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ECONOMIA PUBBLICA

A cura di Carlo Petrone

DISPENSA 1
Il concetto di Stato presuppone la presenza di:
• UN TERRITORIO
• UNA POPOLAZIONE, includendo in quest’ultima sia i singoli individui, sia le associazioni che possono
formare, come ad es. ( Associazioni professionali, Sindacati, Associazioni religiose ecc.)
Sulla base di questi due elementi si forma lo Stato come:
<< UN APPARATO DOTATO DELLA CAPACITA’ DI IMPORRE REGOLE ALLA VITA SOCIALE>>

Questo apparato e queste regole hanno come dice un noto giurista “Paolo Barile” un preciso
Scopo fondamentale, cioè quello di Assicurare la pacifica convivenza all’interno della comunità.

Il sorgere di uno Stato e le sue caratteristiche sono determinati da ciò che i giuristi chiamano:
“Funzione Costituente” ossia il ruolo che un popolo svolge, che con una serie di atti instaura un nuovo
assetto politico- istituzionale sulla base di forze politiche preponderanti.
Va precisato che questa funzione costituente non è vincolata da alcuna regola preesistente. Se prima del nuovo
Stato non c’era alcun altro Stato, possiamo dire allora che prima della funzione costituente c’è il caos ed il ruolo
dell’apparato politico consiste nel realizzare il passaggio da una situazione di caos ad una situazione di ordine.

Quando si parla di Nascita di uno Stato non è così ovvio che ci sia Interdipendenza tra sfera politica e sfera
economica, ossia che i cambiamenti economici possano avere un’influenza sulla sfera politica e viceversa. A
riguardo c’erano vari filoni di pensiero, cioè:
- Alcuni economisti e Larry Summers, sostenevano che l’economia fosse governata da leggi immutabili,
cioè sempre uguali in ogni caso, paese ed epoca, ma in tal caso non potremmo parlare di cambiamenti
che ci permettono di instaurare nuovi assetti istituzionali.
- Altri economisti come Adam Smith , sostenevano che l’influenza di molteplici fattori istituzionali,
sociali, culturali renda complesse e mutevoli le relazioni tra grandezze economiche e dunque non
riconducibili a semplici leggi immutabili. La ragione che conduce a questo approccio è che le relazioni
economiche non sono deterministiche, poiché i fenomeni inclusi nel campo di ricerca dell’economia
non costituiscono un sistema isolato. Infatti, i fenomeni economici possono influenzare una vasta
gamma di altri fenomeni non incluse nelle analisi degli economisti. Quest’ultimi a loro volta possono
avere effetti di ritorno sulle grandezze economiche e dunque possono interferire sulle relazioni tra di
esse in molti modi complessi e mutevoli.
Questo apre la possibilità che lo Stato svolga un ruolo autonomo ed incisivo:
- Sia perché la sua azione non risulta essere vincolata da leggi necessarie.
- Sia perché può influire sul ventaglio delle alternative cambiando in modo persistente il corso
dell’economia.

Possiamo individuare tre epoche in cui, il ruolo dello stato ha subito importanti ampliamenti e
rafforzamenti con riguardo all’organizzazione dell’economia.

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1) Prima epoca 600 ’ : In tale epoca si formano i primi Stati Nazionali, con questi si ha un’espansione dei
tributi e delle spese pubbliche mentre lo Stato si fa via via sempre più carico delle responsabilità
nell’organizzazione della società. La nascita di questi Stati avviene per dare una risposta alle crisi sociali
e politiche dell’epoca. Inoltre, tale epoca è segnata dalla distinzione tra:
- IL REGIME STATALE ANGLO-AMERICANO, dove dominano i SISTEMI SEMI-FEUDALI, cioè non esiste un
netto confine tra sfera privata e pubblica e molti soggetti assolvono sia a funzioni pubbliche che
private.
- IL REGIME FRANCESE DELL’ERUOPA CONTINENTALE, dove la differenza tra il soggetto pubblico e
quello privato è più marcata e questa distinzione sarà adottata più tardi anche in Germania ed in Italia.

2) Seconda epoca 800 ’ : In tal epoca avvengono ulteriori trasformazioni importanti nel ruolo dello Stato.
A partire dalla seconda metà dell’800’ si intensificano i conflitti sociali, in corrispondenza della
formazione dei primi partiti socialisti.
Tali partiti cercano di fronteggiare il fenomeno dei conflitti sociali con una serie di interventi e riforme,
cioè:
- Si utilizza in modo sempre più ampia la finanza pubblica ai fini di redistribuzione del reddito e per
ridurre le disuguaglianze si introducono le prime imposte progressive.
- Si sviluppano le prime imprese pubbliche per le infrastrutture
- Si introducono politiche monetarie più incisive.
- Si introduce anche una maggiore regolamentazione del mercato del lavoro, con leggi che limitano
maggiormente l’orario di lavoro, leggi che cercano di ridurre gli infortuni sul lavoro ecc.

• Nella Germania di Bismark, vengono sviluppati vari servizi sociali, come:


- L’assistenza sanitaria
- L’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni
- Le pensioni
Questo ventaglio di servizi sociali introdotti viene garantito in concomitanza di una serie di
repressioni politiche, infatti vengono banditi i partiti dell’attività politica, il Parlamento ho un
ruolo secondario. Questo ci lascia intendere che l’apparato politico di Bismark sia molto
innovativo ed al contempo autoritario.

• Uno dei maggiori pensatori liberali “Tocqueville” È di un’altra tipologia di pensiero, cioè è
ostile verso un ampio intervento statale nell’economia. Tocqueville si dichiara contrariato a
Garantire alla popolazione un generale diritto al lavoro.
Secondo Tocqueville “ In una economia di mercato in cui non c’è disoccupazione, in quanto è
garantito il diritto al lavoro, i salariati hanno una maggiore forza contrattuale e di conseguenza
chiederanno salari più alti e sarà sempre più difficile obbligarli a lavorare a certe condizioni
piuttosto che altre. In tal caso il capitalista ha difficoltà a gestire la propria forza lavoro ed
inoltre, per garantire il diritto al lavoro sarebbe stato necessario un maggiore intervento dello
Stato nell’economia e quest’ultima cosa non veniva vista di buon’occhio, perché l’autore
liberale riteneva che la finanza pubblica dovesse essere neutrale.

3) Terza epoca Anni 30’-50’ : Dopo la grande crisi del 1929, viene meno la fiducia che lasciando a sé
stesse le forze del mercato, senza l’intervento dello stato, il sistema economico tenda spontaneamente
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verso la piena occupazione ( Teoria Marginalista ). Grazie a Keynes si inizia a diffondere l’idea che lo
Stato debba intervenire nell’economia per assicurare una domanda aggregata sufficientemente
elevata. Però nel corso degli anni 30’ gli interventi effettivamente messi in atto continuano ad essere
parziali e contrastanti. Solo dopo la Seconda guerra mondiale numerosi Stati assumono ampie
responsabilità nel governo dell’economia. Un tipico esempio è:
- L’ EMPLOYMENT ACT 1946, con il quale lo Stato si impregna a promuovere la
massima occupazione, produzione e potere d’acquisto, utilizzando tutte le risorse e
gli strumenti di cui dispone.
Con il successivo svilupparsi della guerra fredda tra USA e URSS, il rischio di potenziali conflitti aumenta
e viene fronteggiato tale rischio con il PIANO MARSHALL, con il quale si intende promuovere la
ricostruzione e la crescita dell’Europa occidentale, allo0ntanndo l’opinione pubblica da un eventuale
attrazione per il modello sovietico.

Da questo breve profilo storico emerge come il formarsi dello stato e lo svilupparsi degli interventi
statali siano sempre stati connessi allo scopo di evitare che i conflitti tra centri di potere o gruppi sociali
diventino incontrollabili e distruttivi per il sistema produttivo.

Per chiarire le basi logiche di queste connessioni (interdipendenza tra sfera politica ed economica) ,
prendiamo spunto da alcune idee sostenute dai giusnaturalisti, a riguardo c’erano idee diverse tra
marginalisti e giusnaturalisti:

- I marginalisti, sostenevano che le azioni umane derivino da preferenze individuali


prefissate riguardo ad un insieme di alternative reciprocamente sostituibili

- I giusnaturalisti del 600’ e con precisione HOBBES: Sosteneva che Lo scopo


fondamentale dell’uomo sia quello di preservare la propria esistenza, infatti i
giusnaturalisti ritenevano che ad essere prefissata fosse soprattutto l’esigenza di
preservare la propria esistenza, dove il rispetto di questa non può essere sostituito da
opzioni alternative o alternativi panieri di beni.

Di conseguenza la preservazione dell’esistenza di ciascun individuo richiede che


ciascuno di esso sia difeso da aggressioni fisiche e sia provvisto di beni di sussistenza.
v La prima funzione (difesa dalle aggressioni) è connessa più direttamente con la sfera
politica.
v La seconda funzione (la sussistenza dell’individuo) è connessa più direttamente con la
sfera economica.

È chiaro che per avere strumenti di difesa occorre prima produrli e per avere una
polizia che difenda un popolo da minacce è necessario un sistema produttivo che
permetta il loro mantenimento.

Per esaminare l’interdipendenza tra sfera politica ed economica e per capire perché sorge l’apparato politico,
esaminiamo cosa accadrebbe in una situazione di mera natura.

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Con Hobbes possiamo immaginare cosa accadrebbe in una situazione ipotetica in cui gli individui siano
interessati solo alla produzione, ( quindi solo alla sfera economica ) e dove non esistano legami sociali, né
norme giuridiche, né interventi statali di alcun genere. Una tale situazione viene definita da Hobbes come
SITUAZIONE DI MERA NATURA.
Una tale situazione potrebbe portare presto o tardi a contrasti, per l’uso delle risorse produttive, infatti in
assenza di regole comuni, il dilemma di quali e quante risorse siano indispensabili per la sussistenza di un certo
individuo dipenderebbe solo dal suo giudizio arbitrario ed inappellabile. Quindi alcuni soggetti potrebbero
ritenere come necessarie per la propria sussistenza le risorse utilizzate da altri soggetti ed in assenza di regole e
di Stato i contrasti degenererebbero in aggressioni fino ad arrivare ad una guerra tutti contro tutti . In tal caso
nessuno investirebbe in nessuna attività produttiva, per la paura che il frutto della sua attività diventi oggetto
di aggressione da parte di un altro individuo. Tutto questo porta ad una paralisi della sfera economica,
provocata proprio da questa guerra tutti contro tutti.

Lo stesso Hobbes ritiene che la soluzione, sia proprio l’introduzione di un apparato politico stabile e dotato di
sufficiente potere di controllo ed inoltre, gli individui possono cercare di evitare la guerra tutti contro tutti
stabilendo tra loro un accordo, ossia il contratto sociale.
NB. un tipico esempio di contratto sociale è la nostra costituzione italiana.
Il contratto sociale: è quel contratto attraverso il quale ciascun individuo rinuncia alla libertà di ostacolare gli
altri nell’uso delle risorse produttive.
Nonostante il contratto sociale rimangono 2 problematiche cioè:

- Se tutti rinunciano al proprio potere decisionale non si capisce quale soggetto possa
gestire tali materie oggetto di controversie.
- Fin quando rimaniamo in una ipotetica situazione di mera natura, non c’è nulla che
vincoli il singolo al rispetto del contratto sociale e quindi tale contratto rischia di essere
inefficace.
Per risolvere ambedue i problemi è necessario che: “ il contratto sociale includa non solo la rinuncia di ciascuno
al proprio giudizio arbitrario nelle materie di interesse comune, ma anche un comune accordo a conferire un
superiore potere decisionale ad un apparato politico dotato di sufficiente potere coercitivo.”
Hobbes fa notare inoltre che in una situazione di mera natura, c’è una totale assenza di diritti di proprietà,
questi ultimi vengono assegnati con la formazione dell’apparato politico e quindi si perde quella caratteristica
di uguaglianza che si aveva nello Stato di natura. A riguardo va precisato i marginalisti erano di una idea diversa
rispetto ai giusnaturalisti, cioè ritenevano che ciascun individuo fosse proprietario di una iniziale dotazione di
risorse. Da quanto appena detto ne deriva che l’attribuzione dei diritti di proprietà sulle risorse produttive non
può essere considerata come un dato preesistente al formarsi di uno stato.

Con l’introduzione del diritto di proprietà sorgono due implicazioni:


- Da un lato, “il diritto di proprietà implica il diritto di esclusione” Cioè il proprietario
ha il diritto di escludere tutti dall’uso dell’oggetto. Ovviamente non gli è riconosciuto il
diritto di escludere il sovrano, cioè lo Stato perché quest’ultimo per realizzare il suo
fine di porre ordine potrebbe aver bisogno di accedere alla eventuale proprietà del
singolo.
- Dall’altro lato, “Con l’assegnazione dei diritti di proprietà da parte dello Stato si
formano delle disuguaglianze” a meno che lo Stato agisca in maniera totalmente
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neutrale assegnando uguali diritti di proprietà a ciascun individuo. A parte questo
possiamo presumere che l’assegnazione dei diritti di proprietà dia luogo a
disuguaglianze.

COME FUNZIONA L’APPARATO POLITICO?


Secondo Hobbes la funzione principale dello Stato è quella di far uscire una comunità dallo stato di caos, ciò
può avvenire secondo diverse modalità:

Principalmente si assiste alla limitazione dell’arbitrio individuale, infatti prima si era tutti uguali, invece con la
formazione di uno stato si perde questa uguaglianza.

- Tuttavia, vi può essere un apparato politico che agisce nell’interesse di una volontà
generale
- Oppure l’apparato politico si organizza per difendere l’interesse di alcuni gruppi
particolari, questa è quella che Adam Smith chiama “disposition to combine” cioè la
tendenza degli individui a coalizzarsi, che esiste anche in assenza di Stato, infatti si
formano gruppi sociali sulla base di comuni interessi allo scopo di raggiungere risultati
che l’individuo da solo non raggiungerebbe.

LA FORMAZIONE E LO SVILUPPO DEI GRUPPI SOCIALI È INTRECCIATA ALLA FORMAZIONE ED ALLOSVILUPPO


DELL’APPARATO POLITCO. Infatti, un gruppo sociale può acquisire una posizione di potere rispetto ad altri
gruppi grazie all’appoggio che ottiene dallo Stato e per converso lo Stato può formarsi e consolidarsi grazie
all’appoggio che ottiene da uno o più gruppi sociali.

Questo significa che lo Stato tenderà ad esercitare la sovranità in favore di quel gruppo particolare a svantaggio
della collettività. D’altro canto la parte svantaggiata della popolazione può comunque trovare convenienza in
tale assetto istituzionale nella misura in cui questo permetta di evitare la guerra tutti contro tutti, in tal caso
accettano il contratto sociale, però va precisato che alla parte svantaggiata deve comunque essere garantita la
sussistenza, perché se la parte è svantaggiata a tal punto da non riuscire a reperire nemmeno i beni di
sussistenza, è chiaro che allora il contratto sociale non funziona più e seguiranno conflitti sempre più aspri da
mettere in discussione anche la sussistenza dello Stato stesso.

Quindi anche l’apparato politico ha bisogno di ottenere consenso sociale stabile e sufficientemente ampio che
gli garantisca la sopravvivenza. Questo significa che la funzione originaria di evitare la guerra tutti contro tutti
obbliga lo Stato a considerare una gamma molto più ampia di interventi di regolamentazione, coordinamento e
stimolo dell’economia al fine di assicurare la stabilità generale del sistema economico. Di questi problemi cerca
di tenerne conto la Costituzione Italiana.

DISPENSA 2
Per comprendere le ragioni del sorgere del nuovo Stato dopo la Seconda guerra mondiale e le caratteristiche
dei suoi interventi in economia è utile confrontarlo con il precedente regime fascista.

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Va precisato che ambedue i regimi, sia quello fascista sia quello repubblicano democratico cercano di svolgere
quella stessa funzione di evitare il caos derivante dai conflitti sociali troppo violenti e incontrollati.

1) DOPO LA PRIMA GUERRA MONDIALE: Troviamo una situazione di caos sociale ed economico, tale caos
deriva da:
- Disoccupazione elevata
- Inflazione crescente
- Smobilitazione dell’esercito ( c’erano difficoltà a trovare nuove occupazioni agli
ex-militari)
- Difficoltà nel riconvertire l’industria ad usi bellici in industria ad usi civili
Tutto ciò porta a conflitti sociali sempre più aspri, infatti nel biennio rosso 19-20 si ha una contrapposizione tra
scioperi generali e serrate che portò nel settembre 1920 all’occupazione di numerose fabbriche.
Il Governo liberale dell’epoca, guidato da Giolitti, rimase passivo a questi sviluppi, infatti fu incapace:
- Sia di operare una repressione su larga scala
- Sia di intervenire in economia con provvedimenti di regolamentazione, di
redistribuzione del reddito, di stimolo della domanda aggregata, tale da ottenere
consenso sociale.
Nel 1922, ci fu il colpo di Stato che portò ad un nuovo apparato politico guidato dal partito Fascista, che viene
visto come la soluzione sia dall’alta borghesia, sia dalle classi medie che non si sentono rappresentati né dai
partiti dell’alta borghesia né dai partiti dei socialisti.
Il Partito Fascista attua un ampio ventaglio di interventi politici ed economici, soprattutto dopo la grande crisi
del 1929, cioè:
- Vengono ampliati gli investimenti pubblici in infrastrutture
- Vengono incrementati i servizi sociali relativi a malattia, maternità, infortuni e
pensioni.
- Le imprese vengono salvate attraverso le nazionalizzazioni operate dell’IRI ( Istituto per
la Ricostruzione Industriale)
- I sindacati autonomi vengono soppressi ed al loro posto si formano delle corporazioni
in cui sono presenti sia i capitalisti che i lavoratori e tali corporazioni sono controllate
direttamente dalla dittatura.
- Scioperi e serrate vengono vietati
- Le condizioni di lavoro vengono fissate dall’apparato statale
- Vengono soppressi una serie di diritti civili come ( libertà politiche, libertà
d’espressione e libertà di associazione)
Il regime opera in tal modo garantisce un po’ di servizi sociali ed un po’ di repressione di diritti per tenere sotto
controllo l’ordine sociale, infatti possiamo dire che tale apparato politico cerca di ottenere l’ordine attraverso
l’annientamento della persona umana.

Nel 1943, Sconfitta la Germania in guerra, crolla il regime fascista e vi è di nuovo una situazione di caos.
• DA UN LATO, ci sono i residui di fascismo e l’esercito di occupazione tedesco
• DALL’ALTRO LATO, ci sono i partigiani e l’esercito anglo-americano
Da questo caos si cerca di uscire proprio con la formazione del Nuovo Stato a cui mira la costituzione. Tutti i
partiti non fascisti, i cosiddetti “ Partiti dell’anno costituzionale” una volta raggiunta la pace, si mettono

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insieme per cercare di costruire una nuova società in cui si debba impedire di ricadere nei disastri a cui il
fascismo aveva portato. Per questo motivo la costituzione ha la caratteristica di essere sia ampia che rigida.
- AMPIA, cioè con molti articoli, proprio perché si vuole intervenire su tanti aspetti della
vita sociale ed economica del paese e poi perché si vuole descrivere i diritti civili in
maniera sufficientemente dettagliata.
- RIGIDA, cioè le modifiche costituzionali non dovevano essere facili, cioè si studia
apposta una procedura per evitare che la costituzione non venga smantellata troppo
facilmente e rapidamente ed a tanti anni di distanza possiamo dire che la nostra
Costituzione ha resistito abbastanza bene ai tentativi di smantellamento.
Una cosa importante che va precisata, è che all’uscita dalla guerra quando si discute della formazione di un
nuovo Stato, nonostante ci fossero vari centri di potere diversi, ossia partiti con interessi diversi questi
mostrano una notevole convergenza verso quello che era l’obiettivo di fondo, cioè cercare di costruire una
democrazia che sia non solo formale ma anche sostanziale.

Una fonte di ispirazione è stato un discorso di Roosevelt nel 1941 sostenendo che “ Una società ideale
dovrebbe raggiungere il fine di garantire quattro libertà” le famose quattro libertà di Roosevelt sono :
1) Libertà di espressione
2) Libertà religiosa
3) Libertà del bisogno
4) Libertà dalla paura
Con riferimento alle ultime due, è evidente la connessione con Hobbes, infatti quando si parla di libertà dalla
paura ci si riferisce alla difesa dalle aggressioni, mentre quando si parla di libertà dal bisogno ci si riferisce alla
sussistenza che doveva essere garantita a ciascun individuo. Quindi Roosevelt in maniera inconsapevole
richiama con buon senso ai concetti chiave suggeriti da Hobbes e la cosa importante è che entrambe le libertà
diventano oggetto di intervento da parte dello Stato, infatti nella nostra Costituzione c’è un richiamo a queste
idee.

Adesso ricordiamo alcuni fatti relativi alla nascita della Costituzione, cioè:
- L’Assemblea costituente viene eletta nel giugno del 1946, contemporaneamente un
referendum decide che il nuovo Stato debba essere una Repubblica.
- L’Assemblea forma al suo interno una Commissione di Redazione, con l’incarico di
elaborare un progetto costituzionale
- Il Progetto viene presentato all’Assemblea plenaria nel febbraio 1947 e viene discussa
nei mesi successivi inoltre, la Costituzione viene approvata nel dicembre del 1947 d
entra in vigore il 1° gennaio 1948

Gli articoli più interessanti per individuare la sfera d’intervento dello stato in economia sono:

Ø Art 1.
Co.1 “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”
Co.2 “La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”

- In tale articolo si parla non di Stato, ma di Repubblica e per essa s’intende tutto
l’insieme degli apparati, per esempio anche gli enti locali.
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- Fondata sul lavoro, questa espressione è generica, ma tra la discussione dei padri
costituenti emerge come significato di questo “ Fondata sul lavoro” quello di “ Indicare
uno Stato , una società in cui tutti i lavoratori siano chiamati a partecipare attivamente
alla gestione della cosa pubblica” Inoltre, si vuole specificare che per lavoratori,
s’intendono sia i lavoratori del braccio che i lavoratori della mente.
- La Sovranità appartiene al popolo, il secondo comma si differenzia da quanto Hobbes
sosteneva, infatti quest’ultimo riteneva che la sovranità appartenesse al popolo solo in
un primo momento e poi con la firma del contratto sociale il popolo cede tutto il suo
potere decisionale allo Stato e da quel momento in poi il cittadino è suddito, quindi
riveste un ruolo passivo. Invece nella nostra Costituzione si concepisce che la sovranità
continua ad appartenere al popolo e l’apparato politico è semplicemente colui che è
candidato ad esercitare questa sovranità, con la differenza che il cittadino riveste un
ruolo attivo.
- Nelle forme e nei limiti della Costituzione, significa appunto che l’apparato politico
non è al di sopra della legge, ma deve agire nell’ambito della stessa.

Ø Art.2 “ La Repubblica riconoscer e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo e sia come
formazione sociale ove si svolge la sua personalità e richiede l’adempimento di doveri inderogabili di
solidarietà politica, economica e sociale.”

- Per diritti inviolabili, s’intende quell’insieme di diritti di base che non vengono
concessi dall’alto, ma che l’individuo possiede a prescindere dalle concessioni dello
Stato. Questi sono ad es. ( Diritto alla libertà, diritto all’autonomia, diritto alla giustizia,
diritto all’umanità ecc.) sono molto importanti perché questi diritti erano stati violati
col vecchio regime fascista inoltre, va precisato che tali diritti valgono non solo per i
singoli, ma anche per le associazioni, diversamente da quanto accadeva in passato.
Tale articolo parla contemporaneamente anche di,
- Doveri inderogabili, la cosa interessante è che tali doveri si intrecciano con i diritti,
infatti l’elemento della solidarietà serve per difendere quei diritti. E’ chiaro che quando
la Repubblica riconosce e garantisce i diritti e richiede l’adempimento dei doveri, così si
sta impegnando ad una serie di interventi nell’economia volti sia a garantire i diritti sia
a richiedere l’adempimento dei doveri.
NB. Quando facciamo riferimento al diritto di libertà, i padri costituenti intendevano una libertà diversa da
quella sostenuta da Hobbes che portava alla guerra tutti contro tutti, infatti i padri costituenti intendono il
diritto di libertà come “libertà di essere, di sviluppare la propria personalità”

Ø Art.3 (Importante)
Co.1 “ Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali dinanzi alla legge, senza distinzioni di
sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali”

Co.2 “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando
di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e
l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del
paese”
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Dal punto di vista dell’analisi economica l’art. 3 è forse quello più importante della Costituzione,
soprattutto il secondo comma dell’art. 3.
Nel Co.1 troviamo l’espressione “Pari dignità sociale”, questa è stata molto discussa dai padri
costituenti che inizialmente avevano optato per un’altra formula cioè “ Eguale trattamento sociale” poi
decisero di adottare definitivamente quella attuale, con tale espressione ci si riferisce ad una
uguaglianza che non sia solo formale ma anche sostanziale.
Nel Co.2 notiamo il compito importante che lo Stato ha, cioè: L’obbligo di rimuovere tutti gli ostacoli
socio-economico, affinché sia raggiunto un duplice obiettivo:
- INDIVIDUALE, ossia il pieno sviluppo della personalità dell’individuo.
- COLLETTIVO, ossia partecipazione di tutti alla gestione dell’attività pubblica.
Va inoltre, sottolineato che la rimozione di questi ostacoli, avviene in maniera concreta, cioè la
rimozione degli ostacoli viene vista come elemento importante della distruzione delle condizioni che
portarono al fascismo. Tali condizioni sono:
• Volontà di costruire un potere arbitrario concentrato nelle mani di pochi centri di potere.
• Forti barriere sociali ed economiche che discriminavano gran parte della popolazione e ne
impedivano l’accesso pieno e libero alla vita politica ed economica del Paese.
Dobbiamo anche capire come se l’art.3 è compatibile o meno con i ragionamenti che possono
fuoriuscire dall’analisi economica. A riguardo
Gibbons, autore marginalista dell’800’ affronta il problema dell’intervento dello Stato nella
regolamentazione del mondo del lavoro, ed afferma che: “ In una condizione ideale dove tutti sono
liberi di contrattare, di assumere e di firmare il contratto di assunzione, se una fabbrica non ha
nessuna misura di sicurezza per i lavoratori, il lavoratore firmando il contratto è consapevole dei
rischi che corre, infatti è lui stesso a scegliere liberamente tutto e per tale motivo lo Stato non deve
introdurre nessuna legge che regolamenti la materia e che imponga misure di sicurezza” Le
conseguenze di ciò, le possiamo notare in alcuni avvenimenti accaduti di recente. Ad es. Un’acciaieria
della Thyssen Krupp è andata in fiamme, non c’erano le misure di sicurezza e sono morte 11 persone, i
manager della società sono stati processati e dichiarati colpevoli di omicidio colposo e doloso. Questo
sta a dimostrare che Non si tiene conto che questa libertà contrattuale di cui parla Gibbons, nella
realtà dei fatti non esiste., perché i lavoratori devono mangiare e quindi sono obbligati ad accettare
certe condizioni per poter lavorare. Infatti, non si tiene conto che esistano dei rapporti di potere sul
mercato del lavoro e che quindi le condizioni contrattuali non vengano fuori da una libera ed eguale
contrattazione.
Infine, i padri costituenti si sono interrogati sulla possibilità che qualche futura interpretazione
arbitraria di questo secondo comma possa finire col dare eccessivi poteri allo Stato. A ciò si è risposto
che “La democrazia e la libertà si difendono, non limitando le funzioni dello Stato, ma facendo
partecipare tutti i cittadini alla vita dello Stato.”

Ø Art.4 (Importante)
Co. 1 “ La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che
rendano effettivo tale diritto”
Co. 2 “ Ogni cittadino ha il dovere di svolgere secondo le proprie possibilità e la propria scelta,
un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”

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Questo articolo è strettamente connesso all’art.3 siccome riguarda uno degli ostacoli alla piena
realizzazione della personalità umana, ovvero la Disoccupazione, ostacolo quest’ultimo che l’art. 3 si
pone di rimuovere con l’intervento dello Stato. Con L’art.4 questo intervento statale viene
maggiormente specificato.
Con il Co.2 Si parla del Dovere di svolgere un’attività e ci si riferisce ad una critica contro i latifondisti
che percepiscono rendite senza fare un lavoro, è condizioni del genere che si vogliono colpire, criticare
ed evitare situazioni individuali di questo tipo. Questa in realtà è più una questione etica.
Più importante è il Co.1, quest’ultimo riguarda il Diritto al lavoro, su cui la Repubblica si impegna in
maniera molto forte perché è chiamata a promuovere le condizioni che rendano effettivo tale diritto.
- Alcuni autori liberali come Tocqueville, vedono questo diritto al lavoro come un
qualcosa di scandaloso che non va garantito alla popolazione, perché si rendono conto
che per poter realizzare effettivamente tale diritto è opportuno l’intervento dello Stato
nell’economia. Infatti Tocqueville come altri autori si rendono conto che le forze di
mercato da sol, questo diritto al lavoro non lo realizzano, ciò richiede l’intervento dello
stato e questo per il pensatore liberale significa che viene spostato il potere di
controllo dal capitalista all’apparato politico, quindi si materializza una perdita di
controllo ed inoltre, questa cosa non viene vista di buon’occhio, perché se il diritto al
lavoro viene garantito a tutti, il datore di lavoro di conseguenza perde un importante
strumento per disciplinare il lavoro stesso, ossia il Licenziamento.
Però tutti i partiti erano d’accordo su questo articolo perché volevano evitare che si verificasse un
conflitto sociale incontrollato ed è chiaro che in quel periodo storico fosse importante garantire tale
diritto perché tra i lavoratori c’erano i partigiani, ed in quel momento abbiamo un Paese in cui la lotta
partigiana risulta vincente e quindi risultava più importante per le classi dirigenti cercare di ottenere il
consenso di questa parte vincente, per tale motivo la classe dirigente dell’800’ accetta tale articolo e
cambia opinione sulla disoccupazione.
Infine, sulla base di tale articolo, si formano anche altri articoli sui Diritti sussidiari, Ad es. se l’individuo
ha diritto al lavoro, occorre anche dire che colui che non riesce a lavorare non per colpe proprie, ad es.
perché è invalido, ha comunque il diritto di ricevere un sussidio perché non può usufruire del diritto al
lavoro.
Oggi si parla tanto di Disoccupazione Giovanile, a riguardo non conta tanto la disoccupazione degli
individui di 40/50 anni perché questo ormai si sono adattati e sono compatibili all’ordine sociale
esistente, invece i giovani che non hanno ancora assunto abitudini cristallizzate possono assumere
comportamenti pericolosi per l’ordine sociale. Per tale motivo si da più peso alla disoccupazione
giovanile.
Infine, va notato come sia l’ART 3 che l’Art 4 Non siano stati realizzati nella prassi. Quindi possiamo
dire che da parte dei costituenti abbiamo l’indicazione di una sfera potenziale di azione pubblica che ci
serve a capire quali possono essere gli interventi dello Stato nell’economia.

Ø Art. 9
Co.1 “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica”
Co.2 “ La Repubblica Tutela il paesaggio e il patrimonio storico ed artistico della Nazione”

Il Co.1 ci dice come lo Stato debba intervenire per garantire il diritto allo studio a tutti i cittadini.
Questo diritto allo studio viene realizzato non con i sussidi, ma attraverso l’organizzazione e la gestione
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di servizi erogati direttamente dallo Stato, cioè lo Stato costruisce scuole pubbliche, assume insegnanti
e fornisce direttamente il servizio.
Di fatto il campo dell’ istruzione pubblica è diventato uno dei maggiori campi d’intervento statale,
infatti gran parte dei dipendenti pubblici sono insegnanti.
Il Co.2 parla di tutela del paesaggio e di patrimonio culturale, anche qui oggi ci rendiamo conto come la
tutela del paesaggio e dell’ambiente richieda interventi statali molto vasti, una regolamentazione ed un
insieme di investimenti che vanno ad interferire col funzionamento del mercato.

Ø ART.21 “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed
ogni altro mezzo di diffusione”
Questo è uno dei diritti più discussi ed al contempo meno garantiti di fatto. Questo perché è chiaro che
per poter esprimere il proprio pensiero e diffonderlo alla collettività, occorrono anche i mezzi per
poterlo fare. Se quei mezzi sono controllati e sono ristretti a pochi centri di potere, è chiaro che di fatto
non esiste nessuna libertà di espressione. Infatti, oggi come anche in passato abbiamo ancora una
centralizzazione dei Mass Media in capo a pochi soggetti e per quanto tale, questo è un articolo che
rimane inattivato ed anche qui senza l’intervento dello Stato a regolamentare tale materia,
difficilmente si realizzerebbe una effettiva libertà di espressione.

Ø Art. 32-38
Tali articoli si occupano del Diritto alla salute infatti, lo Stato si impegna ad erogare un ampio ventaglio
di servizi sociali. La salute viene tutelata come “Diritto fondamentale dell’individuo ed interesse della
collettività” attraverso non solo l’erogazione di sussidi ai malati, ma anche attraverso la produzione di
servizi sanitari da parte dello Stato, con la creazione degli ospedali pubblici.
Inoltre, vengono garantiti “ Mantenimento ed assistenza ai cittadini inabili al lavoro e mezzi adeguati
in casi di infortunio, malattia, invalidità, vecchiaia, disoccupazione involontaria” Infatti in tale settore
la spesa pubblica che viene effettuata è molto elevata.

Ø Art. 35-37
Tali articoli si occupano di “Tutelare il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni” . In questo ambito
abbiamo la regolamentazione dell’accesso al lavoro tramite gli uffici di collocamento.
I primi centri di collocamento risalgono agli inizi del 900? In Inghilterra e successivamente si sono
sviluppati in tutto il mondo. Inizialmente i centri di collocamento venivano usati dai datori di lavoro per
i lavoratori che esercitavano il loro diritto allo sciopero. Poi l’ILO ( Ufficio Internazionale del lavoro ) ha
imposto delle regole ben precise per gli uffici di collocamento affinché svolgessero un’attività neutrale.
Negli ultimi anni in Italia gli uffici di collocamento hanno subito uno smantellamento, infatti sono state
introdotte le Agenzie Interinali che svolgono compiti analoghi agli uffici di collocamento, va però
precisato che col lavoro interinale, il contratto di lavoro non è un contratto da datore di lavoro e
dipendente, ma è un contratto tra due capitalisti, cioè datore di lavoro ed agenzia interinale.
Inoltre, è stata regolamentata La Giornata lavorativa del dipendente, questo perché il troppo lavoro
nuoce la salute dei lavoratori ed anche per garantirgli una vita dignitosa. ( Osservazione personale: Io
aggiungerei anche che Sistemi Europei diversi dal Sistema Italiano stanno ponendo in essere delle
misure volte a garantire ancor di più la dignità all’individuo, vedasi la Finlandia che sperimenta la
settimana lavorativa corta, vedasi la Svizzera che fa rientrare nell’orario lavorativo anche il tragitto casa
– lavoro e quindi consente al lavoratore di lavorare meno percependo sempre lo stesso stipendio.)
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Infine, abbiamo anche particolari tutele rivolte alle donne lavoratrici ed ai minori.

Ø Art. 36 (Importante)
In tale articolo si garantisce al lavoratore “ Il diritto ad una retribuzione sufficiente ad assicurare
un’esistenza libera e dignitosa”. Tale art. è particolarmente interessante per l’analisi economica.
- In primo luogo, La liberta viene concepita non come libertà di contratto, ma come
libertà dal bisogno
- In secondo luogo, Occorre notare che se introducessimo il Requisito della retribuzione
sufficiente nel sistema Walrasiano, nulla garantirebbe l’esistenza di soluzioni per il
sistema stesso. Analogamente potremmo dire che questa teoria non è in grado di
rappresentare un’economia in cui ogni agente economico sia provvisto di sussistenza.

Ø Art. 41

Prevede che lo Stato “ Programmi e coordini l’attività economica pubblica e privata per fini sociali”
Con tale articolo si delinea un tipo di Economia mista, in cui l’iniziativa privata è libera e parallelamente
è prevista una attività economica pubblica di programmazione e controllo ed entrambe si integrano a
vicenda. Quando ad esempio Alitalia è stata privatizzata è successo un disastro, infatti adesso si sta
parlando di una rinazionalizzazione.
Alcuni interventi di programmazione sono stati attivati, ma nel complesso sono stati molto limitati. Uno
che va annoverato è sicuramente La cassa per il Mezzogiorno, tale intervento ha infatti consentito alle
regioni del meridione di svilupparsi persino più velocemente del settentrione tra gli anni 50’ e 70’.

Ø Art. 42-43
Tali articoli “ Permettono l’espropriazione e la nazionalizzazione di proprietà ed imprese private per
motivi di interesse generale” A riguardo la più importante nazionalizzazione ha riguardato il settore
dell’energia elettrica, con la creazione dell’ E.N.E.L., nel 1962. Tale nazionalizzazione si è avuta perché il
governo italiano negli anni 60’ aveva capito che per sostenere lo sviluppo economico dell’epoca
occorreva garantire una produzione ed una gestione più programmata e coordinata dell’energia
elettrica.

Ø Art. 44
Riguarda la “ Proprietà terriera, ed impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, al fine di
conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali”. È importante notare
che al contrario di quanto afferma la teoria dominante (Marginalisti), gli obblighi e i vincoli sono
considerati non come fonte di inefficienza, ma come “fonte di razionale sfruttamento” infatti sulla base
di questo articolo viene introdotta una Riforma fondiaria nel 1950 ( Vedi riforma Vanoni ) . In
quell’epoca esisteva una condizione paradossale, dove:
- Da un lato c’erano i latifondisti che disponevano di latifondi incolti
- Dall’altro lato c’erano i braccianti ed i contadini morivano di fame. Allora quest’ultimi
iniziarono ad occupare le terre e coltivarle per conto proprio, poi sono arrivati i soldati
a difesa della proprietà privata dei latifondisti e ciò spinse a questa riforma fondiaria
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con la quale si cercava di dare risposta al movimento per l’occupazione delle terre
incolte che si era sviluppano alla fine degli anni 40’.

Ø Art. 47 (Importante)
Co.1 “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme, disciplina, coordina e
controlla l’esercizio del credito”
Co.2 “Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta
coltivatrice e al diretto ed indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese”

È molto importante e riguarda la “Crisi Attuale”. Tale articolo prevede che:


“Lo stato debba disciplinare, coordinare e controllare l’esercizio del credito”.
Questo comporta leggi opportune per disciplinare l’attività bancaria ed una diretta presenza dello Stato
nel settore, ad esempio attraverso banche pubbliche che potevano aiutare lo Stato a controllare il
settore ed evitare speculazioni e fluttuazioni eccessive. Infatti, tale controllo è necessario per tutelare il
risparmio che viene allocato all’interno delle banche da ogni forma di speculazione avventata. Tanto è
vero che quando si è diffusa la tendenza internazionale ad allentare tale controllo, ciò ha portato nel
2008 alla bancarotta di diverse banche per via delle speculazioni avventate delle stesse. A riguardo:
- I marginalisti erano dell’idea che “Se c’è una maggiore propensione al risparmio,
parallelamente si stimolano gli investimenti” Tale meccanismo di aggiustamento si
basa sull’idea che ci sia una curva di domanda degli investimenti decrescente, per la
quale a tassi d’interesse più bassi corrispondono maggiori investimenti che aumentano
fino a raggiungere il maggior risparmio di reddito di pieno impiego.
- Keynes, invece sostiene che il pieno impiego è ostacolato da diversi fattori, poiché vi è
una tendenza a permanere a livelli di reddito inferiori rispetto ai livelli di pieno
impiego. Quindi laddove l’economia tenda verso un livello di reddito che implica
disoccupazione, in tal caso il maggior risparmio è determinato dai minori consumi degli
individui, i quali comportano una riduzione della domanda aggregata.
Il Co.2 riguarda “L’accesso del piccolo risparmiatore a varie forme di investimento” Tale comma
garantisce non solo una democrazia politica, ma anche economica, perché dà la possibilità anche al
cittadino con poco capitale di accedere alle attuali forme di investimento.
Va precisato che l’idea di controllare il sistema bancario si estende facilmente ai movimenti di capitale
internazionale, questo perché il libero movimento dei capitali previsto dall’UE permette ai capitali di
sfuggire all’imposizione fiscale presente in uno Stato. È chiaro che se si lascia in vigore una libertà del
genere, il singolo Paese non ha più la possibilità di imporre le tasse, perché appena cercherebbe di
farlo, i capitali fuggirebbero da qualche altra parte e verrebbe meno il senso del sistema tributario.
Ecco perché la pratica di controllare i movimenti di capitali è largamente accettata e di fatto la nostra
costituzione è in accordo con essa.

Ø Art. 53
Co.1 “ Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”
Co.2 “ Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”

L’art 53 riguarda il “Sistema tributario” ed è inserito nella sezione inerente ai diritti politici, poiché le
questioni relative alle imposte sono sempre state alla base di rivolte politiche. Ad es. la rivolta dei
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borghesi guidata dal seguente slogan <<NO TAXATION WITHOUT REPRESENTATION>>. In tale articolo
possiamo cogliere due aspetti importanti:
1) Riguarda “la Base imponibile”, quindi è molto importante il riferimento alla capacità contributiva,
cioè tutti devono contribuire in base alla propria capacità di reddito. Può sembrare ovvio che uno
paghi le tasse in rapporto alla propria capacità, ma fino ad allora non lo era. Infatti, prima si
pagavano numerose imposte indirette, come ad es. L’iva, che è un’imposta sui consumi e questo
accadeva perché erano più semplici da imporre rispetto alle imposte dirette, come ad es. le
imposte sul reddito personale che sono più difficili da accettare.
2) Riguarda la “Progressività”, essa significa che l’aliquota dell’imposta cresce al crescere del reddito
e quindi le imposte pesano percentualmente di più sul reddito delle classi più ricche e ciò permette
di operare una redistribuzione del reddito in favore delle fasce di reddito più basse. Ciò serve infatti
per correggere disuguaglianze eccessive nei livelli di reddito.

Possiamo notare anche come il concetto di Sussistenza sia alla base del sistema tributario, infatti
secondo la logica progressiva, possiamo far pagare al soggetto più ricco anche un’aliquota più alta, in
virtù del fatto che l’individuo ricco riesce ad ottenere i beni di sussistenza più facilmente dell’individuo
povero. Non a caso la Costituzione si pone l’obiettivo di rimuovere l’ostacolo, di dare dignità,
garantendo la sussistenza al soggetto più povero.

INTERVENTI DELLO STATO PER CERCARE DI ATTUARE LA COSTITUZIONE NEL TEMPO.

Una cosa interessante da notare è come i SISTEMI TRIBUTARI cambino nel tempo a seconda di come cambino
le società e le economie in cui sono inserite. Ad esempio:

o FINO ALLA SECONDA GUERRA MONDIALE, l’Italia era rimasto un paese agricolo, quindi ci
troviamo in una economia pre-industriale e troviamo una precisa tipologia di imposta: con
riguardo alle imposte dirette, troviamo principalmente le imposte reali (ad es., le imposte sui
redditi fondiari, le imposte sui redditi derivanti dal patrimonio mobile, ecc.); con riguardo alle
imposte indirette, troviamo il tipo di imposta più antico ereditato dal Medioevo cioè l’accisa,
che è un’imposta sulla qualità del bene specifico ed è riferita all’unità fisica del bene specifico,
cioè genera una varietà molto confusa di tributi per tanti tipi di beni che vengono tassate con
accise diverse (ad es., c’è un’accisa diversa per il grano, una per il vino, un’altra ancora per la
benzina).
o NELL’ULTIMO MEZZO SECOLO, si sviluppa un’economia industrializzata ed è chiaro che i
principali redditi non saranno più fondiari, ma ci saranno REDDITI DA CAPITALE e REDDITI DA
LAVORO ed inoltre per considerare le maggiori complessità di vita di un paese industrializzato
anche l’imposizione cambierà: con riguardo alle imposte dirette, troviamo un’imposta
personale e non più reale; con riguardo alle imposte indirette, anche l’imposta indiretta cambia
e si basa sempre più su un qualche tipo di imposta generale sugli scambi piuttosto che sulle
accise. È imposta a tutti gli scambi ed è AD VALOREM, cioè è un’imposta sul valore del bene ed
in Italia assume il nome di IGE.

È opportuno fare una distinzione tra:

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- IMPOSTA REALE: è un’imposta diretta che si concentra sulla caratteristica della cosa
indipendentemente dalle condizioni personali dell’individuo. Cioè l’imposta rimane la stessa
indipendentemente dal fatto che il soggetto passivo sia ricco, sia povero, possieda molti o pochi
terreni.
- IMPOSTA PERSONALE: è un’imposta diretta sul reddito riferita alle condizioni personali del soggetto. È
molto importante per garantire la democrazia economica in attuazione di ciò che è scritto nella nostra
Costituzione, andando a guardare le condizioni personali dei contribuenti distinguendo tra
contribuente ricco e povero.

Altra distinzione è quella tra:

- IMPOSTA INDIRETTA: colpisce non direttamente il reddito ma gli scambi che avvengono attraverso i
consumi (esempio, l’IVA). Sono imposte di tipo REGRESSIVO, perché pagano lo stesso ammontare di
imposta a parità di consumo sia le persone ricche che povere. In tal caso quella imposta peserà in
percentuale più alta sul reddito del soggetto povero ed in percentuale più bassa sul reddito del ricco.
- IMPOSTA DIRETTA: colpisce direttamente il reddito, imposta di tipo PROGRESSIVO. Tali imposte
consentono l’avvicinamento con le norme costituzionali.

o L’ERA ATTUALE TARDO – CAPITALISTICA: è caratterizzata da una cosa fondamentale che ha


fortemente condizionato tutti gli interventi dello Stato in economia, cioè la LIBERALIZZAZIONE
DEI MOVIMENTI DI CAPITALE.
Questo è il tipo di sviluppo che si è avuto nel corso del ‘900 nel nostro sistema tributario.

Tentativi di attuazione della Costituzione:

RIFORMA VANONI (1951).

Tale riforma introduce:

- DICHIARAZIONE DEI REDDITI OBBLIGATORIA, ogni soggetto, ogni anno era obbligato a presentare tale
dichiarazione. Non che in passato non esistesse, ma veniva ampiamente ignorata e con tale riforma
viene resa obbligatoria.
- IMPOSTA AUTONOMA SULLE SOCIETA’ DI CAPITALI: la società ha una sua forza economica che è
diversa dalla somma delle forze dei singoli soci, per cui è opportuno produrre un’imposta a parte per le
società ( In passato venivano tassati solo i soci) :
1) sia dal punto di vista del PRINCIPIO DELLA CAPACITA’ CONTRIBUTIVA: la società ha una capacità
contributiva diversa dai soci per cui è giusto tassarla distintamente.
2) sia dal punto di vista del PRINCIPIO DELLA CONTROPRESTAZIONE: lo Stato fornisce una serie di
servizi e benefici alle società e dunque come controprestazione la società è chiamata a pagare
un’imposta autonoma.

- Cerca di dare maggiore importanza alle CONDIZIONI PERSONALI, cercando di rendere il sistema
tributario più personalizzato.

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EFFETTI: nonostante la buona volontà la situazione non cambia, anche dopo la Riforma Vanoni:

- tra le imposte dirette prevalgono quelle reali sulle personali,


- le imposte indirette continuavano ad essere maggiori di quelle dirette (con anzi anche una tendenza
all’aumento di quest’ultime).
- i vari tipi di tributi non erano coordinati tra loro, Infatti:
• Se da un lato, viene modulata l’imposta indiretta per renderla meno regressiva ( cioè l’iva
viene suddivisa in moduli, 4% per i beni primari 10% per i beni significativi e 22% per il resto)
questa va a vantaggio dei contribuenti più poveri.
• E dell’altro lato, viene stabilito il minimo imponibile al livello più basso e questo va a
svantaggio dei contribuenti più poveri, è chiaro che queste misure sono in contrasto tra di
loro.

RIFORMA VISENTINI (73 – 74).

Nasce a seguito dei conflitti sociali che portarono all’autunno caldo nel ’69 nel quale ci furono scioperi,
proteste e serrate molto duri:

- nel ’73 entra in vigore la prima parte della riforma, per quanto riguarda l’imposta indiretta viene
introdotta l’IVA (imposta generale sugli scambi),
- nel ’74 entra in vigore la seconda parte, per quanto riguarda l’imposta diretta viene introdotta l’IRPEF
e l’IRPEG.

- Introduce concetti di PROGRESSIVITA’ DELL’IRPEF che è una imposta che si basa su diverse aliquote
per scaglioni di reddito.

- Introduce anche il concetto di BASE IMPONIBILE (Comprehensive income tax), ossia ci si riferisce al
REDDITO ENTRATA, cioè si prendono in considerazione tutte le entrate dell’individuo che concorrono
alla base imponibile su cui si applica poi l’aliquota fiscale.

LIMITI:

• Evasione fiscale:
- Da un lato: l’amministrazione finanziaria doveva essere più ampia per accertare quali fossero le
effettive condizioni personali dei contribuenti, infatti non era in grado da sola di effettuare i dovuti
accertamenti.
- Dall’altro lato: un’imposta fortemente progressiva portava i contribuenti ad evadere.
• Generalità dell’imposta progressiva “tradita”: il carattere generale di tale imposta venne tradito dal
fatto che la stessa non si applicava ai redditi da attività finanziarie che sono stati esposti invece ad
un’imposta proporzionale.
• Struttura produttiva del paese: L’Italia è un paese caratterizzato principalmente da PMI, che hanno
una contabilità semplificata e quindi sfuggono al controllo facilmente. Inoltre, le PMI non riescono a
pagare interamente le tasse in quanto andrebbero in bancarotta e per questo evadono. Per risolvere
tale problema non basta il controllo della Guardia di Finanza, ma è necessario un intervento più ampio
volto a trasformare le PMI in grandi imprese (Proprio come è accaduto in Germania con l’industria
tedesca).

EFFETTI (complessivamente positivi) del dopo Riforma, tali effetti li possiamo notare negli anni 88’-90’
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- Negli anni 70’ il gettito tributario complessivo deriva:

• Per il 40% dalle imposte dirette

• Per il 60% dalle imposte indirette

- Dopo la Riforma si inverte la tendenza infatti, il gettito tributario complessivo deriva:

• Per il 60% dalle imposte dirette

• Per il 40% dalle imposte indirette

FISCAL DRAG: A seguito della Riforma del 73-74 si sono verificati degli shock petroliferi generati dai conflitti in
Medioriente che hanno determinato una FORTE INFLAZIONE (aumenta il prezzo del petrolio che entra nel costo
di produzione di tutte le merci e quindi aumenta il prezzo di tutti i beni). A ciò si aggiunge la conflittualità tra
sindacati e capitalisti:

- Da un lato i Sindacati: Chiedevano un aumento del salario monetario per i lavoratori.

- Dall’altro lato i Capitalisti: Ritenevano che fosse possibile compensare l’aumento del salario
monetario, scaricandolo sui prezzi.

I lavoratori per proteggersi da tutto ciò introducono il meccanismo della scala mobile, ossia l’adeguamento
automatico del salario monetario all’ inflazione.

NB. Il salario reale resta sempre lo stesso o al massimo diminuisce, ad aumentare è il salario monetario
adeguandosi all’inflazione, ciò però può comportare che il contribuente rientri in una fascia di reddito più
alta e paga più imposte. Questo è il Fiscal drag, cioè L’aumento delle imposte dovuto dall’inflazione.

L’inflazione ha 2 effetti:
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- Con riferimento alle imposte dirette, genera il fiscal drag che porta ad un aumento del gettito tributario
delle imposte dirette,
- Con riferimento alle imposte indirette, aumenta l’IVA ma non le accise.

RIFORMA 97-98.

Tale Riforma introduce un diverso concetto di base imponibile rispetto alla Riforma 73-74.

• Si passa dal (Comprehensive Income tax) al DUAL INCOME TAX, Cioè Reddito duale per cui i redditi si
concepiscono come appartenenti a due differenti categorie:

- REDDITI DA LAVORO, da tassare con imposta progressiva


- REDDITI DA CAPITALE, da escludere dall’imposizione progressiva. Questo ha generato aliquote più
basse sia sui redditi di impresa che sui redditi da attività finanziarie con l’intento di aumentare la
propensione al risparmio per l’intera collettività.

• Per quanto riguarda l’imposta personale sul reddito:

- DEDUZIONI, si intende quello che viene sottratto alla base imponibile


- DETRAZIONI, si intende quello che viene sottratto all’imposta.
Tali strumenti vengono usati soprattutto per i redditi elevati ed hanno un significato regressivo, infatti
l’aumentare di deduzioni e detrazioni rende l’imposta regressiva.

• Nel tempo l’IRES è diminuita passando dal 34% al 24%.

LA SITUAZIONE OGGI

Dalla crisi del 2008, è stato difficile realizzare le giuste riforme tributarie. Anche se si è proseguiti verso la
stessa direzione, cioè:

- Ridurre progressivamente l’imposizione sui redditi da capitale

- Far crescere l’iva, rafforzando le imposte indirette rispetto a quelle dirette a differenza degli anni 70’.

Inoltre, Le regole dell’U.E. privano i governi della possibilità di affrontare i problemi causati dalla crisi:

- un primo problema è legato alla libertà di movimento dei capitali che condiziona pesantemente i
movimenti del governo;

- Altro problema è l’indipendenza della B.C.E. che oggi agisce diversamente dal passato. Il cosiddetto
PATTO DI STABILITA’ a livello europeo obbliga a tagli della spesa pubblica mantenendo il deficit
pubblico entro centro limiti, diversamente da come accade in USA a Giappone.

Dunque, gli strumenti ai quali i paesi europei possono ricorrere è una concorrenza interna al ribasso,
ossia il CUNEO FISCALE: infatti, non essendo possibile svalutare la moneta per favorire le esportazioni
in quanto non abbiamo più una moneta nazionale (cioè la lira), si ricorre alla svalutazione interna
riducendo il cuneo fiscale, per cui il datore di lavoro paga un salario lordo più basso al lavoratore. Con
conseguente riduzione del prezzo del prodotto per l’azienda che potrebbe così esportare facilmente
(sarebbe una sorta di svalutazione della lira). In questo modo però diminuisce sia il gettito tributario
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che i contributi sociali. Le agevolazioni fiscali concesse negli ultimi anni ai vari gruppi di contribuenti ha
reso il sistema tributario ancora più confuso.

IMPOSTE ERARIALI Sono quelle imposte destinate allo Stato.

Esistono diverse categorie di reddito:

- REDDITI DA LAVORO
- REDDITI DI IMPRESA
- INTERESSI SU ATTIVITA’ FINANZIARIE (se percepiti da persone)

Alle varie fonti di reddito corrispondono diversi tipi di imposte:

- IRPEF: imposta sul reddito delle persone fisiche


- IRES: imposta sul reddito delle società di capitali
- Varie imposte sostitutive sui redditi da capitale.

Ciascuna imposta può essere valutata sotto 2 aspetti:

- EQUITA’: l’equità è la ricerca dell’indicatore più appropriato per definire la capacità contributiva di un
contribuente; significa ricercare il concetto di base imponibile più o meno equo che permetta
all’apparato politico di contenere i conflitti sociali (cosa richiamata anche nell’art.53 della Cost. che dà
luogo proprio alla capacità contributiva quale criterio di equità).
- EFFICIENZA: nella teoria dominante l’idea è che se l’economia fosse lasciata pienamente a sé stessa,
senza nessun tributo, senza nessun intervento statale, tenderebbe in base alla spontanea forza di
mercato, verso una posizione efficiente, ossia verso una situazione di OTTIMO PARETIANO: che è una
situazione in cui non è possibile migliorare la situazione di una parte senza peggiorare la situazione
dell’altra parte. L’idea quindi è che le forze di mercato tendono spontaneamente verso posizioni di
ottimo paretiano se lo Stato non introduce tributi. Ma se lo stato introducesse tributi, ci sarebbe un
allontanamento dall’ottimo paretiano e quindi ogni tributo sarebbe responsabile di una qualche
inefficienza.

Per quanto riguarda la BASE IMPONIBILE, esistono diverse concezioni:

- REDDITO PRODOTTO:

Formula: RP ̞ = Σ Yᵢ

È la più antica concezione di base imponibile, per tale si intende la somma delle remunerazioni di tutti i fattori
produttivi (Ad es. remunerazione da reddito da lavoro, remunerazione da reddito da capitale ecc).

Lo Stato è considerato anch’esso un fattore produttivo che fornisce determinati servizi alle imprese i quali
devono essere remunerati. Per remunerare tali servizi provenienti dallo Stato viene giustificata la presenza delle
imposte. Con questa concezione si presentano 2 Problemi:

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1) Concezione di Stato molto ristretta Il ruolo dello stato dunque è molto ristretto, è soltanto un fornitore di
servizi per le imprese, senza che sia visto l’aspetto più profondo legato alla formazione degli stati, ossia
quello di essere regolatore di conflitti sociali.
2) Problema di equità, Concependo il reddito come “reddito prodotto”, si escludono dal reddito
dell’individuo i Capital Gains “tutte le plusvalenze/minusvalenze” . Quindi NON TENIAMO CONTO
DELL’INTERA CAPACITA’ CONTRIBUTIVA, proprio perché non teniamo conto di minusvalenze e plusvalenze
che per alcuni soggetti possono essere rilevanti, basti pensare alle società finanziare che attraverso la
speculazione traggono la maggior parte del loro reddito da plusvalenze e minusvalenze e tra l’altro il fatto
di non includerle fa sì che ci sia un modo più facile per eludere le imposte, un reddito che sia
remunerazione del fattore produttivo lo si potrebbe far passare per plusvalenza. Questa concezione quindi
non regge né dal punto di vista storico né logico.

- REDDITO ENTRATA:

Formula 1: RE = Σ Yᵢ + CAPITAL GAINS

È una concezione più avanzata che è stata in parte adottata nella riforma del 73-74. Si includono nella base
imponibile tutti i tipi di reddito, quindi quelli derivanti dai fattori produttivi ( ΣYᵢ) , ma anche i redditi derivanti
dal Capital Gains “ Minusvalenze e Plusvalenze”. Il reddito entrata può essere anche concepito in altri
termini:

Formula 2: RE= C +̞ (W ̞ - W ̞ ̠ )̩ o RE= CONSUMI + RISPARMI


Il reddito entrata può quindi essere definito come il massimo consumo potenziale che l’individuo può
raggiungere. Dunque, possiamo indicarlo come la somma tra i consumi al tempo t e i risparmi che possiamo
allocare in moneta, in immobili, in titoli. Di conseguenza possiamo dire che il risparmio è dato dalla differenza
tra Patrimonio finale (W )̞ e il patrimonio iniziale (W ̞ ̠ )̩

La cosa importante da annotare è che nel reddito entrata dunque sono inclusi nella base imponibile sia i
consumi che i risparmi e basandosi sulle entrate di ciascun individuo è possibile meglio onorare quelle
redistribuzioni che la Cost. vuole realizzare. Per quanto riguarda le plusvalenze, esse vengono tassate solo al
momento del realizzo, ma anche questo può portare a comportamenti elusivi: si può ritardare il momento del
realizzo proprio per posticipare il pagamento dell’imposta. I sistemi tributari hanno lasciato una situazione
confusa.

Alcuni Autori hanno sollevato delle Obiezioni con riguardo a tale concezione di base imponibile,

- Rifacendosi alle idee di altri autori antichi quali anche Hobbes, obiettavano la tassazione del risparmio,
sostenendo che :
• Il risparmio, fosse un qualche cosa di virtuoso non andrebbe punito con la tassazione
• Il consumo invece, viene ritenuto come un’appropriazione di risorse che l’individuo spreca
togliendole alla collettività ed andrebbe tassato.

- REDDITO SPESA:
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È una concezione dove la base imponibile è rappresentata dalla parte del reddito che viene consumata,
analiticamente lo scriviamo così

RS= C ̞
Formula 1 :

Il reddito spesa è dato dalla sommatoria dei fattori produttivi più i capital gains sottraendo il risparmio.
In tal modo otteniamo il consumo quindi la formula può essere riscritta in tal modo:

RS= ΣY ̩ + CAPITAL GAINS - (W ̞ - W ̞ ̠ )̩


Formula 2:

Alla fine degli anni 90’ in Italia le proposte di riforma che facevano riferimento al Dual Income Tax si
avvicinavano a questo profilo di base imponibile, cioè si trattava di tassare solo i consumi ed escludere i
risparmi, perché così facendo ci sarebbe stato un duplice vantaggio:

• Dal punto di vista dell’efficienza, tassando solo il consumo ci sarebbe stata una minore
distorsione delle scelte dei consumatori, qui prevale sempre la teoria dominante ossia
lasciando operare le forze di mercato in maniera libera senza che lo stato intervenga si tende
verso la posizione di ottimo paretiano, mentre se interviene l’imposizione fiscale c’è il rischio di
distorsione. Quindi tassando solo il consumo la distorsione non è presente perché gli individui
possono decidere quanto consumare e quanto risparmiare senza essere turbati dalle imposte.
• Dal punto di vista dell’equità, Tali autori (I marginalisti) sostenevano che la tassazione della
base imponibile concepita come reddito entrata rappresentasse una ingiustizia nei confronti
dei risparmiatori, perché gli stessi verrebbero tassati due volte, la prima volta con il reddito
iniziale e la seconda volta tassando gli interessi generati dai risparmi l’anno dopo. E ciò non è
equo per questo bisogna ricorrere al reddito spesa.

Bisogna però verificare se quanto sostenuto si adatta bene alla realtà. Se potessimo argomentare
che maggiori risparmi portano sempre a maggiori investimenti questa tesi avrebbe qualche
elemento positivo, ma bisogna verificare tale affermazione.

Se il risparmio viene tesorizzato ( metto soldi sotto le mattonelle ) non dà luogo automaticamente
ad un interesse e quindi non esiste questa doppia tassazione. Gli interessi compaiono nell’anno
successivo solo quando i risparmi dell’anno prima vengono impiegati in un investimento produttivo
ed attraverso questo si avvia una nuova attività produttiva, in tal caso allora nel secondo anno,
dalla nuova attività produttiva deriveranno vari redditi tra cui ci saranno anche gli interessi, quindi
se li andiamo a tassare non stiamo tassando due volte gli stessi redditi, ma stiamo tassando un
nuovo reddito derivante da una nuova attività produttiva. Inoltre, se volessimo usare tale logica,
cioè considerare i risparmi come generatori di reddito nell’anno successivo, lo stesso andrebbe
fatto anche per i consumi, considerandoli come generatori di reddito nell’anno successivo, perché
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il consumo genera la maggiore capacità lavorativa nell’anno successivo genera maggiore reddito
che viene tassato ulteriormente e quindi anche qui viene tassato due volte. Per tale motivo si
ritiene che le teorie del reddito spesa non convincano.

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