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LA SOCIETA’ SEMPLICE

CARATTERI DELLA SOCIETA’ SEMPLICE


La società semplice rappresenta il modello di riferimento di tutte le società di persone, costituisce un
innovazione, prima di essa, alle società commerciali si contrapponeva la società civile, derivata dal diritto
romano, la quale, corrispondeva a un contratto interno tra i soci, i quali agivano individualmente pur
dovendo rispondere degli obblighi assunti verso i terzi.
La società semplice è una società non commerciale e può essere destinata solo all'esercizio di
un'attività non commerciale
Un’attività di carattere non commerciale può essere quella agricola oppure un'attività professionale.
La società semplice è raramente utilizzata dagli imprenditori, i quali, preferiscono utilizzare le altre tipologie
societarie.
Per la costituzione della società semplice la legge non richiede forme speciali (art. 2251 c.c.) a parte per i
beni conferiti, come beni immobili: i contratti che hanno per oggetto il trasferimento di beni immobili
richiedono la forma scritta. essa può costituirsi anche oralmente, tramite un accordo verbale, o tacitamente,
nell'ipotesi in cui più persone esercitino di fatto un'attività economica in comune. Si parla, in tale situazione,
di società di fatto.
la società si costituisce sulla base di un documento scritto, che prende il nome di atto costitutivo.
È possibile che, ad attività sociale avviata, i soci intendano apportare delle modifiche al contratto sociale.
Tali variazioni possono essere soggettive, se si basano sull'ingresso di nuovi soci o sulla sostituzione di
uno o più di quelli originari, oppure oggettive se si riferiscono al cambiamento di determinate clausole. il
trasferimento della sede sociale è una modifica oggettiva al contratto sociale. il contratto sociale può
essere modificato soltanto con il consenso di tutti i soci, cioè all'unanimità (art. 2252 c.c.).
Società occulte e società apparenti. la società di fatto corrisponde a una società occulta, ricorre quando i
soci non esteriorizzano, non rendono cioè manifesto il loro rapporto societario, e agiscono nei rapporti con i
terzi come se fossero imprenditori individuali. Lo Scopo è quello di limitare la responsabilità per i debiti al
soggetto che agisce come singolo, senza coinvolgere gli altri. la società apparente, si ha quando più
soggetti si comportano di fatto come soci, senza esserlo, allo scopo di generare nei terzi l'idea di trovarsi di
fronte a una società e quindi a una situazione di maggiore garanzia.
OBBLIGHI DEI SOCI (da 2253 a 2256 c.c.)
ogni socio della società semplice ha l'obbligo di eseguire i conferimenti determinati nel contratto sociale,
quanto è necessario per il conseguimento dell'oggetto sociale. Ogni socio può conferire una somma di
denaro, che potrà essere utilizzata per l'esercizio dell'attività, O crediti verso terzi oppure beni in natura. Il
conferimento dei beni può consistere in un conferimento in proprietà o in godimento. Nella società
semplice, diversamente da quanto previsto per le società di capitali, i soci possono conferire anche la loro
attività lavorativa, qualificandosi come soci d'opera.
L'AMMINISTRAZIONE DELLA SOCIETA’
L'amministrazione si sostanzia nell'assunzione delle decisioni che possono rivelarsi utili per la società e
nelle operazioni pratiche destinate a realizzarle.
L'attività di amministrazione, in una società, consiste nell'attività di gestione dell'impresa sociale,
attraverso la quale i soci perseguono gli obiettivi che si sono prefissi.
L'amministrazione disgiuntiva (art. 2257 c.c.) È possibile, che i soci pattuiscano le regole
dell'amministrazione nell'atto costitutivo. In mancanza di uno specifico accordo, l'amministrazione della
società, spetta a ciascun socio disgiuntamente dagli altri. ogni socio è investito automaticamente della
carica di amministratore e può compiere da solo, senza il consenso degli altri e anche senza l'obbligo di
consultarli, tutti gli atti relativi all'oggetto sociale che ritiene opportuni  carattere fiduciario che lega il
rapporto dei soci nelle società di persone: se si costituisce una società è perché ci si fida gli uni degli altri,
ci si espone tutti al rischio della responsabilità illimitata. Sulla base della reciproca fiducia, si riconosce a
ognuno il potere di compiere atti che, corrispondono all'interesse collettivo. Nell'ipotesi in cui
l'amministrazione sia disgiuntiva, è riconosciuto a ogni socio amministratore il diritto di opporsi
all'operazione che un altro voglia compiere, prima che sia compiuta. Sull'opposizione decide la
maggioranza dei soci, determinata secondo la parte attribuita a ciascun socio negli utili.
L'amministrazione congiuntiva (art. 2258 c.c.) Non sempre il rapporto di fiducia tra i soci è assoluto, per
cui essi possono stabilire, nell'atto costitutivo, diversi regimi amministrativi; se l'amministrazione spetta
congiuntamente a tutti i soci, o ad alcuni di essi, per il compimento delle operazioni sociali è necessario il
consenso di tutti i soci amministratori. I singoli amministratori non possono pertanto compiere da soli alcun
atto, a meno che non ricorra una situazione di urgenza e si debba operare per evitare un danno alla
società. Può verificarsi che il contratto sociale riservi l'amministrazione ad alcuni soci, oppure a un solo
socio, caso in cui si parla di amministratore unico.
Se l'amministrazione è riservata a uno o ad alcuni soci, quelli esclusi hanno un potere di controllo
sull'operato degli amministratori (art. 2261 c.c.), che si sostanzia nei seguenti diritti:

 avere dagli amministratori notizia dello svolgimento degli affari sociali;


 consultare i documenti relativi all'amministrazione;
 ottenere il rendiconto dell'amministrazione al termine di ogni anno
Gli amministratori possono essere nominati nell'atto costitutivo oppure in un atto separato(art. 2259 c.c.).
Se si tratta di amministratori nominati nel contratto sociale, essi possono essere revocati dall'incarico
soltanto per giusta causa, ex. situazione che comprometta il rapporto di fiducia. La revoca deve essere
decisa all'unanimità dei soci. se ricorre una giusta causa di revoca, ma non tutti i soci sono d'accordo,
ognuno di essi può richiederne la pronuncia da parte dell'autorità giudiziaria. Qualora gli amministratori
siano stati nominati con atto separato, la revoca può essere disposta all’unanimità anche senza giusta
causa, secondo le norme sul contratto di mandato, salvo il risarcimento dei danni.
Gli amministratori, devono svolgere il loro compito con la diligenza media, e devono rendere conto del loro
incarico agli altri soci. Essi sono solidalmente responsabili verso la società per l'adempimento degli obblighi
loro imposti dalla legge o dall'atto costitutivo. L’azione di responsabilità, volta a ottenere il risarcimento dei
danni sociali subiti, può essere presentata dai singoli soci oppure, dai nuovi amministratori.
Gli amministratori hanno la rappresentanza della società.In mancanza di diversa disposizione del contratto
sociale, la rappresentanza della società, spetta a ciascun socio amministratore. Se si riconosce a ciascuno
il potere di amministrare la società, è normale conseguenza il conferimento a ogni socio del potere di agire
in nome e per conto della società, nell'interesse di essa, e quindi di tutti i soci e di sé stesso. (art. 2266 c.c.)
la rappresentanza è un carattere generale e comprende anche quella processuale. Essa può essere
riservata, nel contratto sociale, ad alcuni soltanto, o anche a uno solo, dei soci amministratori. Per quanto
riguarda la possibilità di apportare modifiche al potere di rappresentanza, le modifiche e la revoca della
procura devono essere portate a conoscenza dei terzi con mezzi idonei, altrimenti esse non sono opponibili
ai terzi.
IL DIRITTO AGLI UTILI (art. 2262-2263 c.c.)
Nelle società di persone esiste, un vero e proprio diritto agli utili da parte dei soci, essi possono pretendere
la distribuzione di tutti gli utili realizzati che risultano dal rendiconto redatto dagli amministratori al termine di
ogni esercizio sociale approvato dai soci. Nella società semplice ogni socio ha il diritto di percepire la sua
parte di utili dopo l'approvazione del rendiconto. Nelle società di capitali, questo diritto non è pieno, la
decisione di distribuire gli utili è riservata all'assemblea, che può decidere di non distribuirli ma di
reinvestirli.
Nella società semplice le parti spettanti ai soci nei guadagni si presumono proporzionali ai conferimenti. Se
il valore dei conferimenti non è determinato nel contratto, esse si presumono uguali. I soci sono liberi di
determinare, nel contratto sociale, criteri diversi per la partecipazione agli utili di ciascun socio, anche se
permane il divieto del patto leonino, volto a escludere uno o più soci da ogni partecipazione agli utili.
Per la parte di utili spettante al socio d'opera, essa viene pattuita nel contratto sociale; in mancanza, viene
fissata dal giudice secondo equità, tenendo presenti le disposizioni relative alla misura della retribuzione
del lavoratore subordinato, che si sostanziano nell'idoneità ad assicurare al lavoratore e alla sua famiglia
un'esistenza libera e dignitosa.
LA RESPONSABILITA’ PATRIMONIALE (art. 2267-2270 c.c.)
nelle società di persone esiste un'autonomia patrimoniale imperfetta, tale per cui delle obbligazioni sociali
rispondono illimitatamente e solidalmente i Soci, mentre i Creatori particolari dei soci non possono agire sul
patrimonio sociale.
La responsabilità dei soci  delle obbligazioni sociali risponde innanzitutto il patrimonio della società: Oltre
a esso, rispondono anche i singoli soci, in modo illimitato, cioè con tutti i loro beni presenti e futuri, e
solidale, nel senso che un creditore sociale può rivolgersi, per l'intero pagamento, a un singolo socio.
Quando si verifica tale situazione il socio che ha pagato potrà agire verso gli altri con l'azione di regresso,
ossia chiedere agli altri soci il rimborso di quanto versato al creditore sociale, in proporzione alla loro quota
di conferimenti.
L'escussione preventiva del capitale sociale. Il socio richiesto del pagamento dei debiti sociali può peraltro
domandare la preventiva escussione del capitale sociale, indicando i beni sui quali il creditore possa
agevolmente soddisfarsi. Egli può pertanto evitare di pagare personalmente se indica al creditore sociale la
presenza, nel patrimonio della società, di denaro o di altri beni prontamente liquidabili che consentano
un'immediata soddisfazione del debito.
La limitazione della responsabilità. Se la normativa generale prevede la responsabilità illimitata e solidale di
tutti i soci, è però possibile che il contratto sociale preveda una clausola di limitazione di responsabilità a
favore di uno o più soci. Tale limitazione non può mai riguardare i soci che hanno agito come
rappresentanti verso i terzi; inoltre tale limitazione deve essere portata a conoscenza dei terzi con mezzi
idonei.
La responsabilità dei soci entranti o uscenti. Se vengono a far parte della società nuovi membri, essi sono
chiamati a rispondere illimitatamente e solidalmente per le obbligazioni sociali anteriori all'acquisto della
qualità di socio; il socio che invece esce dalla società è responsabile per le obbligazioni sociali fino al
giorno in cui si verifica lo scioglimento.
La posizione dei creditori particolari dei soci  a essi è interdetto rivalersi sul patrimonio sociale, ma è
riconosciuta la possibilità di fare valere i propri diritti sugli utili. Se i beni personali del debitore sono in-
sufficienti a soddisfare l'interesse del creditore particolare, questi può altresì chiedere in ogni tempo la
liquidazione della quota del suo debitore.
La liquidazione della quota, che deve avvenire entro tre mesi dalla domanda, viene effettuata in denaro, il
che comporta a volte, per gli altri soci, la necessità di vendere beni sociali in mancanza di liquidità.
La legge non ammette la compensazione tra il debito che un terzo ha verso la società e il credito che egli
ha verso un socio: la funzione del divieto è di impedire che il debito del socio venga fatto pagare alla
società, annullando di fatto il regime dell'autonomia patrimoniale.
LA MORTE O RECESSO DEL SOCIO (art. 2284-2285 c.c.)
Nella vita di una società possono verificarsi alcuni eventi che, pur non interrompendo l'attività sociale nel
suo complesso, determinano lo scioglimento del rapporto sociale limitatamente a uno o più soci. Ciò può
verificarsi per morte, per recesso o per esclusione.
salvo contraria disposizione del contratto sociale, in caso di morte di uno dei soci, gli altri devono liquidare
la quota agli eredi, a meno che preferiscano sciogliere la società, ovvero continuarla con gli eredi stessi e
questi vi acconsentano.
La liquidazione della quota. la normale conseguenza della morte di un socio è la liquidazione della sua
quota agli eredi, cioè il versamento a loro favore di una somma di denaro corrispondente al valore della
quota. Tuttavia è possibile che i soci superstiti preferiscano sciogliere la società, evento che può essere
giustificato dal ruolo fondamentale che aveva in società il socio defunto, oppure che preferiscano
continuarla ammettendo a farne parte gli eredi, sempre che questi, siano d'accordo. gli eredi, nuovi soci,
assumono la responsabilità illimitata e solidale dei debiti sociali; non devono invece effettuare conferimenti,
valendo quello eseguito inizialmente dal socio defunto.
La possibilità di pattuizione nel contratto sociale. L'esordio offre ai soci la possibilità di prevedere, nell'atto
costitutivo, come comportarsi in caso di morte di uno di loro. È possibile che i soci si accordino sul fatto che
la società debba sciogliersi oppure continuare con gli eredi (sempre dietro loro consenso).
Il divieto di continuazione obbligatoria. La giurisprudenza non considera valide le clausole che contrastano
con la normativa in materia di successioni o con quella contrattuale. Ex. La clausola di continuazione
obbligatoria: in caso di morte di un socio, la società deve continuare anche con gli eredi; questi ultimi si
troverebbero pertanto obbligati a entrare in società (ledere il principio della libertà contrattuale). tale patto
vanificherebbe il potere degli eredi di accettare l'eredità con beneficio d'inventario.
Il recesso del socio. Un socio ha la possibilità di uscire dalla società attraverso una dichiarazione
personale, che corrisponde al diritto di recesso. Se la società è contratta a tempo indeterminato o per tutta
la vita di uno dei soci, ogni partecipante può recedere liberamente in qualsiasi momento, salve l'obbligo di
comunicarlo agli altri con un preavviso di almeno tre mesi. Questo trattamento giuridico, denominato
recesso ad nutum, richiama quello del lavoratore dipendente, che può in qualsiasi momento "licenziarsi"
con l'obbligo però di avvisare entro determinati termini temporali il datore di lavoro.
Se la Società è sottoposta a termine, il recesso non può essere liberamente esercitato, ma può essere
ammesso se ricorre una giusta causa che lo giustifichi. Il criterio della giusta causa va identificato in una
situazione di particolare gravità che non consenta la continuazione del rapporto sociale. Ex. situazione di
cattiva amministrazione da parte degli altri soci. In ogni caso quando un socio recede, ha diritto alla
liquidazione della quota.
L’ESCLUSIONE DEL SOCIO (art. 2286-2288 c.c.)
In una società semplice può succedere che uno dei soci venga escluso dalla società: ciò può avvenire di
diritto oppure per decisione degli altri soci.
Si ha l’esclusione di diritto, cioè indipendentemente da una deliberazione degli altri soci e quindi in modo
automatico, se un socio viene dichiarato fallito o se nei suoi confronti un creditore particolare abbia ottenuto
la liquidazione della quota.
L'esclusione, può essere deliberata dagli altri soci. Questa decisione non può essere, in nessun caso,
arbitraria, ma deve fondarsi su principi di legge, che prevede le seguenti cause di esclusione:

 gravi inadempienze nei confronti della legge o del contratto sociale;


 sopravvenuta interdizione, inabilitazione o condanna del socio a una pena che comporti l'interdizione
dai pubblici uffici;
 sopravvenuta inidoneità del socio d'opera a eseguire l'attività conferita;
 perimento della cosa conferita in proprietà, se questa è perita prima che la proprietà passasse alla
società;
 perimento della cosa conferita in godimento, se il perimento non è imputabile agli amministratori
L'esclusione è deliberata dalla maggioranza dei soci, si tratta di una maggioranza numerica e non legata ai
conferimenti o alle quote di partecipazione agli utili. La deliberazione di esclusione è efficace trascorsi
trenta giorni dalla data della sua comunicazione al socio escluso. Entro questo termine il socio che ritenga
di essere stato escluso ingiustamente può fare opposizione davanti al Tribunale, il quale può sospendere
l'esecuzione. ipotesi di inversione dell'iniziativa del contraddittorio: dovrebbero essere i soci che intendono
procedere all'esclusione a rivolgersi a un giudice per ottenere il loro scopo. Qui, invece, la deliberazione di
esclusione è di per sé valida, e compete al socio escluso l'onere di rivolgersi all'autorità giudiziaria se
intende contestare il provvedimento a suo carico. Si assiste cioè, da un punto di vista processuale, a
un’inversione ai ruoli. Se la società è composta solo da due soci, l'esclusione di uno di essi e pronunciata
dal Tribunale, su domanda dell'altro.
quando un socio 'esce" dalla società, per recesso, morte o esclusione, egli, o gli eredi per lui, ha diritto,
entro sei mesi dallo scioglimento del proprio rapporto, alla liquidazione della quota, cioè a una somma di
denaro che rappresenti il valore della sua quota. Tale liquidazione viene fatta in base alla situazione
patrimoniale della società quale risulta alla data dello scioglimento, al netto dei debiti sociali, sottraendo al
valore dei beni sociali tutte le passività. Se il socio aveva conferito beni in godimento ha diritto a ottenerne
la restituzione.
SCIOGLIMENTO E LIQUIDAZIONE DELLA SOCIETA’ (art. 2272 c.c.)
le possibili cause di scioglimento della società semplice:

 il decorso del termine, evento che può verificarsi, solo nelle società costituite a tempo determinato. La
sopravvenienza del termine di scadenza non rende però obbligatorio lo scioglimento, in quanto i soci
possono prorogare la società: la proroga può essere espressa, se nasce da una esplicita deliberazione
dei Soci, o tacita se risulta semplicemente dal fatto che, nonostante la scadenza, i soci continuino a
effettuare le operazioni sociali;
 il conseguimento dell’oggetto sociale o la sopravvenuta impossibilità di conseguirlo. Ricorre la prima
ipotesi quando la società realizza l'obiettivo per cui è stata costituita, il che può verificarsi nei casi in cui
si sia dato vita a un'impresa sociale per compiere un determinato affare. L’impossibilità di conseguire
l'oggetto sociale può dipendere da circostanze interne alla vita della società o da cause a essa esterne,
come un sopraggiunto divieto legislativo allo svolgimento dell'attività propria della società;
 la volontà di tutti i soci: è il cosiddetto "mutuo consenso", rappresenta la causa più frequente di
scioglimento;
 quando viene a mancare la pluralità dei soci, se nel termine di sei mesi questa non è ricostituita. se
rimane un solo socio in società, questo ha tempo sei mesi per trovare almeno un'altra persona disposta
a entrare in società con lui, altrimenti si procede allo scioglimento;
 le altre cause previste dal contratto sociale  i soci possono prevedere lo scioglimento della società in
caso di morte di uno di loro.
Quando si verifica una causa di scioglimento, gli amministratori non possono più intraprendere nuove
operazioni, ma devono limitarsi al compimento degli affari urgenti. Inizia infatti a questo punto l'attività finale
della società, chiamata liquidazione.
La liquidazione consiste nel compimento di una serie di atti volti a liquidare il patrimonio sociale, a pagare i
creditori e a distribuire l'eventuale residuo tra i soci. (art. 2274 c.c.)
Il contratto sociale può contenere disposizioni specifiche su come debba essere condotta la fase di
liquidazione, oppure essa può essere determinata dall'accordo dei soci. In mancanza di queste due
condizioni la liquidazione segue la disciplina legale indicata negli artt. 2275-2283 c.c.
I soci all'unanimità, o, in mancanza, il presidente del Tribunale, devono nominare uno o più liquidatori, che
possono essere individuati tra i soci, gli amministratori, o anche tra persone estranee alla società. I
liquidatori devono prendere in consegna dagli amministratori i beni e i documenti sociali, attraverso i quali
redigono l'inventario dal quale deve risultare lo stato attivo e passivo del patrimonio sociale. L’inventario
deve essere sottoscritto dagli amministratori e dai liquidatori.
I liquidatori possono compiere tutti gli atti necessari per la liquidazione se i soci non hanno disposto
diversamente:
 possono vendere anche in blocco i beni sociali;
 hanno la rappresentanza della società, anche in sede giudiziale;
 provvedono al pagamento dei debiti sociali.
Se i fondi disponibili risultano insufficienti, i liquidatori possono chiedere ai soci di effettuare i versamenti
ancora dovuti sulle rispettive quote e, se occorre, di conferire le somme ulteriormente necessarie, nei limiti
della rispettiva responsabilità. Una volta estinti i debiti sociali, se risulta dell'attivo residuo, questo viene
ripartito trai soci in proporzione della parte di ciascuno nei guadagni. Esaurite tutte queste formalità, la
società è definitivamente sciolta, quindi non più esistente.
LA SOCIETA’ IN ACCOMANDITA SEMPLICE
I CARATTERI FONDAMENTALI
La società in accomandita semplice è una società di persone che di regola svolge un'attività di natura
commerciale; essa prevede due distinte categorie di soci: gli accomandatari e gli accomandanti.
La società in accomandita semplice (S.a.s.) si caratterizza per la presenza di due tipologie di soci: gli
accomandatari, i quali rispondono delle obbligazioni sociali in modo illimitato e solidale, e gli accomandanti,
che non rischiano più di quanto abbiano conferito in società.
Questo modello societario è utilizzato in modo distorto, con le stesse finalità esaminate per l’imprenditore
occulto: si trova un prestanome, spesso nullatenente, disposto a qualificarsi come socio accomandatario,
mentre i soci che realmente dirigono l'impresa figurano come accomandanti, proteggendo in tal modo il loro
patrimonio in caso di difficoltà economiche.
La costituzione delle s.a.s. è sottoposta alla stessa disciplina prevista per le s.n.c. e pertanto potranno
costituirsi sia s.a.s. regolari, se iscritte nel Registro delle imprese, sia s.a.s. irregolari, nel caso opposto.
Per quanto concerne l'atto costitutivo, valgono le seguenti ulteriori prescrizioni:

 dall'atto costitutivo deve risultare quali soci siano accomandanti e quali accomandatari;
 la ragione sociale deve contenere, oltre all'indicazione del tipo di società, il nome di un socio
accomandatario
Se un socio accomandante consente che il suo nome figuri nella ragione sociale, risponde di fronte ai terzi
illimitatamente e solidalmente con gli accomandatari per le obbligazioni sociali. È intuibile la ragione di
questa prescrizione, volta a evitare un danno verso i creditori, indotti a credere che la persona il cui nome
viene iscritto sia illimitatamente responsabile.
Il codice civile, disciplina il trasferimento della quota del socio accomandante, senza nulla dire del socio
accomandatario, per il quale, quindi, operano le norme generali sulla società semplice. Se un socio
accomandatario vuole cedere la sua quota è necessaria a tal fine l'unanimità dei consensi degli altri soci.
La quota di partecipazione di un socio accomandante è trasmissibile per causa di morte.
Sono frequenti, negli atti costitutivi delle S.a.s., le cosiddette "clausole di accrescimento", in base alle quali,
in caso di morte di un accomandante, la sua quota andrà ad accrescere il valore della partecipazione dei
soci superstiti, liquidando agli eredi il valore della quota del defunto.
Inoltre, salvo diversa disposizione dell'atto costitutivo, la quota può essere ceduta per atto tra vivi, con
effetto verso la società, con il consenso dei soci che rappresentano la maggioranza del capitale.
Questa disposizione normativa conferma che il cambiamento di un socio accomandante non è considerato
una modifica del contratto sociale, per la quale è richiesta l'unanimità.
Nelle società in accomandita semplice, l'attività di amministrazione è riservata agli accomandatari. La
ragione di questa esclusiva può essere individuata nel fatto che, essendo essi gli unici soci che rischiano
tutto il patrimonio personale, sono maggiormente stimolati a un'amministrazione attenta e Scrupolosa.
L'amministrazione è in genere disgiuntiva, sempre che l'atto costitutivo non disponga diversamente.
Quando gli amministratori vengono nominati con atto separato dal contratto sociale, la loro nomina e
l’eventuale revoca, se l'atto costitutivo non dispone diversamente, richiedono il consenso dei soci
accomandatarie l'approvazione di tanti soci accomandanti che rappresentino la maggioranza del capitale
da essi sottoscritto.
I soci accomandanti non possono compiere atti di amministrazione, né trattare o concludere affari in nome
della società se non in forza di procura speciale per singoli affari. Il socio accomandante che viola questo
divieto assume responsabilità illimitata e solidale verso i terzi per tutte le obbligazioni sociali e può essere
escluso dalla società.
È ammesso che i soci accomandanti prestino la loro opera sotto la direzione degli amministratori; inoltre
essi hanno, oltre al diritto di percepire gli utili, il diritto di ottenere comunicazione annuale del bilancio e del
conto dei profitti e delle perdite e di controllarne l'esattezza, consultando la documentazione della società.
Non è invece previsto, come nelle altre società di persone, che gli accomandanti chiedano notizie agli
amministratori sullo svolgimento degli affari sociali.
I soci accomandanti hanno un altro elemento di tutela: non sono tenuti alla restituzione degli utili riscossi in
buona fede secondo il bilancio regolarmente approvato.
Le cause di scioglimento della società in accomandita semplice sono le stesse della società in nome
collettivo, cui se ne aggiunge una peculiare: il venire meno di una delle due categorie di soci che la
compongono. In tale ipotesi, gli altri soci hanno sei mesi di tempo per trovare uno o più soggetti disposti a
entrare in società con la qualifica di quello o di quelli venuti a mancare, altrimenti la società si scioglie.
Nell'ipotesi in cui venissero a mancare tutti gli accomandatari, cui è riservata l'amministrazione, gli
accomandanti procedono alla nomina di un amministratore provvisorio, i cui atti devono limitarsi
all'ordinaria amministrazione e che non assume la qualità di socio accomandatario.
In relazione alla liquidazione della società, valgono esattamente le stesse norme previste per la società in
nome collettivo. Una volta cancellata la società dal Registro delle imprese, i creditori rimasti insoddisfatti
possono agire nei confronti degli accomandatari, dei liquidatori, se il mancato pagamento è dipeso da loro
colpa, e degli stessi accomandanti, nei limiti della quota di liquidazione.
LA SOCIETÀ IN NOME COLLETTIVO
La società in nome collettivo è la società di persone più diffusa e viene utilizzata per le imprese collettive di
piccole dimensioni, spesso tra persone che appartengono alla stessa famiglia o legate da un rapporto di
fiducia. A essa si applicano, le disposizioni disciplinari previste per la società semplice e, alcune norme
specifiche.
La società in nome collettivo (s.n.c.) è una società di persone che può essere costituita per
l'esercizio di qualsiasi attività, di natura commerciale o agricola.
L'art. 2291 c.c., afferma che «tutti i soci rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni
sociali. il patto contrario non ha effetto nei confronti dei terzi».
nelle società in nome collettivo, è possibile pattuire la limitazione di responsabilità per i debiti sociali nei
confronti di uno o più soci, ma tale patto ha solo efficacia interna trai soci e non produce effetti nei confronti
dei terzi. Questo significa che se un creditore sociale si rivolge per l'adempimento a un socio la cui
responsabilità è stata limitata ai soli conferimenti, ha il diritto di ottenere soddisfazione; il socio che ha
pagato potrà poi rivolgersi agli altri soci per ottenere la restituzione dell'intera somma versata.
sono previste Regole specifiche dal c.c. in relazione alla possibilità per i soci di svolgere attività in
concorrenza. Il socio di una s.n.c. non può, senza il consenso degli altri soci, esercitare per conto proprio o
altrui un'attività concorrente con quella della società, né partecipare come socio illimitatamente
responsabile ad altra società concorrente (art. 2301 c.c.). Perché sussista concorrenza è necessario che
l'attività esercitata sia idonea a sviare la clientela da quella della società, o che il socio possa utilizzare le
conoscenze acquisite in società a vantaggio dell'altra impresa.
Il consenso dei soci si presume, senza bisogno quindi di una sua esplicitazione, se l'esercizio dell'attività o
la partecipazione ad altre società preesisteva al contratto sociale e gli altri soci ne erano a conoscenza
(Forma di presunzione relativa).
La violazione del divieto di concorrenza comporta a carico del socio l’obbligo del risarcimento dei danni e
può costituire causa di esclusione dalla società (grave inadempienza agli obblighi di legge).

S.N.C. REGOLARI E IRREGOLARI


La società in nome collettivo, essendo una società commerciale, è sottoposta alla pubblicità legale che si
realizza con l'iscrizione nel Registro delle imprese. se non viene rispettato, la società sorge e opera in
pieno diritto, ma come società irregolare, alla quale si applicano le disposizioni relative alla società
semplice.
Nelle s.n.c. irregolari si presume che ciascun socio che agisce per la società abbia la rappresentanza
sociale. I patti che attribuiscono la rappresentanza ad alcuno soltanto dei soci o che limitano i poteri di
rappresentanza non sono opponibili ai terzi, a meno che si provi che questi ne erano a conoscenza (art.
2297 c.c.).
Le società irregolari sono molto diffuse, più di quelle regolari. Le s.n.c. regolarmente iscritte nel Registro
delle imprese sono società regolari, assoggettate a un regime parzialmente diverso, e più vantaggioso,
rispetto a quello delle società irregolari.
I vantaggi della "regolarità sono riconoscibili nel fatto che esiste una più forte autonomia patrimoniale: infatti
il creditore del socio, finché dura la società, non può chiedere la liquidazione della quota del socio debitore.
In caso di proroga della società, egli può fare opposizione contro tale deliberazione entro tre mesi dalla sua
iscrizione nel Registro delle imprese (art. 2307 c.C.); se la proroga è tacita egli può chiedere la liquidazione
della quota del suo debitore. l'amministratore che ha la rappresentanza della società può compiere tutti gli
atti che rientrano nell'oggetto sociale, salvo le limitazioni che risultano dall'atto costitutivo o dalla procura; le
limitazioni non sono però opponibili ai terzi se non sono iscritte nel Registro delle imprese o se non si prova
che i terzi ne erano a conoscenza (art. 2298 c.c.). nelle società regolari è sufficiente, che le limitazioni
siano registrate nel Registro delle imprese perché si possa pretenderne la conoscenza da parte dei terzi.
Un altro vantaggio delle società regolari riguarda la responsabilità dei soci, in quanto i creditori sociali non
possono pretendere il pagamento dai singoli soci, se non dopo l'escussione del capitale sociale (beneficio
di escussione): i creditori, quindi, devono rivolgersi prima al patrimonio della società e solo se questo è
insufficiente a garantire la loro soddisfazione potranno rivolgersi ai singoli soci (art. 2304 c.c.). Per questa
ragione la responsabilità dei soci per le obbligazioni sociali, oltre che Illimitata solidale, è di carattere
sussidiario.
L'ATTO COSTITUTIVO
L'atto costitutivo di una s.n.c. deve essere redatto nella forma dell'atto pubblico o della scrittura privata
autenticata perché possa costituire titolo per l'iscrizione nel Registro delle imprese e per il riconoscimento,
quindi, di società regolare. In base all'art. 2295 c.c. l'atto costitutivo deve indicare:

 le generalità dei soci: cognome-nome, luogo e la data di nascita, domicilio, cittadinanza;


 la ragione sociale = ditta dell'imprenditore individuale = nome della società (deve contenere il nome di
uno o più soci con l'indicazione del rapporto sociale);
 i soci che hanno l'amministrazione e la rappresentanza della società. per i terzi è possibile verificare se
il soggetto con il quale si sta trattando ha effettivamente il potere di compiere l'atto per conto della
società;
 la sede della società e le eventuali sedi secondarie. Non sempre la sede legale coincide con quella
nella quale effettivamente essa svolge concretamente l'attività produttiva. Ex. Società con più sedi;
 l'oggetto sociale = l'attività che la società intende svolgere;
 i conferimenti di ciascun socio, il valore a essi attribuito e il modo di valutazione;
 le prestazioni a cui sono obbligati i soci d'opera;
 le norme secondo le quali gli utili devono essere ripartiti e la quota di ciascun socio negli utili e nelle
perdite;
 la durata della società.
Il nome del socio contenuto nella ragione sociale può corrispondere a quello di un socio attuale, oppure a
quello di un socio receduto o defunto, sempre che il socio receduto o gli eredi del defunto vi consentano
(ragione sociale derivata) (art. 2292 c.c.).
La società che per prima ha ottenuto l'iscrizione della ragione sociale nel Registro delle imprese ne
acquista il diritto all'uso esclusivo, potendo agire giudizialmente contro le società che utilizzino una ragione
sociale idonea a creare confusione con la propria.
L'atto costitutivo, con sottoscrizione autenticata dei contraenti, o una copia autenticata di esso se la
stipulazione è avvenuta per atto pubblico, deve essere depositato entro trenta giorni dagli amministratori (o
dal notaio, in caso di atto pubblico) per l'iscrizione presso I’ ufficio del Registro delle imprese. Qualora gli
amministratori non provvedano al deposito entro il termine indicato, ciascun socio può provvedervi a spese
della società, o far Condannare gli amministratori a eseguirlo.
L’iscrizione nel Registro delle imprese produce gli effetti della pubblicità dichiarativa: tutto ciò che è
registrato è opponibile ai terzi, cosi come non è loro opponibile quanto non sia stato registrato.
nella società in nome collettivo è possibile modificare l'atto costitutivo, purché tale modifica sia approvata
con il consenso di tutti i soci. Spetta poi agli amministratori il Compito di iscrivere tali modifiche nel Registro
delle imprese entro trenta giorni dalla delibera (in caso contrario tali modifiche non saranno opponibili ai
terzi se non si riesce a dimostrare che essi ne erano venuti comunque a conoscenza).
LE NORME SULL'AMMINISTRAZIONE E SULLA RAPPRESENTANZA
La disciplina prevista per l'amministrazione e la rappresentanza delle società in nome collettivo è la stessa
di quella delle s.s.. gli amministratori devono agire nell'interesse della società seguendo le regole del
contratto di mandato e sono solidalmente responsabili per l'adempimento degli obblighi che sono loro
imposti dalla legge o dall'atto costitutivo. Come tutti i soci, non possono svolgere attività in concorrenza a
quelle della società senza il consenso degli altri soci. Esistono, tuttavia, alcune differenze:

 gli amministratori devono indicare, negli atti e nella corrispondenza delle società regolari, la sede della
società e l'Ufficio del Registro delle imprese presso il quale questa è iscritta, nonché il numero di
iscrizione (art. 2250 c.c.);
 gli amministratori sono tenuti a procedere al deposito dell'atto costitutivo presso l'Ufficio del Registro
delle imprese. Devono inoltre richiedere l'iscrizione delle eventuali modifiche apportate all'atto
costitutivo (art. 2300 c.c.);
 gli amministratori muniti del potere di rappresentanza devono, entro quindici giorni dalla notizia della
loro nomina, depositare presso l'Ufficio del Registro delle imprese le loro firme autografe (art. 2296 c.c.)
Gli amministratori rappresentanti possono compiere tutti gli atti che rientrano nell'oggetto sociale, salvo
le limitazioni che risultano dall'atto costitutivo o dalla procura;
 gli amministratori devono tenere le scritture contabili obbligatorie.
TUTELA DEL CAPITALE SCOIALE
Il capitale sociale corrisponde al valore dei conferimenti dei soci e rappresenta, nei confronti dei creditori,
un importante elemento di garanzia. A tutela di tale garanzia, la legge (art. 2303 C.c.) stabilisce che non
può farsi luogo a ripartizione di somme tra i soci se non per utili realmente conseguiti. Si verificherebbe
altrimenti una forma di "inganno per i creditori, perché verrebbero restituite, in modo occulto, parte delle
quote del capitale ai soci.
se si verifica una perdita del capitale sociale, non si può procedere a distribuzione di utili fino a che il
capitale non sia stato reintegrato o fino a che non sia stato ridotto nella misura corrispondente. Attraverso
la reintegrazione si aumenta l'effettivo valore del capitale riportandolo a quello risultante dall'atto costitutivo;
con la riduzione si diminuisce invece il valore risultante dall'atto costitutivo facendolo coincidere con quello
reale.
Durante la vita della società, può verificarsi l'ipotesi che il capitale risulti esuberante, cioè eccessivo,
rispetto alle esigenze della società. In tal caso può essere adottata la decisione di ridurlo. La deliberazione
di riduzione del capitale avviene mediante rimborso ai soci delle quote pagate o mediante liberazione di
essi dall'obbligo di ulteriori versamenti. Essa può essere eseguita solo dopo tre mesi dal giorno
dell'iscrizione nel Registro delle imprese, termine entro il quale i creditori sociali possono fare opposizione,
qualora ritengano che la decisione comprometta le loro garanzie. Se viene proposta opposizione, la
deliberazione di riduzione del capitale viene sospesa, a meno che il Tribunale non l'autorizzi ugualmente
dietro prestazione di garanzie da parte della società (art. 2306 c.c.).
LE CAUSE DI SCIOGLIMENTO
La società in nome collettivo può sciogliersi, oltre che per le cause previste per la società semplice (art.
2272 c.c.), per:

 provvedimento dell'autorità governativa nei casi stabiliti dalla legge;


 dichiarazione di fallimento, salvo che abbia per oggetto un'attività non commerciale
Il verificarsi di una causa di scioglimento dà origine alla fase della liquidazione, che si svolge secondo la
disciplina della società semplice, con qualche modifica:

 la deliberazione dei soci o la sentenza che nomina i liquidatori deve essere, entro quindici giorni dalla
notizia della nomina, depositata a cura degli stesi liquidatori presso l'Ufficio del Registro delle imprese
(art. 2309 c.c.);
 dall'iscrizione della nomina dei liquidatori, questi acquistano la rappresentanza della società anche
giudiziale (art. 2310 c.c.);
 compiuta la liquidazione, i liquidatori devono redigere il bilancio e proporre ai soci il piano di riparto,
relativo alla ripartizione dell'eventuale attivo residuo. Tali documenti devono essere comunicati ai soci
mediante lettera raccomandata e si intendono approvati se non sono stati impugnati entro due mesi
dalla comunicazione (art. 2311 c.c.);
 la società si estingue con la sua cancellazione dal Registro delle imprese a opera dei liquidatori. Dopo
la cancellazione della società i creditori sociali non ancora soddisfatti possono far valere i loro crediti nei
confronti dei soci, nonché nei confronti dei liquidatori se il mancato pagamento è dipeso da loro colpa
(art. 2312 c.c.);
 i documenti e le scritture contabili devono essere conservati per dieci anni a decorrere dalla
cancellazione della società dal Registro delle imprese (art. 2312 c.c.).

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