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Fasidella
Fasi dellaconferenza:
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storiadella
dellascienza
scienza

Percorso storico della scienza : dagli Egiziani al 1500

‘600 1°
rivoluzione Rivoluzione scientifica di Galileo e
Copernico

Metodo scientifico e Connessione tra scienza


meccanicismo e tecnologia

Grande sviluppo di scienza e tecnica

‘800 2° Introduzione metodo olistico


rivoluzione
Nascita ambiti Crisi epistemologica
alternativi al tutt’ora irrisolta
meccanicismo

Agricoltura biodinamica

PARTE DISCORSIVA

IL PERCORSO STORICO DELLA SCIENZA


Il percorso che ha portato alla definizione attuale di scienza è stato
decisamente lungo. L’idea di scienza che si aveva nell’antichità
era totalmente diversa da quella attuale, basti pensare che in
passato scienza e poesia venivano considerati due modi
complementari di effettuare un’esplorazione sulla natura. Ciò che
contraddistingue il passaggio da una visione antica ad una
moderna di scienza è l’aver capito che la scienza è caratterizzata
da un particolare approccio metodologico mediante il quale si
ottiene un risultato. Questa mentalità che nasce sostanzialmente
con la rivoluzione scientifica operata da Galilei e Copernico può
essere dunque considerata come figlia di uno specifico excursus
storico la cui analisi è appunto compito della storia della scienza.
Nei diversi periodi storici si sono avuti, da parte dell’uomo, modi
diversi di indagare sulla natura; in relazione ai cambiamenti del
“punto di vista” la scienza ha subito modificazioni. Ogni civiltà ha Figura I Galileo Galilei 1564-
avuto il proprio patrimonio scientifico. Come detto prima la 1642
nascita della scienza moderna è associata a Galileo con cui si afferma l’autonomia della scienza
dalla teologia e dalla filosofia; questo processo può essere considerato come una rivoluzione
scientifica in quanto cambia le costruzioni teoriche e pratiche attraverso le quali ottenere una

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conoscenza scientifica ovvero il modello di riferimento. A partire da Galileo prende piede una
mentalità meccanicistica che parte dall’analisi della causa per comprendere un fenomeno. Questo
determina progressi scientifici e tecnici che si protraggono con Newton, l’illuminismo,(periodo in
cui conoscono una sistematica divulgazione) e si manifestano con la rivoluzione industriale e le
grandi intuizioni dell’ 800 di Darwin, Mendel …..
All’inizio del 900 avviene un processo di revisione scientifica. Si sviluppa il relativismo che
prevede che l’autorevolezza della scienza consista nel mettere sempre in discussione le varie teorie
e valutare la più giusta. In questo contesto la discussione all’interno della comunità scientifica è
basilare per l’avanzare della scienza medesima.

SCIENZA E TECNOLOGIA

Un’importante distinzione è quella tra scienza e tecnologia: la scienza cerca la spiegazione dei
fenomeni, la tecnologia applica le conoscenze. La rivoluzione scientifica di Galileo , introducendo il
metodo quantitativo, ha stabilito una stretta
connessione tra queste due entità, il che ha
permesso un maggiore avanzamento di entrambe.
Anche in questo senso si ha una divergenza rispetto
a quanto avveniva
nell’antichità , periodo in cui
la scienza aveva raramente
sbocchi pratici, limitandosi a
teorizzare ciò che era spesso
già evidente al senso
comune; il progresso tecnico
era così lentamente portato
avanti dal ceto artigianale, Figura II
più coinvolto nei problemi Acceleratore
della realtà. di particelle del CERN

Figura III Chip

IL METODO SCIENTIFICO

La rivoluzione scientifica di Galileo, Copernico ecc.. introdusse


il metodo scientifico sperimentale. Esso si articola
approssimativamente in 5 fasi:

Osservazione
Scelta grandezze
Ipotesi
Verifica sperimentale

Formulazione legge Formulazione nuova ipotesi

Le leggi possono essere espresse con mezzi linguistici o Figura IV Laboratorio di


bioinformatica
mediante equazioni matematiche e sono immutabili. Al

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contrario le teorie, ovvero le ipotesi che abbracciano più fenomeni, sono modificabili. In questo
metodo si procede per fatti ed idee ed i fatti precedono le idee secondo un metodo induttivo.

L’EPISTEMOLOGIA

La coordinazione della scienza si basa dunque sullo stabilirne le finalità e sul distinguere un metodo
secondo i criteri del quale sia possibile distinguere i giudizi scientifici. Risulta pertanto necessaria
una disciplina che consenta ciò, la cui assenza sarebbe limitativa e fonte di disordine:
L’epistemologia. Questa riflessione sul metodo che è stata sempre fondamentale per l’avanzamento
della scienza oggi sta attraversando un periodo di debolezza. Tale tendenza va probabilmente
ricercata nella scissione creatasi nel metodo scientifico a partire dalla seconda metà dell’800, con
l’affermazione della visone di tipo olistico, nata appunto dall’esigenza di una reazione nei confronti
del pensiero meccanicistico che si era imposta fino a quel momento. L’olismo parte dal presupposto
che nei sistemi viventi vi sia una maggiore complessità rispetto a quella di una macchina e
conseguentemente che non sia possibile indagare su di essi “atomizzandoli” secondo un metodo
meccanicistico. Parallelamente si sostiene la presenza di leggi “caotiche” che si contrappongono a
quelle deterministiche utilizzate ad esempio dalla fisica. Di conseguenza i sistemi che sono soggetti
a questo tipo di leggi necessitano di essere esaminati non solo con una logica quantitativa ma anche
con una qualitativa, quasi di natura finalistica. Mentre per quanto concerne il metodo quantitativo
siamo muniti degli strumenti e dell’esperienza necessari, di fronte a quello qualitativo siamo spesso
disarmati.

DALL’OLISMO ALL’AGRICOLTURA BIODINAMICA

Il contributo culturale apportato dal pensiero olistico, determinò nel corso dell’800 la nascita di
nuovi e rivoluzionari campi di indagine non solamente in ambito scientifico; uno dei più importanti
è stato quello dell’ecologia che ha a sua volta dato origine all’agricoltura biodinamica. Un
contributo importante a queste trasformazioni fu recato dalla filosofia ed in particolare da Goethe;
egli riteneva che partendo dalla morfologia dell’oggetto in esame sia possibile prevedere un
fenomeno od ottenerne un livello di comprensione impossibile con un metodo analitico; in molti
campi si è riscontrata la giustezza delle sue affermazioni, anche sperimentalmente, divenendo così
una valida alternativa al meccanicismo. La necessità di un approccio olistico è in certi ambiti
produttivi dettata non soltanto dalla tipologia di sistema che si analizza ma anche da esigenze
economiche di un mercato costantemente esposto a rischi di crisi di sovrapproduzione, in cui
puntare sulla qualità costituisce un vantaggio per il produttore ed un migliore livello di vita per il
consumatore. Uno dei campi produttivi figli di questo modo di pensare è appunto l’agricoltura
biodinamica che si propone come alternativa a quella tradizionale.

RIFLESSIONI SULL’ARGOMENTO

Cammisa

Giunti al termine di questo iter, proviamo innanzitutto a cogliere i vantaggi e render noti gli
svantaggi che l’agricoltura biodinamica comporta oggi. Senza dubbio l’utilizzo di tecniche
biodinamiche applicate all’agricoltura comportano una maggiore qualità dei prodotti ed una
diminuzione dei costi, per quanto riguarda l’acquisto dei fertilizzanti chimici ed i mangimi, che
aiutano la resa quantitativa dei prodotti derivati dagli animali (latte principalmente). Naturalmente,
ne consegue un’elevatissima diminuzione della produttività.

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Possiamo senza alcun dubbio dire che tale tecnica è vantaggiosa per quanto riguarda il fabbisogno
nazionale Italiano, poiché ci troviamo in una nazione relativamente non vasta, in cui sono parecchie
le zone da sfruttare per la produttività agricola.
Il problema, però, rimane se ampliamo la nostra prospettiva: è noto che oggi non tutte le zone del
mondo hanno problemi di abbondanza per quanto riguarda l’approvvigionamento delle singole
persone, e che l’aumento demografico è tuttavia presente; un altro problema è la non sicurezza dei
prodotti ottenuti da un’agricoltura, il cui obiettivo è unicamente la produttività.
Come, dunque, l’uomo può conciliare la produttività con la qualità dei prodotti? La questione trova
la risposta in due filosofie intraprendibili, anche se diametralmente opposte: olismo o
meccanicismo?
Le due filosofie cercano entrambe di rispondere alla medesima domanda: è possibile prevedere con
certezza un determinato evento fisico che si manifesterà su un determinato corpo?
Rispondendo a questa domanda, si potrebbe intervenire sulla natura dei corpi e selezionare o
modificare quelli che si riterrebbero più vantaggiosi alla nostra causa, e, in particolar modo, quelli
che riescono a conciliare la qualità con la produttività ed anche la resistenza ad agenti patogeni, che
ne provocherebbero la morte.
La strada ultimamente più intrapresa è l’olismo,ovvero l’osservazione di un corpo nella sua
interezza e non nella composizione di tutte le sue parti. Così facendo, si tenta di esaminare il corpo
non solo quantitativamente, attraverso l’uso di macchinari esatti, ma anche qualitativamente,
osservandone la forma, prima che accada un determinato evento fisico. Per intraprendere questa
strada, si costata che l’uomo fa affidamento anche su se stesso, e non solo sulle macchine, in quanto
queste ultime (almeno oggi), non riescono a rilevare l’aspetto qualitativo delle cose(una macchina
mostra le componenti di un vino, ma non dice quanto sia buono). Adesso è necessario stabilire il
metodo con cui si può osservare e riconoscere la forma di un corpo in situazioni particolari. A
questa domanda si risponde che l’intuizione e la visione dell’uomo vanno indirizzate verso certi
aspetti della natura dei corpi, come l’occhio di un chirurgo riesce, rispetto a quello di un profano ad
accorgersi di determinati particolari all’interno di un intervento in corso. Dunque, la prima cosa da
eliminare è il riduzionismo: ovvero il fermarsi davanti alla prima verità mostrata dalla natura, per
cogliere quella esatta, anche se talvolta risulta più nascosta. L’olismo, inoltre è la corrente di
pensiero che porterebbe a risultati più a breve termine.
E’ proprio questa la tesi che gli olisti ribadiscono maggiormente: ovvero che analizzando solo
quantitativamente la natura oggi è impossibile prevedere gli eventi fisici futuri che si mostreranno
sui corpi, in quanto la natura è troppo complessa per poterla esaminare nelle sue componenti, e da
queste determinare gli eventi futuri. Senza dubbio però, l’uomo in quanto tale può commettere degli
errori, la tecnologia, rappresentata dai calcolatori, una volta individuati gli algoritmi, porterebbe a
dei risultati precisi ed infallibilmente giusti. Inoltre si deve considerare che nei lavori di precisione
assoluta al calcolatore, fin dal momento in cui fu inventato, si è cercato di affidare più compiti
possibili, non ultimo, la mano del chirurgo che talvolta lascia spazio alla chirurgia virtuale. Dunque,
perché non si dovrebbe affidare agli strumenti tecnologici esatti ed infallibili il compito di mostrarci
quali prodotti naturali sarebbero più vantaggiosi per il nostro benessere e per la nostra
sopravvivenza, anche se questo comporterebbe un’attesa maggiore in termini di tempo? Sembra
utopistico oggi per alcuni studiosi, ma, anche negli anni ottanta una grande ditta di calcolatori
diceva che il computer non avrebbe trovato riscontro nella vita dell’uomo di tutti i giorni.
Rimane così il dubbio su quale sia la migliore filosofia da adottare:
 Fare affidamento anche sull’uomo, dotato di limiti per sua natura
 Fare affidamento quasi totalmente sulla tecnologia, anche se non è capace di soddisfare le
aspettative così a breve termine.
… oppure sarebbe meglio conciliare le due cose?

Masoni

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Il tema dell’attualità, com’è giusto che sia, sta a cuore a tutti perché ci riguarda direttamente, e
sempre più spesso le questioni al centro dell’interesse popolare comprendono importanti scoperte
scientifiche che con i loro risultati innovativi propongono soluzioni efficaci e concrete ai problemi
che ci affliggono.
Tuttavia, costantemente, dai tali risultati proposti dalla scienza trovano un risvolto negativo in
campo etico e morale; come conciliare allora l’aspetto semplificativo e innovativo con quello etico-
morale?
Innanzi tutto è necessario conoscere, anche se non approfonditamente, l’evoluzione che la scienza
ha avuto negli anni e quindi distinguere bene questa dalla tecnologia a cui essa viene applicata.
Molte volte,infatti, si pensa che scienza e tecnologia siano una cosa sola, ma in verità la prima è una
continua ricerca ai fini del sapere e della scoperta, la seconda mette in pratica i risultati della prima
e li utilizza al fine di migliorare l’efficacia di un processo o di un fenomeno e conseguentemente
della vita dell’uomo.
La conoscenza sommaria della scienza potrebbe far sì che quando vengono affrontati dibattiti
scientifici al livello popolare tutte le persone siano in grado di comprendere ed eventualmente
esprimere le proprie idee e opinioni in proposito intervenendo.
Tuttavia l’implicazione di un problema etico-morale non rende sufficiente la sola conoscenza della
storia della scienza, ma necessita di un aiuto da parte della filosofia , o meglio dell’epistemologia
che “ riflette sulle caratteristiche specifiche della conoscenza scientifica e sui modi della sua
evoluzione”. Anche se nell’antichità la materia scientifica e filosofica erano un’unica cosa, con il
tempo la cultura occidentale ha teso molto a separarle in due sfere distinte, tanto che tuttora esse
vengono concepite quasi come antagoniste.
Invece le relazioni che le legano sono talmente fitte che solo con uno studio parallelo e
interdisciplinare si può sperare in una collaborazione ed un conseguente miglioramento nei due
campi che possa rispondere all’esigenza di entrambe senza l’imposizione di compromessi.

Mattii

Negli organismi viventi che prevedono un periodo di sviluppo embrionale , già a partire dalla
formazione dello zigote si manifestano le istruzioni del genoma sotto forma di una attività chimica
derivante dall’attivazione selettiva dei geni che induce quelle particolari attività cellulari che
determineranno la natura dello stesso organismo. L’organismo nella sua globalità può di
conseguenza essere considerato come il risultato di specifici processi chimici teoricamente
esprimibili mediante calcoli matematici, cioè secondo una logica meccanicistica; tuttavia nei due
incontri si è sottolineata, ripetutamente, l’impossibilità di indagare su sistemi viventi con tale
metodo a causa della loro eccessiva complessità e si è affermato che per ovviare a ciò risulta
necessaria l’introduzione di un metodo alternativo che analizzi le cosiddette leggi “caotiche” in
maniera olistica ed avvalendosi della morfologia. Di quest’ultimo metodo è stata rimarcata la
contrapposizione con il meccanicismo, contrapposizione che, sul terreno dell’epistemologia, ha
generato una lacerazione non ancora rimarginata, che rischia di arrecare alla scienza non pochi
problemi. Ma riallacciandosi a quanto detto prima sugli organismi viventi, è deducibile che la realtà
sia effettivamente scritta in un linguaggio matematico e geometrico, come riteneva Galileo e che
dunque, (se ho capito bene), l’olismo sarebbe di fatto un’approssimazione che facciamo attraverso
particolari metodi per ottenere delle conoscenze a cui sarebbe teoricamente possibile pervenire in
maniera più precisa con dei calcoli, cosa che però la limitatezza dell’attuale strumentazione tecnica
e della potenza di calcolo non ci permette di fare. Citando uno degli esempi forniti da un relatore,
con il metodo olistico si può ottenere una conoscenza più approfondita, rispetto a quanto sarebbe
attualmente possibile con un metodo analitico, di un determinato ecosistema , valutarne in modo
approssimativo tendenze, rischi e prevederne cambiamenti. Tuttavia se ipoteticamente potessimo
conoscere i processi molecolari e cellulari di base di quel sistema e creare con una strumentazione
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estremamente sofisticata un modello in grado di prevedere con esattezza gli sviluppi e le interazioni
di quel sistema, saremmo in grado non soltanto di migliorare l’attendibilità della nostra conoscenza
nell’ambito dei sistemi viventi, ma risolveremmo anche la spaccatura sul metodo, insediatasi nella
scienza con la nascita dell’olismo, il che determinerebbe una maggiore coesione ed una migliore
prosecuzione della conoscenza scientifica. Una cosa del genere è però evidentemente
fantascientifica, così (sempre se ho capito bene) prima dell’avvento di questo futuro indeterminato è
necessario un compromesso, l’olismo, che ci permetta di conoscere sistemi altrimenti insondabili a
causa della eccessiva complessità che caratterizzerebbe un approccio meccanicistico a questi stessi
sistemi. Un’altra finalità dell’olismo è rendere oggettiva, o quantomeno intersoggettiva una
determinata qualità; una necessità del genere si manifesta per esempio, sempre facendo riferimento
a quanto detto durante gli incontri, quando per stabilire il livello e quindi il prezzo di un prodotto
agricolo non sono sufficienti analisi quantitative ma risulta necessario il giudizio di apposite figure
professionali, un numero appropriato delle quali garantisce l’intersoggettività dello stesso giudizio.
Ma anche in questo caso possiamo rilevare che in teoria sarebbe possibile individuare i meccanismi
chimici che regolano la sensitività e programmare un’ adeguata tecnologia per riscontrare la
gradevolezza di un determinato prodotto secondo parametri statistici e quindi intersoggettivi. In
definitiva possiamo supporre che in un lontano futuro la questione epistemologica sarà risolta con la
creazione di tecnologie avveniristiche che sanciranno il trionfo del meccanicismo?
A questo punto sarei portato ad immaginare che l’uomo acquisirà, progressivamente, conoscenze
analitiche su un numero sempre maggiore di sistemi a mano a mano più complessi e più completi;
tuttavia è logico pensare che vi sarà sempre un sistema più complesso e più completo fino ad
arrivare al “sistema tutto” che è l’universo stesso, su cui ,mi sento intuitivamente di dire, l’uomo
non farà mai completa luce in quanto esso è identificabile con l’infinito o con il progetto di Dio.

Menichetti

Gli incontri sono stati entrambi istruttivi e ci hanno permesso di considerare la disciplina della
scienza sotto vari punti di vista. Interessante è stato il collegamento tra scienza e filosofia e quindi
la storia di entrambe:infatti abbiamo potuto capire come queste due materie,da molti secoli, sono
strettamente unite e collaborano insieme. Il secondo incontro è stato meno coinvolgente ma credo
che lo spiegare il cambiamento del modo di fare scienza nel corso della storia, sia stato montato
abbastanza bene con l'utilizzo di vari esempi.

Nuti

Ai giorni nostri la scienza è spesso affiancata dalla tecnologia, essa infatti ha una stretta relazione
con la scienza perché è appunto il prodotto dell’applicazione della fisica e della matematica per via
pratica. Alcuni esempi possono essere perfino i cellulari o la televisione che tutti noi possediamo.
Ma non solo; l’uomo nella sua storia si è spinto anche a ricerche di cui nemmeno egli stesso poteva
conoscere le conseguenze, come gli studi sull’atomo, che hanno successivamente portato alla
creazione della bomba atomica. Questo indica che la scienza va studiata sempre attentamente, essa
deve essere inoltre continuamente “alimentata” dando possibilità economiche, e non solo, a
scienziati e/o ricercatori affinché possano mettere a frutto e rendere pubbliche le proprie ricerche o i
propri studi per rendere la vita più semplice e facile a tutti.

Pacini

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La tecnologia e la scienza ci circondano in ogni aspetto della nostra vita, in campo medico, delle
telecomunicazioni e in mille altri ambienti, ma per qualche motivo, in un paese avanzato come
l’ Italia e altre nazioni, queste due discipline sono guardate con sospetto oppure vera e propria
mancanza di fiducia.
Le difficoltà e la resistenza incontrata da queste due materie derivano da una disinformazione
diffusa ad opera dei media che pongono sempre in cattiva luce la scienza.
Infatti le situazioni, già limitate e sporadiche, in cui vengono mostrate da parte dei media
informazioni legate alla tecnologia, avvengono all’ interno di situazioni, in sé negative tipiche, dei
media, come incidenti in ospedale o automobilistici.
La disinformazione è legata a luoghi comuni spesso non dimostrati ma presentati in maniera tale da
sembrare veri da parte dei mezzi di comunicazione.
Per esempio quando, qualche anno fa, si sparse la voce che il telefono cellulare poteva causare il
cancro, voce che studi condotti da varie università hanno ampiamente smentito, le persone
entrarono in paranoia e oggi queste voci continuano a girare e a spargere diffidenza.
Tuttavia sarebbe sbagliato far apparire la tecnologia e la scienza come le salvatrici della razza
umana in quanto la tecnologia può, e spesso lo fa, commettere errori: ma mentre questi errori
possono apparire come errori della scienza in realtà sono errori della tecnologia, ancora imperfetta,
in una società dove gli scienziati sono alla costante ricerca di fondi e quindi si affidano alle grandi
corporazioni o compagnie, ovviamente desiderose di guadagni a breve termine.
Ciò implica necessariamente che le tecnologie ottenute in tempi brevi si affideranno su ricerche
fatte in maniera accurata, viste le capacità finanziarie di queste compagnie, ma con poco tempo di
sperimentazione: da questo si arriva a capire che le problematiche a lungo termine spesso non sono
considerate.
Tuttavia non sarebbe giusto attribuire tutti i problemi del mondo all’ avidità dell’ uomo visto che,
per esempio, il problema del nucleare e delle radiazioni fu riscontrato solo molto tempo dopo e che i
capi delle sezioni di ricerca e sviluppo delle forze armate americane avevano bisogno di un’ arma
capace di porre fine in maniera breve ad una guerra che durava da circa 5 anni e con poche vittime:
dico poche in modo ovviamente relativo, in quanto le stime calcolate dai capi di stato maggiore
delle armate americane, impegnate nel pacifico, prevedevano perdite di circa 1 milione di morti, per
una presa convenzionale del Giappone. Considerando che il primo raid su Tokyo fece circa 185.000
morti, e il fanatismo dei Capi dell’ Impero del Sol Levante che, spesso spingevano i propri soldati
ad uccidere e a volte mangiare i civili per problemi di mancanza di cibo, immaginiamo cosa
avrebbero potuto causare mesi di bombardamento, malattie, visto che i giapponesi non avevano
antibiotici per la tubercolosi, e il combattere fino alla morte dei soldati giapponesi.
Oppure il DDT portato dai soldati alleati per sconfiggere i parassiti, che fu utilizzato in maniera
indiscriminata e poi contribuì a rendere per esempio molti di questi insetti immuni.
Questi due fattori, vale a dire la disinformazione e la diffidenza, portano ad una insicurezza legata
alla scienza fraintesa come tecnologia, mentre queste due discipline, per quanto strettamente
interconnesse, sono comunque due e distinte.
La tecnologia rappresenta l’ applicazione pratica della scienza e quindi un errore della tecnologia
non è necessariamente un errore della scienza.
La cosa veramente incredibile in questa atmosfera di diffidenza è che nonostante le persone abbiano
quasi paura di queste tecnologie tutti continuano a volerne in abbondanza. Per fare un esempio,
nonostante molte persone appaiano restie ad impiegare in maniera appropriata queste nuove
scoperte, i dati ottenuti indicano l’opposto: gli aumenti delle vendite di cellulari di oltre il 30%
all’inizio del 2004 e del 24% nel IV trimestre dello stesso anno rispetto allo stesso periodo dell’
anno precedente(fonte Tgfin www.Tgfin.it a cura di Mediaset) .
Ma le potenzialità di questi tipi di cellulari non sono sfruttate in maniera nemmeno vicina all’
appropriato, visto che l’acquirente si limita alle stesse funzioni: vale a dire effettuare/ricevere
chiamate ed inviare SMS/MMS. Questo quindi evidenzia la diffidenza delle persone verso la
tecnologia, che comunque le persone continuano a volere.

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Un’ altro esempio potrebbe essere, nonostante sia stato dimostrato che l’ utilizzo di sostanze
chimiche nella coltivazione causa danni al terreno ed al corpo umano, che anche con un aumento
dei prezzi le quantità vendute di frutta ed ortaggi rimangono invariate.(fonte Rainews24
ww.Rainews24.it).
Questi ultimi due dati mostrano, oltre ogni ombra di dubbio, come le persone temano la tecnologia
ma tuttavia siano incapaci di farne a meno e di come i luoghi comuni e le speculazioni dei mezzi di
informazioni abbiano danneggiato l’immagine di settori dei quali in Italia e nel mondo non si può
fare a meno all’ inizio del 2005, un periodo dove tutti i paesi d’ Europa stanno investendo nella
ricerca e nello sviluppo tranne l’Italia che, come al solito, appare un paese retrogrado legato a
schemi sociali e culturali ormai obsoleti che continuano ad inibirne il progresso.

Sabia

Penso che il clima di sfiducia che si è ormai radicato nella società italiana nei confronti della
scienza possa essere riconducibile a due principali fattori: in primis all’attività di organismi quali la
Chiesa che promuovono una politica ostruzionistica nei confronti del progresso; inoltre l’Italia è da
sempre un paese restio alle novità e possiede una mentalità nettamente conservatrice e devota alla
Chiesa. Infatti in nazioni non così strettamente collegate ad organismi conservatori si è molto più
avanti nel campo della ricerca scientifica che in Italia.

DOMANDE AI PROFESSORI

Alla classe non è molto chiaro quanto esposto nei due incontri riguardo il pensiero di Kant
su spazio tempo e materia, né come tali considerazioni si colleghino con l’argomento in
questione. Analogamente ci sono dubbi sulla teoria di Steiner.
Attualmente quali sono le discipline scientifiche in cui è applicabile una metodologia di tipo
olistico?
Come si pone l’agricoltura biodinamica rispetto a settori come quello dell’ingegneria
genetica?
Nel secondo incontro è stato fatto riferimento alle crisi di sovrapproduzione che minano la
stabilità dei mercati occidentali; Non si potrebbe tentare di trovare una soluzione a questo
problema favorendo l’apertura di rapporti commerciali con quei paesi che sono invece
soggetti a carenza di generi alimentari in modo da aiutarne lo sviluppo traendone allo stesso
tempo profitto?

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