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TECNICHE DI ANALISI CHIMICO-TOSSICOLOGICA

CROMATOGRAFIA: tecnica di separazione che sfrutta l’affinità di una sostanza per fasi stazionaria e
mobile.

Su strato sottile (TLC): fase stazionaria in gel di silice e fase mobile liquida che veicola gli analiti. Nella
TLC la fase stazionaria più utilizzata è costituita da una base di allumino su cui è stato posto un gel di silice
funzionalizzata con gruppi OH in modo da renderla polare. La fase mobile scorre per capillarità sulla
stazionaria e gli analiti si suddividono in base alla loro affinità per una delle due fasi. La cromatografia a fase
inversa presenta invece una fase stazionaria lipofila e una mobile idrofila. L’analita viene seminato sulla fase
stazionaria e poi si immerge la base della lastra cromatografica nella fase mobile, che scorre per capillarità.
L’analita interagisce tramite interazioni non covalenti con la fase stazionaria e corre in base alla sua affinità
per la stessa. Gli analiti più polari sono trattenuti dalla fase stazionaria, quelli lipofili corrono di più perché
più affini al solvente. Separo le molecole in base alle loro proprietà. Tempo di esecuzione: 30 minuti.

Per vedere in che punto si è fermata la sostanza si possono usare diversi metodi:

1. Rilevazione con spettrofotometro UV, se la sostanza contiene un cromoforo. Può insorgere un


problema di rilevazione se ci sono più cromofori, perché l’assorbimento è additivo e non mi
permette di distinguere tra le sostanze, va bene solo se utilizzata dopo la separazione (con TLC,
HPLC).
2. Reazione con reattivi cromogenici  ottengo macchie di colore e forma variabili, a volte la
distinzione è difficile da fare e può essere effettuata solo da un occhio esperto.

La macchia dell’analita viene confrontata con quella di diversi standard e si vede se corrisponde a qualcuno
dei composti noti, se sì ho identificato la sostanza. Se non c’è corrispondenza si procede con GC/MS. Un
motivo per cui potrei non avere corrispondenza è che non ho utilizzato il solvente corretto e quindi la
sostanza in esame non si è disciolta e non ha potuto risalire la lastra per capillarità, si riprova con altro s.o.

Esiste cromatografia a fase normale e inversa:

 FASE NORMALE: la fase stazionaria è polare e normalmente è costituita da un gel di silice


derivatizzato con gruppi OH, mentre la fase mobile è lipofila
 FASE INVERSA: fase stazionaria costituita da silice con OH rivestiti da catene idrocarburiche che
la rendono LIPOFILA e fase mobile polare.

È una tecnica quali-quantitativa, perché permette di individuare sia la sostanza che la quantità (in base alla
dimensione delle macchie), però l’analisi quantitativa si può fare solo con FOTODENSITOMETRO. Questa
tecnica è molto valida perché fornisce diverse informazioni riguardanti la molecola. Si può utilizzare per
materiale sia non biologico che biologico (anche se in questo caso si preferisce la GC perché ha una
sensibilità maggiore).

Le TECNICHE IMMUNOCHIMICHE (reattività antigene anticorpo) si applicano maggiormente su


materiale biologico e soprattutto sulle urine per uno screening veloce→ lo screening mi permette di
escludere gruppi di sostanze e di selezionare il campo d’indagine (per es: analizzo l’urina di un soggetto e
vedo se ci sono metaboliti oppiacei, oppioidi, amfetaminici, barbiturici,…). Poi con altre tecniche di tipo
cromatografico guardo che tipo di sostanza ha implementato il sistema immuno-enzimatico. → Con queste
tecniche applico un’analisi di tipo generico perché non so cosa sto andando a cercare, devo ampliare
l’indagine. Nel momento che individuo la sostanza posso applicare l’analisi mirata per riconfermarla e
determinarla dal punto di vista quantitativo. La determinazione quantitativa è sempre fatta con una retta di

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calibrazione: su Y ci sarà una risposta (di solito area analita che vado a cercare/area analita dello standard
interno), su X andrà la concentrazione espressa in 𝛾/mL, ng/mL, pg/mL dipende.
Retta di calibrazione espressa come: y= ax+b
È importante ricordare che “a” è il coefficiente angolare della retta e “b” è l’intercetta.
In UV la retta è: Y= ax retta che passa pe l’origine, dove b=0

Esiste anche la CROMATOGRAFIA LIQUIDA (LC) in cui si usano solventi acquosi e detector UV-VIS,
in questo caso è necessario che la sostanza assorba in UV e, tramite la legge di Lambert Beer, si può
costruire una curva di calibrazione e risalire alla concentrazione della sostanza. Si può utilizzare anche il
detector di massa o massa-massa, anche se in questo caso è necessario creare il vuoto quindi si cerca di avere
poca acqua. Meglio utilizzarla quando ho un’analisi specifica da effettuare. Il cromatografo liquido che ha
delle pompe che creano delle sovrapressioni sopra la colonna per far passare il solvente.

RICERCA GENERICA: è una ricerca ad ampio spettro perché non so a cosa mi trovo davanti, quindi la
uso per analiti basici, acidi o neutri, di cui devo ancora individuare la classe di appartenenza.

GAS CROMATOGRAFIA: è una tecnica analitica che


sfrutta la volatilità degli analiti, è necessario quindi che la
sostanza da analizzare sia volatilizzabile e che sia stabile ad
elevate temperature. La fase mobile è un gas, mentre la
stazionaria è un liquido adeso alle pareti di un capillare.
Infatti il nome corretto è gas-liquid chromatography (GLC).
Ci sono vari tipi di detector per GC 

• MASSA: richiede di creare il vuoto e permette di


individuare anche piccoli quantitativi di sostanza. In
GC si preferisce non utilizzare solventi acquosi perché potrebbero interferire con la fase stazionaria.
• FID: Un analizzatore a ionizzazione di fiamma (FID) utilizza solitamente una fiamma a
idrogeno/aria sulla quale viene passato il campione per l'ossidazione delle molecole organiche;
vengono così prodotte particelle caricate elettricamente (ioni). Gli ioni raccolti producono un segnale
elettrico che servirà quindi per la misurazione.

SPAZIO DI TESTA  HEAD SPACE  HS-GC/FID è un tipo di GC che sfrutta l’elevata volatilità degli
analiti. La soluzione da analizzare viene inserita in un vial che viene sigillato e poi posto nel gas
cromatografo e portato ad elevate temperature, l’analita passa allo stato di vapore e viene prelevato dal vial
tramite una siringa, passa attraverso la colonna al termine della quale c’è un rivelatore. Dalla GC si ottiene
un tracciato con dei picchi le cui aree corrispondono alla quantità di sostanza e il cui tempo di eluizione
permette di individuare la sostanza. Si basa sulla legge di Henry: “a temperatura costante la pressione
parziale di un componente della fase gassosa è proporzionale alla concentrazione dello stesso componente
nella fase liquida sottostante”.

La colonna può essere capillare avere lunghezza variabile, a maggiore lunghezza corrispondono maggiore
separazione e maggiore tempo di eluizione. La fase stazionaria è un liquido adeso alle pareti del capillare,
quella mobile è un gas. È necessario utilizzare una pompa per favorire lo scorrimento della fase mobile
perché il diametro è molto stretto.

La GC è un metodo di analisi QUALI-QUANTITATIVO. È preferibile utilizzare questa tecnica quando si


effettua una ricerca generica, perché posso identificare qualitativamente le sostanze tramite i loro indici di
ritenzione.

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Si effettua in contemporanea analisi dello IS (STANDARD INTERNO) che ha caratteristiche analoghe
all’analita, ma è a concentrazione nota. In questo modo si può tenere sotto controllo l’eventuale perdita di
campione che si può avere nelle procedure analitiche e andare a determinare quantitativamente l’analita. La
GC può essere usata solo con sostanze volatili e termostabili, se non lo sono uso LC.

Che differenza ci sono tra la gas-cromatografia e la cromatografia liquida?


❖ C’è la differenza della fase mobile: nella GC la fase mobile è un gas e quindi ho facilità estrema ad
applicare il detector di massa, mentre nella LC la fase mobile è un solvente.
Il grosso problema di applicare il detector di massa è che mi serve il vuoto  quindi è più semplice
avere il vuoto con un carrier gas piuttosto che con il solvente della LC  infatti si è sviluppata di più
la GC con detector di massa rispetto la LC con detector di massa;
❖ In base alla lipofilia della sostanza posso cambiare il tipo di colonna e cambio un po' la mobilità
delle due sostanze: in GC posso cambiare solo la fase stazionaria, nella LC scelgo la colonna e posso
cambiarla e utilizzo solventi che generalmente sono acquosi. In GC invece i solventi acquosi solo in
particolari circostanze, ma è meglio non averle per non andare a interferire con la fase stazionaria. 
utilizzerò un solvente volatile!
❖ La GC si fa a una certa temperatura perché devo vaporizzare le mie sostanze di analisi (in LC invece
no, non ho bisogno di vaporizzare, posso usare diverse sostanze basta che non interferiscano con la
fase mobile che ho scelto).

CELLA DI CONWAY: Questo strumento è costituito da una cella in vetro e un coperchio dello stesso
materiale. Al suo interno la cella presenta due spazi concentrici separati da delle pareti in vetro. Per
analizzare il contenuto di etanolo in un campione si sfrutta la tecnica della microdiffusione: un composto
organico voltatile (VOC) come l’etanolo può liberarsi da matrice liquida o solida per effetto della
temperatura e migrare nella parte centrale della cella dove potrà reagire con opportuno reagente. Il vapore di
etanolo entrando in contatto con K2Cr2O7 lo riduce e si ossida ad acido acetico. Per permettere la reazione, la
cella di Conway deve essere chiusa e messa in stufa per 1h. in seguito alla reazione si potrà ricavare il
quantitativo di K2Cr2O7 reagito (corrispondente a quello di etanolo presente nel campione) per sottrazione in
seguito a titolazione iodometrica indiretta del bicromato di potassio non reagito.
Il limite di questa analisi è che consiste in un metodo esclusivamente quantitativo, per cui non permette di
identificare la sostanza, ma solo di quantificarla. Questo significa che in presenza di qualsiasi altro agente in
grado di ridurre il bicromato di potassio si osserverebbe una risposta analoga.

ESTRAZIONE L-L: metodo di estrazione che sfrutta la solubilità di una sostanza per la fase acquosa o per
quella lipofila, si usano infatti due liquidi immiscibili – una fase acquosa sulla quale posso agire modificando
il pH e una fase apolare di varia natura. L’obiettivo è estrarre nel solvente organico la sostanza, così poi da
separare le due fasi e evaporando il s.o. ottenere la sostanza pura.

ESTRAZIONE SU FASE SOLIDA (SPE): c’è una colonnina con la fase solida inversa sul fondo  si
usano colonne impaccate per avere meno spazio tra le molecole della fase stazionaria. All’interno della
colonna si eluisce il campione con opportuno solvente polare. È necessario applicare una pressione con uno
stantuffo per permettere il passaggio della fase mobile attraverso la stazionaria. Se la sostanza viene
trattenuta dalla fase stazionaria al termine dell’eluizione si aggiungono piccoli volumi di metanolo per eluirla.
Non si può utilizzare con tessuti o sangue coagulato perché andrebbero a bloccare la colonnina, si fa su urina,
plasma o sangue fluidificato.

STUDIARE BENE LE RELAZIONI DI LABORATORIO E SE FA UNA DOMANDA A CUI SI PUÒ


COLLEGARE UN’ESPERIENZA DI LABORATORIO, RIPORTARLA.
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ASPETTI CHIMICO TOSSICOLOGICI
SCOPI DELLA CHIMICA TOSSICOLOGICA FORENSE E DELLA TOSSICOLOGIA
FORENSE

Studiano il rapporto fra l’uomo e agente tossico in relazione all’applicazione di specifici disposti di legge
(penale, civile, speciale, amministrativa…) attraverso lo studio e l’identificazione delle sostanze tossiche in
qualsiasi substrato, biologico o meno, in riferimento a peculiari fattispecie giuridiche.
Attività legata all’individuazione di sostanze tossiche ai fini di giustizia per dare corretta applicazione
tecnica a disposti di legge (leggi).
Diagnosi di avvelenamento  dimostrazione del nesso causale tra la lesività di natura chimica di una
sostanza e l’avvelenamento del soggetto che la ha assunta.
Diagnosi di causa di morte (di competenza del medico legale)  diagnosi che trova fondamento in tutti gli
elementi di giudizio provenienti dai tradizionali criteri medico legali di valutazione.

Tossicologia: scienza che studia gli effetti avversi delle sostanze sull’organismo umano e animale.
Complementarietà con la farmacologia, in quanto il tossicologo valuta la tossicità della sostanza sulla base
dei dati sperimentali

Tossicologia clinica: effetti tossici delle sostanze in ambito clinico.


Competenze: diagnosi da avvelenamento e terapia dell’avvelenamento utilizzando la sintomatologia e gli
opportuni antidoti.

Tossicologia industriale: disciplina che si occupa degli effetti tossici delle sostanze usate nell’ambiente di
lavoro.
Valori limite: sono i livelli massimi accettabili di esposizione a sostanze chimiche inquinanti presenti
nell’acqua, nel suolo, nell’aria, che non risultano nocivi per gli esseri viventi. MAC = concentrazione
massima accettabile di un tossico nell’ambiente di lavoro.

Tossicologia ambientale: si occupa dell’ambiente in cui l’uomo vive. Valori soglia più bassi rispetto alla
tossicologia industriale.

Scopo della Chimica Tossicologica è la caratterizzazione delle sostanze d’interesse tossicologico da un punto
di vista chimico:
− tossicologia forense (facoltà di Medicina);
− chimica tossicologica forense (facoltà di Farmacia);
− la tossicologia analitica (TA) si occupa di controlli antidoping, di tossicologia clinica, di controlli
alimentari e di rilievo quali-quantitativo di sostanze tossiche VOC, non volatili e inorganiche.

Il chimico tossicologo deve avere una preparazione farmaco-biologica  interdisciplinarietà con: medicina
legale, magistratura, farmacologia, tossicologia clinica, medicina del lavoro.

SOP = procedure operative standard, sono state stabilite in primis dall’industria metalmeccanica, poi sono
state trasferite e adattate ad altre industrie e laboratori. Questo per garantire la qualità del lavoro.

In lab chimico tossicologico ci si occupa di materiale BIOLOGICO e NON BIOLOGICO.

 MATERIALE BIOLOGICO:

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1. REPERTI DA VIVENTE  sangue (può essere usato intero, solo plasma o solo siero),
urina, capelli, peli, saliva (TOSSICOLOGIA COMPORTAMENTALE)
2. REPERTI AUTOPTICI  si prelevano se il magistrato dispone un’autopsia per morte
sospetta e sono sangue, urina e tessuti. In questo caso in sangue è emolisato.
 MATERIALE NON BIOLOGICO: farmaci, medicinali, preparati galenici, nutraceutici o integratori
o ancora droghe da strada (sempre per incarico del magistrato, VALUTAZIONE DEL
QUANTITATIVO DI API).

Il farmaco è la matrice più facile da analizzare perché contiene solo il p.a., invece già il medicinale diventa
più complesso perché oltre al pa ci sono anche gli eccipienti che possono interferire. Per quanto riguarda gli
integratori questi sono spesso sfruttati per il doping perché possono contenere sostanze anabolizzanti o
stimolanti. In ultimo ci sono le droghe da strada, che vengono analizzate per incarico del magistrato,
normalmente per determinare la quantità di p.a. contenuta e permettere la valutazione di una pena adeguata.

AUTOPSIE GIUDIZIARIE

Devono essere effettuate in condizioni adeguate, per evitare rischio di contrarre patologie infettive. I
tribunali sono territoriali e ogni tribunale ha il proprio PM (pubblico ministero) e il suo sostituto  il PM si
occupa dell’accusa, mentre il GIP (giudice per indagine preliminare) si occupa dell’indagine e poi ci sono i
CUP: giudici monocratici. Se uno chiede il rito alternativo può patteggiare la sua pena nell’ambito dei 2
anni→ se c’è un omicidio posso cercare un rito alternativo per diminuire di un terzo la pena, perché se c’è
reato di omicidio si arriva in corte d’assise con i 3 giudici togati e giuria popolare. Se comunque si chiede un
rito alternativo si potrebbe arrivare in tribunale con un giudice monocratico, un giudice solo che giudica
l’avvenuto (ci sarà il PM, il giudice e l’avvocato difensore). Ci vuole sempre l’avvocato difensore per
qualsiasi causa. Se uno non ha le condizioni economiche per pagare avvocato, c’è anche la possibilità che
l’avvocato sia pagato dallo Stato.

Il magistrato richiede l’intervento del medico legale sulla scena del crimine in modo da vedere i criteri
circostanziali. Poi il corpo viene portato in obitorio e lasciato per 24h prima che ci sia l’autopsia. I vestiti
vengono conservati e analizzati (ad esempio nel caso in cui il soggetto sia stato ucciso con uno sparo si
analizza la polvere da sparo). L’autopsia consiste in analisi esterna e interna: si prelevano i singoli organi e
questi vengono analizzati sia da anatomopatologo che da chimico tossicologico. A noi interessano sangue,
urina e TESSUTI come fegato e polmone per il METABOLISMO e reni per l’ESCREZIONE. In alcuni casi
si preleva anche l’encefalo per individuare la presenza di emorragie o sostanze tossiche o d’abuso. Lo
stomaco in sé invece non ci interessa, al massimo si può prelevare il contenuto per capire cosa ha assunto il
soggetto prima di morire  se ci sono delle compresse si possono analizzare. Le matrici più importanti da
analizzare sono il SANGUE e l’URINA.

URINA

Matrice moderatamente semplice, perché rispetto al sangue contiene molti meno elementi, ma la matrice più
semplice in assoluto è il FARMACO, perché contiene solo pa, mentre il medicinale è già più complesso
perché contiene anche gli eccipienti. L’urina è una matrice molto importate e si cerca di prelevare sempre,
perché può darmi un’idea di quali sostanze sono entrate nell’organismo del soggetto e sono già in via di
eliminazione. Non ci dà informazioni rispetto alla quantità assunta dal soggetto né se il soggetto stava
assumendo la sostanza al momento del prelievo, ma ci dice se il soggetto ne ha fatto uso. Il tempo di
permanenza di una sostanza nelle urine dipende dalla quantità di sostanza assunta, ho il vantaggio che posso
trovare e studiare i metaboliti. L’analisi può essere fatta di singolo campione o dell’urina nelle 6,12 o 24h. Il
prelievo di urina non è invasivo, anche se richiede comunque la presenza di personale specializzato che
controlli che il campione non sia manomesso.
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VANTAGGI:

 Prelievo non invasivo;


 Volumi a volte elevati;
 Facilità di conservazione.

SVANTAGGI:

 Adulterabile (sostituzione della matrice, diluizione, aggiunta di sostanze)  per la medicina del
lavoro e per il doping, al momento del prelievo, deve esserci un addetto che controlli quando il
soggetto fa la pipì;
 Concentrazione non correlata alla dose assunta, però si può studiare l’andamento della
concentrazione nelle urine per 24h per capire la farmacocinetica.
 Le sostanze permangono nell’urina per qualche giorno, dipende da sostanza e suo livello di
eliminazione.

Se voglio determinare se il soggetto ha assunto una sostanza nel periodo precedente al prelievo posso usare
le urine. Quanto tempo è passato dall’assunzione? Dipende dalla sostanza e dalla sua farmacocinetica.

Test immunochimico: sulla lastrina sono fissati gli antigeni corrispondenti alle sostanze standard a diversi
livelli. Si aggiungono gli anticorpi specifici per queste sostanze e si semina il campione. Se le sostanze
standard non sono presenti nel campione l’anticorpo specifico andrà a legare la sostanza sulla lastrina dando
una colorazione. Viceversa se nel campione c’è una delle sostanze standard l’anticorpo la legherà e arriverà
al fondo della lastrina.

Questi test di screening hanno dei cut –off al di sotto dei quali la sensibilità del test non è sufficiente per
individuare la sostanza. Se devo fare un accertamento giudiziario il cut off non mi interessa.

VANTAGGI:

 Elevata sensibilità;
 Notevole velocità;
 Minima quantità di materiale richiesta;
 Reazione direttamente sul materiale in esame.

SVANTAGGI

 Selettivo per gruppi, non specifico per sostanza;


 Possibilità di interferire con altre molecole per reazioni crociate.

SELETTIVO: su un gruppo di sostanze.

SPECIFICO: su una sostanza.

La risposta qualitativa può essere negativa o NON negativa  confermo.

SANGUE

Su 10 mL ne ho 5 di plasma e 2 di siero, bisogna tenerne conto per l’estrazione. RICORDA che nel post
mortem il sangue è emolisato, quindi non si può separare nelle sue componenti e costituisce una matrice più
complessa rispetto al sangue del vivente (che può essere trattato con anticoagulante e separato in plasma,
elementi figurati e siero). Il prelievo di sangue viene effettuato a livello sia dell’arteria femorale (sangue che

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non ha subito contaminazione esterna o interna) che della cavità toracica, meglio ancora pericardica  viene
effettuato un PRELIEVO AMPIO perché così si possono ripetere le analisi. Il sangue si può utilizzare per
dosare il quantitativo di sostanza cui è stato esposto il soggetto. Con il sangue si può anche ipotizzare quanto
tempo è trascorso dall’assunzione alla morte del soggetto (conoscendo la farmacocinetica della sostanza 
la farmacocinetica viene effettuata su vari soggetti in ev e tiene in considerazione le differenze di età, sesso,
stato patologico ecc.). Si può inoltre sapere se l’assunzione della sostanza era di tipo terapeutico, a scopo
tossico o d’abuso, in base ai dati di letteratura. Il prelievo di sangue è un tipo di analisi invasiva e richiede
presenza di personale specializzato come medici o infermieri. SEMPRE CONFRONTO CON IL BIANCO.

VANTAGGI:

 Correlazione dose-effetto  serve nell’analisi comportamentale: il soggetto è sotto l’effetto di X? La


volumetria è abbastanza costante, quindi posso ottenere le concentrazioni;
 Parametri farmacocinetici;
 Concentrazione delle sostanze correlabile alla dose assunta.

SVANTAGGI:

 Prelievo effettuabile solo da personale medico;


 Prelievo invasivo;
 Volumi limitati.

Senza consenso dell’individuo non si può prelevare il sangue. Il prelievo sia in medicina del lavoro che nel
doping richiede SEMPRE personale medico.

Il sangue è una matrice complessa, la sostanza permane al suo interno massimo 24h, se il soggetto però
assume frequentemente la sostanza, la concentrazione può aumentare.

SALIVA

Matrice abbastanza semplice, il prelievo non è invasivo, sarebbe molto utile poterla utilizzare per valutare se
il guidatore ha assunto alcol o stupefacenti. Inoltre si possono effettuare analisi immunochimiche rapide e
quindi può essere usata per fare test preliminari. Dovrebbe essere introdotta una regolamentazione riguardo
alla guida sotto sostanze stupefacenti. L’idea è usare uno stick con un tampone di cotone che raccolga la
saliva. Si prelevano 1-2 mL di saliva e su questi si può fare lo screening immunoistochimico: se il risultato è
NON negativo si fa la conferma con la cromatografia.

CAPELLI E PELI

Il prelievo dei capelli si effettua sulla nuca, perché è la parte più irrorata: bisogna prelevare un quantitativo
pari allo spessore di una matita e per avere dati rilevanti è necessario che i capelli siano almeno 3 cm. Si può
fare questa analisi perché le sostanze vengono accumulate nella matrice cheratinica e in base alla posizione
in cui si trovano sul capello si può risalire al periodo di esposizione. Si considera che il capello cresce in
media 1 cm al mese. Per i peli il discorso è un po’ diverso perché dopo 8-9 mesi cadono e quindi non si può
risalire al periodo di assunzione, ma si può solo sapere se il soggetto ha assunto la sostanza.

VANTAGGI:

 Facilità di prelievo;
 Prelievo non invasivo;

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 Possibilità di rilevare le sostanze eliminate tal quali e in concentrazione maggiore dei metaboliti 
c’è un passaggio osmotico delle sostanze al capello, maggiore per le sostanze pure che per i
metaboliti;
 Stabilità degli analiti;
 Facilità di conservazione.

SVANTAGGI:

 La concentrazione non è correlabile con la dose assunta;


 Basse concentrazioni;
 Non si può stabilire se il soggetto era sotto l’effetto di X;
 Possono esserci falsi negativi per trattamenti cosmetici.

Se trovo una sostanza nei capelli è perché il soggetto ne fa un uso continuativo. Per poter analizzare i capelli
devo sempre lavarli (eliminazione degli interferenti) e poi trattare con metodi chimici o enzimatici per
degradare la cheratina. Per verificare che siano ben lavati si analizza il liquido di lavaggio, che deve non
presentare alcuna sostanza.

Il taglio si effettua in maniera trasversale, così da avere una maggiore superficie di estrazione. I capelli
devono essere lunghi almeno 3 cm e se li ho lunghi ( > 12 cm) posso avere informazioni di assunzione della
sostanza nel tempo. Bisogna tenere conto della parte prossimale (vicino alla cute) e di quella distale, in modo
tale da risalire correttamente al periodo di assunzione. Si prelevano circa 100 mg di capelli (spessore di una
matita), ma per le tecniche attuali bastano 20 mg, così posso fare più test. Le concentrazioni che possiamo
rilevare sono nell’ordine dei ng/mg o pg/mg. Il colore dei capelli può essere importante, perché i capelli
bianchi incorporano meno sostanza. Permanente, decolorazione, tinte non influenzano la quantità di sostanza.

L’analisi del capello può essere usata in vari ambiti  assunzione di sostanze stupefacenti in primis, ma
anche nelle assicurazioni per verificare se il soggetto è fumatore, o ancora quando è stata ritirata la patente e
la commissione vuole verificare che il soggetto non faccia più uso di alcol o stupefacenti prima di ridargliela.

TESSUTI
Vengono analizzati i tessuti come fegato (organo che metabolizza maggiormente), i polmoni, i reni (perché
sono una via di eliminazione). Poi si apre la scatola cranica e si va a vedere l’encefalo che viene prelevato
totalmente (tessuto in cui potremmo riscontrare anche dei veleni). Lo stomaco è un organo che non interessa
di per sé, ma si può analizzare il contenuto per vedere se il soggetto ha assunto sostanze tossiche. Il tessuto
posso analizzarlo in via generale mediante estrazione.

FLUIDO AMNIOTICO

Viene prelevato e utilizzato per determinare alterazioni genetiche nel feto, solo se la madre è in età avanzata.
Prelievo invasivo. L’etanolo passa nel fluido amniotico e la quantità è molto soggettiva  meglio non bere
alcolici perché questo esame è troppo invasivo e rischioso anche per il feto.

MECONIO

Sono le prime feci del feto, è una matrice complessa.

LATTE

Può essere utile analizzarlo se la madre è tossicodipendente o assume farmaci tossici per il bambino. (CASO
delle mucche che avevano mangiato aconito ed erano morte, il latte si può usare? Meglio di no!)
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LIQUIDO SEMINALE

È complesso da analizzare, non si conosce bene la percentuale di farmaco che può essere presente.

RESPIRO

Molto utilizzato perché è una matrice semplice, però l’analisi non è così semplice. Si può utilizzare ad
esempio per valutare l’alcolemia  test del palloncino.

UNGHIE

Sono simili ai capelli perché anch’esse costituite di cheratina, si possono al massimo tagliare nel post
mortem. Poco usate, solo se non ci sono i capelli.

GRASSO

È una matrice molto complessa  le sostanze lipofile si accumulano a questo livello, il problema è dove
prelevare? Si può facilmente raccogliere il grasso che esce dai pori premendo il naso.

RICORDA DI SCRIVERE mL, pH, g, % p/p o p/V. Non esiste microgrammo scritto con µ, ma solo mcg o γ.

SPESSO CHIEDE LA DIFFERENZA TRA MATRICE SEMPLICE E COMPLESSA.

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TOSSICOLOGIA COMPORTAMENTALE
DROGHE DA STRADA

Le droghe da strada possono essere importate illegalmente nel nostro paese tramite diverse vie: aerea, navale
o in camion. Il laboratorio del professor Gambaro si occupa prevalentemente di quelle che arrivano per
trasporto aereo a Malpensa  spedizioni cargo, occultamento in bagagli, arrivi postali e body packers
(soggetti che assumono ovuli con la droga e la trasportano)  fino ad 1 kg di materiale.

Le sostanze coinvolte sono:

 Cocaina
 Hashish, marijuana
 Eroina
 Ecstasy
 Metilamfetamina

Ci interessano perché sono inserite nella TABELLA DEGLI STUPEFACENTI  DPR 309/90 in cui sono
presenti Tabella I, II, III, IV e tabella dei medicinali. Quelle che interessano a noi sono le prime quattro che
si suddividono così: I e III DORGHE PESANTI, II e IV DROGHE LEGGERE.

COCAINA

Estratta dalle foglie di Erythroxylum Coca. Arriva in Italia già purificata. La


pianta viene coltivata nel Nord del Sud America e lì viene estratta la cocaina e
prodotta la polvere che viene poi commercializzata. L’uso è nato sugli altipiani
del sud America per favorire la respirazione in condizioni ambientali
sfavorevoli. Caratteristica peculiare dei soggetti che ne fanno uso orale
(COCHEROS) è il rigonfiamento della mucosa buccale.

Si presenta come una polvere bianca molto fine


commercializzata in panetti cui spesso vengono
impresse delle scritte o delle immagini (c’è un
significato?) Bisogna fare analisi qualitativa per
identificarla e quantitativa perché in base alla quantità di API si definisce la
pena.

Per la giustizia la DETENZIONE e lo SPACCIO sono cose diverse: l’uso personale non è vietato, ma il
soggetto deve iscriversi al SERT e non può guidare mezzi. La cocaina è stupefacente perché crea dipendenza
e agisce su SNC, ma giuridicamente lo è perché si trova nella tabella degli STUPEFACENTI della 309/90.
Nell’analisi deve essere osservato anche se la produzione è industriale o manifatturiera. Solitamente il
trasporto avviene per mezzo di ovuli che pesano in media 10 g l’uno! Per evacuare gli ovuli i soggetti
assumono un blando lassativo perché devono espellerli senza che si rompano o si incastrino nell’intestino 
TOSSICITÁ. I body packers prima di partire e ingerire gli ovuli, vengono preparati in due step: prima di
tutto devono essere sottoposti a purganti perché devono riuscire a sostenere tutto il viaggio in aereo e
resistere fino a quando arrivano in hotel, seconda cosa verrà dato loro del Valium per ingerire questi ovuli
perché altrimenti non si riesce a mandarli giù.

La cocaina solitamente è tagliata con varie sostanze, tra cui FENACETINA, LIDOCAINA,
LATTOSIO, MANNITOLO. Le prime due sono adulteranti perché anch’esse hanno
attività farmacologica, mentre i secondi sono diluenti e vengono utilizzati semplicemente
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per diluire la cocaina e aumentare il guadagno  il compratore non si accorge dell’adulterazione perché
sono sostanze con granulometria e aspetto simile alla coca. Il mannitolo è inoltre un lieve lassativo.

Un altro metodo di uso della cocaina è in forma liquida  viene solubilizzata in H2O e s.o.: la soluzione ha
un colore giallino. Recentemente si è osservata anche l’associazione COCAINA – LEVAMISOLO (un
antielmintico ad uso veterinario, ma sembra che agisca sugli stessi bersagli della cocaina prolungandone
l’effetto).

MARIJUANA

Deriva dalla Cannabis Sativa: le foglie sono picciolate e provviste di stipole;


ciascuna di esse è palmata, composta da 5 a 13 foglioline lanceolate, a
margine dentato-seghettato, con punte acuminate fino a 10 cm di lunghezza
e 1,5 cm di larghezza. La DROGA sono le infiorescenze femminili. I
principi attivi sono THC, CBD E CBN. Il THC (Δ9-tetraidrocannabinolo) è
presente sotto forma di acido che deve essere attivato tramite trattamento
termico. È utilizzata anche a scopo medicinale per il trattamento degli
spasmi da sclerosi multipla, esiste una sola preparazione industriale in
commercio in Italia  Sativex, oppure c’è la possibilità di fare preparati
galenici: oleoliti. Anche questi possono essere oggetto di controllo da parte
del chimico tossicologo. La cannabis coltivata a scopo terapeutico deriva
solo ed esclusivamente dal coltivazioni militari in Toscana, può essere
importata dall’Olanda. La Canapa può essere coltivata anche ad uso industriale per la produzione di corda,
in questo caso la parte utilizzata è il fusto e l’UE dà degli incentivi per le coltivazioni di canapa a questo
scopo. In questo caso però il contenuto di Δ9THC deve essere al di sotto di alcuni limiti <0,6%. Questa
pianta ha una resa molto buona: il fusto si usa per la corda, i semi per l’olio e il resto per produrre calore.
Cresce molto bene e non necessita pesticidi o erbicidi.

HASHISH

Deriva anch’esso dalla Cannabis Sativa, può essere assunto da solo o


associato a tabacco per via inalatoria. Questa via di assunzione determina
un elevato assorbimento delle sostanze attive. Il principio attivo più
presente è il Δ9THC circa al 17%. È una droga che costa poco, ma viene
comunque trasportata in ovuli o in polline  è molto friabile e fine,
risulta più facile da usare. Spesso sono venduti i semi di cannabis per
coltivazione domestica, siccome non sono in tabella non sono considerati
stupefacenti. Però per coltivarla è necessaria l’autorizzazione del ministero. L’hashish è impossibile da
tagliare a causa del suo colore e della sua consistenza caratteristica.

EROINA

Si presenta come una polvere beige, deriva dalla morfina per diacetilazione. Il colore è
brunastro anche se la polvere di morfina è bianca perché si produce a partire dalla
morfina grezza. Può essere utilizzata e.v. oppure per
inalazione, le concentrazioni però sono diverse  è
venduta rispettivamente al 52,3% e 70%. Per l’uso
endovenoso però la concentrazione è al massimo del 10%, già con una
concentrazione del 30% il soggetto va incontro a morte. L’eroina è una delle
sostanze che determina la maggiore dipendenza.

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ECSTASY – MDMA

Droga di sintesi, si presenta come compresse colorate o bianche di varie forme e


fantasie.

METILAMFETAMINA

Chiamata anche ICE o SHABOO, è sintetizzata più facilmente rispetto alle


amfetamine e costa tre volte di più della cocaina. Arriva dal sud est asiatico
(Filippine) e viene assunta per via inalatoria  molto attiva.

CATHA EDULIS

Fusti leggeri con foglioline più piccole protette da una foglia grande. Vengono
raccolte e legate in rafie. La pianta è del Nord Africa, dove viene raccolta e si
ciucciano le estremità, oppure viene seccata per farne un tè. La pianta in sé è nella
prima tabella degli stupefacenti.

API: Catina, Catinone, fenilpropanolamina ( decongestionante nasale). Catina e


catinone sono nella tabella I degli stupefacenti. Da questi sono nate le SMART
DRUGS  Droghe sintetiche prodotte a scopo voluttuario per evadere la normativa,
infatti non sono nella tabella degli stupefacenti.

PSILOCYBE CUBENSIS

Sono i funghi allucinogeni, presenti in tabella I degli stupefacenti. PA è la psilocibina; vengono importate
delle piccole cassettine contenenti le spore, poi se ci si mette l’acqua e le si tiene al caldo nascono questi
funghetti.

LSD

È la dietilamide dell'acido lisergico, scoperta da un farmacista. Viene caricato su dei francobolli che possono
essere leccati dal soggetto per assumere la sostanza, per questo è molto difficile identificarne la diffusione.
Le quantità assunte sono nell’ordine dei γ. Provoca effetti allucinogeni e sinestesie.

ANALISI SU MATERIALE IN SEQUESTRO

Il primo passaggio è SEMPRE l’osservazione e la descrizione della sostanza, cui segue lo SCREENING 
individuo la classe cui appartiene la sostanza. Si fanno poi i SAGGI PRELIMINARI di reattività immediata:
con H2SO4 e a questa segue l’analisi QUALITATIVA con TLC  identifico la sostanza in base al tempo di
eluizione e QUALI-QUANTITATIVA con GC/FID; l’identificazione può essere anche fatta con GC/MS che
mi permette di fare un’analisi quantitativa e qualitativa completa, si può eventualmente fare HS-GC/MS o
FID se ho una sostanza in piccoli quantitativi. Inoltre bisogna fare analisi delle impurezze e se sono > 0,2%
si devono identificare. Bisogna scegliere la tecnica più adatta al tipo di campione che ho: ad esempio se ho
una matrice biologica non posso analizzarla come tale, ma bisogna estrarre i principi attivi e poi identificarli.
Le sostanze come tali invece possono essere solubilizzate in solventi organici polari come etanolo o
metanolo (meno costoso). Se invece devo separare le sostanze, le solubilizzerò in s.o. immiscibile con
l’acqua.

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ANALISI DEGLI ADULTERANTI

Si parte con ANALISI GENERICA e SCREENING  solubilizzo in metanolo: se si scioglie allora si


procede con la TLC in modo tale da testare le sostanze più comuni; al contrario se non si solubilizza in
metanolo si fa un’analisi completa a partire dal coccio, la solubilità, il comportamento a vari pH ecc. Se
invece si conosce la sostanza grazie, ad esempio, ad informazioni fornite dalla PG, si può procedere con
l’ANALISI MIRATA QUALI-QUANTITATIVA.

Bisogna sempre avere un tracciato della sostanza e sapere com’è stato trattato e conservato. I saggi
preliminari vanno poi confermati con analisi qualitative  TLC e GC.

La prima analisi che si fa è la TLC, perché mi permette di confrontare la sostanza incognita con degli
standard, se la sostanza corrisponde ad uno standard è stata identificata, se no si può riprovare con altro
solvente o fare GC/MS. Anche il dato negativo è un dato importante, perché permette di escludere le
sostanze più frequenti ed eventualmente gli stupefacenti noti. Lo SCREENING ha proprio la funzione di
limitare il campo d’indagine a una sola classe di sostanze. Si può fare anche sui metaboliti presenti nell’urina,
in modo tale da identificare le sostanze da cui possono derivare. Una volta che si è individuato il gruppo di
appartenenza, si può fare l’analisi qualitativa mirata e successivamente anche l’analisi quantitativa, che si
serve di una retta di calibrazione per risalire alla concentrazione della sostanza in esame. Oltre a queste
informazioni il tossicologo deve conoscere anche la farmacocinetica della sostanza in esame, così da poter
sapere a che dosaggi è stato esposto il soggetto e quando ha assunto la sostanza.

Per individuare la quantità di sostanza presente nel campione si procede con GC che può avere diversi
detector. I risultati si presentano come dei picchi caratterizzati da un tempo di ritenzione e un’area. Il primo
picco che si vede è quello che corrisponde al solvente ed è anche il più esteso, in quanto il solvente è
quantitativamente preponderante. Il tempo di ritenzione è specifico della sostanza, mentre l’area del picco si
utilizza per calcolare la concentrazione del campione. L’analisi viene fatta in parallelo con uno IS che abbia
PM diverso dal campione in modo tale da avere due picchi ben distinti: ad esempio per il THC-COOH si
utilizza il THC-COOH D3 (contiene tre trizi al posto di tre idrogeni) in questo modo ho proprietà analoghe
ma peso molecolare molto diverso. Per distinguere standard e analita devo utilizzare un detector di massa:
ottengo i due picchi e confronto il picco dell’analita con la letteratura per identificare la sostanza. Questa
analisi può essere utilizzata anche per identificare gli adulteranti di droghe d’abuso come ad esempio la
cocaina  adulteranti frequentemente trovati sono Diltiazem e Levamisolo. Nel grafico si possono
individuare anche dei picchi corrispondenti a frammenti della sostanza, però un picco corrisponde a PM e
posso usarlo per identificare la sostanza.

13
Se utilizzo un detector MS-MS (massa-massa) devo scegliere tre ioni con tempi di ritenzione elevati
aumento la sensibilità. Per avere dei risultati affidabili la sostanza deve essere almeno tre volte il LOD (limit
of detection) per l’analisi qualitativa e almeno dieci volte il LOQ (limit of quantification) per l’analisi
quantitativa.

GC-MS/MS: In modo identico alla gascromatografia, i campioni analizzati da GC-MS / MS sono separati in
uno stato gassoso in base alle varie proprietà fisiche e chimiche degli analiti d’interesse e alla loro
interazione con la fase stazionaria della colonna analitica. All'uscita dalla colonna analitica gli analiti entrano
nello spettrometro di massa tandem (MS / MS) che consiste in due analizzatori di massa a scansione separati
da una cella di collisione. I frammenti selezionati nel primo analizzatore vengono fatti reagire con un gas
inerte nella cella di collisione, con conseguente ulteriore frammentazione.

IDENTIFICAZIONE DI SOSTANZE STUPEFACENTI

L’identificazione avviene in base al PM che deve essere usato fino a 5-6 cifre dopo la virgola. . Quello che
interessa maggiormente è identificare la sostanza tossica o stupefacente, ma può essere anche utile
riconoscere le sostanze con cui è stata tagliata  ad esempio la cocaina viene tagliata con lidocaina e
fenacetina, posso riconoscerle facilmente in TLC.

Dopo la GC posso vedere dei picchi diversi da quelli della droga e provare a fare TLC con le sostanze che si
usano per il taglio.

Nell’analisi della cannabis avrò invece THC, CBD e CBN (metabolita del THC) in GC. Posso anche
analizzare con LC – DAD  diod array detector: detector simile all’UV-vis ma che dà anche informazioni
riguardo alla curva di assorbimento. In questo caso nel grafico non avrò una curva del solvente – perché non
assorbe in UV – e poi ho i picchi corrispondenti alle sostanze. Ogni picco è caratterizzato dal proprio tempo
di ritenzione e dall’area. Inoltre posso vedere anche gli acidi corrispondenti perché lavorando a basse
temperature non vengono convertiti nei corrispondenti attivi. Posso vedere queste sostanze anche in GC se
silanizzo i gruppi COOH per impedire l’attivazione.

La chimica tossicologica e la tossicologia forense studiano il rapporto tra uomo e agente tossico in relazione
all’applicazione di specifici esposti di legge  penale, civile, regionale, medicina del lavoro.

Si riferisce a particolari FATTISPECIE  fatti specifici. Ad esempio nella diagnosi di avvelenamento il


chimico tossicologo deve dimostrare il nesso causale tra la lesività chimica della sostanza e l’avvelenamento
del soggetto che l’ha assunta.

La diagnosi in sé viene fatta dal medico, mentre il tossicologo individua la presenza e la quantità di sostanza
presente.

TOSSICOLOGIA CLINICA: usa sintomatologia per determinare quale sostanza è responsabile della
tossicità e interviene con degli antidoti.

TOSSICOLOGIA INDUSTRIALE: tossicità delle sostanze negli ambienti di lavoro. Vengono stabiliti dei
valori limite non nocivi per esseri viventi (in acqua, suolo, aria). Eventualmente può intervenire anche il
tossicologo forense. Ricordare che c’è differenza tra outdoor e indoor. In tutto questo rientra la medicina del
lavoro  soggetti che fanno lavori a rischio devono essere controllati anche dal tossicologo forense.

La tossicologia clinica è collegata anche alla tossicologia d’urgenza  soggetti che arrivano in ospedale in
stato comatoso. L’analisi può essere effettuata su matrici biologiche o non, semplici o complesse, con tempi
di permanenza delle sostanze variabili.

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DOPING
Nasce dai primi giochi olimpici perché la vincita era economicamente consistente. In Grecia usavano
l’EFEDRINA, da cui si sviluppano le amfetamine. La somministrazione avviene per os o per ev.

ecstasy

PORZIONE RESPONSABILE DEGLI


EFFETTI ALLUCINOGENI DI MDMA
Altre sostanze stupefacenti comunemente usate nel doping erano i catinoni (compresi i derivati sintetici
SMART DRUGS) e la cocaina.

DOPING E DIPENDENZA SONO MOLTO PROSSIMI!

UN PO’ DI STORIA

DOPING deriva dall’olandese DOOP = salsa che deriva da DOPEN = mescolare, questi termini derivano a
loro volta dall’inglese TO DOPE = DROGARE. Il termine è stato usato per la prima volta nelle corse di
cavalli e si poteva riferire sia al cavallo che al fantino: il cavallo deve rimanere concentrato e resistere alla
fatica durante tutta la corsa, dando il massimo delle prestazioni. Mentre il fantino deve rimanere magro,
concentrarsi durante tutta la corsa e non perdere l’attenzione. Il cavallo può essere dopato sia per vincere che
per perdere, molto legato al mondo delle SCOMMESSE. Molto frequente l’uso di FANS e morfina per
evitare al cavallo di sentire dolore. Sebbene il cavallo abbia un peso notevolmente superiore al nostro
bastano basse dosi di sostanze dopanti per avere un effetto.

ANTIDOPING: sono tutte le procedure volte a prevenire e individuare gli atleti dopati.

La regolamentazione a riguardo è nata in seguito a casi di morte di atleti per uso di sostanze dopanti.

CASO SIMPSON

Nel 1967 il ciclista Simpson faceva uso di amfetamine, durante un Tour de France molto caldo il suo corpo
ebbe un collasso e lui morì. Caldo e amfetamine sono state CONCAUSE della morte, la causa vera è stata il
collasso cardiocircolatorio.

PREVENZIONE E LOTTA AL DOPING

Nel 1999 nasce la WADA (world antidoping agency) che si è preposta di armonizzare le normative locali
riguardanti il doping. Ha avuto successo perché ha creato delle normative comuni che devono essere
rispettate in tutto il mondo. Questa agenzia si occupa solamente dei TOP LEVEL, ovvero le serie A,B,C nel
calcio e i campionati nazionali e internazionali di tutti gli sport. L’agenzia ha stilato un codice di
comportamento per gli atleti, che devono essere sempre reperibili per dei controlli. Ogni anno viene
aggiornata la lista di sostanze dopanti e vietate per uso sportivo  sono liste APERTE quindi ogni sostanza
di derivazione può essere inserita una volta che viene scoperta e si identifica la sua attività dopante. In Italia
la normativa è stata recepita con la legge 376/2000 che ha istituito la Commissione Vigilanza Doping. Le
analisi sono portate avanti solo in 15 laboratori al mondo, perché questi hanno le tecnologie necessarie e
seguono procedure standardizzate. Le analisi vengono fatte sugli atleti sia sull’urina che il sangue, perché
15
viene dato il consenso. LA LEGGE 376/00 È PENALE, QUINDI SE IL SOGGETTO RISULTA POSITIVO
AL DOPING VIENE APERTO UN PROCESSO PENALE CON PENE DI 2/4 ANNI ED EVENTUALE
SQUALIFICA; È PENALE SIA L’USO CHE IL TRASPORTO DI SOSTANZE DOPANTI.

Ci sono una quindicina di laboratori nel mondo, noi abbiamo quello dell’acqua acetosa a Roma, e solo in
questi laboratori accreditati si possono fare le analisi anti-doping→ qui tutti procedono con metodologie
analoghe, che danno le stesse curve di calibrazione e vanno a cercare le stesse sostanze. Faranno i controlli
sulle urine principalmente, perché li si riscontra la maggior parte dei metaboliti e delle sostanze; infatti
quello che importa qui è l’assunzione. Il sangue è un metodo invasivo quindi normalmente si fa sull’urina
anche se comunque gli atleti hanno firmato per far prevalere anche dal sangue.
Il calcio ha più possibilità di fare anti doping perché ha più soldi, mentre in altri sport ci sono meno soldi e
quindi faranno meno controlli.

La WADA si ricollega alla NADO (National antidoping organization) che si interessa di tutelare dal doping
tutte le discipline sportive del Paese: in Italia è il CONI. È partito tutto dal CIO (comitato olimpico
internazionale) che ha creato la NADO  tutte le organizzazioni sportive italiane devono essere affiliate al
CONI. Ad esempio la FIGC (federazione italiana gioco calcio) è affiliata a UEFA (europea) e FIFA
(internazionale).

REGOLE PER PREVENIRE IL DOPING NEL CALCIO:

1. DOPING è barare
2. INFORMARSI da medico e operatori sanitari
3. CONTROLLARE le liste delle sostanze proibite (vengono aggiornate a Ottobre-Novembre di ogni
anno ed entrano in vigore a Gennaio)
4. Buona ALIMENTAZIONE
5. ATTENZIONE agli integratori (solitamente vengono consigliati dalla società per evitare problemi)
6. Non RISCHIARE la tua carriera
7. Evitare DROGHE d’abuso
8. STEROIDI ANABOLIZZANTI sono pericolosi per la tua salute. Il NANDROLONE è in tabella dei
medicinali sezione A  dà dipendenza e ha effetto su SNC (aggressività e resistenza alla fatica)
9. REPERIBILITÀ in modo tale da poter fare controlli antidoping sempre, se il soggetto non è
reperibile può essere squalificato
10. NON RIFIUTARE test o manomettere i campioni
11. Esistono le ESENZIONI a scopo terapeutico (TUE)  il soggetto può chiedere esenzione per essere
trattato per una malattia, a volte gli atleti lo sfruttano per avere accesso a sostanze proibite.

Il doping è poco frequente nel calcio perché è un gioco di squadra e quindi non basta dopare un soggetto per
avere miglioramento della prestazione, ma è impossibile dopare tutta la squadra.

SANZIONI: invalidazione dei risultati.

La lista comprende le sostanze proibite SEMPRE:

1. Agonisti β2
2. Anabolizzanti
3. Sostanze non approvate per uso terapeutico umano
4. Ormoni peptidici, fattori di crescita e correlate
5. Modulatori ormonali e metabolici
6. Diuretici e sostanze mascheranti

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Sostanze proibite in COMPETIZIONE:

1. Stimolanti
2. Narcotici
3. Cannabinoidi
4. Glucocorticosteroidi

METODI proibiti:

 Manipolazione di sangue e componenti (allenarsi ad elevate altitudini per aumentare la produzione di


globuli rossi, poi farsi prelevare e conservare il sangue per reinfonderlo prima della gara).
 Manipolazione chimica e fisica (ad esempio il THG: the clear testosterone, sintetizzato dai
laboratori Balco).
 Doping genetico

CLASSI DI AGENTI DOPANTI:

STEROIDI ANABOLIZZANTI ANDROGENICI (AAS)

ESOGENI: testosterone, nandrolone, stanozololo

ENDOGENI: androstenediolo, androstenedione, testosterone

Sono molto utilizzati dagli atleti per avere sviluppo della muscolatura; inoltre forniscono capacità di
recupero rapido e aumentano l’aggressività. Il NANDROLONE è nella tabella I degli stupefacenti e nella
tabella dei medicinali. Nelle donne è più facile individuare la presenza del testosterone perché non è
fisiologico. Oltre ai precedenti ci sono anche i derivati del testosterone: Boldenone e Clostebol  tutti
inseriti nella legge 376/00.

EFFETTI DESIDERATI: EFFETTI INDESIDERATI:


 aum. globuli rossi  Riduz. Crescita ossa lunghe
 aum. resistenza alla fatica  Danni epatici
 aum. densità ossea  Danni riproduttivi
 aum. massa muscolare  Aumento di trigliceridi e colesterolo
 riduz. massa grassa  Lesioni tendinee
 (androstendione, boldenone, clostebol), nandrolone
La base degli anabolizzanti è il testosterone, poi steroidi
(oxandrolone, stranozololo, trenbolone).
Anche il testosterone è difficile da notare perché è endogeno: di solito si va a vedere il rapporto tra
testosterone ed epistestosterone. Il testosterone di tipo sintetico si distingue da quello endogeno per la massa.

EPO

E. DESIDERATI : EFFETTI INDESIDERATI:

 aumento sintesi di globuli rossi  Ictus


 Embolia polmonare
Con la sospensione si ha difficoltà a recuperare  Convulsioni
la normale sintesi di globuli rossi.  Infarto
 Insuff. Cardiaca
 Trombosi
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ORMONI PEPTIDICI E FATTORI DI CRESCITA

GONADOTROPINA CORIONICA E ORMONE LUTEINIZZANTE

E. DESIDERATI: EFFETTI INDESIDERATI:


 aum. Produzione di testosterone  Depressione, euforia
 Danni epatici
 Danni riproduttivi
 Blocco crescita ossa lunghe
 Aumento di TG e colesterolo
GH

E. DESIDERATI: EFFETTI INDESIDERATI:


 aum. Sintesi proteica  Cardiopatia e ipertensione
 aum. Crescita ossea  Diabete
 aum. Tessuto muscolare  Danni muscolari e articolari
 aum. Immissione in circolo di sostanze energetiche

Il GHB è una sostanza utilizzata sia negli alcolisti cronici, sia come “droga dello stupro” perché provoca
amnesia retrograda, sia per il doping, aumenta i livelli di GH.

CORTICOTROPINA

E. DESIDERATI: EFFETTI INDESIDERATI:

 aum. Sopportazione dello stress  Fragilità ossea


 anti infiammatorio  Vertigini, euforia, cefalea,
insonnia, gastrite
INSULINA

E. DESIDERATI EFFETTI INDESIDERATI:

 stimolo sintesi proteica  Ipoglicemia


 aum. Captazione di glucosio  Danni epatici
 Inibizione sintesi endogena

GH ed EPO sono difficili da individuare perché sono sostanze endogene  prima erano vendute marcate
così era molto più semplice individuarle, ora invece è necessario fare un’analisi BIOCHIMICA per
distinguerle in base al numero di C.

AGONISTI β2
EFFETTI INDESIDERATI:
E. DESIDERATI
 Tachicardia
 cardiostimolanti
 Iperidrosi
 bronco dilatanti
 Ritenzione urinaria
 ipertrofia muscolare
 Anoressia
I più utilizzati sono salbutamolo, formoterolo e salmeterolo, 
vengono rilevati nelle urine, può essere un problema se il soggetto beve tanto e ne altera la concentrazione. È

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stato stabilito un CUT-OFF per distinguere uso medico da abuso. Rispettivamente i limiti sono: 1000 ng/mL
e 40 ng/mL.

Anche la caffeina aveva un cut-off perché molto assunta e potenzialmente dopante. I suoi effetti infatti sono:
analettico respiratorio e stimolante del SNC. Prima il cut-off era 12 γ/mL però il problema è che la
farmacocinetica può cambiare in maniera importante se il soggetto assume contemporaneamente Loperamide
 non c’è più il cut-off.

DIURETICI ED ESPANSORI DEL PLASMA

E. DESIDERATI EFFETTI INDESIDERATI:

 aumento diuresi  Alterazione equilibrio salino


 perdita di peso  Disidratazione e collasso
 riduz. Concentrazione di sostanze nelle urine  Lesioni renali
 alterazione parametri ormonali ematologici  Crampi muscolari e senso di fatica

Nel calcio ci sono più controlli perché è uno sport in cui si investe molto di più.

STIMOLANTI

Amfetamina, cocaina, metamfetamina  dipendenza fisica e/o psichica

E. DESIDERATI: EFFETTI INDESIDERATI:


 stimolo SNC  Ictus
 euforia  Colpo di calore
 aum. Frequenza cardiaca  Eccitazione, irrequietezza, insonnia
 riduz. Senso di fame  Aggressività
 stimolo metabolismo energetico  Dipendenza, tossicomania
 anoressizzanti  Dispnea
 Ipertensione, tachicardia, infarto

RUSH A FINE GARA!

SICURAMENTE DOMANDA SUL DOPING NEL PREAPPELLO.

Soprattutto per cocaina e amfetamina è difficile individuare la causa della morte, perché solitamente il
soggetto muore per infarto, ma è difficile capire se la cocaina e l’amfetamina hanno scatenato quell’infarto.

La COCAINA è molto attiva sul SNC  se si osserva tramite PET l’attività cerebrale di un soggetto
cocainomane a confronto di quella di un soggetto sano si nota immediatamente come ci sia una ridotta
funzionalità nel primo. Dopo 100 giorni di astinenza dalla sostanza il soggetto non ha ancora un’attività
cerebrale normale, in particolare a livello dei LOBI FRONTALI. La loro peculiarità è la capacità di
pianificare, organizzare e prendere decisioni, valutazione del rischio e comportamento.

NARCOTICI

Eroina, metadone, morfina, buprenorfina (tabella I degli stupefacenti, DPR 309/90)

E. DESIDERATI: EFFETTI INDESIDERATI:

 Alterazione dell’umore
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 Depressione della funzione respiratoria
 Aumentata tollerabilità al dolore

Danno dipendenza sia fisica che psichica. Ultimamente l’eroina è in diffusione tramite vie di
somministrazione diverse dalla tradizionale iniezione.

CANNABINOIDI

THC è presente come acido e per essere attivato deve essere riscaldato. È contenuto in Hashish e Marijuana
in concentrazioni diverse.

Da CBD e CBN sono stati studiati dei cannabinoidi sintetici come antidolorifici  CB1 e CB2. Mentre sono
stati inventati illegalmente dei derivati dei cannabinoidi sintetici ad uso voluttuario: JWH018 e JWH073.
Questi ultimi sono venduti con incensi su cui si spruzzano le due sostanze, il contenuto di THC non è titolato
 EFFETTI DEVASTANTI.

E. DESIDERATI EFFETTI INDESIDERATI:

 Riduzione tensione emotiva  Riduz. Coordinazione


 Euforia/benessere  Alterata percezione del tempo
 Alterata personalità
 Alterazione dell’equilibrio

Il problema dei cannabinoidi sintetici è che non vengono neanche cercati nei soggetti che ad esempio hanno
causato un incidente. Se la quantità di assunzione è elevata possono causare allucinazioni.

GLUCOCORTICOSTEROIDI

Cortisone, cortisolo, desossicortisone, derivati sintetici.


EFFETTI INDESIDERATI:
E. DESIDERATI:
 Alterazioni idroelettrolitiche
 Euforia  Ipertensione
 Aum. Resistenza  Osteoporosi
 Anti infiammatori  Ulcera
 Aum. Suscettibilità alle infezioni
 Iperglicemia

CASO PARTICOLARE è quello del MELDONIUM, un farmaco


utilizzato normalmente come vaso dilatante nelle coronaropatie, è stato
utilizzato da vari sportivi come dopante (Es. tennista Maria Sharapova).

METODI PROIBITI:

1. Manipolazione sangue e urine  prelievo controllato


2. Doping genetico: trasferimento di polimeri di acidi nucleici o uso di cellule geneticamente
modificate.

Il DOPING non è un fenomeno legato solamente ai top level, ma anche a livelli minori: body building e
giovani sportivi. Il mercato del DOPING è veramente molto ampio.

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Legge 376/2000 Articolo 1:

“2.Costituiscono doping la somministrazione o l’assunzione di farmaci o di sostanze biologicamente o


farmacologicamente attive e l’adozione o la sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da
condizioni patologiche ed idonee a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell’organismo al fine
di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti.

3. Ai fini della presente legge sono equiparate al doping la somministrazione di farmaci o di sostanze
biologicamente o farmacologicamente attive e l’adozione di pratiche mediche non giustificate da
condizioni patologiche, finalizzate e comunque idonee a modificare i risultati dei controlli sull’uso dei
farmaci, delle sostanze e delle pratiche indicati nel comma 2.

4. In presenza di condizioni patologiche dell’atleta documentate e certificate dal medico, all’atleta stesso
può essere prescritto specifico trattamento purché sia attuato secondo le modalità indicate nel relativo e
specifico decreto di registrazione europea o nazionale ed i dosaggi previsti dalle specifiche esigenze
terapeutiche. In tale caso, l’atleta ha l’obbligo di tenere a disposizione delle autorità competenti la relativa
documentazione e può partecipare a competizioni sportive, nel rispetto di regolamenti sportivi, purché ciò
non metta in pericolo la sua integrità psicofisica.”

La violazione della presente legge costituisce reato penale. La pena corrisponde a reclusione da 3 mesi a 3
anni, ammenda fino a 50000 €, spesso si può ricorrere ad una riduzione della pena, ma la fedina penale
rimane comunque sporca.

La DIPENDENZA ha un effetto di tossicità sia nel drogato che nel soggetto che si dopa, in particolare a
livello cv e del SNC  NECROSI

I problemi sono tanti, perché l’uso di queste sostanze è pericoloso per la salute e in più spesso le sostanze
vengono importate dall’estero, quindi sono prive di AIC e non ne è garantita la sicurezza. Un altro caso
frequente è la CONTRAFFAZIONE  somministrati come soluzione oleosa (difficile da analizzare) e
etichette non veritiere. È in valutazione l’idea di fare un database contenenti tutti i livelli ormonali di base
per monitorare meglio gli atleti.

È stato il comitato olimpico internazionale a istituire per primo le norme di controllo sul doping, in seguito a
diffusi fenomeni di doping di stato.

CASO ECLATANTE – BEN JOHNSON

Ai Campionati mondiali del 1987 a Roma, Johnson divenne subito una celebrità battendo il suo grande
rivale Carl Lewis nei 100 metri e ottenendo il nuovo record mondiale con il tempo di 9"83. Johnson e Lewis
erano i favoriti anche per il titolo olimpico ai Giochi olimpici di Seul. In finale, Johnson sconfisse Lewis con
il nuovo record mondiale di 9"79 e per di più alzando il braccio negli ultimi metri. Alcuni giorni dopo,
tuttavia, nei campioni di urina di Johnson venne rilevata la presenza di stanozololo e venne quindi
squalificato per uso di doping. Egli in seguito ammise di aver utilizzato sostanze dopanti quando ottenne il
record mondiale nel 1987, per cui la IAAF cancellò dai suoi annali anche quella prestazione.

In UE la convenzione contro il doping arrivò nel 1989 e in Italia nel 1995. Altri casi furono quello dei
nuotatori cinesi che tra il 1992 e il 1994 facevano uso di diidrotestosterone. Nel 1998 il Tour de France viene
etichettato come Tour of Shame, a causa dell’elevato numero di atleti dopati.

DESIGNER DRUGS: il THG (tetraidrogestrinone) sintetizzato nei laboratori Balco a scopo illecito, detto
anche The clear testosterone.

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Il FUTURO del doping è il GENE DOPING  modifico espressione proteica per migliorare le prestazioni.
Molto difficile da individuare e controllare.

CASO ECLATANTE 2 – IL GINECOLOGO DELLE BALEARI

Questo ginecologo prelevava agli atleti quantitativi di sangue nel momento in cui avevano un ematocrito
elevato e lo conservava per reinfonderlo prima della gara. COME SI PUÒ IDENTIFICARE? Un’idea è
cercare tracce di siliconi nel sangue, quello conservato e reinfuso dovrebbe averne perché è rimasto a
contatto con la plastica.

Anche alcuni elementi come Xenon e Argon sono vietati, perché sono fattori ipossia inducibili.

COME SI PROCEDE NEI TEST ANTIDOPING

Si prelevano circa 75 mL di urina e si dividono in due contenitori:

• A con 50 mL di urina viene sottoposto ad analisi generica (SCREENING con analisi


immunometriche) e identificazione.
• B con 25 mL viene conservato per ulteriori approfondimenti, solo se richiesto dall’atleta in presenza
di un esito NON NEGATIVO di A.

I due contenitori sono sigillati e siglati in modo tale da non poter essere manomessi e che non si sappia
immediatamente l’atleta cui appartengono. La prima operazione che si fa prima di accettare il campione di
urina è verificare colore, pH e peso specifico  per assicurarsi che il campione sia valido. Dopo l’analisi i
campioni risultati positivi vengono conservati per tre mesi, mentre quelli negativi per 30 giorni.

Al momento del prelievo il soggetto deve comunicare l’eventuale assunzione di farmaci e se è in atto una
TUE.

22
STUPEFACENTI
Sono sostanze stupefacenti tutte le sostanze inserite nel D.P.R. 309/90, la cui violazione costituisce reato
penale.

TRAMADOLO è un analgesico MOR-NRI perché agisce sia sui recettori per gli oppiodi
che sulla ricaptazione della noradrenalina. Sebbene abbia attività simile alla morfina e
agisca sul SNC non è uno stupefacente perché non è inserito nelle tabelle del DPR
309/90. La sua struttura è più simile a quella della Venlafaxina, antidepressivo.

Il CAPTAGON al contrario è inserito in tabella I del DPR 309/90


quindi è stupefacente. È una feniletilamina con una teofillina legata
sull’N. Ha effetto stimolante del SNC ed euforizzante.

DROGA è una parola che ha vari significati in base al contesto, l’origine etimologica non si conosce:

• Uso POPOLARE: sostanze vendute dal droghiere, usate per l’alimentazione (perché coprivano i
sapori)
• Uso FARMACOLOGICO: sostanza in grado di agire sulle attività psichiche  due definizioni:
1. Sostanza in grado di modificare l’atteggiamento cosciente/incosciente
2. Sostanza di origine naturale o sintetica in grado di modificare l’attività psichica
• Uso BOTANICO: parte della pianta che contiene p.a. in % maggiore, non significa che il resto della
pianta ne sia privo.
• Definizione OMS: “ogni sostanza dotata di attività farmacologica psicoattiva, la cui assunzione
provoca alterazioni dell’umore e dell’attività mentale”.
• LEGGE ITALIANA: sostanza inserita nel DPR 309/90, che deriva dalla legge 685.

SOSTANZA PSICOTROPA: composto in grado di agire sulla psiche. Comprende anche sostanze diverse da
quelle stupefacenti.

STUPEFACENTE
NARCOTICO: fa riferimento alle sole sostanze in grado di indurre sonnolenza, senza necessaria attività
psicotropa.

Già nel 1931 sono state definite DRUG HABITUATION e DRUG ADDICTION, nel 1950 l’OMS ha dato le
sue definizioni:

DRUG HABITUATION: desiderio di assumere ripetutamente una sostanza, senza che si vengano a creare le
caratteristiche negative mostrate nella addiction, né gli effetti deterioranti per individuo e società. Un
esempio è quello delle persone anziane che prendono le BDZ per andare a dormire.

DRUG ADDICTION: stato di periodica o cronica dipendenza negativa per l’individuo e per la società,
prodotto dalla ripetuta assunzione di sostanze farmacologicamente attive. Perché anche per la società?
Perché il soggetto cerca di recuperare a tutti i costi la sostanza, anche compiendo furti o rapine.

23
TOSSICOFILIA: DIPENDENZA PSICHICA

È molto grave e può associarsi anche a dipendenza FISICA, diventando ancora più grave. Si può definire
come: “ricerca da parte di una persona di effetti gratificanti di una sostanza o più sostanze psicoattive
utilizzate per modificare intenzionalmente il proprio stato corporeo e mentale, ricavandone esperienze
cognitive ed emotive dotate di senso e significato soggettivo.”

EFFETTI GRATIFICANTI di primo livello includono esperienze piacevoli come euforia, eccitazione,
sedazione, disinibizione, analgesia, efficienza senso-percettiva o varie trasformazioni degli abituali stati di
coscienza e dell’umore. Si tratta di stati mentali e corporei di varia intensità, capaci di favorire effetti di
secondo livello più elaborati dal punto di vista cognitivo:

 Evasione da situazioni stressanti, ansiogene, penose


 Ricerca di forti sensazioni stimolanti
 Espressione empatica, disinibita e mimetica delle emozioni
 Conferma e valorizzazione di una possibile identità alternativa
 Realizzazione di trascendenza agnostica o mistica e più raramente esplorazione delle proprie
dimensioni inconsce.

DIPENDENZA PSICO-FISICA

“Bisogno incoercibile e compulsivo di una droga necessaria a mantenere un equilibrio fisiologico e a evitare
i sintomi dovuti alla non assunzione, con conseguente instaurazione della crisi d’astinenza.”

Nella dipendenza fisica la sostanza diventa quasi una componente fisiologica dell’organismo, quindi il
soggetto ne ha una necessità “fisiologica” e quando non la assume va incontro ad una “patologia” crisi
d’astinenza.

La tossicofilia è più pertinente alla ricerca di un’esperienza psicologica, non disgiunta dai meccanismi
neurofarmacologici che la rendono possibile; la dipendenza psicofisica riguarda invece una condizione in cui
l’assunzione della sostanza è necessaria per mantenere un certo benessere fisiologico. La tossicofilia
appartiene in modo prevalente al mondo del desiderio e del piacere, configurato tramite significati, valori e
ragioni, la dipendenza psicofisica appartiene ai bisogni determinati da una con dizione di necessità.

L’alcol è una sostanza che da dipendenza sia fisica che psichica e la risposta a questa sostanza è prettamente
INDIVIDUALE. Ma allora perché l’alcool non è stato inserito nelle sostanza stupefacenti? Il legislatore ha
ritenuto importante tenere conto delle abitudini che abbiamo noi, che sono quelle si consumare alcol durante
i pasti. Si parla di dipendenza quando questo consumo si verifica al di fuori dei pasti e in maniera smodata.

TOLERANCE

Necessità di aumentare le dosi di assunzione per ottenere lo stesso grado di effetti farmacologici delle dosi
iniziali può portare a passare da una dose terapeutica a una non terapeutica o all’overdose. Molto connessa al
momento.

TOLERANCE CROCIATA: tolerance ad una determinata sostanza può produrre tolerance anche ad altre
con struttura simile o diversa.

OVERDOSE

Assunzione di un quantitativo di sostanza superiore alla tolerance momentanea del soggetto.

24
ITER LEGISLATIVO ITALIANO

1922 emanazione delle norme previste dall’Aja nei confronti degli oppioidi.

1954 legge riguardante la regolamentazione dell’uso di stupefacenti.

1975 legge n° 685/75  da questa viene la 309/90, disciplina degli stupefacenti e delle sostanze psicotrope.
Prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza. SI CONSIDERA PER LA
PRIMA VOLTA LA TOSSICODIPENDENZA COME UNA MALATTIA SOCIALE! Legge
introdotta in seguito all’elevato numero di morti da eroina negli USA. L’uso personale non è punibile,
sorgono però i SERT per aiutare i tossicodipendenti. L’uso personale deve essere dimostrato tramite la
detenzione di modiche quantità di sostanza. Lo spaccio viene punito a diversi livelli.

Cosa significa MODICHE QUANTITÀ? Nella legge attuale dovrebbero esserci delle tabelle che la
definiscono: quantità d’uso giornaliero riferita ad un consumatore medio abituale  usando i termini
“giornaliero” e “medio” si allarga il range, però è necessario usarli per motivi statistici, usare la dose precisa
sarebbe meglio.

DPR 309/90 art.13 comma 1 aggiornato da DL 79/14

“Le sostanze stupefacenti o psicotrope sottoposte alla vigilanza ed al controllo del Ministero della salute e i
medicinali a base di tali sostanze, ivi incluse le sostanze attive ad uso farmaceutico, sono raggruppate, in
conformità ai criteri di cui all'articolo 14, in cinque tabelle, allegate al presente testo unico. Il Ministero della
salute stabilisce con proprio decreto il completamento e l'aggiornamento delle tabelle con le modalità di cui
all'articolo 2, comma 1, lettera e), numero 2).”

Le tabelle sono I, II, III, IV e tabella dei medicinali. Questo decreto è stato inserito nella FU. Le tabelle sono
così distinte: Tabella I e III droghe pesanti, II e IV droghe leggere. La suddivisione comporta diverse pene, la
cannabis è inserita nelle droghe leggere anche se gli effetti sono molto gravi, perché l’utilizzo è troppo
diffuso per penalizzarne l’uso come una droga pesante.

Articolo 14

La inclusione delle sostanze stupefacenti o psicotrope nelle tabelle di cui all'articolo 13 è effettuata in base ai
seguenti criteri:

Tabella I: Oppio e derivati oppiacei (morfina, eroina, metadone ecc.); Foglie di Coca e derivati; Amfetamina
e derivati amfetaminici (ecstasy e designer drugs); Allucinogeni (dietilammide dell’acido lisergico - LSD,
mescalina, psilocibina, fenciclidina, ketamina ecc.)

Tabella II : Cannabis.
Tabella III: Barbiturici.

Tabella IV: Benzodiazepine.


Tabella dei medicinali
Nella Tabella dei medicinali sono inserite le sostanze attive che hanno attività farmacologica e pertanto sono
usate in terapia e le relative preparazioni farmaceutiche. La tabella è suddivisa in cinque sezioni indicate con
le lettere A, B, C, D ed E dove sono distribuiti i medicinali in relazione al decrescere del loro potenziale di
abuso, nelle tabelle è anche indicato il regime di dispensazione.

25
Le tabelle sono aggiornate generalmente con Decreto ministeriale (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana) ogniqualvolta se ne presenti la necessità.
SEZIONI DELLA TABELLA DEI MEDICINALI

Sezione A - Sono indicati:

• i medicinali soggetti a prescrizione medica speciale: ricetta ministeriale a ricalco;


• i medicinali contenenti le sostanze analgesiche oppiacee naturali, di semisintesi e di sintesi;
• i medicinali di cui all'allegato III-bis al presente testo unico;
• i medicinali contenenti sostanze di corrente impiego terapeutico per le quali sono stati accertati
concreti pericoli di induzione di grave dipendenza fisica o psichica;
• i medicinali contenenti barbiturici che hanno notevole capacità di indurre dipendenza fisica o
psichica o entrambe, nonché altre sostanze ad effetto ipnotico-sedativo ad essi assimilabili.

Sezione B - Sono indicati:

• i medicinali soggetti a prescrizione medica da rinnovarsi volta per volta: ricetta non ripetibile;
• i medicinali che contengono sostanze di corrente impiego terapeutico per le quali sono stati accertati
concreti pericoli di induzione di dipendenza fisica o psichica di intensità e gravità minori di quelli
prodotti dai medicinali elencati nella sezione A;
• i medicinali contenenti barbiturici ad azione antiepilettica e quelli contenenti barbiturici con breve
durata d'azione;
• i medicinali contenenti le benzodiazepine, i derivati pirazolopirimidinici ed i loro analoghi ad azione
ansiolitica o psicostimolante che possono dar luogo al pericolo di abuso e generare
farmacodipendenza.

Sezione C - Sono indicati:

• i medicinali soggetti a prescrizione medica da rinnovarsi volta per volta; ricetta non ripetibile;
• i medicinali contenenti le sostanze elencate nella tabella dei medicinali, sezione B, da sole o in
associazione con altre sostanze attive ad uso farmaceutico, per i quali sono stati accertati concreti
pericoli di induzione di dipendenza fisica o psichica.

Sezione D - Sono indicati:

• i medicinali soggetti a prescrizione medica da rinnovarsi volta per volta: ricetta non ripetibile;
• i medicinali contenenti le sostanze elencate nella tabella dei medicinali, sezioni A o B, da sole o in
associazione con altre sostanze attive ad uso farmaceutico quando per la loro composizione
qualitativa e quantitativa e per le modalità del loro uso, presentano rischi di abuso o
farmacodipendenza di grado inferiore a quello dei medicinali compresi nella tabella dei medicinali,
sezioni A e C, e pertanto non sono assoggettate alla disciplina delle sostanze che entrano a far parte
della loro composizione;
• i medicinali ad uso parenterale a base di benzodiazepine;
• i medicinali per uso diverso da quello iniettabile, i quali, in associazione con altre sostanze attive ad
uso farmaceutico non stupefacenti contengono alcaloidi totali dell'oppio con equivalente ponderale
in morfina non superiore allo 0,05 per cento in peso espresso come base anidra; i suddetti medicinali
devono essere tali da impedire praticamente il recupero dello stupefacente con facili ed estemporanei
procedimenti estrattivi;
26
• in considerazione delle prioritarie esigenze terapeutiche nei confronti del dolore severo, composti
medicinali utilizzati in terapia del dolore elencati nell'allegato III-bis, limitatamente alle forme
farmaceutiche diverse da quella parenterale;
• con l'ultimo aggiornamento da GU n. 22 del 28/01/2015 è inserita nella sezione "Composizioni per
uso parenterali contenenti", secondo l'ordine alfabetico, la seguente sostanza: Lormetazepam.

SEZIONE E - Sono indicati:

• i medicinali soggetti a prescrizione medica: ricetta ripetibile;


• i medicinali contenenti le sostanze elencate nella tabella dei medicinali, sezioni A o B, da sole o in
associazione con altre sostanze attive ad uso farmaceutico, quando per la loro composizione
qualitativa e quantitativa o per le modalità del loro uso, possono dar luogo a pericolo di abuso o
generare farmacodipendenza di grado inferiore a quello dei medicinali elencati nella tabella dei
medicinali, sezioni A, B, C o D.
• benzodiazepine ad uso orale.

Tabella dei medicinali non in maniera approfondita, la faremo con la Minghetti.

LEGISLAZIONE RIGUARDANTE GLI STUPEFACENTI – DPR 309/90 aggiornato da DL 79/14

Articolo 17

1. Chiunque intenda coltivare, produrre, fabbricare impiegare, importare, esportare, ricevere per
transito, commerciare a qualsiasi titolo o comunque detenere per il commercio sostanze stupefacenti o
psicotrope, comprese nelle tabelle di cui all'articolo 14 deve munirsi dell'autorizzazione del Ministero della
sanità.

2.Dall'obbligo dell'autorizzazione sono escluse le farmacie, per quanto riguarda l'acquisto di sostanze
stupefacenti o psicotrope e per l'acquisto, la vendita o la cessione di dette sostanze in dose e forma di
medicamenti.  ha il registro degli stupefacenti su cui registra i movimenti

Articolo 26

1.Salvo quanto stabilito nel comma 2, è vietata nel territorio dello Stato la coltivazione delle piante comprese
nelle tabelle I e II di cui all'art. 14, ad eccezione della canapa coltivata esclusivamente per la produzione di
fibre o per altri usi industriali, diversi da quelli di cui all'articolo 27, consentiti dalla normativa dell'Unione
europea.

2. Il Ministro della sanità può autorizzare istituti universitari e laboratori pubblici aventi fini istituzionali di
ricerca, alla coltivazione delle piante sopra indicate per scopi scientifici, sperimentali o didattici.

La canapa può essere coltivata come fonte di fibra, a patto che abbia un contenuto di THC inferiore allo
0,6% p/p. Questa pianta ha un’elevatissima resa industriale, perché il fusto può essere utilizzato per la corda,
i semi per l’olio e il resto della pianta per la combustione. Non necessita particolari accorgimenti per la
crescita. Non c’è ancora una legge che regoli l’uso della cannabis terapeutica, per ora è coltivata solo nello
stabilimento militare di Firenze.

27
Articolo 28

1. Chiunque, senza essere autorizzato, coltiva le piante indicate nell'articolo 26, è assoggettato a sanzioni
penali ed amministrative stabilite fabbricazione illecita delle sostanze stesse.

2. Chiunque non osservi le prescrizioni e le garanzie cui l'autorizzazione è subordinata, è punito, salvo che il
fatto costituisca reato più grave, con l'arresto sino ad un anno o con l'ammenda da lire un milione a lire
quattro milioni.

3. In ogni caso le piante illegalmente coltivate sono sequestrate e confiscate.

Articolo 35

1. Il Ministero della sanità esercita il controllo sulle quantità di materie prime ad azione stupefacente, sulle
quantità di sostanze stupefacenti psicotrope comprese nelle tabelle di cui all'art. 14, con esclusione di quelle
incluse nelle sezioni C, D ed E della tabella dei medicinali, fabbricate o comunque in possesso di ciascuna
officina e sulla loro destinazione, con particolare riguardo alla ripartizione quantitativa sul mercato.

Articolo 72

E' consentito l'uso terapeutico di preparati medicinali a base di sostanze stupefacenti o psicotrope,
debitamente prescritti secondo le necessità di cura in relazione alle particolari condizioni patologiche del
soggetto.

Articolo 73 - Produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope

1. Chiunque, senza l'autorizzazione di cui all'articolo 17, coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina, vende,
offre o mette in vendita, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri, invia, passa o spedisce in
transito, consegna per qualunque scopo sostanze stupefacenti o psicotrope di cui alla tabella I prevista
dall'articolo 14, e' punito con la reclusione da sei a venti anni e con la multa da euro 26.000 a euro 260.000.

2. Chiunque, essendo munito dell'autorizzazione di cui all'articolo 17, illecitamente cede, mette o procura che
altri metta in commercio le sostanze o le preparazioni indicate nelle tabelle I e II di cui all'articolo 14, è
punito con la reclusione da sei a ventidue anni e con la multa da euro 26.000 a euro 300.000.

3. Le stesse pene si applicano a chiunque coltiva, produce o fabbrica sostanze stupefacenti o psicotrope
diverse da quelle stabilite nel decreto di autorizzazione.

4. Quando le condotte di cui al comma 1 riguardano i medicinali ricompresi nella tabella II, sezioni A, B e C,
di cui all'articolo 14 e non ricorrono le condizioni di cui all'articolo 17, si applicano le pene ivi stabilite,
diminuite da un terzo alla metà.

5. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque commette uno dei fatti previsti dal presente articolo
che, per i mezzi, la modalità o le circostanze dell'azione ovvero per la qualità e quantità delle sostanze, è di
lieve entità, è punito con le pene della reclusione da sei mesi a quattro anni e della multa da euro 1.032 a
euro 10.329.

5-bis. Nell'ipotesi di cui al comma 5, limitatamente ai reati di cui al presente articolo commessi da persona
tossicodipendente o da assuntore di sostanze stupefacenti o psicotrope, il giudice, con la sentenza di
28
condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'art. 444 del codice di procedura
penale, su richiesta dell'imputato e sentito il pubblico ministero, qualora non debba concedersi il beneficio
della sospensione condizionale della pena, può applicare, anziché le pene detentive e pecuniarie, quella
del lavoro di pubblica utilità [..]. Il lavoro di pubblica utilità può sostituire la pena per non più di due
volte».

Articolo 75- Condotte integranti illeciti amministrativi

1. Chiunque, per farne uso personale, illecitamente importa, esporta, acquista, riceve a qualsiasi titolo o
comunque detiene sostanze stupefacenti o psicotrope è sottoposto, per un periodo da due mesi a un anno, se
si tratta di sostanze stupefacenti o psicotrope comprese nelle tabelle I e III previste dall'art. 14, e per un
periodo da uno a tre mesi, se si tratta di sostanze stupefacenti o psicotrope comprese nelle tabelle II e IV
previste dallo stesso articolo, a una o più delle seguenti sanzioni amministrative:

a) sospensione della patente di guida o divieto di conseguirla;

b) sospensione della licenza di porto d'armi o divieto di conseguirla;

c) sospensione del passaporto e di ogni altro documento equipollente o divieto di conseguirli;

d)sospensione del permesso di soggiorno per motivi di turismo o divieto di conseguirlo se cittadino
extracomunitario.

1-bis. Ai fini dell'accertamento della destinazione ad uso esclusivamente personale della sostanza
stupefacente o psicotropa o del medicinale di cui al comma 1, si tiene conto delle seguenti circostanze:
a) che la quantità di sostanza stupefacente o psicotropa non sia superiore ai limiti massimi indicati con
decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro della giustizia, sentita la Presidenza del
Consiglio dei ministri - Dipartimento per le politiche antidroga, nonché della modalità di presentazione delle
sostanze stupefacenti o psicotrope, avuto riguardo al peso lordo complessivo o al confezionamento
frazionato ovvero ad altre circostanze dell'azione, da cui risulti che le sostanze sono destinate ad un uso
esclusivamente personale;
b) che i medicinali contenenti sostanze stupefacenti o psicotrope elencate nella tabella dei medicinali, sezioni
A, B, C e D, non eccedano il quantitativo prescritto.

SI PARLA DI LIMITI QUANTITATIVI, MA NON SONO ANCORA STATI STABILITI!

2. l’interessato, se comunque fa uso personale, deve essere inserito in un programma terapeutico e socio-
riabilitativo.

3. accertati i fatti di cui al comma 1, gli organi di polizia procedono alla contestazione immediata, se
possibile, e riferiscono senza ritardo e comunque entro 10 giorni, con gli esiti degli esami tossicologici sulle
sostanze sequestrate effettuati presso le strutture pubbliche.

Articolo 75 bis

1. Qualora in relazione alle modalità od alle circostanze dell'uso, dalla condotta di cui al comma 1
dell'articolo 75 possa derivare pericolo per la sicurezza pubblica, l'interessato che risulti già condannato,
anche non definitivamente, per reati contro la persona, contro il patrimonio o per quelli previsti dalle
disposizioni del presente testo unico o dalle norme sulla circolazione stradale, oppure sanzionato per
29
violazione delle norme del presente testo unico o destinatario di misura di prevenzione o di sicurezza, può
essere inoltre sottoposto, per la durata massima di due anni, ad una o più delle seguenti misure:

a) obbligo di presentarsi almeno due volte a settimana presso il locale ufficio della Polizia di Stato o
presso il comando dell'Arma dei carabinieri territorialmente competente;
b) obbligo di rientrare nella propria abitazione, o in altro luogo di privata dimora, entro una determinata
ora e di non uscirne prima di altra ora prefissata;
c) divieto di frequentare determinati locali pubblici;
d) divieto di allontanarsi dal comune di residenza;
e) obbligo di comparire in un ufficio o comando di polizia specificamente indicato, negli orari di
entrata ed uscita dagli istituti scolastici;
f) divieto di condurre qualsiasi veicolo a motore.

Cos’è un PRECURSORE?

Sostanza chimica attualmente utilizzata in numerosi processi industriali e farmaceutici e commercializzata in


modo del tutto lecito anche in quantitativi rilevanti, ma può avere una funzione cruciale nella produzione,
fabbricazione e preparazione illecita di droghe d’abuso. Esempi sono efedrina, acido lisergico, piperonale,
safrolo.

I precursori sono tutte le sostanze elencate nelle categorie di cui all’allegato 1 del regolamento (CE) n.
273/2004→ fino ad ora sono passati 14 anni ma non è cambiato nulla.
Alcuni di questi precursori (efedrina importante per le amfetamine, acido lisergico importante per LDS,
piperonale e safrolo importanti per l’MDMA) sono utilizzati dai trafficanti come materia prima di partenza,
da trasformare in droga vera e propria, con processi chimici semplici e poco costosi.
Sono messi in categorie:
• 1 (safrolo, efedrina, ergotamina).
• 2 (anidride acetica che serve per ottenere l’eroina dalla morfina, piperonale).
• 3 (acido cloridrico, acido solforico, l’etere, toluene, acetone).
• 4 (medicinali veterinari contenenti efedrina e relativi sali).

Solitamente le droghe d’abuso non sono mai pure, sono TAGLIATE con delle sostanze specifiche che
possono essere sostanze da taglio o diluenti. Si potrebbe controllare anche la vendita di queste sostanze per
individuare la produzione e commercializzazione di droghe d’abuso.

PRODUZIONE NAZIONALE DI CANNABIS

La cannabis ad uso farmaceutico è prodotta nello stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze
(SCFM). Viene prodotta come FM2. I produttori e le farmacie possono acquistare solo da SCFM o
dall’Olanda.

Mentre la coltivazione di canapa ad uso industriale è possibile ovunque, previa autorizzazione e valutazione
del contenuto di THC, che deve essere < 0,6%. Le preparazioni magistrali contengono THC o Δ9 THC, nella
pianta il THC è presente come acido, quindi viene attivato a Δ9 THC solo in seguito a riscaldamento. Questi
preparati sono approvati per il trattamento delle neuropatie, la situazione è un po’ complessa al momento
perché anche i medici non sono particolarmente specializzati in questo campo. I prodotti acquistabili sono il
Bedrocan (con maggiori quantitativi di THC rispetto agli altri attivi) e il Bediol (con contenuto intermedio di
THC e CBD). Inoltre ci sono anche Bedrobinal e Bedica (contiene solo CBD).

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Il SATIVEX invece è una preparazione vegetale costituita da una miscela di due estratti di cannabis sativa
contenente sia CBD che THC. È prescrivibile solo con RNR. Per la terapia del dolore sono state introdotte
delle agevolazioni in termini di prescrizione e utilizzo delle sostanze contenute nell’allegato IIIbis della
tabella dei medicinali, sez. A.

Il THC di sintesi o dronabinol, PA del medicianle Marinol, registrato negli USA con indicazioni nei casi di
perdita di appetito e di peso nei pazienti con AIDS, non è classificato tra le sostanze stupefacenti (yellow list)
ma tra le sostanze psicotrope (green list); il nabilone PA del medicinale Cesamet, registrato negli USA con
indicazioni quali antiemetico in corso di chemioterapia, è sotto controllo in Italia e in alcuni altri paesi.

BUPRENORFINA DIIDROCODEINA

IDROCODONE METADONE

OSSICODONE CODEINA

FENTANYL IDROMORFONE

MORFINA OSSIMORFONE

TAPENTADOLO

31
AVVELENAMENTO
L’analisi chimico tossicologica nasce per identificare i VELENI  termine giuridico che si usa nei codici di
procedura penale.

VENEFICIO

L’uso del mezzo venefico in quanto mezzo insidioso è da considerarsi un’aggravante dell’omicidio.

Si parla di agire con INSIDIOSITÀ e PRODORIETÀ perché il veleno deve esplicare la sua azione lesiva in
dosi esigue, in modo da essere dissimulato nel momento in cui viene introdotto nel corpo umano e occultato
a reato avvenuto.

La gravità non deriva tanto dalle caratteristiche proprie del mezzo venefico, o dalle sostanze venefiche, ma
dalle modalità d’uso, che devono essere tali da rendere il veleno difficile da evitare da parte della vittima,
come da scoprire poi  nell’analisi chimico-tossicologica. Esempio: il cloruro di potassio è mezzo insidioso
perché se non si trova la fiala, la farfallina, il tramite che è stato utilizzato, è difficile andare ad analizzare nel
post mortem il cloruro di potassio e stabilire se il soggetto era stato veramente avvelenato.

Il Warfarin è stato inventato come ratticida perché i topi vivono in comunità e sempre c’è un topo che
assaggia il cibo prima degli altri, per cui una sostanza immediatamente velenosa non sarebbe stata adatta,
viceversa in Warfarin provoca una emorragia interna quindi il topo “assaggiatore” non muore subito.

OMICIDIO VOLONTARIO

“Chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni 21. La pena può
essere ridotta di un terzo se non ci sono aggravanti”.

IN CIRCOSTANZE AGGRAVANTI ergastolo

VELENO: ogni sostanza che, introdotta nell’organismo, cagiona malattia ed eventualmente morte con
meccanismo chimico o biochimico.

I punti importanti della definizione sono:

• ogni sostanza
• introdotta nell’organismo

NON parla di dose perché la tossicità varia da sostanza a sostanza.

Malattia  alterazioni delle funzioni fisiologiche dell’organismo. Processo morboso, cioè sequenza di azioni
e reazioni che induce in un organismo uno stato anormale caratterizzato da alterazioni della
funzionalità fisiologica.

Meccanismo chimico o biochimico  acido o base sono chimici, mentre le sostanze che agiscono per
meccanismo biochimico hanno azione dipendente da
farmacocinetica e farmacodinamica.

Non è possibile individuare alcuna sostanza che agisca come veleno in ogni circostanza.

Paracelso diceva: “Omnia venenum sunt: nec sine veneno quicquam existit. Dosis sola facit, ut venenum non
fit.” (“Tutto è veleno: nulla esiste di non velenoso. Solo la dose fa in modo che il veleno non sia tale”).

32
Il tossicologo individua la sostanza e fa diagnosi differenziale, il medico fa:

DIAGNOSI DI AVVELENAMENTO

Il medico legale si basa su dei criteri:

 Criterio circostanziale: scena del crimine  com’è il soggetto, ci sono residui dell’avvelenamento
con droghe, siringhe, bicchieri, vomito…
 Criterio anatomo-patologico: consiste nell’esame AUTOPTICO del cadavere ed è macroscopico poi
microscopico. Prima cosa è l’esame macroscopico, nel quale si tolgono i vestiti e si osserva ilo
corpo per capire se ci sono evidenti cause di morte; segue l’autopsia in cui si osservano evidenti
alterazioni agli organi. In seguito si fa l’esame microscopico che procede con il prelievo dei tessuti e
la loro analisi da parte di anatomopatologo che ne osserva lo stato patologico e l’istologia e anche
analisi chimico tossicologica su tessuti, sangue da cavità cardiaca, urina, bile.
 Criterio amnesico-clinico  bisogna fare il riconoscimento del cadavere e si chiede ai soggetti
coinvolti per ricostruire la storia clinica del paziente. Se ad esempio è morto in ospedale bisogna
verificare che sia stato trattato correttamente.
 Criterio chimico – tossicologico  analisi chimico tossicologica sui reperti biologici (molto
importanti sangue, urina e bile, perché la bile ha dei contenuti dell’eliminazione delle sostanze che
possono servirci per dire se il soggetto era un tossicodipendente o no; poi sempre molto importante il
rene, il cuore, il polmone, encefalo di solito si fa per ultimo).

UN PO’ DI LEGISLAZIONE

SEMPLICE AGGRAVATO ATTENUATO

VOLONTARIO

PRETERINTENZIONALE OMICIDIO TENTATO

PRETERINTENZIONALE COLPOSO

AGGRAVATO

Le pene cambiano in base alle condizioni alle quali è avvenuto il fatto:

 Volontario semplice  21 anni


 Volontario aggravato  ad esempio eutanasia senza volontà del soggetto, ergastolo
 Volontario attenuato  eutanasia in seguito a richiesta del paziente
 Preterintenzionale  manca l’intenzione di uccidere, ma il soggetto ha comunque procurato
lesioni mortali, ricorrenza di concause, 10-18 anni
 Preterintenzionale aggravato  non c’era intenzione di uccidere ma il soggetto ha commesso il
fatto con armi o sostanze corrosive.
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 Colposo  per colpa, ad esempio se si violano le norme di disciplina stradale o per la
prevenzione degli infortuni sul lavoro 1-5 anni. Sempre meno di 12 anni.
 Tentato  compiere atti idonei diretti a produrre la morte altrui e la morte non si verifica, 24-30
anni.

Approfondiamo il concetto di COLPA:

NEGLIGENZA: atteggiamento passivo (o attivo) nei confronti di obblighi e doveri di chi non si preoccupa
della possibilità di causare danno ad altri.

IMPRUDENZA: insufficiente ponderatezza (atto in contrasto con le norme di sicurezza date dalla ragione e
dall’esperienza).

IMPERIZIA: ignoranza delle competenze specifiche.

L’uso di sostanze venefiche è un’aggravante dell’omicidio volontario.

Codice penale

Art. 443 Commercio o somministrazione di medicinali guasti. Chiunque detiene per il commercio, pone in
commercio o somministra medicinali guasti o imperfetti è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e
con la multa non inferiore a euro 103 [c.p. 28, 29, 448]

L’Art 445 prevede e punisce un reato proprio, che può essere commesso soltanto da chi, esercitando (anche
abusivamente) il commercio di medicinali, li somministri indebitamente a terzi, non anche da chi
somministri medicinali per un titolo diverso, ovvero senza averne fatto commercio.

Art 439 Chiunque avvelena acque o sostanze destinate alla alimentazione, prima che siano attinte o
distribuite per il consumo, è punito con la reclusione non inferiore a quindici anni.

ADULTERAZIONE  modificazione illegale di una sostanza alimentare effettuata mediante aggiunta di


ingredienti di scadente qualità o sostanze impure; o ancora uso di sostanze chimiche per nascondere caratteri
scadenti del prodotto.

CONTRAFFAZIONE

✓ Le merci, compreso il loro imballaggio, su cui sia stato posto senza autorizzazione un marchio di
fabbrica o ci commercio identico a quello validamente registrato per gli stessi tipi di merce o che
possa non essere distinto nei suoi aspetti essenziali da tale marchio di fabbrica o di commercio e che
pertanto violi i diritti del titolare del marchio in questione;
✓ Qualsiasi segno distintivo (compreso logo, etichetta,…) anche presentato separatamente;
✓ Gli imballaggi recanti marchi di merce contraffatta presentati separatamente.

Rischio: probabilità che una sostanza in condizioni specifiche produca danno.

Sicurezza: probabilità che in condizioni specifiche NON si verifichi danno.

Il farmacista deve sempre VALUTARE il RISCHIO correlato all’uso di una sostanza tramite la valutazione
rischio-beneficio e il NOEL. Altri parametri importanti utilizzati nella tossicologia sono la DL50, LC50,
DE50 e il rapporto tra DL50 e DE50 ( INTERVALLO TERAPEUTICO.) Questi dati vengono presi in
considerazione dal chimico tossicologico quando fa la valutazione dell’assunzione di una sostanza da parte
del soggetto in esame, così da poter valutare se i livelli assunti sono stati la causa della morte o meno.

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Correlazione dose-risposta: considera in termini matematico-statistici l’effetto osservato in funzione della
dose quindi
• sul recettore o sito molecolare con il quale il tossico interagisce per determinare risposta,
• produzione di una risposta e grado della stessa dipendono dalla concentrazione nel sito reattivo,
• concentrazione nel sito correlata alla dose somministrata.

ESPOSIZIONE (dose esterna)



Fattori individuali

DOSE (concentrazione nei liquidi biologici, conc. efficace)

Fattori individuali intrinseci

EFFETTO DANNOSO

STORIA DEI VELENI E DEGLI AVVELENAMENTI

Gli avvelenamenti ci sono sempre stati: già Ippocrate descrive casi di avvelenamenti da erbe, piante, cibi.
Altro esempio celebre è la morte di Socrate con la cicuta. Plutarco racconta la morte di Alessandro il Grande
con arsenico. Nel Medioevo, nel 1384 Carlo il Cattivo ha fatto uccidere il fratello e gli zii con arsenico,
all’epoca venduto in farmacia. Anche nel Rinascimento sono conosciuti vari casi noti di avvelenamento: i
Borgia avvelenarono molti avversari con l’arsenico.

CASO GIULIA TOFANA

Nel 1660 la signora Giulia Tofana aveva sviluppato un veleno incolore, inodore e insapore che vendeva alle
persone che volevano eliminare il coniuge. Era stata considerata una “serial killer” sui generis. Il veleno
era costituito di anidride arseniosa e alcoolato di cantaridi acqua tofana.

La chimica tossicologica moderna nasce non più di due secoli fa.

“Il solo sicuro segno dell’avvelenamento è rilevabile nell’individuazione botanica della sostanza se si tratta
di prodotti vegetali o all’identificazione chimica se si tratta di un veleno minerale, ritrovato nel corpo umano.”

Per capire se una sostanza era velenosa si faceva la determinazione biologica: il topo veniva esposto alla
sostanza contenuta nei tessuti della persona.

CASO DEL MEDICO ORFILA

Nel 1814 si assiste al primo esempio di indagine tossicologica generica, che delinea un vero approccio
scientifico all’analisi chimica dei reperti autoptici.

Orfila aveva suddiviso i veleni in:

• Corrosivi
• Astringenti
• Acri
• Stupefacenti narcotici
• Altri narcotici
• Settici o putrefattivi.
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Orfila fu il primo ad isolare l’arsenico.

Ora la classificazione è molto diversa perché divide i veleni in:

1. Composti organici non volatili: tutte le sostanze che usiamo noi farmacisti, sostanze acide o basiche,
che hanno un’attività di tipo farmacologico che può essere considerata veleno perché quando assunta
può causare malattia o morte  analisi: in queste possiamo utilizzare cromatografia su strato sottile,
gas-cromatografia, o cromatografia liquida Prima fase: estrazione  estrazione con metodo Stas-
Otto, estrazione diretta L-L, estrazione diretta su fase solida (SPE). Seconda fase: identificazione 
metodi che vanno dalla TLC, alla gas-cromatografia, alla cromatografia liquida.
2. VOC: sostanza organica che ha un alto tenore volatile, con basso punto di ebollizione, sono l’etanolo,
metanolo, esano (questi sono solventi quindi non fare confusione con i gas tipo metano, l’ossido di
carbonio, propano, butano)  si possono analizzare con HS-GC/FID o microdiffusione.
3. Composti gassosi (metano  bruciando dà CO  tossicità da carbossiemoglobina e morte per
anossia).
4. Composti metallici: sono invece inorganici e si riconoscono con l’assorbimento atomico. I cationi e
gli anioni non possono esser analizzati in GC, ma serve la cromatografia scambio ionico,
preferibilmente non su materiale biologico. Esistono vari sistemi di atomizzazione:
• Atomizzazione mediante fiamma, che sfrutta la temperatura di una fiamma aria-acetilene
oppure protossido di azoto-acetilene, molto più calda oppure aria-idrogeno, in cui viene
nebulizzato il campione.
• Atomizzazione mediante fornetto di grafite, che sfrutta le alte temperature raggiunte da un
tubicino di grafite alle cui estremità viene applicata una forte differenza di potenziale.
5. Anioni tossici (KCl è molto difficile da individuare senza elementi circostanziali, perché
normalmente presente nell’organismo)
6. Altri: sostanze non separabili con le tecniche comuni.

Tecniche che si possono usare per identificare i veleni sono:

GC/MS-MS o GC/MS  molto utili per ricerca generica perché grazie all’indice di ritenzione (indice di
Kovats) si può identificare la sostanza.

I VOC possono essere rilevati per microdiffusione con la cella di Conway e poi analisi HS-GC/FID. Se il
soggetto ha fatto un incidente viene portato in PS, viene testata la presenza di alcol o sostanze stupefacenti
con prelievo di sangue. Nel post mortem invece si va a vedere il sangue della femorale.

ANALISI DEI CIANURI CON MICRODIFFUSIONE

La cella di Conway è una camera di vetro costituita da due zone, una più interna e una più esterna. Le zone
sono separate da “pareti” di vetro concentriche. Quelle interne sono più basse delle pareti della cella. Si
mette nella zona interna NaOH, mentre nella parte esterna la soluzione da analizzare (contenente CN-) e
l’acido solforico, in maniera che non siano a contatto. Si chiude la cella con il coperchio fissato con un velo
di silicone, si ruota per mettere a contatto l’acido con il campione e si scalda in stufa. Con il riscaldamento
l’acido cianidrico evapora ed entra a contatto con il reagente NaOH. Se tratto nella cella il campione con
cloramina T, acido barbiturico, piridina e tampone fosfato si ottiene un complesso blu che assorbe nel
visibile a λ 596 nm.

DIFFICOLTÀ: interferenza con altre sostanze che possono dare assorbimento nel blu, quindi si fa sempre la
conferma con GC. Questo metodo viene utilizzato anche nell’analisi delle acque.

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Come sempre si fa anche il bianco, partendo dalla matrice di analisi, ma priva di analiti. Si può anche fare il
test senza standard interno per vedere se ci sono interferenti.

CASO

Analisi del liquido oculare di una ragazza che era stata avvelenata con cianuro dalle coinquiline. Prima è
stato fatto il test con la cella di Conway e poi la conferma con GC. Il valore riscontrato nell’occhio era 0,6 γ
e quindi 8-9 γ nel sangue  giustificava le tempistiche della morte. Alla fine si era scoperto che la ragazza
si era procurata il cianuro e si era avvelenata.

Analisi: 50 µL in vial con IS (aceto nitrile), chiusura del Vial e riscaldamento. Prelievo in spazio di testa con
micro siringa e analisi in GC. Il tracciato da due picchi: uno del cianuro con il tipico tempo di ritenzione
(qualitativa) e uno dello standard interno. Il rapporto tra le aree dei picchi viene utilizzato per l’analisi
quantitativa.

Di solito si fanno più analisi per convalidare il metodo, oppure per risparmiare tempo si fa un’analisi con uno
standard a concentrazione nota (CSR). L’identificazione avviene in base al PM che deve essere usato fino a
5-6 cifre dopo la virgola. Quello che interessa maggiormente è identificare la sostanza tossica o stupefacente,
ma può essere anche utile riconoscere le sostanze con cui è stata tagliata  ad esempio la cocaina viene
tagliata con lidocaina e fenacetina, posso riconoscerle facilmente in TLC.

GRANDI SCOPERTE:

1805 Sarturner isola la morfina dall’oppio→ la morfina non era ancora stata individuata. La morfina può
essere somministrarla in diversi preparati, mentre l’oppio è più difficile da somministrare.

1836 Marsh sviluppa il primo metodo analitico per l’analisi dell’arsenico in materiale biologico

1841 Reinsh sviluppa un metodo analitico quantitativo per il riconoscimento di arsenico e mercurio in organi
e liquidi biologici.

1844 Feserins e Von Babo introducono il concetto di RICERCA SISTEMATICA dei veleni metallici

1851 Stas sviluppa il primo metodo di estrazione degli alcaloidi da campioni biologici (nicotina)

1856 Otto modifica il metodo di Stas  metodo Stas-Otto

1868 Dragendorff sviluppa una tecnica sistematica per l’estrazione e la separazione di tossici non volatili
(reattivo di Dragendorff)

1876 Selmi identifica le ptomaine, o basi putrefattive cadaveriche  possono interferire con la ricerca di
sostanze tossiche.

METODO DI MARSH

Il pallone A comunica con il tubo B,


che contiene CaCl2 ed è seguito da un
tubo C con un capillare che termina
con una punta D.

Il materiale organico viene distrutto


per via umida. Si aggiungono Zn0 e
H2SO4 in A, si fermenta per 10 minuti.
A questo punto si aggiunge il materiale
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in esame  se c’è all’interno di questo As si formerà un gas: arsina (AsH3). Si scalda con bunsen per 30
minuti a livello di C e l’AsH3 reagisce andando a formare As0 che si deposita sul capillare C, conferendogli
una colorazione nera splendente. Questo può essere prelevato e analizzato qualitativamente. Possono esserci
delle interferenze con l’antimonio. Il metodo è molto sensibile e rileva quantità di As nell’ordine dei γ. Oltre
alla prova con arsenico si fa anche il bianco senza la sostanza. Questo metodo è stato superato dall’uso
dell’assorbimento atomico.

CASO MARIE CAPELLE-LAFARGE

Nel 1840 il signor Lafarge morì di ritorno da un viaggio a Parigi, dopo aver mangiato dei cioccolatini
preparati dalla moglie. Dopo 15 giorni di coliche morì. La moglie fu sospettata perché era stata vista
acquistare As. Fu deposta quindi un’autopsia e un’analisi tossicologica  si bollirono i tessuti e si osservò
un precipitato giallo. Orfila però disse che poteva essere anche solo materiale organico, quindi procedettero
con il saggio di Marsh che venne negativo, ma era stato applicato scorrettamente. Il dottor Orfila applicò
correttamente il metodo di Marsh ottenendo un risultato positivo  c’è arsenico nei tessuti. A questo punto
procedettero alla verifica che l’As non derivasse dal terreno circostante né dai reattivi usati, né che fosse di
origine terapeutica. Poiché non era nessuno di questi casi Marie Capelle fu arrestata e condannata
all’ergastolo.

CASO GIBBONE-RICCA

Caso grazie al quale Selmi identificò le ptomaine. Il signor Gibbone morì in seguito a malore, dopo aver
bevuto una tazza di tè preparata dal suo attendente Ricca. Quest’ultimo venne sospettato perché era stato
visto comprare la pianta Stafisagria (che contiene un alcaloide tossico: delfinina). Venne deposta l’autopsia,
ma il cadavere era già in decomposizione, non trovarono niente che riconducesse ad una morte naturale e in
più le rane che avevano mangiato il tessuto erano morte. Venne quindi contattato il dottor Selmi, che stabilì
che la morte delle rane era dovuta alle ptomaine e non a una sostanza tossica presente nell’organismo.
Ricca fu condannato, poi si scoprì che aveva tentato di avvelenare il padrone con un ratticida contenente
Artemisia (innocuo per l’uomo) e che la morte del padrone era avvenuta per nefrite acuta.

METODO DI GETTLER-GOLDBAUM

Permette di riconoscere il CN-. Si pone il materiale biologico in camera di reazione e si fa il vuoto. L’HCN
che si libera dalla matrice biologica è catturato da una cartina basica imbevuta di solfato ferroso, inserita tra
due flange di vetro. In presenza di CN- si forma una colorazione blu intensa per la formazione di Blu di
Prussia dopo immersione della cartina in HCl diluito 1:4. La cartina basica si prepara prendendo un disco di
carta filtro del diametro di circa 1cm, immersa in una soluzione di FeSO4 al 10% e in una soluzione
di NaOH al 10%.

FeSO4 + 6 NaCN  Na4 [Fe(CN)6] +Na2SO4

FeSO4 + Δ  Fe2(SO4)3

Na4 [Fe(CN)6] + Fe2(SO4)3  Fe4[Fe(CN)6]3 + 6Na2SO4

Blu di Prussia

La morte può sopraggiungere per ingestione di NaCN o KCN oppure per inalazione di vapori di HCN. Il
cianuro è contenuto anche nei semi di mandorle amare e albicocche, ma è legato all’amigdalina, quindi la
tossicità viene notevolmente ridotta.

METODO DI STAS-OTTO

Lo scopo di questo metodo è estrarre gli alcaloidi con alcol etilico. Inizialmente si utilizzavano 500 g di
tessuti, ora le tecniche di analisi sono molto più sensibili quindi bastano 50 g di tessuti per individuare gli
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alcaloidi in fegato, rene, polmoni  così si può capire come è stato distribuito il veleno. È UN’ANALISI
GENERICA QUALITATIVA.

I tessuti vengono macerati con acido tartarico e alcol etilico e riscaldati se le sostanze sono termostabili, se
no solo macerati per 24h in un becher. Si recupera il solvente e si evapora perché l’obiettivo è estrarre
sostanze organiche NON volatili. Si ottiene un residuo secco, che può contenere del grasso – questo viene
rimosso con EtOH – e poi si tratta il residuo finale con H2O acidulata; estraggo con solvente organico e
ottengo l’estratto acido. Sulla rimanente soluzione acquosa si fa l’estrazione L-L in ambiente basico.
Lavorando in questo modo si riducono al minimo le impurezze e gli interferenti. Dopo aver separato le fasi,
si essicca il solvente e si ottiene l’alcaloide puro per l’analisi quantitativa. Il residuo estratto può infatti
essere ripreso con solvente organico e analizzato. Quanto s.o. devo utilizzare per l’estrazione L-L? La cosa
più importante è convalidare il metodo. Sicuramente dovrò usare volumi simili, ma senza eccedere perché
poi il volume di s.o. deve essere portato a secco  non voglio che sia troppo lungo e costoso questo processo.
È importantissimo verificare la presenza d’interferenti e la resa di estrazione  % recuperata. Eventualmente
si possono fare più estrazioni per aumentare la resa e quindi la sensibilità del metodo. NON RECUPERERÒ
MAI IL 100%

Esempio

Ricerca di cocaina tramite Benzoilecgonina (metabolita demetilato)  si trova nei capelli e nel fegato (modo
migliore per evitare di incorrere in falsi positivi dovuti a contaminazione).

Si mettono 50 g di fegato in un becher e si lascia macerare con acido tartarico e alcool, poi si scalda a
bagnomaria. Si filtra e si recupera l’alcool, il solido viene ripreso con piccole porzioni di alcol in modo tale
da estrarre più sostanza possibile. Questo metodo è costoso in termini di tempo, non di materiali, perché
l’alcol utilizzato viene tutto recuperato e può essere riusato. Infatti a questo punto si evapora l’alcol e si
ottiene un residuo solido che viene ripreso con acqua acidulata, a questo punto si porta a pH basico e si estrae
con un solvente organico immiscibile tramite estrazione L-L. Le fasi vengono separate e il s.o. è evaporato
così da ottenere la sostanza pura. Si lavora in questo modo perché trattando prima con acido e poi con base
si ottiene un estratto più puro. NON posso fare SPE con tessuti o sangue coagulato (post mortem) perché
andrei ad intasare la colonnina, può essere fatta solo con matrici più semplici  urina, plasma o al massimo
sangue fluidificato.

Quando poi ho gli estratti bisogna applicare una tecnica analitica:


anni fa si analizzava con cromatografia su carta (PC): si metteva la carta da filtro si inseriva nel becher col
solvente, si depositavano le sostanze da estrarre, i solventi salivano per capillarità e il giorno dopo si vedeva
cosa era comparso. Non è più una tecnica usuale perché c’è più difficoltà, nel senso che è necessaria una
certa manualità e visibilità dei colori soprattutto con concentrazioni basse di sostanze.
Spettrofotometria UV/VIS ha proprietà additive: se ho una miscela è molto difficile da utilizzare perché
queste due sostanze dovrebbero avere due assorbimenti diversi, mentre la utilizzo quando ho una
cromatografia liquida (LC), prima separo le sostanze in miscela poi vedo con il detector UV/VIS quando
ovviamente è presente un cromoforo.
Nella cromatografia liquida si usa facilmente questo detector perché secondo la legge Lambert Beer, ho
linearità di risposta. Non si applica la massa nella cromatografia liquida perché c’è da applicare il vuoto. La
cromatografia liquida è fondamentale quando devo aumentare la sensibilità della sostanza. Altro vantaggio
dell’UV/VIS è che posso andare a vedere il PA nella soluzione acquosa. Negli anni ’70: GLC (gas-liquid
chromatography)  La separazione veniva fatta da un liquido su un carrier gas, servivano sostanze che
potessero essere vaporizzate. L’analisi generica fatta con la gas-massa (GC/MS) è più efficiente che con una
cromatografia liquida: nella cromatografia liquida non ho una successione delle sostanze perché uscirà prima
uno a l’altro in base al tipo di colonna, al tipo di eluente. Mentre se faccio l’analisi in gas-cromatografia so
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già che parto da una sostanza e finisce con un’altra perché c’è una successione precisa determinata dagli
indici di ritenzione di Kovats.
Quindi la cromatografia liquida è più adatta per un’analisi mirata perché so già la sostanza.
Nel post mortem è utile l’analisi tossicologica sistematica (STA) perché mi permette di valutare tutto.

CASO

Un soggetto che inalava gas delle bombole da campeggio è stato trovato morto. È abbastanza comune la
pratica di inalare questi gas con un sacchetto in testa per ottenere effetti borderline tra vita e morte. I gas
contenuti nelle bombolette non sono tossici di per sé, sono propano e butano, ma portano ad anossia. In
questo caso il tossicologo cerca nel sangue tracce di questi gas per dimostrare che l’anossia è dovuta a
queste inalazioni.

Se si parte non sapendo niente della morte del soggetto si fa STA. Anche nel caso precedente comunque si
effettua l’analisi generica per escludere altre cause di morte. Una volta che si ha il risultato dell’analisi si fa
la valutazione sia del dato positivo che di quello negativo.

VALUTAZIONE DATO POSITIVO: sicuramente si deve verificare che sia corretto. Una volta verificato il
dato si cerca di capire la farmacocinetica della sostanza o grazie alla letteratura o con dei test, nel caso in cui
non ci siano i dati sull’uomo si va a vedere la DL50 nell’animale. La sostanza che ho individuato è
terapeutica? È tossica? In seguito si portano i dati al medico legale che li interpreta e valuta.

VALUTAZIONE DATO NEGATIVO: bisogna giustificare i procedimenti effettuati e capire perché il dato è
negativo. Ovviamente può esserci che non ci sia la sostanza che sto cercando, ma i motivi possono essere
molteplici:

• La sostanza non rientra nel mio protocollo analitico.


• Il problema può essere anche la sensibilità analitica del metodo  ad esempio il sulfentanil è un
analgesico che può essere presente nell’ordine dei ng e non sono in grado di rilevarlo a queste
quantità.
• La sostanza è stata completamente eliminata dall’organismo.

In alcuni casi si può cercare la sostanza nelle larve che hanno consumato il cadavere in putrefazione.

Ci sono sostanze (per esempio cannabis) che possono essere rilevate sia con gas-cromatografia sia con
cromatografia liquida: verranno visualizzati i 3 picchi del CBD, che è il precursore del THC (attività
stupefacente) e del CBN. In gas-cromatografia si è agito con temperatura elevata e si vedrà il picco del
solvente, poi il picco dello IS e poi quello delle mie sostanze. Invece posso avere cromatografia liquida/DAD
(= detector a diodi, come avere un UV visibile ma su ogni picco determinato posso avere la curva di
assorbimento…ho una possibilità identificativa maggiore rispetto all’UV), oppure cromatografia liquida/UV.
In questo caso non ho il primo picco caratteristico del solvente perché in UV devo mettere un solvente che
non si vede, ovvero devo utilizzare una fase mobile che non deve assorbire e quindi non si deve vedere. I
picchi sono più allargati perché non utilizzo una gas-cromatografia capillare, ma comunque caratterizzati
sempre dal tempo di ritenzione e dall’area del picco che è proporzionale alla quantità analizzata. In più ci
sono anche i picchi degli acidi corrispondenti perché qui non ho la temperatura che mi trasforma gli acidi
nelle sostanze. Si possono vedere le stesse cose in gas-cromatografia? Sì però devo andare a bloccare il
COOH con un silanizzante, e quindi vado a vedere in gas-cromatografia le stesse sostanze che avevo
analizzato in liquido.

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RIPASSO DI TOSSICOLOGIA
FATTORI CHE INFLUENZANO LA TOSSICITÀ

FATTORI LEGATI ALLA SOSTANZA – ESTRINSECI: FATTORI SOGGETTIVI – INTRINSECI:


o Natura dell’agente tossico o Genetici
o Composizione chimica o Immunologici
o Caratteristiche fisiche o Sesso
o Impurezze o Nutrizione
o Stabilità o Età
o Conservazione o Peso corporeo
o Solubilità o Stato di salute
o Veicolo di somministrazione

IDIOSINCRASIA: reazione anomala ad una sostanza su base genetica.

ALLERGIA: reazione immunologica ad una sostanza in seguito ad una sensibilizzazione.

TEST DI SENSIBILIZZAZIONE somministrazione sottocute e osservazione della risposta (ponfo).

INTOSSICAZIONE

ACUTA CRONICA

o Unica assunzione massiva o meno. o Assunzione di piccole dosi ripetute nel


o Sintomo drammatico. tempo.
o Rianimazione e antidoto. o Es. metalli pesanti, inquinamento

EFFETTI

 immediati o ritardati es. funghi


 reversibili (fegato) o irreversibili (SNC, danno da cocaina e CO)

INTERAZIONE TRA TOSSICI

RISPOSTA POTENZIAMENTO
ADDITIVA
EFFETTO Sostanza
Interazione additiva SINERGICO normalmente non
delle attività tossica lo diventa se
individuali Effetto combinato più associata
forte della somma dei
singoli effetti

ANTAGONISMO

1. FUNZIONALE: due sostanze si controbilanciano producendo effetti opposti.


2. RECETTORIALE: composti che legano lo stesso recettore e non lo attivano.
3. CHIMICO: sostanza che lega un composto e ne impedisce l’attività (chelanti).
4. DISPOSIZIONALE: assorbimento, biotrasformazione ed eliminazione di due sostanze sono alterati
 il composto più tossico non viene attivato per competizione con uno meno tossico e viene
eliminato prima. Esempio etanolo e metanolo.

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Per avere la tossicità del farmaco deve esserci necessariamente assorbimento, cui segue distribuzione,
eventuale legame alle proteine plasmatiche e distribuzione al sito d’azione, dove può agire e legarsi più o
meno stabilmente. In seguito va incontro a metabolismo epatico (microsomiale e non) o extraepatico (  i
metaboliti sono attivi?). Segue l’escrezione: biliare, da cui può ricircolare per via enteroepatica oppure renale.

VIE DI SOMMINISTRAZIONE

Se somministro una sostanza al soggetto e la ritrovo nelle feci vuol dire che questa non ha avuto effetto
quindi non vengono più di tanto considerate. Assorbimento tra stomaco e intestino dipende dal pH.
Inalazione da una concentrazione efficace della sostanza nel torrente circolatorio quindi molto importante
Endovena è importante per le farmacocinetiche, il farmaco deve essere solubile in soluzione acquosa
altrimenti non si può fare l’endovena.

ASSORBIMENTO è influenzato da:

 pH
 solubilità  via di somministrazione
 irrorazione
 concentrazione
 superficie assorbente

L’assorbimento può avvenire anche tramite le mucose del tratto gastrointestinale.

Sostanze tossiche molto solubili sono: parathion, gas nervini, stricnina e nicotina d’estrazione.

DISTRIBUZIONE

ACQUA CORPOREA ACQUA CORPOREA facilmente


6% raggiungibile 60%
ossa,tendini,cartilagini

INTRACELL EXTRACELL

40-44% 16-20%

Di cui 4% plasma e 12-


16% liquido interstiziale. 42
METABOLISMO

Uno xenobiotico quando viene assunto può essere NON biotrasformato e quindi andare incontro ad
accumulo o eliminazione. Viceversa può essere biotrasformato tramite metabolismo di

▪ FASE I: reazioni non sintetiche (ossidazioni, idrolisi, ossidoriduzioni)  possono portare a


attivazione, inattivazione o variazione di attività. Le ossidazioni possono essere MICROSOMIALI
(CYP450, NADH) e NON MICROSOMIALI.
▪ FASE II: reazioni sintetiche (coniugazioni e prodotti di sintesi)  inattivazione. Le reazioni di
coniugazione possono essere con acido glucuronico, glutatione, solfatazione, acetilazione.

L’obiettivo è avere sostanze polari che possano essere eliminate con le urine.

CONIUGAZIONE CON ACIDO GLUCURONICO

Questa via metabolica è la via tipica della metabolizzazione della morfina, infatti nelle urine si potrà trovare
mofina e morfina glucuronato. Non si può dunque fare estrazione L-L e GC perché questo porterebbe ad una
rottura del metabolita. Si può fare estrazione SPE. La morfina da sola invece può essere estratta e analizzata.
Il glucuronide può essere idrolizzato per via CHIMICA o per via ENZIMATICA. La via chimica è la più
aggressiva e aspecifica.

Ma come faccio a capire la quantità di morfina totale che è stata escreta?


Se ho un campione di urina riuscirò a vedere solo la morfina libera, quella glucuronidata no perché non
riesco a estrarla. Dopo aver fatto la morfina libera su un’altra aliquota posso fare la morfina totale: faccio
idrolisi al campione di urina e ottengo morfina libera→ l’idrolisi si può fare per via chimica o per via
enzimatica: l’idrolisi chimica per via acida o basica è molto forte, spacchiamo tutto. L’idrolisi enzimatica
invece è molto delicata. Di solito si fa idrolisi enzimatica per capire la morfina totale. Dalla differenza tra
morfina totale e libera trovo la morfina glucuronidata.

RICORDA! Le sostanze vengono eliminate anche tal quali. Se un soggetto assume tanta morfina nelle urine
ci sarà anche quella. Prima viene eliminata la sostanza pura e poi i metaboliti  se ho sostanza pura e pochi
metaboliti posso capire che l’assunzione è recente.

43
Se vado a esaminare un’urina e trovo la cocaina e poi troverò i metaboliti vuol dire che questo soggetto
prima di venire a fare il prelievo si è fatto di cocaina→ più sono vicino all’assunzione, più trovo la sostanza
tal quale.

L’acetilazione:
riguarda soprattutto gli xenobiotici portanti un gruppo amminico primario e richiede come cofattore l’acetil
coenzima A (Acetil-S-CoA). La reazione è catalizzata da diverse N-acetiltransferasi.

ESCREZIONE

Avviene prevalentemente ad opera renale, ma può essere anche biliare, fecale, respiratoria, tramite sudore e
latte.

44
PIANTE TOSSICHE
CICUTA

Descrizione botanica: pianta erbacea perenne, alta fino a 2 m, di odore


sgradevole e nauseabondo. Cresce spontanea nelle campagne italiane in luoghi
ombrosi, ma si può trovare fino a 1800 m di altezza. Presente in tutta Europa
nei terreni non coltivati. Foglie: di colore verde scuro, quelle basali formano
una grande rosetta. Tripennatosette, a lembo triangolare. A mano a mano che
si sale lungo il fusto le foglie tendono a rimpicciolire. Può essere confusa con
il prezzemolo, ma si distingue a causa dell’odore sgradevole. Fiori: riuniti in
ombrelle composte. Fiori a 5 petali bianchi. Frutti: ovoidali di colore grigiastro
di sapore amaro e odore nauseabondo (come tutta la pianta), che scompare
dopo essiccamento. Fusto: presenta macchie rosso-violacee.

Droga: tutta la pianta è velenosa e l’ingestione di parte di essa può essere mortale.

P.A: presenza di almeno 5 alcaloidi tra cui la coniina che è la neurotossina più attiva ed agisce a livello delle
sinapsi neuromuscolari bloccando la trasmissione nervosa. Era utilizzata per le sue proprietà calmanti per:
epilessia, tetano, rabbia, tosse canina, ninfomania, dolori da cancro.

L’ingestione di coniina provoca nausea, vomito, eccitazione e paralisi dei muscoli, del
diaframma, morte. Cicuta non procura effetti sgradevoli come potrebbero fare altri tipi di
veleni ma degli effetti che cominciano dalle parti inferiori e salgono fino a quando bloccano
il cuore. È una morte molto particolare.

Esistono tre specie di cicuta, tutte e tre del genere delle ombrellifere e tutte velenose. La cicuta maggiore è
quella nota per essere stata utilizzata nella condanna a morte di Socrate.

ACONITO

Famiglia: ranuncolaceae

Descrizione botanica: pianta erbacea perenne. Si trova a 1500-2000m di


altezza, in Europa ed Asia, cresce bene sia sui terreni umidi dei boschi di
collina, sia sui terreni concimati nei dintorni di stalle o letamai dei pascoli
montani. Alta 1,5 metri circa. Fiori: azzurro-viola, formati da 5 tepali di cui
quello posteriore a forma di elmo, la cui fioritura si verifica fra luglio e
settembre. Frutto: polifollicolo con semi di colore bruno-nero.

Droga: radici tuberizzate raccolte in autunno.

PA: alcaloidi (aconitina, efedrina, sparteina). L’aconitina eccita e paralizza i


centri nervosi del bulbo. È una delle piante più tossiche della flora italiana
(3mg sono mortali per un uomo adulto). La tossicità dell’aconitina è nota
dall’antichità e veniva usata per uccidere topi, volpi, lupi. Sintomi di
intossicazione: bruciore e formicolio alla bocca e al volto, seguito da sensazione di freddo, sudorazione,
dilatazione delle pupille, vomito, diarrea sanguinolenta e grave affaticamento. La morte avviene per arresto
cardiaco. La morte può sopraggiungere dopo pochi minuti dopo l’ingestione o anche dopo qualche giorno. È
pericoloso anche maneggiarla.

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Usi: in tintura per la tosse e nevralgie del nervo sciatico. Era usata anche per asma, malattie cardiache e come
analgesico topico. Non più utilizzata.

STAFISAGRIA

Famiglia: ranuncolaceae

Descrizione botanica: pianta erbacea, annuale, originaria dei paesi


del bacino del Mediterraneo. Pianta pubescente in tutte le sue parti, untuosa
al tatto e dall'odore sgradevole.
Il fusto è eretto, robusto, alto 50–120 cm, peloso, con peli misti tra lunghi e
corti. Le foglie sono lucide, palmatopartite, lungamente picciolate,
pubescenti o quasi glabre, grandi, oblungo lanceolate, incisi nelle foglie
inferiori ed interni alle superiori.
I fiori compaiono da maggio ad agosto, di colore azzurro-violaceo.
I semi sono grigio-nerastri, di forma più o meno ovale o triangolare, con
spigoli sporgenti e facce convesse o appiattite o concave, percorse da un
reticolo sporgente che non scompare immergendoli nell'acqua; hanno un
odore nullo quando secchi ma se inumiditi e triturati hanno un odore
sgradevole e un sapore amaro e pungente.
P.A.: alcaloidi tra cui la DELFININA. L’assunzione provoca effetti simili a quelli della aconitina: prurito
che parte dalla bocca a tutto il volto. L’assunzione dei semi provoca vomito, diarrea e tossicità.
Uso: in omeopatia per disturbi alla prostata e alla vescica.
ELLEBORO
Detto anche rosa di Natale.

Descrizione botanica: Pianta erbacea perenne, alta 30 cm, sempreverde. Ha


un grosso rizoma nerastro con molte radici. Cresce spontaneamente nei
boschi ombrosi calcarei, è diffusa come pianta da giardino a fioritura
invernale. Foglie: lungamente picciolate, palmato-composte con 7-9 lobi,
seghettate. Fiore: l’unico fiore è grande, di colore variabile dal bianco al
rosa, al rosso vinoso.

Droga: rizoma

P.A: glicosidi tossici (elleborina ed elleborigenina, saponine e acido


aconitico) che agiscono a livello cardiaco con azione digitalico-simile. In seguito ad ingestione si presentano
bruciore alla bocca, vomito, diarrea e coliche, aritmia e morte.

Uso: un tempo usato come vermifugo, purgante energico, emmenagogo, ma provocava numerosi decessi a
causa dell'elevatissima tossicità. Ora è utilizzato solo in omeopatia per il raffreddore.
Curiosità: il nome deriva dal greco e significa far morire + ultimato. In una favola si racconta che un pastore
di nome Melampo, che era nello stesso tempo medico ed indovino, avendo osservato che il proprio gregge si
purgava allorché si cibava di Elleboro, pensò di utilizzarlo come medicamento anche nelle malattie degli
uomini. Poté guarire, con questa medicina “miracolosa”, la pazzia che aveva colpito le figlie di Preto, re di
Argo, che si credevano di essere state tramutate in vacche.

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BELLADONNA
Cenni storici: È forse la pianta più nota dal punto di vista farmacologico, della
numerosa famiglia delle Solanaceae, per il suo contenuto di “atropina”. Già il
nome belladonna indica l’antica consuetudine femminile di instillare il succo di
pianta negli occhi per ottenere uno “sguardo sognante”, molto apprezzato in
altri tempi, in realtà dovuto a dilatazione pupillare e paralisi
dell’accomodazione.

Descrizione botanica: erba perenne con radice a fittone, grosso rizoma, fusto
eretto, robusto e ramificato, alto fino a 2 m. Presente nelle regioni montane e
submontane, nelle radure ai margini dei boschi dell’Europa centro-meridionale,
Italia compresa. Foglie: grandi, ovali, acuminate all’apice, alterne. Fiori: piccoli,
caliciformi, di color porporino violaceo. Frutto: una bacca sferica, nera a
maturità.

Droga: le foglie 0,3-0,6% di alcaloidi totali.

P.A: alcaloidi tropanici (atropina, scopolamina), flavonoidi. L’assunzione delle bacche o della pianta in
generale porta a sindrome colinergica: dilatazione delle pupille, occhi lucidi (belladonna), allucinazioni,
frenesia e crampi, paralisi crescente di tipo narcotico, morte per paralisi respiratoria.

Usi dell’atropina: sotto forma di collirio in oculistica e come antidoto per avvelenamento da insetticidi
organo-fosforici.

Usi della scopolamina: per spasmi intestinali (colite), per i disturbi dovuti al movimento (mal d’auto, di
mare) ed associata a morfina prima degli interventi chirurgici.
STRAMONIO

Descrizione botanica: erba annua con fusto robusto e molto ramificato, alto
fino a 1 m. Originario delle regioni del Mar Caspio e Mar Nero, ora presente
in tutta Europa, Nord Africa e Nord America. Foglie: grandi, intere, picciolate,
alterne, margine dentato. Fiore: solitari bianchi o violacei, corolla grande e
imbutiforme, fioriscono tra giugno e ottobre. Frutto: una capsula spinosa,
setticida che si apre in 4 valve.

Droga: le foglie che contengono una quantità inferiore di alcaloidi rispetto


alla Belladonna (0,2-0,5%), il contenuto dipende molto dal microclima.

P.A: alcaloidi tropanici(josciamina, atropina, scopolamina).

Usi: la droga ha azione simile a quella della Belladonna. Utile per attacchi di
asma. Le foglie sono seccate ed utilizzate per fare sigarette antiasmatiche.
Foglie e semi erano utilizzati come antispasmodici, antiasmatici, antinevralgia e anti reumatici. Può dare
vertigini, sonnolenza, disturbi visivi (allucinazioni), e altri fenomeni tossici. L’utilizzo deve essere molto
attento perché la tossicità è elevata.

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GIUSQUIAMO

Descrizione botanica: il Giusquiamo nero è un’erba annua o bienne,


pelosa, viscosa, maleodorante, alta 40-80 cm, con una grossa radice a
fittone. Diffusa in tutta Europa, Africa e America settentrionale. Foglie:
grandi, alterne, margine dentato. Fiore: imbutiformi, con corolla formata
da 5 petali giallastri con reticolatura violetta. Riuniti in racemi nella parte
apicale del fusto. Frutto: una pisside (tipo di capsula contenuta nel calice
persistente).

Droga: le foglie raccolte nel 2°anno di vita che contengono lo 0,04-015%


di alcaloidi totali.

P.A: alcaloidi tropanici (josciamina, atropina, scopolamina).

Usi: la droga ha azione simile a quella della Belladonna, ma meno tossica per via della più bassa
concentrazione di alcaloidi nella droga. Usi come antispasmodica, calmante, midriatica. Provoca
assopimento, sonno profondo con sogni spaventosi. Era usato per tosse spasmodica e nevralgia del trigemino.
Storicamente era usato come calmante per il mal di denti e anestetico nelle operazioni. C’è anche cenno in
una commedia di Shakespeare in cui viene avvelenato il re dormiente con somministrazione di succo di
giusquiamo nell’orecchio.

MANDRAGORA

Descrizione botanica: è una pianta erbacea acaule presente in Italia


settentrionale e nell’area mediterranea. Presenta una rosetta di foglie intere a
margine ondulato-dentato da cui spuntano i fiori peduncolati. Fiori: corolla a 5
petali di colore violaceo, brevemente picciolati, si sviluppano al centro della
rosetta e spuntano da settembre a novembre. Frutti: bacche ovoidali (2-3 cm di
diametro), di colore giallo-arancio.

Droga: il rizoma contenente vari alcaloidi tropanici e cumarina.

Rizoma: grosso e con biforcazioni che gli conferiscono un aspetto antropomorfo.


Da questo particolare sono derivate le leggende e le superstizioni che hanno
accompagnato questa pianta fin dall’antichità. Nell’antica Grecia aveva fama di
essere una pianta afrodisiaca, stimolante sessuale, amuleto per la buona sorte
nelle faccende amorose.

P.A.: iosciamina, atropina, scopolamina (concentrazione elevata).

Usi: nell’antichità veniva usata per ridurre il dolore nei casi di amputazione di un arto o di cauterizzazione di
ferite, era usato come sonnifero, antidolorifico, antidepressivo  produce uno stato ipnotico simile al sonno
REM. Usata nel Medioevo per culto e magia. Oggi è ancora usata per disturbi biliari, raffreddamento e in
pomata per i dolori articolari.

CASO DI UNA SIGNORA MORTA PER ASSUNZIONE DI MANDRAGORA

A Trapani una donna aveva acquistato al mercato con la figlia dell’insalata, lei l’aveva consumata poco
dopo, mentre la figlia l’aveva riposta. La signora è stata ricoverata per intossicazione ed è morta. I tessuti
sono stati analizzati e contenevano atropina. Probabilmente il raccoglitore aveva confuso la pianta con una
comune insalata, non c’è potuta essere conferma perché la pianta è stata eliminata prima che potesse essere

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analizzata. Sarebbe stato utile avere le foglie per valutare il contenuto di atropina presente  il contenuto
non è costante, ma dipende dall’ambiente di crescita.

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ALCOL ETILICO
È un composto organico con punto di ebollizione di 78°C e densità a 10°C di 0,793 g/L. può essere venduto
in farmacia, che possiede solo l’alcol buongusto  alcol al 96%. Si chiama così perché ha un aroma
gradevole. L’alcol etilico non può essere ottenuto puro al 100% perché deriva dalla fermentazione degli
zuccheri, mentre il metilico può essere ottenuto tramite sintesi organica, quindi si può produrre puro. Da
diversi frutti si ottengono diverse bevande alcoliche: dall’uva si ottiene il vino, dai frutti la grappa e dalla
canna da zucchero il rum.

Il grado alcolico si esprime in % v/v. Per ottenere la grappa è necessario distillarla, questo metodo si può
utilizzare anche in farmacia per estrarre principi attivi. L’alcol era usato come conservante contro le muffe,
disinfettante per le ferite e sui prodotti alimentari, e anestetico. L’alcol non deve assolutamente essere
assunto dai soggetti con disfunzione epatica e dai bambini. Non si beve l’alcol al 96%, le grappe più forti
hanno massimo grado alcolico del 70% e si bevono con l’acqua.

L’alcol è in grado di dare dipendenza psichica elevatissima e dipendenza fisica  diventa quasi un
componente fisiologico. Se il soggetto sospende l’assunzione, va incontro a crisi di astinenza. Il suo
meccanismo d’azione è come depressivo del SNC  ha tutte le caratteristiche per essere una droga d’abuso.
Allora perché non è nella tabella degli stupefacenti? Perché c’è un uso quotidiano dell’alcol nella nostra
cultura in cucina. L’abuso si presenta quando il soggetto non si limita ad assumere un bicchiere di vino
durante il pasto, ma quando va a consumare alcolici e superalcolici fuori dai pasti. Questo è già un indice di
anormalità.

Bisogna ricordare che la sua tossicità epatica è molto marcata, inoltre uscire dalla dipendenza da alcol è
difficilissimo; un problema aggiuntivo è quando il soggetto beve e si mette alla guida, diventa un pericolo
per gli altri.

Il limite più elevato riportato dalla legge è 1,5 g/L, con alcolemia superiore si incorre in sanzioni penali,
ritiro della patente e della macchina.

Caratteristica peculiare dell’alcol è che l’effetto è molto variabile da soggetto a soggetto: dipende da fattori
come età, sesso, enzimi, razza (gli asiatici hanno minori capacità enzimatiche, quindi maggiore tossicità da
alcol).

L’alcol non può essere considerato un alimento, sebbene produca 7 kcal/g di energia, perché è
completamente privo di nutrienti. Queste calorie, infatti, sono definite calorie pronte all’uso. Inoltre è
importante ricordare che l’alcol è un vasodilatatore  NON SCALDA!

L’intossicazione acuta può essere accidentale per inalazione di vapori, che solitamente è a scopo voluttuario.
Il soggetto però può anche essere esposto in ambito lavorativo  poco frequente. È difficile andare incontro
a morte per intossicazione da alcol etilico, perché il soggetto a un certo punto non riesce più a bere. Può
andare incontro a coma etilico e non dipende solo dalla quantità assunta, ma anche dalle capacità
metaboliche del soggetto, in ogni caso quando il soggetto arriva a questo stadio non può più assumere alcol.
Uscire dal coma etilico è difficile. Quando un soggetto ha bevuto tanto si può somministrargli del latte
perché è molto grasso e diluisce l’alcol.

La morte può avvenire perché in seguito ad elevate concentrazioni di alcol assunto il soggetto può avere
difficoltà a respirare e vomito  morte ab ingestis.

L’abuso di bevande alcooliche rappresenta un serio motivo di allarme sociale anche per la diffusione che ha
avuto negli ultimi tempi nella popolazione giovanile. Questo problema deve essere prioritario per la società
50
sia per la sua funzione di rischio nella genesi di patologie gravi sia per la capacità di determinare eventi a
carattere accidentale e violento e per i costi sociali che comporta.

EBREZZA e UBRIACHEZZA sono due concetti diversi: il primo è definito dal codice della strada, mentre il
secondo dal codice penale.

L’assorbimento di alcol può avvenire già nel cavo orale, quindi prima di fare l’alcol test è raccomandato il
risciacquo della bocca, per evitare falsi positivi.

L’assorbimento di alcol è influenzato dal cibo, che lo rende più graduale a livello dello stomaco, mentre
l’assorbimento intestinale è molto rapido. La velocità a questo livello dipende dal quantitativo di alcool
assunto, dalla presenza di alimenti, da fattori individuali. Se la concentrazione di alcol è elevata, provoca
spasmo pilorico e rallenta il passaggio nell’intestino  riduzione dell’assorbimento intestinale. I soggetti
gastroresecati fanno meglio a non assumere alcol. Una volta assorbito l’alcol si distribuisce in tutto
l’organismo, anche nel SNC e attraversa la barriera placentare.

L’alcol è metabolizzato ad opera di alcol deidrogenasi ADH, che è un enzima molto variabile tra gli
individui. Poi l’acetaldeide è convertita da aldeide deidrogenasi in acido acetico  abbassa il pH del sangue.
L’acido acetico entra nel ciclo di Krebs ed è coinvolto nella produzione di acidi grassi e colesterolo. Per il
funzionamento di alcol deidrogenasi è necessaria la presenza di Zinco e NAD+.

Al contrario il metanolo viene metabolizzato ad acido formico, che non entra nel ciclo di Krebs e quindi
provoca acidosi e tossicità. L’etanolo può essere anche metabolizzato dal sistema MEOS, che fa parte dei
CYP450 e in particolare CYP2E1. Dipende da vari fattori: età, sesso, polimorfismi enzimatici, carenze
nutritive, processi patologici epatici, farmaci, fruttosio ( perché consuma l’alcol nel sangue).

Si può costruire una curva alcolemica in funzione del tempo, si ha assorbimento di 30-60 minuti, equilibrio
ed eliminazione (che è funzione lineare del tempo). → Infatti, la concentrazione ematica di alcool nel tratto
discendente della curva diminuisce in maniera costante nell’uomo di un valore compreso tra 0,15-0,18 g/L
per ora (= Costante β60 di Widmark: esprime la diminuzione della concentrazione di etanolo nel sangue
all’ora). La curva di Widmark indica la variazione nel tempo della concentrazione ematica dall’assunzione
(t0), al picco ematico, fino a 6 ore dopo l’assunzione. Con questa curva è possibile calcolare con buona
approssimazione le concentrazioni ematiche di alcool, anche in tempi antecedenti al prelievo di sangue. 
può essere utile in ambito medico legale.

1. La fase di salita, che è la fase di assorbimento,


è molto veloce (30/60 minuti) per unica
assunzione a stomaco vuoto;
2. Periodo di equilibrio
3. Fase di eliminazione è molto lenta quindi se si
hanno casi di intossicazioni acuta ci vuole
molto tempo per recuperare il soggetto→
quando ho assorbito tutto l’alcool ecco che
inizierà a diminuire e ci vorrà del tempo in
base alla concentrazione che è arrivata nel sangue e quindi in base alla quantità di alcool ingerita.
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Si può applicare solo dopo che è stato assorbito tutto l’alcol nello stomaco. Questa curva non si utilizza
sempre, ma ha comunque un valore importante perché vediamo che le concentrazioni di alcol scendono
lentamente. Un problema che si può avere con questa curva è che è valida solo se tutto l’alcol assunto è stato
assorbito, quindi è necessario aspettare che ciò avvenga.

EFFETTI

Anche se l’etanolo non è uno stimolante, ma un deprimente del SNC, all’inizio può dare effetti variabili
come: aumento dell’empatia, riduzione dei freni inibitori, amplificazione delle emozioni sia positive che
negative. La reazione è molto soggettiva.

La concentrazione ematica viene presa in considerazione perché è in equilibrio con quella encefalica, ma più
facile da determinare. C’è un rapporto tra concentrazione ematica e incidenza sul comportamento, ma non è
sempre così correlato. I primi processi mentali a essere mutati sono quelli che dipendono dalle esperienze
acquisite e da esperienze precedenti: memoria, concentrazione e criterio di valutazione sono inizialmente
intorpiditi ed in seguito persi. Ci sono effetti sia emozionali sia motori: perdita dell’equilibrio. Si arriva fino
a intossicazione con indebolimento della funzione psichica, che porta a condizioni di anestesia generale. Si
possono alternare fiducia in se stessi, personalità espansiva e vivace, umore incontrollato e scatti emozionali,
i cambiamenti caratteriali sono accompagnati da disturbi sensori e motori sempre legati al soggetti (il
soggetto barcolla e non ha più equilibrio). Con un’intossicazione grave si verifica un indebolimento
generalizzato della funzione psichica per arrivare ad una condizione di ANESTESIA GENERALE. Il
margine, tra la completa dose anestetica “di tipo chirurgico” e quella pericolosa per la respirazione, è limitato.

L’effetto stimolante è dovuto alla disinibizione dell’attività di alcuni centri nervosi, l’effetto inibitorio è
conseguenza di un’azione primaria depressiva. Il sintomo tipico da elevata assunzione di alcool è dato dal
piegare la testa da un lato, gli occhi deviano leggermente verso l’alto e tale deviazione è seguita da rapide
scosse compensatorie verso il basso il tipico “NISTAGMO DA POSIZIONE”.

CONCENTRAZIONI EMATICHE g/L EFFETTI


0,2 Espansività, socievolezza, rossore al volto
0,5 Diminuzione freni inibitori, euforia, loquacità, diminuzione
dell’autocritica
0,8 -1,5 Depressione dei centri motori, perdita di autocontrollo, disturbi
dell’equilibrio
>1,5 Ebrezza,disturbi della coordinazione motoria e dell’equilibrio,
atassia, agrafia
2–4 Irascibilità, disperazione, impulsività, nausea, vomito, perdita
tono muscolare, sonno, stato soporoso
>4 Collasso periferico, blocco dei centri respiratori, stato
comatoso.

Importante nel post mortem perché gli enzimi putrefattivi possono aumentare i livelli di alcol nel sangue 
perché nel sangue c’è sempre un pochino di zucchero.

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CONSEGUENZE DELL’ABUSO

ORGANICHE PSICOLOGICHE SOCIALI


1. Steatosi 1. Insonnia 1. Familiari
2. Cirrosi 2. Disturbi della 2. Difficoltà lavorative
3. Demenza personalità 3. Incidenti
4. Epatocarcinoma 3. Amnesie 4. Problemi giudiziari
5. Neuropatie 4. Allucinazioni
6. Diabete
7. Danni al SNC
8. Pancreatiti

Una concentrazione di 0,2 g/L di alcol si raggiunge in media in un adulto di 70 kg con l’ingestione a stomaco
pieno di circa 12 g di alcol puro, che corrisponde a:

Queste sono solo stime statistiche, non


corrispondono sempre al vero, perché c’è
una forte componente INDIVIDUALE.
Le donne sono più vulnerabili all’alcool
e raggiungono gli stessi livelli di
alcoolemia con quantità inferiori di
alcool consumato e con una maggiore
rapidità.

L’assunzione eccessiva di alcol


determina: disturbi neurologici, deficit nutrizionali, alterazioni epatiche, effetti teratogeni ed effetti sul feto
 FAS (sindrome alcolica fetale).

La DIPENDENZA originata è sia FISICA che PSICHICA  alla sospensione dell’assunzione si ha crisi di
astinenza. Inoltre può svilupparsi anche dipendenza crociata, perché sono coinvolti gli enzimi CYP450. Non
bisogna dimenticare che l’alcol ha effetto sinergico con le benzodiazepine e i barbiturici, MAI assumerli in
contemporanea. L’alcol etilico sviluppa TOLERANCE, che può svilupparsi all’inizio, ma il soggetto può
agire assumendo alcolici più forti, bastano piccole quantità in più di alcol per avere l’effetto.

CRISI DI ASTINENZA

Dipende dall’entità dell’assunzione e si risolve con l’alcol.

SINTOMI ATIPICI SINTOMO TIPICO


 Desiderio di alcol; Delirium tremens: grave agitazione, confusione,
 Tremore, irritabilità; allucinazioni visive e febbre, pupille dilatate. Chi
 Nausea; arriva a questo stadio farà moltissima fatica a tornare
 Disturbi del sonno; indietro.
 Tachicardia, ipertensione;
 Sudorazione;
 Distorsioni percettive;
 Attacchi convulsivi;

Si presentano dopo 12-48 ore dall’ultima assunzione.

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DISULFIRAM (Antabuse®)

Farmaco utilizzato per la disintossicazione, è difficile da


individuare perché viene idrolizzato il ponte S-S. In GC non può
essere pirrolizzata e può essere confusa con sostanze endogene
perché molto piccola. Il suo uso è ESCLUSIVAMENTE
ospedaliero sotto stretto controllo medico, associato a terapie
psicologiche, ansiolitici e/o antidepressivi.

Viene assorbito nel tratto GI, la posologia sono 2/3 cpr per 3/4 giorni e poi 1 cpr al giorno. Al sesto giorno si
esegue la prova delle bevute con 10g di alcol  100 mL di vino o 200 mL di birra. Deve instaurarsi la
sindrome da acetaldeide. Questo farmaco è una sostanza non tossica, che altera il metabolismo dell’etanolo:
blocca l’aldeide deidrogenasi - sia citosolica che mitocondriale - in maniera irreversibile. Quindi se il
soggetto assume alcol, lo metabolizza solo ad acetaldeide, che si accumula e dà una sindrome molto
fastidiosa: calore al volto, arrossamento, vasodilatazione, mal di testa, nausea, vomito, vertigini. Dovrebbe
fungere da deterrente.

Altro farmaco per la dipendenza da alcol è il GHB (gammaidrossibutirrico), è


uno stupefacente che provoca allontanamento dalla realtà e perdita di memoria.

Il disulfiram viene metabolizzato in DDC, che nello stomaco viene convertito a glucuronide o a metil DDC.
Dopo 6 giorni dalla dose orale il 63% viene escreto nelle urine come solfato, il 6% come CS2 tramite la
respirazione e in parte come dietilammina. Il solfato non può essere utilizzato per l’identificazione nelle
urine perché è anche un prodotto metabolico fisiologico. Il DDC agisce come complessante dei metalli nel
sangue, inibendo enzimi e legando proteine.

UBRIACHEZZA non viene stabilita dall’analisi chimico-tossicologica, ma dal codice penale, come anche
l’indebita somministrazione di bevande alcoliche.

Art. 688 del codice penale

“Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, è colto in stato di manifesta ubriachezza (1) è punito
con la sanzione amministrativa pecuniaria da cinquantuno euro a trecentonove euro (2). La pena è
dell'arresto da tre a sei mesi se il fatto è commesso da chi ha già riportato una condanna per delitto non
colposo contro la vita o la incolumità individuale(3). La pena è aumentata se l’ubriachezza è abituale.”

Se il soggetto compie un reato in stato di ubriachezza questo prevede una variazione delle circostanze di
imputabilità, in termini sia di attenuanti che di aggravanti. Con IMPUTABILITÀ si intende la capacità di
intendere e di volere. Se un soggetto non è in grado di intendere e di volere non è imputabile, ma ovviamente
è un’ammissione dello stato di ubriachezza.

Art. 88 – vizio totale di mente

“Non è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermità, in tale stato di mente da
escludere la capacità di intendere o di volere.”

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Art. 89 – vizio parziale di mente

“Chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermità, in tale stato di mente da scemare
grandemente, senza escluderla, la capacità d’intendere o di volere, risponde del reato commesso; ma la pena
è diminuita.”

Pertanto l’intossicato cronico che si trovi nello stato totale di incapacità di intendere e di volere andrà esente
da pene in quanto non imputabile; se invece a causa dell’intossicazione abbia avuto solo una forte
diminuzione della capacità di intendere e di volere, egli sarà imputabile, ma le pene saranno ridotte fino ad
un terzo, in quanto l’intossicazione permanente viene considerata come attenuante.

Art. 92

Se il soggetto si provoca ubriachezza con lo scopo di commettere il reato, l’ubriachezza è considerata


un’aggravante e le pene corrispondenti risultano aumentate fino ad un terzo.

Art. 94

Quando un reato è commesso in stato di ubriachezza, e questa è abituale, la pena è aumentata. Agli effetti
della legge penale è considerato ubriaco abituale chi è debito all’uso di bevande alcooliche e in stato
frequente di ubriachezza. L’aggravamento di pena si applica quando il reato è commesso sotto l’azione di
sostanze stupefacenti da chi è dedito all’uso di tali sostanze. L’ubriachezza abituale enunciata in questo
articolo non si riferisce a tossicodipendenti da alcool ma a chi fa uso eccessivo di alcool abitualmente ma
non fino al punto di non poterne fare a meno.

Art. 95

Per i fatti commessi in stato di cronica intossicazione  la cronica intossicazione in questo articolo si
riferisce alle persone che ormai sono schiave dall’alcool, in tal caso il soggetto che ha commesso il reato è
considerato ed equiparato ad un malato di mente.

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ALCOL METILICO

È un prodotto di fermentazione della cellulosa (detto anche spirito del legno), ma può essere sintetizzato per
via chimica: questo gli conferisce un elevato grado di purezza. È molto tossico per assorbimento cutaneo,
inalazione e per via orale  assunzione accidentale o consapevole (a scopo suicidario o per dipendeza da
etanolo). La tossicità più elevata è quella dovuta all’esposizione lavorativa ai vapori di metanolo.

C’è il rischio che sia usato come adulterante delle bevande alcoliche, perché costa poco.

METABOLISMO

L’acido formico può essere convertito ed espulso come CO2, ma nel cronico può dare diversi danni: cerebrali,
epatici, oculari  distruzione della retina e degenerazione del nervo ottico, con conseguente cecità. Per
esposizione acuta invece dà acidosi irreversibile.

CASO DEL VINO AL METANOLO

Nel 1986 una ditta italiana ha provocato decine d’intossicazioni, alcune delle quali mortali, in seguito ad
adulterazione del vino da tavola che producevano con metanolo. Questo avvenne perché il metanolo era
detassato all’epoca e permetteva di alzare il grado alcolico a basso prezzo.

Per il tossicologo è molto difficile distinguere il metanolo dall’etanolo perché hanno p.eb molto simili. Si
può fare la distinzione solo con HS-GC.

SINTOMI DI INTOSSICAZIONE

Lo stato di ebbrezza è seguito a distanza di 6-24h da:


 Vomito
 Dolori addominali
 Disturbi visivi
 Difficoltà respiratoria
 Delirio
 Incoscienza
 Coma e morte

La gravità dei sintomi varia in funzione della quantità assunta e delle caratteristiche individuali.

L’ANTIDOTO all’intossicazione da metanolo è l’etanolo, perché compete per gli stessi enzimi ed evita la
formazione dell’acido formico.

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RILIEVO ANALITICO

Metodi diretti: HS-GC

Metodi indiretti: Metodo di Winnik, metodo di Widmark, metodo enzimatico (sfrutta ADH).

Metodo di Winnik

Utilizza la cella di Conway, dove si carica nella camera esterna il sangue e in quella interna il bicromato di
potassio in ambiente acido, la cella viene chiusa con un coperchio sigillato dal silicone e messa in stufa.
L’etanolo ha p.eb basso e temperatura di vapore alta  evapora e va a contatto con il reagente andando a
formare acido acetico.

2 Cr2O72- + 3 C2H5OH + 16 H+ → 4 Cr3+ + 3 CH3COOH + 11 H2O

Il bicromato non reagito viene titolato con iodio e questo si retrotitola con sodio tiosolfato.

Il metodo è solo QUANTITATIVO, perché non identifica la sostanza che reagisce. Il risultato viene positivo
anche in presenza di altri VOC. È necessario fare anche un’analisi qualitativa distinta.

Anche il test del palloncino sfruttava questa reazione: nella colonna era contenuto bicromato; il palloncino
serviva semplicemente per verificare che il soggetto soffiasse nell’etilometro.

Metodo enzimatico
Siccome l’ossidazione di EtOH ad acetaldeide provoca la riduzione di NAD+ in NADH, si può misurare la
quantità di NADH prodotto dalla reazione per risalire alla quantità di EtOH assunto.

𝐴𝐷𝐻
C2H5OH + NAD+ ⇔ CH3CHO + NADH + H+

Questo è possibile perché il NAD+ e il NADH assorbono all’UV a diverse lunghezze d’onda: 366nm, 340nm,
334nm. Il LIMITE di questa procedura è che può essere fatta solo sul siero, perché il sangue intero contiene
dei componenti che interferiscono con l’assorbimento all’UV. Bisogna ricordare però che le concentrazioni
devono essere riferite al sangue intero.

HS-GC
Si inserisce il liquido nel vial, che viene sigillato e scaldato, poi si preleva con siringa il vapore presente
nello spazio di testa e si analizza.

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CODICE DELLA STRADA
È diverso dal codice penale, anche se prende i limiti di assunzione di alcol dal codice penale, in base agli
effetti riportati.

Art. 186

1. È vietato guidare in stato di ebbrezza in conseguenza dell'uso di bevande alcoliche.


2. (2) Chiunque guida in stato di ebbrezza è punito, ove il fatto non costituisca più grave reato: a) con la
sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 527 a euro
2.108, qualora sia stato accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 0,5 e non
superiore a 0,8 grammi per litro (g/l). All'accertamento della violazione consegue la sanzione
amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da tre a sei mesi; b) con l'ammenda da
euro 800 a euro 3.200 e l'arresto fino a sei mesi, qualora sia stato accertato un valore corrispondente ad un
tasso alcolemico superiore a 0,8 e non superiore a 1,5 grammi per litro (g/l). All'accertamento del reato
consegue in ogni caso la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da sei
mesi ad un anno; (3) c) con l'ammenda da euro 1.500 a euro 6.000, l'arresto da sei mesi ad un anno,
qualora sia stato accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per
litro g/l). All'accertamento del reato consegue in ogni caso la sanzione amministrativa accessoria della
sospensione della patente di guida da uno a due anni. Se il veicolo appartiene a persona estranea al reato, la
durata della sospensione della patente è raddoppiata.

Art. 186 bis


1. E' vietato guidare dopo aver assunto bevande alcoliche e sotto l'influenza di queste per: a) i conducenti di
età inferiore a ventuno anni e i conducenti nei primi tre anni dal conseguimento della patente di guida di
categoria B; b) i conducenti che esercitano l'attività di trasporto di persone; c) i conducenti che esercitano
l'attività di trasporto di cose.
2. I conducenti di cui al comma 1 che guidino dopo aver assunto bevande alcoliche e sotto l'influenza di
queste sono puniti con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 163 a euro 658,
qualora sia stato accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 0 (zero) e non
superiore a 0,5 grammi per litro.

COME SI FA AD ACCERTARE LO ZERO? Nel nostro sangue è sempre presente un livello di zucchero,
non è possibile che il tasso alcolemico sia zero.
Il controllo può essere fatto dalla polizia stradale o dai carabinieri tramite etilometro; il guidatore non può
rifiutarsi di fare il test, se lo fa incorre nelle sanzioni più elevate. Siccome l’etilometro misura la quantità di
alcol nell’espirato, sarà necessario utilizzare un fattore di conversione per ottenere la concentrazione nel
sangue: l’espirato ha meno del 2% dell’alcol che è stato assunto. Se l’etilometro non è disponibile sul posto il
soggetto viene portato in commissariato.

Art. 187

“ Chiunque guida in stato di alterazione psico-fisica dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope è
punito con l’ammenda da € 1.500 a € 6.000 e l'arresto da sei mesi ad un anno. All'accertamento
del reato consegue in ogni caso la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di
guida da uno a due anni.”  iscrizione al SERT.

Se le prove non invasive forniscono esito positivo: il soggetto è sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o
psicotrope. Il conducente, nel rispetto della riservatezza personale e senza pregiudizio per l’integrità fisica,

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può essere sottoposto ad accertamento chimico tossicologico su campioni di mucosa del cavo orale,
ovverosia su fluido del cavo orale (SALIVA) prelevati a cura di personale sanitario nominato ausiliario di
polizia giudiziaria dagli organi di polizia stradale precedenti. La nuova disposizione sarà operativa solo dopo
DM. Questo estratto del 2010 non ha ancora avuto un DM che lo regolamenti.

La nuova legge ha escluso la necessità di un prelievo di liquidi biologici previsto dalla precedente
formulazione della norma. Il prefetto, sulla base dei risultati delle analisi, può disporre la revisione della
patente, ovvero può obbligare il conducente a sottoporsi a visita medica di controllo. L’uso delle sostanze
stupefacenti e psicotrope deve essere accertato sia sulle urine sia sui capelli al fine di verificare eventuali
assunzioni sia nel corso degli ultimi giorni, sia nel corso degli ultimi mesi.

URINA: possiamo rilevare oppiacei, cocaina, cannabinoidi, amfetamine, metamfetamina, ketamina,


benzodiazepine, metadone (solo per patenti C,D,E). Non ci sono nella lista i cannabinoidi sintetici; si fa
questa analisi anche nella medicina del lavoro.

CAPELLI: si possono rilevare oppiacei, cocaina, cannabinoidi, amfetamine,metamfetamina, ketamina. Il


CUT-OFF è 0,5 ng/mg di capelli per tutte le sostanze ricercate, tranne per i cannabinoidi che è 0,05 ng/mg. Il
metodo che utilizzo per l’analisi deve avere LOD e LOQ molto inferiori di 0,5 ng/mg per poter rilevare le
sostanze.

L’ETILOMETRO è lo strumento che si utilizza attualmente per la misurazione del tasso alcolemico.
Questo strumento presenta un boccaglio che deve essere cambiato ad ogni utilizzo per motivi igienici, cui è
collegato un tubo che veicola l’aria emessa dal soggetto nello strumento. L’alcol viene identificato in base al
suo assorbimento nell’IR 2873,56 – 2949, 85 cm-1. La risposta qualitativa è sicura, la quantitativa dipende
dall’assorbimento  importante che non ci siano interferenti (poco frequente). Si potrebbe obiettare che la
GC sia una tecnica più adeguata, ma in questo caso non è il metodo ottimale perché necessita tempo e di
apparecchi che non possono essere trasportati.

L’etilometro converte la quantità di etanolo nell’aria in quella corrispondente nel sangue, utilizzando un
fattore di conversione: anche questo può essere contestabile. Il risultato viene registrato e stampato su referto
cartaceo, in modo tale da avere i dati relativi a giorno, ora e valore di alcolemia del soggetto. Il test viene
ripetuto dopo 5 minuti per verificare l’esattezza. Se il soggetto fa parte di quelle categorie in cui il tasso
alcolemico deve essere 0 g/L il test viene ripetuto tre volte  ma lo 0 dell’etilometro è davvero 0??

FATTORE DI CONVERSIONE: serve per convertire la quantità di EtOH rilevata nell’espirato in quella
presente nel sangue  a 0,001g/L nell’espirato corrispondono 2,1g/L nel sangue. Sempre ricordare di
risciacquare la bocca prima dell’analisi perché l’alcol rimane nella cavità orale.

L’esecuzione del test può avere delle problematiche: tempo trascorso dall’assunzione, tempistica di rilievo
tra le diverse prove, analisi eseguita da personale competente, condizioni atmosferiche (temperatura, umidità,
pressione atmosferica). Altre problematiche sono:

 Variabili individuali: metabolismo di primo passaggio, ADH gastrica, carenze nutrizionali, patologie
epatiche.
 Assunzione di farmaci contenenti etanolo: tinture.

Non si può chiedere di sostituire l’alcol test con il prelievo di sangue in ospedale  questo viene fatto solo in
seguito ad incidente, previo consenso del soggetto. Nei pronti soccorsi c’è sempre un ufficiale di PG per
eventualmente denunciare qualche fatto grave che arriva al pronto soccorso  l’ufficiale di PG fa un referto
e dirà di effettuare un prelievo di sangue per vedere se sono presenti sostanze stupefacenti e alcool.

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Si farà screening enzimatico per individuare la presenza di sostanze stupefacenti nelle urine e se questo è
NON negativo si fa la conferma con HS-GC; il test degli stupefacenti viene fatto solo se il soggetto ha
provocato un incidente ed è in ospedale. Se il guidatore ha alcol nel sangue superiore a 0,5 g/L gli viene
sospesa la patente per un tempo variabile e poi dovrà fare una visita di controllo medica  si valutano i
requisiti fisici e psichici per restituire la patente al soggetto. Questa valutazione viene fatta dalla
commissione medica legale (CML) in questa commissione è richiesta anche la presenza di un alcoologo. Si
usano dei questionari, più valutazioni chimico cliniche della presenza di alcol nel sangue e dell’attività
epatica, associati da vari esami di laboratorio: presenza di etanolo, trigliceridi, CTD (indice di carenza di
transferrina).

CTD (carbohydrate deficient transferrin) si fa elettroforesi capillare per individuare questo BIOMARKER
indiretto della carenza di transferrina; sui capelli invece si cerca l’EtG – etilglucuronide – che è un biomarker
diretto. Quest’ultimo è un metabolita dell’alcol etilico ed è un composto molto delicato: per l’analisi del
capello bisogna quindi agire diversamente dal solito, perché i normali metodi d’idrolisi della cheratina
degradano anche l’etilglucuronide. Quindi i capelli vengono sonicati con una soluzione overnight e poi si
analizza il liquido. La GC si può fare solo se prima derivatizzo il glucuronide per proteggerlo dalla
degradazione. La tecnica migliore in questo caso è la cromatografia liquida con detector MS-MS (necessario
per rilevare le pM) perché non usa elevate temperature e non rischia di degradare l’analita. Come standard
interno utilizzo una diluizione isotopica dell’analita  etilglucuronide derivatizzato con deuterio.
L’etilglucuronide può anche essere trovato a livello delle urine, ma l’analisi di queste non da informazioni
riguardo al tempo di assunzione della sostanza, mi dice solo che il soggetto ha assunto alcol.

CTD: l’abuso di alcol interferisce con la sintesi di transferrina, il CTD è un marcatore indipendente, a medio
termine e non soggetto a variazioni causate da assunzione concomitante di farmaci. Aumenta con consumo
di alcol etilico > 60g/die per 7-10 giorni. Ha emivita di eliminazione di 13-14 giorni, si può rilevare con
detector UV.

Lo SCREENING si fa sempre sull’urina se possibile.

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COMPOSTI ORGANICI VOLATILI - VOC
GLICOLI

FONTI:

 Antigelo
 Fluidi idraulici
 Solventi per i farmaci
 Intermedi chimici
 Additivi degli inchiostri
 In cosmetici, latte, detergenti.

TOSSICITÀ: no a temperatura ambiente perché sono poco volatili. L’intossicazione può essere accidentale o
cronica, per esposizione lavorativa.

GLICOLE ETILENICO

L’assunzione di 100 mL in un soggetto di 70 kg ne provoca la morte. Il 2% della


dose assunta viene metabolizzata in acido ossalico, che può essere usato nella
medicina del lavoro per monitorare l’esposizione; altri metaboliti sono: acido
glicolico, acido glicossilico e glicosaldeide. Il metabolismo è ad opera dell’ADH,
quindi anche in questo caso se c’è intossicazione acuta l’antidoto è l’etanolo.

GLICOLE DIETILENICO

Morte causata per assunzione di 1mL/kg. Usato nelle lacche, nei cosmetici,
negli antigelo, come lubrificante, ammorbidente, plastificante, sigarette
elettroniche. Porta a un aumento di pressione nei reni a causa delle sue proprietà
igroscopiche. Intossicazioni per inalazione senza importanza a causa della bassa tensione di vapore.

GLICOLE PROPILENICO

Ha una tossicità minore rispetto ai precedenti. È utilizzato come solvente, nelle


preparazioni farmaceutiche e alimentari e nelle sigarette elettroniche.

Per analizzare questi tre composti bisogna silanizzarli e ridurne la polarità.

SOLVENTI ORGANICI

Elevata solubilità, lipofilia, volatilità.

USI: farmaci, cosmetici, prodotti per la detersione e la pulizia domestica, smacchiatori, coloranti, smalti colle.
Sono miscele d’idrocarburi alifatici, aromatici e alogenati, alcoli, chetoni e glicoli.

EFFETTI:

1. LOCALE: sgrassatura della pelle, irritazione delle mucose, occhi e vie respiratorie  fino a edema
polmonare dopo inalazione.
2. SISTEMICO: a causa della loro liposolubilità sono facilmente assorbiti e degradati lentamente  si
accumulano nel tessuto adiposo. Possono dare effetti narcotici in seguito a sniffing: borderline vita e
morte, detti anche cocaina dei poveri.

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Gli effetti sono in funzione della dose: possono portare a stati di “ebrezza”, a stanchezza, fino all’inibizione
del sistema respiratorio.

MAC= concentrazione massima assorbita sul lavoro → definiscono le concentrazioni massime permesse
nell’aria sul luogo di lavoro e valgono per:
• Adulti sani;
• Esposizione giornaliera (8 ore lavorative);
• Per 40 ore settimanali di lavoro.

IDROCARBURI ALIFATICI

METANO, PROPANO, BUTANO

Non sono tossici di per sé, la loro tossicità è dovuta all’anossia che provocano. Il metano è inodore. Nell’uso
domestico si aggiungono ppt di composti solforati per conferirgli un odore sgradevole e permettere
l’identificazione di perdite di gas.

N-esano, n-eptano, ottano, isoparaffine sono presenti nelle benzine, sono facilmente assorbiti e accumulati
nel tessuto adiposo, vengono eliminati per via respiratoria.

L’esano è usato in campo industriale per la produzione di colle, vernici e inchiostri. Negli anni ’60 furono
riportati numerosi casi di neuropatie periferiche nell’industria calzaturiera in seguito all’utilizzo di colle
contenenti esano (→ come funzionano le colle? Sono impregnate di esano, che evapora ed le due superfici si
incollano) → è il medico competente del lavoro a verificare che i lavoratori possano lavorare in sicurezza.

Hanno effetti alcol simili sul SNC. L’esano viene metabolizzato a 2,5 esandione che si può individuare nelle
urine. Si può utilizzare nella medicina del lavoro.

Sembra che il 2,5 esandione sia responsabile dell’effetto di neurotossicità periferica: reagisce con i gruppi
amminici delle proteine dei neurofilamenti e provoca la formazione di addotti che aggregano e precipitano.

IDROCARBURI ALIFATICI ALOGENATI

All’aumento della componente alogena aumenta sia l’effetto NARCOTICO che la TOSSICITÀ  i
metaboliti sono molto reattivi verso RNA e DNA.  genotossicità, cancerogenicità.

CLOROFORMIO (CHCl3)

Assorbito a livello respiratorio, GI e cutaneo, la via più frequente di esposizione è quella inalatoria.

A concentrazioni basse provoca: epatotossicità, degenerazione grassa, necrosi marcata e danni renali. Mentre
a concentrazioni elevate provoca arresto cardiaco.

La tossicità è legata in particolare ai metaboliti.

ELIMINAZIONE per il 30-50% attraverso l’aria espirata e il 90% viene eliminato entro un’ora
dall’esposizione. L’etere e il cloroformio sono nati come anestetici generali, somministrati per via inalatoria
con una garza.

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DICLOROMETANO (CH2Cl2)

Solvente volatile. Impiegato come propellente in aerosol, nelle vernici, come sgrassante e per l’estrazione dei
grassi e in generale per l’estrazione da materiale biologico infatti viene usato nei laboratori (minor tossicità
rispetto al cloroformio). Deprime il SNC, è meno tossico del cloroformio.

TETRACLORURO DI CARBONIO

Accessibile economicamente e usato come smacchiatore. Ha proprietà anestetiche come cloroformio e


cloruro di metilene.
Tossicità→ legata ai metaboliti. Alterazione della funzionalità degli enzimi microsomiali epatici ed effetti
ossidanti. L’intossicazione provoca danni epatici, confusione mentale, perdita di coordinazione e danni renali
che possono portare anche a morte.

TRICLOROETILENE

Solvente industriale  trielina era il nome commerciale del solvente industriale tecnico che era utilizzato
nelle lavanderie a secco: miscela di tricloro etile e altri solventi. Questa era usata anche dai farmacisti per
estrarre la morfina dall’oppio a pH basico  per il costo molto ridotto. L’esposizione provoca confusione
mentale, perdita della coordinazione, insonnia.

METABILISMO: convertito in cloroformio, acido monocloroacetico, tricloroetanolo e acidotricloroacetico


 importante il rilievo urinario, che si effettuata con la reazione di FUJIWARA (colorimetrica).
L’intossicazione provoca aritmia per aumento dell’adrenalina endogena. È frequente l’esposizione lavorativa
nelle tintorie. Era possibile che in passato ci fossero casi di dipendenza da trielina degli smacchiatori. Ora è
stata sostituita da:

TETRACLOROETILENE (CCl2=CCl2)

Meno pericoloso, si controllano sempre i metaboliti nelle urine e la sua diffusione


nell’ambiente di lavoro perché può dare epatotossicità e tossicità al SNC. Metabolismo→
relativamente basso con una minima % di metaboliti. Principale è l’acido tricloroacetico.
Escrezione→ tramite polmoni attraverso l’aria espirata.

REAZIONE DI FUJIWARA

Si utilizza per il riconoscimento dei composti alogenati e dei loro metaboliti in materiale
biologico  urina. Tratto l’urina con piridina e NaOH 5N e scaldo si ottiene la formazione
di uno strato formato dal complesso di piridina colorato di rosso - viola. La pyr è difficile da
maneggiare perché molto reattiva.

IDROCARBURI AROMATICI

BENZENE

Sottoprodotto dell’industria del petrolio e del carbone. Immesso nell’ambiente tramite gli
scarichi delle automobili e quelli industriali. La sua volatilità è una componente importante
per determinarne la tossicità, soprattutto nei lavoratori delle stazioni di servizio. Viene usato
anche nelle vernici, nelle industrie chimiche, farmaceutiche, è risultato della degradazione
di composti aromatici di carburanti o di altre fonti. Nell’atmosfera può reagire con radicali
OH- ed essere degradato fino a CO2 e H2O.

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Tossicità per ingestione (irritazione delle mucose ed effetti sistemici) o inalazione (edema polmonare,
emorragia).

L’intossicazione acuta causa: sonnolenza, vertigini, cefalea, perdita di conoscenza. Mentre quella cronica
porta a: danni al SN, danni al tratto GI e ai tessuti ematopoietici ( benzonismo: riduzione del numero di
globuli bianchi, linfocitosi, anemia macrocitica, normocromica o ipercromica. Danni al midollo osseo che
diviene aplastico o iperplastico. Si arriva fino a leucopenia, anemia, trombocitopenia.) La morte sopravviene
per collasso cardiocircolatorio.
Metabolismo→ trasformato soprattutto nel fegato, ma anche nel midollo osseo per via enzimatica in
un’ampia serie di metaboliti. Non è ancora stato chiarito quale o quali metaboliti sono responsabili della
tossicità così come non è ancora chiaro l’esatto meccanismo d’azione. I principali metaboliti sono: Fenolo,
Idrossibenzene, Idrochinina, Pirocatecolo, Acido trans-trans-muconico. Il MARKER è il fenolo nelle urine.
L’eliminazione avviene tramite l’aria espirata e nelle urine, per quanto riguarda i metaboliti idrosolubili
come il fenolo coniugato a solfato e glutammato.

TOLUENE

Solvente industriale, l’uso a scopo voluttuario avviene tramite sniffing.

Ha effetto narcotico: a 200-300 ppm per 8 h provoca affaticamento e confusione, a 600 ppm per 8 h provoca
perdita della coordinazione motoria e nausea. L’eliminazione avviene come acido amminoippurico nelle
urine  MARKER.

TECNICHE DI IDENTIFICAZIONE VOC  di campionamento e analitiche.

“Sniffing” di droghe lecite:

 Collanti: immessi in piccoli sacchetti di plastica per poi respirare i vapori fino ad ottenere gli effetti
desiderati. A volte si usano sacchetti più grandi per poter inserire completamente la testa. Si
riscaldano i sacchetti per aumentare la volatilità del solvente.
 Smacchiatori a base di solventi alogenati/solventi per smalto: sniffati versando tali liquidi sul tappo
delle bottiglie stesse o versati su fazzoletti o stracci che poi vengono posti sul naso e bocca.
 Bombolette di gas di accendini: si spruzza direttamente il gas in bocca o nel naso o raccogliendo i
gas in sacchetti di plastica che poi vengono inseriti fino al collo  morte per asfissia per mancanza
di ossigeno.
 Acetone
 Propellenti di lacche ed estintori: decantati in lattine vuote e riscaldati per l’inalazione.
 Nitriti alchilici

Effetti a carico del SNC. Inizialmente i sintomi sono simili a quelli dati dall’alcool etilico. Successivamente
si ha euforia e allucinazioni. Intossicazione acuta→ encefalopatia, convulsioni, coma, tossicità cardiaca.

NITRITI ALCHILICI

Sono chiamati POPPERS e vengono commercializzati in fialette largamente diffuse in America. Vengono
assunti per inalazione e possono essere:

1. Nitrito di isobutile: deodorante per ambienti


2. Nitrito di amile: antianginoso.

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Dopo l’inalazione si ha un effetto RUSH con vasodilatazione, rossore al volto e alla testa + calore, euforia,
abbassamento della pressione sanguigna e tachicardia; segue rilassamento della muscolatura liscia con
vasodilatazione dei vasi di braccia e testa e rilassamento della muscolatura liscia del tratto GI e urogenitale
 prolungamento dell’erezione e intensificazione dell’orgasmo, come anche rilassamento dello sfintere
anale.

ASSUNZIONE inalatoria, per via orale no perché vengono convertiti negli alcoli corrispondenti e non
provocano alcun effetto. L’ABUSO provoca tolerance; gli effetti collaterali sono: vertigini, ipotensione,
vampate, cefalea che durano fino a 24 h. a concentrazioni elevate può dare formazione di metaemoglobina.
Impieghi terapeutici  nel trattamento dell’angina pectoris ha un’azione vasodilatante su vene e arterie. È un
possibile, anche se poco usato, antidoto negli avvelenamenti da cianuro per formazione di metaemoglobina
che ha una elevata affinità dei CN.

ANESTETICI GENERALI VOLATILI

1. Etere etilico
2. Cloroformio
3. Tricloroetilene
4. Alotano
5. Enflurano
6. Isoflurano

Sono molto volatili e assorbiti per via polmonare, potrebbe essere interessante studiarne la tossicità negli
ambienti di lavoro  sala operatoria.

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BARBITURICI
Erano molto utilizzati per insonnia e ansia prima della scoperta delle benzodiazepine, che li hanno quasi
completamente soppiantati. Si potevano riconoscere tramite il metodo di Stas-Otto che distingue tra acidi e
basi. Ora si utilizza la SPE per determinarli nell’eventualità di un avvelenamento, anche se è molto poco
frequente perché attualmente sono poco utilizzati.

Avvelenamenti da Tallio: il tallio è venduto come topicida. Ma la questione è che è difficile individuare
l’avvelenamento da tallio, perché nell’indagine generica si può individuare solo con assorbimento atomico.
Magari è stato individuato in base alla sintomatologia. Esposizione cronica dà luogo ad alopecia.

Sono nella tabella degli stupefacenti  dipendenza fisica e psichica  non assunzione = crisi di astinenza. È
importante da rilevare che la dipendenza si instaura soprattutto a dosi > 500mg/die  si può controllare la
dipendenza, che dà problemi gravissimi. Ha effetto alcol simile, quindi spesso gli alcolisti li sostituiscono
all’alcol perché sono più facili da nascondere. Mentre abbiamo detto che è difficile avere morte da alcol, è
più frequente la morte da barbiturici, perché si ha una tolerance dopo i 500 mg/die, ma non è infinita, a un
certo punto si ha la tossicità. L’associazione alcol-barbiturici fa cambiare la farmacocinetica e si ha sinergia,
quindi un rischio di tossicità maggiore. Non si deve assumere alcol se si è in trattamento con barbiturici o
benzodiazepine, o anche con antidepressivi e
antipsicotici.

Sono sintetizzati a partire da urea e acido malonico, il


capostipite è l’acido barbiturico, che però non ha
effetto, perché ha il C5 libero. Vennero chiamati così
perché scoperti da Bayer nel giorno di santa Barbara. I
4 atomi di H possono essere sostituiti: per l’attività è
necessaria la doppia sostituzione su C5 e una sola sostituzione sugli azoti, se si sostituiscono entrambi gli
azoti si ha una perdita di attività.

I tiobarbiturici sono derivati dalla tiourea e hanno uno S al posto dell’O, hanno una durata d’azione molto
lunga.

Nel 1903 venne introdotto il primo barbiturico in terapia: acido dietilbarbiturico; sono ipnotici sedativi, ma
non analgesici. I barbiturici mono e di sostituiti presentano tautomeria cheto-enolica.

Sono poco solubili in acqua, molto in solventi organici, mentre i sali sodici sono solubili in acqua. La forma
lattamica è stabile in soluzione acida, mentre i lattimi sono stabili in soluzione basica.

I barbiturici sono degli acidi deboli e in soluzione sono presenti in forma non ionizzata. Il grado di
ionizzazione dipende dalla pKa e dal pH della soluzione: il pKa della maggior parte die barbiturici è
compreso fra 7,4-8. A pH fisiologico sono presenti nella forma NON IONIZZATA, quindi sono liposolubili.
L’elevata liposolubilità, è caratteristica delle sostanze che agiscono a livello del SNC. Per l’estrazione basta
pH 5,5 dato da acido acetico/acetato di sodio.

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TIOPENTALE: somministrato per via endovenosa come anestetico generale, si
distribuisce ampiamente in pochi minuti nell’organismo e quindi la sua
concentrazione diminuisce a livello del SNC  importante per l’anestesia perché
si può somministrare in quantità tale da mantenere l’anestesia a lungo. La velocità
d’azione e la sua durata dipendono dalla solubilità nei lipidi. Non è ipnotico, né
stupefacente. Nome commerciale: pentotal. È anche il famoso siero della verità,
viene iniettato in una concentrazione che determina una sorta di ipnosi e quindi il
soggetto non può mentire.

È difficile individuarlo nell’organismo perché viene ridistribuito rapidamente nell’organismo, le


concentrazioni sono basse ovunque, proprio per questo è molto difficile avere morte da tiopentale.
Ovviamente quando il soggetto muore in sala chirurgica si fa anche questa ipotesi, ma è molto difficile.

CASO

Una donna in ospedale ha dichiarato che durante il trasporto dalla sala operatoria alla sua camera di
degenza un infermiere aveva approfittato di lei, dopo averle iniettato qualche sostanza tramite flebo. Lei è
riuscita a recuperare un pezzo del tubo della flebo e lo ha portato da analizzare al laboratorio (importante
analizzare i fatti circostanziali)  individuato tiopentale.

Sempre in questo caso dei colleghi avevano affermato di aver trovato tiopentale con un’analisi del capello
GC/MS-MS, ma se c’è un’esposizione singola come facciamo a individuare la sostanza nel capello?
Oltretutto il tiopentale si distribuisce in tutto l’organismo e le quantità che vanno nel capello sono
bassissime, come si fa a individuarlo con un’analisi generica? Solo se stiamo già cercando il tiopentale
possiamo pensare di usare questa tecnica, ma comunque non è molto adeguata per la situazione.

I barbiturici si suddividono in base alla durata d’azione:

• Azione ultrarapida
• Rapida
• Intermedia
• Lunga

quelli a lunga durata d’azione entrano lentamente nel SNC e si distribuiscono lentamente  pentobarbital e
secobarbital, barbital.

SAR

 La sostituzione dei 2 H legati al C-5 è fondamentale per l’attività;


 La durata d’azione dipende dai sostituenti in 5 e dal sostituente su N1;
 La presenza di un arile in 5 fornisce alla molecola proprietà
anticonvulsivanti: fenobarbital (Gardenale);
 La lunghezza della catena alchilica in C5 fino a 5-6 carboni aumenta
l’attività depressiva;
 Radicali lineari  lunga durata d’azione, mentre l’introduzione di
radicali ciclopentenilici e cicloesenilici da luogo a derivati di breve
durata d’azione;
 Radicali insaturi  aumento attività depressiva;
 Sostituzione di O con S  azione ultrarapida.

67
FENOBARBITAL

Chi viene trattato con questi medicinali deve avere un effetto antiepilettico, ma non
sonnolenza o ipnosi. Importante per garantire che il soggetto possa guidare la macchina. È
difficile che questo anticonvulsivante dia problemi di avvelenamento. Deve essere studiata
bene la farmacocinetica per sapere se il soggetto è esposto a dosi terapeutiche o meno.

TABELLA SOSTANZA AZIONE TAB. MEDICINALI


- Tiopentale Ultrarapida -
Pentobarbital
Tab III stupefacenti Rapida Sezione A
Secobarbital
Amobarbital
Tab III stupefacenti Eptabatbital Intermedia Sezione A
Ciclobarbital
Barbital Sezione B
Tab IV stupefacenti Lenta
Fenobarbital Sezione C

La somministrazione è orale ad uso ipnotico e antiepilettico, mentre ev per anestesia  i sali sodici sono
assorbiti più rapidamente degli acidi nell’intestino tenue.

Il METABOLISMO prevede la conversione in metaboliti inattivi nel REL tramite ossidazione su C5 con
formazione di alcoli, chetoni, fenoli, acidi carbossilici, che possono essere ritrovati nelle urine come tali o
coniugati ad acido glucuronico. Possono essere utili per capire se il soggetto ha assunto barbiturici. Si
potrebbero fare analisi in screening sulle urine in caso di morte sospetta  se non negativo conferma con
metodo cromatografico (difficile perché servono degli standard adeguati non sostituiti in C5).

In base alla velocità di metabolizzazione si possono dividere in due gruppi:


− Velocità di metabolizzazione 20-70%→ barbiturici a lunga e intermedia durata di azione;
− Velocità di metabolizzazione 1-20%→ azione rapida e ultrarapida.

Altre vie metaboliche sono la N-glicosilazione legata a fattori genetici (+ frequente in orientali, mentre
l’idrossilazione è più frequente negli occidentali). I barbiturici sono induttori dei microsomi epatici:
INTERAZIONI.

Escrezione:
i metaboliti e/o i barbiturici immodificati vengono escreti nelle urine. La loro escrezione renale può essere
fortemente aumentata dall’alcalinizzazione dell’urina o da diuresi osmotica.

EFFETTI FARMACOLOGICI

Basso indice terapeutico e azione depressiva sul SNC  non si può raggiungere l’effetto desiderato senza
avere depressione sul SNC. Non sono analgesici! Importante ricordare che influenzano il sonno:

1. Sonno ORTODOSSO: sonno non REM


2. Sonno PARADOSSO: sonno REM

I barbiturici sopprimono il sonno REM. Quindi i soggetti non sognano, questo può provocare episodi
psicotici.

I barbiturici hanno molti effetti simili a quelli dell’alcol:

68
 Depressione emotiva, sollievo dall’ansia, isolamento dal mondo circostante
 Comportamento aggressivo e violento → in ciascun soggetto si possono avere reazioni di tipo
diverso. Lo stato mentale o la situazione sociale o lo stato fisico di un soggetto può determinare tali
risposte imprevedibili all’assunzione dei barbiturici.
 ATASSIA (andatura barcollante), perdita di coordinazione motoria e di capacità sulla guida. Nel
caso di fenobarbital si fanno controlli frequenti e somministrazione di dosi oculate in modo tale da
evitare l’effetto sedativo ipnotico.

Effetto additivo con quello di altri sedativi come l’alcol. Anche in questo caso l’effetto è molto soggettivo,
come l’alcol!

DIPENDENZA & TOLERANCE

L’uso cronico di dosi superiori alla soglia può dare dipendenza fisica e psichica. Possono inoltre indurre
tolerance per induzione degli enzimi epatici e adattamento dei neuroni dell’encefalo.

Perché ci sia una tolerance è necessario che l’assunzione sia per periodi molto lunghi; l’adattamento
determina necessità di assumere più sostanza per avere gli stessi effetti, la tolerance però non raggiunge mai
quella indotta dagli oppiacei. Questa tolerance porta le dosi 500mg/die a essere inefficaci  dosi maggiori
 dipendenza. Portano ad una grande forma di dipendenza psichica con una compulsione all’assunzione
dovuta agli effetti sui centri della ricompensa nel SNC. L’assunzione di dosi superiori alle dosi terapeutiche
di 500mg/die porta alla dipendenza: dosi più alte provocano intossicazione acuta

La sintomatologia dell’abuso è simile a quella da etanolo e può portare a sonnolenza, deterioramento del
giudizio, difetto di controllo emozionale, irritabilità, comportamento aggressivo. Non si osservano né
convulsioni né delirio e il tempo reale di sonno è aumentato solo di 2 ore al gg.

La non assunzione provoca una crisi di astinenza simile a quella dell’alcolista:

SINTOMI

 Ansia, insonnia, anoressia, tremori


 Fascicolazione dei muscoli, nausea, vomito, midriasi dopo 24 h
 Periodo psicotico con allucinazioni, disorientamento e inquietudine fino a convulsioni  simile a
delirium tremens dell’alcol.

Rilievo su matrice biologica:

i barbiturici possono essere separati dalla matrice biologica attuando un’estrazione liquido-liquido, ad un pH
compreso tra 5 e 7, oppure tramite SPE (estrazione su fase inversa). Screening con test immunoenzimatici
sull’urina e conferma cromatografica, con difficoltà di individuare il metabolita.

69
IPNOTICI NON BARBITURICI
DORIDEN – GLUTETIMIDE TAB III

Ipnotico non barbiturico di breve emivita, usato per il trattamento


dell’insonnia. Ha una struttura che ricorda quella dei barbiturici, con diverse
sostituzioni. Era popolare negli anni ’80 in combinazione con codeina,
soprattutto in America. La combinazione produce euforia e dipendenza a
causa di entrambi i p.a.

EFFETTO: sedazione prolungata, rilassamento ed euforia.

Viene escreta per via biliare e quindi produce effetti tossici estesi perché ricircola nel circolo epatobiliare.
Nel post mortem si può analizzare la bile e individuarne la presenza.

METAQUALONE TAB III – QUALUDE MEPROBAMATO TAB IV – QUANIL


2-metil-3-O-tolil-4-chinazolinone 2-metil-2 N propil- 1,3 propandiolodicarbammato

Può essere individuato con GC/MS. Analisi in GC/MS silanizzando gli NH2 per
Era diffuso negli anni ’70-’80 quasi come la proteggerli e facendo attenzione a usare standard
marijuana e l’alcool, negli USA. Ritirato dal adeguati. Agente antiansia nel ’55 come alternativo
commercio nel 1984 a causa di morte dovuta a a composti di tabella IV. Induce sedazione diurna di
questa sostanza. Farmacologicamente simile ai lunga durata, modesta euforia e sollievo dall’ansia.
barbiturici. È teratogeno, induce dipendenza fisica e psichica,
non è un potente deprimente del respiro come i
barbiturici, quindi ha maggiore indice terapeutico.
Non più in commercio.
CLORALIO IDRATO

Sedativo ipnotico, relativamente sicuro ed efficace. Ha t1/2 = 4-8h quindi si può fare
trattamento e poi il soggetto recupera rapidamente. Ha tolerance e dipendenza simile a
quella dei barbiturici. È importante che abbia emivita breve perché riduce il rischio di
avere intontimento il giorno successivo all’assunzione. È un derivato dell’etanolo e il
suo metabolita è il tricloroetanolo (e forma attiva)  deprimente selettivo del SNC, ma
non deprime il sonno REM. Utilizzato a scopo voluttuario in combinazione con l’alcol etilico per ottenere
effetti borderline vita-morte. Metabolizzato per coniugazione con acido glucuronico. Si può riconoscere
tramite la reazione di Fujiwara sull’urina, ma ormai non è più usata. Più frequentemente si usa la HS-GC,
oppure si va a ricercare il tricloroetanolo, ma non è semplice perché è coniugato con acido glucuronico.

70
BENZODIAZEPINE
Sono difficili da individuare perché hanno moltissimi metaboliti, possiamo trovarli
con lo screening nelle urine, ma non è facile fare la conferma. Costituite da anello
benzenico condensato con gruppo azepinico.

SAR

1. Necessaria per l’attività la presenza del gruppo arilico in C5


2. Possono esserci vari sostituenti in 1,2,3,4.
3. In 7 frequente sostituzione con un atomo alogeno
4. Sostituenti in 2’ aumentano la durata d’azione, se EA (alogeni)

Attività ansiolitica, ipnotica, sedativa, anticonvulsivante, miorilassante  sono efficaci come i barbiturici,
ma più sicure.

Diazepam, Triazolam, Alprazolam, Lorazepam, Ossazepam, Clordiazepossido: ansiolitici.

Flurazepam e Desmetildiazepam: insonnia, favoriscono le fasi naturali del sonno (incrementano il tempo
della fase 2, riducendo la fase 3 ed il sonno REM).

Diazepam e Clonazepam: anticonvulsivanti.

Classificazione in base alla durata d’azione:

 Ultrabreve <10h Midazolam


 Breve 10-24h Alprazolam,Lorazepam
 Lunga durata d’azione >24h Clonazepam

Un po’ di strutture:

Clordiazepossido Alprazolam Clonazepam Lorazepam

Temazepam Clorazepato Diazepam Flurazepam

71
Ossazepam
La presenza degli alogeni è importante perché permetteva
l’identificazione tramite detector a cattura di elettroni  molto
sensibile.

Assorbimento nel tratto gastrointestinale, i livelli plasmatici massimi


si hanno dopo 1-3 h e la distribuzione dipende dalla solubilità nei
lipidi. Al picco massimo di concentrazione le dosi ipnotiche possono
causare: disturbi motori, ralllentamento delle funzioni mentali, disturbi di organizzazione del pensiero,
confusione e amnesia retrograda. L’assunzione di 30mg/ 2 v al giorno provoca effetti simili ad un’alcolemia
di 1g/L.

Il metabolismo prevede de metilazione, ossidazione, coniugazione con acido glucuronico a livello epatico.
L’oxazepam è l’ultimo metabolita che poi viene eliminato. I metaboliti sono attivi o no? La maggior parte sì.

PROPRIETÀ FARMACO-TOSSICOLOGICHE

La cosa importante per il tossicologo è che la molecola abbia un buon indice terapeutico, è difficile avere una
intossicazione mortale da benzodiazepine  chiaramente se associo alcol e BDZ allora si può avere
avvelenamento. Solitamente nel post mortem non ci interessano. È più importante la problematica del codice
della strada  questa sostanza può alterare la capacità di guidare veicoli? A che conseguenza va incontro il
soggetto che guida sotto l’effetto delle benzodiazepine?

Sono sostanze stupefacenti, più che psicotrope, perché non danno origine né a dipendenza fisica marcata né a
tolerance marcata. Dipende da soggetto a soggetto, ma comunque si può cambiare la molecola e avere lo
stesso effetto anche con dosi uguali. Il problema è stabilire se danno una conseguenza per il guidatore. Nel
caso in cui venga normata l’analisi della saliva per i guidatori bisognerebbe analizzare anche la presenza di
BDZ. Più che dipendenza si parla di ABITUDINE, paragonabile all’amaro dopo cena  chiaramente in
entrambi i casi il soggetto non dovrebbe mettersi alla guida.

Altra questione è il DOSAGGIO: sono somministrate in dosi < 1mg. Siccome vengono ridistribuite potrebbe
essere difficile determinare la concentrazione. Si potrebbe usare la saliva perché le concentrazioni sono
molto piccole e possono essere paragonabili a quelle nel siero.

Nel DPR 309/90 le benzodiazepine sono nelle tabelle degli stupefacenti IV e nella tabella dei medicinali: sez.
D per parenterali e sez. E non parenterali.

FLUNITRAZEPAM

Nome commerciale: Rohypnol

Molto difficile da trovare perché metabolizzato velocemente. A causa del suo


elevato potenziale d’abuso è in tabella I e nella sezione A della tabella dei
medicinali. Viene utilizzato dai tossicodipendenti da eroina per superare la crisi
d’astinenza. Nel post mortem da eroina si va sempre a cercare il Rohypnol.

72
MONOSSIDO DI CARBONIO CO
Gas inodore, incolore e insapore, che si forma nell’ambiente per combustione dei composti
organici. Ha peso specifico inferiore a quello dell’aria, quindi rimane nella parte bassa
dell’atmosfera.

FONTI:

• Combustione di composti organici (carbone, legna, metano, benzina, diesel, materiali plastici) → il
monossido di carbonio si può formare maggiormente in carenza di ossigeno altrimenti si dovrebbe
formare la CO2.
• A Milano era una fonte il gas illuminante, conteneva 8% di CO (ormai non è più utilizzato).
• Formazione maggiore in carenza di ossigeno.

Per la sicurezza bisogna avere nelle parti inferiori degli ambienti


della casa contenenti fornelli una presa d’aria per eliminare il CO
presente nella stanza. Nelle cucine normali è difficile che la
quantità di CO prodotta sia tossica.

La tossicità è data dall’affinità che CO ha per l’Hb: è 300 volte


maggiore rispetto a quella dell’ossigeno  il legame CO-Hb dà
origine alla carbossiemoglobina, che non permette il trasporto di
O2. Questo legame è reversibile, ma determina una competizione
tra CO e O2. Il legame al gruppo EME avviene tramite il Fe2+.
L’EMOGLOBINA è una proteina tetramerica globulare, costituita
da due catene α e due catene β, ognuna costituita da 8 α eliche.
Ogni catena ospita un gruppo eme  legato alla proteina tramite
legami ionici. I 4N di un anello porfirinico legano Fe2+, questo
atomo è esavalente, quindi può ancora instaurare due legami: uno con l’ossigeno e l’altro con una Hys
dell’Hb.

MECCANISMO D’AZIONE

CO è un antagonista competitivo di O2 per l’Hb. La sua reattività è 200-300 volte maggiore. HbCO non è in
grado di trasportare O2 e all’aumentare della sua concentrazione la capacità di HbO2 di cedere O2 diminuisce.
[𝐻𝑏𝐶𝑂] 𝑃𝐶𝑂
HbCO + O2 HbO2 + CO Equazione di Haldane [𝐻𝑏𝑂2 ]
= 𝑀 ∗ 𝑃𝑂
2

M= affinità relativa del CO per l’emoglobina = 245 a pH 7,4

PCO= pressione parziale di CO

PO2= pressione parziale di O2

Se la concentrazione è proporzionale alla pressione parziale nel momento dell’intossicazione, all’aumento


della pressione parziale di ossigeno segue un aumento di HbO2. Sicuramente arieggare l’ambiente aumenta la
pressione parziale di ossigeno, ma il modo migliore per aumentarla è porre il soggetto in camera iperbarica.
La formazione di HbCO è molto rapida: nell’ordine dei 0,03 secondi, mentre la formazione di HbO2 è molto
più lenta: nell’ordine dei 6-9 secondi. A pressione parziale di ossigeno del 21% (aria) e M=245 è sufficiente
una % di CO pari al 0,1% per avere HbCO nel sangue > 50%  già 40% †, mentre una percentuale del 30%
permette ancora un recupero, ma con danni cerebrali irreversibili.
73
Con lo 0,1% di CO ho già raggiunto il 40% di
HbCO dopo 2h.

Di solito le intossicazioni accidentali avvengono


di notte in seguito a danni allo scarico di
riscaldamento o stufette  CO si accumula
nell’ambiente. Può essere anche che la BASSA
PRESSIONE renda difficile l’eliminazione di CO.
Altro tipo di esposizione può essere quella
lavorativa: ad esempio nelle miniere 
nell’antichità usavano delle candele che
mettevano a terra per monitorare la presenza di
CO; ora ci sono dei dispositivi che rilevano la
presenza di CO nell’ambiente. Sintomi di
intossicazione sono aggravati da un aumento
della ventilazione polmonare: sforzo fisico.
Nell’avvelenamento da CO vi sono fattori di rischio che possono essere dovuti allo stato di salute del
soggetto (cardiopatie, anemie, asma) oppure alle condizioni ambientali (elevata umidità e temperatura, bassa
pressione barometrica).

L’intossicazione accidentale può essere anche dovuta a camping gas o al camino che non espelle bene il
fumo. La % di CO nel sangue è data da capacità di emoglobina di legarlo.

METODO DI VAN SLYKE  eudiometrico  misura il gas sviluppato.

CAMPIONE DI SANGUE

Campione 1 Campione 2

Saturo con CO tramite Determinazione HbCO 


gorgogliamento ed [HbCO]campione2
elimino l’eccesso 
determino HbCO 
[HbCO]campione1

[𝐻𝑏𝐶𝑂]2
∗ 100 = [𝐻𝑏𝐶𝑂]% 𝑛𝑒𝑙 𝑠𝑎𝑛𝑔𝑢𝑒
[𝐻𝑏𝐶𝑂]1

Si fa nel post mortem. Normalmente c’è una minima percentuale di HbCO Soggetti sani 0,4 – 0,7%
dovuta a esposizione ambientale. Bambini 0,5-4,7%
Non fumatori 0-3%
I sintomi non sono caratteristici e sono poco riconoscibili:
Anemici 0-6%
0-10% Nessun sintomo Fumatori 3-8%
10-20% Cefalea, stanchezza,fiato corto, rossore Intossicazione >10%
20-30% Cefalea pulsante, instabilità, perdita di memoria
30-40% Vertigini, debolezza, nausea, stato confusionale
> 40% Sincope, tachicardia, morte

74
Intossicazione può essere acuta:

1. Accidentale: scarico difettoso della caldaia.


2. Volontaria: suicidio con inserimento di gas di scarico di autovetture nell’auto  La morte sovviene
in pochi minuti.

Grave non mortale: danni neuronali, apatia, disorientamento, debolezza, disturbi della vista.

Trattamento  areazione e camera iperbarica.

ESAME ESTERNO:

• Il cadavere presenta un colorito roseo (perché HbCO è più rossa di HbO2);


• Ipostasi (macchie sul corpo) di colore rosso vivo;
• Sangue fluido di colore rosso ciliegia  simile a intossicazione da cianuri o esposizione al freddo.

Il prelievo di sangue è possibile anche dopo la morte perché HbCO è stabile anche agli enzimi putrefattivi.

ANALISI

 Spettroscopia
 Spettrofotometria
 Cella di Conway
 GC difficile da applicare perché è un GAS, quindi è difficile da maneggiare e non ho uno standard
interno, si usano dei mezzi specifici.

METODO SPETTROSCOPICO

È un metodo qualitativo e semi-quantitativo. Si basa sulla identificazione di caratteristiche bande di


assorbimento di HbCO. Si pongono 100µL in cuvetta e si osserva l’assorbimento dopo la riduzione con
idrosolfito di sodio o reattivo di Stokes  è necessaria una riduzione a causa della sovrapposizione dello
spettro dell’ossiemoglobina. Rileva bene concentrazioni di HbCO > 40%. Metodo non più utilizzato.

METODO SPETTROFOTOMETRICO

HbCO e HbO2 hanno uno spettro diverso sia tra loro che nei confronti di Hb e MetHb. La possibilità di
rilevare simultaneamente i diversi derivati dell’emoglobina si basa sul principio dell’additività delle
assorbanza: ad ogni lunghezza d’onda l’assorbanza dei diversi componenti è additiva. Solitamente in un
campione di sangue sono sempre presenti tre derivati dell’emoglobina: l’Hb, la HbCO e HbO2. Nel sangue
post-mortem è tipicamente presente anche la metaemoglobina (MetHb). Si tratta tutto con agenti riducenti
come la ditionite (sodio idrossisolfito, Na2S2O4), ma HbCO non si dissocia, rimangono quindi due specie Hb
e HbCO  posso determinare la concentrazione di quest’ultima in base alla variazione di assorbanza.

GC

Detector termistori e conducibilità termica  non uso il detector di massa perché CO è troppo piccolo e il
detector FID non va bene perché usa la ionizzanzione di fiamma, ma CO non brucia. Poi si può usare il
campionamento in spazio di testa con siringa apposita ma che non è facile da applicare perché siamo con un
gas, che se lo libero poi non è facile da prelevare.

75
CELLA DI CONWAY

Semiquantitativa per [HbCO] > 10%. Si usa il cloruro di palladio che si riduce a Pd 0 formando uno specchio
scuro al centro e ossida CO a CO2. Determino la CO2 con spettrofotometro UV. Devo trattare il sangue con
H2SO4 prima dell’analisi.

CIANURO
È un veleno con una rapidità d’azione incredibile. Viene usato come KCN o NaCN
nelle industrie di coloranti, resine, fibre sintetiche. Sono entrambi sali bianchi
uguali a quello da cucina.

Viene usato come insetticida sotto forma di HCN per i locali e i magazzini  si
ottiene per dissoluzione di KCN o NaCN e trattamento con HCl  HCN è un gas.

CN- si origina dalla combustione di composti organici che contengono N come materiale sintetico o anche di
origine naturale. È un metabolita del nitroprussiato di sodio, ma questo ci interessa poco.

Presente in natura nelle mandorle dei semi come pesche, albicocche, prugne e in alcune piante  in questi
casi però è legato all’amigdalina e ad altri glucosidi ciano genici: questo lo rende molto poco biodisponibile
e poco tossico. Erano utilizzate in pasticceria, ora per sicurezza si preferisce non usarle. Nell’antichità
usavano le mandorle amare per la caccia, sfruttando la tossicità del cianuro per immergerci le frecce e
catturare gli animali.

HCN: acido cianidrico o prussico, ha odore di mandorle amare, è estremamente tossico. È un gas incolore e
dal tipico odore di mandorle amare. Era usato nelle camere a gas durante la seconda guerra mondiale. Una
camera a gas poteva avvelenare con una sola operazione 900 persone che venivano preventivamente pigiate,
almeno 10 persone per metro quadro.

ASSORBIMENTO: rapido per inalazione e attraverso le mucose. Se l’assunzione è orale KCN e NaCN
vengono attivati ad HCN dall’acidità gastrica e viene assorbito come tale; viceversa dai glicosidi cianogeni
delle piante l’HCN si libera nell’intestino per via enzimatica o per idrolisi e poi assorbito.

Il METABOLISMO è ad opera dell’enzima RODANASI che produce tiocianato non tossico:


𝑟𝑜𝑑𝑎𝑛𝑎𝑠𝑖
NaCN + Na2S2O3 ⇒ SCN- + Na2SO3

Si può verificare la presenza di tiocianato nelle urine per capire se il soggetto è stato esposto ai cianuri.

MECCANISMO D’AZIONE

Inibisce la fosforilazione ossidativa tramite legame a Fe3+ dei CYP che partecipano alla catena respiratoria,
questo determina una carenza di ATP nella cellula e blocco dell’utilizzazione di ossigeno  IPOSSIA
CITOTOSSICA. L’azione è più marcata a livello cerebrobulbare. A questo segue acidosi lattica, e, poiché l’
O2 non viene utilizzato dalle cellule, il sangue venoso ne è ricco e si presenta di colore rosso vivo. La morte
sopraggiunge per paralisi respiratoria con convulsioni ipotoniche. Le concentrazioni letali sono di 2-3 γ.

INTOSSICAZIONE

Avviene quando il soggetto assume dosi subletali: 10 ppm HCN o 0,5 mg/kg NaCN e KCN. Si manifesta con
vertigini, nausea, fame d’aria, rossore al viso, cefalea, stordimento e costrizione alla gola.

76
AVVELENAMENTO

Si presenta quando il soggetto assume dosi letali: 100 ppm HCN o 2-5mg/kg KCN, NaCN, si manifesta con
crampi, perdita di coscienza, iperipnea con fame d’aria e convulsioni.

Come si tratta l’avvelenamento da cianuro? L’obiettivo è aumentare la percentuale di MetHb perché questa è
in grado di allontanare il CN- dalle cellule e in seguito somministrare tiosolfato. Infatti il legame tra MetHb e
CN- non è irreversibile, l’unico modo per disattivarlo efficacemente è usare il tiosolfato, di cui si serve la
RODANASI per convertire CN- in SCN- non tossico.

Un composto che determina aumento di MetHb è il nitrito di amile, ma non si può utilizzare a scopo
terapeutico perché è una sostanza con una certa tossicità. Invece si usa per trattare l’intossicazione da cianuri
il NITRITO DI SODIO per ev (300 mg nell’adulto) seguito poi dalla somministrazione di Na2S2O3 per
favorire la conversione a tiocianato  quest’ultimo viene eliminato con le urine.

DIAGNOSI SU CADAVERE

ANALISI SOGGETTIVA

- temporaneo colorito rosaceo del cadavere, che evolve a cianosi

- odore di mandorle amare avvertito in sede autoptica per apertura della scatola cranica e nel contenuto
gastrico (anche se a questo livello è molto difficile da percepire perché il contenuto gastrico ha un odore
forte e sgradevole)

ANALISI OBIETTIVA  Rilievo analitico

• Metodo di Gettler & Goldbaum (pag 39): metodo quali-quantitativo, perché la colorazione della
cartina è in base alla concentrazione, basta fare degli standard a concentrazione nota per capire la
concentrazione del mio campione. Sviluppato dopo la Lassaigne, basandosi sulla stessa reazione che
fa l’azoto con il Na0.
• Cella di Conway: metodo quantitativo, ma è anche qualitativo nel caso dei cianuri, perché solo questi
danno la colorazione blu in seguito ad un certo trattamento.
• CGC-NPD/HS, lo standard interno è l’acetonitrile.

CELLA DI CONWAY

Si mette nella parte esterna della cella il sangue con acido solforico e nella zona interna NaOH 0,1N. Si
chiude tempestivamente la cella e si scalda. Nella zona esterna si forma HCN che è volatile e migra nella
parte interna dove reagisce con NaOH  questo liquido viene raccolto e trattato con tampone fosfato,
cloramina T e miscela di acido barbiturico e piridina  si crea un complesso che assorbe nel visibile a 596
nm e conferisce alla soluzione una colorazione blu. Di conseguenza si può identificare il cianuro perché
nessun altro composto dà questa risposta con questi reagenti e tramite la Lambert-Beer si può calcolare la
concentrazione nel campione.

CGC-NPD/HS

Gas cromatografia in spazio di testa con detector azoto fosforo  questo detector è perfetto per
l’individuazione dei cianuri perché amplifica i segnali delle sostanze contenenti azoto e riduce il segnale
delle interferenze senza questo atomo. Si procede inserendo in vial sangue, IS (aceto nitrile), acqua, acido
acetico e si sigilla; si scalda e con una siringa si preleva dallo spazio di testa e si fa l’analisi. Si potrebbe
obiettare che lo standard è già volatile, indipendentemente dal trattamento con acido, quindi non è uno

77
standard perfetto perché non segue tutti i passaggi cui va incontro l’analita, d’altra parte non si è trovato
standard migliore. Si può usare anche detector di massa, ma poiché lavoriamo in spazio di testa non è
necessario, perché la tecnioca è già abbastanza raffinata.

CASO DI UN CANE AVVELENATO

Un cane corso di 2 mesi e 22 kg addestrato per la pet therapy è stato trovato con convulsioni, iperemia delle
mucose e iperipnea. Vicino al cane è stato rinvenuto un boccone di colore azzurro  subito si pensa al
Warfarin: è un topicida efficace, ma su un cane di quella taglia non avrebbe avuto un effetto così tossico,
sarebbero servite dosi molto più elevate. Si sono analizzati quindi reperti come: sangue, fegato, rene,
stomaco, polmone e l’esca ritrovata.

Il sangue ha dato esito positivo al test di Gettler&Goldbaum, poi altro sangue e gli altri campioni sono stati
analizzati in GC –NPD/HS. Si è rilevata una concentrazione di 19,75 γ/mL di cianuro nel sangue  letale!
Inoltre anche nel polmone si è rilevata una consistente quantità di cianuro, perché il polmone è un organo
particolarmente irrorato. Negli altri reperti la concentrazione era abbastanza bassa, ad indicare che la
distribuzione di questa sostanza è rapidissima. Nell’esca è stata trovata una concentrazione di 0,149 γ/g 
ovviamente era più alta, ma è stata analizzata solo la parte residua dell’esca.

78
VEGETALI AD AZIONE PSICOATTIVA
Sicuramente ci sarà una domanda su questo argomento nel preappello.

Nelle popolazioni antiche si usavano sostanze psicoattive a scopo mistico – religioso  non c’era potenziale
d’abuso anche perché gli sciamani conoscevano l’azione e la tossicità delle sostanze che usavano. Se ne
servivano per entrare in contatto con l’aldilà, evidentemente erano sostanze che provocavano visioni e
allucinazioni. Venivano utilizzate anche durante le guerre e le battaglie per permettere ai soldati di affrontare
situazioni terribili come quelle del campo di battaglia.

CONVOLVULACEE

Uso a scopo religioso dei semi a forma lenticolare dell’Ololiuqui  inizialmente si


pensava fosse una specie di Datura per la somiglianza sia delle foglie che degli
effetti tossici, poi invece si è identificato con la Rivea Corymbosa: i semi sono in
tabella I degli stupefacenti. Si raccoglie nella regione messicana di Oaxana.

In seguito si è trovata una corrispondenza anche con i semi di Ipomea viloacea. Gli
Aztechi credevano che Ololiuqui contenesse una divinità e la assumevano i sacerdoti
per comunicare con gli dei. Gli Indios invece frantumavano i semi e li scioglievano
in acqua o bevande alcoliche: la frantumazione è necessaria per la liberazione del p.a.
perché dal seme integro non viene liberato.

IPOMEA VIOLACEA

Foglie ovali, verdi e fiori rotondi a campana, di colore blu o porpora, molto
diffusa in Europa come pianta ornamentale. I semi sono nella tab I degli
stupefacenti: contengono un p.a. con proprietà allucinogene  ammide
dell’acido lisergico LSA (che non è in tabella DPR 309/90). L’effetto
allucinogeno è duraturo e intenso, ma minore di quello di LSD.

APOCYNACEE

Gli indigeni delle foreste umide dell’africa nord-occidentale masticano la radice


gialla di Tabernanthe Iboga per contrastare la stanchezza e la fatica. I p.a.
contenuti sono iboganina (stimolante SNC) che provoca convulsioni e paralisi in
dosi tossiche, è conosciuta come afrodisiaco e allucinogeno. Largo uso ne viene
fatto in Gabon nelle cerimonie di iniziazione religiose, i sacerdoti la usano per
comunicare con gli dei. Questi riti prevedono sempre una danza in stato di
esaltazione, che permette ai praticanti di partecipare all’ignoto e di congiungersi
con la “gloria degli dei”.

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MYRISTICACEE

Producono un allucinogeno fiutato dalle tribù del Brasile e della Colombia,


preparato per essicazione e polverizzazione della resina sotto corteccia rossiccia
di Virola  pianta con liane. Questo materiale, denominato “yakee”, “parità”,
“epenà”, contiene composti triptanici e carbolinici che non agiscono per via orale,
si somministra infatti per via inalatoria con un tubo di bambù o un osso lungo
cavo  l’effetto è immediato.

Nel sud est asiatico invece si trova la Myristica Fragrans (noce moscata): ha
proprietà allucinogene dovute alla presenza di miristicina.

Myristica Fragrans

LEGUMINOSE

Altri snuff sudamericani sono preparati con le leguminose del genere Anadenanthera 
preparano lo yopo da semi di A. Peregrina e li mescolano con conchiglie calcinate o
incenerite. L’assunzione per via inalatoria causa euforia e trance con allucinazioni
visive. Sono diffuse nel sud America, in particolare nel Perù. Dalla A. colubrina sono
stati ottenuti snuff nacrotici noti con il nome di “vilca” o “huilca” nel Perù del Sud ed in
Bolivia e come “cebil” nell’Argentina settentrionale. Lo “Yursemene” è un
allucinogeno usato da altri Indios del Brasile orientale, i quali
bevendo un infuso delle sue radici ottengono delle “visioni
gloriose dello spirito del mondo”.Il p.a. è la N,N dimetiltriptamina, inserita in tabella I
DPR 309/90.

SOPHORA SECUNDIFLORA

Produce semi rossi o neri che contengono citisina  provoca


convulsioni, allucinazioni e morte per paralisi respiratoria.
L’esploratore spagnolo Cabeza de Vaca li menziona come merce di
scambio fra gli Indini del Texas ed è stato dimostrato che questi
vegetali erano usati dagli lowa e dagli Arapaho fin dagli anni 1000.
L’uso e il culto dei semi di Sophora era
molto diffuso fra gli “indiani delle
pianure” che stanziavano nelle praterie,
habitat del bisonte americano, animale da
cui queste popolazioni dipendevano.
All’effetto emetico era associata
un’azione purificante, mentre a quello di stimolo muscolare un significato per
le cerimonie tribali. Molti elementi di questo culto si sono trasferiti al peyote.

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LABIATEE

SALVIA DIVINORUM

Sia le foglie che i principi attivi sono in tabella I degli


stupefacenti. Il p.a. è la salvinorina A, era usata per fare delle
bevande nei riti divinatori. Ha un odore molto caratteristico,
attività allucinogna ed era usato anche dagli Aztechi. In dosi
elevate può provocare perdita di controllo sul movimento del
corpo  le conseguenze possono essere gravissime: basti
pensare ad un soggetto che si mette alla guida! Ma non si cerca
questa sostanza nella ricerca generica…

CELASTRACEAE

CATHA EDULIS

Arbusto eretto, cresce in Arabia, Africa australe e centromeridionale. Viene usata prevalentemente nel corno
d’Africa per le cerimonie. La Catha edulis presenta grande varietà nella forma, nella grandezza e nella
colorazione delle foglie. Nel libro sui medicamenti di Samarkandi (1237) si parla di un preparato a base di
khat con effetti stimolanti e rinfrescanti. Anche lo storico Mokrasi nel suo libro sui re islamici in Abissinia
(1440) parla dell’albero del khat (allora sconosciuto in Europa) le cui foglie mangiate dagli uomini
provocano sogni piacevoli, diminuzione dell’appetito, del sonno, ma anche della potenza sessuale.
Le prime fonti arabe testimoniano che inizialmente si preparava, in modo simile al caffè, una bevanda di khat
ed il consumo di tale sostanza era regolato da un severo codice di comportamento religioso e sociale che ne
vietava l’abuso, solo con il colonialismo europeo (‘800-‘900) si è verificata una rapidissima espansione del
consumo del khat.

La moderata assunzione di Khat provoca euforia, loquacità, alterazione della percezione spazio temporale,
azione dopante, riduce il senso di fatica. Il p.p. è il catinone, associato a catina e norefedrina. Sia la pianta
che catinone e catina sono in Tab I.

Danno origine a dipendeza psichica e tolerance non marcata. Il catinone è meno concentrato della catina, la
pianta si identifica in base alla presenza dei tre p.a.

Da catina e catinone derivano le smart drugs ottenute per modificazione dei sostituenti.

CATINA CATINONE

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FUNGHI TOSSICI
Gli avvelenamenti mortali da funghi sono più frequenti in annate nelle quali ci sono delle condizioni
climatiche favorevoli alla produzione di elevate quantità di funghi
tossici.
Le specie di funghi di avvelenamento sono essenzialmente l’Amanita
phalloides, l’A. verna, l’A. virosa e poche altre.
Le tossine fungine sono classificate in base alla loro azione:

1. Citotossica
2. Allergica
3. Neurotossica
4. Allucinogena
5. Irritativa sul tratto GI

Per l’AVVELENAMENTO bastano piccole quantità di fungo: 20 g sono già mortali. Il problema è che i
sintomi possono comparire dopo diverse ore dall’assunzione e se non si interviene immediatamente con
plasmaferesi è difficile salvare il soggetto. L’intossicazione ha diverse fasi: coliforme, epatica e ittero.
(l’ittero può anche non comparire). Quando si arriva alla terza fase il soggetto non è più recuperabile. Il
medico in PS può fare diagnosi misurando le transaminasi epatiche GTP e GOT che in caso di danno epatico
saranno aumentate. Il tossicologo può facilmente riconoscere le amanite con TLC, perché danno segnali
caratteristici, ma sull’intossicato sono molto complesse da individuare perché nel sangue saranno nell’ordine
dei γ e soprattutto non c’è abbastanza tempo per fare le analisi.

In questo caso i dati circostanziali sono FONDAMENTALI: si analizzano le pentole e gli strumenti usati per
cucinare il fungo.

AZIONE CITOTOSSICA

I sintomi sono gastrointestinali, epatite citotossica con o senza ittero, insufficienza renale acuta, disturbi del
ritmo ed insufficienza circolatoria. possiamo riscontrare sindrome falloidea e parafalloidea: la prima è
dovuta all’assunzione di Amanite Phalloide, Verna e Virosa; mentre la seconda è dovuta all’assunzione di
Lepiota Helveola e Cortinarius Orellanus, possono indurre sintomi meningei.

Sindrome giromitrica da Gyromitra Esculenta: se consumata cruda provoca sintomi a livello del SNC e
circolatorio. In genere il periodo di incubazione di queste intossicazioni è compreso tra 8 -24h, raramente fra
le 6 e le 48 ore, nel caso del Cortinarius fra i 3 ed i 14 giorni.

AZIONE ALLERGICA

Consumazione di funghi crudi  sindrome coprinica da Coprinus atramentarius: si manifesta con eretismo
cardiovascolare simile all’effetto dell’antabuse in seguito a assunzione di alcol (arrossamenti al viso,
tachicardia, ronzii) , già da dieci minuti dopo l’assunzione; sindrome paxillica da Paxillus involutus:
Provoca sintomi gastro-intestinali, cardiocircolatori, prostrazione, dispnea, collasso, perdita di coscienza.
Con l’impiego del fungo cotto i disturbi possono insorgere solo dopo ripetute consumazioni.

AZIONE NEUROTOSSICA

Sindrome muscarinica, dovuta all’ingestione di Clitocybe rivulosa, dealbata, candidas, è da attribuire


all’azione parasimpatomimetica della muscarina che porta a: miosi, sudorazione, bradicardia, ipotensione,
scialorrea, disturbi visivi  immagini irreali, euforia, angoscia. Amanita muscaria e pantherina causano la
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sindrome muscario-panterinica caratterizzata da sintomi psicomotori e psicosensosoriali con allucinazioni
visive e stati confusionali.

AZIONE ALLUCINOGENA

Amanita muscaria e pantherina, psylocibe, Panagolus subalteatus, presenti soprattutto in Europa; Psilocybe
messicana, Conocybe e la Stropharia, che si rinvengono nell’America Centrale (questi ultimi 3 funghi sono
citati nella Tabella 1 della 309/90). Le tossine dei funghi della specie Amanita muscaria hanno una struttura
idrossazolica mentre quelle delle specie americane sono degli indoli.
In seguito all’assunzione dei suddetti funghi si possono verificare turbe neuropsichiche sia maniacali, con
agitazione psicomotoria, che depressive, allucinazioni sensoriali e cinestesiche, fenomeni di
depersonalizzazione.

AZIONE IRRITATIVA

Alcuni funghi se ingeriti crudi provocano diarrea, brividi e sintomi gastrointestinali, con effetti gastro-
evacuanti associati a brividi e prostrazione.

SPECIE E PRINCIPI ATTIVI CHE DETERMINANO LA SINDROME FALLOIDEA:


Amanita phalloides, verna e virosa, specie diffuse nel continente europeo, sono la triade responsabile della
sindrome falloidea. Il genere Amanita è costituito da specie terricole, micorriziche, di consistenza carnosa, a
cappello e gambo facilmente separabili. Il gambo, fornito di anello persistente, è provvisto alla base di volva;
le lamelle piuttosto larghe, libere, generalmente sono troncate pressochè ad angolo retto verso l’interno.
Occorre prestare massima attenzione nelle raccolte dei funghi a scopo culinario ai giovani carpofori delle
Amanite, i quali presentandosi sovente sotto forma di “ovulo”, cioè ancora racchiusi completamente nel velo
generale, possono essere facilmente confusi con altre specie commestibili.
Esistono poi specie edule che possono essere confuse con l’Amanita phalloides: L’Amanita citrina, l’A.
ovoidea, la Lepiota naucina, la Volvaria sp., l’A. cesarea, simile allo stato di ovulo alla phalloides, si
distingue per il colore giallo del cappello.

❖ Amanita phalloides:
è caratterizzata da un cappello giallo-verdastro, giallo-olivastro o bruno-oliva.
Cresce soprattutto in Europa, nell’Africa settentrionale, nella Cina, nel Giappone, nell’Indocina, mentre è
rara in America.

❖ Amanita verna
Di taglia leggermente inferiore e un poco più slanciata della precedente, ha per il resto i medesimi tratti
morfologici. È diffusa maggiormente nell’Europa meridionale, ma anche in Africa settentrionale, nel nord
America e tavolta in Australia.

❖ Amanita virosa:
è completamente bianca e distinguibili dalle precedenti per il portamento; ha un cappello globuloso e poi
campanulato. È nota nell’area medio-europea e del Giappone.
TOSSINE: composti ciclopeptidici con amminoacidi che non si trovano nelle comuni proteine: ogni
ciclopeptide ha un PM di circa 1000 D e contiene un amminoacido γ idrossilato ed un atomo di S derivante
da residuo cisteinico connesso ad un nucleo indolico della catena laterale del triptofano.

A seconda della lunghezza: FALLOTOSSINE sono cicloeptapeptidiche, AMANITOTOSSINE sono


ciclooctapeptidiche.

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Fallotossine:

 Falloidina ha DL50 3,3 γ/g nel topo.


 Falloina, simile alla precedente, si differenzia per la mancanza di un O sull’amminoacido laterale.
 Fallacidina

Amanitotossine:

 Amanitina: α amanitina è la tossina principale e ha DL50 0,3 γ/g nel topo;


 la β amanitina è il suo acido.cambia la posizione degli NH2 negli scheletri strutturali.

Le strutture ciclopeptidiche delle tossine del Cortinarius Orellanus sono denominate cortinaria A,B,C 
costituite da 10 aa termostabili, quindi la tossicità dei funghi permane anche doppo la cottura.

L’avvelenamento si manifesta dopo 8-12 h, ma anche 48. Si ha inizialmente uno stato di malessere generale
con disagio respiratorio, si susseguono fase coleiforme, epatica e ittero. Il sintomo prognostico più grave
dell’ittero è anuria con iperazotemia. Le condizioni di salute del soggetto, il sesso (sembra che le donne siano
meno resistenti all’azione venefica del fungo) e l’età (i bambini sono più sensibili alle tossine) sono fattori di
notevole importanza sull’esito finale. La quantità media per causare la morte è di 50 g, ma si ha exitus anche
con 20 g. I reperti autoptici sono costanti nei diversi tipi di funghi: il segno più significativo
dell’intossicazione è la degenerazione grassa e la necrosi del fegato. La conferma in analisi chimico
tossicologica si fa in TLC, tramite identificazione con aldeide cinnamica allo 0,5% in metanolo e successiva
esposizione alla piastra ai vapori di HCL conc.  la falloidina dà una colorazione blu, mentre l’amanitina
ne dà una viola.

AMANITA MUSCARIA

Il cappello è inizialmente globoso poi convesso. Cuticole facilmente


separabili, colore da rosso vivo a arancione rossastro, carne bianca,
immutabile, gialla al di sotto della cuticola. È da considerarsi un linneone
 ci sono più forme e più varietà. Era usato a scopo allucinogeno e
ipnotico da parte di stregoni e sacerdoti delle tribù semiprimitive e
siberiane dei vichinghi. Assunti come estratti dispersi in acqua fredda o
latte, i p.a. erano escreti inalterati nell’urina, quindi questa veniva assunta
per prolungare l’effetto allucinogeno. All’Amanita muscaria sono state
attribuite proprietà moschicide, probabilmente a causa del nome volgare del fungo. In realtà tale
denominazione è più correttamente spiegabile con le caratteristiche allucinogene del fungo (che fanno vedere
gli insetti che viaggiano sulla pelle). I costituenti principali della A. Muscaria sono acido ibotenico,
muscimolo e muscazone.

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FUNGHI ALLUCINOGENI DEL MESSICO

Usati dagli indiani del messico a scopo “diagnostico-terapeutico”,


perché venivano assunti da sacerdoti e stregoni aztechi e provocavano
una chiaroveggenza che gli permetteva di identificare e indicare la
terapia per le malaattie. I funghi interessati sono Psylocibe, Stropharia
e Conocybe  Tab I DPR 309/90.

PSILOCINA e PSILOCIBINA sono in Tab I DPR 309/90 sono


contenuti in funghi come Psilocybe Stropharia e Conocybe. La
seconda è preponderante e poi vine idrolizzata in psilocina. La quantità in grado di provocare un effetto sono
basse: gli effetti sono allucinogeni, con attività simile a quella di LSD, ma inferiore sia in termini di intensità
che durata (4-6 h, a confronto delle 8–12 h di LSD, anche se poi per quest’ultimo servono 24 h per
riprendersi completamente). Questi funghi hanno sia odore che sapore sgradevole, infatti sono consumati
insieme al miele.

EFFETTI:

4 mg  cambiamento dell’umore, impressione di fatica e stanchezza, oppure al contrario stato di


leggerezza : risposta molto individuale.

6–20 mg  alterazione della percezione di sé e del proprio corpo, illusioni, allucinazioni e stato vicino al
sogno. L’effetto è simile a quello di LSD e mescalina (contenuta nel cactus del peyote TAB I DPR 309/90).
Sembra dimostrato che un soggetto con umore favorevole avrà effetti positivi, mentre un soggetto ansioso
avrà effetti con connotazione negativa. TOLERANCE CROCIATA CON LSD.

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ALLUCINOGENI PSICHEDELICI
“PSICHEDELICO: in grado di arricchire la psiche e ampliare le sensazioni visive.” Osmond

Dal greco: ψυχή = anima + δελόυν = manifesto  rendono manifesta la mente.

Possono essere sostanze naturali, sintetiche o semisintetiche, in grado di indurre disturbi dissociativi,
allucinazioni, sinestesie e fenomeni sensoriali e cognitivi capaci di trasformarsi in stati alterati di coscienza.
PSICHEDELICO ha sostituito PSICOTOMIMETICO, che era un termine usato per indicare le sostanze che
si usavano per indurre stati mentali alterati e studiare le malattie psichiatriche.

L’importanza concettuale di questi composti risiede nello studio dell’azione comportamentale che inducono,
definita “esperienza psichedelica”:instaura processi cerebrali che sono alla base della percezione del proprio
io e dell’interazione dell’io con il mondo esterno. L’esperienza psichedelica si manifesta come uno stato di
ipersensibilità generalizzata con ricordo cosciente e vivo dell’esperienza. Possono dare sinestesia: percezione
dei sensi in modo incrociato. Il senso del tempo viene modificato, l’individuo può anche immedesimarsi in
oggetti inanimati. Vede i suoni e sente i colori. Si può anche arrivare alla predita dell’ego: “distruzione
psicotica”  l’individuo non ricorda il proprio nome perde il senso dell’essere, sopraggiunge terrore e
confusione fino a comportamenti autodistruttivi.

CLASSIFICAZIONE:

1. Derivati feniletilaminici (mescalina e metossiamfetamine)


2. Derivati indolaminici (LSD e triptamine)
3. Derivati arilcicloesilaminici (ketamina e fenciclidina)

FENILETILAMINICI

MESCALINA

Venne identificata nel 1896 da H. Heffter, ricercatore tedesco, è inserita in Tab


I degli stupefacenti, origina dal cactus Peyote, che cresce in messico. Gli effetti
comportamentali del Peyote si ottengono a dosaggi di centinaia di mg: provoca
allucinazioni (colori brillanti, disegni geometrici, visioni), stati alterati di
coscienza accompagnati a esperienze spaziali e cinestesiche. È un composto molto meno potente dell’LSD,
gli effetti durano 6 – 10 h. questi effetti sono variabili se assunta come tale o all’interno del peyote.

CACTACEE – PEYOTE (LOPHOPHORA WILLIAMSII)

Cactus grigio-verde, cappiforme, cresce nelle regioni del Rio Grande in


Messico (Nord America). È stato descritto per la prima volta dall’esploratore
Hernandez ; esso è certamente il prototipo degli allucinogeni del Nuovo Mondo
sia perché è una delle prime piante scoperte dagli antichi esploratori che
vennero in contatto con i pellerossa (indiani del Messico), sia perché provoca le
visioni più spettacolari.
Secondo la leggenda Indiana, quando il dio sole abbandonò la terra per andare
ad abitare nei cieli vi lasciò il peyote per rimediare a tutti i dolori e guarire da tutte le malattie.

È il fulcro di leggende e folclore delle tribù indiane d’america. Tale culto venne soffocato dagli spagnoli con
l’Inquisizione. Per gli USA le prime segnalazioni risalgono al 1760 ma in realtà il culto si diffuse fra gli
Indiani d’America dopo la Guerra di Secessione. Nel 1880 le tribù Kiobwa e Comanceee avevano un culto

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che seppur ricordando quello messicano aveva introdotto degli elementi propri, come ad esempio i mescal
bean (fagioli).
Dopo il 1885 il culto del peyote, ormai definito nelle due linee attuali, venne diffuso dai missionari in tutta la
Nazione Indiana: Chiesa Americana indigena (1920), che si può stimare in circa 250000 pellerossa e che è
fondata sull’amore fraterno e su principi morali elevati, sull’astinenza da tutte le bevande alcooliche. Si
consuma come bottoni di mescal  dischetti oppure corone brune e seccate del cactus. La corona è la parte
della pianta che contiene la clorofilla e viene fatta essiccare per l’uso. Da queste vengono prodotte anche
delle collane. Contiene diversi (15) alcaloidi di cui il principale è la mescalina. Questo PA sembra l’unico
responsabile degli effetti allucinogeni (0,3-0,5 g).
Ovviamente c’è differenza tra gli effetti riscontrati in chi assume il cactus o chi assume la sola mescalina→
Fitocomplesso = insieme dei componenti chimici di una pianta, risultante dalla naturale combinazione del
principio attivo con altre sostanze, terapeuticamente inattive (per es., cellulosa) o con attività di natura
diversa, ma che globalmente conferiscono alla pianta le specifiche proprietà terapeutiche per cui viene
utilizzata. I principi attivi presi singolarmente, infatti, possono rivelarsi meno efficaci o con effetti diversi da
quelli della pianta nel suo complesso.

Le dosi, da 4 a 30 bottoni di mescal, variano molto da soggetto a soggetto ma


solitamente si ha sempre una prima fase di soddisfazione ed ipersensibilità a cui da
seguito un’atassia muscolare con ipercerebralità e visioni colorate.
Ma il peyote è soprattutto venerato in quanto mette in comunicazione l’uomo con il
mondo dello spirito dal quale proviene la malattia e la morte.

RICORDARE anche il cactus di san pedro, del nord del Perù, che contiene mescalina
ed altri alcaloidi ma in modica quantità, infatti non è inserito in Tabella I della 309/90
e si può tranquillamente tenere in casa.

METOSSIAMFETAMINE

Sono derivati delle amfetamine: DOM e TMA sono in Tab I DPR 309/90.
Hanno azione su sistema colinergico, serotoninergico: proprietà
psichedeliche ed effetti anfetamino simili. Il DOM ha effetti simili alla
mescalina: 1-6 mg provocano euforia, allucinazioni; è più potente della
mescalina, ma meno di LSD. L’intossicazione acuta genera effetti
spiacevoli che possono scoraggiare il consumatore (anche se in realtà è
difficile che questi li scoraggino). La modifica sull’amfetamina con
aggiunta di –OCH3 sull’anello è responsabile dell’attività allucinogena e
riduce l’attività stimolante. Gli effetti cambiano in base alla posizione del gruppo –OCH3. Viene chiamato
anche STP = serenità, tranquillità e pace.

TMA è sintetizzato in 6 isomeri, a seconda delle posizioni dei tre gruppi metossilici
sull’anello aromatico e si è visto che la dose e gli effetti psichedelici, simili alla
mescalina, cambiano. Esiste anche TMA2, che si assume in dosi inferiori.

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INDOLAMINICI

LSD

Derivato semisintetico a parrire dall’acido lisergico, alcaloide dell’ergot contenuto in


Claviceps Purpurea  fungo che infesta la segale e in generale i cereali. Nel Medioevo
c’erano delle periodiche epidemie di ergotismo, dovute all’assunzione di pane prodotto
con la “segale cornuta” (infestata dal fungo Claviceps Purpurea, che creava dei corni
sulle spighe). I sintomi erano una forma di cancrena o una sindrome chiamata fuoco sacro
con crampi, convulsioni ed epilessia, visioni, perdita di coscienza stati estatici e alterazione della coscienza.

Ci vollero secoli per stabilire il vero responsabile. La piaga era più frequente durante le carestie e nella
popolazione povera, perché i panettieri vendevano ai meno abbienti il pane prodotto dalla segale cornuta, in
quanto questo aveva un sapore sgradevole.

Hoffmann sintetizzò l’LSD nel 1938 e fece degli studi sul suo uso nel controllo del dolore in pazienti
terminali di cancro, negli alcolizzati e nella psicoterapia  mai entrato nell’uso terapeutico. Hoffmann
sperimentò su se stesso gli effetti di LSD assumendone 250 γ e dopo 40 minuti osservò agitazione, incapacità
a concentrarsi e iniziò ad avere distorsioni visive, seguite da difficoltà ad esprimersi, agitazione alternata a
periodi di stordimento ed ebbe delle allucinazioni visive caleidoscopiche. La ripresa iniziò dopo 6 h con
però allucinazioni persistenti. Completa remissione dei sintomi dopo 24 h. L’azione di LSD è dovuta
all’agonismo parziale sui recettori post sinaptici serotoninergici S2, coinvolgendo anche in via accessoria
quelli catecolamminici. Tuttavia, a differenza di altre sostanze psicoattive, non sono completamente chiari
tutti i meccanismi farmacodinamici implicati, anche se risulta che la maggior concentrazione della serotonina
è stata rintracciata nella porzione superiore del tronco encefalico.
È farmacologicamente attivo solo l’isomero d.

EFFETTI

• SOMATICI: debolezza, tremore, vertigini, incoordinazione motoria, alterazione di vista, udito e


dimensioni spaziali.
• PSICHICI: cambiamento dell’umore, sensazioni smorzate e incontrollate, sensazione di
disintegrazione del corpo e della mente, distorisoni sensoriali, allucinazioni.
• PERIFERICI: dilatazione delle pupille, aumento della pressione, tremore, tachicardia, ipertermia.

Assunzione orale di 25-300γ, questa quantità molto piccola spesso viene fatta assorbire su francobolli per
essere assunta per via sub-linguale. Buon assorbimento GI, rapida distribuzione, metabolismo ed
eliminazione tramite idrossilazione aromatica e N-demetilazione a dare metaboliti inattivi; segue
coniugazione con acido glucuronico ed escrezione BILIARE e URINARIA  no analisi sul capello.

Durata d’azione: 6-8 ore dipende dalla dose e dalla dipendenza.

L’ABUSO si diffuse particolarmente negli anni ’60 in America e più tardi tra gli intellettuali. Usato per le
esperienze estetiche che potenziavano i processi creativi negli artisti, quindi sia per beat generation che negli
hippies. Dalla metà degli anni ’70 in poi l’LSD ritornò ad essere una droga per pochi, a causa della difficoltà
a gestirne gli effetti. Gli anni ’80 hanno visto il declino dell’LSD a favore di altre sostanze psicoattive come
gli entactogeni. È inserito in Tab I DPR 309/90. Provoca alterazioni percettive ed allucinazioni che possono
durare per settimane. Un effetto che può durare persino per mesi è il FLASHBACK  ritorno di fenoeni
psichedelici. Induce debole dipendenza psichica associata a effetti sgradevoli. Può dare tolerance e tolerance
crociata POCO MARCATA. Viene venduto in francobolli o in gel. È più frequente l’uso dei francobolli: si
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fa una soluzione di LSD che viene messa a contatto con il francobollo, questo poi viene essiccato  non si
conosce la dose precisa di sostanza presente in ogni francobollo, di solito intorno ai 50-150 γ; l’assunzione è
sublinguale.

ANALISI: il francobollo viene solubilizzato e si analizza in UV la soluzione, solitamente è pura perché LSD
non viene tagliato.

DIMETILTRIPTAMINA

È un composto psichedelico riscontrabile in alcune droghe vegetali, strutturalmente


simile alla serotonina. Effetti simili a LSD, non molto assorbito per OS, viene quindi
assunto per inalazione di fumi o sniffing. La durata d’azione è breve  detta “LSD
dell’uomo d’affari” perché il soggetto può assumerla in pausa e riprendersi velocemente
per tornare al lavoro. Tabella I della 309/90.

ARILCICLOESILAMINE

FENILCICLIDINA

Era usata come analgesico-anestetico, ma dava preoccupati reazioni psicologiche, ora


è una sostanza d’abuso chiamata anche PCP (pillola della pace). Negli anni ’80 era la
droga più diffusa negli USA. Tabella I della 309/90. Agisce come antagonista non
competitivo del recettore del glutammato; per os si assumono quantitativi pari a 5-10
mg. Sul mercato illegale è reperibile come polvere, compresse o cristalli.

Effetti psichici: dissociativi, allucinazioni, intensa analgesia e amnesia, disinibizione sessuale, distorsione
sensoriale e disturbi del pensiero, flach-back. Gli assuntori di PCP possono apparire catatonici (sguardo
vacuo) e in caso di sovradosaggio (>10 mg) possono perdere coscienza.

Effetti fisici: aritmia, atassia (mancanza di coordinamento dei muscoli volontari), vertigini, disturbi della
vista, incremento della pressione sanguigna.

KETAMINA

Tab I DPR 309/90. Era usata come analgesico-anestetico, in particolare sui grossi
animali. Usata anche per al cura delle tossicodipendenze, ma dava molti disturbi. A
basse dosi può dare allucinazioni, è in sperimentazione come antidepressivo. Agisce
come antagonista del recettore del glutammato NMDA  analgesia, anestesia e
perdita di memoria. Somministrazione per ev, im, os in dosi di 10-150 mg. Gli effetti
psichici sono dissociativi, allucinazioni, analgesia, disinibizione sessuale, disturbi
sensoriali, disturbi del pensiero, visione blu-rossa, flashback. Un dosaggio molto
elevato produce un’esperienza vicina alla morte, di uscita dal propriocorpo  BORDERLINE vita-morte.
Gli effetti fisici aritmia, atassia, vertigini, disturbi della vista, aumento della pressione sanguigna.

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ENTACTOGENI E PSICOSTIMOLANTI
PSICOSTIMOLANTI: sostanze la cui assunzione comporta delle conseguenze sia sul piano
comportamentale che percettivo a causa dell’effetto stimolante sul SNC. Sono sia le amfetamine in termine
generale (catina e catinone hanno struttura simile alle amfetamine  sono psicostimolanti) che i loro derivati.
Migliorano lo stato di allerta, il tono dell’umore e le prestazioni intellettuali.

ENTACTOGENI: appartengono a questo gruppo psichedelici catecolaminici e con questo termine viene
sottolineata la proprietà di sostanze amfetamino simili ( MDMA e MDA) di indurre uno stato psicologico
tale da aumentare nel soggetto le capacità introspettive e empatiche (voglia di socializzare con gli altri),
senza una marcata distorsione del sensorio tipica degli allucinogeni classici. Non sono smart drugs perché
prodotte a scopo terapeutico. Sono nella tabella I degli stupefacenti e la tossicità dipende da dosi, via e
frequenza di assunzione.

PSICOSTIMOLANTI - AMFETAMINE

Sono state sintetizzate nel 1877, ancora prima che venisse scoperta l’adrenalina (1910).

Adrenalina Amfetamina

Siccome l’adrenalina non è facilmente reperibile e non è biodisponibile per os, in terapia si ricorreva alle
amfetamine, anche se presentavano effetti collaterali cardiovascolari (tachicardia e aumento della pressione)
e psicostimolanti, inoltre riducono il sonno e la fame. Nel 1920 il farmacologo Cheng
individuò nel Mahuang un principio attivo con attività antiasmatica: l’efedrina. Da
questa cercò poi di sintetizzare dei composti antiasmatici, ma si rivelarono tutti degli
psicostimolanti senza l’attività desiderata  amfetamine.

Queste sostanze si diffusero particolarmente durante la seconda guerra mondiale, per mantenere i soldati in
allerta e aiutarli a sopportare la fatica, in particolare i piloti di aerei militari perché dovevano mantenere
l’attenzione al massimo per molto tempo. Si dice che nello stesso periodo il Giappone le fornisse agli operai
per aumentarne la produttività. A causa dei troppi effetti indesiderati non hanno più funzionalità terapeutica e
sono nella tabella degli stupefacenti. Le amfetamine sono tutte le sostanze strutturalmente correlate alla
amfetamina, con analoga attività stimolante su SNC e catecolaminergica su SNP. Ricordiamo amfetamina,
metamfetamina, fenmetrazina e fendimetrazina. Tutte in 309/90. Determinano un aumento del rilascio di
dopamina dalle terminazioni nervose dopaminergiche e accumulo di neurotrasmettitore nel terminale
sinaptico con conseguente aumento della stimolazione, inoltre inibiscono i trasportatori vescicolari di
noradrenalina, serotonina e dopamina e l’attività delle MAO.

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EFFETTI:

1. Vasocostrizione
2. Aumento della frequenza cardiaca
3. Aumento della pressione cardiaca
4. Alterazione del ciclo sonno veglia
5. Eccitazione e irritabilità
6. Effetto anoressizzante

Per l’iperattività nei bambini si possono usare le amfetamine, chiaramente con prescrizione e sotto stretto
controllo medico. Il composto più usato è il metilfenidato. Inoltre possono essere usate anche per ipotensione
e narcolessia.

Amfetamina e metamfetamina hanno entrambe un centro chirale, ma


sono usate come racemi. La metamfetamina ha una maggiore attività sul
SNC con azione più rapida e duratura  genera una dipendenza
psichica molto grave, in particolare quando assunta per via inalatoria. La
metamfetamina è più facile da sintetizzare e viene ottenuta in % di
purezza maggiore (95-96%), per questo viene usata maggiormente. La
purificazione avviene sciogliendo la metamfetamina cloridrato in acqua
e alcol a caldo, in modo tale da creare una soluzione sovrassatura; a
raffreddamento la metamfetamina cloridrato riprecipita più pura. Questa è commercializzata con il nome ICE
o SHABOO e si presenta come un cristallo bianco, lucente (sembra granatina), è venduta in piccoli sacchetti
facili da occultare. È un mercato molto particolare perché le bustine sono facili da nascondere e la sostanza
ha un prezzo anche maggiore della cocaina, attualmente si può acquistare su internet e viene spesso
dall’oriente. Difficilmente è tagliata, anche se a volte succede. Essendo una sostanza basica può essere fatto
il sale per uso ev, ma questa via di somministrazione è molto rischiosa, quindi siccome il cloridrato è
sufficientemente volatile può essere assunto per via inalatoria previo riscaldamento. Invece la sostanza tal
quale (base) è liquida e molto volatile, questo significa che durante l’analisi è necessaria un’attenzione in più.
Il punto di fusione/ebollizione è diverso tra base e acido. L’amfetamina e la metamfetamina base sono
liquide, perché molecole piccole e basiche (come la nicotina). Vengono fumate tramite pipe di vetro o
scaldate su fogli di alluminio.

Tutto ciò vale anche per la cocaina, che può essere assunta sottoforma di fumo (CRACK).

AMFETAMINA: assunta per os, assorbita nel tratto GI e ha buona distribuzione nei distretti corporei. Il
metabolismo è epatico e avviene tramite deaminazione a fenilacetone (poi convertito in acido ippurico),
norefedrina e, tramite p-idrossilazione, si formano p-idrossiamfetamina e p- idrossinorefedrina. Tutti questi
composti possono essere rilevati nelle urine per via immunoenzimatica e poi devono essere confermati in
GC/MS.

L’eliminazione avviene per via urinaria in qualche giorno, il 30% viene escreto nelle prime 24 h
immodificato, ma la percentuale può variare notevolmente se il pH delle urine è acido ( escrezione fino al
75% immodificata). Era usata come doping perché era difficile da rilevare, in particolare nelle corse brevi e
nelle volate.

METAMFETAMINA: assunta per via orale, ev, inalatoria, l’assorbimento è analogo a quello
dell’amfetamina; viene metabolizzata a p-idrossimetamfetamina e il 7% viene demetilata ad amfetamina.
L’eliminazione è per via urinaria sotto forma sia di metaboliti sia di sostanza tal quale.

91
ABUSO  i forti consumatori presentano: loquacità, tremori alle mani, midriasi, ipermobilità con gesti
ripetitivi, modificazioni neurotrasmettitoriali  perdita di capacità dei neuroni di rispondere alla dopamina.

Da questa sono state sviluppate le smart drugs tramite modifiche chimiche della struttura, per ottenere
sostanze stupefacenti non registrate in Tabella I degli stupefacenti.

Dipendenza psichica molto importante, soprattutto per metamfetamina. Come per la cocaina, si ha una
tolerance marcata prevalentemente pro die  aumenta la frequenza di somministrazione più che la dose. È
associata a disforia (alterazioni dell’umore), sedazione, apatia e isolamento sociale. La sensibilità individuale
può portare a intossicazioni acute caratterizzate da febbre, tachicardia, aggressività e ipertensione.

La ricerca chimico-tossicologica su matrice biologica si fa innanzitutto con estrazione L-L o con SPE e poi si
conferma con GC/MS, tenendo sempre conto che sono sostanze particolare cui fare attenzione.

Le amfetamine possono essere sintetizzate molto facilmente da strutture chimiche come fenilacetone fatto
reagire con idrossilammina per riscaldamento.

ENTACTOGENE

Vengono definite entactogene le sostanze, appartenenti al gruppo degli psichedelici catecolaminici, che
hanno la capacità di indurre uno stato psicologico tale da aumentare nel soggetto le capacità introspettive e
l’empatia verso gli altri. Le più diffuse e storicamente note sono MDMA, MDE, MDA, MBDB. Tab I 309/90.

MDMA MDE MDA MBDB

Nella medicina del lavoro il medico competente va a controllare anche che non ci sia assunzione di queste
sostanze, cocaina, morfina e cannabis, nei soggetti che fanno un lavoro a rischio.

Le sostituzioni sull’anello aromatico spostano l’effetto da dopaminergico a serotoninergico, con le


conseguenti proprietà entactogene: i gruppi metossi determinano l’insorgenza di azione allucinogena.
Inizialmente queste sostanze avevano un uso terapeutico: ad esempio l’MDMA era utilizzata come
anoressizzante dopo la sua sintesi nel 1914 in Germania. Però poi si sono evidenziati gli effetti tossici e il
potenziale d’abuso con inserimento nella lista degli stupefacenti nel 1985. L’MDA è stato sintetizzato nel
1910 e commercializzato come antitussivo e anoressizzante, nel 1970 è entrato fra le sostanze stupefacenti in
USA e successivamente da noi. Anche MDE aveva uso terapeutico fino al 1975, stessa cosa per MBDB.

Gli entactogeni possono essere sintetizzati da Safrolo e Piperonale, che sono solventi industriali facilmente
acquistabili, ma sono inseriti come precursori nell’allegato I, categoria 1 della legge 309/90.

SAFROLO PIPERONALE

MDMA è venduto come compresse di varie forme e stampe, il dosaggio non è mai certo, varia da 50 a 200
mg.

MECCANISMO D’AZIONE: sono agonisti parziali della serotonina con blanda azione anfetamino simile
sul sistema dopaminergico. Rispetto agli allucinogeni classici agiscono sempre sul sistema serotoninergico,
92
ma hanno meno affinità per il recettore 5HT2  questo spiega gli effetti soggettivi di miglioramento
dell’umore ben diversi da quelli disorientanti degli allucinogeni come LSD e mescalina. L’assunzione è orale
in dosi comprese tra 50-200 mg, buon assorbimento GI, metabolismo epatico tramite N dealchilazione o
deaminazione ossidativa, escreti come glucuronati. Dal punto di vista analitico a noi interessa determinare la
sostanza e non il metabolita.

EFFETTI

1. Loquacità
2. Euforia
3. Empatia
4. Insonnia
5. Inappetenza
6. Tachicardia

Il sovradosaggio si manifesta con sindrome serotoninergica: rigidità muscolare, ipotensione, coma,


ipertermia (> 40°C) – dovuta all’attività sul sistema serotoninergico, che controlla la temperatura corporea.
Questa sintomatologia viene facilmente identificata in PS. A lungo andare l’uso di queste sostanze determina
neurotossicità con insorgenza precoce di demenza senile.

Queste sostanze sono molto diffuse nelle discoteche dai giovani, perché c’è la convinzione che sia necessario
fare uso di droga per avere il massimo divertimento. Frequentemente questo uso è episodico e associato a
contesti sociali. La TOSSICOMANIA da entactogeni e psicostimolanti è molto diversa da quella da alcool o
da eroina, perché in questi due casi il soggetto presenta un disagio psicologico, isolamento sociale,
disadattamento, marginalità nella società. L’abuso da MDMA e sostanze correlate induce una dipendenza
psichica con una tolerance da chiarire. Gli effetti acuti/ricreativi si manifestano dopo 1 h dall’assunzione
scompaiono dopo alcune ore sostituiti da spossatezza, sonnolenza, offuscamento delle capacità sensoriali e
percettive. L’assunzione di dosi superiori ai 200 mg può dare effetti acuti di iperdosaggio: inquietudine,
ansia, insonnia, irritabilità. Bisogna anche considerare le associazioni: alcol e MDMA, cannabis e MDMA.

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ANORESSIZZANTI
L’obesità (massa grassa > 75%) è un problema molto diffuso dai primi anni del ‘900 negli USA  è un
fattore di rischio per gli eventi cardiovascolari e per la salute in generale.

Si definiscono anoressizzanti quei farmaci che, inibendo la sensazione di fame o favorendo la sazietà, sono
in grado di ridurre il consumo di cibo. Queste sostanze agiscono a livello del SNC du alcune vie neuronali:
dopaminergica e serotoninergica. Possono essere:

1. Agonisti dopaminergici
2. Agonisti serotoninergiic

AGONISTI DOPAMINERGICI – TAB I DPR 309/90

Fentermina Fendimetrazina

Fenmetrazina Dietilproprione Mazindolo

Il mazindolo è uno stimolante del SNC con effetti spiacevoli più che anoressizzanti e euforizzanti  difficile
avere abuso. Siccome c’è questo elevato effetto stimolante/euforizzante poi il soggetto deve essere trattato
anche con sostanze calmanti come le benzodiazepine. Aumentano il rilascio di dopamina e ne inibiscono il
reuptake.

Metilfenidato è un altro composto di questa classe, ma viene usato per ADHD nei bambini.

Effetti collaterali a livello SNC, GI (secchezza delle fauci, nausea, vomito, stipsi), CV (tachicardia,
palpitazioni, aumento della pressione). Abbandonati come anoressizzanti.

AGONISTI SEROTONINERGICI

Fenfluramina Norfenfluramina

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Non agiscono come stimolanti sul SNC, ma sono lievemente sedativi.

I destrogiri sono più potenti nei confronti del rilascio di serotonina e dell’inibizione del suo reuptake.
Inducono sazietà a livello ipotalamico. Gli effetti collaterali sono cefalea, nausea, sonnolenza, epigastralgie,
diarrea.

Dexfenfluramina è un anoressizzante marcato definito LEPTOGENICO: generatore di magrezza.

Sibutramina è un farmaco anoressizzante che funzionava molto bene, ma è stato ritirato dal commercio.

GHB – ACIDO γ IDROSSI BUTIRRICO


Non è una sostanza entactogena, nasce nel 1960 e agisce inducendo
anestesia profonda con scarsi effetti depressivi per il cuore e il respiro. Non
viene comunque usato come anestetico perché ha scarse capacità
analgesiche e provoca convulsioni. È stato approvato in Europa per la
terapia dell’alcolismo e della narcolessia, mentre negli USA è usato solo per la narcolessia. Viene
sintetizzato a partire dal GABA anche nel nostro sistema nervoso centrale nell’ordine dei nM, a livello dei
gangli della base. Poiché è una sostanza anche endogena passa facilmente la barriera ematoencefalica ed è
normalmente presente in piccole quantità nel sangue  difficile rilevazione. Siccome agisce similmente
all’alcol, c’è una tolerance crociata.

DOSE EFFETTI
10 mg/kg Amnesia e ipotonia.
20-30 mg/kg Sonnolenza per 2-3 ore, stordimento, euforia,
disinibizione, desiderio di socializzare.
50-70 mg /kg Coma, bradicardia, bradipnea.

Dopo assunzione per un periodo prolungato la sospensione può provocare psicosi e agitazione psico-motoria.
Causa astinenza grave simile a quella da alcol. È difficile da rilevare per il chimico tossicologo perché è
endogena e bisogna avere livelli alti per rilevarla. Si lega al recettore GABA-B e inibisce il rilascio della
dopamina nell’ipotalamo. È nella Tab IV della legge 309/90; è anche detta droga dello stupro perché provoca
amnesia anterograda e disinibizione anche sessuale. Difficile rilevarlo perché spesso l’analisi si fa molte ore
dopo la somministrazione. Altro uso illecito è nel body building perché induce la sintesi di GH (ormone della
crescita), con conseguente aumento della massa muscolare e riduzione della massa grassa  DOPING,
molto difficile individuare i casi.

La sintesi avviene a partire da γ-butirrolattone (GBL), che è un solvente organico. Spesso viene assunto
direttamente il GBL perché viene convertito nell’organismo in GHB.

95
COCAINA
Fa parte degli alcaloidi derivati dal tropano: ha una struttura simmetrica a sedia e con CH 3 sulla destra,
perché è più stabile. Da questo derivano:

1. anestetici locali o stimolanti centrali  cocaina. Atropina


2. parasimpaticolitici  scopolamina e atropina.

Scopolamina
Cocaina

La cocaina viene estratta dalle foglie di Erytroxylum Coca: una pianta che cresce spontanea nella zona
settentrionale del Sud America, ma ci sono anche delle varietà del Ceylon e nell’isola di Chapa (Sud Est
Asiatico). Il principio attivo è stato isolato per la prima volta nel 1862, molto vicino alla scoperta delle
amfetamine (1877), perché a fine 1800 la chimica organica era nel pieno delle sue forze. Dalla cocaina sono
stati successivamente prodotti gli anestetici locali, infatti la cocaina stessa ha degli effetti anestetici ed era
usata come tale, oltre che come stimolante. L’attività anestetica è dovuta al gruppo estereo (evidenziato in
rosso). L’attività stimolante era sfruttata soprattutto dagli indiani andini per superare le condizioni climatiche
estreme degli altopiani delle Ande: infatti i Cocheros tengono in bocca foglie di coca per far sciogliere i
principi attivi nella saliva e assorbirli, queste foglie vengono precedentemente trattate con cenere basica in
modo tale da rendere gli alcaloidi più biodisponibili. Ci sono più varietà della pianta e il contenuto in
alcaloidi dipende anche dall’ambiente di crescita: la pianta boliviana ha un maggiore contenuto di cocaina e
meno alcaloidi, la pianta del Ceylon ha meno cocaina, mentre le foglie di Coca di Giava hanno cocaina e
tropacocaina.

ERYTROXYLUM COCA

Arbusto di altezza variabile (2-5m) con corteccia di colore rosso bruno. Le


foglie sono ovate e lanceolate, verde scuro, di circa 9 cm di altezza e 4 di
larghezza; sono brevemente picciolate e con stipole uniformi, sembra
racchiudano l’impronta di una foglia più piccola, i margini sono lisci.

La raccolta avviene dopo 2-4 anni dalla semina, la pianta sopravvive per 100
anni, ma la coltivazione viene abbandonata prima. Un arbusto può dare circa
100 g di foglie all’anno, queste possono essere conservate molto bene e per
parecchio tempo. Tutta la cocaina commercializzata al mondo viene dal Sud
America: lì viene sia prodotta che trattata e commercializzata in panetti già
pronti. Le foglie hanno un colore verde vivo, odore simile al fieno e al
cioccolato, il sapore è amarognolo non troppo forte. Infuse in acqua le
conferisce un colore verde, il tè ha sapore gradevole e il decotto ha retrogusto vinoso. In Sud America è
diffuso il Mate de Coca  una bevanda ottenuta per infusione della foglia. La coca di qualità migliore è
quella dello Yunga, coltivata in Bolivia nelle Ande orientali; la peggiore è quella coltivata in Perù e chiamata
Truscilla.

SAR del tropano:

 Introduzione di –OH in 3 dà due isomeri cis e trans.


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 L’introduzione di –OH in 2 o in 3 rompe la simmetria.
 Ci sono 8 isomeri ottici e 4 racemati.
Igrina
La cocaina in natura esiste come enantiometro levogiro, non è l’unico alcaloide
presente nell’E.Coca: il contenuto in alcaloidi è tra lo 0,4% e il 2%, di cui la cocaina
costituisce il 50%. Tra gli altri alcaloidi ci sono la
TROPACOCAINA e l’IGRINA.

Bisogna ricordare anche l’ECGONINA, che è la base dalla quale si può ottenere
la cocaina, anche se di per sé è priva di attività
anestetica. La cocaina viene metabolizzata dal nostro organismo a benzoilecgonina,
priva di attività anestetica e stimolante. La tropacocaina invece è un buon
anestetico  i primi anestetici di sintesi sono proprio dei suoi analoghi:
EUCAINA A e B  da questi sono stati sintetizzati gli anestetici locali ancora Ecognina
usati come lidocaina ecc. che non hanno attività stimolante.

METODI DI OTTENIMENTO DELLA COCAINA – applicati in Sud America

Trattamento delle foglie con H2SO4 diluito, in questo modo gli alcaloidi si salificano e possono essere
solubilizzati in soluzione acquosa. Questa viene filtrata per eliminare le foglie, la soluzione viene basificata
con Na2CO3 in modo tale da precipitare la cocaina e ottenerla per filtrazione. Quello che si ottiene è la
PASTA DI COCA: polvere bianco-marrone (solida ma volatile, quindi viene fumata). A questo punto si può
trattare la pasta di coca con il primo o il secondo metodo:

1. La pasta di coca viene solubilizzata in alcol e successivamente purificata per trattamento con H2SO4
e HCl: si ottiene cocaina cloridrato pura fino al 95%, che precipita come polvere bianca.
2. Dissoluzione della cocaina grezza (pasta di coca) in acido acetico al 50% e dopo raffreddamento
aggiunta di KMnO4 fino all’ottenimento di una soluzione rosa. In questo modo il permanganato si
riduce a ossido di manganese e si ossidano le impurezze costituite da alcaloidi diversi dalla cocaina.
A questo punto si filtra la soluzione e si neutralizza con una sostanza basica, in modo tale da ottenere
la precipitazione della cocaina base e si estrae. Si può cercare il biossido di manganese nelle partite
di cocaina per vedere se è stata prodotta con questo metodo. La cocaina base viene, infine, sciolta in
etere e lì acidificata e salificata con acetone/HCl, così da formare la cocaina cloridrato che si può
ricristallizzare in etanolo o metanolo.

La cocaina cloridrato pura è bianca, cristallina e amara. I prodotti di lavorazione che normalmente si trovano
sono ecgonina, tropacocaina, cinnamoilcocaina cis e trans  indicano una lavorazione poco raffinata. Inoltre
si possono trovare dei residui che si individuano in spazio di testa e possono essere usati per caratterizzare la
partita. Inoltre la cocaina può essere tagliata con adulteranti e con diluenti: gli adulteranti hanno una propria
attività farmacologica, mentre i diluenti no. Fra gli adulteranti ci sono tutti gli anestetici locali perché non si
distinguono molto dai cristalli di cocaina, inoltre il farmacista assaggiava la polvere e se questa dava
anestesia era classificato come anestetico. Il procedimento più facile per identificare la cocaina è il punto di
fusione. Altri adulteranti sono il LEVAMISOLO, che potenzia l’attività della cocaina agendo sugli stessi
recettori e il DILTIAZEM, antiaritmico che contrasta gli e.c. tipici. I diluenti che si usano sono zuccheri
semplici perché hanno morfologia simile a quella della cocaina cloridrato: mannite in particolare. Quelli che
non si usano mai sono il bicarbonato: perché è basico, mentre l’amido non si usa perché non è solubile in
acqua quindi è molto facile da individuare.

97
COCAINA BASE

Ha un punto di fusione molto diverso da quello del sale  97°C al posto di 197°C, infatti la cocaina
cloridrato viene messa con bicarbonato in una pipa o su alluminio e fumata. La cocaina base come tale viene
chiamata CRACK, dal rumore che fa quando scoppietta con il calore; venduta in tubetti di plastica come
schegge, palline o tavolette del peso di 0,1-0,5 g, di colore bianco/marrone/grigio, quindi abbastanza
variabile. L’effetto è particolarmente potente, infatti, è poco diffusa. È più probabile che sia preparata al
momento.

Esteri che possono essere presenti con la cocaina sono quelli con l’acido
benzoico e con l’acido cinnamico, che dà origine alla cinnamoilcocaina a
e b.

Mentre i metaboliti non attivi sono l’ecgonina, ottenuta per idrolisi, la


benzoilecgonina, la metilecgonidina e la metilecgonina (EME).

Metilecgonidina Metilecgonina Nella preparazione di cocaina usano i solventi disponibili al


momento, come il kerosene; chiaramente non possono usare il
gasolio perché ha un odore troppo forte e verrebbe subito
identificato.

La cocaina cloridrato si presenta come una polvere bianca,


molto solubile in alcol e poco in acqua fredda, è molto
igroscopica quindi viene pressata in panetti con anche delle
stampe caratteristiche di cui non si conosce ancora il significato. La cocaina cloridrato viene assunta per
sniffing tramite le mucose nasali; si può avere anche uso ev, ma molto meno frequente perché più difficile da
controllare. Mentre la base può essere fumata in pipe, su alluminio o in sigarette: stiamo parlando di
tossicodipendenti in grado avanzato.

MECCANISMO D’AZIONE: agisce bloccando i canali del sodio e innalzandone la soglia di attivazione;
inoltre blocca la ricaptazione di NA, DA, 5HT. La NA è responsabile degli effetti adrenergici:
vasocostrizione, ipertensione, midriasi e tachicardia  posso identificare un soggetto con intossicazione
acuta. Gli effetti comportamentali sono dovuti all’azione dopaminergica. Normalmente l’effetto stimolante è
seguito da depressione (come nelle amfetamine), che spinge alla nuova
assunzione per raggiungere di nuovo uno stato di benessere. I
tossicodipendenti più gravi assumono alcol per ottenere l’effetto depressivo e
poi la cocaina per avere una massimizzazione dello sballo da cocaina, quasi
un orgasmo  tipico di questa assunzione è la COCAETILENE presente sia
nelle urine che nei capelli, nel post mortem si trova anche nell’encefalo
(molto lipofila, quindi passa BEE).

Dopo una dose di cocaina aumentano i livelli di NA e DA per un breve periodo, seguito da una riduzione al
di sotto delle concentrazioni endogene  effetto RUSH&CRUSH. Nel cervello dei consumatori di cocaina
si presenta un aumento dei trasportatori dopaminergici, che determina un aumento della necessità di
assunzione di cocaina per continuare a sperimentare i meccanismi di ricompensa ( attivati da tutte le
sostanze d’abuso). Inoltre induce rilascio di 5HT e inibisce la ricaptazione nell’area paraventricolare, questo
si traduce in un effetto lievemente sedativo. Il 5HT sembra avere un effetto parzialmente antagonista nei
confronti degli altri effetti della cocaina nei soggetti assuntori non abituali, mentre nei cronici causa
alterazione post sinaptica dei recettori 5HT con aumento di depressione dopo l’effetto stimolante.

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La tolerance della cocaina è importante o no? È importante soprattutto nell’arco della giornata perché
aumenta la frequenza di assunzione di cocaina, similmente alla tolerance indotta dalle sostanze entactogene e
anoressizzanti. I veri tossicodipendenti assumono fino a 5 g al giorno  il soggetto dovrà per forza assumere
benzodiazepine per controllarsi e per dormire (perché la cocaina altera il ritmo sonno-veglia). Il problema è
che molti sono convinti che l’uso di cocaina sia facile da controllare, per questo ci sono diversi casi di abuso.

EFFETTI

1. FASE INIZIALE DI EUFORIA: piacere intenso, quasi orgasmo.


2. FASE INTERMEDIA DI ECCITAZIONE: sensazione di energia, lucidità e produttività intellettuale,
accelerazione emotiva, sensazione di sicurezza, benessere fisico, scomparsa di stanchezza, sonno e
appetito. Questi effetti sono quelli che erano sfruttati nel doping e nella guerra, come probabilmente
sono sfruttati ora per il terrorismo. Durata circa 5-20 minuti, ma può protrarsi per ore in base a dose,
via d’assunzione e purezza.
3. FASE FINALE DI DISFORIA: sentimenti d’irrequietezza, agitazione e depressione. Seguito da
compulsione a riassumere la sostanza per riprovare le sensazioni precedenti.

Forte e particolare dipendenza psichica associata alla tendenza ad una continua assunzione con elevata
frequenza durante la giornata.

TOSSICITÀ

Legata all’assunzione:

 Può essere quella dei cocheros con le foglie di coca che vengono succhiate dopo essere state trattate
con cenere basica oppure il Mate de coca che viene bevuto in Sud America. Gli effetti in questo caso
sono blandi perché viene assorbita lentamente.
 Sniffing: normalmente è un metodo di assunzione che si riferisce ai solventi, ma si dice sniffing
anche per la cocaina, sebbene la polvere si depositi e sia assorbita a livello della mucosa nasale.
Questo garantisce un rapido assorbimento e una rapidità d’effetto.

L’abuso conduce a un comportamento psicotico, spesso caratterizzato da delirio, allucinazioni visive e


uditive, stato angoscioso, confusione mentale. Al degrado mentale si accompagnano anche danni fisici come:
aumento del metabolismo basale, lesioni necrotiche nel setto nasale, epatiti, ipertensione, aritmie cardiache a
volte mortali.

 Per endovena o inalatoria (CRACK) la tossicità è molto più elevata.


 “SPEED BALL” è un’associazione cocaina eroina, usate per endovena, sfruttate probabilmente per
avere prima l’effetto depressivo (down) dell’eroina e poi quello euforizzante (up) della cocaina.
Poco diffuso in Italia.
 L’assunzione orale non è diffusa perché la cocaina è degradata dall’acidità gastrica.

INTOSSICAZIONE ACUTA PER L’UOMO – 1 g

Manifestazione: eccitazione, loquacità, ansia, confusione, tachicardia, respirazione irregolare, midriasi,


delirio, convulsioni, coma.

Body packers sono i soggetti che trasportano gli ovuli, sono quelli in cui si può avere l’intossicazione acuta:
in passato era più frequente che l’ovulo si rompesse e perdesse parte della sostanza. La rottura dell’ovulo può
portare la tossicità acuta o anche la morte, ora come ora è molto difficile che gli ovuli si aprano e in
particolare del tutto, perché probabilmente sono di produzione industriale.

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EFFETTI DEL CRACK

Azione più rapida e intensa  raggiunge l’encefalo in 10 secondi, mentre il cloridrato per ev ci mette 20-40
secondi! L’assunzione è ancora più frequente rispetto a quella della cocaina cloridrato sniffata.

ASSORBIMENTO COCAINA buono attraverso le mucose. Dopo assunzione intranasale la concentrazione


aumenta nei primi 20-30 minuti, con picco in 15-60 minuti. 25 mg per ev hanno lo stesso effetto di 100 mg
intranasali; la base libera fumata ha effetti analoghi se somministrata in dosi di 15 mg.

RILIEVO POST MORTEM

La cocaina si distribuisce bene in tutto l’organismo, quindi può essere rilevata a livello di urina, sangue,
fegato, bile e anche capelli. Non ci sono ancora dati sufficienti per poter parlare di morte da cocaina, perché
possono esserci casi di sovradosaggio, ma la morte solitamente è dovuta alle gravi aritmie causate dalla
cocaina. Più frequentemente la morte è in soggetti con politossicodipendenze miste, quindi è difficile
individuare la morta da aritmia cardiaca causata dalla cocaina.

METABOLISMO

L’emivita è di 1 h per la sostanza assunta per via orale e 1,5 h per la sostanza assunta per intranasale 
emivita molto breve. La cocaina è rilevabile nel plasma per 4-6 h, viene metabolizzata rapidamente dalle
esterasi ematiche ed epatiche  i metaboliti sono inattivi:

• Ecgoninametilestere (EME): 32-49% della cocaina fa questa fine,


• Benzoilecgonina (BZE): 29-45%
• Norcocaina: 2,6-6,2% ottenuta per N demetilazione ed ha un’attività farmacologica modesta.
• Cocaetilene è un metabolita particolare che si trova nelle urine di soggetti che combinano alcool e
cocaina, è molto lipofilo quindi attraversa BEE e barriera placentare.

EME e BZE possono essere ritrovate nell’urina e usate per capire se il soggetto ha assunto cocaina, se invece
vogliamo vedere se al momento del prelievo era sotto l’effetto di cocaina dobbiamo per forza prelevare il
sangue. Se rilevo cocaina nell’urina significa che il soggetto l’ha assunta da poche ore. Il metabolita che
permane più a lungo è il BZE, infatti se un soggetto assume 120 mg di cocaina x ev, nelle urine potremo
rilevare nelle prime due ore cocaina, nelle ore successive 4-5 ore EME e nelle 5-7
ore successive all’assunzione BZE. Il 50% della cocaina è eliminata per via
urinaria e solo il 10% come tale, anche se la quantità aumenta con pH acido
dell’urina. Si potrà avere BZE da sola o con EME, ma non EME da sola. Non ci
si può riferire alla concentrazione urinaria, perché dipende da quanto ha bevuto e
quanta urina ha prodotto. Il tempo di eliminazione è abbastanza indicativo, perché
dipende comunque dalla quantità assunta e dalla frequenza di assunzione.

Nel crack la cocaina viene convertita in un metabolita particolare:


anidroecgoninametilestere.

Si può verificare l’assunzione di cocaina per via intranasale usando un cotton


fiock che viene inserito nelle cavità nasali e poi analizzato, allo stesso modo si
può vedere se il soggetto ha fumato uno spinello facendogli lavare le mani con so
e analizzando il residuo di THC.

Nel SANGUE si cerca la cocaina se si vuole sapere se il soggetto è al momento


sotto l’effetto e si vanno a cercare anche i metaboliti per capire più o meno quanto tempo è trascorso
dall’assunzione. Nella tossicologia comportamentale si analizzano le urine per sapere se il soggetto ha
100
Benzoilecgonina
assunto, il sangue per sapere sia la quantità assunta che se il soggetto
era sotto l’effetto di e si possono analizzare i capelli per conoscere la
storia di assunzione del soggetto. In particolare nei capelli si possono
trovare cocaina e benzoilecgonina. Nel capello si trovano queste due
sostanze perché il sangue arriva al capello tramite il bulbo pilifero e
permette la loro deposizione nella cheratina. Chi fa uso di sostanze stupefacenti deve iscriversi al SERT e
avrà sospensione di patente, passaporto e porto d’armi (Art. 75 DPR 309/90), per riaverle deve dimostrare di
non assumere più la sostanza: cut-off nel capello è di 0,5 ng/mg di cocaina e 0,05 ng/mg di benzoilecgonina.

101
CANNABIS
La cannabis sativa L. (linneo) è una pianta erbacea, annuale, dioica, alta 1-2 m, può raggiungere i 3 metri in
climi temperati  il fusto dà la possibilità di sviluppare fibra tessile e corda. Ci sono diverse varietà della
pianta (indica, americana, messicana) tutte riconducibili alla Cannabis Sativa L.  cambia in base al clima.
La definizione della sua attività stupefacente non può essere fatta solo dal punto di vista botanico, ma va fatta
dal punto di vista chimico: titolo del pa nella droga vegetale. Nella 685/75 era registrata anche la cannabis
indica, ma in realtà esiste solo la Cannabis Sativa, è stato aggiornato nel decreto legislativo 79/14.

DESCRIZIONE BOTANICA: Foglie: alterne, stipolate, palmatocomposte, 5-11 segmenti lanceolato-


acuminati, seghettati, pubescenti, viscide al tatto. Odore caratteristico.

Fiori: quelli maschili sono in grappoli ascellari e ricchi di polline giallo,


molto leggero. Quelli femminili sono più grandi e a forma di spiga.

Origine: Asia centrale. I maggiori produttori sono Iran, Afghanistan, Nepal,


Arabia, Marocco. Quest’ultimo è il maggiore produttore in assoluto di
Hashish, come l’Afghanistan per l’oppio.

Le infiorescenze femminili (resinose), vengono usate a scopo terapeutico.


Per ricavare la resina psicoattiva è necessario allontanare le piante maschili
da quelle femminili, prima che vi sia impollinazione. Questo perché la
fecondazione limita il quantitativo di pa prodotto. Si parla quindi di
SINSEMILLA  senza semi, dallo spagnolo.

L’Europa sovvenziona gli agricoltori che intraprendono coltivazioni di


Canapa industriale, perché è una pianta che dà un valore aggiunto all’agricoltura: rende moltissimo e si
possono utilizzare tutte le parti, l’importante è che il THC contenuto nella pianta sia <0,6%. Si selezionano i
semi per avere questo contenuto di p.a. Per migliorare la resa dei campi è meglio alternare coltivazioni di
cannabis e altre coltivazioni, così da mantenere il terreno fertile.  si ottiene tessuto dal fusto, olio dai semi
e CBD (non è stupefacente, viene usato per le neuropatie) e il resto si usa per riscaldare. Per queste
coltivazioni sono necessarie delle autorizzazioni del ministero delle politiche alimentari, agricole e forestali.

La cannabis terapeutica è invece più simile a quella intossicante, perché le concentrazioni di principio attivo
sono molto maggiori. Viene coltivata nell’istituto chimico farmaceutico militare di Firenze e importata
dall’Olanda, la Spagna ha fatto domanda per poter importare in Italia Cannabis destinata all’uso terapeutico.
La cannabis prodotta nell’istituto chimico farmaceutico militare è strettamente controllata e il contenuto di
THC viene monitorato per poterlo fornire ai farmacisti preparatori. Non è possibile coltivare cannabis ad uso
terapeutico al di fuori di questo istituto.

I cannabinoidi sono:

 Δ9-THC: inserito in Tab I DPR 309/90, è la sostanza principale responsabile dell’attività


stupefacente della pianta. La cannabis come pianta è in Tab II degli stupefacenti, significa che la
coltivazione illegale ha pene inferiori rispetto a quella delle piante in Tab I. Foglie, infiorescenze,
olio e resina sono in Tab II.
 Δ8-THC: più stabile di Δ9, ma meno presente. Inserito in Tab I DPR 309/90.
 CBD: è il precursore di THC, viene usato per le neuropatie.
 CBN: prodotto di decadimento del THC.

102
Nelle piante giovani ci sarà una percentuale maggiore di CBD, man
mano che crescono aumenta THC e quando sono in età avanzata
avranno maggiore quantità di CBN, che non è mai tantissimo. Il
fusto è la parte con il minore contenuto di THC, come anche i semi,
infatti non sono inseriti nella tabella degli stupefacenti. Il THC è
presente nella pianta in percentuale maggiore come acido, che si
attiva a Δ9 per riscaldamento  La prima forma farmaceutica
sperimentata era l’infuso, ma non è adatto perché il p.a. è lipofilo, quindi non viene veicolato. È un p.a.
molto lipofilo, quindi può essere somministrato come capsule, ma così non si ha la sua attivazione,
attualmente i farmacisti preparano gli oleoliti (riscaldamento della droga e poi estrazione del p.a. con olio
extravergine d’oliva).

La numerazione può essere monoterpenoide o dibenzopiranica: si usa la seconda. NOTARE che pur essendo
un alcaloide non ha N. Questo rende più semplice la sua estrazione, perché basta un solvente organico in cui
sia solubile.

STRUTTURE DA SAPERE:

THC CBD

CBN ACIDO TETRAIDROCANNABINOICO

La presenza dei gruppi OH (polare) può disturbare l’analisi in GC con una colonna normale, quindi questi
possono essere silanizzati per migliorare l’analisi. C’è una lieve differenza tra THC silanizzato e non, dovuto
al fatto che l’OH è comunque legato ad un aromatico  fenolo. Nella pianta fresca c’è una maggiore
percentuale di acido rispetto al THC già attivo, infatti in molti paesi arabi è d’uso masticare foglie di hashish,
ma non si ha un effetto stupefacente marcato, proprio perché i livelli di THC non sono elevati.

Se analizzo il contenuto di p.a. in GC, posso avere un risultato non corrispondente al reale, perché scaldando
l’acido si converte in THC e rilevo solo quest’ultimo. Allo stesso modo però questo risultato mi permette di
capire quanto THC viene assunto dai soggetti che fumano lo spinello proveniente da quella materia prima. Se
voglio avere una visione completa del tipo di alcaloidi presenti devo fare cromatografia liquida o silanizzare
il COOH prima di fare GC. In GC ho situazione non reale per quanto riguarda il contenuto del campione
stesso, ma reale per quanto riguarda la tossicologia comportamentale.

103
L’attività stupefacente è data dal THC, quindi la cannabis intossicante avrà maggiori quantitativi di THC,
mentre quella non intossicante avrà più CBD. Si può usare un fattore per calcolare il rapporto tra THC e
CBN su CBD: indice di Woller.

𝑇𝐻𝐶 + 𝐶𝐵𝑁
. 100
𝐶𝐵𝐷

Se il rapporto è elevato siamo in presenza di una cannabis intossicante.

Per la tossicologia forense l’azione stupefacente di uno spinello si esplica solo se il contenuto di THC è pari
allo 0,5%, quindi la dose minima di cannabis per avere un effetto farmacologico è di 5 mg di THC per una
sigaretta da 1 g e quella per avere effetto stupefacente è ancora maggiore.

MARIJUANA

Preparazione mista costituita da varie parti della pianta  il quantitativo di p.a. varia in base alle parti,
costituita soprattutto da infiorescenze femminili e foglie mature. Il PA varia da 5-20% nella qualità diffusa
ultimamente: “albanese”, deriva dai Balcani. Veniva raccolta come fieno, conservata nel mare e riraccolta,
scaricata in materiali plastici in Puglia. Con questa fermentazione raggiungevano % elevatissime di THC.

HASHISH

Deriva dalla resina pura estratta dalle sommità fiorite della pianta femminile. La resina è raccolta con
speciali procedimenti, lavorata e ridotta in tavolette. Il contenuto di THC è del 10-20%. Poiché questo p.a.
non si degrada, le tavolette possono essere conservate molto bene e a lungo. I panetti vengono poi tagliati per
prelevare dei pezzi con un coltello caldo.

Preparazione particolare è l’olio, che contiene THC al 40%, ma è veramente poco diffuso.

MECCANISMO D’AZIONE THC

Agisce sui recettori CB1 e CB2: il primo è presente prevalentemente a livello del SNC, con maggiore densità
in nucleo striato, corteccia e ippocampo; mentre il CB2 è più presente a livello periferico, in particolare nelle
cellule T del sistema immunitario – responsabili dell’azione immunomodulatrice dei cannabinoidi. Sembra
che la loro stimolazione possa essere sfruttata nei soggetti con degenerazione neuronale. Il ligando endogeno
di questi recettori è l’anandamide, è un endocannabinoide  si usa per mimare THC negli studi di
farmacodinamica. L’antagonista CB1 selettivo è una sostanza con struttura simile a quella dei cannabinoidi.

Si pensa che il THC possa agire anche sulle proiezioni dopaminergiche, similmente ad altre droghe d’abuso
(amfetamina e cocaina). Il THC, inoltre, stimola i circuiti cerebrali della ricompensa, agendo come agonista
dopaminergico diretto e indiretto  aspetto fondamentale delle droghe d’abuso, perché porta alla continua
assunzione. Produce un cambiamento sostanziale del comportamento su base fisiologica-biochimica, queste
modifiche derivano da integrazione di tutti gli effetti dei cannabinoidi.

EFFETTI nei consumatori abituali: benessere, aumento della comunicabilità, capacità di avere rapporti
positivi con gli altri (correlato al consumo in gruppo), gaiezza, loquacità, allegria, allucinazioni piacevoli,
senso di leggerezza, aumento dell’appetito, visione di colori più brillanti e percezione di suoni più acuti 
era usata dagli artisti per migliorare le loro performance creative.

La percezione del tempo e dello spazio viene turbata da dosi sufficientemente forti, secondo alcuni autori ad
alti dosaggi agisce come allucinogeno, abbassando la soglia delle sensazioni. Il THC ha effetti qualitativi
simili all’LSD.
104
ABUSO

Caratterizzato da disturbi di carattere psichico e SINDROME AMOTIVAZIONALE: il soggetto dedito alla


cannabis perde le ambizioni, diviene apatico, introverso, diminuisce la sua capacità di proporsi
realisticamente verso il futuro. Il discorso è diverso quando il soggetto consuma in compagnia o da solo,
solitamente in compagnia gli effetti sono positivi, mentre il consumo singolo può avere come conseguenza la
sindrome amotivazionale.

Tutto questo è accompagnato da disturbi FISICI: bronchite cronica, gastroenterite, epatite, perdita parziale
dei denti (solo in casi di consumi molto elevati) e congiuntiviti. Questi problemi fisici sono comuni anche ai
tabagisti.

CORRELAZIONE DOSE-EFFETTO
5 mg danno blandi effetti, può dare effetto farmacologico, ma non stupefacente.
10-15 mg danno effetti stupefacenti.
100 mg danno forte agitazione, iperattività, cambiamento della percezione.
200-250 mg hanno effetto psicotossico con allucinazioni ottiche e uditive.

CASO: un soggetto famoso di Milano aveva fumato tre spinelli solo di Marjuana con THC circa 20%. Dopo
di che aveva praticamente sezionato la fidanzata e l’avevano trovato in strada nudo con il fegato in mano e
un coltello affilato. Dopo qualche giorno hanno analizzato il suo sangue e hanno trovato ancora percentuali
di THC e dei suoi metaboliti nel sangue. L’effetto dipende dalla dose!

Il problema della correlazione dose-effetto è che il soggetto non sa mai realmente quanto THC sta
assumendo  ancora peggio se parliamo dei cannabinoidi sintetici, che vengono spruzzati sugli incensi e
usati per inalazione.

DIPENDENZA

Il THC dà una forte dipendenza psichica, può essere più facile uscire da questa dipendenza rispetto ad uscire
dall’alcolismo, perché in quest’ultimo caso si ha dipendenza psicofisica, ma in realtà dipende molto dalle
quantità assunte e dall’abitudine del singolo soggetto.

TOLERANCE

Non c’è una vera e propria tolerance, anche se sembra ci sia una tendenza ad aumentare la dose in base al
contesto sociale: solitamente l’assunzione è in gruppo, quindi dipende molto da quante occasioni ha il
soggetto di ritrovarsi e consumare la sostanza. Non è certamente una tolerance come quella della morfina,
nella quale dopo un po’ il soggetto non ha più l’effetto antidolorifico alla dose alla quale è trattato. In India
usano la Ganja e il Charas (preparazioni di cannabis) in quantità molto elevate, questo si può spiegare solo se
c’è una tolerance. Però la situazione di assunzione e il contesto sono molto diversi, quindi la questione della
tolerance è ancor da chiarire.

ASSORBIMENTO

Avviene prevalentemente per via inalatoria, ma anche l’assunzione orale ha effetto  cannabis terpeutica
(per neuropatie, nausea). Il problema di quest’ultima assunzione è che la flora batterica intestinale distrugge i
componenti della cannabis. Tramite il fumo invece si ha l’attivazione dell’acido tetraidrocannabinoico in
THC, grazie al calore, inoltre l’assorbimento inalatorio è maggiore, questa via è preferita dai
tossicodipendenti.
105
DISTIBUZIONE

THC lega molto le proteine plasmatiche, in particolare le α e β lipoproteine e si distribuisce in tutto


l’organismo, è molto lipofilo.

METABOLISMO

Ad opera del sistema enzimatico microsomiale del fegato: alcuni metaboliti sono più attivi del THC, la
massima azione infatti è quando nel sangue ci sono elevate concentrazioni di metaboliti e basse di THC.
L’emivita è di 14-38 h.

Per rilevare l’assunzione di Cannabis si fanno test immunoenzimatici sull’urina (perché i metaboliti
permangono più a lungo a questo livello), se la risposta è non negativa si conferma in GC/MS.

I metaboliti importanti sono:

11-idrossi-Δ9-THC 11-carbossi-Δ9-THC

• Si forma prevalentemente con l’assunzione • Prodotto metabolico presente soprattutto


tramite fumo. nelle urine.
• Attività farmacologica 2-15 volte maggiore • Si ritrova in livelli bassissimi nei capelli (0,2
del THC. pg/mg)  È difficile da rilevare anche in
• Molto più attivo di THC. MS-MS. Servirebbero quantitativi di capelli
• In TA si ritrova nel sangue (in vivo = troppo elevati per fare queste analisi e
sangue, siero o plasma, post mortem = rilevarlo: 10 mg per analisi e 10 mg per il
sangue). bianco.

In TA il Δ9 THC si può individuare nella saliva (test immunoistochimici, Art. 187 codice della strada, che
parla di “campione della mucosa orale”), sangue e capelli. Per i capelli è sempre importante lavarli prima
dell’analisi per evitare falsi positivi (perché solitamente il consumo è in gruppo) e verificare l’avvenuto
lavaggio per analisi del liquido. Il capello viene poi sezionato, si idrolizza la cheratina e si analizza con
cromatografia (per individuare THC). Alcuni sostengono che si debba valutare anche la presenza di 11-
carbossi-Δ9-THC per essere sicuri dell’assunzione nei capelli, ma non ha senso.

ELIMINAZIONE

Urina, reni (nel post mortem), capelli e bile. L’urina è la matrice nella quale si ha la maggiore eliminazione
di questi composti, tra i quali il più presente è l’acido 11-carbossi-Δ9-THC. Nella bile invece si ha ricircolo
enteroepatico e quindi un discreto numero di metaboliti viene escreto e riassorbito, può essere analizzata solo
post mortem. I metaboliti polari vengono trattenuti nei tessuti per diverse settimane e il loro accumulo è
dovuto alla solubilità elevata e al forte legame con le proteine plasmatiche. Anche se il soggetto beve molto,
l’eliminazione non viene modificata in maniera evidente perché questi metaboliti sono lipofili.

106
FATTORI CHE INFLUENZANO L’INTOSSICAZIONE:

1. Dose, Si parla di droga GATEWAY


 le persone che fumano si
2. Via di somministrazione,
3. Frequenza d’uso, associano con altre che fumano
4. Condizioni psico-fisiche, o che consumano altre sostanze
5. Metabolismo, stupefacenti.
6. Somministrazione contemporanea di altre sostanze
d’abuso  POLITOSSICODIPENDENZA
7. Convinzione personale del soggetto, cosa si aspetta dall’uso di questa sostanza (le vie cerebrali
portano ad accentuare o far diminuire un certo tipo di effetto),
8. Condizioni di assunzione:
• singolarmente  sonnolenza e abulia
• in gruppo  loquacità, tendenza al riso

Gli effetti sono in generale simili a quelli del consumo di alcol, con euforia iniziale seguita da depressione.

IMPIEGHI CLINICI:

 mancanza di appetito (soggetti con AIDS o cancro) L’azione terapeutica è sempre


 nausea (da chemioterapia) accompagnata dagli effetti
 spasmi in seguito a lesione della spina dorsale psicoattivi. La cannabis a scopo
 neuropatie terapeutico è inserita nella Tab.
 glaucoma (può essere associato al diabete) dei Medicinali, Sez B, DPR
309/90 e successive modifiche.
Ma i più importanti sono: sclerosi multipla, epilessia, dolore cronico.
Prestazioni offerte dal SSN, si paga solo il ticket per questi farmaci.

L’analisi delle preparazioni magistrali si può fare con GC/FID: si tratta il materiale con metanolo (si fa una
solubilizzazione) e si analizza con standard interno. Il detector darà una serie di picchi corrispondenti alle
sostanze: solvente-IS-CBD-THC-CBN. L’area dei picchi è proporzionale alla quantità di sostanza  analisi
quali-quantitativa. Non è necessario usare il detector di massa, se lo voglio usare posso anche ritardare
l’inizio dell’analisi con il detector, in modo tale da non vedere il solvente.

Se invece analizzo in HPLC/UV l’ordine di eluizione sarà differente (CBD-CBN-THC-IS), non vedo il
solvente perché non deve assorbire in UV e in più si vede anche l’acido precursore del THC. Si può anche
analizzare a diverse lunghezze d’onda.

ANALISI DEL CAMPIONE

Si trattano 5 mg di hashish in 5 mL di metanolo, si preleva il surnatante, si aggiunge IS (metiloleato per GC e


tetrafeniletilene per HPLC – perché deve assorbire in UV) e si analizza.

PREPARATI MAGISTRALI

I preparati magistrali a base di cannabis possono essere allestiti in seguito a presentazione di RNR 
Bedrocan, deve contenere almeno il 22% di THC. La materia prima viene o dall’istituto chimico-
farmaceutico militare di Firenze, oppure dall’Office for medicinal cannabis del Ministero della salute,
welfare e sport Olandese.

Le preparazioni possibili sono:

107
• bedrocan (22% THC)
• bediol (7% THC e 8% CBD)
• bedrobinol (solo CBD)
• bedica (sono CBD)

Sono in commercio secondo le convenzioni internazionali. Un prodotto vendibile già confezionato è il


Sativex: miscela di CBD e THC che è in vendita in Italia dal 2013, sotto presentazione di RNRL del
neurologo. Questo farmaco è destinato alla somministrazione inalatoria, per cui l’assorbimento è molto
buono e la biodisponibilità dei p.a. è elevata.

Art. 72 DPR 309/90

2. È consentito l'uso terapeutico di preparati medicinali a base di sostanze stupefacenti o psicotrope di cui al
comma 1, debitamente prescritti secondo le necessità di cura in relazione alle particolari condizioni
patologiche del soggetto.

Altro farmaco ancora è il Marinol, a base di Dronobinol, THC di sintesi  è indicato per il trattamento di
perdita di peso e di appetito in seguito ad AIDS negli USA, è inserito nelle sostanze psicotrope, ma non in
quelle stupefacenti.

Ultimo è il Cesamet, a base di Nabilone, utilizzato come antiemetico in corso di chemioterapia in USA, Italia
e altri Paesi UE, richiede RNR.

Si stanno studiando dei colliri per trattare il glaucoma.

108
OPPIO
Deriva dal Papaver Somniferum, la droga è la capsula: viene incisa (stando attenti a non penetrare
all’interno) per far fuoriuscire il lattice, che essiccando assume colorazione bruna e prende il nome di oppio.
Le maggiori coltivazioni sono in Afghanistan e in India, qui il costo della manodopera è basso, quindi la
raccolta si effettua ancora manualmente. Nel resto del mondo invece si ha la raccolta di tutta la pianta, che
viene trattata e raffinata industrialmente. Nelle zone di tipica coltivazione dell’oppio, questo viene
abitualmente consumato per via inalatoria – ricordiamo le fumerie d’oppio della Cina. In Italia attualmente
c’è solo una ditta a Como che produce la morfina da morfina grezza. In spagna invece ci sono delle ditte che
coltivano il Papaver Somniferum per ottenere la morfina. In Europa la Jugoslavia era una grande produttrice
di oppio. Dalla pianta si può inoltre raccogliere la paglia da papavero, ottenuta dal fusto che contiene un
certo quantitativo di morfina. La capsula contiene normalmente 1-80 mg di morfina, in rari casi può arrivare
fino a 200 mg.

DESCRIZIONE BOTANICA

Pianta della famiglia delle Papaveracee, molto robusta, delicata per la coltivazione, ma cresce
spontaneamente in tutti gli ambienti, in Italia ad esempio è diffusa in Sardegna  ci si accorge perché spesso
quando si fa l’antidoping ai cavalli di quelle zone si rilevano gli alcaloidi dell’oppio: i cavalli se ne cibano
insieme ad altre piante. Va valutato il contenuto di morfina nel fieno che si dà ai cavalli da corsa.

FIORI: grandi e solitari, con calice formato da due sepali caduchi


all’apertura della corolla, la corolla è costituita da 4 petali bianchi o
roseo-violacei, tinti di malva o nero-porpora alla base. Gli stami ad
antere nere sono molto numerosi.

FRUTTO: capsula poricida sferica, ovoidale, che non si schiude a


maturazione. L’oppio è il lattice che si estra tramite incisione e viene
lasciato asciugare.

SEMI: piccoli e numerosi di colore variabile, a maturità si staccano


dalla capsula e se schiacciati hanno consistenza mucillaginosa.
Contengono il 50% di olio, sostanze azotate, cellulosa. Contengono
anche una bassa concentrazione di alcaloidi  non abbastanza da avere
effetto farmacologico, ma abbastanza da essere rilevata nel sangue e
nelle urine. Il problema è soprattutto se il consumo è frequente, perché
questi semi si usano nel pane. Solitamente il rilievo si fa o in caso di
controlli del doping o in seguito ad un incidente.

OPPIO
Viene dal greco οπός = succo, ad intendere il lattice ottenuto per incisione della capsula di Papaver
Somniferum. Nella tradizione antica veniva posto su una foglia di papavero e coperto con un’altra foglia,
lasciato essiccare all’ombra fino a quando assume una colorazione bruna. Quando è fresco la massa è
malleabile, ma si indurisce con il tempo.

Inserito nella Tab I ai sensi della 309/90 e sm, ma anche come alcaloidi totali dell’oppio e paglia di papavero.
L’oppio polvere è inserito in Farmacopea. L’ODORE è acuto e piccante.

Contiene circa venti tipi di alcaloidi liberi o coniugati con acido lattico, solforico o meconico. Gli alcaloidi
sono divisi in base alla struttura, i principali sono:
109
1. FENANTRENICI: morfina, codeina, tebaina. Quest’ultima non ha uso terapeutico, ma ha effetto
simile ai precedenti, quindi è inserita nella Tab I degli stupefacenti, anche perché può essere usata
per sintetizzare oppiacei.
• OPPIACEI = semisintetici, come l’eroina.
• OPPIOIDI = di sintesi, come il metadone.
2. BENZILISOCHINOLINICI: papaverina, narcotina e narceina.

L’OPPIO NELLA STORIA

4000 a.C. A questa epoca risalgono i primi dati scritti: i Sumeri lo chiamavano “Gil”=gioia, perché dava
sollievo alle sensazioni dolorifiche e ne conoscevano già il metodo di estrazione.
1550 a.C. Citato nel papiro di Ebers in Egitto con il nome “Shepemm”, mentre in Persia era noto come
“Teriaque”
1300-1440 a.C. Compare in un trattato di botanica cinese.
800 a.C. Omero nell’Odissea racconta che era stato usato da Elena nel vino durante il banchetto con
Telemaco, alla corte di Menelao.
450 a.C. Ippocrate narra le proprietà dell’oppio.
30 a.C. Virgilio nelle Georgiche elogiava i papaveri dispensatori di sonno, mentre nell’Eneide
raccontava come il drago posto a guardia del giardino delle Esperidi venisse placato “dandogli
il papavero sonnifero con miele stillante”.
150-160 d.C. Il famoso medico greco Galeno somministrava una particolare pozione di oppio diluito in alcol
– il galenos – per molti disturbi, tra cui il mal di testa, le malattie biliari, le coliche renali,
problemi di vista, asma, febbre, sordità e lebbra.
1000-1300 d.C. Nel medioevo venne impiegato non solo a scopo terapeutico, ma anche nei riti magici e come
veleno negli omicidi.
1500-1600 d.C. Tutte le Farmacopee Ufficiali riportavano un numero di medicazioni contenenti oppio in
maniera consistente  era una sorta di panacea, usato grazie alla sua azione analgesica e
narcotica per trattare tutti i mali privi di diagnosi o terapia. L’oppio divenne d’uso comune in
Europa, era riportato anche in tragedie di Shakespeare e Marlowe.
1600 d.C. Nasce il primo preparato medicinale a base di oppio. Il medico inglese Thomas Sydenham
propose una tintura alcolica di oppio conosciuta come “LAUDANO”, con potente azione
antispastica e antidolorifica.
1700 d.C. L’oppio divenne merce prodotta in larga scala e venduta a basso prezzo, tanto che nella classe
operaia si sviluppò un serio problema di abuso. I rimedi a base di oppio erano molto
pubblicizzati e indirizzati soprattutto ai ceti sociali privilegiati: “Sciroppo dolce della signora
Wilson”, “Elisir all’oppio di McMunri”, “Polvere di Dover” preparata da T.Dover per il
trattamento della gotta  era semplicemente antidolorifico.
1800 d.C. In Cina l’abitudine all’oppio era condivisa da milioni di persone. Questo veniva
commercializzato dalla Compagnia delle Indie. Ci furono persino due guerre dell’oppio per il
patrocinio di questo commercio, che rimase in mano agli inglesi. L’oppio e i suoi preparati
venivano venduti senza ricetta in tutte le farmacie, empori e dai medici. Negli USA era anche
possibile acquistarlo per posta.
1805 d.C. Serturner isolò la morfina dall’oppio e la chiamò così in onore di Morfeo: dio greco del sonno e
del sogno. Seguirono la codeina nel 1832 da Robiquet e la papaverina nel 1848 da parte di
Merk. L’uso della morfina si diffuse particolarmente in EU (Germania e Francia) nei ceti
medio alti ed in particolare tra gli intellettuali e i letterati. Tra i personaggi famosi che ne
facevano uso ricordiamo Otto Von Bismark, Wagner e Charles Dickens. Tutti questi si
servivano di Laudano per insonnia, mal di testa e ansia.

110
1853 d.C. Wood inventava la siringa ipodermica, permettendo quindi la somministrazione direttamente
nel circolo sanguigno.
1800-1900 d.C. L’uso di oppio e l’oppiomania erano considerati normali. In particolare se ne diffuse l’uso
durante la guerra di secessione americana e successivamente venne usato nella guerra del
Vietnam, per alleviare il dolore delle ferite da guerra.
1898 d.C. Bayer iniziò a commercializzare un derivato semisintetico della morfina, la diacetilmorfina o
“Eroina”, dalla parola tedesca Heroisch. Vantava proprietà analgesiche, per la cura dei
tossicomani e antitussive e si pensava che non determinasse dipendenza, a differenza della
codeina. Il suo utilizzo si diffuse molto rapidamente e rimase la sostanza oppiacea più utilizzata
anche nel Novecento. Gli effetti dannosi divennero poi evidenti e portarono ad una legislazione
che ne regolasse l’uso.
1900 d.C. L’abuso dell’oppio ha una drammatica escalation dopo la prima guerra mondiale e venne
incrementato dopo le guerre di Corea e Vietnam. Grave problema sociale.
1912 d.C. Prima Opium Convention all’Aja, per misure di controllo del commercio di oppio.
1914 d.C. Approvato l’Harrison Narcotic Act, che prevedeva il controllo del commercio di oppio e
derivati, vietandone l’uso a fini diversi di quelli sanitari.
1960-1970 d.C. La tossicodipendenza da eroina divenne un fenomeno di grandi proporzioni, soprattutto in
USA. Il primo decesso ufficiale da eroina risale al 1973. Nel 1975 nasce la legge 685/75, per
regolamentare l’uso di sostanze stupefacenti e che dà vita ai SERT.
Negli anni ‘80 È il periodo di massima diffusione dell’eroina in Italia. Contemporaneamente si svolgono le
prime ricerche sulla dipendenza, vengono istituiti i primi servizi per tossicodipendenti e si
avviano i primi interventi di tipo preventivo. Si diffonde anche l’uso di metadone per il
trattamento della dipendenza da oppio e suoi derivati.

ALCALOIDI A STRUTTURA FENANTRENICA

MORFINA

Alcaloide presente nella maggiore percentuale nell’oppio, 10%. È il principio


attivo che caratterizza maggiormente il materiale vegetale.  analegesico. Gli OH
in 3 e 6 sono importanti per la formazione del glucuronide in 3 e 6. Il glucuronide
è attivo. Le posizioni importanti in queste strutture sono: OH in 3e in 6, doppio
legame in 7-8, H in 14 e N. Tab I DPR 309/90 e sm. L’oppio che si vende in
farmacia deve avere almeno il 10% di morfina e il
2% di codeina.

CODEINA

È presente al 2% nell’oppio, è usato prevalentemente come antitussivo, ma


anche come blando analgesico nel lungo termine: ad esempio per l’artrite
reumatoide. Tab I DPR 309/90 e sm.

TEBAINA

Non ha uso terapeutico, ma viene usata per ottenere la Buprenorfina e altri oppiacei
di semisintesi. È contenuta all’interno dell’oppio in percentuali dello 0,3%, ma si
cerca di modificare geneticamente la pianta per ottenere una concentrazione dello
0,5%. Questo perché così si può ottenere un oppio più concentrato di tebaina.

111
Il contenuto in alcaloidi è influenzato da microclima, terreno, ambiente, condizioni di umidità, piante
circostanti. I composti di origine naturale sono levogiri, mentre gli isomeri destrogiri non presentano attività
analgesica (eccetto d-propossifene). I composti sintetici sono racemi.

ALCALOIDI A STRUTTURA BENZILISOCHINOLINICA

Sono narcotina, papaverina e narceina. Non hanno attività stupefacente,


né analgesica. Non sono quindi inseriti in DPR 309/90.

La PAPAVERINA ha effetto rilassante sulla muscolatura liscia.

I derivati morfino simili con applicazione clinica hanno tutti una struttura tipo, così schematizzabile:

Il caratteristico effetto farmacologico degli oppiacei/oppioidi è risultato del legame a diversi recettori del
SNC: bloccano la trasmissione dello stimolo del dolore. Infatti legano recettori specifici e impediscono il
rilascio di neurotrasmettitori, bloccando la conduzione della sensazione dolorifica. Questo impedisce di
provare sensazioni dolorose, inibisce la componente emozionale negativa del dolore e può produrre, in alcuni
casi, euforia. Questa euforia non è la tipica euforia delle sostanze stimolanti, ma più che altro una sensazione
di benessere dovuta all’eliminazione del dolore. Inoltre può dare sensazioni particolari, simili ad
allucinazioni, associati a disorientamento (il soggetto non si ricorda dov’è, che giorno è..).

I RECETTORI per gli oppioidi sono:

• Recettore µ: l’interazione porta a depressione del SNC, che si manifesta come analgesia
sopraspinale (µ1) e spinale (µ2), depressione respiratoria, euforia (in eroina ev si ha un rush iniziale
molto particolare), miosi, ridotta motilità gastrointestinale, ipotermia (al contrario di MDMA, che dà
ipertermia), bradicardia, tolerance (anche dell’effetto analgesico) e dipendenza psichica e fisica.
• Recettore κ: l’interazione porta ad analgesia spinale, sedazione, miosi, diuresi, blanda depressione
respiratoria, minor effetto sulla dipendenza.  effetti psicotomimetici.
• Recettore δ: sito di legame per la maggior parte di peptidi endogeni. L’interazione porta ad
analgesia spinale, disforia, delusione, allucinazioni, stimolazione vaso-motoria e respiratoria.

Gli oppiacei/oppioidi possono legare anche il recettore σ, producendo eccitazione. Tachicardia, ipertensione,
tachipnea, midriasi, allucinazioni.

Gli oppiacei-oppioidi sono classificati in:

112
o AGONISTI PURI: hanno affinità per un determinato tipo di recettore e mimano l’azione del
ligando endogeno.
o ANTAGONISTI PURI: inibiscono il legame dell’agonista, hanno effetto analgesico ridotto e sono
utilizzati per il trattamento dell’intossicazione da oppioidi. Competono con l’agonista per il sito
recettoriale e non attivano il recettore. Il migliore esempio è il Naloxone, antagonista potente, che se
somministrato da solo non ha effetto analgesico. Nel caso di intossicazione acuta da morfina e/o
eroina, il Naloxone può contrastare l’effetto in pochi minuti. Deve essere somministrato in dose
adeguata a contrastare l’effetto tossico della dose di morfina/eroina. Se il soggetto non viene trattato,
la morte avviene in circa 30 minuti, perché con la depressione respiratoria il soggetto perde
conoscenza e va incontro ad edema polmonare, con insufficienza respiratoria e morte.
o AGONISTI-ANTAGONISTI MISTI: hanno un effetto agonista su una classe di recettori e un
effetto antagonista su un’altra classe.

Tutti gli analgesici sono agonisti µ, ma con varia potenza:

Sostanza Modalità d’azione Potenza analgesica


Fentanil Forte agonista µ 100-200
Codeina Debole agonista µ, debole agonista δ 0,1
Morfina Forte agonista µ, debole agonista δ,κ 1
Eroina Forte agonista µ 5
Ossicodone Agonista µ 1-2
Ossimorfone Forte agonista µ 8-15
Pentazocina Agonista misto µ,δ,κ 0,2
Buprenorfina Agonista parziale µ, antagonista κ 25-50
Tramadolo Agonista µ, meccanismo non oppioide 0,1-0,2

EROINA

È un derivato semisintetico della morfina, la sintesi è molto semplice.

La morfina estratta dall’oppio viene purificata e trattata in un pallone di reazione con un eccesso di anidride
acetica (o cloruro di acetile). La miscela viene portata ad ebollizione e mantenuta in queste condizioni per
circa 3-4 ore. Si raffredda, si aggiunge acqua e una soluzione di Na2CO3 per far precipitare l’eroina base. Si
filtra, si asciuga e si converte l’eroina base in cloridrato  forma commercializzata.

113
Sul mercato clandestino si parte dalla morfina grezza, che è bruna, quindi anche l’eroina sarà marroncina. Si
ottiene al 50%, perché anche la morfina è al 50%. Invece in USA è più frequente l’uso di morfina ed eroina
cloridrato: bianche.

L’eroina può essere ottenuta anche pura a concentrazioni dell’80-90%, perché si sta diffondendo il suo uso
come sniffing nasale o fumata, se si fa la stessa cosa con quella grezza si ha effetto minore. Questo è dovuto
al fatto che la via di somministrazione endovenosa è molto dannosa per il soggetto che deve farsi una dose al
giorno, almeno. Alla fine sulla strada viene venduta al 10%, già al 20% è molto pericolosa.

COMPOSIZIONE EROINA DA STRADA:

1. Eroina al 10%, per ev; % maggiori se sniffata o fumata.


2. Sottoprodotti di origine o lavorazione  acetilcodeina, monoacetilmorfina, narcotina, tebaina,
papaverina (in % diversa a seconda dell’oppio di provenienza e del metodo di lavorazione)  può
darci indicazioni sull’origine della partita.
3. Adulteranti: soprattutto sostanze farmacologicamente attive, non stupefacenti  anestetici locali, ma
soprattutto caffeina e paracetamolo, che ne potenziano l’attività.
4. Diluenti: zuccheri o polialcoli aggiunti in quantità rilevante per diluire la polvere, molto facile diluire
soprattutto quella grezza.

L’eroina viene fumata, sniffata o assunta ev. quest’ultima è la via preferita dai tossicodipendenti. Fino al
1955 era nella Farmacopea come analgesico di base  ha tutte le stesse proprietà della morfina, ma passa
più rapidamente la barriera ematoencefalica e ha una potenza maggiore, dà un effetto euforico e di rush
iniziale che la morfina non provoca. Il tossicodipendente non cercherà mai la morfina per sostituire l’eroina,
per i motivi precedenti. Al massimo usa morfina solo per la crisi d’astinenza. Si pensa che ultimamente l’uso
dell’eroina sia attualmente diffuso anche tramite fumo e sniffing, perché l’uso endovena provoca gravi effetti
collaterali e soprattutto danneggia le vene in maniera irreversibile, tanto che i soggetti disperati si iniettano la
dose tra le dita oppure sui polsi.

L’eroina deriva dalla morfina grezza, quindi è marroncina e difficile da sniffare e da fumare, le sostanze
contenute non sono adatte al fumo. In USA è sempre stata apprezzata l’eroina dei marsigliesi, perché
acetilavano una morfina quasi farmaceutica: bianca. Sul nostro mercato l’eroina era marrone (brown sugar) e
tagliata con caffeina e stricnina, veniva dal Sud Est Asiatico dove veniva scaldata su delle piastre calde e ne
inalavano i fumi. Anche la metilamfetamina viene assunta dopo averla scaldata su carta stagnola e per
inalazione dei fumi. La stricnina è una sostanza anche dopante: a basso dosaggio è doping, ad alto dosaggio
ha una tossicità elevatissima.

DIPENDENZA PSICHICA E DIPENDENZA FISICA

Instaura una dipendenza psichica e fisica come tutti gli oppiacei e gli oppioidi, ma ancora più intensa
dell’alcol. Chi arriva ad assumere eroina è facilmente predisposto ad assumerla nuovamente, bastano poche
assunzioni per avere dipendenza psichica (perché il soggetto ricerca l’effetto causato euforizzante), che con
l’uso diventa anche fisica: s’instaurano delle vere e proprie modifiche a livello fisiologico. Metadone e
buprenorfina determinano una dipendenza meno marcata.

La morte da OVERDOSE di eroina è frequente nei tossicodipendenti, che scaldavano con il cucchiaino la
sostanza insieme al succo di limone (che acidifica e rende solubile l’eroina) e se la iniettavano. Questi
soggetti erano molto disagiati. L’uso di stupefacenti era dovuto soprattutto alla loro difficile situazione di
vita, da cui cercavano di evadere tramite l’eroina. Inoltre questi soggetti avevano diversi problemi di salute
dovuti non solo alla tossicodipendenza, ma anche all’uso di siringhe infette, acqua non sterile ed eroina di

114
pessima qualità. In alcuni Stati chi s’iscriveva nelle liste dei sistemi sanitari riceveva eroina “farmaceutica”
e siringhe sterili, per evitare la diffusione di patologie infettive.

La dipendenza è associata al fenomeno di TOLERANCE che potrebbe originare assunzioni quasi senza limiti
quantitativi. Nella morfina e nell’eroina terapeutica si può aumentare il dosaggio senza avere troppi problemi,
mentre nel caso della droga da strada il problema è che il contenuto dell’eroina da strada non è mai certo e le
concentrazioni non sono controllate, se il soggetto acquista una dose al 20% rischia la vita quando la assume.

EFFETTI FARMACOLOGICI:

1. Euforia: effetto iniziale dovuto ad assunzione ev, dà un RUSH iniziale che la morfina non causa;
2. Analgesia: senza perdita di coscienza, innalzamento della soglia del dolore, alterazione della
percezione e della reazione al dolore;
3. Sedazione, effetto che segue all’analgesia, ma non è il motivo di assunzione. Deve essere intesa
come induzione di uno stato di rilassamento;
4. Se il soggetto supera la propria tolerance si ha depressione respiratoria: inibizione del centro
respiratorio a livello del tronco cerebrale, che porta a morte. Chi muore da eroina muore per
depressione respiratoria. In caso di overdose si può somministrare Naloxone per salvare il soggetto,
perché compete con l’eroina per il legame con il recettore. La morte non è rapidissima, ci vogliono
circa 20 minuti. Se non si interviene con Naloxone il soggetto va incontro ad edema polmonare e
morte.

CRISI D’ASTINENZA

• PRIMARIA:
8-12 ore: lacrimazione e sudorazione.
12-24 ore: Debolezza, irritabilità, tremori, spasmi muscolari, midriasi, anoressia  disagio che si
aggrava.
48-72 ore: aumento della frequenza cardiaca, aumento della frequenza respiratoria, sensazione di
freddo, sudorazione, (insonnia, ipertensione, nausea e vomito, dolori addominali e
muscolari)  disagio molto grave.

• SECONDARIA: caratterizzata da ansia, depressione, impellente desiderio di assumere lo


stupefacente. Dura anche diversi anni ed è causa delle frequenti recidive. Si verifica nei soggetti
disintossicati.

INTOSSICAZIONE ACUTA

L’eroina era usata a scopo terapeutico a dosi di 5 mg. Non è più usata a scopo terapeutico perché non è in
farmacopea, come tutti i derivati dell’oppio è in Tab I DPR 309/90.

Eroina = viene usata in dosi di 20-30 mg ev

Dose letale = 20-60 mg in soggetti non tossicodipendenti, perché non hanno tolerance.

Morfina: dose letale 60 mg. Bisogna fare somministrazione di dosi più basse per avere l’effetto e al massimo
si aumenta la quantità se il soggetto va incontro a tolerance. Si possono somministrare dosi ripetute nel
tempo per raggiungere uno steady state.

Si manifesta come: calo della pressione arteriosa, pupille isocoriche e a punta di spillo, abbassamento della
temperatura corporea, grave depressione respiratoria.  rasenta l’avvelenamento.

115
Morte per overdose: assunzione di dose superiore al grado di tolerance del soggetto. Normalmente si
intende superamento del range terapeutico della sostanza, ma nella TA post mortem non si può individuare la
dose di eroina che ha causato il decesso, perché c’è in gioco la TOLERANCE individuale e in quel momento.
Se un soggetto s’inietta eroina questa arriva al SNC ad una velocità enorme e può provocare insufficienza
respiratoria. La dose di eroina che provoca overdose non è sempre la stessa, dipende dalla tolerance del
soggetto in quel momento, infatti di solito si verifica quando il soggetto ha sospeso per un certo periodo
l’assunzione (o per disintossicazione o perché non riesce a recuperare la dose) e poi ricomincia con la stessa
dose. La morte è sempre per insufficienza respiratoria. Nell’encefalo l’eroina viene metabolizzata molto
rapidamente e viene convertita in 6MAM (Tab I 309/90), metabolita molto attivo e con emivita più lunga
della morfina. Nel post mortem si trovano morfina e 6 MAM, ma non l’eroina. Inoltre si trova il glucuronide
che viene eliminato nelle urine. Nel post mortem si trova morfina libera (assunzione recente) o morfina
coniugata con glucuronide ( in questo caso bisogna fare idrolisi acida o enzimatica per identificare la
morfina totale con GC, se invece voglio trovare la morfina glucuronide posso fare la TLC). Non c’è una dose
con la quale possiamo certamente dire che il soggetto è morto per overdose da eroina, bastano piccole
quantità in più rispetto a quelle che il soggetto è in grado di metabolizzare in quel momento. Servono dati
circostanziali, presenza di edema polmonare e eventuali fori o residui nelle cavità nasali. La morfina si può
trovare in sangue, urine, bile  se si trova a questo livello significa che il tossicodipendente è di vecchia
data. In HPLC si possono vedere sia la morfina glucuronide che quella libera.

DERIVATI NATURALI DELL’OPPIO

Per oppiacei s’intendono prodotti di semisintesi, mentre gli oppioidi sono sintetici.

Ricordare che la morfina e i suoi derivati sono analgesici contenuti nell’allegato IIIbis. La codeina è antitosse
e anche l’eroina era stata inventata come antitosse, ma non possiamo dire che fosse usata per la dipendenza
da oppioidi (la cocaina invece è stata usata per un po’ per superare la tossicodipendenza da oppioidi).
Sebbene la codeina sia usato frequentemente come antitussivo, si può anche usare come analgesico di lunga
durata (artrite reumatoide).

Ossicodone
Minor potenza analgesica della morfina, è usato per via orale come antitussivo e ha
attività analoga alla codeina.

Idrocodone
Inefficace per via orale e più tossicomanogeno della codeina, ha un carbonile in 6 e l’H
in 14, a differenza dell’ossicodone

Idromorfone
Non ha il CH3 in 3, ma presenta il carbonile in 6 e non il doppio legame in 7-8. Usato
per os o per via parenterale, è circa 5 volte più attivo della morfina.

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Diidrocodeina
Non ha il doppio legame, è un derivato semisintetico usato come trattamento
antidolorifico. Ha comunque proprietà antitussive e si usa soprattutto nei casi di
dispnea, più gravi di una semplice tosse. È una delle sostanze che vengono controllate
dalla medicina del lavoro (morfina, codeina, metadone, 6MAM per l’eroina,
diidrocodeina, buprenorfina e norbuprenorfina; cocaina, cannabis – THC nel capello e
THC-COOH nelle urine, amfetamine, MDMA, MDE, MBDB, MDA). Tab I DPR 309/90.

Nalorfina
Non è usata in terapia, ha una sostituzione sull’azoto che la differenzia dalla morfina.
Interessante perché era difficile fare diluizioni isotopiche di tutte queste sostanze e
quindi si usa come STANDARD INTERNO nei rilievi biologici. Siccome ha i due
ossidrili come la morfina la accompagna sia nella fase estrattiva che nell’analisi.
L’unico problema è che non controllo l’idrolisi perché non è glucuronata, dovrei
averla glucuronata. La morfina è la sostanza più difficile da estrarre in L-L alle urine
perché necessita un pH di 9, se vado a meno non la estraggo, se salgo al di sopra il fenolo si dissocia e non
riesco a estrarla. Per questo è molto importante usare uno IS. Meglio usare la SPE piuttosto che la L-L per la
questione degli -OH e del pH.

Naloxone
Nome commerciale: Narcan ®. Si ottiene per sostituzione di N metilico
dell’ossimorfone con un N-allilico. È usato nelle terapie da disassuefazione e per
l’intossicazione: è un ANTAGONISTA PURO. Non ha effetto analgesico e non
determina dipendenza. Si usa per testare se il soggetto è tossicodipendente, perché
quando somministrato nei tossicodipendenti provoca la crisi di astinenza.

Naltrexone
Antagonista puro, con emivita maggiore, viene usato per os. Si può usare sia per
scatenare una sindrome da astinenza nei test diagnostici, non tanto per overdose (perché
per os diventa difficile da somministrare nel soggetto in coma). Usato anche nel
trattamento dei tossicodipendenti dopo la sospensione dell’assunzione di metadone.

Buprenorfina
È un derivato semisintetico che si ottiene dalla tebaina, si può ritrovare nell’urina il suo
derivato norbuprenorfina (senza ciclopropilmetil). Ha un profilo farmacologico
interessante perché agonista parziale µ e antagonista κ. Viene usata sia come
analgesico, sia per il trattamento per la disassuefazione da oppioidi e oppiacei (eroina).
Si usa in terapia l’isomero levogiro, come cloridrato in dosi di 107,8 γ equivalenti
approssimativamente a 100 γ di buprenorfina base. È un analgesico 25-50 volte più
potente della morfina, quindi una dose di 0,4 mg corrisponde a una dose di 10 mg di
morfina. È un agonista – antagonista misto: a basse dosi agisce come agonista parziale sui recettori µ (con
effetto morfino simile), ad alte dosi agisce come potente antagonista sui recettori oppioidi κ con attività
simile al Naloxone. Quindi se aumento il dosaggio diventa un antagonista. Il suo agonismo parziale
verso i recettori µ è responsabile dell’“effetto tetto”  a seguito di aumento della dose gli effetti di
analgesia e depressione non aumentano oltre ad un determinato livello. La sua durata d’azione è maggiore di
quella della morfina a causa di una elevatissima affinità per i recettori µ e di una lenta dissociazione.
Addirittura 180 minuti per la dissociazione, questa sua attività non viene antagonizzata dal Naloxone, non si

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va mai ad overdose perché ad un certo punto diventa antagonista. La bassa attività di agonista determina un
minor grado di tolerance, minor potenziale d’abuso e dipendenza fisica e quando sospesa dà crisi di
astinenza di minore entità. Per tutti questi motivi il suo utilizzo si sta diffondendo negli ultimi anni. Tab IV
DPR 309/90.

UTILIZZI CLINICI
Farmaco sostitutivo nell’impiego del trattamento della disassuefazione da oppioidi (dal 2000, prima veniva
usato solo il Metadone). La dose abituale somministrata per via intramuscolare o endovenosa per indurre
analgesia è di 0,3 mg ogni 6 ore. Le dosi sublinguali sono da 0,4 a 0,8 mg e producono un effetto analgesico
efficace e le dosi da 6-8 mg sembrano uguali a 60 mg di metadone nella terapia di mantenimento dei
tossicodipendenti. Analgesia più blanda rispetto alla morfina, si può usare nel dolore post operatorio.

RIDUZIONE DEL DANNO

Con la 685/75 s’introduce un nuovo approccio nei confronti della tossicodipendenza, che viene trattata come
una patologia a tutti gli effetti. Ha come imperativo di fondo: “ L’accettazione della persona come è, con le
sue caratteristiche, i suoi problemi, e nello stadio di cambiamento in cui si trova. L’operatore delle
comunità pubbliche o private e dei SerT non giudica, non esercita pressioni, prende atto dei problemi
effettivi attuali, ascolta, sostiene, indirizza, aiuta e incoraggia, ma non dà consiglio ove non richiesto, non
esercita forme di autorità al di là di quello che il suo mandato gli richiede.”

La riduzione del danno è fondata su rapporti empatici, sull’accoglienza, sulla responsabilità del paziente per
il suo destino.

La pratica della riduzione del danno non è diversa da quanto la più tradizionale delle medicine, quella
ippocratica, prescrive: “se non puoi guarire, evita il peggio, lenisci il dolore.”

Patologie che possono colpire frequentemente i tossicodipendenti sono a livello epatico e l’HIV/AIDS.

OPPIOIDI

Petidina/meperidina e alfaprodina (strutture sottostanti). Queste sostanze hanno una certa tossicità dovuta
alle impurezze che provocano lesione neuronale: può portare anche a morbo di Parkinson. Tab I DPR 309/90.

Il Chetobemidone è in Tabella I e presenta una struttura particolare: idrossifenilmetil, tipica anche del
fentanyl. La pentazocina è in Tab IV degli stupefacenti. Il fentanyl (Tab I) è un potente analgesico, usato
anche come stupefacente soprattutto in USA. La feniletil propanamide è la porzione importante della
struttura. Sembra che il Fentanyl dia, oltre ad attività analgesica, la forza di superare la giornata. Il fentanyl
avrà le stesse problematiche degli altri oppiacei.

118
Il metadone è stato sintetizzato nel 1943, ed entrò in terapia come analgesico alla fine
della seconda guerra mondiale, ora è usato anche per il trattamento dei
tossicodipendenti. Può essere estratto con SPE o L-L. Il metadone viene assunto per
via orale, provoca analgesia, blocca i sintomi astinenziali per 24-62 ore. I sintomi
della crisi di astinenza sono più leggeri rispetto a quelli della morfina. Questo perché
ha una durata d’azione più lunga della morfina e viene eliminato molto lentamente. In
dosi singole non ha effetto sedativo.

Determina:

• Dipendenza simile a morfina;


• “Tolerance”
• Effetti secondari a dosaggi terapeutici.

Di solito viene somministrato come sciroppo, per evitare l’uso per via iniettabile e anche per migliorare il
gusto.

I metaboliti sono EDDP ed EMDP (strutture sottostanti), si trova più facilmente l’EDDP nelle urine, perché
l’altro è in concentrazioni molto basse. Sono entrambi ottenuti per ciclizzazione del metadone sull’azoto.

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PROPOSSIFENE

Si usa come racemo, ha proprietà miste come altri prodotti. Il levogiro è antitussivo, mentre il destrogiro è
analgesico. Non è inserito nella tabella degli stupefacenti.

TRAMADOLO e TAPENTADOLO sono in allegato IIIbis

Il TRAMADOLO non è stupefacente, è un analgesico


agonista µ selettivo e inibitore della ricaptazione di NA. Non
c’è nessuna porzione che fornisca attività stupefacente. C’è
solo l’N terziario simile al metadone. È interessante però la
struttura simmetrica.

Il TAPENTADOLO invece ha una struttura più simile a quella delle


amfetamine, ma basta avere un carbonio in più perché assuma attività
analgesica e perda quella stimolante. Agonista non selettivo dei recettori
oppioidi. Si trova nella tabella dei Medicinali sezione A. Ci sono
conseguenze penali in seguito a spaccio.

ASSORBIMENTO

I composti oppioidi e oppiacei vengono assorbiti dopo somministrazione sottocutanea o intramuscolare o


endovenosa, sono assorbiti anche attraverso polmoni, mucosa nasale e tratto GI.

Generalmente si somministrano dosi di morfina per via parenterale comprese tra i 5-10 mg, ma per os la dose
aumenta notevolmente. L’assorbimento gastrico è ridotto perché a pH acido la morfina è ionizzata. La
codeina è assorbita più rapidamente della morfina perché meno polare e l’eroina ancora più velocemente
(pochi minuti per via parenterale).

DISTRIBUZIONE

Rapida in tutti i tessuti, in particolare reni, fegato ed encefalo. L’eroina e la 6-MAM sono più liposolubili
della morfina, ma non si trova mai l’eroina perché viene rapidamente metabolizzata a 6-MAM.

METABOLISMO

Coniugazione con acido glucuronico per la morfina, mentre la codeina viene attivata a morfina e poi
coniugata con acido glucuronico. La prima che si trova è la morfina, poi con il passare del tempo aumenta la
concentrazione di metaboliti. Nelle assuefazioni e intossicazioni da eroina cerco la 6-MAM. Mentre nella
sintesi di eroina da morfina grezza rimangono alcuni derivati che si possono rilevare come l’acetilcodeina.
Gli altri alcaloidi dell’oppio sono difficili da trovare.

ELIMINAZIONE

Tramite urine e bile, si rilevano anche nei capelli.

120
PROGRAMMI TERAPEUTICI PER LA DISASSUEFAZIONE DA OPPIACEI

1. Decondizionamento a breve termine con metadone.

Il tossicodipendente da eroina viene ricoverato sotto sua richiesta e consenso informativo. Si esegue in
primis la diagnosi di tossicodipendenza da oppiacei con naloxone, per evitare di creare un tossicodipendente
da metadone. La dose iniziale dipende dai casi, x os due o più volte al giorno si somministrano dosi al
massimo di 40-60 mg/die: normalmente 30 mg due volte al giorno. Ogni 48h si diminuisce di 5 mg la dose di
metadone e si esegue giornalmente il controllo delle urine per valutare se il soggetto sta seguendo
correttamente il programma, se si trova morfina nelle urine è escluso dal protocollo. Questo programma ha
un’alta percentuale di recidive. Si usa più frequentemente per il mantenimento della terapia di
disassuefazione.

2. Decondizionamento a lungo termine con metadone.

In questo caso, dopo il test con il naloxone, il soggetto viene trattato con somministrazione orale
ambulatoriale di soluzione di metadone, tramite un boccettino da 60-70 mg (due dosi). Anche in questo caso
la dose massima è 30 mg; per i primi tre mesi il soggetto riceve il trattamento ambulatorialmente, mentre nei
successivi gli viene completamente affidata l’assunzione. Anche in questo caso si monitorano le urine per
verificare l’adesione al programma di disintossicazione, se si trova morfina nelle urine il soggetto è escluso
dal protocollo.

3. Decondizionamento mediante clonidina-naloxone.

In questo caso il soggetto viene ricoverato dietro sua richiesta e non è necessario eseguire la diagnosi di
tossicodipendenza, perché non si usano farmaci che determinino dipendenza. La clonidina è un farmaco
antipertensivo, che agisce su alcuni nuclei del SNC, in modo simile agli oppiacei endogeni-esogeni. Stimola
recettori diversi rispetto a quelli degli oppio-narcotici. Pertanto non produce né tolleranza né dipendenza
fisica, né sindrome di astinenza. La sua funzione è quella di inibire i sintomi della crisi d’astinenza. Questa
viene associata al naloxone, un antagonista oppioide. In questo modo si crea una situazione drug free, i cui
sintomi di astinenza sono attenuati dalla clonidina. Anche in questo caso si esegue il controllo delle urine
giornaliero.

4. Protocollo naltrexone.

È un antagonista dei recettori per gli oppiacei, agisce come il naloxone, ma viene somministrato per via orale.
Si utilizza quando il soggetto ha già effettuato la completa detossificazione fisica dagli oppiacei. In questo
caso si esegue settimanalmente il controllo delle urine.

5. Protocollo clonidina.

La clonidina può essere utilizzata per bloccare la sindrome da astinenza, anche in questo caso quando si
segue questo protocollo si esegue controllo settimanale delle urine. Poco usato, solo nei casi meno gravi.

Il protocollo più utilizzato attualmente sfrutta la Buprenorfina.

121
TOSSICOLOGIA FORENSE E MEDICINA FORENSE
Queste due discipline sono strettamente legate da molto tempo, la prima legge a riguardo risale all’81 a.C.
Nell’impero romano era particolarmente frequente il veneficio. Uno dei più antichi trattati di medicina legale
risale al 1200 d.C. e arriva dalla Cina.

Nell’avvelenamento è molto difficile individuare gli effetti di una sostanza per il singolo: normalmente il
tossicologo studia la DL50 nei topi, ma questo non si può riportare nell’uomo. Il topo è un modello molto
valido, ma comunque non basta per definire la tossicità sul singolo individuo. Il problema fondamentale è
che il modello può darmi un’informazione statistica, ma il medico legale è di fronte ad una sola persona.
Quella persona è morta per quella dose? Non è detto, anche se la dose è alta. Ad esempio i soggetti che fanno
uso continuativo di eroina sono molto meno sensibili alla stessa o ai suoi derivati, mentre chi non ha mai
assunto può essere intossicato da una dose molto inferiore. Per l’alcol l’effetto è molto individuale, anche in
assenza di tossicità.

Nell’ambito medico legale non si può dire con certezza che il soggetto è morto per quel motivo, al massimo
si può dire che quella dose è tossica per la generalità della popolazione.

Cosa influenza la tossicità?

CONDIZIONI INDIVIDUALI CONDIZIONI AMBIENTALI


• Età (anziani e bambini hanno meno grasso • Temperatura.
corporeo, sono più sensibili a tossici • Pressione.
lipofili). • Umidità.
• Etnia (europei trattati con antitubercolari
hanno epatotossicità, mentre i mongolidi
sono più sensibili a livello del SNC).
• Sesso (metabolismo diverso tra maschi e
femmine).
• Peso corporeo.
• Stato nutrizionale.
• Condizioni patologiche.
• Assunzione contemporanea di più sostanze.

Generalmente il PM, che si occupa delle indagini preliminari, chiama il medico legale e il tossicologo
forense e gli fa un quesito: “accerti il CT (consulente tecnico) l’epoca, le cause, le modalità della morte,
verificando altresì la presenza di eventuali concause con facoltà di ricorrere al supporto di analisi
specialistiche (alcol, CO) o con altre indagini l’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope, per le quali
gli elementi a disposizione offrano indicazioni.”

DIAGNOSI DI AVVELENAMENTO  di solito non ci sono segni macroscopici: autopsia bianca. Non ci
sono segni di infarto, né di emorragia, frattura o embolia. Bisogna quindi procedere analizzando:

1. Criteri anamnesico circostanziali;


2. Dati anatomo patologici;
3. Dati di chimica tossicologica.

Gli unici esempi di segni macroscopici di diagnosi di avvelenamento sono:

1. Odore di mandorle amare in morte da cianuro.


2. Reni bianchi per intossicazione da mercurio.

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3. Colorito rosso ciliegia dei morti da monossido di carbonio.

Negli altri casi non si vede niente, quindi bisogna prelevare i tessuti per fare l’analisi chimico tossicologica
degli stessi.

DATI ANAMNESICO-CIRCOSTANZIALI

− Avvelenamento di gruppo (ad esempio in seguito ad una cerimonia, molti partecipanti presentano
sintomi di tossicità e uno è morto)
− Coesistenza di sintomi in corrispondenza di definite occasioni.
− Sintomatologia specifica: l’avvelenamento da Amanita Phalloide causa un’insufficieza epatica
fulminante, o ancora gli organofosfoici causano sintomi caratteristici degli antimuscarinici.

DATI ANATOMO-PATOLOGICI

− Frammenti di materiale indigerito: funghi, compresse, alimenti.


− Segni di agopuntura  segno da punta.
− Odore di mandorle amare  quasi impossibile da percepire.

DATI CHIMICO-TOSSICOLOGICI

− Identificazione del tossico.


− Criterio comparativo.

Analisi tossicologica:

o Sangue centrale.
o Sangue periferico (si preleva anche questo perché il fegato si rompe e rilascia il suo contenuto,
andando ad inquinare il sangue centrale.)
o Bile  sostanze idrofobe.
o Urina  sostanze idrofile.

In questo modo si valuta sia cosa è in circolo, sia cosa è in eliminazione.

Campionamento dei visceri: rene, fegato, polmone, cervello, contenuto gastrico, muscolo, tessuto adiposo,
campione osseo. Inoltre si fanno tamponi nasali per la cocaina e si studiano i capelli per conoscere la storia
tossicologica del soggetto.

CASO

Un soggetto trovato riverso in un appartamento, furono trovati vicino una siringa e il suo incarto.
L’autopsia era bianca, quindi sono stati prelevati i tessuti che risultavano POSITIVI per i derivati morfinici
(urina). Con l’analisi chimico tossicologici si sono trovate anche informazioni riguardo alle abitudini
(assunzione di nicotina e caffeina – utile per l’identificazione). Il rilievo di campioni biologici ha identificato
morfina 0,52 γ/mL e codeina 0,08 γ/mL e benzocaina 0,3 γ/mL. Nel pelo pubico sono stati rilevati metadone
2,21 ng/mg e morfina 1,03 ng/mg. Il metadone si utilizza per la disintossicazione da eroina, quindi
probabilmente il soggetto è un tossicodipendente in trattamento che non ha resistito ad un’ultima dose. Il
problema è che il trattamento con metadone riduce la capacità del soggetto di sopportare le elevate dosi cui
era abituato prima del trattamento, quindi se dopo il metadone usano la stessa dose che usavano prima
possono andare incontro a morte.  IPOTESI PIÙ PLAUSIBILE.

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CASO – incidente in strada.

Il soggetto che fa un incidente può morire per l’incidente o perché è rimasto incastrato nell’abitacolo e per
la combustione è stato esposto a CO. Può fare differenza se i soccorsi non sono arrivati subito, perché in
alcuni casi potrebbe essere che se fossero arrivati prima avrebbero potuto salvare qualcuno. Ad esempio in
un caso specifico un soggetto aveva una concentrazione di HbCO del 4%  era già morto al momento
dell’incendio, infatti aveva un’emorregia cerebrale. Attenzione però che questa concentrazione per alcuni
soggetti è tossica (cardiopatici e anziani). Al contrario il passeggero aveva concentrazione di HbCO del
13%, questo significa che il secondo soggetto è rimasto in vita per più tempo, ha fatto in tempo a respirare
CO dovuto all’incendio. Presentava delle lesioni gravi, ma non mortali in poco tempo, probabilmente non è
stato il monossido di carbonio a ucciderlo, ma le lesioni. Significa che è passato un po’ di tempo
dall’incidente all’intervento dei soccorsi. Quanto tempo ci hanno messo a intervenire? Il soggetto era
ancora vivo?

La presenza di più persone insieme può essere un indizio utile, ad esempio se uno muore prima e l’altro dopo
ci sono delle questioni legali di eredità, che possono richiedere di identificare quale dei due è morto prima.

CASI PIÙ FREQUENTEMENTE OSSERVATI IN SALA ANATOMICA

CO Deriva dalla combustione incompleta del carbonio. Origina infatti da tutti i processi di
combustione, esplosione e liberazione di gas.
È in grado di uccidere anche a piccole concentrazioni. I sintomi sono molto ampi: vanno da
cefalea a morte. Il problema è che quando ci si accorge che il sintomo è grave purtroppo è
troppo tardi per intervenire.

CASI DI INTOSSICAZIONE DA CO
1. Due soggetti trovati morti nel bagno del loro appartamento, erano marito e moglie (incinta). È il
tipico caso di morte per intossicazione da CO, perché erano entrambi nel bagno molto piccolo e
con la caldaia. Tantissime caldaie a Milano sono fuori norma, perché sono presenti in stanze
troppo piccole, questo significa che in caso di mancata dispersione del CO l’ambiente si satura
troppo velocemente. Altro segno tipico di questa intossicazione è la colorazione rosso ciliegia della
pelle dei soggetti (dovuta a HbCO). In casi come questo bisogna mettere in sicurezza l’ambiente,
sia per gli operatori, che peri futuri inquilini.
2. Un soggetto è stato trovato nel bosco: si era tolto la vita con il gas di scarico della macchina. Era
stata trovata vicino anche della Marijuana. Il problema è che in questo caso si era sviluppato un
incendio perché i gas di scarico sono incandescenti, quindi la temperatura nell’abitacolo è molto
elevata e porta a combustione spontanea gli oggetti. È bruciato tutto, quindi questo ha reso molto
più difficile identificare il soggetto e il motivo della morte. Spesso negli omicidi della criminalità
organizzata è usato questo metodo per occultare un’uccisione premeditata. In questo caso però il
soggetto aveva nella trachea un residuo nero (fuligine dovuta alla combustione) e HbCO al 60-70%
 quindi il soggetto era vivo quando la macchina ha preso fuoco. Altra evidenza è quella del THC
nel sangue, che mi dice che il soggetto aveva fumato una canna.

ALCOOL Piò servire l’analisi se un soggetto ha cusato un incidente, perché ad esempio l’assicurazione
non paga se il soggetto era alla guida ubriaco. Ancora viene monitorato nei uidatori in strada.
La sua tossicità è individuale. Il problema è che nel cadavere la concentrazione di alcol è
maggiore rispetto al vivo, a causa della fermentazione dei tessuti post mortem.

CASO DI MORTE DA ALCOL


Normalmente non si ha morte da alcol, anche se in alcuni casi può succedere, in particolare gli adolescenti
che esagerano con l’alcol e vanno in coma etilico. Puù facile che il soggetto dopo aver bevuto si metta alla
guida e causi un incidente.

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1. Un soggetto è stato trovato morto dopo aver fatto un incidente in motorino ed essersi schiantato
contro un palo. È chiaro che in questo caso la causa di morte è evidentemente l’incidente, ma il
soggetto era ubriaco? Perché in tal caso l’assicurazione non ha alcuna resposabilità. In effetti il
contenuto di EtOH nel sangue era di 1,1 g/L, può essere che per questo abbia perso il controllo del
mezzo e si sia schiantato.

Si possono trovare indicazioni tossicologiche anche sulle ossa: i tossici possono depositarsi a questo livello,
ma in realtà non le possiamo usare per individuare la quantità di sostanza assunta perché pu cambiare in
meno o in più.

CASO

Intossicazione da mercurio negli odontotecnici e nei dentisti. Si era osservato uno strano aumento di suicidi
tra questi professionisti, che maneggiavano mercurio per le otturazioni. L’aumento di suicidi può essere
correlato all’esposizione di mercurio perché questo può causare disturbi psichiatrici: depressione e psicosi.
In seguito si sono fatti degli studi nei soggetti con otturazioni di questo tipo, in effetti chi aveva molte
otturazioni aveva livelli di mercurio maggiori di quelli di altri. Per questo motivo ora non si fanno più questi
tipi di otturazioni.

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Nicola Rossato SPM al tribunale di Busto Arsizio.

Diritto penale si occupa di ciò che costituisce reato penale. Non di ciò che è illecito civile o amministrativo,
cioè viola una norma di tipo civile  esempio è non indossare il casco in motorino, o ancora se si causa una
perdita nella casa del vicino: è un illecito civile cui si risponde pagando i danni.

Il processo penale si articola in più fasi: il PM si occupa di tutte le fasi, non necessariamente c’è un giudice,
nelle indagini preliminari c’è il giudice per le indagini preliminari. Si occupa di tutti i casi in cui è necessario
il vaglio (autorizzazione) del giudice  intercettazioni o misure cautelari, che determinano fino alla
carcerazione dell’individuo. Misure cautelari si prendono quando c’è pericolo di fuga, reiterazione di reato
oppure inquinamento delle prove. Queste misure sono ancora nell’ambito delle indagini preliminari, quindi il
processo deve ancora iniziare. Ci sono tre figure fondamentali:

1. Il PM deve accertare se il reato si è verificato o no. Fa le indagini, è un magistrato che sostiene


l’accusa ed è parte pubblica, perché segue le stesse regole di selezione dei giudici.
2. Avvocato di tutte le parti private: sia della persona offesa che della persona accusata.
3. Giudice.
Sistema penale non esaurisce il sistema normativo cui siamo sottoposti: ci sono anche sistema normativo
civile e i sistemi deontologici per alcune professioni determinano il codice etico che devono rispettare i
professionisti come: medico, farmacista, avvocato. Particolare cautela necessaria perché è in gioco la salute
della persona. Le responsabilità sono diverse: una è giuridica e l’altra deontologica. C’è un apposito articolo
del codice civile che specifica che non tutte le professioni hanno un albo, solo quelle per cui c’è un valore
sociale associato alla professione.

Sanzioni disciplinari:

• Avvertimento.
• Censura.
• Sospensione.
• Radiazione: un avvocato che ometta di essere diligente nella difesa dell’interesse del proprio
assistito, oppure dia false informazioni all’assistito. Anche per un farmacista che somministra
farmaci diversi da quelli prescritti dal medico.
Il sistema di giustizia penale prevede in seguito ad un reato una pena, sulla base del principio di legalità
(condotta compiuta deve essere già stata prevista dal legislatore come illecito penale) e principio di
imputabilità e colpevolezza. Ad esempio i bambini sotto i 14 anni non sono imputabili, non si può parlare di
reato. Ci saranno conseguenze come il risarcimento, ma non si può imputare il bambino.

Può essere che in alcuni casi giuridici sia necessario l’ausilio di un esperto, per delle competenze che il PM
non ha. Il PM come fa a valutare l’esito della perizia? Bisogna valutare la competenza del perito e capire se
la prova è forte. Il giurista ha la necessità di una valutazione tecnica perché non ha sufficienti elementi per
risolvere la questione, ma allo stesso tempo deve valutare la professionalità del perito. Si diceva Iudex
peritum peritorum, ma il giudice non può essere veramente esperto in ogni campo. Come si seleziona
l’esperto? Bisogna sceglierne uno competente, ma il PM non può sapere qual è più competente. Ci si può
rivolgere all’albo dei consulenti e dei periti: non è obbligatorio. In più non è detto che tutti gli iscritti all’albo
siano competenti. Altro problema è quello dei compensi, si iscrivono all’albo anche persone che fanno
perizie per arrotondare lo stipendio. Non è detto che siano abbastanza competenti. Ad esempio un’istituzione
universitaria è sicuramente affidabile, perché indipendente e certamente competente.

La scena del crimine è fondamentale in seguito a reato: i dati che si possono raccogliere sono prelevabili solo
dal consulente scientifico. Si possono prelevare campioni biologici, sangue, impronte, prove fisiche, proiettili
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o armi da fuoco.  RIS. Mi permette di ricostruire la dinamica del reato e l’intensità del dolo: elemento
soggettivo della volontà lesiva.

Il sistema di giustizia penale è estremamente rigoroso, i test che si effettuano devono essere fatti secondo un
metodo scientifico  questo mi permette di usare i dati in tribunale. In modo tale da evitare la
contaminazione della prova scientifica. Per questo di parla di scienze forensi.

Applicazione dei periti:

1. Autopsia: medico legale.


2. Colpa medica: medici legali o esperti specialisti  si fanno delle perizie per valutare il lavoro del
medico, che deve essere stato fatto in maniera adeguata, molto complicato valutare se le procedure
mediche effettuate siano state le migliori o se con altre procedure l’esito sarebbe stato diverso.
3. Genetista: cadaveri non riconoscibili, deceduti a seguito di un incendio.
4. Cinematica: incidenti stradali in cui si deve valutare se ci sono dei profili di colpa penalmente
rilevanti. Ad esempio la velocità cui andava il guidatore.
5. Balistica: traiettoria dei proiettili.
6. Rilevazioni di agenti incendiari
7. Psichiatria: in caso di soggetti deboli ed audizioni protette, garantisce la genuinità delle dichiarazioni,
in particolare nei bambini.
Periti e consulenti tecnici:

• Traduttore (intercettazioni).
• Medico legale.
• Perito cinematico: incidenti stradali  studiano la deformazione dei veicoli coinvolti e valutano la
forza di impatto per capire a che velocità viaggiavano i veicoli e come si sono scontrati.
• Informatico: copie forensi, analisi di dispositivi informatici. Anche il modo in cui si estraggono i dati
è importante, perché questi dati non devono essere alterati.
• Chimico-tossicologo: analisi di sostanze stupefacenti (traffico, importazione, detenzione), ma anche
ricerca di sostane tossiche nell’organismo. Il peso è diverso se ci si occupa di droghe leggere o
pesanti, inoltre il trattamento sanzionatorio dipende anche dalla quantità di sostanza.
• Neuropsichiatria infantile.
QUESITO chimico-tossicologico: “Determini il perito se si tratta di sostanza stupefacente o psicotropa, ne
determini il peso esatto e specifichi in quale tabella è inserita”.

Il problema è che i quesiti non sempre hanno risposte semplici, la certezza scientifica è abbastanza per
definire la responsabilità penale dell’individuo? C’è sempre un tasso di errore e bisogna capire come si
riversa sul processo. Le operazioni del perito devono essere tracciate e registrate in maniera specifica per
poter dimostrare che la procedura è corretta, in presenza di una contestazione delle altre parti. Ci sono dei
controlli che vanno effettuati. La prova scientifica si basa sul metodo di Daubert:

o Test empirico
o Peer review: quando viene pubblicato un articolo ci sono degli esperti del settore che ne valutano la
validità scientifica.
o Conoscere i tassi di errore
La cassazione (suprema corte, massimo organo giurisdizionale dell’Italia), ha il compito di nomofilachia 
uniformare l’interpretazione delle norme e delle leggi in Italia e ha accolto il metodo scientifico di Daubert.
Questi principi dicono che: per valutare l’attendibilità di una teoria occorre capire gli studi che la sorreggono,
le basi effettuali, i test, l’ampiezza e la rigorosità della ricerca, il grado di sostegno della comunità scientifica,

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identità, autorità indiscussa del soggetto. Se a fare l’analisi è l’Università degli Studi di Milano sicuramente
ha un’autorità e un’affidabilità maggiore di un qualsiasi laboratorio privato.

Problema fondamentale del DPR 309/90 sono le nuove sostanze  solitamente di origine sintetica. Possono
essere ricondotte a sostanze in tabella? Sono stupefacenti? Le tabelle sono aggiornate regolarmente dal
legislatore.

GBL (γ butirrolattone), è una sostanza legale in alcuni Paesi europei perché è un ottimo solvente per pulire i
cerchioni delle automobili. Però è una sostanza usata per lo stupro, quindi alcuni la acquistano online per
usarlo a questo scopo. È reato o no? Se il soggetto l’ha acquistata senza sapere che è una sostanza
stupefacente e l’ha usata solo come solvente per i cerchioni, non è reato.

Responsabilità del farmacista, ci sono pochi casi di rilievo penale dell’attività del farmacista. Sicuramente se
un consulente fa una falsa perizia commette un reato. Le più gravi accuse per un farmacista sono
somministrazione di farmaci guasti o pericolosi per la salute pubblica. Sebbene la responsabilità maggiore
nella somministrazione dei farmaci sia del medico, il farmacista ha comunque una sua responsabilità nel
verificare l’adeguatezza della prescrizione e nella corretta dispensazione dei farmaci. Negli ultimi decreti
legislativi si sono ridotte le sanzioni per le colpe mediche, se il medico ha seguito corrette pratiche cliniche e
le linee guida, questo in risposta ai troppi casi di medicina difensiva. Cioè il medico doveva prescrivere tutti
gli esami possibili per evitare poi che i familiari del paziente lo accusassero di non aver svolto il suo lavoro
correttamente.

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