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La legislazione dell'imperatore Giuliano. Primi appunti per una palingenesi

Article  in  Antiquite Tardive · January 2009


DOI: 10.1484/J.AT.3.36

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Emilio Augusto Germino


University of Campania Luigi Vanvitelli
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A nTar d , 17, 20 09, p. 159- 174

LA LEGISLAZIONE DELL’IMPERATORE GIULIANO


PRIMI APPUNTI PER UNA PALINGENESI

EMILIO GERMINO

The Emperor Julian’s legislation.


First notes for a palingenesis

This essay is a first, partial skeleton of a larger work, currently under way, on the palingenesis of the Emperor
Julian’s constitutions. The normative production of the last pagan Emperor requires a broader discussion leading to
a comprehensive study, where a reliable reconstructive hypothesis can serve as useful background. This palingenesis
FRYHUVWKHSHULRGIURPZKHQ-XOLDQZDV&DHVDULQ*DXOWRKLVGHDWK MXQH DQGZLOOEHFRQGXFWHGRQ
all types of sources, legal, extrajuridic, epigraphic, relying on the works of the same Julian, in particular the letters,
some of which are official documents with a clear normative value. In this work I have tried, for the meantime, to
explain some problems of attribution emerged from a first reading of the Theodosian Code. [Author.]

1. – È ben nota agli studiosi della tarda antichità l’intensa pubblico o privato della sua vita sfuggito all’analisi degli
ULÀHVVLRQHVWRULRJUD¿FDPDWXUDWD¿QGDOPHGLRHYRLQWRUQR storici, i quali ne hanno indagato, di volta in volta, i
all’opera e alla controversa quanto ancor oggi affascinante risvolti psicologici e intimistici, la politica religiosa, quella
ed enigmatica personalità dell’imperatore Giuliano1. Si PLOLWDUHODQRWHYROHSURGX]LRQHOHWWHUDULD'DO¿QLUHGHJOL
può con tutta tranquillità affermare che non vi sia aspetto anni settanta del secolo scorso, per limitarci all’ultimo
trentennio, possiamo registrare una considerevole mole di
FRQWULEXWLVX*LXOLDQRFKHYDQQRGDOOHPRQRJUD¿HWDORUD
assai corpose2, agli articoli, anche solo di pochissime pagine,
1. Una consistente rassegna degli studii dedicati a Giuliano è in R. Braun dagli atti di convegni internazionali3 alle nuove edizioni
e J. Richer (edd), L’Empereur Julien. De l’histoire à la légende (371-
1715), Paris, 1978, e, soprattutto, una seppur breve Bibliographie des critiche delle opere dell’imperatore, talora corredate di
études savantes sur Julien publiées de 1810 à 1978, in J. Richer (ed.), traduzione in lingua moderna4, agli svariati strumenti di
L’Empereur Julien. De la légende au mythe (de Voltaire à nos jours),
Paris, 1981, pp. 109 ss., dove l’autore ha invero la consapevolezza che
«cette liste est sans doute fort incomplète». Un ampio panorama, con
discussione, delle opere riguardanti l’imperatore pagano è abbracciato
nella serie di contributi a più riprese pubblicati da Matilde Caltabiano 2. Non è questa, ovviamente, la sede più opportuna per dar conto della
nella rivista dell’Associazione di studi tardoantichi: M. Caltabiano, feconda stagione di studi giulianei. Devo però fare un’eccezione per
8Q TXLQGLFHQQLR GL VWXGL VXOO¶LPSHUDWRUH *LXOLDQR  , in O¶XWLOLVVLPDHDFFXUDWDPRQRJUD¿DGL-%RXIIDUWLJXHL’empereur Julien
.RLQZQLYD, 7, 1983, pp. 15-30, pp. 113-132; 8, 1984, pp. 17-31; Un et la culture de son temps, Paris, 1992, e per il libro di P. Renucci, Les
GHFHQQLRGLVWXGLVXOO¶LPSHUDWRUH*LXOLDQR  , in .RLQZQLYD, idées politiques et le gouvernement de l’empereur Julien, Bruxelles,
17, 1993, pp. 5-34, pp. 143-172; 18, 1994, pp. 17-38; pp. 141-163. Si 2000, che dedica una sia pur breve sezione del suo studio ad alcune tra le
veda pure il più limitato lavoro di W. E. Kaegi Jr., Research on Julian riforme promosse da Giuliano.
the Apostate. 1945-1964, in The Classical World, 58, 1965, pp. 229-238. 3. Si veda, per esempio, tra gli atti di convegni interamente dedicati
6DUHEEHSHUDOWURDXVSLFDELOHXQDUDVVHJQDELEOLRJUD¿FDFKHFRQWLQXDVVH al principe pagano, *LXOLDQR ,PSHUDWRUH OH VXH LGHH L VXRL DPLFL L
il lavoro là dove lo aveva interrotto Matilde Caltabiano. Sull’interesse suoi avversari. Atti del convegno internazionale di studi, Lecce 10-
per Giuliano nella letteratura medievale, più di recente, S. Conti, La 12 dicembre 1998, Galatina, 1998 (ma 2000), ove non pochi sono i saggi
fortuna di un imperatore pagano negli autori cristiani dell’Italia di grande interesse.
medievale, in M.-P. Pieri (ed.), Percorsi della memoria, 2, Firenze, 4. Mi limito a ricordare, tra le edizioni italiane di singole opere di Giuliano, a
2004, pp. 9-23; S. Conti, A. Doria, *LXOLDQRO¶$SRVWDWDXQLPSHUDWRUH WLWRORPHUDPHQWHHVHPSOL¿FDWLYR-)RQWDLQH&3UDWR$0DUFRQH HGG 
romano nella letteratura tedesca del Medioevo, Trieste, 2005. *LXOLDQR,PSHUDWRUH. Alla madre degli dei e altri discorsi, Milano, 1987;

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consultazione, dai quali la ricerca antichistica trae spesso non del tutto rispondente al vero, come dimostra, pur a voler
grande giovamento5. trascurare le constitutiones accolte nel Codice Teodosiano – e
Non posso peraltro esimermi dall’osservare, con un certo sul punto torneremo più nel dettaglio in séguito –, la conser-
UDPPDULFR FRPH D TXHVWR GLIIXVR H JLXVWL¿FDWR LQWHUHVVH vazione di una ventina di testi nel Codex Iustinianus, segno
VWRULRJUD¿FRSHUOD¿JXUDGL*LXOLDQRQRQDEELDFRUULVSRVWR inequivocabile della loro vigenza, a dispetto dei circa due
un analogo fervore sul versante degli studii giuridici. Pochi secoli passati dall’emanazione e, direi, anche a dispetto della
sono i progressi compiuti, sebbene siano trascorsi molti GH¿QLWLYDDIIHUPD]LRQHGHOFULVWLDQHVLPR
decennii dalla sua pubblicazione e vi siano state frattanto Un ruolo niente affatto secondario in un simile modo di
interessanti novità – penso, per tutte, all’edizione della consti- vedere, infatti, ha giocato e continua a giocare l’idea che il
tutio de postulando6 – rispetto al ponderoso e, pur con tutti i regno di Giuliano abbia rappresentato una sorta di incidente
suoi limiti, ancora per molti versi valido saggio di Wilhelm di percorso, subito e con disinvoltura superato, lungo il
Ensslin7. Non mancano, per la verità, alcune ricerche orientate cammino di un impero che si avviava a grandi passi, pur
all’analisi del dato essenzialmente giuridico, ma esse – tutte tra non poche contraddizioni, a diventare uno stato confes-
ormai molto risalenti nel tempo – si sono il più delle volte sionale11. «Una piccola nube passeggera», tanto per ricordare
limitate ad elencazioni quasi sinottiche delle incursioni di il caustico e quasi profetico giudizio espresso da Atanasio
Giuliano nel campo del diritto8RDOO¶HVDPHGLVLQJROLVSHFL¿FL mentre, esiliato da Giuliano, abbandonava per l’ennesima
segmenti dell’attività normativa del principe9. volta il seggio episcopale di Alessandria12. Una prospettiva,
In linea di massima, dunque, negli studi giusromanistici codesta, nondimeno caratterizzata dall’impostazione
scarso rilievo si è riconosciuto alla politica del diritto di fortemente ideologica (peraltro smentita dai fatti), secondo
Giuliano complessivamente considerata10, nella convinzione, cui, a partire da Costantino, la legislazione imperiale sarebbe
forse, che il suo governo fu troppo breve perché potesse VWDWD LQÀXHQ]DWD DVVDL LQ SURIRQGLWj GDO SHQVLHUR FULVWLDQR
SURGXUUHVLJQL¿FDWLYHFRQVHJXHQ]HVXOO¶RUGLQDPHQWRJLXULGLFR DO SXQWR FKH L FRGL¿FDWRUL WHRGRVLDQL DYUHEEHUR XWLOL]]DWR
del tempo. Si tratta, nondimeno, di una visione parziale e QHOORURÀRULOHJLROHFRVWLWX]LRQLGHLVROLSULQFLSLFULVWLDQLR
DGGLULWWXUD ± VHFRQGR XQD YLVXDOH ¿Q WURSSR HVWUHPL]]DQWH
H DOWUHWWDQWR LQJLXVWL¿FDWD ± GHL VROL LPSHUDWRUL FDWWROLFL13.

M. Caltabiano (ed.), /¶HSLVWRODULRGL*LXOLDQRLPSHUDWRUH, Napoli, 1991;


E. Masaracchia (ed.), *LXOLDQR ,PSHUDWRUH. &RQWUD *DOLOHRV, Roma,
1990; I. Tantillo (ed.), /DSULPDRUD]LRQHGL*LXOLDQRD&RVWDQ]R, Roma,
1997 e, recentissima, S. Angiolani (ed.), *LXOLDQR O¶$SRVWDWD. Elogio 11. È del 380 l’editto di Tessalonica col quale Teodosio I dichiarava la
dell’imperatrice Eusebia. Orazione II, Napoli, 2008. Ma, naturalmente, IHGHFDWWROLFDUHOLJLRQHXI¿FLDOHGHOORVWDWRFIUCTh 16, 1, 2 ad populum
non può tacersi l’edizione in quattro volumi delle opere complete urbis Constantinopolitanae. Sulla constitutio, che segna «[…] per dir
dell’imperatore, curata, per Les Belles Lettres, da J. Bidez, G. Rochefort così, la formale data di nascita dell’impero cristiano e confessionale»,
e Ch. Lacombrade, cui va aggiunto anche J. Bidez, Fr. Cumont (edd.), v. ora L. De Giovanni, Istituzioni scienza giuridica codici nel mondo
Imperatoris Caesaris Flavii Claudii Iuliani epistulae leges poematia tardoantico. Alle radici di una nuova storia, Roma, 2007, pp. 241-245.
fragmenta varia, Paris, 1922. 12. Socr. Hist. eccl., 3, 14, 1 [= 3* 67, col. 416 A].
5. Tra questi segnalo il recente e meritorio lavoro di S. Conti (ed.), Die 13. L’equivoco trae origine da due elementi, entrambi ricorrenti nel
Inschriften Kaiser Julians, Stuttgart, 2004, una raccolta delle iscrizioni monumentale commentario di Jacques Godefroy al Codex Theodosianus:
concernenti Giuliano, che molto vantaggiosa potrà rivelarsi proprio ai a/ la presenza, già nell’avantesto della prima edizione pubblicata postuma
¿QLGHOSURJHWWRSUHVHQWDWRLQTXHVWHSDJLQH$OWUHWWDQWRXWLOLLUHSHUWRULL nel 1665 da Antoine Marville, di un passo tratto dal Chronicon dello
ELEOLRJUD¿FLFLWDWLDOODQ pseudo-Prospero di Aquitania; b/ le parole dello stesso Godefroy nei suoi
6. B. Bischoff, D. Nörr (edd.), Eine unbekannte Konstitution Kaiser Prolegomena ad Codicem Theodosianum. Nel frammento, erroneamente
Julians (c. Iuliani de postulando), München, 1963. e a lungo attribuito a Prospero di Aquitania, si legge: «Theodosianus liber
7. .DLVHU -XOLDQV *HVHW]JHEXQJVZHUN XQG 5HLFKVYHUZDOWXQJ, in Klio. omnium legum legitimorum (id est Christianorum) Principum in unum
%HLWUlJH]XU$OWHQ*HVFKLFKWH, 18, 1923, pp. 104-199. Volumen Collectorum editus». È evidente l’equazione principes legitimi
8. Si veda, per esempio, l’articolo, ormai molto datato, di R. Andreotti, = principes christiani. Senonché la frase «id est Christianorum» non è
/¶RSHUD OHJLVODWLYD HG DPPLQLVWUDWLYD GHOO¶,PSHUDWRUH *LXOLDQR, nell’originale, ma è un’aggiunta (cfr. Pseudochron. ad a. XV Theod. [PL 51,
in Nuova rivista storica, 14, 1930, pp. 342-383. Denso di spunti, in col. 863 B]: «Theodosianus liber, omnium legum legitimorum principum
qualche caso anche provocatorii, mi sembra invece il bel saggio di in unum collatarum, hoc primum anno editus»). Quanto ai Prolegomena di
M. Sargenti, Aspetti e problemi dell’opera legislativa dell’imperatore Godefroy, egli a p. CCXI afferma: «In quem (scil. in Codicem Theodosianum)
*LXOLDQR, in Atti dell’Accademia Romanistica Costantiniana, 3, 1979, iam coniectae fuerunt Imperatorum Christianorum constitutiones, a
pp. 325-381, così come senz’altro pregevole è, nel medesimo volume, Constantino M. videlicet, qui primus veneranda Christianorum religione
il contributo di A. Biscardi, &XOWXUD H DQWLFRQIRUPLVPR GL *LXOLDQR imperium munivit». Già J. G. Heineccius, Historia iuris Romani, 1733,
l’Apostata, pp. 57-82. p. 281, contestava come fallace il commento di Gotofredo chiedendosi
9. R. Andreotti, Problemi della Constitutio de postulando attribuita retoricamente come potesse rientrare nel concetto di princeps legitimus,
DOO¶LPSHUDWRUH *LXOLDQR H O¶HVHUFL]LR GHOOD SURIHVVLRQH IRUHQVH QHO WDUGR così come inteso dall’illustre commentatore, appunto Giuliano, le cui
Impero, in RIDA, 3a s., 19, 1972, pp. 181-218; Idem, Problemi del costituzioni certo non mancano nel codice di Teodosio, e proponeva una
©VXIIUDJLXPªQHOO¶LPSHUDWRUH*LXOLDQR, in Atti dell’Accademia Romanistica lettura molto più sensata, secondo la quale i principes legitimi menzionati
CostantinianaSS9DTXLULFRUGDWDDQFKHODPRQRJUD¿DGL nello Pseudochronicon «[…] opponuntur tyrannis, quorum tum plurimi
E. Pack, Städte und Steuern in der Politik Julians. Untersuchungen zu den imperium per bina saecula adfectarunt […]» (p. 282). Purtroppo la
Quellen eines Kaiserbildes, Bruxelles, 1986, sostanzialmente dedicata alle spiegazione di Heineccius non ha goduto di molte simpatie se confrontata
riforme di Giuliano relative agli ordinamenti cittadini. con il successo riscosso dalla singolare interpretazione di Godefroy.
10. Riferimenti, ma sempre in una prospettiva ampia e generale, per non L’equivoco si è perpetuato sino ai nostri giorni, ciclicamente ripreso e
GLUHJHQHULFDQHOODPRQRJUD¿DGL-*HIIFNHQKaiser Julianus, Leipzig, ULSURSRVWR FRPH XQ GDWR DFTXLVLWR ¿QR D UDGLFDUVL WDQWR LQWHQVDPHQWH
1914, pubblicata tra l’altro quasi cent’anni or sono. nella moderna letteratura romanistica da non essere più degnato di un

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A nTa rd , 1 7 , 2 0 0 9 LA LEGISLAZIONE DELL’IMPERATORE GIULIANO: PRIMI APPUNTI PER UNA PALINGENESI 161

2SLQLRQH GDOOD TXDOH GLVFHQGRQR JURVVH GLI¿FROWj DOORU- specie se si trattava di trascurabili provvedimenti15. Né, credo,
quando si debba poi spiegare come mai nel “cattolico” codice VLSXzRELHWWDUHFKHO¶LQWHUHVVHGHLFRGL¿FDWRULGHO9VHFROR
di Teodosio II non manchi, tutt’altro, un rilevante campione per la legislazione di Giuliano fu solo di tipo storico. Ciò
dell’attività normativa dell’imperatore “apostata”. Di qui la potrebbe ad esempio valere per l’edictum de professoribus
necessità – forse sarebbe meglio dire l’assillo – di ridimen- del 17 giugno 36216, per quanto io ne dubiti fortemente, ma
sionare il valore di tale “ingombrante presenza”, sostenendo, QRQ VL FRPSUHQGH TXDOH VLJQL¿FDWR VWRULFR DYHVVHUR WDOXQH
in maniera un po’ apodittica, che si tratterebbe di uno sparuto constitutiones del tutto avulse dal contesto originario o
gruppo di leggi – per giunta subito abrogate14 nella tensione al addirittura consistenti in un singolo rigo – evidente frutto del
ristabilimento di un “ordinato” sistema inopinatamente ma per ³ELVWXUL´GHLFRGL¿FDWRUL±GDOTXDOHDI¿RUDVROWDQWRLOSXUR
fortuna solo per poco turbato – comunque di scarsa se non di e talvolta assai scarno dato normativo. Inoltre, se di valore
scarsissima importanza. Affermazioni, la prima, sconfessata storico può parlarsi per il Codice Teodosiano, non altrettanto
GDOOD TXDQWLWj GHOOH FRVWLWX]LRQL JLXOLDQHH FRGL¿FDWH XQ può dirsi per il Codice Giustiniano. Perché – e veniamo così
numero forse non esorbitante ma in linea – se ovviamente alla seconda domanda, che, per quanto mi riguarda, ha già
commisurato agli anni di governo – con quello di molti altri una risposta – accogliere in quest’ultimo alcune delle leggi
imperatori, ivi incluso lo stesso Teodosio II; la seconda, in giulianee, se non per il fatto che esse, in tutto o in parte, erano
attesa di conferme o di smentite proprio da un’analisi svolta ancora in vigore17?
in modo serio e organico sul contenuto della legislazione La ricerca, allora, avviata da qualche tempo e della
giulianea e sul destino che essa ebbe negli anni successivi quale, in queste pagine, si espongono soltanto le linee
alla scomparsa dell’imperatore. Asserzioni, in ogni caso, che guida e i primissimi risultati, ancora molto parziali18, mira
pongono due domande ineludibili: se la politica legislativa di alla realizzazione di una palingenesi delle costituzioni di
Giuliano fu irrilevante dal punto di vista sostanziale, perché Giuliano, che offra un quadro completo della normativa
affannarsi a darle risalto in un codice che, appunto in quanto dell’ultimo imperatore pagano e possa in tal modo servire
“cristiano”, non aveva alcun bisogno di serbarne memoria? DQFKHGDXWLOHHGHI¿FDFHVWUXPHQWRSHUFKLYRJOLDGHGLFDUVL
Sarebbe stato molto semplice destinarla a un eterno oblio, ex professo al suo studio.
'DXQSXQWRGLYLVWDPHWRGRORJLFRSUHOLPLQDUHDL¿QL
palingenetici, si pone la necessità di precise opzioni circa
le fonti da mettere a partito e il lasso di tempo entro il quale
pur auspicabile tentativo di ripensamento. Solo per fare qualche esempio, contenere l’indagine. Due aspetti – perlomeno nel caso di
B. Biondi, Il diritto romano cristiano, 1, Milano, 1952, pp. 4 ss., sulle Giuliano – tra di loro intimamente connessi: optare per
orme di Gotofredo, spiega la decisione di Teodosio II di far cominciare il
suo codice da Costantino con la volontà di presentare un codice «[…] di
pure leggi cristiane, cioè di leggi emanate da imperatori cristiani e piene
di fede cattolica» (p. 5). Naturalmente, lo studioso, per adattare i fatti alla
VXD WHRULD SUHFRVWLWXLWD VL VFRQWUD FRQ WXWWD XQD VHULH GL GLI¿FROWj FKH 15. Per di più, come si avrà modo di vedere, non solo la cancelleria
egli cerca di superare in maniera alquanto semplicistica, come quando FRVWDQWLQRSROLWDQD GL 7HRGRVLR VL ULVROVH D FRGL¿FDUH OH OHJJL GL
SUHWHQGHGLJLXVWL¿FDUHODSUHVHQ]DGHOOHFRVWLWX]LRQLJLXOLDQHHDOO¶LQWHUQR Giuliano, ma addirittura – così come con una qualche incongruenza
del codice, ritenendole di scarsa importanza. Il pensiero dello studioso si sostiene tra gli studiosi – attribuì a lui anche costituzioni che con
KD WXWWDYLD LQÀXHQ]DWR PROWL DOWUL 6L YHGD SHU HVHPSLR PD WUDWWDVL GL ogni verisimiglianza erano del suo successore Gioviano. I commissarii
indicazione necessariamente scheletrica, E. Volterra, Sulla legge delle teodosiani, dunque, lungi dal cancellare ogni ricordo dell’“apostata”, si
citazioni, in Scritti giuridici, 6. Le fonti, pp. 443 s.; Id., Sul contenuto diedero al contrario molto da fare per conservarlo pur quando non ve
del Codice Teodosiano, in Scritti giuridici, 6, cit. pp. 350 s. e, ancor più ne fosse la necessità.
nettamente, p. 353, dove l’a. pretende di confermare la propria ipotesi sulla 16. Cfr. CTh 13, 3, 5, sul quale v. E. Germino, Scuola e cultura, cit. (n. 13),
EDVHGHOODFRQVWDWD]LRQHFKHHJOLGH¿QLVFH©RJJHWWLYDHSUHFLVDªVHFRQGR passim, ma praecipue pp. 166 ss.
cui non solo non vi sarebbero nel codice del 438 costituzioni di imperatori 17. Se si voglia dubitare dell’effettivo valore cogente delle costituzioni
pagani, ma, vieppiù, non vi sarebbero neppure citazioni indirette di queste giulianee incluse nel Codex Theodosianus, riconoscendo loro
ultime e, addirittura, eccettuati quattro casi, di opere della giurisprudenza. LPSURSULDPHQWH XQ PHUR VLJQL¿FDWR VWRULFR QRQ DOWUHWWDQWR SXz IDUVL
Quanto a quest’ultimo aspetto, non sarà per caso che, fallito il primo per le leggi raccolte nel Codice Giustiniano. Infatti, le istruzioni
SURJHWWRFRGL¿FDWRULRQHOTXDOHVLSUHYHGHYDFRPHqEHQQRWRDQFKHXQD impartite alla commissione del 528, con la const. Haec, valevoli anche
raccolta di tractatus e responsa (cfr. CTh 1, 1, 5), si decise di accogliere per il codice del 534 – come appare da const. Cordi 3 –, erano chiare
la soluzione “ravennate”, espressa nella cosiddetta legge delle citazioni? al riguardo: i commissarii avrebbero dovuto attingere dai tre codici
6L YHGDQR SHUz OH LQWHUHVVDQWL ULÀHVVLRQL GL ) 'H 0DULQL$YRQ]R La precedenti soltanto le costituzioni ancora in vigore, alle quali avrebbero
politica legislativa di Valentiniano III e Teodosio II, Torino, 1975, pp. 113 SHUDOWUR GRYXWR DSSRUWDUH OH QHFHVVDULH PRGL¿FKH SHU XOWHULRUPHQWH
ss. Rinvio, per ulteriori considerazioni, a E. Germino, Scuola e cultura adeguarle alle esigenze del tempo. Ciò dimostra, appunto, che ancora
QHOODOHJLVOD]LRQHGL*LXOLDQRO¶$SRVWDWD, Napoli, 2004, pp. 215 ss., e ivi nel VI secolo una non trascurabile porzione dei provvedimenti di
specie nn. 48-51. Giuliano era considerata attuale. Su tutti questi temi mi limito, per ovvie
14. In quest’ottica, ad esempio, I. Tantillo, /¶LPSHUDWRUH *LXOLDQR, ragioni, a citare – oltre ai lavori di G. G. Archi, *LXVWLQLDQROHJLVODWRUH,
Roma-Bari, 2001, p. 118, ha sottolineato la scarsa fortuna che, a suo Bologna, 1970, pp. 124 ss., ma anche 7HRGRVLR,,HODVXDFRGL¿FD]LRQH,
dire, ebbero i provvedimenti di Giuliano, ben presto posti nel nulla Napoli, 1976, pp. 32 ss., e di G. L. Falchi, 6XOODFRGL¿FD]LRQHGHOGLULWWR
GDLVXFFHVVRULHGqDQ]LJLXQWRDGH¿QLUHIDOOLPHQWDULLULVXOWDWLGHOOD romano nel V e nel VI secolo, Roma, 1989, pp. 13 ss. – L. De Giovanni,
politica giulianea nel suo complesso. Non intendo, né qui né altrove, Istituzioni scienza giuridica codici, cit. (n. 11), pp. 429 ss., ove ampia
³ULYDOXWDUH´FRQIDFLOLVHPSOL¿FD]LRQLOD¿JXUDHO¶D]LRQHGHOSULQFLSH discussione della letteratura precedente.
Condivido tuttavia con l’autore l’idea che la «vicenda di Giuliano» 18. È questo il motivo per cui le citazioni della letteratura moderna, così
possa costituire un punto di osservazione privilegiato per comprendere come delle fonti, sono ridotte all’essenziale e limitate ai casi nei quali
le trasformazioni e l’intima essenza del mondo tardoantico. esse siano indispensabili per la comprensione dei temi trattati.

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un periodo anziché per un altro provoca infatti inevitabili Se si passi a considerare i materiali giulianei accolti nei
ricadute sulla scelta dei materiali da utilizzare, così come GXH FRGLFL XI¿FLDOL LO VHJPHQWR WHPSRUDOH FRVu LQGLYLGXDWR
prediligere talune fonti con esclusione di altre condiziona appare ancor più contratto, anche se non di molto. La prima
in modo apprezzabile l’ampiezza dell’intervallo temporale legge di Giuliano, la cui data sia certa, è infatti CTh 7, 4, 7 del
che si voglia esaminare. 6 gennaio 36223, mentre l’ultima è CTh 12, 7, 2 (= CI 10, 73,
Per comodità espositiva, affronterò i due aspetti 2) del 23 aprile 363. La decisione dei commissarii teodosiani
tenendoli separati, pur essendo pienamente consapevole e giustinianei di recepire nei codici soltanto i testi normativi
GHOOD SRVVLELOLWj FKH HVVL VL V¿RULQR VL LQWHUVHFKLQR VL dell’ultimo anno e mezzo di governo dell’imperatore ha
LQÀXHQ]LQRO¶XQO¶DOWUR tuttavia cancellato per sempre ogni testimonianza giuridica
dell’attività legislativa eventualmente svolta da Giuliano
prima della legittima assunzione della porpora imperiale. La
2. –&RQULJXDUGRDOODGHWHUPLQD]LRQHGHLFRQ¿QLFURQR- scelta sarebbe dovuta – secondo Manlio Sargenti – al fatto
logici, ho deciso – benché a qualcuno potrà forse apparire FKH QHOOD YDOXWD]LRQH GHOOD FDQFHOOHULD WHRGRVLDQD ¿QR DOOD
XQDIRU]DWXUD±GL¿VVDUOLFRQXQDFHUWDODUJKH]]DVRSUDW- morte di Costanzo, Giuliano non poteva esser considerato
tutto in relazione al dies post quem, ossia di spingere la princeps legitimus e quindi non era nelle condizioni di poter
mia ipotesi ricostruttiva ben oltre il canonico periodo del «[…] emanare quelle leges edictorum viribus aut sacra
legittimo principato giulianeo. Quest’ultimo, come è noto, va generalitate subnixae la cui raccolta costituiva il programma
dall’11 dicembre del 361, giorno dell’adventus di Giuliano del Codice Teodosiano»24.
a Costantinopoli19 o, se si preferisce, dalla scomparsa di Il pensiero dello studioso mi sembra in gran parte
Costanzo20 – che in punto di morte ne avrebbe legittimato condivisibile, specie quando ritiene la semplice acclama-
l’investitura – all’uccisione dell’imperatore, mortalmente zione dell’esercito – avvenuta a Parigi nel febbraio del
ferito il 26 giugno del 36321 in una battaglia che fu senza 36025 ± LQVXI¿FLHQWH GD VROD D OHJLWWLPDUH JLXULGLFDPHQWH
dubbio esiziale per Giuliano, ma che forse cambiò radical- l’assunzione del supremo potere da parte di Giuliano26.
mente le sorti dell’impero romano medesimo22. Resta tuttavia il fatto che la nostra conoscenza dei due

19. Cfr. Amm. Res gest., 22, 2, 4; Socr. Hist. eccl., 3, 1, 2; Chron. pasch., essi furono costretti a cedere onde poter concludere una pax necessaria
ad a. 362 [Dindorf, p. 545]; Consularia Constantinopolitana ad a. 361 quidem sed ignobilis (Eutr. Brev., 10, 17, 1, mentre Amm. Res gest.,
p. Chr. [0*+, IX, p. 240]. 25, 7, 12 parla di ignobile decretum). Lo stesso Gregorio non esita a
20. Costanzo morì il 3 novembre del 361 a Mopsucrenae, oppidum GH¿QLUHOHFRQGL]LRQLGHOODUHVD©YHUJRJQRVHHLQGHJQHGHOODSRWHQ]D
situato tra la Cilicia e la Cappadocia, alle pendici del monte Tauro. Cfr. romana» (cfr. Greg. Naz. Orat., 5, 15, 21-23), benché solo qualche
Amm. Res gest., 21, 15, 3, che però colloca la morte dell’imperatore passo prima le avesse considerate «inattese e umane» (cfr. Greg. Naz.
al 5 ottobre. Hier., Chron., a. 364 [= PL 27, coll. 691-692]; Socr. Hist. Orat., 5, 15, 13-14). Sulla valutazione della “personale” guerra persiana
eccl. 2, 47, 4; 3, 1, 1; Chron. pasch., ad a. 361 [Dindorf, p. 545]; di Giuliano nelle fonti cristiane e specialmente in Gregorio Nazianzeno,
Consularia Constantinopolitana ad a. 361 p. Chr. [0*+, IX, pp. 239- v. E. Germino, Scuola e cultura, cit. (n. 13), pp. 1 ss., 243 s.
240]. Sembrerebbe – a seguire il resoconto di Ammiano – che proprio 23. Nel Codice Giustiniano è presente una costituzione – CI 11, 70, 1,
mentre esalava l’ultimo respiro, Costanzo, che per l’innanzi aveva indirizzata ad Atarbino – sine die et consulibus. Non si può escludere
VHPSUHUL¿XWDWRGLULFRQRVFHUHODOHJLWWLPLWjGHOSRWHUHGL*LXOLDQROR pertanto che possa essere anche precedente a CTh 7, 4, 7. Tuttavia, non
abbia investito formalmente. siamo in grado di stabilire per essa, anche solo approssimativamente,
21. Per una panoramica delle fonti e per una rapida sintesi delle versioni una data. Neppure il destinatario, noto solo da questa constitutio ci
FLUFRODQWL VXOOD PRUWH GL *LXOLDQR WUD¿WWR PRUWDOPHQWH GDOOD ODQFLD fornisce particolari utili in proposito: cfr. PLRE, I, p. 120, Atarbius,
scagliata da una mano rimasta ignota, mi sia consentito rinviare al mio RYH VHPSUH FKH TXHVWL SRVVD LGHQWL¿FDUVL FRQ $WDUELQR OR VL GLFH
Scuola e cultura, cit. (n. 13), pp. 241 ss. e ivi n. 3. La letteratura moderna governatore della Macedonia per il 364. Va da sé che non è in tale sua
al riguardo è praticamente incontrollabile. Sarebbe proibitivo e fuor di dignitas – a meno che non la rivestisse anche negli anni precedenti –
luogo darne conto in questa sede. Mi limito, pertanto, a citare soltanto che egli ricevette la costituzione a noi nota attraverso CI 11, 70, 1.
qualche lavoro più recente e interessante: M. Azarnoush, La mort de 24. Cfr. M. Sargenti, Aspetti e problemi, cit. (n. 8), p. 326.
Julien l’Apostat selon les sources iraniennes, in Byzantion, 61, 1991, 25. Sui convulsi avvenimenti che si susseguirono tra la “notte santa” parigina
pp. 322 ss.; P.-L. Malosse, Vie et mort de l’empereur Julien, par Libanios, (Liban. Orat., 13, 34: «Z@ QXNWRȢ HMNHLYQKȢ L-HUDCȢ  FKH SUHFHGHWWH OD
in Quaderni di Storia, 24, 1998, pp. 43 ss.; O. Lagacherie, Libanios et proclamazione di Giuliano, e la mattina dopo, cfr. il resoconto fatto dallo
Ammien Marcelin : les moyens de l’héroïsation de l’empereur Julien. Étude stesso imperatore in un’epistula indirizzata a Costanzo e riferita da Amm.
comparée du discours I, 132-133 (Bios) de Libanios et de l’Histoire XXV, Res gest., 20, 8, 5-17, in particolare ai §§ 7-10, ma tutta la lettera è indicativa
3, 1-9 d’Ammien Marcelin, in 5e*, 115, 2002, pp. 792 ss. dell’atteggiamento di Giuliano nei confronti del cugino. Si veda pure, con
22. Non è certamente facile dire cosa sarebbe successo se Giuliano non ulteriori dettagli, la “lettura autentica” datane in Iulian. Orat., 5, 284 a - 285
fosse stato ferito a morte e se, come all’inizio tutto lasciava presagire, d (Bidez) e, senza sostanziali differenze, almeno nel nucleo del racconto, in
DYHVVH VFRQ¿WWR L 3HUVLDQL ULXVFHQGR Oj GRYH PROWL DOWUL SULPD GL OXL Iulian. Epist. 26, 414 b, Epist. 28, 382 c, Orat. 12, 352 d (Lacombrade). In
avevano fallito e nessuno in séguito sarebbe più stato in grado di fare. linea con la narrazione giulianea, fatti salvi taluni particolari, anche Liban.
Si potrebbe giungere a ipotizzare addirittura un destino diverso per lo Orat., 12, 58 e 18, 97-99 – oltre alla già ricordata Orat., 13, 34, dove però
stesso cammino del cristianesimo. Il timore di una eventuale vittoria di l’esposizione degli eventi assume contorni più mistici –, Amm. Res gest.,
Giuliano sugli eterni nemici di Roma è molto presente nell’intellighenzia 20, 4, 1-22 e 20, 5, 1-10, Zos. Hist. nova, 3, 9, 1-5.
FULVWLDQDGHOWHPSRSXUGRSRO¶LQDWWHVDPRUWHGHOO¶LPSHUDWRUHHDI¿RUD &KHFHUWDPHQWH&RVWDQ]R¿QRDOODYLJLOLDGHOODVXDPRUWHPDOJUDGR
in particolare, qui e là, nelle opere di Gregorio di Nazianzo, nelle quali è gli inviti rivoltigli da Giuliano, non ne avesse riconosciuto la legittimità
SDOSDELOHLOVRVSLURGLVROOLHYRSHUODWUDJLFD¿QHGHOO¶DSRVWDWD8QDJLRLD dell’investitura, emerge dalle parole con le quali egli arringò il proprio
a stento celata e solo in leggerissima misura svilita dalle dolorose perdite esercito prima di muover battaglia al cugino (cfr. Amm. Res gest., 21,
subite dai Romani sia in termini di vite umane sia per i territorii che 13, 13).

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A nTa rd , 1 7 , 2 0 0 9 LA LEGISLAZIONE DELL’IMPERATORE GIULIANO: PRIMI APPUNTI PER UNA PALINGENESI 163

FRGLFL XI¿FLDOL q IUDPPHQWDULD ODFXQRVD H VL IRQGD VX ratore32ÊTXHVWDXQDVFHOWDQRQFRPXQHGHLFRGL¿FDWRULL


manoscritti non sempre fededegni, circostanza da più parti quali quasi mai hanno ricordato nelle inscriptiones i cesari,
sottolineata e sulla quale lo stesso Sargenti ci ha non di limitandosi a citarne la dignitas nelle subscriptiones allor-
UDGRLQYLWDWLDULÀHWWHUH27. Non possiamo quindi escludere in quando ne indicavano il consolato33. Un comportamento
assoluto l’eventualità che provvedimenti ipoteticamente28 tanto più strano se si considera quanto da più parti si è
emanati da Giuliano tra il febbraio del 360 e l’ottobre del affermato – e su cui ho già in precedenza espresso la mia
361 fossero in origine presenti tanto nel Codice Teodosiano opinione34±FLUFDO¶RULHQWDPHQWRGHLFRGL¿FDWRULWHRGRVLDQL
TXDQWRQHO&RGLFH*LXVWLQLDQRHFKHRJJLQRQYL¿JXULQRD a escludere dal loro codice le costituzioni dei principi che
causa della travagliata tradizione manoscritta degli stessi29. non fossero cristiani o cattolici. Non solo la commissione
Su una cosa, nondimeno, ritengo che Sargenti abbia
pienamente ragione: l’assenza, nelle due raccolte imperiali,
delle costituzioni risalenti al tempo in cui Giuliano non era
ancora il legittimo reggitore dell’impero – sia essa dovuta a 32. Per il periodo che va dal 356 al 361, nel Codice Teodosiano vi sono
XQDLQWHQ]LRQDOHHPRWLYDWDRS]LRQHGHLFRGL¿FDWRULRSSXUH  FRVWLWX]LRQL GL &RVWDQ]R QHOOH TXDOL DFFDQWR DO VXR QRPH ¿JXUD
a una sfavorevole tradizione testuale – rappresenta una l’indicazione del cesare. Non le riporto per motivi di brevità, ma
sintetizzando le osservazioni svolte su di esse, i risultati sono i seguenti:
JUDYHSHUGLWDGDOSXQWRGLYLVWDVWRULRJUD¿FR30. di queste 32 costituzioni, ben 25 menzionano esplicitamente il nome
Altrettanto grave – è ancora lo studioso a porlo giusta- di Giuliano, accompagnato dalla carica espressa con l’appellativo
mente in rilievo31 – è il silenzio dei codici, e delle fonti Caes. o C. Solo per cinque, invece, il nome non è indicato, ma ricorre
la formula idem A. et Caes. Si tratta di CTh 11, 16, 8 (1 aprile 357),
giuridiche più in generale, circa l’attività legislativa CTh, 9, 42, 3 (28 agosto 357), CTh 11, 16, 9 (23 febbraio 359), CTh 16,
posta in essere da Giuliano nei quattro anni di cesarato in 2, 15 (30 giugno 360 o 359), CTh 13, 1, 2 (10 luglio 360). Per esse, la
Gallia. La posizione formale del futuro principe per questo IRUPXODSXUVLQWHWLFDVLJLXVWL¿FDLQTXDQWRQHOWLWRORUHODWLYRYHQJRQR
subito dopo altre costituzioni nelle quali sia il nome dell’augusto sia
periodo emerge soltanto da talune costituzioni di Costanzo, quello del cesare sono espressamente fatti. Appare invece sui generis
emanate appunto tra il 356 e il 360, nella cui inscriptio la formula Imp. Constantius A. et Caesar che ritroviamo in due leges
si menziona talvolta esplicitamente talaltra per implicito del 361 – CTh, 2, 19, 4 e CTh 2, 20, 1, entrambe del 19 maggio – e per
le quali si può supporre, ferma restando la possibilità di errori o di difetti
il nome del cesare Giuliano accanto a quello dell’impe- nella tradizione manoscritta, che risalendo a un tempo in cui Giuliano e
Costanzo stavano per giungere ormai allo scontro frontale, il nome del
primo sia stato cancellato, ma sia rimasta l’indicazione del cesare. Non
può tuttavia tacersi come in talune constitutiones della seconda metà del
360 – quando cioè Giuliano era già stato acclamato imperatore dal suo
6LYHGDDWLWRORHVHPSOL¿FDWLYRFRQULIHULPHQWRDOFRGLFHGL7HRGRVLR,, esercito e i rapporti col cugino erano ormai tesissimi – malgrado ciò, il suo
M. Sargenti, Il Codice Teodosiano: tra mito e realtà, in Studia et QRPH¿JXULQHOODORURLQWLWROD]LRQHÊG¶DOWURODWRVLQJRODUHFKHQHVVXQD
Documenta Historiae et Iuris, 61, 1995, pp. 373 ss. delle leggi del 358 contempli nell’intestazione il cesare, il che deve indurci
28. Contrariamente a quanto sembra presumere M. Sargenti, Aspetti e DULÀHWWHUHDWWHQWDPHQWH±VHPPDLYLIRVVHDQFRUDELVRJQRGLULFKLDPLVXO
problemiFLW Q SSVHLYLQQRQFUHGRLQYHFHVXI¿FLHQWH punto – sul valore che possono avere le inscriptiones e le subscriptiones
a dimostrare l’esistenza di una concreta attività legislativa di Giuliano, dei codici imperiali, con la loro travagliata trasmissione testuale. Passando
per il tempo che va dall’acclamazione dell’esercito alla sua formale al Codice Giustiniano, si rileva che delle 9 costituzioni degli anni 356-361
LQYHVWLWXUDLOIDWWRFKHLQWDOXQLGRFXPHQWLXI¿FLDOLGHOO¶HSRFD±FRPH in comune con il Codice Teodosiano soltanto 3 indicano il cesare Giuliano
la lettera al senato e al popolo di Atene (cfr. Iulian. Orat., 5 [Bidez]) e sempre espressamente: due volte con la formula Imp. Constantius A. et
±HJOLVLTXDOL¿FDVVHDXMWRNUDYWZU Se prima del gennaio 362 – e quando Iulianus C. (CI 11, 2, 1 = CTh 13, 5, 9 e CI 12, 37, 1 = CTh 7, 4, 6) e una
era ancora cesare in Gallia – Giuliano emanò atti con valore normativo, volta con la formula Idem A. et Iulianus C. (CI 10, 48, 8 = CTh 11, 16, 8).
dovrà emergere appunto da una attenta analisi delle fonti che all’uopo Tra le costituzioni presenti invece nel solo Codex Iustinianus, solo due
si vorranno utilizzare. (CI 9, 18, 6 e CI 9, 18, 7) hanno un’espressione che allude a un cesare,
29. Il problema non riguarda soltanto il Codex Theodosianus, che conosciamo, ma senza farne il nome: Idem A. et C. Su tutto ciò, v. P. O. Cuneo, Codice
per i primi cinque libri, quasi esclusivamente attraverso le leggi romano- 7HRGRVLDQR&RGLFH*LXVWLQLDQHRHGLULWWRGHOWDUGRLPSHUR, in Labeo, 42,
barbariche, in special modo grazie al Breviarium Alaricianum, mentre gli 1996, pp. 208 ss., part. pp. 212 ss.
altri libri ci sono noti anche per il tramite di manoscritti – segnatamente 33. Una rapida indagine, al momento parziale ma che non dovrebbe soffrire
il Vaticanus reginae 886 e il Parisinus 9643 – che, pur certamente dotati stravolgimenti anche a un più approfondito esame, mostra comunque
GLXQFHUWRJUDGRGLDI¿GDELOLWjODVFLDQRFRPXQTXHDQFRUDPROWH]RQH qualche apprezzabile risultato. Le costituzioni nella cui inscriptio è rimasta
G¶RPEUD'LI¿FROWjIRUVHDGGLULWWXUDPDJJLRULLQYHVWRQRDQFKHLOCodex traccia della probabile originaria indicazione in esse di un cesare sono, a
Iustinianus, che oggi leggiamo in codici dell’XI-XII secolo apprestati quanto mi risulta da questo primo conteggio, 23. Un numero che è già
dalla scuola bolognese. Ma dire con precisione su quali materiali gli indicativo, perché, seppur di poco, è inferiore a quello delle costituzioni
esponenti di tale scuola abbiano lavorato è impresa tutt’altro che facile. concernenti il solo Giuliano cesare. Di queste, 8 appartengono alla
Al riguardo, credo che siano sempre di grande attualità le pagine con le cancelleria di Costantino e si caratterizzano per la formula Constaninus A.
quali Manlio Sargenti ci richiama a una posizione maggiormente attenta (oppure Idem A.) et Caes. (oppure C.). È chiaro che il nome del cesare
nei confronti delle edizioni critiche dei due codici del V e VI secolo che è stato qui cancellato, il che se si può capire per Licinio o per Crispo, è
oggi adoperiamo quasi come se si trattasse – per parafrasare le parole meno comprensibile per gli eredi di Costantino. Soltanto una, emanata da
dello studioso – di codici moderni. Cfr. l’intervento di M. Sargenti alla Costanzo II nel 352, porta il nome di Costante come cesare, ma forse si
Tavola rotonda dell’Accademia Romanistica Costantiniana dedicata a tratta di un errore in luogo di Costanzo Gallo, come suggerisce Mommsen
La critica del testo e le fonti giuridiche, Perugia, 17 settembre 1998, ad h. l,Q¿QHYLVRQR±HGqLOQXPHURQRQVRORSLULOHYDQWHPDFKH
in G. Crifò (dir.), M. Campolunghi (coord.), Quaderni di lavoro, 5/6, mostra una certa costanza di comportamento della commissione del 435 –
Perugia, 2008, pp. 4-13 e la conseguente discussione, anch’essa ricca di 14 leggi della cancelleria di Teodosio II, tutte emanate nel 425 tranne una
spunti e suggestioni, pp. 13-23, purtroppo interrotta per l’inutilizzabilità del 424, nella cui inscriptio, accanto al nome dell’augusto senior, compare
del materiale di registrazione. il nome del cesare Valentiniano III. Dopo quell’anno, come è noto, il
30. M. Sargenti, Aspetti e problemi, cit. (n. 8), p. 329. piccolo Valentiniano fu associato all’impero in veste di augusto.
31. Ibid., p. 330. 34. Si veda supra, n. 13.

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164 EMILIO GERMINO A nTa rd, 17, 2009

GHO  KD FRGL¿FDWR VYDULDWH FRVWLWX]LRQL JLXOLDQHH LQ 3. – L’ampia dilatazione del segmento cronologico che
alcune delle quali, per giunta, sono ancora ben visibili le si intende sottoporre al vaglio sposta il discorso sull’altro
posizioni anticristiane dell’imperatore35, ma addirittura ne aspetto in precedenza individuato, vale a dire sui testi
ha conservato il ricordo – con un comportamento deviante ULWHQXWLXWLOLDL¿QLGHOODSDOLQJHQHVL
rispetto a quello di solito adottato – nella sua qualità di Al riguardo, condivido, ma solo in linea di principio, le
cesare, pure nelle inscriptiones. ULÀHVVLRQLVYROWHGD0DQOLR6DUJHQWLFLUFDLPRGHVWLEHQH¿FLL
Ad ogni modo, lo svolgimento di un’attività lato sensu che dalle fonti extragiuridiche possono scaturire per la
normativa da parte del cesare Giuliano emerge nelle fonti ricostruzione della politica legislativa imperiale40. È vero,
atecniche, in particolare ma non esclusivamente nelle Res si tratta il più delle volte di testimonianze frammentarie,
gestae di Ammiano Marcellino36. L’esistenza di un RI¿FLXP lacunose, imprecise, dalle quali è problematico ricomporre
a libellis – che sembrerebbe potersi dedurre da Amm. Res l’esatto tenore del provvedimento, quasi sempre solo lapida-
gest., 20, 9, 8 – testimonia di una possibile funzione rescri- riamente esposto, talora riferito “per sentito dire” e dunque
bente di Giuliano. Certo, non si può pensare a una vera senza averne cognizione diretta, in qualche caso peraltro
e propria legislazione – almeno nel senso in cui siamo pure frainteso a causa del linguaggio tecnico-giuridico,
abituati a parlarne – ma piuttosto a tutta una serie di atti non sempre comprensibile a chi scriveva, costui molto
normativi emanati per risolvere situazioni di vario genere spesso interessato più a sottolineare i risvolti ideologici
presentatesi di volta in volta all’attenzione del cesare. del provvedimento che non il suo reale valore giuridico.
E tuttavia, se volessimo escludere da una palingenesi le Quasi mai, poi, esse ci offrono dettagli – che sarebbero
cosiddette leges speciales, allora dovremmo riconsiderare invece oltremodo utili e comunque di primaria importanza
DQFKH OH GXH FRGL¿FD]LRQL LPSHULDOL SHU EXRQD SDUWH per una palingenesi – sulla tipologia e sulla portata, anche
composte di leges tutt’altro che generales o edictales, territoriale, dell’atto, sulla sua data, sull’occasio che lo
giusto per servirci delle parole di CTh 1, 1, 637. L’unico determinò e sui destinatarii cui era indirizzato. Inoltre, non
modo, dunque, per esprimere un giudizio attendibile sulla capita di rado che i ricordi degli autori antichi siano sbiaditi
consistenza e sulla “qualità” della legislazione giulianea o in contrasto tra di loro – qualche volta persino in opere
negli anni del cesarato, prima, e in quelli dell’“usurpa- GLYHUVHGLXQPHGHVLPRVFULWWRUH±¿QHQGRFRVuSHUJHQHUDUH
zione”, poi, è di sottoporre a una stringente analisi le sconcerto e non pochi equivoci nel moderno interprete. A ciò
fonti atecniche di cui disponiamo, specie considerando la YDDJJLXQWRLQ¿QHSURSULRSHUTXHOFKHFRQFHUQH*LXOLDQR
favorevole congiuntura della gran mole di questi materiali ODGLI¿FROWjGLWURYDUHXQJLXVWRHTXLOLEULRWUDRSHUHSHUYDVH
per il periodo considerato.
Ho stabilito perciò di assumere come dies post quem
il 6 novembre del 355, giorno in cui Giuliano, da qualche
tempo in Gallia, dove era stato inviato da Costanzo, 40. Cfr. la Presentazione al volume di F. Pergami (ed.), La legislazione di
fu da questi elevato alla dignitas di cesare e associato Valentiniano e Valente (364-375), Milano, 1993, p. VII. L’autore, peraltro,
è ben cosciente che «[…] un quadro palingenetico veramente completo
all’impero38, mentre il dies ante quem resta, come è ovvio, richiederebbe l’inserimento di altri dati sull’attività normativa imperiale, in
quello della morte dell’imperatore, benché non poche né di particolare di quelli ricavabili dalle opere della letteratura, laica e religiosa,
SRFRFRQWRVLDQROHGLI¿FROWjFDXVDWHGDOVLQJRODUHmodus di quei secoli» e altrove che «[…] la letteratura non giuridica può dare
un contributo notevole alla conoscenza del mondo giuridico della tarda
procedendi della commissione del 435, la quale – come DQWLFKLWjHSXzDFTXLVWDUHXQVLJQL¿FDWRDOGLOjGHOVHPSOLFHULRUGLQDPHQWR
ho in parte già anticipato – attribuì a Giuliano anche la del materiale contenuto nei Codici, la Palingenesi delle costituzioni tardo-
paternità di leggi che in base alla subscriptio appaiono imperiali» (si veda la Premessa a M. Navarra, Riferimenti normativi, cit.
[n. 36], p. VIII). Già G. Rotondi, 6WXGLVXOOHIRQWLGHOFRGLFH*LXVWLQLDQHR,
tuttavia datae dopo la sua morte e che quindi, a stretto in Scritti giuridici, 1, Pavia, 1922, pp. 190 s., n. 2, rimarcando come
rigore, dovrebbero essere ascritte a Gioviano: su di esse sempre più si avvertisse la necessità di una palingenesi delle costituzioni
avrò modo di ritornare in séguito39. imperiali, in una prospettiva assai ampia sosteneva: «[…] anche gli atti
conciliari, le altre fonti canoniche e gli scritti dei padri dovrebbero essere
più largamente sfruttati» e, grazie anche all’iniziativa di Arangio-Ruiz,
furono editi i risultati dello spoglio che l’autore aveva condotto sulle fonti
di lingua latina (v. Indice dei richiami al diritto nei testi extragiuridici
latini dei secoli IV-VII d. C., in Scritti giuridici, 1, cit., pp. 490 ss.; sulla
medesima lunghezza d’onda, M. Amelotti, Da Diocleziano a Costantino,
35. P. es. CTh 12, 1, 50, parzialmente gemina di CTh 13, 1, 4. in Scritti giuridici (ed. L. Migliardi Zingale), Torino, 1996, p. 529, n. 105.
36. Per uno specimen dei riferimenti alla normazione di Giuliano in qualità Da ultimo, L. De Giovanni, Istituzioni scienza giuridica codici, cit.
di cesare nelle Storie ammianee, si veda M. Navarra (ed.), Riferimenti Q   SS V ,Q¿QH VL YHGD O¶DPSLR GLEDWWLWR VFDWXULWRQHOOD Tavola
normativi e prospettive giuspubblicistiche nelle Res gestae di Ammiano rotonda dell’Accademia Romanistica Costantiniana dedicata al tema
Marcellino, Milano, 1994, pp. 163-177. La critica del testo e le fonti non giuridiche, Perugia, 24-25 Novembre
37. Ma si veda naturalmente anche CTh 1, 1, 5, ove si parla di constitutiones 2000, in Problemi di critica testuale per lo studio delle fonti della tarda
edictorum viribus aut sacra generalitate subnixae. antichità, 5/6, Perugia, 2008, pp. 36 ss., di cui riporto qui, a mo’ di sintesi,
38. Sull’invio di Giuliano in Gallia e sulla sua elevazione a cesare, il pensiero di Francesco Amarelli, secondo il quale «Esistono certo dei
WXWW¶DOWURFKHSDFL¿FDFIU$PPRes gest., 15, 8, 1-22. Sulla liturgia VDSHULGLYHUVL¿FDWLQHOODWDUGDDQWLFKLWjFXLRYYLDPHQWHFRUULVSRQGRQRGHL
GHOO¶HOHYD]LRQHDFHVDUHGDYDQWLDOO¶HVHUFLWRY*GH%RQ¿OVAmmiano linguaggi propri a ciascuno di essi. È vero però, altresì, che a volte anche
Marcellino e l’imperatore, 2a ed., Bari, 1997, pp. 27 ss. XQWHRORJRXQ¿ORVRIRXQOHWWHUDWRXQUHWRUHUDJLRQDHVLHVSULPHFRQ
39. Vedi infra, § 4. termini giuridici probabilmente senza farne un uso consapevole».

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A nTa rd , 1 7 , 2 0 0 9 LA LEGISLAZIONE DELL’IMPERATORE GIULIANO: PRIMI APPUNTI PER UNA PALINGENESI 165

da un’eccessiva acrimonia nei confronti dell’imperatore, in corso – mi sono convinto a vagliare le fonti, pagane e
come accade nelle orazioni di Gregorio Nazianzeno e negli cristiane di lingua sia latina sia greca, con esclusivo riferi-
scritti cristiani più in generale, e opere percorse da un’al- mento ai secoli IV-VI d. C.
WUHWWDQWRVFRQ¿QDWDDPPLUD]LRQHQHLVXRLULJXDUGLFRPHVL La scelta non vorrà apparire arbitraria. Essa si spiega, a
rinviene, sul versante pagano, nelle orazioni di Libanio. mio modo di vedere, in base a due distinti ordini di motivi,
Le perplessità aumentano, se possibile, quando si passi strettamente concatenati: l’uno, se si vuole, di carattere
a considerare il numero e la complessità delle fonti tardo- pratico, l’altro invece sostanziale. Il primo discende dalla
antiche, in particolare degli scritti dei padri della chiesa. GLI¿FROWjGLSURFHGHUHDXQDOHWWXUDFRPSOHWDHVLVWHPDWLFD
Rinunciare ab initio e in assoluto al notevole e variegato di tutte le fonti, soprattutto della patristica – praticamente
patrimonio costituito da tali fonti rappresenterebbe tuttavia, sterminata –, anche per l’assenza o per l’inadeguatezza
in particolare nel caso di Giuliano, un’occasione mancata degli strumenti che possano agevolarne in qualche misura lo
sia per tentare di ricuperare quei materiali normativi di cui VSRJOLR6RORDWLWRORHVHPSOL¿FDWLYRQRQVRQRPROWLVVLPH
Manlio Sargenti a buon diritto lamentava la grave perdita QpFRPSOHWHHWDOYROWDGLI¿FLOPHQWHDFFHVVLELOLOHWUDGX]LRQL
sia per cercare di ricostruire in maniera più approfondita in lingua moderna delle fonti cristiane più tarde43. I lessici
l’opera e la personalità dell’ultimo imperatore pagano generali, quando esistono, non sempre sono di aiuto e
DQFKH VRWWR XQ SUR¿OR SL VWUHWWDPHQWH JLXULGLFR FRQWH- darebbero comunque frutti parziali a causa dei limiti
stualizzandone l’azione politica e dunque uscendo dalla intrinseci di una ricerca necessariamente legata al nome di
SURVSHWWLYDDV¿WWLFDHULGXWWLYDHQWURODTXDOHODFRVWULQVHUR Giuliano44. Per altro verso, il Patrologia Latina Database –
OH JUDQGL FRGL¿FD]LRQL GHO9 H GHO9, VHFROR DVSHWWR VXO edito da Chadwyck e disponibile on-line e su CD-ROM – è
TXDOHFRPHKRDYYHUWLWR¿QGDOOHSULPHEDWWXWHGLTXHVWH pur sempre uno strumento che pecca per eccesso e per difetto.
pagine, ancora molto vi è da fare. Una investigazione effettuata utilizzando come stringa per la
0L VHPEUD SHUWDQWR GHO WXWWR JLXVWL¿FDWD DOOD OXFH GL query il lemma “Iulian*”, infatti, oltre a produrre un notevole
TXDQWR VLDPR YHQXWL ¿Q TXL GLFHQGR OD GHFLVLRQH GL QRQ “rumore” in tutti quei casi nei quali il Iulianus restituito non
limitarsi ai soli materiali provenienti dai codici imperiali, sia l’imperatore, oppure il passo non concerna la sua legisla-
che, come si è visto, non hanno conservato alcuna traccia di zione45, può, per converso, “nascondere” testi ove il principe
una possibile produzione normativa di Giuliano risalente agli non sia menzionato esplicitamente, ma mediante parafrasi,
anni precedenti al suo adventus costantinopolitano. È invece pronomi o appellativi. La ricerca andrebbe peraltro condotta
opportuno estendere l’indagine alle fonti extragiuridiche
– tra le quali spiccano, prima di ogni altra, le opere dello
stesso Giuliano – oltreché, com’è ovvio, alle notizie prove-
normativa imperiale da Augusto a Giustiniano. L’agile volume, aggiornato
nienti dalla “cultura materiale”, avvertendo, a quest’ultimo qualche anno fa – cfr. R. B. Bruno Siola, S. Giglio, S. Lazzarini (edd.),
proposito, che occorrerà scrollarsi di dosso quello che $XFWRUHV/DWLQLHW*UDHFLWDUGDHDHWDWLV VDHF,99,D' TXRUXPVFULSWD
$QWRQLR*XDULQRKDFKLDPDWRFRQHVSUHVVLRQHHI¿FDFLVVLPD ad propositum opus utilia videntur (iter. ed. G. M. Facchetti), Milano, 2000
– rappresenterà senz’altro un importante strumento di consultazione.
LO©FRPSOHVVRGHOO¶HSLJUDIHªRYYHURGHOODHFFHVVLYD¿GXFLD 43. Forse la più ampia è la Library of the fathers (ed. E. B. Pusey et alii),
talvolta (mal) riposta su questo tipo di documentazione41. Oxford 1838-1888, originariamente in 45 volumi ma che ha subìto
Quanto alle fonti cosiddette atecniche, con esclusione nel corso degli anni varii aggiornamenti. Vorrei tuttavia precisare: il
mio non è un rimpianto per la penuria di traduzioni in lingua moderna.
dei componimenti giulianei – per i quali va fatto un Sarebbe estremamente pericoloso, ai limiti della inutilizzabilità, pensare
discorso a parte – sarà però necessario procedere a una di realizzare la palingenesi delle costituzioni tardo-imperiali basandosi
PLJOLRUHGH¿QL]LRQHGHOODPLDRS]LRQHPHWRGRORJLFDRVVLD sulle traduzioni delle fonti, le quali hanno, nella maggior parte dei
casi, per non dire sempre, una funzione divulgativa e certamente non
RFFRUUHUjPHJOLRWUDFFLDUHLFRQ¿QLHQWURLTXDOLKRGHFLVR si caratterizzano per l’uso sapiente della terminologia giuridica. È però
di far ricorso alle moltissime testimonianze di quest’epoca. un fatto che esse – adoperate con grande accortezza – potrebbero in
In piena sintonia con i Materiali approntati dall’Accademia qualche misura facilitare il cómpito, consentendo di effettuare quella
FKHGH¿QLUHLXQDSULPD³VFUHPDWXUD´GHLWHVWL
Romanistica Costantiniana in vista di una palingenesi delle 44. Segnalo qui il lessico della SDWURORJLD*UDHFD, curato da G. W. H. Lampe,
costituzioni tardoimperiali42 – da tempo cominciata e tuttora $3DWULVWLF*UHHN/H[LFRQ, Oxford, 1961, che, però, sprovvisto com’è di
un onomaticon, non consente una rapida indagine sui luoghi in cui si
menziona Giuliano.
8QDGLI¿FROWjGHULYDSHUHVHPSLRGDOODFLUFRVWDQ]DFKHDTXDQWRPLULVXOWD
non è possibile circoscrivere cronologicamente i testi sui quali effettuare la
41. Cfr. A. Guarino, *LXVURPDQLVWLFDHOHPHQWDUH, Napoli, 1989, pp. 190 s., ricerca, se non nei limiti della distinzione tra “medieval authors” e “modern
e anche Trucioli di bottega. Dodici acervoli, Napoli, 2005, pp. 141 ss. authors”. Ne consegue che – pur restringendo la ricerca soltanto ai primi
&RPH KR DQWLFLSDWR SHUORPHQR FRQ ULJXDUGR DOOH HSLJUD¿ LO ODYRUR ±VL¿QLVFHSHULQWHUURJDUHLQXWLOPHQWHDQFKHRSHUHGLDXWRULYLVVXWLSULPD
SRWUj HVVHUH LQ TXDOFKH PLVXUD IDFLOLWDWR GDOOD UDFFROWD GHOOH HSLJUD¿ GHOO¶HSRFDGL*LXOLDQRQHOOHTXDOLFRPHq¿QWURSSRRYYLRQRQSRWUHPPR
inerenti a Giuliano fatta da S. Conti e citata alla n. 5. certamente reperire notizie sull’imperatore, ma che potrebbero contenere
42. Cfr. R. B. Bruno Siola, S. Giglio, S. Lazzarini (edd.), Auctores Latini et riferimenti ad altri personaggi col medesimo nome. È vero che tali risultati
*UDHFL WDUGDH DHWDWLV VDHF ,99, D'  TXRUXP VFULSWD DG SURSRVLWXP potrebbero essere “scartati”, ma è altrettanto vero che ciò comporterebbe
opus utilia videntur, Milano, 1985, un utile “prontuario” predisposto, un’inevitabile ridondanza dei materiali restituiti, con notevole dispendio
coerentemente con il più circoscritto campo di indagine dell’Accademia, GLWHPSR8Q¶LQGDJLQHVXSHU¿FLDOPHQWHFRQGRWWDVXOPLD, utilizzando la
sulla base di un elenco di fonti redatto molti decennii or sono da un gruppo di suddetta chiave di ricerca, ha fornito quasi 11 500 occorrenze. Ciascuno
illustri studiosi in vista dell’ambizioso obiettivo vòlto a ricostruire l’attività YHGHODGLI¿FROWjGLYDJOLDUOHWXWWHDQFKHVRORSHUHVFOXGHUOH

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166 EMILIO GERMINO A nTa rd, 17, 2009

– trattandosi di fonti cristiane – pure con la chiave “aposta*”, spedizione persiana51. Per questo lasso di tempo – all’incirca
con ulteriore aggravio del suddetto “rumore”, in quanto sette anni – disponiamo innanzi tutto di un certo numero di
sarebbero inevitabilmente restituiti anche tutti i passaggi nei epistulae: un interessantissimo campionario della corrispon-
quali si parli genericamente di apostasia e di apostati, il che denza non soltanto privata, tenuta dal principe con amici, ma
negli scritti patristici non è certamente raro46. Ad ogni modo, anche pubblica, intercorsa con funzionarii imperiali, istitu-
il problema, forse risolto per la patrologia latina – la meno zioni locali, intere comunità cittadine, alti sacerdoti pagani,
problematica –, persisterebbe per quella greca. QHOOHTXDOL±SRVVRGLUOR¿QG¶RUDSHUDYHUOHOHWWHSLGLXQD
La letteratura antica non giuridica, di conseguenza – volta – accanto ai temi propagandistici o religiosi, è evidente la
concordo ancora una volta con le considerazioni di Manlio presenza di veri e proprii atti normativi52. Abbiamo poi dodici
Sargenti – andrebbe sottoposta a «[…] un’attenta e paziente orazioni, cinque delle quali risalenti al tempo del cesarato, oltre
lettura […]» e interpretata «[…] con oculata acribia»47. E al &RQWUD*DOLOHRV, un pamphlet nel quale la polemica anticri-
tuttavia, il considerevole dispendio di tempo e di energie, stiana di Giuliano tocca vette di virulenza forse mai raggiunte
conseguente a un modo di procedere di tal fatta, non per l’innanzi, purtroppo a noi noto soltanto per il tramite
sarebbe forse compensato dai risultati conseguiti. È dunque di frammenti in gran parte escerpiti dal Contra Iulianum
SL SUR¿FXR DSSOLFDUH LO VXJJHULPHQWR GHOOR VWXGLRVR ± H elaborato da Cirillo di Alessandria in risposta al componimento
veniamo così al motivo “sostanziale” – alle opere scritte dell’imperatore, che molte incertezze lascia sulla genuinità del
in prossimità dell’epoca di Giuliano o nei due secoli pensiero giulianeo ivi riferito e che quindi potrà utilizzarsi solo
immediatamente successivi, vale a dire a quelle che, prima con grande prudenza, per esempio nei limiti in cui sia possibile
facie, meno sembrano aver risentito di possibili tradizioni trovare un sicuro riscontro in altre testiminianze più “neutrali”.
PLVWL¿FDWRULHHVXOOHTXDOLVLVRQRSRLIRUPDWHOHYHUVLRQL Le orazioni hanno contenuti varii: si va dai due panegirici
posteriori. In tale prospettiva, per esempio, un posto di a Costanzo e da quello a Eusebia, datati quando il cesare era
rilievo dovrebbe riconoscersi alla Historia ecclesiastica ancora molto cauto ma nei quali sono già presenti taluni
di Sozomeno, che – come egli stesso afferma ponendo motivi politici più tardi ripresi da Giuliano imperatore, ai
mano alla sua opera48 – utilizzò ampiamente le epistulae “manifesti” sul ruolo dell’imperatore e sul suo rapporto con la
giulianee49. Le fonti recenziori, specie talune storie eccle- legge, qual è la lettera a Temistio; dagli scritti propagandistici,
siastiche e gli scritti cristiani in genere, si risolvono, assai come l’epistula al senato e al popolo di Atene, ai componi-
sovente, in una pedissequa riproposizione delle notizie PHQWL¿ORVR¿FLDOOHJRULFLRDTXHOOLDGGLULWWXUDVDWLULFLFRPH
rinvenute in autori più risalenti, che altrettanto frequen- per esempio, i Caesares, o autoironici, come il Misopogon.
temente vengono riferite – in buona o mala fede – con (VVHVRQRVLJQL¿FDWLYHQRQVROWDQWRVRWWRLOSUR¿ORVWLOLVWLFR
WUDYLVDPHQWLRSSXUHULDVVXQWHR³JRQ¿DWH´DGLVPLVXUD o artistico, ciò che, naturalmente, meno interessa in questa
Ai documenti così selezionati – codici imperiali, fonti extra- sede, quanto piuttosto dal punto di vista politico, perché sono
giuridiche dei secoli IV-VI d. C., testi della cultura materiale non di rado lo specchio della concezione che Giuliano aveva
±YDQQRDJJLXQWHLQ¿QHOHRSHUHGHOORVWHVVR*LXOLDQRLOTXDOH del potere imperiale e dei modi attraverso cui esercitarlo, e
rappresenta un caso più unico che raro nel panorama degli offrono quasi sempre utili ragguagli sulle idee dell’impe-
imperatori romani, poiché, per una di quelle fortunate circo- ratore e sull’indirizzo che egli intendeva imprimere alla sua
VWDQ]H FKH QRQ VL YHUL¿FDQR VSHVVR SRVVLDPR RJJL OHJJHUH azione di governo. Sarà perciò forse possibile ricostruire,
una porzione considerevole della sua produzione letteraria, SURSULR SHU O¶DUFR WHPSRUDOH ³FDQFHOODWR´ GDL FRGL¿FDWRUL
che peraltro abbraccia complessivamente il periodo della quale sia stata la politica del diritto di Giuliano, appren-
maturità e in specie proprio l’epoca che va dalla sua nomina dendola direttamente dalla sua “penna”. È evidente che non
a cesare50 ai giorni che precedettero l’ultima fase della tragica

51. Probabilmente non è di molto precedente alla partenza da Antiochia verso


L FRQ¿QL SHUVLDQL OD VWHVXUD GHO Misopogon, opera autoironica ma tutta
SHUYDVDGLDPDUHULÀHVVLRQLVXLVXRLUDSSRUWLSHUQXOODLGLOOLDFLFRQJOL
$QFKHTXLXQDULFHUFDVXSHU¿FLDOHKDIRUQLWRROWUHRFFRUUHQ]H Antiocheni, i quali non manifestarono mai nei confronti dell’imperatore
47. Cfr. M. Sargenti, Presentazione, cit. (n. 40), p. VII. grande simpatia. In particolare, come ha posto in luce Ch. Lacombrade (ed.),
48. Sozom. Hist. eccl., 1, 1, 13. In proposito, J. Bidez, Fr. Cumont, Recherches L’empereur Julien. Œuvres complètes, 2.2. Discours de Julien empereur,
sur la tradition manuscrite des lettres de l’empereur Julien, Bruxelles, Paris, 1964, pp. 141-142, un riferimento interno all’opera (cfr. Orat., 12,
1898, p. 15, n. 1. 344 a) consente di datarla con buona approssimazione nella seconda metà
49. Il confronto tra l’Historia di Sozomeno e le lettere giulianee potrebbe di febbraio. Il 5 marzo (cfr. Amm. Res gest., 23, 2, 6) Giuliano avrebbe
costituire perciò un’importante cartina di tornasole per individuare lasciato per sempre Antiochia, giurando – senza immaginare quanto
le eventuali “deformazioni” del pensiero e dell’operato di Giuliano sarebbe stato profetico – di non farvi mai più ritorno.
presenti nella letteratura cristiana. 52. Anche per le epistulae giulianee, tuttavia, è appena il caso di invitare alla
50. La prima orazione per Costanzo (= Orat. 1, Bidez) fu composta, come prudenza. Alcune di esse, infatti, ci sono pervenute attraverso una tradizione
RUPDLVHPEUDSDFL¿FRWUDOD¿QHGHOHJOLLQL]LLGHODQ]LFRQ esclusivamente cristiana: tipico è il caso dell’epistula 60 (Bidez) agli
maggior precisione, J. Bidez (ed.), L’empereur Julien. Œuvres complètes, Alessandrini, conservataci da Socr. Hist. eccl., 3, 3. Senza voler giungere
1.1. Discours de Julien César, Paris, 1932, 2da ed., 1972, p. 3 ritiene che a sostenere che il teologo e avvocato costantinopolitano abbia inventato
©>«@OHPRUFHDXIXWSRUWpjODFRXUSDUO¶HXQXTXH(XWKqUHYHUVOD¿QGH di sana pianta la lettera, non può escludersi che essa abbia subìto qualche
l’an 356 […]». “aggiustamento”. Tanto basta a valutare tali fonti con grande circospezione.

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A nTa rd , 1 7 , 2 0 0 9 LA LEGISLAZIONE DELL’IMPERATORE GIULIANO: PRIMI APPUNTI PER UNA PALINGENESI 167

tutte le orazioni – così come non tutte le epistulae – si rivele- dalla regolamentazione del cursus publicus62 ai privilegi degli
UDQQRXJXDOPHQWHSUR¿FXHDLQRVWUL¿QLRUD]LRQLFRPHSHU agentes in rebus63GDWDOXQLVSHFL¿FLSUR¿OLGHOSURFHVVRVLD
esempio l’Inno alla madre degli dei sono in buona sostanza – privato sia pubblico64 ai rapporti patrimoniali tra coniugi65.
DQFKHVHQRQVHPSUHqSRVVLELOHGDUHGH¿QL]LRQLFDWHJRULFKH Più nel dettaglio, il Codex Theodosianus ci ha conservato
± VFULWWL UHOLJLRVL DSRORJHWLFL QHL TXDOL GLI¿FLOPHQWH SRWUj 47 (frammenti di) costituzioni, di cui 37 risalgono al 362 e 10
rinvenirsi traccia di provvedimenti legislativi, ma è altret- al lasso di tempo compreso tra il febbraio e il giugno del 363.
WDQWRSDOHVHFUHGRO¶HQRUPHVLJQL¿FDWRFKHSHUQRLKDSRWHU Il calcolo da me effettuato si fonda sulle sole leggi formal-
attingere al pensiero autentico di Giuliano53. mente riconducibili con una certa sicurezza a Giuliano, cioè
su quelle caratterizzate da una inscriptio e da una subscriptio
tra di loro compatibili. È questa la ragione per cui – almeno
4. – Dopo aver circoscritto il terreno dell’indagine dal allo stato attuale – il computo non coincide in pieno con quello
punto di vista cronologico ed aver precisato altresì quali siano GL7KHRGRU0RPPVHQFKHLQYHFHDVVHJQDD*LXOLDQR¿QR
le fonti che si intendono adoperare e perché, possiamo entrare al giugno del 363, 51 frammenti, spingendosi ad attribuirgli
maggiormente in medias res, pur sempre nei limiti in cui lo – evidentemente sulla base di precise opzioni metodolo-
consenta la fase iniziale in cui oggi si trova la ricerca, ossia giche, non sempre però condivisibili in ogni punto – anche
prendendo per il momento e non esaustivamente in considera- leggi che a prima vista non sembrerebbero giulianee66. Ciò,
zione alcuni problemi posti dalle costituzioni giulianee accolte q DSSHQD LO FDVR GL ULPDUFDUOR QRQ VLJQL¿FD FKH OH VFHOWH
nel Codice Teodosiano ed emersi già a una prima lettura. fatte dall’illustre studioso siano azzardate. Sarà ad ogni buon
Nonostante il brevissimo regno di Giuliano – appena FRQWR QHFHVVDULR VRWWRSRUOH D XOWHULRUH YHUL¿FD YDOXWDQGR
una ventina di mesi54, la gran parte dei quali consacrata ai DG HVHPSLR O¶DI¿GDELOLWj GL HYHQWXDOL HOHPHQWL HVWHUQL DOOD
meticolosi preparativi e alla sventurata esecuzione della datazione delle leggi – contenuto delle costituzioni, riscontri
guerra persiana55 –, nel solo Codice Teodosiano possono LQIRQWLH[WUDJLXULGLFKHHSLJUD¿FKHRQHOOHRSHUHGHOO¶LPSH-
leggersi una cinquantina di testi promulgati dal principe UDWRUHSHUIDUHTXDOFKHHVHPSLR±FKHSRVVDQRHI¿FDFHPHQWH
sugli argomenti più disparati: dal funzionamento dei senati aiutarci a stabilire la corretta paternità delle medesime.
municipali56 ai possedimenti delle città57GDOODPDWHULD¿QDQ- Continuando a puntare la nostra attenzione sul codice di
ziaria e tributaria58 alla disciplina del munus docendi59, dalla Teodosio II, vi sono, come ho anticipato, alcune leggi che
WXWHODGHJOLHGL¿FLSXEEOLFL60 alla manutenzione delle strade61, recano nell’inscriptio l’indicazione del nome di Giuliano,
inconciliabile, tuttavia, con la data apposta nella relativa
subscriptio67. Si tratta di 10 testi, tutti apparentemente
HPDQDWLQHOWUDOD¿QHGLRWWREUHHOD¿QHGLGLFHPEUH
53. Non credo possa suscitare sospetti sull’autenticità del pensiero giulianeo, ai in un periodo, dunque, in cui Giuliano era morto da qualche
OLPLWDWL¿QLFKHPLSURSRQJRODVXJJHVWLYDLGHDGL$.RMqYHL’imperatore mese ed era stato sostituito alla guida dell’impero da
*LXOLDQRHO¶DUWHGHOODVFULWWXUD, tr. it. con una Introduzione di M. Vegetti, Gioviano68, al quale dovrebbero pertanto, secondo buon
Firenze, 1998, pp. 25 ss., secondo il quale, dopo l’abbandono da parte
di Secondo Saluzio, costretto a lasciare la Gallia per gli intrighi di corte, senso, ascriversi tali costituzioni69.
Giuliano, amareggiato, prese ad esercitare quell’«arte dello scrivere»
dissimulatoria, frequentemente praticata dagli antichi, per cui l’imperatore,
per sua stessa ammissione, avrebbe rinunciato a manifestare apertis verbis il
proprio pensiero, né avrebbe effettivamente pensato ciò che scriveva (Iulian.
OratGD%LGH] $L¿QLGLXQDSDOLQJHQHVLGHOOHFRVWLWX]LRQL
imperiali, interessano i riferimenti normativi e il linguaggio giuridico, 62. Cfr. CTh 8, 5, 12-14.
specialmente per chi, come Giuliano, crede nel primato assoluto della legge, 63. Cfr. CTh 6, 27, 2.
dev’essere, se si vogliono evitare spiacevoli inconvenienti, assolutamente 64. Cfr. CTh 11, 30, 29-31; CTh 2, 5, 2; CTh 11, 39, 5.
chiaro. Sul valore precettivo degli scritti di Giuliano, cfr. M. Sargenti, 65. Cfr. CTh 3, 1, 3; CTh 3, 5, 8; CTh 3, 13, 2; CTh 4, 12, 5.
Aspetti e problemi, cit. (n. 8), pp. 337 ss., specie p. 338. 66. Cfr. Th. Mommsen, Theodosiani libri XVI cum constitutionibus
54. Cfr. Hier. Chron., a. 364 [= PL 27, coll. 691-692]; Oros. Hist. adv. Sirmondianis, 1.1. Prolegomena, Berolini, 1962, pp. CCXXXVI-CCXXXVII.
pag0HQRDI¿GDELOLOHWHVWLPRQLDQ]HGL,VLGChron., a. 343 Mommsen assegna senz’altro a Giuliano CTh 5, 20, 1, che nella inscriptio
[= 0*+, XI, II, pp. 467], che parla di due anni, e di Philost. Hist. eccl., indica come autore Costantino, mentre nella subscriptio reca la data del 26
7, 15, che riporta due anni e mezzo. febbraio 363, e tre leggi – CTh 8, 5, 15, CTh 11, 28, 1 e CTh 15, 3, 2 – che
55. Fin dai primi mesi del 362, infatti, l’idea di muovere contro l’eterno dovrebbero essere a stretto rigore di Gioviano, come parrebbe dalla data,
nemico di Roma si era fatta strada nella mente dell’imperatore, come benché l’inscriptio menzioni Giuliano quale imperatore emanante.
appare dall’Epist. 40, scritta all’amico Filippo all’inizio della primavera di 67. Le costituzioni sono le seguenti: CTh 1, 22, 3 (21 novembre 363); CTh 8,
quell’anno. Sul destinatario della lettera, v. M. Caltabiano (ed.), L’epistolario 1, 8 (27 novembre 363); CTh 8, 5, 15 (26 ottobre 363); CTh 8, 5, 16 (25
GL *LXOLDQR LPSHUDWRUH, cit. (n. 4), p. 48, scheda no 18. Sulla campagna novembre 363); CTh 10, 19, 2 (22 ottobre 363); CTh 11, 20, 1 (12 novembre
persiana, rinvio, ancora per ragioni di brevità, al mio Scuola e cultura, cit. 363); CTh 11, 28, 1 (26 ottobre 363); CTh 12, 1, 56 (21 dicembre 363);
(n. 13), pp. 1 ss., ove letteratura. CTh 14, 4, 3 (9 dicembre 363); CTh 15, 3, 2 (26 ottobre 363).
56. Cfr. CTh 10, 3, 1; CTh 12, 1, 50 – e, in una versione ridotta, CTh 13, 1, 68. Cfr. Amm. Res gest., 25, 5, 4-5; Zos. Hist. nova 3, 30, 1-3. Sulla successione
4 – e le successive CTh 12, 1, 51-55. di Gioviano, v. A. Solari, /DHOH]LRQHGL*LRYLDQR, in Klio, 26, 1933, pp. 330-
57. Cfr. CTh 10, 3, 1. *GH%RQ¿OVAmmiano Marcellino e l’imperatore, cit. (n. 38), pp. 39
58. Cfr. CTh 11, 16, 10; CTh 11, 23, 2. ss.; M. Navarra (ed.), Riferimenti normativi, cit. (n. 36), pp. 39 ss.
59. Cfr. CTh 13, 3, 5. 69. Sul punto, v. F. Pergami, Rilievi sulla produzione normativa dell’imperatore
60. Cfr. CTh 15, 1, 8-10. *LRYLDQR, in Testimonium amicitiae, Milano, 1992, pp. 262 ss., che però
61. Cfr. CTh 15, 3, 2. menziona soltanto 7sette testi, probabilmente seguendo le orme di Mommsen.

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168 EMILIO GERMINO A nTa rd, 17, 2009

In proposito, tuttavia, Mommsen, tenendo conto dei a Gioviano76. Senza entrare, hic et nunc, nel merito della
rilievi sollevati già da Gotofredo70, reputa tre di queste questione, che potrebbe risolversi, forse, soltanto sotto-
costituzioni – CTh 8, 5, 15, CTh 11, 28, 1 e CTh 15, 3, ponendo a una stringente analisi comparativa ma anche e
271, tutte datae il 26 ottobre e tutte indirizzate ad Aviziano, soprattutto contenutistica i provvedimenti in oggetto, resta
vicarius Africae72 – iungendae e le riconduce senz’altro pur sempre da chiarire per quale motivo essi contemplino
a Giuliano, retrodatandole al 362, sulla base della nell’inscriptio il nome di Giuliano, in stridente contrasto
subscriptio di CTh 11, 28, 1, che recita: dat. VII kal. nov. con la relativa subscriptio. La domanda che occorre porsi,
Antiochiae, acc. XV kal. april. Karthag(ine) Iuliano A. IIII a mio giudizio, è se queste costituzioni – dando per scontata
et Sallustio conss.73. Il pensiero dello studioso è agevol- l’esattezza della data, cosa tutt’altro che certa e comunque
mente intuibile. Egli suppone che l’anno del consolato – il da dimostrare – fossero originariamente intestate a Giuliano
quarto di Giuliano, retto con l’amico Flavio Sallustio74 – o se l’inscriptio, come suppone Mommsen, fu cambiata
si riferisca soltanto alla seconda parte della subscriptio, GDL FRGL¿FDWRUL L TXDOL HYLGHQWHPHQWH SHUVHJXLYDQR FRVu
ossia all’accettazione della legge, avvenuta a Cartagine facendo, un loro preciso obiettivo.
il 18 marzo del 363, mentre la constitutio sarebbe stata La spiegazione offerta dal premio Nobel tedesco, pur
emessa il 26 ottobre dell’anno precedente. La data quindi apprezzabile, non mi sembra del tutto convincente. Egli –
andrebbe correttamente resa come segue: dat. VII kal. negli apparatus di CTh 1, 22, 3, CTh 10, 19, 2 e CTh 11,
nov. Antiochiae, Mamertino et Nevitta conss., acc. XV kal. 20, 1 –, mostrandosi propenso a considerare Gioviano
april. Karthag(ine) Iuliano A. IIII et Sallustio conss. autore delle costituzioni, sostiene che esse furono tuttavia
Il ragionamento di Mommsen non fa una piega. Se assegnate a Giuliano «secundum usum compilatorum»77.
volessimo ipotizzare che il consolato si riferisca non solo Quale fosse la «prassi dei compilatori», da lui rilevata, lo
al tempo dell’accettazione ma anche a quello dell’emana- si comprende meglio leggendo le annotazioni apposte a
zione, ci troveremmo invero di fronte all’assurdità di una CTh 8, 1, 8 e a CTh 8, 5, 1678RYHVLDIIHUPDFKHLFRGL¿FDWRUL
legge accepta prima ancora di essere emanata. E perciò si solevano premettere alle costituzioni di un medesimo anno
deve giocoforza immaginare che sia caduta la menzione del la stessa inscriptio, indipendentemente dalla circostanza,
consolato del 362 (Mamertino et Nevitta conss.) tra Antiochiae pur rilevantissima, direi, che in quel determinato anno si
e accRSSXUHFKHO¶XVRGHLFRGL¿FDWRULLQFLUFRVWDQ]HVLPLOL era avuto un avvicendamento al vertice dell’impero. Detto
fosse di dare per implicito l’anno di emanazione, che sarebbe altrimenti, poiché nel 363 l’imperatore in carica nei primi
stato quello precedente all’anno di accettazione, l’unico a mesi dell’anno era Giuliano, la cancelleria teodosiana, per
essere esplicitamente indicato. La lex, così ripristinata nella un’evidente esigenza di continuità, attribuì a lui anche tutte
subscriptio, andrebbe attribuita senza dubbio a Giuliano, cui le altre leges del medesimo anno, sostituendo l’originaria
– il passo è conseguenziale – dovrebbero ricondursi anche le inscriptio, che avrebbe viceversa indicato Gioviano79.
altre due perché appunto iungendae75. Ora, purtroppo, non abbiamo alcun concreto elemento
Per quanto attiene alle altre sette constitutiones di confronto né per affermare che l’inscriptio fu inten-
promulgate negli ultimi due mesi del 363, la tendenza degli ]LRQDOPHQWH PRGL¿FDWD GDL FRGL¿FDWRUL WHRGRVLDQL Qp
studiosi è generalmente quella di riconoscerne la paternità per sostenere, al contrario, che essa si trovasse in origine
nello stato in cui la leggiamo oggi, anche se – in linea di

70. Cfr. J. Gothofredus, Codex Theodosianus cum perpetuis commentariis,


4, Lipsiae, 1740, p. 202.
71. Ad esse andrebbe aggiunta altresì CI 8, 10, 7, emanata il 27 ottobre e 76. O. Seeck, Regesten, cit. (n. 73), pp. 213 s.; F. Pergami, Rilievi, cit.
indirizzata allo stesso funzionario. (n. 69), pp. 264 ss. In senso opposto, A. Solari, /DHOH]LRQHGL*LRYLDQR,
72. Sul personaggio, cfr. PLRE, I, pp. 126 s., Claudius Avitianus 2. in Klio. %HLWUlJH ]XU $OWHQ *HVFKLFKWH, 26, 1933, p. 334, secondo il
73. È peraltro singolare che nell’apparatus ad CTh 11, 28, 1 Th. Mommsen quale «è molto probabile che nessuna appartenga a Gioviano, ma che
non segnali che la costituzione è iungenda alle altre due. Anzi, a esser siano, come è attestato dalla tradizione manoscritta, frutto dell’attività di
precisi, va detto che non esiste affatto un apparatus di tale legge, ove si Giuliano, all’infuori di una che, per il contenuto favorevole ai cristiani,
escluda l’indicazione del manoscritto di provenienza. Cfr. Th. Mommsen, deve essere stata emanata da un imperatore cristiano (IX, 25, 1) […]»;
Theodosiani libri XVI cum constitutionibus Sirmondianis, 1.2. Textus, M. Sargenti, Aspetti e problemi, cit. (n. 8), p. 359.
Dublin-Zürich, 1971, p. 617. Nello stesso ordine di idee, O. Seeck, 77. Cfr. Th. Mommsen, Theodosiani libri XVI, 1.2, cit. (n. 73), pp. 62,
Regesten der Kaiser und Päpste für die Jahre 311 bis 476 n. Chr., 557, 607.
Stuttgart, 1919, p. 82 e 211; P. Krüger, Codex Theodosianus. Fasciculus II. 78. Cfr. ibid., p. 362 ad CTh 8, 1, 8: «Ioviani est, nisi fallit dies, Iuliano
Liber VII-VIII, Berolini, 1926, p. 285. Si veda pure G. Hänel, Codex adscripta, quoniam solent compilatores eiusdem anni constitutionibus
Theodosianus, Bonn, 1842, col. 720 n. g e h; col. 1120 n. c. eandem inscriptionem praemittere» e nella sostanza in maniera non
74. Su Flavio Sallustio, che fu anche prefetto del pretorio della Gallia dal dissimile a p. 379 ad CTh 8, 5, 16.
361 al 363, cfr. PLRE, I, pp. 797 s., Flavius Sallustius 5. 79. Cfr. l’apparatus a CTh 14, 4, 3, dove appunto Mommsen afferma
75. E infatti Th. Mommsen, Theodosiani libri XVI, 1.2., cit. (n. 73), quanto segue: «Iuliano adscribitur secundum usum compilatorum,
pp. 379 e 817 suggerisce, nell’apparato critico di CTh 8, 5, 15 e di quoniam imperabat anno hoc incipiente; videtur esse Ioviani.» Analoga
CTh 15, 3, 2, di integrare la subscriptio con l’aggiunta dei dati relativi motivazione anche nei Prolegomena, p. CCXXXVII. Va segnalato, d’altra
all’accettazione. Va segnalato, d’altra parte, che in CTh 15, 3, 2 è caduta parte, come a CTh 12, 1, 56, non vi sia alcuna nota al riguardo, pur
anche l’indicazione di Antiochia, dove, a seguire l’ipotesi ricostruttiva risultando essa emanata il 21 dicembre del 363 e ciononostante
mommseniana, la legge avrebbe visto la luce. attribuita a Giuliano.

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A nTa rd , 1 7 , 2 0 0 9 LA LEGISLAZIONE DELL’IMPERATORE GIULIANO: PRIMI APPUNTI PER UNA PALINGENESI 169

principio ed escludendo l’errore volontario o involontario se si vuole, più logico, almeno nella ipotizzata prospettiva
di un copista – mi sembra di poter dire che questa seconda teodosiana –, riferire a Valentiniano e Valente un esiguo
possa essere l’ipotesi più verisimile, dovendo considerarsi gruppo di leggi, in realtà emanate da Gioviano, che non
la sostituzione del nome dell’imperatore piuttosto come fare il contrario. Ma, a parte la circostanza che Mommsen
un’eccezione cui ricorrere solo in vista del conseguimento non ne fa una questione di durata della carica o di numero
di uno scopo determinato e fortemente voluto. A parte ciò, delle costituzioni, limitandosi ad asserire che le leggi della
la congettura di Mommsen in tanto avrebbe valore in quanto seconda metà del 363 furono ascritte a Giuliano «quoniam
si potesse dimostrare, oltre ogni incertezza, che rispetto a imperabat anno hoc incipiente», anche a voler ammettere
situazioni analoghe l’«usus compilatorum» fu sempre il un’inversione nell’usus compilatorum, il comportamento di
medesimo. Tale dimostrazione richiede uno studio appro- questi ultimi non fu ad ogni modo coerente e univoco.
fondito delle inscriptiones e delle subscriptiones delle Per esserlo, i commissarii teodosiani avrebbero dovuto
leggi emanate negli anni di transizione da un imperatore stravolgere tutte le inscriptiones del 364 contenenti il nome di
a un altro. Il rispetto dei limiti di tempo assegnatimi per la Gioviano, sostituendolo con quelli di Valentiniano e Valente.
stesura di queste brevi note non mi consente di addentrarmi &LzLQHIIHWWLVHPEUHUHEEHHVVHUVLYHUL¿FDWRSHUVHLFRVWLWX-
LQXQ¶LQGDJLQHFKHVDUHEEHFHUWDPHQWHOXQJDHGLI¿FLOHPD zioni di quell’anno82. Tali leggi, datae tra l’8 gennaio e il 4
che, naturalmente, sarà necessario svolgere in un secondo febbraio, in un tempo in cui Gioviano era ancora in vita, sono
PRPHQWR 7XWWDYLD XQD VLD SXU SL OLPLWDWD YHUL¿FD GHO state invece tutte attribuite ai suoi successori83, confermando,
comportamento della cancelleria teodosiana in un altro DSULPDYLVWDHVHEEHQHLQXQDYHUVLRQHUHWWL¿FDWDO¶LSRWHVL
anno di successione nel potere imperiale, il 364, che vide PRPPVHQLDQDVXOO¶LQGLUL]]RVHJXLWRGDLFRPSLODWRULDO¿QH
la morte di Gioviano e l’avvento al trono di Valentiniano I, di assicurare la continuità delle inscriptiones negli anni di
il quale ben presto si associò il fratello Valente80, mi successione imperiale. Senonché, tale ipotesi si scontra con
sembra smentire le conclusioni cui è giunto Mommsen, o un ostacolo non piccolo quando si passi a esaminare altri
quantomeno solleva qualche perplessità su di esse. due provvedimenti del 364. Tanto nell’inscriptio di CTh 9,
Applicando il metodo mommseniano, infatti, tutte le 25, 2 quanto in quella di CTh 7, 4, 9, emanate la prima il 19
costituzioni del 364 – anche quelle posteriori al 16 febbraio – febbraio e la seconda il 27 settembre, è conservato il nome
avrebbero dovuto contemplare nell’inscriptio il nome di di Gioviano, benché questi fosse già deceduto, addirittura,
*LRYLDQR FRVD FKH LQ YHULWj FRPH YHGUHPR VL YHUL¿FD all’epoca di CTh 7, 4, 9, da oltre sette mesi84. Le due costi-
soltanto in due casi. Ebbene, se davvero – come mostra tuzioni, perciò, non sarebbero della cancelleria di Gioviano,
di credere l’insigne studioso – i compilatori avvertirono ma di quella di Valentiniano e Valente. Del resto, anche a
l’insopprimibile esigenza di conservare per tutto l’anno la voler ritenere, come credo probabile85, che CTh 9, 25, 2 fosse
medesima intestazione, allora, poiché l’imperatore regnante del successore di Giuliano, in fondo scomparso da soli tre
all’inizio del 364 era Gioviano, a costui dovevano essere giorni, la questione non si sposterebbe di molto: si sarebbe
attribuite anche le leggi emanate da Valentiniano e Valente WUDWWDWRGL³IDOVL¿FDUH´O¶inscriptio di una sola costituzione,
nella restante parte dell’anno. Si potrebbe opporre – e l’obie- intervento che non sarebbe certo stato fonte di eccessivi
zione probabilmente non sarebbe del tutto insensata – che ³VFUXSROL´SHULFRGL¿FDWRULFRQVLGHUDWRLOFRPSRUWDPHQWR
quella sorta di “vis attractiva”, implicante l’attribuzione a un da essi tenuto sui provvedimenti della seconda metà del 363.
imperatore defunto pure delle costituzioni emanate dal suo È invero singolare che proprio in relazione alle uniche leggi
successore, abbia operato, in questo caso, in senso inverso, in SHUOHTXDOLPDJJLRUPHQWHVHQHJLXVWL¿FDYDO¶DSSOLFD]LRQH
considerazione del fatto che furono i due fratelli a governare – e per le quali, anzi, probabilmente non ve n’era neppure
per la maggior parte del 364 e a legiferare in maniera ben più bisogno – il criterio intravisto da Mommsen sia stato di
rilevante di Gioviano, che, per contro, rimase in carica un punto in bianco abbandonato dalla commissione del 435.
mese e mezzo, nel corso del quale emanò soltanto 6 costitu-
zioni, o al massimo 7, ove si volesse computare anche CTh 9,
25, 2 del 19 febbraio, ossia di appena tre giorni successiva
alla morte dell’imperatore81. Molto più facile, perciò – e, 1, 8, CTh 11, 30, 32 e CTh 11, 36, 15, dall’altro – in un mese e mezzo
non siano certamente poche.
82. Si tratta di CTh 14, 3, 5 e CTh 14, 3, 6 (8 gennaio), di CTh 13, 3,
6 (11 gennaio), di CTh 10, 1, 8, CTh 11, 30, 32 e CTh 11, 36, 15 (4
febbraio).
80. Cfr. Amm. Res gest., 25, 10, 12; Zos. Hist. nova 3, 35, 3 (per la morte 83. Sulla data di queste costituzioni, rinvio alla discussione fattane
di Gioviano); Amm. Res gest., 26, 1, 5; Zos. Hist. nova 4, 1, 1 (per in F. Pergami, Rilievi, cit. (n. 69), pp. 266 ss.; F. Pergami (ed.), La
l’elezione di Valentiniano); Amm. Res gest., 26, 4, 3; Zos. Hist. nova 4, 1, legislazione di Valentiniano e Valente, cit. (n. 40), pp. 5 ss.
2 (per l’annessione alla porpora di Valente). Su questi avvenimenti e sul 84. Per la data di questo provvedimento, che nel Codice Giustiniano
loro rilievo anche dal punto di vista “costituzionale” e del rituale, si veda (CI 12, 37[38], 2) reca nell’inscriptio i nomi di Valentiniano e Valente,
*GH%RQ¿OVAmmiano Marcellino e l’imperatore, cit. (n. 38), pp. 34 ss., v. F. Pergami, Rilievi, cit. (n. 69), pp. 259 s.; F. Pergami (ed.), La
pp. 43 ss.; M. Navarra (ed.), Riferimenti normativi, cit. (n. 36), pp. 41 ss. legislazione di Valentiniano e Valente, cit. (n. 40), p. 89.
81. Va del resto rilevato, per attenerci a sterili calcoli matematici, come sei 85. Cfr. F. Pergami, Rilievi, cit. (n. 69), pp. 260 ss. La costituzione è
(o sette) costituzioni – o anche soltanto tre (o quattro), ove volessimo presente anche nel Codice Giustiniano (CI 1, 3, 5), dove è attribuita
considerare iungendae CTh 14, 3, 5 e CTh 14, 3, 6, da un lato e CTh, 10, a Gioviano.

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170 EMILIO GERMINO A nTa rd, 17, 2009

$OOD OXFH GHOOH FRQVLGHUD]LRQL ¿Q TXL VYROWH SXU VHQ]D indirizzata a Secondo, praefectus praetorio. Ora, se si esclude
escludere a priori la possibilità di ritornare sui miei passi Saturninio Secondo Saluzio – amico intimo di Giuliano, che
ove altre e più solide risultanze testuali dovessero imporlo, per lui compose anche un discorso di addio87 – il quale fu
ora come ora mi sembrerebbe più ragionevole pensare, prefetto del pretorio d’Oriente prima per gli anni 361-365 e
per le sette costituzioni dell’ottobre - dicembre 363, a un poi dal 365 al 36788, non sembrano esservi altri personaggi
errore nella tradizione manoscritta86. Da un punto di vista con questo nome, che abbiano rivestito la medesima carica.
SDOHRJUD¿FRLQIDWWLQHOODWUDVFUL]LRQHGHLWHVWLO¶RULJLQDULR Mommsen ritiene senz’altro la lex riconducibile a Giuliano
Iovianus FKH HYHQWXDOPHQWH ¿JXUDYD QHOO¶inscriptio dei e ne sposta la data a un anno tra il 362 e il 363, sia sulla
provvedimenti in esame, potrebbe essere stato scambiato EDVHGHOO¶LGHQWL¿FD]LRQHGHOGHVWLQDWDULRGLCTh 1, 16, 5 con
– o, è pure possibile, volutamente sostituito, anche se poi è il prefetto del pretorio d’Oriente di quegli anni sia, sebbene
GLI¿FLOHLQWXLUQHLPRWLYL±FRQIulianus, nomi tra loro non in subordine, per la somiglianza di materia con CTh 1, 22, 3,
GLI¿FLOPHQWHFRQIRQGLELOL5HVWDWXWWDYLDIHUPRFKHVROWDQWR data da Giuliano a Mamertino il 21 novembre del 36389.
un esame sistematico dei singoli atti, inseriti in un contesto L’ipotesi di Mommsen si fonda tuttavia su presupposti
più ampio che tenga conto, ad esempio, della complessiva non in assoluto decisivi ed è per giunta contraddittoria rispetto
politica del diritto dei due imperatori e delle testimonianze alle conclusioni cui egli era giunto a proposito delle leggi
aliunde pervenuteci – per Giuliano penso, prima di tutto, della seconda metà del 363 e che più su abbiamo discusso.
come ho più volte detto, alle sue opere – potrà forse offrirci Ma procediamo con ordine. In primo luogo, mi sembra
utili e più precisi dettagli sulla paternità di tali costituzioni. rischioso voler attribuire CTh 1, 16, 5 a Giuliano sulla base
di un argomento ex silentio qual è l’assenza nelle fonti di altri
prefetti del pretorio di nome Secondo. Sostenere che CTh 1,
5. – I problemi sollevati dalle leggi giulianee accolte nel 16, 5 è di Giuliano perché senza dubbio Secondo fu un suo
&RGLFH7HRGRVLDQRQRQ¿QLVFRQRTXLDOIHQRPHQRGHOO¶DW- prefetto del pretorio – oltre a postulare l’idea di una nostra
WULEX]LRQHDOSULQFLSHÀDYLRGLSURYYHGLPHQWLFKHFRQRJQL completa e perfetta conoscenza dei destinatari delle costitu-
probabilità sono del suo successore deve aggiungersi quello zioni imperiali e in genere dei personaggi in esse menzionati
opposto e cioè di constitutiones che forse – la cautela mai – si risolve in una petizione di principio, in quanto postula
come in questo caso è d’obbligo – risalgono a Giuliano ma DOWUHVuODVLFXUDLGHQWL¿FD]LRQHGHOIXQ]LRQDULRFXLODOHJJH
che nei manoscritti risultano assegnate ad altri imperatori. era indirizzata con Secondo Saluzio – cosa, invece, tutta
Quest’ultimo fenomeno si riscontra, a quanto ho potuto da dimostrare – e nega, al contempo e apoditticamente, la
constatare, per quattro costituzioni, tutte apparentemente possibilità di errori nell’inscriptio, di certo non irragionevole
emanate da Costantino – morto, com’è ben noto, un quarto e anzi in qualche misura ammessa dallo stesso Mommsen,
di secolo prima che Giuliano giungesse al potere – e tutte il quale pensa appunto a un’inesattezza nell’indicazione
però che presentano elementi contraddittorii, talora, devo
dire, piuttosto deboli, ma che possono tuttavia suscitare
sospetti sul loro autore.
La prima – CTh 1, 16, 5 datata 18 aprile 329 – reca 87. Cfr. Iulian. Orat., 4 (Bidez), scritta quando l’amico, a causa dei
nell’inscriptio «idem A.» e quindi, considerando le costitu- maneggi di alcuni funzionarii fedeli a Costanzo, nell’inverno del 358-
359, fu costretto a lasciare la Gallia e il suo cesare. Più tardi, verso
zioni che la precedono nel titolo 'HRI¿FLRUHFWRULVSURYLQFLDH OD ¿QH GL GLFHPEUH GHO  *LXOLDQR JOL GHGLFz DQFKH O¶RUD]LRQH In
ove è rubricata, dovrebbe essere appunto di Costantino, Helium regem (= Orat. 11, Lacombrade).
come appare confermato dalla subscriptio, nella quale si 88. Nel 365 reggeva la prefettura d’Oriente, mentre quella dell’Italia, Africa
e Illirico era tenuta da Mamertino (cfr. Amm. Res gest., 26, 5, 5). Sul
menziona l’ottavo consolato dell’imperatore, gerito insieme personaggio e sulla sua carriera, cfr. PLRE, I, pp. 814-817, Saturninius
DO¿JOLR&RVWDQ]RFRQVROHSHUODTXDUWDYROWDDSSXQWRQHO Secundus Salutius*GH%RQ¿OVIl comes et quaestor nell’età della
329. I dubbii traggono origine dal fatto che la constitutio è dinastia costantiniana, Napoli, 1981, pp. 164 ss; J. L. Desnier, Salutius-
Salustius, in RÉA 85, 1983, pp. 53 ss.; R. Smith, -XOLDQ¶V*RGV. Religion
and Philosophy in the thought and action of Julian the Apostate,
London-New York, 1995, pp. 33 s.; p. 236 n. 82. Forse autore di un
WUDWWDWR ¿ORVR¿FR GDO WLWROR ©3HUL THZCQ NDL NRYVPRX» (cfr. G. Rinaldi,
6XOO¶LGHQWL¿FD]LRQH GHO 3HUL THZCQ NDL NRYVPRX, in .RLQZQLYD 2, 1978,
86. M. Sargenti, Aspetti e problemi, cit. (n. 8), p. 359, fondandosi anche sul pp. 117 ss., part. pp. 130 ss. e pp. 133 ss.), dopo la morte di Giuliano
FRQIURQWRFRQWDOXQHWHVWLPRQLDQ]HHSLJUD¿FKHSHQVDFKHO¶LQWLWROD]LRQH JOL IX RIIHUWD OD SRUSRUD LPSHULDOH FKH HJOL UL¿XWz DGGXFHQGR LO VXR
a Giuliano delle sette costituzioni della seconda metà del 363, possa cattivo stato di salute e l’età avanzata (cfr. Amm. Res gest., 25, 5, 3).
ULÀHWWHUH©>«@XQDSDWHUQLWjVRVWDQ]LDOH>«@ªGHLSURYYHGLPHQWLHFKH Continuò, tra alterne vicende, a reggere la prefettura del pretorio anche
la cancelleria imperiale di Gioviano – il quale era troppo preoccupato VRWWRLVXFFHVVRULGL*LXOLDQR¿QRDTXDQGRQHOODSULPDPHWjGHOIX
dai problemi politici che si trovò a fronteggiare per poter «[…] dare sostituito da Ausonio (cfr. Zos. Hist. nova, 4, 10, 4).
un’impronta personale all’azione legislativa […]» – abbia continuato la 89. Cfr. Th. Mommsen, Theodosiani libri XVI, 1.2, cit. (n. 73), p. 56: «Leges
sua attività seguendo le linee tracciate dal predecessore di quest’ultimo. tres relatae inter Constantinianas […] omnino spectant ad Iulianum,
F. Pergami, Rilievi, cit. (n. 69), p. 265, sulle orme di Mommsen, ritiene id est ad a. 362 vel 363, cum Secundus sine dubio eius sit praefectus
preferibile assegnare, almeno formalmente, le costituzioni a Gioviano, praetorio, accedat in secunda summa similitudo cum 1, 22, 3 a Iuliano
pur non escludendo (p. 266) che esse potessero essere, nella sostanza, data ad Mamertinum.» Sul punto anche O. Seeck, Regesten, cit. (n. 73),
frutto della cancelleria di Giuliano e semplicemente pubblicate, tal quali, p. 37, il quale la colloca nel 365 e conseguentemente la attribuisce a
dal successore. Valentiniano e Valente.

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dell’autore del provvedimento. Non può escludersi a priori, con ogni probabilità rielaborato, massimato e piegato alle
allora, neppure una svista sul nome del destinatario ovvero, proprie esigenze da chi quei testi raccoglieva91.
DQFKHVHSLGLI¿FLOPHQWHVXOODFDULFDGDOXLULYHVWLWD Mommsen, inoltre, cade in contraddizione allorquando,
In secondo luogo, il fatto che non conosciamo altri per avvalorare la sua ipotesi, si richiama a CTh 1, 22, 3
prefetti del pretorio con quel nome, d’altronde certo non ponendone in evidenza la similitudine con CTh 1, 16, 5.
UDURQRQVLJQL¿FDFKHQRQQHVLDQRHVLVWLWL,Q¿QHSUREOHPL La prima è, invero, una di quelle costituzioni della seconda
GLSDWHUQLWjGHOOHFRVWLWX]LRQLHSUR¿OLSURVRSRJUD¿FLVSHVVR metà del 363, che a suo dire sono intestate a Giuliano
VLLQÀXHQ]DQRUHFLSURFDPHQWHHVLOHJDQRWDORUDLQXQLQGLV- «secundum usum compilatorum», cioè per la necessità di
solubile circolo vizioso: dal destinatario deriva l’attribuzione costoro di omologare tutte le inscriptiones di un medesimo
della legge, che, però, a sua volta, contribuisce in maniera anno nei momenti di transizione del potere imperiale92. Se
determinante a stabilire l’identità del primo e a tracciarne la dunque egli ritiene, a torto o a ragione, che CTh 1, 22, 3 sia in
FDUULHUDSROLWLFD3HUFRQYLQFHUVHQHqVXI¿FLHQWHXQRVJXDUGR realtà di Gioviano, non può poi servirsene – sebbene subor-
all’ampia Prosopographia a corredo della monumentale dinatamente all’“argomento destinatario” – per dimostrare
edizione del Codice Teodosiano di Gotofredo. Qui, prima la paternità giulianea di CTh 1, 16, 5, che, a questo punto,
di Secondo Saluzio, è ricordato un Secondo, prefetto del per coerenza, avrebbe dovuto attribuire a Gioviano.
pretorio sub Constantino Magno, la cui carica (si potrebbe $QFKHDYROHUVRUYRODUHVXTXHVWHGLI¿FROWjFKHDPLR
addirittura dire: esistenza) per gli anni 326/328 è desunta avviso occorre invece tener ben presenti, la subscriptio di
proprio partendo dalla possibile correttezza dell’inscriptio CTh 1, 16, 5 è troppo diversa da come dovrebbe presentarsi
delle costituzioni a noi note attraverso CTh 9, 1, 6 e CTh 15, se la legge fosse stata emanata durante i due anni del regno
1, 3 e dunque dalla loro appartenenza alla cancelleria di di Giuliano. Nel 362, infatti, furono consoli Mamertino e
Costantino, con un procedimento esattamente opposto a Nevitta, mentre il 363 fu scandito dal quarto consolato del
quello impiegato da Mommsen, che è invece partito, come si principe retto con Flavio Sallustio, console per la prima e
è visto, dalla sicura identità del loro destinatario per inferirne unica volta. Orbene, nessuno dei due consolati è avvici-
la paternità giulianea delle costituzioni in oggetto90. QDELOH VRWWR LO SUR¿OR SDOHRJUD¿FR D TXHOOR LQGLFDWR LQ
Un’annotazione conclusiva sul punto, probabilmente CTh 1, 16, 5: Constantino A. VIII et Constantio IIII conss.
non rilevantissima, ma comunque da valutare. Le tre leges Si dovrebbe perciò immaginare o la completa cecità dei
videro la luce tra il 29 giugno del 326 (CTh 15, 1, 3) e il 18 copisti o che il manoscritto che si stava trascrivendo fosse
aprile del 329 (CTh 1, 16, 5), in un intervallo di circa tre in condizioni di pressoché totale illeggibilità, il che però
anni, compatibile con la durata in carica di un prefetto del pone un interrogativo sul perché si sia scelto di integrarlo
pretorio. Se fossero state emesse a grande distanza l’una proprio in quel modo, oppure che la subscriptio, indicante
GDOO¶DOWUDOHGLI¿FROWjVDUHEEHURVWDWHPDJJLRULLQTXDQWR in origine un anno tra il 362 e il 363, sia stata per errore –
si sarebbe dovuta supporre o l’esistenza di più prefetti con RSHUFKLVVjTXDOHPRWLYRGHOLEHUDWDPHQWH±PRGL¿FDWDGDL
lo stesso nome o la reiterazione della prefettura del pretorio FRGL¿FDWRULFKHSHUzKDQQRGDWRSURYDGLJUDQGHGLVWUD]LRQH
in anni tra loro lontani da parte di uno stesso personaggio. o di notevole sprovvedutezza non rendendosi conto dell’evi-
Ancor più debole del primo è il secondo argomento dente stonatura tra il nome dell’imperatore e il consolato. È
utilizzato da Mommsen: la rilevata similitudo tra CTh 1, 16, molto improbabile, per non dire impossibile, sbagliarsi in
5 e CTh 1, 22, 3 non mi pare concludente, dal momento che modo così grossolano, anche per compilatori, come quelli
non è raro nei codici riscontrare – anche in titoli differenti WHRGRVLDQL WDFFLDWL ¿Q WURSSR IUHTXHQWHPHQWH H IRUVH D
– costituzioni molto vicine tra loro per i temi trattati o sproposito, di incompetenza.
per lo stile adoperato dalle cancellerie imperiali, ma non Allora – è però mera congettura avanzata molto
sempre emanate dal medesimo imperatore. Capita spesso, dubbiosamente qui, ma che intendo sottoporre ad attenta e
difatti, che imperatori diversi, in tempi diversi, tornino a DSSURIRQGLWDYHUL¿FD±VLSRWUHEEHSHQVDUHDXQDVYLVWDSL
legiferare sulle stesse materie, in qualche caso ricorrendo tollerabile ove si datasse la constitutio al 354, ossia all’anno
a espressioni non dissimili. Peraltro, porre a fondamento del settimo consolato di Costanzo II, retto con il cugino
delle proprie ragioni le suddette similitudines può essere Costanzo Gallo o con il fratello Costante, entrambi al loro
HVWUHPDPHQWHSHULFRORVRQHOODPLVXUDLQFXLVL¿QLVFHSHU terzo consolato e dunque: dat. XIIII k. mai. Constantinopoli
FRQVLGHUDUH LO WHVWR FRGL¿FDWR FRPH VH IRVVH O¶RULJLQDOH H
non – come dovremmo sempre pensare – un esemplare

91. Non vi è necessità, credo, di citare i numerosissimi studii moderni sul


tema (per un ampio panorama dei quali, v. di recente L. De Giovanni,
90. J. Gothofredus, Codex Theodosianus cum perpetuis commentariis, VI.2, Istituzioni, cit>Q@SSVV HVVHQGRVXI¿FLHQWHULFKLDPDUHOD³YRFH
Lipsiae, 1743, p. 85. Naturalmente, Gotofredo non conosceva CTh 1, 16, autentica” di Teodosio II, il quale, nelle costituzioni programmatiche
5, pervenutaci attraverso il codex Ambrosianus C 29 inf. su cui v. ora il premesse al suo codice, indicava con molta chiarezza quali fossero le
bel libro di L. Atzeri, *HVWDVHQDWXV5RPDQLGH7KHRGRVLDQRSXEOLFDQGR. facoltà di intervento dei constitutionarii sui testi dei provvedimenti per
,O&RGLFH7HRGRVLDQRHODVXDGLIIXVLRQHXI¿FLDOHLQ2FFLGHQWH, Berlin, DGDWWDUOLDJOLVFRSLFKHHJOLVLSUH¿JJHYD
2008, part. pp. 37 ss. 92. Si veda quanto detto supra, § 4.

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172 EMILIO GERMINO A nTa rd, 17, 2009

Constantio A. VII et Constantio (vel Constante) [Caes.] III Interrogativi altrettanto gravi pone CTh 5, 20, 1. La lex,
conss. Le correzioni da apportare alla subscriptio sarebbero in tema di longa consuetudo, risulta data da Costantino (o
in tal caso minime e comunque di gran lunga inferiori a quelle da Costanzo) il 26 febbraio del 363 a Costantinopoli. Balza
che dovremmo eseguire per datare la legge al 362 o al 363. subito agli occhi il carattere contraddittorio di questi dati. Se
Si tratterebbe semplicemente della caduta, nella trascrizione, ODOHJJHULVDOHD&RVWDQWLQRRDVXR¿JOLRQRQSXzFHUWRHVVHUH
di una delle aste che indicano l’iterazione del consolato di stata emanata nel 363. Se fosse esatta la data, perciò, essa
Costanzo II, e dell’aggiunta di un’asta nel numero d’ordine sarebbe da imputare ovviamente a Giuliano. Ma a questa
del consolato di Costanzo Gallo o di Costante93. soluzione si frappongono due ostacoli: da un lato, l’indica-
Problemi non dissimili presentano altre due leggi, CTh 9, zione nell’inscriptio di un diverso imperatore e, dall’altro, la
1, 6 e CTh 15, 1, 3. Entrambe attribuite nei manoscritti a menzione di Costantinopoli nella subscriptio. Il 26 febbraio
Costantino, sono tuttavia indirizzate – come la precedente – del 363, infatti, Giuliano non poteva trovarsi nella capitale
a Secondo, prefetto del pretorio, e sono perciò da Mommsen sul Bosforo, essendo egli invece certamente ad Antiochia
ascritte, per le motivazioni addotte a proposito di CTh 1, 16, 5, ed anzi in procinto di attraversare, di lì a qualche giorno, i
alla cancelleria di Giuliano94. FRQ¿QLFRQOD3HUVLDSHUPXRYHUHJXHUUDD6KDKSXU,,95.
3HU HVVH YDOJRQR SUHVVDSSRFR OH ULÀHVVLRQL ¿Q TXL Ê GLI¿FLOH GLUH DOORUD GL FKL VLD HIIHWWLYDPHQWH LO
svolte, con la differenza che per la prima, CTh 9, 1, 6, è quasi provvedimento. Ancora una volta non ci aiuta neppure il
proibitivo anche solo ipotizzare una soluzione accettabile. destinatario, conosciuto soltanto per il nome, Massimo,
La sua subscriptio recita infatti: dat. kal. decemb. Ianuarino ma non per la dignitas rivestita all’epoca in cui egli
et Iusto conss HG q GLI¿FLOH VXSSRUUH XQ HUURUH FKH QRQ VL riceveva la constitutio96. Questo, peraltro, è uno di quei
risolva in una sostituzione quasi integrale della medesima. casi, cui accennavo in precedenza, nei quali problemi di
In proposito, reputo rischioso procedere all’attribuzione DWWULEX]LRQH H SUR¿OL SURVRSRJUD¿FL VL LQÀXHQ]DQR YLFHQ-
dei provvedimenti imperiali solo sulla base della parti- devolmente. Stabilire l’autore della costituzione, infatti, ci
colare sensibilità che un determinato principe ebbe verso consentirebbe di avanzare qualche ipotesi più fondata sul
una certa materia, senza avere altri e più solidi riscontri. Né destinatario, mentre, al contrario, individuare quest’ultimo
mi sembrano da mitizzare le informazioni che crediamo di con sicurezza ci agevolerebbe non poco nell’assegnazione
poter trarre dai nomi dei destinatarii di quei provvedimenti, della legge a un imperatore piuttosto che a un altro.
in qualche caso valutate come se ciascuno di essi fosse un I tentativi fatti per superare l’impasse non sono del tutto
personaggio unico e inconfondibile o perfettamente noto. convincenti. Gotofredo, mantenendo intatta la data, esclude
Spazi maggiori può forse offrire l’altra lex, CTh 15, 1, che la lex possa essere stata adottata da Costantino o da
3, la cui subscriptio è strutturalmente prossima a quella di Costanzo e la riferisce a Giuliano, anche in considerazione
CTh 1, 16, 5 e quindi, come quest’ultima, potrebbe essere della materia in essa disciplinata e della particolare sensi-
riferita all’anno 354. Ma al riguardo non ci si può esimere bilità nei confronti dei vetera instituta di cui l’imperatore
dall’avvertire, come del resto ho già fatto in precedenza, diede sempre prova97,QROWUHXQDYROWD¿VVDWDODSDWHUQLWj
che trattasi di ipotesi tutte in astratto possibili ma tutte giulianea della legge, lo studioso ritiene plausibile che il
XJXDOPHQWH GD YHUL¿FDUH ,Q DWWHVD GL WDOL YHUL¿FKH UHVWD destinatario possa essere quel Massimo nominato praefectus
perciò fermo il principio-guida che intendo seguire nella urbi Constantinopolitanae da Giuliano98.
mia ipotesi ricostruttiva e cioè, prima di tutto, il confronto, 6H¿QWURSSRGHFLVDDSSDUHODSRVL]LRQHGL*RWRIUHGR
ROWUHFKHWUDOHYHUVLRQLFRGL¿FDWH±RYHFLzVLDSRVVLELOH± il quale sembra del tutto ignaro dei problemi causati dalla
anche con le testimonianze estranee ai codici, alla ricerca città di emanazione, incompatibile con la data, esattamente
di un congruo contesto storico, politico, giuridico, nel quale l’opposto può dirsi invece per l’opinione di Mommsen.
calare il provvedimento. Egli, infatti, nei Prolegomena alla sua edizione del Codex
Theodosianus, dapprima colloca la costituzione tra quelle

93. Sui problemi causati per questi anni dalla facile confusione tra i nomi
degli augusti e dei cesari e più in generale sull’inattendibilità delle 95. Per la partenza di Giuliano da Antiochia v. supra, n. 51.
subscriptiones ad essi relative, v. P. O. Cuneo (ed.), La legislazione 96. Per la verità, in un manoscritto si indica Maximo preposito, che secondo
di Costantino II, Costanzo II e Costante (337-361), Milano, 1997, Th. Mommsen, Theodosiani libri XVI, 1.2, cit. (n. 73), p. 242 potrebbe
pp. LXVIII ss., part. LXX ss. essere un errore per ppo, ossia prefetto del pretorio.
94. J. Gothofredus, Codex Theodosianus cum perpetuis commentariis, III, 97. J. Gothofredus, Codex Theodosianus cum perpetuis commentariis, I,
Lipsiae, 1738, p. 12, nel suo commento a CTh 9, 1, 6, ne rimarca la Lipsiae, 1736, pp. 503 s. La costante tensione di Giuliano alla
somiglianza di materia con una lex presente in veteri exemplari Codicis conservazione dei veteres moresSXzHVVHUHHI¿FDFHPHQWHVLQWHWL]]DWD
Theodosiani (appunto la legge che nell’edizione di Th. Mommsen è nel notissimo giudizio che Ammiano gli fa esprimere su Costantino,
CTh 1, 22, 3) e si chiede se si tratti della medesima constitutio, nel qual considerato novator turbatorque priscarum legum et moris antiquitus
FDVRRFFRUUHUHEEHPRGL¿FDUHLOFRQVRODWRQHOODsubscriptio di CTh 9, 1, 6 e recepti (cfr. Amm. Res gest., 21, 10, 8).
attribuirla a Giuliano. O. Seeck, Regesten, cit Q SLGHQWL¿FDQGR 98. Cfr. Amm. Res gestRYHORVLGLFHQLSRWHGL9XOFDFLR5X¿QR
senz’altro il destinatario con Saturninio Secondo Saluzio e considerando che, imperante Valentiniano, sostituì Mamertino nella prefettura del
il consolato «danach sicher falsch», la riconduce al 362 attribuendola a pretorio (cfr. Amm. Res gest., 27, 7, 2). Sul personaggio, cfr. PLRE, I,
Giuliano, anche in considerazione della materia in essa affrontata. p. 582, Maximus 17.

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A nTa rd , 1 7 , 2 0 0 9 LA LEGISLAZIONE DELL’IMPERATORE GIULIANO: PRIMI APPUNTI PER UNA PALINGENESI 173

di Costantino sine consulibus, ritenendo la subscriptio a perciò stata emanata da Giuliano in un giorno imprecisato
WDOSXQWRLQDI¿GDELOHGDQRQLQGLFDUODQHSSXUH99, poi attri- del suo soggiorno antiocheno e ricevuta il 26 febbraio del
buisce senza esitazioni CTh 5, 20, 1 a Giuliano, limitandosi  D &RVWDQWLQRSROL Ê YHUR FKH SDOHRJUD¿FDPHQWH OD
soltanto ad apporre un punto interrogativo – peraltro dovuto differenza tra dat. e acc. è notevole, però lo scambio tra
– accanto al luogo di emanazione100LQ¿QHULWRUQDVXLSURSUL l’uno e l’altro mi sembra pur sempre un errore più lieve di
passi nell’apparatus alla constitutio, ove ipotizza che la TXHOOL¿QRUDVXJJHULWL
subscriptio non appartenga a questa legge, ma a un’altra
costituzione, originariamente inclusa nel titolo De longa
consuetudine e in séguito andata perduta101. 6. – Un ultimo punto da segnalare riguarda la possi-
L’idea di una confusione tra i dati di due costituzioni ELOLWjFKHSURYYHGLPHQWLJLXOLDQHLSXUQRQFRGL¿FDWLVLDQR
GLYHUVHDI¿RUDDQFKHLQ+lQHOLOTXDOHSHUzDGLIIHUHQ]D riferiti, più o meno precisamente e più o meno estesamente,
di Mommsen, pensa che la menzione di Costantino o di nelle costituzioni di imperatori successivi contenute dei
Costanzo nell’inscriptio provenga da una legge più antica codici imperiali o extravagantes.
e sia dovuta a un qualche copista al quale il nome di Un esempio di tale eventualità è offerto da CTh 5, 13,
Giuliano era inviso. L’autore avanza dubbiosamente anche 3, data a Milano il 23 dicembre del 364 da Valentiniano I
l’ipotesi che la costituzione, emessa da Costanzo, sia stata e indirizzata al prefetto del pretorio Claudio Mamertino105.
promulgata solo dopo la sua morte, ciò che ne spiegherebbe La lex rievoca, per decretarne l’invalidità, una o più dispo-
la datazione102. Ora, se si pensa che Costanzo – nella migliore sizioni con le quali Giuliano, in opposizione alla politica
delle ipotesi – non soggiornò più a Costantinopoli dopo dei suoi predecessori, aveva ritrasferito ai templi pagani i
l’autunno del 360103, ne consegue che sarebbero trascorsi beni che, sottratti loro in ottemperanza a provvedimenti di
quasi due anni e mezzo tra l’emissione della legge e la sua &RVWDQWLQR H GHL VXRL ¿JOL HUDQR VWDWL LQFDPHUDWL GDOOD res
pubblicazione: un tempo davvero troppo lungo pure per il privata principis106. Non so se, come si sostiene da parte di
servizio di posta imperiale e per i percorsi dell’epoca. qualcuno, le norme giulianee abrogate siano state incluse
Si è anche supposto che la subscriptio, errata, sia stata QHO&RGLFH7HRGRVLDQRHVLDQRGDLGHQWL¿FDUHFRQCTh 10,
apposta dai constitutionarii teodosiani e che potrebbe 3, 1107, ma è tuttavia certo che CTh 5, 13, 3 si riferisce ad
perciò trattarsi di una legge emanata nel 332 o nel 333 da HVVHLQPRGRDVVDLFKLDURVLDSHUULFKLDPDUQHORVSHFL¿FR
Costantino e indirizzata a Valerio Massimo, prefetto del contenuto sia perché ne ricorda esplicitamente (per arbitrium
pretorio in quegli anni104. divae memoriae Iuliani) l’autore. Un’eco del provvedimento
Considerando i dati a nostra disposizione, è molto si rinviene anche in un passaggio dell’Historia acephala (3,
GLI¿FLOHGLUHXQDSDURODGH¿QLWLYDVXOODTXHVWLRQHHVLSXz 1 Martin), ove si menziona un editto di Giuliano relativo
tutt’al più prospettare in punta di penna un’ipotesi. Fermo DSSXQWRDOODUHVWLWX]LRQHGHLWHVRULFRQ¿VFDWLDLWHPSOLDI¿VVR
restando l’errore nell’inscriptio, forse meno improbabile di ad Alessandria il 10 del mese di methir (cioè il 4 febbraio)
quello nella subscriptio, e dunque ritenendo con la maggio- del 362. La notizia assume rilievo sia perché ci consente
ranza degli studiosi che la constitutio appartenga alla
cancelleria di Giuliano, il dissidio tra la città di emanazione
e la data può forse sanarsi supponendo in luogo del dat.,
105. CTh 5, 13, 3 Impp. Val(entini)anus et Val(ens) AA. ad Mamertinum
oggi nei manoscritti, un originario acc. La legge sarebbe P(raefectum) P(raetori)o. Uni[versa, quae] ex patrimonio nostro per
arbitrium divae me[moriae Iul]iani in possessionem sunt translata
templorum, [sollicitudi]ne sinceritatis tuae cum omni iure ad rem privat[am
nostram] redire mandamus. Dat. X kal. ian. Med(iolano) divo Iovian[o et
Varr(oniano) conss.]. La paternità e la datazione della constitutio, così come
99. Cfr. Th. Mommsen, Theodosiani libri XVI, 1.1, cit. (n. 66), p. CCXXIV. il suo rapporto, anche cronologico, con CTh 10, 1, 8, di analogo contenuto,
100. Cfr. ibid., p. CCXXXVII. sono discussi in F. Pergami (ed.), La legislazione di Valentiniano e Valente,
101. Th. Mommsen, Theodosiani libri XVI, 1.2, cit. [n. 73], p. 242. Cfr. cit. (n. 40), pp. 7 ss., part. pp. 10 s. Sul destinatario, che era stato console due
anche O. Seeck, Regesten, cit. (n. 73), p. 212 il quale assegnando la anni prima e che fu anche autore di un panegirico in onore di Giuliano (cfr.
legge a Giuliano la dice indirizzata a un prefetto dell’annona di nome Paneg. Lat. 11), si veda PLRE, I, pp. 540 s., Claudius Mamertinus 2.
Massimo, che però, ove si escluda com’è logico questa costituzione, 106. I severi provvedimenti contro i pagani, decisi da Costantino già
risulta in carica nell’anno 365, come emerge da CTh 14, 17, 3. all’indomani della sua vittoria su Licinio, sono esaminati in L. De
102. G. Hänel, Codex Theodosianus, cit. (n. 73), col. 477, n. f. Giovanni, L’imperatore Costantino e il mondo pagano, 2a ed. riv. e
103. Data assunta con una certa larghezza: sappiamo infatti da Amm. Res ampl., Napoli, 2003, pp. 114 ss.
gest., 20, 11, 32 e 21, 6, 1 che Costanzo trascorse ad Antiochia l’inverno 107. CTh 10, 3, 1, pubblicata a Costantinopoli forse alle idi di marzo del
del 360-361 ed era nella città sulle rive dell’Oronte ancora il 14 febbraio 362 e indirizzata al prefetto del pretorio Secondo Saluzio, dettava norme
del 361 quando ivi emanò CTh 16, 2, 16 appunto ad Antiochenses. Da in tema di attribuzione dei beni pubblici, disponendo la restituzione alle
TXHOPRPHQWRLO¿JOLRGL&RVWDQWLQRGDSSULPDSDUWuDOODYzOWDGL(GHVVD civitates delle publicae possessiones DI¿QFKp SRWHVVHUR HVVHUH ORFDWH
per la guerra persiana e poi ritornò ad Antiochia per prepararsi allo scontro iustis aestimationibus, probabilmente nel quadro di quel risanamento
fratricida con Giuliano: mentre muoveva verso Costantinopoli, dove però GHOOH ¿QDQ]H FLWWDGLQH FKH FRVWLWXLYD XQR GHL SXQWL TXDOL¿FDQWL GHOOD
non giunse mai, la morte lo colse, come si è visto, a Mopsucrenae, quindi SROLWLFDGL*LXOLDQR6XOODLGHQWL¿FD]LRQHGHOODQRUPDJLXOLDQHDULFRUGDWD
ancora in Cilicia. in CTh 5, 13, 3 con CTh 10, 3, 1 cfr. G. Bonamente, Le città nella politica
104. Cfr. PLRE, I, p. 581, Maximus 8. Peraltro, nulla si dice di tutto ciò GL *LXOLDQR O¶$SRVWDWD, in $QQDOL GHOOD )DFROWj GL /HWWHUH H )LORVR¿D
nella scheda di Valerio Massimo (PLRE, I, pp. 590 s., Maximus 49), ove dell’Università di Macerata 16, 1983, pp. 46 ss., spec. pp. 65 ss. Si veda
CTh 5, 20, 1 non viene neppure menzionata. pure, E. Pack, Städte und Steuern, cit. (n. 9), pp. 151 s., p. 227 n. 567.

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174 EMILIO GERMINO A nTa rd, 17, 2009

di avanzare un’ipotesi più accurata sulla data della legge difetto e, può darsi, per eccesso. Rispetto ai risultati della mia
ricordata in CThVLDVRWWRXQSUR¿ORPHWRGRORJLFR ricerca, sono assenti CTh 7, 7, 2, CTh 12, 1, 96 e CTh 14,
perché dimostra che le testimonianze atecniche, opportuna- 6, 5 – nelle quali pure è evidente il richiamo a precedenti
mente vagliate e contestualizzate, sono degne di maggior VWDWXL]LRQLGL*LXOLDQR±PHQWUHYL¿JXUDQRLQVRYUDQQXPHUR
¿GXFLDGDSDUWHGHOORVWRULFRQRQVRORTXDQGRHVVHULFHYRQR CTh 12, 1, 74, 1, CTh 12, 1, 90 e CTh 13, 3, 14111. Di queste
conferma dalle fonti giuridiche, ma altresì quando ciò non XOWLPH OH SULPH GXH SL FKH ULIHULUVL D VSHFL¿FL SURYYHGL-
avvenga, potendo offrirci, come nel caso di specie, dettagli PHQWLGL*LXOLDQR HGL&RVWDQ]R VHPEUDQR¿VVDUHXQdies
altrimenti perduti. post quem, che andrebbe individuato nell’anno del decimo
Del pari interessante, nella medesima prospettiva, mi consolato di Costanzo e del terzo di Giuliano, ossia nel 360.
sembra CTh 5, 15, 17 risalente ancora una volta alla cancel- La terza, invece, con il suo generico accenno alla legisla-
leria di Valentiniano e Valente108. In essa, il legislatore, non zione dei principes veteres, parrebbe volersi rifare a una
senza riconoscere l’utilità di una consultissima lex Iuliani, consolidata disciplina in materia di privilegia archiatrorum
che revocava provvedimenti anteriori concernenti i fundi sacri palatii, del resto ampiamente documentata nel titolo De
enfyteutici seu patrimoniales, ordina, con una terminologia medicis et professoribus del Codex Theodosianus, piuttosto
inequivocabile, che i fundi medesimi «[…] in eodem statu FKHDXQRVSHFL¿FRDWWRQRUPDWLYRGHOVROR*LXOLDQR6HQ]D
[…] maneant, in quo ante legem Iuliani fuerant […]». Va dubbio, CTh 13, 3, 14 può essere in astratto riconnessa pure a
rimarcato che probabilmente Valentiniano intese abrogare Giuliano – che il 12 maggio del 362 adottò a Costantinopoli
la legge di Giuliano – di cui lamenta la prava interpre- una lex sugli archiatri del palazzo imperiale112 – ma riguarda,
tatio da parte dei giudici nell’applicarla – soltanto in parte, in maniera oltretutto confusa, altri imperatori, tant’è che
lasciandola in vita per quei fondi concessi in ius perpetuum Volterra la considera riferentesi anche a Costantino, Costanzo
dai predecessori del principe pagano109. e Valente, tutti autori di provvedimenti sull’argomento. Tra
Oltre ai due esempii testè fatti, l’indagine – per il l’altro, se la legge eventualmente riecheggiata in CTh 13,
momento condotta sui lessici, anche informatici, esclu- 3, 14 coincide con quella a noi nota attraverso CTh 13, 3,
sivamente tenendo conto delle ricorrenze del nome 4, possiamo dire di disporne direttamente nella versione
Giuliano nei due codici imperiali – ha dato esiti di un certo FRGL¿FDWD ULVSHWWR DOOD TXDOH CTh 13, 3, 14, pur rilevante
rilievo, confermando, sia pure con qualche differenza, le perché ne attesta la permanenza in vigore un quarto di secolo
conclusioni a suo tempo pubblicate da Edoardo Volterra. dopo, non ci offre però elementi nuovi.
Escludendo tutti i casi nei quali il Giuliano citato nei testi Ciò ci conduce a una considerazione conclusiva sulla
è un personaggio diverso dall’imperatore e quelli nei quali GLI¿FROWj GL LQGLYLGXDUH SRVVLELOL ULIHULPHQWL D QRUPH
LOQRPH¿JXUDQHOO¶inscriptio o nella subscriptio, le costitu- giulianee in tutte quelle ipotesi – di cui emblematica
zioni del Codice Teodosiano che conservano memoria della potrebbe appunto essere CTh 13, 3, 14113 – in cui gli accenni
legislazione divi Iuliani sono – comprese le due appena sono a una indistinta quanto generica legislazione tralaticia.
esaminate – 13110, mentre nessuna ricorrenza sembrerebbe 7HPR FKH LQ TXHVWL FDVL VDUj PROWR GLI¿FLOH SHU QRQ GLUH
esservi nel Codice Giustiniano. Anche qui, per quanto ci è impossibile, riuscire a individuare e a selezionare, distri-
dato conoscere, si tratta di atti normativi che toccano aspetti FDQGROLGDLQGH¿QLWHFLWD]LRQLHYHQWXDOLOHJJLGL*LXOLDQR
svariati, e che per grossa approssimazione corrispondono
agli interessi di Giuliano verso i temi della milizia palatina, Seconda Università degli Studi di Napoli
GHOULVDQDPHQWRGHOOH¿QDQ]HGHJOLRUGLQDPHQWLFLWWDGLQL
L’elenco stilato da Volterra, che forse non intendeva
HVVHUHFRPSOHWRPDVRORHVHPSOL¿FDWLYRSHFFDWXWWDYLDSHU

111. Cfr. E. Volterra, Sul contenuto del Codice Teodosiano, cit. (n. 13),
108. Sulla datazione della constitutio, che secondo la subscriptio dovrebbe pp. 369-371.
essere stata data et proposita il 27 ottobre del 364 a Roma, dove però 112. Cfr. CTh 13, 3, 4 ad archiatros sulla quale, per qualche ulteriore
nessuno dei due fratelli si trovava a quell’epoca, si veda F. Pergami (ed.), ragguaglio, come i suoi eventuali rapporti con Iulian. Epist., 75, cfr.
La legislazione di Valentiniano e Valente, cit. (n. 40), p. 69, il quale propone E. Germino, Scuola e cultura, cit. (n. 13), pp. 91 ss.
di emendare la subscriptio in modo da ricondurla al 29 luglio del 364. 113. Ma un caso simile sembrerebbe essere costituito da CTh 10, 1, 8, data il 4
109. Su CTh 5, 15, 17 e sui complessi problemi di interpretazione che essa febbraio del 364 da Valentiniano e Valente, ma probabilmente da spostare al
pone, si veda A. Bottiglieri, /D QR]LRQH URPDQD GL HQ¿WHXVL, Napoli, medesimo giorno dell’anno successivo (cfr. F. Pergami [ed.], La legislazione
1994, pp. 45 ss. ove anche discussione della letteratura. di Valentiniano e Valente, cit. [n. 40], pp. 7 ss.), la quale pur non riferendosi
110. Le costituzioni, oltre alle due citate nel testo, sono le seguenti: CTh 1, esplicitamente a Giuliano, parrebbe concernere norme molto vicine a quelle
28, 2, CTh 7, 7, 2, CTh 8, 1, 11, CTh 8, 4, 9, CTh 8, 5, 20, CTh 10, da lui emanate e ricordate in CTh 5, 13, 3. Su CTh 10, 1, 8 e sul suo rapporto
4, 2 (Valentiniano e Valente); CTh 6, 26, 7 e CTh 16, 5, 37 (Arcadio con CTh 5, 13, 3, si veda A. Masi, Ricerche sulla ‘res privata’ del ‘princeps’,
e Onorio); CTh 12, 1, 96 e CTh 13, 5, 16 (Graziano, Valentiniano e Milano, 1971, pp. 28 ss.; B. Enjuto Sánchez, Las disposiciones judiciales de
Teodosio); CTh 14, 6, 5 (Onorio e Teodosio). Su 13 provvedimenti, &RQVWDQWLQR\-XOLDQRDSURSyVLWRGHODVWLHUUDVGHORVWHPSORVSDJDQRV, in
dunque, ben 8 sono della cancelleria di Valentiniano e Valente. *pULRQ 18, 2000, pp. 407 ss., part. pp. 420-423.

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