Sei sulla pagina 1di 2

In quest’opera Hannah Arendt cerca di comprendere gli avvenimenti relativi ai crimini nazisti e allo

sterminio degli ebrei, allo stalinismo e alle persecuzioni degli oppositori politici. Punto di partenza
del suo lavoro è cercare una risposta alle domande: “Che cosa succedeva? Perché succedeva?
Come era potuto succedere?”.   
I regimi totalitari (nazismo e stalinismo) sono qualcosa di molto diverso da altre forme di dittatura,
come il fascismo o regimi autoritari sino ad allora conosciuti.
Il concetto di stato totalitario è una novità senza precedenti nella storia, che si attua unicamente
nella Germania nazista di Hitler e nell’Unione Sovietica di Stalin.
Nonostante le diverse impostazioni ideologiche, dietro i due sistemi ci sono dei punti di contatto
che li rendono assimilabili: stessi scopi e stessa idea totalitaria.
L’opera è divisa in tre parti.
Nelle prime due si affrontano le premesse dello stato totalitario: l’antisemitismo e l’imperialismo.
Per quanto riguarda la nascita del totalitarismo nazista, Arendt ripercorre la condizione degli ebrei
dal Medioevo sino alla fine dell’Ottocento, notando come l’antigiudaismo tradizionale fosse stato
sostituito da un nuovo razzismo antisemita. Anche l’imperialismo, che aspirava alla dominazione
economica e militare delle terre extraeuropee, si nutriva di una forte dose di razzismo biologico. La
propugnata superiorità degli europei e la loro missione civilizzatrice si accompagnarono infatti alla
sperimentazione di vere e proprie tecniche di sterminio.
Nell’ultima parte si analizza il fenomeno del totalitarismo. Pur non essendoci mai una definizione
del termine, dalla lettura di quest’ultima sezione dell’opera si può sostenere che uno stato
totalitario mira ad ottenere il dominio permanente di ogni singolo individuo in qualsiasi aspetto
della vita. 
Sia il nazismo sia lo stalinismo nascono organizzando e mobilitando masse di individui provate da
congiunture economiche, sociali e politiche tremendamente difficili. All’indomani della Prima
guerra mondiale, infatti, il senso di solitudine, scoramento, lacerazione dei legami politici e dei
valori tradizionali prevalgono. I regimi totalitari riescono ad offrire risposte ad un bisogno di
appartenenza (ad una classe o ad una razza superiore) in grado di sedurre le masse e di mobilitarle
per i loro scopi.
Caratteristica fondamentale di un regime totalitario è il ruolo del capo. La volontà del capo è
infallibile, il suo potere è immenso e la sua parola diventa l’unica legge del partito, che tutti sono
tenuti a rispettare e far rispettare. Altra caratteristica è il ricorso ad una violenza di tipo nuovo.
Non si tratta infatti di una violenza politica temporanea, tipica delle dittature. È la realizzazione di
un vero e proprio terrore, che induce tutti i cittadini a piegarsi alla volontà del partito e del suo
capo. Tale violenza è ottenuta col ricorso alla polizia segreta (che controlla e supervisiona ogni
aspetto della vita pubblica e privata dei cittadini) e all’individuazione di un “nemico oggettivo”, che
non è tale per qualcosa che ha fatto, ma per qualche caratteristica astratta, generale e definita a
priori che possiede (essere ebreo, un contadino ricco, ecc.). Vocazione fondamentale dei regimi
totalitari è pertanto un terrore che mira a spezzare la volontà individuale per uniformarsi al volere
del sistema, così che le persone aspirino ad essere considerate “leali cittadini” e non nemici
interno. Questo comporta l’annullamento dell’individualità, il dominio totale sull’uomo,
considerato essere superfluo al pari di un oggetto. È distrutta qualunque forma di spontaneità,
personalità, dignità. Prima che fisicamente, dell’uomo si vuole distruggere la sua umanità, la sua
libertà. Si vuole che le vittime scompaiano perfino dalla memoria: è il dominio totale del potere
sull’individuo.
Oltre che nel terrore, l’essenza del totalitarismo risiede nell’ideologia totalitaria. La vera novità di
nazismo e stalinismo non sta tanto nell’originalità dei contenuti ideologici in quanto tali. Difatti,
entrambi facevano riferimento ad idee elaborate nel XIX secolo: la lotta di classe per il comunismo
e la competizione tra le razze per il nazismo. Ciò che risultava nuova era la coerenza logica con cui
erano organizzate le ideologie totalitarie: la pretesa di spiegare integralmente il passato, il
presente e il futuro dell’intera umanità; il totale distacco e indipendenza dalla realtà dei fatti e
dall’esperienza concreta e la tendenza a piegare i dati sensibili secondo i propri principi; la
coerenza assoluta e la logica ferrea. Quando si presentano delle discrepanze tra la realtà e la
visione ideologica, si suppongono dei complotti da smascherare e punire.
All’interno del regime totalitario gli individui provano un totale isolamento nella sfera politica e un
forte senso di estraniamento nei rapporti sociali. Si annienta, infatti, in primo luogo la vita politica
democratica, la libera comunicazione tra cittadini. Subentrano unicamente la paura e il sospetto
reciproco, che portano alla distruzione dei legami affettivi e della vita privata. Ogni uomo si sente
solo e circondato da potenziali nemici.
Ma l’isolamento della società di massa è un costante pericolo anche dopo la scomparsa del
nazismo e dello stalinismo, che potrà, anche in futuro, minacciare la libertà politica degli individui.