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Esempi di pittura veneta nell’Italia meridionale:

Una “Sacra Conversazione” di Bartolomeo Vivarini nella basilica pontificia di


San Nicola a Bari
di Marco Tedesco
Il sud Italia è un autentico museo a cielo aperto che in ogni “sezione” di cui esso si compone e in
cui esso è strutturato nasconde autentici tesori e nomi di artisti la cui storia merita di essere letta ed
ascoltata. È il caso del pittore veneto Bartolomeo Vivarini, presente in San Nicola a Bari con una
splendida Sacra Conversazione del 1476.

Bartolomeo Vivarini, Sacra Conversazione, 1476, Bari, basilica pontificia di San Nicola
Il Vivarini, era esponente di una valente famiglia di pittori veneti, della quale facevano parte anche
il fratello Antonio e il nipote Alvise. Bartolomeo Vivarini, subì l’influsso del Mantegna. Dovette
aver sicuramente visto il Trittico di San Zeno che il Mantegna eseguì per l’omonima chiesa di
Verona, in cui il maestro pur attenendosi allo schema classico del trittico, ossia la composizione
suddivisa in tre pannelli inserite tra colonnine intagliate, elimina il fondo d’oro tipico delle pale
d’altare medioevali e da vita ad una nuova composizione in cui a fare da sfondo compare uno
spazio architettonico al cui interno vi sono inseriti la Madonna con in braccio il Bambino e i Santi, i
quali agiscono tra di loro come una vera e propria Sacra Conversazione.

Andrea Mantegna, Trittico di San Zeno, 1456/1459, Verona, basilica di San Zeno
Bartolomeo Vivarini, nella Sacra Conversazione di San Nicola a Bari, prende spunto dal
Mantegna per la continuazione dell’architettura in pittura creando uno spazio architettonico
che lascia intuire dietro di esso la presenza di un meraviglioso giardino alberato. All’interno
di questo spazio architettonico, Bartolomeo Vivarini inserisce nello spazio architettonico al
centro la Madonna in trono con in braccio il Bambino e intorno a lei quattro figure di Santi tra
cui riconosciamo San Giacomo, San Ludovico di Tolosa, San Nicola e un quarto Santo
dall’aureola meno accentuata rispetto agli altri, identificato con San Pietro. Tale
identificazione non è
accertabile in quanto manca
l’elemento delle chiavi,
elemento iconografico
essenziale per identificare il
principe degli Apostoli. Si
può invece ipotizzare che
questo quarto santo inserito
dal Vivarini in questa sacra
conversazione possa essere
invece San Marco, in ragione
del fatto che i committenti
delle opere lagunari in Puglia
non furono mai potenti
famiglie autoctone ma
famiglie straniere di origine
veneziana residenti in molte
zone della regione ed in
particolar modo anche nella
terra di Bari.

Bartolomeo Vivarini, Sacra Conversazione, 1476, particolare


dei SS. Nicola e Marco (?)
Scrive Michele D’Elia a tal riguardo che tra il XVo e il XVIo sec. le città pugliesi
«disseminate sulla costa e all’interno, dedite per lo più ai traffici, tradizionalmente
indipendenti e ciascuna con un proprio glorioso pas-sato alle spalle, subiscono in questo
periodo il contraccolpo delle complesse vicende italiane ed europee e contese tra veneziani,
francesi espagnoli, divengono sede di signorie spesso effimere, che mutanosignore ad ogni
mutar di stagione, mentre carestie saccheggi e pesti-lenze si alternano a momenti di relativo
splendore dovuto al mecenatismo di questo o quel barone1». Vito Bianchi, a tal proposito ci
parla di vere e proprie colonie della Serenissima in terra pugliese, sostenendo che i Veneti
residenti all’epoca nelle Puglie erano numerosi e vivevano in particolar modo a Bari. Colonie
sorte grazie ai rapporti tra il Doge e il Vicere di Napoli, rapporto che ebbero il loro epicentro
in molte città pugliesi ed in particolar modo a Bari, ove dimoravano molte potenti famiglie di
origine veneta e veneziana in particolar modo. Una presenza quella veneziana a Bari forse
dovuta alla liberazione dall’occupazione saracena del del capoluogo pugliese dai Saraceni da
parte del doge di Venezia Pietro Orseolo III, avvenuta tra il 1002 e il 1003, periodo in cui,
secondo Antonio Beatillo, a Bari si diede inizio alla costruzione della chiesa di San Marco dei
Veneziani2. Dunque sono queste le ragioni che portano ad identificare questo quarto Santo
inserito dal Vivarini nella composizione qui presa in esame con San Marco, qui raffigurato.
Nella composizione, Bartolomeo Vivarini pone quest’ultimo vicino alla figura di San Nicola,
il santo patrono della città di Bari, riconoscibile dal pastorale e dalle tre sfere d’oro, in ricordo
dei tre sacchi di denaro che Nicola calò nella casa di un povero uomo di Mira per salvare le
sue tre figlie dall’avviamento alla prostituzione. Anche San Nicola, come San Marco, è un
santo che costituisce un punto d’incontro tra le due città adriatiche Bari e Venezia ma, se San
Marco unisce le due città adriatiche, San Nicola le “divide”. Le ragioni ci vengono spiegate da
Vito Bianchi il quale scrive: “Per questioni sovranazionali che inerivano agli equilibri
mediterranei, balcanici e vicino-orientali, le strade di Venezia e di Bari tendevano duqneua
separarsi. Ma di fronte allo strapotere dei Lagunari, e nella consapevolezza che – per lo
meno agli esordi – la politica commerciale normanna fosse certo poco evoluta, frammentata
da un sistema amministrativo feudo-signorile dispersivo e centrifugo, i Baresi, meno protetti
dall’apparato statale e lasciati all’iniziativa individuale, non potevano starsene a lungo con
le mani in mano. Ben presto, in un modo o nell’altro, sarebbero inevitabilmente dovuti
entrare in competizione con i Veneziani: una competizione che, non potendosi disputare su un
piano di diretta concorrenza mercantile, si giocherà sul trafugamento di ossa sacre, sul furto
delle spoglie, ambitissime, di colui che, sul declinare dell’XI secolo, era ritenuto il
taumaturgo per eccellenza, il più grande intercessore del mondo cristiano, il protettore di
tutto il popolo e di tutti i naviganti dell’Ecumene: san Nicola.

1Michele D’Elia, Aggiunte alla pittura del ’500 in Puglia, «Studi di storia dell’arte, bibliologia ed erudizione in
onore di Alfredo Petrucci», a cura di F. Barberi, A. Petrucci, Milano-Roma, 1969, p. 28
2
Antonio Beatillo, Historia di Bari, Napoli, 1637
Il sepolcro di questo personaggio era a Myra, una località situata in prossimità dell’attuale
cittadina di Demre, sulla costa sud-occidentale della Turchia”. Prosegue Bianchi: “Distanze a
parte, però, nell’Italia meridionale il santo vescovo della Licia era già ben noto, visto che la
sua immagine campeggiava, poco dopo il Mille, fra gli affreschi della chiesa rupestre di
Carpignano Salentino, e veniva riprodotta in un medaglione dell’exultet 1 di Bari, risalente
al 1030 circa. A Venezia, invece, la presenza di San Nicola (o, alla veneziana San Niccolò)
era stata “segnalata” più volte in ambito cittadino, durante alcune apparizioni in cui il santo
si era palesato greco d’aspetto e d’abito, con un volto particolarmente intenso, quasi ieratico,
e indumenti religiosi cristiano-orientali, comprensivi di phelonion e omophorion3”.

Una descrizione del santo che ritroviamo in toto nel Trittico della Madonna della Passione di
derivazione Bizantina eseguito da Andrea Rico da Candia per la basilica nicolaiana di Bari,
collocato nella cappella di San Martino dove originariamente trovò collocazione la Sacra
Conversazione del Vivarini qui presa in esame, e che invece ritroviamo in parte nella pala del
Vivarini qui presa in esame, molto vicina al San Nicola, conservato presso la Pinacoteca
Provinciale di Bari “Corrado Giaquinto”, presso la quale è indicato come scomparto di
polittico, eseguito dal Vivarini nel 1486, dieci anni più tardi dalla Sacra Conversazione di San
Nicola, per la chiesa di Santa Maria delle Grazie ad Altamura4.

. Andrea Rico di Candia, Madonna col Bambino (detta della Passione) tra i SS. Giovanni Teologo e Nicola,
1451, Bari, basilica pontificia di San Nicola

3
Vito Bianchi, Fra Bari e Venezia, storia di destini incrociati, in Vito Bianchi, Clara Gelao, Bari, Venezia e la
Puglia, Adda Editore, 2013, pp. 36-38
4
Clara Gelao (a cura di), La pinacoteca provinciale di Bari, Roma, Istituto poligrafico e zecca dello stato, 2006, p. 136
Bartolomeo Vivarini, Sacra Conversazione, 1476,
Bari, basilica pontificia di San Nicola, particolare
del San Nicola

Bartolomeo Vivarini, San Nicola (scomparto del


polittico di Altamura), 1486, Bari, pinacoteca
provinciale “Corrado Giaquinto”
Gli altri due Santi che compaiono nella Sacra Conversazione di Bartolomeo Vivarini qui
presa in esame sono San Giacomo, riconoscibile dalla presenza del bastone da pellegrino
con sopra una conchiglia e San Ludovico di Tolosa, al quale un tempo era dedicato l’altare
nell’area di sinistra del transetto secondo quanto riportato da Padre Gerardo Cioffari 5,
riconoscibile dal saio francescano al di sotto degli abiti e degli attributi vescovili. È questa
un’iconografia tipica del Santo in quanto egli
divenne francescano negli anni ’80 del XIIIo
sec., e nel 1294 venne nominato arcivescovo
di Tolosa da parte di papa Celestino V,
provvedimento revocato da Bonifacio VIII
nel 1295. Con tali attributi, infatti, Ludovico
di Tolosa ci viene presentato dallo stesso
Bartolomeo Vivarini nel 1465 con il san
Ludovico di Tolosa degli Uffizi, dal fratello
Antonio Vivarini nel San Ludovico di Tolosa
dello smembrato polittico della chiesa di
Santa Maria Vetere di Andria6, datato al
settimo decennio del XVo sec., attualmente
conservato presso la pinacoteca provinciale
Corrado Giaquinto di Bari e, nel 1317 da
Simone Marini nel San Ludovico di Tolosa
che incorona il fratello Roberto d’Angiò in
cui il Santo è raffigurato nell’atto simbolico
di rinunciare al Regno di Napoli per seguire
la vocazione ecclesiastica, incoronando il
fratello minore Roberto.

Bartolomeo Vivarini, San Ludovico di


Tolosa, 1465, Firenze, Galleria degli
Uffizi

5
P. Gerardo Cioffari, La Basilica di San Nicola. Breve guida storico-artistica, Basilica di San Nicola Editore
6
Clara Gelao (a cura di), La pinacoteca provinciale di Bari, Roma, Istituto poligrafico e zecca dello stato, 2006, p. 130
Antonio Vivarini, Polittico smembrato di Andria, Settimo decennio del XV sec., Bari,
pinacoteca provinciale “Corrado Giaquinto”

Antonio Vivarini, Polittico smembrato di Andria,


Settimo decennio del XV sec., Bari, pinacoteca
provinciale “Corrado Giaquinto”, part. del San
Ludovico di Tolosa
Simone Martini, San Ludovico di Tolosa che incorona il fratello Roberto
d’Angiò, 1317, Napoli, museo di Capodimonte
Tornando alla pala di Bartolomeo Vivarini della basilica di San Nicola di Bari, nella cimasa
abbiamo Cristo deposto che mostra i segni dei chiodi della crocifissione tra due figure di Santi delle
quali riconosciamo San Francesco, la cui impostazione sembra tragga ispirazione dal San Francesco
eseguito da Antonio Vivarini del Polittico smembrato della chiesa di Santa Maria Vetere ad Andria,
oggi visibile presso la pinacoteca provinciale “Corrado Giaquinto” di Bari, citato in precedenza7.

Bartolomeo Vivarini, Sacra Conversazione, 1476, Bari, basilica pontificia di San Nicola, cimasa

7
Clara Gelao (a cura di), La pinacoteca provinciale di Bari, Roma, Istituto poligrafico e zecca dello stato, 2006, p. 130
Antonio Vivarini, Polittico smembrato di Andria, Settimo decennio del XV sec., Bari, pinacoteca provinciale
“Corrado Giaquinto”

Bartolomeo Vivarini, Sacra


Conversazione, 1476, Bari,
basilica pontificia di San Nicola,
particolare della cimasa con San Antonio Vivarini, Polittico smembrato
Francesco di Andria, Settimo decennio del XV
sec., Bari, pinacoteca provinciale
“Corrado Giaquinto”, particolare del
San Francesco
Per quanto riguarda la committenza dell’opera, Cioffari sostiene che essa sia stata voluta dal
canonico veneziano Alvise Cancho, sulla base di quanto sostenuto dagli studi di Michele D’Elia8, di
Adriana Pepe9 e di Francesco De Nicolo10, il quale sostiene che il Cancho avrebbe commissionato a
Bartolomeo Vivarini anche l’Annunciazione di Modugno, firmata e datata al 1472 e conservata
nella chiesa matrice di Modugno.

Bartolomeo Vivarini, Annunciazione, 1472, Modugno (Bari), chiesa matrice

8
Michele D’Elia, Aggiunte alla pittura del ’500 in Puglia, op. cit.
9
Adriana Pepe, Dall’età aragonese a Bona Sforza, in Francesco Tateo (a cura di), Storia di Bari. Dalla conquista
normanna al ducato sforzesco, Roma, 1990, p. 429
10
Francesco De Nicolo, Prime attestazioni di pittura napoletana nella Puglia del Cinquecento. Le tavole dei SS. Pietro
e Paolo del “Maestro dell’Adorazione di Glasgow” a Terlizzi, in Angelo D’Ambrosio e Francesco Di Palo (a cura di),
Studi in memoria di Gaetano Valente, Molfetta, La Nuova Mezzina, 2018, p. 152
Bartolomeo Vivarini, Annunciazione, 1472, Modugno (Bari), chiesa matrice, particolare della firma del maestro e
della datazione

Secondo Clara Gelao, Alvise Cancho potrebbe essere stato una figura di rilievo nell’esecuzione di
queste due opere, ma probabilmente non il committente, almeno per quanto riguarda il discorso
incentrato sulla Sacra Conversazione Nicolaiana. Clara Gelao, mette anch’essa in dubbio questa
committenza sostenendo che la figura di Alvise Cancho sarebbe stata un comune denominatore tra
le opere citate, l’Annunciazione di Modugno e la Sacra Conversazione di Bari, qualunque sia stato
il suo ruolo (mediatore o committente)11.

L’ultima parola a riguardo ci viene detta dal dipinto stesso. Se è certa l’attribuzione a Bartolomeo
Vivarini, confermata come nel caso dell’Annunciazione di Modugno, dalla presenza della firma del
maestro e della datazione, un altro cartiglio presente nella Sacra Conversazione Nicolaiana ci indica
il nome di un altro possibile committente: il veneziano Ludovico Cancho, probabilmente esponente
della famiglia del canonico Alvise Cancho il quale avrebbe sicuramente fatto da mediatore tra
Bartolomeo Vivarini e Ludovico, ma di sicuro, stando a quanto rivelato dal dipinto stesso, non
avrebbe commissionato l’opera al maestro.

Bartolomeo Vivarini, Sacra Conversazione, 1476, Bari, basilica pontificia di San Nicola, particolare della firma
del maestro e della datazione del dipinto

Bartolomeo Vivarini, Sacra Conversazione, 1476, Bari, basilica pontificia di San Nicola, particolare del nome del
committente

11
Clara Gelao, “Puia cum Veniexia. Veniexia cum Puia”. Arte veneta nella Puglia storica dal tardo Medioevo al
Settecento, in Vito Bianchi, Clara Gelao, Bari, Venezia e la Puglia, Adda Editore, 2013, p. 156
Con la Sacra Conversazione di Bartolomeo Vivarini del 1476, la storia dell’arte dell’Italia
meridionale ci mostra una pagina di essa ricca di mistero, puntando l’accento su un aspetto ancora a
molti poco conosciuto quale è la diffusione di opere d’arte di origine veneta in Puglia e in generale
in tutta l’Italia del sud. Una diffusione ricca di sorprendenti pagine di storia dell’arte che ancora
oggi mirano a puntare l’attenzione sulla grandezza e la maestosità degli itinerari artistici del
Quattrocento veneziano. Un itinerario caratterizzato dalla presenza di grandi nomi come lo stesso
Bartolomeo Vivarini, il fratello Antonio e suo figlio Alvise Vivarini e Giovanni Bellini, presente
nella pinacoteca metropolitana “Corrado Giaquinto” di Bari con il maestoso San Pietro Martire
datato tra il 1490 e il 1500, proveniente dalla chiesa domenicana di Santa Maria la Nova a
Monopoli12, il quale insieme alla Sacra Conversazione di Bartolomeo Vivarini qui presa in esame,
contribuisce a far conoscere lo sviluppo della pittura veneta del Quattrocento, caratterizzata da un
linguaggio contaminato artisticamente dai maestri fiamminghi della prima metà del XVo secolo
come ad esempio Jan Van Eyck e la sua diffusione in terra pugliese, che si protrarrà anche nei
secoli successivi grazie all’opera di Gaspar Hovic e del suo seguace Andrea Bordone, regalandoci
autentici tesori da scoprire e da valorizzare.

Giovanni Bellini, San Pietro Martire, 1490-


1500, Bari, pinacoteca provinciale Corrado Giovanni Bellini, San Pietro Martire, 1490-1500,
Giaquinto, verso Bari, pinacoteca provinciale Corrado Giaquinto,
particolare del recto

12
Clara Gelao (a cura di), La pinacoteca provinciale di Bari, Roma, Istituto poligrafico e zecca dello stato, 2006, p. 142
Gaspar Hovic, Adorazione dei Magi, 1613, Ruvo di Puglia, chiesa di Sant’Angelo
Andrea Bordone (attr.), Maria Regina e Santi, 1610 circa, Bari, museo nicolaiano
Jan Van Eyck, Polittico dell’Agnello Mistico, sportelli aperti, 1426-1432, Gand, cattedrale di San Bavone

Jan Van Eyck, Polittico dell’Agnello Mistico, sportelli aperti, 1426-1432, Gand, cattedrale di San Bavone, particolare del
pannello centrale
RINGRAZIAMENTI

Un particolare e sentito ringraziamento ad alcuni amici senza il cui contributo


questo studio non sarebbe nato: al sig. Domenico, responsabile della portineria della
basilica pontificia di San Nicola di Bari, al custode, ai responsabili e a tutto il clero
officiante in essa, in particolar modo Padre Gerardo, rettore, studioso e teologo
della basilica nicolaiana; alle amiche Francesca Canonico, Francesca Di Vincenzo e
tutto lo staff del museo nicolaiano di Bari; alla dottoressa Anna Martucci e a tutto lo
staff della pinacoteca metropolitana di Bari. Senza la loro disponibilità la
documentazione di questi tesori non sarebbe stata possibile.

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