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TOTALITARISMI

In Germania la sconfitta militare subita nella prima guerra mondiale, aveva portato all’abdicazione
dell’imperatore e alla proclamazione della “Repubblica di Weimar”. I limiti della neonata repubblica si
palesarono subito: i governi che si succedettero risultarono deboli e non avevano il consenso
necessario ad affrontare la disastrosa crisi economica e finanziaria.

L'incapacità dimostrata dal governo nel risolvere i problemi economici e politici favorì la nascita di
movimenti estremisti eversivi. Iniziarono a nascere forze paramilitari e nazionaliste e queste
formazioni trovarono una guida ed una formazione nell’iniziativa di Adolf Hitler che nel 1920 fondo il
partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi. Nel 1923 Hitler tentò un’insurrezione a Monaco che
risultò fallimentare. Condannato a cinque anni di carcere, in prigione dedicò molto tempo alla stesura
del testo base del nazismo: il Mein Kampf.

Dopo la crisi del ‘29 con il crollo della borsa di Wall Street, tutta l'Europa viene investita da una grave
crisi finanziaria. Uno degli stati maggiormente colpito da questa crisi è sicuramente la Germania che
era appena riuscita risollevarsi della crisi economica.

La crisi economica e il risentimento per le potenze occidentali vincitrici, favorì l’ascesa al potere del
Partito nazista, guidato da Adolf Hitler e schierato su posizioni ultra-nazionalistiche e razziste. Cardine
della dottrina nazista è la lotta ai “nemici della patria: la democrazia, le plutocrazie e soprattutto gli
ebrei.

L'ideologia nazista è profondamente razzista e antisemita. Secondo Hitler esiste “una razza superiore”
o “razza Ariana” identificata nella popolazione tedesca, e delle razze inferiori come gli ebrei, gli slavi,
gli zingari...

Hitler accusa gli ebrei di aver tramato contro la Germania durante la seconda guerra mondiale
scaricando su di loro le colpe della sconfitta. Contro gli ebrei vengono varate leggi durissime (le leggi
di Norimberga) che privano della libertà tutti gli ebrei. Nella notte fra il 9 e il 10 Novembre, passata
alla storia come la notte dei cristalli, i negozi e le sinagoghe ebraiche vengono attaccate e
saccheggiate: è il primo passo verso la distruzione di un intero popolo.

Come tutti i totalitarismi, anche il nazismo prestò molta attenzione alle istituzioni scolastiche e alla
formazione dei ragazzi. A nessun insegnante era permesso insegnare se privo dell’iscrizione alla Lega
nazionalsocialista degli insegnanti, una sorta di giuramento al nazismo che costringeva gli insegnanti
a delle restrizioni che permettevano loro di insegnare solo ciò che lo stato permetteva. I giovani del
Reich erano così consegnati ad un sistema scolastico che non lasciava alternative. E la propaganda
continuava anche fuori dall’ambito scolastico: è grazie proprio alla propaganda che i dittatori
convincono il popolo che ciò che fanno è giusto e non c’è alternativa. Hitler usò la propaganda
addirittura come arma di difesa: le forze armate americane cercavano di uccidere il Führer, ma
venivano depistati grazie ad un’importantissima innovazione tecnologica. Il magnetofono k1 AEG-
Telefunken. La registrazione magnetica iniziò ad essere sviluppata già nel 1888, migliorata nel 1894
da Poulsen che costruì il telegraphone nel quale la registrazione magnetica avveniva tramite l’incisione
su un sottilissimo filo di acciaio magnetizzato. La vera svolta tecnologica arrivò con la costruzione dei
primi registratori a nastro a partire dal 1929, e nel 1934 le aziende tedesche AEG e Telefunken,
presentarono il Magnetophon K1, che impiegava i nastri realizzati dall’azienda BASF. Questi nuovi
audiodispositivi elettronici, di dimensione contenute, sostituirono gradualmente gli ingombranti
registratori Siemens, che impiegavano nastri di acciaio di ragguardevoli dimensioni.
In quegli anni i magnetofoni vennero subito considerati prodotti strategici in Germania, che li utilizzò
tra l’altro nelle stazioni radiofoniche, per la trasmissione dei discorsi propagandistici di Hitler,
mettendo in seria difficoltà i servizi di spionaggio stranieri, che non riuscivano a comprendere come il
Führer potesse trasmettere un discorso da una città, mentre le informazioni in loro possesso ne
segnalavano la presenza altrove. Si trattava in realtà di discorsi registrati con una qualità elevata, al
punto da rendere la trasmissione indistinguibile da una diretta. Nel corso della seconda guerra
mondiale, i laboratori AEG continuarono lo sviluppo del magnetofono, arrivando nel 1943 alla
realizzazione di un modello stereofonico, che operava alla velocità di 76 cm/s e con una risposta in
frequenza di 15 KHz e una dinamica di almeno 60 dB, valori in quell’epoca, decisamente ragguardevoli
per un sistema di registrazione, in grado di offrire una riproduzione musicale, ancora oggi
considerabile a livello hi-fi. Nel resto del mondo, ignaro dei progressi ottenuti dai tecnici tedeschi, la
registrazione magnetica invece procedeva a rilento. La registrazione sonora su filo d’acciaio era
abbastanza consolidata e aveva quasi raggiunto i limiti del suo sviluppo, che la confinavano all’uso
come dittafono da ufficio o per registrazioni di qualità bassissima. Nel 1940 a Chicago la ditta Webster
iniziò la produzione di alcuni registratori a filo di piccole dimensioni e costo ridotto, destinati al
mercato di massa. Gli apparecchi ebbero un buon successo, e l’azienda presto diventò leader del
settore, realizzando numerosi modelli e rimase sul mercato fino agli anni 50.

La registrazione su bobine di nastro magnetico, sviluppata come visto inizialmente in Germania, arrivò
negli Stati Uniti soltanto dopo la seconda guerra mondiale: nel 1948 fu costruito il registratore Ampex
200, il cui funzionamento era basato su nastri magnetici prodotti dalla 3M.

Negli anni 50, soprattutto per il settore radiotelevisivo, vennero realizzati anche dei registratori a
bobina chiusa, come il magnetofono “a ciclo chiuso” e il magnetofono “a serbatoio”, utilizzati ad
esempio dalla Rai, rispettivamente per il segnale d'intervallo e per il giornale radio.

Come nella Germania nazista anche nell’Italia fascista la propaganda era importante perché serviva a
diffondere l’ideologia dittatoriale fascista.

In Italia, la crisi economica del primo dopoguerra, la disoccupazione sempre crescente, la


demilitarizzazione dell'esercito che restituì alla vita civile milioni di persone, crearono negli anni 1919-
1922 le condizioni per un grave indebolimento delle strutture statali e per un crescente timore da
parte dei ceti agrari e industriali di una rivoluzione comunista in Italia sul modello della rivoluzione
d'ottobre del 1917. Il periodo tra le due guerre mondiali fu caratterizzato da forti tensioni sociali,
soprattutto riguardo al reinserimento dei reduci della Prima guerra mondiale e in particolare nel
cosiddetto biennio rosso, che in Italia fu caratterizzato da una serie di lotte operaie e contadine che
ebbero il loro culmine e la loro conclusione con l'occupazione delle fabbriche, soprattutto nel centro-
nord del Paese.

L'ex leader del Partito Socialista, Benito Mussolini, che convertitosi ad un'ideologia nazionalista,
integrò con successo i pensieri, le aspirazioni e le frustrazioni dei veterani della prima guerra mondiale
in un movimento politico che inizialmente aveva una chiara ispirazione socialista e rivoluzionaria, e si
contraddistinse immediatamente per i suoi metodi violenti usati contro gli avversari. A Milano il 23
marzo 1919 si radunarono circa 120 ex combattenti, interventisti, valorosi e intellettuali che portarono
alla nascita dei Fasci italiani di combattimento il cui intento era essenzialmente volto alla
valorizzazione della vittoria sull'Austria-Ungheria e alla rivendicazione dei diritti degli ex-combattenti.
Il primo fascismo contrapponeva i reduci, inviati al fronte, agli industriali che si erano arricchiti con
l'industria bellica (definiti "pescecani"). Dopo il primo congresso nazionale, nel 1919 si presentarono
alle elezioni politiche ma senza ottenere alcun seggio. Nelle successive elezioni del 1921 vennero
invece eletti 35 deputati. Le violenze durante il periodo del biennio rosso perpetrate da arditi, futuristi
e fascisti in un'offensiva contro sindacati e partiti di ispirazione socialista causarono numerose vittime
in particolare 300 morti fra i fascisti e 400 fra i socialisti nella sostanziale indifferenza delle forze di
polizia; la violenza crebbe considerevolmente negli anni 1920-22 fino alla marcia su Roma nel 1922.
Di fronte all'incalzare dello squadrismo fascista e dopo la marcia su Roma, il re Vittorio Emanuele III,
preferendo evitare ulteriore spargimento di sangue e probabilmente meditando di poter sfruttare e
controllare gli eventi, ignorò i suggerimenti di Luigi Facta, Presidente del Consiglio dei ministri in carica,
che gli aveva chiesto di firmare il decreto che proclamasse lo stato d'assedio e decise invece di
conferire l'incarico di primo ministro a Mussolini stesso che guidò così un governo di coalizione
composto da nazionalisti, liberali e popolari. Dopo il delitto Matteotti il suo governo assunse
connotazioni dittatoriali e si attuò la progressiva identificazione del partito con lo Stato; legiferando
favorendo i ceti industriali e agrari con privatizzazioni, liberalizzazione degli affitti, smantellamento dei
sindacati. Grazie poi alla legge Acerbo, una legge elettorale proporzionale con un grande premio di
maggioranza, alle elezioni del 1924, il "listone fascista" ottenne uno straordinario successo, grazie a
ingenti brogli, violenze, intimidazioni e rappresaglie contro gli oppositori.

Dopo lo scoppio della Seconda guerra mondiale, Mussolini rimase in attesa degli eventi e inizialmente
dichiarò l'Italia non belligerante. Quando, impressionato dalle facili e rapide vittorie della Germania e
dall'imminente crollo della Francia, si convinse di una vittoria dell'Asse e annunciò in un discorso a
Roma il 10 giugno del 1940 l'entrata in guerra dell'Italia contro la Francia e l'Inghilterra, dando nel
contempo ordine ai comandi di mantenere un contegno difensivo verso la Francia. L'impreparazione
dell'esercito e l'incapacità dei comandanti condussero a terribili sconfitte su tutti i fronti, come nella
campagna di Grecia nel 1940 e la rapida perdita dell'Africa Orientale Italiana (1941). Dopo una serie
di alterne vicende nel tardo 1941 e nel 1942, la ritirata di Russia, nonché le sconfitte in Libia e Tunisia
(1943), provocarono uno scollamento fra regime e popolo e il collasso degli apparati militari che aprì
le porte all'invasione della Sicilia.

Lo stato fascista non fu mai un totalitarismo completo in quanto una grossa potenza non accettò la
“fascistizzazione” dello stato: la Chiesa. Mussolini però riesce a trovare un compromesso che mostra
il Duce sotto un’altra luce a tutto il popolo ecclesiastico: i patti lateranensi.

Questi patti firmati l’11 febbraio 1929 comprendevano:

• il Trattato riconosceva l'indipendenza e la sovranità della Santa Sede che fondava lo Stato della
Città del Vaticano;
• La Convenzione finanziaria, un risarcimento da parte dello stato dopo la perdita dello Stato
Pontificio
• Un Concordato che consolidava la presenza della chiesa nella vita degli italiani: il cattolicesimo
diventa religione di stato

Il 25 luglio 1943 per iniziativa da parte di alcuni importanti gerarchi (Grandi, Bottai e Ciano) con
l'appoggio del Re, venne presentato un Ordine del giorno al Gran Consiglio del Fascismo col quale si
chiedeva al Re di riprendere il potere; questo portò all'arresto di Mussolini e all'improvviso crollo del
regime, che si dissolse tra il giubilo di parte della popolazione italiana, stanca del regime e della guerra.
L'esperienza bellica portò alla caduta del governo di Mussolini e al suo arresto e la nomina del generale
Badoglio come primo ministro; con l'invasione degli Alleati, il paese era diviso in due, occupati dalle
forze dell'Asse al nord e dagli Alleati al sud. Questa divisione consentì una temporanea rinascita del
fascismo nelle regioni settentrionali, dove si organizzò la Repubblica Sociale Italiana, riconosciuta solo
dai paesi dell'Asse. Negli ultimi venti mesi di esistenza il fascismo fu coinvolto nella guerra civile con
le formazioni partigiane che fiancheggiavano l'avanzata alleata. Alla fine di aprile 1945 con il crollo del
fronte e l'insurrezione popolare proclamata per il giorno 25 dal Comitato di Liberazione Nazionale, la
RSI fu spazzata via. I suoi elementi dirigenti - compreso Mussolini - catturati dai partigiani, furono
fucilati fra 28 e 29 aprile 1945. Con la morte di Benito Mussolini l'esperienza fascista si concluse.

Conseguenze sulla vita culturale e musicale ovviamente ce ne furono, ma è abituale osservare che, in
confronto allo stato nazista, il fascismo fu meno organizzato. Inutile cercare dei dissidenti espliciti:
chiunque esercitasse funzioni pubbliche fu obbligato ad aderire al partito fascista: un musicista per
pubblicare un’opera o semplicemente per poter insegnare in un conservatorio, doveva aderire al
partito.

Un artista sicuramente apprezzato dallo stato fascista è sicuramente Ottorino Respighi: i “soggetti
romani” vengono inseriti nel filone di esaltazione della città di Roma e della romanità del regime che
il regime appoggiò per fini di autoglorificazione.

Ottorino Respighi, Accademico d'Italia (vissuto a cavallo tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900), è stato
un compositore, musicologo e direttore d'orchestra italiano, noto soprattutto per una serie di poemi
sinfonici dedicati a Roma: la Trilogia romana. Appartiene al gruppo di musicisti reali artefici del
rinnovamento della musica italiana di quegli anni, noti come "generazione dell'Ottanta", insieme ad
Alfredo Casella, Franco Alfano, Gian Francesco Malipiero e Ildebrando Pizzetti.

Le tecniche espressive che troviamo nelle composizioni di Respighi, riescono ad unire il suo senso della
natura, il suo interesse per l’animo, le tradizioni popolari e il gusto delle antiche forme liturgiche del
Canto Gregoriano con vasti richiami alla contemporanea cultura musicale europea.

L'opera “Fontane di Roma”, appartiene alla Trilogia Romana insieme a “Pini di Roma” e “Feste
Romane”. Scritta nel 1916, Fontane di Roma, viene eseguita per la prima volta a Roma presso il Teatro
Augusteo, l'11 marzo 1917, diretta da Antonio Guarnieri, ma non riscuote grande successo.
Contrariamente alla seconda esecuzione, eseguita l’anno successivo a Milano sotto la direzione del
grande maestro Arturo Toscanini.

I poemi sinfonici Fontane di Roma e Pini di Roma non potevano che essere graditi ad un regime che
esaltava le glorie e i fasti della Città eterna.

Quando Respighi scrive la trilogia, l'Italia possiede un passato musicale composto principalmente
dall’opera lirica e dal melodramma. È proprio Respighi che rivoluziona la musica strumentale in Italia
con la “musica a programma”, un tipo di composizione musicale che consiste nel descrivere o nel
narrare una storia con mezzi puramente musicali, attraverso il poema sinfonico ovvero la musica a
programma per orchestra. Un’importante rivoluzione è sicuramente, dal punto di vista compositivo,
la riscoperta delle modalità e dei suoi molteplici aspetti armonici, la raffinatezza dell’orchestrazione
caratterizzata da una più ampia ricerca timbrica, che si evidenzia nell’utilizzo di un grande organico: il
tutto frutto degli insegnamenti musicali del noto compositore e docente russo Nikolaj Andreevič
Rimskij-Korsakov, considerato uno dei più grandi maestri di orchestrazione ancora oggi.

Durante il periodo dell'Italia fascista, un uomo tra i più influenti è sicuramente Gabriele D’Annunzio.
Reduce di guerra, aviatore e soldato di trincea, il poeta successivamente definito Vate, torna a casa
dalla prima guerra mondiale con sette medaglie al valore.

Il poeta aternino nato nel 1863 è il più grande esponente italiano dell’estetismo, movimento artistico
che il poeta incarna perfettamente. Mostra le sue doti fin dalla tenera età; all’età universitaria si
trasferisce a Roma, ed è qui che D’Annunzio si dimostra l’esteta qual è, conducendo una vita sregolata
all’insegna di vizi e piaceri carnali. L'opera con la quale D’Annunzio si mostra “pioniere” dell’estetismo
italiano è “Il Piacere” (1889), nella quale sviluppa i temi dell’estetismo come stile di vita e del costruire
la propria vita come un’opera d’arte. Il movimento letterario appena precedente a D’Annunzio è il
verismo, rappresentazione oggettiva della realtà senza influenza del poeta; il poeta si “distacca” dalla
poesia. Il decadentismo, corrente letteraria pienamente abbracciata da D’Annunzio, è all’opposto. La
poetica del Decadentismo è il Simbolismo. Questa poetica, che si contrappone al verismo, utilizza
oggetti, paesaggi, atteggiamenti, che ad una lettura non molto attenta potrebbero sembrare delle
descrizioni nude e crude, ma così non è. Il primo poeta che porta avanti questa poetica è appunto
Boudlere che paragona il poeta a l’albatro.

Come anticipato prima la poetica, e di conseguenza lo stile di vita, che abbraccia D’Annunzio è quella
dell’estetismo: il poeta esteta sostiene che non deve essere l’opera a ispirare la vita ma esattamente
il contrario. Quando nel 1889 D’Annunzio scrive “Il Piacere”, affronta il tema dell’estetismo
aristocratico: il protagonista Andrea Sperelli, è un giovane aristocratico destinato alla solitudine, per
questo motivo decide di cercare la pura bellezza, ricercata in tutte le manifestazioni della vita.

An English writer who in his most famous work speaks of an imaginary totalitarian state is Orwell. In
1984, Orwell imagines a post-war world divided into three continents: Eurasia, Estasia and Oceania.
The protagonist Wiston Smith works for The Party: his job is to correct the publicly committed
mistakes of Big Brother, the face of the Party. In a state that condemns love, Wiston meets Julia, a
rebel with whom he falls in love and, helped by O'Brian, they manage to find a room apparently devoid
of television screens (technology capable of sending a two-way signal, to spy on the whole
population). O'Brian is a party spy who betrays the two lovers: it will be he who will torture them.
After facing his biggest fears in 101, Winston confesses and is brainwashed. Wiston will go back to his
previous life and when he meets Julia again, they won't know each other.