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PRINCIPI DI ECONOMIA POLITICA - Acemoglu, Laibson,


List- Dal capitolo 1 al capitolo 20
Economia Politica  (Università degli Studi di Bari)

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1 PRINCIPI DELL'ECONOMIA
L'economia politica si si basa sulla TEORIA ECONOMICA ovvero lo studio dei modi in cui gli
agenti scelgono di allocare risorse scarse e come tali scelte influiscono sulla società.
La teoria economica ha due utilità fondamentali:
1. Descrive ciò che la gente fa realmente (economia positiva), quindi lo studio di fatti concreti
supportati e controllati sulla base di dati.
2. Raccomanda che cosa la gente dovrebbe fare (economia normativa), quindi consiglia
individui e società sulle scelte da compiere.

C'è un'altra distinzione da fare sull'economia, la teoria economica può essere divisa in due grandi
campi:
1. Microeconomia è lo studio di come individui, famiglie, imprese e governi compiono le loro
scelte e come esse influiscono sui prezzi, l'allocazione di risorse e sul benessere degli altri
agenti.
2. Macroeconomia è lo studio dell'economia nel suo insieme, si studiano i fenomeni la cui
ampiezza coincide con con quella dell'economia, come il tasso d'inflazione o il tasso di
disoccupazione, per poi progettare politiche che migliorino le performance economica
complessiva o “aggregata”

La teoria economica si basa su 3 principi fondamentali:


1. L'ottimizzazione, ovvero gli agenti economici decidono tra le scelte a disposizione
soppesando tutti i pro e i contro noti per arrivare alla miglior scelta fattibile.
Gli economisti credono che gli agenti economici cerchino di ottimizzare in base
all’informazione in proprio possesso al momento della scelta tenendo in considerazione i
potenziali rischi. Le opzioni fattibili sono quelle che l’agente economico ha a
disposizione e si può permettere.
Gli strumenti a nostra disposizione nell'ottimizzazione sono:
• I TRADE-OFF sorgono quando occorre rinunciare a qualche benefici al fine di
ottenerne altri, per descrivere i trade-off si usano i vincoli di bilancio ovvero l'insieme
di cose che un persona può scegliere senza superare il proprio budget (che non è sempre
finanziario).
• Il COSTO OPPORTUNITA' rappresenta il migliore uso alternativo di una risorsa.
E' molto utile in quanto le risorse sono limitate, ogni volta che scegliamo qualcosa
un'altra deve essere esclusa, per cui bisogna considerare in quale altro modo si potrebbe
usare le proprie limitate risorse, avvolte, assegnando un valore monetario al costo
opportunità, infatti il costo opportunità del nostro tempo è almeno il beneficio netto che
si riceverebbe da un lavoro.
• L’ANALISI COSTI-BENEFICI è un calcolo che somma i costi ed i benefici
usando una comune unità di misura, al fine di identificare l’alternativa che ha il
maggiore beneficio netto.

2. Equilibrio, una situazione in cui tutti gli agenti stanno ottimizzando per cui nessuno
otterrebbe un vantaggio cambiando il proprio comportamento.
L'analisi di equilibrio ci aiuta a predire il comportamento di gruppi di persone e a capire
perché si verifica il free riding, ovvero quando una o più persone traggono dei benefici
senza pagarne il costo, e a concepire e progettare istituzioni particolari che riducono il free
riding.
3. Empirismo, l'analisi che si basa sui dati o sull'evidenza usata per controllare le teorie e
stabilire cosa determina gli avvenimenti.

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2 METODOLOGIE E QUESTIONI ECONOMICHE


L'empirismo è il cuore di ogni analisi scientifica che usa, come in altre scienze sociali o naturali il
metodo scientifico per:
1. sviluppare modelli del mondo, ovvero rappresentazioni semplificate della realtà, poiché
semplificati, i modelli sono repliche perfette della realtà.
2. controllare quei modelli con dati, valutando la corrispondenza tra i modelli e i dati.

I modelli scientifici fanno previsioni che possono essere supportati da dati cioè fatti, misurazioni,
statistiche che descrivono il mondo, che vengono usati dagli empiristi per creare evidenza empirica.
Tutti i modelli cominciano con delle assunzioni, cioè delle previsioni, come “investire in un anno
di istruzione in più aumenta il salario futuro del 10%”, da cui si genera un modello che mette in
relazione il livello di istruzione di una persona con la sua retribuzione.
Bisogna ricordare che i modelli sono un'approssimazione, e che quindi in questo caso non predice
che chiunque abbia ottenuto un anno di istruzione extra incrementerà il proprio salario del 10%,
infatti in quasi tutti i modelli ci sono dei casi eccezionali che vanno contro l'assunzione (come Bill
Gates o Mark Zuckerberg che non hanno una laurea ma sono miliardari).
La relazione tra istruzione e retribuzione è infatti una relazione media.
L'errore più diffuso nell'applicazione del metodo scientifico e quello di confondere la causazione
con la correlazione:
• causazione ha luogo quando a una cosa influisce direttamente su un'altra;
• correlazione significa che esiste una relazione reciproca tra due cose: quando una cosa
cambia, cambia anche l'altra.
La correlazione si suddivide in 3 categorie, influenzate da alcuni fattori, come il reddito
familiare, a cui gli economisti chiamano variabili:
1.correlazione positiva, implica che due variabili tendono a muoversi nella stessa
direzione: per esempio le indagini rivelano che le persone con un reddito più alto hanno
una maggiore probabilità di essere sposati rispetto alle persone con un reddito basso, in
questo caso le variabili di reddito e stato civile sono positivamente correlati;
2. correlazione negativa, ovvero le due variabili tendono a muoversi in direzione opposta:
per esempio persone con un alto livello di istruzione hanno meno probabilità di essere
disoccupate, in questo caso le variabili di istruzione e disoccupazione sono negativamente
correlate;
3. correlazione nulla, implica che due variabili non siano collegate.
Quando la correlazione non implica casualità. Due sono le ragioni per cui non dovremmo
saltare alla conclusione che una correlazione tra due variabili implichi una particolare
relazione causale:
1. variabili omesse qualcosa che è stato trascurato da uno studio e che, se fosse incluso,
potrebbe spiegare parte della relazione tra due variabili comprese nello studio;
2. casualità inversa sorge dalla confusione delle direzioni di causa ed effetto.

Un metodo per determinare causa ed effetto è condurre un esperimento, cioè un metodo controllato
per indagare la relazione causale tra le variabili.
Per condurre un esperimento, solitamente i ricercatori creano un gruppo di trattamento ed un gruppo
di controllo. I partecipanti sono assegnati a caso o al gruppo di trattamento o al gruppo di
controllo, seguendo un processo chiamato randomizzazione.
La randomizzazione è l’assegnazione casuale, piuttosto che per scelta, al gruppo di trattamento o a
quello di controllo.
Se non sia ha il budget e il tempo per condurre un esperimento, causa ed effetto possono essere
identificati anche tramite lo studio di dati storici, ovvero esperimento naturale.

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3 OTTIMIZZAZIONE
CI SONO DUE TIPI DI OTTIMIZZAZIONE
Gli economisti ritengono che l’ottimizzazione descriva il modo in cui sono compiute le scelte
degli agenti economici. Gli economisti non presumono che tutti ottimizzino sempre con successo,
ma credono che gli agenti economici cerchino di ottimizzare e solitamente ci riescono piuttosto
bene, date le informazioni a loro disposizione.
In altre parole, gli economisti ritengono che il comportamento delle persone sia approssimato
all’ottimizzazione. Gli esseri umani non sono ottimizzatori perfetti perché l’ottimizzazione
non è facile, anzi spesso è molto complessa.L’ottimizzazione può essere implementata usando due
tecniche di analisi costi-benefici:
1. l’ottimizzazione nei livelli calcola il beneficio netto totale di differenti alternative, e poi
sceglie l’alternativa migliore
2. l’ottimizzazione nelle differenze calcola la variazione dei benefici netti quando una
persona passa da un’alternativa all’altra e poi usa questi confronti marginali per scegliere
l’alternativa migliore.
L’ottimizzazione nelle differenze scompone un problema di ottimizzazione concentrandosi
sul modo in cui costi e benefici cambiano quando, ipoteticamente, vi spostate da
un’alternativa all’altra. Gli economisti usano il termine marginale per indicare una
differenza tra alternative, solitamente una differenza che rappresenta un “gradino” o
“un’unità” in più. Un calcolo costi-benefici che si concentri sulle differenze tra
un’alternativa fattibile e un’altra alternativa fattibile prossima alla prima, viene chiamato
analisi marginale e consiste nel confronto delle conseguenze – i costi e i benefici – di
compiere una scelta.

Ma le persone ottimizzano veramente? C'è da dire che l'ottimizzazione non è scontata, infatti, un
campo dell'economia -l'economia comportamentale- identifica le situazioni in cui le persone non
riescono ad ottimizzare, combinando teorie economiche e psicologiche del comportamento umano.
Infatti le persone non sono in grado di ottimizzare hanno problemi di autocontrollo -come il
temporeggiamento o la dipendenza- o anche quando sono nuovi a un compito, ovvero privi di
esperienza.

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4 DOMANDA, OFFERTA, EQUILIBRIO


MERCATI
Il mercato è un insieme di agenti economici che scambiano un bene o un servizio sulla base di
determinate regole e accordi.
Questi mercati posso avere una specifica collocazione fisica -come l'asta dei fiori di Aalsmeer in
Olanda- o non averla -come il mercato della benzina, disperso in tutto il mondo-.
Inoltre, i mercati, usano i prezzi per allocare beni e servizi. I prezzi agiscono come meccanismo di
selezione che incoraggia lo scambio tra le imprese che possono produrre beni e servizi e i
consumatori che che attribuiscono un valore alto a questi beni.
Se tutte le imprese e tutti i consumatori devono fare i conti con lo stesso prezzo, quest’ultimo viene
chiamato prezzo di mercato.
In un mercato perfettamente concorrenziale:
1. tutte le imprese vendono un bene o un servizio omogeneo;
2. nessun singolo consumatore e nessuna singola impresa hanno potere sufficiente a
influenzare da soli il prezzo di mercato. Ciò implica che tutti gli agenti coinvolti siano
price-taker, ossia accettino il prezzo di mercato e non possano spuntare un prezzo migliore.
I mercati perfettamente concorrenziali sono molto rari se non inesistenti nel mondo reale, ma
esistono i mercati quasi perfettamente concorrenziali. Se le imprese vendono beni quasi identici e la
maggior parte dei partecipanti al mercato devono affrontare una forte concorrenza, allora il mercato
perfettamente concorrenziale è una buona approssimazione della realtà, per questo gli economisti
studiano i mercati perfettamente concorrenziali nonostante siano estremamente rari.

COME SI COMPORTANO I CONSUMATORI?


Per analizzare il comportamento dei consumatori bisogna analizzare diversi fattori:
- Quantità domandata:
A un dato prezzo, la quantità di bene o servizio che i consumatori sono disposti ad
acquistare è chiamata quantità domandata.
Per riportare la quantità domandata ai differenti prezzi si usa la scheda di domanda che
spesso viene rappresentata nella curva di domanda che rappresenta graficamente la
relazione tra prezzi e quantità domandate, ceteris paribus (“a parità di tutte le condizioni”
ovvero che una o più variabili vengono mantenute costanti).
-Disponibilità a pagare:
La disponibilità a pagare è il prezzo più alto che il consumatore è disposto a pagare per
un'unità in più del bene.
La disponibilità a pagare diminuisce quanto maggiore è la quantità di quel bene in nostro
possesso poiché tanto è minore il vantaggio di acquistare un'altra unità dello stesso bene -ad
esempio, mangiare una ciambella al bar al mattino può avere grande valore per noi, ma se
prima uscire di casa ne avessimo mangiate già tre allora mangiare una ciambella in più
non avrebbe lo stesso valore, quindi saremo meno disposti a pagare per averla-.
Questo è un esempio di beneficio marginale decrescente ovvero la diminuzione della
disponibilità a pagare per un’unità addizionale di un bene quando
il consumo di quel bene è aumentato.

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-Aggregazione:
E' il processo mediante il quale vengono raggruppati comportamenti individuali.
Ad esempio, alla diminuzione del prezzo del carburante sappiamo che tutti, o quasi,
aumenteranno il loro consumo di tale bene, benché tutte le curve siano inclinate verso il
basso il basso questo è, più o meno, tutto quello che hanno in comune poiché ognuno avrà
un consumo di carburante diverso dall'altro -ad esempio un maestro di scuola in Kenya che
guadagna circa 1000$ l'anno non consumerà mai quanto un tipico lavoratore americano il
cui stipendio e mediamente 50 volte maggiore-.
Ma se lo studio della domanda diventa quella di tutti i consumatori di un mercato, parliamo
di curva di domanda di mercato, ovvero la somma delle curve di domanda individuali di
tutti i potenziali acquirenti, quindi descrive graficamente la relazione tra la quantità
domandata totale e il prezzo di mercato, ceteris paribus.

CURVA DI DOMANDA
Come già detto la curva di domanda è la rappresentazione grafica della relazione dei prezzi e della
quantità domandate.
La curva di domanda si sposta quando variano questi cinque importanti fattori:
• gusti e preferenze;
• reddito e ricchezze;
• disponibilità e prezzi di beni correlati;
• numero e dimensione dei consumatori;
• convinzioni dei consumatori per quanto attiene al futuro.

Al cambiare di uno o più di questi fattori potrebbe corrispondere uno spostamento della curva, lo
spostamento della curva ha luogo quando la quantità domandata varia da un prezzo all'altro.
Se la quantità domandata aumenta la curva si sposterà a destra, invece si sposterà a sinistra se
la quantità domandata diminuisce. Se il prezzo cambia e non la quantità allora non avremo uno
spostamento della curva di domanda ma uno spostamento lungo la curva di domanda.

All'aumento del reddito, se la curva di domanda di un bene si sposta verso destra, quel bene viene
definito bene normale, se la curva si sposta verso sinistra invece allora viene definito bene
inferiore -ad esempio i cibi precotti, all'aumentare del reddito un persona preferirà cibi freschi
diminuendo la quantità domandata di cibi precotti-.

Due beni sono detti sostituti quando la scelta dei due è basata solo sul prezzo.
Due beni sono detti complementari quando è necessario l'uso congiunto dei due per la
soddisfazione di un bisogno.

Quando il numero dei consumatori cresce, la curva di domanda si sposta a destra

Anche le variazioni delle aspettative dei consumatori circa il futuro hanno un impatto sulla curva
di domanda, infatti in consumatori in vista di un periodo in cui bisognerà “stringere la cinghia”
saranno più propensi a risparmiare facendo così spostare la curva di domanda verso sinistra.

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COME SI COMPORTANO LE IMPRESE?


Per capire l’intero quadro del mercato dobbiamo studiare anche le imprese, poiché l’interazione di
consumatori e imprese determina il prezzo.

-Quantità offerta
A un prezzo dato la quantità di bene o servizio che le imprese sono disposte a offrire è
chiamata quantità offerta.
Una scheda di offerta è una tabella che riporta la quantità offerta a differenti prezzi, ceteris
paribus.
Una curva di offerta è una rappresentazione grafica delle quantità offerte a differenti
prezzi.
I quasi tutti i casi quantità offerta e prezzo sono positivamente correlati, ed è questo quello a
cui gli economisti si riferiscono quando parlano di Legge dell'offerta, ovvero che
all'aumentare dell'offerta corrisponderà un aumento del prezzo.

-Disponibilità ad accettare
La disponibilità ad accettare è il prezzo più basso che un venditore è disposto a farsi
pagare per vendere un’unità extra di un bene, che ,per un azienda che ottimizza, è pari al
costo marginale di produzione
Per un'azienda che ottimizza l'altezza della curva di offerta corrisponde al costo marginale
del bene, ovvero il prezzo di quel dato bene a una data quantità -ad esempio, una azienda
petroliera è disposta ad accettare 100$ al barile per produrre un miliardo di barili-.

CURVA DI OFFERTA
La curva di offerta di mercato è la somma delle curve di offerta individuali di tutti i potenziali
venditori. Descrive graficamente la relazione tra la quantità offerta totale e il prezzo di mercato e
descrive la relazione tra prezzo e quantità offerta.
I tipi principali di variabili che sono mantenute fisse quando si costruisce una curva di offerta sono
quattro:
• prezzi degli input usati per produrre il bene;
• tecnologia usata per produrre il bene;
• numero e dimensione delle imprese offerenti;
• attese delle imprese circa il futuro.

L’input è un bene o un servizio usato per produrre un altro bene o servizio.


La curva di offerta si sposta solo quando la quantità offerta cambia a un dato prezzo, si sposta a
destra quando l'offerta aumenta, e viceversa si sposta verso sinistra quando l'offerta diminuisce.
Un movimento lungo la curva è dovuto a una variazione di prezzo del bene stesso.

DOMANDA E OFFERTA IN EQUILIBRIO


Il punto di incontro della curva di offerta e della curva di domanda in un mercato concorrenziale è
detto equilibrio concorrenziale.
Il prezzo a cui corrisponde il punto di equilibrio è detto prezzo di equilibrio mentre la quantità a
cui corrisponde il punto di equilibrio è detto quantità di equilibrio.
Quando il prezzo di mercato è al di sopra del prezzo di equilibrio, la quantità offerta supera la
quantità domandata creando un eccesso di offerta.
Viceversa quando il prezzo di mercato è al disotto del prezzo di equilibrio, la quantità domandata

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supera la quantità offerta creando così un eccesso di domanda.


I mercati concorrenziali raggiungeranno un equilibrio concorrenziale – il punto di intersezione
delle curve di offerta e di domanda – ma ciò può accadere solo se si lascia che i prezzi rispondano
liberamente alle pressioni del mercato.
Tuttavia, in alcuni mercati, i prezzi vengono stabiliti per legge o attraverso regolazioni o norme
sociali.
Gli economisti sono interessati a conoscere come funzionano tutti i mercati, anche quelli ai quali
non è dato di raggiungere un equilibrio concorrenziale.

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5 CONSUMATORI
IL PROBLEMA DEL CONSUMATORE
•“In che modo si decide che cosa acquistare?”. Il problema si riferisce al modo in cui consumatori
pervengono alla scelta di che cosa acquistare, e si compone necessariamente di tre elementi:
1. che cosa piace al consumatore;
2. i prezzi di beni e servizi;
3. a quanto ammonta il budget del consumatore.

Contestualmente alla decisione di acquisto, i consumatori devono porsi il problema di ottenere


quanto più è possibile da ogni dollaro e, nel processo, devono considerare il trade-off che
affrontano.

I prezzi sono i più importanti incentivi studiati dagli economisti perché ci permettono di definire
formalmente il costo relativo dei beni.
Quando si considerano i prezzi, bisogna tener conto non solo del prezzo del bene che si intende
acquistare ma anche dei prezzi di tutti gli altri beni disponibili. I prezzi relativi dei beni determinano
a che cosa si rinuncia quando si acquista qualcosa, ed è per questo che sono importanti quando si
elabora la decisione di acquisto.

L’ingrediente finale del problema del consumatore è quanto può acquistare.


L’insieme di bilancio, o il budget, è l’insieme di tutti i possibili “panieri” di beni e servizi che un
consumatore può acquistare con il suo reddito. Gli economisti descrivono l'insieme di bilancio nel
contesto di un altro concetto: il vincolo di bilancio, o budget constraint ovvero, tra i beni e servizi
che il consumatore può scegliere, quelli che esauriscono interamente il suo budget.
Nella scelta di quale bene o servizio acquistare vedremo all'opera il principio di scarsità ossia
scegliere di acquistare un'unità di un bene significa significa rinunciare ad un bene dello stesso
valore, quindi si applica il trade-off.

Nella vincolo di bilancio la retta si sposterà verso l'esterno se il budget a nostra disposizione
aumenterò e si sposterò verso l'interno se il budget diminuirà. Se è invece il prezzo dei beni a
cambiare allora la retta ruoterà, verso l'esterno se il prezzo aumenta e verso l'interno se il prezzo
diminuisce.

Quando prendiamo delle decisioni dobbiamo considerare i benefici marginali e i costi marginali.
Nei mercati, il processo decisionale ottimale da parte dei consumatori spesso genera benefici totali
superiori al prezzo che pagano per i beni che acquistano.
Gli economisti danno a questi benefici creati dal mercato il nome di surplus del consumatore.
Il surplus del consumatore è la differenza tra la disponibilità a pagare e il prezzo pagato per il
bene.
I policy maker – coloro che elaborano le politiche pubbliche – spesso usano il surplus del
consumatore per misurare il valore in dollari dei guadagni che i consumatori ricavano da un
mercato specifico e la variazione apportata a questi guadagni dai provvedimenti proposti.

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6 IMPRESE
IL PROBLEMA DELL'IMPRESA
Il problema dell'impresa e quasi identico a quello del consumatore, infatti come i consumatori, che
scelgono il paniere ottimo di beni e servizi per massimizzare i loro benefici netti, anche le imprese
scelgono cosa produrre e come produrlo per massimizzare i loro benefici netti: i profitti.
Continueremo a trattare di mercati perfettamente concorrenziali che -come spiegato nel capitolo 4-,
rappresentano un ottimo modello della realtà.
Tali mercati sono caratterizzati da tre condizioni:
1. né il consumatore né l’impresa sono abbastanza grandi da influenzare il prezzo di mercato;
2. le imprese del mercato producono beni omogenei;
3. l’entrata nel mercato è libera e così pure l’uscita.

Le prime due assunzioni sono importanti perché assicurano che gli agenti in questo tipo di mercato
sono price-taker. Le imprese in un mercato perfettamente concorrenziale sono price-taker
in quanto possono vendere quanto vogliono al prezzo di mercato.

Il principale obiettivo dell’impresa è massimizzare il beneficio netto o profitto. Il suo problema,


perciò, ruota intorno alla questione «come fa l’impresa a decidere che cosa e quanto produrre?»
I tre elementi del problema dell’impresa sono:
1. come produrre il bene;
2. il costo dell’attività economica svolta;
3. la remunerazione dell’attività economica svolta.

COME PRODURRE IL BENE: COME GLI INPUT SONO TRASFORMATI IN OUTPUT

Un’impresa è un’entità economica che produce e vende beni o servizi: può consistere di migliaia
di persone, poche persone o anche una sola persona.
Ogni impresa deve decidere come combinare gli input per creare output.
La produzione è il processo attraverso il quale avviene la trasformazione di input (come lavoro e
macchine) in output (beni e servizi).
La relazione tra la quantità di input e la quantità di output prodotto è chiamata funzione di
produzione.
Prendiamo in considerazione un'impresa che si basa su due principali input: il lavoro per
impacchettare i prodotti e il capitale fisico (attrezzature e strutture usati per la produzione).
Mentre assumere e licenziare personale sono decisioni attuabili nel breve periodo, modificare il
capitale fisico richiede un periodo di tempo molto più lungo.
Gli economisti chiamano breve periodo un intervallo di tempo in cui solo alcuni degli input
dell’impresa possono essere modificati mentre il lungo periodo è invece definito come il periodo di
tempo in cui l’impresa può modificare qualsiasi input.
Ciò significa che il capitale è un fattore fisso di produzione -un input che non può essere
modificato nel breve periodo-, mentre il lavoro è un fattore variabile di produzione, cioè un input
che può essere cambiato nel breve periodo.

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Con solo questi due input l'impresa ha come unico modo per variare la produzione nel breve
periodo quello di variare il numero di operai, come si vede in tabella.

La tabella rivela tre importanti caratteristiche della produzione:


1. il prodotto marginale aumenta con l'aggiunta dei primi operai. Questo indica che, per
esempio, due operai lavorando insieme possono produrre di più della somma delle
produzioni che otterrebbero lavorando separatamente. Ciò potrebbe accadere perché i primi
due operai si specializzano in una particolare fase del lavoro che sono in grado di
completare. Nella specializzazione gli operai sviluppano insiemi di competenze specifiche
tali da incrementare la produttività totale.
2. Dopo successive aggiunte di personale, il prodotto marginale comincia
a diminuire. Ciò significa, se si continua ad aggiungere operai, costoro daranno alla
produzione un contributo sempre più piccolo. Gli economisti chiamano questo andamento
decrescente legge dei rendimenti decrescenti.
3. Continuare ad accrescere il numero di operai può essere controproducente. In altre
parole, aggiungere troppi operai può ridurre la produzione totale. Questo avviene quando
nella produzione un numero eccessivo di operai si intralciano tra di loro.

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IL COSTO DELL'ATTIVITA' ECONOMICA


La seconda componente del problema dell’impresa è ciò che questa deve pagare per i suoi input,
ossia il costo di produzione. In analogia con i due fattori di produzione, nel costo totale di
produzione si osserva una naturale distinzione:

Costo totale = Costo variabile + Costo fisso

Questa equazione consta di tre parti:


1. il costo totale è la somma di costi variabili e costi fissi;
2. i costi variabili sono i costi associati ai fattori variabili di produzione che cambiano al
variare della produzione nel breve periodo;
3. il costo fisso è un costo associato ad un fattore di produzione fisso, come una struttura
produttiva o un’attrezzatura, che perciò non cambia con il variare della produzione nel breve
periodo.

•Se dividiamo entrambi i membri dell’equazione del costo totale per la quantità di output ci
vengono forniti i tre concetti di costo più interessanti:

Costo totale Costo variabile Costo fisso


___________ = _____________ + __________
Q Q Q

• Il termine sul lato sinistro dell’equazione è detto costo totale medio (CTMe)à costo totale
diviso per il prodotto totale.
• Costo variabile medio (CVMe) è il costo variabile totale diviso per il prodotto totale.
• Costo fisso medio ( CFMe) è il costo fisso totale diviso per il totale prodotto.
• Costo marginale (CM) è la variazione del costo totale associata alla produzione di un’unità
in più di prodotto. (Variazione del costo totale / Variazione dell'output)

Quando il CM è al di sotto del CMTe e CVMe, questi saranno decrescenti, mentre se è al di sopra
saranno crescenti.

LA REMUNERAZIONE DELL'ATTIVITA' ECONOMICA

Il terzo componente del problema dell’impresa è il prezzo al quale questa può vendere i suoi
prodotti: il ricavo.
Il ricavo di un’impresa è la quantità di denaro che essa ottiene dalla vendita dei suoi prodotti. Il
ricavo è determinato dal prezzo dei beni venduti moltiplicato per il numero delle unità vendute:

Ricavo totale = Prezzo x Quantità venduta

Il ricavo marginale è invece la variazione del ricavo totale associata alla produzione di un’unità di
output in più. In un mercato perfettamente concorrenziale, il ricavo marginale è uguale al prezzo di
mercato.

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METTERE INSIEME LE TRE DIMENSIONI

Il profitto di un impresa è la differenza tra il ricavo totale e i costi totali:


Profitto = Ricavo totale – Costo totale

Per arrivare a determinare i profitti dell'impresa bisogna rispondere alla domanda: quanto produrre?
Se un impresa può produrre un'altra unità di prodotto a un costo marginale inferiore del prezzo di
mercato (ossia CM<prezzo), dovrebbe farlo, perché producendo quell'unità ricava un profitto.

Con questa decisione marginale è immediato capire come un'impresa massimizza i suoi profitti.
L'impresa dovrebbe espandere la produzione fino al punto nel quale:
Ricavo marginale = Costo marginale
Ma, poiché il ricavo marginale in un mercato perfettamente concorrenziale è uguale al prezzo, ciò
equivale a dire produrre fin dove il prezzo è uguale al costo marginale.
La regola RM=CM è potente perché, collegando il prezzo di mercato alla curva di costo marginale,
possiamo determinare nel breve periodo come un'impresa concorrenziale cambia la sua produzione
al cambiare del prezzo di mercato. In altre parole ci permette di descrivere la curva di offerta
dell'impresa, che mette in relazione output e prezzi.

A questo punto come si calcola il livello dei profitti? Poiché il Ricavo totale = Prezzo x Q e i Costi
totali = Q possiamo scrivere il profitto totale come:
Prezzo x Q – CMTe x Q = (Prezzo – CTMe) x Q
In altre parole, possiamo calcolare il profitto totale prendendo la differenza tra prezzo e costo totale
medio nel punto di produzione e moltiplicando questa differenza per la quantità totale prodotta.

Bisogna pero fare attenzione a distinguer il profitto unitario con il profitto totale. Il profitto
unitario è il profitto ricavato dalla vendita di un'unita di prodotto mentre il profitto totale è il profitto
ottenuto dalla vendita totale del prodotto -ad esempio, se l'impresa guadagna 10$ per unità riuscirà
a vendere 500 unità, per un profitto totale di 5000$. Ma se vendesse il prodotto a 8$ riuscirebbe a
portare le vendite a 1000 unità, per un profitto totale di 8000$. In questo caso si evince che il
profitto totale non tiene conto solo del Prezzo al quale viene venduta un'unità di prodotto, ma
anche la quantità di prodotto venduta-.

SOSPENSIONE DELL'ATTIVITA'
Lo Shutdown (o punto di fuga del breve periodo) è la sospensione temporanea dell'attività.
Si tratta di una decisione del breve periodo di non produrre durante uno specifico intervallo di
tempo. Ciò avviene quando ci sono dei crolli di prezzo di mercato di un bene specifico, se l'impresa
non riesce a guadagnare abbastanza almeno per coprire i costi variabili allora la soluzione ottima è
quella di chiudere temporaneamente l'attività.

SURPLUS DEL PRODUTTORE


Gli economisti hanno un mezzo per misurare il surplus delle imprese, detto surplus del produttore.
Il surplus del produttore si calcola come differenza tra il prezzo di mercato e la curva del costo
marginale (che è la curva di offerta).

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Di conseguenza, graficamente, il surplus del produttore è l’area al di sopra della curva di costo
marginale e al di sotto della linea del prezzo di equilibrio.

DAL BREVE AL LUNGO PERIODO


Le imprese pensano spesso più in là della produzione giornaliera -ad esempio, molte imprese
pubblicano relazioni annuali o trimestrali che trattano delle prospettive dell’azienda nel lungo
termine-.
Cosa si intende per lungo termine? Il lungo periodo è definito come un periodo di tempo in cui i
fattori di produzione sono variabili. Nel lungo periodo non ci sono fattori fissi di produzione
perché anche le macchine e gli edifici possono essere ammodernati, acquistati, ampliati o venduti.

Come per l’analisi di breve e di lungo periodo relativa all’impresa individuale, anche a livello di
settore sono importanti le distinzioni tra breve e lungo periodo.
La principale differenza è che, anche se il numero delle imprese nel settore è fisso nel breve
periodo, nel lungo periodo le imprese possono entrare nel settore o uscirne in risposta a variazioni
della profittabilità, perché nel lungo periodo hanno la capacità di variare la forza lavoro e il capitale
fisso.
Quando un’impresa decide di entrare in un mercato? Steve’s Wholesale Cheese sta valutando se
entrare nel settore della confezione del formaggio, che attualmente conta 10.000 imprese omogenee

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7 LA CONCORRENZA PERFETTA E LA MANO INVISIBILE


CONCORRENZA PERFETTA ED EFFCIENZA
Supponiamo che il mercato sia composto da soli 7 consumatori e 7 imprese, che vendono prodotti
omogenei.
Maddalena, Catia, Stefano, Davide, Gianni, Carlo, Alfio sono i compratori e che i loro prezzi di
riserva (i valori della loro disponibilità a pagare) siano rispettivamente 70,60,50,40.30,20,10.
Un valore di riserva è il prezzo al quale un partner commerciale è indifferente tra concludere lo
scambio o non concluderlo.
Questi dati possono essere combinati per formare la curva di domanda.
Federico, Marika, Giorgio, Filippo, Adamo, Matteo, Fiona sono i venditori , i quali valori di riserva
(i valori della loro disponibilità a pagare) sono rispettivamente 70, 60, 50, 40, 30, 20, 10.
Questi dati formano la curva di offerta.
Nel grafico da cosa è determinato il prezzo di equilibrio? Dall’intersezione delle curve di
domanda e offerta di mercato. La figura mostra che questa intersezione fornisce il prezzo di $40,
cioè il prezzo a cui Davide è disponibile ad acquistare un iPod e Filippo a venderlo.
In modo analogo possiamo trovare la quantità di equilibrio al prezzo di 40,che corrisponde a 4 iPod.

Ciò avviene grazie al fatto che ci sono 4 persone (Maddalena, Catia, Stefano e Davide) disposte a
pagare almeno $40 per un iPod, mentre ci sono 4 venditori (Federico, Marika, Giorgio e Filippo)
che hanno valori di riserva inferiori o uguali a $40.

SURPLUS SOCIALE
Il Surplus sociale è la somma dei surplus dei consumatori e dei surplus del produttore.
Il surplus dei consumatori è la differenza tra il loro prezzo di riserva e quanto pagano realmente,
mentre il surplus del produttore è la differenza tra il loro prezzo di riserva (costo marginale) e il
prezzo a cui vendono.
Di conseguenza il surplus sociale rappresenta il valore totale generato dallo scambio di mercato.
Perché sia massimizzato occorre che i compratori con più alto valore di riserva effettuino l'acquisto
e che a vendere siano i venditori con costo più basso.

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EFFICIENZA PERETIANA
L'efficienza peritiana è un esito in cui l’individuo non può migliorare il proprio posizionamento
economico senza peggiorare il benessere di qualcun altro. Quindi quando non ci sono vantaggi negli
scambi non sfruttati, ossia quando il mercato è in equilibrio si dice mercato pareto efficiente.
Possiamo dunque affermare che in un mercato perfettamente concorrenziale, la prima
importante funzione del prezzo di equilibrio è allocare in modo efficiente beni e servizi tra
compratori e venditori.

ESTENSIONE DEL CAMPO D'AZIONE DELLA MANO INVISIBILE:


DALL'INDIVIDUO ALL'IMPRESA
Considerate un’impresa che possieda due impianti produttivi, ognuno dei quali produce
microchip da vendere in un mercato perfettamente concorrenziale.
I due impianti sono molto diversi: uno è stato costruito verso la fine degli anni Settanta del secolo
scorso e l’altro nel 2010.Il vecchio impianto, di conseguenza, dispone di tecnologie di produzione
meno avanzate e ha costi di produzione più alti dell’impianto più recente.

Il grafico mostra che ad ogni livello di produzione, l’impianto più recente produce microchip a un
costo marginale più basso dell’impianto più vecchio.
Se il prezzo di un microchip è $10, quale quantità di microchip dovrebbero scegliere i manager
degli impianti al fine di massimizzare i profitti? Nel breve periodo se il prezzo è maggiore del
costo variabile medio (P>CVMe), allora ogni impianto dovrebbe espandere la produzione fino
al punto in cui il costo marginale uguaglia il prezzo.

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In un mercato concorrenziale, la seconda importante funzione del prezzo di equilibrio è allocare


in modo efficiente la produzione di beni all'interno di n settore. Perché? La risposta è che un
ottimizzazione espande la produzione finché CM = P, di conseguenza i costi marginali sono uguali
per tutte le imprese, dato che ogni impresa affronta lo stesso prezzo di mercato.

ESTENSIONE DEL CAMPO DI AZIONE DELLA MANO INVISIBILE:


ALLOCAZIONE DELLE RISORSE TRA I SETTORI DI ATIVITA'
La mano invisibile alloca in modo ottimale le risorse scarse e regola i modi (pattern) in cui si
configura la produzione all’interno di un settore.
Come possiamo determinare se uno specifico settore produce troppo o troppo poco? Consideriamo
un altro esempio per comprendere se la mano invisibile ha il potere di allocare risorse scarse tra i
vari settori di attività.
Prendiamo un altro mercato perfettamente concorrenziale: la consegna di carta da stampa per le
case editrici, con imprese identiche che ottengono profitti economici positivi nel breve periodo.
Questa situazione di mercato è descritta nel seguente grafico. Cosa accade in presenza di profitti
economici?

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I profitti economici positivi sono una forza potente che attrae nuovi entranti.
Altre aziende vogliono entrare perché anch’esse vorrebbero ottenere profitti economici.
Illustriamo l’effetto nel seguente grafico.

Il quadro (a) mostra che l’entrata di imprese determina uno spostamento a destra della curva di
offerta di mercato. Questo spostamento provoca una diminuzione del prezzo di equilibrio (da $25 a
$12) e un incremento della quantità di equilibrio (da 500 a 600 milioni).
Quando cessa l’entrata? Quando il prezzo di mercato scende fin dove la curva del costo marginale
interseca la curva del costo totale medio (P = CM = CTMe).

Se il prezzo di equilibrio dovesse trovarsi sotto la di CTMe allora indicherebbe che le imprese
stanno riportando profitti economici negativi, ossia perdite. In questo caso le imprese decideranno
di uscire dal mercato facendo spostare così la curva di offerta verso sinistra. Questo spostamento
riporterà il prezzo in equilibri e il valore della produzione è massimizzato.

In un mercato concorrenziale, la terza importante funzione del prezzo di equilibrio è quella di


allocare in modo ottimo risorse scarse tra le industrie.

I PREZZI GUIDANO LA MANO INVISIBILE


Quando i mercati funzionano bene, coloro che perseguono il proprio interesse stanno perseguendo
nello stesso momento l’interesse della società nel suo insieme. Quando i mercati allineano l’auto-
interesse con l’interesse sociale otteniamo risultati altamente desiderabili.
Ma cosa guida gli agenti a comportarsi in questo modo? La risposta è che l’incentivo è costituito
dai prezzi.
I prezzi di mercato agiscono come l’informazione più importante, conducendo compratori con
valori elevati a comprare e venditori con costi bassi a vendere.
Le restrizioni stabilite dai poteri pubblici alle variazioni di prezzo di beni e servizi da parte delle
imprese si denominano controllo dei prezzi. Se i controlli dei prezzi sono vincolanti (tenuti
artificialmente sotto al di sotto del prezzo di equilibrio), il risultato sarà la scarsità di beni: la
quantità domandata eccede la quantità offerta.

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Limitando artificialmente la quantità, il controllo dei prezzi crea un altro problema: il mercato non è
più libero di operare efficientemente.

PERDITA SECCA
Gli economisti chiamano la diminuzione di un surplus sociale derivante da una distorsione di
mercato perdita secca. La perdita secca derivante da un provvedimento di controllo dei prezzi si
può vedere nel seguente grafico.

Quando si cerca di pianificare un economia si va in contro a diversi problemi come il


problema di coordinamento che riguarda il modo in cui gli agenti economici giungono a
scambiare tra loro, quando i loro interessi coincidono. Il problema di incentivo sorge invece
quando le azioni ottimizzanti di due agenti economici non sono allineate.
Nelle economie di mercato sono i prezzi – non i pianificatori centrali – a incentivare i produttori, e
la bottom line, la riga dei bilanci dove si scrivono i profitti, determina il successo degli
imprenditori.

EQUITA' ED EFFICIENZA
Un’economia di mercato è caratterizzata dalla formazione di segnali di prezzo che guidano
l’utilizzo delle risorse in modo da massimizzare il surplus sociale e rendere l’economia efficiente.
L’azione delle forze di mercato elimina gli sprechi, dirigendo le risorse verso la loro corretta
destinazione. Così massimizzare l’efficienza ci spinge a fare in modo che la torta sociale sia la più
grande possibile.
Ma la regola della massimizzazione del surplus sociale è solo uno dei modi di misurare il
progresso di un’economia.
Un’altra considerazione riguarda il modo in cui la torta è ripartita. Ad esempio, molti cittadini
potrebbero pensare che tutti abbiano diritto ad un giusto accesso al cibo, ad un’abitazione e cure

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mediche di base.
Spingendo questa idea un poco oltre, un pianificatore sociale potrebbe considerare tra i suoi
obiettivi anche l’equità. L’equità riguarda il modo in cui la torta è ripartita tra i vari agenti
economici.
Diverse questioni importanti sorgono dalla considerazione della relazione tra equità ed
efficienza:come società dobbiamo scegliere soltanto una delle due.

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9 ESTERNALITA' E BENI PUBBICI


ESTERNALITA'
Un’esternalità è una ricaduta involontaria su terzi di un’azione compiuta nello svolgimento di
un’attività economica. L’effetto sui terzi dell’esternalità può essere negativo (costo) o positivo
(beneficio) che non sono considerate quando vengono prese le decisioni di produzione.

ESTERNALITA' NEGATIVA
Prendiamo in esempio un'impresa elettrica, il grafico mostra le curve di domanda e di offerta di
elettricità.

Possiamo chiederci innanzitutto, perché questo risultato è efficiente? La risposta è che è efficiente
perché a quel punto il surplus sociale è massimizzato: ogni consumatore che è disposto e in grado
di pagare il prezzo di equilibri dell’elettricità finisce, in effetti, per consumare elettricità.

Quando sono presenti esternalità negative, tuttavia, questo risultato di mercato non è più efficiente.
Le esternalità negative impongono alla società un costo addizionale che non è esplicitamente
riconosciuto da consumatori e imprese come singoli agenti nel mercato.
Per la generazione di elettricità, questo costo addizionale proviene dall’inquinamento, un prodotto
congiunto della produzione di elettricità.
In altre parole, la curva di offerta è la curva del costo marginale dell’impresa e comprende solo le
spese per input come il lavoro.
I costi esterni che la società sostiene come risultato dell’inquinamento dell’impianto sono ignorati.
Tuttavia, per arrivare al livello di produzione efficiente, dobbiamo conoscere sia il costo marginale
dell’impresa, sia i costi marginali esterni di produzione. Dalla loro somma si ottiene il costo
marginale sociale di produzione.
Ma cosa significa tutto ciò per il livello efficiente di output?
Il grafico fornisce la risposta, rivelando che, ad ogni livello di produzione, dobbiamo includere il
costo marginale che l’impresa sostiene per produrre, più il costo marginale esterno
dell’inquinamento. Questa nuova curva è la curva del costo marginale sociale (CMS).

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ESTERNALITA' POSITIVA
Quando sono presenti esternalità positive, invece, le scelte ottimali degli agenti economici avrà
ripercussioni positive, quindi dei benefici per terzi.
Prendiamo in esempio l'istruzione scolastica, il grafico ci mostra la quantità ottima di domanda e
offerta d'istruzione:

Come nel caso dell'impresa elettrica se non viene presa in considerazione l'esternalità l'esito è
inefficiente.
Infatti sappiamo che un'istruzione migliore riflette dei benefici sulla società poiché l'istruzione
spesso accresce l'impegno civile, contribuendo così a una società democratica più informata, una
forza lavoro istruita favorisce l'innovazione e lo sviluppo della società e anche perché cittadini
istruiti sono mediamente meno propensi a commettere crimini.
Tutto ciò non viene preso in considerazione nella “produzione” d'istruzione poiché vengono crati
benefici sociali esterni di cui usufruiscono altri.

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Tenendo i considerazione i benefici esterni, come mostrato nel grafico, possiamo pensare
l'esternalità positiva come come la differenza tra la curva di domanda (che è il beneficio marginale)
e la curva del beneficio marginale sociale (BMS).
Perciò la curva BMS è il beneficio marginale (privato) più il benefico marginale esterno.

ESTERNALITA' PECUNIARIA
Le esternalità pecuniarie agiscono quando le transizioni di mercato influenzano altri agenti ma solo
attraverso il prezzo di mercato.
A differenza delle esternalità positive e negative le esternalità pecuniarie non creano inefficienze di
mercato perché, mentre le prime conducono a quantità di equilibrio “sbagliate” che si riflettono sui
prezzi, le esternalità pecuniarie non lo fanno proprio poiché il loro impatto e incorporato nei prezzi.

IN BREVE
In breve, quando sono presenti esternalità l'esito del mercato è inefficiente.
Tale inefficienza può essere dovuta a:
• perdita secca dovuta a esternalità negativa, ovvero quando il mercato produce troppo
rispetto a quanto socialmente efficiente;
• perdita secca dovuta a esternalità positiva, ovvero quando il mercato produce rispetto a
quanto socialmente efficiente.

Inoltre esiste la esternalità pecuniaria, ovvero quando un agente economico viene tagliato fuori
dal mercato, magari perché il bene non è alla sua portata, in seguito ad un aumento della domanda e
quindi anche del prezzo del bene. In questo caso l'esito del mercato è efficiente, poiché
l'allocazione di beni e risorse è efficiente e la quantità di mercato coincide con la quantità ottima da
produrre.
Nell'esternalità positiva e negativa i prezzi non riflettono tutti i costi e tutti i benefici, mentre
nell'esternalità pecuniaria i prezzi internalizzano tutte le componenti del problema.

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POSSIBILI SOLUZIONI
Un tema fondamentale accomuna le diverse soluzioni delle esternalità, sia pubbliche sia private:
l’internalizzazione delle esternalità, situazione che si verifica quando un agente economico
risponde di tutti i costi e i benefici delle sue azioni.
SOLUZIONI PRIVATE
Per capire come funziona l'internalizzazione delle esternalità nell'ambito delle soluzioni private,
consideriamo lo scenario di una centrale elettrica che scarica nei corsi d'acqua tonnellate di rifiuti
tossici, danneggiando così i pescatori locali. I pescatori protestano davanti il municipio ma nessuna
normativa impedisce all'impresa di inquinare.
Il primo pensiero potrebbe essere quello di imporre nuove regole alla centrale ma, diversamente da
come si pensa, i poteri pubblici non sono l'unica fonte di cambiamento, infatti per anni i
cambiamenti sono stati apportati da organizzazioni private. Le soluzioni private dei problemi
richiedono che le parti negozino o che operi un meccanismo di enforcement sociale, ossia il rispetto
delle norme sociali.
NEGOZAZIONE
Immaginiamo che la centrale possa eliminare il problema dell'inquinamento acquistando e
installando dei depuratori. Acquistare e mantenere in funzione i depuratori comporta un costo
stimato di $5 milioni. La centrale però, che ha tutto il diritto di inquinare, non ha alcun obbligo di
installare quei costosi dispositivi.
Dall'altra parte abbiamo i pescatori, che che prevedono la concreta possibilità che il contino
inquinamento possa portare al fallimento dell'attività della pesca. I pescatori concludono che,
riuscendo a convincere la centrale a installare i depuratori otterranno benefici per $7 milioni.
In questo caso i pescatori possono i pescatori hanno la possibilità e sono disposti a pagare fino a 7
milioni per liberare i corsi d'acqua dall'inquinamento della centrale, mentre il costo di quest’ultima
che quest'ultima deve sostenere è di 5 milioni. Perciò verrà raggiunto un accordo tra i 5 e i 7 milioni
da pagare alla centrale per l'installazione e la manutenzione del depuratore.

L’idea che la contrattazione conduca ad un risultato socialmente efficiente, indipendentemente da


chi sia il detentore dei diritti di proprietà legali (su immobili o risorse), prende il nome di
Teorema di Coase.
L’implicazione del teorema è potente: la contrattazione privata condurrà ad un’efficiente
allocazione delle risorse. Ciò significa che la persona che valuta di più la proprietà finirà per
detenere i diritti di proprietà.
Il risultato finale del Teorema di Coase è che l’intervento dello stato non è necessario per risolvere i
problemi delle esternalità: basta la contrattazione privata.
Ma i punti negativi di questo teorema sono:
• costi di transizione, ovvero i costi che farebbero diventare poco conveniente l'accordo per
ambo le parti;
• legislazione, infatti ci deve essere una definizione chiara sui diritti di proprietà chi ha il
coltello dalla parte del manico;
• quantità di agenti coinvolti nella transizione, di fatto la presenza di numerosi agenti
coinvolti nella negoziazione non potrebbe portare a un accordo dove tutte le parti siano
soddisfatte.

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SOLUZIONI PUBBLICHE
Quando i mercati falliscono, i policy maker devono considerare la domanda seguente:
lo Stato può realizzare un risultato più efficiente del mercato?
Esistono soluzioni private potenzialmente importanti alle esternalità tra cui la contrattazione dei
risultati e l’affidamento a meccanismi di enforcement sociale. Tuttavia, anche queste soluzioni in
certe situazioni possono risultare insufficienti.
Gli Stati rispondono alle esternalità principalmente in due modi:
1. con politiche di comando e controllo, in cui l’autorità pubblica regola l’allocazione delle
risorse;
2. con politiche basate sul mercato, in cui lo Stato fornisce incentivi alle organizzazioni
private perché internalizzino le esternalità.
In questo caso considereremo che la centrale elettrica disperda delle tossine nell'aria e che
colpiscano milioni di famiglie nelle regioni vicine. La contrattazione privata non è più una
soluzione efficacie per via della dispersione del problema.
In questo caso le possibili soluzioni sono:
• Regolazione di comando e controllo, ovvero la regolazione che riduce direttamente il
livello della produzione oppure impone l’uso di determinate tecnologie. In questo caso le
autorità intimano la centrale ad adottare le migliori tecnologie per ridurre l'inquinamento.
Spesso però questo tipo di soluzione non è efficace poiché non da incentivi alle imprese di
ridurre i costi sociali, questo perché i regolatori hanno diretto l'attenzione sull'obbiettivo
sbagliato, ovvero imporre la tecnologia che il produttore deve usare.
• Approccio regolatorio basato sul mercato, in questo caso il metodo per ridurre
l'inquinamento è lasciato alla fonte delle emissioni, cioè l'impresa inquinante stessa. In
questo modo vi è un maggiore incentivo a sviluppare nuovi modi per ridurre l'inquinamento
che nell'approccio di comando e controllo.
• Imposta correttiva o imposta pigouviana, imposta volta a indurre gli agenti che
producono esternalità negative a ridurne la quantità fino al livello socialmente ottimo.
Tassando ogni unità di produzione per l'ammontare dell'esternalità negativa permette di
internalizzare le esternalità portando un risultato più efficiente.
-poiché il livello d'imposta è uguale alla differenza tra la curva d'offerta e CMS le imprese
per massimizzare i profitti scelgono un livello di produzione uguale a Qottimale, così
facendo si crea una nuova curva di offerta uguale a CMS, facendo che in modo che
l'impresa non trascuri le esternalità-
• Sussidio correttivo o sussidio pigouviano, anche per i sussidi vale lo stesso ragionamento
delle imposte. E' un sussidio volto a indurre gli agenti che producono esternalità positive a
incrementarne la quantità verso il livello socialmente ottimo.

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BENI PUBLICI
Per capire la natura di un bene pubblico, è utile confrontare beni pubblici e privati in modo più
dettagliato. Le caratteristiche che li differenziano sono:
1. escludibilità, ovvero i beni privati sono escludibili, nel senso che è possibile impedirne il
consumo a chi non li ha pagati. I beni pubblici sono non escludibili nel senso che non è più
possibile escludere qualcuno dal loro uso;
2. rivalità nel consumo, ovvero i beni privati sono rivali nel consumo, nel senso che non
possono essere consumati da più di una persona alla volta. I beni pubblici sono non rivali
nel consumo nel senso che il consumo di una persona non preclude il consumo da parte
degli altri.

Un’altra classe importante di beni collegati ai beni pubblici sono i beni comuni.
Come sintetizzato nella tabella 9.1 i beni comuni sono non escludibili, per cui chiunque può
consumarne quanti ne trova.
L’esternalità negativa riguardante i beni comuni sorge a causa della combinazione di accesso libero
e di esaurimento attraverso l’uso.
Questo cattivo uso può degenerare nella tragedia dei commons che ha luogo quando una risorsa
condivisa è usata troppo intensamente.
Le soluzioni possono essere interventi attuati dal governo o da altri organismi di regolazione
pubblici e privati

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10 LO STATO NELL'ECONOMIA
IMPOSISZIONE FISCALE E SPESA PUBBLICANO
Gli Stati e le amministrazioni locali impongono e prelevano imposte e spendono le entrate che
queste generano.
Per avere un’idea della dimensione del governo in senso lato negli Stati Uniti, considerate il grafico,
che rappresenta graficamente il totale della spesa pubblica e delle entrate fiscali.La figura mostra
che la spesa pubblica è cresciuta nel tempo e ora rappresenta più del 40% del reddito nazionale
statunitense.Quando le entrate fiscali sono inferiori alla spesa, il governo registra un disavanzo di
bilancio. Quando avviene il contrario e le entrate fiscali superano la spesa, il governo registra un
avanzo di bilancio.

DA DOVE PROVENGONO LE RISORSE FINANZIARIE DELLO STATO?


Le risorse dello stato sono raccolte da esso attraverso vari tipi di imposta:
1. Le imposte dirette si compongono prevalentemente di imposte che colpiscono in maniera
immediata la capacità contributiva, e si applicano sul patrimonio e sul reddito:
• imposte sul reddito personale (IRPEF);
• imposta sul reddito delle società (IRES);
• imposta sostitutiva sui redditi, ritenute sugli utili distribuiti dalle persone giuridiche;
• altre imposte di minore entità.
2. Le imposte indirette colpiscono le manifestazioni mediate della capacità contributiva come
i consumi e lo scambio di beni e servizi. Le principali fonti sono rappresentate da:
• imposta sul valore aggiunto (IVA);
• l’accisa sui prodotti energetici;
• imposte su produzione, consumi, dogane, monopoli (10% del totale) e Lotto, lotterie;
• altre tasse (automobilistiche, canoni di abbonamento ecc.).

Fino al decennio scorso gli enti locali (regioni e comuni) basavano la propria capacità di spesa sul
finanziamento da parte dello Stato. Dal 2009 però, si è avviato il processo di federalismo fiscale,
che prevede forme autonome di entrate per gli enti locali. Alcune eccezioni e riserve comunque

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permangono per ciò che riguarda il finanziamento di alcuni settori cruciali, come la sanità e
istruzione. Le fonti delle entrate per i governi regionali e locali oggi si possono raggruppare
prevalentemente in tre categorie:
1. Imposte proprie, ovvero la possibilità data a regioni ed enti locali di riscuotere, entro
determinate aliquote, tributi in settori ben definiti:
• un esempio a livello regionale è dato dall'imposta Regionale sulle Attività Produttive IRAP.
• a livello comunale esiste invece L'imposta Municipale Propria (IMU), di natura
patrimoniale, dovuta alla possessione di immobili.
2. Tasse, ovvero tributi dovuti in relazione all’espletamento di un servizio svolto su espressa
richiesta del soggetto contribuente -ad esempio la tassa sui rifiuti (TARI)-
3. Addizionali a imposte statali, che rappresentano le aliquote di contribuzione che
rimangono a regioni e comuni rispetto a imposte e accise, imposte pagate sul consumo di un
bene specifico.
PERCHE' LO STATO TASSA E SPENDE?
Alla base delle decisioni relative alla tassazione e alla spesa pubblica troviamo 4 fattori principali:
1. raccolta di entrate, la maggior parte dell’imposizione fiscale ha lo scopo di raccogliere
entrate per finanziare beni pubblici quali la difesa nazionale, l’istruzione pubblica, la tutela
dell’ordine pubblico e la realizzazione di progetti infrastrutturali.
2. ridistribuzione del reddito, ovvero trasferimenti unilaterali (senza contropartita di beni e
servizi) da parte dello stato con l'obbiettivo di contenere le disuguaglianze e le difficoltà che
le famiglie più povere devono affrontare nella società rispetto a quelle più piccole.
Oltre che ai trasferimenti lo stato fa ricorso all'imposta progressiva sul reddito, che
distribuisce l'onere fiscale più sulle spalle dei ricchi che su quelle dei poveri.
Questo sistema fiscale progressivo distingue due tipi di aliquota: l'aliquota media, data
dall'imposta totale pagata divisa per il reddito totale, e l'aliquota marginale ovvero quanto
dell'ultimo dollaro guadagnato il contribuente paga in imposte.
3. finanziamento di attività, come gli stipendi della burocrazia
4. correzione di fallimenti del mercato ed esternalità.
Il principale strumento che lo Stato impiega per affrontare le esternalità e gli altri fallimenti di
mercato è la regolazione, ovvero, l'insieme delle azioni con le quali l’autorità pubblica, a livello
centrale o locale, si propone di influenzare gli andamenti del mercato per quanto riguarda la
quantità scambiata di un bene o di un servizio, il suo prezzo, la sua qualità o il grado di sicurezza.
Lo Stato può agire attraverso:
• Regolazione diretta è l'azione diretta dello Stato per controllare la dimensione di una certa
attività, che può interessare quasi ogni aspetto della vita quotidiana, come la sicurezza dei
cibi e dei farmaci.
• Controllo dei prezzi, di cui vi sono due tipi:
1. Price ceiling ovvero un tetto imposto al prezzo di un bene o servizio di mercato. Un
esempio importante è il controllo degli affitti.
2. Price floor si ha quando qualche volta il governo interviene per imporre un prezzo
minimo di un prodotto o servizio. Il risultato è un price floor, che rappresenta un
limite inferiore al prezzo del prodotto o servizio. Un esempio di price floor è il
salario minimo.

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FALLIMENTO DELLO STATO


I governi possono intervenire nei sistemi economici: benché molti di questi abbiano obiettivi
meritori ben definiti, è anche vero che creano una varietà di inefficienze che devono essere prese in
considerazione, comprese le perdite secche della tassazione e le inefficienze derivanti da controlli
dei prezzi o regolazioni dirette che rappresentano una parte din un più ampio insieme di
inefficienze associato agli interventi pubblici, talvolta dette anche fallimenti dello stato.
Alcuni dei fallimenti dello stato consistono in:
• Costo della burocrazia, di fatto ogni programma di governo richiede burocrati, che devono
essere pagati. Inoltre il personale impiegato nella burocrazia governativa viene sottratto ai
settori produttivi dell'economia, questo rappresenta il costo opportunità dell'utilizzo di alcuni
individui nel settore burocratico rispetto a un altro settore . Questo costo è aumentato dal
fatto che spesso le burocrazie non funzionano in modo efficiente.
• Corruzione, che sorge quando un pubblico ufficiale accetta da un privato un comprenso che
non gli è dovuto per compiere un atto contrario ai doveri di ufficio.
• Economia non osservata, talvolta chiamata mercato nero, comprende lo svolgimento di
attività lavorative che sfuggono alla tassazione sui redditi (economia sommersa) o attività
illegali, come il traffico di droga o la prostituzione.

SOVRANITA' DEL CONSUMATORE E PATERNALISMO


Secondo alcuni economisti, l’intervento dello stato è necessario perché gli individui possono
incorrere in errori di decisioni. Lo Stato dovrebbe intervenire per impedire che commettano tali
errori? La risposta si ricollega a due forme di pensiero:
Sovranità del consumatore è la nozione secondo la quale le scelte compiute dal consumatore
riflettono le sue vere preferenze, per cui lo Stato non dovrebbe interferire in quelle scelte.
Paternalismo è l'idea secondo la quale i consumatori non sempre sanno che cosa è meglio per loro,
ragion per cui il governo dovrebbe incoraggiarli a cambiare le loro azioni.

TRADE OFF EFFICIENZA-EQUITA'


Trade off equità-efficienza è il bilanciamento tra la difesa di un’equa allocazione delle risorse
(equità) e l’incremento del surplus sociale o del prodotto totale (efficienza).
Welfare state è il complesso di politiche pubbliche attraverso cui uno Stato interviene per
ridistribuire i redditi generati attraverso l’offerta di beni e/o servizi ritenuti meritori.

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11 I MERCATI DEI FATTORI DI PRODUZIONE


MERCATO DEL LAVORO CONCORRENZIALE
In questo capitolo, le imprese, invece di agire come fornitori, sono i compratori, quindi
rappresentano la domanda di lavoro. Gli individui sono invece rappresentano l'offerta.
I lavoratori producono beni e servizi perciò sono noti come fattori di produzione.
I mercati dei fattori di produzione sono per alcuni aspetti differenti dai mercati dei beni e servizi
che consumiamo, perché la domanda dei fattori di produzione è derivata dalla domanda di beni e
servizi finali, infatti un’impresa prima prende la decisione di produrre un bene o un servizio e poi
decide quali fattori usare per produrre quel bene o quel servizio.
Benché e imprese tendono ad usare molti fattori di produzione,i principali input su cui si
concentrano sono il lavoro (dipendenti), capitale fisico (macchine e macchinari) e la terra (dove
sorgono in siti di produzione).

IL MERCATO DEL LAVORO


Le imprese come scelgono il numero ottimo di lavoratori da impiegare?
Le imprese per scegliere il numero ottima di lavoratori si concentrano sulla loro produttività
marginale, infatti moltiplicandola per il prezzo del bene prodotto otteniamo il valore della
produttività marginale del lavoro (VPML), ossia il contributo di un lavoratore aggiuntivo ai
ricavi dell'azienda.
Conoscendo questo l'impresa è disposta a pagare il lavoratore aggiuntivo esattamente quanto vale,
perciò con un salario di 100$ al giorno assumeranno un lavoratore aggiuntivo solo se il VPML sarà
uguale a maggiore di 100$ al giorno.
In breve all'impresa converrà espandere la sua forza lavoro finché VPML=Salario

L’azione ottimizzante ci mette in grado di tradurre il valore della produttività marginale


dell’impresa nella sua domanda di lavoro.

La curva di domanda di lavoro di un’impresa è inclinata negativamente perché il valore della


produttività marginale è decrescente perché è una conseguenza della Legge dei rendimenti
decrescenti.
L’impresa, per massimizzare i profitti sceglie, in modo ottimale, il fattore lavoro, espandendo la
forza lavoro finché la Produttività marginale del lavoro x Prezzo = Salario

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L'OFFERTA DI LAVORO: IL TRADE OFF LAVORO-TEMPO LIBERO


Gli economisti chiamano le attività non remunerate, tipo divertirsi con gli amici, “tempo libero”.
Il tempo libero non è affatto gratis. Questo perché il “prezzo” del tempo libero è il suo costo-
opportunità, ovvero il salario perduto non lavorando.
Ciò significa che dovrete consumare tempo libero fino al punto in cui il beneficio marginale
uguaglia il costo marginale, dove il costo marginale è il saggio salariale.
Beneficio marginale del tempo libero = Salario

FATTORI CHE SPOSTANO LA DOMANDA DI LAVORO


Esistono diversi fattori che causano lo spostamento della domanda di lavoro, i principali sono:
1. il prezzo del bene;
2. la tecnologia dell'impresa.
Il prezzo del bene, ad esempio, può influire quando all'aumentare delle vendite corrisponde lo
spostamento a destra della curva di domanda di mercato. Ciò fa aumentare il prezzo di equilibrio e
il VPML dei lavoratori che producono il bene. Questo porta le imprese ad aumentare la loro
domanda di lavoro, causando uno spostamento a destra della curva di domanda di lavoro. Tale
spostamento causerà un aumento del salario di equilibrio e del livello occupazionale.
La tecnologia, invece, può causare uno spostamento a sinistra della domanda di lavoro nel caso che,
per esempio, i robot arrivino a svolgere una parte della produzione, abbassando così il la
produttività marginale del lavoro. Questo porterebbe a una diminuzione dei salari di equilibrio e dei
livelli occupazionali.(tecnologia labor-saving)

FATTORI CHE SPOSTANO L'OFFERTA DI LAVORO


I fattori principali sono:
1. cambiamenti della popolazione
2. cambiamenti nelle preferenze e nei gusti dei lavoratori;
3. costi opportunità.
I cambiamenti demografici influiscono sull'offerta di lavoro spostando la curva di offerta verso
destra quando, ad esempio, un aumento demografico dovuto all'immigrazione fa aumentare l'offera
di lavoro. Questo porta a salari più bassi e livelli di occupazione più alti.
I cambiamenti nelle preferenze e nei gusti dei lavoratori influenza l'offerta di lavoro, infatti nel
corso del tempo la percentuale di donne che lavorano è passata da 46,3% nel 1975 a oltre il 60% nel
2009. Una spiegazione del fenomeno è che le donne potrebbero preferire lavorare che cimentarsi in
qualcos'altro rispetto a qualche decennio fa.
I costi opportunità influenzano l'offerta qualora altre opportunità d'impiego diminuissero o
aumentassero. Ad esempio, se l'acciaieria locale chiude molti suoi dipendenti si ritroverebbero
disoccupati o accetterebbero l'impiego in altre imprese meno redditizie, come la fabbrica di
formaggio spostando la curva di offerta verso destra, portando a salari più bassi. Oppure se dovesse
aprire una nuova impresa redditizia la curva di offerta di lavoro verso di essa si sposterebbe verso
destra, mentre la curva d'offerta della fabbrica di formaggio si sposterebbe verso sinistra con
conseguente aumento del salario di equilibrio.

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DISUGUAGLIANZA SALARIALE
Nel mercato del lavoro esiste una considerevole disuguaglianza salariale sia in una dato settore sia
tra settori diversi. Perché sorgono queste differenze salariali? La risposta ci conduce a tre
caratteristiche del mercato che danno luogo a differenze salariali tra lavoratori:
1. differenze nel capitale umano;
2. differenze dovute a salari compensativi;
3. discriminazione nel mercato del lavoro.

Il capitale umano è il complesso delle competenze possedute da una persona per produrre valore
economico. Le differenze di capitale umano si traducono in differenze di salario.
I differenziali salariali compensativi sono i differenziali salariali pagati per attrarre lavoratori in
occupazioni altrimenti non desiderabili (ad esempio perché rischiosi). I differenziali basati sul
rischio e la sgradevolezza sono fattori importanti da considerare quando si esaminano le differenze
salariali da una mansione all’altra.
Riguardo la discriminazione ci sono due teorie: la discriminazione in base ai gusti e la
discriminazione statistica.
La discriminazione in base ai gusti ha luogo quando le preferenze degli individui li inducono a
discriminare un determinato gruppo. In questo caso i datori di lavoro sono disposti a rinunciare ai
profitti, nel senso che per assecondare i pregiudizi su cui si basano le loro preferenze , non
assumono o non promuovono un tipo specifico di lavorotare.
La discriminazione statistica quando le aspettative sulla produttività del lavoro di un individuo
sono determinate da statistiche relative alla produttività media del suo gruppo di appartenenza.

Ci sono poi i cambiamenti tecnologici skill-biased, cioè le innovazioni che aumentano la


produttività dei lavoratori specializzati, aumentando così il loro capitale umano.

IL MERCATO DEGLI ALTRI FATTORI DI PRODUZIONE: CAPITALE FISICO E TERRA


Il valore dell’aggiunta di ogni consecutiva unità di lavoro per l’impresa si ottiene moltiplicando il
prezzo dell’output per la produttività marginale del lavoro. Abbiano denotato questo valore
marginale come VPML (valore della produttività marginale del capitale fisico) e abbiamo
derivato l’azione ottima dell’impresa consistente nell’assumere lavoro fino al punto in cui Saggio
salariale = VPML
Il capitale fisico dell’impresa richiede un identico trattamento. Il valore della produttività
marginale del capitale fisico (VPMK) -K è la lettera con cui si denomina il capitale fisico- è il
contributo di un’unità addizionale di capitale fisico ai ricavi dell’impresa. L'impresa impiegherà
capitale fisico finché VPMK=Prezzo K.
Un discorso analogo si può fare per gli usi della terra.
Un’impresa continuerà ad acquistare e ad usare terra finché il valore della produttività marginale
della terra uguaglierà il prezzo della terra.
Benché il quadro teorico per decidere quanto usare dei tre input sia identico, il lavoro presenta
un’importante differenza rispetto al capitale fisico e alla terra: sia il capitale fisico che la terra
possono essere acquistati o affittati o detenuti in proprietà, mentre il lavoro (degli altri) non può
essere posseduto.
Quando l’impresa prende in affitto il capitale fisico e la terra deve pagare un canone. Con affitto di
un bene si intende il prezzo dell’uso di un bene per un periodo di tempo specifico a uso produttivo.

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12 MONOPOLIO
Finora abbiamo assunto che le imprese operino in mercati concorrenziali: beni omogenei sono
prodotti da molte imprese diverse e venduti al prezzo determinato dal mercato.
L’impresa è semplicemente un passivo price-taker e la mano invisibile guida il perseguimento
dell’interesse proprio da parte di imprese e consumatori, traendone risultati socialmente efficienti.
Una situazione di mercato più comune, però, è quella in cui un’impresa non è semplicemente un
price-taker, ma piuttosto un price-maker, un venditore che stabilisce il prezzo di un bene, e questa
capacità le deriva dal fatto di detenere un potere di mercato.
Il monopolio è una forma di mercato in cui una sola impresa fornisce un bene che non ha stretti
sostituti. Di conseguenza chi detiene il monopolio non deve curarsi del comportamento di altri
venditori.

LE FONTI DEL POTERE DI MERCATO


Per il monopolista il potere di mercato sorge a causa di barriere all’entrata. Le barriere all’entrata
sono ostacoli che impediscono l’entrata nel mercato di potenziali competitori e, quindi, forniscono
all’impresa una protezione contro la concorrenza.
Le barriere all’entrata vanno dalla completa esclusione di nuovi entranti, alla capacità di impedire
che un’impresa di nuova costituzione entri già in grado di competere ad armi pari con l’impresa
incumbent, ossia l’impresa monopolistica pre-esistente.
Ci sono due tipi di potere di mercato che sorgono dalle barriere all’entrata: il potere di mercato
legale e il potere di mercato naturale.

Il potere di mercato legale vi è quando un’impresa ottiene potere di mercato attraverso barriere
all’entrata create non dall’impresa stessa, ma dallo Stato. Queste barriere possono prendere la forma
di brevetti rilasciati a imprese innovative o di copyright.
Con un brevetto lo Stato conferisce al titolare il diritto esclusivo di produrre, vendere o dare in
licenza un bene o un servizio.
Con il copyright o diritto d’autore, lo stato concede ad un individuo o ad una società un diritto
esclusivo (proprietà intellettuale) garantito dallo Stato stesso al creatore di un’opera di ingegno
(diritto d’autore, diritto industriale).

Il potere di mercato naturale si dice naturale quando l’impresa lo ottiene attraverso barriere
all’entrata che essa stessa crea. In questa categoria, due sono le principali fonti di monopolio:
1. il monopolista possiede o controlla la risorsa chiave necessaria alla produzione;
2. nell’intervallo di produzione rilevante esistono economie di scala.

Le risorse chiave sono elementi essenziali per la produzione di un bene o un servizio. Il modo più
elementare di sviluppare naturalmente potere di mercato da parte di un’impresa è controllare
l’intera offerta di una tale risorsa. Le risorse si possono anche riferire alle competenze individuali
da cui le imprese possono trarre benefici dalle risorse creative degli individui -ad esempio Google,
trae beneficio dalle risorse creative dei due fondatori, abilissimi nella progettazione di motori di
ricerca-.
I profitti di molte imprese, come Google, E-Bay o Facebook sono dati dalle esternalità di rete che

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si creano. Le esternalità di rete hanno luogo quando il valore di un prodotto aumenta man mano
che cresce il numero di consumatori che lo utilizzano. Più cresce il numero di utenti che utilizzano
il prodotto, più il prodotto attrae nuovi utenti grazie a una sorta di risonanza sociale. In questo modo
le esternalità di rete hanno dato il via a un ciclo profittevole a imprese come Facebook.

Le economie di scala indicano la relazione esistente tra aumento della scala di produzione e
diminuzione del costo medio unitario di produzione. Ad esempio una compagnia elettrica per
fornire un'intrea città va incontro a un importante sforzo economico per riuscire a fornire
allacciamenti collettivi in zone non elettrificate. Ma tale sforzo è giustificato poiché man mano che
nuove abitazione sono connesse, i costi si distribuiscono su più famiglie, aumentando così i profitti
futuri. Questi costi non sarebbero sostenibili se i clienti dovessero essere divisi con altre compagnie.
Un monopolio naturale nasce, quindi, quando le economie di scala di una singola impresa rendono
efficiente che sia quella sola impresa a fornire un bene o un servizio.

IL PROBLEMA DEL MONOPOLISTA


Il problema del monopolista condivide due importanti aspetti con il problema dell’impresa
concorrenziale. Innanzitutto, il monopolista deve capire come combinare gli input per ottenere i
prodotti; in secondo luogo deve conoscere i costi di produzione.
Il grafico ci mostra la principale differenza tra il problema decisionale dell’impresa perfettamente
concorrenziale e quello del monopolista. Poiché è l’unico fornitore del mercato, il monopolista ha di
fronte la curva di domanda di mercato, che è inclinata negativamente, come ne quadro(b).
A differenza dell’impresa perfettamente concorrenziale, può aumentare il prezzo e non perdere
tutto il suo giro d’affari.

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LA SCELTA OTTIMALE DELLA QUANTITA' E DEL PREZZO


Quanto produrre?
Osserviamo il ricavo marginale e il costo marginale come rappresentati nel grafico
Se producete un’unità in più del bene, il vostro ricavo addizionale supera il costo addizionale del
produrre il bene.
Vi renderete conto del fatto che vi converrà espandere la produzione fino a che RM>CM.
Smettete di incrementare la produzione quando raggiungete il punto in cui RM=CM.
In questo senso la regola è molto simile a quella per le imprese in regime di concorrenza perfetta,
solo che in quel caso le imprese sono price-taker mentre quelle che detengono il monopolio sono
price-maker, ovvero fissano liberamente il prezzo del bene o servizio

Qual è il prezzo ottimo?


L’intuito vi dice che se milioni di persone hanno disperatamente bisogno di Claritin dovreste fissare
un prezzo molto alto, mentre se solo poche migliaia di persone sono vagamente interessate al
farmaco, dovreste fissare un prezzo basso.
L’intuizione è esatta in quanto la decisione relativa al prezzo è criticamente legata alla natura della
curva della domanda di mercato.
Nel grafico è rappresentiamo graficamente la curva di domanda, la curva RM e la curva CM.

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Anche in questo caso la regola è molto simile a quella per le imprese in un mercato perfettamente
concorrenziale, con l'unica differenza che per il monopolista il prezzo è fissato a un prezzo più alto
del costo marginale, mentre per un impresa perfettamente concorrenziale è uguale al costo
marginale.
Riassumendo, le regole per fissare il prezzo:
Monopolista: P > RM = CM
Impresa perfettamente concorrenziale: P = RM = CM

Seguendo queste regole di decisione ottimale quali saranno i profitti?


Il calcolo funziona esattamente come per le imprese perfettamente concorrenziali:
Profitto = Ricavo Totale – Costo totale = (P x Q) – (CMT x Q) = (P – CTM) x Q

Nel Monopolio non c'è curva di offerta poiché il monopolista non è price-taker. Infatti per creare
una curva di offerta è necessario che le imprese siano price-taker, la cui produzione si basa su un
prezzo di mercato dato, fatta questa assunzione determiniamo semplicemente la quantità alla quale
il costo marginale di produrre l'ultima unità del bene è uguale al prezzo di mercato. Di conseguenza
in un mercato perfettamente concorrenziale la curva do 0fferta mostra tutte le combinazioni di
prezzo e quantità alle quali le imprese produrranno. I monopolisti in quanto price-maker non
variano la loro produzione in base al prezzo di mercato perché sono loro a fissare il prezzo di
mercato.

LA MANO INVISIBILE “INCEPPATA”: IL COSTO DEL MONOPOLIO


Il potere della mano invisibile è tale che, anche in mercati composti solo di agenti egoisti, si
massimizza il benessere collettivo della società.Un fattore importante che può “inceppare” il
potente risultato della mano invisibile è il potere di mercato.
Un’impresa che esercita un potere di mercato provoca una riallocazione di risorse verso se stessa,
sacrificando con ciò il surplus sociale.
Un modo di rappresentare questa situazione è considerare il mercato del Claritin (prodotto) prima e
dopo la scadenza del brevetto di Schering-Plough (impresa).
Il grafico mostra l’equilibrio di lungo periodo del mercato dopo l’entrata di imprese concorrenziali
quando il brevetto del Claritin è scaduto.

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Il prezzo di equilibrio è decisamente più basso: solo 1$ per unità. Il prezzo più basso crea un
esplosione di domanda fino ad arrivare a 1 miliardo di unità.
Il surplus del consumatore (SCM) in questo mercato perfettamente concorrenziale è rappresentato
dall'area sotto la curva di domanda e sopra la curva del costo marginale.
Nella figura (b) è rappresentato il grafico di quando il brevetto era ancora valido, qui il surplus del
consumatore era molto più basso, il rettangolo sotto di esso rappresenta il surplus trattenuto
dall'impresa (SP).
Quando l'azienda esercita il suo potere monopolistico il surplus sociale è nettamente più piccolo,
questo costo per la società è la perdita secca (DWL), ossia il surplus che esisterebbe in un mercato
perfettamente concorrenziale ma si perde in un mercato monopolista.

RIPRISTINARE L'EFFICENZA
Oltre ad aspettare che scada il brevetto del Claritin, esiste qualche altro mezzo per ripristinare
l’efficienza del mercato? Un modo per ripristinare l’efficienza sociale (cioè massimizzare il
surplus sociale) è far scegliere ad un pianificatore sociale la quantità e il prezzo di monopolio.
Questo pianificatore sociale “onnisciente” dovrebbe conoscere sia il costo marginale per il
monopolista, sia la disponibilità a pagare dei compratori. Di fatto ci sono molti possibili acquirenti
che non possono arrivare al prezzo del prodotto ma offrono una quantità di denaro più alta del costo
marginale del prodotto. Per fa fronte a questa esigenza l'impresa dovrebbe produrre un numero più
elevato di bene e venderlo a un prezzo più basso, così da permettere a tutti di comprarlo. Ma così
facendo ridurrebbe i propri profitti.
Per questo motivo il pianificatore sociale è solamente un costrutto mitico, c'è solo una soluzione,
che non sia l'intervento diretto dello stato, che massimizza il surplus sociale e che detti all'impresa
monopolista come fissare i prezzi: la discriminazione di prezzo.

TRE GRADI DI DISCRIMINAZIONE DI PREZZO


La discriminazione di prezzo ha luogo quando le imprese fanno pagare a consumatori diversi
prezzi differenti per lo stesso bene o servizio.
Ammesso che i compratori che acquistano a basso prezzo non possano semplicemente rivendere
subito il loro acquisto a chi riceve prezzi alti (il cosiddetto arbitraggio), le imprese potrebbero
innalzare i loro profitti praticando la discriminazione dei prezzi.
Solitamente si distinguono tre tipi di discriminazione dei prezzi:
1. discriminazione di prezzo di primo grado o perfetta, in cui l’impresa fa pagare ai
consumatori il massimo prezzo che sono disposti a pagare;
2. discriminazione di prezzo di secondo grado, in cui l’impresa fa pagare ai consumatori
prezzi differenti a seconda delle caratteristiche dei loro acquisti, come la quantità acquistata;
3. discriminazione di prezzo di terzo grado, in cui l’impresa fa pagare prezzi diversi a gruppi
differenti di consumatori sulla base delle loro caratteristiche (età, genere, luogo di residenza)
Il grafico mostra che siete stati capaci di incrementare sensibilmente il surplus di Schering-Plough
attraverso la perfetta discriminazione di prezzo. Tuttavia, mostra pure che nell’aggregato i
consumatori chiaramente ci rimettono. Infatti l'impresa assorbe tutto il surplus poiché in grado di
estrarre ogni centesimo di ciò che ciascun consumatore e disposto a pagare.
Questo equilibrio è Pareto-efficiente perché non è possibile migliorare laposizione di qualcuno
senza peggiorare quella di qualcun altro. La perfetta discriminazione però è molto difficile per due
ragioni: è difficile far pagare a ogni consumatore un prezzo individuale ed è problematico sapere la
disponibilità a pagare di ogni consumatore

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LA POLITICA DEGLI STATI NEI CONFRONTI DEL MONOPOLIO

La Commissione Europea e il Dipartimento di Giustizia negli Stati Uniti,


e molti organismi analoghi in altri Paesi, tentano attivamente di mantenere alcuni settori produttivi
sotto controllo.
Una delle principali linee di azione, spesso indicata con l’espressione politica antitrust, mira ad
impedire che prezzi anticoncorrenziali, quantità basse e perdite secche emergano e giungano a
dominare i mercati.
Alcuni monopoli, come quelli naturali, sono inevitabili, ma la fissazione dei prezzi monopolistici è
potenzialmente dannosa per la società e piuttosto costosa per i consumatori. L’obiettivo della
politica antitrust è dunque mantenere i mercati aperti e concorrenziali.

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13 TEORIA DEI GIOCHI

GIOCHI SIMULTANEI
La teoria dei giochi è lo studio di situazioni in cui i payoff di un agente dipendono non soltanto
dalla sua azione ma anche dall’azione di altri.
E’ importante riconoscere i 3 elementi chiave di ogni gioco:
1. i giocatori;
2. le strategie;
3. i payoff.

Una strategia è il piano completo che descrive come aprirà il giocatore.


La matrice dei payoff è invece la rappresentazione dei payoff (cioè i guadagni)associati ad ogni
azione che i giocatori possono intraprendere.
Facciamo un esempio in cui effettuiamo una rapina insieme ad una complice, di nome Gioia:
Giocatori: Noi, Gioia
Strategia: confessare o non confessare
Payoff: seguente matrice

Nella matrice di payoff presentata, le azioni di un giocatore si leggono orizzontalmente lungo le


righe e le azioni dell’altro giocatore dall’alto in basso nelle colonne.
Lo scenario descritto nella figura è un classico, noto come “il dilemma del prigioniero”. Questo
gioco implica l’interazione tra alcuni giocatori (in questo caso due), ed è un gioco simultaneo
perché i giocatori scelgono le loro azioni nello stesso momento. In questo gioco sia noi che Gioia
dovremmo scegliere la nostra azione simultaneamente senza conoscere la scelta dell'altro,
assumendo che entrambi conosciamo la matrice dei payoff per entrambi.

Per formulare la miglior risposta al dilemma bisogna mettersi nei panni dell'altro giocatore, quindi
pensare a quale potrebbe essere ogni possibile azione dell'altro giocatore per poi pensare a una
miglior risposta per ognuna di esse. Supponiamo che Gioia decidesse di confessare, in tal caso i
payoff relativi quando non confessa non sono più rilevanti. Quindi possiamo cancellare la colonna.

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Ci troveremo a dover scegliere fra confessare e prendere 5 anni o non confessare e prenderne 10, in
tal caso la scelta migliore (nel caso pensassimo che Gioia confessi) sarà quella di confessare così da
incorrere nella pena minima.
Una miglior risposta è semplicemente la strategia ottima di un giocatore, considerando come data
la strategia dell'altro giocatore.

Se invece ci aspettassimo che il nostro partner non confessi quale sarebbe la miglior risposta?
Sempre la stessa. Infatti considerando solo la colonna “non confessa” ci troveremo a dover scegliere
tra confessare e passarla liscia o non confessare e beccarci 2 anni.
Ciò significa che trovandoci in un tale gioco la miglior risposta sarà sempre confessare,
indipendentemente dalla strategia che pensiamo adotterà l'altro giocatore.

STRATEGIE DOMINANTI E EQUILIBRIO DI STRATEGIE DOMINANTI


Quando un giocatore ha la stessa miglior risposta per ogni possibile strategia di altri giocatori, allora
si dice che abbia una strategia dominante, nell'esempio precedente la nostra era una strategia
dominante, ma la stessa strategia valeva per Gioia, la cui matrice payoff era uguale alla nostra.
Quando esiste una strategia dominante per entrambi i giocatori si arriva all'equilibrio di gioco.
Se la strategia rilevante per ogni giocatore è una strategia dominate, la combinazione tra delle
strategie dei giocatori è un equilibrio di strategie dominanti.

GIOCHI SENZA STRATEGIE DOMINANTI


Ci sono molti giochi in cui non vi è una strategia dominante.
Consideriamo il caso in cui noi e la nostra amica Gina apriamo un negozio di surf, il Hang Ten in
Da Den. Il nonstro principale concorrente è il negozio in fondo alla strada , La Jolla Surf Shop.
Dobbiamo decidere se impegnarci in una campagna pubblicitaria. Anche in questo caso entrambi i
giocatori devono prendere una decisione simultaneamente.
Giocatori: Hang Teng in Da Den e La Jolla Surf Shop
Strategia: fare pubblicità o non fare pubblicità
Payoff: seguente matrice

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Anche qui consideriamo una delle due possibili strategie che potrebbe utilizzare l'altro giocatore.
Cominciamo considerando che La Jolla faccia pubblicità, la miglior risposta (escludendo l'altra
colonna) sarebbe quella di fare pubblicità anche noi, così da guadagnare $400, come l'altro
giocatore, anziché $300 e la Jolla $700.
Ora consideriamo l'ipotesi che La Jolla non faccia pubblicità, in questo caso la miglior scelta è non
fare pubblicità, poiché non facendola guadagneremo $800 anziché $700.
Come possiamo notare in questo caso non c'è una strategia che funzioni contro qualsiasi strategia
dell'altro giocatore. Non c'è una strategia dominante per nessuno dei giocatori.

L'EQUILIBRIO DI NESH
La nozione di equilibrio che abbiamo usato nei mercati richiede che tutti gli individui ottimizzino
la propria posizione simultaneamente, dati il prezzo di mercato e i loro livelli di reddito.
In equilibrio nessun individuo può cambiare unilateralmente la propria strategia ed ottenere un
vantaggio, o migliorare il suo payoff.
Questa è l’essenza del concetto di equilibrio proposta da John Nash: in equilibrio, nessun player
di un gioco può cambiare strategia e migliorare il suo payoff.
Perciò, una combinazione di strategie è un equilibrio di Nash se ogni giocatore sceglie una
strategia che è la miglior risposta alla strategie degli altri.

TROVARE UN EQUILIBRIO DI NESH


La chiave per trovare l'equilibrio di Nesh in giochi simultanei è seguire la logica che ci porta a
trovare la miglior risposta, ovvero scegliere la strategia che ci porta ad ottimizzare i profitti.

In questo particolare gioco abbiamo due equilibri di Nesh:


1. Hang Teng: fa pubblicità; La Jolla: fa pubblicità
2. Hang Teng: non fa pubblicità; La Jolla: non fa pubblicità
Di fatto una strategia diversa da una delle precedenti porterebbe uno dei negozzi a non ottimizzare.

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APPLICAZIONE DELL'EQUILIBRIO DI NESH


La teoria dei giochi è usata perlopiù quando pochi giocatori compiono scelte, ognuna delle quali
influisce sui payoff degli altri. Lo stesso tipo di ragionamento si applica quando il numero dei
giocatori è grande.
La tragedia dei commons – l’uso eccessivo di beni comuni che si trasforma in un’esternalità
negativa – può anche essere vista come un’applicazione della teoria dei giochi.
Quindi quando tutti gli altri inquinano l’ambiente, la miglior risposta per voi è fare altrettanto.
Disgraziatamente, la miglio risposta è inquinare anche quando gli altri si stanno realmente
impegnando “per l’ambiente”. Perciò nella tragedia dei commons può non emergere un
comportamento di reciproco vantaggio.
La teoria dei giochi può gettare un po' di luce. Facciamo l'esempio si due imprese, impresa 1 e
impresa 2, i profitti delle due imprese dipendono dalle scelte inerenti l'inquinamento.
Giocatori: Impresa 1 e Impresa 2
Strategia: Inquinare o non inquinare
Payoff: matrice seguente

Sfortunatamente il payoff mostra come qualsiasi giocatore ha un vantaggio nell'inquinare. Quindi


nell'equilibrio di strategia dominante sia l'impresa sia la società (che subisce un maggior
inquinamento) peggiorano la loro posizione, determinando un risultato da “tragedia dei commons”.

GIOCHI A SOMMA ZERO


Il gioco a somma zero è gioco in cui la perdita di un giocatore è il guadagno dell’altro, per cui la
somma dei payoff è zero. La seguente matrice payoff mostra che i risultati di ogni strategia nel
gioco del pallone costituiscono un gioco a somma zero.
Giocatori: Portiere e Calciatore
Strategia: Tirare/Tuffarsi a desta o sonistra
Payoff: seguente matrice

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In questo gioco non esiste alcun equilibrio poiché nessuna strategia permette a tutti i giocatori di
trarre guadagno.
In giochi come questo la migliore strategia non è scegliere un’azione particolare. Scegliere a caso,
in questo gioco, ha un chiaro vantaggio rispetto ad una strategia pura, che comporta sempre la
scelta di una particolare azione in una data situazione.
Dovreste invece scegliere una strategia mista, ossia la strategia che implica la scelta casuale di
azioni differenti, infatti una strategia prevedibile può essere utilizzata da altri giocatori a loro
vantaggio.

LA GENTE GIOCA REALMENTE A QUESTI GIOCHI?


Le persone, nella pratica, giocano realmente l’equilibrio di Nash? Si tratta di questioni alle quali
non è facile rispondere.
La prima ragione è che spesso non conosciamo l’esatto payoff degli individui che giocano. Nelle
situazioni del mondo reale i payoff sono determinati dagli atteggiamenti e dalle sensazioni degli
individui tanto quanto dalle ricompense monetarie.
Una seconda ragione del perché potremmo non osservare ciò che la teoria dei giochi predice è che
essa è, essenzialmente, una teoria, e i modelli non sono descrizioni letterali di come il mondo
funziona, ma sono semplicemente utili astrazioni.

GIOCHI IN FORMA ESTESA


Finora i giochi studiati ruotano tutti attorno a due giocatori che scelgono un’azione
simultaneamente. Supponete invece che un giocatore agisca per primo e che l’altro scelga
un’azione solo dopo aver visto cosa ha scelto il primo giocatore. Si può rappresentare questo tipo di
situazione che specifica l’ordine di gioco con un gioco in forma estesa.
L' introduzione del senso del tempo, assente nei giochi simultanei, è rilevante nei giochi
sequenziali, come negli scacchi, in cui i giocatori aspettano il proprio turno per fare la propria
mossa, poiché specifica l’ordine di gioco e i payoff risultanti da differenti strategie e usa un albero
di gioco per rappresentarle.

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Consideriamo la scelta tra andare a lavoro e fare surf per noi e la vostra amica Gina. Noi e Gina
guadagniamo $400 per ognuno se lavoriamo entrambi al negozio. Se però preferiremmo andare a
fare surf piuttosto che lavorare, lasciando sola Gina in negozio, il negozio vende meno, ma voi
riceverete sia il beneficio del negozio ($300) sia il beneficio derivato dal fare surf ($200) per un
totale $500. Se entrambi facciamo surf il negozio rimane chiuso, perciò entrambi otterremmo solo il
beneficio del surf di $200.
Saremo noi a fare la prima mossa, Gina in virtù della nostra scelta farà la sua scelta migliore.
Giocatori: Noi e Gina
Strategia: Lavorare o Fare surf
Payoff: seguente albero di gioco:

RISOLUZIONE A RITOSO
Il modo più semplice di risolvere il gioco in forma estesa consiste nell’uso dell’induzione a ritroso.
L’induzione a ritroso è la procedura di risoluzione di un gioco in forma estesa considerando per
prima la decisione del last mover; data questa decisione, consideriamo poi la decisione di chi ha
fatto la penultima mossa e così via. In poche parole consiste risolvere l'albero al contrario
analizzando le possibili scelte che il secondo giocatore avrebbe a disposizione in conseguenza alla
nostra prima mossa, per poi fare la scelta migliore.
Il vantaggio del first mover si ha quando il giocatore che agisce per primo, in un gioco
sequenziale, ottiene per se stesso un vantaggio.
In questo caso noi che siamo i first mover potendo prevedere il comportamento di Gina sceglieremo
di andare a fare surf ottenendo i benefici del negozio che rimane aperto e quelli del surf.
L'unico modo che ha il secondo giocatore per contrastare il vantaggio del first mover è quello di
assumere un impegno. L’impegno rappresenta la capacità di scegliere e poi di proseguire un’azione,
da cui non si può tornare indietro, che potrebbe più tardi essere costosa. Ad esempio Gina potrebbe
creare un impegno buttando le proprie chiavi del negozio in mare. Senza chiavi l'unico modo per
tenere aperto il negozio e quello di aprirlo noi stessi, costringendoci a decidere di andare a lavoro;
Gina ha eliminato di fatto il ramo dell'albero che prevede la possibilità di fare surf mentre lei lavora.

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15 OLIGOPOLIO E CONCORRENZA MONOPOLISTICA

DUE ALTRE FORME DI MERCATO


Ogni compriamo prodotti che non rientrano né nel monopolio né nella concorrenza perfetta. Grandi
imprese come Illy Caffe o Volkswagen, sono alcune tra le imprese che decidono i prezzi nel loro
mercato(sono price-maker non price-take) quindi non rientrano nella concorrenza perfetta, ma non
detengono nemmeno il monopolio, poiché competono ferocemente con altri rivenditori di caffè e di
automobili.
Il caffè e le automobili sono tipici esempi di prodotti differenziati, vale a dire beni che sono simili
ma non sono sostituti perfetti. Si distinguono dai prodotti omogenei, ossia beni che, in quanto
identici, sono sostituti perfetti.
Ma i settori non si distinguono solo in base il carattere differenziato o omogeneo del prodotto, ma
anche a seconda del numero di imprese che sono presenti in quel mercato.
Quindi possiamo dire che i settori si distinguono in base a:
• il numero di imprese che offrono un dato prodotto;
• il grado di differenziazione del prodotto.

Queste distinzioni portano due nuove forme di mercato: l'oligopolio e la concorrenza monopolistica.

L'oligopolio si riferisce a una situazione in cui agiscono solo pochi produttori. Gli oligopoli
possono fornire sia prodotti omogenei sia prodotti differenziati . Essendoci in questa forma di
mercato poche imprese, le scelte di massimizzazione del profitto di ogni impresa dipende dalle
azioni delle altre imprese.
La concorrenza monopolista si riferisce a una situazione in cui agiscono molte imprese, ma a
differenza di un mercato perfettamente concorrenziale i prodotti sono differenziati. In un settore a
concorrenza monopolistica, tutte le imprese si trovano di fronte ad una domanda con pendenza
negativa, quindi hanno potere di mercato e fissano il prezzo come i monopolisti, questa
caratteristica spiega la seconda parte del nome.
L’aspetto concorrenziale di questi mercati è che non ci sono restrizioni all’entrata: tutte le aziende
che vogliono entrare nel settore possono farlo in qualsiasi momento.

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OLIGOPOLIO
Oligopolio deriva dalle parole greche vendere e pochi. Se uniamo le due parole otteniamo il termine
che designa la forma di mercato in cui esistono solo pochi fornitori di un prodotto.
Se osservate la figura precedentemente mostrata vedrete che gli oligopoli possono essere utilmente
suddivisi in due categorie: quelli che vendono beni omogenei (hard disk o petrolio) e quelli che
vendono beni differenziati (sigarette o bibite).
Il primo modello, oligopolio con prodotti identici, è simile al modello del monopolio, ma la
differenza chiave è che l’oligopolista deve fare i conti con il comportamento dei suoi concorrenti,
mentre il monopolista no.
Il secondo modello, oligopolio con prodotti differenziati, si collega alla forma di mercato di
concorrenza monopolistica con una sola grande eccezione: mentre l’ingresso nel mercato di
concorrenza monopolistica è libero, nell’oligopolio è ostacolato.

IL PROBLEMA DELL'OLIGOPOLISTA
Il problema dell'oligopolista condivide molte analogie con i mercati perfettamente concorrenziali e i
monopoli. Possiamo descrivere tale problema in base a due caratteristiche peculiari:
1. a causa dei vantaggi di costo associati alle economie di scala o di altre barriere all’entrata,
l’ingresso e l’uscita delle imprese non portano necessariamente a profitti economici di lungo
periodo nulli (com'è invece nella concorrenza perfetta e della concorrenza monopolistica);
2. a causa della presenza di pochi concorrenti, vi è una forte interazione tra le imprese che
occupano il mercato.

IL MODELLO DI OLIGOPOLIO CON PRODOTTI OMOGENEI


Uno dei casi più semplici di oligopolio è costituito da un settore con due sole imprese in
concorrenza: il duopolio. Supponiamo che queste due imprese competano tra loro fissando i prezzi.
I consumatore osservano i prezzi e decidono da quale impresa comprare. Questo modello è di solito
chiamato concorrenza alla Bertrand.
Ciò che è direttamente rilevante per le decisioni dell’impresa allo scopo di massimizzare il profitto
non è la curva di domanda del mercato ma la curva di domanda residuale, che è la domanda non
soddisfatta dalle altre imprese. Questa curva di domanda residuale dipende dai prezzi di tutte le
imprese nel settore.
Per esempio, se avessimo un'impresa di giardinaggio, La Ginestra, con una sola impresa rivale, La
Rosa Scarlatta (quindi si tratta di duopolio), è la domanda totale sia di 1000 lavori la settimana, al
prezzo non più alto di $50 (con prezzi più alti la gente curerebbe il giardino da sé) la curva di
domanda sarebbe la seguente:

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Possiamo derivare la domanda residuale di Ginestra dalla curva di domanda di mercato come
funzione del suo prezzo PG e del prezzo della Rosa Scarlatta, PRS :
1000 se il prezzo della Ginestra è inferiore a quello della Rosa Scarlatta, ossia PG < PRS ;
1000/2 se il prezzo della Ginestra è uguale a quello della Rosa Scarlatta, ossia PG = PRS ;
0 se il prezzo della Ginestra è superiore a quello della Rosa scarlatta, ossia PG > PRS .

L'unico modo per sottrarre profitti all'altra impresa è quella di intraprendere una guerra al ribasso
(poiché ridurre il prezzo rispetto alla concorrenza può permettere di controllare tutto il mercato) che
durerà fin quando il prezzo per entrambe non eguaglierà il loro costo marginale (P=CM).
Proprio qui si raggiungerà l'equilibrio di Nash, nessuna delle due imprese può fare di meglio poiché
abbassare ulteriormente i prezzi porterebbe a una perdita, quindi le due imprese divideranno
equamente il mercato.
Studiando il modello di oligopolio con prodotti omogenei si arriva alla conclusione che le imprese
si, cercando di aumentare la loro quota di mercato, s'impegneranno in un aspra concorrenza, che
porterà allo stesso esito di un mercato perfettamente concorrenziale: in equilibrio il prezzo
uguaglierà il costo marginale.

MODELLO DI OLIGOPOLIO CON DIFFERENZIAZIONE DEI PROFOTTI


Gli economisti definiscono mercato con prodotti differenziati quel mercato in cui sono disponibili
una molteplici varietà di una stessa categoria di prodotto. Quindi i consumatori considerano i
prodotti delle imprese distinti l'uni dagli altri.
E' chiaro che in questo caso un abbassamento di prezzo da parte di un'impresa non determina la
conquista del mercato, poiché ci sarà qualcuno che continuerà a preferire il prodotto dell'altra
impresa, nonostante il prezzo più alto. Ciò significa che la curva di domanda che ciascuna impresa
si trova di fronte include la considerazione del prezzo del competitor. Ad esempio, Se Coca Cola
abbassasse i prezzi, Pepsi venderebbe più bibite. Analogamente, se Pepsi aumentasse i prezzi, Coca
Cola venderebbe di più. Le quantità domandate in risposta ai cambiamenti di prezzo riflettono la
volontà del consumatore di effettuare una sostituzione fra i due prodotti. Ma questa sostituzione è di
entità limitata; il concorrente non si prende tutto il mercato se abbassa i prezzi di un centesimo.
Anche qui il l'idea è di eguagliare il costo marginale e costo marginale. In questo caso ciascuna
impresa si mette nei panni dell'altra per comprendere come i suoi prezzi influenzeranno i prezzi
dell'azienda concorrente. Le due imprese determinano quindi il prezzo come miglior risposta alle
azioni dell'altra (equilibrio di Nash).
In questo modello di oligopolio le imprese, di solito, realizzano profitti economici positivi e alcuni
oligopoli persistono nel lungo periodo a causa di barriere all'entrata (per esempio, l'esistenza di
brand consolidati).
Nel caso aumentassero le imprese all'interno di un mercato oligopolistico i prezzi scenderebbero
man mano che aumentano le imprese, avvicinandosi sempre di più al costo marginale.
Un numero eccessivo di imprese il mercato si trasformerebbe da oligopolio a una forma di
concorrenza monopolista.

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COLLUSSIONE: UN MODO PER TENERE I PREZZI ALTI


La collusione avviene quando aziende rivali si accordano fra loro per fissare i prezzi o controllare
le quantità di produzione piuttosto che consentire al libero mercato di determinarli.
Come fissano i prezzi? Un possibile modello di comportamento prevede che tutte le imprese si
coordino e agiscano collettivamente come un monopolista e che si dividano i profitti. Questo
sarebbe il comportamento più profittevole per le imprese, ma ci sono due ragioni per cui questo
modello non è fattibile:
1. le imprese, anche quando si accordano sulla collusione, sono incentivate a rompere l'accordo
e abbassare segretamente i prezzi, per acquisire una porzione maggiore di mercato e quindi
di profitti.
2. Questo tipo di fissazione di prezzo è illegale. La sanzione per chi pratica tali azioni ha un
forte effetto di deterrenza.

Per capire il perché le imprese sono incentivare a barare basta ripensare all'esempio delle due
imprese di giardinaggio applicato al gioco del prigioniero:
Giocatori: Ginestra e Rosa Scarlatta
Strategia: Barare o Non barare
Payoff:
• Se nessuno dei due bara, il prezzo rimane fissato a $50 per 1000 lavori settimanali che
vengono divisi equamente.
• Se uno dei due bara, diciamo abbassando il prezzo a $49.50, conquisterà il mercato e
potrebbe ottenere il doppio dei profitti.
• Se entrambi barate ci sarà nuovamente una guerra la ribasso finché il prezzo del servizio non
eguaglierà il costo marginale.

La strategia dominante per entrambe le imprese è quella di barare sull'accordo e limare i prezzi, fino
a raggiungere il costo marginale, e quindi l'equilibrio.

Quando funziona la collusione. E’ possibile allora tenere in vita la collusione se le imprese


vedono l’opportunità di giocare ripetutamente questo gioco invece di una sola volta? La risposta è
si. Ma ci sono due considerazioni importanti che determinano il grado di successo di una collusione:
1. l’individuazione e la punizione di chi non sta ai patti;
2. il valore di lungo periodo del mercato.

Esiste un tipo di strategia punitiva che si chiama grim strategy (strategia inflessibile): il piano
secondo cui un giocatore fissa per sempre il prezzo del bene al costo marginale se l’altro bara,
negando così la possibilità di fare gli alti profitti che avrebbe fatto rispettando i patti.

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CONCORRENZA MONOPOLISTICA
Adesso ci volgiamo ad un’altra importante forma di mercato: la concorrenza monopolistica.
Ricorderete che è costituita da molte imprese che offrono prodotti differenziati.

IL PROBLEMA DEL CONCORRENTE MONOPOLISTICO


Nel breve periodo i meccanismi della concorrenza monopolistica sono identici al problema del
monopolista, mentre nel lungo periodo l’equilibrio rispecchia quello di concorrenza perfetta.
Per vedere in azione questi concetti poniamo che abbiate appena accettato un lavoro part-time da
Grom, e che le vostre responsabilità sul lavoro includano fornire consulenze sulla strategia di
prezzo.
Il grafico fornisce la curva di domanda residuale giornaliera per i coni gelato Grom (è residuale
perché rileva la domanda che non è soddisfatta dagli altri produttori e che quindi è lasciata a
Gromo).

Poiché vende un tipo di gelato che è diverso da quello delle molte altre gelaterie presenti in città,
Grom affronta una domanda con pendenza negativa, come un'impresa monopolista può
aumentare il prezzo senza dover perdere tutto il suo buisness.

COME MASSIMIZZA I PROFITTI UN'IMPRESA IN REGIME DI CONCORRENZA


MONOPOLISTICA
La regola per massimizzare i profitti è identica a quella del monopolista:
Espandi Q fino a che CM=RM --> A quel punto produci Q --> Traccia la curva di domanda
--> Trova P* associato con Q*
Il seguente grafico rappresenta la curva di domanda, la curva del ricavo marginale e la curva del
costo marginale per Grom.In quanto concorrente monopolistico, Grom deve determinare la
quantità e il prezzo che le consentono di massimizzare i profitti
La quantità ottimale è trovata eguagliando il ricavo marginale al costo marginale, vale a dire
CM=RM. Per determinare il prezzo, tracciate la curva di domanda residuale per vedere quale
prezzo i consumatori sono disposti a pagare per la quantità che immettete sul mercato.

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Le regole di decisione ottimale quindi sono:


Monopolista e Concorrente monopolistico: P > RM = CM
Impresa perfettamente concorrenziale: P = RM = CM
Il riassunto delle regole ottimali evidenzia che la decisione di prendere in riferimento è la relazione
fra ricavo marginale e costo marginale per determinare il livello di produzione è identica nelle tre
forme di mercato (Monopolio, Oligopolio a concorrenza monopolistica e Mercato perfettamente
concorrenziale): espandere la produzione fino a quando CM = RM.
La grande differenza sorge nell'impresa perfettamente concorrenziale, dove si trova di fronte una
curva di domanda perfettamente elastica per il suo prodotto, il che porta P = RM.
Per il monopolista e il concorrente monopolistico, invece, abbiamo P > RM perché essi
fronteggiano una curva di domanda a pendenza negativa.

COME CALCOLA I PROFITTI UN CONCORRENTE MONOPOLISTICO


Il calcolo dei profitti funziona esattamente come per le altre forme di mercato:
Profitti = Ricavi totali – Costi totali = (P x Q) – (CTM x Q) = (P-CTM) x Q
Se nel breve periodo i profitti sono negativi bisogna decidere se chiudere l'impresa per il breve
periodo o tenerla aperta. La scelta, come nelle altre forme d'impresa, deve seguire le seguenti
regole:
• se i ricavi totali superano i costi variabili: continuare a produrre nel breve periodo;
• se i ricavi totali non coprono i costi variabili: chiudere i battenti è ottimale, dal momento che
si perde meno a chiudere e a coprire solo i costi fissi che a restare in attività e dover coprire
sia i costi fissi che quelli variabili.

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EQUILIBRIO DI LUNGO PERIODO IN UN SETTORE A CONCORRENZA MONOPOLISTICA


Il potere di mercato è un fattore importante che può minare il potente risultato della mano
invisibile. In confronto ad un mercato concorrenziale, i monopolisti saranno in grado di far pagare
un prezzo maggiore del costo marginale, riducendo quindi le vendite e il surplus totale.
E nella concorrenza monopolistica cosa accade? Con libertà di entrata e di uscita i profitti
economici saranno pari a zero nel lungo periodo.
Il seguente grafico mostra l’intuizione per cui in regime di concorrenza monopolistica il surplus
totale non è massimizzato. La differenza chiave
fra un settore perfettamente concorrenziale e la concorrenza monopolistica è che la seconda riduce
la quantità per mantenere più alto il prezzo.

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19 GLI AGGREGATI MACRO ECONOMICI


Fin qui abbiamo studiato la microeconomia. Adesso è il momento di passare alla macroeconomia.
La macroeconomia è lo studio degli aggregati economici e dei fenomeni che riguardano l'economia
nel suo complesso, come il tasso di crescita della produzione o l'inflazione.
L’analisi macroeconomica spiega l’andamento passato dell’attività economica aggregata e cerca di
far previsioni circa il futuro. Ad esempio la macroeconomia si interessa allo studio delle enormi
differenze di reddito tra le nazioni e alla definizione alla definizione di politiche che permettono ai
paesi più poveri di colmare il divario che le separa dalle nazioni più ricche.
Il livello del reddito pro-capite rappresenta il reddito individuale medio e si calcola dividendo il
reddito aggregato di una nazione per il numero dei suoi abitanti.
Però un aumento del reddito pro-capite potrebbe rallentare il tasso di crescita di una nazione.
I macroeconomisti studiano anche le variazioni dell'attività economica da un anno all'altro, ovvero
di “breve periodo”.
Per definizione, una diminuzione dell’attività che dura per almeno due trimestri consecutiva è
definita una recessione.
Durante le recessioni il tasso di disoccupazione, ovvero una delle più importanti variabili
macroeconomiche, tende a crescere.
Un lavoratore è definito disoccupato se non ha un impiego, ha cercato attivamente un lavoro nelle
ultime quattro settimane ed è attualmente disponibile ad accettarne uno.
Per far fronte alle problematiche della macroeconomia abbiamo bisogno di nuovi strumenti e un
nuovo modello.
Per prima cosa bisogna stabilire una misura dell'oggetto del nostro studio, ovvero l'attività
economica aggregata di una nazione.Quantificare l'attività economica di milioni di individui era
un'impresa impossibile fino al secolo scorso, ma oggi esiste un quadro di riferimento chiamato
contabilità economica nazionale, che ci da la possibilità di trovare la misurazione che cerchiamo. •
Negli Stati Uniti questo sistema è noto come National Income and Product account (NIPA),
mentre in Europa è il Sistema Europeo dei conti nazionali e regionali (SEC).

CONTABILITÀ ECONOMICA NAZIONALE: PRODUZIONE = SPESA = REDDITO


Per misurare l’attività economica aggregata occorre tenere conto sia delle quantità sia dei prezzi.
Consideriamo l'ipotetica nazione di Fordica, piccola nazione di 200mila abitanti, tutti impiegati
dell'unico datore di lavoro, la Ford Motor Company, che produce 5 milioni di automobili l'anno.
Ci sono tre modi per approcciarsi all'economia di Fordica: un approccio basato sulla produzione,
uno sulla spesa e uno sul reddito.

PRODUZIONE
Per semplicità assumeremo che Ford, per costruire le sue automobili, utilizzi solo i suoi macchinari
e il lavoro dei cittadini di Fordica, ignorando altri tipi di input come l'acciaio o la plastica.
Per determinare il valore di mercato della produzione di Fordica in un particolare periodo (in questo
caso un anno) moltiplichiamo la quantità di auto prodotte per il prezzo di mercato di ciascuna di
esse. Tenendo conto che il valore di ogni auto sua $30.000, la produzione annuale avrà un valore
totale di:
(5 milioni di auto) x ($30.000/auto) = 150 miliardi

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Gli economisti chiamano questa misura dell'attività economica aggregata con il nome di prodotto
interno lordo, o PIL. Definiamo il PIL come il valore di mercato dei beni e dei servizi finali
prodotti entro i confini di una nazione in un determinato periodo di tempo, di solito un anno o un
trimestre (Gennaio- Marzo, Aprile-Giugno, Luglio-Settembre, Ottobre-Dicembre).
Nella definizione di PIL si parla di beni finali, perché ciò che interessa misurare è solo la fase
conclusiva del processo produttivo. Le componenti che vengono assemblate per ottenere il prodotto
finale non vengono conteggiate singolarmente ma sono implicitamente conteggiate al momento di
dare un valore al prodotto finale, ovvero quando l'auto è pronta ad essere venduta.
Inoltre il PIL misura solo la produzione, non le vendite. Pertanto ciascun prodotto rientra nel calcolo
dal PIL anche se non viene venduto, in quel caso i beni andranno ad aumentare le scorte di quel
bene (auto invendute).

SPESA
Questo metodo dà esattamente lo stesso risultato del precedente. Le famiglie e le imprese, che
risiedono in Fordica o all'estero, prima o poi prima o poi compreranno tutte le auto prodotte. Se
sommiamo tutti questi acquisti di automobili, troveremo che l'ammontare complessivo della spesa
per l'acquisto di prodotti della nazione di Fordica è di 150 milardi.
Gli eventuali prodotti invenduti rimangono una proprietà dell'azienda che li produce, per tanto
vengono conteggiati come parte delle sue scorte. Nel sistema di contabilità che stiamo descrivendo,
le scorte sono conteggiate come acquisti da parte dell'impresa e quindi vengono sommate alle auto
vendute nell'ammontare complessivo della spesa.

REDDITO
Questo metodo si concentra sui guadagni delle imprese e delle famiglie che si trovano a Fordica, in
altre parole sul loro reddito.
Abbiamo già visto che Ford genera 150 miliardi di dollari di entrate l'anno. Ford paga una certa
somma X, i dollari, ai propri dipendenti, trattenendo la differenza ($150 - $X) per i suoi proprietari.
Pertanto, il reddito totale di tutti i lavoratori e di tutti i proprietari d'azienda di Fordia è:
$X + ($150 miliardi - $X) = $150 miliardi

L'ammontare della produzione rimane sempre lo stesso per tutti i metodi di calcolo, questo è dovuto
al modo stesso in cui abbiamo costruito il sistema della contabilità economica nazionale, ciascun
dollaro di entrata deve andare a un lavoratore o trattenuto dall'azienda. Perciò il volume totale di
entrate deve essere uguale al volume di redditi ottenuti dai lavoratori. Si fa riferimento a questa
inevitabile equivalenza come a una identità. Si dice che due variabili sono identiche in senso
matematico quando la loro uguaglianza è verificata per ogni valore che esse possono assumere.
Siamo dunque in grado di comprendere la seguente idea contabile:
Produzione = Spesa = Reddito

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FLUSSI CIRCOLARI
I fattori della produzione sono gli input del processo produttivo, e si dividono in due categorie
fondamentali: capitale e lavoro. Per semplicità assumeremo che tutto il capitale sia fisico (i terreni,
le fabbriche, i macchinari). Sia il capitale che il lavoro sono una “proprietà” delle famiglie, questo
perché le imprese sono proprietà dei soci e degli azionisti, la cui maggioranza sono famiglie.
Per capire il modo in cui le tre voci della contabilità economica nazionale – produzione, spesa e
reddito – sono collegate tra loro, dobbiamo guardare alle relazioni che legano le famiglie e le
imprese.
Possiamo spiegare le relazioni tra famiglie e imprese utilizzando il flusso circolare rappresentato
nella figura. Ovviamente è una semplificazione dell’economia reale perché non comprende
importanti istituzioni come i governi, i mercati, le banche.

Il diagramma del flusso circolare presenta due attori principali: le imprese e la famiglia, e mostra i
tre flussi di cui abbiamo precedentemente parlato (Produzione, Spesa e Reddito) più un altro, quello
dei fattori di produzione.
Produzione rappresentai servizi prodotti dalle imprese. Questi beni sono venduti alle famiglie.
Spesa, a sua volta, rappresenta i pagamenti effettuati dalle famiglie alle imprese per acquisto dei
beni e servizi.
Si può notare che la produzione e la spesa implicano entrambi il flusso di beni e servizi, e proprio
per questo sono rappresentate assieme, perché insieme formano il mercato dei beni e servizi.
Reddito sta per i pagamenti corrisposti dalle imprese alle famiglie come compenso per l'utilizzo del
loro capitale fisico e del loro lavoro (in altre parole per l'uso dei loro fattori produttivi) .
Fattori della produzione, infine, rappresenta le risorse produttive delle famiglie che sono state
utilizzate dalle imprese.
Una caretteristoca importante di questi 4 fattori tipi di transazioni, o flussi, è che devono avere
esattamente lo stesso valore di mercato. È qui che entra in gioco il sistema di contabilità nazionale.

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Se i conti sono stati fatti correttamente il valore di mercato della spesa deve essere uguale al valore
di mercato dei redditi delle famiglie. E sempre nello stesso modo il mercato dei redditi deve
corrispondere al valore di mercato dei fattori di produzione che percepiscono questi redditi. Queste
relazioni altro non sono che conseguenze matematiche al modo in cui abbiamo definito il sistema
della contabilità nazionale.

CONTABILITÀ ECONOMICA NAZIOANL: PRODUZIONE


La contabilità basata sulla produzione misura il valore aggiunti prodotto da ciascuna impresa,
ovvero la differenza tra ciò che l'impresa incassa e la spesa complessiva per l'acquisto dei beni
intermedi da altre imprese.
Prendiamo per esempio un'azienda come Dell. Attualmente Dell compra la maggior parte dei suoi
computer da rivenditori stranieri per poi rivenderlo al cliente negli Stati Uniti. All'interno del
processo produttivo di Dell, il pc commissionato al produttore straniero è un prodotto intermedio.
Dell ha modificato la sua strategia in un modo simile anche nel settore del commercio al dettaglio.
La commercializzazione di molti suoi prodotti avviene attraverso altre aziende, come Walmart,
Staples e BestBuy.
La figura mostra un quadro complessivo.

- Vendite al dettaglio complessive di prodotti Dell:


$15 miliardi attraverso rivenditori esterni + $35 miliardi da vendite dirette = $50 miliardi

- Ricavo complessivo di Dell:


$10 miliardi da rivenditori esterni + $35 miliardi da vendite dirette = $45 miliardi

- Differenza tra ricavo complessivo e costo delle forniture estere = Valore aggiunto di Dell:
$45 miliardi incassati - $30 miliardi pagati a fornitori esteri = $15 miliardi

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Le entrate nette di Dell ammontano a 15 miliardi, con questa cifra dovrà poi pagare le spese interne,
come gli stipendi o in costo di costruzione dei suoi magazzini.
Le fabbriche straniere non rientrano nel conto del PIL USA perché la produzione di pc in fabbriche
estere fa parte del conteggio del PIL delle nazioni in cui queste fabbriche si trovano

Per il sistema di contabilità basato sulla produzione, se un bene viene venduto ad un consumatore
nazionale allo stesso prezzo pagato per l’acquisto dello stesso bene da un produttore estero, il valore
aggiunto è pari a zero.

La capacità di Walmart di rivendere i prodotti Dell ad un prezzo più altro rispetto a quello pagato
per l'acquisto è un'altra fonte di valore aggiunto per gli Stati Uniti. Il valore aggiunto di Walmart
corrisponde alla differenza tra il ricavo ottenuto e l'importo che Walmart a pagato a Dell per
l'acquisto all'ingrosso dei suoi prodotti.

CONTABILITÀ ECONOMICA NAZIONALE: SPESA


Passando alla contabilità economica nazionale basata sulla spesa, ovvero al secondo metodo di
calcolo del PIL, vediamo come questo, che si basasul conteggio degli acquisti di beni e servizi che
avvengono all’interno dei confini nazionali, è matematicamente equivalente al precedente.
Gli acquisti di beni e servizi all’interno dei confini nazionali si suddividono in cinque categorie:
1. Consumo: il valore di mercato dei beni e servizi di consumo che sono acquistati dalle
famiglie della nazione che stiamo considerando. L'unica eccezione è la spesa edilizia
residenziale, che fa parte degli investimenti.
2. Investimento: corrisponde al valore di mercato del capitale fisico di nuova produzione
acquistato dalle famiglie e dalle imprese nazionali.
3. Spesa pubblica: il valore di mercato degli acquisti di beni e servizi effettuati dallo Stato.
Dalla spesa pubblica sono escluse i trasferimenti (come le pensioni) e gli interessi sul debito
pubblico perché rappresentano pagamenti da altri agenti economici che utilizzeranno queste
somme per l'acquisto di beni e servizi.
4. Esportazioni: corrispondono al valore di mercato di tutti i beni e i servizi prodotti
all’interno della nazione e venduti a famiglie, imprese e governi di Paesi stranieri.
5. Importazioni: corrispondono al valore di mercato di tutti i beni e i servizi prodotti
all’esterno e venduti alle famiglie, alle imprese e al governo nazionali.

Utilizzando queste 5 categorie possiamo calcolare il PIL:


Y = C (consumo)+ I (investimento) + G (spesa pubblica) + X (esportazioni) – M ( importazioni)

La differenza tra esportazioni e importazioni, cioè X – M, è la bilancia commerciale. Quando X è


più grande di M, le esportazioni sono maggiori delle importazioni e il paese ha un surplus
commerciale. Quando X è più piccolo di M, le importazioni superano le esportazioni, il paese ha un
deficit della bilancia commerciale.
Questa identità contabile che scompone il PIL in C+ I+G+X-M è detta identità del reddito
nazionale.

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CONTABILITÀ ECONOMICA NAZIONALE: REDDITO


La contabilità basata sul reddito registra registra le entrate di tutti i soggetti presenti nel sistema
economico. I redditi si dividono in due categorie.
La prima categoria è quella dei redditi da lavoro, ovvero la remunerazione ricevuta dalle persone
come compenso per il loro lavoro. Possono rientrarvi anche i vari benefici, oltre lo stipendio, che
una persona può ricevere per lo svolgimento del suo impiego (assicurazione sanitaria, parcheggi
riservati, l'uso del jet aziendale).
La seconda categoria è quella dei redditi da capitale, comprendono tutti i redditi derivati dal
possesso di capitale fisico( per esempio una casa) e di capitale finanziario(obbligazioni o azioni).
Inoltre non bisogna dimenticare che le imprese sono tutti di “proprietà” delle famiglie, perciò
quando un'impresa guadagna reddito i beneficiari di questo guadagno sono in ultima analisi i
proprietari dell'impresa.

RISPARMI VS INVESTIMENTI
La contabilità nazionale può essere usata per studiare il risparmio e l'investimento. Per derivare
l'equazione del risparmio partiamo dal PIL, che equivale al reddito nazionale e sottraiamo tutto ciò
che viene consumato dalle famiglie o dal governo. In altre parole, sottraiamo la spesa per consumi e
la spesa pubblica:

Risparmio = Y - C - G
= (C + I + G + X – M) – C – G
=I+X–M

Si può trascrivere a parole in questo modo:

Risparmio = Investimento + Import – Export

In molte nazioni la differenza tra importazioni e esportazioni si avvicina allo zero, perciò
l'equazione può essere ulteriormente semplificata:

Risparmio = Investimento

Ovviamente l'importazione e l'esportazione non sono mai perfettamente identici, ma questa


equazione semplificata corrisponde al vero in un economia chiusa, dove le due variabili stanno a 0.

In fine dividiamo per il PIL l'ultima equazione da ambo le parti, ottenendo così che il tasso di
risparmio è uguale al tasso di investimento:

Risparmio Investimento
___________ = _____________
PIL PIL

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La figura ci mostra il tasso di risparmio e di investimento anno per anno dal 1929 al 2013 negli
USA, il tasso di investimento si trova sull'asse delle Y mentre quello di risparmio si trova sull'asse
delle X.

Come si può vedere i parametri tendono a muoversi insieme e la nube di puntini rimane abbastanza
vicina alla retta a a 45 gradi.
Quindi possiamo assumere che il risparmio è approssimativamente uguale all'investimento.

CIO' CHE IL PIL NON PUO' MISURARE


Il PIL è un ottimo strumento per sapere ciò che ci serve conoscere a proposito del livello
dell’attività economica, delle sue fluttuazioni e delle sue tendenze di lungo periodo. Ovviamente il
calcolo del PIL non sarà mai perfetto, infatti tralascia numerosi dettagli.

Bisogna notare subito che il PIL omette l’ammortamento, cioè il deprezzamento del capitale fisico,
che corrisponde alla riduzione di valore del capitale dovuta a usura e obsolescenza.
Volendo un quadro più dettagliato si potrebbe tener conto del deprezzamento del capitale fisico,
sottraendo l'ammortamento del capitale dal valore totale della produzione. Ci sono alcuni paesi che
si cimentano in questa pratica, arrivando a calcolare l'ammortamento, in media, circa il 10/15%.
Sembrerebbe cosa facile sottrarre l'ammortamento dal PIL, ma ci sono diversi fattori che portano
molti paesi a non farlo:
• le stime del calcolo dell'ammortamento rimangono sempre stime ipotetiche, perché non
esiste una stima esatta di questo parametro;
• queste stime non tengono conto di alcune voci del deprezzamento, se per esempio

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provassimo a quantificare la riduzione delle riserve naturali di petrolio ci troveremmo


difronte a un problema troppo difficile;
• la stima del deprezzamento del capitale fisico apre tutta una serie di questioni correlate.
Come ad esempio il nostro stato di salute è completamente escluso dal calcolo del PIL.
Quindi perché calcolare il deprezzamento del capitale fisico e non quello del capitale
umano?
In conclusione non ci resta che ammettere che la misura del deprezzamento è una questione molto
complicata e, proprio per questo, le misure convenzionali del PIL non ne tengono conto-

Un altro ostacolo che la contabilità nazionale non riesce a superare è la produzione domestica, che
non è mai stata inclusa in nessuna misura del PIL. L'esclusione della produzione domestica dal
calcolo del PIL è riconosciuta come un grande difetto della contabilità nazionale, eppure una
misurazione per questa produzione non è stata ancora trovata, perché non c'è nessuna transazione di
mercato, nessun prezzo e nessuna quantità misurabile che si associ alla produzione domestica.

Un altro fattore da considerare è l’economia sommersa, cioè tutte le transazioni economiche che
sono intenzionalmente nascoste alle statistiche ufficiali, rappresenta un’altra falla nella contabilità
del PIL.

LE ESTERNALITÀ NEGATIVE
Si hanno esternalità negative quando una qualche produzione economica genera dei costi che
ricadono su soggetti che non sono direttamente coinvolti, né come produttori né come compratori.
Si hanno, invece, esternalità positive quando una qualche attività economica genera un beneficio
anche per coloro che vi prendono parte.
Queste esternalità vengono omesse dal PIL.
Un esempio di esternalità negativa non conteggiata può essere una centrale elettrica che inquina, in
questo caso il PIL include nel suo calcolo la produzione di elettricità ma non il costo dovuto
all'inquinamento.
Può succedere che un'esternalità negativa porti dei contributi positivi al PIL, come ad esempio i
crimini contro le proprietà private creano numerose transizioni per l'acquisto di lucchetti o
l'assunzione di guardie, e tutto viene conteggiato come contributo positivo al PIL.

IL PRODOTTO INTERNO LORDO E IL PRODOTTO NAZIONALE LORDO


Il PIL è il valore di mercato di tutto ciò che viene prodotto all’interno dei confini nazionali durante
un determinato periodo di tempo. Di conseguenza, comprende la produzione dei residenti in una
nazione così come quella dei soggetti esteri che operano all’interno. Quindi se qualcosa viene
prodotto in un dato paese, quella produzione rientrerà nel calcolo del PIL di quel dato paese.
Il prodotto nazionale lordo (PNL), invece, rappresenta il valore di mercato della produzione
ottenuta dai fattori della produzione (capitale e lavoro) di proprietà dei residenti di una nazione.
Quindi anche se un dipendente di un'impresa italiana viene mandato a lavorare sei mesi nella filiale
di Singapore, i sei mesi di salario pagati dalla filiale estera entrano a far parte del PNL italiano.
Per calcolare il PNL di un paese bisogna aggiungere al PIL del paese tutto ciò che viene prodotto da
fattori della produzione di quel paese al di fuori dei confini nazionali e sottrarre tutto ciò che è
prodotto entro i confini nazionali da fattori della produzione esteri.

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Quindi:
Prodotto Nazionale Lordo = (Prodotto Interno Lordo)
+(Produzione di capitale e lavoro nazionale al di fiori dei confini nazionali)
-(Produzione di capitale e lavoro esteri all'interno dei confini nazionali)

Solitamente il PIL e il PNL sono praticamente uguali ma ci sono alcuni casi particolari, Come nel
Kuwait in cui il PNL è significativamente più alto del PIL, questo perché possiede un grande
portafoglio di attività estere mentre sono pochi i residenti di altri paesi che detengono attività nel
Kuwait.

SVAGO E TEMPO LIBERO


Lo svago e il tempo libero rappresentano un altro punto dolente della contabilità nazionale, perché il
PIL non ne tiene conto. Una soluzione al problema può essere l'uso del PIL pro-capite.
Il PIL pro-capite funziona in realtà assai bene come indicatore della soddisfazione della vita.
Il grafico mostra la correlazione positiva tra il PIL pro-capite e autovalutazione della soddisfazione
di vita su un insieme ampio di nazioni.

Lo studio dei livelli di reddito e di soddisfazione di vita delle famiglie rivela che i membri delle
famiglie a basso reddito dichiarano un grado di soddisfazione di vita più basso rispetto ai membri
delle famiglie ad alto reddito dello stesso Paese

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PIL REALE E PIL NOMINALE


Il calcolo del PIL può essere un ottimo strumento per misurare la crescita di un'economia nel suo
complesso. Bisogna però fare una distinzione tra l'aumento del PIL che dipende dall'aumento dei
prezzi (l'inflazione) e l'aumento del PIL che dipende dall'aumento della quantità di beni e servizi
prodotti. Arriviamo così a distinguere il PIL nominale dal PIL reale.
Il PIL nominale altro non è che la misurazione standard discussa fino ad ora: il valore totale della
produzione (beni finali e servizi) calcolato utilizzando i prezzi di mercato correnti per determinare il
valore di ciascuna unità prodotta.
Ad esempio, se la nazione di Fordica nel 2012 produce 10 auto per un valore di 30.000 dollari
ciascuna (per un totale di $300.000) e l'anno seguente produce lo stesso numero di auto, identiche e
della stessa qualità al prezzo di 40.000 dollari ciascuna (per un totale di $400.000) il tasso di
crescita è aumentato del 33%, ovvero:

(PIL 2013) – (PIL 2012) ($400.000) - ($300.000) 1


_____________________= ____________________= ___ = 0,33 = 33%
(PIL 2013) $300.000 3

D'altra parte però, il numero di auto prodotte non è cresciuto affatto, quindi il tasso di crescita
legato all'aumento dei beni prodotti (PIL reale) è del 0%.
Il calcolo del PIL reale è il valore totale della produzione (beni finali e servizi) calcolato
utilizzando i prezzi di un anno specifico, chiamato anno base, per determinare il valore di ciascuna
unità prodotta.
Ad esempio, utilizzando lo stesso esempio, scegliendo come anno base il 2012, quando una
macchina costava 30.000 dollari, assumendo di nuovamente che le macchine prodotte l'anno
seguente siano del tutto identiche calcoliamo il PIL reale in entrambi gli anni usando i prezzi del
2012. Osserviamo in questo modo che il PIL reale e di 300.000 dollari sian nel 2012 che nel 2013,
ovvero non c'è stato nessuna crescita, e questo ha senso dato che il numero di auto prodotte è
rimasto costante.

Gli economisti usano la parola “nominale” o “reale” per chiarire quale tra i due concetti si sta
discutendo volta in volta. Nel linguaggio giornalistico, invece, quando di fa riferimento al PIL si
intende sempre il PIL reale.

Ovviamente lo stesso concetto si estendo ad un'economia che produce più di un bene.


Consideriamo un'economia che produce due tipi di automobili, Ford e Chevrolet.
Nel 2012 verranno prodotte 10 Ford al prezzo di $30.000 ciascuna e 5 Chevrolet a $20.000 ciascuna
Nel 2013 verranno prodotte 10 Ford al prezzo di $40.000 ciascuna e 20 Chevrolet a 25.000 ciascuna

• PIL nominale 2012:


(10 Ford) x ($30.000/Ford) + (5 Chevrolet) x ($20.000/Chevrolet) = $400.000

• PIL nominale 2013:


(10 Ford) x ($40.000/Ford) + (20 Chevrolet) x ($25.000/Chevrolet) = $900.000

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• Crescita del PIL nominale dal 2012 al 2013:

(PIL nominale 2013) – (PIL nominale 2012) ($900.000) - ($400.000) 5


_____________________________________= _____________________= ___ = 0,55 = 55%
(PIL nominale 2013) $900.000 9

Ora usiamo i prezzi del 2012 per calcolare il PIL reale.

• PIL reale 2012 (uguale a quello nominale dello stesso anno):


(10 Ford) x ($30.000/Ford) + (5 Chevrolet) x ($20.000/Chevrolet) = $400.00

• PIL reale 2013 (bisogna far attenzione a prendere le quantità del 2013 e i prezzi del 2012):
(10 Ford) x ($30.000/Ford) + (20 Chevrolet) x ($20.000/Chevrolet) = $700.000

• Tasso di crescita reale (tasso di crescita del PIL reale) dal 2012 al 2013:

(PIL reale 2013) – (PIL reale 2012) ($700.000) - ($400.000) 3


_____________________________= _____________________= ___ = 0,75 = 75%
(PIL reale 2012) $400.000 4

Il concetto di PIL reale ci consente di calcolare ciò che ci interessa veramente, cioè la quantità di
beni e servizi che l'economia ha prodotto in momenti diversi, isolandolo dal fattore di disturbo
generato dalla variazione dei prezzi.

DEFLATORE DEL PIL


Il PIL reale può essere impiegato anche per studiare il livello dei prezzi nell’economia nel suo
complesso. Il deflatore del PIL equivale al rapporto tra il PIL nominale e il PIL reale di uno stesso
anno moltiplicato per 100:

PIL nominale
Deflatore del PIL = _____________ x 100
PIL reale

Applichiamo questa formula all'esempio precedente:

PIL nominale (2012)


Deflatore del PIL 2012 = __________________
PIL reale (2012)

Costo acquisto dei beni prodotti nel 2012 ai prezzi del 2012
= ____________________________________________________ x 100
Costo acquisto dei beni prodotti nel 2012 ai prezzi dell'ano base

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(10 x 30.000) + (5 x 20.000)


= _________________________ x 100 = 100
(10 x 30.000) + (5 x 20.000)

Il primo calcolo ci ricorda che nell'anno base (il 2012 nel nostro esempio) il PIL reale e quello
nominale coincidono. Di conseguenza nell'anno base il deflatore del PIL sarà esattamente uguale a
100. Consideriamo ora l'anno successivo (2013):

PIL nominale (2013)


Deflatore del PIL 2012 = _________________
PIL reale (2013)

Costo acquisto dei beni prodotti nel 2013 ai prezzi del 2013
= _____________________________________________________ x 100
Costo acquisto dei beni prodotti nel 2013 ai prezzi dell'ano base

(10 x 40.000) + (20 x 25.000)


= _________________________ x 100 =
(10 x 30.000) + (20 x 20.000)

900.000
= _________ x 100 = 128.6
700.000

Una volta ottenuti entrambi i deflatori possiamo calcolare la variazione in percentuale tra il 2012 e
il 2013:

(Deflatore del PIL 2013) – (Deflatore del PIL 2012)


Variazione percentuale del deflatore = ___________________________________________
del PIL nel 2013 Deflatore del PIL 2012

La variazione percentuale del deflatore del PIL è una misura della variazione percentuale del livello
generale dei prezzi. Nel nostro esempio illustrativo, il deflatore del PIL era 100 nel 2012, per poi
diventare 128,6 nel 2013. questi dati corrispondono a un aumento di prezzi del 28,6 %:

(128,6 – 100) 28,6


____________ = ______ = 0,286 = 28,6%
100 100

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L'INDICE DEI PREI PREZZI AL CONSUMO (IPC)


L'indice dei prezzi al consumo, o più semplicemente IPC, come il deflatore del PIL, calcola
l'aumento dei prezzi di beni e servizi in percentuale rispetto all'anno base:

Costo di acquisto di un determinato paniere di beni ai prezzi del 2013


IPC(2013) = ___________________________________________________________ x 100
Costo dello stesso paniere di beni ai prezzi dell'anno base

Come si può notare, la formula dell'IPC è quasi identica a quella del deflatore:
1. Entrambe usano i prezzi del 2013 al numeratore (sopra) e quelli dell'anno base al
denominatore (sotto);
2. Entrambe le formule contengono un rapporto tra un rapporto d'acquisto nel 2013 (al
numeratore) e un costo d'acquisto nell'anno base (al denominatore);
3. Le due formule si leggono nello stesso modo: un tasso più alto implica un
maggiore aumento dei prezzi.

La differenza fondamentale sta nel fatto che il deflatore del PIL riflette l'andamento dei prezzi in un
paniere di beni che rappresenta la produzione totale di un'economia, che chiameremo paniere del
PIL.
L'IPC misura invece le variazioni di prezzo in uno specifico paniere di consumo. Questo paniere è
costruito in modo da riflettere la tipologia di beni e le quantità acquistate da una famiglia tipo.
Chiameremo questo insieme di beni il paniere del consumatore.
Ci sono 3 differenze fondamentali tra i due panieri:
1. Il paniere PIL contiene beni che le famiglie non acquistano affatto, come centrali elettriche,
aerei di linea o sottomarini nucleari. I consumatori fanno uso dei servizi dei governi o delle
imprese che acquistano questi beni, ma nessun consumatore li acquista direttamente, di
conseguenza rientrano nel paniere del PIL ma non in quello del consumatore;
2. Il paniere del consumatore contiene beni che non fanno parte del calcolo del PIL. Il PIL
tiene conto solo della produzione interna di un paese, per cui non vi rientra, per esempio, un
pc di produzione estera, che rientra però nel paniere del consumatore;
3. Anche se un bene fa parte di entrambi i panieri, è molto probabile che abbia un peso diverso
nell'uno rispetto all'altro. Ad esempio l'acquisto, e le spese derivanti, di una casa
rappresentano oltre il 40% del paniere del consumatore americano, mentre rappresentano un
20% scarso nel paniere del PIL.

L'INFLAZIONE
Il tasso di variazione dei prezzi è detto tasso di inflazione, viene calcolato di anno in anno come il
tasso di un qualche indice dei prezzi. Per calcolare il tasso d'inflazione negli USA nel 2013 useremo
la seguente formula, in cui sia il deflatore del PIL sia l'ICP potranno comparire come “indice dei
prezzi” :
(Indice dei prezzi del 2013) – (Indice dei prezzi del 2012)
Tasso d'inflazione del 2013 = __________________________________________________
Indice dei prezzi del 2012

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La scelta un indice dei prezzi piuttosto che un altro non modifica di molto il risultato.
L'IPC viene solitamente usato di più rispetto al deflatore, che rimane abbastanza sconosciuto
all'opinione pubblica, perché ha il vantaggio di essere misurato a cadenza mensile anziché
trimestrale, permettendo analisi più continue dell'andamento dei prezzi. Inoltre l'IPC misura
l'inflazione che conta davvero per le famiglie, ed è quindi più rilevante per il consumatore.

GLI AGGIUSTAMENTI DELLE VARIABILI NOMINALI


I confronti tra periodi diversi che non tengono conto delle variabili nominali non ha molto senso.
Ad esempio William Howard Taft, presidente USA nel 1909 aveva uno stipendio di 75.000 dollari,
mentre Obama, presidente USA nel 2013, arrivava a guadagnare 400.000 dollari.
Ma chi guadagnava di più? La vera domanda non dovrebbe essere “chi ha incassato più dollari?”
ma piuttosto “quale dei due stipendi vale di più?” o meglio, nel linguaggio degli economisti, “ quale
dei due stipendi corrisponde a un maggiore potere d'acquisto?”.
Sappiamo che dal 1909 c'è stata parecchia inflazione, per cui un dollaro nel 1909 poteva acquistare
di più rispetto a un dollaro nel 2013. Per confrontare gli stipendi doppiamo tradurre i dollari del
1909 in dollari correnti:

Indice dei prezzi nel 2013


Valore in dollari 2013 = ________________________ x Valore in dollari 1909
Indice dei prezzi nel 1909

Proviamo ora a inserire nell'equazione l'IPC del 2013 e una stima storica dello stesso indice per in
1909:

233
Valore in dollari 2013 = ______ x $75.000 = $1,9 milioni
9

Il rapporto tra gli indici ci dice che i prezzi sono aumentati in media secondo un fattore di
233/9 = 25,89 lungo il periodo di tempo che stiamo esaminando , pertanto avere un dollaro nel 1909
è come averne 25,89 nel 2013. Secondo questo rapporto lo stipendio di 75.000 dollari di Taft
equivale a 1.9 milioni di dollari di potere d'acquisto nel 2013, oltre 4 volte quello di Obama.
Questa semplice formula è molto utile per calcolare il potere d'acquisto del dollaro (o di una
qualsiasi altra valuta) nel corso del tempo.

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20 IL REDDITO AGGREGATO

LE DISUGUAGLIANZE NEL MONDO


Viviamo in un modo di grandi disuguaglianze. Gli standard di vita, di livello di sistemi educativi, la
quantità di servizi sanitari e delle infrastrutture cambiano da paese in paese, talvolta in modo
spaventoso. Il primo passo per comprendere consiste nel mettersi in grado di misurarle.
Per quantificare le differenze tra gli standard di vita e le condizioni economiche tra un paese e l'altro
possiamo usare il reddito pro-capite, che ne rappresenta una misura solida.

MISURARE LE DISUGUAGLIANZE DI REDDITO PRO-CAPITE


Abbiamo imparato a misurare il reddito aggregato ponendoci dal lato della produzione, dal lato
della spesa o dal lato del reddito.Data l’identità contabile del reddito nazionale, i tre metodi daranno
sempre lo stesso risultato: il prodotto interno lordo.
Se dividiamo il PIL per il totale della popolazione di un Paese, otteniamo il reddito pro-capite
(cioè, per persona), o PIL pro-capite.
In modo più formale abbiamo che:
PIL
Reddito pro-capite = PIL pro-capite = __________________
popolazione totale

Ovviamente quando si vanno a confrontare il reddito pro-capite di due paesi bisogna convertire
ambedue i risultati in una sola unità di misura.
Ad esempio il reddito pro-capite degli USA nel 2010 era di circa $46.613, mentre quello messicano
era di 116.036 pesos. Questi numeri non possono essere direttamente confrontati (il risultato
sarebbe che in Messico si Guadagna più che negli USA) poiché espressi in una diversa unità di
misura. D'altra parte è possibile convertire la cifra in pesos nel suo equivalente di dollari americani
utilizzando il tasso di cambio. In questo caso, nel gennaio del 2010, 1 dollaro equivale a 12,9 pesos,
oppure un pesos equivale a 1/12,9 = 0,078 dollari.

Reddito p.c del Messico in $ = Reddito p.c del messico x Tasso di cambio $/pesos =
=116.036 x 0,078 = $9.051

Così facendo otteniamo che il reddito pro-capite messicano è di 9.051 dollari, decisamente più
basso rispetto a quello americano.
Utilizzando questo metodo basato sui tassi di cambio possiamo confrontare il reddito pro-capite di
tutti i paesi di cui conosciamo la popolazione e il PIL, ma non tiene conto delle disuguaglianze di
prezzi all'interno di un paese e l'altro (in Messico la vita costa molto meno rispetto agli USA).

Utilizzando il concetto di parità del potere d’acquisto (PPA) si può escogitare un metodo migliore
per convertire valori del PIL espressi in valute nazionali in una stessa unità di misura.
Più specificamente, il metodo basato sulla PPA confronta i prezzi di uno stesso paniere
rappresentativo in ciascun Paese e, sulla base del rapporto tra questi prezzi, adatta i valori del PIL
pro-capite in modo che un dollaro possa acquistare la stessa quantità di beni in ciascun Paese.

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Si ottiene così una misura del PIL espressa in dollari corretti per il potere d’acquisto, che
indicheremo talvolta con PPA$.
Per esempio, nel 2010, 1 dollaro poteva acquistare negli USA gli stessi beni che si potevano
acquistare in Messico per 8,64 pesos. Il il fattore di PPA tra dollari USA e pesos messicani era
quindi di $1 per 8,64 pesos, o anche di 1 pesos per 1/8,64 = 0,116 dollari. Utilizzando questa
procedura, il reddito pro-capite del Messico espresso in unità di potere d'acquisto diventa:

Reddito p.c. Del Messico in PPA$ = Reddito p.c. Del Messico in pesos x PPA$/pesos =
= 116.036 x 0,116 = $13,460

Come si può notare tra i due risultati c'è una notevole differenza, ciò è dovuto al fatto che nel primo
caso non si tiene conto dei prezzi, o del potere d'acquisto della valuta, all'interno dei paesi a
confronto.
Ovviamente, in qualsiasi termini la si misuri, la disuguaglianze tra paesi restano molto marcate.

REDDITI PER LAVORATORE


Fin qui abbiamo parlato solo del reddito pro-capite, cioè del reddito aggregato (PIL) diviso per il
totale della popolazione. Il totale della popolazione di un Paese comprende, però, anche tutte le
persone che non prendono parte al processo produttivo, come anziani, bambini e coloro che non
hanno un impiego.
Questo fa sì che le differenze di reddito pro-capite tra nazioni siano almeno in parte da attribuirsi
alla maggiore o minore quota della popolazione che è effettivamente impiegata nella produzione.
Un modo semplice per eliminare questo problema consiste nel calcolare il reddito (o PIL) per
lavoratore, definito come il rapporto tra PIL e numero dei lavoratori.

PIL
Reddito per lavoratore = __________________________________________
Numero di persone che hanno un lavoro

Nonostante questa misura ci dia un'idea più precisa di quanto ciascun lavoratore è in grado di
produrre in media (perché esclude coloro che non lavorano) le grandi differenze di reddito
persistono.

PRODUTTIVITA'
La ragione principale per cui il reddito medio per lavoratore cambia da un Paese all’altro è la
diversa produttività del lavoro. Per produttività si intende la quantità di beni e servizi che un
lavoratore è in grado di produrre in un’ora di lavoro. Il reddito per lavoratore e la produttività sono
strettamente legati tra loro, e tendono a variare da paese in paese per le stesse ragioni.
(L'unico motivo per cui non si sovrappongono è che il numero di ore di lavoro varia da paese in
paese. In pratica però la differenza è minima).
Questo dato ci suggerisce che per comprendere le enormi disuguaglianze del reddito pro-capite
occorre guardare al lato della produzione. Dobbiamo sopratutto studiare quei fattori che rendono i
lavoro di alcuni paesi molot più produttivo di quello di altri.

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I REDDITI E GLI STANDARD DI VITA


Una domanda che viene naturale porsi è se conviene concentrarsi sui dati relativi al reddito
pro-capite oppure su quelli del reddito per lavoratore.
La risposta dipende da cos’è che vogliamo misurare. Il reddito per lavoratore ci dice qualcosa in
più sulle differenze di produttività tra nazioni diverse. Il primo passo da compiere è però una
misurazione del reddito pro-capite, perché è questo il dato che riflette le condizioni di tutti.
Tuttavia ci sono tante cose che il reddito pro-capite non può dirci, anche se è un buon indicatore di
della soddisfazione media di vita di una nazione, questo dato non è in grado di catturare tutte le
dimensioni del benessere e tutti i fattori che determinano lo standard di vita di un'intera
popolazione. Questo implica che non bisogna fare generalizzazioni circa il benessere di un paese
basandoci solo sul reddito pro-capite.
Inoltre, una cosa che ci interessa sapere quando parliamo di qualche nazione in particolare è sapere
se ci sono molte persone che vivono in condizione di povertà estrema. I ricercatori della Banca
Mondiale hanno messo a punto una definizione della povertà assoluta che colloca in questa
posizione tutti coloro che si trovano a vivere con meno di $1,08 al giorno (in termini di PPA e in
dollari del 1993), si indicano le persone che vivono in questa condizione come persone che vivono
sotto la soglia del un dollaro al giorno. Questa misura è stata recentemente aggiornata a $1.25 (in
dollari del 2005).
Nel, complesso, lo studio delle relazioni tra il reddito pro-capite e diverse misure dello standard di
vita, come l'incidenza della povertà, l'aspettativa di vita e l'indice di sviluppo umano sembra
suggerire una strategia molto semplice: guardare prima al reddito pro-capite e poi andare a vedere
più in dettaglio le questioni relative al sistema sanitario, alla scolarizzazione, alla povertà e alla
disuguaglianza, sia all'interno di una nazione che al confronto tra nazioni.

LA PRODUTTIVITA' E LA FUNZIONE AGGREGATA DELLA PRODUZIONE


Per comprendere le disuguaglianze in termini di reddito pro-capite e reddito per lavoratore,
dobbiamo studiare le differenze di produttività.

DIFFERENZE DI PRODUTTIVITA'
Le tre principali ragioni per cui la produttività di un Paese può differire da quella di un altro sono le
seguenti.
1. Capitale umano: è dato, per ogni lavoratore, dal suo bagaglio di competenze produttive;
2. Capitale fisico: è fatto di tutti i beni, comprese le macchine e gli edifici, che sono impiegati
nel processo produttivo. Possono essere raggruppati in un'unica misura, utilizzando il loro
valore monetario, ottenendo ciò che viene definito stock di capitale fisso, ovvero il valore
di tutte le attrezzature, le strutture e in generale di tutti i fattori diversi dal lavoro che sono
utilizzati nella produzione. Un maggiore capitale fisico da la possibilità di lavorare con una
maggiore quantità, o una migliore qualità, di attrezzature e strutture produttive;
3. Tecnologia: un'economia la cui tecnologia è più avanzata impiegherà il lavoro e il capitale
in modo più efficiente, raggiungendo così livelli più alti di produttività.

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LA FUNZIONE AGGREGATA DELLA PRODUZIONE


Consideriamo il PIL come un unico prodotto. Il vantaggio di questo modo di intendere il PIL, che
consiste nel guardare al mondo della produzione che ci circonda come ad un unico bene, è che ci
permette di studiare la funzione aggregata della produzione, che descrive la relazione tra il PIL e i
suoi vari input.
Un concetto chiave dello studio della funzione aggregata della produzione è quella dei fattori della
produzione, ovvero gli input della produzione. Stavolta, però, questi input non si riferiscono alla
produzione di un unico output, bensì all'intero PIL.
La funzione aggregata della produzione descrive la relazione tra il PIL totale di una nazione e i
suoi fattori della produzione.

LAVORO
Il primo e più importante fattore della produzione è il lavoro. Come sappiamo però non tutti i
lavoratori sono uguali, qualcuno dispone di più capitale umano, perciò più utile ai fini della
produzione. Queste differenze ci fanno capire che il numero di lavoratori impiegati in un economia
è un indicatore scadente della sua capacità produttiva. Piuttosto ci serve conoscere il numero di
unità di lavoro efficiente, dato dal numero totale di lavoratori moltiplicato per il capitale umano
medio (efficienza media) dei singoli lavoratori.
Possiamo calcolare le unità di lavoro efficiente, che chiameremo H, come il numero totale di
lavoratori in un economia.
Un’economia con una migliore tecnologia impiega il lavoro e il capitale in modo più efficiente, o il
prodotto del numero totale dei lavoratori di un’economia, viene indicata con L, l’efficienza media
(o capitale umano medio) dei lavoratori viene invece indicata con h. Quindi:

H=Lxh

Da questa equazione possiamo dedurre che le unita di lavoro efficiente di un economia possono
aumentare se aumentiamo il numero di lavoratori (aumento del tasso di occupazione) o se
quest'ultimi acquisisse più capitale umano, attraverso la scuola e la formazione, aumentando la loro
produttività

IL CAPITALE FISICO E LA TERRA


Il secondo fattore importante della produzione è il capitale fisico, di solito indicato con K.
Un’economia che dispone di più capitale fisico (o stock di capitale fisico) è un’economia in cui i
lavoratori dispongono di più macchinari e strutture, potendo quindi produrre più PIL.
Un altro fattore della produzione è dato dalla terra che però può essere incluso, insieme alle risorse
naturali, nel capitale fisico.

COME SI RAPPRESENTA LA FUNZIONE AGGREGATA DELLA PRODUZIONE


Scriveremo la funzione aggregata della produzione nel modo seguente:

Y = A x F (K, H)

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Nel leggere questa espressione diremo che Y è una funzione di K e di H.


Nella nostra equazione:
1. Y sta per il PIL;
2. K è lo stock di capitale fisico;
3. H è il numero di unita di lavoro efficiente utilizzate nella produzione;
4. la funzione F indica che c'è una relazione tra capitale fisico, lavoro e il PIL. In particolare il
PIL è ottenuto tramite una combinazione di capitale fisico e unità di lavoro efficiente;
5. A è un indice del livello tecnologico. Un A più alto indica un economia sta producendo più
PIL con una stessa quantità di capitale fisico e di unità di lavoro efficiente.

Questa funzione aggregata della produzione è simile alla funzione della produzione di una singola
impresa che produce un bene specifico:
• Proprio come la funzione della produzione di una singola impresa, la funzione della
produzione aggregata mostra che il PIL aumenta al cresce del capitale fisico e del lavoro.
Tenendo costante il lavoro, se abbiamo un maggiore stock di capitale fisico, saremo capaci
di produrre più PIL. Tenendo costante il capitale fisico, se aggiungiamo lavoro, saremo lo
stesso capaci di produrre più PIL.
• Anche la funzione della produzione aggregata è soggetta alla legge dei rendimenti
decrescenti. La legge dei rendimenti decrescenti afferma che il contributo marginale di un
fattore della produzione al PIL diminuisce quando aumentiamo la quantità impiegata di
questo fattore (tenendo costanti tutti gli altri).

Si può illustrare graficamente la funzione della produzione tenendo costanti le unità lavoro
efficiente, come nella Figura 20.7, oppure tenendo costante lo stock di capitale fisico, come nella
Figura 20.8.

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L'IMPORTANZA DELLA TECNOLOGIA E I FATTORI CHE LA DETERMINANO


La tecnologia è un altro fattore importante che determina il PIL. Più specificamente, la funzione
aggregata della produzione ci dice che la relazione tra i fattori della produzione e il PIL dipende
dalla tecnologia. Il progresso tecnologico si traduce nella possibilità di ottenere più output da una
stessa quantità di input.
Il seguente grafico mostra le conseguenze di un miglioramento tecnologico sulla funzione aggregata
della produzione. Una migliore tecnologia implica che ciascuna quantità di unità di lavoro efficiente
corrisponde ad un PIL più alto.

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Lo studio della funzione aggregata della produzione ci aiuta a capire che la produttività dipende dal
capitale umano, dal capitale fisico e dalla tecnologia. Tenendo costante il numero di lavoratori, un
maggior livello di uno di questi fattori della produzione porterà a un aumento del PIL. Dal momento
che stiamo assumendo che assumendo che sia il numero di lavoratori che le ore di lavoro siano
costanti questo porta ad un aumento di produttività.

LE DIMENSIONI DELLA TECNOLOGIA


Il concetto di tecnologia è composto da due componenti principali.
La prima è la conoscenza, essa ci permette di svolgere in modo più efficiente alcune mansioni, Ad
esempio quando usiamo il nostro pc per scrivere un saggio o preparare una lezione, facciamo uso
della sua potenza di calcolo, cioè un insieme di conoscenze che la nostra società ha acquisito e ha
imparato ad applicare ai processi produttivi.
Una parte di queste conoscenze fa parte del capitale umano, infatti c'è una serie di compiti che i
lavoratori oggi possono svolgere in maniera più efficiente rispetto al passato, ma una parte
importante delle nuove conoscenze è incorporata nello stock di capotale fisico a disposizione delle
imprese, infatti i pc utilizzati dalle imprese fanno parte del loro capitale fisico.
Il progresso tecnologico avvolte avviene per caso, ma più spesso è il frutto di decisioni consapevoli
da parte di agenti economici impegnati nell'ottimizzazione dei processi. Le varie attività che
normalmente associamo all’espressione ricerca e sviluppo (R&S) comprendono la ricerca
scientifica svolta nelle università e nei laboratori privati, le ricerche applicative volte all’utilizzo del
sapere scientifico nella produzione e alle attività di sviluppo connesse alla commercializzazione
delle conoscenze e dei prodotti esistenti. Nelle grandi economie, questo settore rientra tra quelli
principali, arriva ad essere sovvenzionato da centinaia di miliardi di dollari, provenienti dallo Stato,
università, o altre istituzione ma sopratutto da aziende private.
Il termine tecnologia viene usato, nell'ambito economico, in un contesto più ampio rispetto al
significato comune.
Per capire in che modo il termine può essere impiegato in un senso più ampio consideriamo due
economie. Nella prima, l'allocazione delle risorse tra individui e le imprese è determinata dal
mercato, nella seconda in modo causale. Per rendere il nostro esempio più specifico immaginiamo
che ci siano solo due tipi di lavoratori, i giocatori di basket e i professori di economia, e due tipi di
impiego, cioè l'insegnamento e la pallacanestro. La prima economia si basa sul mercato per
distribuire i lavoratori tra i due impieghi. I giocatori di basket, che sono più bravi in questo sport
rispetto ai professori, giocheranno a pallacanestro, mentre i professori di economia si occuperanno
dell'insegnamento.
Nella seconda economia l'allocazione delle risorse procede a caso, per cui può succedere che i
professori tocchi giocare a basket e che ai giocatori tocchi insegnare economia.
Tra le due economie non c'è alcuna differenza in quanto a conoscenze disponibili, ed entrambe
hanno lo stesso capitale umano. Ma la prima economia otterrà migliori risultati e produrrà di più.
Qual è la differenza tra le due economie? E' qualcosa che ha che fare con l'efficienza della
produzione, cioè con la capacità di produrre output con un dato costo e un dato livello di
conoscenza e di risorse produttive.
L'efficienza di produzione ricopre quindi il ruolo di seconda componente del concetto di tecnologia
perché è dall'efficienza della produzione che dipende la massima quantità di output che
un'economia sarà in grado di produrre con un a certa quantità di input.

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L'importanza della tecnologia nella determinazione del PIL è il motivo per cui abbiamo aggiunto il
fattore A alla funzione aggregata della produzione ( AxF(K,H) ). Un A più grande corrisponde a
una migliore tecnologia e a incrementi del PIL per dati livelli di unità di lavoro efficiente e stock di
capitale fisico, con la funzione aggregata della produzione che si sposta verso l'alto . Ricordiamo
però che A non è un fattore produttivo; indica la tecnologia disponibile nella nostra economia, ma
non corrisponde a in input che un produttore può comprare sul mercato.

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