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Lezione 1 19/02/21

Come nasce il diritto pubblico che studiamo oggi e quali sono le sue radici?

Le basi filosofiche del costituzionalismo

Costituzionalismo: Il costituzionalismo è una corrente di pensiero/movimento.

Distinzione tra costituzione e costituzionalismo:

Il termine costituzione: la costituzione di un determinato ordinamento è l’insieme di regole fondamentali


che danno identità a quell’ordinamento. Es. la razza bianca è superiore alla razza nera? NO; esistono
individui che hanno una dignità maggiore rispetto ad altri? Uomini/donne, magri/grassi ecc. tutti hanno
pari dignità all’interno dell’ordinamento giuridico e non possono esistere differenze legate alla razza, sesso,
religione, opinioni politiche, condizione sociale e la legge NON PUò introdurre queste differenze. Questo è
un esempio di una norma di carattere costituzionale, è una di quelle norme che danno identità ad un
ordinamento. Però possono esistere degli ordinamenti che hanno un’identità contraria a quella appena
specificata, esistono ordinamenti in cui per legge i bianchi hanno più diritti dei neri, gli uomini più delle
donne e via dicendo. La costituzione è quell’insieme di regole che danno identità ad un ordinamento,
diciamo questo perché appena entriamo in quel paese ci accorgiamo se sono tutti uguali oppure se alcuni
sono meglio considerati rispetto ad altri, ci si accorge immediatamente dell’identità di quell’ordinamento.
Le costituzioni possono sia essere scritte che non scritte, come ad esempio l’Inghilterra.

La costituzione è quell’insieme di regole fondamentali, che sono alla base, che possono essere scritte o
non scritte ma che hanno una caratteristica: danno identità ad un ordinamento. Costituzione italiana 1
Gennaio 1948.

Costituzionalismo: il costituzionalismo nasce come un movimento politico, il cui obiettivo fondamentale


era l’ottenimento di una costituzione, quindi, volevano dei documenti scritti con le regole fondamentali
che davano identità ad un determinato ordinamento e che garantissero determinate cose. Era anche un
movimento filosofico, avevano un fondamento ideale razionale delle ragioni per cui perseguivano quegli
obiettivi politici, era anche un pensiero culturale che si diffuse molto rapidamente ed ebbe molto successo
in quel momento storico.

Il costituzionalismo è: il movimento politico filosofico culturale volto all’ottenimento di documenti


costituzionali improntati a principi liberali o liberal democratici.

Tutte le costituzioni hanno un elemento comune: sono costituite da quell’insieme di regole che danno
identità ad un ordinamento.

La costituzione di un ordinamento giuridico non necessariamente corrisponde all’atto costituzionale che


apparentemente ne è alla base. Può accadere che ci sia una costituzione come documento scritto ma in
realtà l’insieme delle regole che danno identità all’ordinamento vanno in tutt’altro verso. Es. carlo alberto
re di sardegna concede lo statuto albertino dove erano previsti dei diritti e delle regole tipiche di uno stato
di diritto liberale es. art. 28 tutelata la libertà di stampa, però durante la vigenza dello statuto albertino, dal
1922 si sviluppa l’esperienza fascista che era un regime autoritario. Quindi non è detto che se hai una
costituzione intesa come documento scritto poi la costituzione intesa come insieme delle regole
fondamentali che danno identità ad un ordinamento sia racchiusa all’interno della costituzione e ne
rappresenti un’espressione. Nello statuto albertino era consacrato il principio di uguaglianza ma nel
ventennio fascista vennero approvate le leggi razziali eppure c’era lo statuto albertino.

La patria del costituzionalismo è l’Inghilterra, nasce con la Glorious Revolution 1688-89 precedendo la
rivoluzione francese di 1 secolo (1789), 1848 statuto albertino, 1948 costituzione italiana. Nel mezzo c’è
un’altra “rivoluzione” ovvero la nascita degli Stati Uniti con la dichiarazione di indipendenza delle colonie
americane dagli inglesi nel 1776. Tra le 3 citate, l’unica vera rivoluzione è quella francese.

L’inghilterra pur essendo la patria del costituzionalismo non ha una costituzione scritta in quanto è vista
come un’opzione più sicura e più duratura, si possono dare nel caso dell’Inghilterra costituzionalismi senza
costituzione.

Caratteri costituzionalismo:

1. Autonomia della sfera politica dalla sfera religiosa, per cui il diritto dello Stato trova fondamento
nella volontà degli stessi associati, in Inghilterra Enrico VIII effettua lo scisma dalla chiesa di Roma e
crea la chiesa Anglicana ed il capo della chiesa è il Re ma in questo modo si crea uno spazio di
libertà, la chiesa è legata allo stato ma non è più dipendente da un potere straniero. È necessario
che la vita dello stato sia separata dalla sfera religiosa, non può essere la sfera religiosa quella che
riguarda la vita dello stato;
2. Stato e chiesa sono separati;
3. Gli ordinamenti sono retti da una Costituzione scritta (normalmente “rigida”), frutto di una
decisione sovrana del popolo (o della nazione);
4. I poteri sovrani dello Stato sono legittimati da una decisione o della nazione o del popolo (statuto
albertino: Il Re “per grazia di Dio e volontà della nazione” fondo i miei poteri sulla grazia di Dio
ovvero per dinastia e per volontà della nazione; Costituzione italiana “la sovranità appartiene al
popolo”);
5. La cittadinanza è il titolo che legittima l’acquisizione di diritti e di doveri (la cittadinanza diventa il
titolo che legittima l’acquisizione dei diritti e dei doveri mentre nel passato era l’appartenenza ad
una determinata corporazione o classe), non l’appartenenza ad una corporazione (ancièn regime) o
a una classe (la classe aristocratica negli ordinamenti della restaurazione o la classe operaia nella
Costituzione sovietica del 1919);
6. I “diritti dell’uomo” hanno il primato su ogni valore che li trascenda e al loro servizio è
subordinato lo stesso potere pubblico;
7. La principale tecnica di adozione delle decisioni politiche è il principio di maggioranza;
8. Lo stesso sovrano è sottoposto alla legge;
9. È garantita la separazione dei poteri o comunque la loro limitazione;
10. Il potere legislativo si regge su un parlamento elettivo almeno in una delle 2 camere;
11. È garantita la tutela dei diritti dei cittadini, anche nei confronti del potere pubblico, ad opera di
giudici inseriti in un ordine indipendente;
12. È garantito il controllo di costituzionalità delle leggi, la maggioranza è tenuta a rispettare i diritti.

Costituzionalismo giacobino e costituzionalismo anglosassone (introduzione)

- Si tratta dei due grandi filoni del costituzionalismo. Nell’epoca contemporanea è praticamente
impossibile riscontrare l’esistenza allo stato puro di ciascuno dei due filoni;
- Il costituzionalismo anglosassone si richiama alla Rivoluzione americana (1776-1787);
- Quello francese all’omonima rivoluzione (1789);
- Generalizzando, il primo risulta ispirato a principi liberaldemocratici, il secondo a principi
democratico-radicali.

Il costituzionalismo giacobino: idee forza

1. L’idea di Repubblica “una e indivisibile”;


2. Il “cittadino”, soggetto titolare di diritti uguali;
3. Funzione pedagogica della “politica” (voler sciogliere gli interessi della società e dare alla politica il
compito di riqualificare questi interessi, in USA si sa che una lobby finanzia un determinato
rappresentate e spesso finanziano entrambi i candidati), in base alla quale si riconosce ai partiti la
funzione di “intellettuale collettivo” (espressione di Gramsci) da cui deriva il ruolo della legge; non
pienamente coerente è il concetto di volontè gènèrale di Rousseau. In un sistema anglosassone
classico la politica deve gestire gli interessi (es. se sei della lobby delle armi segui un determinato
partito);
4. Necessaria unità del corpo sociale e conseguente avversione per ogni forma di corpo/potere
intermedio: nessuna intermediazione fra cittadino e stato né sul piano sociale, né sul piano
istituzionale. Relazione diretta senza intermediazioni fra cittadino e stato. “nemici del
costituzionalismo giacobino”: le associazioni intermedie e le autonomie intermedie
5. Il giudice è la “bocca della legge” ovvero un funzionario dello stato chiamato ad applicare quello
che la legge determina. Applicatore e non produttore del diritto;
6. Concetto di “salute pubblica”: se lo stato è messo a rischio allora c’è un problema di salute
pubblica, salute della cosa pubblica e di fronte a questo problema si richiama all’unità che può
essere impersonata anche da un uomo solo al comando (es. francia) come un despota, dittatore
ecc. il quale sfrutta questa situazione ed esercita i suoi poteri in maniera non democratica.

Il costituzionalismo giacobino prende le sue idee dal Rousseau che è il padre di una visione democratico
radicale del costituzionalismo, ebbe una grandissima influenza sulle decisioni francesi. Rousseau aderiva ad
una visione contrattualista dello stato, la persona in natura è buona e riesce a riconoscere i suoi bisogni,
per questo “fa un contratto”, si unisce agli altri uomini tramite un patto di unione da cui sorge lo stato,
che è l’unione delle volontà particolari di tutti che sono rappresentate come volontà generale. La legge è
vista come un atto al limite dell’umano perché rappresenta la volontà generale ovvero la volontà di tutti i
singoli individui che fanno parte di un ordinamento (lo stato) e lo stato rappresenta tutti, e l’atto principale
con cui esprime la volontà di tutti è la legge. LEGGE COME VOLONTà DI ESPRESSIONE GENERALE. I
rappresentanti del popolo hanno il compito di esprimere la volontà generale e si riuniscono nell’assemblea
ovvero il luogo dove emerge la volontà generale ed ha il compito di esprimerla tramite la legge. I
rappresentanti esprimono e NON ELABORANO ciò che gli viene chiesto dal popolo. Il rappresentante non
rappresenta solo coloro che l’hanno votato ma tutta la popolazione, dunque non deve fare gli interessi di
chi l’ha eletto ma deve fare gli interessi di tutti, quindi non ha vincoli.

Logica costituzionalismo giacobino: i rappresentanti del popolo devono limitarsi ad esprimere il contenuto
del mandato che hanno ricevuto, quindi se un rappresentante non si limita a rappresentare ma, ad
esempio, vuole cambiare idea io lo posso revocare. Il giudice non si può fare legislatore. In questo
contesto la funzione della politica è una funzione pedagogica. la legge è rappresentazione della volontà
generale, è anche espressione dell’esser buoni e tende ad indirizzare il popolo in quanto chi non rispetta
la legge, oltre a ricevere una sanzione, è visto come una persona “cattiva” in quanto si pone in contrasto
contro un atto normativo ma anche contro il popolo che si rispecchia in quell’atto.

Quali sono le conseguenze del costituzionalismo giacobino sull’assetto istituzionale italiano?

- L’assetto ministeriale; la formazione di province e prefetti; organizzazione dei giudici come corpo
burocratico; istituzione del Consiglio di Stato e di un giudice “supremo” (cassazione) che si occupa
di fornire uniformità interpretativa alle norme, quindi in cima al sistema giudiziario c’è il giudice
della cassazione che deve fornire una visione unitaria delle leggi, qual è l’interpretazione corretta
ma nonostante la cassazione un giudice può interpretare in maniera diversa la norma.

Lezione 2 22/02/21

Il costituzionalismo anglosassone: idee forza

1. Massima attenzione alle capacità di autoregolazione della società, valorizzazione delle comunità
intermedie e favore per il pluralismo delle istituzioni (non solo nelle istituzioni, non esiste solo lo
stato). Per pluralismo delle istituzioni si intende ad esempio un’unione federale (Es. Stati Uniti
d’America, Regno Unito). Nascono dalle realtà minori che si uniscono per formare qualcosa di più
grande;
2. Concezione delle “libertà”: non è solo un diritto individuale ma anche un valore in quanto permea,
orienta l’intero ordinamento;
3. La stessa forma di stato federale e l’idea base di self-government, in quanto fattori di ripartizione
orizzontale del potere, sono intesi quale strumento di tutela delle libertà e di garanzia del
pluralismo. Il pluralismo è un valore non teorico ma praticato, tant’è che si riconoscono vari tipi di
pluralismo (nelle istituzioni e delle istituzioni) ed è visto come una garanzia di libertà e self-
government in quanto lo stato non deve intervenire là dove gli individui sanno governarsi
autonomamente;
4. Nell’impostazione anglosassone il giudice non si limita ad applicare il diritto, la sua attività
interpretativa rientra tra le fonti di produzione del diritto. Nel costituzionalismo giacobino la legge
la fa l’assemblea legislativa che poi diventa un atto chiamato legge e in quanto rappresenta la
volontà generale è in cima nella piramide delle leggi. I giudici non sono essenzialmente un corpo
burocratico, ma provengono prevalentemente dagli ordini professionali e dalla società civile
(avvocati ecc.);
5. La legge è atto discrezionale sottoposto al controllo dei giudici: distinzione fra jurisdictio (governo
del re sottomesso alle norme consuetudinarie) ovvero il re è sottomesso alle norme
consuetudinarie, quelle norme che fanno da fondamenta per un determinato ordinamento
giuridico e gubernaculum (governo libero del re); nel ruolo del “judical review”.
6. Concezione della politica: se nella concezione giacobina la politica è l’attività attraverso cui si basa
la sovranità popolare e si individuano gli interessi generali, nel costituzionalismo anglosassone nella
politica tutti possono esprimersi, tutti possono autoregolamentarsi, in sostanza tutti sono liberi
(libertà intesa come responsabilità), nel costituzionalismo anglosassone la politica è intesa come
conflitto e competizione fra interessi particolari in quanto ciascuno è portatore di una verità
parziale, in cui si confrontano verità parziali e interessi settoriali (lobbies) mentre la visione
giacobina giustifica le oligarchie politiche e intellettuali, la visione anglosassone ha come
presupposto la competizione delle oligarchie dunque non deve giustificarle poiché sono alla base
del costituzionalismo poiché si formano dei centri di potere che competono in maniera trasparente
tra di loro.

Riflessi del costituzionalismo anglosassone nell’assetto istituzionale: importazione corretta del “judical
review” cioè del controllo di ragionevolezza delle leggi.

Fra i due filoni del costituzionalismo c’è una mutua alimentazione e sovrapposizione, possiamo distinguere
tra:

- Illuminismo/costituzionalismo continentale: cerca la legittimazione delle costituzioni e del potere


pubblico in un ordine trascendente, qui il potere viene tratto dalla ragione;
- Illuminismo anglosassone: la legittimazione della costituzione del potere pubblico è nello sviluppo
storico, nella storia stessa, senza riferirsi a norme o valori trascendenti.

Perché c’è questa distinzione? Mentre il cost. inglese nasce dal contributo di pensatori che già vivevano
un’esperienza di progresso, l’illuminismo francese fu quasi sempre costretto a tradursi immediatamente in
movimento politico dai tratti rivoluzionari, in lotta contro l’oscurantismo religioso o l’assolutismo regio.

Illuminismo italiano: contemperare l’amore per le innovazioni costituzionali del pensiero illuminista e
rivoluzionario francese con la prudenza riformistica e con la visione evolutiva del pensiero anglosassone.

Il costituzionalismo ha a che vedere anche con il concetto di nazione e dunque anche con la formazione
degli stati nazionali.
La nazione è una comunità di destino legata a memorie storiche comuni e proiettata verso l’avvenire, che si
sostituisce al particolarismo feudale e municipale e all’universalismo della chiesa e dell’impero.

Toqueville riteneva che i principi di libertà avrebbero creato spinte per l’affermazione sempre più estesa
dei principi di uguaglianza, divenendo la democrazia un traguardo inevitabile anche per l’Europa.

Il potere del popolo è cosa diversa dalla “libertà del popolo”, potendo dunque il processo inevitabile di
democratizzazione dell’Europa condurre a esiti vantaggiosi, si pensi quanto ciò sia vero ed attuale in
riferimento ai mezzi di comunicazione di massa.

Toqueville è preoccupato per le possibili degenerazioni del principio di eguaglianza verso 3 direttrici:

1. Eccesso di individualismo per cui abbattute le gerarchie, si allentano i vincoli fra gli uomini e le
generazioni;
2. Conformismo: poiché individui liberi ed eguali, ma insicuri e isolati, sono pronti ad aggrapparsi
all’opinione pubblica e a chiedere la protezione al potere statale, si ha paura che si possa prendere
il potere statale e causare la tirannide di maggioranza;
3. Tirannide della maggioranza: ovvero l’espansione del potere delle maggioranze, poiché una società
priva di corpi intermedi fra individuo e potere statale può finire per schiacciare l’individuo.

Gli “antidoti” di Toqueville: Toqueville rinviene adeguati antidoti a questi pericoli nell’etica pubblica e nelle
istituzioni.

Lezione 3 26/02/21

Teoria normativista: giustifica il diritto con il diritto, hans Kellsen costruiva le strutture delle fonti del diritto
come una piramide al cui vertice c’è l’atto fondamentale di ogni ordinamento giuridico: la costituzione. Per
le teorie normativiste la costituzione è all’apice della piramide dell’ordinamento perché è al livello
gerarchico più elevato, quindi tutti i poteri traggono i poteri da questa disposizione e tutte le fonti devono
rispettare le fonti costituzionali, se non lo fanno allora devono essere espulse dall’ordinamento perché una
fonte che si colloca all’esterno, in contraddizione con quanto previsto dalla fonte costituzionale è una fonte
illegittima. Le teorie normativiste si disinteressano della società, creano uno scheletro (piramide) che poi
applico ad un determinato corpo sociale, mi preoccupo dello scheletro e non del corpo sociale.

Teorie istituzionaliste santi romano: rovesciano i fattori precedenti.

Le due teorie non sono tra loro incompatibili, le teorie istituzionaliste sono un eccellente formamento delle
teorie normativiste, le teorie istituzionaliste hanno anche il pregio di segnalare l’importanza del fenomeno
giuridico.

Forme di stato e forme di Governo

Forma di stato, nozione: Il modo in cui si atteggia il rapporto fra cittadini e potere politico, vale a dire il
rapporto fra governanti e governati, nonché i fini ultimi che si pone l’ordinamento.

Forme di stato: assoluto, liberale, liberaldemocratico, fascista, socialista, confessionale

Assoluto:

a) il sovrano è legittimato direttamente da Dio, obbedire al sovrano vuol dire obbedire ad una norma
di carattere religioso, obbedire al fine dello stato che è la salvezza dell’anima;
b) accentramento in capo al sovrano, e ai suoi delegati, di tutto il potere pubblico, senza distinzioni fra
le diverse funzioni, tutto è in mano al sovrano (potere legislativo, giudiziario, esecutivo);
c) rigida divisione in classi sociali e riconoscimento all’Aristocrazia di una condizione particolare grazie
a privilegi, immunità, franchigie ecc.;
liberale:

- nasce nel periodo intercorrente fra le 3 rivoluzioni (inglese, francese, americana) e i moti europei
del 1848, nasce quindi dalle cosiddette rivoluzioni borghesi;
- caratterizzato da: Base sociale ristretta (gli ordinamenti liberali dell’800 propugnavano principi di
libertà ma essenzialmente produssero, anche per ragioni economico sociali, rivoluzioni borghesi):
per questo lo stato liberale si definisce come stato monoclasse;
- a tutti i cittadini sono riconosciuti i diritti di proprietà e di libertà, garantiti da regole di diritto
generali e astratte, vincolanti per la Pubblica Amministrazione, la cui applicazione è garantita da
giudici indipendenti. In questo senso lo stato liberale è anche stato di diritto.

Garantisce diritti a tutti ma non è detto che tutti li abbiano.

Liberaldemocratico:

- si afferma contemporaneamente al suffragio universale, che comporta altresì il riconoscimento dei


diritti politici a tutti i cittadini maggiorenni e favorisce l’organizzazione dei cittadini in partiti politici
e in sindacati: quindi si afferma uno stato pluriclasse, nel quale non si possono ignorare i bisogni
delle classi popolari;
- le gravissime crisi economiche degli anni ‘20/’30 conducono ad un sempre più marcato intervento
statale nell’economia e al progressivo riconoscimento specifico anche di specifici diritti sociali: da
qui l’espressione stato sociale per definire quelle varianti della forma di stato liberaldemocratica,
nelle quali vi è la garanzia di alcune importanti prestazioni sociali (es. istruzione, sanità,
previdenza);
- il tentativo di consolidare la struttura democratica e garantista dello stato induce a fissare in
costituzioni rigide la tutela dei diritti, permettendo l’evoluzione dallo stato di diritto allo stato
costituzionale.

Stato confessionale: sposa come proprio ordinamento giuridico una determinata confessione religiosa (es.
repubblica islamica).

Stato fascista, socialista e confessionale non appartengono alla forma di stato liberal democratico.

Lo stato: abbiamo uno stato quando una popolazione, sottomettendosi ad un potere politico, dà vita ad un
ordinamento in grado di soddisfare i suoi interessi generali (difesa esterna, sicurezza interna, giustizia,
ordine pubblico, relazioni economiche e sociali);

lo stato ha 2 caratteristiche fondamentali: politicità e sovranità.

Politicità: corrisponde al fatto che lo stato e l’ordinamento statale ha il compito di curare gli interessi
generali del popolo e della popolazione che sono stanziati nel territorio dello stato.

Sovranità: la supremazia rispetto ad ogni altro potere costituito interno al suo territorio e l’indipendenza
rispetto ai poteri esterni. Supremazia verso l’interno e indipendenza verso l’esterno.

Caratteri: popolo che si organizza, territorio su cui il popolo è situato, governo sovrano che ha le 2
caratteristiche sopra descritte.

Forme di governo: il modo in cui, fra gli organi di una comunità politica organizzata, si distribuisce il potere
di indirizzarla verso determinati fini generali (fini politici).

Forma di governo presidenziale (es. stati uniti): si realizza una puntuale applicazione del principio di
separazione dei poteri: presidente (direttamente eletto dal popolo) potere esecutivo, congresso
(direttamente eletto dal popolo) potere legislativo. L’uno non può sfiduciare l’altro, salvo il potere di messa
in stato d’accusa del primo da parte del secondo ovvero impeachment.
Forma di governo parlamentare (es. Inghilterra).

Governo parlamentare monista: l’indirizzo politico dipende dai rapporti fra parlamento e governo, quando
invece c’è un rapporto tra parlamento, governo e capo dello stato o re parliamo di un governo
parlamentare dualista.

Caratteristiche: emersione del primo ministro, capo del governo, deve avere un rapporto di fiducia con le
camere, evoluzione dell’impeachment perchè il capo del governo non è eletto direttamente dal popolo ma
trae i suoi poteri da un rapporto fiduciario con l’assemblea politica. Progressivamente all’interno della
camera dei comuni si organizzano due “parti” contrapposte ovvero maggioranza e opposizione.

Forme di governo: semi-presidenziale, direttoriale, premierato, IMPORTANTE SAPERE LA DIVISIONE TRA


PARLAMENTARE E PRESIDENZIALE, SINTESI DELLE FORME DI GOVERNO.

Lezione 4 01/03/21

perchè si può affermare che la sovranità appartiene al popolo sia nelle forme di governo presidenziali sia in
quelle parlamentari? Nella prima il popolo elegge il presidente ed il congresso, chi comanda corrisponde
immediatamente ad un esercizio della sovranità popolare, poi abbiamo le forme di governo parlamentari in
cui vengono eletti dal popolo i parlamentari (deputati e senatori della repubblica).

Forma di governo presidenziale

1. Forma di governo monocratica con il presidente che ha il potere esecutivo;


2. Il presidente è eletto direttamente dal corpo elettorale;
3. Il corpo elettorale elegge anche il congresso;
4. Separazione fra i due poteri, ma impeachment: procedimento di messa in stato d’accusa del
presidente;
5. Il presidente ha il potere di veto, rispetto alla funzione legislativa, e esercita normalmente i suoi
poteri di nomina previo parere favorevole del senato;
6. Il problema del “governo diviso”: presidente e maggioranza congressuale di due orientamenti
politici diversi.

Forma di governo parlamentare

1. Il potere esecutivo è legato al legislativo da rapporto fiduciario;


2. Il potere legislativo può sfiduciare il potere esecutivo e, di norma, sostituirlo con un altro di sua
fiducia;
3. Vi è un capo dello stato, eletto dal potere legislativo, da non confondere col capo del governo, con
poteri oscillanti, ma specifici rispetto alla formazione del governo;
4. Vi sono moltissime variant

La forma di governo italiana nella prassi: parlamentare.

Un governo non può entrare in carica se non ha la fiducia delle camere, può essere sfiduciato dalle camere
oppure può dimettersi ed una volta che si dimette o si sfiducia si apre un percorso per controllare se un
altro governo può governare il paese.

La forma di governo fra costituente e costituzione: l’ordine del giorno Perassi e la lacunosa disciplina
costituzionale;
la prima repubblica: dal centrismo di De Gasperi (1948-1953) ai governi a direzione plurima dissociata: il
ruolo dei partiti e delle correnti; la scarsa durata dei governi (durata media 11 mesi, 9 mesi se si tiene conto
della durata delle crisi di governo);

le trasformazioni delle forme di governo: la stagione referendaria e la legge elettorale; la tendenza verso
governi di legislatura a direzione monocratica.

Dal ’94 fino alle elezioni del 2013 si cercava di convergere verso un modello di premierato tendente verso
un bipartitismo.

con i primi anni 90 nasce l’idea delle coalizioni (centro-destra, centro-sinistra ecc). all’esito delle elezioni se
una delle due coalizioni risultava vincitrice si presentava al presidente della repubblica con una certa
sicurezza. In alcuni casi però ciò non era sufficiente che vi fossero dei governi di legislatura e quindi era
necessario ricorrere alle dimissioni del governo o ad un “rimpasto” del governo. In inghilterra c’è un
sistema elettorale maggioritario mentre in italia il proporzionale che privilegia il valore uguale del voto. I
sistemi maggioritari invece tendono a mettere l’accento sul problema della governabilità perché
garantiscono che chi ha avuto un voto in più ottenga il seggio.

Forma di governo presidenziale: è una forma di governo democratica e c’è la divisione dei poteri

Forma di governo parlamentare: il potere legislativo può sfiduciare il potere esecutivo

Il sistema proporzionale privilegia il valore uguale del voto, ad esempio nel 2018 il M5S ha ottenuto circa il
33/34% dei voti ma non abbastanza per poter formare un governo, al contrario in un sistema maggioritario
il M5S avrebbe ottenuto tutti i seggi e dunque anche la guida del governo.

Lezione 5 05/03/21

Fonti del diritto: sono lo strumento attraverso il quale si disciplina la vita dello stato, quindi l’ordinamento
giuridico si da delle norme attraverso un sistema di fonti.

Il sistema delle fonti del diritto è composto da norme giuridiche, una norma è un enunciato significativo che
delinea un comportamento da tenersi con regolarità/normalità.

Le norme possono essere di diversa natura (religiose, etiche, sociali).

Una norma sociale è una norma determinata dalla convivenza sociale.

Le norme giuridiche sono norme positive, sono frutto di un procedimento di produzione della norma, sono
norme coattive, hanno la caratteristica di dover essere rispettate e se non vengono rispettate si è sottoposti
ad una sanzione, sono norme che hanno la caratteristica dell’esteriorità ovvero devono essere pubblicate
perché devono essere conosciute e perché se ne presume la conoscenza, se ne deve presumere la
conoscenza per avere la possibilità di sanzione, sono norme che devono avere i caratteri della generalità e
dell’astrattezza. Per generalità si intende che queste norme si rivolgono ad una pluralità indeterminata di
destinatari (es. una norma che riguarda gli studenti universitari è una norma generale). Una norma è
astratta quando il suo contenuto può essere applicato ad una molteplicità indeterminabile di casi (es. le
sedie per la didattica delle aule universitarie devono avere determinati requisiti minimi, questa è una
norma astratta perché la posso applicare ad una pluralità di casi). La norma giuridica è VINCOLANTE nel
senso di OBBLIGATORIA

Le modalità attraverso le quali sono emanate le norme, sono rette esse stesse da norme giuridiche. Il
procedimento legislativo è disciplinato esso stesso da norme giuridiche.

Cosa vuol dire “produrre norme giuridiche”? attività creatrice di norme, il cui risultato è la modifica del
diritto esistente in un dato momento. Quindi produrre norme giuridiche comporta innovatività
(innovazione dell’ordinamento giuridico) e identificare le fonti atte a produrre norme giuridiche implica un
riconoscimento a posteriori sulla base del contenuto delle norme.

Le norme giuridiche possono nascere in 2 modi rispetto al soggetto destinatario:

- Perché il soggetto si “autoregola” quindi il destinatario è esso stesso produttore es. regole
convenzionali-> regola autonoma;
- Per imposizione (un meccanismo esterno al singolo soggetto crea la regola) -> regola eteronoma;

Regole eteronome: sono quelle di cui si occupa il diritto pubblico, l’ordinamento giuridico pubblico,
rappresentano quello che definiamo diritto oggettivo. Le fonti eteronome possono essere di 2 tipi:

- Fonti-atto: le più diffuse, dove la norma giuridica nasce da un atto ovvero da una manifestazione di
volontà di un soggetto (individuale o collettivo) -> legge, regolamento, direttiva comunitaria;
- Fonti-fatto: le fonti in cui la regola nasce dalla ripetizione di un comportamento per lungo tempo
essendo questo comportamento ritenuto vincolante, obbligatorio da parte del destinatario. La
regola giuridica nasce dai fatti, cioè è prodotta da accadimenti estranei alla volontà di un soggetto.
Usi e consuetudine es. non c’è una norma che mi dice “mettiti in fila”, lo faccio perché è un fatto
consuetudinario.

Ci sono diversi tipi di fonti:

- Fonti DI produzione del diritto: es. gli studenti devono seguire da sabato 6 marzo 2021 le lezioni
esclusivamente in via digitale, questa è una fonte DI produzione del diritto, è una fonte che pone
in essere una nuova regola di comportamento o regole di organizzazione. Es. art. 575 codice
penale che disciplina il reato di omicidio, questa è una norma generale astratta, enunciato implicito
NON uccidere. Se una norma ti dice cosa c’è da fare è una fonte di produzione
- Fonti SULLA produzione del diritto: riguarda quella categoria di fonti del diritto che sono dedicate
alle modalità con cui vengono adottate le fonti di produzione, la fonte sulla produzione dice CHI e
COME può adottare regole su un determinato ambito. Dal punto di vista logico queste fonti
precedono quelle DI produzione ma non è sempre così dal punto di vista fattuale. Es. art. 117 della
costituzione, il Comma 1 è sia sulla produzione che di produzione perché mi dice sul piano
procedurale chi è competente ad esercitare la potestà legislativa (SULLA) ma è anche DI perché mi
dice che entrambe queste fonti devono tenere un certo comportamento ovvero rispettare la
costituzione e rispettare gli obblighi comunitari e internazionali. Commi 2, 3, 4 sono SULLA
produzione ripartiscono la competenza legislativa fra stato e regioni, il contenuto dispositivo della
norma è dire chi fa cosa. La norma dello stato che fissa i principi fondamentali è di produzione
perché stabilisce quali sono i principi. Es. art. 72, comma 1, costituzione questa norma si occupa di
dire quale procedimento va seguito per approvare un disegno di legge, se una norma ti dice chi fa
cosa o come lo deve fare è una fonte sulla produzione
- Fonti di COGNIZIONE: un esempio di fonte di cognizione è la gazzetta ufficiale, NON quello che vi è
scritto. quindi le fonti di cognizione sono il supporto analogico digitale attraverso il quale
conosciamo le norme. Supporti attraverso i quali si rendono conoscibili le fonti normative.

“Sistema” delle fonti

“così coome è logicamente impossibile asserire insieme “A è” e “A non è”, così è logicamente impossibile
asserire insieme “A deve essere” e “A non deve essere”, Hans Kelsen. Qui kelsen dice che il sistema delle
fonti deve garantire quello che normalmente deve essere garantito nella logica razionale, io non posso
affermare nello stesso momento che davanti ho un ragazzo col maglione bianco e dire che davanti NON HO
un ragazzo col maglione bianco, queste due affermazioni sono tra di loro contraddittorie, il mondo del
diritto è il mondo del dover essere ovvero come deve essere regolata una determinata fattispecie, questo è
il mondo del sistema delle fonti del diritto, il problema è che esso deve essere intrinsecamente coerente e
non contraddittorio. Es. non si possono avere 2 norme le quali dicono rispettivamente semaforo verde vai e
semaforo verde vai, in quanto sarebbero contraddittorie.

L’ordinamento giuridico è dotato di un’unità logica assicurata dall’esistenza di una norma di base:

- Poiché la norma di base è la ragione della validità di tutte le norme appartenenti allo stesso
ordinamento giuridico, la norma di base costituisce l’unità della molteplicità di queste norme.

Tuttavia, gli organi legali possono creare norme contrastanti, in conflitto.

- Esiste un conflitto di norme “se una norma prescrive un certo comportamento e un’altra norma
prescrive un altro comportamento incompatibile con il primo”.
- Questo conflitto si chiama antinomia.

Cosa accade quando c’è un’antinomia?

- Non si usa il binomio “vero/falso” ma un criterio di relazione che mette a confronto la norma con
altre norme superiori: la validità.
- Quindi se ho due norme contraddittorie fra loro, vigenti nello stesso momento in uno stesso
ordinamento, una norma è valida e l’altra è invalida.

Un’antinomia è un conflitto che può sorgere tra due norme giuridiche che ricollegano ad una stessa
fattispecie conseguenze tra loro in contrasto. Esempio: norma A prevede il divieto di fumo – norma B
permette di fumare.

Le antinomie possono essere assolute o totali oppure relative:

- Assolute o totali: quando due norme hanno un contenuto contrario l’una all’altra (quelle elencate
precedentemente);
- Antinomie relative: quando c’è un conflitto fra una norma generale (es. è necessario in tutti i luoghi
pubblici indossare la mascherina) ed una norma particolare (es. all’interno del cinema quando vi è
la distanza di almeno 5 metri è possibile togliere la mascherina) oppure vi è un conflitto tra una
parte di una norma e una parte di un’altra norma.

Soluzione dei conflitti fra norme giuridiche

Criteri di risoluzione delle antinomie: di solito ne sono 3: gerarchia, competenza, criterio cronologico;

Criterio gerarchico (tengo conto della gerarchia delle fonti): ci fa pensare ad Hans Kelsen. Nel conflitto tra
le regole poste da due fonti, prevale la regola posta dalla fonte superiore. In ordine ci sono: principi
supremi, fonti costituzionali (costituzione, leggi costituzionali), fonti costituite o primarie (leggi statali e
regionali, atti del governo con forza di legge, tutte quelle che trovano la loro disciplina e riconoscimento
all’interno del testo costituzionale), fonti secondarie (regolamenti governativi, ministeriali, regionali e degli
enti locali), fonti terziarie (consuetudini).

La gerarchia è l’applicazione del principio in forza del quale esiste qualcosa di sovraordinato e qualcosa di
sottordinato, in forza del quale in modo cinico e spietato il sovraordinato prevale ed il sottordinato
soccombe; il principio gerarchico si può applicare se l’antinomia è tra due norme il cui rango gerarchico è
differente tra loro, la risoluzione sarà che la norma sovraordinata prevarrà su quella sottordinata, es. fonti
costituzionali > fonti primarie. Quindi l’applicazione del principio gerarchico presuppone un sistema delle
fonti a gradi (Kelsen), esistono fonti su gradi o livelli diversi, la regola posta dalla fonte interiore che
confligge con quella superiore è invalida (cioè va eliminata dall’ordinamento) è una patologia.
Criterio della competenza: presuppone l’esistenza di fonti sulla produzione. Il criterio della competenza è
“discendente” del criterio gerarchico, infatti affinchè possa applicarlo è necessario che esista una norma
terza sulla produzione sovraordinata. Nel conflitto tra le regole poste da due fonti (di eguale grado
gerarchico), prevale la regola posta dalla fonte competente (la fonte abilitata dall’ordinamento a porre
regole di quel tipo o in quella materia). Il criterio della competenza quindi ci apre ad un altro punto di vista.
L’utiilzzo del criterio della competenza presuppone l’utilizzo di una norma terza attributiva di competenza,
questa norma terza è una fonte sulla produzione distributiva delle competenze all’interno
dell’ordinamento. Si presuppone un ordinamento diviso per settori, esistono fonti distribuite in diverse
aree di competenza (statali, regionali, locali e comunitarie), conseguenza: la regola posta dalla fonte
incompetente è invalida poiché costituisce una patologia.

Criterio cronologico: se abbiamo due norme sullo stesso rango gerarchico e con la stessa competenza, la
legge successiva abroga la legge precedente. Nel conflitto tra le regole poste da due fonti, di eguale grado
gerarchico e nello stesso settore di competenza, prevale la regola successiva, ma essendo il problema a
monte diverso, ovvero non è un problema di valore/disvalore per l’ordinamento giuridico ma essendo
semplicemente un problema fisiologico, di successione nel tempo di atti normativi, l’effetto della
prevalenza della regola successiva, in applicazione del criterio cronologico, sulla norma precedente, non è
l’invalidità della norma precedente, in poche parole la norma precedente viene sostituita da quella
successiva 1. Presuppone il decorso del tempo; 2. Esistono fonti che si succedono nel tempo; 3.
Conseguenza: la fonte posta successivamente ABROGA la precedente e si delimita temporalmente la sfera
di paplicaizone di una regola; è fisiologica. L’utilizzo del criterio cronologico causa la perimetrazione
dell’ambito di vigenza cronologico di un atto fonte successivamente abrogato da un altro atto fonte.

Esempio:

al tempo T1 (1/1/1999) viene approvata la legge (x) la tassa A ha un’aliquota del 15%

al tempo T2 (1/1/2000) la legge (x) viene abrogata dalla legge (y) che dice che la tassa A ha un’aliquota del
25%

al tempo T3 (1/1/2003) si apre un processo per evasione, quale aliquota si applica?

Quella vigente nel momento in cui è avvenuta l’evasione. La legge y non ha eliminato dall’ordinamento la
legge x, ne ha circoscritto l’intervallo temporale di applicazione.

Lezione 6 08/03/21

Affinchè un sistema delle fonti possa definirsi tale è necessario che le disposizioni e le norme di cui si
compone abbiano il requisito della certezza. Per garantire la certezza del sistema delle fonti è necessario
che al suo interno il sistema delle fonti sia coerente.

Tipi di abrogazione: tacita o implicita, espressa, per nuova disciplina dell’intera materia. Queste tipologie
sono previste nelle preleggi ma l’operatività di queste forme di abrogazione è molto diversa, gli utilizzi
dell’’una e dell’altra è molto diversa.

Tacita o implicita: per incompatibilità

espressa: volontà del legislatore

Lezione 7 12/03/21

Art. 15, abrogazione delle leggi: le leggi non sono abrogato che da leggi posteriori per dichiarazione
espressa dal legislatore, o per incompatibilità tra le nuove disposizioni e le precedenti o perché la nuova
legge regola l’intera materia già regolata dalla legge anteriore
Le leggi non sono abrogate che da leggi posteriori.

1. L’atto abrogativo può essere espresso, ossia eseguito mediante l’emanazione di una disposizione
abrogatrice. La disposizione abrogativa può essere “nominata” se identifica con precisione il suo
oggetto, è invece “innominata”, se la disposizione abrogatrice ha un oggetto indeterminato. Per
dichiarazione espressa del legislatore, abrogazione espressa. L’abrogazione espressa mette in
relazione 2 disposizioni, la relazione fra disposizioni non presuppone l’incompatibilità ma
presuppone l’abrogazione, quando si instaura una relazione tra disposizioni l’abrogazione avviene
in modo oggettivo, senza bisogno di interpretazione;
2. L’atto abrogativo è definito tacito quando l’effetto abrogativo discende non dall’emanazione di
disposizioni specificatamente abrogatrici, ma da disposizioni di altra natura. L’abrogazione per
incompatibilità presuppone che all’interno dell’ordinamento sia introdotta una legge posteriore
incompatibile con una legge precedente;
3. La nuova legge (posteriore) regola l’intera materia già regolata dalla legge anteriore, abrogazione
per nuova disciplina dell’intera materia. Abrogazione “per nuova disciplina” allorchè viene
emanata una serie di disposizioni che, per un determinato insieme di fattispecie tra loro connesse,
dettano una disciplina nuova rispetto a quella dettata da una o più disposizioni cronologicamente
antecedenti.

Una disposizione è un testo scritto contenuto in un atto normativo, la disposizione consiste nell’enunciato
letterale e nella consecuzione di parole che compongono un testo normativo. Da una disposizione si
possono ricavare una o più norme.

Una norma è il significato che si trae dalla disposizione, normalmente accade che da una stessa disposizione
possano trarsi più norme.

Lezione 8 15/03/21

Disposizione normativa: enunciato letterale di una norma

I criteri interpretativi si occupano di guidarci durante il passaggio dalla disposizione come enunciato
testuale normativo alla norma come significato possibile della disposizione.

Criterio letterale: valuta attentamente le parole che si conseguono all’interno di quella disposizione
normativa e da quella trae il significato, se si riesce a trarre il significato allora abbiamo “trovato” la norma.
Il criterio letterale, nella maggior parte dei casi risolve il mio problema interpretativo. Accade spesso che
questo criterio non basti in quanto una disposizione si presta a più letture, ad esempio per capire una
disposizione devo far riferimento ad un’altra disposizione

Criterio storico normativo: verifica chi ha fatto quella norma e perché, in quale contesto ha posto quella
norma, normalmente l’utilizzo di questo criterio implica l’approfondimento del procedimento con cui è
stata varata la legge, analizzare le intenzioni del legislatore può essere utile, l’utilizzo in parallelo, del
criterio sistematico.

Criterio sistematico: andare a vedere dov’è collocata quella disposizione, legare il significato di quella
disposizione alle altre disposizioni del testo normativo e verificare il contenuto della disposizione andando
ad analizzare le disposizioni che regolano la medesima materia

Criterio teleologico o finalistico: analizza qual è il fine, i principi, che la disposizione vuole tutelare, spesso è
collegato al criterio sistematico e storico normativo.

Tipologia delle fonti del diritto pubblico italiane

Principi supremi
Costituzione (intesa come atto normativo formale 1° livello); leggi costituzionali; leggi di revisione
costituzionale.

Fonti primarie: in riferimento a tutti quegli atti fonte che hanno fondamento nel testo costituzionale, la
caratteristica delle fonti primarie è che esse trovano l’elemento di loro centralità nel parlamento e quindi
nella legge statale come atto formale del parlamento

Fonti secondarie: non sono un elenco predeterminato di fonti ma sono previste da fonti primarie, per fonti
secondarie intendiamo: i regolamenti dei governi, regolamenti ministeriali, interministeriali, governativi,
regionali e degli enti locali (comuni e province).

Come funziona il nostro sistema delle fonti? Il sistema delle fonti è composto maggiormente da decreti
legge e decreti legislativi.

Lezione 9 29/03/21

Art. 138, procedimento di revisione costituzionale: per trattare questo procedimento di revisione
costituzionale dobbiamo anche trattare il procedimento legislativo ovvero come il parlamento fa le leggi.

Fasi del procedimento legislativo:

1. Iniziativa legislativa: spetta a dei soggetti predeterminato, ovvero: ciascun parlamentare, governo
(la caratteristica di un governo è che per far si che sia tale ci debba essere una maggioranza, la
quale vota la fiducia), iniziativa legislativa popolare (50 mila elettori), ciascun consiglio regionale.
Essa si realizza attraverso una proposta o un disegno di legge, siamo di fronte ad un disegno o
proposta di legge quando siamo di fronte ad un progetto di legge redatto in articoli. Il disegno di
legge va presentato al presidente dell’assemblea camera/senato perché spetta a questi assegnarlo
alla commissione competente per materia.
2. Istruttoria: commissione in sede referente: discute del disegno di legge, propone emendamenti e
poi passa il testo all’assemblea (camera o senato) perché spetta a lei votare articolo per articolo e
poi sul voto finale; redigente: fa tutto quello che fa la referente ma poi la votazione articolo per
articolo si svolge direttamente in commissione ed il voto finale spetta all’assemblea; deliberante: il
voto finale rimane all’interno della commissione. Significano la modalità in cui si effettua
l’istruttoria.
3. Deliberazione
4. Promulgazione e pubblicazione

Fonti rinforzate: es. art. 8 costituzione: tutte le confessioni religiose sono libere davanti alla legge. Le fonti
possono essere rinforzate nel procedimento o come maggioranza necessaria per approvarla o tutte e due.

Una volta approvata la legge essa deve essere promulgata e poi viene pubblicata (art. 73), la promulgazione
delle leggi spetta al presidente della repubblica entro 1 mese dall’approvazione. Camera e senato discutono
il testo e lo deliberano, se deliberano allo stesso modo allora è perfetto, se il senato modifica anche solo 1
articolo allora il testo torna alla camera.

Gazzetta ufficiale è una fonte di cognizione le leggi sono pubblicate subito dopo la loro promulgazione ed
entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo la loro promulgazione salvo che le leggi stesse
garantiscano un giorno diverso.

Art. 74 potere di rinvio presidenziale (del presidente della repubblica, perché è lui che promulga): Il potere
di rinvio è un potere di carattere riflessivo

Art.138 procedimento di revisione costituzionale

Gli atti normativi del governo aventi forza di legge


Decreti legislativi (art. 76 Cost., art. 14 l. 400/1988)

L’esito del processo di delega legislativa (oggetto, principi e criteri direttivi, termine) avremo un decreto
legislativo (d.lgs, entro il termine della legge delega)

Decreti-legge (art. 77 Cost., art. 15 l. 400/1998)

Decreto-legge (casi straordinari di necessità e urgenza) -> legge di conversione (entro sessanta giorni)

L’articolo 76 della costituzione disciplina la delegazione legislativa, ci dice che affinchè si abbia una delega
legislativa è necessario che il parlamento adotti una legge delega che però deve avere un triplice contenuto
necessario: 1. L’oggetto della delega deve essere chiaramente definito, sufficientemente chiaro su cosa il
parlamento delega la funzione legislativa al governo; 2. Per quanto tempo, entro quale termine il governo
ha il potere di esercitare la delega; 3. È necessario che siano identificati principi e criteri direttivi come
regole procedurali di carattere strumentale per l’esercizio in concreto del potere normativo delegato.

La funzione legislativa può essere delegata al governo ma è necessario che venga approvata una legge di
delega del parlamento.

Legge di delega al governo: il governo è delegato ad adottare, entro [termine] dalla data di entrata in
vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi recanti [oggetto], secondo i seguenti principi e
criteri direttivi.

Il procedimento di delegazione legislativa (procedimento per approvare una legge delega):

1. Governo o parlamentari esercitano un’iniziativa legislativa;


2. Il parlamento può approvare o meno la legge di delegazione;
3. Se viene approvata dal parlamento allora il governo delibera lo schema del decreto;
4. Parlamento: le commissioni danno un parere sullo schema (se previsto dalla legge);
5. Governo: deliberazione decreto legislativo;
6. Governo: deliberazione dei decreti correttivi (se previsti dalla legge).

la legge delega spesso prevede che la delega legislativa sia spesso esercitata in 2 tempi, il primo tempo è
quello della procedura classica, il secondo tempo consiste nella deliberazione dei decreti correttivi da parte
del governo.

La decretazione d’urgenza (art. 77 cost.)

Il governo non può, senza delegazione delle camere, emanare decreti che hanno valore di legge ordinaria
(La decretazione d’urgenza ha un carattere eccezionale), quando si hanno casi straordinari di necessità ed
urgenza. Quando in casi straordinari il governo adotta sotto la sua responsabilità provvedimenti provvisori
con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli alle camere che, anche se sciolte, sono convocate e
devono riunirsi entro 5 giorni. Il decreto legge è un atto del governo che il governo assume sotto la sua
responsabilità. I decreti legge perdono di efficacia sin dall’inizio se non sono convertiti in legge entro 60
giorni dalla loro pubblicazione

Procedimento di formazione del decreto legge

1. Il governo adotta un decreto legge;


2. Passa poi sul tavolo del presidente della repubblica per l’emanazione delle leggi e dei decreti;
3. il giorno stesso il governo deve presentare il disegno di legge di conversione del decreto;
4. parlamento effettua eventuali emendamenti al decreto legge;
5. parlamento approva la legge di conversione;
6. il presidente della repubblica promulga la legge di conversione;
Libertà costituzionali

I crimini contro i diritti umani, che sono diventati una specialità dei regimi totalitari, possono sempre venir
giustificati con l’affermazione che diritto è quanto è bene o utile per il tutto, tenuto distinto dalle sue parti.

Perché è perfettamente concepibile, e in pratica politicamente possibile, che un bel giorno un’umanità
altamente organizzata e meccanicizzata decida in modo democratico, cioè per maggioranza, che per il tutto
è meglio liquidare certe sue parti. (Hanna Arendt, Le origini del totalitarismo)

Stato contemporaneo: costituzionale

Caratteri:

- costituzioni rigide: c’è un limite alla legge del Parlamento: procedimento aggravato (art. 138 Cost.);
giustizia costituzionale;
- i diritti sono riconosciuti dalla Costituzione non dalla legge;
- il principio di eguaglianza è riconosciuto in costituzione e non dalla legge;
- limiti derivanti dal diritto internazionale e sovranazionale (UE e CEDU).

Articolo 2 costituzione

“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo sia nelle formazioni
sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà
politica economica e sociale”

La repubblica riconosce e garantisce che l’essere umano ha una sua personalità che non deriva e non
dipende dall’organizzazione istituzionale e formale dello stato, ce l’ha da prima e questa personalità
comporta dei diritti imprescindibili dell’uomo in quanto tale.

Diritti inviolabili, doveri inderogabili, i primi sono riconosciuti ed i secondi sono richiesti dalla repubblica
perché possa riconoscere e garantire i primi

Inviolabilità: vuol dire garanzia di intangibilità dei diritti stessi, non eliminabili neanche ad opera
dell’organo espressivo della volontà popolare, quale è il parlamento. Cioè quei diritti non possono essere
toccati neanche dal legislatore e, così come il principio di uguaglianza anche l’affermazione dei diritti
inviolabili dell’uomo che attengono alla personalità dell’essere umano danno identità alla costituzione
italiana e modificare questo aspetto significherebbe modificare l’identità della costituzione italiana, una
rottura costituzionale.

Quali sono i diritti inviolabili?

- Solo quelli indicati come tali dalla Costituzione?


- Il catalogo dei diritti inviolabili è aperto o chiuso?

Diritti e doveri

L’articolo 2 stabilisce la correlazione tra diritti e doveri, può essere garantito un diritto in quanto vi
corrisponde un dovere e questo dovere non è solo un dovere generale della repubblica. Dovere di
solidarietà, la solidarietà è dovuta non solo dallo stato nei confronti dei cittadini ma affinchè lo stato possa
prendersi effettivamente cura dei cittadini è necessario che la solidarietà sia un elemento comune.
Le 2 dimensioni dell’uguaglianza art. 3: tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla
legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali
e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di
fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva
partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

La legge non può disciplinare in modo diverso la condizione dei cittadini discriminandoli sulla base della
distinzione di sesso, razza, lingua ecc. se la legge procede in questo senso è illegittima, vìola l’articolo 3 della
costituzione.

La repubblica esiste perché 1. Riconosce i diritti inviolabili e li garantisce; 2. Il compito della repubblica è
rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando la libertà e l’uguaglianza impediscono il
pieno sviluppo della persona umana. Tutti siamo uguali davanti alla legge quindi se vuoi fare l’avvocato devi
avere una laurea in giurisprudenza e devi passare il test di abilitazione

L’eguaglianza:

L’eguaglianza nello stato liberale: formale;

l’eguaglianza nello stato contemporaneo: sostanziale;

l’eguaglianza come “ragionevolezza”: il giudizio di non discriminare.

L’architettura dei diritti nella costituzione italiana

Rapporti civili: diritti civili, art. 13-28;

rapporti etico-sociali: diritti sociali art. 29-34;

rapporti economici: diritti sociali e diritti economici art. 35-47;

rapporti politici: diritti politici e doveri inderogabili art. 48-54.

SEMINARIO 1 DI DIRITTO CON VENTRONE


In generale: non si può comprendere la nascita del partito comunista avvenuta, nel gennaio del 1921, se
non passando attraverso la frattura rappresentata dalla prima guerra mondiale. La prima guerra mondiale
come tutti i grandi fenomeni è un fenomeno complesso, da una parte, indubbiamente, ha contribuito a
unificare il paese, però dall'altra parte la grande guerra produce grandi lacerazioni tra le classi popolari e la
borghesia. La borghesia viene accusata di aver voluto la guerra per arricchirsi sulle spalle sul sangue delle
classi popolari che hanno sostenuto la maggior parte dello sforzo bellico, ci sono delle lacerazioni all'interno
della borghesia, ci sono coloro che giurano mai più una nuova guerra e invece c'è chi pensa che la guerra è
stata un'occasione per rilanciare l’Italia sullo scenario internazionale e che quindi bisogna continuare a
camminare dentro quel percorso. Ci sono delle lacerazioni all’interno delle classi popolari, ci sono quelli che
sono stanchi della guerra, che rivogliono il ritorno della normalità, ci sono settori più radicali che in parte
confluiranno proprio nel partito comunista, e che invece pensano che il sangue proletariato versato senza
senso nel corso della guerra deve essere riscattato dalla grande rivoluzione, una rivoluzione che crei una
società totalmente diversa dal passato, senza più guerre, senza più violenza e ingiustizie.

Naturalmente a queste speranze di un rivolgimento enorme, (dobbiamo stare attenti a non considerare
questi grandi sogni collettivi di una rigenerazione, come cose di un passato lontano, perché queste
dinamiche caratterizzano tutte le grandi trasformazioni, a cui si sommano crisi economiche, crisi sociali e
culturali tendono a nascere movimenti palingenetici, ovvero movimenti che tendono a immaginare un
mondo che fa dimenticare gli errori e le tragedie appena vissute, proiettando nel futuro un tipo di società
completamente diverso, questo è quello che accade prima e durante la prima guerra mondiale, durante e
dopo la seconda guerra mondiale) questo desiderio di una società completamente rinnovata viene
alimentate dallo scoppio della rivoluzione di ottobre 1917. La rivoluzione russa è un grande mito del 900 in
cui appunto il sogno di una nuova umanità è centrale, la convinzione che l'umanità possa rinascere
attraverso una nuova educazione, dando vita a forme di umanità e di socialità in edite, mai realizzata nella
storia, forse comparse solo agli albori.

Il comunismo diventa una religione politica, un'ideologia che acquisisce un valore assoluto, e che definisce
ciò per cui vale la pena vivere e ciò per cui vale la pena morire, i fini ultimi dell'esistenza, senza capire
quanto questa perché la regione sia stata interiorizzata nel mondo comunista, è difficile capire i sacrifici che
sono stati fatti per provare a realizzare questa società comunista. In cui il progetto marxiano dar vita ad una
rivoluzione, sarà seguita da una fase la cosiddetta dittatura del proletariato in cui lo Stato realizza tutto,
terre e fabbriche e miniere per poi approdare in un'ansia età comunista in cui l'uomo finalmente vivere in
pace con l'essere umano e con gli altri esseri umani, non saranno più squilibri di ingiustizie. L'essere umano
sarà capace di autogovernarsi questa è la grande speranza.

Il partito comunista si caratterizza per una grande disciplina interna, da quella che noi possiamo chiamare la
cultura della rivoluzione, cioè che cos'è la cultura della rivoluzione? È l'idea che il male è frutto di un assetto
sociale scorretto, squilibrato, ingiusto e che raddrizzando questi squilibri ed educando l'italiano in un
comportamento nuovo possa nascere una nuova società. Quindi il male è esterno all’uomo. Alla cultura
della rivoluzione si contrappone, secondo Scoppola, la cultura della liberazione che è tipica della cultura
democratica, cioè il male e anche dentro l'uomo, è una delle possibilità che abitano l’essere umano.

Il PC (Partito Comunista) è dentro la cultura della rivoluzione, nasce da una scissione del partito comunista
nel gennaio del 1921 e prende il nome di partito comunista d'Italia, perché? Perché c'è il mito dell'unione
sovietica che ha la casa, il paese che per la prima volta il comunismo è arrivato al potere, per la prima volta
le masse operaie sono arrivato al potere. Diventa il partito comunista d'Italia cioè sezione di Italia della
terza internazionale, la terza internazionale è questa associazione internazionale che comprende i partiti
comunisti di tutto il mondo in cui il PC è solo una sezione, la sezione italiana. Vedremo che durante la
resistenza il pc cambierà nome e diventerà il partito comunista italiano, che sta a significare la sua maggiore
autonomia da Mosca, non è semplicemente una sezione è qualcosa che ha la sua autonomia. Il PC in questi
anni comincia subito delle divisioni, la principale è quella fra Amedeo Bordiga uno dei fondatori del partito
comunista, È uno di quelli che promuove l'uscita dal partito comunista ed è quello che non vuole nessuna
collaborazione con altre classi, vuole la rivoluzione del proletariato. Mentre l'altro è Gramsci che diventa
ben presto il punto di riferimento principale (sì è considerato uno dei maggiori filosofi politici del 900, ha
scritto quando è stato arrestato nel nel 1926 dal fascismo, le famose “lettere dal carcere” che sono dei
capolavori della letteratura politica del 900 e non solo italiano, e poi scrive i “Quaderni dal carcere” che in
cui sviluppa alcune intuizioni che aveva cominciato ad avere nei primi anni 20, quando nasce il partito
comunista, e cioè che l'Italia è una struttura sociale complessa e quindi la classe operaia relativamente poco
numerosa, la rivoluzione da sola non ci riuscirà mai. Poi in Italia ce la Chiesa, il mondo cattolico, bisogna
comunicare con il mondo cattolico, con il mondo contadino, bisogna essere capaci di gettare egemonia,
ovvero che la rivoluzione potrà venire soltanto quando il proletariato avrà conquistato l'egemonia culturale
nel paese o almeno dentro le masse popolari. Quindi egemonia è forza più consenso).
Poi, come sappiamo, il fascismo arriva al potere, la marcia dell'ottobre del 1922, l'assassinio di Giacomo

Matteotti (socialista barra riformista che indaga sul fascismo, sugli imbrogli, la corruzione, le violenze
fasciste per poter vincere elezioni del 1924, viene picchiato e violentato, continua la sua battaglia).
Mussolini è stato uno dei leader del socialismo rivoluzionario, è stato il direttore dell'avanti (o dei giornali
più importanti del socialismo italiano), successivamente diventa interventista, rompe con i socialisti e si
sposta verso destra. Egli introduce una serie di diverse riforme sociali che sono rimaste impresse negli
italiani, perché era la prima volta che accadeva, come l'assicurazione obbligatoria però la tubercolosi, gli
assegni familiari e le ferie retribuite ecc. Fra repressione e consenso il fascismo costruisce il regime, i
socialisti dimostrano la loro impotenza, vogliono la rivoluzione a parole, ma realtà non si organizzano per
contrastare la violenza fascista, solo attorno al partito comunista si formano i cosiddetti arditi del popolo
ovvero giovani che hanno combattuto la prima guerra mondiale e cerco di resistere con le armi alla mano le
violenze fasciste. Nei primi anni 30 viene smantellata tutta la rete di resistenza antifascista delle forze
antifasciste. Il partito comunista è l'unica forza politica che conserva un centro d'azione interno, quindi i
militanti che clandestinamente continuano a scrivere i manifestini, vado a prendere la bandiera rossa il 1
maggio.

Dopo l'assassinio di Matteotti: ci sono le forze politiche, e anche la grande stampa che fino a quel momento
ho appoggiato il fascismo in funzione antisovversiva cioè contro i socialisti e i comunisti per paura che
anche in Italia scoppiasse una rivoluzione sovietica e che lo Stato diventasse capo di tutto. Si appellano al re
perché dopo l'omicidio di Matteotti pretendono che intervenga e che licenzi Mussolini, che gli tolga
l'incarico formale di creare il governo e quindi si ritirano nell'Aventino. Il partito comunista in quel
momento non può la collaborazione con i borghesi e torno in parlamento, rompe il fronte antifascista.

Palmino Togliatti è stato un grandissimo politico, nel 1935 diventerà segretario della terza internazionale a
livello mondiale, un uomo di altissimo livello e di grande cultura. Ed è possibile che questa esperienza segni
il suo carattere nel progetto di partito comunista, Togliatti fa parte di quella dirigenza comunista che cerca
di opporsi a Stalin. Togliatti dirige il centro interno con grande efficacia, nel 36 c'è un cedimento, il partito
comunista pubblica l'appello ai fratelli in camicia nera in cui si dice “Fascisti o non fascisti devono unire le
loro forze secondo i borghesi che in realtà vivono nello sfruttamento delle classi operatrici”.

Nasce la stagione del fronte popolare. Il pc diventa sempre un partito più complesso, l'unico che opera in
Italia, quello che sostiene le ho alleanze più ampie possibile, mettendo da parte le differenze ideologiche.
Dopo scoppia la seconda guerra mondiale, quand’è che il pc fa un salto di qualità? Mussolini viene arrestato
il 25 luglio del 1943, e come suo successore vediamo Badoglio. Il momento in cui partiti si cominciano a
prendere quota è l'8 settembre del 1943, quando gli americani premono perché in Italia ci sia la
dichiarazione ufficiale del governo che l’Italia è uscita dalla guerra, il re Badoglio non vuole e così gli
americani decidono andare alla radio annunciare che l’Italia firmato l'armistizio e da quel momento e
affianco agli alleati (non alleata perché l’Italia è stata una delle cause della guerra). Immaginiamo l’Italia in
quel momento: l'Italia è in guerra, è invasa a sud dagli anglo americani e da nord dai tedeschi, il re che è il
simbolo dell'unità nazionale è scappato, il governo si è sciolto "come neve al sole”, dopo il 9 settembre si
scioglie l'esercito, sono una serie di traumi che sono rimasti nelle menti di quelle generazioni. Secondo
alcuni è il momento in cui è morta la patria, il senso di patria. Non c'è più alcun punto di riferimento, gli
unici punti di riferimento sono due in quel momento: la Chiesa e accanto alla chiesa nasce il comitato di
liberazione nazionale, cioè il comitato di tutte le forze antifasciste dai monarchici e liberali fino ai comunisti
che vogliono organizzare la lotta contro tedeschi e contro i residui del fascismo.

Finisce la guerra in Italia e quasi la metà dei partigiani combattenti e comunista, più della metà dei morti dei
partigiani sono comunisti, quindi il pc dalla resistenza trae enorme vantaggio (quando questi partigiani
venivano catturati, l'ordine era di resistere a qualsiasi costo per 24 ore poi parlare, perché alla fine si sapeva
che ti avrebbero fatto parlare. Questo perché, quando i tuoi compagni si accorgevano che tu fossi stato
catturato avevano 24 ore di tempo per scappare). Il primo mento il partito comunista cambia nome e
prende il nome di partito comunista italiano. Quanto alla resistenza armata c'è la resistenza civile che sono
le donne che partecipano, che portano messaggi, i viveri alle bande, i ragazzi, la chiesa. Una piccola parte
della Chiesa si schiera con la resistenza che nel 42-44 finalmente aprono la democrazia, il papa dice che se
gli italiani avessero potuti scegliere questa guerra non ci sarebbe stata, se ci fosse stata democrazia questa
guerra non ci sarebbe stata, finalmente la chiesa apre la democrazia. La democrazia è guardata finalmente
con simpatia e non come un caos di conflitto di tutti contro tutti, ma come sistema che dà più garanzie agli
esseri umani. E quindi attorno al partito comunista e alla resistenza generale si crea questa rete molto più
ampia.

La costituzione: come tutti i fenomeni storici, anche la resistenza è un fenomeno complesso che crea un
avvio comune che è rappresentato dall’anti-fascismo. Perché la nostra costituzione si deve definire in
negativo? Perché anti? Essere antifascista non vuol dire essere democratico, l'unione sovietica era
antifascista ma non era democratica, però l'antifascismo nella nostra concreta esperienza storica, vissuta,
pagata col sangue con la guerra, con la fame da un intero paese, l'antifascismo è stata la risposta che il
paese ha dato alla causa principale della tragedia che ha dovuto vivere con la seconda guerra mondiale,
cioè il fascismo. Lo sappiamo: la nostra costituzione garantisce i diritti civili, politici e diritti sociali, che cosa
vuol dire? Che le tre grandi culture politiche della nostra storia unitaria il liberalismo, il marxismo, e il
cattolicesimo sono nonostante la diversità di opinione, sono riusciti a collaborare e a mettere insieme i
diritti civili tipici della liberalismo con i diritti politici sono tutti d’accordo anche perché il fascismo li ha
negati e sui diritti sociali si soni incontrati la cultura marxista e quella cattolica, la questione della giustizia
sociale. Nella nostra costituzione è una centrale l'individuo ma la persona, è una concezione molto più
ricca, persona È l'individuo che si sviluppa in un contesto di relazioni sociali, è l'individuo che cresce in tante
comunità sempre più grandi (la famiglia, la Chiesa, il Comune, la regione).

Perché antifascista? Pensiamo i principi fondamentali.


L'articolo 2 : La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle
formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di
solidarietà politica, economica e sociale. Questo vuol dire che ci sono dei diritti pre politici che non
appartengono al potere politico sono quelli che permettono all'individuo di praticare la sua razionalità,
praticare la sua razionalità è la cosa che lo distingue dagli animali.

L’articolo 4: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che
rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la
propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. Ha il
dovere di svolgere, l’individuo è in debito con la comunità che lo sostiene, ma questi dovere si deve
esercitare secondo le proprie possibilità e le proprie scelte. Quello che il fascismo non ha fatto, le donne
non potevano o di certo partecipare ai partiti ecc..
L’articolo 6: “La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”. Il fascismo al contrario ha
fatto la guerra.

L’articolo 8: Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Quello che il fascismo
non ha fatto, tutti coloro che si sono convertiti al protestantesimo, tornato in Italia si trovano discriminati.

L’articolo 10: L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale. E quello che
l'Italia non ha fatto quando ha dichiarato guerra a nell'ottobre del 35 all'Etiopia, paese libero che
appartiene alla società delle nazioni, è ricorsa ad armi chimiche proibite dalle convenzioni internazionali.
Bombardando con gas villaggi, uccidendo donne, bambini e anziani.

L’articolo 11: L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli. Esattamente
nella visione vitalistica del fascismo non si accettava, la guerra era un legittimo strumento per espandere e
mostrare la vitalità del proprio popolo e per espandere il suo spazio vitale.

L’articolo 3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di
sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Esattamente il
contrario dell'esperienza dei regimi totalitari, per regimi totalitari non è vero che tutti sono uguali davanti
alla legge, la donna valeva meno dell’uomo ecc.
Seconda parte dell'articolo 3: È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e
sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della
persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e
sociale del Paese. Si rovescia il rapporto fra individuo e stato. Nel fascismo il individuo e Stato era che lo
Stato era tutto (come dice Mussolini) e l'individuo era niente, cioè se l'individuo da fastidio allo Stato
poteva essere rapito, incarcerato e anche esiliato. adesso invece è lo stato che è al servizio del cittadino.

L'antifascismo non è semplice negazione, ma è affermazione in positivo, rovesciamento e superamento di


quello che regimi totalitari hanno fatto. I limiti sono quelli interni alle culture politiche del tempo, c’è la
democrazia cristiana, il partito cattolico che è più legata alla lezione di Don Luigi Sturzo che è sttao frose la
mente democratica più alta del 1900 italiana. E hanno interiorizzato il liberalismo e chiedo no un. sistema di
pesi e contrappesi e quindi chiedono le regioni, ovvero un potere locale per poter limitare il potere centrale
E vogliono una corte costituzionale e che deliberi se poi le leggi, promulgate parlamento e applicate dal
governo siano conformi o no al dettato costituzionale. I comunisti sono contrari perché i comunisti hanno
una radice russoiana, se il popolo e uno perché bisogna fare le regioni, se il popolo è razionale tutto il
popolo sarà razionale. Questa è la cultura comunista che in realtà dopo un po’ di anni si rovescia nell’esatto
contrario, perché scoppia la guerra fredda il partito comunista viene considerato un pericolo.nel maggio del
1947 si rompe la fase dei governi e nel frattempo nasce un governo senza militanti e fascisti. Da quel
momento il partito comunista che è L ’opposizione cambia idea, dice no vogliamo le regioni, Perché sa che
nelle elezioni regionali Emilia-Romagna, Toscana e Umbria vincerebbe elezioni locali e le governerebbe lui,
vuole anche una corte costituzionale perché non si fida dei partiti che governano la democrazia cristiana,
quindi vuole una costituzione che valuti la costituzionalità delle leggi e delle decisioni prese. E la DC è
contraria. Pian piano si raggiunge un accordo e vedremo nel 56 nasce la corte costituzionale, nel 70 le
regioni.

(INSERIRE LE TRE IMMAGINI) Questo è un volantino (1945-1946 all’incirca) che viene diffuso verso la fine
della seconda guerra mondiale in Italia. Questo è il sogno del partito comunista, capiamo che in un Italia
povera, che esce dalla guerra e che è un paese ancora ferito, il fascino che possono avere questi progetti.

(Altro manifesto, no foto) questo è un altro manifesto demo-cristiano anticomunista, cit. manifesto: “il
divorzio, il libero amore che i comunisti portano con loro, perché sono nella morale corrente, sono appunto
per il divorzio, le donne devono avere pari diritti all’uomo…”.
(Vignetta con il lupo vestito da agnello) Il fronte democratico, perché il PC il 18 aprile del 1948, le prime
elezioni dell’era repubblicana, perché sappiamo che il 2 giugno del 1946 si vota per il referendum
monarchi-repubblica e per l’assemblea costituente (che scriverà la costituzione che è entrata in vigore il 1
gennaio del 1948), il partito comunista fa finta di essere un partito democratico.

Il partito comunista è un partito anfibio, cioè quello che ha pagato il prezzo più alto nella resistenza, quello
che durante tutto il fascismo ha lottato per tener aperta la possibilità di un opposizione, è uno dei padri
della costituzione, però è filo-sovietico vuol dire che immagina la democrazia parlamentare come un
momento di passaggio verso il raggiungimento della democrazia sostanziale, ovvero l’estinzione dello stato
(come prevede Marx) c’è gli esseri umani si autogoverneranno spontaneamente, non avranno più bisogno
di un potere politico che deciderà per loro, l’essere umano è un essere naturalmente sociale se è ben
educato collaborerà, non ci saranno più guerre e conflitti. Quindi la democrazia formale è un momento di
passaggio, se alla minoranza non è data la possibilità di fare politica e di sperare di vincere le elezioni si è
fuori dalla democrazia. La democrazia liberale è chi vince non vince tutto e chi perde non perde tutto. Il
partito comunista resta legato fino alla fine con il mito dell’unione sovietica.

Domanda di Calzolaio: Qual era l’approccio del PC rispetto a questi fenomeni organizzati di violenza
politica? Il partito comunista ha la legittimazione della violenza proletaria nel DNA, cioè la borghesia da
Marx e Engels “il manifesto del partito comunista” si dice che al borghesia non rinuncerà mai ai suoi
privilegi, bisogna toglierli con la forza, e quindi dittatura del proletariato e poi dice che cosa succederà,
Marx dice che l’uomo cambierà ma non sa come cambierà. E quindi la legittimazione della violenza, politica
e dentro il suo DNA, ora il pc voleva o no la rivoluzione in Italia? Sì, la voleva per forza, però sapeva che non
si potesse fare.

SEMINARIO 2 DI DIRITTO CON CALZOLAIO VALERIO


L’articolo 49 della costituzione italiana
- Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico
a determinare la politica nazionale
L’insieme dei partiti determina la politica, ogni partito le sue politiche, le sue opinioni, le sue idee e la sua
struttura, ovvero il metodo democratico. (In qualche articolo successivo afferma che chiunque svolge una
funzione pubblica deve esercitare questa funzione con onore e disciplina). I partiti sono citati in parte
regolamentati dalla costituzione italiana (evidentemente quando l'ho scritto la costituzione esistevano già i
partiti, non sono stati “creati" dopo). Destra e sinistra avranno una storia. Come si sono crearti i partiti di
destra e di sinistra? Nel corso della rivoluzione francese ha cominciato a riunirsi un'assemblea e per vari
raggruppamenti per identità delle persone, e alcuni si mettevano, rispetto a colui che parlava, si mettevano
alcuni a destra e alcuni a sinistra. L'origine di questi due termini, è un'origine pratica e dinamica dell’uomo.
Nel corso della storia di tutti i paesi per determinare le politiche anche in modo non democratico si sono
aggregati partiti.

Parliamo del partito comunista Italiano (PCI) di questo partito nel 2021 non si celebra il compleanno, ma
l’anniversario, che vuol dire? Che 100 anni dal 2021, ovvero del 1921 è nato ma nel frattempo è morto,
quindi è un fatto storico. Il partito comunista italiano di cui si celebrano i 100 anni dalla nascita, si chiamava
l'inizio partito comunista d'Italia, ci sono due ragioni:
- La prima ragione è linguistica, letteraria, un tempo si diceva più facilmente cittadino di Italia piuttosto
che cittadino italiano, c'è un'evoluzione della lingua,
- La seconda ragione invece è più di storia politica e cioè che quando nacque il partito comunista, ne era
uno solo, e poi c'erano le sezioni nazionali, la sezione nazionale italiana era il partito comunista d'Italia,
ma si percepiva il partito comunista come un aggregato intorno all'esperienza dell'unione sovietica cioè
di quella che è stata la rivoluzione del 1917.

La prima categoria detta prima è la costituzione mentre la seconda è la periodizzazione. Periodizzare ci


aiuta a interpretare quello che accade.
1. Dal 1861 al 1914 la monarchia e la lenta crescita del suffragio in Italia, che fa sì che la partecipazione
dei cittadini via via si allarga, poi la guerra, le guerre periodizzano sempre, perché muoiono esco un po'
dalla vita associata.
2. Il secondo periodo è 1914-1918, i quattro anni della guerra, perché lì accade qualcosa di sconvolgente
per l'Italia, perché i contadini che non si erano mai mossi dall'Italia furono arruolati e mandati a morire,
a ferirsi e forse tornare dopo molto tempo cambiati.
3. La guerra periodizzare la storia d'Italia dell'Europa e del mondo, un altro periodo cruciale ovvero dal
1919- 1925 è il periodo in cui la democrazie italiana tenta di ripartire, i partiti tentano di ripartire e
invece tutti i partiti vengono sconfitti da un unico regime, ma un regime a partito unico non è un
partito ma un regime, cioè è una forma di governo e di Stato.

Perché questa cosa della periodizzazione è importante? Perché se vogliamo fare la storia del PCI dal 1921 al
1991, cioè nei settant'anni in cui è stato in vita, dobbiamo capire come si periodizzando questi settant’anni.
Perché nel 1921 nasce un partito che era la succursale italiana del partito comunista vittorioso della
rivoluzione russa. Con il 1944 inizia un'altra storia, nel senso che, non c'è più la Russia del dopo rivoluzione,
c'è un altro sistema mondiale del comunismo, in particolare c'è l'unione sovietica, quindi i comunisti
ovunque siano nel mondo continuano a prendere suggerimenti, consigli dall'unione sovietica. Import in
particolare fra il 1921 e il 1944 due emersero due personaggi importanti: Antonio Gramsci e Palmiro
Togliatti, diventano entrambi militanti comunisti a Torino, diciamo intorno alla fine della prima guerra
mondiale. Queste due persone cominciano ad essere due comunisti italiani. (Abbiamo visto nascita nel
1921, prima cesura di periodizzazione il fascismo 1925). Nel 1944 c'è una nuova periodizzazione perché
Togliatti torna in Italia, un pezzo di Italia cominciava ad essere liberata e con l’avallo dei suoi interlocutori
sovietici (ovvero che lo sapevano e che erano tutti d’accordo) e dicono che in Italia c’è bisogno di una fase
costituente unitaria di tutti coloro che avevano combattuto o avversato il fascismo. Fu fatta un’amnistia per
tutti coloro che avevano aderito e sostenuto il partito nazional fascista. Nel 1944 inizia una nuova storia per
l’Italia, se c’è stata l’Assemblea costituente è perché il ’44 è l’inizio di una nuova storia per tutti, e tutti
quelli che accettano di iniziare questa nuova storia si trovano poi ad eleggere i componenti dell’Assemblea
costituente che si trovano a scrivere la costituzione che è ancora quella che è entrata in vigore il 1 gennaio
1848. Anche la nascita delle regioni ha cambiato la storia dei partiti politici italiani. Il partito comunista dal
1944 al 1947 (seconda periodizzazione) non è stato più al governo italiano. Però da quando ci sono le
regioni ha governato (fino a quando è esistito il PCI nel 1991) alcune regioni sempre. Tutti i partiti sono
condizionati da eventi sovranazionali e sub-nazionali e le dinamiche dell’articolazione del potere nel proprio
territorio. Perché il partito comunista non ha governo più in Italia dopo il 1947? Perché in alcuni momenti
non era possibile fare il governo senza il voto di deputati e senatori del partito comunista italiano, perché la
la percentuale era cosi alta che non erano possibili coalizioni di governo senza quei voti (questo in
particolare nel 1976-1979). Però dopo il 1947 non ha più avuto un ministro.

Prima delle elezioni del 1948 la democrazia cristiana decide che il comunisti devono andare via dal governo,
per una ragione citando un costituzionalista demo-cristiano Leopoldo Elia che cercando di spiegate il
sistema dei partiti nel rapporto con le dinamiche istituzionali, cioè con le istituzioni di diritto pubblico e con
la storia costituzionale. Fu introdotta la CONVENTIO AD EXCLUDENDUM cioè una regola di rilievo
costituzionale, che condizionava le scelte costituzionale e istituzionali era quasi una regola, (cit. prof
calzolaio: quando abbiamo trattato dei principi del costituzionalismo, abbiamo definito che cos’è la
costituzione, nello scorso seminario abbiamo individuato quando si situa il potere costruente, ma
noi abbiamo detto che la costituzione è l’insieme delle norme scritte e non scritte che danno
identità ad un certo ordinamento, qui ne incontriamo una “la convento ad excludendum” che non è
scritta e che forse c’è scritto tutt’altro nella costituzione. Invece in qualche modo tutta la storia
repubblicana dal ’47 al ’48 è retta da una regola che da indennità al nostro ordinamento che non
era scritta. Ma ci serve per capire che la costituzione non si basa solo a norme scritte ma anche
quelle non scritte. La conventio ad excludendum è una di queste, c’era una forza politica votato da
milioni e milioni di persone che per definizione e per considerazione di fattori esterni ed interni non
poteva andare al governo, cioè quando c’erano o si prosperavano nuove elezioni si sapeva già
che un 20-30% rappresentato dal partiti comunista italiano non poteva andare al governo). La
conventio ad excludendum in Italia nasce da un condizionamento internazionale, perché fu creata questa
regola, perché c’era la guerra fredda nel mondo, cioè il mondo si è percepito ed è vissuto attraverso una
competizione fra dei sistemi di forme di governo e forme di stato. E il nostro mondo, occidentale, ha
ritenuto che fosse assolutamente da evitare ogni contaminazione con quella che era diventato
un’esperienza dittatoriale nell’unione sovietica.

L’unione Sovietica che usciva dalla seconda guerra mondiale era un paese in cui non un partito aveva fatto
la rivoluzione, ma quel partito si era inglobato con lo Stato, funzionava in un modo dittatoriale e cercava di
condizionare altri paesi, alcuni dalla propria parte della guerra fredda che veniva chiamato il blocco dell’est
e altri fuori attraverso i propri partiti comunisti e di condizionare il resto del mondo. E quindi la guerra
fredda comportava un mondo diviso in due parti, in cui una parte era divisa da un muro, che poi si è
materializzato nel muro che ha diviso la città di Berlino, era esattamente il muro tra due sistemi
costituzionali intestati, separati, diversi, in guerra fra di loro (appunto la guerra fredda). In alcuni paesi la
dinamica si poteva tradurre non cambiando la costituzione, però introducendo nella gestione della
costituzione delle prassi, perché deve essere accettata e il partito comunista per esempio si avvantaggiò in
parte dall’essere escluso nel senso che divenne sempre più un partito con più voti.

C’è stato un momento nella storia d’Italia e quindi del PCI, nel quale questa conventio ad excludendum
poteva essere eliminata, pur essendoci una guerra fredda? Ci fu sempre anche negli stessi termini? No! In
quella legislatura tra il 1976 il 1979 il fatto che c’era stato nel 1968 delle lotto, il pacifismo, l’ecologismo, il
femminismo, un sommovimento culturale molto forte. Il fatto che l’Italia a differenza che altri paesi europei
il partito comunista avesse accresciuto i propri voti, tanto che ’76 non si poteva fare un governo senza ai
voti dei deputati e dei senatori del PCI. Quindi c’era un dato materiale del quale tener conto. Una dinamica
degli altri partiti, in particolare la democrazia cristiana che faceva sì che una parte della democrazia
cristiana era convinta che fosse giunto il momento di superare la conventio ad excludendum. Quindi la
combinazione di tanti fattori fece si che tra il 1976 e il 1979 si stesse rompendo la conventio ad
excludendum. Il PCI votò a favore di un governo e si astenne su altro.

Il quel periodo fu rapito il capo della democrazia cristiana. Nella DC c’era un capo prevalente, soprattutto
perché era destinato a diventare il presidente della repubblica, era il candidato naturale a fare il presidente
della repubblica, Aldo Moro si era convinto che fosse necessario superare questo conventio ad
excludendum. Ma ciò non avviene e quindi il partito comunista rimase all’opposizione ed ebbe un suo
percorso che lo portò alla fine della guerra fredda, che si dissolse uno dei due lati dell’unione sovietica nel
1989 e il PCI non aveva più niente a che fare con l’unione sovietica. Il Partito Comunista Italiano ebbe
un’altra evoluzione, Belinguer morì 1984, nel 1989 decise di estinguersi in quanto Partito Comunista e di
trasformarsi. Nel 1989 decisero, nel 1991 diedero fino a questo partito che durò per 70 anni.

Periodizzazione:
1 periodo: 1921-1944
2 periodo 1944-1947
3 periodo 1948-1978
4 periodo 1978-1991

SEMINARIO 3 DI DIRITTO CON CHIARA BOLOGNA


LIBERTA’ DI ESPRESSIONE DEI “FUNZIONARI”

CHIARA BOLOGNA: racconta alcuni casi che hanno dato ispirazione alla scrittura del libro.
“Un’ispettore carcerario pubblica un post su Facebook nel quale scrive uno di meno”, alla notizia di un
suicidio in carcere. Vine ovviamente sanzionato e la sanzione disciplinare viene confermato. (Altro caso) un
militare impegnato in Expo 2015 pubblica nella sua pagina Facebook delle foto che mostrano la condizione
di degrado del campo militare dopo un nubifragio, sanzionato anche lui e sanzione disciplinare confermata.
(Caso numero 3) anche questo è stato oggetto dei quotidiani: un magistrato impegnato nella procura di
Palermo Antonio Ingroia partecipa nel 2011 al congresso dei partiti comunisti italiani, dichiarando
apertamente la sua fede politica e la condotta del magistrato viene sanzionata, ma la sanzione non viene
confermata dal CSM. Questi sono alcuni dei casi che ci introducono al problema, nel momento in cui noi
pubblichiamo un post su Facebook andiamo in contro a dei limiti per fortuna molto ristretti rispetto alla
nostra libertà di espressione del pensiero. Nel momento in cui quelle foto vengono pubblicate da un
militare o un agente carcerario e da un magistrato, queste situazioni per queste persone che svolgono una
funzione pubblica, è giusto che queste figure incontrino dei limiti peculiari? Il tema non è semplice, perché
impiegato pubblico è colui che Chiara Bologna ha provato a definire “l’ortodossia di stato” cioè lo Stato non
democratico ha come primo strumento il controllo ideologico dei funzionari pubblici.

È un tema difficile perché la libertà di espressione del funzionario è ancor prima della libertà di espressione
della collettiva al cuore del rapporto tra libertà di espressione e democrazia. Però c’è anche da dire che in
molti ordinamenti affianco a questo tema ben presente, e cioè l’idea che per garantire degli interessi di
rilievo costituzionale ci possano essere dei limiti nella libertà di espressione dei funzionari.

Il termine funzionario è un termine sfuggente nella costituzione, viene utilizzato con 3 significati diversi in
tre norme diverse. Massimo Severo Giannini dice che se c’è un termine equivoco nel diritto amministrativo
è quello di funzionario. Il punto di inizio di Chiara Bologna sono stati appunto queste riflessioni di Pizzo
Russo che recuperava alcune riflessioni di Sandulli. Che in realtà si chiedeva per quali categorie di titolari di
pubbliche funzioni si ponga questo problema della libertà di espressione che appunto è diverso dal tema
del segreto. Chiara Bologna si chiedeva se era pensabile che ci fossero dei limiti ulteriori per chi è titolare di
pubbliche funzioni, indicando tutti coloro che avessero un ruolo di impiego e che non avessero cariche
pubbliche. La limitazione di Chiara Bologna nasce dalla distinzione di chi è titolare e chi non lo è di cariche
pubbliche e poi l’idea è stata quella di guarda a quei titolari di funzioni pubbliche e che ponessero dei
problemi di neutralità. È chiaro che le cariche che si potevano esaminare sono tante ed ha dovuto scegliere
della categorie e ha scelto quelle che in realtà per la costituzione rievoca un dovere di neutralità politica,
quelle per le quali l’articolo 98 della costituzione prevede la possibilità che si possa limitare la
partecipazione hai partiti politici.

Per quanto riguarda l’Italia altre suggestioni oltre all’articolo 98, abbiamo l’articolo 52 che prevede per i
militari dei doveri specifici e questo giustifica le motivazioni per il quale un militare deve avere
l’autorizzazione prima di rilasciare delle dichiarazioni relative al proprio servizio. Abbiamo un altro articolo,
l’art. 54 comma 2 che prevede che i funzionari debbano svolgere le loro funzioni con disciplina ed onore.
Questo in realtà è una norma che può essere centrale perché l’unica sentenza dove la corte costituzionale
si pone un problema di limitazione di libertà di pensiero e coscienza.

venerdì 16 aprile 2021


D.P.C.M.-Fonti del diritto al tempo della pandemia
- Decreti del presidente del consiglio dei ministri
- Contenuto dei decreti ripetutamente adottato ha inciso profondamente nella
nostra vita quotidiana (limiti e conseguenze di cui quotidianamente sentiamo
parlare, incidono sull’attività economica, sociale…)
- Sono fonti del diritto, dove fondano la validità?
- Concorrenza con ordinanze regionali, con ordinanze del ministro della salute…
non c’è chiarezza
- Art.17 legge 400 introdotta nel 1988: ruolo del presidente del consiglio: comma
1. (DPR- decreto del presidente della Rep. ma è un atto sostanzialmente del
governo) e comma 3.(decreti ministeriali: decreti dei singoli ministri) = da una
gerarchia netta, il DPR è gerarchicamente sovra-ordinata a un regolamento
deliberato dai singoli ministri. I DPCM qui esistono in maniera implicita ma come
atti amministrativi ma non li si contempla come fonte normativa, come fonte di
produzione del diritto.
- Art. 95 Cost.Primo comma Il presidente del consiglio dirige la politica generale del
governo e ne è responsabile , secondo comma c’è un principio collegiale e un
principio individuale del ministro. Qui c’è una tripartizione, cosa non presente
nella legge 400 dell’88.
- In via giurisprudenziale
- Decreto ministeriale, DPR, DPCM= tripartizione
- Quanti sono stati i DPCM? Nel 2014 in media emanati 116 DPCM, 97 nel 2015=
totale 213. Non necessariamente di natura normativa, il problema è che in
rapporto con il DPR. Quella che è la fonte dell’esecutivo (DPR) non si siano quasi
mai, rappresentano il 4/5%. Su 213 sono numerati solo i 19 che si qualificano
come documenti. Gli altri non sono numerati e sfuggono alla banca dati. Ci si
riferisce attualmente ai DPCM con la data (es. 3 dicembre…). Problema della
atipicità dei DPCM, ne esistono svariati tipi e sono regolati in maniera diversa tra
di loro.
- I DPCM sono fatti con una serie di procedimenti, regolati da leggi, che non hanno
una struttura propria, una fonte propria. Bisogna vedere la legge per capire come
vengono e devono essere approvati.
- In questo momento problematico il
1
venerdì 16 aprile 2021
- Per le fonti secondarie con la stessa forma si disciplinano cose diverse (atti di
natura amministrativa e atti di natura regolamentare).
- Come si capisce se ha natura normativa? Criteri dottrinali antichi: generalità,
astrattezza e innovatività di quell’atto.
- Art. 117 Cost.= il governo può intervenire solamente su materie di competenza
statale. Come ha fatto allora ad intervenire su materie di competenza regionale?
Con decreti dicendo che hanno natura amministrativa, ma che in realtà hanno
contenuto normativo (generalità, astrattezza e innovatività), per non violare
l’art.117.
- DPCM= a metà tra il DPR e il DM.
- Perché non si usano i DPR? Lunghissimo il procedimento di approvazione. I DPR
vengono utilizzati in prevalenza per la riorganizzazione del ministero e non come
atti normativi.
- Ai tempi del covid: ormai tutti abbiamo sentito parlare dei DPCM. COM?è nato
questo uso del DPCM? In ragione4 della sua natura come font una po’ sfuggente,
veloce e che permette un’accentramento del potere nelle mani del presidente del
consiglio dei ministri. Il DPCM dunque è stato utilizzato come una fonte che ha
integrato delle misure restrittive di talune libertà personali. (tema della riserva di
legge- assoluta o relativa-)
- Tema grande: Tema della limitazione della libertà di circolazione.
- Hanno limitato la libertà personale. I regolamenti dell’esecutivo devono aver una
base legale, quella dei DPCM è la fonte di emergenza del decreto legge. (Art. 77
Cost.- atti con forza di legge che producono gli effetti nel giorno successivo alla
pubblicazione x 60gg)
- I decreti legge, uno in particolare il n. 19 del 2020, stabiliscono quali sono le
misure restrittive applicabili e il DPCM regola in che modo. L3e misure del decreto
legge sono applicate dal DPCM.
- Il presidente del consiglio sceglie quali ministri coinvolgere nell’individuazione
concreta del contenuto, non è collegiale.
- Si sarebbero potute usare le ordinanze del ministro della salute e ordinanze di
protezione civile.
- Catena= Decreto legge, DPCM e ordinanze.
- Questa catena probabilmente ci sarà sempre di meno, comma 2 del decreto
legge 44: le misure possono essere modulate con deliberazione del consiglio dei
ministri.
2
venerdì 16 aprile 2021
- I DPCM nei tempi del covid non sono stati discussi nel consiglio dei ministri se
non nelle linee generali. Sono stati dottati senza consultarlo.
- La dottrina ha risposto in tre modi per dire che natura hanno i DPCM nella crisi:
1.DPCM di fatto sono un’ordinanza di protezione civile in deroga alla legge.
Strada più semplice per affrontare il tema, la meno convincente.
2.Sono atti di natura normativa, regolamenti che attuano ciò che è previsto nel
decreto legge madre.
3.sono atti di natura amministrativa-semplici, generali, necessitati-
- Quindi hanno natura normativa o amministrativa? Si deve andare a vedere la
sostanza (generalità, astrattezza e innovatività) = sicuramente i DPCM sono
generali e astratti, il problema è l’innovatività, più che innovare il diritto innovano il
diritto dell’emergenza e scadono. Si propende dunque per gli atti di natura
amministrativa necessitata.
- Il modello utilizzato con i DPCM è: adotto un decreto legge e su quella basa
legittimo il potere. A inizino pandemia si intervenì con un decreto legge, il 6 del
2020, sostituito poi con il 19 del 2020, che affermava che i DPCM assomigliavano
agli atti normativi in deroga.
- E’ necessaria una collegialità.
- Che fine farà il DPCM? Ha una pessima fama, i cittadini lo odiano perché ha
limitato le libertà personali, probabilmente non saranno più utilizzati per integrare i
decreti legge. Si vedrà, queste sono supposizioni.
- Decreto legge del 1° aprile costituisce una prima modalità per uscire dal “circuito”
dei DPCM.