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ANALISI DIMENSIONALE

1 Generalità

Ogni processo di soluzione di un problema di qualsiasi natura può essere rapresentato


nella sua essenzialità come la ricerca della dipendenza della soluzione da parametri in-
fluenti. Questo schema vale sia nell’ambito umano e quindi nella fase decisionistica per
la soluzione di problemi quotidiani e non, che nella soluzione di problemi della fisica in
generale. In termini scientifici, tale processo può essere formalmente rappresentato come
la ricerca delle caratteristiche funzionali che legano una grandezza Q0 dalle altre grandezze
Q1 , Q2 , ....., QN coinvolte nel problema in esame,

Q0 = f (Q1 , Q2 , ....., QN ) . (1)

In alcuni casi esistono equazioni che governano il problema in esame. In tal caso è in linea
di principio possibile fornire un’espressione analitica della funzione f . In altri casi, tali
equazioni non esistono o non sono note e il legame fra Q0 e (Q1 , Q2 , ....., QN ) può essere
cercato solo attraverso esperienze di laboratorio. In entrambi i casi è utile esprimere il
problema in forma adimensionale in quanto, come vedremo nelle sezioni successive, tale
approccio permette da un lato di ridurre il numero di grandezze da cui dipende il problema
ad un numero minimo di parametri fondamentali, dall’altro, di generalizzare il problema
specifico a casi più generali.

2 Analisi adimensionale e teorema π o di Buckingham

Quantità fisiche che hanno le stesse dimensioni (e.g. massa [M], lunghezza [L], tempo
[T], temperatura [θ] o combinazioni di esse) possono essere direttamente comparate, con-
trariamente a quantità fisiche che hanno dimensioni fisiche diverse. Questo vincolo di
omogeneità dimensionale è nella maggior parte delle volte abbastanza intuitivo. Infatti
nessuno si pone il problema se una certa quantità di massa sia maggiore o minore di una
certa quantità di tempo. Il risultato è che tutte le equazioni e disequazioni che interessano
dei fenomeni fisici hanno a che fare con quantità dimensionalmente omogenee. E’ però
importante fare notare che attarverso delle manipolazioni algebriche, tutti i problemi della
fisica e le equazioni che li descrivono possono essere riformulati in forma adimensionale.
Questa tecnica, come già anticipato, permette

1. di semplificare (ridurre) la dipendenza funzionale del problema;

2. di identificare i parametri essenziali che governano il problema;


A supporto del primo punto è utile introdurre il teorema π o di Buckignham:

Un processo fisico che coinvolge n grandezze dimensionali (o variabili) che possono


essere espresse in termini di j dimensioni può essere rappresentato da

k =n−j

combinazioni non dimensionali delle grandezze dimensionali.

I k gruppi adimensionali sono solitamente indicati con Πi con i = 1, 2, ..., k. Il teorema


di Buckingham dimostra quindi che la dipendenza funzionale di ogni problema
fisico può essere ridotta di un numero di j variabili se espresso in forma adi-
mensionale dimostrando quindi l’enunciata semplificazione di cui al precedente
punto 1.

Per dimostrare quanto riguarda invece il punto 2, è utile fare ricorso ad un esempio
pratico ma di validità generale. Ad esempio prendiamo in considerazione un problema
di scambio termico relativo ad un fenomeno di convezione forzata su di una lastra piana.
In questo tipo di problema, sappiamo che lo scambio termico dipenderà in generale dalle
seguenti grandezze,

• velocità del flusso, U ;

• lunghezza della lastra, H;

• densità del fluido, ρ;

• viscosità dinamica del fluido, µ;

• conducibilità termica del fluido, λ;

• calore specifico del fluido, cp ;

Analogamente alla relazione generale (1), possiamo quindi scrivere la dipendenza funzio-
nale del coefficiente di scambio termico (soluzione del problema in esame) come segue,

h = f (U, H, ρ, µ, λ, cp ) . (2)
Se andiamo ora ad analizzare le dimensioni delle variabili in gioco,

M L M M L2 ML
[h] = , [U ] = , [H] = L, [ρ] = , [µ] = , [λ] = , , [cp ] =
T 3θ T L3 LT T 2θ T 3θ
(3)
possiamo notare che le dimensioni fisiche del problema sono massa [M], lunghezza [L],
tempo [T] e temperatura [θ]. Essendo n = 7 variabili e j = 4 dimensioni, sulla base
del teorema di Buckingham abbiamo che il problema è rappresentato da k = 3 gruppi
adimensionali che dal corso di Fisica Tecnica sappiamo essere Π1 = N u, Π2 = P r e
Π3 = Re. In conclusione, il problema espresso in forma dimensionale dalla relazione (4)
può essere espresso in forma adimensionale come

N u = f (P r, Re) , (4)

evidenziando quindi non solo la semplificazione introdotta dall’utilizzo di variabili adimen-


sionali ma anche l’introduzione nell’analisi del problema di proprietà caratteristiche che
rappresentano il fenomeno nella sua essenzialità e cioè il numero di Nusselt N u, il numero
di Prandtl P r e il numero di Reynolds Re. In quanto tali, risultati relativi a certe
combinazioni dei parametri adimensionali possono essere generalizzati ad ogni
tipo di problema che condivide le stesse proprietà intrinseche del problema
specifico analizzato dimostrando quindi il punto 2 riportato all’inizio di questa
sezione.

3 Metodi di identificazione dei gruppi adimensionali

Nell’esempio precedente abbiamo fatto uso dell’esperienza data dal corso di Fisica Tecnica
per individuare i tre gruppi adimensionali N u, P r e Re che rappresentano il problema
di scambio termico per convezione forzata. Esistono tuttavia dei metodi che permettono
di derivare gruppi adimensionali fondamentali a prescindere dalla conoscenza fisica del
problema. In altre parole, una volta individuate le variabili dimensionali (Q1 , Q2 , ....., QN )
che possono influire sul risultato del problema in esame Q0 , tali metodi forniscono una
tecnica per derivare i parametri adimensionali fondamentali senza sapere nulla di più sul
problema in sè.
3.1 Metodo ad eliminazione sequenziale

Tale metodo si basa su di un processo di eliminazione passo passo del numero di dimensioni
del problema moltiplicando ciascuna delle grandezze per una o più di esse, o per una loro
potenza. In tale processo, il risultato dipende dalle variabili scelte e dall’ordine con cui
vengono utilizzate. Ma benché il risultato finale sia differente nei vari casi, risulta essere
sempre corretto.

Al fine di presentare nella pratica il metodo ad eliminazione sequenziale, consideriamo


come problema le forze aerodinamiche agenti su di una lastra piana. Tali forze possono
essere scritte come funzione di 4 grandezze dimensionali,

F = f0 (U, H, ρ, µ) , (5)

dove [F ] = M/(LT 2 ) sono le forze aerodinamiche mentre [U ] = L/T , [ρ] = M/L3 e


[µ] = M/(LT ) sono la velocità, densità e viscosità del fluido e H è la lunghezza della
piastra. Essendo n = 5 il numero di grandezze dimensionali e j = 3 il numero di dimensioni
fisiche (massa [M], lunghezza [L] e tempo [T]), ci aspettiamo dal teorema di Buckingham
di ottenere k = 2 gruppi adimensionali. Come già anticipato, il metodo ad eliminazione
sequenziale si basa sull’eliminazione di una dimensione fisica alla volta moltiplicando passo
dopo passo una variabile alla volta o una potenza di esse. Partiamo dall’eliminare la massa
[M] utilizzando ad esempio la densità,

F L4 µ L2
   
= = .
ρ T2 ρ T
Possiamo quindi scrivere un nuovo funzionale,
F µ
 
= f1 U, H, . (6)
ρ ρ
Continuiamo poi eliminando la lunghezza [L] utilizzando la lunghezza della lastra,
F 1 U 1 µ 1
     
4
= 2 = 2
= .
ρH T H T ρH T
Otteniamo quindi un terzo funzionale,
F U µ
 
4
= f2 , , (7)
ρH H ρH 2
dove l’unica dimensione fisica rimasta è il tempo che può essere eliminato con H/U ,
" #
F H2 F µ H ν
     
4 2
= =1 = =1,
ρH U ρH 2 U 2 2
ρH U UH

ottenendo quindi il funzionale adimensionale ricercato nella forma


F ν
 
2 2
= f3 , (8)
ρH U UH
dove possiamo riconoscere i due gruppi adimensionali
F ν
Π1 = Π2 =
ρH 2 U 2 UH
che sono più comunemente noti nell’ambito della fluidodinamica come coefficiente aerodi-
namico (Π1 /2) e numero di Reynolds (1/Π2 ). Possiamo quindi in conclusione scrivere la
nota relazione tra forze aerodinamiche e numero di Reynolds,

Caer = f (Re) .

Da notare l’essenzialità della relazione trovata rispetto a quella dimensionale di partenza


(5).

3.2 Metodo degli esponenti o di Rayleigh

Il metodo di Rayleigh si basa sull’evidenza che, in un’eguaglianza tra due monomi dimen-
sionalmente omogenei, l’esponente di ogni dimensione del monomio a sinistra deve essere
uguale alla somma degli esponenti della dimensione corrispondente nel monomio a destra.
Come per il metodo passo-passo precedentemente descritto, faremo uso di un esempio per
delineare il metodo.

In questo caso consideriamo il problema di scambio termico per convezione naturale


in una lastra piana. Come al solito, il primo passo è definire le grandezze fisiche coinvolte
nel problema,
h = f (Fb , H, ρ, µ, λ, cp ) , (9)
dove Fb = ρgβ∆θ è la forza di galleggiamento per unità di volume, g l’accelerazione di
gravità, β il coefficiente di espansione termica e ∆θ il salto termico. Se andiamo ora ad
analizzare le dimensioni delle variabili in gioco,
M M M M L2
ML
[h] = , [Fb ] = , [H] = L, [ρ] = , [µ] = , [λ] = ,
, [cp ] =
T 3θ L2 T 2 L3 LT T 3θ
T 2θ
(10)
possiamo notare che le dimensioni fisiche del problema sono massa [M], lunghezza [L],
tempo [T] e temperatura [θ]. Essendo n = 7 variabili e j = 4 dimensioni, sulla base del
teorema di Buckingham abbiamo che il problema è rappresentato da k = 3 gruppi adimen-
sionali. Ora, il primo passo del metodo di Rayleigh è l’individuazione di j = 4 variabili
ripetute. Le variabili ripetute sono grandezze fisiche del problema dimensionalmente in-
dipendenti e cioè che insieme non possono costituire un gruppo adimensionale. In altre
parole, il monomio costruito con variabili ripetute può avere dimensione nulla se e solo se
gli esponenti delle variabili ripetute sono tutti nulli. Nel caso in esame, possiamo scegliere
Fb , H, µ e λ come variabili ripetute (verificare che il monomio Fba H b µc λd ha dimensione
nulla solo se a = b = c = d = 0). Una volta identificate le variabili ripetute si possono
costruire i gruppi adimensionali utilizzando il monomio di variabili ripetute alternato con
le restanti variabili non ancora considerate,

Π1 = hFba H b µc λd Π1 = cp Fba H b µc λd Π1 = ρFba H b µc λd , (11)

dove gli esponenti a, b, c e d vengono calcolati affinché la dimensione del monomio risultante
sia nulla. A titolo di esempio della procedura di calcolo degli esponenti perndiamo in
considerazione il primo gruppo. Scrivendo esplicitamente le dimensioni del primo gruppo,
M Ma c
b M M L
d d
Π1 = L
T 3 θ L2a T 2a Lc T c T 3d θd
e isolando le dimensioni fondamentali,

Π1 = M 1+a+c+d L−2a+b−c+d T 3−2a−c−3d θ−1−d

possiamo calcolare gli esponenti risolvendo il seguente sistema

1+a+c+d=0
−2a + b − c + d = 0
3 − 2a − c − 3d = 0
−1 − d = 0
Eseguendo i calcoli anche per gli altri due gruppi adimensionali si ottiene,

hH cp µ ν ρgβ∆θH 3
Π1 = = Nu Π2 = = = Pr Π3 = = Gr , (12)
λ λ α ν2
dove si possono riconoscere i numeri di Nusselt, Prandtl e Grashof. Si può quindi scrivere
che, in accordo con il corso di fisica tecnica, lo scambio termico per convezione naturale è
guidato dai precedenti parametri nella forma,

N u = f (P r, Gr) (13)