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Catilina in Cicerone e in Sallustio

Di seguito troverai brani tratti dalle opere dei due autori su Catilina.
Confronta i passi evidenziando in un breve testo analogie e differenze nella
presentazione di quest’ambiguo personaggio.
Ricordati di fare riferimenti ai testi
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1)Quae nota domesticae turpitudinis non inusta vitae tuae est?


Quale marchio di degradazione morale non è impresso a fuoco sulla tua vita?

(Cicerone, Catilinaria I)
2)Huic ab adulescentia bella intestina, caedes, rapinae, discordia civilis grata fuere
ibique
iuventutem suam exercuit.
Fin dalla prima giovinezza gli piacquero guerre intestine, stragi, rapine, discordie civili, e
in esse spese tutta la sua gioventù.

(Sallustio, De coniuratione Catilinae, I)


3)Quod privatarum rerum dedecus non haeret in fama? Quae lubido ab oculis, quod
facinus a manibus umquam tuis, quod flagitium a toto corpore afuit? Cui tu
adulescentulo, quem corruptelarum inlecebris inretisses, non aut ad audaciam ferrum
aut ad lubidinem facem praetulisti?
Quali scandali privati non si legano al tuo nome? Quale oscenità si è mai tenuta lontana
dai tuoi occhi, quale delitto dalle tue mani, quale indecenza dal tuo corpo? C’è giovane,
da te irretito nei piaceri della depravazione, a cui tu non abbia consegnato il pugnale
dell’omicidio o la fiaccola di amori perversi? E ancora: poco tempo fa, quando ti sei
sbarazzato della tua prima moglie per poterti risposare, non hai forse aggiunto a questo
un secondo inconcepibile delitto?

(Cicerone, Catilinaria I)
4) Iam primum adulescens Catilina multa nefanda stupra fecerat, cum virgine nobili, cum
sacerdote Vestae, alia huiusce modi contra ius fasque- Postremo captus amore Aureliae
Orestillae, cuius praeter formam nihil umquam bonus laudauit, quod ea nubere illi
dubitabat timens priuignum adulta aetate, pro certo creditur necato filio vacuam domum
scelestis nuptiis fecisse. Quae quidem res mihi in primis videtur causa fuisse facinus
maturandi. Namque animus impurus, dis hominibusque infestus, neque vigiliis neque
quietibus sedari poterat: ita conscientia mentem excitam uastabat. Igitur colos exanguis,
foedi oculi, citus modo, modo tardus incessus: prorsus in facie vultuque vecordia inerat.
Fin dalla prima giovinezza Catilina aveva commesso molti atti di vergognosa infamia con
una vergine nobile, con una sacerdotessa di Vesta, altri di tal fattura contro il diritto
umano e divino. Infine, catturato d’amore per Aurelia Orestilla, di cui mai un uomo
onesto ha lodato nulla oltre all’aspetto, poiché lei esitava a sposare quello temendo il
figliastro in età adulto, si crede per certo che, ucciso il figlio, abbia fatto la casa vuota
con nozze scellerate. E quest’azione mi sembra certamente una causa in primis
dell’affrettare della congiura. E infatti l’animo impuro, sgradito agli dei e agli uomini, non
poteva calmarsi né con le veglie ne con i sonni: così il rimorso devastava la mente
malata. E ancora, (aveva) il colorito esangue, gli occhi torvi, il passo ora rapido ora
lento: insomma aveva sulla faccia e sul volto i segni della follia.

(Sallustio, De coniuratione Catilinae, XV)


Nei frammenti di testo proposti vengono esposti alcune opinioni critiche su Catilina da parte
dei due poeti latini Cicerone e Sallustio. Cicerone rispetto a Sallustio aveva una posizione
diversa nei confronti di Catilina. Infatti Cicerone scrisse Orationes in Catilinam, in italiano
Catilinarie, una “raccolta” di vere e proprie orazioni esposte sia in pubblico che in privato,
atte a sgominare Lucio Catilina e i suoi piani; infatti quest’ultimo aveva organizzato una
congiura con il tentativo di sovvertire la repubblica romana, oltre che tentare l’omicidio
dello stesso Cicerone. Non deve sottovalutarsi che Catilina fu un militare e un senatore
romano in un momento cruciale della storia di Roma. La frase, “Quae nota domesticae
turpitudinis non inusta vitae tuae est?” è tratta dai primi passaggi della prima orazione di
Cicerone, in cui quest’ultimo esprime una serie di domande retoriche con l’intento di gettare
discredito morale su Catilina; in particolare la frase fa riferimento ad un contesto in cui
Catilina è ancora libero di circolare in senato e sebbene egli stesso avverta il pericolo, fa
finta che non esista. Cicerone include passaggi in cui fa notare a Catilina che tutti lo
detestano e sono al corrente di ciò che trama. Nonostante ciò, Catilina mantiene la sua
posizione. Cicerone, visto come un eroe incaricato di difendere la Repubblica romana,
anche nel tratto n°3 mostra un tono concitato e fermamente diretto contro lo stesso Catilina,
formulando domande retoriche ricalcate dalla prima catilinaria. D’altro canto Sallustio,
scrivendo da una posizione esterna alla vicenda, assume un atteggiamento più distaccato,
quasi ponendosi come uno storico in grado di comporre un’analisi fredda, attenta e
dettagliata del personaggio. Tale connotazione può cogliersi ad esempio nel tratto n°2, nel
quale, però, viene comunque espresso un giudizio negativo. Nel tratto n°4, proveniente dal
libro XV del De coniuratione Catilinae, Sallustio denuncia alcune follie compiute dallo
stesso Catilina, quali atti indecenti e presunti delitti consumati in gioventù, con spunti di
giudizio; viene ad esempio citato un atto ignobile compiuto in danno di una sacerdotessa di
Vesta. Questo può ritenersi un punto di contatto fra i due autori, poiché entrambi tendono a
evidenziare le caratteristiche negative di questo personaggio: nel tratto n°3 Cicerone parla
appunto di depravazione e di indecenza a proposito di Catilina, come fa Sallustio nel tratto
n°4 parlando di una serie di atti disdicevoli.

Francesco Bennati

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