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Voce e consapevolezza - 16

FINO ALL'INFINITO

“ Faccio silenzio Padre mio. Desidero rivolgerti un inno in silenzio”.


Da l'Ogdoade e l'Enneade di Ermete Trismegisto, P. 58

Ci può capitare, in qualche rara occasione, quando parliamo ma specialmente quando cantiamo, di
percepire che quanto sta avvenendo non venga da noi, ma provenga come da un altra persona e che
noi, in quel momento, siamo solo un tramite quasi involontario. A volte la nostra voce assume un
colore ed una intensità nuovi, una sostanzialità più vera e contemporaneamente sappiamo che
quanto esce dalla nostra bocca, pur nei limiti dell'umano, è vero, puro e disinteressato. Altrettanta
meraviglia puo destare la situazione nella quale cio che esce dalla nostra bocca o come suono o
come parola è imprevisto o sfuggito prima che riuscissimo a frenarlo e ci pentiamo amaramente di
quanto ci è scappato.
Nel momento in cui ciò accade possiamo lasciare che tutto avvenga senza volerne capire il
significato ma, arriverà il giorno in cui ci domanderemo, quasi con timore, che cosa ci è successo,
quali spazi di memoria abbiamo sondato o quale aspetto sconosciuto di noi ci si stava rivelando, ma
senza trovar risposta.
La ricerca dovrà ricorrere a parole altrui , e cioe di coloro che hanno fatto le stesse esperienze ma
con maggior consapevolezza o ai testi di chi su questi argomento ha fatto ricerca, approfondendone
alcuni aspetti; dalle loro parole ricaveremo dei suggerimenti atti a farci muovere sulla strada del
chiarimento e della consapevolezza.
Allora, alcuni temi, che prima ci apparivano marginali e non adatti, come la memoria, gli stati di
coscienza, il mito e il suono, ci appariranno di proficua ricerca e di grande utilità.

La memoria

Il nostro corpo e la nostra mente possiedono molti strati di memoria, alcuni di questi sono
utilizzabili, altri non lo sono e sembrano sfuggire ad ogni tentativo di sondaggio.
- Le memorie, apparentemente più lontane, sono quelle legate alla nostra vita biologica.
Pur vivendo all'interno del nostro organismo e in contatto, tramite il sistema nervoso, con ogni
singola parte non ne abbiamo coscienza attuale nè storica. Non abbiamo coscienza di moltissime
parti del nostro corpo se non quando talvolta non funzionano.
Pur essendo viventi figli di viventi, non abbiamo ricordo nè esperienza della vita e dello sviluppo
delle nostre cellule (figlie di cellule del nostro organismo e prima cellule di un altro organismo,
quello dei nostri genitori).
- L'esistenza e la vita di molti dei nostri organi nel loro esistere attuale e nel loro
divenire ci sfuggono. Nel campo della conoscenza del corpo, senza strumenti artificiali, solo l'
anatomia esperienziale ci ha fatto fare qualche piccolo progresso.Per molti secoli i corpi viventi non
parlavano ai loro “padroni” e si potevano aprire e guardare, talvolta a rischio di scomunica, solo i
corpi dei trapassati. Ancor oggi la maggior parte di cio che avviene dentro di noi ci sfugge nel suo
divenire e nei suoi contenuti.
- Gli elementi (ossigeno, idrogeno, carbonio, minerali vari) presenti nel nostro
organismo ed esistenti nell'universo da miliardi di anni, che pur seguono le regole del loro esistere
e del loro divenire, non ci parlano e, se lo fanno, il loro linguaggio ci sfugge. Il nostro corpo ci dà
segnali forti se ci mancano elementi come il calcio o il magnesio o il potassio, ma ciò avviene
quando la situazione ha superato i limiti di sicurezza. Per arrivare a capire qualcosa di quanto
succede nel nostro corpo abbiamo dovuto aspettare i lenti e tardi progressi delle scienze positive e
dei loro strumenti di indagine; ma anche nei casi migliori si tratta di una conoscenza superficiale e
parziale
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- Il nostro agire quotidiano avviene in modo tale che la memoria stessa di ciò che
facciamo è abitualmente al di fuori della nostra portata. Qualora volessimo ricostruire nei dettagli la
nostra giornata, ci accorgeremmo ben presto che molte delle azioni che abbiamo fatto non hanno
lasciato tracce evidenti nella nostra memoria. Stiamo cercando qualcosa e non ci ricordiamo dove
l'abbiamo messa: qual'era il nostro livello di attenzione nel momento in cui lo abbiamo fatto?
In sintesi se è vero, e cio è facilmente intuibile, che la memoria dell'universo e dell'umanità
conservata in noi, ci sfugge, lo è altrettanto anche per molte delle esperienze che abbiamo fatto e
facciamo nella nostra vita. Per noi stessi e sotto molti aspetti siamo un libro scritto in una lingua
indecifrabile.
E' obbligatoria a questo punto una domanda: a quale livello di attenzione compiamo le nostre
azioni? Siamo coscienti di tutto ciò che facciamo?

Gli stati di coscienza

Per proseguire nell'analisi che abbiamo iniziato è necessario che ci rendiamo conto che le nostre
funzioni psichiche e fisiche non possono essere comprese fintanto che non si sia compreso che le
une e le altre possono lavorare in differenti stati di coscienza.

P.D. Ouspensky, nel suo Frammenti di un insegnamento sconosciuto, a pag.157 e segg., (al quale
rimando per una lettura completa) citando le parole del suo maestro G. Gurdjieff, spiega così quali
sono livelli di coscienza in cui possiamo vivere:

“Vi sono quattro stati di coscienza possibili per l'uomo. Ma l'uomo ordinario, in altri termini,
l'uomo 1, 2 o 3 non vive che negli stati di coscienza più bassi. I due stati di coscienza superiori gli
sono inaccessibili, e benché egli possa averne coscienza a sprazzi, è incapace di comprenderli e li
giudica dal punto di vista dei due stati di coscienza inferiori che gli sono abituali.

Il primo, il sonno, è lo stato passivo nel quale gli uomini trascorrono un terzo e sovente anche la
metà della loro vita.

Il secondo, nel quale passano l'altra metà della loro vita, è quello stato in cui camminano per le
strade, scrivono libri, discutono di soggetti sublimi, si occupano di politica, si ammazzano a
vicenda: è uno stato che considerano attivo e chiamano "coscienza lucida", o "stato di veglia" della
coscienza. Queste espressioni di "coscienza lucida" o "stato di veglia della coscienza" sembrano
essere formulate per scherzo, specialmente se ci si rende conto di ciò che dovrebbe essere una
"coscienza lucida" e di ciò che è in realtà lo stato nel quale l'uomo vive e agisce.

Questo è lo stato di coscienza in cui viviamo abitualmente, fatto di enormi quantità di gesti abituali
e inconsapevoli, di vuoti di memoria e di rarissimi momenti di attenzione. Questi rari momenti
(pochi secondi in una giornata) ci dicono che c'è un livello superiore di coscienza. E' quanto ci dice
ancora Ouspensky.

Il terzo stato di coscienza è il ricordarsi di sé, o coscienza di sè, coscienza del proprio essere. E'
generalmente ammesso che noi possediamo questo stato di coscienza o che possiamo averlo a
volontà. La nostra scienza e la nostra filosofia non hanno visto che noi non possediamo questo
stato di coscienza e che il nostro desiderio è incapace di crearlo in noi, per quanto ferma possa
essere la nostra decisione.
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Il quarto stato di coscienza è la coscienza obiettiva. In questo stato, l'uomo può vedere le cose
come sono. Questo livello di coscienza è frutto di una crescita interiore e di un lungo lavoro su di
sè. Talvolta, negli stati inferiori di coscienza, egli può avere dei barlumi di questa coscienza
superiore.”
Questo quarto livello di coscienza mi pare rassomigliare a quel modo di vivere che i mistici
chiamavano con la frase: “Vivere sub specie aeternitatis” Si vive guardando e valutando ogni cosa
dal punto di vista dell'eternità.
Ora possiamo renderci conto, anche se in modo confuso, di quanto lunga sia la strada che deve
intrapprendere chi voglia sondare, ad un livello di maggior consapevolezza, quanto gli succede
nella vita, giorno per giorno, attimo dopo attimo.
Come e da dove cominciare?
Ci aiuta ancora Ouspensky, poche pagine dopo: “nessuno può iniziare un percorso di maturazione
se non guidato da un Maestro.”
La strada suggerita da G. Gurdjieff è un percorso attivo e progressivo di risveglio e di presenza in
cui siamo attori svegli e controllori vigili.Ogni lavoro su di sè deve iniziare con lo sciogliere le
tensioni e le rigidità inutili del corpo, in presenza di un quotidiano allenamento della volontà. Se
non c'è lavoro sul corpo e sulla volontà ogni tentativo è destinato al fallimento.

Il mito

Annick de Souzennelle nei suoi libri (L'Egitto interiore, pg. 14-15) e (Il simbolismo del corpo
umano ) ci suggerisce invece,la strada del mito e del non fare per sapere in che direzione muoversi e
con quale guida. A proposito del mito, dice così:
“I miti, questi grandi narratori del programma ontologico, conoscono l'uscita, ma la nascondono a
chi non ha il cuore per raggiungerla. La propongono con linguaggio sibillino”.
Per A. de Souzennelle la strada della purificazione, da cui inizia ogni processo di crescita, inizia con
il non fidarsi nè delle scoperte della tecnica nè dei vecchi discorsi intellettualoidi; questo
insegnamento lo ricava dal mito di Teseo e del labirinto.
“ Presso i greci il mito di Teseo dice bene che non è con le ali artificiali delle nostre tecniche
moderne che, novelli Icaro, noi raggiungiamo questa apertura, e neppure con le ali di Dedalo tutte
rigonfie di vetuste filosofie o di ingenue spiritualità “.
Il linguaggio di cui fidarsi è quello del cuore, pena il ritorno nel labirinto: “Poichè il linguaggio del
mito è divino, non si può conoscerne l'origine; ma dato che il nostro seme è divino, non ha un
inizio diverso dal mito e parla la sua stessa lingua. Il nostro cicaleccio copre la voce di ambedue, e
per quanto sapiente esso sia, finisce di nuovo nel labirinto e ci rinchiude dentro”.
Il mistero della comune origine della parola e del seme ci riporta verso le profondità misteriose
della memoria di tutto il nostro corpo di cui parlavo al'inizio: Tutto, nell'universo, è insegnamento,
basta saperlo leggere.
“Le ali che permetteranno all'uomo di elevarsi al di sopra del labirinto e di allontanarsi per vedere
.......dibattersi un'umanità chiamata a prendere la strada in verticale, sono quelle che
simbolicamente egli farà spuntare dall'allargamento dei suoi polmoni, fino all'infinito.......
Un altro respiro è necessario.”

Il suono

Abbiamo visto due possibili inizi del cammino sulla strada della consapevolezza e cioè lo
scioglimento delle tensioni muscolari e la riscoperta del respiro profondo e verticalizzante, ci
chiediamo quale sarà il passo successivo, quello che ci permetterà di superare quella linea
apparentemente invalicabile, superata la quale, potranno aprirsi davanti a noi i mondi della
chiaroveggenza e della visione mistica. I mondi collegati all'energia superiore che ci giunge
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attraverso i canali del sesto e settimo chakra.


La lunga strada è lastricata di silenzio e contornata dalla musica dell'universo. Il silenzio quale
condizione necessaria per entrare in risonanza con tutto cio che ci circonda e conoscerlo ad un
livello di maggior profondità.
H. Inayat Khan, (Il misticismo del suono, pg. 59), ci dice che la nostra voce ci rivela la nostra
mente: “ La voce esprime con naturalezza lo stato della mente: sia vero che falso, sincero o
insincero”.
Questo discorso, fatto negli anni venti del secolo scorso, trova conferma in studi recenti fatti nel
solco della psicanalisi: “la voce è l'inconscio”. (Laura Pigozzi, A nuda voce; Torino 2008)
E' nella nostra voce che troveremo noi stessi fin nelle pieghe più misteriose della nostra vita. Essa ci
rivela la nostra capacità di risuonare con tutti noi stessi, con gli altri uomini e con l'universo.
“ La musica dell'universo è lo sfondo del piccolo quadro che noi chiamiamo musica. Il nostro
senso della musica e la nostra attrazione verso la musica dimostrano che vi è della musica nella
parte più profonda del nostro essere. La musica è dietro il funzionamento di tutto l'universo. Non
solo la musica è il maggior obiettivo della vita, ma è la vita stessa”.
Raccogliamo con curiosità l'insegnamento di questa meditazione, nutriamoci di respiro, nel silenzio
e riaccostiamoci alla musica attraverso la riscoperta della nostra voce.

Paolo Loss

Bibliografia
Piotr Demianovich Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, Roma,
1976
Annick de Souzennelle, Il simbolismo del corpo umano, Servitium, Gorle (BG), 2000
Hazrat Inayat Khan, Il misticismo del suono, Edizioni Mediterranee, Roma, 1994
Laura Pigozzi, A nuda voce, Antigone Edizioni, Torino, 2008