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Didattica della Lingua Italiana a Stranieri

AA 2020-21
Fase 1 - Approcci e metodi

0.4-0.5 Aspetti culturali


Immaginiamo di trovarci in un'aula di Italiano L2; una studentessa spagnola saluta l'insegnante con un “Ciao!”. Questo
è un cosiddetto errore culturale. Gli errori culturali possono essere definite come mancanza di competenza d'uso di es.
formule di saluto con estranei o la loro distribuzione nell'arco della giornata, l'utilizzo delle varietà, conoscenza del
ruolo delle istituzione, il modo in cui traduciamo certi atti comunicativi in atti linguistici, la conoscenza della famiglia,
l'apertura all'esterno.
Dobbiamo quindi partire da una definizione, quella di cultura.
Nel tempo la parola “cultura” ha indicato diversi concetti. Sposando il modello di Balboni, possiamo definirla come il
modo in cui si dà risposta a bisogni di natura, come quello di formare una famiglia, immaginare la divinità, nutrirsi, etc.
Molti concetti sono ad esso sovrapponibili: la prima concezione di cultura è legata all'origine etimologica, da “colere”
coltivare → cultura come insieme di conoscenze di tipo alto, elitario. Ci sono anche i modelli di civiltà, valori e
comportamenti esemplari all'interno di ogni cultura, e viceversa questo fa sì che si considerino “incivili” i popoli che
non condividono questi modelli.
Il modello culturale è l'unità minima di analisi della cultura, è la risposta ad un problema. Esempio: bisogno di nutrirsi
nell'arco della giornata è il bisogno, l'organizzazione dei pasti durante il giorno sarà il modello culturale adesso
correlato. I modelli culturali variano con grande rapidità, soprattutto nell'epoca della globalizzazione, grazie al mutuo e
continuo interscambio, a causa del turismo, diffusione dei modelli attraverso i mass media, etc. È pertanto importante
osservare la differenza e la variabilità delle culture.
Il rapporto tra lingua e cultura è stato oggetto di riflessioni già alla fine del '700. Nel periodo del Romanticismo si
identificava la lingua con la nazione e quindi con un popolo: la società aveva quindi caratteristiche completamente
diverse da oggi. Molte discipline si sono occupate di questo rapporto (antropologia sociale, psicologia intercultuale,
pedagogia).. e da queste sono scaturite tecniche di insegnamento degli elementi culturali, basati sulla capacità di
osservazione di questi ultimi.
È importante definire il concetto che all'interno di una stessa lingua possiamo far emergere realtà diversificate: una
cultura originaria, culture ex-coloniali assimilate da diversi popoli in maniera variegata, possiamo vedere come
all'interno delle lingue di contatto (es. pidgin) si siano generate varietà ancora diverse.
Solo verso la fine degli anni '80 si è verificato un processo di emancipazione culturale legato all'apprendimento delle
lingue: non si può definire un'esperienza così complessa, com'è stata definita da Byram nel 1987, nell'apprendimento
della grammatica, semantica, visite del Paese straniero, la sua letteratura, studio dei sistemi politici etc. Lo studio della
cultura comprende tutte queste attività intellettuali ma è anche altro: è un'esperienza di ordine emotivo, abbandono della
propria lingua durante le prime lezioni della lingua obiettivo e nel salutare la propria famiglia all'inizio del proprio
soggiorno, cedere all'innamoramento verso altri luoghi e cibi, esperienza dolorosa nel caso ci sia una migrazione
forzata.

È importante affrontare questo argomento relativamente alla glottodidattica perché si ritiene che l'insegnante in
relazione alla cultura debba trasmettere non solo la cultura stessa ma anche la costruzione degli schemi culturali: perché
viviamo in un'epoca in cui le culture entrano in continuo contatto fra loro, per questo bisogna conoscere i meccanismi di
costruzione degli schemi culturali per mettersi in relazione con gli altri. Dal pdv metodologico bisogna chiedersi come
trasformare queste riflessioni in strategie da sottoporre all'apprendente.
Dalla metà degli anni '60 si inizia a parlare di civiltà per quanto riguarda l'insegnamento delle lingue straniere in Italia,
ma queste trasmissioni di contenuti rigidi, chiusi, legati ad una concezione statica vengono messi in crisi negli anni '80
dalla circolazione di contenuti francesi (es. Béacco, Zarate) che iniziano un'opera di sensibilizzazione riguardo alle
problematiche legate agli aspetti culturali.
1982: Freddi comincia a riferirsi al relativismo culturale e alla competenza culturale per la prima volta. Non dobbiamo
più cedere al relativismo culturale, ma dobbiamo piuttosto sviluppare una competenza culturale. È necessario introdurre
i contenuti culturali per temi, che devono essere secondo lo studioso, introdotti separatamente rispetto alla riflessione
linguistica e dedicati agli apprendenti con competenze linguistiche già avanzate.
Balboni ed altri riflettono in seguito sulla necessità di considerare l'esistenza di più culture all'interno della cultura
italiana. Questo perché dobbiamo ricollegarci all'idea che negli anni '80 si elaborano programmi e curricoli in base alla
motivazione per studiare l'italiano e la relativa formazione degli insegnanti. È fondamentale quindi che lo studio della
cultura inizi a far parte in modo strutturale di ogni livello di insegnamento e apprendimento: non può essere limitato a
nozioni folkloristiche o storico/georgrafiche, anche perché viviamo in un'epoca in cui l'identità culturale degli individui
è molto più fluida.
Ognuno di noi definisce la propria identità in base a vari elementi: orientamento sessuale, appartenenza geografica...
pertanto è fondamentale riflettere sul concetto che “intercultura” implica uno scambio tra soggetti culturali diversi,
creando dei ponti tra identità diverse ed in continua ridefinizione.
Come affermano Balboni e Caon, è fondamentale affiancare ad una dimensione conoscitiva una dimensione processuale
e sviluppare abilità relazionali. Possiamo osservare un passaggio da approccio degli anni '70 basato sul concetto di
civiltà (temi generali definiti a priori, apprendimento di livello avanzato, uso di documenti autentici, temi generali
esaltanti le qualità o i difetti di una data civiltà, che possono quindi rafforzare degli stereotipi nell'apprendente,
attitudine passiva e ricettiva e sfociante nella formazione di giudizi di valore) a quello degli anni '80-'90 → approccio
ciclico: insegnamento della cultura presente fin dai livelli più bassi, e per ogni livello si aggiungono sempre maggiori
dettagli, il materiale è legato ai bisogni linguistici e comunicativi, i materiali legati all'apprendimento linguistico e
culturale coincidono, la sensibilizzazione è l'obiettivo principale, legata alla possibilità di osservare comportamenti
specifici per identificare e rimuovere stereotipi. L'apprendente deve assumere attitudine attiva e sospendere il giudizio. I
temi classici vengono comunque introdotti, ma in funzione della comunicazione.
La valutazione dei modelli culturali può avvenire soprattutto attraverso il prisma dell'opera di Balboni. I contributi del
1999, 2006 e 2007 mettono in evidenza una ridefinizione del modello culturale rielaborato in ambito italiano e una
analisi/rielaborazione del modello del software of mind elaborato da Hofstede all'inizio degli anni '90. La cultura
diventa una componente della componenza comunicativa (assieme alla competenza linguistica) la quale permette
all'apprendente di decodificare gli impliciti dei nativi e riflettere sulla necessità di produrre atti linguistici adeguati ai
contesti situazionali.
Secondo Balboni i problemi interculturali, concetto che affronta nella sua opera “Parole comuni, culture diverse”
(1999) nascono da modelli interculturali in conflitto di cui siamo sia consapevoli che inconsapevoli. Nel primo caso
possiamo avere es. i ruoli di genere, mentre nel secondo caso es. concetto di spazio, tempo, moduli comunicativi non
verbali (prossemica).. di cui siamo meno consapevoli. Balboni riprende il concetto del software of mind → file di
sistema cui ciascuno di noi ricorre nel contesto comunicativo. Nelle situazioni di interazione accediamo a questi file
mentali che controllano es.lutilizzo del registro, il tono di voce, la scelta del lessico, ad alcuni aspetti però riusciamo ad
accedere meno facilmente.