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Storia

(Intellettuali e potere)
Negli anni tra le due guerre il rapporto tra intellettuali e politica assume un carattere
particolare per l'emergenza politica e culturale imposta dall'evoluzione politica dei
paesi totalitari. La cultura di regime chiude infatti con la violenza ogni spazio alla
libertà di pensiero e produce il fenomeno dell'esilio degli intellettuali. L'urgenza di
rispondere anche sul piano culturale alla barbarie nazifascista fa emergere la figura
dell'intellettuale impegnato che tenta, attraverso le sue opere e la sua attività, di
contrapporre i valori della libertà e della civiltà. La costruzione dei regimi totalitari
impone agli ambienti della cultura un'alternativa molto netta: l'adesione
conformistica a quella ideologia e a quelle istituzioni, oppure il silenzio.
L'instaurazione di regimi a carattere totalitario in Germania, in Italia e in Russia ha
un riflesso particolarmente rilevante sulla storia culturale del novecento, in quanto
provocano un grande flusso di intellettuali costretti a fuggire dai propri paesi. La
Germania nazista, la Russia di Stalin e l'Italia fascista creano infatti delle condizioni
illiberali che negano la possibilità di lavoro e, spesso, la stessa sopravvivenza agli
intellettuali che non aderiscono all'ideologia totalitaria. A farne principalmente le
spese sono gli intellettuali ebrei, colpiti dalle leggi razziali naziste e fasciste. Gli
intellettuali che rifiutano questo diktat per non subire la repressione furono costretti
all'esilio. L'esilio degli intellettuali rappresenta l'occasione per lanciare un ponte e
stringere legami culturali tra i continenti, ma rappresenta anche un gravissimo
handicap per l'Europa, che avvia così la tradizione della "fuga di cervelli" che ne
limiterà le potenzialità di sviluppo. Chi invece sceglie, per convinzione, per
opportunismo o per paura, di aderire al regime viene cooptato all'interno del gruppo
dirigente spesso assumendo ruoli di primo piano. Le istituzioni culturali
rappresentano infatti un elemento importante nel sistema totalitario: accademie,
centri di ricerca, istituti, operano per la propaganda del regime, ne costruiscono e ne
giustificano i caratteri ideologici divulgandone i principi tra la gente. Nel mondo
accademico l'operazione di assimilazione al regime è più complessa e sofisticata; si
lascia un margine di libertà in cambio di un'adesione formale: è il caso dell'Italia
fascista quando nel 1931 il regime impone il giuramento di fedeltà agli insegnanti.
Tutte le dittature rifiutano le forme di sperimentalismo, la ricerca di nuovi linguaggi,
e si chiudono in un provincialismo opprimente. Le avanguardie intellettuali
primonovecentesche che avevano prodotto la pittura astratta, la musica
dodecafonica, la psicoanalisi, il jazz, le sperimentazioni letterarie, vengono bollate
come "degenerazioni" e fatte sparire dalla circolazione. Nel 1927 esce un libro che fa
molto scalpore, Il tradimento dei chierici, ne è autore uno scrittore e giornalista
francese, Julien Benda. In esso si sostiene che gli intellettuali (i "chierici") devono
battersi per affermare i valori assoluti della verità e della tolleranza, senza
abbandonare il loro compito in nome di interessi di parte o di partito (questo sarebbe
il "tradimento"). Il dibattito che ne segue mette in rilievo le ambiguità di quella
posizione che, se da una parte richiama a un impegno "puro" e disinteressato,
dall'altra rischia di infrangersi contro le situazioni concrete all'interno delle quali la
verità e la tolleranza perdono il loro significato assoluto.
Italiano
Gabriele D’Annunzio vive da protagonista le vicende storiche italiane avvenute negli
anni successivi al completamento del processo risorgimentale (è il movimento
ideologico letterario che culminerà, nel 1861, con l’Unità d’Italia). Come tutti i
giovani della sua età, anch’egli si interroga sui destini di un’Italia appena
riunificatasi. Ben presto il poeta assume una posizione critica nei confronti delle
scelte governative, specialmente dopo l’avvento di Giovanni Giolitti. Quella di Giolitti
viene considerata dal poeta una “Italietta” poiché troppo timida sul piano
internazionale e arrendevole, all’interno, rispetto alle istanze di democratizzazione,
pertanto non risparmiò alcun tipo di accuse alla classe politica del suo tempo,
prendendo così una posizione nazionalista e reazionaria. D’Annunzio divenne da
subito protagonista ponendosi come leader degli interventisti, (coloro che erano
favorevoli all’entrata in guerra dell’Italia contro i neutralisti capeggiati dallo stesso
Giolitti). Successivamente partecipò attivamente alle fasi del conflitto. Dopo la fine
della prima guerra mondiale, il poeta si fece ancora una volta portavoce del dissenso
nei confronti del potere centrale, accusato di non sapere imporre agli alleati il
rispetto dei patti, occupando la città di Fiume, simbolo di quella che egli definisce
“vittoria mutilata”. Tra il 1920 e il 1924 D'Annunzio partecipò attivamente alla vita
politica; Mussolini vedeva in lui un possibile rivale. Solo dopo il 1924, quando il suo
potere era consolidato, Mussolini nominò il poeta "principe di Montenevoso" e con
rassegnazione, lo scrittore accettò il ruolo di poeta ufficiale del regime. D'Annunzio si
può considerare un poeta-vate, le sue opere furono anche strumenti di intervento
sulla realtà, di diffusione di idee-guida, di dominio culturale sulle masse. Egli colloca
al centro della sua arte (e della sua vita) il valore della bellezza. I suoi personaggi non
vivono mai un’esistenza comune; essi, dando voce ai suoi ideali, si pongono in una
dimensione superiore rispetto a quella quotidiana. Le loro azioni sono spesso guidate
dalla necessità di soddisfare il gusto estetico, ignorando il tornaconto economico e le
leggi che governano la civiltà borghese.

Storia della musica


Al termine della Seconda Guerra Mondiale, sconfitto definitivamente il nazismo,
Schönberg scrisse un lavoro che voleva rievocare la persecuzione condotta dalla
Germania di Hitler contro gli Ebrei. Egli utilizzò il racconto di uno di questi,
scampato al massacro del "ghetto" di Varsavia. Si tratta di una composizione
orchestrale scritta in stile dodecafonico ove una voce recitante narra in inglese (con
brevi inserti in tedesco) il drammatico momento in cui un gruppo di prigionieri ebrei
viene fatto uscire dai baraccamenti per essere condotto alle camere a gas. Il racconto
di quel giorno, fatto appunto da un ebreo di Varsavia sopravvissuto alla strage, può
apparire a volte molto crudo: leggendo il testo e ascoltando la musica non possiamo
evitare di riflettere e meditare; la ferocia della persecuzione, la forza e la fiducia in
Dio degli Ebrei, la condanna di ogni tipo di fratricidio: tutto questo traspare
chiaramente dalla musica e dal testo, entrambi a forte impatto emotivo. Nel testo si
narra, infatti, come, una mattina, gli Ebrei del ghetto, dopo essere stati svegliati,
siano stati condotti nelle camere a gas dietro la minaccia dei calci dei fucili. Alla fine
la tragica conta degli Ebrei da parte dei nazisti viene interrotta dalle vittime che, per
darsi coraggio, intonano spontaneamente Schema Yisroel, la famosa preghiera nella
quale si comanda di amare Dio, unico Signore.
Schönberg attraverso questo lavoro vuole far comprendere l'assurdità della strage
antisemita: perché esistono odi fra gli uomini? Perché l'uomo opera distinzioni di
razza, di colore, di religione? Perché l'uomo uccide i propri simili? Non siamo forse
tutti uguali? Non dovremmo essere tutti fratelli? Eppure più volte, nel corso della
storia, l'uomo ha odiato, segregato, ucciso. L'opera "Un sopravvissuto di Varsavia"
deve allora aiutarci a non dimenticare ciò che è successo al fine di non sbagliare
nuovamente. Il lavoro fu scritto nel 1947 e pubblicato negli Stati Uniti. Si pensi che
solo in quegli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale incominciarono a
diffondersi le raccapriccianti notizie sui campi di concentramento nazisti: lo stesso
Schönberg aveva da poco appreso che in uno di questi mostruosi "lager" era morto
un suo nipote. Ciò spiega perché il pubblico, dopo che il brano fu presentato per la
prima volta, non applaudì, ma rimase assorto in silenzioso, stupefatto raccoglimento.

Inglese
“traduzione in italiano”

George Orwell è stato un romanziere, saggista e giornalista inglese i cui romanzi La


fattoria degli animali e 1984 sono entrati negli annali della letteratura. La sua opera,
basata su esperienze personali, è divisa in tre parti: la lotta contro l’imperialismo
inglese, il sostegno al socialismo democratico e la lotta finale contro i totalitarismi
nazisti e stalinisti. Orwell è uno dei più importanti saggisti degli anni ’40 del XX
secolo. I suoi testi più importanti si concentrano soprattutto sui pericoli del
totalitarismo. Colpito profondamente dalla guerra civile spagnola, alla quale
partecipò per combattere il fascismo, e dalla sua esperienza durante la seconda
guerra mondiale, George Orwell scrisse contro i sistemi totalitari e i pericoli della
guerra. La Fattoria degli Animali è un romanzo allegorico, scritto in un linguaggio
molto semplice. Racconta di un gruppo di animali, dotati di parola e ragione, che
vivono e lavorano in una fattoria oppressi dal loro padrone, Mr Jones. Un giorno
sono convocati da un anziano maiale, Vecchio Maggiore (Old Major) che sogna di
creare una società migliore e li invita a ribellarsi al proprietario della fattoria. Gli
animali accettano, cacciano via Mr Jones e organizzano un governo, dove tutti
lavorano insieme e sono felici e soddisfatti. I maiali, che sono animali più intelligenti,
gradualmente prendono il sopravvento. Sembra che lavorino per il bene comune, ma
in realtà pensano solo ad accrescere il loro potere. All’inizio gli animali della fattoria
erano guidati da sette comandamenti basati sul principio di uguaglianza, ma anche
questi comandamenti sono modificati dai maiali, guidati da Napoleon e Palladineve
(Snowball), che riescono a stabilire un regime dittatoriale simile a quello degli
umani. Infine resta solo un comandamento: Tutti gli animali sono uguali ma alcuni
animali sono più uguali degli altri. La Fattoria degli Animali non è solo una satira
dell’URSS, ma di tutte le dittature. Ciò che Orwell critica non è solo la rivoluzione,
ma anche la natura corrotta, l’egoismo, l’avidità e l’indifferenza dei leader delle
rivoluzioni, che hanno imposto regole sulle popolazioni da loro guidate che essi stessi
non rispettavano.
Inglese
George Orwell was an English novelist, essayist and journalist whose novels Animal
Farm and 1984 entered the annals of literature. His work, based on personal
experiences, is divided into three parts: the struggle against British imperialism,
support for democratic socialism and the final struggle against Nazi and Stalinist
totalitarianisms. Orwell is one of the most important essayists of the 1940s. His most
important texts focus mainly on the dangers of totalitarianism. Deeply affected by
the Spanish Civil War, in which he participated to fight fascism, and by his
experience of him during World War II, George Orwell wrote against totalitarian
systems and the dangers of war. Animal Farm is an allegorical novel, written in very
simple language. It tells of a group of animals, gifted with speech and reason, who
live and work on a farm oppressed by their master, Mr Jones. One day they are
summoned by an elderly pig, Old Major who dreams of creating a better society and
invites them to rebel against the owner of the farm. The animals accept, chase Mr
Jones away and organize a government, where everyone works together and is happy
and satisfied. Pigs, which are more intelligent animals, gradually take over. They
seem to work for the common good, but in reality they only think about increasing
their power. At first the farm animals were guided by seven commandments based on
the principle of equality, but even these commandments are modified by pigs, led by
Napoleon and Palladineve (Snowball), who manage to establish a dictatorial regime
similar to that of humans. Finally, only one commandment remains: All animals are
equal but some animals are more equal than others. Animal Farm is not just a satire
of the USSR, but of all dictatorships. What Orwell criticizes is not only the revolution,
but also the corrupt nature, selfishness, greed and indifference of the leaders of the
revolutions, who have imposed rules on the peoples they lead that they themselves
did not respect.

T.E.C
Studiate la dispensa sintesi sonora 2.

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