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La valorizzazione dell'infrastruttura irrigua

per la bio-eccellenza
e la qualità della vita sul territorio
del Consorzio Velia per la Bonifica dell'Alento

Marzo 2006

Proposta elaborata da
ARTsrl

in collaborazione con il

Laboratorio per lo Sviluppo Locale


della Fondazione Alario per Ascea Velia
Premessa

Il Consorzio Velia per la Bonifica del Bacino dell’Alento è stato costituito nel
1933 in rapporto alle leggi sulla bonifica integrale (Leggi Serpieri). La superficie
classificata costitutiva era di 6.250 ha, una estensione risibile, che ne ha fatto il più
piccolo “Consorzio di Bonifica” del Paese Italia. Ai terreni compresi nella
classificazione – essenziale, perché su tali terreni si potevano realizzare opere
pubbliche a spese dello Stato elaborate secondo un piano generale di bonifica che
individuava opere “primarie” (strade di penetrazione sui terreni, scolo delle acque,
eliminazione di frane e sistemazione di terreni per le colture) – facevano corona
aree non classificate. In essa si potevano realizzare opere con un contributo
pubblico del 50% a spese dei proprietari e, in casi eccezionali, opere pubbliche
primarie a servizio del comprensorio classificato. E’ attraverso “questa finestra” che
è stata realizzata la Diga del Carmine a 680 metri slm in agro di Cannalonga,
destinando parte dell’acqua a terreni di Castelnuovo, Casal Velino e Ascea che
erano inclusi nell’area classificata. Anche la Diga di Piano della Rocca, sull’Alento, è
nata in questa logica per avere la possibilità di irrigare la totalità dei terreni del
comprensorio classificato ed altri, prevedendo anche sollevamenti oltre la quota
della diga m. 90 slm. (si veda l’allegato 7 nel libro “Cilento Domani”, pag. 274 e il
capitolo 4 della “Cronaca cilentana”).
Comunque, con la Legge regionale 4 del 2002, il comprensorio è stato
esteso a tutto il bacino dell’Alento, a quello di fiumare minori in comune di Pollica, a
tutti gli affluenti dell’Alento (valle del Palistro), alla fiumarella di Ascea, al fiumicello
di Pisciotta, al Lambro e Mingardo, comprendendo non solo tutto il perimetro della
Comunità Montana Gelbison, ma anche quello della Comunità Montana Lambro e
Mingardo.
Al momento, l’interesse è ancora concentrato sul Bacino dell’Alento e in
particolare sul territorio di 10 comuni: Casal Velino, Ascea, Castelnuovo, Salento,
Ceraso, Gioi, Perito, Stella Cilento, Lustra, Omignano, più i comuni di Vallo della
Lucania, Novi Velia, Cannalonga e Moio della Civitella. Questi 4 comuni
costituiscono il comprensorio del Consorzio Irriguo di Miglioramento Fondiario di
Vallo della Lucania. Di fatto, dagli anni ’70, i due Consorzi (di Bonifica e Irriguo)
sono connessi da molteplici accordi, anche perché entrambi presieduti dall'avvocato
Chirico.
Nella “Proposta di interventi integrati per il bacino dell’Alento” - dicembre
2001 - la Fondazione Alario intendeva avviare un progetto “concertato” di
valorizzazione dell’infrastruttura idrica articolato in quattro azioni strategiche:
• infrastrutturazione del territorio;
• promozione ed accompagnamento di iniziative agricole eco-sostenibili;
• valorizzazione delle risorse territoriali a scopo turistico e didattico-educativo;
• promozione, animazione e accompagnamento del processo di valorizzazione
delle risorse endogene.
Con l’organizzazione del I° Forum “Fare Impresa e organizzare filiere agro
alimentari sui territori delle colline di Velia” del 21 gennaio 2006, il Laboratorio per lo
Sviluppo Locale della Fondazione Alario ha inteso rilanciare l’attenzione della
comunità locale sulle opportunità di sviluppo socio-economico connesse alla
valorizzazione dell’infrastruttura irrigua. Questo, anche in con il gruppo di
coordinamento degli Assessori all'Agricoltura dei 10 comuni della Valle dell'Alento
(Ascea, Casal Velino, Castelnuovo Cilento, Ceraso, Orria, Perito, Prignano Cilento,
Salento, Stella Cilento e Pisciotta) che ritiene utile avviare una ricognizione dei
problemi per giungere ad individuare produzioni agricole nelle quali il Cilento
potrebbe raggiungere traguardi di bio-eccellenza.
In particolare, il Laboratorio intende farsi soggetto attivo nel perseguire
l’azione strategica 2: “Promozione ed accompagnamento di iniziative agricole eco–
sostenibili” contenuta nella “Proposta di interventi integrati per il bacino dell’Alento ”
e, conseguentemente, avviare azioni con l’obiettivo di:
• eliminare il deficit di produzione locale allo scopo almeno di soddisfare la
domanda interna di prodotti agro-alimentari durante la “stagione turistica”;
• diffondere un modello di agricoltura basato su un uso razionale delle
infrastrutture irrigue realizzate, funzionale alle concrete esigenze del mercato;
• accompagnare iniziative di orientamento sul territorio verso gli operatori e gli
imprenditori agricoli;
• caratterizzare e orientare la produzione agricola locale verso il biologico con il
fine di instaurare nell’area dell’Alento un "Distretto della bio-eccellenza” con
connotazioni di tipicità e di qualità integrale delle produzione e trasformazioni
della filiera agricola.

Alcune questioni aperte

Per come si è venuto a delineare negli ultimi decenni lo sviluppo rurale in


Cilento, operare per la qualificazione dell’agricoltura significa prioritariamente
affrontare un nodo culturale, quello relativo al passaggio “dall’agricoltura asciutta
all’agricoltura bagnata”, cioè a coltivazioni di pregio, quali le produzioni orticole e la
frutticoltura, realizzate con il supporto dell'irrigazione. In quest’ambito, si fa
espressamente riferimento alla distanza esistente tra le possibilità di valorizzazione
dell’infrastruttura irrigua e gli assetti colturali e agricoli oggi prevalenti nel bacino
dell'Alento. Assetti che, ricalcando il precedente modello di organizzazione delle
produzioni agricole sul territorio, conseguentemente percepiscono l’acqua più come
minaccia che come opportunità. Per cui, oggi, il bacino dell'Alento è un territorio
ricco di bio-diversità, ma con una superficie agricola scarsamente produttiva e a
rischio di abbandono.
In gioco, quindi, non vi è unicamente l’upgrade delle competenze tecnico–
scientifiche rispetto ad “arcaici” metodi di coltivazione o di allevamento, ma una
dimensione - economica, imprenditoriale, organizzativa, formativa e professionale -
del tutto diversa da quella generata dal precedente assetto colturale e culturale. A
dover cambiare è, prima di ogni altra cosa, il modo con cui gli operatori agricoli
percepiscono il paesaggio colturale e le risorse naturali di cui il Cilento dispone. Un
salto di prospettiva che è ulteriormente accentuato dalla necessità/opportunità di
non ripercorrere tardi e male modelli di organizzazione della produzione agricola sul
territorio di tipo "convenzionale" o “industriale”.

Agricoltura convenzionale e agricoltura biologica


L'agricoltura convenzionale è caratterizzata da elevati inputs chimici, da allevamenti intensivi
di animali e procura logoramento e distruzione dell'habitat agricolo. Negli ultimi cinquanta
anni la produzione agricola non ha cessato di aumentare le produzioni, giocando su tutti i
fattori possibili: meccanizzazione (macchinari dai costi energetici ed economici elevatissimi),
specializzazione delle produzioni, mutazioni genetiche, apporti indiscriminati di fertilizzanti. I
risultati sono stati certamente sorprendenti, ma altrettanto lo sono stati gli effetti nefasti
sull'ambiente. L'inquinamento delle falde con i nitrati e i diserbanti, gli ormoni della crescita
per i bovini, gli scandali della mucca pazza e dei polli alla diossina ne sono gli esempi più
significativi. Ma, ci sono anche effetti indiretti: l'abbandono delle aree collinari e di montagna
da parte degli agricoltori, la concentrazione delle produzioni in poche aree e il conseguente
aumento dei costi energetici dei trasporti.
Gli agricoltori biologici impiegano per convinzione tecniche e metodi di coltivazione che oltre
ad avere la caratteristica fondamentale di non inquinare, svolgono altri ruoli e funzioni
altrettanto importanti:
• impediscono l'erosione dei terreni (l'inerbamento nelle interfile arboree, le lavorazioni
dolci,…);
• reintegrano al terreno gli elementi sottratti da un'unica specie vegetale (le rotazioni, la
concimazione verde,…);
• determinano una maggior difesa dai parassiti e dalle infestanti (le consociazioni, la lotta
biologica,…);
• restituiscono vitalità al terreno (il compostaggio, la rotazione…);
• favoriscono la biodiversità dell'ambiente rurale e la ricostruzione di un ecosistema
diversificato (policoltura, …);
• rispettano l'etologia degli animali d'allevamento.

In questo senso, “il biologico”, oltre che opzione intelligente per una
"agricoltura post-moderna", si qualifica come metodo e modello di sviluppo
sostenibile per il territorio e per le relazioni umane, anche nell’ottica della
multifunzionalità e del ruolo sociale dell’agricoltura. L’agricoltura biologica, infatti, è
un modello di sviluppo sostenibile basato sui principi di salvaguardia e
valorizzazione delle risorse, rispetto dell’ambiente, del benessere animale e della
salute di chi produce e di chi consuma i prodotti. Le aziende agricole biologiche, per
loro natura ed organizzazione, svolgono un ruolo sociale ed ambientale
importantissimo, perché:
• realizzano prodotti sani e buoni per chi li consuma e per l’ambiente in cui sono
prodotti;
• promuovono un modello di allevamento in grado non solo di garantire, ma
soprattutto di migliorare il benessere degli animali;
• valorizzano e conservano la biodiversità vegetale ed animale di interesse
agricolo, faunistico e botanico, anche grazie alle loro infrastrutture ecologiche;
• valorizzano e promuovono gli aspetti paesaggistici dello spazio rurale;
• hanno un effetto diretto per la riduzione delle emissioni dei gas di serra, ed
aumentano la capacità di assorbimento dei sistemi agrari di CO2;
• possono essere luogo di produzione di energia da fonti rinnovabili: acqua, vento,
sole, gas;
• promuovono i consumi locali e la filiera corta.
La valle dell'Alento ha la potenzialità di raggiungere una elevata qualità nel
campo dell'agricoltura biologica grazie a:
• acqua non inquinata da nessuno dei "veleni" (tipo atrazina, etc.) presenti nelle
acque irrigue di altri territori;
• terreni non inquinati né da depositi accumulati di concimi chimici né da pesticidi
(come avviene, invece, nella Piana del Sele);
• clima soleggiato mediterraneo con lunghe primavere e autunni, che migliora il
colore e il sapore dei prodotti;
• larga disponibilità di terreni lasciati a lungo a riposo anche di buona qualità
pedologica;
• disponibilità di animali di razze indigene locali;
• la presenza del Parco Nazionale del Cilento e, quindi, della possibilità di
utilizzarne il riferimento a livello promozionale e commerciale per una
indicazione di origine geografica e di genuinità.
Ma, per sostenere l’agricoltura biologica come modello di sviluppo rurale ed
arrivare a creare un distretto di agricoltura biologica, occorre dare nuovo indirizzo
agli obiettivi, cambiare metodologia, allargare il confronto e il coinvolgimento del
territorio. Pertanto, il presente progetto è pensato come progetto di ricerca-azione,
cioè, come un intervento teso sì a conoscere, ma soprattutto a far dialogare il
Consorzio con il territorio, facendo emergere i bisogni, le competenze e le richieste
degli operatori, e avviando un percorso di accompagnamento verso il "Distretto della
bio-eccellenza dell’Alento”.
Nel corso del tempo, il ruolo dei Consorzi di Bonifica - in quanto enti di
autogoverno e di partecipazione attraverso i quali si realizza un reale
coinvolgimento dei privati, anche finanziario, in un'azione pubblica per la gestione
del territorio - è evoluto in rapporto al mutare delle esigenze territoriali. Si è così
assistito al passaggio dalla bonifica igienica di risanamento e di riscatto delle terre
dalle paludi, alla bonifica idraulica di difesa e di sistemazione dei terreni, alla
bonifica economica e di valorizzazione attraverso l'irrigazione, fino all'ulteriore fase
di bonifica e tutela delle risorse naturali, che ha iniziato uno specifico e nuovo corso
negli ultimi anni.
In questo senso, oggi il Consorzio Velia per la Bonifica del Bacino dell’Alento
ha la necessità di ampliare le sue funzioni, affiancando alle originarie funzioni
consortili di sviluppo delle potenzialità produttive e di garanzia della sicurezza
idraulica, della tutela del suolo, della qualità e quantità delle acque, a quelle relative
alla salvaguardia del paesaggio e dell'ecosistema agrario nell'ambito di un processo
di sviluppo locale sostenibile. In sostanza, per il Consorzio si tratta di assumere un
ruolo chiave nella programmazione territoriale non solo dal punto di vista della
realizzazione e gestione di un rilevante patrimonio di opere infrastrutturali (dighe,
condotte di adduzione, rete di distribuzione idrica,…) strettamente legato alla
gestione di due fondamentali risorse naturali come il suolo e l'acqua, ma anche della
promozione dello sviluppo di attività produttive agro-alimentari innovative, di qualità
e compatibili con le caratteristiche e le vocazioni del territorio.
L'esperienza degli ultimi decenni dimostra che la disponibilità di acqua è la
condizione necessaria, ma non sufficiente per provocare seri cambiamenti nella
gestione agricola. Sono indispensabili azioni di animazione socio-economica e di
orientamento colturale per ottenere innovazioni presso le fasce adulte della
popolazione, per farli passare “dall’agricoltura asciutta all’agricoltura bagnata” e, di
conseguenza, anche per migliorare i risultati, ottimizzando i benefici dei grandi
investimenti fatti per dotare il territorio locale di un rilevante patrimonio di opere
infrastrutturali.
Il Consorzio - in collaborazione con il gruppo di coordinamento degli
Assessori all'Agricoltura dei comuni della Valle dell'Alento e con il supporto
operativo del Laboratorio per lo Sviluppo Locale della Fondazione Alario per Ascea-
Velia e di ART Srl - può assumere un ruolo attivo, di proposta e di animazione
tecnico-culturale, proprio di un'agenzia di sviluppo locale in grado di sollecitare ed
accompagnare gli enti locali e gli operatori privati nell'intraprendere nuovi percorsi di
valorizzazione e qualificazione delle risorse ambientali locali che consentano di
utilizzare infrastrutture e servizi irrigui ormai disponibili per fare impresa e
organizzare filiere agro-alimentari.