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Filologia germanica

1 lezione 30 settembre
Un testo letterario nel medioevo aveva una rappresentazione orale, perché veniva
declamato o inventato a memorie in alcune situazioni.
Questa disciplina è composta da due elementi: filologia e germanica
Filologia: letteralmente sarebbe l’amore per la parola, per la lingua, in realtà questo
amore è declinato nel senso dello studio. Qualsiasi tipo di filologia studia i testi
scritti.
Quello che rende distintiva questa materia è:
L’Aggettivo germanico: non si intende tedesco, ma identifica un numero di popoli
piuttosto ampio il cui studio è fondamentale per gli studi umanistici, perché queste
popolazioni hanno contribuito alla configurazione dell’Europa così com’è oggi.
I germani sono una comunità di popoli che originariamente erano un gruppo
relativamente unitario. Per capire i contorni dello studio della filologia germanica
dobbiamo notare che questa disciplina è l’equivalente della filologia romanza in
ambito germanico.
Le popolazioni germaniche oggi sono:
- lingue scandinave (norvegese, svedese, danese, islandese), ceppo importante
delle lingue germaniche;
- lingua inglese;
- Olandese;
- tedesco= lingue germaniche.
Una parte ampia dell’Europa è occupata da popolazioni di origine germanica.

Qual è la ragione per cui è nata questa disciplina e ragione per cui può piacere molto?
Nella filologia romanza abbiamo imparato che le lingue romanze derivano da
un’origine medievale ed è possibile nel loro caso andare indietro nel tempo e avere la
prova che queste lingue derivino dal latino. Lo stesso discorso lo si può fare nel caso
delle lingue di quei popoli citati prima, risalendo indietro nel tempo, è stato possibile
dimostrare che queste lingue derivano da una lingua più o meno unitaria; la
differenza grande è che mentre il latino è una lingua testimoniata nei testi e nelle
opere letterarie, l’antenato delle lingue germaniche non è una lingua attestata, è una
lingua che è esistita ed è evidente perché le lingue germaniche presentano tra di loro
delle isoglosse che non possono essere casuali.

Il germanico comune è una lingua esistita ma non è documentata.


Noi riusciamo a dire che queste lingue derivano da un ceppo comune confrontandole
l’una con le altre: comparandole

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La filologia è la disciplina comparativa e comparatistica per eccellenza. La filologia
germanica in somma misura, perché è comparativa la parte germanica, ed è
comparativo il metodo germanico e filologico.
Nella filologia si confrontano i manoscritti: origine di tutta la comparazione e di ogni
studio letterario.
Il germanico comune è una lingua esistita ma non attestata scritta che dobbiamo
costruire. Queste popolazioni germaniche condividevano in epoca medievale un
repertorio di credenze, usi e stilemi letterarie, poetiche che sono loro peculiari, ad
esempio tutta la poesia delle lingue germaniche medievali è allitterativa, fondata su
principio determinato dall’allitterazione, (la poesia inglese del 900, poesia tedesca del
1000, quella islandese 1200)
Inoltre queste popolazioni in epoca predocumentaria condividevano un gusto per un
determinato tipo di creazione poetica e dei personaggi. Le vicende di Sigfrido, eroe
germanico per eccellenza, sono raccontare nei Nibelunghi (poema del 1200) e sono
narrate in varie testimonianze scandinave.
Beowulf (poema anglosassone più famoso intorno al IX-X secolo). Storia di un
eroe dalle capacità sovraumane, è al centro di un poeta anglosassone (lingua
antenata medievale dell’inglese e tuttavia Beowulf non è un personaggio nato in
Inghilterra, è un eroe svedese che va ad aiutare un re danese. L’autore del
poema che è inglese, non gli è parso strano di creare un poema mettendo come
protagonista uno di un’altra nazione. Nell’epoca in cui è stato composto c’era
l’attenzione verso l’antichità, il fatto di creare l’eroe di un’altra lingua non è
stato strano, perché le caratteristiche eroiche di Beowulf erano quelle di
qualunque eroe germanico. Le caratteristiche dell’eroe germanico non le ha
inventate il poeta del Beowulf ma derivano da una tradizione più antica
Religione: tutte le popolazioni germaniche adoravano le stesse divinità che
chiamavano in maniera diversa: Odhin (in islandese), stesso Odino che
troviamo nelle fonti tedesche (Wotan); nelle fonti anglosassoni (Woden); (le
lingue dopo l’unità germanica prendono la loro strada).

Non possiamo immaginare che una figura come Odino o Thor siano spuntate
indipendentemente l’uno dall’altra nelle diverse zone, è ovvio che queste quando
erano ancora unite credevano in questi Dei e poi quando l’unità germanica si è
separata lentamente perché questi popoli hanno cominciato ad andare
geograficamente per la loro strada, questi popoli hanno continuato ad adorare queste
divinità.

Rune: forma di scrittura delle popolazioni germaniche. Abbiamo attestazioni runiche


in tutte le aree germaniche

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I germani tolte le rune non avevano una cultura scritta, la loro società non riteneva
fondamentale la scrittura, non hanno inventato una scrittura ma hanno cominciato a
scrivere quando sono entrati in contatto con la Chiesa, non con Roma quando sono
stati evangelizzati nel V-VI-VII secolo.
Nonostante queste genti non avessero una cultura scritta, il fatto che Sigfrido è al
centro di opere letterarie tedesche e scandinave, significa che queste popolazioni oltre
a condividere una lingua condividevano una letteratura anche se non era scritta,
avevano elaborato degli schemi letterari, delle figure, dei personaggi (protagonisti di
imprese eroiche) e queste storie sono stati conservati per secoli fino al momento in
cui questi popoli hanno cominciato a scrivere.
Oralità: creazioni poetiche che non sono destinate nella prima fase ad essere scritte,
ma sono destinate a essere create oralmente e tramandate oralmente.
Ciò ha a che fare con la nascita dell’epica.
L’oralità non ci consente di conoscere la letteratura delle origini. Noi conosciamo la
letteratura germanica nel momento in cui questi popoli hanno cominciato a scrivere,
ciò non è avvenuto contemporaneamente perché i popoli germanici erano insediati
nella Scandinavia meridionale-Germania settentrionale, cominciano a scendere verso
il SUD Europa e cominciano a muoversi. Questi spostamenti delle popolazioni sono
cospicui nel IV-V secolo con l’arrivo dei barbari, popolazioni germaniche che
prendono potere in Europa, creano diversi regni romano-barbarici. Parte di queste
popolazioni passano La Manica e nel 450 arrivano in Inghilterra. Questi sono i secoli
fondativi dell’Europa, l’eredità greca e latina che costituisce uno dei pilastri
dell’Europa al quale si accosta quello del mondo germanico. Un altro elemento è
quello della cristianità.
Questo mondo germanico che diventa cristiano, comincia a diventare una colonna,
partecipa in maniera attiva alla vita culturale dell’Europa Occidentale con
conseguenze fortissime nei secoli che verranno e ancora oggi.
Non è questa la ragione per cui la materia è nata.
Il mondo germanico costituisce uno dei punti di filtro della tradizione classica e
cristiana, ma in realtà la filologia germanica non nasce per questa ragione.
La disciplina nasce in Germania nell’800 durante il romanticismo dall’esigenza di
individuare anche per il tedesco, inglese e svedese, un punto di origine.
I germani se fossero andati oltre una data epoca non avrebbero trovato niente e hanno
ricostruito una lingua unitaria cominciando a raccogliere informazioni sulla cultura,
poesia e letteratura.
Jacob Grimm: (si ricollegano i mutamenti fonetici del germanico- “Legge di
Grimm”) e le fiabe. La ricerca che veniva fatta sulle fiabe era la stessa che
veniva effettuata anche sulla lingua, significava tornare indietro e cercare in
quello che non è documentato. La ricerca delle origini che non erano facili da
vedere viene realizzata su tutti gli ambiti dello scibile.

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Non è un caso che questa ricerca delle origini sia il terreno più favorevole per la
nascita della filologia. Il Metodo filologico nasce nella prima metà dell’800 per opera
di Karl Lachmann e anche la filologia è materia per eccellenza di comparazione.
Gli studiosi volevano arrivare all’originale, questa ricerca la fanno i filologi e i
linguisti, comparando i manoscritti e le lingue, in questo stesso periodo ad essere
confrontate non sono solo le lingue germaniche ma sempre nell’800 nasce la nozione
di indoeuropeo.
È tipicamente romantico questo servirsi del metodo comparativo per risalire alle
origini.
È nella fondazione della disciplina questo elemento di comparazione sia filologico
che linguistico e questo tentativo di rintracciare l’origine di vicende mono comuni.
Il filologo germanico cerca i punti comuni di storie che si sono diversificate,
importanza di capire il ruolo che queste popolazioni hanno avuto per il sorgere della
nuova Europa che va nascendo sulle rovine dell’Impero Romano.
Il ruolo che Piergiuseppe Scardigli (filologo) descrive costituito di prove di forza, di
rovesciamento, di imposizioni e rimescolamento, anche lui sottolinea questo aspetto
di negatività con cui le popolazioni vengono alla ribalta.
Una volta superato questo elemento le popolazioni cominciano ad integrarsi nella
cultura occidentale: assumono la scrittura, si cristianizzano e si fanno filtro e
mediatori della cultura classica.
L’elemento positivo della cristianizzazione è l’assunzione della scrittura.
L’approdo alla scrittura di queste popolazioni è diversificato nel tempo. Le
popolazioni hanno una letteratura orale e conservano dei tratti di oralità anche nelle
loro creazioni scritte, anche quando creano poesie, scrivendole nei primi tempi, loro
conservano caratteristiche di pseudo-oralità (esempio: ho sentito dire che).

Già Tacito disse che le popolazioni germaniche non avevano una forma di scrittura
ma componevano i carmi che trasmettevano di generazione in generazione (non
dobbiamo immaginare che i componenti di queste tribù germaniche fossero poeti).
La memorizzazione è un’esigenza che viene coltivata per tramandare l’aspetto
giuridico, l’esigenza di tramandare queste leggi determina le individuazioni
all’interno delle varie società tribali di individui che devono fare questo.
Non dobbiamo immaginare gruppi di persone che sono tutti in grado di memorizzare.

2 lezione 1° ottobre
Ruolo di importanza che le popolazioni germaniche hanno avuto nella formazione
della cultura europea occidentale.

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La cultura letteraria germanica è orale, noi ne veniamo a conoscenza quando ha
cominciato ad essere attestata in forma scritta, queste prime attestazioni in forma
scritta del mondo germanico avvengono con il loro ingresso nel mondo cristiano.
L’alfabetizzazione delle popolazioni germaniche coincide con la loro
evangelizzazione.
Noi parliamo di una comunità germanica e possiamo essere certi dell’esistenza di
questa comunità germanica su base linguistica e su base culturale.
Scrittura: runica;
fondamento metrico della poesia germanica: allitterazione;
determinati personaggi della poesia eroica sono personeggi non legati a storie
“nazionali” ma sono personaggi con ogni probabilità originatesi quando queste
popolazioni germaniche costituivano ancora un ceppo relativamente unitario. È
possibile che molti di questi personaggi letterari secondo alcuni sono addirittura
la trasposizione letteraria di figure storiche o che più probabilmente questi eroi
sono state create nel momento in cui si disgrega l’unità germanica quando
questa popolazione cominciano ad allontanarsi le une dalle altre.
Noi affronteremo la questione dei generi poetici della letteratura germanica e la
nascita dell’epica (rappresentazione degli animali mostruosi nei Nibelunghi e
Beowulf)
Questa poesia epica che si sviluppa nel corso delle varie lingue germaniche, nel corso
del tempo porta con sé tracce delle proprie radici, in realtà non è proprio ideale
parlare di una letteratura germanica, sarebbe più opportuno parlare di letterature
germaniche medievali.
Con queste espressioni non si intende il testo letterario, ma il numeroso bagaglio di
stilemi, principi, strutture metriche, vicende e personaggi che sono al centro di questa
letteratura.

Ci potrebbe indurre all’utilizzo della singolare il fatto che Tacito abbia scritto
un‘opera “La Germania”. Tacito era consapevole che queste tribù erano diverse e
numerose, però identifica nelle popolazioni un tratto comune (germanico), individua
dei tratti caratteristici di questi popoli e ne dà una descrizione unitaria.
Tacito ci indica questa idea dei Germani.
La visione di Tacito unitaria può essere sfruttata per cercare di declinarla anche dal
punto di vista delle caratteristiche della letteratura.
Le popolazioni germaniche cominciano a venire sulla ribalta della storia con la
decadenza dell’Impero Romano in buona parte determinandolo. Quello che viene
definito come i secoli bui dell’alto medioevo secondo gli studiosi sono secoli di
vivacità culturale dei quali poco ci è pervenuto, perché queste popolazioni non

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avevano ancora un’attività di scrittura. A prima vista un periodo di silenzio, ma con
un brusio di sottofondo che è solo negli specialisti riuscire ad individuare.
Il fatto che queste genti non avessero una cultura scritta non significa che non
avessero un codice giuridico-legislativo, che fosse etico, politico-sociale o
economico.
Con l’ingresso nella cultura europea con il contatto con la cristianità queste
popolazioni perdono qualche caratteristica originaria, abdicano alla loro religione, ma
assumono altre caratteristiche come la scrittura, non vi è testo del medioevo
germanico che sia immune da questa fusione, anche un’opera a sfondo religioso.

Tratti caratteristici e condivisi della poesia germanica:


La poesia nel mondo germanico è una poesia elitaria. La poesia nel mondo
medievale era un oggetto che era maneggiato da pochi per poche persone. Da
questa idea di poesia elitaria, deriva una caratteristica importante, il fatto che è
una poesia estremamente complessa dal punto di vista sintattico e una poesia
volutamente complicata dal punto di vista lessicale, difficilmente il testo
poetico germanico dice le cose in modo diretto.
trovarne uguale in altre situazioni.
Il fatto che si preferisse chiamare le cose in modo metaforico, questo dato è
sicuramente collegato alla questione dell’elitarismo e cioè una poesia che usa una
lingua, un medium complicato è un medium che raggiunge poche persone.
Medium complicato= raggiunge poche persone
Vi è un aspetto sociale.
Aspetto più nobile che ha a che fare con la questione della nominazione della realtà.
Noi siamo abituati a considerare il rapporto tra l’oggetto e il suo nome come un
rapporto arbitrario (Saussure).
Non esiste nessuna legge di natura che leghi l’oggetto al nome che lo identifica.
Occhiali: nessuna ragione per cui si chiamano così. Arbitrarietà del segno linguistico.
Questione nominazione della realtà.
Nel Medioevo fu un pensiero forte, cercare di individuare nel nome le ragioni
ontologiche dell’esistenza di quelle che il nome identificava, come se ogni cosa della
natura potesse avere solo quel nome soltanto, è l’opposto dell’arbitrarietà del segno
linguistico. Nel medioevo c’era la convinzione che se un animale avesse avuto quel
nome sarebbe stato legato all’essenza stessa del nominato.
Ciò ha a che fare con il pensiero cristiano. Questo tipo di atteggiamento nei confronti
della lingua e del nome è diffuso nelle culture primitive, ed è collegato anche a
fenomeni di tabuizzazione. Denominare un oggetto, conoscere il nome delle cose,
equivalesse a poterle dominare a poterle governare. Conoscere il nome delle cose
significa conoscere la cosa stessa. Poter scrivere il nome delle cose e rappresentare la
realtà su un supporto scrittorio è una forma di forza.
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La scrittura è ed era qualcosa di straordinariamente ristretto, era una competenza che
avevano pochi. Nelle popolazioni germaniche primitive l’identificazione della
scrittura, come dominio della realtà e come poter avere il governo della realtà è tanto
più forte nella misura in cui la loro non era una cultura scritta e con l’acquisizione
della scrittura questo rapporto diventa ancora più forte.
Per i germani la scrittura aveva un tratto magico-divino. Basti sapere che in una
poesia dell’Edda poetica (antologia) l’invenzione, la scoperta della scrittura viene
attribuita allo stesso Odino. I germani pensavano che al centro del cosmo, del creato
vi fosse un enorme albero che tenesse insieme tutto il creato.
Odino è il DIO più potente.
C’è l’origine divina della scrittura, che è talmente divina perché è talmente
importante che lo stesso dio più grandi di tutti, le ha trovate e ha dovuto fare un
grandissimo sforzo.
Chi possiede le Rune (lettere, base della scrittura) ha una forza enorme.
La parola nella poesia germanica, in virtù del fatto che è legata ad una scrittura
considerata in questa maniera, sembra che voglia nascondere più che esprimere o
svelare.

La parola nella poesia germanica vuole alludere piuttosto che rivelare, è una poesia
altamente codificata il cui gusto supremo del poeta sta in due cose:
L’oscurità
L’anonimato, il poeta crea qualcosa che è talmente forte che ad un certo punto
il poeta stesso si tira indietro. E questo aspetto dell’anonimato è legato al fatto
che al maggiore gusto del poeta germanico era quello di negare la sua stessa
esistenza.

Quello che uno crea è fonte di queste parole che identificano il reale in una maniera
che sfugge allo stesso parlante e quindi si tira indietro, e questo aspetto
dell’anonimato da forza alla creazione poetica, perché il poeta dice “ho sentito dire
questo”.
L’autore del carme di De Brando è anonimo, non vuol dire che sono creazioni dei
popoli, vuol dire che il poeta non sentiva l’esigenza di dire chi fosse, ma perché dare
la preminenza alla parola e con essa alla storia rispetto a sé stesso, dava forza alla sua
persona, perché la inseriva in una catena e quanto più alla sua opera era anonima
tanto più aveva raggiunto il suo obiettivo di non sopra elevarsi sopra il contenuto.

Quando parliamo di oscurità intendiamo a livello della poesia eroica ed epica, il fatto
che se una cosa possiamo chiamarla con il suo nome ci dà soddisfazione, ma se
possiamo chiamare lo stesso oggetto con una serie di metafore come se fosse un
indovinello io sono dieci volte più poetico. Non si tratta tanto di chiamare la realtà
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con nomi diversi, ma di creare un’altra realtà fatta di parole ed entrare in un codice di
cui pochi hanno la chiave. Questa strategia diventerà complicata in un genere poetico
della Scandinavia, che è la poesia scaldica.
Scaldi: sono poeti particolari. Lo scaldo è una figura particolare della poesia
scandinava tarda (1100-1200). Lo scaldo è diverso dal poeta germanico, perché non è
anonimo, campa di poesia, si fa pagare e lavora alle corti dell’alta nobiltà cerando
componimenti di vario genere. Il nome stesso scaldo ha un’etimologia incerta quello
più probabile sembra riconnetterlo all’antenato “ingiuriare qualcuno”.
L’obiettivo principale della poesia degli scaldi era quello di tessere le lodi dei propri
cari.
Ciò non contraddice il fatto che la poesia scaldica sia anche di dileggio.
La poesia scaldica è la quinta essenza di questo artificio perché è incomprensibile, è
fatta di metafore lessicali difficilissime da sciogliere e di una sintassi volutamente
complessa, quel tipo di poesia che ha perso il tratto dell’anonimato è la poesia più
elitaria che possiamo immaginare, è una poesia quasi enigmistica.
Immaginiamo la poesia scaldica come una sequenza di espressioni dove non è
rispettata la sintassi naturale, molta poesia resta non decifrata. Per noi è difficile, per i
ceti a cui era destinata questa poesia era meno difficile.

05.10.2020
Oralità à fenomeno più illustre è la poesia omerica.
Normalmente consideriamo oralità come fenomeno contrapposto alla scrittura
letteraria, o come fenomeno culturalmente inferiore di comunicazione. Le culture che
non riducono testo scritto sono quelle che hanno da imparare ancora qualcosa.
Questo è vero solo in parte; scrittura arrivata in Europa centro settentrionale in ritardo
rispetto sud Europa (Grecia e latina). Forme di oralità hanno continuato a conservarsi
nel mondo germanico anche quando queste erano passate alla scrittura. La scrittura
non ha soppiantato l’oralità.
Se consideriamo la storia dell’umanità come storia della comunicazione, di come gli
esseri umani hanno comunicato tra di loro nel corso del tempo, possiamo vedere
diversi punti di vista.

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1471 gion fisch ???????? divise storia letterari in tre periodi; periodo del talamo
(antichità, il cui simbolo era il talamo, la canna con cui si scriveva), medievale (si
scriveva con la penna, e poi la modernità (stampa).
Ai giorni d’oggi e possibile dividere in quattro fasi: oralità, scrittura, stampa e
comunicazione elettronica.
Nel medioevo i primi due modi di comunicazione, oralità e scrittura, si incrociano.
Queste fasi non sono processo evolutivo.
L’attitudine a scrivere la propria letteratura si espande nel mondo germanico
lentamente e coincidono con la cristianizzazione. La forma scritta non cancella mai la
forma orale e non bisogna pensare che la scrittura sia più evoluta dell’oralità.
Anche in un periodo di oralità secondaria (conoscevano già la scrittura), l’opera
poetica veniva prevalentemente rappresentata oralmente. Sapeva scrivere solo piccola
parte popolazione, solo monaci. La fruizione della poesia legata ad atto performativo;
chi volva sentirsi declamare poesia o poema (un ricco, nobile) aveva bisogno di
qualcuno che sapesse leggere e tramandare contenuti.
Si deve distinguere due fenomeni; il primo in cui un cantore senza alcun supporto
scritto, invitato nelle sale di alto rango, improvvisa o recita a memoria dei versi
accompagnato nella fase più antica con la lira (fase di oralità primaria), e una seconda
fase in cui un cantore che legge per gente che non sa leggere, non si leggeva da codici
interi, ma da fascicoli. Un’opera che non viene fissata su pergamena su fase di oralità
primari, o fissata su pergamena ma caratterizzata comunque da oralità è un testo
soggetto a variazioni continue. La varianza dell’opera letteraria è concetto cardine
della letteratura medievale. Concetto declinato da Paul Zumthor, dice che l’opera
letteraria medievale è un’opera che si riscrive infinite volte nel corso di infinite
recitazioni. L’opera medievale è elemento irraggiungibile che possiamo desumere
dalla totalità delle performance. Il testo che abbiamo è l’ultimo atto o un momento
casuale, sia che sia nato oralmente, sia che sia nato in maniera scritta ma fruito
durante declamazioni orali. Il testo medievale è per sé stesso sfuggente. La ricerca
dell’originale è molte volte impossibile.
Dato incontestabile che la poesia germanica nasce come poesia orale. Bagaglio
comune non pervenuto frutto di trasmissione orale. Punto di partenza per ogni
valutazione e discussione su carattere orale resta Lord - The singer of tales (il cantore
di storie). A lui si deve il primo studio sistematico, dettagliato della poesia orale,
torria nota come Parry/Lord. Questi due stabilirono caratteristiche poesia orale e
crearono una cesura forte dalla poesia scritta. Studiavano la poesia omerica e
studiandola si erano resi conto di caratteristiche come epiteto fisso che avevano
carattere di oralità. Hanno testato sul campo quest’ipotesi; individuarono nell’ex
Iugoslavia, delle comunità analfabete, in condizioni di oralità primaria nelle quali
c’erano numero ristretto di cantori in grado di comporre oralmente dei testi poetici.
Persone in grado di improvvisare, di creare durante atto performativo dei testi poetici;
erano in grado di andare avanti per ore fino a creare componimenti lunghi quasi epici.
Il nucleo fondamentale è che creavano, inventavano testo poetico senza alcun
supporto di scrittura e quindi in maniera totalmente orale, e per mezzo di
stratagemma, per mezzo di formule. La formula era un sintagma, una successione,
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una sequenza di parole, fisso, “è la collocazione abituale di parole già pronte per
trovare posto metricamente sotto condizioni date”. Questi blocchi costituiscono
mattoni che uno dopo l’altro costituiscono l’edificio, ovvero il testo poetico,
assolvendo a una funzione metrica.
La poesia germanica, che non è studio di Lor e Perry, sono blocchi di parole in cui
sono presenti allitterazioni.
Avere un blocco già pronto aiuta poeta a colmare spazio metrico con mattone già
esistente, non deve creare di volta in voluta delle unità compositive.
Nella poesia germanica è stato dimostrato che non è tanto la successione di
determinate e stesse parole a determinare la formula, quanto più ci sia un
determinante spaziale, un soggetto e il verbo (locativo + soggetto + verbo).
Nel mondo germanico si è cercato di applicare i dati di questi antropologi. La poesia
germanica è si poesia orale, ma si realizza in modo diverso da quella di Lord e Perry.
Obiezioni fatte non solo sulla loro applicabilità sul mondo germanico, ma anche in
quello greco.
Nessuno contesta alla loro teoria di essere efficace e corretta, ci sono però situazioni
in cui viene fraintesa. La loro teoria presuppone che il poeta componesse oralmente e
per mezzo di formule nell’atto performativo, presuppongono un poeta che
improvvisa, che crea mentre parla, mentre recita. In realtà non si può dire che tutta la
poesia orale nasce nell’atto performativo, può nascere anche prima; un poeta può
crearla precedentemente la performance. La poesia germanica è orale e formulare ma
non vuol dire che nasce dall’improvvisazione. La composizione nell’atto
performativo non è il solo tipo di composizione individuale. C’è poi caso in cui opera
viene scritta quando le popolazioni sono alfabetizzate; la poesia scritta su base di una
opera tramandata oralmente.
Se la poesia viene concepita elaborata e poi trasmessa oralmente si deve capire
quanta intenzionalità c’è.
Il pubblico: nella fase medievale il pubblico aveva la capacità di interferire e agire
sull’atto stesso dell’esibizione? Perry e Lord dicono che il pubblico poteva fare
obbiezioni o richieste che il cantore può accogliere. Nel medioevo questa poesia era
fatta per essere ascoltata e non letta e questo influenza anche le tecniche di
composizione. La poesia medievale germanica nasce per raggiungere le orecchie non
gli occhi.
La poesia è un atto collettivo. La fruizione della poesia oggi è un qualcosa di
individuale e personale, nel Medioevo questa letteratura era un atto pubblico, era un
atto di condivisione di storie e situazioni. Il poeta doveva toccare delle corde non
intimistiche, che non contano per l’individuo, quanto alla sua posizione all’interno
del gruppo di cui fa parte. Tratta tipicamente medievale, doveva toccare e confermare
la posizione all’interno del gruppo.
Quello che noi studiamo sulla poesia germanica medievale dipende dal fatto che la
poesia orale è stata messa per iscritto e che anche nella poesia più tarda (XI-X
secolo), sono presenti forme di oralità: il poeta fa ricorso a formule ed espressioni che
richiamano l’oralità.

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La poesia germanica nasce in contesti di oralità primaria, e tramandata oralmente per
secoli. Le società con la cristianizzazione vengono alfabetizzati; scrivono poesia non
più eroica perché gli unici che potevano scrivere erano i monaci e quindi scrivevano
poesia eroico-cristiana ma che conteneva ancora tratti e stilemi germani. Forme di
pseudo oralità perché fanno finta di sfruttare stilemi tipici dell’oralità (ho sentito
dire…), verbi che fanno riferimento al modo di fruizione orale.
Ogni società ha un senso di autoconsapevolezza e per questo vuole preservare e
conservare informazioni sul suo passato. Uno dei fenomeni è che guardando indietro
vedono un passato unico. In una società orale questo processo di immagazzinamento
di queste informazioni avviene oralmente, non scrivendo, attraverso dei professionisti
della memoria e non attraverso dei professionisti della scrittura come scrivani.
Vengono individuati nelle società delle persone che vengono poi allenate all’oralità,
alla tramandazione orale. Il poeta non è visto come intrattenitore, ma individua i
principi dello stare insieme, e di appartenere come gruppo. Non lo fa solo per
dilettare perché in quello che racconta, in maniera subliminale, trasmette dei principi
fondativi della società eroica germanica. Attraverso i versi passa il messaggio di
atteggiamenti da tenere e altri da non tenere. In generale, tutta la letteratura
medievale, anche quella cristiana, nasce per dilettare e per essere utile (si rinsalda
anche l’autoconsapevolezza del gruppo).

07-10-2020
Il poeta in una società orale non è un intrattenitore: scop poeta.
Ha una funzione sociale, nella misura in cui le cose che racconta sono componimenti
dove emergono i valori fondativi della società germanica. Componimenti nei quali
vengono fuori in maniera esplicita i principi dello stare insieme e dello Gefolgschaft:
seguito.
È una delle strutture fondanti della società tribale fondanti e lega il signore ai suoi
sottoposti. Soldati che spesso sono tra quelli che godono della recitazione di poesia
quando festeggiano le vittorie e sono tutti raccolti nella sala (elemento centrale dei
luoghi di poteri) dove avviene la suddivisione del bottino.
La società medievale è una società chiusa che cerca di prendere forza dal suo essere
chiusa (non si poteva cambiare lo status sociale).
Nel medioevo l’unica possibilità di ascensione sociale era quello dei guerrieri
nell’entrare in signori più potenti. Il poeta non è tanto un creativo quanto piuttosto
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uno di rendere il linguaggio memorabile (inteso come straordinario ma
etimologicamente è un linguaggio che si ricorda).
La prima esigenza del poeta medievale è quello di garantire la preservazione
memonica di una società che vuole far mantenere il suo passato.
Il poeta ha una funzione sociale, e c’è stato HAVELOCK che ha definito questo tipo
di attività la costruzione di un’enciclopedia tribale aiutando la società a quale
apparteneva a preservare il suo passato.

La poesia epica germanica e l’epos nascono……


Sala: che non è solo un luogo architettonico, la sala era uno dei nuclei in cui il senso
di gruppo veniva confermata e il pubblico della sala gode e usufruisce dei carmi
eroici e dell’epos. Un esempio dell’importanza della centralità della sala e la funzione
del poeta all’interno di questa struttura, lo abbiamo anche da un dato archeologico: I
RITROVAMENTI DI Suttun Hoo, VENNE SCAVATO SOTTO UN tumulo e
venne trovato il resto di una barca funeraria anglosassone (V-VI secolo). La cosa
importante, all’interno di questa imbarcazione sono state trovate numerosi oggetti tra
cui una piccola lira che sta accanto ad uno scudo, alla maschera di Beowulf, vicino ad
un bastone che rappresentava uno scettro. Abbiamo oggetti che rimandavo
all’autorità di un uomo potente che faceva la guerra, un uomo ricco e la lira non vuole
alludere che a questo signore piaceva la musica, ma al pari dello scudo era uno dei
simboli del suo potere. Lira: accogliere nella propria sala soldati intrattenuti con la
lira.
Ci fa capire che è un oggetto simbolico il fatto che sia un oggetto piccolo. La lira
significa poesia, l’importanza della poesia per la società germanica è qualcosa di
sociale (atteggiamenti che bisogna e non bisogna tenere).
Ogni suo comportamento è un modello di cose da fare e non fare.
Questo tipo di sepoltura è attestato nell’aria scandinava, destinata ai più nobili.
Essendo di legno noi non abbiamo più nulla di questa barca, ma quello che resta è
l’impronta che il legno ha lasciato nel terreno prima di marcire. La tomba era una
specie di monumento,
nel medioevo la scrittura si infiltra in un contesto orale. L’acquisizione della scrittura
per un popolo rappresenta un cambiamento di status.
 La comunicazione orale è soggetta è legata ad un HIC ET NUNC. Le
condizioni di tempo e luogo nella cultura scritta non ci sono perché il testo
scritto è fissata. La comunicazione scritta non permette al poeta di essere
attento. Libera il compositore dalla memorizzazione e consenti di accumulare
informazioni.
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La scrittura nel mondo germanico coincide con l’evangelizzazione.
Inizialmente benché fossero i promotori della scrittura molti appararti della Chiesa
erano contrari all’acquisizione della scrittura che rimase loro patrimonio esclusivo
per diversi secoli e volevano farlo in latino.
Ci fu una certa opposizione da parte degli uomini di chiesa e parte della nobiltà che
vedevano nei libri oggetti per donne e per preti. Nel medioevo c’è stata
un’opposizione da chi sapeva leggere e scrivere e chi non.
….. individua letterato vs il letterato.
Il possesso delle lettere nel medioevo era esclusivo di un uomo del clero che sapeva
leggere e scrivere e lo faceva in latino. Descrizione tipica del copista medievale.
Essendo un uomo di Chiesa usava la lingua della chiesa: latino.
Quelli che erano testi teologici continuano ancora oggi ad essere in latino.

L’ illetterato:
 Laico
 Non sapeva leggere e scrivere
 Non sapeva il latino.
Questa cesura non tiene conto di diverse possibilità ibride come quelle dei preti o dei
laici che sapevano leggere un testo in volgare. Esistono diverse capacità ibride la più
celebre costituita da CARLO MAGNO.
CARLO MAGNO da cui ci dice Eginardo suo biografo
MAGNO parlava francone sapeva leggere il latino e che non sapesse scrivere, e
aveva una tavoletta di cera e lui si allenava la sera senza raggiungere l’obiettivo.
I protagonisti dell’epica germanica sono presenti anche nei cults lider: carmi brevi.
Sigfrido presente nei Nibelunghi e nei carmi eroici scandinavi.
Nel poema Beowulf ci sono riferimenti a personaggi eroici di cui conosciamo le
vicende.
Nel beowulf ci sono 3 grandi battaglie ma è un poema dove si parla, dove le azioni
vengono fatte e raccontate due volte all’interno della sala. Rilievo dato al racconto.
Nel corso di queste feste si da spazio nel narrare le vicende una di queste narrate è la
BATTAGLIA DI FINNSBURGH.
L’atto performativo della poesia è diverso da come è oggi. Questo tipo di poesia in
cui io faccio riferimento ad Anchise……………a ciascuno di questi individui si
aprono storie parallele, c’è una frammentazione dell’attenzione specifica di ciascun
individuo.
13
Frammento di Finnsburgh testo frammentario che non chiarisce tutta la vicenda, per
noi è importante perché prima dell’epica esistevano i carmi brevi.
Sappiamo che è esistito il carme eroico.
Noi dobbiamo stabilire una cronologia su questi generi letterari. È prima esistito il
carme breve da cui si è sviluppata l’epica. Come si è passati da un carme breve che
poteva essere composto oralmente non improvvisato all’epica?
In quanto genere letterario l’epica è successiva al carme breve eroico dove
rappresenta un ampliamento. La canzone dei Nibelunghi narra per una parte le
vicende di SigFrido e le vicende che avvengono alla corte di Attila vicende narrate
anche in carmi eroici norreni.
Norreni: lingua letteraria islandese.
Questi personaggi al centro dei Nibelunghi compaiono nei carmi eddici: EDDA titolo
della raccolta.
È stato calcolato che i Nibelunghi è lunga 25 volte più del carme Sigfrido.
Attila: personaggio importante. Re degli UNNI.
Nessuno dubita del fatto che i carmi eddici siano allo stato primario dei Nibelunghi.
Sigfrido: Sigurd nome norreno islandese.
Carmi precedenti all’epos che nasce in germani ma se vediamo la datazione dei
Nibelunghi è precedente.
Carl Lachmann: epos nato dalla giusta posizione di carmi brevi. Ci sarebbero stati
tanti carmi quanti fasi della sua storia.
Andrea Heusler: i contenuti sono gli stessi ma ci sarebbero stati degli allungamenti.
Quello che distingue l’epica dalla poesia breve, non è che ci sono azioni in più quanto
quelle azioni vengono narrate con una serie di regressioni.
Beowulf composto oralmente?
È possibile che un’epica sia nata oralmente?
Tutto ciò non sarebbe accaduto in Germania.
Come avviene l’epicizzazione di questi presupposti carmi brevi.
BATTAGLIA DI FINNISBUG v.13-14
Da aras menig galdghladen tegn, gyrde hire his sciturde
Ta to dura eodon drihtlire cenpan.
 Si alzo Aras l’uomo carico d’oro, si cinse con la sua spada, quando alla porta
andarono i guerrieri del signore.
Carme di Debrando v.6-7
Garutun se iro guthamun, gurtun sih iro scwert ana helitos uber hringa, di sie to dero
hiltiu ritun
Prepararono le loro armature cinsero la spada, gli eroi sopra le cotte di maglia,
quando essi alla battaglia cavalcarono.
14
08-10-2020

La principale considerazione riguarda il secondo semi verso del v. 13 per la battaglia


di Finnsburg e del v. 6 per il Carme, in cui si fa riferimento all’eroe che si cinge i
fianchi con la spada. Le parole sono praticamente le stesse, cioè è lo stesso verbo che
deriva dal verbo gurdum. La costruzione nelle due frasi è diversa, perché nel tedesco
abbiamo un prefisso -ana. Questi due semiversi sono un esempio classico di formula;
su esempi di questo tipo dobbiamo interrogarci in varia maniera, soprattutto per una
questione, cioè il fatto che due lingue distanti (sia geograficamente che
temporalmente) presentano qui le stesse parole e la stessa struttura. Ancora più
importante il fatto che in entrambe le lingue ed i testi la formula riempie un
emistichio. La formula avevamo detto è una successione che adempie a determinate
condizioni metriche. Il fatto che qui ci sia una forte co… sintattica non può dipendere
che dal fatto che queta è una formula che derivava da un linguaggio comune, cioè il
germanico. È molto probabile quindi che il poeta inglese della battaglia di e il poeta
tedesco del Carme di Ildebrando abbiamo messo all’interno del componimento una
formula che aveva imparato. Infatti ci sono delle formule stabili in ogni tipo di
poesia, quindi è difficile motivare la presenza di una stessa formula in lunghe distanti
come il sassone o l’islandese. Questi poeti avevano allora un bagaglio di formule a
cui attingere, stando attenti alla metrica.

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La poesia germanica è allitterante, cioè costruita da due semi versi tenuti insieme
dall’allitterazione. All’interno di un verso devono esserci almeno due parole che
allitterano tra sé, cioè che cominciano per lo stesso suono. In “Garutur se iro
guthhamur, gurtum sih iro swert ana” abbiamo un esempio di verso perfettamente
costruito perché ci sono tre allitterazioni; questa era la massima aspirazione del poeta,
che però non sempre riusciva nel suo intento. Sempre in questo verso, come nel v. 13
della battaglia di Finnsburgh, possiamo vedere una cosa importante. “… guthhamur”:
questo sostantivo è un composto, cioè è formato da due elementi, ham e guth. Molto
spesso capita che questi composti siano creazioni innovative ed originali del poeta;
noi facciamo sempre affidamento ad una tradizione manoscritta, di conseguenza non
avremo mai la certezza assoluta di sapere nelle lingue germaniche quante volte sono
attestate queste parole, perché ci sono giunte solo poche parti della lingua. Se una
parola ricorre solo una volta nel Carme di Ildebrando è possibile che quella parola sia
stata inventata, ma non ne posso avere la certezza. … Il poeta non è che inventa una
parola ex novo, ma può lavorare con il sistema compositivo e cambiare uno dei due
elementi che costituiscono la parola. “… guthhamur” quindi il poeta usa la parola che
inizia con g perché ha bisogno di una parola che comincia con la g per far verificare
l’allitterazione del verso. In altre parole come “hiltiu” abbiamo una parola che vuol
dire battaglia, percui un composto come “hiltiuhamur” si potrebbe trovare benissimo,
ma evidentemente in questo momento non aveva bisogno di un’allitterazione con la h
ma con la g. questo metodo di composizione nominale è una caratteristica che i poeti
germanici si giocano con frequenza, perché quando compongono versi hanno bisogno
di creare versi con un determinato suono. La composizione è anche una via d’uscita
per riuscire a dire ciò che c’è bisogno di dire in modo però che allitteri.
L’allitterazione è quindi un principio metrico che si confà bene alla poesia orale.
In questi due stracci di poesie abbiamo visto la condivisione di un semi verso, cioè ci
sono due semiversi uguali in poesie distanti tra loro. Aldilà della condivisione della
formula vi è però un altro aspetto, cioè il fatto che queste poesie condividano in
questi versi ciò che noi possiamo considerare un motivo: il motivo è il contesto più
ampio nel quale si applica la formula, e quindi il guerriero che si prepara alla
battaglia. All’interno del motivo ci possono essere infinite variazioni, perché nella
battaglia di Finnsburgh l’eroe si muove, prende la spada e si avvia, atto tipico di uno
che va a combattere. Questo movimento dell’andare a piedi nel caso del carme di
Ildebrando è un cavalcare, ma il motivo è sempre lo stesso; prepararsi e andare.
Avere delle formule e dei motivi è un grande aiuto per il poeta che compone
oralmente, perché in letterature che sono fortemente stereotipate fa comodo sapere
che c’è una formula già pronta. Uno che deve creare oralmente è avvantaggiato
nell’avere una serie di motivo di carattere cavalleresco (l’eroe che piange, la donna
che si rammarica); in questi motivi ci sono una serie di situazioni che ci si aspetta di
trovare in una determinata tipologia di eventi.

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In un carme dell’Edda in norreno (islandese) c’è un motivo simile a quello descritto:
non si può dire che ci sia la stessa identica formula ma il tema sì. Si tratta della
canzone di Attila in cui legge si:
Gli uomini schierò Attila, vestirono la cotta
Si mossero pronti a varcare il recinto.
Qui non possiamo parlare di coincidenza di formule, perché qui la spada non viene
presa, ma si preparano indossando la cotta e c’è un inizio di movimento per cui si va
oltre uno spazio. È del tutto ovvio che uno che deve combattere si vesta, si prepari e
vada incontro al nemico, ma ciò che fa il motivo è specificare ogni volta l’azione,
anche se dal punto di vista pratico ciò è inutile. Il poeta non insiste troppo sull’azione,
ma la descrive comunque.
Formule e motivi portati nell’epica
Troviamo un primo esempio di ciò (di preparazione alla battaglia) in un’opera molto
interessante: il Waltharius. Questo è un poema non lungo ma nemmeno breve, di
1450 versi in latino, risalente al IX sec, in cui si racconta una vicenda complicata di
personaggi germanici (ci sono quindi franconi, burgundi, …). Questo è un epos latino
di contenuti germanici. Una scena analoga a quella appena vista sopra la troviamo ai
vv. 537-541; è evidente che il testo sia più lungo di quelli trattati prima, ma possiamo
notare come gli elementi all’interno dei versi siano quelli, con un aumento di dettagli
irrilevanti ai fini dell’azione.
“Egli, liberando gli occhi dalla pesantezza del sonno, lentamente si rivestì con
l’armatura le indolenzite membra. Raccoglie lo scudo pesante e la lancia, dà dei
fendenti a vuoto e si prepara con l’arme allo scontro crudele”.
Questo tipo di linguaggio lo ritroveremo nel Beowulf, perché è caratteristico di un
tipico genere. È tipico del carme breve puntare sull’azione e dire poco, e questo è con
ogni probabilità legato alle condizioni di creazione della poesia, perché un conto è
riuscire a concepire oralmente una poesia essenziale, un conto è cominciare con un
sacco di orpelli e abbellimenti, sì bellissimi ma pesanti al fine della memorizzazione.
Normalmente allora, quando il motivo viene traslato nell’epos, troviamo una
dilatazione della materia, e questa dilatazione è massiccia nel Beowulf. Dal v. 1441b
abbiamo la vestizione di Beowulf che sta andando a combattere contro il secondo dei
suoi mostri, cioè la madre del primo mostro che affrontato e sconfitto. Nel Beowulf
c’è un crescendo di difficoltà, perché il primo mostro è facile da battere, il secondo
meno, il terzo mostro morirà ma morirà anche l’eroe. Alla difficoltà aumenta anche la
vestizione dell’eroe, tanto che nel terzo scontro la vestizione sarà molto lunga. Un
tipico elemento che troviamo è il commento, cosa che non troveremo nel carme. La
madre di Grendel sta sott’acqua in una caverna, e da qui esce ogni volta che fa razzia
di uomini. Dopo la descrizione dell’armatura inizia a darne i dettagli, facendoci
capire che è l’armatura di un guerriero prestigioso, fatte per una persona che meritava
qualcosa di bello. L’armatura è bella ma essere bello vuol dire essere fatto bene,

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quindi l’armatura è curata. La bellezza di una cosa fatta è quindi come se conferisse
anche resistenza, capacità di proteggere l’eroe.
Se pensiamo questo passo come un qualcosa che va declamato, dall’intonazione che
si dà alle parole questa difficoltà che abbiamo quando lo leggiamo si smorza, perché
è arte del poeta fare in modo di tenere insieme prosodicamente ciò che la sintassi non
fa; il testo è scritto secondo principi di oralità. La metatesi si ha quando si ha uno
spostamento dei suoni iniziali: siamo passati da hwita a white in inglese, da hros a
horse. Hwita in origine non voleva dire bianco ma splendente: la percepiamo sì banca
ma perché è limpida. Le armi presenti nei versi da cui siamo partiti vengono descritte
qui con una dovizia di particolari, dicendo che ci sono delle sagome di cinghiale che
contornano il legno.
Come fa allora il poeta del Beowulf a creare questo tono? Aggiungendo
considerazioni legate alla sfera sentimentale e dettagli nella descrizione delle armi;
c’è un ampliamento della variazione, la strategia per cui si ripete 2/3 volte la stessa
parola.

12-10-2020
L’elemento della preparazione dell’eroe alla battaglia è un elemento che nel discorso
epico è molto più ampia rispetto a quello che accade nei carmi brevi e questa
dilatazione epica viene realizzato attraverso varie strategie una delle quali è il fatto
che il poeta del componimento epico indulge su alcuni dettagli è ovvio che trattandosi
di poesia di guerra l’elemento dove insiste di più sia quello della preziosità e
descrizione delle armi. Abbiamo visto come la capacità, l’efficacia delle armi è
descritta anche in termini della loro bellezza, un’arma più è adorna più è arricchita da
un punto di vista artistico e più è efficace.
Abbiamo visto come in questi versi il poeta del Beowulf descrive l’elmo, la corazza
con il quale Beowulf si sarebbe calato nelle acque del lago dove stava la madre di
Grendel.
La strategia principale è costituita dalla spada.
/v.1455 – inizia la descrizione della spada.
Se vediamo le note, alcuni dettagli ci vengono già sciolti.
Hròdgàr: re in soccorso del quale Beowulf va, il quale non è capace di difendersi da
solo. Il portavoce di Hròdgàr è Unfeld, questa spada viene prestata a Beowulf da
Unfeld.
Beowulf attraversa un crescendo di pericolo, riesce a sconfiggere Grendel con i suoi
strumenti, poi ha bisogno di una spada più robusta, più efficace e ha bisogno di
armarsi sempre di più per sconfiggere il drago del quale ne morirà.
Questo portavoce di Hròdgàr è uno dei personaggi più ambigui del poema Beowulf,
perché in realtà quando Beowulf arriva nella reggia di Hròdgàr, che si chiama Heorot
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(cervo animale regale), Unfeld è geloso dell’arrivo di questo personaggio e
nonostante Beowulf arrivi per aiutare tutti loro cerca di ostacolarlo parlandone male
al re Hròdgàr, dicendo che combatte per gioco.
L’atteggiamento di Unfeld cambia radicalmente ma non ci viene espresso dal poeta,
quando Beowulf si deve preparare al secondo duello che è più duro gli dà la sua
spada perché ritiene che Beowulf abbia bisogno di una spada più forte.
Unfeld è un nome parlante non attestato nel mondo germanico, secondo alcuni
potrebbe essere formato dalla UN: prefisso di mediazione (in in italiano) e FELD
(pace). È un’ipotesi. Quindi il nome di questo personaggio, uno dei più ambigui del
Beowulf, rimanderebbe alla sua natura contraria alla pace, cioè uno che mette
discordia.
Questa spada a elsa lunga che si tratta di una spada attestata anche nell’archeologia
scandinava di nome Hrunting.
La ricerca etimologica: noi sappiamo che nel medioevo non solo germanico e non
solo nel medioevo le spade più importanti avevano un nome, gli studiosi devono
cercare di capire qual è l’etimologia del nome della spada di Beowulf, si procede a
ricercare parole che derivano dalla stessa radice in tutte le lingue germanica e in
questo caso l’unico che ci dà un indizio è il verbo norreno della letteratura islandese
hrinda (spingere) la traduzione del nome della spada di Beowulf è la spingente.
Il sudore di guerra è una kenning per sangue.
Kenning: sorta di metafora, elemento della dizione poetica germanica che serve a
esprimere un concetto in maniera ellittica. Uscendo dall’oggetto stesso che non viene
designato direttamente ma attraverso una perifrasi: il sudore sono le gocce, quello che
stilla dal corpo, dall’essere umano è il sangue.
Kenningar: plurale.
“Non per la prima volta avrebbe compiuto prodezze”: caratteristica di Beowulf,
ovvero fare anticipazioni di quello che avverrà e di fare passi indietro su quello che è
già avvenuto. Non è lineare come narrazione.
All’inizio del poema quando si parte con la decisione del re di costruire Heorot (sala-
reggia) vi è questa descrizione della costruzione architettonica e però il poeta non può
fare a meno di dire che non sarebbe arrivato subito il momento in cui sarebbe stata
distrutta. Quando il poeta descrive qualcosa di importante è buffo il fatto di dire che
quella cosa verrà distrutta.
v.1456: il figlio di Ecglàf è Unferd.
Unferd gli presta la spada, gesto amichevole e non ricordava le parole negative che
aveva detto di Beowulf perché era ubriaco. Cosa che in realtà non è vera. Il fatto è
che Beowulf aveva dimostrato di lavorare per loro.
v.1472
Ne waes baem òorum swà,. Swa è l’antenato di soo.
Baem oorum: dativo singolare maschile (all’altro)

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l’inglese antico è flessiva, vengono conservate le desinenze viene flesso anche il
pronome articolo. Nel corso del tempo, l’inglese è diventata una lingua analitica.
 Lingua sintetica: il latino. Vuol dire che riesce a esprimere all’interno della
parola stessa la posizione della parola con gli altri elementi della frase. Riesce
ad esprimere attraverso le desinenze la posizione e il luogo di quella parola con
le altre parole della frase. Questo sistema indoeuropeo è conservato all’interno
delle lingue germaniche, ma che le lingue germaniche hanno lentamente perso
nel corso del tempo.
 Lingua analitica: la specificazione sintattica non è più contenuta sintetizzata
nella parola stessa ma è analitica, cioè espressa per giustapposizione di diverse
radici: per dire che è dativo ho bisogno del tu.
Quello che ha determinato il passaggio dalla lingua sintetica a quella analitica è la
natura dell’accento germanico, l’accento indoeuropeo da cui derivano le lingue
germaniche avevano un accento libero, che poteva cadere sulla 1’-2’-3’ sillaba.
L’accento era libero e cadeva a seconda delle parole, viceversa nel germanico
comune l’accento cade sulla sillaba radicale, si chiama rizotonia.
L’altro elemento è che l’accento germanico diventa un accento intensivo-percussivo,
ovvero nel pronunciare una parola polisillabica, determina maggiore forza di
pronuncia nelle sillabe successive alla prima, si fa fatica a pronunciare le sillabe
successive alla prima che diventano meno distinte.
Se le sillabe secondarie perdono di forza, si cominciano a sentire male le sillabe dove
c’è la desinenza. Questo tipo di accento annulla la capacità delle desinenze di essere
sentine in maniera limpida e di essere distintiva, una parola è composta da più
elementi: radice che veicola il significato, la desinenza che è la parte finale, esprime
la posizione della parola rispetto alla frase nella quale si trova e il tema che unisce
elemento di raccordo tra radice e desinenza
Se la desinenza e il tema vengono pronunciati con scarsa forza da non essere più
percepibili diventano inutili. Una lingua deve inventarsi una strategia in maniera
perifrastica, ovvero utilizzando elementi che non sono nella parola: le preposizioni.
L’inglese è andato molto avanti su questo modello, il tedesco ha tenuto una posizione
meno forte.
Questo fatto, la rizotonia determina nell’inglese che le parole siano monosillabiche o
bisillabiche, quelle che vediamo più lunghe sono parole romanze che sono entrate
nell’inglese dopo il 1100. Questo elemento dell’accento sulla prima sillaba ha anche
incentivato la questione dell’allitterazione, nel momento in cui una lingua pronuncia
con più forza la sillaba radicale la poesia in rima non ha senso.
Fama: una delle cose più importanti a cui il guerriero deve tendere, garantisce la
gloria.
Stesso verbo con quale è riiniziato questo passo, è come se il poeta abbia voluto far
iniziare e finire con una riflessione sulle armi.
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Il poeta del Beowulf ha preso il motivo formulare della poesia e del carme breve e lo
ha ampliato.
Tutto sommato la descrizione delle armi dal punto di vista della narrazione è una
digressione, non è rilevante ai fini della narrazione, la cosa importante è che l’eroe si
prepara alla battaglia.
Un altro concetto molto importante della poesia orale è quello costituito dai modelli,
ovvero noi finora abbiamo visto formule e sintagmi, un altro concetto importante è
quello delle scene-tipo (modelli), termine con il quale intendiamo la reiterazione
(ripetizione) di determinate elementi di determinate scene che fungono da connettori
tra le varie fasi dell’azione narrato e sono anche delle scene che consentono
l’ampliamento del numero dei versi, che potremmo anche definire come una sorta di
inventario scenico, sceneggiatura rappresentato da queste scene:
 Battaglia a cielo aperto;
 Scene di banchetto o di feste nella sala del principe;
 Battaglie in un luogo chiuso (nella sala) ad esempio: 1’ combattimento di
Beowulf vs Grendel;
 Viaggi intrapresi con intenti eroici (Beowulf in Danimarca);
 Scene delle vedette, del guardiano;
 Scene di saluto;
 L’invio dei messaggeri;
 Le consultazioni dell’eroe con il re;
 Le provocazioni;
 Scene di commiato;
Un poeta epico sapeva di poter comporre avvalendosi di formule, e di poter dare
respiro all’azione introducendo una di queste scene che sono tutti presenti nel
Beowulf e può capitare che alcuni di questi modelli vengono ripetuti. Questo è uno
strumento utile ai fini della composizione epica. Se pensiamo alle canzoni sappiamo
che ci sono degli equivalenti di formule ricorrenti. Questi modelli servono a
espandere i contenuti ma non aggiungono nulla l’azione in sé. Queste formule e
questi modelli che nei carmi brevi o non esistono o sono molto brevi o presenti una
sola volta, nell’epica sono ricorrenti. Gli elementi costruttivi sono gli stessi ma
cambia l’ampiezza delle scene.
La stessa struttura è data dalla ripetizione di tre battaglie, qualcuno ha ipotizzato che
prima del Beowulf ci fossero tre carmi più brevi relativi a una battaglia:
 Un carme sulla battaglia di Beowulf o Grendel;
 Uno che avesse come tema la battaglia di Beowulf con la madre di Grendel
 Carme breve o semibreve che avesse contenuto la battaglia di Beowulf…….
Il poeta del Beowulf è anonimo.
È possibile che in ciascuno di questi scontri fosse al centro di un più antico carme
eroico come il carme di De brando, un duello che nel carme di de brando occupa

21
circa 60 versi, nel Beowulf è dilatata fino ad occupare 400-500 versi. Ciascuna
battaglia nel Beowulf viene raccontata con novizia di particolare.
Secondo uno studioso i mattoni della composizione epica germanica sono precedenti
all’epos e quello che il poeta aggiunge rispetto ai carmi brevi è il cemento con il
quale lui tiene insieme questi mattoni.
Una parte di questi contenuti eroici hanno origine nel periodo delle grandi
migrazioni, questo periodo delle grandi migrazioni copre un lasso temporale che va
dalla fine del IV SECOLO agli inizi del VI secolo.
A dare il via allo spostamento delle tribù germaniche fu lo spostamento di un popolo
non germanico che sono gli UNNI stanziati nella parte orientale, la pressione degli
unni dall’est determinò una serie di spostamenti a catena delle tribù germaniche
stanziate nel centro Europa. Questa spinta degli unni alla fine del IV secolo,
determinò queste specie di reazioni a catena.
Nel 378 nella piana di Adrianopoli (Tracia) le truppe romane subirono una sconfitta
epocale a opera dei Goti, che erano rafforzate da elementi di tribù non germaniche tra
cui gli UNNI.
Quando gli storici cercano di studiare queste guerre una delle difficoltà principale è
che noi non possiamo seguire i movimenti di due eserciti contrapposti.
Glu unni sono il motore di questa migrazione.
Una delle difficoltà è l’ampliamento delle posizioni e delle alleanze.
 Goti e ostrogoti.
Il re dei visigoti guidò il sacco di Roma nel 410.
Nella poesia eroica germanica Attila è considerato una figura a tratti positiva, i più
illuminati capi di queste tribù germaniche capirono che per riuscire a stabilire dei
regni duraturi e forti conveniva loro recepire l’organizzazione anche politica romana.
Questi sovrani costruirono i regni romano-barbarici cercando di prendere dalla
struttura amministrativa politica giuridica le cose necessarie per la forza del loro
regno.
 Alarico: 391-410;
 Teodorico: 471-526
 Genserico: 428-477
 Clodoveo: 471-511
 Alboino: 560-572
Dal nostro punto di vista queste popolazioni sono considerate un elemento
estremamente negativo.
Noi studieremo figure che sono entrate nella loro epica. Qual è la loro reale
responsabilità nella caduta di Roma?
Normalmente si dice che l’Impero Romano è crollato a causa dei barbari, il che in
parte è vero, ma gli storici stanno molto rielaborano su questo fatto. La ragione per
cui noi li vediamo negativamente è quella.

22
C’è uno studioso che si chiede se è mai possibile che 120.000 visigoti potessero
sottomettere un territorio romano così vasto. È possibile che popolazioni così poco
numerose potessero distruggere l’Impero Romano.
È stato calcolato che in Gallia dopo la conquista di Clodoveo i franchi costituivano il
2% della popolazione.
Molto più probabilmente questa caduta dell’impero fu determinata da ragioni interne
di disgregazione intera che diventò l’ideale “pretesto di queste popolazioni”.

14 ottobre
Un elemento molto interessante è che questi modelli, sia il bagaglio formulare che i
temi e modelli che abbiamo visto, vengono sfruttati anche nell’epica biblica.
Nelle lingue germaniche ha cominciato ad essere ben attestato un genere che è la
poesia epica biblica sull’epos latino, ma la cosa notevole è che questi medesimi
stilemi e strategie compositive vengono traslate in contenuti su temi cristiani. Questo
fenomeno è ricco in Inghilterra ed è attestato anche in Germania in particolare quella
settentrionale.
Le strategie compositive della poesia pagana vengono riassorbite nella poesia epica
Nel momento in cui l’Europa diventa sempre più cristiana, nella quale la Chiesa
assume una funzione politica sempre più grande, le aree abitate dagli ex barbari
diventano una prateria sterminata ai fini dell’evangelizzazione. Queste popolazioni
nel momento in cui erano nella loro cerchia originaria e nel momento in cui iniziano
la loro migrazione (fine IV secolo) sono pagane, credevano in Odino-Thor e avevano
un assenzo religioso loro specifico.
Quando cominciano ad espandersi nelle zone dove il Cristianesimo era diffuso si crea
una specie di incontro che all’inizio non fu violento. Nei primi secoli
dell’evangelizzazione l’opera di conversione cominciò con i vescovi, perché i vescovi
nella struttura politico-sociale, erano diventati la sola autorità capace si inquadrare la
società romanica.
Di conseguenza molto spesso è successo che questi vescovi furono visti dalle tribù
come gli unici interlocutori in assenza di una guida politica organizzata, ciò comportò
il fatto che i vescovi assunsero un peso enorme nelle trattative con i barbari e in
questo vuoto politico e amministrativo dell’impero assumono la funzione degli unici
interlocutori autorevoli. Il compito principale di un cristiano è quello di
evangelizzare, questo spirito evangelico missionario è forte nella religione cristiana.
L’attività di un certo Re Migio di Reims, di Leandro di Siviglia, favori l’adozione del
cattolicesimo.
Fu solo con Gregorio Magno che il papato assunse un ruolo propulsore nella
cristianizzazione, mandando dei missionari nel Kent (Inghilterra meridionale) ad
23
evangelizzare l’Inghilterra questo determinò l’istituzione di centri monastici in
Inghilterra di rilievo assoluto per la cultura latina, in quei monasteri venne portata
avanti la tradizione classica e impiantata quella cristiana.
Nell’VIII secolo, la spinta evangelizzatrice condotta dagli inglesi fu sostenuta dai
Pipinidi (dinastia francone) questa spinta evangelizzatrice fu sostenuta dai Papi. Tutto
questo implicò una commissione di interesse fra la sfera politica ed ecclesiastica, da
alcuni sovrani (Carlo Magno), l’evangelizzazione dei popoli germanici ancora pagani
venne usata come una clava per poterli ammettere poi politicamente.
Nel senso che queste missioni che erano di ampliamento territoriale dei franchi erano
missioni di tipo politico, però il pretesto culturale era quello di portare a queste genti
il verbo di Dio. Questo è un altro dei pilasti fondativi dell’Europa occidentale.
Questa commissione di interessi determinò la conversione dell’Europa Occidentale in
3-4 secoli, nella parte finale di questo processo nel IX secolo resistevano alcune
popolazioni germaniche restie ad entrare nel cattolicesimo tra cui i sassoni che
resistette fieramente ma non perché volevano difendere Odino, Thor, ma perché
avevano capito che questa era la strategia che i carolingi volevano mettere in piedi
nel loro territorio. In questa vicenda durata 30 anni ci furono vari rovesciamenti delle
sorti belliche e migliaia di sassoni che furono massacrati. l’evangelizzazione della
Germania settentrionale è stata una delle manovre più volenti che si possa
immaginare. Tutto questo è documentato.
Cartina su moodle dei monasteri: rete fitta in Germania, York, Francia. Vediamo i
monasteri che sono i centri culturali dell’Europa medievale. Centri monastici che
hanno salvato la tradizione classica.
Monasteri: luoghi dove si scrivevano le opere sia in latino che in volgare. Centro
dove si è fondata la cristianizzazione dell’Europa.
Quando parliamo di rappresentazione del mondo animale nel medioevo dobbiamo
ragionare su due questioni, prima di tutto che cosa si intendeva nel medioevo per
animale e questa l’identificazione dell’essere animali coincide ancora con quella che
abbiamo oggi? Possiamo dire che è la stessa cosa?
Quali sono le zone di contatto tra l’animale e l’umano nella cultura medievale?
Quali fossero le zone di contatto:
 Alimentazione a cui si collegano l’allevamento e la caccia (scene più
rappresentata nella letteratura medievale e non solo)
 Produzione: animale costituisce una forza lavoro;
 Ambito militare: cavallo.
 Simbolismo e allegoria in relazione alla religione;
Un altro modo di parlare di animali nella letteratura è di considerarli come proprietà,
come cibo, oggetto sessuale ma quello che ci interesserà è che possono esemplificare
caratteristiche umane.

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Cosa pensavano i teologi del primo medioevo della natura animale? Dal punto di
vista ontologico si tratta di creature distinte rispetto all’uomo, sono ontologicamente
simili a noi e possiamo parlare dell’animale come un’umanità imbestialita?
Questo fu nel Medioevo oggetto di riflessione. Un caposaldo importante è
rappresentato da Sant’Agostino d’Ippona (354-430). In particolare, Agostino si
occupa della questione della natura dell’animale in un’opera che si chiama “La città
di Dio”, lui crede che uomini e animali siano qualitativamente differenti.
Una parte di noi accetta che noi umani siamo animali così una parte di noi tende ad
umanizzarli ed entriamo in contraddizione: li amiamo, li mangiamo, tolleriamo il
fatto che vengono catturati. Si deve ai primi pensatori cristiani l’introduzione di un
paradigma nella relazione fra uomo-animale che non era nel mondo classico, perché
nel mondo classico le forme ibridate uomo animali erano molto frequenti.
I teologi cristiani prendevano la Bibbia come riferimento, cercando le verità
reinterpretando il testo stesso. Essi fecero riferimento alla bibbia genesi 1,26-28
quando Dio dice a Adamo ed Eva: “siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e
soggiogatela e abbiate il dominio sui pesci del mare, sugli uccelli dell’aria e su tutte
le cose che si muovono sulla terra”.
Il dominio sull’animale è qualcosa sancita nel testo sacro. Questo passo ha
rappresentato per secoli un punto di riferimento sulle valutazioni delle relazioni tra
uomo e animale.
Si è cominciato a riflettere che i padri della Chiesa, che sono alla base del nostro
pensiero, avessero trovato questa distinzione nella Bibbia, in realtà negli ultimi
decenni del 900, Jeremy Cohen si chiese che cosa potesse importate a un cristiano
l’idea di dominare il mondo (per quali ragioni il padre della Chiesa- Sant’Agostino-
hanno ritenuto insistere su un passo della Bibbia in cui Dio ribadisce agli esseri
umani che devono dominare sul mondo).
Il problema del cristiano è quello della salvezza. La risposta è che quello che
interessava ai padri della Chiesa era il fatto di dover trovare uno iato, una distinzione
e quindi di rigettare le idee greche e romane sul tema.
Nel mondo classico l’uomo interagisce spesso e volentieri con l’essere animale,
questa cosa non andava bene ai padri della Chiesa. Nei secoli in cui il Cristianesimo
cominciò a diffondersi e quando si istituzionalizzò si cercò la cesura con il mondo
classico perché il mondo classico era pagano e tra le cose da rigettare, che non
potevano essere ammesse vi era il convincimento che le dimensioni ontologiche,
l’essenza di uomini-animali potessero essere in qualche modo strettamente collegate
con la possibilità di varcare il confine in un tempo o nell’altro. Questo non significa
che nel mondo antico gli animali venissero trattati meglio.
Quale fu il bisogno dei teologi cristiani? Fu quello di stabilire un principio qualitativo
alla base di questa differenza, cioè di dire “la loro natura è diversa”.

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Alberto Magno (Padre della Chiesa) nel XIII secolo catalogò molte di queste
differenze alcune delle quali sono estetiche, (animali più pelosi degli uomini, non
possono ridere) Altre caratteristiche sono meno evidenti, tendenzialmente gli animali
guardano in basso, (fatto negativo perché non possono guardare il cielo)
Nel bestiario si dice che le bestie si chiamano bestiae dalla maniera in cui si
arrabbiano (rabies). Si chiamano anche ferae perché ferantur (sono portate) dai loro
desideri, estinti. Allora l’animale viene identificato in quanto selvaggio perché vuol
dire essere violento immotivatamente, senza una ragione. Non vuol dire che l’essere
umano non possa essere violento, ma la violenza umana è ricondotta a una ragione. In
altre parole, la violenza umana corrisponderebbe a una logica mentre invece la
violenza animale è irrazionale.
Per i teologi cristiani il punto fondamentale è che l’animale non è razionale. Agostino
contrappose gli animai brutali agli uomini razionali e lo stesso fece Sant’Ambrogio, il
fatto di essere irrazionali vuol dire che essi non avevano intelletto e non avere
intelletto significa che non erano fatti a immagine di Dio, perché Dio è intelletto. Non
essendo fatti a immagine di Dio ed essendo privi di ragione l’animale non può entrare
in Paradiso, questione oggi controversa, alcuni uomini di Chiesa sostengono che gli
animali hanno un’anima e possono entrare in Paradiso.
Tommaso D’Aquino: “Non erano fatti a immagine di Dio” un animale non può
entrare in paradiso. Questione oggi controverse, tanti preti oggi sostengono che
l’animale ha un’anima.
Non avevano accesso alla vita eterna, gli animali sono mossi dall’istinto, questo
atteggiamento non razionale sarebbe preferibile definirlo arazionale nel senso che
non hanno la ragione.
I teologi si interrogavano sul fatto che alcuni animali compivano a volte azioni che
implicavano un certo tipo di ricordo o ragionamento. Una di queste questioni è quella
del pericolo imminente, (pecora che scappa dal lupo) i teologi medievali lo risolvono
inventando la qualità estimativa, ovvero un sesto senso che anche l’animale più
stupido percepiva l’intenzionalità dell’altro. Tutto questo sforzo per non ammettere
che l’animale potesse avere qualche forma di ragionamento storico, ovvero di
memoria, ed era meglio inventare un altro senso, piuttosto che ammetterlo perché
avrebbe significato avvicinarlo all’uomo. Ammettere ciò, avrebbe significato
contraddire ciò che si dice nel Genesi, ma avrebbe significato ammettere una
continuità di pensiero con il mondo classico.
Sulla base di questi due principi, ovvero che l’animale è irrazionale e che l’uomo
deve dominarli nella prima fase del pensiero teologico medievale si è stabilito che
l’uomo dovesse comandare sugli animali come ordine naturale, d’altra parte secondo
Tommaso D’Aquino gli animali non sanno comandare, perché per comandare
dovevano avere il cervello. Per aule ragione uomo ha il dominio sugli animali?

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Ovvero come Dio rende esplicito la diposizione di comandare sugli animali?
Consentendogli di dare loro il nome. Nominatio adamitica
Genesi 2,20-21: “Dio avendo formato dalla terra tutti gli animali dei campi e gli
uccelli del cielo gli condusse all’uomo per vedere come li avrebbe chiamati e perché
ogni essere vivente portasse il nome che l’uomo gli avrebbe dato”
L’uomo comanda sull’animale e per questo gli dà un nome, li categorizza.
Categorizzare il mondo, la realtà è la prima maniera predominante. In questa storia
c’è una forte convergenza sull’importanza del nome anche nel mondo germanico.
Questa necessità di nominare le cose venne ripreso da un dottore della Chiesa:
 Isidoro di Siviglia (Spagna 560-636) prima della sua morte terminò questo
libro “Etymologiae”;
Isidoro parte da questo principio: Adamo fu il primo a dare nomi agli esseri animali
sulla base dell’intuizione della convinzione naturale a cui ciascuno di essi era
sottoposto. Pensa che un animale o un oggetto si chiami in questo nome perché non
potrebbe averne un altro, perché il suo nome è la diretta conseguenza della sua
natura. Isidoro dice che Adamo ha dato questi nomi nella lingua della Bibbia:
l’ebraico; ma siccome per la superbia degli uomini non esiste più una lingua unica
questo ha fatto sì che ciascuna lingua abbia creato i nomi in maniera indipendente che
è l’origine della confusione. Isidoro ricerca le etimologie di tutto. In una parte
considerevole di frasi, questi nomi sono meta-etimologie, sono fantastiche, le inventa.
(gatto in latino deriva dal fatto che caccia i topi, il cane dal fatto che abbaia).
Le sue etimologie sono l’ultima realizzazione della tradizione enciclopedica romana e
il punto di partenza per la gran parte delle combinazioni medievali.
Isidoro cerca la verità del nome procedendo da una celeberrima frase presente nelle
istituzioni di Giustiniano il quale dice “i nomi sono la conseguenza delle cose”. Di
conseguenza nomi rivelerebbero la qualità dell’essere animato o inanimato che
designano.
L’inizio del testo sacro in principio era il verbo. La parola è per il cristiano
anticipazione della verità, questa parola che viene prima dei tempi è anticipazione di
qualcosa che si concretizzerà, è prima della sua realizzazione. Al di là di una realtà
temporanea esiste una qualità eterna non visibile, che è costudita in questo scrigno la
cui chiave è costituita dal nome. Il nome è la chiave attraverso la quale cercare di
penetrare il senso profondo la realtà di tutto quello che ci circonda.
Adamo aveva dato nome agli animali cercando di comprenderne l’essenza e di
convivere con loro. Nelle etimologie, Isidoro cerca di andare aldilà delle radici stesse
del linguaggio, cerca di arrivare all’unità del linguaggio divino che si è infranta.
L’etimologia è utilizzata per cercare di ribadire la forza di coesione della lingua
latina, che deriva dalla lingua universale che era l’ebraico, ormai perduta.
Isidoro suddivide lo scibile in categorie e dunque in capitoli e le prime cose che
affronta sono le parole che riguardano le scienze del Trivio e Quadrivio, sono gli

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argomenti delle lezioni di chi entrava in monastero, cerca l’origine delle parole della
grammatica-retorica-dialettica, medicina, delle leggi fino ad arrivare agli animali, che
a sua volta distingue tra animali selvatici e bestiame.
Aggiunge anche ulteriori paragrafi che riguardano gli animali piccoli o volanti,
siccome deve descrivere le loro caratteristiche perché sono quelle che hanno
determinato il fatto che abbiamo un certo nome e non un altro, le etimologie
diventano una specie di trattato naturalistico e una specie di enciclopedia con notizie
vere, verosimili o del tutto infondate e comporta l’esistenza anche di false etimologie.
Isidoro da un’importanza enorme anche nella cultura germanica, nel senso che il suo
lavoro di giustificare i nomi degli oggetti degli animali ha reso la sua conoscenza
fondamentale quando nei monasteri inglesi, tedeschi, scandinavi si doveva tradurre i
nomi degli animali che compaiono nei testi sacri nelle loro lingue.
Nei monasteri uno dei primi testi che si studiavano erano l’Antico e Nuovo
Testamento, il maestro doveva cercare di trasmettere ai suoi allievi la conoscenza di
determinate cose che erano lontane dal mondo degli allievi stessi.
Il problema diventa quello di far capire agli studenti che cos’è, com’è fatto e quali
sono le caratteristiche di questa bestia e possibilmente di creare un nome che possa
identificarlo da quel momento in poi. Queste traduzioni di parole sono le glosse:
apple/mela. Immaginiamo questo lavoro di traduzione fatto sui testi scari da parte
degli studenti che dovevano mediare un altro mondo anche i contesti naturali-
realistici e non solo.
Il rapporto dell’essere umano con l’animale è un rapporto di proprietà, questo
riguarda banalmente gli animali domestici, ma la proprietà riguarda anche la
relazione con gli animali selvatici.

15 ottobre
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L’animale veniva considerato come un essere da dominare, sottoposto al dominio-
governo dell’essere umano. A questo aspetto è connessa la considerazione dell’essere
animale in quanto proprietà. Questo concetto della proprietà dell’animale riguarda gli
animali domestici ed era una delle ragioni per le quali c’era una specie di pregiudizio
aldilà della loro effettiva pericolosità nei confronti di essi.
Gli animali potevano essere considerati come proprietà o anche come distruttori della
proprietà. Gli animali in quanto oggetto di proprietà, la loro importanza è
strettamente collegata a tre cose:
 Al materiale: a quello che possono garantire all’essere umano (lana, pelle)
 Alla loro capacità di lavoro (animali da traino);
 Status: il possesso di un animale o più animali era considerato uno status
sociale perché era direttamente collegato alla ricchezza e alle capacità
economiche del suo possessore.
Per tutto il medioevo l’idea che l’animale fosse una proprietà, che serviva a fornire
dei beni materiali o di forza lavoro e venisse a confermare lo status del proprietario
stesso per tutto il medioevo questa considerazione ha costituito una specie di
sottotesto costante, che emerge anche nelle letterature, sia in quella cristiana che in
quella in cui si possono ancora trovare delle caratteristiche germaniche.
A ciascuna divinità era associato uno o più animali che rappresentavano per le loro
stesse caratteristiche le qualità dell’essere domino al quale venivano associato
In onore dell’animale può essere considerato anche da un altro punto di vista:
valutando la sua forza giuridica. Quando le popolazioni germaniche vennero in
contatto con il mondo latino, con gli eredi di Roma, presero da questa eredità i codici
giuridici.
Nel mondo anglosassone l’amministrazione giuridica non è stabilita da codici ma dai
precedenti. Quando le popolazioni germaniche, in cui la legge si trasmetteva
oralmente, vennero in contatto con il mondo romano cominciarono a scrivere
CODICI in latino, e dall’esame di queste leggi si traggono delle informazioni molto
interessanti sulla vita comune e sul valore degli animali.
Dal codice gotico si stima che i visigoti stimavano che un uomo valesse 500 volte del
più nobile degli animali. Se uccide un cavallo dovrà pagare una certa cifra. Per i
franchi il naso, l’orecchio di un uomo valevano quanto uno stallone. Ciò ci fa capire
quanto fossero precisi questi codici. Per i burgundi il dente umano valeva due volte
più di un falcone da caccia.
Un altro elemento interessante è che i proprietari rispondessero dei danni arrecati dai
loro animali, e avveniva poi anche il caso di animali che subissero le stesse punizioni
dei loro proprietari quando questi commettevano un reato.
Vediamo che se da un lato il medioevo ribadisce o rafforza le parole bibliche per il
quale l’uomo domina sugli animali, contemporaneamente il fatto di dominarli e di

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averne la proprietà (diritto di vite o morte) sull’animale si rivela anche come un
boomerang, il rapporto di proprietà crea una responsabilità condivisa.
Un proprietario di animali rispondeva dei danni arrecati ad un altro individuo dal
proprio animale ma a volte la punizione diventava maggiore se l’uomo continuava a
nutrire l’animale che si era macchiato di quel determinato reato.
Quello che è paradossale è che la posizione cristiana riteneva l’animale privo di
razionalità in quanto tale dominabile dall’essere umano, contemporaneamente questa
distinzione ontologica poteva legare massivamente i due. Naturalmente poiché
valgono in misura di quello che producono l’animale è considerato uno status sociale
anche in relazioni al numero di capi posseduti.
In particolare, l’animale più considerato è il cavallo, il possesso di cavalli robusto
testimonia la forza del proprietario. Nel Beowulf v.1036-1047 vi è la scena del regalo
di alcuni cavalli.
ESAME ORALE DOMANDA: individuare in questi poemi formule reiterate, trovare
esempi o questione dei modelli: benvenuto, la guardia-guardiano che fa domande,
etc.
Vi è addirittura in una fonte scandinava nella saga di HRAFNKEL, componimento in
prosa islandese del XIII secolo, si racconta che questo signore da cui prende il nome
la saga possedesse un cavallo che lui considerava la cosa più preziosa tra tutti i suoi
beni. Il cavallo era chiaro con criniera scura e una striscia nera lungo il dorso. Questo
cavallo era talmente stimato, il protagonista della saga lo considerava l’emblema
della sua forza gli aveva giurato che avrebbe ucciso chiunque lo avesse domato, cosa
che accade., determinando una serie di faide che rende questa saga una delle più
importanti nella letteratura islandese.
Un altro rapporto che l’uomo instaura con l’animale è quello del CIBO (l’animale
costituisce cibo per gli umani). Uno degli aspetti a cui i pensatori del medioevo hanno
riflettuto di più, considerata la differenza ontologica tra essere umano e animale era la
questione se una volta che l’animale veniva mangiato nell’uomo venisse inglobata
una qualità ontologica inferiore o diversa. Se ontologicamente sono due cose diverse
la carne animale e umana che cosa accade all’animale una volta che viene ingerita,
che entra nel corpo umano?
È un discorso analogo a quello che facciamo oggi quando ci interroghiamo sulla
provenienza delle carni.
Nel medioevo ci si interrogava se mangiando carne di lepre si potessero assumere
qualità della lepre stessa che non erano cristiane; alla lepre si associava una
sfrenatezza sessuale e il pensiero era a mangiare carne di lepre non è che poi si
diventa esuberante?
MICHAEL BAITTIN: critico famoso, sostiene che l’ingestione dell’animale annulla
i confini tra i due. Questione che interessava anche i teologi cristiani.

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Ciò induce Tommaso D’Aquino a dire che in realtà nel momento in cui viene
ingerita la carne animale diventa umana. L’essenza animale viene trasformata in
essenza umana, perché quello che veniva ingerito veniva trasformato. Non doveva
esserci il timore di diventare quello che avevi mangiato nella misura in cui quello che
avevi mangiato veniva trasformato.
Un altro aspetto strettamente letterario: l’animale che viene mangiato è prima di tutto
un animale che viene cacciato. La caccia, non solo durante il medioevo, era un fattore
di coesione sociale. In letteratura sono molte le scene di caccia. Gli animali che
collaborano nella caccia sono due: il cane e il falcone nel medioevo.

Straordinariamente interessante è il fatto che non soltanto sono molte diffuse anche
nella letteratura epica scene di caccia, sono però diffuse e ricche di particolari anche
le azioni che riguardano le descrizioni di scene che riguardano lo scalcare= fare lo
scalco. Praticamente dopo aver ucciso l’animale scuoiarlo o sottoporlo a una serie di
procedure che rendono il suo sacrificio funzionale a qualcosa.
Nel TRISTANO (e Isotta, poema cortese d’amore impedita tra una donna spostata e
Tristano nipote del marito della donna che ama) di Goffredo di Strasburgo.
In questo poema del 1200 e si ferma al v.19552 è straordinario il fatto che all’interno
di un poema che è raffinato nel descrivere la storia d’amore e tradimento, il poeta
Goffredo di Strasburgo dedica una quantità industriale di versi all’episodio dello
scalco di un cervo.
Tristano che arriva in un’altra terra rimane inorridito dal fatto che questo dopo aver
ammazzato il cervo si limiti a una procedura elementare.
C’è una competenza da chi fa lo scalco e costituiscono una consuetudine che
identifica un popolo.
Siamo oltre i cento versi in un poema che non è sulla caccia, è una scena di caccia,
c’è una cura di particolare che non solo la caccia il banchetto sono un’unità sociale,
ma era il passaggio della povera bestia dalla vita al momento in cui viene preparato
per esser mangiato.
Sempre nel medioevo che nascono alcuni tabù legati al fatto di cibarsi o meno di
determinati animale, e in questa fase che diventa esponenziale nelle terre del NORD
il consumo di carne di maiale, e questo aumento del consumo è dovuto al fatto che
questa povera bestia non venivano allevate per altre cose. Quello che venivano
allevati venivano uccisi per essere mangiati.
Oppure il tabù che riguarda il cibarsi di carne di cavallo. È stata sempre la Chiesa a
proibire nel corso del Medioevo l’utilizzo del cavallo, probabilmente veniva dal fatto
che il cavallo veniva mangiato anche dai germani nel corso di feste rituali
propiziatorie, e anche qui vediamo come precetti anche cristiani si fondono por
opposizione a qualcosa che bisognava negare.

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Proibizione dei cibi illeciti, al fatto che ci sono degli animali che non è consentito
mangiare.
Siccome ci sono popoli che mangiano insetti e serpenti, vuol dire che non sono
affatto disgustosi, non fanno male e la ragione per cui noi d’istinto ci rifiutiamo di
mangiare queste cose, è il risultato di forme di tabuizzazione che sono precedenti al
medioevo ma sono state sancite nel medioevo perché nel Medioevo sono state poste
le basi cristiane della nostra società.
Nella Bibbia c’è un libro “LIVITICO” che è straordinario nella misura in cui è in
buona parte costituito da un elenco degli animali puri e impuri. Il fatto di essere puro
o impuro determina la possibilità per l’animale di essere mangiabile o non
mangiabile. La tendenza a regolamentare, a stabilire le cose secondo categorie è uno
dei perni su cui si basa la cultura medievale, ma questa contrapposizione su una
categoria di cose possibili e non possibili e quindi pure e non pure è uno dei perni su
cui si basa qualunque religione.
Ogni religione fa leva su un’attitudine della mente umana che ragiona per categorie,
perché le categorie danno sicurezza, sapere con certezza quello che puoi e quello che
non puoi fare è una forma di omologazione, di ordine, e questo ragionare per
categorie, questo agevolare l’attività dell’uomo che capisce se una cosa e bene o non
farla anche se non c’è una ragione oggettiva è dell’essere umano nella misura in cui
l’essere umano tende l’ambiguo e teme l’incerto.
Queste categorie vanno oltre la categorizzazione standard. Tutto quello che è fuori
categoria è qualcosa che tendenzialmente viene respinto nella misura in cui fa paura.
Questo è il primo passo per capire la nascita o sviluppo della categoria del mostruoso.
Gli animali mostruosi sono un’invenzione della mente umana che in loro concretizza
l’oscuro, l’ignoto.
L’uomo tendenzialmente ha paura di quello che è ai margini, ha paura degli animali
perché hanno atteggiamenti diversi dall’essere umano, avrà paura di animali ancora
più temibili.
Questo lo ritroviamo nel mondo germanico dove c’è una ricca letteratura di mostri, i
quali sono protagonisti in Beowulf. Questo sistema delle categorie è alla base della
distinzione del LEVITICO.
Queste categorie del libro biblico sono fondate su criteri di massima, generalmente
gli animali sulla Terra sono quadrupedi, chi non lo è diverso. Generalmente gli
animali marini sono dotati di squame e di pinne chi non le ha è impuro e non
mangiabile.
L’impurità di un certo animale non è astratta ma lo è per certi gruppi, ovvero se si è
di questo gruppo tu osserverai tali precetti.
Quindi i precetti alimentari in qualche misura contribuiscono a ribadire l’unità del
popolo, se pensiamo alle diverse proibizioni che riguardano un ebreo da un

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musulmano e da un cristiano. Non c’è nulla di vero in questi precetti e ognuno può
decidere come gli pare.
Ad un certo punto il problema dei cristiani fu quello di darsi regole alimentari diverse
da quelle degli ebrei, altrimenti come avrebbero fatto a distinguersi da loro.
Un conflitto molto profondo fu quello che riguardò il maiale che secondo la bibbia
sarebbe un animale impuro, ciò fu un problema, per i germani era la loro carne
preferita. Questi discorsi che venivano fatti sulla natura degli animali erano per
cercare di portare un mondo più ampio geograficamente e di ricondurli agli stessi
principi.
Ci sono tecniche precise per uccidere gli animali per i cristiani, ebrei e musulmani.
Sant’Ambrogio dice che sarebbe opportuno che gli umani mangiassero in piedi, per
distinguerlo dagli animali che mangiano guardando per terra e guardare a terra
significano che non vedono il Paradiso, ma questa raccomandazione serve anche a
distinguere i cristiani dagli antichi romani, i quali mangiavano anche inclinati.
Un altro elemento che distingue l’uomo dall’animale è il fatto che l’animale mangia
per necessità, l’uomo a sua volta mangia per necessità ma sarebbe meglio se riuscisse
a liberarsi da questa necessità, ciò spiega il fatto che l’immagine di tanti santi sono
uomini che si cibano il meno possibile, perché le persone cristiano si cibano il meno
possibile anche per distinguersi dagli animali. Nella bibbia si dice che l’ideale sia il
vegetarianismo, perché il rischio che siano impuri c’è sempre.
Accanto a questi precetti che influenzano ancora la nostra vita nel medioevo
incominciano a svilupparsi ben presto un interesse per gli animali fantastici, succede
che queste creature fantastiche possano diventare anche metafora di altre cose.
L’espressione letteraria più diffusa e d’effetto che ha a soggetto la relazione tra uomo
e animale nel medioevo è la FIABA. Sul versante scientifico dell’interpretazione
religiosa fu rilievo il Fisiologo
Fisiologo: raccolta di storie sugli animali che costituisce la base di quelli che poi
saranno i BESTIARI MEDIEVALI. In questi testi gli animali non costituiscono più
cibo, status, proprietà rispetto agli umani ma in quale modo sia in positivo che in
negativo costituiscono degli esempi.
Questo elemento simbolico non sostituisce la precedente concezione utilitaristica
degli animali, ma si aggiunge a questa. Quando un essere umano legge o fa di un
animale che si comporta come un uomo, accanto al fatto che l’animale ha
atteggiamenti umani parte anche la riflessione che l’uomo ha atteggiamenti
considerati animali o animaleschi compiendo gesti immorali l’uomo poteva
abbassarsi a livelli bestiali e questo è il meccanismo della fiaba, ma poteva accadere
il contrario per cui nel comportamento dell’animale poteva essere identificato una
qualità sia positiva che negativa dell’essere umano. L’origine del fisiologo non è
medievale, il fisiologo nasce ad Alessandria D’Egitto tra il secondo e terzo secolo
d.C.
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FISIOLOGO: uno che studia, che ama e che si interessa della storia naturale. È un
trattato parascientifico che attraverso la descrizione della natura e degli animali
esemplifica la morale cristiana, noi non abbiamo nessuna dimostrazione filologica
che la nascita del filologo sia venuta ad Alessandria D’Egitto.
Gli studiosi hanno notato che gran parte degli animali che popolano questo fisiologo
provengono da quell’aria geografica e il metodo attraverso il quale l’animale diventa
simbolo del comportamento umano corrispondeva all’esegesi alessandrina per il
quale l’universo era una specie di libro creato da Dio che aveva lasciato nell’universo
una serie di indizi che toccava all’uomo scoprire, nel senso che toccava all’uomo
trovare questi indizi che Dio avrebbe lasciato nell’universo e che avrebbero disvelato
alcuni aspetti della natura divina.
Le informazioni contenute nel fisiologo sono di un naturalificio, perché ci sono
informazioni più scientifiche ovvero l’animale viene descritto nelle sue
caratteristiche, l’altro aspetto di gran lunga più importante è quello di condurvi alla
Bibbia e qualificare i significati allegorici che assumono, questo è il principio
ordinatore del fisiologo già alessandrino e che diventerà la base del bestiario.
Dal fisiologo venivano i bestiari medievali, la cui bellezza per il pubblico dei non
specialisti era dovuto al fatto che molto spesso sono presenti i manoscritti miniati con
illustrazioni.
Il primo animale che compare nei bestiari e nel filologo è il leone.
Tendenzialmente ciascuna entrata di questa enciclopedia nel mondo naturale
comincia con un passo biblico, Giacobbe benedicendo il figlio Giuda dice che il
figlio è un giovane leone.
Commento del fisiologo che descrive il leone caratterizzato da 30…… si dice che è
come un leone perché anch’egli cancella le sue tracce.
Ai redattori del fisiologo importava il giusto dare una descrizione del leone
qualunque cosa, animale fosse presente nell’altra base erano sempre gli animali
biblici, veniva descritta in quanto portatore di una verità allegorica o simbolica
bestiaria.
 veglia anche quando dorme;
L’animale in questo caso viene descritto per tre caratteristiche che sono utilizzate in
maniera del tutto strumentale per invitare la verità teologica che si vuole evidenziare,
dopo di che continua la descrizione con altri dettagli.
-2 Antilope;
3° pietre
4° pesce sega;
Il fisiologo è composto da 48-49 capitoli dedicati agli animali con alcuni capitoli
dedicate alle pietre e alcuni alle piante e sono disposti senza un criterio preciso, senza
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che noi siamo usciti a identificare il criterio se non il fatto che non si descrive
l’animale perché si ha un interesse verso di lui, ma perché può essere sfruttato per
simboleggiare determinate verità teologiche. C’è una sezione in ciascuno di questi
capitoli vagamente descrittiva e poi c’è la sezione allegorica.
Dalla struttura del fisiologo derivano i generi dei bestiari. Anche nel bestiario
l’animale è biblico e vengono ricondotti ai significati allegorici. Nei bestiari vengono
utilizzati le notizie che erano presenti nelle etimologie di Isidoro Di Siviglia, per cui
si crea una strana situazione per cui Isidoro usa il fisiologo e poi i bestiari usano
Isidoro, e l’interesse fu reciproco nella misura in cui prima Isidoro ha usato
l’informazione del fisiologo e poi viceversa.
Ad esempio: cosa si dice dei bestiari nella volpe. La volpe è un animale ingannatore.
La volpe è prefigurazione del diavolo.
Il bestiario prende informazione da Isidoro che a sua volta la prende dal filologo
alessandrino.

19/10/2020
Tema della creazione della poesia eroica ed epica nel mondo germanico. Cerchiamo
di collegare questo aspetto alla presenza delle creature animali. Come vedremo la
creatura animale è nel Beowulf una creatura mostruosa, ibrida.
Quello che è interessa non è tanto parlare della presenza degli animali nel Beowulf,
che poi è piuttosto irrilevante, quanto piuttosto la presenza dell’alterità. Di come nel
poema viene considerato ciò che è diverso. La natura animale fine a sé stessa, ma poi
quali meccanismi possiamo individuare nel mondo medievale sulla relazione
dell’uomo che ha con il diverso.
Beowulf (750-950) è un’opera di straordinaria semplicità dal punto di vista della
trama. Ma è un’opera estremamente complessa dal punto di vista dell’interpretazione,
bisogna stare attenti a non descriverla solo come una storia di mostri, o storia di un
uomo (dotato di caratteristiche mostruose) si mette a paragone ad esseri dell’alterità.
Noi non sappiamo come sia nato il Beowulf, non abbiamo idea nemmeno del secolo.
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La critica non è univoca sulla datazione del Beowulf e le varie proposte tutte degne di
attenzione vanno dal VII al X sec. Dopo il 950 sicuramente non è stato scritto, perché
il manoscritto che lo tramanda è databile in quella data.
Le proposte sulla datazione sono difformi. Chi ritiene che il Beowulf sia datato molto
presto (intorno al 750), lo fa pensando che difficilmente il poeta avrebbe scritto
un’opera in cui parlava dei cugini scandinavi, quindi difficilmente il Beowulf può
essere stato scritto quando gli inglesi erano in guerra contro i vichinghi danesi.
La corte danese rappresentata anche in modo positivo. Evidentemente gli studiosi
ritengono che l’opera sia stata scritta prima che l’Inghilterra sia vessata dalle
scorribande scandinave (prima del 750 ca), perché è in quell’epoca che le incursioni
dei vichinghi danesi in Inghilterra cominciano ad essere forti. Dopo di che, secondo
altri studiosi, è possibile che siccome storicamente nel IX sec. si arrivò ad una tregua
tra il regno inglese e i vichinghi danesi, nel senso che ci fu una spartizione dell’isola,
gli anglosassoni rimasero nell’area centro meridionale e accordarono ai danesi la
parte settentrionale, secondo alcuni studiosi quest’opera può esser stata scritta
relativamente tardi intorno all’850-900 proprio per celebrare quest’armonia tra i due
popoli. Il re dei sassoni occidentali Alfredo I l Grande stipulò una tregua.
La parte settentrionale era chiamata Dane Law (legge dei danesi).
Grandi incertezze sulla datazione dell’opera.
Il nulla assoluto sul nome dell’autore. Tutta la letteratura eroica germanica è
anonima, non ambivano infatti che venisse ricordato l’autore. Opera anonima. Per la
zona di composizione anche qui ci sono molte incertezze. Ma l’ipotesi più accreditata
è che ci sia stata un’origine nell’area northumbrica, territorio a nord del fiume.
Dobbiamo sapere che la quasi totalità della letteratura anglosassone a noi perviene in
una forma linguistica che è dialetto sassone occidentale, parlato nella zona
meridionale dell’isola. Anche il Beowulf è scritto in questa lingua che poi diventa
una sorta di koinè linguistica. Però permangono nel Beowulf alcune tracce di forme
non sassone occidentali, quindi del dialetto settentrionale.
Il Beowulf è stato scritto oralmente all’inizio. È stato improvvisato e poi messo su
pergamena sulla base di una composizione orale.
Seconda questione: esistono degli ancoraggi storici nella vicenda narrata. Beowulf è
un’opera di fantasia, però possono esserci stati dei dati storici che hanno determinato
la sua composizione? Un po’ come quando nell’epica germanica nacquero storie su
Teodorico e Attila. ci sono personaggi che sono figure storiche sulle cui esperienze
sono state create dei cicli eroici-poetici.
Del Beowulf noi non abbiamo nessuna testimonianza storica. Un Beowulf come
essere umano non è mai esistito, non è nemmeno esistita una figura che potesse
essere il prodromo di questa figura. Sappiamo che Beowulf è un nome non troppo
attestato in ambito germanico, è un nome composto:
 Beo-: antenato della parola ape.

36
 -Wulf: antenato della parola lupo. Quindi lupo delle api, ovvero l’orso.
Beowulf: lupo delle api.
D’altra parte, orso esiste anche in italiano come parola propria. Altra ipotesi è che il
lupo delle api potesse essere non l’orso, ma il picchio (altro sterminatore di api).
Alcuni sostengono che esisteva anche nel mondo latino una semi divinità (Pico) e
indica una semi divinità. D’altra parte, anche Beowulf non era un uomo normale, ma
una specie di super eroe. C’è una cosa che incuriosisce gli studiosi di Beowulf, quella
di individuare agganci storici a storie di fantasia. La cosa è particolarmente sentita
perché il Beowulf è scritto in maniera tale da preservare una patina di storicità. Le
cose sono narrate come episodi storici. Anche i riferimenti ad altre vicende eroiche
sono raccontati con questa patina di storicità, che induce gli studiosi a cercare
corrispondenze negli eventi storici effettivamente avvenuti. È possibile che qualcosa
in effetti ci sia. Per esempio, il riferimento ad una figura chiamata Hygelac, di cui si
parla al v. 1207.
Individuare elementi che ci sembrano avere questa patina.
Ogni capitolo ha un titolo (anche se originariamente non è così). Qui si racconta della
festa seguita alla vittoria di Beowulf, quando la regina gli regala una collana.
 Pg. 68 cap. 12. “Beowulf strappa un braccio a Grendel che scappa ferito a
morte”.
 Cap. 13: “Festeggiamenti per Beowulf”

Primo capitolo festa e racconto di una narrazione eroica. È pieno di digressioni che
sono storie parallele importanti. Alcune di queste vicende le conosciamo da altri testi,
di altre vicende non sappiamo nulla. Però immaginiamo che doveva esistere una
letteratura epica-eroica che aveva a suo centro queste figure e che erano storie note al
pubblico del Beowulf.
26:38
Caratteristica della narrazione epica. Il poema epico è fatto di ampliamenti e
digressioni. Non serve solo ad allungarne l’estensione. Ma ha un’utilità anche dal
punto di vista del fruitore, che sarà concentrato non sono sulla storia, ma viene
sollecitato anche con altre storie, può dislocare o frammentare la sua attenzione al
proprio piacimento.
Ogni storia è come se venisse smembrata, vengono fatti riferimenti che aprono nella
mente di chi ascolta altre scene.
Mentre si festeggia un personaggio si racconta un’impresa eroica di un altro.
 Cap. 14: ringraziamento Hrothgar a Beowulf: chiede aiuto a uno straniero
perché i suoi uomini non riuscivano da soli;
 Cap 15: si prepara una festa Hrothgar fa a Beowulf regali preziosi.
 Cap 16: il poeta di corte racconta la storia di Finn,

37
Beowulf è un poema di digressioni e ripetizioni. La stessa vicenda è reiterata in
crescendo. Dopo di che preparazione dell’evento, evento, festeggiamento relativo
all’evento.
La trama può essere descritta in pochi minuti, si riferiva anche a questo.

All’interno del cap. 18 la moglie di Hrothgar, re dei danesi, regala a Beowulf una
preziosissima e racconta la storia della collana.
 V. 1197. Vi sono diverse variazioni, ripresa delle stesse storie con parole
diverse con ulteriore specificazione. “Non ho saputo mai” nell’inglese antico al
v. 1197 l’ultima parola è un verbo che vuol dire “ascoltare”, potrebbe essere un
riferimento alla trasmissione orale.
Collare dei Bresinghi, è una popolazione che aveva fatto questa collana per la dea
Freya. Quindi a Beowulf gli viene regalata questa collana
È probabile che al pubblico potevano venire in mente le vicende di Freya.

C’è poi un riferimento ad Ermanarico (figura realmente esistita). Questa collana


passa di re in re a seconda delle vittorie fino ad arrivare nelle mani di Hygelac, la
cosa che desta un qualche interesse è che questo Hygelac è possibile che sia stato un
personaggio storico e realmente esistito, il quale potrebbe aver compiuto un raid in
Olanda.
Perché noi sappiamo (da Gregorio di Tours) che su quelle coste ci fu un raid tra 516
e 531 da un re con il nome latinizzato di Chlochilaicus. Questa latinizzazione (fine
-us) e siccome non sono fonemi latini, è possibile che sia uno storpiamento latino
raffazzonato di un nome vero e germanico.
Questa data (516-531) è il termine post quem del Beowulf scritto. Per poterne parlare
il poeta del Beowulf vuol dire che il poema deve essere stato scritto dopo.
Il punto è individuare se l’opera sia nata dalla giustapposizione (cucire insieme) di
diversi carmi, e se esiste una qualche possibilità che questi carmi fossero storici.
L’esistenza di queste poesie è evidente.
La storia dei Brisinghi doveva esistere.

Il secondo punto è dove circolassero queste poesie. Se sono carmi ambientati nel
mondo pagano delle grandi migrazioni, evidentemente sono contestualizzati in
un’epoca precristiana, d’altra parte quello che conosciamo delle letterature
germaniche è post-cristianizzazione, perché prima i Cristini non usavano in maniera
diffusa la scrittura.
Un elemento molto interessante è se questi carmi circolassero anche nei monasteri. In
qualche misura sì. Quindi circolavano anche nei monasteri e ogni tanto qualcuno lo
metteva anche in pergamena.
Nel 797 Alcuino scrive al vescovo di Lindisfarne una lettera sullo stato della
cristianizzazione. Quando i primi missionari arrivavano in Inghilterra nel VI secolo
capirono che era preferibile non andare lì con il pugno di ferro, ma di cercare di
convincere il re e il popolo con le buone. Una delle strategie era non di abbattere i
loro luoghi di culto, ma sostituire i monasteri con quelle, in maniera che ci sia una
38
specie di passaggio. L’origine delle feste viene preservata. Vi era questo modo
delicato non di eradere, ma di sostituire. Non bisognava esagerare. 2
In questa lettera c’è questa domanda “Che cosa ha a che fare Inieldus con Cristo? Il
contesto è quello delle poesie che vengono recitate durante i pasti in monastero.
In refettorio è previsto che qualcuno faccia un intrattenimento. Evidentemente c’era
questa abitudine. Questo ci conferma l’esistenza di questi carmi, ci fa capire che
circolavano anche in ambienti monastici, e però lì è mancato lo spunto a metterli su
pergamena.
Inieldus è probabilmente forma latinizzata di Ingheld.
Tornando all’origine del Beowulf è possibile che esistessero dei carmi da cui poi è
stata tratta questa struttura epica. Secondo alcuni studiosi questa sarebbe l’origine del
Beowulf, una tessitura fatta su carmi più antichi e indipendenti ed è la cosiddetta:
Lidertheori (Teoria dei canti).
Che cosa implica questa teoria dei carmi?
Nel Beowulf effettivamente ci siano delle incongruenze. Indicherebbe che il flusso
della narrazione non fosse continuo, che non ci fosse una struttura di base, ma che
l’opera sia nata dalla giustapposizione di varie storie. I Carmi principalmente
sarebbero tre, corrispondenti ciascuno ad un combattimento. Questo aspetto delle
incongruenze è piuttosto buffo. Bisogna capire se questo fatto dipende dall’esistenza
diversi carmi o se sarebbe successo comunque.
Ci sono delle incongruenze? Una di queste riguarda la questione su fra la madre di
Grendel o Grendel venga decapitato.
V.1590: Pag. 139. È il secondo combattimento di Beowulf, ha inseguito la madre di
Grendel e la uccide nella sua caverna sottomarina dove abita la madre e se ne ritorna
alla reggia.
v.1594: Grendel non muore nella Reggia. Quando Beowulf arriva nella Caverna trova
Grendel morto. Qui ad essere decapitato è Grendel.
v.2138 pag 179: Beowulf racconta le battaglie con Grendel e sua madre.
Le cose succedono, poi vengono raccontate al re, poi Beowulf torna a casa e poi le
riracconta, ogni vicenda è raccontata due o anche tre volte, sempre con parole diverse
e nuovi dettagli, e le contraddizioni possono avvenire in queste situazioni.
V 2135: dice cha ha tagliato la testa alla madre di Grendel e non a Grendel, è
un’incongruenza. Il poeta dice due cose diverse a proposito dello stesso episodio. È
possibile che alla base ci siano due carmi diversi? Uno nel quale si dice che Beowulf
stacca la testa a Grendel e crea la base della descrizione della cosa e che poi esistesse
un altro Carme che aveva oggetto la battaglia con la madre di Grendel e che descriva
la decapitazione di quest’ultima.
V.1563: siamo nella stessa narrazione in cui dice che decapita Grendel, in realtà dice
che l’ha colpita alla gola. Anche quando nel nucleo in cui dice che stacca la testa a
Grendel prima aveva fatto riferimento al fatto che colpisce la madre di Grendel alla
gola. Forse non c’è tutta questa contraddizione, però non si sa.
Un altro aspetto che potrebbe essere importante è quando fa riferimento al guanto di
Grendel.
v. 2085 racconta le sue lotte con Grendel e la madre.
39
In realtà quando successe l’uccisione di Grendel si fa riferimento alla mano di
Grendel, al fatto che Beowulf gli stacca il braccio, ma di un oggetto ovvero del
guantone non viene nominato fino ad ora.
Nel Beowulf siano presenzi anche elementi riconducibili al genere fiaba, in
particolare nella zona scandinava sono diffuse fiabe in cui si parla della sottrazione di
bambini da parte di mani, che rapisce i bambini.
Potrebbe anche essere ipotizzata un’influenza di questo motivo fiabesco sul poema
stesso, sull’epica, il fatto di identificare nella mano l’oggetto, ed è anche normale, nel
senso che è la mano che sottrae il bambino. La costituzione dell’immaginario
dell’autore del Beowulf può darsi che fosse presente anche questo elemento fiabesco.
Perché si ha un riscontro nelle fiabe più tarde dell’area scandinava.
Qual è la struttura del Beowulf? Il Beowulf ha una struttura tale che presuppone una
composizione scritta, magari su base orali più antiche e questo è evidente, soprattutto
per la ciclicità che vi è rappresentata, la struttura del Beowulf è un bilanciamento
continuo di elementi contrapposti, e in questa contrapposizione dell’inizio e fine, si
ripresenta nel corso della vicenda.
Sostanzialmente il Beowulf è la parabola di un uomo, l’inizio-ascesa e morte di un
eroe, ed è la contrapposizione tra giovinezza e vecchiaia, e d’altra parte sappiamo che
Beowulf arriva in Danimarca per aiutare il re Hrothgar perché è vecchio. Vedremo
poi che per il poeta del Beowulf la vecchiaia non è il problema nella misura in cui la
perdita di forza fisica negli eroi è bilanciata dallo sviluppo della saggezza.
Questa contrapposizione giovinezza vecchiaia; successo iniziale- sconfitta finale;
questo principio di giustapposizione si riflette anche a livello strutturale su elementi
più piccoli ad esempio: preambolo sulla nascita della dinastia danese.
V. 64. Idromele: bevanda degli Dei e re. Si parla di Dio sottolineare nel libro.
v.74 iefrein: apprendere per averlo sentito dire.
Qui nel Beowulf si parla di Dio. Germanicità e cristianizzazione nel Beowulf.
Tono del Beowulf è essenzialmente elegiaco, secondo gli studiosi il tono elegiaco è
dominante in tutta la letteratura anglosassone. Il tono elegiaco è l’impianto, e questo
aspetto è centrale.
C’è una sorta di velo, come se il poeta descrivesse una serie di valori e mondi che già
non esiste più. Per questo il tono è elegiaco.
Tono nostalgico, che però non faceva parte della cultura cristiana. Il tono non è
tuttavia cristiano. Rimpianto per le cose che si perdono. Il tono malinconico è
funzionale alle contrapposizioni.
Ciò si collega all’altro elemento: Il poeta descrive un mondo epico di valori che già
non esiste più. Perché ormai il mondo è diventato cristiano, è come se lui descrivesse
queste vicende con tono epico, con ammirazione, ma già sapendo che tutto è
diventato inutile.

40
Al v.71 si fa riferimento a Dio. Il Beowulf presenta elementi biblici dell’Antico
Testamento (la critica ne discute da 200 anni). Evidente che sono elementi un po’
posticci e spuri, messi lì per dare una patina di cristianità. Operazione che gli è venuta
male all’autore, perché parla di Dio e poi al v.75 parla del Mondo di Mezzo. In
anglosassone l’ultima parola del v. 75: Gard radice germanica si riferisce ad un
terreno recintato, che ha inizio e una fine. Questa dicitura di definire così il mondo
abitato dagli uomini è pagana. Nella mitologia germanica gli uomini abitavano in un
terreno di mezzo tra divinità e giganti. Vediamo che il poeta parla di Dio e
contemporaneamente chiama la Terra con un’espressione pagana. Mondo dell’età
degli uomini, luogo dove si succedono le storie dell’uomo. È un cambiamento
radicale.
Radice Wer stessa di latino vir.

21/10/20
A lungo gli inglesi hanno considerato quest’opera come una fonte di informazioni
storiche e culturali, almeno fino al Novecento, gli studiosi si sono fatti ingannare dal
tono storicistico che pervade tutta l’opera, la analizzavano per trovare degli scontri
nella letteratura alle informazioni che venivano loro dall’archeologia piuttosto che
dalle fonti storiografiche o da qualunque altra fonte extra-letteraria, si soffermavano
sulla descrizione dell’armatura per vedere se così come erano descritte questi
strumenti corrispondessero a quelli che venivano trovati durante gli scavi
archeologici.

In questo contesto venne data una particolare spinta da un ritrovamento nel 1939,
nell’Inghilterra centro-settentrionale nel sito Sutton Hoo. Vennero trovati i resti di
una sepoltura che era costituita da una barca (vichinga). All’interno di questa
sepoltura, dove non vennero rinvenute traccia di cadavere, vennero trovati in grande
numero varie cose ed estremamente interessanti nella misura in cui sembrava ci fosse
riscontro in una sepoltura descritta nel Beowulf.
Si tratta di oggetti relativi alla vita sociale e alla vita militare guerriera, i resti di uno
scudo, i resti di quello che doveva essere una specie di scettro e soprattutto la famosa
“maschera di Beowulf”: elmo dalle caratteristiche scandinave e non inglesi.
Questi oggetti sembrano trovare una corrispondenza, sono descritti in maniera
similare anche nel Beowulf. Non esiste alcun collegamento diretto tra questi oggetti e
la realtà storica del Beowulf, questi ritrovamenti non significano che Beowulf sia
esistito e sia stato sepolto in questa maniera. Quello che è successo molto
probabilmente, è che il poeta (primo inventore della storia di Beowulf) abbia
visto/raccontato di questa sepoltura o di sepolture analoghe e ne abbia fatto tesoro
riportandolo poi nei suoi testi. Questo è il più probabile collegamento. Fatto sta che ci
sono cose estremamente significative.
41
Sono state trovate anche stoviglie di origine orientale, provenienti da aree
geografiche lontane rispetto all’Inghilterra; monete merovinge, tedesche. Il fatto che
questi oggetti siano stati messi in questa sepoltura voleva essere un riferimento al
fatto che questo sovrano aveva avuto rapporti con altri regni. Questa sua
internazionalità era segno della sua potenza.
Per gli studiosi questa scoperta è stata interessantissima. Uno scettro con una parte
superiore in cui era raffigurato un cervo, in generale è un animale regale. La reggia
del re di Hrothgar era chiamata con la parola Heorot: cervo.
Ci sono state una serie di coincidenze che hanno destato molto interesse.
Tra le altre cose è probabile che questa non fosse una sepoltura propriamente detta
(corpo animale lì dentro non vi sia mai stato altrimenti gli archeologi lo avrebbero
trovato), probabilmente questa sepoltura era un cenotafio (monumento a un defunto
smaltino in un’altra maniera). Non abbiamo il legno di cui era costituita questa
imbarcazione, perché il legno si deteriora ma, abbiamo l’impronta di questa
imbarcazione. Questo ritrovamento era coperto da una specie di collinetta. Tutto
questo è avvenuto nel 1939 alla vigilia della Seconda guerra mondiale.
Interesse incredibile di questo sito per gli inglesi, dovettero però portare via tutto e
tenerlo al sicuro perché stava per scoppiare la guerra. Fu individuato come un nucleo
importantissimo della cultura inglese.
Il fatto che alcuni morti nobili venissero sepolti e collocati su imbarcazioni è un
fenomeno non troppo conosciuto in Inghilterra, ma abbastanza attestato in
Scandinavia, in Svezia. Nel Beowulf abbiamo un riferimento all’inizio del poema ad
una cerimonia funebre simile, che avviene attraverso un’imbarcazione. In particolare,
colui che ne usufruisce è Scyld, fondatore della dinastia reale danese.
Struttura del poema fatta di anticipazioni e strategia analettiche e prolettiche,
anticipare qualcosa e una volta che avviene fare riferimento a qualcosa che era già
successo prima, è una struttura che si tiene insieme a quella del libro. Non è un caso
che si apra e si chiuda con un funerale. Il poema è come se ruotasse attorno a questi
due fuochi che costituiscono inizio e fine della narrazione.
Riferimento ad una narrazione orale nell’incipit (v.1). Hwaet è fortemente collegato
alla narrazione orale, perché l’incipit che non è unico nella letteratura anglosassone, è
Hwaet legato alla narrazione orale. Cosa significa Hwaet? È un richiamo introduttivo
all’ascolto. Confermato dal verbo al v2 Gefrunon che vuol dire “apprendemmo”.
Hwaet è l’antenato dell’inglese What. Non è un incipit da testo scritto, è difficile che
si cominci in questo modo. Bisogna distinguere le due situazioni, che sono diverse.
Questo non vuol dire che il Beowulf sia stato scritto realmente.. ad un certo punto la
prof ci ha parlato di strategie di pseudo-oralità, in questo tipo di narrativa, non
costituisce prova che effettivamente ci sia stata una composizione orale, costituisce
prova del fatto che quel tipo di narrazione era la forma prediletta presso le genti
germaniche, è una specie di tacito accordo tra chi crea poesia e chi ne usufruisce. La

42
prova che tutto questo è vero è data dal fatto che analoghi riferimenti sono confermati
in componimenti biblici sia nuovo che vecchio testamento. Per es. nella letteratura
inglese-medievale, Giuditta, parafrasi in versi della vicenda dell’eroina biblica.
Exodus: è una parafrasi in versi allitterali.
Il germanico si mescola con l’elemento cristiano.
Sono importanti perché ci fanno capire che quello era il loro modo di fruire la
letteratura.
Questa traduzione si prende varie libertà rispetto al testo, e la piena riuscita sta nel
fatto che l’autrice riesce a trovare un tono e lo mantiene.
Il Beowulf letto in traduzione perde un po', perché è difficile. Il poeta usa un
linguaggio prezioso.
È il funerale del capostipite Scyld.
V.26. incipit cristianeggiante. Nelle lingue germaniche ci sono tante parole per
indicare il tempo. Hwile (antenato di while) indica un tempo definito che ha inizio e
fine. Linguisticamente sin in Hwile e Hwaet assistiamo al fenomeno della metatesi:
spostamento di due fonemi iniziali.
Il momento segnato significa quando il destino lo ha stabilito. È una cosa sia pagana
che cristiana. Ad entrambe presiedeva il destino. Le cose andavano come dovevano
andare. “Nella protezione del Signore” è un chiaro riferimento cristiano. Qui si può
aprire la questione sugli elementi cristiani, pagani e germanici nel Beowulf.

Questo fatto viene a costituire un meccanismo di avanti indietro, il “chi” viene


collegato a ciò che viene dopo. In altri contesti questo potrebbe essere una variazione.
Attraverso questo sistema di avanti indietro, si crea questo meccanismo di dico e poi
preciso l’azione, ma con questo sistema si aggiungono le caratteristiche dei
personaggi. Non è inutile dire che i compagni gli volessero bene. Il Re è definito
amico dei suoi sudditi. Questo, può sembrare di qualche interesse, ma in realtà c’è un
discorso più raffinato, il fatto che un sovrano non deve necessariamente essere amato,
non è una sua qualità del punto di vista funzionale. Così come un sovrano deve
necessariamente porsi come amico dei suoi sudditi.
Il punto è che qui qualificando i compagni come amati si fa leva su quello che era la
relazione tra il capo ei suoi sudditi nell’epoca germanica. Questo aspetto è
fondamentale nel mondo germanico. Ne parla Tacito, quando nella sua opera
descrivendo queste popolazioni dedica una parte della sua opera al rapporto tra il
capo e i suoi sudditi. Rapporto diverso da quello romano dove i soldati erano pagati,
viceversa nel mondo germanico il rapporto tra capo e guerriero è di mutua fiducia e
realtà, in maniera superiora.
Questo rapporto era tale per cui il guerriero combatte per il comandante e il
comandante combatte per la vittoria. Questo rapporto si fondava sulla reciprocità. Era
un rapporto personale e non di tipo militare. Il guerriero doveva al comandante il

43
fatto di combattere per lui fino alla morte. Era disdicevole per il guerriero tornare con
il comandante morto in battaglie. Il comandante doveva al guerriero equità, giusta
ripartizione dei bottini di guerra.
Non a caso il signore viene raffigurato come il frantuma-anelli; anello indica l’oro o
bottino, un comandante equo divide in maniera equa i beni che hanno guadagnato
insieme. In questo senso lui è amico dei guerrieri, perché p riuscito ad instaurare
questo atteggiamento di reciproca lealtà.
Gli è destinata una sepoltura che ci rimanda a quella di Sutton Hoo.

Vedere nota 16. Aggettivo ut-fus, nella poesia cristiana anglosassone indicherà il
desiderio dei santi di morire. Il vero santo non vede l’ora di morire per raggiungere
Dio.
Nella lingua inglese succede che le parole restano le stesse ma cambiano significato a
seconda dei contesti: calco semantico; Signore: Dio

Ordine delle parole non è nella traduzione italiana come nel testo inglese.
Disquisizioni sulla parola albero. Le vecchie imbarcazioni vichinghe non avevano
albero perché non andavano a vela. Tutto ciò è stato esaminato in maniera
approfondita. Più avanti si parla di vele. Questi dettagli sono stati esaminati come
ricerca di una prova di dato archeologico.
Questa scena è straordinaria, perché è questo re morto che viene seppellito di gioielli.
Li mettono tutto quello che hanno addosso. Riferimento al fatto che quando shulder?
Era arrivato in Danimarca, arrivò senza averi.
La barca è lo stesso sistema, solo che a Sutton Hoo viene tumulata. I germani non
avevano un’idea chiara dell’aldilà. Non avevano un aldilà nella misura in cui non
c’era distinzione tra anima e corpo. C’era una specie di oltretomba, ma non tutti ci
andavano. Torneremo sul fatto di dove andavano i morti. Quando il cristianesimo
stabilisce una vita oltre mondana, una questione dibattuta è quella di capire che fine
fanno le anime di quelli buoni non credenti (pagani).
Funerale iniziale e funerale di Beowulf. Così inizia e così finisce.

Quelli nati prima di Cristo, vanno di default all’inferno? Pag. 265. Beowulf avrà un
funerale diverso. Viene disposto su una pira, e gli costruiranno un tumulo.
Tavole per battaglia: scudi.
v 3142: il re famoso.
*Hlaif-weard è l’antenato della parola lord, signore. Etimologicamente questa parola.
La parola italiana di guardiano deriva dal germanico (non anglosassone). La grande
maggioranza di parole italiane che iniziano per gu- derivano dal longobardo e
germanico. Nell’inglese antico succede che la pronuncia viene molto accentuata.

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Critica si divide in due. C’è chi l’opera abbia una concezione totalmente cristiana.
Altri pensano che sia profondamente germanico ma non si sia evitata questa patina
cristianeggiante quando l’opera viene iscritta. In realtà questi elementi cristiani sono
piuttosto spuri e posticci. No consustanziali alla concezione dell’opera stessa. Un
finale così. Stile Beowulf. Molto raffinata. Opera elitaria, non nasce come epos
nazionale. Volutamente complicata. La poesia nel medioevo è insolita, non si fa
poesia con le parole comuni. Grande numero di parole esclusive del lessico poetico.
La parola bill che significa spada, solo nel lessico poetico ha questo significato.
Effetto di estrema raffinatezza ed opera chiusa (godimento di pochi). Lessico
raffinato inteso a parlare di gesta non comune. Queste parole inconsuete non sono
sterili. Non è manieristica. Tantissime parole attestate nel Beowulf che sono apax
assoluti (troviamo solo in quest’opera). Una cosa rilevantissima è che molte parole
sono composte. Nel Beowulf il n. di composti sostantivati è di poco più di 900.
Straordinario è che oltre 500 sono esclusive del Beowulf. Noi non sappiamo se prima
fossero attestate. Tendenzialmente il significato di queste parole è chiaro. Se
aggiungiamo gli aggettivali che sono 200. Lessico Beowulf altamente innovative.

45
22/10/2020
Come si concilia il discorso fatto (rispetto al fatto che i germani non avevano una
distinzione tra corpo e anima) con quanto viene detto nel Beowulf in occasione della
morte del protagonista, quando al v.2819b il poeta dice: dalle viscere gli partì l’anima
a cercare il giudizio stabile nella giustizia?
Nel descrivere la morte di Beowulf il poeta sembrerebbe fare riferimento alla
presenza dell’anima nell’essere umano e al fatto che l’anima si stacchi dal corpo.
La risposta può essere molto semplice, nel senso che questi due versi sono stati al
centro di una battaglia critica molto vivace.
Battaglia perché le contrapposizioni tra gli studiosi sono state molto forti.
È molto probabile (a dispetto di alcuni) che questi versi non siano autentici, ovvero
che non appartenessero al nucleo originale del Beowulf, ma che siano apocrifi,
un’aggiunta ulteriore o da parte del copista o da parte di un revisore dell’opera.
La risposta può essere semplice ma non furba.
Se alcuni studiosi ritengono che l’unica giustificazione a questi versi sdia che non
siano autentici, è pur vero che una parte di studiosi pensano che i versi facciano parte
del nucleo originale.
Elementi cristiani sono sicuramente presenti al Beowulf. Ci sono riferimenti alla
Bibbia (Antico Testamento) con riferimenti a Dio ma non a Gesù.
Addirittura, la stirpe di Grendel viene fatta discendere dalla stirpe dei giganti di
Caino, quindi avrebbe un’origine biblica. Quei versi sono chiaramente falsi, anche
dal punto di vista stilistico.
Sul giudizio dei giusti la questione è complessa.
Deve essere chiaro che non bisogna stupirsi di riferimenti cristiani o biblici in
nessuna opera germanica, perché un filtro cristiano è sempre presente non foss’altro
per la copiatura.
Se uno legge con attenzione il Beowulf si rende conto che i riferimenti all’aldilà e
alla frattura tra anima e corpo, non coincidono con un assetto dell’opera
profondamente pagano.
Un’altra questione collegata a questo aspetto è la questione del destino dei pagani, i
quali non potevano essere cristiani perché nati prima di Gesù.
L’ origine di tutto è costituito da un passo della lettera di S. Paolo ai Romani, nel
quale passo l’apostolo osserva che l’esistenza del creatore in realtà non poteva essere
sconosciuta a nessuno., perché bastava osservare il creato per riconoscere in esso la
mano del Creatore.
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Anche a proposito della creazione degli animali, si pensava che tutto quello che era
stato creato fosse qualcosa soggetto ad interpretazione, se esisteva aveva un
significato contingente ma anche allegorico (qualunque elemento del creato alludeva
una verità diversa da quella rappresentata nell’hic et nunc della sua presenza).
La questione sul quale destino avessero i pagani, non ha visto prendere una posizione
univoca da parte della Chiesa. La possibilità della loro salvezza era stata
esplicitamente negata da figure come S. Tommaso d’Aquino e S. Gregorio Magno ed
altri.

I versi del Beowulf sarebbero anche sbagliati a questo punto. Nel senso che la
questione non si poneva. Una sovrabbondanza di informazioni che non c’entra nulla
con la storia.
La questione però è la presenza dell’anima, il fatto che potesse essere fornito di
anima. È evidente che per i germani la presenza di un soffio vitale fosse in ogni caso
implicita. È una cosa presente in tutte le religioni.
C’è la vita corporale e qualcosa di non carnale. Anche su questa natura
ontologicamente complessa si fa leva nel medioevo per distinguere l’essere umano
dall’essere animale.
Elementi, riferimenti alla religione cristiana sono presenti ogni tanto nel Beowulf.
Bisogna stare attenti a non sovra interpretarli. Alcune osservazioni.
Al di là di questi riferimenti più o meno autentici, bisogna vedere qual è il mondo
rappresentato nel Beowulf, mondo profondamente pagano nella misura in cui anche
se si fa riferimento ad un viaggio che inizia con una partenza.
Straordinario questo aspetto, anche se si fa riferimento ad una possibile destinazione
del morto, non vi è una dichiarazione netta e precisa che possa essere considerata
autentica sul destino di una eventuale anima. Questa cosa è significativa se
consideriamo che la letteratura alto- medievale inglese è piena di opere (cristiane) in
cui si dice e si rimarca il fatto che dopo la morte si può godere della beatitudine
infinita o si finisce nella disperazione.
Il fatto che nel Beowulf ci sia qualche volta riferimento al viaggio intrapreso dal
morto senza che si dica dove si va, è molto significativo perché ti dà l’idea di una
concezione in qualche modo ulteriore, attaccata su una base che non prevedeva
questo viaggio, come se non si fosse andati fino in fondo.
Se il poeta avesse voluto fare un’opera più o meno permeata di cristianesimo,
avrebbe avuto diverse occasioni per esplicitare il luogo di arrivo. In particolare, in
diverse situazioni il poeta allude a questo luogo con un avverbio estremamente vago,
ellor che significa altrove.
Di alcuni personaggi si dice che cominciano un viaggio nell’altrove.
Se non si specifica la natura di questo altrove, è chiaro che lo si teme, perché è un
mistero. La paura della morte è determinata proprio da questo, dal dolore fisico che
non è la stessa cosa della paura di quello che può succedere dopo che è finita. Sono
due tipi di timori diversi.
Il vero cristiano è uno che non ha paura di morire, anzi lo desidera, perché ha la
certezza assoluta del fatto che avrà una vita migliore.
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Non solo nel Beowulf c’è un riferimento all’altrove indefinito, diverso dalla speranza
di chi confida nell’abbraccio di Dio. Ma questo altrove talvolta è messo in
contrapposizione con la gioia della Terra.
Due versi in cui si dice che l’anima di Beowulf si stacca e va a cercare il giudizio di
Dio, se lo si colloca in un contesto ampio perde di significato, nella misura in cui
generalmente quando si parla di morte, si parla anche di un’altrove ma viene
contrapposto alla concretezza della gioia di quello che si lascia. In nessun caso nel
Beowulf si dice che uno muore felice di morire, il tono del poema non è quello. La
morte è sempre un distacco che comporta la perdita di qualcosa in cui si stava molto
bene.
È una frattura rispetto alla gioia della sala e delle ricchezze, della battaglia,
Lo spirito di fondo è un po' in contraddizione all’anima che si stacca e si sottopone al
giudizio di Dio.
Ci sono vari punti in cui questo si verifica.
V. 2249b. Siamo al lamento dell’ultimo sopravvissuto, il cui tesoro viene preso dal
drago.
Rimpianto perché sono andati via ma hanno goduto in terra. È umano. Il tono è
rattristato. Hanno abbandonato la vita, hanno visto i piaceri.
I piaceri della corte al v.2252a.
Gente fuggita altrove: è morta.
Non è la prima volta che vediamo un’arma animata.
Non c’è solo il compianto dell’ultimo sopravvissuto, che capisce che tutto è finito, il
suo popolo non c’è più e non c’è più chi difende il suo tesoro. Vede l’inutilità del
tesoro (che compare alla fine del Beowulf), tesori che non sono serviti a nessuno.
L’accento è molto forte sulle gioia della sala (sele-dream) (v. 2252). Sele vuol dire
gioia, dream: gioia. Gli studiosi non sono d’accordo sull’etimologia della parola.
È tutto un incrocio di spirito pagano e di cristianesimo. È un po’ il tema dell’ubi sunt
(dove sono le ricchezze, la gioia?).
Potrebbe anche essere interpretato anche come un avviso sulla transitorietà dei beni
terreni, il tono è profondamente malinconico e triste. Sembra quasi che il poeta
sapesse di descrivere cose che ormai non ci sono più, nelle quali non crede più
nessuno. Questo tipo di ideale della società guerriera germanica è come se lo
descrivesse sapendo che in realtà non è più quello il mondo.
V. 2444. Episodio piuttosto oscuro, nel senso che il poeta fa riferimento ad una
vicenda che conosciamo, ma non riusciamo a contestualizzare e a capire chi sono i
personaggi. Un poeta chiamato Seamus Heanei ha tradotto in inglese moderno molte
cose di inglese antico, tra cui il Beowulf. Un italiano ha tradotto i testi in italiano. È
poesia di prim’ordine. “Si sprigionano dal dolore che viene fuori dalla capacità
dell’uomo di resistere al dolore più grande”.
Il padre vecchio e profondamente saggio è Kroghard vecchio e saggio, così come lo
sarà anche Beowulf quando muore battendosi con il drago.
Ripensa al figlio e non può fare nulla per aiutarlo. “ciondola il cadavere a vantaggio
del corvo”

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Il corvo si ciba degli animali. Non può portargli nessun aiuto. Non c’è consolazione
in quest’uomo. V.2450
Ellor sid: compagno.
Ellor: altrove.
La morte è indicata ancore come un viaggio verso un luogo non identificato.
Vediamo che in quest’uomo non c’è alcun tipo di consolazione.
Continua a guardare la stanza del figlio che è silenziosa.
v.2456: sala deserta.
La morte come dolore (umano) e come privazione della gioia, ma non c’è nulla di
meno cristiano. Non ci sarà mai la morte di un santo dove la morte viene descritta in
questa maniera. Il viaggio in un altro mondo che fa l’anima dei morti, è la migrazione
dell’anima viene sempre specificata dove va l’anima del cristiano che muore.
Il riferimento all’anima deve essere considerata un’essenza spirituale.
Forte possibilità che questi versi dibattuti dalla critica, non facciano parte del nucleo
originale.
Il Beowulf ha una natura mista.
Tenere a mente che anche Grendel è indicato più volte nel poema come un ellor gest:
spirito dell’altrove. È importante e si collega al fatto come la natura mostruosa arrivi
a rappresentare la concrezione dello sconosciuto. Mostruoso perché non sai da dove
venga e quindi hai paura. Grendel in diverse situazioni è identificato come spirito
dell’altrove, essere che è mostruoso e fa paura perché non si sa da dove venga, viene
da un’altra situazione. Paura reazione alle cose che non conosci.

Ci si può porre la domanda sull’aldilà, sappiamo bene che cosa si dice nella religione
cristiana sull’aldilà, che cosa pensavano i Germani?
Formalmente non pensavano niente. Nel senso che la cosa è complicata. Cenni di
religione germanica. Quando cerchiamo di descrivere la loro religione dei germani,
facciamo riferimento a due fonti: la prima è Tacito (e in parte Giulio Cesare), scrittori
romani che parlano di queste tribù germaniche. Cesare perché li incontra, Tacito
perché scrive un libello. Loro ci dicono pochissimo sulla divinità dei germani. Quel
poco che dicono è diverso da quello che noi sappiamo dalle fonti scandinave. Le
popolazioni scandinave sono le sole che hanno prodotto una letteratura su questo.
Nessun’altra lingua germanica ha conservato una poesia o un poema sulle loro
divinità. Il problema è che quando si cerca di capire qual era la loro religione, queste
due fonti dicono cose diverse. Tutte le nostre conoscenze sono molto tarde e non
anteriori alla fine del 1100 e non è confermata dalle testimonianze precedenti (dei
romeni). Cesare e Tacito rimassero impressionati dal fatto che le divinità germaniche
non dessero caratteristiche antropomorfe ai loro Dei, non li designassero come
uomini, Cesare particolare dice “che sono così barbari che non li veneravano” (non
hanno luoghi di culto). Questa cosa li turbava nella misura in cui non avevano una
religione istituzionalizzata. Non avevano un codice o dei rituali.

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Tacito ci dice che questi adoravano più che altro micro-divinità locali legati alle forze
della natura. Si trattava di un sistema religioso molto primitivo e non codificato.
Dopo parla di tre divinità principali (Mercurio, Marte e Giove) ma non li chiama con
il nome germanico, ma con il nome latino. Venerano il primo più degli altri perché gli
sacrificavano gli esseri umani, mentre agli ultimi due sacrificano solo animali. Per
noi è un problema, perché Tacito frappone fra la realtà germanica e quella romana
l’interpretatio romana, modo attraverso il quale i romani si rapportavano in maniera
diversa dalla loro. Tacite dice che venerano una divinità che per noi è assimilabile a
Mercurio.
Quando parliamo di religione germanica faremmo meglio a parlare di religiosità
germanica, ciò che consideravano etico o non etico fare. Tutta la rappresentazione
nordica che abbiamo di inizio e fine mondo, è una rappresentazione tarda e filtrata dal
filtro cristiano. Quando si dice di Odino appeso nove notti a testa in giù e questa
sofferenza trova le rune, il riferimento è al sacrificio di Gesù.
Quando noi leggiamo le vicende di Dei germanici bisogna avere in mente che non si
sa quanto è autentica. Dopo di che sappiamo che tutti i germani veneravano Odino
come divinità più potente, lo sappiamo perché il nome è attestato in qualsiasi lingua.
In area tedesca abbiamo un incantesimo, in cui si parla dell’intervento di WOTAN
(nome tedesco di Odino) e di un suo intervento per salvare un cavallo che si era
azzoppato. Documento di fine VIII sec. / inizio IX sec. Perfino lì c’è un ricordo di
questa divinità (qui che fu soffocato). Per quello che riguarda la rappresentazione di
inizio e fine del mondo, nelle fonti latine, non c’è niente di specifico. Tacito fa
riferimento a una cosa, lui dice che i primi esseri credevano che la terra fosse nata da
Tuisto, essere ermafrodita dal quale si sarebbe poi sviluppato un essere di nome
Manno e poi i vari popoli. La natura ermafrodita di questo essere sarebbe confermata
dal nome Tui=si riferisce al numero due. Non dice molto. Il tema della fine del
mondo è centrale nella poesia scandinava.
In realtà nelle fonti scandinave è il Ragnarök (destino degli Dei), meglio definirlo
come: il crepuscolo degli Dei. Quando si parla di fonti scandinave in realtà si fa
riferimento a due opere e a un genere letterario dove si parla delle divinità, in
particolare:
 Edda poetica (trad. Il canzoniere poetico);
 Edda in prosa.
 Riferimenti alla divinità sono presenti anche nel genere della saga.
La saga è un genere letterario in prosa esclusivo della Islanda. Sono racconti lunghi o
romanzi brevi che iniziano a fiorire in Islanda e sono testi straordinari. Le principali
fonti da cui ricaviamo le principali fonti sulle religiosità dei germani sono queste due
Edda. Mentre l’Edda poetica è composta da carmi anonimi (non ne conosciamo gli

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autori), quella in prosa conosciamo l’autore che è Snorri Sturluson, autore dell’Edda
che è un manuale di poesia.
Snorri è il nome proprio, Sturluson è una sorta di patronimico (figlio di Sturli).
Sistema diffuso nel mondo scandinavo.
Snorri è vissuto tra il 1178 e 1241. È un personaggio grandioso. Oltre ad essere un
letterato era anche politico, infatti, muore per ragioni politiche. Lui oscillava tra
Islanda e Norvegia. Il re norvegese si scocciò di ciò e quindi lo fece ammazzare. C’è
una cronaca dettagliata del fatto. Ci interessa da due punti di vista: uno è quello della
poesia scaldica (poeta di corte). Il secondo è che scrive Edda e ci fornisce un racconto
delle vicende degli Dei germani, dell’origine e della fine del mondo.
Cosa vuol dire Edda? Probabilmente antenata o ava. Nome con il quale si fa
riferimento alle storie degli antenati.
Snorri diede questo titolo all’opera, mentre l’Edda poetica, che è una raccolta di
carmi, è il nome editoriale, è una silloge di una trentina di carmi alcuni eroici e altri
mitologici raccolti in un manoscritto. Le due opere sono molto vicine perché ci
raccontano le stesse cose. L’ origine del mondo e la fine sono oggetto di un carme
eddico e dell’Edda in prosa di Snorri. I due sono sostanzialmente d’accordo.
Edda poetica è come manoscritto più recente di quella in prosa. Anche se si ritiene
che Snorri conoscesse questi carmi poetici. Una parte dei carmi eddici ha contenuti
eroici. Perché Snorri scrive questo manuale? È possibile che lui scriva quest’opera
(primi decenni 1200) perché sente che la poesia scaldica cominci a perdere di appeal
(la poesia scaldica era quella encomiastica per eccellenza, era la poesia dei ricchi-dei
potenti). È possibile che Snorri stesse fiutando questo clima diverso, per cui il mondo
cortese stesse arrivando a nord dalla Francia.
Compone questo manuale in tre parti: fa un capitolo in cui per presentare all’allievo
scaldo i tipi di metro, crea centodue strofe ognuna in metro diverso, questa parte è
intraducibile, a lui interessa l’aspetto tecnico. È una serie di schemi.
Nella seconda parte “discorso sull’arte poetica”, elenca le Kenningar e le Heiti. Le
prime sono delle metafore, i secondi sono come i sinonimi.
Lui vuole spiegare a un giovane scaldo come si fa poesia.
Prima parte: questi sono i metri, che ha a disposizione.
Seconda parte: queste sono le parole attraverso heiti o attraverso kenningar.
Elenco di sinonimi e di illocuzioni.
Per noi sono preziosi. Dopo di che, spiega per quale ragione la kenning può
raccontare, racconta le storie che stanno alla base di queste metafore.
Una kenning per uomo o per peccatore può essere: quello che ha mangiato la mela
nel Paradiso.
Lui ci ha dato la chiave per capire una serie di cose. Può diventare complesso
capire certe kenningar.

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28/10/2020
Di come la rappresentazione della morte e dell’oltre mondo avviene nel Beowulf e
quindi nel mondo germanico.
I germani non supponendo distinzione tra corpo e anima non potevano avere idea di
cosa succedesse dopo la morte, questo non vuol dire che non si interrogassero sul
tema e abbiamo visto come nel Beowulf il viaggio verso l’altrove del morto è
qualcosa che è abbastanza ricorrente e che a questo altrove si fa allusione in una

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maniera che non vuole tanto conformare, ma facendo leva sull’incognita, sullo
sconosciuto sembra quasi che voglia insistere sul pericolo a cui si può andare
incontro. I germani non avevano questa idea, ma non vuol dire che non avessero una
loro concezione di una sorta di aldilà.
Le fonti latine non danno nessuna indicazione su questo, per avere qualche idea
dell’origine e fine del mondo bisogna andare alle fonti letterarie scandinave: le due
Edda in poesia e in prosa e riferimento in qualche saga islandese. Il problema di
questi documenti è che sono tardi perché non sono precedenti alla seconda metà del
XII secolo e sicuramente sono stati influenzati dalla visione del mondo cristiana.
Fatta questa premessa che bisogna prendere le fonti con cautela, nell’Edda sia poetica
che quella di Snorri si fa riferimento ad un mondo ultramondano che si chiama HEL,
che è il nome della donna che presiede a questo regno ed è figlia di un dio malvagio
per eccellenza della tradizione germanica che si chiama Loki non si fa in nessun
modo riferimento nell’Edda di Snorri al fatto che questo regno accolga anime, si
parla del fatto che in HEL sono ospitati quelli che muoiono in maniera non eroica, le
morti eroiche sono ospitati in un altro luogo che si chiama Walhalla, ampia sala.
Walh= è collegata alla scelta. Sarebbe la parola che indica la sala dei prescelti.
Halla: sala.
Nel Walhalla non sono ammessi tutti i morti ma sono compresi quelli che muoiono
eroicamente, i guerrieri che cadono sul campo di battaglia e che vengono fisicamente
presi dalle valchirie e portati in questa sala. Le valchirie sono figlie illegittime di
Odino.
Il nome Valchiria è composto da due radici che indicano la scelta.
Il senso del Walhalla è che gli eroi sono scelti, le valchirie li scelgono per poterli
rendere disponibili a Odino nel momento in cui avverrà lo scontro finale tra gli Dei e
i Giganti e quindi gli Dei avranno a disposizione gli Dei migliori. Le descrizioni delle
attività di questi eroi rigenerati e resi eterni fino a quando non cadrà il mondo, questa
rappresentazione in fonti più tarde è piuttosto buffa nella misura in cui la vita
rappresentata nel Walhalla è una vita di guerrieri in cui combattono tutto il tempo,
mangiano e si divertono.
Gli Dei si preparano a questo, sono consapevoli che andranno incontro a questa
sconfitta perché a differenza delle divinità a cui siamo abituati gli Dei germani sono
mortali e la loro vita è sottoposta ad un ciclo. Di questa loro mortalità gli Dei
germanici sono consapevoli e le loro azioni sono volte all’attesa di questo, loro non
fanno che prepararsi allo contro finale. Questo senso della fine è dominante anche
nella loro visione del mondo, è un po' quel senso elegiaco che in qualche maniera
troviamo nel Beowulf.
Visto che gli Dei non sono immortale cosa c’è di superiore a loro?

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Noi in qualche fonte più tarda troviamo anche che Odino viene definito padre di tutti,
con molte probabilità si tratta di una definizione tarda, ispirata al mondo cristiano,
perché nelle fonti più antiche non si ha nessuna definizione di odino come padre di
tutti, è sicuramente il più potente perché è quello che è salito alla ribalta all’origine
del mondo.
Questo ci porta abbastanza lontani dal tema del corso, però è un modulo di filologia.
Le origini del mondo secondo i germani il mondo nasce dal nulla è una tipica
creazione ex nihilo, diversa dalla creazione del mondo che abbiamo noi, perché
secondo noi il mondo ha avuto un inizio ed è stato iniziato da Dio che è prima dei
tempi. Questo tipo di creazione ex nihilo non è esclusiva del mondo germanico, ma
significativa della loro specificità.
Lo ricostruiamo attraverso le fonti, una di queste fonti è:
un carme eddico (poesia contenuta nell’Edda poetica) che si chiama “Profezia della
veggente” documento prezioso per noi perché il racconto di questo componimento in
cui Odino chiede alla profetessa di raccontare l’origine e la fine del mondo. Per noi è
un documento prezioso, e è anche sulla base di questo carme che poi Snorri ha
sviluppato il suo racconto. L’Edda di Snorri è dal punto di vista della trasmissione
manoscritta più antica dei carmi eddici, però li presuppone, vuol dire che Snorri
conosceva i Carmi eddici, che ci è arrivata in forma manoscritta non prima del 1250
ma questi carmi esistevano già prima.

In questa profezia della la veggente che si chiama Voluspa, racconta come (alla terza
strofa) era al principio dei tempi Ymir vi dimorava, non c’era mare ne spiaggia etc..
Il mondo inizia con quello che si chiama GINNUNGAGAP (vuoto degli inizi) -
parola composta.
All’inizio del mondo secondo i germani c’era un baratro informe agitato da correnti
danno calde e fredde, le quali incrociandosi danno origine all’acqua e quindi alla vita.
La forma di vita antropomorfa è un gigante Ymir, il cui nome fa riferimento a una
radice che è alla base dei verbi o delle parole per mormorare, radice che viene
utilizzata per indicare quel rumore non articolato prodotto da più animali, è una
forma non verbali, e questi elementi (liquido e suono) ricorrono anche in altre
religioni indoeuropee tra cui quelle dell’antica India.
Ymir dal quale nascono tre divinità che poi lo ammazzano, viene creato il mondo.
Visione spuria, non la ritroviamo in nessuna fonte antica.
Nella concezione delle divinità i germani non si sono allontanatati troppo da uno
schema tripartito, che è riscontrabile in altre religioni di matrice indoeuropea, uno
schema per il quale le divinità vengono create dalla mente umana per presidiare a tre
funzioni:
 Sovranità;
 Forza;
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 Fecondità;

dal punto di vista dell’antropologia culturale, la religione, le strutturazioni sulle


divinità, sull’inizio o fine del mondo sono elaborazioni della mente umana che ha
bisogno di incardinare il proprio essere, i cui bisogni sono riconducibili a queste tre
funzioni che sono alla base della vita. Queste tre funzioni sono alla base della vita.
Anche nelle forme più antiche della comunità sociali è già presente l’idea della
sovranità.
Il dominante si ha in natura, anche nei gruppi animali, questo vale anche per l’essere
umano, perché individuare il capo equivale a individuare il gruppo.
C’è poi la funzione della forza e della fecondità.
Questo schema è stato studiato dallo studioso George Dumezil, che ha scritto un
piccolo Adelphi “Gli Dei dei germani”.
Secondo lo studioso queste tre funzioni sono rappresentate nel mondo germanico da:
Odino, Thor, Freyr.
Freyr/Freya: fecondità.

Nel mondo germanico, in realtà sembrerebbe esserci stato un leggero spostamento dei
confini di queste divinità, Odino viene rappresentato anche come Dio della forza,
Thor che è il Dio della forza assume anche caratteristiche di fecondità, governa anche
i meccanismi relativi alla fecondità, lo stesso Thor va ad invadere la casella che
sarebbe occupata dai Vani.
Odino e Thor: Asi
Freyr/Freya: vani
Quest’esistenza dei due gruppi viene ricondotta ad un’antica guerra all’interno degli
Dei dopo che erano stati creati.
Odino viene rappresentato come il Dio della forza, in realtà la caratteristica principale
di Odino non è la forza fisica, quello che definisce la sua importanza è il fatto di
essere un Dio strettamente collegato alla morte, la rappresentazione iconografica di
Odino non vuole essere amichevole, Odino è un Dio maligno che può assumere
diverse forme e non era il Dio più amato dai Germani. Il nome Odino (Odinn-
Waten/Wutan- Woden) wat radice indoeuropea che è alla base della parola latina
vate.
Vate: creatore, poeta. Etimologicamente la radice wat indica una specie di furia
divina e profetica ed è questa la caratteristica principale di Odino ovvero di essere un
Dio che conoscere le cose, la sua vera potenza è la conoscenza, è la saggezza e spesso
nelle fonti norrene Odino viene rappresentato come il Dio che sa cose che
nessun’altro sa. Può prevedere alcuni eventi futuri. Se ci pensiamo questa forza di
sapere le cose è la più grande che possa avere un essere umano, e anche un Dio, nel
senso che è la forza più grande e scaturisce da una cultura profonda. Quello che ti

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consenti di essere il principale tra gli Dei non è il fatto di essere più forte ma il fatto
di sapere di più. Questo sapere di più, nella rappresentazione di Odino si declina
anche come per esempio saper salvare un essere umano-animale è il potere più
grande che consente di vivere o morire.
L’incantesimo di Merseburgo in Alto tedesco antico, quando si dice che due divinità
vanno a cavallo in un bosco ad un certo punto il cavallo di una di queste divinità si
azzoppa e cominciano a chiamare i vari Dei e arriva Odino pronunciando parole
magiche, salvando il cavallo, questa funzione è importantissima perché è quella che
garantisce la vita. Il fatto di poter curare conferisce un grande potere sulla vita e sulla
morte.
Questa funzione è importante perché è quella che garantisce la vita. Odino è il dio
della sapienza che se le conquistata. Odino è rappresentato con un solo occhio, perché
all’origine dei tempi ha sacrificato l’occhio alla fonte di Mimir, fonte che
immaginavano primordiale i germani, era la fonte della saggezza e per poter
diventare sapiente Odino si è dovuto sacrificare. Un altro suo sacrificio è quello delle
rune quando è rimasto appeso all’albero sacro, e lì ha trovato le rune.
Vate: quello che conoscendo le parole domina la realtà perché riesce a guarire il
cavallo pronunciando le parole esatte.
Questa divinità ha una forza enorme, può decidere se salvare o no qualcuno,
facendolo frequentemente.
Altro elemento importante: Un Dio pensato in questa maniera ha un rapporto stretto
con la morte, accompagnava i morti nell’aldilà facendolo fare alle figlie, è una figura
che è a metà tra la vita e la morte e decide chi sta da una parte e chi sta dall’altra, non
è onnipotente però finche c’è questa forza ce l’ha.

Per noi il Dio più importante non è Mercurio, ma Giove-Zeus. Il fatto che a Tacito gli
fosse arrivata un’informazione giusta ce lo dimostra indirettamente il nome della
settimana Mercoledì, Wednesday: giorno di Mercurio, è una forma contratta di
Odino.
Effettivamente Mercurio era Odino, per i germani.
I nomi della settimana germanica calcano quelli latini.
Quello che per noi resta misterioso è come mai per loro Mercurio è più importante di
Giove? A noi non torna. E anche la rappresentazione dei due con il mantellone che
viaggiano veloce è simile, la caratteristica che Odino e Mercurio condividono è
quella di traghettatore dei morti agli inferi. È possibile che la forza di Odino fosse
quella di governare il confine tra vita e morte, e di portare alla morte se decideva di
farlo.
La sua forza secondo i germani è una forza che lo rende un Dio molto più potente di
Giove, perché governa sulla vita e sulla morte.

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Quello che è importante è che questa sua capacità non gli è innata, ma se la conquista
sacrificando se stesso, immolandosi all’altare della conoscenza, che è universale e
della parola.
Questo presuppone un livello di astrazione estremamente profondo. Ora questa sua
forza gli consente di salvare, ma non lo rende simpatico, questo si capisce da tante
cose:
- Dagli appellativi; Odino ha oltre 170 nomi: temibile, malvagio, trasformatore.
Indicazioni evidenti anche nell’Edda di Snorri.
Gli animali totemici, che gli sono sacri di Odino, che lo accompagnano sono: corvi,
aquile e lupi. Sono tre animali collegati al fatto che si cibano di cadaveri. Sono gli
animali che nella poesia germanica, sono i cosiddetti animali della battaglia.
Beowulf: v.3021: previsione delle sciagure che capiteranno al popolo di Beowulf
dopo che sarà morto.
In questi versi si prefigurano le lotte che succederanno dopo la morte di Beowulf.
Il Corvo sembra che sia un animale di intelligenza micidiale e che questa intelligenza
è collegata il fatto che quando ci sono cadaveri arriva lui per primo, come se ci fosse
una gerarchia naturale. Quello che ci interessa è che a Odino sono collegati animali
non proprio piacevoli, ad Odino rendono omaggio i poeti e anche i guerrieri che nelle
fonti nordiche vengono indicati come Berserkir (camicie di orso) e Ulfhesnar (pelli di
lupo).
Probabilmente questi guerrieri non è che andassero a combattere in questa tenuta, ma
forse li indossavano nel corso di riti propiziatorie rispetto ad una battaglia imminente.
Legato alla funzione dell’eroe nel Beowulf e nella società germanica.
Noi abbiamo visto che il Beowulf è attraversato da due fiumi: il paganesimo e
cristianesimo.
Il poema si tiene in piedi mediando questi due elementi che in realtà sarebbero molto
diversi, perché il cristiano tende alla salvezza eterna mentre l’eroe vive nel presente e
fa le cose per raggiungere le gloria terrena, due ideali diversi.
Mentre l’ideale di salvezza cristiano è autoriferito, nella società eroica l’eroe pensa al
bene di tutti.
Qual è la funzione dell’eroe nell’epica germanica e nel Beowulf? È quello di
raggiungere la gloria e compiere azioni coraggiose per la comunità sua o che va ad
aiutare.

È davvero un eroe Beowulf che va a combattere un drago sapendo che morirà? È un


capo uno che si butta nella battaglia sapendo che morirà, lasciando il suo gruppo agli
attacchi dei nemici?
Questo dubbio non ce lo abbiamo noi studiosi, ma il popolo stesso del Beowulf.
È come se il popolo dei geati non lo aiutano e in secondo luogo sta condannando sé
stesso e il suo popolo.

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È possibile una considerazione di questo tipo in un epos eroico?
Se noi considerassimo la cosa dal punto di vista culturale si potrebbe arrivare al
paradosso di dire che l’eroe non è quello che combatte ma quello che si sottrae.

La divinità più amata è Thor.


Gli studiosi lo stabiliscono per gli appellativi che gli vengono dati e anche per i
toponimi che vengono loro dedicati.
In scandinavia ci sono diversi toponimi, diversi nomi di luogo che hanno al loro
interno la parola Thor, vuol dire che era una divinità talmente adorata che veniva
anche messa nel nome dei luoghi dove abitavano le persone. Vuol dire che una
comunità che sta lì si affida a una divinità. Sono pochi i toponimi che hanno al loro
interno la parola per Odino.
Thor è un Dio più vicino alle esigenze dell’uomo, rappresenta la forza e sarà il
nemico dei giganti nel corso del Ragnarok
I due principali nemici di Thor, che dovrà affrontare durante il crepuscolo degli Dei
sono due animali, non i giganti.
Gli Dei finiranno sconfitti dai giganti, ma i principali alleati dei giganti sono due
animali.
Uno è il Midgardsormr è il verme; (ormr verme): serpende del mondo; mondo: terra
di mezzo.
Nella mitologia germanica esistevano varie aree:
- Quella compresa tra il mondo dei giganti e il mondo degli Dei e la terra.
Questo serpente si immagina nelle fonti scandinave che si morda la coda, nel senso
che è talmente lungo che riesce ad acchiappare la sua coda facendo il giro del mondo.
L’altro animale terribile è un lupo, che tra l’altro è suo fratello è:
Fenrir= lupo. Animale da evitare per eccellenza.
Il lupo fenrir in grado di ingoiare il sole e gli astri spalancando le fauci quando verrà
la fine del mondo è stato incatenato grazie a un sacrificio del dio Tyr, il quale per
stringere un patto con i giganti ha messo la mano nella bocca del lupo sapendo che
questo gliel’avrebbe tranciata, con questo sacrificio era riuscito poi a incatenarlo.
Riconducibile al mito del Dio garante, perché ha sacrificato qualcosa
volontariamente.
Il Dio dell’assemblea, Tuesday: martedì ha funzione anche di garante giuridico nel
pantheon romano.
Nel mondo germanico l’assemblea era detta Thing, è un’assemblea periodica che
veniva tenuta dai notabili dei distretti, per cui si decidevano le cause che
riguardavano la comunità, nelle saghe islandesi si parla di questi proprietari terrieri
che da determinate regioni convergevano verso un luogo dove si svolgeva il Thing o
quello generale- annuale era: All Thing; assemblea generale, per discutere varie cose,
dall’ordinaria amministrazione e stabilire l’ingresso o meno in guerra. È un tipo di

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organizzazione antica del mondo germanico, ce ne parla anche Tacito che non è una
forma non perfetta di democrazia, ma una forma di decisione condivisa, però era la
loro forma giuridica originaria.

L’animale totemico di Thor è un caprone. Considerata una valenza sessuale e simbolo


del demonio. È un animale non visto positivamente nella religione cristiana ma
viceversa è il simbolo di forte vigore sessuale e questa cosa sembra corrispondere che
Thor assume caratteristiche della fertilità.

Sia il serpe cosmico che il lupo sono figli di Loki e figlia di Loki è anche Hel: semi
divinità che è all’ingresso di quest’aldilà dove vanno quelli che muoiono in maniera
vergognosa o in maniera normale.
Loki ha un atteggiamento ambiguo nei confronti degli Dei perché è ammesso dagli
Asi e il suo gioco è quello di mettere in contrasto l’uno con l’altro.
Queste vicende sono oggetto di una ricchissima letteratura.
Alle avventure di Thor sono dedicati alcuni carmi epici che a noi rappresentano per
quello che ci raccontano su inizio e fine del mondo.

29/10/2020
La categoria del mostruoso nel medioevo dà vita nel medioevo a una produzione in
generale artistica estremamente ricca e variegata cioè il mostro ha una centralità nel
pensiero medievale considerevole. Quello a cui bisogna prestare attenzione è non
attribuire a questa centralità del mostro una connotazione fiabesca o di puro
divertimento perché è una cosa tremendamente seria.
L’elaborazione della categoria del mostruoso nella letteratura medievale e germanica
è profondamente influenzata dal pensiero cristiano. La categoria del mostruoso è in
qualche maniera assimilabile alla categoria dell’animale in quanto contrapposta alla
categoria umano. Il mostro, il genere “mostro” si distingue dalla natura umana in
maniera non troppo diversa dal modo in cui l’umano si teneva distinto dall’animale.
Questo principalmente per il fatto che il mostruoso è l’animale non domato, selvatico,
costituiscono per l’uomo una minaccia nella misura in cui sono difficilmente
catalogabili, ovvero i loro comportamenti non sempre possono essere ricondotti alle
motivazioni che determinano i comportamenti umani. C’è una linea di contiguità in
questo. Il mostro vale in quanto diverso non conoscibile e non catalogabile all’interno
delle categorie che definiscono l’essere umano. Noi sappiamo che nel Beowulf si fa
un’ampia narrazione di mostri che sono alla base del poema stesso e vedremo che una
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creatura mostruosa come il drago sarà centrale nell’epica dei Nibelunghi, almeno in
un nucleo narrativo che è alla base della vicenda dei Nibelunghi.
Cosa era il mostro?
Noi abbiamo visto che come emerge nelle fonti scandinave, erano presenti anche
animali mostruosi che costituivano per l’uomo una minaccia: il serpente e il lupo.
Abbiamo visto come gli animali distintivi e potermici della divinità principale fossero
animali di battaglia. L’animale selvatico in qualche modo non catalogabile, smisurato
in qualche maniera, perché le dimensioni, la grandezza è una delle categorie del
mostruoso rappresentano il nemico, determinato dal fatto che sono il diverso.
Possiamo dire che gli animali fantastici sono la concrezione di paure profonde
dell’anima umana, riconducibili al non dominio di quello che non si conosce.
Sicuramente è dell’essere umano questa tendenza a immaginare, a dare caratteristiche
animali, vitali a esseri sconosciuti, a farli diventare la concrezione delle paure
interiori dell’uomo stesso. Questo è uno dei motori del Beowulf
Su tutto il pensiero medievale la dottrina ha influito in maniera sostanziale.

Cosa riguarda il concetto di mostro nel pensiero cristiano?


I padri della chiesa non hanno la necessità di spiegare l’esistenza dei mostri, sono più
che altro interessati a giustificare l’esistenza del difforme o deforme, una
caratteristica della mostruosità può consistere banalmente nelle dimensioni, nel fatto
che è gigantesco o estremamente piccolo.
Leggendo il Beowulf di Grendel e di una madre non si dice che sono animali, hanno
tutto sommato sembianze antropomorfe sono deformi e brutti e grandi, essi derivano
dalla genia di caino. I padri della chiesa hanno sempre lo stesso problema, quello di
discostarsi dalla tradizione classica della quale i mostri e i continui passaggi da uomo
a bestia sono frequenti. Il loro problema non è quello di spiegare il mostruoso ma di
spiegare il difforme.
Il primo a occuparsi di ciò è San Girolamo (IV-V) secolo. Anticipa il pensiero
cristiano di Sant’Agostino che ricondurrà l’esistenza dei mostri e la prova suprema
dell’esistenza di Dio. Questo è un punto interessante che ci fa capire diverse cose, ma
soprattutto serve ad evidenziare che il mostruoso è quello che sfugge alla regola,
sfuggendo alla tassonomia non si può arrivare a conoscere, ma per un cristiano ciò è
la prova suprema dell’esistenza di Dio, perché Dio è quello che conosce tutto e ha
una conoscenza illimitata e infinita, mentre questa capacità non è nella facoltà
dell’individuo.

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Quindi se il mostruoso rappresenta una deroga alle leggi di natura, vuol dire che il
dominio della natura lo ha solo Dio, se lui ha creato questi essere è proprio per
dimostrare che c’è una conoscenza alla quale l’uomo può tendere, ma che non può
raggiungere, perché il mistero della creazione è una cosa che compete solo a lui.
Questa è una delle ragioni per cui si potrebbe ribaltare la questione e dire che se
l’uomo ha creato il lupo, orso o qualsiasi altra cosa lo ha fatto perché c’era un senso
in tutto questo e noi dovremmo rispettarlo. Questo limite alla conoscenza che noi
abbiamo, dovrebbe indurre al rispetto di questo.
San Girolamo: << Potrebbe mai un vaso chiedere al proprio artefice le ragioni della
propria forma?>>.
È una cosa che è determinata da Dio e dobbiamo accettarla in questo sento e proprio
perché non riusciamo a capirla secondo le leggi della natura, è a maggior ragione
vera, qui si innesta la questione del rapporto fra natura e civiltà o tra nauta e
civilizzazione. Quello che è civilizzazione è diverso e opposti alle ragioni della
natura.
Questo concetto fondamentale nella storia del pensiero e non solo cristiano
Gerolimiano, viene sviluppato e ampliato da Sant’Agostino, il quale continua e
insiste sul fatto che quello che sfugge alla nostra comprensione non contraddice la
volontà di Dio, ma la conferma, l’errore dei non credenti è quello di pensare che
osservando la natura e nella regolarità della natura possa esserci una conoscenza
assoluta (eterno contrasto tra scienza e religione), come se non fosse vero che, o per
volere divino, possa accadere qualunque cosa che sfugge alla conoscenza umana.
Sant’Agostino dice: << A Dio non fu impossibile creare le nature che volle, non gli è
dunque impossibile mutare come vuole le nature che ha creato>>. Scritto nel De
Civitate Dei.
In particolare, sostiene che la parola “mostro” deriva da “mostrando” cioè presentare
qualcosa, il mostro quindi presenta una verità che diversamente se non ci fosse il
mostro noi non avremmo la percezione, il mostro vuole dimostrare i limiti della
conoscenza umana.
A questo aspetto si ricollega con il fatto che queste caratteristiche, queste nature
mostruose possano ibridarsi, dare origine a una infinita varietà di mostri che la
scienza ha difficoltà a parlarne, ma questo fatto dicono Girolamo e Agostino non
dipende dal fatto che essi sono contro natura, ma che non siamo in grado di capirli, di
interpretarli.
Un altro che dedicò molte riflessioni a questi aspetti è Isidoro di Siviglia, si dedica
alle etimologie di tutto quello che c’è nel mondo e anche agli animali, dà un ampio
spazio anche alla natura del mostro in particolare distingue tra:
- portento e portentoso;
 i portenti sono esseri trasfigurati, come il serpente;

61
 portentoso è ciò che subisce una mutazione lieve come il neonato che nasce
con 6 dita.
Isidoro è ancora memore della tradizione classica per la quale il mostruoso è quello
che si trasforma, e Isidoro mantiene all’essere mostruoso la sua caratterizzazione di
prodigio che ha anche una funzione di previsione. Il mostruoso che per San Girolamo
e Sant’Agostino erano incomprensibili alla mente umana e per questo dimostravano
di una mente superiore, per Isidoro il “mostruoso” mostra qualcosa e ha un carattere
profetico, una determinata trasformazione mostruosa può dunque indicare qualcosa
che avverrà e che sta all’uomo cercare di capire.
Il medioevo (rappresentazioni delle figure su cattedrale gotica) ha una grande
pulsione verso il meraviglioso, il mitico e questa cosa non è in contrapposizione con
la paura ingenerata del mostro (paura dello sconosciuto) ma possiamo dire che
costituisce questa attrazione il termine antitetico di un rapporto dialettico.
Vuol dire che il mostro in quanto insolito, sfuggente alle regole delle categorie umane
è una cosa che fa paura, respinge e contemporaneamente una cosa che attrae.
Perché il mostruoso è così centrale nella società medievale? In quella società che non
conosceva linguaggi, codici che potessero esprimere proteste, perché era una società
che si voleva tenere piatta. Questo tipo di fantasia, la società medievale, trova un
codice ermetico, limitato nel meraviglioso.
Il meraviglioso e il mostruoso costituisce l’oggetto, il tema di voli di fantasia è
possibile tra le altre cose che il fatto di consentire, di solleticare questo istinto delle
persone nel medioevo fosse un modo di canalizzare il loro desiderio di evasione,
facilitando questi sfoghi di fantasia, che servissero a canalizzare pulsioni di protesta
di libertà, di rivendicazione di qualche tipo che invece andavano tenute sopite.
Possiamo dire che nella società medievale l’inspiegabile, il selvaggio, quello con cui
non si riesce a venire a patti in una situazione dialettica impauriscono ma
contemporaneamente attraggono, questo rapporto dialettico serve a regolarizzare
l’evasione.
In altre parole, questo gusto per il mostruoso con ogni probabilità fu tollerato dai
vertici politici che diedero ispirazione ai vertici culturali, perché rappresentava questo
gusto per l’insolito una via di fuga, uno sfogo innocuo nel quale canalizzare paure e
dissenso.
Freud direbbe che il mostruoso ha il significato del tabù.
Tra l’altro bisogna anche dire, accade anche che le loro rappresentazioni
iconografiche ma non solo li portino ad assumere una valenza simbolica.
Quando abbiamo letto il passo dal bestiario abbiamo visto che l’animale viene
descritto all’inizio nel fisiologo da un punto di vista semiscientifico in maniera
obiettiva o oggettiva,ma ben presto l’animale quello vero viene sfruttato per
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significare altro, quindi gli animali e i mostri a cui sono legati entrano nella
rappresentazione cristiana come depositari di simboli sacri, non valgono per quello
che sono, ma per quello che rappresentano.
Valutazione critica del Beowulf, che di fatto è un poema dove l’essere umano anche
se non del tutto normale combatte contro tre mostri, i primi dei quali hanno
caratteristiche antropomorfe (Grendel e sua madre). Così come nell’Europa
occidentale c’è stata durante il medioevo questa fioritura, diffusione del genere
fisiologo e bestiario così si fa riferimento al LIBER MOSTRORUM (libro dei mostri)
che è stato in qualche maniera associato al Beowulf.
Il Liber Mostrorum è una specie di catalogo databile non prima dell’ottavo secolo, di
probabile origine insulare, vuol dire che è stato scritto in Inghilterra da persona di
grande cultura. La materia del contenuto del Liber Mostrorum è divisa in tre libri che
sono dedicati ai mostri umani, alle fiere terrestri e marine e c’è un libro a parte sui
serpenti.
Le fonti del Liber Mostrorum sono fonti classiche. Nel senso che l’Inghilterra ha
avuto un periodo di decadenza culturale tra il IV e VI secolo, però poi è stata il punto
in cui è proseguita la cultura anche classica. Molti testi della tradizione classica ci
sono noti perché hanno continuato a scriverli in Inghilterra.
Periodo in cui l’Europa continentale era fortemente in difficoltà e l’Inghilterra ha
costituito una specie di ancora di salvataggio per questa tradizione, perché
trascrivevano queste opere e si sono conservate per quel paio di secoli in cui questa
continuità non era lineare nel resto d’Europa.
In particolar, un epillio di lucano che si chiamava Orfeus, opera che conteneva
capitoli sulla natura che è andato perduto e che ci è noto solo perché si fa riferimento
alla sua esistenza in due occasioni: in un’opera di un autore anglosassone Albelmo e
nel Liber Mostrorum. L’autore anonimo del Liber Mostrorum fa riferimento a
un’opera di lucano, che non ci è pervenuto.
Nel Liber Mostrorum tramandato in vari manoscritti ad un certo punto si fa
riferimento a un certo sovrano che aveva nome Higlarcus, si fa riferimento a questo
sovrano fanno riferimento due opere anteriori al Liber Mostrorum che sono la
Historia Francorum di Gregorio di Tours e Gesta Regum Francorum, due opere
storiografiche sui franconi (conglomerato di tribù). In queste due opere si parla di un
re di nome Higlarcus ucciso in battaglia dai franchi.
Dicono che questo sovrano fosse danese, e nell’Historia Francorum questo sovrano
porta il nome di Chlokilaikum, ucciso durante una scorreria in Frisia, prima metà
sesto secolo.
Beowulf v.1202
L’elemento interessante è il fatto che di questo sovrano si dice che era re dei Geati
nel Beowulf e Liber Mostrorum ed era re dei danesi in altre due fonti storiche, questo
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sarebbe una sorta di errore congiuntivo, che negherebbe il Beowulf al Liber
Mostrorum i cui autori reciproci, avrebbero preso questa informazione ognuno
dall’altro oppure più probabilmente perché vivevano nello stesso centro monastico in
cui c’era un libro che conteneva questa informazione.
A noi importa nella misura in cui il Beowulf verrebbe collegato già dalla sua nascita
alla vicenda di mostri, quindi epos eroico ma in particolare e soprattutto la sua
conservazione sarebbe strumentale al fatto che è una vicenda di mostri e noi
conosciamo questa opera non perché sia stato messo su pergamena da uno che si è
reso conto che era un capolavoro ma perché il copista del Beowulf avrebbe
identificato nella sua vicenda una questione di mostri, è possibile che quello che lo ha
trascritto fisicamente lo abbia trascritto perché voleva preservarlo in quanto vicenda
di mostri.
L’altro elemento che è interessante e centrale, è il fatto che nel codice del manoscritto
del Beowulf non è riportato solo Beowulf, ma ci sono anche altre opere, e queste
opere più o meno hanno un contenuto non solo parlano di mostri, ma in qualche
maniera parlano di animali mostruosi, animali modificati e per questo incutono più
timore.
All’interno di una raccolta di testi di varia natura, che parlano di mostri li avrebbe
trovato collocazione il Beowulf, in particolare nel suo manoscritto sono tramandate
l’epistola Alexandri ad Aristotele e un’opera Wonders of the East (meraviglia
dell’oriente).
Queste due opere, che vengono da una tradizione greca, erano a loro volta tra le fonti
del Liber Mostrorum.
Il Beowulf è stato studiato fino agli anni 30 del 900, però i filologi germanici e
inglesi erano tesi a individuare le loro radici culturali e avevano visto nel Beowulf
una miniera di informazioni che confermassero dati archeologici e storiografici.
Questo interesse non letterario per l’opera andava di pari passo con il fatto che la
trama è piuttosto banale. C’è uno studioso dell’inglese antico KER, diceva che è un
poema mediocre confrontandolo con quelli omerici, perché si dà grande importanza a
quello che è irrilevante, mentre le cose serie non vengono approfondite, ovvero i
dettagli sulle feste, armi, decorazioni.
Che epica è?
Non è fondativa di uno stato perché parla di gente che non è inglese, non ha
riferimenti storici e concreti anche se allude a questi.
Uno spostamento nell’interpretazione critica del Beowulf c’è stato negli anni 30 ed è
stata determinata da Tolkien, il quale fu in filologo germanico abbastanza bravo e nel
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1936 presenta una relazione a un’associazione il cui il titolo è “Beowulf la critica e i
mostri”.
È uno tra i primi a spostare l’attenzione e a dire di smetterla di considerarlo come una
storia di mostri ma come un’opera letteraria.
In effetti è la parabola di un essere umano: inizio-gloria-giovinezza-forza-decadenza-
fine.
In fin dei conti Beowulf è un uomo.
Il Beowulf per come è stato recepito nel momento in cui è stato conservato è
possibile che venisse considerato come un repertorio di mostri.
Un’altra analogia tra Beowulf e Liber Mostrorum. Nel prologo del I libro del Liber
Mostrorum si dice chiaramente che i mostri finiscono, vengono estirpati
violentemente, questa notizia non è contenuta nella Bibbia anzi Sant’Agostino dice
che non avrà mai fine la genia dei giganti.
Per quale ragione il Liber Mostrorum dà un’informazione sulla fine dei mostri e sulla
fine dei giganti che non poggia sulla fonte biblica. Questa fine dei giganti è per
qualche strana e incomprensibile ragione presente in un passo del Beowulf e ai versi
1687-1698, quando viene fatto un riferimento indiretto alla fine dei mostri, perché se
ne parla descrivendo una spada. Si parla del destino dei mostri che vengono lasciati
alla furia delle onde dopo la morte, se ne dà descrizione che sembra ricalcare anche la
fine dei mostri marini nell’episodio di Breca, nel Beowulf ai versi 530-588. Qui il
contesto è quello dell’arrivo di Beowulf a Heorot quando Unfeld cerca di metterlo in
cattiva luce davanti al re.
Riferimento della categoria del mostruoso: testo di Jeffrey Jerome Cohen, decide in
una serie di pubblicazioni di studiare la società del punto di vista dei mostri che
produce, elabora in una di queste sue trattazioni 7 tesi, si lega all’accettazione e alla
convivenza con il diverso.

 La prima tesi: il corpo del mostro è un corpo culturale. Dice che il mostro è
puro corpo e non ha soggettività. Il mostro costituisce una dislocazione,
rappresenta qualcosa fuori da sé. Ha il significato che noi gli vogliamo dare.

Alle azioni di Grendel da origine al fatto che è escluso, v.86. senso di esclusione che
è al buio e aspetta l’occasione di entrare. La motivazione del mostro di Grendel è
determinata dal fatto che è escluso.
v.721.

Grendel si vendica dall’essere escluso. La madre di Grendel vendica il figlio morto.


Sono molto umani i mostri nel Beowulf.
Al drago viene sottratta una coppa che gli viene sottratto.
Le società forti sono quelle libere, dove puoi tollerare il dissenso.

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La società medievale si rende conto di essere “marcia”.
Sul tema del mostro che è puro corpo non ha soggettività.
A proposito dell’organizzazione della società eroica, tribale, allora esistevano due
principi:
- Principio del seguito: la mutua relazione tra il capo e il guerriero di reciproca
realtà;
- Principio della Sippe: è costituita da quei legami interfamiliari che si
istituiscono tra gli individui consanguinei e non;
sono due principi molto diversi eppure si tenevano, un principio è quello dei legami
di parentela e di mutuo soccorso; l’altro è un criterio esterno ai legami di parentela.

Secondo alcuni nella fase vichinga questo rapporto si alterò nella misura in cui
l’aspetto del legame esterni alla Sippe determinò queste deviazioni.

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02/11/2020

Sette tesi di Jeffrey Jerome Cohen sulla matura mostruosa, che ha cercato di
descrivere la società medievale sulla base dei mostri che produce.
o 2’ tesi: collegata alla natura mostruosa il fatto che il mostro non è stanziale,
attacca ma poi fugge. Il fatto che fugge non rappresenta la salvezza perché
dopo la fuga è noto che tornerà. Questo meccanismo di eterna fuga e di eterno
ritorno del mostro è una delle caratteristiche che lo contraddistingue.
o 3 tesi: il mostro è precursore della categoria crisi. Perché il mostro possiede
una natura liminale, di confine non è perfettamente definito e non solo ha
un’essenza ibrida, ma appartiene ai luoghi che non sono praticati dall’essere
umano. Questa sua natura ibrida e liminale, il fatto che sia rappresentato come
un’ibridazione di elementi tratti da diversi essere viventi e il fatto che popoli
territori che non sono popolati da esseri umani non è altro che la
rappresentazione elementare del fatto che sfugge il mostro a categorie
sviluppate già da Aristotele, da Agostino e Isidoro. Sfugge alla
categorizzazione che era stata concepita nel corso dei tempi.
o 4 tesi: ribadisce il fatto che il mostro è differenza incarnata, fattasi carne, e
questa differenza viene ad abitare vicino a noi, ovvero che è rappresentata
somaticamente dal punto di vista fisico, in realtà è una differenza qualunque. Il
mostro può essere incarnazione o concrezione di una qualsiasi differenza di
tipo culturale, politico, sociale ed economico. Ma questa cosa è presente già
nella Bibbia, il libro dei numeri si dice che gli abitanti originari della terra
canan? Fossero mostruosi, perché gli ebrei che si diffondono sulla loro terra
devono dare la giustificazione del fatto che li hanno sottomessi ovvero cacciati.
C’è questa tendenza a rimarcare le differenze e a farne una ragione d’essere,
dare una giustificazione fa parte della natura umana ed è attestata anche nella
Bibbia.
Cohen fa riferimento a una cosa molto triste, successa nelle ex Jugoslavia, in cui
per esacerbare la guerra cominciò a diffondersi la notizia ce i musulmani davano i
bambini serbi in pasto agli animali dello zoo, perché li consideravano sacrificabili
nella misura in cui non condividendone posizione politica o religione potevano
essere sacrificati, ma dal loro punto di vista non era un sacrificio. Questa storia ha
cominciato a diffondersi ed è servita a instaurare una serie di atrocità una
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sull’altra, alimentando l’odio. Differenza mostruosa, e nel momento in cui il
diverso diventa mostruoso puoi farne qualunque cosa, perché non è più un tuo
simile.
o 5 caratteristica: il mostro supera i limiti del possibile secondo le possibilità
umane ma soprattutto, vivono senza una gerarchia sociale. Questo elemento fa
paura tutt’ora ma nei tempi antichi e nel medioevo era concepita come una
tragedia. Anche nel mondo germanico la fine del mondo, il Ragnarok, viene
descritto come il trionfo delle forze del caos contro l’ordine e d’altra parte
l’origine del mondo era collegata a un dominio delle forze originariamente del
caos, di forze indistinte che vengono comandate da un ordine superiore. La
paura più forte era quella del caos, che vince sull’ordine e qualsiasi ordine e
armonia si fonda su una gerarchia più o meno forte.
Questo tipo di organizzazione può arrivare a livelli estremi, non auspicabili come la
dittatura.
Questa sensazione che oggi nelle persone comuni è accettata con più o meno
tranquillità, nel medioevo era un’imposizione. Natura della società feudale era rigida
in cui era impossibile uno spostamento sociale, e ciascuno occupava la propria casella
e si riteneva che il mantenimento delle posizioni avrebbe rappresentato garanzia di
tranquillità, le guerre si facevano per mantenere quell’equilibrio non per sovvertirlo.

o 6 tesi: qualunque paura è associato a una forma di desiderio. Siamo attratti da


quello che è diverso e il mostruoso libera la fantasia. I luoghi estranei al
consenso umano, le aree anche geografiche dove non c’erano stati spostamenti
venivano descritti come luoghi abitati da popolazioni esotiche, dalle figure più
strane.
o 7 tesi: il nostro desiderare di libertà è legato alla nostra speranza che ritornino
sempre, cosa che fanno come da seconda tesi.
Ci interrogano continuamente sulle ragioni per le quali la nostra mente li ha creati,
costituiscono uno stimolo, mentre per i padri della chiesa rappresentavano un limite
alla nostra conoscenza, in realtà costituiscono uno stimolo a essa.

L’altra questione riguarda la misura in cui il Beowulf possa essere considerato anche
letteratura teratologica, una cosa nota da sempre ma non è stata approfondita fino a
20-30 anni fa è il fatto che il manoscritto del Beowulf contiene altre opere che
parlano di mostri. Dobbiamo sapere che il Beowulf non è l’unica opera contenuta nel
manoscritto che lo tramanda, in questo codice sono state trascritte altre opere. La
collocazione del manoscritto del Beowulf che è Londra British Library Vitellius A15
dipende dall’originaria collocazione del manoscritto che originariamente era con altri
manoscritti medievali si trovava nella Biblioteca privata di Robert Cotton inizi 18
secolo.
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Cotton ricorda il nome dell’antico proprietario del manoscritto, la sua biblioteca subì
un incendio devastante e in conseguenza di questo incendio che ha rovinato il codice
del Beowulf, i libri furono poi acquisiti dallo stato. La seconda parte della
collocazione Vitelius?? Si riferisce all’imperatore romano Vitelio, perché Cotton
conservava i manoscritti conservati negli scaffali in cui vi era un busto.
Questa collocazione è stata conservata anche ora.
Il codice del Beowulf è composto di due manoscritti, rilegati insieme 2 codici che
originariamente dovevano essere separate. Il manoscritto originario nel quale è
contenuto anche il Beowulf si chiama anche Nowell Codex.
Questo manoscritto riporta oltre al Beowulf queste opere:
- un’omelia in prosa di San Cristoforo,
- la traduzione anglosassone dell’opera “Le Meraviglie d’Oriente”;
- una versione anglosassone della lettera di Alessandro Magno;
- Beowulf;
- un poemetto in inglese antico che si intitola Giuditta con riferimento all’eroina
del libro Biblico;
È stato notato che tutte queste opere con qualche difficoltà riservano al loro interno
un interesse considerevole per i mostri.
Interessante è “il meraviglie d’Oriente”, che è una specie di bestiario, redatto come
un catalogo di mostruosità di ogni tipo, che secondo l’anonimo autore si troverebbero
nelle zone orientali dove non si era ancora arrivati. La cosa bella è che questi esseri,
che sono ibridi, vengono descritti ma poi vengono anche disegnati.
I disegni nel cotton sono belli, ci sono altri due manoscritti nei quali questi disegni
sono ben fatti.
Lettera di Alessandro ad Aristotele, non autentiche che si immaginava di far scrivere
a un personaggio realmente esistito ad un altro realmente esistito a sua volta. In
questo testo si parla anche delle conquiste di Alessandro Magno nell’EST e del fatto
che Alessandro in questo suo corso di riavvicinamento alla Persia incontra numerosi
esseri straordinari e numerosi esseri mostruosi, e ci sono ampie parti in cui si
descrivono questi mostri in funzione della battaglia, del fatto che Alessandro Magno
e il suo esercito devono combattere contro mostri di ogni tipo.
Il testo che un po' svicola da questo è la Giuditta che è una parafrasi in versi
allitteranti della vicenda di Giuditta e Oloferne, qui di mostruoso non si può dire che
non vi sia niente. Oloferne verrebbe rappresentato come un essere mostruoso e
Giuditta essendo una donna di capacità particolari come una mostressa a sua volta.

Animali veri presenti nel Beowulf sono:


- Il corvo;
- L’aquila;
- Il lupo;

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- Il cinghiale;
- Cavallo;
- Cervo;
- Cane;
- Falco;
- Cigno;
- Balena;
Nessuno di questi animali gioca un ruolo dirimente, alcuni compaiono solo una volta
e mai sono centrali.
Gli animali fungono da elemento scenografico, sono dei riempitivi e anche degli
anticipatori di atmosfere che succederanno. Abbiamo già visto il caso degli animali
della battaglia, che sono il corvo, l’aquila e il lupo, presenti in tutta la letteratura
eroica germanica, non p una caratteristica solo del Beowulf.
In un’iscrizione runica su pietra nell’area scandinava c’è scolpita una
commemorazione di parenti vichinghi partiti per prendere ricchezze e si dice che
hanno dato cibo all’aquila.
Le pietre runiche sono un fenomeno esclusivo della Scandinavia e sono pietre più o
meno grandi sulle quali nell’epoca vichinga tra 8 e 10 secolo venivano scolpite frasi e
parole nelle quali si commemorava questi amici partiti nella loro imbarcazione e non
ne avevano fatto ritorno.
È un po' il punto di vista di quello che resta.
Anche in una forma così elementare di letteratura come sono queste espressioni si fa
riferimento all’aquila.
Nel Beowulf i v. 3021-3027, in cui viene espressa il presagio della sventura dei Geati
dopo la morte di Beowulf, questi animali servono da anticipatori, fanno da presagio
di qualcosa che avverrà. Sono una specie di simbolo della morte e non è la prima
volta che succede, identificano uomini destinati a morire.
Il fatto che sorvolano zone in cui ci sono uomini, indica che questi uomini sono
destinati alla morte. Questo concetto del destino è fortemente collegato al fatto che
secondo i germani c’era un’entità che era superiore anche agli Dei: il destino.
Una specie di fatalismo, tutto ciò che fa l’uomo dipende dal destino.

v.2447-2448: corvo;
v.1800-1802: esultanza del cielo: kenning= sole;
qui il corvo è collegato a un’alba di gioia, cosa che ci stupisce perché il corvo è
portatore di sventura dei nemici.
Questo fatto che il corvo sia legato al girono è qualcosa che ci sembra strano, anche
negli inni cristiani il gallo è collegato al giorno, ma anche l’usignolo.
Qui si allude ad una presenza del corvo al fare del giorno e questa cosa è stata messa
in collegamento con un nome, un antroponimo che è attestato al verso 2501 nel testo

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originale, v.2503 dove aldilà del contesto non c’entra nulla, però qui c’è un nome
DEIGHREFN corvo del giorno, nel momento in cui si crea un nome proprio con
questo uccello con il mattino, esisteva un collegamento forte tra le due cose, questi
animali nel Beowulf sono collegati a dirupi o scogliere e sono legati a zone impervie.

v.1358 Hrodgar chiede aiuto a Beowulf descrivendo chi sono Grendel e la madre;
il lupo animale della paura per eccellenza anche nel mondo germanico.
v.3031: aquile, corvi e lupi sono collegate a dirupi, promontori e rocce.
Di quegli animali non tutti e anzi la maggior parte di essi sono animali reali, ma non
vengono descritti come animali che si incontrano ma per la loro valenza simbolica.
Interessante è il caso del cinghiale: Heover, Suin, in anglosassone.
Ci interessa perché per quanto possa sembrare strano è uno degli animali più
frequenti nella poesia eroica germanica, ma non perché compaia fisicamente come
animale, ma perché la sua immagine viene rappresentata sulle armi e ci fa capire che
era considerato un guerriero a sua volta, era considerato un animale positivo,
talmente abile nella battaglia ed era considerato tendenzialmente un elemento
positivo.
In particolare, il cinghiale nel Beowulf compare come disegno sull’elmo oppure per
indicare una specie di lancia nella misura in cui si ha l’impressione che rappresentare
un cinghiale sull’elmo o sullo scudo aveva una funzione di protezione, quasi
totemica.
v.300: Beowulf arriva in Danimarca.
Figure di cinghiale hanno anche una funzione di respingere. Questa rappresentazione
è confermata anche dalle fonti letterarie, l’uso di scolpire i cinghiali sull’elmo, ne
parla anche Tacito. È stato notato che ci sono varie descrizioni di elmi, ma se l’elmo
viene regalato non c’è la descrizione della rappresentazione del cinghiale, l’elmo di
cinghiali serve a indicare il valore del guerriero, a proteggerlo, in quanto animale
totemico ma a indicarne il valore.
v.1110: elmo di uno che è stato in battaglia.

Nibelunghi:
simbolo del guerriero eroico, nell’avventura 32, strofa 1146. Si parla di un guerriero
che va contro i nemici come un cinghiale.
Strofa 2001: c’è un apprezzamento del cinghiale che diventa simbolo del guerriero.
Non è sempre così.
Strofa 921: sogno promotore di Crimilde, quando cerca di convincere Sigfrido a non
andare a caccia.
Sono i due cinghiali selvaggi che sono il fratello e il suo consigliere che uccideranno
Sigfrido, il termine viene usato per indicare la forza.

71
Cavallo: nel medioevo è un animale simbolo, avere un cavallo e uno status simbolo.
Nel medioevo germanico ci fu un’attenzione enorme per i cavalli.
La classificazione dei cavalli è complicata perché ne esistono tanti.
Le tipologie quine sono difficile anche oggi. La distinzione dei cavalli nel medioevo
viene fatta sulla base del colore. Il cavallo descritto o come simbolo del potere è
come dimostra il fatto che sono descritti sulla base del loro aspetto ci sono:
- 1400: cavallo di Hrodgar corsiero dalla ritorta criniera;
- 865: i fulvi cavalli.
- 2163: cavalli rossi. Nell’anglosassone la parola è un composto; apple: mela e
fulvo;
in realtà questo tipo di cavalli non è un cavallo rosso, perché è il cavallo bianco che
presenta dei puntini piccoli sul corpo.

La canzone dei Nibelunghi è un lungo poema eroico, scritto in alto tedesco medio
intorno al 1200, qualche secolo più avanti del Beowulf, è un poema diverso dal
Beowulf per tante ragioni, però per altri punti di vista ha qualche elemento di
convergenza.
Nel Beowulf si fa un riferimento alla materia nibelungica in una lunga cornice di
versi che va dall’874 al 915; qui è il poeta che in seguito alla vittoria di Beowulf
contro Grendel, racconta la leggenda di Sigmund, personaggio centrale nella materia
dibelungico-volsungica.
Al verso 875: si dice di questo poeta;
v.:884
nota 14: letteralmente il mostro. Sigmund non vuol dire mostro, mostro è
l’espressione anglosassone.
I nomi germanici sono composti da 2 parole dalla cui unione non sempre scaturisce
un significato terzo, a volte è una giustapposizione di due lemmi. Nel caso di
Sigmung: Sig: vittoria; Mund: protezione-custodia.
Nel Beowulf abbiamo un riferimento a Sigmund le cui vicende fanno parte della
materia nibelungica. Questo riferimento ci fa capire che la vicenda di Sigmund o
Sigfrido è una vicenda che circolava nel mondo germanico, tant’è che in Inghilterra si
poteva fare riferimento in maniera confusa e che Sigmund viene definito il più
famoso degli eroi.
Questo sistema per il quale si allude a figure eroiche, ma non se ne vengono spiegati i
tratti, indica il fatto che le vicende di questi personaggi erano note al pubblico del
Beowulf ma in questo caso secondo alcuni studiosi può anche darsi che la vicenda di
Sigmund e Sigfrido fosse confusa.
Diciamo questo perché Sigmund viene rappresentato in questi versi come il più
grande eroe, ma in realtà sappiamo che non è così, non fu lui ad uccidere il drago,
72
perché nella tradizione letteraria tedesca e Scandinava l’uccisore del drago fu
Sigfrido, il figlio di Sigmund.
Alcuni dicono che in Inghilterra questa vicenda dell’eroe uccisore del drago era nota,
si dice che fosse l’eroe più importante però cominciava a sbiadire e lo dimostrerebbe
il fatto che si fa confusione tra padre e figlio. Come Sigmund vuol dire protezione;
SigFrido: vuol dire equilibrio, armonia.
SigFrido vince la vittoria e stabilisce un ordine. Il nome di padre e figlio non sempre
allittera, il figlio avrà la stessa iniziale del nome del padre.
Numero massiccio di nomi di origine germanica in italiano.
È possibile che la vicenda di Sigmund-Sigfrido fosse chiara anche nel Beowulf, non
si capisce se con dei contorni sfumati.
Materia nibelungica: ha dato origine ad opere letterarie non sempre di buon livello e
perché da questo fiume principale sono scaturiti grandi quantità di vicende secondarie
nei Nibelunghi.
Nucleo principale:
i nibelunghi sono l’epos nazionale dei tedeschi.
Abbiamo 2400 quartine suddivise in 39 A Aventiuren; il termine deriva dal latino
“avvenire”, arrivare a qualcosa.
Il termine avventura nel medioevo non solo germanico è un termine frequente
nell’epica cortese. L’avventura è un’entità narrativa in cui nella vita cortese si
racconta un’avventura fatta da un cavaliere.
L’avventura è un’unità narrativa che nell’epica cortese costituisce la cornice di
un’azione da parte di un cavaliere che ha un inizio e una fine che poi viene reiterata.
I nibelunghi non sono un romanzo cortese, arturiano, però è nato nello stesso periodo
in cui in Germania nascevano i romanzi arturiani.
Nei Nibelunghi avventura indica delle unità narrative messe una dopo l’altra.
La trama è distinguibile in 2 unità narrative ben distinte, che configurano un primo
nucleo di avventura che sono dalla 1 alla 19 e un secondo nucleo dalla 20 alla 39.
Questi due nuclei narrativi sono stati messi insieme dal poeta dei Nibelunghi con ogni
probabilità erano distinti, erano due vicende assestanti.
Mentre nel Beowulf non c’è nessuna conseguenzialità tra il primo blocco Grendel e
madre e il secondo del drago, non si crea un collegamento a parte il protagonista.
Invece nei nibelunghi si cerca questo collegamento che è un po' raggiunto con
risultati un po' oscillanti. La prima unità narrativa si svolge quasi interamente alla
corte burgunda di………. E culmina con l’omicidio a tradimento di Sigfrido.

73
I burgundi sono una popolazione germanica e l’area è quella della Borgogna.
La seconda parte avviene principalmente in terra Unna alla corte di Attila (gli unni
non sono germani) e termina con un’altra tragedia che è lo sterminio dei Burgundi.

SigFrido che è l’anello di congiunzione tra i due nuclei muore alla fine del primo
nucleo, quello che continua non è lui, ma la moglie perché Crimilde dopo vari anni di
lutto sposerà Attila perché vuole vendicarsi di chi le ha ucciso il primo marito.
Sono due nuclei originariamente assestanti e poi sviluppati in questa materia.

04-11
Trama dei nibelunghi.
È un poema alto tedesco medio scritto intorno al 1200 da un poeta anonimo la cui
vicenda è articolata in 39 avventure che possono dividersi dalla 1 alla 19 e 20-39 la
seconda parte.
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La prima parte ruota intorno alla figura di SigFrido e la sua morte a tradimento, la
seconda parte ruota intorno alla rovina dei Burgundi.
Trama:
La prima parte si svolge presso la corte burgunda a Worms città sul fiume Reno, città
principale del regno burgundo e in questa sede vive Crimilde con la madre e i tre
fratelli Gunther, Giselher, Gernrot;
il re dei burgundi è Gunther che svolge un ruolo fondamentale, nella vicenda.
Prima avventura: Un giorno Crimilde fa un sogno che sarà premonitore: sogna un
bellissimo falcone che viene ghermito da due aquile, chiede spiegazioni alla madre su
cosa possa significare e la madre le spiega che il falcone era l’immagine di un
giovane guerriero di cui Crimilde piangerà la morte.
Una delle caratteristiche dei Nibelunghi è che su una materia germanica si inserisce
una modalità cortese, che intorno al 1200 sono diffusi in Germania.
Già nella prima avventura viene prevista la morte del protagonista con la modalità di
anticipazione che conosciamo come caratteristica dell’epica.
2’ avventura: Nel regno de Niederland (Germania settentrionale) alla corte di Xanten
vive l’audace Sigfrido: figlio del re Sigmund e della regina Siglid.
Sigfrido ci viene presentato come un giovane straordinario e persona amata da tutti.
3’ avventura: Un girono Sigfrido sente parlare di Crimilde e decide di mettersi in
viaggio per chiederle di sposarla; caratteristica tipica della poesia medievale, il fatto
di innamorarsi di qualcuno senza averla mai vista, semplicemente perché viene
decantata la loro virtù.
Il padre di Sigfrido si oppone perché conosce Gunther e teme che il suo consigliere
principale che si chiama Hagen possa fare del male a Sigfrido.
Hagen riconosce Sigfrido attraverso la fama e racconta che Sigfrido ha ucciso i
sovrani della terra dei nibelunghi, impossessandosi del tesoro dei nibelunghi.
Come guardia di questo tesoro Sigfrido ha posto un nano Alberico, al quale aveva
sottratto un cappuccio magico che rende invisibile colui che lo indossa.
Racconta inoltre che Sigfrido in gioventù ha ucciso il drago e che è diventato
vulnerabile dopo che si è bagnato nel suo sangue e averne mangiato il cuore. Hagen
ha un atteggiamento ambivalente perché tutto sommato suggerisce al re Gunther di
tenerselo buono.
Sigfrido resta a corte un anno intero anche se non gli concedono di vedere Crimilde.
4’ avventura: La tranquillità del regno Burgundo viene scossa dalla notizia che i
sassoni starebbero per attaccare il regno Burgundo.
Sigfrido si offre di andarli a combattere sconfigge il sovrano dei sassoni, li porta alla
corte burgunda, dove i nemici vengono accolti con tutti gli onori. Sigfrido vorrebbe
congedarsi.

75
5’ avventura: i due protagonisti si incontrano il giorno di Pentecoste, i due si
piacciono Sigfrido però non vede grandi possibilità di conquistarla penserebbe di
partire ma il fratello di Crimilde lo convince a restare. L’azione viene continuamente
procrastinata. Tutti sappiamo che si sposeranno però verranno impiegati tanti versi
prima che accada.
6’ avventura: viene introdotto il re Gunther che si innamora a distanza di una donna
meravigliosa, forte fisicamente che si chiama Brunilde regina del regno Isenstein, ci
vogliono diversi giorni di navigazione per raggiungere questo regno, secondo alcuni e
possibile che sia l’Islanda ma non è dimostrato.
Anche per conquistare Brunilde non è così semplice perché puoi conquistarla solo chi
la supera in tre prove fisiche che nessuno è riuscito a sconfiggerla.
Natura particolare di Brunilde che viene evidenziata.
Gunther chiede aiuto a Sigfrido che acconsente, chiedendo in cambio Crimilde. I due
si avviano insieme e dopo giorni di viaggio arrivano a Isenstein e Sigfrido dice a
Gunther che si fingerà suo vassallo. Non ha senso perché sono tutti e due allo stesso
livello, glielo dice perché questo significa rafforzare la posizione di Gunther.
È una letteratura basata sul gesto, le emozioni sono ridotte al minimo, le motivazioni
e i sentimenti vengono rappresentati in maniera plateale. Nella poesia medievale tutto
viene tradotto in medievale, traducendo il fatto che è suo vassallo tenendo le briglie
del cavallo di Gunther quando scenderà dal cavallo: gesto di omaggio. Questo
avviene nella 7’ avventura.
Solite cerimonie, accoglienza.
Brunilde che conosce Sigfrido di nome e si rivolge direttamente a lui come se non
credesse che fosse un vassallo. Sigfrido le chiarisce che non sarà lui a sposarlo, è
Gunther. Lei risponde che dovrà superare tre prove:
- scagliare un’asta;
- un masso e raggiungerlo con un salto.
Sono prove fisiche è strano che una donna si concedi ad uno che lotta con lei in
queste discipline. Brunilde dice che se sarà più bravo di me lo sposerà diversamente
morirete tutti.
Succede che Gunther è consapevole che non ce la farà e Sigfrido escogita un tranello,
che è poi l’origine del disastro che avverrà.
Sigfrido corre alla nave recupera il cappuccio magico e va da Gunther, dicendo di
sostenerlo nelle prove. Elemento farsesco quasi, che è collegato all’elemento fiabesco
di mitologia bassa.
Con questo stratagemma la donna accetta la sfida, ma prende tempo. In effetti
Brunilde viene sconfitta, lei non vuole partire e i burgundi cominciano a sospettare.

76
Sigfrido va via, ritorna a casa, nel corso del viaggio sconfigge prima un gigante e poi
il nano Alberico.
Brunilde cede, lascia il regno a suo zio, ma durante il viaggio non si concede a
Gunther, rispetta la decisione ma non fino a questo punto.
9’ avventura: durante la navigazione Hagen dice di mandare dei messaggeri a corte
dicendo di mandare Sigfrido.
10’ avventura: arrivano le navi sul Reno e poi i regnanti a Worms, Crimilde dà il
benvenuto a Brunilde, Sigfrido si sposa con Crimilde.
Brunilde nel vedere la cognata data in sposa ad un vassallo lo trova umiliante dicendo
a Gunther di non concedersi fin quando non gli spiega questo disonore.
Nel corso della notte Gunther prova a consumare il matrimonio ma viene umiliato da
Brunilde e che è una scena farsesca.
Gunther informa Sigfrido, indossando il cappuccio magico con il quale aiuterà
Gunther a dominare la donna, riuscendoci, Brunilde è convinta che sia stata Gunther
si concede e con la perdita della verginità perde anche la sua forza fisica. A vincerla
in realtà è stata Brunilde che accetta questa cosa.
La cosa importante è che dopo che è stata vinta da Sigfrido lui le sottrae un anello e
una cintura, due elementi funesti.
11’ avventura: Sigfrido torna nel suo regno con la moglie, diventando re, passano 10
anno e le donne hanno un figlio.
12’ avventura: Brunilde continua a non capire perché Sigfrido non paghi il tributo
vassallatico e non vada mai a corte. Gunther non sa come uscirne e invita Sigfrido e
Crimilde a corte.
13’ avventura: accoglienza a Worms.
14 avventura: mentre assistono ad un corteo le due donne cominciano a litigare su
chi sia più nobile= chi ha sposato l’eroe più valoroso.
Il diverbio degenera, e separatamente se ne vanno ciascuna per conto proprio alla
cattedrale. Quando si tratta di entrare nella cattedrale, Brunilde dice a Crimilde di
entrare per prima perché è la più importante. Crimilde le dice di essere importante e
che prima di giacere con Gunther è stata con Sigfrido, mostrandole l’anello e la
cintura.
La povera Brunilde scoppia a piangere perché non le risulta, racconta tutto a Gunther.
Sembrano riconciliarsi ma alla fine interviene Haghen, il consigliere di Gunther.
Bisogna uccidere Sigfrido. Gunther è titubante però accetta.

L’azione viene procrastinata, nel senso che nell’avventura 15 ci sono dei finti
messaggeri che vanno dai burgundi a dire che i sassoni stanno per attaccarli. Con la
scusa di voler proteggere Sigfrido si fa svelare qual è il suo punto debole: Sigfrido ha
un punto invulnerabile sulla spalla, perché a renderlo vulnerabile era stato il sangue
77
del drago che aveva ucciso ma non aveva bagnato quel punto. La moglie cucirà una
croce sulla camicia, per far vedere il punto debole del marito.
Viene fuori che l’attacco dei sassoni è una bugia. Non si parte più per la guerra e
fanno una battuta di caccia.
16’ avventura: Crimilde ha dei presagi, cerca di non far andare Sigfrido, perché ha
fatto due sogni:
- nel primo due cinghiali inseguivano Sigfrido e un campo di fiori si arrossava
di sangue. Pagina 129.
- nel secondo sogno due montagne li crollavano in testa.
Il cinghiale è l’equivalente di guerrieri forti che riusciranno a sconfiggerlo. Sigfrido
non è preoccupato e saluta la moglie che non rivedrà mai più. Durante la caccia
uccide molte bestie, cattura un orso. Si comincia a banchettare e Haghen che aveva
fatto il modo che mancasse da bere lui e Sigfrido fanno a gara a chi beve prima. Fa
bere prima Haghen, e quando Sigfrido si inchinerà per bere, lo trafigge nel punto in
cui Crimilde aveva messo il segno.
A corte diranno che è stato ucciso dai predoni.
17’ Avventura: il cadavere di Sigfrido viene lasciato davanti la camera della moglie,
che capisce subito chi è stato.
Il cadavere di Sigfrido viene spostato in Cattedrale. Accade che quando Hagen si
avvicina al cadavere le sue ferite cominciano a sanguinare. I sudditi vorrebbero
vendicarlo, ma Crimilde già pensa ad una vendetta diversa.
18’ avventura: il padre di Sigfrido decide di tornare a casa sua, dice a Crimilde di
seguirlo, ma Giselher la convince a restare dai fratelli.
19’ Avventura: passano tre anni dove Crimilde non rivolge mai la parola ai fratelli,
Crimilde viene convinta a far trasportare a Worms il suo tesoro dei Nibelunghi,
regalando vari pezzi, i fratelli hanno paura che diventi potente e induce Gunther a
sottrarle il tesoro e lo sommergono nel Reno. Crimilde piange non solo la perdita del
marito ma anche quello del tesoro e ed è costretta a vivere ancora presso i fratelli per
nove anni e mezzo.
Con la 20 inizia la seconda parte l’azione si svolge in Ungheria, terra degli Unni.
Avventura 20: Attila resta vedovo e i suoi consiglieri gli consigliano di prendere in
moglie Crimilde. Affida l’ambasciata a Rüdiger.
Quello che potrebbe essere fatto anche in maniera diretta, viene allungato.
Attila parte per Worms, Gunther sarebbe anche d’accordo, l’altro fratello invece ha
paura di Attila, per conto suo fanno decidere a Crimilde.

78
Crimilde inizialmente rifiuta, e poi Attila dice è un pagano non è cristiano.
Rielaborazione cristiana.
Rudiger le promette che attila si sarebbe fatto battezzare a quel punto lei accetta e i
fratelli lo accompagnano al fiume Danubio. Il viaggio prosegue fino in Ungheria.
avventura 21 a Passau Crimilde si ferma a salutare lo zio vescovo, soliti scambi di
doni e cerimoniali.
Avventura 22: a Tulna in Ungheria attila va incontro a Crimilde e lo accompagnano
Teodorico (feuda=popolo). La lingua tedesca significa popolare, lingua del popolo.
Arrivano ad Etzelnburg, reggia di Attila.

05/11/2020

La prima parte della lezione riguarderà la trama dei Nibelunghi. Nella seconda parte è
più complicata della prima parte, perché ci sono più personaggi anche secondari.
Molti di questi personaggi che sono assolutamente secondari nella canzone dei
Nibelunghi diventano protagonisti di vicende e narrazioni che sono in qualche modo
nella costellazione nibelungica, rappresentano un po' dei satelliti.
22’avventura: viene descritto del matrimonio tra Crimilde e Attila.

79
23 avventura: si descrive che Crimilde dà alla luce un figlio Ortlieb e lo fa
battezzare, ma continua a pensare a Sigfrido e dopo 13 anni di matrimonio sembra
che intraveda uno spiraglio per vendicare la morte di Sigfrido, imputandola ad
Hagen.
Quali sono le motivazioni di Crimilde?
In primo luogo, la perdita del marito, ma anche la sottrazione del tesoro dei
nibelunghi. Tesoro che era rimasto a Worms, perché il fratello gli aveva detto che gli
Unni non ne avevano bisogno. Le era pesato anche il fatto di avere sposato un
pagano.
Chiede ad Attila di invitare i suoi fratelli alla corte unna, tramite dei messaggeri,
insistendo per fare il modo che Hagen accettasse.
24’ avventura: questi messaggeri arrivano da Gunther, il quale non si lascia
convincere, perché sa la situazione. Hagen ha paura che viene condivisa dalla madre,
alla fine si decide di andare perché i due fratelli lo accusano. I messaggeri vengono
informati del fatto che i burgundi hanno deciso di andare.
25’Avventura: altro sogno premonitore fatto dalla madre di Hagen?, che sogna la
morte di tutti gli uccelli in terra burgunda, presagio della fine di tutti i Burgundi e
continua a insistere di ogni andare. In ogni caso partono e arrivano sulle rive del
Danubio, dopo 12 giorni di viaggio, che è straripato.
Sulle rive del Danubio incontrano le ondine: figure mitologiche che vivono nelle
acque, per poter attraversare il fiume uccidono un barcaiolo per rubargli la barca.
Hagen dopo aver attraversato il fiume distrugge la barca per evitare che qualcuno
possa tornare indietro, gesto simbolico forte per indicare una strada senza ritorno.
26’ avventura: siamo aldilà del Danubio i fratelli del barcaiolo vogliono vendicare il
barcaiolo morto, attaccano i Burgundi, che proseguono, vengono avvisati di stare
attenti perché la morte di Sigfrido non era stata ancora dimenticata da Crimilde e gli
suggeriscono di prendere alloggio da Rudiger.
27 ‘ avventura: Rudiger li ospita. Provvede a informare a Crimilde che i Burgundi
stanno per arrivare, ci sono una serie di azioni preliminari che servono a creare una
serie di piccoli avvenimenti in cui la sventura imminente viene presagita.
L’azione è come se venisse rallentata da una serie di incontri che servono a
distogliere l’attenzione, vengono però poi fatti riferimenti a quello che sta per
succedere. Questo è tipico della canzone dei Nibelunghi. In quest’avventura Attila e
Crimilde vengono avvisati che stanno arrivando, Attila se ne rallegra perché Attila
nella tradizione tedesca non ha retropensieri. Mentre Crimilde attende i parenti alla
finestra.
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28’ avventura: quando arrivano il primo che va incontro ai Burgundi è Teodorico, il
quale si dice dispiaciuto del loro arrivo e gli anticipa che Crimilde ancora piange la
morte di Sigfrido. Quando arrivano Crimilde subito chiede di cosa ne è stato del suo
tesoro. Hagen le risponde di NO, il tesoro è inutilizzabile e giace di fondo al Reno.
Hagen capisce che c’è un problema e carico di sospetti non permette ai suoi guerrieri
di togliere le armi. Questa azione di togliere le armi e di fornire agli ospiti armati di
procurare delle ancelle che li aiutassero, era un comportamento rituale. E invece
Hagen dice ai guerrieri di non togliersi le armi.
29’ avventura: quando Crimilde vide vedere i guerrieri burgundi, sapeva che aveva a
disposizione molti guerrieri che la aiuteranno a vendicare.
Nel momento in cui incontra ufficialmente Hagen lui le manca di rispetto, non si alza
e si mette la spada di Sigfrido sulle ginocchia: gesto offensivo. Questo significa
implicitamente ammettere l’omicidio. Crimilde spererebbe che i suoi guerrieri
reagissero ma impauriti si tirano indietro.
È come se ci fossero due azioni parallele, una pubblica ufficiale. L’altra sotterranea in
cui si preparano ad ammazzarsi.
30’ avventura: dopo il banchetto i Burgundi si ritirano. Hagen e il suo compagno si
mettono di guardia e vedono che di soppiatto arrivano due guerrieri unni e fallisce
ancora questo tentativo di vendetta.
Importanza del gesto nella letteratura medievale e tardo medievale. Il gesto
significava molto di più di quello che sembrava, confermava dei valori.
31’ avventura: cominciano le controversie tra burgundi e unni. Hagen assume
atteggiamenti volgari e provocatori, Attila non raccoglie. Crimilde è isolata in questo
tentativo di vendetta, ha i suoi fedeli guerrieri che non è che siano un granché. La
figura di Crimilde perde un po' il contatto con la realtà, non riuscendo a far seguire la
sua volontà chiede aiuto a Teodorico, che non la stima e non accetta di aiutarla nella
vendetta, ma invece lo fa il fratello del marito.
Crimilde è l’unica a volere perseguire questo intento.
In questa continua provocazione Attila scegliere di non dare fuoco alla miccia e ad un
certo punto chiede ai Burgundi di accogliere l’erede, il figlio con cui ha avuto da
Crimilde.
32’ avventura: il fratello di Attila attacca i Burgundi ma avviene ucciso.
33’ avventura: ………raggiunge la sala dove gli altri banchetta racconta tutto e inizia
la battaglia. Decapita il figlio di Crimilde e Attila ed è grazie all’intervento di
Teodorico che Attila e Crimilde riescono a salvarsi, ma gli altri unni che sono
presenti in sala vengono uccisi.
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34’avventura: i morti vengono gettati fuori dalla sala, Hagen infama Attila per non
aver combattuto e Crimilde continua a dire che riempirà d’oro chiunque gli porti la
testa di Hagen.
36’ avventura: gli assalti continuano fino a sera. Gunther e Attila si accusano a
vicenda, e la regina si rivolge ai fratelli e dice loro che gli avrebbe risparmiati se però
loro gli consegnavano Hagen.
Crimilde fa sbarrare la sala e dà fuoco. Le fiamme divampano dove sono i Burgundi,
però alcuni si salvano perché hanno bevuto il sangue dei morti.
37’ avventura: Hrudiger osserva il massacro e piange, i doveri di fedeltà lo legano ad
Attila, ma è legato anche ai Burgundi perché li ha scortati fin li e ha promesso la
figlia al fratello del re burgundo.
Anche nel loro delirio si rendono contro che non vogliono più lo scontro.
Attila e Crimilde scoppiano in lacrime. Il pianto aveva la funzione di buttare fuori il
dolore ma era visto in maniera diversa.
38’ avventura: Teodorico prega un’altra figura, Ildebrando: maestro d’armi di
Teodorico, lo prega di andare dai Burgundi per cercare di capire cosa fosse successo.
Riceve da Hagen la conferma che Hrudiger è morto e ne richiede il corpo. Ulteriore
carneficina sopravvivono solo Gunther e Hagen.
39’ avventura: Teodorico rattristato va da Hagen e Gunther e gli chiede di
consegnarsi. Hagen rifiuta e attacca Teodorico che lo fa prigioniero e lo consegna a
Crimilde, però Teodorico gli chiede di non ucciderlo. Dopodiché Gunther si scontra
con Ildebrando, viene sconfitto.
Teodorico sconfigge Hagen. Ildebrando Gunther e anche questo viene portato da
Crimilde, la quale promette che non li avrebbe uccisi e li separa. Dopo Crimilde va da
Hagen e gli chiede di restituirle il tesoro. Hagen dice che non glielo dirà mai fino a
quando uno dei suoi re sarà in vita. Allora Crimilde fa decapitare Gunther e gli porta
la testa. Hagen. Crimilde stacca la spada e lo decapita. Attila si dispiace, la figura di
Attila è positiva. Teodorico uccide Crimilde.
Il poeta termina con il pianto di Attila e Teodorico.
Tutta questa narrazione si colorirà di un colore diverso se cominceremo a capire non
solo la qualità estetica del poema ma se riusciremo ad entrare nei meccanismi della
materia nibelungica.
La bellezza della canzone dei Nibelunghi è nel modo in cui questo materiale più
antico viene rielaborato.
Introduzione alla vicenda manoscritta:
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la canzone dei nibelunghi è testimoniata da 37 testimoni. Databili a partire dalla
prima metà del XIII secolo, la diffusione di questi manoscritti è particolarmente fitta
nell’area alemanna orientale (Svizzera) e nell’area Austro-bavarese.
È estremamente interessante il fatto che alcuni di questi manoscritti presentano dopo
la conclusione un poemetto breve che si chiama la chiave di clave. È una specie di
continuazione del Nibelungenlied, che in qualche modo resta un po' appeso nel finale,
perché è vero che muoiono tutti i Burgundi però di alcune situazioni non viene detto
cosa succede. Queste clave non è semplicemente una continuazione perché immagina
gli eventi che succedono a questi personaggi dopo la carneficina, ma è anche una
specie di commento è come se ci fornisse una chiave di lettura o interpretazione del
poema che lo precede nei manoscritti, nei Nibelunghi alla strofa 2379, l’autore
ammette che non sa cosa sia successo dopo. È come se l’autore alzasse le mani
difronte a una sciagura che è insensata. La sciagura avviene ma sembra che su sua
perso il senso all’interno della carneficina. Nelle clave questo non senso totale viene
ricondotto in maniera posticcia per alcuni versi a una sorta di disegno divino, come se
si rinunciasse a comprendere, è talmente mostruoso e succede perché lo vuole Dio.
La morte viene accettata come una specie di condizione inevitabile, cosa che è della
vita umana. In particolare, nelle clave si accentua il fatto che la figura che è davvero
l’incarnazione della violenza e dell’infedeltà. Nelle clave si addolcisce al contrario la
posizione di Crimilde e il suo atteggiamento viene giustificato perché agisce per
amore.
La violenza di Hagen è mossa da una cattiveria profonda. Di questi 37 manoscritti i
migliori dal punto di vista della critica del testo sono identificati con le prime tre
lettere dell’alfabeto maiuscole e con l’asterisco: A, B, C.
Karl Lachmann ha fondato il cosiddetto metodo di Lachmann, ha posto le basi di
quello che sarà il metodo comparativo ricostruttivo che ancora oggi studiamo, nella
sua edizione Nibelungenlied del 1826.
La critica del testo di Lachmann e il metodo si basa sulla comparazione e un
confronto del manoscritto dal quale trarre l’edizione migliore.
In realtà Lachmann era abituato a prendere un manoscritto che considerava migliore
su sue considerazioni e lavorare su quello, prendendo da manoscritti altre lezioni
dove il codice che stava seguendo gli pareva buono o inferiore ad altri. Quindi si basa
sul manoscritto A, che risale all’ultimo quarto del XIII secolo.
Più tardi nelle edizioni successive e quella di Bartsch si preferì il manoscritto B della
metà del XIII secolo, e poi venne preferito il manoscritto C, il più antico. Il punto è
che un’edizione critica del Nibelungenlied è una sola che solo Lachmann poteva
riuscire a fare, perché le varianti testuali sono infinite e ingovernabili, sono
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irriducibili a unità. Anche se noi consideriamo questi tre manoscritti principali, ci
rendiamo conto che non sono solo manoscritti principali ma portano redazioni
differenti della canzone nei Nibelunghi, nel senso che hanno al loro interno delle
varianti talmente cospicue, forti che non sappiamo realmente l’autore cosa abbia
scritto. Sono tutte varianti che possono essere attribuite all’originale.
La natura manoscritta del Nibelungenlied ci fa capire che di quest’opera hanno
cominciato a circolare diverse redazioni immediatamente, non solo dopo che l’autore
l’ha scritto, ma già prima circolavano diverse redazioni.
Redazione: versione di una storia che ha pari dignità rispetto ad un’altra.
Queste redazioni diverse sono la prova che ad un certo punto hanno cominciato a
circolare ed ognuno aggiungeva qualcosa.
Secondo alcuni studiosi è possibile che alcuni di questi tre manoscritti A,B,C,
rappresentassero la messa per iscritto di versioni che originariamente circolavano
oralmente ciascuna delle quali poi ha trovato spazio nella pergamena.
Nel 1971 uno studioso Batts ha fatto un’edizione bellissima, dove alza le mani
rispetto all’edizione di una costruzione critica e presenta le tre redazioni A,B,C.
Gli studiosi non sono tutti d'accordo sulla possibilità che un Nibelungenlied sia mai
esistito, ma pensano che ci fosse un poema orale con diverse e indipendenti sue
messe??
In ogni caso A,B,C rappresentano redazioni distinte dell’opera. Le prime due sono
più simili.
Abitualmente la critica le definisce “redazione not”, perché questi due manoscritti, in
cui l’ultimo verso dice “questa è la rovina dei Nibelunghi”.
Mentre la redazione C è la litfastrum?? L’ultimo verso dice “questa è la canzone dei
Nibelunghi.
Queste due redazioni sembrerebbero derivare da una precedente redazione dove era
successo che la rielaborazione del materiale che prima presumibilmente circolava
oralmente ha determinato diverse incongruenze.
Il redattore di C avrebbe cercato di uniformare la storia, aggiungendo delle strofe
esplicative.
Questi interventi di normalizzazione quale scopo hanno avuto?
Hanno avuto due motivazioni e due risultati.
1) Hanno riportato il sistema dei valori dalla società germanica dalla quale
derivavano a un codice cortese. La materia che era eroica e germanica è stata in

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qualche maniera adattata a una cultura cortese, quale era quella presente in
Germania nel 1200.
2) Introdurre o rafforzare elementi cristiani. Viene cambiato il giudizio su Hagen
e Crimilde.
Nella redazione C questi due personaggi vengono identificati con più forza rispetto
alle edizioni A e B.
In particolare, nella redazione C, la posizione di Crimilde come assassina è
sottolineata, che nelle altre redazioni era più una vittima.
Il personaggio di Crimilde non è omogeneo,
Che cos’è la materia nibelungica e quali eventi avrebbero un’origine nella storia.
Quando parliamo di Nibelungenlied, parliamo di un poema composto da un anonimo
che si basò su storie che circolavano oralmente da un po'.
Quando è nata questa materia? Probabilmente si era formata molto prima tra V e VIII
secolo, sono 500-600 anni prima, noi dobbiamo immaginare che in questo lasso di
tempo questa storia, erano tante storie che circolavano oralmente e che poi sono state
assemblate e gli si è data una struttura più complessa: una narrativa epica.
Che cosa fa l’autore? Mette in relazione vicende che in realtà erano nate
indipendentemente l’una dall’altra e che non appartenevano ad un ciclo.
Poeta che canta di Sigfrido poi aggiunge varie vicende, nasce una specie di “malattia
brutta”. Che si espande aggregata.
All’interno di questo bozzolo narrativo vengono inseriti elementi fiabeschi,
mitologici e alla fine elementi cristiani.
Nibelungenlied è stato scritto intorno al 1200, la Germania era cristiana, ma la
materia è precedente e i fatti sarebbero avvenuti quando le tribù tedesche iniziano a
cristianizzarsi. La materia nibelungica, ha uno schema narrativo comune.
Lo schema narrativo consiste:
1) Schema: Un eroe di cui si sa che ha ucciso un drago e in possesso di un enorme
tesoro giunge presso una corte straniera.
2) L’eroe muore ucciso a tradimento in seguito ad una lite tra sua moglie e quella
del re.
3) La vedova dell’eroe si spose con Attila;
4) Dopo un lasso di tempo non irrilevante i suoi fratelli ricevono un invito a corte
che ne determina la morte; nella tradizione nordica è Attila, non Crimilde.

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Il nucleo originario ci dice che c’è un invito dalla corte unna presso i fratelli. In una
parte della tradizione si dice che la sorella è complice nell’altra cerca di avvisare i
fratelli. Questo da un punto di vista culturale è interessante perché rivelerebbe una
posizione diversa dalla parte della donna che in un caso considerebbe sua famiglia
vera quella del marito, nell’altra tradizione invece ci sarebbe una posizione della
donna che resta legata alla famiglia di origine.
Questi due nuclei originari, Sigfrido è un po' una specie di Beowulf che se ne va in
giro ad ammazzare draghi, originariamente erano quasi sicuramente indipendenti, non
sappiamo in quale momento siano stati messi insieme per costituire l’epos tedesco
per eccellenza. Questa materia nibelungica è molto diffusa in Scandinavia, le fonti
scandinave sono molto numerose e molto belle in alcuni casi.
Le fonti scandinave norrene sembrano mantenere un nucleo più antico, ma non sono
le opere più antiche del Nibelungenlied.
La canzone dei Nibelunghi è la testimonianza dell’opera nibelungica più antica che è
stata messa su pergamena.
Ma alcune fonti scandinave pur essendo più tarde preservano una versione più vicina
a quella originale rispetto alla versione tedesca.
Il Nibelungenlied è stato composto intorno al 1200 in Germania. Qualche decennio
dopo, Snorri Sturluson scrive l’Edda in prosa e nel capitolo intitolata “linguaggio
poetico”, saggio su come si forma la poesia, riassume la vicenda di Sigurd.
Sigurd è il nome norreno di Sigfrido.
Nell’Edda di Snorri, egli riassume la vicenda di Sigurd, e ce lo fa per spiegare una
Kenning, quando si tratta di spiegare perché una delle kenningard per tesoro è riscatto
della lontra, Snorri deve dire agli apprendisti che per dire tesoro bisogna dire “riscatto
della lontra” e spiega perché il tesoro può essere nominato così. Ciò si deve al fatto
che quando Sigurd uccise il drago etc….
Per questo l’Edda di Snorri è una miniera importante.
Qualche anno più avanti, un altro islandese anonimo raccoglie insieme una serie di
carmi in parte mitologici, in parte eroici è l’Edda poetica, alcuni dei quali raccontano
di queste vicende che hanno sempre come protagonista Sigurd da giovane e lo
scontro tra i Burgundi e Unni, e carmi che parlano di Attila in questa situazione.
Questi carmi erano noti a Snorri, benché l’Edda di Snorri sia più antica di
quest’antologia dell’Edda poetica, cronologicamente i carmi dell’Edda poetica sono
primi dell’Edda.
Carmi sui quali si basa anche l’Edda di Snorri ma che hanno anche radici più antiche,
è possibile che per sanare anche questa disomogeneità più tardi ovvero nella seconda
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metà del XIII secolo, un altro anonimo riprende i vari episodi che sono narrati nei
carmi eddici e ripresi dall’Edda di Snorri e riprende anche i Nibelunghi e crea un
racconto in prosa che è la saga dei Volsunghi.
Esistono due tradizioni: una di Marcello Meli in italiano, e l’altra di Ludovica Koch.
Cercando di eleminare le contraddizioni e di conferire un filo logico alla narrazione.
Nella saga dei Volsunghi ci sono elementi in più rispetto ai Nibelunghi. Sempre in
area nordica si sviluppa su questo ceppo la saga di Teodorico da Verona, testo
interessante che fu scritto in Norvegia intorno alla fine del XIII secolo, la cosa
interessante è che nello stesso prologo l’autore dice che si basa sui racconti dei
mercanti tedeschi, ciò ci fa capire che è possibile che questa storia fosse scritta in
tedesco ma non ci è pervenuta. La materia nibelungica rientra anche nella saga di
Teodorico, il quale non è il personaggio principale nei Nibelunghi, però nella II parte
ha un ruolo importante.
Le due vicende di Teodorico e Nibelunghi sono due storie diverse, ma c’è un
corridoio dove si incrociano. La base storica di Teodorico è Teodorico il Grande, il re
degli ostrogoti che regnò in Italia tra 493-526.
L’autore della saga di Teodorico nel raccogliere le varie vicende legate a Teodorico
dedica una parte della storia alla vicenda di Sigfrido. A partire dal XIII secolo ini
Germania e nell’aria Scandinavia è un fiorire di opere non tutte belle che sviluppano
questo ciclo.
Circola molto tardi un canto di Sigfrido dalla pelle di corno, un'altra opera si chiama
“giardino di rose”. La vicenda di Sigfrido è presente delle ballate feroesi della
Danimarca che sono del XVI secolo e ci fa capire quanto questa storia agli antichi
germani piacesse.
Alla base di queste vicende ci sono più radici storiche, e si sono sviluppate nel
periodo delle migrazioni germaniche.

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09/11/2020
Questione che la materia nibelungica ha dato origine ad una serie di testi nell’area
tedesca e scandinava. Capire in quale misura questa materia possa essere collegata a
vicende storiche. Origine storica dalla quale c’è stata la rielaborazione letteraria. In
particolare, la seconda parte sembra aver avuto origine durante le grandi migrazioni
(tra IV e V sec.). Questa migrazione segue due direttrici:
- La prima da nord verso sud, Da Scandinavia in giù
- La seconda da est verso ovest
Sono le cosiddette invasioni barbariche. Queste determinano un sovvertimento
generale politico dell’Europa centro-occidentale. Non deve essere visto solo come un
fatto negativo. Questa epoca costituisce anche il germe della cultura europea. Quando
i popoli si ibridano, le conseguenze possono essere anche estremamente positivi. Le
motivazioni per gli spostamenti sono due. La prima (riguarda soprattutto da nord) è
l’attrattiva che l’Impero Romano era finito. Nonostante il degrado costituiva una
miniera. Era un’area che interessava. La seconda è la pressione da parte degli unni. I
burgundi sono uno dei gruppi che partecipano a questi spostamenti. Noi li troviamo
stanziati in un’area già diversa dall’origine. Loro erano probabilmente scandinavi.
Questi burgundi sono stati seguiti storicamente ed erano stanziati nel corso del medio

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Reno nel 406. Nel 413 abbiamo fonti che diventano foederati dei romani. Cosa
sappiamo? Nel 435 rompono il patto coi romani e invadono l’area belgica. Era un
fenomeno diffuso quello di porsi rispetto a Roma in maniera non univoca.
Spostamenti continui di alleanze. Roma reagisce e li sconfigge nel 437 con il
generale Flavio Ezio grazie ad un esercito di Unni. A quel tempo gli Unni erano
alleati di Roma. Circa 20.000 morti secondo le cronache. Tra i morti l’intera famiglia
reale dei Burgundi. Quindi morte della famiglia (nucleo della seconda parte del libro)
attestata. Dopo la sconfitta venne deportata in massa nella Sabaudia (Rodano
superiore). I superstiti svilupparono un nuovo regno fino a quando i Franchi non li
inglobarono. Prima della sconfitta, re Gundobad aveva fatto erigere la lex
brugundiorum. Gibica, Gundomar, Gislaharius e Gundaharius erano i predecessori
nominati nella lex. Nomi di personaggi storici che ritornano nei testi della materia
nibelungica. Questo non può essere casuale. In particolare, Gibica assume un ruolo
diverso rispetto a quello storico; rimane solo il nome. Lo stesso per Gundomar che
corrisponde a Germnot. Che cosa succede? Noi sappiamo che un ruolo fondamentale
lo assume Attila. Che in realtà nei fatti storici non avviene. Il re degli unni non
prende parte direttamente alla battaglia. Tra l’altro Attila in quel periodo era sovrano
ma con il fratello Bleida. Questo disastro dei Burgundi non vide protagonista Attila
che invece nella canzone dei Nibelunghi era presente. Anche gli Unni non
mantenevano la stessa alleanza. Nel 451 diventano nemici di Roma e vengono
sconfitti nei campi Catalaunici. Quello che sappiamo di Attila è che morì nel 453. La
cosa interessante è che secondo alcune fonti morì la prima notte di nozze con la
moglie Iglico (Hildjo) (?). Quindi ucciso dalla moglie giovane. Questo tema compare
anche nei Nibelunghi. Hildjo -> vuol dire battaglia. È possibile che nella
rielaborazione Attila sia stato inserito anche perché non era massimamente onorevole
morire per mano di una ragazzina. Sulla morte di Attila dice qualcosa anche uno
storico bizantino Giordane. Dice che Attila morì per un’emorragia. Morte poco eroica
per un guerriero. Come se morisse per un’ulcera. Per questo girò la voce che fosse
ucciso dalla moglie, perché era comunque più onorevole. Inizia a circolare la voce
che la moglie lo abbia ucciso per vendicare la morte di un aprente morto nel 437.
Questo spiega il nesso. La storia però dice cose molto diverse dalla letteratura.
Abbiamo il tema della vendetta. Sulla base di cosa parliamo della materia
nibelungica? Ci rafforza il fatto che nelle versioni nordiche scandinave, Attila (Atli)
viene ucciso dalla moglie. Questa moglie corrisponde alla Crimilde dei Nibelunghi.
La difficoltà è essere indifferente alle corrispondenze di nomi. Non si riesce a creare
una storia coerente se si mettono insieme varie cose. Teodorico guadagna qualcosa
nelle rielaborazioni. La sua però è pesante. Storicamente cosa sappiamo? Sappiamo
che da bambino trascorse 10 anni a Bisanzio come ostaggio. (era una garanzia di
fedeltà). Questo scambio di ostaggi era frequente, come pegni. Trattati nella migliore
maniera. 459-469. Ostaggio tra ostrogoti e impero romano d’Oriente. Grazie

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all’imperatore Zenone fu mandato in Italia per scalzare lo sciro Odoacre, che depose
nel 476 Romolo Augustolo. Assedio dura 3 anni a Ravenna. La leggenda dice che lo
uccise durante un banchetto. Teodorico regnò fino al 526. La sua figura divenne
leggendaria non soltanto nel mondo germanico. Divenne centrale in diverse leggende,
ma la valutazione storica e letteraria non è univoca. Due cicli. Secondo un ciclo è
visto come un personaggio negativo, perché era un cristiano di fede ariana. La
differenza è che consideravano Gesù creato da Dio e non figlio. Secondo alcuni testi
è morto sprofondando in un cratere vulcanico. Secondo un altro ciclo avrebbe
cavalcato direttamente all’inferno. Nell’altro ciclo è positivo. Lui stesso diede origine
al ciclo teodoriciano. La sua permanenza alla corte unna è legata ad un’ingiustizia
che avrebbe subito. Circola la leggenda che Teodorico, re d’Italia, era stato cacciato
assieme al mastro d’armi Ildebrando. Trova posto nella corte unna per una trentina
d’anni. Questo fatto è un ribaltamento della realtà storica, questo è lo scenario del
carme eroico di Ildebrando. Dove si immagina che Ildebrando, durante l’assedio di
Verona, si scontri con il figlio nell’esercito opposto. Il padre riconosce il figlio, ma
non viceversa. È lottato tra il dovere di padre e quello della lotta. Si mantiene vicino
alla funzione di eroe e uccide il figlio. Come viene rielaborata questa massa di nomi e
date? La prima cosa che viene fuori è che il rispetto per la realtà storica è inesistente
o pressoché nulla. I meccanismi attraverso i quali una vicenda storica diventa epos
sono diversi. Uno di questi è la semplificazione. Eventi intricati che hanno alla base
questioni politiche e dinastiche (questa fu la strategia che permise a Cesare di
espandere i confini). Vengono ridotte a situazioni motivate da sentimenti elementari,
universamente validi. Amore, gelosia, avidità, vendetta. Nel contesto della vicenda
nibelungica, gli intrecci politici tra unni e Roma sono ricondotti al banalissimo
desiderio di vendetta di Crimilde. Tutto questo gran casino è ricondotto al desiderio
di vendetta di Crimilde che vuole vendicare Sigfrido. Oppure (più simile) per la sete
di denaro di un sovrano. Ricondurre ad una sfera intima motivazioni di ordine
pubblico e politico. Studioso Heinzle. Altro processo è assimilazione. Consiste nel
fatto che diverse vicende vengono ricondotte ad uno schema comune. Nella canzone
dei nibelunghi è ricorrente lo schema del matrimonio. La vicenda dei nibelunghi
viene ricondotta al fatto che Sigfrid chiede Crimilde. Attila che chiede Crimilde.
Gunter che chiede Brunilde. Crimilde nella tradizione scandinava era già stata con
Sigfrido. Altro schema è quello dell’invito ingannevole, che riguarda Brunilde e
Crimilde quando invita i fratelli. Terzo processo è coordinazione. Fatti e personaggi
indipendenti vengono messi in relazione in maniera anacronistica. Noi sappiamo che
Gunther va da Attila, ma l’origine storico è che i due non si sono mai incontrati.
Spedizione unna in Francia. Processo di sincronizzazione. Nel senso che ha un fattore
risolutivo, di allineamento. Le contraddizioni sono tante. Se a noi oggi le
contraddizioni ci danno noia, se notiamo un anacronismo per noi è un errore. Nel
mondo germanico non sono errori. Non vogliono riprodurre alcuna fedeltà storica, ma

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creare una scatola chiusa di vicende eroiche. Frutto della letteratura che crea un
mondo eroico che non necessariamente deve esistere, ma il valore portato è
importante. Valori e qualità sia positive che negative proprie della società eroica.
Ultima cosa. Società medievale non si cura dell’anacronismo. La sincronizzazione
riguarda interi cicli leggendari. Realtà che si sovrappone alla realtà. Non ha nessuna
importanza la realtà storica. Molto più complicate sono le vicende storiche riguardo
l’origine storica di Sigfrido. Possibilità che Sigfrido sia ispirato ad una figura storica
è difficile da dimostrare. Molti tentativi di dimostrazione, ma non abbiamo un
Sigfrido storico. il più famoso è quello che pretende di identificarlo con Arminio,
capo di una tribù germanica. Determinò una sconfitta a danno dei romani nella selva
di Teutoburgo. Entrambi assassinati da parenti. Sigrfrido viene da Xantem (vicino a
luogo della battaglia); mentre secondo alcuni la lotta con il generale Publio Quintilio
Vario, sarebbe stata trasposta in una lotta con Drago. Probabilmente pura fantasia.
Alcune ipotesi riconducono sviluppo a Baldr. Non avrebbe tanto origine storica ma
mitologica. Divinità germanica che ha in comune solo l’uccisione a tradimento.
Sigfrido ha un punto di vulnerabilità tra le scapole. Nella vicenda di Baldr il punto
debole è l’arma. Motivo universale (vedi tallone d’achille). Dalla storia merovingia
del VI sec. hanno cose più consistenti. Dinastia dei franchi. Nei 3 secoli inglobano
vari popoli. Origine della figura nella storia merovingia, basandosi su quanto riporta
Gregorio di Tours nella historia Francorum. 566 re dei Franchi Sigiberto sposa una
donna nobile Brunitilde, secondo genita del re visigoto. Questa donna porta una dote
immensa. Il fratello sposa la sorella di Brunitilde. Anche qui abbiamo un matrimonio
doppio. Questo fratello ha varie concubine, una non accetta. Importante è che
Sigiberto condivide con Sigfrid il primo membro del nome. Corrispondenza non dei
nomi ma delle azioni. Sembra strano che non ci sia una base storica anche nel primo
nucleo. Altra difficoltà sta nel fatto che i due nuclei non sono posti storicamente in
successione cronologica. Gente diversa di epoche diverse. Collante è Crimilde. Ma
ruolo diverso nelle fonti scandinave. Ad attirare i cognati, non è Gudrun ma Attila.
Fonti norrene sono più tarde della canzone dei Nibelunghi, ma probabilmente narrano
una vicenda più antica.

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11/11/2020
Quali sono le differenze principali tra tradizione scandinava e germanica.
Uno strumento importante per individuare le fonti della materia nibelungica delle
origini, per individuare i caratteri e la fisionomia, è rappresentato dalle iscrizioni
(testimonianze iconografiche) attestate principalmente in area scandinava, utili a
ricostruire la figura di Sigfrido. Alcune di queste testimonianze iconografiche
rappresentano un guerriero che combatte contro un drago. Difficile dire che sia
Sigfrido, può rappresentare anche Beowulf o addirittura S. Giorgio. Non basta avere
l’immagine di un guerriero per avere la sicurezza che sia Sigfrido. Nella mitologia
umana a combattere un drago non è solo Sigfrido.
Un’ Indizio che viene considerato utile ad identificare il guerriero è il fatto che
combatta con una spada, sono stati fatti anche degli studi su questo, anche il modo
con cui viene usata per uccidere il drago, l’eroe colpirebbe il drago dal basso verso
l’alto. Dettaglio che viene precisato con grande precisione sia nell’Edda di Snorri che
nella saga dei Volsunghi. Nella tradizione non solo germanica ma anche nelle saghe
irlandesi, qualsiasi ferita inferta né descritta con grande precisione, non si tratta di
una descrizione della violenza fine a sé stessa, perché esistevano varie tipologie di
ferite e anche di trafiggere le quali potevano determinare la natura della pena che
l’omicida doveva scontare.
Un’altra scena attestata nell’iconografia scandinava è quella in cui l’eroe si tiene un
dito in bocca dopo essersi scottato con il sangue nel cuore del drago appena scottato
(sempre fonti scandinave).

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Altra figura che è presente nell’iconografia nordica è l’avversario Gunnarr, nome
scandinavo di Gunter, rappresentato principalmente nel momento della morte, perché
nella tradizione scandinava viene lanciato in una fossa di serpenti, invece nei
Nibelunghi viene decapitato. C’è la rappresentazione del guerriero che giace in attesa
della morte, in una fossa di guerrieri. Questa rappresentazione è presente su una
pietra dipinta nel mar Baltico, databile all’VIII sec. in un’isola svedese. Quando si
parla di testimonianze iconografiche principalmente si parla di pietre (massi) dipinte.
Altro frammento è stato rinvenuto sull’isola di Mann. Su questa sono rappresentate
sia scene morte Gunnarr che episodi della giovinezza di Sigfrido. Importante perché
sarebbe la più antica testimonianza del fatto che nel 900 epoca in cui è databile il
reperto, le due vicende erano già messe insieme, costituivano già una narrazione.
Per quanto riguarda le testimonianze testuali al di fuori della stessa, forse la più antica
è nel Beowulf. Dove al seguito del festeggiamento dell’uccisione del Beowulf viene
detto che un eroe glorioso viene paragonato a Sigmund, si dice che sarebbe
discendente di Waeel. Questo riferimento non coincide perfettamente con quello che
noi sappiamo, perché nella tradizione nibelungica Sigmund non è l’uccisore del drago
ma il padre di Sigfrido.
Nel Beowulf verrebbe attribuito al padre di Sigfrido un’impresa eroica che invece è
del figlio.
Non è secondario il fatto che ci siano questi riferimenti e anche la coincidenza di
nomi, perché quando nel Beowulf si dice che questo Sigmund è discendente di
Waells, questo nome (volsungo) abbiamo una corrispondenza con l’antenato di
Sigmund, nella tradizione nibelungica che si chiamava Volsung.
Un altro riferimento letterario è presente in due opere, una anglosassone e l’altra
continentale scritta in latino. Si tratta di due opere distinte che hanno come
protagonista un guerriero. Valdere che è l’equivalente del protagonista di un
poemetto del X sec che si chiama Waltarius (forma latineggiata).
Praticamente la storia avventurosa di questo guerriero visigoto il quale era cresciuto
come ostaggio alla corte di Attila insieme ad altri due ostaggi. Hilgund e un certo
Hagano (vassallo del re francone Ghibico). Proprio il figlio del re franco Guntarius
quando sale al trono decide di sospendere l’accordo con Attila e di interrompere la
pace. Succede che i tre ostaggi scappano e la signora Hilgund si porta via il tesoro
degli Unni. Quando arrivano da Guntarius, esso ritiene di avere diritto al tesoro, a
Hilgund.
Hilgund era legata a Valdere.
C’è uno scontro micidiale fra i guerrieri. Escono tutti mutilati. Dopo tutti a casa
propria con il tesoro il cavallo e la donna che rimangono a Waltarius.
Probabilmente l’autore dei nibelunghi doveva conoscere il Waltarius. La
dimostrazione l’abbiamo alla fine della ventesima avventura (strofa 1756) quando i
burgundi arrivano da Attila strofa 1756.

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Molte di alcune tribù noi conosciamo solo i nomi.
La materia nibelungica non solo ha circolato oralmente ma ci sono state varie
aggiustamenti e modifiche con le quali si cercava di andare incontro ad ogni esigenza
specifiche.
Si distingue una tradizione tedesca e una norrena.
Nella tradizione tedesca viene ricompresa la canzone di Sigfrido dalla pelle di corno.
In quella nordica sono comprese: l’Edda poetica, quella di Snorri, alcune ballate
danesi e una faroese. Situazione intermedia è costituita dalla Saga di Teodorico scritta
in nordico ma che dichiara di essere stata tradotta sulla base di racconti tedeschi ha
una base basso tedesca (Germania settentrionale).
Le differenze principali quali sono? Si dispongono intorno a delle macro-differenze
che sono due. La prima riguarda le vicende che ruotano intorno a Sigfrido. Nelle
versioni norrene viene dato un ampio spazio alla giovinezza di Sigfrido. Vi è un
elemento importantissimo assente in quella tedesca è il giuramento d’amore eterno
fatto a Brunilde. Seconda differenza riguarda ruolo della moglie dell’eroe. Nei
nibelunghi Crimilde è dalla parte del tesoro ed è anche più violenta.
L’Edda poetica è il repertorio più ricco di testimonianze sulla storia di Sigfrido. Il
problema dei carmi eddici è che la materia è antica ed orale, ma sono fortemente
disomogenei. Il Codex rebus in Islanda manca anche di un fascicolo. Ha una lacuna
di 16 pagine. Dovevano essere nella sezione dedicata a Sigmund. 16 pagine 8 fogli.
Altro problema è che i carmi sono discontinui e non uniformi. Altra fonte che è
l’Edda di Snorri, è arrivata meglio ma è più schematizzata. Il testo che spiega meglio
la materia nibelungica è la saga dei Volsunghi. Alcuni elementi delle 16 pagine
possono essere ricostruiti attraverso questa saga. È un testo piuttosto tardo copiato nel
1400. Anche se la materia è norvegese di almeno un secolo prima. Sigmund viene
descritto come un eroe in una linea genealogica e viene data una discreta attenzione
agli antenati, che sono i volsunghi. Nella saga, il padre di Sigfrido muore mentre la
moglie è incinta. A fare da padre è Reginn, un nano. Fratello di Fafnir il quale si muta
e diventa un drago. Nella saga dei volsunghi grande attenzione per Sigfrido da
giovane e anche del drago da giovane. Questo Reginn cresce Sigurd e lo spinge anche
ad essere ambizioso e ad impossessarsi del tesoro del drago. Di questo tesoro e
origine si parla anche nell’Edda di Snorri. Si dice che questi due avevano un terzo
fratello che si chiama Otr, solito trasformarsi in lontra per catturare pesci. Ad un certo
punto viene colpito da un sasso lanciato da Loki. Succede che il padre di Otr cattura
gli Dei e li obbliga a pagare pegno. Era riempire la pelle della lontra con l’oro. Loki
torna alla cascata, cattura un altro umano, prende il suo oro e un anello magico. Il
nano catturato lancia una maledizione su tutti i proprietari del tesoro. Il padre viene
ucciso dal figlio. Il tesoro maledetto è quello dei nibelunghi. Con il sangue del drago
non diventa invisibile, ma capisce la lingua degli uccelli. Importante perché anche nel
mondo classico serviva per predire il futuro. Nella tradizione norrena Brunilde è una

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Valchiria. Punita. Il compito delle valchirie era quello di trovare i guerrieri migliori e
portarli nel Valhalla. Brunilde accorda ad un guerriero la vittoria. I due si innamorano
ed addirittura concepiscono una figlia (che compare nella saga di Ragnar). Raggiunge
la terra dei nibelunghi, dove il re ha tre figli. Gunnar, Guthorn, Kudrun (Crimilde).
Ha poi Hog (o caudata). La regina Ute, gli fa bere una pozione che gli fa dimenticare
le promesse a Brunilde. Tante differenze, ma la storia è quella. È Attila che ha una
funzione negativa, non è la moglie a invitare per potersi appropriare del tesoro. Molto
bello che nelle fonti scandinave Gudrun cerca di avvisarli. Crimilde per vendicare i
fratelli uccide i figli avuti da Attila e glie li serve per cena. Poi lo uccide e dà fuoco a
tutto. A metà strada tra fantastico e reale. Un tratto importante del tedesco è che la
materia nibelungica è stata rivista fortemente in chiave cortese. La vicenda dei
nibelunghi viene ammorbidita. I personaggi non valgono più per la loro funzione
archetipica, ma sono calati in costume. Ci sono variazioni sul tema. All’interno dei
modelli ci sono scene ricorrenti. Grande caratterizzazione cortese, ma non ha niente
del romanzo cortese. Soprattutto l’idea di crescita del cavaliere. Nel romanzo
arturiano il cavaliere compie missioni per crescere. Ideologia cortese non riesce a
coprire quella eroica e nemmeno quella leggendaria. Soprattutto manca il lieto fine.
Infine, animali nei Nibelunghi. Nessun ruolo. Animali di fantasia il drago. Poi una
serie di animali complemento all’uomo come cavallo e cane. Oppure oggetti di caccia
a meno che non siano simbolici. Cinghiale e leone. 946-948 cattura dell’orso.

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