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dante alighieri

La Divina Commedia
a cura di s. jacomuzzi, a. dughera, g. ioli, v. jacomuzzi

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SOCIETÀ EDITRICE INTERNAZIONALE - TORINO


Coordinamento editoriale: Lia Ferrara

07632
Progetto e redazione: Giuliana Bertolo
Coordinamento tecnico: Michele Pomponio
Progetto grafico: Visualgrafika
Impaginazione e profilazione cromatica iconografia: at Studio Grafico - Torino
Illustrazioni: Bianco Tangerine per at Studio Grafico - Torino
Copertina: Visualgrafika

In copertina: Joseph Anton Koch, Dante assalito da tre fiere, affresco, 1825-1826 (Roma,
Casino Massimo, Sala di Dante)

Gli Autori hanno sempre proceduto in stretto accordo e raccordo nello stabilire i criteri e le
metodologie da seguire, sia nella stesura diretta del commento, sia in quella delle parti
introduttive alle cantiche. In particolare, Attilio Dughera ha curato il commento dell’Inferno; Gio-
vanna Ioli il commento del Purgatorio; Vincenzo Jacomuzzi il commento del Paradiso. L’opera è
nata sotto la direzione di Stefano Jacomuzzi.

© 2017 by SEI - Società Editrice Internazionale - Torino


www.seieditrice.com

Prima edizione: 2017

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Il presente volume contiene tutti e 100 i canti della Divina Commedia,
in versione integrale e con parafrasi.

Ogni canto è aperto da:


un riepilogo delle coordinate strutturali (tempi, luoghi, personaggi, pena e contrappasso…);
un’immagine che illustra i luoghi del canto;

un sommario, con le sequenze essenziali della narrazione.

41 canti sono maggiormente approfonditi. Questi canti contengono:


uno schema che ripercorre i momenti narrativi fondamentali;
un apparato di note chiare e complete;

una serie di box, che forniscono informazioni e scenari culturali, sviluppano tracce di lettura, contestualizzano
e attualizzano l’opera di Dante.

Al termine di questi canti sono presenti inoltre:


una guida alla lettura (Leggiamo il canto), che orienta la comprensione della narrazione, dei temi, delle forme
letterarie del canto stesso; a questa guida è collegata una proposta di lettura critica (fornita in formato digitale) e un sintetico
approfondimento sulla lingua di Dante e sulla sua permanenza nel lessico di uso quotidiano (Le parole che restano);

una scheda di verifica operativa (Competenze alla prova): nella prima parte ha lo scopo di verificare la comprensione
di contenuti, strutture e forme del poema dantesco; nella seconda parte favorisce sia l’autonoma riflessione sulle tematiche
proposte dal canto, con proposte di scrittura propedeutiche all’esame di Stato, sia l’apprendimento cooperativo, con spunti
per la discussione in classe. Viene infine fornita una traccia per esercitarsi nelle diverse forme di scrittura.

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dell’ Inferno in compagnia
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gallerie d’immagini dei principali illustratori della Commedia;
letture critiche di approfondimento, la “parola chiave” del canto e i “Consigli di lettura”.
Indice

1 Dante Alighieri: la vita e le opere


2 La vita f SCENARI Le pene dei dannati, 52
f VIAGGIARE NEL TESTO Porte e custodi, 54
4 Le opere f PERSONAGGI Caronte, 56
6 La Commedia f DANTE OGGI, 57
Il titolo: Commedia, 6 – La composizione: 1304- f Leggiamo il canto, 58
1321, 6 – La trama, 6 – La struttura del poema, 7 – f Competenze alla prova, 59
L’ispirazione morale, 7 – I «quattro sensi» della
scrittura, 7 – La struttura fisica e metafisica dei 60 Canto IV
mondi ultraterreni, 9
Il canto del Limbo
10 Gli illustratori di questa edizione
66 Canto V
Il canto di Paolo e Francesca
12 INFERNO f VIAGGIARE NEL TESTO Le figure femminili, 70
f DANTE OGGI, 71
12 Introduzione f GLI STRUMENTI DELLO SCRITTORE L’anafora, 72
La struttura dell’Inferno, 13 – La composizione, 14 – f PERSONAGGI Paolo e Francesca, 74
Il tempo del viaggio nell’oltretomba, 14 – f Leggiamo il canto, 78
Temi e argomenti, 14 – La scrittura, 15 – f Competenze alla prova, 79
SCHEMA DEI CONTENUTI, 16
80 Canto VI
18 Canto I
Il canto di Ciacco
Il canto della selva oscura
f PERSONAGGI Ciacco, 84
f DANTE OGGI, 21
f DANTE OGGI, 85
f GLI STRUMENTI DELLO SCRITTORE La
f VIAGGIARE NEL TESTO Le invettive contro le
similitudine, 22
città, 88
f SCENARI L’oltretomba pagano, 24
f SCENARI I canti politici, 89
f PERSONAGGI Virgilio, 26
f LA DIVINA COMMEDIA NEL MONDO Dante nella
f VIAGGIARE NEL TESTO La selva, 28
letteratura mondiale, 91
f Leggiamo il canto, 30
f Leggiamo il canto, 92
f Competenze alla prova, 31
f Competenze alla prova, 93

32 Canto II
94 Canto VII
Il canto delle tre donne benedette
Il canto della palude Stigia
f IL DOCUMENTO Dante, Tanto gentile
e tanto onesta pare, 37
100 Canto VIII
f VIAGGIARE NEL TESTO Le guide di Dante, 38
f GLI STRUMENTI DELLO SCRITTORE La captatio Il canto di Filippo Argenti
benevolentiae, 40 f PERSONAGGI Filippo Argenti, 104
f PERSONAGGI Beatrice, 42 f DANTE OGGI, 105
f DANTE OGGI, 43 f VIAGGIARE NEL TESTO I fiumi infernali, 106
f Leggiamo il canto, 44 f GLI STRUMENTI DELLO SCRITTORE La
f Competenze alla prova, 45 metonimia, 109
f Leggiamo il canto, 110
46 Canto III f Competenze alla prova, 111
Il canto di Caronte
f GLI STRUMENTI DELLO SCRITTORE 112 Canto IX
La perifrasi, 50 Il canto della città di Dite

Indice V
118 Canto X f GLI STRUMENTI DELLO SCRITTORE L’invettiva,
200
Il canto di Farinata
f SCENARI I papi di Dante, 202
f PERSONAGGI Farinata degli Uberti, 122 f PERSONAGGI Niccolò III, 204
f VIAGGIARE NEL TESTO Le profezie della f VIAGGIARE NEL TESTO La polemica contro la
Commedia, 124 Chiesa, 205
f GLI STRUMENTI DELLO SCRITTORE L’apostrofe, f DANTE OGGI, 207
126
f Leggiamo il canto, 208
f SCENARI Guelfi e ghibellini, Bianchi e Neri:
f Competenze alla prova, 209
le battaglie di Dante, 129
f Leggiamo il canto, 130 210 Canto XX
f Competenze alla prova, 131
Il canto dei maghi
132 Canto XI
e degli indovini
Il canto della struttura
216 Canto XXI
dell’Inferno
Il canto dei diavoli
138 Canto XII f GLI STRUMENTI DELLO SCRITTORE Il
Il canto dei Centauri neologismo, 220
f PERSONAGGI I diavoli «Malebranche», 223
f VIAGGIARE NEL TESTO Angeli e diavoli, 224
144 Canto XIII
f SCENARI La masnada dei diavoli, 227
Il canto della selva dei suicidi f Leggiamo il canto, 228
f PERSONAGGI Pier della Vigna, 148 f Competenze alla prova, 229
f DANTE OGGI, 149
f SCENARI La Scuola siciliana, 150 230 Canto XXII
f VIAGGIARE NEL TESTO Corti e cortigiani, 152
Il canto di Ciampolo
f Leggiamo il canto, 156
f PERSONAGGI Ciampolo, 234
f Competenze alla prova, 157
f DANTE OGGI, 235
f SCENARI I sette vizi capitali, 236
158 Canto XIV f VIAGGIARE NEL TESTO I personaggi minori,
Il canto del Veglio di Creta 239
f Leggiamo il canto, 242
164 Canto XV f Competenze alla prova, 243
Il canto di Brunetto Latini
f PERSONAGGI Brunetto Latini, 168 244 Canto XXIII
f DANTE OGGI, 170 Il canto degli ipocriti
f GLI STRUMENTI DELLO SCRITTORE La
fraseologia, 171 250 Canto XXIV
f VIAGGIARE NEL TESTO Firenze, 172
f SCENARI La scuola ai tempi di Dante, 175
Il canto di Vanni Fucci
f Leggiamo il canto, 176
f Competenze alla prova, 177
256 Canto XXV
Il canto dei ladri e delle
178 Canto XVI metamorfosi infernali
Il canto dei sodomiti
262 Canto XXVI

184 Canto XVII


Il canto di Ulisse
Il canto di Gerione f GLI STRUMENTI DELLO SCRITTORE
La metafora, 266
f PERSONAGGI Ulisse, 268
190 Canto XVIII f VIAGGIARE NEL TESTO Fede e ragione, 270
Il canto delle Malebolge f DANTE OGGI, 271
f SCENARI Il viaggio di Ulisse, 272
196 Canto XIX f Leggiamo il canto, 274
Il canto dei papi simoniaci f Competenze alla prova, 275

VI La Divina Commedia
276 Canto XXVII 348 PURGATORIO
Il canto di Guido da Montefeltro
f PERSONAGGI Guido da Montefeltro, 280 348 Introduzione
f GLI STRUMENTI DELLO SCRITTORE L’iperbole, La struttura del Purgatorio, 349 –
281 La composizione, 350 – Il tempo del viaggio
f SCENARI La geografia morale di Dante: in Purgatorio, 350 – Temi e argomenti, 350 –
la Romagna del 1300, 283 La scrittura, 351 – SCHEMA DEI CONTENUTI, 352
f VIAGGIARE NEL TESTO Il papa Bonifacio VIII
e l’imperatore Arrigo VII, 285 354 Canto I
f DANTE OGGI, 287 Il canto di Catone
f Leggiamo il canto, 288
f PERSONAGGI Catone, 358
f Competenze alla prova, 289
f DANTE OGGI, 359
f VIAGGIARE NEL TESTO Dannazione e salvezza:
290 Canto XXVIII
un mistero escatologico, 360
Il canto di Pier da Medicina f IL DOCUMENTO Giovanni di Salisbury, La
libertà, 363
296 Canto XXIX f SCENARI Le anticamere dell’oltretomba, 365
Il canto dei falsari f Leggiamo il canto, 366
f Competenze alla prova, 367
302 Canto XXX
Il canto di mastro Adamo 368 Canto II
Il canto di Casella
308 Canto XXXI
f VIAGGIARE NEL TESTO Amici e maestri, 372
Il canto dei giganti f SCENARI Il Paradiso in terra, 374
f PERSONAGGI Casella, 375
314 Canto XXXII
f LA DIVINA COMMEDIA NEL MONDO Francia: la
Il canto di Cocito «querelle» su Dante, 376
f DANTE OGGI, 377
320 Canto XXXIII f Leggiamo il canto, 380
Il canto di Ugolino f Competenze alla prova, 381
f PERSONAGGI Il conte Ugolino della
Gherardesca, 322 382 Canto III
f VIAGGIARE NEL TESTO Gli spiriti magni, 325 Il canto di Manfredi
f GLI STRUMENTI DELLO SCRITTORE La terzina,
f PERSONAGGI Manfredi di Svevia, 387
326
f SCENARI Gli imperatori e i re di Dante, 388
f PERSONAGGI Frate Alberigo, 327
f SCENARI I sogni della Divina Commedia, 331 f VIAGGIARE NEL TESTO Così finì la storia, 390
f IL DOCUMENTO S. Bernardo di Chiaravalle, Il
f Leggiamo il canto, 332
Purgatorio, 392
f Competenze alla prova, 333
f DANTE OGGI, 393
334 Canto XXXIV f Leggiamo il canto, 394
f Competenze alla prova, 395
Il canto di Lucifero
f VIAGGIARE NEL TESTO La struttura fisica del
396 Canto IV
mondo, 339
f GLI STRUMENTI DELLO SCRITTORE Il latino e i Il canto di Belacqua
latinismi, 340
f DANTE OGGI, 341 402 Canto V
f SCENARI Lucifero, 345 Il canto di Pia de’ Tolomei
f Leggiamo il canto, 346 f DANTE OGGI, 404
f Competenze alla prova, 347 f PERSONAGGI Jacopo del Cassero,
Buonconte da Montefeltro,
Pia de’ Tolomei, 406
f Leggiamo il canto, 412
f Competenze alla prova, 413

Indice VII
414 Canto VI 508 Canto XVIII
Il canto di Sordello Il canto degli accidiosi
f SCENARI Ahi serva Italia, 417
f IL DOCUMENTO Dante, Italia, nave sanza 514 Canto XIX
nocchiere, 419 Il canto della femmina balba
f PERSONAGGI Sordello da Goito, 422 e del papa Adriano
f DANTE OGGI, 423
f Leggiamo il canto, 426 520 Canto XX
f Competenze alla prova, 427 Il canto di Ugo Capeto
428 Canto VII 526 Canto XXI
Il canto della valle dei principi Il canto di Stazio
f PERSONAGGI Stazio, 530
434 Canto VIII
f IL DOCUMENTO Ristoro d’Arezzo, Il
Il canto di Nino Visconti terremoto, 532
f VIAGGIARE NEL TESTO Gli incontri con i poeti,
440 Canto IX 533
Il canto della porta f DANTE OGGI, 535
del Purgatorio f Leggiamo il canto, 536
f Competenze alla prova, 537
446 Canto X
Il canto dei superbi 538 Canto XXII
Il canto di Virgilio e Stazio
452 Canto XI
Il canto di Oderisi da Gubbio 544 Canto XXIII
f VIAGGIARE NEL TESTO Preghiere e inni, 456 Il canto di Forese Donati
f PERSONAGGI Omberto Aldobrandeschi, 458
f PERSONAGGI Oderisi da Gubbio, 459 550 Canto XXIV
f DANTE OGGI, 461
Il canto di Bonagiunta Orbicciani
f SCENARI La vana gloria terrena:
premi Nobel italiani del Duecento, 463 f PERSONAGGI Bonagiunta da Lucca, 552
f DANTE OGGI, 559
f Leggiamo il canto, 464
f Competenze alla prova, 465 f Leggiamo il canto, 560
f Competenze alla prova, 561
466 Canto XII
562 Canto XXV
Il canto della superbia punita
Il canto della teoria dell’anima
472 Canto XIII
568 Canto XXVI
Il canto degli invidiosi
Il canto di Guido Guinizzelli
478 Canto XIV f PERSONAGGI Guido Guinizzelli, 575
Il canto dell’antica nobiltà f PERSONAGGI Arnaldo Daniello, 577
di Romagna f Leggiamo il canto, 578
f Competenze alla prova, 579
484 Canto XV
Il canto dei beni terreni 580 Canto XXVII
e dell’amore divino Il canto del muro di fuoco
e del sogno di Lia
490 Canto XVI
Il canto di Marco Lombardo 586 Canto XXVIII
f PERSONAGGI Marco Lombardo, 496 Il canto del Paradiso terrestre
f Leggiamo il canto, 500
e di Matelda
f Competenze alla prova, 501 f PERSONAGGI Matelda, 594
f VIAGGIARE NEL TESTO Allegoria e simboli, 595
502 Canto XVII f Leggiamo il canto, 596
Il canto della teoria dell’amore f Competenze alla prova, 597

VIII La Divina Commedia


598 Canto XXIX 678 Canto IV
Il canto della processione mistica Il canto della struttura
del Paradiso
604 Canto XXX
Il canto di Beatrice 684 Canto V
f SCENARI Dante nel Paradiso terrestre, 607 Il canto della dottrina del voto
f VIAGGIARE NEL TESTO Beatrice, 609
f DANTE OGGI, 611 690 Canto VI
f LA DIVINA COMMEDIA NEL MONDO Inghilterra: Il canto di Giustiniano
da Chaucer a Eliot; Spagna: traduzioni e f DANTE OGGI, 693
imitazioni, 615
f PERSONAGGI Giustiniano, 697
f Leggiamo il canto, 616 f VIAGGIARE NEL TESTO L’ideale imperiale, 700
f Competenze alla prova, 617 f LA DIVINA COMMEDIA NEL MONDO Germania:
«orribile, ambiguo, noioso» - Svezia:
618 Canto XXXI scrivere come Dio, 701
Il canto di Dante e Beatrice f Leggiamo il canto, 702
f Competenze alla prova, 703
624 Canto XXXII
Il canto dell’allegoria ecclesiastica 704 Canto VII
Il canto della crocifissione
630 Canto XXXIII e della natura umana
Il canto della purificazione
f IL DOCUMENTO S. Giovanni, La Bestia 710 Canto VIII
dell’Apocalisse, 639 Il canto di Carlo Martello
f Leggiamo il canto, 640 f PERSONAGGI Carlo Martello, 717
f Competenze alla prova, 641 f DANTE OGGI, 718
f VIAGGIARE NEL TESTO Ordine, giustizia,
libertà: l’ideale sociale, 720
f SCENARI L’ordinato vivere civile, 721
f Leggiamo il canto, 722
f Competenze alla prova, 723
642 PARADISO
642 Introduzione 724 Canto IX
La struttura del Paradiso, 643 –
Il canto degli spiriti amanti
La composizione, 644 – Il tempo del viaggio in
Paradiso, 644 – Temi e argomenti, 644 –
730 Canto X
La scrittura, 645 – SCHEMA DEI CONTENUTI, 646
Il canto degli spiriti sapienti
648 Canto I
736 Canto XI
Il canto dell’ascesa al cielo
f VIAGGIARE NEL TESTO Teologia,
Il canto di san Francesco
scienza e poesia, 653 f PERSONAGGI San Tommaso d’Aquino, 742
f SCENARI Del come riconoscere i santi, 743
f Leggiamo il canto, 658
f Competenze alla prova, 659
f DANTE OGGI, 745
f Leggiamo il canto, 748
660 Canto II f Competenze alla prova, 749

Il canto delle macchie lunari


750 Canto XII
666 Canto III Il canto di san Domenico
Il canto di Piccarda Donati f PERSONAGGI San Bonaventura, 755
f PERSONAGGI Piccarda Donati, 672 f Leggiamo il canto, 760
f IL DOCUMENTO La crociata delle donne, 674 f Competenze alla prova, 761
f SCENARI Il monachesimo femminile nel
Medioevo, 675 762 Canto XIII
f Leggiamo il canto, 676 Il canto del mistero
f Competenze alla prova, 677 della creazione

Indice IX
768 Canto XIV 852 Canto XXIV
Il canto di Salomone Il canto di san Pietro:
e del Giudizio universale l’esame sulla fede
f PERSONAGGI San Pietro, 856
774 Canto XV f SCENARI Le virtù, 860
Il canto di Cacciaguida f Leggiamo il canto, 864
f SCENARI Le radici di Dante, 777 f Competenze alla prova, 865
f PERSONAGGI Cacciaguida, 780
f LA DIVINA COMMEDIA NEL MONDO Asia: 866 Canto XXV
ideogrammi per Dante, 785 Il canto di san Giacomo:
f Leggiamo il canto, 786 l’esame sulla speranza
f Competenze alla prova, 787
872 Canto XXVI
788 Canto XVI Il canto di san Giovanni:
Il canto dell’antica Firenze l’esame sulla carità

794 Canto XVII 878 Canto XXVII


Il canto dell’esilio e della Il canto della corruzione papale
missione di Dante
884 Canto XXVIII
f DANTE OGGI, 801
f SCENARI L’esilio di Dante, 802 Il primo canto degli angeli
f IL DOCUMENTO Sentenza di condanna di
Dante per baratteria, 805 890 Canto XXIX
f Leggiamo il canto, 806
Il secondo canto degli angeli
f Competenze alla prova, 807
896 Canto XXX
808 Canto XVIII Il canto della rosa dei beati
Il canto dell’Aquila della giustizia f SCENARI La «rosa dei beati», 903
f DANTE OGGI, 905
814 Canto XIX f Leggiamo il canto, 908
Il canto della giustizia divina f Competenze alla prova, 909

f VIAGGIARE NEL TESTO L’Aquila, «uccello del


910 Canto XXXI
Paradiso», 818
f DANTE OGGI, 820 Il canto di san Bernardo
f IL DOCUMENTO La giustizia di Dio, 824
916 Canto XXXII
f Leggiamo il canto, 826
f Competenze alla prova, 827 Il canto della disposizione
dei beati in Paradiso
828 Canto XX
922 Canto XXXIII
Il canto degli spiriti giusti
Il canto della visione di Dio
834 Canto XXI f PERSONAGGI San Bernardo
Il canto di Pier Damiani di Chiaravalle, 926
f DANTE OGGI, 930
840 Canto XXII f Leggiamo il canto, 932
f Competenze alla prova, 933
Il canto di san Benedetto
934 Elenco delle abbreviazioni
846 Canto XXIII 935 Indice dei nomi e dei luoghi
Il canto del trionfo di Cristo 943 Glossario
e della Madonna 947 Referenze iconografiche

X La Divina Commedia
DANTE ALIGHIERI
la vita e le opere

«Fatti non foste a viver come bruti


ma per seguir virtute e canoscenza»
IL PADRE DELLA TRA LA TERRA E IL UNA VITA BEATRICE
LETTERATURA E DELLA CIELO: LA COMMEDIA IN ESILIO E L’AMORE
LINGUA ITALIANA UNIVERSALE
Dante Alighieri, con la Di- La Commedia di Dante è la La vita di Dante è segnata Il sentimento dominante e
vina Commedia, ha creato più alta interpretazione po- a fondo dalla condizione quasi esclusivo nella vita e
l’insuperato capolavoro che etica della cultura medieva- di esilio in cui trascorse nell’arte di Dante è l’amore
fonda dalle origini la più alta le: ogni esperienza terrena vent’anni della sua esisten- per Beatrice: un sentimento
tradizione letteraria italiana. dell’intera umanità assume il za, gli anni che non a caso prima privato e circoscritto
La sua opera ha definito i suo vero significato alla luce coincidono con la scrittura che assume poi valore as-
caratteri di una lingua che, delle verità trascendenti del- della Divina Commedia. soluto. L’amore per Beatrice
da dialetto regionale, ha la religione cristiana, nel de- Il suo poema è infatti ispira- diventa strumento e rivela-
assunto le proprietà di una stino eterno di ogni persona to dalla sua ricerca di una zione delle più alte verità
lingua nazionale, in grado nei regni dell’oltretomba. “patria celeste” di verità e spirituali fino a diventare il
di dare voce a ogni aspetto Per questo, egli definirà la giustizia che possa conso- simbolo delle somme co-
della realtà e del pensiero sua opera ’l poema sacro al lare la lacerante distanza noscenze teologiche, senza
umano, diventando modello quale ha posto mano e cielo dall’amata Firenze, l’ingrata mai perdere però i tratti della
imprescindibile per i posteri. e terra. “patria terrena”. passione umana.
La vita
La giovinezza e la formazione
1. Dante Alighieri nasce a Firenze nel mag- 1265
gio del 1265. La famiglia appartiene per Nascita
tradizione al partito dei Guelfi, vive di una di Dante
modesta rendita terriera ed è forse di pic-
cola ma antica nobiltà.
Rimasto a cinque anni orfano di madre
1274 2. Nel 1274, a soli nove anni (così racconte-
(che portava il nome di Bella ma di cui si
Primo rà nella Vita nuova), incontrò per la prima
ignora il cognome), studiò prima presso
incontro con volta Beatrice Portinari, ragazzina della
il convento francescano di Santa Croce Beatrice sua stessa età, destinata a diventare la
e poi, probabilmente, fu allievo del noto
donna “ideale” della sua vita.
e amato maestro Brunetto Latini.
Nel 1277 (Dante aveva dunque 12 anni) il
padre, secondo un uso abituale nel Due-
cento, stipulò il contratto matrimoniale
3. Nel 1283 Dante rivede Beatrice: è il mo- 1283 con cui lo legava a tale Gemma Donati,
mento del fatale innamoramento, che fa appartenente a famiglia di pari o supe-
Secondo
della giovane donna il punto di riferimen- incontro riore grado.
to sentimentale di tutta la sua vita poetica. con Beatrice Negli anni immediatamente successivi
Nel 1285 Dante sposa secondo la volontà comincia già a manifestarsi la sua pre-
paterna Gemma Donati, da cui avrà più coce vocazione poetica: studiò la lette-
figli. Inizia intanto a partecipare alla vita ratura provenzale, i poeti della scuola
pubblica di Firenze, anche come solda- siciliana, Guido Guinizzelli e soprattutto
to: fu alla battaglia di Campaldino (1289) Guido Cavalcanti, di cui divenne amico.
contro gli aretini e all’assedio di Caprona
contro i pisani.
1290 4. Nel 1290 muore improvvisamente Beatri-
Morte di ce (che nel frattempo si era sposata con
Beatrice tale Simone de’ Bardi). L’evento aprì un
periodo di disordine e di crisi spirituale
che coincise con la dedizione appassio-
nata di Dante agli studi filosofici. La sua
formazione culturale si aprì anche alla
letteratura latina e Virgilio divenne il suo
autore di riferimento.

Henry Holiday, Incontro di Dante Alighieri e Beatrice


Portinari lungo le rive dell’Arno, 1883 (Liverpool,
Walker Art Gallery).

2 La Divina Commedia
L’impegno politico e gli anni dell’esilio
5. Nel 1295 Dante comincia la sua partecipa- 1295
zione alla vita politica di Firenze, eletto al Dante
Consiglio speciale del capitano del popolo. inizia la
Il periodo è molto critico per le lotte all’in- sua carriera
terno dei partito guelfo tra la fazione dei politica
Bianchi, sostenitori dell’autonomia della
città, e quella dei Neri, che premeva per
un avvicinamento al Papa.
1300 6. Nel 1300 Dante, Guelfo bianco, fu eletto
Dante eletto priore (massima carica pubblica della
priore di durata di due mesi): era il momento di
Firenze massima tensione e violenza in Firenze
a causa delle lotte intestine tra famiglie
e partiti. Egli cercò di riportare l’ordine
condannando al confino tanto i capi dei
7. Nel 1301 lo scontro con papa Bonifa- 1302 Bianchi che quelli dei Neri, senza esitare
cio VIII diventa inevitabile. La città manda Inizia l’esilio a coinvolgere nel provvedimento anche
Dante come ambasciatore a Roma, ma perpetuo di Guido Cavalcanti.
proprio mentre lui si trova in viaggio i Neri Dante
prendono il potere con la forza e con pro-
cessi sommari condannano a dure pene i
maggiori esponenti di parte bianca. Dan-
te è accusato di appropriazione di dena-
ro pubblico e condannato a due anni di 1302-1318 8. Dopo vani tentativi di rientrare in Firenze,
confino, all’esclusione perpetua dai pub- Dante di Dante sceglie in modo definitivo l’esilio,
blici uffici e a una forte multa. Egli non corte in che lo porta da una città all’altra al ser-
rientra in Firenze e qualche mese dopo, corte vizio o sotto la protezione di vari signori:
nel 1302, viene condannato a morte in a più riprese fu a Verona presso Barto-
contumacia. lomeo e Cangrande della Scala (e qui
probabilmente scrisse gran parte della
Commedia), e poi a Forlì, a Treviso, in
Lunigiana alla corte dei Malaspina.
9. L’ultima tappa del suo esilio è Ravenna, 1318-1321 Soltanto nel 1310, quando scende in Italia
alla corte di Guido Novello da Polenta, l’imperatore Arrigo VII, si illude che sia
Gli ultimi
dove porta a termine il poema. anni a giunto il momento di un rinnovamento
Nel 1321, durante il viaggio di ritorno da Ravenna universale nel nome della giustizia. Ma
un’ambasceria a Venezia, il poeta viene Arrigo muore tre anni dopo senza aver
colpito dalla malaria, e ne muore poco ottenuto risultati e Dante rinuncia per
dopo, il 14 settembre. sempre alla patria.
Fu solennemente sepolto presso la chie-
sa che prese in seguito il nome di San
Francesco, e qui tuttora si trova l’urna con
i suoi resti.

Dante Alighieri: la vita e le opere 3


Le opere

Il iore corteggiare altre due dame (le cosiddette “donne


Poemetto composto da 232 sonetti, è stato attribuito dello schermo”). Beatrice reagisce, togliendogli il
a Dante soltanto nel Novecento. Scritto tra il 1283 e saluto.
il 1287, è la traduzione di alcune parti del Roman de Dante dichiara di volere dedicarsi interamente alla
la Rose, molto popolare in Francia a partire dal 1280. lode della sua donna: accanto all’amore impossi-
Vi si narrano in chiave allegorica le traversie del bile e doloroso, prende importanza il tema della
giovane Durante (chiamato Amante), intenzionato a funzione salvifica della donna “angelicata”.
cogliere un fiore dal giardino di Piacere. Due opposti La terza parte si apre con la morte di Beatrice.
schieramenti osteggiano o aiutano il suo intento, fino Ora, il poeta è costretto a sostituire all’amore per
a che l’intervento di Venere non decide la tenzone a la donna la contemplazione della sua anima, di-
favore dell’innamorato. ventata sorgente di innalzamento spirituale: un’e-
sperienza umana e profana come l’amore diventa
Detto d’Amore strumento per la ricerca dell’assoluto e del divino.
Poemetto (di 480 settenari) attribuito al giovanissimo Infine, la visione di Beatrice luminosa tra i Beati
Dante, anch’esso ispirato a passi del Roman de la convince Dante ad astenersi dallo scrivere altro
Rose, e composto probabilmente nei primi anni ’80 sulla sua donna, fino a quando egli non sarà in
del Duecento. grado di scriverne in modo più degno: dichiara-
Vi si racconta l’amore del poeta per una donna zione che annuncia il progetto della Commedia.
(nonostante le ammonizioni di Ragione), e vi sono
elencate le doti di un amante perfetto: non essere Rime
orgoglioso, mostrare cortesia e franchezza, avere Sono le poesie giovanili di Dante non comprese nella
abilità nell’equitazione, possedere un’abitazione, Vita nuova, alle quali il poeta non diede mai una siste-
esibire una bella voce nel canto, saper utilizzare la mazione unitaria. Tali rime sono state organizzate in
lancia in un torneo, vestire abiti e calzare scarpe puliti una raccolta coerente dai critici nei secoli successivi.
e rinnovati spesso, evitare le maldicenze, mostrarsi L’opera è interessante anche per le sperimentazioni
generoso con i propri averi ma parco nel manifestare stilistiche che Dante vi realizza: dai versi “comici” del-
i sentimenti, poter contare su un amico fidato. la tenzone poetica con l’amico Forese Donati e delle
cosiddette rime “petrose” ai versi alti delle canzoni
Vita nuova allegoriche e dottrinali, la raccolta avvia alla varietà
Quest’opera è la massima espressione del primo di stili della Commedia.
periodo della poesia dantesca: quello dedicato all’i-
deale stilnovista che ha per centro il canto amoroso. Convivio
È stata composta con ogni probabilità tra il 1292 e il Opera incompiuta, composta tra il 1304 e il 1307, il
1293, poco tempo dopo la morte di Beatrice, utiliz- Convivio doveva comprendere una serie di 15 trattati,
zando poesie scritte a partire dal 1283. Quarantadue che offrissero al lettore un “banchetto di conoscen-
capitoli in prosa racchiudono una raccolta di rime za” (convivium, in latino, significa appunto “banchet-
(complessivamente 31, di cui 25 sonetti, 5 canzoni to”). L’intenzione era quella di offrire una sorta di “en-
e 1 ballata). Le parti in prosa sono di commento alle ciclopedia” della conoscenza umana rivolta a tutti,
poesie e danno soprattutto un impianto narrativo al e per questo il poeta adottò la lingua volgare. Ogni
libro, che diventa così una sorta di autobiografia ide- trattato doveva aprirsi con una canzone dottrinale,
ale con al suo centro l’amore per Beatrice. e poi svilupparsi come commento ai versi. In realtà,
L’opera è strutturata in tre parti: Dante compose soltanto il trattato introduttivo e altri
Dante incontra Beatrice all’età di nove anni e la ri- tre, a commento delle canzoni Voi che ’ntendendo il
vede dopo un periodo equivalente: se ne innamo- terzo ciel movete, Amor che ne la mente mi ragiona,
ra ma, per non compromettere la donna, finge di Le dolci rime d’amar ch’i’ solia.

4 La Divina Commedia
Tra gli aspetti di maggior interesse dell’opera, la convinzio- della Chiesa, il De monarchia fu condannato al rogo da
ne che il sapere debba espandersi oltre la solita cerchia papa Giovanni XXII nel 1329 e iscritto nell’Indice dei libri
dei dotti, la dignità letteraria della lingua volgare, l’idea proibiti dalla Chiesa nel 1559, per poi esserne escluso già
che la nobiltà non derivi né dalla tradizione familiare né, nel 1564. Infine, nel 1921, papa Benedetto XV ne riabilitò,
tanto meno, dal denaro, ma dalla capacità dell’individuo anche se indirettamente, il contenuto.
di tendere alla perfezione, l’espressione delle convinzioni
politiche sulla monarchia universale e sull’ideale di pace. Epistole
Le lettere di Dante giunte fino a noi sono solo tredici, di
De vulgari eloquentia cui dieci conservano effettivo interesse.
Dedicato interamente alla questione della lingua, il De Tre sono scritte in occasione della discesa di Arrigo VII a
vulgari eloquentia (1303-1305) è anch’esso incompiuto entusiasta sostegno dell’impresa, in aspra polemica con-
(viene interrotto al XIV capitolo del secondo dei quattro tro gli oppositori e nella speranza di un pacifico rientro in
libri previsti).
patria dall’esilio. Più famosa è l’epistola inviata a un “ami-
Scritto in latino, dibatte il tema dell’identificazione di una
co fiorentino”, in cui Dante esprime l’orgoglioso rifiuto di
lingua, il “volgare illustre”, che possa essere estesa all’in-
rientrare in patria a condizioni umilianti.
tera Italia e che abbia la dignità per esprimere i concetti e
Di interesse particolare è l’ultima lettera, indirizzata a Can-
le tematiche più alte.
grande della Scala come presentazione ad alcuni canti del
Dante vi stila una sintesi della storia universale della lingua
Paradiso. In essa, oltre a spiegare il fine che si è posto nel
a partire dalla creazione dell’uomo fino alla contempora-
comporre l’opera, Dante indica anche per la prima volta il
neità, per poi concentrarsi analiticamente sulla situazione
titolo del suo capolavoro: Commedia.
italiana allo scopo di definirne l’ideale lingua comune.
Passa poi a trattare questioni stilistiche e linguistiche
rispetto alla composizione poetica: i tre stili letterari, la Egloghe
tipologia di rime e versi, le varietà metriche. Tra il 1319 e il 1320, rispondendo agli inviti del poeta bo-
lognese Giovanni del Virgilio, che aveva pubblicamente
De monarchia espresso la sua ammirazione per le prime due cantiche
Trattato in tre libri in cui Dante espone la sua ideologia della Commedia, Dante compose due egloghe in latino.
politica. Scritto in latino tra il 1312 Gli argomenti sono la corona di poeta
e il 1313, fu probabilmente ispirato che la città di Bologna sarebbe disposta
dalla discesa in Italia dell’imperatore a conferire a Dante ma che egli vorreb-
Arrigo VII. be ricevere a Firenze, e l’affetto che por-
Partendo dal principio che sommo ta a Ravenna, dove è trattato con ogni
bene dell’umanità è la pace, Dante rispetto, tanto che egli ha deciso di non
afferma la necessità di una monar- abbandonare più quella città.
chia universale cristiana, a cui de-
vono presiedere concordemente e Quaestio de aqua et terra
con pari dignità i due sommi poteri Nel 1320, Dante pronunciò a Verona
terreni: l’Impero e il Papato. All’Im- una dissertazione scientifica su un tema
peratore è affidato il potere tempo- che appassionava gli studiosi dell’epo-
rale, cioè il governo delle condizioni ca: il livello delle acque era forse in qual-
materiali e terrene degli uomini; al che punto del pianeta più in alto rispetto
Papa è affidato il potere spirituale, a quello della terra? Dante esamina a
cioè le condizioni morali delle ani- una a una le cinque affermazioni di chi
me. propende per il sì, per dimostrarne l’e-
A causa dei limiti posti al potere vidente errore.

Dante Alighieri: la vita e le opere 5


La Commedia

Il titolo: Commedia
«Il titolo del libro è “Incomincia la Commedia di Dante Alighieri fiorentino
di nascita, non di costumi”»: così scrive Dante in una famosa lettera al
signore di Verona e suo protettore Cangrande della Scala (Epistola XIII,
28-31).
Aveva già definito “commedia” la sua opera nel corso del poema, a partire
dai versi 127-128 del canto XVI dell’Inferno («... e per le note / di questa
comedìa, lettor ti giuro»).
Il titolo Commedia fa riferimento alle caratteristiche della narrazione se-
condo le regole retoriche tradizionali: la commedia è il genere il cui la
storia comincia con una situazione difficile (la discesa all’Inferno) ma si
sviluppa e finisce positivamente (l’ascesa al Paradiso). È dunque il caso
opposto della tragedia.
L’aggettivo «divina», con la quale oggi è conosciuta l’opera, è un’aggiunta
posteriore risalente all’edizione stampata a Venezia nel 1555. L’aggettivo
ha due valenze: indica che gli argomenti trattati riguardano il mondo
ultraterreno, ed esprime un giudizio sul suo sublime valore artistico.

La composizione: 1304-1321
Le date di composizione della Commedia non sono precise, ma si sa che
compresero un lungo periodo, all’incirca quindici anni. Iniziata probabil-
mente nel 1304, fu portata a termine negli ultimi mesi di vita, nel 1321.
Le prime due cantiche (l’Inferno e il Purgatorio), riviste e pubblicate da
Dante, circolavano già negli anni 1314-1315.

La trama
Il poeta Dante Alighieri, giunto a metà della sua vita, si ritrova smarrito
in una selva oscura, cioè la selva del peccato. Qui incontra lo spirito del
poeta latino Virgilio, cui chiede aiuto. Virgilio gli svela che, per salvarsi,
dovrà attraversare i tre regni dell’oltremondo: l’Inferno, il Purgatorio e il
Paradiso. Lui gli farà da guida nei primi due, poi salirà in Paradiso con
l’aiuto dell’amata Beatrice.
Dante compirà l’avventuroso viaggio dal 7 al 13 aprile dell’Anno Santo
1300 (dal giovedì di Pasqua al mercoledì successivo), vedrà le condizioni
di pena, espiazione e felicità eterna cui sono destinate le anime di tutti gli
umani, incontrerà le anime di numerosi personaggi e verrà a conoscenza
di molte verità sublimi, fino a raggiungere nel più alto dei cieli la grazia
della visione di Dio.

6 La Divina Commedia
La struttura del poema
La Commedia è strutturata in tre cantiche, che prendono il nome e corri-
spondono ai tre regni ultraterreni: l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. Ogni
cantica è poi organizzata al suo interno in 33 canti, tranne l’Inferno che ne
ha 34 perché comprende anche il primo canto di introduzione generale. Si
raggiunge così il numero complessivo di 100 canti. Si rispecchia in questa
partizione l’attenzione di Dante e di tutta la cultura medievale alla simbologia
dei numeri: è infatti evidente la costanza formale del 3 (e quindi del 9) e del 10.
Analogo rapporto si può rintracciare nelle partizioni interne: 9 sono i cer-
chi infernali, ma a questo va aggiunto l’Antinferno (dove sono puniti gli
ignavi), che porta quindi il numero a 10. Nel Purgatorio alle 7 cornici (il 7 è
altro numero simbolico) si devono aggiungere l’Antipurgatorio (dove sono
puniti gli spiriti negligenti) e la spiaggia, a formare ancora nove zone nella
montagna, con sulla vetta il Paradiso terrestre, per un totale quindi di 10.
Nel Paradiso alle 9 sfere celesti fa corona l’Empireo a raggiungere anche
qui il numero 10.

L’ispirazione morale
La Commedia è innanzitutto un’opera “morale”. Nei tre regni dell’oltretomba
si compie infatti il destino eterno di salvezza o di dannazione di ogni persona
rispetto alla vita condotta sulla terra: il bene e il male, la virtù o il peccato
diventano il criterio unico e ultimo per determinare il destino eterno delle
anime in quella che è la vera vita, quella dopo la morte.
Tale ispirazione morale dell’opera rispecchia i principi essenziali della con-
cezione di Dante sul senso della vita: le verità della Fede e il primato della
giustizia.

I «quattro sensi» della scrittura


La comprensione completa e profonda del racconto della Commedia deve
tener conto di un dato essenziale della cultura medievale: ogni aspetto della
realtà materiale ha valore in se stesso ma nello stesso tempo è “simbolo”
delle verità soprannaturali, “segno” della presenza di Dio.
Rispetto ai testi scritti, erano stati “codificati” quattro livelli di interpretazione:
senso letterale;
senso allegorico;
senso morale;
senso anagogico.

Un teologo francese coetaneo di Dante, Nicolas de Lyre, così riassume le


finalità di ognuno di essi:
«La lettera insegna quanto è avvenuto, l’allegoria quello che devi credere,
la morale quello che devi fare, l’anagogia il ine a cui devi tendere».

Quindi, anche il racconto di Dante dovrà essere letto a diversi livelli di interpre-
tazione. Lui stesso lo dichiara e lo illustra nel Convivio (II, 1) e nell’Epistola XIII.

La Commedia 7
DIO
DIO

CORI ANGELICI

EO CANDIDA ROSA
EM
R PI
PI RE
EM R IMO M
OBILE O CRISTALL
IN O O
P STELLE FISSE
SATURNO
GIOVE
MARTE
SOLE
VENERE
MERCURIO
LUNA

PARADISO TERRESTRE
SCHEMA IN ARRIVO
PU
RG
AT
ORI
DOMINAZIONI

O
ARCANGELI
CHERUBINI

PRINCIPATI
POTESTÀ
SERAFINI

ANGELI
TRONI

ARIA ARIA
VIRTÙ

EMISFERO DELL’ACQUA

DELLA
IN

TERRA
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I AMANTI
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TR SPIR IRITI GIUS TIVI BE
ION IT A EI
FO D I CONTEMPL RIA E D
I CRISTO, DI MA
TRIO I
NFO DEGLI ANGEL

8 La Divina Commedia
La struttura isica e metaisica dei mondi ultraterreni
Nella rappresentazione fantastica dell’oltremondo Dante elabora le convin-
zioni religiose e intellettuali del suo tempo: la tradizione giudaico-cristiana,
la cosmologia tolemaica, dell’Etica di Aristotele interpretata e sviluppata da
san Tommaso, i teologi e i mistici cristiani, gli scienziati orientali. E parte
dall’idea centrale della cultura medievale: la continuità diretta tra il mondo
terreno e la vita ultraterrena fondata sulla fede cristiana, quindi tra mondo
fisico e mondo metafisico.
Può dunque immaginare e costruire i regni dei morti su basi concrete e
“scientifiche”:
la terra è al centro dell’universo;
nelle viscere della terra, il luogo più lontano da Dio, si apre la voragine
dell’Inferno;
agli antipodi del mondo abitato dagli uomini, in mezzo all’oceano, sorge
la montagna del Purgatorio;
intorno alla terra girano i nove cieli concentrici dell’astronomia tolemaica,
dove Dante colloca provvisoriamente le anime dei beati;
esternamente a essi si estende infinito il decimo cielo, l’Empireo, vero ed
eterno Paradiso dove ha sua propria sede Dio con gli angeli e con tutti
gli spiriti beati.
La costruzione puramente fisica della terra e dei mondi ultraterreni non ob-
bedisce però a una fredda geometria di strutture. Anzi, a determinare questa
costruzione è un avvenimento fuori dal tempo, alle origini della creazione, Giovanni Stradano, Lucifero,
che la anima di un soffio epico e drammatico: la biblica ribellione contro Dio 1587 (Firenze, Museo degli Uffizi,
Gabinetto Disegni e stampe).
di Lucifero e degli angeli suoi seguaci. In principio, dunque, c’è il
dramma eterno della lotta fra il bene e il male colto nei suoi momenti
iniziali e nello stesso tempo già concluso, fissato nell’eternità del
trascendente con la vittoria definitiva del Bene, di Dio, come Dante
può constatare nel suo viaggio attraverso le regioni dell’eterna con-
danna, della temporanea purgazione, dell’eterna felicità.
Quando infatti Lucifero fu scacciato dal Paradiso e precipitato nella
voragine infernale creata proprio a questo scopo, venne confitto nel
centro fisico della terra, nell’emisfero australe. Come conseguenza
di questa caduta, le terre dell’emisfero australe si ritrassero e for-
marono le terre dell’emisfero boreale, tra le colonne d’Ercole e il
Gange, che furono la dimora dell’uomo e che hanno al loro centro
la città di Gerusalemme.
Una massa dello stesso emisfero australe, per evitare il contatto
con Lucifero, risalì in mezzo all’oceano, andando a formare una
montagna, esattamente agli antipodi di Gerusalemme, sulla cui
cima è il Paradiso terrestre, prima dimora dell’uomo e che, dopo il
peccato originale di Adamo ed Eva, divenne il luogo della purga-
zione, il Purgatorio.
La terra, quindi, risulta al centro dell’universo e attorno a essa ruo-
tano le nove sfere celesti e sopra di esse l’Empireo.

La Commedia 9
Gli illustratori
Per illustrare questa edizione della Divina Commedia, ci siamo rivolti principalmente a disegnatori, miniaturisti e pittori co-
evi o comunque vicini nel tempo alla scrittura dell’opera: anche in questo modo abbiamo inteso contestualizzare storica-
mente e filologicamente il testo, come nell’uso dei primi, contemporanei commentatori del poema. Siamo infatti convinti
che attraverso l’interpretazione di coloro che condivisero la visione culturale di Dante sia possibile accostarsi con mag-
gior fedeltà e consapevolezza alla sua poesia, per poi misurarla con i valori della sua classicità e della sua universali-
tà nel tempo e nello spazio. Si tratta spesso di artisti rimasti anonimi, miniatori di preziosi manoscritti presenti in tutte le
biblioteche d’Europa. Di coloro che hanno invece lasciato traccia esplicita della loro personalità, riportiamo qui di se-
guito alcune notizie biografiche.
Non mancano comunque frequenti «citazioni» da autori e illustratori classici, primi fra tutti Michelangelo Buonarroti con
il suo Giudizio universale, William Blake con il suo straniante tratto onirico, e Gustave Doré, il più celebre ed efficace tra
i moderni, che in questa edizione ci accompagna soprattutto nel viaggio in Purgatorio.

William Blake (Londra, 1757 - Londra, 1827). Scrittore, pittore e in- Michelangelo Buonarroti (Caprese Michelangelo, 1475 - Roma,
cisore inglese, è tra i massimi interpreti della poesia «visionaria» nel 1564). Tra i principali esponenti del Rinascimento italiano, fu tra-
periodo tra Illuminismo e Romanticismo. Il suo lavoro di illustrazio- dizionalmente accostato per affinità spirituali e poetiche a Dante, a
ne della Commedia, che occupa gli ultimi anni della sua vita (1824- partire anche dal suo costante interesse per la Commedia. A par-
1827), è costituito da un centinaio di disegni, schizzi e acquerelli e te la «leggenda» su di un’illustrazione del poema andata poi perdu-
rappresenta il più alto contributo iconografico dell’età moderna all’o- ta, l’incontro artistico di Michelangelo con Dante avviene principal-
pera di Dante. Il disegno di Blake, caratterizzato dalla sinuosità delle mente con il celebre affresco del Giudizio universale della Cappella
figure, è spesso un’interpretazione, un commento anche polemico Sistina, dove alcune scene si ispirano ai versi danteschi, con forte
nei confronti del testo poetico e del pensiero dantesco. originalità e autonomia. Celebre la sua interpretazione di Caronte.

Sandro Botticelli (Firenze, 1444 - Firenze, 1510). Sommo artista Gustave Doré (Strasburgo, 1832 - Parigi, 1883). Pittore e inciso-
italiano, autore di famosi dipinti quali La nascita di Venere e La Pri- re francese, è l’autore della più celebre e ampia operazione illustra-
mavera. Su incarico di Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici illustrò tiva della Commedia, nel gusto tardoromantico del secondo Otto-
la Commedia con un centinaio di disegni, negli anni compresi fra il cento (l’edizione dell’Inferno da lui illustrata è del 1861), visionario
1481 e il 1497, con evidente intenzione interpretativa. Si tratta, in- e drammatico. La suggestione della sua interpretazione grafica de-
sieme all’opera di Luca Signorelli, del principale monumento icono- gli episodi danteschi ne ha determinato la grande fortuna e divul-
grafico della cultura umanistica al poema dell’Alighieri. gazione «popolare».

10 La Divina Commedia
di questa edizione

Giovanni di Paolo (Siena, 1403 ca. - Siena, 1482), tra i principali


pittori italiani del XV secolo, operò principalmente a Siena. È l’auto-
re delle preziose miniature del Paradiso dantesco del Manoscritto
Yates Thompson, che gli furono probabilmente commissionate nel
1444. L’influenza del testo dantesco si estenderà ad altre sue pro- Luca Signorelli (Cortona, 1445 - Cortona, 1523) fu grande maestro
duzioni, prima fra tutte la predella del Giudizio universale, oggi con- della scuola pittorica rinascimentale umbra. A lui si deve uno dei
servata nella Pinacoteca nazionale di Siena. principali monumenti iconografici della cultura umanistica alla Divi-
Le illustrazioni presenti in questa edizione provengono appunto dal na Commedia: i grandi affreschi che riproducono scene dell’Infer-
Manoscritto Yates Thompson di Londra (British Library, Ms. Yates no, del Purgatorio e del Paradiso, realizzati tra il 1499 e il 1504 per
Thompson 36). la Cappella di San Brizio del Duomo di Orvieto.

Lorenzo di Pietro, detto il Vecchietta (Siena, 1410 - Siena, 1480) fu


pittore e scultore, ed esercitò la sua arte soprattutto nella città nata-
le. Le sue opere principali sono concentrate tra gli affreschi dell’O-
spedale di Santa Maria della Scala.
«Le sue scene dell’Inferno si svolgono su un piano disseminato di
massi, da cui l’occhio viene distolto verso le dirupate montagne tal-
volta rappresentate in lontananza, talaltra incombenti sullo spazio
in primo piano. Le montagne sono invariabilmente illuminate da si-
nistra e sono costruite in modo da determinare un movimento inin-
Guglielmo Girardi (o Giraldi) (? - 1495 ca.), visse e operò soprattutto terrotto da sinistra verso destra» (John Pope-Hennessy, Paradiso,
a Ferrara. Di condizione ecclesiastica, fu uno dei più prestigiosi e ricer- Milano, Rizzoli, 1993).
cati miniatori del Rinascimento. Tra le sue opere, anche le illustrazioni Le illustrazioni presenti in questa edizione risalgono agli anni
della Bibbia e di opere di Virgilio. Da Federico di Montefeltro, signore 1442-1450 e sono tratte dal manoscritto Yates Thompson, con-
di Urbino, fu incaricato di «illuminare» il prezioso manoscritto di sua servato a Londra (Londra, British Library, Ms. Yates Thomp-
proprietà, a partire dall’ottobre del 1478. son 36).
Da quel manoscritto, oggi conservato a Roma presso la Biblioteca
Apostolica Vaticana (cod. Urbinate lat. 365) sono tratte le riprodu-
zioni presenti in questa edizione.

Gli illustratori di questa edizione 11


Inferno Introduzione
COLLE DELLA GRAZIA GERUSALEMME
PORTA DELL’INFERNO

ACHERONTE

SELVA OSCURA

ANTINFERNO
IGNAVI

CERCHIO I
NON BATTEZZATI

CERCHIO II
LUSSURIOSI
CERCHIO III
INCONTINENTI

GOLOSI

CERCHIO IV
AVARI E PRODIGHI

CERCHIO V
IRACONDI E ACCIDIOSI DITE

CERCHIO VI
ERETICI ED EPICUREI

I GIRONE
VIOLENTI CONTRO IL PROSSIMO FLEGETONTE
CERCHIO VII II GIRONE
VIOLENTI VIOLENTI CONTRO SE STESSI
III GIRONE
VIOLENTI CONTRO DIO, NATURA, ARTE

RUFFIANI E SEDUTTORI
I BOLGIA
ADULATORI
II BOLGIA
SIMONIACI
III BOLGIA
INDOVINI
IV BOLGIA
BARATTIERI
CERCHIO VIII V BOLGIA
(MALEBOLGE) IPOCRITI
FRAUDOLENTI VI BOLGIA
(Frode contro chi LADRI
non si fida) VII BOLGIA
CONSIGLIERI FRAUDOLENTI
VIII BOLGIA
SEMINATORI DI DISCORDIE E SCISMI
IX BOLGIA
FALSARI
X BOLGIA

POZZO DEI GIGANTI


I ZONA - CAINA TRADITORI DEI PARENTI

II ZONA - ANTENORA TRADITORI DELLA PATRIA


CERCHIO IX
TRADITORI III ZONA - TOLOMEA TRADITORI DEGLI OSPITI
(Frode contro
chi si fida) IV ZONA - GIUDECCA TRADITORI DEI BENEFATTORI

LUCIFERO
NATURAL BURELLA

12 Inferno
Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente […]
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate!
(Inferno iii, 1-3; 9)

La struttura dell’Inferno Da qui in giù, comincia l’Inferno vero e proprio, carat-


terizzato dalle più tremende e varie pene fisiche.
La cosmologia dantesca è basata sulla concezione
L’Inferno è diviso in nove cerchi concentrici e di-
geocentrica dell’astronomo Tolomeo, secondo cui la
gradanti fino al centro della terra, dove è conficcato
terra è al centro dell’universo ed è suddivisa, in base
Lucifero, il principe delle tenebre. Per la disposizione
alle conoscenze dell’epoca, in due emisferi:
dei dannati, Dante segue l’Etica Nicomachea di Ari-
emisfero nord o boreale, dove sono concentrate
stotele, il De officiis di Cicerone e il pensiero teologico
le terre emerse e dove vivono gli uomini, limitato a
di s. Tommaso, con una straordinaria capacità di ela-
ovest dalle colonne di Ercole (stretto di Gibilterra) e
borazione personale e originale di fonti diverse.
a est dal fiume Gange;
Le colpe (cfr. canto XI) sono classificate secondo le
emisfero sud o australe, interamente ricoperto
due malvagie tendenze del cuore umano:
dalle acque e sconosciuto all’uomo.
l’incontinenza;
L’Inferno viene concepito da Dante come una gigan- la malizia, distinta in violenza e fraudolenza.
tesca voragine a forma di cono rovesciato che si Gli incontinenti sono puniti in cinque cerchi inferna-
apre nell’emisfero boreale sotto Gerusalemme e giun- li (dal secondo al sesto); essi diressero l’amore verso
ge fino al centro della terra. fini, persone e cose di per sé buoni, ma in maniera
La sua origine risale ai primi tempi della creazione. sconsiderata.
Quando in cielo Lucifero, il più bello degli angeli, si ri- Il settimo cerchio è riservato ai violenti, suddivisi in
bellò all’autorità divina, Dio lo punì con i suoi seguaci tre gironi.
precipitandoli sulla terra che, inorridita per l’empietà, Ma il più grave dei vizi è la fraudolenza, perché è
si ritirò dando origine al baratro infernale. La rovinosa esercitata dall’uomo col supporto della ragione; per
caduta di Lucifero si arrestò al centro della terra, dun- questo è relegata nel fondo dell’Inferno, in due diver-
que nel punto più lontano da Dio: lì rimase conficcato si cerchi. L’ottavo cerchio ospita i fraudolenti in chi
per l’eternità e lì lo vedrà anche Dante. non si fida, ed è ulteriormente diviso in dieci bolge,
Intanto, la massa di terra che si era ritratta alla cadu- le Malebolge: dieci fosse concentriche scavate nella
ta di Lucifero si era spostata nell’emisfero australe, al roccia, collegate da ponticelli di pietra. I fraudolenti
centro dell’oceano e agli antipodi di Gerusalemme, in chi nutriva fiducia in loro (e quindi traditori) sono
creando la montagna del Purgatorio sulla cui sommi- invece confinati nel cerchio più basso, il nono: una
tà si trova il Paradiso terrestre. ghiacciaia alimentata dalle acque del fiume Cocito e
Il baratro infernale è preceduto da un ampio vestibolo raggelata dal vento delle sei ali di Lucifero, dove sono
(l’Antinferno) dove sono puniti gli angeli che, nello imprigionati i traditori dei congiunti (la Caina), della
scontro con Dio, rimasero neutrali; con essi, gli uomi- patria (l’Antenora), degli ospiti (la Tolomea) e dei be-
ni ignavi che, per il rifiuto di schierarsi durante la vita nefattori (la Giudecca). Bruto, Cassio e Giuda, i tre
per il bene o per il male, sono adesso rifiutati dall’In- traditori più noti della storia civile e sacra, sono orribil-
ferno stesso. mente maciullati dalle tre bocche di Lucifero stesso,
Varcato il fiume Acheronte si entra nel primo cerchio, per l’eternità.
il Limbo, dove si trovano le anime dei bambini morti Per stabilire la pena dei dannati Dante si rifà alla tradi-
senza ricevere il battesimo, e di quanti non conob- zione giuridica medievale. Il criterio della punizione è
bero il vero Dio, ma seguirono le buone inclinazioni dunque il contrappasso: i peccatori sono puniti con
della natura umana: privi di tormenti fisici, essi sono una pena che, per analogia o per opposizione, si ri-
tormentati in eterno dal desiderio di Dio. collega alla colpa commessa.

Introduzione 13
La composizione za della luce – che avrà invece simmetrico trionfo
nel Paradiso –, sulla nudità delle anime prive di
Non vi sono dati certi sul periodo della composizio-
ogni residuo di dignità, sulla presenza di fantasiosi
ne dell’Inferno. L’ipotesi più convincente ne colloca
carnefici demoniaci. I peccatori sono eloquenti in-
la stesura tra il 1304 e il 1309, quando Dante è già
carnazioni, veri e propri exempla, scelti con accu-
colpito dalla definitiva condanna all’esilio e ha abban-
ratezza nel passato, ma soprattutto nel presente.
donato l’intervento attivo nella vita politica.
Più che una fredda casistica e una catalogazione
Dante non divulgherà subito il frutto di questo lungo
di peccati e colpe, l’Inferno dantesco è una palpi-
lavoro ma, dopo anni di revisione, lo metterà in circo-
tante galleria di personaggi,
lazione forse a partire dal 1314. Il primo documento
che certifichi la diffusione dell’Inferno è infatti un ap-
2) L’uomo protagonista. La prima cantica non si
punto dello scrittore Francesco da Barberino, databile
esaurisce in questa esposizione moralistica del
con sufficiente sicurezza tra la fine del 1313 e il 1314,
peccato e del travaglio del cristiano; Dante è nel
che parla di un’opera di Dante, detta Comoedia, che
mondo dei morti, ma con il corpo, ricco della sua
tratta de infernalibus.
umanità e delle ansie di vivente. Affiorano così di
continuo problematiche terrene, e l’Inferno diventa
Il tempo del viaggio nell’oltretomba
un affresco del mondo e dell’umanità, con tonalità
Lo straordinario pellegrinaggio di Dante nell’oltre- buie e apocalittiche: ma il pessimismo dantesco
tomba ha inizio la notte del 7 aprile, giovedì della è sempre sorretto dalla certezza che il male sarà
settimana santa, nell’anno giubilare 1300, e termina sconfitto.
il sabato santo, alla sera, quando il cielo è già tutto
stellato. In base ai riferimenti astronomici contenuti 3) La politica. Le cause che minacciano l’umanità
nella Commedia, il viaggio di Dante è stato colloca- sono, secondo Dante, di ordine morale, ma an-
to tra il 25 e il 31 marzo 1301; in base ai riferimenti che di ordine politico. Nell’Inferno Dante si rifà alle
«storici» interni alla Commedia si è proposto invece convinzioni espresse nel Monarchia e nel Convi-
il 1300. La questione è ancora oggetto di studio e di vio: ribadisce il ruolo determinante dell’impero
discussione. universale per garantire la giustizia e la pace, e
l’importanza di Roma, prediletta da Dio perché
Temi e argomenti sede del papato. La lupa (l’insaziabile avidità) sta
La Commedia di Dante è un’opera esemplare per la mandando in rovina la società; essa si annida nel
sua unità; i temi sono ricorrenti nelle tre cantiche ed cuore di ognuno, persino nel santuario del mondo
esiste una fitta rete di rimandi sapientemente strutturati. cristiano, la curia romana, in cui si trama, per sete
di potere, per usurpare i compiti e gli uffici dell’im-
1) Il peccato. Ogni cantica costituisce una tappa del pero, assecondati da una politica imperiale che
viaggio dantesco verso la liberazione dai vincoli non si interessa dell’Italia e di Roma. Da questa
del male; l’Inferno è il momento iniziale di questo latitanza nascono le fazioni che stanno dilaniando
itinerarium mentis in Deum (viaggio della mente le città e i comuni italiani.
verso Dio) e il tema centrale è l’attraversamento
doloroso del peccato, la discesa nel mondo di 4) Virgilio. Virgilio, il poeta latino che le «tre donne
quanti hanno rinnegato la luce divina. La cono- benedette», Beatrice, Maria e Lucia, hanno volu-
scenza diretta del peccato, nelle diverse e doloro- to accanto a Dante durante questa grande prova,
se sfaccettature, è preliminare per liberarsi dal suo appare nel primo canto nel momento dello scon-
fascino sottile e dalla sua seduzione. forto e dello scoraggiamento, e lo accompagnerà
Obiettivo fondamentale della prima cantica è la nella discesa all’Inferno e nella salita al monte del
rappresentazione del male e delle sue nefaste Purgatorio, quando sarà sostituito da Beatrice,
conseguenze per i cristiani, per la collettività e per non essendo egli degno di accedere al Paradiso.
la stessa Chiesa. Per svelare la natura del peccato Virgilio è lo strumento della Provvidenza, ma, nello
il poeta ricorre spesso a simboli e immagini ricor- stesso tempo, è il modello ideale di poeta, l’esem-
renti: tali sono le insistenze sulla totale mancan- pio supremo della poesia epica, del «bello stilo».

14 Inferno
La scelta di Virgilio come guida, oltre che alla ve- guito verranno ricacciati nel limbo della impoeticità.
nerazione artistica di Dante, è da riferire anche alla Alla complessità strutturale della Commedia corri-
grande fama del poeta nel Medioevo, come profe- sponde un linguaggio variegato, definito «plurilingui-
ta della venuta di Cristo: nella quarta Egloga delle smo»: non solo latino e volgare, ma molteplicità di
Bucoliche, infatti, Virgilio preconizza l’avvento di stili, generi letterari.
una nuova età dell’oro, e in questa profezia i con- Un tale concetto si applica in modo esemplare all’In-
temporanei di Dante leggevano l’allegoria della ferno dove riscontriamo una straordinaria varietà di
nascita di Cristo. La figura del poeta latino si arric- registri linguistici, da quelli lirici a quelli «bassi», cupi,
chisce di una valenza simbolica determinante per che operano da base ossessiva per interi episodi. Dan-
l’assunto didascalico della Commedia: rappresen- te, con la medesima libertà di movimento che gli ha
ta la sudditanza della ragione umana nei confronti permesso di rifarsi nello stesso tempo alle fonti bibli-
della Teologia; egli ha la funzione propedeutica che e a quelle mitologiche, indifferentemente alla storia
di preparare all’avvento e al trionfo di Beatrice, sacra e a quella profana, alla cronaca e alla leggenda,
simbolo della Verità rivelata che la ragione umana si serve di linguaggi molto diversificati e il risultato è
ricerca, ma che è raggiungibile solo con il dono
una continua oscillazione tra il comico e il tragico.
divino della Fede. E Virgilio confesserà più volte
La prima cantica si caratterizza comunque rispetto
la propria colpa di non avere riconosciuto i limiti
alle altre per un forte colorito realistico, e soprattutto
della ragione umana, che lo relega per sempre nel
in alcuni «blocchi» di canti e di episodi lo stile si uni-
Limbo, privo della visione beatifica di Dio.
forma verso il basso, si fa accentuatamente «comico».
Il lessico dell’Inferno ha un’ecceziona-
le ampiezza di toni e guarda a diverse
tradizioni: quella colta, con rari presti-
ti diretti dal latino, ma con non pochi
latinismi presi dalla Bibbia, dai poeti
classici, dai filosofi scolastici; quella
trobadorica o comunque illustre; quella
marcatamente dialettale, settentrionale
e meridionale; quella fortemente reali-
stica, bassa e perfino volgare. Tragedìa
e comedìa si avvicendano anche sul
piano linguistico, in perfetto accordo
con la natura degli argomenti trattati.
Gli scoppi di violenza verbale, come
nella zuffa plebea tra i diavoli nei canti
dei barattieri (If. XXI-XXII), farcita quasi
con compiacenza di elementi triviali e
scurrili, coesistono con soluzioni liri-
che e pacate, come nei celebri canti di
Francesca o di Ulisse, e con esiti di for-
Eugène Delacroix, Dante e Virgilio all’Inferno, 1822
(Parigi, Museo del Louvre). te drammaticità, come nei canti di Pier
della Vigna o del conte Ugolino.
Attraversare l’Inferno significa inoltrarsi in un tessu-
La scrittura to linguistico vario e complesso, discendere negli
Nell’Inferno è evidente la consapevolezza della ne- abissi del realismo fino al grottesco e al triviale, per
cessità di un forte impegno linguistico per descri- risalire poi, gradatamente, e recuperare anche la di-
vere le realtà escatologiche. Dante nella Commedia gnità e il decoro linguistico. Tale discesa è una delle
supera i limiti fissati dalla tradizione, conferendo più ardue scommesse e sfide che l’arte di Dante ab-
autorità poetica a termini ed espressioni che in se- bia saputo fare e vincere.

Introduzione 15
Schema dei contenuti

Canto Luogo Peccatori Pena Personaggi principali


Dante, le tre fiere (la lonza,
I Selva oscura
il leone, la lupa), Virgilio
II Selva oscura Dante, Virgilio
La porta dell’Inferno
Ignavi Dante, Virgilio, Caronte,
Antinferno (o vesti- Corrono vanamente dietro un’insegna, “colui / che fece per viltade il gran rifiuto”
III bolo infernale) Tutte le anime punzecchiati dolorosamente da vespe e mosconi. (papa Celestino V)
dei morti destinate Il loro sangue è raccolto a terra da vermi schifosi.
Riva del fiume all’inferno
Acheronte
Bambini e persone
Pena di natura morale: il loro desiderio di vedere Dante, Virgilio, Omero, Orazio,
IV Cerchio I - Limbo virtuose
Dio resterà insoddisfatto in eterno. Ovidio e Lucano
non battezzate
Dante, Virgilio, Minosse, Paolo Malatesta
V Cerchio II Lussuriosi Sono travolti e trascinati da una furiosa tempesta.
e Francesca da Rimini
Distesi a terra e immersi nel fango, vengono
VI Cerchio III Golosi flagellati da una pioggia gelata e sporca. Sono Dante, Virgilio, Cerbero, Ciacco
assordati dai latrati del mostruoso cane Cerbero.

VII Divisi in due schiere, spingono dei pesi con il petto.


Cerchio IV Avari e prodighi Quando si incontrano, si ingiuriano.
Cerchio V: la palude Dante, Virgilio, Pluto
Iracondi e accidiosi Sono immersi nelle acque sporche della palude
Stigia
Stigia e si percuotono crudelmente tra di loro.
Cerchio V: la palude
Stigia Sono immersi nelle acque sporche della palude Dante, Virgilio, Flegiàs, Filippo Argenti
VIII Iracondi e accidiosi
Mura della città Stigia e si percuotono crudelmente tra di loro.
di Dite
Mura della città
Dante, Virgilio, le tre Furie
IX di Dite Eretici Sono sepolti dentro arche infuocate e scoperchiate.
Cerchio VI
Dante, Virgilio, Farinata degli Uberti,
X Cerchio VI Eretici Sono sepolti dentro arche infuocate e scoperchiate.
Cavalcante de’ Cavalcanti
XI Cerchio VI Eretici Sono sepolti dentro arche infuocate e scoperchiate. Dante, Virgilio, papa Anastasio II
Violenti contro
Cerchio VII Sono attuffati nel sangue bollente del fiume
XII il prossimo: tiranni, Dante, Virgilio, Minotauro, Centauri
Girone I Flegetonte.
omicidi, predoni
I suicidi sono trasformati in alberi secchi,
Violenti contro
Cerchio VII spezzati e straziati dalle Arpie.
XIII se stessi: suicidi Dante, Virgilio, Pier della Vigna
Girone II Gli scialacquatori sono inseguiti e sbranati
e scialacquatori
da cagne feroci.
I bestemmiatori sono distesi supini su una landa
Cerchio VII Violenti contro Dio: Dante, Virgilio, Capaneo
XIV di sabbia bollente, e su di loro scende
Girone III i bestemmiatori
un’incessante pioggia di fuoco.
I sodomiti sono costretti a camminare
Cerchio VII Violenti contro la
XV incessantemente sul sabbione incandescente Dante, Virgilio, Brunetto Latini
Girone III natura: i sodomiti
e sotto la pioggia di fuoco.
Cerchio VII Violenti contro l’arte: Gli usurai sono seduti sul sabbione incandescente
XVI Dante, Virgilio, Iacopo Rusticucci
Girone III gli usurai e sotto la pioggia di fuoco.
Cerchio VII Violenti contro l’arte: Gli usurai sono seduti sul sabbione incandescente Dante, Virgilio, Gerione,
XVII
Girone III gli usurai e sotto la pioggia di fuoco. Reginaldo degli Scrovegni
Cerchio VIII: Fraudolenti Ruffiani e seduttori avanzano in due schiere
Malebolge Ruffiani e seduttori distinte e in senso di marcia contrario, Dante, Virgilio, Venedico Caccianemico,
XVIII Bolgia I fustigati con violenza dai diavoli. Alessio Interminelli
Bolgia II Adulatori Gli adulatori sono immersi nello sterco.

16 Inferno
Canto Luogo Peccatori Pena Personaggi principali
Sono infilati capovolti nelle strette fenditure
Cerchio VIII:
sul fondo e sulle pareti della bolgia. Sulle piante
XIX Malebolge Simoniaci Dante, Virgilio, Niccolò III
dei loro piedi arde una fiamma rossastra che
Bolgia III
li fa scalciare disperatamente per il dolore.
Cerchio VIII:
Avanzano lentamente e dolorosamente con il corpo
XX Malebolge Maghi e indovini Dante, Virgilio
deformato: il loro collo è torto all’indietro.
Bolgia IV
Cerchio VIII: Sono immersi nella pece bollente, e se tentano
XXI Malebolge Barattieri di uscirne vengono uncinati e straziati Dante, Virgilio, Diavoli Malebranche
Bolgia V dai diavoli guardiani.
Cerchio VIII: Sono immersi nella pece bollente, e se tentano
Dante, Virgilio, Diavoli Malebranche,
XXII Malebolge Barattieri di uscirne vengono uncinati e straziati
Ciampolo
Bolgia V dai diavoli guardiani.
Cerchio VIII: Camminano lentamente imprigionati sotto pesanti
Dante, Virgilio, Catalano de’ Malavolti,
XXIII Malebolge Ipocriti ed enormi cappe fratesche di piombo che di fuori
Caifa
Bolgia VI rilucono d’oro.
Corrono frenetici nella bolgia tentando di sfuggire
Cerchio VIII:
all’assalto e al morso di un brulichio di immondi
XXIV Malebolge Ladri Dante, Virgilio, Vanni Fucci
serpenti. Quando vengono morsicati, subiscono
Bolgia VII
orrende metamorfosi.
Corrono frenetici nella bolgia tentando di sfuggire
Cerchio VIII:
all’assalto e al morso di un brulichio di immondi Dante, Virgilio, Vanni Fucci,
XXV Malebolge Ladri
serpenti. Quando vengono morsicati, subiscono il centauro Caco
Bolgia VII
orrende metamorfosi.
Cerchio VIII:
Consiglieri Sono imprigionati all’interno Dante, Virgilio, Ulisse, Diomede
XXVI Malebolge
fraudolenti di ardenti lingue di fuoco.
Bolgia VIII
Cerchio VIII:
Consiglieri Sono imprigionati all’interno
XXVII Malebolge Dante, Virgilio, Guido da Montefeltro
fraudolenti di ardenti lingue di fuoco.
Bolgia VIII
Cerchio VIII:
Seminatori di Avanzano nella bolgia subendo orrende Dante, Virgilio, Maometto, Pier da Medici-
XXVIII Malebolge
discordie e scismi mutilazioni dalla spada di un diavolo. na, Mosca de’ Lamberti, Bertran De Born
Bolgia IX
I seminatori di discordie avanzano
Cerchio VIII: nella bolgia subendo orrende mutilazioni
Seminatori di
Malebolge dalla spada di un diavolo.
discordie e scismi Dante, Virgilio, Geri del Bello, Griffolino
XXIX Bolgia IX
d’Arezzo, Capocchio
I falsari di metalli giacciono a terra, addossati
Falsari
Bolgia X fra di loro, fiaccati e tormentati da repellenti
malattie e infezioni.
I falsari di persona corrono in preda a smania
Cerchio VIII: furiosa, e addentano i loro compagni di sventura.
XXX Malebolge Falsari I falsari di moneta sono immobili, deformati Dante, Virgilio, Mastro Adamo
Bolgia X dalla idropisia.
I falsari di parola sono arsi dalla febbre.
Fissi ed eretti sul fondo del pozzo infernale,
XXXI Pozzo dei giganti I Giganti sono incatenati e dannati all’immobilità assoluta Dante, Virgilio, Nembrot, Fialte, Anteo
(tranne Anteo).
Traditori
Sono conficcati nel ghiaccio del lago di Cocito Dante, Virgilio, Camicione de’ Pazzi,
XXXII Cerchio IX Traditori dei parenti
e ne emergono solo con la testa. Bocca degli Abati
e della patria
I traditori della patria sono conficcati nel ghiaccio
Traditori della patria del lago di Cocito e ne emergono solo con la testa. Dante, Virgilio, Conte Ugolino
XXXIII Cerchio IX
e degli ospiti I traditori degli ospiti sono conficcati nel ghiaccio della Gherardesca
in posizione supina.
Sono immersi completamente nel ghiaccio, in
diverse posizioni.
Cerchio IX Traditori dei Dante, Virgilio, Lucifero, Giuda, Bruto
XXXIV Una pena particolare è riservata ai più grandi pec-
Il fondo dell’Inferno benefattori e Cassio
catori della storia, Giuda, Bruto e Cassio, maciullati
dalle fauci di Lucifero e straziati dai suoi artigli.

Introduzione 17
Canto III
Canto I
Il canto della selva oscura
TEMPO PERSONAGGI
giovedì santo 7 aprile 1300, notte Dante, Virgilio, le tre fiere (la lonza, il leone, la lupa)
venerdì santo 8 aprile, alba

LUOGO
LA SELVA OSCURA
Un bosco intricato e selvaggio. Ai suoi margini, separato
da un dolce pendio, si erge un monte illuminato dai raggi
del sole, il «colle della Grazia».

VIRGILIO COLLE DELLA GRAZIA

SELVA OSCURA

DANTE

18
Sommario ↓
vv. 1-30 Dante si smarrisce nella selva del peccato
Giunto a metà della vita, Dante si trova smarrito in una selva fitta e insidiosa: è la selva del peccato, do-
ve è caduto perché si è allontanato dalla via del bene. Narrare questa drammatica esperienza costerà
dolore e fatica, ma il poeta si accinge a farlo per mostrare il prodigio della Grazia e della Provvidenza
sempre premurosa verso di lui come verso ogni uomo. Giunto ai bordi della selva, e vedendo un col-
le illuminato dai raggi del sole, Dante riacquista la speranza, dopo una notte di lotta con le tenebre del
peccato, come un naufrago che intravede la proda e torna a credere nella salvezza.

vv. 31-60 L’incontro con le tre iere


Tre fiere ostacolano però la sua ascesa al colle «dilettoso»; una lonza dal mantello screziato e dal cor-
po flessuoso, allegoria della sensualità, minaccia Dante che non si abbatte, perché rincuorato dall’alba
e dalla primavera che gli sono di buon auspicio; il sopraggiungere di un leone ruggente per la fame, al-
legoria della superbia, e di una lupa di orribile magrezza, allegoria dell’avidità, convince il poeta che le
sole sue forze non sono sufficienti; non gli resta dunque che ritornare sul cammino faticosamente per-
corso, verso la notte del peccato.

vv. 61-90 L’incontro con Virgilio


A salvarlo dalla rovina, giunge il poeta latino Virgilio, allegoria della ra-
gione umana; l’incontro offre l’occasione a Dante di manifestare con
entusiasmo riverente tutta la sua riconoscenza verso il maestro di re-
torica e poesia e di chiedere aiuto contro la lupa insidiosa.

vv. 91-136 La profezia del Veltro


Virgilio mette in guardia Dante dalla cupidigia, vizio così gra-
ve che spesse volte rende l’uomo schiavo. Unico ostacolo al
suo dilagare nel mondo sarà il Veltro, un restauratore morale
e civile che, bramoso soltanto di sapienza, amore e virtù, ri-
uscirà a cacciarla. Inutile per Dante seguire la via che con-
duce direttamente al colle: molto meglio attraversare i tre
regni dell’oltretomba per liberarsi dal peccato e raggiunge-
re la Grazia. Virgilio si offre come guida, ma gli annuncia che
sarà Beatrice a condurlo alla contemplazione della beatitu-
dine del Paradiso. Dante, rassicurato, si accinge a ubbidire.

Dante si smarrisce L’incontro L’incontro La profezia


nella selva del peccato con le tre iere con Virgilio del Veltro
GIOCO
DIDATTICO
INTERATTIVO

Virgilio, simbolo La speranza in un


L’uomo vittima La tentazione e la
della ragione, guida di restauratore morale
del peccato seduzione del vizio
Dante verso il Bene e civile

Nel mezzo del cammin Ed ecco, quasi al cominciar «Or se’ tu quel Virgilio e «inin che ’l veltro verrà»
di nostra vita mi ritrovai de l’erta... quella fonte che spandi di
per una selva oscura parlar sì largo iume?»

19
AUDIOLETTURA DEL CANTO

Canto I VIDEO: I LUOGHI DELLA NARRAZIONE

1-3 Giunto a metà del percorso della mia vita terrena


(nostra: di noi uomini) mi ritrovai in un bosco scuro,
N el mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
poiché (ché) la via del bene (diritta) era smarrita.
3 ché la diritta via era smarrita.
4-9 Ahi, quanto è difficile (è cosa dura) descrivere Ahi quanto a dir qual era è cosa dura

1-12 Il primo canto dell’Inferno è con- dantesco ai vv. 112-120: dopo un perio- za individuale si propone, con questo
cepito da Dante come un solenne pro- do di traviamento morale, Dante dovrà possessivo plurale, nella sua univer-
logo all’intera Commedia. L’azione si intraprendere il doloroso e sconvolgen- sale validità e Dante richiama un altro
svolge ancora sulla terra, e non nel re- te viaggio attraverso l’Inferno e il Pur- aspetto fondamentale del poema: egli
gno dei morti: si tratta appunto della gatorio fino a giungere al Paradiso, se- narra un’esperienza «esemplare» per
selva oscura, collocata solitamente dai condo tre tappe che sono, nello stesso ogni cristiano, che si trova impegnato
commentatori nei pressi di Gerusalem- tempo, anche le tre parti fondamentali nella faticosa marcia verso il bene ma è
me in base alle convenzioni cosmolo- del poema. Per quanto riguarda il tem- spesso sviato da falsi valori e inganne-
giche medievali. Soltanto alla fine del po del viaggio, siamo nell’anno 1300, voli parvenze.
canto, sotto la guida di Virgilio, Dan- anno significativo per la cristianità poi- 2. per una selva oscura: accanto al si-
te intraprende il viaggio, voluto dalla ché coincide con il giubileo indetto da gnificato letterale si impone, fin da que-
Provvidenza, nell’oltretomba cristiano. papa Bonifacio VIII, con cui si offre al sto momento iniziale, il significato al-
Il prologo pone, seppure per accenni e cristiano la possibilità, tramite il pellegri- legorico: la selva oscura è la vita priva
semplici riferimenti quasi «fiabeschi» (a naggio a Roma, di ottenere l’interces- della sua dimensione spirituale e ridot-
partire dallo smarrimento nel bosco, e sione dei propri peccati e di iniziare una ta alla semplice dimensione materiale e
poi con l’ostacolo delle tre fiere), le co- «metanoia», una conversione di vita. fisica. Anche Virgilio nell’Eneide circon-
ordinate spazio-temporali per il lettore da l’Averno pagano con una selva intri-
di questo «romanzo teologico» e pre- 1. Nel mezzo … vita: il poema dante- cata; e Brunetto Latini, l’amato maestro
senta, nello stesso tempo, i personag- sco si apre con una indicazione crono- di Dante (cfr. c. XV) finge nel suo poe-
gi protagonisti: in primo luogo Dante, logica e autobiografica: la vicenda co- ma Tesoretto di essersi smarrito in una
pellegrino che ha smarrito la via del be- mincia quando il personaggio Dante foresta dopo aver perso la strada duran-
ne e potrà riconquistarla tramite questo ha 35 anni, e cioè nel 1300. Il poeta ri- te un suo viaggio di ritorno dalla Spa-
itinerario provvidenziale; quindi Virgi- tiene infatti che il punto centrale della gna. – oscura: la selva è oscura perché
lio, guida nei primi due regni oltremon- vita umana sia da collocare tra il tren- priva della luce della ragione e della illu-
dani; infine Beatrice, anima più degna tesimo e il quarantesimo anno e più minazione della Grazia; «e dice oscura
(v. 122) che subentrerà come guida di precisamente, per i «perfettamente na- per l’ignoranza e il peccato, che acceca-
Dante nel Paradiso; e naturalmente Dio, turati» (Cv. IV, 23, 9), è il trentacinquesi- no e oscurano e richiedono le tenebre,
appellato ai vv. 127-129 come colui che mo anno. Il convincimento di Dante si poiché chi compie il male odia la luce»
impera e regge in tutte le parti dell’uni- basa sulla Bibbia stessa: nel salmo 89, (Benvenuto).
verso e dell’Inferno stesso. Viene anco- 10 si legge: «La durata della nostra vi- 3. ché ... smarrita: la retta via è stata ab-
ra anticipata, in sintesi, quella che po- ta è, in sé, settant’anni». – di nostra vi- bandonata da Dante a causa del travia-
tremmo definire la «fabula» del romanzo ta: della vita di noi mortali. L’esperien- mento morale. Ma l’immagine è biblica.

20 Inferno Canto I
esta selva selvaggia e aspra e forte quanto fosse selvaggia e intricata (aspra) e impe-
6 che nel pensier rinova la paura! netrabile (forte) questa selva, che al solo ripensarci
(nel pensier) mi rinnova la paura! È così angoscioso
Tant’ è amara che poco è più morte; (amara) che poco più lo è la morte; ma per descri-
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai, vere ed esporre (trattar) il bene che vi ho trovato,
parlerò delle altre cose che lì ho visto (scorte).
9 dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte.
Io non so ben ridir com’ i’ v’intrai, 10-12 Non so riferire bene il modo in cui vi entrai,
tant’era pien di sonno a quel punto tanto ero pieno di sonno in quel momento (pun-
to) in cui abbandonai la via della verità (verace).
12 che la verace via abbandonai.
Ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto, 13-18 Ma quando giunsi (poi ch’i’ fui) ai piedi di
là dove terminava quella valle un colle, là dove finiva quella valle che mi aveva
trafitto (compunto) il cuore di paura, guardai in alto
15 che m’avea di paura il cor compunto, e vidi i suoi pendii (spalle) illuminati (vestite) già dai
guardai in alto e vidi le sue spalle raggi del sole (pianeta) che guida sulla giusta via
(mena dritto) tutti (altrui) per ogni sentiero (calle).
vestite già de’ raggi del pianeta
18 che mena dritto altrui per ogne calle.
Allor fu la paura un poco queta, 19-21 Allora si quietò (fu queta) un poco la paura
che nel lago del cor m’era durata che era perdurata (era durata) nel profondo (lago)
del mio cuore la notte che io trascorsi con tanta
21 la notte ch’i’ passai con tanta pieta. angoscia (pieta).

5. selva selvaggia: annominazionef. prodigio della Grazia, si accinge a rac- 14. valle: la selva in cui Dante si è smarrito.
– esta: forma arcaica del dimostrativo contare il viaggio nell’oltretomba. 15. compunto: da «compungere», nel
«questa». 11. pien di sonno: il peccato di Dante senso figurato di «trafiggere».
7. Tant’è ... morte: lo smarrimento, sot- si caratterizza dapprima come indiffe- 17. vestite ... pianeta: immagine virgi-
tolineato dalla allitterazionef amara ... renza, inerzia spirituale, quasi ottene- liana (Aen. VI, 640-641). Il sole è detto
morte, è di estrema gravità; il traviamento bramento della coscienza che porta a pianeta perché, secondo il sistema tole-
di Dante rischia di allontanarlo per sem- un distacco lento dal fervore religioso. maico, ruotava attorno alla terra, posta al
pre dalla luce della Grazia, in una con- – a quel punto: al momento dell’inizio centro dell’universo. Il sole è evidente al-
dizione definitiva di peccato e quindi di del traviamento morale, dopo la morte di legoriaf della Grazia divina.
morte spirituale. – amara: va riferito piut- Beatrice, come il poeta ha anticipato nei 18. che ... calle: il sole della Grazia con
tosto a selva (v. 5) che non a cosa (v. 4) capitoli conclusivi della Vita Nuova. la sua luce dissipa le tenebre del pec-
o a paura (v. 6). 12. la verace via: la via che porta a Dio, cato e indirizza ogni uomo sulla retta
8. ma ... trovai: nella selva oscura, pro- la diritta via del v. 3. via, in ogni momento del pellegrinaggio.
prio nel momento di massimo disorien- 13. d’un colle: se la selva oscura è il – altrui: con valore pronominale, e come
tamento, Dante incontrerà la misericor- simbolo dello smarrimento dantesco, il complemento oggetto, indica «gli altri»,
dia di Dio che è in grado di trasformare colle che, come si dice ai vv. 17-18, è il- «la gente».
l’esperienza negativa in preziosa espe- luminato dai raggi del sole, sarà il sim- 19. Allor ... queta: l’apparizione del
rienza costruttiva. Per presentare questo bolo della vita virtuosa. colle e quei raggi che diradano le tene-
bre della selva, diventano un punto di ri-
ferimento, un traguardo cui tendere, ri-
Dante oggi danno fiducia al pellegrino, acquietano
l’ansia che era cresciuta in lui.
Il Codice Palatino 313 20. nel lago del cor: nel profondo del
cuore. Il termine lago fa riferimento, se-
In occasione della presentazione della ripro-
duzione in facsimile del Manoscritto Palatino condo la fisiologia medievale, alla cavità
313 conservato presso la Biblioteca Naziona- del cuore in cui si raccoglie il sangue,
le Centrale di Firenze, nel febbraio 2014 è sta- soprattutto nei momenti di forte emo-
to esposto per un brevissimo tempo questo Codice che si colloca a metà del zione.
secolo xiv, ed è considerato la più antica Commedia miniata conosciuta; con- 21. la notte: per tutta la notte Dante
tiene grandissima parte del Commento di Jacopo, iglio di Dante, e 37 prezio- aveva vagato nella selva oscura, diso-
se miniature attribuite alla bottega di Pacino di Buonaguida.
www.imagosrl.eu/lenostreopere/divina-commedia-pal-313 rientato e smarrito. – pieta: angoscia,
dolore.

Dante si smarrisce nella selva del peccato 21


22-27 E come colui che con respiro (lena) affan- E come quei che con lena afannata,
noso, scampato dal mare (pelago) verso la riva, si
rivolge verso l’acqua piena di insidie (perigliosa) e
uscito fuor del pelago a la riva,
guarda, così il mio animo, che ancora stava fug- 24 si volge a l’acqua perigliosa e guata,
gendo, si girò indietro a osservare (rimirar) quel
passaggio (la selva oscura) che non aveva mai
così l’animo mio, ch’ancor fuggiva,
lasciato vivo nessuno. si volse a retro a rimirar lo passo
27 che non lasciò già mai persona viva.
28-30 Dopo ch’ebbi (ch’èi) riposato un poco il corpo Poi ch’èi posato un poco il corpo lasso,
stanco (lasso), ripresi il cammino lungo quel pendio ripresi via per la piaggia diserta,
deserto, in modo che il piede saldo (fermo) era sem-
pre il più basso (cioè: camminando in salita). 30 sì che ’l piè fermo sempre era ’l più basso.
31-36 Ed ecco, quasi all’inizio della salita (erta), Ed ecco, quasi al cominciar de l’erta,
(apparve) una lonza agile (leggiera) e molto velo- una lonza leggiera e presta molto,
ce (presta), che era ricoperta di pelo macchiettato
(macolato); e non si allontanava dal mio sguardo 33 che di pel macolato era coverta;
e non mi si partia dinanzi al volto,

22. E come quei: «Qui il poeta presen- 24. guata: «guatare» è intensivo del ver- me oggetto, nella seconda il soggetto è
ta la disposizione del suo animo, nata da bo «guardare». persona viva.
questa quiete, tramite un paragone bellis- 26. lo passo: la selva è, allegoricamen- 28. ch’èi: passato remoto del verbo
simo, e brevemente vuol dire che cosa gli te, la vita dissipata nel vizio da cui il poe- «avere». – lasso: dal latino lassus, «fiac-
accadde in tale quiete, nel modo in cui il ta ha tentato di allontanarsi. co», «affaticato» sia nel fisico sia nello
naufrago, che con molta ansia e pericolo 27. che ... viva: le due spiegazioni più spirito.
finalmente giunge a riva, si volge indietro e corrette del verso sono quelle già se- 29. piaggia: il pendio che separa la sel-
guarda le onde piene di pericolo» (Benve- gnalate dal Benvenuto: «la prima, che va dal colle luminoso.
nuto). Inizia qui la prima, importante simi- tutti quanti si inoltrano nella via del vi- 31. erta: la salita che porta al colle illumi-
litudinef del poema (vedi Gli strumenti zio muoiono spiritualmente; la secon- nato dai raggi del sole.
dello scrittore in questa pagina). da che nessun vivente ha mai potuto 32. una lonza: è la prima delle tre fiere
23. del pelago: il di sostituisce spesso completamente evitare la via del vizio». che tenta di impedire a Dante la risalita
nei complementi di luogo il da. – pelago: Nella prima spiegazione il che viene in- del colle; allegoricamente rappresenta,
dal latino pelagus, «mare». teso come soggetto e persona viva co- insieme al leone e alla lupa, gli ostaco-

Gli strumenti dello scrittore


LA SIMILITUDINE
DEFINIZIONE . La similitudine è la figura semantica attraverso la quale si stabilisce un rapporto di somiglianza tra
due elementi (primo termine del paragone e secondo termine del paragone), uniti da nessi comparativi (ad
esempio: così … come, tanto … quanto, ecc.).
In questo canto (vv. 22-27):
E come quei che con lena afannata, così l’animo mio, ch’ancor fuggiva,
uscito fuor del pelago a la riva, si volse a retro a rimirar lo passo
si volge a l’acqua perigliosa e guata, che non lasciò già mai persona viva.

Primo termine di paragone: il naufrago che Secondo termine di paragone: Dante, appena
raggiunge la riva e si volta a guardare il mare da cui uscito dalla selva paurosa, si volta a guardarla con
è scampato. sollievo.
Primo nesso comparativo: come. Secondo nesso comparativo: così.

22 Inferno Canto I
anzi ’mpediva tanto il mio cammino, (volto), anzi ostacolava tanto il mio cammino, che
36 ch’i’ fui per ritornar più volte vòlto. io più volte fui tentato (vòlto) di ritornare indietro.

Temp’era dal principio del mattino, 37-45 Era l’alba (principio del mattino), e il sole
e ’l sol montava ’n sù con quelle stelle saliva in cielo (montava ’n sù) in congiunzione con
quelle stelle che erano con lui quando il divino
39 ch’eran con lui quando l’amor divino amore impresse il movimento (mosse) per la prima
mosse di prima quelle cose belle; volta agli astri (quelle cose belle); così che erano
motivo di speranza per me contro quella fiera dalla
sì ch’a bene sperar m’era cagione pelle screziata (gaetta) l’ora del giorno e la dolce
42 di quella iera a la gaetta pelle stagione; ma non a tal punto che (sì che) non mi
l’ora del tempo e la dolce stagione; incutesse paura la visione (vista) che mi apparve di
un leone.
ma non sì che paura non mi desse
45 la vista che m’apparve d’un leone.
Questi parea che contra me venisse 46-48 Questo pareva venisse contro di me con
con la test’alta e con rabbiosa fame, la testa alta e una fame rabbiosa, tanto che l’aria
(l’aere) stessa sembrava tremare.
48 sì che parea che l’aere ne tremesse.

li che ogni uomo, che vuole camminare 36. più volte vòlto: una paronomasia f sta posizione delle costellazioni fos-
verso la salvezza, deve superare, e, in con rima equivoca. Questo gioco verba- se la più benefica per l’uomo. Anche
particolare, i tre vizi – lussuria, avarizia, le era molto in voga presso i poeti medie- Virgilio colloca la nascita del mondo
superbia – che stanno alla radice di tut- vali; Dante però ricorre di rado a tali arti- in primavera (Georgiche II, 336-345).
ti i peccati. La lonza è un animale crea- fici retorici. – cose belle: le stelle, così appella-
to dalla fantasia medievale: forse la lin- 37. Temp’era: Dante fornisce le indica- te anche nell’ultimo canto dell’Inferno,
ce, oppure il leopardo o la pantera. Nella zioni cronologiche per l’azione che si sta al v. 137. Per Dante le stelle erano cor-
tradizione dei bestiari medievali, la lonza svolgendo: sono le prime ore dell’8 apri- pi lucenti che brillavano di luce rifles-
veniva definita un animale crudele, lasci- le, venerdì santo. sa; divise in stelle fisse e mobili, ave-
vamente sempre in calore; era pertanto 38-40. e ’l sol ... belle: presso i me- vano un grande influsso sul corso della
ritenuta simbolo della lussuria. – leggie- dievali si riteneva che la creazione del vita umana.
ra e presta: gli aggettivi indicano la se- mondo fosse stata compiuta in prima- 42. a la gaetta: l’aggettivo gaetta deriva
duzione con cui si presenta il vizio del- vera, quando il sole è in congiunzione dal provenzale caiet, «screziato». Anche
la lussuria. con l’Ariete; si credeva inoltre che que- lo stilemaf a la è di origine provenzale e
stilnovistica.
43. l’ora ... stagione: motivi di spe-
ranza per Dante sono il mattino che sta
sorgendo, e la stagione della primave-
ra che riporta la vita sulla terra; queste
buone premesse e coincidenze sem-
L’uso delle similitudini è uno degli aspetti stilistici più rilevanti del poema, brano preludere a un successo sul-
perché strumento necessario in una narrazione che si propone fondamen- la lonza e sul vizio dell’attrazione sen-
talmente di descrivere i mondi «fantastici» dell’oltretomba. suale.
Le similitudini della Commedia sono estremamente varie: molte hanno 45. la ... leone: altro ostacolo alla risa-
un’origine classica e biblica, ma molte altre prendono spunto invece dall’e-
lita verso la virtù è la superbia, che mi-
sperienza concreta e quotidiana della realtà.
naccia Dante e ogni cristiano, in modo
Delle similitudini presenti nel poema (ne sono state contate 597), la mag-
più grave e con rischi maggiori della lus-
gior parte si riferisce a dati sensitivi legati con fenomeni della natura. Tra
suria.
queste, una delle più celebri e di maggior fortuna letteraria è quella posta
negli ultimi versi del canto II (vv. 127-130): 46. venisse: in rima imperfetta con des-
se e tremesse.
Quali ioretti dal notturno gelo 47. con ... fame: «due condizioni li dà di
chinati e chiusi, poi che ’l sol li ’mbianca, ferocità: l’altezza della testa che manife-
si drizzan tutti aperti in loro stelo, sta l’audacia del nuocere, e la rabbia del-
tal mi fec’ io di mia virtude stanca. la fame che dimostra la volontà del nuo-
cere» (Buti).
48. tremesse: dal latino tremere.

L’incontro con le tre fiere 23


49-54 Ed una lupa, che di ogni brama sembrava Ed una lupa, che di tutte brame
(sembiava) piena (carca) nella sua magrezza e
costrinse molte genti a una vita infelice, mi causò
sembiava carca ne la sua magrezza,
tanta apprensione (gravezza) a causa della paura 51 e molte genti fé già viver grame,
che si sprigionava dal suo aspetto, che io persi la
questa mi porse tanto di gravezza
speranza di raggiungere la vetta del colle (altezza).
con la paura ch’uscia di sua vista,
54 ch’io perdei la speranza de l’altezza.
55-60 E come colui che con piacere vince al gio- E qual è quei che volontieri acquista,
co (acquista), ma giunge il momento, l’occasione e giugne ’l tempo che perder lo face,
(’l tempo) che lo costringe (lo face) a perdere, e
in tutti i suoi pensieri piange e si rattrista; così mi 57 che ’n tutti suoi pensier piange e s’attrista;
ridusse quella bestia senza pace che, venendomi tal mi fece la bestia sanza pace,
incontro, mi sospingeva di nuovo a poco a poco là
dove non c’è (tace) il sole (cioè nella selva oscura). che, venendomi ’ncontro, a poco a poco
60 mi ripigneva là dove ’l sol tace.
61-63 Mentre io precipitavo (rovinava) verso il bas- Mentre ch’i’ rovinava in basso loco,
so, mi apparve (mi si fu offerto) dinanzi agli occhi dinanzi a li occhi mi si fu oferto
una figura di aspetto e voce evanescenti (chi parea

49. Ed una lupa: la lupa è il simbolo beni materiali annulla ogni desiderio per dimenticate, regna la confusione, l’er-
della cupidigia insaziabile, sia di ricchez- le cose dello spirito e intralcia l’ascesi rore.
ze sia di onori o di beni materiali. Spesso del cristiano. – questa: pronome pleo- 61. rovinava: la lupa, con il suo temibi-
Dante usa il simbolo della lupa per indi- nastico che va riferito a lupa. le aspetto, ha confermato in Dante l’ina-
care la cupidigia, il vizio più grave che ha 55. E ... acquista: il paragone va riferi- deguatezza delle sue capacità per risa-
seriamente compromesso non solo la vi- to all’avaro, costretto con dolore e tor- lire la china del vizio e lo fa precipitare,
ta cristiana ma anche le istituzioni eccle- mento, per un rovescio della fortuna, a invischiato sempre di più nelle maglie
siastiche e civili. disperdere le ricchezze gelosamente del peccato.
50. sembiava ... magrezza: sembia- conservate. 63. chi ... fioco: fa così la sua com-
va è forma arcaica per «sembrava». An- 58. sanza pace: la lupa, irrequieta e parsa uno dei principali «attori» della
che l’ossimorof(carca ... magrezza) co- sempre bramosa; sanza è sempre usa- Commedia dantesca, il poeta latino Vir-
glie la contraddittoria condizione di chi è to da Dante al posto di «senza». gilio, considerato da Dante suo massi-
cupido di denaro e, pur essendo agia- 60. ’l sol tace: è una sinestesiaf, co- mo maestro di poesia (vedi Personaggi
to, desidera sempre accrescere le pro- me d’ogne luce muto in If. V, 28. Nella a p. 26). Il verso costituisce un notevo-
prie ricchezze. selva oscura, dove le regole del vive- le ostacolo per la sua, almeno apparen-
52. questa ... gravezza: l’attrattiva per i re cristiano, civile e sociale sono state te, incongruenza: Dante definisce fio-

Scenari
L’OLTRETOMBA PAGANO
Nell’ideare la struttura del suo oltretomba, soprat- Il «viaggio agli inferi» di Enea comincia con un rito sacrificale
tutto per quanto riguarda l’Inferno e in parte il Pur- nei pressi del lago Averno >1, in Campania. Appena iniziata
gatorio, Dante si rifece alle immagini classiche la discesa nelle viscere della terra, Enea si ritrova nel Vestibo-
dell’Ade pagano, e in particolare alla descrizione lo infernale >2, dove si trovano i mali dell’uomo (lutto, malat-
che ne fa Virgilio nel canto VI, vv. 236-899, dell’E- tia, fame, ecc.), i mostri mitologici (Centauri, Arpie, Gerione,
neide, con la discesa del protagonista Enea nell’ol- ecc.), e l’albero dei sogni fallaci.
tretomba. Attraversata la Selva degli insepolti >3 si giunge sulla riva dell’A-
Nell’immagine viene schematicamente rafigura- cheronte >4 dove il demone Caronte attende le anime per tra-
to questo mondo dei morti, nel quale si ritroveran- ghettarle oltre quel fiume e poi oltre le otto anse concentriche del
no molti degli elementi utilizzati e rielaborati nella fiume Stige >5. Qui inizia il vero oltretomba, custodito sull’entrata
ricostruzione della Commedia. dal demone Cerbero e dal giudice infernale Minosse >6.

24 Inferno Canto I
63 chi per lungo silenzio parea ioco. fioco) a causa del lungo silenzio.

Quando vidi costui nel gran diserto, 64-66 Non appena vidi costui in quella landa
«Miserere di me», gridai a lui, desolata, gli gridai: «Abbi pietà (Miserere) di me,
chiunque (qual) tu sia, spirito o uomo vero (certo)!».
66 «qual che tu sii, od ombra od omo certo!».
Rispuosemi: «Non omo, omo già fui, 67-69 Mi rispose: «Non sono più un uomo, ma lo
e li parenti miei furon lombardi, fui, e i miei genitori (parenti) furono dell’Italia setten-
trionale (lombardi), tutti e due mantovani di nascita.
69 mantoani per patrïa ambedui.
Nacqui sub Iulio, ancor che fosse tardi, 70-75 Nacqui, sebbene (ancor che) troppo tardi,
e vissi a Roma sotto ’l buono Augusto al tempo di Giulio Cesare (sub Iulio), e vissi a Roma
sotto l’impero del valente Augusto, al tempo degli
72 nel tempo de li dèi falsi e bugiardi. dei falsi e bugiardi. Fui poeta e cantai di quel giusto
Poeta fui, e cantai di quel giusto figlio di Anchise che venne da Troia, dopo che la
superba Ilio fu bruciata (combusto).
igliuol d’Anchise che venne di Troia,
75 poi che ’l superbo Ilïón fu combusto.
Ma tu perché ritorni a tanta noia? 76-78 Ma tu perché torni al così grande affanno

ca, debole e indistinta la voce di Virgilio, vo con il termine di Lombardia si indicava re la religione pagana perché nel Lim-
a causa del lungo silenzio, prima che genericamente tutta l’Italia settentrionale. bo, dove è relegato nell’oltretomba
questi abbia proferito parola. In realtà, il 70. Nacqui ... tardi: Virgilio, quando (cfr. c. IV), ha avuto modo di conoscere
fioco allude alla inconsistenza corporea Cesare morì assassinato nel 44 a.C., la verità del cristianesimo.
di tutte le anime in generale e il lungo si- non era ancora noto e non poté così 74. figliuol d’Anchise: Enea, eroe
lenzio alla morte di Virgilio, avvenuta da essere da lui apprezzato. – sub Iulio: troiano, figlio di Anchise e di Venere.
lunga data. complemento di tempo, costruito alla Dopo l’incendio e la distruzione della
64. nel gran diserto: è la piaggia diser- latina; sub significa «sotto». sua città, Enea peregrinò a lungo fino
ta del v. 29. 71. buono: «buono importa eccellenza, a sbarcare sulle rive del Lazio (venne
65. Miserere: forma latina da misereor, bravura, nell’ufficio o nell’arte propria» di Troia) dove fondò la dinastia da cui
«ho pietà». (Barbi, 1934, p. 202). – Augusto: Otta- sarebbe disceso lo stesso imperatore
66. ombra: spesso nel poema dante- viano Augusto (63 a.C.-14 d.C.), figlio Augusto.
sco è usato per indicare l’anima di chi adottivo di Giulio Cesare e primo impe- 76. noia: la selva del peccato. Deriva-
è defunto. ratore di Roma. ta dal provenzale, la parola ha un signi-
68. parenti: latinismo; parentes significa 72. falsi e bugiardi: Virgilio, anche se ficato molto più forte dell’attuale: dolo-
infatti «genitori». – lombardi: nel Medioe- morto prima di Cristo, può condanna- re, tormento.

La prima zona che si incontra è l’Antinferno >7 dove si rac-


colgono le anime dei morti anzitempo (i bambini, i con-
dannati a morte ingiustamente, ecc.). In un luogo a parte, i
Campi del pianto >8, si nascondono i suicidi per amore (tra
questi, Didone) e i morti in guerra.
Fuori dall’Antinferno, la via si sdoppia per condurre alla
Reggia di Dite >9 e quindi ai Campi Elisi >10, sede dei bea-
ti, o altrimenti al Tartaro >11, luogo riservato ai dannati. Nei
Campi Elisi scorre il fiume Lete >12, fiume della dimentican-
za che avvia alla reincarnazione; il Tartaro è circondato dal
fiume di fuoco Flegetonte >13.

L’incontro con Virgilio 25


(noia) di questo luogo? perché non sali il beato perché non sali il dilettoso monte
monte, principio e causa di totale (tutta) felicità?».
78 ch’è principio e cagion di tutta gioia?».
79-87 «Sei davvero (Or) il famoso (quel) Virgilio «Or se’ tu quel Virgilio e quella fonte
e quella fonte che spande un così grande fiume che spandi di parlar sì largo iume?»,
di eloquenza (di parlar)?», gli risposi con la fronte
abbassata (vergognosa). «O tu che sei l’onore e la
81 rispuos’io lui con vergognosa fronte.
guida degli altri poeti, mi giovi (vagliami) la costante «O de li altri poeti onore e lume,
attenzione e il grande amore che mi ha spinto a vagliami ’l lungo studio e ’l grande amore
studiare a fondo (cercar) la tua opera (volume). Tu
sei il mio maestro e colui che ha su di me grande 84 che m’ha fatto cercar lo tuo volume.
autorità (autore), da te solo io trassi quello stile alto Tu se’ lo mio maestro e ’l mio autore,
(bello) che mi ha procurato onore.
tu se’ solo colui da cu’ io tolsi
87 lo bello stilo che m’ha fatto onore.
88-90 Vedi la bestia per cui io mi voltai indietro; Vedi la bestia per cu’ io mi volsi;
difendimi (aiutami) da lei, o famoso saggio, poiché aiutami da lei, famoso saggio,
mi fa tremare le vene e le arterie (i polsi)».
90 ch’ella mi fa tremar le vene e i polsi».

77. dilettoso monte: il colle del v. 13. 83. vagliami: il verbo è al singolare, pur poesia stessa era una forma di saggezza.
79. quel: l’aggettivo ille, latino, in alcuni essendoci un soggetto plurale. Così Dante appella saggi Omero, Virgilio,
casi significa «quel famoso». 84. lo tuo volume: il complesso delle ope- Orazio, Ovidio, Lucano (If. IV, 110), Stazio
81. io lui: a lui; l’ellissif della preposizio- re di Virgilio, ma in particolare l’Eneide. (Pg. XXIII, 8) e il suo stesso contemporaneo
ne nel complemento di termine è uso con- 85. ’l mio autore: autore «si prende per Guido Guinizzelli (Vn. XX, 3)» (Singleton).
sueto nell’italiano antico. – con vergo- ogni persona degna d’essere creduta e 90. le vene e i polsi: è una sineddo-
gnosa fronte: la vergogna di Dante nasce obedita» (Cv. IV, 6, 5). chef, come li sonni e’ polsi in XIII, 63.
dalla considerazione della propria condi- 87. lo bello stilo: lo stile tragico, che su- Così commenta Boccaccio: «triemano
zione di inetto a salire il dilettoso monte. pera quello comico ed elegiaco; cfr. VE. le vene e’ polsi quando dal sangue ab-
82. onore e lume: Virgilio con la sua II, 4, 5-8. bandonate sono, il che avviene quando
gloria onora la stessa poesia ed è luce 89. saggio: «Per Dante, come per la sua il cuore ha paura, percioché allora tutto il
che risplende come modello esemplare epoca, gli antichi poeti erano savi, uomi- sangue si ritrae a lui ad aiutarlo e riscal-
per tutti i poeti. ni pieni di saggezza e sapienza, poiché la darlo, e il rimanente di tutto l’altro corpo

Personaggi

Virgilio
Tra i maggiori poeti latini, Publio Virgilio Marone nacque nel 70 a.C. ad Andes, og-
gi Pietole, un villaggio presso Mantova, da agiati proprietari terrieri; dopo gli studi a
Cremona e a Milano, andò a perfezionarsi a Roma, ma scelse Napoli come sua issa
dimora. Fra le sue opere principali si devono ricordare le Bucoliche e le Georgiche.
Accolse l’invito dell’imperatore Augusto e di Mecenate a cantare le gesta di Roma
scrivendo il celebre poema epico l’Eneide sull’esempio di Omero e dei poeti latini
Nevio ed Ennio. Nel 19 a.C. fece un lungo viaggio in Grecia e in Asia, che ne minò
la salute isica: morì appena sbarcato di ritorno in Italia, a Brindisi.
Virgilio è stato scelto da Dante come guida nel viaggio attraverso l’Inferno e il Purgatorio, perché nel Medioevo era
considerato l’annunciatore del Cristo venturo, quasi una sorta di profeta pagano o mago; tale singolare interpreta-
zione traeva origine dalla quarta egloga virgiliana, in cui il poeta preconizzava l’alba di un’età felice. A questa moti-
vazione esterna e contingente, si deve ovviamente aggiungere la considerazione altissima in cui Virgilio era tenuto
da Dante per il capolavoro dell’Eneide, modello di stile poetico e di perfezione formale, importante auctoritas e fon-
damentale precedente poiché, seppure in un contesto pagano, racconta il viaggio all’Ade di Enea, la sua visita al re-
gno dei morti, quella stessa visita che Dante si accinge a compiere e raccontare. In ultimo, Virgilio era stato il cantore
dell’Impero universale, visto come condizione per il diffondersi della pace e come garanzia di superamento di egoi-
smi e particolarismi.

26 Inferno Canto I
«A te convien tenere altro vïaggio», 91-93 «A te è necessario (convien) seguire un diver-
so percorso», rispose dopo che mi vide in lacrime,
rispuose, poi che lagrimar mi vide, «se vuoi uscire salvo da questo luogo selvaggio;
93 «se vuo’ campar d’esto loco selvaggio;
ché questa bestia, per la qual tu gride, 94-99 poiché questa bestia, per cui tu invochi aiuto
(gride), non lascia passare nessuno (altrui) per la
non lascia altrui passar per la sua via, sua strada, ma l’ostacola tanto che l’uccide; e ha
96 ma tanto lo ’mpedisce che l’uccide; una natura così malvagia e crudele, che non sod-
disfa mai la sua insaziabile voglia, e dopo il pasto
e ha natura sì malvagia e ria, ha più fame di prima.
che mai non empie la bramosa voglia,
99 e dopo ’l pasto ha più fame che pria.
Molti son li animali a cui s’ammoglia, 100-102 Molti sono gli animali con cui si accoppia
e più saranno ancora, inin che ’l veltro (ammoglia), e saranno ancora di più, fino a quando
verrà il Veltro, che la farà morire con dolore (doglia).
102 verrà, che la farà morir con doglia.
Questi non ciberà terra né peltro, 103-105 Questi non si nutrirà né di possedimenti
ma sapïenza, amore e virtute, terrieri né di ricchezze (peltro), ma di sapienza,

rimane vacuo di sangue e freddo e pal- vento straordinario della Provvidenza, te le interpretazioni in gran numero, ma
lido». sentito ormai come imminente, capa- nessuna è del tutto convincente, e pare
91. altro vïaggio: per raggiungere la sal- ce di ristabilire quell’ordine seriamente più logico pensare a una ideale e ipoteti-
vezza, Dante dovrà seguire il cammino di compromesso nell’ambito sia religioso ca personalità.
conoscenza che, attraverso il regno del sia politico, dalla cupidigia, dalla perdita
peccato e della penitenza, lo porterà al- dei valori legati alla tradizione. Su que- 100. Molti ... s’ammoglia: due le inter-
la catarsi dal male. sto concordano tutti i commentatori, che pretazioni legittime di questo verso: se
94. questa bestia: è la lupa insaziabile. però si dividono al momento di dare al si dà ad animali il significato di «esseri
– gride: la seconda persona dell’indica- veltro una precisa identificazione. Mol- viventi», Dante vorrà alludere al dilaga-
tivo presente, nell’italiano antico, ha, di re del vizio della cupidigia tra gli uomini,
ti propendono per un restauratore reli-
norma, esito in e. al suo diffondersi rovinosamente. L’al-
gioso in grado di dare alla Chiesa e alla
tra interpretazione intende animali come
comunità cristiana quello slancio evan-
100-111 Leggiamo in questi versi la «gli altri vizi» con cui la cupidigia spesso
gelico da tempo perduto. Chi invece pri-
celebre «profezia del Veltro», il primo si associa; così si legge nella epistola di
vilegia l’aspetto politico, sulla scorta de-
brano messianico del poema dai to- s. Paolo (1 Tm. 6, 10): «radice di tutti i
gli scritti danteschi in argomento, pensa
ni volutamente oscuri. Il Veltro, di cui si mali è la cupidigia».
a un paciere, al di sopra delle parti; co-
annuncia l’imminente e salvifico arrivo, 101-102. infin che ’l veltro verrà: cfr.
sì il Castelvetro propone il nome di Can-
è alla lettera un cane da caccia, ma va nota ai vv. 100-111.
grande Della Scala, signore di Verona e
inteso come l’allegoriaf di un riformato- 103-105. Questi ... feltro: nella terzina
protagonista del canto XVII del Paradiso;
re grandemente sospirato da Dante, ma Dante delinea gli attributi con cui si pre-
altri lo stesso imperatore Arrigo VII, in-
atteso anche da molti suoi contempora- senterà questo riformatore: sarà antago-
coronato nel 1309 e calato in Italia nel
nei, convinti della necessità di un inter- nista della lupa insaziabile e quindi di-
1310. Accanto a queste sono cresciu-
staccato dalle ricchezze, testimonianza
cristiana di evangelica povertà e di amo-
re per i beni spirituali, libero dalle catene
che avvincono coloro che amano i valo-
ri materiali, autentica contro-testimonian-
za in un secolo piagato dal materialismo.
– peltro: «una spezie di vile metallo com-
posta d’altri» (Boccaccio); qui, più generi-
camente, significa «denaro, ricchezze». –
ma ... virtute: il Veltro sarà proteso verso
i valori dello spirito, verso Dio: «Sapien-
za, amore e virtute indicano le tre perso-
ne della Trinità: rispettivamente il Figlio,
lo Spirito Santo e il Padre» (Sapegno). –

La profezia del Veltro 27


amore e virtù, e la sua origine sarà tra gente umile 105 e sua nazion sarà tra feltro e feltro.
(tra feltro e feltro).
Di quella umile Italia ia salute
106-108 Sarà la redenzione (fia salute) di quella
umile Italia per cui morirono la giovane Camilla,
per cui morì la vergine Cammilla,
Eurialo e Turno e Niso per le ferite (ferute). 108 Eurialo e Turno e Niso di ferute.
109-111 Egli inseguirà la lupa per ogni città (villa), Questi la caccerà per ogne villa,
finché l’avrà ricacciata nell’Inferno, da dove Lucife- in che l’avrà rimessa ne lo ’nferno,
ro, il primo invidioso, la fece uscire (dipar tilla).
111 là onde ’nvidia prima dipartilla.
112-120 Per cui io per il tuo meglio (me’) ritengo Ond’ io per lo tuo me’ penso e discerno
e giudico (discerno) che tu mi debba seguire, e io
che tu mi segui, e io sarò tua guida,
sarò la tua guida, e ti trarrò in salvo di qui attraverso
questo luogo eterno (l’Inferno), dove udrai le grida 114 e trarrotti di qui per loco etterno;
disperate e vedrai le anime di coloro che soffrono ove udirai le disperate strida,
(dolenti) da tempo (antichi), tanto che ognuno ma-
ledice (grida) la propria dannazione (la seconda vedrai li antichi spiriti dolenti,
morte); e vedrai coloro che sono felici, anche se nel 117 ch’a la seconda morte ciascun grida;
fuoco (in Purgatorio), perché sperano di giungere,
quando sia il tempo (quando che sia), tra le anime
e vederai color che son contenti
beate (in Paradiso). nel foco, perché speran di venire
120 quando che sia a le beate genti.

tra feltro e feltro: in coerenza con quan- Dante sembra voler indicare la condizio- la morte. Cfr. Aen. IX, 176-502. – Turno:
to si è detto, anche questo particolare è ne di generale decadenza in cui si trova- re dei Rutuli, ucciso da Enea (cfr. Aen.
un’indicazione dell’amore per la pover- va l’Italia da tempo. XII, 887-952). Come si vede, Dante men-
tà del Veltro, testimoniato dalla umiltà del- 107. la vergine Cammilla: protagoni- ziona, senza distinzione, eroi troiani con
la sua origine: «sua nazione sarà d’umile sta femminile dell’Eneide, figlia del re dei eroi latini, per «indicare la nuova comu-
schiatta, siccome il feltro è umile e basso Volsci, morì combattendo valorosamen- nità, che era sorta dal superamento del
panno» (Ottimo). La sua nascita ricorde- te contro Enea. contrasto e dalla conseguente fusione tra
rà quella del Messia che, a Betlemme, fu 108. Eurialo ... ferute: Eurialo e Niso vincitori e vinti» (Pagliaro, 1967, p. 51).
«avvolto in fasce e deposto nella mangia- sono troiani, celebrati da Virgilio per la 109. villa: francesismo, da ville, «città»;
toia» (Lc. 2, 7). profonda amicizia che, a causa di un in- spesso ha un valore più esteso: località,
106. umile Italia: cfr. Aen. III, 522-523; grato destino, li porterà insieme anche al- territorio.

Viaggiare nel testo


LA SELVA
SELVA OSCURA selva del peccato
Inferno I Q selva selvaggia e aspra e forte (v. 5)
Q incontro con le tre fiere e con Virgilio

SELVA DEI SUICIDI selva della punizione


Inferno XIII Q fronda di color fosco, rami nodosi e involti, stecchi con tosco (vv. 4-6)
Q incontro con Pier della Vigna

VALLE DEI PRINCIPI NEGLIGENTI selva della tentazione


Purgatorio VII-VIII Q valletta di erbe e fiori multicolori e profumati (VII, vv. 73-81)
Q incontro con i principi negligenti
Q allegoria del peccato originale

PARADISO TERRESTRE selva della salvezza


Purgatorio XXVIII Q divina foresta spessa e viva (vv. 1 sgg.)
Q incontro con Matelda: rito di purificazione

28 Inferno Canto I
A le quai poi se tu vorrai salire, 121-126 Alle quali poi se tu vorrai salire, ci sarà per
anima ia a ciò più di me degna: questo (a ciò) un’anima più degna di me; con lei
ti lascerò quando dovrò separarmi da te (nel mio
123 con lei ti lascerò nel mio partire; partire); poiché quell’imperatore che regna nei cieli,
ché quello imperador che là sù regna, dal momento che io fui ribelle alla sua legge, non
permette che io entri nella sua città.
perch’i’ fu’ ribellante a la sua legge,
126 non vuol che ’n sua città per me si vegna.
In tutte parti impera e quivi regge; 127-129 Su tutto il creato (In tutte parti) governa e là
quivi è la sua città e l’alto seggio: (quivi, cioè nel regno delle anime beate, in Paradiso)
regge direttamente; là è la sua città e l’alto trono
129 oh felice colui cu’ ivi elegge!». (seggio): felice colui che egli sceglie».
E io a lui: «Poeta, io ti richeggio 130-136 E io a lui: «Poeta, io ti chiedo, in nome
per quello Dio che tu non conoscesti, di quel Dio che tu non hai conosciuto, affinché io
scampi da questo male o da altro peggiore, che tu
132 a ciò ch’io fugga questo male e peggio, mi guidi là dove hai detto ora, così che io veda la
che tu mi meni là dov’ or dicesti, porta di san Pietro e coloro che tu dici (fai) essere
sì ch’io veggia la porta di san Pietro tanto tristi». Allora si mosse, e io gli tenni dietro.
e color cui tu fai cotanto mesti».
136 Allor si mosse, e io li tenni dietro.

111. ’nvidia prima: Lucifero, il primo a 115-116. ove ... dolenti: nell’Inferno i spesso la tradizione cristiana e popolare
invidiare la felicità e la superiorità di Dio, sensi di Dante, la vista e l’udito soprattutto, ha immaginato le anime che si purificano
sparse questo vizio nel mondo e tra gli saranno duramente sconvolti dalle terribi- dal peccato avvolte dalle fiamme.
uomini. Alcuni preferiscono intendere li pene inflitte ai dannati. – vedrai ... do- 122. anima: Beatrice succederà a Virgi-
prima come avverbio: per la prima volta, lenti: per il Pagliaro (1967, p. 63), «mentre lio come guida verso il Paradiso.
sin dal primo tempo, anticamente. con ‘udirai le disperate strida’ si fa riferi- 124. imperador: una delle molte perifra-
112. me’: meglio, con l’apocopef, fre- mento a tutta la massa dei dannati, con sif di cui si serve Dante per indicare Dio.
quente nel toscano antico. – discerno: ‘vedrai li antichi spiriti dolenti’ si indicano Cfr. il v. 127.
«discernere», in base alla etimologia, si- quegli esponenti del peccato e della pena, 125. ribellante: Virgilio non credette, co-
gnifica «vedere chiaramente». che saranno visivamente individuati (ve- me quasi tutti coloro che vissero prima
114. per loco etterno: l’Inferno. Cfr. III, 7-8. drai) come figure storiche o storicizzate». della nascita di Cristo, nel Messia ventu-
117. la seconda morte: l’espressione, ro, e per questo non poté essere salvato.
nella concezione religiosa medievale, in- Cfr. IV, 37-39.
dica la morte dell’anima, cioè la sua dan- 126. ’n sua città: il Paradiso, la Gerusa-
nazione. Anche l’interpretazione di que- lemme celeste, la città santa. – per me:
sto passo è controversa. Per il Boccaccio complemento d’agente, usato con il ver-
La foresta è uno dei luoghi i dannati invocherebbero l’annientamento bo passivo impersonale: si vegna.
ricorrenti in ogni forma di dell’anima per avere l’annientamento delle 129. oh ... elegge!: l’espressione ha
narrazione, dalla iaba al poema sofferenze. Per il Buti, i dannati attendono un’evidente inflessione malinconica, di
e al romanzo; nella dimensione la resurrezione dei corpi e il giudizio fina- rimpianto per il bene perduto e per la
del bosco si sommano spesso le, con la conseguente sanzione di eter- condanna all’eterno desiderio del cielo,
valori realistici a valori na e definitiva condanna, «perché ciascun senza speranza.
allegorico-simbolici. Anche vorrebbe come disperato che già fosse 132. questo male e peggio: per fuggi-
nella Commedia ricorre lo l’ultima dannazione». Secondo l’Ottimo, re gli ostacoli che si sono presentati nel
spazio della «selva», ogni volta si tratta invece di una imprecazione, na- cammino, la selva stessa e le tre fiere,
contrassegnando fortemente ta dalla disperazione, come fa l’uomo che ma soprattutto per non correre il rischio
il racconto; ne possiamo invoca la morte per un gravissimo dolore. di una probabile dannazione futura.
individuare almeno quattro, che 118-120. e vederai ... genti: dopo aver 134. la porta di san Pietro: la porta del
parlato delle anime dell’Inferno, Virgilio Purgatorio, il secondo regno visitato dai
tracciano un percorso completo
passa qui alle anime del Purgatorio, ane- due poeti, custodita, come l’Eden biblico,
dall’inizio dell’Inferno alla ine
lanti alla beatitudine del Paradiso, e dun- da un angelo che da Pietro ha ricevuto le
del Purgatorio.
que felici anche nella pena. Il tormento chiavi, una d’oro e l’altra d’argento.
del fuoco nel Purgatorio dantesco sa- 135. e color ... mesti: i dannati dell’In-
rà riservato unicamente ai lussuriosi, ma ferno.

La profezia del Veltro 29


Leggiamo il canto PAGINE DIGITALI
LETTURA CRITICA Ɣ PAROLA CHIAVE DEL CANTO Ɣ CONSIGLI DI LETTURA

I l poeta ha inteso ritrarre lo stato di smarrimento e di traviamento della società cristiana del suo tempo
(selva) e mostrarne la causa nella mancanza delle guide che la Provvidenza assegnò al genere umano
quando lo volle redento in Cristo…
Michele Barbi

LA NARRAZIONE alla sua opera era infatti riconosciuta eccellenza poetica


e ilosoica, e lo stesso Virgilio era ritenuto una sorta di
Ɣ LA FUNZIONE DEL PRIMO CANTO mago e di profeta, annunciatore del Cristo venturo. L’a-
nalisi della igura di Virgilio e del rapporto fra i due poe-
In questo canto Dante pone le basi poetiche e ideologi- ti lungo le due prime cantiche costituisce uno dei moti-
che di tutto il suo viaggio nei regni dell’oltremondo cri- vi di maggior fascino dell’opera.
stiano:
 ƔODFRQFUHWDsituazione narrativa (lo smarrimento nel- Ɣ LA PROFEZIA DEL VELTRO
la selva del peccato, l’incontro con le tre iere, l’incon- Nelle parole che Virgilio rivolge a Dante, un posto di
tro con Virgilio) che giustiica e avvia il pellegrinaggio grande rilievo occupa la profezia allegorica del Veltro:
nell’oltretomba; è la prima e fra le più potenti delle numerose profe-
 ƔLOsigniicato morale di tutta l’opera (il cammino dell’a- zie che costituiranno l’elemento centrale dell’opera. Con
nima di Dante verso la salvezza diventa esempio di questo presagio, di tono apocalittico e messianico, Vir-
conoscenza ed espiazione per tutti gli uomini); gilio annuncia la venuta di una personalità eccezionale
 ƔOƍƏindice”, l’annuncio delle tre parti di cui essa sarà che scaccerà il male dal mondo (il Veltro che ricaccia le
costituita (Inferno, Purgatorio, Paradiso). tre iere nell’Inferno), riportandovi la Giustizia e il Bene.
Ɣ LA STRUTTURA ALLEGORICA Numerosissime sono state le ipotesi sul personaggio
FXL 'DQWH YROHVVH ULIHULUVL L ƏFDQGLGDWLƐ SL» DFFUHGLWD-
Il signiicato allegorico, cioè il valore morale simboleg- ti sarebbero: il signore di Verona, Cangrande della Sca-
giato dalla vicenda narrata, caratterizza tutto il poema la; un imperatore, e in particolare Arrigo VII, nel quale
e trova in questo canto la sua più importante espressio- Dante riversava molte speranze; un papa, forse Bene-
ne. Gli episodi di Dante che si perde nella selva, intra- detto XI; lo Spirito Santo; lo stesso Dante. Ma è probabi-
vede la salvezza oltre un colle ma si vede sbarrare il pas- le che Dante volesse indicare semplicemente un gene-
so dalle tre iere, incontra Virgilio e da questi è avviato rico salvatore, senza riferirsi a nessuno in particolare; la
al viaggio oltremondano, fanno da presupposto a tut- profezia sarebbe da riportare alla convinzione del poeta
ta la trama, e rimandano a precisi signiicati simboli- che fosse imminente un rivolgimento nella Storia, tale
ci: la selva è il peccato, il colle con il sole alle spalle è la da porre ine alla corruzione che, secondo la sua sensi-
strada erta che porta alla salvezza in Cristo, le tre iere bilità, caratterizzava i suoi tempi. La Commedia sarebbe
sono i vizi che impediscono il procedere di Dante lun- così da leggersi come annuncio di tale palingenesi sto-
go la strada della virtù (la lonza, simbolo della lussuria; rica e morale dell’umanità.
il leone, simbolo della superbia; la lupa, simbolo dell’a-
varizia); Virgilio che si fa guida di Dante è simbolo della
conoscenza, che sola può condurre l’anima alla salvez- LE FORME
za; il viaggio nell’oltretomba è il viaggio dell’uomo nel-
la propria conoscenza morale per apprendere il bene e il Ɣ SIMILITUDINI E METAFORE
male. Sono gli strumenti espressivi di uso più frequente nel-
Ɣ LE COSTANTI STRUTTURALI la Commedia. Dovendo infatti descrivere un’esperien-
za eccezionale vissuta fuori dalla realtà terrena, è natu-
Incontriamo qui per la prima volta alcuni elementi del- rale trasportare su riferimenti noti al lettore quanto di
la narrazione che si riveleranno tipologie costanti della soprannaturale si è vissuto. Della grande varietà di simi-
costruzione poetica di Dante, specialmente nell’Infer- litudinif e metaforef usate da Dante, segnaliamo in
no: questo canto i primi due esempi, ai vv. 22-27, 55-60.
 ƔOƍLQFRQWURHLOULFRQRVFLPHQWRFRQOHDQLPHGHLPRUWL
(vv. 61-90);
 ƔOHVSLHJD]LRQLGRWWULQDULH YY 
 ƔOHSURIH]LH YY  Le parole che restano ↓

I TEMI “Nel mezzo del cammin di nostra vita”


Ɣ LA FIGURA DI VIRGILIO Il celebre verso iniziale del poema è divenuto espressio-
Virgilio è assunto da Dante a suo maestro in quanto ne proverbiale per indicare la condizione di chi è giun-
simbolo della ragione umana, unica possibile guida
morale nella ricerca della verità. Il motivo per cui Dan- to a metà di un percorso esistenziale ed è spinto a sof-
te abbia scelto l’autore dell’Eneide per una funzione così fermarsi a riflettere per il sopraggiungere di un evento o
eminente è da ricercare nel grande culto che tutto il per la necessità di compiere una scelta.
mondo medievale aveva per lui come sommo saggio:

30 Inferno Canto I
Competenze alla prova ESERCIZI INTERATTIVI

LA NARRAZIONE
1 Assegna un titolo alle sequenze del canto qui deinite dal numero dei versi:
vv. 1-12: vv. 61-99:
vv. 13-30: vv. 100-111:
vv. 31-60: vv. 112-136:
2 Quale delle tre iere viene indicata come più temibile ostacolo al cammino di Dante, e chi gli viene in aiuto
per proseguire il suo viaggio?
3 Ai vv. 121-126 Virgilio annuncia che a un certo punto del viaggio verrà sostituito da un’altra guida: dove
avverrà, e perché?

I TEMI
4 Per quali ragioni Dante sceglie Virgilio come guida?

5 Indica il signiicato allegorico-morale dei seguenti elementi che compaiono nel canto:
la diritta via ◆ la selva oscura ◆ le tre iere ◆ il colle illuminato dal sole ◆ Virgilio ◆ il Veltro ◆ il viaggio at-
traverso i tre regni dell’oltretomba
6 Qual è il signiicato della “profezia del Veltro” (vv. 101 ss.)?

LE FORME
7 Rintraccia nel testo le similitudini che chiariscono la condizione psicologica di Dante, e indicane i versi di
riferimento.
8 Individua nel canto alcuni casi di latinismi e di arcaismi, tratti tipici del linguaggio dantesco.

AVVIO AL SAGGIO BREVE


L’incipit di un’opera letteraria ha l’importanza fondamentale di annunciarne e introdurre i contenuti narrativi e le
modalità espressive. Il canto I dell’Inferno ha tale funzione, vista anche la sua collocazione fuori dallo schema dei 33 canti
delle singole cantiche.
Riportiamo qui di seguito l’incipit dell’Iliade di Omero: stabilisci un confronto fra questi testi e quello dantesco.

OMERO, ILIADE
L’ira cantami, dea, l’ira di Achille iglio di Peleo, l’ira funesta che ha inlitto agli Achei ininiti dolori, che tante
anime forti di eroi ha gettato nell’Ade, tanti corpi ha dato in pasto a cani e ad uccelli. Si compiva così il piano di
Zeus dal momento in cui la contesa divise fra loro Agamennone, signore di popoli, e il divino Achille.
Traduzione: Maria Grazia Ciani

PER DISCUTERE
Dante individua nella lupa, simbolo dell’avidità e dell’avarizia, l’ostacolo più pericoloso per la salvezza dell’uomo.
Pensi anche tu che il desiderio smodato di possesso sia il peggior “vizio” umano? Discutine con i tuoi compagni.

SCRIVERE CON DANTE


Immagina che le tre “iere” che ostacolano il cammino di Dante possano parlare e gli si rivolgano direttamente
per minacciarlo e ammonirlo. Scrivi (in prosa) il dialogo del poeta con ciascuno di questi animali.

Canto I 31
Canto III
Canto II
Il canto delle tre donne benedette
TEMPO PERSONAGGI
venerdì santo 8 aprile, al tramonto Dante, Virgilio, Beatrice, la vergine Maria,
santa Lucia
LUOGO
LA DISERTA PIAGGIA
Il leggero pendio iniziale del «colle della Grazia», al limite
della selva oscura.

VIRGILIO COLLE DELLA GRAZIA

DISERTA PIAGGIA

SELVA OSCURA

DANTE

32
Sommario ↓
vv. 1-9 Invocazione alle Muse
È la sera del venerdì santo del 1300, quando Dante si accinge, solo tra i viventi, ad affrontare il viaggio
nel mondo degli Inferi; per avere aiuto nell’ardua impresa di pellegrino e di poeta, egli invoca il soste-
gno delle Muse e il soccorso della memoria.

vv. 10-42 Dubbi e timori di Dante


Subito Dante si ferma e rivolge a Virgilio i suoi dubbi e le sue esitazioni rispetto a un viaggio tanto pe-
ricoloso e insolito, che solo altissime personalità, quali Enea e s. Paolo, poterono in passato affronta-
re, giustificate dai fini religiosi e storici che ne dovevano conseguire.

vv. 43-114 L’incontro di Virgilio con Beatrice


Virgilio, per rimuovere l’incertezza dall’animo del discepolo, gli rivela l’origine e i motivi della sua missio-
ne: egli si trovava nel Limbo – dove la giustizia divina lo aveva relegato –, quando ven-
ne a pregarlo di offrire il suo aiuto a Dante smarrito la stessa Beatrice, piena di pre-
mure e mossa da amorosa trepidazione. Virgilio prosegue il racconto dell’incontro
con Beatrice, che gli ha svelato come il destino e la salvezza di Dante fossero stati
voluti dalla vergine Maria e da s. Lucia: esse l’avevano convinta a soccorrere il poe-
ta che tanto l’aveva amata e che per questo amore si era elevato dalla mediocrità mo-
rale e artistica.

vv. 115-142 Esortazione di Virgilio e


inizio del viaggio
Terminato il racconto, Virgilio sollecita Dante ad
abbandonare ogni timore di fronte alla rivelazio-
ne del disegno e dell’intervento celeste; Dante si
riconforta e si riconferma nella decisione di intra-
prendere il viaggio e, affidandosi alla guida, si ad-
dentra nella selva.

Invocazione Dubbi e timori L’incontro di Virgilio Esortazione di Virgilio


alle Muse di Dante con Beatrice e inizio del viaggio
GIOCO
DIDATTICO
INTERATTIVO

Senso di inadeguatezza Conforto per il progetto


Il sostegno della poesia Le ragioni e gli obiettivi
per un compito così divino e speranza nella
e della memoria del viaggio di Dante
arduo Grazia

O muse, o alto ingegno, «Poeta che mi guidi, guarda «dirotti perch’io venni e quel «tre donne benedette curan
or m’aiutate la mia virtù s’ell’è possente» ch’io ’ntesi» di te ne la corte del cielo»

33
AUDIOLETTURA DEL CANTO

Canto II VIDEO: I LUOGHI DELLA NARRAZIONE

1-6 Il giorno volgeva al termine (se n’andava) e


l’oscurità (aere bruno) sollevava (toglieva) dalle loro
L o giorno se n’andava, e l’aere bruno
toglieva li animai che sono in terra
fatiche gli esseri animati della terra; ma io unico e da
solo mi preparavo ad affrontare il travaglio (la guerra)
3 da le fatiche loro; e io sol uno
tanto del viaggio quanto dell’angoscia (pietate), che m’apparecchiava a sostener la guerra
la mia memoria che ricorda tutto (la mente che non
erra) descriverà (ritrarrà).
sì del cammino e sì de la pietate,
6 che ritrarrà la mente che non erra.
7-9 Aiutatemi ora, o Muse, o nobile intelletto; o O muse, o alto ingegno, or m’aiutate;
memoria (mente) che scrivesti ciò che io ho visto, o mente che scrivesti ciò ch’io vidi,
in questa impresa si dimostrerà il tuo valore.
9 qui si parrà la tua nobilitate.

1-12 La scelta della sera come momen- 1. l’aere bruno: le tenebre che calano quente in Dante l’uso di mente nella me-
to iniziale del viaggio nel regno dei mor- con l’approssimarsi della notte cupa in- desima accezione.
ti è funzionale a un’analogia fra dimen- dicano il disorientamento morale di chi si 7. O muse: le nove figlie di Zeus e di
sione naturale e immagine morale, unite allontana dalla luce col peccato ed entra Mnemosine che, nella tradizione mitolo-
nella condizione psicologica di sofferen- nella notte del disordine spirituale. gica classica, avevano il compito di ispi-
za e peccato propria di Dante e dei dan- 2. toglieva: dal latino tollere, «portare rare e proteggere le attività artistiche, la
nati. Ne deriva però la contraddizione via», «sollevare». – li animai: dal latino musica e la poesia in particolare. – o al-
temporale con il canto precedente: ini- animalia: esseri animati in genere. to ingegno: secondo l’interpretazione
ziata all’alba la salita al colle, gli avveni- 3. e io sol uno: la netta antitesif inseri- più ricorrente, Dante si appella alle sue
menti intercorsi non giustificherebbero il ta a spezzare il verso serve a rimarcare la doti di artista, consapevole di essere sta-
trascorrere di una intera giornata. Il tem- condizione eccezionale di Dante che, a to investito di una straordinaria missio-
po letterario e morale, tanto più rappor- differenza di tutti gli altri esseri viventi che ne, senza per altro eccedere nell’orgo-
tati al realismo medievale, non coincido- si accingono a godere del sonno ristora- glio. Migliore l’interpretazione di Mazzoni
no evidentemente con il tempo reale. tore, si prepara ad affrontare i pericoli e (1967, p. 175), che riferisce alto ingegno
È anche il momento prescelto da Dante le incognite del viaggio oltremondano. alle Muse ispiratrici delle arti.
per l’invocazione alle Muse, propria del- 4. m’apparecchiava: è il momento di ri- 8. o mente che scrivesti: tradizionale
lo schema tradizionale della poesia epi- flessione e concentrazione prima di ini- è l’immagine della memoria come libro.
ca, che verrà riproposta anche nelle al- ziare l’impresa. Così inizia la Vita Nuova: «In quella parte
tre due cantiche. Per il Benvenuto, le 5. pietate: la compassione per le pene del libro de la mia memoria...».
Muse sono il simbolo della profondità e dei dannati, che più volte turberà e osta- 10-12. Io ... fidi: Dante ha seguito Virgi-
della universalità della scienza che, in- colerà il cammino di Dante verso la sal- lio nella selva per fuggire le tre fiere; ora,
sieme alla perspicacia intellettuale (alto vezza. accingendosi alla discesa nell’Inferno, si
ingegno) e alla vivacità della memoria (la 6. ritrarrà: nel fiorentino del Duecento rende conto della difficoltà del viaggio e
mente), sono assolutamente indispensa- significava propriamente «riferire», «rac- chiede di essere sottoposto a un esame
bili alla perfezione di un’opera. contare». – la mente: la memoria; è fre- intellettuale e morale da parte di Virgilio.

34 Inferno Canto II
Io cominciai: «Poeta che mi guidi, 10-12 Io iniziai (a dire): «O poeta che mi conduci,
guarda la mia virtù s’ell’è possente, giudica (guarda) se le mie capacità sono adeguate
(possente) prima di affidarmi all’arduo (alto) viaggio
12 prima ch’a l’alto passo tu mi idi. (passo).
Tu dici che di Silvïo il parente, 13-15 Tu racconti che il padre (parente) di Silvio
corruttibile ancora, ad immortale (cioè Enea), mentre era ancora col corpo materiale
(corruttibile), si recò nel mondo (secolo) dell’eterni-
15 secolo andò, e fu sensibilmente. tà, e vi andò fisicamente.
Però, se l’avversario d’ogne male 16-27 Però il fatto che Dio, avversario di ogni male,
cortese i fu, pensando l’alto efetto fu benevolo con lui (i), pensando ai nobili frutti (alto
effetto) che dovevano derivare da lui, pensando alla
18 ch’uscir dovea di lui, e ’l chi e ’l quale sua persona (’l chi) e alle sue qualità (’l quale), non
non pare indegno ad omo d’intelletto; potrà non apparire degno all’uomo ragionevole,
che pensi alle grandi conseguenze che dovevano
ch’e’ fu de l’alma Roma e di suo impero procedere da lui; poiché egli fu prescelto nel cielo
21 ne l’empireo ciel per padre eletto: Empireo come padre della santa Roma e del suo
Impero, la quale Roma e il quale Impero, a dir la
la quale e ’l quale, a voler dir lo vero, verità, furono destinati a essere la santa sede del
fu stabilita per lo loco santo successore del sommo (maggior) Pietro (cioè dei
papi e del papato). Per mezzo di questo viaggio
24 u’ siede il successor del maggior Piero. per cui tu gli rendi onore (vanto), apprese cose
Per quest’andata onde li dai tu vanto, che furono motivo della sua vittoria e della dignità
papale (papale ammanto).
intese cose che furon cagione
27 di sua vittoria e del papale ammanto.
Andovvi poi lo Vas d’elezïone, 28-30 In seguito vi andò s. Paolo, Vaso di elezione,
per recarne conforto a quella fede per riportarne sostegno a quella fede che è fonda-
mento (principio) alla via per la salvezza.
30 ch’è principio a la via di salvazione.

– l’alto passo: il difficile viaggio nell’In- 16-21. Però … eletto: il privilegio con- della cristianità. – fu stabilita: verbo sin-
ferno. L’aggettivo alto, quando è unito a cesso a Enea, la discesa da vivo nell’ol- golare retto da due soggetti. – u’: dove,
sostantivi (come passo) che implicano l’i- tretomba, è comprensibile da tutti, se si ubi latino, con caduta della sillaba finale
dea di rischio, di ostacolo ecc., acquista pensa che egli era predestinato da Dio (apocopef). – maggior Piero: s. Pietro,
il significato di «arduo». a dare inizio alle fortune di Roma, futu- il primo pontefice.
13. Tu ... parente: Virgilio, nel VI libro ra capitale dell’Impero e del cristianesi- 25. andata: il viaggio nell’Ade, la discesa
dell’Eneide, narra che Enea, guidato dal- mo. – l’avversario d’ogne male: nella ai Campi Elisi.
la Sibilla Cumana, scese agli Inferi, e nei Commedia Dio non è mai nominato diret- 26. intese cose: «Enea venne a sape-
Campi Elisi trovò l’ombra del padre An- tamente, ma viene indicato di volta in vol- re in Inferno da suo padre Anchise in che
chise che gli predisse il destino. Dan- ta con perifrasif. – cortese: «cioè libera- modo doveva vincere Turno, e in che mo-
te non esita a presentare come vero, e a le e compiacente, concedendogli questo do dal suo seme sarebbe nata la gente
conferirgli autorevolezza ed esemplarità, viaggio» (Benvenuto). – i: a lui; forma ar- romana» (Benvenuto).
un episodio mitologico come il viaggio di caica, riduzione del pronome ei. – l’alto 27. sua vittoria: sugli avversari italici:
Enea nell’Ade; per l’uomo medievale non effetto: la fondazione di Roma, la nasci- Turno, i Rutuli. – del papale ammanto: il
aveva alcun interesse la verità di un sim- ta dell’Impero. – di lui: la preposizione manto papale e, per estensione, la stes-
bolo, ma soltanto la verità del suo signi- di indica anche provenienza. – l’empi- sa autorità papale. Dalla vittoria di Enea
ficato. – Silvïo: il figlio di Enea e Lavinia. reo ciel: «Cielo empireo è sopra tutti li al- nascerà Roma, la futura capitale della
– parente: genitore. tri cieli, e qui abita Idio» (Buti). – padre: Chiesa cristiana.
14. corruttibile: vivo, quindi mortale e «cioè principio; il padre infatti è il principio 28-30. Andovvi … salvazione: la ter-
destinato alla corruzione del corpo. di ogni generazione» (Benvenuto). – elet- zina si riferisce alla diffusa convinzione
15. secolo: mondo; unito ad aggettivi, to: scelto, predestinato da Dio. medievale sul viaggio nell’oltretomba di
quali grande, nuovo, significa «l’aldilà». 22. la quale e ’l quale: Roma e l’Impero. s. Paolo di Tarso (5 ca.-67 ca. d.C.), uno
– sensibilmente: con i sensi, con il cor- 23-24. fu ... Piero: fine ultimo e princi- dei principali fondatori del Cristianesimo.
po. Dante insiste su questo elemento ec- pale della città di Roma è stato quello di In questo caso si tratta di un viaggio al
cezionale del viaggio di Enea e suo. diventare la sede del papato e il centro Paradiso: s. Paolo, nella Seconda lette-

Dubbi e timori di Dante 35


31-36 Ma io, con quale diritto (perché) venire in Ma io, perché venirvi? o chi ’l concede?
questo luogo? e chi lo permette? Io non sono Enea, Io non Enëa, io non Paulo sono;
non Paolo; né io né alcun altro mi crede degno di
questo. Perciò, se decido senza riflettere riguardo 33 me degno a ciò né io né altri ’l crede.
(del) il venire, temo che la mia andata sia temeraria Per che, se del venire io m’abbandono,
(folle). Tu sei saggio; comprendi meglio (me’) di
quanto io non sappia esprimere». temo che la venuta non sia folle.
36 Se’ savio; intendi me’ ch’i’ non ragiono».
37-42 E come colui che non vuole più (disvuol) ciò E qual è quei che disvuol ciò che volle
che aveva voluto e cambia intenzione in seguito a e per novi pensier cangia proposta,
nuove riflessioni, così che si distoglie completamen-
te (tutto si tolle) da ciò che stava per intraprendere, 39 sì che dal cominciar tutto si tolle,
così diventai io in quell’oscuro pendio, poiché esau- tal mi fec’ïo ’n quella oscura costa,
rii, nel pensiero, il viaggio che fu nel suo inizio tanto
veloce.
perché, pensando, consumai la ’mpresa
42 che fu nel cominciar cotanto tosta.
43-48 «Se ho ben capito il tuo discorso (parola)» «S’i’ ho ben la parola tua intesa»,
rispose l’anima (ombra) di quel magnanimo, «il tuo rispuose del magnanimo quell’ombra,
cuore è sopraffatto (offesa) dalla viltà; questa mol-
te volte ostacola (ingombra) l’uomo, così da farlo 45 «l’anima tua è da viltade ofesa;

ra ai Corinti (12, 2-4), dice infatti di esse- romana e dopo l’apostolo della dottrina da intendere nel caso del folle volo di Ulis-
re stato sollevato da Dio fino al terzo cie- cristiana? Tale esitazione e umiltà sottin- se nel canto XXVI di questa stessa canti-
lo. Nel Medioevo nacque la leggenda di tendono retoricamente una risposta che ca (v. 125).
un viaggio del santo anche nell’Inferno. riveli l’eccezionalità storica e individuale 37-39. E qual ... tolle: «Molto spesso
– Vas d’elezïone: così viene chiamato del compito di Dante. La risposta in que- capita che un uomo concepisce di af-
s. Paolo negli Atti degli Apostoli (9, 15). sto canto si limiterà a indicare le mira- frontare qualche impresa ardua e glorio-
L’espressione significa propriamente colose contingenze e promesse che gli sa; poi, ripensandoci e riflettendoci be-
«vaso, recipiente che accoglie la scel- permettono di affrontare fiducioso l’inizio ne, diffida delle forze del proprio ingegno
ta divina», quindi ricettacolo di Grazia. del viaggio. Ma a Dante interessa anche e interrompe la fatica iniziata» (Benvenu-
– recarne: riportare di là. – conforto: distinguere dagli «esempi eccezionali to). – disvuol ciò che volle: è un’anno-
ciò che s. Paolo vide in Paradiso consoli- e mitici di Enea e di s. Paolo la propria minazionef. – si tolle: togliersi, disto-
dò la sua fede personale e, attraverso la esperienza di semplice uomo e di cristia- gliersi; dal latino tollere; cfr. v. 2.
predicazione, la fede dell’intera comunità no, che come tale poteva assumere il va- 40. oscura costa: la piaggia diserta
cristiana. Accanto all’esperienza di Enea, lore di esemplarità etica per ogni uomo (I, 29) in cui si trovano Dante e Virgilio.
Dante affianca quella di Paolo, quasi a ri- che come lui, toccato dalla Grazia divina, 41. perché ... ’mpresa: il viaggio che
cordare in tal modo le due principali fonti decidesse di intraprendere il faticoso Dante ha intrapreso con tanto entusia-
della sua ispirazione: la tradizione classi- cammino verso la redenzione» (Russo, smo si è esaurito però tutto nel pensiero.
ca e le Sacre Scritture. – ch’è ... salva- 1966, p. 30). 42. tosta: veloce, ma in una connotazio-
zione: «senza fede è impossibile che 34. del venire io m’abbandono: l’e- ne negativa: precipitosa, inconsiderata.
qualcuno si salvi, qualunque altra vir- spressione «abbandonarsi di qualco- 43. «S’i’ ... intesa»: «Qui Virgilio rimuove
tù abbia, né è sufficiente la fede, la qua- sa» deriva dal francese e corrisponde ad il dubbio di Dante. Per prima cosa indi-
le senza le opere è morta» (Benvenuto). «abbandonarsi a qualcosa». ca la radice di questo sospetto ed esita-
31. Ma ... concede?: solo Enea e 35. temo ... folle: il verbo «temere» è co- zione, e brevemente dice che tutto quan-
s. Paolo avevano ricevuto da Dio la struito come il timeo latino che è seguito to deriva dalla pusillanimità che spesso
Grazia per compiere il viaggio nell’oltre- dal ne se si teme un evento indesidera- impedisce l’uomo così che lo ritrae da un
tomba, e questo aveva rivestito enorme to. – folle: indica temerarietà di un’impre- nobile proposito» (Benvenuto). – la pa-
importanza per il destino civile e cristia- sa che richiede comunque coraggio. Ma rola: dal latino cristiano parabola, «di-
no dell’intera umanità. Logico quindi il l’aggettivo può significare anche «empio», scorso».
dubbio di Dante: chi è lui, quale disegno «sacrilego», perché si riferisce a un atto 45. offesa: indebolita; cfr. V, 102 e 109.
divino concede a un anonimo peccato- contro le regole e i limiti imposti agli uo- 47. d’onrata: onorata; provenzalismo.
re di porsi come terzo in questa impre- mini dalla Fede, e quindi contrario alla ra- 51. mi dolve: dal verbo «dolere», forma
sa, dopo il fondatore della grandezza gione. In questo senso, ad esempio, sarà arcaica di passato remoto.

36 Inferno Canto II
la qual molte fïate l’omo ingombra recedere (rivolve) da un’impresa onorevole, come
sì che d’onrata impresa lo rivolve, una falsa visione (fa recedere) un animale quando
si spaventa.
48 come falso veder bestia quand’ombra.
Da questa tema a ciò che tu ti solve, 49-51 Affinché ti liberi (solve) da questo timore (te-
dirotti perch’io venni e quel ch’io ’ntesi ma), ti dirò perché sono venuto e che cosa ho inteso
nel primo momento in cui provai dolore (dolve) per
51 nel primo punto che di te mi dolve. te.
Io era tra color che son sospesi, 52-54 Io mi trovavo tra le anime del Limbo (color
e donna mi chiamò beata e bella, che son sospesi), quando fui chiamato da una
donna santa e bella, tanto che la pregai di darmi
54 tal che di comandare io la richiesi. ordini.
Lucevan li occhi suoi più che la stella; 55-57 I suoi occhi brillavano più di una stella; e
e cominciommi a dir soave e piana, iniziò a dirmi, con angelica voce, nel suo modo di
parlare (favella) dolce (soave) e pacato (piana):
57 con angelica voce, in sua favella:
‘O anima cortese mantoana, 58-66 – O cortese anima mantovana, la cui fama
di cui la fama ancor nel mondo dura, si perpetua ancora sulla terra e sopravvivrà a lungo
(lontana) quanto il mondo terreno, colui che mi amò
60 e durerà quanto ’l mondo lontana,

53. e donna ... bella: si tratta della pri- particolari – occhi, favella – e nelle scelte la formula retorica della captatio benevo-
ma comparizione, nella Commedia, di lessicali – beata e bella; soave e piana; lentiaef, ripresa nei vv. 73-74. – manto-
Beatrice, la donna amata da Dante e qui angelica voce. ana: Virgilio era nato ad Andes, vicino a
simbolo della Teologia (vedi Personag- 55. la stella: singolare per il plurale, fre- Mantova. – di ... lontana: «Possiamo qui
gi a p. 42). Questa prima apparizione quente nella poesia del tempo. notare il primo dei molti richiami nell’In-
di Beatrice è tutta calata in un’atmosfe- 57. con angelica voce: l’epiteto è stilno- ferno al perdurare della fama nel mondo
ra e dimensione stilnovistica, tanto ne- vistico. – in sua favella: nel suo modo di terreno, una sopravvivenza dopo la mor-
gli atteggiamenti di Beatrice – dolcez- parlare, di discorrere. te desiderata da molti dei dannati, come
za e santità – e di Virgilio – rapporto di 58-60. O ... lontana: l’apertura del di- loro unica possibilità di immortalità» (Sin-
vassallaggio – quanto nell’attenzione ai scorso di Beatrice è impostata secondo gleton).

Il documento
DANTE, TANTO GENTILE E TANTO ONESTA PARE
Nel canto viene evocata per la prima volta la figura di Beatrice, inizialmente modello sentimentale e ideale di
donna e poi principale fonte ispiratrice di valori morali, intellettuali e soprattutto religiosi. La descrizione qui
appena accennata di Virgilio (vv. 52-57) richiama la sua più celebre raffigurazione, quella tipicamente stilnovi-
stica del sonetto Tanto gentile e tanto onesta pare presente nell’opera giovanile di Dante Vita Nuova.

Tanto gentile e tanto onesta pare Mostrasi sì piacente a chi la mira,


la donna mia quand’ella altrui saluta, che dà per li occhi una dolcezza al core,
ch’ogne lingua deven tremando muta, che ’ntender no la può chi no la prova:
e li occhi no l’ardiscon di guardare.
e par che de la sua labbia si mova
Ella si va, sentendosi laudare, un spirito soave pien d’amore,
benignamente d’umiltà vestuta; che va dicendo a l’anima: Sospira.
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare. Dante Alighieri, Vita Nuova, xxvi

L’incontro di Virgilio con Beatrice 37


(l’amico mio), e non per interesse (de la ventura), si l’amico mio, e non de la ventura,
trova sulla spiaggia deserta tanto ostacolato nel
cammino, che per la paura sta tornando indietro; e
ne la diserta piaggia è impedito
temo sia già così sperduto, che io mi sia mossa in 63 sì nel cammin, che vòlt’è per paura;
suo soccorso troppo tardi, per quanto ho sentito in e temo che non sia già sì smarrito,
Paradiso di lui.
ch’io mi sia tardi al soccorso levata,
66 per quel ch’i’ ho di lui nel cielo udito.
67-72 Vai dunque, e con il tuo parlare accorto (or- Or movi, e con la tua parola ornata
nata) e con tutto ciò che è necessario (c’ha mestieri) e con ciò c’ha mestieri al suo campare,
per la sua salvezza (al suo campare), soccorrilo
in modo che io possa essere confortata. Io che ti 69 l’aiuta sì ch’i’ ne sia consolata.
induco ad andare sono Beatrice; vengo dal luogo I’ son Beatrice che ti faccio andare;
dove desidero ritornare (dal Paradiso); mi spinse a
venire Amore, che mi ispira nel parlare.
vegno del loco ove tornar disio;
72 amor mi mosse, che mi fa parlare.

62. diserta piaggia: cfr. I, 29. ai vv. 100-108. 70. Beatrice: solo adesso, concluden-
64-65. e temo ... levata: come può 67-69. Or ... consolata: l’alta poesia e do il discorso, Beatrice rivela a Virgilio il
Beatrice, che per la sua condizione di la ragione umana, di cui Virgilio è sim- proprio nome.
beata, e ancor più come allegoriaf della bolo, possono aiutare Dante, e l’uomo 71. del loco: dal Cielo, dal Paradiso. – ove
Teologia, dovrebbe godere della perfet- in genere, a trovare la via della salvezza. tornar disio: desiderio di ogni creatura
ta conoscenza della realtà, manifestare – parola ornata: la retorica e l’abilità sti- beata è tornare in Paradiso, nell’Empireo.
il dubbio e l’ignoranza sulla condizione listica. – e ... campare: «cioè i ragiona- 72. amor: «L’amore di cui Beatrice parla
di Dante? Evidentemente qui a parlare menti e le persuasioni di cui la ragione è un amore che discende dall’alto, amo-
è più la donna «gentilissima» della Vita naturale può servirsi» (Benvenuto), per re benedetto dalla Vergine Maria, come
Nuova che la teologale maestra che in- far uscire Dante dalla selva oscura e dal- si dirà ai vv. 94 e sgg., e, in ultima ana-
contreremo nella cantica del Paradiso: si la confusione morale. – ne sia consola- lisi, amore di Dio» (Singleton). Ma è an-
tratta del timore di una donna che ama. ta: è preoccupazione di donna che ama, che amore di carità e amore di donna. La
66. per ... udito: ciò che Beatrice ha sa- ma risponde anche al sentimento di cari- Beatrice personaggio storico e la Beatri-
puto da s. Lucia in Paradiso verrà detto tà proprio dei beati. ce-simbolo convivono e si completano.

Viaggiare nel testo


LE GUIDE DI DANTE

{ }
funzione materiale: viaggio nell’Inferno e
VIRGILIO nel Purgatorio Inferno I, II, III, XIX
(simbolo della funzione intellettuale: spiegazione delle strutture Purgatorio III,
ragione umana fisiche e morali della realtà XXI, XXX
e della filosofia) funzione sentimentale: rapporto affettivo di maestro
ideale con il discepolo Dante

{ }
funzione materiale: ascesa al Paradiso Inferno II
BEATRICE funzione intellettuale: spiegazione delle verità Purgatorio XXX,
(simbolo della escatologiche e divine XXXIII
Teologia) funzione sentimentale: esperienza esistenziale del Paradiso I, XXIV,
sentimento d’amore XXX, XXXIII

38 Inferno Canto II
Quando sarò dinanzi al segnor mio, 73-75 Quando mi ritroverò davanti al mio Signore,
spesso farò le tue lodi (mi loderò) presso di Lui –.
di te mi loderò sovente a lui’. Tacque allora, e poi parlai io così:
75 Tacette allora, e poi comincia’ io:
‘O donna di virtù sola per cui 76-81 – O signora della virtù, l’unica grazie alla
l’umana spezie eccede ogne contento quale la specie umana supera ogni cosa contenu-
ta (contento) sotto il cielo che ha la circonferenza
78 di quel ciel c’ha minor li cerchi sui, minore (cioè: il cielo della Luna), tanto mi è gradito
tanto m’aggrada il tuo comandamento, il tuo comando che l’ubbidire, anche se fosse già
in atto, mi sembrerebbe lento; non ti è necessario
che l’ubidir, se già fosse, m’è tardi; (uo’, ‘uopo’) altro che manifestarmi il tuo desiderio.
81 più non t’è uo’ ch’aprirmi il tuo talento.
Ma dimmi la cagion che non ti guardi 82-84 Ma spiegami il motivo per cui non temi (non
de lo scender qua giuso in questo centro ti guardi) di scendere quaggiù nel centro (nell’In-
ferno, che è al centro della terra, che è al centro
84 de l’ampio loco ove tornar tu ardi’. dell’universo) dal vasto Empireo (ampio loco; si
riferisce al Paradiso) dove desideri tornare –.

73-74. Quando ... lui: riprende la capta- sui: nel sistema astronomico medievale, 82. Ma dimmi: Virgilio ha questo dub-
tio benevolentiaef dei vv. 58-60, e si pro- il cielo della Luna è il primo e il più picco- bio: Beatrice che è beata, non ha timore
mette a Virgilio una lode che supera ogni lo delle nove sfere celesti concentriche di scendere nell’Inferno? Dante affronta
possibile desiderio di un’anima dannata. che circondano la terra, oltre le quali si per la prima volta l’argomento della con-
76-78. O donna ... sui: due le interpre- estende, infinito, l’Empireo. dizione delle anime nell’oltretomba. Bea-
tazioni, che comunque debbono coesi- 79-80. tanto ... tardi: espressione an- trice darà la risposta ai vv. 88-93.
stere, vista la compresenza in Beatrice di che questa di vassallaggio amoroso cor- 83. in questo centro: l’Inferno è nel cuo-
due elementi inscindibili. La prima esclu- tese. re della terra, cioè al centro del mondo co-
de l’allegoriaf: l’uomo che pratica la vir- 81. più ... talento: «Questo allegorica- sì come lo rappresentavano i medievali, e
tù si rende degno di ascendere più in al- mente significa che la ragione naturale quindi è il luogo più lontano dal Paradiso.
to. La seconda è invece coerente con deve sottomettersi alla scienza divina, e 84. de ... ardi: Beatrice aveva espres-
l’allegoria: l’uomo grazie alla Teologia (di non chiedere spiegazione» (Benvenuto). so il desiderio di tornare al cielo Empireo
cui Beatrice è simbolo) si eleva al di so- – uo’: uopo, necessario; dal latino opus (v. 71). – ampio loco: l’Empireo è il cie-
pra di tutti gli altri esseri terreni. – di ... est, con apocopef. lo che più ampio si spazia (Pg. XXVI, 63).

Nel suo viaggio di «formazione


spirituale» nei regni dell’aldilà,
Dante è sempre accompagnato
MATELDA da personaggi di superiore
guida Dante alla purificazione Purgatorio
(simbolo della personalità, che hanno la
nel Paradiso terrestre XXVIII, XXXIII
fede attiva) funzione di guidarlo e aiutarlo
di fronte agli ostacoli materiali
e intellettuali che incontra. Le
due principali guide sono senza
dubbio Virgilio e Beatrice,
SAN BERNARDO ma a loro si afiancano altre
(simbolo della igure che, tutte insieme,
intercede per Dante presso Paradiso
sapienza vanno a conigurare un vero e
la Madonna XXXII, XXXIII
mistica) proprio itinerario di dinamiche
narrative, intellettuali,
sentimentali e poetiche.

L’incontro di Virgilio con Beatrice 39


85-87 – Poiché tu vuoi sapere le cose tanto a fondo ‘Da che tu vuo’ saver cotanto a dentro,
(a dentro), in breve ti spiegherò – disse – perché non
ho paura di scendere fino qui dentro.
dirotti brievemente’, mi rispuose,
87 ‘perch’ i’ non temo di venir qua entro.
88-90 Bisogna temere soltanto quelle cose che Temer si dee di sole quelle cose
hanno il potere di fare del male a noi (altrui); tutte c’hanno potenza di fare altrui male;
le altre no, poiché non possono far paura.
90 de l’altre no, ché non son paurose.
91-93 Io sono stata resa tale da Dio, per sua bon- I’ son fatta da Dio, sua mercé, tale,
tà (mercé), che la vostra infelicità non mi colpisce che la vostra miseria non mi tange,
(tange), come non mi colpisce il fuoco di questo
incendio (le fiamme dell’Inferno).
93 né iamma d’esto ’ncendio non m’assale.
94-96 Vi è nel cielo una donna gentile (la vergine Donna è gentil nel ciel che si compiange
Maria) che si addolora di questo ostacolo per cui ti di questo ’mpedimento ov’ io ti mando,
do incarico, a tal punto che piega (frange) in cielo
96 sì che duro giudicio là sù frange.
il severo giudizio.

85. Da ... dentro: «Tu, filosofo e poeta, la pena, cui Beatrice e i santi in Paradiso cia) e la Grazia cooperante (Beatrice).
vuoi sapere cose segrete, che non so- sono estranei. Alcuni commentatori preferiscono scor-
no svelate alla ragione naturale» (Ben- gere nelle tre donne benedette l’alle-
venuto). 94-108 Inizia qui una scena dall’atmo- goriaf della fede, della speranza e del-
88-93. Temer ... m’assale: i primi tre sfera tipica della poesia cortese, come la carità, che ritroveremo rappresentate
versi riportano una sentenza genera- cortesi sono i modi delle tre «dame» che nel canto XXIX del Purgatorio.
le tratta dall’Etica di Aristotele, gli altri la vi partecipano, nel rispetto delle gerar-
esemplificano. Beatrice spiega le ragioni chie ma anche nella gentilezza dei rap- 94-96. Donna è gentil: la prima terzi-
della sua sicurezza: si debbono temere porti: questa è la corte di quello impera- na si riferisce alla vergine Maria, verso
soltanto quelle cose che possono avere dor che là sù regna (I, 124). Protagoniste cui Dante testimonia in tutta la sua opera
un’azione dannosa su di noi e non quel- sono le tre donne benedette (v. 124) che una particolare devozione, la prima figu-
le che non hanno possibilità di nuocerci. intercedono in cielo per Dante e inter- ra santa che intercede per l’uomo pres-
– altrui: come pronome è anche usato vengono in suo aiuto: la vergine Maria, so Dio. – ’mpedimento: le tre fiere che
per denotare genericamente «l’uomo», s. Lucia e Beatrice stessa. I commenta- ostacolano il cammino di Dante e impe-
in modo impersonale. – tange: dal lati- tori antichi interpretano allegoricamente discono la sua fuga dalla selva oscura.
no tangere, «toccare». – fiamma: le pene le tre donne come i tre momenti gerar- – sì ... frange: «Il severo giudizio di Dio
dei dannati e le fiamme dell’Inferno ap- chici della Grazia divina: la Grazia preve- è che il peccatore sia punito secondo il
partengono al mondo del peccato e del- niente (Maria), la Grazia illuminante (Lu- suo peccato, e questo si rompe quando

Gli strumenti dello scrittore


LA CAPTATIO BENEVOLENTIAE
DEFINIZIONE . La captatio benevolentiae è la forma retorica con cui un soggetto si rivolge al proprio interlocutore
per suscitare un atteggiamento benevolo. Tale situazione, in letteratura, può crearsi tanto fra i personaggi di un rac-
conto, quanto fra l’autore e i suoi lettori.
In questo canto (vv. 58-60): (vv. 67-69)

O anima cortese mantoana, Or movi, e con la tua parola ornata


di cui la fama ancor nel mondo dura, e con ciò c’ha mestieri al suo campare,
e durerà quanto ’l mondo lontana, l’aiuta sì ch’i’ ne sia consolata.

Beatrice si rivolge a Virgilio con parole di stima ... per ottenere il suo aiuto in soccorso di Dante.
e di lode...

40 Inferno Canto II
Questa chiese Lucia in suo dimando 97-99 Costei chiamò in suo aiuto (chiese ... in suo
dimando) Lucia e le disse: ‘Adesso il tuo fedele (si
e disse: – Or ha bisogno il tuo fedele riferisce a Dante) ha bisogno di te, e io te lo affido’.
99 di te, e io a te lo raccomando –.
Lucia, nimica di ciascun crudele, 100-102 Lucia, nemica di ogni crudeltà (crudele),
si mosse, e venne al loco dov’i’ era, si mosse, e giunse nel luogo dove ero io, che stavo
seduta insieme alla Rachele dell’Antico Testamento
102 che mi sedea con l’antica Rachele. (l’antica).
Disse: – Beatrice, loda di Dio vera, 103-108 Disse: ‘Beatrice, vera lode di Dio, perché
ché non soccorri quei che t’amò tanto, non aiuti colui che t’amò a tal punto che per te si
elevò dalla schiera degli uomini comuni (volgare
105 ch’uscì per te de la volgare schiera? schiera)? Non senti l’angoscia (la pieta) della sua
Non odi tu la pieta del suo pianto, sofferenza, non vedi che la morte gli porta guerra
non vedi tu la morte che ’l combatte (combatte) su quel punto del fiume dove il mare
non riesce a prevalere (non ha vanto)?’.
108 su la iumana ove ’l mar non ha vanto? –.

Idio concede grazia all’uomo che rico- lo. Si parla di una devozione particolare gloria per Dio che l’ha creata. Ma il Ben-
nosca il suo peccato e vogliane uscire» di Dante per s. Lucia, in conseguenza di venuto ricorda anche il simbolismo: «O
(Buti). Per il Pagliaro (1967, p. 100), il du- una grave malattia agli occhi. Teologia, che sei la vera lode di Dio».
ro giudicio è il divieto assoluto che inter- 100. crudele: con valore di sostantivo 104. quei: Dante.
dice l’accesso all’Inferno anche alle ani- neutro: di ogni crudeltà. 105. ch’uscì ... schiera: l’amore per
me dei beati. 101. al loco: nell’Empireo i beati hanno Beatrice, come si legge nella Vita Nuo-
97. Lucia: santa siracusana del IV se- la loro collocazione eterna nell’anfiteatro va, elevò l’animo di Dante alle alte co-
colo, accecata e martirizzata per la sua che costituisce la candida rosa; Beatrice se dello spirito, distinguendolo dagli al-
adesione alla fede cristiana, fu invoca- si trova al terzo gradino di seggi. tri uomini.
ta come protettrice della vista. Altre vol- 102. l’antica Rachele: personaggio 107. la morte: la morte spirituale che
te accorrerà in aiuto a Dante, come nel dell’Antico Testamento (perciò detta an- deriva dal peccato.
passaggio dall’Antipurgatorio al Purga- tica), moglie di Giacobbe. È il simbolo 108. su ... vanto: il significato è chiaro
torio (Pg. IX, 52-63). – dimando: pas- della vita contemplativa. Beatrice è vici- alla luce di una interpretazione simboli-
saggio di genere (metaplasmof), dal na a Rachele perché «la Teologia giusta- ca: Dante si trova sull’impetuoso fiume
femminile al maschile. mente è vicina alla contemplazione» del peccato e rischia di essere travolto.
98. il tuo fedele: Dante è detto fede- (Benvenuto). Il punto ove il mare non ha vanto è la fo-
le di Lucia, perché seguace della Gra- 103. loda di Dio vera: Beatrice, per la ce del fiume impetuoso, ove il mare è co-
zia illuminante di cui la santa è il simbo- sua bellezza e perfezione, è motivo di stretto a cedere alla sua irruenza.

La frequenza di questo stilema nel poema è ovvia e implicita nella natura stessa del racconto: per procedere nel
cammino il poeta-pellegrino avrà spesso bisogno di aiuti e indicazioni. Ma la captatio benevolentiae, nella poe-
sia di Dante, non è solo una formula opportunistica: corrisponde piuttosto alla nobiltà e alla cortesia cui saranno
improntati molti degli incontri con gli spiriti dei tre regni dell’oltretomba. La forma più alta e «sacra» che la captatio
benevolentiae può assumere è la preghiera, in cui la lode della persona divina si fonde con la richiesta di grazia.
Così leggiamo anche nella celebre «preghiera alla Vergine» (Paradiso XXXIII, vv. 1-39): s. Bernardo tesse le lodi della
Madonna, e quindi intercede per Dante chiedendo che venga a lui concessa la virtù necessaria alla visione di Dio.

(vv. 1-6) Vergine Madre, iglia del tuo iglio, (vv. 28-33) E io, che mai per mio veder non arsi
umile e alta più che creatura, più ch’i’ fo per lo suo, tutti miei prieghi
termine isso d’etterno consiglio, ti porgo, e priego che non sieno scarsi,
tu se’ colei che l’umana natura perché tu ogne nube li disleghi
nobilitasti sì, che ’l suo fattore di sua mortalità co’ prieghi tuoi,
non disdegnò di farsi sua fattura. sì che ’l sommo piacer li si dispieghi.

L’incontro di Virgilio con Beatrice 41


109-114 Non ci fu mai alcuno sulla terra così ve- Al mondo non fur mai persone ratte
loce (ratte) a fare il proprio vantaggio o a fuggire il a far lor pro o a fuggir lor danno,
proprio danno quanto me, dopo che furono dette
queste parole, nel venire dal mio seggio (scanno)
111 com’ io, dopo cotai parole fatte,
beato fin quaggiù, ponendo fiducia nella tua parola venni qua giù del mio beato scanno,
saggia (onesto), che rende onore a te e a coloro che
l’hanno ascoltata –.
idandomi del tuo parlare onesto,
114 ch’onora te e quei ch’udito l’hanno’.
115-120 Dopo avermi detto (ragionato) questo, Poscia che m’ebbe ragionato questo,
distolse gli occhi che brillavano per il pianto, e con li occhi lucenti lagrimando volse,
questo mi rese ancor più sollecita (presto) nell’ac-
correre. E giunsi da te, come lei desiderava (volse):
117 per che mi fece del venir più presto.
ti portai via dal cospetto di quell’animale (la lonza) E venni a te così com’ ella volse:
che ti ostacolò (ti tolse) il cammino più breve su per
il monte soave.
d’inanzi a quella iera ti levai
120 che del bel monte il corto andar ti tolse.
121-126 E allora: che c’è? perché rimani fermo (re- Dunque: che è? perché, perché restai,
stai)? perché accogli (allette) tanta viltà nel tuo cuo- perché tanta viltà nel core allette,
re? perché ti vengono meno coraggio e sicurezza,
dopo aver saputo (poscia che) che tre donne sante 123 perché ardire e franchezza non hai,
di tanta nobiltà (tai) si prendono cura di te, lassù nel poscia che tai tre donne benedette
regno del Paradiso, e le mie parole ti promettono
curan di te ne la corte del cielo,

109. Al mondo ... ratte: l’azione sottoli- to di Beatrice vibra di una commozione 120. del bel monte: il monte della Grazia.
nea l’affettuosa precipitazione di Beatri- umana, raffigurata con delicatezza stilno- – il corto andar: la salita al colle, il pas-
ce nel correre in aiuto di Dante. vistica. – lagrimando: il gerundio, nell’i- sare direttamente dal peccato allo stato di
111. fatte: dopo le parole pronunciate taliano antico, ha spesso valore di parti- grazia e alla beatitudine conseguente.
da Lucia. cipio presente. 121. Dunque: dopo aver rievocato l’in-
113-114. fidandomi ... l’hanno: il di- 118. E venni: il verso ricollega l’incontro di contro con Beatrice, a Virgilio appare
scorso di Beatrice si apre e si chiude con Beatrice e Virgilio al momento presente del- sempre meno giustificabile la paura e l’e-
le lodi di Virgilio. – quei ch’udito l’han- la narrazione, quello dell’incontro tra Virgilio sitazione di Dante. Per questo il suo in-
no: si riferisce a coloro che si sono ele- stesso e Dante, da cui riprenderà la vera e vito a procedere si fa insistente e incal-
vati grazie alla lettura delle opere di Virgi- propria vicenda della Commedia. – volse: zante attraverso l’iterazionef enfatica
lio e ne hanno saputo trarre una lezione volle; in rima equivoca con il v. 116. dei perché.
di poesia. 119. fiera: la lupa che aveva costretto 122. allette: con desinenza in e al po-
116. li occhi ... volse: l’atteggiamen- Dante a ritornare nella selva (I, 49-60). sto di i.

Personaggi
Beatrice
Figlia di Folco Portinari, fu amata da Dante in dall’infanzia; a nove anni il poeta
la incontrò per la prima volta e, dopo averla rivista nel 1283, compose per lei li-
riche di amor cortese; molte di queste, alternate alla prosa, saranno inserite nel-
la Vita Nuova, scritta nel 1292, in cui Beatrice e l’amore sono arteici di un rinno-
vamento interiore di Dante. La donna andò sposa a Simone de’ Bardi e morì nel
1290. In conclusione alla Vita Nuova (XLII, 1-3), Dante aveva annunciato il propo-
sito «di non dire più di questa benedetta inino a tanto che io potesse più degna-
mente trattare di lei... Sì che, se piacere sarà di colui a cui tutte le cose vivono,
che la mia vita duri per alquanti anni, io spero di dicer di lei quello che mai non
fue detto d’alcuna»; proprio nella Commedia si porterà a compimento questo progetto. Qui infatti Beatrice, al di
là della sua identità storica, diventa simbolo della Teologia, tramite sublime fra l’uomo e la divinità e quindi stru-
mento unico di salvezza: così si realizza in pieno la centralità della sua igura nell’evoluzione poetica, intellettua-
le e morale di Dante.

42 Inferno Canto II
126 e ’l mio parlar tanto ben ti promette?». una così grande felicità?».
Quali ioretti dal notturno gelo 127-132 Come i piccoli fiori, reclinati e chiusi dal
freddo della notte, non appena la luce del sole li
chinati e chiusi, poi che ’l sol li ’mbianca, illumina, si alzano sul loro stelo completamente
129 si drizzan tutti aperti in loro stelo, (tutti) dischiusi, così divenni io rispetto al mio co-
tal mi fec’ io di mia virtude stanca, raggio incerto, e mi scese (corse) in cuore tanto
attivo ardore che cominciai a dire come persona
e tanto buono ardire al cor mi corse, riconfortata (franca):
132 ch’i’ cominciai come persona franca:
«Oh pietosa colei che mi soccorse! 133-135 «O misericordiosa lei che mi venne in aiu-
to! e nobile (cortese) tu che subito obbedisti alle
e te cortese ch’ubidisti tosto parole veritiere (le vere parole) che ti disse!
135 a le vere parole che ti porse!
Tu m’hai con disiderio il cor disposto 136-138 Con le tue parole mi hai reso il cuore
così desideroso e disposto ad affrontare il viaggio
sì al venir con le parole tue, (venir), che io sono di nuovo del primo proposito.
138 ch’i’ son tornato nel primo proposto.
Or va, ch’un sol volere è d’ambedue: 139-142 Procedi dunque, che unica è la volontà di
entrambi: tu sarai la mia guida, il mio signore, il mio
tu duca, tu segnore e tu maestro». maestro». In questo modo parlai; e non appena egli
Così li dissi; e poi che mosso fue, si mosse, lo seguii nel cammino arduo e selvaggio.
142 intrai per lo cammino alto e silvestro.

126. tanto ben: salvarsi dalla lupa e si chiudeva al suo buon proposito d’an- ringraziamento prima verso Beatrice e
quindi dalla morte spirituale. dare verso la virtù, ma il calore del so- quindi per Virgilio. – vere parole: le pa-
127-129. Quali ... stelo: Virgilio ha con- le, cioè la Grazia di Dio, attraverso la role di Beatrice a Virgilio sono dette ve-
cluso il lungo discorso e Dante ritorna persuasione di Virgilio, lo rinvigorisce e re perché sono manifestazione del vole-
protagonista in prima persona della vi- lo apre al suo primo santo proposito» re divino.
cenda. La similitudinef celeberrima ha (Benvenuto). 138. primo proposto: il proposito origi-
avuto grande fortuna nella tradizione let- 132. cominciai: il ritrovato coraggio e nale di seguire Virgilio nel viaggio attra-
teraria italiana, dal Boccaccio al Polizia- la riconfermata speranza si manifestano verso i regni dell’oltretomba, per sfuggi-
no, al Tasso, fino al Manzoni della Pen- con il ritorno di Dante alla parola. – per- re alla lupa.
tecoste. – ’mbianca: il sole illumina i fiori sona franca: liberata dalla schiavitù del- 141-142. Così ... silvestro: la situazio-
con la luce chiara dell’alba. la paura. ne è esteriormente analoga al finale del
130. tal mi fec’ io: «così l’animo dell’au- 133-135. Oh pietosa ... porse: le pri- canto I, ma è profondamente mutata spi-
tore si inclinava verso terra nella not- me parole di Dante, riconfortato e de- ritualmente. – intrai ... silvestro: la selva
te del peccato per il gelo dell’avarizia, e ciso a intraprendere il viaggio, sono di oscura dell’inizio del poema.

Dante oggi
Il mistero di Dante 
Uscito nel 2013, questo ilm,
diretto dal regista Louis Nero e
interpretato dai due premi
Oscar F. Murray Abraham,
Taylor Hackford e dal regi-
sta italiano Franco Zei-
relli, è un ilm “alla sco-
perta di  Dante”. Accanto
a interviste ad artisti e
intellettuali, si aiancano «inserti che mostrano passaggi de La
Divina Commedia vissuti da un alter ego di Dante, che è il regi-
sta stesso». Interessante il trailer uiciale al sito:
www.youtube.com/watch?v=3LqR-H6_gQw

Esortazione di Virgilio e inizio del viaggio 43


INFERNO CANTO II

Leggiamo il canto PAGINE DIGITALI


LETTURA CRITICA Ɣ PAROLA CHIAVE DEL CANTO Ɣ CONSIGLI DI LETTURA

A gli occhi di Dante il Virgilio storico è in pari


tempo poeta e guida…
Erich Auerbach

LA NARRAZIONE ferisce concretezza poetica anche ai signiicati allegorici.


Dal punto di vista stilistico, il dialogo tra Beatrice e Vir-
Ɣ IL DESTINO ECCEZIONALE DI DANTE gilio, che pure si svolge all’Inferno, propone espressioni
e sentimenti che appartengono alla sensibilità stilnovi-
Dopo l’introduzione narrativa del primo canto, questo se- stica (cfr. vv. 52 sgg.).
condo canto costituisce una sorta di proemiof che spie-
ga il signiicato personale e insieme sacro del viaggio Ɣ IL TEMA DOTTRINARIO: IL DUBBIO DI VIRGILIO
di Dante. Si tratta di un’esperienza eccezionale, che pre- Nel colloquio con Beatrice, dopo aver promesso il proprio
annuncia un ine altrettanto eccezionale: egli sarà infat- intervento in aiuto a Dante, Virgilio esprime un dubbio che
ti il terzo uomo a penetrare i misteri dell’oltretomba, do- può suscitare qualche perplessità (vv. 82 sgg.): non teme
po personaggi quali Enea e s. Paolo. A determinare il suo Beatrice, anima beata, di discendere all’Inferno? In realtà
cammino di salvezza si è mossa la volontà divina, attra- si tratta del primo esempio di quelle questioni dottrina-
verso l’intercessione della Vergine e l’intervento diretto rie che costituiscono gran parte della poetica dell’opera:
di s. Lucia e Beatrice, anime somme fra i beati. la Commedia è innanzitutto poema religioso e didascalico
Ɣ «IO NON ENEA, IO NON PAOLO SONO» e si rivelerà come un’enciclopedia in versi della religiosi-
tà medievale. Beatrice, simbolo della dottrina teologica,
Per esprimere i propri dubbi e timori a intraprendere il così risponde: si deve temere solo ciò che può far male,
cammino nei regni dei morti, Dante fa riferimento a due e uno spirito che ha ricevuto da Dio la beatitudine eterna
celebri predecessori: l’eroe troiano Enea, la cui discesa non può temere nulla dai luoghi dannati. Poco dopo (vv.
nell’Ade è narrata dallo stesso Virgilio nell’Eneide, e s. Pa- 100-102) Beatrice ci anticipa una visione del Paradiso, co-
olo, che nella sua Seconda lettera ai Corinzi dichiara di es- sì come lo descriverà Dante negli ultimi canti dell’opera:
sere stato assunto al terzo cielo. Si tratta di due esempi lei assisa a ianco della biblica Rachele nell’aniteatro cele-
illustri, tanto più perché da loro sarebbero derivati i due ste, tra i sommi spiriti contemplativi. Su questo squarcio
sommi poteri del tempo, l’Impero e la Chiesa. La doman- di futura beatitudine prende slancio la discesa agli inferi.
da di Dante su come lui possa condividere la stessa espe-
rienza è umile solo in apparenza: in efetti sottintende la
convinzione che anche il proprio viaggio rivesta impor- LE FORME
tanza eccezionale.
Ɣ L’INCIPIT DEL CANTO
Il canto si apre (vv. 1-6) con l’immagine lirica del mon-
I TEMI do paciicamente addormentato nel riposo notturno, in
Ɣ IL TEMA ALLEGORICO: LE TRE DONNE contrasto con la veglia tormentata di Dante, in procinto
di afrontare i grandi pericoli del viaggio tra i dannati. La
BENEDETTE situazione descritta riprende un toposf letterario classi-
A intervenire per la salvezza di Dante, in pericolo di ro- co, presente anche in Virgilio (Aen. vi, 295-332), e che ri-
vinare nella selva del peccato, sono tre donne celesti: la tornerà in molti autori dopo Dante (cfr. Ariosto, Orlando
Vergine, s. Lucia e Beatrice. L’intercessione della Vergine furioso viii, 79).
imprime un sigillo di alta sacralità al destino di Dante, ed
è la prima testimonianza del suo culto mariano, che co- Ɣ L’INVOCAZIONE ALLE MUSE
stituisce uno dei temi religiosi dell’opera: troverà deini- Ai versi 7-9 leggiamo l’appello di Dante alle Muse, per ot-
tiva sanzione proprio nell’ultimo canto del Paradiso. Me- tenere l’ispirazione divina nel lavoro artistico. Si tratta di
no evidenti i motivi della scelta di s. Lucia: la devozione un’invocazione sintetica, un ossequio appena accennato
per la santa protettrice degli occhi si può forse collega- ai canoni tradizionali del proemio epico. Ma è comunque
re all’importanza che Dante attribuisce al senso della vi- da tener presente, soprattutto in parallelo con i più signi-
sta, oltre che a una personale grave malattia. Di Beatrice icativi proemi delle altre due cantiche.
diremo al punto successivo. Le tre donne benedette hanno
valore simbolico: Maria è la Grazia preveniente, Lucia la
Grazia illuminante, Beatrice la Grazia operante. Le parole che restano ↓
Ɣ L’APPARIZIONE DI BEATRICE
Dal punto di vista strutturale, l’apparizione di Beatrice,
oltre alla funzione immediata di mandare Virgilio in aiu-
“Io era tra color che son sospesi”
to al poeta, diventa preannuncio dello scopo inale del Con queste parole (v. 52) Virgilio definisce se stesso e
viaggio, quando con la sua guida Dante potrà salire al Pa- le anime del Limbo, sospese tra il desiderio e l’impossi-
radiso e giungere alla visione di Dio. Dal punto di vista bilità di vedere Dio. L’espressione è tuttora utilizzata per
psicologico e autobiograico, è da notare la commozio- dichiarare lo stato d’animo di chi si trova a vivere una
ne di Beatrice per il suo amico in pericolo e la nuova lena situazione di particolare gravità in condizione di impo-
che sospinge il poeta al cammino, sapendo che potrà ri- tente incertezza.
congiungersi con lei: la tensione afettivo-amorosa con-

44 Inferno Canto II
Competenze alla prova ESERCIZI INTERATTIVI

LA NARRAZIONE
1 Quali versi corrispondono alle sequenze del canto qui elencate?
a. Proemio: vv.
b. Dubbi di Dante: vv.
c. Virgilio racconta la discesa di Beatrice al Limbo: vv.
d. Virgilio spiega che il viaggio di Dante è voluto dalla Grazia: vv.
e. Dante riprende coraggio e inizia il viaggio: vv.
2 In quale momento della giornata si svolge l’azione del canto?

3 Quale dubbio fa esitare Dante dall’intraprendere il viaggio, e con quali argomenti Virgilio lo convince a
proseguire?

I TEMI
4 Completa le seguenti afermazioni:
I viaggi nell’oltretomba di Enea e san Paolo, principali fonti di ispirazione e confronto per quello di Dante, simboleggia-
no rispettivamente la tradizione e la tradizione .
Entrambi i viaggi sono stati voluti da : quello di Enea per dare inizio all’ , quello di
san Paolo per raforzare la fede dei primi .
5 Chi sono le tre donne benedette (v. 124) che intercedono per Dante, e qual è il loro signiicato allegorico?

6 Virgilio chiede a Beatrice (vv. 82-84) come mai una donna beata non abbia avuto paura a scendere
nell’Inferno. Che cosa risponde Beatrice?

LE FORME
7 Il proemio tradizionale del poema epico segue uno schema retorico articolato in: dichiarazione
dell’argomento, invocazione, dedica e sommario. Quali di queste parti sono presenti nei versi del canto?
8 Indica dei sinonimi per i seguenti termini usati da Dante:
nobilitate (v. 9) ◆ cortese (v. 17) ◆ folle (v. 35)

AVVIO AL SAGGIO BREVE


Dante in questo canto incontra per la prima volta Beatrice, la donna amata in vita e ora trasigurata in simbolo
religioso. Beatrice era già stata protagonista della Vita Nuova, l’opera in cui Dante aderisce a quei canoni del Dolce
Stil Novo che vengono superati nella Commedia.
Leggi il celebre sonetto giovanile di Dante Tanto gentile e tanto onesta pare a p. 37 e rintraccia le analogie con i
versi 76 e sgg. di questo canto.

PER DISCUTERE
Al confronto con i grandi modelli del passato che hanno intrapreso il viaggio nell’oltretomba (Enea, san Paolo)
Dante si sente annichilito e prova un senso di forte inadeguatezza verso un compito così grande.
È giusto e utile porsi dei grandi modelli da imitare per raggiungere importanti mete? Quali vantaggi e
svantaggi ti pare che ci possano essere? Confrontatevi su questo argomento che spesso tocca i giovani in
prima persona.

SCRIVERE CON DANTE


Scrivi una pagina di diario in cui descrivi le tue reazioni e i tuoi sentimenti alla scoperta che un tuo sogno nel
cassetto o un tuo progetto sono già stati realizzati da un’altra persona e che, dunque, dovrai fare i conti con
questo “modello” importante.

Canto II 45
Canto III
Il canto di Caronte
TEMPO PERSONAGGI
venerdì santo 8 aprile 1300, sera Dante, Virgilio, Caronte, Colui che fece per viltade il gran
rifiuto
LUOGO
ANTINFERNO: Ignavi PENA E CONTRAPPASSO
È una buia campagna, perché non c’è l’alternarsi del giorno Umiliati nella loro nudità, sono tormentati da mosconi e vespe,
e della notte. Qui scorre l’Acheronte, fiume infernale, che le e il loro sangue è succhiato da orridi vermi ai loro piedi. Per
anime si accingono ad attraversare: è un fiume stagnante, contrappasso, essi che in vita non ebbero mai il coraggio di
dunque privo di vita, come è privo di vita, materiale o spirituale, sostenere un’idea sono ora costretti a inseguire un’insegna
tutto quanto si trova in questa desolata landa. senza significato.

PECCATORI
Ignavi
Vissero senza infamia e senza lode, insensibili a ogni forma
di interesse politico o religioso.

PORTA DELL'INFERNO

CARONTE ACHERONTE
GERUSALEMME

SELVA OSCURA

ANTINFERNO
IGNAVI

COLUI CHE FECE


PER VILTADE IL GRAN RIFIUTO

46
Sommario ↓
vv. 1-21 La porta dell’Inferno
Dante e Virgilio sono giunti davanti alla porta dell’Inferno; un’iscrizione sulla sua sommità ammonisce
che quel luogo di pena è eterno, creato dalla giustizia divina per punire i peccatori. Virgilio invita Dante
ad armarsi di molto coraggio e ad abbandonare ogni titubanza ed esitazione; presolo infine per mano,
lo introduce nel regno del male e del dolore, dove soffrono le anime senza più speranza di salvezza.

vv. 22-69 L’Antinferno e gli ignavi


Un forte tumulto, fatto di lamenti, grida e pianti, imprecazioni, invettive e gesti di disperazione,
colpisce Dante che chiede a Virgilio chi mai possa essere quella gente così provata dal dolore: si
tratta degli ignavi che, insieme agli angeli rimasti neutrali nell’apocalittico scontro tra Lucifero e
Michele, sono cacciati dal Paradiso e sono nel contempo rifiutati dall’Inferno; pertanto si trovano
nell’Antinferno, in una condizione così spregevole da invidiare gli altri dannati: seguono una bandiera,
nudi e punti da mosconi e vespe; il loro sangue, che si mescola alle lacrime, nutre luridi vermi. In
questa grande massa, Dante riconosce molti e, in particolare, l’anima di colui che fece per viltade il
gran rifiuto (forse, il papa Celestino V).

vv. 70-99 Sulle rive dell’Acheronte


Volgendo più innanzi gli occhi, Dante scorge un’altra massa di dannati: sono i peccatori in attesa di
essere traghettati sull’Acheronte e di giungere nel luogo dove la giustizia divina li condanna a scontare
in eterno la loro pena. Presto giunge il demone traghettatore Caronte, un vecchio laido, che annuncia
alle anime timorose, ma anche ansiose, l’immediata partenza per
l’Inferno; alla vista di Dante, ancora in vita, gli urla di allontanarsi, ma le
parole di Virgilio riescono a quietare la sua ira.

vv. 100-136 Caronte traghetta le anime


Alle dure minacce di Caronte, le anime restano sconvolte e, bestemmiando, si
accostano alla riva, a una a una, e salgono sulla barca del nocchiero infernale..
Virgilio rassicura Dante e lo invita a ripensare alle parole di Caronte che, ben
intese, sono un’involontaria profezia di salvezza. Mentre la barca parte col suo
carico di disperazione, sulla riva si ammassa una nuova schiera di dannati. Un n
forte terremoto, seguito da un accecante fulmine, riempie di spavento Dante
che, persi i sensi, cade, come l’uomo quando è vinto dal sonno.

La porta L’Antinferno Sulle rive Caronte traghetta


dell’Inferno e gli ignavi dell’Acheronte le anime
GIOCO
DIDATTICO
INTERATTIVO

La condanna eterna Gli ignavi: né il bene Le anime di tutti Il guado del iume
dei peccatori né il male i dannati infernale

“Lasciate ogne speranza, vidi e conobbi l’ombra vidi genti a Caron dimonio, con occhi
voi ch’intrate» di colui che fece per viltade la riva d’un gran iume di bragia, loro accennando,
il gran riiuto tutte le raccoglie

47
AUDIOLETTURA DEL CANTO

Canto III VIDEO: I LUOGHI DELLA NARRAZIONE

1-3 «Attraverso me (Per me) si entra nella città della


sofferenza, attraverso me si entra nel dolore senza

P er me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
fine, attraverso me si entra fra la gente dannata.
3 per me si va tra la perduta gente.
4-6 La giustizia ha guidato il mio supremo creatore Giustizia mosse il mio alto fattore;
(fattore); mi ha creato il potere divino (Dio Padre), fecemi la divina podestate,
l’altissima sapienza (Dio Figlio) e il primo amore (lo
Spirito Santo).
6 la somma sapïenza e ’l primo amore.
7-9 Prima (Dinanzi) di me non sono esistite creature Dinanzi a me non fuor cose create
che non fossero eterne, e io duro in eterno. Abban- se non etterne, e io etterno duro.
donate ogni speranza, voi che entrate». 9 Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate’.

1-18 Dopo i primi due canti introduttivi, regno di dolore. L’anaforaf Per me, «at- 5-6. fecemi ... amore: sono questi gli at-
comincia l’azione vera e propria: Dante, traverso di me» (complemento di moto tributi che vengono riferiti alle tre persone
nella selva, si ritrova all’entrata dell’Infer- per luogo), ribadisce l’inesorabilità del- della Trinità: al Padre la potenza creatri-
no. Egli immagina questo accesso come la condanna per chi entra nell’Inferno, ce e ordinatrice dell’universo, al Figlio la
una porta sempre aperta, poiché la via al e sancisce l’eternità della pena. – città: sapienza, allo Spirito Santo l’amore tra il
peccato è larga e comoda (sarà la porta nell’epigrafe indica l’Inferno; in seguito Padre e il Figlio, fatto persona.
/ lo cui sogliare a nessuno è negato del indicherà soltanto la città di Dite, la par- 8. se non etterne: prima della creazione
c. XIV, vv. 86-87) nonostante la dannazio- te estrema dell’Inferno stesso. È la Babi- dell’Inferno, esistevano soltanto le cose
ne eterna cui conduce. Strumento con- lonia infernale che, per antonomasiaf, direttamente create da Dio e incorruttibi-
creto e simbolico di entrata in un diverso rappresenta il vizio, il peccato, la ribellio- li, destinate a esistere in eterno: gli ange-
spazio della realtà, la porta viene scel- ne alla legge divina e alle sue prescrizio- li, le sfere celesti e le materie prime da cui
ta da Dante anche sulla base di alcune ni, in antitesif con la Gerusalemme cele- poi doveva trarre origine tutto quanto è
citazioni bibliche che si erano trasferite ste, cioè il Paradiso, dove trionfa l’amore corruttibile. – etterno: ha valore di avver-
con valore letterale nell’immaginario cri- e la carità. bio, costruito, alla latina, al caso neutro.
stiano: Nel mezzo della mia vita / me ne 2. etterno dolore: la replicazionef do- 9. Lasciate ... intrate: il verso rammenta
andrò / alle porte degli Inferi (Is. 38, 10); lente (v. 1) - dolore insiste sulla natura una verità ribadita in più passi delle Sa-
Quindi mi portò alla porta della casa di dell’Inferno, luogo di sola sofferenza. cre Scritture: la durata eterna dell’Inferno.
Jahvé (Ez. 8, 14); ecc. 3. perduta gente: i dannati nell’Inferno 10. colore oscuro: alcuni intendono in
hanno perduto per sempre la Grazia divina. senso letterale: a neri caratteri; altri inter-
1. Per me: dopo gli accenni generici dei 4. Giustizia ... fattore: Dio, infinita giu- pretano in senso lato: difficili da capire, di
primi due canti, viene presentata adesso stizia, ha creato il Paradiso come massi- dubbia comprensione.
l’essenza terribile e sconvolgente dell’In- ma remunerazione per i suoi fedeli, e l’In- 11. sommo d’una porta: è la porta
ferno, per mezzo dell’epigrafe che Dante ferno per chi non ha voluto accogliere il dell’Inferno. Anche i Vangeli usano que-
legge sulla porta che dà accesso a quel suo amore. sta immagine per indicare l’accesso

48 Inferno Canto III


Queste parole di colore oscuro 10-12 Vidi queste parole, a neri caratteri, scritte
vid’ïo scritte al sommo d’una porta; sulla sommità di una porta, per cui dissi: «Maestro,
la loro comprensione mi è difficile».
12 per ch’io: «Maestro, il senso lor m’è duro».
Ed elli a me, come persona accorta: 13-18 Ed egli mi rispose, come una persona savia
«Qui si convien lasciare ogne sospetto; (accorta): «Qui è necessario abbandonare ogni
timore (sospetto); ogni viltà qui è necessario che
15 ogne viltà convien che qui sia morta. venga eliminata. Noi siamo giunti nel luogo in cui ti
Noi siam venuti al loco ov’i’ t’ho detto dissi che avresti visto le anime immerse nel dolore
(genti dolorose) che hanno perduto la luce della
che tu vedrai le genti dolorose ragione (cioè Dio)».
18 c’hanno perduto il ben de l’intelletto».
E poi che la sua mano a la mia puose 19-21 E dopo aver posto la mano nella mia con
volto sorridente (lieto), per cui rimasi rinfrancato, mi
con lieto volto, ond’io mi confortai, introdusse nelle realtà (cose) inaccessibili (segrete).
21 mi mise dentro a le segrete cose.
Quivi sospiri, pianti e alti guai 22-24 Qui sospiri, pianti e forti lamenti (alti guai)
risonavan per l’aere sanza stelle, risuonavano in quel cielo buio per la mancanza
della luce (sanza stelle), per cui io, udendoli per la
24 per ch’io al cominciar ne lagrimai. prima volta (al cominciar), piansi.
Diverse lingue, orribili favelle, 25-30 Lingue diverse, orribili pronunce (favelle),
parole di dolore, esclamazioni (accenti) di rabbia,
parole di dolore, accenti d’ira, voci forti e arrochite, e un battere di mani con quelle
27 voci alte e ioche, e suon di man con elle provocavano un tumulto che s’aggira continuamen-
te in quell’atmosfera eternamente (sanza tempo)
facevano un tumulto, il qual s’aggira buia (tinta), come la sabbia (rena) quando soffia il
sempre in quell’aura sanza tempo tinta, turbine (turbo).
30 come la rena quando turbo spira.

all’Inferno e al Paradiso; cfr. Lc. 13, 24. 20. con lieto volto: Virgilio vuole rassi- bre» (Gv. 8, 12), e indica la drammatica e
12. duro: l’aggettivo significa «difficile da curare Dante e temperare un poco le pa- perenne lotta tra il bene e il male.
capire», ma sottolinea anche lo smarri- role di stimolo prima rivoltegli. 25-27. Diverse ... elle: l’enumerazio-
mento e la paura che le parole lette susci- 21. segrete cose: in Dante, con rare ec- ne (lingue, favelle, parole, accenti, vo-
tano in Dante. cezioni, l’aggettivo segreto mantiene il ci, suon), con effetto di climaxf, raffigu-
13-15. Ed elli ... morta: Virgilio, guida valore etimologico di «appartato» (dal la- ra la drammaticità e la disperazione dei
esperta (accorta), non esita a spronare, tino secerno, «separo»), o, nel senso figu- dannati. – Diverse lingue: le lingue so-
con amabile rimprovero, il suo discepo- rato, di «difficilmente accessibile». Le se- no diverse perché, come dirà al v. 123,
lo, rammentandogli che il viaggio, appe- grete cose sono le realtà infernali, difficili tutti convegnon qui d’ogne paese. Per al-
na iniziato, esige grande coraggio e su- da intendere e inaccessibili a coloro che tri diverse va inteso come «spaventevoli»,
prema decisione. Si noti il chiasmof sono ancora in vita. «terribili», «deformi». – fioche: «cioè rau-
ai vv. 14-15: Qui ... ogne ... ogne ... qui. 22. sospiri, pianti e alti guai: il primo che e atone a causa del pianto senza fi-
– elli: forma dell’italiano antico per «egli» impatto, la prima percezione dell’ambien- ne che arrochisce la voce» (Benvenuto).
che deriva dal latino illi. – morta: il verbo te infernale è costituito da dati acustici di – con elle: va riferito a voci: il battere del-
«morire», nella lingua antica, ha un uso espressione di dolore (ne incontreremo le mani accompagna le urla di dispera-
anche transitivo, col significato di «ucci- subito altri ai vv. 25-26), che compensa- zione.
dere», «eliminare». no la mancanza di dati visivi e cromatici 29. sanza tempo tinta: due possono es-
16-18. al loco … intelletto: Dante e Vir- in un luogo di tenebra fisica e spirituale. sere le interpretazioni: «buia in eterno»,
gilio sono giunti all’entrata dell’Inferno, 23. sanza stelle: l’Inferno è il luogo do- oppure: «buia senza l’alternarsi del gior-
dove hanno eterna sede e pena le anime ve trionfa il peccato, e quindi è avvolto no e della notte».
dei dannati. nelle tenebre. L’opposizione luce-oscuri- 30. turbo spira: l’immagine della tem-
19. E ... puose: spesse volte Virgilio tà, giorno-notte, si radica nell’espressio- pesta che infuria e semina panico è
esternerà la sua amorosa premura con ne di Cristo «Io sono la luce del mondo, cara a Dante che la evocherà altre volte;
gesti di affetto. chi mi segue non cammina nelle tene- cfr. V, 29.

L’Antinferno e gli ignavi 49


31-33 E io che avevo la mente avvolta (cinta) dal E io ch’avea d’error la testa cinta,
dubbio (error), dissi: «Maestro, che cos’è quello
dissi: «Maestro, che è quel ch’i’ odo?
che sento? e chi è quella gente che sembra così
sopraffatta dal dolore?». 33 e che gent’è che par nel duol sì vinta?».
34-39 Ed egli a me: «In questa misera condizione Ed elli a me: «Questo misero modo
(modo) stanno le anime disgraziate (triste) di coloro tegnon l’anime triste di coloro
che vissero senza infamia e senza lode. Sono unite
a quella vile (cattivo) schiera (coro) di angeli che 36 che visser sanza ’nfamia e sanza lodo.
non furono ribelli né fedeli a Dio, ma se ne stettero
in disparte (per sé).
Mischiate sono a quel cattivo coro
de li angeli che non furon ribelli
39 né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro.
40-42 I cieli li cacciano per non offuscare la propria Caccianli i ciel per non esser men belli,
bellezza, e neppure li accoglie il profondo Inferno, né lo profondo inferno li riceve,
perché i dannati (i rei) da loro potrebbero avere
qualche motivo di vanto». 42 ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli».

34-51 Dante (e noi lettori) si trova di tesca della necessità di seguire in vita i di molto sminuita se fossero accolti que-
fronte alla prima schiera di anime dan- vessilli della Croce e dell’Aquila, i segni sti pusillanimi.
nate, e al primo esempio di pene corpo- cioè della fede cristiana e dell’impegno 42. ch’alcuna ... d’elli: i dannati dell’In-
rali inflitte ai peccatori come punizione. politico, per il bene collettivo. La terribi- ferno potrebbero trovare quasi motivo di
Si tratta degli ignavi (o pusillanimi), cioè le pena degli ignavi ha dunque un valore compiacimento e orgoglio nel ritrovar-
di quelle persone che sulla terra, prive di di esemplarità, come ha un evidente in- si insieme a peccatori così spregevoli:
volontà, vili ed egoiste, non hanno sa- tento paradigmatico la loro collocazione di fronte a loro potrebbero infatti gloriar-
puto e voluto mai prendere parte attiva fuori dall’Inferno. si di aver saputo almeno «agire», anche
agli avvenimenti, schierarsi con slancio se nel male. Gli ignavi «sono posti qua-
e decisione, provare interesse ed entu- 35. triste: qui significa «malvagie», «scia- si più in basso dell’infimo grado di pec-
siasmo, tutti incentrati nella coltivazio- gurate». catori, che per lo meno furono nemici e
ne del proprio comodo e tesi a conser- 36. lodo: è un metaplasmof dal fem- agirono umanamente, in bene o in male;
vare la propria quiete, indecisi e sempre minile al maschile, da non confondere ma essi mai non fur vivi, perché non han-
passivi. Si ritrovano qui nell’Antinferno con l’attuale sostantivo «lodo», termine
insieme a quegli angeli che non parte- legislativo che significa decisione o sen-
ciparono alla lotta tra l’arcangelo Miche- tenza.
le e Lucifero, tra i fedeli a Dio e i ribel- 37-39. Mischiate ... fuoro: nell’Apoca-
Gli strumenti
li (della lotta tra l’arcangelo Michele e gli lisse non si fa menzione di questa schie- dello scrittore
angeli ribelli si legge in Ap. 12, 7-9). So- ra di angeli rimasta estranea alla lotta;
no obbligati a inseguire un’insegna priva ne parlano invece i Vangeli apocrifi, leg- LA PERIFRASI
di significato, che incessantemente gira gende e tradizioni popolari come la Vi- DEFINIZIONE. La perifrasi è la figu-
senza tregua e sono punti e molestati da sio Pauli e la Navigatio Sancti Brandani. ra retorica consistente nell’ampliare
vespe e mosche, costretti così a un as- Dante sa accogliere nella sua poesia le il discorso sostituendo a una paro-
surdo «martirio», secondo l’evidente re- suggestioni più diverse: dalla mitologia la una locuzione più ampia che
gola del contrappasso. Dante si mostra classica alla tradizione cristiana, fino al- ne esprima il concetto. Dal greco
molto duro con questa categoria di dan- le coeve immaginose creazioni della fan- periphrasis, «girare intorno».
nati, rifiutati dal Paradiso e dall’Inferno, tasia popolare. La questione della ribel- Cfr. anche: circonlocuzione, reti-
tanto la loro colpa è considerata ignobi- lione di Lucifero a Dio, con i contrapposti cenza.
le; nei confronti di questi individui è du- schieramenti angelici, verrà trattata in Pa-
ra anche la condanna dell’apostolo Gio- radiso, nel più alto dei cieli, ed è episo-
vanni in Ap. 3, 16: «poiché non sei né dio cruciale all’origine della contrapposi-
caldo né freddo, poiché sei tiepido, sto zione fra Bene e Male.
per vomitarti». Tanto sdegno di Dante, e 40. Caccianli: li cacciano; è un’enclisif
la totale assenza di pietà, sono spiegati del pronome, come dicerolti del v. 45.
anche dalla profonda convinzione dan- – men belli: la bellezza dei cieli sarebbe

50 Inferno Canto III


E io: «Maestro, che è tanto greve 43-45 E io: «Maestro, che cos’è tanto doloroso
per loro che li costringe a lamentarsi così forte?».
a lor che lamentar li fa sì forte?».
Rispose: «Te lo dirò brevemente (breve).
45 Rispuose: «Dicerolti molto breve.
Questi non hanno speranza di morte, 46-51 Questi non possono sperare nella morte, e
e la lor cieca vita è tanto bassa, la loro condizione di vita oscura (cieca) è abietta
a tal punto, che sono (son) invidiosi di qualunque
48 che ’nvidïosi son d’ogne altra sorte. altro destino. Il mondo non lascia (non lassa) che
resti alcun ricordo (fama) di loro; li rifiutano sia la
Fama di loro il mondo esser non lassa; misericordia che la giustizia: non parliamo di loro,
misericordia e giustizia li sdegna: ma guardali passando oltre».
51 non ragioniam di lor, ma guarda e passa».
E io, che riguardai, vidi una ’nsegna 52-57 E io, che guardai attentamente (riguardai),
vidi una bandiera (’nsegna) che girando correva
che girando correva tanto ratta, così rapida (ratta), che mi sembrava incapace (inde-
54 che d’ogne posa mi parea indegna; gna) di sosta (posa); e la seguiva una turba (tratta)

no fatto alcun uso dell’ultima vis dell’uo- 49. Fama di loro: di essi non rimane al- tato dai suoi attributi di padre e di giudice.
mo, della capacità di decidere e agire cun ricordo, né buono né cattivo, nel 51. non ... passa: concisa, epigramma-
secondo ragione e volontà» (Auerbach, mondo dei viventi; e questo è un ulterio- tica conclusione del discorso di Virgilio,
1971, p. 99). re aggravio alla loro pena, visto il brucian- quasi pentito di aver concesso già troppo
46. speranza di morte: gli ignavi, co- te desiderio di tutte le anime dannate di tempo a persone così spregevoli, immeri-
me tutti i dannati, non possono sperare sopravvivere almeno nella memoria del tevoli di attenzione e di memoria.
nell’annientamento totale, anche quello mondo terreno. 52. una ’nsegna: una generica insegna
dello spirito, nella seconda morte (I, 117) 50. misericordia e giustizia: per metoni- di cui non è possibile distinguere alcun si-
che ognuno invoca per sé, invano, per miaf, significano «Paradiso e Inferno»; la gnificato; la colpa degli ignavi è esemplar-
porre termine alle sofferenze. misericordia di Dio, che accoglie il pecca- mente punita da questo tardivo e inutile
48. che ... sorte: gli ignavi invidiano an- tore pentito, ha creato il Paradiso; la giusti- seguire, senza posa, uno stendardo pri-
che la condizione più terribile degli altri zia di Dio, che punisce chi rifiuta l’amore, vo di senso e di valore. Ma questo è so-
peccatori dell’Inferno. ha creato l’Inferno. Dio è quindi rappresen- lo il primo elemento della loro punizione.

In questo canto (vv. 59-60):


Per indicare l’identità del dannato (probabilmen-
vidi e conobbi l’ombra di colui te il papa Celestino V), Dante usa una perifrasi che
che fece per viltade il gran riiuto. descrive la sua colpa.

Nella Commedia la perifrasi è una delle figure più care al poeta perché risulta uno dei mezzi più suggestivi e fun-
zionali tanto nell’evocare i personaggi quanto nel circondare di mistero e di importanza i messaggi profetici e dot-
trinali.
Nel caso dei personaggi, la perifrasi permette di metterne in evidenza e di isolare le caratteristiche che l’autore
ritiene essenziale comunicare al lettore, diventando spesso uno strumento di giudizio morale. Una delle perifrasi
più note è quella che usa Virgilio in questo canto (vv. 95-96) per evitare di pronunciare in Inferno il nome sacro di
Dio: vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole.

L’Antinferno e gli ignavi 51


così numerosa di anime che mai avrei creduto la e dietro le venìa sì lunga tratta
morte ne avesse distrutta (disfatta) tanta.
di gente, ch’i’ non averei creduto
57 che morte tanta n’avesse disfatta.
58-60 Dopo aver riconosciuto qualcuno, vidi e Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto,
distinsi (conobbi) l’anima (l’ombra) di colui che per vidi e conobbi l’ombra di colui
viltà fece il grande rifiuto.
60 che fece per viltade il gran riiuto.
61-63 Subito (Incontanente) compresi e fui sicuro Incontanente intesi e certo fui
(e certo fui) che questa era la schiera di quei mal- che questa era la setta d’i cattivi,
vagi disprezzati (spiacenti) da Dio e dai suoi nemici
(cioè: i diavoli).
63 a Dio spiacenti e a’ nemici sui.
64-69 Questi sciagurati, che non sono mai stati Questi sciaurati, che mai non fur vivi,
vivi, erano nudi e continuamente punti (stimolati) da erano ignudi e stimolati molto
mosconi e da vespe che erano là. Esse rigavano 66 da mosconi e da vespe ch’eran ivi.

57. che ... disfatta: Dante è dolorosa- cinque mesi, preferendo subito abban- la deposizione del quale morì fra noi la
mente colpito non dalla pena, ma dal donare la responsabilità del governo per maestà del romano imperio». Altri perso-
grande numero di ignavi puniti nell’Antin- la solitudine dell’eremo; la sua rinuncia naggi indicati successivamente dai cri-
ferno. Fin da questo momento, egli ma- favorì l’elezione del cardinale Pietro Be- tici, con varie motivazioni, sono Pilato,
nifesta la sua visione pessimistica della nedetto Caetani, il papa Bonifacio VIII, Diocleziano, Giuliano l’Apostata, il giova-
natura umana, fragile e peccatrice. che fece naufragare le speranze di rifor- ne del Vangelo che rifiutò di seguire Cri-
59-60. vidi … rifiuto: le interpretazioni ma della Chiesa, mentre riaccese le lot- sto (Mt. 19, 16-23).
che la critica ha dato a questi versi nel te tra le fazioni politiche, specialmen- 63. a Dio ... sui: cfr. vv. 40-42 e 50.
tentativo di dare un nome a un danna- te degli Orsini e dei Colonna. Ma già tra 64. mai non fur vivi: la colpa degli igna-
to che Dante non rivela per non conce- gli antichi commentatori nascono le pri- vi è di non essere mai vissuti per un ide-
dere, a lui ignavo, l’onore dell’imperitu- me perplessità, considerando soprat- ale, di essere sempre rimasti inerti e in-
ro ricordo, sono svariate e contrastanti. tutto l’esemplarità della vita di Pietro da differenti.
La maggior parte dei commentatori anti- Morrone, consacrato santo nel maggio 69. fastidiosi vermi: «questi anima-
chi, e con loro anche molti moderni, so- del 1313. Secondo il Benvenuto, si trat- li nascono dai rifiuti e dalla putrefazio-
no concordi nel vedere in questo igna- ta di Esaù che rifiutò la primogenitura a ne, perciò tormentano questi dannati»
vo il monaco Pietro da Morrone che, il 5 favore del fratello Giacobbe per un piat- (Benvenuto). Con tratti di realismo quasi
luglio 1294, fu eletto papa col nome di to di lenticchie (Gn. 25, 27 sgg.); il Buti repellente, esce di scena la schiera de-
Celestino V e resse la Chiesa per soli propone anche Romolo Augustolo «col- gli ignavi.

Scenari
LE PENE DEI DANNATI
Gli ignavi sono i primi spiriti dannati a com-
parire sulla scena della Commedia. Nella loro
rappresentazione sono già presenti gli ele-
menti fondamentali prescelti da Dante per
deinire la condizione delle anime infernali: la
pena corporale, la pena psicologica, e la legge
del «contrappasso» che presiede a entrambe.
Lo stesso principio verrà seguito per la costru-
zione isico-morale del Purgatorio, ma là le
PENA CORPORALE. Tutti i dannati (tranne quelli
pene avranno carattere transitorio e puriicato-
del Limbo, c. IV) sono sottoposti a pene corporali.
re, mentre qui all’Inferno i tormenti sono eter-
Nel caso degli ignavi, sono morsicati da mosconi
ni e punitivi.
e vespe, mentre ai loro piedi il miscuglio di
sangue e lacrime viene raccolto da putridi vermi.

52 Inferno Canto III


Elle rigavan lor di sangue il volto, il loro volto di sangue che, mescolato alle lacrime,
veniva raccolto (ricolto) ai loro piedi da vermi ripu-
che, mischiato di lagrime, a’ lor piedi gnanti (fastidiosi).
69 da fastidiosi vermi era ricolto.
E poi ch’a riguardar oltre mi diedi, 70-75 E quando mi spinsi a guardare più innanzi,
vidi genti a la riva d’un gran iume; vidi delle anime presso la riva di un grande fiume;
per cui dissi: «Maestro, ora concedimi che io cono-
72 per ch’io dissi: «Maestro, or mi concedi sca chi sono, e quale norma (costume) le rende così
ch’i’ sappia quali sono, e qual costume ansiose (pronte) di oltrepassare (il fiume), come io
riesco a vedere attraverso la fioca luce».
le fa di trapassar parer sì pronte,
75 com’i’ discerno per lo ioco lume».
Ed elli a me: «Le cose ti ier conte 76-78 Ed egli mi rispose: «Conoscerai (ti fier
quando noi fermerem li nostri passi conte, ti saranno conosciute) ogni cosa, quando
fermeremo i nostri passi sulla desolata riva (riviera)
78 su la trista riviera d’Acheronte». dell’Acheronte».

70-87 Si è conclusa la prima parte del tatore infernale, coscienti della sentenza virgiliana: «Dimmi, o vergine, che è quel
canto, dedicata all’incontro con gli igna- di condanna e perciò ansiosi, non sen- concorrere verso il fiume? che cosa cer-
vi, e si avvia la seconda, nella quale ver- za terribili presagi, di entrare nel luogo di cano quelle anime?» (Aen. VI, 318-319).
rà narrato l’arrivo sulle rive del fiume espiazione assegnato dalla giustizia di- 75. lo fioco lume: nella luce debole è
Acheronte e l’incontro con Caronte, il vina che essi continuano a bestemmia- possibile scorgere le anime dei dannati.
traghettatore infernale. re. Sono una massa sterminata, trattati 76-78. Ed elli ... d’Acheronte: Virgi-
Il gran fiume (v. 71) è l’Acheronte, che con durezza e grande violenza da Ca- lio rimanda la risposta e, in modo piutto-
secondo la tradizione pagana segnava ronte, che preannuncia loro l’eterna sof- sto brusco, consiglia a Dante di attende-
il confine con l’oltretomba. Gli altri fiu- ferenza. La perdita definitiva della spe- re. Di questo comportamento anomalo si
mi dell’Inferno dantesco sono lo Stige, il ranza del cielo, la convinzione di avere, sono cercate varie spiegazioni; si è visto
Flegetonte e il Cocito. Sull’origine dei fiu- senza possibilità di rimedio, fallito lo sco- un rimbrotto per la curiosità eccessiva e
mi infernali si sono proposte varie teorie, po dell’esistenza, determina in essi l’o- indebita, oppure un rimprovero a Dante,
ma la più condivisa è quella secondo cui dio per l’esistenza stessa e per quelli che in questo caso cattivo lettore dell’Eneide,
una sola corrente alimenta l’unico fiume, ne sono stati i dispensatori. per la scarsa prontezza nel rammenta-
che per quattro volte cambia nome, cor- re l’identico e terrificante spettacolo de-
rente generata dalle lacrime del Veglio di 73. costume: consuetudine, che si rive- scritto da Virgilio nel libro VI del suo po-
Creta (cfr. c. XIV). I dannati stanno sulle la una norma, una legge dell’oltretomba. ema; o ancora un semplice espediente
rive dell’Acheronte in attesa del traghet- 74. le ... pronte: il verso è una memoria retorico per preparare la comparsa di un

PENA PSICOLOGICA.
Sono costretti a
inseguire, nudi,
un’insegna senza
significato e valore.

CONTRAPPASSO. Poiché
hanno vissuto senza passioni e
interessi, senza mai schierarsi,
per salvaguardare solo la
propria privata tranquillità, ora
sono continuamente tormentati
da animali spregevoli, e devono
affannarsi dietro a una bandiera
priva di qualunque identità.

Sulle rive dell’Acheronte 53


79-81 Allora con gli occhi bassi per la vergogna Allor con li occhi vergognosi e bassi,
(vergognosi), per il timore che il mio discorrere gli
fosse molesto (grave), mi trattenni dal parlare fino
temendo no ’l mio dir li fosse grave,
al fiume. 81 inino al iume del parlar mi trassi.
82-87 Ed ecco verso di noi venire su (per) una Ed ecco verso noi venir per nave
barca un vecchio, con pelo bianco per l’età (anti- un vecchio, bianco per antico pelo,
co), che gridava: «Maledette voi, anime malvagie
(prave)! Non sperate di vedere mai più il cielo: io 84 gridando: «Guai a voi, anime prave!
vengo per trasportarvi sull’altra sponda, nelle tene- Non isperate mai veder lo cielo:
bre eterne, nel fuoco (caldo) e nel gelo.
i’ vegno per menarvi a l’altra riva
87 ne le tenebre etterne, in caldo e ’n gelo.
88-93 E tu che sei in questo luogo, anima ancora E tu che se’ costì, anima viva,
in vita, allontanati (pàrtiti) da costoro che sono pàrtiti da cotesti che son morti».
morti». Visto però che non mi allontanavo, disse:
«Seguendo un’altra strada, passando per altri porti,
90 Ma poi che vide ch’io non mi partiva,
non qui, tu giungerai sulla riva; una barca (legno) disse: «Per altra via, per altri porti
più leggera ti dovrà traghettare».
verrai a piaggia, non qui, per passare:
93 più lieve legno convien che ti porti».

nuovo personaggio: Caronte. – fier: for- 82-83. Ed ecco … un vecchio: compa- 83. antico pelo: l’aggettivo antico è rife-
ma arcaica per fien, «saranno». – conte: re il primo, e celebre, demone infernale: rito per ipallagef a pelo anziché a vec-
dal latino cognitae, «chiare». Caronte, il traghettatore delle anime (ve- chio. Si veda anche la descrizione di Ca-
79. vergognosi e bassi: bassi per la di Personaggi a p. 56). Il canto III si con- tone in Pg. I, 34-36.
vergogna; è un’endiadif. nota per il susseguirsi veloce di episodi 87. ne ... gelo: il fuoco e il ghiaccio sono
80. temendo no: solita costruzione alla lati- e personaggi, abbozzati con grande effi- alcune delle innumerevoli pene che tor-
na del verbo timēre, seguito dal ne quando cacia, anche se non particolarmente ela- mentano i dannati.
si paventa un esito non desiderato. Cfr. II, 64. borati. 88. E ... viva: Dante, a differenza degli

Viaggiare nel testo


PORTE E CUSTODI
PORTA DELL’INFERNO (Inferno III)
fiume Acheronte CARONTE traghetta le anime oltre il fiume

PORTA DI DITE (Inferno VIII-IX) DIAVOLI E FURIE s barrano le porte della città per impedire
a Dante il passaggio
uscita dall’Inferno (Inferno XXXIII) LUCIFERO  Dante e Virgilio escono dall’Inferno
aggrappandosi al suo corpo mostruoso
spiaggia del P urgatorio (Purgatorio I) CATONE custode del Purgatorio, accoglie le ani-
me e le avvia alla montagna dell’espia-
zione
(Purgatorio II) ANGELO NOCCHIERO trasporta le anime dei penitenti dalle foci
del Tevere alla spiaggia del Purgatorio

PORTA DEL PURGATORIO (Purgatorio IX) ANGELO GUARDIANO custode della porta del Purgatorio
fiume Letè (Purgatorio XXXI) MATELDA guida Dante nel Paradiso terrestre, aiu-
tandolo al guado purificatore del Letè

54 Inferno Canto III


E ’l duca lui: «Caron, non ti crucciare: 94-96 E la guida (duca) a lui: «Caronte, non ti in-
vuolsi così colà dove si puote collerire: si è stabilito così là dove si può tutto ciò
che si vuole, e non domandare altro».
96 ciò che si vuole, e più non dimandare».
Quinci fuor quete le lanose gote 97-99 Da quel momento (Quinci) si quietarono le
al nocchier de la livida palude, guance coperte di barba al nocchiero della limac-
ciosa palude, che aveva due cerchi (rote) infuocati
99 che ’ntorno a li occhi avea di iamme rote. intorno agli occhi.
Ma quell’anime, ch’eran lasse e nude, 100-102 Ma quelle anime, che erano nude e af-
cangiar colore e dibattero i denti, frante (lasse), cambiarono colore e batterono i denti
appena (ratto che) udirono quelle parole dure (di
102 ratto che ’nteser le parole crude. Caronte).
Bestemmiavano Dio e lor parenti, 103-108 Bestemmiavano contro Dio, contro i ge-
l’umana spezie e ’l loco e ’l tempo e ’l seme nitori (parenti), contro il genere (spezie) umano,
contro il luogo, il tempo, i fondatori (seme) della
105 di lor semenza e di lor nascimenti. loro stirpe (semenza) e gli artefici del loro concepi-
Poi si ritrasser tutte quante insieme, mento (nascimenti). Poi si radunarono tutte quante
forte piangendo, a la riva malvagia insieme, piangendo forte, presso la riva dannata
che attende tutti quelli che non temono Dio.
108 ch’attende ciascun uom che Dio non teme.

altri, è col corpo e, soprattutto, ha la vi- del destino di salvezza riservato a Dante: aggettivi un’interpretazione morale: «las-
ta della Grazia; tutte le anime, nei tre re- dopo la morte, compirà un viaggio diver- se per dolore, non per lunghezza del
gni, si meraviglieranno di questa situazio- so e con diversa destinazione rispetto ai cammino, e nude di consiglio e di aiuto».
ne eccezionale di vivo tra i morti, uomo dannati, quello sul vascello (lieve legno) Ma la descrizione dantesca ha anche un
tra ombre, anima salva tra condannati al- che conduce le anime al Purgatorio (cfr. intento realistico.
la perdizione. Anche le parole di Caron- Pg. II, 13 sgg.). – convien che ti porti: 101. dibattero i denti: riferimento a
te sono riprese dall’Eneide (VI, 388-391). «L’impersonale conviene, seguito da che Mt. 13, 42: «dove c’è pianto e stridore
91-93. Per ... porti: è la prima profezia con il congiuntivo, esprime la nozione di denti».
di cosa che necessariamente avviene» 102. parole crude: le parole di Caron-
(Pagliaro, 1967, p. 256). – porti: in rima te che annunciavano la condanna alle
equivoca con il v. 91. anime.
94. lui: a lui, con funzione di comple- 103-105. Bestemmiavano ... nasci-
mento di termine. menti: i dannati, con la forza che provie-
Il pellegrinaggio di Dante 95-96. vuolsi ... vuole: formula con- ne dalla disperazione, in atteggiamento
è scandito da ostacoli, che sueta, nell’Inferno, per indicare la volon- di titanica sfida, bestemmiano la bontà
si presentano sotto forma di tà di Dio, cui deve obbedire qualunque divina da loro misconosciuta; maledico-
barriere architettoniche o di essere e realtà dell’universo. Il tono del- no chi diede loro la vita che, vanamen-
vive igure. Le rappresentazioni la frase è di comando, e, grazie al ripe- te spesa, è, e sarà per sempre, morte
più immediate sono quelle tuto dittongo -uo, si ha un evidente risul- senza speranza; l’amore di Dio e l’amo-
della porta e del custode; tato sentenzioso, cui anche le potenze re umano, i due princìpi che reggono il
quest’ultimo può assumere a infernali si debbono piegare: qui accade mondo, diventano per essi sorgente di
seconda dei casi ruolo positivo con Caronte, e poi accadrà con Minosse inesauribile odio. L’intera terzina si rifà
o negativo, ma spesso è il (V, 22-24) e Pluto (VII, 11-12), rimuovendo ai libri di Giobbe (3, 3-26) e di Geremia
gli ostacoli al procedere dei due pellegri- (20, 14-18). – parenti: genitori. – ’l seme
tramite unico e indispensabile
ni. – colà: in Paradiso, dove non c’è limi- ... nascimenti: nelle loro imprecazioni,
per il superamento dell’ostacolo.
te alla volontà, dal momento che è spin- i dannati maledicono i fondatori (seme)
Leggere l’opera seguendo
ta solo da buone intenzioni e si muove della loro stirpe (semenza) e l’atto stesso
la trama di «porte e custodi»
sempre all’unisono con la volontà divina. del concepimento e della nascita.
permette di ricostruirne
È un concetto che sarà sviluppato am- 108. che Dio non teme: il timor di Dio
consapevolmente l’impianto piamente nella terza cantica. nella Bibbia non è il pagano terrore per
narrativo, oltre che 98. livida: indicazione anche cromatica: la divinità ma, specialmente nel Nuovo
l’immaginario poetico. plumbea, cupa. Testamento, è l’amore nel rispetto del-
100. lasse e nude: Boccaccio dà agli la legge.

Caronte traghetta le anime 55


109-111 Il demonio Caronte, per mezzo di cenni Caron dimonio, con occhi di bragia
(accennando) con gli occhi rossi come il fuoco (di loro accennando, tutte le raccoglie;
bragia, di brace), le riunisce tutte; batte con il remo
chiunque indugia.
111 batte col remo qualunque s’adagia.
112-117 Come in autunno le foglie si staccano (si Come d’autunno si levan le foglie
levan) una dopo l’altra, finché il ramo vede a terra l’una appresso de l’altra, in che ’l ramo
tutte le sue spoglie, nello stesso modo i malvagi
discendenti (seme) di Adamo si slanciano da quella
114 vede a la terra tutte le sue spoglie,
spiaggia (di quel lito) a uno a uno, secondo i cenni, similemente il mal seme d’Adamo
come fa l’uccello quando risponde al richiamo. gittansi di quel lito ad una ad una,
117 per cenni come augel per suo richiamo.
118-120 Se ne vanno così sull’acqua (onda) cupa, Così sen vanno su per l’onda bruna,
e prima (avanti) che siano giunti all’altra sponda, di e avanti che sien di là discese,
nuovo (anche) un’altra schiera si è qui ammassata.
120 anche di qua nuova schiera s’auna.
121-129 «Figliolo mio», disse il maestro gentile, «Figliuol mio», disse ’l maestro cortese,
«quelli che muoiono in disgrazia (ne l’ira) di Dio da «quelli che muoion ne l’ira di Dio

109. Caron dimonio: Caronte, figura fuocati costituiscono il dettaglio più ca- quelle anime che, preso posto, si ada-
della mitologia pagana, è chiamato con ratterizzante del ritratto fisco di Caronte giano, si siedono, sfinite dalla stanchez-
un appellativo prettamente cristiano; per (cfr. v. 99) e ne connotano fortemente la za.
Dante, e per i teologi medievali, le crea- natura violenta. 112-114. Come ... spoglie: bellissimo e
ture mostruose della mitologia erano in- 110. loro accennando: dopo le parole famosissimo paragone colto dalla poe-
carnazioni demoniache, vere presenze crudeli (vv. 84-87), Caronte si rivolge ai sia di Virgilio (Aen. VI, 309-312): «Quan-
del regno del male ancora operanti nel dannati solo con efficacissime occhiate, te foglie ai primi freddi dell’autunno nei
mondo, non frutto della fantasia o crea- che tutti intendono. boschi cadono o quanti uccelli che pro-
zioni immaginose della poesia. 111. qualunque s’adagia: Caronte, vengono dal mare giungono sulla riva,
109. con occhi di bragia: gli occhi in- dalla prua della nave, batte col remo quando la stagione li costringe a fuggi-

Personaggi
Caronte
Figlio dell’Erebo e della Notte, nella mitologia greca, etrusca e latina traghettava le
anime dei morti sulle rive dell’Acheronte. Figura sconosciuta a Esiodo e Omero, eb-
be grande diffusione popolare nella cultura successiva.
Dante lo rappresenta, seguendo la tradizione letteraria e iconograica, come un vec-
chio demonio con gli occhi infuocati, violento e crudele. Il modello letterario cui si
rifà Dante è ancora direttamente Virgilio, che così ritrae il nocchiero dell’Antinferno
(Aen. VI, 298-304): «Traghettatore orrendo, Caronte irto e pauroso, guarda il iume e
l’acqua; gli scende dal mento una lunga barba bianca, e sbarra gli occhi di iamma;
dalle spalle gli pende, annodato, un mantello. Da solo spinge con il remo la barca e governa le vele, ormai vecchio tra-
sporta nella sua nera barca le ombre, ma cruda e salda è la vecchiaia del dio». Pur discostandosi un poco, per gli ac-
centi di maggior drammaticità, la descrizione dantesca è fedele alla matrice virgiliana.
Con Caronte inizia la lunga galleria di mostri infernali che Dante riprende dalla tradizione pagana adattandola all’e-
scatologia cristiana. La sua igura e la sua funzione trovano diretta corrispondenza nel Purgatorio, sdoppiate nei perso-
naggi di Catone (c. I) e dell’Angelo nocchiero (c. II). Con il primo condivide il ruolo di «guardiano» del regno e l’imma-
gine isica (Caronte è un vecchio, bianco per antico pelo, dalle lanose gote e con occhi di bragia; Catone lunga la barba
e di pel bianco / portava, a’ suoi capelli simigliante, / de’ quai cadeva al petto doppia lista); con l’Angelo ha in comune il
ruolo di traghettatore delle anime.

56 Inferno Canto III


123 tutti convegnon qui d’ogne paese; ogni parte (paese) si trovano (convegnon) tutti qui;
e pronti sono a trapassar lo rio, e sono così ansiosi di attraversare il fiume, poiché
la divina giustizia li sospinge in modo tale, che la
ché la divina giustizia li sprona, paura si converte (si volve) in desiderio. Di qui non
126 sì che la tema si volve in disio. passa mai anima in grazia (buona), perciò (però) se
Caronte si lamenta di te, puoi facilmente intendere
Quinci non passa mai anima buona; che cosa significhi (suona) il suo parlare».
e però, se Caron di te si lagna,
129 ben puoi sapere omai che ’l suo dir suona».
Finito questo, la buia campagna 130-132 Terminate queste parole (questo), la terra
tremò sì forte, che de lo spavento senza luce (buia campagna) tremò così forte, che
il ricordo (mente) dello spavento ancora mi inonda
132 la mente di sudore ancor mi bagna. di sudore.
La terra lagrimosa diede vento, 133-136 Quella terra bagnata di lacrime (lagrimosa)
che balenò una luce vermiglia sprigionò (diede) un vento, che provocò un lampo
dalla luce rossastra che sopraffece (vinse) ogni
la qual mi vinse ciascun sentimento; mia facoltà (sentimento); e caddi come l’uomo che
136 e caddi come l’uom cui sonno piglia. prende sonno.

re sull’oceano alla ricerca di regioni so- che sottolinea l’acutezza di Dante nell’a- pi dell’Eneide (VI, 441). – diede vento: il
leggiate». nalisi dell’animo umano. terremoto, secondo i medievali, era ori-
115. il mal seme d’Adamo: i peccatori, 127-129. Quinci ... suona: il signifi- ginato dall’uscita dalle viscere della ter-
malvagi discendenti di Adamo. cato della terzina è chiaro alla luce dei ra di vapori in essa formati dall’umidità e
116. gittansi: il verbo è al plurale e con- vv. 88-93. dal riscaldamento del sole.
cordato a senso con il singolare mal se- 130. Finito questo: al termine del di- 134. che ... vermiglia: dopo il terremo-
me. scorso chiarificatore di Virgilio, un ter- to, un baleno squarcia le tenebre infer-
117. per ... richiamo: la similitudinef remoto improvviso, seguito da un acce- nali, illuminando di luce sinistra il pae-
è tratta dalle abitudini venatorie: si atti- cante bagliore, scuote la pianura in cui saggio.
rano gli uccelli verso le reti e le trappole lento scorre l’Acheronte. 136. e ... piglia: la perdita dei sensi e il
per mezzo di suoni o di esche che ser- 131. de lo spavento: il ricordo dell’or- sonno sono artifici cui Dante ricorre an-
vono da richiamo. ribile evento riempie ancora di spaven- che in V, 142, forse per omettere spie-
119. di là: dalla sponda opposta a quel- to il poeta. gazioni e per alleggerire il racconto. Du-
la dove si trovano i due poeti. 133. La terra lagrimosa: bagnata dalle rante questo sonno, Dante, con modalità
120. nuova schiera: Dante, con di- lacrime dei dannati. L’espressione ricor- che non vengono chiarite, verrà traspor-
sposizione d’animo quasi apocalitti- da anche il lacrimarum valle della pre- tato oltre l’Acheronte, nel primo cerchio
ca, insiste sulla massa innumerevole e ghiera Salve Regina e il lugentes cam- dell’Inferno.
pressante di persone che, morendo in
peccato, sono dannate all’Inferno.
121. Figliuol mio: il tono familiare del-
le parole di Virgilio giustifica il seguen- Dante oggi
te cortese, epiteto riferito al maestro che
adesso si accinge a rispondere alle do- Sito su Dante dell’Università
mande rivoltegli da Dante ai vv. 72-75. americana di Princeton
124. lo rio: il fiume Acheronte. Fin La prestigiosa Università di Prin-
dall’antichità greca, è uno dei fiumi che ceton, dove hanno insegnato illu-
caratterizzano la struttura dei mondi stri dantisti come Charles Sin-
gleton (1909-1985), dal 1999 ha
dell’oltretomba.
aperto un sito tra i più completi e
126. sì ... disio: le anime, consape- aggiornati su Dante; può essere
voli ormai della terribile sentenza sen- utilmente consultato per la vita,
za appello, sospirano l’abbreviazione le opere, letture critiche, risorse
dell’attesa e desiderano si realizzi al più multimediali (illustrazioni, audio,
presto, seppure piene di terrore, la con- cartine).
danna cui sono destinate. L’osservazio- http://etcweb.princeton.edu/dante/index.html
ne è anche un rilievo di tipo psicologico,

Caronte traghetta le anime 57


Leggiamo il canto PAGINE DIGITALI
LETTURA CRITICA Ɣ PAROLA CHIAVE DEL CANTO Ɣ CONSIGLI DI LETTURA

R aramente un canto della Commedia si isola con tanta naturalezza e spontaneità rispetto a quelli
che lo precedono e lo seguono, come questo terzo della prima cantica…
Natalino Sapegno

LA NARRAZIONE suno, e Virgilio conclude la spiegazione sul loro stato con


uno sdegnoso non ragioniam di lor, ma guarda e passa (v. 51).
Ɣ LA PORTA DELL’INFERNO Ɣ CARONTE
Il canto si apre con la trascrizione delle drammatiche pa-
role incise sulla porta dell’Inferno. Si tratta di un’ineso- Personaggio principale del canto, la igura di Caronte è di
rabile condanna: attraverso quel varco, voluto da Dio, si derivazione pagana e Dante lo raigura sulle tracce delle
entra nel dolore della città infernale, tra le anime perdute. fonti virgiliane (Aen. vi, 295 sgg.): il nocchiero infernale è
L’iscrizione, e la sua collocazione a incipitf, segnano uno un vecchio canuto, con gli occhi di fuoco, che avanza sul-
stacco netto con l’atmosfera lirica del canto precedente. le acque dell’Acheronte minacciando le anime che viene a
raccogliere. La rappresentazione ha però una eicacia re-
Ɣ IL CANTO DI CARONTE alistica, una violenza di gesti e di parole che erano estra-
nee alla poesia di Virgilio. Caronte è la prima delle igu-
Dopo la concettualità del canto precedente, il racconto en- re mitologiche «reinventate» da Dante quali demoni e
tra nel vivo degli avvenimenti con forti suggestioni dram- custodi dei luoghi infernali, con una tecnica che, parten-
matiche. Succedono qui molti episodi di valore simboli- do dagli originali classici, le trasigura con caratteristiche
co: il valico della porta infernale, l’incontro con la schiera del tutto originali. Incontreremo presto altri esempi: Mi-
degli ignavi, l’arrivo alla riva dell’Acheronte con l’afollarsi nosse nel canto v, Cerbero nel canto vi. Nel disegno ge-
delle anime dannate, l’attraversamento del iume. A do- nerale dell’opera, Caronte corrisponde a Catone, custode
minare la scena è Caronte, prima igura demoniaca dell’o- del Purgatorio (cfr. Pg. i e ii), e a s. Bernardo, intermedia-
pera, che svolge una funzione determinante: quella di tra- rio ultimo fra Dante e Dio nel cielo Empireo (Pd. xxxi ss.).
ghettare i dannati nel regno infernale e quindi di avviarli
al loro eterno destino di pena. Ɣ LA PROFEZIA DI CARONTE
Ɣ PENA E CONTRAPPASSO Nelle parole di Caronte a Dante si coglie il primo accenno
al suo destino di salvezza. Il nocchiere infernale motiva
Nell’ideare le condizioni dei dannati (e dei penitenti in infatti l’iniziale riiuto a prenderlo sulla barca con il fatto
Purgatorio) Dante segue la logica del contrappasso, im- che egli è ancora vivo, ma anche con la predizione che il
maginando cioè pene corrispondenti alle colpe di cui si suo passaggio al regno dei morti dovrà avvenire in altro
sono macchiati nella vita terrena. Il contrappasso diventa luogo e su un più agile vascello: è il riferimento esplicito
così una regola strutturale dei regni oltremondani, e qui alle anime destinate al Purgatorio, quindi alla salvezza.
la vediamo applicata per la prima volta: gli ignavi in vita
non seppero scegliere, furono avari di passione; ora sono
costretti a inseguire un vessillo anonimo e sono pungo- LE FORME
lati da insetti fastidiosi.
Ɣ LA FORMULA VIRGILIANA
Ɣ I FIUMI DELL’OLTRETOMBA A Caronte, restio a trasportare i due visitatori, Virgilio ri-
Un altro elemento su cui Dante costruisce l’architettu- sponde con parole che ripeterà in numerose occasioni di
ra dei regni oltremondani sono i iumi, e più in generale ostacolo: Vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole (vv.
gli spazi d’acqua. Anche qui si tratta di oggetti eredita- 95-96). La forza della formula, che la trasformerà in det-
ti dalla tradizione classica, ma completamente rielabora- to proverbiale, sintetizza la sacralità del viaggio di Dante,
ti. L’Acheronte è il primo di questi iumi e marca l’entrata voluto da Dio. E alla volontà divina si uniforma di neces-
all’Inferno, che all’altro estremo sarà delimitato dal lago sità la volontà degli esseri infernali: ne è riprova il com-
ghiacciato di Cocito. Così, simmetricamente, la monta- portamento dei dannati che, giunti sulla riva dell’Ache-
gna del Purgatorio sarà delimitata alle sue falde dalle ac- ronte, corrono incontro alla loro pena.
que dell’Oceano e sulla vetta dai iumi Letè ed Eunoè.

I TEMI Le parole che restano ↓

Ɣ GLI IGNAVI
La descrizione del luogo – cupo, senza tempo e risonante
“Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”
di grida e lamenti – e della pena dei dannati – ripugnante Usata quasi sempre con accento ironico o scherzoso, o
e carica d’angoscia – rilette il giudizio morale che Dante con amarezza, l’espressione (v. 9) riprende il minaccioso
ha degli ignavi: disprezzati perché non si schierarono con avvertimento posto sulla porta dell’Inferno per annuncia-
nessuno, coninati in quel luogo scuro e opaco perché ri- re l’entrata in un qualche luogo o in una qualche situazio-
iutati sia da Dio sia dai diavoli, non meritano neppure l’at- ne in cui potrebbero celarsi imprevisti e pericoli.
tenzione dei pellegrini. Dante non ne cita per nome nes-

58 Inferno Canto III


Competenze alla prova ESERCIZI INTERATTIVI

LA NARRAZIONE
1 Indica l’ordine in cui compaiono nel canto le seguenti sequenze narrative:
a. Virgilio indica a Dante le anime degli ignavi: vv.
b. incontro con Caronte: vv.
c. Dante legge un’epigrafe sulla porta di accesso all’Inferno: vv.
d. Dante vede i peccatori afollarsi sulle rive dell’Acheronte: vv.

2 Per quale motivo Caronte si riiuta di far salire Dante sulla barca dei dannati?

I TEMI
3 Quale signiicato ha, per contrappasso, la pena cui sono sottoposti gli ignavi?
4 Con quali diversi personaggi storici è stato identiicato dai commentatori il dannato deinito colui che fece il
gran riiuto? Sottolineali nell’elenco qui di seguito:
Celestino V ◆ Bonifacio VIII ◆ Esaù ◆ Mosè ◆ Giuliano l’Apostata ◆ Tiberio ◆ s. Tommaso ◆ Diocleziano ◆
Giuda ◆ il giovane del Vangelo che riiutò di seguire Cristo ◆ Romolo Augustolo ◆ Romolo ◆ Pilato

5 Quale implicita profezia sul destino di Dante è sottintesa ai vv. 91-93?

6 Con quale argomentazione Virgilio acquieta Caronte?

LE FORME
7 Individua nel canto un esempio di:
a. anafora: vv. c. accumulazione: vv.
b. chiasmo: vv. d. perifrasi: vv.

AVVIO AL SAGGIO BREVE


Il giudizio di Dante nei confronti degli ignavi è di sdegnoso disprezzo: chi nella vita non sa scegliere e quindi
assumere le proprie responsabilità non è degno di considerazione, ed è anzi peggiore dei veri malvagi. È un
pensiero che risale alle origini della tradizione cristiana: si comincia dagli angeli che non si schierarono né con
Dio né con Lucifero, si prosegue con i testi sacri (leggiamo ad esempio in Ap. 3, 16: «poiché non sei né caldo
né freddo, poiché sei tiepido, sto per vomitarti»), e si arriva attraverso molti esempi anche letterari (pensiamo
almeno al «pusillanime» don Abbondio manzoniano) ino ai nostri giorni, con l’estensione della condanna
all’ambito della cultura laica.
Sei d’accordo con tale posizione? Chi indicheresti come «ignavi» nella realtà privata e pubblica che ti circonda, e
in quali comportamenti individueresti la loro negatività morale e sociale?

PER DISCUTERE
L’esistenza e soprattutto l’eternità dell’Inferno sono state messe in discussione in diversi momenti della storia;
il dubbio più grande è costituito dal fatto che è diicile conciliare l’ininta bontà di Dio con la terribile realtà di
una pena così grave e soprattutto eterna. Confrontate le vostre opinioni in merito.

SCRIVERE CON DANTE


Istituisci un confronto tra il Caronte dantesco descritto in questo canto e presentato come traghettatore
implacabile delle anime dannate alle porte dell’inferno e la rappresentazione che Michelangelo fa nell’afresco
del Giudizio inale della Cappella Sistina: in quale atteggiamenti si pone il pittore di fronte al testo di Dante? Puoi
consultare la scheda dello studioso Carmelo Occhipinti nel sito:
www.treccani.it/scuola/tesine/divina_commedia_e_iconograia/11.html

Canto III 59
Canto IV
Il canto del Limbo
TEMPO il Saladino, Aristotele, Socrate, Platone, Democrito,
venerdì santo 8 aprile 1300, sera Diogene, Anassagora, Talete, Empedocle, Eraclito,
Zenone, Dioscoride, Orfeo, Cicerone, Lino, Seneca,
LUOGO Euclide, Tolomeo, Ippocrate, Avicenna, Galeno, Averroè
CERCHIO I: Limbo
Il primo cerchio è suddiviso in due zone: nella prima regna PENA E CONTRAPPASSO
l’oscurità, e s’odono soltanto i sospiri dolorosi delle anime; Sono gli unici dannati a subire una pena solo spirituale:
nella seconda s’apre uno spazio illuminato da un fuoco e, al per contrappasso, loro che non hanno conosciuto Cristo,
centro, difeso da sette cerchi di mura e da un fiumicello, si ora desiderano contemplare Dio ma non possono.
erge un castello, nel cui interno si aggirano gli spiriti magni.

PECCATORI
Anime giuste non battezzate
Sono coloro che, pur senza peccato, non hanno ricevuto
il battesimo o non hanno conosciuto la fede cristiana.

PERSONAGGI
Dante, Virgilio, Omero, Orazio, Ovidio, Lucano, Elettra,
Ettore, Enea, Cesare, Camilla, Pentesilea, Latino,
Lavinia, Bruto, Lucrezia, Giulia, Marzia, Cornelia,
SPIRITI MAGNI LIMBO

CERCHIO I
NON BATTEZZATI

60
Sommario ↓ GIOCO DIDATTICO INTERATTIVO

vv. 1-42 La discesa nel Limbo


Superato il fiume Acheronte, Virgilio guida Dante nella discesa al Limbo, dove sono relegati i bambini
morti privi di battesimo e gli spiriti giusti che non conobbero la fede cristiana e che quindi non si pote-
rono salvare.

vv. 43-63 I dubbi di Dante


Dante prova grande dolore e sconcerto. Chiede quindi a Virgilio se mai qualcuno sia uscito dal Limbo.
Il maestro ricorda la discesa agli Inferi di Cristo, dopo la Passione, e la liberazione dei Patriarchi e degli
Ebrei dell’Antico Testamento, vissuti nell’attesa del Messia.

vv. 64-105 L’incontro con i sommi poeti


Mentre attraversano il Limbo affollato di anime, da una zona luminosa, dove sono accolti coloro che si
sono distinti per meriti e hanno ottenuto fama e riconoscimenti, si fanno loro incontro gli spiriti di quat-
tro sommi poeti: si tratta di Omero, Orazio, Ovidio e Lucano, che li salutano con dignitoso affetto, acco-
gliendo Dante nella loro compagnia, mentre si dirigono verso il luogo illuminato.

vv. 106-151 Il castello degli spiriti magni


I poeti giungono al luminoso castello degli spiriti magni, di coloro cioè che si distinsero per il coraggio
nelle armi o per l’altezza dell’ingegno, e che si dedicarono con passione e orgoglio a grandi cause. Ol-
tre le sette cerchia di mura si distende un verde prato sul quale si muovono le anime dei sommi perso-
naggi del passato, e la loro vista emoziona Dante. Poi, congedandosi dagli altri poeti, Dante e Virgilio
escono dal castello e dal Limbo, e riprendono il cammino nell’aria buia dei luoghi infernali.

Leggiamo il canto
Ɣ IL LUOGO DELL’AZIONE: IL LIMBO lio come massimo poeta, nel riverente saluto a lui rivolto
dagli altri grandi poeti dell’antichità.
Ripreso e adattato dall’oltretomba tipico della cultura clas-
sica, il luogo concentra su di sé i motivi più signiicativi del
canto:
Ɣ L’INCONTRO CON I POETI
 Ɣunicità ed eccezionalità della condizione dei dannati, che La solenne comparsa dei grandi poeti dell’antichità (Ome-
scontano la pena spirituale della privazione di Dio, in as- ro, Ovidio, Orazio e Lucano, oltre naturalmente a Virgilio) è
senza di punizioni corporali; implicita deinizione, da parte di Dante, delle gerarchie ar-
 Ɣsede eterna dell’anima di Virgilio; tistiche e culturali di riferimento. Inizia così la lunga serie
 Ɣil castello degli spiriti sommi, luogo privilegiato dagli evi- di incontri con poeti che si protrarrà nelle tre cantiche, ino
denti signiicati simbolici; a costituire un percorso speciico e privilegiato attraverso il
 Ɣl’incontro con i sommi poeti dell’antichità; quale Dante sviluppa la propria rilessione e i propri giudi-
 Ɣla questione teologica della salvezza e del battesimo, e la zi sull’attività artistica. In questo caso, poi, è con orgoglio, e
discesa di Cristo nel Limbo. allusione autobiograica, che egli si unisce ai sommi poeti
antichi e si raigura come sesto tra cotanto senno.
Ɣ VIRGILIO E IL LIMBO
Il fatto che Virgilio, prima sommo esempio di arte poe- Ɣ QUESTIONE TEOLOGICA: IL BATTESIMO
tica e ora guida spirituale di Dante in questo ecceziona- Trattando dei destini dei dannati del Limbo, Dante si trova
le viaggio nell’oltretomba, abbia la sua eterna sede proprio a toccare uno dei problemi teologici che più lo tormenta-
nel Limbo, conferisce particolare intensità al canto. In tutta rono, cioè il perché della dannazione, sia pure senza pene
la Commedia il particolare destino di Virgilio ritorna come corporali, di anime innocenti come quelle dei bambini e
motivo psicologico della narrazione, e qui ha la sua massi- quelle di persone virtuose quali i numerosi pagani che non
ma espressione: è Virgilio che insiste nel voler spiegare le conobbero Cristo perché vissuti in luoghi o tempi lontani
caratteristiche del luogo, nello speciicare che questi spiriti dalla sua rivelazione. Qui vi è solo l’esposizione dello stato
non peccarono e anzi furono virtuosi ed eccellenti, nel nar- delle cose, ma Dante si porterà dietro questo dubbio ino
rare e magniicare la discesa di Cristo per portare in cielo in Paradiso, dove sarà inalmente discusso e chiarito pro-
le anime dei salvati. Sempre qui è la celebrazione di Virgi- prio nel cielo della giustizia divina.

61
AUDIOLETTURA DEL CANTO

Canto IV VIDEO: I LUOGHI DELLA NARRAZIONE

1-6 Mi interruppe il sonno profondo (l’alto) nella te-


sta un forte (greve) tuono, così che io mi risvegliai,
R uppemi l’alto sonno ne la testa
un greve truono, sì ch’io mi riscossi
come chi è destato bruscamente (per forza); e volsi
intorno lo sguardo (l’occhio) riposato, levatomi in 3 come persona ch’è per forza desta;
piedi (dritto levato), e guardai con attenzione (fiso) e l’occhio riposato intorno mossi,
per riconoscere il luogo dov’ero.
dritto levato, e iso riguardai
6 per conoscer lo loco dov’io fossi.
7-12 Certo è che mi trovai sull’orlo (proda) di quella Vero è che ’n su la proda mi trovai
cavità infernale (valle d’abisso) piena di sofferenza de la valle d’abisso dolorosa
(dolorosa) che raccoglie (accoglie) il fragore (’ntrono)
di lamenti (guai) senza fine. Era buia, profonda e 9 che ’ntrono accoglie d’ininiti guai.
nebbiosa, tanto che, per quanto aguzzassi la vista Oscura e profonda era e nebulosa
(viso) in profondità, io non distinguevo nulla.
tanto che, per iccar lo viso a fondo,
12 io non vi discernea alcuna cosa.
13-15 «Ora discendiamo giù nel mondo senza luce «Or discendiam qua giù nel cieco mondo»,
(cieco)», cominciò a dire il poeta molto pallido. «Io
camminerò davanti, e tu mi seguirai».
cominciò il poeta tutto smorto.
15 «Io sarò primo, e tu sarai secondo».
16-18 E io, che mi ero accorto del suo pallore (color), E io, che del color mi fui accorto,
dissi: «Come potrei seguirti, se hai paura (paventi) dissi: «Come verrò, se tu paventi
anche tu, che sei solito essere sostegno (conforto)
al mio esitare (dubbiare)?». 18 che suoli al mio dubbiare esser conforto?».
19-24 Ed egli a me: «È l’angoscia per la condizio- Ed elli a me: «L’angoscia de le genti
ne delle anime che qui si trovano, a riflettermi sul che son qua giù, nel viso mi dipigne
viso quella pietà da te intesa come paura (tema).
Andiamo, poiché ci incalza (sospigne) un lungo cam- 21 quella pietà che tu per tema senti.
mino». Così dicendo entrò (si mise) e mi introdusse Andiam, ché la via lunga ne sospigne».
nel primo cerchio (si tratta del Limbo) che circonda
(cigne) il baratro infernale. Così si mise e così mi fé intrare
24 nel primo cerchio che l’abisso cigne.
25-30 Qui, per quanto si riusciva a sentire, non c’era Quivi, secondo che per ascoltare,
(non avea) pianto ma soltanto (mai che) sospiri che non avea pianto mai che di sospiri
facevano tremare l’aria di quel luogo eterno; questo
accadeva per le sofferenze non dovute a tormenti 27 che l’aura etterna facevan tremare;
fisici (martìri), che pativano quelle schiere, che erano ciò avvenia di duol sanza martìri,
molte e numerose, di bambini, di donne e uomini
(viri). ch’avean le turbe, ch’eran molte e grandi,
30 d’infanti e di femmine e di viri.

62 Inferno Canto IV
Lo buon maestro a me: «Tu non dimandi 31-39 Il buon maestro mi disse: «Non mi domandi
che spiriti son questi che tu vedi? chi sono questi spiriti che vedi? Ora io voglio che tu
sappia, prima che tu proceda (andi) oltre, che essi non
33 Or vo’ che sappi, innanzi che più andi, peccarono; il fatto che abbiano dei meriti (mercedi),
ch’ei non peccaro; e s’elli hanno mercedi, non è sufficiente (per essere salvati), perché non ri-
cevettero il battesimo, che è l’accesso indispensabile
non basta, perché non ebber battesmo, (la porta) della fede in cui tu credi; e se sono vissuti
36 ch’è porta de la fede che tu credi; prima del cristianesimo, non adorarono Dio in modo
dovuto (debitamente): e tra costoro sono io stesso.
e s’e’ furon dinanzi al cristianesmo,
non adorar debitamente a Dio:
39 e di questi cotai son io medesmo.
Per tai difetti, non per altro rio, 40-42 Per tale mancanza (difetti), non per altra col-
semo perduti, e sol di tanto ofesi pa (rio), siamo condannati (perduti), puniti (offesi)
soltanto in questo: che viviamo nel desiderio (della
42 che sanza speme vivemo in disio». salvezza) senza speranza».
Gran duol mi prese al cor quando lo ’ntesi, 43-50 Un grande dolore mi strinse il cuore quando
lo ascoltai, perché capii che anche genti di grande
però che gente di molto valore valore erano sospese (tra il desiderio della salvezza
45 conobbi che ’n quel limbo eran sospesi. e la dannazione, tra l’assenza di gioia e l’assenza di
«Dimmi, maestro mio, dimmi, segnore», dolore) in quel Limbo. «Dimmi, maestro mio, dimmi,
signore», cominciai io a dire, volendo essere confer-
comincia’ io per volere esser certo mato con quella fede che supera ogni dubbio (erro-
48 di quella fede che vince ogne errore: re): «di qui è mai uscito qualcuno per merito proprio
o di altri, che poi fosse beato (salisse al Paradiso)?».
«uscicci mai alcuno, o per suo merto
o per altrui, che poi fosse beato?».
51 E quei che ’ntese il mio parlar coverto, 51-54 Ed egli, che aveva inteso il mio parlare per
allusioni (coverto), rispose: «Mi trovavo ancora da po-
rispuose: «Io era nuovo in questo stato, co tempo in questa condizione, quando vidi giungere
quando ci vidi venire un possente, un potente, coronato con l’emblema della vittoria (si
riferisce a Cristo, disceso agli Inferi dopo la morte in
54 con segno di vittoria coronato. croce e prima della resurrezione).
Trasseci l’ombra del primo parente, 55-63 Trasse di qui (Trasseci, portò via da Limbo)
d’Abèl suo iglio e quella di Noè, l’anima (l’ombra) di Adamo, primo padre (parente)
dell’umanità, di suo figlio Abele e di Noè, di Mosè
57 di Moïsè legista e ubidente; legislatore e ubbidiente; il patriarca Abramo e il re
Abraàm patrïarca e Davìd re, Davide, Giacobbe (Israèl) con il padre Isacco e i figli
e la moglie Rachele, per sposare la quale per lungo
Israèl con lo padre e co’ suoi nati tempo (tanto) lavorò (fé), e insieme molti altri, e li
60 e con Rachele, per cui tanto fé, rese beati. E voglio che tu sappia che, prima di loro
(dinanzi ad essi), nessun uomo si era salvato».
e altri molti, e feceli beati.
E vo’ che sappi che, dinanzi ad essi,
63 spiriti umani non eran salvati».
Non lasciavam l’andar perch’ei dicessi, 64-66 Non interrompevamo il cammino perché egli
ma passavam la selva tuttavia, parlava, ma attraversavamo ancora (tuttavia) la selva,
la selva, voglio dire, affollata (spessi) di anime.
66 la selva, dico, di spiriti spessi.
Non era lunga ancor la nostra via 67-72 Non avevamo ancora percorso un lungo
di qua dal sonno, quand’io vidi un foco tratto di strada dal punto in cui ero caduto per il
sonno, quando vidi un fuoco che vinceva le tenebre
69 ch’emisperio di tenebre vincia. formando un emisfero illuminato. Eravamo ancora un
Di lungi n’eravamo ancora un poco, poco distanti di lì, ma non tanto che io non scorgessi,
almeno in parte, che in quel luogo (la zona illuminata)
ma non sì ch’io non discernessi in parte dimorava gente degna di onore (orrevol).
72 ch’orrevol gente possedea quel loco.

L’incontro con i sommi poeti 63


73-75 «O tu che onori la dottrina e l’arte, chi sono «O tu ch’onori scïenzïa e arte,
costoro che ricevono un tale onore che li separa (di- questi chi son c’hanno cotanta onranza,
parte) dalla condizione (modo) degli altri?».
75 che dal modo de li altri li diparte?».
76-78 Ed egli a me: «La onorevole fama (nominan- E quelli a me: «L’onrata nominanza
za) di loro, che risuona ancora nel mondo terreno che di lor suona sù ne la tua vita,
dove tu vivi, ottiene a essi meriti in cielo che così li
privilegia».
78 grazïa acquista in ciel che sì li avanza».
79-81 Intanto da me (per me) fu udita una voce: Intanto voce fu per me udita:
«Onorate l’altissimo poeta; torna il suo spirito (l’om- «Onorate l’altissimo poeta;
bra sua) che si era allontanato (dipartita)».
81 l’ombra sua torna, ch’era dipartita».
82-84 Dopo che la voce si interruppe e si spense, Poi che la voce fu restata e queta,
vidi venire verso di noi quattro grandi ombre: ave- vidi quattro grand’ombre a noi venire:
vano un aspetto né triste né lieto.
84 sembianz’avevan né trista né lieta.
85-90 Il buon maestro cominciò a dire: «Osserva Lo buon maestro cominciò a dire:
quello con la spada in pugno, che precede gli al- «Mira colui con quella spada in mano,
tri tre come loro signore (sire): quello è Omero, il
sommo poeta; l’altro che segue è Orazio, il poeta 87 che vien dinanzi ai tre sì come sire:
satirico (satiro); Ovidio è il terzo, e l’ultimo è Lucano. quelli è Omero poeta sovrano;
l’altro è Orazio satiro che vene;
90 Ovidio è ’l terzo, e l’ultimo Lucano.
91-93 Poiché ognuno ha in comune (si convene) Però che ciascun meco si convene
con me il nome che quella voce solitaria ha fatto ri- nel nome che sonò la voce sola,
suonare (cioè l’appellativo e la condizione di sommo
poeta), mi rendono onore, e fanno bene».
93 fannomi onore, e di ciò fanno bene».
94-96 Così io vidi riunirsi quella prestigiosa com- Così vid’i’ adunar la bella scola
pagnia (scola) di quel maestro (segnor) della più di quel segnor de l’altissimo canto
eccelsa poesia (canto) che si innalza sugli altri come
l’aquila vola (più alta degli altri uccelli).
96 che sovra li altri com’aquila vola.
97-102 Dopo che ebbero parlato (ragionato) al- Da ch’ebber ragionato insieme alquanto,
quanto insieme, si rivolsero a me con un cenno di volsersi a me con salutevol cenno,
saluto; il mio maestro sorrise di questo; e mi fecero 99 e ’l mio maestro sorrise di tanto;
(fenno) ancora più onore, perché mi accolsero nella
loro schiera, in modo che io fui sesto fra poeti di e più d’onore ancora assai mi fenno,
tanto ingegno (senno). ch’e’ sì mi fecer de la loro schiera,
102 sì ch’io fui sesto tra cotanto senno.
103-105 Arrivammo così fino alla luce (lumera), Così andammo inino a la lumera,
discorrendo di cose che è bello passar sotto silen- parlando cose che ’l tacere è bello,
zio, così com’era bello parlarne là dove mi trovavo.
105 sì com’era ’l parlar colà dov’era.
106-111 Giungemmo ai piedi di un nobile castello, Venimmo al piè d’un nobile castello,
circondato (cerchiato) da sette cerchi di alte mura, sette volte cerchiato d’alte mura,
difeso tutto intorno da un bel corso d’acqua. Lo
attraversammo come fosse terra asciutta (dura); io 108 difeso intorno d’un bel iumicello.
entrai con questi savi attraverso sette porte: giun- Questo passammo come terra dura;
gemmo in un prato di tenera erba (verdura).
per sette porte intrai con questi savi:
111 giugnemmo in prato di fresca verdura.
112-117 Lì vi erano persone dallo sguardo posato e Genti v’eran con occhi tardi e gravi,
solenne, con grande autorità nell’aspetto. Parlavano di grande autorità ne’ lor sembianti:
pacatamente (rado), con voce soave. Ci mettemmo
114 parlavan rado, con voci soavi.

64 Inferno Canto IV
Traemmoci così da l’un de’ canti, (Traemmoci) così su uno di quei lati (canti), in un
in loco aperto, luminoso e alto, luogo aperto, illuminato dal sole ed elevato, in modo
da poterli vedere tutti.
117 sì che veder si potien tutti quanti.
Colà diritto, sovra ’l verde smalto, 118-120 Là, di fronte a me (diritto), sopra il verde
mi fuor mostrati li spiriti magni, prato (smalto), mi furon mostrati gli spiriti magna-
nimi, ed esulto nel mio intimo (in me stesso) per
120 che del vedere in me stesso m’essalto. averli veduti.
I’ vidi Eletra con molti compagni, 121-129 Vidi Elettra con molti compagni, tra i qua-
tra’ quai conobbi Ettòr ed Enea, li riconobbi Ettore ed Enea, Cesare in armi dagli
occhi minacciosi e fieri (grifagni). Vidi Camilla e la
123 Cesare armato con li occhi grifagni. Pentesilea; dalla parte opposta vidi il re Latino che
Vidi Cammilla e la Pantasilea; sedeva insieme a sua figlia Lavinia. Vidi quel Bruto
che cacciò Tarquinio il Superbo (l’ultimo re di Ro-
da l’altra parte vidi ’l re Latino ma), Lucrezia (moglie di Collatino), Giulia (figlia di
126 che con Lavina sua iglia sedea. Giulio Cesare), Marzia (moglie di Catone l’Uticense),
Vidi quel Bruto che cacciò Tarquino, Cornelia (madre dei fratelli Gracchi); e da solo, in
disparte (in parte), vidi il Saladino (sultano d’Egitto).
Lucrezia, Iulia, Marzïa e Corniglia;
129 e solo, in parte, vidi ’l Saladino.
Poi ch’innalzai un poco più le ciglia, 130-144 Dopo che sollevai un poco gli occhi,
vidi ’l maestro di color che sanno vidi il maestro di tutti i sapienti (Aristotele) sedere
in mezzo al gruppo di filosofi (filosofica famiglia).
132 seder tra ilosoica famiglia. Tutti lo ammirano e tutti gli fanno onore: qui vidi
Tutti lo miran, tutti onor li fanno: Socrate e Platone che, davanti a tutti gli altri, gli
stanno più vicini (più presso); vidi Democrito che
quivi vid’ïo Socrate e Platone, ritiene (pone) il mondo nato dal caos (a caso), Dio-
135 che ’nnanzi a li altri più presso li stanno; gene, Anassagora e Talete, Empedocle, Eraclito
Democrito che ’l mondo a caso pone, e Zenone; e vidi l’abile classificatore delle qualità
(del quale) delle erbe, Dioscoride, voglio dire; e vidi
Dïogenès, Anassagora e Tale, Orfeo, Tullio (Cicerone), Lino (mitico poeta greco) e
138 Empedoclès, Eraclito e Zenone; Seneca, il filosofo morale; Euclide studioso di geo-
metria e Tolomeo (l’astronomo), Ippocrate (medico
e vidi il buono accoglitor del quale, greco), Avicenna (filosofo arabo) e Galeno (medico
Dïascoride dico; e vidi Orfeo, e filosofo greco), Averroè (filosofo arabo), che fece il
141 Tulïo e Lino e Seneca morale; famoso commento (al pensiero di Aristotele).

Euclide geomètra e Tolomeo,


Ipocràte, Avicenna e Galïeno,
144 Averoìs che ’l gran comento feo.
Io non posso ritrar di tutti a pieno, 145-147 Non posso riferire di tutti in modo esauriente
però che sì mi caccia il lungo tema, (a pieno), poiché l’ampio argomento (il lungo tema)
mi incalza (mi caccia), tanto che la narrazione molte
147 che molte volte al fatto il dir vien meno. volte trascura (vien meno) i fatti.
La sesta compagnia in due si scema: 148-151 La compagnia dei sei (sesta) poeti dimi-
per altra via mi mena il savio duca, nuisce (si scema) di due: per un cammino diverso
mi conduce la saggia guida, lontano da quel luogo
fuor de la queta, ne l’aura che trema. di pace verso dove l’aria trema (di sospiri e lamen-
151 E vegno in parte ove non è che luca. ti). E giungo in una parte dove non c’è nulla che
sia illuminato.

Il castello degli spiriti magni 65


Canto V
Il canto di Paolo e Francesca
TEMPO PENA E CONTRAPPASSO
venerdì santo 8 aprile, ultime ore Li colpisce un vento furioso che non si acquieta, non conosce
sosta e li sospinge trascinandoli rovinosamente per tutto
LUOGO il girone. Per contrappasso queste anime che in vita si sono
CERCHIO II: lussuriosi lasciate portare dalla tempesta delle passioni, ora subiscono
Una landa priva di luce, battuta da tremende raffiche di vento. le offese di questa eterna tempesta infernale.

PECCATORI
Lussuriosi
Sono peccatori che hanno ricercato le soddisfazioni dei sensi
contro ogni regola, abbandonandosi smodatamente alle
passioni, tanto da sottomettere la ragione al talento.

PERSONAGGI
Dante, Virgilio, Minosse, Francesca da Rimini,
Paolo Malatesta, Semiramide, Didone, Cleopatra,
Elena, Achille, Paride, Tristano

MINOSSE

PAOLO FRANCESCA

CERCHIO II
LUSSURIOSI
ANIME TRASCINATE
DAL FORTE VENTO

66
Sommario ↓
vv. 1-24 Minosse, il giudice infernale
Senza fornire precisi ragguagli al lettore, Dante e Virgilio scendono al secondo girone dei lussuriosi; al-
la sua guardia sta Minosse che, con aspetto minaccioso, ha il compito di assegnare alle anime danna-
te il luogo della pena eterna. Il giudice infernale, vedendo che Dante è ancora vivo e non è in peccato,
lo ammonisce di non fidarsi della spaziosità della strada che si accinge a percorrere e neppure di Vir-
gilio come guida. Quest’ultimo però riesce a sedarlo, grazie a una frase già sperimentata con Caronte.

vv. 25-69 Il girone dei lussuriosi


I due poeti entrano nel luogo dove sono puniti i lussuriosi, travolti dalla bufera che castiga l’insana pas-
sione. Una schiera di anime che fanno di sé lunga riga incuriosisce Dante, che chiede notizie al maestro.
Virgilio prontamente risponde, ed elenca alcuni di questi lussuriosi, morti in modo cruento. Si soffer-
ma su Semiramide e poi addita donne e uomini, protagonisti del passato mitologico e storico: Didone,
Cleopatra, Elena la cui bellezza ha scatenato la guerra di Troia, Achille, Paride, Tristano.

vv. 70-107 L’incontro con Paolo e Francesca


Dante scorge due anime che procedono insieme e sono al vento più leggere; egli domanda a Virgi-
lio di potersi intrattenere con loro e quando si accostano le invita a restare e a parlare; quasi fossero
due colombe ansiose di giungere al loro nido, esse si fermano desiderose. Sono gli spiriti di due infe-
lici amanti, uniti anche nell’eternità: Paolo e Francesca da Rimini. La donna rammenta la città natale,
Ravenna, e accenna al suo innamoramento per Paolo, seguito dalla tragica morte per mano del mari-
to Gianciotto, geloso e vendicativo.

vv. 108-142 Francesca racconta il proprio dramma amoroso


Un grande turbamento assale Dante che pensa ai casi dei due amanti, alla
dolcezza del loro amore così tragicamente concluso. Per conosce-
re meglio la verità, non solo sulla passione di Paolo e Francesca,
ma anche sulla passione amorosa in genere, chiede a France-
sca di parlare ancora. Tra le lacrime, la donna gentile cede al-
la richiesta e ricorda il giorno in cui l’amore, da segreto sospiro,
divenne realtà; ricorda il bacio di Paolo che dischiuse l’amore a
lungo sopito, ma diede anche inizio alla dolorosa tragedia. Qui il
canto giunge al culmine della tensione; tale è la partecipazione
di Dante che, turbato e commosso, perde i sensi.

Francesca racconta
Minosse, il giudice Il girone L’incontro con Paolo
il proprio dramma
infernale dei lussuriosi e Francesca
amoroso
GIOCO
DIDATTICO
INTERATTIVO

La lussuria Due anime peccatrici


Il viaggio di Dante L’amore “folle” che
sottomette la ragione unite per sempre
è deciso da Dio porta alla rovina
al “talento” nell’amore

Stavvi Minòs orribilmente, La bufera infernal, che mai «quei due che ’nsieme vanno, «quel giorno più non
e ringhia non resta, mena li spirti e paion sì al vento esser vi leggemmo avante»
con la sua rapina leggieri»

67
AUDIOLETTURA DEL CANTO

Canto V VIDEO: I LUOGHI DELLA NARRAZIONE

1-6 Discesi dunque (Così) dal primo (primaio) cer-


chio giù nel secondo, che racchiude (cinghia) minor
C osì discesi del cerchio primaio
giù nel secondo, che men loco cinghia
spazio (men loco) ma una maggiore sofferenza, che
tormenta (punge) fino al lamento (a guaio). Qui sta
3 e tanto più dolor, che punge a guaio.
Minosse dall’aspetto orribile e ringhia: esamina le Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia:
colpe (delle anime) sull’entrata; le giudica e le desti-
na (ai rispettivi cerchi infernali) a seconda di quante
essamina le colpe ne l’intrata;
volte si attorciglia la coda. 6 giudica e manda secondo ch’avvinghia.
7-12 Voglio dire che quando l’anima sventurata (mal Dico che quando l’anima mal nata
nata) gli giunge dinanzi, si confessa senza reticenze li vien dinanzi, tutta si confessa;
(tutta): e quel giudice (conoscitor) dei peccati (cioè
Minosse) stabilisce qual è il luogo a essa adatto; si 9 e quel conoscitor de le peccata
cinge con la coda tante volte quanti sono i cerchi vede qual loco d’inferno è da essa;
(gradi) in cui decide che venga precipitata.
cignesi con la coda tante volte
12 quantunque gradi vuol che giù sia messa.

1-12 Il canto si apre con la discesa di marcato gusto medievale. Benvenuto, di Creta. Per la sua fama di sovrano giu-
Dante e Virgilio nel secondo cerchio in- Buti e poi il Landino suggeriscono per sto e saggio, dopo la morte divenne uno
fernale, quello dei lussuriosi. Subito Minosse l’interessante allegoriaf della dei giudici dell’Inferno. Già in Omero e in
compare loro davanti, a impedire il cam- coscienza individuale che per i danna- Virgilio Minosse è indicato come giudice
mino, il giudice infernale, Minosse. Nella ti non è più mezzo di ravvedimento, ma delle anime dell’oltremondo.
ripresa della figura mitologica di Minos- soltanto di rimorso. I tratti di cane rab- 7. mal nata: a differenza delle anime sal-
se, Dante opera una sorta di riduzione bioso attribuiti a Minosse indicano dun- ve che nel Purgatorio (V, 60) e nel Paradi-
al grottesco: il personaggio virgiliano si que il rimordere della coscienza davanti so (V, 115) sono dette ben nate.
presenta con le vesti di un vero e pro- alla gravità del peccato. 8. tutta si confessa: «nessuno può in-
prio giudice, mentre il Minosse dante- gannare la propria coscienza, occul-
sco è un demonio con l’aspetto di cane 2. men loco cinghia: la struttura a cono ro- tando i crimini, come invece si fa a un
furente, divorato dalla rabbia. Nel grotte- vesciato, secondo la quale è concepito l’In- confessore o a un giudice estraneo»
sco è avvolta tutta la rappresentazione, ferno dantesco, implica che, man mano che (Benvenuto).
lungi dalla serietà che l’atto dell’ammini- si discende, lo spazio dei gironi sia sempre 9. conoscitor: giudice esperto, dal lati-
strazione della giustizia comporterebbe, più angusto; la pena invece aumenta, per- no cognitor.
compreso il gesto che stabilisce la con- ché ci si allontana da Dio e ci si avvicina al 13. Sempre: come Caronte senza tre-
danna per i dannati ormai consapevoli centro della terra, dov’è Lucifero. – cinghia: gua traghettava le anime dei dannati, co-
del loro destino di perdizione: Minosse cinge. È un hapaxf, una parola, cioè, usata sì Minosse è instancabile giudice.
si avvolge con la coda e il numero dei gi- questa sola volta nella Commedia. 15. dicono e odono: dicono le loro col-
ri indica il cerchio in cui l’anima sconte- 4. Minòs: personaggio della mitologia pe e odono la condanna.
rà per sempre la sua pena. La scena è di greca. Figlio di Zeus e di Europa, fu re 18. lasciando l’atto: Minosse interrom-

68 Inferno Canto V
Sempre dinanzi a lui ne stanno molte: 13-15 Di fronte a lui sono sempre in tante: una
vanno a vicenda ciascuna al giudizio, dopo l’altra (a vicenda) si presentano al giudizio,
confessano (dicono) e ascoltano (il verdetto) e poi
15 dicono e odono e poi son giù volte. sono precipitate in basso.
«O tu che vieni al doloroso ospizio», 16-20 «O tu che giungi a questo luogo (ospizio) di
dolore», disse Minosse quando mi vide, sospen-
disse Minòs a me quando mi vide, dendo l’esercizio (l’atto) di un così grande ufficio,
18 lasciando l’atto di cotanto oizio, «stai attento a come entri e di chi ti fidi; non ti in-
ganni l’ampiezza dell’entrata!».
«guarda com’entri e di cui tu ti ide;
non t’inganni l’ampiezza de l’intrare!».
21 E ’l duca mio a lui: «Perché pur gride? 21-24 E la mia guida (duca) a lui: «Perché continui
(pur) a gridare? Non ostacolare il suo viaggio voluto
Non impedir lo suo fatale andare: dal destino (fatale): si decise così dove si può ciò
vuolsi così colà dove si puote che si vuole, e altro non domandare».
24 ciò che si vuole, e più non dimandare».
Or incomincian le dolenti note 25-27 Cominciano adesso a farsi sentire da me le
grida (note) di dolore; sono giunto adesso nel luogo
a farmisi sentire; or son venuto in cui un forte (molto) pianto mi colpisce.
27 là dove molto pianto mi percuote.
Io venni in loco d’ogne luce muto, 28-30 Giunsi in un luogo privo (muto) di luce, che
che mugghia come fa mar per tempesta, mugghia come fa il mare a causa della tempesta,
se è sferzato (combattuto) da venti contrari.
30 se da contrari venti è combattuto.
La bufera infernal, che mai non resta, 31-36 La bufera infernale, che mai si quieta (re-
sta), con la sua violenza (rapina) trascina nell’aria
mena li spirti con la sua rapina;
(mena) quelle anime; le tormenta percuotendole
33 voltando e percotendo li molesta. e rivoltandole. Quando giungono davanti allo
scoscendimento (la ruina), qui (si alzano) le urla, il
Quando giungon davanti a la ruina,
compianto, il lamento; qui bestemmiano la potenza
quivi le strida, il compianto, il lamento; (virtù) divina.
36 bestemmian quivi la virtù divina.

pe la sua infaticabile azione di giudice 23-24. vuolsi ... dimandare: Virgilio pla- mendo terremoto che, come si legge nel
per la meraviglia, poiché al suo cospet- ca Minosse con le parole usate con suc- Vangelo (Mt. 27, 51), ha segnato lo sbi-
to si è presentata non un’anima dannata, cesso per Caronte (III, 94-96), e il giudice, gottimento della natura di fronte alla mor-
non un defunto, bensì un vivente. superato dalla volontà divina, si piega e te di Cristo. Anche l’Inferno ha tremato e
19. di cui tu ti fide: Minosse avverte accondiscende alla deroga della legge di si sono aperte così tre voragini: oltre a
Dante di non fidarsi di Virgilio, perché, co- cui egli stesso è tutore e amministratore. questa nel cerchio dei lussuriosi, una se-
me dice Boccaccio, «non è discrezione il 28. d’ogne luce muto: sinestesiaf: al conda è nel VII cerchio dei violenti (XII, 32
mettersi per sua salute dietro ad alcuno dato visivo (luce) si associa un dato udi- sgg.); la terza si trova nella quinta bolgia,
che se medesimo non abbia saputo sal- tivo (muto). ove, sotto la vigilanza dei diavoli, ci sono i
vare». Per il Landino, invece, il monito di 31. bufera infernal: evidente è la rego- barattieri (XXI, 112 sgg.).
Minosse è di non fidarsi solo delle proprie la del contrappasso. I lussuriosi si sono 35. quivi ... lamento: quando i danna-
forze e della ragione. abbandonati alla passione dei sensi, alla ti giungono di fronte alla ruina, la loro sof-
20. l’ampiezza de l’intrare: l’avverten- tempesta dei sentimenti che ha sovver- ferenza si acuisce: perché? Secondo la
za ha sapore evangelico; Cristo (Mt. 7, tito l’ordine morale interiore; per questo maggior parte dei commentatori, per-
13) mette in guardia i discepoli di non sono sottoposti a una incessante bufe- ché essa ricorda loro il destino di eterna
fidarsi della via larga che conduce alla ra; sono stati involti nel diletto carnale pena, dal momento che da questo sco-
perdizione, ma di percorrere quella er- (Pd. XI, 8) durante la vita, adesso sono scendimento sono entrati nel luogo del-
ta e difficoltosa che porta alla salvezza. «voltati» dalla tempesta infernale. la condanna. Ma si tratta solo di una con-
21. pur: indica il perdurare di un’azione. 34. ruina: la spiegazione più attendibi- gettura. Da notare l’uso dell’asindetof
22. fatale: voluto dal destino, dalla Prov- le è quella che intende la ruina come lo per dare ulteriore rilievo al grido lamente-
videnza. scoscendimento, la frana causata dal tre- vole e disperato dei dannati.

Il girone dei lussuriosi 69


37-39 Capii che a questo tormento sono (enno) Intesi ch’a così fatto tormento
condannati i peccatori carnali, che sottomettono enno dannati i peccator carnali,
la ragione al piacere (talento).
39 che la ragion sommettono al talento.
40-45 E come le ali portano gli storni nella fredda E come li stornei ne portan l’ali
stagione, in schiere ampie e compatte, così quel nel freddo tempo, a schiera larga e piena,
turbine (fiato) trascina quelle anime malvagie di qua
e di là, in su e in giù; nessuna speranza le conforta 42 così quel iato li spiriti mali
mai non solo di una tregua (posa), ma nemmeno di qua, di là, di giù, di sù li mena;
di una minore pena.
nulla speranza li conforta mai,
45 non che di posa, ma di minor pena.

38. enno: sono; costruito analogicamen- sovverte l’ordine razionale, secondo l’opi- mi di uccelli (gli storni e le gru). Le due
te su è. – peccator carnali: i lussuriosi, nione diffusa anche presso i contempora- comparazioni sono intimamente legate,
che si abbandonarono in modo smodato nei di Dante. ma non come semplice iterazione. Quel-
ai piaceri della carne. la degli storni che in inverno procedo-
39. talento: il peccato significa abbando- 40-49 Per raffigurare i peccatori di lus- no in grandi schiere indica la moltitudine
nare la guida della ragione per seguire gli suria, Dante predilige immagini di levi- dei lussuriosi; all’interno di questa, Dan-
impulsi; ma è la lussuria in particolare che tà aerea, come le similitudinif con stor- te distingue il gruppo – cui riferisce la si-

Viaggiare nel testo


LE FIGURE FEMMINILI
BEATRICE, la vergine Maria, s. Lucia intervengono in aiuto di Dante smarrito nella selva
(le tre donne benedette) (Inferno II)

Francesca da Rimini (Inferno V)

Pia de’ Tolomei (Purgatorio V)

Matelda (Purgatorio XXVIII) accoglie Dante nel Paradiso terrestre e lo guida alla purificazio-
ne dei fiumi Letè ed Eunoè

BEATRICE (Purgatorio XXX) appare a Dante e lo conduce al doloroso atto di pentimento e


contrizione

BEATRICE (Purgatorio XXXIII-Paradiso I) inizia il suo ruolo di guida spirituale di Dante, che durerà tutto
il tempo dell’ascesa al Paradiso

Piccarda Donati (Paradiso III)

BEATRICE (Paradiso XXXI) si asside nel suo scanno dell’anfiteatro celeste, molto vicina a Dio

Con Francesca da Rimini si apre lo spazio dedicato alle igure femminili. Nel percorso tracciato da
questi personaggi si rilette la duplice valenza della donna nella letteratura al tempo di Dante: oggetto
di culto religioso nelle igure della Madonna e delle sante, e oggetto d’amore nelle donne-angelo dello
Stil Novo. Tre incontri, in apertura delle rispettive cantiche, segnano questa prospettiva di lettura: quello
con Francesca da Rimini nell’Inferno, quello con Pia de’ Tolomei in Purgatorio e quello con Piccarda
Donati in Paradiso. Figura essenzialmente allegorica è invece quella di Matelda, che svolge l’importante
ruolo di accompagnare Dante nel Paradiso terrestre. Accanto e prima di queste igure, presiede
all’ideologia dell’opera la donna per eccellenza, Beatrice.

70 Inferno Canto V
E come i gru van cantando lor lai, 46-51 E come le gru vanno ripetendo i loro canti
faccendo in aere di sé lunga riga, lamentosi (lai), formando in cielo una lunga riga,
così io vidi avvicinarsi, emettendo voci di dolore
48 così vid’io venir, traendo guai, (guai), anime trasportate da quella tempesta (briga);
ombre portate da la detta briga; per cui dissi: «Maestro, chi sono quelle genti che il
nero vento così castiga?».
per ch’i’ dissi: «Maestro, chi son quelle
51 genti che l’aura nera sì gastiga?».
«La prima di color di cui novelle 52-54 «La prima di quelle di cui vuoi sapere notizie
tu vuo’ saper», mi disse quelli allotta, (novelle)», mi disse egli allora (allotta), «fu regina di
popoli di diverse lingue (favelle).
54 «fu imperadrice di molte favelle.

militudine delle gru – dei peccatori car- no e lo determinano. Egli cerca di andare tra, Elena), poi gli uomini (Achille, Pari-
nali morti di morte violenta: inseriti nella oltre la registrazione etica dell’evento per de, Tristano).
schiera, ma anche isolati, lungi da quel- penetrare anche come uomo entro il dif-
lo svolazzare confuso, compìti nel loro ficile labirinto delle passioni, non più sol- 52. La prima di color: come dirà al
dolore, stretti in fila come per distinguer- tanto per giudicarle, ma soprattutto per v. 58, è Semiramide, moglie di Nino, leg-
si, si elevano su tutti gli altri per la dram- capirne e rimarcarne l’oscura genesi e gendario fondatore della grandezza del
maticità dell’epilogo del loro amore. l’intricata vicenda» (Caretti, 1976, p. 16). regno assiro; regnò dal 1356 al 1314 a.C.
Dante prova grande rispetto per chi, an- – aura nera: sinestesiaf; è il vento terri- Famosa per i costumi corrotti, secondo la
che nel male, ha avuto la forza di «eccel- bile della tempesta che castiga i lussurio- leggenda, fu così dissoluta da volersi uni-
lere», per chi ha seguito fino all’estremo si, in quel luogo cupo senza luce, travol- re in matrimonio col figlio, ma da costui
gli ideali dell’amore cortese; il suo non gendoli senza sosta. venne uccisa. Le sono però anche attri-
è soltanto un ossequio letterario, ma lo buite grandiose opere di canalizzazione
stupore di fronte al binomio amore-mor- 52-67 Il poeta, come al canto prece- e di edilizia nella Mesopotamia. Per l’Otti-
te, che in ogni tempo ha inquietamente dente (vv. 121 sgg.), ricorre alla enume- mo, Semiramide è la prima nell’elenco di
affascinato poeti e scrittori. razione delle anime distinte da Virgilio Virgilio, perché «fu ella sola che le leggi,
nella schiera dei peccatori carnali mor- le quali si fanno per rettificare gli atti uma-
40. li stornei: lo storno è un uccello dal ti tragicamente, vittime della loro pas- ni, fece a corruzione dei costumi».
nero piumaggio, di passaggio in Italia sione; l’elenco è però meno martellante 53. allotta: allora; composto di otta,
ai primi freddi. – l’ali: è il soggetto della e più diffusa l’indicazione di notizie parti- «ora»; è un antico fiorentinismo, sentito
proposizione. colari, sicché i peccatori non sono nomi da Dante come popolare e pertanto usa-
41. nel freddo tempo: come al canto III soltanto, ma acquistano un volto. Si trat- to solo nella Commedia, ma non nel Pa-
(vv. 112 sgg.) l’autunno serviva ad am- ta di noti personaggi appartenenti quasi radiso.
bientare la triste calata nell’Averno del- tutti alla tradizione antica; e, trattandosi 54. di molte favelle: regnò su popoli con
le anime condannate, così il freddo in- dei peccatori di lussuria, non è indiffe- lingue diverse; oppure, come ricorda il
verno viene ora evocato per presentare rente notare che vengono indicate prima Benvenuto, fu regina di Babilonia, dove
le anime che troppo hanno bruciato d’a- le donne (Semiramide, Didone, Cleopa- avvenne la confusione delle lingue.
more e di smodata passione.
42. fiato: il vento; dal latino flatus.
44. nulla: latinismo, con valore di agget-
tivo.
Dante oggi
46. i gru: in Dante gru è maschile. – lor
lai: dal francese antico, lai indica i com-
La profezia perduta di Dante
ponimenti lirici eseguiti con canto e con La profezia perduta di Dante, è un “giallo storico”
l’accompagnamento di strumenti musi-
scritto da Francesco Fioretti. Il diciottenne Dante,
con l’amico e poeta Guido Cavalcanti, cerca di risol-
cali. – faccendo ... riga: stando allineati vere un diicile caso di duplice omicidio avvenuto
durante il loro procedere in volo. a Ravenna: due giovani, Paolo e Francesca, vengo-
48. traendo guai: lamentandosi. no trovati uccisi, traitti da un solo colpo di spada.
50-51. chi son quelle genti: Dante Si sospetta di Gianciotto Malatesta, marito di Fran-
«vuole conoscere le radici del peccato, cesca e fratello maggiore di Paolo. Alla ine Dan-
i modi suoi di manifestarsi, le inclinazio- te riuscirà a risolvere l’enigma di uno degli episodi
più belli e famosi da lui raccontati nel suo poema.
ni particolari dell’animo che lo favorisco-

Il girone dei lussuriosi 71


55-57 Fu così dedita (rotta) alla lussuria, che nella A vizio di lussuria fu sì rotta,
sua legge rese lecito il vizio (libito) per evitare (tòrre)
il biasimo in cui era incorsa. che libito fé licito in sua legge,
57 per tòrre il biasmo in che era condotta.
58-60 Ella è Semiramide, di cui si legge che suc- Ell’è Semiramìs, di cui si legge
cedette a Nino e fu sua sposa: governò sulla terra che succedette a Nino e fu sua sposa:
che ora regge (corregge) il Sultano (d’Egitto).
60 tenne la terra che ’l Soldan corregge.
61-63 L’altra è colei che innamorata (amorosa) si L’altra è colei che s’ancise amorosa,
uccise, e ruppe il giuramento di fedeltà (la fede) alla e ruppe fede al cener di Sicheo;
tomba (cener) di Sicheo (si tratta di Didone); poi c’è
la lussuriosa Cleopatra. 63 poi è Cleopatràs lussurïosa.
64-69 Vedi Elena, per colpa della quale si trascorse Elena vedi, per cui tanto reo
tanto tempo nefasto (reo), e vedi il grande Achille, tempo si volse, e vedi ’l grande Achille,
che alla fine combatté con amore. Vedi Paride, Tri-
stano»; e mi indicò a dito e mi nominò più di mille 66 che con amore al ine combatteo.
Vedi Parìs, Tristano»; e più di mille

56. che libito fé licito: nel suo libro Hi- deltà (ruppe fede) fatto allo sposo mor- guerra, durata un decennio e cantata da
storiae adversus paganos (I, 4, 8), Orosio to, si innamorò di Enea, diventando per Omero nell’Iliade.
scrive: «Stabilì infatti che, abolito ogni na- l’eroe un ostacolo al compimento della 64-65. tanto reo tempo: i dieci anni del-
turale divieto circa il matrimonio tra geni- missione assegnatagli dagli dèi. la guerra tra Greci e Troiani.
tori e figli, a ciascuno fosse lecito fare ciò 63. Cleopatràs: Cleopatra, personaggio 65. ’l grande Achille: figlio di Peleo e di
che gli piacesse» (libitum ... licitum). storico, nata nel 67 a.C., fu regina di Egit- Teti, dalla madre venne reso invulnera-
60. che ’l Soldan corregge: il Solda- to dal 51 al 30; amante di Cesare e di An- bile, tranne che nel tallone. Per sottrarlo
no (Sultano) nel 1300, anno del viaggio tonio, con quest’ultimo volle costruire un alla guerra di Troia, fu inviato, vestito da
dantesco nel regno dei morti, governava regno in antagonismo con Roma. Dopo fanciulla, a Sciro. Qui si innamorò di Dei-
Babilonia di Egitto, qui confusa da Dante la sconfitta e la morte di Antonio ad Azio, damia ed ebbe un figlio, Pirro. Scoperto
con la Babilonia mesopotamica, capitale si suicidò, secondo la tradizione, con il da Ulisse, fu condotto alla guerra dove
del regno assiro. morso di una serpe. morì, ucciso da Paride, mentre si reca-
61-62. L’altra … Sicheo: si tratta del 64. Elena: secondo la mitologia, era fi- va a un incontro amoroso con Polisse-
personaggio virgiliano di Didone, regina glia di Zeus e di Leda, sorella di Castore na, figlia del vecchio Priamo, re della cit-
di Cartagine dopo la morte del marito Si- e Polluce. Moglie di Menelao, re di Spar- tà nemica.
cheo. Nell’Eneide si legge (Aen. IV, 552) ta, fu rapita da Paride e portata a Troia; 66. con amore: allude al suo innamora-
che, venendo meno al giuramento di fe- questo ratto sarà la causa della luttuosa mento per Polissena che lo ha condot-

Gli strumenti dello scrittore


L’ANAFORA
DEFINIZIONE . Figura retorica (dal greco anapherein, ripetere) che consiste nella ripetizione di una o più parole
all’inizio di versi o enunciati successivi, con un’evidenziazione e rimarcatura dell’elemento ripetuto. Appartiene al
genere della «ripetizione» (o «iterazione»). Schema tipico nei testi sacri, in particolare nei Salmi.

In questo canto (vv. 100-106):


L’anafora della parola amor dichiara e insiste
Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende … sul concetto fondamentale che ispira tutto l’e-
Amor, ch’a nullo amato amar perdona … pisodio, e che ne determina l’atmosfera e il tur-
bamento morale.
Amor condusse noi ad una morte.

72 Inferno Canto V
ombre mostrommi e nominommi a dito, anime che la passione amorosa ha allontanato
(dipartille) dalla nostra vita.
69 ch’amor di nostra vita dipartille.
Poscia ch’io ebbi ’l mio dottore udito 70-72 Dopo aver ascoltato il mio maestro (dottore)
nomar le donne antiche e ’ cavalieri, nominare le donne dell’antichità e i cavalieri, pietà
m’invase, e restai quasi smarrito.
72 pietà mi giunse, e fui quasi smarrito.
I’ cominciai: «Poeta, volontieri 73-75 Io cominciai: «Poeta, parlerei volentieri con
parlerei a quei due che ’nsieme vanno, quelle due anime che procedono unite, e paiono
essere così leggere al vento».
75 e paion sì al vento esser leggieri».
Ed elli a me: «Vedrai quando saranno 76-78 Ed egli a me: «Le vedrai quando ci saran-
più presso a noi; e tu allor li priega no più vicine; e allora tu pregale in nome di (per)
quell’amore che le trascina, ed esse si avvicine-
78 per quello amor che i mena, ed ei verranno». ranno».
Sì tosto come il vento a noi li piega, 79-81 Appena il vento le volse verso noi, iniziai a
mossi la voce: «O anime afannate, parlare: «O anime tormentate, venite a intrattenervi
con noi, se nessun altro lo impedisce (niega)!».
81 venite a noi parlar, s’altri nol niega!».

to alla morte. – combatteo: combatté; vinse l’amore coniugale e il vincolo di fe- nasce dalla riflessione sul tragico epilogo
epentesif della o finale. deltà del vassallo verso il re. Anch’egli fu cui la passione della lussuria ha condot-
67. Parìs: Paride, personaggio dell’Ilia- punito con la morte. to questi peccatori. A questo va aggiunta
de omerica, figlio di Priamo e di Ecuba; 69. ch’amor ... dipartille: che l’amore la convinzione di Dante che tra i tre tipi di
abbandonato sul monte Ida, per sfuggire condusse alla morte. peccato (incontinenza, violenza, fraudo-
un’infausta profezia, fu salvato da alcu- 70. dottore: altro appellativo rivolto a lenza), il primo è il meno grave.
ni pastori. Ricondotto a Troia, venne elet- Virgilio da Dante, sinonimo del più ricor- 73-74. volontieri parlerei: per la prima
to arbitro nella discordia tra Atena, Era e rente maestro; dal latino doceo, «inse- volta Dante chiede di intrattenersi perso-
Afrodite. Rapì Elena e durante la guerra gnare». nalmente con le anime dei dannati, ini-
di Troia, non per il suo valore, ma per l’in- 71. cavalieri: tutti i personaggi maschili ziando una consuetudine che si rivelerà
tervento di Apollo, uccise Achille; a sua sin qui citati da Virgilio vengono designa- occasione di grande poesia.
volta fu ucciso da Filottete. – Tristano: ti con questo termine proprio della so- 75. e paion ... leggieri: la leggerez-
za delle due anime indica un loro mag-
tra i protagonisti più famosi e popola- cietà del tempo «in omaggio alla visuale
giore tormento, perché in tal modo sono
ri dei romanzi del ciclo di re Artù, nipo- anacronistica con cui il Medio Evo rivis-
più crudelmente flagellati dalla tempesta;
te di Marco, re di Cornovaglia. A causa se la storia e le leggende classiche» (Pa-
ma è certo poeticamente più convincen-
di un magico filtro, si innamorò di Isotta squini - Quaglio).
te considerare la leggerezza delle due
la Bionda, sposa del re; la loro passione 72. pietà mi giunse: la pietà di Dante
anime come frutto del loro amore, dell’af-
fanno sentimentale che li unisce (’nsieme
vanno) anche nell’Inferno e di cui verre-
mo presto a sapere la storia.
78. quello amor che i mena: l’amore,
non la tempesta, trascina i due amanti.
È la figura più frequente ed evidente tra le varie forme di «ripetizione» 80. affannate: il dialogo, per tutto l’in-
usate da Dante, elemento essenziale del ritmo narrativo di tutto il poema. contro, è strutturato secondo le più au-
Nella Commedia, l’anafora svolge due funzioni prevalenti: tentiche regole della cortesia; viene
– distinguere e legare le varie parti in cui si articola un discorso; coinvolto anche il livello linguistico che
– evidenziare razionalmente ed emotivamente una specifica immagine registra un innalzamento tonale e la pre-
o concetto. senza di numerose espressioni raffina-
La prima importante anafora del poema è quella che abbiamo letto all’i- te, oltre che di ossequio. Affannate, per
nizio del canto III, nell’iscrizione sulla porta dell’Inferno: esempio, è un vocabolo comune alla liri-
Per me si va ne la città dolente, ca due-trecentesca.
per me si va ne l’etterno dolore, 81. s’altri: nell’Inferno, come si è più vol-
per me si va tra la perduta gente. te notato, Dio non viene mai nominato,
anche se la sua presenza è costante, co-
me potenza punitrice.

L’incontro con Paolo e Francesca 73


82-87 Come colombe spinte dall’istinto amoroso Quali colombe dal disio chiamate
(disio), con le ali alzate e tese (ferme) volano nell’aria
verso il dolce nido, mosse dalla volontà; così si
con l’ali alzate e ferme al dolce nido
staccarono dalla schiera dove si trovava Didone, 84 vegnon per l’aere, dal voler portate;
venendo verso di noi attraverso il cielo maligno, cotali uscir de la schiera ov’è Dido,
tanto efficace fu l’affettuoso invito.
a noi venendo per l’aere maligno,
87 sì forte fu l’afettüoso grido.
88-93 «O creatura viva (animal), cortese e bene- «O animal grazïoso e benigno
vola, che vai per il nero (perso) cielo a visitare noi che visitando vai per l’aere perso
che abbiamo macchiato di sangue (sanguigno) il
mondo, se il re dell’universo (Dio) ci fosse amico, 90 noi che tignemmo il mondo di sanguigno,
noi lo pregheremmo per la tua pace, dal momento se fosse amico il re de l’universo,
che hai pietà del nostro atroce peccato.
noi pregheremmo lui de la tua pace,

82-84. Quali ... portate: l’immagine è moria virgiliana, questa volta dalle Geor- dal vento maligno, causa del loro dolore.
ripresa dall’Eneide (V, 213-17). Questa giche (I, 414): rivedere i dolci nidi. – dal 87. affettüoso grido: l’invito di Dante, ri-
terza similitudinef, ancora dal mondo voler portate: riprende il dal disio chia- volto alle due anime, a fermarsi (vv. 80-
degli uccelli, «nello stesso tempo in cui mate del v. 82. 81) ha i toni non di una semplice curio-
suscita sensazioni affettuose e figurazio- 85. la schiera ov’è Dido: i lussuriosi, sità, ma di una profonda compassione.
ni leggiadre, viene già insinuando sot- morti di morte violenta. 88. O ... benigno: a parlare è Francesca
tilmente l’ombra della miseria, le prime 86. l’aere maligno: in decisa contrap- da Rimini, inseparabile dall’amato Pao-
avvisaglie del dramma» (Caretti, 1976, posizione ad aere del v. 84, per rimarcare lo Malatesta (vedi Personaggi in questa
p. 21). – dolce nido: ancora una me- il volo tormentato dei due amanti, colpiti pagina). Francesca riprende il tono af-
fettuoso con cui Dante si era rivolto a lei
e a Paolo. Ma il suo discorso evidenzia
anche la raffinatezza del personaggio,
Personaggi la gentilezza del carattere e la dolcezza
del suo animo femminile, ben al di là di
Paolo e Francesca ogni pretesa captatio benevolentiaef o
formale cortesia cavalleresca. – animal:
Sono scarse le notizie storiche attorno a
«perché era (Dante) col corpo animato e
questi due personaggi, di cui l’informa-
sensitivo e non solamente anima com’e-
tore principale resta ancora Dante stes-
rano tutte l’altre di quell’inferno». (Vellu-
so. Francesca, iglia di Guido da Polenta
tello) – grazïoso: di animo cortese; il Buti
signore di Ravenna, andò sposa a Gian-
invece intende «in grazia di Dio».
ciotto Malatesta, signore di Rimini, uo-
89. perso: il poeta ribadisce spesso l’as-
mo deforme e zoppo, per motivi politici e diplomatici: il matrimonio do-
soluta oscurità dell’Inferno, perché il let-
veva sancire la pace tra i due casati. Francesca si innamorò del cognato
tore capisca che il riconoscere e il distin-
Paolo Malatesta ma, sorpresa dal marito, fu uccisa con l’amante. Paolo fu
guere le anime è frutto di un intervento
capitano del popolo a Firenze tra il 1282 e il 1283: venne dunque cono-
miracoloso di Dio, che ha voluto questo
sciuto dal giovane Dante. Il fatto di sangue risale a questi anni o, con più
viaggio straordinario.
probabilità ancora, al 1285, quando Gianciotto fu eletto podestà a Pe-
90. noi ... sanguigno: allude alla morte
saro. Boccaccio, e poi l’Anonimo, sono gli arteici della tradizione che
violenta con spargimento di sangue del-
vuole Francesca vittima di un vergognoso raggiro: a lei sarebbe stato
le anime di questa seconda schiera, che
promesso in sposo non Gianciotto, ma lo stesso Paolo Malatesta. Dan-
si sono date la morte (Didone, Cleopatra)
te comunque, nel racconto per bocca di Francesca, provvede a smentire
oppure sono state uccise (Semiramide,
tale leggenda senza alcun fondamento.
Elena, Paride, Achille, Tristano).
La igura di Francesca da Rimini e la sua drammatica vicenda sentimenta-
91. se fosse amico: l’ipotesi è irrealizza-
le hanno avuto grande fortuna artistica. Tra le opere più note, ricordiamo
bile, e razionalmente assurda; ma Fran-
la tragedia omonima di Gabriele D’Annunzio, le musiche di Brahms, Ros-
cesca continua a proseguire con la logi-
sini e Rachmaninov, le pitture di Rossetti, Ingres, Blake, Dalì e Guttuso, ol-
ca dell’amore, dove tutto viene superato
tre naturalmente all’illustratore principe della Commedia, Gustave Doré.
dal sentimento e viene visto in una di-

74 Inferno Canto V
93 poi c’hai pietà del nostro mal perverso.
Di quel che udire e che parlar vi piace, 94-96 Noi ascolteremo e parleremo con voi di ciò
noi udiremo e parleremo a voi, che vi aggrada udire e di cui vi piace parlare, finché
(mentre che) il vento, come adesso, qui (ci) tace.
96 mentre che ’l vento, come fa, ci tace.
Siede la terra dove nata fui 97-99 La terra dove sono nata è situata (Siede) sul
su la marina dove ’l Po discende litorale (marina) verso il quale (dove) il Po discende
e trova pace con i suoi affluenti (seguaci).
99 per aver pace co’ seguaci sui.
Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende, 100-105 L’amore, che divampa (s’apprende) presto
prese costui de la bella persona (ratto) nel cuore gentile, si impossessò (prese) di
costui per la bellezza dell’aspetto che mi è stato
102 che mi fu tolta; e ’l modo ancor m’ofende. tolto; e il modo ancora mi turba. L’amore, che non
Amor, ch’a nullo amato amar perdona, permette (perdona) a nessuna persona amata di
non ricambiare, si impossessò di me per la bellezza

mensione profondamente diversa da due rami del Po. pellano, un religioso (da cui il nome)
quella reale. 99. per aver pace: in tutto il canto, qua- francese, scritto in latino, verso la fine
93. mal perverso: «Costoro infatti trop- si a sottolineare quel sommo deside- del XII secolo; nella regola IX si legge:
po sconvolsero l’ordine dell’amore, poi- rio inappagato dei due amanti, ritornano «Nessuno può amare se non è spinto
ché erano parenti» (Benvenuto); un pec- spesso termini che indicano pace, quie- dalla forza dell’amore»; e nella regola
cato quindi che «perverte», che travia. te, riposo. XXVI: «L’amore non può rifiutare nulla
Ma può anche assumere il senso più di- all’amore». Ma l’ineluttabilità dell’amo-
retto di «dolore enorme, atroce». 100-108 Le tre terzine costituiscono re, che, superando la volontà dell’indi-
94. vi piace: altra espressione di corte- uno dei passi più celebri della lirica viduo, con una forza quasi sovruma-
sia, di disponibilità a superare anche il d’amore di tutti i tempi, e sono la di- na, riesce sempre a far innamorare chi
naturale riserbo nell’affrontare argomen- chiarazione dei principi sentimenta- è «gentile» di cuore, rendendolo vitti-
ti tanto drammatici e personali. France- li che ispirano tutta la cultura cortese ma, eletta ma anche sfortunata, e pri-
sca ha inteso che Dante è persona «gen- medievale. gioniero del suo potere, è un concetto
tile», interlocutore che conosce le regole La triplice anaforaf della parola Amor già della letteratura classica, ma spe-
dell’amore cortese. a inizio verso e terzina (vv. 100, 103 cialmente dei romanzi cavallereschi
95. voi: uno dei rari esempi nella Com- e 106) conferma l’assoluta signoria e dello Stil Novo. Tristano, Lancillot-
media di rima imperfetta. Cfr. I, 46. dell’amore e la completa sudditanza to e Ginevra, che saranno ricordati da
96. ci tace: mentre la bufera continua la di Francesca alle sue leggi. La donna Dante al v. 128, sono illustri campio-
sua furia punitrice, nel luogo in cui si tro- si rifà alla dottrina stilnovistica dell’a- ni del topos letterario del «fole amor»,
vano Paolo e Francesca c’è una mag- more cortese, tramite l’uso della cita- dell’amore cioè che oscura la ragione
giore tranquillità, che rende possibile il zione. Riprende infatti il concetto base e sconvolge l’animo, portando spesso
dialogo con Dante. Altri commentato- dello Stil Novo, secondo cui il trionfo alla morte.
ri propongono la lezione: «si tace», e im- dell’amore avviene soltanto nel cuore
maginano una bufera che spiri con di- gentile, nobile non di stirpe ma di sen- 101. costui: Paolo non viene mai chia-
versa intensità e non con forza costante. timenti, mentre rifugge dall’animo vol- mato per nome da Francesca. – perso-
97. Siede la terra: il tono della terzina è gare, come si legge nella canzone, na: in Dante sta a indicare l’aspetto fisi-
soffuso di dolce malinconia; i pochi ac- volutamente ricalcata, di Guido Gui- co dell’individuo, e, nell’Inferno, è usato
cenni alla città di Ravenna, dove France- nizzelli: Al cor gentil rempaira sempre più volte in questa accezione.
sca è vissuta fanciulla, sono percorsi da amore, oppure nella stessa Vita Nuo- 102. e ’l modo ancor m’offende: Fran-
un fremito di rimpianto per quella quie- va di Dante: Amore e ’l cor gentil sono cesca si dimostra ancora offesa per la
te, che adesso le appare come un be- una cosa. Questo canto, che appari- violenza con cui il marito Gianciotto Ma-
ne sommo, in contrasto con la tremenda va come sincera e spontanea confes- latesta la privò della bella persona, cioè
bufera e il tormento interiore. – nata fui: sione di una donna innamorata, si rive- la uccise, e perché la morte violenta le
trapassato con valore di passato remoto. la fitto di memorie colte e di situazioni ha impedito un possibile pentimento, ma
98. su la marina: Ravenna, al tempo di letterarie. Così, ad esempio, il v. 103 è soprattutto perché ha violato l’intimità del
Dante, era più vicina al litorale adriatico un’altra memoria letteraria, questa vol- suo amore, dandolo in pasto al volgo e
di quanto lo sia oggi, ed era bagnata da ta dal Trattato d’amore di Andrea Cap- alle male lingue.

L’incontro con Paolo e Francesca 75


(piacer) di costui in modo così violento che, come mi prese del costui piacer sì forte,
tu puoi vedere, ancora non mi lascia. 105 che, come vedi, ancor non m’abbandona.
106-108 L’amore ci ha condotti a una stessa morte. Amor condusse noi ad una morte.
La Caina attende chi ci ha tolto (spense) la vita». Caina attende chi a vita ci spense».
Queste parole ci furon dette (porte) da loro.
108 Queste parole da lor ci fuor porte.
109-111 Quando ebbi ascoltato quelle anime tra- Quand’io intesi quell’anime ofense,
vagliate (offense), chinai il viso, e lo tenni basso fino china’ il viso, e tanto il tenni basso,
a che il poeta mi disse: «A che cosa pensi?».
111 in che ’l poeta mi disse: «Che pense?».
112-114 Quando risposi, dissi: «Oh misero (lasso), Quando rispuosi, cominciai: «Oh lasso,
quali dolci pensieri e quanto grande amore condus-
sero costoro al doloroso passo!».
quanti dolci pensier, quanto disio
114 menò costoro al doloroso passo!».
115-120 Poi mi rivolsi a loro e parlai, e cominciai: Poi mi rivolsi a loro e parla’ io,
«Francesca, le tue sofferenze (martìri) mi rendono e cominciai: «Francesca, i tuoi martìri
triste e pietoso, fino alle lacrime. Ma dimmi: al tem-
po dei dolci sospiri (dell’innamoramento), da quali 117 a lagrimar mi fanno tristo e pio.
indizi (a che) e in che modo (come) l’amore vi ha Ma dimmi: al tempo d’i dolci sospiri,
concesso di conoscere i vostri timorosi sentimen-
ti?». a che e come concedette amore
120 che conosceste i dubbiosi disiri?».
121-126 E quella a me: «Non c’è dolore maggiore E quella a me: «Nessun maggior dolore
che ricordarsi, quando si è nella infelicità, del tempo
che ricordarsi del tempo felice

104. del costui piacer: della bellezza ne spirituale, di perfezionamento interio- 114. doloroso passo: l’adulterio è il mo-
di Paolo. Piacer in questo caso significa re, ma come cristiano deve adesso consi- mento culminante della latente passione
«bellezza», «attrazione fisica». – forte: ha derare che proprio questo amore diventa ed è doloroso perché ha spalancato per
valore di avverbio. occasione di peccato e di morte; da mez- due volte le porte alla morte: quella spiri-
106. una morte: Contini (1979, p. 346) zo di salvezza e di accostamento a Dio, tuale, che ha condotto i due amanti alla
sottolinea come l’identità della sorte im- può diventare causa di perdizione e di al- perdizione eterna, e quella materiale, che
plichi anche la suprema identità di vole- lontanamento dall’Unico Amore. Ma il tur- ha troncato le loro vite.
re degli amanti, secondo una consuetu- bamento maggiore sta nel capire qual è 116. martìri: tormenti di indicibile gravità.
dine nella dottrina medievale dell’amore. il ruolo avuto dalla volontà dei protago- 118. al tempo d’i dolci sospiri: il tem-
107. Caina attende: la Caina è la pri- nisti e quindi di stabilire la loro colpa ef- po in cui Paolo e Francesca non si erano
ma delle quattro zone in cui è diviso l’ul- fettiva, dal momento che è Amore – se manifestati il loro amore, ancora segreto
timo e più basso cerchio dell’Inferno, do- non unico artefice – almeno il protagoni- sospiro.
ve vengono puniti i traditori dei congiunti sta della vicenda amorosa. Ed è quanto 119. a che e come: la duplice richiesta
e dove sarà punito in eterno Gianciotto, il appare dalle terzine precedenti e da quel- del poeta mira ad avere ulteriori raggua-
marito assassino. la triplice anaforaf dei vv. 100-106, in cui gli, non per mera curiosità, ma per carpi-
108. da lor: a parlare è stata Francesca, sembra che si attribuisca ogni responsa- re dalle parole di Francesca qualche nuo-
ma si è unito, quasi in una stessa volontà bilità a quella forza misteriosa e incontrol- va possibilità di rispondere ai dubbi che
e in una stessa voce, anche Paolo, che è labile, con la conseguente estraneità del- lo tormentano. Dante è infatti turbato di
una persona sola con lei. la volontà dei due amanti, quasi strumenti fronte al contrasto fra la forza, l’intensità
109. offense: si veda la nota al v. 102. passivi, coinvolti, loro malgrado, in que- e la nobiltà del sentimento amoroso così
sto gioco che li supera. come dichiarato dallo Stil Novo, e la sua
109-114 Il turbamento di Dante, che si possibile degenerazione nel peccato.
protrarrà fino alla fine del canto e che ne 112. Oh lasso: l’esclamazione rivela lo 120. i dubbiosi disiri: timorosi deside-
determinerà lo svenimento finale, è cau- stato di perplessità in cui si trova il poe- ri d’amore, tanto che non osavano mani-
sato dal drammatico conflitto interiore tra ta, che ha ascoltato il dramma di Paolo e festarsi, anche per la paura di non esse-
il poeta e il cristiano. Anche lui, come gli Francesca e ne è rimasto profondamen- re corrisposti.
aderenti allo Stil Novo, ha cantato l’amore te scosso, a livello sentimentale ma an- 121. E quella a me: in questa seconda
cortese inteso come mezzo di elevazio- che intellettuale. parte del discorso, Francesca accentua il

76 Inferno Canto V
123 ne la miseria; e ciò sa ’l tuo dottore. felice; e lo sa bene il tuo maestro (dottore). Ma se tu
hai tanto desiderio (affetto) di conoscere la prima
Ma s’a conoscer la prima radice origine (radice) del nostro amore, io te lo dirò come
del nostro amor tu hai cotanto afetto, colui che parla mentre piange.
126 dirò come colui che piange e dice.
Noi leggiavamo un giorno per diletto 127-132 Per diletto un giorno noi (Francesca e
di Lancialotto come amor lo strinse; Paolo) leggevamo co me amore assalì (strinse)
Lancillotto; eravamo da soli, e privi di ogni presen-
129 soli eravamo e sanza alcun sospetto. timento (sospetto). Più volte (fiate) quella lettura ci
Per più fïate li occhi ci sospinse indusse (sospinse) a guardarci e ci fece impallidire
(scolorocci il viso); ma fu un punto particolare (solo)
quella lettura, e scolorocci il viso; che sopraffece la nostra resistenza (ci vinse).
132 ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disïato riso 133-138 Quando leggemmo che la bocca (riso) de-
esser basciato da cotanto amante, siderata (di Ginevra) fu baciata da un così ardente
amante (Lancillotto), costui, che mai da me sarà
135 questi, che mai da me non ia diviso, diviso, mi baciò la bocca tutto tremante. Galeotto
la bocca mi basciò tutto tremante. fu il libro e colui che lo scrisse: quel giorno non
continuammo più a leggere».
Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse:
138 quel giorno più non vi leggemmo avante».
Mentre che l’uno spirto questo disse, 139-142 Mentre una di quelle anime parlava, l’al-
l’altro piangëa; sì che di pietade tra piangeva; così che per la pietà io svenni (venni
men), come se morissi. E caddi come cade un
io venni men così com’ io morisse. corpo senz’anima.
142 E caddi come corpo morto cade.

tono commosso della rievocazione, in un chiedere maggiore comprensione e for- 137. Galeotto fu ’l libro: Galehault (da
crescendo continuo fino all’interruzione nire un alibi alla sua colpa. Dante italianizzato in Galeotto), perso-
causata più dall’impedimento del pianto 128. Lancialotto: Lancillotto del Lago, naggio del romanzo di Lancillotto, otten-
che dall’esaurimento del racconto. protagonista dell’omonimo romanzo si ne per il cavaliere un convegno amoro-
123. ’l tuo dottore: Virgilio conosce be- innamorò della regina Ginevra, moglie di so con la regina Ginevra; il suo ruolo fu
ne questa condizione di mestizia deri- re Artù di cui egli era il fedele scudiero. dunque quello di intermediario, lo stesso
vante dal ricordo della vita felice, viva so- – amor lo strinse: anche in questa vi- ruolo che nella vicenda di Paolo e Fran-
lo nella memoria. cenda, è l’amore che trascina gli amanti cesca viene assunto proprio dal roman-
126. dirò come colui: la narrazione di nel suo vortice, mentre la loro volontà re- zo stesso e dal suo autore.
Francesca segue lo schema dei racconti in sta quasi estranea. 138. più non vi leggemmo avante: non
cui il protagonista è il «folle amor» e il dram- 129. sanza alcun sospetto: senza al- perché venissero sorpresi in flagrante dal
ma si consuma tra marito, moglie e amante cuna paura o presentimento per quanto marito Gianciotto, come si è spesso af-
appartenenti alla stessa famiglia; l’interven- potesse accadere in seguito. fermato; sembra piuttosto la reticenzaf
to di Amore spinge all’adulterio, cui segue 130. li occhi ci sospinse: secondo le di un animo sensibile e discreto.
la scoperta da parte del marito e l’interru- regole della letteratura stilnovistica, è at- 140-142. di pietade … cade: Dante
zione violenta e cruenta della relazione. traverso gli occhi che si comunicano i sviene, cade «per la pietà», cioè per il tur-
127. Noi leggiavamo: Francesca è sentimenti. bamento sentimentale di fronte alla vi-
«una colta lettrice di provincia» (Contini, 133. disïato riso: è un’efficacissima me- cenda e alle sofferenze dei due amanti. È
1979, p. 421), una raffinata donna di pa- tonimiaf: «riso» per «bocca». il segno del dramma interiore irrisolto del
lazzo che sceglie le sue letture nell’ambi- 135. mai ... diviso: Francesca ribadisce poeta. Dante non si immedesima soltan-
to dei romanzi arturiani, inclini alla malin- quella che nel tragico destino sembra, ai to nel dramma sentimentale e umanis-
conia e alle complicanze della casistica suoi occhi innamorati, una grande vittoria: simo di Paolo e Francesca, ma rivive in
amorosa. Nel racconto del dramma pas- essere per sempre unita al dolce amante. se stesso il conflitto tra amore sensuale
sionale, ricorre al modello autorevole di 136. tutto tremante: il tremore è un se- e amore spirituale e così trasforma il can-
un famoso exemplum, quello di Lancillot- gno della aegritudo amoris (malattia d’a- to da semplice rappresentazione, sep-
to e Ginevra, quasi per ricondurre il suo more), come leggiamo nella letteratura pur emblematica, di un episodio, a una
caso a una più generale situazione, già amorosa medievale, e in particolare in più generale, e universalmente valida, si-
addirittura codificata in letteratura, per Cavalcanti. tuazione di conflitto interno di ogni uomo.

Francesca racconta il proprio dramma amoroso 77


Leggiamo il canto PAGINE DIGITALI
LETTURA CRITICA Ɣ PAROLA CHIAVE DEL CANTO Ɣ CONSIGLI DI LETTURA

F rancesca non è il divino, ma l’umano e il terrestre, essere fragile, appassionato, capace di colpa e
colpevole, con profondi contrasti che generano irresistibili emozioni…
Francesco De Sanctis

LA NARRAZIONE l’amore connaturato alla gentilezza d’animo (v. 100), la ne-


cessaria reciprocità dell’amore (v. 103), l’indissolubilità del
Ɣ IL CANTO DI PAOLO E FRANCESCA sentimento amoroso (v. 106).
Le tre terzine dei vv. 100-108 diventano così una sorta di
Il canto si presenta compatto: descrive infatti il secondo manifesto poetico, che però, nel riportarsi alla vicenda pri-
cerchio infernale, quello dei lussuriosi, dal momento in cui vata dei due cognati, denuncia quanto di colpevole possa
Dante e Virgilio vi discendono al loro congedo da quelle ani- manifestarsi in una passione non frenata e illuminata dal
me. Al suo interno si articola poi in tre momenti ben di- sentimento religioso.
stinti: l’incontro con il giudice infernale Minosse (vv. 1-24),
la descrizione del luogo e l’indicazione delle anime princi-
pali (vv. 25-72), l’incontro di Paolo e Francesca (vv. 73-142).
Ɣ LA PIETÀ DI DANTE
Ci troviamo di fronte a uno schema narrativo tipico dell’e- Al termine del racconto di Francesca, Dante viene colto
splorazione dantesca nell’oltretomba: prima l’ambientazio- da una commozione così forte da cadere svenuto. La pie-
ne generale con la spiegazione di situazioni contingenti e tà che lo investe è, da un lato, emozione dell’uomo che
lo svelamento dei dannati, poi l’episodio centrale con l’in- partecipa della sventura; dall’altro, è frutto della perples-
tervento diretto dei principali protagonisti. sità e della rilessione problematica dell’uomo di fede che
non può perdonare la colpa di adulterio di Paolo e France-
Ɣ LE COSTANTI STRUTTURALI sca, pur conoscendo bene il sentimento d’amore e le de-
bolezze che in suo nome trascinano al peccato. La pietà di
Tra gli elementi di struttura narrativa, poetica e ideologi- Dante nasce cioè dall’incontro fra un’anima «bella» vinta
ca presenti nel canto, rileviamo: dal peccato e quindi eternamente dannata, e un’altra ani-
 ƔODigura di Minosse, secondo personaggio della mitolo- ma, la propria, che vuole vincere il peccato e le condizio-
gia pagana che Dante trasforma in mostro infernale (dopo ni che lo determinano.
Caronte), con la funzione di demone giudice dell’intero re-
gno e guardiano di questo cerchio dei lussuriosi (vv. 1-24);
 ƔOƍindicazione della pena per contrappasso (vv. 28-49); LE FORME
 ƔOƍXVRGHOOƍelencazione dei nomi dei dannati, sintetica-
mente connotati, per deinire la tipologia del peccato e Ɣ LE COSTANTI FORMALI
per denunciare destini personali (vv. 52-69).
Tra gli elementi espressivi che più ricorrono nella poesia
dantesca e che sono di rilievo nel canto, indichiamo:
I TEMI  ƔODformula «magica», che Virgilio usa per superare l’op-
posizione delle forze demoniache al procedere di Dante:
Ɣ PAOLO E FRANCESCA 
vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole, vv. 23-24;
ƔOƍXVRGHOOHsimilitudinif, qui tratte dal mondo degli uc-
Al centro del canto si pone l’incontro di Dante e Virgilio celli, in consonanza con la condizione dei lussuriosi,
con Paolo e Francesca. È uno dei passi più celebri della trascinati in volo dalla bufera infernale: gli stornelli ai
Commedia, che ha dato vita a una vera e propria tradizione vv. 40-43, le gru ai vv. 46-49, le colombe ai vv. 82-87;
letteraria (ricordiamo almeno l’opera teatrale Francesca da  ƔODtecnica dell’accumulazione, cioè dell’elenco di nomi
Rimini di Silvio Pellico del 1815, e quella omonima di Ga- per connotare le schiere dei dannati nelle rispettive zo-
briele D’Annunzio del 1902). Sono gli unici dannati lussu- ne dell’inferno.
riosi a procedere in coppia, indice della particolarità del lo-  ƔOƍXVRGHOOƍanaforaf: ai vv. 100, 103 e 106, la deinizione
ro amore, per quanto colpevole. Tra i due, Dante dà voce a che Francesca dà del rapporto amoroso con Paolo è co-
Francesca, e crea un personaggio di struggente sentimen- struita sulla ripetizione dichiarativa, a inizio di tre terzi-
talità. La giovane donna non riferisce i particolari della vi- ne consecutive, della parola amore; e da qui trae molta
cenda, vi accenna solo per ricondurli alla dimensione di do- della sua forza espressiva.
lore senza rimedio di cui è protagonista. La delicatezza, i
modi gentili, l’istinto che la spinge quasi con trepidante de-
siderio al colloquio con Dante, costituiscono l’umanità del
personaggio e l’intensità del suo sentire amoroso: da qui Le parole che restano ↓
nasce il lirico, drammatico contrasto con la colpa, il pec-
cato e i tormenti infernali. L’episodio di Francesca avvia la
«galleria» di personaggi femminili che occupano uno spa- “Amor, ch’a nullo amato amar perdona”
zio privilegiato nell’opera, in particolare le igure di Pia de’
Il verso 103 di questo canto è uno dei più celebri del
Tolomei (Pg. v) e Piccarda Donati (Pd. iii), che Dante pone
in apertura delle due successive cantiche. poema, diffuso per affermare la forza e la reciprocità del
sentimento amoroso. Il riferimento all’episodio di Paolo
Ɣ LA FORZA DI AMORE E LO STIL NOVO e Francesca si conferma nella sfumatura di eccesso del
Francesca, per descrivere il sentimento che la lega a Pa- legame affettivo che l’espressione lascia trasparire.
olo, deinisce in realtà i principi generali dello Stil Novo:

78 Inferno Canto V
Competenze alla prova ESERCIZI INTERATTIVI

LA NARRAZIONE
1 Rispondi alle seguenti domande:
a. Quali peccatori sono puniti in questo girone?
b. Qual è la loro pena?
c. Quali nomi di dannati puniti in questo girone ricordi, oltre a Paolo e Francesca? Indicane almeno tre.
2 Riassumi brevemente la vicenda di Paolo e Francesca.

3 Che cosa attira inizialmente l’interesse di Dante nei confronti di Paolo e Francesca?

I TEMI
4 Qual è il ruolo di Minosse, e come lo svolge?

5 Quali stati d’animo si alternano in Dante durante il colloquio con Francesca, e come spieghi il suo profondo
turbamento inale?
6 Individua nella vicenda di Paolo e Francesca le caratteristiche tipiche dell’amor cortese.

7 Ai vv. 127-128 si stabilisce un rapporto fra la vicenda di Paolo e Francesca e un’altra celebre storia d’amore:
di quale storia si tratta, e che analogie esistono fra le due situazioni descritte?

LE FORME
8 Tre similitudini caratterizzano la descrizione dei dannati di questo canto. Indica quali siano, che cosa abbiano
in comune e i versi di riferimento.
9 Quale celebre anafora ricorre nelle parole di Francesca per deinire la sua vicenda amorosa?

AVVIO AL SAGGIO BREVE


L’episodio di Paolo e Francesca è uno degli esempi più celebri della tipologia degli “amanti infelici”, di cui è ricca
la tradizione letteraria universale. Riportane altri tre esempi, e scrivi la breve sintesi di una delle loro vicende.

PER DISCUTERE
Il gesto omicida di Gianciotto Malatesta, marito di Francesca, oggi sarebbe deinito come “femminicidio”: la
violenza che sfocia nel delitto di un uomo (quasi sempre un familiare) contro una donna (moglie e compagna)
per motivi di gelosia. Documentatevi sui recenti delitti di femminicidio e discutete tra voi di questo grave
fenomeno sociale.

SCRIVERE CON DANTE


Leggi i documenti che trovi in internet ai seguenti indirizzi e scrivi un articolo di giornale in cui esponi il tuo
parere sul femminicidio. Ricordati di rispettare le regole dell’articolo di giornale.
Documenti:
http://27esimaora.corriere.it/articolo/perche-si-chiama-femminicidio-2/
www.repubblica.it/cronaca/2012/03/27/news/l_uomo_in_casa_diventa_assassino_una_donna_uccisa_ogni_
due_giorni-32260263/?ref=HRER1-1
https://femicidiocasadonne.iles.wordpress.com/2015/11/report-femicidi-20141.pdf (con dati e statistiche)

Canto V 79
Canto VI
Il canto di Ciacco
TEMPO PENA E CONTRAPPASSO
venerdì santo 8 aprile, verso la mezzanotte Riversi a terra e immersi nel fango, sono flagellati dalla pioggia
etterna, maladetta, fredda e greve; su di essi infierisce
LUOGO il demonio Cerbero, graffiandoli, scuoiandoli e squartandoli.
CERCHIO III: golosi Per contrappasso, loro che in vita hanno ceduto in modo
Una pioggia incessante di acqua sporca, neve e grandine bestiale al peccato della gola ora sono schiacciati a terra
cade sulla terra che esala fetore. e ingozzati di disgustosa e maleodorante fanghiglia.

PECCATORI
Golosi
Sono coloro che hanno ceduto in misura smodata al desiderio
e all’uso del cibo, seguendo istinti più bestiali che umani.

PERSONAGGI
Dante, Virgilio, Ciacco, Cerbero

PECCATORI RIVERSI A TERRA PIOGGIA, NEVE CERBERO


IMMERSI NEL FANGO
E GRANDINE

CIACCO

CERCHIO III
GOLOSI

80
Sommario
Sommario ↓

vv. 1-33 Il girone dei golosi e il mostro Cerbero
Dante riprende i sensi, e ai suoi occhi si presenta un nuovo spettacolo di sofferenze e tormenti: sotto
una pioggia, che cade incessantemente mista a tempesta, confitti nel fango, sono i peccatori schiavi
del vizio della gola. A custodia del girone c’è un demonio deforme con tre teste: Cerbero, che assorda i
dannati con i suoi latrati. Scorgendo i due poeti, esibisce un grottesco spettacolo di inutile furore, finché
Virgilio, con una manciata di terra, riesce a distoglierlo, a calmare le brame bestiali e a entrare nel girone.

vv. 34-75 Ciacco: l’invettiva politica e la profezia


I due pellegrini iniziano ad attraversare il cerchio dei golosi; solo uno di essi riesce a sollevarsi, ma il
suo viso è disfatto dalla sofferenza e lordato dal fango cosicché Dante non è in grado di riconoscerlo:
si tratta di Ciacco, fiorentino, pubblicamente noto per il vizio della gola. Il dolore di Dante verso il concit-
tadino è grande, ma più grande ancora il desiderio di conoscere la sorte di Firenze. Le parole di Ciac-
co dipingono a fosche tinte il futuro della città: le parti si succederanno al governo fino a quando i Ne-
ri riusciranno a prevalere e per i Bianchi e Dante non resterà che l’esilio e la rovina. Le sane tradizioni
antiche hanno ceduto il passo al dilagare del vizio e in particolare all’avarizia, alla superbia e all’invidia.

vv. 76-115 Il congedo da Ciacco e il destino inale delle anime


Ciacco interrompe il discorso, ma Dante vuole ancora conoscere il destino di alcuni noti personaggi
che si distinsero nell’impegno a favore della città. La risposta aggrava la tristezza del poeta, poiché per
Farinata, Mosca, Tegghiaio, Iacopo Rusticucci, Arrigo i meriti politici non sono valsi a guadagnare loro
la salvezza e anch’essi sono nell’Inferno. Ciacco chiede di essere ricor-
dato nel dolce mondo e si immerge nel lurido fango con gli altri
compagni di eterna sventura. Virgilio ricorda a Dante che
Ciacco si ridesterà nuovamente nel giorno del giudizio
universale per sentire la definitiva condanna del Cristo,
giudice terribile dei dannati. Risponde poi alla do-
manda sulla condizione ultima delle anime quan-
do saranno riunite al corpo: per loro dopo il giudi-
zio il supplizio sarà ancora maggiore. I due poeti
infine giungono al luogo da cui si può discende-
re al girone successivo custodito da Pluto.

Il girone dei golosi Ciacco: l’invettiva politica Il congedo da Ciacco e il


e il mostro Cerbero e la profezia destino inale delle anime
GIOCO
DIDATTICO
INTERATTIVO
La natura bestiale Firenze è preda dell’invidia, La struggente nostalgia
e degradante incapace di seguire della vita terrena e il tragico
del vizio della gola i consigli dei saggi destino dei dannati

Io sono al terzo cerchio, de «Dopo lunga tencione Li diritti occhi torse allora
la piova etterna, maladetta, verranno al sangue, e in biechi; guardommi un poco
fredda e greve la parte selvaggia caccerà e poi chinò la testa: cadde
l’altra con molta ofensione» con essa a par de li altri ciechi

81
AUDIOLETTURA DEL CANTO

Canto VI VIDEO: I LUOGHI DELLA NARRAZIONE

1-6 Quando ripresi (Al tornar) i sensi, perduti (la


mente, che si chiuse) a causa della pietà verso i due
A l tornar de la mente, che si chiuse
dinanzi a la pietà d’i due cognati,
cognati, che mi aveva sopraffatto (mi confuse) per
il dolore, vedo intorno a me nuovi tormenti e nuove 3 che di trestizia tutto mi confuse,
anime tormentate, da qualsiasi parte mi muova e novi tormenti e novi tormentati
volga e ovunque fissi lo sguardo.
mi veggio intorno, come ch’io mi mova
6 e ch’io mi volga, e come che io guati.
7-9 Sono giunto nel terzo cerchio infernale, quello Io sono al terzo cerchio, de la piova
della pioggia eterna, maledetta, gelida e pesante; etterna, maladetta, fredda e greve;
non c’è mai cambiamento (mai non l’è nova) nella
intensità e nella qualità. 9 regola e qualità mai non l’è nova.
10-12 In quel cielo cupo cade grossa grandine, Grandine grossa, acqua tinta e neve

1-9 Le prime tre terzine del canto se- significato di «tristezza», «dolore», comu- nel fango causato dalla pioggia che cade
gnano uno stacco netto, un cambio di ne per un lettore moderno ma eccezio- mista a grandine, incapaci di sollevarsi; il
scena rispetto alla drammatica e com- nale rispetto al resto del poema, in cui, poeta ha voluto così rappresentare come
movente situazione appena lasciata, con i suoi derivati, sta a indicare piutto- la gola sia origine di gravi infermità fisi-
quella dell’incontro con Paolo e France- sto la malvagità e la cattiveria. Così in- che e causa di degradazione della digni-
sca nel girone dei lussuriosi. Ora ci tro- fatti annota Boccaccio: «è da sapere tà umana, tanto da ridurre il corpo a un
viamo già nel cerchio successivo, coin- che sono due maniere di tristizia; o l’uo- triste spettacolo di corruzione. In questo
volti in un’atmosfera e in uno scenario mo si attrista percioché egli non può a’ si può vedere una forma di contrappas-
completamente diversi, e presto faran- suoi dannosi desideri pervenire; o l’uomo so per analogia con la colpa commessa:
no la loro comparsa nuovi dannati. Nei s’attrista cognoscendo che egli ha alcu- la pena non è che un aggravamento del-
primi sette canti dell’Inferno, Dante ten- na o molte cose meno giustamente com- le condizioni in cui il vizio riduce gli stes-
de a omettere le spiegazioni sul passag- messe». Dante è turbato per il dramma di si golosi.
gio da un cerchio all’altro; anche qui la Francesca ma anche per la consapevo- 8. maladetta: è una caratteristica di tut-
comparsa di una nuova schiera di dan- lezza che il vizio della lussuria è radicato ti i dannati maledire e bestemmiare Dio
nati è improvvisa. nel suo cuore. e tutto quello che ricorda la sua terribile
5-6. come ... guati: l’andamento anafo- vendetta. – greve: pesante, opprimente
1. Al tornar de la mente: il canto si rico cadenzato, ancora una volta, serve e quindi molesta da sopportare.
collega con il precedente in cui Dante, a esprimere la meraviglia di Dante per il 9. regola ... nova: come la tempesta in-
per l’immensa pietà verso i due cogna- gran numero di quelli che si sono dedica- fernale che mai non resta del canto pre-
ti, Paolo e Francesca, era caduto privo ti unicamente alla soddisfazione del vizio. cedente, anche la pioggia che tormenta
di sensi. 7. de la piova: in questo terzo cerchio i golosi non conosce né soste né varia-
3. trestizia: il termine è qui usato con il sono puniti i golosi, immersi eternamente zioni.

82 Inferno Canto VI
per l’aere tenebroso si riversa; acqua nerastra (tinta) e neve; la terra che l’accoglie
12 pute la terra, che questo riceve. è appestata di odore (pute).

Cerbero, iera crudele e diversa, 13-21 Cerbero, animale crudele e mostruoso


con tre gole caninamente latra (diversa), con le sue tre teste (gole) latra come un
cane sulla gente che è qui sommersa. Ha gli occhi
15 sovra la gente che quivi è sommersa. rossi, la barba sudicia e nera (atra), il ventre largo
Li occhi ha vermigli, la barba unta e atra, e le zampe (mani) con artigli (unghiate); graffia le
anime e le scuoia (iscoia) e le squarta. La pioggia
e ’l ventre largo, e unghiate le mani; le costringe a urlare come cani; cercano di ripararsi
18 graia li spirti ed iscoia ed isquatra. (fanno … schermo) un fianco con l’altro; si rigirano
Urlar li fa la pioggia come cani; spesso quei miserabili peccatori (profani).

de l’un de’ lati fanno a l’altro schermo;


21 volgonsi spesso i miseri profani.
Quando ci scorse Cerbero, il gran vermo, 22-24 Quando Cerbero, l’orrendo mostro (gran
le bocche aperse e mostrocci le sanne; vermo), ci scorse, aprì le bocche e ci mostrò le fauci
(le sanne); non c’era membro che non tremasse.
24 non avea membro che tenesse fermo.
E ’l duca mio distese le sue spanne, 25-27 Allora la mia guida allungò le mani (spanne),
prese la terra, e con piene le pugna prese della terra, e con i pugni colmi la gettò nelle
gole (canne) affamate.
27 la gittò dentro a le bramose canne.
Qual è quel cane ch’abbaiando agogna, 28-33 Come il cane che latra per la brama del cibo,
e si racqueta poi che ’l pasto morde, e si quieta quando addenta il pasto, poiché è tutto
intento a divorarlo e a questo soltanto s’affatica
30 ché solo a divorarlo intende e pugna, (pugna), così divennero quelle sudicie facce del
cotai si fecer quelle facce lorde demonio Cerbero, che stordisce (’ntrona) le anime
tanto che vorrebbero esser sorde.
de lo demonio Cerbero, che ’ntrona
33 l’anime sì, ch’esser vorrebber sorde.

12. pute la terra: il verso aggiunge 417-418) – caninamente: Dante ha ac- ro a un fianco con l’altro, è drammatico e
un’ulteriore annotazione sulla pena dei centuato in Cerbero l’aspetto del cane insieme animalesco.
golosi e sul contrappasso: la soddisfa- rabbioso, eliminando un elemento deter- 22. il gran vermo: lo stesso appellati-
zione dell’odorato tramite i cibi è puni- minante nel modello classico: i serpenti vo è rivolto da Dante a Lucifero nel can-
ta dagli opprimenti miasmi che si levano attorcigliati alle tre gole. to XXXIV.
dalla terra, in cui sono costretti a rimane- 16. Li occhi ha vermigli: come Caronte, 25-27. E ... canne: anche la Sibilla
re sprofondati. – questo: è la sozza mi- Cerbero ha gli occhi vermigli, perché ac- nell’Eneide «gettò una focaccia soporife-
stura (v. 100), formata di grandine, ac- cesi d’ira o perché, come scrive il Benve- ra, di miele e drogata farina», per pacifi-
qua e neve. nuto, sono segni della ubriachezza. care Cerbero e la sua insaziabile fame.
13. Cerbero: figura della mitologia lati- 17. ’l ventre largo: ulteriore particolare 28. Qual è quel cane: un altro paragone
na; figlio di Echidna e di Tifeo, era un mo- della deformità di Cerbero, ma anche ri- tratto dal mondo animale; come nel can-
stro a tre teste posto a guardia dell’Ade. cordo del passo di s. Paolo ai Filippesi to precedente i paragoni con il mondo
Cerbero, oltre significare un’esagera- (3, 19): «il loro dio è il ventre», riferito degli uccelli contribuivano a dare un to-
ta e scontrosa severità, è il simbolo del- dall’apostolo genericamente a chi trascu- no di levità, così questo continuo ripeter-
la voracità insaziabile e indica, nello stes- ra lo spirito per i beni materiali. si di paralleli alla rabbia e alla voracità dei
so tempo, con i tratti dell’aspetto (occhi 19. come cani: i dannati diventano si- cani aggrava la greve atmosfera del giro-
rossi, barba sudicia, mani unghiate, ven- mili al torturatore Cerbero, nello stesso ne dei golosi. – agogna: esempio di rima
tre obeso), le conseguenze del vizio del- modo in cui il vizio trasforma, nella fisio- imperfetta con pugna.
la gola. – diversa: mostruosa e orribile. nomia interiore ed esteriore, chi gli è suc- 32-33. che ... sorde: l’enjambementf,
14. con tre gole: «il gigantesco Cerbero, cube e schiavo. seguito dalla consecutiva e dall’anastro-
con tre gole latrando, assorda quei regni, 20-21. de ... profani: il voltolarsi dei dan- fef, accresce l’attenzione sulle urla mo-
disteso nell’antro ferocemente» (Aen. VI, nati su se stessi, per offrire un inutile ripa- struose di Cerbero.

Il girone dei golosi e il mostro Cerbero 83


34-39 Noi camminavamo su quelle ombre che la Noi passavam su per l’ombre che adona
greve pioggia opprime (adona), e posavamo i piedi la greve pioggia, e ponavam le piante
sopra i loro spiriti impalpabili (vanità) che hanno
parvenze corporee. Esse giacevano tutte distese 36 sovra lor vanità che par persona.
a terra, eccetto una che si levò a sedere, appena Elle giacean per terra tutte quante,
(ratto) ci vide passare dinanzi.
fuor d’una ch’a seder si levò, ratto
39 ch’ella ci vide passarsi davante.
40-42 «O tu che sei condotto per questo Inferno», «O tu che se’ per questo ’nferno tratto»,
mi disse, «riconoscimi, se sei in grado: tu nascesti mi disse, «riconoscimi, se sai:
(fosti ... fatto), prima che io morissi (disfatto)».
42 tu fosti, prima ch’io disfatto, fatto».
43-48 E io a lui: «La tua pena (L’angoscia che tu E io a lui: «L’angoscia che tu hai
hai) forse ti cancella dalla mia mente, tanto che forse ti tira fuor de la mia mente,
non mi sembra di averti mai visto. Ma dimmi chi
sei tu che ti trovi in questo luogo così doloroso, e 45 sì che non par ch’i’ ti vedessi mai.
Ma dimmi chi tu se’ che ’n sì dolente

34. adona: dal provenzale adonar: «fiac- ai grandi – Brunetto Latini, Marco Lom- nimo giullaresco e spiritoso di Ciacco,
care», «opprimere». bardo, Cacciaguida – per denunciare la che viene ritratto da Boccaccio nel De-
36. par persona: gli spiriti hanno parven- situazione di Firenze, rovinosamente di- cameron (IX, 8) come «maestro di piace-
za umana, ma la loro essenza è spirituale. laniata dalle lotte senza fine. Le sue pa- voli motti». Ma è forse più da sottolineare
Come possano patire i tormenti dell’Infer- role sono un’analisi amara, quasi senza la drammatica contrapposizione dei due
no, è disposizione provvidenziale che su- passione e foga, una constatazione luci- termini estremi – qui fortemente accostati
pera l’intelletto umano (cfr. Pg. III, 31-33). da e fredda, proprio per questo ancora – della vita e della morte nella concretez-
38. fuor d’una: soltanto un dannato ri- più drammatica. Egli parlerà solo su in- za dura del «farsi» e «disfarsi» del corpo.
esce a emergere dalla sozza mistura e vito e si limiterà a rispondere, ordinata- 43-44. L’angoscia … mente: le pe-
si distingue: si tratta di Ciacco, concitta- mente, alle domande che gli saranno po- ne patite dal dannato hanno stravolto a
dino di Dante (vedi Personaggi in que- ste e, come un buon politico e profondo tal punto il suo aspetto fisico, da render-
sta pagina). Il fatto che egli, a differenza intenditore della realtà interna di Firenze, lo irriconoscibile. – angoscia: nell’italia-
degli altri dannati, riesca a sollevarsi ci fa si dimostrerà capace di prevedere il tri- no antico, il termine non presuppone un
supporre che, nonostante il suo pecca- ste futuro. coinvolgimento interiore, ma è piuttosto
to e la schiavitù al vizio, fosse un perso- 42. disfatto, fatto: c’è chi legge in que- sofferenza fisica.
naggio stimato da Dante che lo associa sto bisticcio di parole un ricordo dell’a- 46-47. dolente loco: l’Inferno, la città

Personaggi
Ciacco
Nessuna notizia sicura su questo personaggio, tranne quello che si può desu-
mere proprio dal canto. Fu di certo iorentino, conosciuto da Dante, di lui qua-
si contemporaneo. L’identiicazione, da molti proposta, con il rimatore Ciacco
dell’Anguillaia è semplice congettura. Secondo alcuni commentatori antichi, era
di carattere arguto e mordace, frequentatore delle case dei nobili dove, da buon
parassita, viveva da scroccone dedito al mangiare e al bere; secondo il Benvenu-
to, per soddisfare il vizio della gola vendette la libertà e questo lo rese più spre-
gevole agli occhi di Dante. Il nome Ciacco per il Boccaccio deriva da ciens, «che
chiede» e allude alle sue incessanti richieste di cibo; ma molto più probabile è
una deformazione dal nome Giacomo o Jacopo (o del francese Jacques); o si po-
trebbe ancora pensare a un soprannome di cui è dificile cogliere la motivazione, ma che parrebbe giustiicato
dal Voi cittadini mi chiamaste Ciacco del v. 52. È invece senza fondamento che derivi da una presunta radice to-
scana e signiichi «porco». Boccaccio ne ha fatto il protagonista di una novella del Decameron (XI, 8).

84 Inferno Canto VI
loco se’ messo, e hai sì fatta pena, patisci una sofferenza tale di cui, anche se ce n’è
48 che, s’altra è maggio, nulla è sì spiacente». di maggiori (maggio), nessuna è tanto odiosa».

Ed elli a me: «La tua città, ch’è piena 49-54 Ed egli a me: «La tua città (Firenze), che è
d’invidia sì che già trabocca il sacco, così colma di invidia da superare ogni limite (tra-
bocca il sacco), mi tenne con sé durante la dolce
51 seco mi tenne in la vita serena. vita. Voi cittadini mi chiamaste Ciacco: per il mio
Voi cittadini mi chiamaste Ciacco: maledetto vizio della gola, come tu puoi vedere,
vengo fiaccato sotto questa pioggia.
per la dannosa colpa de la gola,
54 come tu vedi, a la pioggia mi iacco.
E io anima trista non son sola, 55-57 E io anima colpevole (trista) non sono qui
ché tutte queste a simil pena stanno da sola, poiché tutte queste altre soffrono la stessa
condanna per la mia stessa colpa». E non pronun-
57 per simil colpa». E più non fé parola. ciò più altro.
Io li rispuosi: «Ciacco, il tuo afanno 58-63 Io gli risposi: «Ciacco, il tuo dolore (affanno)
mi pesa sì, ch’a lagrimar mi ’nvita; mi pesa tanto che mi spinge al pianto; ma dimmi,

dolente del canto III, 1. poterono aver conosciuto a Firenze, ver- Dante; la sola iniziativa che ha preso è
47-48. e hai ... spiacente: l’«angoscia» so il 1283, Dante allora diciottenne – età stata quella di fermare il poeta perché lo
del dannato sconvolge il poeta, che di- importante – e i suoi amici. Giovanni Vil- riconosca e sottragga il suo nome e il suo
mentica di essere solo all’inizio del pelle- lani la descrive abbondantemente nella volto da quella triste palude. Anche in se-
grinaggio in cui sarà spettatore di ben al- sua Cronaca (VII, 89 e 132), dove fa allu- guito, esaurita la risposta, interrompe-
tri supplizi. Egli, seguendo il sentimento sione agli uomini di corte, di cui Ciacco rà quasi bruscamente il discorso (v. 76),
più che la ragione, deduce la gravità del fece parte» (Pézard). e alla fine, dopo la richiesta di ricordarlo
tormento, osservando quel volto in cui il 53. dannosa: Ciacco ha capito le con- nel dolce mondo (v. 88), senza indugio si
dolore ha cancellato ogni fisionomia, fa- seguenze, la rovina del vizio di cui è sta- immergerà nel pantano. Questo suo non
cendone un ritratto di sofferenza. – mag- to vittima; la sua pare una confessione di concedere nulla al sentimento, in un at-
gio: «maggiore», costruito sul comparati- colpa e in lui non c’è ribellione, ma digni- teggiamento quasi sdegnoso nonostante
vo latino maior. tosa e consapevole accettazione. la sozza bassezza della sua condizione,
49-50. Ed ... sacco: prima di svelare il 54. mi fiacco: per la greve pioggia che ricorda un altro dannato, uno dei “magna-
nome, Ciacco si duole della situazione adona (v. 34). nimi”, Farinata degli Uberti, con cui Dan-
di Firenze, da cui la morte lo ha allonta- 55. trista: può assumere un significato te nel canto X dell’Inferno ritornerà sul di-
nato per sempre, ma per la quale vibra di sventura, ma anche di malvagità e col- scorso delle fazioni politiche, delle guerre
ancora di nostalgia e di profondo amo- pevolezza o, come qui, comprenderli en- civili e dell’amore patrio per Firenze.
re. Il rispetto che Dante dimostra per trambi. 58-59. Ciacco …’nvita: i due versi sono
Ciacco in tutto il canto deriva anche da 57. E più non fé parola: Ciacco si limi- strutturati in maniera analoga ai vv. 116-
questa comunanza di destino, da que- ta sempre a rispondere alle domande di 117 del canto V.
sta nostalgia per la città perduta, l’u-
no a causa della morte, l’altro a causa
dell’esilio, la «morte» politica. – tua: non
ha solo valore possessivo, ma anche af-
Dante oggi
fettivo. – d’invidia: secondo la Bibbia
La Maratona Infernale
(Sap. 2, 24), l’invidia è un sentimento
Il progetto Maratona Infernale, ideato dal regi-
diabolico e ha fatto entrare il peccato e
sta Lamberto Lambertini e dal giornalista Paolo
la morte nel mondo; anche per Dante, è Pelufo, propone una suggestiva rilettura dell’In-
l’invidia la radice delle gravi disgrazie di ferno di Dante, sullo sfondo di immagini del pa-
Firenze, accanto alla superbia e all’ava- trimonio naturalistico, storico e artistico italiano.
rizia, come dirà al v. 74. La lettura del canto vi dell’Inferno avviene mentre
51. la vita serena: la misera, terribile scorrono le immagini delle valli di Comacchio av-
condizione di dannato fa rimpiangere a volte in una poetica, e inquietante, nebbia.
Ciacco la luce e la serenità della vita, con www.dantemania.it/in-viaggio-con-dante/
struggente malinconia (cfr. il dolce mon- maratona-infernale/item/214-vi-canto-
do del v. 88). Ma c’è chi vi legge un più nebbia-comacchio
circostanziato riferimento alla «vita che

Ciacco: l’invettiva politica e la profezia 85


se lo sai, a cosa giungeranno i cittadini della città 60 ma dimmi, se tu sai, a che verranno
divisa (partita); se c’è qualcuno giusto; e dimmi
il motivo (la cagione) per cui tanta discordia l’ha li cittadin de la città partita;
assalita». s’alcun v’è giusto; e dimmi la cagione
63 per che l’ha tanta discordia assalita».
64-66 E quegli a me: «Dopo una lunga contesa, E quelli a me: «Dopo lunga tencione
faranno scorrere il sangue, e la fazione selvaggia verranno al sangue, e la parte selvaggia
caccerà l’altra con molto danno (offensione).
66 caccerà l’altra con molta ofensione.
67-72 Poi questa (la parte bianca) cadrà dopo Poi appresso convien che questa caggia
tre anni (tre soli), e l’altra (la parte nera) prenderà infra tre soli, e che l’altra sormonti
il sopravvento con l’aiuto di una persona (papa
Bonifacio VIII) che adesso si destreggia (piaggia). 69 con la forza di tal che testé piaggia.
Terrà alta la fronte per lungo tempo, opprimendo Alte terrà lungo tempo le fronti,
la parte bianca con duri provvedimenti (pesi), per
quanto essa si addolori e si sdegni (n’aonti).
tenendo l’altra sotto gravi pesi,
72 come che di ciò pianga o che n’aonti.
73-75 Vi sono solo due giusti, ma non vengono Giusti son due, e non vi sono intesi;

60-72 Per la prima volta Dante parla rà altre violenze maggiori. Per porre fi- senso biblico, colui che è fornito di ogni
della «sua» Firenze e affronta il proble- ne a questa assurda situazione, i priori virtù morale, umana e spirituale e, con
ma politico, di fondamentale importanza di Firenze stabilirono il confino politico questo perfetto equilibrio, riuscirà a pre-
nell’economia del poema, che nei sesti per i capi più in vista delle due famiglie. valere sul male.
canti delle tre cantiche, con uno sche- Ai primi di giugno del 1301, i guelfi neri 65. verranno al sangue: si riferisce all’e-
matismo e un gioco di corrisponden- si riunirono in Santa Trinita decidendo di pisodio del 1 maggio del 1300, giorno
ze e rimandi, ha i tre momenti salienti: cacciare i Bianchi, ma la congiura ven- della solenne festa della Trinità, quando
Ciacco profetizza un futuro di lotte tra le ne scoperta e i Neri furono allontanati. Il la violenta aggressione contro un com-
due fazioni che a Firenze si contendo- papa Bonifacio VIII, che sino a quel mo- ponente della fazione dei Bianchi scatenò
no il potere e indica le motivazioni vere mento era rimasto al di sopra delle par- una lunga serie di scontri e vendette. – la
dei contrasti; nel canto VI del Purgatorio, ti, invitò Carlo di Valois, fratello di Filip- parte selvaggia: sono i Cerchi, «selvag-
Dante condannerà l’Italia, nave senza po il Bello, re di Francia, a riordinare le gi» perché provenienti dal contado.
nocchiero, in balia delle contese, senza sorti in Firenze con l’intento però di fa- 69. tal: il papa Bonifacio VIII; ha signifi-
più pace nelle sue contrade, mentre nel vorire il ritorno dei Neri in città. Tra la fi- cato spregiativo e indica l’avversione di
canto VI del Paradiso, con un crescendo ne del 1301 e il 1302, i Bianchi saranno Dante per la politica papale. – piaggia:
di pessimismo, amaramente constaterà cacciati e i Neri potranno rientrare, man- indica, con efficacia, il tipo di politica che
che il grande passato dell’Impero è tra- dando in esilio gli aderenti alla parte av- Bonifacio seguì fino al patto, stipulato
montato e sotto le ali dell’aquila imperia- versaria: anche l’Alighieri sarà costretto ad Anagni il 5 settembre 1301, con Car-
le si combatte senza tregua, per meschi- a lasciare Firenze nel 1302, per un esilio lo di Valois: mentre stava perfezionando
ni interessi (vedi Scenari a p. 89). senza ritorno. l’intesa con il principe, accettò a Roma
Qui Ciacco ricompone sinteticamente un’ambasciata di Fiorentini, di cui era
gli ultimi anni di vita fiorentina. Dopo la 60. a che verranno: i dannati, mentre membro anche Dante, e quindi il suo at-
cacciata, nel 1266, dei ghibellini, con la hanno una confusa visione del presen- teggiamento era quello di chi si destreg-
vittoria di Benevento, a Firenze rimasero te, sono in grado di discernere, per di- gia tra le parti, per non rivelare il vero pia-
vittoriosi i guelfi, a loro volta ancora di- sposizione divina, il futuro. no che sta perseguendo.
visi in Bianchi e Neri: i primi facenti ca- 61. partita: Firenze è una città divisa tra 72. come che: per quanto; con valo-
po alla famiglia dei Cerchi, i secondi al- i due partiti dei guelfi e dei ghibellini fin re concessivo. – pianga o che n’aon-
la famiglia dei Donati. L’ultimo ventennio dal 1215. ti: molti Bianchi furono condannati, dopo
del secolo è segnato da continue conte- 62. s’alcun v’è giusto: Dante ha la fer- il ritorno dei Neri, a pagare un’ammenda,
se fra queste due fazioni, finché, nel ca- ma speranza che l’intervento di un «giu- alla interdizione perpetua dai pubblici uf-
lendimaggio del 1300, giorno di grande sto» sia in grado di superare le diver- fici e a due anni di confino; per quindici
festa per la città, un gruppo di giovani genze interne di Firenze e dell’Italia, di loro, recidivi, ci fu la condanna a mor-
neri mozzò il naso a Ricoverino de’ Cer- come si è visto nel canto I con la figu- te: tra questi anche Dante.
chi: un’ennesima violenza che scatene- ra enigmatica del Veltro. Giusto è, nel 73. Giusti son due: è preferibile dare

86 Inferno Canto VI
superbia, invidia e avarizia sono ascoltati; la superbia, l’invidia e l’avarizia sono le
tre scintille che hanno infiammato i cuori».
75 le tre faville c’hanno i cuori accesi».
Qui puose ine al lagrimabil suono. 76-78 Qui interruppe le parole dolorose (lagrimabil
E io a lui: «Ancor vo’ che mi ’nsegni suono). E io a lui: «Voglio ancora che mi dica, e che
mi conceda (facci dono) di parlare un altro poco.
78 e che di più parlar mi facci dono.
Farinata e ’l Tegghiaio, che fuor sì degni, 79-84 Farinata e il Tegghiaio, uomini sì degni in
Iacopo Rusticucci, Arrigo e ’l Mosca vita, Iacopo Rusticucci, Arrigo e il Mosca e gli altri
che posero il loro ingegno nel perseguire il bene,
81 e li altri ch’a ben far puoser li ’ngegni, dimmi dove sono e fa’ in modo che possa sapere di
dimmi ove sono e fa ch’io li conosca; loro (li conosca); poiché mi spinge un gran deside-
rio di sapere se il Paradiso li rende beati o l’Inferno
ché gran disio mi stringe di savere li tormenta (attosca)».
84 se ’l ciel li addolcia o lo ’nferno li attosca».
E quelli: «Ei son tra l’anime più nere; 85-87 E quegli a me: «Essi sono tra le anime più
diverse colpe giù li grava al fondo: malvagie (nere); colpe diverse li precipitano nell’In-
ferno più profondo; se scenderai ancora, là li potrai
87 se tanto scendi, là i potrai vedere. trovare.

all’espressione un valore indeterminato, grande concordia interna e di buon go- 81. ch’a ben far: encomiabile la loro at-
per indicare un numero molto esiguo di verno. Ne leggeremo la più alta celebra- tività politica e la dedizione incondiziona-
giusti messi per di più in minoranza nel- zione nel canto XV del Paradiso, quan- ta al bene pubblico; Dante li ammira e li
la città, che segue invece altri consiglie- do Cacciaguida, l’avo di Dante, tesserà elogia, ma non può dimenticare che la
ri malvagi. È questo d’altronde il suo si- le lodi dell’antica Firenze sobria e pudi- giustizia divina si muove in una prospet-
gnificato nella Bibbia (Gn. 18, 16 sgg.), ca. Si tratta di figure che Dante eviden- tiva diversa, cosicché anche «quelli che
quando Abramo patteggia con Dio, per temente ammira come risulta qui dall’e- impiegano i loro talenti per le opere di
pochi giusti, la salvezza di Sodoma; Fi- spressione che fuor sì degni (ribadita utilità pubblica possono trovarsi nell’In-
renze, come Sodoma e Gomorra, è la subito dopo al v. 81: a ben far puoser li ferno» (Singleton). Dante si trova dun-
città dove trionfa il male, la corruzione: ’ngegni), e dalla premura con cui Dante que, come già nel caso di Paolo e Fran-
per lei si prepara un futuro di distruzio- si informa sul loro destino. – Farinata: cesca (cfr. c. V), in un’altra situazione di
ne e di morte, perché la giustizia è tra- della famiglia degli Uberti e fiero ghibel- conflitto tra giudizio umano e giudizio di-
scurata. lino; Dante lo incontrerà nel girone degli
vino, tra sentimento e fede, tra religione
74. superbia, invidia e avarizia: sono eretici, al canto X. – Tegghiaio: pode-
e politica.
queste le cause della discordia tra i cit- stà di San Gimignano e di Arezzo, è tra
84. se ... attosca: la struttura simme-
tadini, ribadite ancora da Brunetto Lati- i sodomiti nel canto XVI. – Iacopo Ru-
trica dei due emistichif, separati dalla
ni nel canto XV. sticucci: punito, per la medesima col-
disgiuntiva, e i due verbi addolcia e at-
75. hanno i cuori accesi: hanno infiam- pa, insieme a Tegghiaio, fu paciere per
tosca, di ugual misura e costruiti con il
mato gli animi, cioè hanno scatenato le il comune di Firenze nel 1254. – Arri-
medesimo prefisso, oppongono il Para-
lotte. go: mentre per gli altri personaggi Dan-
diso all’Inferno, il regno del bene e il re-
76. lagrimabil suono: le parole di Ciac- te farà ulteriore menzione nei canti che
gno del male.
co sono dolenti perché annunciano cala- seguono, più nulla si dice di questo Ar-
mità alla patria. rigo. La difficoltà di una sua chiara iden- 85. più nere: le anime dei peccatori più
79-80. Farinata ... ’l Mosca: ancora tificazione è evidente, poiché già i primi lontani da Dio, perché le loro colpe so-
un’elencazione di nomi, come nei due commentatori della Commedia, con- no più gravi. La dichiarazione di Ciacco
canti precedenti, anche se più conte- trariamente al solito, riportano poche e sul crudo destino di queste anime assu-
nuta. I personaggi di cui Dante chiede contrastanti notizie. Benvenuto avan- me contorni ancora più netti e definitivi
notizie sono tutti di origine toscana e si za l’ipotesi che si tratti di Arrigo della nel contrasto con l’ansia affettiva di Dan-
sono distinti nell’impegno fattivo per la famiglia dei Fifanti che, insieme al Mo- te nella richiesta di loro notizie (cfr. v. 82),
loro città; sono inoltre tutti appartenenti sca ricordato da Dante, uccise in una e in relazione con l’antitesif del verso
alla generazione precedente quella del congiura Buondelmonte Buondelmon- precedente.
poeta, che, per contrasto con la degra- ti. – Mosca: appartenente alla famiglia 86. diverse ... grava: concordanza tra
dazione del presente, viene idealmente dei Lamberti, è punito tra i seminatori di soggetto plurale e verbo al singolare, co-
dipinta e tratteggiata come momento di scandali, nel canto XXVIII. me in XII, 43 e XIX, 28.

Il congedo da Ciacco e il destino finale delle anime 87


88-90 Ma quando tu tornerai sulla dolce terra, ti Ma quando tu sarai nel dolce mondo,
prego che mi riporti al ricordo degli altri (a la mente
altrui mi rechi): non ti dico più altro, e non ti rispondo
priegoti ch’a la mente altrui mi rechi:
più». 90 più non ti dico e più non ti rispondo».
91-93 Stravolse (torse … in biechi) allora gli occhi Li diritti occhi torse allora in biechi;
fissi (diritti); mi guardò un poco e poi chinò il capo: guardommi un poco e poi chinò la testa:
con esso ripiombò giù insieme agli altri dannati
(ciechi). 93 cadde con essa a par de li altri ciechi.
94-99 E la guida mi disse: «Non si leverà più fino E ’l duca disse a me: «Più non si desta
al suono della tromba angelica (cioè: nel giorno del di qua dal suon de l’angelica tromba,
Giudizio universale), quando verrà il giudice nemico
(Dio, nimica podesta verso i peccatori): ciascuno
96 quando verrà la nimica podesta:
rivedrà la sua triste tomba, riprenderà il corpo e le ciascun rivederà la trista tomba,
sembianze, sentirà quella sentenza che risuonerà ripiglierà sua carne e sua igura,
in eterno».
99 udirà quel ch’in etterno rimbomba».

88. dolce mondo: cfr. nota v. 51, e nota to in senso materiale ma anche in senso nelle vesti di giudice, in atto di separa-
118 del canto V. simbolico cioè come dannazione dell’a- re i buoni dai cattivi, gli agnelli dai capri,
91. Li ... biechi: Ciacco ricade ora nel- nima. pronto a emettere parole di condanna
la melma, ma i suoi occhi continuano a 94-99. Più ... rimbomba: in queste ter- eterna a quelli che hanno scelto il male
guardare Dante e, nello sforzo, quasi di- zine lo stile si fa solenne, «biblico», per come norma di vita. Anche se podesta
ventano biechi. Egli ha sempre mante- i calchi di passi scritturali, e il tono ha può avere un significato astratto (poten-
nuto una dignitosa fierezza, anche nella qualcosa di profetico e di oscuramen- za), qui è da privilegiare quello concreto:
richiesta di essere ricordato nel mondo, te minaccioso, per il ripetersi di ver- magistrato, giudice. Infatti nei comuni il
e la sua caduta nel luogo di tormento av- bi al tempo futuro. – angelica tromba: magistrato giudicante era la podestà, di-
viene senza parole. è la tromba del giudizio finale, suonata venuto poi il podestà. – ripiglierà ... fi-
93. ciechi: perché privi della luce di Dio. dall’angelo che annuncia la resurrezione gura: nel giorno del Giudizio universale,
La cecità può essere intesa non soltan- dei corpi. – la nimica podesta: Cristo anche il corpo risorgerà spiritualizzato e

Viaggiare nel testo


LE INVETTIVE CONTRO LE CITTÀ
f PISTOIA, città di ladri (Inferno XXV, 10-15)
f FIRENZE, città di ladri (Inferno XXVI, 1-12)
f Le città di Romagna, violente e tiranniche (Inferno XXVII, 36-54)
f PISA, città immorale e spietata (Inferno XXXIII, 79-90)
f GENOVA, patria dei traditori (Inferno XXXIII, 151-157)
f FIRENZE, città corrotta da superbia, avarizia e violenza (Purgatorio VI, 127-151)
f Le città della Valle d’Arno (AREZZO, FIRENZE, PISA), città selvagge (Purgatorio XIV, 28-66)
f Le città di Romagna, immorali e violente (Purgatorio XIV, 91-126)
f Le città della Marca Trevigiana (Paradiso IX, 43-60)
f ROMA, sede del papato corrotto (Paradiso XXVII, 22-27)
Nelle parole pronunciate da Ciacco in questo canto risuona per la prima volta un particolare “sottogenere”
della lirica politica di Dante: quello della invettivaf contro le città, in questo caso Firenze. La città come
luogo in cui si giocano le sorti politiche, morali e anche affettive delle persone: questo è l’orizzonte,
lo spazio concreto dell’agire umano cui fa riferimento Dante, uomo del suo tempo, uomo medievale.
Le invettive contro le città, soprattutto italiane, tracciano un percorso continuo e costante di lettura lungo
tutta la Commedia, ino ai cieli più alti del Paradiso, e illustrano i più intensi motivi ideologici e sentimentali
della poesia dantesca.

88 Inferno Canto VI
Scenari
I CANTI POLITICI
Il tema politico è motivo centrale nella Commedia, te qui da Ciacco devono essere lette come rappresen-
vissuto con forte passione civile, morale e religio- tative di un quadro storico molto più ampio che coin-
sa. Il pensiero di Dante – riassunto nella formula del- volge l’intera società contemporanea di Dante e le
la «teoria dei due soli» (Pg. XVI, 64-129), il Papato e sue maggiori istituzioni, e che rimandano al destino
l’Impero – è dichiarato in modo esplicito in quasi tut- terreno e ultraterreno dell’umanità. Nello scontro fra
ti i canti, e ha i suoi cardini proprio nei canti VI delle Bianchi e Neri in Firenze si rispecchia quello in Italia
tre cantiche: qui infatti il suo discorso si articola in un e in Europa fra gueli e ghibellini, e questo diventerà
progressivo ampliarsi degli orizzonti geo-politici, dal specchio di quella contesa fra papa e imperatore che
Comune (Firenze) alla Nazione (l’Italia) all’Impero. è alla radice della degradazione morale del mondo.
Le questioni di politica «municipale» iorentina tratta-
Inferno VI, 58-90
Ciacco denuncia la corruzione e la futura
rovina di Firenze, provocata dalle violente
Prato
Pistoia ostilità tra fazioni (Bianchi e Neri) e dal dila-
Fiesole gare dei vizi (avarizia, superbia, invidia).
Lucca
Signa
Firenze
Pisa Empoli SACRO
ROMANO
Livorno IMPERO Venezia
Mare NO
S. Gimignano
del D
Nord Milano STATO
Volterra CIA

Ma
Firenze DELLA
Siena
CHIESA
re
Roma A
dr
Napoli iat
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REGNO REGNO o
DI DI SICILIA
POLONIA
Magonza Ma
rM Palermo
edi
terr
SACRO a neo
Mar Ionio
ROMANO
OCEANO
ATLANTICO
IMPERO Venezia Purgatorio VI, 76-151
REGNO REGNO Dante, prendendo spunto
DI D’UNGHERIA dall’incontro con il poeta
Milano STATO
FRANCIA provenzale Sordello da
Ma

Firenze DELLA
CHIESA
re

Goito, denuncia il degra-


A

do morale dell’Italia, dila-


dr

Roma
iat

Paradiso VI, 1-111 Napoli niata da lotte intestine e


ic

REGNO
o

L’imperatore Giustiniano abbandonata nel vizio dal


DI SICILIA
espone la storia provvi- Papato corrotto e dall’Im-
denziale e la sacra
M a missio-
rM pero.
edi Palermo
ne dell’Impero, e condan- terr
ane
na la faziosità dei partiti dei o Mar Ionio
guelfi e dei ghibellini.

Il congedo da Ciacco e il destino finale delle anime 89


100-105 Attraversammo così quella sozza mistura Sì trapassammo per sozza mistura
di pioggia e di spiriti, lentamente, parlando un poco de l’ombre e de la pioggia, a passi lenti,
della vita ultraterrena; per cui io dissi: «Maestro,
questi tormenti aumenteranno dopo il giudizio finale
102 toccando un poco la vita futura;
(la gran sentenza), oppure saranno (fier) minori, o per ch’io dissi: «Maestro, esti tormenti
rimarranno ugualmente terribili (cocenti)?».
crescerann’ei dopo la gran sentenza,
105 o ier minori, o saran sì cocenti?».
106-111 Ed egli a me: «Rifatti alla tua dottrina, che Ed elli a me: «Ritorna a tua scïenza,
insegna che quanto più una cosa è perfetta, più è che vuol, quanto la cosa è più perfetta,
sensibile al bene, ma anche al male (doglienza).
Sebbene (Tutto che) questa gente maledetta non
108 più senta il bene, e così la doglienza.
raggiunga mai la vera perfezione, aspetta di essere Tutto che questa gente maladetta
in uno stato di perfezione maggiore dopo il giudizio in vera perfezion già mai non vada,
rispetto a prima».
111 di là più che di qua essere aspetta».
112-115 Noi proseguimmo la strada lungo il bordo Noi aggirammo a tondo quella strada,
circolare, parlando di altri argomenti che non rife- parlando più assai ch’i’ non ridico;
risco; giungemmo al punto dove si discende: qui
incontrammo Pluto, il gran nemico. venimmo al punto dove si digrada:
115 quivi trovammo Pluto, il gran nemico.

si unirà all’anima per condividere il pre- legge che più ci si accosta alla perfezio- 114. si digrada: il punto che mette in co-
mio o il castigo. – udirà ... rimbomba: ne, più si è sensibili al bene ma anche al municazione il terzo e il quarto cerchio.
la sentenza definitiva di eterna salvezza o male, più si è in grado di godere la gio- 115. Pluto: il custode del cerchio suc-
di eterna condanna: «Venite benedetti ... ia ma anche di provare il dolore. L’ani- cessivo, quello degli avari e prodighi,
andate maledetti» (Mt. 25, 34-41). ma, congiungendosi al corpo, raggiunge anch’esso, come Cerbero, Minosse e
100. sozza mistura: formata dal fango la perfezione; i beati così accresceranno Caronte, figura mitica; figlio di Iasio e di
fetido della palude e dalle anime stesse la loro felicità e i dannati il loro tormento. Demetra, era considerato il dio della ric-
dei golosi che vi sono immersi. 110. in vera perfezion: la perfezione ve- chezza, poiché il nome Pluto significa sia
103-105. Maestro ... cocenti: Dante ra è quella dei beati che possono vedere in greco sia in latino «ricco». Qui forse è
prende lo spunto dalle parole di Virgi- e godere Dio, mentre per i dannati riunirsi confuso da Dante con Plutone, figlio di
lio per avviare una digressione di ordi- al corpo è una perfezione «negativa», in Rea e di Cronos, dio dell’Ade. – il gran
ne teologico e dottrinale sul problema quanto coinciderà con un accrescimen- nemico: Pluto è nemico perché tente-
della riunificazione del corpo all’anima, to della pena. rà di impedire il viaggio a Dante e Virgi-
dopo il giudizio finale, e della definitiva 111. di là più che di qua: dopo il Giudi- lio, ma specialmente perché è il simbolo
condizione dei dannati. zio universale, più che prima. dell’attaccamento al denaro e alla ric-
106. tua scïenza: il maestro invita Dan- 112. Noi aggirammo a tondo: la strada chezza e rappresenta un grave ostaco-
te a rifarsi alla filosofia scolastica, in par- che percorrono i due poeti segue i bordi lo per ogni cristiano che vuole raggiun-
ticolare al De anima di Aristotele, dove si del girone dei golosi. gere la salvezza.

90 Inferno Canto VI
La Divina Commedia nel mondo
DANTE NELLA LETTERATURA MONDIALE
È risaputo che Dante è il poeta italiano più conosciu- niversità «La Sapienza» di Roma, pubblicata sul gior-
to e riconosciuto al mondo, e che la Divina Commedia nale «La Repubblica» del 14 giugno 2007 e così com-
è l’opera italiana più tradotta. Non a caso, il critico sta- mentata dall’articolista Simonetta Fiori: «Sono Dante e
tunitense Harold Bloom nel suo noto saggio Il cano- Goethe, Shakespeare e Cervantes i quattro autori che
ne occidentale (1994), deinendo i caratteri e la storia abitano stabilmente la coscienza letteraria europea,
della letteratura occidentale, nell’elenco dei ventisei accompagnati a breve distanza da una costellazio-
autori «classici» inserisce, unico italiano, proprio Dan- ne di altri autori – Tolstoj e Flaubert, Joyce e Omero –
te Alighieri; e pone la Divina Commedia come momen- che godono pur in varia misura dello stesso privilegio.
to originario di tutta la tradizione poetica. Dante è il timoniere dell’Europa dei colti, di un’Euro-
Una ancor più recente riprova della centralità del poe- pa in cui la letteratura è fattore d’identità prima anco-
ma dantesco nel sistema letterario mondiale risalta da ra dell’economia e della politica».
un’inchiesta condotta tra professori e studenti dall’U-

rtanti
ri più impo
I dieci auto
Studenti
Professori Le dieci op
ere più imp
eri
> Dante Alighi ortanti
eri Professori
> Dante Alighi espeare
ang
> William Shak Studenti
> Johann Wolfg ervantes > Don Chisciot
Goeth e > Miguel de C te > Divina Comm
ello > Amleto edia
> William Shakespeare > Luigi Pirand > Don Chisciot
> Divina Comm te
> Lev Nikolaiev
ic Tolstoj > Oscar Wilde edia > I promessi sp
e > Faust osi
> Miguel de C
ervantes > James Joyc > Romeo e Giu
anzoni > Guerra e pace lietta
> Fedor Mikha
ilovic > Alessandro M > Amleto
Dostoevskij > Charles Baud
elaire > Madame Bo
vary
> I fiori del mal
e
> Franz Kafka > Giacomo Le
opardi > Ulisse
> Decameron
n
> Thomas Man > Johann Wolfg
ang > Alla ricerca de
l tempo
perduto > Il ritratto di Do
bert Goethe rian Gray
> Gustave Flau
> Iliade > La coscienza
trarca di Zeno
> Francesco Pe
> Odissea > Odissea

are
William Shakespe
Dante Alighieri

Miguel de Cerva
ntes
Alessandro Manz
oni

Il congedo da Ciacco e il destino finale delle anime 91


Leggiamo il canto PAGINE DIGITALI
LETTURA CRITICA Ɣ PAROLA CHIAVE DEL CANTO Ɣ CONSIGLI DI LETTURA

L e parole di Ciacco, le parole politiche, sono la deprecazione che Dante fa dell’uomo che vive contro
l’uomo, la deprecazione dell’uso delle armi e della violenza. A Firenze sede di inganni non è
risparmiata altrove ironia di «ben guidata»…
Antonio Piromalli

LA NARRAZIONE altrove, trova espressione nei toni solenni della profezia.


Quella di Ciacco è la prima, importante profezia sui de-
Ɣ IL CANTO DI CIACCO stini di Firenze e, implicitamente, su quello di Dante. Il
iorentino riferisce dei violenti contrasti fra il partito dei
Come il precedente, anche il canto vi tratta compiutamen- Bianchi e quello dei Neri, che si contendevano il potere in
te un intero cerchio infernale, quello dei golosi. Possia- quegli anni. La precisione dei dati è da imputare al fatto
mo individuare al suo interno tre momenti: l’incontro con che la scena è immaginata nel 1300, mentre viene scritta
Cerbero, la belva infernale posta a guardia dei dannati (vv. anni dopo, quando gli episodi riportati sono già avvenu-
1-33); il lungo episodio centrale dell’incontro con Ciacco ti. Ma per comprendere appieno le cause di tanto disse-
(vv. 34-93); il dialogo fra Dante e Virgilio con la spiegazio- sto politico in Firenze, bisognerà ricondurre la situazio-
ne di questioni dottrinarie ed escatologiche (vv. 94-115). ne della città nel contesto italiano ed europeo delle lotte
Il brano è noto come il primo dei grandi «canti politici» fra Papato e Impero: a questo saranno dedicati i canti se-
della Commedia, in progressiva relazione con i canti sesti sti delle due successive cantiche.
del Purgatorio (incontro con Sordello da Goito) e del Pa-
radiso (incontro con l’imperatore Giustiniano). Ɣ IL TEMA MORALE: SUPERBIA, INVIDIA E AVARIZIA
Ɣ LE COSTANTI STRUTTURALI Il tema politico non va mai disgiunto, in Dante, da quello
morale. I comportamenti politici, giusti o corrotti che si-
Tra gli elementi di struttura narrativa, poetica e ideologi- ano, sono sempre riportati a motivazioni etiche. Così ri-
ca presenti nel canto, rileviamo: sulta anche qui. Quando infatti Dante chiede a Ciacco i
 ƔODigura di Cerbero, terzo personaggio della mitologia motivi di tanta discordia in Firenze, questi verranno indi-
pagana che Dante trasforma e adatta alla sua raigura- cati nella superbia, invidia e avarizia dei suoi abitanti. Tre
zione degli inferi cristiani; le fonti principali sono quelle vizi, dunque, stanno portando la città alla rovina socia-
dell’Eneide virgiliana e delle Metamorfosi di Ovidio: ma le: la superbia del dominio, l’invidia tra i potenti, l’avarizia
Dante gli conferisce attributi di una crudezza realistica mercantile.
e grottesca estranea ai modelli;
 ƔOƍuso della profezia per annunciare con particolare auto-
rità fatti che siano di ammonimento per la corrotta uma-
Ɣ IL TEMA DOTTRINARIO
nità; In inale di canto si colloca una breve ma signiicativa di-
 ƔLOriferimento di Ciacco al dolce mondo (v. 88): per i dan- gressione dottrinaria, indice dell’interesse tutto medie-
nati alle eterne pene dell’Inferno, l’unico orizzonte posi- vale per la condizione dell’uomo dopo la morte. Allonta-
tivo è quello della vita terrena. Spesso la richiamano con nandosi da Ciacco, Dante vuole sapere quale sarà il destino
nostalgia e in nome di essa si aidano a Dante per non delle anime dopo il Giudizio universale, se esse sofriran-
morire del tutto nel ricordo dei viventi. no di meno o se la pena resterà uguale. Virgilio, rifacen-
dosi alla teologia scolastica, ricorda che la perfezione, nel
bene e nel male, fa «sentire» di più: il ricongiungimento
I TEMI dell’anima al corpo provocherà quindi una pena maggio-
re per i dannati e una maggior beatitudine per le anime
Ɣ IL TEMA AUTOBIOGRAFICO: FIRENZE del Paradiso. Si tratta di uno dei primi esempi di quella te-
matica escatologica e teologica che si accentuerà nel cor-
Incomincia qui uno degli aspetti principali della tematica so dell’opera e che ne costituisce una delle anime ideolo-
autobiograica nel poema: la rievocazione degli ambienti giche principali: la Divina Commedia, infatti, vuole essere
iorentini contemporanei. Il legame che si crea fra Dante innanzitutto un poema religioso e Dante si vuole presen-
e Ciacco è di questa natura (vv. 40-48), e nel segno del- tare anche come teologo.
la patria comune si imposta il dialogo. Sull’autobiograi-
smo e su Firenze si sviluppa, come diverrà consueto, il te-
ma politico e morale.
Le parole che restano ↓
Ɣ IL TEMA POLITICO: LA PROFEZIA DI CIACCO
La rilessione politica si riferisce in questo canto all’am-
bito comunale, e precisamente a Firenze. Dante aida a
“Giusti son due, e non vi sono intesi”
un iorentino, fervente di amor patrio, il compito di espri- L’affermazione di Ciacco (v. 73) è divenuta significati-
mere il proprio giudizio sulle vicende politiche della cit-
tà. Si tratta di un giudizio di condanna per la corruzione, va per indicare con indignazione una collettività sociale
il malgoverno, la faziosità degli interessi che impedisco- o politica i cui componenti hanno atteggiamenti grave-
no una giusta e felice vita sociale. D’altra parte la tratta- mente scorretti, e sordi alle voci delle rare persone one-
zione politica in Dante diventa sempre occasione di viva- ste che si trovano ancora tra loro.
ce polemica e appassionata invettivaf; per questo, qui e

92 Inferno Canto VI
Competenze alla prova ESERCIZI INTERATTIVI

LA NARRAZIONE
1 Il canto è costruito su due situazioni principali:
a. L’incontro con: (vv. )
b. L’incontro con: (vv. )
2 Quali dannati sono puniti in questo girone, e qual è la loro pena?
3 Nei confronti dei golosi di questo canto Dante ha un atteggiamento di:
severa condanna
amorevole comprensione
commossa partecipazione
impietoso disprezzo

4 Descrivi i tratti isici del personaggio di Cerbero secondo la sequenza indicata:


testa ◆ occhi ◆ bocca e denti ◆ barba ◆ mani ◆ ventre ◆ voce ◆ azioni
5 Spiega il paragone che trovi ai vv. 28-33.

6 Elenca le tre domande che Dante rivolge a Ciacco (vv. 60-63).

7 Su quali argomenti si incentra il dialogo fra Dante e Ciacco?

I TEMI
8 Perché il canto vi è deinito un “canto politico”?

9 Perché si parla del canto vi come di un “canto profetico”?

LE FORME
10 Individua nell’episodio di Cerbero i tratti tipici del linguaggio “comico”.

11 Indica il signiicato delle seguenti espressioni usate da Ciacco nella sua invettiva contro Firenze:
città partita (v. 61) ◆ parte selvaggia (v. 65) ◆ infra tre soli (v. 68) ◆ l'anime più nere (v. 85)

AVVIO AL SAGGIO BREVE


Dante presenta con toni duri e spietati la condizione dei golosi per esprimere il disprezzo verso questo tipo di vizio capita-
le. Il rapporto con il cibo, nella nostra società opulenta, è diventato un vero problema “sociale”, poiché è diventato una cau-
sa di gravi patologie.

Scrivi un testo argomentativo in cui presenti la situazione, esponendo poi la tua opinione.

PER DISCUTERE
I disturbi dell’alimentazione colpiscono soprattutto i giovani, nelle forme opposte della bulimia e della
anoressia. Confrontatevi in classe su questo problema grave, alla luce anche delle vostre esperienze personali.

SCRIVERE CON DANTE


Anche tu pensi che alcuni comportamenti o atteggiamenti dei tuoi “concittadini”, o in genere degli italiani,
siano da condannare? Prova a scrivere un’invettiva contro questi “vizi”, sull’esempio di quella di Ciacco.

Canto VI 93
Canto VII
Il canto della palude Stigia
TEMPO PENA E CONTRAPPASSO
sabato 9 aprile 1300, poco dopo la mezzanotte Avari e prodighi. Divisi in due opposte schiere, percorrono un
semicerchio spingendo con il petto dei pesi e, allorquando si
LUOGO scontrano, si ingiuriano rimproverandosi la colpa commessa.
CERCHIO IV: avari e prodighi Il contrappasso consiste in questo assurdo faticare e in questa
È una fossa vasta e pianeggiante, vigilata da Pluto. vana dispersione di energia.

CERCHIO V: iracondi e accidiosi Iracondi e accidiosi. Immersi nelle acque limacciose


È costituito dalla palude Stigia, una lorda pozza di acque nere della palude Stigia, sono anch’essi separati in due schiere.
e fangose, vigilata dal diavolo Flegiàs. Gli iracondi stanno in superficie, ignudi, insozzati dal fango,
e si percuotono crudelmente l’un l’altro.
PECCATORI Gli accidiosi sono interamente ricoperti
Avari e prodighi dal fango, la loro presenza e il loro tormento
Sono coloro che nella vita non hanno fatto altro che sono dichiarati solo dalle bolle d’aria
ammassare o disperdere ricchezza. sulla superficie dell’acqua stagnante:
il contrappasso consiste per loro
Iracondi e accidiosi nel non avere né volto né voce.
I primi sono coloro che in vita hanno ceduto in modo
eccessivo e violento all’impeto dell’ira; i secondi invece sono
stati inerti e indifferenti nella pratica del bene.

PERSONAGGI
Dante, Virgilio, Pluto

PALUDE STIGIA PLUTO

CERCHIO IV
AVARI E PRODIGHI

CERCHIO V
IRACONDI E ACCIDIOSI

94
Sommario ↓ GIOCO DIDATTICO INTERATTIVO

vv. 1-15 Incontro con Pluto


Il demone custode del quarto cerchio assale con grida blasfeme Dante ma Virgilio lo zittisce dichiaran-
do la volontà divina, e i due poeti si avvicinano alla schiera degli avari e prodighi.

vv. 16-66 Nel cerchio degli avari e prodighi


Una grande folla di dannati si assiepa tumultuosa nel cerchio, divisa nelle due schiere degli avari e dei
prodighi: fanno rotolare grandi massi in senso opposto, come i flutti nei pressi di Scilla e Cariddi, scon-
trandosi e imprecando gli uni contro gli altri. Nessuno di loro è degno di essere ricordato, perché tut-
ti sono vissuti nell’egoistico godimento del denaro. Soprattutto fra gli avari Dante nota molti uomini di
Chiesa, vittime privilegiate di questo vizio. Virgilio espone la natura del peccato, e conclude afferman-
do la vanità delle ricchezze che la Fortuna dona agli uomini.

vv. 67-96 La Fortuna


Virgilio spiega che cosa sia la Fortuna: creata da Dio, dispensa i beni di volta in volta a diversi popoli,
in modo imprevedibile per l’uomo e secondo il suo occulto giudizio. Le sue leggi regolano la vita degli
uomini e presiedono alle alterne vicende della storia, come le potenze angeliche presiedono e ordina-
no il moto dei cieli. I suoi cambiamenti sono rapidissimi e seguono il volere divino, per cui inutili sono
le maledizioni umane contro di lei.

vv. 97-130 La palude Stigia


Dante e Virgilio seguono le acque di una fonte bollente, che si apre nell’ampia palude Stigia: è il quinto
cerchio infernale, dove sono immersi gli iracondi che si picchiano e mordono a vicenda. Sotto il fango
– aggiunge Virgilio – giacciono gli accidiosi, i cui sospiri fanno gorgogliare la superficie. I due poeti co-
steggiano la palude e giungono ai piedi di una torre.

Leggiamo il canto
Ɣ LA STRUTTURA DEL CANTO Ɣ QUESTIONE DOTTRINARIA: IL CONCETTO
Si tratta del primo canto in cui la struttura letteraria non DI FORTUNA
corrisponde a quella topograica e igurativa, per cui ogni La colpa degli avari e dei prodighi, che non seppero avere
canto è occupato da un solo cerchio infernale. Il settimo un giusto rapporto con i beni naturali, è occasione per in-
canto accoglie infatti il quarto e il quinto cerchio, e nel pas- serire la questione dottrinaria sul concetto di Fortuna, che
saggio dall’uno all’altro si inserisce una pausa, che divente- è anche una pausa, un respiro più lungo nella narrazio-
rà tipica, di carattere dottrinario (la disquisizione sulla For- ne. Dante qui modiica la concezione difusa nel Medioe-
tuna). Da notare, inoltre, che nel medesimo cerchio sono vo ed ereditata dal mondo classico, trasformando la dea ca-
punite due categorie di peccatori, unite dalla correlazio- pricciosa in un’intelligenza celeste, in uno strumento della
ne della colpa per contrasto (avari/prodighi - iracondi/acci- Provvidenza divina. Così la ruota della Fortuna che cambia
diosi). Il inale sospeso segna la diretta continuità narrativa le sorti degli uomini e dei popoli diventa una sfera, al pa-
con il canto successivo. ri delle sfere celesti, e la dea è una delle intelligenze motri-
ci dell’universo, quella che presiede ai destini umani e il cui
Ɣ I DANNATI DEL QUARTO CERCHIO mutevole e rapido agire è voluto da Dio. Gli uomini non la
Tra i dannati del quarto cerchio degli avari e prodighi, Dan- possono contrastare, poiché sarebbe vano qualsiasi tenta-
te non riconosce nessuno in particolare, ma individua un tivo di opporsi al sommo Fattore. Questo è il monito che
gran numero di uomini di Chiesa. Al di là della spiegazio- Dante, attraverso le parole di Virgilio, lancia alla presunzio-
ne dottrinaria di Virgilio (essi furono ciechi alla conoscen- ne umana, e originale è la collocazione, ilosoico-teologi-
za, così ora sono irriconoscibili), l’autore non cita alcun per- ca, di un concetto così squisitamente terreno.
sonaggio perché la sua condanna vuole coinvolgere l’intero
organismo ecclesiastico, reo di una delle colpe più gravi, a Ɣ PLUTO E LA PALUDE STIGIA
giudizio di Dante: l’avarizia. La Chiesa, in questo canto e Nella scelta del giudice infernale (Pluto) e nella scenograia
nell’opera tutta, si è quindi macchiata del peccato maggio- della palude degli accidiosi (Stige) ritroviamo il tipico feno-
re, proprio quello simboleggiato nel primo canto dalla lu- meno dell’adattamento all’immaginario cristiano di igure
pa, la iera che più delle altre costringe Dante a retrocedere e situazioni mitologiche greco-latine.
dalla strada della salvezza.
95
AUDIOLETTURA DEL CANTO

Canto VII VIDEO: I LUOGHI DELLA NARRAZIONE

1-6 «Oh Satana, oh Satana, dio!», cominciò (a gri-


dare) Pluto con la voce roca (chioccia): e quel saggio
P
« ape Satàn, pape Satàn aleppe!»,
cominciò Pluto con la voce chioccia;
premuroso, che tutto aveva compreso (seppe), disse
per confortarmi: «Non ti sia di impedimento (Non ti 3 e quel savio gentil, che tutto seppe,
noccia) la tua paura; poiché, per quanto potere egli disse per confortarmi: «Non ti noccia
abbia, non ci impedirà di scendere questa balza
rocciosa». la tua paura; ché, poder ch’elli abbia,
6 non ci torrà lo scender questa roccia».
7-12 Poi si rivolse a (Pluto) dall’aspetto deforme Poi si rivolse a quella ’niata labbia,
(’nfiata labbia), e disse: «Taci, maledetto lupo! Con- e disse: «Taci, maladetto lupo!
sumati nella tua stessa rabbia. Il nostro procedere
verso il profondo (al cupo) non è senza motivo: è 9 consuma dentro te con la tua rabbia.
stato stabilito in cielo, là dove l’arcangelo Michele Non è sanza cagion l’andare al cupo:
fece vendetta della superba ribellione (strupo) di
Lucifero». vuolsi ne l’alto, là dove Michele
12 fé la vendetta del superbo strupo».
13-15 Come le vele gonfiate dal vento, quando Quali dal vento le goniate vele
l’albero si spezza (fiacca), si afflosciano avvilup- caggiono avvolte, poi che l’alber iacca,
pate, così si accasciò (cadde a terra) quell’animale
crudele. 15 tal cadde a terra la iera crudele.
16-18 Scendemmo così nel quarto cerchio (lacca), Così scendemmo ne la quarta lacca,
inabissandoci sempre più lungo la discesa infernale
che raccoglie (insacca) il male dell’intero universo.
pigliando più de la dolente ripa
18 che ’l mal de l’universo tutto insacca.
19-21 Ahi giustizia divina! chi riunisce tanti inauditi Ahi giustizia di Dio! tante chi stipa
(nove) travagli e sofferenze quanti ho io veduti? e nove travaglie e pene quant’io viddi?
perché la nostra colpa così ci danna (scipa)?
21 e perché nostra colpa sì ne scipa?
22-24 Come fa l’onda nei pressi di Cariddi, che Come fa l’onda là sovra Cariddi,
si scontra (si frange) con quella che le si oppone che si frange con quella in cui s’intoppa,
(s’intoppa), così è necessario che qui la gente balli
(riddi). 24 così convien che qui la gente riddi.
25-30 Qui io vidi gente più numerosa (troppa) che Qui vid’i’ gente più ch’altrove troppa,
altrove e, da una parte e dall’altra del cerchio, in e d’una parte e d’altra, con grand’urli,
mezzo a grandi urla, spingeva dei pesi con la forza
del petto (poppa). Si scontrava (i dannati) fra di loro; 27 voltando pesi per forza di poppa.
e in seguito ognuno in quel punto (pur lì) si girava Percotëansi ’ncontro; e poscia pur lì
voltando indietro (i pesi) e gridava: «Perché ammuc-
chi (tieni)?» e «Perché disperdi (burli)?». si rivolgea ciascun, voltando a retro,
30 gridando: «Perché tieni?» e «Perché burli?».

96 Inferno Canto VII


Così tornavan per lo cerchio tetro 31-39 Giravano così lungo quel cerchio senza
da ogne mano a l’opposito punto, luce (tetro) dalle due parti verso il punto opposto,
continuando a gridare il ritornello (metro) ingiurioso
33 gridandosi anche loro ontoso metro; (ontoso); poi ognuno tornava a voltarsi, quand’era
poi si volgea ciascun, quand’era giunto, arrivato (alla fine del semicerchio), per percorrere la
sua metà del cerchio e per un successivo scontro. E
per lo suo mezzo cerchio a l’altra giostra. io, che avevo il cuore quasi rattristato, dissi: «Maestro
36 E io, ch’avea lo cor quasi compunto, mio, mostrami chi sono costoro, e se furono tutti
ecclesiastici (cherci) questi che portano la tonsura
dissi: «Maestro mio, or mi dimostra (chercuti) alla nostra sinistra (cioè la schiera degli
che gente è questa, e se tutti fuor cherci avari)».
39 questi chercuti a la sinistra nostra».
Ed elli a me: «Tutti quanti fuor guerci 40-48 Ed egli a me: «Furono tutti così ciechi (guerci)
sì de la mente in la vita primaia, di mente nella vita terrena (primaia) che non spesero
mai le ricchezze con misura. Lo urla (l’abbaia) la loro
42 che con misura nullo spendio ferci. voce in modo molto chiaro, quando giungono ai
Assai la voce lor chiaro l’abbaia, due punti del cerchio dove il loro peccato contrario
(l’avarizia e la prodigalità) li separa (dispaia). Furono
quando vegnono a’ due punti del cerchio ecclesiastici, questi che non hanno capelli in capo
45 dove colpa contraria li dispaia. (coperchio piloso, copertura di peli), anche papi e
cardinali, sui quali l’avarizia raggiunge il colmo (usa...
Questi fuor cherci, che non han coperchio soperchio, cioè esercita il suo eccesso)».
piloso al capo, e papi e cardinali,
48 in cui usa avarizia il suo soperchio».
E io: «Maestro, tra questi cotali 49-57 E io: «Maestro, in mezzo a tali dannati dovrei
dovre’ io ben riconoscere alcuni ben riconoscere alcuni che si macchiarono (furo
immondi) di questi peccati». Ed egli a me: «Coltivi
51 che furo immondi di cotesti mali». (aduni) un vano desiderio: la vita priva di saggezza
Ed elli a me: «Vano pensiero aduni: (sconoscente) che li ha spinti a insozzarsi (di tale vi-
zio), li rende ora oscuri (bruni) a ogni riconoscimento.
la sconoscente vita che i fé sozzi, Per l’eternità si scontreranno: gli uni (gli avari) risor-
54 ad ogne conoscenza or li fa bruni. geranno dal sepolcro con il pugno chiuso (segno di
attaccamento al denaro), e gli altri (i prodighi) con
In etterno verranno a li due cozzi: i capelli rasi (segno di estremo spreco e perdita di
questi resurgeranno del sepulcro beni).
57 col pugno chiuso, e questi coi crin mozzi.
Mal dare e mal tener lo mondo pulcro 58-66 La prodigalità (Mal dare) e l’avarizia (mal
ha tolto loro, e posti a questa zufa: tener) hanno fatto loro perdere il bel (pulcro) mondo
(cioè il Paradiso) e condannati a questo scontro
60 qual ella sia, parole non ci appulcro. (zuffa): per descriverlo, non voglio aggiungere altre
Or puoi, igliuol, veder la corta bufa belle parole (appulcro, abbellisco). Ora puoi capire,
figliolo, l’inutile inganno (corta buffa) dei beni che
d’i ben che son commessi a la fortuna, sono affidati alla fortuna, per i quali gli uomini lottano
63 per che l’umana gente si rabufa; (si rabuffa); dal momento che tutto l’oro che c’è ed è
esistito prima sulla terra (sotto la luna), non potrebbe
ché tutto l’oro ch’è sotto la luna far riposare nemmeno una di queste anime stanche».
e che già fu, di quest’anime stanche
66 non poterebbe farne posare una».
«Maestro mio», diss’io, «or mi dì anche: 67-72 «Maestro mio», gli chiesi io, «ora dimmi an-
questa fortuna di che tu mi tocche, cora: questa fortuna, di cui tu mi parli (tocche), che
così tiene i beni del mondo tra i suoi artigli (branche),
69 che è, che i ben del mondo ha sì tra branche?». che cosa è?». E quegli a me: «Oh sciocche creature,
E quelli a me: «Oh creature sciocche, quanta è l’ignoranza che vi colpisce! Ora io voglio
che tu capisca (ne ’mbocche, ti imbocchi) il mio
quanta ignoranza è quella che v’ofende! ragionamento (sentenza).
72 Or vo’ che tu mia sentenza ne ’mbocche.

La Fortuna 97
73-84 Colui che trascende ogni conoscenza (cioè Colui lo cui saver tutto trascende,
Dio), ha creato i cieli e ha loro assegnato delle gui-
de (chi conduce) cosicché ognuno di essi riflette
fece li cieli e diè lor chi conduce
(splende) la luce divina in ogni sua parte (del suo 75 sì, ch’ogne parte ad ogne parte splende,
cielo), distribuendola in ugual misura. Nello stesso distribuendo igualmente la luce.
modo ai beni terreni (splendor mondani) (Dio) ha
dato una guida e una amministratrice (la Fortuna, Similemente a li splendor mondani
il destino, predeterminato però da Dio) che al mo- 78 ordinò general ministra e duce
mento opportuno faccia passare le ricchezze da un
popolo all’altro e da una stirpe all’altra, vincendo ogni
che permutasse a tempo li ben vani
resistenza (difension) degli uomini (senni umani): per di gente in gente e d’uno in altro sangue,
cui un popolo domina (impera) e l’altro è schiavo 81 oltre la difension d’i senni umani;
(langue), in seguito alle decisioni di costei, che sono
nascoste come il serpente (l’angue) nell’erba. per ch’una gente impera e l’altra langue,
seguendo lo giudicio di costei,
84 che è occulto come in erba l’angue.
85-90 Il vostro sapere non può contrastarla; è lei Vostro saver non ha contasto a lei:
che dispone, giudica e persegue il suo compito sul- questa provede, giudica, e persegue
la terra (suo regno), come le intelligenze angeliche (li
altri dèi) lo fanno nel loro (nei cieli). I suoi mutamenti 87 suo regno come il loro li altri dèi.
non conoscono soste: per necessità ella è veloce; Le sue permutazion non hanno triegue:
per questo succede spesso che qualcuno subisca
(consegue) mutamenti di condizione.
necessità la fa esser veloce;
90 sì spesso vien chi vicenda consegue.
91-96 Questa è colei che tanto è biasimata (posta Quest’è colei ch’è tanto posta in croce
in croce) anche da coloro che la dovrebbero lodare, pur da color che le dovrien dar lode,
a torto attribuendole biasimo (biasimo) e cattiva
fama (mala voce); ma ella è felice e non dà ascolto 93 dandole biasmo a torto e mala voce;
a questo: con le altre prime creature lieta gira la sua ma ella s’è beata e ciò non ode:
ruota (volve sua spera) e vive beata.
con l’altre prime creature lieta
96 volve sua spera e beata si gode.
97-99 Scendiamo ora verso un maggior dolore: Or discendiamo omai a maggior pieta;
ogni stella che saliva quando mi sono mosso, ora già ogne stella cade che saliva
tramonta (cade), e il soffermarsi troppo non è con-
cesso». 99 quand’io mi mossi, e ’l troppo star si vieta».
100-105 Noi attraversammo (ricidemmo) il cerchio, Noi ricidemmo il cerchio a l’altra riva
fino al margine opposto, presso una sorgente che sovr’una fonte che bolle e riversa
ribolle e alimenta (riversa) un canale che qui si origi-
na. L’acqua era nerissima (scura molto più del nero,
102 per un fossato che da lei deriva.
più che persa), e noi, costeggiando quelle onde L’acqua era buia assai più che persa;
torbide (bige), ci incamminammo per una strada e noi, in compagnia de l’onde bige,
disagevole (diversa).
105 intrammo giù per una via diversa.
106-114 Questo cupo (tristo) ruscello sfocia nella In la palude va c’ha nome Stige
palude che viene detta Stigia, dopo che è disceso questo tristo ruscel, quand’è disceso
dai tetri e crudeli dirupi. E io, che ero intento (inteso)
a osservare, ho visto gente coperta di fango (fango- 108 al piè de le maligne piagge grige.
se) in quel pantano, completamente ignuda, e col E io, che di mirare stava inteso,
volto (sembiante) adirato (offeso). Si percuotevano
non solo (non pur) con le mani, ma con la testa e
vidi genti fangose in quel pantano,
col petto e con i piedi, dilaniandosi con i denti a 111 ignude tutte, con sembiante ofeso.
pezzo a pezzo.
Queste si percotean non pur con mano,
ma con la testa e col petto e coi piedi,
114 troncandosi co’ denti a brano a brano.

98 Inferno Canto VII


Lo buon maestro disse: «Figlio, or vedi 115-120 Il buon maestro mi disse: «Figlio, ora
osserva le anime degli schiavi (di color cui vinse)
l’anime di color cui vinse l’ira; dell’ira; e voglio anche che tu sappia con certezza
117 e anche vo’ che tu per certo credi che immersa nell’acqua c’è gente che sospira, e
che sotto l’acqua è gente che sospira, fa gorgogliare (pullular) l’acqua alla superficie (al
summo), come la vista ti rivela, ovunque tu la rigiri.
e fanno pullular quest’acqua al summo,
120 come l’occhio ti dice, u’ che s’aggira.
Fitti nel limo dicon: ‘Tristi fummo 121-126 Confitti nella melma dicono: ‘Fummo tristi
sulla dolce terra (aere) che è rallegrata dal sole,
ne l’aere dolce che dal sol s’allegra,
portando dentro un fumo accidioso: ora siamo tristi
123 portando dentro accidïoso fummo: in questa melma (belletta) oscura’. Queste sono le
or ci attristiam ne la belletta negra’. parole (inno, ritornello) che gorgogliano nella gola
(strozza), dal momento che non possono parlare
Quest’inno si gorgoglian ne la strozza, con voce chiara (integra)».
126 ché dir nol posson con parola integra».
Così girammo de la lorda pozza 127-130 Facemmo così un lungo giro attorno a
quella sozza palude (pozza), tra la riva asciutta e il
grand’arco, tra la ripa secca e ’l mézzo, pantano (mézzo, bagnato e fradicio), con gli occhi
con li occhi vòlti a chi del fango ingozza. volti verso quelle anime che ingoiano fango. Alla
130 Venimmo al piè d’una torre al da sezzo. fine (al da sezzo) giungemmo ai piedi di una torre.

La palude Stigia 99
Canto VIII
Il canto di Filippo Argenti
TEMPO PERSONAGGI
sabato 9 aprile 1300, prime ore Dante, Virgilio, Flegiàs, Filippo Argenti, demoni

LUOGO PENA E CONTRAPPASSO


CERCHIO V: iracondi e accidiosi Immersi nelle acque limacciose della palude Stigia, anche
È costituito dalla palude Stigia, una lorda pozza di acque nere questi peccatori sono separati in due schiere.
e fangose, vigilata dal diavolo Flegiàs. Gli iracondi stanno in superficie, ignudi, insozzati dal fango,
e si percuotono crudelmente l’un l’altro. Gli accidiosi sono
MURA DELLA CITTÀ DI DITE interamente ricoperti dal fango, la loro presenza e il loro
Virgilio e Dante intravedono di lontano le torri di una città tormento sono dichiarati solo dalle bolle d’aria sulla superficie
infuocata e giungono sotto le porte vigilate da migliaia dell’acqua stagnante: il contrappasso consiste per loro
di diavoli. nel non avere né volto né voce.

PECCATORI
Iracondi e accidiosi
I primi sono coloro che in vita hanno ceduto in modo
eccessivo e violento all’impeto dell’ira; i secondi invece sono
stati inerti e indifferenti nella pratica del bene.

PALUDE STIGIA

FLEGIAS CITTÀ DI DITE LE TRE FURIE

CERCHIO V
IRACONDI E ACCIDIOSI

FILIPPO ARGENTI

100
Sommario
Sommario ↓

vv. 1-30 Incontro con il diavolo Flegiàs
Dante e Virgilio, avanzando lungo la riva dello Stige, vedono sulla cima di un’alta torre due fiamme al-
le quali un’altra risponde di lontano. Tre concitate domande di Dante per sapere di che cosa si tratta e
già si avvicina veloce come una freccia la barca guidata da Flegiàs. Il nocchiero è convinto di avere a
che fare con un’anima dannata, ma Virgilio lo redarguisce costringendolo a reprimere la sua ira e ad
accogliere lui e Dante nella barca.

vv. 31-63 Sulla palude Stigia: incontro con Filippo Argenti


Mentre la barca attraversa la palude, si fa avanti un dannato pieno di fango e interpella Dante. La do-
manda risulta provocatoria e ne nasce una schermaglia aspra e incalzante. Il dannato cerca di rove-
sciare la barca, ma è tempestivamente ricacciato nella palude da Virgilio, il quale loda e benedice lo
sdegno di Dante e gli assicura che il suo desiderio di vedere il dannato tuffarsi nel fango sarà esaudito
perché è secondo giustizia che avvenga, e infatti gli altri peccatori dello Stige danno subito addosso a
Filippo Argenti, gridandone il nome e facendone strazio.

vv. 64-108 La città di Dite


Un suono confuso di lamenti annuncia l’approssimarsi della città di Dite, circondata da profondi fossa-
ti e stagliata nel buio con le sue torri rosseggianti di fuoco. Giunti all’ingresso della città, uno stuolo di
diavoli si accosta alle porte e domanda chi sia colui che giunge vivo al regno dei dannati. Virgilio ac-
cenna ai diavoli di voler parlare con loro in disparte ed essi
lo invitano ad avvicinarsi ma nello stesso tempo ad allon-
tanare Dante perché ritorni senza scorta di dove è venuto.
Dante è sgomento, ma il maestro lo rassicura.

vv. 109-130 I diavoli negano il passo a Dante


Virgilio si allontana per andare incontro ai diavoli e Dante, non
potendo udire le parole che sono scambiate, è dibattuto e dub-
bioso. Ma l’abboccamento non è lungo perché i diavoli chiudo-
no le porte in faccia a Virgilio, che è costretto a tornare sui suoi
passi addolorato e sospiroso. Nonostante ciò conforta Dante e
gli assicura che la lotta sarà vinta e che sta già arrivando chi apri-
rà loro la strada.

Incontro con Sulla palude Stigia: I diavoli negano


incontro La città di Dite
il diavolo Flegiàs con Filippo Argenti il passo a Dante
GIOCO
DIDATTICO
INTERATTIVO
Il custode L’inutile gesto vile “Lo dolce padre”
di Filippo Argenti e Lo scacco della ragione
degli iracondi e Virgilio a colloquio
la sua giusta e di fronte al peccato
degli accidiosi crudele punizione con i diavoli

com’io vidi una nave Tutti gridavan: «A Filippo Noi pur giugnemmo dentro a Chiuser le porte que’ nostri
piccioletta venir per l’acqua Argenti»; e ’l iorentino l’alte fosse che vallan quella avversari nel petto al mio
verso noi in quella, sotto ’l spirito bizzarro in sé terra sconsolata: le mura mi segnor, che fuor rimase e
governo d’un sol galeoto medesmo si volvea co’ denti parean che ferro fosse rivolsesi a me con passi rari

101
AUDIOLETTURA DEL CANTO

Canto VIII VIDEO: I LUOGHI DELLA NARRAZIONE

1-6 Riprendendo, dico che molto prima che noi


giungessimo ai piedi dell’alta torre, i nostri occhi si
I o dico, seguitando, ch’assai prima
che noi fossimo al piè de l’alta torre,
volsero in su (andar suso) alla sua cima a causa di
due fuochi che vedemmo ivi collocare, e di un altro 3 li occhi nostri n’andar suso a la cima
fuoco che rispondeva al segnale così da lontano per due iammette che i vedemmo porre,
che l’occhio poteva appena percepirlo (tòrre).
e un’altra da lungi render cenno,
6 tanto ch’a pena il potea l’occhio tòrre.
7-12 Allora io mi volsi al mare di tutto il sapere (a E io mi volsi al mar di tutto ’l senno;
Virgilio); e dissi: «Questo segnale che significa? e dissi: «Questo che dice? e che risponde
che cosa risponde quell’altra fiamma? e chi sono
coloro che l’hanno fatto?». Ed egli a me: «Su per le 9 quell’altro foco? e chi son quei che ’l fenno?».

1. Io dico, seguitando: riprendendo il avrebbe spinto a riprendere e a finire l’o- diavoli sulle porte di Dite: sono essi infat-
racconto al punto in cui è stato lasciato; pera. Ma l’ipotesi è tutt’altro che probabi- ti a fare i segnali.
Dante, con questa formula inconsueta, ri- le e in ogni modo non necessaria. 11. quello che s’aspetta: «di dover av-
chiama l’attenzione su una materia che il 2. al piè de l’alta torre: la torre presso venire per questo fuoco e per quello»
canto VII non ha esaurito. «Il ‘seguitando’ cui erano giunti, come aveva anticipato (Boccaccio). In altre parole: ciò che at-
indicherebbe [...] la presenza, tra la fine alla fine del canto VII. tendono coloro che hanno fatto i segnali.
del VII canto e l’inizio dell’VIII, di una sor- 3. n’andar suso a la cima: gli occhi si 13-16. Corda … venir per l’acqua: la
ta di grande enjambementf narrativo» volgono alla sommità della torre. Il «ne» è similitudinef, che serve a introdurre il
(Bigi, 1981, p. 69). Il seguitando sareb- da riferirsi alla torre, piuttosto che ai due nuovo episodio e il nuovo personaggio,
be insomma un’importante spia dell’im- poeti. è tratta da due passi dell’Eneide (X, 247-
pegno retorico di Dante, particolarmente 4. due fiammette: è un diminutivo sol- 248 e XX, 855-856): «Fuggì la nave sulle
accorto in un canto giocato nel succe- tanto apparente. Sono fuochi che, nelle onde, più rapida di picca o freccia in ga-
dersi spezzato di asprezze e contrasti, di consuetudini militari del tempo, serviva- ra con il vento»; «Quella vola ... non diver-
improvvise irruzioni e lunghi risentimen- no a comunicare da luogo a luogo. – i: samente da una saetta scagliata entro la
ti, infine di perplessità drammatica. Dai ivi, sulla torre. nebbia». Attraverso la soppressione de-
commentatori antichi, e in particolare dal 7. al mar di tutto ’l senno: perifrasif gli articoli dinanzi a Corda e saetta, Dante
Boccaccio, l’espressione è stata spiega- solenne e iperbolica che designa Virgilio; imprime alla comparazione un movimen-
ta con alcune circostanze esterne. Dan- cfr. VII, 3. to incalzante e rapidissimo, rifacendo in
te avrebbe composto i sette canti iniziali 10. Su per le sucide onde: sucide è modo del tutto originale il prestito virgilia-
prima dell’esilio. Ritrovati per caso dopo spostamento interno di lettere (metate- no. – per l’acqua: in simmetria con per
alcuni anni, gli sarebbero stati fatti per- sif) per sudicie. Si noti che la spiegazio- l’aere del v. 14.
venire mentre era in Lunigiana, presso il ne di Virgilio alle domande di Dante verrà 17. galeoto: «‘Galeotti’ son chiamati
marchese Moroello Malaspina, il quale lo soltanto più avanti, con la comparsa dei que’ marinai li quali servono alle galee;

102 Inferno Canto VIII


Ed elli a me: «Su per le sucide onde onde melmose (sucide) puoi già scorgere ciò che si
già scorgere puoi quello che s’aspetta, attende, se la nebbia del pantano (la palude Stigia)
non te lo nasconde».
12 se ’l fummo del pantan nol ti nasconde».
Corda non pinse mai da sé saetta 13-18 La corda di un arco non scoccò (pinse,
spinse) mai da sé freccia che corresse nell’aria
che sì corresse via per l’aere snella, così veloce (snella), come io vidi una piccola im-
15 com’io vidi una nave piccioletta barcazione venire sull’acqua verso di noi in quel
mentre (in quella), sotto la guida di un solo ma-
venir per l’acqua verso noi in quella, rinaio (galeoto), che gridava: «Ora sei in mio potere,
sotto ’l governo d’un sol galeoto, anima malvagia (fella)!».
18 che gridava: «Or se’ giunta, anima fella!».
«Flegïàs, Flegïàs, tu gridi a vòto», 19-21 «Flegiàs, Flegiàs, tu gridi inutilmente», disse
disse lo mio segnore, «a questa volta: il mio signore, «per questa volta: non ci avrai con te
più del tempo necessario ad attraversare la palude
21 più non ci avrai che sol passando il loto». (loto)».
Qual è colui che grande inganno ascolta 22-24 Come colui che ascolta un grande inganno
che li sia fatto, e poi se ne rammarca, perpetrato ai suoi danni, e poi se ne rammarica, co-
sì si fece Flegiàs nell’ira a stento repressa (accolta).
24 fecesi Flegïàs ne l’ira accolta.
Lo duca mio discese ne la barca, 25-30 La mia guida scese nella barca, e poi mi
e poi mi fece intrare appresso lui; fece entrare dopo di lui; e soltanto quando entrai
io, sembrò carica (per il peso fisico del corpo). Non
27 e sol quand’io fui dentro parve carca. appena Virgilio e io fummo nella barca (legno), la
prora di antica origine se ne va fendendo una quan-
Tosto che ’l duca e io nel legno fui, tità d’acqua maggiore di quanto non sia solita fare
segando se ne va l’antica prora con le altre anime (altrui).
30 de l’acqua più che non suol con altrui.

ma qui, licentia poetica, nomina galeot- siano ed esprimono la gioia del demonio «repressa, frenata», può essere inteso in
to il governatore d’una piccola barchetta» che crede di venire a prendere un nuo- quello di «ricevuta, subita» (a causa della
(Boccaccio). vo dannato». delusione per la mancata cattura di un’a-
18. gridava: anche questo nuovo per- 19. Flegïàs: figlio di Marte e di Crise, eb- nima infernale).
sonaggio dell’Inferno dantesco si con- be un figlio, Issione, e una figlia, Coro- 27. carca: perché Dante, a differenza
nota subito per l’irruenza del comporta- nide, che fu sedotta da Apollo. Per ven- degli altri dannati, è con il corpo. Anche
mento e la violenza del suo dire. – Or se’ dicarsi dell’offesa patita, diede fuoco l’immagine della barca che affonda sot-
giunta: qualche commentatore intende al tempio di Delfi e per questo fu preci- to il peso di un vivo è derivata da Virgilio
giunta per «presa», «raggiunta»; qualcun pitato nel Tartaro dal dio. Virgilio nell’E- (Aen. VI, 412-414).
altro per «arrivata al tuo destino». – ani- neide (VI, 618-619) lo descrive accanto a 28. legno: metonimiaf. Cfr. il v. 40. – fui:
ma fella: anche qui ci sono alcune incer- Teseo: «siede, e in eterno starà Teseo in- concordato, per esigenza di rima, con un
tezze non già sul significato dell’attributo felice, e il miserrimo Flegiàs avverte tut- solo soggetto, secondo un uso non inso-
fella (dannata), ma sul destinatario del- ti e a gran voce attesta fra le anime: ‘im- lito.
le parole di Flegiàs. Tra i commentatori parate la giustizia e non disprezzate gli 29-30. segando … altrui: più di quanto
antichi, Boccaccio le riferisce a Virgilio dei’». Ma il Flegiàs dantesco ha più mar- non sia solita fare con le ombre dei dan-
mentre il Buti a Dante stesso. Ugual- cati i tratti diabolici e il Bosco (1966, nati che non hanno peso; segare ha qui
mente divisi i moderni; ma giustamente p. 214) ha sottolineato che è «tutt’insieme il senso di «solcare», «fendere». – altrui:
il Sapegno nel suo commento postilla: un po’ Caronte, un po’ Cerbero, un po’ Flegiàs ha il compito limitato di accoglie-
«Le parole di Flegiàs non debbono [...] Gerione», e il Sanguineti (1966, p. 38) ne re nella sua barca le anime degli iracondi,
prendersi come rivolte specificatamente ha potuto fare «quasi una variante minore traendole dalla riva dello Stige per sbar-
a Dante, o a Virgilio; esse prorompono del primo nocchiere infernale, un dimidia- carle e immergerle nel punto della palude
dalle sue labbra prima ancora che egli to Caronte della palude Stigia». a loro destinato. Il pronome altrui andrà
abbia potuto rendersi conto di chi essi 24. accolta: oltre che nel significato di dunque riferito alle anime degli iracondi.

Incontro con il diavolo Flegiàs 103


31-33 Mentre noi percorrevamo la palude sta- Mentre noi corravam la morta gora,
gnante (morta gora), mi si parò innanzi un tale pieno dinanzi mi si fece un pien di fango,
di fango, e disse: «Chi sei mai tu che vieni prima
(anzi) del tempo?». 33 e disse: «Chi se’ tu che vieni anzi ora?».
34-39 E io a lui: «Se vengo, non è per restare; ma chi E io a lui: «S’i’ vegno, non rimango;
sei tu piuttosto, che sei così lordo di fango (brutto)?». ma tu chi se’, che sì se’ fatto brutto?».
Rispose: «Vedi che sono uno che espia (piango)».
E io a lui: «Con la tua pena e il tuo dolore, spirito
36 Rispuose: «Vedi che son un che piango».
maledetto, restatene qui; ché io ti riconosco, benché E io a lui: «Con piangere e con lutto,
tu sia tutto sporco di fango». spirito maladetto, ti rimani;
39 ch’i’ ti conosco, ancor sie lordo tutto».
40-42 Allora protese verso la barca (legno) tutt’e Allor distese al legno ambo le mani;
due le mani; per questo il maestro vigile (accorto) per che ’l maestro accorto lo sospinse,
lo ricacciò, dicendo: «Vattene da qua con gli altri
dannati (cani)!».
42 dicendo: «Via costà con li altri cani!».
43-51 Poi mi cinse il collo con le braccia, mi baciò Lo collo poi con le braccia mi cinse;
il volto e disse: «Anima pronta allo sdegno, bene- basciommi ’l volto e disse: «Alma sdegnosa,
detta colei che fu incinta di te! Colui fu sulla terra (al 45 benedetta colei che ’n te s’incinse!

31. corravam: forma arcaica. – morta: If. VIII, 58; Pg. XVII, 124-125 e XXII, 52-53), 38. ti rimani: imperativo.
in riferimento anche al luogo dannato. essendo il pianto condizione propria del 39. ch’i’ ti conosco: il contrasto tra Dan-
32. un pien di fango: Filippo Argenti, il dannato, secondo il richiamo evange- te e l’anima dannata si determina in un
cui nome verrà urlato alla fine per boc- lico («ivi sarà pianto e strider di denti») conflitto di «identità negate». Ma l’attrito
ca degli altri dannati (vedi Personaggi in formula che si ripete in Mt. (8, 12; 13, 42 si esaspera «quando l’invettivaf di Dan-
questa pagina). e 50; 24, 51) e in Lc. 13, 28. Altri invece te mette a nudo la malizia polemica della
33. Chi se’ tu ...: inizia il drammatico intende il pianto come condizione dell’i- sua indagine: egli in realtà ha già ricono-
contrasto tra Dante e l’anima dannata, roso che non si può vendicare. sciuto l’antagonista e può esprimergli
costituito da poche battute dense di ri- 37. Con piangere e con lutto: Dante perciò tutto il disprezzo e la sua soddi-
torsione. vuole escludere categoricamente ogni sfazione per la pena che lo tormenta nel
33. anzi ora: prima dell’ora prescritta, al suo coinvolgimento e sottolineare l’as- fango stravolgendogli le fattezze» (Tarta-
momento della morte. soluta estraneità e indifferenza al dolore ro, 1974, p. 30).
36. un che piango: inserita nel conte- del dannato: atteggiamento nuovo, poi- 40. Allor ... le mani: l’intenzione di Filip-
sto di questo dialogo, non può essere ché sempre in precedenza egli si era mo- po Argenti è quella di rovesciare la bar-
che un’aperta confessione della propria strato sgomento di fronte alle sofferenze, ca, per vendetta e per sfogo alla sua ira.
colpa e della conseguente condanna. quando non addirittura turbato nel pro- 42. li altri cani: come in molti passi dei
Piango sta dunque per «espio», (come in fondo. canti precedenti, i dannati sono umiliati

Personaggi
Filippo Argenti
Di questo personaggio si hanno solo vaghe notizie. Apparteneva alla consorteria
degli Adimari, denunciata da Dante nel canto XVI del Paradiso perché arrivista
e di basse e volgari origini. A maggior scorno del dannato, egli viene ricorda-
to con il soprannome, di cui Boccaccio spiega così la ragione: «Fu questo Filippo
Argenti cavaliere ricchissimo, tanto che esso alcuna volta fece il cavallo, il quale
usava di cavalcare, ferrare d’ariento (argento) e da questo trasmesse il sopran-
nome». Filippo Argenti compare anche nella novella VIII della nona giornata del
Decameron: «messer Filippo Argenti, uom grande e nerboruto e forte, sdegnoso, iracondo e bizzarro più che al-
tro…». La particolare ostilità di Dante nei suoi confronti sembra dovuta a una personale inimicizia e offesa, spie-
gata in modo vario dai commentatori antichi: c’è chi parla di uno schiaffo dato da Filippo a Dante, chi di un’osti-
nata opposizione al richiamo del poeta esule a Firenze. Ma si tratta di ipotesi non confermate né documentate.

104 Inferno Canto VIII


Quei fu al mondo persona orgogliosa; mondo) persona arrogante; nessuna virtù adorna
bontà non è che sua memoria fregi: (fregi) la sua memoria: così la sua anima (l’ombra
sua) qui s’infuria. Quanti sono coloro che oggi si
48 così s’è l’ombra sua qui furïosa. stimano in terra personaggi di dignità regale e qui
Quanti si tegnon or là sù gran regi staranno come porci nella melma (brago), lasciando
di sé memoria spregevole!».
che qui staranno come porci in brago,
51 di sé lasciando orribili dispregi!».
E io: «Maestro, molto sarei vago 52- 5 4 E io: «Maestro, sarei molto desideroso di ve-
di vederlo attufare in questa broda derlo immergere (attuffare, cioè “tuffare”) in quest’ac-
qua sudicia (broda) prima che noi usciamo dalla
54 prima che noi uscissimo del lago». palude (lago)».
Ed elli a me: «Avante che la proda 55-57 Ed egli a me: «Prima che ti sia consentito di
ti si lasci veder, tu sarai sazio: vedere l’altra riva (proda), sarai appagato: è giusto
(convien) che tu goda di questo desiderio».
57 di tal disïo convien che tu goda».
Dopo ciò poco vid’io quello strazio 58-60 Poco dopo tali parole, io vidi fare di costui un
far di costui a le fangose genti, tale strazio dalle anime della palude (fangose), che
ancora ne lodo e ne ringrazio Dio.
60 che Dio ancor ne lodo e ne ringrazio.

nella condizione di cani; qui il paragone prio questa assenza totale di disponibilità gola interpretato il verso.
però va oltre, poiché nei bestiari il cane verso il bene giustifica la richiesta che 57. convien: il supplizio tremendo di Fi-
è spesso indicato come il simbolo stes- Dante formulerà nei vv. 52 sgg.: per of- lippo Argenti è dunque giusto. Il modu-
so dell’ira. frire una pena esemplare contro un vizio lo elevato della formula convien che (do-
44. sdegnosa: pronta a sdegnarsi con- che egli vede dilagare e minacciare con- ve il verbo indica necessità, dovere, non
tro il male. temporaneamente non solo le basi reli- opportunità o convenienza), sembra au-
45. benedetta ... s’incinse: perifrasif giose ma, più ancora, quelle politiche. torizzi a dare all’episodio la validità di
evangelica riferita a Cristo e alla Vergine: 48. così ... furïosa: il si è pleonastico. È exemplumf con valore morale e politi-
«Beato il ventre che ti ha portato e il petto un verso che ha valore analogico-com- co; questo però ribadisce la necessità
che ti ha nutrito» (Lc. 11, 27). La solennità parativo (come in vita, così dopo la mor- di calare il canto nelle consuetudini eti-
del momento è sottolineata dall’apostro- te), piuttosto che conclusivo, come mol- co-civili di Dante, e del suo tempo, e di
fef evangelica di Virgilio a Dante e dalle ti intendono. sottolineare ancora quanto questa scena
rime ricche di questi e dei versi successi- 50. porci in brago: porco è in perfetta infernale si colori della viva realtà medie-
vi: cinse-incinse; fregi-regi-dispregi. Ma, sintonia con lordo del v. 39 e può avere vale, abituata alla violenza.
a conclusione dell’episodio, ritorna a pre- due significati: uno di carattere metonimi- 59. a le: complemento di agente, usuale
valere il linguaggio triviale, folto di guttu- co: «sporco», e uno di natura psicologi- dopo un infinito (far) retto dai verba sen-
rali e di dentali sonore e di vocali aperte, ca, più raro: «iracondo» che deriva dalla tiendi (vidi).
che prepara lo strazio finale del dannato. consuetudine medievale di considerare il 60. Dio ancor: lo sdegno di Dante è
47. bontà: Virgilio parla in un codice lin- porco simbolo dell’iracondia. suggellato dall’alto richiamo alla giusti-
guistico che si muove nell’ambito di va- 51. di sé ... dispregi: «lasciando una zia di Dio, che completa l’approvazione
lori civili e politici, oltre che morali. Pro- cattiva memoria di sé»: così viene di re- di Virgilio.

Dante oggi
La casa di Dante a Roma
La casa di Dante a Roma, fondata nel 1914, è importante sede di una
grande biblioteca e continua da anni a promuovere le letture di Dan-
te chiamando i più importanti dantisti a fare un’esegesi e a ofrire una
propria interpretazione di un canto della Divina Commedia. Sul sito si
trovano interessanti audiolezioni tenute a partire dal 2014. Quella sul
canto viii dell’Inferno è tenuta da Luigi Surdich, professore di Lettera-
tura Italiana all’Università di Genova.

www.casadidanteinroma.it/home.asp?MenuID=1&hl=it

Sulla palude Stigia: incontro con Filippo Argenti 105


61-63 Tutti gridavano: «Addosso a Filippo Argenti!»; Tutti gridavano: «A Filippo Argenti!»;
e l’anima fiorentina iraconda (bizzarro) si rigirava con
i denti contro se stesso.
e ’l iorentino spirito bizzarro
63 in sé medesmo si volvea co’ denti.
64-66 Qui lo lasciammo e non aggiungo altro; ma Quivi il lasciammo, che più non ne narro;
un coro di confusi lamenti mi colpì gli orecchi, per ma ne l’orecchie mi percosse un duolo,
cui sbarro gli occhi fissando avanti.
66 per ch’io avante l’occhio intento sbarro.
67-69 Il buon maestro disse: «Ormai, figliolo, si Lo buon maestro disse: «Omai, igliuolo,
avvicina la città che si chiama Dite, con i cittadini s’appressa la città c’ha nome Dite,
aggravati dalle pene, con l’innumerevole esercito
dei diavoli (stuolo)».
69 coi gravi cittadin, col grande stuolo».
70-75 E io: «Maestro, distinguo (cerno) già chiare E io: «Maestro, già le sue meschite
(certe) laggiù nell’avvallamento le sue moschee là entro certe ne la valle cerno,
(meschite), rosse come se fossero uscite dal 72 vermiglie come se di foco uscite
fuoco». Ed egli mi disse: «Il fuoco eterno che le
arroventa dall’interno (entro l’af foca) le fa parere (le fossero». Ed ei mi disse: «Il foco etterno
dimostra) rosse, come tu vedi in questa parte più ch’entro l’afoca le dimostra rosse,
bassa dell’Inferno».
75 come tu vedi in questo basso inferno».

61. A Filippo Argenti!: è il culmine del- risentimento privato, dovuto a personali, elementi diversi, perché il canto gioca
la tensione drammatica. In questo episo- ma non provati, episodi di vita comunale tutta la sua forza tra odio personale, sde-
dio la componente politico-sociale si sal- e di faida; altri ha interpretato la durezza gno etico e implicazioni politiche.
da alla dimensione etico-religiosa, con di Dante come un fatto etico, di signifi- 62. bizzarro: secondo Boccaccio, si-
un uso mirabile delle risorse retoriche. cato universale. Altri ancora ha attribui- gnifica «iracondo» e indica «coloro che
Per spiegare il comportamento di Dan- to allo scontro un significato prevalente- subitamente e per ogni piccola cagione
te particolarmente duro nei confronti di mente politico, ma conviene vedere nel corrono in ira» (Boccaccio).
questo personaggio è stato ipotizzato un comportamento di Dante una fusione di 63. si volvea co’ denti: «si mordeva»,

Viaggiare nel testo


I FIUMI INFERNALI
Inferno XIV

MITO DEL VEGLIO DI CRETA: ORIGINE DEI FIUMI INFERNALI

Inferno III Inferno VII-VIII Inferno XII-XIV-XV-XVI Inferno XXXII-


XXXIII-XXXIV
Acheronte Stige Flegetonte Cocito

passaggio obbligato fiume dell’alto Inferno, fiume della violenza, costi- fiume della frode, lago
per entrare all’Inferno passaggio obbligato per tuito da sangue bollente ghiacciato in cui conflui-
approdare alla città di Dite scono tutti i fiumi infernali

106 Inferno Canto VIII


Noi pur giugnemmo dentro a l’alte fosse 76-81 Noi giungemmo finalmente (pur) ai profondi
(alte) fossati che girano tutt’intorno (vallan) a quella
che vallan quella terra sconsolata: città di disperazione: le mura mi sembravano fatte
78 le mura mi parean che ferro fosse. di ferro. Non senza aver percorso prima il lungo giro
Non sanza prima far grande aggirata, (aggirata), arrivammo in un luogo dove il nocchiero
gridò con forza: «Uscite dalla barca, qui è l’ingres-
venimmo in parte dove il nocchier forte so».
81 «Usciteci», gridò: «qui è l’intrata».
Io vidi più di mille in su le porte 82-87 Io vidi sulle porte più di mille diavoli precipi-
da ciel piovuti, che stizzosamente tati dal cielo, che dicevano con stizza: «Chi è costui
che senza essere morto va attraverso il regno dei
84 dicean: «Chi è costui che sanza morte dannati (la morta gente)?». E il mio saggio maestro
va per lo regno de la morta gente?». fece cenno di voler parlare loro in disparte (segre-
E ’l savio mio maestro fece segno tamente).

87 di voler lor parlar segretamente.


Allor chiusero un poco il gran disdegno 88-93 Allora repressero (chiusero) un po’ il grande
e disser: «Vien tu solo, e quei sen vada sdegno e dissero: «Vieni soltanto tu, e quel tale che
così temerario s’introdusse in questo regno se ne
90 che sì ardito intrò per questo regno.

oppure, nel senso metaforico, «si rodeva (soprattutto VI, 541: «sotto le mura del 77. vallan: girano tutt’intorno, come un
impotente». grande Dite»; e 549-550: «vede delle alte vallo, cioè un recinto difensivo che in
64. che: con significato modale o con- mura, circondate da un triplice bastione passato si costruiva a difesa di un ac-
secutivo. che un fiume di fiamme ruggenti rabbio- campamento.
65. duolo: lamenti di dolore che s’innal- so aggira»). Per i Latini, Dite era il regno 78. fosse: accordato con il nome del
zano dalla città di Dite. dei morti, mentre nell’Inferno dantesco è predicato ferro e non con il soggetto
68. la città c’ha nome Dite: l’immagi- il regno di Lucifero. mura.
ne della città di Dite è tratta dall’Eneide 69. gravi: i dannati del basso Inferno, 80. forte: va unito a gridò.
oppressi dalle pene. – grande stuolo: 81. Usciteci: uscite di qui (dalla barca);
per l’uso di stuolo nel senso di esercito, è l’interpretazione già proposta dal Van-
cfr. XIV, 32 e Pd. VI, 64. delli e oggi più diffusa. – intrata: l’in-
70. meschite: dall’arabo masghid e dal- gresso della città di Dite. L'ordine di Fle-
lo spagnolo mezquita. Dante si rifà ai giàs è perentorio, non ammette deroghe
templi musulmani per le loro caratteristi- o discussioni con la sua estrema laco-
Nell’ideazione della struttura che torri, analoghe a quelle delle mura di nicità.
isica dell’Inferno, Dante Dite; ma il particolare induce a immagi- 82. più di mille: cfr. il grande stuolo del
riserva uno spazio importante nare un paesaggio abitato da infedeli, da v. 69.
al “sistema” dei iumi infernali, nemici del popolo cristiano. 83. da ciel piovuti: i diavoli sono ange-
rappresentato in questo canto 71. cerno: è un latinismo. Va notato il fit- li precipitati dal cielo e non vengono di-
dalla palude Stigia. Come in to intreccio in questo passo di ripetizio- rettamente nominati, ma indicati con pe-
altri casi, il poeta elabora qui ni, annominazionif e allitterazionif: rifrasif. Davanti al ciel si ritrova spesso
in modo originale elementi grava-grande; certe-cerno; foco-fosse- la preposizione semplice, invece di quel-
già presenti nella cultura ro; foco-affoca. Si tratta di accorgimen- la articolata.
classica adattandoli alla realtà ti retorici per rimarcare lo spettacolo 85. morta gente: i dannati privi della vita
della fede cristiana: le acque angosciante che si sta appressando. naturale e spirituale. L’annominazionef
infernali (e poi quelle del 72. vermiglie: cfr. rosse al v. 74. morte-morta sottolinea l’antitesif tra
Purgatorio) non sono puri 75. basso inferno: le mura della città di Dante e i dannati.
elementi di paesaggio, non Dite costituiscono il confine tra l’alto In- 87. segretamente: la stizza dei diavoli
ferno, formato dai primi cinque cerchi, e sembra infatti rivolta soprattutto contro
sono solo immagini di fantasia,
il basso Inferno. Dante.
ma ricoprono signiicati
76. alte fosse: i fossati che circondano 88. chiusero: «occultarono e tennon ce-
allegorici di natura morale ed
la città di Dite, come nei borghi e nei ca- lato» (Buti).
escatologica.
stelli medievali. 89. quei: con valore dispregiativo.

La città di Dite 107


vada. Torni indietro da solo lungo il temerario cam- Sol si ritorni per la folle strada:
mino (folle strada): ci provi, se ne è capace; poiché
tu, che gli hai mostrato così buio paese (contrada),
pruovi, se sa; ché tu qui rimarrai,
rimarrai qui». 93 che li ha’ iscorta sì buia contrada».
94-96 Pensa, lettor, quanto mi smarrii (se io mi Pensa, lettor, se io mi sconfortai
sconfortai) al suono delle parole maledette, poiché nel suon de le parole maladette,
non credetti di tornare mai più sulla terra.
96 ché non credetti ritornarci mai.
97-102 «O cara guida mia, che tante volte (più di «O caro duca mio, che più di sette
sette volte) mi hai ridato coraggio (sicur tà) e mi hai
tolto da grave (alto) pericolo che mi stava davanti,
volte m’hai sicurtà renduta e tratto
non mi abbandonare» io dissi «così distrutto; e se 99 d’alto periglio che ’ncontra mi stette,
ci è vietato di passare oltre, ritorniamo rapidamente non mi lasciar», diss’io, «così disfatto;
(ratto) sui nostri passi».
e se ’l passar più oltre ci è negato,
102 ritroviam l’orme nostre insieme ratto».
103-108 E quel signore che mi aveva condot to E quel segnor che lì m’avea menato,
lì, mi disse: «Non temere; poiché nessuno ci può mi disse: «Non temer; ché ’l nostro passo
impedire (tòrre) il passaggio: c’è concesso da Dio
(tal). Ma attendimi qui, e conforta e nutri lo spirito 105 non ci può tòrre alcun: da tal n’è dato.
abbattuto con speranza sicura, poiché io non ti Ma qui m’attendi, e lo spirito lasso
abbandonerò nell’Inferno (mondo basso)».
conforta e ciba di speranza buona,
108 ch’i’ non ti lascerò nel mondo basso».
109-111 Così dicendo il dolce padre se ne va e mi Così sen va, e quivi m’abbandona
lascia qui, e io resto in dubbio, sicché speranza lo dolce padre, e io rimango in forse,
e timore (sì e no) combattono (mi tenciona) nella

91. folle strada: cfr. If. II, 35. 102. ratto: con funzione avverbiale («ra- e non calcolato, e di indignato stupore
94. Pensa, lettor: questo è il primo dei pidamente»). per un’opposizione che gli giunge da re-
numerosi appelli che Dante rivolge al 104. passo: si tratta cioè di un passag- ietti da Dio.
lettore. Il poeta si basa sull’apostrofef gio difficile, di una prova decisiva. 121. perch’io m’adiri: la reazione di Vir-
classica, in cui gli elementi fondamen- 105. da tal: da Dio «al voler del qua- gilio non è di ira, ma di amarezza: perch’
tali erano l’imperativo e il vocativo, e ne le non è alcuna creatura che contrastar ha valore concessivo.
fa una creazione nuova, con grande va- possa» (Boccaccio); per questo Virgilio 122. prova: gara, cimento.
rietà di intenti e di esiti. Dante qui cerca continua a sperare. 123. s’aggiri: «si dea da fare» (Boccac-
di coinvolgere il lettore nel suo interiore 108. nel mondo basso: nell’Inferno. cio). Ma il termine appartiene all’ambito
dramma, nel suo sconforto; l’abbassa- 111. che sì e no: i timori e la speranza si semantico militare e richiama l’immagine
mento retorico è anche il segno stilistico combattono, con alternanza, nella men- delle pattuglie di guardia alle mura. I dia-
del grande intoppo che, più seriamente te del poeta. voli sono dunque all’erta, pronti a esco-
e drammaticamente dei precedenti, si 112. potti: forma arcaica per «potei». gitare ogni cosa, pur di difendere l’invio-
oppone alla riuscita del viaggio inferna- 115. le porte: cfr. v. 82. – que’ nostri labilità della città di Dite e la sovranità sul
le. – sconfortai: lo smarrimento è cau- avversari: sono i diavoli che più di mille male di Lucifero.
sato da un ostacolo reale: l’opposizione (v. 82) si trovano nella città di Dite. Anche 124. non è nova: fu già usata con-
dei diavoli. s. Pietro, nella prima sua epistola (5, 8), tro Cristo per impedirgli l’accesso all’In-
96. ritornarci: la particella ci, senza rife- definisce il demonio «vostro avversario». ferno, quando, dopo la morte, andò nel
rimento a termini già espressi, indicava 119. d’ogne baldanza: a Virgilio è ve- Limbo per liberare i giusti che l’attende-
nell’italiano antico il luogo abituale di vi- nuta meno la sicurezza di poter riuscire vano. Cfr. If. IV, 53-54.
ta. Qui sta per «in terra». nell’impresa. 125. men segreta porta: la porta più
97-98. sette volte: non indica un nume- 120. Chi: è un’esclamazione, e c’è den- esterna dell’Inferno, per la quale Dante è
ro determinato e significa «tante volte», tro il senso di una perplessità che nasce già passato. Cfr. If. III, 1-2.
come nell’uso biblico. dall’insorgere di un ostacolo imprevisto 126. sanza serrame: spalancata, per-

108 Inferno Canto VIII


111 che sì e no nel capo mi tenciona. mia mente.

Udir non potti quello ch’a lor porse; 112-114 Non potei udire ciò che disse loro; ma egli
ma ei non stette là con essi guari, non stette a lungo (guari) con essi, che già ognuno
dei diavoli a gara (a pruova) si ritirò dentro le mura.
114 che ciascun dentro a pruova si ricorse.
Chiuser le porte que’ nostri avversari 115-120 Quei nostri avversari chiusero le porte in
nel petto al mio segnor, che fuor rimase faccia (nel petto) al mio signore, che restò fuori e
si diresse alla mia volta con passi lenti. Aveva gli
117 e rivolsesi a me con passi rari. occhi a terra e le ciglia prive (rase) di ogni sicurezza,
Li occhi a la terra e le ciglia avea rase e diceva tra i sospiri: «Chi mi ha impedito di entrare
nella città del dolore!».
d’ogne baldanza, e dicea ne’ sospiri:
120 «Chi m’ha negate le dolenti case!».
E a me disse: «Tu, perch’io m’adiri, 121-130 E a me disse: «Tu, per quanto io mi crucci,
non sbigottir, ch’io vincerò la prova, non sbigottirti, perché vincerò la lotta, chiunque
dentro la città combatta (s’aggiri) per la difesa.
123 qual ch’a la difension dentro s’aggiri. Questa loro tracotanza non è nuova, poiché l’u-
Questa lor tracotanza non è nova; sarono a una porta (quella dell’entrata all’Inferno)
meno interna (segreta), che ancor si trova senza
ché già l’usaro a men segreta porta, chiavistelli (serrame). Su di essa tu vedesti la scrit-
126 la qual sanza serrame ancor si trova. ta della dannazione: e già uno sta discendendo
il pendio al di qua di essa, passando per i cerchi
Sovr’essa vedestù la scritta morta: senza bisogno di scorta, così che grazie a lui ci sarà
e già di qua da lei discende l’erta, aperto il campo (la terra, cioè la città di Dite)».
passando per li cerchi sanza scorta,
130 tal che per lui ne ia la terra aperta».

ché rotta a forza durante il passaggio di dell’ingresso all’Inferno (If. III, 1-9). lui e Virgilio stanno nella parte più bassa.
Cristo. 128. e già di qua da lei: il Messo or- 129. sanza scorta: senza guida e sen-
127. vedestù: forma sincopata diffusa mai l’ha già oltrepassata. – l’erta: il pen- za protezione; il Messo celeste è sicuro
anche in prosa nell’italiano antico. – la dio che va dalla porta d’ingresso alla cit- di sé, in grado di riconfermare i due poeti.
scritta morta: le terribili parole di mor- tà di Dite. Erta è la salita che il Messo in 130. per lui: complemento d’agente.
te che Dante ha visto scritte sulla porta realtà «discende»; Dante usa erta perché – terra: cfr. v. 77.

Gli strumenti dello scrittore


LA METONIMIA
DEFINIZIONE. La metonimia consiste nella sostituzione di un termine con un altro che appartiene a un campo semantico con-
tiguo dal punto di vista spaziale, temporale o causale (ad esempio: “Leggere Dante” invece di “Leggere le opere di Dante”).
In questo canto (vv. 28 e 40):
Metonimia ricorrente in questo canto è quella che utilizza la materia per l’oggetto. In due versi, infatti, il 28 e il 40,
viene usato il termine “legno” per indicare la barca:
v. 28: Tosto che ’l duca e io nel legno fui v. 40: Allor distese al legno ambo le mani
Con questo stesso uso, il termine legno ricorre in questa cantica al canto XXII, v. 21, e nel famoso canto XXVI, rife-
rito al mitico viaggio per mare di Ulisse oltre le Colonne d’Ercole.
If. XXVI, vv. 100-101: ma misi me per l’alto mare If. XXVI, v. 138: e percosse del legno il primo canto.
aperto sol con un legno

I diavoli negano il passo a Dante 109


Leggiamo il canto PAGINE DIGITALI
LETTURA CRITICA Ɣ PAROLA CHIAVE DEL CANTO Ɣ CONSIGLI DI LETTURA

C erto è che nel calibratissimo congegno teatrale dell’episodio di Filippo Argenti si sprigiona una
violenza sbalorditiva…
Vittorio Sermonti

LA NARRAZIONE Ɣ LA CITTÀ DI DITE


Ɣ UN CANTO DINAMICO La città di Dite, cioè di Lucifero, oppone qui le sue mura
al viaggio di Dante. Finora i cerchi visitati ospitavano dan-
Il canto precedente si era chiuso su una scena di sospen- nati che peccarono per incontinenza, la meno grave del-
sione: Virgilio e Dante, costeggiando la palude Stigia, si le cattive inclinazioni; invece Dite ospita le colpe più ab-
erano di colpo ritrovati ai piedi di un’alta torre. Ora, segui- biette, quelle cui concorse anche la ragione. Qui dunque
tando il racconto, si apre un canto particolarmente vivace si può dire che cominci il vero Inferno.
e vario di azioni, che si concluderà in un’atmosfera di an- Dite è rappresentata come una tipica città-fortezza me-
cor più tesa suspense: prima le segnalazioni di fuoco dal- dievale, con le mura intercalate da torri di guardia, segna-
la torre e l’apparizione delle mura della città di Dite, poi il li luminosi da una torre all’altra, sbarramenti difensivi (cfr.
sopraggiungere del demone Flegiàs e l’attraversamento vallan al v. 77) e soldati in armi sugli spalti.
dello Stige sulla sua barca, quindi il convulso incontro con
Filippo Argenti, l’arrivo sotto le mura di Dite con la visio- Ɣ LA FISICITÀ DI DANTE
ne dei diavoli lì arroccati e la fallita mediazione di Virgi- Ricorre con insistenza, da parte di Dante, il richiamo ai
lio, la paura e l’esitazione per la diicoltà di procedere, e particolari materiali che dichiarano la propria condizione
inine l’annuncio dell’imminente arrivo di un misterioso di uomo ancora vivo: prima l’osservazione su come il pe-
e potente personaggio destinato a risolvere la situazione. so del suo corpo afondi maggiormente nell’acqua la bar-
Ɣ LE MURA DELLA CITTÀ DI DITE ca di Flegiàs (vv. 25-27), poi la sua orgogliosa risposta a
Filippo Argenti (v. 34) che lascia intendere un suo diverso
Nel canto si ritrova un dato centrale di struttura isica destino ultraterreno, e poi ancora l’ostilità dei diavoli che
dell’Inferno: le mura della città di Dite, che segnano la riconoscono in lui la sua natura terrena (vv. 84-85). Così
netta separazione fra l’alto e il basso Inferno, fra i pecca- si riaferma l’eccezionalità del viaggio di Dante.
tori “minori” dei primi cerchi, colpevoli di incontinenza e
quindi fuori dalla città infernale vera e propria, e i peccato-
ri “capitali” colpevoli in modo diverso per malizia. Proprio LE FORME
per enfatizzare il passaggio dall’una all’altra zona, Dante
inserisce qui la drammaticità e la diicoltà dell’ostacolo Ɣ LE RIME ASPRE
da superare. Quasi tutto il canto è caratterizzato da forme espressive
crude e aspre, che restituiscono al lettore le situazioni di
violenta contrapposizione raigurate, in corrisponden-
I TEMI za prima con i dannati puniti nel girone, gli irosi, e poi
Ɣ L’INCONTRO CON FILIPPO ARGENTI con la malizia dei diavoli: dall’anima fella gridata da Flegiàs
(v. 18) alla morta gora della palude Stigia (v. 31) dove stan-
A questo oscuro personaggio iorentino è aidato il com- no i dannati come porci in brago (v. 50), dallo spirito biz-
pito di rappresentare l’intera schiera degli iracondi. La sua zarro di Filippo Argenti che morde rabbioso se stesso
ira si manifesta in due immagini: l’istintivo gesto con cui (vv. 62-63) alle parole “stizzose” dei diavoli che si oppon-
cerca di rovesciare la barca su cui si trovano Dante e Virgi- gono all’avanzata dei due pellegrini (vv. 82-85).
lio, e il suo rabbioso sbranarsi tra le urla degli altri danna- Quest’atmosfera di forte contrasto viene calata in un am-
ti che gli danno addosso. Dante riconosce e maledice con biente di oscura cavernosità infernale (il fummo del pantan
violenza Filippo Argenti, per cui l’episodio acquista emoti- dalle sucide onde da cui sorgono come fantasmi i danna-
vità nel richiamarsi a un’esperienza autobiograica (peral- ti pien di fango), in cui saettano però sempre più vivide le
tro quasi del tutto ignota); ma lo stesso particolare è anche lamate di fuoco che prevarranno minacciose quando Vir-
motivo di encomio da parte di Virgilio nei confronti di Dan- gilio e Dante saranno giunti di fronte alla città di Dite.
te, poiché questi ha così dato prova di sapere come com-
portarsi verso gli spiriti dannati.
Le parole che restano ↓
Ɣ I DIAVOLI
Comincia in questo canto la «commedia» dei diavoli, cioè
la partecipazione sempre più attiva di questi personaggi
“Vedi che son un che piango”
all’azione. Il primo è Flegiàs, traghettatore dello Stige, che La dolente espressione con cui Filippo Argenti si presen-
si ripropone con la funzione che era stata già di Caronte (cfr. ta a Dante (v. 36) ha assunto valore proverbiale, di livello
c. iii); la sua perida impazienza è delusa e mortiicata da Vir- colto, per dichiarare una condizione di sofferenza. Usata
gilio. A lui seguono i diavoli di custodia sulle mura di Dite, sia in tono serio sia ironico, lascia intendere una richiesta
che oppongono resistenza ai due pellegrini, prima minac- di comprensione da parte dell’interlocutore.
ciandoli e poi sbarrando loro la porta della città infernale.

110 Inferno Canto VIII


Competenze alla prova ESERCIZI INTERATTIVI

LA NARRAZIONE
1 Elenca, in ordine di narrazione, le quattro situazioni principali del canto, riportando anche i versi di
riferimento.
2 A che cosa viene paragonata la barca guidata da Flegiàs e perché?

3 Con quali segnali si annuncia la città di Dite?

4 Su quale situazione di suspense si chiude il canto?

I TEMI
5 Come si spiega l’atteggiamento di particolare sprezzo nei confronti di Filippo Argenti da parte di Dante,
in contrasto con i suoi atteggiamenti nei gironi precedenti?
6 Per quali motivi Virgilio approva lo sdegno di Dante verso Filippo Argenti?

7 Quale atteggiamento, diverso dal solito, assume qui Virgilio nei confronti dei diavoli, e come si spiega?

8 Come si manifesta in questo canto il tema della isicità terrena di Dante?

LE FORME
9 Individua nell’episodio di Filippo Argenti (vv. 31-63) le espressioni di maggior crudezza e violenza.

10 Rintraccia nel testo le parole ed espressioni con cui Dante chiama Virgilio, e mettile in rapporto con le
rispettive situazioni.
11 L’espressione «mar di tutto ’l senno» (v. 7) costituisce:
un ossimoro
un eufemismo
una litote
un’iperbole

AVVIO AL SAGGIO BREVE


Il rapporto sentimentale e culturale fra Dante e Virgilio costituisce uno dei motivi centrali dell’intero poema, e in que-
sto canto si arricchisce di nuovi atteggiamenti e nuove situazioni.
Partendo da queste, ricostruisci quelli che secondo te ne sono stati ino a questo momento le situazioni e i
signiicati principali.

PER DISCUTERE
Filippo Argenti “spirito maledetto” cerca di afondare la barca che traghetta Dante, e costui chiede a Virgilio di potersi
vendicare di quel gesto malvagio; la sua guida acconsente e loda il sentimento di Dante, abbracciandolo e baciandolo.
Esiste dunque, secondo voi, una vendetta giusta e legittima? Se sì, quando? Ci sono dei casi in cui è lecito
vendicarsi e rispondere alla violenza con la violenza?

SCRIVERE CON DANTE


Prepara un breve testo descrittivo in cui, partendo dalla descrizione che fa Dante in questo canto ai versi 67-78,
presenti la città di Dite, sorvegliata da temibili drappelli di diavoli.

Canto VIII 111


Canto IX
Il canto della città di Dite
TEMPO PERSONAGGI
sabato 9 aprile 1300, prime ore del mattino Dante, Virgilio, demoni, Messo celeste, Furie
(Megera, Aletto, Tesifone), Medusa
LUOGO
MURA DELLA CITTÀ DI DITE PENA E CONTRAPPASSO
CERCHIO VI: eretici Sono sepolti nelle arche infuocate, da cui escono lamenti, e
Dentro le mura della città di Dite si estende una vasta pianura, sono divisi in gruppi a seconda della setta di appartenenza.
disseminata di tombe fra le quali sono accesi fuochi che
le fanno arroventare.

PECCATORI
Eretici
Sono coloro che sostengono opinioni contrarie alla dottrina
ufficiale della Chiesa.

CITTÀ DI DITE TOMBE LE TRE FURIE

CERCHIO VI
ERETICI

112
Sommario ↓ GIOCO DIDATTICO INTERATTIVO

vv. 1-33 In attesa del Messo celeste


Nel vedere la sua guida tornare sui suoi passi, Dante è scoraggiato e teme che Virgilio abbia ormai esau-
rito tutte le sue conoscenze e non sia in grado di accompagnarlo nel basso Inferno. Virgilio lo rassicu-
ra: egli lo saprà guidare fino al fondo dell’Inferno, poiché già vi è sceso in un’altra occasione, costretto
dalle arti magiche di Eritone.

vv. 34-63 Le Furie


L’attenzione del poeta improvvisamente si fissa sulla torre più alta della città, dove si presenta uno spet-
tacolo terrificante: le tre Furie Megera, Aletto e Tesifone si graffiano furiosamente il petto cercando di
obbligare i due pellegrini a ritornare sui loro passi e invocando l’arrivo di Medusa, perché impietrisca i
visitatori inopportuni. Di fronte a lei Virgilio fa voltare Dante e gli chiude gli occhi, perché teme per la sal-
vezza del discepolo.

vv. 64-105 L’arrivo del Messo celeste


Proprio nel momento di maggior timore, con il fragore di un vento impetuoso sopraggiunge sulle acque
della palude Stigia un angelo dall’aspetto imperioso e sdegnato, che con una piccola verga apre la por-
ta di Dite e rimprovera aspramente i diavoli per la loro vana opposizione alla volontà divina. Poi si allon-
tana senza degnare di uno sguardo i due poeti. Dante e Virgilio entrano nella città infernale.

vv. 106-133 Il cerchio degli eresiarchi


Appena dentro le mura, Dante si trova in una vasta campagna costellata di sepolcri circondati dalle fiam-
me e con i coperchi sollevati e puntellati: dal loro interno si alzano i lamenti delle anime dannate. Virgi-
lio spiega che si tratta degli eretici, raggruppati per setta e gravità della colpa. Girando a destra, i due
prendono a camminare tra le tombe infuocate.

Leggiamo il canto
Ɣ IL TEMA MORALE: LA LOTTA DEL BENE allegorica. Nel primo caso, tra le ipotesi fatte, le più accre-
ditate vedono nella Medusa la rappresentazione del terrore
CONTRO IL MALE con cui le Furie, simbolo del rimorso, vogliono allontanare
Il canto è incentrato simbolicamente sulla battaglia che Dante. Nel complesso del canto, tuttavia, appare suicien-
il bene deve sostenere contro il male e si modula, nella temente chiaro che, per compiere il percorso della propria
narrazione, sulla tensione dei due poeti in attesa dell’aiu- conversione, Dante debba afrontare gli ostacoli delle ten-
to divino, perché insuicienti da soli ad avere ragione dei tazioni (i diavoli), fare i conti con la propria coscienza, ossia
demoni che sbarrano loro il passo. Le incertezze di Virgi- con il rimorso della vita passata (Erinni), superare inine la
lio, il suo pur fugace dubbio, si rispecchiano nella paura di prova più diicile, quella del dubbio religioso e della dispe-
Dante, alimentata dalla visione delle tre Furie minaccio- razione (Medusa). Qui interviene infatti il Messo celeste, la
se. Virgilio, la ragione, è ancora guida, ma vacilla, dopo la Grazia divina che salva l’uomo sulla via della redenzione.
sconitta, per ripresentarsi sicuro quando deve protegge-
re Dante dalla terribile Gorgone. Ma la Provvidenza divina Ɣ SIMBOLI E ALLEGORIE
non abbandona le deboli forze umane: l’intervento della I signiicati delle igure allegoriche presenti nel canto pos-
Grazia, simboleggiata nel Messo celeste, sconigge il male. sono essere così schematizzati:
L’angelo spalanca con prepotenza le porte di Dite e rampo-  Ɣ le Erinni: la cattiva coscienza; il rimorso, la vendetta, la pu-
gna i diavoli per la loro stupida, perché inutile, opposizio- nizione. Probabilmente simboleggiano anche i tre ordi-
ne al volere divino. ni di peccati puniti nel basso Inferno: Megera, la violenza
Ɣ IL TEMA ALLEGORICO (vii cerchio); Aletto, la frode di chi non si ida (viii cerchio);
Tesifone, la frode di chi si ida (ix cerchio).
Dante invita direttamente coloro che hanno le menti di-  Ɣ Medusa: il terrore, il dubbio religioso, la disperazione. Ma
sposte alla conoscenza a penetrare il signiicato dei suoi secondo alcuni commentatori come Boccaccio anche l’ere-
versi (cfr. vv. 61-63). Il riferimento tuttavia rimane oscuro. sia e la sensualità che accecano l’uomo.
L’avvertimento può riferirsi solo all’episodio delle Erinni e  Ɣ Messo celeste: la dottrina cristiana; la Grazia divina che
della Gorgone, oppure a tutto il canto nella sua organicità soccorre chi vuole redimersi.

113
AUDIOLETTURA DEL CANTO

Canto IX VIDEO: I LUOGHI DELLA NARRAZIONE

1-9 Quel pallore (color) che la paura aveva fatto affio-


rare sul viso (di fuor mi pinse), vedendo tornare indietro
Q uel color che viltà di fuor mi pinse
veggendo il duca mio tornare in volta,
(in volta) la mia guida, subito (più tosto) fece ritirare
(restrinse) quello insolito (novo) di Virgilio (Virgilio dis- 3 più tosto dentro il suo novo ristrinse.
simula la preoccupazione che traspare dal suo viso). Attento si fermò com’uom ch’ascolta;
Si fermò attento come l’uomo che ascolta; poiché
l’occhio non lo poteva guidare a veder lontano nell’aria ché l’occhio nol potea menare a lunga
cupa e nella nebbia fitta. «È tuttavia necessario che 6 per l’aere nero e per la nebbia folta.
superiamo le ostilità (punga)» cominciò egli, «se non
... Dio stesso (Tal) si offrì (in nostro aiuto). Oh quanto «Pur a noi converrà vincer la punga»,
è lunga per me l’attesa che il Messo (altri) arrivi qui». cominciò el, «se non ... Tal ne s’oferse.
9 Oh quanto tarda a me ch’altri qui giunga!».
10-15 Mi resi bene conto come egli sviò (ricoperse) I’ vidi ben sì com’ei ricoperse
l’inizio del discorso (lo cominciar) con quello che lo cominciar con l’altro che poi venne,
seguì poi, con parole diverse dalle prime; cionono-
stante il suo dire mi causò (dienne, mi diede) timore, 12 che fur parole a le prime diverse;
poiché io dalle parole interrotte (tronca) deducevo un
ma nondimen paura il suo dir dienne,
significato peggiore di quello che poi ebbe.
perch’io traeva la parola tronca
15 forse a peggior sentenzia che non tenne.
16-21 «Nel fondo di questa dannata cavità (l’Inferno), «In questo fondo de la trista conca
non discende mai qualcuno, dal primo cerchio (cioè discende mai alcun del primo grado,
dal limbo), che ha come pena soltanto la speranza
impedita (cionca, troncata) di Dio (cioè l’impossibilità 18 che sol per pena ha la speranza cionca?».
di sperare nella grazia divina)?». Questa domanda Questa question fec’io; e quei «Di rado
io feci; ed egli: «Succede (incontra) raramente», mi
rispose, «che qualcuno di noi compia il cammino che incontra», mi rispuose, «che di noi
sto percorrendo. 21 faccia il cammino alcun per qual io vado.
22-27 È ben vero che un’altra volta (fïata) io sono Ver è ch’altra fïata qua giù fui,
stato quaggiù, per gli scongiuri di quella crudele
Eritone che richiamava (in vita, sulla terra) le anime
congiurato da quella Eritón cruda
nei loro corpi. Da poco il mio corpo era privo (nuda) 24 che richiamava l’ombre a’ corpi sui.
dello spirito (di me; cioè: ero morto da poco), quando
mi costrinse a entrare dentro quelle mura (della città
Di poco era di me la carne nuda,
di Dite), per condurre fuori uno spirito dal cerchio ch’ella mi fece intrar dentr’ a quel muro,
di Giuda. 27 per trarne un spirto del cerchio di Giuda.
28-33 Quello è il luogo più basso e oscuro (dell’In- Quell’è ’l più basso loco e ’l più oscuro,
ferno), il più lontano dal cielo che circonda (gira) e ’l più lontan dal ciel che tutto gira:
tutto (l’Empireo, o il Primo Mobile): conosco bene
30 ben so ’l cammin; però ti fa sicuro.

114 Inferno Canto IX


Questa palude che ’l gran puzzo spira il cammino; perciò rassicurati. Questa palude che
cigne dintorno la città dolente, esala il puzzo insopportabile, circonda (cigne) tutto
intorno la città del dolore, in cui noi non possiamo
33 u’ non potemo intrare omai sanz’ira». entrare ormai senza contrasto (sanz’ira)».
E altro disse, ma non l’ho a mente; 34-42 Disse anche altro, ma più non lo ricordo; poi-
però che l’occhio m’avea tutto tratto ché l’occhio aveva concentrato (tratto) tutta la mia
attenzione verso l’alta torre dalla cima rovente, dove
36 ver’ l’alta torre a la cima rovente, in un attimo si ersero (furon dritte) subitamente (ratto)
dove in un punto furon dritte ratto tre Furie infernali macchiate di sangue, che avevano
aspetto e movenze (atto) femminili, ed erano cinte
tre furïe infernal di sangue tinte, di idre verdissime; per capelli avevano serpentelli e
39 che membra feminine avieno e atto, ceraste (tipo di rettile velenoso), dalle quali erano
avvinte le loro terrificanti (fiere) tempie.
e con idre verdissime eran cinte;
serpentelli e ceraste avien per crine,
42 onde le iere tempie erano avvinte.
E quei, che ben conobbe le meschine 43-48 E quegli (Virgilio), che ben riconobbe le
ancelle (meschine) della regina dell’eterno pianto
de la regina de l’etterno pianto, (Proserpina, regina degli Inferi), mi disse: «Guarda
45 «Guarda», mi disse, «le feroci Erine. le feroci Erinni. Questa alla sinistra è Megera; quel-
Quest’è Megera dal sinistro canto; la che piange alla destra è Aletto; Tesifone sta nel
mezzo»; detto questo (a tanto) tacque.
quella che piange dal destro è Aletto;
48 Tesifón è nel mezzo»; e tacque a tanto.
Con l’unghie si fendea ciascuna il petto; 49-54 Ognuna di loro si lacerava il petto con le
battiensi a palme e gridavan sì alto, unghie; si percuotevano con le mani (a palme) e
gridavano tanto forte, che per paura (sospetto) mi
51 ch’i’ mi strinsi al poeta per sospetto. strinsi al poeta. «Venga Medusa: così lo renderemo
«Vegna Medusa: sì ’l farem di smalto», di pietra (smalto)», dicevano tutte guardando in bas-
so; «male facemmo a non vendicarci contro Teseo
dicevan tutte riguardando in giuso; per il suo assalto».
54 «mal non vengiammo in Tesëo l’assalto».
«Volgiti ’n dietro e tien lo viso chiuso; 55-57 «Girati indietro, e tieni gli occhi chiusi; poiché
ché se ’l Gorgón si mostra e tu ’l vedessi, se compare la Gorgone (Medusa) e tu la guardassi,
non sarebbe mai più possibile tornare sulla terra
57 nulla sarebbe di tornar mai suso». (suso)».
Così disse ’l maestro; ed elli stessi 58-63 Così mi disse il maestro; ed egli stesso mi
mi volse, e non si tenne a le mie mani, voltò, e non si fidò (tenne) delle mie mani, ma mi
coprì gli occhi anche con le sue. O voi che avete
60 che con le sue ancor non mi chiudessi. le menti sgombre da errore (sani), considerate la
O voi ch’avete li ’ntelletti sani, dottrina che si nasconde sotto il velo di questi versi
misteriosi (strani).
mirate la dottrina che s’asconde
63 sotto ’l velame de li versi strani.
E già venìa su per le torbide onde 64-72 E già veniva su per le onde torbide (del-
un fracasso d’un suon, pien di spavento, la palude Stigia) un grande frastuono pauroso
( pien di spavento), per cui ambedue le sponde
66 per cui tremavano amendue le sponde, tremavano, non diverso dal vento impetuoso, che
non altrimenti fatto che d’un vento si origina per le opposte temperature (ardori),
che s’abbatte (fier) su una selva e, senza alcun
impetüoso per li avversi ardori, ostacolo (rattento), schianta, rompe e trascina
69 che ier la selva e sanz’alcun rattento via i rami; procede innanzi terribile (superbo)
sollevando polvere ( polveroso) e mette in fuga
li rami schianta, abbatte e porta fori; animali e pastori.
dinanzi polveroso va superbo,
72 e fa fuggir le iere e li pastori.

L’arrivo del Messo celeste 115


73-75 Mi liberò gli occhi e disse: «Rivolgi ora l’acu- Li occhi mi sciolse e disse: «Or drizza il nerbo
me (nerbo) del tuo sguardo (viso) su quella antica
onda schiumosa, verso quel punto (per indi) dove
del viso su per quella schiuma antica
il fumo è più intenso (acerbo)». 75 per indi ove quel fummo è più acerbo».
76-81 Come le rane dinanzi alla serpe loro nemica Come le rane innanzi a la nimica
fuggono tutte sull’acqua, finché tutte si ammuc- biscia per l’acqua si dileguan tutte,
chiano (s’abbica) sulla terra, così vidi io più di mille
anime dannate (distrutte) fuggire dinanzi a uno 78 in ch’a la terra ciascuna s’abbica,
che camminava (al passo passava) sullo Stige con vid’io più di mille anime distrutte
i piedi (piante) asciutti.
fuggir così dinanzi ad un ch’al passo
81 passava Stige con le piante asciutte.
82-84 Si detergeva dal volto quel fumo (aere) su- Dal volto rimovea quell’aere grasso,
dicio, passandosi sovente la mano sinistra; e solo menando la sinistra innanzi spesso;
da quel fastidio pareva molestato.
84 e sol di quell’angoscia parea lasso.
85-87 Capii bene ch’egli era un Messo celeste, e mi Ben m’accorsi ch’elli era da ciel messo,
rivolsi al maestro; e quegli mi fece cenno di restare e volsimi al maestro; e quei fé segno
quieto e di inchinarmi a lui.
87 ch’i’ stessi queto ed inchinassi ad esso.
88-90 Ahi come mi sembrava pieno di sdegno! Ahi quanto mi parea pien di disdegno!
Arrivò alla porta e l’aprì con una verghetta (piccolo
scettro), e questa non fece alcuna resistenza (ri-
Venne a la porta e con una verghetta
tegno). 90 l’aperse, che non v’ebbe alcun ritegno.
91-99 «O cacciati dal cielo, gente spregevole (di- «O cacciati del ciel, gente dispetta»,
spetta)», cominciò su quella terribile soglia, «da cominciò elli in su l’orribil soglia,
che cosa nasce (s’alletta) questa vostra presun-
zione? Perché vi opponete (recalcitrate) a quella 93 «ond’esta oltracotanza in voi s’alletta?
volontà che mai può essere ostacolata (mozzo) Perché recalcitrate a quella voglia
nel raggiungimento del suo fine, e che più volte ha
accresciuto il vostro dolore? Che giova ostacolare
a cui non puote il in mai esser mozzo,
(dar di cozzo) i voleri divini (fata)? Il vostro Cerbero, 96 e che più volte v’ha cresciuta doglia?
se ben vi ricordate, porta ancora straziato il mento
e il collo (gozzo)».
Che giova ne le fata dar di cozzo?
Cerbero vostro, se ben vi ricorda,
99 ne porta ancor pelato il mento e ’l gozzo».
100-105 Riprese poi la sudicia strada, e a noi non Poi si rivolse per la strada lorda,
rivolse parola, ma ci apparve (fé sembiante) come e non fé motto a noi, ma fé sembiante
un uomo che una preoccupazione diversa da quella
di colui che ha di fronte assilli e stimoli (stringa e 102 d’omo cui altra cura stringa e morda
morda); e noi ci incamminammo verso la città (terra), che quella di colui che li è davante;
sicuri dopo quelle sante parole.
e noi movemmo i piedi inver’ la terra,
105 sicuri appresso le parole sante.
106-111 Vi entrammo senza alcuna resistenza Dentro li ’ntrammo sanz’alcuna guerra;
(guerra); e io, che ero desideroso di guardare la e io, ch’avea di riguardar disio
condizione di vita che è racchiusa in questa for-
tezza, appena entrai, volgo lo sguardo intorno; e 108 la condizion che tal fortezza serra,
da ogni lato (ad ogne man) vedo una sterminata com’io fui dentro, l’occhio intorno invio:
pianura, piena di dolore e di gravi tormenti.
e veggio ad ogne man grande campagna,
111 piena di duolo e di tormento rio.
112-120 Come ad Arles, ove il Rodano inizia il suo Sì come ad Arli, ove Rodano stagna,
delta (stagna), così come a Pola, nel golfo del sì com’a Pola, presso del Carnaro
Quarnaro, che è l’estremità dell’Italia e bagna i
suoi confini (termini), i sepolcri rendono il luogo 114 ch’Italia chiude e suoi termini bagna,

116 Inferno Canto IX


fanno i sepulcri tutt’il loco varo, diseguale (varo, vario), similmente avveniva qui
da ogni parte, solo che il modo era più crudele
così facevan quivi d’ogne parte, (amaro); poiché attorno alle tombe (avelli) vi erano
117 salvo che ’l modo v’era più amaro; sparse delle fiamme, a causa delle quali esse erano
ché tra li avelli iamme erano sparte, talmente arroventate che nessun lavoro artigianale
(arte) richiede (chiede) ferro più ardente (per essere
per le quali eran sì del tutto accesi, lavorato).
120 che ferro più non chiede verun’arte.
Tutti li lor coperchi eran sospesi, 121-123 Tutti i coperchi delle arche erano sollevati,
e fuor n’uscivan sì duri lamenti, e ne uscivano fuori lamenti così angosciosi (duri)
che sembravano davvero di dannati e tormentati.
123 che ben parean di miseri e d’ofesi.
E io: «Maestro, quai son quelle genti 124-126 E io: «Maestro, chi sono (quai son) quelle
che, seppellite dentro da quell’arche, genti che, sepolte in quelle arche, si fanno sentire
con i loro dolenti sospiri?».
126 si fan sentir coi sospiri dolenti?».
E quelli a me: «Qui son li eresïarche 127-133 E quegli a me: «Qui sono i capi delle eresie
(eresiarche) con i loro seguaci, di ogni setta, e le
con lor seguaci, d’ogne setta, e molto tombe sono colme più di quanto tu creda. Ognuno
129 più che non credi son le tombe carche. è sepolto con chi è affine per ideologia (simile) e i
Simile qui con simile è sepolto, sepolcri (monimenti) sono più o meno roventi». E
dopo che si volse verso destra, passammo tra le
e i monimenti son più e men caldi». tombe e le alte mura di Dite (spaldi, spalti).
E poi ch’a la man destra si fu vòlto,
133 passammo tra i martìri e li alti spaldi.

Il cerchio degli eresiarchi 117


Canto X
Il canto di Farinata
TEMPO PERSONAGGI
sabato 9 aprile 1300, verso le quattro del mattino Dante, Virgilio, Farinata degli Uberti, Cavalcante
de’ Cavalcanti, Federico II, Ottaviano degli Ubaldini
LUOGO
CERCHIO VI: eretici PENA E CONTRAPPASSO
Dentro le mura della città di Dite si estende una vasta pianura, Sono sepolti nelle arche infuocate, da cui escono lamenti, e
disseminata di tombe fra le quali sono accesi fuochi che sono divisi in gruppi a seconda della setta di appartenenza. Gli
le fanno arroventare. epicurei, che negano la vita eterna dell’anima, hanno
per contrappasso l’ulteriore pena dell’ignoranza del presente,
PECCATORI che dopo il Giudizio universale diventerà completa cecità fisica
Eretici e mentale.
Sono coloro che sostengono opinioni contrarie alla dottrina
ufficiale della Chiesa. In particolare, gli epicurei affermano
che l’anima muore insieme al corpo.

CITTÀ DI DITE FARINATA DEGLI UBERTI LE TRE FURIE

CERCHIO VI
ERETICI

CAVALCANTE DE’ CAVALCANTI

118
Sommario ↓
vv. 1-51 L’incontro con Farinata degli Uberti
Dante si rivolge alla guida per sapere se gli è concesso di intrattenersi con qualcuna di quelle anime pu-
nite nelle tombe infuocate; una di queste, sentendo l’accento toscano, gli chiede di sostare un poco. È
il ghibellino Farinata e inizia un colloquio con Dante, che si trasforma in una breve schermaglia sull’in-
terpretazione delle lotte tra le due opposte fazioni dei guelfi e dei ghibellini a Firenze.

vv. 52-72 Cavalcante de’ Cavalcanti


Il dialogo viene interrotto dalla comparsa di Cavalcante de’ Cavalcanti, punito nella stessa arca di Fari-
nata, che ha riconosciuto Dante. Cerca inutilmente con lo sguardo il figlio Guido, degno, secondo lui,
di compiere per altezza di ingegno quello stesso prodigioso viaggio, e piangendo chiede il motivo di
tale assenza. Dante spiega di non essere stato scelto per i meriti poetici ma per la Grazia divina che
Guido ha sdegnato; viene però frainteso da Cavalcante che deduce dalle parole di Dante la morte del
figlio e, senz’attendere replica, cade supino nella tomba.

vv. 73-114 Riprende il dialogo con Farinata


Farinata ha ascoltato, senza battere ciglio, il colloquio e riprende l’argomento politico, dolendo-
si della cacciata dei suoi compagni da Firenze. Questa è d’altronde la sorte che attende anche
Dante: annuncia quindi al poeta l’imminente esilio, vittima di quello stesso odio che rende i Fio-
rentini così empi contro di lui e la sua famiglia. Dante gli ricorda le violenze dei ghibellini nella bat-
taglia di Montaperti, ma Farinata rammenta che a lui si dovette, in altra occasione, la salvezza di
Firenze. Concluso il confronto sugli eventi politici, Dante gli chiede quale tipo di
conoscenza abbiano i dannati, poiché sembra non possiedano nozio-
ne del presente. Essi, risponde Farinata, conoscono il futuro, ma
non il presente: per questo il padre di Guido è potuto cadere nello
spiacevole errore.

vv. 115-136 Altri eretici


Richiamato da Virgilio, Dante fa in tempo ancora a sapere che, tra gli
innumerevoli epicurei, ci sono anche l’imperatore Federico II e il car-
dinale Ottaviano degli Ubaldini. Farinata si è ormai nascosto nell’a-
vello, ma le sue parole hanno sconvolto Dante; Virgilio lo invita pe-
rò ad attendere la verità sul suo futuro da Beatrice in Paradiso. Si è
così giunti nel mezzo della pianura del sesto cerchio.

L’incontro con Farinata Cavalcante Riprende il dialogo


Altri eretici
degli Uberti de’ Cavalcanti con Farinata
GIOCO
DIDATTICO
INTERATTIVO
Il triste equivoco Il confronto L’imperatore Federico II
Due concittadini, ma
di Cavalcante con un avversario e il cardinale Ottaviano
di opposte fazioni
de’ Cavalcanti “magnanimo” degli Ubaldini

«O Tosco che per la città «Se per questo cieco carcere «dimmi: perché quel popolo «Qui con più di mille giaccio:
del foco vivo ten vai così vai per altezza d’ingegno, è sì empio incontr’ a’ miei in qua dentro è ’l secondo
parlando onesto, piacciati mio iglio ov’è? e perché ciascuna sua legge?» Federico e ’l Cardinale:
di restare in questo loco» non è teco?» e de li altri mi taccio»

119
AUDIOLETTURA DEL CANTO

Canto X VIDEO: I LUOGHI DELLA NARRAZIONE

1-3 Procede adesso il mio maestro, mentre io lo


seguo (e io dopo le spalle), per un sentiero appartato
O ra sen va per un secreto calle,
tra ’l muro de la terra e li martìri,
(secreto), tra le mura della città di Dite (terra) e quei
luoghi di tormento.
3 lo mio maestro, e io dopo le spalle.
4-9 «O uomo sommamente virtuoso (Virgilio), che «O virtù somma, che per li empi giri
mi guidi (volvi) per i gironi infernali (empi)», cominciai mi volvi», cominciai, «com’a te piace,
a dire, «a tuo piacimento, parlami e soddisfa i miei
desideri. Si potrebbe vedere la gente che giace nelle
6 parlami, e sodisfammi a’ miei disiri.
tombe? i coperchi sono infatti già tutti sollevati, e non La gente che per li sepolcri giace
c’è nessuno che vi faccia guardia». potrebbesi veder? già son levati
9 tutt’i coperchi, e nessun guardia face».
10-21 Ed egli a me: «Tutti saranno chiusi quando E quelli a me: «Tutti saran serrati

1-21 Le terzine di apertura introduco- calle: secreto, che significa normalmen- 7. La gente: è abitudine di Dante solle-
no e preparano il solenne incontro che te «appartato», «difficilmente accessibi- citare Virgilio perché gli permetta di co-
deve avvenire con l’anima grande di Fa- le», qui allude soprattutto all’angustia noscere da vicino alcuni dannati: ba-
rinata degli Uberti, episodio centrale del del calle, chiuso com’è tra le alte mura sti pensare alla richiesta di intrattenersi
canto: prima l’atmosfera sospesa e si- della città di Dite e le tombe degli eretici. con Paolo e Francesca (V, 73-75). Anche
lenziosa del secreto calle nella chiusa e 3. lo mio maestro: è il soggetto della adesso il poeta vuol parlare con un dan-
buia valle degli eretici con gli avelli in- terzinaf. nato in particolare, ma si limita a una do-
fuocati; poi la sentenza di Virgilio che 4. virtù somma: «intende qui per Virgilio manda generica. Di Farinata aveva già
definisce la fondamentale legge esca- la ragion naturale, la quale tra le poten- avuto notizie da Ciacco (VI, 79).
tologica sul destino finale delle anime; zie dell’anima è somma virtù» (Boccac- 9. nessun guardia face: sia in questo
infine Virgilio annuncia a Dante l’immi- cio). – empi giri: i gironi infernali dove canto sia nel seguente, i demoni, che
nente soddisfazione del desiderato in- si espia l’empietà diventano, per un pro- tanta parte hanno avuto negli ultimi av-
contro con il nobile fiorentino. cesso metonimico, empi giri. venimenti, sconfitti, sono completamen-
5. mi volvi: Virgilio guida Dante per i cer- te assenti: grazie alla loro scomparsa
1. Ora: questo incipitf è ripetuto nella chi dell’Inferno, che scendono a spirale. momentanea, regna un clima di silen-
Commedia (cfr. V, 25; XV, 1) ed è usa- – com’a te piace: Dante allude forse alla zio e di grande calma, che prepara la
to come raccordo, collegamento o pas- scelta inconsueta, fatta da Virgilio, di pro- comparsa dei due personaggi: Farinata
saggio da un episodio a un altro. Dante cedere dalla parte destra; ma può anche e Cavalcante. – face: forma arcaica sul
e Virgilio sono appena entrati nella città essere una semplice forma di cortesia, verbo latino facit.
di Dite, e stanno attraversando una pia- come nel francese s’il vous plaît. 11. Iosafàt: si tratta di una valle, presso
nura di sepolcri lambiti dalle fiamme e 6. sodisfammi a’ miei disiri: costruzio- Gerusalemme, dove, al tempo del Giu-
con i coperchi sollevati, da cui proven- ne, simile a quella latina, di satisfacere dizio universale, sarà radunata tutta l’u-
gono i lamenti degli eretici. – secreto con il doppio dativo. Cfr. il v. 126. manità, perché Cristo possa separare

120 Inferno Canto X


quando di Iosafàt qui torneranno torneranno qui dalla valle di Giosafat con i loro
12 coi corpi che là sù hanno lasciati. corpi che hanno abbandonato sulla terra (là sù). In
questo cerchio (da questa parte) hanno sepoltura
Suo cimitero da questa parte hanno (Suo cimitero … hanno) insieme a Epicuro tutti
con Epicuro tutti suoi seguaci, i suoi seguaci, che credono (fanno) che l’anima
muoia insieme al corpo. Perciò presto in questo
15 che l’anima col corpo morta fanno. cerchio (quinc’entro) ti sarà risposto alla domanda
Però a la dimanda che mi faci che fai, e al desiderio che mi tieni nascosto». E io a
lui: «Mia buona guida, non ti nascondo (non tegno
quinc’entro satisfatto sarà tosto, riposto) alcun sentimento del mio cuore, se non per
18 e al disio ancor che tu mi taci». moderarmi nel parlare (per dicer poco) e tu stesso
non solo ora mi hai indotto a questo».
E io: «Buon duca, non tegno riposto
a te mio cuor se non per dicer poco,
21 e tu m’hai non pur mo a ciò disposto».
«O Tosco che per la città del foco 22-27 «O Fiorentino (Tosco) che per la città del
fuoco vivo te ne vai parlando così cortesemente,
vivo ten vai così parlando onesto, degnati di soffermarti in questo luogo. Il tuo parlare
24 piacciati di restare in questo loco. (La tua loquela) ti rivela (ti fa manifesto) originario
(natio) di quella nobile patria alla quale io forse fui
La tua loquela ti fa manifesto troppo molesto».
di quella nobil patrïa natio,
27 a la qual forse fui troppo molesto».
Subitamente questo suono uscìo 28-33 D’improvviso (Subitamente) queste parole
d’una de l’arche; però m’accostai, uscirono da una di quelle arche; così mi accostai,
per il timore, un poco più alla mia guida. Ed egli
30 temendo, un poco più al duca mio. mi disse: «Volgiti! che fai? Vedi là Farinata che
Ed el mi disse: «Volgiti! Che fai? s’è sollevato (s’è dritto): dalla cintola in su tutto lo
potrai vedere».
Vedi là Farinata che s’è dritto:

definitivamente i buoni dai colpevoli, as- un’anima in particolare, quella di Farina- nata evidenziano la sua alta statura ci-
sicurando agli uni la beatitudine eterna e ta degli Uberti, grande ai suoi occhi per vile. Farinata è dunque segno di corag-
agli altri l’eterna condanna. l’impegno profuso per Firenze, nono- gio, di forza d’animo e d’inflessibilità.
14. Epicuro: filosofo greco (341 a.C. - stante la condanna divina.
270 a.C.). Per Epicuro, grazie alla filoso- 21. non pur mo: nel canto III (vv. 76-81), 22. città del foco: l’Inferno, e in partico-
fia, l’uomo può raggiungere la felicità e alle richieste di Dante, Virgilio aveva ri- lare la città di Dite.
liberarsi dalle passioni, dal timore del- sposto dicendo di attendere. 23. vivo: tutti gli spiriti, anche nel Pur-
la morte e dalla paura degli dèi. L’ani- gatorio e Paradiso, si meravigliano del
ma, secondo il suo pensiero, con la mor- 22-36 Inizia qui uno degli incontri più viaggio eccezionale concesso a Dan-
te del corpo si dissolve, poiché gli atomi celebri della Commedia, quello con Fa- te. – parlando onesto: non è solo un
che la compongono si separano. rinata degli Uberti, grande uomo politi- elogio, per accattivarsi la benevolenza
15. che ... fanno: Epicuro divenne, per co nella Firenze del tempo (vedi Perso- dell’interlocutore: Farinata ricorre a un
una interpretazione anacronistica della naggi a p. 122). Di lui Dante aveva già termine preciso: onesto (nel significato
sua dottrina, durante il Medioevo, il pri- avuto notizie da Ciacco (VI, 79). Le pri- di «dignitoso»), che insieme a «gentile»,
mo assertore della materialità dell’anima me parole di Farinata svelano subito il «nobile», è una delle parole fondamen-
e della sua morte insieme al corpo. Dai motivo dell’interesse che lo spinge a tali della poesia cortese e stilnovistica,
guelfi, erano accusati di epicureismo tut- intrattenersi con Dante: poter parlare come segno di appartenenza a una éli-
ti i ghibellini: questo spiega la presenza di Firenze con un concittadino. L’amor te culturale.
nelle arche infuocate di Farinata. di patria informa anche i suoi atteggia- 31. Volgiti! Che fai?: la domanda espri-
17. quinc’entro: «qui dentro». menti: Farinata non si cura delle terribi- me la perplessità di Virgilio per l’esita-
18. disio ... taci: Virgilio ha inteso che li sofferenze infernali, perché l’unico as- zione di Dante, considerato il desiderio
sotto la domanda generica di Dante al sillo è la sorte della sua parte e della sua intenso che gli aveva letto nell’animo di
v. 7, si celava il desiderio d’incontrare città (cfr. v. 78). I tratti sdegnosi di Fari- incontrare questo personaggio.

L’incontro con Farinata degli Uberti 121


33 da la cintola in sù tutto ’l vedrai».
34-39 Io avevo già fissato i miei occhi (il mio viso Io avea già il mio viso nel suo itto;
… fitto) nei suoi; ed egli si ergeva con il petto e con ed el s’ergea col petto e con la fronte
la fronte, quasi avesse l’Inferno in gran disprezzo
(dispitto). E le mani della guida, in atto di incorag- 36 com’avesse l’inferno a gran dispitto.
giamento (animose), prontamente mi spinsero verso E l’animose man del duca e pronte
di lui in mezzo alle tombe (sepolture), dicendo: «Le
tue parole siano adeguate (conte)». mi pinser tra le sepulture a lui,
39 dicendo: «Le parole tue sien conte».
40-42 Come io giunsi ai piedi della tomba, egli mi Com’io al piè de la sua tomba fui,
guardò un poco, e poi, quasi sdegnoso, mi doman- guardommi un poco, e poi, quasi sdegnoso,
dò: «Chi furono i tuoi antenati (maggior)?».
42 mi dimandò: «Chi fuor li maggior tui?».
43-48 Io che ero desideroso di ubbidire, non glielo Io ch’era d’ubidir disideroso,
nascosi, ma glielo rivelai apertamente; allora egli non gliel celai, ma tutto gliel’apersi;
sollevò un poco le ciglia; poi disse: «Furono fieri
avversari di me, dei miei antenati (ai miei) e della 45 ond’ei levò le ciglia un poco in suso;
mia fazione (parte, partito), tanto che per due volte poi disse: «Fieramente furo avversi
(fïate) li ho dispersi».
a me e ai miei primi e a mia parte,

33. da la cintola in sù tutto: l’efficacia La raccomandazione di Virgilio è di con- 42. maggior tui: Farinata continua a
del verso sta nella parola tutto, privilegia- siderare bene l’abilità di eloquio di Fari- giudicare e classificare secondo le ca-
ta nella posizione centrale. nata e di non sottovalutare il difficoltoso tegorie critiche e politiche che ha usato
34. Io avea ... fitto: prontamente Dante, confronto: il dialogo si rivelerà serrato, in vita; per lui più che l’individuo singolo
superata la perplessità e la soggezione, dovendo ognuno giustificare e difendere conta la fazione di appartenenza.
si volge a Farinata e fissa intensamente la propria parte politica. 44. tutto gliel’apersi: «dicendo che gli
lo sguardo. – viso: nel significato, comu- 41. guardommi ... sdegnoso: Farinata antichi suoi erano stati gli Alighieri, ono-
ne in Dante, di «vista», «occhi». scruta Dante, nel tentativo di riconoscer- revoli cittadini di Firenze» (Boccaccio).
36. dispitto: dal francese antico despit. lo perché appartiene a una generazione 45. levò ... in suso: il gesto di disappunto
37. animose: pronte, e che infondono diversa e lo guarda con «sdegno» nel ti- è forse motivato dalla scoperta di aver di
coraggio. more che sia di quella gente fiorentina fronte un nemico, uno della parte avversa.
39. conte: dal latino comptus: «curato», che governa attualmente ed è così osti- 48. due fïate: due volte i ghibellini riusci-
«garbato» e quindi anche «appropriato». le alla famiglia degli Uberti. rono ad avere la meglio sui guelfi in Firen-

Personaggi
Farinata degli Uberti
Di nobile famiglia, Farinata degli Uberti nacque a Firenze agli inizi del secolo XIII; secondo
Filippo Villani era «di statura grande, faccia virile, membra forti, continenza grave, elegan-
za soldatesca, parlare civile, di consigli sagacissimo, audace, pronto e industrioso in fatti
d’arme». Fu il capo dei ghibellini in dal 1239 e riuscì a sconiggere i gueli una prima volta
nel 1248; questi, rientrati nel 1251, lo cacciarono in esilio nel 1258. Con la vittoria di Monta-
perti nel 1260 rientrò a Firenze, cacciando per la seconda volta i gueli. I ghibellini, riuniti
a Empoli, dietro insistenza dei Pisani decisero che Firenze fosse rasa al suolo, ma il solo Farinata si oppose. Morì
nella sua città nel 1264; ma proprio quell’anno la parte ghibellina fu di nuovo cacciata, e dopo la sconitta di Man-
fredi a Benevento nel 1266, fu deinitivamente bandita. Per ragioni politiche la iglia Bice degli Uberti andò sposa
a Guido Cavalcanti, membro dell’opposta fazione. Come ghibellino, fu accusato di eresia e il francescano Salo-
mone da Lucca, inquisitore, nel 1283, a vent’anni dalla morte, pronunciò la condanna contro Farinata e contro sua
moglie Adaleta e ordinò che le loro ossa fossero esumate e la loro eredità fosse coniscata agli eredi.

122 Inferno Canto X


48 sì che per due fïate li dispersi».
«S’ei fur cacciati, ei tornar d’ogne parte», 49-51 «Se essi furono cacciati, tornarono da ogni
parte», risposi io, «la prima e la seconda volta; ma
rispuos’io lui, «l’una e l’altra fïata; i vostri non hanno appreso bene quell’arte (la ca-
51 ma i vostri non appreser ben quell’arte». pacità di ritornare da vincitori)».
Allor surse a la vista scoperchiata 52-60 Si alzò allora dall’apertura (vista) della tomba
scoperchiata un’ombra, accanto (lungo) a questa,
un’ombra, lungo questa, inino al mento: fino all’altezza del mento: credo che si fosse levata
54 credo che s’era in ginocchie levata. sui ginocchi. Mi guardò intorno, come se volesse
(talento avesse) vedere se c’era qualcun altro con
Dintorno mi guardò, come talento me; e dopo che il suo dubbio (sospecciar) venne
avesse di veder s’altri era meco; meno del tutto, piangendo disse: «Se per questo
57 e poi che ’l sospecciar fu tutto spento, buio carcere te ne vai grazie all’altezza del tuo inge-
gno, dov’è mio figlio? e perché egli non è con te?».
piangendo disse: «Se per questo cieco
carcere vai per altezza d’ingegno,
60 mio iglio ov’è? e perché non è teco?».
E io a lui: «Da me stesso non vegno: 61-66 E io a lui: «Non vengo per mia volontà: colui
che mi attende là, forse mi conduce per questo
colui ch’attende là, per qui mi mena

ze: nel 1248 con l’aiuto di Federico II che sodi. – vista: l’apertura della tomba che la sua prima opera Vita Nuova, nella qua-
inviò ai suoi sostenitori un contingente di è scoperchiata; vista indicava ogni tipo di le lo definisce «primo de li miei amici».
cavalieri; la seconda volta nel 1260, dopo apertura che permetteva di guardare. 61-63. Da me stesso … disdegno: la
la vittoria di Montaperti; protagonista del- 53. un’ombra: accanto a Farinata, nella risposta di Dante non è di facile inter-
le due vittorie era stato proprio Farinata. stessa arca degli eretici, appare lo spirito pretazione, poiché contiene uno dei ver-
49-50. S’ei fur cacciati … fïata: Dan- di Cavalcante de’ Cavalcanti. Padre del si più tormentati di tutto il poema dante-
te risponde all’esaltazione delle vitto- famoso poeta Guido Cavalcanti, visse sco, il v. 63. I commentatori antichi sono
rie fatta da Farinata ridimensionandone nel secolo XIII ed ebbe fama di epicureo. concordi nell’attribuire il cui a Virgilio;
la portata e sottolineando il loro caratte- Guelfo, fu esule a Lucca dopo la sconfit- per loro Guido, filosofo e uomo di pen-
re di momentaneità. Cacciati nel 1248, i ta del suo partito a Montaperti. Rientrò in siero, ha trascurato Virgilio, simbolo per
guelfi tornarono a Firenze nel 1251, do- patria dopo la vittoria guelfa nel 1266 a antonomasiaf della poesia, e per que-
po la sollevazione del popolo alla notizia Benevento. sto, a differenza di Dante, non è in gra-
della morte dell’imperatore e la sconfitta 54. in ginocchie levata: i particolari del- do di compiere il viaggio poetico in com-
dei ghibellini, il 22 settembre 1250 a Fi- la comparsa di Cavalcante preavverto- pagnia del poeta latino; inoltre Virgilio è
gline; definitivo fu il loro rientro nel 1267, no il lettore della sostanziale differenza per Dante simbolo della ragione che ce-
dopo la sconfitta e la morte di Manfredi di questo nuovo personaggio e del suo de davanti alla fede, principio inaccetta-
a Benevento. – d’ogne parte: dai luoghi dramma rispetto a Farinata. bile per un miscredente come Guido. Ma
dov’erano esiliati; parte è esempio di ri- 55-60. Dintorno … teco?: «Sembrava l’interpretazione non è plausibile: il viag-
ma equivoca. giusto a Cavalcante che suo figlio Guido gio non è concesso a Dante per la sua
51. ma ... arte: Dante ricorre all’ironia per dovesse trovarsi con Dante, dal momen- fedeltà a Virgilio, né per l’altezza dell’in-
concludere il discorso a suo favore: i vin- to che entrambi erano stati due luminari gegno (cfr. v. 61), bensì per grazia divi-
ti sono stati i ghibellini, incapaci di ripren- a Firenze: uno come filosofo, l’altro come na e per intervento delle tre donne bene-
dersi dopo l’ultima cacciata; più anco- poeta, nello stesso periodo, dalla stessa dette. Più probante riferire il cui proprio
ra gli Uberti che, anche dopo la pace del parte politica, amici e compagni» (Ben- a Beatrice, non personaggio storico ma
1280, rimasero esclusi dalla patria, men- venuto). – sospecciar: variante arcaica allegoriaf della Teologia che Guido Ca-
tre le altre famiglie poterono rientrare. di «sospettare», dal provenzale sospe- valcanti, «loico» razionalista, ha rifiuta-
52. Allor surse: altra formula per intro- char. Ma c’è anche probabilmente l’idea to di seguire, preferendo la guida della
durre una nuova situazione, che inter- di guardare esitando, nel dubbio di non sola ragione e sdegnando gli argomenti
rompe momentaneamente il dialogo con scorgere chi si cerca. – mio figlio: Guido spirituali. Altri intendono il cui come rivol-
Farinata. Questa, come la precedente Cavalcanti era stato l’esponente di mag- to a Dio, che è certo la meta ultima del
O Tosco (v. 22) e quella che seguirà Ma gior rilievo a Firenze di quella poesia raffi- viaggio; Virgilio però affiderà Dante non
quell’altro (v. 73), servono a mettere in nata e dotta che era giunta a elevatissimi direttamente a Dio, ma appunto a Bea-
correlazione e contrapposizione i vari epi- livelli. Fu maestro di Dante che gli dedicò trice. – colui: Virgilio.

Cavalcante de’ Cavalcanti 123


luogo verso Beatrice (cui) che il vostro Guido (Ca- 63 forse cui Guido vostro ebbe a disdegno».
valcanti) ebbe in scarso onore». Le sue parole e la
sua condizione di pena mi avevano già rivelato il
Le sue parole e ’l modo de la pena
nome di costui; per questo (però) la risposta fu così m’avean di costui già letto il nome;
esauriente (piena). 66 però fu la risposta così piena.
67-72 Balzato improvvisamente in piedi gridò: Di sùbito drizzato gridò: «Come?
«Come? hai detto: ‘egli ebbe’? forse egli non è più dicesti ‘elli ebbe’? non viv’elli ancora?
vivo? la dolce luce (del sole, della vita) non colpisce
i suoi occhi?». Quando si accorse della (d’alcuna) 69 non iere li occhi suoi lo dolce lume?».
esitazione (dimora) che io manifestavo nel rispon- Quando s’accorse d’alcuna dimora
dergli, cadde supino e più non apparve fuori.
ch’io facëa dinanzi a la risposta,
72 supin ricadde e più non parve fora.

64-65. Le sue parole ... il nome: Dan- pito che si tratta del padre del grande insegnato, manifestato.
te, dalle parole e dal tipo di pena, ha ca- poeta e amico Guido Cavalcanti. – letto: 66. però ... piena: la risposta di Dante

Viaggiare nel testo


LE PROFEZIE DELLA COMMEDIA
Inferno Virgilio (I, 91-111) profezia del Veltro: avvento di un figura rigeneratrice della
società italiana
Ciacco (VI, 58-75) lotte civili in Firenze
Farinata degli Uberti (X, 77-81) lotte civili in Firenze ed esilio di Dante
Brunetto Latini (XV, 55-96) esilio e futura gloria di Dante
Papa Niccolò III (XIX, 64-87) corruzione papale
Purgatorio Corrado Malaspina (VIII, 109-139) esilio di Dante
Oderisi da Gubbio (XI, 121-142) esilio di Dante
Ugo Capeto (XX, 40-96) messianica punizione della Casata reale di Francia
Beatrice (XXXIII, 1-78) messianica punizione di papi e imperatori
Paradiso Carlo Martello (IX, 1-12) futuri destini dell’umanità
Folchetto di Marsiglia (IX, 124-142) messianica punizione del papato
Cacciaguida (XVII, 13-99) esilio e gloria di Dante; grandezza politica di Cangrande del-
la Scala
S. Pietro (XXVII, 37-66) messianica punizione del papato corrotto
Beatrice (XXVII, 121-148) avvento di una provvidenziale guida per la Cristianità
Beatrice (XXX, 130-148) gloria di Arrigo VII e condanna di Bonifacio VIII

La Commedia può e deve essere letta anche come un libro profetico, come il poema sacro ispirato da Dio
che annuncia verità universali e futuri rivolgimenti. Il segno più evidente di tale intenzione è la costante
premessa di profezie, che possono essere suddivise in tre grandi categorie: le profezie «personali» (che
riguardano il destino di esilio e di gloria di Dante), quelle «storiche» (che riguardano avvenimenti già
avvenuti ai tempi in cui Dante scrive e che assumono valore esemplare nel tempo in cui è ambientato
il viaggio nell’oltretomba), e quelle «messianiche» (che annunciano l’avvento di fatti o personaggi che
dovrebbero riportare la giustizia nel mondo). Questo percorso di lettura, iniziato nel canto VI con le
parole di Ciacco sui rivolgimenti politici di Firenze, prosegue qui con Farinata che accenna al futuro
esilio di Dante (vv. 79-81).

124 Inferno Canto X


Ma quell’altro magnanimo, a cui posta 73-81 Ma quell’altro nobile spirito (magnanimo),
alla cui richiesta (posta) mi ero fermato, non cambiò
restato m’era, non mutò aspetto, aspetto, non abbassò il capo, né piegò il busto
75 né mosse collo, né piegò sua costa; (costa); e continuando quanto aveva detto prima
e sé continüando al primo detto, (primo detto) disse: «Se essi hanno appreso male
quell’arte, ciò mi tormenta più che questa tomba
«S’elli han quell’arte», disse, «male appresa, (letto). Ma non si illuminerà (fia raccesa) cinquanta
78 ciò mi tormenta più che questo letto. volte la faccia della regina che qui impera, che tu
conoscerai quanto sia difficile (pesa) quell’arte.
Ma non cinquanta volte ia raccesa
la faccia de la donna che qui regge,
81 che tu saprai quanto quell’arte pesa.
E se tu mai nel dolce mondo regge, 82-84 E, possa tu tornare nel dolce mondo, dim-

è stata esplicita e ha messo in luce il ve- nuarsi» sostituisce spesso nell’italiano anche per l’autorevolezza del personag-
ro motivo del suo viaggio e, di riflesso, la antico «continuare». gio e per la sua collocazione a epilogo di
causa dell’esclusione di Guido. un approfondito discorso sui destini poli-
67-69. Di ... lume?: le domande si sus- 77-114 La conclusione secca e netta ci di Firenze. Le profezie sull’esilio del poe-
seguono incalzanti, determinate dall’a- dell’incontro con Cavalcante riapre la sce- ta si articolano lungo tutto il poema, e tro-
more paterno che improvvisamente vede na su Farinata, con la ripresa immedia- veranno completa chiarificazione solo in
il suo sospetto concretizzarsi; la temuta ta del colloquio bruscamente interrotto Paradiso, nel discorso dell’avo Cacciagui-
morte del figlio gli appare certa, senten- dall’intervento dell’altro dannato al v. 52. da (Pd. XVII); e proprio a questo nobile per-
do Dante usare il tempo passato (ebbe) La sospensione sembra aver lasciato spa- sonaggio Farinata è più simile di chiunque
per riferirsi a lui. Il contrasto tra Cavalcan- zio alla riflessione: il dialogo tra Farinata e altro per personalità e dignità (nonostan-
te e Farinata è confermato anche dal loro Dante, così teso e antagonistico nella pri- te l’opposto destino sul piano della sal-
linguaggio: spezzato e affannoso quello ma parte per la diversa appartenenza po- vezza e della condanna ultraterrena). Qui,
del padre di Guido, sicuro e categorico, litica, ora assumerà infatti toni più profondi il linguaggio è quello volutamente oscuro
anche se diplomatico, quello del ghibel- e meditati. Alla contrapposizione tra parti- che si adatta alla profezia e al presagio, la-
lino capopopolo. – dolce lume: il dol- ti e fazioni subentra il patimento per l’esilio sciato nell’apparente indeterminatezza. La
ce lume è in contrapposizione alla igno- (importante profezia sul destino di Dante), donna che qui regge è Proserpina, dea tri-
ranza cieca, cioè assoluta, degli eventi la rievocazione della battaglia di Monta- forme che in cielo è venerata come Luna,
terreni. perti, e soprattutto il comune amor di pa- sulla terra come dea delle selve col no-
70. d’alcuna dimora: Dante è stupito tria. A sigillare l’episodio, verrà chiarita la me Diana, e nei profondi Inferi come dea
dall’ignoranza che i dannati hanno del condizione di preveggenza dei dannati. dei morti, con il nome di Proserpina. Fa-
presente (cfr. vv. 94 sgg.) e indugia nel ri- rinata avverte dunque che non passeran-
spondere a Cavalcante, che interpreta il 77. S’elli han quell’arte: l’abilità di ri- no cinquanta mesi lunari dall’aprile dell’an-
silenzio come un luttuoso annuncio e ca- tornare dall’esilio. Farinata riprende il di- no 1300, data del viaggio dantesco, che il
de così nel doloroso equivoco. scorso dall’ultima battuta di Dante in cui poeta sperimenterà di persona quanto sia
72. supin ... fora: Cavalcante cade mu- aveva ricordato la condanna al bando difficile tornare in Firenze dopo la sconfit-
to nella sua tomba, vinto dal dolore per la che gravava sugli Uberti. In questa se- ta. Cinquanta lunazioni corrispondono,
terribile notizia. conda parte del colloquio, lasciato il to- press’a poco, a quattro anni: si arriva al-
73. Ma quell’altro magnanimo: per gli no battagliero e il confronto politico, le la primavera del 1304, quando i Bianchi in
antichi commentatori, Farinata è simbo- parole di Farinata si velano di mestizia esilio tenteranno di rientrare in Firenze, ri-
lo di superbia sprezzante e sdegnosa, e nel considerare le tragiche conseguen- correndo inutilmente, il 20 luglio 1304, alle
anche l’appellativo magnanimo deve es- ze delle lotte intestine per la sua famiglia. armi nella battaglia della Lastra. Ma Dante
sere interpretato in un’accezione negati- 78. ciò ... letto: l’espressione ha un va- si sarà già da alcuni mesi allontanato dal
va, sinonimo di animosità e di alterigia. Di lore iperbolico; Farinata è tormentato suo partito, inimicandosi con questa deci-
certo invece l’epiteto ha valore positivo dalla disperazione perché il suo spirito di sione molti compagni di sventura. Cfr. XV,
e si riferisce alla grandezza e alla fama parte, la sua lotta politica si sono rivelati, 70 sgg. e in particolare Pd. XVII, 58-69. – la
di abile politico e condottiero di Farinata, alla luce della storia, inutili e funesti. donna che qui regge: già nel canto pre-
che destava tanta ammirazione in Dante. 79-81. Ma … pesa: Farinata pronuncia cedente, al v. 44, Proserpina era stata ri-
74-75. non ... costa: imperturbato, non qui una delle più celebri profezie sul de- cordata come regina de l’etterno pianto.
perché insensibile al dramma, ma per- stino di Dante. Già Ciacco aveva annun- 82. se: ha valore ottativo e augurale.
ché avvezzo al grande dolore. ciato oscure disgrazie (VI, 64-75), ma qui – regge: forma arcaica del verbo redire,
76. sé continüando: il riflessivo «conti- le parole assumono un peso particolare ritornare.

Riprende il dialogo con Farinata 125


mi: perché quel popolo (i Fiorentini) è così spietato dimmi: perché quel popolo è sì empio
contro quelli della mia parte in ogni sua legge?».
84 incontr’a’ miei in ciascuna sua legge?».
85-87 Per cui io gli risposi: «La tremenda strage Ond’io a lui: «Lo strazio e ’l grande scempio
che tinse di rosso sangue il fiume Arbia, fa prendere che fece l’Arbia colorata in rosso,
tali decisioni nei nostri consigli (tempio)».
87 tal orazion fa far nel nostro tempio».
88-93 Dopo che, tra i sospiri, scosse il capo, conti- Poi ch’ebbe sospirando il capo mosso,
nuò: «Certo non vi partecipai da solo, e non mi sarei «A ciò non fu’ io sol», disse, «né certo
mosso con gli altri senza una giusta ragione. Ma fui
io solo, quando si decise (sofferto fu) da parte di 90 sanza cagion con li altri sarei mosso.
tutti di distruggere (tòrre via) Firenze, a difenderla a Ma fu’ io solo, là dove soferto
viso aperto».
fu per ciascun di tòrre via Fiorenza,
93 colui che la difesi a viso aperto».
94-99 «Deh, possano i vostri discendenti (se- «Deh, se riposi mai vostra semenza»,
menza) trovare pace», lo pregai, «risolvetemi quel prega’ io lui, «solvetemi quel nodo
dubbio (nodo) che ha impedito la chiarezza nel mio
giudizio. Sembra (El par), se ho capito bene, che voi 96 che qui ha ’nviluppata mia sentenza.

83. sì empio: mentre ai ghibellini fuoriu- parafrasata: «Il ricordo della terribile stra- valcanti, non mutò aspetto, / né mosse
sciti fu concesso di tornare, gli Uberti fu- ge che colorò di sangue le acque dell’Ar- collo; ma il triste ricordo delle guerre par-
rono per sempre interdetti dalla città. Il bia fa fare tali leggi nei nostri consigli, tigiane, che hanno costretto lui e la sua
termine empio va quindi inteso nel suo così come il ricordo di una grande ca- famiglia a un esilio che dura ancora, sca-
significato religioso, di un odio cioè che lamità fa fare preghiere nei templi». Nel- tenando un odio che non accenna a so-
offende Dio per la sua disumana ostina- la replica di Dante è quindi implicita la ri- pirsi, scuote la sua resistenza; il dolore
zione. sposta e la giustificazione dell’accusa di si esprime però sempre con misura ed
85-86. Lo strazio ... rosso: allusione empietà rivolta da Farinata ai Fiorentini. estrema dignità: un sospiro, un segno
alla battaglia di Montaperti, presso Sie- Benvenuto fa però riferimento alla chie- col capo.
na, tra i ghibellini di Farinata, e i guelfi, sa di S. Pietro Scheraggio, dove si riuni- 89-90. A ciò ... mosso: Farinata non
in quel momento padroni di Firenze; la vano i priori prima che fosse costruito il sconfessa la militanza, la lotta, con deci-
vittoria andò ai primi che ripresero il po- palazzo della Signoria: «Ancora di recen- sioni considerate ineluttabili, frutto di un
tere in città. Si narra che i morti furono te in questa chiesa si riunivano i Consi- perverso meccanismo che fa sembrare
tanti, che le acque dell’Arbia, il fiume po- gli, quando si prendevano decisioni sulle giuste anche le guerre fratricide.
co lontano, si tinsero di rosso per il san- amnistie ai cittadini banditi». 91. Ma fu’ io solo: quasi un’anadiplo-
gue versato. 88. Poi ... mosso: Dante aveva ribadito sif del v. 89 (non fu’ io sol), che introdu-
87. tal orazion: la terzina, secondo Pa- (v. 75) l’assoluta imperturbabilità di Fari- ce questa autogiustificazione di Farina-
gliaro (1967, p. 222), deve così essere nata che, alle parole e al dramma di Ca- ta: per lui l’odio di parte, vivo e reale, fu

Gli strumenti dello scrittore

L’APOSTROFE
DEFINIZIONE . L’apostrofe è la figura retorica che consiste nel rivolgere la parola in tono elevato, solenne o con-
citato (vocativo) ad altra persona (o a cosa personificata). È composta generalmente dalla particella vocativa «o» (a
volte in alternativa a interiezioni quali «ahi», «deh», ecc.) seguita dal nome della persona, reale o ideale, a cui ci si
rivolge. Cfr. anche: allocuzione, esclamazione, invettiva, invocazione.
In questo canto (vv. 22-23):

O Tosco che per la città del foco


vivo ten vai così parlando onesto,
piacciati di restare in questo loco.

126 Inferno Canto X


El par che voi veggiate, se ben odo, prevediate quello che il futuro riserva (adduce), ma
per quanto riguarda il presente vi regolate in altro
dinanzi quel che ’l tempo seco adduce, modo».
99 e nel presente tenete altro modo».
«Noi veggiam, come quei c’ha mala luce, 100-108 «Noi, come chi ha la vista difettosa (mala
le cose», disse, «che ne son lontano; luce)», disse, «vediamo le cose che sono nel futuro
(son lontano); in questo solo (ancor) risplende per
102 cotanto ancor ne splende il sommo duce. noi la luce di Dio (sommo duce). Quando le cose
Quando s’appressano o son, tutto è vano si avvicinano o si compiono, la nostra conoscenza
(intelletto) è vana; e se qualcun altro non ci infor-
nostro intelletto; e s’altri non ci apporta, ma, non sappiamo nulla della presente condizione
105 nulla sapem di vostro stato umano. umana. Da questo puoi ben capire che la nostra
Però comprender puoi che tutta morta conoscenza si esaurirà (morta fia) del tutto quando
non ci sarà più (fia chiusa la porta) futuro».
ia nostra conoscenza da quel punto
108 che del futuro ia chiusa la porta».
Allor, come di mia colpa compunto, 109-114 Allora, quasi preso dal rimorso (compunto)
dissi: «Or direte dunque a quel caduto per il mio errore, replicai: «Direte allora a quell’ani-

inferiore all’amore per Firenze. Tale amo- to ed esempio, avvolte nel silenzio che impersonale, sul modello francese anco-
re lo rende grande agli occhi di Dante, è piena approvazione. L’augurio che il ra oggi in uso.
che colloca il ghibellino come esempio poeta fa a Farinata, ormai non più nemi- 102. cotanto ... duce: Dio, come sem-
per i cittadini, incapaci di operare per il co, ma affratellato dal comune destino, pre ricordato con una perifrasif, riflette
bene comune. è che la sua gente possa tornare presto la sua onniscienza sui dannati e permet-
92. per ciascun: complemento di agente. in patria. te loro questa visione limitata al futuro. Le
93. a viso aperto: l’espressione è presa 97-99. El ... modo: forse questa condi- parole di Farinata dichiarano la sua ac-
a prestito dal mondo cavalleresco e allu- zione di «presbiopia» era stata da Dante cettazione delle leggi che Dio ha stabi-
de all’usanza di combattere con la visie- riservata, per contrappasso, agli epicu- lito; sembra quasi voglia ringraziare Dio
ra alzata, con sprezzo del pericolo e sen- rei, incapaci di credere nelle realtà futu- che concede ancora questo spiraglio,
za celare la propria identità. re, materialisticamente legati al contin- sebbene provvisorio, sul futuro e rende
94. se riposi: risposta augurale che fa gente; soltanto in seguito, egli la estese possibile seguire le vicende della terra.
eco a quella di Farinata del v. 82. Dan- a tutti i dannati. Resta così spiegata l’e- – cotanto: con valore limitativo: soltan-
te interrompe bruscamente l’argomento vidente contraddizione con l’episodio di to in questo.
politico e passa a quello dottrinale; non Ciacco, cittadino di Firenze, ben infor- 103. s’appressano: il soggetto è le co-
commenta, non aggiunge considerazio- mato sul presente della sua città. – El se del v. 101.
ni, non replica alle ultime parole di Fari- par: il soggetto el, pleonastico, nell’ita- 104. s’altri: i dannati appena giunti negli
nata perché rimangano impresse, moni- liano antico precedeva spesso il verbo avelli, o qualche straordinario viandante,
come Dante.
107-108. da quel punto … porta: il
giorno del giudizio, le arche degli ere-
tici saranno definitivamente chiuse e il
conforto della conoscenza del futuro
cesserà.
109. di mia colpa compunto: Dante si
Nella Commedia le esigenze narrative del discorso diretto, la tensione è reso conto, per le spiegazioni fornite-
emotiva dell’incontro con i personaggi e delle situazioni, e la solennità dei gli da Farinata, di aver causato involonta-
temi trattati fanno dell’apostrofe una delle forme espressive più consue- riamente dolore al padre di Guido Caval-
te. L’apostrofe determina inoltre fin dall’esordio la particolare atmosfera canti e lascia al compagno di sventura il
di molte situazioni, come accade ad esempio nell’incontro di Dante con il compito di rassicurarlo che il figlio è an-
suo maestro Brunetto Latini, qui nell’Inferno al canto xv, vv. 30 sgg.: Siete cora in vita.
voi qui, ser Brunetto? 110. quel caduto: Cavalcante che, do-
po l’equivoco provocato dal silenzio di
Dante, senza attendere risposta supin ri-
cadde e più non parve fora (v. 72).

Riprende il dialogo con Farinata 127


ma, che si è lasciata cadere nella tomba, che suo 111 che ’l suo nato è co’ vivi ancor congiunto;
figlio è vivo ancora (co’ vivi ancor congiunto), e se
io prima rimasi senza risposta, fategli sapere che
e s’i’ fui, dianzi, a la risposta muto,
lo feci perché già pensavo al dubbio (l’error) che fate i saper che ’l fei perché pensava
mi avete sciolto». 114 già ne l’error che m’avete soluto».
115-117 E già il mio maestro mi richiamava; per cui E già ’l maestro mio mi richiamava;
io richiesi a quello spirito che più in fretta (avaccio) per ch’i’ pregai lo spirto più avaccio
mi dicesse chi stava con lui.
117 che mi dicesse chi con lu’ istava.
118-120 Mi rispose: «Giaccio qui con più di mille Dissemi: «Qui con più di mille giaccio:
altri: qui c’è Federico secondo e il Cardinale; e degli qua dentro è ’l secondo Federico
altri non dico (mi taccio)».
120 e ’l Cardinale; e de li altri mi taccio».
121-123 Quindi si nascose; e io volsi il mio cammi- Indi s’ascose; e io inver’ l’antico
no verso l’antico poeta, ripensando a quel discorso poeta volsi i passi, ripensando
(quel parlar) che mi pareva ostile.
123 a quel parlar che mi parea nemico.
124-126 Egli si mosse; e poi, camminando, mi Elli si mosse; e poi, così andando,
disse: «Perché sei così sconcertato?». E io risposi mi disse: «Perché se’ tu sì smarrito?».
alla sua domanda (al suo dimando).
126 E io li sodisfeci al suo dimando.
127-132 «La tua memoria conservi quello che ha «La mente tua conservi quel ch’udito
udito contro di te», mi comandò quel saggio; «e hai contra te», mi comandò quel saggio;
ora presta attenzione (attendi qui)», e levò il dito:
«Quando sarai di fronte al dolce sguardo di Beatri-
129 «e ora attendi qui», e drizzò ’l dito:
ce (quella) i cui dolci occhi vedono ogni cosa, co- «quando sarai dinanzi al dolce raggio

113-114. pensava già ne l’error: «pen- tro gli infedeli, l’appoggio pieno ai ghi- causa dei ghibellini» (Benvenuto).
sare in» significa «concentrare il pensie- bellini, rinvigorirono l’opinione che fosse 121. Indi s’ascose: l’incontro con Fari-
ro su un oggetto», «essere assorto nella un seguace dell’eresia epicurea. Dan- nata, che qui si chiude, ha sconvolto l’a-
riflessione». te lo considera, nonostante la condanna nimo di Dante sia per l’annuncio dell’esi-
115. E ... richiamava: Virgilio ritiene come eretico, un uomo di grande onore lio sia per la considerazione che anche
concluso il dialogo con Farinata: Dante (XIII, 75), un principe esemplare e uma- il più valoroso operato politico, anche le
ha potuto apprendere ormai quanto gli è no (VE. I, 12, 4) e un pensatore dotto e azioni magnanime a nulla servono se so-
utile per la sua vita morale e per la cresci- saggio (Cv. IV, 10, 3). Il Cardinale è Ot- no fine a se stesse, a nulla valgono se
ta spirituale. Cfr. nota 121. taviano degli Ubaldini, vescovo di Bolo- non sono guidate e ispirate dall’amore
116. avaccio: «più velocemente», «in gna dal 1240 e cardinale dal 1244; morì verso Dio.
fretta»; dal latino vivacius. nel 1273. «Parla di lui per antonomasiaf, 123. a quel ... nemico: la profezia di Fa-
118. con più di mille giaccio: l’abituale poiché fu uomo molto abile al suo tem- rinata annunciava a Dante la disgrazia
iperbolef sul numero dei dannati riflet- po, astuto e audace, e usava violenza dell’esilio da Firenze.
te anche la paura quasi frenetica dell’ere- contro la curia a suo piacere [...] e spes- 126. li sodisfeci al suo dimando: co-
sia e del suo diffondersi tra i cristiani; ma, so difendeva in modo aperto i ribelli del- struzione con il doppio dativo.
anche in questa circostanza, Dante pren- la Chiesa contro il papa e i cardinali; fu 129. e drizzò ’l dito: con questo gesto
de le distanze dal suo tempo e non si ab- grande protettore dei ghibellini e fu loro Virgilio vuole rassicurare Dante e insieme
bassa a drastiche e compiaciute con- fautore [...]. Era molto onorato e temuto, sottolineare l’importanza delle parole che
danne contro gli eretici o a nefasti furori, per cui quando in quel tempo si diceva: il sta per pronunciare.
così frequenti nel Medioevo. Cardinale ha detto o ha fatto così, si ca- 130-132. quando ... vïaggio: nel canto
119-120. Federico … Cardinale: il se- piva che era il Cardinale Ottaviano degli XVII del Paradiso, Beatrice inviterà Dante
condo Federico è Federico II, nipote del Ubaldini. Fu tuttavia epicureo sia negli at- a rivolgersi al trisavolo Cacciaguida per
Barbarossa, figlio di Enrico VI e Costan- ti che nelle parole; infatti una volta, aven- conoscere il futuro che lo attende. – di ...
za di Sicilia. Nato nel 1194, re di Sici- do chiesto a un ghibellino di Toscana una vede: Virgilio rimanda a Beatrice, come
lia, nel 1215 fu eletto imperatore del Sa- certa somma di denaro per un’impresa, la ragione deve cedere il passo alla Teo-
cro Romano Impero; morì nel 1250. Il e non avendola ottenuta, sbottò indigna- logia e alla Grazia. – di tua vita il vïag-
suo rapporto conflittuale con il papa, la to ed adirato in queste parole: se c’è l’a- gio: è un’immagine cristiana della vita
scarsa determinazione nella lotta con- nima, io l’ho perduta mille volte per la come momento di transizione verso Dio,

128 Inferno Canto X


di quella il cui bell’occhio tutto vede, noscerai da lei il corso della tua vita».
132 da lei saprai di tua vita il vïaggio».
Appresso mosse a man sinistra il piede: 133-136 Poi volse a sinistra: noi lasciammo il muro
lasciammo il muro e gimmo inver’ lo mezzo e ci spingemmo verso il centro, lungo un sentiero
che termina (fiede) in una valle, che faceva giungere
per un sentier ch’a una valle iede, fin lassù il suo rivoltante lezzo.
136 che ’nin là sù facea spiacer suo lezzo.
meta ultima del pellegrinaggio umano. 135. per ... fiede: un sentiero che termi- traversa», «termina».
134. il muro: il muro della terra (v. 2), del- na in una valle, cioè nel cerchio inferiore, 136. lezzo: fetore, in cui si esprime
la città di Dite. – lo mezzo: si incammi- il settimo. – fiede: originariamente signi- concretamente la rappresentazione del
nano verso il centro del cerchio. fica: «ferisce» ma, per traslato, anche «at- vizio.

Scenari
GUELFI E GHIBELLINI, BIANCHI E NERI: LE BATTAGLIE DI DANTE
L’incontro con Farinata propone la questione politica e capeggiati dalla famiglia dei Donati): una vera e pro-
fondamentale della violenta contrapposizione fra i par- pria guerra che insanguina la storia del periodo, e che
titi dei gueli e dei ghibellini (i «partiti» che sosteneva- vive i suoi momenti più drammatici negli scontri militari.
no rispettivamente l’autorità papale e quella imperiale), Dante ne ripercorre le tappe, partecipando direttamente
che si rinnova negli scontri comunali e iorentini tra le ad alcuni scontri, e denunciandone non solo in poesia le
fazioni guelfe dei Bianchi (più vicini all’imperatore, nel- gravi conseguenze per i destini morali e sociali dell’in-
le cui ile milita Dante) e dei Neri (sostenuti dal papa, tera umanità.

Figline. 22 settembre 1250.


Lastra. Battaglia della Lastra. 1304. Scontro Vittoriosa incursione nottur-
drammatico e decisivo tra la fazione dei Neri, na dei guelfi contro le truppe
al potere in Firenze, e quella dei Bianchi esi- imperiali e le famiglie ghibelli-
liati, e ora alleati con gli antichi nemici ghibel- ne. I guelfi rientrano a Firenze,
lini. Sconfitta definitiva dei Bianchi, e distacco da dove erano stati cacciati nel Campaldino. Batta-
di Dante dagli altri fuoriusciti. 1248, grazie anche all’interven- glia di Campaldino. 11
to dell’imperatore Federico II. giugno 1289. Scon-
tro in campo aperto
Caprona. Assedio e presa tra guelfi (prevalente-
LASTRA
del castello di Caprona in mente fiorentini) e ghi-
Valdarno. 6 agosto 1289. bellini (prevalentemen-
I guelfi riconquistano la te di Arezzo, guidati da
CAPRONA
roccaforte caduta in mano Buonconte di Monte-
dei ghibellini guidati da feltro). Vittoria decisi-
Guido da Montefeltro. Pro- va dei guelfi, che segna
CAMPALDINO
babile partecipazione di l’inizio della loro ege-
FIGLINE
Dante all’impresa (cfr. If. monia in Firenze e in
XXI, 94-96). Toscana. Dante parte-
cipa alla battaglia nel-
le schiere dei feditori
MONTAPERTI guelfi (cfr. Pg. V, 91-93).

BENEVENTO (in Campania) Montaperti. Battaglia di Montaperti.


4 settembre 1260. Celebre e sangui-
Benevento. Battaglia di Benevento. 26 noso scontro tra i guelfi fiorentini e
febbraio 1266. Combattuta nei pressi di i ghibellini di Siena appoggiati dalle
Benevento fra le truppe filopapali di Carlo truppe imperiali di Manfredi di Sve-
d’Angiò e quelle di Manfredi, figlio dell’im- via. Vittoria dei ghibellini (tra i capi
peratore Federico II di Svevia. La sconfitta c’è Farinata degli Uberti), che fanno
di Manfredi indebolisce duramente il par- strage e cacciano da Firenze i guelfi
tito ghibellino in Italia (cfr. Pg. III, 128). (cfr. If. X, 85-86).

Altri eretici 129


Leggiamo il canto PAGINE DIGITALI
LETTURA CRITICA Ɣ PAROLA CHIAVE DEL CANTO Ɣ CONSIGLI DI LETTURA

N el canto di Dante la passione della patria s’incentra in Farinata degli Uberti. Dal fondo della tomba
arroventata dalle fiamme circostanti, Farinata è balzato su…
Mario Casella
LA NARRAZIONE Ɣ IL TEMA POLITICO
Ɣ IL CANTO DI FARINATA Soggetto principale del dialogo fra Dante e Farinata è la pas-
sione civile in ambito iorentino. Attraverso le loro parole
Domina, in questo canto degli epicurei, la nobile igura di si ripercorrono le tappe della recente storia politica di Fi-
Farinata degli Uberti, spirito magnanimo. La costruzione renze, legata alle lotte tra gueli e ghibellini, tra Bianchi e
dell’incontro di Dante con il potente concittadino è parti- Neri, cui partecipavano attivamente famiglie di potere co-
colarmente ricercata: prima, l’improvvisa e altera allocu- me gli Uberti, i Donati e gli stessi Alighieri. L’antagonismo
zionef di Farinata a Dante; poi, l’avvio serrato del dialogo tra Farinata e Dante è dunque un antagonismo anche di
e del contrasto politico; quindi l’inserimento dell’episodio casato: si manifesta in dalla cacciata dei gueli da Firenze
di Cavalcante; inine, la ripresa del dialogo con la conclu- nel 1248 e nella vittoria ghibellina di Montaperti nel 1260
sione della polemica politica e la trattazione della questio- (per due iate dispersi, v. 48). Dante non era ancora nato, ma
ne dottrinaria sui destini ultimi dei dannati. poco importa; e poco importa che la famiglia degli Alighie-
Dalla fusione coerente di questi elementi deriva uno dei ri non avesse il peso politico degli Uberti: Dante è parteci-
passi più celebri dell’opera. pe, nella inzione poetica, di quelle vicende che lo vedran-
no protagonista appassionato e poi, nell’esilio, sempre più
amareggiato osservatore.
I TEMI
Ɣ CAVALCANTE: IL DOLORE PATERNO
Ɣ LA FIGURA DI FARINATA DEGLI UBERTI La igura di Cavalcante Cavalcanti, padre del Guido po-
Il personaggio di Farinata domina il canto non solo me- eta e amico di Dante, viene presentata in contrapposi-
taforicamente: già la sua rappresentazione isica, con zione con quella di Farinata nella raigurazione isica e
quell’ergersi dalla cintola in su e l’espressione accigliata e negli atteggiamenti psicologici. Personaggio minore – si
sdegnosa, ci dicono trattarsi di igura importante e degna. solleva nell’arca solo ino al mento, mentre l’altro si erge
Benché ghibellino irriducibile (era uno dei capi del parti- con tutto il busto, imponente –, vive come personiica-
to iloimperiale), avversario iero del guelfo Dante, questi zione dell’amore paterno, angosciato per la sorte del i-
non può non rilevarne la statura morale e politica, che si glio, al punto da equivocare le parole di Dante e crederlo
espresse nell’amor patrio e nell’atteggiamento magnani- morto. Il passo di Cavalcante, pur occupando un autono-
mo, e che culminò nella difesa strenua di Firenze contro mo spazio narrativo, ha una funzione strutturale rispet-
i progetti dei suoi stessi compagni di partito. Ma Farina- to all’episodio centrale del canto: inserito all’interno del
ta non è solo l’appassionato politico, è anche l’uomo che dialogo fra Dante e Farinata, crea la sospensione e il con-
ha meditato gravemente sui destini suoi e della sua cit- trasto necessari a enfatizzare le loro parole e i loro senti-
tà, che è colpito da quanto Dante gli racconta, che mor- menti.
mora, quasi a giustiicarsi, che le violenze della battaglia
di Montaperti non furono senza causa. Farinata rappre-
Ɣ IL TEMA DOTTRINARIO: LA PREVEGGENZA
senta insomma l’uomo politico integro, fedele a una cau- DEI DANNATI
sa, che opera per il bene e la grandezza della patria. Così Cavalcante crede che il iglio sia morto (vv. 67-69), e que-
d’altra parte vi aveva già accennato Dante nel canto vi (v. sto fa dubitare Dante sulla preveggenza dei dannati. La
79). Meno evidente nel personaggio è il rilesso dell’ere- questione viene poi trattata da Farinata (vv. 94-117): la lo-
sia epicurea, per cui pure è relegato qui nell’Inferno; ap- ro conoscenza del futuro è simile alla vista dei presbiti,
pena un cenno è rilevabile nella parte dottrinaria del col- che vedono bene da lontano, ma non da vicino. Le anime
loquio, in chiusura di canto. possono quindi conoscere bene gli avvenimenti nel fu-
turo, ma quando quelli si avvicinano non li riconoscono
Ɣ IL TEMA AUTOBIOGRAFICO: più, ino all’ignoranza completa del presente. Tale cono-
FIRENZE E LA PROFEZIA scenza del futuro durerà ino al Giudizio universale: poi,
non esisterà più il tempo, le arche verranno chiuse e per
L’incontro fra Dante e Farinata avviene nel segno della gli eretici sarà totale e deinitiva cecità.
patria comune, Firenze. Contrapposti per ideologie poli-
tiche, i due personaggi si riconoscono comunque: prima
nella comune lingua iorentina, poi nell’appassionato, le-
ale e sdegnato amore per la loro città. E sempre nel se- Le parole che restano ↓
gno di Firenze viene pronunciato l’inquietante presagio dei
vv. 79-81: per la prima volta, con linguaggio volutamen-
te oscuro, viene predetto a Dante l’evento drammatico “non mutò aspetto, né mosse collo,
dell’esilio. Altre profezie sul proprio destino egli sentirà
da altri spiriti nei diversi regni oltremondani e sarà que-
né piegò sua costa

L’atteggiamento di Farinata (vv. 74-75) indica il totale
sto un costante motivo di tensione narrativa, ino al dei- disinteresse verso questioni considerate marginali rispet-
nitivo svelamento del suo futuro nell’episodio dell’incon-
to ai propri ideali, che assorbono ogni pensiero.
tro con l’avo Cacciaguida (Pd. xvii).

130 Inferno Canto X


Competenze alla prova ESERCIZI INTERATTIVI

LA NARRAZIONE
1 Qual è il peccato che viene punito in questo cerchio e qual è il contrappasso?

2 Descrivi sinteticamente l’ambiente isico in cui si svolge l’azione.

3 La struttura del canto è costituita da due dialoghi intrecciati: con chi e su quali argomenti?

4 Quali informazioni sulla condizione e sul destino dei dannati veniamo a conoscere dalle parole di Farinata?

I TEMI
5 Perché il canto x è deinito un “canto politico”?

6 Per quali ragioni si può dire che il canto x è un “canto profetico”?

LE FORME
7 Individua nel canto un esempio di:
a. apostrofe: vv.
b. perifrasi: vv.
c. enjambement: vv.

8 Quale giudizio esprime Dante su Farinata e da quali espressioni lo puoi dedurre?

AVVIO AL SAGGIO BREVE


Descrivi quali aspetti materiali e psicologici del canto sono illustrati
nell’immagine riprodotta, e quali ti sembrano assenti, inadatti o
insuicienti.

PER DISCUTERE
Il “duello” verbale tra Dante e Farinata dà conto della durezza e della violenza tipica delle guerre tra fazioni che hanno in-
sanguinato Firenze, con vittime illustri.
Le guerre civili sono le più odiose tra tutte le guerre, eppure sono frequenti, nonostante la loro assurdità.
Discutete su quali possono essere le cause che stanno alla radice di una guerra civile.

SCRIVERE CON DANTE


Presenta sotto forma di un saggio storico (che illustri la situazione ma risalga anche alle cause storiche ed
economiche) la guerra civile in Ucraina, di cui poco si parla ma che è vicina a noi, nella nostra Europa.

Canto X 131
Canto XI
Il canto della struttura dell’Inferno
TEMPO PERSONAGGI
sabato 9 aprile 1300, le quattro del mattino Dante, Virgilio, Anastasio II papa

LUOGO PENA E CONTRAPPASSO


CERCHIO VI: eretici Sono sepolti nelle arche infuocate, da cui escono lamenti, e
Dentro le mura della città di Dite si estende una vasta pianura, sono divisi in gruppi a seconda della setta di appartenenza.
disseminata di tombe fra le quali sono accesi fuochi che
le fanno arroventare.

PECCATORI
Eretici
Sono coloro che sostengono opinioni contrarie alla dottrina
ufficiale della Chiesa.
In particolare, i monofisiti di questo canto sostengono che in
Cristo vi sia una sola natura, quella divina, e non due, umana
e divina, come invece afferma la dottrina della Chiesa.

CITTÀ DI DITE LE TRE FURIE

ANASTASIO II

CERCHIO VI
ERETICI

132
Sommario ↓ GIOCO DIDATTICO INTERATTIVO

vv. 1-15 L’arca di papa Anastasio II


Dante e Virgilio sono giunti presso l’orlo del sesto cerchio, da dove proviene un’insopportabile puzza;
si riparano dietro il coperchio di un avello particolarmente grande nel quale sono puniti gli eretici mo-
nofisiti, sul quale una scritta indica lo straordinario peccatore che vi è racchiuso: il papa Anastasio II.

vv. 16-90 Virgilio spiega la struttura del basso Inferno


Durante la pausa dal cammino, perché il tempo dell’attesa non trascorra inutilmente, Virgilio spiega a
Dante come è strutturata la zona più profonda dell’Inferno; il settimo cerchio è quello destinato ai vio-
lenti, suddivisi in tre gironi: i violenti contro il prossimo, nella persona o nelle sostanze; i violenti contro
se stessi, con il suicidio o sperperando le ricchezze; i violenti contro Dio, con la bestemmia o con il ri-
fiuto della divinità e delle sue leggi. L’ottavo cerchio (detto «Malebolge») punisce i fraudolenti contro chi
non si fida, ed è suddiviso in dieci bolge, perché dieci sono i modi con cui si può frodare il prossimo;
infine il nono cerchio, il più vicino a Lucifero e il più lontano da Dio, è dei dannati peggiori, i fraudolen-
ti contro chi si fida, divisi in quattro gruppi e zone. Fuori dalla città di Dite sono i dannati colpevoli di in-
continenza, la meno grave delle colpe.

vv. 91-115 Il peccato dell’usura


Dante ha ancora un dubbio: perché l’usura è un’offesa a Dio? Virgilio spiega che la risposta è conte-
nuta nella filosofia di Aristotele e nella Sacra Scrittura: è contro natura chi produce ricchezza non con
il proprio lavoro ma speculando sul denaro. Ormai è tempo di riprendere il doloroso cammino, perché
sta spuntando l’alba all’orizzonte.

Leggiamo il canto
Ɣ IL TEMA DOTTRINARIO: LA STRUTTURA sono al tempo stesso una dichiarazione diretta dell’ordina-
mento cui l’autore si è ispirato. Il principio informatore di
MORALE DELL’INFERNO questa ideazione si richiama alle fonti del diritto romano
Il canto è una lunga pausa dottrinaria nel passaggio tra la e, dunque, al Corpus iuris civilis di Giustiniano (cfr. Pd. vi),
prima e la seconda parte del regno infernale, dove sono «summa» di quella conoscenza giuridica. Altra fonte cita-
puniti i peccati più gravi, quelli che ofendono maggior- ta direttamente nel canto è la Genesi (cfr. v. 107).
mente Dio. Virgilio illustra, con chiarezza didascalica, tutto
l’ordinamento del basso Inferno, partendo dal principio Ɣ LA LOGICA SCOLASTICA
morale che ne informa la struttura: la violazione del dirit- Dalla dottrina aristotelica discende un aspetto tipico e
to, sia umano sia divino. Se ogni «malizia», attuata con costante nelle esposizioni e nel ragionamento di Dante:
violenza o con frode, ha come esito una ingiustizia (ingiu- l’uso del metodo logico della retorica scolastica, che proce-
ria, «iniuria» = contro le leggi), più grave è quel pecca- de dal generale al particolare: Virgilio lo usa quando spie-
to che l’uomo, essere dotato di ragione, commette con la ga perché gli usurai rientrano tra i violenti contro Dio (cfr.
coscienza dell’ingiustizia, ossia con l’inganno, proprio per- vv. 97-111). Di questo sistema fa parte anche il procedimen-
ché distorce a un ine iniquo la sua capacità di ragionare. to del sillogismo, un’argomentazione logica costituita da due
Per questo la frode è il peccato punito nell’ultima parte, premesse da cui dipende una determinata conseguenza.
la più profonda, dell’Inferno. Stabilito questo principio,
Virgilio esamina le due specie di peccato, la violenza e la Ɣ PAPA ANASTASIO II: LA CONDANNA
frode, ripartendole nei diversi cerchi per sottospecie. DELLA CHIESA CORROTTA
Ɣ LA CULTURA DI DANTE Con la presenza di Anastasio II comincia la clamorosa
denuncia della corruzione papale, uno dei motivi mora-
La fonte dell’ideazione dantesca del basso Inferno, che li e storici maggiormente perseguiti da Dante in tutto il
si rifà alla dottrina aristotelica, è patrimonio della cultu- poema, e che troverà speciica esposizione tra poco, nel
ra medievale: i riferimenti espliciti all’Etica o alla Fisica di canto xix. Principale obiettivo della polemica dantesca sarà
Aristotele danno sì autorità all’esposizione di Virgilio, ma il contemporaneo papa Bonifacio VIII.

133
AUDIOLETTURA DEL CANTO

Canto XI VIDEO: I LUOGHI DELLA NARRAZIONE

1-9 Al margine di un alto pendio, formato di grossi


pietroni, spaccati e disposti tutti intorno, giungemmo
I n su l’estremità d’un’alta ripa
che facevan gran pietre rotte in cerchio,
sopra un cerchio stipato di anime più crudelmente
punite (più crudele stipa); e qui, a causa dell’orribile 3 venimmo sopra più crudele stipa;
eccesso (soperchio) di fetore che manda il profon- e quivi, per l’orribile soperchio
do abisso, ci riparammo dietro al coperchio di una
grande tomba (avello), sulla quale vidi una scritta che del puzzo che ’l profondo abisso gitta,
diceva: «custodisco il papa Anastasio, che Fotino 6 ci raccostammo, in dietro, ad un coperchio
distolse (trasse) dall’ortodossia (via dritta)».
d’un grand’avello, ov’io vidi una scritta
che dicea: ‘Anastasio papa guardo,
9 lo qual trasse Fotin de la via dritta’.
10-15 «Conviene rallentare la discesa, cosicché il «Lo nostro scender conviene esser tardo,
senso dell’olfatto si abitui (s’ausi) un poco prima sì che s’ausi un poco in prima il senso
all’insopportabile puzzo; e poi non ci sarà più biso-
gno di precauzioni». Così il maestro; e io gli dissi: 12 al tristo iato; e poi no i ia riguardo».
«Trova qualche compenso perché il tempo non passi Così ’l maestro; e io «Alcun compenso»,
inutilmente». Ed egli: «Vedi che ci sto pensando».
dissi lui, «trova che ’l tempo non passi
15 perduto». Ed elli: «Vedi ch’a ciò penso».
16-21 «Figliolo mio, dentro queste rocce (l’abisso «Figliuol mio, dentro da cotesti sassi»,
infernale)», cominciò a dire, «ci sono tre cerchi, più
piccoli a mano a mano che si digrada, come quelli
cominciò poi a dir, «son tre cerchietti
che ti lasci alle spalle. Sono tutti colmi di spiriti ma- 18 di grado in grado, come que’ che lassi.
ledetti; ma perché poi ti sia sufficiente vederli (senza
bisogno di spiegazioni), cerca di intendere in che
Tutti son pien di spirti maladetti;
modo e in base a quale criterio sono ammassati ma perché poi ti basti pur la vista,
(costretti). 21 intendi come e perché son costretti.
22-27 Il fine di ogni peccato, che merita odio in D’ogne malizia, ch’odio in cielo acquista,
cielo, è l’infrazione della legge divina (ingiuria), e ogni ingiuria è ’l ine, ed ogne in cotale
azione finalizzata a questa reca danno (contrista)
agli altri o con la violenza o con la fraudolenza. Ma 24 o con forza o con frode altrui contrista.
poiché la frode è peccato tipico dell’uomo, causa
Ma perché frode è de l’uom proprio male,
maggior dispiacere a Dio; per questo i fraudolenti
sono puniti più in basso, e li tormenta un maggior più spiace a Dio; e però stan di sotto
dolore. 27 li frodolenti, e più dolor li assale.
28-33 Il primo cerchio è completamente riservato Di vïolenti il primo cerchio è tutto;
ai violenti; ma poiché si può far violenza contro tre ma perché si fa forza a tre persone,
diverse categorie di persone, questo è diviso e
strutturato in tre zone. Si può (pòne) fare violenza 30 in tre gironi è distinto e costrutto.

134 Inferno Canto XI


A Dio, a sé, al prossimo si pòne contro Dio, contro se stessi e contro il prossimo,
far forza, dico in loro e in lor cose, sia a danno delle loro persone che delle loro cose,
come udirai grazie alla chiara spiegazione.
33 come udirai con aperta ragione.
Morte per forza e ferute dogliose 34-39 Contro la persona del prossimo si può fare
nel prossimo si danno, e nel suo avere violenza causandogli morte violenta (per forza) o
ferite gravi; contro le sue sostanze (nel suo avere),
36 ruine, incendi e tollette dannose; tramite rovine, incendi e dannose estorsioni (tollette);
onde omicide e ciascun che mal iere, per cui il primo girone punisce, in diversi gruppi, tutti
gli omicidi, quelli che feriscono ingiustamente (mal
guastatori e predon, tutti tormenta fiere) e coloro che danneggiano e depredano.
39 lo giron primo per diverse schiere.
Puote omo avere in sé man vïolenta 40-45 L’uomo può fare violenza contro la propria
e ne’ suoi beni; e però nel secondo persona (in sé) e le proprie sostanze; per questo
è necessario che si penta, ma senza alcuna utilità
42 giron convien che sanza pro si penta (sanza pro, perché ormai dannato in eterno), nel se-
qualunque priva sé del vostro mondo, condo girone, chiunque si priva della vita sulla vostra
terra, e chiunque con il gioco disperde (biscazza e
biscazza e fonde la sua facultade, fonde) le proprie ricchezze, e piange là (sulla terra)
45 e piange là dov’esser de’ giocondo. dove dovrebbe essere felice.
Puossi far forza ne la deïtade, 46-51 Si può commettere violenza contro la divinità,
col cor negando e bestemmiando quella, negandola nel proprio intimo (nel cor) o bestem-
miandola, e disprezzando la natura e la sua bontà;
48 e spregiando natura e sua bontade; per questo il cerchio più piccolo imprime il suo mar-
e però lo minor giron suggella chio sia sui sodomiti e sugli usurai (Caorsa), sia su
quanti bestemmiano, disprezzando Dio col cuore.
del segno suo e Soddoma e Caorsa
51 e chi, spregiando Dio col cor, favella.
La frode, ond’ogne coscïenza è morsa, 52-54 La frode, per cui ogni coscienza prova ri-
può l’omo usare in colui che ’n lui ida morso, l’uomo può usarla contro colui che si fida e
contro chi invece non possiede (imborsa) fiducia.
54 e in quel che idanza non imborsa.
Questo modo di retro par ch’incida 55-60 Quest’ultimo modo sembra infranga (incida)
soltanto quel vincolo d’amore che stabilisce la na-
pur lo vinco d’amor che fa natura; tura; per cui nel secondo cerchio viene racchiusa
57 onde nel cerchio secondo s’annida (s’annida) l’ipocrisia, la lusinga e chi ricorre ad arti
magiche (chi affattura), i falsari, i ladri e i simoniaci,
ipocresia, lusinghe e chi afattura, i ruffiani, i barattieri e simili peccati.
falsità, ladroneccio e simonia,
60 ruian, baratti e simile lordura.
Per l’altro modo quell’amor s’oblia 61-66 Con l’altro modo (la frode contro chi si fida)
che fa natura, e quel ch’è poi aggiunto, si dimentica il vincolo d’amore naturale, ma insieme
anche quell’altro vincolo che si aggiunge, per mezzo
63 di che la fede spezïal si cria; del quale (di che) si crea uno speciale rapporto di
onde nel cerchio minore, ov’è ’l punto fiducia; per cui, chiunque tradisce è punito (consun-
to) in eterno nel girone più piccolo, dove c’è il centro
de l’universo in su che Dite siede, dell’universo in cui ha sede Lucifero (Dite)».
66 qualunque trade in etterno è consunto».
E io: «Maestro, assai chiara procede 67-75 E io: «Maestro, il tuo ragionamento (ragione)
la tua ragione, e assai ben distingue procede con molta chiarezza, e suddivide molto
bene questo baratro infernale e le anime sue pri-
69 questo baràtro e ’l popol ch’e’ possiede. gioniere. Ma dimmi: quelli nella sordida (pingue)
Ma dimmi: quei de la palude pingue, palude (gli iracondi della palude Stigia, cfr. c. VIII),
quelli trascinati dal vento (i lussuriosi, cfr. c. V), e quelli
che mena il vento, e che batte la pioggia, che la pioggia colpisce (i golosi, cfr. c. VI), e che si
72 e che s’incontran con sì aspre lingue, incontrano rivolgendosi così aspri rimproveri (lingue;

Virgilio spiega la struttura del basso Inferno 135


si riferisce agli avari e prodighi, cfr. c. VII), perché non perché non dentro da la città roggia
sono puniti dentro la rossa (roggia) città di Dite, se
sono in odio a Dio? e se non lo sono, perché sono
sono ei puniti, se Dio li ha in ira?
puniti in tal modo?». 75 e se non li ha, perché sono a tal foggia?».
76-84 Ed egli mi disse: «Perché la tua mente si Ed elli a me «Perché tanto delira»,
svia (delira) tanto da quella dottrina (da quel) che disse, «lo ’ngegno tuo da quel che sòle?
è solita frequentare? o la tua mente è volta altrove?
Non ti ricordi quelle parole con le quali l’Etica (di
78 o ver la mente dove altrove mira?
Aristotele) che tu ben conosci (la tua Etica) tratta Non ti rimembra di quelle parole
ampiamente (pertratta) delle tre disposizioni che
il cielo condanna (non vole), cioè l’incontinenza, la
con le quai la tua Etica pertratta
malizia e la matta bestialità? e come l’incontinenza 81 le tre disposizion che ’l ciel non vole,
offende meno Dio e dunque merita (accatta) minor incontenenza, malizia e la matta
biasimo?
bestialitade? e come incontenenza
84 men Dio ofende e men biasimo accatta?
85-90 Se tu esamini bene questa sentenza, e ti Se tu riguardi ben questa sentenza,
ricordi (rechiti a la mente) chi sono quei peccatori e rechiti a la mente chi son quelli
che sono puniti (sostegnon penitenza) fuori della
città di Dite, capirai bene perché siano separati da 87 che sù di fuor sostegnon penitenza,
questi malvagi (felli), e perché la giustizia divina tu vedrai ben perché da questi felli
meno offesa (men crucciata) li colpisca».
sien dipartiti, e perché men crucciata
90 la divina vendetta li martelli».
91-96 «O sole che rischiari (sani) ogni mente (vista) «O sol che sani ogne vista turbata,
offuscata, tu mi appaghi tanto quando mi chiarisci tu mi contenti sì quando tu solvi,
i dubbi (solvi), che mi rendi grato anche il dubbio
stesso non meno del sapere. Riandiamo ancora un 93 che, non men che saver, dubbiar m’aggrata.
poco», dissi io «a quel punto dove tu dici che l’usura Ancora in dietro un poco ti rivolvi»,
offende la bontà divina, e sciogli il nodo».
diss’io, «là dove di’ ch’usura ofende
96 la divina bontade, e ’l groppo solvi».
97-105 Mi disse: «La filosofia (di Aristotele), per chi «Filosoia», mi disse, «a chi la ’ntende,
la sa intendere, spiega (nota), e non soltanto in un nota, non pure in una sola parte,
punto (parte), come la natura proceda (suo corso
prende) dall’intelletto divino e dal suo operare (sua 99 come natura lo suo corso prende
arte); e se tu consideri bene la Fisica del tuo filosofo dal divino ’ntelletto e da sua arte;
(tua), troverai, dopo poche pagine dal suo inizio,
che la vostra operosità, quando può, segue quella
e se tu ben la tua Fisica note,
(la natura), come il discepolo segue il maestro; così 102 tu troverai, non dopo molte carte,
che il vostro operare risulta quasi nipote di Dio. che l’arte vostra quella, quanto pote,
segue, come ’l maestro fa ’l discente;
105 sì che vostr’arte a Dio quasi è nepote.
106-111 Da questi due (la natura e il lavoro), se ti ri- Da queste due, se tu ti rechi a mente
cordi il principio della Genesi, è necessario (convene) lo Genesì dal principio, convene
che la gente si guadagni da vivere e progredisca;
e dal momento che l’usuraio segue una via ben 108 prender sua vita e avanzar la gente;
diversa, disprezza la natura per se stessa e per il e perché l’usuriere altra via tene,
suo seguace (il lavoro), poiché in altro pone la sua
speranza (cerca il suo guadagno).
per sé natura e per la sua seguace
111 dispregia, poi ch’in altro pon la spene.

136 Inferno Canto XI


Ma seguimi oramai che ’l gir mi piace; 112-115 Ma seguimi ormai, perché ho deciso di pro-
cedere; la costellazione dei Pesci sta infatti sorgen-
ché i Pesci guizzan su per l’orizzonta, do (guizzan) all’orizzonte, e l’Orsa maggiore (Carro)
e ’l Carro tutto sovra ’l Coro giace, è ormai nella regione del Coro (del Maestrale, cioè
115 e ’l balzo via là oltra si dismonta». verso Nord-Ovest, quindi vicino al tramonto), e più
oltre si discende (si dismonta) la ripa».

Il peccato dell’usura 137


Canto XII
Il canto dei Centauri
TEMPO PERSONAGGI
sabato 9 aprile 1300, le quattro del mattino Dante, Virgilio, Minotauro, Centauri (Nesso, Chirone),
Alessandro Magno, Dionigi di Siracusa, Ezzelino da
LUOGO Romano, Obizzo d’Este, Guido di Montfort, Attila, Pirro,
Sesto Pompeo, Rinieri da Corneto, Rinieri de’ Pazzi
CERCHIO VII - GIRONE I: violenti contro il prossimo
È formato da un’ampia fossa che circonda tutto il piano ed è
costituita dal Flegetonte, fiume di sangue bollente in cui sono PENA E CONTRAPPASSO
immersi i dannati. I violenti contro il prossimo, poiché hanno provocato cruente
sofferenze agli altri, ora sono immersi nel sangue bollente del
PECCATORI Flegetonte, e se tentano di uscirne vengono trafitti dalle frecce
Violenti contro il prossimo dei Centauri appostati sulle sponde.
(tiranni, omicidi, guastatori, predoni)
Sono coloro che hanno esercitato violenza fisica contro
gli altri.

CENTAURI

I GIRONE
VIOLENTI CONTRO
IL PROSSIMO

CERCHIO VII II GIRONE


VIOLENTI CONTRO
VIOLENTI SE STESSI

III GIRONE
VIOLENTI CONTRO DIO,
LA NATURA, L’ARTE

FLEGETONTE MINOTAURO

138
Sommario ↓ GIOCO DIDATTICO INTERATTIVO

vv. 1-30 Incontro con il Minotauro


Dante e Virgilio si incamminano lungo la discesa sassosa e impervia che porta al settimo cerchio. Lun-
go il percorso i due poeti incontrano il furioso mostro Minotauro, deciso a impedire il loro passaggio.
Virgilio provoca la sua rabbia e, approfittando delle sue smanie, superano l’ostacolo.

vv. 31-57 Il Flegetonte


Dante procede pensieroso e Virgilio gli anticipa la spiegazione della frana appena discesa: essa fu origi-
nata dal terremoto avvenuto alla morte di Cristo in croce. Lo invita, alla fine, a spingere lo sguardo nella
pianura che si stende ai loro piedi, solcata dal tortuoso Flegetonte, fiume di sangue bollente in cui sono
immersi i violenti contro il prossimo. Su di loro vigilano i Centauri, armati di frecce per saettare i danna-
ti che tentano di sollevarsi dal fiume.

vv. 58-99 Incontro con i Centauri


Tre Centauri con a capo Chirone si avventano contro i due sopravvenuti, ma Virgilio spiega la miraco-
losa condizione di Dante e chiede una scorta per traghettare Dante sul Flegetonte. Chirone li affida al
Centauro Nesso.

vv. 100-139 I violenti contro il prossimo


Mentre Dante osserva dalla sponda del fiume la schiera dei tiranni, Virgilio gli indica alcuni di loro sof-
fermandosi su Guido di Montfort, che nel luogo deputato al culto si macchiò per vendetta di sangue in-
nocente. Nesso gli segnala altri gruppi di violenti omicidi e predatori, immersi nel fiume in diversa mi-
sura, in base alla gravità della colpa. Poi li accompagna nel guado del fiume, scegliendo il passaggio
meno pericoloso.

Leggiamo il canto
Ɣ IL CANTO DEI CENTAURI la morte di Cristo. La sua impotenza è ritratta nel furioso
rivolgersi contro se stesso.
Il primo girone del cerchio dei violenti è immaginato come
una scena di caccia, dove, se le prede sono alla mercé dei
cacciatori, i veri protagonisti sono i Centauri; armati conve-
Ɣ LA DISCESA DI CRISTO AL LIMBO
nientemente, corrono in schiera, come un plotone di sor- Di nuovo è citata la discesa di Cristo nel regno infernale, co-
veglianza, lungo le rive del iume di sangue bollente: la loro me già al canto iv nei vv. 52-63; ma questa volta per spiegare
funzione di guardiani ne frena l’ira, convogliata nel vigila- l’origine della frana e delle ruine che il terremoto seguito
re i dannati. Chirone, loro capo, si stacca nettamente per alla sua morte provocò nel regno di Dite (cfr. ancora c. xii,
la sua accortezza: osserva prima di minacciare, ascolta pa- vv. 106-108). Questo tipo di digressioni non sono pura-
zientemente le parole di Virgilio, fornisce subito una guida mente narrative, ma corrispondono a convinzioni e ipo-
ai due visitatori. È da rilevare che per la prima volta Virgilio tesi dottrinarie collegate a realtà isiche: la scienza medie-
cede il passo a un’altra guida: Nesso fa da «cicerone», Vir- vale, di cui Dante si fa interprete, deve dare ragione del
gilio quasi si ritira dietro le sue parole. rapporto diretto fra metaisica e materialità storica.

Ɣ IL FLEGETONTE
Protagonisti reali del canto, insomma, sono proprio i
Centauri: la rappresentazione dei dannati è aidata alle
parole di Nesso, relegata a una elencazione, che comun- La scena del canto è segnata visivamente dal rosso ribollire
que è tecnica narrativa frequente in Dante. del Flegetonte, il terzo dei grandi iumi che percorrono e
strutturano isicamente l’Inferno. Prima di questo, l’Ache-
Ɣ IL MINOTAURO ronte e lo Stige; poi, verrà il Cocito.
La prima parte del canto è occupata dall’incontro con il
Minotauro, igura mitologica di grande tradizione. Qui è Ɣ LA PENA DEI TIRANNI
simbolo della matta bestialità, ed è facilmente dominato Tra i dannati immersi nel Flegetonte, i tiranni sono i più
da Virgilio, ossia dalla ragione umana che vince la stupidi- duramente puniti: calati nel sangue che ribolle ino agli
tà ferina. Più che a custode del cerchio dei violenti, come occhi, la loro pena non solo è la più grave, ma è anche
la maggior parte dei commenti riferisce, è posto a guar- quella maggiormente sottolineata, perché più grave fu la
dia della frana provocata dal terremoto che accompagnò loro colpa, che travolse beni e persone.

139
AUDIOLETTURA DEL CANTO

Canto XII VIDEO: I LUOGHI DELLA NARRAZIONE

1-3 Il luogo ove giungemmo per discendere la riva


era montagnoso e tale, per quello che vi era inoltre
E ra lo loco ov’a scender la riva
venimmo, alpestro e, per quel v’er’ anco,
(v’er’ anco), che ogni sguardo (ogne vista) provereb-
be ribrezzo (sarebbe schiva). 3 tal, ch’ogne vista ne sarebbe schiva.
4-15 Come è quella frana (ruina) che dal lato della Qual è quella ruina che nel ianco
riva (nel fianco) a valle (di qua) di Trento colpì (per-
cosse) la sponda dell’Adige, a causa di un terremoto
di qua da Trento l’Adice percosse,
(tremoto) oppure per l’erosione del terreno (soste- 6 o per tremoto o per sostegno manco,
gno manco), tanto che dalla cima da cui la frana si
staccò (si mosse) fino al piano il monte (la roccia) è
che da cima del monte, onde si mosse,
molto scosceso ma permetterebbe (darebbe) una al piano è sì la roccia discoscesa,
qualche possibilità di passaggio (alcuna via) a chi si 9 ch’alcuna via darebbe a chi sù fosse:
trovasse lassù: tale era la discesa da quel burrone;
e sull’estremità della costa (lacca) franata (rotta) era cotal di quel burrato era la scesa;
distesa l’infamia di Creta (il Minotauro) che fu conce- e ’n su la punta de la rotta lacca
pita (concetta) in una vacca finta; e quando costui ci
vide, morse se stesso, come quando l’ira consuma 12 l’infamïa di Creti era distesa
(fiacca) dal profondo (dentro) qualcuno. che fu concetta ne la falsa vacca;
e quando vide noi, sé stesso morse,
15 sì come quei cui l’ira dentro iacca.
16-21 Il mio maestro (savio) gridò verso di lui: «For- Lo savio mio inver’ lui gridò: «Forse
se tu credi che sia giunto il duca d’Atene (Teseo), tu credi che qui sia ’l duca d’Atene,
che lassù nel mondo ti causò la morte? Allontanati
(Pàrtiti), bestia, poiché Dante (questi) non viene 18 che sù nel mondo la morte ti porse?
ammaestrato dalla tua sorella, ma se ne va (vassi) Pàrtiti, bestia, ché questi non vene
per conoscere le vostre pene».
ammaestrato da la tua sorella
21 ma vassi per veder le vostre pene».
22-27 Come fa il toro che si libera dai lacci (si slaccia) Qual è quel toro che si slaccia in quella
nel momento in cui (in quella) ha già ricevuto il colpo c’ha ricevuto già ’l colpo mortale,
mortale, incapace ormai di camminare (gir), ma sal-
tella qua e là, la stessa cosa vidi io fare dal Minotauro; 24 che gir non sa, ma qua e là saltella,
e Virgilio (quello) attento gridò: «Corri verso il varco;
mentre egli è infuriato, è opportuno (è buon) che tu
vid’io lo Minotauro far cotale;
scenda (cale)». e quello accorto gridò: «Corri al varco;
27 mentre ch’e’ ’nfuria, è buon che tu ti cale».
28-30 Così ci dirigemmo in basso verso l’ammasso Così prendemmo via giù per lo scarco
(scarco) di quelle pietre, che sovente si muovevano sot- di quelle pietre, che spesso moviensi
to i miei piedi a causa dell’inusitato (novo) peso (carco).
30 sotto i miei piedi per lo novo carco.

140 Inferno Canto XII


Io gia pensando; e quei disse: «Tu pensi 31-36 Io camminavo (gia) pensieroso; e quegli mi
forse a questa ruina, ch’è guardata disse: «Tu pensi forse a questa frana (ruina), sor-
vegliata da quella bestia irata che io ho domato
33 da quell’ira bestial ch’i’ ora spensi. (spensi). Ora io voglio che tu sappia che l’altra volta
Or vo’ che sappi che l’altra fïata (fïata) quando io sono disceso quaggiù nel basso
Inferno, questa parete di roccia (roccia) non era
ch’i’ discesi qua giù nel basso inferno, ancora franata.
36 questa roccia non era ancor cascata.
Ma certo poco pria, se ben discerno, 37-45 Ma certamente poco prima, se ben ricordo,
che giungesse Cristo (colui) che sottrasse a Dite dal
che venisse colui che la gran preda
cerchio più alto (superno) (il Limbo) le illustri anime
39 levò a Dite del cerchio superno, che vi dimoravano (la gran preda), da ogni parte la
da tutte parti l’alta valle feda profonda (l’alta) valle infernale turpe (feda) tremò così,
ch’io pensai che l’universo fosse pervaso (sentisse)
tremò sì, ch’i’ pensai che l’universo da quell’amore per cui qualcuno crede che esso più
42 sentisse amor, per lo qual è chi creda volte sia tornato (converso) nel caos (caòsso); e in
quel momento (punto) questa antica parete rocciosa
più volte il mondo in caòsso converso; franò in tal modo (fece riverso), qui e in altri punti.
e in quel punto questa vecchia roccia,
45 qui e altrove, tal fece riverso.
Ma icca li occhi a valle, ché s’approccia 46-48 Ma guarda con attenzione (ficca gli occhi) a
la riviera del sangue in la qual bolle valle, poiché si avvicina (s’approccia) il fiume (rivie-
ra) di sangue in cui bolle chiunque con la violenza
48 qual che per vïolenza in altrui noccia». provochi danno (noccia) al prossimo».
Oh cieca cupidigia e ira folle, 49-57 Oh cieca cupidigia e insensata (folle) ira, che
che sì ci sproni ne la vita corta, nella breve vita tanto ci sproni, e poi nell’eternità
con tanto dolore (sì mal) ci sprofondi (nel sangue)
51 e ne l’etterna poi sì mal c’immolle! (c’immolle)! Io vidi un ampio fiume (fossa) a forma
Io vidi un’ampia fossa in arco torta, di arco (in arco torta), dal momento che circonda
tutto il cerchio, secondo quanto aveva già spiegato
come quella che tutto ’l piano abbraccia, la mia guida (scorta); e tra i piedi del monte e il fiume,
54 secondo ch’avea detto la mia scorta; correvano i Centauri in schiera (in traccia), armati di
saette, come facevano nel mondo quando solevano
e tra ’l piè de la ripa ed essa, in traccia andare a caccia.
corrien centauri, armati di saette,
57 come solien nel mondo andare a caccia.
Veggendoci calar, ciascun ristette, 58-63 Vedendoci scendere, si fermarono (ristette)
e de la schiera tre si dipartiro tutti, ma tre si staccarono (dipartiro) dalla schiera
con archi e frecce (asticciuole) scelte in precedenza
60 con archi e asticciuole prima elette; (prima elette); e uno di loro gridò da lontano: «A qua-
e l’un gridò da lungi: «A qual martiro le pena (martiro) venite voi che scendete il pendio
(costa)? Ditelo da dove siete (costinci); altrimenti,
venite voi che scendete la costa? tendo l’arco».
63 Ditel costinci; se non, l’arco tiro».
Lo mio maestro disse: «La risposta 64-66 Il mio maestro disse: «Risponderemo a Chi-
farem noi a Chirón costà di presso: rone quando saremo vicino a voi (costà di presso):
per tuo danno il tuo desiderio (voglia) fu sempre
66 mal fu la voglia tua sempre sì tosta». troppo impulsivo (tosta)».
Poi mi tentò, e disse: «Quelli è Nesso, 67-75 Poi mi toccò leggermente (tentò) e disse:
che morì per la bella Deianira, «Quello è Nesso, che morì per la bella Deianira, e
fece da solo (elli stesso) vendetta per se stesso (di
69 e fé di sé la vendetta elli stesso. sé). E quello di mezzo, con lo sguardo abbassato al
E quel di mezzo, ch’al petto si mira, petto (ch’al petto si mira), è il gran Chirone, che educò
(nodrì) Achille; quell’altro è Folo, che fu così pieno
è il gran Chirón, il qual nodrì Achille; d’ira. Vanno attorno al fiume in schiere numerose
72 quell’altro è Folo, che fu sì pien d’ira. (a mille a mille), saettando qualsiasi anima emerga

Incontro con i Centauri 141


(si svelle) dal sangue più di quanto la sua colpa ha Dintorno al fosso vanno a mille a mille,
stabilito (sortille)».
saettando qual anima si svelle
75 del sangue più che sua colpa sortille».
76-78 Noi ci avvicinammo a quelle fiere veloci Noi ci appressammo a quelle iere isnelle:
(isnelle): Chirone prese uno strale, e con la cocca Chirón prese uno strale, e con la cocca
spinse la barba dietro le mascelle.
78 fece la barba in dietro a le mascelle.
79-87 Quando scoprì la grande bocca, disse ai Quando s’ebbe scoperta la gran bocca,
compagni: «Vi siete accorti che quello che viene disse a’ compagni: «Siete voi accorti
dietro (Dante) fa muovere ciò che tocca? Non sono
soliti (soglion) fare così i piedi dei morti». E la mia 81 che quel di retro move ciò ch’el tocca?
buona guida, che si era avvicinata al suo (del Cen- Così non soglion far li piè d’i morti».
tauro) petto, in cui si congiungono (son consorti) le
due nature (umana e bestiale), rispose: «È proprio
E ’l mio buon duca, che già li er’al petto,
(Ben) vivo, e completamente solo, e io debbo mo- 84 dove le due nature son consorti,
strargli la valle infernale (buia); lo conduce qui (ci) rispuose: «Ben è vivo, e sì soletto
la necessità e non il piacere (diletto).
mostrar li mi convien la valle buia;
87 necessità ’l ci ’nduce, e non diletto.
88-90 Un’anima (Tal) (Beatrice) interruppe il canto Tal si partì da cantare alleluia
dell’alleluia e mi affidò (commise) questo insolito che mi commise quest’oicio novo:
(novo) compito: egli non è un ladro e neppure io
sono un’anima ladra (fuia). 90 non è ladron, né io anima fuia.
91-96 Ma per quella potenza (virtù) grazie alla quale Ma per quella virtù per cu’io movo
io percorro (movo li passi miei) questa strada così li passi miei per sì selvaggia strada,
impervia (selvaggia), dacci uno dei tuoi Centauri (co-
me guida), a cui noi possiamo stare vicini (a provo),
93 danne un de’ tuoi, a cui noi siamo a provo,
che ci mostri il punto ove si può guadare il fiume, e e che ne mostri là dove si guada,
che trasporti costui sulla groppa, poiché egli non è
e che porti costui in su la groppa,
un’anima che possa volare (per l’aere vada)».
96 ché non è spirto che per l’aere vada».
97-99 Chirone si volse verso destra (destra poppa), Chirón si volse in su la destra poppa,
e disse a Nesso: «Volgiti indietro e fai loro da guida e disse a Nesso: «Torna, e sì li guida,
come desiderano, e provvedi che quelli che v’incon-
trano (v’intoppa) si scansino (fa cansar)». 99 e fa cansar s’altra schiera v’intoppa».
100-102 Ci mettemmo allora in moto con la scorta Or ci movemmo con la scorta ida
fidata lungo le sponde del fiume bollente e vermiglio, lungo la proda del bollor vermiglio,
in cui i dannati cotti (i bolliti) elevavano alte grida.
102 dove i bolliti facieno alte strida.
103-105 Io vidi anime immerse (sotto) fino agli oc- Io vidi gente sotto inino al ciglio;
chi; e il grande Centauro disse: «Essi sono i tiranni
che sparsero sangue (dier nel sangue ... di piglio)
e ’l gran centauro disse: «E’ son tiranni
e depredarono (ne l’aver). 105 che dier nel sangue e ne l’aver di piglio.
106-114 Qui si piangono le spietate offese (danni); Quivi si piangon li spietati danni;
qui è Alessandro, e il feroce (fero) Dioniso che co- quivi è Alessandro, e Dïonisio fero
strinse (fé) la Sicilia (Cecilia) a passare (aver) lunghi
anni di dolore. E quella fronte con la capigliatura 108 che fé Cicilia aver dolorosi anni.
tanto nera (’l pel così nero), è Azzolino; e quell’altro E quella fronte c’ha ’l pel così nero,
che è biondo è Obizzo d’Este, il quale davvero fu
ucciso (spento) su nel mondo dal figliastro». Allora
è Azzolino; e quell’altro ch’è biondo,
mi volsi al poeta (Virgilio), e quegli disse: «Il Cen- 111 è Opizzo da Esti, il qual per vero
tauro (Questi) adesso ti stia davanti (primo) come
fu spento dal igliastro sù nel mondo».
guida, mentre io vengo dietro (secondo)».
Allor mi volsi al poeta, e quei disse:
114 «Questi ti sia or primo, e io secondo».

142 Inferno Canto XII


Poco più oltre il centauro s’aisse 115-117 Poco più avanti il Centauro si fermò (s’af-
fisse) vicino (sovr’una) a un gruppo di dannati che
sovr’una gente che ’nino a la gola sembravano emergere da quel liquido bollente
117 parea che di quel bulicame uscisse. (bulicame) fino alla gola.
Mostrocci un’ombra da l’un canto sola, 118-126 Ci mostrò (Mostrocci) un’ombra sola in
dicendo: «Colui fesse in grembo a Dio disparte (da l’un canto), dicendo: «Colui (Guido di
Montfort) trapassò (fesse) nella chiesa di Dio (in
120 lo cor che ’n su Tamisi ancor si cola». grembo a Dio) il cuore (del nipote di Enrico III, re
Poi vidi gente che di fuor del rio d’Inghilterra) che sul Tamigi ancora si onora (si co-
la)». Poi vidi gente che teneva fuori dal fiume (rio)
tenean la testa e ancor tutto ’l casso; la testa e anche tutto il busto (casso), e in mezzo
123 e di costoro assai riconobb’io. a costoro riconobbi parecchi. Così man mano (a
Così a più a più si facea basso più a più) il fiume diventava meno profondo, e in
tal modo bruciava (cocea) i piedi soltanto (pur); e
quel sangue, sì che cocea pur li piedi; quivi guadammo il fiume.
126 e quindi fu del fosso il nostro passo.
«Sì come tu da questa parte vedi 127-132 «Come da questa parte tu vedi che il fiu-
lo bulicame che sempre si scema», me bollente (bulicame) diminuisce di profondità (si
scema)», disse il Centauro, «voglio che tu sappia
129 disse ’l centauro, «voglio che tu credi che invece da quest’altra parte il letto del fiume (lo
che da quest’altra a più a più giù prema fondo suo) si fa sempre più (a più a più) profondo
(prema), finché si ricongiunge (si raggiunge) dove
lo fondo suo, inin ch’el si raggiunge è necessario che i tiranni soffrano.
132 ove la tirannia convien che gema.
La divina giustizia di qua punge 133-139 La divina giustizia punisce (punge) in
quell’Attila che fu lagello in terra, questa parte (di qua) quell’Attila che fu flagello (di
Dio) in terra, e Pirro e Sesto; e in eterno spreme
135 e Pirro e Sesto; e in etterno munge (munge) le lacrime, che fa nascere (diserra) a causa
le lagrime, che col bollor diserra, del bollore (del Flegetonte), a Rinieri da Corneto, a
Rinieri de’ Pazzi, che seminarono lungo le strade
a Rinier da Corneto, a Rinier Pazzo, tanta violenza (guerra)». Poi si rivolse e riattraversò
che fecero a le strade tanta guerra». (ripassossi) l’acquitrino (guazzo).
139 Poi si rivolse e ripassossi ’l guazzo.

I violenti contro il prossimo 143


Canto XIII
Il canto della selva dei suicidi
TEMPO PENA E CONTRAPPASSO
sabato 9 aprile, verso l’alba I suicidi sono trasformati in alberi secchi e i loro rami
vengono straziati dalle Arpie: così si compie la punizione per
LUOGO contrappasso nei confronti di chi ha straziato e soppresso il
proprio corpo. Gli scialacquatori sono costretti a correre fra
CERCHIO VII - GIRONE II: violenti contro se stessi
gli arbusti per sfuggire ai morsi famelici di insaziabili cagne e,
(suicidi e scialacquatori)
quando vengono raggiunti, sono lacerati e divorati a brano
Un bosco senza alcun sentiero, formato di alberi privi di foglie,
a brano, come loro hanno fatto con i loro patrimoni.
fiori, frutti e contorti in modo orribile; tra i rami fanno il nido
le brutte Arpie che emettono cupi lamenti.

PECCATORI
Violenti contro se stessi
Sono coloro che hanno esercitato violenza contro la loro
stessa persona (i suicidi), o contro le proprie sostanze
(gli scialacquatori).

PERSONAGGI
Dante, Virgilio, Pier della Vigna, Fiorentino suicida, Lano
da Siena, Iacopo da Sant’Andrea
PIER DELLA VIGNA

ARPIE

I GIRONE
VIOLENTI CONTRO
IL PROSSIMO

CERCHIO VII II GIRONE


VIOLENTI CONTRO
VIOLENTI SE STESSI

III GIRONE
VIOLENTI CONTRO DIO,
LA NATURA, L’ARTE

FLEGETONTE

144
Sommario ↓
vv. 1-39 La selva dei suicidi
Sulla sponda del fiume, dove Dante è stato traghettato con l’aiuto di Nesso, si estende la selva dei suicidi, intri-
cata e fitta oltre ogni immaginazione, sui cui alberi dimorano le Arpie. Da ogni parte si levano voci lamentose,
ma è impossibile scorgere qualcuno; per vincere lo smarrimento di Dante, Virgilio lo invita a rompere la fronda
di un albero: solo così potrà rendersi conto della prodigiosa pena cui sono sottoposti i suicidi. Non ha ancora
ritratto la mano, che una voce, che esce dall’albero, gli rimprovera l’impietoso gesto.

vv. 40-78 L’incontro con Pier della Vigna


Dal ramo spezzato incredibilmente escono parole e sangue. Virgilio si rivolge all’anima prigioniera di quel pru-
no e le chiede di rivelare il nome, così che Dante possa rinnovare il ricordo di lei sulla terra. Pier della Vigna si
presenta: segretario di Federico II, dopo una vita interamente al servizio del suo re, nella più totale dedizione
e fedeltà, fu sospettato di tradimento, vittima dell’invidia di corte; incapace di vincere l’onta, si diede la morte.

vv. 79-108 La condizione dei suicidi


Richiesto da Virgilio, Pier della Vigna descrive la condizione e la pena dei suicidi: appena Minosse ha emes-
so la sentenza, le anime di questi peccatori precipitano nel settimo cerchio dove mettono radici, rami, fronde
per il pasto delle immonde Arpie. Non possono mai ricongiungersi con il corpo e, dopo la resurrezione finale,
le spoglie senza vita saranno trascinate e appese ai rami di quegli alberi.

vv. 109-129 Gli scialacquatori


Un rumore improvviso annuncia ai due pellegrini che qualche altro dramma si sta consumando. Dalla parte
sinistra sopraggiungono, nudi e graffiati, due scialacquatori; tentano di superare l’intrico fittissimo della sel-
va per salvarsi da un branco di cagne che latrano affamate. Il senese Lano invoca disperatamente il totale an-
nullamento, deriso dal compagno Iacopo da Sant’Andrea che tenta di nascondersi in un cespuglio. Invano: le
nere cagne lo raggiungono e ne fanno strazio.

vv. 130-151 Un suicida iorentino


Virgilio accompagna Dante vicino al cespuglio
che nella furibonda lotta tra il dannato e le cagne
inseguitrici è stato lacerato: in tempo per udire i
lamenti del suicida che vi è prigioniero e il suo
pietoso invito a raccogliere le fronde. Il dannato
si presenta come fiorentino e rivela di essersi da-
to la morte nell’intimità della propria casa.

Pier della Vigna


La selva dei suicidi Gli scialacquatori Un suicida iorentino
e i suicidi
GIOCO
DIDATTICO
INTERATTIVO
L’orribile foresta Il mondo della corte
La straziante pena
incantata e le avvelenato dalla La caccia infernale
di un suicida
ripugnanti Arpie invidia

«vederai cose che torrien fede «son colui che tenni ambo Di rietro a loro era la selva «Io fei gibetto a me
al mio sermone» le chiavi del cor di Federigo» piena di nere cagne, de le mie case»
bramose e correnti

145
AUDIOLETTURA DEL CANTO

Canto XIII VIDEO: I LUOGHI DELLA NARRAZIONE

1-3 Nesso non era ancora giunto dall’altra sponda


(di là), quando noi ci inoltrammo (ci mettemmo) in
N on era ancor di là Nesso arrivato,
quando noi ci mettemmo per un bosco
un bosco non segnato da nessun (neun) sentiero.
3 che da neun sentiero era segnato.
4-9 Le fronde non erano verdi, ma di colore cupo Non fronda verde, ma di color fosco;
(fosco); non rami diritti (schietti), ma nodosi e contorti non rami schietti, ma nodosi e ’nvolti;
(’nvolti); non c’erano frutti (pomi), ma spine (stecchi)
con veleno (tòsco). Non hanno dimora tra sterpi così 6 non pomi v’eran, ma stecchi con tòsco.
intricati e folti neppure quelle selvagge fiere che tra Non han sì aspri sterpi né sì folti
Cecina e Corneto fuggono (’n odio hanno) i luoghi
coltivati.
quelle iere selvagge che ’n odio hanno
9 tra Cecina e Corneto i luoghi cólti.
10-15 Qui nidificano le repellenti (brutte) Arpie, che Quivi le brutte Arpie lor nidi fanno,

1-15 Le terzine d’apertura del canto, co- ro insensibili, possono essere considera- 10. le brutte Arpie: le Arpie sono mo-
me spesso avviene, servono a definire il ti legno o albero. E poiché i morti più non stri della mitologia classica, figlie del dio
paesaggio e l’atmosfera del nuovo am- vegetano, Dante finge che questo bosco marino Taumante e della ninfa oceanina
biente in cui si svolgerà l’azione, e a pre- e le sue piante siano secche» (Pietro di Elettra. Il loro volto e il loro petto erano
sentare la figura del demone custode del Dante). di donna, ma il corpo era pennuto e ave-
nuovo girone (cfr. cc. VI e X). Qui si tratta 5. schietti: tutto il canto è un susseguir- vano artigli rapaci. Di alcune è ricordato
della scura, scheletrica selva dei suicidi si di termini onomatopeici di suono aspro il nome: Aello, Celeno, Ocipite. Punirono
(che rimanda alla selva oscura del c. I), «per evocare le idee di tronco, cespu- Fineo, re di Creta, per aver accecato i fi-
su cui posano le mostruose Arpie. glio e di storpiare, mutilare, smembrare» gli, insozzandogli la mensa ogniqualvol-
(Spitzer, 1967, p. 230). ta veniva imbandita. Nell’Inferno di Dan-
1. di là: sulla sponda opposta del Flege- 6. pomi: dal latino pomum, «frutto», in te sono custodi della selva dei suicidi e
tonte, che Dante ha appena finito di gua- generale. Il bosco è formato non da albe- si nutrono delle fronde degli alberi che la-
dare con l’aiuto del Centauro Nesso. ri ad alto fusto, ma soltanto da cespugli e cerano impietosamente, causando alle
2. per un bosco: è il bosco dei suicidi, fratte spinose e contorte. anime dei dannati immenso dolore. A lo-
che si estende subito dalla riva del fiu- 8. quelle fiere selvagge: con funzione ro sono attribuite diverse simbologie: il ri-
me infernale. «Questo bosco rappresen- di soggetto. – che ’n odio hanno: «per- morso per la vita bruscamente interrotta,
ta la condizione di coloro che disperano ché le fiere salvatiche desiderano li bo- la rapacità, l’avarizia e la prodigalità che
e si uccidono; e a ragione. Infatti, come schi e le macchie frondate, ove non pos- sovente spingono alla disperazione. An-
il bosco è l’ambiente in cui vivono gli es- sano essere vedute e cacciate, e non li che le custodi di questo girone sono dei
seri animati solo da vita vegetale, come luoghi colti e lavorati ove sarebbono to- singolari mostri, risultato di un innatura-
le piante, anche gli uomini che rigettano sto prese» (Buti). le connubio di natura umana e bestiale,
l’anima razionale e sensibile, come fan- 9. tra Cecina e Corneto: nella boscosa come il Minotauro e i Centauri del can-
no coloro che si disperano, quasi fosse- Maremma vi erano ladri e briganti. to precedente.

146 Inferno Canto XIII


che cacciar de le Strofade i Troiani cacciarono i Troiani dalle isole Strofadi con un fu-
12 con tristo annunzio di futuro danno. nesto annuncio di una sventura (danno) prossima.
Hanno ampie (late) ali e collo e aspetto umani,
Ali hanno late, e colli e visi umani, zampe (piè) con artigli, e il grande ventre coperto
piè con artigli, e pennuto ’l gran ventre; di penne (pennuto); emettono suoni lamentosi e