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I FENOTIPI

Il clinico che si occupa di DC deve avere in mente 3 diversi fenotipi:

• Bambino con difficoltà a riconoscere l’ansia: contagio affettivo e contesto


maltrattante/ansiogeno

• Bambino con scarsa empatia affettiva verso l’altro: aggressività pianificata e carengiver defilati

• Bambino con difficoltà nel processo di problem solving: comportamento impulsivo e sensibilità
elevata alla frustrazione con carengiver incoerenti e inconsistenti.

IL FENOTIPO1- DC E ANSIA
L’aggressività reattiva, la scarsa capacità di leggere la mente altrui e lo stato emotivo perennemente
attivato sono le caratteristiche cliniche dei bambini che manifestano problemi di condotta e provengono
da questo itinerario di sviluppo.
L’eziopatogenesi di questi disturbi è di matrice prevalentemente ambientale diversamente dagli altri due
itinerari.
Questi bambini sono inseriti in contesti familiari caratterizzati da paura che viene trasmessa:
• Disciplina dura
• Mondo pericoloso e poche risorse a disposizione per fronteggiarlo
Entrambe comunicano al b. l’idea della imprevedibilità che rende la mente del bambino estremamente
sensibile alle minacce e poco interessata ad esplorare mente e ambiente esterno.
Questo comporta la tendenza del bambino a leggere nel contesto tutti i possibili segnali di minaccia e a
rispondere con atti aggressivi.
L’aggressività quindi è fortemente reattiva ossia legata a ciò che accade nel contesto.
I genitori maltrattanti offrono poche strategie di fronteggiamento dei problemi diversi dall’utilizzo della
rabbia.
Il rischio è che un b. perennemente arrabbiato possa difficilmente essere ritenuto ansioso/impaurito.
Il primo obiettivo è proprio quello di far rinoscere al b. e al contesto l’ansia che non viene compresa e
convertita in rabbia.
La rabbia rappresenta un potente ansiolitico che assicura il mantenimento dello stato di relazione.
Questi bambini presentano uno specifico profilo caratterizzato da bassa empatia cognitiva, contagio
affettivo, basso dialogo interno per controllare la componente emotiva. Il termometro delle emozioni di
questi bambini è costantemente tarato alto incapace di distingue i vari livelli di intensità emotiva che è
un “tutto-nulla”.
INTERVENTO FENOTIPO 1 (DC E ANSIA)
Innanzitutto il primo step è quello di aiutare il b. a sviluppare e monitorare le situazioni critiche e
analizzare insieme gli scoppi di rabbia mediante gli ABC.
Con l’ABC si aiuta il bambino a diventare il “detective delle emozioni” ossia colui che scopre le origini
della sua rabbia di modo da evitare le punizioni.
In questo primo momento l’obiettivo è dare una sequenza agli eventi e riconoscere le molle che attivano
la rabbia.
Come potremo osservare il dialogo è caldo, caratterizzato da linguaggio connotativo e le emozioni sono
vissute a livello del corpo.
Le molle tendenzialmente sono legate alla lettura “erronea” delle situazioni “lui ce l’ha con me” “mi ha
guardato così” “rideva di me”.
Un’altra molla riguarda le autonomie. Il contesto familiare insegna che il mondo è pericoloso e che il
bambino non ha gli strumenti ma gli viene chiesto di essere “autonomo”.
E’ importante che le richieste dell’ambiente vengano calate sulla base delle capacità che il bambino
possiede.
Spesso in questi bambini si osserva un’alternanza tra comportamenti tirannici e totale incapacità nel
sopperire alla propria autonomia con conseguente sfinimento delle madri che finiscono per sostituirsi in
tutto al figlio determinando, ancora una volta, una minore autonomia del b.
Dunque procedendo con il lavoro delle molle è bene iniziare dalle Molle di tutte le emozioni, non solo
della rabbia.
E in seguito, dopo aver identificato le proprie, procedere con l’indovinare le molle del terapeuta.
Queste attività hanno il compito di favorire il riconoscimento delle emozioni e valutarne l’intensità.
Per farlo si può utilizzare il termometro delle emozioni ma anche diverse parole che indicano gradi
differenti di intensità.
In un primo momento ricostruendo l’abc viene chiesto al bambino di indicare sul termometro il livello
dell’emozione in seguito il bambino sarà in grado di interiorizzarlo.
Successivamente verranno definite insieme al b. delle strategie per fronteggiare le emozioni critiche,
soprattutto la rabbia: “ le frasi della calma” che il b. potrà scrivere sui cartoncini e portare con sé.
Infine si punta ad accrescere l’empatia cognitiva attraverso l’uso della tombola delle emozioni in cui,
dopo aver pescato la carta, verrà chiesto al bambino di raccontare una situazione che ritiene possa
descrivere la parola pescata.
Per ultimo proponiamo esercizi di rilassamento per aiutare il bambino a diminuire il livello di arousal
costantemente elevato.

INTERVENTO SUI GENITORI FENOTIPO 1


Obiettivi:
• Punizione educativa
• Maggiore autonomia
• Mentalizzazione in 3° e ordinamento cognitivo
Il primo passo per poter lavorare con i genitori di quest’area è quello di accoglierli e riconoscergli le
difficoltà di gestione quotidiana di questi bambini.
Mediante un clima di accoglienza e non giudicante poniamo le basi per permettergli di raccontare
apertamente di utilizzare pratiche educative dure.
Anche in questo caso è fondamentale puntare all’episodico quindi chiediamo di ricordare l’ultima volta
che hanno perso la pazienza e hanno finito con il punire il figlio.
Dopo aver ricostruito ABC della situazione utilizziamo la Moviola e indaghiamo diverse aree ponendo le
seguenti domande:
• Osservi bene suo figlio che si comporta male, cosa la colpisce?
• Lo osservi bene che emozione le procura?
• Che pensieri e immagini?
• Che idea le da di lei come genitore?
• Adesso guardi la scena da fuori come se guardasse un film cosa la colpisce?
• Cosa direbbe al bambino?
• Cosa direbbe alla madre?
• Che effetto le ha fatto questo esercizio immaginativo?
Dopo aver lavorato sugli abc lo step è quello di analizzare l’utilizzo del metodo punitivo e sostituirlo con
una punizione educativa, selettiva, breve nel tempo e che sia focalizzata ad un solo obiettivo per volta.
La punizione consiste nell’eliminazione di un privilegio per un tempo che il genitore ritiene di poter
sostenere.
Una volta che il genitore e il bambino hanno scelto il comportamento target e il privilegio da rimuovere
possono fare un cartellone e appenderlo.
E’ possibile prevedere un periodo di prova di una settimana per capire bene le regole. Terminato questo
periodo si passerà alla punizione.
Bisogna assegnare una scheda di monitoraggio al genitore attraverso cui assegnare la frequenza.
In seguito possiamo introdurre un sistema di premi di alcuni comportamenti target positivi del bambino.
Lo schema può essere lo stesso delle punizioni ma volto al positivo.
Il genitore potrebbe individuare un comportamento di cui aumentare la frequenza, far presente al figlio
che se proverà ad impegnarsi riceverà un privilegio in più (più tempo alla tv, alla play).
L’obiettivo finale è rendere il genitore più coerente.
Come abbiamo visto l’area dell’autonomia è fortemente carente in questi bambini così un altro elemento
chiave del lavoro è proprio quello di indagare le autonomie.
Quali autonomie sono state acquisite e quali si vorrebbero facilitare?
Nel far questo dobbiamo sempre tenere in mente le ansie del genitore che spesso sostengono la
mancata autonomia del b. Per coinvolgere il genitore e far cogliere a lui l’utilità del percorso possiamo
chiedergli di focalizzarsi sulla quantità di tempo che il genitore sente di dedicare a ciascuno dei propri
ruoli e cercare di individuare se c’è un ruolo in cui sente di sentirsi ingabbiato.
Può essere fatto sotto forma di elenco o di grafico a torta così da rendere visibile e immediata la
percezione della sua difficoltà.
E’ quindi utile che il genitore, dopo aver preso consapevolezza di cosa vorrebbe cambiare, inizi a pensare
a cosa vorrebbe acquisire di gratificante per sé.
Gli obiettivi devono essere raggiungibili nel breve tempo (ad esempio tornare a correre al mattino) e
bisogna sostenerlo negli sforzi che sosterrà per riuscirci.
E’ molto probabile che continuando con questo lavoro il genitore possa ad un certo punto porre delle
resistenze perché i limiti del bambino permettono al genitore di evitare di misurarsi con aree emozionali
critiche ed in particolar modo il sentimento di profonda solitudine.
Il lavoro sarà quello di ricostruire tali film, farli vivere e fargliene distanziare criticamente.
Infine è fondamentale utilizzare il video per permettere al genitore di mentalizzare in terza persona sul
proprio bambino “speaking for the child” relativamente ai suoi stati interni (pensieri, emozioni,
intenzioni, aspettative).
Ricordiamo sempre che l’itinerario di questa diade è di tipo coercitivo e in quanto tale necessita di
“ordinamento cognitivo dell’esperienza” e di dare ordine rispetto al “prima-durante-dopo”.
Mediante il video feedback sarà possibile andare a segmentare le scene di interazione e far notaare al
genitore dei dettagli “qui noto che suo figlio la guarda.. poi…” e aiutarlo a mettere i sottotitoli “ è come
se suo figlio dicesse…”

FENOTIPO 2: DISTURBO DEL COMPORTAMENTO E SCARSA EMPATIA


I bambini con disturbo della condotta e tratti callous unemotional sono caratterizzati da scarsa empatia,
mancanza di senso di colpa, sovrastima delle conseguenze a seguito dell’atto aggressivo, scarsa risposta
alle punizione, assenza di ansia e deficit della processazione dell’emozioni negative.
Diverse evidenze scientifiche dimostrano che l’emozione negativa, provocata dal contesto, che segue un
comportamento inappropriato vada a formare un sistema sanzionatorio interno che serve a inibire il
comportamento disadattivo. Questo sistema sanzionatorio aiuta il bambino a rispettare le regole.
Possiamo dire che costituisce il precursore del senso di colpa.
Il senso di colpa così come l’empatia è legato ad una maggiore emissioni di comportamenti prosociali.
I bambini con tratti CU sono anche noti come bambini senza ansia/paura infatti deviano in modo
insensibile dalle regole. In modo insensibile ossia mostrando una scarsissima empatia affettiva.
Si distingue infatti tra empatia cognitiva, ossia la capacità di comprendere lo stato mentale dell’altro e
l’empatia affettiva ossia la capacità di sintonizzarsi affettivamente con l’altro.
Questi bambini possiedono un’ottima empatia cognitiva ma una pressoché assente empatia affettiva che
però è circoscritta ad un deficit dell’elaborazione di emozioni come tristezza, paura e felicità mentre la
capacità di elaborare rabbia e disgusto sembra essere intatta.
Il deficit sembra essere legato ad una compromissione nell’allocazione automatica dell’attenzione agli
stimoli socialmente salienti (zona degli occhi).
E’ dunque possibile impostare un intervento per allenare questa funzionalità che è presente ma poco
allenata utilizzando una modalità espressiva maggiormente enfatizzata.
L’aggressività di questi bambini è di tipo proattivo, premeditata e volta al raggiungimento dei propri
obiettivi.
L’ABC è uno lo strumento che ci permette di indagare come si manifesta l’aggressività cos’è che la
scatena.
La modalità di narrazione è prevalentemente fredda, distaccata i marcatori linguistici sono di tipo
distanziante. Le emozioni sono etichettate sul piano semantico ma minimizzate e distanziate.