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.: MODELLO A PREZZI FLESSIBILI E MERCATO DEI FONDI MUTUABILI :.

1. Descrivete graficamente e algebricamente l’equilibrio nel modello a prezzi flessibili e


nel mercato dei fondi mutuabili in seguito ad uno shock negativo di offerta.

(A) MODELLO A PREZZI FLESSIBILI

• piena flessibilità di prezzi e salari


• mercato del lavoro sempre in equilibrio
• produzione effettiva sempre uguale a quella potenziale (Y=Y*)
• eventuali shock da domanda cambiano la composizione del Pil ma non il suo livello

Equilibrio nel mercato del lavoro:

Graficamente: Algebricamente:

(W/P) = [(1-α)E1-α](K/L)α = (1-α)(Y/L)

Che è il salario reale di equilibrio del mercato.

Il livello dei prezzi non ha effetti sui salari reali e sull’occupazione.


In presenza di uno shock negativo di offerta l’efficienza del lavoro E nella funzione di
produzione diminuisce e questo comporta una riduzione del PIL potenziale

(B) MERCATO DEI FONDI MUTUABILI

Il mercato dei fondi mutuabili è quel mercato in cui il tasso di interesse funziona come prezzo.

Equilibrio nel mercato dei fondi mutuabili:

Algebricamente :

(Y*- C - T )+(T - G ) - NX = I

dove:
(Y* -C – T ) è il risparmio privato
(T -G ) è il risparmio pubblico
-NX è l’afflusso di capitale estero

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 1
Graficamente:

Cosa accade in presenza di uno shock negativo di offerta?

Lo shock negativo dal lato dell’offerta, oltre a ridurre il PIL potenziale ed i consumi, fa
aumentare il tasso di interesse reale interno perché la diminuzione del reddito riduce
l’afflusso di risparmio privato nei mercati finanziari.
Nel diagramma del flusso di fondi, l’equilibrio si sposta quindi in alto a sinistra.
L’aumento del tasso di interesse provoca una diminuzione degli investimenti
L’aumento del tasso di interesse induce gli stranieri a investire all’interno e questa
circostanza, in parte, attenua la traslazione verso sinistra della curva di offerta del risparmio
totale.
L’afflusso di capitali stranieri provoca un apprezzamento del tasso di cambio ed una
riduzione delle esportazioni nette

Graficamente Algebricamente :

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 2
2. Descrivete graficamente l’equilibrio nel modello del flusso dei fondi e dite cosa accade
se si verifica uno shock negativo di offerta.

Il mercato dei fondi mutuabili è quel mercato in cui il tasso di interesse funziona come prezzo.

Equilibrio nel mercato dei fondi mutuabili:

Graficamente: Algebricamente :

(Y* -C - T ) + (T-G ) - NX = I

dove:
(Y* -C – T ) è il risparmio
privato
(T -G ) è il risparmio
pubblico
-NX è l’afflusso di capitale
estero

Cosa accade in presenza di uno shock negativo di offerta?

Lo shock negativo dal lato dell’offerta, oltre a ridurre il PIL potenziale ed i consumi, fa
aumentare il tasso di interesse reale interno perché la diminuzione del reddito riduce
l’afflusso di risparmio privato nei mercati finanziari.
Nel diagramma del flusso di fondi, l’equilibrio si sposta quindi in alto a sinistra.
L’aumento del tasso di interesse provoca una diminuzione degli investimenti
L’aumento del tasso di interesse induce gli stranieri a investire all’interno e questa
circostanza, in parte, attenua la traslazione verso sinistra della curva di offerta del risparmio
totale.
L’afflusso di capitali stranieri provoca un apprezzamento del tasso di cambio ed una
riduzione delle esportazioni nette

Graficamente Algebricamente :

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 3
3. Descrivete graficamente e algebricamente l’equilibrio nel modello a prezzi flessibili e
nel mercato dei fondi mutuabili in seguito ad uno shock positivo di offerta. (Shumpeter)

A) Equilibrio nel mercato del lavoro:

Graficamente: Algebricamente:

(W/P) = [(1-α)E1-α](K/L)α = (1-α)(Y/L)

Che è il salario reale di equilibrio del


mercato.

In presenza di uno shock positivo d’offerta l’efficienza del lavoro E nella funzione di produzione
aumenta e ciò comporta un aumento del PIL potenziale (Y*)

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Il mercato dei fondi mutuabili è quel mercato in cui il tasso di interesse funziona come prezzo.

B) Equilibrio nel mercato dei fondi mutuabili:

Graficamente: Algebricamente :

(Y*-C - T ) + (T -G ) - NX = I

dove:
(Y* -C – T ) è il risparmio
privato
(T -G ) è il risparmio
pubblico
-NX è l’afflusso di capitale
estero

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 4
Cosa accade in presenza di uno shock positivo di offerta?

Lo shock positivo dal lato dell’offerta, oltre ad aumentare il PIL potenziale ed i consumi, fa
diminuire il tasso di interesse reale interno perché l’aumento del reddito aumenta
l’afflusso di risparmio privato nei mercati finanziari.
Nel diagramma del flusso di fondi, l’equilibrio si sposta quindi in basso a destra.
La riduzione del tasso di interesse provoca una aumento degli investimenti
La riduzione del tasso di interesse induce gli stranieri a NON investire all’interno e questa
circostanza, in parte, attenua la traslazione verso destra della curva di offerta del risparmio
totale.
La diminuzione dell’afflusso di capitali stranieri provoca un deprezzamento del tasso di
cambio ed un aumento delle esportazioni nette

Graficamente Algebricamente :

Una diminuzione del tasso di interesse porta ad un aumento della spesa in investimenti dato
che lo shock positivo di offerta sposta la curva dell’offerta verso destra.
Diminuendo il tasso d’interesse aumenta il tasso di cambio (ε) valore della valuta estera e si
hanno:
effetti diretti sul reddito che aumenta per gli investimenti (dato che diminuisce r)
un deprezzamento della valuta interna, che rende meno costosi beni interni e così
facendo aumentano le esportazioni e diminuiscono le importazioni.

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4. Descrivete graficamente l’equilibrio nel modello del flusso dei fondi e dite cosa accade
se si verifica uno shock positivo di offerta. (Shumpeter)

Equilibrio nel mercato dei fondi mutuabili:

Graficamente: Algebricamente :

(Y* -C - T ) + (T- G) - NX = I

dove:
(Y* -C – T ) è il risparmio
privato
(T -G ) è il risparmio
pubblico
-NX è l’afflusso di capitale
estero

Cosa accade in presenza di uno shock positivo di offerta?

Lo shock positivo dal lato dell’offerta, oltre ad aumentare il PIL potenziale ed i consumi, fa
diminuire il tasso di interesse reale interno perché l’aumento del reddito aumenta
l’afflusso di risparmio privato nei mercati finanziari.
Nel diagramma del flusso di fondi, l’equilibrio si sposta quindi in basso a destra.
La riduzione del tasso di interesse provoca una aumento degli investimenti
La riduzione del tasso di interesse induce gli stranieri a NON investire all’interno e questa
circostanza, in parte, attenua la traslazione verso destra della curva di offerta del risparmio
totale.
La diminuzione dell’afflusso di capitali stranieri provoca un deprezzamento del tasso di
cambio ed un aumento delle esportazioni nette

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 6
Graficamente Algebricamente :

Una diminuzione del tasso di interesse porta ad un aumento della spesa in investimenti dato
che lo shock positivo di offerta sposta la curva dell’offerta verso destra.
Diminuendo il tasso d’interesse aumenta il tasso di cambio (ε) valore della valuta estera e si
hanno:
effetti diretti sul reddito che aumenta per gli investimenti (dato che diminuisce r)
un deprezzamento della valuta interna, che rende meno costosi beni interni e così
facendo aumentano le esportazioni e diminuiscono le importazioni.

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5. Descrivete cosa accade nel modello del flusso dei fondi e nel mercato dei beni se si
verifica uno shock di tipo schumpeteriano. (Shumpeter)

MODELLO DEL FLUSSO DEI FONDI

Ritmi discontinui nella diffusione del progresso tecnologico (l’alternarsi di fasi di accelerazione e
rallentamento nella dinamica dell’innovazione tecnologica) sono in grado di generare cicli
economici reali (Schumpeter).

Supponiamo che il cambiamento tecnologico si manifesti in termini di:


1) un aumento repentino dell’efficienza del lavoro;
2) un aumento improvviso della domanda di investimenti.

Questo shock ha una componente da offerta (un aumento del PIL potenziale associato agli
incrementi di produttività) ed una componente da domanda (l’incremento degli investimenti).

Quale sarà l’impatto complessivo dello shock tecnologico sull’equilibrio di pieno impiego del
sistema economico?

Sappiamo che la variazione del tasso di interesse interno generata dallo shock (positivo, in
questo caso) da offerta è data da:

Mentre la variazione del tasso di interesse imputabile al boom degli investimenti è data da:

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L’impatto combinato sul tasso di interesse di equilibrio sarà allora dato da:

Qual è il significato di questo risultato algebrico? Per rispondere, utilizziamo il diagramma


dell’equilibrio del flusso dei fondi

L’aumento della redditività degli investimenti fa traslare verso destra la curva di domanda di
investimento. Inoltre, l’incremento di produttività, generando un aumento del reddito e quindi del
risparmio, fa spostare verso destra la curva di offerta del risparmio totale.

Queste variazioni in senso espansivo sia degli investimenti che del risparmio hanno effetti
contrastanti sul tasso di interesse: il boom degli investimenti tende ad accrescere r, mentre
l’aumento del risparmio tende ad abbassarlo.

Supponiamo che predomini il primo effetto (la domanda di investimento cresce maggiormente
rispetto all’offerta di risparmio). In questo caso il tasso di interesse di equilibrio salirà

L’aumento di r determinerà un apprezzamento del tasso di cambio e un conseguente


peggioramento delle esportazioni nette. Il risparmio, allora, sarà ulteriormente accresciuto
dall’afflusso di capitali provenienti dall’estero che andranno a finanziare l’aumento degli
investimenti

MERCATO DEI BENI (aggiunto dopo)

In presenza di uno shock positivo d’offerta, l’efficienza del lavoro E nella funzione di produzione
aumenta e ciò comporta un aumento del PIL potenziale.

6. Utilizzate il modello a prezzi flessibili e descrivete gli effetti sul mercato del flusso dei
fondi di uno shock di tipo schumpeteriano. (Shumpeter)

Uguale alla 5.

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7. Descrivete la teoria del ciclo economico reale nel caso uno shock di tipo
schumpeteriano. (Shumpeter)

Ritmi discontinui nella diffusione del progresso tecnologico (l’alternarsi di fasi di accelerazione e
rallentamento nella dinamica dell’innovazione tecnologica) sono in grado di generare cicli
economici reali (Schumpeter).

Supponiamo che il cambiamento tecnologico si manifesti in termini di:


1) un aumento repentino dell’efficienza del lavoro;
2) un aumento improvviso della domanda di investimenti.

Questo shock ha una componente da offerta (un aumento del PIL potenziale associato agli
incrementi di produttività) ed una componente da domanda (l’incremento degli investimenti).

Quale sarà l’impatto complessivo dello shock tecnologico sull’equilibrio di pieno impiego del
sistema economico?

Sappiamo che la variazione del tasso di interesse interno generata dallo shock (positivo, in
questo caso) da offerta è data da:

Mentre la variazione del tasso di interesse imputabile al boom degli investimenti è data da:

L’impatto combinato sul tasso di interesse di equilibrio sarà allora dato da:

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 10
Qual è il significato di questo risultato algebrico? Per rispondere, utilizziamo il diagramma
dell’equilibrio del flusso dei fondi.

L’aumento della redditività degli investimenti fa traslare verso destra la curva di domanda di
investimento. Inoltre, l’incremento di produttività, generando un aumento del reddito e quindi del
risparmio, fa spostare verso destra la curva di offerta del risparmio totale.
Queste variazioni in senso espansivo sia degli investimenti che del risparmio hanno effetti
contrastanti sul tasso di interesse: il boom degli investimenti tende ad accrescere r, mentre
l’aumento del risparmio tende ad abbassarlo.

Supponiamo che predomini il primo effetto (la domanda di investimento cresce maggiormente
rispetto all’offerta di risparmio). In questo caso il tasso di interesse di equilibrio salirà
L’aumento di r determinerà un apprezzamento del tasso di cambio e un conseguente
peggioramento delle esportazioni nette. Il risparmio, allora, sarà ulteriormente accresciuto
dall’afflusso di capitali provenienti dall’estero che andranno a finanziare l’aumento degli
investimenti.

Dal punto di vista algebrico, una volta calcolata la variazione del tasso di interesse di equilibrio,
è semplice misurare le variazioni delle componenti della domanda aggregata:

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8. Descrivete il modello a prezzi flessibili e mostrate graficamente cosa accade se si
verifica una riduzione della spesa pubblica (shock di domanda).

Partiamo da una situazione di equilibrio e supponiamo che i responsabili della politica


economica decidano di aumentare gli acquisti pubblici. Qual è l’impatto di sulle componenti
della domanda aggregata?

• Consumi.
L’effetto sulla funzione del consumo è nullo:
C = C0 + Cy (1 – t)Y = 0

• Investimenti.
L’effetto sulla funzione di investimento avviene in maniera indiretta via tasso di interesse:
quest’ultimo diminuisce in seguito ad una diminuzione di G (aumente il risparmio pubblico)
provocando un aumento di I :
• I = I0 – Ir × r ∆I = – Ir ∆r

• Esportazioni nette.
L’effetto sulle esportazioni nette avviene via tasso di interesse e via tasso di cambio: la
riduzione di G provoca una riduzione del tasso di interesse, un deprezzamento del cambio reale
e, conseguentemente, un’aumento di NX:

NX = Xf Yf + Xε ε0 –Xε εr r + Xε εr rf – IMy Y

∆NX = – (Xε εr ∆r)

PIL reale. Il PIL reale non varia perchè il PIL potenziale non varia:

∆Y = ∆Y * = 0

Riassumiamo gli effetti di una riduzione di G in termini di variazioni:

∆Y = ∆I + ∆G + ∆NX

Dato che ∆Y = 0, si ha che:

L’impatto di ∆G sul tasso di interesse reale di equilibrio è quindi:

(Il contrario di tale grafico)

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2° VERSIONE (DISCORSIVA)

Qualunque sia il flusso di domanda aggregata, data l’ipotesi di flessibilità di prezzi e salari, il
mercato del lavoro garantirà sempre l’equilibrio di pieno impiego e conseguentemente Y=Y*

Pertanto, il calo della spesa pubblica non farà variare il reddito aggregato ma comporterà
unicamente una redistribuzione della domanda aggregata tra le sue componenti.

Nel MPF, permane l’equilibrio nel mercato del lavoro e Y=Y*

• NEL MODELLO A PREZZI FLESSIBILI: Indipendentemente da quale sia il flusso di


domanda aggregata, i salari e i prezzi flessibili significano che il sistema economico rimane
al livello della piena occupazione e il PIL reale prodotto rimane al livello della produzione
potenziale.

• NEL MERCATO DEI FONDI: Una diminuzione della spesa pubblica significa un aumento
del risparmio pubblico e un aumento del flusso di offerta di risparmio attraverso i mercati
finanziari. Perciò, il tasso di interesse reale diminuisce e vengono intrapresi progetti di
investimento addizionali. La diminuzione del tasso di interesse reale fa anche aumentare il
valore del tasso di cambio (deprezzamento) e le esportazioni nette.

• NEL MERCATO MONETARIO: Una riduzione di r comporterà una riduzione della velocità di
circolazione della moneta e quindi una diminuzione del livello dei prezzi.

RIEPILOGANDO:

I consumi diminuiscono
Il risparmio aumenta
Il tasso di interesse reale diminuisce
Gli investimenti aumentano
Le esportazioni nette aumentano
Il livello dei prezzi diminuisce

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9. Nel modello a prezzi flessibili descrivete algebricamente cosa succede alle diverse
variabili se si verifica uno shock di domanda che riduce la spesa pubblica.

10. Spiegate cosa accade in un modello a prezzi flessibili quando si verifica una
riduzione della spesa di governo (spesa pubblica).

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11. Nel modello a prezzi flessibili descrivete algebricamente cosa succede alle diverse
variabili se si verifica uno shock di domanda che aumenti la spesa pubblica. (L4 – pag 5-
6)

Partiamo da una situazione di equilibrio e supponiamo che i responsabili della politica


economica decidano di aumentare gli acquisti pubblici. Qual è l’impatto di sulle componenti
della domanda aggregata?

• Consumi.
L’effetto sulla funzione del consumo è nullo:
C = C0 + Cy (1 – t)Y = 0

• Investimenti.
L’effetto sulla funzione di investimento avviene in maniera indiretta via tasso di interesse:
quest’ultimo aumenta in seguito ad un aumento di G (si riduce il risparmio pubblico) provocando
una riduzione di I :
• I = I0 – Ir × r ∆I = – Ir ∆r

• Esportazioni nette.
L’effetto sulle esportazioni nette avviene via tasso di interesse e via tasso di cambio: l’aumento
di G provoca un aumento del tasso di interesse, un apprezzamento del cambio reale e,
conseguentemente, una riduzione di NX:

NX = Xf Yf + Xε ε0 –Xε εr r + Xε εr rf – IMy Y

∆NX = – (Xε εr ∆r)

PIL reale. Il PIL reale non varia perchè il PIL potenziale non varia:

∆Y = ∆Y * = 0

Riassumiamo gli effetti di un aumento di G in termini di variazioni:

∆Y = ∆I + ∆G + ∆NX

Dato che ∆Y = 0, si ha che:

L’impatto di ∆G sul tasso di interesse reale di equilibrio è quindi:

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2° VERSIONE (DISCORSIVA)

Qualunque sia il flusso di domanda aggregata, data l’ipotesi di flessibilità di prezzi e salari, il
mercato del lavoro garantirà sempre l’equilibrio di pieno impiego e conseguentemente Y=Y*

Pertanto, l’aumento della spesa pubblica non farà variare il reddito aggregato ma comporterà
unicamente una redistribuzione della domanda aggregata tra le sue componenti.

Nel MPF, permane l’equilibrio nel mercato del lavoro e Y=Y*

• NEL MODELLO A PREZZI FLESSIBILI: Indipendentemente da quale sia il flusso di


domanda aggregata, i salari e i prezzi flessibili significano che il sistema economico rimane
al livello della piena occupazione e il PIL reale prodotto rimane al livello della produzione
potenziale.

• NEL MERCATO DEI FONDI: Un aumento della spesa pubblica significa una riduzione del
risparmio privato e una riduzionedel flusso di offerta di risparmio attraverso i mercati
finanziari. Perciò, il tasso di interesse reale aumenta e si riducono i progetti di investimento.
L’aumento del tasso di interesse reale fa anche diminuire il valore del tasso di cambio
(apprezzamento) e le esportazioni nette

• NEL MERCATO MONETARIO: Un aumento di r comporterà un aumento della velocità di


circolazione della moneta e quindi un aumento del livello dei prezzi

RIEPILOGANDO:

I consumi aumentano
Il risparmio diminuisce
Il tasso di interesse reale aumenta
Gli investimenti diminuiscono
Le esportazioni nette diminuiscono
Il livello dei prezzi aumenta

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12. Descrivete graficamente e algebricamente l’equilibrio nel modello a prezzi flessibili e
nel mercato dei fondi mutuabili in seguito a un incremento della spesa pubblica.

13. Descrivete graficamente l’equilibrio nel modello a prezzi flessibili in seguito a un


aumento della spesa pubblica.

Uguali alla 11.

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14. Supponete che si verifichi una riduzione di C0 e descrivetene i diversi effetti nel
modello a prezzi flessibili e nel modello a prezzi vischiosi.

A) MODELLO A PREZZI FLESSIBILI

Assumiamo che la spesa in consumi venga suddivisa in una parte che non dipende dal reddito
e che denotiamo con C0 (livello di consumi di base) e in una parte che è funzione positiva del
reddito disponibile Cy x YD (il parametro Cy è la propensione marginale al consumo). Possiamo
allora esprimere la spesa in consumi come una funzione lineare del reddito:

C = C0 + Cy × YD = C0 + Cy × (1 – t)Y

Questa funzione del consumo è una semplificazione del mondo reale. Le determinanti del
consumo non si esauriscono nel solo reddito disponibile.

La funzione del consumo è espressa in forma lineare. Il parametro C0 (intercetta) è il livello del
consumo quando il reddito disponibile è zero (può essere interpretato come l’ammontare del
patrimonio a cui le famiglie devono rinunciare al fine di restare in vita in assenza di reddito)

La propensione marginale al consumo (PMC), denotata dal parametro Cy (inclinazione) , indica


di quanto variano i consumi se il reddito disponibile varia di 1 euro.

Cy > 0: se il reddito aumenta, le famiglie accrescono il consumo.


Cy < 1: quando il reddito aumenta, le famiglie aumentano anche il risparmio.

La funzione del consumo può essere rappresentata in forma lineare come:

Dove Cy =∆C/ ∆Y è la propensione marginale al consumo e c0 rappresenta il consumo


autonomo
Sulla base delle ipotesi semplificatrici adottate, i due parametri C0 e Cy sono allora sufficienti per
calcolare il livello della spesa totale in beni di consumo C in corrispondenza di ogni possibile
livello del reddito disponibile YD

Se cy aumenta la FC diventa più inclinata. Questo significa che per ogni variazione di reddito
disponibile si genera una maggiore variazione del consumo
Se c0 aumenta, perché per esempio aumenta la fiducia dei consumatori, la funzione si sposta
verso l’alto (cambia l’intercetta)
Se Yd aumenta o diminuisce il cambiamento nel consumo si misura lungo la curva

S= Y-C
S= Y- (c0 + cyY)
che si può anche scrivere riaggiustando i termini:
S= - c0 + (1- cy) Y (funzione del risparmio)
NB: - c0 è l’intercetta della funzione del risparmio
(1- cy) è l’inclinazione della F. del risparmio

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La funzione del risparmio mostra il risparmio programmato per ogni livello di reddito.

L’intercetta è pari al consumo autonomo ma con segno negativo.


Infatti se il reddito disponibile è pari a zero, allora S= -c0.
La propensione marginale al risparmio è invece una misura della variazione del risparmio per
una data variazione del reddito disponibile.

CONCLUSIONE:

• Aumenta il risparmio (la curva di risparmio nel mercato del flusso dei fondi si sposta
verso il basso
• Il tasso di interesse reale diminuisce
• Gli investimenti aumentano
• Il tasso di cambio si deprezza e le NX aumentano
• Poiché Y=Y* la riduzione dei consumi è esattamente compensata dall’aumenti di I e di
NX

AGGIUNTA:

A) MODELLO A PREZZI FLESSIBILI

Qualunque sia il flusso di domanda aggregata, data l’ipotesi di flessibilità di prezzi e salari, il
mercato del lavoro garantirà sempre l’equilibrio di pieno impiego e conseguentemente Y=Y*

Pertanto, il calo della spesa pubblica non farà variare il reddito aggregato ma comporterà
unicamente una redistribuzione della domanda aggregata tra le sue componenti.

Nel MPF, permane l’equilibrio nel mercato del lavoro e Y=Y*

• NEL MODELLO A PREZZI FLESSIBILI: Indipendentemente da quale sia il flusso di


domanda aggregata, i salari e i prezzi flessibili significano che il sistema economico rimane
al livello della piena occupazione e il PIL reale prodotto rimane al livello della produzione
potenziale.

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• NEL MERCATO DEI FONDI: Una diminuzione della spesa pubblica significa un aumento
del risparmio privato e un aumento del flusso di offerta di risparmio attraverso i mercati
finanziari. Perciò, il tasso di interesse reale diminuisce e vengono intrapresi progetti di
investimento addizionali. La diminuzione del tasso di interesse reale fa anche aumentare il
valore del tasso di cambio (deprezzamento) e le esportazioni nette.

• NEL MERCATO MONETARIO: Una riduzione di r comporterà una riduzione della velocità di
circolazione della moneta e quindi una diminuzione del livello dei prezzi.

RIEPILOGANDO:

I consumi diminuiscono
Il risparmio aumenta
Il tasso di interesse reale diminuisce
Gli investimenti aumentano
Le esportazioni nette aumentano
Il livello dei prezzi diminuisce

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

B) MODELLO A PREZZI VISCHIOSI

• La funzione del consumo si sposta vero il basso (diminuisce) e così anche la domanda
aggregata.
• La riduzione del consumo non mette in moto alcun meccanismo che possa far variare gli
investimenti e le esportazioni nette.
• Al contrario le imprese anziché aumentare gli investimenti sperimentano un eccesso non
desiderato di scorte e poiché i prezzi sono vischiosi (e non possono ridurli) decidono di
ridurre la produzione e quindi l’occupazione
• Il PIL si riduce e quindi anche il risparmio (non vi è alcuno spostamento della curva di
risparmio nel mercato dei fondi)

Di quanto si riduce il PIL?


Qualsiasi variazione in aumento o in diminuzione della domanda aggregata provoca un
aumento o riduzione amplificata nel livello del PIL per effetto del processo moltiplicatore.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 20
15. In un modello a prezzi flessibili si verifica un aumento del tasso di interesse
internazionale (shock internazionale), descrivetene gli effetti sulle variabili interessate
avvalendovi dell’analisi grafica.

SAMARELLI

Supponiamo che la perturbazione proveniente dall’estero consista nell’aumento improvviso del


tasso di interesse reale estero; sia espressa, cioè, da ∆rf.
Tale variazione ha un impatto immediato sul tasso di cambio:

e quindi sulle esportazioni nette:

In altri termini, si determinerà un deprezzamento del tasso di cambio reale e un conseguente


aumento delle esportazioni nette. L’aumento delle NX ridurrà l’afflusso di fondi provenienti
dall’estero per finanziare gli investimenti interni e questo determinerà una traslazione verso
l’alto della cura di offerta totale di risparmio nel diagramma del flusso dei fondi. La nuova
posizione di equilibro sarà localizzata in alto a sinistra rispetto a quella precedente: sarà quindi
contrassegnata da un più alto tasso di interesse interno.

Graficamente:

Qual è l’impatto della perturbazione sulle componenti?


• Consumi e acquisti pubblici non sono interessati dallo shock in quanto non influenzano
l’aumento di rf , dal deprezzamento di ἐ e dall’aumento di r.
• Le esportazioni nette sono, invece, influenzate.
• Ma anche gli investimenti subiranno delle ripercussioni dovute ad una variazione del
tasso di interesse interno: determinerà una riduzione di I.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 21
.: MODELLO AD - AS :.

1. Derivate la funzione macroeconomica di domanda aggregata nel modello AD-AS e


spiegate cosa accade in tale modello se si verifica uno shock positivo di domanda

Simile alla 4

DERIVAZIONE AD:
La nuova curva AD che andremo a derivare ha un significato diverso da quella vista
nel modello semplice keynesiano. Quest’ultima infatti è ottenuta dal modello
IS-LM e descrive l’influenza dei prezzi su Y, dato l’equilibrio sia nel
mercato dei beni sia in quello delle attività finanziarie.
Supponiamo di fissare un certo livello dei prezzi P0 e assumiamo che a tale livello
dei prezzi venga costruita la curva LM.
Dato lo stock di moneta nominale sarà il livello dei prezzi a determinare lo stock di
moneta reale che è dato da M/P.
Partiamo pertanto da un equilibrio IS-LM con un livello dei prezzi dato e pari a P0

Dal grafico precedente una riduzione dei prezzi da P0 a P1 ha determinato un


aumento del reddito da Y0 a Y1.
Riportiamo i punti precedentemente ottenuti:

La funzione macroeconomica della domanda aggregata mostra le combinazioni di


prezzo e reddito per le quali sia il mercato monetario che quello dei beni sono in
equilibrio.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera di riorganizzazione e 1
ricerca e dunque d’intelletto.
L’inclinazione negativa della nuova AD può essere così
spiegata:
• una riduzione di P riduce la domanda di moneta nominale (o il che è lo stesso,
aumenta l’offerta di moneta reale)
• il tasso di interesse deve diminuire per mantenere in equilibrio il mercato
monetario
• Al diminuire di i gli investimenti e quindi il reddito Y aumentano
• Ne consegue che una riduzione di P provoca un ↑ di Y

Spostamenti della AD
Ogni mutamento, che non sia una variazione di P, che provoca spostamenti delle curve
IS o LM determina spostamenti anche della curva AD. Pertanto spostano la curva AD:
• variazioni di G
• variazioni dell’offerta nominale di moneta (M)
• variazioni nella fiducia dei consumatori (c0)
Se le variazioni di cui si è detto sono di tipo espansivo la curva AD si sposta verso
destra e Y aumenta. Se le politiche sono restrittive e, pertanto, fanno diminuire Y, la AD
si sposta verso il basso e verso sinistra

SHOCK POSITIVO DI DOMANDA


lo shock sposta l’output sopra il tasso naturale e P sopra il livello che il pubblico
attendeva

Nel tempo, ↑P e, SRAS si sposta in alto, l’equilibrio viene ristabilito.


Uno shock positivo di domanda è uno shock di tipo espansivo, per cui la AD si sposta verso
destra e Y aumenta.
Nel tempo aumentano i prezzi e ci si avvicinerà ad un nuovo equilibrio.
Una politica fiscale espansiva (es.: aumento della spesa pubblica G) ha i seguenti effetti:
1) a parità di prezzi, aumenta la spesa autonoma e la IS si sposta verso l’alto; sia Y che il tasso
di interesse aumentano
2 ) la AD si sposta verso l’alto
3) i prezzi e il reddito aumento; situazione di espansione/crescita (boom)
Si attiva il processo di aggiustamento e i prezzi continuano ad aumentare, ma il reddito
diminuisce e torna verso Yn.

2. Derivate la funzione macroeconomica di domanda aggregata nel modello AD-AS e


spiegate cosa accade in tale modello se si verifica uno shock negativo di domanda

Uguale alla 3 (in cui si aggiunge solo la derivazione di AS)

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera di riorganizzazione e 2
ricerca e dunque d’intelletto.
3. Derivate la curva AS e la curva AD e dite cosa accade nel breve e nel lungo periodo se
si verifica uno shock negativo di domanda (esempio una politica fiscale restrittiva)

DERIVAZIONE AD:
La nuova curva AD che andremo a derivare ha un significato diverso da quella vista nel
modello semplice keynesiano. Quest’ultima infatti è ottenuta dal modello IS-LM e
descrive l’influenza dei prezzi su Y, dato l’equilibrio sia nel mercato dei beni sia in
quello delle attività finanziarie.
Supponiamo di fissare un certo livello dei prezzi P0 e assumiamo che a tale livello dei prezzi
venga costruita la curva LM.
Dato lo stock di moneta nominale sarà il livello dei prezzi a determinare lo stock di
moneta reale che è dato da M/P.
Partiamo pertanto da un equilibrio IS-LM con un livello dei prezzi dato e pari a P0

Dal grafico precedente una riduzione dei prezzi da P 0 a P1 ha determinato un aumento del
reddito da Y0 a Y1. Riportiamo i punti precedentemente ottenuti:

La funzione macroeconomica della domanda aggregata mostra le combinazioni di prezzo e


reddito per le quali sia il mercato monetario che quello dei beni sono in equilibrio.
L’inclinazione negativa della nuova AD può essere così
spiegata:
• una riduzione di P riduce la domanda di moneta nominale (o il che è lo stesso, aumenta
l’offerta di moneta reale)
• il tasso di interesse deve diminuire per mantenere in equilibrio il mercato monetario
• Al diminuire di i gli investimenti e quindi il reddito Y aumentano
• Ne consegue che una riduzione di P provoca un ↑ di Y
Spostamenti della AD:

Ogni mutamento, che non sia una variazione di P, che provoca spostamenti delle curve
IS o LM determina spostamenti anche della curva AD. Pertanto spostano la curva AD:
• variazioni di G
• variazioni dell’offerta nominale di moneta (M)
• variazioni nella fiducia dei consumatori (c0)

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera di riorganizzazione e 3
ricerca e dunque d’intelletto.
Se le variazioni di cui si è detto sono di tipo espansivo la curva AD si sposta verso
destra e Y aumenta. Se le politiche sono restrittive e, pertanto, fanno diminuire Y, la AD
si sposta verso il basso e verso sinistra

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

DERIVAZIONE AS:
La funzione dell’offerta aggregata mostra il valore dei beni e servizi che le imprese di un
sistema economico desiderano offrire ai vari prezzi.
Per derivare la curva di offerta aggregata bisogna partire (come abbiamo fatto nel modello
macroeconomico neoclassico ) dal mercato del lavoro.
Se i prezzi e i salari sono flessibili, il salario reale si modifica continuamente per mantenere
in piena occupazione il mercato del lavoro.
Data una certa quantità di risorse, se vige la concorrenza perfetta, le imprese hanno
interesse a utilizzare tutte le risorse disponibili e produrranno la massima quantità di
output.
La curva di offerta sarà verticale al livello dell’output potenziale.

Quando la As è verticale, il livello dei prezzi


dipende esclusivamente dalla domanda.

Qualsiasi variazione dei prezzi modifica i salari nominali nella


stessa misura e i salari reali restano costanti mantenendola
piena occupazione.

Nel grafico precedente nel punto E sono in equilibrio tutti i mercati dell’economia: mercato
del lavoro, mercato dei beni, mercato monetario il livello dei prezzi è determinato
congiuntamente dalla domanda e dall’offerta aggregata.
Con un’offerta aggregata verticale si noti che qualsiasi manovra di politica economica non
ha effetti sul livello dell’output.

Se la politica fiscale è di tipo espansivo, la AD si sposta verso destra ma essendo l’offerta


data il livello dell’output rimane invariato.
Un aumento dell’offerta di moneta (politica monetaria espansiva) comporta una eguale
variazione percentuale nel livello dei prezzi e nei salari nominali, per cui il salario reale, il
tasso di interesse, il prodotto e l’occupazione rimangono costanti.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera di riorganizzazione e 4
ricerca e dunque d’intelletto.
SHOCK NEGATIVO DI DOMANDA

Qualsiasi fattore che riduce una o più delle componenti autonome della domanda aggregata
sposta la curva AD in basso a sinistra.
Y (PIL reale) diminuisce e diminuisce anche il livello dei prezzi nel breve periodo.

LP = Livello output Potenziale

Una politica fiscale restrittiva (es.: diminuzione della spesa pubblica G) ha i seguenti effetti:
1) a parità di prezzi, diminuisce la spesa autonoma e la IS si sposta verso il basso; sia Y che il
tasso di interesse diminuiscono
2 ) la AD si sposta verso il basso
3) i prezzi e il reddito diminuiscono; situazione di recessione
Si attiva il processo di aggiustamento e i prezzi continuano a diminuire, ma il reddito aumenta e
torna verso Yn.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera di riorganizzazione e 5
ricerca e dunque d’intelletto.
4. Derivate la curva AS e la curva AD e dite cosa accade nel breve e nel lungo periodo se
si verifica uno shock positivo di domanda (esempio una politica fiscale espansiva –
es.: aumento offerta di M)

Simile alla 1

DERIVAZIONE AD:
La nuova curva AD che andremo a derivare ha un significato diverso da quella vista
nel modello semplice keynesiano. Quest’ultima infatti è ottenuta dal modello
IS-LM e descrive l’influenza dei prezzi su Y, dato l’equilibrio sia nel
mercato dei beni sia in quello delle attività finanziarie.
Supponiamo di fissare un certo livello dei prezzi P0 e assumiamo che a tale livello
dei prezzi venga costruita la curva LM.
Dato lo stock di moneta nominale sarà il livello dei prezzi a determinare lo stock di
moneta reale che è dato da M/P.
Partiamo pertanto da un equilibrio IS-LM con un livello dei prezzi dato e pari a P0

Dal grafico precedente una riduzione dei prezzi da P 0 a P1 ha determinato un


aumento del reddito da Y0 a Y1.
Riportiamo i punti precedentemente ottenuti:

La funzione macroeconomica della domanda aggregata mostra le combinazioni di


prezzo e reddito per le quali sia il mercato monetario che quello dei beni sono in
equilibrio.
L’inclinazione negativa della nuova AD può essere così
spiegata:
• una riduzione di P riduce la domanda di moneta nominale (o il che è lo stesso,
aumenta l’offerta di moneta reale)
• il tasso di interesse deve diminuire per mantenere in equilibrio il mercato
monetario
• Al diminuire di i gli investimenti e quindi il reddito Y aumentano
• Ne consegue che una riduzione di P provoca un ↑ di Y
Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera di riorganizzazione e 6
ricerca e dunque d’intelletto.
Spostamenti della AD
Ogni mutamento, che non sia una variazione di P, che provoca spostamenti
delle curve IS o LM determina spostamenti anche della curva AD. Pertanto
spostano la curva AD:
• variazioni di G
• variazioni dell’offerta nominale di moneta (M)
• variazioni nella fiducia dei consumatori (c0)
Se le variazioni di cui si è detto sono di tipo espansivo la curva AD si sposta
verso destra e Y aumenta. Se le politiche sono restrittive e, pertanto, fanno
diminuire Y, la AD si sposta verso il basso e verso sinistra

DERIVAZIONE AS:
La funzione dell’offerta aggregata mostra il valore dei beni e servizi che le imprese
di un sistema economico desiderano offrire ai vari prezzi.
Per derivare la curva di offerta aggregata bisogna partire (come abbiamo fatto nel
modello
macroeconomico neoclassico ) dal mercato del lavoro.
Se i prezzi e i salari sono flessibili, il salario reale si modifica continuamente per
mantenere in piena occupazione il mercato del lavoro.
Data una certa quantità di risorse, se vige la concorrenza perfetta, le imprese
hanno interesse a utilizzare tutte le risorse disponibili e produrranno la massima
quantità di output.
La curva di offerta sarà verticale al livello dell’output potenziale.

Quando la As è verticale, il livello dei prezzi


dipende esclusivamente dalla domanda.

Qualsiasi variazione dei prezzi modifica i salari


nominali nella stessa misura e i salari reali restano
costanti mantenendola piena occupazione.

Nel grafico precedente nel punto E sono in equilibrio tutti i mercati dell’economia:
mercato del lavoro, mercato dei beni, mercato monetario
il livello dei prezzi è determinato congiuntamente dalla domanda e
dall’offerta aggregata.
Con un’offerta aggregata verticale si noti che qualsiasi manovra di politica
economica non ha effetti sul livello dell’output.
Se la politica fiscale è di tipo espansivo, la AD si sposta verso destra ma essendo
l’offerta data il livello dell’output rimane invariato.
Un aumento dell’offerta di moneta (politica monetaria espansiva) comporta una
eguale variazione percentuale nel livello dei prezzi e nei salari nominali, per cui il
salario reale, il tasso di interesse, il prodotto e l’occupazione rimangono costanti

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera di riorganizzazione e 7
ricerca e dunque d’intelletto.
SHOCK POSITIVO DI DOMANDA
lo shock sposta l’output sopra il tasso naturale e P sopra il livello che il pubblico
attendeva

Nel tempo, ↑P e, SRAS si sposta in alto, l’equilibrio viene ristabilito.

Uno shock positivo di domanda è uno shock di tipo espansivo, per cui la AD si sposta verso
destra e Y aumenta.

Nel tempo aumentano i prezzi e ci si avvicinerà ad un nuovo equilibrio.

Una politica fiscale espansiva (es.: aumento della spesa pubblica G) ha i seguenti effetti:
1) a parità di prezzi, aumenta la spesa autonoma e la IS si sposta verso l’alto; sia Y che il tasso
di interesse aumentano
2 ) la AD si sposta verso l’alto
3) i prezzi e il reddito aumento; situazione di espansione/crescita (boom)
Si attiva il processo di aggiustamento e i prezzi continuano ad aumentare, ma il reddito
diminuisce e torna verso Yn.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera di riorganizzazione e 8
ricerca e dunque d’intelletto.
5. Derivate la funzione macroeconomica di domanda aggregata nel modello AD-AS e
mostrate cosa accade se si verifica uno shock positivo di incremento dell’offerta di
moneta

DERIVAZIONE AD:
La nuova curva AD che andremo a derivare ha un significato diverso da quella vista
nel modello semplice keynesiano. Quest’ultima infatti è ottenuta dal modello
IS-LM e descrive l’influenza dei prezzi su Y, dato l’equilibrio sia nel
mercato dei beni sia in quello delle attività finanziarie.
Supponiamo di fissare un certo livello dei prezzi P0 e assumiamo che a tale livello
dei prezzi venga costruita la curva LM.
Dato lo stock di moneta nominale sarà il livello dei prezzi a determinare lo stock di
moneta reale che è dato da M/P.
Partiamo pertanto da un equilibrio IS-LM con un livello dei prezzi dato e pari a P0

Dal grafico precedente una riduzione dei prezzi da P 0 a P1 ha determinato un


aumento del reddito da Y0 a Y1.
Riportiamo i punti precedentemente ottenuti:

La funzione macroeconomica della domanda aggregata mostra le combinazioni di


prezzo e reddito per le quali sia il mercato monetario che quello dei beni sono in
equilibrio.
L’inclinazione negativa della nuova AD può essere così
spiegata:
• una riduzione di P riduce la domanda di moneta nominale (o il che è lo stesso,
aumenta l’offerta di moneta reale)
• il tasso di interesse deve diminuire per mantenere in equilibrio il mercato
monetario
• Al diminuire di i gli investimenti e quindi il reddito Y aumentano
• Ne consegue che una riduzione di P provoca un ↑ di Y
Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera di riorganizzazione e 9
ricerca e dunque d’intelletto.
Spostamenti della AD:

Ogni mutamento, che non sia una variazione di P, che provoca spostamenti
delle curve IS o LM determina spostamenti anche della curva AD. Pertanto
spostano la curva AD:
• variazioni di G
• variazioni dell’offerta nominale di moneta (M)
• variazioni nella fiducia dei consumatori (c0)
Se le variazioni di cui si è detto sono di tipo espansivo la curva AD si sposta
verso destra e Y aumenta. Se le politiche sono restrittive e, pertanto, fanno
diminuire Y, la AD si sposta verso il basso e verso sinistra

SHOCK POSITIVO DI OFFERTA:

Un abbassamento dei prezzi petroliferi sposta la AS in basso a destra.


In corrispondenza di ogni livello di output i costi sono più bassi (una funzione di
produzione più realistica deve far dipendere i costi non solo dal salario ma anche
dai costi dell’energia).
L’output aumenta e i prezzi diminuiscono.
Nel lungo periodo essendo l’output superione a YN è probabile che si determini un
aumento dei salari e una diminuzione dell’occupazione. L’economia potrebbe
ritornare all’equilibrio iniziale YN.

Il contrario dell’immagine accanto (che rappresenta


uno shock NEGATIVO di offerta)

Si può usare il modello AD-AS per valutare gli effetti delle politiche economiche sul reddito e sui
prezzi.

Un aumento della offerta di M ha i seguenti effetti:


1) a parità di prezzi, aumenta il valore dello stock di moneta in termini reali e la LM si sposta
verso il basso; Y aumenta e il tasso di interesse diminuisce
2 ) ciò equivale a uno spostamento della AD verso l’alto
3) i prezzi e il reddito aumentano; situazione di boom

Si attiva il processo di aggiustamento e i prezzi continuano ad aumentare, ma il reddito torna


verso Yn.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera di riorganizzazione e 10
ricerca e dunque d’intelletto.
6. Derivate la funzione di domanda aggregata nel modello AD-AS] e spiegate cosa
succede se si verifica uno shock negativo di offerta

DERIVAZIONE AD:
La nuova curva AD che andremo a derivare ha un significato diverso da quella vista
nel modello semplice keynesiano. Quest’ultima infatti è ottenuta dal modello
IS-LM e descrive l’influenza dei prezzi su Y, dato l’equilibrio sia nel
mercato dei beni sia in quello delle attività finanziarie.
Supponiamo di fissare un certo livello dei prezzi P0 e assumiamo che a tale livello
dei prezzi venga costruita la curva LM.
Dato lo stock di moneta nominale sarà il livello dei prezzi a determinare lo stock di
moneta reale che è dato da M/P.
Partiamo pertanto da un equilibrio IS-LM con un livello dei prezzi dato e pari a P0

Dal grafico precedente una riduzione dei prezzi da P0 a P1 ha determinato un


aumento del reddito da Y0 a Y1.
Riportiamo i punti precedentemente ottenuti:

La funzione macroeconomica della domanda aggregata mostra le combinazioni di


prezzo e reddito per le quali sia il mercato monetario che quello dei beni sono in
equilibrio.
L’inclinazione negativa della nuova AD può essere così
spiegata:
• una riduzione di P riduce la domanda di moneta nominale (o il che è lo stesso,
aumenta l’offerta di moneta reale)
• il tasso di interesse deve diminuire per mantenere in equilibrio il mercato
monetario
• Al diminuire di i gli investimenti e quindi il reddito Y aumentano
• Ne consegue che una riduzione di P provoca un ↑ di Y

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera di riorganizzazione e 11
ricerca e dunque d’intelletto.
Spostamenti della AD
Ogni mutamento, che non sia una variazione di P, che provoca spostamenti
delle curve IS o LM determina spostamenti anche della curva AD. Pertanto
spostano la curva AD:
• variazioni di G
• variazioni dell’offerta nominale di moneta (M)
• variazioni nella fiducia dei consumatori (c0)
Se le variazioni di cui si è detto sono di tipo espansivo la curva AD si sposta
verso destra e Y aumenta. Se le politiche sono restrittive e, pertanto, fanno
diminuire Y, la AD si sposta verso il basso e verso sinistra

SHOCK NEGATIVO DI OFFERTA:

Un aumento dei prezzi petroliferi sposta la AS in alto a sinistra.


In corrispondenza di ogni livello di output i costi sono più elevati (una funzione di
produzione più realistica deve far dipendere i costi non solo dal salario ma anche
dai costi dell’energia).
L’output diminuisce e i prezzi aumentano.
Nel lungo periodo essendo l’output inferiore a YN è probabile che si determini una
riduzione dei salari e un aumento dell’occupazione. L’economia potrebbe ritornare
all’equilibrio iniziale YN.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera di riorganizzazione e 12
ricerca e dunque d’intelletto.
7. Derivate la funzione di offerta aggregata e spiegate i vari significati della funzione
oltre che le varie forme che essa può assumere

DERIVAZIONE AS:
La funzione dell’offerta aggregata mostra il valore dei beni e servizi che le imprese
di un sistema economico desiderano offrire ai vari prezzi.
Per derivare la curva di offerta aggregata bisogna partire (come abbiamo fatto nel
modello macroeconomico neoclassico ) dal mercato del lavoro.
Se i prezzi e i salari sono flessibili, il salario reale si modifica continuamente per
mantenere in piena occupazione il mercato del lavoro.
Data una certa quantità di risorse, se vige la concorrenza perfetta, le imprese
hanno interesse a utilizzare tutte le risorse disponibili e produrranno la massima
quantità di output.
La curva di offerta sarà verticale al livello dell’output potenziale.

Quando la As è verticale, il livello dei prezzi


dipende esclusivamente dalla domanda.

Qualsiasi variazione dei prezzi modifica i salari


nominali nella stessa misura e i salari reali restano
costanti mantenendola piena occupazione.

Nel grafico precedente nel punto E sono in equilibrio tutti i mercati dell’economia:
mercato del lavoro, mercato dei beni, mercato monetario
il livello dei prezzi è determinato congiuntamente dalla domanda e
dall’offerta aggregata.
Con un’offerta aggregata verticale si noti che qualsiasi manovra di politica
economica non ha effetti sul livello dell’output.
Se la politica fiscale è di tipo espansivo, la AD si sposta verso destra ma essendo
l’offerta data il livello dell’output rimane invariato.
Un aumento dell’offerta di moneta (politica monetaria espansiva) comporta una
eguale variazione percentuale nel livello dei prezzi e nei salari nominali, per cui il
salario reale, il tasso di interesse, il prodotto e l’occupazione rimangono costanti

FORMA 1: Caso Neoclassico (AS perfettamente verticale)


Corrisponde alla sua derivazione!

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera di riorganizzazione e 13
ricerca e dunque d’intelletto.
Se i prezzi e i salari sono flessibili, il salario reale si modifica continuamente per
mantenere in piena occupazione il mercato del lavoro.
Data una certa quantità di risorse, se vige la concorrenza perfetta, le imprese
hanno interesse a utilizzare tutte le risorse disponibili e produrranno la massima
quantità di output.
La curva di offerta sarà verticale al livello dell’output potenziale.

Quando la As è verticale, il livello dei prezzi


dipende esclusivamente dalla domanda.

Qualsiasi variazione dei prezzi modifica i salari


nominali nella stessa misura e i salari reali restano
costanti mantenendola piena occupazione.

Nel grafico precedente nel punto E sono in equilibrio tutti i mercati dell’economia:
mercato del lavoro, mercato dei beni, mercato monetario
il livello dei prezzi è determinato congiuntamente dalla domanda e
dall’offerta aggregata.
Con un’offerta aggregata verticale si noti che qualsiasi manovra di politica
economica non ha effetti sul livello dell’output.
Se la politica fiscale è di tipo espansivo, la AD si sposta verso destra ma essendo
l’offerta data il livello dell’output rimane invariato.
Un aumento dell’offerta di moneta (politica monetaria espansiva) comporta una
eguale variazione percentuale nel livello dei prezzi e nei salari nominali, per cui il
salario reale, il tasso di interesse, il prodotto e l’occupazione rimangono costanti

FORMA 2: La curva di offerta keynesiana (caso estremo) con prezzi fissi


La curva di offerta keynesiana ha invece l’andamento opposto a quella neoclassica
essendo fondata sull’ipotesi di risorse produttive disoccupate per cui la offerta può
variare e rispondere agli stimoli della domanda aggregata. In tale caso estremo la
offerta è orizzontale e spostamenti della
domanda aumentano l’output ma non i prezzi.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera di riorganizzazione e 14
ricerca e dunque d’intelletto.
FORMA 3: La curva di offerta aggregata come curva di offerta di lavoro
(positivamente inclinata)

Le imprese stabiliscono i prezzi dei propri prodotti sulla base dei costi di produzione
e nel breve periodo sulla base del costo del lavoro.
Nel breve periodo la funzione di offerta aggregata corrisponde alla funzione di
offerta di lavoro.
Dato un certo livello del salario precedentemente determinato (contrattazione) le
imprese possono aumentare la domanda di lavoro e quindi l’occupazione che
permette di produrre quantità maggiori di output.

Ipotesi su cui si basa


• I salari e i prezzi non si modificano istantaneamente per equilibrare i mercati;
• i vari aggiustamenti sono sfasati nel tempo;
• gli spostamenti della curva dipendono da un processo di revisione dei prezzi e
salari lento e non coordinato;
• Senza l’aggiustamento lento la AS sarebbe verticale.
• Se si assume che il prezzo si forma sulla base di un mark up sul costo del lavoro,
possiamo rappresentare la curva di offerta come positivamente inclinata.
• Al crescere della produzione, l’occupazione aumenta e la disoccupazione
diminuisce.
Questo fa aumentare la forza contrattuale dei lavoratori e i salari nominali
aumentano. Ciò indurrà le imprese ad aumentare i Prezzi (che sono stabiliti con la
regola del mark up:P=W+ µW= (1+µ)W.
• Ne consegue che esiste una relazione positiva tra produzione e prezzi. Ad ogni
incremento della produzione è associato un incremento dei salari e quindi un
incremento dei prezzi.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera di riorganizzazione e 15
ricerca e dunque d’intelletto.
Caratteristiche AS:
• Un aumento di Pe fa aumentare nella stessa misura di P.
Un aumento di Y fa aumentare P perché:

• L’equazione di offerta aggregata che mette in relazione Y e P sarà pertanto


rappresentata da una curva di offerta aggregata inclinata positivamente.
• Essendo disegnata per un dato valore di Pe, qualsiasi variazione di Pe, sposterà la
AS.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera di riorganizzazione e 16
ricerca e dunque d’intelletto.
8. Descrivete le varie teorie dell'offerta aggregata

FORMA 1: Caso Neoclassico (AS perfettamente verticale)


Corrisponde alla sua derivazione!

Se i prezzi e i salari sono flessibili, il salario reale si modifica continuamente per


mantenere in piena occupazione il mercato del lavoro.
Data una certa quantità di risorse, se vige la concorrenza perfetta, le imprese
hanno interesse a utilizzare tutte le risorse disponibili e produrranno la massima
quantità di output.
La curva di offerta sarà verticale al livello dell’output potenziale.

Quando la As è verticale, il livello dei prezzi


dipende esclusivamente dalla domanda.

Qualsiasi variazione dei prezzi modifica i salari


nominali nella stessa misura e i salari reali restano
costanti mantenendola piena occupazione.

Nel grafico precedente nel punto E sono in equilibrio tutti i mercati dell’economia:
mercato del lavoro, mercato dei beni, mercato monetario
il livello dei prezzi è determinato congiuntamente dalla domanda e
dall’offerta aggregata.
Con un’offerta aggregata verticale si noti che qualsiasi manovra di politica
economica non ha effetti sul livello dell’output.
Se la politica fiscale è di tipo espansivo, la AD si sposta verso destra ma essendo
l’offerta data il livello dell’output rimane invariato.
Un aumento dell’offerta di moneta (politica monetaria espansiva) comporta una
eguale variazione percentuale nel livello dei prezzi e nei salari nominali, per cui il
salario reale, il tasso di interesse, il prodotto e l’occupazione rimangono costanti

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera di riorganizzazione e 17
ricerca e dunque d’intelletto.
FORMA 2: La curva di offerta keynesiana (caso estremo) con prezzi fissi
La curva di offerta keynesiana ha invece l’andamento opposto a quella neoclassica
essendo fondata sull’ipotesi di risorse produttive disoccupate per cui la offerta può
variare e rispondere agli stimoli della domanda aggregata. In tale caso estremo la
offerta è orizzontale e spostamenti della
domanda aumentano l’output ma non i prezzi.

FORMA 3: La curva di offerta aggregata come curva di offerta di lavoro


(positivamente inclinata)

Le imprese stabiliscono i prezzi dei propri prodotti sulla base dei costi di produzione
e nel breve periodo sulla base del costo del lavoro.
Nel breve periodo la funzione di offerta aggregata corrisponde alla funzione di
offerta di lavoro.
Dato un certo livello del salario precedentemente determinato (contrattazione) le
imprese possono aumentare la domanda di lavoro e quindi l’occupazione che
permette di produrre quantità maggiori di output.

Ipotesi su cui si basa


• I salari e i prezzi non si modificano istantaneamente per equilibrare i mercati;
• i vari aggiustamenti sono sfasati nel tempo;
• gli spostamenti della curva dipendono da un processo di revisione dei prezzi e
salari lento e non coordinato;
• Senza l’aggiustamento lento la AS sarebbe verticale.
• Se si assume che il prezzo si forma sulla base di un mark up sul costo del lavoro,
possiamo rappresentare la curva di offerta come positivamente inclinata.
• Al crescere della produzione, l’occupazione aumenta e la disoccupazione
diminuisce.
Questo fa aumentare la forza contrattuale dei lavoratori e i salari nominali
aumentano. Ciò indurrà le imprese ad aumentare i Prezzi (che sono stabiliti con la
regola del mark up:P=W+ µW= (1+µ)W.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera di riorganizzazione e 18
ricerca e dunque d’intelletto.
• Ne consegue che esiste una relazione positiva tra produzione e prezzi. Ad ogni
incremento della produzione è associato un incremento dei salari e quindi un
incremento dei prezzi.

Caratteristiche AS:
• Un aumento di Pe fa aumentare nella stessa misura di P.
Un aumento di Y fa aumentare P perché:

• L’equazione di offerta aggregata che mette in relazione Y e P sarà pertanto


rappresentata da una curva di offerta aggregata inclinata positivamente.
• Essendo disegnata per un dato valore di Pe, qualsiasi variazione di Pe, sposterà la
AS.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera di riorganizzazione e 19
ricerca e dunque d’intelletto.
9. Utilizzate il modello a prezzi flessibili di flusso dei fondi e AD_AS e descrivete cosa
accade se ci sono shock positivi di offerta

MODELLO A PREZZI FLESSIBILI - FLUSSO DEI FONDI

Equilibrio nel mercato dei fondi mutuabili:


Graficamente: Algebricamente :

(Y* -C - T ) + (T-G ) - NX = I

dove:
(Y* -C – T ) è il risparmio
privato
(T -G ) è il risparmio
pubblico
-NX è l’afflusso di capitale
estero

Una diminuzione del tasso di interesse porta ad un aumento della spesa in investimenti dato
che lo shock positivo di offerta sposta la curva dell’offerta verso destra.
Diminuendo il tasso d’interesse aumenta il tasso di cambio (ε) valore della valuta estera e si
hanno:
effetti diretti sul reddito che aumenta per gli investimenti (dato che diminuisce r)
un deprezzamento della valuta interna, che rende meno costosi beni interni e così
facendo aumentano le esportazioni e diminuiscono le importazioni.

Cosa accade in presenza di uno shock POSITIVO di offerta?

Lo shock positivo dal lato dell’offerta, oltre ad aumentare il PIL potenziale ed i consumi, fa
diminuire il tasso di interesse reale interno perché l’aumento del reddito aumenta
l’afflusso di risparmio privato nei mercati finanziari.
Nel diagramma del flusso di fondi, l’equilibrio si sposta quindi in basso a destra.
La riduzione del tasso di interesse provoca una aumento degli investimenti
La riduzione del tasso di interesse induce gli stranieri a NON investire all’interno e questa
circostanza, in parte, attenua la traslazione verso destra della curva di offerta del risparmio
totale.
La diminuzione dell’afflusso di capitali stranieri provoca un deprezzamento del tasso di
cambio ed un aumento delle esportazioni nette

Algebricamente :

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera di riorganizzazione e 20
ricerca e dunque d’intelletto.
Graficamente:

MODELLO AD-AS

SHOCK POSITIVO DI OFFERTA:

Un abbassamento dei prezzi petroliferi sposta la AS in basso a destra.


In corrispondenza di ogni livello di output i costi sono più bassi (una funzione di
produzione più realistica deve far dipendere i costi non solo dal salario ma anche
dai costi dell’energia).
L’output aumenta e i prezzi diminuiscono.
Nel lungo periodo essendo l’output superione a YN è probabile che si determini un
aumento dei salari e una diminuzione dell’occupazione. L’economia potrebbe
ritornare all’equilibrio iniziale YN.

Il contrario dell’immagine accanto (che rappresenta


uno shock NEGATIVO di offerta)

ε = ε0- εr(r-rf)

10. Nel modello AD-AS descrivete come si determina la curva AS positivamente inclinata
e indicate i casi estremi neoclassico e keynesiano

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ricerca e dunque d’intelletto.
FORMA 1: Caso Neoclassico (AS perfettamente verticale)
Corrisponde alla sua derivazione!

Se i prezzi e i salari sono flessibili, il salario reale si modifica continuamente per


mantenere in piena occupazione il mercato del lavoro.
Data una certa quantità di risorse, se vige la concorrenza perfetta, le imprese
hanno interesse a utilizzare tutte le risorse disponibili e produrranno la massima
quantità di output.
La curva di offerta sarà verticale al livello dell’output potenziale.

Quando la As è verticale, il livello dei prezzi


dipende esclusivamente dalla domanda.

Qualsiasi variazione dei prezzi modifica i salari


nominali nella stessa misura e i salari reali restano
costanti mantenendola piena occupazione.

Nel grafico precedente nel punto E sono in equilibrio tutti i mercati dell’economia:
mercato del lavoro, mercato dei beni, mercato monetario
il livello dei prezzi è determinato congiuntamente dalla domanda e
dall’offerta aggregata.
Con un’offerta aggregata verticale si noti che qualsiasi manovra di politica
economica non ha effetti sul livello dell’output.
Se la politica fiscale è di tipo espansivo, la AD si sposta verso destra ma essendo
l’offerta data il livello dell’output rimane invariato.
Un aumento dell’offerta di moneta (politica monetaria espansiva) comporta una
eguale variazione percentuale nel livello dei prezzi e nei salari nominali, per cui il
salario reale, il tasso di interesse, il prodotto e l’occupazione rimangono costanti

FORMA 2: La curva di offerta keynesiana (caso estremo) con prezzi fissi


La curva di offerta keynesiana ha invece l’andamento opposto a quella neoclassica
essendo fondata sull’ipotesi di risorse produttive disoccupate per cui la offerta può
variare e rispondere agli stimoli della domanda aggregata. In tale caso estremo la
offerta è orizzontale e spostamenti della
domanda aumentano l’output ma non i prezzi.

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ricerca e dunque d’intelletto.
FORMA 3: La curva di offerta aggregata come curva di offerta di lavoro
(positivamente inclinata)

Le imprese stabiliscono i prezzi dei propri prodotti sulla base dei costi di produzione
e nel breve periodo sulla base del costo del lavoro.
Nel breve periodo la funzione di offerta aggregata corrisponde alla funzione di
offerta di lavoro.
Dato un certo livello del salario precedentemente determinato (contrattazione) le
imprese possono aumentare la domanda di lavoro e quindi l’occupazione che
permette di produrre quantità maggiori di output.

Ipotesi su cui si basa


• I salari e i prezzi non si modificano istantaneamente per equilibrare i mercati;
• i vari aggiustamenti sono sfasati nel tempo;
• gli spostamenti della curva dipendono da un processo di revisione dei prezzi e
salari lento e non coordinato;
• Senza l’aggiustamento lento la AS sarebbe verticale.
• Se si assume che il prezzo si forma sulla base di un mark up sul costo del lavoro,
possiamo rappresentare la curva di offerta come positivamente inclinata.
• Al crescere della produzione, l’occupazione aumenta e la disoccupazione
diminuisce.
Questo fa aumentare la forza contrattuale dei lavoratori e i salari nominali
aumentano. Ciò indurrà le imprese ad aumentare i Prezzi (che sono stabiliti con la
regola del mark up:P=W+ µW= (1+µ)W.
• Ne consegue che esiste una relazione positiva tra produzione e prezzi. Ad ogni
incremento della produzione è associato un incremento dei salari e quindi un
incremento dei prezzi.

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ricerca e dunque d’intelletto.
Caratteristiche AS:
• Un aumento di Pe fa aumentare nella stessa misura di P.
Un aumento di Y fa aumentare P perché:

• L’equazione di offerta aggregata che mette in relazione Y e P sarà pertanto


rappresentata da una curva di offerta aggregata inclinata positivamente.
• Essendo disegnata per un dato valore di Pe, qualsiasi variazione di Pe, sposterà la
AS.

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ricerca e dunque d’intelletto.
11. Costruite la funzione macroeconomica di domanda aggregata e la curva di offerta
aggregata e descrivete il funzionamento del modello in caso di una riduzione del
prezzo del petrolio.

DERIVAZIONE AD:
La nuova curva AD che andremo a derivare ha un significato diverso da quella vista
nel modello semplice keynesiano. Quest’ultima infatti è ottenuta dal modello
IS-LM e descrive l’influenza dei prezzi su Y, dato l’equilibrio sia nel
mercato dei beni sia in quello delle attività finanziarie.
Supponiamo di fissare un certo livello dei prezzi P0 e assumiamo che a tale livello
dei prezzi venga costruita la curva LM.
Dato lo stock di moneta nominale sarà il livello dei prezzi a determinare lo stock di
moneta reale che è dato da M/P.
Partiamo pertanto da un equilibrio IS-LM con un livello dei prezzi dato e pari a P0

Dal grafico precedente una riduzione dei prezzi da P 0 a P1 ha determinato un


aumento del reddito da Y0 a Y1.
Riportiamo i punti precedentemente ottenuti:

La funzione macroeconomica della domanda aggregata mostra le combinazioni di


prezzo e reddito per le quali sia il mercato monetario che quello dei beni sono in
equilibrio.
L’inclinazione negativa della nuova AD può essere così
spiegata:
• una riduzione di P riduce la domanda di moneta nominale (o il che è lo stesso,
aumenta l’offerta di moneta reale)
• il tasso di interesse deve diminuire per mantenere in equilibrio il mercato
monetario
• Al diminuire di i gli investimenti e quindi il reddito Y aumentano
• Ne consegue che una riduzione di P provoca un ↑ di Y

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ricerca e dunque d’intelletto.
Spostamenti della AD
Ogni mutamento, che non sia una variazione di P, che provoca spostamenti
delle curve IS o LM determina spostamenti anche della curva AD. Pertanto
spostano la curva AD:
• variazioni di G
• variazioni dell’offerta nominale di moneta (M)
• variazioni nella fiducia dei consumatori (c0)
Se le variazioni di cui si è detto sono di tipo espansivo la curva AD si sposta
verso destra e Y aumenta. Se le politiche sono restrittive e, pertanto, fanno
diminuire Y, la AD si sposta verso il basso e verso sinistra

DERIVAZIONE AS:
La funzione dell’offerta aggregata mostra il valore dei beni e servizi che le imprese
di un sistema economico desiderano offrire ai vari prezzi.
Per derivare la curva di offerta aggregata bisogna partire (come abbiamo fatto nel
modello
macroeconomico neoclassico ) dal mercato del lavoro.
Se i prezzi e i salari sono flessibili, il salario reale si modifica continuamente per
mantenere in piena occupazione il mercato del lavoro.
Data una certa quantità di risorse, se vige la concorrenza perfetta, le imprese
hanno interesse a utilizzare tutte le risorse disponibili e produrranno la massima
quantità di output.
La curva di offerta sarà verticale al livello dell’output potenziale.

Quando la As è verticale, il livello dei prezzi


dipende esclusivamente dalla domanda.

Qualsiasi variazione dei prezzi modifica i salari


nominali nella stessa misura e i salari reali restano
costanti mantenendola piena occupazione.

Nel grafico precedente nel punto E sono in equilibrio tutti i mercati dell’economia:
mercato del lavoro, mercato dei beni, mercato monetario
il livello dei prezzi è determinato congiuntamente dalla domanda e
dall’offerta aggregata.
Con un’offerta aggregata verticale si noti che qualsiasi manovra di politica
economica non ha effetti sul livello dell’output.
Se la politica fiscale è di tipo espansivo, la AD si sposta verso destra ma essendo
l’offerta data il livello dell’output rimane invariato.
Un aumento dell’offerta di moneta (politica monetaria espansiva) comporta una
eguale variazione percentuale nel livello dei prezzi e nei salari nominali, per cui il
salario reale, il tasso di interesse, il prodotto e l’occupazione rimangono costanti

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ricerca e dunque d’intelletto.
RIZIONE PREZZO DEL PETROLIO SHOCK POSITIVO D’OFFERTA

SHOCK POSITIVO DI OFFERTA:

Un abbassamento dei prezzi petroliferi sposta la AS in basso a destra.


In corrispondenza di ogni livello di output i costi sono più bassi (una funzione di
produzione più realistica deve far dipendere i costi non solo dal salario ma anche
dai costi dell’energia).
L’output aumenta e i prezzi diminuiscono.
Nel lungo periodo essendo l’output superione a YN è probabile che si determini un
aumento dei salari e una diminuzione dell’occupazione. L’economia potrebbe
ritornare all’equilibrio iniziale YN.

Il contrario dell’immagine accanto (che rappresenta


uno shock NEGATIVO di offerta)

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ricerca e dunque d’intelletto.
.: MODELLO IS-LM :.

1. Descrivete i due pilastri su cui si basa la politica monetaria della BCE e valutate
attraverso l’analisi grafica (modello IS-LM) l’efficacia della politica monetaria se
l’economia europea viene colpita da uno shock negativo simmetrico

La BCE ha deciso di perseguire un approccio, che è stato ufficialmente denominato


strategia di politica monetaria orientata alla stabilità, nel quale confluiscono elementi di
due diverse strategie:

• 1° pilastro: riguarda la crescita annunciata della quantità di moneta. Il Consiglio


direttivo della BCE annuncia un valore di riferimento per la crescita della moneta
(tale valore non è considerato un obiettivo vincolante).

• 2° pilastro: riguarda la stabilità dei prezzi (valutazione del target di inflazione


avendo riguardo non soltanto all’IAPC e al suo tasso di variazione ma anche a
un’intera serie di indicatori macroeconomici).

La BCE si comporta di fatto come un inflation targeter (identifica invece una strategia basata
sull’annuncio da parte della banca centrale di un sentiero desiderato per l’inflazione futura).

Questo significa che la BCE non aderirà strettamente né all’approccio conosciuto come
monetary targeting né all’approccio dell’inflation targeting.
La ECB ha solo una definizione di stabilità dei prezzi (intorno al 2%) che si propone di
mantenere nel medio termine

Politiche di reazione agli shock.

• Se lo shock è simmetrico la politica monetaria può essere espansiva (LM verso il


basso).
• Se lo shock è asimmetrico si devono utilizzare (nei limiti imposti dal Patto di Stabilità)
politiche fiscali espansive (IS verso destra).

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2. Sulla base del modello IS-LM costruite la curva AD che costituirà parte del modello
AD-AS, avvalendovi dell’analisi algebrica e grafica. Dite inoltre quali sono le politiche
che spostano la AD verso il basso

DERIVAZIONE AD:
La nuova curva AD che andremo a derivare ha un significato diverso da quella vista
nel modello semplice keynesiano. Quest’ultima infatti è ottenuta dal modello
IS-LM e descrive l’influenza dei prezzi su Y, dato l’equilibrio sia nel
mercato dei beni sia in quello delle attività finanziarie.
Supponiamo di fissare un certo livello dei prezzi P0 e assumiamo che a tale livello
dei prezzi venga costruita la curva LM.
Dato lo stock di moneta nominale sarà il livello dei prezzi a determinare lo stock di
moneta reale che è dato da M/P.
Partiamo pertanto da un equilibrio IS-LM con un livello dei prezzi dato e pari a P0

Dal grafico precedente una riduzione dei prezzi da P0 a P1 ha determinato un


aumento del reddito da Y0 a Y1.
Riportiamo i punti precedentemente ottenuti:

La funzione macroeconomica della domanda aggregata mostra le combinazioni di


prezzo e reddito per le quali sia il mercato monetario che quello dei beni sono in
equilibrio.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 2
L’inclinazione negativa della nuova AD può essere così
spiegata:
• una riduzione di P riduce la domanda di moneta nominale (o il che è lo stesso,
aumenta l’offerta di moneta reale)
• il tasso di interesse deve diminuire per mantenere in equilibrio il mercato
monetario
• Al diminuire di i gli investimenti e quindi il reddito Y aumentano
• Ne consegue che una riduzione di P provoca un ↑ di Y

Spostamenti della AD
Ogni mutamento, che non sia una variazione di P, che provoca spostamenti
delle curve IS o LM determina spostamenti anche della curva AD. Pertanto
spostano la curva AD:
• variazioni di G
• variazioni dell’offerta nominale di moneta (M)
• variazioni nella fiducia dei consumatori (c0)
Se le variazioni di cui si è detto sono di tipo espansivo la curva AD si sposta
verso destra e Y aumenta. Se le politiche sono restrittive e, pertanto, fanno
diminuire Y, la AD si sposta verso il basso e verso sinistra.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 3
3. Avvalendovi dell’analisi grafica e di un modello IS-LM descrivete dapprima la regola di
comportamento della BCE e poi le politiche adeguate in caso di shock simmetrici e
asimmetrici

Secondo la regola di Taylor, la BC ha un valore obiettivo π’ per il tasso di inflazione


e una stima r* del tasso di interesse reale “normale”.
Se π> π’ la BC aumenta r al di sopra di r* e viceversa:
r= r*+Ф’’(π− π’ )

La BCE non aderisce strettamente né all’approccio conosciuto come monetary


targeting né all’approccio dell’inflation targeting
La ECB ha solo una definizione di stabilità dei prezzi (intorno al 2%) che si
propone di mantenere nel medio termine

Politiche di reazione agli shock.

• Se lo shock è simmetrico la politica monetaria può essere espansiva (LM


verso il basso).
• Se lo shock è asimmetrico si devono utilizzare (nei limiti imposti dal Patto di
Stabilità) politiche fiscali espansive (IS verso destra).

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.: Curva di Phillips e funzione di reazione di politica monetaria (CP-FRPM):.

1. Rappresentate graficamente la curva di Phillips originaria e quella aumentata per le


aspettative e spiegate cosa accade sotto le varie ipotesi di formazione delle
aspettative (statiche, adattive e razionali)

La C.P. esprime la relazione inversa che intercorre tra tasso di disoccupazione e tasso di
inflazione. E’ anche il modo più conveniente per esprimere l’offerta aggregata.
• Quando la produzione è inferiore al suo livello potenziale (la disoccupazione è superiore al
suo tasso naturale) l’inflazione è inferiore al suo tasso atteso;
• Quando la produzione è superiore al suo livello potenziale (la disoccupazione è inferiore al
suo tasso naturale) l’inflazione è superiore al suo tasso atteso.

Tale relazione si può spiegare facendo caso alla spirale prezzi-salari:


Pt − Pt −1
↓ ut ⇒ ↑ Wt ⇒ Pt ↑ ⇒ ↑ ⇒ πt ↑
Pt −1

La curva di Phillips può essere algebricamente spiegata utilizzando la legge di Okun:

Tuttavia per differenziarla da quelle corrette per le aspettative di inflazione conviene trascriverla
nella forma:

π t = π te + ( µ + z ) − α ut
Supponendo che le aspettative si formino come segue πte = θπt −1 quando θ=0 ,

otteniamo la curva di Phillips originaria: π t = ( µ + z) − αut

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 1
Quando invece la C.P. viene influenzata dalle aspettative di inflazione, essa si muove come
segue:

La curva di Phillips si comporta in modo diverso a seconda del processo di


formazione delle aspettative degli agenti:

1. Aspettative statiche prevalgono quando gli agenti si aspettano che una


determinata variabile non vari (es. l’inflazione rimane costante).

L’economia si muove
verso l’alto e verso
sinistra e verso il basso
e verso destra lungo una
curva di Phillips, la cui
posizione resta
invariata.

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2. Aspettative adattive prevalgono quando gli agenti si aspettano che il futuro sia
simile al passato.

Sotto l’ipotesi di
aspettative adattive la
CP si sposta verso l’alto
o verso il basso a
seconda che ci sia un
aumento o una
diminuzione delle
aspettative di inflazione

• Se πt-1> πt-2 la CP si sposta verso l’alto


• Se πt-1< πt-2 la CP si sposta verso il basso

Se ut > u*t decelera


Se ut < u*t accelera

3. Aspettative razionali prevalgono quando gli agenti usano in modo ottimale tutte
le informazioni per prevedere in modo il più possibile corretto l’andamento di
una variabile

Gli agenti formano le aspettative di inflazione senza guardare all’inflazione passata:


prestano attenzione a tutti i segnali provenienti dal mercato e alle politiche di
governo effettive o annunciate per inferire in maniera in media corretta il tasso di
inflazione
La curva di Phillips si sposta con una rapidità pari o superiore ai cambiamenti delle
politiche di governo
La conseguenza è che le politiche di governo non risultano produrre alcun effetto
sul livello di produzione e di occupazione.
Occorre , pertanto, distinguere il caso delle politiche inattese da quelle attese:

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 3
CAMBIAMENTI INATTESI

Una politica espansiva inattesa fa


muovere l’economia verso l’alto e verso
sinistra lungo la curva di Phillips,
aumentando l’inflazione e diminuendo la
disoccupazione (e aumentando la
produzione) nel breve periodo.

CAMBIAMENTI ATTESI

Se la politica economica espansiva è


prevista, i lavoratori, i consumatori e i
manager incorporeranno gli effetti della
politica economica nelle loro aspettative:
la curva di Phillips si sposterà verso l’alto
mentre la curva di domanda aggregata
(FRPM) si sposta verso l’interno (alto), e
quindi la politica economica espansiva
aumenterà l’inflazione senza avere alcun
effetto sulla disoccupazione (o sulla
produzione).

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2. Descrivete la curva di Phillips e spiegate, anche graficamente, cosa accade nel lungo
periodo quando le aspettative sono adattive

La C.P. esprime la relazione inversa che intercorre tra tasso di disoccupazione e tasso di
inflazione. E’ anche il modo più conveniente per esprimere l’offerta aggregata.
• Quando la produzione è inferiore al suo livello potenziale (la disoccupazione è superiore al
suo tasso naturale) l’inflazione è inferiore al suo tasso atteso;
• Quando la produzione è superiore al suo livello potenziale (la disoccupazione è inferiore al
suo tasso naturale) l’inflazione è superiore al suo tasso atteso.

Tale relazione si può spiegare facendo caso alla spirale prezzi-salari:


Pt − Pt −1
↓ ut ⇒ ↑ Wt ⇒ Pt ↑ ⇒ ↑ ⇒ πt ↑
Pt −1

La curva di Phillips può essere algebricamente spiegata utilizzando la legge di Okun:

Tuttavia per differenziarla da quelle corrette per le aspettative di inflazione conviene trascriverla
nella forma:

π t = π te + ( µ + z ) − α ut
Supponendo che le aspettative si formino come segue πte = θπt −1 quando θ=0 ,

otteniamo la curva di Phillips originaria: π t = ( µ + z) − αut

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Quando invece la C.P. viene influenzata dalle aspettative di inflazione, essa si muove come
segue:

Aspettative adattive prevalgono quando gli agenti si aspettano che il futuro sia
simile al passato.

Sotto l’ipotesi di
aspettative adattive la
CP si sposta verso l’alto
o verso il basso a
seconda che ci sia un
aumento o una
diminuzione delle
aspettative di inflazione

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3. +[- Discutete il ruolo delle aspettative nella curva di Phillips e derivate graficamente la
curva di Phillips di lungo periodo sotto l’ipotesi di aspettative adattive]

4. Derivate la curva di Phillips partendo da quella originaria e spiegate cosa accade nel
lungo periodo con aspettative di inflazione di tipo adattivo

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5. Partendo dalla curva di Phillips originaria spiegate cosa accade quando si introduce
l’ipotesi di aspettative adattive. Descrivetene le implicazioni in termini di politica
economica.

La C.P. esprime la relazione inversa che intercorre tra tasso di disoccupazione e tasso di
inflazione. E’ anche il modo più conveniente per esprimere l’offerta aggregata.
• Quando la produzione è inferiore al suo livello potenziale (la disoccupazione è superiore al
suo tasso naturale) l’inflazione è inferiore al suo tasso atteso;
• Quando la produzione è superiore al suo livello potenziale (la disoccupazione è inferiore al
suo tasso naturale) l’inflazione è superiore al suo tasso atteso.

Tale relazione si può spiegare facendo caso alla spirale prezzi-salari:


Pt − Pt −1
↓ ut ⇒ ↑ Wt ⇒ Pt ↑ ⇒ ↑ ⇒ πt ↑
Pt −1

La curva di Phillips può essere algebricamente spiegata utilizzando la legge di Okun:

Tuttavia per differenziarla da quelle corrette per le aspettative di inflazione conviene trascriverla
nella forma:

π t = π te + ( µ + z ) − α ut
Supponendo che le aspettative si formino come segue πte = θπt −1 quando θ=0 ,

otteniamo la curva di Phillips originaria: π t = ( µ + z) − αut

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 8
Quando invece la C.P. viene influenzata dalle aspettative di inflazione, essa si muove come
segue:

Aspettative adattive prevalgono quando gli agenti si aspettano che il futuro sia
simile al passato.

Sotto l’ipotesi di
aspettative adattive la
CP si sposta verso l’alto
o verso il basso a
seconda che ci sia un
aumento o una
diminuzione delle
aspettative di inflazione

Descrivetene le implicazioni in termini di politica economica.

In termini di politica economica bisognerà guardare agli obiettivi del governo:


• se l’obiettivo è diminuire l’inflazione, dovranno essere poste in essere politiche
economiche restrittive
• se l’obiettivo è diminuire la disoccupazione, dovranno essere poste in essere politiche
economiche espansive

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6. Descrivete le caratteristiche essenziali della curva di Phillips aumentata per effetto
delle aspettative e dite cosa accade alla curva stessa in conseguenza di una politica
monetaria espansiva quando le aspettative sono di tipo adattivo

7. Definite la curva di Phillips aumentata per le aspettative e mostrate graficamente cosa


accade nel breve periodo alla curva stessa quando le aspettative sono di tipo adattivo
assumendo che vi sia un aumento dell’offerta di moneta (politica monetaria
espansiva) del 10%

La risposta è la medesima, il 10% serve solo a trarre in inganno.

La C.P. esprime la relazione inversa che intercorre tra tasso di disoccupazione e tasso di
inflazione. E’ anche il modo più conveniente per esprimere l’offerta aggregata.
• Quando la produzione è inferiore al suo livello potenziale (la disoccupazione è superiore al
suo tasso naturale) l’inflazione è inferiore al suo tasso atteso;
• Quando la produzione è superiore al suo livello potenziale (la disoccupazione è inferiore al
suo tasso naturale) l’inflazione è superiore al suo tasso atteso.

Tale relazione si può spiegare facendo caso alla spirale prezzi-salari:


Pt − Pt −1
↓ ut ⇒ ↑ Wt ⇒ Pt ↑ ⇒ ↑ ⇒ πt ↑
Pt −1

La curva di Phillips può essere algebricamente spiegata utilizzando la legge di Okun:

Tuttavia per differenziarla da quelle corrette per le aspettative di inflazione conviene trascriverla
nella forma:

π t = π te + ( µ + z ) − α ut
Supponendo che le aspettative si formino come segue πte = θπt −1 quando θ=0 ,

otteniamo la curva di Phillips originaria: π t = ( µ + z) − αut


Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 10
Quando invece la C.P. viene influenzata dalle aspettative di inflazione, essa si muove come
segue:

Aspettative adattive prevalgono quando gli agenti si aspettano che il futuro sia
simile al passato.

Sotto l’ipotesi di
aspettative adattive la
CP si sposta verso l’alto
o verso il basso a
seconda che ci sia un
aumento o una
diminuzione delle
aspettative di inflazione

Quando viene posta in essere una politica monetaria espansiva (aumento della moneta in
circolazione o diminuzione dei tassi di interesse), gli agenti si attendono un aumento del tasso
di inflazione e dunque la CP si muoverà verso l’alto e verso destra.

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8. Derivate la curva di Phillips partendo da quella originaria e spiegate cosa accade nel
lungo periodo con aspettative di inflazione di tipo razionale

La C.P. esprime la relazione inversa che intercorre tra tasso di disoccupazione e tasso di
inflazione. E’ anche il modo più conveniente per esprimere l’offerta aggregata.
• Quando la produzione è inferiore al suo livello potenziale (la disoccupazione è superiore al
suo tasso naturale) l’inflazione è inferiore al suo tasso atteso;
• Quando la produzione è superiore al suo livello potenziale (la disoccupazione è inferiore al
suo tasso naturale) l’inflazione è superiore al suo tasso atteso.

Tale relazione si può spiegare facendo caso alla spirale prezzi-salari:


Pt − Pt −1
↓ ut ⇒ ↑ Wt ⇒ Pt ↑ ⇒ ↑ ⇒ πt ↑
Pt −1

La curva di Phillips può essere algebricamente spiegata utilizzando la legge di Okun:

Tuttavia per differenziarla da quelle corrette per le aspettative di inflazione conviene trascriverla
nella forma:

π t = π te + ( µ + z ) − α ut
Supponendo che le aspettative si formino come segue πte = θπt −1 quando θ=0 ,

otteniamo la curva di Phillips originaria: π t = ( µ + z) − αut

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 12
Quando invece la C.P. viene influenzata dalle aspettative di inflazione, essa si muove come
segue:

Aspettative razionali prevalgono quando gli agenti usano in modo ottimale tutte le
informazioni per prevedere in modo il più possibile corretto l’andamento di una
variabile

Gli agenti formano le aspettative di inflazione senza guardare all’inflazione passata:


prestano attenzione a tutti i segnali provenienti dal mercato e alle politiche di
governo effettive o annunciate per inferire in maniera in media corretta il tasso di
inflazione
La curva di Phillips si sposta con una rapidità pari o superiore ai cambiamenti delle
politiche di governo
La conseguenza è che le politiche di governo non risultano produrre alcun effetto
sul livello di produzione e di occupazione.
Occorre , pertanto, distinguere il caso delle politiche inattese da quelle attese:

CAMBIAMENTI INATTESI

Una politica espansiva inattesa fa


muovere l’economia verso l’alto e verso
sinistra lungo la curva di Phillips,
aumentando l’inflazione e diminuendo la
disoccupazione (e aumentando la
produzione) nel breve periodo.

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CAMBIAMENTI ATTESI

Se la politica economica espansiva è


prevista, i lavoratori, i consumatori e i
manager incorporeranno gli effetti della
politica economica nelle loro aspettative:
la curva di Phillips si sposterà verso l’alto
mentre la curva di domanda aggregata
(FRPM) si sposta verso l’interno (alto), e
quindi la politica economica espansiva
aumenterà l’inflazione senza avere alcun
effetto sulla disoccupazione (o sulla
produzione).

Nel caso di aspettative razionali il lungo periodo è il periodo presente.


Nell’ipotesi di aspettative razionali, il breve periodo semplicemente non esiste, salvo
che i cambiamenti della politica economica non giungano completamente inattesi
Lo spostamento della CP neutralizza ogni effetto della politica economica
sull’economia reale.

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9. Definite la curva di Phillips aumentata per le aspettative e dite cosa accade nel breve
periodo alla curva stessa quando le aspettative sono di tipo razionale assumendo che
vi sia un aumento dell’offerta di moneta (politica monetaria espansiva)

Uguale alla 8 + piccola specifica:

Nel caso in cui la politica monetaria espansiva sia ATTESA, essa si rivelerà inefficace.
Esempio: elezione di Mitterand nel 1981. L’annuncio di politiche monetarie espansive durante il
periodo elettorale spinse le imprese a aumentare i prezzi.
L’inflazione accelerò ma non si ebbe alcun effetto sul tasso di disoccupazione

Nel caso in cui la politica monetaria espansiva sia INATTESA, essa si rivelerà efficace.
L’economia si muoverà dunque verso l’alto e verso sinistra lungo la curva di Phillips,
aumentando l’inflazione e diminuendo la disoccupazione (e aumentando la produzione) nel
breve periodo.

CAMBIAMENTI INATTESI

Una politica espansiva inattesa fa


muovere l’economia verso l’alto e verso
sinistra lungo la curva di Phillips,
aumentando l’inflazione e diminuendo la
disoccupazione (e aumentando la
produzione) nel breve periodo.

CAMBIAMENTI ATTESI

Se la politica economica espansiva è


prevista, i lavoratori, i consumatori e i
manager incorporeranno gli effetti della
politica economica nelle loro aspettative:
la curva di Phillips si sposterà verso l’alto
mentre la curva di domanda aggregata
(FRPM) si sposta verso l’interno (alto), e
quindi la politica economica espansiva
aumenterà l’inflazione senza avere alcun
effetto sulla disoccupazione (o sulla
produzione).

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 15
10. Descrivete il trade off tra inflazione e tasso di disoccupazione sia nel breve che nel
lungo periodo quando le aspettative sono razionali

Aspettative razionali prevalgono quando gli agenti usano in modo ottimale tutte le
informazioni per prevedere in modo il più possibile corretto l’andamento di una
variabile

Gli agenti formano le aspettative di inflazione senza guardare all’inflazione passata:


prestano attenzione a tutti i segnali provenienti dal mercato e alle politiche di
governo effettive o annunciate per inferire in maniera in media corretta il tasso di
inflazione
La curva di Phillips si sposta con una rapidità pari o superiore ai cambiamenti delle
politiche di governo
La conseguenza è che le politiche di governo non risultano produrre alcun effetto
sul livello di produzione e di occupazione.
Occorre , pertanto, distinguere il caso delle politiche inattese da quelle attese:

CAMBIAMENTI INATTESI

Una politica espansiva inattesa fa


muovere l’economia verso l’alto e verso
sinistra lungo la curva di Phillips,
aumentando l’inflazione e diminuendo la
disoccupazione (e aumentando la
produzione) nel breve periodo.

CAMBIAMENTI ATTESI

Se la politica economica espansiva è


prevista, i lavoratori, i consumatori e i
manager incorporeranno gli effetti della
politica economica nelle loro aspettative:
la curva di Phillips si sposterà verso l’alto
mentre la curva di domanda aggregata
(FRPM) si sposta verso l’interno (alto), e
quindi la politica economica espansiva
aumenterà l’inflazione senza avere alcun
effetto sulla disoccupazione (o sulla
produzione).

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 16
Nel caso di aspettative razionali il lungo periodo è il periodo presente.
Nell’ipotesi di aspettative razionali, il breve periodo semplicemente non esiste, salvo
che i cambiamenti della politica economica non giungano completamente inattesi
Lo spostamento della CP neutralizza ogni effetto della politica economica
sull’economia reale.

Ricapitolando:

• Se i cambiamenti sono attesi il breve periodo non esiste.


• Se i cambiamenti sono completamente inattesi il breve periodo esiste.
• Il lungo periodo è uguale al periodo presente.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 17
11. Derivate la funzione di reazione di politica monetaria FRPM

La funzione di domanda aggregata è stata ottenuta dalla combinazione tra la IS e la


regola di Taylor.
In tal modo il PIL reale, determinato dalla AD, dipende dal tasso di inflazione.

Tuttavia è preferibile disporre di un’equazione di AD (FRPM) con tasso di


disoccupazione al 1° membro da combinare con la CP.

Per ottenerla utilizziamo anche questa volta la relazione di Okun. Dalla relazione
precedente sostituiamo al PIL reale il tasso di disoccupazione nel lato sinistro:

Il parametro φ dipende da 3 fattori:


1. Dalla reazione della BC di innalzare il tasso di interesse in relazione a un
aumento di π
2. Dalla pendenza della IS (reattività della IS a variazioni del tasso di interesse,
moltiplicatore)
3. Dal coefficiente di Okun (reattività della disoccupazione a variazioni del PIL
reale)

La posizione della curva di AD ovvero la FRPM


dipende:
1. u0 = il livello di disoccupazione quando il tasso di interesse reale r è pari al
tasso medio di lungo periodo secondo la BC (r* )
2. π’ = l’obiettivo di inflazione della BC

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 18
12. Dopo aver derivato la FRPM descrivete in un modello CP-FRPM cosa accade al tasso
di disoccupazione naturale in seguito a uno shock di politica monetaria che aumenti
l’offerta di moneta

La funzione di domanda aggregata è stata ottenuta dalla combinazione tra la IS e la


regola
di Taylor. In tal modo il PIL reale, determinato dalla AD, dipende dal tasso di
inflazione.

Tuttavia è preferibile disporre di un’equazione di AD (FRPM) con tasso di


disoccupazione al 1° membro da combinare con la CP.

Per ottenerla utilizziamo anche questa volta la relazione di Okun. Dalla relazione
precedente sostituiamo al PIL reale il tasso di disoccupazione nel lato sinistro:

Il parametro φ dipende da 3 fattori:


4. Dalla reazione della BC di innalzare il tasso di interesse in relazione a un
aumento di π
5. Dalla pendenza della IS (reattività della IS a variazioni del tasso di interesse,
moltiplicatore)
6. Dal coefficiente di Okun (reattività della disoccupazione a variazioni del PIL
reale)

La posizione della curva di AD ovvero la FRPM


dipende:
3. u0 = il livello di disoccupazione quando il tasso di interesse reale r è pari al
tasso medio di lungo periodo secondo la BC (r* )
4. π’ = l’obiettivo di inflazione della BC

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 19
SECONDA PARTE: SAMARELLI

Il tasso naturale di disoccupazione è quel tasso di disoccupazione in corrispondenza del quale il


livello effettivo dei prezzi è uguale al livello atteso dei prezzi.
Imponendo la condizione di uguaglianza: π t = π te ,

Otteniamo: 0 = ( µ + z ) − αun
µ+ z
un =
Risolvendo per il tasso naturale:
α
La variazione dell’inflazione dipende dalla differenza tra tasso effettivo e tasso naturale di
disoccupazione. Quando il tasso effettivo di disoccupazione eccede il tasso naturale, l’inflazione
diminuisce; viceversa, l’inflazione aumenta.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 20
13. Dopo aver derivato la FRPM descrivete in un modello CP-FRPM cosa accade al tasso
di disoccupazione naturale in seguito a uno shock di politica monetaria che
diminuisca l’offerta di moneta

Contrario della 12.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 21
14. Nel modello curva di Phillips e FRPM descrivete algebricamente e graficamente come
si costruisce la funzione di reazione di politica monetaria

La funzione di domanda aggregata è stata ottenuta dalla combinazione tra la IS e la


regola
di Taylor. In tal modo il PIL reale, determinato dalla AD, dipende dal tasso di
inflazione.

Tuttavia è preferibile disporre di un’equazione di AD (FRPM) con tasso di


disoccupazione al 1° membro da combinare con la CP.

Per ottenerla utilizziamo anche questa volta la relazione di Okun. Dalla relazione
precedente sostituiamo al PIL reale il tasso di disoccupazione nel lato sinistro:

Il parametro φ dipende da 3 fattori:


7. Dalla reazione della BC di innalzare il tasso di interesse in relazione a un
aumento di π
8. Dalla pendenza della IS (reattività della IS a variazioni del tasso di interesse,
moltiplicatore)
9. Dal coefficiente di Okun (reattività della disoccupazione a variazioni del PIL
reale)

La posizione della curva di AD ovvero la FRPM


dipende:
5. u0 = il livello di disoccupazione quando il tasso di interesse reale r è pari al
tasso medio di lungo periodo secondo la BC (r* )
6. π’ = l’obiettivo di inflazione della BC

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 22
15. Derivate la funzione di reazione di politica monetaria e spiegate cosa accade se in un
modello PC-FRPM si verifica una riduzione del livello generale dei prezzi e delle
aspettative di inflazione

SAMARELLI

Le aspettative di inflazione erano state innescate dai rialzi di prezzi seguiti agli shock petroliferi
e dal fatto che, a partire dagli anni ’70, il tasso di inflazione era costantemente positivo (non
oscillante tra valori positivi e negativi come negli anni 1900-1960).

Ciò che era accaduto era che le imprese avevano aumentato il mark-up m e i lavoratori,
osservando l’andamento dei prezzi da un anno all’altro, avevano capito che i prezzi crescevano
sempre. In altre parole, avevano prezzi attesi costantemente più alti dei prezzi correnti
aspettative inflazionistiche.

Se i lavoratori si aspettano un aumento del livello dei prezzi, chiederanno una salario nominale
maggiore e ciò produrrà un aumento del livello dei prezzi. Nel 1958 i lavoratori osservavano
prezzi che a volte crescevano e a volte diminuivano.

In media potevano attendersi un’inflazione nulla (cioè prezzi attesi pari a quelli del periodo
precedente). In questo caso, dunque, q = 0 e l’equazione di offerta aggregata diventa :

πt = q πt-1+(µ+z)- αut con q = 0 cioè: πt = (µ+z)- αut

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 23
16. Utilizzando il modello FRPM - Curva di Phillips descrivete cosa accade nell’equilibrio
di lungo periodo in seguito a una politica fiscale restrittiva

SAMARELLI

Una politica fiscale restrittiva consiste nella diminuzione ( restrizione ) degli interventi pubblici a
sostegno della domanda aggregata.
È un intervento di politica economica ( politica fiscale ) adottato dai policy maker ( governi ) per
contenere la crescita eccessiva della domanda e l'inflazione dei prezzi, oppure semplicemente
come misura di austerità per ridurre il disavanzo del bilancio pubblico.

Nel modello reddito-spesa una politica fiscale restrittiva consiste nella riduzione della spesa
pubblica ( G ) o dei trasferimenti ( TR ), oppure in un aumento della pressione fiscale ( t ) sulle
famiglie e le imprese. Partendo da una situazione di pareggio di bilancio nei conti pubblici, la
politica fiscale restrittiva genera un avanzo nel bilancio dello Stato ( BS ) per effetto
dell'incremento delle entrate pubbliche ( prelievo fiscale ) e/o del decremento delle uscite
pubbliche.

n un diagramma cartesiano la politica fiscale restrittiva è rappresentata da uno spostamento


verso sinistra della curva IS.

A parità di condizioni ( ceteris paribus ) un intervento restrittivo di politica fiscale genera una
riduzione del reddito ( Y ) e del tasso di interesse ( i ).

Lo Stato ha minore bisogno di collocare titoli pubblici sul mercato per reperire i fondi necessari
al finanziamento della spesa pubblica.

Si riduce l'offerta dei titoli pubblici sul mercato, liberando risorse finanziarie per la domanda di
investimento privato. La minore domanda di moneta ( finanziamento ) spinge il tasso di
interesse al ribasso, al fine di agevolare l'incremento degli investimenti ( I ) dei privati.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 24
17. Con l’ausilio dell’analisi algebrica e diagrammatica, costruite la funzione di reazione
della politica monetaria (FRPM) e tracciatene le differenze con la funzione
macroeconomica AD

Le banche centrali moderne non fissano una volta per tutte lo stock di moneta per poi restare
passive rispetto al ciclo economico. Esse sono molto attive nel contrastare l’inflazione: quando
la crescita dei prezzi accelera, la banca centrale aumenta il tasso di interesse reale allo scopo
di restringere la domanda aggregata e abbassare l’inflazione.Secondo la semplice regola
proposta da John B. Taylor, la banca centrale ha un valore obiettivo π’ per il tasso di inflazione
unitamente ad una stima del tasso di interesse ritenuto normale r*. Se il tasso di inflazione è più
elevato (basso) rispetto al suo valore obiettivo, la banca centrale porta il tasso di interesse al di
sopra (al di sotto) di r*:

Se prendiamo l’equazione della curva IS:

e nell’equazione della curva IS inseriamo la precedente regola di Taylor come espressione


delle determinanti del tasso di interesse interno, otteniamo:

La precedente espressione può essere semplificata se definiamo Y0 come il livello del PIL reale
che si determina in corrispondenza del valore normale del tasso di interesse r* :

e se definiamo un nuovo parametro :

In questo modo possiamo scrivere l’espressione combinata per la curva IS e la regola


di Taylor nella forma più semplice:

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 25
Questa equazione è detta funzione di reazione di politica monetaria (FRPM): quando il tasso
di inflazione effettivo è maggiore del tasso di inflazione obiettivo, la BC alza il tasso di interesse
al di sopra di quello ritenuto normale e il PIL diminuisce. La FRPM presenta delle analogie con
la curva di domanda aggregata: quando i prezzi aumentano, il PIL reale diminuisce. Tuttavia, vi
sono delle differenze importanti: 1) nella curva di domanda aggregata, la relazione rilevante è
quella tra livello del PIL reale e livello dei prezzi (non tasso di inflazione come nella FRPM); 2)
nella curva di domanda aggregata, la banca centrale non interviene nelle fasi del ciclo
(contrariamente alla FRPM, in cui la banca centrale svolge un ruolo attivo nel controllo
dell’inflazione)

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 26
.: AVO (Aree Valutarie Ottimali) :.
1. Descrivete costi e benefici della teoria delle AVO utilizzando il grafico di Krugman.
Spiegate inoltre come viene ripristinato l’equilibrio in caso di perfetta flessibilità dei
prezzi se si verifica uno shock di domanda che sposta verso il basso la domanda del
paese A e sposta verso l’alto la domanda del paese B.

Grafico di Krugman:

BENEFICI COSTI

Intersezione delle due curve:

Se il paese è soggetto a shock asimmetrici o a variabilità nel mercato dei prodotti la curva PP si
sposta verso destra.
Questo implica che il livello critico di integrazione al quale è vantaggioso aderire all’Avo
aumenta.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 1
Shock di domanda:

Supponiamo che ci siano paesi non aderenti all’avo e che si verifichi uno shock asimmetrico e
che tale shock sia determinato dai cambiamenti nelle preferenze dei consumatori.

Aumenta la domanda di beni in Germania e diminuisce in Italia.

Supponiamo che due economie siano colpite da uno shock asimmetrico.


La domanda si sposta dai prodotti dell’economia B ai prodotti dell’economia A
L’economia A sperimenterà un aumento dei prezzi (la AD si sposta) e un
avanzo commerciale
L’economia B sperimenterà un disavanzo commerciale e un processo di
riduzione dei prezzi, dell’output e della occupazione (AD verso il basso)
Assumiamo inoltre che le due economie siano integrate in un’area valutaria che
presenta alta mobilità dei fattori all’interno e immobilità verso l’esterno.

Le soluzioni allo shock possono essere:


• flessibilità di salari e prezzi
• mutamenti del tasso di cambio

Se i prezzi e i salari sono flessibili:


In Italia in cui i prezzi e l’output si sono ridotti ci sarà una recessione e un incremento
della disoccupazione. I salari si ridurranno e così prezzi.
In Germania invece si verificherà un aumento dei prezzi dell’output e dell’occupazione.
L’incremento e il decremento dei prezzi nei due paesi modificherà le aspettative di .inflazione e
quindi la SRAS si sposterà.

L’economia sarà in grado di ripristinare l’equilibrio

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 2
Con un mutamento dei tassi di cambio:
Un innalzamento del salario in Germania (abbassamento in Italia) renderebbe le merci
italiane più competitive contribuendo a sanare il deficit commerciale e a ridurre la
disoccupazione.
Il contrario avverrebbe in Germania
La AS in Italia si sposterebbe verso il basso, in Germania verso l’alto e si ritornerebbe
all’equilibrio iniziale.

Un’espansione monetaria (svalutazione della moneta italiana)

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 3
2. Descrivete un’area valutaria ottimale secondo il criterio di Mundell supponendo che si
verifichi uno shock positivo di domanda nel paese A e negativo nel paese B.
Dimostrate graficamente come si realizza l’equilibrio nei due paesi

Il criterio di ottimalità elaborato da Mundell è quello della mobilità dei fattori.

Supponiamo che due economie siano colpite da uno shock asimmetrico.


La domanda si sposta dai prodotti dell’economia B ai prodotti dell’economia A
L’economia A sperimenterà un aumento dei prezzi (la AD si sposta) e un
avanzo commerciale
L’economia B sperimenterà un disavanzo commerciale e un processo di
riduzione dei prezzi, dell’output e della occupazione (AD verso il basso)
Assumiamo inoltre che le due economie siano integrate in un’area valutaria che
presenta alta mobilità dei fattori all’interno e immobilità verso l’esterno.

Le ipotesi sono tre, ma in questo caso valutiamo la prima: i paesi A e B dell’area


sono caratterizzati da regime plurivalutario e da tassi di cambio fissi.
 Le autorità monetarie di A attueranno politiche monetarie restrittive per
contrastare l’inflazione (determinata dallo spostamento della domanda).
 Il meccanismo compensativo dell’ aumento dei prezzi in A che dovrebbe rendere
più costose le importazioni da A non opera e l’onere dell’aggiustamento ricade
esclusivamente sul paese B

Graficamente: uguale alla 1

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 4
3. Dopo aver descritto i criteri di ottimalità di un’area valutaria, descrivete l’effetto di un
aumento di domanda del paese A e una riduzione nel paese B nel caso in cui i prezzi
sono flessibili e i paesi non hanno una valuta comune

Nell’ambito dei contributi teorici sulle AVO vengono individuati 3 criteri di ottimalità:

- Mobilità dei fattori (Mundell)


(le tre ipotesi)

- Grado di apertura (McKinnon)


La sua teoria è molto simile a quella di Mundell: individuazione delle condizioni che
rendono ottimale un’AVO.
Per le economie con un alto grado di apertura sarebbe ottimale aderire a un’AVO
perché verrebbero minimizzati i costi dell’aggiustamento esterno
Il grado di apertura è definito come rapporto tra beni commerciabili e beni non
commerciabili

- Grado di diversificazione produttiva (Kenen)


Le economie con maggiore diversificazione produttiva (esportazioni e produzione
diversificate (non concentrate) ma di struttura simile) sono quelle maggiormente
indicate per ottenere vantaggi dall’adesione a un’AVO (cambi fissi e valuta comune)
I motivi sono:
1. La diversificazione è un fattore di stabilizzazione ex ante delle esportazioni. L’idea
sottostante è che una maggiore diversificazione significa esportazioni
differenziate e qualsiasi shock (microeconomico) che colpisca un settore (o un
prodotto) sarà compensato dalla performance positiva degli altri settori di beni
esportati
2. Attenua gli effetti di shock esogeni sull’occupazione. Perché questo accada, alla
diversificazione produttiva occorre aggiungere una sufficiente mobilità
occupazionale tra i settori dell’economia
3. Stabilizza la formazione di capitale. Un incremento delle esportazioni in un
qualche settore produttivo generalmente aumenta gli investimenti in quel settore
e può indurre tensioni inflazionistiche. Nelle economie in cui la diversificazione è
elevata l’esposizione a questo tipo di instabilità è più ridotta perché l’incremento
delle esportazioni non si riverserà su tutti i prodotti ma solo su alcuni.
In conclusione le economie maggiormente diversificate possono aderire a un’AVO
perché sopportano meglio la rinuncia alla manovra del tasso di cambio per realizzare
l’equilibrio esterno.

Altri criteri studiati successivamente che possono rendere ottimale un’AVO sono:
- Trasferimenti fiscali
- Preferenze omogenee (i paesi condividono interessi comuni e accettano i costi in vista
di obiettivi comuni più importanti).

Le ipotesi di Mundell sono tre, ma in questo caso valutiamo la prima: i paesi A e B


dell’area sono caratterizzati da regime plurivalutario e da tassi di cambio fissi.
 Le autorità monetarie di A attueranno politiche monetarie restrittive per contrastare
l’inflazione (determinata dallo spostamento della domanda).
 Il meccanismo compensativo dell’ aumento dei prezzi in A che dovrebbe rendere più
costose le importazioni da A non opera e l’onere dell’aggiustamento ricade
esclusivamente sul paese B
Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 5
4. Sulla base della teoria AVO utilizzate un modello AD-AS per descrivere gli effetti di
uno shock asimmetrico che riduce la domanda di beni italiani a favore di quelli
tedeschi in presenza di perfetta flessibilità dei salari nel mercato del lavoro dei due
paesi.

Supponiamo che ci siano paesi non aderenti all’avo e che si verifichi uno shock
asimmetrico e che tale shock sia determinato dai cambiamenti nelle preferenze dei
consumatori.

Aumenta la domanda di beni in Germania e diminuisce in Italia.

Le soluzioni allo shock possono essere:


• flessibilità di salari e prezzi
• mutamenti del tasso di cambio

Se i prezzi e i salari sono flessibili:


In Italia in cui i prezzi e l’output si sono ridotti ci sarà una recessione e un
incremento della disoccupazione. I salari si ridurranno e così prezzi.
In Germania invece si verificherà un aumento dei prezzi dell’output e
dell’occupazione.
L’incremento e il decremento dei prezzi nei due paesi modificherà le aspettative di
inflazione e quindi la SRAS si sposterà

L’economia sarà in grado di ripristinare l’equilibrio

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 6
Con un mutamento dei tassi di cambio:
Un innalzamento del salario in Germania (abbassamento in Italia) renderebbe
le merci italiane più competitive contribuendo a sanare il deficit commerciale
e a ridurre la disoccupazione.
Il contrario avverrebbe in Germania
La AS in Italia si sposterebbe verso il basso, in Germania verso l’alto e si
ritornerebbe all’equilibrio iniziale.

Un’espansione monetaria (svalutazione della moneta italiana)

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 7
5. Dopo aver indicato brevemente i costi di un’ AVO descrivete cosa accade in caso di
uno shock asimmetrico di domanda se esiste perfetta mobilità dei fattori produttivi
secondo il criterio di Mundell

• perdita della sovranità monetaria: rinuncia a un'autonoma politica


monetaria, con conseguente perdita di uno strumento di stabilizzazione;
diventano così importanti i meccanismi di reazione agli shock asimmetrici, in
quanto le unioni in cui siano previste risposte alle difficoltà di singoli paesi (come
USA e Canada) funzionano meglio di altre in cui esista un paese leader che usi la
politica monetaria solo per governare i propri shock, oppure di altre, come
l'Unione Monetaria Europea, in cui siano previste solo risposte a shock comuni;

• minore autonomia nella politica fiscale: restrizioni nell'utilizzo della spesa


pubblica o del prelievo fiscale per rispondere a shock asimmetrici potrebbero
comportare difficoltà crescenti per singoli paesi;

• effetti perversi sulle politiche fiscali: un regime di cambi fissi o un'unione


monetaria possono incoraggiare una spesa pubblica eccessiva, soprattutto in
paesi che dispongano di adeguate riserve valutarie; in un regime di cambi
flessibili, invece, simili eccessi verrebbero subito sanzionati da una svalutazione
del tasso di cambio;

• maggiore specializzazione produttiva: in un regime di cambi flessibili i


singoli paesi tendono a diversificare la loro produzione per proteggersi dal rischio
di cambio, mentre in un regime di cambi fissi i paesi tendono a specializzarsi per
beneficiare dei vantaggi comparati, esponendosi così maggiormente al rischio di
shock asimmetrici.

2° PARTE DELLA DOMANDA:

• La domanda si sposta dai prodotti dell’economia B ai prodotti dell’economia A


• L’economia A sperimenterà un aumento dei prezzi (la AD si sposta) e un
avanzo commerciale
• L’economia B sperimenterà un disavanzo commerciale e un processo di
riduzione dei prezzi, dell’output e della occupazione (AD verso il basso)
• Assumiamo inoltre che le due economie siano integrate in un’area valutaria
che presenta alta mobilità dei fattori all’interno e immobilità verso l’esterno.
• Analizziamo il processo di aggiustamento sotto 3 ipotesi (chiede cosa accade,
non come come si aggiusta)

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6. [Avendo riguardo alla teoria delle AVO spiegate i costi e i benefici di un’ AVO
utilizzando il grafico appropriato]

Grafico di Krugman:

BENEFICI COSTI

Intersezione delle due curve:

Se il paese è soggetto a shock asimmetrici o a variabilità nel mercato dei prodotti la curva PP si
sposta verso destra.
Questo implica che il livello critico di integrazione al quale è vantaggioso aderire all’Avo
aumenta.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 9
7. Descrivete i costi e i benefici associati alla costituzione di un’area valutaria ottimale

SLIDES:

COSTI:

Presenza di shock asimmetrici (la manovra dei tassi di cambio non è necessaria
quando gli shock sono simmetrici perché opera la politica monetaria comune). La
manovra dei tassi di cambio può invece essere utile quando gli shock sono
asimmetrici.
Perché gli shock sono asimmetrici?
Perché i paesi hanno caratteristiche diverse in termini di funzionamento dei mercati
del lavoro dei beni e degli altri fattori.

BENEFICI:

Abolizione dei costi di conversione tra differenti valute


Eliminazione del rischio di cambio
Maggiore trasparenza dei prezzi tra i vari paesi incentiva una maggiore
concorrenza
Maggiore credibilità della politica monetaria
Possibilità di attivazione di un circolo virtuoso tra stabilità dei prezzi,
incremento degli scambi commerciali e maggiore crescita economica.

WIKIPEDIA:

COSTI:

• perdita della sovranità monetaria: rinuncia a un'autonoma politica


monetaria, con conseguente perdita di uno strumento di stabilizzazione;
diventano così importanti i meccanismi di reazione agli shock asimmetrici, in
quanto le unioni in cui siano previste risposte alle difficoltà di singoli paesi (come
USA e Canada) funzionano meglio di altre in cui esista un paese leader che usi la
politica monetaria solo per governare i propri shock, oppure di altre, come
l'Unione Monetaria Europea, in cui siano previste solo risposte a shock comuni;

• minore autonomia nella politica fiscale: restrizioni nell'utilizzo della spesa


pubblica o del prelievo fiscale per rispondere a shock asimmetrici potrebbero
comportare difficoltà crescenti per singoli paesi;

• effetti perversi sulle politiche fiscali: un regime di cambi fissi o un'unione


monetaria possono incoraggiare una spesa pubblica eccessiva, soprattutto in
paesi che dispongano di adeguate riserve valutarie; in un regime di cambi
flessibili, invece, simili eccessi verrebbero subito sanzionati da una svalutazione
del tasso di cambio;

• maggiore specializzazione produttiva: in un regime di cambi flessibili i


singoli paesi tendono a diversificare la loro produzione per proteggersi dal rischio
di cambio, mentre in un regime di cambi fissi i paesi tendono a specializzarsi per
beneficiare dei vantaggi comparati, esponendosi così maggiormente al rischio di
shock asimmetrici.
Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 10
BENEFICI:

• stabilità macroeconomica: un paese con tendenza a tassi di inflazione


relativamente alti può giovarsi dell'unione monetaria con un altro paese a bassa
inflazione in quanto ciò può rendere più credibili le sue politiche anti-
inflazionistiche[non chiaro] e quindi contribuire a contenere l'andamento dei
prezzi;

• aumento degli scambi commerciali: l'adesione a un'unione monetaria


comporta un sensibile aumento del commercio tra i paesi membri grazie alla
scomparsa del rischio di cambio, alla maggiore trasparenza dei prezzi [di e verso
quali attori economici?], alla maggiore integrazione finanziaria;

• minore necessità di riserve valutarie: è stata rilevata la riduzione delle


riserve valutarie conseguente dal venir meno della necessità di tenere riserve
nelle valute superate dall'unione monetaria;

• vantaggi politici: un'unione monetaria ha più peso dei singoli paesi che la
compongono nelle trattative internazionali.

In generale: i costi e i benefici derivanti a un paese che entra a far parte di


un’area valutaria con cambi fissi dipende da quanto bene siano integrate le
economie dei vari partner in termini di commercio internazionale e di movimenti dei
fattori.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 11
8. Illustrate le ragioni per le quali l’UEM non è un’area valutaria ottimale avvalendovi
della teoria di Mundell e del grafico costi benefici di Krugman- Obstfeld

Sulla base dei criteri sino ad ora esposti si può affermare che:

1. il grado di apertura non è un criterio sufficiente. Sulla base di tale criterio solo
alcuni paesi avrebbero dovuto aderire all’UEM (Belgio, Lussemburgo, Irlanda,
Olanda) ma non Germania, Francia, Italia etc. che presentano un grado di
apertura misurato dall’export/PIL più basso.
2. sulla base del criterio della mobilità fattoriale l’UEM non è un’AVO.
3. sulla base della natura e della dimensione degli shock, generalmente di tipo
asimmetrico, l’UEM non è un’area valutaria ottimale. Quanto più gli shock sono
asimmetrici tanto più costosa (rinuncia all’utilizzo della politica valutaria) è
l’adesione a un’AVO.
4. diversificazione produttiva. E’ l’unico criterio che permette di valutare
positivamente l’adesione a un’AVO. Le strutture industriali dei paesi europei
sarebbero meno concentrate e più diversificate rispetto agli USA e questa
circostanza dovrebbe rendere meno probabile l’insorgere di shock asimmetrici.

In conclusione , dal punto di vista statico, l’UEM non risponde ai requisiti


dell’ottimalità. Considerata in una prospettiva dinamica l’UEM potrebbe soddisfare i
requisiti prima richiamati.

Grafico di Krugman:

BENEFICI COSTI

Intersezione delle due curve:

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 12
Se il paese è soggetto a shock asimmetrici o a variabilità nel mercato dei prodotti la curva PP si
sposta verso destra.
Questo implica che il livello critico di integrazione al quale è vantaggioso aderire all’Avo
aumenta.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 13
9. Illustrate le ragioni per le quali l’UEM non è un’area valutaria ottimale avvalendovi
delle teorie sulle aree valutarie ottimali (AVO)

10. Descrivete sommariamente la teoria delle AVO e indicate le ragioni per le quali l’UEM
non è un’AVO
Quasi del tutto uguali alla 11.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 14
11. Descrivete i criteri di ottimalità di un’AVO e commentate le criticità dell’UEM

Le AVO sono gruppi di regioni con economie strettamente integrate tra loro sia per
lo scambio di beni e servizi sia per la mobilità dei fattori.
Se ne deduce che un’area a cambi fissi rappresenta un’AVO se volume degli scambi
e mobilità dei fattori sono elevati
La teoria delle AVO individua le caratteristiche strutturali che un paese deve
possedere se vuole fronteggiare uno shock asimmetrico senza ricorrere a variazioni
dei tassi di cambio e alle altre politiche che generalmente vengono utilizzate per
mantenere l’equilibrio interno e
esterno.

Nell’ambito dei contributi teorici sulle AVO vengono individuati 3 criteri di ottimalità:

- Mobilità dei fattori (Mundell)


(le tre ipotesi)

- Grado di apertura (McKinnon)


La sua teoria è molto simile a quella di Mundell: individuazione delle condizioni che
rendono ottimale un’AVO.
Per le economie con un alto grado di apertura sarebbe ottimale aderire a un’AVO
perché verrebbero minimizzati i costi dell’aggiustamento esterno
Il grado di apertura è definito come rapporto tra beni commerciabili e beni non
commerciabili

- Grado di diversificazione produttiva (Kenen)


Le economie con maggiore diversificazione produttiva (esportazioni e produzione
diversificate (non concentrate) ma di struttura simile) sono quelle maggiormente
indicate per ottenere vantaggi dall’adesione a un’AVO (cambi fissi e valuta comune)
I motivi sono:
• La diversificazione è un fattore di stabilizzazione ex ante delle esportazioni.
L’idea sottostante è che una maggiore diversificazione significa esportazioni
differenziate e qualsiasi shock (microeconomico) che colpisca un settore (o un
prodotto) sarà compensato dalla performance positiva degli altri settori di
beni esportati
• Attenua gli effetti di shock esogeni sull’occupazione. Perché questo accada,
alla diversificazione produttiva occorre aggiungere una sufficiente mobilità
occupazionale tra i settori dell’economia
• Stabilizza la formazione di capitale. Un incremento delle esportazioni in un
qualche settore produttivo generalmente aumenta gli investimenti in quel
settore e può indurre tensioni inflazionistiche. Nelle economie in cui la
diversificazione è elevata l’esposizione a questo tipo di instabilità è più ridotta
perché l’incremento delle esportazioni non si riverserà su tutti i prodotti ma
solo su alcuni.
In conclusione le economie maggiormente diversificate possono aderire a un’AVO
perché sopportano meglio la rinuncia alla manovra del tasso di cambio per
realizzare l’equilibrio esterno.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 15
Altri criteri studiati successivamente che possono rendere ottimale un’AVO sono:
- Trasferimenti fiscali
- Preferenze omogenee (i paesi condividono interessi comuni e accettano i costi
in vista di obiettivi comuni più importanti).

PERCHE’ L’UEM NON E’ UN’AVO

Sulla base dei criteri sino ad ora esposti si può affermare che:

5. il grado di apertura non è un criterio sufficiente. Sulla base di tale criterio solo
alcuni paesi avrebbero dovuto aderire all’UEM (Belgio, Lussemburgo, Irlanda,
Olanda) ma non Germania, Francia, Italia etc. che presentano un grado di
apertura misurato dall’export/PIL più basso.
6. sulla base del criterio della mobilità fattoriale l’UEM non è un’AVO.
7. sulla base della natura e della dimensione degli shock, generalmente di tipo
asimmetrico, l’UEM non è un’area valutaria ottimale. Quanto più gli shock sono
asimmetrici tanto più costosa (rinuncia all’utilizzo della politica valutaria) è
l’adesione a un’AVO.
8. diversificazione produttiva. E’ l’unico criterio che permette di valutare
positivamente l’adesione a un’AVO. Le strutture industriali dei paesi europei
sarebbero meno concentrate e più diversificate rispetto agli USA e questa
circostanza dovrebbe rendere meno probabile l’insorgere di shock asimmetrici.

In conclusione , dal punto di vista statico, l’UEM non risponde ai requisiti


dell’ottimalità. Considerata in una prospettiva dinamica l’UEM potrebbe soddisfare i
requisiti prima richiamati.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 16
12. Dopo aver descritto i criteri per le AVO, mostrate da cosa dipendono i costi e i
benefici dell’integrazione utilizzando il grafico di Krugman

Nell’ambito dei contributi teorici sulle AVO vengono individuati 3 criteri di ottimalità:

- Mobilità dei fattori (Mundell)


(le tre ipotesi)

- Grado di apertura (McKinnon)


La sua teoria è molto simile a quella di Mundell: individuazione delle condizioni che
rendono ottimale un’AVO.
Per le economie con un alto grado di apertura sarebbe ottimale aderire a un’AVO
perché verrebbero minimizzati i costi dell’aggiustamento esterno
Il grado di apertura è definito come rapporto tra beni commerciabili e beni non
commerciabili

- Grado di diversificazione produttiva (Kenen)


Le economie con maggiore diversificazione produttiva (esportazioni e produzione
diversificate (non concentrate) ma di struttura simile) sono quelle maggiormente
indicate per ottenere vantaggi dall’adesione a un’AVO (cambi fissi e valuta comune)
I motivi sono:
• La diversificazione è un fattore di stabilizzazione ex ante delle esportazioni.
L’idea sottostante è che una maggiore diversificazione significa esportazioni
differenziate e qualsiasi shock (microeconomico) che colpisca un settore (o un
prodotto) sarà compensato dalla performance positiva degli altri settori di
beni esportati
• Attenua gli effetti di shock esogeni sull’occupazione. Perché questo accada,
alla diversificazione produttiva occorre aggiungere una sufficiente mobilità
occupazionale tra i settori dell’economia
• Stabilizza la formazione di capitale. Un incremento delle esportazioni in un
qualche settore produttivo generalmente aumenta gli investimenti in quel
settore e può indurre tensioni inflazionistiche. Nelle economie in cui la
diversificazione è elevata l’esposizione a questo tipo di instabilità è più ridotta
perché l’incremento delle esportazioni non si riverserà su tutti i prodotti ma
solo su alcuni.
In conclusione le economie maggiormente diversificate possono aderire a un’AVO
perché sopportano meglio la rinuncia alla manovra del tasso di cambio per
realizzare l’equilibrio esterno.

Altri criteri studiati successivamente che possono rendere ottimale un’AVO sono:
- Trasferimenti fiscali
- Preferenze omogenee (i paesi condividono interessi comuni e accettano i costi
in vista di obiettivi comuni più importanti).

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 17
Grafico di Krugman:

BENEFICI COSTI

Intersezione delle due curve:

Se il paese è soggetto a shock asimmetrici o a variabilità nel mercato dei prodotti la curva PP si
sposta verso destra.
Questo implica che il livello critico di integrazione al quale è vantaggioso aderire all’Avo
aumenta.

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13. Dopo aver descritto i criteri per le AVO, discutete il ruolo della politica nella teoria
delle aree valutarie ottimali

Nell’ambito dei contributi teorici sulle AVO vengono individuati 3 criteri di ottimalità:

- Mobilità dei fattori (Mundell)


(le tre ipotesi)

- Grado di apertura (McKinnon)


La sua teoria è molto simile a quella di Mundell: individuazione delle condizioni che
rendono ottimale un’AVO.
Per le economie con un alto grado di apertura sarebbe ottimale aderire a un’AVO
perché verrebbero minimizzati i costi dell’aggiustamento esterno
Il grado di apertura è definito come rapporto tra beni commerciabili e beni non
commerciabili

- Grado di diversificazione produttiva (Kenen)


Le economie con maggiore diversificazione produttiva (esportazioni e produzione
diversificate (non concentrate) ma di struttura simile) sono quelle maggiormente
indicate per ottenere vantaggi dall’adesione a un’AVO (cambi fissi e valuta comune)
I motivi sono:
• La diversificazione è un fattore di stabilizzazione ex ante delle esportazioni.
L’idea sottostante è che una maggiore diversificazione significa esportazioni
differenziate e qualsiasi shock (microeconomico) che colpisca un settore (o un
prodotto) sarà compensato dalla performance positiva degli altri settori di
beni esportati
• Attenua gli effetti di shock esogeni sull’occupazione. Perché questo accada,
alla diversificazione produttiva occorre aggiungere una sufficiente mobilità
occupazionale tra i settori dell’economia
• Stabilizza la formazione di capitale. Un incremento delle esportazioni in un
qualche settore produttivo generalmente aumenta gli investimenti in quel
settore e può indurre tensioni inflazionistiche. Nelle economie in cui la
diversificazione è elevata l’esposizione a questo tipo di instabilità è più ridotta
perché l’incremento delle esportazioni non si riverserà su tutti i prodotti ma
solo su alcuni.
In conclusione le economie maggiormente diversificate possono aderire a un’AVO
perché sopportano meglio la rinuncia alla manovra del tasso di cambio per
realizzare l’equilibrio esterno.

Altri criteri studiati successivamente che possono rendere ottimale un’AVO sono:
- Trasferimenti fiscali
- Preferenze omogenee (i paesi condividono interessi comuni e accettano i costi
in vista di obiettivi comuni più importanti).

Il ruolo della politica in ogni Stato ne esce fortemente ridimensionato, basti pensare alla
minore autonomia nella politica fiscale e alla rinuncia di ciascun Paese di avere una propria
autonoma politica monetaria (con conseguente perdita di un importante strumento di
stabilizzazione).

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 19
.: Modello Mundell Fleming :.

1. Descrivete il funzionamento del modello Mundell Fleming in un regime di tassi di


cambio fissi descrivendo gli effetti di una politica monetaria espansiva

Mundell ritiene che un tasso di cambio fisso significa che il governo rispetta il
contratto che il governo ha stipulato con gli investitori esteri. Lasciar fluttuare il
tasso di cambio vuol dire infrangere il contratto stesso. In questa ottica viene
valutato negativamente il sistema basato sui cambi flessibili.

Modello IS-LM con cambi


fissi
(modello Mundell-Fleming) e
perfetta mobilità dei capitali

La politica monetaria è vincolata a mantenere fisso il tasso di cambio.


Se i tassi di interesse restano per troppo tempo bassi, le riserve valutarie si riducono e la parità
fissa non potrà essere mantenuta.
La politica monetaria non può essere usata per mantenere l’equilibrio interno.
I cambi fissi hanno lo svantaggio di trasmettere immediatamente gli shock internazionali.
La banca centrale deve reagire agli shock di fiducia e alle aspettative degli investitori
internazionali variando i tassi di interesse a breve termine.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 1
2. Descrivete il funzionamento del modello Mundell Fleming in un regime di tassi di
cambio flessibili e spiegate gli effetti di una politica monetaria espansiva

A differenza del regime di cambi fissi, in un regime di cambi flessibili la politica monetaria è
pienamente efficace.

Una politica monetaria espansiva in cambi flessibili trasla la LM in LM’ riducendo i tassi
d’interesse in E’ (D) che indica anche un disavanzo della bilancia dei pagamenti.

In cambi flessibili, l’efficacia della politica monetaria è tanto maggiore quanto maggiore è la
mobilità dei capitali perché l’abbassamento del tasso d’interesse interno induce un forte
deprezzamento del cambio attraverso la fuoriuscita di capitali dal paese.

Politica monetaria in cambi flessibili - Un aumento della moneta

Un aumento di M sposta la LM* verso destra

Pressioni verso il basso di r.. vi è un deflusso di capitali verso l’estero. e ↓ si deprezza


aumentando NX(e). La domanda interna e il reddito aumentano.

↑Y aumenta la domanda di moneta fino a che r = r*

∆e < 0, ∆Y > 0, r = r*

In cambi flessibili la politica monetaria può espandere il reddito nel breve periodo. Il
meccanismo di trasmissione è diverso:
• Economia chiusa: l’espansione monetaria riduce il tasso di interesse e stimola gli
investimenti .
• Economia aperta con cambi flessibili: l’espansione′ monetaria induce un deprezzamento
del tasso di cambio e un aumento delle esportazioni nette (gli investimenti non cambiano).

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 2
3. Descrivete il funzionamento del modello Mundell Fleming in un regime di cambi fissi
in seguito a una politica fiscale restrittiva

POLITICA FISCALE CON CAMBI FISSI:

Una manovra fiscale restrittiva, ad esempio attraverso una riduzione della spesa
pubblica, provoca un miglioramento delle esportazioni nette a causa della riduzione
del reddito prodotto ma un peggioramento del saldo del conto finanziario per
l’abbassamento del tasso d’interesse. La prevalenza di uno dei due effetti e quindi il
segno del saldo della bilancia dei pagamenti dipende dalla mobilità dei capitali.
In cambi fissi, la politica fiscale tende ad essere efficace ma solo in presenza di
mobilità dei capitali e la sua efficacia cresce con essa.

Se la mobilità è ampia, la bilancia dei pagamenti peggiorerà nel punto E’ e


l’ingresso dei capitali, in assenza di sterilizzazione, farà diminuire la liquidità interna
(la LM trasla verso sinistra nella LM’), potenziando l’effetto restrittivo della politica
fiscale in corrispondenza al nuovo punto di equilibrio generale E’’. (da internet)

Politica fiscale in cambi fissi - Una riduzione della spesa pubblica

Una riduzione di G riduce la domanda aggregata AD.


IS* si sposta verso sinistra facendo pressione sul tasso di interesse interno r.
La fuga di capitali (da parte degli arbitraggisti) riduce la domanda di valuta
interna: e ↓

La banca centrale è costretta a vendere valuta estera in cambio di euro, diminuisce


il flusso di capitali verso l’estero. M ↓ e sposta la LM* a destra fino a che e = e*

∆e = 0, ∆G < 0

∆Y < 0, r = r*

In cambi fissi la politica fiscale può ridurre il reddito nel breve periodo.
• Economia chiusa: la riduzione fiscale spiazza gli investimenti ma solo
parzialmente.
• Economia aperta con cambi fissi: la riduzione fiscale spinge verso il basso il
tasso di cambio. Poiché siamo in un regime di cambi fissi, questo costringe la
banca centrale a intervenire. Il tasso di cambio non cambia e la produzione
cresce.
Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 3
4. Descrivete il funzionamento del modello Mundell Fleming in un regime di cambi
flessibili immaginando una manovra di politica fiscale restrittiva

In regime di cambi fissi, la politica fiscale, determinando variazioni di i può


determinare apprezzamenti del tasso di cambio reale che la rendono inefficace.

Politica fiscale in cambi flessibili - Un aumento della spesa pubblica

Una riduzione di G diminuisce la domanda aggregata AD.

IS* si sposta verso sinistra facendo pressione sul tasso di interesse interno r. La fuga di capitali
(da parte degli arbitraggisti) diminuisce la domanda di valuta interna: ↓e

↓e rende i beni esteri più convenienti di quelli interni. NX(e) ↑ e riduce la domanda per beni
prodotti internamente. ↓e fino a: –∆NX(e) = ∆G.

∆e > 0, ∆Y = 0, r = r*

Economia aperta con cambi flessibili - L’inefficacia della politica fiscale

In cambi flessibili la politica fiscale non può espandere né ridurre il reddito nel breve periodo.

Economia chiusa: la riduzione fiscale spiazza gli investimenti ma solo parzialmente.

Economia aperta con cambi flessibili: la riduzione fiscale induce un deprezzamento del tasso di
cambio e spiazza le esportazioni nette completamente.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 4
5. In un sistema di tassi di cambio flessibili con alta mobilità dei capitali descrivete
l’efficacia della politica fiscale nel modello Mundell-Fleming

Una politica fiscale espansiva in cambi flessibili tende invece ad essere inefficace
soprattutto in presenza di un abbondante mobilità dei capitali perché l’innalzamento
dei tassi d’interesse (da i a i’, in corrispondenza allo spostamento da E a E’) induce
un forte flusso in entrata di capitali e un avanzo consistente della bilancia dei
pagamenti, insieme a un forte apprezzamento del cambio. La BP, che trasla nella
BP’, riduce le esportazioni nette e compensa l’aumento di spesa pubblica,
riportando indietro la curva ISma che si era spostata a destra in IS’ma a causa della
politica espansiva (Figura 72) 3 . Il sistema tende a tornare nel punto E di equilibrio
generale. Nel caso di bassa mobilità dei capitali, la politica fiscale espansiva,
traslando la ISma nella IS’ma, dà luogo invece a un disavanzo della bilancia dei
pagamenti nel punto E’ di equilibrio parziale (Figura 73). Questa volta però si crea
una pressione al deprezzamento del cambio che induce un miglioramento delle
esportazioni nette e quindi un ulteriore spostamento a destra della curva IS’ma. In
conclusione, in cambi flessibili, la politica fiscale è poco efficace e la sua inefficacia
cresce con la mobilità dei capitali. Può essere parzialmente efficace se la mobilità
dei capitali è scarsa.

(da internet)

Politica fiscale in cambi flessibili – Esempio: Un aumento della spesa pubblica

Un aumento di G aumenta la domanda aggregata.

IS* si sposta verso destra facendo pressione sul tasso di interesse interno r. L’afflusso di
capitali (da parte degli arbitraggisti) aumenta la domanda di valuta interna: ↑e

↑e rende i beni esteri più convenienti di quelli interni. NX(e) ↓ e riduce la domanda per beni
prodotti internamente. ↑e fino a: –∆NX(e) = ∆G.

∆e > 0, ∆Y = 0, r = r*

Economia aperta con cambi flessibili - L’inefficacia della politica fiscale

In cambi flessibili la politica fiscale non può espandere il reddito nel breve periodo.

• Economia chiusa: l’espansione fiscale spiazza gli investimenti ma solo parzialmente.


• Economia aperta con cambi flessibili: l’espansione fiscale induce un apprezzamento del
tasso di cambio e spiazza le esportazioni nette completamente.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 5
6. Descrivere l'economia in un modello Mundell Fleming con cambi fissi in seguito ad
uno shock negativo di politica fiscale

Uguale alla 3

Se la mobilità è ampia, la bilancia dei pagamenti peggiorerà nel punto E’ e


l’ingresso dei capitali, in assenza di sterilizzazione, farà diminuire la liquidità interna
(la LM trasla verso sinistra nella LM’), potenziando l’effetto restrittivo della politica
fiscale in corrispondenza al nuovo punto di equilibrio generale E’’. (da internet)

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 6
7. Descrivete graficamente e commentate cosa accade in un regime di cambi fissi
usando il modello Mundell-Fleming quando il governo aumenta la spesa pubblica G

Una manovra fiscale espansiva, ad esempio attraverso un aumento della spesa


pubblica, provoca un peggioramento delle esportazioni nette a causa dell’aumento
del reddito prodotto ma un miglioramento del saldo del conto finanziario per
l’innalzamento del tasso d’interesse. La prevalenza di uno dei due effetti e quindi il
segno del saldo della bilancia dei pagamenti dipende dalla mobilità dei capitali. Se
essa è ampia (Figura 68), la bilancia dei pagamenti migliorerà nel punto E’ e
l’ingresso dei capitali, in assenza di sterilizzazione, farà aumentare la liquidità
interna (la LM trasla verso destra nella LM’), potenziando l’effetto espansivo della
politica fiscale in corrispondenza al nuovo punto di equilibrio generale E’’. Nel caso
di assenza di mobilità dei capitali (Figura 69), l’aumento della spesa pubblica porta
il sistema economico a un punto E’ di equilibrio parziale che, in questo caso,
segnala un deficit della bilancia dei pagamenti. Ad esso corrisponde una
diminuzione della base monetaria, attraverso il canale estero, che trasla la LM verso
la LM’. Sicché l’effetto espansivo della politica fiscale viene annullato dalla
contrazione monetaria che riporta indietro il reddito da Y’ a Y. In conclusione, in
cambi fissi, la politica fiscale tende ad essere efficace ma solo in presenza di
mobilità dei capitali e la sua efficacia cresce con essa.

Politica fiscale in cambi fissi - Un aumento della spesa pubblica

Un aumento di G aumenta la domanda aggregata AD.

IS* si sposta verso destra facendo pressione sul tasso di interesse interno r. L’afflusso di
capitali (da parte degli arbitraggisti) aumenta la domanda di valuta interna: ↑e

La banca centrale è costretta a comprare valuta estera in cambio di euro.. vi è un flusso di


capitali verso l’estero. M ↑ e sposta la LM* a destra fino a che e = e*

∆e = 0, ∆G > 0

∆Y > 0, r = r*

In cambi fissi la politica fiscale può espandere il reddito nel breve periodo.

• Economia chiusa: l’espansione fiscale spiazza gli′ investimenti ma solo parzialmente.


• Economia aperta con cambi fissi: l’espansione fiscale spinge verso l’alto il tasso di
cambio. Poiché siamo in un regime di cambi fissi, questo costringe la banca centrale a
intervenire. Il tasso di cambio non cambia e la produzione cresce.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 7
.: MODELLO DI SOLOW :.

1. Descrivete l’equilibrio di stato stazionario nel modello di Solow. Rappresentate tale


equilibrio graficamente e commentate

Equilibrio di breve periodo: Domanda=Offerta

Il che significa prezzi stabili e costanti.


Nello studio della crescita di lungo periodo le variabili non sono mai stabili ma crescono nel
tempo (cresce lo stock di capitale, il progresso tecnico, la popolazione). Per definire l’equilibrio
dobbiamo ricercare una situazione nella quale tutte le variabili crescano insieme allo stesso
tasso
costante. In tal caso i rapporti chiave (K/Y, K/L, Y/L) saranno stabili. Definiremo equilibrio di
crescita bilanciata di stato stazionario (o più semplicemente stato stazionario) la situazione
nella quale tali rapporti sono costanti nel tempo e verso cui l’economia convergerà se dovesse
allontanarsene.

Algebricamente: Kt+1= Kt-δKt+It

sostituendo sYt al posto di It e dividendo per L:

riordinando i termini (spostando Kt/L sul lato sinistro e ricordando che sY=sf(K/L) )
si ha:

STATO STAZIONARIO

La variazione dello stock di capitale deve essere pari a zero quando si raggiunge lo
stato stazionario.

Il che comporta che:

In questo modello la crescita si arresta non appena si raggiunge lo stato


stazionario. Pertanto la crescita del capitale fa crescere il reddito ma solo al di fuori
dello stato stazionario.

In sintesi:
- l’accumulazione del capitale e il tasso di risparmio che la rende possibile non ha
effetto sulla crescita di lungo periodo che è zero
- s influenza la crescita ma solo nella transizione verso lo stato stazionario
Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 1
GRAFICAMENTE

SPIEGAZIONE:

La retta rappresenta il deprezzamento del capitale, la curva f(K/L) è la funzione di


produzione e quindi il prodotto per addetto (l'inclinazione della curva è la PMK). La
curva che sta al di sotto di essa sf(K/L) è il risparmio o l'investimento per addetto.
Essa ha la stessa pendenza della curva del prodotto ma giace al di sotto di essa
essendo pari a s(Y/L) (valore inferiore).
Il punto di incontro tra il risparmio (investimento) e il deprezzamento rappresenta
lo stato stazionario.
Esiste solo un punto, come si vede nella figura, in corrispondenza del livello di K/L
in cui gli investimenti risultano uguali al deprezzamento (intersezione delle retta
δ(K/L) e sf(K/L).

Questo punto che rappresenta lo stato stazionario è caratterizzato da un livello di


investimento necessario (chiamato così perché mantiene costante il capitale per
addetto – deprezzamento) che è esattamente pari all'investimento o risparmio
effettivo (sf(K/L)).
Questo punto rappresenta l'equilibrio di lungo periodo.

Quale che sia il livello iniziale dello stock di capitale l'economia finirà per
raggiungere lo stato stazionario (steady-state).
• Al di sotto del valore di K/L di stato stazionario L'investimento effettivo
supera l'investimento necessario (deprezzamento) e il capitale cresce.
• Al di sopra dl valore di K/L di stato stazionario accade il contrario:
l'investimento necessario e > dell'investimento effettivo e lo stock (K/L)
decresce.

Nello stato stazionario la variazione dello stock di capitale deve essere pari a zero.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 2
2. Determinare nel modello di Solow l'equilibrio di stato stazionario

Equilibrio di breve periodo: Domanda=Offerta

Il che significa prezzi stabili e costanti.


Nello studio della crescita di lungo periodo le variabili non sono mai stabili ma crescono nel
tempo (cresce lo stock di capitale, il progresso tecnico, la popolazione). Per definire l’equilibrio
dobbiamo ricercare una situazione nella quale tutte le variabili crescano insieme allo stesso
tasso
costante. In tal caso i rapporti chiave (K/Y, K/L, Y/L) saranno stabili. Definiremo equilibrio di
crescita bilanciata di stato stazionario (o più semplicemente stato stazionario) la situazione
nella quale tali rapporti sono costanti nel tempo e verso cui l’economia convergerà se dovesse
allontanarsene.

Algebricamente: Kt+1= Kt-δKt+It

sostituendo sYt al posto di It e dividendo per L:

riordinando i termini (spostando Kt/L sul lato sinistro e ricordando che sY=sf(K/L) )
si ha:

STATO STAZIONARIO

La variazione dello stock di capitale deve essere pari a zero quando si raggiunge lo
stato stazionario.

Il che comporta che:

In questo modello la crescita si arresta non appena si raggiunge lo stato


stazionario. Pertanto la crescita del capitale fa crescere il reddito ma solo al di fuori
dello stato stazionario.

In sintesi:
- l’accumulazione del capitale e il tasso di risparmio che la rende possibile non ha
effetto sulla crescita di lungo periodo che è zero
- s influenza la crescita ma solo nella transizione verso lo stato stazionario

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 3
GRAFICAMENTE

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 4
3. Descrivete la condizione di equilibrio stazionario e le implicazioni che ne derivano nel
modello di crescita di Solow

La variazione dello stock di capitale deve essere pari a zero quando si raggiunge lo
stato stazionario.

Il che comporta che:

In questo modello la crescita si arresta non appena si raggiunge lo stato


stazionario. Pertanto la crescita del capitale fa crescere il reddito ma solo al di fuori
dello stato stazionario.

In sintesi:
- l’accumulazione del capitale e il tasso di risparmio che la rende possibile non ha
effetto sulla crescita di lungo periodo che è zero
- s influenza la crescita ma solo nella transizione verso lo stato stazionario

GRAFICAMENTE

SPIEGAZIONE:

La retta rappresenta il deprezzamento del capitale, la curva f(K/L) è la funzione di


produzione e quindi il prodotto per addetto (l'inclinazione della curva è la PMK). La
curva che sta al di sotto di essa sf(K/L) è il risparmio o l'investimento per addetto.
Essa ha la stessa pendenza della curva del prodotto ma giace al di sotto di essa
essendo pari a s(Y/L) (valore inferiore).

Il punto di incontro tra il risparmio (investimento) e il deprezzamento rappresenta


lo stato stazionario.

Esiste solo un punto, come si vede nella figura, in corrispondenza del livello di K/L
in cui gli investimenti risultano uguali al deprezzamento (intersezione delle retta
δ(K/L) e sf(K/L).
Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 5
Questo punto che rappresenta lo stato stazionario è caratterizzato da un livello di
investimento necessario (chiamato così perché mantiene costante il capitale per
addetto – deprezzamento) che è esattamente pari all'investimento o risparmio
effettivo (sf(K/L)).
Questo punto rappresenta l'equilibrio di lungo periodo.

Quale che sia il livello iniziale dello stock di capitale l'economia finirà per
raggiungere lo stato stazionario (steady-state).
• Al di sotto del valore di K/L di stato stazionario L'investimento effettivo
supera l'investimento necessario (deprezzamento) e il capitale cresce.
• Al di sopra dl valore di K/L di stato stazionario accade il contrario:
l'investimento necessario e > dell'investimento effettivo e lo stock (K/L)
decresce.

Nello stato stazionario la variazione dello stock di capitale deve essere pari a zero.

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 6
4. Sulla base del modello di Solow descrivete algebricamente e graficamente l’equilibrio
di stato stazionario e indicatene le proprietà e le implicazioni per la crescita e
commentatene la stabilità

Uguale alla 1

5. [- Descrivete graficamente e algebricamente l’equilibrio stazionario nel modello di


Solow e commentatene la stabilità]

6. Descrivete algebricamente e graficamente l’equilibrio di stato stazionario nel modello


di Solow

7. Descrivete il modello standard di Solow e mostrate graficamente e algebricamente,


commentandolo, l’equilibrio di stato stazionario

Uguali alla 4

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 7
8. Descrivete il modello standard di Solow e mostrate come si misura il progresso
tecnico partendo da una funzione Cobb-Douglas

Equilibrio di breve periodo: Domanda=Offerta

Il che significa prezzi stabili e costanti.


Nello studio della crescita di lungo periodo le variabili non sono mai stabili ma crescono nel tempo
(cresce lo stock di capitale, il progresso tecnico, la popolazione). Per definire l’equilibrio dobbiamo
ricercare una situazione nella quale tutte le variabili crescano insieme allo stesso tasso
costante. In tal caso i rapporti chiave (K/Y, K/L, Y/L) saranno stabili. Definiremo equilibrio di crescita
bilanciata di stato stazionario (o più semplicemente stato stazionario) la situazione nella quale tali
rapporti sono costanti nel tempo e verso cui l’economia convergerà se dovesse
allontanarsene.

Algebricamente: Kt+1= Kt-δKt+It

sostituendo sYt al posto di It e dividendo per L:

riordinando i termini (spostando Kt/L sul lato sinistro e ricordando che sY=sf(K/L) ) si
ha:

STATO STAZIONARIO

La variazione dello stock di capitale deve essere pari a zero quando si raggiunge lo
stato stazionario.

Il che comporta che:

In questo modello la crescita si arresta non appena si raggiunge lo stato stazionario.


Pertanto la crescita del capitale fa crescere il reddito ma solo al di fuori dello stato
stazionario.

In sintesi:
- l’accumulazione del capitale e il tasso di risparmio che la rende possibile non ha
effetto sulla crescita di lungo periodo che è zero
- s influenza la crescita ma solo nella transizione verso lo stato stazionario

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GRAFICAMENTE

COME SI MISURA IL PROGRESSO TECNICO

L’obiettivo è: data la storia della crescita dell’output, quanto di essa è dovuta


all’accumulazione dei fattori (K,L) e quanta parte è invece dovuta a A?
La crescita dell’input capitale (gk) e del lavoro GN è osservabile dai dati della contabilità
nazionale ma gA non è osservabile. Come misurarla?
La contabilità della crescita ha inizio con Abramovitz (1956) e lo stesso Solow (1957).

Partendo da una semplice funzione Cobb-Douglas possiamo trovare:

1. gA come differenza tra crescita dell’output e la crescita dovuta al contributo


dei fattori:

Y= AKα L(1- α)
La relazione della contabilità della crescita, ricordando che il tasso di crescita di una
variabile elevata a potenza è data dalla potenza per il tasso di crescita della variabile,
è:

gY = gA+ αgK +(1- α) gL


Il valore di gA non osservabile è imputato residualmente :

gA = gY – [αgK +(1- α) gL]


2. gA ≡ residuo di Solow o TFP (per distinguerla dalla produttività del lavoro
(gygL) )

La caratteristica peculiare delle prime indagini è la misura di questo residuo.


- Solow nel 1957 dimostrava che negli USA nel periodo 1909-1949 l’accumulazione dei
fattori
aveva contribuito per il 12.5% mentre il residuo per l’87.5%.
- In una serie di famosi studi (Denison 1962, Griliches e Jorgenson 1967 riportarono il
valore
del residuo a livelli più plausibili.
- Anche gran parte del dibattito odierno ha come oggetto lo stesso tema.

9. Dopo aver indicato le ipotesi fondamentali del modello di Solow e le sue implicazioni
illustrate come si misura il tasso crescita del progresso tecnico esogeno o residuo di
Solow Uguale alle 8
Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 9
10. Rappresentate graficamente[+algebricamente] l’ipotesi di regola aurea nella teoria
della crescita e descrivetene il significato

Se il tasso di risparmio =0, allora K=0 e Y=0 ⇒ C=0

Se il tasso di risparmio =1, allora K e Y in livello saranno molto elevati, ma poiché


gli agenti risparmiano tutto il reddito  C=0

Ci sarà dunque un livello del risparmio (e del capitale) compreso tra 0 e 1 che max
il consumo?
Si'. Questo ammontare di risparmio e di capitale è chiamato livello di capitale di
regola aurea.

y=c+I ⇒ c=y-i

In steady state: c= f(k*)-δk*


Ovvero il consumo di stato stazionario è pari alla differenza tra l’output e il tasso di
deprezzamento(=investimento)

Per valutare le implicazioni della scelta di un livello di capitale di regola aurea


dobbiamo
ipotizzare un livello di capitale maggiore o minore di quello di regola aurea.

In caso di k>k** l’inclinazione della fp (pari alla PMK) è minore dell’inclinazione


della retta dell’investimento e ciò implica che l’output cresce meno del
deprezzamento e quindi c* diminuisce.
Nel caso in cui k<k** l’output cresce più del deprezzamento e c* aumenta.

Il consumo è massimizzato quando le inclinazioni delle due curve sono uguali (PMK
= δ)

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 10
11. [- Partendo dal modello di Solow, descrivete la regola aurea dell’accumulazione di
capitale]

12. [- Descrivete graficamente e commentate la regola aurea dell’accumulazione di


capitale nel modello di crescita]

Uguali alla 10

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13. Dopo aver indicato brevemente i fatti stilizzati della crescita vecchi e nuovi
rappresentate graficamente la regola d’oro dell’accumulazione e commentatela

Fatti stilizzati della crescita di Kaldor:

Il fattore lavoro L misurato in termini di ore di lavoro cresce più lentamente del
capitale (K) e del prodotto (Y)
Nel lungo periodo il rapporto K/L è progressivamente aumentato
Il rapporto K/Y non mostra alcun trend ascendente o discendente, ovvero i tassi
di crescita del capitale e del prodotto seguono lo stesso andamento
La remunerazione del capitale (tasso di interesse reale o tasso di profitto sul
capitale) non mostra un trend significativo. I salari reali invece mostrano un
trend ascendente.
Le quote relative dei salari e dei profitti sul reddito nazionale sono state
abbastanza stabili nel corso del tempo

Nuovi fatti stilizzati della crescita:

• Per i paesi industrializzati il trend di crescita è positivo ma non è uniforme tra i


periodi
• Crescita elevata in tutte le economie sviluppate (paesi OCSE) a partire dagli
anni’50 (inclinazione della linea di trend molto elevata)
• Diminuzione dei tassi di crescita a partire dagli anni ’70 (la linea di trend
presenta una minore inclinazione)
• Convergenza dei livelli di reddito fra le economie OCSE ma non per le altre
economie (convergenza significa che i paesi con un minor rapporto K/L crescono
più velocemente dei paesi con un più alto K/L)
• La maggior parte dei paesi poveri appare incapace di uscire da trappole di
povertà. I miracoli economici accadono ma riguardano solo alcuni paesi
(attualmente Sud-Est Asiatico)

La regola aurea.

In steady state: c= f(k*)-δk*


Ovvero il consumo di stato stazionario è pari alla differenza tra l’output e il tasso di
deprezzamento(=investimento)

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 12
Per valutare le implicazioni della scelta di un livello di capitale di regola aurea
dobbiamo ipotizzare un livello di capitale maggiore o minore di quello di regola
aurea.

In caso di k>k** l’inclinazione della fp (pari alla PMK) è minore dell’inclinazione


della retta dell’investimento e ciò implica che l’output cresce meno del
deprezzamento e quindi c* diminuisce.
Nel caso in cui k<k** l’output cresce più del deprezzamento e c* aumenta.

Il consumo è massimizzato quando le inclinazioni delle due curve sono uguali (PMK
= δ)

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 13
.: VARIE :.

1. Descrivete brevemente la regola di comportamento della BCE e dite qual è la politica


appropriata in caso di uno shock simmetrico di aumento della disoccupazione

Secondo la regola di Taylor, la BC ha un valore obiettivo π’ per il tasso di inflazione


e una stima r* del tasso di interesse reale “normale”.
Se π> π’ la BC aumenta r al di sopra di r* e viceversa:
r= r*+Ф’’(π− π’ )

La BCE non aderisce strettamente né all’approccio conosciuto come monetary


targeting né all’approccio dell’inflation targeting
La ECB ha solo una definizione di stabilità dei prezzi (intorno al 2%) che si
propone di mantenere nel medio termine

Politiche di reazione agli shock.

• Se lo shock è simmetrico la politica monetaria può essere espansiva (LM


verso il basso).
• Se lo shock è asimmetrico si devono utilizzare (nei limiti imposti dal Patto di
Stabilità) politiche fiscali espansive (IS verso destra).

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 1
2. Con riguardo alla crisi del debito sovrano che ha colpito recentemente l’Italia,
discutetene le criticità tenendo conto e descrivendo i criteri di sostenibilità del debito
studiati durante il corso

discutetene le criticità

Quando si incorre in disavanzi persistenti la prima domanda da porsi è se questi


deficit siano sostenibili.
Per rispondere a questa domanda bisogna analizzare il sentiero temporale del
rapporto debito/PIL (D/PIL)
Valutare se tale rapporto tenda a un qualche valore di stato stazionario
In corrispondenza dello stato stazionario sia D sia Y (PIL) cresceranno allo stesso
tasso proporzionale

Ricordiamo che nel lungo periodo il PIl cresce al tasso n+g (tasso di crescita della
forza lavoro+tasso di crescita dell’efficienza del lavoro)
La variazione del debito è: Dt+1- Dt= d- πDt
E il tasso di crescita = d-π
Il valore reale del debito cresce di un ammontare pari al deficit di bilancio e
decresce di un ammontare pari al tasso di inflazione (rappresenta l’erosione del
valore del debito per effetto dell’inflazione).
L’equazione precedente si può scrivere: Dt+1= d+ (1- π) Dt

D/Y di stato stazionario

Denotiamo il disavanzo come quota del PIL con:


δ= d/Y
Ovvero d= δY, e sostituiamo nel tasso di crescita del debito:

Stabilità del rapporto debito/PIL implica che il tasso di crescita del PIL:

Il che avviene quando:

Questo è il livello di stato stazionario a cui tende il rapporto D/PIL

Un disavanzo di bilancio è sostenibile solo se il rapporto debito/PIL di stato


stazionario è a livelli sufficientemente bassi da spingere gli investitori finanziari a
giudicarlo abbastanza sicuro e perciò tale da essere detenuto

Opera a cura di Valentina Lorusso. E’ vietata la riproduzione di tale materiale, in quanto opera d’intelletto. 2
Definiamo capacità di indebitamento del governo il rapporto massimo di D/Y in
corrispondenza del quale gli investitori sono disposti a detenere titoli del debito
Se viene superata la capacità di indebitamento i tassi di interesse devono
aumentare. Il governo dovrà necessariamente aumentare le imposte o ricorrere
all’inflazione (o iperinflazione) per ridurre il valore reale del debito

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3. Avvalendovi dell’analisi algebrica, discutete il problema della sostenibilità del debito
pubblico. Inoltre, con l’ausilio dell’analisi grafica, discutete quali sono gli effetti di
lungo periodo di un elevato debito pubblico

Quando si incorre in disavanzi persistenti la prima domanda da porsi è se questi


deficit siano sostenibili.
Per rispondere a questa domanda bisogna analizzare il sentiero temporale del
rapporto debito/PIL (D/PIL)
Valutare se tale rapporto tenda a un qualche valore di stato stazionario
In corrispondenza dello stato stazionario sia D sia Y (PIL) cresceranno allo stesso
tasso proporzionale

Ricordiamo che nel lungo periodo il PIl cresce al tasso n+g (tasso di crescita della
forza lavoro+tasso di crescita dell’efficienza del lavoro)
La variazione del debito è: Dt+1- Dt= d- πDt
E il tasso di crescita = d-π
Il valore reale del debito cresce di un ammontare pari al deficit di bilancio e
decresce di un ammontare pari al tasso di inflazione (rappresenta l’erosione del
valore del debito per effetto dell’inflazione).
L’equazione precedente si può scrivere: Dt+1= d+ (1- π) Dt

D/Y di stato stazionario

Denotiamo il disavanzo come quota del PIL con:


δ= d/Y
Ovvero d= δY, e sostituiamo nel tasso di crescita del debito:

Stabilità del rapporto debito/PIL implica che il tasso di crescita del PIL:

Il che avviene quando:

Questo è il livello di stato stazionario a cui tende il rapporto D/PIL

Un disavanzo di bilancio è sostenibile solo se il rapporto debito/PIL di stato


stazionario è a livelli sufficientemente bassi da spingere gli investitori finanziari a
giudicarlo abbastanza sicuro e perciò tale da essere detenuto
Definiamo capacità di indebitamento del governo il rapporto massimo di D/Y in
corrispondenza del quale gli investitori sono disposti a detenere titoli del debito
Se viene superata la capacità di indebitamento i tassi di interesse devono
aumentare. Il governo dovrà necessariamente aumentare le imposte o ricorrere
all’inflazione (o iperinflazione) per ridurre il valore reale del debito

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BREVE PERIODO

Prevale l’opinione che nel breve periodo i disavanzi siano espansivi sia che questo
avvenga attraverso una riduzione di T (aumenta il consumo) sia di G (aumento
degli acquisti pubblici).
In entrambi i casi si sposta la IS.
Tale idea si basa sull’assunzione che la BC non intervenga per neutralizzare gli
effetti espansivi della politica di bilancio. In realtà negli ultimi decenni la BC ha
avuto come obiettivo la stabilizzazione dell’inflazione mostrando minore interesse
per l’allontanamento del PIL reale dal sentiero di piena occupazione. Gli interventi
fiscali sono stati neutralizzati da politiche monetarie restrittive

• Peggioramento del saldo della bilancia commerciale


• Lo spostamento della IS aumenta i tassi di interesse interni e provoca un
apprezzamento della valuta nazionale che riduce le esportazioni nette
(esportazioni diminuiscono e le importazioni aumentano)
• La produttività delle imprese esportatrici probabilmente si riduce e questo
provoca oltre a riduzioni del reddito, cambiamenti nella struttura e nella
composizione della domanda aggregata che potrebbe avere effetti di lungo
periodo non stimabili in modo attendibile nell’immediato

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LUNGO PERIODO

Un alto deficit di bilancio influisce negativamente sulla crescita economica di lungo


periodo perché:
• Riduce il rapporto K/Y* attraverso la riduzione del risparmio nazionale
• Aumenta l’imposizione fiscale richiesta per pagare gli interessi sul debito con
effetti negativi sul lato dell’offerta

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4. Descrivete la regola di Taylor e spiegate come agiscono le Banche centrali nel
determinare il tasso di interesse

La regola di Taylor riguarda la politica monetaria.


Consiste in una relazione che lega alcune variabili economiche (inflazione e PIL) a
uno strumento di politica monetaria (tasso di interesse)

In particolare indica a quale livello dovrebbe essere il tasso di interesse nominale di


breve periodo formulato dall’autorità monetaria affinché sia pari al tasso di
interesse reale di equilibrio (ossia il tasso di interesse reale a cui corrisponde un
livello di domanda aggregata pari all’offerta aggregata di piena occupazione [PIL
potenziale]).

Secondo la regola di Taylor, la BC ha un valore obiettivo π’ per il tasso di inflazione


e una stima r* del tasso di interesse reale “normale”. Ф’’ misura il grado di
reattività delle BC rispetto all’inflazione.
Se π> π’ la BC aumenta r al di sopra di r* e viceversa:
r= r*+Ф’’(π− π’ )

L’unico strumento che può realmente essere usato dalle Banche Centrali per determinare il
tasso di interesse è il c.d. EONIA., ossia un tasso di interesse a brevissimo termine che viene
applicato alle operazioni svolte sul mercato interbancario europeo e che in via indiretta si
ripercuote sui tassi di interesse, sul credito e sui tassi di cambio.

Le BC europee adottano una politica vicina a quella dell’Inflation Targeting sebbene abbiano
riguardo anche di altri indici macroeconomici.

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5. Descrivete le asimmetrie che esistevano nel Gold Standard e nel Gold Exchange
Standard

GOLD STANDARD

Nonostante la simmetria già enunciata in cui nessun paese ha una posizione


privilegiata (come avverrà con un sistema basato su 1 valuta di riserva) e
nonostante che un sistema aureo poneva dei vincoli automatici all’aumento dei
prezzi (offerta di moneta legata all’afflusso di riserve auree), a controbilanciare
questi vantaggi vi sono degli svantaggi (o asimmetrie).

Il più importante è che il suo operare pone dei vincoli all’utilizzo della politica
monetaria per contrastare la disoccupazione.

Questa asimmetria è dovuta al fatto che in un regime di gold standard , la somma


delle esportazioni nette (NX ) e degli investimenti netti dall’estero (NIA) deve
essere uguale al flusso di oro:
NX+NIA-FG =0

Se un paese si trova a sperimentare un deficit, il paese perde oro (FG significa


Flow of Gold).
Per arginare il deflusso di oro è costretto a seguire politiche restrittive di aumento
di i per ridurre il deflusso di oro e la contrazione delle riserve.
I paesi in deficit per rimanere nel sistema aureo devono aumentare i.
I Paesi in avanzo, d’altra parte, non fronteggiano una crisi simmetrica che richieda
una riduzione del tasso di interesse

GOLD EXCHANGE STANDARD

Il sistema creato a BW pensato originariamente come un gold exchange standard


in quanto le banche centrali potevano detenere sia oro sia valute di riserve
convertibili in oro e quindi permetteva maggiore flessibilità rispetto al gold standard
puro, in realtà operò dalla metà degli anni ’60 come un regime a valuta di riserva
(dollar standard).

Il principale svantaggio di un sistema a valuta di riserva è che esiste una grave


asimmetria in questo sistema.
Il paese la cui moneta viene usata come valuta di riserva occupa una posizione
speciale e non ha bisogno di intervenire sul mercato dei cambi.

Esistono N-1 tassi di cambio che devono essere mantenuti fissi.


Il paese a valuta di riserva (N) non deve intervenire mai sul mercato dei cambi e
non deve preoccuparsi di problemi di riequilibrio di bilancia dei pagamenti

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