Sei sulla pagina 1di 3

Don Giovanni di Mozart

L’opera ebbe il suo primo debutto a Praga. Mozart salì sul podio del Teatro degli
Stati Generali il 29 ottobre 1787. I musicologi definiscono l’ultima opera del
compositore di Salisburgo un “dramma giocoso”, ma ha in se una grande tragicità
mischiata ad una tensione che in un’opera del settecento mai si era vista, è
considerata da molti studiosi un’opera con caratteri preromantici o addirittura
romantici.
L’accordo di settima diminuita apre l’opera, essa va dividendosi in due atti suddivisi
in scene. Nell’ouverture assistiamo all’ingresso del Commendatore nella sala della
cena funebre ed è caratterizzata da scale ascendenti e discendenti che salgono per
semitoni e toni. Il clima iniziale dell’opera sembra tragico per poi cambiare
totalmente. Mozart compone la musica affidandogli un ruolo estremamente
fondamentale, riesce a sedurre lo spettatore, si assiste ad un continuo alternarsi di
toni aspri che rievocano la Morte e altri frivoli che riconducono alla Vita.

I personaggi principali dell’opera sono:

i. Don Giovanni basso, giovane cavaliere estremamente licenzioso


ii. Donna Anna soprano, dama figlia del Commendatore e promessa sposa di Don
Ottavio
iii. Don Ottavio tenore, promesso sposo di Donna Anna
iv. Il Commendatore basso, padre di Donna Anna
v. Donna Elvira soprano, dama di Burgos, abbandonata da Don Giovanni
vi. Leporello basso, servo di Don Giovanni
vii. Masetto basso, contadino
viii. Zerlina soprano, promessa sposa di Masetto
ix. Coro di servi, contadini e contadine

L’organico:
2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, 3 tromboni, timpani,
mandolino, archi
Il basso continuo nei recitativi secchi è affidato al clavicembalo ed al violoncello
L’opera è divisa in due atti, a loro volta divisi in scene.

Il personaggio principale dell’opera è Don Giovanni, cavaliere spagnolo, dal suo


servitore Leporello. Don Giovanni dedica la sua vita solo alle donne (“contadine”,
“cameriere”, “cittadine”, “contesse”, “baronesse”, “marchesane”, “principesse”,
“d’ogni grado, d’ogni forma, d’ogni età”, ovvero la donna può essere “bionda”,
“bruna”, “bianca”, “magrotta” o “grassotta”, “grande” o “piccina”, “ricca”, “brutta” o
“bella”) e il suo maggiore piacere oppure obiettivo è conquistarle. Leporello il suo
fedele servitore, che nell’aria del “Non voglio più Servir” e nell’aria del “Catalogo”
riesce a far comprendere allo spettatore che tipo di persona è: un pover’uomo
incapace di ribellarsi e nello stesso tempo viscido come il suo padrone. I due
modelli che servirono probabilmente di ispirazione per la creazione di questa figura
di seduttore spagnolo furono il veneziano Giacomo Casanova (1725-1729), gran
donnaiolo, giocatore d’azzardo (creò anche la prima lotteria nazionale), alchimista e
forse anche spia, che sia Da Ponte, che Mozart conosceva (si sarebbero incontrati
a Praga), e lo stesso Da Ponte, la cui vita, descritta nella sue celebri Memorie
(1981), è un vero romanzo d’avventura.
Don Giovanni è un dissoluto cavaliere, che si contrappone a tutti i canoni di un
cavaliere, dovessimo elencare ciò che lui davvero rappresenta ci accorgeremo che
con i valori della cavalleria ha poco a che fare: assassino, seduttore, lussurioso,
bugiardo, goloso, traditore, ingannatore.
Donna Elvira è la personificazione della fedeltà, donna lasciata come altre cento.
Donna Anna, Don Ottavio e il Commendatore sono la vera rappresentazione della
tradizione e del suo rispetto, sono la contrapposizione netta al Don Giovanni.
Zerlina, sedotta invano dal Don Giovanni rappresenta la gioventù e l’ingenuità,
migliore di lei è il suo fidanzato Masetto, che nonostante essa sia quasi caduta
nelle mani del cavaliere seduttore, rappresentata nell’aria “La ci darem la mano”, la
perdona.
Il Don Giovanni di Mozart non pensa, non progetta, è infastidito dai sentimenti. Don
Giovanni vive, viaggia, incontra, capita in situazioni che non prevede: Nella sua
autarchia, nel suo esserci fisico, nel prediligere l'azione per ottenere ciò di cui ha
bisogno, è il modello perfetto della figura dell'antagonista. Tutti gli altri personaggi
sono attratti nella sua orbita, Don Giovanni è una calamita: propulsore dell'agire
altrui, e inconsapevole oggetto della realizzazione degli altrui desideri.
Don Giovanni non si pente, non riconosce i suoi errori, neppure davanti al
Commendatore. Sfida la morte e finisce negli inferi, ma dopo la sua scomparsa, nel
cuore di ognuno di noi lascia quasi un desiderio di ammirazione nei suoi confronti, il
suo fare quasi romantico, passionale, il suo non arrendersi ammalia lo spettatore.
Mozart e Da Ponte avevano creato una nuova figura, che non è un eroe, non è
un’antagonista, è il Don Giovanni, una figura a se, unica e irripetibile.