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Sono qui raccolti gli atti del convegno realizzato a Bologna il 2-3 dicembre 2014,

SUPPLEMENTI ADAMANTIUS - vi
SUPPLEMENTI
ADAMANTIUS

nato dalla collaborazione tra il Dipartimento di Storia della Teologia della FTER vi
(Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna) e del GIROTA (Gruppo Italiano di Ricerca
su Origene e la Tradizione Alessandrina). Non si tratta di un bilancio della ricerca
in corso, né di una sintesi a carattere manualistico, ma di un serie di approfondi-
menti su figure e momenti nodali di una possibile “storia dello Spirito santo”, che
spaziano dalla letteratura biblica – sia in lingua ebraica che greca – alle testimo- francesco pieri - fabio ruggiero (eds.)
nianze protocristiane canoniche ed extracanoniche, alla riflessione dei primi secoli
in Oriente e Occidente, tenuto conto delle testimonianze iconografiche coeve. Due
excursus indagano anche nell’ambito della tradizione islamica e della teologia cri-
stiana contemporanea. Contributi di M. Settembrini, F. Calabi, M. Marcheselli, M.
Simonetti, F. Pieri, L. Perrone, G. Maspero, C. Gianotto, E. Norelli, F. Ruggiero, C.
IL DIVINO IN/QUIETO

F. Pieri - F. Ruggiero - Il dIvIno In/quIeto


Burini, G. Bendinelli, R. Zanotto, D. Righi, D. Gianotti.

Lo Spirito santo nelle tradizioni antiche

FRANCESCO PIERI (1962) insegna alla FTER e all’Istituto di Liturgia Pastorale (Padova); si in-
teressa in particolare di filologia e teologia patristica, storia dell’esegesi e storia della liturgia
antica. Tra le sue pubblicazioni la cura di Origene. Esegesi paolina. I testi frammentari (Ope-
ra Omnia di Origene, 21), Città Nuova, Roma 2009; Sangue versato per chi? Il dibattito sul
pro multis (Giornale di Teologia, 369), Queriniana, Brescia 2014. Recentemente ha collabo-
rato al volume A. Canellis (ed.), Jérôme. Préfaces aux livres de la Bible (Sources Chrétiennes,
592), Les Éditions du Cerf, Paris 2017.

FABIO RUGGIERO (1959) collabora con la FTER. Studioso di letteratura e filologia patristica, i
suoi interessi ruotano principalmente attorno al rapporto tra cristianesimo e società e alla
letteratura agiografica. In tali ambiti ha pubblicato La follia dei cristiani, Città Nuova, Roma
20022 oltre alle edizioni commentate di Acta Martyrum Scilitanorum, Accademia Nazionale
dei Lincei, Roma 1991; Tertulliano, De corona, Città Nuova, Roma 20112; Sulpicio Severo,
Vita Martini (Bibliotheca Patristica, 40), EDB, Bologna 2003. Prepara un’edizione commen-
tata dell’A Diogneto.

ISSN 2282-2402
ISBN 978-88-372-3207-8

€ 00,00

Copertina Pieri - Ruggiero, Il divino in-quieto.indd 1 02/04/2018 22.56.38


SUPPLEMENTI ADAMANTIUS
vi
SUPPLEMENTI ADAMANTIUS

1. L. Lugaresi, Il teatro di Dio. Il problema degli spettacoli nel cristianesimo antico (ii-iv secolo)
2. T. Piscitelli (ed.), Il Commento a Matteo di Origene. Atti del x Convegno di Studi del Gruppo Italiano
di Ricerca su Origene e la Tradizione Alessandrina (Napoli, 24-26 settembre 2008)
3. O. Andrei (ed.), Caesarea Maritima e la scuola origeniana. Multiculturalità, forme di competizione
culturale e identità cristiana
4. M. Girolami (ed.), L’Oriente in Occidente. L’opera di Rufino di Concordia
5. S.A. Robbe, Ecclesiasticam historiam in latinum vertere. Rufino traduttore di Eusebio di Cesarea:
persecuzioni e martiri
6. F. Pieri - F. Ruggiero (eds.), Il divino in/quieto. Lo Spirito santo nelle tradizioni antiche
FRAnceScO PieRi - FAbiO RuGGieRO (eds.)

iL divinO in/quieTO
Lo Spirito santo nelle tradizioni antiche

Atti del ix convegno annuale della Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna


xv convegno annuale del Gruppo Italiano di Ricerca su Origene
e la Tradizione Alessandrina (Bologna 2-3 dicembre 2014)

MORceLLiAnA
© 2018 editrice Morcelliana
via Gabriele Rosa 71 - 25121 brescia

Prima edizione: aprile 2018

in copertina:
cattedra eburnea di Massimiano, particolare dello schienale con battesimo di Gesù,
Ravenna, Museo Arcivescovile
(da G. Gardini - P. novara [eds.], Le collezioni del Museo Arcivescovile di Ravenna,
Opera di Religione della diocesi di Ravenna, Ravenna 2011, p. 83)

volume pubblicato con il contributo del Servizio nazionale per gli Studi Superiori
di Teologia e Scienze Religiose della conferenza episcopale italiana
e della Facoltà Teologica dell’emilia-Romagna

www.morcelliana.com
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Settembrini - la terminologia dello spirito nell’antico testamento 11

Marco SetteMbrini

La terminoLogia deLLo Spirito


neLL’antico teStamento

il presente contributo intende offrire una panoramica dei riferimenti allo “spi-
rito divino” nella Bibbia ebraica. ponendo principalmente l’attenzione sul termine
rûaḥ, se ne osserveranno le occorrenze e gli usi ove tale parola possiede connota-
zioni teologiche. Si analizzeranno in tal modo i luoghi in cui lo spirito funge da
ipostasi di dio, i passi in cui appare piuttosto come uno strumento ossia un elemen-
to divino e infine si tratteggerà l’ambito dell’opera dello spirito che crea, infonde
energia e salva.

1. Introduzione

il termine ebraico usualmente reso con “spirito” è il sostantivo rûaḥ1, ricondu-


cibile alla radice r ḥ, “essere spazioso”, “soffiare, aspirare”2. il nome è impiegato
387 volte, accanto alla sua forma aramaica presente 11 volte nel libro di Daniele3.
più spesso di genere femminile ma pure usato al maschile4, a seconda dei contesti

1
La parola rûaḥ può essere di origine onomatopeica ed etimologicamente collegata «con rêaḥ “odore,
profumo (termine liturgico)” e, in subcommutazione radicale (scambio ḥ ), con re aḥ “vino aromatico”, r aḥ
“condimento, olio per l’unzione sacra, profumo”, ri uḥ “unguento”, ra ḥ “profumiere”»; così U. rapallo, Il
lessico di base: fra generalità e universalità, in S. graziani (ed.), Studi sul Vicino Oriente Antico dedicati alla
memoria di luigi Cagni, 4 voll., istituto Universitario orientale, napoli 2000, iv, pp. 2017-2041, in particolare
p. 2028.
2
Se ci siano due radici distinte e omonime o se si abbia a che fare con un’unica radice è oggetto di dibattito.
di fatto il verbo accadico na u significa sia “respirare, soffiare” sia “essere/divenire largo, espandersi” e i due
significati effettivamente si richiamano: la medesima radice può indicare “essere ampio” e dunque “lo spazio ae-
reo (vuoto)” e pertanto “l’aria mossa, il vento”. di contro il respirare può collegarsi all’idea di ampliamento; cfr.
S. tengström, r ḥ, in J. Botterweck - H. ringgren (eds.), Grande lessico dell’Antico Testamento, paideia,
Brescia 1988-2010, viii, coll. 258-307, in particolare coll. 262-263. Sempre di grande interesse lo studio di J.F.a.
Sawyer, Spaciousness (An Important Feature of language about Salvation in the Old Testament), in «annual of
the Swedish theological institute» 6(1967-1968), pp. 20-34. Studiando il campo lessicale che corrisponde all’in-
glese “wide, broad, widen, enlarge, ecc.”, vi si approfondiscono nell’ebraico biblico le forme verbali e nominali
derivate da rḥ , r ḥ, e la forma verbale yapt, segnalando la contiguità di tale campo lessicale con quello della
salvezza. con i termini analizzati nella Bibbia si indicano invero “territorial spaciousness”, “escape from danger”
e “spiritual freedom”.
3
con le statistiche di L. Koehler - W. Baumgartner, The Hebrew and Aramaic lexicon of the Old Testament,
Brill, Leiden 2001.
4
a riguardo del genere di rûaḥ, K. albrecht, Das Geschlecht der hebräischen Hauptwörter. (Fortsetzung),
in «Zeitschrift für altestamentliche Wissenschaft» 16(1895) pp. 41-121 (in particolare pp. 41-44) parla di genus
communis con una predominanza del femminile, senza che il significato e l’occorrenza in testi recenti anziché
antichi siano decisivi. in W. von Soden, Der Genuswechsel bei rûaḥ und das Geschlecht in den semitischen
Sprachen, in «Zeitschrift für die alte Hebraistik» 5(1992), pp. 57-63 si analizzano i vari casi in cui rûaḥ è
maschile, femminile o anceps (come in Os 4,19), nella consapevolezza dell’impossibilità di offrire una prospettiva
diacronica certa a motivo della difficoltà di datare i passi in questione. allorché rûaḥ è il vento (questo sarebbe il
significato più antico), il sostantivo è maschile quasi nel 50% dei casi. allorché indica invece l’alito ed è sinonimo
di ne e (nome femminile) è più spesso femminile; quando rûaḥ indica lo spirito di un uomo (42 volte), in 32
casi è femminile. in riferimento allo spirito di dio, rûaḥ è solitamente femminile. a proposito del femminile
12 Presupposti

indica il moto dell’aria, la brezza, il vento, il soffio, la vanità, lo spirito, l’ani-


mo5. come tale nell’antica versione greca è tradotto nella maggioranza dei casi
con πνεῦμα (277 volte), ma anche con ἄνεμος (52 volte), θυμός (6 volte), ὀργή (2
volte), πνοή (4 volte), ψυχή (2 volte), νοῦς (1 volta), φρόνησις (1 volta)6.
Una semplice ricognizione della distribuzione delle sue occorrenze mostra
un suo importante impiego in Ezechiele e Isaia (ove ritorna rispettivamente 52
e 51 volte), nei libri poetici e sapienziali dei Salmi, di Giobbe e di Qohelet (ove
compare rispettivamente 39, 31 e 24 volte) e nell’opera del cronista (ove ricorre
19 volte). di contro, risulta del tutto assente in levitico, Rut, Ester, Cantico dei
Cantici, Abdia, Naum.
tra le numerose occorrenze di rûaḥ, per reperire i passi in cui si parla dello spi-
rito di dio, si indagheranno l’uso delle espressioni rûaḥ l m, rûaḥ l, rûaḥ ,
rûaḥ d n , ni mat , ni mat l ah, ni mat adda , l’impiego di formule con
un suffisso personale riferito a dio, semplici (“il mio/tuo/suo spirito”) o complesse
(“il tuo/suo santo spirito”, “lo spirito del tuo/suo naso”, “lo spirito della sua bocca”)7,
i testi in cui il discorso chiarisce che lo spirito di cui si parla è connesso a dio8. Lo
studio si situa con ciò nell’alveo dei recenti saggi di ambito veterotestamentario de-
dicati allo spirito che si concentrano appunto sulla funzione della rûaḥ9, offrono una
ricostruzione dello sfondo religioso culturale dell’antico Vicino oriente, ne appro-
fondiscono la rilevanza nell’elaborazione della categoria teologica di creazione, così
come la sua incidenza nella vita del sapiente, del profeta e delle guide del popolo10,

lo studioso ricorda come nelle lingue semitiche tale genere abbia valore di nomen unitatis, anche con funzione
intensiva (adduce in merito l’esempio dall’arabo lim > all m > all mat-, rispettivamente “wissend”, “gelehrt”,
“hochgelehrt”). diversamente H. Schüngel-Straumann, Ruah und Gender-Frage am Beispiel der Visionen beim
Propheten Ezechiel, in B. Becking - m. dijkstra (eds.), On Reading Prophetic Texts. Gender-Specific and Related
Studies in Memory of Fokkelien van Dijk-Hemmes, Brill, Leiden 1996, pp. 210-216 insiste sul valore creativo
dell’azione vitale dello spirito di dio, avvertito e descritto come elemento femminile. Ulteriori osservazioni
sull’incidenza del contesto sintagmatico si possono rinvenire in e. gass, Genus und Semantik am Beispiel von
„theologischem“ r ḥ, in Biblische Notizen 10 (2001), pp. 4 - . i osservi che in greco il vento sia neutro
(πνεῦμα) sia maschile (ἄνεμος) e che in latino coesistono anima e animus, dal significato affine.
5
Questi i significati indicati nella voce corrispondente di L. Koehler - W. Baumgartner, The Hebrew and
Aramaic lexicon of the Old Testament, cit. Sulla connessione delle diverse accezioni a partire da “vento”, “spirito”,
sia veda B. Kedar-Kopfstein, On the Decoding of Polysemantic lexemes in Biblical Hebrew, in «Zeitschrift für die
alte Hebraistik» 7(1994) pp. 17-25, in particolare p. 20. come rileva U. rapallo, Il lessico di base, cit., p. 2028:
«sul piano del contenuto, una base comune di confronto si può cogliere tra il significato di “respiro (vigoroso,
forte, violento)”, anche di “respiro affannoso, pena, nervosismo, impazienza, fiato corto”, e vari significati espressi
da lemmi corradicali in ambito indoeuropeo (greco, latino, lituano)».
6
in due occorrenze corrisponde a μέρος, ovvero in Ger 52,23 (in una resa difficile da comprendere) e in Ez
42,20.
7
Si tratta nello specifico delle forme r ḥ , r ḥ , r ḥ , e dei sintagmi rûaḥ qod e , rûaḥ qod , rûaḥ
a , rûaḥ a , rûaḥ .
8
il termine rûaḥ si riferisce a dio 136 volte, secondo i calcoli di d. Lys, Rûach le souffle dans l’Ancien
Testament, puf, paris 1962, p. 152 accolti da H.W. Wolff, Antropologia dell’Antico Testamento, Queriniana,
Brescia 1975, p. 48.
9
così in particolare H. cazelles, Prolégomènes à une étude de l’Ésprit dans la Bible, in W.c. delsman et al.
(eds.), Von Kanaan bis Kerala. Fs. J.P.M. van der Ploeg («alter orient und altes testament», 211), neukirchener
Verlag, neukirchen-Vluyn/Kevelaer 1989, pp. 75-90; m. dreytza, Der theologische Gebrauch von RUAH im
Alten Testament. Eine wort- und satzsemantische Studie, Brunnen, gießen 1990; U. Busse, Aspekte biblischen
Geistesverstandnisses, «Biblische notizen» 66(1993), pp. 40-58; d. Lys, Rûach le souffle dans l’Ancien Testament,
cit.; a. niccacci, lo Spirito, forza divina del creato, in «Liber annuus» 50(2000), pp. 9-23.
10
Si vedano L.r. neve, The Spirit of God in the Old Testament, Seibunsha, tokyo 1972; W. Hildebrandt,
An Old Testament Theology of the Spirit of God, Hendrickson, peabody 1995; c.J.H. Wright, Knowing the Holy
Spirit through the Old Testament, monarch press, oxford 2006; m. ebner et al. (eds.), Heiliger Geist («Jahrbuch
für biblische theologie», 24), neukirchener Verlag, neukirchen-Vluyn 2011; d.g. Firth - p.d. Wegner (eds.),
Presence, Power and Promise. The Role of the Spirit of God in the Old Testament, apollos, nottingham 2011.
Settembrini - la terminologia dello spirito nell’antico testamento 13

talvolta prediligendo una sola sezione del canone o la fase post-esilica della storia
di israele11.

2. lo spirito, ipostasi di Dio

Lo spirito, in quanto rappresentazione di una realtà senza forma quale è quella


divina, funge talora da ipostasi di dio. così come la presenza divina è evocata tra-
mite la gloria (il d), un fuoco ardente avvolto da una nube, o mediante l’angelo
del Signore (mal’ak Yhwh)12, in alcuni passi rûaḥ indica lo stesso Yhwh o la sua
presenza13. Si legge pertanto che dio guida il suo popolo, che abita in mezzo ai
suoi, ma pure che il suo spirito conduce i suoi e tra loro permane:

«Lo spirito del Signore li guidava al riposo» (Is 63,14).

«il Signore, lui solo lo ha guidato» (Dt 32,12).

«il mio spirito starà in mezzo a voi, non temete!» (Ag 2,5).

«Stabilirò la mia dimora in mezzo a voi e non vi respingerò. camminerò in mezzo a voi,
sarò vostro dio e voi sarete mio popolo» (lv 26,11-12).

dio, si ribadisce, si offre all’incontro con gli uomini. costoro, d’altronde, non
osano identificare la loro percezione di dio con dio stesso, il quale rimane inac-
cessibile, invisibile, al di sopra di ogni descrizione, sempre inadeguata e in fondo
impossibile14. il resoconto dell’intuizione divina, prodotto da uomini che non pos-
sono che esprimersi da uomini, si caratterizza poi per i suoi tratti marcatamente
antropomorfi:

«dove andare lontano dal tuo spirito? dove fuggire dalla tua faccia?» (Sal 139,7).

parlando di “spirito” e di “volto”15, si intende evocare dio per mezzo di una


sineddoche, altrove diversamente formulata allorché si nominano le sue spalle, la

11
r. Koch, Der Geist Gottes im Alten Testament, peter Lang, Frankfurt 1991 approfondisce passi messianici
di Isaia ed Ez 37 (riprendendo sostanzialmente il suo precedente studio Geist und Messias. Beitrag zur biblischen
Theologie des Alten Testaments, Herder, Wien 1950); H. Schüngel-Straumann, aḥ e egt die elt. Gottes
schöpferische lebenskraft in der Krisenzeit des Exils (Stuttgarter Bibelstudien 151), Katholisches Bibelwerk,
Stuttgart 1992; W. ma, Until the Spirit Comes. The Spirit of God in the Book of isaiah (Journal for the Study of
the old testament. Supplement Series 271), Sheffield academic press, Sheffield 1999; J.e. robson, ord and
Spirit in ezekiel (Library of Hebrew Bible/old testament Studies 447), t & t clark, new York-London 2006,
pp. 447-448.
12
Si vedano in merito m. Weinfeld, d, in Grande lessico dell’Antico Testamento, cit., iv, coll. 186-
204, 195-198 e d.n. Freedman - B.e.e. Willoughby, « mal », in Grande lessico dell’Antico Testamento,
cit., v, coll. 51-71, 64-68. Si noti che pure rûaḥ può designare uno spirito celeste, un angelo, come ad esempio in
1Re 22,21.
13
«Yhwh himself or his presence», con d.J.a. clines (ed.), Dictionary of Classical Hebrew, vol. vii,
Sheffield phoenix press, Sheffield 2010, p. 432 ove cita Is 34,16; 63,10.11.14; Ag 2,5; 6,8 (con riserve); Zc 4,6;
Sal 51,13; 106,33; 139,7; 143,10. H.W. Wolff, Antropologia dell’Antico Testamento, cit., pp. 48-57, in particolare
p. 53 suggerisce si possa parlare dello spirito «come di una invisibile natura autonoma».
14
Si pensi alla descrizione del re divino offerta dal profeta isaia: vede il Signore assiso in trono e subito
precisa di coglierne appena i lembi del mantello che da soli riempiono il tempio (Is 6,1).
15
Simili riferimenti al «volto» compaiono in Es 33,14-15; 2Sam 17,11; Is 63,9; lam 4,16; Sal 21,10; 139,7.
14 Presupposti

sua mano, il suo braccio16 per porre l’accento sull’esperienza della sua premura che
sempre precorre lo sguardo del fedele (il quale si accorge di lui quando è già pas-
sato e pertanto non può che osservarlo di spalle), per metterne in evidenza la forza,
l’azione invincibile17. per cogliere quale aspetto particolare di dio si evochi invece
con la menzione dello “spirito”, è necessario un raffronto con i testi in cui rûaḥ si
riferisce a una dimensione dell’uomo.
Lo “spirito” è di fatto strettamente legato alla vita (è rûaḥ ḥa m), essendo ciò
che anima ogni creatura (Gen 6,17), il soffio vitale. esattamente come il termine
ne m , esso indica l’alito nel naso, l’aria soffiata nelle narici che sostiene l’esi-
stenza degli esseri animati, dono misterioso del cielo (Gen 2,7; 7,22; 1Re 17,17; Gb
27,3; 34,14; Is 2,22). Utilizzato pure in parallelo a ne e , connota il centro della
forza vitale che fa della “carne” ( r), un essere vivo (Gb 12,10).
in contesti differenti lo “spirito” rimanda alle energie interiori di cui un uomo
dispone, al suo animo che ora può sentirsi risollevato, ora essere esausto. in Gen
45,27 si legge ad esempio che giacobbe, constatando che giuseppe, il figlio amato,
è davvero vivo, si rianima (lett. «la sua rûaḥ visse»). chi è spossato e trova final-
mente ristoro, bevendo o nutrendosi, rinviene (Gdc 15,19; 1Sam 30,12). chi vice-
versa si trova davanti una situazione che eccede le sue resistenze avverte mancargli
il respiro (Dn 10,17).
Sulla linea di quest’ultima accezione, il termine rûaḥ può designare l’umore, il
temperamento momentaneo o stabile, le disposizioni della volontà della persona,
ed essere utilizzato in modo intercambiabile con l (“cuore”) e ne e 18. nelle
Scritture si tratta così dello spirito divino che «si amareggia» (mrh, Sal 106,33),
«si rammarica» ( , Is 63,10), non «si accorcia» (q r, Mi 2,7), «si placa» (n ḥ,
Zc 6,8)19. esso comanda (Is 30,1), rimanendo d’altronde imperscrutabile (Is 40,13;
cfr. Is 55,8).
alla luce di questi testi appare dunque che alludere a dio citando il suo “spiri-
to” valga a porre l’accento al suo pieno coinvolgimento nelle vicende umane, per le
quali possiede un piano e davanti alle quali reagisce, interviene20. altri usi di rûaḥ
suggeriscono invero che lo “spirito” si manifesta in maniera inconfondibile.

16
Si veda in proposito r. Fornara, la visione contraddetta. la dialettica fra visibilità e non visibilità divina
nella Bibbia ebraica (analecta Biblica 155), pontificio istituto Biblico, roma 2004, pp. 170-175.
17
Scrive J. goldingay: «god’s arm suggests god’s power, god’s hand suggests god’s direct activity, god’s
face suggests god’s personal concern, and so on. they also have the advantage of providing ways of speaking
of god’s presence and activity which preserve an awareness of god’s own absoluteness and transcendence. We
“only” experienced god’s arm or hand; we do not pretend to have experienced all of god. reference to god’s rûaḥ
is an instance of such speech»; J. goldingay, as t e ol irit ti e in ld estament imes at as ne
about the Christian Experience of God, in «ex auditu» 12(1996), pp. 14-28, in particolare p. 18.
18
rispettivamente in Es 35,21; Dt 2,30; Sal 34,19; 51,12.19; 78,8; 143,4; Is 57,15; 65,14; Ez 21,12 e Gb
7,11; Is 26,9.
19
Lo spirito dell’uomo, analogamente, si affligge ( , Is 54,6; dk’, Sal 34,19; nkh, Is 66,2; nk’, Pr 15,13;
17,22; r, Sal 51,19), si scoraggia (khh, Ez 21,12), è in ansia ( ar, Gb 7,11), si impazientisce (q r, Pr 14,29), si
offende, si adira (‘lh, Qo 10,4), si ostina (q , Dt 2,30), inorgoglisce (gbh, Pr 16,18), si fa paziente (’rk, Qo 7,8),
umile ( l, Is 57,15), si ingelosisce (qn , Nm 5,14), si rilassa (rph, Gdc 8,3), può farsi disponibile e generoso
(ned , Sal 51,14), rifuggire l’inganno (Sal 32,2), essere perseverante (n n, Sal 51,12; ’mn, Sal 78,8).
20
goldingay, nel medesimo passo citato alla nota 17, scrive: «it (= god’s rûaḥ) suggests that god is truly
present and active, with the power of wind and the liveliness of breath and the personal decisiveness of human
decision-making, but it does so in a way which safeguards god’s mystery. Wind and breath are invisible and are
known only by their effects» (cfr. Gv 3,8).
Settembrini - la terminologia dello spirito nell’antico testamento 15

3. lo spirito, elemento divino

pur in continuità con alcuni usi appena richiamati, altri passi impediscono di
identificare lo spirito divino con dio stesso. Questo sembra infatti essere un suo
tratto o un elemento di cui si serve. Lo spirito può cioè essere emanato dal “corpo”
divino oppure agire come suo strumento. può pertanto essere il suo soffio, il suo
alito, il suo sbuffo, ovvero, in modo non sempre differenziabile, il vento di cui il
Signore dispone per la realizzazione dei suoi progetti.
alito della bocca dell’uomo, rûaḥ può di fatto indicare nel linguaggio poetico la
parola, fiato che esce dalle labbra. a giobbe si dice ad esempio:

«il tuo cuore ti ha trasportato, gli occhi ti abbagliano, tanto che volgi contro dio il tuo fiato
(r ḥe ) e fai uscire tali parole dalla tua bocca» (Gb 15,13)21.

in contesto teologico, in quanto parola, lo spirito rivela la volontà di dio: la


esprime, la attua. così come la parola è lo strumento paradigmatico della comuni-
cazione, lo spirito è connaturato nella rivelazione di dio. manifestando quanto il
Vivente è e vuole, è anzitutto strumento di vita:

«con la parola del Signore furono fatti i cieli, con il soffio della sua bocca (berûaḥ ) ogni
loro schiera» (Sal 33,6)22.

in quanto soffio, a sua volta, la parola divina non è mero suono:

«[il malvagio] non sfuggirà alle tenebre, la fiamma seccherà i suoi germogli svanirà al sof-
fio della sua bocca» (Gb 15,30).

La portata distruttiva dello spirito divino è d’altronde più spesso associata al


“naso” del Signore, arroventato dall’ira:

«a un soffio (ne m ) di dio periscono [gli empi] e dallo sbuffare del suo naso (m r aḥ
a ) sono annientati» (Gb 4,9).

Lo sdegno santo di dio si leva per ristabilire la giustizia, soccorrendo tanto il


popolo oppresso quanto il messia insidiato:

«al soffio della tua ira (berûaḥ a ) si accumularono le acque, si alzarono le onde come
un argine, si rappresero gli abissi nel fondo del mare» (Es 15,8).

«allora apparve il fondo del mare, si scoprirono le fondamenta del mondo, per la minaccia
del Signore, per lo spirare del suo furore (minni mat rûaḥ a )» (2Sam 22,16 = Sal 18,16).

21
altri testi mettono in relazione rûaḥ con la parola: «effonderò il mio spirito su di voi e vi manifesterò le
mie parole» (Pr 1,23); «Fino a quando dirai queste cose e vento impetuoso saranno le parole della tua bocca?»
(Gb 8,2); «(il re-messia) percuoterà il violento con la verga della sua bocca, con il soffio delle sue labbra (= la sua
parola di giudizio) ucciderà l’empio» (Is 11,4b).
22
Un passo di Isaia, invitando a verificare come quanto predetto dal Signore si sia effettivamente realizzato,
pone in parallelo rûaḥ con «la bocca» ovvero la parola del Signore: «cercate nel libro del Signore e leggete:
nessuno di essi vi manca, l’uno non deve attendere l’altro, poiché la bocca del Signore lo ha comandato e il suo
spirito li raduna» (Is 34,16).
16 Presupposti

il soffio ovvero lo sbuffare delle narici di dio, sempre nelle formulazioni della
poesia di israele, sospinge il mare a ricoprire l’esercito egiziano (Es 15,10), è un
torrente impetuoso che soggioga le nazioni (Is 30,28), le quali dinanzi a lui sono
poca cosa, fragili come un fiore facile ad avvizzire (Is 40,7). La rûaḥ divina è con
ciò comprensibilmente associata alla “mano”, segno di forza, che si muove nella
storia a cominciare dalle origini della creazione:

«Al suo soffio si rasserenano i cieli, la sua mano trafigge il serpente sfuggente» (Gb 26,13).

«il Signore prosciugherà la lingua del mare d’egitto e agiterà la mano contro il Fiume con
la potenza del suo soffio. Lo dividerà in sette canali, così che si possa attraversare con i
sandali» (Is 11,15).

Lo stesso profeta, messaggero del Signore, si sente afferrato da una potenza a


cui non può resistere. Ezechiele racconta infatti:

«Stese come una mano e mi afferrò per una ciocca di capelli: uno spirito mi sollevò fra terra
e cielo […]. la mano del Signore fu sopra di me e mi fece uscire per mezzo dello spirito del
Signore, deponendomi in mezzo alla valle» (Ez 8,3a; 37,1a).

tale “soffio”, “sbuffo”, come si sarà notato, può di fatto essere tanto potente
quanto il vento, ora pericoloso e foriero di rovina, ora benefico23. due passi raffron-
tano esplicitamente il soffio divino al vento:

«Facendolo trasalire, respingendolo, è entrato in contesa con lui, [il Signore] lo ha rimosso
con il suo soffio (ber ḥ ) impetuoso nel giorno del vento d’oriente (q d m)!» (Is 27,8).

«Verrà il vento d’oriente (q d m), si alzerà dal deserto il vento del Signore (rûaḥ )e
farà inaridire le sue sorgenti» (Os 13,15).

in simili contesti di minaccia il giudizio di dio su efraim sopravviene al modo


dello scirocco che soffiando dal deserto porta siccità, reca danni consistenti (cfr.
Es 10,13; Gb 1,19; Sal 48,8; Ger 13,24; Ez 19,12), e può essere persino tenace e
impetuoso come il vento che punì Faraone (Es 14,21)24.
L’agente con cui dio si manifesta può anche rassomigliare al vento del setten-
trione, proveniente da una direzione che nella tradizione cananaica possiede con-
notazioni mitologiche sinistre. allorché invero i cieli si aprono per dischiudere a
ezechiele il mistero della gloria divina, la nube, il fuoco e il bagliore misterioso
dell’elettro si impongono con un vento che avanza da nord (Ez 1,4). diversamente,
l’azione soccorritrice con la quale il Signore porta sollievo alla terra, liberandola
da un’invasione di cavallette o refrigerandola con un acquazzone, si accompagna al

23
anche nella letteratura accadica vi sono venti buoni e venti cattivi, nonché i sette spiriti responsabili delle
afflizioni degli uomini, simili agli spiriti di discordia e menzogna citati in Gdc 9,23 e 1Re 22,21-23. cfr. p.K.
mccarter, Evil Spirit of God, in K. van der toorn - B. Becking - p.W. van der Horst (eds.), Dictionary of Deities
and Demons in the Bible, eerdmans-Brill, Leiden-new York-Köln 1995, pp. 602-604, in particolare p. 602.
24
«il Signore durante tutta la notte risospinse il mare con un forte vento d’oriente (berûaḥ q d m)». cfr.
Is 59,19: «Quando un avversario giunge come un fiume, il vento di Yhwh alza un’insegna contro di lui», con
la traduzione di J. goldingay, Isaiah 56-66. A Critical and Exegetical Commentary (international critical
commentary), Bloomsbury, London 2014, p. 231.
Settembrini - la terminologia dello spirito nell’antico testamento 17

vento dell’ovest (Es 10,19; 1Re 18,45), pure ristoratore quando provvede quaglie
agli israeliti accampati nel deserto (Nm 11,31).
Lo spirito divino rappresentato dal vento è talvolta associato al fuoco, elemento
collegato al vento caldo e all’aria bruciante di cui dio dispone. il suo soffio, si dice,
brucia la legna come un torrente di zolfo (Is 30,33), è vento sferzante fatto piovere
dall’alto assieme a brace e fuoco (Sal 11,6)25.

4. l’opera dello spirito

Venendo ora a considerare le azioni ricondotte all’opera dello spirito, è oppor-


tuno osservare come si faccia riferimento a questo principio divino lì dove si tratta
di quanto imprime vita ed energia al cosmo e al popolo eletto, sostenuto e liberato26.

4.1. Nella creazione

Lo spirito è anzitutto principio del respiro umano, soffiato nelle narici di ada-
mo (Gen 2,7) dal Signore dio, «che crea i cieli e li dispiega, distende la terra con
ciò che vi nasce, dà il respiro alla gente che la abita e l’alito a quanti camminano
su di essa» (Is 42,5; cfr. Gb 33,4; Zc 12,1). Senza di esso «ogni carne morirebbe
all’istante e l’uomo ritornerebbe in polvere» (Gb 34,14-15; cfr. Sal 104,29).
anima dell’esistenza dell’uomo, esso alle origini apre pure l’intero cosmo alla
vita. giobbe, riecheggiando gli antichi poemi di canaan, enumera le imprese di
dio: egli fissa un limite alle acque, acquieta il mare, colpisce rahab, trafigge «il
serpente tortuoso», e «al suo soffio si rasserenano i cieli» (Gb 26,13)27. così come
prima della fondazione del mondo dominavano le acque, lo spazio vitale è conqui-
stato con il vento, emblema della sovranità di Yhwh28.
come si recita nel Salmo, «dalla parola del Signore furono fatti i cieli, dal
soffio della sua bocca ogni loro schiera» (Sal 33,6). nella riscrittura che Gene-
si 1 fa di antichi racconti degli inizi, dio crea invero esprimendo semplicemen-
te il suo volere, dando forma alle cose con il suo solo effato («dio disse», vv.
3.6.9.11.14.20.24.26.28.29). in tale narrazione lo “spirito” – che secondo il salmo
citato agisce anzitutto in quanto parola divina – compare d’altronde al v. 2 mentre
«aleggia sulle acque». come noto, occorre comprendere se lì esso si muova come

25
L’associazione dello spirito al fuoco è noto soprattutto a motivo del detto sul battesimo «in Spirito santo
e fuoco» (Mt 3,11; lc 3,16), che si compie nel giorno della pentecoste quando lo spirito scende nella forma di
lingue come di fuoco (At 2,3). nelle tradizioni rabbiniche si insegna che gli spiriti angelici possiedono sembianze
di fiamma nei cieli, mentre quando discendono sulla terra per adempiere ai comandi divini sono tramutati in vento
oppure assumono fattezze d’uomo; cfr. L. ginzberg, le leggende degli ebrei, i, adelphi, milano 2010, p. 35 e note
61-62 (pp. 199-200).
26
H. Schüngel-Straumann, aḥ e egt die elt, cit., pp. 198-235 studia sette livelli dell’azione e del
significato dello spirito, individuandoli come “Krafttaten durch menschen”, “Kraftwirkungen an menschen”,
“ekstatische Wirkungen”, “weisheitliche Begabungen”, “prophetische rede”, “erneurendes oder richtendes
Handeln”, “Bezeichnung für gott selbst”.
27
La radice ebraica r (tradotta in “si rasserenarono”) può anche essere intesa come una forma cognata
dell’accadico u arraru, “distendere”, e il testo emendato può essere reso con «il suo soffio distese i cieli» (cfr.
n.c. Habel, The Book of Job. A Commentary, Westminster John Knox press, philadelphia 1985, p. 365).
28
cfr. r. Luyster, ind and ater osmogoni m olism in t e ld estament, in «Zeitschrift für die
altestamentliche Wissenschaft» 93(1981), pp. 1-10.
18 Presupposti

elemento della situazione caotica primordiale, oppure come segno dell’azione cre-
atrice di dio. da un’analisi del contesto sembra che la rûaḥ agisca prima della cre-
azione ma introducendone la forza vivificante29. essa può essere tanto “il vento di
dio”, quanto lo stesso “spirito di dio”, così come nel seguito del racconto biblico
la rûaḥ si staglia di fatto come strumento di vita, capace di far arretrare le acque del
diluvio e le acque del mare dei giunchi (Gen 8,1; Es 14,21), non necessariamente
distinta da dio (cfr. Es 15,8.10)30.
Secondo la celebrazione delle azioni primordiali di dio offerta dal Salmo 104,
la creazione – ossia l’atto divino per eccellenza – accade con l’invio dello spirito,
elemento proprio dello spazio del Signore. egli è infatti «avvolto di luce», cammi-
na «sulle ali del vento» (vv. 2.3), poi manda il suo «spirito» e tutti «sono creati»
(v. 30)31.

4.2. Nel consolidamento del popolo

Lo spirito che trasmette la vita di dio agisce pure all’interno del popolo per far
sì che alcuni uomini possano svolgere specifiche mansioni a beneficio dei fratelli.
in molti testi, anzitutto, coloro che si fanno avanti come guide sono contraddistinti
da una singolare presenza della rûaḥ. giuseppe è scelto per il governo dell’egitto
perché in lui c’è lo spirito di dio (Gen 41,38), mosè è talmente colmo di spirito
che settanta persone, partecipando al suo carisma, possono essere accreditate come
capi (Nm 11,25), giosuè in particolare può succedergli perché pieno di uno spirito
che lo rende saggio (Nm 27,18; Dt 34,9)32. dopo la sua morte si tramanda poi che
lo spirito «fu su» (hyh ‘al) otniel e iefte (Gdc 3,10; 11,29), «rivestì» (l ) come di
un vestito gedeone (Gdc 6,34), «eccitò» e «irruppe» (p‘m, lḥ) su Sansone (Gdc
13,25; 14,6.19; 15,14). costoro, rinfrancati da un’energia straordinaria, di matrice
divina, furono pertanto in grado di radunare israele, condurlo in battaglia e rea-
29
La questione è trattata approfonditamente da m. deroche, The r aḥ ’ l h m in Gen 1:2c: Creation or
aos , in L. eslinger - g. taylor (eds.), Ascribe to the lord. Biblical & Other Studies in Memory of Peter C.
Craigie (Journal for the Study of the old testament. Supplement Series 67), Sheffield academic press, Sheffield
1988, pp. 303-318.
30
Se nel sintagma rûaḥ l m il nome l m fosse da intendersi in funzione di superlativo, il «vento tem-
pestoso» qui menzionato sarebbe un componente del caos che imperversa prima della creazione. nelle restanti 34
occorrenze di Gen 1,1-2,3 l m è però «dio» e dunque si può supporre che se l’autore sacro avesse voluto desi-
gnare un vento impetuoso, sarebbe ricorso a un’altra formulazione. in altri celebri racconti delle origini provenien-
ti dal Vicino oriente il vento funge da agente divino: l’impresa creatrice di marduk, nell’ numa eli babilonese
(iv, 42-48), comincia dopo la vittoria su tiamat conseguita grazie ai venti; nella teologia cosmogonica di eliopoli
il dio sole atum esala dal suo naso Shu, dio dell’aria, fratello e sposo di tefnet, da cui discendono il dio della terra
geb e la dea del cielo nut; cfr. m. Zecchi, la religione, in S. pernigotti (ed.), l’Egitto antico, La mandragora,
imola 2004, pp. 133-166, in particolare pp. 149-150. dal punto di vista sintattico, d’altra parte, la menzione della
rûaḥ l m è immediatamente legata a quanto precede e occorre in parallelo alle «tenebre» subito dopo citate. Lo
spirito non ritorna quindi più nel seguito del racconto, ove la creazione inizia con le origini della luce.
31
il Salmo 104 si collega al salmo immediatamente precedente: quello celebra le azioni divine nella vita degli
individui e nella vita di israele, questo celebra le azioni divine nel cosmo. Strutturato in sette strofe, ripercorre
i gesti dei sette giorni primordiali contraddistinti dalla luce (Sal 104,1-4), dalla fondazione del mondo (5-9),
dall’acqua (10-18), dai luminari maggiori della luna e del sole (19-24), dagli esseri marini (25-26), dalla creazione
dell’uomo con gli animali (27-30), dal giorno santificato per la lode del Signore (31-35). La menzione dello
«spirito» compare nella prima strofa, corrispondente a Gen 1,1-5, e nella sesta, corrispondente a Gen 1,24-31 ove
pure compare il verbo r , “creare”.
32
più precisamente nella versione di Numeri giosuè è un uomo «in cui c’è lo spirito» e pertanto mosè deve
imporgli la mano così da trasmettergli parte della sua autorità ( d, in greco ). n Deuteronomio invece si parla
di giosuè che è «pieno di uno spirito di sapienza» perché mosè gli ha imposto le mani.
Settembrini - la terminologia dello spirito nell’antico testamento 19

lizzare imprese portentose. L’avvento della monarchia, all’epoca di Samuele, fu


accompagnato in particolare dall’irruzione dello spirito, dapprima su Saul (1Sam
10,6.10; 11,6) e quindi sul figlio di iesse (1Sam 16,13)33.
nella riflessione di isaia il messia che può rimediare allo stato di degrado del
popolo, corrotto dalla propria ingiustizia, debole dinanzi all’avanzare dei nemici ed
empio davanti a dio, è necessariamente qualcuno su cui «riposa» (n ḥ) lo spirito.
Solo la rûaḥ è in grado di rifornirlo della sapienza e dell’intelligenza necessa-
rie per redigere buone leggi e amministrare efficientemente la giustizia. Solo così
possederà la qualità del consiglio per la strategia di governo e la forza per attuarla,
solo così sarà mosso alla conoscenza e al timore del Signore (Is 11,2)34. La stessa
missione regale del Servo, che nel solco di ciro il grande deve raggiungere le genti
più lontane, è sospinta dallo spirito effuso su di lui:

«ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio spi-
rito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni» (Is 42,1).

israele ha bisogno di capi che non siano semplicemente accreditati dall’appar-


tenenza a un certo lignaggio, bensì dallo spirito divino35. gerusalemme può comin-
ciare a risplendere solo allorché sente la voce di chi attesta:

«lo spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione;
mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a
proclamare la libertà degli schiavi» (Is 61,1).

grazie a dio che elargisce il suo spirito, alcuni uomini sono dunque carichi di
energia, intuito, coraggio, lungimiranza. altri sono capaci di costruzioni manuali
mirabili, come Bezalel, fine artista prescelto da mosè per l’edificazione del taber-
nacolo nel deserto (Es 31,3; 35,31). altri ancora divengono profeti e le loro labbra
umane cominciano a comunicare parole divine. Balaam, veggente straniero, è preso
da uno spirito divino (Nm 24,2) così come michea, di moreset di giuda, denuncia le
colpe di giacobbe perché «pieno (ml’) di energia, dello spirito del Signore, di giu-
stizia e di forza» (Mi 3,8). il sacerdote ezechiele racconta come la stessa rûaḥ
«cadde» (npl) su di lui trasmettendogli un oracolo (Ez 11,5), come lo indirizzi tanto
interiormente nei suoi pensieri (la rûaḥ è qualcosa che penetra i pensieri) quanto
esteriormente nei suoi spostamenti (la rûaḥ è un vento potente), come già aveva fatto
con elia (Ez 8,3; 11,1.24; 37,1; cfr. 1Re 18,12; 2Re 2,16). La profezia, secondo un
aneddoto, è provocata dall’intromissione di uno spirito angelico che influenza gli
uomini (1Re 22,19-24). Quando essa è verace, scaturisce direttamente dall’azione
dello spirito di dio (Is 48,16; 2Cr 15,1; 20,14; 24,20; Ne 9,30; Zc 7,12)36.
33
il re diventa in tal modo partecipe di un elemento divino e di fatto viene a essere celebrato dal suo popolo
come «dio» (2Sam 14,7; Sal 45,7). con il rito dell’unzione il sovrano è compenetrato dello spirito, ossia dello
spazio in cui Yhwh si muove (2Sam 22,11; Sal 104,3). cfr. H. cazelles, Prolégomènes à une étude de l’Ésprit
dans la Bible, cit., p. 84.
34
per ulteriori approfondimenti sul passo, si veda J. Schreiner, ir en des eistes ottes in alttestamentli er
Sicht, in «theologie und glaube» 81(1991), pp. 3-51, in particolare pp. 17-33.
35
proprio come critica ai sovrani pre-esilici in 1-2 Re non si fa menzione di alcun re investito dallo spirito
divino. cfr. a. Schuele, e irit o and t e ura o i ine resen e, in «interpretation» 66(2012), pp.
16-28, in particolare p. 20.
36
La profezia, a motivo della sua forma estatica, in alcuni testi appare come la manifestazione più evidente
della partecipazione allo spirito divino: nei passi già citati di Nm 11,25-26 e 1Sam 10,10 chi lo riceve – sia
20 Presupposti

ciò che accade in singoli personaggi preannuncia d’altronde quanto attende


l’intero popolo, costituito nel suo insieme come nazione regale, gente eletta per fare
conoscere ai confini della terra la parola del Signore (Es 19,6; Sal 105,15; Is 2,3;
55,3). L’intero popolo è “carne”, cioè fragile, peccatore, mortale, ma riceverà “spi-
rito”, ossia forza divina37. mosè, sconfortato dalla debolezza dei suoi fratelli, chie-
de che dio doni il suo spirito a tutto il popolo e al tempo stabilito viene esaudito:

«Fossero tutti profeti nel popolo del Signore, volesse il Signore porre su di loro il suo spi-
rito!» (Nm 11,29).

«e avverrà dopo ciò che io effonderò il mio spirito sopra ogni carne e diverranno profeti i
vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni.
anche sopra gli schiavi e sulle schiave in quei giorni effonderò il mio spirito!» (Gl 3,1-2).

4.3. Nella salvezza

nell’assunto, documentato in numerosi testi delle Scritture, per il quale l’espe-


rienza della salvezza consiste nell’incontro con il dio che in origine ha dato la vita,
l’atto salvifico di dio è pure da ricondurre a uno speciale intervento dello spirito38.
mediante lo spirito c’è la creazione e mediante lo spirito è data la vita ove torna
a prevalere il caos. esemplare in merito è il racconto del passaggio del mare dei
giunchi che narra la miracolosa separazione delle acque richiamando in diversi
modi gli inni che celebrano la vittoria del creatore sugli abissi primordiali. grazie
allo spirito divino si legge pertanto che le acque formano un argine, gli abissi si
rapprendono, gli egiziani sono travolti (Es 15,8.10)39. Si produce in tal modo una
nuova creazione che assicura a israele la salvezza.
L’evento della liberazione dalla schiavitù egiziana è quindi rievocato in molte-
plici passi che pure menzionano la speciale funzione della rûaḥ divina. nei Salmi di
davide l’intervento del Signore, “rupe” di chi a lui si affida, scopre «le fondamenta
del mondo» con il suo soffio e solleva «dalle grandi acque». Fuor di metafora, libe-
ra dall’accerchiamento di nemici potenti (Sal 18,16-18).

un anziano o sia il giovane Saul – comincia a profetizzare. cfr. Z. Weisman, The Personal Spirit as Imparting
Authority, in «Zeitschrift für die altestamentliche Wissenschaft» 93(1981), pp. 225-234, in particolare pp. 228-230.
37
L’opposizione tra “carne” e “spirito” ben risalta in Is 31,3: «L’egiziano è un uomo e non un dio, i suoi
cavalli sono carne e non spirito».
38
Si vedano in merito m. tábet, Creazione e salvezza nella tradizione storico-narrativa del popolo di Israele,
in m.V. Fabbri - m. tábet (eds.), Creazione e salvezza nella Bibbia: atti dell’xi Convegno internazionale della
Facoltà di teologia, Roma, 8-9 marzo 2007, eduSc, roma 2009, pp. 17-48; g. galvagno, Creazione, in r. penna
- g. perego - g. ravasi (eds.), Temi teologici della Bibbia, San paolo, cinisello Balsamo 2010, pp. 246-254, in
particolare pp. 253-254.
39
alcune espressioni di Esodo 15, alquanto rare nella Bibbia ebraica, richiamano infatti le dimensioni più
vaste e mitiche del cosmo: gli «abissi» (t e m t, vv. 5.8), le «profondità» (me l t, v. 5), le «acque impetuose»
(mayim add r m, v. 10), «la terra» (più precisamente «il mondo sotterraneo», v. 12). Le acque del mare dei
giunchi si ritraggono pertanto come le acque dell’oceano primordiale (cfr. Sal 93,4; 106,9; 107,26; is 63,13).
Yhwh è invero colui che «ha fatto» e «ha fondato» il luogo della propria residenza (v. 17), in qualità di dio
creatore; i due verbi utilizzati, al e kwn, sono caratteristici del linguaggio di creazione. in merito si può leggere
il mio “lui è stato la mia salvezza!” (es 15,2). Il Signore si rivela salvatore e sorgente di vita presso il Mare dei
Giunchi, in g. Violi (ed.), Beati coloro che credono! Percorsi di fede nella sacra Scrittura, cittadella, assisi 2014,
pp. 13-24 (con bibliografia).
Settembrini - la terminologia dello spirito nell’antico testamento 21

anche nel rotolo di Isaia l’attraversamento del mare dei giunchi, possibile per
lo spirare del vento divino, prelude a nuove circostanze in cui Yhwh mostrerà la
sua forza. il popolo disperso sarà radunato quando il Signore consentirà di attra-
versare tanto «la lingua del mare d’egitto» quanto l’eufrate (Is 11,12.15). L’azio-
ne potente di dio, simboleggiata dall’impeto del vento, travolgerà l’assiria trasci-
nandola di qua e di là (nwp hi.), imbrigliata, come per passarla al setaccio40 perché
israele torni a cantare come nella notte della pasqua, quando in egitto si mise in
cammino verso il monte santo (Is 30,28-29). L’irrompere dello spirito è poi visto
nell’impegno determinato del «germoglio del Signore» (ovvero un discendente
di davide, cfr. Ger 23,5; 33,15-16) a favore della giustizia in seno al popolo (Is
4,2-6): «per mezzo di uno spirito di giudizio che distrugge» (lett. «per mezzo di
uno spirito di giudizio e di uno spirito bruciante») il sangue versato impunemente
in gerusalemme sarà lavato e sciacquato via (r , d ḥ hi.)41. Lo spirito, in tale
contesto, agisce come detergente, come acqua irruente. Soffio apportatore di vita,
è associato all’acqua anche in Is 32,15, dove «infuso» (‘rh ni.) sui fedeli rigenera
il deserto fino a renderlo un giardino42. Similmente, in Is 44,3, «versato» ( q)
sulla stirpe di giacobbe, fa sì che questa sia come vegetazione lussureggiante43.
La sua opera di fatto accompagna il governo di un re giusto che applica il diritto
e così purifica la terra dal crimine, fa sì che le regioni deserte – oltraggiate dalle
inimicizie intestine, dalle guerre con le nazioni circonvicine e abbandonate per i
conseguenti fenomeni di spopolamento – siano nuovamente coltivabili e abitate da
una nazione non più falcidiata da battaglie e deportazioni.
La forza dello spirito che in questi ultimi passi citati si sprigiona per l’esercizio
ordinario della giustizia, nella profezia di Ezechiele è ricondotta alla dispensazione
di un insegnamento44:

«Vi prenderò dalle nazioni, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. Vi
aspergerò con acqua pura e sarete purificati; da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli
vi purificherò, vi darò un cuore nuovo e uno spirito nuovo metterò dentro di voi, toglierò
dalla vostra carne il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Il mio spirito porrò dentro
di voi e farò sì che seguiate i miei precetti, che osserviate e pratichiate i miei giudizi» (Ez
36,24-27).

il ritorno dall’esilio, secondo l’annuncio del sacerdote profeta, deve essere con-
trassegnato dalla purità: la terra dell’esilio è infatti impura mentre la terra dei padri,
che è una terra santa, richiede lo stato di purità. permanere al contrario in uno stato
di contaminazione provocherebbe una nuova deportazione (con le parole del levi-
tico, la terra «vomiterebbe» i suoi abitanti, cfr. lv 18,28). L’oracolo promette con
ciò l’offerta di acqua pura, il dono di un cuore di carne e di «uno spirito nuovo».
40
in Ger 4,11 si fa analogamente riferimento al vento che «vaglia» (zrh, brr hi.).
41
anche in questo passo la salvezza così guadagnata riporta all’esperienza dei padri narrata nell’Esodo:
«allora creerà il Signore su ogni punto del monte Sion e su tutti i luoghi delle sue assemblee una nube di fumo
durante il giorno e un bagliore di fuoco fiammeggiante durante la notte, perché la gloria del Signore sarà sopra ogni
cosa come protezione» (Is 4,4; cfr. Es 13,21-22; 15,17; 40,34-38).
42
in Is 32,15 (come in Is 4,2-6) l’immagine dello spirito vivificante di fatto esprime l’efficacia dell’azione
del re giusto che assume il potere e governa secondo il diritto, come si evince dal contesto (vedi Is 32,1 e 33,17).
43
in altri passi con rûaḥ si accompagnano verbi tipicamente usati per i liquidi che si effondono, sgorgano. La
radice torna in Ez 39,29; Gl 3,1.2; Zc 12,10. La radice nb‘ hi. occorre in Pr 1,23 (cfr. Pr 18,4). cfr. m. dreytza,
Der theologische Gebrauch von RUAH im Alten Testament, cit., pp. 224-228.
44
evidentemente la giustizia, la legge, è già una forma di autentica sapienza.
22 Presupposti

a chi è impuro occorre evidentemente l’acqua per la purificazione45. Questa non è


d’altra parte sufficiente: per rimanere in stato di purità bisogna imparare ad astener-
si da ciò che è contaminato e quindi impegnarsi a seguire i precetti del Signore (cfr.
lv 20,22). per fare questo è necessario avere un cuore capace di ascoltare (non più
duro come la pietra)46 e uno spirito mansueto47. allora si potrà accogliere lo spirito
del Signore, ossia la sua parola che infonde la conoscenza delle sue vie, la sapienza
che muove alla giustizia. ciò che d’altronde così si riceve è quanto realmente puri-
fica e ammansisce il cuore: lo spirito divino è, in fondo, l’acqua pura, il segreto per
un cuore e un animo nuovo. Lo spirito apre alla conoscenza di dio, al timore (come
già visto a proposito di Is 11,2), e ciò assicura la benevolenza di dio il quale – con
le parole di Ez 39,29 – non nasconde più il suo volto, non essendo più adirato.
concretamente lo spirito si effonde mediante la profezia, ossia attraverso l’in-
segnamento del profeta, come si esplicita nel capitolo successivo del libro di Eze-
chiele:

«[il Signore] mi disse: “profetizza su queste ossa e di’ loro: ‘ossa inaridite, udite la parola
del Signore. così dice il Signore dio a queste ossa: io faccio entrare in voi lo spirito e vi-
vrete. metterò su di voi i nervi e farò crescere su di voi la carne, vi ricoprirò di pelle e porrò
in voi uno spirito così che viviate. Saprete che io sono il Signore’”. profetizzai come mi era
stato ordinato. ci fu un tuono, come profetizzai: un sommovimento, le ossa si avvicinavano,
un osso verso il suo osso. guardai: i nervi, e la carne che cresceva, la pelle le ricopriva, ma
non c’era spirito in loro. mi disse: “profetizza allo spirito, profetizza, figlio dell’uomo, e
di’ allo spirito: ‘così dice il Signore dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi
morti, perché vivano’”. profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi,
presero vita e si alzarono in piedi; erano un esercito numeroso, molto grande. mi disse:
“Figlio dell’uomo, queste ossa sono tutta la casa d’israele. essi vanno dicendo: ‘Le nostre
ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti’. perciò profetizza e di’
loro: ‘così dice il Signore dio: io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dai vostri sepolcri,
o popolo mio, e vi riconduco nella terra d’israele. riconoscerete che io sono il Signore,
quando aprirò i vostri sepolcri e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio. porrò il mio
spirito in voi e vivrete; vi farò riposare sul vostro suolo. riconoscerete che io, il Signore, ho
parlato e agisco’”. oracolo del Signore dio» (Ez 37,4-14).

il popolo, disperso e privo di un orizzonte per il futuro, è simbolicamente ridot-


to a una distesa di ossa. perché si sollevi è necessario che il profeta passi loro ac-
canto (Ez 37,2) – contro ogni regola di purità che imporrebbe di tenersi lontano da
cadaveri a chi come lui è di stirpe sacerdotale (lv 21,1) – e a loro «parli» (Ez 37,4).
alcune espressioni collegano questo momento agli inizi del ministero di ezechiele,
quando pure si trovò in una «valle» e su di lui scese «la mano del Signore» (Ez 3,22;
37,1). il profeta è stato testimone della gloria animata dallo spirito (Ez 1,12.20.21),
uno spirito è entrato in lui (Ez 3,24) e così è cominciata la sua attività: con gesti
e oracoli ha pronunciato formule di giudizio, ha denunciato il peccato nascosto di
israele, ha predetto l’abbandono del tempio (Ez 3,22-24,27). ora deve apparire
45
cfr. lv 11,32; 14,8-9; 15,13; 17,15; Nm 8,7; 19,19; 31,23; 2Re 5,12.
46
il cuore di pietra è dell’uomo incapace di ragionare, ostinato come l’avido nabal “lo stolto” (cfr. 1Sam
25,37).
47
il testo di Ez 36,26 riprende Ez 11,19 e 18,31. Quest’ultimo brano chiarisce come lo spirito nuovo che si
associa al cuore nuovo riguardi la disposizione dell’animo: «gettate via da voi tutte le iniquità commesse e fatevi
un cuore nuovo e uno spirito nuovo». Un altro impiego di rûaḥ con senso antropologico, all’interno del libro, si
trova in 21,12.
Settembrini - la terminologia dello spirito nell’antico testamento 23

come le sue parole siano apportatrici di vita. ezechiele ha trasmesso una parola
che colpisce ma risana, porta alla morte per introdurre in una nuova vita. egli ha
conosciuto la potenza di dio, l’imprevedibilità delle sue vie48, è stato ammesso a
quel mondo pervaso dallo spirito e la sua parola, carica di spirito, sarà capace di
rianimare il popolo disperso (Ez 36-37). così come lo spirito di dio infonde vita
nella morte, lo spirito è presente nella parola profetica che salva.
La salvezza procurata dallo spirito si mostra infine intimamente legata a un
processo di conoscenza. al riguardo occorre anzitutto rammentare alcuni passi che
collegano lo spirito alla conoscenza, in parte già citati: il Signore infonde negli
artigiani «uno spirito di sapienza» (r ḥo m , Es 28,3), lo spirito di dio procura
«saggezza, intelligenza e scienza» (ḥo m , te n , da‘at, Es 31,3; 35,31; cfr. Dt
34,9), dio istruisce ( l hi.) con il suo «spirito buono» (Ne 9,20), con esso offre per-
spicacia e consiglio ( n , , Is 11,2). chi lo riceve si trova compartecipe di
un principio celeste: del saggio daniele si afferma che in lui abita «lo spirito degli
dei santi» (Dn 4,5-6.15; 5,11.14). egli può di fatto conversare con ministri celesti
e apprendere da loro misteri altrimenti inaccessibili (Dn 7,16; 8,13-16). Secondo la
tradizione dei Proverbi, del resto, la vera intelligenza consiste proprio nell’acquisi-
zione della «scienza dei santi» (da at qed m) ovvero nella partecipazione alla co-
noscenza degli esseri angelici che abitano presso il Santo (Pr 9,10; 30,3). Quando
la Sapienza parla – con il linguaggio figurato di Proverbi –, riversa il suo «spirito»
(Pr 1,23) e così conduce presso dio che l’ha generata (Pr 8,23-36)49.
Lo spirito santo, penetrando l’uomo in maniera invisibile, avvicina dunque al
Santo, colmando una distanza altrimenti insuperabile. comunica una conoscenza
che rende umili, porta al timore di dio e quindi purifica. avvicinando a dio, salva.

5. Conclusioni

ripercorrendo le distinte sezioni della Bibbia ebraica si è prestato attenzione


a come si descriva la natura e l’azione dello spirito di dio. Si è osservato che la
r aḥ talora compare come una rappresentazione del dio invisibile, alla stregua
dell’angelo del Signore: ne indica la presenza, ne offre il volto, potendo il termine
designare il principio individuale della persona, la sua forza vitale, la disposizione
del suo animo, la sua volontà.
pur ammettendo come non sia sempre possibile una netta differenziazione del-
la funzione dello spirito nei diversi passi veterotestamentari, si sono apprezzati i
luoghi in cui lo spirito appare come un elemento divino, un tratto antropomorfica-

48
nella visione iniziatica che è concessa a ezechiele si pone infatti in risalto l’assoluta libertà di movimento
della gloria divina, che può spostarsi nelle quattro direzioni e alzarsi in alto e in basso, dotata di ali e di ruote
collocate dentro altre ruote, con la velocità dell’aquila, del leone, e trasportata dal vento (Ez 1,4-21). essa «va», «si
solleva», come si sottolinea ripetendo rispettivamente 10 e 5 volte i verbi hlk e n nei vv. 17-21.
49
il testo di Proverbi 8 mostra ulteriori punti di contatto tra la sapienza e lo spirito. essa promette sagacia,
insegna a riflettere con ponderazione, conferisce i requisiti necessari a esercitare la regalità, quali l’intelligenza,
il consiglio, la potenza, la scienza e il timore del Signore (Pr 8,12b.13a.14). i suoi doni, in tutto simili a quelli
dello spirito del Signore che investe il messia-re (cfr. Is 11,2), indicano che accoglierla vale a essere investiti
dallo spirito, come il giovane davide a seguito dell’unzione (1Sam 16,13), significa ricevere un soffio che ispira
e muove alla responsabilità per il mondo e la comunità. Si veda al riguardo g. Baumann, Gottes Geist und Gottes
eis eit ine er n ung, in H. Jahnow et al. (eds.), Feministische Hermeneutik und Erstes Testament. Analysen
und Interpretationen, Kohlhammer, Stuttgart 1994, pp. 138-148.
24 Presupposti

mente descritto come il suo soffio, il suo alito, il suo sbuffo, oppure il vento bene-
fico ovvero distruttore di cui il Signore liberamente dispone per la realizzazione
dei suoi progetti.
i testi richiamati hanno così introdotto alla terza e ultima parte del contributo, in
cui si è delineata l’opera dello spirito che infonde vita al mondo e agli uomini che
lo abitano. debito risalto è stato dunque riconosciuto ai luoghi in cui lo spirito crea
e salva, dona energia nuova a uomini che grazie a lui possono assumere il ruolo
di guida in seno al popolo di israele, in qualità di capi, re o profeti. L’azione dello
spirito è stata infine individuata nell’atto con cui istruisce e, così facendo, produce
una purificazione dell’intimo dell’uomo tale da consentirgli l’accesso al Santo.
nell’itinerario accennato, prestando attenzione alla ricchezza delle immagini
con cui nelle Scritture di israele si parla dello spirito, si sono menzionate le maggio-
ri figure a cui la r aḥ divina si associa. essa emana invero dalle narici del naso di
dio, ma pure dalle sue labbra, esprime la forza della sua mano onnipotente e giunge
come parola, irriga come acqua, purifica come un lavacro, riarde come il fuoco.

aBStract

Il contributo offre una panoramica dei riferimenti allo spirito divino nella Bib-
bia ebraica, ponendo principalmente l’attenzione sugli impieghi del termine rûaḥ
o e i es li ita una onnota ione teologi a es osi ione distri uita in quat-
tro parti. Nella prima sono analizzati i passi in cui lo spirito funge da ipostasi di
Dio: la rûaḥ quale ra resenta ione del io in isi ile alla stregua dell angelo del
Signore. Nella seconda sono considerati i passi in cui lo spirito appare piuttosto
come un agente divino, ma antropomorficamente descritto, come il soffio o vento
del Signore. Nella terza parte si esaminano i passi in cui lo spirito crea e salva,
dona energia nuova a uomini che grazie a lui possono assumere il ruolo di guida
er sraele in qualit di a i re o ro eti n ine nella quarta arte l a ione dello
irito indi iduata nell atto on ui istruis e e dunque rodu e una uri i a ione
dell’uomo tale da consentirgli l’accesso al Santo.

This essay offers a survey of the references to the divine spirit in the Hebrew
Bible, especially highlighting the usage of the term rûaḥ, particularly in its more
explicit theological meaning. The essay is composed of four parts. In the first one
the Author considers the references where the spirit appears as a divine hypostasis:
rûaḥ representing the invisible God, the same as an angel of the lord. In the second
part he considers the texts where the spirit is described as a divine agent, described
anthropomorphically, as a breath or wind coming from the lord. In the third part
the passages examined are the ones, where God’s spirit creates and saves, giving
renewed strength to the leaders (kings, prophets, priests) of Israel. In the fourth
part the spirit is perceived in its instructive action, which purifies man in order to
enable him to have access to the Holy one.
Sommario 319

SOMMARIO

Francesco Pieri - Fabio ruggiero, Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5

Presupposti

Marco setteMbrini, La terminologia dello Spirito nell’Antico Testamento 11

Francesca calabi, Pneuma, dynameis e ispirazione in Filone d’Ales-


sandria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 25

Maurizio Marcheselli, l ento so fia do e uole e odi il suo suono


(Gv 3,8a). Spirito e parola di Gesù nel Quarto Vangelo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 41

Verso Origene e oltre

Manlio siMonetti, o irito santo nella ri essione trinitaria del ii e iii


secolo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 73

Francesco Pieri, La “religione dello spirito”. Appunti per la revisione di


un modello storiografi o . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 87

lorenzo Perrone, La pneumatologia di Origene alla luce delle nuove


Omelie sui Salmi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 101

giulio MasPero, Da Origene ai Cappadoci. Lo Spirito e la gloria ....... 119

Momenti e figure

claudio gianotto, Ruolo e funzioni dello spirito in uno scritto gnostico


tardivo: Pistis Sophia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 139

enrico norelli, Lo Spirito in un antico apocrifo. Il Vangelo degli Ebrei . . 151

Fabio ruggiero, Spirito santo e teologia del martirio nel De corona di


Tertulliano . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 169

clara burini de lorenzi, «Spiritus sanctus Filius Dei nun iati


pneumato-cristologici in De duobus montibus . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 183

guido bendinelli, Il dibattito sullo Spirito santo in ambito latino prima


di Agostino. Ilario, Mario Vittorino e De Trinitate pseudo atanasiano . . . . . 195
320 Sommario

Traiettorie

rita zanotto, Sicut columba (Lc 3,22). Rappresentazioni dello Spirito


santo nei primi secoli cristiani (ii-vi) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 225
davide righi, Lo Spirito santo nel Corano e nelle interpretazioni dei com-
mentatori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 247
daniele gianotti, Il Signore e lo Spirito. Cristologia pneumatica fra
antichità e attualità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 259

onti i onografi e . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 273

Indice delle opere e dei passi citati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 275

Indice dei libri e dei passi biblici citati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 289

Indice dei termini e dei concetti notevoli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 299

Indice degli autori e dei personaggi antichi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 311

Indice degli autori moderni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 313