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Unità di Apprendimento – Il làvoro

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Che cos’è un SISTEMA ECONOMICO?

Il sistema economico è l’insieme dei soggetti economici (famiglie, imprese, stato, resto del mondo) e delle
relazioni (i 2 circuiti economici) che s'instaurano tra loro al fine della produzione e dello scambio di beni e
servizi necessari per la soddisfazione dei bisogni.

Ognuno dei soggetti economici compie determinate azioni e assume una serie di decisioni i cui risultati
vanno a influenzare quelle degli altri. (p.e. i consumatori gradiscono un supermercato e comprano da esso.
Il supermercato assume nuovi dipendenti e/ apre nuovi punti vendita).
L’operare dei singoli soggetti economici può essere condizionato anche da vari meccanismi di natura socio-
culturale, giuridica, politica o tecnologica. Per esempio:

- le tradizioni culturali orientano le scelte dei consumatori verso determinati acquisti e li differenziano in
maniera significativa;

- la pubblicità può orientare le scelte dei consumatori verso determinati acquisti;

- la moda può orientare le scelte dei consumatori verso determinati acquisti;

-la decisione del Governo di aumentare le proprie entrate fiscali facendo emergere i redditi non dichiarati
dalle imprese edilizie tramite la previsione di detrazioni fiscali a favore delle famiglie che provvedono alla
ristrutturazione delle abitazioni, può indurre le famiglie ad anticipare interventi che avevano deciso di
rimandare, con l’ulteriore conseguenza di risollevare, almeno in parte, un mercato edilizio in crisi;

-la decisione del Governo di introdurre una imposta che colpisce l’attività di affitto di appartamenti su siti
internet è stata conseguenza delle pressioni da parte degli albergatori che hanno evidenziato la differenza
di trattamento che vedeva soggetta a imposizione fiscale solo la loro attività e non quella d’affitto svolta da
altri soggetti tramite siti internet, e che ciò avrebbe determinato una perdita consistente di clientela e,
quindi, di affari e conseguentemente di posti di lavoro con chiusura di attività imprenditoriali);

-la decisione di uno Stato di imporre “dazi” sulle merci provenienti da imprese di altri Stati ne determina
una minore convenienza a loro acquisto, avvantaggia le imprese interne e può determinare la fuoriuscita
da quel mercato dell’impresa estera, la quale a sua volta dovrà trovare nuovi mercati.

-l’introduzione sul mercato, da parte di una impresa, di un prodotto che soddisfa meglio i bisogni espressi
dalle persone fa si che le queste spostino le loro preferenze di acquisto verso questo prodotto e non
acquistino più i prodotti acquistati in precedenza.

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Cosa c’è alla base del SISTEMA ECONOMICO?

Alla base del sistema economico ci sono i BISOGNI ed i BENI ed i SERVIZI che servono per soddisfare i
bisogni.

Per questo motivo occorre approfondirli in via preliminare prima di passare ai Soggetti Economici ed alle
Relazioni che si instaurano tra questi.

I tipi (le categorie) di bisogni economici e le caratteristiche dei bisogni economici [Conoscere]

Il bisogno si manifesta nella forma di desiderio o di necessità di fare o di avere qualcosa. Non tutti i bisogni
possono essere appagati attraverso beni o servizi, ed in tal caso sono esclusi dallo studio dell’economia. Per
cui, si definisce bisogno economico lo stato di insoddisfazione che può essere colmato attraverso un bene o
un servizio economico (mezzi per i soddisfacimento).

Categorie (tipi di bisogni economici):

I bisogni sono distinti da un lato in bisogni primari e secondari e dall’altro lato in bisogni individuali e
collettivi

-bisogni primari e secondari. La distinzione è rilevante in quanto indica la priorità con cui vengono
soddisfatti dalle famiglie sia in generale, sia e soprattutto nel momento in cui le famiglie dispongono di un
reddito basso.

I bisogni primari riguardano l’esistenza stessa dell’uomo che, pertanto, tende a soddisfarli per primi (p.e.
bere, mangiare, vestirsi, avere una casa).

I bisogni secondari sono diretti a migliorare le condizioni di vita ma dei quali si può fare a meno (p.e. andare
al cinema, vestirsi alla moda).

-bisogni individuali e collettivi. La distinzione è rilevante in quanto si indica anche il soggetto (Imprese /
Stato) con il quale, in linea generale, le famiglie si rapporteranno per soddisfare il bisogno

I bisogni individuali sono relativi ad una singola persona e sono soddisfatti secondo le disponibilità di
ciascuno, i suoi gusti e le sue preferenze (abitudini di acquisto; modalità di acquisto: tipo di accordi di
compravendita; tempi e luoghi di acquisto; tempi e luoghi di consumo; grado di utilizzo di strumenti
informatici e tecnologici). (p.e. comprare e pagare on-line, mangiare cucina tradizionale di domenica;
comprare una automobile costosa a rate)

I bisogni collettivi sono avvertiti da ogni individuo in quanto membro di una collettività (p.e. essere curati in
caso di malattia; bere acqua non inquinata; avere strade illuminate; la giustizia; la sicurezza, ecc.)

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Caratteristiche dei bisogni economici: illimitatezza, variabilità, saziabilità, soggettività, risorgenza.

I bisogni sono innumerevoli e in continua evoluzione a causa del mutamento degli stili di vita e dei valori
etici prevalenti, ma presentano le seguenti caratteristiche comuni:

Illimitatezza in quanto i bisogni non finiscono mai, è impossibile quantificarli ed il loro numero cresce per
l’influenza della pubblicità, del progresso, dell’evoluzione della società.

Variabilità in quanto i bisogni mutano nello spazio e nel tempo.

Saziabilità (possono essere soddisfatti) in quanto la loro intensità tende a ridursi man mano che sono
soddisfatti.

Risorgenza in quanto i bisogni, una volta soddisfatti, tendono a ripresentarsi.

Soggettività in quanto i bisogni variano da persona a persona e, per ogni persona, in relazione ai tempi ed
ai luoghi

I requisiti e la classificazione dei beni economici

I beni e servizi sono i mezzi con i quali si soddisfano i bisogni.

I beni sono tutte le cose disponibili per l’uomo, materiali (p.e. un quaderno) o immateriali (p.e. un diritto
d’autore).

I servizi sono le prestazioni umane fornite dagli individui (p.e. servizio taxi, l’istruttore di nuoto, la
consulenza di un avvocato) o dalla collettività (p.e. l’istruzione, la difesa, la giustizia).

I beni, si definiscono, non economici o liberi quando pur soddisfacendo un bisogno, sono a disposizione di
tutti in quantità illimitata. (p.e. l’aria, l’acqua del mare, la luce solare). Per essere utilizzati non richiedono
un sacrificio o un impegno valutabile in termini economici.

Al contrario, i beni si definiscono economici, quando per essere utilizzati richiedono un sacrificio o un
impegno valutabile in termini economici. In particolare i beni economici devono avere tre requisiti
fondamentali: limitatezza, utilità, reperibilità. Limitatezza in quanto il bene deve essere scarsamente
disponibile in natura e la sua acquisizione richiedere un costo (p.e. le cose che si mangiano). Utilità in
quanto il bene deve essere idoneo a soddisfare un bisogno (p.e. di mangiare, di spostarsi, di dissetarsi).
Reperibilità in quanto il bene deve essere accessibile all’uomo.

La Limitatezza di un bene, rispetto alla quantità domandata, è importante in quanto influisce sul prezzo del
bene.

L’Utilità è importante in quanto la famiglia è disposta a pagare il prezzo del bene solo se ad esso attribuisce
una utilità maggiore del sacrificio, in termini di lavoro, che è stato necessario per guadagnare la somma di
denaro che deve essere spesa. Il concetto di utilità si ricollega al concetto di valore.

Analogamente un servizio ha un valore in quanto ad esso si riconosce una utilità.

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Intervista all’esperto Raffaello Lupi

Cosa è il valore?

Quando parliamo del valore di un affetto, di un sentimento e del valore di un appartamento sembra che
parliamo di cose diverse però in entrambi i casi il valore è l’importanza che diamo a nostra madre, ad un
appartamento, ad un gioiello, ad una automobile. Sono valori perché qualcuno dà loro importanza. Quindi
non è un caso che i grandi valori della vita sono anche i 50 euro che ti servono per fare la spesa. I valori
umani sono anche valori economici. Certo la vita eterna, i sentimenti, il dolore sono valori umani e la
bolletta della luce, il telefonino ed i pasticcini sono valori umani più rivolti all’economia.

Però il valore ha due sfaccettature:

-il valore d’uso che ha a che vedere con la vita privata (ad esempio un maglione per noi ha sempre un
valore d’uso anche se non troveremmo mai una persona che lo vorrebbe comprare e perciò non ha un
valore di mercato / di scambio)

-ed il valore di scambio che ha a vedere con le aziende.

Per l’economia sono rilevanti solo i beni che hanno un valore di scambio.

Come si crea il valore?

Ciò che genera “un’ulteriore valore”, e quindi incrementa il valore di un bene rispetto alle materie prime
impiegate per la sua produzione, è il lavoro. Grazie al lavoro il prodotto finale ottenuto ha un valore
superiore al valore delle materie prime in esso incorporate. Poiché il lavoro si svolge nelle imprese, le
imprese sono i soggetti economici che producono valore. Le imprese sono organizzazioni che hanno come
obiettivo quello di massimizzare la creazione di valore e lo fanno tramite l’organizzazione del lavoro e degli
altri fattori produttivi utilizzati.

E il lavoro è un valore? Il lavoro cosa vale?

Il lavoro è un indice. Se al lavoro di una persona la controparte dà valore allora il lavoro ha valore altrimenti
è lavoro senza valore. Quindi se il lavoro di una persona ci è stato utile siamo disposti a remunerarlo.
Altrimenti quel lavoro non ha creato valore / utilità e la sua remunerazione si giustifica solo in termini di
sussidio. Per ragioni di coesione sociale tutti dovremmo avere un lavoro che crea valore / utilità / reddito
perché così contribuiamo allo sviluppo, al benessere collettivo e siamo retribuiti. Così tutti sono felici ed
hanno il senso di quello che fanno perché si sentono utili.

Il lavoro è una merce?

Dato che le persone un sostentamento se lo trovano, sia che siamo noi a darlo come sussidio sia che siano
loro a prenderselo andando a rompere le vetrine, tanto vale che questo sostentamento glielo diamo per
fare qualcosa di utile. In questo senso il lavoro non è una merce. Perché se la merce non la uso lei sta lì
buona e non protesta. Viceversa se non trovi una occupazione ai disoccupati questi scendono per strada,
protestano, sfondano le vetrine e quindi si crea un problema di coesione sociale.

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la classificazione dei beni economici (o le tipologie di beni economici)

I beni economici possono essere classificati in vari modi. Le principali modalità di classificazione sono:

1-beni durevoli e non durevoli. La distinzione è fatta in base al tempo dell’uso che se ne fa.

I beni non durevoli finiscono con il loro primo consumo (p.e. pizza, cioccolatino).

I beni durevoli possono essere utilizzati più volte per soddisfare un bisogno (p.e. pantaloni, matita).

2-beni di consumo e beni strumentali. La distinzione è fatta in base all’uso che se ne fa.

I beni di consumo sono utilizzati per la soddisfazione di bisogni senza necessità di alcuna trasformazione,
altrimenti diventano strumentali (p.e. pane, poltrona, la cioccolata).

I beni strumentali servono per produrre altri beni (p.e. la cioccolata usata per fare la torta).

La distinzione è importante perché ai beni strumentali si ricollega il concetto di INVESTIMENTO.

3-beni complementari e beni succedanei. La distinzione è fatta in base all’uso che se ne fa rispetto ad altri
beni.

I beni complementari, per soddisfare un bisogno o per soddisfarlo meglio, devono esser utilizzati assieme
ad altri beni (p.e. tea e zucchero; auto e benzina; il pc e la chiavetta usb; il lettore cd ed il cd). La distinzione
è importante perché nei beni complementari l’aumento del prezzo di uno dei due può comportare una
diminuzione della quantità acquistata dell’altro bene.

I beni succedanei sono quelli che possono sostituire un altro bene nella soddisfazione del bisogno anche se
di qualità inferiore (p.e. zucchero e zucchero di canna; farina di grano e farina di mais; burro e margarina;
orzo e caffè). La distinzione è importante perché nei beni succedanei l’aumento del prezzo di uno dei due
beni può comportare un mutamento nelle scelte delle famiglie che da un lato diminuiscono la quantità
domandata di quel bene e dall’altro lato aumentano la quantità domandata dell’altro bene.

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Chi sono i SOGGETTI ECONOMICI?

I soggetti economici, in un sistema economico aperto, si classificano in:

-famiglie: Dal punto di vista economico, le famiglie possono essere rappresentate sia da singoli individui
(es. un single) sia da un insieme di persone (es. un nucleo familiare formato da genitori e figli).

La famiglia è una azienda di erogazione in quanto utilizza il suo reddito per soddisfare i suoi bisogni
individuali e collettivi presenti e futuri e cercando in ciò un continuo equilibrio. L’equazione della Famiglia
è: Reddito ( Y ) = Tributi ( T ) + Risparmio ( R ) + Consumi ( C ).

In primo luogo le famiglie svolgono una serie di attività allo scopo di procurarsi un flusso monetario
chiamato in generale reddito. Il reddito deriva da varie fonti e, perciò, si distingue in:

-reddito di lavoro dipendente: questa categoria comprende le retribuzioni (salari e stipendi) percepite in
dipendenza di un rapporto di lavoro subordinato (l’attività lavorativa generalmente prestata a favore delle
imprese e dello Stato), le pensioni e gli assegni ad esse equiparati;

-reddito di lavoro autonomo : per attività di lavoro autonomo si intendono le attività artistiche, intellettuali
e di servizio svolte senza vincolo di subordinazione, diverse da quelle di impresa. L’attività lavorativa è
prestata a favore delle imprese, dello stato e delle famiglie e si percepiscono onorari e compensi ai quali
vanno sottratti i costi per ottenere il reddito. Ne sono esempio l’attività svolta da musicisti, commercialisti,
avvocati, notai, dai medici che svolgono la libera professione. Queste attività possono essere svolte in
forma individuale o associata. Queste attività possono essere svolte anche formando una società tra
professionisti. In quest’ultimo caso il reddito diventa d’impresa;

-profitto (o utile): ossia la differenza tra i ricavi ed i costi connessi allo svolgimento di una attività d’impresa;

-rendita ossia il reddito che spetta al proprietario di beni dati, ad esempio, in locazione (canone di affitto);

-interesse: ossia il rendimento che spetta a chi presta una somma di denaro, ad esempio, l’interesse che la
banca paga ai depositanti.

A livello macroeconomico il rapporto tra l’unità di moneta ed il livello generale dei prezzi si chiama potere
d’acquisto.

In secondo luogo le famiglie gestiscono il proprio reddito. La parte di reddito che residua dopo il
pagamento dei tributi è in parte accantonata per i bisogni futuri (il risparmio), ed in parte è impiegata nei
consumi.

-i tributi sono pagati allo Stato per ottenere in cambio i beni e i servizi necessari a soddisfare i loro bisogni
collettivi. A livello macroeconomico il rapporto tra tributi e reddito si chiama pressione tributaria.

-I consumi sono la parte del reddito utilizzata per acquistare dalle imprese i beni e i servizi necessari a
soddisfare i loro bisogni individuali. A livello macroeconomico il rapporto tra consumi e reddito si chiama
propensione al consumo.

I consumi dipendono:

-dal livello del reddito (quando una famiglia possiede un reddito molto basso, appena sufficiente a
soddisfare i bisogni primari, il risparmio è inesistente e lo consumerà tutto; tuttavia, man mano che il
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reddito aumenta, la parte del reddito destinato al consumo si riduce perché, via via, minori sono i bisogni
che non ha ancora soddisfatto) e dal livello generale dei prezzi (l’inflazione riduce il potere di acquisto
provocando una diminuzione dei consumi);
-dal livello di tassazione
-dalla propensione al risparmio

La scelta dei consumi da effettuare dipende:


-dalle categorie e dalle caratteristiche dei bisogni;
-dall’influenza di mode, della pubblicità, dall’evoluzione dei costumi e dal progresso tecnologico;
-dalla presenza di beni succedanei.

Il risparmio è la parte del reddito destinata al non consumo. A livello macroeconomico il rapporto tra
risparmio e reddito si chiama propensione al risparmio.

Il risparmio dipende:

-dal livello del reddito (quando una famiglia possiede un reddito molto basso, appena sufficiente a
soddisfare i bisogni primari, il risparmio è inesistente; man mano che il reddito aumenta, anche la
propensione al risparmio aumenta);
-dal livello di tassazione;
-dalle aspettative sul futuro.
Le decisioni di risparmio dipendono principalmente dalle aspettative e dal reddito al netto della sua
tassazione. In particolare, quando l’incertezza cresce si tende a tenere una parte maggiore della ricchezza
sotto forma di moneta mentre quando c’è meno incertezza si tende a tenere una parte maggiore della
ricchezza in qualche forma di investimento.
Le decisioni di risparmio tenderanno:
( a ) a soddisfare la necessità di accantonare una somma necessaria:
-per far fronte ad imprevisti (per esempio spese mediche);
-per effettuare acquisti o spese importanti (per esempio: l’appartamento in cui abitare, un’automobile,
l’istruzione universitaria dei figli o un master, ecc.);
( b ) a soddisfare la necessità di garantirsi un’entrata futura (per esempio: fare una assicurazione di tipo
previdenziale ed assicurarsi una pensione integrativa; acquistare una appartamento da dare in affitto);
( c ) a soddisfare la necessità di garantirsi un rendimento dal denaro risparmiato investendolo in strumenti
finanziari (azioni, obbligazioni che produrranno interessi e dividendi).

La somma dei risparmi dei vari anni si chiama patrimonio, il quale è definito come il valore complessivo dei
beni mobili e immobili posseduti in un certo momento. Il patrimonio viene gestito in parte detenendo
moneta sotto forma di depositi bancari a scopo di liquidità ed in parte investendolo come sopra.

La ricchezza di una famiglia in una dato momento è data dalla somma del suo reddito e del suo patrimonio.

La famiglia nella gestione della sua ricchezza, al fine di soddisfare i suoi bisogni immediati oppure al fine di
soddisfare i suoi bisogni futuri effettuando alcuni investimenti, può avere la necessità di ricorrere ai
PRESTITI BANCARI ed in questo caso ne dovrà PIANIFICARE il futuro rimborso (pianificazione finanziaria)
ricorrendo da un lato al reddito da lei prodotto e dall’altro lato, se necessario, attingendo dal proprio
risparmio utilizzando la liquidità accantonata o disinvestendo immobili e strumenti finanziari in precedenza
acquistati.
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-imprese: Le imprese sono organizzazioni di persone e di beni che hanno come scopo principale l’attività di
produzione di beni e servizi, al fine di trarre un profitto o utile.

Produrre significa creare nuova ricchezza, trasformando le materie prime in prodotti finiti (p.e.: l’impresa
compra lana e altri tessuti e produce maglioni) o fornendo prestazioni lavorative e quindi servizi (p.e.:
l’agenzia immobiliare ricerca affittuari o acquirenti degli appartamenti; l’impresa di assistenza tecnica
ripara l’ascensore che si è rotto).

Si distingue in:
-produzione diretta: è la trasformazione fisico-tecnica di beni in altri beni;
-produzione indiretta: si attua con il trasferimento dei beni nel tempo e nello spazio.

I beni e i servizi prodotti sono venduti ai consumatori che li utilizzano direttamente (p.e.: la farina sarà
comprata dalla mamma per fare pane e dolci da mangiare) o ad altri imprenditori che li impiegano per
produrre altri beni (p.e.: la farina sarà comprata dai fornai per fare pane e dolci da vendere al negozio) o
allo Stato.

L’impresa è una azienda di produzione in quanto produce il suo reddito, che si chiama profitto o utile,
producendo i beni e servizi necessari per la soddisfazione dei bisogni.
L’equazione dell’impresa è: Utile ( U ) = Ricavi ( R ) – Costi ( C ) – Tributi ( T )

I costi sono i consumi che fanno le imprese. Ma si chiamano costi in quanto servono per remunerare i
fattori produttivi impiegati.
I tributi sono pagati dalle imprese per i beni e servizi forniti dallo Stato.

-Stato: Lo Stato è un’ORGANIZZAZIONE SOCIO – POLITICA che attraverso la sovranità regola tutti i settori
della vita sociale.
In economia, l’operatore economico Stato è l’insieme dei SOGGETTI PUBBLICI AMMINISTRATIVI distinti in:
-Amministrazione centrale: Governo con i suoi Ministeri,
-Amministrazioni locali: Comuni, Regioni, Città Metropolitane
-Enti di previdenza e di assistenza (INPS e INAIL)
che forniscono alla collettività servizi pubblici ed intervengono nel sistema economico per operare una
redistribuzione del reddito e della ricchezza del Paese, garantendo il benessere collettivo e l’equità sociale
(STATO SOCIALE). In altri termini lo Stato si identifica con la PUBBLICA AMMINISTRAZIONE alla quale è
affidata la funzione amministrativa che consiste nella realizzazione delle finalità dello Stato, definite in sede
politica e legislativa.
Lo Stato, assieme agli altri enti pubblici, offre ai cittadini beni e servizi diretti a soddisfare i bisogni collettivi
(es. sanità, scuola, giustizia). Per assolvere questa importante funzione, lo Stato e gli enti pubblici si
procurano le ENTRATE (principalmente attraverso i tributi che si distinguono in: imposte, tasse e contributi)
necessarie per sostenere le spese pubbliche (USCITE). Grazie alle entrate lo Stato può acquistare le materie
prime (es. gas) e i prodotti (es. letti per gli ospedali) dalle imprese e pagare il lavoro dei dipendenti pubblici
(famiglie) necessari per produrre i servizi pubblici.
Imposte: le imposte sono prelievi coattivi di denaro attuati dallo Stato sui redditi e sui consumi delle
famiglie e sui redditi delle imprese per coprire le spese dei servizi pubblici indivisibili o generali (es. sanità,
l’istruzione, giustizia) anche se non ne usufruiscono;
Tasse: le tasse sono pagate allo Stato dalle famiglie e dalle imprese quando usufruiscono di un determinato
servizio offerto dallo Stato, avvantaggiandosene direttamente (es. tassa per lo smaltimento dei rifiuti, passo
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carraio, tasse scolastiche, ticket sanitari). In genere le tasse non coprono l’intero costo del servizio il quale,
per la differenza, è finanziato con le imposte;
Contributi: i contributi sono somme di denaro che lo Stato e gli Enti pubblici richiedono ai soggetti che
beneficiano di un determinato servizio pubblico come, ad esempio, i contributi previdenziali versati per il
servizio di previdenza (le pensioni di vecchiaia, le pensioni anticipate e le pensioni di anzianità) ed
assistenza (es: gli assegni sociali; indennità di malattia; assegno di invalidità; gli interventi di sostegno al
reddito o ammortizzatori sociali: indennità di disoccupazione, cassa d’integrazione, ecc.), i premi versati per
l’assicurazione sul lavoro oppure gli oneri di urbanizzazione (es. per contribuire alla realizzazione di strade,
di canali, della rete dell’acqua e del gas).

Altre entrate dello Stato derivano:


-dagli utili delle società con le quali lo Stato produce beni e servizi come un normale imprenditore;
-dalla gestione (affitto e vendita di beni immobili di proprietà dello Stato).

Lo Stato è una azienda di erogazione in quanto utilizza le sue entrate per soddisfare i suoi bisogni collettivi
presenti e futuri. L’equazione dello Stato è: Entrate = Uscite.

Le uscite rappresentano la spesa pubblica. Nel caso in cui lo Stato volesse effettuare spese superiori alle
proprie entrate può fare ciò ricorrendo al defict e quindi al finanziamento pubblico tramite l’emissione dei
titoli di Stato che dovrà rimborsare nei vari anni destinando a ciò una parte delle sue future entrate. La
somma dei deficit dei vari anni al netto di quanto rimborsato costituisce il debito pubblico.

-resto del mondo (questo operatore non c’è se il sistema economico è “chiuso”). Comprende tutti i
soggetti economici stranieri, appartenenti ad altri Stati, che intrattengono scambi di beni e servizi con il
soggetti economici del nostro Paese. (p.e. l’Italia compra all’estero caffè e petrolio, mentre vende all’estero
vestiti e pasta).

Quando si vende ad un soggetto estero si parla di Esportazioni.

Quando si acquista da un soggetto estero si parla di Importazioni.

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Problemi

Cerca l’estraneo, evidenziandolo nel testo


1- Sistema economico chiuso, Stato, Resto del mondo, famiglie
2- Soggetti economici, relazioni economiche, Sistema economico, relazioni sentimentali
3- Importazioni, Sistema economico chiuso, esportazioni, Sistema economico aperto
4- Consumatori, famiglie, acquirenti, produttori

Il risparmio è una fase tipica dell’attività economica delle famiglie.


Vero o Falso? Perché ................................................................................................

Il trasferimento dei beni nello spazio e nel tempo si configura come produzione indiretta.
Vero o Falso? Perché ................................................................................................

Il bisogno è uno stato di insoddisfazione che aumenta quando viene soddisfatto con l’utilizzo o il consumo di un
bene idoneo
Vero o Falso? Perché ................................................................................................

Il reddito mensile della famiglia Bianchi è di euro 1.500. Mediamente, le spese mensili ammontano a euro 1.050.
Determina:
a. la percentuale di reddito destinata al consumo;
b. la percentuale di reddito destinata al risparmio.
La famiglia Bianchi vuole affrontare una ulteriore spesa di euro 2.950. Quali soluzioni puoi proporre?

Il bisogno di dormire è un bisogno primario.


Vero o Falso? Perché ................................................................................................
I bisogni secondari sono uguali per tutti gli individui.
Vero o Falso? Perché ................................................................................................
L’acqua di sorgente è un bene economico.
Vero o Falso? Perché ................................................................................................

Individua almeno tre tipi di beni che possono soddisfare i sottoelencati bisogni del signor Massimo
Bisogno di Trasporto …………………………………………………..
Bisogno di Pranzare velocemente …………………………………………………..
Bisogno di Rilassarsi …………………………………………………..

Correla gli elementi della colonna di sinistra con quelli della colonna di destra (per ogni bene ci sono più
associazioni)

BENI CLASSIFICAZIONI
Appartamento Bene materiale
Brevetto Bene immateriale
Farina per panificazione Bene di uso immediato
Bibita Bene di uso durevole
Frigorifero Bene di produzione
Dolcificante Bene succedaneo

Completa la tabella che dimostra la spesa settimanale di uno studente della tua età.

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Abbina a ogni termine della prima colonna la corrispondente definizione

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[IL PRELIEVO TRIBUTARIO]

Art. 23 della Costituzione


Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge.

Art. 53 della Costituzione

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività

Intervista all’esperto Paolo Ronchetti

Perché c’è il prelievo tributario?

Per fornire ai cittadini dei servizi (istruzione, sanità, difesa, ecc.) e infrastrutture la Pubblica
Amministrazione effettua la spesa pubblica, che viene finanziata soprattutto con il prelievo fiscale. Si
chiama tributo quel denaro che lo Stato impone di pagare ai singoli cittadini per finanziare la spesa
pubblica. Con il Welfare State si afferma il principio che il sistema tributario, per essere veramente equo,
deve ridurre le disuguaglianze sociali ed economiche, ed elevare il livello di vita dei cittadini più bisognosi.

Cosa prevedono gli artt. 23 e 53 della Costituzione?

L’art. 23, per tutelare il contribuente, prevede che i tributi possono essere imposti solo in base a una legge
o a un atto avente forza di legge.
L’art. 53 rapporta la partecipazione di ciascun cittadino alle spese pubbliche alla sua capacità contributiva.
Questo vuol dire che, al crescere della capacità contributiva, deve aumentare il prelievo fiscale. Secondo la
Costituzione il sistema tributario è basato sul principio della progressività dell’imposta.

Da cosa dipende la capacità contributiva?

Per determinare la capacità contributiva di una persona occorre partire dal reddito, ma è necessario anche
tener conto del suo patrimonio, della sua situazione familiare, delle sue condizioni di salute, e così via. Chi
ha la maggiore capacità contributiva? Il Sig. Rossi ha un reddito di 30.000 euro all’annuo e deve mantenere
la moglie e due figli o il Sig. Bianchi che ha un reddito di 30.000 euro all’annuo e deve mantenere solo la
moglie? Ovviamente il Sig. Rossi. Inoltre nel determinare la sua capacità contributiva occorre tener conto
del suo patrimonio, della sua situazione familiare, delle sue condizioni di salute, e pertanto la sua capacità
contributiva aumenta se lui ha un appartamento e diminuisce se è malato. E così via.

Perché si distingue tra imposte dirette ed indirette?

Le imposte dirette colpiscono le manifestazioni dirette della capacità contributiva, come il reddito ed il
patrimonio. Si vorrebbe dire che queste imposte sono progressive, ma, oltre all’IRPEF, si fatica a trovare
altre imposte progressive
L’IRPEF è la principale imposta diretta (imposta sul reddito delle persone fisiche). Per spiegarne il
meccanismo di progressività partiamo dalle istruzioni del modello di dichiarazione (Redditi PF, sotto
riportato).
Il reddito complessivo dei residenti (Rigo RN1) è dato dalla somma algebrica dei loro redditi. Il reddito
imponibile (Rigo RN4) costituisce il valore sul quale si deve calcolare l’imposta dopo aver tolto dal reddito
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complessivo gli oneri deducibili ( rigo RN3). A questo punto si calcola l’imposta lorda (Rigo RN5)
determinandola per scaglioni: fino a 15.000 euro c’è una aliquota, oltre e fino a 28.000 euro c’è un’altra
aliquota più alta, ecc.
Fino a questo punto il Sig. Rossi ed il Sig. Bianchi sono uguali. Poi però è un complesso sistema di detrazioni
che li differenzia. Vi sono detrazioni per carichi di famiglia (moglie e figli a carico), di lavoro, per oneri
detraibili in una certa misura % della relativa spesa (spese sanitarie, spese per i mezzi necessari per
l’accompagnamento, la deambulazione, la locomozione, il sollevamento e i sussidi tecnici informatici dei
disabili, spese di istruzione per la frequenza delle scuole d’infanzia, scuola primaria e secondaria, spese per
l’istruzione universitaria, spese per attività sportive praticate da ragazzi, spese per canoni di locazione
sostenute da studenti universitari fuori sede, premi relativi alle assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni,
interessi per mutui ipotecari per l’acquisto dell’abitazione principale, erogazioni liberali, e così via. Ma
anche spese per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, spese per interventi relativi all’adozione
di misure antisismiche e all’esecuzione di opere per la messa in sicurezza statica, spese per interventi di
riqualificazione energetica di edifici esistenti, investimenti in start up, e così via.
Gli oneri deducibili. Si chiamano così quelle spese che, se sostenute, vanno a ridurre il reddito complessivo
(RN1) prima di determinare il reddito imponibile indicato nel rigo RN4. Sono esempi di oneri deducibili (e
vanno indicati nel rigo RN3) i contributi previdenziali e assistenziali, i contributi per forme pensionistiche
complementari e individuali.
Quindi:
-gli oneri deducibili riducono il reddito da assoggettare a tassazione.
-le detrazioni e gli oneri detraibili riducono l’imposta da versare.

Le imposte indirette colpiscono le manifestazioni indirette della capacità contributiva e sono solitamente
proporzionali. Un tipico esempio di imposta indiretta è l’IVA. L’obbligo di pagare l’IVA sorge nel momento in
cui le persone spendono per acquistare dei beni o dei servizi. L’acquisto di un bene è considerato una
manifestazione indirette della capacità contributiva. Per le imposte indirette il Sig. Rossi ed il Sig. Bianchi
sono uguali.

E la flat tax di cui si parla tanto in questo periodo?

Il sistema tributario si è evoluto nel tempo per far fronte a varie esigenze tra cui, innanzitutto, quella di
combattere l’evasione e di semplificare la tassazione. Inizialmente tutti i redditi concorrevano a formare il
reddito imponibile dell’IRPEF. Successivamente si è iniziato a distinguere tra i vari tipi di redditi e sono state
create delle imposte sostitutive dell’IRPEF. Attualmente ne esistono vari tipi. Ad esempio: per i redditi di

15
locazione dei fabbricati esiste dal 2010 una imposta sostitutiva che si chiama cedolare secca (i redditi di
locazione vengono indicati nella dichiarazione dei redditi ma su di essi si può scegliere di pagare l’IRPEF o la
cedolare secca); per i redditi di professionisti e di imprese individuali dal 2008 esiste una tassazione
sostitutiva a determinate condizioni (redditi vengono indicati nella dichiarazione dei redditi ma su di essi si
può scegliere di pagare l’IRPEF o l’imposta sostitutiva). Sono due flat tax.
L’attuale impostazione di queste imposte sostitutive prevede si una aliquota più bassa di tassazione ma
influiscono sul sistema di detrazioni a cui si ha diritto. Per questo motivo non è sempre scontato che le
imposte sostitutive siano sempre più convenienti dell’IRPEF. Bisogna valutare caso per caso.

Nel caso in cui si opti per la tassazione sostitutiva dell’IRPEF quel reddito non si somma agli altri redditi nel
rigo RN4 proprio perché viene tassato separatamente.

Le persone straniere devono pagare l’IRPEF in Italia?

In generale e salvo eccezioni, l’IRPEF è dovuta in base al luogo di residenza. E’ dovuta: dalle persone fisiche
residenti in Italia su tutti i loro redditi indipendentemente da dove siano prodotti; da quelle non residenti in
Italia per i soli redditi prodotti in Italia. Poi, per evitare la doppia tassazione dello stesso reddito gli Stati,
con misure unilaterali o con trattati internazionali, prevedono delle misure correttive.

Evasione fiscale?

L’evasione ha vari aspetti negativi:


-rende la distribuzione del reddito più ingiusta (chi evade diventa più ricco);
-aumenta lo scontento e la sfiducia nelle istituzioni da parte dei contribuenti onesti;
-accentua i conflitti fra le varie categorie (i lavoratori dipendenti accusano spesso di evasione i lavoratori
autonomi)
-riduce le entrate statali e rende più difficile raggiungere gli obiettivi di finanza pubblica.

Quali sono le forme di evasione fiscale? E le sanzioni?

Con evasione fiscale il contribuente si sottrae (parzialmente o completamente) al pagamento dei tributi pur
essendovi tenuto. Si va dalla mancata emissione di fatture e scontrini, alla falsa dichiarazione dei redditi,
alla tenuta irregolare della contabilità, all’omesso versamento deli tributi, all’indicazione di costi inesistenti
allo scopo di ridurre il reddito imponibile, all’utilizzo di crediti d’imposta inesistenti. Sono punibili sia chi
emette documenti falsi sia chi li utilizza.

Quali sono le sanzioni applicate nel caso di evasione fiscale?

La violazione di un obbligo tributario determina l’applicabilità di sanzioni amministrative o, nei casi più
gravi, penali. Le sanzioni amministrative sono irrogate dall’Agenzia delle Entrate. Le sanzioni penali
dall’autorità giudiziaria ordinaria.
La sanzione prevista dalla legge si applica solo alle violazioni commesse successivamente all’entrata in
vigore della disposizione sanzionatoria e non può essere applicata ad una violazione commessa prima
(irretroattività) né per un fatto che, secondo la legge posteriore, non costituisce più violazione punibile (c.d.
favor rei). Se la legge in vigore al momento della violazione e le leggi posteriori stabiliscono sanzioni di
entità diversa, si applica la legge più favorevole, salvo che il provvedimento di irrogazione delle sanzioni sia
diventato definitivo.
Le sanzioni penali hanno natura personale e si applicano esclusivamente alle persone fisiche; per le
violazioni relative a società o altri enti collettivi, è punibile la persona fisica che ne ha la rappresentanza
legale (presidente, amministratore delegato) o a cui sia comunque imputabile la colpa.

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Problema
Nel corso dell’anno 2007 il signor Massimo ha conseguito un reddito complessivo lordo pari a € 61.100,00
ottenuto come somma dei sui redditi di lavoro dipendente 35.000 euro, di lavoro autonomo 20.000 euro, e
di canoni di locazione 6.100 euro.
Tenendo conto di quanto segue:
1) gli oneri deducibili sono € 1.100,00
2) si applicano gli scaglioni di reddito e le aliquote IRPEF indicate nella tabella sopra riportata;
3) le detrazioni complessivamente spettanti sono pari a € 2.782,00,
calcolare l’ammontare dell’IRPEF netta dovuta dal signor Massimo.

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Quali sono le RELAZIONI che intercorrono tra i SOGGETTI ECONOMICI?

[1] Le scelte

Le relazioni che intercorrono tra i soggetti economici sono l’aspetto più interessante dello studio del
sistema economico. Infatti ogni soggetto economico effettua delle SCELTE (assume decisioni) e
conseguentemente compie determinate azioni i cui risultati vanno a influenzare quelle degli altri.

In cosa consistono esattamente queste scelte?

Il soggetto economico “famiglia” sceglierà se offrire lavoro, se destinare il proprio reddito al “consumo” o di
non consumare il suo reddito per destinarlo al “risparmio” e quest’ultimo se investirlo e come investirlo.
Nell’ambito del consumo sceglierà tra i beni e servizi disponibili sul mercato sceglierà di comprare quelli che
soddisfano maggiormente i suoi bisogni tenuto conto della sua capacità di spesa; se acquistare prodotti di
aziende che assicurano il rispetto dell’ambiente o i diritti dell’uomo nei paesi sottosviluppati o prodotti
biologici o prodotti dietetici; se acquistare prodotti di imprese del proprio territorio o che assicurano
occupazione nel suo territorio; se acquistare prodotti succedanei; se modificare le proprie abitudini di
consumo; ecc. Inoltre influiranno sulla scelta: i gusti, l’età, la moda, la pubblicità.

Il soggetto economico “impresa” sceglierà se avviare l’attività, se aumentare la sua capacità produttiva del
bene già prodotto, se produrre nuovi beni o servizi, se effettuare nuovi investimenti e domandare lavoro ed
in quale misura combinare le due cose, ma potrebbe decidere di abbandonare il mercato o di ridurre
l’attività o di cercare mercati esteri in cui delocalizzare la produzione o in cui vendere i suoi prodotti, fare
alleanze con altre imprese italiane o straniere, creare marchi, potenziare alcune sue funzioni come la
“customer care”, fare più pubblicità; cercare nicchie di mercato non adeguatamente servite dalla
concorrenza; differenziare maggiormente i suoi prodotti sul mercato aggiungendovi nuove caratteristiche o
nuovi servizi, abbassare i costi di produzione, ridurre i prezzi; aumentare i prezzi, ecc.

Il soggetto economico “Stato” sceglierà se ridurre o aumentare la spesa pubblica e nel secondo caso come
finanziare l’aumento (con deficit o con nuove imposte e tasse o con il contrasto all’evasione); se modificare
le aliquote fiscali; se introdurre imposte; quali bisogni collettivi soddisfare ed in quale misura; se effettuare
nuove assunzioni; se riformare alcuni settori come quello del lavoro o quello del terzo settore o quello
delle pensioni o quello della giustizia; se produrre direttamente ciò che è necessario per soddisfare i bisogni
collettivi o affidare appalti o fare convenzioni con imprese private; se produrre beni e servizi in concorrenza
con quelli prodotti dalle imprese; se prevedere contributi per aiutare determinati settori dell’economia o
per incentivare l’innovazione tecnologica o l’uso di fonti rinnovabili o l’acquisto di auto meno inquinanti e
l’uso dei mezzi di trasporto collettivi; se proibire la pubblicità di alcuni prodotti e servizi o consentirla a
determinate condizioni; se introdurre nuove tutele per le famiglie che investono in strumenti finanziari; se
modificare la normativa sulle società per rendere meno onerosa ed impegnativa la loro costituzione o per
consentire la creazione di nuovi modelli (imprese innovative start-up; società benefit) o per consentire il
finanziamento delle imprese con strumenti in precedenza non consentiti; se incentivare il deposito di
brevetto o di modelli industriali; se adottare politiche di incentivazione degli investimenti esteri nel proprio
territorio; se adottare politiche protezionistiche; ecc.

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Intervista all’esperto Alessandro Roncaglia

Parliamo di certezza, incertezza, aspettative e fiducia. Cosa ha teorizzato Keynes?

Keynes sostiene nei sui studi sulla probabilità che ci sono due estremi che non si verificano mai: un estremo
in cui c’è certezza e l’altro estremo in cui c’è totale incertezza. Sono i casi intermedi che costituiscono la
realtà. Keynes utilizza il concetto di “gradi di fiducia” per spiegare che ci sono situazioni diverse di grado di
incertezza nella probabilità che attribuisco agli eventi. Se dico che domani c’è il 10% di probabilità che piova
avendo guardato i bollettini meteo, non posso essere sicuro ma ho una valutazione abbastanza
ragionevole. Se dico che c’è il 10% di probabilità che piova tra un anno esatto, posso aver anche guardato le
statistiche sulla pioggia di quel mese, ma la situazione è più incerta. Questa osservazione costituisce una
critica alle teorie precedenti e successive sulla probabilità. Infatti secondo la teoria classica della probabilità
bisogna conoscere i possibili eventi che sono in numero determinato. Se lancio un dado ho una probabilità
su sei che esca quel numero. La teoria frequentista della probabilità, la quale rileva quello che è successo in
passato ed estrapola i risultati futuri in base a quello che è successo nel passato. Ma anche in questo caso,
pur avendo una grande fiducia sulla prosecuzione dell’esperienza passata, non abbiamo mai la certezza
assoluta che ciò accada. La teoria soggettiva della probabilità che è quella oggi dominante. Essa consiste
nel dire che ognuno di noi può elaborare delle scommesse e attraverso questi sistemi di scommesse
attribuisce delle probabilità di accadimento agli eventi che si inquadrano in uno schema razionale. Questa
teoria implica una fiducia nel soggetto nelle sue attribuzioni delle probabilità che, nella realtà, non ci può
essere. Ciò è importante perché costituisce una critica a tutta la matematica finanziaria moderna.

Nel capitalismo le aspettative dipendono dalla fiducia degli operatori rispetto a determinate situazioni, la
loro capacità di argomentazione o la probabilità che eventi futuri possano realizzarsi, cosa che l’incertezza
non permette di valutare matematicamente. Particolarmente importante secondo Keynes è il modo di
argomentare non dimostrativo in cui assumono un peso essenziale il linguaggio ordinario ed il senso
comune. Come detto, secondo Keynes, la probabilità, a parte pochi casi, non è numericamente misurabile.
Ciò porta ad essere consapevoli che le basi per decidere in situazioni di incertezza non possono essere
solide tanto da modificare sensibilmente le aspettative degli operatori. Keynes è giunto così, in economia, a
sostenere una intrinseca instabilità del capitalismo.

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[2] I mercati

Come si è potuto osservare parlando delle SCELTE, le opzioni sono molteplici e ciò senza ancora tener conto
di tutte le variabili che può introdurre l’operatore RESTO DEL MONDO. Questo fa si che l’economia sia di
difficile interpretazione e che in economia non ci siano risultati sicuri perché ad una azione di un soggetto
economico non è detto che corrisponda un determinato comportamento da parte degli altri soggetti
economici. Non c’è sempre un RAPPORTO DI CAUSA – EFFETTO.

Ad esempio l’attuale Governo Conte, sulla scorta delle istanze degli elettori, sta portando avanti un
progetto di revisione della legge “Fornero” la quale regolamenta i criteri di accesso alla pensione nel nostro
Paese. Ha intenzione di agevolare l’accesso alla pensione riducendo i criteri di accesso. Ritiene che in
conseguenza di ciò le imprese assumeranno 1 nuovo dipendente per ogni lavoratore che andrà in pensione.
Ma sarà così? L’opposizione sostiene di no.

Ora, fatta questa necessaria premessa, bisogna fare un ulteriore passo in avanti, per comprendere le
modalità con le quali sono costruiti i modelli usati in economia.

Si può dire che Il SISTEMA ECONOMICO E’ L’INSIEME DEI MERCATI DI UN SINGOLO STATO CHE SI
RAPPORTANO CON L’INSIEME DEI MERCATI DEL RESTO DEL MONDO.

Come visto, le scelte degli operatori si traducono in azioni che influenzano i MERCATI.

Nei modelli economici le REGOLE DI FUNZIONAMENTO DEI MERCATI sono riassunte dalle LEGGI DELLA
DOMANDA E DELL’OFFERTA secondo le quali la quantità, rispettivamente, che si è disposti a domandare e
ad offrire dipende dal prezzo. Nel punto d’incontro della curva della domanda e della curva dell’offerta si
ha il PREZZO DI EQUILIBRIO. Secondo le leggi della domanda e dell’offerta, invece, c’è sempre un “PRECISO”
RAPPORTO DI CAUSA – EFFETTO.

Intervista all’esperto.

Si può dire che l’economia è “questione di equilibrio”. Se per qualche causa l’equilibrio si rompe si
raggiungerà un nuovo equilibrio. Come può essere il nuovo equilibrio?

Il nuovo equilibrio potrà essere complessivamente migliore o complessivamente peggiore del precedente.
A livello individuale ci potranno essere miglioramenti da parte di qualcuno e peggioramenti per qualcun
altro.
A livello globale quello che deve far riflettere è la grandezza dell’impatto del fenomeno economico ed il
modo in cui viene gestito il cambiamento. Ad esempio la globalizzazione ha prodotto una iniqua
distribuzione della ricchezza. La ricchezza mondiale è concentrata nelle mani di poche imprese, chiamate
multinazionali, perché operano in tutto il mondo. Le multinazionali hanno raggiunto un elevatissimo livello
tecnologico, soprattutto nel campo informatico, ed esercitano enormi pressioni anche a livello politico,
tanto da essere in grado di condizionare i governi dei Paesi più poveri e non. La globalizzazione ha avviato
inoltre una esasperata competizione a livello di costi di produzione che spiazza le imprese del mondo
occidentale tanto più sono bassi i margini di guadagno di queste. I costi di produzione non sono sempre
comprimibili, pensiamo al caso del costo del lavoro in Italia. Esso dipende dal costo della vita di ciascun
Paese. Il costo della vita in Italia è più alto di quello di molti altri Paesi. Con la conseguenza che, in questi
ultimi il costo del lavoro è più basso e le imprese sono più competitive rispetto alle nostre.
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Ha fatto riferimento al modo con cui viene gestito il cambiamento. Può spiegarci meglio?

La globalizzazione richiede che il mondo sia un unico mercato e, per questo motivo, è necessaria
un’assoluta libertà di circolazione di merci, servizi, persone e capitali. Questa libertà è strettamente legata
alla deregulation (deregolamentazione), perché tutto il potere è del mercato e i vari Stati non devono
intervenire nell’economia né fissare regole. Però non bisogna dimenticare che anche il mercato può fallire
nel senso che può non portare ad un utilizzo ottimale delle risorse, può portare ad una iniqua distribuzione
della ricchezza e del lavoro, può, nei suoi eccessi, ledere i diritti fondamentali dell’uomo e ciò anche
attraverso l’utilizzo incontrollato delle informazioni raccolte sulla rete, le banche lasciate troppo libere
possono non riuscire a restituire i risparmi dei cittadini.

In particolare nel SISTEMA ECONOMICO possiamo individuare 5 tipologie di mercati:

-il mercato dei beni e servizi nel quale riassumiamo tutti i singoli mercati di beni e tutti i singoli mercati dei
servizi, per il cui approfondimento delle varie “forme di mercato” si rimanda sotto;

-il mercato del lavoro

-il mercato della moneta

-il mercato dei cambi

-Il mercato finanziario, che riguarda tutte le contrattazioni di strumenti finanziari

Con riferimento ai mercati del lavoro, della moneta, dei cambi ed al mercato finanziario pur non avendo
questi ad oggetto lo scambio di beni e servizi, la loro interpretazione ed analisi si basa sempre sulle leggi
della domanda e dell’offerta.

I “mercati dei beni e dei servizi” non funzionano tutti nello stesso modo e non presentano sempre le stesse
caratteristiche.

Le forme di mercato dei beni e servizi

LE PRINCIPALI FORME DI MERCATO SONO:

-la concorrenza perfetta

-la concorrenza imperfetta o monopolistica

-l’oligopolio

-il monopolio

Per lo studio delle forme di mercato si rinvia al libro di testo del biennio.

Nella realtà le forme di mercato più frequenti sono:

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-la concorrenza imperfetta o monopolistica. Questa è caratterizzata:

a) dalla presenza sul mercato di molti produttori di beni che vendono a molti consumatori;

b)dalla diversificazione del prodotto: perché pur in presenza di prodotti omogenei (cioè con stesse
caratteristiche, per cui per le famiglie la scelta del prodotto d’acquistare è indifferente), i molti produttori
presenti, per accaparrarsi il maggior numero di clienti, operano strategie di diversificazione: oltre a fornire
varietà di colori, forme e confezioni diverse rispetto alla concorrenza le imprese puntano alla presentazione
pubblicitaria del prodotto in modo da renderlo unico agli occhi dei clienti che perciò sono disposti ad
acquistarlo anche ad un prezzo più alto rispetto a quello dei beni simili;

c)da prezzi non trasparenti. In questa forma di mercato ogni produttore cerca di attuare tutte le strategie
possibili per rendere il suo prodotto unico, come se fosse l’unico venditore, allo scopo di vendere il suo
bene al prezzo più alto. Da qui l’attributo di concorrenza monopolistica.

-l’oligopolio. Questo è caratterizzato dalla presenza sul mercato di poche imprese di grandi dimensioni e si
differenzia in:

a)oligopolio perfetto, quando il prodotto è omogeneo (petrolio, acciaio)

b)oligopolio imperfetto, quando il prodotto è differenziato (cellulari, automobili, arredamento), sostituibile


con un altro uguale nel genere ma diversificato nei particolari (colore, forma) e nei modi con cui viene
offerto al consumatore (es: operazioni di marketing, campagne pubblicitarie). In questo mercato i
produttori si fanno concorrenza e i prezzi sono differenziati, anche se non di molto.

-il monopolio. Questo è caratterizzato dalla presenza sul mercato di un solo venditore e di una pluralità di
compratori. A seconda dei motivi che determinano la presenza di un solo venditore (e quindi che
impediscono l’accesso ad altri venditori) si distingue in:

a)monopolio naturale, quando la barriera è di natura tecnologica e riguarda la dimensione produttiva.

b) monopolio legale, quando la barriera è di natura legislativa. Infatti la legge può imporre che la
produzione di un bene o servizio sia riservata ad un solo soggetto, pubblico o privato.

Secondo la teoria classica il libero mercato di concorrenza perfetta avrebbe regolamentato al meglio
l’economia di una società portandola al livello di piena occupazione del lavoro e a livelli ottimali di
produzione. Si basa sulla tesi (nota come “legge di Say”) secondo cui è l’offerta a determinare la domanda
(In sostanza: tanto più le imprese producono, tanto più le famiglie comprano. Con il risultato che la sola
produzione di beni sarebbe da sola in grado di generare la richiesta del suo acquisto). Secondo la teoria
classica il sistema concorrenziale tende ad autoregolarsi portando il sistema economico sempre in una
posizione di equilibrio.

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[3] I circuiti economici [Abilità]

Nell'ambito del sistema economico, le relazioni che intercorrono tra i soggetti economici possono essere
rappresentate attraverso due tipi di circuiti economici, che differiscono tra loro per l'oggetto e sono
costituiti dal:

-circuito monetario, che evidenzia i flussi, cioè i passaggi, di denaro. Nel circuito monetario, le famiglie
acquistano dalle imprese i beni e i servizi prodotti pagando il prezzo richiesto, mentre le imprese danno uno
stipendio alle famiglie, in cambio del lavoro da loro prestato. Anche lo Stato retribuisce l’attività lavorativa
delle famiglie (es. medici ospedalieri o carabinieri), corrisponde interessi per il denaro ricevuto in prestito
dagli altri soggetti economici e preleva imposte e tasse per finanziare la spesa pubblica. Acquista, inoltre, i
beni e i servizi prodotti dalle imprese, elargisce loro sussidi e incentivi (di sostegno all’economia).

Come si può osservare tutti i pagamenti avvengono in moneta ma prendono nomi diversi: prezzo per i
beni e servizi forniti dalle imprese; stipendio per il lavoro; imposte e tasse per i beni e servizi erogati dallo
Stato; interessi nel caso di prestiti in denaro.

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-circuito reale, che considera i flussi reali, relativi a beni e servizi. Nel circuito reale (da res, che in latino
significa cosa), le famiglie forniscono il lavoro alle imprese che offrono sul mercato i beni e i servizi prodotti
(es. mobili, generi alimentari). Anche lo Stato si avvale dell’attività lavorativa delle famiglie e garantisce alle
stesse e alle imprese beni e servizi pubblici (es. l’illuminazione delle strade). Il nostro Paese, infine, ha
relazioni di natura commerciale con gli altri Stati, attraverso lo scambio reciproco di merci e servizi.

Nel circuito reale bisogna distinguere due tipi di circuiti. Il circuito di scambio ed il circuito di scambio
socio-politico. Quest’ultimo riguarda i beni e servizi forniti dallo Stato in cambio dei Tributi pagati dalle
famiglie e dalle imprese.

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Intervista all’esperto Raffaello Lupi

Cosa è il circuito di scambio socio-politico?

E’ abbastanza semplice. C’è chi produce e scambia merci fuori dalla sfera dei poteri pubblici e ci sono le
azioni dei poteri pubblici.

I carabinieri, la scuola, l’ufficio di anagrafe, l’esercito, l’ospedale NON vendono qualcosa ma svolgono una
attività di servizi che risponde ad una idea di SCAMBIO POLITICO - GIURIDICO.

Per soddisfare i bisogni collettivi gli individui hanno bisogno degli altri uomini, perché da soli non possiamo
fare tutto e anche noi dobbiamo dare qualcosa agli altri. Per questo motivo si pagano i tributi allo Stato.

E’ la società, intesa come gruppo sociale quindi massa di individui, che si occupa delle funzioni a cui gli
individui singoli non riescono a badare tipo le infrastrutture, la difesa, la scuola. Queste cose, da sempre,
sono state gestite per conto della società dalla Politica. Nelle società più sofisticate la politica, tramite il
diritto, esprime Uffici Pubblici (la Pubblica Amministrazione) per fornire beni e servizi pubblici. Di
conseguenza, nel Sistema Economico, questo circuito SOCIETA’ - POLITICA - UFFICI PUBBLICI si intreccia con
il circuito degli scambi e quindi con l’Economia. Nel senso che coltivo, allevo, vendo, compro, produco,
assumo degli operai e scambio le cose. Però per riscuotere un credito da chi non vuol pagarlo, per
difendermi dai ladri, per difendermi dalle invasioni devo ricorrere al circuito SOCIETA’ - POLITICA - UFFICI
PUBBLICI. Anche l’esercito è un ufficio pubblico.

Sotto questo aspetto il ruolo dello Stato ha, nel tempo, subito una grossa evoluzione fino ad arrivare, oggi,
a parlare di Welfare State o Stato Sociale. In questo passaggio si può anche leggere il passaggio che c’è
stato dal Sistema Liberista, e la sua crisi, al Sistema di economia mista.

Con il passaggio dalla economia mercantile artigiana a quella industriale (nascita delle fabbriche) la società
inizia ad avere esigenze maggiori rispetto a quelle precedenti. Prima vi era la semplice esigenza di giustizia
(il giudice), di sicurezza (il poliziotto), di difesa (il militare) ed di un pò d’infrastrutture. Adesso, per non
essere estromesse dalle aziende in cui lavorano, le persone devono andare a lavorare anche se i loro figli
stanno male o i loro genitori anziani non stanno bene. Per cui esigenze di coesione sociale rendono
necessaria una sanità pubblica (il medico e l’infermiere), una istruzione (il maestro), una previdenza, una
assistenza (il badante). In conseguenza di ciò, rispetto a prima, il ruolo dello Stato è aumentato.

Prima la famiglia non era solo una unione affettiva ma era anche un luogo di produzione (si facevano cose
da mangiare, i vestiti, assistenza). Era una società più flessibile perché il primo ammortizzatore sociale era
rappresentato dalla famiglia, dal clan allargato. Adesso con la produzione di serie si inizia a lavorare fuori,
divisi dal resto della famiglia e, quindi, una serie di servizi che prima venivano prodotti nel nucleo familiare
ora bisogna comprarli. C’è una necessità sociale che questi servizi siano comunque a disposizione altrimenti
viene meno la possibilità di andare a lavorare in azienda.

C’è quindi un aumento del ruolo dello Stato anche per disciplinare e regolamentare il mercato, le sovra-
produzioni, le scarsità. Perché l’azienda non è una comunità come quelle religiose o etniche di una volta
che si facevano carico della convivenza a 360 gradi dando risposta a tutti gli interrogativi delle persone,
dalla nascita all’aldilà. Al contrario e ad esempio, in una fabbrica di cioccolatini il gruppo sociale è tenuto in
piedi dalla produzione dei cioccolatini che essa fa. Per cui non dà delle risposte né si pone delle domande su
come si tiene insieme la società. Ne consegue che è necessaria una maggiore presenza collettiva che finisce
per esprimersi tramite la Pubblica Amministrazione e, quindi, gli uffici pubblici.

Ricordate sempre Politico - Giuridico perché il diritto è emanazione della società attraverso la Politica.

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[LE SPESE DELLO STATO]

Lo Stato e gli enti pubblici (perché esistono diversi livelli di spesa) per sanità, istruzione, affari esteri, difesa,
giustizia, ecc. sostengono ogni anno 800 miliardi di euro.

Analizzare la spesa pubblica serve per capire quanto lo Stato spende:


-per le funzioni tradizionali dello Stato liberale: difesa, sicurezza, giustizia, infrastrutture
-per il welfare cioè sanità, istruzione, salute, previdenza, assistenza

Esistono diversi livelli di spesa. Le spese di difesa sono fatte essenzialmente dallo stato centrale perché non
c’è un esercito o una marina a livello comunale. Altre spese, come la sanità, sono invece fatte a livello
regionale. E quindi c’è la sanità umbra, quella toscana, ecc.. In particolare si hanno uffici pubblici a vari
livelli e ad essi corrispondono vari livelli di spesa. Ci sono:
-quelli statali
-quelli regionali
-quelli comunali
-quelli autonomi (l’Università, il CNR, la Presidenza del Consiglio, la Corte dei Conti, il CNEL, la camera dei
deputati, ecc.

Intervista all’esperto Raffaello Lupi


Con quali modalità lo Stato realizza la spesa pubblica?

Esistono due diverse modalità di sostenimento della Spesa Pubblica. La spesa è fatta in proprio o in modo
diretto quando è fatta direttamente. Ad esempio, con gli operai del comune ed acquistando le materie
prime si costruisce un ponte oppure si sfamano i bisognosi. In questo caso facciamo le cose con una
organizzazione del Comune, come un tempo era con le ferrovie che erano una organizzazione che stava
dentro il Ministero dei Trasporti; le ferrovie non erano, come oggi, una società per azioni, ma erano una
azienda ministeriale.
Con l’aziendalizzazione della PA si è invece incominciato a spendere in modo indiretto o esternalizzando e,
quindi, ad usare delle ditte esterne. Si è esternalizzato l’intervento pubblico. Quindi invece di avere gli
infermieri della ASL, ora abbiamo la ASL sovvenzionata con le imposte la quale ricorre a cliniche
convenzionate e quindi paga un soggetto privato che fa attività di ricovero. Allo stesso modo, invece di
avere gli operai dell’ANAS per la manutenzione delle strade oggi si dà tutto in appalto. In passato c’erano le
case cantoniere; ogni 10 chilometri ce n’era una con un impiegato dell’ANAS il quale, se c’era una buca,
l’andava a sistemare.
Quindi c’è la modalità di sostenimento della Spesa Pubblica in modo diretto, cioè in economia (lo faccio io
con i miei dipendenti), oppure chiamo una ditta privata, e questo è il modo indiretto.
Naturalmente la seconda costa un pò di più, crea un pò di più di corruzione ed infatti abbiamo esagerato
in questo senso.
Esistono quindi due schemi.
Nel primo il cittadino A paga le imposte ed il cittadino B si cura nell’ospedale pubblico.
Nel secondo schema il cittadino A paga le imposte - il cittadino B si cura nell’ospedale privato che lavora in
convenzione con l’ospedale della regione. La catena si allunga. Lo stato quindi toglie risorse dal mercato
non per lavorare lui ma per ridare risorse al mercato facendo fare dei lavori pubblici in appalto. Certo
qualche volta va anche fatto, però l’inefficienza nelle capacità di controllo fa si che i costi raddoppino e

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più. Un paziente ospedaliero, per quanto costa, pare che stia in vacanza. Perché alla fine i servizi pubblici
non sono buoni e costano molto? Perché nessuno controlla.
Infine è bene intendersi di ciò che viene dato in appalto altrimenti non si ha il controllo su quello che viene
fatto e sul costo che viene fatto pagare.
Non ci sono più ingegneri pubblici, chimici pubblici, il genio civile, l’ufficio di igiene. Chi controlla?

Quale altra distinzione è possibile fare con riferimento alla spesa pubblica?

Esiste poi la distinzione tra le spese correnti, le spese in conto capitale e spese per interessi.
Le prime sono gli stipendi e gli acquisti di beni di consumo.
Le seconde sono i contributi alle imprese, il ponte, la banda larga ed, in generale, gli investimenti stabili.

Questa distinzione è molto importante quando si parla di sviluppo economico, in quanto le spese in conto
capitale rappresentano gli investimenti fatti dallo Stato ed in quanto gli investimenti sono il motore dello
sviluppo economico.

Le spese per interessi sono quelle sostenute per interessi sul debito pubblico. Sono viste in modo negativo
perché, seppur dovute, sottraggono risorse dagli altri tipi di spesa.

Perché le spese in conto capitale sono più importanti delle spese correnti ai fini dello sviluppo economico?

Sia chiaro che entrambe contribuiscono allo sviluppo economico. Ma mentre le spese correnti danno un
contributo che termina subito, quelle in conto capitale hanno un effetto amplificato nel tempo perché
moltiplicano le occasioni di lavoro e quindi moltiplicano i loro effetti in termini di reddito e, di conseguenza,
generano nel tempo maggiori consumi. Infatti a breve parleremo di Reddito Nazionale e di consumi.

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[LA RICCHEZZA NAZIONALE]

La ricchezza nazionale è data dal volume di beni e servizi, che gli operatori economici producono in un
certo periodo per soddisfare i bisogni della collettività. Essa rappresenta il grado di benessere di un Paese.

La ricchezza nazionale si identifica con il prodotto interno lordo (PIL) che è costituito da tutti i beni e servizi
prodotti, di norma nell’arco di un anno, all’interno dello Stato e disponibili per soddisfare la domanda finale
di consumo delle famiglie e delle imprese.

Il prodotto nazionale lordo è ottenuto come somma dei beni ed i servizi finali prodotti in Italia ed all’estero
dai residenti in Italia.
Il reddito nazionale lordo è costituito dalla somma dei redditi percepiti in un anno dagli operatori
economici residenti in un determinato Paese. Esprime la remunerazione dei fattori produttivi impiegati:
redditi dei lavoratori (salari e stipendi); redditi percepiti dai proprietari di case o di terreni (rendita); redditi
di capitale (interessi); redditi percepiti dagli imprenditori per il fattore organizzativo (profitto).

Come si misura l’economia?

Si misura con il livello di attività economica e di scambi. Il famoso PIL.

Tutto il settore pubblico è presente nell’economia (per la spesa pubblica, per le norme di diritto, per la
moneta, per le banche, per la remunerazione e la valorizzazione del lavoro, ecc.).

Nel calcolo del PIL si considerano solamente i beni ed i servizi finali e non quelli intermedi (es. le materie
prime perché altrimenti concorrerebbero due volte), che concorrono al prodotto finale.

Nel PIL ci sono gli scambi tra privati ma anche lo scambio pubblico (cioè la Spesa Pubblica). Il settore
pubblico toglie risorse al settore privato e fa scuole, strade, ospedali con la conseguenza che ci sono meno
consumi privati e più consumi pubblici.

Dal calcolo del PIL sono esclusi:


- i rapporti affettivi. Diceva Churchill: se io sposo la mia cameriera il PIL diminuisce perché il rapporto con la
cameriera entra nel PIL. Quello con la moglie, no).
- l’autoconsumo. Nelle economie agricolo artigianali in cui la produzione viene innanzitutto mangiata, si
pesca, da soli si ci aggiustano i vestiti, si fanno le armi, si fanno i mobili, tutto ciò non fa PIL e le persone
sembrano povere. Hanno un basso PIL pro-capite ma vivono felici. Noi abbiano 18.000 euro ad anno di PIL
pro-capite e non arriviamo fine mese. Perché? Perché tante cose che loro hanno non entrano nel PIL.
L’importanza del PIL non va enfatizzata.

Il PIL è ottenuto come la seguente formula:

PIL = Consumi + Investimenti + Spesa pubblica + (Esportazioni – Importazioni)

Dove il PIL è la produzione e quindi l’Offerta di beni e servizi che viene posta pari alla Domanda espressa in
termini di consumi fatti dalle famiglie + di consumi fatti dalle imprese (gli investimenti) + di consumi fatti
dallo Stato (la Spesa pubblica) + di consumi fatti all’estero di beni e servizi prodotti in Italia (le esportazioni)
– i consumi fatti in Italia di prodotti e servizi esteri.

28
Quindi ogni soggetto economico contribuisce al PIL tramite i suoi consumi.

In questa formula si può vedere la legge di Say secondo la quale, prima della crisi del 1929, era l’offerta a
generare la domanda. Successivamente alla crisi del 1929 si comprese che è la domanda di beni e servizi a
generare l’offerta. Oggi l’economia ed il problema dello sviluppo economico vengono visti in questa
prospettiva.

29
[La dinamica del sistema economico]

Lo SVILUPPO ECONOMICO SI MANIFESTA COME UN ALTERNARSI DI “FLUTTUAZIONI CICLICHE”, CHE


CHIAMEREMO CICLI ECONOMICI, LE QUALI SONO LE OSCILLAZIONI, E QUINDI L’ANDAMENTO, DEL
REDDITO NAZIONALE “EFFETTIVO” (Ye) AL DI SOTTO DEL REDDITO NAZIONALE “POTENZIALE” (Yp)
[ipotizzando che questo sia l’obiettivo da raggiungere nel lungo periodo].

Si ha SVILUPPO ECONOMICO quando AUMENTA(3) il REDDITO NAZIONALE REALE (RNr) (1) PROCAPITE (2)

(1)RN è il flussi dei B/S disponibili in un anno. In altre parole RN è la quantità di B/S prodotti dal sistema
economico.
Il RN REALE è il RN misurato a prezzi costanti.

(2)Si deve far riferimento al RNr PROCAPITE perché il tutto dipende dall’andamento demografico. Infatti:
-si ha SVILUPPO quando l’aumento del RN è maggiore dell’aumento della popolazione;
-si ha SOTTOSVILUPPO quando l’aumento del RN è minore dell’aumento della popolazione;

(3)Il RNr AUMENTA se aumenta la CAPACITA’ PRODUTTIVA DEL SISTEMA ECONOMICO.


Perché ciò avvenga sono necessari:
-la presenza di MANODOPERA QUALIFICATA;
-il PROGRESSO TECNOLOGICO ( 4 )
-che il sistema economico destini ad INVESTIMENTI una parte del RN (sapendo che più alta è e meglio è)
[Questa parte del RN destinato ad INVESTIMENTI si chiamo TASSO DI ACCUMULAZIONE. Se lo
moltiplichiamo per il COEFFICIENTE DI CAPITALE (cioè quanti euro di investimenti sono necessari per avere
un aumento del RN di un euro) otteniamo il TASSO DI SVILUPPO.
Ad esempio un tasso di sviluppo del 3% è ottenuto grazie ad un tasso di accumulazione del 12% e da un
coefficiente di capitale di 1/4 (il RN aumenta di 1 euro se si investono 4 euro).]

(4 )Il PROGRESSO TECNOLOGICO:


- è conseguenza degli INVESTIMENTI NELLA RICERCA INDUSTRIALE (i quali producono innovazioni
tecnologiche)
-stimola le imprese ad adottare le innovazioni tecnologiche e, per questo motivo, le imprese faranno nuovi
investimenti.

Lo SVILUPPO ECONOMICO DEVE ESSERE SIA QUANTITATIVO CHE QUALITATIVO. Deve essere QUALITATIVO
nel senso che deve comportare un miglioramento del livello di vita e quindi:
-diminuzione del tasso di mortalità
-aumento del tasso di alfabetizzazione
-assicurare un adeguato livello dei servizi sociali
-assicurare la tutela dell’ambiente

Lo SVILUPPO ECONOMICO SI MANIFESTA COME UN ALTERNARSI DI “FLUTTUAZIONI CICLICHE”, CHE


CHIAMEREMO CICLI ECONOMICI, LE QUALI SONO LE OSCILLAZIONI, E QUINDI L’ANDAMENTO, DEL

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REDDITO NAZIONALE “EFFETTIVO” (Ye) AL DI SOTTO DEL REDDITO NAZIONALE “POTENZIALE” (Yp)
[ipotizzando che questo sia l’obiettivo da raggiungere nel lungo periodo].
Il ciclo economico è l’alternarsi di fasi caratterizzate da una diversa intensità dell’attività economica di un
Paese o di un’area.
Sono stati teorizzati vari cicli economici da parte di diversi economisti. Tra questi JUGLAR SUDDIVIDE IL
CICLO ECONOMICO IN 4 FASI:
-RIPRESA
-ESPANSIONE
-RECESSIONE
-DEPRESSIONE

Dopo aver toccato il suo punto più basso il ciclo economico ricomincia con la fase di ripresa.

Con la parola CONGIUNTURA si fa riferimento ad un certo momento del ciclo economico.


Si ha CONGIUNTURA FAVOREVOLE nella fasi di Ripresa e di Espansione;
Si ha CONGIUNTURA SFAVOREVOLE nelle fasi di Recessione e Depressione.

In tale ambito si può vedere la contrapposizione esistente tra Smith e Keynes .

Per il primo lo Stato deve avere un ruolo neutrale perché vi deve essere fiducia nella capacità del mercato
di risollevarsi.

Secondo Keynes è opportuno che lo Stato intervenga in chiave anticiclica:

-al verificarsi di una fase congiunturale negativa deve intervenire con politiche espansive sostituendosi ai
consumi ed agli investimenti dei privati. Infatti, se il sistema è depresso, regna uno stato di incertezza che
mina la fiducia delle famiglie. In questo stato di cose il mercato non è in grado di risollevarsi da solo ma è
necessario l’intervento dello Stato il quale deve adottare politiche espansive tramite la riduzione dei tributi
e tramite l’aumento della spesa pubblica ricorrendo al deficit di bilancio (spesa in deficit o deficit spending);

31
-al verificarsi di una fase congiunturale favorevole deve intervenire con politiche restrittive con l’aumento
dei tributi e la diminuzione della spesa pubblica allo scopo di ripagare il debito al quale ha dovuto ricorrere
per sostenere l’economia nella fase congiunturale negativa.

All’attuazione di queste politiche fiscali e di bilancio lo Stato vi provvede tramite la LEGGE DI BILANCIO
Ogni anno, il Parlamento approva la Legge di Bilancio e con essa definisce:

-l’ammontare dei prestiti che si possono richiedere (disavanzo = deficit);

-le eventuali modifiche al sistema tributario (aumento o diminuzione dei tributi);

-le eventuali variazioni della spesa pubblica (in aumento o in diminuzione).

Il “Patto di stabilità e di crescita” esistente tra tutti gli Stati dell’Unione Europea impone una rigorosa
politica di controllo della spesa pubblica al fine di evitare disavanzi eccessivi e di raggiungere un pareggio di
bilancio (quanto meno nel medio periodo). Il “Patto di stabilità” stabilisce che tutti <<gli Stati membri
devono evitare disavanzi pubblici eccessivi>> (art. 104 Trattato FUE).

Cosa si intende per disavanzi pubblici eccessivi. Il Protocollo allegato al Trattato di Lisbona stabilisce dei
valori di riferimento che non devono essere superati:

-il 3% per il rapporto tra il Deficit ed il PIL a prezzi di mercato;

-il 60% per il rapporto tra il debito pubblico ed il PIL a prezzi di mercato.

Spetta alla Commissione europea il compito di sorvegliare l’evoluzione della situazione di bilancio e l’entità
del debito pubblico negli Stati membri.

Così, poiché nel caso italiano si fa fatica a rientrare nei due valori di riferimento, la Commissione europea
ritiene che l’Italia possa adottare politiche espansive ricorrendo ad un aumento della tassazione e
ricorrendo al deficit solo nella misura massima consentita dal Patto di Stabilità.

32
Tuttavia l’aumento della tassazione è in primo luogo una misura impopolare, per cui gli stessi politici sono
contrari; in secondo luogo è una misura “restrittiva” perché ha l’effetto di ridurre i consumi e, quindi, la
domanda.

Cosa ne pensa l’esperto

Segui la descrizione della Legge di Bilancio fatta dal Prof. Carlo Cottarelli
(Video Che tempo che fa del 21/10/2018)

Domande:
L’Italia vuole adottare un politica espansiva o restrittiva?
Quale è il deficit di bilancio che si è programmato per il prossimo anno?
Come si compone la spesa pubblica in termini di spese correnti e di spese per investimenti?
Come si potrebbe migliorare?

La Commissione europea ha espresso il suo parere sulla legge di bilancio dell’Italia. Segui cosa ne pensa il
Prof. Carlo Cottarelli
(Video Che tempo che fa del 28/10/2018)

Intervista agli esperti Lucia Barale, Lucia Nazzaro e Giovanni Ricci

Cosa è la globalizzazione?

La globalizzazione è un fenomeno economico. E’ la tendenza dell’economia a superare i confini nazionali e


ad assumere una dimensione sovranazionale. Questa tendenza determina adattamenti a livello sociale,
culturale, ambientale è politico tanto da creare delle vere e proprie aree di mercato “globale”, aree in cui i
consumatori possono scegliere tra i prodotti ed i servizi su scala mondiale e le imprese competono con le
imprese del resto del mondo.

La presenza delle imprese nei mercati internazionali è cambiata nel tempo. Le scoperte scientifiche, le
innovazioni tecnologiche ed i mezzi di trasporto hanno permesso di comunicare e di spostarsi in tempi
sempre più brevi e sicuri eliminando le barriere alla circolazione delle persone, dei beni e dei servizi, ma
anche delle idee e della conoscenza tra le diverse aree del mondo. In passato le imprese potevano crescere
e svilupparsi disinteressandosi del comportamento delle imprese degli altri Paesi. Oggi l’integrazione
economica e sociale è sempre più spinta e ciò non è più possibile.

Per le imprese la gestione è divenuta più complessa perché sono obbligate a relazionarsi con correnti e con
clienti spesso molto diversi da quelli locali, per cui ogni volta devono rimettere tutto in discussione
adattando la loro offerta alle varie specificità.

Come si è sviluppata questa integrazione economica internazionale?

L’integrazione economica viene spinta dalle imprese le quali sono sempre alla ricerca di nuovi mercati e per
questo hanno l’esigenza di semplificare il commercio con l’estero. Per favorire gli scambi e lo sviluppo
economico, dagli accordi tra gli Stati, nascono alcuni organismi internazionali, come il WTO (World Trade
Organization di cui fanno parte 160 Paesi che rappresentano il 97% del commercio mondiale. Si occupa di

33
armonizzare le iniziative dei diversi Paesi in ambito commerciale per facilitare gli scambi internazionali) e
altre aggregazioni economiche tra Paesi limitrofi e non. Lo sviluppo dell’Unione Europea rappresenta il caso
più completo di integrazione economico-politica tra Stati geograficamente vicini.

Tra Paesi limitrofi e non si realizzano, inoltre, “aree di libero scambio” che hanno lo scopo di favorire la
circolazione delle risorse, l’abolizione dei dazi, l’armonizzazione delle normative in materia produttiva e
commerciale, la conoscenza ed il rispetto di usi e tradizioni locali. In sostanza lo scopo di permettere alle
imprese di effettuare scambi internazionali con minori ostacoli e di migliorare le economie dei Paesi
coinvolti.

Tra i principali accordi di libero scambio si possono ricordare: il MERCOSUR (Mercato comune dell’America
meridionale); l’ASEAN (Association of South East Asian Nations); il GAFTA (Greater Arab Free Trade); il
NAFTA (North American Free Trade Agreement) entrato in vigore nel 1994 tra Stati Uniti, Messico e Canada
il quale è stato sostituito dal nuovo accordo firmato il 13 ottobre 2018 chiamato USMCA dal nome dei Paesi
sottoscrittori.

Intervista al Prof. F. M. Carcione

Normalizzazione, Unificazione e Armonizzazione. Cosa sono?

Ad esempio, il settore degli impianti elettrici è soggetto alle prescrizioni di numerose norme tecniche ema-
nate da enti normativi sia nazionali che internazionali.

In funzione dello scopo che si prefiggono, si possono avere:


- norme di normalizzazione
- norme di unificazione
- norme di armonizzazione

La normalizzazione ha lo scopo di garantire l’efficienza e la sicurezza di funzionamento.

Per normalizzazione si intende l’insieme dei criteri generali in base ai quali devono essere progettati,
costruiti e collaudati gli impianti, le macchine, le apparecchiature e i materiali elettrici.

La compilazione di norme tecniche atte a normalizzare i prodotti costituisce attività di normazione.

La unificazione ha lo scopo di uniformare la produzione, diminuire i costi, favorire l’approvvigionamento


del materiale e, per questa via, permettere una più ampia commercializzazione dei prodotti

L’unificazione elettrica serve a stabilire le caratteristiche dei materiali, delle macchine e degli apparecchi
elettrici, per individuare una ristretta gamma di tipi costruttivi e di dimensioni.

L’armonizzazione ha lo scopo di uniformare le norme nazionali dei diversi stati, in modo da renderle
compatibili con quelle di altre nazioni e di arrivare a norme valide in ambiti più vasti e, per questa via,
permettere una più ampia commercializzazione dei prodotti .

L’attività connessa all’unificazione delle norme nazionali è detta armonizzazione.

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Intervista all’esperto Raffaello Lupi

Globalizzazione e lavoro. Quali insegnamento possiamo trarre?

La globalizzazione dipende dalla caduta delle frontiere, dalla caduta dei dazi, dal desiderio dei Paesi meno
sviluppati di migliorare la loro situazione.
Qui si ha la dimostrazione che la ricchezza viene dal lavoro. Con la Globalizzazione i Paesi ex-poveri che si
sono messi a lavorare, vedi la Cina, stanno meglio. I Paesi ex-ricchi che hanno smesso di lavorare stanno
peggio.
Anche per l’Italia è lo stesso. Altri lavorano, altri si organizzano e per questo motivo bisogna competere con
la concorrenza. Se le merci coreane sono meglio di quelle italiane perché comprare quelle italiane?

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QUALI SONO LE CAUSE DELLE FLUTTUAZIONI CICLICHE?

Il fenomeno della globalizzazione rende ormai impossibile separate l’andamento economico di un Paese
dalle vicende degli altri. Ci sono sempre più strette interrelazioni tra i vari SISTEMI ECONOMICI, cioè tra le
economie dei vari Paesi, per cui le fasi del ciclo economico che si verificano in una certa area del mondo
tendono ad avere ripercussioni in altre zone del pianeta. Ad esempio la “crisi asiatica” degli anni ’90 fece
sentirei suoi effetti in America e in Europa; ad esempio la crisi delle banche americane del 2008 ha avuto
conseguenze in gran parte del pianeta.

Prescindendo dalla globalizzazione e focalizzando l’attenzione sul singolo Paese si può dire che le
fluttuazioni cicliche sono dovute a:
-CAUSE ESOGENE sono individuabili nei periodi di pace / guerra ed in eventi naturali quali terremoti, siccità;
-CAUSE ENDOGENE sono individuabili: nelle aspettative e nella politica.

a-nelle ASPETTATIVE (ottimistiche / fiducia o pessimistiche / sfiducia) che le imprese hanno rispetto al
futuro ed in base alle quali decideranno se effettuare INVESTIMENTI o meno e che le famiglie hanno
rispetto al futuro ed in base alle quali decideranno quanta parte del loro reddito destinare al consumo e
quanto al risparmio.
La teoria economica Keynesiana attribuisce un’enorme importanza alla incertezza come causa di instabilità
del sistema economico. Secondo la sua “teoria della preferenza per la liquidità”, infatti, nei periodi di
incertezza gli operatori economici domandano moneta soprattutto per conservarla in forma liquida
evitando di spenderla perché attenti alle condizioni di incertezza in cui viene presa la maggior parte delle
decisioni economiche. (Alessandro Roncaglia)

b-nella POLITICA. Keynes sostiene la necessità dell’intervento dello Stato nell’economia perché ritiene che
l’economia di mercato non sia in grado da sola di aggiustarsi / autoregolamentarsi per ottenere un livello
di piena occupazione. Ed il fatto di non avere piena occupazione, per le conseguenze che si possono avere
a livello di tensioni sociali, è un grosso guaio. Una società in cui la disoccupazione diventa elevata è una
società fragile dal punto di vista sociale e politico. (Alessandro Roncaglia)
Sotto questo aspetto, è lo stesso Keynes a precisare che la politica ha interesse ad adottare politiche
economiche tali da garantire sempre la presenza di un limitato tasso di disoccupazione. Questo perché in
presenza di una contenuta disoccupazione i sindacati dei lavoratori tendono a ridurre le loro rivendicazioni.
In generale si sostiene che la politica non tenda mai a risolvere completamente e definitivamente i
problemi.
In secondo luogo si è osservato che prima delle elezioni la politica tende ad aumentare la spesa pubblica
allo scopo di ridurre il numero di occupati, e ciò in quanto sarebbe sconveniente andare ad elezioni in
presenza di alta disoccupazione.
L’intervento dello Stato nell’economia è necessario in quanto l’economia non è da sola in grado di portare
la produzione a livelli ottimali. La diminuzione della domanda di beni dovuta ad una fase di flessione
dell’economia provocherebbe una caduta dei prezzi, le aziende diminuirebbero l’offerta e la produzione
con il risultato di un aumento della disoccupazione e di una ulteriore recessione.
Da qui l’importanza dell’azione dello Stato sulla domanda effettiva come stimolo per la ripresa dell’attività
economica. Per questo lo Stato deve intervenire con la “spesa pubblica” per creare reddito ed una
conseguente domanda di beni. La spesa pubblica quando ha per oggetto investimenti (spese in conto
capitale) ha un effetto positivo “a catena” sull’intera economia. Ciò è condensato da Keynes nel concetto
del “moltiplicatore” da cui si ricaverebbe un aumento del reddito nazionale complessivo molto superiore
all’entità dell’investimento pubblico effettuato.

36
La teoria generale di Keynes spiegata da Alessandro Roncaglia

Secondo Keynes non esiste una tendenza automatica verso un equilibrio di piena occupazione ma ci sarà
un equilibrio di sotto-occupazione cioè con disoccupazione. Questo significa che lo Stato deve intervenire
a sostegno dell’economia. Ciò accade perché la moneta per quanto spiegato con la “teoria della
preferenza per la liquidità”, non ha un comportamento semplice come descritto nella teoria tradizionale
dei classici.
La moneta, secondo Keynes, non è più un velo ma è un elemento attivo (è la teoria monetaria della
produzione). E’ una teoria in cui i fenomeni monetari giocano un ruolo fondamentale. La teoria generale di
Keynes ha tre pilastri: il primo è la teoria della domanda effettiva, il secondo pilastro è la teoria del
moltiplicatore, il terzo è la teoria della domanda di liquidità o teoria per la preferenza per la liquidità

La “teoria della preferenza per la liquidità”. Ha a che fare con l’incertezza. In un mondo incerto prendiamo
le decisioni economiche guardando non semplicemente a cosa ci fa guadagnare di più ma cercando di
mantenere dei margini di sicurezza. E questi margini di sicurezza si hanno quando si tengono un po’ di soldi
pronti per qualsiasi evenienza. Quindi quando l’incertezza cresce si tende a tenere una parte maggiore della
ricchezza sotto forma di moneta mentre quando c’è meno incertezza si tende a tenere una parte maggiore
della ricchezza in qualche forma di investimento. L’alternativa a detenere moneta, per la ricchezza, è
essenzialmente detenere titoli o obbligazioni ed i titoli hanno la caratteristiche di variare di prezzo: quando
i tassi d’interesse salgono il prezzo delle obbligazioni scende. Per cui se mi aspetto un aumento dei tassi
d’interesse, venderò le obbligazioni per detenere moneta; se mi aspetto una diminuzione dei tassi
d’interesse ed ho moneta, cerco di capire cosa succederà e, se non sono certo delle mie previsioni,
continuo a detenere moneta preferendo la tranquillità e quindi la liquidità. Questo vuol dire che il tasso
d’interesse è governato dalle aspettative e dall’incertezza e non dipende, come sosteneva la teoria
tradizionale, dalla domanda di fondi a prestito e dall’offerta di fondi a prestito che erano identificate con i
risparmi e con gli investimenti. E, quindi, se il tasso d’interesse non dipende dai risparmi e dagli
investimenti non può nemmeno portarli in equilibrio. Al contrario, risparmi e investimenti possono essere
diversi e ciò che li porta in equilibrio sono le variazioni nel livello dei reddito perché, con le variazioni del
reddito, variano i risparmi e così i risparmi si adeguano agli investimenti. Le variazioni nel livello dei reddito
comportano anche variazioni nei livelli di occupazione e, quindi, se negativi possono portare a dei problemi.
Quindi le decisioni di risparmio dipendono principalmente dalle aspettative e dal reddito.

La teoria della domanda effettiva. Il concetto della domanda effettiva è un concetto dal punto di vista
dell’imprenditore che deve decidere quanto produrre e quanti lavoratori assumere. L’imprenditore cerca
di prevedere quali saranno le sue entrate se occupa tanti lavoratori e quali saranno le sue spese se occupa
tanti lavoratori. E va avanti ad assumere lavoratori fintanto che le entrate sono superiori alle spese.
Quando le spese diventano superiori alle entrate smette di assumere. Facendo così non ha di fronte una
curva della domanda ed una curva dell’offerta che incontrandosi determinano un equilibrio ottimale, come
voleva la teoria tradizionale. E, soprattutto, non ci sono quelle reazioni di mercato che possono far
aggiustare questo concetto nella testa dell’imprenditore. Secondo la teoria tradizionale, in caso di
disoccupazione il salario sarebbe sceso e ciò avrebbe invogliato gli imprenditori a assumere. Ma questo non
è vero. Infatti, quando gli imprenditori vedono che le cose vanno male e che i salari ed i prezzi diminuiscono
perché le cose vanno male, invece di assumere di più, assumono di meno perché vedono il futuro in modo
peggiore. Le decisioni di investimento vengono prese dagli imprenditori sulla base delle aspettative di
profitto. (*Tuttavia è da tener presente che, nel caso in cui un imprenditore deve ricorrere ad un finanziamento per poter fare un
investimento, farà una valutazione di convenienza. In particolare confronterà il tasso d’interesse che dovrà pagare sul
finanziamento con il rendimento atteso dell’investimento. Se il primo è superiore al secondo, l’imprenditore non avrà convenienza
ad investire in quanto tutto il suo guadagno sarebbe assorbito dagli interessi.)

La teoria del moltiplicatore. Il concetto di moltiplicatore è basato sull’idea che le decisioni di consumo e
quelle di investimento sono prese da soggetti diversi e con un grado di incertezza diverso. Le decisioni di
consumo si prendono guardando al nostro reddito e, giorno dopo giorno, le variazioni nel mostro stile di
vita non sono molte. Al contrario le decisioni d’investimento gli imprenditori le prendono nella piena
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incertezza su quello che succederà nel futuro e sono quindi molto più variabili perché le loro opinioni sul
futuro possono cambiare molto rapidamente secondo a quello che succede, ad esempio, alle vicende
politiche. Qualsiasi cosa succede, essa può influire sulle aspettative degli imprenditori e, quindi, sugli
investimenti.
Gli investimenti quindi sono molto variabili. Ma sono gli investimenti che determinano il livello del reddito .
Se gli investimenti salgono, sale l’occupazione e sale il reddito.
Se gli investimenti scendono, scende l’occupazione e scende il reddito.

[PAESI RICCHI E PAESI POVERI]


A livello mondiale il Reddito pro-capite annuo è di circa 4.000 dollari. Il Reddito pro-capite annuo non è
però una grandezza significativa in quanto:
-questa modalità statistica si basa sulla produzione che arriva sul mercato formando oggetto di scambio e
quindi non tiene conto dell’autoconsumo e dei rapporti personali
-il dollaro ha un diverso potere di acquisto nelle diverse aree del mondo.

Domanda&Risposta:

Quale è la differenza tra:


-paesi sviluppati; [Reddito pro-capite annuo > 5.000 dollari]
-paesi in via di sviluppo; [Reddito pro-capite annuo compreso tra 1.000 dollari e 5.000 dollari]
-paesi sottosviluppati detti anche “terzo modo” [Reddito pro-capite annuo < 1.000 dollari]

Cosa caratterizza i paesi sottosviluppati?


I paesi sottosviluppati hanno:
-una distribuzione del reddito fortemente ingiusta in quanto concentrata nelle mani di pochi;
-molta parte dell’economia si basa sull’autoconsumo e rapporti personali
-la tecnologia rudimentale fa si che ci sia una produttività del lavoro quasi nulla, rispetto anche ai vasti
terreni
-il RN è appena sufficiente per soddisfare i bisogni primari e per questo motivo non si fanno nuovi
investimenti e la produttività e la capacità produttiva non possono aumentare.
-in alcuni paesi si pratica ancora il baratto.

Intervista all’esperto

Abbiamo visto che il motore dello sviluppo sono gli investimenti e gli investimenti dipendono dal progresso
tecnologico e quindi dalla ricerca.

Infatti. Bisognerebbe investire maggiormente in ricerca. Tuttavia l’attività di ricerca ha la caratteristica di


essere costosa e non garantisce, a fronte della spesa, un risultato. Per questo motivo, in un periodo in cui le
imprese cercano di ridurre i costi per essere maggiormente competitive e lo Stato cerca di contenere la
spesa pubblica il più possibile, la ricerca è la prima attività che viene ridotta. Lo Stato negli ultimi decenni ha
fortemente tagliato le spese per la ricerca. Ovviamente è un controsenso.

C’è poi un problema legato alla finalità della ricerca. Le imprese effettuano una ricerca finalizzata al
mercato. Quindi, innanzitutto, ci deve essere un sufficiente numero di persone che hanno un determinato
bisogno da soddisfare, affinché ci sia per le imprese un adeguato ritorno in termini di profitto. Altrimenti
non investono. Rimane fuori tutta la ricerca che è necessario fare per motivi sociali. Per esempio quella per
curare le malattie rare.
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[LA CRESCITA ECONOMICA E LA SUA SOSTENIBILITA’ ECONOMICA, AMBIENTALE E SOCIALE]

Per lungo tempo la sostenibilità sociale della crescita economica non è stata considerata.

In Italia i tagli alla spesa sociale per salvare i conti del Paese hanno mandato in crisi il modello di Welfare
State esistente. Ora ci si sta rendendo conto che la sostenibilità sociale, intesa come capacità di garantire
condizioni di benessere umano (sicurezza, salute, istruzione, giustizia, partecipazione democratica)
equamente distribuite per classi e genere, è la più strategica delle tre forme di sostenibilità, perché essa
assicura la coesione sociale. Per cui politiche pubbliche e strategie d’impresa devono adeguarsi.

Il modello di welfare state “Totalista”, cioè interamente affidato allo Stato, non è più sostenibile sotto
l’aspetto economico. Ma anche perché è di tipo paternalistico-assistenziale. E’ così iniziata negli ultimi dieci
anni una transazione verso un “welfare plurale” in cui allo Stato si affiancano soggetti privati (“welfare
negoziale (aziendale, interaziendale, territoriale, individuale)”: i servizi sono forniti solo agli occupati di
imprese che lo realizzano in modo efficace) ed il terzo settore (associazioni, organismi di volontariato,
associazioni di promozione sociale, imprese sociali, cooperative sociali).

Intervista all’esperto, Laura La Posta in “Sviluppo Sostenibile” Rapporti 24 / Impresa

Questa nuova solidarietà sociale chiamata “welfare plurale” salverà il welfare, la coesione sociale e, quindi,
l’economia favorendo il riaccendersi dei consumi e l’innalzamento del PIL?

Questa forma di welfare è sicuramente un passo in avanti ma non assicura ancora una copertura
universalistica.

Secondo una corrente di pensiero il traguardo finale è il ”welfare civile” che fa riferimento alla antica
civitas. Un welfare che è universalistico in quanto coinvolge tutte le persone, quelle che hanno bisogno e
quelle che non hanno bisogno, in un rapporto di reciprocità e non è individualistico come gli altri i quali si
rivolgono solo a chi è in stato di bisogno. In sostanza si pensa ad una banca del tempo che diventa
infrastruttura della società e con la quale il portatore di bisogni può ricambiare il tempo che ha ricevuto. Ad
esempio l’anziana signora cura nel pomeriggio i bambini e poi chiede ai genitori di portarle la spesa.

Alcuni numeri:

-il welfare negoziale coinvolge il 31,3% delle aziende (Centro Einaudi-2Well)

-su 301.000 organizzazioni del terzo settore, 103.000 si occupano di interventi riconducibili all’area del
welfare (Istat 2014)

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[IL PAREGGIO DI BILANCIO]

Art. 81 della Costituzione

Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle
fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico.
Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico
e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti,
al verificarsi di eventi eccezionali.
Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte.
Le Camere ogni anno approvano con legge il bilancio e il rendiconto consuntivo presentati dal
Governo.
L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non
superiori complessivamente a quattro mesi.
Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l’equilibrio
tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche
amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di
ciascuna Camera, nel rispetto dei princıpi definiti con legge costituzionale

Art. 97 della Costituzione (COMMA 1)

Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano


l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico

Art. 117 della Costituzione


La potestà legislativa è esercitata dallo Stato [70 e segg.] e dalle Regioni nel rispetto della
Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi
internazionali.
Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:
…..
e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della concorrenza; sistema valutario;
sistema tributario e contabile dello Stato; armonizzazione dei bilanci pubblici; perequazione delle
risorse finanziarie (1);
……

Art. 119 della Costituzione (COMMA 1)

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata


e di spesa, nel rispetto dell’equilibrio dei relativi bilanci, e concorrono ad assicurare l’osservanza
dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea (1).

(1)Lettera cosı` modificata dalla legge costituzionale 20 aprile 2012 n. 1 («Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta
costituzionale »), le cui disposizioni si applicano a decorrere dall’esercizio finanziario relativo all’anno 2014

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42
Fonti:

Costituzione Italiana

Diritto ed economia politica – Paolo Ronchetti - Ed. Zanichelli Seconda edizione

Diritto ed economia, tra mondo reale e digitale – Razzoli, Messori - Ed. Zanichelli

Impresa, Marketing e Mondo - Lucia Barale, Lucia Nazzaro e Giovanni – Ed. Tramontana, Cassi 3^ Prima
edizione

Compendio di Scienze delle Finanze - Raffaello Lupi (professore ordinario di diritto tributario presso la facoltà di
giurisprudenza dell'Università Tor Vergata di Roma) – Ed. Dike Giuridica Editrice + Video su www.youtube.it

Alessandro Roncaglia – Economista – Docente in quiescenza Università la Sapienza di Roma


(https://www.youtube.com/watch?v=mr9M3-SDxZs&t=2309s )

Radio Rai 1 – Gr Economia (podcast)

Cultura finanziaria a scuola - Quaderni di lavoro terza edizione di Intesa San Paolo (anno 2010 -2011)

Il risparmio che fa scuola – 2° grado - Progetto Educativo di Poste Italiane e Cassa depositi e prestiti in
collaborazione con il MIUR

Il credito ai consumatori – Banca d’Italia (Guida del maggio 2018)

Istruzioni per la rilevazione dei tassi effettivi globali medi ai sensi della legge sull’usura del luglio
2016 - Banca d’Italia

Trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari correttezza delle relazioni tra
intermediari e clienti - Provvedimento del governatore della Banca d’Italia del 30/09/2016

I servizi di investimento. Cosa sono e quali tutele sono previste per i risparmiatori – Consob
- Ottobre 2012, www.consob.it

I rischi dell’investimento - Consob, www.consob.it

Il salvarisparmio – Ed. Il sole 24 ore Guida 2015- 2016

Sviluppo Sostenibile - Rapporti 24 / Impresa – Il sole 24 ore del 24 marzo 2016

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