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Mi método de canto

Hipòlito Làzaro

Cenni biografici e artistici


Hipolito Lazaro nasce a Barcellona nel 1887 a Barcellona. Dopo aver iniziato gli studi musicali nel
Convento del Sacro Cuore di Gesù della sua città debutta all'età di 18 anni in Marina di Emilio
Arrieta. In Spagna debutta professionalmente a Barcellona, ne La favorita di Donizetti.
Successivamente canta Rigoletto, L'africana, Il trovatore, Carmen, Aida e Tosca. Le sue lacune
tecniche lo portano a studiare con Enrico Cotti a Milano. Successivamente canta a Londra, El Cairo,
Alessandria d'Egitto e Porto Said; debutta in La bohème nel Teatro Dal Verme di Milano nel 1911,
in Rigoletto con Riccardo Stracciari nel Teatro Costanzi di Roma e in Isabeau, di Pietro Mascagni,
al Teatro Carlo Felice di Genova. Mascagni lo tiene in grande considerazione tanto da affidargli il
ruolo di Ugo nella Parisina nel 1913 al teatro La Scala e nel 1924, nello stesso teatro, è primo
interprete del ruolo di Giannetto nell'opera La cena delle beffe, di Umberto Giordano sotto la
bacchetta di Arturo Toscanini. Nel 1921 con il suo debutto alla premiere dell’opera Il piccolo Marat
di Mascagni diventa il tenore del verismo per eccellenza. Canta al Teatro Colón di Buenos Aires tra
il 1915 ed il 1922, dove interpreta La fanciulla del West, Manon Lescaut, Tosca, Il piccolo Marat,
La Gioconda, Cavalleria rusticana, Isabeau. Intanto nel 1918 debutta al Metropolitan Opera House
come il Duca del Rigoletto con Giuseppe De Luca e Maria Barrientos. La sua carriera terminò
all’Avana nel 1950, con le opere Marina, Aida e Rigoletto. Ha scritto due libri, El libro de mi vida
(1968), una autobiografia, e Mi método de canto (1947), un testo didattico rivolto particolarmente ai
futuri tenori. Muore nella sua Barcellona il 14 maggio del 1974, all'età di 87 anni.

Il mio metodo di canto (1947)


Il libro di Lazaro si presenta come un interessante excursus artistico-didattico. Il piccolo volume si
apre con una lunga prefazione dell’autore stesso nel quale elenca una serie di osservazioni:

Dopo la grande esperienza raggiunta nelle incessanti osservazioni nella mia


lunga carriera da cantante, durante la quale ho avuto l’onore di recitare nei più
grandi teatri del mondo, ed essendo io stato eletto diverse volte per recitare ruoli
di personaggi esplicitamente scritti e pensati per me, ho ritenuto che fosse mio
dovere scrivere questo Metodo, che cercherò di rendere il più chiaro possibile
con l’obiettivo di semplificare a tutti coloro che abbiano il desiderio di dedicarsi,
per passione o professione, all’arte del bel canto, l’insegnamento dell’antica
scuola, unica e vera.
Dopo aver messo il lettore in guardia il lettore dai finti inseganti di canto che non
hanno mai messo piede sul palco, racconta di come abbia dovuto far fronte alle sue
carenze tecniche all’inizio di carriera:

Questo che ti insegnerò, è il Metodo di cui mi sono servito e mi servo tutt'ora per
studiare e conservare tutte le facoltà del canto fino ad oggi, senza nessuna crepa.
Mi è stato insegnato dal mio caro Maestro, Ernesto Colli, di indimenticabile
memoria, quando io avevo ventitré anni. Da molto tempo ero alla ricerca di
qualcuno che fosse in grado di insegnarmi a costruire la voce e il passaggio della
stessa dal petto alla testa, essendomi reso conto che cantando “Spirto Genti!”
della “Favorita”, stonavo in modo particolare nelle note fa, sol, mi, del
passaggio di voce. Ciò mi tormentava, ed io lo sentivo più di chiunque altro,
essendo musicista.
Lazaro continua la sua prefazione raccontando dei suoi più importanti traguardi artistici e narrando
anche diversi aneddoti come per esempio il seguente, riguardante il reflusso gastroesofageo:

Avevo due cuochi in casa che facevano a gara per farmi salse inventate da loro
stessi: per questo bevevo molti ed eccellenti vini e degustavo caffè. Tali vizi mi
provocarono una irritazione e un perenne fastidio…
Riporta anche consigli di igiene:

Non contagiarti con malattie pericolose, tra le quali ci tengo a sottolineare la


sifilide che col tempo può portare ad un cambio del colore della voce, che
costituisce un pilastro nella nostra carriera… È altresì vitale mantenere in buono
stato la dentatura, giacché questa compromette pesantemente la dolcezza e il
colore stesso della voce: portando dentiere, il timbro perde morbidezza e soavità,
acquisendo durezza come se il palato fosse una volta di cartone, lasciando spazio
inoltre ad una vibrazione metallica, dura, opaca, senza velluto, come dicono gli
italiani.

Classificazione delle voci


Prima di iniziare le lezioni, Lazaro propone uno schema abbastanza dettagliato con tutti i registri
vocali e la rispettiva estensione:

Soprano leggero: la sua estensione deve essere la seguente: dal DO grave al FA


sopracuto sostenuto. È comunque sufficiente raggiungere il FA naturale
sopracuto.

Soprano lirico: estensione: dal DO grave al RE naturale sopracuto. Se si


raggiunge un RE bemolle sicuro, è sufficiente.

Soprano drammatico: estensione: dal DO grave al RE naturale sopracuto.

Mezzo-soprano: estensione dal LA naturale grave al SI naturale acuto

Contralto: estensione: dal LA naturale grave al LA naturale acuto

Tenore leggero: dovrebbe avere un’estensione pressappoco simile a quella del


soprano leggero.

Tenore lirico: estensione: dal DO grave al RE sopracuto.

Tenore spinto (o mezzo carattere): estensione: dal SI naturale grave al RE


sopracuto. Io, ad esempio, raggiungevo un FA sopracuto di grandissima e
bellissima qualità. Cantando “I Puritani’” di Bellini.

Tenore drammatico: dovrebbe avere la medesima estensione del tenore spinto,


ovvero: dal SI grave al RE naturale sopracuto.
Baritono: estensione: dal DO grave al LA sopracuto.

Basso: estensione: dal MI grave al SOL sopracuto, ben sicuro, per poter cantare
il “Pif Paf” de “Gli Ugonotti” di Meyerbeer.
Come si può notare l’estensione vocale necessaria per le voci che riporta Lazaro è maggiore rispetto
a quella che si ritiene oggi, specialmente per quanto riguarda le voci maschili. Successivamente il
cantante si sofferma sulla voce di tenore spiegando nel dettaglio le diverse categorie. Interessante
come il termine “mezzo-carattere” venga usato come sinonimo di “lirico spinto” e non come quello
di “lirico leggero”.

Prima lezione
Il Fiato
Lazaro, come la maggior parte dei trattati di canto dedica la prima lezione alla respirazione. Il
capitolo è abbastanza corto e si riduce a due esercizi. Saltano scuramente all’occhio i seguenti
paragrafi:

…si porterà in alto il torace, mantenendo il respiro, senza permettere che però
esca dalla cavità poc’anzi nominata. Mantenendo questo stato, metterai le labbra
a forma di pesce, imitando la bocca del merluzzo (è il pesce che meglio si adatta
all'esempio). Inizierai dunque a contare uno, due, tre, quattro…in italiano
preferibilmente, per abituarti meglio alla nuova lingua. Fai questo esercizio
finché non riesci a contare fino a cinquanta.

Seconda lezione
Le vocali
Lazaro comincia a parlare di emissione partendo dalle vocali. Consiglia di vocalizzare
esclusivamente sulla una vocale intermedia tra una O e una U, una O scura. Mette in guardia dal
vocalizzare con altre vocali:

La “A” è aperta per sua natura e non lascia montare la voce nel ponte, ossia
nell’arco armonico. Questo è il motivo per cui la voce dopo quattro o cinque
anni di attività: inizia a ballare e si rompe. Qualora dovesse succedere questo, la
carriera di un cantante può dirsi conclusa.

La “E” chiude la laringe provocando nella voce un suono simile al belato delle
pecore. Non a caso in Italia la chiamano la voce pecorina. Non è quindi adatta a
vocalizzare.

La “U” è come se non esistesse nell’alfabeto. Produce suoni da sirena di


locomotiva. Non vocalizzare mai neanche con le consonanti, e fuggi da coloro
che ti consigliano di fare ciò.

Inltre consiglia di studiare in una stanza molto sorda perché: se hai voce ben impostata la sentirai
poco; se gutturale la sentirai molto.
Terza e quarta lezione
Il passaggio di voce
Lazaro introduce l’argomento più spinoso della tecnica vocale con un esercizio, bastato su quelli
dettati in precedenza.

Il passaggio di voce avviene nel seguente modo: fai un respiro profondo,


attraverso il naso, come se dovessi trattenere l’aria nell’addome. Espirando
conduci il fiato lentamente verso il palato e a poco a poco verso il labbro
superiore, che, come tu ben sai, è il punto d’appoggio corretto. Devi tener
presente però che, per raggiungere tale risultato, la gola deve essere aperta con
l’obiettivo di lasciar libero passaggio all’alito affinché questo non sfiori la
laringe in nessun punto. Per poter fare ciò devi eseguire ciò che ti sto per dire.
Mentre espelli l'alito collocandolo nel labbro superiore, devi abbassare la testa
molto lentamente in avanti spostando il fiato nell’arco armonico, come se fosse
una freccia che parte dalla laringe in forma d’arco e che tu devi dirigere verso il
labbro superiore, seguendo lo schema noto.
Quindi partendo da note centrali, afferma di dover salire fino ad arrivare alla nota più acuta che si
possiede. Sottolinea l’importanza della zona di passaggio:

Le note che ti ho elencato sono le più difficili da collocare nel ponte, in


particolar modo dal DO, RE, MI, FA e FA sostenuto; fai attenzione nel fare le
scale discendenti: devi tenere il fiato nell’addome e nel torace, per non fare note
“trascinate” per mancanza di appoggio.

Quinta, sesta e settima lezione


Arpeggi, scale, portamenti, terze, quarte, quinte, seste e ottave, scale cromatiche e
ottave con preparazione
Il tenore consiglia di esercitarsi con arpeggi e scale e di non dimenticarsi del passaggio dal petto
alla testa. Si raccomanda di non forzare l’estensione della propria voce sennò questa inizierà a
“ballare” fino a rompersi.
Afferma che le scale vadano fatte alle note fino ai sovracuti, le fanciulle che hanno voce di soprano
leggero anche fino al sol se riescono; è importante sviluppare queste note perché sono quelle che
daranno più soddisfazione e soprattutto…i soldi!

Nona e decima lezione


La mezzavoce e i filati
Come si può dedurre dalle registrazioni Lazaro, insieme ai due connazionali Antonio Cortis e
Miguel Fleta, era un vero maestro del canto a mezzavoce, sfoggiando anche filature nelle zone
estreme della voce. Interessante è l’aspetto che possiamo ritrovare anche in cantanti coevi: durante
una stagione l’alternavano opere drammatiche ad opere leggere, che richiedono un più ampio uso
della mezzavoce:
Queste furono le opere: “Il Piccolo Marat”, “La Dolores”, “Isabeau”, “Iris” ... alterando questo
pesantissimo repertorio drammatico con “L’Elisir d’amore”, più leggero…
Nonostante ritenga la mezzavoce una qualità innata delle voci, afferma che questa deve esercitata
continuamente per non perderla. Per quanto riguarda il filato consiglia un esercizio che va fatto in
modo costante:

Farai questa nota come se fosse il suono di una campana, che, dopo il colpo del
batacchio, diminuisce progressivamente per la diminuzione delle onde di
vibrazione. Ma invece di imitare questo suono facendo “tan, tan, tan” dovrai fare
“toum, toum, toum” immaginando sempre di spingere il fiato verso il labbro
superiore.

Decima ed undicesima lezione


Staccato e trillo
Le ultime due lezioni sono dedicate allo staccato e al trillo: Per quanto riguardo il primo, si rivolge
alle ragazze:

Ti capiterà di sentire alcune colleghe che ti diranno di fare i picchettati con la A,


E ed I: vedrai come gorgheggiano con la voce chioccia! Queste artiste non vanno
oltre la mediocrità.
Mentre il trillo è composto da tre momenti diversi: la preparazione, il battito e la conclusione.
Ricorda come molti baritoni, anche alla sua epoca, non emettessero il trillo nel primo atto di
Rigoletto nella frase “Qual vi piglia un delirio a tutte l’ore” e che quindi deve essere studiato da
tutte le voci.

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