgendo le mutevoli configurazioni delle cose, ci comporteremo
nella maniera più opportuna. Agiremo in armonia con il Tao creando le forme, le
strutture temporanee che determinano la realizzazione degli eventi.
Sebbene il Tao possa sembrare un sistema, un Tutto all’interno del quale sono
racchiuse le forze del caos, di fatto l’essenza del Tao è il movimento. Così, com’era
prevedibile, nel Sun Tzu, l’apice della creazione delle forme è il superamento delle
stesse (capitolo 6):

Il fine del dare forma alle operazioni militari è diventare senza forma.
Quando si è senza forma, nemmeno le spie più abili riescono a scoprire nulla e il nemico
saggio non avrà elementi per poter preparare i suoi piani.

Il corollario della mancanza di forma è la flessibilità assoluta. Questo passaggio


stabilisce un parallelismo tra la forma degli eserciti e quella dell’acqua (capitolo 6):

Ora, la forma dell’operazione militare è come quella dell’acqua.


L’acqua, quando scorre, fugge le altezze e precipita verso il basso.
L’operazione militare vittoriosa evita il pieno e colpisce il vuoto.
Come l’acqua adegua il suo movimento al terreno,
La vittoria in guerra si consegue adattandosi al nemico.
L’abile condottiero non segue uno shih prestabilito e non mantiene una forma immutabile.
Modificare la propria tattica adattandosi al nemico è ciò che si intende per “divino”.

Il Tao dell’acqua è il flusso verso il basso. È contemporaneamente ciò che è e ciò che
dev’essere. Lo stesso vale per l’arte militare: non esistono elementi prefissati quali
forma, struttura, essenza, Sé o schema mentale, bisogna semplicemente adattarsi alle
circostanze.
«Modificare la propria tattica adattandosi al nemico è ciò che si intende per
“divino”.» Le divinità sono incorporee, inaccessibili. Di nuovo (capitolo 6):

Impercettibile! Impercettibile!
Nella piena assenza di forma. ~
Divino! Divino!
Nella piena assenza di rumore. ~
In questo modo si diventa padroni del destino del nemico. ~

Non si tratta di credere in qualche strana forza, ma di capire come funziona il


mondo. Si tratta inoltre di sfruttare la capacità umana di intervenire sul mondo –
vedere, udire e conoscere, e agire di conseguenza nella maniera più appropriata.

1. Hsün Tzu, capitolo 1.


2. Per un’ulteriore discussione sullo shih, vedi Roger T. Ames, Strategic Advantage, in Sun Tzu. The Art of
Warfare, Ballantine, New York 1993.
3. P. Thompson, The Shen Tzu Fragments, University Microfilms, Ann Arbor 1970, p. 516.
4. Lord Shang, capitolo 24.
Il saggio comandante

Il Sun Tzu rivolge i suoi consigli al generale, cioè a colui che detiene il comando durante
una battaglia. È il comandante saggio, uno straordinario esempio di abilità e buon
senso. Parla con autorità, agisce con vigore, è pieno di risorse, in armonia con le
strutture profonde del mondo. Domina il campo di battaglia. In questo saggio, partendo
dall’analisi delle sue qualità individuali e della loro correlazione reciproca, cominciamo
a costruire un’immagine di questa saggezza quale si estrinseca nell’essere umano. Il
testo suggerisce alcuni tratti, ma non crea un ritratto completo. Descriveremo
innanzitutto il modo di essere del comandante saggio, e poi illustreremo i modi in cui si
manifestano le sue doti, comprese l’audacia e la capacità di raggiro.
Questa descrizione non si basa su una figura storica dell’antica Cina. Si cerca, al
contrario, di personificare un certo ideale di saggezza, mostrando come concezioni che
appaiono lontane e irraggiungibili possano in realtà essere applicate nella vita
quotidiana. In questo modo, possiamo identificare alcuni esempi di persone che
incarnano tale saggezza e che possono trasmetterla agli altri. A un esame più attento,
possiamo scoprire qualche aspetto nelle sue caratteristiche e azioni che rispecchia la
nostra esperienza personale in situazioni di conflitto.
In questo modo, un personaggio quasi mitico diventa più umano e raggiungibile.
Rappresenta un modello che sentiamo di poter emulare e un esempio di disciplina
concretamente applicabile. Proprio come le affermazioni del testo, che con poche parole
possono cambiare il nostro modo di pensare, l’immagine del comandante saggio può
guidare le nostre azioni nelle sfide più difficili. Ci mostra come cogliere il Tutto, come
vincere senza combattere.
Le operazioni militari
Per definire al meglio la figura del comandante saggio, dobbiamo prima stabilire cosa
intendiamo con il termine “operazioni militari”. In linea generale, questa definizione si
riferisce a un’applicazione pratica della forza, che si concretizza principalmente
nell’esercito. Ogni atto fisico e mentale è un esercizio di forza. Le operazioni belliche
non sono altro che l’intensificazione di una comune attività umana.
La forza è neutrale. Assume però tratti di aggressività quando si adotta un punto di
vista limitato, insistendo affinché gli altri si adeguino alle nostre richieste. L’aggressività
è sempre distruttiva, anche per chi la esercita (capitolo 3):

Se il generale cede alla propria rabbia e dà ordine ai suoi uomini di lanciarsi all’assalto
delle mura come formiche brulicanti,
Un terzo degli ufficiali e dei soldati cadrà senza che la città fortificata sia espugnata –
Tali sono gli effetti disastrosi di simili attacchi.

Le operazioni belliche sono un’espressione di tale forza, usata in questo caso per
proteggere l’integrità dello Stato. Ovviamente, quando parla di Stato, il Sun Tzu fa
riferimento a un’entità politica. Tuttavia, il termine può riferirsi anche a qualsiasi
organismo che rappresenti una prospettiva d’insieme. Può essere la famiglia, il clan, la
cultura o la società. Può essere anche la mente del singolo individuo. Il termine
“protezione” indica il mantenimento dei limiti, che assicurano l’integrità del Tutto;
permettono alla vita di svilupparsi al loro interno e consentono un adeguato scambio
tra l’interno e l’esterno. Protezione significa rispettare e garantire la propria sicurezza,
sia mantenendosi all’interno dei limiti, sia esplorando ciò che si trova al di fuori di essi –
in altre parole, attraverso la difesa o la conquista. Significa anche assicurare il benessere
di qualunque cosa lo Stato reputi necessaria per la propria esistenza.
Il bisogno di protezione è un aspetto fondamentale dell’esistenza all’insegna del
dualismo. Di fatto, lo scontro o la contrapposizione si manifestano in ogni situazione
nella quale ci sia un “dentro” e un “fuori”, una distinzione tra la nostra posizione e
un’altra. Il contrasto può essere così tenue e irrilevante da passare quasi inosservato.
Potrebbe anche trattarsi di una forza creatrice, poiché non è necessariamente negativo o
distruttivo. Svolgere una qualsiasi azione di tipo fisico o mentale significa vincere la
resistenza opposta da questa contrapposizione. In guerra lo scontro diventa estremo,
difficile e fortemente distruttivo. L’esercito esiste per fronteggiare situazioni di questo
genere.
Oltre a rappresentare il principio di protezione, l’esercito è lo strumento attraverso il
quale una società esprime le sue risorse nell’affrontare periodi di crisi e di profondo
cambiamento. Può trattarsi di catastrofi naturali, se il nemico è rappresentato dalle
inondazioni e dalla carestia. Può essere una crisi dovuta a cause umane, come la guerra,
oppure ogni occasione in cui la nostra mente è offuscata dalla confusione. Sono
situazioni estreme che richiedono scelte difficili riguardanti creazione e distruzione, vita
e morte. In questo caso, l’esercito funge da contenitore all’interno del quale la società o
l’individuo possono ristabilire la propria identità minacciata da un pericolo immane.
L’esercito in grado di avere una visione d’insieme protegge la vita.
Il Sun Tzu illustra tutti questi principi. Il testo afferma che il conflitto sorge
spontaneamente ed è inevitabile, e che la protezione è uno dei compiti normali svolti
dall’esercito. Spiega inoltre come affrontare il caos e cambiare in profondità. E in tutti i
casi il Sun Tzu mostra come assumere la visione d’insieme – superando la reazione
aggressiva spontanea al conflitto e scoprendo le possibilità di vittoria. Come dice il testo
(capitolo 3):

Perciò, ottenere cento vittorie in cento battaglie non è prova di suprema abilità.
Sottomettere l’esercito nemico senza combattere è prova di suprema abilità.

Una lettura attenta e contemplativa del testo permette di coglierne appieno la


profonda saggezza. Contemplare significa essenzialmente creare uno spazio protetto
dal quale osservare le cose. Proprio come curare un giardino significa osservare e
occuparsi dei semi che abbiamo piantato, l’approccio contemplativo permette di vedere
le cose in maniera semplice e lineare. Non stiamo dicendo di contemplare ogni minimo
dettaglio, bensì di aprire la mente alla relatività del mondo.
Una famosa storia zen racconta di un sapiente in visita a un monastero. Lo scopo
apparente della sua visita è approfondire lo Zen, ma non può fare a meno di arringare il
maestro sulla teoria e sulla dottrina buddhista. Il maestro ascolta educatamente e versa
il tè. Come il suo ospite, continua e continua, versando il tè finché la tazza non è colma e
il liquido comincia a tracimare sul tavolo. Senza bisogno di parole, sta spiegando che la
mente dell’ospite è troppo piena per apprendere elementi nuovi.
La contemplazione è un normale stato d’animo che tutti gli esseri umani
sperimentano. Consiste principalmente di apertura mentale e attenzione. Ce ne
accorgiamo quando siamo colpiti da una scena particolarmente bella: la mezzaluna che
brilla argentea attraverso le nuvole, l’azzurro intenso del cielo in una fredda mattina
invernale. Lo stato d’animo contemplativo è l’informe ispirazione creativa che si
manifesta nelle arti plastiche ed espressive, nonché in quella che gli atleti chiamano “la
zona”. Viene coltivato in qualsiasi disciplina fisica o mentale che richieda la nostra
massima concentrazione. Questa caratteristica è comune sia al comandante militare,
capace di cogliere la totalità nel caos della battaglia, sia al vasaio, che trae una forma
unica da un’informe massa d’argilla.
La contemplazione permette di sperimentare l’esperienza diretta, anziché limitarsi
alla semplice teoria. Il lettore del Sun Tzu trova un testo nel quale le secche frasi simili a
slogan si compenetrano con la sua intelligenza e consapevolezza. Si apre così un dialogo
tra il testo e il lettore che apporta significati sempre nuovi, a mano a mano che cresce la
comprensione del lettore.
Ma l’efficacia dell’approccio contemplativo risiede non nella lettura o nella scoperta
di analogie, bensì nella consapevolezza che il potenziale di ogni cosa nasce nell’attimo
contingente. È così che il comandante saggio trae forza da “risorse inesauribili” e scopre
come ottenere vittorie che “non possono essere decise in anticipo”. È così che il lettore
diventa un membro di questa stirpe di saggi.
Essere
Secondo il Sun Tzu, il segreto per vincere sta nel conoscere gli elementi che
compongono la situazione e agire su di essi in modo da utilizzare a nostro favore il loro
potere intrinseco. Il testo definisce shih tale potere. Per accedere allo shih, bisogna
prendere in considerazione la natura delle cose. Non è necessario cambiarla per ottenere
la vittoria.
Il comandante saggio comincia dall’analisi di se stesso. Il suo primo obiettivo non è
“cosa fare”, bensì “come essere”. Essere semplicemente se stessi conferisce un potere
spesso trascurato nello sforzo di essere qualcun altro. Una roccia è una roccia e un
albero rimane un albero. Ma il testo dice (capitolo 5):

Riguardo alla natura dei tronchi d’albero e delle rocce –


Quando sono su un terreno pianeggiante, sono statici.
Quando vengono agitati, si mettono in moto.
Quando sono quadrati, restano immobili.
Quando sono rotondi, si muovono.
Così, lo shih dell’abile condottiero, che si appresta a condurre un esercito in battaglia, è
paragonabile al far rotolare rocce rotonde da una montagna alta mille jen.

Le rocce che rotolano giù dalla montagna diventano un torrente inarrestabile.


Poiché il comandante saggio è in armonia con la sua essenza più profonda, non fa
paragoni con gli altri. Non si trova mai a disagio e non ha bisogno di apparire più di ciò
che è. Non c’è alcuna discrepanza tra le sue parole e le sue azioni, egli agisce sulla base
della propria forza. La sua mente è libera, e può così cogliere le opportunità migliori in
ogni circostanza.
Il comandante saggio non ha bisogno di fingere, poiché ha accettato la propria
essenza. Per questo motivo è gentile, non ha bisogno di aggredire, né di forzare le cose a
essere ciò che non sono. La sua gentilezza non si basa sulla logica dell’etica e le sue
azioni non sempre sono in sintonia con i tradizionali standard di comportamento.
La profonda conoscenza di sé permette al comandante di essere un uomo saldo e
sicuro come una roccia, che non rischia di aggrapparsi al suo status e che ha ben chiaro
ciò che vuole. Egli rappresenta un punto di riferimento per coloro che lo circondano, i
quali a loro volta possono vivere con serenità la propria intima essenza. Ciò semplifica
ogni situazione, eliminando la confusione alla radice. Conscio del proprio essere e del
proprio ruolo, il comandante saggio ha già raggiunto gran parte del suo scopo.
Poiché le sue azioni irradiano un’aura di completezza, esse trasmettono una
profonda convinzione. Per questo motivo gli altri si fidano di lui, credono in ciò che
dice e in ciò che fa. Egli può così guidare le persone e assicurare il benessere dello Stato
(capitolo 3).

Ora, il generale è la salvaguardia dello Stato.


Se la salvaguardia è completa, lo Stato sarà indubbiamente forte.
Se la salvaguardia è incompleta, lo Stato sarà sicuramente debole.

Quando il comandante saggio guida le truppe in battaglia, i soldati devono seguirlo


senza esitazione. Egli si impegna a fondo per conquistare la fiducia e la lealtà dei
soldati, occupandosi di loro e conoscendoli uno a uno. Grazie all’innata curiosità nei
confronti della natura umana, il comandante saggio instaura un legame intimo e
personale con le sue truppe (capitolo 11).

E così, colui che è esperto nell’organizzare le operazioni militari prende per mano i suoi
uomini come se conducesse una sola persona,
Di modo che nessuno possa indugiare.

Ogni occasione è valida per rinforzare il legame con i soldati, e ogni singola
interazione permette di approfondirlo. Andando in trincea insieme alle truppe, il
comandante saggio sperimenta di persona la loro situazione.
La lealtà si basa soprattutto sull’ammirazione. Si sviluppa quando le persone
apprezzano ciò che fanno e, a loro volta, ottengono in cambio un sentimento analogo. Il
comandante saggio si guadagna la lealtà delle truppe esprimendo per primo la sua
ammirazione nei loro confronti, anche nelle occasioni più insignificanti. Non perde mai
l’opportunità di conquistare la fiducia di qualcuno e non trascura mai nessuno. In
questo modo, riesce a trasformare tanti singoli individui in un’entità compatta, un
esercito che lo seguirà ovunque, anche nelle condizioni più estreme (capitolo 10).

Egli tratta i soldati come se fossero suoi figli,


Per questo essi lo seguiranno nelle vallate più profonde.
Egli considera i soldati come suoi figli prediletti
Per questo essi non temeranno di morire insieme a lui.

La sua innata curiosità si manifesta nel rispetto per l’intelligenza dei soldati. Perfino
la negatività può non essere un ostacolo, purché venga gestita in modo ragionevole. Il
rispetto reciproco rinforza il legame tra il comandante saggio e le truppe.
I legami rafforzati dal contatto intimo e dal rispetto reciproco preparano il terreno
per il duro addestramento e le difficili prove che attendono le truppe. La socializzazione
costante e il rafforzamento dei valori sono elementi necessari per la coesione
dell’esercito. Ma è proprio attraverso questo tipo di sforzo che i legami possono
trasformarsi in fedeltà assoluta.
Il comandante saggio aggrega tanti singoli individui in un esercito compatto grazie
all’impegno e alla disciplina. L’impegno è un processo continuo e costante, che va al di
là della semplice alternanza “in servizio” e “fuori servizio”; in questo modo si evita il
circolo vizioso impegno-esaurimento-ripresa (capitolo 10).

E così, chi è esperto nelle operazioni militari


Quando agisce non commette errori,
E una volta in azione, le sue risorse sono inesauribili.
Impegnarsi significa non cedere mai, ma senza esagerare. Si tratta di dominare il
vento più che di spingere un masso sopra una collina. Il comandante saggio stimola
l’impegno delle truppe sviluppando in loro un forte senso di partecipazione al
raggiungimento dell’obiettivo (capitolo 1).

Il cielo comprende yin e yang, freddo e caldo, il susseguirsi delle stagioni.


Seguirlo o opporvisi determina la vittoria militare.

L’impegno del comandante saggio consiste nell’“essere in armonia con il mondo”,


scoprire l’energia intrinseca e trarne vantaggio. Può essere semplice come non
combattere in salita o non attraversare un fiume dopo un temporale. Ma può anche
trattarsi di un’impresa eccezionale, come «nascondersi sotto le nove terre e muoversi
rapidamente sopra i nove cieli». Il comandante saggio non si stanca mai perché, anziché
perdersi in un’altra dimensione, riesce a “seguirla”.
L’impegno inteso in questo modo è il risultato di una disciplina spontanea. In genere,
si associa la disciplina all’applicazione di una serie di regole esterne al fine di migliorare
il proprio carattere. Spesso si tratta di un corpo estraneo che non si integra mai
perfettamente. Dal canto suo, il comandante saggio sviluppa una disciplina spontanea
basata sull’ammirazione nei confronti del mondo che lo circonda, ai cui modelli egli si
adegua. Se quando si ama il proprio corpo, ci si nutre con alimenti sani anziché
ricorrere alle diete, così il comandante saggio ammira ciò che lo circonda, svolge il suo
compito con vigore e interesse, anziché sentirsi costretto a un lavoro ingrato. La
disciplina spontanea lo riporta costantemente al suo impegno e lo salvaguarda dal
ricorrere a una prospettiva più limitata.
Sfruttare il caos
Il comandante saggio è pronto per la battaglia. Puro e autentico, infonde fiducia nei suoi
soldati. Ha una visione globale della situazione e può così reagire sfruttando ogni
risorsa. La sua forza è al massimo ed è continuamente alimentata. Può contare sulla
fedeltà assoluta dei suoi soldati, pronti a seguirlo anche nelle situazioni più pericolose.
Ma il campo di battaglia, come del resto la vita, è imprevedibile, in balìa del caos e
dell’incertezza. Generalmente, il caos è il disordine esistente tra l’ultimo ordine di cui si
è a conoscenza e l’ordine futuro ancora da realizzarsi. È una fase pericolosa e incerta,
nella quale ogni elemento di solidità sembra sgretolarsi.
Il caos rappresenta una grande sfida per il generale. Se egli stesso è caotico, la sua
capacità di gestire la situazione risulta fortemente indebolita (capitolo 10):

Se è disordinato e incapace di imporre la disciplina.

E il risultato della sua personale confusione è un esercito disorientato e inefficiente


(capitolo 10):

Quando il generale è debole e non ha autorità,


I suoi ordini e le sue intenzioni non sono chiari,
Gli ufficiali e le truppe saranno incostanti,
Le formazioni nelle operazioni militari confuse.

Ma il comandante saggio adotta sempre la visione d’insieme. Pur nella massima


confusione, egli sa discernere l’ordine che viene comunque generato dal caos. Allo
stesso modo, un uragano il cui percorso lungo la costa è imprevedibile è un fenomeno
che rientra in uno schema meteorologico ben riconosciuto (capitolo 5).

Ordine e caos dipendono dall’organizzazione.


Coraggio e codardia dipendono dallo shih.
Forza e debolezza dipendono dalla forma.

Il caos e l’ordine sono due facce della stessa medaglia. Insieme costituiscono la
totalità della nostra esperienza, il bene e il male, la luce e il buio – mostrano come ogni
cosa sia collegata e in costante mutamento. Se assumiamo una prospettiva limitata, il
caos e l’ordine ci appaiono come due opposti. Ma per adottare la visione d’insieme, il
comandante saggio deve saper cogliere la totalità di questi due aspetti. Egli sta
nell’ordine insito nel caos e così, per lui (capitolo 5):

La lotta è caotica eppure non si è soggetti al caos.

Sebbene il caos sia in genere una fase difficile e faticosa, è anche dinamica, una fase
di grande creatività e sviluppo. Il comandante saggio ammira le potenzialità insite nel
caos. Poiché non è statico sulle sue posizioni, il caos non rappresenta una minaccia per
lui. Non è frenato dall’incertezza. Anziché cedere all’impulso di controllare il caos
quando questo si manifesta, il comandante saggio attende e lascia che la situazione si
risolva da sé.
Questo atteggiamento fiducioso assomiglia alla tradizionale pazienza, in quanto il
comandante saggio si astiene dall’agire. Ma più che un atto di sopportazione, è un
lasciare che le cose seguano il loro corso. Si perdono le battaglie, ma si vince la guerra
(capitolo 9).

Quando è piovuto a monte del fiume, il flusso dell’acqua diventa impetuoso.


Non guadare il fiume, ma aspetta che la corrente si calmi.

Il caos si rivela quindi una fase in cui il comandante saggio può agire con la massima
efficacia. Egli può sfruttare il caos a suo vantaggio, come alleato contro posizioni
fortemente statiche. Il caos mina la stabilità, sgretolandone le basi senza bisogno di un
confronto diretto. Cercare di sconfiggere la stabilità creando posizioni ancora più solide
serve solo a innescare un processo di escalation.
Poiché il comandante saggio osserva e si trova a suo agio nel caos, riesce a intuire con
chiarezza lo svolgersi degli avvenimenti. In questo modo, capisce quando si sviluppa lo
shih e può agire nel momento in cui un piccolo gesto si rivelerà più decisivo di uno
sforzo tremendo nel momento o nel posto sbagliati (capitolo 3).

La vittoria si ottiene quando si è preparati a ogni imprevisto.

Permettere a una situazione caotica di svilupparsi è un atto che richiede coraggio,


poiché accadrà spesso che sulle brevi distanze le cose peggiorino anziché migliorare e
c’è sempre la possibilità che qualcosa di prezioso venga danneggiato. Ma nel passaggio
dal caos all’ordine, non sempre gli eventi si svolgono in maniera lineare, per cui è
necessario lasciare che seguano il loro corso. Ottenere un risultato sostanziale a lungo
termine è più importante che eliminare le cause immediate di ira e disagio. Il
comandante saggio lascia che la situazione segua il suo corso e, con pazienza, attende il
momento giusto per sferrare il colpo decisivo.
Di fronte al caos o al conflitto, egli non perde di vista la prospettiva d’insieme.
Qualunque sia il terreno, egli pensa sempre in termini più ampi. Sgombrando la mente
da considerazioni immediate o a breve termine, sospendendo il suo giudizio abituale,
egli osserva lo spazio che circonda le cose.
Pur avendo sempre presente l’obiettivo finale, il comandante saggio lascia che gli
obiettivi intermedi cambino e si sviluppino in maniera spontanea. Gli obiettivi
intermedi sono spesso strettamente collegati e in contrasto tra loro. Eppure, benché
cambino forma e posizione, non influiscono sull’obiettivo finale. Il comandante saggio
non si aspetta un comportamento particolare da parte loro e, in questo modo, evita le
scaramucce inutili. Pur avendo presente ogni minimo dettaglio, il comandante saggio
non perde di vista il tutto.
L’esempio migliore di quanto appena detto è rappresentato dal modo in cui affronta i
problemi. Di solito, un problema sorge quando si mantiene una prospettiva troppo
rigida che col tempo si dimostra essere limitata. Affrontare un problema senza andare
oltre le apparenze spesso rafforza l’idea che ha dato origine al problema stesso. Grazie
alla visione d’insieme, il comandante saggio ha ben chiaro sia il problema, sia la sua
soluzione. In questo modo, riesce a cogliere le possibilità celate allo sguardo dei più e
ottenere la vittoria che essi non vedono (capitolo 4).

Non è abile chi prevede una vittoria che chiunque potrebbe conseguire.
Vincere in una battaglia universalmente considerata difficile non è vera abilità.
Il comandante saggio nel mondo
Il Sun Tzu ammette che il conflitto è doloroso e distruttivo, e che per affrontarlo sono
necessarie misure estreme e interventi decisivi. Ciò vale per il conflitto nella sua totalità
e in particolare per il comandante saggio, che cerca la vittoria sul nemico.
In base a quanto affermato dal testo sulle qualità del comandante saggio –
“conoscenza, affidabilità, coraggio e fermezza” – possiamo dire che non è il ritratto
tradizionale di un cittadino modello. È disposto a tutto pur di raggiungere il suo scopo,
compresi quegli atti che potrebbero normalmente non essere considerati accettabili da
parte di una persona saggia. Si serve di spie, inganna e porta molti soldati alla morte sul
campo di battaglia. Non adotta alcun modello di comportamento, se non quelli
necessari per ottenere la vittoria finale. Non è mai ciò che gli altri si aspettano che sia,
non è mai nel luogo in cui lo si cerca e non è in alcun modo prevedibile.
Il comandante saggio agisce senza curarsi di ciò che gli altri pensano dei suoi metodi
o della sua reputazione. Avendo come obiettivo finale la vittoria, non è costretto alla
ragionevolezza e al compromesso, ma userà ogni mezzo per motivare le persone allo
scopo di creare uno shih favorevole (capitolo 11).

Perciò –
Non cercare alleati.
Non mostrarti mite.
Basati sui tuoi interessi.
Intimorisci il tuo avversario
Così il paese nemico potrà essere conquistato e le sue città fortificate sottomesse.

Abbiamo visto che il comandante saggio considera i suoi soldati come dei figli: in
questo modo, egli crea un esercito fedele che lo seguirà in qualsiasi battaglia (capitolo
10). Ma egli non esita a sostituire l’amabilità con la durezza, se ciò serve a produrre lo
stesso effetto (capitolo 11):

Incitali con le azioni, non con le parole.


Incitali con i pericoli, non con i vantaggi.

Di fatto, il comandante saggio può usare qualsiasi mezzo quando è in gioco la


vittoria finale. Ogni sua azione è finalizzata al risultato. Può impedire l’annientamento
del nemico in battaglia, se non è necessario. Ma ciò non significa che non sia disposto a
ricorrere a mezzi estremi. Come dice il testo, potrebbe arrivare a dar fuoco alle persone
e anche a uccidere il generale nemico, se ciò servisse a evitare lo scontro diretto tra le
sue truppe e quelle nemiche (capitolo 11):

E così, il comando delle operazioni militari ~


Consiste nel comprendere lo scopo del nemico. ~
Concentrare le tue forze in un’unica direzione. ~
Percorri anche mille li per uccidere il generale nemico. ~

Qual è il limite alle azioni audaci e spregiudicate del comandante saggio? C’è
qualcosa che le distingue dalle azioni brutali ed egocentriche di un tiranno? Mettendo in
atto tutto quanto è necessario per vincere, il comandante saggio trasmette agli altri la
visione d’insieme che essi non sono in grado di vedere. Le sue azioni non sono limitate
ed egocentriche poiché abbracciano la prospettiva di entrambi i contendenti, amici e
nemici. Il comandante saggio cerca una soluzione al conflitto in accordo con la
prospettiva d’insieme. Come dice il testo (capitolo 10):

Cerca solo di risparmiare i suoi uomini.

Il segreto per questa abile riuscita è la conoscenza, che secondo il testo è la dote
principale del comandante saggio. Si tratta di conoscere la miriade di dettagli nel quale
è strutturato il mondo. Chi ha addestrato gli ufficiali? Qual è la forma delle montagne e
delle foreste? Qual è la strategia dei signori feudali? La sua conoscenza di questi dettagli
dev’essere accurata, precisa e sicura. Ma il testo sottolinea che non si tratta di semplici
informazioni (capitolo 3):

E così, nelle operazioni militari:


Se conosci il nemico e conosci te stesso, ~
Nemmeno in cento battaglie ti troverai in pericolo. ~
Se non conosci il nemico ma conosci te stesso, ~
Le tue possibilità di vittoria sono pari a quelle di sconfitta. ~
Se non conosci né il nemico né te stesso, ~
Ogni battaglia significherà per te sconfitta certa. ~

Per il comandante saggio, conoscere se stesso significa essere semplicemente e


onestamente se stesso. Partendo da questo orientamento base, egli sviluppa una
spontanea ammirazione per l’ambiente che lo circonda. La conoscenza non è più una
lotta, e il mondo si rivela finalmente ai suoi occhi. Conoscere non è più un duro
processo di accumulazione, poiché si basa sull’ammirazione e sulla creazione di legami
personali con il mondo. La conoscenza del comandante saggio diventa una percezione
obiettiva, nella quale gli elementi non sono più visti in opposizione l’uno con l’altro, ma
sono giudicati da un punto di vista spassionato.
Tenendo sempre a mente la visione d’insieme, il comandante saggio vede con
chiarezza sia i dettagli del mondo, sia il contesto in cui questi dettagli si manifestano.
Considerando contemporaneamente i due aspetti, comincia a cogliere le strutture che i
dettagli formano. Cogliendo le interconnessioni reciproche, conosce su quali linee si
svilupperanno. Eppure non vi è certezza sul comportamento di ogni singolo elemento.
Ma è in questo modo che il comandante saggio comincia a leggere il mondo e vedere il
Tao delle cose.
Conoscendo la struttura intrinseca del mondo, il comandante saggio riesce ad andare
oltre il significato esteriore dei fenomeni per raggiungere la loro essenza. Il nucleo
contiene tutte le caratteristiche di un elemento, ma non determina esattamente come
ogni dote si manifesterà. Un seme di papavero farà sicuramente spuntare un fiore, ma
ogni papavero sarà diverso dall’altro. Il comandante saggio che conosce il mondo potrà
così agire sul tutto partendo da ogni singolo elemento. Dal sorriso di una persona potrà
capire le sue intenzioni. Dal tono di voce, riuscirà a percepire ogni sfumatura del suo
messaggio. È un processo banale ma molto efficace: è la conoscenza profonda di tutto
(capitolo 10).

E così, si dice –
Se conosci il nemico e te stesso, ~
La vittoria sarà indubbia. ~
Se conosci la terra e il cielo, ~
La vittoria sarà totale. ~

Conoscere cielo e terra in ogni loro manifestazione – il terreno e il tempo, gli ostacoli
e le possibilità, il particolare e il molteplice – permette al comandante saggio di allargare
la propria conoscenza dal particolare al generale. In questo modo è vittorioso in
battaglia. La conoscenza guida le sue abili azioni fino alla vittoria finale. Ottiene vittorie
che gli altri non possono vedere, vittorie indiscutibili e schiaccianti (capitolo 4).

Perciò vale il detto: “Si può sapere come vincere, senza necessariamente vincere”.

Grazie alla sua conoscenza del mondo, il comandante saggio comincia a modificare
l’apparenza dei dettagli e delle strutture, allo scopo di ottenere la vittoria. Ciò significa
ingannare, ovvero controllare ciò che gli altri vedono e, di conseguenza, orientare le
conclusioni che traggono. L’inganno di solito ha una connotazione negativa, come la
manipolazione, poiché entrambi nella mentalità comune sono finalizzati al
raggiungimento di obiettivi egoistici. Se si allontanano le persone dai propri obiettivi e
dalle proprie speranze, queste si sentono ingannate o tradite.
Il comandante saggio, tuttavia, considera l’inganno un mezzo per trasmettere agli
altri la visione d’insieme, che comprende anche i loro obiettivi, senza bisogno di futili
battaglie. Egli porta il nemico esattamente dove vuole, in senso sia metaforico sia
letterale, orientandone le percezioni del mondo. Se l’inganno ha uno scopo limitato, non
mira a soddisfare un interesse particolare: si tratta in realtà di una tappa verso la vittoria
finale.
Il comandante saggio intuisce chiaramente le percezioni e le proiezioni degli altri e in
questo modo capisce verso cosa propendono. Modella il terreno in modo da ingannarli,
con azioni che si adattano alla prospettiva del nemico come un guanto si adatta alla
mano (capitolo 6).

Modificare la propria tattica adattandosi al nemico è ciò che si intende per “divino”.

Il comandante saggio non mantiene una posizione né un’identità fisse. In questo


modo, è libero di essere ciò che è necessario che sia per ottenere la vittoria finale. Se è
completamente coinvolto nella forma che assume, la sua manifestazione sarà del tutto
autentica.
Attraverso l’inganno, il comandante saggio impedisce agli altri di conoscere i suoi
metodi e le sue intenzioni. Può diventare del tutto inafferrabile, impossibile da
raggiungere dallo spionaggio del nemico. Spesso appare l’esatto opposto di ciò che è
(capitolo 1):

Così, quando sei capace, fingi di essere incapace.


Quando sei attivo, fingi di essere inattivo.
Quando sei vicino, fingi di essere lontano.
Quando sei lontano, fingi di essere vicino.

La conoscenza è alla base dell’azione del comandante saggio. Conoscendo bene il


nemico e prevedendo in anticipo le sue manovre, gli astuti raggiri del comandante ne
neutralizzano l’azione e ne annullano gli obiettivi (capitolo 6).

Contro un attacco abile, il nemico non saprà dove difendersi.


Contro una difesa abile, il nemico non saprà dove attaccare.

Può trattarsi di un inganno banale, come confermare le proiezioni delle altre persone.
In questo caso, il comandante saggio non agisce, ma lascia che la proiezione si manifesti
senza ostacoli né resistenze. Poiché egli non è legato a una posizione fissa, la proiezione
non lo cattura e non è per lui una minaccia. Se resistesse, si troverebbe coinvolto in una
scaramuccia irrilevante che potrebbe distoglierlo dalla vittoria finale. Non intervenendo
sulla proiezione del nemico, lascia l’iniziativa in mano sua e attende che lo shih si
manifesti in suo favore.
Il comandante abile sa creare un’irresistibile nuova realtà in grado di sostituire quella
in cui il nemico agisce. In una limpida notte in campagna, molte stelle brillano in cielo,
ma quando sorge il sole, è come se le stelle sparissero. Il comandante saggio attira
l’attenzione del nemico verso un punto in particolare, rendendo invisibili altri elementi
dell’insieme.
L’inganno più riuscito consiste nel far esistere qualcosa che non esiste per far sparire
ciò che esiste. In questo modo, il comandante saggio si cela agli occhi delle persone
(capitolo 6):

Se invece non desidero dare battaglia, segnerò sul terreno una linea da difendere e il
nemico non potrà darmi battaglia.
Con false tracce lo indirizzerò nella direzione sbagliata.

Ma poiché il comandante saggio non è statico sulle sue posizioni, non ha neppure
bisogno di ricorrere a questo vittorioso inganno. L’inganno passa perlopiù inosservato e
la massima disonestà non lascia tracce.
La vittoria
Secondo il Sun Tzu, la vittoria è palese solo nell’attimo in cui si verifica (capitolo 1).

Questi sono gli stratagemmi militari vittoriosi dei nostri avi.


Non possono essere tramandati in anticipo.

Come fa allora il comandante saggio a trovare la vittoria? Anche in questo caso,


bisogna fare riferimento alla conoscenza – prima di tutto di se stessi e poi degli altri –
quale fonte di ogni azione riuscita. Affidandosi alla propria autenticità, egli prepara il
terreno per la vittoria nelle sue azioni, nell’ambiente che lo circonda e, soprattutto, nella
sua mente (capitolo 8).

E così, il metodo per organizzare le operazioni militari insegna –


A non contare sul mancato arrivo del nemico,
Ma a fare affidamento sulla tua preparazione.
A non contare sul mancato attacco del nemico,
Ma a fare affidamento sulla tua inattaccabilità.

Il comandante saggio non ha bisogno di controllare e manipolare gli altri. Più che
all’accumulo di forze, la sua strategia mira al consolidamento di una posizione al riparo
da ogni attacco. La sua prospettiva prepara le condizioni per la “non sconfitta” (capitolo
4).

Chi è abile in battaglia si attesta sul campo in posizione di vantaggio


E non si lascia scappare alcuna situazione che porti il nemico alla sconfitta.
Perciò, nell’operazione militare vittoriosa prima ci si assicura la vittoria e poi si dà
battaglia.
Nell’operazione militare destinata alla sconfitta prima si dà battaglia e poi si cerca la
vittoria.

In questo modo si resta completamente al riparo da ogni attacco, rimanendo


inaccessibili. Se non riesce a focalizzare l’obiettivo, il nemico non ha nulla contro cui
combattere (capitolo 4).

Coloro che nel passato eccellevano nella difensiva, sapevano nascondersi sotto le nove
terre e muoversi rapidamente sopra i nove cieli,
In modo da preservare le loro forze e ottenere una vittoria completa.

Il comandante saggio evita la disfatta sconfiggendo la propria aggressività. Non la


ignora né vi indulge. Abbandonarsi all’aggressività significa entrare in una spirale
distruttiva, che può risultare devastante e condurre all’annientamento del nemico. In
questo modo, però, ci si espone alla sconfitta. Come dice il testo, il generale che non sa
controllare la rabbia porta distruzione tra il nemico e tra le sue stesse truppe.
L’aggressione dà al nemico qualcosa contro cui combattere. Ciò crea difficoltà al
generale in battaglia. Il comandante saggio controlla l’aggressività creando degli spazi
che alleggeriscono la tensione e, paradossalmente, permettono di tenerla sotto controllo.
È come tenere a bada un toro lasciandogli un ampio spazio dove pascolare.
Con la mente così orientata verso la vittoria, il comandante saggio crea sia le
condizioni per la disfatta del nemico, sia la capacità di capire il momento in cui ciò si
verifica. In questo modo, ha già vinto prima ancora che la battaglia abbia inizio.
Il comandante saggio crea le basi per la vittoria estendendo le condizioni della “non
sconfitta” all’interno del mondo. Può farlo grazie all’intima conoscenza delle forme di
tali condizioni, della loro composizione e di come funzionano. Ogni suo atto reitera e
sostiene la prospettiva di vittoria, generando una continua attività strategica, finché la
situazione vittoriosa non si manifesta spontaneamente. Il testo parla di «imponenza»
che «intimorisce l’avversario» (capitolo 11).
L’imponenza del comandante saggio non è statica. È sensibile e ricettiva al
cambiamento costante delle condizioni, cosicché la sua azione risulta sempre
tempestiva e adeguata (capitolo 6).

Affidati alla forma per vincere sul nemico numeroso.


E quest’ultimo non riuscirà a capire come hai fatto.
Tutti vedono la forma con cui ho vinto,
Ma nessuno sa cosa mi porta a decidere la forma della vittoria.

Il comandante saggio prepara il terreno e rende partecipi i suoi soldati della


possibilità di vittoria. Modifica la propria formazione e l’ambiente circostante in modo
da limitare le possibilità di azione del nemico. Concede agli avversari solo le alternative
da lui volute e li conduce esattamente dove vuole. Il comandante saggio ottiene la
vittoria quando il nemico non ha altre possibilità e sceglie ciò che gli viene offerto. La
vittoria è completa quando il nemico considera questa scelta la migliore possibile e non
si rende conto di essere stato indotto a ciò (capitolo 5).

Chi è abile nel manovrare il nemico


Lo costringe a una forma che il nemico dovrà seguire,
Gli presenta condizioni che il nemico dovrà accettare.

Il testo suggerisce vari modi in cui il comandante saggio può preparare il terreno per
la vittoria. In generale, la sua attività si basa sul formare e trasformare se stesso e
l’ambiente in relazione al nemico, in modo da trovarsi in vantaggio. Non esiste una
posizione o una forma prefissata che assicuri un vantaggio. Esso cambia di volta in
volta e sempre in relazione al nemico (capitolo 6):

Ora, la forma dell’operazione militare è come quella dell’acqua.


L’acqua, quando scorre, fugge le altezze e precipita verso il basso.
L’operazione militare vittoriosa evita il pieno e colpisce il vuoto.
Come l’acqua adegua il suo movimento al terreno,
La vittoria in guerra si consegue adattandosi al nemico.
L’abile condottiero non segue uno shih prestabilito e non mantiene una forma immutabile.

Modificare la propria tattica adattandosi al nemico è ciò che si intende per “divino”.

Il Tao del tortuoso e del diretto è uno dei metodi che il comandante saggio usa per
preparare il terreno. Quando riesce a raggiungere un obiettivo più velocemente rispetto
al nemico, o a trasformare un’apparente debolezza in forza, la prospettiva del nemico è
sconvolta. La sua valutazione del tempo e della direzione si rivela sbagliata, minando la
fiducia dell’avversario nelle proprie capacità. Allo stesso modo, portare il nemico su
una strada tortuosa confonde le idee, sconvolge i piani e insinua il dubbio nella mente
(capitolo 7):

Fai dunque in modo che il nemico segua cammini tortuosi


E confondilo prospettandogli falsi vantaggi.
In questo modo, pur partendo dopo, arriverai per primo.
Ciò significa conoscere il valore del tortuoso e del diretto.

E quindi (capitolo 7):

Vincerà colui che metterà in pratica per primo il Tao del tortuoso e del diretto.
Questo è il metodo dello scontro armato.

Il comandante saggio, inoltre, si trasforma per creare uno squilibrio tra sé e il nemico.
Quando la sua forza e la sua potenza superano di molto quelle del nemico, si sta
creando una superiorità, che non si basa soltanto sull’accumulo di risorse. Come dice il
testo: «Nell’arte della guerra, disporre di truppe numerose non significa
necessariamente un vantaggio». Il comandante saggio preferisce avere una posizione
che gli assicuri forza e resistenza rispetto al nemico, e applica la sua forza laddove il
nemico è debole e vulnerabile (capitolo 5).

Un’operazione militare ha il sopravvento quando è come una pietra scagliata contro un


uovo.
Si tratta del vuoto e del pieno.

L’obiettivo finale della superiorità è lo shih, che è contemporaneamente la


configurazione delle forze e il potere insito in esse. Il comandante saggio prepara il
terreno per creare uno shih favorevole. Come afferma il testo, egli non modifica la
natura delle cose, ma solo le circostanze. In questo modo, riesce a ottenere il loro potere.
Il comandante saggio crea condizioni a lui favorevoli: attende che si formi il nodo e poi
agisce rapidamente. Si tratta del momento cruciale in cui esercitare la superiorità e
assicurarsi così la vittoria (capitolo 4).

Un’operazione militare vittoriosa è come cento libbre contrapposte a un grammo.


Un’operazione militare destinata alla sconfitta è come un grammo contrapposto a cento
libbre.
Colui che soppesa in tal modo la vittoria, sa far combattere le truppe come se liberasse
all’improvviso una gran massa d’acqua accumulata in una gola profonda mille jen.

Padroneggiando le azioni che presiedono al formare e al trasformare, il comandante


saggio modella e prepara il terreno per la vittoria. In un mondo complesso e perlopiù
incontrollabile, il risultato finale delle nostre azioni attuali non è prevedibile. Il nemico
di oggi può essere l’amico di domani. L’obiettivo del comandante saggio è la vittoria
che per ora esiste solo in potenza. Conquistare il nemico intero e intatto gli permette di
considerare ogni possibilità – di tenersi pronto a ogni evenienza.
Una vittoria di questo tipo significa sconfiggere il nemico nella maniera meno
distruttiva possibile – conservando sia le proprie risorse, sia quelle del nemico. In
questo modo, dopo la vittoria è possibile costruire qualcosa, sia per sé sia per l’ex
nemico. L’annientamento distrugge tutto, e i suoi strascichi distolgono molte energie
utili dalla meta finale (capitolo 3).

Adoperando una strategia che punti alla vittoria completa,


Il morale degli uomini non si abbatterà e i vantaggi saranno massimi.

Per vincere, bisogna innanzitutto neutralizzare la strategia dell’avversario, a qualsiasi


livello. La strategia è il mezzo attraverso il quale si coordinano le azioni e si accertano le
risorse a disposizione. Le azioni del nemico, grazie alla strategia, sono coerenti e
finalizzate. Neutralizzare la strategia mina la compattezza degli avversari e ne spezza le
alleanze. In questo modo, non è più necessaria la distruzione fisica delle forze nemiche.
Il comandante saggio ottiene questo risultato formando e trasformando abilmente il
terreno della battaglia. È una guerra psicologica, non soltanto fisica (capitolo 3).

E così, è di suprema importanza sconvolgere la strategia del nemico.


In secondo luogo spezzare le sue alleanze.
In terzo luogo attaccare il suo esercito.
La scelta peggiore è assediare le città fortificate.

La rapidità è un fattore essenziale (capitolo 11). Consente infatti al comandante


saggio di cogliere l’attimo preciso in cui si manifesta il vantaggio che egli ha saputo
attendere con pazienza. Quando il momento arriva, il comandante agirà con velocità
fulminea. Tutto considerato, egli giunge al nocciolo della questione il più velocemente
possibile. Non si lascia fuorviare dalle tattiche che i nemici decidono di mostrare, ma
intuisce il fine che soggiace alle loro azioni, risolvendo in fretta un conflitto
potenzialmente distruttivo.
Il metodo usato dal comandante saggio per ottenere la vittoria è composto da due
aspetti: straordinario e ordinario. Dà battaglia in condizioni prevedibili: questo è
l’aspetto ordinario, ovvero le azioni familiari e comprensibili, ciò che il nemico può
facilmente vedere. Tuttavia, il comandante saggio sconfigge gli avversari con lo
straordinario, cioè con azioni che essi non riescono neppure a immaginare. Non si tratta
di gesti straordinari, ma semplicemente inaspettati.
Per fare ciò, il comandante saggio sfrutta la percezione del mondo del nemico. Se gli
avversari credono che la posizione del comandante sia protetta, non attaccheranno, che
ciò sia vero oppure no. Il comandante saggio deve saper intuire il ragionamento del
nemico. Qualunque sia la natura del pensiero, debole o forte, esso forma uno schema e,
come tale, necessariamente include ed esclude. Ogni ragionamento ha i suoi punti forti
e i suoi limiti. Se il comandante saggio riesce a capire gli schemi mentali del nemico,
saprà quali sono le sue aspettative (aspetto ortodosso). Di conseguenza, saprà anche
cosa gli avversari non riusciranno mai a prevedere (aspetto straordinario) (capitolo 5):

E così, chi è abile nel creare lo straordinario è –


Infinito come il cielo e la terra,
Inesauribile come il Fiume Giallo e l’oceano.

Gli schemi mentali del nemico sono ovvi per il comandante saggio, allo stesso modo
in cui una cartina stradale indica dov’è la prossima uscita dell’autostrada, o
un’espressione del viso è rivelatoria delle intenzioni di una persona. Ciò deriva in parte
dalla familiarità che si ha con il mondo. Tuttavia, non si tratta solo di informazioni
specifiche o di comprensione della natura umana, che fanno parte dell’aspetto
ortodosso. La prospettiva del comandante è più ampia, egli inquadra questi elementi in
un insieme più vasto che il nemico non può concepire. Ciò non richiede una tecnica o
un addestramento speciale, bensì una conoscenza profonda del mondo, ed è una magia
che si rinnova ogni giorno.
Il comandante saggio non vince portando il nemico dalla sua parte, ma creando una
prospettiva più ampia che comprenda entrambe le parti. È il terreno dal quale
emergono tutti gli interessi. Ma non c’è nessuna promessa di vittoria, nessuna formula,
nessun manuale che assicuri con certezza la vittoria finale. Non esiste neppure un
giudizio assoluto di vittoria. Il comandante saggio può solo basarsi sull’autenticità del
suo atteggiamento.
Conquistare intero e intatto il nemico è la vittoria sull’aggressività. Nasce nel
momento specifico di una circostanza particolare. Conserva le possibilità. La vittoria
esiste solo in potenza, ed è un modo di essere più che un obiettivo finale. Significa saper
cogliere il mondo in ogni suo aspetto. Se ne rifiutiamo alcune parti, fomentiamo la lotta,
in noi stessi e nel mondo. La sconfitta della guerra è la vittoria sull’aggressione, una
vittoria che include anche il nemico e rende così inutile ogni ulteriore conflitto.
Il collegamento con la tradizione

In un momento imprecisato del IV secolo a.C., il Sun Tzu, fino ad allora trasmesso
oralmente, assunse per la prima volta una forma scritta. Offriva delle risposte precise
alle questioni fondamentali che dovevano affrontare gli Stati della Cina settentrionale,
questioni, dice il testo, «di vita o di morte, il Tao della sopravvivenza o della
distruzione». Noi pensiamo che la validità del testo si sia mantenuta nel corso dei secoli.
Ma quando cerchiamo di attualizzare un documento storico, riemergono
immediatamente molti problemi. Possiamo cogliere lo spirito autentico dell’opera? O il
nostro approccio di occidentali del XXI secolo snaturerà il testo anziché chiarirlo?
Sono questioni fondamentali relative all’interpretazione del passato. Un’identica
affermazione, fatta nell’antica Cina e nell’Occidente dei giorni nostri, può avere due
significati molto diversi. Come possiamo riconoscere la differenza ed eventualmente
superarla? Per fare ciò, prima di tutto dobbiamo esaminare il contesto all’interno del
quale è nato il Sun Tzu, identificando i problemi ai quali i contemporanei cercavano di
dare una risposta. Potremmo quindi valutare fino a che punto il testo è legato alle sue
origini, analizzando il modo in cui se ne allontana. Scopriremo alcune verità
paradossali: il Sun Tzu è intimamente legato alle circostanze specifiche in cui è nato, ma
al tempo stesso il valore del suo messaggio supera i confini dello spazio e del tempo.
Volendo continuare la tradizione del Sun Tzu, quali sono le informazioni aggiuntive
che ci fornisce il testo? Accetta il nostro intervento? E se sì, come? Che cosa rende la
tradizione aperta a noi, e cosa dobbiamo fare per instaurare un collegamento? Le
risposte risiedono nel modo in cui il Sun Tzu è emerso dalla tradizione orale. Si trattò di
un processo graduale, non di un singolo atto. Il testo rimase aperto alle novità anche
dopo la sua formulazione scritta nel IV secolo a.C. L’integrità del testo non dipende
quindi dall’insieme di parole che lo compongono, bensì dalla prospettiva sottesa, dalla
sua visione di conquistare intero e intatto il nemico. Se leggiamo attraverso le righe e
sappiamo cogliere questo messaggio, potremo creare un collegamento con la tradizione.
Ma perché una simile prospettiva appare così attraente nel mondo d’oggi? Perché
persone di ogni nazionalità leggono questo libro? In questo saggio, mostreremo come
gli avvenimenti degli ultimi secoli abbiano creato le condizioni favorevoli per una
comprensione adeguata del Sun Tzu. Ognuno di questi tre aspetti – il contenuto, la
forma e il contesto – mostra come sia possibile creare una tradizione nuova e attuale del
Sun Tzu.
Gli Stati Combattenti
La nostra indagine comincia nel 1045 a.C., quando il regno di Chou conquistò il Nord
della Cina e fondò una dinastia che avrebbe governato fino al 256 a.C. Per controllare
un’area vasta come l’Europa dell’Est, i sovrani di Chou suddivisero il territorio in feudi
e guarnigioni, che vennero assegnati a una settantina di famiglie, ognuna delle quali era
vincolata al trono da legami matrimoniali o di sangue. I feudi divennero gradualmente
degli Stati semi-indipendenti, le cui rivalità sfociavano a volte nella violenza. Gli ideali
militari dell’epoca erano basati su usanze cavalleresche paragonabili a quelle
dell’Europa o del Giappone medievali. Gli aristocratici combattevano i loro pari su carri
da guerra. I giuramenti di nobili e re erano suggellati con il sangue, l’onore gelosamente
difeso. Il codice militare prevedeva il rispetto del nemico, e la sconfitta sul campo di
battaglia non comportava l’annientamento dello Stato perdente.
Con l’indebolirsi dell’autorità centrale, le lotte intestine crebbero in frequenza e
intensità. Nel VI secolo a.C., all’epoca in cui visse Confucio, il potere politico dei sovrani
di Chou era di fatto simbolico. Nel 453 a.C. uno degli Stati più importanti fu conquistato
dalle sue famiglie dominanti, che lo divisero in tre parti, dando inizio al periodo degli
Stati Combattenti. Un secolo dopo, quando il Sun Tzu assunse forma scritta, gli ideali
cavallereschi sopravvivevano solo nel mito. I carri degli aristocratici avevano lasciato il
posto a grossi eserciti di contadini coscritti, che venivano lanciati sul campo di battaglia
armati di balestra e armi con la punta di ferro. I cavalieri adottarono i pantaloni dei
barbari del Nord. Le continue battaglie coinvolsero la popolazione in massacri senza
precedenti, lontano da casa. I vincitori si assicuravano una posizione di prestigio e
superiorità nella scala sociale, mentre il destino dei perdenti era la schiavitù, la morte e
l’eliminazione della casata dominante. Della miriade di Stati originari ne sopravvissero
solo sette, in continua lotta tra loro. Finché nel 222 a.C. il sovrano di Ch’in sconfisse i
suoi avversari e si proclamò Primo Imperatore della Cina.
Gli Stati Combattenti determinarono profondi cambiamenti nella società cinese. Le
continue lotte distrussero la moralità tradizionale e spazzarono via gli antichi feudi.
Gruppi di consiglieri si accalcavano nelle corti feudali fornendo consigli contraddittori
sulla questione fondamentale: «Come si mantiene l’ordine sotto i cieli?». Per la prima
volta, furono scritti dei testi per guidare gli uomini in questa direzione: manuali
amministrativi, speculazioni cosmiche, discorsi confuciani sulla moralità e i rituali,
progetti sociali utopistici. Questo insieme di varie dottrine divenne la base del pensiero
politico cinese nei successivi duemila anni. 1
La sicurezza dello Stato era la preoccupazione principale di ogni sovrano. L’esercito
era lo strumento principale per garantirla, sia all’interno sia all’esterno del regno. Le
forme di organizzazione militare vennero sempre più applicate anche nella società
civile. Furono promulgati dei severi codici giuridici, sostenuti da sofisticati sistemi di
responsabilità reciproca, ricompense e punizioni. 2 Contemporaneamente furono
elaborati testi di argomento militare, incentrati su strategia, tattica, organizzazione,
logistica, addestramento e rapporti del generale con lo Stato. Le opere di questo genere
dovettero essere numerose, se si considera che quaranta sono citate nel catalogo della
biblioteca imperiale del tardo I secolo a.C., e circa sei sono sopravvissute fino a oggi. 3
La più famosa di queste è il Sun Tzu.
Il Sun Tzu è diverso dagli altri testi contemporanei. Non ha nulla né della moralità né
dei rituali confuciani. Benché cerchi di creare unità sociali compatte, non si basa sul
sistema amministrativo delle ricompense e delle punizioni. Il suo pensiero –
capovolgimenti, polarità e trasformazione spirituale – è più vicino al Tao, ma non si
oppone all’uso della forza. Altri testi militari offrono informazioni altamente specifiche
su logistica e formazione. Ma il Sun Tzu sottolinea il ruolo della conoscenza nel
conseguimento della vittoria, mentre l’arma principale è rappresentata dalla forza già
esistente nel mondo degli uomini e della natura. La figura centrale è il comandante
saggio, un capo che unisce in sé l’acume militare e il ruolo di detentore della saggezza
ereditato dall’antica cultura aristocratica. In questo modo, il Sun Tzu fa sì che anche il
pensiero militare entri a far parte dei complessi dibattiti filosofici che animavano
all’epoca la Cina.
Il testo risponde dunque a una situazione particolare, quella degli Stati Combattenti,
e richiede di essere interpretato in questi termini. Possiamo leggerlo in altri contesti
senza snaturarlo o distorcerlo? Come possiamo distinguere l’aspetto puramente
culturale dalle implicazioni a più largo raggio?
Il Sun Tzu è un testo insolito, poiché ci offre vari mezzi per risolvere con successo
questi problemi. Come abbiamo visto, insegna una visione d’insieme, un punto di vista
sulla struttura di qualsiasi mondo, non solo la Cina degli Stati Combattenti. Il contenuto
è storicamente specifico, ma funge da esemplificazione del punto di vista più che da
specchio di usanze culturali specifiche. Inoltre, sebbene il Sun Tzu mantenga uno stretto
dialogo con i suoi referenti militari e culturali, non prende posizione sulle principali
questioni filosofiche del suo tempo. L’autentica conoscenza, insiste l’opera, nasce solo
nel momento contingente: «… gli stratagemmi militari … / Non possono essere
tramandati in anticipo» (capitolo 1).
Il titolo cinese, Ping-fa, è già un indizio del carattere complesso del testo. Ping
significa “militare”, con riferimento a qualsiasi elemento, dalle armi ai soldati, dagli
eserciti ai princìpi di strategia bellica. Fa è un termine complesso in molti sensi. Si
riferisce a modelli che possono essere copiati e strutture in base alle quali valutare le
cose. Si può così definire il modo più adatto per fare le cose. Il titolo può essere tradotto
con “metodi militari”, ovvero come agire a qualsiasi livello in questo ambito utilizzando
metodi collegati alle usanze tradizionali, ma che non sono semplici imitazioni di esse.
Così facendo, il Sun Tzu sposta la focalizzazione del sapere da un testo storicamente
circoscritto alle nostre circostanze attuali. Per capire come ciò sia possibile, dobbiamo
conoscere la storia del testo, ma in seguito si rende necessario dimenticarla. Anziché
snaturare il testo, le nostre domande sono la guida migliore all’azione presente, che è
l’unico ambito nel quale il Sun Tzu può rivelarsi utile.
La nascita di un testo
Alcuni testi sono rigidamente strutturati. Ci invitano a seguire il loro discorso, a patto di
attenersi a un severo protocollo. Le opere di matematica e scienze costituiscono tipici
esempi di questa procedura. Se ci perdiamo dopo A, B e C, in seguito F, G e R
rimarranno per sempre un mistero. Il Sun Tzu è praticamente l’opposto. Presenta un
insieme disomogeneo di osservazioni ed esempi, un’ampia gamma di argomenti che
spaziano in lungo e in largo senza seguire un’autentica discussione. E in nessun punto
espone chiaramente i princìpi sui quali si basa.
Eppure è sicuramente un libro intelligente e profondo. Che cosa significa la sua
apparente disorganizzazione? Cosa dobbiamo capire della sua struttura se vogliamo
coglierne il significato? Per rispondere a queste domande, è meglio analizzare il
contesto e le modalità con cui il Sun Tzu è passato alla forma scritta.
Secondo la sua biografia nei Records of the Grand Historian, Sun Tzu era un
contemporaneo di Confucio al servizio dello Stato di Wu. 4 Tuttavia, non esistono
documenti storici anteriori al III secolo a.C. che documentino l’esistenza di questo
stratega. È possibile che sia realmente vissuto, ma non possediamo notizie certe su di
lui. Sappiamo però che il testo noto come Sun Tzu non fu scritto da lui, ma fu redatto
anni dopo sulla base di tradizioni orali.
Come quasi tutte le opere del periodo degli Stati Combattenti, il Sun Tzu è una
collezione, un’antologia creata e sviluppata dai suoi seguaci. I Dialoghi di Confucio sono
un eccellente esempio di questa pratica. Non sono stati scritti da Confucio, poiché la
maggior parte dei capitoli comincia con «Il Maestro ha detto». Si tratta piuttosto di
testimonianze dei suoi discepoli e dei discepoli dei discepoli. La struttura del Sun Tzu è
simile: la maggior parte dei suoi tredici capitoli comincia con «Il Maestro Sun ha detto».
Come si è evoluta questa raccolta di materiale orale in ciò che oggi definiamo un
“libro”? Che effetto ha avuto il processo di trascrizione sul materiale originale da cui
deriva? E in che modo questo processo influisce sulla nostra lettura del Sun Tzu? Sono
questi i problemi da affrontare adesso. 5
Benché non sia ovviamente possibile verificare la nostra ipotesi, possiamo
immaginare un insegnante carismatico attorno al quale si radunano folle di discepoli
affascinati dalle sue teorie, in parte ereditate o tratte da altre fonti, in parte frutto di
un’elaborazione personale. I discepoli si mantengono fedeli alla linea tracciata dal
maestro, anche dopo la sua morte. La loro più grande ricchezza è il corpus di
conoscenze che conservano e trasmettono agli allievi più degni, il cui nucleo è forse in
forma scritta. Le generazioni successive amplieranno il corpus con elementi nuovi ma
pertinenti, in risposta alla mutata situazione contingente. I contenuti più recenti sono
integrati con le parole del maestro – e diventano in qualche modo le “sue” parole. Ciò è
possibile perché i seguaci di Sun Tzu hanno assorbito così profondamente il suo
insegnamento da poter parlare quasi a nome suo. Non ha quindi senso parlare di
falsificazione, poiché nessun elemento sostanziale distingue il maestro dai discepoli. È
impossibile applicare il concetto moderno di “autore” in questo contesto.
A un certo punto, un compilatore dotato di spirito d’iniziativa decide di ordinare il
corpus di conoscenze, suddividendolo in quelli che noi oggi chiamiamo “capitoli”. Si
occuperà prima di organizzare il materiale più importante, aggiungendo in seguito dei
capitoli introduttivi scritti di suo pugno. Nasce così un testo scritto accanto alle più
fluide versioni orali. Può darsi che tale processo abbia avuto luogo più volte e che i
seguaci, o i discepoli dei seguaci, abbiano aggiunto altro materiale al primo testo scritto
originario. Verso la metà del periodo degli Stati Combattenti, apparve un numero
sempre crescente di versioni scritte; alcune copie dell’opera, fino a quel momento
destinata solo ai discepoli, cominciarono a diffondersi anche tra gli estranei. Piccole
raccolte private divennero comuni tra gli appartenenti all’élite. Si svilupparono varie
correnti di pensiero legate al Sun Tzu, che diedero origine a numerosi dibattiti. Le
ripercussioni sullo sviluppo intellettuale furono ovviamente profonde.
La forma fisica del libro corrispondeva alle esigenze del periodo degli Stati
Combattenti. Le parole erano scritte su strisce di bambù lunghe circa 30 cm, legate tra
loro da cordicelle di seta e poi arrotolate. I rotoli erano chiamati “fascicoli”, ovvero
“fascio di bastoncini”. Era molto facile aggiungere altro testo, sia alla fine del rotolo
(semplicemente legandovi altre strisce di bambù), sia inserendo un altro fascicolo. A
volte la cordicella di seta si rompeva e si perdevano alcune strisce. Questi “libri” erano
costosi da produrre e ingombranti da conservare – abbiamo notizia che per trasportare
alcune collezioni private erano necessari diversi carri trainati da buoi.
Gli studiosi sospettano che la versione attuale del Sun Tzu sia stata elaborata nella
seconda metà del IV secolo a.C. Le prove a sostegno di questa ipotesi si trovano in tutto
il libro. Ogni capitolo è composto da moltissimi brevi passaggi. In genere si riferiscono
al tema indicato nel titolo del capitolo, ma spesso in maniera vaga, e in molti casi i
passaggi sono decisamente fuori tema. Alcune frasi sono ripetute tali e quali in più di
un capitolo. Da un punto di vista stilistico e contenutistico, emerge con chiarezza
l’influsso delle varie epoche in cui il libro è stato elaborato. Il primo capitolo sembra
essere stato aggiunto per ultimo, in almeno due fasi chiaramente identificabili, poiché si
rivolge al monarca più che al generale. Il materiale più antico è forse quello contenuto
nei capitoli 8-11 caratterizzati da argomenti più pragmatici (come l’elenco dei vari tipi
di terreno) rispetto al materiale concettualmente più denso dei primi capitoli. L’aspetto
più importante, tuttavia, è che gli argomenti di ogni capitolo sono così mescolati tra loro
da rendere impossibile una distinzione delle singole versioni.
L’edizione del tardo IV secolo era probabilmente composta da tredici fascicoli – il
numero di capitoli del testo attuale, il cosiddetto testo standard. Ma il primo catalogo di
libri realizzato in Cina – un elenco delle opere presenti nella biblioteca imperiale redatto
alla fine del I secolo a.C. – riporta un Sun Tzu composto da ottantadue fascicoli, ben
sessantanove in più rispetto al testo standard. Forse la prima edizione ha scartato
moltissimo materiale o, ancora più probabile, sono state effettuate aggiunte nel corso
dei secoli.
Gran parte del materiale aggiunto è andato perso, ma ne troviamo alcuni cenni nelle
enciclopedie cinesi dei secoli VI-XII d.C., le cui sezioni militari riportano ampi brani
tratti dal Sun Tzu. I testi citati, tuttavia, non sempre hanno un riscontro nel testo
standard. In alcuni casi si tratta di varianti minime, ma a volte troviamo dei frammenti
dell’opera completamente sconosciuti. 6 Il testo, quale lo conosciamo oggi, si definisce
nei secoli XI e XII, grazie all’assunzione di punti di riferimento precisi nella tradizione.
L’invenzione della stampa favorì questo processo di stabilizzazione.
La struttura del Sun Tzu risponde perfettamente ai canoni di “buon libro” stabiliti
all’epoca degli Stati Combattenti. Il testo non si propone di argomentare, bensì di
illustrare un certo punto di vista, che si manifesta in ogni passaggio ed è analizzato da
molteplici prospettive. Una cultura alla ricerca di un nuovo ordine, di una nuova
visione e struttura della vita avrebbe attinto a piene mani dal Sun Tzu. Il particolare
processo compositivo, strutturato su aggiunte successive di elementi nuovi, non ha
paradossalmente intaccato la visione di fondo, che, anzi, è cresciuta e si è sviluppata
grazie alle aggiunte. Di conseguenza, la validità del testo risiede sia nella forma, sia nel
contenuto.
Nel 1972, in maniera del tutto inaspettata, abbiamo scoperto nuovi elementi relativi a
una fase di questo processo. In quell’anno, infatti, gli archeologi trovarono una copia del
Sun Tzu in una tomba della Cina settentrionale. La tomba risaliva al 130 a.C. e il testo
ritrovato era stato scritto su strisce di bambù più o meno cinquant’anni prima. Si era
conservato circa il 40 per cento del testo standard, con l’aggiunta di un indice, scritto su
una tavoletta di legno, che riportava i titoli dei tredici capitoli. Il testo sul bambù
corrisponde quasi completamente all’attuale Sun Tzu; è una straordinaria prova
dell’eccezionale fedeltà della trasmissione testuale cinese, i cui primi quindici secoli
dipendono completamente dalla capacità mnemonica dei seguaci e dalla copia dei
manoscritti.
Malgrado la corrispondenza quasi perfetta tra il testo sul bambù e quello standard, ci
sono almeno tre differenze contenutistiche che interessano il 5 per cento circa del testo.
La maggior parte di esse sono insignificanti dal punto di vista della traduzione, poiché
si tratta di distinguere tra “vorrebbe” e “potrebbe”, o tra un punto e virgola e una
virgola. Altre riguardano la qualità dello scritto: nel processo di trasmissione, un testo
in origine duro e brusco è stato progressivamente raffinato, le corrispondenze e le
connessioni interne si sono rese più esplicite e i concetti che inizialmente erano a sé
stanti sono stati trasformati in frasi equilibrate con termini di paragone, come voleva la
tradizione della prosa nell’antica Cina.
In qualche caso, tuttavia, i compilatori successivi hanno alterato in maniera
sostanziale il significato originale del testo. Ad esempio, nel testo standard troviamo la
seguente frase (capitolo 6):

Per colpire e imprigionare il nemico, attaccalo dove non si può difendere.


Per difenderti e contrastarlo, riparati dove sai che non ti attaccherà.

La seconda riga rispecchia la prima, e il significato sembra chiaro: se difendi qualcosa


che non sarà mai attaccato, sarai sicuramente in salvo. Ma la seconda riga del testo sul
bambù riporta:

Per difenderti e contrastarlo, riparati dove sai che di sicuro ti attaccherà.

Riflettendoci, il testo sul bambù è più vicino alla vera pratica militare. Non si può
mai controllare completamente il luogo dove il nemico attaccherà, ma se conosci il suo
obiettivo, puoi predisporre le contromisure adeguate.
In un altro punto il testo standard dice (capitolo 4):

Se ti difendi sei più debole.


Se attacchi sei più forte.

La frase esprime il concetto di prendere l’iniziativa attraverso l’attacco. Ma la


versione sul bambù riporta:

Se ti difendi sei più forte.


Se attacchi sei più debole.

È un riconoscimento del pericolo insito in ogni attacco e della forza di una strategia
basata sull’attesa di un attacco azzardato del nemico. Il testo sul bambù interpreta il
conflitto in maniera più profonda.
Il testo sul bambù mostra, inoltre, come il Sun Tzu sia sempre stato un’opera molto
ricettiva. Il testo standard assunse la forma definitiva nel IV secolo a.C. L’elenco dei
personaggi storici nel capitolo 13 si ferma circa all’anno 1000 a.C., ma il testo sul bambù
aggiunge la figura del leggendario Su Ch’in, che visse probabilmente mezzo secolo
dopo la prima edizione del testo. Vediamo quindi come il Sun Tzu fosse da subito un
testo aperto a nuove aggiunte, purché gli elementi nuovi si armonizzassero con i
principi fondamentali.
Dobbiamo considerare queste modifiche delle varianti proprie di un manoscritto
locale? No, perché nella maggior parte dei casi in cui il testo sul bambù varia da quello
standard, una o più enciclopedie medievali attestano la stessa lezione, a dimostrazione
che la tradizione del II secolo a.C. perdurava ancora mille anni dopo, perdendosi solo
nella redazione definitiva dei secoli XI e XII. Inoltre, le varianti del testo sul bambù sono
quasi sempre più brevi e complesse, una chiara indicazione della loro antichità: è ben
documentata, infatti, la tendenza dei testi a diventare più lunghi e più comprensibili nel
corso della loro trasmissione.
Per questi motivi, la nostra traduzione segue il testo sul bambù laddove questo è
disponibile. La sua cruda terminologia è più affine alla tradizione orale rispetto a quella
del testo standard. La sua logica militare è più profonda e le varianti assolutamente
valide. Il nostro sito web, www.victoryoverwar.com, riporta il testo completo in cui si
spiega, inoltre, il ragionamento alla base di ogni scelta terminologica nella traduzione.
Se facciamo un passo indietro e consideriamo questi fattori, ci accorgiamo che ciò che
sembrava solido – un semplice oggetto, un libro scritto e pubblicato da un autore – si
rivela essere una serie di concetti senza tempo, attimi collegati di un unico processo.
Come testo scritto, la coesione è assicurata dalla continuità della trasmissione. A livello
più profondo, la sua compattezza è assicurata dal principio ispiratore: la visione del
mondo come un insieme unitario.
Le ripercussioni di questo approccio sulla nostra lettura del testo sono evidenti. Il
Sun Tzu è stato sin dall’inizio un testo “aperto”, in evoluzione, e noi possiamo ricorrere
a questa peculiarità per cogliere la sua essenza profonda. Lo scopo del nostro libro è di
permettere ai lettori di compiere autonomamente questo percorso. I capitoli precedenti
del saggio hanno descritto il processo di formazione dell’opera, segnalando i punti di
contatto con la nostra società. In precedenza, abbiamo descritto il significato del
conquistare intero e intatto il nemico. La traduzione si è attenuta fedelmente
all’originale cinese per quanto riguarda la terminologia, lo stile e la forma. In questo
modo, è possibile capire in profondità il testo e metterne in pratica gli insegnamenti.
Così, come i primi seguaci di Sun Tzu, potremo andare alla conquista del mondo.
A che punto siamo?
Negli ultimi secoli abbiamo assistito a profondi cambiamenti che, sviluppatisi
principalmente in Europa e in America, hanno investito e trasformato i paesi dei due
continenti e in seguito hanno coinvolto tutto il resto del mondo. Gli avvenimenti hanno
cambiato anche il nostro modo di pensare. Con lo sviluppo di nuovi paradigmi,
possiamo comprendere meglio alcuni elementi fondamentali del Sun Tzu: la visione di
conquistare intero e intatto il nemico, il mondo visto come un insieme di relazioni. È
uno dei motivi per cui un antico testo cinese ci risulta così familiare.
Tali sviluppi hanno creato le basi per il successo del Sun Tzu nella società
contemporanea – non solo come testo, già noto in Occidente da secoli, ma anche come
filosofia da mettere in pratica, tradizione di saggezza. Prima di esaminare il pensiero
militare dell’ultimo secolo, vorremmo elencare alcuni fattori che hanno contribuito a
creare le condizioni favorevoli alla fruizione del testo. Il nostro scopo è mostrare come il
pensare in termini di processi sia diventato una caratteristica di settori diversissimi
della nostra società. Ne abbiamo scelti solo quattro e forniremo dei brevi accenni. Come
il Sun Tzu, preferiamo accostare elementi simili anziché argomentare su di essi. Come
avviene nel commento, vogliamo creare un terreno favorevole all’identificazione dei
temi centrali del testo.
Gli scienziati hanno profondamente modificato l’ambiente in cui viviamo. Il nostro
pianeta è un puntino nell’universo, che si muove nello spazio-tempo insieme al suo
Sole. I nostri corpi sono composti da sorgenti di energia infinitamente piccole. La
biologia evolutiva mostra le nostre origini – partendo dai mammiferi fino ad arrivare
agli organismi monocellulari, e infine alle molecole di carbonio formatesi in seguito a
pressioni immense sugli atomi di idrogeno ed elio.
Le aziende americane di una volta potevano essere paragonate a un meccanismo
dell’universo newtoniano. Ora invece sono strutturate come unità autonome che si
coordinano con gruppi più grandi, dando origine a un universo complesso
paragonabile al Tao. La conoscenza è diventata prioritaria rispetto a risorse più
quantificabili come la terra, i prodotti, l’energia o il capitale. Il mercato è simile a una
conversazione che accoglie immediatamente e spontaneamente qualsiasi voce, con
produttori e consumatori che convergono nello stesso punto per progettare, scambiare,
utilizzare e riprogettare un prodotto, in un processo simile alla vittoria. 7
L’Asia, l’Europa e l’America si stanno ancora scoprendo. I classici cinesi sono stati
tradotti, introducendo il termine Tao nelle lingue occidentali. Il Tao porta con sé anche
una novità culturale: le religioni senza Dio. Gli uomini e le donne occidentali hanno
scoperto e praticato il buddhismo, per il quale siamo attività senza un centro, con
un’essenza intima tendente all’infinito e senza peccato originale.
Nella filosofia dei processi di Alfred North Whitehead (1861-1947), gli eventi, non le
singole cose, sono i componenti fondamentali della realtà. La nostra essenza è quindi il
divenire, e ogni divenire è il risultato di una scelta fra gli innumerevoli oggetti, le cose e
gli eventi che ci hanno preceduto. Lo spazio, il tempo e la materia sono inscindibili. Al
posto delle categorie “essere, stabilità e uniformità”, ci sono soltanto “divenire,
cambiamento e novità”.
Il pensiero militare del XX secolo mostra affinità sorprendenti con questi sviluppi
della filosofia. Due esempi tratti dalla Prima guerra mondiale mostrano come iniziò la
trasformazione. Uno riguarda la guerra di trincea, con gli eserciti che si fronteggiarono
per anni nei campi delle Fiandre, in una situazione di stallo completo: nessuno riuscì a
ottenere lo shih definitivo, e le mitragliatrici eliminarono coloro che si avventurarono
all’attacco. L’altro esempio riguarda T.E. Lawrence, Lawrence d’Arabia, che agì tra la
Siria e il Sinai combattendo una guerra molto diversa contro i turchi. Il suo nemico era
costituito da eserciti moderni supportati da treni di rifornimenti, quartier generale e
unità di comando. Ciononostante, egli si chiedeva:

Supponiamo di essere un’influenza (come potremmo in effetti essere), un’idea, un essere


invulnerabile, intangibile, senza punti di riferimento, che si infiltra ovunque come un
gas. E che gli eserciti siano come piante, immobili come statue, radicati al suolo, nutriti
da lunghi steli collegati alla testa. Noi potremmo essere vapore che si muove in
direzioni sempre diverse. Il nostro regno sarebbe la mente di ogni uomo, e poiché non
vogliamo nulla di materiale per vivere, forse non offriremmo nulla di materiale da
uccidere. 8

Gli esiti disastrosi della guerra di trincea incrinarono la fiducia nella pratica
consolidata dell’attacco frontale di massa verso il centro di gravità nemico. La ferita fu
profonda e rimase aperta a lungo, finché B.H. Liddell Hart, amico di Lawrence, non
sviluppò la teoria che egli avrebbe definito dell’“approccio indiretto”, un assalto lungo
la linea di minor resistenza, laddove il nemico non si attende un attacco. Ed è qui che
entra in gioco la sincronicità. Nel 1927 Liddell Hart ricevette una lettera da un ufficiale
inglese in servizio in Cina, che gli descriveva il Sun Tzu. La lettera insisteva in
particolare sull’immagine dell’acqua, priva di resistenza ma in grado di spazzare via le
rocce. Questa immagine assomigliava moltissimo alla teoria del “torrente in
espansione” di Liddell Hart, secondo la quale tante piccole brecce fatte nelle difese
nemiche avrebbero aperto la strada a un attacco massiccio, che si espande come un
torrente alle spalle del fronte nemico.
Quando pubblicò The British Way in Warfare, cinque anni dopo, Liddell Hart non fuse
semplicemente Oriente e Occidente: usò il Sun Tzu come base per rivoluzionare il
pensiero militare europeo. Il fine della guerra, scrisse, è sconfiggere il nemico, non
combattere, che è soltanto un mezzo per raggiungere lo scopo. Il successo va cercato
attraverso l’inganno e altri metodi che pongano il nemico davanti a un dilemma. La
vittoria si ottiene non con la distruzione fisica del nemico, bensì minandone la fiducia,
attraverso stratagemmi di vario tipo. Egli scrisse inoltre che i tredici capitoli del Sun Tzu
«sono insuperati in quanto ad acume e profondità di giudizio. Potrebbero essere definiti
la quintessenza della saggezza nel campo della strategia bellica». 9 Di fatto, il termine
“indiretto” è la traduzione del cinese “straordinario”.
In Vietnam la teoria divenne realtà. Una banda di contadini poveri sconfisse la più
avanzata organizzazione militare esistente al mondo. Muovendosi sul proprio territorio
come un pesce nell’acqua essi, «pur partendo dopo», arrivavano per primi (capitolo 7).
Stabilendo il luogo e la modalità di ogni battaglia, essi costrinsero gli americani a
controllare qualsiasi punto del territorio (capitolo 6).

Pertanto, avendo pochi uomini mentre il nemico ne ha tanti, posso usare i miei pochi per
colpire i molti perché essi sono divisi.

Non farò sapere quale sarà il terreno dove sferrerò l’attacco,


Di conseguenza il nemico dovrà preparare diversi avamposti di guardia.
Essendo i suoi avamposti divisi, mi saranno sufficienti pochi uomini per colpire.

Il generale Vo Nguyen Giap aveva studiato il Sun Tzu, ma dichiarò: «La mia bibbia è
I sette pilastri della saggezza di T.E. Lawrence». 10 Dopo il 1968 evitò i confronti su larga
scala con le forze statunitensi; scelse invece di coinvolgere gli americani
nell’inseguimento, lungo e logorante, delle sue truppe sparse nella giungla. Come aveva
scritto Lawrence in precedenza, una guerra simile «è sporca e lenta, come mangiare una
minestra con il coltello». 11
Forse c’è un nesso causale tra l’esperienza in Vietnam e l’edizione del 1997 del
manuale di combattimento della Marina degli Stati Uniti. C’è sicuramente un
collegamento fra questo manuale e il Sun Tzu, del quale vengono citati ampi brani. In
contrasto con l’immagine di Teddy Roosevelt che guida i suoi Rough Riders sulla
collina di San Juan nel 1898, un secolo dopo il manuale di combattimento afferma che

la valutazione delle superfici e dei varchi richiede un certo grado di giudizio. La superficie
può trasformarsi in varco, a seconda delle circostanze. Ad esempio, una foresta è una
superficie se il nemico è un’unità corazzata, poiché limita le possibilità di movimento
dei veicoli; ma se il nemico è un’unità di fanteria, la foresta diventa un varco, poiché
permette agli uomini di spostarsi agevolmente al suo interno […]
Se l’unità principale ha conquistato una superficie ma un’altra unità ha localizzato un
varco, trasformeremo la seconda unità in unità principale, concentrando gli sforzi nella
sua direzione. In questo modo, “spingeremo” frontalmente il nostro potere d’attacco
attraverso i varchi anziché “passarci” attraverso da dietro.

Così, con un’apparente combinazione di Whitehead e del Sun Tzu, il manuale di


combattimento afferma:

Come il contrasto e l’incertezza, la fluidità è un attributo intrinseco della guerra. Ogni


episodio in guerra è il risultato momentaneo di una combinazione unica di circostanze,
con problematiche particolari che richiedono una soluzione originale. Di conseguenza,
nessun episodio può essere visto in maniera isolata dal contesto. Viceversa, ogni
episodio si integra con quelli che lo precedono e lo seguono – creato dal precedente e
creatore delle condizioni del successivo –, dando origine a un flusso continuo e
mutevole di eventi, con opportunità e avvenimenti imprevisti da cogliere al volo.
Poiché la guerra è un fenomeno fluido, richiede flessibilità di pensiero. Il successo
dipende in larga misura dalla capacità di adattamento – prevedere e formare gli eventi
a nostro favore e, al tempo stesso, reagire tempestivamente alle condizioni in costante
mutamento.

In sintesi:

Dovrebbe essere chiaro che la strategia bellica non dipende tanto dai metodi usati – non
crediamo a un approccio sistematico alla guerra – quanto dalla mente dei membri della
Marina. 12

Si tratta di un avvenimento straordinario all’interno di una serie di avvenimenti


straordinari. Il Sun Tzu ci ha conquistati secondo le sue regole – conquistando senza
distruggere, aprendo la nostra mente a una prospettiva più ampia. Scegliamo
liberamente di adottarla, perché la sua saggezza è ora la nostra saggezza. E a un livello
ancora più profondo, proprio come il generale Giap si ispirò a T.E. Lawrence, le teorie
implicite del libro – mutamento, correlazioni reciproche, conquistare senza distruggere
– hanno assunto oggi la stessa validità che avevano venticinque secoli fa in Cina. Il Sun
Tzu ha riscosso grande favore nella cultura occidentale perché i suoi assunti principali
rispecchiano le idee guida della nostra società. Si è realizzato il contesto da cui
dipendono le manifestazioni di tali assunti.
Quando riusciamo a creare un ponte fra il vecchio e il nuovo, le antiche tradizioni
diventano attuali, com’è avvenuto con il Sun Tzu. Questo libro fa ormai parte della
cultura mondiale contemporanea, anch’essa priva di centro, sempre nuova e in costante
trasformazione. Anziché essere l’eredità esclusiva di un gruppo di antichi discepoli, il
Sun Tzu è presente ovunque nel mondo quando (capitolo 13)

[…] le cinque spie lavorano insieme e nessuno conosce il loro Tao,


Costituiscono la “rete degli spiriti”.

Il testo è vivo e cambierà insieme a te, lettore, se fonderai la tua saggezza con la sua.
Sono questi gli stratagemmi militari che conducono alla vittoria. Non possono essere
divulgati né decisi in anticipo.

1. Vedi Mark Edward Lewis, Writing and Autority in Early China, State University of New York Press,
Albany 1999.
2. Si può trovare un’ottima analisi di questi processi in Mark Edward Lewis, Sanctioned Violence in Early
China, State University of New York Press, Albany 1990.
3. Vedi la traduzione di Ralph Sawyer, The Seven Military Classics of Ancient China, Westwiew Press,
Boulder 1993.
4. Vedi Records of the Historian, traduzione di Yang Hsien-yi e Gladys Yang, Commercial Press, Hong
Kong 1974, pp. 28-29.
5. Per un’eccellente discussione di questo processo, vedi Writing the Matters, in M.E. Lewis, in Writing
and Autority in Early China, cit.
6. Sono stati tradotti da Roger Ames come Texts Recovered from Later Works, nel suo Sun Tzu. The Art of
Warfare, Ballantine, New York 1993.
7. Vedi Thomas Petzinger, The New Pioneers, Simon and Schuster, New York 1999, e
www.cluetrain.com.
8. Da T.E. Lawrence, The Evolution of a Revolt, citato da Alex Danchev in Liddell-Hart and The Indirect
Approach, in «Journal of Military History», 63, aprile 1999, pp. 329-30.
9. Citato in Samuel B. Griffith, Sun Tzu. The Art of War, Oxford University Press, Oxford 1963.
10. Citato in Phillip B. Davidson, Vietnam at War, Presidio Press, Novato 1988, p. 15.
11. Da T.E. Lawrwnce, Evolution of a Revolt, citato da A. Danchev in op. cit., p. 130.
12. U.S. Marine Corps, Warfighting (MCDP 1), U.S. Department of the Navy, Washington 1997.
Parte terza
COMMENTARIO

Spesso gli antichi testi cinesi sono di difficile comprensione, anche per un lettore cinese
colto. Per questo motivo tutti i classici erano accompagnati da commentari, cui ci si
affidava per comprendere passi complessi o per stabilire un’interpretazione autorevole.
Continuando quella tradizione, presentiamo questo commentario comprensivo di
informazioni che riteniamo utili a una riflessione sul Sun Tzu e, seguendo l’esempio dei
nostri predecessori, mettiamo a disposizione materiale di base relativo alla lingua e alla
storia cinesi, segnalando il momento in cui appaiono per la prima volta i termini
importanti. Non vogliamo però determinare dei significati definitivi: al contrario,
nutriamo la fiducia che il significato di ogni parola chiave o tema ricorrente divenga più
chiaro a mano a mano che lo si approfondisce, come quando si scoprono nuove
sfaccettature in una gemma dall’intaglio complesso. Con lo stesso spirito, cerchiamo di
portare alla luce i modelli di pensiero essenziali al testo, lasciando aperta
l’interpretazione secondo cui questa saggezza potrebbe applicarsi a ogni singola
situazione. Riteniamo che la visione della vittoria che conquista intero e intatto il
nemico sottenda tutti i passi del testo.
1
Valutazioni strategiche

Sun Tzu disse:

Le operazioni militari sono di vitale importanza per lo Stato.


Sono questione di vita o di morte,
Il Tao della sopravvivenza o della distruzione.
È dunque necessario ponderarle con cura.

Le operazioni militari hanno una funzione protettiva. Anche se il Sun Tzu nacque in
risposta a esigenze governative e politiche, la sua logica si applica a ogni situazione,
poiché la protezione è una funzione fondamentale della vita. Proteggere significa
rispettare la propria integrità respingendo qualcosa che viene dall’esterno o
espandendosi all’esterno, tramite la difesa o l’aggressione. Ciò può comportare un
conflitto. Che si giudichino queste funzioni piacevoli oppure no, non è possibile
esimerci dall’analizzarle.

E così, bisogna considerarle tenendo presente cinque fattori,


Valutare la situazione per mezzo di comparazioni
Per capire la sua vera natura.

Questo capitolo si rivolge al governante, analizzando cinque fattori e sette


comparazioni secondo cui si possono valutare le operazioni militari.

Il primo fattore è il Tao, il secondo è il cielo, il terzo è la terra, il quarto è il generale, il


quinto è il metodo.

“I cinque” sono costituiti dalla ben nota triade di cielo, terra e uomini, affiancata dal
Tao e dal metodo. In questo modo il Sun Tzu esprime il suo coinvolgimento con i
principali elementi del pensiero imperante al tempo degli Stati Combattenti e allo stesso
tempo annuncia che la sua applicazione va ben oltre il campo dell’azione militare.
Questi cinque costituiscono un tutt’uno e formano inseparabilmente la base delle
operazioni militari.

Il Tao è ciò che induce il popolo a condividere lo stesso obiettivo del governante,
Al punto di non darsi pena di vita o morte, pur di non deluderlo.

Il Tao è una strada, un sentiero, il modo in cui qualcosa funziona ed è anche il corso
d’azione corretta da seguire, il modo in cui qualcosa dovrebbe essere fatto; come verbo
significa “condurre”, e quindi “guida”. Tutti questi significati sono qui presenti.
La parola tradotta come “induce” è nell’originale cinese anche il termine comune per
esprimere un ordine militare. Qui indica il modo in cui colui che guida e coloro che
sono guidati condividono lo stesso scopo. Questa unità non può essere imposta
dall’esterno: nasce quando tutti sono in accordo con l’ordine più grande, il Tao, il modo
in cui le cose funzionano.
«Pur di non deluderlo.» I testi standard concludono questa linea con alcune varianti
come: «Senza timore del pericolo». Il testo di bambù è molto più incisivo: questo passo
riguarda l’unità di intenti, tanto che le truppe non esitano a offrire la loro vita. È meno
importante il fatto che abbiano paura rispetto al fatto che nascondano le proprie
intenzioni.

Il cielo comprende yin e yang, freddo e caldo, il susseguirsi delle stagioni.


Seguirlo o opporvisi determina la vittoria militare.

La seconda riga appare solo nel testo sul bambù.


Il cielo non rappresenta solamente l’atmosfera o il tempo, ma anche le grandi
strutture universali. «Seguirlo o opporvisi» si riferisce al sintonizzarsi con questi
processi, atteggiamento che porta alla vittoria. Ciò non deve essere interpretato come il
lasciarsi influenzare dall’esterno, ma piuttosto come la capacità del generale di aderire a
modelli di più ampio respiro, padroneggiando così le coincidenze.

La terra riguarda le alture e i bassopiani, ciò che è ampio e ciò che è angusto, ciò che è
lontano e ciò che è vicino, il terreno accidentato e quello piano, la morte e la vita.

Proprio come il cielo si manifesta in molti modi, anche la terra assume varie forme,
che hanno implicazioni cruciali per le operazioni militari, tanto da determinare la vita o
la morte. Ma non bisogna considerare la terra solamente nel suo aspetto di
conformazione del terreno: essa rappresenta anche la base di qualsiasi situazione, i suoi
limiti e le sue opportunità pratiche.

Il generale rappresenta la conoscenza, la fedeltà, il coraggio e la severità.

Il testo standard include in questa lista la fondamentale virtù confuciana: jen, o


umanità. Questo termine è stato presumibilmente aggiunto da un redattore posteriore,
che sperava di ritrarre il generale del Sun Tzu come un membro della società civile
confuciana.
Il generale simboleggia il principio della leadership, ciò che riunisce tutti “i cinque”.
La sua qualità principale è costituita dal suo sapere. Egli è allo stesso tempo la figura
centrale del Sun Tzu e colui che cerca di comprendere tale saggezza.

Il metodo riguarda il saper dare ordini, il Tao dell’organizzazione dell’esercito e delle


riserve logistiche.
«Metodo» si riferiva originariamente a qualcosa che poteva essere copiato, come i
modellini d’argilla usati nella costruzione delle case. Da qui venne poi a indicare le
forme standard di misurazione, come i contenitori da una pinta, che contengono sempre
lo stesso volume di liquido. Più generalmente, indica le procedure prestabilite e, infine,
il modo giusto in cui le cose dovrebbero essere fatte. Il titolo cinese del testo è infatti
letteralmente I metodi militari di Sun Tzu.
In questo passo i metodi sono i mezzi tramite cui il generale struttura le masse e le
funzioni ripetibili nell’ambito delle operazioni militari. I metodi conferiscono coerenza,
prevedibilità e forza.

Riguardo a questi cinque fattori –


Nessun generale non ne ha mai sentito parlare.
Colui che li conosce bene sarà vittorioso.
Colui che non li conosce sarà sconfitto.

Questa è la prima volta che il testo cita il legame cruciale tra conoscenza e vittoria.
Non basta aver sentito parlare di questi cinque fattori, bisogna conoscerli
dall’interno, perché formano la base di ogni situazione. Se pienamente compresi e
assimilati, conducono alla vittoria.

E così, valutando per mezzo delle comparazioni,


Si determina la vera natura di una situazione.

Le comparazioni sono sette modi di determinare lo stato delle operazioni militari.


Forse il Sun Tzu inizialmente cominciava da questa sezione, poiché queste due righe
appaiono due volte, qui e poco dopo l’inizio del capitolo.

Chiedi –
Quale governante segue il Tao?
Quale generale è più abile?
Chi ha a suo favore cielo e terra?
Chi osserva più rigorosamente il metodo e gli ordini?
Quale esercito è più forte?
Quali sono gli ufficiali e i soldati meglio addestrati?
Da che parte i premi e le punizioni sono più equi?
Tramite queste comparazioni si possono prevedere la vittoria e la sconfitta!

Mentre “i cinque” si occupano dei fondamenti di ogni azione, le comparazioni si


concentrano in modo più esclusivo sulle questioni militari, offrendo sette termini di
paragone tra noi e gli altri. Il Tao è la cosa più importante, dopo di esso viene il
generale. I modelli assoluti non sono necessari: il generale ricerca il sapere mettendo a
confronto varie qualità, poiché la forza e la debolezza, il sé e gli altri, sono relativi. In
questo modo saprà come ottenere la vittoria.
Se impieghi un generale che segue le mie valutazioni, egli sarà sicuramente vittorioso.
Fallo dunque rimanere.
Se impieghi un generale che non segue le mie valutazioni, egli sarà sicuramente sconfitto.
Allontanalo.

Qui il Sun Tzu si rivolge al governante. Il sovrano e il suo generale devono essere in
completa sintonia. Il sovrano indica la meta, mentre il generale valuta le condizioni,
scegliendo il modo in cui raggiungere quella meta. Questa unione determina la vittoria.

Avendo esaminato i vantaggi, comportati di conseguenza.


Poi trasformali in shih a seconda della situazione esterna.
La valutazione dei vantaggi determina lo shih.

Le sezioni di apertura di questo capitolo hanno mostrato due modi di esaminare le


operazioni militari: l’uso dei cinque e delle comparazioni. Ora è tempo di applicare
questa conoscenza alle questioni esterne. Il mezzo fondamentale per poterlo fare è lo
“shih”, il potere inerente a una situazione.
Tramite le comparazioni apprendiamo dove si trova il vantaggio relativo. Possiamo
così agire per ottenere una disposizione favorevole, o shih. Lo shih di qualsiasi
situazione particolare è in costante cambiamento, dal momento che le condizioni
mutano. È come mettere dei pesi lungo un tronco il cui punto di equilibrio è sempre in
movimento. La conoscenza acquisita attraverso le comparazioni permette di identificare
più facilmente il fulcro.

Le operazioni militari seguono un Tao di stratagemmi –


Così, quando sei capace, fingi di essere incapace.
Quando sei attivo, fingi di essere inattivo.
Quando sei vicino, fingi di essere lontano.
Quando sei lontano, fingi di essere vicino.
Così, quando il nemico cerca il vantaggio, getta l’esca per ingannarlo. ~
Quando è in confusione, attaccalo. ~
Quando il nemico è potente, stai in guardia. ~
Quando è forte, evitalo. ~
Quando è infuriato, provocalo.
Attaccalo quando è impreparato.
Fai la tua mossa quando meno se lo aspetta.

Quattro di queste righe sono composte di quattro parole; si tratta di distici in rima, il
metro poetico più antico della Cina, comune ai testi degli Stati Combattenti.
Le seguenti tre righe appaiono nel testo standard, ma non in quello sul bambù:

Quando è umile, inorgogliscilo. ~


Quando è riposato, affaticalo. ~
Quando è in compagnia di amici, separalo. ~
L’inganno è un mezzo che permette di diventare senza forma, invisibile, insondabile,
o di apparire dove non si è o come qualcosa che non si è. Se non siamo visibili ai nemici,
essi non possono prepararsi contro di noi. Se non sanno dove siamo, possiamo sbucare
da qualsiasi luogo.
Conoscendo le tendenze e l’impeto dei nemici, diventa semplice ingannarli, catturarli
o prepararsi contro di loro. Se sono occupati a rispondere alle nostre iniziative, essi non
saranno in grado di preparare le proprie.

Questi sono gli stratagemmi militari vittoriosi dei nostri avi.


Non possono essere tramandati in anticipo.

Le vittorie dipendono dallo shih, la cui configurazione non è mai costante. Il generale
deve riconoscere un vantaggio temporaneo, cogliendo la vittoria nell’istante in cui
questa si manifesta. Tali vittorie non possono essere ripetute in futuro, né possono
essere insegnate.

Ora, nella conta delle verghe, a corte, prima della battaglia, è certo della vittoria chi ha
dalla sua molte verghe da conta.
Nella conta delle verghe, a corte, prima della battaglia, è certo della sconfitta chi ha dalla
sua poche verghe da conta.
Chi ha dalla sua molte verghe vince su chi ne ha poche,
Quanto più sarà sconfitto chi non ha alcuna verga a suo favore!
Con questi mezzi studio la situazione.
Vittoria e sconfitta mi appaiono evidenti.

Sappiamo poco di questo calcolo. Alcuni storici ritengono che fosse fatto sulla base
delle sette comparazioni; chi aveva la posizione più forte riceveva bastoni o tavolette di
riconoscimento, ma si tratta solo di una congettura. Altri testi contemporanei parlano di
conta delle verghe nella corte reale o nel tempio. In questi esempi potrebbe trattarsi di
una forma di divinazione, anche se il Sun Tzu nega esplicitamente che si possano
prevedere gli eventi in questo modo.
La conoscenza acquisita tramite le comparazioni permette di conoscere la vittoria.
Ma i particolari mezzi con cui la vittoria sarà ottenuta dipendono dall’abilità in battaglia
del generale. Anche se la vittoria può essere prevista, gli shih della battaglia in costante
mutamento esistono solo nel momento presente.
2
Operazioni belliche

Sun Tzu disse:

In breve, questo è il metodo per organizzare le operazioni militari –

Un migliaio di carri da guerra veloci, un migliaio di carri coperti di cuoio, centomila fanti
armati e la possibilità di trasportare le provviste per più di mille li –
per le spese in patria e sul campo di battaglia, per gli stipendi dei consiglieri stranieri,
per i costi dei materiali come la colla e la lacca, dei carri e delle armature, lo Stato
dovrà provvedere mille monete d’oro al giorno.
Se si dispone di tanto, si potranno allora mobilitare centomila soldati.

Organizzare un’armata richiede risorse enormi. Queste spese sono inevitabili se si


vuole dare battaglia. I calcoli a cui si fa cenno qui non sono semplicemente finanziari. Il
generale si occupa di economia nel suo senso più ampio, il che include il complesso
equilibrio di forze che riguarda ogni aspetto dello Stato, compresa la vita sociale e
morale.

Quando si è impegnati in un conflitto –


Se la vittoria tarda ad arrivare, il morale dei soldati si abbatte e le loro armi si spuntano.
Se poi si assediano città fortificate, si rischia di esaurire le proprie forze.
Se la campagna militare si protrae, le risorse dello Stato finiranno per non bastare.
Quando il morale dei soldati si abbatte, le loro armi si spuntano,
Le proprie forze e le proprie risorse finanziarie si esauriscono,
Allora i sovrani vicini approfitteranno delle tue difficoltà e ti attaccheranno.
Neppure un saggio consigliere potrà allora salvarti dall’inevitabile!

Perciò, se ho udito di azioni maldestre riuscite grazie alla rapidità, mai ho visto riuscire
un’abile operazione che fosse anche prolungata.
E non c’è mai stata una guerra protratta nel tempo che abbia portato vantaggi a uno Stato.

I sovrani vicini erano i governanti dei numerosi Stati feudali della Cina
settentrionale. Nel Sun Tzu essi sono ritratti come alleati inaffidabili che si possono
trasformare rapidamente e opportunisticamente in nemici.
La spesa iniziale necessaria per portare un esercito in guerra è enorme, e il
prolungamento della campagna militare la amplifica ancora di più. In questo caso le
risorse scarse creeranno una nuova vulnerabilità. Non ci sarà più sicurezza. Se la
vittoria non è ottenibile rapidamente, è una follia impegnarsi in operazioni militari.
L’uso convenzionale della forza richiede uno sforzo meditato, che potrà abbattere il
nemico, ma smorzerà anche la nostra capacità di penetrazione: si tratta del
prolungamento, in cui si scambia erroneamente l’intensità del proprio sforzo con il
sentiero che porta alla vittoria. Agire precipitosamente in battaglia può portare a
qualche errore, ma è difficile che impegnarsi in lunghe operazioni militari ci porti dei
vantaggi.

E così, chi non conosce a fondo i pericoli inerenti all’impiego delle armi, ~
Ugualmente non può conoscere a fondo i vantaggi che derivano dal loro impiego. ~

L’uso della forza militare è sempre distruttivo, da entrambe le parti. Il generale che
ignora questa verità non saprà trarre benefici dalle operazioni militari, né conoscerà i
vantaggi specifici nell’utilizzo della guerra in generale. Egli deve conoscere ogni
possibile conseguenza delle sue azioni.
Il generale abile riconosce il modo in cui il danno può portare vantaggio, in cui il
vantaggio del nemico può non portare danno e il modo in cui questi fattori possono
facilmente invertirsi. Riconoscendo l’interdipendenza del vantaggio e del danno, del sé
e dell’altro, egli procede verso la vittoria.

Colui che eccelle nell’arte della guerra


Non ha bisogno di una seconda leva di coscritti, né di farsi inviare gli approvvigionamenti
tre volte.
I rifornimenti militari devono essere forniti dallo Stato, ma le vettovaglie devono essere
reperite in territorio nemico.
Così all’esercito non mancheranno mai le provviste di cibo.

Quando si combatte, bisogna evitare i carichi straordinari relativi al creare,


trasportare, mantenere e consumare i propri beni, approfittando invece dei beni che si
trovano a portata di mano. In questo modo si usano le risorse stesse del nemico per
sconfiggerlo.

Uno Stato si impoverisce a causa dei suoi soldati –


Quando essi sono lontani e per il loro approvvigionamento le merci devono viaggiare a
lungo.
Quando essi sono lontani e il trasporto delle vettovaglie su lunghe distanze
impoverisce le famiglie nobili.
Dove si trova un esercito, i prezzi delle merci salgono
E con il rincaro, le ricchezze si esauriscono.
Quando le ricchezze si esauriscono, il popolo è immancabilmente oppresso da pesanti
tassazioni.
E con questa perdita di sostanze e ricchezze nel cuore stesso del paese,
Le famiglie si impoveriscono,
I sei decimi delle risorse delle famiglie nobili vanno in fumo.
E per quanto riguarda le risorse della famiglia regnante –
Per sostituire carri rotti, cavalli sfiniti, ~
Armature, elmi, frecce, balestre, ~
Alabarde, scudi, lance, scudi trasportabili, ~
E carri da trasporti trainati da buoi – ~
I sette decimi sono già svaniti.

Perciò il generale saggio va in cerca di cibo in mezzo al nemico.


Ogni staio di cibo nemico equivale a venti del mio.
Ogni fienile di foraggio equivale a venti del mio.

Il processo di impoverimento innescato dalla guerra interessa ogni settore


dell’economia e non influenza solamente i beni materiali, ma mina anche la struttura
sociale. Il generale non sovraccarica lo Stato perché ottiene cibo e rifornimenti dal
nemico.

Per uccidere il nemico bisogna essere pieni di rabbia.


Per sottrarre i beni al nemico bisogna essere mossi dai vantaggi che ne derivano.

Con la giusta motivazione, è facile indurre le proprie truppe a uccidere o a catturare i


nemici. Ma l’economia della battaglia dà valore al buon uso della vita e delle risorse
materiali. Togliere il sostentamento al nemico ci avvicina più rapidamente alla vittoria.

E così, in un combattimento di carri,


Quando si prendono più di dieci carri al nemico,
Ricompensa colui che ha catturato il primo.
Sostituisci poi le tue bandiere e insegne alle loro,
Guida i carri frammischiati ai tuoi,
Tratta con cura i prigionieri.
Questo è il cosiddetto “prevali sugli avversari, accrescendo la tua forza”.

Si può rubare l’equipaggiamento del nemico e usarlo contro di lui: diamo il carro a
colui che lo ha catturato in battaglia dopo averlo ricoperto con le nostre insegne e
integriamolo nelle nostre forze.
Ma il cibo e l’equipaggiamento non sono le uniche risorse che il generale può
ottenere dall’avversario. Deve conquistare anche le truppe nemiche. La sua forza
aumenta portando gli antagonisti dalla propria parte e fornendo loro una prospettiva
più ampia.

E così, il valore delle operazioni militari risiede nella vittoria.


Non nel temporeggiare.

Questo passo è un primo riassunto del capitolo.


Vincere significa conquistare intero e intatto il nemico. La guerra è costosa. Se la si
prolunga, porterà devastazione per tutti. Se si rende necessario combattere, bisogna
farlo in modo da concludere rapidamente il conflitto.
E così, il generale che comprende la natura delle operazioni militari è per il suo popolo
una stella del destino,
È il responsabile della sicurezza o della rovina del suo paese.

La stella del destino controlla il tempo della morte. Questa è la constatazione finale
del capitolo.
La conoscenza della guerra mostra al generale come usare le risorse del nemico,
evitando di prolungare la battaglia e ottenendo rapidamente la vittoria. Questa
conoscenza gli dà anche il potere di preservare o distruggere lo Stato, basandosi su
un’economia di vasta portata, la cui influenza va molto al di là della battaglia: dai
principi naturali che governano il cielo al costo della colla, della lacca e del grano.
3
Strategia di attacco

Sun Tzu disse:

In breve, questo è il metodo per organizzare le operazioni militari –

Un risultato superiore consiste nel conquistare intero e intatto uno Stato nemico.
Distruggerlo costituisce un risultato inferiore.

Un risultato superiore consiste nel catturare intero e intatto un esercito.


Distruggerlo costituisce un risultato inferiore.

Un risultato superiore consiste nel catturare intero e intatto un battaglione.


Distruggerlo costituisce un risultato inferiore.

Un risultato superiore consiste nel catturare intera e intatta una compagnia.


Distruggerla costituisce un risultato inferiore.

Un risultato superiore consiste nel catturare intera e intatta una squadra.


Distruggerla costituisce un risultato inferiore.

Perciò, ottenere cento vittorie in cento battaglie non è prova di suprema abilità.

Sottomettere l’esercito nemico senza combattere è prova di suprema abilità.

L’abile generale conquista il nemico senza distruggerlo. Il principio di “conquistare


intero e intatto il nemico” preserva infatti gli avversari, pur trasformandoli. È un
principio che insegna a basarsi su se stessi, mentre il principio delle “cento vittorie” si
concentra sulla battaglia, sottovalutando il fatto che il conflitto può portare a un
ulteriore conflitto. Questo principio si estende dal microcosmo al macrocosmo.
Non si tratta di un argomento contro l’uso della forza, ma invita a considerare la
battaglia dal punto di vista della vittoria, non come fine a sé stante.

E così, è di suprema importanza sconvolgere la strategia del nemico.


In secondo luogo spezzare le sue alleanze.
In terzo luogo attaccare il suo esercito.
La scelta peggiore è assediare le città fortificate.

L’approccio del conquistare intero e intatto il nemico si concentra per prima cosa
sulla strategia dell’avversario, cercando di far crollare la coerenza dei suoi piani. Questa
è una battaglia che si svolge tutta a livello mentale. La seconda mossa consiste nel
dividere gli alleati del nemico, ovvero i legami che tengono insieme il suo mondo. Solo
in seguito potrà essere utile impegnare le forze del nemico secondo i metodi militari
convenzionali. L’assalto basato sulla mera forza costituisce la strategia meno efficace.
Questo modo di fare la guerra protegge l’integrità dello Stato, cercando la vittoria più
che la conquista.

Il metodo per attaccare le città fortificate –


Preparare torri d’assedio e carri protetti da scudi.
Ci vogliono almeno tre mesi.
Erigere terrapieni.
Anche questo richiede tre mesi.
Se il generale cede alla propria rabbia e dà ordine ai suoi uomini di lanciarsi all’assalto
delle mura come formiche brulicanti,
Un terzo degli ufficiali e dei soldati cadrà senza che la città fortificata sia espugnata –
Tali sono gli effetti disastrosi di simili attacchi.

I manuali di strategia talvolta descrivono dettagliatamente i metodi di assedio. Qui


invece questo tipo di aggressione è considerato uno sperpero di tempo, soldi, beni e vite
umane. Non solo: attaccare le abitazioni dei civili limita le possibilità di conquistare
senza distruggere.
L’aggressione non devasta solo le risorse del nemico, potrebbe anche far perdere il
controllo al generale, annebbiando il suo giudizio e portandolo verso la distruzione e la
sconfitta.

E così, il comandante abile nelle operazioni militari


Soggioga l’esercito nemico senza combattere,
Espugna la città nemica senza assediarla,
Distrugge lo Stato nemico senza operazioni militari prolungate.
Adoperando una strategia che punti alla vittoria completa,
Il morale degli uomini non si abbatterà e i vantaggi saranno massimi.
Questo è il metodo della strategia di attacco.

Le prime quattro righe sono un riassunto della prima parte del capitolo.
Solo con la strategia basata sul conquistare intero e intatto il nemico, il generale
otterrà una vittoria completa. Ciò significa assumere una prospettiva globale sin
dall’inizio della campagna militare: così si manterrà intatto il proprio esercito,
preservando allo stesso tempo i vantaggi che portano alla vittoria e quelli che derivano
dalla vittoria.
A volte si dovrà distruggere lo Stato nemico e, in questo caso, bisognerà farlo in
fretta. Al riguardo, non esistono semplici regole da seguire.

Ecco dunque il metodo per organizzare le operazioni militari –


Se sei in proporzione di dieci a uno, circonda il nemico.
Se sei in proporzione di cinque a uno, attaccalo.
Se sei in proporzione di due a uno, dai battaglia.
Se le vostre forze sono in parità, cerca di dividerlo.
Se la tua forza è inferiore, difenditi.
Se è impari, ritirati.
Se chi è in minoranza persevera, ~
Determina la vittoria di un nemico più numeroso. ~

Il testo standard dice: «Se sei in proporzione di due a uno, dividilo. / Se le vostre
forze sono in parità, sarai in grado di batterlo». Ciò non si accorda con la logica del Sun
Tzu, e secondo alcuni testi antichi, queste due frasi sono state invertite. 1
Pur essendo preferibile conquistare senza distruggere ed evitare il conflitto, talvolta
la battaglia si renderà inevitabile. In ogni caso la miglior strategia si basa sulle
circostanze particolari. Bisogna valutare la forza del nemico, paragonarla alla nostra e
agire di conseguenza.
L’attaccamento a qualsiasi strategia, per quanto buona, porterà alla sconfitta. Il
generale può fuggire dal luogo della battaglia se prevede, in questo modo, di ottenere
un maggior margine di vittoria.

Ora, il generale è la salvaguardia dello Stato.


Se la salvaguardia è completa, lo Stato sarà indubbiamente forte.
Se la salvaguardia è incompleta, lo Stato sarà sicuramente debole.

Qui «lo Stato» è il bene supremo, l’entità di cui dobbiamo preservare l’integrità. Il
generale è il suo protettore, e solo quando le sue qualità sono pienamente manifeste egli
potrà assicurarne il benessere.

E così, un sovrano può danneggiare il suo esercito in tre modi –

Non sapendo che le truppe non possono muoversi, ordina di avanzare,


Non sapendo che le truppe non possono ritirarsi, ordina la ritirata,
Questo è ciò che si dice “mettere in difficoltà un esercito”.

Senza conoscere le situazioni interne delle tre armate, interviene nella loro
amministrazione,
Confondendo gli ufficiali.

Senza conoscere i rapporti esistenti fra le tre armate, interviene controllando i loro
appuntamenti,
Disorientando gli ufficiali.

Quando le tre armate sono confuse e disorientate,


I sovrani vicini ne approfittano per intensificare i loro attacchi!
Questo è ciò che si dice: “un esercito nel caos porta alla vittoria”.
Le “tre armate” sono l’ala centrale, quella sinistra e quella destra in cui sono divise le
truppe. Rappresentano tutte le forze dello Stato.
Il sovrano dà mandato al generale di agire, ma l’azione abile dipende dall’autorità
che deriva dalla conoscenza, la quale, a sua volta, deriva dalla situazione contingente.
Non possedendo quella conoscenza, se un sovrano interferisce con le attività militari,
creerà il caos. Un esercito nel caos determinerà la vittoria del nemico.

Bisogna dunque sapere che la vittoria ha cinque requisiti –


Sapere quando è il momento di combattere e quando non lo è.
Sapere guidare tanto un grande esercito quanto uno piccolo.
La vittoria si ottiene quando i superiori e gli inferiori sono animati dallo stesso spirito.
La vittoria si ottiene quando si è preparati a ogni imprevisto.
La vittoria si ottiene quando ci sono un generale capace e un sovrano che non
interferisce.
Questi cinque requisiti costituiscono il Tao che porta alla vittoria.

Conoscere la vittoria significa essere in grado di dare forma a quelle condizioni che
determinano la vittoria. Bisogna essere padroni di molte discipline: sapere quando è il
momento di tirare il grilletto, conoscere qual è la forza delle varie truppe, il loro morale,
saper attendere e sapere quali sono le relazioni adeguate tra generale e governante.
Queste cinque devono diventare un’unica, inesauribile via per la vittoria.

E così, nelle operazioni militari –


Se conosci il nemico e conosci te stesso, ~
Nemmeno in cento battaglie ti troverai in pericolo. ~
Se non conosci il nemico ma conosci te stesso, ~
Le tue possibilità di vittoria sono pari a quelle di sconfitta. ~
Se non conosci né il nemico né te stesso, ~
Ogni battaglia significherà per te sconfitta certa. ~

La conoscenza protegge dal pericolo. Il generale deve conoscere sia se stesso sia
l’altro, le proprie condizioni e quelle dell’altro. Questo richiede l’abilità di penetrare
tutti gli aspetti del mondo.
La vittoria proviene dal conquistare intero e intatto il nemico. Essa contempla il sé e
l’altro all’interno di una visione globale.

1. Vedi la relativa discussione in Wu Chiu-lung, Sun Tzu chiao-shih, Pechino 1990, p. 42.
4
La forma

Sun Tzu disse:

In passato, i generali esperti si rendevano invincibili e attendevano che il nemico


commettesse degli errori.

L’invincibilità dipende da noi.


La vulnerabilità del nemico dipende dai suoi sbagli.

Così i generali esperti sanno rendersi invincibili,


Anche se non possono provocare la vulnerabilità del nemico.

Perciò vale il detto: “Si può sapere come vincere, senza necessariamente vincere”.

In altri passaggi il Sun Tzu dà consigli espliciti su come “creare la vittoria”. Qui,
invece, si concentra sul proprio terreno d’azione, su come preparare le condizioni
dell’invincibilità all’interno della propria sfera. Non si tratta ancora di vincere: bisogna
prima aspettare che si manifesti la vulnerabilità del nemico. L’abilità consiste nel
riconoscere quel momento.

L’invincibilità sta nella difesa.


La vulnerabilità sta nell’attacco.

Se ti difendi sei più forte.


Se attacchi sei più debole.

Il testo standard dice: «Per rendersi invincibili si ricorre all’attacco; difendersi rende
vulnerabili». Questa logica si basa sul luogo comune che si vince attaccando. Il testo sul
bambù sottolinea invece la vulnerabilità dell’attacco e l’elusivo potere della difesa.

Coloro che nel passato eccellevano nella difensiva, sapevano nascondersi sotto le nove
terre e muoversi rapidamente sopra i nove cieli,
In modo da preservare le loro forze e ottenere una vittoria completa.

Qui il testo standard dice: «Coloro che in passato eccellevano nella difensiva
sapevano nascondersi sotto le nove terre; coloro che eccellevano nell’attacco sapevano
muoversi rapidamente sopra i nove cieli». Questo passo oscura il messaggio molto più
potente del testo sul bambù, che mostra invece una difesa non basata sul conflitto.
Nella miglior difensiva si esce dalla portata del nemico, diventando inafferrabili e
quindi imbattibili. La vittoria non dev’essere per forza ottenuta per mezzo della volontà
o della devastazione. Il generale completamente vittorioso sa andare oltre il concetto di
sconfitta.

Non è abile chi prevede una vittoria che chiunque potrebbe conseguire.
Vincere in una battaglia universalmente considerata difficile non è vera abilità,
Allo stesso modo in cui staccare un capello che cade d’autunno non significa avere molta
forza.
Riuscire a vedere il sole e la luna non significa avere una vista acuta.
Riuscire a sentire il tuono non significa avere un udito fine.
La vera abilità consiste nel vincere chi si può battere facilmente.
Così le battaglie degli esperti si risolvono senza vittorie straordinarie, senza acquisire
grande fama derivante dalla propria saggezza e dal proprio coraggio.

Secondo le credenze cinesi, le vellutate pellicce degli animali o i piumaggi degli


uccelli diventavano particolarmente fini all’inizio dell’autunno.
Il testo standard dice: «Ciò che si intende per abilità consiste nel vincere chi si può
battere facilmente». Significa che il generale esperto combatte solamente coloro che
possono essere facilmente sconfitti, pertanto non ottiene grande fama.
Il testo sul bambù arriva alla stessa conclusione, ma per ragioni diverse: ciò che la
maggior parte delle persone è in grado di vedere non è abilità. La vera abilità è
invisibile agli occhi delle persone ordinarie ed è in grado di raggiungere obiettivi molto
più alti di quanto esse possano immaginare. Per questo motivo le vittorie del generale
sono sconosciute.

E così, si vincerà senza alcun dubbio.


E senza alcun dubbio, le proprie azioni porteranno alla vittoria,
Poiché si vince chi è già sconfitto.

Chi è abile in battaglia si attesta sul campo in posizione di vantaggio,


E non si lascia scappare alcuna situazione che porti il nemico alla sconfitta.
Perciò, nell’operazione militare vittoriosa prima ci si assicura la vittoria e poi si dà
battaglia.
Nell’operazione militare destinata alla sconfitta prima si dà battaglia e poi si cerca la
vittoria.

Il generale esperto ottiene la vittoria prima ancora di ingaggiare battaglia.


Mantenendosi invincibile, attende il momento propizio per colpire il nemico nel suo
punto debole. Un esercito che si precipita sul campo di battaglia sperando di vincere
grazie alla sua irruenza non potrà che essere sconfitto.

E così, colui che è abile nell’arte della guerra coltiva il Tao e segue il metodo.
Ed è padrone della vittoria e della sconfitta.
Il Tao è il modo in cui le cose sono e il modo in cui si sviluppano secondo la loro
natura, è lo slancio vitale naturale. Il metodo è l’organizzazione delle azioni umane in
modo che siano in accordo con il Tao. Il generale assume questo potere quando si
accorda alla prospettiva più ampia, diventando così il signore della vittoria e della
sconfitta.

Per quanto riguarda il metodo –


In primo luogo si misura la lunghezza.
In secondo luogo, il volume.
Terzo, il calcolo.
Quarto, il confronto,
Quinta è la vittoria.

Il territorio genera la lunghezza,


La lunghezza genera il volume.
Il volume genera il calcolo.
Il calcolo genera il confronto.
Il confronto genera la vittoria.

Il metodo crea la vittoria perché è a diretto contatto con il mondo fenomenico. Ciò si
può concretizzare tramite i calcoli. Innanzitutto bisogna misurare ciò che è lineare,
bidimensionale, poi il volume, ciò che è tridimensionale. Terzo viene il calcolo di quanto
spazio è necessario, poi bisogna misurare il peso delle cose. Il quinto fattore è la vittoria.
Poiché ogni fenomeno nel mondo è interconnesso con ogni altro, ciascun calcolo è
necessariamente collegato a quello seguente.
Il conflitto è costituito di piccoli dettagli. Se si potessero valutare la profondità e la
sottigliezza delle cose misurabili, la vittoria non sarebbe più tanto misteriosa.

Un’operazione militare vittoriosa è come cento libbre contrapposte a un grammo.


Un’operazione militare destinata alla sconfitta è come un grammo contrapposto a cento
libbre.
Colui che soppesa in tal modo la vittoria, sa far combattere le truppe come se liberasse
all’improvviso una gran massa d’acqua accumulata in una gola profonda mille jen.

Questa è la forma.

Poiché abbiamo preso le misure delle cose, conosciamo il loro vero peso. La vittoria
consiste quindi nel predisporre l’equilibrio in modo da creare una preponderanza.
Come l’esplosione dell’acqua che si è accumulata in una gola profonda, questo è shih.
5
Lo shih

Non c’è differenza tra gestire un grande esercito e gestirne uno piccolo.
Si tratta comunque di organizzare e contare.

Non c’è differenza tra combattere contro un grande esercito e contro uno piccolo.
Si tratta comunque di forme e segni.

Il carattere cinese che indica l’“organizzare” suggerisce la regolazione o la


disposizione più appropriata. Al comando di tante persone, se si divide una grande
quantità in unità più piccole, non ci sarà differenza tra il gestire un gran numero di
persone o gestirne poche. Se si organizzano le truppe in divisioni chiaramente
differenziate, combattere contro molti nemici non differisce molto dal combatterne
pochi. Si applicano gli stessi principi, attivati dagli stessi gesti. Allo stesso modo,
interagendo con le cose piccole, si stabiliscono connessioni con ciò che è grande e
tramite questo si accumula potere. Così, si comanda ciò che è grande agendo su ciò che
è gestibile e immediato, su ciò che si trova di fronte a noi. Questo si applica a tutti i
livelli di comando.

Si possono organizzare le tre armate in modo che lo scontro contro ogni nemico non porti
sconfitta.
Si tratta di metodi straordinari e ortodossi.

“Ortodosso” è la traduzione della parola cinese cheng. Il suo significato originale,


risalente ad almeno mille anni prima del Sun Tzu, era “diritto”, e quindi “corretto”. Il
termine si è poi evoluto nel senso di “governare”. Ciò che è “ortodosso” è quindi il
modo corretto di comportarsi negli affari pubblici. Nella vita sociale indica le buone
maniere convenzionali. Ciò che è “straordinario” significa letteralmente ciò che è
“strano”. Il suo significato non ricopre alcuna delle associazioni politiche riferibili al
termine “ortodosso”.
In generale, l’ortodosso rappresenta tutto ciò che ci è familiare, le azioni che
svolgiamo nella realtà, i modi in cui i nostri sensi funzionano normalmente. È tutto ciò
che sia noi sia il nemico ci aspettiamo. Nell’ambito militare comprende i mezzi e i
modelli accettabili e potrebbe anche indicare la strategia e la tattica convenzionali.
Lo straordinario è sempre sorprendente. Non è definito da alcuna azione particolare,
è semplicemente ciò che il nemico non si aspetta.

Un’operazione militare ha il sopravvento quando è come una pietra scagliata contro un


uovo.
Si tratta del vuoto e del pieno.

Un esercito vince grazie a una forza schiacciante. Bisogna concentrare le proprie


forze sul punto vuoto, dove il nemico non può opporre resistenza.

In breve, in battaglia
Usa metodi ortodossi per affrontare il nemico.
Usa metodi straordinari per ottenere la vittoria.

Bisogna impegnare le persone con ciò che esse si aspettano, con ciò che sono in grado
di discernere, confermando così le loro proiezioni. In questo modo le si instrada verso
modelli di risposta prevedibili, che occuperanno la loro mente mentre noi attendiamo il
momento per mettere in atto lo straordinario, ciò che non saranno in grado di
anticipare.
L’ortodosso prepara il terreno allo straordinario. Solamente grazie a una completa
istruzione nella prassi convenzionale della nostra arte saremo in grado di riconoscere le
imprevedibili reazioni da parte del nemico e di rispondervi immediatamente.
Lo straordinario non si può anticipare, ma nemmeno l’ortodosso è una pratica
prefissata. Esso cambia con le percezioni delle persone. L’uso di questi due metodi
richiede dunque la costante consapevolezza che lo stato mentale del nemico è in
evoluzione. Si tratta di un esercizio di concentrazione, non di un trucco ripetibile a
volontà.

E così, chi è abile nel creare lo straordinario è –


Infinito come il cielo e la terra,
Inesauribile come il Fiume Giallo e l’oceano.

Quando giunge al termine ricomincia da capo,


Come l’alternarsi del sole e della luna.

Muore e rinasce,
Come le quattro stagioni.

Il generale crea lo straordinario o, più letteralmente, gli “dà vita”. Non si limita a
organizzarlo. Non creato, lo straordinario è inesauribile, come il cielo e la terra. Come i
cicli del mondo naturale è molto oltre la portata umana, muore ma rinasce.

Le note musicali non sono più di cinque,


Eppure nessuno può dire di aver udito tutte le loro combinazioni.

I colori non sono più di cinque,


Eppure nessuno può dire di aver visto tutte le loro combinazioni.

I gusti non sono più di cinque,


Eppure nessuno può dire di aver assaggiato tutte le loro combinazioni.
Lo shih della battaglia si limita allo straordinario e all’ortodosso,
Eppure nessuno può dire di aver esaurito tutte le loro combinazioni.

Lo straordinario e l’ortodosso si rincorrono e l’uno genera l’altro,


Come in un cerchio senza inizio.
Chi può esaurire le possibilità derivanti dalle loro combinazioni?

Cinque note si combinano creando ogni sorta di melodia. Tutte le visioni del mondo
derivano da soli cinque colori. Da elementi finiti, emerge una gamma infinita di
creazioni. Allo stesso modo, i molti shih della battaglia dipendono semplicemente dai
diversi abbinamenti di straordinario e ortodosso.
Sapendo ciò, possiamo discernere le semplici strutture che sottendono la molteplicità
dei fenomeni. Padroneggiando lo straordinario e l’ortodosso si può creare
inesauribilmente lo shih.
Lo straordinario e l’ortodosso danno vita l’uno all’altro, sono interdipendenti. Ciò
che è straordinario ora, potrebbe rapidamente diventare ortodosso. Un’azione
apparentemente ortodossa potrebbe essere ciò che l’avversario meno si aspetta da noi.
Lo straordinario e l’ortodosso dipendono interamente dalla concezione che abbiamo di
loro.

La furia dell’acqua, nel punto in cui trascina e ammassa le pietre: questo è lo shih.
Il falco in picchiata, nel momento in cui ghermisce mortalmente la preda: questo è il nodo
del bambù.

Perciò, l’esperto in battaglia –


È dotato di uno shih irresistibile,
Di un nodo corto.

Lo shih è come tendere una balestra al massimo,


Il nodo è come lo scatto del grilletto.

Lo shih è il potere inerente a una configurazione. Non dipende solo dalla potenza
delle sue componenti. Come dice Lao Tzu, l’acqua è la cosa più impalpabile al mondo,
eppure è in grado di trascinare con sé le rocce. L’acqua è potente perché si è ammassata
in una particolare conformazione, cadendo a cascata da un burrone.
Il nodo è la piccola giuntura tra le sezioni del bambù. Indica il momento repentino in
cui qualcosa accade; è il presente in precario equilibrio tra passato e futuro. È
necessariamente breve, perché il suo bersaglio è sempre in movimento.
Il potere dello shih deriva dalla combinazione di questi due elementi. Quando si tira
il grilletto di una balestra, l’energia che la corda ha gradualmente accumulato viene
rilasciata all’improvviso, in un colpo solo.

Pam-pam. Bam-bam.
La lotta è caotica eppure non si è soggetti al caos.
Bam-bam. Dan-dan.
La propria forma è rotonda e non si può essere sconfitti.

L’onomatopea pam-pam indica le corde aggrovigliate e la confusione della battaglia.


Bam e dan indicano un intero le cui parti non possono essere identificate
individualmente, un cerchio che suggerisce la completezza.
In condizioni caotiche le normali strutture che costituiscono il mondo ortodosso non
sono più riconoscibili. Un tipo di ordine è scomparso e il prossimo non è ancora nato. Il
caos offre quindi continue possibilità a chi sia in grado di percepire un ordine più
profondo.
La propria forma è rotonda perché include tutte le possibilità. Si può rispondere
senza rimanere confusi a qualsiasi situazione si presenti; perciò non si può essere
sconfitti.

Il caos nasce dall’ordine.


La codardia nasce dal coraggio.
La debolezza nasce dalla forza.

Ordine e caos dipendono dall’organizzazione.


Coraggio e codardia dipendono dallo shih.
Forza e debolezza dipendono dalla forma.

L’“organizzazione” corrisponde a “dividere e contare”. Si riferisce al dividere il


proprio esercito in gruppi più piccoli e gestibili. Mettendo l’esercito nelle condizioni più
adatte allo shih si lascia emergere il suo coraggio in modo naturale. La “forma” indica la
formazione delle truppe e, più in generale, qualsiasi strutturazione delle forze.
La codardia e il coraggio sono due momenti di uno stesso ciclo. Se invece di
manipolare una parte del ciclo diamo forma all’ambiente usando l’organizzazione, lo
shih o la forma, la qualità che cerchiamo sarà già manifesta.

Chi è abile nel manovrare il nemico


Lo costringe a una forma che il nemico dovrà seguire,
Gli presenta condizioni che il nemico dovrà accettare.
Lancia l’esca e lo attende in agguato con le truppe.

Non bisogna combattere il nemico testa a testa, ma dare invece forma al suo terreno.
Questo restringe la possibilità d’azione dell’avversario, portandolo dove vogliamo noi.
Non avrà alternative. Se la nostra offerta parte dalla prospettiva della vittoria, egli la
sceglierà come se fosse stata una sua idea. In questo sta l’abilità.

E così, chi è abile in battaglia


Ricerca l’abilità nello shih e non la pretende dalle truppe.
Così si possono ripartire i compiti tra le truppe e ci si affida allo shih.

La vittoria non deriva dall’accumulare la forza della truppa o dal creare eroismo.
Piuttosto, bisogna concentrarsi su uno shih vantaggioso per dare forma al campo di
battaglia. Al centro di uno stretto passaggio, una sola persona può affrontarne altre
cento. In inverno il fiume impraticabile che ci separa dal nemico diventa una strada
ghiacciata.
Affidandosi allo shih non occorre ingaggiare una battaglia in cui si fronteggino i due
eserciti. Questa è la più grande abilità. Qui risiede la vittoria.

Colui che segue lo shih impiega le truppe in battaglia come se fossero tronchi d’albero e
rocce rotolanti.
Riguardo alla natura dei tronchi d’albero e delle rocce –
Quando sono su un terreno pianeggiante, sono statici.
Quando vengono agitati, si mettono in moto.
Quando sono quadrati, restano immobili.
Quando sono rotondi, si muovono.
Così, lo shih dell’abile condottiero, che si appresta a condurre un esercito in battaglia, è
paragonabile al far rotolare rocce rotonde da una montagna alta mille jen.

Questo è lo shih.

La figura della montagna, come quella della balestra, enfatizza l’aspetto di energia in
potenza dello shih.
La vittoria non si basa solamente sulla qualità delle persone che ci circondano o sulla
loro forza di volontà, quindi non c’è alcun bisogno di formarle o di cambiarle. Se
conosciamo la loro natura, potremo affidare loro posizioni in cui esse diverranno armi
naturali, approfittando del modo in cui il potere si manifesta nel mondo.
6
Il pieno e il vuoto

Colui che prende posizione per primo sul campo di battaglia in attesa del nemico sarà
pronto e a suo agio.
Colui che arriva più tardi sul campo di battaglia, disponendosi frettolosamente per
combattere, si stancherà più facilmente.
Il generale esperto, perciò, impone la propria volontà sugli altri e non è richiamato
all’ordine da nessuno.

Ciò che fa muovere il nemico dove vuoi tu, e di sua iniziativa, è la prospettiva di
guadagni.
Se invece vuoi impedirgli di andare in un certo luogo, prospettagli un danno.
Perciò stanca il nemico quando è pronto e riposato, affamalo quando è sazio, costringilo a
spostarsi quando è accampato.

Arrivare per primi sul luogo della battaglia significa prendere l’iniziativa e aspettare.
Abbiamo già dato forma al conflitto, portando il nemico sul campo di battaglia di nostra
scelta. Ora offriamo vantaggi reali o immaginari per farlo muovere, minacciamo danni
reali o immaginari per inibire la sua azione.
Poiché compariamo inaspettatamente in un punto vitale, l’avversario dovrà
affrettarsi per raggiungerci. E dovendosi affrettare, si stancherà. Stanco, non sarà
efficiente. Queste possono essere condizioni sia fisiche sia mentali che distolgono
l’attenzione del nemico, appannandogli la visione.

Per percorrere mille li indisturbato, attraversa terre disabitate.


Per colpire e imprigionare il nemico, attaccalo dove non si può difendere.
Per difenderti e contrastarlo, riparati dove sai che di sicuro ti attaccherà.

Contro un attacco abile, il nemico non saprà dove difendersi.


Contro una difesa abile, il nemico non saprà dove attaccare.

Il testo standard recita: «Per difenderti e contrastarlo, rafforzati dove sai che non ti
attaccherà». Di primo acchito questo sembra un saggio consiglio: ci assicureremo una
difesa sicura perché il nemico non ci attaccherà in quel luogo. Ma una fortezza
perfettamente difesa, che nessuno desidera attaccare, è inutile. Inoltre, il testo sul
bambù presenta una logica più ferrea: non si può prevedere interamente dove
attaccherà il nemico, ma se si conosce in anticipo dove attaccherà per certo, la difesa
sarà sicura.
Quando si avanza, bisogna muoversi in spazi aperti, ovvero su qualsiasi terreno che
non sia sotto controllo o non sia conteso dalla parte avversa. Nell’attaccare bisogna
scegliere il momento in cui il nemico non è in guardia. Nel difenderci, conoscendo il suo
obiettivo, bisogna rafforzare il punto in cui attaccherà, così non saprà né dove
difendersi né dove attaccare.

Impercettibile! Impercettibile!
Nella piena assenza di forma. ~
Divino! Divino!
Nella piena assenza di rumore. ~
In questo modo si diventa padroni del destino del nemico. ~

Un antico proverbio cinese recita: «Il cielo è senza rumori e senza odori». Essere
padroni del destino significa controllare il tempo della morte.
Se si è senza forma e senza rumori, i nostri movimenti e le nostre intenzioni saranno
invisibili al nemico. Se sincronizziamo le nostre azioni con i processi naturali, la nostra
forza sarà inarrestabile.

L’avanzata irresistibile consiste nel caricare dove ci sono delle brecce.


La ritirata inafferrabile consiste nel muoversi tanto lontano da non poter essere raggiunti.

E così, se desidero intraprendere una battaglia, il nemico non potrà sottrarsi alla lotta.
Attaccherò ciò che è costretto a salvare.

Se invece non desidero dare battaglia, segnerò sul terreno una linea da difendere e il
nemico non potrà darmi battaglia.
Con false tracce lo indirizzerò nella direzione sbagliata.

Si raggiunge l’obiettivo senza fatica se non si incontrano resistenze. Bisogna trovare


una via aperta, quella che il nemico non difende e non prende in considerazione. La
nostra avanzata o attacco avrà successo perché diretta verso un obiettivo non difeso.
Nella ritirata bisogna muoversi in modo da essere oltre la portata avversaria. Se
desideriamo evitare la battaglia, facciamo in modo che il nemico creda che siamo
invulnerabili. La nostra fiducia in noi stessi confonderà l’avversario, che non si fiderà
delle proprie percezioni.

E così, l’abile generale dà forma agli altri eppure è senza forma.


Pertanto sono concentrato mentre il nemico è diviso.
Sono concentrato e quindi ho la forza di uno.
Il nemico è diviso e ha la forza di un decimo.
Questo è l’uso di un decimo per colpire l’uno.

Si detta la forma e il modo in cui il nemico si manifesta, mantenendoci senza forma.


In questo modo si mantiene la concentrazione e la forza, mentre l’avversario disperde le
sue contro di noi.
Pertanto, avendo pochi uomini mentre il nemico ne ha tanti, posso usare i miei pochi per
colpire i molti perché essi sono divisi.

Non farò sapere quale sarà il terreno dove sferrerò l’attacco,


Di conseguenza il nemico dovrà preparare diversi avamposti di guardia.
Essendo i suoi avamposti divisi, mi saranno sufficienti pochi uomini per colpire.

Prime linee organizzate significano retroguardia debole.


Ala sinistra organizzata significa ala destra debole.
Se poi si organizzano tutti i fronti, dappertutto ci sarà debolezza.

La scarsità di forze induce a preparare la propria difesa.


La superiorità di forze costringe l’avversario a fare tali preparativi.

I testi standard dicono: «Avendo molti uomini mentre il nemico ne ha pochi, posso
usare i miei molti per colpire i pochi». Il testo sul bambù inverte il concetto.
Anche se siamo in minoranza, possiamo ugualmente attaccare, perché se dettiamo la
forma al nemico, egli dovrà prepararsi contro di noi su tutti i fronti. Così, pur avendo
una forza più esigua, siamo superiori di numero alla porzione delle truppe avversarie
contro cui ci scontriamo. In questo modo si possono ridurre i molti in minoranza.
Siamo preparati a tutto, perché la nostra preparazione non è focalizzata su ogni
singola possibilità.

Conoscendo il giorno e il luogo della battaglia,


Si potranno radunare le truppe anche se si dovessero percorrere mille li.
Non conoscendo il giorno e il luogo della battaglia,
Le prime linee non potranno aiutare la retroguardia, la retroguardia non potrà aiutare le
prime linee,
L’ala sinistra non potrà aiutare l’ala destra e quella destra non potrà aiutare la sinistra.
Per non parlare poi di quando i reparti sono distanti tra loro decine di li e persino quelli
vicini si trovano a diversi li di distanza!

Si può vincere persino partendo da molto lontano, perché si conosce l’obiettivo, il


tempo e il luogo della battaglia. Questo non dipende solo dalla conoscenza che abbiamo
immagazzinato, ma anche dal fare in modo che gli altri si preparino contro di noi.
Mancando di questa conoscenza, il nostro comando è nello scompiglio.

Secondo le mie stime, i militari di Yueh sono numerosi,


Ma quale beneficio potranno mai trarre da questa superiorità al fine della vittoria?

Perciò vale il detto: “La vittoria può essere usurpata”.


Persino un nemico superiore numericamente può essere indotto a non combattere.

Yueh era il popoloso Stato della Cina sudorientale, acerrimo nemico dello Stato di
Wu, dove pare che Sun Tzu abbia prestato il suo servizio.
«La vittoria può essere usurpata.» La parola cinese originale per “usurpare” aveva il
senso di “trasformare”, ma anche di prendere qualcosa che non ci appartiene di diritto.
Il testo standard recita: «La vittoria può essere ottenuta». Sembra che i redattori
posteriori avessero la necessità di alleggerire il significato del testo.
Anche se truppe numerose costituiscono una risorsa, non assicurano solo per questo
il successo. Truppe più esigue ma con una miglior strategia possono ottenere una
vittoria che apparentemente non spetta loro.

E così, pungolalo, per conoscere i piani dei suoi movimenti e accampamenti.


Provocalo in modo che riveli la sua forma, così conoscerai il terreno della vita e della
morte.
Effettua ricognizioni per scoprire le tattiche per vincere e perdere.
Provoca il nemico per avere conferma dei suoi punti forti e deboli.

La reale conoscenza del nemico deriva da un contatto attivo, avviato e condotto dal
generale. Egli provoca l’avversario, in modo che questi si sveli, riuscendo così a valutare
la piena portata delle sue reazioni e delle sue risorse.

Il fine del dare forma alle operazioni militari è diventare senza forma.
Quando si è senza forma, nemmeno le spie più abili riescono a scoprire nulla e il nemico
saggio non avrà elementi per poter preparare i suoi piani.

La nostra forma non può essere valutata dalle spie o dagli strateghi perché non c’è
nulla che essi possano scoprire. In questo modo essi saranno preda delle proprie
proiezioni, che è tutto ciò che riusciranno a cogliere. Queste proiezioni, a loro volta, ci
rivelano la loro posizione. Questo è il Tao dell’inganno.

Affidati alla forma per vincere sul nemico numeroso,


E quest’ultimo non riuscirà a capire come hai fatto.
Tutti vedono la forma con cui ho vinto,
Ma nessuno sa cosa mi porta a decidere la forma della vittoria.
Evita di ripetere le tattiche vittoriose del passato,
Perché la forma deve essere suggerita dall’infinita varietà delle circostanze.

Le persone ordinarie vedono la vittoria ma non la forma grazie alla quale la si


ottiene. L’élite comprende la forma della vittoria, ma non come è stata realizzata. Il
generale, senza fissarsi su mezzi particolari, risponde in modo inesauribile a ogni nuova
situazione.

Ora, la forma dell’operazione militare è come quella dell’acqua.


L’acqua, quando scorre, fugge le altezze e precipita verso il basso.
L’operazione militare vittoriosa evita il pieno e colpisce il vuoto.
Come l’acqua adegua il suo movimento al terreno,
La vittoria in guerra si consegue adattandosi al nemico.
L’abile condottiero non segue uno shih prestabilito e non mantiene una forma immutabile.

Modificare la propria tattica adattandosi al nemico è ciò che si intende per “divino”.

Questo è il sommario iniziale del capitolo.


La qualità essenziale di un’operazione militare completamente vittoriosa è il non
avere una forma fissa: questo è il potere “divino”, che di volta in volta è necessario per
ottenere la vittoria, trasformandosi senza impedimenti, senza esitazioni. Si prende
forma rispondendo a ciò che si incontra: il nemico, la sua disposizione, il terreno,
qualunque aspetto della battaglia.

Dei Cinque Elementi, nessuno è predominante.


Delle quattro stagioni, nessuna dura eternamente.
I giorni a volte sono lunghi, a volte brevi.
La luna cala e cresce.

Nel ciclo distruttivo dei Cinque Elementi, l’acqua distrugge il fuoco, che a sua volta
distrugge il legno; questo distrugge il metallo, il quale distrugge la terra, che distrugge
l’acqua.
Il mondo fenomenico è in costante trasformazione, eppure è strutturato.
Aggrappandoci a un singolo punto si perde il potere della struttura più grande.

L’essenza dell’essere divini.

Questa affermazione finale non è presente in nessun testo standard.


7
Lo scontro armato

Sun Tzu disse:

In breve, questo è il metodo per organizzare le operazioni militari –

Il generale riceve gli ordini dal sovrano,


Recluta e raduna le truppe, le organizza e le fa accampare.
Niente è più difficile dello scontro armato.

La catena del comando inizia dal sovrano. Il generale organizza le armate e le porta
sul campo. Niente è più difficile dello scontro armato perché tutto è in gioco e molto
rimane imprevedibile.

La difficoltà dello scontro armato


Consiste nel rendere diretto ciò che è tortuoso
E vantaggioso ciò che è avverso.

Fai dunque in modo che il nemico segua cammini tortuosi


E confondilo prospettandogli falsi vantaggi.
In questo modo, pur partendo dopo, arriverai per primo.
Ciò significa conoscere il valore del tortuoso e del diretto.

Lo scopo dello scontro armato è trasformare il tortuoso e il diretto. Poiché il generale


non si fa limitare dal modo in cui sembra che stiano le cose, può ribaltare le condizioni
in vari modi, invertendo evidentemente la logica nella propria mente. Egli trasforma ciò
che è avverso in vantaggioso non superando gli ostacoli, ma rimettendo queste stesse
difficoltà al nemico: rende le sue strade tortuose. Offre vantaggi per confondere la sua
percezione, cambiando ciò che è facile in qualcosa di difficile. È così in grado di
invertire il tempo e lo spazio, partendo dopo e arrivando prima. In questi modi egli
mina la strategia fondamentale del nemico.

Uno scontro armato è vantaggioso, ma anche pericoloso.


Se cerchi lo scontro con un esercito pienamente equipaggiato, marcerai lentamente e
rischierai di non arrivare in tempo.
Se cerchi lo scontro con un esercito decimato, rischi il fallimento per scarsità di
equipaggiamento.

Di conseguenza, se procedi con l’equipaggiamento essenziale, affrettandoti a prendere


una posizione vantaggiosa, marciando continuamente, giorno e notte, senza
accamparti, al doppio del passo normale, per raggiungere un vantaggio che sta cento li
più avanti –
Il comandante delle tue tre armate sarà catturato.
Prima arriveranno gli uomini più forti, poi i più deboli e solo un decimo dell’esercito
arriverà a destinazione.
Nel contendersi il vantaggio, con una marcia forzata di cinquanta li –
Il comandante dell’avanguardia cadrà
E solo la metà delle truppe arriverà alla meta.
Nel contendersi il vantaggio, con una marcia forzata di trenta li –
Arriveranno a destinazione i due terzi degli uomini.
Perciò –
Un esercito senza equipaggiamento è perduto,
Senza grano e cibo è perduto,
Senza rifornimenti è perduto.

Lo scontro è una funzione fondamentale della guerra, non può essere evitato. Ma
affrettarsi per cercare di avanzare sul terreno dell’altro comporta perdite di ogni tipo.
Bisogna mantenere l’esercito unito, preoccupandosi di soddisfare le esigenze di base
delle truppe e mantenendo i vantaggi offerti dalle attuali circostanze.

Perciò –
Se non conosci i piani dei sovrani vicini,
Non puoi stringere alleanze con loro.
Se non conosci la forma delle montagne e delle foreste, dei burroni e delle gole, delle
paludi e degli acquitrini,
Non puoi mobilitare l’esercito.
Se non ricorri alle guide locali,
Non puoi sfruttare il vantaggio del terreno.

Senza la conoscenza non si può agire in modo abile. La conoscenza deve derivare da
ogni fonte disponibile e interessare tutti gli aspetti del nemico.

E così, nelle operazioni militari ci si basa sull’astuzia,


Si agisce a seconda delle circostanze,
Si operano trasformazioni dividendo e unendo.

Una campagna militare vittoriosa si basa sull’inganno, motivato dalla vittoria e


dall’incessante trasformazione. Si tratta di elementi fondamentali del sapere del
generale.

E così sii –
Veloce come il vento,
Lento come una foresta,
Assali e devasta come il fuoco,
Sii immobile come una montagna,
Misterioso come lo yin,
Rapido come il tuono.

Lo yin è il complemento dello yang. È l’oscurità, la calma, ciò che è nascosto.


Sei modi di muoversi. Sei modi di essere e di cambiare. Questi poteri del mondo
naturale sono i poteri del generale abile, appartengono all’esercito vittorioso. Chi può
resistere al vento o chi può smuovere una montagna?

Quando saccheggi un paese, dividi le forze.


Quando conquisti un territorio, dividi il bottino.
Fai le tue considerazioni e agisci.

Si consiglia di disperdere le truppe e distribuire il bottino. Dividendosi le risorse, si


rafforzano i legami di lealtà. Se tali risorse sono divise in modo equilibrato, sarà più
difficile per il nemico riappropriarsene.
Le nostre azioni superano il vantaggio immediato, al fine di raggiungere più
rapidamente la vittoria.

Vincerà colui che metterà in pratica per primo il Tao del tortuoso e del diretto.
Questo è il metodo dello scontro armato.

Il testo standard parla di «valutare il tortuoso e il diretto». Qui seguiamo il testo sul
bambù, che parla invece di conoscere il Tao del tortuoso e del diretto.
Lo scontro è, in fin dei conti, una questione di tortuoso e diretto.
Il generale conosce tutto ciò in anticipo, ma le sue informazioni non si basano
principalmente sullo stato delle paludi e degli acquitrini o sulle intenzioni dei sovrani
vicini, bensì su una comprensione di come le cose si trasformano e si invertono:
l’avverso in vantaggioso, il tortuoso in diretto. Questo costituisce il Tao dello scontro
armato.

Perciò, Il libro dell’amministrazione della guerra dice:


«Non riuscendo a intendere le voci che impartivano gli ordini, costruirono tamburi e
campane.
Non riuscendo a vedersi, costruirono bandiere e stendardi.»

Perciò –
Quando combatti di giorno usa bandiere e stendardi in gran quantità,
Quando combatti di notte usa tamburi e campane in gran quantità.
Tamburi e campane, bandiere e stendardi sono i mezzi per unificare le orecchie e gli occhi
delle truppe.

Una volta che gli uomini sono uniti come un solo corpo,
Il coraggioso non potrà avanzare da solo,
Il codardo non potrà ritirarsi da solo.
Questo è il metodo per organizzare un esercito numeroso.

Il libro dell’amministrazione della guerra è un trattato militare a noi sconosciuto.


I segnali costituiscono una soluzione ai problemi di comunicazione militare in caso di
spostamenti e di battaglia, sia di giorno, sia di notte. Proprio come i segni e i simboli
formano l’ossatura di una cultura, i segnali portano unità tra i militari, uniformando le
disparità tra coraggio e codardia e prevenendo le azioni eccessivamente indipendenti,
persino in caso di condizioni estreme determinate dalla battaglia. Così l’esercito diventa
l’espressione concentrata della strategia del suo comandante.

E così, si possono privare le tre armate del loro ch’i.


Si può annientare la mente di un comandante.

Il ch’i al mattino è fresco, a mezzogiorno è stanco, a sera è esaurito.


Un abile generale

Evita chi ha un ch’i fresco e colpisce invece chi ha ormai un ch’i stanco ed esaurito.
Questa è l’arte di padroneggiare il ch’i.

Il ch’i è il respiro, la forza vitale.


Il giorno, le stagioni, il ch’i del nemico: sono tutti cicli. Il generale non cerca di vincerli
né di regolarli, ma di conoscere la loro natura, per riuscire ad afferrare le opportunità
che gli si offrono. Questa è l’arte di padroneggiare il ch’i.

Con l’ordine affronta il disordine.


Con la calma affronta l’irruenza.
Questa è l’arte di padroneggiare la mente.

Il termine cinese usato per “padroneggiare” ha il senso fondamentale di regolare o


disporre, e presenta connotazioni legate al governare. Si padroneggiano cuore e mente
permanendo nella calma e nell’ordine che sono già presenti al centro del caos e del
clamore.

Attendi vicino al campo di battaglia chi è ancora lontano.


Attendi riposato chi si sta affaticando.
Attendi ben sazio chi giunge affamato.
Questa è l’arte di padroneggiare la forza.

Non è necessario esercitare la forza. Basta attendere, preservando la propria integrità.

Astieniti dal colpire chi avanza con i vessilli ben allineati


E dall’attaccare formazioni imponenti.
Questa è l’arte di sapersi adattare.

L’adattamento significa dividere o riunire le proprie truppe e quelle del nemico. Si


padroneggia l’adattamento rimanendo al proprio posto.
In definitiva, si padroneggia senza fare nulla, in particolare quando la situazione è
troppo potente perché la si possa alterare in qualsiasi altro modo. Bisogna evitare il ch’i
fresco del nemico, aspettare immobili, riposare nella propria completezza e non andare
contro la sua pienezza. Allora si colpirà il suo ch’i calante o esaurito. Questa è l’arte di
padroneggiare.

E così, il metodo per organizzare le operazioni militari consiste nel –


Non affrontarli quando si trovano su un’alta collina.
Non dirigerti verso di loro quando hanno alle spalle un’altura.
Non inseguirli quando fingono di fuggire.
Lascia una via d’uscita ai soldati accerchiati. ~
Non bloccare i soldati che cercano di tornare a casa. ~
Questo è il metodo per organizzare le operazioni militari.

Il testo standard presenta queste righe in ordine differente e contiene anche le


seguenti:

Non attaccare truppe fresche.


Non abboccare all’esca del nemico.
Non incalzare un nemico disperato.

In molte situazioni apparentemente semplici, il nemico cela una grande forza. Qui si
tratta del tipo di shih che il generale stesso cerca di ottenere: ha le spalle protette da
un’altura e le truppe decise a vendere cara la pelle. Piuttosto che reagire in modo ancora
più forte, egli cede terreno, permettendo allo shih vantaggioso del nemico di
manifestarsi senza danni. Al momento giusto, il non agire risulta l’azione più abile.

Quattrocentosessantacinque.

Questo numero appare alla fine della striscia di bambù, separato con due tratti
orizzontali dalla frase: «Questo è il metodo per impiegare un esercito». Si tratta della
conta del numero totale dei caratteri del capitolo, forse una verifica rispetto all’originale
copiato, o forse il pagamento per lo scrivano. Altri capitoli riportavano probabilmente
simili indicazioni, ma non sono state conservate.
8
Le nove trasformazioni

Sun Tzu disse:

In breve, questo è il metodo per organizzare le operazioni militari –

Il generale riceve gli ordini dal sovrano,


Recluta e raduna le truppe.

Tutte le edizioni standard del Sun Tzu contengono queste righe. Esse sono identiche
alle frasi di apertura del capitolo 7, ma non riproducono il passo nella sua interezza.
Potrebbero essere tracce di uno stadio primitivo della formazione del libro, quando la
posizione di queste frasi non era ancora stata decisa. La loro presenza qui dimostra che
il Sun Tzu è strutturato su principi indipendenti fra loro.

In un terreno aperto non ti accampare.


In una zona di confine stringi alleanze.
In una zona crocevia non restare.
In un terreno chiuso elabora strategie.
In un terreno di morte combatti.

Le condizioni del terreno dettano le azioni da intraprendere. Un terreno aperto


espone agli attacchi ed è meglio non accamparvisi. Ai confini, che sono sempre instabili,
è necessario allearsi con i vicini. L’intenso andirivieni sui terreni frequentati rende
vulnerabili da ogni lato, e non è opportuno indugiarvi. I terreni chiusi sono difficili da
penetrare o da abbandonare e in questo caso bisogna pianificare le proprie mosse. Il
terreno della morte non ci lascia scelte.
Ogni attività, nella vita come in battaglia, avviene su un certo terreno e per ognuno
esiste una risposta appropriata.

Ci sono strade da non seguire.


Ci sono eserciti da non colpire.
Ci sono città da non assediare.
Ci sono terreni su cui non combattere.
Ci sono ordini del sovrano da non eseguire.

Potrebbe sembrare che una campagna militare abbia come obiettivo quello di
superare ogni ostacolo. Ma ci sono alcuni obiettivi da non perseguire: la posizione di un
nemico potrebbe essere troppo forte, oppure gli ordini di un governante potrebbero non
essere basati sulla conoscenza approfondita delle circostanze.
È responsabilità del generale conoscere il terreno di ogni situazione. Quando questo
cambia e muta, egli deve osservare con rinnovata freschezza ogni circostanza per
prendere le sue decisioni. La guerra non cerca la conquista, ma la vittoria.

E così, il generale che conosce a fondo i vantaggi delle nove trasformazioni


Sa come guidare le truppe!
Il generale che non li conosce a fondo,
Pur conoscendo la forma del terreno, non è in grado di utilizzarla a proprio vantaggio!
Se si muove guerra e non si capiscono gli insegnamenti delle nove trasformazioni,
Pur conoscendo i cinque vantaggi, non si è in grado di condurre il proprio esercito!

I cinque vantaggi non sono specificati, ma probabilmente si riferiscono ai cinque


terreni menzionati all’inizio di questo capitolo. Le nove trasformazioni rappresentano
ogni possibile manifestazione delle cose, il tesoro di conoscenza del generale.
Il mondo è in costante mutamento, eppure in ogni momento si manifesta con una
particolare qualità, forma o shih. Sapendolo, si può impiegare con successo l’esercito,
altrimenti qualsiasi tipo di conoscenza diventa inutile. E se non si possiede la capacità di
trasformarsi all’infinito, persino i vantaggi dei cinque terreni diventano una conoscenza
di poco valore e limitante.

Perciò –
Un saggio generale deve prendere in considerazione nelle sue valutazioni sia i vantaggi
sia i danni.
Considerare i vantaggi comporta la fiducia nel proprio servizio.
Considerare i danni serve a premunire dalle avversità.

Perciò –
Il danno indebolisce i sovrani vicini.
L’attività li tiene impegnati.
Il vantaggio li sprona.

Le promesse e le minacce del generale indicano l’intera gamma delle sue azioni,
tramite le quali può controllare le attività degli alleati e dei nemici.

E così, il metodo per organizzare le operazioni militari insegna –


A non contare sul mancato arrivo del nemico,
Ma a fare affidamento sulla tua preparazione.
A non contare sul mancato attacco del nemico,
Ma a fare affidamento sulla tua inattaccabilità.

Non bisogna organizzare i propri piani in base a ciò che il nemico potrebbe fare, ma
alla propria preparazione. Meglio ancora è spostarsi completamente al di fuori della
portata della strategia nemica, in modo da non poter essere attaccati.
E così, il generale corre cinque tipi di pericolo –
Risoluto a morire, può essere ucciso.
Risoluto a vivere, può essere catturato.
Incline alla rabbia, può essere provocato.
Puro e onesto, può essere oggetto d’infamia.
L’amore per i suoi uomini lo rende ansioso.
Questi sono i cinque eccessi del generale,
Un pericolo nelle operazioni militari.

Per rovinare un esercito e uccidere il suo generale,


Bisogna usare i cinque pericoli.
Non si può fare a meno di studiarli attentamente.

Disposto a morire per la sua causa, puro e onesto, amante della gente: persino le
virtù diventano punti deboli quando sono portate agli estremi. Se il generale ha delle
fissazioni, queste diventano un facile mezzo per rivoltare la sua energia contro di lui.
Basta metterlo in una situazione in cui le sue inclinazioni si intensificano e lo si vincerà.
9
Le manovre

Sun Tzu disse:

In breve, per acquartierare l’esercito in buona posizione e studiare il nemico –

Il capitolo affronta, di volta in volta, uno di questi due argomenti. Acquartierare


l’esercito significa trovare dei luoghi che possano rafforzare la propria posizione. Lo
studio del nemico insegna a conoscere le condizioni in cui si trova il nostro avversario
tramite l’esame del mondo fenomenico. “Studiare” è la parola usata dalla fisiognomica
tradizionale quando si legge il carattere di qualcuno dal suo volto.

Quando attraversi le montagne,


Tieniti vicino alle valli
Stai in guardia sul terreno della vita e occupa una posizione elevata.
Attacca il nemico partendo dall’alto e scendendo verso il basso. Non attaccarlo in salita.
Questa è la regola per gli scontri sulle montagne.

Le montagne sono difficili da attraversare, perché sono piene di pericoli e dotate di


uno shih in rapido cambiamento. Bisogna attraversarle solo se si è certi di accamparsi su
un terreno sicuro.

Quando hai attraversato un fiume,


Accampati a una certa distanza da esso.
Quando l’invasore attraversa un fiume, fai in modo che lo scontro non avvenga
sull’acqua.
Sarà vantaggioso ordinare l’attacco quando metà del suo esercito è nell’acqua.
Quando desideri attaccare,
Non affrontare l’invasore nei pressi dell’acqua,
Stai in guardia sul terreno della vita e occupa una posizione elevata.
Non muoverti contro corrente.
Questa è la regola per gli scontri vicino ai fiumi.

L’acqua rallenta la propria avanzata, facendoci rimanere vulnerabili per un lungo


periodo di tempo. Bisogna approfittare di questa caratteristica per creare disordine
nell’esercito nemico.

Quando attraversi paludi saline,


Assicurati di poterle attraversare rapidamente. Non indugiare.
Se si incontra l’esercito nemico nelle zone paludose,
Cerca di occupare una posizione vicino alle piante acquatiche e fai in modo di avere alle
spalle il bosco.
Questa è la regola per gli scontri nelle zone paludose.

Gli acquitrini sono imprevedibili, ma i terreni che in certi contesti sono considerati
inaffidabili, possono diventare la miglior difesa in altri.

Nelle pianure,
Occupa una posizione su un terreno aperto.
Fai in modo di avere le alture alla tua destra e dietro di te.
Davanti a te, c’è la morte. Dietro di te, c’è la vita.
Questa è la regola per gli scontri nelle pianure.

Le pianure sono terreni aperti e facili da percorrere, esposti in ogni direzione.


Bisogna approfittare di qualsiasi vantaggio il terreno possa offrire, lasciando aperta una
via di fuga.

Questi sono i quattro vantaggi delle operazioni militari grazie ai quali l’Imperatore Giallo
vinse i Quattro Imperatori.

Secondo la mitologia primitiva, l’Imperatore Giallo era il creatore della guerra, colui
che sconfiggeva gli imperatori delle quattro direzioni. 1 In analogia con i Quattro
Imperatori, qui vengono presi in considerazione quattro tipi di terreno.
Qualsiasi situazione, sia fisica sia psicologica, ha caratteristiche particolari, che
suggeriscono certe precauzioni.
La forza del generale è limitata. Egli disloca le sue truppe adeguandosi al terreno e
cerca uno shih potente che amplifichi la loro potenza.

In breve, un esercito ama l’alto e odia il basso,


Preferisce lo yang ed evita lo yin,
Sceglie luoghi che sostengono la vita e prende posizione su terreni solidi.
Questo è ciò che si intende con “sicuramente vittorioso”.
Un simile esercito non subirà le cento afflizioni.

Lo yang è la luce, l’apertura, l’attività e la potenza. Lo yin è il suo complemento.


L’esercito vittorioso conserva i vantaggi ottenuti grazie alla propria posizione, si
mantiene integro e resta accampato, traendo forza dall’ambiente circostante.

Sulle colline e sugli argini prendi posizione sul lato yang.


Fai in modo di avere colline e argini alla tua destra e dietro di te.
Sfruttare la conformazione del terreno porta vantaggi alle operazioni militari.

Sistemandosi in posizione elevata rispetto al nemico lo si combatte partendo dall’alto


e scendendo verso il basso. Questo significa sfruttare le condizioni naturali del terreno
per preservare le proprie forze.

Quando è piovuto a monte del fiume, il flusso dell’acqua diventa impetuoso.


Non guadare il fiume, ma aspetta che la corrente si calmi.

Alcune situazioni devono seguire il loro corso prima di diventare favorevoli ai nostri
scopi, e ciò richiede del tempo. Se si deve affrontare l’onda d’urto della forza nemica è
meglio lasciarla decrescere, prima di agire.

Quando si attraversano dirupi impraticabili, conche, trappole naturali, fitte foreste, paludi
e gole naturali,
Bisogna allontanarsi al più presto e non avvicinarsi.
E allontanandomene, cerco di spingervi il nemico.
Se li ho di fronte, il nemico dovrebbe averli alle spalle.

Le caratteristiche di queste forme del terreno sono sconosciute ai commentatori. I


pericoli che nascondono sono chiaramente imponderabili, per quanto abile sia il
generale. Bisogna semplicemente allontanarsene e fare in modo che sia il nemico a
dirigervisi.

Quando le truppe avanzano lungo gole, stagni, canneti, boschetti e fitta vegetazione in cui
si possono nascondere i nemici,
Fai perlustrare attentamente e ripetutamente questi luoghi,
Perché possono annidarsi le spie.

La confusione, l’oscurità e la foschia (la mancanza di chiarezza in generale)


costituiscono per le spie perfetti nascondigli, poiché impediscono una chiara visione
delle cose.

Quando il nemico è vicino ma immobile, significa che si sta sistemando su una posizione
favorevole ed elevata.
Quando il nemico è lontano ma provoca la battaglia, tradendo il desiderio di farci
avanzare –
Significa che sta occupando un terreno pianeggiante che lo favorisce.

La prima parte del capitolo analizza le risposte ai vari tipi di terreno. Queste frasi
segnano il passaggio alla seconda parte, che spiega come studiare il nemico, leggendo le
condizioni in cui si trova, grazie all’analisi delle testimonianze del mondo fenomenico.
La posizione del nemico rivela le sue intenzioni; in ogni caso egli cerca di affrontarci
partendo da configurazioni di shih a noi svantaggiose.

Molti alberi si muovono:


Il nemico si avvicina.
Molti ostacoli nascosti nel sottobosco:
Il nemico sta cercando di ingannarci.

Gli uccelli si alzano in volo all’improvviso:


Il nemico ci sta tendendo un’imboscata.

Gli animali fuggono:


Il nemico sta sferrando un attacco devastante.

Gli alberi, le piante, gli uccelli e gli animali rappresentano la quadruplice ripartizione
del mondo naturale cinese.
Poiché tutti questi elementi sono interconnessi, l’ambiente che attornia il nemico
trasmette messaggi inestimabili che riguardano le sue attività. Analizzando il suo
ambiente, possiamo leggere i suoi piani.

Colonne di polvere si alzano:


I carri nemici si stanno avvicinando.

Il polverone è basso e ampio:


La fanteria nemica si sta avvicinando.

La polvere si disperde a folate:


Il nemico sta raccogliendo legna per il fuoco.

La polvere si alza qua e là:


L’esercito nemico si sta accampando.

Persino la polvere può parlare. Non si tratta di un sapere teorico e nemmeno di


conoscere l’ortodosso e lo straordinario, ma di osservazioni di uno scout. Poiché
qualsiasi cosa accada influenza le altre vicine, ogni fenomeno ci porta alla visione
completa delle cose. Questo è vero tanto dal punto di vista dello scout quanto da quello
più universale del generale.

Le parole dei suoi ambasciatori sono umili, ma il nemico continua i preparativi di guerra:
Si dispone ad avanzare.

Le parole dei suoi ambasciatori sono minacciose e la sua avanzata è spavalda:


Si dispone in ritirata.

I carri leggeri avanzano per primi prendendo posizione sui fianchi dello schieramento:
Si sta disponendo per la battaglia.

Pur non essendo in difficoltà chiede la pace:


Sta tendendo un tranello.

Si schiera in gran fretta:


Vuole la battaglia decisiva.

Solo metà delle sue truppe avanza:


Sta cercando di ingannarti.

Dopo aver studiato il generale avversario tramite l’effetto delle sue attività sulla
vegetazione, sugli animali e sulla polvere, ora studiamo le sue parole e le sue azioni. Ma
queste ultime potrebbero non rappresentare direttamente le sue intenzioni. Bisogna
analizzare le contraddizioni esistenti fra le sue azioni e le sue intenzioni.

I soldati nemici si appoggiano alle armi:


Sono affamati.

I raccoglitori d’acqua nemici bevono per primi:


Sono assetati.

Pur presentandosi un vantaggio, non cercano di raggiungerlo:


Sono sfiniti.

Sono indicati segni di devastazione sempre crescente, innanzitutto quelli che svelano
fame, sete e stanchezza cioè lo sfinimento del corpo; questi diventano sempre più
evidenti a mano a mano che si abbandonano le regole del decoro e delle procedure
militari. Da qui deriva l’importanza di mantenere l’ortodosso e di notarne le deviazioni,
anche quelle apparentemente banali.

Gli uccelli si riuniscono tranquilli:


I nemici se ne sono andati.

I soldati nemici gridano di notte:


Sono spaventati.

L’accampamento nemico è disordinato:


Il generale non ha autorità.

Le bandiere e gli stendardi si agitano:


C’è il caos tra le truppe nemiche.

Gli ufficiali vanno in collera facilmente:


Sono stremati.

Il nemico nutre i cavalli con il grano e gli uomini con la carne, le truppe non appendono
più le loro stoviglie né ritornano alle loro tende:
Gli invasori sono alla disperazione.

Subito dopo vengono i segnali di disordine nell’accampamento, che raggiungono il


loro estremo nello spreco frenetico. Si abbandonano tutte le norme che regolano il modo
di comportarsi e di gestire i rifornimenti.

Gli ufficiali parlano spesso e dolcemente ai loro uomini con toni misurati:
Hanno perso la fiducia dei soldati.

Quando dispensa troppi premi:


Il nemico è in difficoltà.

Quando dispensa troppe punizioni:


Il nemico è allo stremo.

Quando il nemico è eccessivamente severo all’inizio, finendo per temere i suoi uomini:
Chi comanda è un inetto.

Quando si avvicina con doni e modi concilianti:


Il nemico desidera una tregua.

Quando le operazioni militari si prolungano furiosamente, senza attacchi né ritirate:


Bisogna studiare la situazione con attenzione e stare in guardia.

Infine si esamina lo stato d’animo del generale nemico. Poiché egli è colui che può
tenere unito l’esercito, i suoi metodi di comando rivelano immediatamente le condizioni
delle sue truppe. Qui egli ha perduto il Tao del comando.

Nelle operazioni militari, disporre di truppe numerose non significa necessariamente un


vantaggio.
Non avanzare in modo marziale.
È sufficiente raccogliere le forze, valutare la situazione del nemico e catturarlo – questo è
tutto.

Se però sei privo di strategia e sottovaluti il nemico,


Inevitabilmente sarai tu a essere catturato da lui.

La vittoria sorge dalla preponderanza, la quale cresce grazie alla conoscenza e si


esprime nella padronanza dello shih. Non bisogna cercarla solo nei fattori numerici.
Non si devono sprecare le proprie risorse in ostentazioni militari. Nel momento in
cui si prospettano condizioni vantaggiose, bisogna riconoscerle e dirigere le proprie
forze in quella direzione. Ottenere una rapida vittoria è lo scopo del generale.

Se le truppe vengono punite prima di essersi affezionate al loro comandante, non saranno
disposte a eseguire i suoi ordini.
E in questo caso, sarà difficile utilizzarle.
Se le truppe si affezionano al comandante, ma non viene fatta osservare la disciplina,
saranno ugualmente inutilizzabili.
Il generale stabilisce una stretta relazione con le persone sotto il suo comando, così
che le truppe possano eseguire i loro doveri anche nelle condizioni più difficili. Se non
si sono creati legami di lealtà, le punizioni saranno vissute solo come sofferenza e
causeranno risentimento. Avendo creato stretti legami, chi viene punito comprenderà
che ciò significa prendersi la responsabilità delle proprie azioni. La punizione esprimerà
dunque ciò che è giusto e vero; deve essere messa in pratica per mantenere l’integrità
del mondo militare.

E così, i soldati devono essere uniti dal cameratismo,


Ma addestrati con marzialità:
Questa è la via per ottenere la cosiddetta “vittoria certa”.

Nel radunare un esercito, si mettono insieme individui che provengono da


condizioni diverse. Essi diventano soldati solamente quando il generale riesce a unirli.
Egli crea legami tanto potenti che i soldati condivideranno le sue stesse intenzioni.
Trasformati dalla disciplina e dalla cura nei loro confronti, essi potranno intraprendere
insieme compiti pericolosi.

Se si agisce coerentemente nell’addestramento delle truppe, queste obbediranno agli


ordini.
Se si agisce senza coerenza nell’addestramento delle truppe, queste saranno indisciplinate.
Quando si agisce con coerenza, comandanti e truppe sono in sintonia.

«Quando si agisce con coerenza, comandanti e truppe sono in sintonia.»


Letteralmente il testo dice che il generale e i suoi uomini “guadagnano l’uno il cuore
degli altri”, «Al punto di non darsi pena di vita o morte, pur di non deluderlo» (capitolo
1).
Una guida coerente permette agli uomini di sviluppare la fiducia che il loro ambiente
sia onesto e affidabile, e che valga la pena combattere per esso. In caso contrario, non
sapendo cosa aspettarsi, essi non potranno rilassarsi nel loro mondo e incarnare
pienamente i loro ruoli.

1. Vedi M.E. Lewis, Sanctioned Violence in Early China, cit.; e Michael Puett, Sages, Ministers, and Rebels, in
«Harvard Journal of Asian Studies», 58, 1998, pp. 425-79.
10
Le forme del terreno

Sun Tzu disse:

Il terreno può essere classificato come –


accessibile, a trappola, non risolutivo, stretto, scosceso e distante.

Anche se il terreno è oggetto di argomento in altre parti del testo, queste sei forme
del terreno sono descritte unicamente in questo capitolo. Non si tratta solo di forme e
dimensioni fisiche, ma anche di qualità del terreno e di tipi di interazione che possono
avvenire su di esso.

Quando io e il nemico possiamo entrambi procedere, si tratta di un terreno “accessibile”.


Nel terreno accessibile –
Fai in modo di occupare per primo posizioni elevate e dal lato yang.
Proteggi le strade su cui far pervenire i rifornimenti.
Combatti solo se la battaglia si prospetta vantaggiosa.

La forma di terreno accessibile si riferisce agli spazi in cui noi e l’altro possiamo
muoverci liberamente. Poiché la cosa si applica a entrambi, bisogna fare in modo di
essere i primi ad assumere una posizione predominante in quel tipo di terreno.

Quando posso procedere, ma difficilmente potrò tornare indietro, si tratta di un terreno “a


trappola”.
Nel terreno a trappola –
Posso vincere il nemico se questi è impreparato a una mia imboscata.
Ma se il nemico è preparato alla mia imboscata e non vinco,
Difficilmente riuscirò a ritirarmi.
Non è un terreno vantaggioso.

Una volta entrati in questo tipo di spazio, non si può uscirne agevolmente: quando si
cercherà di farlo si verrà ostacolati da qualche impedimento. Perciò bisogna agire
solamente se siamo certi che ci porterà alla vittoria.

Se né il mio attacco né quello del nemico risultano vantaggiosi, si tratta di un terreno “non
risolutivo”.
Nel terreno “non risolutivo” –
Anche se il nemico mi offrisse un’esca lusinghiera, eviterò di attaccare, ma farò ritirare
le mie truppe, attirando a mia volta il nemico.
Allora attaccherò con vantaggio quando metà delle truppe nemiche saranno uscite allo
scoperto.

La forma di terreno non risolutiva non offre un vantaggio immediato. Bisogna


entrarvi solamente nel momento in cui il nemico abbia rivelato la propria vulnerabilità.

Nel terreno stretto –


Se arrivo per primo su un terreno stretto, devo barricarmi e attendere il nemico.
Se è il nemico ad arrivare per primo e a barricarsi, non avanzerò.
Se invece il nemico non si barrica, posso procedere.

La forma di terreno stretto diventa vantaggiosa solamente se la si occupa


completamente: in quel caso il nemico non avrà alcuna alternativa.

Nel terreno scosceso –


Se arrivo per primo su un terreno scosceso, devo occupare una posizione elevata sul
lato yang e lì attendere il nemico.
Se il nemico vi arriva per primo, devo ritirare le truppe
E non proseguire.

Una grande prospettiva di vantaggio significa anche un grande pericolo. Se non


possiamo assicurarci i benefici di questa forma di terreno, evitiamola.

Nel terreno distante –


Poiché lo shih è pari per te e per il nemico, è pericoloso ingaggiare battaglia,
Perché combattere in questo caso non è vantaggioso.

Non c’è modo di affrontare il nemico: non gli si può offrire un vantaggio che lo
induca a uscire allo scoperto, non ci sono vie d’entrata chiare e non possiamo avere la
meglio.

Questi sono i sei Tao del terreno,


Conoscerli è la principale responsabilità del generale,
Che non può fare a meno di esaminarli accuratamente.

La terra – o il terreno di ogni situazione – offre certe condizioni che costituiscono


l’ambito entro cui può avvenire la battaglia. Bisogna rispettare queste condizioni e
seguire le azioni che esse suggeriscono; non possono essere manipolate.
Il terreno del conflitto è condiviso e queste sei forme del terreno non appartengono a
nessuno. Il loro shih cambia costantemente mentre ci muoviamo su di esse. Così lo
stretto diventa scosceso, che a sua volta può diventare distante. Queste forme di shih
sono riconoscibili in ogni situazione.
Sono i cosiddetti Tao della terra e rappresentano le infinite forme che il terreno può
assumere; gli esseri umani si uniscono a esse per formare lo shih. Il generale ha la
responsabilità di conoscerle tutte. Questo sapere non si realizza conoscendo solo queste
sei vie, né conoscendo ogni singola possibilità, ma considerando il modo in cui questa
conoscenza forma una totalità.

E così, le operazioni militari sono sottoposte a sei pericoli: fuga, insubordinazione,


debolezza, frana, disordine e sconfitta.

Questi sei pericoli non sono calamità del destino,


Ma dipendono dal generale.

La battaglia si svolge su un terreno particolare, ma è il generale che determina ciò che


vi avviene. Se non si assumesse pienamente il suo ruolo, provocherebbe alle sue truppe
calamità analoghe a quelle naturali.

Quando lo shih è pari a quello del nemico e il generale usa una forza pari a un decimo di
quella dell’avversario,
Il risultato sarà la “fuga” dei suoi uomini.

Due forze hanno vantaggi equivalenti che derivano dall’ambiente. Se il generale


lancia le sue truppe all’attacco contro quelle del nemico, che sono più forti, sarà messo
in fuga.

Quando le truppe sono determinate e gli ufficiali deboli,


Si avrà “insubordinazione”.

Truppe forti che non hanno una guida sono un’arma senza grilletto.

Quando gli ufficiali sono valorosi e le truppe deboli,


Si avrà “debolezza”.

Nemmeno gli ufficiali più forti e valorosi possono sostenere truppe troppo deboli.

Quando un valente ufficiale è rabbioso e insubordinato


E di fronte al nemico,
Pieno di rabbia, si getta nella mischia da solo,
E il generale non conosce il suo valore
Il risultato sarà la “frana”.

L’orgogliosa collera di un ufficiale che si trasforma in rabbia quando si ritrova in


battaglia porta alla distruzione anche le sue truppe.
Questo avviene perché il suo superiore non si è reso conto della sua propensione.

Quando il generale è debole e non ha autorità,


I suoi ordini e le sue intenzioni non sono chiari,
Gli ufficiali e le truppe saranno incostanti,
Le formazioni nelle operazioni militari confuse.
Questo è il cosiddetto “disordine”.

Quando il generale non sa comandare, l’esercito non può seguirlo, sprofondando così
nel caos.

Quando il generale non riesce a valutare obiettivamente il nemico,


Contro una piccola armata ne impiega una grande,
Contro un forte esercito ne impiega uno debole
E trascura di preparare le truppe scelte,
Si avrà di certo “sconfitta”.

Se non conosce il suo nemico, il generale commette errori catastrofici. E tutto è


perduto.

Questi sono i sei Tao della sconfitta,


Conoscerli è la principale responsabilità del generale,
Che non può fare a meno di esaminarli accuratamente.

Come le forme del terreno, anche questi sei pericoli costituiscono un Tao. Presi come
un insieme unitario, essi rappresentano i vari modi in cui il generale può essere
sconfitto prima ancora che la battaglia abbia inizio. Egli deve conoscere il pericolo che
essi costituiscono.

La conoscenza delle forme del terreno è di grande aiuto in battaglia,


Saper valutare il nemico e determinare la vittoria,
Saper analizzare luoghi erti e pianure, luoghi lontani e vicini,
Questo è il Tao di un generale di grande valore.
Chi conosce queste cose e dà battaglia sarà certamente vittorioso.
Chi non conosce queste cose e dà battaglia sarà certamente sconfitto.

Questi sono i tre tipi di conoscenza posseduti dal generale. Egli sa discernere le vere
forme del terreno, e si avvale naturalmente del loro aiuto. Vede la forza e la debolezza
del suo nemico e il modo in cui egli comanda. Sa leggere lo shih dei vari paesaggi e
delle circostanze. Conoscendo queste Vie ottiene la vittoria.

E così, quando analizzando il Tao della battaglia si prevede vittoria certa, nonostante il
sovrano decida di non combattere, il generale può con sicurezza lanciare le sue truppe
all’assalto.

Quando analizzando il Tao della battaglia, si prevede una sconfitta, nonostante il sovrano
decida di combattere, il generale può ragionevolmente rifiutarsi di eseguire
quest’ordine.

Il sovrano sceglie il generale per la sua capacità di vincere. Il giudizio finale su come
condurre la battaglia è esclusiva responsabilità del generale. Quella decisione sorge
dalla sua piena conoscenza delle condizioni del campo di battaglia, dove i vantaggi si
trasformano e mutano costantemente. Rispondendo alla fiducia che il sovrano ripone in
lui, analizzando il momento presente e confidando nel proprio giudizio, il generale
ottiene la vittoria.

E così, egli avanza senza cercare fama.


Si ritira senza temere la vergogna,
Cerca solo di risparmiare i suoi uomini
E di procurare il massimo vantaggio al suo sovrano.
Egli è il tesoro dello Stato.

Se il generale abbraccia come sua la visione del sovrano e si interessa al benessere del
popolo, non sarà confuso dalle lodi, dal biasimo o dalla fama. Poiché nulla può
impedirgli di compiere la giusta azione, egli ottiene la vittoria conquistando intero e
intatto il nemico.

Egli tratta i soldati come se fossero suoi figli,


Per questo essi lo seguiranno nelle vallate più profonde.
Egli considera i soldati come suoi figli prediletti
Per questo essi non temeranno di morire insieme a lui.

Unite da profondi legami con il generale, le truppe gli rispondono con una lealtà
scevra da compromessi. Obbediranno a ogni ordine, lo accompagneranno ovunque,
persino nei pericoli più gravi, fino alla morte.

Se è generoso ma incapace di guidare le truppe,


Se è amabile ma incapace di dare ordini,
Se è disordinato e incapace di imporre la disciplina,
I suoi uomini saranno come bambini viziati
E non potranno essere utilizzati in battaglia.

Di per sé, le virtù come la gentilezza o l’amore non sono mezzi efficaci di comando.
Devono essere associate a una chiara disciplina per creare una gerarchia naturale delle
cose. Il generale deve essere morbido e duro, deve saper dire chiaramente sì e no.
Solamente allora il suo esercito potrà ordinatamente ingaggiare battaglia.

Se so che le mie truppe sono pronte a combattere, ma non che il nemico è inattaccabile,
Le mie possibilità di vittoria sono dimezzate.

Se so che il nemico è attaccabile, ma non che i miei soldati non sono pronti a combattere,
Le mie possibilità di vittoria sono dimezzate.

Se so che il nemico è attaccabile e che i miei soldati sono pronti a combattere, ma non che
le condizioni del terreno sono insidiose,
Le mie possibilità di vittoria sono dimezzate.

Questo è il sommario iniziale del capitolo.


La conoscenza di sé e degli altri è una questione vitale in ogni compito del generale,
ma non basterà se non si conosce il terreno, ovvero l’ambiente in cui si svolge la
battaglia.

E così, chi è esperto nelle operazioni militari


Quando agisce non commette errori,
E una volta in azione, le sue risorse sono inesauribili.

Questo è il secondo sommario del capitolo.


Il generale è dotato di un pensiero chiaro e di risorse inesauribili.
La sua chiarezza deriva dalla sua intima conoscenza della guerra, per questo le sue
azioni portano alla vittoria persino in condizioni caotiche.
La sua energia non si esaurisce perché si adatta alle forme del terreno, ovvero alle
grandi strutture del suo mondo.

E così, si dice –
Se conosci il nemico e te stesso, ~
La vittoria sarà indubbia. ~
Se conosci la terra e il cielo, ~
La vittoria sarà totale. ~

Nell’antica Cina il “cielo” rappresentava la gamma completa dei fenomeni, dal


tempo atmosferico ai processi celestiali, alla visione dell’imperatore. Il concetto di
“terra” si estendeva analogamente dal terreno ai campi pratici di qualsiasi attività.
Il pericolo può essere evitato conoscendo se stessi e gli altri. La vittoria completa
dipende dalla conoscenza del cielo e della terra.
11
I nove terreni

Sun Tzu disse:

Il metodo per organizzare le operazioni militari enumera nove tipi di terreno –

Questo capitolo tratta di vari metodi militari. Per i primi due terzi si occupa dei nove
terreni e del comando delle truppe all’interno del territorio nemico. Poi la discussione
sui nove terreni viene ripresa e il capitolo si occupa di questioni militari generali.

Un terreno di disunione, un terreno facile, un terreno conteso, un terreno aperto, un


terreno d’intersezione, un terreno pericoloso, un terreno difficile, un terreno chiuso e un
terreno di morte.

Quando i feudatari di uno stesso Stato si combattono a vicenda,


Si tratta di un terreno “di disunione”.

Tutti i contendenti considerano questo terreno importante e non ci sono mezzi per
ottenere facili vantaggi. Non bisogna combattere in queste condizioni.

Quando penetro nel territorio nemico, ma non in profondità,


Si tratta di un terreno “facile”.

Non bisogna impegnarsi in questo terreno né penetrarlo. Lo shih non è ancora


favorevole.

Quando, indipendentemente da chi lo occupa, offre una posizione vantaggiosa,


Si tratta di un terreno “conteso”.

Poiché chiunque può trarre beneficio dall’occupazione di questo terreno, il nemico


vorrà sicuramente insediarvisi. Bisogna impedirglielo, ma fare attenzione quando si dà
inizio all’attacco.

Quando sia io sia il nemico siamo in grado di avanzare,


Si tratta di un terreno “aperto”.

Poiché questo terreno è egualmente accessibile a tutti, chiunque si trovi al suo interno
è vulnerabile. Bisogna attraversarlo solo se si è ben protetti, stringendo alleanze dove è
possibile.
Quando in un luogo al vertice di tre Stati confinanti, colui che arriva per primo ottiene
l’appoggio degli altri Stati,
Si tratta di un terreno “d’intersezione”.

Si tratta di un confine condiviso da tre Stati che hanno guarnigioni nelle vicinanze. Se
siamo i primi a occupare questo terreno stabilendo una forte posizione, possiamo
esserne i dominatori. Ma per poter fare questo bisogna stringere alleanze.

Quando penetro profondamente nel territorio del nemico, lasciandomi alle spalle molte
città e villaggi fortificati,
Si tratta di un terreno “pericoloso”.

Poiché siamo impegnati in profondità in questo terreno, bisogna mantenere le nostre


forze unite. Senza possibilità di avere sostegno dalla patria, bisogna essere
autosufficienti.

Quando attraverso un territorio con montagne, foreste, paludi – in breve, strade poco
praticabili,
Si tratta di un terreno “difficile”.

In luoghi del genere è facile per il nemico assicurarsi posizioni minacciose. Bisogna
andarsene al più presto.

Un luogo la cui via d’accesso e di uscita è stretta,


Un luogo in cui la via per inseguire e tornare indietro è tortuosa,
Tanto che una piccola forza nemica può battere la mia forza nettamente superiore,
È un terreno “chiuso”.

Con un accesso limitato e percorsi indiretti che lo attraversano, questo terreno


nasconde grandi pericoli. Tutte le forme di shih operano a favore del nemico. Dobbiamo
impedire che possa accedere a tali forme di shih. Solo grazie a un’attenta pianificazione
potremo uscirne.

Un terreno nel quale posso sopravvivere solo grazie alla mia rapidità,
È un terreno “di morte”.

Non ci sono alternative se non ingaggiare battaglia. Si vincerà grazie a un’azione


rapida, o si sarà perduti.

Perciò –
Non combatto in un terreno di disunione.
Non mi fermo in un terreno facile.
Non attacco in un terreno conteso.
Non attraverso un terreno aperto.
Stringo alleanze in un terreno d’intersezione.
Saccheggio un terreno pericoloso.
Proseguo velocemente in un terreno difficile.
Elaboro strategie in un terreno chiuso.
Combatto a costo della vita in un terreno di morte.

Quattro di questi nove terreni vengono discussi all’inizio del capitolo 8 e tutti e nove
appaiono nuovamente a metà di questo capitolo.
Questo passo dimostra la grande utilità del dare un nome alle cose. Per nove volte
riesce a esprimere una complessa relazione in una o due frasi, come per esempio essere
“in grado di avanzare”. A volte si riduce a una singola parola, come “aperto”. In
conclusione offre un consiglio essenziale, come: «Non attraverso un terreno aperto».
Una volta che si conosce il nome di qualcosa, si può coglierne l’essenza, acquisendo
una conoscenza completa della situazione. Allora sarà facile individuare la grande
varietà di risposte a nostra disposizione. Questi nove terreni non costituiscono una lista
esaustiva di possibilità, ma ci spingono a formarci un nostro repertorio di comprensione
della realtà, per iniziare a padroneggiare tutte le eventualità che potrebbero insorgere.

In passato, coloro che erano definiti esperti in battaglia erano in grado di impedire –
Il collegamento tra avanguardia e retroguardia nemica, ~
La cooperazione tra grandi e piccoli reparti, ~
L’aiuto reciproco tra ufficiali e soldati semplici, ~
Il coordinamento fra superiori e inferiori, ~
Il ricongiungimento di truppe separate, ~
La coesione di un esercito riunito. ~

Separando ciò che unisce gli altri: le relazioni, le alleanze, il coordinamento, si estirpa
la fonte della loro forza. Quando quell’unità è spezzata, ciò che era un unico Tao si
frammenta. In questo modo colui che è esperto nell’arte della guerra annienta la
strategia del nemico.

Se la situazione è vantaggiosa, agisci.


Se non lo è, fermati.

Il vantaggio porta alla vittoria. Per il saggio comandante, non c’è altra motivazione
che lo spinga ad agire.

Se qualcuno mi chiede:
«Che cosa posso fare contro una gran schiera di nemici, bene organizzata, che si
avvicina?»
Rispondo:
«Impadronisciti di qualcosa cui l’avversario tiene molto, ed egli dovrà venire a patti con
te!»

Non bisogna affrontare il nemico che gode delle sue piene energie, ma impadronirsi
di qualcosa cui tiene. In questo caso la sua forza sarà inutile; deve per forza fermarsi e
starci ad ascoltare. Non c’è bisogno di distruggere l’obiettivo che sta a cuore del nemico
o annientare le sue forze. Si può invece conquistare intero e intatto il nemico.
Qualsiasi cosa ci stia a cuore ci rende vulnerabili. Prepariamoci a rinunciarvi.

L’essenza delle operazioni militari è la rapidità.


Approfitta dell’inadeguatezza altrui,
Giungi per vie inaspettate,
Attacca dove il nemico non ha preso contromisure.

Attaccare velocemente dove il nemico è debole, dove non è presente, o dove è


indifeso, significa attaccare il vuoto. Il nostro impeto aumenta semplicemente perché il
nemico non può offrire resistenza. Questi sono i mezzi con cui si esplicita un’azione
abile.

In genere, quando si va all’offensiva bisogna osservare i seguenti principi –

Penetra profondamente e mantieni l’esercito ben concentrato,


In modo che i difensori non possano averne ragione. ~

Depreda la ricca campagna,


In modo che le tre armate abbiano di che sfamarsi. ~

Nutri abbondantemente i tuoi uomini e non stancarli eccessivamente,


In modo che il loro ch’i possa consolidarsi ed essi si rinforzino. ~

Cambia le operazioni militari dopo aver vagliato attentamente le tue strategie,


In modo che le tue intenzioni siano impenetrabili. ~

Un terreno ostile necessita di un’attenzione maggiore. Lontani dal sostegno della


patria, è necessario trovare le proprie risorse e il proprio sostentamento presso il
nemico. Tali linee di rifornimento non possono essere recise. Bisogna usare la minaccia
che ci circonda per rimanere uniti e sostenere le truppe. Variando la nostra forma, i
nostri piani, posizione e intenzioni, non ci faremo conoscere.

Sistema le truppe in un terreno senza vie d’uscita,


In modo che si trovino di fronte la morte. ~
Di fronte alla morte, ~
Come potrebbero ufficiali e soldati non battersi fino allo stremo? ~

Quando gli ufficiali si trovano in una situazione disperata, non temono più nulla. ~
Quando non hanno più via di scampo, diventano temerari. ~
Quando penetrano profondamente in terreno nemico, saranno estremamente disciplinati.
~
Quando non hanno alternative, combatteranno senza risparmiarsi. ~
Perciò, un tale esercito –
Non ha bisogno di essere richiamato all’ordine, sarà disciplinato, ~
Non ha bisogno di essere schierato, sarà in posizione, ~
Non ha bisogno di costrizioni, sarà in perfetta sintonia,
Non ha bisogno di ordini, sarà fidato. ~

Le situazioni estreme fanno sì che le truppe facciano ricorso alle fonti più profonde
della loro energia. Le esercitazioni e gli ordini da soli non possono provocare questa
reazione. Le configurazioni disastrose di shih, tuttavia, la evocano automaticamente. È
una condizione che si ottiene senza nemmeno ricercarla.

Proibisci ai soldati di praticare la divinazione, dissipa i loro dubbi, in modo che non
temano neppure la morte.

Quando i soldati si trovano faccia a faccia con la morte, le strutture della vita militare
diventano irrilevanti. In tali condizioni estreme, è meglio evitare i presagi o i dubbi,
ovvero il miraggio creato dalle forze misteriose e dai pensieri nascosti. Poiché i più
piccoli punti di riferimento si dissolvono, ogni cosa diventa chiara e immediata. Persino
la morte, il punto di riferimento definitivo, non ha più alcun particolare potere.

I miei ufficiali non hanno sovrabbondanza di ricchezze,


Ma non perché provino ripugnanza per il denaro.
Non vivranno a lungo,
Ma non perché abbiano in spregio la longevità.

Quando arriva l’ordine di partire,


Chi è seduto piangerà bagnando i risvolti della giacca,
Chi è sdraiato piangerà bagnandosi le guance.

Conducili dove non possano andarsene –


Daranno così prova di coraggio come quello di Chuan Chu e di Ts’ao Kuei.

Chuan Chu e Ts’ao Kuei erano ufficiali militari noti per gli atti di incredibile
coraggio. Le loro storie, che risalgono al VI e al VII secolo a.C., sono raccontate nelle
Cronache storiche. 1
Le truppe sono formate da esseri umani comuni, che amano il benessere e odiano la
morte e possono essere sopraffatti dalle loro emozioni. Tali qualità potrebbero mettere
in discussione la loro adeguatezza al servizio militare, ma sono anche ciò che li rende
dei veri soldati. Il coraggio nasce dalla codardia. Minacciati dalla morte, essi
combattono disperatamente per sopravvivere. Grazie allo shih più adatto, la loro
naturale reazione fa sgorgare un potere enorme.

E così, colui che è esperto nell’arte della guerra può essere paragonato allo shuai-jan.
Lo shuai-jan è un serpente del Monte Heng.
Se lo colpisci al capo, reagisce con la coda.
Se lo colpisci alla coda, ti attacca con la testa.
Se lo colpisci nel mezzo, risponderà sia con la testa sia con la coda.

Se mi si chiede:
«Si può rendere una formazione militare simile allo shuai-jan?»
Rispondo:
«Sì. La gente di Yueh e la gente di Wu si odia,
Ma quando si trovano su una stessa barca che attraversa il fiume,
Si aiutano reciprocamente come la mano destra aiuta la sinistra.»

Ci sono molti racconti sullo shuai-jan nella mitologia cinese, ma questo costituisce il
primo riferimento mai registrato.
Yueh e Wu erano acerrimi nemici nel VI secolo a.C. Pare che Sun Tzu abbia aiutato il
sovrano di Wu a sconfiggere Yueh, anche se il suo nome non appare nelle cronache
storiche di quel conflitto.
Lo shuai-jan è dotato di una perfetta coordinazione. Istintivamente si concentra su
una cosa sola. Nelle giuste condizioni, persino elementi altrimenti in opposizione si
uniscono come se fossero un solo corpo. In questo passo tali condizioni sono
rappresentate dalla minaccia di perdere la vita, che evoca energie comparabili solo a
quelle del mondo mitologico.

Perciò, non basta legare le briglie dei cavalli e interrare le ruote dei carri.

Fai in modo che tutti siano coraggiosi.


Questo è il Tao dell’organizzazione.

Sfrutta il duro e il tenero.


Questo deriva dalla conoscenza del terreno.

La parola cinese “organizzazione” implica la “correzione” o il “rendere ortodosso”.


Frapporre degli ostacoli fisici tra noi e il nemico non ci salverà dal suo attacco.
Bisogna invece trasformare i nostri soldati, trovando lo shih che unisce il loro spirito, in
modo da moderare gli estremi della codardia o del coraggio. In questo risiede l’abilità
di chi sa organizzare.
Contemporaneamente, bisogna saper padroneggiare il mondo naturale. Il tenero e il
duro sono forme del terreno e rappresentano le qualità di qualsiasi situazione. Per
conquistare senza distruggere, bisogna essere in grado di considerare tutte le possibilità
e i loro estremi.

E così, colui che è esperto nell’organizzare le operazioni militari prende per mano i suoi
uomini come se conducesse una sola persona,
Di modo che nessuno possa indugiare.

Il rapporto con gli uomini al nostro seguito deve essere talmente stretto che a essi
sembrerà che stiamo parlando a ognuno di loro individualmente. Uniti nello spirito,
non possono fare altro che seguirci.

Nella sua attività ~


Il comandante è calmo e perciò imperscrutabile,
È retto, in questo modo porta ordine. ~
È capace di tenere all’oscuro dei suoi piani ufficiali e truppe. ~

Muta le sue decisioni, ~


Rivede le sue strategie,
Impedendo a chiunque di comprenderle. ~

Sposta il suo accampamento, ~


Prende vie inaspettate, ~
Impedendo a chiunque di prevedere le sue mosse. ~

Per diventare invisibili, bisogna innanzitutto essere estremamente ortodossi e


prevedibili, poi bisogna diventare tanto straordinari che nessuno sarà in grado di
presagire i nostri obiettivi e il luogo in cui ci accamperemo.
Le truppe ci devono considerare altrettanto inafferrabili e questo andrà a vantaggio
sia della loro sicurezza, sia dell’autorevolezza del nostro comando.

Quando il generale spiega ai suoi uomini che è tempo di combattere, ~


Fa come chi butta via la scala dopo essersi arrampicato. ~
Il generale si addentra con loro nella terra dei sovrani nemici, ~
Come una freccia scagliata da una balestra. ~

Come con un gregge di pecore,


Egli li conduce di qua,
Egli li conduce di là, ~
E nessuno sa dove stia andando. ~
Egli riunisce le truppe delle tre armate
E le conduce nel pericolo.

Questa è la cosiddetta “attività del comandante”.

Il generale è il responsabile della vittoria. Crea le condizioni ideali per stimolare al


massimo l’energia delle truppe e lasciarla poi esprimere al momento opportuno. Le
truppe, però, non devono essere a conoscenza di queste condizioni: non devono avere
altra scelta che seguire il generale. In tempi di estremo pericolo, tali azioni decisive non
solo saranno efficaci, ma potrebbero rappresentare il solo modo di sopravvivere. Il
successo dipende dall’estrema lealtà delle truppe.

Non ci si può esimere dall’esaminare –


Le variazioni dei nove terreni,
I vantaggi della ritirata e dell’avanzata,
Le variabili della natura umana.

Qui il capitolo viene riassunto nei suoi tre temi principali, i tre tipi di conoscenza che
il generale deve possedere. Innanzitutto i nove terreni, le forme dello shih e i vantaggi
che derivano da ognuno di essi; poi i principi che regolano gli spostamenti, sia di
ritirata sia di invasione. Terza viene la conoscenza della natura umana, che permette al
generale di prevedere le reazioni delle truppe nelle varie circostanze.
Il capitolo prosegue reintroducendo i nove terreni ed esaminando questioni militari
generali.

In breve, quando si invade –


Penetrando in profondità è necessaria la coesione,
Penetrando poco profondamente, si rischia la dispersione.

Perciò, appena lasciato il tuo Stato e oltrepassati i confini con i tuoi soldati, sei su un
terreno di disunione.
Se ci sono quattro vie di accesso, sei su un terreno d’intersezione.
Se sei penetrato profondamente, sei su un terreno pericoloso.
Se sei penetrato poco profondamente, sei su un terreno facile.
Se hai insuperabili fortificazioni alle spalle, e davanti uno stretto cammino, sei su un
terreno chiuso.
Se hai insuperabili fortificazioni alle spalle e davanti il nemico, sei su un terreno di
morte.
Se non c’è alcuna via d’uscita, sei su un terreno disperato.

Questo elenco iniziale di sette terreni include il “terreno disperato”, che si trova solo
nel testo sul bambù. Di questi sette, cinque sono inclusi nell’insieme successivo di nove
terreni.

Perciò –
In un terreno di disunione unificherò la volontà dei miei uomini.
In un terreno facile farò in modo che avanzino uniti.
In un terreno conteso impedirò loro di esitare.
In un terreno aperto mi occuperò della difesa.
In un terreno d’intersezione stringerò alleanze.
In un terreno pericoloso mi affretterò ad assicurarmi i rifornimenti.
In un terreno difficile cercherò di uscirne al più presto.
In un terreno chiuso bloccherò i passaggi.
In un terreno di morte mostrerò loro che non abbiamo paura di perdere la vita.

Questi nove terreni sono identici a quelli presentati all’inizio di questo capitolo. Le
istruzioni essenziali di quella sezione sono qui riportate con enfasi diversa.

E così, per quanto riguarda la natura dei sovrani vicini –


Quando sono accerchiati, resistono.
Quando non hanno una valida retroguardia, combattono.
Quando sono vinti, ti seguono.

La creazione di barriere consolida lo spazio in esse racchiuso. Il nemico rafforza la


sua posizione. Quando non ci sono altre alternative, la resistenza nemica si trasforma in
lotta attiva. In questo caso egli ci seguirà solamente dopo essere stato completamente
vinto.

Perciò –
Se non conosci i piani dei sovrani vicini,
Non puoi stringere alleanze con loro.
Se non conosci la forma delle montagne e delle foreste, dei burroni e delle gole, delle
paludi e degli acquitrini,
Non puoi mobilitare l’esercito.
Se non ricorri alle guide locali,
Non puoi sfruttare il vantaggio del terreno.
Se non conosci anche solo una di queste quattro o cinque condizioni,
Non sei a capo di un esercito di re e signori.

I “re” erano i sovrani degli Stati feudali del IV e III secolo a.C. Il titolo di “signore”
veniva dato a diversi sovrani che stabilivano delle brevi egemonie su tutti gli altri. Le
prime sei righe appaiono anche nel capitolo 7, suggerendo che questa parte del capitolo
non fosse legata a una sezione particolare del testo.
Il passo sottolinea nuovamente l’importanza della conoscenza che sottende ogni
forma di azione. Le due righe finali, tuttavia, mostrano che è necessario possedere tutti i
tipi di conoscenza, trasformando questa sezione da una semplice lista di osservazioni in
un apparato di elementi essenziali.

Se un esercito di re e signori –
Attacca un grande Stato, quest’ultimo non riuscirà a radunare le sue truppe.
L’imponenza di un tale esercito intimorisce l’avversario e impedisce ai suoi alleati di
accorrere in soccorso.

Perciò –
Non cercare alleati.
Non mostrarti mite.
Basati sui tuoi interessi.
Intimorisci il tuo avversario.
Così il paese nemico potrà essere conquistato e le sue città fortificate sottomesse.

Il nostro grande potere impedisce al nemico di formare un’unità compatta o di


riunirsi ai suoi alleati. In questo modo si spezzano le sue intese politiche.
I signori ottenevano l’egemonia tramite un delicato equilibrio di alleanze e rivalità.
Bisogna invece lavorare per intimorire l’altro con il nostro potere, portandolo
completamente dalla nostra parte. Questa è la vittoria, che scaturisce sempre da un
punto di riferimento più grande.

Anche senza ricompense abituali ~


E senza ordini adeguati, ~
Potrai farti seguire dalla moltitudine delle tre armate ~
Come se guidassi un solo uomo. ~

Incitali con le azioni, non con le parole.


Incitali con i pericoli, non con i vantaggi.

Mettili di fronte alla disfatta e si batteranno per sopravvivere.


Mettili di fronte alla morte e si batteranno per vivere.

In questo modo, persino se sono sprofondate nel dolore, ~


Le truppe saranno in grado di trasformare la sconfitta in vittoria. ~

Senza ricorrere alla speranza e alla paura, alla coerenza o alla gentilezza, scartando
tutte le convenzioni legate al comando, il generale lega le truppe a sé. Non si affida alle
parole ma all’azione che arriva al cuore delle cose, lasciando perdere le teorie e le buone
maniere. Messe di fronte alla certezza della morte, le sue truppe trasformano una
situazione senza speranza in una vittoriosa.

E così, il comando delle operazioni militari ~


Consiste nel comprendere lo scopo del nemico ~
E concentrare le proprie forze in un’unica direzione. ~
Percorri anche mille li per uccidere il generale nemico. ~
Queste sono le cosiddette “azioni abili”.

Se si conosce l’obiettivo nemico, si può trovare il suo punto vitale. Concentrando lì le


nostre energie, possiamo mettere fine al conflitto in un colpo solo, persino arrivando da
una grande distanza. Non abbiamo bisogno di distruggere le proprietà o il popolo
dell’avversario. Conquistare intero e intatto il nemico significa proprio questo.

Perciò, il giorno stesso in cui dichiari guerra – ~


Chiudi i passi e distruggi i lasciapassare.
Non permettere agli emissari nemici di transitare. ~
Decidi le tue mosse
In seno al quartier generale. ~

Nell’antica Cina un messaggero proveniente dal campo di battaglia provava la sua


fedeltà mostrando l’altra metà di un lasciapassare di legno, precedentemente diviso in
due dal comandante e dal sovrano. Qui tutti i lasciapassare vengono distrutti.
Nel momento in cui si dichiara guerra, si cambiano di colpo i protocolli delle
relazioni diplomatiche. Bisogna rendere sicuri i confini e pianificare le proprie mosse al
più alto livello.
Quando il nemico presenta una breccia, ~
Entra il più velocemente possibile. ~
Ciò che gli sta a cuore sarà il tuo primo obiettivo.
Non fargli sapere quando attaccherai. ~
Abbandona la linea d’inchiostro basando la tua strategia sul comportamento del nemico ~
E decidi poi il modo in cui dare battaglia. ~

Perciò –
Dapprima mostrati come una vergine. ~
Così il nemico aprirà uno spiraglio. ~
Poi mostrati come una lepre in fuga. ~
E il nemico non riuscirà a resistere all’inseguimento. ~

La linea di inchiostro è l’equivalente della linea di gesso del carpentiere, che viene
spezzata per assicurarsi che i segni siano diritti.
Quando gli ostacoli in battaglia scompaiono, bisogna agire velocemente per afferrare
l’obiettivo cruciale e impedire al nemico di ristabilire l’equilibrio. A quel punto bisogna
scartare persino le misure che sono state fino a quel momento essenziali e reagire a
qualsiasi cosa il nemico faccia. Come l’acqua adatta il suo movimento al terreno, in
guerra si vince adattandosi al nemico.
L’innocenza disarma. La velocità vince.

1. Una panoramica storica della Cina da parte di Ssu-ma Ch’ien, scritta negli anni intorno al 100 a.C.
Vedi la traduzione inglese di queste storie a opera di Burton Watson in Records of the Historian,
Columbia University Press, New York 1958, cap. 86, pp. 45-48.
12
Attacco col fuoco

Sun Tzu disse:

In breve, ci sono cinque modi di attaccare col fuoco –


Il primo è detto “dar fuoco alle persone”.
Il secondo è detto “dar fuoco alle provviste”.
Il terzo è detto “dar fuoco agli equipaggiamenti”.
Il quarto è detto “dar fuoco agli arsenali”.
Il quinto è detto “dar fuoco ai magazzini”.

Nell’antica Cina coloro che assediavano una città talvolta scavavano tunnel sotto le
sue mura. Gli assediati si difendevano pompando gas velenoso nel tunnel
dell’invasore. 1
La guerra moderna è entrata in pieno nell’età del fuoco, poiché si basa su tecnologie
che vanno dalla polvere da sparo alle armi termonucleari. 2 Nonostante i metodi
descritti in questo capitolo siano di portata molto più limitata, il principio rimane lo
stesso.
Il fuoco consuma e devasta. È un elemento primordiale, che dirige immediatamente
l’attenzione del nemico nel punto in cui divampa e che possiede quindi un potere molto
maggiore di trasformare bruscamente una situazione rispetto a qualsiasi altra forma di
attacco diretto.

Per assaltare col fuoco sono necessarie alcune condizioni.


Queste condizioni vanno trovate e preparate.

C’è una stagione adatta agli incendi.


Ci sono giorni adatti ai fuochi.
La stagione appropriata è quella asciutta.
I giorni appropriati sono quelli in cui la luna si trova nelle costellazioni del Cesto
vagliatore, del Muro, delle Ali e della Piattaforma del Carro.
Questi sono i giorni in cui si alza il vento.

I cinesi dividevano la sfera celeste in ventotto sezioni uguali tra loro «come gli
spicchi di un’arancia». 3 Si tratta delle case lunari, chiamate con il nome della
costellazione che si trova all’orizzonte nel punto in cui inizia ogni segmento.
Il cielo e la terra dettano le condizioni secondo cui il fuoco può essere utilizzato. La
terra fornisce i materiali necessari alla sua creazione e il cielo offre periodicamente le
condizioni meteorologiche ottimali al suo divampare. Bisogna utilizzare il fuoco
solamente quando gli eventi e le condizioni sono favorevoli.

Se il fuoco divampa dall’interno, attacca immediatamente dall’esterno.


Se il fuoco è appiccato ma l’esercito nemico è quieto, non attaccare.
Precipitati dove le fiamme divampano più alte:

Quando i nemici scappano e puoi inseguirli, inseguili,


Se non puoi inseguirli, fermati.

Se il fuoco può essere appiccato dall’esterno, non aspettare che le spie cooperino
dall’interno del campo nemico.
Appicca il fuoco a seconda della stagione.

Bisogna puntare a creare il massimo danno, non fidandosi del fatto che il fuoco abbia
reso vulnerabile il nemico. Bisogna mantenersi concentrati e muoversi solo per
approfittare della confusione dell’avversario.
Essendo più facile appiccare un incendio all’esterno dello spazio protetto dal nemico,
bisogna farlo appena si presenta l’occasione.

Se il fuoco divampa controvento, non attaccare nella direzione del vento.


Tieni presente che se durante il giorno il vento soffia a lungo, di notte cesserà.
Si devono conoscere gli sviluppi dei cinque tipi di incendio.
E calcolare i tempi giusti.

“Calcolare” fa riferimento ai calcoli astronomici e del calendario tramite i quali si può


determinare il periodo più favorevole per appiccare il fuoco.
Il potere del fuoco, come quello di tutte le forze naturali, è inafferrabile, variabile e
intenso. Il generale deve conoscere i tipi fondamentali di fuoco e le loro innumerevoli
varianti. Questo richiede la capacità di comprendere le strutture della natura, sia nel
microcosmo, sia nel macrocosmo.

E così, colui che usa il fuoco per facilitare un attacco sarà vincitore. ~
Colui che usa l’acqua per facilitare un attacco sarà forte. ~
L’acqua può essere usata per isolare, ~
Ma non per distruggere. ~

«L’acqua può essere usata per isolare.» Questa frase si riferisce a eventi storici come
la deviazione del fiume Chin, effettuata per circondare e inondare la città di Chin-yang
nel V secolo a.C. Pare che l’assedio fosse durato tre anni. 4
L’acqua ci può rafforzare, ma usare il fuoco è un atto atroce, cui il nemico non può
non rispondere. Può determinare la conclusione di una campagna militare.

Se ora combatti per la vittoria, attacchi e vinci,


Ma se non prosegui fino in fondo, il risultato sarà infausto.
Il proprio destino sarà come la “ricchezza che si esaurisce”.
Così vale il detto –
Il sovrano illuminato decide con prudenza.
Il buon generale persegue i suoi ordini fino alla fine.

Quando si sono compiute azioni estreme, bisogna essere preparati ad avvantaggiarsi


delle condizioni caotiche create. Vincere sul campo di battaglia è il passo iniziale verso
la vittoria finale. Se non riusciamo a estenderla, il valore di tale vittoria è nullo. Questo
dipende sia dalla visione illuminata del sovrano, sia dalla capacità del generale di
portare a compimento la campagna militare.

Non agire in assenza di vantaggi.


Non utilizzare le truppe se il risultato è incerto.
Non combattere in assenza di pericolo.

Scopo del generale è la vittoria. Non ci si impegna in una campagna militare se non
se ne trae alcun beneficio.

Il sovrano non scateni una guerra per sfogare la propria ira.


Il generale non dia battaglia per via del proprio rancore.
Si devono impiegare le truppe se si prospetta un vantaggio,
In caso contrario, fermati.

La rabbia può trasformarsi in gioia,


Il rancore può trasformarsi in delizia,
Ma uno Stato estinto non può tornare a vivere,
Né un morto tornare in vita.
Perciò il sovrano illuminato pondera tutto ciò
E il buon generale agisce cautamente.

Questo è il Tao che mantiene lo Stato sicuro e l’esercito integro.

La natura della maggior parte delle polarità è che esse sono reversibili. Ciò include il
piacere e il dispiacere, o lo straordinario e l’ortodosso, che possono rapidamente
trasformarsi l’uno nell’altro. La vita e la morte si susseguono, come la luna crescente e
calante, ma l’uomo non può ritornare dalla morte, né uno Stato distrutto può tornare a
proteggere il suo popolo.
L’attacco con il fuoco e le altre applicazioni di forza con conseguenze irrimediabili
causano un’irreversibile distruzione di ogni forma di vita. Se sono applicate con rabbia,
faranno perdere anche le opportunità di ottenere vantaggi. Poiché il generale ha come
obiettivo la salvaguardia dello Stato e dell’esercito, deve ricorrere a questi mezzi solo se
servono per conquistare intero e intatto il nemico.

1. Vedi Joseph Needham e Robin D.S. Yates, Science and Civilisation in China, vol. 5, parte 6, Cambridge
University Press, Cambridge 1994, pp. 463 sgg.
2. Vedi John Keegan, A History of Warfare, Knopf, New York 1993.
3. Colin A. Ronan, The Shorter Science and Civilisation in China, vol. 2, Cambridge University Press,
Cambridge 1981, p. 92.
4. Vedi The Intrigues of the Warring States, traduzione di J.I. Crump dal Chan-kuo ts’e, Chinese Materials
Center, San Francisco 1979, pp. 278-82.
13
Lo spionaggio

Sun Tzu disse:

In breve –
Richiamare alle armi centomila soldati e iniziare una campagna lunga mille li richiede un
costo di mille monete d’oro al giorno, il quale ricadrà sui cento clan e sulle risorse del
paese.
Sia in patria sia all’estero ci saranno tumulti.
Le persone esauste si riverseranno per le strade
E come minimo settecentomila famiglie non riusciranno più a occuparsi del loro lavoro.

Tutti questi concetti si trovano anche nella critica ai costi della guerra presente nel
capitolo 2, dandoci un altro esempio di come questo testo sia stato organizzato a partire
da un nucleo di termini e concetti sparsi.
Rispondere al conflitto con l’aggressione di massa danneggia gravemente il proprio
mondo e questo vale sia per le preoccupazioni più immediate sia per le relazioni
internazionali.

Le armate contrapposte possono fronteggiarsi per anni in vista di una vittoria che si
otterrà in un solo giorno. In questa situazione, chi lesina di ricompensare con cento
monete d’oro colui che può fornire informazioni sul nemico,

È estremamente inumano.
Non è il generale del popolo,
Non è il braccio destro del sovrano.
Non è un maestro di vittoria.

Ogni giorno l’esercito sul campo costa almeno mille monete d’oro, ma se
conoscessimo realmente il nemico potremmo sottometterlo in un solo giorno. Tale
conoscenza può essere ottenuta unicamente grazie alle spie.
Il generale non deve essere riluttante a utilizzare le spie, anzi deve onorarle con gli
stessi premi e gradi che concede ai suoi soldati migliori. Potrebbe sembrare, in questo
modo, di compromettere l’integrità dell’esercito, ma se adottasse tale punto di vista, il
generale prolungherebbe la distruzione di vite umane e minerebbe il potere del
sovrano, senza riuscire a ottenere la vittoria.
Se il generale punta a conquistare senza distruggere, l’inganno può far parte
integrante della sincerità.
E così, se un sovrano illuminato e un generale saggio risultano sempre vittoriosi sui
nemici e realizzano imprese superiori alla norma, –
Tutto ciò avviene grazie alla previsione.

Questa previsione non può essere ottenuta tramite entità sovrannaturali,


Non può essere dedotta dagli eventi,
Non può essere calcolata.
Deve essere acquisita tramite uomini che conoscono la situazione nemica.

La conoscenza conduce alla vittoria e le spie conducono alla conoscenza. Il generale


cerca di penetrare i processi e le procedure nemiche dall’interno. L’obiettivo non è solo
quello di prendere le proprie precauzioni in anticipo, ma anche di comprendere come si
trasformerà qualcosa che si è messo in movimento.
È particolarmente difficile riuscire a prevedere gli eventi, poiché ciò coinvolge cose
che nessuno può vedere. La divinazione presuppone una realtà nascosta che eserciti un
potere sugli eventi. L’interferenza presuppone che i precedenti si mantengano tali anche
nel futuro, ma i dati estrapolati si distanziano dalla situazione reale del “qui e ora”.
Ognuna di queste tecniche ha la sua utilità, tuttavia si può essere sicuri del futuro solo
tramite un sapere immediato, concreto, dettagliato e complesso delle cose umane. La
sua fonte migliore è la percezione diretta.

E così, ci sono cinque tipi di spie.


La spia locale, la spia interna, la spia convertita, la spia morta e quella viva.
Quando le cinque spie lavorano insieme e nessuno conosce il loro Tao,
Costituiscono la “rete degli spiriti”
E sono un vero tesoro per il sovrano.

La spia viva è quella che ritorna per fare rapporto.


Utilizza la spia locale assoldandola tra la gente del luogo.
Utilizza la spia interna scegliendola tra i loro ufficiali.
Utilizza la spia convertita scegliendola tra le spie del nemico.
La spia morta riporta informazioni false al nemico.
Ordino alla mia spia di venirne a conoscenza e di trasmetterle, tramite spie nemiche,
al mio antagonista.

Le spie provengono da ogni parte della società e forniscono un quadro completo del
modo di vivere del nemico. Quando le loro attività si intrecciano tra loro, diventano una
rete invisibile, presente ovunque contemporaneamente. Nessuno sa dove possono
apparire. Sono un grande tesoro di conoscenza.

E così, per quanto riguarda i rapporti tra il generale e le tre armate –


Nessun rapporto è più intimo di quello intrattenuto con una spia.
Nessuna ricompensa è più generosa di quella che merita una spia.
Nessun affare è più segreto di quello di una spia.
Se non si è saggi, non si possono utilizzare le spie.
Se non si è umani, non si può persuadere una spia a servirti.
Se non si è sagaci e capaci di segretezza, non si possono ottenere le informazioni di una
spia.

Segreto! Segreto!
Non c’è nessun genere di affare in cui non si possano impiegare le spie.
Ma se una spia divulga le sue informazioni prima di essere giunta a destinazione,
La spia e quelli cui è stato rivelato il segreto dovranno morire.

Il testo standard riporta: «Se non si è umani e retti» citando le virtù supreme del
confucianesimo. Il testo sul bambù riporta solo «umano», che secondo l’accezione non
confuciana significa gentile o generoso. I redattori posteriori hanno cercato di portare il
Sun Tzu nell’area del confucianesimo.
Un saggio è il supremo detentore della saggezza nel mondo cinese. Le sue qualità
supreme gli danno l’abilità di determinare il presente e conoscere il futuro.
La spia è una fonte autentica di sapere e deve essere considerata preziosa, dev’essere
curata e premiata. In questa relazione ogni cosa aumenta d’intensità: l’intimità, il
potenziale di nuova conoscenza, le conseguenze. Quest’arma è talmente affilata che
deve essere tenuta nascosta, altrimenti potrebbe imprevedibilmente danneggiare anche
noi. Lo spionaggio ha le sue regole specifiche.
Bisogna essere saggi per poter usare le spie, per saper percepire la loro vulnerabilità,
per tenere loro e se stessi lontani dai pericoli, per gestire le loro delicate operazioni in
mezzo al nemico, per interpretare e applicare il loro sapere, per gestire i rovesci di
situazioni e le false informazioni. Le cose possono svilupparsi velocemente e nel modo
sbagliato.

In breve,
Prima di attaccare un esercito, assediare una città fortificata e uccidere una persona –
Occorre conoscere il nome proprio e di famiglia del generale, dei suoi amici intimi, del suo
sovrintendente, delle sue guardie e degli attendenti.
Ordino alle mie spie di scoprire informazioni sicure a questo riguardo.

Più radicale è la nostra azione, più dettagliata deve essere la nostra conoscenza della
situazione.

Devo scoprire quali sono le spie del nemico tra le mie fila
E poi corromperle con denaro, trattarle con riguardo e infine rilasciarle,
In modo da ottenere i servigi di una spia convertita.

Con le sue informazioni potrò così attivare la spia locale e quella interna.
Con le sue informazioni la spia morta può essere inviata tra le fila nemiche per
diffonderne di false.
Con queste informazioni la spia viva può intervenire al momento giusto.
Occorre conoscere le attività delle cinque spie.
Le informazioni più preziose vengono fornite dalle spie convertite.
E così non si può fare a meno di trattare con generosità una spia convertita.

Le informazioni che provengono da una spia convertita sono il fondamento di tutte


le azioni del generale ed essa deve essere ricompensata e onorata persino più di un
auriga. Tramite lei il generale può sapere le intenzioni che si celano dietro le azioni del
nemico e può così dirigere le attività di tutte le altre spie e sconfiggere il nemico
“annientando la sua strategia”.
Padroneggiare una spia convertita richiede particolare attenzione. Essa ha già tradito
una volta il suo signore, e potrebbe tradire anche noi. Dobbiamo trattarla con la più
grande familiarità.
In circostanze normali, il generale tiene i confini sotto controllo. Qui invece, invia
delle persone dietro le linee nemiche e ne accoglie altre dietro le proprie. Il generale
deve essere in grado di difendere i confini o di violarli senza farsi influenzare da ciò che
pensano gli altri. Egli è imprevedibile, e la sua visione rimane invisibile fino al
momento in cui non si vedrà il risultato.
Come le forme della conoscenza esoterica, anche lo spionaggio può essere pericoloso,
spiacevole, ambiguo e profondo e deve essere tenuto segreto.

Quando Yin mosse guerra, I Chih si trovava a Hsia.


Quando Chou mosse guerra, Lü Ya si trovava a Yin.

Secondo la leggenda, I Chih e Lü Ya erano nobili ministri che tradirono i loro


malvagi sovrani a favore di invasori virtuosi. Il Sun Tzu commenta che questi uomini
della massima reputazione erano a tutti gli effetti “spie convertite”. Questa
interpretazione non è stata accettata dai lettori confuciani posteriori.
Queste due righe provengono dalle versioni attestate. Il testo sul bambù al riguardo è
frammentario, ma aggiunge quanto segue: «Quando Yen mosse guerra, Su Ch’in si
trovava a Ch’i». La figura di Su Ch’in appare in leggende del 300 a.C. che parlano di
persuasione e tradimento.
La tradizione riporta che Sun Tzu fosse un contemporaneo di Confucio (551-479
a.C.), ma la maggior parte degli studiosi ora fa risalire la stesura principale del trattato
al IV secolo a.C. circa. L’inserimento di un personaggio come Su Ch’in significa che la
datazione della sua compilazione è ancora posteriore, oppure che il testo continuò a
essere permeabile anche dopo la metà del 300 a.C., o entrambe le cose.

Solamente se il sovrano illuminato e il saggio generale sono capaci di mettere persone di


conoscenza superiore a capo dello spionaggio, conseguiranno un grande successo.

Lo spionaggio è essenziale nelle operazioni militari.


Le tre armate vi si affidano per dar inizio all’azione.

La conoscenza superiore è difficile da acquisire. È accessibile a persone come I Chih o


Lü Ya, che riescono a gestire alleati in competizione tra loro e a mantenere compatti
ambiti disparati.
Il sapere è la base di qualsiasi azione e il sapere superiore assicurerà la vittoria.
Questo ebook contiene materiale protetto da copyright e non può essere copiato, riprodotto,
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L’arte della guerra


di Sun Tzu
© 2001 by The Denma Translation Group
Published by arrangement with Shambhala Publications Inc., Boston
Titolo originale dell’opera: The Art of War
© 2003 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano
Ebook ISBN 9788852021473

COPERTINA || ART DIRECTOR: GIACOMO CALLO | PROGETTO GRAFICO: ANDREA


GEREMIA | EROE CINESE DI KUNIYOSHI,1827 CA., FOTO © BRIDGEMAN ART
LIBRARY/ARCHIVI ALINARI
Indice

Il libro
Frontespizio
Introduzione. Applicare “L’arte della guerra”
Nota alla traduzione inglese
Il Gruppo di traduzione Denma
Ringraziamenti
L’arte della guerra
Parte prima. L’ARTE DELLA GUERRA DI SUN TZU
1. Valutazioni strategiche
2. Operazioni belliche
3. Strategia di attacco
4. La forma
5. Lo shih
6. Il pieno e il vuoto
7. Lo scontro armato
8. Le nove trasformazioni
9. Le manovre
10. Le forme del terreno
11. I nove terreni
12. Attacco col fuoco
13. Lo spionaggio
Parte seconda. TRE SAGGI
Conquistare intero e intatto il nemico
Il saggio comandante
Il collegamento con la tradizione
Parte terza. COMMENTARIO
1. Valutazioni strategiche
2. Operazioni belliche
3. Strategia di attacco
4. La forma
5. Lo shih
6. Il pieno e il vuoto
7. Lo scontro armato
8. Le nove trasformazioni
9. Le manovre
10. Le forme del terreno
11. I nove terreni
12. Attacco col fuoco
13. Lo spionaggio
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