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Progetto di una trave di fondazione per un edificio in c.a.

in zona sismica

1. INTRODUZIONE

La presente relazione è redatta secondo le prescrizioni e le indicazioni delle nuove norme tecniche
D.M. 14/01/2008 e riporta il progetto e le verifiche strutturali e geotecniche di una trave di fondazione
per un edificio in c.a. in zona sismica (Figura 1).

La struttura si estende su un’area di 674 m2, per 4 piani fuori terra di altezza pari a 3,2 m, per
un’altezza complessiva dell’edificio di 12,8 m, tutti aventi stesse caratteristiche architettoniche e
geometriche. La tipologia strutturale adottata è di tipo misto telaio-parate equivalente a parete, poiché
più del 50% dell’azione orizzontale è affidata alle pareti (§7.4.3.1).

Il carico per destinazione d’uso è pari a 2 kN/m2 e, secondo quanto riportato nella Tabella 3.1.II delle
NTC, si riferisce a edifici di categoria A, ambienti a uso residenziale.

Figura 1: Planimetria dell’architettonico dell’edificio in c.a.

La fondazione è quella parte della struttura che trasmette il carico dell’opera al terreno sottostante. La
superficie di contatto tra la base della fondazione e il terreno è detta piano di posa. In base al rapporto
tra la profondità del piano di posa (D), rispetto al piano di campagna, e la dimensione minima in pianta
(B), si definiscono, in accordo con quanto proposto da Terzaghi:

 Superficiali, le fondazioni in cui il rapporto D/B è minore di 4;


 Profonde, le fondazioni per le quali il rapporto D/B è maggiore di 10;
 Semi-profonde, le fondazioni con D/B compreso tra 4 e 10.

Per quanto riguarda il meccanismo di trasferimento del carico al terreno, le fondazioni superficiali
trasmettono il carico solo attraverso il piano di appoggio, le fondazioni profonde e semi-profonde
trasferiscono il carico al terreno sia in corrispondenza del piano di appoggio che lungo la superficie
laterale.

Le travi di fondazione sono classificate come fondazioni superficiali e sono anche dette travi rovesce
in quanto le caratteristiche della sollecitazione hanno andamento opposto rispetto a quello delle travi
in elevazione. Esse sono utilizzate qualora la pressione sul terreno risulti elevata e, quindi, non è

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conveniente utilizzare plinti isolati poiché richiederebbero dimensioni elevate. Si passa, quindi, da una
fondazione puntuale ad una fondazione continua, rimanendo nell'ambito delle fondazioni superficiali.

Il vantaggio di avere una fondazione continua consiste anche nella conseguente continuità della
rigidezza, che rende questo tipo di fondazione più rigida. Pertanto, le travi di fondazione si utilizzano
per ridurre le punte tensionali nel terreno, oppure per ridurre i cedimenti.

Nel caso in esame si sono adottate travi di fondazione dal momento che, essendo l’edificio sito a
Cosenza e quindi in zona sismica 1, la realizzazione di plinti isolati non è consentita dalla Normativa
Italiana. Più precisamente è stato prevista la realizzazione di un graticcio di travi di fondazione a
formare un vero e proprio reticolo. Un esempio di graticcio di travi di fonazione è riportato in Figura
2.

Figura 2: Esempio di graticcio di travi di fondazione

Infatti, per garantire la funzionalità della struttura in elevazione, il sistema di fondazioni deve
soddisfare alcuni requisiti; in particolare, il carico trasmesso in fondazione:

 non deve portare a rottura il terreno sottostante;


 non deve indurre nel terreno cedimenti eccessivi tali da compromettere la stabilità e la
funzionalità dell’opera sovrastante;
 non deve produrre fenomeni di instabilità generale (ad esempio nel caso di strutture realizzate
su pendio);
 non deve indurre stati di sollecitazione nella struttura di fondazione incompatibili con la
resistenza dei materiali.

Secondo il principio di gerarchia delle resistenze, detto anche capability design, la fondazione è
l’elemento più resistente e non gli si attribuisce capacità dissipativa. Perciò verrà progettata in modo
tale che allo stato limite ultimo rimanga in campo elastico.

Inoltre, essendo la fondazione l’elemento di congiunzione tra terreno e struttura in elevazione, alle
verifiche strutturali, proprie dell’elemento di fondazione, si affiancano quelle geotecniche, come
riportato dalla Normativa (§6.4.2.1)

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2. MATERIALI

Nel presente capitolo sono descritti i materiali impiegati per la realizzazione dell’opera. Nel caso in
esame, il progetto prevede che la struttura sia realizzata in calcestruzzo armato, quindi, i materiali
utilizzati saranno il calcestruzzo e l’acciaio da armatura.

2.1. CALCESTRUZZO
Il calcestruzzo considerato è di classe C35/45, le cui caratteristiche meccaniche sono riportate in
Tabella 1:

Calcestruzzo
Rck[MPa] 45
fck[MPa] 35
fcd[MPa] 21.17
fcm[MPa] 43
Ecm[MPa] 34077
fctm[MPa] 3.21
fctk[MPa] 2.25
γc 1.5

Tabella 1: Caratteristiche meccaniche calcestruzzo C35/45

Per quanto riguarda il legame costitutivo del calcestruzzo, è possibile adottare modelli rappresentativi
del reale comportamento del materiale, quali diagramma parabola rettangolo, triangolo rettangolo, o
stress block. Tali modelli sono definiti a partire dalla resistenza di calcolo fcd e dalla deformazione
ultima εcu del conglomerato. In particolare si farà riferimento a un legame costitutivo di tipo stress-
block (Figura 3) che, pur semplificando significativamente il comportamento reale del calcestruzzo, ne
interpreta bene il comportamento meccanico (§4.1.2.1.2.2):

= . %
= . %
Figura 3: Legame costitutivo stress-block

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2.2. ACCIAIO
Come indicato dalla Normativa (§7.4.2.2) è consentito utilizzare esclusivamente acciaio per armatura
B450C.

Acciaio
fyk[MPa] 450
fyd[MPa] 391.30
Es[MPa] 210000
γs 1.15

Tabella 2: Caratteristiche meccaniche acciaio B450C

Anche per quanto concerne il legame costitutivo dell’acciaio è possibile adoperare opportuni modelli
rappresentativi del comportamento reale dell’acciaio, quali il legame elastico-incrudente ed elasto-
plastico perfetto (§4.1.2.1.2.3). Nel caso in esame si è scelto di adottare il legame costitutivo
dell’acciaio del tipo elasto-plastico perfetto a deformazione illimitata (Figura 4):

Figura 4: Legame costitutivo elastico-perfettamente plastico indefinito

2.3. DURABILITÀ
È necessario porre particolare cura al fine di garantire la durabilità della struttura, con la
consapevolezza che tutte le prestazioni attese potranno essere garantite solo mediante opportune
procedure da seguire non solo in fase di progettazione, ma anche di costruzione, manutenzione e
gestione dell'opera. La qualità dei materiali e le dimensioni degli elementi sono connessi a tale
obiettivo.

Per garantire la durabilità della struttura sono stati prese in considerazioni opportune condizioni
riguardanti l’ambiente in cui la trave di fondazione verrà a trovarsi durante tutta la sua vita utile, in
condizione di esercizio (SLE).

Per strutture di fondazione in c.a. la UNI 11104 prevede che per le fondazioni si consideri una classe
di esposizione con denominazione XC2, “Ambiente bagnato, raramente asciutto” (Figura 5).

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Figura 5: UNI 11104 – Classi di Esposizione

La Normativa italiana classifica tale ambiente come “Ambiente ordinario” (Tabella 4.1.III – Figura 6).

Figura 6: Condizioni ambientale – NTC08

La prescrizione sui quantitativi minimi di copriferro sono riportate nella Circolare esplicativa delle
NTC08, in Tabella C4.1.IV (Figura 7):

Figura 7: Quantitativi minimi di copriferro – Circolare esplicativa delle NTC08

Per il caso in esame, ambiente ordinario e calcestruzzo C35/45, il copriferro minimo da adottare è pari
a 20mm. A vantaggio di sicurezza si adotta un copriferro = 30 =3 .

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3. ANALISI DEI CARICHI

3.1. PREDIMENSIONAMENTO DEL SOLAIO


Nella Normativa vigente s’intendono come solai le strutture bidimensionali piane, caricate
ortogonalmente al proprio piano, con prevalente comportamento resistente monodirezionale.

Si è scelto di realizzare di un solaio parzialmente gettato in opera costituito da travetti in c.a.p., blocchi
forati in laterizio non collaboranti e getto di completamento (Figura 8).

Figura 8: Particolare solaio parzialmente gettato in opera

Per il predimensionamento del solaio sono state seguite le prescrizioni fornite dalla Normativa
DM1996:

 Spessore solaio ≥ , con > 12

1 380
H = ∙ L = = 12.67 cm
30 30

Nonostante sia, quindi, consentito fissare H = 20 cm, si è scelto, comunque, di realizzare un


solaio con H = 25 cm, per limitare la deformabilità del solaio stesso.

 Spessore soletta ≥4

s = 5 cm ⇒ h = H − s = 20 cm

3.2. CARICHI PERMANENTI GK


I carichi permanenti sono carichi permanenti strutturali G e carichi permanenti non strutturali G .

Si fa riferimento ai carichi agenti su una fascia di 1 m di solaio, comprendente due travetti.

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3.2.1. CARICHI PERMANENTI STRUTTURALI GK1

In Tabella 3 sono riportati gli elementi che contribuiscono al peso proprio strutturale del solaio,
costante per tutti e quattro i piani di cui è costituito l’edificio:

ELEMENTO SIMBOLO PESO DIMENSIONI PESO al PESO al m


SPECIFICO m2
[kN/m3] b h [kN/m2] [kN/m]
TRAVETTO G11K 25 0.12 0.2 1.2
PIGNATTE G12K 9 0.38 0.2 1.368 i = 1m
SOLETTA G13K 25 1 0.05 1.25
SOLAIO GK1 3.818 3.818

Tabella 3: Carichi permanenti strutturali solaio

3.2.2. CARICHI PERMANENTI NON STRUTTURALI GK2

 SOLAIO TERMINALE

In Figura 9 è riportata un’immagine del pacchetto di finitura del solaio terminale.

Figura 9: Pacchetto di finitura solaio terminale

Il calcolo dei pesi propri non strutturali per il solaio terminale sono riportati in Tabella 4:

ELEMENTO SIMBOLO PESO DIMENSIONI PESO al m2 PESO al m


SPECIFICO
[kN/m3] s l [kN/m2] [kN/m]
INTONACO G21K 20 0.015 1 0.3
MASSETTO LEGGERO G22K 15 0.08 1 1.2
COLLA G23K 19 0.015 1 0.285
i = 1m
PIETRA DI CURSI G24K 16 0.04 1 0.64
GUAINA COIBENTATA IN G25K 0.03
POLIESTERE
TOTALE GK2 2.455 2.455

Tabella 4: Carichi permanenti non strutturali solaio terminale

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 SOLAIO INTERMEDIO

In Figura 10 è riportata un’immagine del pacchetto di finitura dei solai intermedi, relativamente alle
campate coperte.

Figura 10: Pacchetto di finitura solai intermedi, campata coperta

Il calcolo dei pesi propri non strutturali per i solai intermedi sono riportati in Tabella 5:

ELEMENTO SIMBOLO PESO DIMENSIONI PESO al PESO al


SPECIFICO m2 m
[kN/m3] s l [kN/m2] [kN/m]
INTONACO G21K 20 0.015 1 0.3
MASSETTO G22K 15 0.08 1 1.2
LEGGERO i = 1m
COLLA G23K 19 0.015 1 0.285
MARMO G24K 27 0.015 1 0.405
TOTALE GK2 2.19 2.19

Tabella 5: Carichi permanenti non strutturali solai intermedi, campata coperta

Per quanto riguarda, invece, le campate scoperte (balconi) dei solai intermedi si ha (Figura 11):

Figura 11: Pacchetto di finitura balconi

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Il calcolo dei pesi propri non strutturali per i balconi sono riportati in Tabella 6:

ELEMENTO SIMBOLO PESO DIMENSIONI PESO al PESO al


SPECIFICO m2 m
[kN/m3] s l [kN/m2] [kN/m]
INTONACO G21K 20 0.015 1 0.3 i = 1m
MASSETTO LEGGERO G22K 15 0.08 1 1.2
COLLA G23K 19 0.015 1 0.285
GRES PORCELLANATO G24K 19.6 0.02 1 0.392
GUAINA COIBENTATA G25K 0.03
IN POLIESTERE
TOTALE GK2 2.207 2.207

Tabella 6: Carichi permanenti non strutturali balconi

 MURI DI TAMPONAMENTO

In Figura 12 è riportata la sezione di un muro di tamponamento di spessore 35cm, in cui è possibile


individuarne la stratigrafia. Inoltre, in Tabella 7, è riportato il calcolo del peso strutturale di tali muri,
che incideranno esclusivamente sulle travi perimetrali.

Figura 12: Muro di tamponamento

ELEMENTO SIMBOLO PESO DIMENSIONI PESO al m2 PESO al


SPECIFICO m
[kN/m3] s H [kN/m2] [kN/m]
INTONACO ESTERNO G21K 20 0.03 2.7 1.62
TERMOLATERIZIO G22K 8 0.15 2.7 3.24
POLISTERENE ESPANSO G23K 0.3 0.05 2.7 0.0405 i = 1m
INTONACO INTERNO G24K 20 0.02 2.7 1.08
TUFO G25K 16 0.1 2.7 4.32
TOTALE GK2 10.30 10.30

Tabella 7: Carichi permanenti non strutturali: muri di tamponamento

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 MURI DIVISORI

In Figura 13 è riportata la stratigrafia di un muro divisorio, di spessore pari a 12 cm, e in Tabella 8 è


riportato il calcolo del peso strutturale di tali muri. Inoltre, secondo quanto riportato al paragrafo
3.1.3.1 delle NTC08, il peso proprio di elementi divisori interni potrà essere paragonato a un carico
uniformemente distribuito sui solai, purché siano adottate le misure costruttive atte ad assicurare
un’adeguata ripartizione del carico. Per far ciò, infatti, si arma la soletta collaborante con una rete
elettrosaldata a maglie quadrate, dimensionata secondo le prescrizioni riportate nel DM-1996.

Figura 13: Divisori interni

ELEMENTO SIMBOLO PESO DIMENSIONI PESO al PESO


SPECIFICO m2 al m
[kN/m3] s H [kN/m2] [kN/m]
BLOCCO FORATO G21K 10 0.1 2.7 2.7
i = 1m
INTONACO 1 G22K 20 0.01 2.7 1.08
INTONACO 2 G232 20 0.01 2.7 1.08
TOTALE GK2 4.86 4.86

Tabella 8: Carichi permanenti non strutturali: divisori interni

Si ha quindi =2 / .

3.3. CARICHI VARIABILI QK

3.3.1. CARICO ANTROPICO QK1

Il carico antropico è stato assegnato ed è pari a =2 / e si riferisce, quindi, a edifici di


categoria A, ambienti ad uso residenziale.

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Il carico antropico sugli sbalzi, di categoria C2 è stato fissato a =4 / , come riportato


nella Tabella 3.1.II delle NTC. Per il solaio terminale, invece, ipotizzato non praticabile, cioè
accessibile per sola manutenzione (categoria H1) si ha = 0.5 /

3.3.2. CARICO NEVE QK2

È possibile valutare il valore del carico neve attraverso la relazione riportata in Normativa (§3.4.1):

= ∙ ∙ ∙

dove:

 = 0.635 / è il valore caratteristico della neve al suolo per Cosenza (zona III e quota sul
livello del mare pari a 238m), a quota maggiore di 200 m (§ 3.4.2 NTC08);

 = 1è il coefficiente di esposizione (§ 3.4.3 NTC08);

 = 1è il coefficiente termico (§ 3.4.4 NTC08);

 = 0.8 è il coefficiente di forma per copertura ad una o due falde, con angolo di inclinazione
rispetto all'orizzontale = (0 ÷ 30)°.

Si ottiene, quindi, = 0.51 / .

3.4. AZIONE SISMICA

3.4.1. CARATTERISTICHE DELLA STRUTTURA IN ELEVAZIONE

La struttura oggetto della presente relazione è situata a Cosenza (Calabria).

Essendo una struttura adibita a civili abitazioni, le è stata assegnata una vita utile di 50 anni, come
suggerito dalla Normativa per opere ordinarie. Il periodo di riferimento per l’azione sismica è
calcolabile secondo la relazione:

= ∙

dove:

 VN è la vita nominale dell’opera strutturale, intesa come il numero di anni durante il quale la
struttura, purché soggetta a manutenzione ordinaria, debba assolvere lo scopo per il quale è stata
progettata (§2.4.1);

 CU è il coefficiente d’uso della struttura, definito a partire dalla classe d’uso (§2.4.1).

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La struttura in esame è un’opera ordinaria di Classe d’uso II (costruzioni il cui uso preveda normali
affollamenti, senza contenuti pericolosi per l’ambiente e senza funzioni pubbliche e sociali essenziali,
§2.4.2). Il periodo di riferimento, quindi, risulta pari a:

= 50 ∙ 1,0 = 50

Le norme del 2008 considerano, inoltre, due livelli di capacità dissipativa delle strutture, o classi di
duttilità(CD): alta (CD"A") e bassa (CD"B").

La classe di duttilità alta prevede che, sotto l’azione sismica di progetto, la struttura si trasformi in un
meccanismo dissipativo a elevata capacità, con una modalità di collasso di tipo globale, che si attua
attraverso la formazione di cerniere plastiche alle estremità delle travi. La classe di duttilità bassa,
invece, richiede essenzialmente che tutti gli elementi a funzionamento flessionale, quali travi, pilastri e
pareti, posseggano una soglia minima di duttilità.

Alla struttura in esame è stata assegnata una classe di duttilità alta.

In funzione del livello di duttilità che s’intende conseguire varia l’entità dell’azione sismica di
progetto, attraverso il valore del fattore di struttura q. Questo fattore, in un’analisi lineare, fornisce una
misura della duttilità strutturale e interviene nella definizione dell’azione. Infatti, è possibile tener
conto della duttilità e delle riserve plastiche della struttura, senza necessariamente compiere un’analisi
non lineare, attraverso la quantificazione del fattore di struttura, con il quale si riducono le azioni
sismiche sollecitanti. Questo si traduce, cioè, nel dividere lo spettro elastico per tale fattore.

Il particolare, il fattore di struttura q è pari a:

= ∙

dove:

 è il valore massimo del fattore di struttura. Questo è determinato in funzione del livello di
duttilità, dalla tipologia strutturale e dal rapporto / (§ 7.4.3.2 NTC08):
 è un fattore che tiene conto della regolarità in altezza della struttura progettata.

L’edificio in esame, non soddisfando tutti i requisiti riportati nel paragrafo 7.2.2, risulta essere non
regolare in pianta, ma regolare in altezza.

Per le costruzioni non regolari in pianta, si possono adottare valori di α /α pari alla media tra 1,0 ed i
valori di volta in volta forniti per le diverse tipologie costruttive.

Il rapporto α /α per strutture regolari in pianta, miste equivalenti a pareti, è pari a 1.2. perciò il
valore adottato è pari a :

1.2 + 1
= = 1.1
2

Il coefficiente K risulta pari all’unità, dal momento che la struttura è regolare in altezza.

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Perciò, progettando l'edificio in CD "A", il valore del fattore di struttura risulta pari a 4.725.

3.4.2. SPETTRO DI RISPOSTA ELASTICO IN ACCELERAZIONE

Lo spettro di risposta elastico in accelerazione è un grafico che fornisce la pseudo-accelerazione


massima Se(T) in funzione del periodo proprio di vibrazione, T, dell’oscillatore.

Lo spettro di risposta elastico in accelerazione è espresso da una forma spettrale, funzione del valore
dell’accelerazione orizzontale massima al suolo ag, con uno smorzamento convenzionale pari al 5%, e
della probabilità di superamento nel periodo di riferimento PVR. In questo caso, non considerando il
comportamento dissipativo della struttura, ma restando in campo elastico, si assume q=1.

Per le componenti orizzontali, lo spettro di risposta elastico è del tipo (Figura 14):

Figura 14: Tipico spettro di risposta elastico in accelerazione

L'andamento è descritto, tratto per tratto, dalle seguenti equazioni (§3.2.3.2.1):

dove:
 S è il coefficiente che tiene conto della categoria di sottosuolo e delle condizioni topografiche

= ∙

in cui SS è il coefficiente di amplificazione stratigrafica (Tabella 3.2.V) e ST è il coefficiente di


amplificazione topografica, dipendente dall’ubicazione topografica della struttura;

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 η è un fattore che altera lo spettro elastico per coefficienti di smorzamenti viscosi


convenzionali diversi dal 5%;
 F0 valore massimo del fattore di amplificazione dello spettro in accelerazione
orizzontale;
 TB, TC e TD sono valutabili attraverso relazioni fornite in Normativa. In particolare, il
valore di TC dipende dai coefficienti connessi alla tipologia di sottosuolo.
In alternativa al procedimento analitico, così com’è stato fatto nella progettazione descritta dalla
presente relazione tecnica, per la generazione degli spettri è possibile utilizzare il software “SPETTRI
DI RISPOSTA N.T.C. – ver. 1.0.3” fornito gratuitamente dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

3.4.3. SPETTRO DI PROGETTO

Lo spettro di progetto è stato determinato attraverso il software di calcolo “Spettri NTC” fornito dal
Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Tale software consente di ricavare lo spettro di progetto che
si riferisce al luogo del territorio italiano considerato, inserendo i parametri topografici e di struttura.
Per l’edificio in esame si ha:

 Ubicazione: Cosenza (Calabria);


 Vita nominale della costruzione in anni: 50;
 Coefficiente d’uso della costruzione: 1;
 Stato limite considerato: SLV;
 Categoria di sottosuolo: B;
 Categoria topografica: T1;
 Fattore di struttura: 4.725;
 Regolarità in altezza: si.

I dati forniti in output sono riportati di seguito (Figura 15):

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Figura 15: Spettro di progetto, componente orizzontale

3.5. AZIONI DIRETTE SULLA FONDAZIONE


Le azioni che gravano sulla trave di fondazione derivano direttamente dalla sovrastruttura, attraverso i
pilastri, che hanno per l’appunto il compito di riportare fino al terreno, attraverso l’apparato
fondazione-terreno, le sollecitazioni dell’intero edificio.

In particolare, secondo quanto previsto dalla Normativa del 2008 (§7.2.5) e dalla gerarchia delle
resistenze, per definire le sollecitazioni di progetto sulle fondazioni in presenza di azione sismica, si
deve effettuare il confronto fra tre possibili situazioni. Di queste si assumerà la situazione meno
gravosa per non gravare eccessivamente la progettazione delle fondazioni stesse, in quanto tutte e tre
le situazioni possibili sono a vantaggio di sicurezza.

Nella prima situazione si considerano gli sforzi normali che deriva dall’analisi strutturale, ovvero
quelli sollecitanti veri e propri, e come momenti quelli resistenti alla base di ogni pilastro.

La seconda situazione è quella in cui la fondazione sarà sollecitata da sforzi normali e momenti
derivanti dall’analisi delle sollecitazioni in combinazione sismica (Figura 16, 17), incrementati di un
opportuno coefficiente γRd, coefficiente di sovraresistenza, funzione della classe di duttilità in cui si è
scelto di progettare la struttura. Si ricorda che, per la struttura analizzata, si è adottata la classe di
duttilità alta.

La terza situazione è quella in cui sforzo nomale e momento sono quelli derivanti dall’analisi delle
sollecitazioni per una struttura con fattore di struttura pari a 1 (q=1).

Una volta individuate le tre tipologie di situazioni e le sollecitazioni di ognuna, si assumerà per il
progetto della fondazione quella meno gravosa.

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Progetto di una trave di fondazione per un edificio in c.a. in zona sismica

Figura 16: Sforzo normale della struttura in elevazione allo “SLU+Combinazione sismica”

Figura 17: Momento flettente della struttura in elevazione allo “SLU+Combinazione sismica”

3.5.1. CONDIZIONI DI CARICO

Di seguito si riportano le tre condizioni di carico considerate per poter definire le sollecitazioni di
progetto per la fondazione.

PRIMA CONDIZIONE DI CARICO

Gli sforzi normali derivanti dall’analisi strutturale, ovvero quelli sollecitanti veri e propri, e i momenti
resistenti alla base di ogni pilastro, calcolati con l’ausilio del programma “VcaSLU”, sono riportati in
Tabella 9:

PILASTRO N Mx My
[kN] [kN m] [kN m]
P1 682.42 95.34 97.29
P2 920.47 98.07 98.69
P3 796.64 97.17 97.77
P4 838.42 97.74 97.89
P5 794.06 97.13 97.76
P6 899.53 98.03 98.47
P7 655.31 94.86 97.15

Tabella 9: Prima condizione di carico

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Si sottolinea che i pilastri della sovrastruttura hanno le medesime caratteristiche geometriche (Figura
16):

Figura 18: Pilastri

SECONDA CONDIZIONE DI CARICO

Gli sforzi normali e i momenti derivanti dall’analisi delle sollecitazioni in combinazione sismica con
un fattore di struttura = 4.725, incrementati di un opportuno coefficiente γRd, che per strutture in
classe di duttilità alta è pari a 1.3, sono riportati in Tabella 10:

PILASTRO N Mx My
[kN] [kN m] [kN m]
P1 682.42 32.14 24.19
P2 920.47 21.72 32.63
P3 796.64 31.44 18.88
P4 838.42 29.77 18.58
P5 794.06 31.42 18.60
P6 899.53 21.20 32.39
P7 655.31 31.50 23.91

Tabella 10: Seconda condizione di carico

TERZA CONDIZIONE DI CARICO

Gli sforzi nomali e i momenti quelli derivanti dall’analisi per una struttura con fattore di struttura pari
a 1 (SLD) sono pari a (Tabella 11):

PILASTRO N Mx My
[kN] [kN m] [kN m]
P1 682.42 32.14 24.19
P2 920.47 21.72 32.63
P3 796.64 31.44 18.88
P4 838.42 29.77 18.58
P5 794.06 31.42 18.60
P6 899.53 21.20 32.39
P7 655.31 31.50 23.91

Tabella 11: Terza condizione di carico

17
Progetto di una trave di fondazione per un edificio in c.a. in zona sismica

In conclusione, confrontando le tre situazioni sopra elencate, la condizione di carichi di progetto meno
gravosa risulta essere la terza (Tabella 10), cioè quella che prevede i carchi derivanti da un’analisi
lineare ( = 1).

18
Progetto di una trave di fondazione per un edificio in c.a. in zona sismica

4. TERRENO DI FONDAZIONE

Il terreno di fondazione è un terreno di categoria B, secondo la classificazione riportata dalla


Normativa (§3.2.2) inerente all’azione sismica e all’interazione sisma-terreno-sovrastruttura. In Figura
17 si riporta la Tabella 3.2.II, estratta dalle NTC-08:

Figura 19: Tabella 3.2.II – Categorie di sottosuolo

Si è ipotizzato, quindi, che il terreno di fondazione sia costituito da rocce tenere e depositi di terreni a
grana grossa molto addensati. La caratteristiche geotecniche, compatibili alla tipologia di sottosuolo
considerata, sono riportate in Tabella 12:

Categ. Sottosuolo B
Ksott 5 daN/cm3

φ 30 gradi
γt 18 kN/m3

c 0 N/mm2

Tabella 12: Caratteristiche terreno, categoria B

Ksott rappresenta la costante di sottosuolo, per un terreno modellato secondo la teoria di Winkler.
Secondo tale modello il terreno sottostante è schematizzato come una serie infinita di molle capaci di
deformarsi sotto il carico applicato dalle sovrastrutture, secondo una legge di tipo elastico. Il
parametro caratterizzante il terreno è la costante di sottofondo Ksott. Il valore della costante di Winkler

19
Progetto di una trave di fondazione per un edificio in c.a. in zona sismica

non dipende solo dalla tipologia di terreno, ma anche dal tipo di fondazione e soprattutto dalle sue
dimensioni in pianta. Questo studio è detto di interazione terreno-struttura. Il terreno, quindi, viene
modellato come una molla capace di reagire anche a trazione. Nell'atto pratico, essendo tutti gli
elementi a sforzo normale dominante le molle si accorceranno sempre, essendo soggette solo a
compressione. In ogni caso, considerare un comportamento non lineare della molla a trazione e a
compressione comporterebbe un problema di non linearità inutile che complicherebbe la procedura di
calcolo. La modellazione alla Winkler esula dal considerare l'interazione tra la fondazione e la
sovrastruttura, poiché si ipotizza la fondazione infinitamente rigido rispetto alla struttura in elevazione.

Le restanti grandezze riportate in tabella sono:

 ϕ è l’angolo di attrito interno del terreno e rappresenta la resistenza allo scorrimento delle
particelle di terra le une sulle altre;
 γt è il peso specifico del terreno di fondazione;
 c è la coesione ed è la forza di adesione dei granuli di terra uno con l’altro, però, a differenza
dell’attrito, non dipende dalle forze che agiscono perpendicolarmente alla superficie di
aderenza. Unitamente all’attrito interno, la coesione contrasta la forza che tende a far muovere
le particelle di terra una sull’altra. A vantaggio di sicurezza e non avendo informazioni
dettagliate sulle caratteristiche del terreno, si considera una coesione nulla.

4.1. CAPACITÀ PORTANTE


La stabilità dell’insieme terreno-fondazione è strettamente legata alla determinazione di quella che
viene definita capacità portante (o carico limite, qlim) che rappresenta la pressione massima che una
fondazione può trasmettere al terreno prima che questo raggiunga la rottura.

Il carico trasmesso dalla struttura in elevazione alla fondazione determina una reazione uguale e
contraria che localmente induce nel terreno uno stato tensionale che per l’equilibrio deve essere
contenuto entro un certo valore limite. Si definisce, quindi, il carico limite unitario quel valore di
tensione capace di provocare la rottura del terreno. Le modalità di rottura di un terreno sono legate alla
sua compressibilità e prevedono tre tipi di meccanismi principali:

 Rottura generale (Figura 18), si verifica nei terreni poco compressibili (sabbie addensate,
argille consistenti,..) ed è caratterizzata da fratture con superfici di scorrimento ben definite, il
terreno sottostante il piano fondale viene spinto verso il basso mentre quello posto ai lati,
simmetricamente, si solleva;
 Rottura locale (Figura 19), si verifica in terreni molto compressibili (argille tenere, sabbie
poco addensate) non è possibile individuare superfici di scorrimento definite;
 Rottura per punzonamento (Figura 20), si ha nel caso di materiale molto sciolto (o molle) le
superfici di rottura coincidono con le facce laterali del cuneo

20
Progetto di una trave di fondazione per un edificio in c.a. in zona sismica

Figura 20: Rottura generale Figura 21: Rottura locale Figura 22: Punzonamento

I due principali studi teorici per il calcolo della capacità portante, dai quali deriva la maggior parte
delle soluzioni proposte successivamente, sono stati condotti da Prandtl e Terzaghi (Figura 21), per
fondazione nastriforme (problema piano) utilizzando il metodo dell’equilibrio limite. Entrambi
schematizzano il terreno come un mezzo continuo, omogeneo e isotropo, a comportamento rigido
plastico e per il quale vale il criterio di rottura di Mohr-Coulomb.

Figura 23: Schema di Terzaghi per il calcolo della capacità portante

Nelle applicazioni pratiche, per la stima della capacità portante di fondazioni superficiali, si utilizza la
seguente equazione generale, proposta da Vesic, che tiene conto della forma della fondazione,
dell’inclinazione del piano di posa e dell’eccentricità del carico:

1
= ∙ ∙ ∙ ∙ ∙ + ∙ ∙ ∙ ∙ ∙ ∙ + ∙ ∙ ′∙ ∙ ∙ ∙ ∙ ∙
2

dove:

 = ∙ è il sovraccarico presente ai lati della fondazione in assenza di carichi esterni sul


piano campagna;
 ′ è la larghezza equivalente per carico eccentrico (posta pari alla larghezza della fondazione
= 1.2 );

21
Progetto di una trave di fondazione per un edificio in c.a. in zona sismica

 , , sono quantità adimensionali, detti fattori di capacità portante relativi,


rispettivamente, alla coesione, al sovraccarico e al peso proprio del terreno. Sono funzioni
dell’angolo di resistenza al taglio ϕ e della forma della superficie di rottura considerata:


ϕ
= +
4 2
= −1 ϕ
=2 +1 ϕ
 , , sono i fattori di forma (Figura 22):

Figura 24: Fattori di forma, Vesic

 , , sono i fattori di profondità (considerati unitari);


 , , sono i fattori di inclinazione del carico (considerati unitari);
 , , sono i fattori di inclinazione della base (considerati unitari);
 , , sono i fattori di inclinazione del piano campagna (considerati unitari).

Sostituendo i valori caratteristiche del terreno in esame si ottiene:

= ∙ = 18 ⁄ ∙1 = 18 ⁄

= 18.4 = 30.14 = 22.4

= 1.03 = 1.03 = 0.98

= 5.78 ⁄

22
Progetto di una trave di fondazione per un edificio in c.a. in zona sismica

5. PREDIMENSIONAMENTO DELLA FONDAZIONE

L’iter progettuale per il predimensionamento della trave di fondazione prevede la definizione


dell’altezza della trave adottando il modello di Winkler, secondo la teoria di trave rigida su suolo
elastico, il cui schema statico è riportato in Figura 23, e della base della fondazione stessa utilizzando
il metodo del triangolo delle tensioni.

Figura 25: Trave rigida su suolo elastico alla Winkler

Quindi, note le grandezze geometriche si procede al dimensionamento delle armature, secondo i


minimi previsti dalla Normativa vigente.

Rispetto all’intero graticcio, è stata presa in considerazione la trave di fondazione costituita dalle travi
TFondazione14-15-16-17-18-19 (numerazione relativa alle travi in elevazione), riportata in Figura
24.

Figura 26: Trave di fondazione

23
Progetto di una trave di fondazione per un edificio in c.a. in zona sismica

Le luci delle travi sono riportate in Tabella 13:

L
TRAVE
[m]
T14 3.95
T15 3.50
T16 4.10
T17 4.10
T18 3.50
T16 3.75

Tabella 13: Luci travi di fondazione

La lunghezza complessiva della trave risulta incrementata di 0.5 m da entrambe le estremità, al fine di
garantire un certo franco libero oltre filo pilastro, per un totale di 23,9m.

5.1. DIMENSIONAMENTO DELLA BASE


Applicando l’ipotesi di trave rigida su suolo elastico ci si riconduce allo studio di una sezione
rettangolare non reagente a trazione corrispondente alla sezione di appoggio della fondazione sul suolo
(Figura 25).

Figura 27: Sezione d’appoggio della trave rigida su suolo elastico

Supponendo, in prima approssimazione di avere una sollecitazione di sforzo normale centrato nei
pilastri si avrà il seguente schema (Figura 26):

24
Progetto di una trave di fondazione per un edificio in c.a. in zona sismica

Figura 28: Sollecitazioni sulla trave di fondazione

La larghezza minima della base B si ottiene dividendo il carico medio tra due pilastri per l‘interasse e
la tensione ultima di calcolo del terreno:

+ 1 1
= ∙ ∙ = 42.4
2 ,

A vantaggio di sicurezza si assume una larghezza B pari a 120 cm.

A questo punto si esegue una verifica di massima delle tensioni trasmesse dalla fondazione al terreno,
al fine di verificare che queste siano minori della capacità portante del terreno stesso.

La risultante dei carichi sul terreno è pari a:

= + ∙

dove:

 sono gli sforzi normali alla base di ogni pilastro, determinati al §3.5.1;
 ∙ è il peso proprio della trave, ∙ ∙ = 18.25

Quindi si ottiene = 6022.6

È necessario determinare l’eccentricità di tale carico e verificare che questo risulti interno al nocciolo
centrale d’inerzia dell’impronta di base della trave di fondazione, altrimenti la sezione risulterà
parzializzata.

La relazione per determinare tale eccentricità è la seguente:

= −
2

25
Progetto di una trave di fondazione per un edificio in c.a. in zona sismica

∑ ∙ ∙
dove = = 11.47

con distanza dei pilastro rispetto all’origine del sistema di riferimento, posto al di sotto del
pilastro P1

Quindi si ottiene = −0.46 , cioè l’asse neutro è esterno alla sezione e la sezione risulta
integralmente compressa e reagente. Secondo il metodo del triangolo delle tensioni, quindi, si avrà un
andamento delle σ di compressione trapezoidale (Figura 27). Il valore minimo e massimo alle due
estremità della trave di fondazione risultano pari a:

6
= ∙ 1+ = 2.35 /

6
= ∙ 1− = 1.86 /

Figura 29: Tensioni di compressione trapezoidali

Tali valori risultano minori del carico limite sopportabile dal terreno.

5.2. DIMENSIONAMENTO DELL’ALTEZZA


Affinché la trave di fondazione risulti infinitamente rigida deve essere soddisfatta la condizione
secondo cui:

>8

o almeno >4 affinché la trave possa essere considerata abbastanza rigida. è la lunghezza
d’onda della funzione periodica che descrive l’abbassamento di una trave elastica su suolo elastico:

4∙ ∙
=2 ∙

Esplicitando tale relazione in funzione di H, altezza della trave, e imponendo che risulti >4 si
ottiene:

26
Progetto di una trave di fondazione per un edificio in c.a. in zona sismica

3∙ 2∙
≥ ∙ ≅6

Ovviamente l'altezza calcolate non è realizzabile, per cui si progetterà l’altezza H imponendo che la
rigidezza della fondazione sia infinita rispetto alle travi in elevazione, ovvero che la fondazione possa
essere considerata un vincolo di incastro per la sovrastruttura, così come ipotizzato nella soluzione
dell’edificio. La condizione è espressa dalla relazione:

≥4∙

Essendo le travi in elevazione di dimensioni pari a 30x40cm ed essendo l’edificio composto di quattro
impalcati si ha:

b ∙h
I ≥4∙4∙
12

Considerando il solo rettangolo verticale, quindi trascurando i contributi di inerzia delle ali per
semplicità si ottiene:

= 85 ⇒ = 90

In definitiva si ottiene una sezione le cui dimensioni sono riportate in Figura 28:

Figura 30: Sezione trave di fondazione derivante dal predimensionamento

27
Progetto di una trave di fondazione per un edificio in c.a. in zona sismica

5.3. ARMATURA LONGITUDINALE E TRASVERSALE


Per quanto riguarda l’armatura longitudinale nelle travi di fondazione si seguono le prescrizioni della
Normativa inerenti alle fondazioni in zona sismica, secondo cui le travi di fondazione in c.a. devono
avere armature longitudinali in percentuale non inferiore allo 0,2% dell’itera area di calcestruzzo, sia
inferiormente che superiormente, per l’intera lunghezza (§7.2.5).

Essendo = 7300 e scegliendo di utilizzare barre ϕ20 si ha:

° , = 4.65

Si adottano, quindi, 5 barre ϕ20 sia superiormente che inferiormente.

Anche per armare trasversalmente la trave sono stati adottati i minimi previsti dalla normativa per
travi allo SLU (§4.1.6.1.1) e in zona sismica (§7.4.6.2.1) relativamente alle zone critiche tra trave e
pilastro.

Secondo tali prescrizioni le travi devono prevedere armatura trasversale costituita da staffe con
sezione complessiva non inferiore ad = 1,5 / , essendo b lo spessore minimo
dell’anima in millimetri, con un minimo di tre staffe al metro e comunque passo non
superiore a 0,8 volte l’altezza utile della sezione. Si ottiene quindi:

, = 1,5 ∙ = 450 /

con un minimo di tre staffe al metro e comunque passo non superiore a:

= 0,8 ∙ = 30

Nel caso in esame sono state disposte staffe a 4 bracci ϕ10/30 cm (A = 1047 mm /m) e, pertanto,
le verifiche risultano soddisfatte.

Inoltre, nelle zone critiche, il passo delle staffe deve risultare minore del minimo tra i seguenti valori:

≤ ; 175 ;6 ; 24 = 120
4

Il passo in zona critica è stato fissato a 12 cm e, quindi, soddisfa la verifica.

28
Progetto di una trave di fondazione per un edificio in c.a. in zona sismica

6. MODELLAZIONE IN SAP2000

Per la modellazione della struttura si è utilizzato il Programma di calcolo SAP 2000.

Le 6 travi che compongono l’intera trave di fondazione sono state modellate come elementi “beam” in
cls, a cui è stata assegnata la sezione dedotta in fase di predimensionamento (Figura 29).

Figura 31: Trave di fondazione (SAP2000)

Al fine di schematizzare il terreno, seguendo la teoria di Winkler, si applica direttamente al di sotto


della trave un letto di molle definito all’interno del programma come “springs line”(Figura 30) aventi
una rigidezza proporzionale al coefficiente di sottofondo . La rigidezza da assegnare a tali molle
è pari a:

= ∙ =5 ∙ 120 = 600 /

E’ necessario, però, dividere la trave in un numero consono di nodi fittizi in modo che ad ognuno di
essi il programma F.E.M. assegni una adeguata rigidezza della molla. Al fine di ottenere gli
risultati di qualità è stato necessario suddividere la trave in elementi, in modo che l’interasse tra le
molle fittizie risulti al massimo pari a 20cm.

Figura 32: Letto di molle (SAP2000)

Questo tipo di modellazione ha condotto ai seguenti risultati, in termini di diagramma di momento


flettente, taglio e momento torcente (Figura 31, 32, 33).

Figura 33: Momento flettente trave di fondazione (SAP2000)

29
Progetto di una trave di fondazione per un edificio in c.a. in zona sismica

Figura 34: Taglio trave di fondazione (SAP2000)

Figura 35: Momento torcente trave di fondazione (SAP2000)

30
Progetto di una trave di fondazione per un edificio in c.a. in zona sismica

7. VERIFICHE ALLO SLU

Come prescritto dalle NTC-08 (§6.4.2.1), le verifiche di sicurezza devono essere svolte nei confronti
di tutti i meccanismi di stato limite ultimo. Per le fondazioni superficiali, come la trave di fondazione
progettata, gli stati limite ultimi si riferiscono allo sviluppo di meccanismi di collasso determinati dalla
mobilitazione della resistenza del terreno e al raggiungimento della resistenza degli elementi strutturali
che compongono la fondazione stessa. In particolare si ha:

 SLU di tipo geotecnico (GEO)


 collasso per carico limite dell’insieme fondazione-terreno
 collasso per scorrimento sul piano di posa
 stabilità globale
 SLU di tipo strutturale (STR)
 raggiungimento della resistenza negli elementi strutturali

La verifiche devono essere effettuate tenendo conto dei coefficienti parziali riportati nelle Tabelle
6.2.I, 6.2.II e 6.4.I delle NTC-08 riportate nelle Figure 34, 35 e 36, seguendo almeno uno dei due
approcci:

 Approccio 1:
 Combinazione 1: (A1+M1+R1)
 Combinazione 2: (A2+M2+R2)
 Approccio 2:

(A1+M1+R3).

Figura 36: Tabella 6.2.I – Coefficienti parziali per le azioni o per l’effetto delle azioni

31
Progetto di una trave di fondazione per un edificio in c.a. in zona sismica

Figura 37: Tabella 6.2.II - Coefficienti parziali per i parametri geotecnici del terreno

Figura 38: Tabella 6.4.I – Coefficienti parziali per le verifiche agli stati limite ultimi di fondazioni superficiali

7.1. VERIFICHE STRUTTURALI


Per le verifiche strutturali è stato adottato l’Approccio 2, che corrisponde, in termini di coefficienti
parziali di sicurezza, allo stato limite ultimo fondamentale (§2.5.3).

7.1.1. FLESSIONE

La verifica a flessione della trave di fondazione è stata eseguita con l’ausilio del programma VcaSLU e
considerando le sezioni maggiormente sollecitate in campata, a momento negativo, e in
corrispondenza degli appoggi, a momento positivo. L’armatura presenta nella trave corrisponde a
quella calcolata in fase di predimensionamento (§5.3).

MOMENTO NEGATIVO

La sezione maggiormente sollecitata in campata è riportata in Figura 37. In Figura 38 è riportata la


verifica della sezione stessa eseguita con il programma VcaSLU.

Il momento sollecitante in tale sezione è pari a:

= 371

Il momento resistente della sezione della trave risulta, invece:

= 730 >

La verifica quindi risulta soddisfatta.

32
Progetto di una trave di fondazione per un edificio in c.a. in zona sismica

Figura 39: Sezione in campata maggiormente sollecitata (momento negativo)

Figura 40: Verifica VcaSLU

MOMENTO POSITIVO

La sezione maggiormente sollecitata in corrispondenza degli appoggi è riportata in Figura 39. In


Figura 40 è riportata la verifica della sezione stessa eseguita con il programma VcaSLU.

Il momento sollecitante in tale sezione è pari a:

= 278

Il momento resistente della sezione della trave risulta, invece:

= 725.5 >

La verifica quindi risulta soddisfatta.

Figura 41: Sezione in campata maggiormente sollecitata (momento negativo)

33
Progetto di una trave di fondazione per un edificio in c.a. in zona sismica

Figura 42: Verifica VcaSLU

7.1.2. TAGLIO

Il taglio sollecitante massimo, ricavato dalla modellazione con SAP200 (Figura 41), è pari a:

= 499

Figura 43: Taglio massimo sollecitante

Una volta determinata la sollecitazione da considerare, il progetto dell’armatura a taglio è eseguito


secondo quanto riportato al § 4.1.2.1.3.1 delle NTC-08.

La verifica di resistenza allo SLU si pone con:

Con riferimento all'elemento fessurato da momento flettente, la resistenza a taglio si valuta con:

(100 ∙ ∙ )
= 0,18 ∙ ∙ + 0,15 ∙ ∙ ∙ ≥ + 0,15 ∙ ∙ ∙

dove:

 = 1 + (200⁄ ) = 2.5 < 2, si assume k=2 ;
 = ⁄( ∙ ) = 0.0036 < 0.02 è il rapporto geometrico di armatura longitudinale;
 = ⁄ = 0 è la tensione media di compressione nella sezione;
⁄ ⁄
 = 0,035 ∙ ∙ = 0.826.

Risulta:

34
Progetto di una trave di fondazione per un edificio in c.a. in zona sismica

= 359.5 < 499

Pertanto è necessario progettare l'armatura trasversale.

Si procede alla determinazione della resistenza a taglio compressione, sulla base di una
schematizzazione a traliccio. Supponendo i puntoni d'anima di calcestruzzo inclinati di 45°, il taglio
resistente adimensionalizzato vale:

(45°) = ∙ ⁄2 = 0.25

avendo posto:

 = 0.5
 =1

Poiché risulta t (45°) > t = = 0.060, la sezione di calcestruzzo è sufficiente.


, ∙ ∙ ∙

Supponendo i puntoni inclinati di 21,81°, la resistenza adimensionalizzata a taglio compressione


risulta:

(21.81°) = ∙ ∙ = 0.172
1+

Risultando t < t (cotgθ = 2.5) = 0.172 , il quantitativo di armatura trasversale si ottiene


ponendo:

= ( = 2.5) ⇒ = 0.0241

Si determina la lunghezza della zona critica, in altre parole il tratto di trave in cui sarà necessario
infittire il passo delle staffe affinché l'elemento strutturale disponga delle riserve plastiche necessarie
alla formazione della cerniera plastica e sia scongiurata una rottura fragile per taglio:

= 1.5 ∙ = 1.35

Il passo massimo delle staffe si determina attraverso la relazione:

= 0.9 ∙ ∙ ∙ ∙( + )/

In zona critica, progettando in CD”A”, si assume cotgθ = 1. Adottando staffe ϕ10 a 4 bracci, come
fatto in fase di predimensionamento, si prescrive un passo di 12 cm.

Analogamente, al di fuori delle zone critiche, adottando cotgθ = 2.5, si prescrivono staffe ϕ10 a 4
bracci ogni 30 cm. I risultati sono riassunti in Tabella 14.

35
Progetto di una trave di fondazione per un edificio in c.a. in zona sismica

PROGETTO A TAGLIO
ZONA NON CRITICA ZONA CRITICA
TRAVE L B H c d φSTAFFE
nbracci s nbracci s L
[m] [cm] [cm] [cm] [cm] [mm] [cm] [cm] [m]
T14 3.95 120 90 3 87 10 4 30 4 12 1.35
T15 3.50 120 90 3 87 10 4 30 4 12 1.35
T16 4.10 120 90 3 87 10 4 30 4 12 1.35
T17 4.10 120 90 3 87 10 4 30 4 12 1.35
T18 3.50 120 90 3 87 10 4 30 4 12 1.35
T19 3.75 120 90 3 87 10 4 30 4 12 1.35

Tabella 14: Risultati progetto a taglio trave di fondazione T14/T19

7.1.3. TORSIONE

Il momento torcente sollecitante massimo, ricavato dalla modellazione con SAP200 (Figura 42), è pari
a:

T = 240 kN

Figura 44: Taglio massimo sollecitante

La resistenza a torsione di una trave consta di diversi contributi. Oltre alla resistenza offerta dalla
sezione di calcestruzzo, la schematizzazione a traliccio spaziale prevede che alla resistenza collaborino
sia l'armatura trasversale sia l'armatura longitudinale, appositamente dimensionate.

Come per la sollecitazione di taglio, l'inclinazione dei puntoni compressi di calcestruzzo varia. In
questo caso, l'inclinazione dei puntoni può variare da 21.81° a 68.22°.

In primo luogo, si verifica che la sezione di calcestruzzo sia sufficiente per la sollecitazione. Dovrà
risultare:

≤ ( = 45°)

dove:

 (45°) = ∙ ⁄2 = 0.25;
 = 0.5;
 = 1;

36
Progetto di una trave di fondazione per un edificio in c.a. in zona sismica

 = ∙ ∙ ∙
= 0.072 è il momento torcente adimensionalizzato;

 = = 17 è lo spessore della sezione cava;

 = 7300 è l'area della sezione di calcestruzzo;


 = 4.2 è il perimetro della sezione.

Poiché risulta t (45°) > t = 0.072, la sezione di calcestruzzo è sufficiente. Si procede, quindi, al
dimensionamento dell'armatura. Inoltre, risulta:

≤ { ( = 21.81°); ( = 68.22°)}

dove:

 (68.22°) = ∙ ∙ = 0.143

 (21.81°) = ∙ ∙ = 0.357

La precedente condizione indica che la sezione di calcestruzzo è sovrabbondante e, pertanto, la crisi


sopraggiungerà nelle armature. Queste vengono dimensionate attraverso la relazione:

= ∙

dove:

 = è la percentuale meccanica di armatura longitudinale;
∙ ∙

 = è la percentuale meccanica di armatura trasversale;
∙ ∙

 è l'area complessiva di armatura longitudinale;


 è l'area complessiva di armatura trasversale;
 è il perimetro che congiunge i baricentri delle armature longitudinali;
 è il passo delle staffe.

Poiché il problema ha infinite soluzioni, il dimensionamento dell'armatura viene eseguito attraverso un


procedimento iterativo. La soluzione scelta, per quanto concerne l'armatura longitudinale, prevede:

= 18 20

uniformemente distribuite lungo il perimetro della sezione. Per quanto concerne l'armatura trasversale,
invece, la soluzione prevede:

10/30

Il passo definitivo delle staffe è legato sia al passo delle staffe a taglio, sia al passo delle staffe a
torsione:

1 1 1
= +

37
Progetto di una trave di fondazione per un edificio in c.a. in zona sismica

Ne consegue:

= 15

7.1.4. INTERAZIONE TAGLIO-TORSIONE

In accordo con quanto previsto nel §4.1.2.1.4 delle NTC-08 nel caso di compresenza delle
sollecitazioni di taglio e torsione, per quanto riguarda la crisi lato calcestruzzo, la resistenza massima
di una membratura soggetta a torsione e taglio è limitata dalla resistenza delle bielle compresse di
calcestruzzo. Considerando, quindi, sia la sezione con taglio sollecitante massimo sia la sezione in cui
è massimo, invece, il momento torcente, al fine di non eccedere la resistenza a compressione delle
bielle deve essere soddisfatta la seguente condizione:

+ ≤1

dove:

 ( = 45°) = 2 ∙ Ω ∙ ∙ ∙ ∙ = 831 è il momento torcente resistente;

 ( = 45°) = 0,9 ∙ b ∙ ∙ ∙ ∙ = 2072 è il taglio resistente.

Nella sezione 1 (Figura 43) si ha:

 = 499 è il massimo taglio sollecitante;


 = 16 è il momento torcente sollecitante in tale sezione;

+ = 0.26 ≤ 1

La verifica risulta abbondantemente soddisfatta.

Nella sezione 2 (Figura 44) si ha:

 = 240 è il massimo momento torcente sollecitante.


 = 316 è il taglio sollecitante in tale sezione;

+ = 0.44 ≤ 1

La verifica risulta soddisfatta.

38
Progetto di una trave di fondazione per un edificio in c.a. in zona sismica

7.1.5. VERIFICA ALI

Allo SLU è necessario verificare che sia scongiurata la crisi nelle ali della trave di fondazione. Si
tratta, quindi, di una verifica di tipo locale. Le ali, infatti, vengono considerate come delle mensole
incastrate all'anima della trave, su cui agisce la massima pressione ammissibile del terreno (Figura 43).

Figura 45: Schematizzazione ali trave di fondazione

Il massimo momento sollecitante, in corrispondenza dell'incastro, vale:


= = 35.4 /
2

dove:

 = 5.78 ⁄ è la pressione limite del terreno (§4.1);


 = 35 è la luce della mensola.

Il momento resistente è stato stimato attraverso la relazione:

= 0,9 ∙ ∙ ∙ = 40.9 /

dove:

 =ℎ − = 37 è l'altezza utile della sezione;


 = 3.14 / è il quantitativo di armatura presente nella sezione.

Essendo M <M , la verifica risulta soddisfatta.

7.2. VERIFICHE GEO


Per le verifiche allo stato limite ultimo di tipo geotecnico (GEO) da eseguire, secondo quanto
prescritto dalla Normativa, si è scelto di adottare l’Approccio 2.

In tale approccio progettuale è prevista un’unica combinazione di gruppi di coefficienti parziali


di sicurezza per azioni, materiali e resistenze A1+M1+R3. Le tabelle di Normativa relative a tali
coefficienti sono state riportante all’inizio di questo capitolo.

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Progetto di una trave di fondazione per un edificio in c.a. in zona sismica

7.2.1. COLLASSO PER CARICO LIMITE DELL’INSIEME FONDAZIONE-


TERRENO

La verifica si ritiene soddisfatta nel caso in cui risulti soddisfatta la condizione:


q
σ ≤
γ

dove:

 = 2.35 ⁄ è la massima tensione esercitata sul terreno (§5.1);


 = 5.78 ⁄ è la massima tensione esercitata sul terreno (§4.1);
 = 2.3 è il coefficiente parziale di sicurezza, secondo l'Approccio 2.

Risulta:

5.78 ⁄
2.35 ⁄ ≤ = 2.51 ⁄
2.3

La verifica si ritiene, quindi, soddisfatta.

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Progetto di una trave di fondazione per un edificio in c.a. in zona sismica

8. VERIFICHE ALLO SLE

Le verifiche allo stato limite di esercizio per le fondazioni riguardano i cedimenti assoluti, ma
soprattutto differenziali, della fondazione stessa, dal momento che questi potrebbero causare danni alla
sovrastruttura, anche in condizioni di servizio.

I cedimenti delle fondazioni superficiali sono gli spostamenti verticali del piano di posa, e sono il
risultato delle deformazioni verticali del terreno sottostante la fondazione. Tali deformazioni sono la
conseguenza di un’alterazione dello stato di tensione, che in generale può essere prodotta dal carico
trasmesso dalla fondazione stessa. La stima dei cedimenti attesi è necessaria per valutarne
l’ammissibilità in condizioni di esercizio, e quindi per valori del carico e delle tensioni indotte molto
inferiori a quelli che producono la rottura del terreno. Per stimare i cedimenti è necessario conoscere,
fino alla profondità alla quale l’alterazione dello stato di tensione diviene trascurabile, ovvero nel
volume significativo del sottosuolo:

 Le condizioni stratigrafiche;
 Lo stato tensionale iniziale e finale;
 Le leggi costitutive tensioni-deformazioni-tempo per ciascuno dei terreni presenti.

Le fondazioni a travi rovesce incrociate o graticci di travi sono utilizzate quando vengono trasmessi
forti carichi su un terreno di media resistenza, oppure quando il terreno presenta un carico limite molto
limitato, scarsa omogeneità e coerenza per cui sono possibili cedimenti differenziali.

8.1. CALCOLO DEI CEDIMENTI


In maniera semplificata, il calcolo dei cedimenti è stato eseguito con l’ausilio del software SAP2000,
considerando sempre un terreno modellato come letto di molle infinitamente vicine.

In particolare, per stimare i cedimenti della fondazione è stata considerata la combinazione rara dei
carichi agenti sulla sovrastruttura. I diagrammi di sforzo normale e momento flettente della struttura in
elevazione derivanti da tale analisi sono riportati in Figura 46 e 47.

Figura 46: Sforzo normale della struttura in elevazione allo “SLE_RARA”

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Progetto di una trave di fondazione per un edificio in c.a. in zona sismica

Figura 47: Momento flettente della struttura in elevazione allo “SLE_RARA”

I risultati sono riportati in Tabella 15.

PILASTRO N Mx My
[kN] [kN m] [kN m]
P1 480 -6.40 1.47
P2 659 1.33 -1.26
P3 575 -1.50 -1.81
P4 608 0.03 -1.82
P5 576 1.48 -1.82
P6 645 -0.78 -1.28
P7 468 5.67 1.41

Tabella 15: Sollecitazioni trasferite alla trave di fondazione

I cedimenti assoluti al di sotto della trave, in corrispondenza di ogni pilastro, risultano pari a (Tabella
16):

PILASTRO CEDIMENTI
[mm]
INIZIO 4.4
P1 4.2
P2 3.1
P3 2.9
P4 2.8
P5 2.9
P6 3.2
P7 4.2
FINE 4.4

Tabella 16: Cedimenti assoluti

Quindi, dopo avere stimato l’entità dei cedimenti assoluti, occorre valutarne l’ammissibilità, ma
soprattutto è necessario valutare i cedimenti differenziali. Un cedimento uniforme, infatti, non
determina variazioni nello stato tensionale della struttura in elevazione, rappresentando uno
spostamento rigido. Pertanto potrebbero essere tollerati anche cedimenti elevati purché compatibili

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Progetto di una trave di fondazione per un edificio in c.a. in zona sismica

con la funzionalità dell’opera. Al contrario movimenti di rotazione rigida e cedimenti differenziali


(Figura 48) alterano le sollecitazioni nella struttura e sono quindi più pericolosi per l’integrità
dell’opera.

Figura 48: Momento flettente della struttura in elevazione allo “SLE_RARA”

La verifica dei cedimenti differenziali risulta soddisfatta se il valore β calcolato soddisfa i seguenti
limiti riportati in Figura 49, secondo quanto analizzato da Sower (1962):

Figura 49: Valori ammissibili di alcuni parametri di deformazione delle strutture secondo Sowers (1962)

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Progetto di una trave di fondazione per un edificio in c.a. in zona sismica

Le rotazioni rigide dovute ai cedimenti differenziali al di sotto della fondazione sono riportate in
Tabella 17:

CEDIMENTO ASSOLUTO
TRATTO P.TO 1 P.TO 2 LUCE δ β VERIFICA
[mm] [mm] [m] [mm]
1 4.4 4.2 0.50 0.2 4.00E-04 OK
2 4.2 3.1 3.95 1.1 2.78E-04 OK
3 3.1 2.9 3.50 0.2 5.71E-05 OK
4 2.9 2.8 4.10 0.1 2.44E-05 OK
5 2.8 2.9 4.10 -0.1 -2.44E-05 OK
6 2.9 3.2 3.50 -0.3 -8.57E-05 OK
7 3.2 4.2 3.73 -1.0 -2.68E-04 OK
8 4.2 4.4 0.50 -0.2 -4.00E-04 OK

Tabella 17: Cedimenti differenziali e rotazioni rigide

La fondazione risulta, perciò, verificata.

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