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Francia: la rivoluzione parte dalle campagne, Ilvio Pannullo http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?

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Giovedì 2 Luglio 2009

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Francia: la rivoluzione parte dalle campagne
di Ilvio Pannullo - 25/06/2009
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Francia: la rivoluzione parte dalle campagne, Ilvio Pannullo http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=26830
Codice Edizioni Al solito, tutto inizia in Francia. Come racconta Alessandro
Cisilin, su Galatea European Magazine, le tradizionali
spese parigine del sabato hanno incontrato il 13 giugno
scorso una brutta sorpresa, coi supermercati semivuoti. Libros
Su iniziativa della Fnsea (“Fédération Nationale des
Syndicats des Exploitants Agricoles”) e di Ja (“Jeunes
Agriculteurs”) i contadini, armati di forconi, pale, trattori, cumuli di terra e
Archivio Articoli
perfino gli stessi carrelli dei supermercati, hanno completamente bloccato
dal giovedì precedente i principali centri di smistamento della grande Politica e Informazione
Sopra La Banca Il
Bancario Campa Sotto La distribuzione. L’obiettivo dichiarato dal suo leader Lemétayer era bloccarne
una trentina. Ne sono stati occupati quarantuno, e cioè oltre la metà delle Ecologia e Localismo
Banca Il Cliente Crepa
Stampa Alternativa fonti di approvvigionamento del paese. Motivo della protesta, le contrazioni
Economia e Decrescita
nel prezzo pagato dagli intermediari nell’ultimo anno, senza giustificazione
nella crisi. Internazionale, Conflitti e
Autodeterminazione
Spesso si dimentica infatti che nei momenti di difficoltà per l’economia gli
sciacalli della finanza trovano ampi spazi per le loro manovre speculative. Cultura, Filosofia e
Spiritualità
Quando tutto va giù è facile giocare al ribasso più di quanto la situazione
non richieda e poi lucrare comprando a 1 quello che varrebbe 10. Quando
Scienza e Coscienza
oggetto delle contrattazioni sono quelle maniacali strutture di alchimia Olistica
La Fine Del Cibo
finanziaria, si può anche far finta di non vedere gli effetti che questo
Codice Edizioni
produce nell’economia reale; ma se a rimetterci - come in questo caso - Storia e Controstoria
sono i lattai e gli agricoltori è segno evidente che qualcosa debba cambiare.
Come puntualizza più che giustamente il giornalista: “La crisi c’è e,
diversamente da quanto argomentato da qualche ministro europeo, non
arricchisce i meno abbienti con meccanismi deflazionistici ma allarga e
aggrava la povertà. La dimostrazione, tra le altre, é che i consumi
alimentari, solitamente mattone indistruttibile rispetto alla congiuntura
economica, si sono anch’essi sensibilmente ridotti”. Accade in Francia,
L'Arte della Guerra accade in Italia, accade in tutto l’occidente civilizzato.
Mediterranee
Ad essere malata non è, però, la sola rete della distribuzione, ma piuttosto
l’intera struttura dell’industria alimentare. Da quando con l’avvento dei
petrolchimici il settore agricolo ha ceduto il passo all’industria
agroalimentare, con i derivati del petrolio ad intossicarci l’esistenza non solo
attraverso i fumi delle fabbriche, ma nascosti nel cibo, considerati come
un’inevitabile conseguenza della crescita forzosa delle economie, anche
l’attività più antica del mondo si è trovata inevitabilmente a dover scendere
Tecniche di a compromessi con le logiche sempre più aggressive del liberismo. Tra le
Concentrazione Interiore cause di distruzione degli ecosistemi la produzione di cibo risulta infatti
Mediterranee essere al primo posto. Si continua a fingere di non comprendere che oltre a
sfiancare il territorio le tecniche alimentari e, più in generale, l’onnipresente
logica di sovrapproduzione svilisce il valore del cibo e di chi quel cibo
LIBRERIA
plastificato lo consuma.
Politica e Informazione

Economia e Societa' Accade così che l’uomo non sappia organizzare e gestire il territorio, ma lo
usi semplicemente per i suoi scopi, in maniera indiscriminata e senza una
Ecologia e localismo
prospettiva sostenibile né da un punto di vista strettamente agricolo né,
Decrescita tanto meno, da un punto di vista sociale. È necessario, invece, prendere
coscienza dell’evidenza che la gastronomia non è intrattenimento, non
Internazionale, Conflitti
e Autodeterminazione consiste e non si esaurisce nel ricettario da cui sono invase riviste e rubriche
televisive. La gastronomia è un atto politico, economico, etico. Anche la
Cultura, Filosofia e coltivazione e lo spostamento del cibo producono uno squilibrio nel pianeta,
Spiritualità lo inquinano, ne esauriscono le risorse. E nessuna delle innovazioni
Scienza e coscienza tecnologiche di cui la produzione si serve favorisce la qualità di quel che
olistica arriva sulle nostre tavole. Semplicemente aumenta la produttività di
terreni, piante, animali già esauriti nella loro capacità di rigenerarsi
Storia e controstoria
naturalmente.

La qualità è un diritto e un valore, non un lusso, non un eccesso di cui solo


Mappa del sito pochi possono godere. Il cibo è salute, diventa parte di noi, siamo noi.
Dunque com’è possibile che l’opinione pubblica ignori o superi agevolmente
P. IVA 02 403 780 402
il problema di capire cosa c’è in quel che mangia e quali conseguenze
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produca il modo in cui si nutre? L’esperienza francese - ma più in generale il
corso della storia - ci insegna che le grandi rivoluzioni iniziano dal basso e
dalle piccole cose, similmente a quanto accade in natura.
sviluppato da

Come l’innocuo getto d’acqua di una fonte di alta montagna arriva,


passando per il fiume, ad esprimere la devastante forza di una cascata, così
anche oggi gli agricoltori francesi, all’occorrenza, sanno uscire dai terreni e
compattarsi in strada. A muoversi stavolta sono stati almeno settemila.
Proteste analoghe avevano indotto il governo a istituire il dicembre scorso
un Osservatorio dei margini di profitto applicati dai distributori. Nulla però è
cambiato nella tendenza a falcidiare i redditi agricoli. Nei giorni della
protesta i vertici della distribuzione hanno mobilitato i propri dipendenti in
azioni di disturbo dei blocchi dichiarando al contempo che le proteste dei

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contadini non intaccavano l’offerta nei supermercati. Nella guerra delle cifre
però parlano le fotografie e i video diffusi dai cittadini e dai lavoratori. Il
blocco è riuscito al di là delle attese, e molti scaffali rinviavano a scenari
bellici. Quando si dice l’arroganza del potere.

In Francia però gli intermediari agricoli hanno a che fare con una categoria
di produttori che, seppur dispersa territorialmente e scarsamente
sindacalizzata, quando s’incazza, si muove da far paura. “Come sanno alcuni
storici – si legge nell’articolo - la Rivoluzione Francese non esplose nel 1789.
Nacque tre secoli prima, quando i contadini di molti villaggi conquistarono la
proprietà dei loro terreni e ottennero che l’amministrazione locale venisse
affidata ad assemblee elettive, in alcuni casi perfino a suffragio universale.
La successiva Rivoluzione non scaturì dunque dalla frustrazione
dell’arretratezza bensì al contrario dal permanere anacronistico di alcuni
privilegi nobiliari e clericali rispetto al tessuto sociale, economico e politico
più avanzato d’Europa.”

Ora come allora appare impensabile continuare sulla strada fin qui percorsa.
Le rivendicazioni, sempre crescenti, di giustizia e di equità sociale si
integrano male e stonano tragicamente con il disegno che fa da sfondo alla
nostra civiltà in questo frangente storico. Ci si interroga, infatti, sul come
sia possibile che ci si preoccupi di spendere molti più soldi per un indumento
che rimane all’esterno della nostra persona rispetto a quelli spesi per
qualcosa che diventa nostra materia e sostanza. Il mercato, insomma, ha
posto e imposto le proprie regole e il consumatore non ha tempo, mezzi o
voglia di intervenire, di prendere coscienza, di agire in ogni piccolo atto
della quotidianità in maniera globale. Mangiare cibi di stagione, non
pretendere uniformità dalla produzione, abituarsi a consumare meno ma
meglio, assicurarsi che non ci sia sfruttamento umano dietro il cibo che si
compra è condizione sufficiente e necessaria per creare i presupposti per
un’agricoltura più sana e più socialmente giusta; assicurarsi insomma di non
lasciarci cadaveri e deserti alle spalle è il senso degli interventi che si
dovrebbero attuare, a livello individuale prima e collettivo poi.

Come si legge nell’articolo “la stessa “Fédération d Commerce e de la


Distribution” si è trovata costretta in poche ore a cambiare strategia,
passando dall’ostentata sicurezza del nulla di fatto all’allarmismo, con la
denuncia del rischio di un “crollo nelle forniture dei prodotti alimentari di
base del cinquanta per cento”, nonché di conseguenze occupazionali”. Alla
conclusione dell’incontro ministeriale solo la metà delle occupazioni era
terminata. Poi è arrivata la promessa del ministro dell’Agricoltura Barnier:
“Generalizzeremo i controlli sui prezzi della grande distribuzione e
sanzionerimo quando sarà il caso” - ha promesso - riconoscendo la
“legittimità delle richieste contadine in materia di trasparenza sui costi” e
annunciando un’apposita “brigata” governativa incaricata delle verifiche. Nei
giorni successivi alla promessa governativa un’apparente calma è tornata a
regnare nelle campagne francesi. Di nuovo, però, i sindacati hanno
concesso un mese di tempo. Dinanzi all’assenza di risultati reali non
mancheranno alla promessa di tornare all’azione.

In Francia le rivoluzioni cominciano dalle campagne, sebbene il fatto sia


caduto nell’oblio storico, oscurato dalle vicende settecentesche di Parigi. Ed
è la terra il simbolo proclamato della sua moderna nazione, contro le
tentazioni “etniche” e contro l’identificazione “di sangue” che cementa l’unità
tedesca al di là del Reno. Nulla di strano che siano stati proprio gli
agricoltori il mese scorso a suonare la carica della protesta, svuotando gli
scaffali dei supermercati cittadini. Proprio mentre la nuova manifestazione
unitaria dei sindacati dell’industria e dei servizi registrava un relativo flop, la
campagna sapeva far sentire la sua voce contro gli affaristi urbani dei prezzi
alimentari. Con un miliardo di affamati nel mondo forse è il caso di
prendere esempio da loro che di rivoluzioni ne sanno qualcosa.

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