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Romania e Moldavia

“Chicchi Geopolitici” per la settimana di


Educazione alla Mondialità

In collaborazione con

Associazione Culturale
Il Caffè Geopolitico
www.ilcaffegeopolitico.net
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C.F./P.IVA 07017300968
Indice
1. Contesto storico e politico dell’area 2
1.1 Tra Russia ed Europa 3

2. Romania 4
2.1 I rapporti tra Italia e Romania 4
2.1.1 Relazioni economiche 4
2.1.2 Delocalizzazione e ricadute sulle due economie 5
2.1.3 La questione dell’immigrazione 5
2.2 La Romania e la sicurezza del Mar Nero 6
2.2.1 L’importanza geopolitica del Mar Nero 6
2.2.2 La questione energetica 6
2.2.3 Focolai di instabilità dell’area del Mar Nero 7
2.2.4 La Romania tra Usa e Russia 8

3. Moldavia 9
3.1 La Transnistria 10
3.1.1 Le dispute di frontiera con la Moldavia ed i problemi con la Russia 10
3.1.2 Il concetto di “Stato fallito” 11
3.2 GUAM: la cooperazione tra poveri 11
3.2.1 Tra Mosca e la NATO 11
3.2.2 Tensioni con la CSI e nuovi sviluppi 12
3.2.3 Il ruolo geopolitico dell’energia 13

4. Temi Trasversali 14
4.1 La Black Sea Economic Cooperation (BSEC) 14
4.1.1 Il ”Mar Nero Allargato” ed il modello di cooperazione macroregionale 15

5. Romania e Moldavia: alcuni dati a confronto 16

6. Referenze 17

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1. Contesto storico e politico dell’area

Le parole chiave

La storia del confine tra la Moldavia e la Romania va molto indietro nel tempo:
lingua, tradizioni, costumi, musiche e danze, così come altre usanze nelle regioni di
confine testimoniano di due etnie, quella moldava e quella rumena, simili se non
identiche tra loro1. Questo è dovuto al fatto che dal Medioevo la regione è
appartenuta per lungo tempo al medesimo Stato, il principato di Moldavia (1389-
1812), rientrante nella sfera di influenza politica ottomana. Dopo il conflitto russo-turco
del 1806-1812 la parte orientale del principato moldavo situato tra i fiumi Prut e
Dnestr fu annessa all'Impero russo come bottino di guerra. Il resto del principato è
rimasto sotto l'impero ottomano (con una larga autonomia). Nel 1862 i principati di
Moldavia e di Valacchia si fusero in un unico principato romeno, in seguito rinominato
Regno di Romania e divenuto indipendente dopo la guerra russo-turca del 1877-1878.
Successivamente, la parte moldava del territorio appartenne all'impero russo (1812-
1917), alla Romania (1918-1940 e 1941-1944), poi all’URSS (1940-1941 e 1944-
1991) ed infine nacque la Repubblica di Moldavia (nel 1991).
Durante il regime sovietico (1944-1991) e soprattutto in epoca Ceausescu il confine
nella regione era impenetrabile per le merci, le persone o le informazioni; subito dopo
la rivoluzione rumena del 1989 e l'indipendenza della Moldavia nel 1991 il flusso di
persone attraverso il confine è stato invece enorme.
Attualmente lo scambio di popolazione è quasi a senso unico: i moldavi vanno in
Romania a vendere i prodotti agricoli, acquistare beni (che sono più economici rispetto
alla Moldavia), per visitare siti storici o per trascorrere le vacanze sui Carpazi.

Durante gli anni ’90 le relazioni tra Romania e Moldavia sono state altalenanti, spesso
critiche. Nel periodo 1990-1993 un fronte popolare abbastanza ampio in Moldavia
promosse l'idea di unificazione con la Romania; poi invece la vittoria alle elezioni
politiche del 1994 dell’Agrarian-Democratic Party ha nuovamente orientato il Paese
verso la Russia.

In realtà l’idea di unificazione dei due Paesi non ha


trovato mai pieno supporto nella popolazione
moldava, anche per via delle posizioni politiche
rumene spesso ambigue e poco rassicuranti: rimane
famosa la dichiarazione del Presidente rumeno Ion
Iliescu, il quale affermò che la Moldavia aveva
ottenuto l’indipendenza dall’URSS ma non dalla

1
Composizione etnica della Moldavia: Moldavi/Rumeni 78.2%; Ucraini 8.4%; Russi 5.8%; Gagauzi 4.4%;
Bulgari 1.9%; altri 1.3%. Fonte: Radio Free Europe/Radio Liberty.
Composizione etnica della Romania: Rumeni 89.5%, Ungheresi 6.6%, Rom 2.5%, Ucraini 0.3%, Tedeschi
0.3%, Russi 0.2%, Turchi 0.2%, altri 0.4%

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Romania, di fatto fomentando i timori moldavi circa la possibile parità nelle relazioni tra
i due gruppi.
Di fatto, nessuno dei Governi succedutisi dagli anni ’90 ad oggi è stato in grado di
normalizzare le relazioni tra i due Paesi, che comunque hanno siglato parecchi accordi
legati alla circolazione di persone e beni.
Una spinta verso la regolarizzazione delle relazioni è stata data dall’entrata della
Romania nella UE: essendo i rapporti di buon vicinato un requisito per l’ingresso
nell’Unione, la Romania – che ricordiamo oggi rappresenta una frontiera esterna
dell’Unione Europea – ha dovuto modificare il proprio atteggiamento verso il vicino,
soprattutto in relazione alle regole per l’attraversamento della frontiera da parte di
cittadini moldavi.

1.1 Tra Russia ed Europa


L’entrata della Romania nella UE ha però significato anche altro: da una parte lo
spostamento della frontiera Europea verso est, sempre più verso la Russia; dall’altra,
un cambio di passo nello sviluppo del nuovo Paese Membro, che ha beneficiato di
strumenti di finanziamento più efficaci e cospicui rispetto al vicino moldavo (che pure
riceve fondi dalla UE). Questo ha comportato un ulteriore approfondimento del solco
delle condizioni di vita tra le due popolazioni, tanto più evidente nelle regioni di
frontiera e, di conseguenza, un aumentato interesse moldavo all’avvicinamento
all’Europa.

Proprio questo è uno dei nodi


geopolitici dell’area, che si
trova geograficamente e
politicamente tra la Russia e
l’Europa, con quest’ultima che
cerca di penetrare le aree
storicamente vicine a Mosca, la
quale ovviamente non vuole
“perdere terreno”.

Se da una parte dunque, anche


la Moldavia è attratta dalle
opportunità fornite
dall’Europa, dall’altra però il
legame con la Russia rimane
insolubile e di difficile
bilanciamento rispetto alla
volontà di avvicinamento
all’Europa.
Mosca infatti ricopre una
posizione di forza assoluta nell’area, che sfrutta per contrastare l’aumento
dell’influenza europea nelle sue “aree di interesse privilegiato”, cioè quei Paesi
confinanti che un tempo erano parte dell’URSS. E per far questo può contare su
strumenti di vario tipo.
Emblematico, ad esempio, è il recentissimo caso relativo alle esportazioni di vino
moldavo verso Bielorussia, Kazakhstan e Russia: Mosca ha pressato i partner bielorussi
e kazaki verso un blocco dei commerci di vino con Chisinau (l’esportazione di vino vale
alla Moldavia il 10% delle esportazioni totali e l’80% di questo traffico è verso la
Russia), mettendosi così nella condizione di acquisire un ulteriore elemento di influenza
sulle decisioni moldave.

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2. Romania
Rispetto ad altri paesi ex comunisti
dell'Europa orientale, la Romania ha
avuto un ritmo di sviluppo più lento e
travagliato, ma è riuscita a fare un
passo importante lontano dal suo
passato, aderendo alla NATO nel
2004.

La sua posizione strategica sul Mar


Nero ha reso il Paese strategicamente
molto appetibile per l’Alleanza
atlantica, che è riuscita a “strapparlo”
all’area di influenza post-sovietica.

Governata a lungo dal dittatore


comunista Nicolae Ceaucescu, deposto
ed ucciso nel 1989, la Romania è
stata gestita da partiti di ispirazione
comunista fino al 1996, quando un
governo centrista è salito al potere.

Faide politiche prolungate hanno


bloccato lo sviluppo economico, impedendo al Paese di avviare le procedure di ingresso
nell’Unione Europea fino al 2005, anno della firma del Trattato di adesione all'Unione
Europea, ratificata e ufficializzata dal Parlamento rumeno nel gennaio 2007.

2.1 I rapporti tra Italia e Romania

Le parole chiave

2.1.1 RELAZIONI ECONOMICHE


I rapporti tra Italia e Romania hanno conosciuto nell’ultimo decennio un
incremento notevole, soprattutto per quanto riguarda l’interazione a livello
economico.
Secondo i dati dell’ICE (Istituto per il Commercio Estero), le relazioni commerciali sono
aumentate moltissimo. Le esportazioni dirette da parte del nostro Paese alla Romania
sono praticamente raddoppiate, passando da un valore complessivo di circa 3 miliardi
di euro nel 2001 ad oltre 6,2 miliardi nel 2008; anche le importazioni sono aumentate
sensibilmente, anche se il trend in questo caso è meno significativo (da 3 miliardi a
circa 4,3). Tra il 2008 e il 2009 si è verificato però un brusco calo nei flussi

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commerciali, che ha visto l’export crollare fino a 4 miliardi di euro (-35,2%) e l’import
calare a 3,7 miliardi (-38%). Il trend è tornato ad essere positivo nel 2010, segno che
sta avvenendo un recupero dalla crisi economica che ha colpito in maniera
particolarmente dura Europa e Stati Uniti tra il 2008 e il 2009.
Per quanto riguarda le tipologie di beni che vengono maggiormente scambiate, le
esportazioni vedono ai primi posti prodotti non lavorati o semi-lavorati come tessuti e
pellami, mentre i beni più importati sono prodotti finiti come abbigliamento, calzature e
autoveicoli.

2.1.2 DELOCALIZZAZIONE E RICADUTE SULLE DUE ECONOMIE


Negli ultimi anni la Romania ha potuto attirare una quantità crescente di IDE
(Investimenti Diretti Esteri), soprattutto grazie a due fattori: il costo relativamente
basso della manodopera e la bassa tassazione sulle imprese. In più, l’ingresso di
Bucarest a pieno titolo nella UE nel 2007 ha determinato un’ulteriore semplificazione
per gli investitori dell’Europa Occidentale.
L’Italia si trova ai primi posti tra gli investitori in Romania, destinando circa 350
milioni di euro di capitali. La questione della delocalizzazione è molto importante non
solo a livello economico, ma anche a livello sociale e politico. Se infatti da tale processo
hanno potuto trarre vantaggio i detentori di capitale (un fattore che è diventato
“mobile” con l’approvazione del Trattato di Maastricht) e i lavoratori rumeni (il tasso
di disoccupazione è abbastanza basso e sotto al 5%), gli “sconfitti” sono soprattutto gli
operai italiani, che in alcuni casi hanno perso il lavoro per la scelta fatta da molte
imprese di trasferire all’estero la propria produzione. Le forze politiche devono tenere
conto di tutti questi fattori per elaborare politiche economiche che non siano disgiunte
dagli impatti sociali.

2.1.3 LA QUESTIONE DELL’IMMIGRAZIONE


La comunità rumena è una delle più numerose tra quelle che compongono la
popolazione straniera residente in Italia. Dal 2005 ad oggi ha registrato un aumento
del 283% (dati ISTAT), passando da circa 250 mila residenti regolari ad oltre 950 mila.
Il forte incremento dei dati può derivare anche dal fatto che l’ingresso nell’Unione
Europea della Romania nel 2007 ha comportato l’emersione di molti immigrati dalla
loro condizione di clandestinità.
Nel recente passato sono stati oggetto di cronaca diversi episodi di criminalità
compiuti da immigrati rumeni, i quali sono stati spesso oggetto di dibattito politico.

Molti possono essere gli spunti di riflessione in questo senso. Quale politica dovrebbe
adottare una nazione per quanto riguarda l’immigrazione?
Il passo successivo è quello dell’integrazione. Quale modello di società dovrebbe
essere pensato dalle autorità? Esistono tre principali modelli per le società
multietniche del giorno d’oggi: multiculturalismo, pluralismo culturale e
assimilazionismo.
Il primo propone una parità di fatto di tutte le espressioni culturali presenti nella
società, il secondo ammette la differenza tra le culture, richiedendo però il rispetto di
una serie di valori comuni nella sfera pubblica, mentre l’ultimo propende per
un’assimilazione delle altre culture all’interno di quella dominante a livello nazionale.

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2.2 La Romania e la sicurezza del Mar Nero

Le parole chiave

2.2.1 L’IMPORTANZA GEOPOLITICA DEL MAR NERO


Da sempre il Mar Nero è una via di comunicazione importante tra diverse realtà
geopolitiche. Storicamente questo bacino semichiuso ha collegato imperi e civiltà: il
mondo ellenico con il mondo persiano, quello mussulmano con quello cristiano-
ortodosso, più recentemente lo spazio sovietico con il medio oriente.

Dalla caduta del blocco sovietico l’area intorno alle coste del Mar Nero è stata
interessata da numerosi cambiamenti: innanzitutto, dopo 70 anni in cui a regnare sulle
acque al di là del Bosforo erano sostanzialmente due entità, il blocco sovietico e la
Turchia, dagli anni ’90 hanno incominciato a far sentire la propria voce nuove realtà
statali, insieme ad altre più vecchie liberate dal controllo sovietico. Il gioco si è
complicato e si è fatto molto più instabile.

La disgregazione dell’URSS ha anche aperto la strada al commercio verso l’Europa delle


immense riserve energetiche dell’area centro-asiatica. Il Mar Nero costituisce la
naturale via di collegamento tra queste zone ricche di risorse e l’occidente
industrializzato affamato di gas e petrolio.

Sotto il profilo della sicurezza, nell’ultimo decennio nella regione si è diffusa una certa
instabilità come dimostrano le vicende della Transnistria, dell’Abkhazia, dell’Ossezia,
del Nagorno-Karabakh.
Si è registrata una conflittualità crescente fomentata dal diffondersi di movimenti
indipendentisti e religiosi fondamentalisti.
Da sottolineare inoltre come la Romania, dalla sua entrata nell’Unione Europea nel
2007, sia diventato il confine ultimo europeo verso le turbolente, ma ricche, aree del
centroasia. Di conseguenza ha assunto una notevole importanza nel meccanismo di
sicurezza europeo e non solo. La Romania gioca anche un ruolo nel confronto tra Stati
Uniti e Russia, che per motivi geostrategici sono interessate a un controllo sull’Asia
centrale.

2.2.2 LA QUESTIONE ENERGETICA


Come già spiegato, attraverso il Mar
Nero e nella regione circostante
passano importanti vie energetiche.
La Romania viene solo lambita dagli
enormi progetti di gasdotti che
interessano l’area. In quanto Stato
rivierasco anche su di essa graveranno
importanti responsabilità per la
sicurezza delle vie di
approvvigionamento verso l’Europa.

Figura 1 - Il progetto South Stream

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I due principali, e concorrenti, progetti sono: il South Stream, patrocinato da Mosca,
e il Nabucco, voluto da Washington. In entrambi i casi si tratta di condotti che
dovrebbero trasportare gas direttamente nell’Europa centrale. Nel primo dei due
progetti il gas arriverebbe dalla Russia e attraversando il Mar Nero giungerebbe in
Bulgaria, per poi, attraverso Serbia e Ungheria, giungere a destinazione in Austria e
rifornire le reti europee esistenti.
Il progetto russo bypasserebbe quindi la Romania.

Nel caso del gasdotto Nabucco il


percorso partirebbe da Baku e
arriverebbe in Austria attraverso
Turchia, Bulgaria, Romania e
Ungheria.

I due percorsi sono studiati in base


a circostanze geopolitiche, oltre che
economiche. Le due potenze che
sponsorizzano i due progetti
favoriscono il percorso che passa
attraverso i territori dei rispettivi
alleati.
Al momento i due progetti sono
Figura 2 - Il progetto Nabucco
ancora sulla carta. Vista la mole
degli investimenti e la grandezza degli interventi sarà difficile che vengano entrambi
realizzati. Chiaramente, nel caso vincesse l’idea russa, la Romania verrebbe tagliata
fuori.

Quale che sarà la vincente tra le due iniziative, la costruzione del nuovo collegamento
tra fornitori e consumatori di energia aumenterà esponenzialmente l’importanza
strategica dell’area. La Romania, in quanto membro dell’Unione Europea e della NATO
avrà indubbiamente maggiori responsabilità nel garantire la sicurezza delle nuove
vie del gas ed a prescindere che il condotto percorra o lambisca il suo territorio.

2.2.3 FOCOLAI DI INSTABILITÀ DELL’AREA DEL MAR NERO


Una possibile minaccia alla sicurezza dell’area è costituita dalla presenza nella regione
di entità para-statali e da movimenti armati indipendentisti, come dimostrato dalla
recente guerra del 2008 tra Georgia e Russia, scatenata dalla questione dell’Ossezia
del sud. Al momento l’Ossezia del sud e l’Abkhazia (che ha un notevole litorale sul Mar
Nero), regioni secessioniste della Georgia, hanno uno status indefinito e si reggono
sull’appoggio militare e politico della Russia. Lo stesso dicasi per la Transnistria (vedi
scheda dedicata), piccola striscia di terra tra il confine moldavo e ucraino, che ospita
importanti infrastrutture militari russe.

Queste realtà incerte, governate da leadership poco trasparenti, legate


indissolubilmente ai protettori al Cremlino, concorrono ad una certa instabilità
dell’area, già minacciata dalla presenza di importanti reti criminali e dalla vicinanza a
focolai dell’insurrezione islamica integralista nel Caucaso e in Asia centrale.
L’appoggio che Mosca continua a dare ai movimenti indipendentisti filo russi, inquina i
rapporti con gli altri stati dell’area e il timore degli stati ex sovietici è sempre quello di
vedere risorgere l’imperialismo russo.

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Sarà importante vedere quindi come verranno risolte, se lo verranno, le questioni dello
status di questi territori, e se Abkhazia, Ossezia e Transnistria diventeranno un modello
da seguire per il sorgere di nuovi movimenti secessionisti e nuove rivendicazioni con
l’appoggio di Mosca.

2.2.4 LA ROMANIA TRA USA E RUSSIA


La Romania svolge un ruolo importante anche nel confronto tra Usa e Russia sui
temi della sicurezza e della difesa.
Con l’ingresso del Paese nella Ue e nella NATO e il conseguente configurarsi della
Romania come parte della frontiera orientale di queste due organizzazioni, Bucarest ha
iniziato una riorganizzazione ed un riammodernamento delle proprie forze armate, con
il consistente aiuto degli Stati Uniti. La partnership tra Washington e Bucarest in tema
di sicurezza è sempre più stretta. La Romania ha partecipato alla missione
internazionale in Iraq ed è tutt’ora impegnata in Afghanistan. Gli Stati Uniti hanno
viceversa aperto numerose basi militari su territorio rumeno.

Mosca è abituata a considerare il Mar Nero e le regioni a est della Romania come sua
area d’influenza ed è evidente che mal digerisca la presenza sempre più consistente
della NATO e dell’esercito americano in quello che considera “il giardino di casa”. La
questione più delicata riguarda il cosiddetto “scudo spaziale”. Dopo aver annunciato
l’intenzione di abbandonare il progetto voluto da Bush, Obama ha poi deciso di
riproporlo in una forma diversa. Le basi missilistiche che avrebbero dovuto sorgere in
Repubblica Ceca e Polonia, adesso dovrebbero essere dislocate in Bulgaria e Romania.
Nonostante le rassicurazioni di Washington per cui l’ombrello missilistico sarebbe
indirizzato a proteggersi da eventuali minacce provenienti dall’Iran, la Russia ha
sempre considerato questo sistema di difesa come una minaccia diretta nei propri
confronti.
Il Primo Ministro romeno Basescu ha accettato di buon grado di ospitare i vettori
americani, come di recente ha inaugurato nuove relazioni in ambito militare con
Israele, i cui soldati sono stati invitati su suolo romeno per alcune esercitazioni.
La Romania vuole evidentemente conquistarsi un posto come migliore alleato
dell’occidente per la sicurezza della regione. La leadership di Bucarest ha scelto di
sfruttare il momento propizio, in concomitanza con il cambiamento al vertice del potere
in Ucraina in direzione filo-russa e la crisi nei rapporti tra Turchia e Israele. Un buon
tentativo, ma molto dipenderà dall’andamento del dialogo tra Washington e Mosca,
dialogo che ultimamente appare quanto mai cordiale e proficuo per entrambe le parti.

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3. Moldavia
La Repubblica di Moldavia è uno Stato
indipendente dal 1991. Originariamente parte
della Romania, di cui condivide l’impianto
linguistico e culturale, fu poi inglobata all’interno
dell’Unione Sovietica. Con la dissoluzione
dell’URSS, la Moldavia divenne autonoma,
compiendo tuttavia un percorso differente da
quello intrapreso dalla Romania. Mentre
quest’ultima iniziò ad avvicinarsi all’Unione
Europea, divenendone membro nel 2007, in
Moldavia le elezioni del 2001 videro la vittoria
del Partito Comunista (Pcrm), con la nomina a
presidente del filorusso Vladimir Voronin.

Nel 2009 si sono tenute due tornate


elettorali: la prima aveva confermato la
leadership comunista, ma poi scontri di piazza
hanno imposto il ritorno alle urne, che hanno
decretato invece l’impossibilità per il Pcrm di
ottenere i 3/5 dei voti in Parlamento, necessari
per la nomina del Presidente. La coalizione di
opposizione, denominata Alleanza per
l’Integrazione Europea, ha così formato dopo
numerose difficoltà un Esecutivo ad interim,
guidato dal Presidente Mihai Ghimpu.
La Costituzione impedisce che il Parlamento
possa essere sciolto per più di due volte
nell’arco di dodici mesi, quindi per nuove
elezioni bisognerà attendere presumibilmente
almeno la fine del 2010.

Dal punto di vista economico, la Moldavia è uno


degli Stati più poveri e arretrati dell’area.
Priva di grandi risorse naturali, la sua economia
si basa prevalentemente sull’agricoltura ed è strettamente dipendente dalla Russia, che
rimane il partner strategico sia dal punto di vista commerciale che per quanto riguarda
l’approvvigionamento energetico. Altri partner di rilievo sono gli Stati confinanti,
Romania ed Ucraina.

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3.1 La Transnistria

Le parole chiave

Formalmente, la Transnistria esiste solo dal punto di vista geografico e si qualifica


come la regione situata a Est del fiume Dnester (letteralmente, dunque, significa “al di
là del Dniester”). Al momento della dissoluzione dell’URSS, la Transnistria decise di
separarsi dalla Moldavia. Attualmente, però, l’indipendenza dello Stato (la cui
capitale è Tiraspol) non viene riconosciuta da nessun altro attore della comunità
internazionale. Dunque, anche se la Transnistria batte una propria moneta, ha una sua
polizia e proprie Forze Armate, è ufficialmente una provincia della Moldavia.
Questa entità politica, che è l’ultimo baluardo del comunismo di matrice sovietica
in Europa, è in realtà nelle mani di un industriale locale, Igor Smirnov, che occupa la
carica di Presidente dal 1991, anno in cui venne eletto nel corso di una dubbia
consultazione. La Transnistria è interamente nelle sue mani e la maggior parte delle
attività economiche sono controllate, direttamente o indirettamente, dalla sua famiglia.

(Nella mappa della pagina precedente, la Transnistria è indicata sulla sponda orientale
del fiume Dniester).

3.1.1 LE DISPUTE DI FRONTIERA CON LA MOLDAVIA ED I PROBLEMI CON LA RUSSIA


La Moldavia, così come tutti gli altri Stati della comunità internazionale, non hanno mai
riconosciuto l’indipendenza della Transnistria. Il problema del riconoscimento è una
questione spesso ricorrente nell’ambito delle relazioni internazionali e che si è
presentato in maniera acuta e spesso violenta in relazione alla dissoluzione dell’Unione
Sovietica. La guerra scoppiata in Cecenia, nella regione del Caucaso, a metà degli anni
’90, oppure la più recente disputa tra Russia e Georgia in merito alle rivendicazioni
indipendentiste dell’Ossezia, dimostrano come la “cintura” sorta attorno alla Russia
sia ancora fonte di numerose instabilità geopolitiche. Questo problema può influire
sulle relazioni internazionali e sui flussi commerciali ed energetici nella regione, come
già evidenziato in più punti.

La Russia ha supportato de facto le rivendicazioni della Transnistria, che occupa un


ruolo strategico per quanto riguarda le rotte del gas che da Mosca sono dirette verso
Romania e Bulgaria. La disponibilità di risorse naturali, dunque, ma anche le rotte
sulle quali esse viaggiano, sono indice di influenza geopolitica. Queste dinamiche
possono intervenire nel caratterizzare i rapporti di queste nazioni con la Russia e
nell’influenzare la loro scelta di appartenere al campo dell’Europa Occidentale
simboleggiato dall’Unione Europea.

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3.1.2 IL CONCETTO DI “STATO FALLITO”
Oltre a non essere riconosciuta dagli altri Stati, la Transnistria può essere catalogata
nella categoria dei cosiddetti “failed States”.
Si tratta di entità politiche che si caratterizzano per l’impossibilità di dare vita a
processi stabili e duraturi di “State building” e “nation building” (costruzione dello Stato
e della nazione), divenendo fonte di instabilità non solo a livello interno ma anche a
livello regionale.

La Transnistria è stata definita “il buco nero d’Europa”, in quanto il Presidente


Smirnov ne ha fatto un ricettacolo di tutti i principali flussi criminali, in particolare
droga e armi. Tiraspol sembra infatti essere la destinazione preferita di gruppi criminali
da molte parti del mondo.
È interessante dunque riflettere su come un territorio così piccolo e geograficamente
irrilevante possa essere potenzialmente fonte di instabilità a livello macro.

3.2 GUAM: la cooperazione tra poveri

Le parole chiave

3.2.1 TRA MOSCA E LA NATO


Georgia, Ucraina, Azerbaijan e Moldavia sono i Paesi che costituiscono il gruppo
GUAM, un’organizzazione regionale costituita nell’ottica di una migliore rappresentanza
a livello internazionale e regionale. Turchia e Lettonia sono membri osservatori
dell’organizzazione. L’Uzbekistan ne ha fatto parte fino al 2005.

Cooperazione politica ed economica, ma non solo. Vi è un’indubbia componente


strategica: sul sito ufficiale del GUAM si legge che il gruppo è “finalizzato a rafforzare
l’indipendenza e la sovranità delle repubbliche dell’ex Unione Sovietica”. Non è difficile
leggere tra le righe la volontà di affrancarsi il più possibile dall’influenza russa
sulla regione e collegare a questo il forte e costante dialogo con la NATO, che dal
2000 ha assicurato grande assistenza al GUAM, visto di buon occhio in particolare da
Washington, attento a evitare un’eccessiva influenza russa sull’intero Caucaso.
La volontà di affrancarsi da Mosca è da sempre smentita con forza dai Paesi membri,
che sottolineano la volontà di sviluppare rapporti di stretta amicizia con la Russia. Le
conseguenze geopolitiche di questa cooperazione sono però evidenti: nessuna finalità
esplicitamente anti-Mosca, ma tentativi evidenti di accrescere la propria indipendenza,
nazionale e regionale.

La prima cooperazione tra Georgia, Ucraina, Azerbaijan e Moldavia avviene nel


1996 e il GUAM viene fondato il 10 ottobre 1997 a Strasburgo (l’Uzbekistan si
aggiungerà nel 1999, per uscirne poi ufficialmente nel 2005, ma di fatto già nel 2002;

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in questi anni, il gruppo venne rinominato GUAAM, con la firma della carta di Yalta il 6-
7 giugno 2001).

Dal 2000, sono


convocati vertici
regolari tra Capi di
Stato (una volta
l’anno) e Ministri
degli Esteri (due
volte l’anno). Da qui
in avanti vengono
promosse relazioni
commerciali
reciprocamente
vantaggiose e
programmi
multilaterali in
diversi settori
(economia, finanza,
servizi fiscali, difesa
e sicurezza, comunicazione, scienza e cultura). In particolare, in ambito politico
particolare attenzione è dedicata alla volontà di cooperare nelle attività di
peacekeeping e nella lotta contro il separatismo in un’ottica di integrazione euro-
atlantica (e, dunque, di costante dialogo con la Nato). Tra i principi base
dell’organizzazione vi è anche la promozione della democrazia, anche se sono diverse
le voci critiche che sostengono che per almeno la metà dei Paesi (nello specifico,
Azerbaijan e Moldavia) questa promozione sia solamente di facciata, senza alcun
impegno concreto.
Otto sono i Gruppi di Lavoro attuali: elettronica, trasporto, commercio ed economia,
scienza informatica e telecomunicazioni, cultura, scienza ed educazione, turismo e lotta
contro il terrorismo, le organizzazioni criminali e la diffusione delle droghe.

3.2.2 TENSIONI CON LA CSI E NUOVI SVILUPPI


Il 21 aprile 2005 i paesi del GUAM formano un fronte comune su alcune questioni nel
Consiglio dei Ministri degli Esteri della CSI (Comunità di Stati Indipendenti) che si tiene
in quei giorni a Mosca. Ucraina, Georgia e Moldavia presentano lamentele contro le
restrizioni imposte dalla Russia nei confronti di alcuni dei loro prodotti nazionali.
Inoltre, i membri GUAM annunciano una proposta per affrontare i “conflitti
congelati” di Transnistria, Abkhazia, Ossezia del Sud e Nagorno-Karabakh.

Dal 2006 la cooperazione sembra rafforzarsi: Ucraina e Azerbaijan hanno


annunciato la volontà di incrementare ulteriormente le relazioni tra i membri del Guam,
nell’occasione rinominato “GUAM - Organizzazione per la Democrazia e lo
Sviluppo Economico”. Viene posta la sede a Kiev e il Presidente azero Ilham Aliyev
venne eletto primo Segretario Generale. Il Ministro della Difesa ucraino,
contemporaneamente, presenta un programma per l’instaurazione di una forza per il
mantenimento della pace nei Paesi del GUAM. Durante i vertici dell’organizzazione
vengono coinvolti diversi Paesi terzi: dal 2007 in avanti si sono registrate le presenze
dei Presidenti di Lituania, Polonia e Romania, del Vicepresidente della Bulgaria, del
Vice-Presidente del Parlamento dell’Estonia, del Ministro dell’Economia della Lettonia,
di alti rappresentanti di Stati Uniti, Giappone, Osce, BSEC, Unesco.

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3.2.3 IL RUOLO GEOPOLITICO DELL’ENERGIA
Di particolare importanza per i Paesi del GUAM è il settore dell’energia, con i tentativi
di sviluppo delle risorse petrolifere e di gas della regione del Mar Caspio e la creazione
di un sistema multiplo di gasdotti di trasporto verso i mercati mondiali.
Dalla fondazione ad oggi, il GUAM si è trovato a discutere proposte di diversi corridoi
di trasporto che passavano dai loro territori (spesso promosse anche da Russia o
USA). I Paesi GUAM fanno parte di quella regione caucasica che è snodo
determinante di pipelines che garantiscono i collegamenti energetici tra Europa e
Asia. Il Caucaso in generale appare come una regione sempre più interessata a
consolidarsi come garante della sicurezza energetica europea, come fornitore
(Azerbaijan), transito e hub (Georgia e Turchia), oltre che ponte naturale con i
Paesi della sponda orientale del Caspio. Baku-Tblisi-Ceyan e Baku-Tblisi-Erzurum sono
solo alcune delle pipelines di recente costruzione che connettono il sistema Caspio-
Nero con la rete di approvvigionamento europea, che con tutta evidenza avrebbe un
indubbio giovamento da una effettiva messa in sicurezza dei traffici energetici attuali e
potenziali del Caucaso meridionale.
Così, la necessità di “fare sistema” riguardo agli interessi comuni per raggiungere gli
obiettivi più ambiziosi sta portando i Paesi del Caucaso a dare sempre più rilievo alle
organizzazioni regionali. In questo scenario, il ruolo del GUAM potrà acquisire un rilievo
sempre maggiore.
Tutto questo “con” la Russia o “senza” la Russia?
Probabilmente, la verità sta nel mezzo. Non è immaginabile, allo stato attuale,
ipotizzare che questa Ucraina, sempre più filorussa a seguito delle ultime elezioni
politiche, guidi un’organizzazione antirussa. D’altra parte, un gruppo come il GUAM
soggetto ai desideri di Mosca perderebbe ogni ragione di esistere. E dunque? Il gruppo
GUAM, a seconda delle questioni e dei momenti, potrà decidere “con” la Russia o
“senza” la Russia. Sono le due soluzioni intermedie. I due estremi del continuum
sono “contro” la Russia e “nella” Russia.
Se quest’ultimo estremo rappresenta la fine stessa del GUAM, il primo porterebbe a un
livello di tensione elevato, che certo non pare rappresentare la volontà (e la
convenienza) dei Paesi membri dell’organizzazione.

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4. Temi Trasversali

4.1 La Black Sea Economic Cooperation (BSEC)

Le parole chiave

L’organizzazione per la Cooperazione Economica del Mar Nero (Black Sea Economic
Cooperation, BSEC) è un’organizzazione regionale nata nel 1992 a seguito della
cosiddetta “Dichiarazione del Bosforo”, siglata ad Istanbul da 11 governi di altrettanti
Paesi. Nel 2004 all’organizzazione si è aggiunta la Serbia, portando a 12 i membri
facenti parte della BSEC e allargandone il raggio di azione.
Questi i Paesi che attualmente fanno parte della BSEC:

 Albania
 Armenia
 Azerbaijan
 Bulgaria
 Georgia
 Grecia
 Moldavia
 Romania
 Russia
 Serbia
 Turchia
 Ucraina

La BSEC nasce come un’organizzazione volta a promuovere lo sviluppo e la


crescita dell’area intorno al Mar Nero (la cosiddetta regione del “Mar Nero
Allargato”), nel contesto internazionale e regionale dell’era post-bipolare, a seguito
dello sfaldamento dell’Unione Sovietica e della successiva nascita di nuove entità statali
all’interno dei vecchi confini sovietici.

I settori di cooperazione variano dall’agricoltura, ai progetti culturali, fino ad


arrivare alle questioni ambientali ed energetiche, così come di sviluppo finanziario ed
economico (per esempio nel campo del turismo). Tramite l’organizzazione gli Stati
Membri intendono avviare un processo di politiche multilaterali, con l’obiettivo di
mantenere la pace e la stabilità nella regione adiacente il bacino del Mar Nero, sempre
più al centro delle dinamiche geopolitiche internazionali.

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4.1.1 IL ”MAR NERO ALLARGATO” ED IL MODELLO DI COOPERAZIONE
MACROREGIONALE

Come si evince dai Paesi che prendono parte all’organizzazione della BSEC, non tutti
sono Paesi rivieraschi del Mar Nero. Questi ultimi sono soltanto Bulgaria, Georgia,
Romania, Russia, Turchia e Ucraina. Ciò ci porta alla considerazione che il Mar Nero
costituisca una regione geopolitica che, per le dinamiche politiche, economiche e di
sicurezza che la interessano, coinvolge anche attori non propriamente facenti parte,
almeno fisicamente, dei suoi confini.
In quest’ottica, la BSEC può essere modello per altre macro-regioni?
La costituzione di un’organizzazione come quella della BSEC rappresenta un
importante, per quanto come già specificato non del tutto efficace, tentativo di creare
le pre-condizioni necessarie al mantenimento della stabilità in aree particolarmente
sensibili e su cui vertono interessi divergenti di vari attori, che potrebbero essere causa
di controversie e instabilità.
La natura multi-settoriale della cooperazione all’interno della BSEC ci aiuta a
comprendere meglio quanto sia ampio il livello di cooperazione proposto, sostenuto
anche da una apposita banca (la Black Sea Trade and Development Bank, BSTDB), con
un capitale disponibile di quasi 1,5 miliardi di dollari.
Chiaramente per la riuscita, anche economica, del progetto, è necessario un certo
livello di armonia a livello politico tra gli Stati Membri, obiettivo non ancora del tutto
raggiunto dalla stessa BSEC (come evidenziato). Allo stesso tempo, però, una simile
organizzazione potrebbe, d’altro canto, fungere da elemento incentivante per una
politica di tipo più cooperativo.

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5. Romania e Moldavia: alcuni dati a confronto

Fonte: CIA World Factbook 2010

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6. Referenze
Autori
Pietro Costanzo, Jacopo Marazia, Alberto Rossi, Davide Tentori, Stefano Torelli

Coordinatore
Pietro Costanzo
Tel.: +39 348 8430311
Mail: p.costanzo@ilcaffegeopolitico.net

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