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POVERI IN RIVA AL MARE

Se la produzione cubista è stata sicuramente quella che più ha portato


Picasso alla ribalta internazionale, grande fortuna critica hanno ricevuto
anche i periodi iniziali della sua attività. Quei periodi che normalmente sono
definiti «blu» e «rosa». Questo quadro appartiene al periodo «blu», come
facilmente si può vedere dalla tonalità dominante nel quadro. Una famiglia
povera, padre madre e figlio, sono su una spiaggia solitaria, a piedi nudi e
con il capo chino. È un’immagine di grande mestizia, ed è questo il
sentimento che prevale in tutta la produzione del periodo «blu». Da notare,
ovviamente, la grande padronanza dei mezzi tecnici di Picasso e la sua
grande capacità di essere, già a 22 anni, padrone del linguaggio pittorico.
 

RITRATTO DI AMBROSIE VOLLARD

Ambroise Vollard è stato uno dei maggiori galleristi e mercanti d’arte parigini
nel periodo tra fine Ottocento e inizi Novecento. La sua attività è stata molto
importante per consentire la conoscenza e la diffusione di molti artisti del
periodo postimpressionista e delle avanguardie storiche. In contatto quindi
con grandi talenti, di lui ci rimangono numerosi ritratti, tra cui uno eseguito
da Paul Cezanne. Tuttavia questo di Picasso, se confrontato con le foto di
Vollard, appare straordinariamente somigliante, pur con una tecnica di
realizzazione molto poco ortodossa per un ritratto. Siamo, ovviamente, nel
periodo del cubismo analitico, e lo stile di Picasso si riconosce soprattutto per
queste numerose sfaccettature. I suoi quadri appaiono un po’ come
un’immagine riflessa in uno specchio rotto, i cui frammenti riflettono porzioni
dell’immagine da diverse angolazioni, ma che riescono a comporsi lo stesso
nel nostro occhio per farci capire qual è la cosa riflessa dallo specchio in
frantumi.

I SALTIMBANCHI
 Quest’opera è del 1905 e mostra un gruppo di saltimbanchi raffigurati in
piedi all’interno di un paesaggio. C’è una certa discrepanza tra
l’abbigliamento dei personaggi e l’ambiente in cui si trovano. Portano ancora
il costume come se dovessero entrare in scena, ma non si trovano sul luogo
della recita, bensì in un paesaggio di dune che si estende vuoto in profondità.
In questo luogo di solitudine, senza spettatori, non circondati dall’atmosfera
circense, i saltimbanchi sembrano estranei. In effetti è sì venuto meno il
senso di desolata solitudine che caratterizzava il periodo blu – l’uomo e la
bambina si tengono per mano; tutti hanno lo sguardo alzato dal suolo – ma
l’opera è comunque pervasa da un senso di velata malinconia. I personaggi
sono immobili, un po’ assenti; nulla in loro o nel paesaggio, irrealmente
composto da semplici macchie di colore, fa pensare al vociante e
movimentato mondo dello spettacolo. Insieme ai saltimbanchi ritornano nei
quadri anche gli oggetti: il cestino della bambina, il sacco gettato sulle spalle
del buffone, il tamburo che l’adolescente porta sulle spalle, il vaso accanto
alla donna in primo piano. Da notare come i costumi aderiscono come una
seconda pelle di vari colori e questo consente al pittore di mettere in rilievo
la plasticità dei corpi. Ma ai colori puri, piatti e senza mediazioni o passaggi,
che esplodono nelle tele dei Fauves capeggiati da Matisse, esposti nel Salon
d’Automne del 1905, Picasso oppone il monocromo tendente al rosa,
all’incarnato, al tenue grigio, il suo rifiuto ai nuovi pigmenti brillanti. I vari
toni che Picasso adotta sono dati, alternativamente, con stesure coprenti –
l’abito rosso del giullare o quello blu del ragazzino – e con velature
trasparenti e raffinate, come nell’inconsistente gonna della donna seduta in
primo piano.