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DIPARTIMENTO DI MECCANICA

EDUCAZIONE CIVICA

ITIS “A.Rossi” a.s 2020/2021

“2030 UNO SVILUPPO SOSTENIBILE”

A cura del Prof. Vittorio Zangelmi

Argomenti trattati:
• Impatto ambientale e risorse energetiche
• Fonti di energia rinnovabile
• Procedure della valutazione di impatto ambientale
• Recupero e smaltimento dei residui e dei sottoprodotti delle
lavorazioni
• Green Deal europeo
• Economia circolare
INDICE
Risorse energetiche ed equilibrio ambientale................................................................................................3
Le fonti di energia tradizionali ............................................................................................... 3
Trasformazioni di energia e impatto ambientale ................................................................... 4
Fonti di energia rinnovabili e risparmio energetico ......................................................................................5
la Valutazione di Impatto Ambientale............................................................................................................9
Rifiuto e sottoprodotto .................................................................................................................................. 12
Gestione rifiuti speciali e sottoprodotti: come distinguerli? ................................................ 12
Cos’è un sottoprodotto? ....................................................................................................... 12
Chi decide se un rifiuto è o meno un sottoprodotto? ........................................................... 13
Differenza tra sottoprodotto e End of Waste ....................................................................... 13
Green Deal europeo ...................................................................................................................................... 14
Strategie del Green Deal ...................................................................................................... 15
Biodiversità ....................................................................................................................... 15
Dal produttore al consumatore .......................................................................................... 15
Agricoltura sostenibile ...................................................................................................... 16
Energia pulita .................................................................................................................... 16
Industria sostenibile .......................................................................................................... 16
Costruire e ristrutturare ..................................................................................................... 16
Mobilità sostenibile ........................................................................................................... 17
Eliminazione dell'inquinamento........................................................................................ 17
Azione per il clima ............................................................................................................ 17
L’economia circolare .................................................................................................................................... 18
I 5 pilastri dell’economia circolare: ..................................................................................... 21
Risorse energetiche ed equilibrio ambientale
Il problema dell’energia rappresenta senz’altro uno dei nodi che l’umanità deve
urgentemente affrontare e risolvere. Infatti se scienza, tecnologia e fonti di energia fossili
hanno permesso di migliorare il nostro tenore di vita, oggi si rende indispensabile operare
per ridurre gli effetti negativi dei cambiamenti già in atto degli equilibri ambientali e trovare
modelli di sviluppo più sostenibili per il futuro dell’intero pianeta Terra.
Le fonti di energia tradizionali
Sappiamo che l’energia necessaria per la vita biologica delle donne e degli uomini che
vivono in un paese industrializzato è ormai solo una piccola parte rispetto a quella che viene
«consumata» per riscaldarsi, lavorare, spostarsi da un luogo a un altro, usare gli
elettrodomestici, godersi il tempo libero, eccetera.
Inoltre occorre tener presente che anche per produrre i beni di consumo, cioè gli oggetti che
usiamo quotidianamente, viene consumata energia. Per esempio, per produrre questo libro è
stato necessario impiegare una notevole quantità di energia: energia per coltivare le piante da
cui si è ricavata la cellulosa della carta, energia per la composizione e la stampa, energia per
la distribuzione e altro ancora.
Fino alla Rivoluzione industriale, la quasi totalità dell’energia era fornita dalle piante, dagli
animali e dagli uomini stessi e serviva per disporre di cibo e di energia meccanica.
L’impiego di altre fonti, come quelle del vento per le barche a vela o quella dell’acqua o del
vento per i mulini, rimase molto limitato.
A partire da circa fine 1800, il fabbisogno di energia è enormemente cresciuto, almeno in
quella parte di umanità che ha prodotto la Rivoluzione industriale, con il progressivo
affrancamento dalla fatica muscolare, lo sviluppo della scienza e della tecnica, la
meccanizzazione di molti settori produttivi, i profondi cambiamenti economici e sociali.
I mezzi di trasporto si sono enormemente sviluppati con l’invenzione della macchina a
vapore e l’utilizzo del carbone come combustibile.
Questa grande trasformazione è stata possibile proprio grazie alla capacità di sfruttare in
modo economicamente conveniente l’enorme disponibilità di energia chimica
immagazzinata nel carbone e nel petrolio.
Oggi però il nostro pianeta sta entrando in una fase cruciale del suo sviluppo dovuta anche
alle ricadute negative sul delicato equilibrio ecologico che lo sfruttamento intensivo di questi
materiali ha provocato. E’molto importante soffermarci su questo argomento, perché il
problema dell’energia rappresenta senz’altro uno dei nodi che l’umanità dovrà risolvere nei
prossimi anni. Per fare tutto questo sarà sempre più indispensabile ricorrere anche al lavoro
di ricerca e acquisire da parte delle nuove generazioni un’attenzione particolare, oserei dire
prioritaria, di fronte ai problemi di energia e sviluppo sostenibile e quindi di salvaguardia
ambientale, soprattutto perchè finalmente si è capito che è strettamente legata alla salute
della specie umana e non solo un costo aggiunto nella filiera della produttività.
La fonte più importante dalla quale oggi attingiamo per soddisfare i bisogni di energia è
rappresentata dai combustibili fossili, veri e propri magazzini di energia chimica: il petrolio,
il carbone e il gas naturale. Parliamo di combustibili perché questi materiali sono in grado di
liberare grandi quantità di energia attraverso reazioni di combustione.
I giacimenti di combustibili fossili, nonostante le ricerche continuino in ogni parte del
mondo, sono destinati prima o poi ad esaurirsi; per questo motivo i combustibili fossili sono
un esempio di fonti di energia non rinnovabili o esauribili.
La natura ha impiegato milioni di anni per accumulare l’energia chimica nei combustibili
fossili. Infatti questi materiali si sono formati in seguito alla lenta decomposizione di
sostanze contenute negli organismi viventi, soprattutto vegetali, vissuti alcune centinaia di
milioni di anni fa. La decomposizione di questi organismi, avvenuta in assenza di ossigeno,
ha consentito di creare sostanze particolarmente ricche di energia chimica: l’energia che
ricaviamo oggi dai combustibili fossili non è altro che l’energia di origine fotosintetica
immagazzinata nelle piante milioni e milioni di anni fa. Per esempio, l’era geologica nella
quale si è formata la maggior parte dei depositi di carbone è stata denominata appunto
Carbonifero (360-290 milioni di anni fa). I fuochi fatui sono fiammelle solitamente di colore
blu o di colore celeste che si manifestano a livello del terreno in particolari luoghi come i
cimiteri, le paludi e gli stagni nelle brughiere. sono fiammelle fugaci prodotte dai gas emessi
da materie organiche durante la loro decomposizione. Queste emanazioni sono composte da
idrogeno e fosforo, che si infiammano spontaneamente non appena entrano in contatto con
l’ossigeno dell’aria. Un tempo, quando i corpi non venivano sigillati nelle bare di zinco, era
possibile osservare questo fenomeno nei cimiteri. Si verifica però anche nelle paludi e negli
stagni.
Trasformazioni di energia e impatto ambientale
Come sappiamo, per utilizzare il contenuto di energia chimica dei combustibili fossili è
necessario convertire questa energia in altre forme. Il modo più rapido è quello di bruciare i
combustibili e ottenere così energia termica. Purtroppo le reazioni di combustione di questi
materiali hanno sempre creato anche molti problemi a causa del loro non trascurabile impatto
ambientale. Questa espressione significa che i prodotti della reazione di combustione sono
sostanze che hanno effetti negativi sull’equilibrio ambientale. E ancora oggi, nonostante i
progressi della scienza e della tecnologia, questi problemi permangono, anzi, alcuni di essi si
sono aggravati.
Consideriamo per esempio il gasolio, un combustibile ottenuto dalla lavorazione del petrolio;
il gasolio è una miscela di idrocarburi utilizzata come carburante per molte automobili e
autocarri e per alimentare impianti di riscaldamento e centrali termoelettriche. La
combustione di uno dei tanti idrocarburi presenti nel gasolio può essere rappresentata con la
seguente equazione:
C15H32 + 23 O2 → 15 CO2 + 16 H2O + q
Come si vede, per ogni molecola di idrocarburo che brucia si formano ben 15 molecole di
anidride carbonica, una sostanza gassosa che, come sappiamo, contribuisce al cosiddetto
effetto serra dell’atmosfera.
Il gasolio (e ancora di più il carbone) contiene anche piccole quantità di zolfo, perciò nei
prodotti della combustione è presente anche l’anidride solforosa (SO2). L’anidride solforosa
può ossidarsi ad anidride solforica ed entrambi questi composti, a contatto con l’acqua
presente nell’atmosfera, formano sostanze acide. Inoltre durante la combustione, a causa
dell’elevata temperatura, avvengono la reazione di sintesi tra l’azoto e l’ossigeno presenti
nell’aria e una successiva reazione di ossidazione:
N2 + O2 → 2 NO 2 NO + O2 → 2 NO2
I prodotti di queste ossidazioni, l’ossido e il diossido di azoto, sono talvolta indicati
genericamente con la formula NOx. Queste sostanze, oltre a essere tossiche e a provocare
disturbi all’apparato respiratorio anche in basse concentrazioni, formano sostanze acide con
l’acqua presente nell’atmosfera.
Gli ossidi di azoto e gli ossidi di zolfo sono dunque responsabili delle cosiddette piogge
acide, i cui effetti corrosivi risultano particolarmente evidenti sulla vegetazione, sui
manufatti di ferro e sui monumenti ed edifici di pietra calcarea.
Negli ultimi decenni si è cercato di rimediare all’inquinamento, ad es. oggi carbone e derivati
del petrolio vengono «desolforati», e ciò consente di ridurre sensibilmente le emissioni di
SO2. Maggiori difficoltà si riscontrano nell’eliminazione degli ossidi di azoto, che si
producono sempre durante la combustione.
Preoccupano, inoltre, altri fattori inquinanti associati alla combustione dei materiali fossili.
La combustione, infatti, ben difficilmente avviene in modo completo, cioè non si arriva mai
a trasformare tutto il combustibile in acqua e diossido di carbonio. Tra i prodotti della
reazione sono presenti quindi anche ossido di carbonio (sostanza tossica), gli idrocarburi che
non hanno reagito completamente (i cosiddetti incombusti) e il particolato. Si tratta di
materiali inquinanti che, diversamente da CO2 e H2O, possono provocare danni immediati
per la salute. L’ossido di carbonio è una sostanza tossica perché si può legare saldamente agli
atomi di ferro dell’emoglobina riducendo la capacità del sangue di trasportare ossigeno.
Gli idrocarburi incombusti, combinandosi con gli ossidi di azoto, possono dare luogo allo
smog fotochimico, un particolare inquinamento dell’aria che si produce nelle giornate
caratterizzate da condizioni meteorologiche di stabilità e di forte insolazione. I principali
effetti sono una forte irritazione agli occhi e difficoltà nella respirazione. Il particolato è
costituito da minuscole particelle solide e liquide sospese nell’aria. Si tratta soprattutto di
particelle carboniose impregnate di idrocarburi e di sottoprodotti della combustione (tra i
quali il benzopirene), di acqua, di ruggine, di solfati e molte altre sostanze ancora. Queste
particelle sono classificate in base alla loro dimensione, che determina la loro pericolosità:
più sono piccole più sono penetranti e quindi dannose. Esse vengono indicate con la sigla
PM (Particulate Matter), seguita dal diametro massimo espresso in micrometri (μm).
Oltre agli effetti negativi sull’ambiente, occorre sempre tener presente il problema di fondo,
relativo al fatto che i combustibili fossili sono esauribili e non si possono ripristinare in
tempi rapidi. Di conseguenza, per soddisfare il crescente fabbisogno mondiale di energia, le
nazioni devono prendere con urgenza provvedimenti che vanno nel senso della ricerca di una
maggiore efficienza nell’utilizzo delle risorse, di una politica di risparmio energetico, dello
sviluppo di una pluralità di fonti alternative. Occorre cioè immaginare e costruire un nuovo
modello di sviluppo.

Fonti di energia rinnovabili e risparmio energetico


Il fatto che le riserve dei combustibili fossili si stiano esaurendo e che il petrolio in
particolare si trovi in aree circoscritte e politicamente instabili ha portato a incrementare
negli ultimi decenni la ricerca, lo sviluppo e il recupero di fonti alternative. La caratteristica
che accomuna alcune di queste fonti alternative è che esse sono potenzialmente inesauribili e
quindi sono chiamate fonti di energia rinnovabili.
Secondo la normativa di riferimento italiana (D.L. 16 marzo 1999/n. 79, art. 2 comma 15),
vengono considerate fonti rinnovabili:
[…] il sole, il vento, le risorse idriche, le risorse geotermiche, le maree, il moto ondoso e la
trasformazione in energia elettrica dei prodotti vegetali o dei rifiuti organici e inorganici.
Inoltre, un’importante caratteristica delle fonti rinnovabili è che esse presentano un ridotto
impatto ambientale per quanto riguarda il rilascio di inquinanti nell’ambiente. Le fonti
energetiche rinnovabili sono quindi fonti di energia che possono permettere all’umanità uno
sviluppo sostenibile, che non danneggi in modo irreparabile la natura e l’ecosistema.
Come sappiamo, l’energia idroelettrica viene generata dal movimento dell’acqua che scende
a valle da un bacino posto in alto. Sempre per produrre energia idroelettrica possono essere
utilizzati anche i movimenti delle acque del mare, come i movimenti delle onde, delle maree
e delle correnti oceaniche.
Per energia solare si intende l’energia irraggiata dal Sole verso la Terra. La quantità di
energia radiante che arriva sul suolo terrestre è enorme, tanto che da sola equivale a circa
15000 volte il consumo energetico mondiale.
Purtroppo, gran parte di essa attualmente non viene sfruttata, anche perché è molto difficile
convertirla in modo continuativo ed efficiente in altre forme di energia, soprattutto in quella
elettrica. Oltre che dai vegetali, l’energia solare viene sfruttata dall’uomo attraverso i
pannelli solari (dispositivi in grado di trasformare l’energia radiante direttamente in energia
termica che scalda l’acqua a temperature sufficientemente alte per l’uso civile) e attraverso i
pannelli fotovoltaici (dispositivi in grado di convertire l’energia solare direttamente in
energia elettrica mediante l’effetto fotoelettrico).In genere con i pannelli fotovoltaici si
ottengono piccole quantità di energia elettrica, di bassa potenza, utili soprattutto per fornire
elettricità nelle zone isolate. Per costruire una vera e propria centrale elettrica basata sulle
radiazioni solari è necessario raccogliere energia da aree molto vaste.
La centrale solare termodinamica utilizza specchi che provvedono a convogliare l’energia
radiante su un condotto che contiene un fluido che si riscalda fino a 500 °C. Questo fluido
viene utilizzato per produrre il vapore necessario per far funzionare la turbina, che farà
muovere l’alternatore per la produzione di energia elettrica.
L’energia eolica è l’energia posseduta dal vento e si può sfruttare attraverso impianti a pale.
Il mulino eolico o aerogeneratore converte direttamente, tramite l’alternatore, l’energia
cinetica del vento in energia elettrica. Molti mulini collocati a distanza ravvicinata possono
determinare un certo impatto ambientale: in questo caso i danni possono riguardare la
rumorosità del movimento delle pale oppure possono essere di natura estetica per
l’alterazione del paesaggio. Per catturare meglio l’energia eolica, gli aerogeneratori, moderni
mulini a vento, hanno un’altezza che varia tra i 20 e i 60 m. Inoltre, le pale sono progettate in
modo da poter essere orientate per intercettare al massimo la spinta del vento.
L’energia geotermica è l’energia generata da fonti geologiche di calore dovute al fatto che in
particolari zone la temperatura del sottosuolo è più alta della media. Il vapore naturale
proveniente dal sottosuolo può essere utilizzato nelle centrali geotermiche, tramite la turbina
e l’alternatore, per la produzione di energia elettrica oppure direttamente per il riscaldamento
civile o industriale.
Un interessante campo di fonti rinnovabili è costituito dai combustibili alternativi a quelli di
origine fossile. I biocombustibili sfruttano l’energia chimica di composti ottenibili da
materiali vegetali, che sono rinnovabili in tempi rapidi. Essendo di origine vegetale, i
biocombustibili quando bruciano immettono nell’atmosfera una quantità di anidride
carbonica uguale a quella assimilata dalle piante durante la fotosintesi clorofilliana, quindi
non contribuiscono ad aumentare l’effetto serra. Sono privi di zolfo e inoltre, contenendo
ossigeno nelle loro molecole, garantiscono una ossidazione completa degli atomi di carbonio
e quindi consentono una significativa riduzione delle emissioni di CO e di incombusti.
Inoltre sono totalmente biodegradabili.
Il biodiesel è un carburante simile al gasolio ed è ottenuto, attraverso un processo chimico,
da fonti rinnovabili quali oli vegetali vergini (per esempio, oli di colza e di soia), oli vegetali
di scarto e grassi animali. (olii di colza non sono disponibili al supermercato perchè si
potrebbero utilizzare come combustibile e quindi diventando evasori fiscali...)
Il bioetanolo è un combustibile che viene ottenuto mediante un processo di fermentazione di
materiali rinnovabili come i prodotti agricoli ricchi di glucidi (cereali, colture zuccherine,
amidacei, vinacce), i residui di coltivazioni agricole e forestali, i residui di lavorazioni delle
industrie agrarie e agroalimentari, i rifiuti urbani. Occorre però ricordare gli inevitabili
inconvenienti legati ai costi energetici della produzione dei biocombustibili: soprattutto
occorre considerare che queste produzioni richiedono l’utilizzo di aree vastissime, aree
sottratte alla coltivazione di prodotti agricoli destinati all’alimentazione umana. Inoltre
permangono i problemi che derivano dalla loro combustione: emissione di polveri sottili e
produzione di ossidi di azoto.
Anche i rifiuti solidi urbani possono essere utilizzati come combustibili. Pur in una
situazione ideale in cui si produca una minore quantità di rifiuti e in cui si recuperi attraverso
il riciclo la maggior parte dei materiali separati nella raccolta differenziata, è sempre
necessario smaltire la parte di rifiuti urbani rimanente. Per questo motivo i rifiuti solidi
urbani si possono considerare fonti rinnovabili e l’energia chimica in essi contenuta può
essere recuperata attraverso la combustione nei cosiddetti inceneritori. Questi impianti, detti
anche termovalorizzatori, producono vapore per il riscaldamento o per ottenere energia
elettrica. Naturalmente anche questi impianti presentano inconvenienti per l’ambiente e per
la salute degli esseri umani. Occorre ricordare infatti che i rifiuti, anche se inceneriti,
producono una uguale massa di prodotti: i fumi costituiti da sostanze gassose e polveri fini
(circa il 4% della massa dei rifiuti), che devono essere trattati per ridurre l’immissione di
sostanze inquinanti nell’atmosfera, e le ceneri (circa il 30% della massa dei rifiuti), che
devono essere in qualche modo stoccate o utilizzate.
Tra i combustibili alternativi può essere inserito anche l’idrogeno, una sostanza che
bruciando non produce inquinanti e quindi potrebbe sostituire gli attuali combustibili di
origine fossile utilizzati nei motori dei veicoli.
Si stanno già realizzando prototipi di auto elettriche che utilizzano l’energia elettrica prodotta
da una pila a combustibile in cui viene fatto affluire proprio l’idrogeno. I veicoli a idrogeno
sono mezzi a trazione elettrica che utilizzano come motore le celle a combustibile (fuel cell).
Una cella a combustibile è un apparecchio capace di trasformare direttamente l’energia
chimica dell’idrogeno in energia elettrica, senza che avvenga alcuna combustione. L’altro
reagente è l’ossigeno dell’aria e quindi l’unico prodotto è l’acqua, oltre a una piccola
dispersione di calore. Si deve ricordare però che l’idrogeno non si trova in natura, per cui è
necessario ricavarlo da altre sostanze (per esempio, acqua o metano CH4) con notevole
dispendio di energia.
L’energia nucleare prodotta attraverso le reazioni di fusione è la sfida del terzo millennio. È
una via pulita per ottenere energia, senza rischio di esplosioni devastanti o di irraggiamento
da scorie radioattive. È ancora in fase sperimentale e persegue l’obiettivo di riprodurre il
medesimo processo che avviene sulle stelle e sul Sole.
Nelle reazioni di fusione i nuclei di atomi con basso numero atomico, come l’idrogeno, si
uniscono per dare origine ad atomi con nuclei più pesanti; la massa di questi ultimi è minore
della somma delle masse di quelli originari e a questa differenza di massa corrisponde una
grande quantità di energia che viene emessa sotto forma di raggi γ ad alta frequenza e perciò
pericolosi.
Per fare avvenire la fusione occorre però superare la forza repulsiva tra i nuclei, che hanno
carica positiva; occorre pertanto operare a temperature elevatissime (dell’ordine di milioni di
gradi Celsius) affinché alcuni nuclei acquistino energia cinetica sufficiente per innescare la
reazione di fusione. A causa di queste difficoltà, a tutt’oggi non si è ancora riusciti a far
avvenire la fusione in modo controllato e affidabile (quello incontrollato esiste già: la bomba
atomica termonucleare).
In attesa che le nuove tecnologie di sfruttamento delle fonti di energia rinnovabile si
sviluppino, è indispensabile limitare i consumi di energia sia modificando in parte le nostre
abitudini di vita sia costruendo macchine (per esempio elettrodomestici e automobili) e
anche abitazioni che comportino un minor consumo di energia.
Possiamo ben dire che il risparmio energetico è una considerevole fonte di energia
rinnovabile «virtuale», ed è anche la più immediata e accessibile a tutti.
Il risparmio può essere ottenuto sia modificando i processi di produzione dei beni di
consumo, in modo che ci siano meno sprechi, sia utilizzando tecnologie in grado di
convertire l’energia da una forma all’altra in modo più efficiente.
Già da adesso, grazie a nuove modalità costruttive, vengono introdotte classificazioni di
prodotti basate sul criterio dell’efficienza energetica: per esempio negli elettrodomestici,
nelle lampadine e persino negli edifici.
Il consumo energetico di una abitazione può essere valutato e in questo senso è previsto che
le nuove abitazioni abbiano l’attestato di certificazione energetica, cioè il documento che
descrive nel dettaglio i consumi dell’immobile. Il risparmio può essere ottenuto usando
specifici materiali e particolari criteri costruttivi: per esempio, la giusta esposizione solare,
l’isolamento termico e la ventilazione consentono un risparmio energetico del 20-25%.
la Valutazione di Impatto Ambientale

La valutazione di impatto ambientale (VIA) è una procedura amministrativa di supporto


per l’autorità competente (come Ministero dell’Ambiente o Regione) finalizzata ad
individuare, descrivere e valutare gli impatti ambientali di un’opera, il cui progetto è
sottoposto ad approvazione o autorizzazione. Andiamo oltre la definizione da dizionario e
cerchiamo di capire perché sia così importante.

Negli ultimi anni si è fatto largo nel mondo delle aziende una parola quasi sconosciuta, fino a
poco tempo fa: sostenibilità. Pian piano la sostenibilità ha iniziato a farsi conoscere dal
mondo delle imprese, del privato, ma anche da parte del pubblico e dalla politica. Se fino a
pochi anni fa parlare di “Sostenibilità” sembrava una parola puramente naïf per fanatici
ambientalisti, ben presto si è capito (fortunatamente) che il tema è realmente importante.

Perché alla sostenibilità ambientale va affiancandosi la sostenibilità economica, in termini


puramente finanziari ma anche etici e di CSR (Corporate Social Responsibility). E così la
sostenibilità ha portato in dote la “V.I.A. – Valutazione di Impatto Ambientale”. A livello di
definizione tecnica a cura dell’ISPRA:
La Valutazione d’Impatto Ambientale è nata negli Stati Uniti nel 1969 con il National
Environment Policy Act (NEPA) anticipando il principio fondatore del concetto di Sviluppo
Sostenibile. In Europa tale procedura è stata introdotta dalla Direttiva Comunitaria
85/337/CEE (Direttiva del Consiglio del 27 giugno 1985, Valutazione dell’impatto
ambientale di determinati progetti pubblici e privati) quale strumento fondamentale
di politica ambientale.

La procedura di VIA viene strutturata sul principio dell’azione preventiva, in base al quale
la migliore politica ambientale consiste nel prevenire gli effetti negativi legati alla
realizzazione dei progetti anziché combatterne successivamente gli effetti. La struttura della
procedura viene concepita per dare informazioni al pubblico e guidare il processo decisionale
in maniera partecipata. La VIA nasce come strumento per individuare, descrivere e valutare
gli effetti diretti/indiretti di un progetto su alcune componenti ambientali e di conseguenza
sulla salute umana.

La VIA è stata recepita in Italia con la Legge n. 349 dell’8 luglio 1986 e s.m.i., legge che
Istituisce il Ministero dell’Ambiente e le norme in materia di danno ambientale. Il D.P.C.M.
27 dicembre 1988 e s.m.i contiene le Norme Tecniche per la redazione degli Studi di
Impatto Ambientale e la formulazione del giudizio di compatibilità.

La Direttiva 97/11/CE (Direttiva del Consiglio concernente la valutazione dell’impatto


ambientale di determinati progetti pubblici e privati, Modifiche ed integrazioni alla Direttiva
85/337/CEE) veniva presentata come revisione critica dopo l’esperienza di applicazione
delle procedure di VIA in Europa. La direttiva ha ampliato il numero dei tipi di progetti da
sottoporre a VIA (allegato I) e ha introdotto le fasi di “screening” e “scoping”.

Il quadro normativo in Italia, relativo alle procedure di VIA, è stato ampliato a seguito
dell’emanazione della cd. “Legge Obiettivo” (L.443/2001) ed il relativo decreto di
attuazione (D.Lgs n. 190/2002). Il D.Lgs. individua una procedura di VIA speciale, con una
apposita Commissione dedicata.Con la delibera CIPE n. 57/2002 venivano date disposizioni
sulla Strategia nazionale ambientale per lo sviluppo sostenibile 2000-2010 e si affermava
come la VIA dovesse essere integrata a monte con Piani e Programmi che avessero già i
criteri di sostenibilità ambientale, tramite la Valutazione Ambientale Strategica.

Il primo resoconto dell’andamento dell’applicazione della VIA in Europa è stato pubblicato


nel 2003: la Relazione della Commissione al Parlamento Europeo e al Consiglio
sull’applicazione, sull’efficacia e sul funzionamento della direttiva 85/337/CEE,
modificata dalla direttiva 97/11/CE. La relazione riscontra problemi sul livello di soglie di
ammissione alla VIA, sul controllo di qualità del procedimento di VIA, sul frazionamento
dei progetti e la valutazione degli effetti cumulativi sull’ambiente. Risulta evidente la
necessità di migliorare: la formazione del personale delle amministrazioni locali; la
valutazione del rischio e i sistemi di monitoraggio; la sensibilizzazione sui nessi tra salute
umana e ambiente; la sovrapposizione di procedure di autorizzazione ambientale; la
facilitazione della partecipazione del pubblico.

Il D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 intraprende la riorganizzazione della legislazione italiana in


materia ambientale e cerca di superare tutte le dissonanze con le direttive europee pertinenti.
La Parte II tratta delle procedure per la valutazione ambientale strategica (VAS), per la
valutazione d’impatto ambientale (VIA) e per l’autorizzazione ambientale integrata (IPPC);

Un aggiornamento sulla applicazione della VIA in Europa è stato pubblicato nel 2009:
la Relazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento Europeo, al Comitato
Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni sull’applicazione e l’efficacia
della direttiva VIA (dir. 85/337/CEE, modificata dalle direttive 97/11/CE e
2003/35/CE). I problemi individuati nel resoconto del 2003 non risultano ancora risolti e
vengono individuate ulteriori difficoltà nelle procedure transfrontaliere e nell’esigenza di un
migliore coordinamento tra VIA, altre direttive (VAS, IPPC, Habitat e Uccelli, Cambiamenti
climatici) e politiche comunitarie.

In attesa del recepimento della Direttiva VIA 2014/52/UE entro il 2017, l’ISPRA ha
elaborato alcuni documenti di analisi.

Come visto, la Valutazione di Impatto Ambientale è realtà da almeno mezzo secolo, ma in


Italia è solo da pochi anni che si riesce a fare realmente affidamento su questo strumento,
diventato anche di dominio pubblico come leva normativa per il controllo e il monitoraggio.
La VIA, considerando principalmente il comparto dell’edilizia e delle costruzioni, viene
mutuata nella VAS, la Valutazione Ambientale Strategica. Questa procedura studia l’impatto
dell’edilizia sul territorio con una maggiore precisione, scendendo nel dettaglio di situazioni
più complesse per cui si necessita di una valutazione avanzata. Viene prevista anch’essa per
la prima volta in ambito europeo, con la Direttiva 2001/42/CE, poi recepita in Italia, sempre
nel 2006, con lo stesso Dlgs n°152 valido per la Via.

Ambiente, lavoro e legge riescono quindi a co-esistere in queste procedure, che allargano le
possibilità di monitoraggio costante per il territorio, e che allo stesso tempo consentono uno
sviluppo sostenibile e duraturo. Quali sono le figure che possano occuparsi – per legge –
della VIA e della VAS?

Per redarre gli elaborati tecnici occorre una persona formata appositamente, altamente
specializzata, che abbia specifiche competenze in materia normativa, iter procedurale, analisi
delle componenti progettuali, ambientali e materiali, nonché su tutti gli elementi
indispensabili alla stesura dello Studio di Impatto Ambientale. In fase strategica, il tecnico
esperto si occupa di redigere i Rapporti Ambientali previsti dalla normativa.

Secondo la normativa vigente, fondamentalmente le fasi che conducono dalla stesura


dell’elaborato tecnico all’approvazione del progetto, sono le seguenti:

• Verifica di assoggettabilità o screening: fase preliminare e propedeutica per


definire se occorre svolgere lo scoping;
• Studio di impatto ambientale o scoping: in cui si definiscono i contenuti
dell’analisi, in base a indicatori ambientali, ricostruzioni grafiche, carte e mappe
tematiche che fanno da supporto alla valutazione dell’impatto ambientale ed alla
definizione della compatibilità del progetto con l’ambiente circostante;
• Pubblicazione del progetto;
• Consultazioni ed esito;
• Fase decisionale e successiva comunicazione della decisione: l’autorità competente
si pronuncia sul progetto e, laddove necessario, richiede adempimenti aggiuntivi;
• Monitoraggio ambientale: si verifica che le indicazioni prescritte nel progetto
vengano attese e l’eventuale insorgenza di nuove condizioni.

Insieme alla bio-edilizia e alle nuove tecnologie per il risparmio energetico, la VIA e la VAS
sono mezzi tecnico-scientifici molto utili per la tutela dell’ambiente e, di conseguenza, per
il benessere dell’uomo, che ha il compito ed il dovere di applicare le soluzioni necessarie a
vivere, e costruire, in maniera ecosostenibile.
Rifiuto e sottoprodotto
Il rifiuto ed il riutilizzo di un bene in un ciclo di produzione o di consumo dopo l’entrata in
vigore del Decreto Ronchi.
L’art. 183, lett. a), del T.U. definisce il rifiuto come “ qualsiasi sostanza od oggetto che
rientra nelle categorie riportate nell\'allegato A alla parte quarta e di cui il detentore si disfi o
abbia deciso o abbia l\'obbligo di disfarsi”. L'accertamento della natura di un oggetto quale
rifiuto, deve comunque essere fatto in base ad un criterio oggettivo e “ non può farsi
dipendere dall’intima, insondabile volontà del soggetto di riutilizzare o meno il materiale, ma
è necessario che la destinazione alla riutilizzazione emerga da elementi oggettivi.
Viene peraltro escluso che si sia in presenza di un rifiuto quando il distacco del bene dal
proprietario/detentore avvenga a causa di fenomeni naturali. La questione se un bene sia o
meno rifiuto, nell’ipotesi di riutilizzo dei materiali risultanti da un’attività di produzione o di
consumo, ha costituito e costituisce uno dei punti più dibattuti della materia ambientale.
Assume rilevanza il fatto che una sostanza sia classificata e la sua destinazione sia precisata.
Così come la necessità di definire prioritariamente il concetto di disfarsi, con la precisazione
che il mero fatto che una sostanza sia inserita, direttamente o indirettamente in un processo
di produzione, non la esclude dalla nozione di rifiuto.
Il concetto di disfarsi si collega alle nozioni di smaltimento e di recupero di una sostanza o di
un oggetto. Il metodo di trasformazione o le modalità di utilizzo di una sostanza non sono
determinanti per stabilire se si tratti o no di un rifiuto. Infatti la destinazione futura di un
oggetto o di una sostanza non ha incidenza sulla natura di rifiuto definita.
I rifiuti speciali sono per definizione tutti gli scarti derivanti da attività produttive di industrie
e aziende. Gli scarti delle lavorazioni a volte possono non essere considerati dei rifiuti,
quindi da destinare allo smaltimento, perché è possibile un loro reimpiego per attività o
lavorazioni ben determinate. Quello che comunemente è considerato rifiuto in realtà può
essere utilizzato come sottoprodotto o come End of Waste, con importanti benefici dal punto
di vista ambientale, economico-aziendale e di gestione dei rifiuti speciali.
Questa distinzione, solo apparentemente semplice, ha generato tra gli operatori una certa
confusione e perplessità nell’applicazione sia della definizione di sottoprodotto che in quella
di End of Waste. Succede infatti che alcuni residui di produzione non acquisiscano mai la
natura di rifiuto (i sottoprodotti), mentre altri la perdono dopo un procedimento di recupero.
Gestione rifiuti speciali e sottoprodotti: come distinguerli?
Può essere utile chiarire a quali condizioni i residui di produzione possono essere gestiti
come sottoprodotti e non come rifiuti e quali sono i trattamenti di recupero in grado di
realizzare la cessazione della qualifica di rifiuto e quindi di generare prodotti.
Cos’è un sottoprodotto?
La definizione di sottoprodotto, è stata specificata all'art 183 bis del D.Lgs. 152/06 attraverso
l’individuazione di quattro criteri:
“È un sottoprodotto e non un rifiuto ai sensi dell’articolo 183, comma 1, lettera a), la
sostanza o l’oggetto, che soddisfa tutte le seguenti condizioni:
1. la sostanza o l'oggetto è originato da un processo di produzione, di cui costituisce
parte integrante, e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od
oggetto;
2. è certo che la sostanza o l'oggetto sarà utilizzato, nel corso dello stesso o di un
successivo processo di produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi;
3. la sostanza o l'oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore
trattamento diverso dalla normale pratica industriale;
4. l’ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l’oggetto soddisfa, per l’utilizzo
specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e
dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute
umana."
Chi decide se un rifiuto è o meno un sottoprodotto?
L’onere di dimostrare la sussistenza delle quattro condizioni appena elencate è del
produttore. Solo in presenza di tutti e 4 i requisiti è possibile considerare una data sostanza
od oggetto come sottoprodotti e non come rifiuti.
È un tema che può interessare tutti i soggetti coinvolti nella filiera dei rifiuti:
• Produttori dei rifiuti
• Consulenti ambientali
• Gestori di impianti di recupero/smaltimento
• Responsabili tecnici
• RSPP e HSE Manager
• Operatori del settore ambientale in genere.
Naturalmente sono previste precise sanzioni a carico di chi non rispetti i regolamenti
legislativi nell’avvalersi di questa opportunità di classificazione dei prodotti di risulta dalle
lavorazioni.
Differenza tra sottoprodotto e End of Waste
Diverso da un sottoprodotto è il cosiddetto End of Waste. Un rifiuto cessa di essere tale
quando è stato sottoposto ad un'operazione di recupero e soddisfa criteri specifici da adottare
nell’ambito delle seguenti condizioni:
• la sostanza o l'oggetto è comunemente utilizzato per scopi specifici
• esiste un’effettiva richiesta di mercato per tale sostanza o oggetto
• la sostanza o l'oggetto soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la
normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti
• l'utilizzo della sostanza o dell'oggetto non porterà a impatti complessivi negativi
sull'ambiente o sulla salute umana.
Oltre a queste condizioni generali bisogna fare riferimento anche ad ulteriori condizioni
specificate da criteri comunitari. In assenza di questi gli Stati membri possono decidere per
tipologie omogenee di rifiuti quando un determinato rifiuto cessi di essere tale. I criteri
includono, quando necessario, valori limite per le sostanze inquinanti e tengono anche conto
dei possibili effetti negativi sull'ambiente della sostanza o dell'oggetto.
Quindi, per end of waste si deve intendere non il risultato finale bensì il processo che,
concretamente, permette ad un rifiuto di tornare a svolgere un ruolo utile come prodotto.
In alcuni casi, il recupero può consistere anche solo nel controllare i rifiuti per verificare se
soddisfano i criteri fissati.
Inoltre, attualmente sono stati emessi specifici Regolamenti comunitari che forniscono
indicazioni di dettaglio riferite agli End of Waste:
• 333/2011 (rottami di ferro, acciaio ed alluminio)
• 1179/2012 (rottami di vetro)
• 715/2013 (rottami di rame)
• DM 69/2018 EoW riferito al rifiuto di conglomerato bituminoso (fresato d’asfalto).
Nell’Unione europea si producono ogni anno più di 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti. L’UE
sta aggiornando la legislazione sulla gestione dei rifiuti per promuovere la transizione verso
un’economia circolare, in alternativa all’attuale modello economico lineare.

Green Deal europeo


A marzo 2020 la Commissione europea ha presentato, sotto il Green deal (=patto verde)
europeo in linea con la proposta per la nuova strategia industriale, il piano d'azione per una
nuova economia circolare che include proposte sulla progettazione di prodotti più sostenibili,
sulla riduzione dei rifiuti e sul dare più potere ai cittadini, come per esempio attraverso il
'diritto alla riparazione'. I settori ad alta intensità di risorse, come elettronica e tecnologie
dell'informazione e della comunicazione, plastiche, tessile e costruzioni, godono di specifica
attenzione.
Il Green Deal europeo è la nostra tabella di marcia per rendere sostenibile l'economia
dell'UE. Realizzeremo questo obiettivo trasformando le problematiche climatiche e le sfide
ambientali in opportunità in tutti i settori politici e rendendo la transizione equa e inclusiva
per tutti.
Il Green Deal europeo prevede un piano d'azione volto a:
• promuovere l'uso efficiente delle risorse passando a un'economia pulita e circolare
• ripristinare la biodiversità e ridurre l'inquinamento
Il piano illustra gli investimenti necessari e gli strumenti di finanziamento disponibili e
spiega come garantire una transizione equa e inclusiva.

L'UE intende raggiungere la neutralità climatica nel 2050. Abbiamo proposto una legge
europea per il clima per trasformare questo impegno politico in un obbligo giuridico.
Per conseguire questo obiettivo sarà necessaria l'azione di tutti i settori della nostra
economia, tra cui:
• investire in tecnologie rispettose dell'ambiente
• sostenere l'industria nell'innovazione
• introdurre forme di trasporto privato e pubblico più pulite, più economiche e più sane
• decarbonizzare il settore energetico
• garantire una maggiore efficienza energetica degli edifici
• collaborare con i partner internazionali per migliorare gli standard ambientali
mondiali.
L'UE fornirà inoltre sostegno finanziario e assistenza tecnica per aiutare i soggetti più colpiti
dal passaggio all'economia verde. Si tratta del cosiddetto meccanismo per una transizione
giusta, che contribuirà a mobilitare almeno 100 miliardi di euro per il periodo 2021-2027
nelle regioni più colpite.
Strategie del Green Deal
Biodiversità
Misure per proteggere il nostro fragile ecosistema:
La biodiversità è essenziale per la vita. La natura ci garantisce cibo, salute e
medicinali, materie prime, attività per il tempo libero e benessere. Un ecosistema sano
filtra l'aria e l'acqua, contribuisce all'equilibrio climatico, trasforma i rifiuti in nuove
risorse, impollina e fertilizza le colture, solo per citare alcuni esempi.
Inoltre, la natura fornisce alle imprese: la metà del prodotto interno lordo (PIL)
mondiale, 40 000 miliardi di euro, dipende dalla natura. La perdita di biodiversità e la
crisi climatica sono interdipendenti. Se una si aggrava, anche l'altra segue la stessa
tendenza.
Per raggiungere i livelli di mitigazione necessari entro il 2030 è essenziale
ripristinare le foreste, i suoli e le zone umide e creare spazi verdi nelle città.
Creare zone protette per almeno:
il 30% della superficie terrestre in Europa
il 30% dei mari in Europa
Con obiettivi giuridicamente vincolanti di ripristino della natura nel 2021 che
prevedono una protezione più rigorosa delle foreste dell'UE.
Ripristinare gli ecosistemi terrestri e marini degradati in tutta Europa:
• aumentando l'agricoltura biologica e gli elementi caratteristici di un'elevata
biodiversità sui terreni agricoli.
• arrestando e invertendo il declino degli impollinatori.
• riducendo l'uso e la nocività dei pesticidi del 50% entro il 2030.
• ripristinando almeno 25 000 km di fiumi a scorrimento libero nell'UE.
• piantando 3 miliardi di alberi entro il 2030.
Dal produttore al consumatore
I prodotti alimentari europei devono rimanere sani, nutrienti e di
alta qualità, ed essere prodotti nel rispetto della natura.
• Un sistema più sostenibile di lavorazione e trasporto dei prodotti alimentari.
• ridurre la dipendenza da pesticidi chimici, concimi e antibiotici, il loro utilizzo e
i relativi rischi;
• sviluppare metodi innovativi nell’agricoltura e nella pesca per proteggere i
raccolti da organismi nocivi e malattie.
• contrastare le frodi alimentari, individuarle e prevenirle attraverso il
coordinamento con Stati membri dell’UE e paesi terzi.
• I prodotti alimentari importati da paesi terzi devono rispettare le norme UE in
materia di ambiente.
Agricoltura sostenibile
La sostenibilità nell'agricoltura e nelle zone rurali dell'UE grazie alla politica agricola
comune (PAC)
Energia pulita
Decarbonizzare il sistema energetico dell’Unione europea è fondamentale per
conseguire i nostri obiettivi climatici.
La produzione e l’utilizzo di energia rappresentano oltre il 75% delle emissioni di gas
a effetto serra dell’UE.
• Dare priorità all’efficienza energetica e sviluppare un settore dell’energia basato
in larga misura sulle fonti rinnovabili.
• Assicurare un approvvigionamento energetico dell’UE a prezzi accessibili.
• Garantire un mercato dell’energia pienamente integrato, interconnesso e
digitalizzato.
La pertinente normativa nel settore energetico sarà riesaminata e, se necessario, modificata
entro giugno 2021. Nel 2023 gli Stati membri aggiorneranno quindi i piani nazionali per
l’energia e il clima affinché questi rispecchino la nuova ambizione in materia di clima.

Industria sostenibile
Il conseguimento degli obiettivi climatici e ambientali dell’UE richiede una
nuova politica industriale basata sull’economia circolare per garantire cicli di produzione più
sostenibili e rispettosi dell'ambiente.
La decarbonizzazione e la modernizzazione delle industrie ad alta intensità energetica, come
l’acciaio e il cemento, sono fondamentali.
La Commissione presenterà una politica di “prodotti sostenibili”, che metterà in primo piano
la riduzione e il riutilizzo dei materiali prima del loro riciclaggio. Saranno fissati requisiti
minimi per evitare l’immissione sul mercato dell’UE di prodotti nocivi per l’ambiente. Sarà
affrontato il problema delle false etichette verdi.
Gli sforzi si concentreranno in primo luogo su settori ad alta intensità di risorse quali:
• prodotti tessili
• edilizia
• prodotti elettronici
• plastica
La Commissione proporrà misure per garantire che tutti gli imballaggi nell’UE siano
riutilizzabili o riciclabili entro il 2030.
Diminuire consumo di prodotti monouso o di uso limitato.

Costruire e ristrutturare
La costruzione, l’utilizzo e la ristrutturazione di edifici richiede una quantità notevole di
energia e risorse, quali sabbia, ghiaia e cemento. Necessità di un settore delle costruzioni più
pulito. Gli edifici assorbono il 40 % dell’energia consumata, per ridurre questa percentuale,
gli attuali tassi di ristrutturazione degli edifici pubblici e privati dovrebbero essere almeno
raddoppiati. Per favorire ristrutturazioni:
• Sviluppare possibilità di finanziamento innovative
• Promuovere gli investimenti nell’efficienza energetica degli edifici
Unire ristrutturazioni in grandi blocchi per beneficiare di economie di scala
• Ristrutturare alloggi sociali, scuole e ospedali

Mobilità sostenibile
I trasporti rappresentano un quarto delle emissioni di gas a effetto serra dell’Unione, che
continuano a crescere. Il Green Deal punta a una riduzione del 90 % di tali emissioni entro
il 2050.
Quota di emissioni di gas serra per modalità di trasporto (2017):
• Ferrovia: 0,5 %
• Trasporto per via navigabile: 13,4 %
• Aviazione civile: 13,9 %
• Trasporto su strada: 71,7 %
• Altro: 0,5 %
Incrementare l’offerta di carburanti alternativi sostenibili per i trasporti
Entro il 2025 saranno necessarie circa 1 milione di stazioni pubbliche di ricarica e
rifornimento per i 13 milioni di veicoli a basse o zero emissioni che si prevede circoleranno
sulle strade europee. (oggi circa 975.000 veicoli e 140.000 punti di ricarica)

Eliminazione dell'inquinamento
Per proteggere i cittadini e gli ecosistemi europei la Commissione adotterà il piano d’azione
zero inquinamento per contrastare l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo.
Misure per ridurre l'inquinamento in modo rapido ed efficace:
• Preservare la biodiversità nei nostri laghi, fiumi e zone umide.
• Ridurre l’inquinamento particolarmente dannoso dovuto alle microplastiche e ai
prodotti farmaceutici.
• Rivedere gli standard di qualità dell’aria alla luce degli orientamenti
dell’Organizzazione
• mondiale della sanità.
• Ridurre l’inquinamento causato dai grandi impianti industriali.
• Migliorare le norme di valutazione delle sostanze immesse sul mercato.
• Proteggere i cittadini dalle sostanze chimiche pericolose.

Azione per il clima


Conseguire la neutralità climatica dell'UE entro il 2050
All'inizio del 2021 la Commissione adotterà una nuova e più ambiziosa strategia dell'UE in
materia di adattamento ai cambiamenti climatici, al fine di intensificare gli sforzi in materia
di resilienza ai cambiamenti climatici, rafforzamento della resilienza, prevenzione e
preparazione, garantendo che le imprese, le città e i cittadini siano in grado di integrare i
cambiamenti climatici nelle loro pratiche di gestione dei rischi.
Promuove un'ambiziosa azione per il clima nei consessi multilaterali e nelle attività di
cooperazione bilaterale con i paesi al di fuori dell'UE.
L'UE è anche uno dei principali fornitori di finanziamenti internazionali per il clima destinati
a sostenere i paesi in via di sviluppo nei loro sforzi per affrontare i cambiamenti climatici.
La lotta ai cambiamenti climatici e il conseguimento della transizione verso una società
climaticamente neutra richiedono investimenti significativi, ricerca e innovazione, nuovi
modi di produzione e consumo e cambiamenti del modo in cui lavoriamo, ci muoviamo e
conviviamo.
A febbraio 2021 il Parlamento europeo ha votato per il nuovo piano d’azione per l’economia
circolare, chiedendo misure aggiuntive per raggiungere un’economia a zero emissioni di
carbonio, sostenibile dal punto di vista ambientale, libera dalle sostanze tossiche e
completamente circolare entro il 2050. Sono anche incluse norme più severe sul riciclo e
obiettivi vincolanti per il 2030 sull’uso e l’impronta ecologica dei materiali.

L’economia circolare
L’economia circolare è un modello di produzione e consumo che implica condivisione,
prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il
più a lungo possibile.
In questo modo si estende il ciclo di vita dei prodotti, contribuendo a ridurre i rifiuti al
minimo. Una volta che il prodotto ha terminato la sua funzione, i materiali di cui è composto
vengono infatti reintrodotti, laddove possibile, nel ciclo economico. Così si possono
continuamente riutilizzare all’interno del ciclo produttivo generando ulteriore valore.

I principi dell’economia circolare contrastano con il tradizionale modello economico lineare,


fondato invece sul tipico schema “estrarre, produrre, utilizzare e gettare”. Il modello
economico tradizionale dipende dalla disponibilità di grandi quantità di materiali e energia
facilmente reperibili e a basso prezzo.
Il Parlamento europeo chiede l’adozione di misure anche contro l'obsolescenza programmata
dei prodotti, strategia propria del modello economico lineare.
Grazie a misure come prevenzione dei rifiuti, ecodesign e riutilizzo dei materiali, le imprese
europee otterrebbero un risparmio e ridurrebbero nel contempo le emissioni totali annue di
gas serra. Al momento la produzione dei materiali che utilizziamo ogni giorno è responsabile
del 45% delle emissioni di CO2.

La transizione verso un’economia più circolare può portare numerosi vantaggi, tra cui:
• Riduzione della pressione sull’ambiente
• Più sicurezza circa la disponibilità di materie prime
• Aumento della competitività
• Impulso all’innovazione e alla crescita economica (un aumento del PIL dello 0,5%)
• Incremento dell’occupazione – si stima che nell’UE grazie all’economia circolare
potrebbero esserci 700.000 nuovi posti di lavoro entro il 2030.
Con l’economia circolare i consumatori potranno avere anche prodotti più durevoli e
innovativi in grado di far risparmiare e migliorare la qualità della vita. Ad esempio,
ricondizionare i veicoli commerciali leggeri anziché riciclarli potrebbe portare a un risparmio
di materiale per €6,4 miliardi all’anno (circa il 15% della spesa per materiali) e €140 milioni
in costi energetici, con una riduzione delle emissioni di gas serra pari a 6,3 milioni di
tonnellate.
Economia Circolare vuol dire ragionare in una logica di eco-design nella progettazione delle
soluzioni, significa lavorare sulla modularità, longevità, riparabilità e riciclabilità dei prodotti
e dei servizi offerti e su modelli di consumo basati sullo sharing e sul product as a service. E’
un modello economico che si fonda su 5 pilastri.
L’innovazione tecnologica, la sostenibilità ambientale, l’efficienza energetica e l’utilizzo
delle fonti rinnovabili definiscono l’economia circolare come un nuovo sistema virtuoso
fondato su 5 pilastri.
I 5 pilastri dell’economia circolare: