Sei sulla pagina 1di 8

Roland Barthes: “Il piacere

del testo” analisi


Semiotica
Università della Calabria
7 pag.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: Jakkos (saveriosaverius@libero.it)
Roland Barthes: “Il piacere del testo”
Barthes attraverso “Il piacere del testo” analizza le ragioni che spingono il lettore ad
avvicinarsi ad un testo con un atteggiamento cannibalesco, quasi ne volesse divorare il
tessuto, l’essenza. Cosa spinge il lettore a “leggere fino a farsi del male! Fino a morirne di
gioia?”… Il Piacere. Leggendo una frase, una parola, una storia, il lettore ne viene attratto
perché sono state scritte nel piacere e conferiscono al lettore stesso la convinzione di
essere scelto, desiderato dal testo. Per fare in modo che il lettore provi piacere nel leggere
il testo, quindi, non basta che questo sia scritto nel piacere, ma deve dare la prova di
desiderare il lettore e questa prova è la scrittura, la scienza dei godimenti del linguaggio.
Scrivendo il suo testo lo scrittore non presta attenzione alla “persona”, al soggetto, ma allo
spazio necessario del godimento all’interno del quale può generarsi il piacere. Tuttavia
Barthes sostiene sia fondamentale distinguere il testo di piacere dal testo di godimento,
perché piacere e godimento sono termini ambigui, possono generare confusione perché
simili, ma in realtà presentano delle differenze; il testo di piacere, che viene dalla cultura e
non rompe con essa, è legato a una pratica confortevole della lettura che appaga,
soddisfa, dà euforia; mentre il testo di godimento sconforta perché crea uno stato di
perdita, il soggetto perde la consistenza del suo io e vacillano, dunque, i presupposti
culturali, psicologici e storici sui quali si fondavano i suoi gusti e i suoi valori. Inoltre il
piacere della lettura deriva sempre da certe rotture, infatti, come dice la teoria del testo: la
lingua viene ridistribuita e questa ridistribuzione avviene per frattura fino a tracciare due
bordi: uno prudente, conforme a quanto viene stabilito dalla letteratura, dalla cultura e un
altro bordo mobile, vuoto, nel quale s’intravede la morte del linguaggio, “il fading”, la
lacerazione interna del linguaggio. Questi due bordi sono necessari e la crepa che viene
prodotta diventa erotica; e come per il copro la parte più erotica non risiede nelle zone
erogene ma è dove l’abito si dischiude, così il piacere del testo risulterà dall’intermittenza,
dalla messinscena di un’apparizione-sparizione. Nello strip-tease corporeo come nella
suspense narrativa non c’è lacerazione, non ci sono bordi ma un progressivo svelamento,
il desiderio, la speranza di conoscere la fine della storia o semplicemente di vedere il
sesso. Questi testi definiti “erotici”, quindi, devono rappresentare più che la
scena erotica la sua attesa, la sua preparazione e la sua crescita, anche se
successivamente, giunti alla scena, lasciano un senso di delusione. Leggendo un testo
quel che si gusta direttamente non è quindi il suo contenuto, né la sua struttura, ma
piuttosto le scalfitture, spesso all’integrità del testo si sostituisce l’avidità della conoscenza,
un’avidità che spinge, appunto, a sorvolare sui dettagli, saltare le descrizioni, le
spiegazioni per giungere ai luoghi scottanti dell’aneddoto, per giungere finalmente allo
svelamento dell’enigma; siamo simili a uno spettatore di cabaret che sale sulla scena e
accelera lo strip-tease della ballerina. Abbiamo ,dunque, due regimi di lettura: una che va
direttamente alle articolazioni del testo ignorando i giochi linguistici; e un’ altra che non fa
passare niente,pesa e aderisce al testo con applicazione e trasporto. A tal proposito
Barthes afferma che alcuni eruditi arabi parlando del testo usino l’espressionecorpo certo,
ma non si tratta esclusivamente del testo dei grammatici, dei critici, ma abbiamo anche un
corpo di godimento costituito unicamente da relazioni erotiche che non ha nessun rapporto
col primo, secondo Barthes, dunque, il piacere del testo sarebbe irriducibile al suo
funzionamento grammaticale (feno-testuale) come il piacere del corpo è irriducibile al
bisogno fisiologico : “Il piacere del testo è quando il mio corpo va dietro alle proprie idee –
il mio corpo infatti non ha le mie stesse idee”. Per questo motivo secondo Barthes un testo
sul piacere non può che essere corto, breve, perché sarà un’introduzione a ciò che non si
scriverà mai, e lascerà il lettore in balia delle illusioni, delle seduzioni prodotte dalla sua
immaginazione. Vi è un’ulteriore distinzione, che giunge dalla psicologia, fra testo di
piacere e testo di godimento: il piacere è dicibile, in quanto occupa dei luoghi, il godimento
è in- dicibile, interdetto a chi parla e può essere detto solo tra le righe. I testi di piacere,
dunque, sono quei testi di cui si può parlare perché inerenti alla cultura e in quanto tali

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: Jakkos (saveriosaverius@libero.it)
sono materia della critica che essendo storica e prospettica predilige la cultura che in noi è
tutto salvo il presente. Mentre con il testo di godimento si fa riferimento ad un testo
insostenibile, impossibile, fuori-piacere e fuori- critica del quale si può parlare solo nel “suo
modo”, “in esso”, attraverso un altro testo di godimento, entrando in un plagio disperato. I
testi di godimento sono perversi in quanto sono fuori di ogni immaginabile finalità, infatti il
godimento non obbliga al piacere, anzi può annoiare ed è l’estremo della perversione a
definirlo, garantirlo, un estremo sempre vuoto, imprevedibile, mobile, è un godimento
precoce che non arriva mai al momento giusto, dopo una qualche maturazione, ma si
scatena tutto in una sola volta, tutto è goduto nella prima occhiata. Per quanto riguarda il
piacere del testo, non è certo, non esiste la certezza di provare piace nel rileggere per la
seconda volta lo stesso testo, si tratta, quindi, di un piacere friabile, precario che dipende
da alcuni fattori come l’umore, la circostanza, l’abitudine; per questo si parla di piacere
come principio critico ed è impossibile parlarne dal punto di vista della scienza positiva. Il
testo di piacere, poi, non è necessariamente quello che riporta dei piaceri e il testo di
godimento non è mai quello che racconta un godimento. Il piacere non è legato al suo
oggetto, non deriva da un rapporto di
imitazione, ma il luogo del piacere testuale deriva dal rapporto di desiderio, di produzione,
fra l’ingannato e il mimo. Secondo Barthes è necessario, a questo punto distinguere,
la raffigurazione e larappresentazione: la raffigurazione è il modo di apparizione del corpo
erotico all’interno del testo, nel quale l’autore può comparire senza però dare forma ad una
biografia diretta, oppure il testo stesso può svelarsi sotto forma di corpo, in luoghi erotici o
oggetti feticci, si tratta comunque di movimenti che attestano una figura del testo
necessaria al godimento di una lettura; mentre la rappresentazione è una “raffigurazione
intralciata”, affollata da altri sensi oltre a quello del desiderio, anche se spesso accade che
la rappresentazione prenda come oggetto da imitare il desiderio in sé e in questo caso il
desiderio rimane vincolato ai personaggi, non esce mai dalla cornice. Proseguendo
l’analisi sul testo Barthes afferma che “se il testo arriva a farsi ascoltare indirettamente
produce in me il miglior piacere”, perché il lettore non deve essere necessariamente
avvinto dal testo di piacere, ma questo può essere un atto leggero, tenue, quasi stordito.
Inoltre il testo è un oggetto feticcio e questo feticcio mi desidera, mi sceglie attraverso
schermi invisibili, cavilli selettivi come il vocabolario, la leggibilità, ecc…, e, in mezzo ad
esso vi è sempre perduto l’autore la cui persona biografica, passionale è scomparsa,
spossessata ma, nonostante la sua morte istituzionale, in qualche modo, nel testo
desidero l’autore, la sua figura come lui ha bisogno della mia. Barthes, inoltre, sostiene
che tra tutte le letture quella con cui proviamo più piacere è la lettura tragica, la più
perversa: provo piacere nel sentirmi raccontare una storia di cui conosco la fine; so e non
so, fingo di non sapere, così il lettore può dire ininterrottamente: so bene che sono
soltanto parole, ma con tutto ciò… (continua a leggere e a commuoversi come se quelle
parole enunciassero una realtà che ancora ignora). Facendo riferimento ad un testo che
ha letto, nel quale l’autore elenca una serie di vivande: marmellate, latte, tortine, Barthes
afferma che quando qualcuno rappresenta qualcosa al suo interlocutore, non fa che
allegare “l’ultimo stadio della realtà” , l’intrattabile che c’è in essa, così il romanziere
elencando il cibo, impone al lettore l’ultimo grado della materia, ciò che non può essere
superato. Quanto detto consiste nella volontà di materializzare il piacere del testo, cioè
fare del testo un oggetto di piacere come gli altri (dunque la materializzazione si realizza
accostando il testo ai piaceri quotidiani della vita come ad esempio un piatto, un giardino,
un incontro, una voce, un momento). La letteratura, in questo modo, rappresentando la
“vita quotidiana” di un personaggio, di un’epoca, rispecchia la società e tutte le analisi
socio-ideologiche concludono del caratteredelusivo della letteratura che si identifica,
appunto, con l’impotenza, la delusione di un gruppo posto socialmente fuori della lotta per
la collocazione storica, economica e politica. Questa analisi però dimentica il formidabile
rovescio della scrittura, il godimento, che scaturisce dal nuovo assoluto, perché solo il

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: Jakkos (saveriosaverius@libero.it)
nuovo percuote la coscienza. Per sfuggire alla alienazione della società presente, dunque,
l’unica via è “la fuga in avanti”. Il godimento quindi è il nuovo e porta all’opposizione tra
l’eccezione e la regola. La regola è l’abuso, l’eccezione è il godimento che può essere
generato dalla ripetizione, ritmi ossessivi, musiche incantatorie. Perché la ripetizione (la
parola) sia erotica, è necessario che questa soddisfi due condizioni opposte ed eccessive:
deve essere ripetuta a oltranza oppure deve essere inaspettata, succulenta per la sua
novità. Emerge un altro aspetto del godimento, il suo carattere asociale, la perdita brusca
della socialità, la solitudine, la persona: tutto si perde, perché nessun godimento, nessuna
significanza si può produrre in una cultura di massa. Barthes afferma che la nostra società
sembra al tempo stesso assennata e violenta, frigida, perché tende alla preclusione del
piacere ( e ancor di più del godimento) essendo travagliata da due morali: una della
piattezza e l’altra del rigore politico e/o scientifico. L’ idea dovrebbe essere, quindi, quella
di livellare il piacere annullando la falsa contrapposizione della vita pratica alla vita
contemplativa attraverso un testo che sia in grado di intrecciare tutti i godimenti, quelli
della vita e quelli del testo, ma le conseguenze di un tale equilibrio fondato sul piacere del
consumatore, chiunque egli sia, a qualunque classe o gruppo appartenga, senza priorità di
culture e di linguaggi, sarebbero enormi, forse laceranti. Ad ostacolare la scrittura del
piacere è soprattutto l’incapacità di concepire una vera scienza del divenire che potrebbe
raccogliere il nostro piacere liberandolo da qualsiasi tutela morale. Si cerca di stabilire una
teoria del soggetto materialista che può passare per tre stadi: può prima di tutto criticare
spietatamente le illusioni di cui il soggetto immaginario si circonda; successivamente o
nello stesso tempo può allontanarsi ammettendo la scissione del soggetto, descritto come
una pura alternanza, quello dello zero e della sua cancellatura; infine può generalizzare il
soggetto senza necessariamente massificarlo o collettivizzarlo; e ancora si ritrova il testo,
il piacere, il godimento. Si ritorna allora al soggetto, non come illusione ma come finzione,
da un modo di immaginarsi come individuo, d’inventare un’ultima finzione, il fittizio
dell’identità, si ricava una forma di piacere, e questa finzione non è più illusione di unità
ma diventa il teatro della società dove compare il nostro plurale: il nostro piacere è
individuale ma non personale. Analizzando un testo che ha dato piacere non si ritrova la
soggettività ma l’individuo, ciò che separa il mio corpo dagli altri conferendogli la sua
sofferenza o il suo piacere, solo così ritrovo il mio corpo di godimento che è anche il mio
corpo storico. Barthes tenta, a questo punto, una tipologia dei piaceri della lettura
attraverso il rapporto tra la nevrosi e la forma allucinata del testo:
• Il feticista al quale piace il testo ritagliato, caratterizzato da citazioni e formule
spezzettate, ama le singole parole;
• L’ossessivo che riunisce tutti coloro per i quali il linguaggio ritorna, rientrano in questa
categoria linguisti, semiologi, filologi;
• Il paranoico produce o consuma testi tortuosi, storie sviluppate come ragionamenti,
costruite come giochi; • L’isterico prende il testo “per oro colato” , entra nella commedia
senza contenuto, senza verità, e si getta nel
testo. Dopo aver analizzato le qualità del lettore e le caratteristiche del testo che lo
spingono ad immergersi in esso, Barthes pone il seguente quesito sulla significanza: cos’è
la significanza? È il senso in quanto prodotto sensualmente. Nonostante la teoria del testo
abbia esplicitamente indicato la significanza come luogo del godimento, valore insieme
erotico e critico della pratica testuale, si tende spesso a rimuovere, soffocare queste
affermazioni. Barthes giunge alla conclusione che se fosse possibile immaginare
un’estetica del piacere testuale, questa dovrebbe includere la scrittura ad alta voce, che
non è espressiva e lascia l'espressione al feno-testo, al codice regolare della
comunicazione, alla significanza, non dipende dalle inflessioni drammatiche, da
intonazioni maligne o accenti compiacenti, ma dalla grana della voce che si presenta

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: Jakkos (saveriosaverius@libero.it)
come un misto erotico di timbro e di linguaggio, per questo è importante, perché come la
dizione è un’arte , l’arte di condurre il proprio corpo; ciò che cerca, dunque, in una
prospettiva di godimento, non è la chiarezza dei messaggi ma il linguaggio rivestito di
pelle, gli incidenti pulsionali; il respiro, le labbra attraverso la loro materialità e sensualità
trascinano, per così dire, il corpo dell’attore dentro il mio orecchio: qualcosa granula,
crepita, accarezza, taglia, questo è godere.
Roland Barthes e il piacere del testo . Roland Barthes e il piacere del testo . Il
rapporto lettore - testo : tra piacere e godimento .
Personalità di spicco del 900 francese ed europeo, Roland Barthes nasce a Cherborg il 12
novembre del 1915 e, dopo una vita divisa tra studio, ricerca e problemi di salute, muore a
Parigi il 26 marzo del 1980 . Tra i suoi scritti figurano in egual misura opere di linguistica,
di critica letteraria nonchè un considerevole numero di saggi . Tra i temi che più lo
attraevano è impossibile non notare l' interesse per le relazioni tra miti e feticci della realtà
contemporanea e le istituzioni sociali oltre che per il rapporto di incontro - scontro tra la
lingua ( intesa come patrimonio collettivo ) ed il linguaggio individuale .
Nel corso della sua vita si occupa di scrivere, tra le altre cose, anche della scrittura
stessa . La definisce " La scienza dei godimenti del linguaggio " sostendo il suo ruolo di
"pratica" in quanto è generatrice di testi, esempi di ars erotica e non di mero
metalinguaggio. Oggetto dello studio della scienza dei godimenti del linguaggio è la
scrittura stessa, quindi . Scrittura intesa come insieme di segni tramite i quali creare testi .
Tra il 1971 e il 1973 Barthes scrive il breve volume "Il Piacere del testo" ( "Le Paisir du
texte" in lingua originale ) .
Di cosa si occupa lo scrittore nel libro in esame ? Ebbene, è presto detto : il tomo tratta del
piacere . Ma non di un piacere qualunque bensì di quello che provoca, nei lettori, la lettura
di un testo . Un testo che nasce dal semplice bisogno di scrittura da parte del suo autore .
Un bisogno di esternare, un bisogno di comunicare con il lettore che sta " dall' altra parte
" . E il lettore, da parte sua, percepisce il testo come fosse un corpo, un oggetto che
genera piacere . Un piacere di difficile definizione, quasi inesprimibile per sua stessa
natura e per di più spesso associato - o peggio confuso - con il godimento ( nonostante
non esista ad ora una parola che associ, l' uno all' altro, i due termini ) .
Nella sua opera l' autore tiene ad evidenziare in modo netto le sostanziali differenze che
intercorrono tra i due concetti . Per parlare di " godimento " dobbiamo introdurre un
termine poco noto, un termine al quale il concetto di godimento è strettamente legato : il "
fading " . Si potrebbe tradurre il termine " fading " con le parole " svanire " o " sbiadire " .
Il termine si riferisce ad un segnale elettromagnetico che ci giunge in maniera discontinua .
Il godimento è assenza, perdita, mancamento, discontinuità, phatos emozionale portato al
suo eccesso . Lo troviamo nella possibilità o meno di poter scoprire e comprendere il fine
dell' autore del testo che stiamo leggendo . Nel rischio di non riuscire a cogliere il senso
nascosto dietro le parole usate dallo scrittore, dietro schemi invisibili innalzati da colui che
ha creato la realtà in cui ci immergiamo quando leggiamo . L' imprevedibilità . È questo
che differenzia il godimento dal piacere. Dopotutto il godimento, per attirare a se, sfrutta
questa sua apparente debolezza come fosse una forza, un' attrattiva . Quasi promettesse
il piacere perverso e un pò macabro della perdizione .
E se il mancamento è il fulcro del godimento, il piacere al contrario è invece associabile ad
un intenso appagamento, ad una piena soddisfazione . Non si tratta però di un piacere di
tipo trionfante . Il piacere è qualcosa di estremamente più delicato, sottile. Si potrebbe dire
" mentale " . È qualcosa di impalpabile e, in un certo senso, nemmeno esistente dato che
si poggia quasi esclusivamente sulle aspettative e l' immaginazione del lettore .

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: Jakkos (saveriosaverius@libero.it)
Ma andiamo per gradi . . .
Si può parlare di piacere nei confronti di quel testo che consente al lettore una lettura
godibile . Un testo che si legge facilmente, anche . Questo perchè se si legge
gradevolmente e senza sforzo una frase, un periodo oppure un racconto è sicuramente da
attribuire al fatto che chi ha scritto ciò lo ha fatto nel piacere . Il panorama letterale
mondiale è pieno di testi noiosi e balbettanti, scritti senza alcun piacere . Somigliano al
balbettio degli infanti e son privi della loro gaia innocenza . Al contrario sembrano
forzatamente frenati e sgraziati . Al punto tale da essere considerati frigidi,
Oltre questo, il piacere del testo è dato dall' interesse e dal modo in cui si guarda al "
corpo del testo ". Mi spiego meglio : fondamentalmente Barthes ci offre un' innovativa e
quanto mai affascinante analogia tra il testo scritto e il corpo umano . L' autore si esprime
come se il lettore dovesse venire coinvolto dal testo al punto tale da interessarsene come
se questo avesse una sua vera e propria anatomia . Come se si trattasse un corpo reale .
Un corpo da cui trarre godimento . Considerando uno scritto come fosse un corpo vero e
proprio non è follia, allora, cercar di capire come cercare il piacere in un testo
comparando, il suddetto piacere, al piacere che si può trarre nel rapportarsi carnalmente
con l' altrui corpo umano . In fondo il testo è un corpo e il lettore è un altro corpo . Nulla di
più naturale che due corpi si attraggano irresistibilmente . Uno scrittore che scrive nel
desiderio desidera che il suo testo venga desiderato da chi lo leggerà. E, per quanto
strano possa apparirci, il lettore stesso custodisce il desiderato di essere desiderato dal
testo . Il pensiero che il testo esista per dargli piacere, per soddisfare lui e lui soltanto lo
attrae incredibilmente e gli permette di raggiungere con esso un rapporto di simbiosi
difficile da raggiungere con un altro tipo di " entità " inanimata .
Stabilito ciò arriviamo al punto focale del pensiero di Barthes a riguardo . Dimentichiamo
per un attimo che ciò di cui stiamo parlando non è che una serie di parole, una serie di
frasi . Pensiamo al corpo . E cosa c'è di più seducente in un corpo - ci fa notare
smaliziatamente l'autore - se non quelle zone dove l' abito si dischiude ? Nessuna nudità
completa, nessuna scena imbarazzante, nessun azzardo . Possiamo definirla, forse,
perversione ? Eppure non si tratta che di una rapidissima e sorprendente intermittenza tra
coperto e scoperto Basta questo ad attirare l' attenzione . Questo perché, per il lavorio di
una mente allenata all' immaginazione ( come può esserlo quella di un lettore ) , le zone
erogene non sono che un mero feticcio .
Ciò che realmente lo affascina, ciò che lo attrae, è quel sottile lembo di pelle che si
intravede, quasi inaspettatamente, tra due capi d' abbigliamento . . . In realtà è il " vedo -
non - vedo " che seduce l' occhio di chi osserva . È l' intermittenza di una apparizione -
sparizione, pari a quella di un corpo coperto da una camicia aperta, ciò che porta
realmente il lettore a ricercare il piacere . È immaginare, sperare, cercare e infine scoprire
( termine dopo termine, pagina dopo pagina ) ciò che l' autore del testo che stiamo
leggendo vuole mostrarci . . . Cosa può esserci di più attraente per un lettore appassionato
che la completa comprensione, l'impossessarsi del segreto ultimo del testo che ama?
Si verifica un fenomeno estremamente interessante in questo frangente . Lo si definisce "
tmesi " ( termine greco che può essere tradotto con la parola " taglio " ) ed è qualcosa che
un autore non può prevedere o di cui, quanto meno, non può prevedere la portata e l'
intensità perchè ha un effetto diverso a seconda del lettore che la " utilizza " .
Vediamo di cosa si tratta .
Nel momento in cui si rapporta con un' opera che lo coinvolge profondamente è naturale,
per ogni lettore degno di questo appellativo, desiderare di giungere alla fine del testo . Il
suo scopo è terminare il racconto che lo tiene con il fiato sospeso e che gli impedisce di

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: Jakkos (saveriosaverius@libero.it)
pensare ad altro che non abbia a che fare con esso . Eppure, allo stesso tempo, il nostro
lettore desidera che ciò avvenga in maniera graduale . La soluzione non deve essere
troppo palese, troppo a portata di mano . Perché è l' intermittenza ciò che seduce . Vuole
che il finale si dischiuda poco a poco ai suoi occhi . Desidera anelarlo, cercarlo, quasi
implorarlo . Il momento in cui possiamo parlare di piacere del testo è proprio questo . La
lettura del testo, di quel testo, non è più un semplice passatempo al quale dedicare
sommaria attenzione . Si tratta di una ricerca . Una febbrile ricerca del piacere .
La graduale ma volontariamente lenta rivelazione dei tratti salienti della trama fa si che il
ritmo della lettura cambi considerevolmente : in maniera del tutto autonoma ( e alle volte
irrispettosa dei desideri dell' autore stesso ) il lettore comincia con l' ignorare le parti del
testo che giudica meno utili ai fini della comprensione della trama di fondo e,
naturalmente, del raggiungimento della parte della storia che più lo interessa . Inizialmente
si limiterà con il leggere velocemente o a sorvolare le lunghe descrizioni . Poi si arrogherà
la libertà di trattenersi dal leggere i dialoghi troppo prolissi . Infine arriverà al punto di
tralasciare anche pagine intere legate ai personaggi che meno lo coinvolgono .
L' avidità con cui il lettore divora il testo pagina dopo pagina nasconde il desiderio di
arrivare al più presto al " momento clou " allo stesso modo in cui solitamente, nel rapporto
fisico, si comincia con un andamento relativamente lento per poi ritrovarsi ad agire con un
ritmo incalzante finalizzato all' appagamento del piacere nel minor tempo possibile.
Ecco dunque la tmesis che, come un taglierino tra le mani del lettore, smussa gli angoli del
testo, elimina ciò che è superfluo o almeno di scarso interesse . E il lettore non è quasi più
interessato alla iniziale, e dunque reale, struttura del testo . Ciò che lo affascina, a questo
punto, è la possibilità di scalfire il testo a suo piacimento . Di decidere cosa deve dargli
piacere o meno , Decidere autonomamente ciò che il testo è o non è .
In ultima istanza, stando a ciò che sostiene Barthes, il lettore finirà comunque con il
ritrovarsi al cospetto di due possibilità di testo . Da una parte il testo di piacere . Dall' altra
il testo di godimento .
Il testo di piacere lo soddisfa, lo appaga, lo rende felice in quanto, con la sua ripetitività, è
qualcosa di assolutamente rassicurante . Il lettore non fatica nel coglierlo perchè è
qualcosa di molto " naturale " , molto fluido : lo scrittore che crea un testo di piacere scrive
nel piacere e riesce a trasmetterlo al suo lettore . Non è sempre così semplice, però .
Alle volte viene a crearsi una distanza tale tra lo scrittore e il lettore da rendere difficile
quella che nel testo di piacere era la " naturale trasmissione " di sensazioni tra scrittore e
lettore . Si crea uno spazio . Uno spazio che fa si che la lettura del testo non ristagni nella
comprensione assoluta . Questo spazio è il godimento del testo che fa si che il gioco della
lettura non si interrompa con la fine del testo, con l'arrivo alla conclusione della vicenda .
Nel testo di godimento il lettore non legge per essere accontentato : quell' enorme spazio
lasciato aperto gli provoca una sensazione di perdita, lo sconforta e lo sconvolge a livello
intimo dato che tutto ciò cambia i suoi valori, modifica il modo di rapportarsi al linguaggio
mettendo addirittura in discussione i canoni di ciò che piace e di ciò che normalmente non
dovrebbe piacere affatto .
Un piccolo e probabilmente sfacciato azzardo personale . Sempre continuando con l'
analogia del " testo come corpo " e del rapporto tra testo e lettore come il rapporto fisico
tra due corpi reali, potremmo forse dire che se nel rapporto tra testo di piacere e lettore il
testo esiste per accontentare placidamente il suo lettore, il testo di godimento, al contrario,
è il componente dominante della coppia, colui che decide le modalità, i tempi e,
soprattutto, le distanze per giungere all' appagamento . Il suo scopo non è essere mero
strumento di appagamento per il lettore . Compiacerlo in maniera unilaterale non è la sua

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: Jakkos (saveriosaverius@libero.it)
raison d' etre . Semmai sta al lettore rapportarsi ad esso . Modificare il suo modo di vedere
le cose, rispettare degli " spazi " non voluti direttamente da lui, completare la lettura e
magari vedere il suo piacere non pienamente soddisfatto . Trovo sia affascinante questo
perverso rapporto di quasi sudditanza del lettore nei confronti del testo che in fin dei conti
è qualcosa che in origine avrebbe dovuto essere solo un mezzo di piacere .
Ad ogni modo possiamo ritrovare venature di perversione anche nelle diverse
classificazioni del piacere che Barthes ci propone . Di fatti possiamo dire che
probabilmente la lettura più perversa in cui un lettore possa imbattersi è quella di un testo
o di un' immagine tragica . La perversione si nasconde nel piacere che si prova nell'
ascoltare, nel leggere oppure nel guardare qualcosa di cui si conosce già la fine, lo scopo,
il senso ultimo . Il piacere nasce non dal testo o dall' immagine in sè . Ciò che crea piacere
è la sicurezza, la soddisfazione nel rivivere qualcosa che conosciamo bene, che non ci
offre sorprese sgradevoli o semplicemente inaspettate . Il ripetersi rassicurante di
qualcosa sempre uguale a se stessa culla il lettore trattenendolo in uno stato simile a
quello di un feto nell' utero materno : racchiuso nel suo personale mondo privo di sorprese
ma, allo stesso tempo, rinchiuso in uno spazio limitato beandosi di qualcosa che già
conosce e che quindi non influirà in nessun modo con il suo essere e non modificherà il
suo modo di trarre piacere da qualcosa di esterno .
Un tale atteggiamento potrebbe essere deleterio a lungo andare perchè finirebbe con l'
annichilire la capacità e, soprattutto, con il desiderio di trovare piacere in un testo . Barthes
porta in esempio in popolo francese riguardo questo concetto . A quanto pare un francese
su due non legge . Un pò come a dire che metà dei francesi non trova piacere nel
rapportarsi con un testo . Tuttavia, a lungo andare, potrebbe accadere che quella
percentuale di popolazione che adesso si limita ad evita il confronto con il testo in futuro
non sarà più in grado di rapportarcisi autonomamente . Davvero un peccato che la ricerca
del piacere attraverso un testo non ottenga più che pochi consensi . Soprattutto
agghiacciante che questa realtà non si limiti ad una sola zona ( come poteva esserlo la
Francia a cui si riferiva Barthes ) ma che dilaghi ormai nella quasi totalità della società
attuale come fosse un male endemico .
Possibile che la fruizione del piacere del testo non delizi più che pochi eletti ?

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: Jakkos (saveriosaverius@libero.it)