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Storia dell'italia contemporanea riassunto

Storia contemporanea (Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia)

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Storia dell’Italia contemporanea 1943-2019 di Umberto Gentiloni Silveri


Capitolo 1 DOPOGUERRA
1. ESTATE 1943: TEATRO DI GUERRA

Il dopoguerra italiano è uno spazio definito dalla conclusione della seconda guerra mondiale che si
proietta fino al tempo presente, segnato da fratture e continuità, attraversato dal faticoso complesso
itinerario di una compagnia nazionale. La Repubblica ha vissuto stagioni diverse che ne hanno
modificato tratti costitutivi in un continuo e incessante tentativo di collocare il proprio cammino
all’interno di un contesto più ampio, di un quadro di riferimento fatto di vincoli, compatibilità, sfide
collettive: il nesso mutevole tra equilibrio interno e dimensione internazionale.

Contrariamente a quanto raccontato per lunghi anni, la guerra diventa una RIVELAZIONE, persino
involontaria dei LIMITI e delle DEBOLEZZE di una costruzione nazionale fondata sulla forza, la potenza, la
capacità di sconfiggere nemici antichi e nuovi oppositori.
La repubblica nasce dalla difficile convergenza di piani e situazioni radicati su punti di contatto ,
interdipendenze, risultato di grandi trasformazioni che affondano le radici nella prima metà del secolo
scorso.

Progressiva globalizzazione dei processi storici STORIA GLOBALE: tempo passato che per essere
analizzato e compreso allarga progressivamente confini e ambiti di riferimento.
Il dopoguerra italiano è parte di una storia molto ampia, inserito in un cammino di definizione di un
ordine internazionale come risposta alle tragedie che l’umanità aveva conosciuto.
 L’alleanza tra fascismo e nazismo ha radici profonde:
- Idee guida condivise sul destino europeo
- Nemici comuni
- Temono la democrazia
- Necessitano di una grande prova che possa allargare il loro spazio e distruggere chi non
rientra nei loro dettami
Tra il 1939 e il 1945:
॰ Grandi successi, avanzata inarrestabile
॰ Dal 1940 i nemici iniziano ad organizzarsi
॰ Italia umiliata in Grecia (punto di svolta Italia diventa alleata subalterna a Germania)
॰ 1942 il mito di Mussolini inizia ad andare in frantumi
॰ La tenuta delle potenze dell’Asse si indebolisce
Il regime fascista inizia il suo lento e drammatico declino e la guerra travolge gli equilibri politici e i
confini geografici della penisola.
Pontefice come unica autorità rimasta.
 governo provvisorio (governo dei 45 giorni di Badoglio) inadeguato e mal sopportato: traditore per
Germania/ inaffidabile per UK e USA
10 luglio 1943 sbarco in Sicilia
Italia come teatro di guerra, con coinvolgimento di civili
8 settembre 1943 ARMISTIZIO con gli angloamericani
6 giugno 1944 sbarco in Normandia (D-Day)
Attese e spostamenti senza risoluzioni: linea Gustav divide longitudinalmente i due fronti

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- a Sud Alleati americani


- a Nord tedeschi a sostegno della Repubblica Sociale Italiana

Italia allo sbando biennio di guerra civile (in molti volevano liberarsi dai nazisti ma avevano idee molto
diverse tra loro)
Importante ruolo delle ORGANIZZAZIONI DI MASSA: quelli che una volta erano i partiti, prima del
fascismo, si sono organizzati in diversi modi per liberare l’Italia.
Monarchia sabauda si rifugia al sud, non curante di ciò che si lascia alle spalle.

Le radici della Repubblica, quello spazio che si apre tra la fine di un regime logoro e inefficace e l’inizio di
una nuova storia, segnata dall’affermazione di un segmento di paese che partecipa all’epilogo della
guerra, diventando parte della controffensiva alleata fino a ottenere l’ambiguo status di cobelligerante
contro il nazifascismo.

La liberazione non è una rottura figlia della cultura della rivoluzione, non è un evento dirompente,
semmai un processo che matura in un tempo definito e culmina nella liberazione di Milano, con la
proclamazione dell’insurrezione da parte del CLN il 25 aprile 1945.

8 maggio 1945 resa della Germania.

2. DEMOCRAZIA, REFERENDUM, COSTITUZIONE

La democrazia vive e si modifica nel corso del tempo e delle sfide che attraversa. Come processo storico
ha uno spessore profondo che supera distinzioni, appartenenze, punti di vista. Li supera senza annullarli
in una dialettica complicata che si proietta da subito sulla stagione costituente.

Per molti la stagione costituente rappresenta l’occasione per rovesciare una piramide politica e persino
sociale:

 I cattolici che da marginali diventeranno parte fondante dei nuovi equilibri;


 Le sinistre convinte di poter consolidare il protagonismo nella guerra di liberazione;
 Azionisti e liberali pronti a giocare la carta di presentazione dell’antifascismo delle origini.

L’inizio della transizione (dalla caduta del fascismo a referendum 2 giugno 1946):

1. Governi presieduti da Bonomi (1943-1945): avvio incerto nella definizione di una strategia ma
comunque decisi a prendere la posizione antifascista;
2. Parri (solo per 5 mesi), leader del Partito D’Azione ed ex capo delle forze partigiane: la Resistenza
nelle sue espressioni più autorevoli e riconosciute assume piena responsabilità delle sorti. I sei
partiti del CLN sono rappresentati al governo:
- Nenni (leader socialista) vicepresidente
- Togliatti (segretario del PCI) ministro della giustizia
- De Gasperi (Democrazia Cristiana) ministro degli esteri;
3. De Gasparri (1945-): referendum

REFERENDUM apertura alla partecipazione popolare e tratteggio limiti e competenze della nuova
assemblea rappresentativa [affluenza dell’82% alle urne]

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Il voto, un diritto individuale riconosciuto, a sigillo di una nuova stagione frutto delle scelte dei partiti di
massa interessati a radicarsi nella nascente democrazia, nelle aperture interessate della Chiesa e della
spinta di organizzazioni femminili da mesi impegnate nella campagna per ottenere il diritto di voto.

La Repubblica segna quindi la fine della nazione che il fascismo aveva costruito spezzando il legame tra il
percorso del risorgimento e la tutela di libertà individuali e collettive.

UK e USA sostengono la ripresa italiana.

Risultati elezioni:
Democrazia cristiana – 207
Partito socialista italiano di unità proletaria – 115 Repubblica – 54,27%
PCI – 104 Monarchia – 45,73%
Unione Democratica Nazionale – 41
Uomo Qualunque – 30
Partito repubblicano – 23 Affluenza dell’89%
Blocco nazionale della liberatà – 16
Partito d’Azione – 7

Umberto II accetta la decisione del popolo (va in Portogallo) e De Gasperi viene proclamato Capo dello
Stato il 10 giugno 1946.
Nuovi cardini base:

 Diritto di voto per tutti e tutte


 Definizione di un orizzonte possibile fatto di democrazia inclusiva rafforzata dal potenziale
coinvolgimento di nuovi settori della società

L’assemblea costituente assume nella nuova Carta costituzionale la centralità della questione sociale e il
suo collegamento con i diritti civili e politici, superando le lacerazioni presenti nell’Italia liberale e poi in
quella fascista.  regole e strutture per una coesione sociale + riconoscimento reciproco di culture,
storie e aspirazioni politiche: COMPROMESSO E PUNTO DI EQUILIBRIO

3. NAZIONALE E INTERNAZIONALE

La Repubblica nasce sulla base di un compromesso tra diversi: un punto di incontro di conciliazione che
lascia il segno, costruisce il nesso tra la stagione della resistenza e la carta costituzionale. Lo stesso
accostamento di termini nella dizione “compromesso costituzionale” richiama il significato di un lessico
che nei decenni successivi a mutato significato, diventando progressivamente sinonimo di accordi
forzosi o convenienze particolare, l’arte del compromesso, della mediazione a ribasso come vizio della
politica piuttosto che ispirazione rivolta verso un punto di equilibrio nella ricerca dell’interesse generale.

Le radici del nostro passato sono nelle intersezioni di due piani, nella forza delle interdipendenze diffuse,
nelle trasformazioni più durature prodotte dei conflitti mondiali: allargamento progressivo dei processi
storici (ampliamento dello spazio), simultaneità di eventi distanti di un tempo più rapido e mutevole. A
questo livello la nostra lettura del nostro tempo non può che mettere in ordine momenti e situazioni: la
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Resistenza è parte di uno scontro più esteso e il contributo degli italiani si legge e si misura in un quadro
ben più ampio.

Una società composita è fatta di luci e ombre, eroi o aspiranti tali e delatori, imbroglioni, furbi in cerca di
fortuna il denaro: mitizzare non serve.

Il punto di partenza di tutto richiama quel compromesso che si scioglie e si rafforza tra il 1943 e il 1948,
tra l’esplosione della guerra civile e l’entrata in vigore della nuova carta costituzionale. Quel
compromesso a una scadenza, un termine di durata che quello più generale della collaborazione tra le
forze antifasciste. Quando la grande alleanza antifascista viene meno, tra il 1947 e il 1948, in Italia il
fronte si divide e comincia a prendere forma il modello militarizzato del confronto bipolare —> questo
processo avviene su scala mondiale: si rafforza nelle premesse del costituendo un sistema internazionale
della guerra fredda, lo scontro tra est e ovest che plasmerà il mondo almeno fino all’ultimo decennio del
XX secolo. Un tratto di strada della Repubblica italiana e persino sovrapponibile alla parabola della
guerra fredda: dalle origini fino al 1989, dalla costruzione del sistema dei partiti al suo crollo repentino.
Non è un caso, ma una condizione da cui prendere spunto per meglio indagare il passato.

Alcune caratteristiche di fondo che permangono aldilà del nostro dopoguerra:

- la centralità del parlamento bicamerale


- la rappresentatività delle due camere eletti con sistema proporzionale
- un partito di maggioranza relativa la democrazia cristiana, architrave del sistema che rimane il governo
fino al suo scioglimento
- una sostanziale stabilità politica e istituzionale nel quadro condizionante della contrapposizione
bipolare

Oltre settant’anni di vita e circa 65 coalizioni di governo con quasi 30 presidenti del consiglio che le
hanno guidate. Una forte tensione tra i partiti, instabilità tra coalizioni e correnti interne, ma al tempo
stesso un quadro di riferimento stabile, una relazione tra maggioranza e opposizione misurabile nelle
variazioni della rappresentanza proporzionale e nel peso delle rivendicazioni di parte o di partito. Una
dialettica che non si esaurisce, nasce dalla forte politicizzazione della società, innerva il sistema
democratico, in alcuni passaggi ne consuma risorse e possibilità dedicata alla composizione di fratture
tra i partiti all’interno degli stessi, fino all’ultimo decennio del secolo scorso.

Torniamo i primi passi della Repubblica: la frattura a livello internazionale si era consumata nelle
settimane della campagna elettorale referendaria. L’Italia viene sospinta nei primi passi del nuovo
ordine che mostra le proprie prerogative:

 esaurimento della collaborazione nell’alleanza antinazista


 avvio alla divisione in blocchi attraverso sfere d’influenza o zone che fanno direttamente
riferimento al controllo di una delle due superpotenze
De Gasperi mette in luce l’armonia possibile tra le componenti fondamentali del processo di
nazionalizzazione: le radici cristiane, l’ispirazione risorgimentale, la questione sociale nel mondo del
lavoro. Un equilibrio cercato come garanzia per una pace capace di rappresentare le forze diverse in
relazione tra loro e in tensione verso la ricerca la difesa dell’interesse nazionale.Nell’estate del 1946
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l’Italia negozia la firma per aderire agli accordi di Bretton Words—intuizione politica di De Gasperi che
irrobustisce l’impianto della costituzione economica. De Gasperi si reca anche negli Stati Uniti nelle
prime settimane del nuovo anno, conferma impegni e reciproci interessi, offre la sua credibilità nella
definizione di una collaborazione non episodica. La firma del trattato è del 10 febbraio 1947: l’Italia
perde le colonie, eredità di un tempo ormai lontano ed è costretta a rinunciare a quasi tutti i territori
conquistati sull’Adriatico durante il primo conflitto mondiale.
 Difficile segnare il confine omogenei e riconoscibili su territori dove per secoli hanno convissuto
lingue, religioni, culture all’interno dei perimetri di grandi imperi.

1954 - MEMORANDUM di Londra: Trieste torna italiana e il 7% del Venezia Giulia viene recuperato.

Nel cammino della Repubblica vive lo spessore di una storia incombente, la possibilità di passare alla
fase di RICOSTRUZIONE: materiale, morale e forse anche identitaria, in grado di tenere insieme
segmenti conflittuali. Quest’impresa si appoggia su due direttrici:

- le capacità mostrate dagli italiani in lotta per la loro liberazione


- L’affermarsi di modelli e società figlie delle trasformazioni del XX secolo rilanciate dalla vittoria contro il
nazifascismo. A capo in questa chiave le superpotenze diventano un riferimento, una sorta di modello
ambigua: guardare a Mosca o a Washington per rafforzare le fortune possibili dei percorsi di
ricostruzione.

Questa è una fase complessa, una duplice fase costituente, nella quale i due termini nazionale e
internazionale si ridefiniscono in mare aperto in modi inediti e imprevedibili.
La costruzione della Repubblica è un cantiere con diverse entrate e varie finestre (influenze paesi esteri),
la stagione della costruzione dei principali protagonisti, su fronti diversi e spesso alternativi, in sintonia
con gli scenari di sfondo di un mondo che cambia. Da qui il peso di contraddizioni e scontri che
affondano le ragioni delle radici stesse del patto costituzionale, di quel contratto tra italiani che entra in
vigore il 1 gennaio 1948.
La guerra fredda vive e si rinnova tanto sullo scenario di una contrapposizione sistemica internazionale
tra Mosca e Washington quanto sulla riduzione protagonisti in miniatura della politica italiana.
Si sviluppò una dialettica da toni e contenuti accesi: da un lato l’urgenza di intervenire sulla riforma della
proprietà terriera e sullo stato di arretratezza e difficoltà delle zone estese del mezzogiorno, dall’altro la
radicalizzazione di una conflittualità contadina che si consolida e si manifesta. L’emblema più nitido il 1
maggio del 1947 nella prima strage dell’Italia repubblicana quando a Portella della Ginestra in provincia
di Palermo vennero uccisi 14 contadini e feriti una trentina a opera del bandito Giuliano, in una
commistione di interessi tra difesa della piramide sociale e ruolo attivo della criminalità organizzata (una
manifestazione contro il latifondo in occasione della festa dei lavoratori, dopo che il blocco delle sinistre
si era affermato nelle elezioni regionali pochi giorni prima SFIDA LA TENUTA DEL SISTEMA).

4. UN PARTITO DEL CENTRO CHE CAMMINA VERSO SINISTRA

La notizia della morte di De Gasperi viene battuta dall’Ansa alle prime ore dell’alba del 19 agosto 1954.
Da pochi mesi era iniziata l’era della televisione nei locali pubblici presto diventati luoghi di incontro—>
grande partecipazione alla morte e funerale

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Il suo nome assegnato un’epoca, il modo di essere e di guardare all’impegno politico, a rapporto tra
Stato e mercato, alla finzione è il protagonismo dei cattolici nella società. Si sviluppa l’impressione che
quel giorno un grande era uscito di scena e con lui si chiudeva una pagina della storia del paese.
Tre aspetti di De Gasperi rilevanti:

 Radici profonde di un’identità di confine che si invera di un contesto più ampio, un uomo di
frontiera tra mondi diversi che attraversano la prima metà del secolo scorso.
 Continuo tentativo di uscire dalle strettoie dal giardino di casa per guardare intensamente verso
gli orizzonti dei grandi problemi del dopoguerra con la convinzione che nessuno possa farcela da
solo e la necessità di legare le fragilità italiane a due assi fondamentali (scelta Atlantica e
dimensione europea)
 L’opera di ricostruzione del paese doveva venire non con la coercizione o l’esempio di una guida
illuminata, ma attraverso il progressivo allargamento delle basi democratiche dello Stato,
irrobustendo gradualmente una democrazia contestuale, partecipe e condivisa.

La stagione del centrismo è così legata al nome di un politico, di un leader di partito e di un uomo di
Stato che progetta e definisce fondamenta e compatibilità del nuovo corso repubblicano. Il centrismo
degasperiano è una formula semplificatrice e un prezioso indicatore di un itinerario post bellico nella
prima fase della ricostruzione.

18 aprile 1948 - campagna elettorale


Scontro tra partiti e coalizioni su base nazionale quanto sullo scenario del sistema internazionale della
guerra fredda. Settimane di partecipazione diffusa con la scoperta di simboli manifesti bandiere di antica
origine o nuova forgia. La propaganda elettorale irrompe nella politica italiana nelle forme
dell’organizzazione, della persuasione, della promozione di comportamenti e scelte.
Le forze filoccidentali raccolgono alla Camera dei deputati oltre il 62% dei consensi, mentre il fronte
popolare delle sinistre si attesta al 31%. Un divario significativo, per molti inatteso. La vittoria della
Democrazia Cristiana assume dimensioni di un’affermazione netta con il 48,5%. La DC diventa un perno
indiscusso per costruire maggioranze parlamentari, il voto a sinistra premi al PCI prevalente su altre
componenti e cultura: lo scontro bipolare attraversa e plasma la definizione degli schieramenti nella
prima legislatura repubblicana. Dopo la formazione del nuovo parlamento viene eletto al vertice delle
istituzioni Luigi Einaudi, rientrato dall’esilio svizzero nel 1944, Governatore della Banca d’Italia dal
gennaio dell’anno successivo. Presidente della Repubblica attento alle basi economiche della
ricostruzione, figura chiave dei primi passi del dopo guerra, già ministro del bilancio nell’autunno del
1947 riuscì ad rassicurare settori della società italiana preoccupati dal passaggio a un sistema
democratico e partecipativo. Fu garante e arbitro dei nuovi equilibri sociali e istituzionali.
Il quadro politico prende il segno della discontinuità e della rottura pur mantenendo la sua carica
inclusiva e condivisa. Un perimetro per tutti e di tutti in tensione continua.
14 luglio 1948 - attentato il leader del PCI Togliatti  sembrava farsi strada l’ipotesi di una possibile
rivincita nelle piazze ma il gesto di un esaltato studente di destra non incrina le fondamenta di una
costruzione comune. La rabbia del popolo di sinistra non esce dal solco tracciato nella costituzione della
Repubblica e ciò è un importante prova che consolida e legittime rapporti di forza usciti dalle urne
rilanciando le ragioni del conflitto ideologico.
Si raggiunge un punto di equilibrio faticosamente: da un lato i vincoli del sistema internazionale,
dall’altro il protagonismo e la dimensione crescente dei partiti italiani.

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L’ingresso dell’Italia nella Nato nell’aprile del 1949 offre stabilità: campo occidentale, alleanza militare di
garanzia, protagonismo diretto nel processo di integrazione continentale. Il fallimento della Comunità
Europea di Difesa nei primi anni ‘50 ridimensiona la spinta all’integrazione e mette da parte la possibilità
stessa di un esercito europeo integrato e condiviso: la bocciatura definitiva con un voto del parlamento
francese si vede beffarda pochi giorni dopo la morte di De Gasperi.

Nel 1951 si tiene il primo censimento su base nazionale dopo la fine della guerra: 47 milioni e mezzo di
abitanti, netta maggioranza dei contadini. Un paese a prevalenza agricola nel quale le parole e gli auspici
del fascismo sui caratteri di una modernizzazione dinamica e unificante non avevano avuto grandi
fortune. Il segno prevalente è quello della continuità di uomini, carriere, funzioni e ruoli dello Stato.
Campagne arretrate in condizioni spesso difficili con un processo di urbanizzazione lento e distante
dagli standard evolutivi del tempo, base industriale ristretta legato alla proprietà di alcune famiglie e
alle zone del triangolo del Nord. La continuità segna la struttura portante della società italiana: 13% di
analfabeti, più del 46% semianalfabeti e solo l’1% della popolazione giovanile riesce a laurearsi.

ARRETRATEZZA

Quasi il 12% delle famiglie in condizioni di povertà;


solo il 40% della popolazione alloggia in strutture adeguate;
la condizione delle periferie e delle borgate nelle grandi città è particolarmente disagiata.

Quasi 4 milioni e mezzo di famiglie non mangiano mai carne; più di 3 milioni la mangiano solo una volta
a settimana; un 1.700.000 famiglie non usano lo zucchero.
Il livello alimentare è molto basso per quasi il 28% degli italiani, da modesto a buono per oltre il 51%
elevato per il 21%.

La differenza del reddito procapite tra Nord e Sud è di 1 a 5.

Una società fortemente conservatrice condizionato da tare antiche, un cammino ancora lungo e
faticosa per risalire la china verso le speranza della modernità.

Le relazioni tra Chiesa, struttura del mondo cattolico e meccanismi decisionali sono destinate a nuove
tensioni, legate alle scelte della democrazia cristiana e il pluralismo di componenti interne in
competizione tra loro. L’impostazione degasperiana si afferma saldandosi con il compatibile mondo,
superando divisioni interne e letture confessionali. La scomunica della Santa Sede nei confronti dei
comunisti del luglio 1949 appare come una contrapposizione frontale ormai superata dalla
composizione della società italiana ed dagli effetti dei processi di secolarizzazione.

Alla base del riformismo della prima legislatura gli effetti di una congiuntura favorevole: stabilità politica
nel dopo elezioni, portano delle politiche antinflazionistiche promossa dal ministro e Einaudi. Il governo
si fa promotore della riforma agraria con una serie di leggi in successione, indirizzate verso alcune zone
del paese o in grado di fornire un riferimento quadro: gli ettari espropriati e assegnati sfiorano la cifra di
750 mila.
 investimenti mirati avrebbero portato innovazioni e benefici aumentando le capacità produttive.
1950 viene istituita la Cassa del Mezzogiorno, un ente in grado di agire direttamente nelle zone più
arretrate e bisognose con una gamma di compiti e possibilità: bonifiche, interventi sulle acque o sui
terreni, costruzione di strade, villaggi, stalle, impianti industriali per innovazione agricola e tanto altro.

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A fianco della riforma agraria e della cassa per il mezzogiorno il programma riformista del quadripartito
poggiava su altri campi:
- leggi per il disboscamento
- la promozione di cantieri di lavoro pubblici
- la riforma fiscale proposta dal ministro Vanoni
- un piano di sette anni per la costruzione di nuovi alloggi popolari
- un intervento legislativo di sostegno
- promozione dell’addestramento professionale.
Poco si fece rispetto a quanto sarebbe stato necessario e auspicabile ma tuttavia la carica riformista del
primo tratto di strada della Repubblica rimane un punto fermo, un approccio unico e per molti versi
irripetibile.
Gli anni del centrismo degasperiano sono attraversati da una diffusa conflittualità sociale: è difficile la
combinazione tra aspirazioni, ambizioni diffuse e rapporti di forza. La proposta politica di De Gasperi
tiene insieme le spinte al cambiamento e alle riforme con le paure sul controllo degli esiti di conflitti
lacerazioni. È una proposta complessa che tenta di diventare una sorta di garanzia al pluralismo
culturale, politico e confessionale come base della convivenza tra italiani.

Il tempo è quello dei partiti di massa con milioni di iscritti, centinaia di migliaia di militanti di ogni età e
diversa estrazione sociale, distribuiti in modo uniforme sul territorio nazionale.
Il Parlamento ha una centralità riconosciuta e condivisa, raccoglie rappresenta ciò che si muove nella
società.

Con il tramonto dell’equilibrio centrista vengono meno certezze rassicurazioni. La fine delle certezze un
segno dei tempi, l’inizio di una fase di cambiamento e trasformazione tanto della politica quanto delle
dinamiche della società italiana. In pochi anni nulla sarà più come prima.

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Capitolo 2 LE RAGIONI DI UN MIRACOLO


1. DENTRO L’ETÀ DELL’ORO

I mercati sono regolati e segnati dalla sperimentazione di politiche attive contro la disoccupazione,
ispirate dalla convinzione di dover ampliare le strategie inclusive: un capitalismo concertato e riformato
in società complesse con la presenza di corpi intermedi, sindacati, associazioni, partiti.

La crescita non richiamo esclusivamente una cifra numerica che modifica produttività e prodotto interno
lordo; ben presto quella cifra diventa un segno di speranza, un’indicazione di futuro per le generazioni
che sono nate dopo l’età della catastrofe, dopo le violenze e le distruzioni dei conflitti totali.
Il miracolo dell’età dell’oro è soprattutto una convinzione diffusa, fino a condividere una previsione
ambizioso e coinvolgente: chi verrà dopo vi farò meglio, avrà possibilità e mezzi, sarà integrato e
protetto da relazioni e connessioni inedite.
 RIVOLUZIONE PROFONDA
In un quadro così mutevole l’ingresso degli italiani nella modernità è attraversato da spinte diverse:
- televisione e i suoi primi programmi (1958 una tv ogni 10 famiglie —1965 una tv ogni due
famiglie)
- consumo di carne triplicato
- cambiamento della quotidianità della vita familiare

Pio XII espone il suo pensiero riguardo alla televisione e sottolinea la sua natura contraddittoria:
un’occasione per le famiglie di rimanere uniti ma possibile strumento di introduzione nelle mura
domestiche di un’atmosfera avvelenata di materialismo.

La trasformazione non ha limiti né approdi certi, sfugge controlli alle consuetudini. I nuovi consumi si
moltiplicano.
Cambia il TEMPO, la percezione dello SPAZIO, l’orizzonte delle POSSIBILITÀ portata di mano. In pochi
anni tutto appare in movimento in una DIALETTICA CONTINUA TRA INNOVAZIONE E CONSERVAZIONE
tra il permanere di modelli e riferimenti o l’affermarsi di inediti processi di innovazione.
Il cambiamento modifica la tradizionale stratificazione sociale e culturale, mette in discussione
identità e appartenenza di gruppo.
1958 numero di operai > numero di contadini
25 milioni cambiano comune di residenza —> mobilità per ricerca di lavoro e opportunità

Più che una sintesi onnicomprensiva e unificante tra la fine degli anni ‘50 e il decennio successivo, il
processo di nazionalizzazione tiene insieme l’arretratezza e arcaiche e modernità, eredità del passato
con fermenti rivoluzionari.

Mutano anche i paesaggi, trasformati dall’irrompere dei mezzi invasivi e politiche che non prevedono
tutela e salvaguardia di esso. Nello stesso arco di tempo inizia a delinearsi la nuova geografia industriale
del paese, riflesso delle innovazioni del miracolo economico. Il balzo di produttività sfiora l’85%, mentre
gli investimenti del manifatturiero passa dal 4,5% al 6,3% del reddito nazionale. In pochi anni la
produzione industriale italiano sale dal nove al 12% di quella europea. Da paese agricolo a potenza
industriale in divenire mentre si riducono sensibilmente di distanze da altri paesi europei
tradizionalmente più solidi e sviluppati.
Nasce anche il Made in Italy.

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La mobilità diviene un tratto costitutivo, l’emigrazione aumenta radicalmente fino agli anni ‘70 e sia
verso l’esterno che all’interno. Questi sono viaggi di speranza e spesso di illusioni: lavori sottopagati,
condizioni di vita difficili, diritti non riconosciuti.
MUTANO LE CAMPAGNE, LE CITTÀ, GLI APPARATI PRODUTTIVI. GLI ITALIANI SI MUOVONO DI PIÙ CON
MAGGIORE FREQUENZA E VELOCITÀ. (1958 Autostrada del Sole)
Automobile come simbolo, un marchio della modernità e della sua forza e al contempo un acceleratore
della dimensione di massa della società. Il trasporto su gomma si afferma come principale vettore di
spostamenti privati e come canale privilegiato di vecchie e nuove attività commerciali o industriali.

Il segno è quello di una modernità fragile e incerta, caratterizzato da differenze disuguaglianze che si
consolideranno nel corso degli anni successivi. Il ciclo economico sembra poter colmare ritardi e
inadeguatezze: I tassi di crescita contribuiscono a ridurre in maniera significativa l’ammontare del
debito, mentre la politica tra incertezza e divisioni tenta di indicare un cammino possibile, uno direzione
di marcia. Ma il saldo del medio periodo non corrisponde alle aspettative che attraversano l’insieme
della società italiana. Questo è un miracolo bifronte, significative straordinario da un lato, insufficiente e
ingiusto dall’altro. Molte aree del paese restano indietro o vengono assistiti da politiche miopi ispirate
dal mantenimento di consensi e relazioni.

Il sapere diventa un bene prezioso, una straordinaria possibilità per rompere gabbie e compatibilità tra
chi sta di più, chi ha inserito nei circuiti della conoscenza e chi invece rimane immagini, escluso o
discriminato. L’accesso alla conoscenza, la diffusione di cultura in una dimensione di massa accompagni
qualifica i nuovi bisogni della società dei consumi. La cultura degli italiani cambia, abbraccia nuovi ceti e
nuove soggettività, rimane una spia accesa sui possibili effetti della modernità in arrivo. Una dialettica
tutt’altro che pacificata e scontata, la sfida sul sapere è uno dei tratti del decennio in diversi angoli del
pianeta.
Se la principale forma di discriminazione controllo passa per la distanza proprio proprietari e subalterni,
tra chi ha di più e chi invece recrimina per una condizione di inferiorità misurabile su beni e proprietà
acquisite, negli anni ‘70 l’accesso al sapere diventa una forma di inclusione, una strategia di cittadinanza,
uno strumento capace di costruire diritti e poteri da difendere implementare. LA CULTURA PERMETTE DI
ABBATTERE BARRIERE (ALMENO IN POTENZA).

L’Italia del miracolo diventò un paese industriale, entra nel gruppo delle potenze più avanzate. Non un
passaggio incidentale o marginale; il sistema paese non cambia volto o aspetto esteriore, ma modifica la
sua natura, i suoi tratti costitutivi. Tuttavia, tale rivoluzione non cancella il passato, non abolisce ritardi e
sperequazione, non si affermasse tunica direttrice. Molto rimane sulla carta dei tanti libri di sogni e
desideri, molto si realizza senza che si abbia la percezione del senso della direzione di marcia. Un paese
fragile, diseguale, incerto e alla ricerca di un posto nel mondo.

2. LA STANZA DEI BOTTONI

La spinta che muove dalla società trasformata dal boom economico si riflette nelle dinamiche di una
stagione politica che nasce sovrapponendosi al miracolo. Non una relazione automatica né tantomeno
un nesso causa effetto. Sarebbe troppo semplice e scontato pensare che una società modernizzata porti
con sé la modifica di un quadro politico apparentemente statico e immutabile.

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- la contrapposizione Est-Ovest non svanisce o si ridimensiona ma viaggia sui nuovi contenuti più
articolati e sofisticati
- Il campo di forze si allarga, si arricchisce, prevede inediti contributi che non mettono in causa
l’obiettivo finale, ma propongono nuove strategie e forme per farlo, per arrivare al traguardo
vittorioso (alcuni li seguono e li condividono, altri prediligono i vecchi schemi)
A questo livello si colloca l’analisi della nascita del centro-sinistra in Italia: un’alleanza politica tra partiti
che erano avversari fico fino a poco tempo prima (la democrazia cristiana e il partito socialista), ma
anche un incontro tra settori maggioritari del mondo cattolico e parti significative del movimento
operaio. La messa in discussione delle forme di uno scontro senza mediazioni e la proposizione di
qualcosa di nuovo che si appoggia su una duplice motivazione: numerica e politica. (Se prevale la
dimensione numerica la collaborazione s’immiserisce, diventando nel migliore dei casi una risposta alle
debolezze endemiche del sistema politico italiano).
Il nuovo equilibrio politico si pone l’ambizione di contribuire a risolvere un limite strutturale, un deficit
democratico che già si era manifestato durante il tramonto annunciato del centrismo degasperiano —>
Al dato numerico, alla risposta misurabile in termine di voti e seggi si accompagna un giudizio politico
più sofisticato e qualificante.
Nascono le ALLEANZE —> Vengono meno le certezze del passato, l’idea è la convinzione che bastasse
tracciare una linea di divisione tra amici e nemici per essere al sicuro, per distinguere una volta per
sempre tra avversari e compagni di strada. Entra in discussione la convinzione che non si possa mutare
nulla, anche il riferimento è una internazionale e produce tensioni, attraverso segmenti significativi delle
società europee che si domandano se stare da una parte o dall’altra, come collocarsi lungo il binomio
della contrapposizione sistemica. [la guerra di Corea rilancia le ragioni di uno scontro visibile,
manifesto, forse difficile da regolare con certezza e si affacciano le paure di un nuovo conflitto]

LA DOPPIA FACCIA DELLA GUERRA FREDDA:


1. DA UNA PARTE LA SFIDA CONTINUA DELLO SCONTRO POSSIBILE;
2. DALL’ALTRA LA TESSITURA DI UN PERIMETRO RICONOSCIUTO E RICONOSCIBILE DI RIFERIMENTO.

Il centrosinistra:
 presenta una dimensione che va aldilà dell’incontro tra i partiti;
 si colloca al crocevia di trasformazione internazionali e debolezze del sistema politico italiano;
 la sua periodizzazione è incerta, contraddittoria, segnata dagli alti e bassi della collaborazione di
governo;
 Qualcuno sostiene che rappresenti una sorta di biografia non detta della Repubblica, una
tendenza continua e prolungata a fare incontrare i partiti e culture di tale collocazione e
provenienza.
[il sistema politico si tutela e si rinnova aggregando al centro un’area, un campo di forze variabili
appoggiato sul ruolo insostituibile del partito di maggioranza relativa]

1956 anno simbolo del Novecento: simultaneità degli eventi, profondità dei processi, ampliamento degli
orizzonti di riferimento, una cesura che accompagna il dispiegarsi della storia, intra mezz’asta da una
serie di momenti ed eventi che turbano l’equilibrio internazionale e la dinamica geopolitica di importanti
regioni del pianeta. Un anno di svolta o di crisi, breve e indimenticabile.
Il punto dirimente riguarda il superamento e la conseguente messa in discussione della doppia barriera
(Est-Ovest e interna ai singoli paesi)
Eventi che destabilizzano:
- Nikita Chruscëv mette in discussione la figura di Stalin attaccando il culto della personalità
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- Rivolte in Polonia
- Messa in discussione della lealtà a Mosca dell’Ungheria comunista
- Seconda guerra arabo-israeliana
- Crisi canale di Suez
Il 1956 fu l’anno che rese evidente come né la divisione in blocchi né l’asprezza ideologica della guerra
fredda avevano potuto impedire il formarsi di sempre più frequenti focolai di tensione internazionale. La
perdita di peso dell’Europa, forse ridimensionava solo in parte il ruolo delle potenze continentali, apriva
la strada a una reale mondializzazione dei rapporti e delle influenze reciproche Che rendeva insieme più
instabile ma con maggiori possibilità di soluzione il contesto internazionale.
Nulla rimane isolato e, al contrario, nelle dinamiche del sistema politico italiano confluiscono l’insieme
delle tensioni e delle conflittualità: la crisi del colonialismo sostituita dal nuovo peso delle superpotenze,
l’inizio della fine del modello sovietico di riferimento, la centralità dello scacchiere mediorientale, il
rafforzamento del pilastro economico europeo come base dell’integrazione continentale. La
rappresentazione della barricata come metafora del binomio amico-nemico non regge più; le scelte
della classe dirigente italiana si muovono tra l’Occidente e l’Europa, tra le indicazioni originarie
dell’impianto del dopoguerra e gli interrogativi del nuovo contesto.

Aldo Moro e Pietro Nenni sono per lo DC e la PSI i principali fautori del nuovo passo, sono interpreti
apicali di una discussione che li vede chiamati sul banco degli imputati ho presi ad esempio di coraggio
innovatore.
In Italia si incomincia parlare di apertura sinistra dopo le elezioni del 1953, in una chiave semplice
immediata: l’ingresso nella maggioranza del partito socialista si profila come rimedio efficace al
logoramento progressivo del blocco centrista.
I partiti destinati destinatari dell’apertura sono attraversati da reazioni simili, speculare:
 parte del gruppo dirigente attiva e favorevole, mobilitata per ottenere un consenso ampio alla
nuova proposta;
 settori contrari che si organizza non cercando interlocutore appoggi;
 una posizione di attesa che inizialmente maggioritaria, segnato da scetticismo, timore di perdere
posizioni nelle gerarchie interne, illusione di poter mantenere tutto com’era.
Moro e Nenni si muovono almeno su due fronti e in contemporanea:
- spiegare al paese potenzialità, meriti e urgenze della possibile apertura;
- conquistare la maggioranza dei propri mondi di riferimento, nel partito e possibilmente tra
sostenitori ed elettori.
Il centro sinistra è quindi al tempo stesso una FORMULA DI GOVERNO e un’ESPRESSIONE che a seconda
dei contesti rappresenta molto di più.

3. MAGLIETTE A STRISCE

Con la crisi del 1956 la rottura sinistra si manifesta con ripercussioni immediate. Il Partito Socialista attira
le attenzioni in Italia e fuori dei confini nazionali. Il tema dell’apertura sinistra esce così da una dialettica
astratta e spesso ripetitivo, bloccata sull’inadeguatezza di posizioni di principio a partire dei protagonisti
coinvolti comincia interessare ambiti e settori della società italiana. Speranze illusioni animano l’attesa
sul nuovo possibile asse di governo ma l’obiezione sull’inconciliabilità della sinistra italiana con le regole
e il perimetro della guerra fredda mostra le prime crepe.

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Il nuovo decennio si apre con una svolta imprevista, di segno opposto a ciò che tanti temevano. Nel
marzo del 1960 il governo presieduto da Ferdinando Tambroni poggia sul determinante sostegno
missino. Logici diventa l’epicentro della crisi che viaggia su due direttrici apparentemente distanti.
LA CONFLITTUALITÀ TRA LE PARTI SI PROIETTA SULL’IMMAGINE COMPLESSIVA DI UNA REPUBBLICA IN
DIFFICOLTÀ.

I giovani sono i nuovi interpreti, nati dopo la guerra, o negli stessi anni del conflitto, figli del boom
economico, delle relative contraddizioni e aspettative. Si manifesta così un protagonismo diffuso, ampio
sorprendente, un nuovo antifascismo sia per il dato biografico dell’attivismo dei nuovi, sia per le
caratteristiche e le parole d’ordine che lo accompagnano. —> magliette a strisce indossate come segno
di riconoscimento, simbolo identitario di proteste che scuotono la dialettica tra le forze politiche.
Il nuovo antifascismo riesce a mettere in comunicazione generazioni di italiani, unisce la difesa di valori
minacciati con la ricerca di nuovi orizzonti e di possibili conquiste.
Il governo punta sullo scontro per sedare le proteste MA diventa una lunga colluttazione (in tutte le città
in cui si muovono i manifestanti).
Il governo barcolla, Tambroni si dimette, alla fine di luglio Amintore Fanfani guida un esecutivo che
ottiene la fiducia con voto favorevole di socialdemocratici, liberali e repubblicani e con l’astensione dei
socialisti e monarchici. Il pendolo della crisi sembra nuovamente oscillare verso l’ipotesi di un centro
sinistra da costruire.
A Washington la presidenza Kennedy muove i primi passi, diffondendo ottimismo e speranze anche nei
paesi alleati. La nuova frontiera offre motivi per allargare le forme di partecipazione nei sistemi
democratici dell’Occidente: una nuova tappa dell’anticomunismo, una sfida che passa anche per la
capacità di rinnovare un modello di riferimento e la sua leadership.
Come prevedibile convivono istanze aspirazioni differenti: la convinzione che il centro sinistra possa
rappresentare una pagina nuova è un’opportunità di crescita e modernizzazione del paese si sovrappone
alla strategia di autoconservazione adottato da molti, essere nel nuovo equilibrio per mantenere
posizioni di privilegio minacciate numericamente e politicamente dalle novità del tempo nuovo.
Ma le reazioni alle giunte DC-PSI non si fanno attendere:
Vi è una contrapposizione frontale, con antichi richiami alla dialettica risorgimentale Stato/Chiesa
sovrapposti alla nuova realtà delle amministrazioni cittadine. (Chiesa divisa da diverse sfumature tra pro
e contro al nuovo centrosinistra)

La svolta attesa e preparata si manifesta nei primi mesi del 1962 quando il quarto governo Fanfani nasce
con la fiducia contrattata del partito socialista. Un vero difficoltoso con una formula critica segnata da
una fiducia concordata preventivamente, prima di giungere in aula. Aldo Moro aveva sconfitto le ultime
resistenze interne del congresso nazionale della DC tenuto a Napoli a fine gennaio.
Solo alla fine dell’anno successivo (dicembre 1963) prende corpo il centrosinistra organico presieduto
dal leader DC, con la partecipazione nella squadra di governo di cinque ministri che vengono dal PSI.

In pochi mesi molto era cambiato:


o affievolita la spinta iniziale;
o eletto un presidente della Repubblica di segno contrario (Antonio segni);
o aperti i lavori del concilio Vaticano II;
o morto Papa Giovanni XXIII;
o eletto come successore l’arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini che prende il nome di
Paolo VI
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o nazionalizzazione dell’energia elettrica;


o scuola media unica

MOLTA DISTANZA TRA ASPETTATIVA E REALTÀ. ALLEANZA SENZA VITALITÀ E NON VERAMENTE
RIFORMATRICE.

4. DISTENSIONE, CONCILIO, DIALOGO

L’impatto economico delle scelte di fondo oscilla tra due estremi:

 l’avvio coraggioso di forme di programmazione economica, politiche di indirizzo in grado di


segnare una discontinuità dell’emergenza del giorno per giorno, dalla navigazione a vista e,
contestualmente, l’assenza di un radicamento condiviso strutturale di tali iniziative;
 la difficoltà a fare sistema in un cammino complicato dell’inquietudine interne e dalla prossima
fine del ciclo espansivo.
LE PROBLEMATICHE DELL’ECONOMIA ITALIANA SI MANIFESTANO NELLE DEBOLI RISPOSTE QUANDO
NEGLI ANNI 70 TUTTO DIVENTA PIÙ DIFFICILE, LA SPINTA ALLA CRESCITA SI ESAURISCE, L’ETÀ DELL’ORO
RIMANI INDIETRO CON UNA PREZIOSA PAGINA SBIADITA.

Le debolezze del centro sinistra assumono un duplice significato che rafforza la centralità di una lunga
stagione del cammino della Repubblica— Rapporto contraddittorio tra società e politica, inizio di una
silenziosa separazione, una divaricazione che si tramuterà nel corso del tempo in un’incomunicabilità o
in un conflitto manifesto.

 Le speranze di trasformazione e rimasero delusi, inespresse e quindi iniziarono a sedimentare


rimorsi, aspirazioni impossibili, distanze crescenti tra sogni e realtà.
 I riflessi di lungo corso del riformismo mancato, dell’incapacità di intervenire sui progetti in
cantiere, sugli interventi concreti che avrebbero dato a una stagione così laboriosamente
preparata uno spessore più significativo.
 Scontento sia per le riforme mancate sia per sistema democratico inefficiente

Fase di distensione internazionale: l’altra faccia della modernità era costituita dalla paura per una
distruzione reciproca tra paesi (a capo lo scontro Mosca vs Washington) a muovere i potenti per
relazioni più stabili o a dispiegare potenzialità come le bombe termonucleari. La distensione non
modifica obiettivi o tensioni ma muovono i campi avversi. Il campo del confronto si allarga, nuovi paesi
emergono dai processi di decolonizzazione sulle ceneri del colonialismo agonizzante.

Il tempo della distensione è contraddittorio, segnato dal peso e dall’influenza dei rapporti di forza. La
linea di comunicazione diretta tra i vertici delle due superpotenze riflette la volontà di rafforzare legami
e controlli reciproci, farsi che la competizione possa continuare con mezzi e strumenti sempre aggiornati
senza che lo sbocco obbligato sia un nuovo conflitto mondiale dalle conseguenze incontrollabili.

La politica italiana vive riflesso di questa contraddizione. Il varo del nuovo equilibrio è attraversato dalle
tensioni di un mondo inquieto. La qualità stessa della democrazia sotto osservazione quando il primo
centro sinistra organico si trova in minoranza e si dimette a fine giugno 1964. L’equilibrio non regge, si
rimettono in moto resistenze manovre di vario genere non sempre alla luce del sole. In molti dichiarano
che il centro sinistra non rappresenta una scelta reversibile. Una brutta pagina che vede di video animati

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dall’opzione favorevole o contraria al proseguimento della collaborazione del governo —> Aldo Moro
ottiene l’incarico dal presidente della Repubblica per tentare di rimettere in piedi l’alleanza.

CONCILIO VATICANO II

Il perimetro stretto politica italiana viene investito da sollecitazioni che rimandano un’istanza di
rinnovamento universale, in grado di modificare la presenza del cattolicesimo nelle sue forme storiche.
DISCONTINUITÀ PROFONDA. Si affievolisce la funzione della DC come argine anticomunista, parte
dell’elettorato del partito di maggioranza relativa teme che il centrosinistra posso aprire la strada a
nuove collaborazioni con i nemici di sempre.

Con sprezzo la stampa di destra parla di Repubblica Conciliare come se dal Concilio e dalle sue
disposizioni prendesse forma un nuovo rapporto tra l’anticomunismo storico delle nuove dinamiche
della politica italiana.

Il concilio e infondo il tentativo di collocare pienamente la Chiesa nel suo tempo, darle una torsione
verso i bisogni degli uomini controllare gita e la certezza dell’ortodossia ufficiale: la fine dell’infallibilità
papale, l’accettazione del pluralismo religioso, l’attenzione crescente verso nuovi mondi emersi dai
processi di decolonizzazione, i rapporti nord-sud e le dimensioni planetarie di vecchie nuove ingiustizie.
Un insieme di riforme che innovano il profilo della presenza nella società italiana contribuendo a
mettere in discussione il rapporto automatico e scontato tra identità italiana religione cattolica.

Di riflesso, nel conflitto con il blocco comunista si affievolisce la dimensione religiosa e nazionale che
aveva motivato parte della contrapposizione frontale: nemici politico-ideologici e al tempo stesso in
conciliabili con religione e identità nazionale. In questo quadro il Concilio aiutò disgelo interno, la
possibilità di dar voce alle differenze sociali, antropologiche e culturali che dal mondo cattolico
innervano la società italiana.

L’immagine della costruzione di un’Europa tenuta insieme dall’ancoraggio ai valori cristiani mostra di
non corrispondere alle novità del dopo guerra, ai nuovi assi della politica internazionale. Questa è una
svolta che sviluppa effetti e potenzialità nel tempo mentre la società italiana aveva cominciato ad
allontanarsi dai valori tradizionali del cattolicesimo. Una secolarizzazione diffusa e incompresa, un moto
di autonomia e distacco dalle forme consolidate della presenza religiosa.

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Capitolo 3 ANNI SETTANTA


1. IL LUNGO SETTANTOTTO

Il paese appare cambiato, trasformate diverso senza avere il tempo e la capacità di rendersene conto.
Un grande balzo che si accompagna si sovrappone al protagonismo diffuso nei settori della società: la
spinta a partecipare accomuna le strategie di cittadinanza dei nuovi italiani.

Le ferree logiche della contrapposizione bipolare mostrano crepe e debolezze, le certezze crollano e la
comunicazione tra i due mondi contrapposti passa per nuove strutture linguaggi. La musica, l’arte, le
forme di espressione delle generazioni che a Est come Ovest sono nate e cresciute dopo il 1945 nella
speranza di poter vivere meglio.

Cambiamenti:

 si allunga la curva della durata della vita


 cambiano i riferimenti temporali per misurare il passaggio da una generazione all’altra
 consumi diffusi
 benessere individuale
 ricerca di nuove aperture verso mondi emergenti
 scoperta di un tempo libero dal lavoro
 cura di sé e del proprio corpo
Il rapporto tra individuo e collettività entra in fibrillazione, le strutture tradizionali non soddisfano le
aspirazioni di tanti: a inizio una parabola discendente per partiti, organizzazioni collettive, sindacati o
associazioni. —> tensione costante - È difficile trovare un punto di equilibrio tra la sfera della
soggettività individuale che chiede sempre di più e meglio e le forme di espressione organizzazione della
collettività.

Gli Stati Uniti sono l’epicentro della rivoluzione: diritti civili, diritti di espressione, libertà di parola, libertà
sessuale, movimento che dalle università californiane attraversano confini e appartenenze creando una
convivenza inedita e complessa tra amore, odio, creatività e confusione, libertà e violenza.

[il mondo viene percepito è pensato in una dimensione più contenuta e unitaria verso l’idea di un
villaggio globale con più similitudini che differenze]
[Tempo più rapido]
[Spazio più ristretto]

Il cammino della Repubblica è immerso nella dialettica tra conservazione e progresso, tra le resistenze al
cambiamento e il vento delle curiosità intellettuali che spira da oltreoceano. Chi sostiene il centrosinistra
non avrebbe avuto riconoscimenti e successi se non si fossero consolidati orientamenti e indirizzi di
cambiamento nel cuore della società italiana.
I processi di trasformazione che attraversano il decennio culminano nell’epilogo di un evento planetario
che per brevità e partecipazione viene definito come il Sessantotto: un anno, un processo lungo, una
conflittualità diffusa, un protagonismo inedito di generazioni nate e cresciute dopo la fine del conflitto
mondiale. Un movimento che investe settori diversi della società, attraversa simultaneamente diversi
paesi e continenti e si manifesta in modi e linguaggi non omogenei.

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Il Sessantotto nella sua lunga durata che non può che coinvolgere direttamente una riflessione più
generale sul dopoguerra italiano, sul ruolo dei movimenti, sul peso di una stagione segnata dal
protagonismo di soggettività e cultura inedite.
La dimensione internazionale amplifica gli effetti differenziando cronologie e punti di partenza. Tutto
sembra avere inizio nel campus di Berkeley, in California nel 1964. Il segno prevalente è quello
dell’inclusione nel sistema formativo, delle porte d’accesso ai corsi universitari e della sfida per ottenere
il riconoscimento della libertà di parola. Il movimento si diffonde sempre più a gran voce e nascono così
le turbolenze settimane da autunno del 1964. L’onda non si placa, il simbolo della rivolta scuote
convenzioni e luoghi del sapere lungo tutti gli anni 60; gli animi hanno una coscienza inquieta e ribelle
fatta di memorie e speranze, ma forse più di ogni altra cosa di un desiderio continuo di guardare avanti e
cercare nuovi interlocutori. [Per alcuni è da qua che inizia ad abbattersi il muro di Berlino]

4 aprile 1968 ucciso Martin Luther King


giugno 1968 ucciso Robert Kennedy
27 aprile 1966 ucciso Paolo Rossi (primo studente che muore nelle proteste)

Un nuovo fascismo torna protagonista, segna il tempo della conflittualità, condiziona la stagione dei
movimenti, restringere gli spazi della partecipazione compressa dalla violenza diffusa e dal terrore. Uno
scontro di prospettive: diritti da una parte, reazioni violente dell’altro. Conflittualità e protagonismo
giovanile, facoltà occupate per giorni insieme all’impegno per salvare il patrimonio di Firenze colpita nel
1966 da una violenta alluvione.
Il Sessantotto degli studenti si lega all’autunno caldo dell’anno successivo, all’emergenza emergere di
una conflittualità operaia chiama un’identità politica e generazionale. Una specificità italiana il nesso è
l’incontro tra studenti e operai, tra l’università e la fabbrica, tra il 1968 e il 1969.
Scuole e università diventano centri di una nuova socialità giovanile, una controcultura di varie matrici,
protagonista di una critica radicale ai modelli capitalistici dominanti. Dagli USA all’Europa, dalle
università ai luoghi di lavoro sembra che il tempo del cambiamento soffi con la capacità di avvicinare
spazi, contesti, situazioni e persino biografie. Un anno di rottura e discontinuità a Este come ovest, da
Parigi alla primavera di Praga. Un evento globale o forse, più correttamente una conferma della
dimensione internazionale dei processi storici del secondo dopoguerra.

o La repressione violenta del riformismo cecoslovacco segna la fine di Mosca come guida
indiscussa del movimento comunista internazionale.
o La sporca via guerra in Vietnam affievolisce il mito americano rendendolo vulnerabile e incerto.
 I modelli di riferimento attirano critiche e presa di distanze.

I rapporti popolo-sistema politico e popolo-Chiesa si incrinano.

IRRUZIONE FEMMINISMO

I conflitti non si riassorbiranno facilmente, semmai troveranno forme per arrivare al decennio
successivo, con radicalizzazione e approdi imprevedibili. Gli strumenti stessi del sapere cambiano senso
o significato. Il libro per esempio non è più sinonimo di interrogazioni o esami di verifica ma diventa
all’improvviso una passione gratuita per il mondo, bisogno di rintracciare una tradizione critica
all’interno della quale guardare l’esistente - Conoscere per trasformare, per sentirsi parte di
un’esperienza collettiva in grado di unire che avvicinare diversi angoli del mondo.

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2. LA FINE DELL’INNOCENZA

Il sistema politico italiano sembra aver perso le proprie capacità espansive, assediato dalle nuove
richieste e condizionato da chi pensa di poter traghettare il vecchio nella nuova condizione.
I governi di coalizione sono deboli, attraversati da tensioni interne, incapaci di dare prospettive indirizzi
a un paese alla ricerca di risposte a fronte di bisogni e aspirazioni condivisi. L’impotenza manifesta di
una classe politica che non sembra all’altezza dei tempi: difficile tornare a maggioranza di centro sinistra
per aprire pagine nuove e le divisioni alle scissioni nel mondo socialista rendono plurale un panorama
confuso.

Escalation di violenza (iniziano stragi e attentati) che condizionano comportamenti e reazioni politiche.
Tornano paura e fantasmi del passato, giorni di svolta, giorni di perdite in consapevole dell’innocenza.
Per molti giovani di allora si ha una fine per uno sguardo fiducioso e positivo sul futuro, la rinuncia alla
partecipazione collettiva, la ricerca di un rifugio più tranquillo nelle sfere individuali nella certezza di
ambiti e contesti tradizionali.
Il decennio si chiude consegna di controversi e contrastanti.
- sistema politico instabile incerto perenne - ricerca di una maggioranza possibile che possa dare
continuità, stabilità e certezza
- una società scosso da tensioni e conflitti che appaiono profondi insanabili
 ANNI DI PIOMBO

Il 90 province italiane su 95 si è verificato almeno un episodio di violenza; in tutte è stato messo a segno
almeno un attentato rivendicativo.

Riforme:

 Welfare
 Diritti di proprietà
 Diritti civili
 Esercizio dei diritti politici
 Reversione dell’architettura istituzionale dello Stato
 Diritti dei lavoratori
 Riforme a sfondo ambientale e territoriale
 Nuova attenzione alla dimensione continentale
Molte di queste riforme si sono rivelate parziali, limitate o anche controproducenti rispetto alle
intenzioni di chi le ha sostenute approvate. Altre hanno contribuito a modificare aspetti non secondari di
una realtà politica e istituzionale impresa grandi sommovimenti.

3. IN MEZZO AL GUADO

In pochi anni si consuma la fine di un mondo: gli equilibri che avevano retto l’architettura del sistema
internazionale post bellico entrano in crisi. Le ragioni sono di vario genere:
- scelte precise che modificano aspetti costitutivi del sistema
- difficoltà a reggere l’ampliamento progressivo delle dinamiche internazionali
- indebolimento graduale della capacità regolatrice che la guerra fredda aveva esercitato nei
decenni successivi alla conclusione del secondo conflitto mondiale
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Una combinazione di cause specifiche e situazioni contingenti che non risparmia un paese come l’Italia
che aveva costruito la sua fortuna sulla capacità di declinare con coerenza e originalità il nesso tra il suo
equilibrio interno del contesto internazionale di riferimento.
In Italia l’incremento annuo della produzione scende dal 6% del 1969 all’1,4% del 1972. Hai ragione sono
le più diverse, variano da paese a paese in riferimento a contesti o aree geografiche. L’Italia del miracolo
ha conosciuto differenti velocità e contesti, regioni trasformate e modernizzate convivono con porzioni
di territorio arretrate e condizionate da vecchie e nuove miserie. La fiducia nella capacità dello sviluppo,
nella forza attrattiva di un avvenire migliore viene messa a dura prova: il passaggio di testimone da una
generazione all’altra si carica di inquietudine e interrogativi sulle sorti di un paese che sembrava lanciato
verso obiettivi e traguardi inimmaginabili.
Il segno della conflittualità prevale negli equilibri internazionali, la fase della collaborazione regolata, del
conflitto guidato orientato, viene messa da parte – es. USA fanno scelte per i loro interessi, come la
svalutazione della moneta, mettendo in difficoltà Paesi come l’Italia  stagflazione (stagnazione +
inflazione). La lira per del 15% del suo valore e di conseguenza il prezzo in dollari delle materie prime
aumenta progressivamente. Ciò mette in evidenza la stretta connessione tra il percorso dei primi
decenni della Repubblica il sistema internazionale di riferimento.
 crollo della produzione industriale;
 diminuzione di investimenti;
 contrazione prolungata dei consumi privati;
 crisi petrolifera innescata dal conflitto del Kippur.
Ciò causa la RECESSIONE DEL 1974, la più incisiva dopo quella del 1929.
La risposta nelle politiche di un esecutivo interventista italiano cerca di limitare i danni:
.riduzione del 40% dell’illuminazione pubblica
.divieto di accensione notturna per insegne di attività commerciali
.spettacoli a teatro o al cinema terminati alle 23
.programmazione serale tv da concludersi prima di mezzanotte
.divieto di circolazione per le auto nei giorni festivi e poi alternanza targhe
.aumento tasse
 come accade nei momenti di crisi, la dialettica di posizioni si radicalizza.

Ogni strategia messa in atto in quel periodo apre a circoli viziosi che appesantiscono sempre di più la
crisi, lasciando in eredità alle nuove generazioni un carico sempre più pesante sulle spalle e un cammino
sempre più incerto.
La politica si indebolisce e l’autorevolezza del potere centrale, del governo della Repubblica viene
minato dalle instabilità che lo attraversano. Tra il 1972 e il 1976 la VI legislatura repubblicana è
attraversata da ben cinque (Andreotti, Rumor, Moro) con un impianto politico che con gradualità scivola
dal centrismo impossibile a un nuovo sbiadito centrosinistra.

EQUILIBRIO PRECARIO

Inizio prime azioni terroristiche da parte delle Brigate Rosse.

L’insieme delle contrapposizioni del tempo non si snoda lungo la fisiologica dialettica tra maggioranza e
opposizione, ma si consolida nelle divisioni che condizionano l’esecutivo nelle sue componenti. Una
legislatura che prosegue nel solco della precedente:

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o governi di durata breve, disomogenei e divisi


o programmi il realizzabili o di scarsa visione dettati dall’emergenza
o alto livello di conflittualità tra le forze politiche e più in generale tra il paese il palazzo
EMERGENZA DEMOCRATICA + CRISI ECONOMICA

1 dicembre 1970 Legge sul divorzio (Fortuna-Baslini)


Referendum nel maggio 1974 ma, contrariamente alle previsioni, il 59% vota per mantenimento legge
divorzio.
L’ITALIA è cambiata.  Italia laica, secolarizzata, pronta a mettere in discussione i tradizionali
comportamenti e costumi
La DC è scossa nelle sue fondamenta.
Il MONDO CATTOLICO si è diviso apertamente tra sostenitori del NO e fautori dell’abrogazione della
legge. —> progressiva marginalità della Santa Sede

I partiti subiscono l’onda delle novità di un paese trasformato e modernizzato dalle contraddittorio
novità del decennio precedente. Nelle elezioni amministrative del 1975 le sinistre si affermano in molte
città dando vita alla STAGIONE DELLE GIUNTE ROSSE —> uno spostamento dell’elettorato verso le forze
di opposizione. Novità significative che tuttavia non sono sufficienti ad aprire una fase nuova per la
democrazia italiana sospesa e in mezzo al guado tra limiti e possibilità, ritardi e aspettative inevase.

4. COMPROMESSO STORICO E SOLIDARIETÀ NAZIONALE

La metà del decennio divenuta un punto di svolta. Convivono opzioni e interrogativi di segno opposto: i
richiami all’emergenza di una situazione che rischia di precipitare incontrollata o di controverso il
tentativo di rasserenare animi e contesto cercando rifugio nella continuità ininterrotta. Una dicotomia
irrisolta tra ipotesi di rottura e disfacimento contrapposte alla presunta capacità del sistema di reggere
l’urto delle difficoltà.
I partiti più solidi e radicati (DC e PCI) tessono la trama di un dialogo che, seppur irrealizzato, costituisce
un tentativo di affrontare risvolti di un’incertezza condivisa che aldilà delle differenze, dei punti di
partenza, delle distinzioni sui programmi coinvolge tutti i protagonisti. Così Moro e Berlinguer cercano
punti di incontro per condividere un tratto di strada comune.

Dopo l’affermazione delle sinistre nelle elezioni amministrative (1975-1976) vengono costituite le giunte
rosse fondate sull’asse di collaborazione tra Partito comunista e Partito socialista in diverse regioni
soprattutto del centro Italia e in città distribuite a macchia di leopardo sul territorio nazionale.
Nonostante contrarietà e resistenze la rotta è tracciata: governo della non sfiducia e collaborazione
dentro il nuovo paradigma della solidarietà nazionale come risposta alle crisi che affliggono il sistema
paese. Collaborazione nell’emergenza con l’ambizione di poter costruire un’uscita dalle difficoltà che
attraversano l’economia, la politica, la società. Il dibattito sul compromesso storico motiva energie e
risorse, riempie le pagine di quotidiani e settimanali con una crescente dicotomia tra aspettative e
realtà. Le visioni dei leader politici, i risvolti del confronto culturale, le aspettative di partiti e sindacati
non sempre convergono. Sullo stesso versante convivono ipotesi e letture contrapposte, la dialettica dei
partiti e tra i partiti non si esaurisce nelle settimane di formazione dell’esecutivo. I partiti e i loro mondi
di riferimento appaiono segnati dalla sfiducia, da un malessere diffuso, dalla presa di distanza di settori
non marginali o residuali della società italiana. Ed è così che si allarga la forbice tra politica e società: le
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discussioni appassionate sul varo di un nuovo equilibrio politico sembrano scollegate dalle
preoccupazioni che coinvolgono un numero crescente di famiglie italiane colpite dalla crisi o investite
dagli interrogativi inevasi sul proprio futuro.

Scandali:

1. Alcuni esponenti di partiti di governo accusati di essere legati da forme di corruzione agli
interessi di una grande azienda americana (Lookheed)
2. Banchiere Sindona e Giorgio Ambrosoli
3. Tangentopoli
4. Aldo Moro rapito e 5 uomini della scorta uccisi dalle brigate rosse il 16 marzo 1978 (quel giorno
doveva essere presentata la linea dell’esecutivo alle Camere ma il governo ottenne una fiducia
lampo come condizione per gestire un momento drammatico come questo. Il Paese è scosso e la
DC travolta dagli eventi.)

Capitolo 4 IL FUNERALE DELLA REPUBBLICA


1. GENERAZIONE CONTRO

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Il terrorismo politico attraverso diversi decenni della storia della Repubblica. Gruppi organizzati cercano
il conflitto con lo Stato, identificano simboli e protagonisti per colpire, spezzano vite e costruiscono le
condizioni di una rottura senza precedenti. Il terrorismo è proprio ciò che distingue il dopoguerra
italiano dagli altri contesti continentali.
La cultura della rivoluzione e l’attesa messianica dell’ora giusta per travolgere gli equilibri e rapporti di
forza si contrappongono alla costruzione per via democratica, alla fatica del giorno per giorno, alla
condivisione di un tessuto di regole, relazioni, comportamenti e istituzioni. Distruggere per poter
ricominciare.
Alcuni gruppi che attraversano il sindaco gli albori la cosiddetta stagione dei movimenti e dei
sommovimenti, sono segnati da pratiche violente, le considerano parte di un’identità, di una strategia di
mobilitazione e di lotta. Spesso anche al di là delle intenzioni dei singoli protagonisti diventano
incubatori della violenza terroristica in quanto capaci di proiettare la soggettività della mobilitazione in
un perimetro dove tutto è possibile, dove non esistono limiti e compatibilità condivise.Lo Stato si muove
senza freni o limiti e anche i gruppi si sentono nelle condizioni di poter scegliere quell’opzione così
tragica e terribile, senza ritorno.

In questo contesto nascono le BRIGATE ROSSE, il gruppo politico che raccoglie le parole della rivoluzione
per costruire una strategia che porti alla presa del potere attraverso la violenza e il terrore. Le brigate
rosse iniziano il loro percorso dalla saldatura tra un segmento del movimento studentesco trentino e il
‘gruppo dell’appartamento’ di Reggio Emilia: dal cattolicesimo post conciliare e militante i primi, dal
mondo del comunismo reggiano i secondi. In breve tempo si aggiungono quadri operai e sindacali e nei
primi mesi del 1970 viene fondata l’organizzazione. La capacità militare del gruppo man mano cresce, le
colonne locali si radicano nelle città del triangolo industriale mentre la direzione strategica
dell’organizzazione si attrezza per un salto di qualità delle azioni [inizia la stagione dei sequestri di
persona].
— Caso del giudice Sossi
Vengono fondati NAP (nuclei armati proletari).
— Strage di Brescia
— Treno Italicus
Molti dei terroristi scelgono di entrare in clandestinità, varcare il confine che divide la vita del prima
dalla violenza del dopo. Ma se agli albori del 1976 quasi tutti i capi storici dell’organizzazione sono stati
identificati, colpiti, arrestati, la partita è ancora lunga e complicata. Rimangono aperti i canali di
reclutamento, le forme di emulazione in settori marginali ma significativi dell’arcipelago giovanile, la
solitudine di chi si trova sulla linea di frattura e di contatto con le nuove forme del partito armato. Il
quadro dell’estremismo si fa composito e incerto. Aumentano sigle e gruppi che si fondono e si scindono
a seconda delle parole d’ordine di riferimento o delle convenienze. Un movimento eterogeneo segnato
dall’identità e appartenenza e persino conflittuali.
Il PCI diventa un bersaglio da colpire, il simbolo di un tradimento consumato ai danni delle generazioni
più giovani convinte che la rivoluzione sia stata bloccata e limitata dalle politiche di vertice e dagli
accordi tra i partiti. Si apre così una frattura che è al tempo stesso politica istituzionale e generazionale.
— Cacciata di Lama
— Fulvio Croce

Muoiono giornalisti, politici, giudici e giovani. La violenza non si ferma ma continua a rinnovarsi.

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2. IL GIORNO PIÙ LUNGO

Ore 9:00 di giovedì 16 marzo 1978 - un commando terroristico appostato tra via Fani e via Stresa nel
quartiere Monte Mario di Roma apre il fuoco contro la scorta del presidente della Democrazia Cristiana
Aldo Moro.
Le brigate rosse colpiscono al cuore dello Stato, il paese è scosso dalla notizia che invade i mezzi di
comunicazione nello spazio breve di una mattinata. Aldo moro viene caricato su una Fiat 132 di colore
blu che lo condurrà lontano dal luogo dell’agguato. Da quel momento diventa ostaggio per 55 giorni, in
balia delle strategie di un gruppo terroristico convinto di poter rovesciare l’ordine costituito attraverso il
ricatto e la violenza. [forte impatto mediatico e grande attenzione e shock da parte della popolazione]
*Moro comunica tramite lettere e le brigate rosse inviano comunicati
Nascita dello slogan né con lo Stato né con le brigate rosse come scelta distintiva di chi non si riconosce
nella contrapposizione tra la violenza armata dei brigatisti e la difesa delle istituzioni democratiche.

Il 2 aprile Craxi si dice favorevole alla linea del rifiuto dell’interlocuzione con i brigatisti, pur mostrandosi
interessato all’apertura di uno spazio possibile per dialogare.

Le brigate rosse continuano uccidere e gambizzare; la spirale di sangue non si interrompe mentre la
famiglia moro cerca spiragli o appigli per continuare a sperare.

Ore 13:50 4 maggio 1978 - ritrovato il cadavere di Moro in una Renault rossa.

3. L’OMBRA DI MORO

L’epilogo tragico riassume la narrazione dell’itinerario di un paese che dal 9 maggio si svegli incredulo e
smarrito; sente che parte del proprio bagaglio di valori e obiettivi condivisi può essere messo in
discussione, piegato e sconfitto dai ricatti della violenza. Dal giorno del ritrovamento di moro
l’attenzione si sposta sul tessuto che unisce una comunità, sui rischi delle lacerazioni e sulle possibilità di
mantenerlo in vita nonostante tutto, magari cercando di proteggerlo o rafforzarlo. È come se si vedesse
in chiaroscuro un conflitto profondo che muove i primi passi, si manifesta senza dare ancora lo scossone
che maturerà negli anni e nei decenni successivi—> Si apre una clamorosa divaricazione tra paese e
palazzo, tra le forme codificate della politica e le dinamiche di una partecipazione che prende nuove
strade, spesso in conflitto più o meno consapevole con le forme costituite: incomunicabilità, crisi dei
soggetti della partecipazione, prevalere di logiche e comportamenti individualistici, le premesse di quella
che superficialmente si chiama antipolitica, il peso delle fratture generazionali che metteranno in
discussione le forme del Welfare all’italiana.
Il crinale tra la fine degli anni 70 e il decennio successivo è il passaggio risolutivo, una svolta il reversibile.
cerimonia funebre dedicata ad Aldo Moro = funerale della Repubblica —> Si chiude un’epoca, una fase
intera del lungo dopoguerra italiano. Purtroppo però l’illusione di uscirne in modo surrettizio o
gattopardesco fa presto i conti con il peso di un’assenza e con le difficili strettoie di un sistema politico
incapace di rinnovarsi nel profondo.

Aldo Moro divenne il simbolo della democrazia parlamentare italiana, il protagonista di un dramma in
cui la gente poteva entrare a partecipare in modo che non gli era mai stato concesso prima, durante
tutta l’esperienza democratico parlamentare italiana. Quel delitto però chiude un’epoca, un’intera
stagione politica rafforzando la convinzione di trovarsi innanzi a un bivio nella storia della Repubblica.La
risposta ricatto del partito armato diventa la prima grande necessità, nonostante le divisioni, le
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appartenenze, l’identità contrapposte. Nella grande partecipazione popolare la conferma di un


sentimento diffuso di vicinanza e condivisione dei pilastri della democrazia repubblicana. Nelle
settimane successive all’evento cresce una saldatura tra paese legale e paese reale, tra il palazzo e
cittadini come raramente è avvenuto.

Dopo che qualcuno pensa che il terremoto sia passato e che tutto possa ricominciare come prima verrà
presto smentito da nuove fibrillazioni. Un nuovo colpo si abbatte sulle istituzioni il 15 giugno: il
presidente della Repubblica Giovanni Leone viene accusato di irregolarità illeciti che coinvolgerebbero
anche i suoi familiari (Scandalo Lookheed).

Sale al potere Pertini.


Pertini è un uomo capace di costruire un dialogo con il paese restituendo alle istituzioni ferite credibilità
e buon senso. Il protagonismo della presidenza della Repubblica è un segno di una fase nuova che si
apre: i partiti indeboliti, alla ricerca di strategie possibili, lasciano un vuoto che in parte viene colmato
dall’iniziativa di un presidente che cerca un canale di comunicazione diretta con gli italiani senza filtri o
mediazioni. Le stesse funzioni della presidenza della Repubblica iniziano a seguire un nuovo paradigma
più partecipe e ravvicinato rispetto alla collocazione di arbitro imparziale e custode se è vero della carta
costituzionale che aveva caratterizzato il primo tratto di strada della Repubblica.
La crisi della solidarietà nazionale non è soltanto riconducibile al riflesso immediato della vicenda moro.
Va scomposto in diversi ambiti e ragioni:
1) Il venir meno di un protagonista di primo piano in circostanze così drammatiche;
2) La risposta difensiva dei partiti che cercano di consolidare il proprio elettorato attraverso le
certezze di mondi già frequentati smarrendo progressivamente il coraggio di un’innovazione
possibile anche se complicata;
3) La natura contraddittoria del compromesso storico che avrebbe messo insieme
temporaneamente gli opposti posizionamenti per poi riaprire la strada a una filosofia dialettica
tra posizioni contrapposte, maggioranza e opposizione.
Così al tramonto traumatico della stagione del compromesso storico segue un’incerta ricerca di nuovi
equilibri, con numero i progetti politici il realistici e insufficienti e con la persistenza dell’ombra di moro
che condiziona la politica e l’insieme della democrazia italiana.

4. RIFLUSSO

La morte di Moro non svuota né esaurisce la spinta omicida delle brigate rosse che si protrae con
violenza ferrata nel corso degli anni e dei decenni successivi.La risposta diffusa della società isola il
fenomeno, lo ridimensiona e soprattutto rende chiara la pericolosità dell’attacco eversivo del partito
armato. Dopo la primavera del 1978 il conflitto tra terroristi e situazioni repubblicane si fa più chiaro,
esplicito senza mediazioni.
(Carlo Alberto Dalla Chiesa indaga su caso Moro) condanne
Si consolida la risposta democratica che coinvolge cittadini, istituzioni e gruppi organizzati: condomini,
consigli comunali, associazioni di volontariato di preghiera, gruppi sportivi e ricreativi, forme diverse di
presenze e testimonianze che attraversano e arricchiscono il tessuto della società italiana.

- Guido Rossa ucciso nel gennaio 1979

Tra Piazza fontana e il caso Moro le opzioni si divaricano:


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1. minoranze armate organizzate che cercano lo scontro con lo Stato per legittimarsi in modo
violento, conquistando così potere visibilità;
2. la grande maggioranza della popolazione che impaurita e smarrita cerca le forme più efficace
diffuse per reagire, difendere il camino tracciato, respingere il falso letture proposte
dall’ideologia terrorista.
VIOLENZA OLTRE OGNI LIMITE
PAURA
FUGA
RICERCA DI SICUREZZA E PROTEZIONE
RICERCA DI CERTEZZA DOPO CHE SOGNI E SPERANZE SI ERANO SPEZZATE

Dopo l’omicidio Rossa il decennio si carica di nuove speranze: lasciarsi alle spalle ricatti della violenza
per iniziare un nuovo cammino, la sconfitta del terrorismo diventa una condizione necessaria per poter
guardare avanti con rinnovata fiducia.

- 1978 anno dei 3 papi

Sale l’attenzione per gli appuntamenti elettorali e per le tappe di costruzione del processo di
integrazione continentale: una sovrapposizione di piani e letture tra equilibri interni e proiezione
internazionale.

1979 eletto a suffragio universale diretto il Parlamento europeo  rilancio ragioni della politica di
cooperazione e collaborazione in una dimensione inedita della sovranità continentale (creazione sistema
monetario comune Sme per paesi aderenti alla comunità economica europea Cee)
Questo fatto divide l’Italia tra maggioranza e opposizione

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Capitolo 5 L’INIZIO DELLA FINE


1. DAL CONFRONTO AL CONFLITTO

Gli anni 80 si aprono con un inatteso protagonismo da parte delle superpotenze: sommovimenti
internazionali che inaugurano l’ultimo decennio della guerra fredda. La sfida è lanciata dall’unione

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Sovietica che sul momento apparve a molti come una minaccia incombente [per alcuni inizia una
seconda guerra fredda]

In Europa, nel continente diviso e attraversato dei simboli più evidenti della guerra fredda, tale fase
inedita della politica estera sovietica si evidenzia nelle scelte legate alla costruzione e diffusione di una
nuova generazione di missili. Uno strumento militare capace di reggere le parole e le minacce di un
ravvicinamento e possibile braccio di ferro. – missili made in USA

CONTRAPPOSIZIONE IN ITALIA COME INTERNAZIONALE

Est vs Ovest
Nato vs Patto di Varsavia
Maggioranza vs Opposizione
Americanismo vs Antiamericanismo
Pacifismo vs Imperialismo
Autonomia vs Subalternità

Dopo la Luna, lo Spazio è oggetto di conquista:


Aprile 1981 Shouttle, navetta spaziale statunitense va in orbita
URSS fa lanci sperimentali ripetuti

1984
URSS – sale al potere Gorbacëv
USA – si conferma al potere Reagan

2. UNA LENTA AGONIA

La nuova guerra fredda dell’inizio degli anni 80 contribuisce a polarizzare le tendenze nella politica
italiana. Si chiudono rapidamente ipotesi di collaborazione tra diversi, di coalizioni ispirate a
compromessi più o meno storici, mentre si rafforza la contrapposizione lungo l’asse amico-nemico.

1980 vertenza alla Fiat


1981 referendum interruzione volontaria di gravidanza
Respinti i quesiti sull’abolizione dell’ergastolo, del porto d’armi e sulle norme speciali per contrastare
l’emergenza del terrorismo politico.
Inizio della definizione dei confini della violenza sessuale per stabilire reati e pene.

2 agosto 1980 strage di Bologna h 10.25 – 85 morti e 200 feriti


Ottobre 1980 Licio Gelli parla di una loggia massonica di cui era il capo indiscusso. P2 – Propaganda Due
[collegamento con Roberto Calvi e Michele Sindona – con lo IOR – con Andreotti]
 si incrinano i rapporti tra cittadini e istituzioni
 la tenuta dei partiti appare incerta e minacciata
 discontinuità sistemica
Nasce il governo Spadolini: coalizione di centrosinistra a guida repubblicana. Si trova col peso degli
scandali e della situazione economica. Si susseguono governi incapaci —> ELEZIONI 1983 ma il sistema
rimane in bilico tra ipotesi di rinnovamento profondo e una stanca prosecuzione di esperienze che non
riescono a invertire un senso di precarietà e incertezza.

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Chi osserva con attenzione e interesse le mosse della politica italiana oltre oceano si accorge della
mutazione significativa. Il Dipartimento di Stato americano utilizza ripetutamente parole
inequivocabili: .centralità del nuovo corso socialista
.interesse per una leadership dinamica e decisionista in ascesa
.polarizzazione tra comunisti e democristiani
.scontro a sinistra tra PCI e PSI
.nuova instabilità che non promette nulla di buono

3. UNA STRANA MODERNITÀ

La fine della solidarietà nazionale e quindi la crisi definitiva del compromesso storico tra i partiti più
rappresentativi dell’arco costituzionale ripropone il tema dell’instabilità complessiva del sistema
politico. La contraddizione è evidente e carica di conseguenze: i costi della crisi economica, a cominciare
dall’aumento del prezzo del petrolio, mettono il sistema in una condizione delicata che avrebbe bisogno
di una capacità di intervento e di decisione politica efficace e immediata ma la politica risponde in modo
inadeguato.

Le coalizioni politiche, da collaborative e complesse, tendono a diventare conflittuali scaricando al


proprio interno tensioni e prospettive non componibili. Il conflitto e il confronto democratico si spostano
dentro le coalizioni di governo escludendo così una buona parte della rappresentanza e favorendo la
paralisi connessa a una democrazia bloccata —> CONFUSIONE - disegno politico debole in una realtà
economica complicata

1* banco di prova: APPROVVIGIONAMENTO ENERGETICO


Sin dagli anni 70 risulta prioritario diminuire la dipendenza dal petrolio
1979-80 prezzo del barile aumentato fino al 70%
1981 costruzione di 4 centrali nucleari
Enel vuole potenziare impianti termici e a carbone
[anni in cui cambia la geografia economica: nuove zone centrali della penisola si modernizzano; nord
supera il fordismo; sud resta indietro]

1983 PIL aumenta del 0,5%


1986 PIL arriva ad un incremento fino al 3%
1987 Italia al quinto posto tra le potenze industriali

In questi anni diminuisce anche il tasso di inflazione ma non abbastanza per abbattere il divario con gli
altri paesi europei pur contribuendo in maniera decisiva la diffusione di un EFFIMERO OTTIMISMO CHE
ATTRAVERSA GLI ANNI 80.
Aumentano i risparmiatori che acquistano titoli di stato o buoni del tesoro - convergenza conveniente tra
famiglie, banche e imprese.
Assenza di equilibrio nella gestione della spesa pubblica  aumento e consolidamento debito pubblico
che penalizza e condiziona alcune scelte: progressivamente ridimensionati gli investimenti
sull’istruzione, sul sistema di protezione e sul Welfare. LA QUINTA POTENZA INDUSTRIALE DIVENTA IL
PAESE CON UN DEBITO PUBBLICO STRARIPANTE NON GOVERNATO.

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La Repubblica si avvia in modo inconsapevole o il responsabile diventare il paese con il debito pubblico
più corposo del continente. L’assenza di contromisure allora e negli anni a seguire sarà una delle
responsabilità più impegnative di classi dirigenti ispirate più alla ricerca di consensi e risultati immediati
che da uno sguardo più lungo e profondo sui destini del sistema Italia.

Nello stesso arco di tempo diminuisce sensibilmente la conflittualità sociale (stanchi di mobilitazioni
violente che non ottengono risultati).

Craxi – decreto San Valentino per la scala mobile

11 giugno 1984 Enrico Berlinguer muore - popolo comunista scosso e paese attraversato da un ondata
emotiva senza precedenti —> la fine di un mondo e la perdita di una figura che aveva accompagnato
una fase della storia d’Italia ben oltre i confini e le tradizioni di riferimento.

Le lezioni europee sull’onda dell’emozione collettiva registrano il sorpasso della PCI con il 33,3% dei
consensi. Il PCI raccogli i valori autentici e diffusi dell’Europa come prospettiva riferimento senza che ne
traggono conseguenze o riflessi politici immediati. E contemporaneamente da voce e rappresentanza al
mondo del lavoro dipendente, pronto a sostenere la sfida referendaria tracciato dopo l’approvazione del
decreto sulla scala mobile di Craxi.

Nuova emergenza: DISOCCUPAZIONE (quasi 3 milioni tra cassintegrati, giovani in cerca di occupazione,
licenziati) – conflitto tra sociale e automazione tecnologica

Ricorso al lavoro in nero (causa anche in carico fiscale) —> inasprimento controlli

Fiat 1980

1985 Francesco Cossiga eletto come presidente della Repubblica - figura rispetto ad altri candidati.
Quadro politico instabile e indebolito + traiettoria istituzionale di Cossiga contribuisce ad accelerare una
crisi divenuta per molti versi irreversibile.

4. DUELLI SENZA VINCITORE

Lo scontro nel sistema politico cresce di intensità, radicalizzandosi in varie direzioni. Una litigiosità
sotterranea o esplicita, a seconda dei casi e dei contesti, che non di rado condiziona o paralizza il
confronto democratico.

Un terreno di conflittualità segnato da nuovi scenari è quello della politica internazionale: la guerra
fredda, pur in condizioni di criticità, continua a condizionare gli equilibri interni di paesi aderenti ai due
schieramenti. Più si avvicina l’atto conclusivo del duello, più si manifesta l’incapacità del sistema di
mantenere l’equilibrio e più si aprono gli spazi per disegnare (in potenza) un ruolo crescente dell’Italia
nello scacchiere internazionale.

Banco di prova: situazione mediorientale. *Achille Lauro

***********232-236

1986 Craxi si dimette

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236-239

Molte storie sono sul punto di concludersi quando il decennio volge al tramonto; discontinuità e fratture
che solo in parte vengono colte e comprese dai protagonisti. Un contesto di frammenti, ipotesi
inutilizzabili e spinte non ancora definite nella direzione e nell’intensità che le caratterizza.
L’esaurimento di un progetto comune diventa il tratto distintivo di una fase della storia della Repubblica
che si consuma tra la fine del governo Craxi e gli ultimi sussulti di un equilibrio ormai logoro alla fine del
decennio. I partiti sono tenuti insieme da interessi di corrente, dalle indicazioni dei diversi leader, da una
dialettica che si rinchiude all’interno di perimetri ben conosciuti. I rapporti di forza non possono per il
consenso elettorale, non sono riflesso di variazioni della rappresentanza politica, ma al contrario,
prescindono dai canali di comunicazione e organizzazione del consenso. Una sfida tra i partiti e nei
partiti che tentano così di nascondere la propria parabola discendente. La repubblica dei partiti e delle
coalizioni mutevoli mostra di avere esaurito risorse e possibilità e la cornice internazionale di riferimento
non rassicura ne stabilizza l’incerto cammino del sistema politico repubblicano.

 sconfitta dei disegni riformatori economico-sociali e istituzionali;


 necessità di ridisegnare l’equilibrio tra i poteri;
 fallimento della commissione bicamerale per le riforme
Lo spazio di un riformismo equilibrato e non traumatico si restringe progressivamente per lasciare il
posto a conferme trasversali ispirate ad un conservatorismo più o meno mascherato (alla vigilia della
conclusione della guerra fredda per molti sembra che tutto possa proseguire come se nulla fosse).

Capitolo 6 IL CROLLO
1. INDIMENTICABILE OTTANTANOVE

9 novembre 1989 cade muro di Berlino. Il simbolo di una statica contrapposizione tra forze contrastanti
viene abbattuto, con il muro finisce un lungo conflitto che aveva come obiettivo primario il vecchio
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continente, le sue gerarchie e geografie: l’ultimo conflitto per l’Europa; una guerra non combattuta che
ha segnato destini e identità congelando una condizione di prolungato e forzoso equilibrio. IL CROLLO
DEL MURO COME EVIDENTE E RICONOSCIBILE EFFETTO DELLA STORIA CHE SI METTE IN MOTO IN CERCA
DI NUOVI ASSETTI POSSIBILI.

Processi a catena in poche settimane portano al tramonto definitivo di quello che era stato il blocco
orientale. Il mondo comunista viene spazzato via dal protagonismo di tanti che non voglio non mancare
l’appuntamento con la storia. Mosca per dei legami, credibilità e consenso.

Nello spazio breve di pochi anni l’Urss implode travolta dalla carica di nazionalità ritrovate o
strumentalmente inventate che puntano a rompere la gabbia di una struttura complessa capace di
tenere insieme, controllare e uniformare tradizioni, lingue, aspirazioni identitarie. Poco dopo anche
l’Albania e la Jugoslavia che non erano parte costitutiva dell’universo sovietico verranno interessate
dalla rivoluzione pacifica o conflittuale che porterà alla fine del comunismo e dei suoi principali
protagonisti.

Il crollo del muro e la fine di un mondo sono il preludio alla ricerca di una nuova collocazione dell’Italia
nello scenario internazionale. In uno strano paradosso il crollo dell’impalcatura della Repubblica avvicina
i primi anni 90 l’Italia più ai paesi comunisti che ai suoi naturali partner e alleati occidentali.

[migrazioni dall’est e dal medio oriente]

In un contesto controverso e difficile trova spazio e priorità il rilancio del processo di integrazione
continentale attraverso il negoziato e la firma del trattato di Maastricht, una scelta di politica
internazionale che è anche una rotta per uscire dalle difficoltà interne: legare il destino della Repubblica
al cammino europeo cogliendo l’opportunità di un nuovo inizio ambizioso e complicato al tempo stesso.

Mentre Cossiga nel 1990 è alla guida dell’esecutivo viene indagato e accusato da una commissione di
inchiesta presieduta da Libero Gualtieri riguardo alla strage di Ustica (giugno 1980)

*Gladio

25 aprile 1992 Cossiga si dimette

Lega Lombarda di Umberto Bossi inizia ad acquisire consenso (contro il centralismo romano, distanza da
partiti tradizionali, bersaglio meridionali e extracomunitari)

Segni fa ricorso ad un metodo referendario —> richiamo alla società civile mobilitata e partecipe

Sinistre (Occhetto): in atto un processo di revisione in un crocevia storico tra la frana del comunismo e il
dibattito sulla riforma elettorale di tipo maggioritario.

Sul versante opposto della maggioranza di governo i partiti tentano di resistere alle spinte innovative,
tanto quelle che vengono da fuori quanto quelle interne.

 FENOMENI DI CORRUZIONE Fenomeno radicato e diffuso che contribuirà in modo decisivo alla
spallata per abbattere il vecchio mondo agonizzante
17 febbraio 1992 il socialista Mario Chiesa viene arrestato in flagrante nel capoluogo lombardo a
Milano: presidente del Pio Albergo Trivulzio, riceve una tangente come ricompensa di un sistema
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corrotto di cui è parte. Si apre così una fase delicata di rilevazione rivelazione che chiamano in causa
politici e imprenditori di punta. Stagione di inchieste che da Milano si allargano rapidamente—>
OPERAZIONE MANI PULITE

2. TANGENTOPOLI

In poche settimane, dopo l’arresto di Mario Chiesa, si innesca un meccanismo che porta alla luce un
sistema diffuso di corruzione capace di coinvolgere settori significativi della politica e dell’imprenditoria
italiana. L’intero paese è scosso e iniziano a prendere corpo interrogativi profondi sulla tenuta del
sistema.

Il fenomeno corruzione appare come uno dei tratti distintivi e consolidati dell’impalcatura del sistema
degli equilibri tra le parti. In tanti hanno tratto vantaggi e posizioni di privilegio da una vera e propria
cultura dell’illecito che ha segnato comportamenti, mentalità, atteggiamenti verso lo Stato e le sue
istituzioni. Con Tangentopoli viene scoperchiato un mondo nascosto e influente.
Reazioni:
- Sminuire la gravità circoscrivendo la corruzione solo legata ad ulcuni ambiti
- Giustificare atti illegali per buone cause (es. sostenere il partito)
- Far credere che è un buon inizio (la magistratura è in grado di ripulire per poter ricominciare)
4525 arresti
1233 condanne
1/3 dei rappresentanti in Parlamento finisce sotto inchiesta
Molte dimissioni, tra cui quella di Bettino Craxi (febbraio 1993)
Alcuni si suicidano.

Sono almeno tre i piani pianoforte sono le ragioni del crollo del sistema, la simultanea messo in
discussione di un equilibrio in apparenza statico e immodificabile:
o Le proposta di rompere l’unità geografica attorno al consenso raccolto da formazioni nuove
o Le leggi regionali che dal Nord e minacciano rapporto tra centro e periferia
o La fisionomia stessa della Repubblica

 Rapporti internazionali

Aprile 1992 Elezioni (clima molto teso e difficile)


 Partiti tradizionali (DC, PSI, PCI) perdono molti voti
 Lega Nord (antisistema) prende molti voti e diventa il quarto partito italiano

Dopo Mani Pulite


Si aggiunge il ritorno di una mafia violenta
23 maggio 1992 muore Giovanni Falcone

Dopo Cossiga viene eletto Scalfaro.

Nel clima dell’epoca, durante Mani Pulite, la magistratura riempie un vuoto di spazi, di fiducia e persino
di speranze nella possibilità di ricostruire canali di partecipazione credibili.

Referendum aprile 1993: la via referendaria raccoglie una spinta al cambiamento diffusa.
Dopo la consultazione referendaria il governo Amato passa la mano. Il capo dello Stato in carica il
governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi e di formare un nuovo esecutivo—> GOVERNO DI

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TECNICI e competenti con il compito arduo di insistere nel solco tracciato del risanamento dei conti
pubblici cercando di colmare parte del divario che si era aperto tra la società e la politica.
Il governo con insolita efficacia consolida risultati significativi in vari campi, con un mandato preciso e
limitato, sostenuto trasversalmente da un contesto parlamentare diversificato.
Il disegno di riforma elettorale fatto dai tecnici coinvolge diverse istanze e forme della rappresentanza
politica: per molti sembra un nuovo inizio, un cammino che fa ben sperare mentre la crisi dei partiti
tradizionali appare in arrestabile.
1992-93 Frattura storica: tutto appare in movimento, difficile trovare una convincente graduatoria di
urgenze e priorità che si materializzano nel breve spazio di alcuni mesi.
 Crisi finanziaria, politica e istituzionale si sovrappongono
 Interrogativi inevasi riguardano la tenuta del sistema paese e la strategia di risposta delle classi
dirigenti
 Tangentopoli mette in discussione il rapporto tra elettori ed eletti e la credibilità di un’intera
architettura politico istituzionale
 La stessa identità nazionale è a rischio, sottoposta a critiche e verifiche continue
Un contesto difficile, condizionanti, per molti versi inedito e imprevedibile. Ma più ci si allontana da quel
tornante è meglio si vede la natura di cesura periodi Zante che accompagna il periodo immediatamente
successivo.
2 aspetti importanti:
1. Non è un caso la coincidenza tra il contesto internazionale (1989 il muro di Berlino) e la
situazione della Repubblica italiana;
2. Si evidenzia la debole valenza di una ricostruzione basata sulle presunte successioni di
repubbliche non meglio definite o definibili.

Interrogativi di questo periodo hanno condizionato i decenni successivi, sovrapponendo in modo spesso
confuso o casuale il crollo del muro di Berlino, l’avvio delle inchieste di Mani pulite, l’instabilità
internazionale e le spinte separatiste che si affacciano nel Nord Italia. Molti temi sono arrivati fino al
tempo presente, aggravati da fattori inediti che hanno contribuito a sedimentare un senso di
inquietudine incertezza della nuova fase.

3. MAFIA E POLITICA

Lo scorcio finale del Novecento scandisce il tempo di una nuova radicalizzazione dello scontro tra la
mafia e settori dello Stato. Un tema antico quello della presenza dei mafiosi che ha traversato i decenni
del dopo guerra, condizionando pesantemente territori, forme di sviluppo e radicamento della
democrazia. La mafia ha una sua parabola storica, iscritta nella capacità di organizzarsi e trarre vantaggio
dalle compatibilità che la circondano e dall’assenza, dall’ignavia o dalla compromissione di potenziali
argini o contropoteri. Dagli inizi degli anni 80 il potere dei clan vira verso uno scenario che tiene insieme
l’attività sulla distribuzione e lo spaccio di stupefacenti con la capacità di influenzare il potere politico
nell’acquisizione di commesse, appalti, finanziamenti occulti. Dal mercato della droga uno straordinario
flusso di ricchezza spinge famiglie emergenti in una nuova scesa interna che si accompagna
all’allargamento dei tradizionali confini territoriali e alla differenziazione delle attività illecite.

La risposta dell’istituzioni alla lunga catena dei delitti di mafia giunge nell’aprile del 1982 quando il
generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa viene inviato in Sicilia.

In Parlamento viene approvata la legge Rognoni-La Torre che istituisce il reato di associazione a
delinquere di stampo mafioso. Il capo dell’ufficio istruzione di Palermo Rocco Chinnici sollecita nuovi
strumenti attraverso inchieste scottanti sul legame tra economia, politica e poteri mafiosi. —> ucciso

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Dopo l’omicidio di Chinnici viene istituito un ufficio speciale, un Pool di magistrati guidato da Antonio
Caponnetto con il compito di coordinare le indagini e le investigazioni per alzare il livello complessivo
del contrasto alla criminalità. I risultati appaiono da subito significativi e tangibili; a partire dal 1984 un
pentito, Tommaso Buscetta, inizia con lavorare con la giustizia. È una svolta che permette al Pool
palermitano di creare le condizioni per arrivare al primo grande processo nonostante il susseguirsi di
omicidi, attentati e intimidazioni ripetute.
344 imputati
oltre 19 gli ergastoli
2500 gli anni di reclusione combinati
Una pietra miliare che scatena reazioni e plausi:
 finisce l’impunità
 la mafia esiste
 si tratta di un fenomeno radicato e pericoloso che si può combattere sconfiggere con le armi del
diritto
Cominciano così a cadere resistenze e omertà.
In questo contesto si muovono le nuove energie della società siciliana e meridionale: si vuole fare della
mafia una grande questione nazionale, chiedendo conto alla politica e ai partiti e mettendo in
discussione relazioni e consuetudini.

Viene scelto un magistrato, Giovanni Falcone, indicato come procuratore aggiunto nel capoluogo
siciliano, con l’obiettivo di promuovere e coordinare una nuova stagione di lotta alla criminalità.

Azioni diverse convergono sull’obiettivo di indebolire l’azione della magistratura, tagliare le gambe a chi
costruisce dispositivi di condanna anche a costo di smantellare la stessa esistenza del Pool guidato da
Falcone. E di nuovo un’oscillazione pericolosa e iresponsabile del pendolo: da un lato gli strumenti e le
strategie per combattere il fenomeno mafioso e il suo persistente livello di collusione e compromissione
con lo Stato, dall’altro le reazioni violente indiscriminate di chi non vuol perdere posizioni e privilegi.

L’ultimo decennio del novecento si apre con una nuova scia di sangue. La guerra riprende più cruenta di
prima, senza esclusione di colpi e. Il primo a cadere è un politico siciliano, un democristiano legato alla
corrente di Andreotti: salvo Lima muore assassinato nel marzo del 1992. Lima è il primo a saltare in una
lunga lista di omicidi eccellenti. È in gioco la possibilità di mantenere il controllo del territorio nella sfida
di supremazia con le istituzioni democratiche. Alzando il livello dello scontro attraverso una scia di
attentati illustri la mafia pensa di difendersi contrattaccando, creando così le condizioni di una nuova
stabilità vantaggiosa per i poteri criminali. La dialettica presuppone il ricorso alla violenza e alle armi
qualora vengano superati i limiti e confini stabiliti.

23 maggio 1992 Falcone ucciso nella strage di Capaci.


L’impatto sull’opinione pubblica è immediato e profondo. Con Falcone si voleva colpire uno Stato che
reagiva senza compromessi o mediazioni. La giornata di lutto e lo sciopero generale uniscono diversi
angoli della penisola. Un’ondata emotiva di partecipazione vicinanza si stringe attorno ai familiari delle
vittime.
Molti veleni che avevano attraversato le stanze del palazzo di giustizia verranno alla luce nelle settimane
successive all’attentato. Si apre da subito la discussione sul possibile successore di Falcone, sul profilo di
un magistrato che garantisca continuità e rigore. Paolo Borsellino diventa una scelta obbligata. La mafia
continua a colpire i simboli che la contrastano: 19 luglio omicidio di Borsellino.
Un nuovo colpo alla credibilità dello Stato, incapace di difendere i figli migliori dalle minacce dagli
agguati. Il duplice omicidio di giudici operosi e combattivi mostra una capacità di fuoco spaventosa da
parte degli uomini della mafia. Difficile difendersi, proteggere uomini e indagini. Si poteva e si doveva
reagire introducendo risorse uomini all’altezza di una sfida inedita.
Così sull’onda emotiva di un colpo terribile capace di mettere in ginocchio le istituzioni

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 un’operazione prende il nome di vespri siciliani: migliaia di militari inviati in Sicilia con il compito
di presidiare il territorio garantendo l’ordine pubblico. Un tentativo manifesto di costruire canali
di vicinanza tra le istituzioni e la società smarrita, preoccupata dalla violenza omicida della mafia.
 Vengono perfezionati provvedimenti legislativi che puntano a difendere e tutelare i collaboratori
di giustizia e a inasprire contestualmente le condizioni di reclusione per i mafiosi colpiti da
condanne (41 bis).
Dopo poco (gennaio 1993) si arriva anche alla cattura del superlatitante Totò Riina, al vertice della
cupola dell’organizzazione: conferma che la riscossa delle istituzioni passa per una stretta collaborazione
tra la politica, la magistratura, l’insieme degli apparati dello Stato impegnati sul fronte antimafioso.
Dispiegamento in edito di mezzi è una ritrovata e rinnovata volontà politica permettono di invertire una
direzione di marcia così dolorosa.
Si apre anche il processo del secolo contro Giulio Andreotti imputato per il reato di partecipazione
associazione delinquere semplice e di tipo mafioso.

È così che negli anni 90 abbandonano lentamente quel senso di impotenza, quella sensazione diffusa di
smarrimento e incapacità di reagire. La svolta appare coinvolgente e persuasiva: si può fare qualcosa per
combattere la mafia.
Falcone e Borsellino diventano simboli, icone di riferimento per manifestazioni e interventi.

Don Luigi Ciotti, sacerdote torinese, fonda insieme a Rita Borsellino, sorella di Paolo, LIBERA
raccogliendo esperienze presenti sul territorio e promuovendo la diffusione di una cultura capace di
andare oltre le tradizionali divisioni geografiche politiche attraverso le quali venivano letti e interpretati
fenomeni criminali.
Nel 1996 viene approvata una norma per interrompere il perverso meccanismo dei prestiti d’usura. Lo
Stato offre protezioni e assicurazioni a chi collabora, denunciando condizioni di ricatto o intimidazione.
Anche la Chiesa si muove: l’impegno sociale di presenza religiose entra in rotta di collisione con gli
interessi dei poteri mafiosi e con la stessa visibilità della dialettica tra legalità e illegalità (uccisi padre
Giuseppe Puglisi e Don Giuseppe Diana).

Nello scorso finale del Novecento la mafia cerca legittimità e consensi in attività economiche più che nel
fuoco dello scontro armato con lo Stato. Roberto Saviano con Gomorra, pubblicato nel 2006, alimenterà
la conoscenza delle nuove frontiere di attività finanziarie e imprenditoriali che uniscono territori italiani
con orizzonti e traffici lontani. Un sistema internazionale capace di condizionare controllare risorse
inimmaginabili.

Negli anni altri mafiosi illustre superlatitanti vengono segnalati e catturati—> vittorie importanti e
significative.
Un tracciato difficile, fatto di lutti, sconfitte e risultati conseguiti ma largamente insufficienti per
giungere a un responso definitivo. La storia della criminalità organizzata non si chiude proiettando le sue
ombre peggiori sugli anni e decenni successivi.

4. MEDIA E POTERE

Nella parabola che porta la Repubblica verso una trasformazione profonda, nel nuovo mondo che si
profila dopo il 1989 i mezzi di comunicazione cambiano funzione e ruolo. Si tratta di un cammino lungo
e complesso che si intreccia con aspetti non marginali della modernizzazione italiana.

1971 prima rete televisiva privata TELE BIELLA

La società cerca nuovi canali per esprimersi e diffondere orientamenti e culture. La comparsa delle reti
private rappresenta l’inizio di un percorso fatto di linguaggi inediti, ambizioni e possibilità che non erano
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contemplate nelle compatibilità esistenti. Un segno dei tempi che oscilla tra due estremi segnati da una
dialettica continua: la libertà di espressione conforme percorsi innovativi che si accompagna alla sfida di
regolamentare, offrire un quadro di confronto con norme e riferimenti precisi.
[Difficoltà nel definire quanto una comunicazione è democratica a causa della difficoltà nel capire cos’è
la democrazia in quell’epoca.]
1976 viene stabilito che l’emittenza locale radiotelevisiva può consolidarsi qualora non si registrino le
condizioni di oligopolio ristretto.
Il numero delle radio private cresce seguendo un’impennata vorticosa: diventano la voce di tanti per
denunciare, essere presenti, promuovere iniziative e opportunità. La comunicazione rompe le barriere
precostituite, apre gli spazi alla partecipazione, avvicina luoghi e culture lontane. La radio come in
passato rappresenta un primo passo, uno strumento diffuso nelle case degli italiani, a portata di mano
come sottofondo costante e non invasivo nelle vite di tanti. E il passaggio dalla radio il piccolo schermo è
un vero e proprio salto di qualità, tanto nella capacità del mezzo per la forza delle immagini, quanto
nella promozione di comportamenti, stili di vita, messaggi riconosciuti e riconoscibili.
Nello spazio breve di pochi anni i percorsi si differenziano:
 spontaneismo di radio ed emittenti locali
 costruzione di una proposta comunicativa strutturata in grado di utilizzare i circuiti della
pubblicità nella raccolta di fondi e nella promozione di prodotti sponsorizzati
> Sviluppo di una forma imprenditoriale nel settore della comunicazione

Silvio Berlusconi
Il disegno prende origine dal lancio di tele Milano alla metà degli anni 70, un canale che trasmette via
cavo nella nuova città satellite costruito e finanziata dallo stesso imprenditore: Milano 2.
Con un successivo utilizzo di cavo all’etere si progredisce per un allargamento della zona raggiunta dal
segnale: da Milano alla Lombardia. Finché poi ha raggiunto tutta la nazione Italia.
In pochi anni crescono gli ascolti.

- La TV commerciale si affianca il servizio pubblico entrando stabilmente nelle case delle famiglie
italiane.
- La pubblicità diventa una presenza obbligatoria e costante e messaggi che passano condizionano
comportamenti e scelte.

Rai
sottovaluta o blandisce il nuovo che avanza, convinta di potersi appoggiare sul prestigio e la
professionalità di una presenza considerata irrinunciabile ma il cammino sarà lastricato.

La concorrenza tra i due sarà agguerrita: una pericolosa sovrapposizione tra finalità e ruoli del servizio
pubblico che vengono mescolati e in una certa misura confusi con la ricerca ossessiva di una platea più
ampia in grado di sottrarre spettatori risorse pubblicitarie, il tutto a discapito di un’impostazione
tradizionale consolidata della TV.

Anni ’80
.nasce Canale 5
.Berlusconi compra Italia 1 e Rete 4

Problema politico:
In assenza di regole e meccanismi certi, l’incuria di una classe politica convinta di poter trarre vantaggio
dagli effetti di una deregulation tollerata e condivisa, favorisce la radicalizzazione di indirizzi spartitori:
un avere propria lottizzazione della Rai, dei suoi vertici e delle funzioni di indirizzo e governo delle reti.
Mentre i partiti si dividono sull’ipotesi naufragate di leggi o regolamenti vincolanti, si fa strada
velocemente senza freni un groviglio perverso di comportamenti e interessi tra industria, finanza, settori

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politici e imprenditoriali legati al mondo dei media. Una competizione nascosta e per molti versi
sottratto alle regole del confronto democratico.

Su un altro versante si insinuano pericolosi disegni destabilizzanti voglio utilizzare i messaggi e strumenti
mediatici per orientare e condizionare vasti strati dell’opinione pubblica italiana. Una finta pace tra
pubblico e privato scossa dalle polemiche dell’appartenenza di uomini di punta del mondo
dell’informazione alle liste della loggia massonica P2.

I fruitori del nuovo duopolio aumentano a ritmi vertiginosi: la programmazione si quadruplica in pochi
anni distribuendosi in tutte le fasce orarie possibile: la tv scandisce la vita delle famiglie, fa compagnia a
chi è solo è anziano, propone messaggi orizzonti di riferimento a chi è nell’età della formazione.

Negli anni 80 il gruppo guidato da Silvio Berlusconi viene limitato nella sua capacità di veicolare i
messaggi prodotti, le sue reti vengono oscurate nelle zone di competenza delle procure pronunciate in
tal senso: Lazio, Abruzzo e Piemonte —> la norma diventa il simbolo di un’aggressione contro un
soggetto privato che compete con il sistema pubblico della comunicazione
Craxi ristabilisce le condizioni iniziali cessando il divieto.

Auditel - sistema di rilevamento che tiene sotto osservazione i comportamenti dei consumatori di
televisione
 preferenze per programmi tv leggeri e frivoli (TV spazzatura)

La dialettica tra Rai e Fininvest (Berlusconi) è attraversa la parabola conclusiva di un assetto politico
istituzionale che aveva già mostrato sintomi di difficoltà e incertezza. Un pendolo continua che uscire la
tra i toni accesi di una guerra dichiarata e ineliminabile e le lusinghe di una pacificazione formale che
possa garantire ai contendenti vantaggi e privilegi acquisiti.
Nel 1990 la questione della regolamentazione del sistema radiotelevisivo torna prepotentemente al
centro di tensioni accese. La cornice legislativa introduce novità e vincoli:
 tetto alla concentrazione delle reti a diffusione nazionale
 incompatibilità nella proprietà di mezzi di comunicazione diversi
 limite per la raccolta pubblicitaria, per l’interruzione di film e documentari, per il tempo delle
dirette
 divieti per programmi vietati ai minori

Discesa in campo di Silvio Berlusconi nel 1994: Il nuovo candidato utilizza un messaggio semplice,
registrato e mandato in onda come il modello di uno spot televisivo rassicurante e coinvolgente.

Capitolo 7 TRANSIZIONE MANCATA


1. UN BIPOLARISMO IMPERFETTO

Nella tempesta del dopo ‘89 il sistema politico italiano prende una nuova fisionomia. Un contesto che
sembrava immodificabile e congelato in una dimensione perenne, senza tempo, inizia trasformarsi sulla
spinta di diversi fattori: interni e internazionali.

1994 crisi governo Ciampi


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Situazione dinamica e confusa tra entrata e uscita di nuovi e vecchi partiti.

Si inserisce un nuovo attore: Silvio Berlusconi. Il suo disegno a una duplice funzione, immediata e di
lungo periodo. Saldare le anime diverse confuse di una destra in cerca d’autore e al tempo stesso offrire
un progetto forte per una rappresentanza di interessi ricchezze minacciati dagli esiti incerti della crisi.

- richiami alla cultura liberale


- spirito imprenditoriale
- rilancio aggiornato dell’anticomunismo
Berlusconi usa Forza Italia come collante: da una parte verso la Lega e dall’altra verso Alleanza
nazionale. Così facendo combina una proposta capace di riempire il vuoto politico lasciato dal crollo
della DC e dei suoi alleati di governo.

Marzo 1994 ELEZIONI


Forza Italia 21%
PD 20%
Alleanza nazionale 13,5%
Partito popolare 11%
Lega Nord 8,4%
Berlusconi si appresta a ricevere l’incarico dal capo dello Stato per formare il suo primo governo. È un
vincitore inaspettato che attira attenzioni e interpretazioni dagli osservatori di mezzo mondo: un
imprenditore di successo che raccoglie consensi costruendo un’alleanza tra diversi garantendo la tenuta
e la coesione della nuova coalizione vincente.
Il nuovo esecutivo segna una linea di demarcazione con il passato di culture politiche non rappresentate
Nell’area della maggioranza: i partiti della costituzione o i loro eredi diretti sono fuori dal governo, in
posizione marginale o minoritarie mentre il quadro istituzionale è il movimento. Si fa strada la strana e
contraddittoria espressione seconda Repubblica, risultato della frattura del 1994.
Il governo Berlusconi dura fino al gennaio del 1995 quando poi il capo del partito si dimetterà a causa
delle incongruenze delle incompatibilità. (Arrabbiato con Bossi)

Il presidente Scalfaro gestisce la crisi, cercando di limitare i danni sul versante della tenuta economica e
delle relazioni internazionali. Viene istituito un governo di tecnici non parlamentari guidato da Lamberto
Dini che era stato ministro del Tesoro nell’esecutivo guidato da Berlusconi. Dini resterà al governo fino al
gennaio del 1996.

2. POLITICA E ANTIPOLITICA

La capacità seducente di Forza Italia viene in pochi mesi messa alla prova. La fine della vecchia politica e
l’irruzione del linguaggio del nuovo mondo che avanza non stabilizza un quadro certo. La coalizione è
troppo composita, tenute insieme da calcoli spregiudicati e differenze insanabili.
Lega Nord attraversata da un dissenso interno (Maroni contro Bossi) e dalla tenaglia soffocante di un
partito che raccoglie proteste spinte al cambiamento pur essendo collocato in una posizione di
maggioranza, prima nell’alleanza con Berlusconi e poi nel sostegno all’esecutivo Dini.

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Tra gli eredi della democrazia cristiana la svolta prendere sembianze di una lancinante conflittualità
senza esclusione di colpi e: la polarizzazione tra centrodestra e centrosinistra finisce davanti ai
magistrati che devono intervenire sulla spartizione e sui lasciti contesti: sedi, giornali, simboli, riferimenti
parlamentari. Un mondo che crolla fragorosamente, lasciandosi alle spalle la stagione e persino le tracce
di quella che era stata l’unità politica dei cattolici italiani. Anche gli uomini di riferimento sono contesti:
Sturzo, De Gasperi, Moro o Fanfani vengono utilizzati per sostenere le ragioni degli UNI o i torti degli
altri.
 Romano Prodi annuncia di volersi candidare alla guida di una coalizione di centro sinistra
facendo ricorso alla simbologia dell’ulivo. Un albero ben piantato nelle radici delle culture
riformista del vecchio continente, riferimento alla ricchezza alla peculiarità del paesaggio
mediterraneo. L’ulivo nasce da una strana miscela di partiti antichi e nuovi.
 Sull’altro versante il centro destra si ritrova nel nuovo polo per la libertà guidato dal perno di
Forza Italia e dalla leadership indiscussa di Berlusconi. Ne fanno parte: Forza Italia, alleanza
nazionale, Centro cristiano democratico e Cristiano democratici uniti.
 La Lega nord invece rispolverò la sua natura antisistema e si scaglia contro le due coalizioni.
Ambedue le coalizioni sono spurie e forzatamente allargate con alcuni partiti che rimangono fuori.

Le lezioni si tengono il 21 aprile 1996 e l’Ulivo esce vincitore.

In poco meno di un lustro erano cambiate molte cose. Prima l’uscita dalla terribile crisi economico
finanziaria del 1992 attraverso i tentativi di risanamento, a seguire l’affermazione del bipolarismo di
marca berlusconiana: la polarizzazione vincente del 1994 e la successiva implosione di quel mondo,
l’esaurimento appartenente dei richiami Salvifici al nuovo miracolo italiano. Dopo la controversa
parentesi del governo Dini un cambio di direzione verso il centro sinistra nella forma che aveva preso
l’Ulivo guidato da Prodi.

*commissione bicamerale bocciata da Berlusconi

Il 9 ottobre 1998 si chiude la prima stagione dell’Ulivo: la sconfitta per un solo voto conferma le
debolezze della nuova democrazia dell’alternanza.

3. VIZI ANTICHI E NUOVE VIRTÙ

Massimo D’Alema, dopo essere stato incaricato da Scalfaro, forma un nuovo esecutivo. La cifra
qualificante dell’esecutivo che entra in carica il 21 ottobre 1998 riprende le linee guida della politica
economica del governo precedente: risanamento dei conti pubblici, Europa come scenario prospettiva di
riferimento, gestione a bassa intensità della conflittualità tra le componenti della maggioranza. Il
cammino per entrare nell’unione monetaria andava difeso e valorizzato fino alla conseguenza rilevante
di condurre Romano Prodi nella primavera del 1999 alla guida della commissione europea. Un
riconoscimento prestigioso Per il fondatore dell’ulivo, un sigillo alla politica che aveva guidato le scelte di
austerità e rigore negli anni immediatamente successivi alla firma del trattato di Maastricht. Un
esecutivo che nasce nel solco della maggioranza uscita dalle urne, modificata dalle scelte di parlamentari
e neonati gruppi politici

*crisi Kosovo nel 1999

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Carlo Azeglio Ciampi succede Scalfaro al Quirinale.

Le tensioni tra le coalizioni non si placano, molto si muove anche all’interno dei due schieramenti in
competizione nelle elezioni europee e in una tornata amministrativa dal significato cruciale. Per la prima
volta nella storia della Repubblica il centro destra si afferma nella roccaforte rossa di Bologna. Un segno
dei tempi, la fine di certezze perimetri certi. La contendibilità di posizioni e ruoli, in apparenza
immodificabili, evidenzia ripercussioni diffuse, legate alla fine del voto di appartenenza e alla crisi non
episodica delle identità tradizionali.
Il governo pare nuovamente indebolito e dopo l’approvazione della legge di bilancio nuove fibrillazioni
mettono in causa la tenuta dell’esecutivo. Le elezioni regionali del 2000 fanno apparire un centrodestra
ricompattato.

19 aprile 2000 dimissioni governo D’Alema.

Due segnali importanti in larga parte sottovalutati accompagnano il primo passaggio elettorale del
nuovo millennio:

1) il calo elettorale dei votanti che modifica una sostanziale curva di partecipazione che aveva
caratterizzato l’itinerario del dopo guerra
2) la centralità che assume il tema dell’immigrazione e della propaganda contro i clandestini
presenti sul territorio nazionale

Berlusconi si allea di nuovo con Bossi.


Centrosinistra attraversato da continue divisioni.

Maggio 2000 centrodestra vince elezioni con netto scarto (sale Berlusconi). L’immagine di compattezza
leadership della nuova fisionomia del centro destra raccoglie nuovamente una domanda di
semplificazione ordine diffusa nella società.

Le divisioni e le incertezze del centrosinistra non fanno breccia in un elettorato segnato dalle strategie e
dalle debolezze che avevano colpito gli esecutivi nati e cresciuti nel solco dell’ulivo. Troppi leader in
competizione tra loro, nulla riesce a mascherare una debolezza strutturale.

Secondo governo Berlusconi in carica dall’11 giugno 2001.

I primi passi confermano la forza della coalizione ma già in estate l’entusiasmo dei vincitori viene
ridimensionato dalle dinamiche legate all’organizzazione e alla gestione del vertice dei paesi più
industrializzati del mondo che si tiene a Genova. La riunione del G8 offre una finestra di visibilità e
prestigio, ma anche un palcoscenico ghiotto per catalizzare forme diverse di contestazione. Cordati di
protesta che attraverso la città mettendo la dura prova mentre i potenti della terra si incontrano
all’interno di una zona delimitata circoscritta della città. La tensione altissima e la situazione diventa
incontrollabile [muore Carlo Giuliani]

La conferma più significativa di un tessuto comune debole lacerato giunge dalle scelte fondamentali di
politica internazionale che provocano reazioni di segno opposto (es. attentato torri gemelle – come
schierarsi?)

La dimensione interna attraversata da una conflittualità crescente.

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Marco Biagi propone alcune riforme riguardanti i contratti lavorativi – contratto a termine.

Le consultazioni europee del 2004 confermano la realtà di un paese spaccato a metà: un sostanziale
pareggio tra forze riconducibili alle due coalizioni impegnati continuamente in una competizione con
regole contenuti difformi. Nelle tornate amministrative il centrosinistra riprende consensi e visibilità a
fronte di una inasprimento del confronto interno alla maggioranza in chiave antileghista.

Governa per pochi mesi Tremonti/Siniscalco?????

Aprile 2005 ritorno di Berlusconi.

La fase incerta del sistema tendenzialmente bipolare si chiude, senza particolari contrasti e conflitti.

4. EUROZONA

Nella confusa alternanza di coalizioni e governi, una scelta sembra consolidare e guidare i riferimenti del
centrosinistra: il varo della MONETA UNICA. Una sorta di missione, un punto di riferimento che dalle
strategie di risanamento dei governi Amato e Ciampi viene rilasciata è rafforzata dall’impegno di
successivi esecutive fino all’ingresso dell’Italia tra i promotori durante il governo Prodi. Decisivo in tal
senso l’impegno e la caparbietà di Ciampi, convinto che si sarebbe aperto uno spazio importante, quello
del rilascio di un impegno continentale nella prospettiva storica della moneta unica

Quando tutto sembra complicato e difficile sotto il peso di veti incrociati, sfiducie, ricatti celati, la
missione di far entrare l’Italia nell’euro diventa un riferimento che unisce, mitiga differenze e
litigiosità, offre prospettive credibili oltre il caos apparente delle coalizioni instabili.

Europa vista come orizzonte e antidoto contro le guerre del passato, le paure del mondo
contemporaneo, le chiusure negli egoismi e nei particolarismi nazionali. Consolidare il cammino di
conquista e risultati del lungo dopoguerra europeo significa misurarsi su obiettivi e progetti ambiziosi
dopo la fine della guerra fredda.

L’esito della partecipazione italiana però sin dall’inizio degli anni 90 non era scontato, in molti
prevedevano un insuccesso annunciato, un’incapacità strutturale insormontabile.

A fine secolo la strategia complessiva comincio a prendere le sembianze di una convincente in corsa, un
impegno di lunga lena.

Non mancano, come noto, resistenze, difficoltà, atteggiamenti diffusi di distacco da una prospettiva
giudicato poco credibile è il realizzabile. Ma chi si schiera da questa parte non pone ostacoli ma attende
il responso finale. Alla sconfitta di resistenze e scetticismo si accompagna un diffuso sentimento di
condivisione, l’orgoglio di aver raggiunto il risultato di primaria importanza per il futuro del paese. Si
afferma una chiave di lettura che fa della moneta il perno di un possibile nuovo equilibrio tra l’Italia,
l’Europa e il sistema internazionale. Quasi che si potesse tornare all’origine dell’integrazione
continentale e a ruolo svolto dei paesi fondatori, pioniere di una scelta che avrebbe prodotto esiti
ripercussioni anche sul lungo periodo. Il vecchio continente prova rialzare la testa sintonizzandosi con le
sfide del nuovo mondo e i contenuti della competizione globale.
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A distanza di tempo quella rincorsa e quel risultato emergono come pilastri nell’incerta e controversa
transizione italiana, un periodo troppo lungo di inquietudine e conflittualità. Ma allo stesso tempo
affiora la difficoltà di non aver mantenuto il livello di quelle ambizioni, di non essere riusciti a rispettare
impegni e prerogative, di non aver costruito un architettura complessiva in grado di supportare
integrare la scelta della moneta. Una nuova sinergia con l’Europa e con il mondo si affianca e si
sovrappone ai limiti e ai difetti dell’Italia che non riesce a modernizzare apparati, costumi, consuetudini.
Lo stesso passaggio alla moneta unica si carica di difficoltà perdendo in pochi mesi parte di quella spinta
innovativa che l’aveva caratterizzato durante la lunga rincorsa.

Lo spartiacque della moneta costituisce un punto di non ritorno; l’euro interviene sull’insieme delle
debolezze strutturali della nostra economia, il vincolo esterno produce la cultura del rigore,
un’attenzione alla disciplina che tendenzialmente modifica comportamenti e modelli e comunque
impone forme di revisione e controllo inedite rispetto al passato.

L’orizzonte della moneta unica presentato lo straordinario collante, in grado di unificare aspirazioni e
obiettivi diversi declinandoli nel quadro dell’azione di governo e nelle proiezioni di crescita e sviluppo
per vasti settori della società italiana. Venuto meno l’ambito principale di riferimento, la compagine
dell’esecutivo mostra crebbe e fratture interne, emergono aspirazioni individuali e logica di
appartenenza, si affievolisce quella spinta verso il bene generale che aveva sostenuto e motivato la
lunga in corsa verso la moneta unica. Come in un terribile paradosso il traguardo dell’euro rende tutto
più evidente: la maggioranza non tiene più, la sua composita struttura paralizza ogni possibile iniziativa.
Quando si presentano gli antichi rituali dell’instabilità politica e dei veti incrociati, tutto appare fragile e
in discussione, esposto alle più diverse intemperie; la via maestra faticosamente tracciata mostra di non
reggere l’urto del tempo.

Capitolo 8 TRA NASCITA E DECLINO


1. UNA NORMALITÀ DIFFICILE

Il voto della primavera 2006 inaugura la legislatura segnarono un ulteriore passaggio nella lunga marcia
verso la difficile stabilità. Un passaggio stretto caratterizzato dagli esiti di un’ennesima sfida elettorale
tra le due coalizioni. Il paese continua essere diviso tra centrodestra e centrosinistra, con margini
ristretti di distanza nel consenso ottenuto da maggioranza e opposizione.
Aprile 2006 le elezioni confermano una spaccatura con lievi percentuali di distacco tra i contendenti. Il
centrosinistra si afferma con poco scarto.

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Tuttavia la compagine che si appresta a guidare il paese è il risultato di una coalizione composita e
fortemente eterogeneo:
- partito della rifondazione comunista
- la Rosa nel pugno di radicali e socialisti
- partito dei comunisti italiani
- l’Italia dei valori
- Verdi
La stagione delle coalizioni privilegia lo stare motivato dalla prospettiva di una momentanea
affermazione elettorale che non prevede il consolidamento di progetti o programmi definitivi.
Quella spinta alla partecipazione, al coinvolgimento dei cittadini attraverso l’esercizio del diritto di voto
sembra nuovamente arrestarsi di fronte alla complicata architettura politica istituzionale del nuovo
confronto bipolare. Chi aveva auspicato e previsto uno sbocco ravvicinato, ipotizzando una transizione
avviata e un approdo possibile a una Repubblica dei cittadini, comincia a ricredersi o comunque a
criticare nuove forme della dialettica politica.
Il responso elettorale per quanto esiguo consolida la posizione del vincitore: il bipolarismo ha fatto
breccia fino a definire un confine netto tracciato dalla linea che separa vincitori e vinti. I primi si
apprestano a esercitare le proprie funzioni di maggioranza mentre chi ha perso si organizza per tentare
una rivincita non troppo lontana.

Il paese è spaccato in due e il confronto prolungato non stabilizza un quadro certo e funzionale né da
una parte né dall’altra. Le coalizioni si presentano per molti versi speculari e simmetriche: un partito
come perno dell’alleanza attorno al quale si distribuiscono forze plurali di collocazione e ispirazione
diversa.
Il responso incerto e instabile si conferma come condizione ripetuta nel tempo successivo alla
conclusione della Repubblica dei partiti e della guerra fredda. Ogni ipotesi di svolta verso un modello di
coalizioni competitive senso abbia dopo i primi passi, mentre la dialettica tra centrodestra e
centrosinistra, si snoda lungo fibrillazioni continue. Un bipolarismo debole e frammentato che definisce
compatibilità e rapporti di forza.

Dopo Ciampi, nel 2006 Giorgio Napolitano diventa Presidente della Repubblica.

Poco dopo le elezioni generali e l’ingresso in carica del secondo governo Prodi un importante tornata
amministrativa interessa le grandi città. Il centro sinistra si afferma Roma, Napoli e Torino mentre il
centro destra vince a Milano e nelle elezioni siciliane regionali.

[problemi finanziari]
Dopo le spinte inclusive della moneta unica che aveva dato alla prima stagione dell’Ulivo una sua
missione condivisa e propositiva, una sorta di collante interno riferimento del paese, il nuovo orizzonte
della riduzione del debito non riesce a prefigurare un terreno di riscatto comune nel cammino indicato
al sistema paese. —> maggioranza divisa e incerta

La politica internazionale non Aimone allo stesso tipo di sindrome: divise conflittuale, spesso a più facce.

C’è un ritorno di conflitto anche tra Stato e Chiesa (*family day)

La tenuta del governo appare precario indebolita; ogni occasione sembra quella decisiva per poter
aprire una crisi o una conflittualità senza mediazioni. Un nuovo voto amministrativo premia le forze del
centrodestra nella primavera del 2007. Secondo molti osservatori in Italia e fuori la caduta del governo è
imminente, le opposizioni spingono cercando argomenti occasioni per mostrare debolezze fragilità
altrui. Nei due campi i partiti maggiori polarizzano attenzione e processi. Il Partito Democratico raccoglie
così la sfida dell’unificazione dell’area dell’Ulivo in un unico contenitore, semplificando percorsi e

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identità, mentre Berlusconi cerca di inglobare segmenti e protagonisti in un nuovo progetto unificante.
Ma la sostanza del confronto dialettico non si modifica, ormai la strada è segnata.

La società italiana è attraversata da tensioni che si riflettono sulla stessa idea della politica e sulle forme
conosciute della rappresentanza parlamentare. A partire dall’autunno 2007 si radicalizza lo scontro tra
chi è dentro e chi è fuori dalle dinamiche del palazzo, nel confronto tra schieramenti cristallizzati e
incapaci di governare. Un noto attore comico, Beppe Grillo, alla testa di un inedito movimento lancia la
provocazione del V-day. Lo slogan non passa in osservato e le piazze si riempiono di critiche contro le
degenerazioni della politica i privilegi di essa. Con superficiale distacco viene da molti con bollata come
un iniziativa isolata e grottesca, ma nel profondo della società italiana si sta muovendo qualcosa.

Giunge così pian piano tra crisi del BIPOLARISMO di coalizione, in perfetto litigioso, e l’emergere del
nuovo collante dell’ANTIPOLITICA, l’esecutivo guidato da Prodi giunge al termine del suo percorso con
dimissioni consegnate nel gennaio 2008.

*crisi Alitalia

Veltroni guida PD

Elezioni 2008 vince Berlusconi


centrodestra 46%
centrosinistra 37%
unione di centro 5,6%
sinistre arcobaleno (PD) 3%
destra 2,4%
partito socialista 0,9%

Alemanno eletto sindaco di Roma

Le tornate elettorali del 2008 tracciano una svolta, sembra che la vittoria del centrodestra così ampia
indiscutibile stabilizzi il quadro politico del paese.
 Riforme
La stagione del riformismo governativo si interrompe bruscamente quando diventi della crisi economica
senza nel sistema internazionale. L’autunno è già un tempo di crisi: recessione il crollo delle borse
evidenziano i limiti e le fragilità del cammino della Repubblica. La zavorra del debito riprende a salire in
maniera particolarmente sostenuta e le ripercussioni dei titoli andati in fumo iniziano a colpire settore il
non marginali del sistema economico. L’ottimismo che aveva caratterizzato l’affermazione della
maggioranza di centrodestra viene così messo duramente alla prova.
o Crolla il potere d’acquisto del ceto medio
o Sistema bancario entro in fibrillazion
o I dati del prodotto interno lordo confermano l’andamento recessivo

La crisi cominciata in America tra il 2007 2008 arriva prima gradualmente, poi sempre più
impetuosamente in Europa e in Italia, amplificando e mettendo a nudo le tare strutturali di un sistema
paese inadeguato. In questo quadro gli interventi del governo appaiono tardivi, insufficienti e divisi. Nel
2008, ancora prima del picco della crisi, l’Italia è già il fanalino di coda dopo Spagna e Grecia. La crisi
morde e la politica non reagisce tempestivamente —> si diffonde incertezza

Franceschini prende il posto di Veltroni alla guida del PD.

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Le due coalizioni sono attraversate da significative analogie: composizione ampia di forze eterogenee
tenuti insieme dalle urgenze di competere con successo in una sfida elettorale. Ma si evidenziano anche
divergenze: la funzione semplificatrice della leadership, con la sintesi compiuta da Berlusconi attorno
alla sua persona, nel centrodestra e di converso il pluralismo litigioso che caratterizza il campo del
centrosinistra.

2. CREPUSCOLO

Il continuo confronto attraverso sporadici appuntamenti elettorali mette gli schieramenti in condizione
di misurare le rispettive ambizioni su vari livelli e contesti. Ma le scadenze ravvicinate impediscono di
cogliere la profondità di un dato che tende a consolidarsi senza incontrare ostacoli efficaci:
l’ASTENSIONISMO CRESCENTE. Si tratta di una forbice divaricante, un segno di distacco progressivo tra
la politica e la società. Un fenomeno profondo, in discontinuità con numeri e competizioni del passato
della Repubblica, Che non viene pesato adeguatamente valutato, dei principali protagonisti delle
campagne elettorali, come sintomo di una svolta imminente.

Nel giugno 2009 la contraddizione diventa evidente e nello spazio breve di poche settimane fa il giro del
mondo. Elezioni europee e tornata amministrativa vengono scossi dalle ripercussioni del confronto
pubblico tra Berlusconi e Veronica Lario, la moglie chiede la separazione accusando il presidente del
consiglio di comportamenti censurabili. Un’uragano che scuote la credibilità internazionale del paese
suscitando un’ondata di reazioni e mobilitazioni.

Il voto europeo (giugno 2009) contrariamente alle previsioni di tanti premi alle forze del centro destra. Il
Popolo Della Libertà si attesta sopra il 35%, la Lega Nord supera il 10%. Il distacco con le posizioni cresce,
la maggioranza sembra poter superare indenne gli strascichi pubblici della tempesta privata di
Berlusconi.

Emergono nel frattempo illeciti e corruzioni:


.Illeciti nella sanità della regione
.prostituzione organizzata
.scandalo di Pietro Marrazzo
.Nicola Cosentino e collusioni con clan camorristici

Nel frattempo la stagnazione del Pil oltre a ridurre la ricchezza degli italiani, genera ulteriore pressione
nel rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo; sull’altro versante l’insieme del sistema
creditizio finisce sotto osservazione con ripetuti e diffusi segnali di allerta. La tanto auspicata ripresa non
solo non si intravede neppure all’orizzonte, ma i tassi di crescita della produttività si mantengono
costantemente al di sotto della media europea.

Tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010 il tasso di disoccupazione subisce un ulteriore impennata,
soprattutto nel mezzogiorno, di converso la contrazione della domanda interna conferma la fine di ogni
facile ottimismo. Ma la crisi è una crisi generalizzata che tuttavia non incide, almeno in superficie, sul
consenso del blocco delle forze di governo impegnate nella perenne e incessante campagna elettorale
che si muove da una lezione all’altra.

 Il centro destra si afferma in sei regioni conquistandone quattro che erano disegno politico
posso.

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 Continua il calo dell’affluenza mentre il momento Movimento 5 Stelle con le sue giornate di
proteste inizia raccogliere consensi significative in diverse aree della penisola.
 Il centrosinistra invece perde pezzi in uscita disordinata dai partiti maggiori che lo compongono.

2010
.emergono ulteriori inchieste sulla corruzione in materia di appalti —> lista di politici, tecnici
imprenditori in condizione di pilotare assegnazioni e finanziamenti.
.caso Ruby
.abuso di potere di Berlusconi per impedire arresto
.Berlusconi che avrebbe corrotto un giudice che aveva dovuto arbitrare la questione Fininvest

Lo scontro tra maggioranza opposizione produce lacerazioni senza costrutto.e sul versante economico i
numeri non ammettono sconti nei ritardi.

2011 Alfano viene promosso a segretario del Popolo della Libertà nel tentativo di rasserenare il conflitto
e diversificare la leadership del centrodestra.

Gli scandali della classe politica in quell’epoca aprono una crisi di credibilità che colpisce le risorse di un
sistema e la sua capacità di reazione e intervento davanti a un’Europa che giudica.
I conti del paese preoccupano e inizia così una sorta di braccio di ferro tra il governo e le istituzioni
europee pronta misurare la coerenza degli interventi dell’esecutivo. Una lettera della Banca Centrale
Europea firmata dal governatore uscente Trichet e da quello entrante Mario Draghi rappresenta la
classica goccia che fa traboccare il vaso. La missiva contiene indicazioni dettagliate e precise su
provvedimenti da assumere con urgenza, pena la crisi dei rapporti tra l’Italia e il contesto internazionale
del vecchio continente. Il governo viene colto di sorpresa, incredulo di fronte all’incalzare delle
argomentazioni. Berlusconi guida la protesta contro la presunta violazione di sovranità che nel
linguaggio forbito e conflittuale nei giorni successivi si trasformi in accusa di golpe ordito da forze
avverse in Italia e all’estero. La sfida per l’onorabilità ferita si ripercuote altresì sulle conflittualità interne
alla maggioranza.

novembre 2011 Berlusconi presenta le dimissioni. La caduta del quarto governo a guida Berlusconi segna
una discontinuità politica e istituzionale.
Napolitano si appella al prestigioso economista Mario Monti per l’incarico della formazione di un nuovo
esecutivo. Obiettivo diventa la prospettiva di un governo tecnico capace di condurre il paese fuori dalle
strettoie della crisi. Fin dalle prime battute si manifesta una fiducia larga, trasversale e composita:
centrodestra e centrosinistra nelle loro componenti maggioritarie si uniscono all’area del centro,
tratteggiando così un possibile cammino comune.
Monti mette da subito il parlamento di fronte a scelte drastiche, misure dolorose: liberalizzazioni,
interventi sul mercato del lavoro e sul sistema pensionistico, lotta all’evasione fiscale. Messaggi
provvedimenti legislativi che scontentano le parti sociali e le basi di riferimento dei partiti, coinvolgendo
i sostenitori del governo in una difficile e impopolare impresa. I conti faticosamente cominciano a
migliorare, viene così allontanato lo spettro del fallimento e il vincolo esterno del rapporto con l’Unione
Europea viene nuovamente considerato un punto imprescindibile e qualificante dell’azione di governo.
Il giudizio si fa sempre più complesso, e anche le ricadute di una strategia straordinaria non consolidano
a soluzioni durature. Segnali incoraggianti e contraddittori al tempo stesso: i tassi di interesse iniziano
ascendere mentre i tassi di disoccupazione e di crescita continuano ad essere preoccupanti.
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Si susseguono altri scandali (es. Lega Nord)

3. I PRIMI CENTOCINQUANT’ANNI

L’anno che si chiude con il varo del governo presieduto da Mario Monti cade nel 150º anniversario della
proclamazione dell’unità d’Italia.un anno particolare, per molti versi contraddittorio e di passaggio da
una fase all’altra della navigazione incerta di quella che hai tanti, con l’espressione troppo vaga e
generica, chiamano la “seconda Repubblica”.
Il 2011 è un anno di celebrazioni che ripropongono interrogativi nei vasi sul peso del passato e sugli
indirizzi del futuro. Il clima è distante e diverso rispetto agli anniversari precedenti (1911\1961) perché
vive un senso di incertezza e quasi di incredulità, alcuni sono addirittura convinti che questo anniversario
passerà in osservato.
Giorgio Napolitano con un protagonismo intelligente inizia un viaggio attraverso la penisola
accompagnando e valorizzando le diverse iniziative celebrative. —> riesci a far diventare l’anniversario
un’occasione di incontro che avvicina generazioni e territori distanti.

*primavera araba (Tunisia, Egitto, Libia, Siria)


Italia coinvolta direttamente causa sua posizione geopolitica.
La partecipazione italiana si concentra sul sostegno a un’iniziativa a guida francese in Libia. Diversi paesi
europei vengono coinvolti e la risoluzione del presidente Napolitano spinge per il consolidamento di un
quadro europeo e multilaterale capace di motivare il coinvolgimento italiane nel teatro libico. Ma la
natura della comunità internazionale è inadeguata e intenzionata a proteggere interessi nazionali.

Novità nuovo millennio:

 Terrorismo internazionale
 Cina entra nell’Organizzazione mondiale del commercio
 Affermazione significativa di nuovi giganti sullo scenario globale – Brics (Brasile, Russia, India,
Cina, Sudafrica)

Nonostante il risanamento dei conti pubblici (spread dimezzato in due anni) il bilancio dell’azione di
governo Monti ha prodotto effetti rilevanti sulle condizioni di vita di milioni di italiani che hanno perso
stabilità e certezze (contrazione potere d’acquisto).
Gli anni del governo Monti hanno anche garantito un indebolimento progressivo della forma bipolare
centrodestra - centrosinistra fino a che non è emersa la presenza di Grillo: chiamate la raccolta in piazza
attorno a parole d’ordine di contrapposizione scontro frontale con l’esistente; un movimento di protesta
che rifiuta la definizione di partito e si muove soprattutto nel web per costruire un tessuto di relazioni e
condivisioni diffuse. (Eletto il primo sindaco 5stelle a Parma nel 2012)
Fine 2012 Governo Monti presenta le dimissioni con ottimismo dopo il lavoro fatto

Febbraio 2013 elezioni:


Popolo della libertà 21,5%
PD 25,4%

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Lega Nord 5%
partito di Mario Monti 10%
Movimento cinque stelle 25,5%
Elezioni di svolta o comunque di grande cambiamento, paragonabili nel tempo dell’incerta definizione
dell’itinerario della Repubblica a quelle del 1994, segnate dalla scesa in campo e dall’affermazione
imprevista di Berlusconi.
La fase inedita del 2013 conferma il segno di un incerto cammino che, se da un lato esaurisce le risorse
del bipolarismo imperfetto precedente, dall’altro non è in grado di prefigurare un itinerario alternativo
convincente o comunque percorribile.

4. EUROPA E MEDITERRANEO

Aprile 2013 nuovo esecutivo composto da ministri di PD, Scelta Civica e Pdl.

.Decreto del fare


.Mare nostrum (in forte contrasto con Lega)

2013 si dimette papa Benedetto XVI —> diventa papa Bergoglio [primo papa non europeo dopo 1700
anni]
Papa Francesco diventa una figura presto rilevante e contribuisce a rompere schemi le appartenenze
consolidate influendo anche indirettamente su alcune decisioni politiche.

Obiettivo: uscire dalla crisi del 2007


Ma come in altre occasioni vicine o lontane, alla responsabilità storica di condurre la Repubblica fuori
dalla crisi non corrisponde la tenuta di una maggioranza parlamentare credibile; bastano pochi passaggi
per entrare in uno stato di fibrillazione continua.
- Divisioni tra i partiti
- Fratture interne tra orientamenti o correnti diverse
 governo in difficoltà

Popolo della libertà (Berlusconi) ritira i propri ministri.


Berlusconi rilancia Forza Italia.
Legge Severino —> Berlusconi impresentabile alle elezioni causa troppe condanne e processo Mediaset
Dopo la rottura da destra il governo subisce una scissione di scelta civica mentre nel PD Matteo Renzi,
sindaco di Firenze, si afferma nella sfida delle primarie interne.

L’inizio del 2014 importa il segno dell’instabilità conflittuale quando la direzione del PD sfiducia il
governo, indicando nella leadership di Matteo Renzi una possibilità di rilancio e crescita. Il giorno dopo
letta presenta le dimissioni al capo di Stato.

IL 22 FEBBRAIO 2014 IL GOVERNO HA L’ETÀ MEDIA PIÙ BASSA IL NUMERO PIÙ ALTO DI DONNE.

Il presidente del consiglio ha 39 anni, è più giovane nella storia della Repubblica. La chiave di accesso di
un protagonismo interventista e quella dell’innovazione nella spinta di una nuova generazione ti vuole
affermarsi. – nuovi volti. La parola d’ordine di questo nuovo esecutivo rottamazione: spingere per
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modificare i rapporti di forza, relazioni generazionali, percorsi di militanza esperienza negli itinerari della
politica. Un colpo all’immobilismo della sinistra tradizionale e delle forme cristallizzate, una strategia di
attenzione dialogo con un bisogno radicale di cambiamento che attraversa la società italiana.
Si punta a una modernizzazione capace di modificare il processo legislativo, le istituzioni, la pubblica
amministrazione.
[ROTTURA E DISCONTINUITÀ CON TRADIZIONALI FORME DELLA DIALETTICA POLITICA E
PARLAMENTARE]

Gennaio 2014 Renzi e Berlusconi si incontrano per costruire una possibile intesa comune (patto del
Nazareno)
Bonus 80 euro
Jobs Act
Buona scuola
Italicum

Gennaio 2015 eletto Sergio Mattarella presidente della Repubblica.

Le lezioni rompono il terreno condiviso dal patto del Nazareno: Berlusconi non ci sta e radicalizza le
posizioni contro il governo accentuando critiche riguardo ai propositi della riforma costituzionale. Di
nuovo muro contro muro, spingendo la personalizzazione dei quesiti referendari anche aldilà dei
contenuti degli stessi. Così facendo il centro destra conquista nuovamente il terreno perduto, ponendosi
alla guida di un vasto movimento di critica nei confronti del riformismo del PD. I risvolti elettorali premio
non le opposizioni e il centrosinistra mette in fila una serie di battute d’arresto che portano
l’affermazione di sindaci del movimento cinque stelle in alcune città. —> clima antisistema

USA – Trump vince le elezioni


Regno Unito – vince la Brexit

Le notizie che arrivano da Libia, Siria, Iraq e buona parte dell’Africa settentrionale e del Medio Oriente
contribuiscono ad accrescere interrogativi e preoccupazioni sulla capacità di tenere sotto controllo flussi
migratori e percorsi di cambiamento geopolitico. Le posizioni dell’Italia e di altri paesi del Mediterraneo
vengono criticate e accusate di eccessiva disponibilità ad accogliere i nuovi arrivati.

 xenofobia e chiusura nazionalistico identitaria

Dicembre 2016 Referendum costituzionale (65% di affluenza)


41% SI vs 59% NO
Dopo questa sconfitta Renzi presenta le dimissioni.
Gentiloni scelto per guidare il nuovo esecutivo.

G7 a Taormina.

Marzo 2018 Per la prima volta nella storia della Repubblica le forze che per convenzione sono definite
antisistema (lega e movimentp cinque stelle) seppure muovendo da posizione molto differenti e non
sempre compatibili conquistano circa la metà dell’elettorato.

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In questo passaggio delicato gli smottamenti elettorali del biennio 2018-2019 rappresentano una delle
principali novità di un tempo per molti versi imprevedibile: movimenti e partiti antisistema e antieuropei
hanno conseguito una significativa affermazione elettorale.

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