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ORFISMO IN PLATONE

PLATONE, Cratilo, 400 c

Dicono alcuni che il corpo è séma (segno, tomba) dell’anima, quasi che ella vi sia sepolta durante la
vita presente; e ancora, per il fatto che con esso l’anima semaínei (significa) ciò che semaíne
(significhi), anche per questo è stato detto giustamente séma. Però mi sembra assai più probabile
che questo nome lo abbiano posto i seguaci di Orfeo; come a dire che l’anima paghi la pena delle
colpe che deve pagare, e perciò abbia intorno a sé, affinché sózetai (si conservi, si salvi, sia
custodita), questa cintura corporea a immagine di una prigione; e così il corpo, come il nome stesso
significa, è séma (custodia) dell’anima finché essa non abbia pagato compiutamente ciò che deve
pagare. Né c’è bisogno mutar niente, neppure una lettera.

PLATONE, Menone, 81b-81d

Dicono infatti che l'anima dell'uomo è immortale, e che ora (essa) ha fine, la qual cosa appunto
chiamano morire, e che ora invece nasce di nuovo, e che non perisce mai; (che) bisogna appunto
per questi motivi vivere la vita il più santamente possibile. Dunque, poiché l'anima è immortale ed
è rinata più volte, e ha visto sia le cose (che sono) qua sia le cose (che stanno) nell'Ade sia tutte le
situazioni, non c'è cosa che non abbia appreso; cosicché non (è) per niente strano che sia possibile
che essa, sia riguardo alla virtù sia riguardo ad altre cose, rievochi le cose che appunto conosceva
anche prima. Poiché infatti la natura tutta è imparentata, e l'anima ha appreso tutte le cose, niente
impedisce che, avendo rievocato una sola cosa, il che gli uomini chiamano appunto
apprendimento, (uno) trovi da sé tutte le altre cose, qualora uno sia coraggioso e non si stanchi di
cercare; dunque il cercare e l'apprendere sono effettivamente, nell'insieme, reminiscenza.

PLATONE, Fedone, 80c-80d

Ora tu pensi, disse, che, quando l’uomo muore, la parte di colui che è visibile, il corpo, e che giace
in luogo visibile, - che è quella appunto che noi chiamiamo cadavere e di cui è proprio dissolversi e
cadere a pezzi e svanire nel nulla, - non è soggetta, così tutto a un tratto, a niente di simile, ma si
conserva com’è per un tempo piuttosto lungo. In verità, se anche uno muore che abbia tuttavia il
corpo in floride condizioni e nel fiore dell’età, si conserva pure per un tempo assai lungo; e infatti,
se un corpo è sfinito e disseccato come sono le mummie degli Egiziani, si conserva quasi
totalmente per un tempo addirittura indefinito; oltre che, poi, ci sono [d] certe parti del corpo,
come ossa e tendini e simili, le quali, se anche il resto imputridisca, tuttavia restano, per dir così,
immortali. O non è così? - Certo. - E allora l’anima, la parte di noi che è invisibile, e che se ne va via
ad un altro luogo della sua stessa natura, e cioè della sua stessa nobiltà di origine e come lei puro e
invisibile, - all’Invisibile propriamente detto - presso il dio buono e intelligente, là dove, se Dio
voglia, anche la mia anima dovrà andare fra poco; ebbene, dico, questa nostra anima che è così
fatta e ha tale natura, vorremo noi dire che, appena si stacca dal corpo, ecco che tutt’a un tratto già
s’è dileguata ed è finita, come dicono la più parte [e] degli uomini?