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Traduzione 2- Manuale Akiyama – Miyoshi

Lezione 19/03/2021
In questo caso questo testo è per gli apprendenti madrelingua, i furigana ci sono solo per kanji che risultano
molto tecniche per gli studenti dei licei, es. per il nome dello scrittore Futabatei Shimei, perché i nomi
giapponesi possono essere particolari, a seconda della lettura scelta dalla famiglia. Molto spesso gli scrittori
adottavano nomi di penna: nel periodo Meiji i nomi d’arte venivano scelti quando si trattatva di letterati che
volessero fare un appello al buon tempo antico, la letteratura cinese classica… si trattava di lettura non
ricavabili dai kanji se non con istruzioni precise.
Traduzione dal manuale (Traduzione della Prof; Contesto storico-letterario)
Primo paragrafo
Kindai bungaku no gaikan: la [articolo determinativo lo mettiamo noi] letteratura moderna (panoramica
generale).
Atsukau  verbo della principale, sign. si considera, si definisce; regge un complemento oggetto. Si ha poi
un commento che spiega che cosa è considerata, seguito da ---- to shite.
Meiji  può essere considerato l’analogo della Regina Vittoria per il Giappone. Sale al trono molto giovane
e si trova in un momento drammatico per il Giappone: le grandi potenze premono per l’apertura al
commercio esterno e perché vengano revocate le regole dell’editto Sakoku di chiusura del Paese. I
consiglieri che si raccolgono attorno a Meiji riescono a gestire in modo buono questa transizione, contando
su un territorio perfettamente ordinato grazie al capillare lavoro di gestione delle funzioni di polizia svolto
fino a quel momento dallo shogunato Tokugawa. Dobbiamo alla capcitò Tokugawa di controllo del territorio
la capacità del Giappone di rispondere compatto e unito alle pressioni esterne, a differenza della Cina, che
invece era un organismo molto più frammentato. In queste situazioni di oggettivo pericolo di perdita
dell’autonomia da parte del sistema dell’ordine costituito giapponese, l’esercito giapponese, pur non
modernissimo (non hanno migliorato la capacità di fuoco delle loro armi), dà dimostrazioni di forza e il
Giappone non viene smembrato. Meiji è il primo imperatore giapponese che mostra il suo ritratto in foto;
porta gli occhiali e accetta di farsi ritrarre con gli occhiali; fa filtrare informazioni, come il fatto che lui
mangia carne bovina, tipo d’alimento che viene introdotto nella dieta giapponese al contatto con gli
occidentali e la popolazione più conservatrice la vede con repulsione, si ha una rivoluzione nel modo di
mangiare e di concepire le tecniche d’allevamento. L’imperatore, che ha natura semi-divina, adottando
queste abitudini occidentali (es. anche lo sviluppo fisico dei bambini influenzato dal consumo di proteine
animali) e nel suo nuovo ruolo di padre del Paese, compie una ottima operazione di controllo della
modernizzazione e dell’occidentalizzazione. Lui e la sua classe dirigente riescono a condurre questa
transizione verso una nuova epoca e una nuova cultura, che si nutre degli input che arrivano dall’Occidente.
Cominciamo a preder fortemente contezza del fatto che i sovrani giapponesi, dal periodo Meiji in poi,
vengono indicati col nome che assumono quando diventano imperatori (nome di regno), e così vengono
indicati nei testi giapponesi. Anche le datazioni vengono date anche in riferimento all’anno di regno, assieme
alla data del calendario occidentale. I giapponesi contano anche considerando la prima unità, es. Meiji
gannen, il primo anno di regno, è il 1868! Quindi bisogna sottrarre un anno.
Seifu = governo; Tanjou suru=nascere; Genzai=”ai giorni nostri”; Kindai = generico significato di modernità

Si considera/definisce moderno (Kindai) il periodo che va dall’anno di intronamento/dalla salita al trono


dell’Imperatore Meiji, in cui nacque il nuovo governo Meiji, fino alla contemporaneità.

Siamo in un Giappone che, dal punto di vista tecnologico e scientifico, è ancora profondamente arretrato, la
medicina è ancora quella tradizionale cinese.
Mezurashii  particolare, strano, sorprendente
Katei  processo
Nihonshi ni okeru  è come Nihon ni shi  nella storia del Giappone
Sakoku  editto di chiusura del Paese; Sakoku seisaku  la politica/sistema del Sakoku
…. Wo toru  si mantiene, relativo a Sakoku seisaku
Hazure  lontano e isolato, remoto
Shimagu ni  arcipelago, Paese di isole, nazione insulare
Goku davanti ad aggettivo serve per superlativo, estremamente breve
Kikan periodo di tempo
De complemento di mezzo
Oupei  indicano il primo l’Europa, il secondo l’America del Nord, in senso generico è l’Occidente.
Rekkyou  termine con cui si indicano le grandi potenze
Shokoku  sho indica numerosità, quindi “diversi, molti paesi”
---- ni gosu o ni go suru prendere il proprio posto in qualcosa
Koto ga dekiru  potenziale
Chikara  forza
Sonaeta  da sonaeru, significa provvedere, assicurare
Shinhonshugiguni  Paesi capitalisti
Hatten suru  crescere; la cosa in cui ci si trasforma è introdotta dal ni
Sekaishi  storia mondiale
--teki ni  si aggiunge per modificare una parola e renderla avverbiale (aggettivale nel caso di teki na);
grammaticalmente sarebbe “storiamondialmente”

Si definisce periodo moderno nella storia del Giappone il particolare periodo nella storia mondiale in cui

Shikashi
Soko ni wa  rispetto a tutto questo
Amari ni mo  troppo
Seikyuuna  impetuoso
Seiyouka  occidentalizzazione
Shikou orientamento, slancio
---- ni tomonau  accompagnare qualcosa
Muri  forzatura

***riascolta qui***
Lezione 08/04/2021
Secondo paragrafo
Gendai= contemporaneità
Sono kiten wa: ricordiamoci che non ci sono aggettivi possessivi, quindi in italiano possiamo rendere questo
“wa” con “il suo punto di partenza”. Gli aggettivi dimostrativi assumono un valore di chiarificazione del
senso, in giapponese, come succede con l’italiano quando abbiamo i possessivi.
La parte tra le due virgole è un inciso, quindi conviene tradurlo in modo spezzato.
Shakai società; undou  movimento. Attenzione: non possiamo tradurlo come “movimento sociale”,
perché in italiano richiama il Movimento Sociale Italiano, è un’espressione connotata con uso diverso.
Potremmo quindi tradurlo con “movimento di interesse sociale”.
Kouyou= ascesa, salita
--o ---haikei (lett. sfondo) ni suru = avere come sfondo ---; quindi: sullo sfondo di…
Letteratura proletaria è un termine tecnico: potremmo anche non tradurlo, e lasciarlo come Puroretaria
bungaku, un buon equivalente italiano potrebbe essere letteratura marxista.
Taitou suru= entrare in scena
Forma te kita= quando c’è -te kuru, quel fenomeno è anto nel passato e si sta muovendo verso il presente di
chi descrive la questione  “era venuta presentandosi”, se vogliamo tradurre letteralmente.
Abbiamo una relativa che dipende da jiki= il periodo in cui proletaria bungaku….
Jiki è legato a motomeru (corrispondere, trovarsi; futsuu dearu = è la norma, è la regola, è frequente.
Nao: in più, ancora
…owatta rif a Showa 20nen= anno 1945 (1926+20-1).
--- wo --- to suru: considerare, prendere come gendai no hajimari
Prova di traduzione
La seconda metà/parte dell’epoca moderna è comunemente chiamata “età contemporanea”. Normalmente, si
fa corrispondere il suo inizio all’entrata in scena della Puroretaria bungaku, sullo sfondo dell’ascesa dei
movimenti d’interesse sociale successivi alla Prima Guerra Mondiale. Inoltre, esiste anche una scuola di
pensiero che considera il ventesimo anno dell’era Showa (1945), in cui finì la guerra del Pacifico, come
l’inizio dell’età contemporanea.

È anche frequente definire gendai la seconda metà del periodo moderno, e, come suo punto di partenza, in
via generale, si identifica il periodo in cui si affacciò sulla scena la letteratura proletaria, avendo sullo sfondo
dell’ascesa dei movimenti del socialismo successivi alla IGM.

Terzo paragrafo
Zenhan: prima metà
Kinsei: periodo pre-moderno
Katoki: periodo di transizione
--- ni ataru: corrispondere a---
Kaikoku: apertura del Paese
--- irai: a partire da---
Kozui no you ni: come un’inondazione
Ryuunyuu suru: riversarsi, rif. a seiyou… kyou
Seiyou= occidentale
Shisou= pensiero
Bunka= cultura
Tsuyoi eikyou= forte influenza
Jouken=condizioni, situazione
Kindaiteki= moderno
Shidai ni= gradualmente
Junbi sareru=essere affrontare
No moto de: sulla base di
Omona: importante
Naiyou=contenuto
E poi da qui parte un elenco

Prova di traduzione
I venti anni della prima metà dell’epoca Meiji corrispondono a un periodo di transizione dall’epoca pre-
moderna all’epoca moderna. La condizione moderna della letteratura fu gradualmente affrontata sulla base
della forte influenza del pensiero e della cultura occidentali, diffusi come un’inondazione dal momento
dell’apertura del Paese.
Traduzione
Per quanto riguarda i venti anni della prima metà del periodo Meiji, corrispondono a un periodo di
transizione tra l’evo medio e l’epoca moderna. Sulla base della forte influenze del pensiero e della cultura
occidentale etc. / di fattori come il pensiero e la cultura occidentali, che si riversarono (sul Giappone) come
un’inondazione a partire dal momento dell’apertura del Paese gradualmente le condizioni di
modernizzazione della letteratura vennero prese in carico.
Gli importanti contenuti (di questo processo) sono: (inizia qui un elenco che svolgeremo nei paragrafi
seguenti)

Contesto storico – letterario


Nel primo caso in questo momento storico bisogna lavorare sulle denominazioni. Quando il Giappone
incontra l’Occidente una delle più grandi riforme è una revisione del lessico. La prima cosa che bisogna fare
è quindi definire cosa voglia dire “letteratura”: gli intellettuali si confrontano (dibattiti pubblici che finiscono
anche sui quotidiani). Bisogna quindi ammodernare le categorie usate fino a quel momento. Il primo punto
sta nel fatto che la parola bungaku, universalmente accettato nell’accezione di “letteratura” a partire
dall’epoca Meiji, prima aveva un’altra sfumatura di senso. Era una disciplina in cui si cimentavano
aristocratici e bushi (casta dei guerrieri) che aveva a che fare con studi confuciani e studi cinesi. Si dà quindi
un altro significato alla parola, per farvi ricadere il concetto di canone letterario su cui gli occidentali
insistono molto. Gli occidentali arrivano in Giappone dopo aver passato la fase del risorgimento e del
romaniticismo, in cui si è sentita la forte esigenza di creare un’identità nazionale, fondata su un mito di
tradizione nazionale. All’interno della bungaku avremo quindi un nuovo genere: “shousetsu”, che per i
giapponesi significa sia romanzo che racconto (la differenza sta nella lunghezza), prosa narrativa in generale
che può assumere fatti realmenti accaduti o di pura finzione. Si sentirà infatti il bisogno di tanpenshousetsu
se la prosa è breve (racconto breve) o chouhenshousetsu (romanzi estremamente lunghi, in vari volumi).
Secondo punto: in questo momento storico, l’interesse suscitato dalla teoria occidentale sui diritti degli
oppressi delle classe più povere etc. genera una corrente di pensiero che si chiama Jiyuminkenundou (lett.
Movimento per la libertà e i diritti). C’è un pensiero che si nutre delle istanze del socialismo occidentale
della seconda metà dell’800 che influenza anche il pensiero giapponese. Finora non c’era mai stata una
grande attenzione alla descrizione delle classi disagiate, né un pensiero redentivo. La casta dei mercanti
aveva inventato la narrazione del bravo mercante che si comportava da probo viro e poteva così sperimentare
una remunerazione karmica avanzando di grado e ottenendo una vita serena, ma l’impostazione della
presentazione di una condizione di povertà che veniva cambiata in condizione di agiatezza (o il contrario, da
ricco dissennato a povero), erano condizioni declinate in un’ottica mercantile. Il bravo mercante viene
premiato, quello cattivo è punito dalla sua stessa stupidità, il fulcro è sugli affari condotti in maniera etica
(etica chounin): mancava l’elemento della compassione, come nel cristianesimo. Con l’esposizione al
cristianesimo soprattutto di matrice protestante (che era molto consonante con l’etica chounin; il messaggio
es. francescano sarebbe stato accolto molto peggio), e al messaggio di emancipazione delle classi disagiate
del pensiero socialista, si sviluppa il romanzo politico, che non aveva precedenti. Esso è ancora indebitato
con la tradizione narrativa manichea del cattivo che è sempre cattivo, incarnante la corruzione della politica,
e il buono è sempre buono. La trama è in una cornice ideale per cui il cattivo deve finire male e il buono
deve finire bene, descrivendo metaforicamente la realtà contemporanea. Si nominano scrittori come
Tsubouchi Shohyou e Futabatei Shimei, che hanno avuto grande importanza nell’inizio della leteratura
giapponese moderna. Tutti questi intellettuali sono stati scrittori, critici e traduttori: infatti assorbiranno le
nuove categorie di pensiero della letteratura moderna sperimentandoli sulla propria pelle come traduttori
(Futabatei traduce dal russo, Tsubouchi traduce dall’inglese, es. sarà il trad. di Shakespeare). A loro si deve
una riflessione critica su cosa sia la letteratura, ma anche sulla linguistica: quale giapponese bisogna
prendere in considerazione?
Terzo punto: una nuova definizione della letteratura di massa VS letetratura alta; definizione del pubblico
dei lettori. In Giappone, alla fine del periodo Tokugawa abbiamo una condizione molto diversa dal resto del
mondo: l’analfabetismo completo è in percentuale molto più basso rispetto anche alle potenze occidentali. Le
scuole dei templi hanno sempre fornito istruzione di base almeno per quanto riguarda la scrittura in hiragana
e katakana; le biblioteche circolanti erano molto comuni e diffondevano pubblicazioni economiche in lingua
semplificata. Esiste quindi una massa di potenziali lettori con caratteristiche molto particolari.
Lezione 09/04/2021
Terzo paragrafo
Punto 1
Strutture con koto..koto… da tradursi con “il fatto…il fatto…il fatto”. Attenzione, in generale possiamo
anche omettere l’espressione “il fatto che…” quando troviamo koto, ma in questo caso, tutto sommato, ci sta
bene. Abbiamo una costruzione per cui, all’interno del punto 1, bungaku to iu kotoba no imi ga è il soggetto.
Il verbo ikoushi significa trasformazione (da qualcosa kara a qualcosa he). Gainen = concetto
Traduzione
Tra gli importanti contenuti (di questo processo) vi fu: 1) il fatto che il significato della parola “letteratura”
(si può anche lasciare bungaku) si trasforma da un concetto pre-moderno (kinseiteki) che (relativa) indicava
(sasu) l’insieme dei riferimenti culturali (kyouhyouzenpan) della casta dei guerrieri (bushikaikyuu) imperniati
sul confucianesimo (kyugaku) a un concetto moderno (kindaiteki) per cui (il significato della parola
bungaku) era un termine generico (soshou=termine generale) per le arti letterarie, e il fatto che lo shosetsu
(anche qui lasciare com’è) si trovò ad occuparne (o “all’interno di essa”) il posto d’onore (shuza).
Punto 2
Ninaitetachi = sostenitori
Mizugara= personalmente, in prima persona
Fude o toru= prendere il pennello
Traduzione
Il fatto che passando per la moda del seiji shousetsu (romanzo politico), per cui i sostenitori del jiyuminken
(da tradurre).. avevano preso la penna in prima persona, si era preso a considerare il valore del alvoro degli
intellettuali in letteratura e la teorizzazione (rironka) di tutto questo era stata tentata da Tsubouchi Shoyou e
altri come lui.
Contesto storico-letterario
Nel periodo pre-moderno chi si dedicava alla letteratura lo faceva come passatempo raffinato (nel caso degli
aristocratici dell’era Heian); poi anche i bushi si specializzano in generi letterari, che rimangono però molto
concettosi, esprimono valori e percezioni estetiche che attingono all’etica samuraica (diari, miscellanee).. è
una scrittura in cui i riferimenti alla cultura d’appartenenza sono molto forti, rimanendo in un certo modo
una scrittura di maniera. In entrambi i casi, comunque, la letteratura non era un lavoro. Nel periodo
Tokugawa, con l’ascesa della casata dei chounin tra coloro che producono e fruiscono la cultura, si creano
una serie di figure, contese tra i vari stampatori, che cominciono il business dell’editoria in Giappone; le
stamperie del Kansai sono particolarmente attive e cominciano ad assumere scrittori che non hanno alcuna
pretesa letteraria, ma vengono mantenuti in servizio per scrivere di temi che vanno di moda tra il pubblico, al
fine di garantire alti profitti alla stamperie stesse. Sono persone che devono saper scrivere, ma che allo stesso
tempo sono disposti a mettersi al servizio della scrittura d’intrattenimento: abbiamo amori disperati,
vendette, romanzi di cappa e spada, etc. Le figure degli scrittori di questa proto-letteratura di consumo sono
quindi spesso dei ronin che hanno bisogno di soldi. In nessuno dei due casi la letteratura assume l’aspetto di
una professione rispettabile: o è un passatempo o è letteratura di consumo, che veniva considerata “bassa”
agli intellettuali. Si ha quindi un grandissimo cambiamento nello status della letteratura: personalità di spicco
nella vita politica occidentali, come il già citato Disraeli, sono anche scrittori e romanzieri, e questo colpisce
i giapponesi. Nei romanzi di Disraeli abbiamo la descrizione dell’eroe capace di amare, ma anche difensore
degli oppressi e del proprio Paese. Abbiamo quindi una nuova possibilità di lettura rispetto all’occupazione
degli scrittori. Sulla base delle riflessioni che gli intellettuali giapponesi fanno una volta esposti alla
letteratura occidentale, si pongono il problema che il romanzo può portare avanti tesi politiche: questi
intellettuali impegnati iniziano a scrivere romanzi che all’epoca ebbero un grande successo, anche se oggi li
troviamo pesanti, perché nati sulla base di una forte impianto teorico. Scrissero romanzi, quindi, anche
intellettuali interessati più a questioni di ordine politico o storico, filosofico, etico. La letteratura può quindi
avere un nuovo valore e può veicolare anche una riflessione politica. Si lavora poi sulla meta-letteratura: da
una questione meramente artistica, intellettuali come Tsubouchi iniziano a sostenere che i romanzieri
possono avere un importantissimo ruolo anche nell’educazione delle masse c’è un nuovo senso, una nuova
dignità nella letteratura. Si crea un clima intellettuale che non avrà più le stesse caratteristiche in seguito.
Il Giappone si trova a contrastare l’apertura alle potenze occidentali e, in modo pragmatico, si “cerca di
cambiare tutto perché tutto rimanga come prima” (citando, un po’ a sproposito, Il Gattopardo): le riforme di
modernizzazione in realtà non hanno alcuna intenzione di alterare la tradizione e il fulcro dell’essenza
giapponese. I valori di riferimento devono rimanere quelli tipicamente giapponesi. Tuttavia, da qualche parte
il cambiamento andrà pure fatto: in modo molto pragmatico, si inizia un battage fortissimo in cui si fomenta
e incoraggiano i giovani del tempo ad essere i protagonisti del Giappone del futuro. Nel periodo Meiji, tra
XIX e XX secolo abbiamo una fuga di giovani dalle campagne; appena c’è un reddito in famiglio che
consenta di mantenere il figlio agli studi in città per poi farlo tornare in provincia come funzionario della
moderna amministrazione, questo viene fatto con completa edizione. In Sanshiro di Soseki si descrive la
figura del giovane provinciale (sempre maschio): al centro di molti romanzi un giovane un po’ ingenuo,
provinciale, appena inurbato, attraverso le cui vicende si danno quasi istruzioni comportamentali agli
adolescenti lettori che si riconoscono in questi personaggi, nonché informazioni pratiche, indirettamente.
Non è una vera e propria politica di indottrinamento, ma il governo Meiji non perde alcuna occasione di
ricordare ai giovani che saranno i protagonisti del cambiamento. Anche negli anni ’60 del XX secolo il
governo si rivolgerà ai giovani, che però protesteranno contro l’establishment; in questo caso invece la spinta
energica delle giovani generazioni viene incanalata in binari molto precisi, che portano il Giappone feudale
allo status di potenza moderna. Quindi siamo in una fase di “sbornia positiva” che unisce molti settori della
società: l’Imperatore Meiji gode di un grande consenso popolare e si fa vedere con abiti e accessori realistici
nonché occidentali (es. foto con gli occhiali); diffonde la notizia che nella sua dieta ha incluso carne bovina e
latte, cose che venivano viste con perplessità dai giapponesi tradizionalisti ma che risultavano avere un
effetto positivo su alcune patologie endemiche in Giappone. Anche quando sarà molto vecchio, Meiji rimarrà
nella percezione popolare una figura riconducibile a Francesco Giuseppe (il buon nonno, custode di un
tempo passato) o alla Regina Vittoria, per la stabilità e lunghezza del suo regno: è una figura che riesce a fare
da collante. In un primo momento i ragazzi giapponesi sono i primi a sostenere questo cambiamento; mentre
i samurai di basso rango si trovano spogliati del proprio ruolo, non riescono a entrare nella nuova burocrazia,
perdono il proprio status (nel sistema delle caste, anche il samurai più povero aveva l’orgoglio della propria
casta, che lo faceva sentire superiore perfino al chounin più ricco, ma ora sono l’unica casta che si trova
“esclusa” dalla nuova società). Il Giappone conosce anche un’imponente corsa all’industrializzazione: per la
gioventù giapponese questo costituisce un importante ascensore sociale, le possibilità offerte dalla
modernizzazione fanno sì che, fatto salvo che il sistema della piramide politica con al vertice l’imperatore
deve rimanere intoccata, ci sia un sostanziale accordo fra governo e popolazione. I problemi inizieranno a
sentirsi nel tardo periodo Meiji e ci saranno anche voci “contro”, ma nella prima metà del periodo Meiji si ha
uno shock positivo: il romanzo politico quindi non protesta contro il governo, al massimo si ha la
stigmatizzazione di singoli personaggi corrotti che il protagonista sconfigge (purificando quindi il sistema),
incarnando il bene e ripristinando un ordine costituito che sarebbe perfetto di per sé.
Punto 3
Dokushasou = pubblico di lettori (sou= massa, insieme, pubblico) è il soggetto della frase
Hiyakuteki ni= facendo un balzo molto ampio  espansione rapida (kakudai suru=allargarsi grandemente)
Ni yotte= lega a due fattori  “grazie a”
Traduzione
Il fatto che il pubblico dei lettori si estese enormemente grazie all’educazione scolastica e alla stampa a
caratteri mobili (kappan insatsu) o, in altre parole (oyobi), la crescita e lo sviluppo della comunicazione di
massa.
La stampa a caratteri mobili permette anche la diffusione dei quotidiani! Siamo agli albori della
comunicazione di massa.
Conclusione del paragrafo
Dentoutekina: tradizionale
Kanshi: poesia in cinese
Waka: poesia giapponesi
----ni kawaru: trasformarsi in, sostituire
Keishiki: forma
Hyougen: espressione
Inbun: forma poetica, poesia
Mosaku suru: processo di ricerca per tentativi (cercare a tentoni, brancolare nel buio…)
Shintaishi: poesia ins tile moderno, ma la possiamo lasciare così
Kokoromi: tentativo
--no: espressione sostantivizzante  il fatto di---
Jiki: periodo
Prova di traduzione
Questo periodo fu anche caratterizzato dai primi tentativi di poesia moderna, in cui si sostituirono con nuove
forme d’espressione poetica le forme tradizionali del kanshi e dello waka.