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Figura 3.

1 - …Questi pori non erano molto profondi ma


erano formati da molte piccolissime scatole (cells)… Così
H k in Micrographia
Hooke Micr r phi (1665) descrive
d scriv lel cavità
c vità poligonali
p li n li
osservate sul sughero ed altre sezioni di tessuti vegetali.
1

3
1858, Virchow: omnis cellula e cellula

Potere
P tere Ris
Risolutivo
lutiv di un obiettivo
biettiv è lla capacità
c p cità che h
ha la
l
lente di mostrare separati due punti molto vicini.
Unità Simbolo Notazione
scientifica
f
-----------------------------------------------------------------
metro m 1
d
decimetro d
dm 10-11
Centimetro cm 10-2
Millimetro mm 10-33
micrometro* μm 10-6
nanometro* nm 10-99
angstrom# Å 10-10
-----------------------------------------------------------------
* In precedenza i micrometri erano denominati micron (μ),
i nanometri millimicron (mμ).

# L’angstrom non è un’unità SI, tuttavia è d’uso frequente


in microscopia.
microscopia
100-200 nm 0,3 nm
0,1nm
Atomi

1nm Amminoacidi
Elica DNA: Ø 2 nm

M
10nm Proteine: Ø 0,5 nm

icroscopio
Ribosomi 70 S: circa 20x20 nm
80 S: circa 30x20 nm
Virus: 20 nm - 400 nm; virus AIDS 90 nm

oelettronico
100
100nm
Batteri da 2 a 10 μm
Mitocondri: Ø 0,2-1 μm; l max 10 μm
1μm
0 2 1 μ m; l max 10 μm
Cloroplasti: Ø 0,2-1
Microscopioottic

N ucleo: Ø 7 μm; Escherichia coli: 6μm


10μm Eritrocita: Ø 6-8 μm
Ragnatela: Ø 7 μm
io

100μm Eritrociti

Cellule epiteli ali


1mm
125 µm acaro della polvere
Ovocita: Ø 500 μ m
O

10mm
cchiou

500 µm diametro di un ovulo umano

Uovo di gallina
um

100mm
ano

Uomo
1m

Gi ff a: 5,0-5,5
Giraff 5 0 5 5 m
5m
Il microscopio ottico ha un limite
di risoluzione di circa 200 nm
(0.2 µm). Questo limite è dovuto
alla lunghezza d'onda della luce
(0.4-0.7 µm). Le cellule osservate
al microscopio ottico possono
essere vive, o fissate e colorate.
Il Microscopio Elettronico a Trasmissione (TEM) ha un
limite di risoluzione di circa 0,2 nm dovuto al limite delle
lenti usate per focalizzare gli elettroni sul campione. Un
TEM osserva una replica delle cellule morte, dopo la
fissazione e la colorazione con ioni metallici. Gli elettroni
vengono deviati nel passaggio attraverso una sottile sezione
del campione,
campione quindi rivelati e proiettati in un
un'immagine
immagine su
schermo fluorescente.
Il Microscopio Elettronico a Scansione (SEM) ha anche un
limite di 0,2
0 2 nm.
nm Come il TEM,
TEM il SEM consente di osservare
una replica di cellule morte, dopo la fissazione e la
colorazione con ioni metallici. Con questa tecnica, gli
elettroni vengono riflessi dalla superficie del campione.
Procariota Eucariota
Organismi Unicellulari: Unicellulari e
Archeobacteria pluricellulari:
ed Eubacteria protozoi,, funghi,
p g ,
piante, animali

Dimensioni 1 10 μm
1-10 10 – 100 μm
della cellula

Parete Polisaccaridi e Presente in


cellulare peptidoglicani funghi (chitina e
polisaccaridi non
cellulosici) e
piante (cellulosa
ed altri
polisaccaridi)

Membrana Presente Presente


cellulare
ll l
Procariota Eucariota

Citoplasma Presente Presente

Nucleo Assente Presente

DNA Una sola Una o più


molecola molecole,,
circolare, nel organizzate nei
nucleoide, cromosomi
immersa nel racchiusi nel
citoplasma nucleo

Ribosomi 70S 80S nel


(dimensioni) citoplasma; 70S
nei mitocondri e
nei plastidi

Reticolo Assente Presente


endoplasmatico
nd pl sm tic
Procariota Eucariota
Citoscheletro Assente Presente

Mitocondri Assenti Presenti

Complesso di Assente Presente


Golgi

Lisosomi Assenti Presenti

Cloroplasti Assenti Presenti in


alghe e piante
Vacuoli Assenti Presenti in
alghe e piante
Cellula procariota con
nucleoide, membrana
plasmatica e parete
cellulare
Rappresentazione di una cellula eucariota animale
1: membrana nucleare; 2: nucleolo; 3: p
poro sulla membrana nucleare; 4 e
5: mitocondri; 6: perossisoma; 7: lisosoma; 8: R.E.R; 9: microtubuli;
10: membrana cellulare; 11: apparato del Golgi; 12: polisoma
Rappresentazione di una cellula eucariota vegetale
1: membrana nucleare; 2: poro sulla membrana nucleare; 3: nucleolo;
4: perossisoma; 5
4 5: apparato del Golgi; 6 6: microtubuli; 77: R.E.R.;
8: mitocondrio; 9: tilacoide, 10: cloroplasto; 11: parete cellulare;
12: vacuolo; 13: plasmodesmi; 14: polisoma; 15: membrana cellulare.
Nell “modello
d ll a mosaico i fluido
fl id ” le
l membrane, in sezione trasversalel
al microscopio elettronico, appaiono formate da un triplice strato dello
spessore
p di 7-8 nanometri,, costituito da uno strato chiaro inglobato
g tra
due scuri. Si tratta di un doppio strato di fosfolipidi (40-50 % del peso)
che costituisce la struttura portante della membrana con i gruppi
idrofobici rivolti verso ll’interno
interno (strato
strato chiaro
chiaro) e racchiusi tra i gruppi
idrofili (strati
strati scuri
scuri, contenenti glicerolo e fosfato); tra le code
idrofobiche sono inserite alcune molecole di colesterolo.
La presenza dei gruppi fosfato
sulla
u parte esterna
p n del doppio
pp
strato del fosfolipide consente
l’interazione con l’acqua delle
membrane. Il restante 50-60
% del peso delle membrane è
costituito da proteine.
Sulle molecole proteiche che
sporgono dal lato esterno della
membrana possono essere
legate alcune molecole di
oligosaccaridi,
li idi con 4 - 15
residui zuccherini
zuccherini; si ritiene che
la presenza dei carboidrati sulla
membrana
b abbia
bbi un ruolo
l
nell’adesione reciproca delle
membrane e che renda quella
zona della membrana facilmente
riconoscibile alle molecole che
interagiscono con le cellule, quali
gli ormoni,
ormoni i virus,
virus gli anticorpi.
anticorpi
Le proteine immerse anche solo parzialmente nel doppio strato
lipidico sono dette proteine intrinseche o proteine integrali
di membrana; le proteine a contatto con il lato citoplasmatico
della membrana o che aderiscono alle p proteine integrali
g sono
dette proteine estrinseche o proteine periferiche
periferiche.
CH3 CH3
H3 C
CH3
H3 C

HO
H
Colesterolo

La presenza delle
molecole di colesterolo
migliora la fluidità delle
membrane
Funzioni delle proteine di
membrana
b

a Le proteine di adesione
a.
uniscono le membrane di
cellule adiacenti e funzionano
da punti di ancoraggio per le
reti che costituiscono il
citoscheletro.

b Alcune proteine di membrana,


b. membrana
come le integrine, ancorano
la cellula alla matrice
extracellulare e si uniscono ai
microtubuli all’interno della
cellula.
Funzioni delle proteine di
membrana

c Le
c. proteine di
trasporto formano canali
che consentono il passaggio
selettivo di alcune molecole
o ioni.

d Alcune proteine di trasporto


d.
pompano i soluti
attraverso la membrana.
membrana
Questo processo
implica il consumo di
energia.
Funzioni delle proteine di membrana

e. Gli enzimi legati alla membrana


catalizzano le reazioni che avvengono
all’interno
ll’i t o sulla
ll superficie
fi i d ll
della
membrana.
f Alcune proteine recettoriali svolgono
f.
un ruolo nel riconoscimento cellulare.
Ad esempio,p le cellule dei batteri
hanno proteine di superficie diverse
che, riconosciute come estranee,
stimolano
ti l l difese
le dif i
immunitarie
it i che h
distruggono i batteri.
g Alcuni recettori si legano con molecole
g.
segnale, come ad esempio gli ormoni,
trasmettendo informazioni all’interno
della cellula attraverso la trasduzione
del segnale.
Schema della struttura della membrana citoplasmatica
p
trattata con la tecnica di freeze fracture. Tale tecnica
consente di mostrare che le proteine integrali sono
realmente incastrate nel doppio strato lipoproteico e che
sono orientate in esso in modo specifico e non casuale.
1 2 3

Le membrane biologiche hanno le caratteristiche chimico-


fisiche delle membrane semipermeabili
p e facilitano il
passaggio delle sostanze utili al metabolismo cellulare. La
membrana schematizzata in 1 è impermeabile e non
c nsente il passaggio
consente p ss i di nessuna
nessun s st nz
sostanza, quell
quella
rappresentata in 2 è liberamente permeabile e consente il
passaggio di tutte le sostanze.
sostanze La membrana raffigurata in 3
è selettivamente permeabile consente il passaggio solo di
alcune sostanze
Immergendo in acqua una zollina di zucchero le molecole
si disperdono e diffondono nell’acqua ad alla fine le
molecole sono uniformemente distribuite nella massa
d’acqua.
La membrana selettivamente
permeabile permette il
passaggio delle molecole di
H2O in entrambe le direzioni
ma non delle molecole di
soluto e pertanto il livello
del liquido aumenta a
sinistra e diminuisce a
destra.

La forza da applicare sul


pistone per impedire ll’ascesa
ascesa
del liquido è uguale alla
pressione osmotica (π)
della soluzione.
h

Soluzione Solvente Soluzione Solvente

Membrana Membrana

Pressione osmotica La membrana semipermeabile interposta


tra soluzione e solvente consente il passaggio del solvente
verso la soluzione. Il trasferimento p può essere bloccato
esercitando una pressione sulla soluzione. Il dislivello h misura
il valore della pressione che impedisce o blocca il flusso di
molecole
l l del
d l solvente
l e definisce
d fi i l pressione
la i osmotica
ti
(π) della soluzione.
Emoglobina.JPG

La membrana
L b plasmatica
l ti d i globuli
dei l b li rossii sii comportat da
d
membrana semipermeabile: quando il globulo rosso è posto in
acqua od in una soluzione ipotonica (dx), (dx) si ha un flusso di
acqua verso l’interno del globulo che si rigonfia e può anche
scoppiare
pp ((lisi).
) Se un gglobulo rosso è p posto in una soluzione p
più
concentrata del suo citoplasma (soluzione ipertonica ), il flusso
di acqua è prevalente verso l’esterno ed il globulo raggrinzisce
(
(centro);
t ) quando d la l soluzione
l i edd il citoplasma
it l d l globulo
del l b l rosso
hanno nel complesso la stessa concentrazione (soluzione
isotonica) la velocità di entrata dell
isotonica), dell’acqua
acqua nell
nell’emazie
emazie è pari
alla velocità di uscita ed il globulo rosso non subisce
modificazioni (sx).
ambiente ipertonico

ambiente ipotonico
p
DIFFUSIONE

Proteine di trasporto di membrana


membrana: proteina canale,
canale
proteina carrier e pompa
pompa. Le proteine canali e le proteine
carriers mediano il trasporto passivo attraverso le
membrane (diffusione semplice e diffusione facilitata)
secondo il gradiente di potenziale elettrochimico del soluto.
Le proteine canale hanno una specificità determinata dalle
proprietà biofisiche del canale e funzionano come pori nella
membrana.
Comportamento di una permeasi nel corso del processo di diffusione
f ilit t . Nella prima fase la sostanza da trasportare si lega al sito
facilitata
specifico della proteina rivolto verso l’esterno con un legame simile a
quello che lega
q g l’enzima al substrato nel corso delle reazioni enzimatiche.
La molecola legata induce una modificazione conformazionale della
permeasi che la fa avanzare verso un altro sito di legame collocato sul
versante citoplasmatico della proteina.
proteina Successivamente la sostanza è
liberata nel citoplasma e la proteina ritorna nella conformazione
iniziale, pronta a ripetere l’operazione.
Nel processo di diffusione facilitata la proteina di
p
trasporto della membrana si lega
g ad una pparticella di soluto,
modifica la sua forma ed apre un canale che attraversa la
membrana. Si verifica un passaggio di soluti dalla regione
nella
ll quale
l essi
ssi sono
s a concentrazione
t i m
maggiore
i verso
s lal
regione ove la loro concentrazione è minore.
La diffusione
facilitata
da proteine
carrier
è specifica
per ogni
substrato
Il trasporto attivo è possibile grazie a pompe che
utilizzano energia, prevalentemente ottenuta
dall’idrolisi
dall idrolisi dell
dell’ATP
ATP, per pompare il soluto contro il
ATP
loro gradiente di potenziale elettrochimico.
Usando ATP la pompa protonica trasloca cariche positive sotto forma di H+.
Il potenziale ed il gradiente di H+ sono due fonti di energia utilizzabili dalla
cellula p
per i p
processi metabolici. Le p pompe
p pprotoniche sono le p principali
p
pompe elettrogeniche nei vegetali e nei batteri ed immagazzinano
energia nei mitocondri e nei cloroplasti.
L’
L’energia
i accumulata
l t tramite
t it il gradiente
di t di protonit i è
utilizzata per assorbire il substrato S contro il suo
gradiente di concentrazione
concentrazione. In (1) la proteina di membrana è
nella conformazione iniziale consente di legare un protone. Il
legame
g con il p protone comporta
p una variazione della
configurazione della proteina di modo che ad essa può legarsi
una molecola di substrato S (2).
A seguito del legame con la molecola S si verifica un’ulteriore
variazione della conformazione della proteina che espone i siti
di legame con il protone e con S dalla parte del citoplasma nel
quale possono essere rilasciati sia il protone sia la molecola S
(3) mentre la proteina riassume la sua conformazione iniziale
(4).
Un esempio di trasporto attivo: la pompa Na+-K+
Na+/K+ATPasi
Nei sistemi di cotrasporto il simporto consente il trasporto di due soluti
differenti contemporaneamente e nella stessa direzione, l’antiporto
antiporto
consente il trasporto
p attraverso la membrana,, in modo contemporaneo
p
oppure alternato, di due soluti differenti in direzioni opposte. Nel caso
di simporto illustrato l’energia liberata dal movimento di ritorno del
protone verso la cellula è accoppiata all all’assunzione
assunzione di una molecola di
substrato; nel caso dell’antiporto l’energia dissipata per il rientro di un
protone nella cellula è accoppiata al trasporto attivo di una molecola di
substrato verso ll’esterno
esterno della cellula.
cellula E E’ da rilevare che in entrambi i
casi il substrato in oggetto si sposta contro il suo gradiente
elettrochimico.
elettrochimico
Proteine di Trasporto

Uniporto Antiporto Simporto


La pompa ATP-
dipendente
p accumula
energia concentrando
una sostanza (in
questo
t caso gli i i H+)
li ioni
su un lato della
membrana Quando la
membrana.
sostanza riattraversa
la membrana tramite
una proteina di
trasporto specifica,
per mezzo della
d ll stessa
t
proteina di trasporto
vengono cotrasportate
In questo esempio la pompa di protoni altre sostanze contro
della membrana consente,, indirettamente,, il loro g gradiente di
l’accumulo di saccarosio con l’aiuto di un concentrazione.
simporto saccarosio- H+.
Simporto
glucosio - Na+
Dif fusione semplice
Glucosio
O2
Na
H 2O

Glucosio
CO2 O2 H 2O
H2O Na

H 2O Dif f usione f acilitata


Una proteina canale,
l'
l'acquaporinai
CO2

ATP
Cl

HCO3
Na
Antiporto
Cl
Glucosio Cl- - HCO 3 -
Na K
ADP Proteina scambiatrice
HCO3 di anioni
K
Pompa sodio-potassio
Diff usione f acilitata
Proteine carrier
Trasporto attivo
Glucosio

Uniporto Proteina trasportatrice


del glucosio
Pinocitosi: cellula che beve
a. Le invaginazioni sulla membrana plasmatica intrappolano le
goccioline di liquido.
b Le
b. L invaginazioni
i i i i subiscono
bi una strozzatura all’interno
ll’i d l
del
citoplasma e si formano piccole vescicole piene di fluido.
c Il contenuto delle vescicole è successivamente ceduto al
c.
citoplasma
ENDOCITOSI

1. La membrana si invagina
formando una cavità nella
quale confluiscono le
sostanze.

2. La cavità si restringe e
racchiude il materiale.
materiale

3. La cavità si chiude e forma


una vescicola.

4 L
4. La vescicola
s i l si stacca
st d ll
dalla
membrana e trasporta
all’interno
all interno il materiale.
materiale
ENDOCITOSI MEDIATA DA RECETTORE

Le molecole si legano sul


recettore specifico presente
sulla membrana (1)
i complessi che si formano si
accumulano in fossette (2)
L’ invaginazione è favorita da
clatrina e dinamina (3).
La vescicola rivestita entra
all’interno (4),
si libera del rivestimento (5)
si fonde con un endosoma (6).
Micrografie elettroniche dell’endocitosi mediata da
recettori nell’uovo
nell uovo di pollo
La membrana plasmatica, con un rivestimento di clatrina, si
invagina (1), la fossetta si riempie di lipoproteine che si
fissano al recettore specifico (2), la membrana tende a
saldarsi (3) e la vescicola formatasi entra nella cellula (4).
Le lipoproteine a bassa
densità (LDL
LDL) si
attaccano ai recettori
che sono sulla
membrana plasmatica
p
(1) e sono trasportate
nella cellula (2).
Il rivestimento
vescicolare è rimosso
(3) ed il contenuto
della vescicola è
trasferito ad un
endosoma (4) mentre i
recettori
tt i sono
s riciclati
i i l ti
e tornano sulla
membrana plasmatica
( )
(5). Dalle
ll vescicole
l
contenenti l’LDL gli
enzimi idrolitici
consentono il rilascio
del colesterolo (6).
Nella
N ll fagocitosi
f i i lal cellula
ll l i
ingerisce
i particelle
i ll solide
lid
relativamente grandi.
FAGOCITOSI
La p particella si lega
g al
recettore sulla
superficie cellulare. Per
p lim i
polimerizzazione
i n
dell’actina alcune
estroflessioni della
membrana (pseudopodi)
circondano la particella
fino ad inglobarla. Si
forma, così, il vacuolo
fagocitico o fagosoma,
fagocitico,
che poi si fonde con
ll’endosoma
endosoma tardivo o si
trasforma in lisosoma nel
quale avviene la
digestione del materiale
inglobato
L'attivazione
L' tti i d
della
ll ffagocitosi
it i sii realizza
li iin quattro
tt f fasi:
i
1 chemiotassi, 2 adesione, 3 ingestione, 4 distruzione.
Meccanismo dell’esocitosi
1 La vescicola contenente la
1.
sostanza si avvicina alla
membrana cellulare.
2. Si fonde con essa per un
piccolo tratto che poi si
sgretolerà.
Meccanismo
dell’esocitosi
3. La membrana cellulare
si sgretola.
g
4. Il contenuto della
vescicola è liberato
all’esterno della cellula
mentre la membrana
della vescicola si
integra con la
membrana cellulare.
cellulare
E’ da notare che in
questo
t processo non
si ha esposizione
all’esterno
all esterno del
citoplasma.
MOVIMENTO DELLE VESCICOLE NEL SISTEMA DELLE MEMBRANE
1. Sui ribosomi legati alla faccia citoplasmatica del RER si sintetizzano le
proteine. La loro glicosilazione avviene nel lume del RE.
2. Le vescicole di transizione trasportano le proteine all’apparato del Golgi.
3. Le p
proteine si spostano
p nel Golgi
g
4. Le proteine possono tornare nel compartimento iniziale
5. - 6. -7. Vescicole secretorie o endosomi trasportano le proteine

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