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Dal prototurismo al turismo

globale
Geography
Università degli Studi di Messina
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Dal prototurismo al turismo globale. Momenti, percorsi di ricerca, casi di studio.

Il tempo libero si contrappone al tempo vincolato. Comprende da un lato i loisirs, ossia le attività che
possono essere svolte senza spostarsi da casa, e il turismo, che comporta una mobilità di persone, mezzi e
denaro. Quando parliamo di prototurismo, ci riferiamo ad attività svolte durante il tempo non vincolato che si
sono svolte in un arco plurimillenario, dall’epoca Egizia fino al Grand Tour (fino al Settecento). L’avvento
del turismo moderno, da fine Settecento al primo Novecento, è favorito dall’espansione di vie d’acqua e
linee ferroviarie e dalla nascita di luoghi e professioni legate al movimento turistico. A partire dagli anni
Trenta del Novecento si assiste al diffondersi del turismo neoindustriale favorito dall’uso dell’automobile e
che determina una forte partecipazione della popolazione alla pratica turistica. Nel Novecento la vacanza
diventa un bisogno richiesto dalla quasi totalità della popolazione: si assiste all’avvento del turismo globale.
Le forme di prototurismo e di tempo libero nel corso del tempo. Anche se già nell’antico Egitto il
pellegrinaggio verso luoghi sacri rappresentava una pratica comune, le prime testimonianze provengono dal
mondo Greco. Uno dei motivi fondamentali che stava alla base dei viaggi era rappresentato dalla religione:
molto diffusa era la pratica di recarsi in pellegrinaggio nei luoghi sacri o per assistere agli oracoli o per
ottenere benefici (ad esempio la guarigione) dalle divinità. Le forme di mobilità territoriale, però, non erano
dovute solamente a motivi religiosi e termali, ma anche sportivi (come le Olimpiadi) e culturali (la scarsità di
materiale per leggere e studiare spingeva gli individui, tra i quali ricordiamo Erodoto, a compiere dei viaggi
per documentarsi). Riguardo agli alloggi, nonostante fossero presenti alberghi e locande nelle quali
risiedevano generalmente i commercianti, una pratica molto diffusa era l’ospitalità privata, considerata un
dovere sacro in quanto l’ospite era protetto da Zeus Xenios.
Le tradizioni legate al viaggio per scopi religiosi, culturali, ecc., si irrobustirono in epoca romana grazie
anche all’importante rete viaria e alle rinascenti condizioni economiche. Tale mobilità impose la costruzione
di alberghi, lo sviluppo di mezzi per il trasporto di persone o cose sia di giorno che di notte, e la nascita di
figure con funzione di guida nel corso dei viaggi. Tutto ciò dimostra l’esistenza, in quel periodo, di una sorta
di organizzazione turistica, seppur in forma embrionale. Anche i viaggi per motivi culturali continuavano ad
assumere un forte rilievo: si sviluppò infatti un forte movimento verso la Grecia, formato da studiosi, letterati
e politici, così come a Roma iniziarono ad affluire i figli delle nobili famiglie germaniche e dei governatori
delle lontane province romane. Nella stessa epoca si diffuse la moda del viaggio per andare a vedere le sette
meraviglie del mondo tanto che le compagnie di navigazione organizzavano vere e proprie crociere. Nel
mondo romano decolla il fenomeno della villeggiatura in particolare fra le classi sociali più alte che amavano
spendere il loro tempo libero, specialmente in estate, lontano dal caos delle città. Un altro fenomeno
importante riguardava il termalismo. Le terme si configuravano non solo come luoghi di incontro e per stare
in comunità ma rivestivano anche una funzione curativa. Le strutture termali erano costituite da un
calidarium, un tepidarium, un frigidarium.
Il periodo altomedievale si caratterizza per la quasi totale assenza della pratica del viaggio a causa dei
disordini provocati dalle guerre e dalle pestilenze. Il disordine morale, inoltre, fu una delle cause che portò
all’ affievolirsi del fenomeno del termalismo, considerato dalla Chiesa come un atto pagano basato sulla
libertà dei costumi. Una svolta nell’uso del tempo libero si ebbe a partire dal 738 quando un editto di Carlo
Magno stabilì che la domenica e altri giorni di festività sarebbero state dedicate, da quel momento in poi,
solo al culto. Nel periodo altomedievale anche il viaggio culturale è destinato a scomparire ma, tra XII e XIII
secolo, la nascita delle Università iniziò a mobilitare molti studenti che si trasferirono per motivi di studio. A
partire dal IX secolo anche il pellegrinaggio iniziò a riacquistare importanza come momento di rinascita
spirituale e di indulgenza. Successivamente, nella fase che registrò il passaggio tra alto e basso medioevo,
anche il termalismo riprese la sua importanza e portò alla costruzione di importanti edifici balneari. Anche la
religione, dapprima contraria a questa pratica, iniziò a considerarla lecita in quanto assimilabile alla
purificazione del corpo. Roma era la meta più importante del pellegrinaggio penitenziale, dopo che era
divenuta competenza dei papi l’assoluzione dei peccati più gravi, in precedenza prerogativa dei singoli
vescovi.
A partire dal Cinquecento l’abitudine di compiere viaggi non soltanto a fini commerciali e militari ma anche
culturali si intensificò. Accanto ai viaggi di mercanti, militari e uomini di governano, si affiancarono i viaggi
a fini di conoscenza, di riposo e arricchimento culturale. L’accrescersi del flusso di viaggiatori determinò lo
svilupparsi di strutture ricettive come alberghi ma anche di camere e locande per studiosi e artisti.
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Nonostante le locande e gli alberghi fossero divenuti abbastanza accoglienti in tutta l’Europa, un posto
rilievo era riservato alla Francia per le sue strutture notevolmente attrezzate. In Italia, meta turistica molto
importante perché considerata il “Paese del sole” e del clima mite, il turismo e le strutture si svilupparono
inizialmente solo in alcune aree relative al Veneto, alla Toscana, all’Emilia e al Lazio e poi in tutto il resto
della nazione.
Durante il Rinascimento si assistette ad una fioritura degli impianti termali: le terme si rinnovarono con la
costruzione di edifici lussuosi che spesso raggiungevano lo sfarzo. Con l’avvento dell’età moderna il
termalismo iniziò ad essere sempre più influenzato da indirizzi scientifici basati sulla sperimentazione e
l’analisi chimica delle acque. Nella metà del Cinquecento, però, si assistette nuovamente ad una fase di
declino, dovuta alla modificazione dell’uso del tempo libero, e il termalismo si risollevò solamente nel
Settecento. Il decollo in Italia delle città termali inizierà a diffondersi timidamente in questo periodo con la
costruzione di strutture architettoniche sul modello delle ville d’eau: grandi hotel, piazze, parchi, casino,
strutture sportive, ecc.: delle vere e proprie città del loisir contrapposte alle città del lavoro.
Tra la fine del ‘600 e i primi decenni del ‘700 si diffuse la concezione della teologia naturale che considerava
la Natura non più come un semplice spettacolo, ma come scenario voluto dal creatore a intenzione
dell’uomo. I ceti sociali elevati cercavano quindi nel viaggio l’occasione per cimentarsi in un nuovo rapporto
con la natura, considerata in stretta simbiosi con il pensiero cristiano. Le persone, soprattutto nel mare del
Nord e nel Baltico, si abituarono, ad esempio, alla pratica dei bagni di mare perché diverse teorie
affermavano che il bagno nelle acque fredde favorisse la longevità.
Dal turismo moderno al turismo globale.
La seconda metà del Settecento rappresenta la fase di transizione dal prototurismo al turismo moderno,
poiché è caratterizzata da una serie di cambiamenti economici e sociali favoriti dalla rivoluzione dei
trasporti. La nascita della ferrovia genera una serie di collegamenti importanti che modificano
l’organizzazione del tempo libero. Lo sviluppo della ferrovia raggiunse l’Italia con ritardo rispetto ad altri
paesi europei ma, nonostante ciò, Leopoldo II, nel Granducato di Toscana, permise la realizzazione delle
prime due linee: la Firenze-Empoli-Pisa-Livorno e la Firenze-Prato-Pistoia-Lucca Pisa; successivamente
vennero aperte anche la Mestre-Cormons, la Verona-Mantova e, anche se affidata ad una società privata, la
Venezia-Milano. La nascita della ferrovia ha permesso ad alcune mete di essere facilmente raggiungibili e, di
conseguenza, di avere migliori risultati riguardo al turismo. L’apertura del traforo del Gottardo, ad esempio,
ha accresciuto lo splendore turistico di mete come Lugano, nella quale furono aumentati i luoghi di
ricettività, o Locarno, che divenne una importantissima meta turistica anche per le sue condizioni
metereologiche. Nei primi anni dell’Ottocento i progressi registrati dalle vie di comunicazione e di
informazione hanno permesso ai turisti di entrare a contatto con luoghi e paesi lontani. Nello stesso periodo
riprese vigore il pellegrinaggio: quest’ultimo veniva compiuto non solo per il suo aspetto religioso ma anche
per visitare il luogo sacro e i luoghi ad esso contingenti. Molto importante nell’ambito del turismo
ottocentesco fu la moda dell’alpinismo insieme con uno spiccato interesse nei confronti della natura che
portò alla nascita di bioparchi e luoghi in cui rilassarsi con il semplice contatto con essa.
Se prima dell’Ottocento lo sviluppo economico dell’America era stato favorito dalle vie d’acqua, dopo
l’apertura della prima linea ferroviaria la situazione è notevolmente cambiata. Il treno, infatti, oltre che per il
trasporto delle persone, può essere utilizzato per il trasporto delle merci come ad esempio il carbone. La
ferrovia, inoltre, riveste una fondamentale importanza nell’ambito dei collegamenti e quindi per
l’unificazione del territorio.
Nel 1919 venne adottato il primo progetto di convenzione della giornata lavorativa di otto ore con la
proposta di aumentare il tempo libero degli individui e permettergli di svolgere attività ludiche. Col tempo i
lavoratori iniziarono ad avere agevolazioni anche per quanto riguardava i mezzi di trasporto, e questo favorì
un aumento del numero di viaggiatori. Un’ innovazione molto importante dei primi decenni del Novecento fu
l’avvento, e il conseguente utilizzo, dell’automobile: quest’ultima viene preferita da gran parte dei
viaggiatori sia per le brevi che per le lunghe distanze in quanto i costi da sostenere sono inferiori. L’auto
venne sostituita, dopo l’avvento del turismo globale, dall’aereo.
Grazie alle reti ferroviarie, il turismo trova ampio sviluppo nelle zone ben collegati. Negli Stati Uniti, in
particolare, possiamo pensare alle località balneari facilmente collegate alle grandi città, come Atlantic City.
L’avvento dell’automobile fu significativo perché permise maggiori spostamenti ed una crescita del turismo:
con l’automobile è possibile visitare parchi naturali, zoo, e raggiungere le mete desiderate senza vincoli di
orari, bagagli e tariffe. Si assistette all’introduzione dei camper, e di conseguenza di camping attrezzati per
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l’alloggio di queste vetture. Lo sviluppo dell’automobile fu rapido e fu la causa della trasformazione del
turismo da turismo moderno a turismo di massa.
Anche nei paesi dell’Europa occidentale il fenomeno del turismo di massa è correlato alla nascita e allo
sviluppo dell’automobile. Si può parlare di turismo itinerante riferendosi alla pratica di spostarsi nella
propria seconda residenza per il weekend grazie ai pratici collegamenti autostradali. Ai viaggi brevi e in
automobile, nel corso degli anni Sessanta, con l’innalzamento del tenore di vita, furono sostituiti i viaggi
lunghi, prevalentemente nel mediterraneo, svolti in aereo. Il clima mite dell’Europa e in particolare delle
mete mediterranee gli ha conferito una forte attrattività turistica.
Anche l’Italia nel periodo compreso tra le due guerre mondiali registra numerosi sintomi di questo passaggio
che generalmente vengono fatti rientrare nel cosiddetto “turismo sociale”, determinato dalla presenza di
attività sociali legate all’uso del tempo libero e dal decollo del turismo scolastico e sportivo. A partire dal
1925, si rafforza l’intervento dello Stato a favore del turismo popolare e nascono associazioni come l’OND
che permettono ai lavoratori di usufruire di prezzi vantaggiosi nell’ambito del trasporto pubblico o di
prendere parte ad attività organizzate dai club emergenti. Fu proprio nel periodo compreso tra le due guerre
che si delinearono la domanda e l’offerta turistica italiana. Anche in Italia un fenomeno di rilevante
importanza fu lo sviluppo della mobilità stradale dimostrato dalla costruzione di diversi impianti autostradali.
Nel secondo dopoguerra i tempi erano ormai maturi per l’esplosione del turismo nazionale: si verificò un
aumento della densità delle vetture presenti sul territorio in concomitanza con la nascita di industrie
automobilistiche come la FIAT. Alla fine degli anni Cinquanta i ritmi del turismo di massa erano sempre più
intensi ed accompagnati da elementi di sviluppo come il pullulare di alberghi i cui nomi o riprendevano
quelli tedeschi o inglesi oppure erano nomi familiari, garanzia di buona ospitalità. Le strutture alberghiere
aumentarono da 20 a 43 mila così come le strutture interne si modificarono: più stanze, più bagni … Col
diffondersi dell’automobile il turismo di massa si spinse anche verso il Mezzogiorno e in luoghi non
collegati con le reti ferroviarie. Ma negli anni Sessanta si iniziarono a valutare i danni provocati
dall’automobile come l’inquinamento acustico ed atmosferico e i club stessi spingevano a creare aree
pedonali e ad utilizzare mezzi di locomozione semplici. Tuttavia gli Italiani consideravano l’automobile
come il mezzo da utilizzare nel tempo libero, nel fine settimana e per le ferie; un mezzo che conferiva
maggiore libertà di movimento anche nei piccoli centri.
Il turismo è importante ai fini dell’economia in quanto viene ad incidere sul PIL di un paese. Con l’avvento
del turismo di massa molto importanze iniziò ad essere il ruolo svolto dall’aereo che permetteva di compiere,
con tempi ridotti, viaggi di lungo raggio. Negli anni Cinquanta i voli di linea iniziarono ad essere affiancati
da voli privati e da aerei da noleggio (i charter). A differenza degli aerei di linea, costretti a seguire itinerari
prestabiliti e a volare anche con un modesto numero di passeggeri a bordo, quelli charter si sono diffusi in
breve tempo per le tariffe assai più ridotte rese possibili dalla garanzia di un pieno carico e dal vantaggio di
potersi svincolare da orari e itinerari rigidi, utilizzando spesso aeroporti minori. Nel corso degli anni 50 e 60,
quindi, il turismo di massa letteralmente esploso in diverse macro aree dell'Europa occidentale in quanto il
diffondersi del benessere economico spingeva le persone in luoghi sempre più distanti (ne sono esempi
Cipro, le Canarie e Maiorca).Tra gli anni Cinquanta del secolo scorso ed oggi, il movimento turistico
internazionale si è moltiplicato di 40 volte, passando da 25 milioni ad un miliardo di turisti. Accanto ai
charter, favoriscono il turismo anche i voli low cost. Essi hanno notevolmente modificato la rete delle
destinazioni: se da un lato hanno determinato l’emergere di nuove mete, dall’altro hanno inciso sulla
rilocalizzazione di altre. Grazie all’avvento dei voli low cost alcune grandi città, come Barcellona, sono
entrate in relazione con quasi tutta l’Europa.
Le isole, in particolare quelle delle aree tropicali, hanno sempre esercitato un fascino sulle persone residenti
nelle aree continentali in quanto erano viste come luoghi di evasione, come paradisi terrestri per allontanarsi
dal caos delle grandi città. Il turismo ha molto interessato queste zone considerate mete ideali per viaggi di
piacere (col mare cristallino, la sabbia soffice e le palme) e di relax. Rientrano in quest’ottica isole come
Cuba, le Maldive o ancora l’isola di Capo Verde la quale grazie al turismo si è risollevata economicamente e
che oggi dispone di importanti strutture ricettive. Il turismo riveste una fondamentale importanza nell’ambito
delle economie micro insulari e perciò non deve essere considerato un mito lontano da esse.
L’evoluzione degli studi sul rapporto “turismo-territorio”. Anche se la geografia inizia ad essere
considerata una scienza a metà Ottocento, il fenomeno turistico non rientra nell’ambito delle ricerche. Nel
1894 nasce il Touring Club Italiano, formato da 57 membri della borghesia, e inizia a diffondersi il turismo
sociale che vede affiancarsi all’élite anche individui appartenenti a classi sociali più basse. Nonostante sia
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molto avanzata in America, la domanda turistica inizia a svilupparsi timidamente in Italia e in altri paesi
dell’Europa occidentale e verso gli anni Venti iniziano a diffondersi i primi studi di geografia del turismo
anche se ancora molto imperniati da aspetti della geografia economica. Negli anni Trenta si inizia a tenere in
considerazione la rilevanza del fenomeno turistico come oggetto di studi.
Nel corso di una prima fase incentrata sull’impostazione dei fondamenti metodologici, Umberto Toschi
identifica il modello generale del centro turistico. Egli considera il luogo ricettivo come il motore per lo
sviluppo territoriale in quanto capace di dar luogo al movimento di persone, beni e moneta talvolta univoco
(i pagamenti dei turisti), talvolta biunivoco (i flussi turistici), talvolta infrasistemico (messo in atto con
luoghi appartenenti allo stesso territorio turistico) o esterno. L’analisi di Toschi, però, si riferisce al
movimento turistico delle persone di classe sociale abbiente alimentato dal desiderio di riposare, di fuggire
dalla calura estiva, curarsi o praticare attività ludiche. In tale modello i flussi reali sono prevalentemente di
tipo univoco e consistono principalmente nelle forniture necessarie ai visitatori e agli addetti, nelle
attrezzature che servono a soddisfare le necessità del centro turistico, che a sua volta è anche un luogo di
realizzazione e / o smercio di prodotti più o meno tipici (artigianali, artistici, enogastronomici o comuni
oggetti ricordo) venduti ai turisti e quindi diretti verso il luogo di residenza dei visitatori stessi, oppure di
amici e parenti. I flussi finanziari costituiti dei pagamenti dei turisti originano relazioni orizzontali univoche,
ossia dal luogo ove ha sede l'ente erogatore del finanziamento di denaro verso il centro turistico. A carattere
biunivoco sono i movimenti in denaro generati dalle polizze assicurative, in quanto i premi danno luogo a
movimenti monetari dal centro turistico verso le grandi città dove le compagnie assicurative hanno la loro
sede centrale, mentre i risarcimenti danno luogo a movimenti di denaro di opposte direzioni. In occasione del
Congresso Geografico svoltosi a Bari nel 1957, Toschi si interessa di trattare temi relativi alla geografia del
turismo che, in quel periodo, inizia ad assumere una certa autonomia rispetto alla geografia economica. Una
delle analisi svolte riguarda il concetto di regione turistica. Secondo Toschi ne esistono tre tipi: le regioni
turistiche attive sono i luoghi di residenza dei turisti e da cui il flusso turistico ha inizio; le regioni turistiche
passive sono i luoghi in cui il turista alloggia; le regioni turistiche di circolazione sono i luoghi attraverso cui
il turista si muove per raggiungere il proprio luogo di interesse.
Nel corso della seconda fase si assiste alla pubblicazione di saggi come quello pubblicato da Bruno Nice
relativamente ai rapporti tra turismo e spazio geografico. Nice sofferma la sua attenzione anche sulle
motivazioni psicologiche che spingono gli individui al movimento turistico oltre che ai danni che il turismo
di massa sta apportando all’ambiente. Importante è anche la monografia di Giacomo Corna Pellegrini nella
quale il turismo appare come una vera e propria attività economica capace di promuovere un territorio.
Il contrapporsi di due opposti indirizzi di pensiero. Intorno alla metà degli anni Settanta gli sviluppi
teorici e metodologici raggiunti dalla geografia umana portano al contrapporsi di diversi indirizzi di pensiero.
Nel 1957 Walter Leimgruber pubblica un saggio in cui propone un modello sulle dinamiche spazio-temporali
che caratterizzano le attività del tempo libero. Utilizzando un parametro in cui un’unità di distanza è di 3
km e un’unità di tempo di 2h, Leimbgruber afferma che i loisirs sono attività ricreative di breve distanza e
durata (50 km, 5 h) praticate dai cosiddetti “ricreazionisti” che dispongono di poco tempo; le escursioni di
fine settimana sono di durata media (120/200 km, 36h) praticate dai cosiddetti “escursionisti” e che
generalmente riguardano lo spostamento nella seconda residenza; il turismo, di lunga durata (200+ km e
1+settimane) che coinvolgono i turisti e riguardano lo spostamento verso mete più lontane. Importante è
anche il saggio di Jean-Marie Miossec che, riferendosi al fenomeno turistico, individua il succedersi di
cinque fasi: preturistica, pioniera, moltiplicazione dei centri turistici, gerarchizzazione, saturazione. Queste
fasi vengono analizzate alla luce di quattro parametri: due oggettivi, cioè i centri turistici e le vie di
comunicazione, e due soggettivi, cioè il comportamento dei turisti e quello degli enti locali. Per quanto
riguarda i centri turistici, si osserva che il territorio nella fase preturistica si trova in una condizione di
attraversamento marginale seppure lentamente si vengono ad instaurare i presupposti per la creazione di un
centro turistico pioniere. Una volta che il territorio viene scoperto dai turisti si assiste alla moltiplicazione dei
centri turistici fino a raggiungere lo stadio di saturazione. Riguardo alle vie di comunicazione, nella fase
preturistica lo spazio risulta ancora in una fase di isolamento, poi si assiste all’allacciamento ai luoghi del
turismo attivo, all’intensificazione delle vie di comunicazione. Per quanto riguarda il comportamento dei
turisti si passa dalla non conoscenza del luogo alla conoscenza di luoghi e percorsi. Infine, quanto alle
opinioni della governance locale, si formano due schieramenti: uno che vede il turismo come possibile
fattore di rinascita economica; l’altro che ha un pensiero totalmente opposto perché teme l’esproprio.
Successivamente si assiste al potenziamento delle infrastrutture. Infine, nella fase di saturazione dei centri, la
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popolazione e i responsabili della governance locale possono dar luogo a due diverse tendenze di politica del
territorio: in certe regioni turistiche, una tendenza mirata ad un ulteriore sviluppo del turismo generalizzato
su tutto lo spazio, in altre regioni turistiche invece la scelta politica può essere mirata a uno sviluppo
sostenibile e quindi alla salvaguardia ambientale. Secondo Miossec la scelta dei turisti dipende
dall’immagine turistica. Essa può essere: globale (corrisponde alle aspirazioni dell’individuo generalmente di
natura culturale), tradizionale (immagine che si è creata nel tempo relativamente a quel luogo), attuale
(immagine presentata dai media). Nel 1980 Jean Maurice Thurot pubblica un saggio dove propone un
modello geoeconomico riguardante i flussi di turismo nazionale e internazionale, interpretati in termini di
domanda e di offerta con riferimento al mercato mondiale del turismo. Nello schema, i paesi A e B sono
considerati come sistemi economicamente sviluppati e soddisfano la loro domanda sia internamente che
esternamente, mentre il paese C è un paese in via di sviluppo che soddisfa internamente tutta la domanda
nazionale anche perché soltanto una piccola élite dispone di un tenore di vita tale da potersi permettere
viaggi di turismo all'estero. Per i flussi internazionali invece se da un lato il paese C svolge esclusivamente
un ruolo passivo, ossia ricettivo, dall'altro i paesi a e B hanno ruolo sia attivo che passivo.
Negli anni Novanta gli indirizzi sopracitati continuano ad evolvere soprattutto nell’ambito della geografia
della percezione in particolare presso la scuola di Milano. Quasi contemporaneamente si sviluppano nuovi
indirizzi umanistici in relazione alla nuova tendenza di una ricerca dell'autentico e alla nostalgia di ciò che
non c'è più, essendo le relazioni umane sempre più mediate dagli operatori turistici. Queste tensioni,
sostenute dall'intensificarsi della domanda di servizi turistici, avrebbero portato alla fruizione sempre
maggiore di spazi turistici effimeri, costituiti da luoghi in cui il rapporto uomo natura si rivela del tutto
negativo, quindi spazi artificiali puri, come nel caso dei parchi a tema ispirati a Disneyland.
In Italia gli studiosi di geografia del turismo si sono molto interessati al fenomeno dell’insularità. Nonostante
le dimensioni ridotte di questi luoghi, essi rivestono una fondamentale importanza nel campo del turismo in
quanto sono considerati mete paradisiache per allontanarsi dal caos cittadino. Nelle isole minori, in ogni
caso, il decollo del turismo è da collocare nel periodo che va dal secondo dopo guerra agli anni Cinquanta,
fatta eccezione per alcuni luoghi come Capri e Ischia che erano importanti già nei secoli precedenti. Il
turismo per le piccole isole rappresenta un fenomeno che potrebbe garantire il decollo dell’economia ed è per
questo che le strutture ricettive vengono incentivate e modernizzate. La micro insularità, quindi è da
considerarsi come punto di forza per il turismo, anche per ciò che riguarda le zone costiere che si trovano in
prossimità delle isole.
Dai luoghi del turismo termale aristocratico ai luoghi del wellness tourism. Dalla seconda metà del
Settecento ai primi decenni dell’Ottocento si assiste al passaggio dal prototurismo al turismo moderno e le
prime località a risentire del cambiamento sono proprio le località termali. Anche in Italia, queste ultime,
iniziano ad assumere una notevole importanza ed a trasformarsi gradualmente in centri di villeggiatura e di
vita mondana. Le numerose sorgenti termali presenti in Italia si differenziano per le caratteristiche dell’acqua
e, alcune di esse, legano i loro nomi all’attività di imbottigliamento delle acque. Sempre nei primi anni
dell’Ottocento inizia a decollare il turismo montano, favorito dalla moda dell’alpinismo e del termalismo
dato che molti centri montani dispongono di sorgenti con acque dalle proprietà curative. Se all’inizio il
termalismo italiano era poco sviluppato, successivamente, grazie anche alle innovazioni nell’ambito dei
collegamenti e dei trasporti, si assiste ad una moltiplicazione dei centri termali che ottengono importanti
successi. Questi ultimi dipendono anche dal fatto che molti medici suggerivano agli individui i trattamenti
termali al fine di un miglioramento della loro salute. Una volta compresa l’importanza di questi centri, in
Italia si procedette alla ristrutturazione di molti di essi come a Valdieri e Salsomaggiore, nei quali si
costruirono strutture alberghiere dotate di comfort e luoghi di svago come i campetti sportivi e i casinò. In
particolare nel periodo compreso tra le due guerre mondiali si verifica un notevole aumento si delle strutture
termali e sia di quelle ricettive. E alle località in cui si trovavano questi centri viene affiancato l’attributo
“Terme” (ad esempio Abano Terme).
Dopo la Seconda Guerra Mondiale il termalismo non tarderà a riprendersi, anzi, inizierà ad essere, così come
il turismo, un fenomeno non più riservato all’élite ma esteso a tutte le classi sociali. Tra gli anni Sessanta e
Ottanta l’offerta termale riguarda servizi di tipo terapeutico e curativo ed è per questo che le strutture
tendono a stipulare contratti con le ASL. Si passa quindi da una forma di turismo ludico al turismo assistito:
il fenomeno termale diventa, così, sempre più massiccio. Tutte le strutture che non erano riuscite a creare
un’offerta integrata, con la realizzazione di strutture congressuali e prodotti di fitness, sono andate in crisi
progressivamente. Col tempo si assiste, invece, nei luoghi in cui il termalismo era molto diffuso, ad un
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incremento notevole delle strutture sia di livello basso (1/2 stelle) che di livello elevato.
L’efficienza del termalismo è un elemento fondamentale per raggiungere una posizione competitiva
nell’ambito del sistema turistico locale. Per ottenere buoni risultati, perciò, è necessario che si adottino dei
parametri e delle regole necessarie ad una riqualificazione delle strutture esistenti che mira al
raggiungimento del benessere fisico e psichico.
Il quadro generale odierno delle prestazioni termali e di quelle legate al benessere si presenta assai
complesso. Negli ultimi vent’anni la domanda per i servizi termali è notevolmente diminuita in quanto gli
interventi finanziari pubblici si sono ridotti. L’affermarsi di nuovi modelli di consumo nel campo della salute
ha portato alla ricerca di servizi volti al mantenimento del benessere psicofisico: attività e pratiche sportive,
dietetiche meditative e cosmetiche rese possibili all’interno di alcune strutture. Molte località termali si sono
rinnovate e hanno accolto servizi noti come welness oriented insieme con la promozione di diverse tipologie
di turismo.
San Pellegrino Terme inizia a diventare famoso a metà dell’Ottocento anche se, in quel periodo, regista un
numero di arrivi abbastanza contenuto. Il complesso termale inizia ad ottenere importanza nel 1895, con
l’apertura dell’albergo e del teatro Eden, per poi raggiungere l’apice nel 1899 quando il volto della località
viene modificato con la creazione di giardini, con la demolizione del masso dolomitico e l’apertura di un
Caffè. In breve tempo si realizzano anche le maggiori attrattive del centro termale: il Grand Hotel, il Gran
Casinò e il centro di imbottigliamento. Il centro termale era frequentato da individui importanti come Pietro
Mascagni e la Regina Margherita e per questo considerato un luogo di cultura e cosmopolita. Dopo la
Grande Guerra, però, la clientela risulta notevolmente ridimensionata. Solo dopo un po’ di tempo la località
riacquista vigore anche dal punto di vista industriale grazie alla creazione della famosa Aranciata San
Pellegrino. Negli anni Cinquanta ricomincia ad essere frequentata da personaggi illustri e di conseguenza gli
arrivi aumentano. Dopo un’ulteriore fase di declino, però, negli anni Novanta si verifica il rilancio vero e
proprio e la governance si preoccupa di modernizzare gli ambienti e di utilizzare il capitale pubblico per la
rivalorizzazione del territorio. San Pellegrino è un’importante centro turistico dal quale sono facilmente
raggiungibili l’aeroporto di Orio e anche il centro commerciale. L’operazione di rilancio della meta,
comunque, dovrebbe comprendere pacchetti integrati con Bergamo, Milano e Como. Per raggiungere tale
obiettivo è necessario, però, responsabilizzare i residenti in modo che non considerino i turisti come estranei
e in conflitto col proprio vivere ma come risorse importanti per il mantenimento del loro benessere.
In provincia di Cuneo troviamo quattro importanti località montane che rivestono anche una funzione
termale: Vinadio, Valdieri, Lurisia e Ganasso. Se da un lato le prime due si presentano come sorgenti ideali
per la cura di problemi respiratori, le acque delle altre due, invece, sono ideali per la cura di problemi urinari.
Queste aree hanno in comune la particolare vocazione per il turismo montano.
Le terme di Vinadio e Valdieri si trovano all’interno del parco naturale delle Alpi Marittime. Sono
diversamente accessibili nel corso dell’anno: se la prima, infatti, è accessibile tutto l’anno in quanto situata in
prossimità di un centro abitato, la seconda resta isolata per tutto il periodo invernale. Per quanto riguarda le
Terme di Vinadio, il periodo di svolta è rappresentato dalla metà del XVIII secolo quando gli edifici vennero
modernizzati e costruiti in modo da non essere distrutti dalle valanghe. Oggi il complesso termale dispone di
un hotel a tre stelle dotato di 30 camere e 160 posti letto, un ristorante, un centro benessere e un centro cure.
Le terme di Vinadio offrono altri servizi oltre a quelli termali legati al territorio montano: in inverno è molto
diffusa la pratica dello sci. Quanto alle terme di Valdieri, il periodo di spicco e decollo risale agli anni
Sessanta con l’aumento dei flussi turistici. Oltre al grande albergo, il territorio è dotato di strutture extra-
alberghiere che offrono circa 850 posti letto. Le terme di Valdieri sono importanti sia nell’ambito della
produzione dei cosmetici Algaval e sia per l’imbottigliamento delle acque.
A Lurisia fino alla metà del Novecento l’insediamento umano è stato sempre molto modesto. E’ nel secondo
dopoguerra, infatti, che si assiste ad una rinascita. Fino a quel momento la località era dotata di un albergo e
pochi posti ed era priva di qualsiasi attrezzatura turistica. Favorita da un contesto ambientale tranquillo e
fresco, Lurisia svolge una funzione importante come luogo di soggiorno non soltanto di termalisti ma anche
di interi nuclei familiari sia in estate che in inverno. L’integrazione delle diverse forme di turismo ha
generato un aumento delle presenze e degli arrivi. Nel corso degli anni Novanta le presenze sono diminuite
ed uno dei fattori potrebbe essere stato il ridursi delle condizioni di innevamento delle piste. Nell’ultimo
decennio, in seguito a interventi massicci di innovazione, la fase di declino viene ribaltata: vengono proposti
nuovi pacchetti benessere.
Anche in Val d’Aosta il turismo termale ha origini lontane. Una località importante è Pré Saint Didier. Già
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nel ottocento, gli edifici termali vengono ristrutturati con l’introduzione di nuovi letti per i trattamenti
benessere. Dopo un apparente declino nel periodo della guerra, si assiste ad un’immediata ripresa che si
intensifica negli anni 2000. Oggi la struttura dispone di sette hotel, tre residence, quattro bed and breakfast e
un agriturismo.
Il turismo nelle Alpi italiane. L’arco alpino italiano ha partecipato, nel corso della storia, a diverse fasi che
hanno preceduto il turismo vero e proprio. Già nella fase prototuristica nelle Alpi si assiste a diverse forme di
villeggiatura. Tra la fine del Seicento e gli inizi del Novecento, infatti, cambiano radicalmente sia il modo di
viaggiare che le motivazioni del viaggio dettate non solo dal desiderio di accrescersi culturalmente ma anche
di stare a contatto con la natura. Il decollo del turismo montano non dipende, però, solo dall’alpinismo ma
anche dalla moda dei soggiorni estivi e rilassanti. Le stazioni montane vengono dotate di tutti i comfort
(Grand hotel, caffè, passeggiate) ai quali il paesaggio fa solo da cornice. Con il passare del tempo, dopo il
diffondersi degli hotel-palazzo e degli sport invernali come lo sci, il turismo alpino inizia via via a decollare
e a coinvolgere non solo l’élite ma anche i ceti medi che alloggiano in piccoli alberghi o case indipendenti.
Dalla fine degli anni Cinquanta inizia a diffondersi il turismo di massa con il boom dello sci e della
settimana bianca e la proliferazione degli impianti. Gli anni Ottanta sono definiti come fase di stagnazione in
quanto il turismo bianco registra aumenti nelle presenze soltanto negli anni caratterizzati da abbondanti
nevicate, sempre meno frequenti, mentre il turismo estivo vede diminuire progressivamente i pernottamenti.
Molti centri, perciò, si mobilitano per perfezionare i propri impianti e per modificare la propria immagine.
In Piemonte, le valli alpine del Cunese, occupano il secondo posto nello scenario dei sistemi montani legati
al turismo della neve. Località di importante interesse sono Limone e le “due Frabose”. Limone è la
principale stazione sciistica della provincia di Cuneo sia per la lunghezza delle piste che per il numero degli
impianti. E’ situata 1000 metri sul livello del mare ed il suo successo è dettato anche dalla particolare
posizione geografica. Negli anni Settanta la meta raggiunge la sua fase di apogeo in quanto dotata di un
sistema ti piste supportato dalla presenza di quattro seggiovie e ventinove sciovie. Sul finire degli anni
Ottanta, però, inizia la fase di declino dovuta sia al cambiamento climatico che alle difficoltà nel gestire la
concorrenza. Dopo le Olimpiadi Invernali del 2006, i fondi olimpici hanno permesso la realizzazione di
quattro seggiovie quadriposto ed una biposto. Quanto alle due Frabose, Frabosa Soprana e Frabosa Sottana,
si trovano a 641 metri sopra il mare. La prima negli anni Settanta arriva ad essere la seconda stazione di
importanza disponendo di due seggiovie e numerosi skilift. Negli anni Ottanta, però, il decollo di Prato
Nevoso e Artesina, località di Frabosa Sottana, ne ha determinato il ridimensionamento. Prato Nevoso, con i
suoi complessi abitativi e le piste non troppo ripide, è ideale per il turismo familiare; Artesina, invece, è
frequentata più di tutti dagli sportivi. Le tre località, dunque, hanno caratteristiche differenti: Frabosa
Soprana è interessata dal turismo sia estivo che invernale ; le altre due invece vedono predominare la loro
vocazione di località sciistiche.
Fino agli anni Sessanta il turismo in Valle d’Aosta ha rivestito un ruolo subordinato ad altri tipi di attività, in
quanto era praticato solo d’estate. Successivamente, però, si assiste allo sviluppo del turismo della neve che
ha permesso alla regione di trasformarsi in una delle mete predilette del turismo bianco. L’attività sciistica è
particolarmente sviluppata in località come Courmayeur o La Thuile ma il caso che riproduce meglio i
caratteri dell’intero contesto regionale è il Gran Paradiso. L’area in questione comprende due territori:
Aymavilles e Cogne. L’abitato si sviluppa in prossimità dei Prati di Sant’Orso, in cui uno statuto impone il
divieto di costruzione. Oggi il Gran Paradiso è in grado di offrire una cinquantina di itinerari percorribili a
piedi, a cavallo o in bici durante l’estate, mentre in inverno dispone di circa 80 km di piste sciistiche. Il
turismo del Gran Paradiso, però, non dipende solamente dal carattere montano ma è garantito anche dalla
presenza di monumenti come chiese antiche e castelli (sia a Cogne che Aymavilles). A partire dal Novecento
si assiste alla nascita di nuove strutture ricettive e nel 1922 viene istituito il Parco Nazionale del Gran
Paradiso che consacra definitivamente le località al turismo montano. I punti di forza della località, dunque,
sono sia il patrimonio storico-culturale che la posizione geografica.
Anche il Trentino Alto Adige è molto importante nell’ambito del turismo montano. Tra le località di
interesse, però, spiccano la Val Badia e la Valle Aurina. All’inizio degli anni Cinquanta, in un saggio dedicato
alla Valle Aurina, si leggeva che il turismo era dotato ancora di un’attrezzatura modesta anche se in continua
evoluzione. Alla fine di quel periodo, però, lo sviluppo della motorizzazione ha favorito l’incremento del
turismo e il coinvolgimento di nuclei familiari, anche meno abbienti. Molti turisti frequentavano le piste
sciistiche da dicembre ad aprile per praticare i cosiddetti sport della neve. Un modello simile è quello della
Val Badia. In queste località il turismo inizia a decollare nei primi anni del Novecento come fenomeno
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sporadico per poi svilupparsi definitivamente nel secondo dopo guerra. In quel periodo le strutture
alberghiere iniziano ad essere dotate di arredi raffinati, di piscine, campi da tenni e saune e si assiste ad un
aumento sempre più massiccio di arrivi e presenze. Come in tutto l’Alto Adige, anche in Val Badia e Valle
Aurina l’ecoturismo svolge un ruolo fondamentale (si sviluppa il turismo verde che consiste nella visita e
nel pernottamento in agriturismi). Tuttavia, oltre all’ambiente e al paesaggio offerto dalla natura,
un’importante risorsa turistica è rappresentata dal patrimonio museale, i cui luoghi di maggiore attrazione
sono Pedoi e Tures. L’offerta ricettiva ha subito un aumento sbalorditivo sia per quanto riguarda le strutture
che i singoli posti letto oltre ad un notevole salto di qualità. Si assiste alla nascita di nuove residenze
alberghiere fra le quali vanno citati i design hotel, i wellness hotel e gli alloggi a tema come gli “hotel tutto
montagna” dotati di pacchetti comprendenti escursioni e attività che legano l’uomo alla natura.
Il turismo nelle città. Il termine turismo urbano si riferisce al movimento di persone che hanno come meta
le città, considerate come luoghi diversi dai propri luoghi di residenza. Già in età preindustriale le città erano
poli di attrazione per gli abitanti delle zone rurali in quanto erano in grado di offrire servizi e luoghi in cui si
scambiavano i propri prodotti artigianali. Con il passaggio all’età industriale il turismo urbano si configura
come turismo di massa. L’affermazione del turismo urbano ha inizio, in Italia, negli anni Settanta e la città si
configura come luogo del tempo libero in cui fare shopping, visitare il patrimonio storico- artistico o
dedicarsi ad attività culturali. Il turismo urbano non va confuso con il turismo culturale che riguarda il
soddisfacimento dei bisogni di conoscenza sia in ambito religioso che in ambito culturale vero e proprio: le
città importanti, soprattutto quelle del mondo antico, dispongono di un patrimonio degno di nota, attraggono
e divengono spesso sede di incontri culturali. Il turismo urbano può nascere anche per fini diversi come
eventi commerciali, sportivi, politici… I luoghi di ricettività sono alberghi e ristorazione spesso di grande
importanza e la durata dei soggiorni è mediamente breve.
La cultura è un elemento importante nell’ambito dell’economia. Ma il turismo non si configura solamente
come turismo culturale e/o di svago ma anche come business tourism. Il business traveller viaggia in periodi
che non coincidono col tempo libero ed ha possibilità di spese maggiori rispetto ad un turista qualunque. Il
turismo congressuale si concentra in hotel ben collegati con gli aeroporti. I turisti compiono viaggi di media
o lunga distanza ai fini lavorativi, per partecipare ad eventi commerciali o mostre. Nel tempo libero si dedica
alla vita dei luoghi culturali di interesse.
A partire dagli anni Ottanta si è assistito ad interventi mirati alla rivalutazione e al recupero delle aree
portuali e Genova è una delle mete interessate. I processi di rigenerazione dei water front si basano sia sulla
riqualificazione delle attività portuali che sulla creazione di nuovi spazi con funzioni residenziali,
commerciali, finanziarie e ad uso turistico e crocieristico. Gli interventi di riqualificazione, a Genova, sono
stati massicci: già negli anni Novanta nel Porto Antico iniziano i lavori relativi alla costruzione di un
complesso polifunzionale a destinazione turistica, residenziale e commerciale. Negli anni 2000, in vista del
G8, i finanziamenti stradali hanno permesso interventi di manutenzione e arredo stradali e la creazione di
parcheggi. In quel periodo la città è stata interessata da forti trasformazioni che riguardano anche le facciate
di chiese e palazzi. Nel 2004 Genova viene riconosciuta come capitale europea della cultura e in vista di tale
evento vengono realizzati pacchetti turistici basati sul rapporto cultura-mare. Genova, infatti, oltre a disporre
di un’importante riviera, possiede diversi poli museali. Nel corso degli ultimi anni, la città ha cercato di
stimolare il turismo urbano. Una menzione a parte va fatta al turismo crocieristico. Dopo il 2004 si registra
una fase di declino determinata dal fallimento della società Festival Crociere. Una ripresa si avrà
successivamente con il lavoro della compagnia MSC che organizza crociere nel mediterraneo occidentale e
orientale e anche nel sud America e nel sud Africa.
Tra le numerose città alpine figurano Aosta e Merano. Esse sono legate a vicende storico-turistiche assai
diverse: mentre ad Aosta il turismo ha sempre rappresentato un’attività secondaria, a Merano la vocazione
turistica è sempre stata alta poiché favorita dalla posizione geografica e dalla mitezza del clima. A Merano,
infatti, le vicende turistiche vedono la loro fase pioneristica nel periodo 1818-23 quando la località inizia ad
essere conosciuta come stazione di cura e villeggiatura. Negli anni Quaranta dell’Ottocento viene costruito il
primo albergo dotato di due strutture dedicate alle cure, che prende la fisionomia del Kurhaus. Nel corso
degli anni Sessanta gli arrivi aumentano notevolmente favoriti anche dall’apertura della ferrovia del
Brennero. Nel 1920 Merano viene annessa all’Italia e le due guerre mondiali provocano una diminuzione dei
flussi turistici che non tarderà, dopo la guerra, a riprendere notorietà, grazie anche allo sfruttamento delle
risorse radioattive e all’organizzazione di eventi come congressi di medicina. A partire dai primi anni
Sessanta, però, le Terme di Merano devono sospendere la loro attività per almeno un decennio e, per ovviare
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a questo problema, viene inaugurato un impianto di funivia che collegava la città direttamente alle piste da
scii, favorendo il turismo invernale. Oggi la città gode di un importante complesso termale ubicato nel cuore
della città e, di recente, è stato rinnovato il comprensorio sciistico dotato adesso di 40 km di piste e numerosi
percorsi d’alpinismo ed uno snowpark. Accanto alle risorse naturali vi sono, poi, luoghi di interesse culturale
tra cui il Castello principesco. Aosta a partire dal 1945 ha visto l’intensificarsi del suo ruolo di capitale
regionale attraverso l’accentramento delle attività terziarie e industriali. All’inizio degli anni Settanta, Aosta
non rientrava fra i comprensori turistici valdostani. Le risorse che stanno alla base del turismo urbano della
città si configurano come litoma e antropoma. Del litoma fanno parte strutture come il teatro, l’anfiteatro,
l’area del foro e l’antica area delle terme appartenenti all’originaria Augusta Praetoria insieme con i resti
della città medievale. Assai poco resta, invece, del periodo barocco. Il litoma turistico venutosi a formare
recentemente è caratterizzato, invece, da strutture legate allo sport e al benessere. Ricordiamo la Conca di
Pila, un balcone dal quale si può godere di uno splendido panorama. In tale località è sorta una stazione
sciistica che dispone di 70 km di piste innevate fino ad aprile e in cui si pratica la mountain bike d’estate. Ad
un consistente litoma si affianca l’antropoma. Non mancano eventi di carattere congressuale, teatrale e
manifestazioni di interesse culturale. Fra i tanti eventi ricordiamo, ad esempio, la Fiera di Sant’Orso, durante
la quale vengono esposti e venduti manufatti artigianali. Nelle due città valdostane la qualità degli impianti
turistici è simile ma i flussi sono differenti: a Merano giungono turisti sia italiani che non, ad Aosta invece
negli ultimi anni si è assistito ad una diminuzione di entrambe le componenti.
Lugano gode di un’importante posizione geografica e di un microclima particolarmente mite. A partire
dall’Ottocento, nel periodo di transizione tra prototurismo e turismo, i viaggiatori dimostrano interesse non
solo per le Alpi ma anche per i laghi prealpini. A quel tempo, però, il lago di Lugano era offuscato
dall’importanza del Lago Maggiore e del Lago di Como. Sul finire degli anni 70, Lugano viene collegata per
ferrovia a Chiasso e successivamente a Bellinzona e ciò determina ricadute positive sul turismo. Sul finire
dell’Ottocento, poi, le strutture ricettive si ampliano in termini di posti letto e le informazioni su Lugano
presenti sulle guide da viaggio la etichettano come località turistica affermata e come meta di soggiorni
terapeutici. Nel periodo compreso tra le due guerre si registra una riduzione della durata dei viaggi e la
trasformazione della domanda non più aristocratica ma borghese e popolare che porta alla trasformazione del
turismo in turismo di massa. La successiva crescita economica permette una crescita edilizia con la
realizzazione di piscine, spazi verdi e un nuovo grande albergo. Nel corso degli anni 70 Lugano consolida la
sua importanza in ambito fieristico e congressuale. La villa Malpensata viene trasformata in museo, viene
inaugurato il Palacongressi, vengono fondati il Museo Cantonale d’Arte e il Museo delle culture e istituito il
Festival del Jazz. Inoltre si assiste alla nascita dell’Università della Svizzera. Nel più recente periodo Lugano
ha quindi affiancato al turismo climatico un turismo di tipo culturale-congressuale.
Bath rappresenta uno dei casi britannici in cui a partire dagli anni Ottanta hanno preso avvio alcuni interventi
mirati al decollo del turismo urbano. Le origini di Bath risalgono al momento in cui un gruppo di Celti
sceglie questa località come suo stabilimento permanente, in quanto la presenza di fonti di acqua calda
rappresentava una risorsa importante. Dopo un periodo di declino, nella seconda metà del Cinquecento si
assiste ad una vera e propria rinascita: grazie alla ripresa della pratica del termalismo si inizia a registrare un
periodo di benessere economico. I soggiorni termali erano generalmente legati a motivi o religiosi o
terapeutici. Nel 1660 Bath figurava come la località termale più importante dell’Inghilterra con una capacità
ricettiva notevolmente aumentata rispetto al secolo precedente ( 24 locande e 28 pensioni) con circa 300
posti letto. Bath è la prima località inglese in cui hanno fatto la loro comparsa le prime guide turistiche
inglesi in grado di segnalare al turista le abitudini locali, i negozi, i luoghi di interesse, consigliando la visita
alle terme. In seguito al declino del termalismo registrato negli anni Sessanta, alcuni residenti hanno
contribuito a trasformare la città in uno shopping centre. Eventi di importanza rilevante sono: il Bath
Literature Festival, il Bath International Music Festival, il Bath Shakespeare Festival, tutti eventi in grado di
attrarre visitatori. Le strutture ricettive di Bath comprendono 18 hotels e diverse pensioni. Negli ultimi anni
la domanda degli staying visitors è notevolmente aumentata. Nonostante alcuni punti di debolezza, come
l’inquinamento acustico, Bath, per il suo importante patrimonio culturale, è stata riconosciuta dall’Unesco
come meritevole del titolo di World Heritage Site.
Il turismo rurale. Il binomio città-campagna non si è risolto sempre a favore della città: se da un lato,
infatti, le condizioni di coloro che vivono in campagna li spingono a desiderare di spostarsi in città, dall’altro
il caos della città spinge coloro che ci vivono a desiderare un contesto più appagato come quello della
campagna. Già in epoca romana vi erano i cosiddetti “precursori del turismo verde” in quanto era diffusa la
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moda della villeggiatura, termine che deriva dal latino villa (casa di campagna). Alla fine degli anni
Cinquanta il turismo nelle aree rurali è sempre più diffuso. In molte comunità esso inizia ad essere ritenuto
un’opportunità per diversificare l’economia delle aree agricole e per rivalorizzarle. È in questo contesto che
nasce l’agriturismo. Il processo di decollo del fenomeno agrituristico ha inizio in Francia con la nascita dei
gites. Questi ultimi potevano essere gites ruraux (gestiti da aziende agrarie), gites touristiques (gestite da
individui non coinvolti nell’attività agricola) e gites communaux (gestiti da comunità locali). L’agriturismo è
ormai diventato un elemento fondamentale per il turismo regionale.
Nel febbraio 1965 viene costituita, in Italia, l’Agriturist (Associazione nazionale per l’agriturismo,
l’ambiente e il territorio). In un periodo in cui gli italiani, infatuati dal benessere, preferivano ammassarsi nei
giorni di vacanza nelle stazioni balneari, l’attività di Agriturist appare importante, in quanto i membri
operavano controcorrente per un ritorno alla ruralità. La nascita di altre due associazioni del genere, cioè
Terranostra e Alturist, dà vita al cosiddetto “Turismo verde”. In Italia il fenomeno agrituristico è strettamente
legato all’ agricoltura e al paesaggio. Rientrano in questa categoria in senso stretto Toscana, Umbria e
Marche. Altre aree come Liguria, Abruzzo, Lazio, Molise risultano influenzate anche dalla struttura
enogastronomica. Regioni come Calabria Sicilia e Sardegna, invece, godono di risorse legate al mare oltre
che alla campagna. Non mancano infine mete eco turistiche di tipo montano in Val d’Aosta e Trentino.
Nonostante le condizioni alimentari siano radicalmente mutate nel corso del Novecento, sul finire dello
stesso secolo si assiste ad una riscoperta dell’identità regionale, favorita da azioni di recupero della memoria
gastronomica. Se fino ad una trentina di anni fa le aree di alimentazione rurale erano andate sempre più
restringendosi, successivamente ha iniziato a svilupparsi il processo opposto, caratterizzato da
un’acculturazione delle campagne sulle città. Parliamo di turismo enogastronomico riferendoci a quella
forma di turismo che non si limita alla visita dei luoghi di produzione tipica locale ma si basa anche su una
acculturazione sia della vitivinicoltura che della cucina locale. Si parla quindi, in un certo senso, di turismo
culturale. Esempi di integrazione tra itinerari gastronomici e culturali sono le Greenway, realizzate
convertendo linee ferroviarie in piste ciclabili e percorsi escursionistici. Nella progettazione dei viaggi
turistici enogastronomici, è fondamentale farsi consigliare gli itinerari da esperti che possano permettere agli
individui di immedesimarsi nel territorio.
In Italia il primo tentativo riguardante l’istituzione di “Strade del Vino” risale agli anni Sessanta quando in
Veneto è sorta la strada “Vin Bianco” poi rinominata “Strada del Prosecco”. Un vero e proprio impulso a
questa novità viene dato nel 1987, anno in cui si viene a costituire l’associazione nazionale “Città del Vino”
che oggi conta come soci circa 550 città che danno un nome ai vini o nei cui territori si producono vini di
origine controllata garantita o semplicemente controllata. Lo scopo dell’associazione è quello di valorizzare
il territorio soprattutto per quel che riguarda il campo della vitivinicoltura. Un'altra associazione importante
è l’associazione nazionale “Città dell’olio” i cui membri sono impegnati a sostenere l’attività produttiva e la
tutela dei territori olivicoli, aree spesso marginali dal punto di vista turistico. Un luogo importante per la
coltura olivicola è la Liguria, famosa per la produzione delle cosiddette “olive taggiasche”. Le “strade del
vino e dei sapori” sono presenti un po' ovunque in Italia.
Un territorio da citare nel contesto della vitivinicoltura è Oltregiogo ovadese nel quale essa sembra essersi
ampiamente diffusa già nel Cinquecento, quando la città era sotto il dominio dei Doria. In quel periodo si
assiste ad un graduale aumento dei sostegni, costituiti da canne e poi da pali di legno. A inizio Ottocento la
viticoltura risulta essere ormai espansa in quasi tutto l’Oltregiogo, non soltanto nelle aree particolarmente
favorevoli alla coltivazione. Durante la seconda metà del XIX secolo la viticoltura registra un’ulteriore fase
espansiva, in quanto l’aumento dei prezzi dell’uva e del vino incoraggia i contadini a trasformare i vigneti in
sentieri adibiti al pascolo. L’espansione della viticoltura è da mettere in relazione con l’incremento
demografico che aveva garantito il formarsi di manodopera. In Italia, con la diffusione della filossera, inizia
un periodo di crisi caratterizzato dalla riduzione dei terreni e dei vigneti, soprattutto in pianura e collina.
Nelle terre restanti ha inizio un rapido processo di ripresa e rinnovamento che porta la coltura dei vigneti a
stati avanzati. Nel secondo dopoguerra la ricostruzione dei vigneti filosserati era completata. Nelle aree in
cui la vitivinicoltura si è andata recentemente sviluppando si osserva un forte sviluppo e un innalzamento
qualitativo dei servizi ricettivi.
Il turismo nei luoghi a forte richiamo religioso. Anche la mobilità spaziale per motivi religiosi può
rientrare tra le forme di turismo improprio. Infatti se da un lato il pellegrinaggio era inteso come un atto di
devozione, dall’altro esso viene paragonato ad un fenomeno turistico configurandosi, perciò, come una
forma di “turismo religioso”. Nel 1978 la chiesa ha dichiarato che il turismo religioso si svolge con gli stessi
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mezzi del turismo proprio, dando la possibilità agli individui di muoversi più facilmente.
Il punto di raccordo tra pellegrino e turista dei luoghi sacri sta proprio nel fatto che entrambi sono attratti dai
luoghi non solo per il patrimonio di cui essi dispongono ma anche per il valore profondo che determinate
località assumono. Il termine “turismo religioso”, tuttavia, è stato ampiamente contestato in quanto la parola
“turismo” viene ritenuta profana e quindi tenderebbe ad inquinare l’esperienza religiosa.
Un centro può essere definito di richiamo religioso quando quest’ultima è la funzione che prevalentemente
vuole svolgere. In Italia sono diversi i luoghi a forte impatto religioso: senza dubbio la Basilica di San Pietro
in Vaticano seguita, poi, da Assisi, Loreto, Pompei e San Giovanni Rotondo. Assisi è una città più o meno
piccola ma di forte valore religioso. Per la sua riservatezza e misticità viene definita la “città del silenzio”.
Diversi sono gli spazi dedicati ai pellegrini- turisti, che si tratti di strutture alberghiere o extra alberghiere
(come i conventi). Diversi sono i luoghi di interesse. Fra essi la Basilica della Porziuncola, tappa d’obbligo
per turisti e pellegrini. Anche Loreto è un luogo di forte interesse. L’intensificazione dei pellegrinaggi ha
modificato la topografia della città- santuario espandendola notevolmente. Loreto è frequentata soprattutto
da persone malate in cerca di grazia, ed è per questo che la sua misticità è inferiore rispetto a quella di
Assisi. Senza dubbio il santuario della Madonna di Loreto ha contribuito all’aumento dei pellegrinaggi.
Quanto a Pompei, la città vede le sue origini nel 1876 quando ha inizio la costruzione del Santuario. La fama
di taumaturgo di San Pio da Pietralcina ha conferito a San Giovanni Rotondo il suo carattere di sacralità.
Negli anni Cinquanta, accanto al solitario convento , sono state inaugurate la casa delle sofferenze e la
chiesa di Santa Maria delle Grazie e ben presto, anche altri edifici per l’accoglienza dei pellegrini il cui
numero, negli anni Settanta, era stimato a circa 100.000. L’Italia è una meta di primo piano nell’ambito del
turismo religioso soprattutto rispetto alla Palestina che non garantisce sicurezza a causa dei conflitti arabo-
islamici.
In Europa il fenomeno del pellegrinaggio è diffuso soprattutto laddove domina la religione cattolica. Mete di
particolare interesse sono, ad esempio, Fatima in Portogallo o Santiago de Compostela in Spagna. Nel caso
della Francia, Lourdes , accanto a strutture extra-alberghiere, costituisce un importante polo alberghiero visto
il numero elevato di turisti che vi giungono ogni anno. Oggi i pellegrinaggi si configurano come incontri tra
persone sofferenti che si dirigono in quei luoghi alla ricerca della grazia della Madonna. Un altro luogo di
interesse è Medjugorie in Polonia: l’apparizione del 1981 ha dato luogo ad un massiccio richiamo di
pellegrini. Se volessimo riferirci al protestantesimo, senza dubbio un luogo soggetto a pellegrinaggi è il
Castello di Wittemberg, luogo in cui Martin Lutero affisse le 95 tesi contro l’indulgenza.

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