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OROONOKO – APHRA BEHN

APHRA BEHN: PENSIERO


Aphra Behn è nota come la prima donna che si guadagna da vivere da sola con i suoi romanzi. Ma è una figura molto
eclettica: era infatti già conosciuta come drammaturga e come poeta quando esce con il suo Oroonoko –
cambiamento nella produzione letteraria, cambiamenti nella tipografia, nell’editoria e soprattutto – nascita del
fenomeno di BookShop. Spesso vi era un collegamento diretto con la tipografia es. Eliza Haywood aveva tipografia ed
editoria. Produrre-vendere, relazione interessante.
Aphra Behn vede nel romanzo un modo di guadagnare.
- Società che sta cambiando: a partire dalla generazione della Behn in poi inizia la migrazione dalla campagna verso
la città.
- Sviluppo di una borghesia sempre più istruita, grazie allo sviluppo della scuola ci sono sempre più potenziali lettori;
iniziano a leggere anche le persone semplici; e i romanzi sono scritti proprio pensando a questo tipo di pubblico.
Quindi vi è un rapporto di scambio bilaterale tra SOCIETA’ e ROMANZO(si influenzano a vicenda).
OROONOKO è un romanzo breve inglese, scritto da Aphra Behn (1640-1689) e pubblicato nel 1688. L'opera, il cui
protagonista è un africano ridotto in schiavitù nel Suriname degli anni 1660, narra la vicenda di un amore infelice e si
ispira alle esperienze dell'autrice durante un viaggio nell'allora neoacquisita colonia britannica del Suriname.
È stato detto, in particolare da Virginia Woolf, che Aphra Behn fu la prima scrittrice professionista, cioè la prima
donna della letteratura inglese a vivere esclusivamente dei suoi proventi. Se da un lato ciò non è del tutto vero,
dall'altro Behn fu di certo la prima drammaturga professionista e uno dei primi romanzieri inglesi, a prescindere dal
sesso. Anche se con tutta probabilità ne scrisse almeno uno prima, Oroonoko rimane uno dei più antichi romanzi in
lingua inglese, uno dei primi scritti da una donna e occupa un posto privilegiato nella letteratura della Restaurazione
inglese.
Ci sono 3 modi per definire il romanzo:
1. ROMANCE quando è più fantastico
2. TRUE HISTORY come Aphra Behn definisce Oroonoko, per convincere che sono fatti davvero accaduti
3. HISTORY una storia.
L’uso di un termine piuttosto che dell’altro dipende dalla diversa mescolanza tra REAL e FICTION, che varia a seconda
dell’autore. A. Behn mescola scritti veritieri come i travel writings con elementi autobiografici (ci sono certi dettagli
nel romanzo talmente verosimili e precisi, e la sensibilità con cui lei descrive,  che fanno suppore che lei abbia visto
con i suoi occhi quello che racconta). Quindi c’è molto di REAL. Nel suo romanzo c’è comunque una grande storia di
amore e tradimento, e di schiavitù; lei sentiva molto il peso di questa ingiustizia. L’io narrnte è molto commosso dal
mondo ingiusto in cui Oroonoko viene trattato. Il suo Oroonoko venne molto usato anche nella battaglia sociale
contro la schiavitù a inizio ‘800 (anche Mary Shelley vi fa riferimento). È un romanzo primitivo a livello di tecnica ma
non a livello di idea e di Storytelling; si sente la narrazione orale anche se si è fissato sulla carta. Oroonoko non era
nella logica economica che ormai era parte della mentalità europea. Aphra Behn mette in evidenza subito che lo
scopo è quello dell’Entertaining e non delle problematiche morali che solleva. Ci sono due livelli di narrazione, c’è un
racconto nel racconto.

TRAM
A
Oroonoko è un romanzo relativamente corto il cui titolo inglese completo è Oroonoko, or the Royal Slave traducibile in italiano
con Oroonoko, lo schiavo reale. Racconta la storia di Oroonoko, nipote di un sovrano africano, che si innamora di Imoinda, la figlia del
maggiore dei generali del re. La giovane piace pure al sovrano il quale le dà il velo sacro e la forza a divenire una delle sue spose. Dopo aver
trascorso malvolentieri del tempo nell'harem del re (l'Otan) Imoinda e Oroonoko pianificano la fuga con la complicità di Onahal e Aboan.
Vengono tuttavia scoperti e quando Imoinda dice di preferire la morte a un matrimonio col vecchio tiranno, questi, furioso per l'affronto, la
fa vendere come schiava. Oroonoko invece è adescato in una trappola ed è catturato dal cinico capitano inglese di un vascello negriero. I
due prigionieri vengono condotti in Suriname, allora una colonia britannica delle Indie occidentali con un'economia basata
sulle piantagioni di canna da zucchero. Quindi verranno loro assegnati dei nuovi nomi cristiani: Caesar a lui e Clemene a lei. Pur schiavi,
Oroonoko e Imoinda riescono a rivedersi, ma il ricongiungimento è nuovamente minacciato: la bellezza della giovane ha attirato le
indesiderate attenzioni del vicegovernatore della colonia, Byam.
Caesar (Oroonoko) organizza una rivolta di schiavi. I rivoltosi sono procacciati dai gendarmi e obbligati alla resa mentre Byam promette loro
un'amnistia. Una volta fugato il pericolo Byam fa fustigare l'organizzatore della rivolta, Oroonoko, il quale, ottenebrato dalla collera e dalla
smania di vendicare il suo onore, decide di assassinare il vicegovernatore. Ma poi decide di uccidere pure l'amata Imoinda perché teme che
essa possa subire delle violenze e delle angherie dopo che lui sarebbe stato condannato a morte. I due amanti si incontrano in un bosco,
discutono assieme sul da farsi e Imoinda si mostra favorevole al disegno dell'amato. Oroonoko esita. Il sentimento d'amore che prova gli
impedisce di uccidere l'amata; infine si risolve a pugnalarla e ciononostante lei muore con un sorriso nel volto. Mentre ancora piange sul
corpo di Imoinda, Oroonoko è arrestato dalle guardie che gli impediscono di suicidarsi così da infliggergli un'esemplare e pubblica condanna.
Per tutta la durata del suo supplizio (per smembramento) e fino alla morte che ne consegue, Oroonoko fuma calmamente la pipa e
stoicamente sopporta il dolore senza urlare.
Il romanzo procede alternando la narrazione in prima persona a quella in terza persona, allorché la narratrice riferisce di ciò che è accaduto
in Africa per poi ritrarre se stessa come una testimone dei fatti avvenuti in Suriname. Nel romanzo la narratrice si presenta come una
giovane donna inglese della buona società, arrivata in Suriname al seguito del padre (anonimo) che era stato designato come nuovo
vicegovernatore per la colonia. L'uomo avrebbe trovato la morte durante la traversata cosicché la narratrice e il resto della famiglia furono
alloggiati nella più bella delle dimore nell'insediamento coloniale. Gli incontri che la giovane europea fa con la gente autoctona e
gli schiavi vengono costantemente intrecciati alla vicenda d'amore di Oroonoko e Imoinda. Alla fine del romanzo la narratrice se ne va dal
Suriname e parte per Londra.

STRUTTURA

Per quel che attiene la struttura, il romanzo passa per tre segmenti ideali che non seguono un rigido andamento biografico. Il
romanzo ha inizio con una dichiarazione di veridicità, nella quale la narratrice assicura che il suo racconto non è una mera
finzione letteraria e nemmeno un pedantesco saggio storico. Essa sostiene di esser stata testimone oculare dei fatti che
riporta, di essersi sforzata di attenersi alla sola realtà e di non aver mai ceduto alla tentazione di abbellire la narrazione. Segue
una descrizione del Suriname e degli amerindi che vi vivevano. La narratrice vede negli autoctoni una popolazione sana e
semplice, che pare vivere ancora nell'età dell'oro; e questa considerazione è avallata dalla presenza di giacimenti di oro in
questa contrada. È solo dopo questi due prologhi che la narratrice inizia la storia con Oroonoko stesso, con il complotto tra
suo nonno e il capitano, con la cattura e la prigionia di Imoinda. Il seguito, vissuto in prima persona dalla voce narrante, è
raccontato al presente indicativo: Oroonoko e Imoinda si ritrovano, poi incontrano la narratrice e Trefry. La terza e ultima
sezione contiene il racconto della ribellione guidata da Oroonoko e delle tragiche conseguenze che ne susseguirono.

CONTESTO BIOGRAFICO E STORICO

Oggi Oroonoko è il più studiato dei romanzi di Aphra Behn ma non ebbe un successo immediato. Vendette bene, ma fu
l'adattamento teatrale di Thomas Southerne (vedere sotto) che lo rese tanto famoso.
Già dopo la morte dell'autrice questo romanzo riprese a esser letto. E da allora in poi i fatti narrati dalla voce narrante del
romanzo, oltre che la fattualità di tutta la trama del romanzo, sono stati accettati e indagati con maggiore o minore credulità.
Poiché la signora Behn non era disponibile per qualsivoglia correzione o conferma circa queste informazioni, i biografi più tardi
identificarono la narratrice con Aphra Behn e incorporarono le affermazioni del romanzo nei loro resoconti della vita della
scrittrice.
Ma Oroonoko è pur sempre un'opera di finzione letteraria e il suo Io narrante non dovrebbe essere più reale, per esempio,
della prima persona (apparentemente Gulliver) di Swift ne I viaggi di Gulliver, del narratore naufrago di Defoe nel Robinson
Crusoe, o della prima persona nella Favola della botte.
ANALISI DEI PERSONAGGI
Sin dall'inizio del romanzo Oroonoko è un personaggio la cui la magnitudine sovrasta qualsiasi personaggio maschile o
femminile nel romanzo. E nemmeno durante la terrificante esecuzione capitale egli perde la sua compostezza e la sua dignità.
Ma oltre al carattere del personaggio la voce narrante sottolinea la magnitudine del principe attraverso le sue caratteristiche
fisiche.
Nel suo testo Laura Brown focalizza la descrizione che la narratrice fa delle qualità fisiche di Oroonoko. La narratrice descrive
Oroonoko come un uomo dalle fattezze europee, «per le quali il nativo 'altro' viene naturalizzato aristocratico europeo ... (e)
nella sua apparenza fisica la narratrice distingue a malapena il suo principe indigeno da quelli d'Inghilterra». Dunque la
narratrice invece di ritrarre un Oroonoko con dei tratti somatici africani, lo descrive come un grande uomo dall'aspetto e dal
portamento di un aristocratico inglese o europeo.
Egli è rispettato come un capo carismatico, cosa che è manifesta in quella parte dove egli è catturato e schiavizzato. Mentre gli
mettono le catene gli altri schiavi si rifiutano di mangiare. E la sua preminenza è corroborata più tardi, allorquando gli schiavi
lo sostengono nelle rivolte contro Byam.
LA DONNA IN OROONOKO
Se si considerano Oroonoko e gli altri personaggi maschili, la narratrice presenta gli uomini come dei capi dominanti con al
seguito delle compagne forti.
Nel suo The Romance of Empire Laura Brown enfatizza l'importanza delle figure femminili. Per quanto gli uomini ricoprano
parti importanti Brown constata come «le figure femminili - Imoinda, la voce narrante e i surrogati di essa - appaiano come
delle fautrici o delle testimoni di quasi tutte le gesta di Oroonoko». Per tutto il romanzo Imoinda sostiene Oroonoko in tutte le
decisioni, perfino quando lui le rivela di volerla uccidere per sfuggire alla schiavitù. E Laura Brown sottolinea come Oroonoko
sul patibolo non sia solo perché «è assistito dalla madre e dalla sorella della narratrice».
Oltre a Laura Brown, Stephanie Athey e Daniel Cooper Alarcon hanno esaminato l'influsso delle donne nel romanzo. Nel
loro Oroonoko's Gendered Economies of Honor/Horror gli autori sostengono che per comprendere meglio il romanzo si
dovrebbe prestare attenzione alle donne bianche e alle donne nere, «le quali fanno da tramite tra gli antagonisti maschi”.
Athey e Alarcon inoltre sottolineano la forza di Imoinda «la quale lotta al fianco di Oroonoko mentre le mogli degli altri schiavi
spingono i mariti ad arrendersi»[22]. Gendered Economies oltre a considerare le virtù di Imoinda, mette in rilievo l'importanza
della voce narrante in quanto donna bianca. La voce narrante del romanzo è una donna bianca e Imoinda è descritta con
fattezze europee; e «attraverso la schiavitù, la violenza e la tortura il romanzo mette in scena la rivalità economica per il corpo
della donna nera e abbozza un'implicita competizione tra donna bianca, donna nera e donna indigena”. Athey e Alarcon
sostengono che la narratrice si prefigga di illustrare la rivalità tra donne e il ruolo significativo che Imoinda occupa in tutto il
romanzo.
Come Athey e Alarcon, anche Margaret W. Ferguson mostra questa rivalità tra donne. Ferguson osserva come Behn crei «un
palcoscenico per una implicita rivalità tra la narratrice (donna inglese bianca) e la schiava (futura madre, donna africana
nera)». Ferguson spiega che la rivalità tra la narratrice e Imoinda è l'indice di un desiderio per il corpo di Oroonoko e per la
capacità di Oroonoko di compiere qualcosa di straordinario.