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Era il cinquantottesimo ciclo dopo la tregua da Ragnarokkr, ai confini del regno di R​øk​ kr su

un’isola in mezzo alle distese di ghiaccio vi erano delle vecchie rovine naniche, congelate e
decadenti, un gruppo di sopravvissuti vi si stabilì tempo addietro creando una città, oltre al
popolo di quelle terre vi trovarono rifugio anche gruppi di altre lande, in cerca di un posto dove
vivere. Il luogo venne chiamato Frossenvé (santuario ghiacciato), le rovine erano un vecchio
avamposto nanico da cui venivano scavati minerali, per poi essere abbandonato e lasciato a se
stesso, il posto rimase privo di vita per molti cicli fino a quando non venne riscoperto dai
sopravvissuti al lungo inverno, i quali trovarono uno dei rami di Yggdrasill caduto al centro
dell’avamposto i quali avevano distruggendo buona parte delle strutture. I frammenti sparsi per i
dintorni permisero alle persone che non possedevo un riparo di stare al caldo nelle lunghe notti
prive di stelle, mentre le strutture ancora in piedi vicine al ramo appartenevano ai primi
sopravvissuti giunti lì, così il posto si divise tra gli abitanti del Fjellgloth (Montagna d’ambra)
coloro che abitavano al centro di Frossenvé e coloro che vivevano nel Eldbleik (Fuoco sbiadito)
erano tutte le persone agli estremi della città. I lavori principali in quel luogo erano lo scavo nei
resti delle miniere lasciate dai nani o la pesca tra le spaccature dei ghiacci, entrambi i lavori
venivano praticati principalmente da schiavi i quali abitavano i margini della società, a meno che
tu non dovessi servire direttamente la famiglia la quale ospitava lo/gli schiavo/i nella dimora,
solo i più fortunati servivano direttamente i loro padroni, tutti gli altri erano forza lavoro.
Ed è qui che inizia la storia di Drifmaea Svanhjalm, per ora conosciuta come Ragna Aerin, la
giovane ragazza era nata da madre e padre scandinavi di sangue puro come i loro antenati, per
questo la loro chioma era di un colore rosso rame, una pelle candida come la neve e degli occhi
verdi come gli smeraldi, Ragna invece possedeva dei bellissimi occhi di un blu zaffiro. Lei e la
sua famiglia vivevano nella città Frossenvé, nella parte esterna, insieme agli schiavi e a chi non
possedeva niente; i genitori lavoravano entrambi come minatori, nel tentativo di avere dei soldi
o il Glothmani (ambra di luna), una bevanda che veniva ricavata dalla linfa che veniva dal ramo
di Yggdrasill e una pianta con petali che ricordano ciò che si dice fosse la luna piena, prima che
essa venisse divorata e con se le stelle, si dice sempre che questa pianta avesse assunto tale
aspetto in ricordo di un cielo luminoso che ora non esiste più e per non far sentire il cielo triste
ora che nessuno lo guarda. Il Glothmani era la fonte principale di cibo, con esso il pesce e le
poche piante commestibili che riuscivano a sopravvivere al freddo estremo, ma anche con tutta
la fatica che i genitori di Ragna facevano per avere cibo e soldi, non bastava mai così nel
tentativo di ottenere dell’altro cibo per loro ma soprattutto per Ragna cosi incominciarono a
compiere incarichi pericolosi, quelli che le altre persone rifiutavano, per il primo periodo tutto
andò bene, ebbero di che mangiare e stare bene ma un giorno in un passaggio nanico, ostruito
da delle rocce venne liberato, ma delle creature spuntarono fuori da quel enorme corridoio,
Draugr i quali dei minatori e la madre di Ranga, mentre il padre venne ferito alla schiena nel
tentativo di salvare sua moglie; le creature vennero respinte e il padre tratto in salvo insieme ad
altri minatori, poi il posto venne chiuso per poi inseguito mandare dei soldati a occuparsi dei
draugr, i minatori sopravvissuti vennero curati e dopo un paio di giorni messi a lavorare di
nuovo, ma quelli che erano stati ferito svilupparono febbre e piaghe, costringendoli a letto
mentre morivano di una morte lenta, Ragna cerco di occuparsi del padre da sola, ma una
bambina di sei anni non era in grado di svolgere lavori faticosi o difficili, così cominciò a rubare
un po in giro, ma non fu abbastanza e dopo alcune settimane di tormenti il padre una sera si
addormentò e non aprì più gli occhi, Ragna resto sola, senza nessuno che si occupasse di lei.
Lei non disse niente a nessuno nella speranza che suo padre si svegliasse da un momento
all’altro, dormendo accanto a quel freddo corpo e portando ogni giorno il poco cibo che riusciva
a recuperare rubandolo alla tenda nell’attesa che suo padre si alzasse per mangiare, fu così
che il quarto giorno dalla morte fu trovato il suo corpo, Ragna aveva nuovamente rubacchiato e
stava tornando alla tenda mentre delle persone decisero di seguirla per riprendersi ciò che gli
aveva preso e punirla, una volta arrivata loro la assalirono, lei si girò spaventata mentre uno di
loro le tirò uno schiaffo facendola cadere a terra per poi bloccarla chiamandola ladra, gli altri si
avvicinarono alla tenda e videro tutto il cibo che aveva accumulato e il corpo del padre defunto,
sorpresi dal cadavere riconobbero i segni di una malattia, non riconoscendola per paura di
essere contagiati o che si diffondesse accesero delle torce e diedero fuoco la tenda, Ragna si
dimenava mentre chiamava il babbo e supplicava di non farlo, gli dissero di stare zitta
chiamandola ladra, lei continuava a piangere mentre in tanto veniva trattenuta, una volta dato
completamente fuoco alla tenda la guardarono, si domandarono cosa dovessero farne di lei, ci
pensarono per un po e decisero che l’avrebbero lasciata andare, ma se avesse nuovamente
rubato non ne sarebbe uscita bene, quello che la teneva la gettò a terra per poi andarsene
insieme agli altri, mentre Ragna era per terra in mezzo alla neve mentre continuava piangeva.
Gli anni passarono mentre lei cresceva, durante questi quattro anni Ragna trovo un rifugio in
una piccola rovina grande poco meno di una stanza dove dentro vi era un frammento dei rami di
Yggradrasill grande abbastanza da rendere tiepido il posto intorno a lui, col tempo lo rese un
posto accogliente, rese una pietra con delle raffigurazioni naniche un tavolo, con accanto
un'altra pietra per fare una sedia, con dei tronchi e delle pellicce fece un letto vicino al
frammento del ramo, con delle vecchie tavole di legno una porta, utilizzando una corda e dei
panni divise il punto in cui si lavava e faceva i suoi bisogni, utilizzando una vecchia vasca di
legno e dei secchi per lavarsi, mentre un altro secchio lo usava per le altre necessità fisiche,
non si preoccupava del acqua per bere o lavarsi, bastava un secchio riempito di neve e messo
vicino alla radice per farla sciogliere, ma il cibo era sempre un problema, la radice che aveva
nel rifugio ci metteva molto tempo per riempire solo una ciotola, così accumulava la linfa
prodotta mettendola da parte, mentre nel frattempo prendeva ciò che le serviva per vivere, ciò è
tutto, ma questo la mise più volte nei guai al punto in cui un giorno, durante il suo undicesimo
anno di vita, Ragna fu catturata e punita di conseguenza per poi essere imprigionata in una
gabbia appesa, messa a confine tra il Fjellgloth e il Eldbleik, coloro che si erano macchiati di
crimini venivano imprigionati per il tempo della sentenza, lasciandoli al freddo della notte, ma
non abbastanza freddo da farli morire, in fatti nei dintorni vi erano falò e frammenti di
Yggradrasill, i colpevoli potevano essere acquistati in rare occasioni, pagando un rimborso e il
prezzo di quello che sarebbe divenuto schiavo. Ragna rimase nella gabbia per quasi una
settimana, avrebbe dovuto scontare per tutti i furti compiuti e i crimini commessi, ma poi un
giorno arrivò una persona, la quale l’acquistato pagando un totale di 10 once di argento nanico,
lei rimase scioccata poiché da quel momento avrebbe perso la sua libertà, tutto ciò che
possedeva, sarebbe stata considerata solo un oggetto e con lo scopo di servire e lavorare
quello che sarebbe stato il suo padrone; colui che l’acquisto era Harald soprannominato
Hamarblakk (martello nero), il suo soprannome era dato dal suo lavoro e dal colore della pelle
colorata di nero, per colpa dei minerali che fondeva per forgiare oggetti in metallo e altro, Era un
uomo veramente alto e imponente con capelli neri e una lunga barba. Harald estrasse da una
borsa che aveva di lato qualcosa fatto di metallo, per poi prendere la ragazza e mettergli al collo
uno pesante collare da schiavo, gli disse che da quel momento lei gli apparteneva, che il suo
nome non aveva più importanza perché ora il suo nome era Tora, Ragna si rifiutò di accettare
questo suo fato, ma l'uomo la prese per il collare alzandola dal terreno, lei cominciò a soffocare
e dimenarsi nel tentativo di liberarsi, Harald gli disse che se avesse disobbedito, mancato di
rispetto o fosse diventa inutile, gli avrebbe tolto la vita senza problemi, per poi chiedergli se
avesse compreso, Ragnar sforzandosi annui per poi essere lasciata cadere a terra in ginocchio,
cominciò a tossire mentre l’aria fresca tornava nei polmoni, l’uomo gli intimo di tirarsi su e di
seguirlo, ancora tossendo si alzò, per poi seguire l’uomo mentre dentro di sé sentiva rabbia,
amarezza e tristezza, per quello che il destino o le divinità le stessero riservando. Harald porto
Ragna nel centro di Frossenvé, Fjellgloth dove si potevano ammirare le vecchie strutture
naniche, le quali erano ancora in piedi nonostante fossero ormai antiche e danneggiate, la loro
maestria si poteva vedere in molte cose, tra cui anche le armi o parti di armature usate delle
guardie che proteggevano gli abitanti del distretto, chi abitava qui erano artigiani, mercanti,
artisti, i più abili guerrieri, sacerdoti e le famiglie nobili, coloro che erano arrivati per primi, ma
chiunque avesse lavorato sodo ho avuto abbastanza ricchezza poteva vivere qui; Ragna si
guardava intorno stupita di tutto ciò, poche volte era stata nella parte più vecchia della città,
essendo un abitante del Eldbleik non era vista bene, se eri uno schiavo che serviva le famiglie
che vivevano qui o un minatore avevi modo di poter percorrere le strade senza destare troppa
attenzione, i viaggiatori che passavano di raramente venivano accolti bene, se ne fossero
andati soddisfatti, avrebbero potuto spargere la voce, attirando così ricchezza e forza lavoro.
Scendendo giù per la strada principale chiamata Vithasa (Albero sacro) si poteva vedere il ramo
di Yggradrasill che sorretto dalle costruzioni naniche su cui era caduto, sovrastava e scaldava il
distretto, qui si poteva vedere le persone andare a giro con meno vestiti, proprio per il caldo che
proveniva dal ramo e con addosso gioielli e ornamenti, come essere in tutt'altro posto, Harald e
Ragan proseguirono la strada fino a giungere nella piazza in cui vi era la cosiddetta ​gylden dør
(porta d’oro), una enorme entrata bloccata da due enormi lastre d’oro, con sopra raffigurati nani
che scavavano nelle profondità della terra e estraggono gemme e minerali preziose, era la
prima volta che Ragan si trovava di fronte a questa meraviglia, per lei era come vedere
qualcosa provenire da un altro mondo, ma non ebbe il tempo di perdersi nei suoi pensieri che
venne afferrata al braccio da Harald che la trascinò via, continuò così fino ad arrivare davanti a
una bottega di un fabbro, quella sarebbe stata la la sua nuova dimora da oggi, fuori vi erano altri
schiavi che stavano lavorando alla forgia mentre e altri erano in attesa con impugno picconi e
secchi, Ragan li un attimo di timore prima di essere introdotta agli altri schiavi, una volta che fu
presentata come Tora, il padrone spiego le regole che avrebbe dovuto seguire e quale sarebbe
stato il suo ruolo, lei insieme agli altri schiavi che aveva di fronte sarebbero andati a scavare
minerali nella miniera oltre la porta d’oro, se uno di loro fosse scappato, se non avesse lavorato
o tenuto qualcosa per loro, tutti ne avrebbero pagato le conseguenze, lui era il loro padrone e
se avesse voluto ucciderli per darli in pasto a qualche bestia feroce, avrebbe avuto tutto il diritto
di farlo, se avessero voluto indietro la loro libertà avrebbero dovuto pagarlo del prezzo di
quando li a acquistati, detto ciò li mando a lavoro nelle miniere, Ragan mentre si dirigeva verso
le miniere con gli schiavi penso che si sarebbe ri guadagnata la libertà a qualsiasi costo, anche
se avesse dovuto rischiare la sua vità. Passarono tre anni e Ragan si diede da fare, all'inizio
evitando di creare problemi per evitare di attirare l’attenzione su di sé, ma poi cercando di
scappare più e più volte senza riuscirci, le prime volte venne punita lei togliendogli da mangiare,
venne anche umiliata davanti agli altri schiavi, ma ciò non la fermo dal provarci ancora, a quel
punto oltre che lei vennero puniti anche gli altri, dispiacendosi per gli diminui i tentativi di fuga
ma continuo, a quel punto ​Harald assunse delle guardie e così aumento la mole di lavoro
affaticando così gli schiavi, si alzavano la mattina per lavorare e una volta tornati crollavano
dalla stanchezza, ma ciò non spezzo lo spirito di Ragna, la quale continuo a inseguire
comunque il suo desiderio di libertà. Nelle miniere venne riaperto un vecchio corridoio, dove
tempo addietro alcuni minatori vennero uccisi da dei draugr, stavolta però i minatori che
avrebbero esplorato questa nuova zona sarebbero stati scortati da dei miliziani, chiunque
avesse accettato gli sarebbe stato pagato un sovrapprezzo per i minerali e tesori riportati in
superficie, questa era un'ottima occasione per schiavi e abitanti del Eldbleik di migliorare la loro
condizione vita, così Ragna si offrì per unirsi alla spedizione insieme a tutte le altre persone che
accettarono, Harald per i primi tempi rifiuto così per convincerlo a mandarla nella spedizione
penso di diventare un disturbo, scansando i suoi compiti, commettendo errori e così via, venne
punita per tali azioni ma ottenne il risultato desiderato, Harald la scelse per mandarla nella
spedizione spendendo dei soldi per farlo, ma se avesse riportato indietro più soldi di quanto ne
avesse spesi sarebbe stato un buon profitto, così il giorno seguente lei insieme ad altri schiavi
vennero portati al entrata della porta d’oro, molte persone erano presenti di fronte alla porta chi
mandati dal proprio padrone chi per cercare una possibilità di ricchezza, in quel momento
Ragna ebbe una rimembranza, gli vennero in mente i ricordi dei suoi genitori ai quali non
pensava più da molti anni, cercare di sopravvivere giorno dopo giorno e di guadagnarsi la sua
libertà le fecero scordare di loro, una sensazione di tristezza la pervase poi ricordo che anche
loro morirono nel tentativo di vivere meglio, cosi si promise che sarebbe tornata indietro viva e
libera da quel destino, così insieme agli altri si mise in viaggio. L'interno non era come se lo
immaginava, le strutture intorno alla piazza e nel distretto di Fjellgloth, erano decorati con forme
simmetriche o di forme geometriche definite, raffigurando quella che sembrava essere la vita
dei nani a quei tempi, ma superate le porte davanti a se si potevano vedere pareti decorate e
incise, con contorni di metalli preziosi, soffitti altissimi ricolmi di minerali che brillavano quando
la luce delle torce o dei falò li illuminavano, le stanze e i corridoi da cui si passavano erano stati
quasi completamente svuotati, lasciando solo ciò che era troppo pesante o quello che avrebbe
rovinato completamente la maestosità di tali opere, da quello che mi venne spiegato
inizialmente coloro che abitarono questo posto desideravano vivere in mezzo a quella
ricchezza, ma cercare di liberare le stanze dai crolli o uccidere le creature che provengono dalle
profondità rese impossibile farlo, così si stabilirono all’esterno crearono una milizia e
continuando ciò che i nani avevano lasciato. Salirono sopra delle piattaforme fatte di pietra che
davano sopra un enorme buco, erano sostenute da delle enormi catene grandi quanto una
persona, posizionate dentro una struttura di pietra che scendeva verso il basso, dove si
potevano vedere altri piani di questa enorme miniera; una volta che furono tutti saliti queste
enormi lastre di pietra vennero fatte scendere per svariati minuti, superammo vari livelli fino ad
arrivare a quello più basso, dove le piattaforme si fermavano, facendo un po di attenzione si
poteva sentire il rumore di cascate nelle profondità del enorme buco, Ragna osservo un po
quella oscurità per poi proseguire con gli altri. L’arcata di entrata che aveva davanti possedeva
una architettura diversa da tutto il resto, più sfarzosa e imponente di tutto il resto, con incisioni
nella pietra stessa, tutto ciò sembrava più antico, Ragna osservando l’enorme arcata e la grotta
che vi era dietro senti una sensazione nel petto, riconobbe essere paura, ma non sapeva cosa
le scaturisse tale sensazione, si guardo intorno e noto che non sembrava essere l'unica , anche
altri sembrava provassero la stessa sensazione, prese un respiro e si fece forza e supero
l’entrata, e così fecero anche le altre persone. Furono tre giorni di intenso lavoro, ma lavorare
con quella paura era snervante così mentre si dirigeva alla miniera allungo la strada per cercare
di calmarsi, ma nel avvicinarsi alla piazza sentì delle grida e rumori di armi e armature, mentre
le persone correvano via in preda alla paura, arrivata in fondo alla vicolo che dava sulla piazza
si affacciò per vedere cosa stesse accadendo e vide uscire dalla porta d’oro un enorme
creatura, ricoperta da scaglie di colore rosso come il sangue, occhi gialli a taglio, corna grandi e
imponenti, il suo corpo era in parte coperto da brina mentre dalla sua bocca usciva aria calda.
Le guardie misero gli scudi davanti a loro, pronti ad affrontare la creatura, ma il collo della bestia
cominciò a diventare più luminoso, per poi aprire le sue fauci e riversare sulle guardie un fiume
di fuoco, talmente caldo da fondere le armi e armature addosso a loro, dopo di che essa emise
un potente ruggiti che fece tremare le strutture nei dintorni, nel frattempo giunsero altre guardie
che attaccarono la creatura, Ragna era spaventata ma allo stesso tempo ipnotizzata da ciò che
vedeva, mai nella sua vita aveva visto qualcosa del genere, ma mentre era persa nei suoi
pensieri, alcuni degli edifici crollarono al suolo spingendola fuori dal vicolo, trovandosi nella
piazza, tirandosi su a quattro zampe noto che il vicolo da cui era stata sbalzata via era rimasto
bloccato dalle macerie, poi senti un ringhio e un vento caldo soffiare al di sopra di lei, la testa
della bestia si trovava a un paio di metri ma era sufficiente per sentire il suo caldo respiro,
Ragna venne pervasa dalla paura, il suo corpo tremava, la sua mente presa dal terrore le
impediva di reagire, la creatura allontanò la testa e nuovamente il suo collo cominciò ad
illuminarsi, nella mente della ragazza un pensiero balenò, sarebbe morta bruciata viva, sarebbe
morta come una schiava, senza essere padrona della sua vita, senza la libertà che gli era stata
tolta, non poteva finire così, aveva fatto una promessa a se stessa e doveva almeno provarci,
per disperazione si alzò in piedi, prese una spada da terra e corse contro la creatura. la bestia
noto il suo disperato tentativo, alzò la sua enorme zampa e colpi la ragazza scagliandola a metri
di distanza, Ragna cadde sulla fredda neve, le mancava il respiro e tutto il corpo le faceva male,
guardo la creatura e vide che essa si guardava il palmo della zampa, la spada che aveva
raccolto sembrava si fosse conficcata nel momento in cui fu colpita, era riuscita a ferirla, senti
un senso di soddisfazione nell'essere riuscita in qualcosa che credeva in possibile, ma anche
un rimorso, per poi perdere conoscenza. Ragna si riprese tempo dopo, un po stordita e
dolorante, si osservo intorno dove i suoi occhi potevano arrivare, non riconobbe niente intorno a
sé, il soffitto era molto in alto e pieno di cristalli e minerali che illuminavano tutto intorno, Ragna
si tirò su leggermente, ma nel farlo l'appoggio su cui aveva la mano cedette e un rumore di tanti
piccolo oggetti di metallo che battevano tra di loro, echeggiò nell'aria, guardo cosa avesse
causato quel rumore e vide sotto di sé una montagna di monete d’oro, ma non solo sotto di lei
ma anche intorno, tutto il posto era pieno di oro, gemme preziose, oggetti di valore e tanto altro,
ciò che più attirò la sua attenzione però fu un enorme cerchio di pietra, con al centro un enorme
specchio, ed era alto quanto un gigante, sul cerchio di pietra vi erano simboli dai colori rossi e
celesti. Ragna era a bocca aperta e confusa, come era giunta lì, chi l'aveva portata lì, i suoi
dubbi sparirono quando vide la creatura entrare nell'enorme stanza, lei rimase immobile
bloccata nuovamente dalla paura, mentre guardava la bestia dalle scaglie rosse, una voce
potente come un vulcano si rivolse a lei, finalmente era sveglia, dopo due giorni e due notti di
sonno temeva che la sua nuova tesoro si fosse rotto, la voce veniva da quella creatura, essa
continuò dicendo che il posto in cui si trovavano era la sua dimora, il posto in cui lui riposava da
molti anni fino a quando non fu svegliato nuovamente dagli umani, la ragazza era ancora in
mobile dalla paura, così la creatura la guardò per poi presentarsi come il drago ​Darre Divora
Fiamme o Manto Brinoso, le dissi che da oggi lui sarebbe stato il suo padrone, dal
momento in cui quello precedente era morto per mano sua, Ragna trovo un po di
coraggio, tirandosi in piedi e balbettando leggermente, gli rispose che lei sarebbe
morta piuttosto che essere schiava di una bestia, le narici del drago si allargarono
buttando fuori un po di fiamme, mentre la osservava infastidito, per poi sembrare
calmarsi, per poi continuare dicendogli, se avesse desiderato la morte le sarebbe
bastato stare ferma la prima volta, ci fu una leggera pausa per poi riprendere,
pronunciò delle parole che Ragna non capiva, dai cumuli di tesori si alzarono dei
lingotti d’oro, i quali cominciarono a diventare liquidi e malleabili, Ragna non capiva
cosa stesse succedendo quando poi questi metalli scattarono verso i polsi, caviglie e
collo della giovane ragazza, per poi tornare immediatamente solidi, diventando
bracciali, cavigliere e collare prendendo il posto di quelli vecchi fatti di ferro, Ragan
rimase sbalordita, come era riuscito a fare una cosa del genere, per poi notare che
sulla sua pelle cominciò a formarsi uno strato di brina, presa dalla paura gli chiese
di fermarsi, di non ucciderla, il drago terminò di parlare in quella strana lingua, per
dirle che non aveva motivo di danneggiare un oggetto che gli apparteneva, quello
era il segno che lei gli apparteneva e che non sarebbe potuta mai più serva di
nessun altro, Ragna aveva gli occhi sgranati sul punto di piangere per la paura di
morire, Darre osservo silenziosamente, per poi dire ad alta voce che da oggi lei
sarebbe stata conosciuta con il nome di ​Drifmaea (fanciulla della neva), il suo passato non
avrebbe più peso su di lei, poiché oggi era rinata a nuova vita, dopo di che cominciare ad
uscire, ma prima di andarsene le disse che una volta ripresa l’avrebbe aspettata nella sala, poi
sparire in un corridoio, la giovane ragazza rimase immobile mentre una lacrima scendeva su
una guancia, la paura e la tristezza che prima aveva ora erano sparite, non sapeva il motivo ma
le parole di quel drago, schiacciarono quelle emozioni, come se le pagine di un libro fossero
tornate bianche e pronte per essere riscritte. Drifmaea passo tre anni con il drago Darre, il quale
le insegnò a leggere e scrivere, lui diceva sempre che ogni tesoro che aveva doveva essere
perfettamente lucidato, curato e in condizioni impeccabili, per questo oltre che insegnargli le
basi gli insegno come una ragazza si sarebbe dovuta comportare, le diede vestiti, un posto tutto
suo dove dormire, la fece lavare e mangiare, era la prima volta che qualcuno si prendeva cura
di lei, in tutti i suoi anni di vita era per la prima volta che stava bene, ma ancora desiderava la
sua libertà, Darre durante il secondo anno che passarono insieme, decise che la ragazza
avrebbe dovuto imparare una particolare arte, chiamata magia che solo certi gruppi di persone
e creature praticavano, gli insegnò le basi a capire come funzionasse e come usare almeno le
basi di tali insegnamenti, grazie al drago imparo molto. Il terzo anno mentre Drifmaea stava
mettendo in ordine alcuni dei tesori nella tesoreria, l'enorme specchio cominciò a risuonare e
vibrare mentre come fosse liquido, i passi del drago facevano tremare la terra quando
velocemente raggiunse la stanza, osservando lo specchio esclamò le parole sei tornata
Maeaulfa il corvo sacro (Laughrefn), mentre diceva ciò uscì una donna dalla pelle pallida, coi
capelli di color biondo chiaro pieni di trecce, possedeva un bel volto lineamento non troppo duri,
sull'occhio destro portava una benda di colore nero, come i vestiti che portava indosso, mentre il
suo occhio sinistro era come una sfera di metallo piena di rune ed incisioni luminose, mentre
l’iride era un cristallo di colore giallo, come un topazio, la donna osservo per un attimo Drifmaea
poi il suo sguardo si posò sul drago, esclamando che era strano che lui avesse dei servitori, gli
chiese se non si fosse ammorbidito nel tempo in cui lei mancata, lui rispose con tono scocciato,
no dicendo che era parte del suo tesoro niente di più, la donna alzò un sopracciglio per annuire
in modo riluttante, la ragazza era rimasta stregata da quella figura, la pelliccia nera che portava
sulle spalle, l’armatura brillante come l’argento e con una lancia meravigliosa che sembrava
affilata più di un rasoio, Maeaulfa chiese alla giovane come si chiamasse, lei si riprese e disse
di chiamarsi Drifmaea, facendo un inchino, la donna disse che avrebbe voluto conoscerla ma
che prima voleva parlare con Darre, lei rispose che ne sarebbe stata felice, dopo di che li lasciò
soli il drago e la donna. Drifmaea ebbe modo di parlare a lungo con Maeaulfa, la quale rivelò di
essere una valchiria a servizio dell’araldo, ma che rimase gravemente ferita perdendo l’occhio
destro per poi rimanere rinchiusa in Hel, il quale lasciò il segno della non morte su di lei,
cambiandola completamente, solo dopo molti anni trovo il modo di scappare da quel mondo,
per poi trovarsi settantacinque anni dopo il Ragnarokkr, se non fosse stato per Darre
probabilmente non sarebbe più tornata. Drifmaea ascolto molte delle strie che questa valchiria
aveva, così un giorno presa da tutta questa ammirazione le chiese se avrebbe potuto
insegnargli a combattere, la donna chiese il perché e lei rispose che sarebbe voluta diventare
anche lei una valchiria, per difendere coloro che non potevano e per non aver più paura di
niente, gli raccontò la sua di storia, cosa avesse passato e cosa odiava di se, Maeaulfa ci penso
un po, ma decise di accettare, gli disse che per realizzare il suo desideri avrebbe dovuto
metterci anima, corpo e sangue, ciò che voleva lo avrebbe ottenuto solo con la fatica e il dolore,
la ragazza non si fece intimorire così accetto il costo. Si allenarono per i seguenti tre anni, nei
quali imparo ad usare armi, a combattere, come indossare armature e sopravvivere con solo ciò
che la circondava, Maeaulfa era una donna buona e gentile, ma quando si trattava di allenarsi,
o combattere diventava fredda e severa come il ghiaccio, ma proprio grazie a questo che
Drifmaea tiro fuori la sua grinta, il coraggio, ma soprattutto il desiderio di affrontare le sfide e
superarle, così da diventare sempre migliore. Raggiunto il suo ventunesimo anno di vita
mancava solo la sua libertà, così andò da Darre per chiedergli di renderla libera, raggiunse il
drago che già da lontano la stava osservando avvicinarsi e gli chiese di renderla libera, lei
desiderava partire per raggiungere il suo obiettivo e l'unico modo per farlo era con la libertà che
da tempo desiderava, con un sospiro Darre pronunciò la formula magica, i bracciali, le
cavigliere e il collare si aprirono cadendo a terra, poi le disse che il giorno in cui si incontrarono
la prima volta rimase colpito dal suo desiderio di vivere, che superando la usa paura era riuscita
a ferirlo, anche se solo leggermente, disse che fu per quello che decise di prenderla con sé e se
pur sembrasse fosse sua schiava, per lui non fu mai cosi, nel dire ciò gli porse un elmo fatto in
argento con piume ai lati, anche esso era in parte ricoperto di brina, gli disse di prendere quel
dono come un regalo di auguri per il suo viaggio, la ragazza rimase commossa ma in fondo lo
aveva sempre saputo, il modo in cui la trattava e cresciuta era quello di una persona che ti
voleva bene, prese l’elmo lo ringraziano, con i suoi oggetti pronti lo saluto pronta ad iniziare il
suo viaggio, uscì dalla tana del drago, passo per le miniere naniche e raggiunse la porta d’oro,
ormai quella città era abbandonata e nessuno vi aveva più messo piede da anni, oltrepasso la
porta e all'esterno vi era Maeaulfa, la quale sembrava la stesse aspettando, Drifmaea si
avvicinò e l'abbracciò ringraziandola di tutto, la donna gli fece gli auguri per il suo viaggio ma
prima gli consegno un regalo, una spada con un lungo manico simile ad una lancia, questo era
il suo dono per lei, poi gli disse che anche loro sarebbero partiti, Maeaulfa doveva ritrovare le
suo compagne e tornare al servizio dell’araldo e che Darre l’avrebbe accompagnata in questa
ricerca, la ragazza allora le auguro di trovarle e gli disse che un giorno ci sarebbe stata anche
lei insieme a loro, dopo di che si separarono e ognuno iniziò la sua ricerca. Viaggio per due anni
nelle terre di R​øk​ kr, affrontando banditi e creature varie, seppur fosse un combattente cercava
conoscenza sulla magia da quelle poche persone che sapevano qualcosa, così si diresse da un
incantatore di cui venne a conoscenza, ma purtroppo esso scacciò la giovane dicendo che
avesse già un allievo e che fosse anche molto portato, l’allievo era un elfo oscuro, non ne aveva
mai visto uno ma da come gli racconto la valchiria era una razza malvagia e subdola, che
desiderava il controllo e la fine degli altri mondi, lei provò a convincere l’incantatore ma esso era
inamovibile, cosi fu costretta da andarsene, venne a sapere più tardi che l’uomo fu ingannato
dall elfo oscuro, il quale venne sfruttato e derubato. Senza soldi e con molta strada da fare si
unì ad un gruppa di viaggiatori nel quale ebbe modo di parlare con un ragazzo di nome Birger,
era una persona molto riservata e dal modo in cui guardava le persone sospettoso, di lui
sapeva che sapeva lavorare la lana delle pecore valanga, parlando per un po lui gli disse che
un modo per guadagnare soldi era l’esibizione ma lei non era un bardo o menestrello, così il
ragazzo gli disse che anche raccontare delle storie era un modo di intrattenere le persone e
guadagnare, lei ci pensò su per poi dare un tentativo a questo consiglio, una volta che si
fermarono in una città provo ad esibirsi inizialmente non sapendo come iniziare così Birger le
diede una mano chiedendole una storia che conosceva molto bene, lei inizio e piano piano
prese il via raccontando storie su storie, a fine serata ebbe modo di guadagnare un po di soldi
che sparti con Birger, che inizialmente rifiutò ma poi fu costretto ad accettare, viaggiarono per
un po ancora insieme al gruppo per poi salutarsi, ma Drifamaea prima di andarsene si fece fare
un cappotto di Pecora valanga. Tuttora la giovane Drifamaea continua a viaggiare in lungo e in
largo cercando avventure per guadagnarsi il suo posto tra le Valchirie, le persone che la
conoscono l’hanno soprannominata Svanhjalm (elmo del cigno), diventando così Drifmaea
Svanhjalm (Fanciulla della neve con l’elmo di cigno).