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GLI STATI UNITI E LA CRISI DEL 29

All’inizio degli anni venti, mentre sull’Europa gravava il peso di un’economia


devastata dai danni di guerra, l’America godeva del primato mondiale di uno
stato a stampo capitalistico.
 Presidente Woodrow Wilson: tenta di consolidare il ruolo dell’ America
di primato economico mondiale attraverso una politica di stampo liberale
e democratico con i Quattordici punti.
 Presidente Warren Harding: adotta invece una politica isolazionista
basata sull’isolamento del paese nei confronti dell’Europa a livello politico
ed economico, potendo così approfittare della favorevole collocazione
geografica del paese. Perciò gli Stati Uniti non parteciparono alla Società
delle Nazioni. Questo isolazionismo in ambito economico era volta a
difendere i prodotti nazionali mentre a livello socio-politico caratterizzò
l’allontanamento del paese nei riguardi dei conflitti sociali scoppiati in
quegli anni nel resto d’Europa. Inoltre emanò una legge sul
proibizionismo che vietava la produzione e la vendita di alcolici.
 Presidente Calvin Coolidge: per far si che l’Europa pagasse i debiti di
guerra, predispose un sistema di aiuti finanziari verso la Germania con il
piano Dawe nel 1924, così che i fondi americani riuscirono in un primo
momento a rivitalizzare l’economia dell’Europa, in modo tale da poter
quest’ultima restituire agli Stati Uniti i prestiti bellici. I capitali così
ottenuti favorirono un boom economico.
Il benessere crescente insieme ad un’incontrollata produzione industriale e
agricola crearono una crisi di sovrapproduzione, determinando lo
stagnamento del mercato internazionale che si ritrovò nell’impossibilità di
riassorbimento delle eccedenze produttive, il che provocò una crisi gravissima.
La Borsa di Wall Street crollò nell’ottobre del 1929, le fabbriche chiusero e le
banche fallirono, determinando un crollo della produzione industriale. La crisi
degli Stati Uniti si propagò in tutto il mondo, soprattutto in Europa, dove crollò
ulteriormente la produzione.
Ad avviare una risoluzione della crisi americana fu il presidente Franklin
Delano Roosvelt che elaborò il piano chiamato New Deal (nuovo corso) in
base al quale abbandonò un’ “economia libera” di tipo privatistico, senza alcun
vincolo imposto dallo stato, per adottare un’ “economia guidata” basata
sull’intervento dello stato che andava a contrastando l’ideologia
dell’individualismo. Perciò questa riforma stabilì il passaggio da un’economia
libera ad un’econimia guidata, in cui lo stato interveniva per porre alcuni
limiti alla crescita produttiva e un controllo della libertà d’iniziativa privata.
 PIANO ECONOMICO: Per favorire l’incremento degli investimenti e dei
consumi, R. adottò un sistema di inflazione controllata, svalutando il
dollaro per rialzare i prezzi, immettendo carta moneta banche e Borse.
 PIANO SOCIALE: difese i salari minimi, contratti di lavoro e riduzione
dell’orario. Realizzo lavori pubblici per combattere la disoccupazione e
concesse aiuti alle aziende in crisi per favorire la ripresa dell’industria.
Concesse sussidi per favorire la ripresa dell’agricoltura
 PIANO POLITICO: per finanziare le misure necessarie ad attuare riforme,
R. applicò rigida politica fiscale verso le classi abbienti provocando la
loro opposizione.
Durante la sua seconda presidenza (32 ->1936) R. guadagnò il pieno consenso
delle masse popolari e delle organizzazioni sindacali alla sua politica, basate
sulle teorie dell’economista Keynes, promulgatore della necessità del controllo
dello stato sull’attività produttiva e monetaria.

Speculazione: in economia, operazione che consiste nel comperare a basso


prezzo grandi quantità di merci o di azioni quando si prevede che il loro prezzo
aumenterà, allo scopo di realizzare considerevoli profitti.