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INDICE

Indicazioni operative per la stesura dell’elaborato


concernente le Discipline di Indirizzo
Il candidato svolgerà la trattazione dell’argomento, sulla base
dei testi assegnati, basandosi sulle seguenti indicazioni:
1. Analisi Contenutistica e Commento dei testi, in
riferimento all’argomento dell’elaborato
2. Contestualizzazione comparativa tra il brano tratto dal
Greco e quello tratto dal Latino
3. Eventuale ampliamento del tema, con riferimento ad
altre opere dello stesso autore e/o di altri autori Greci e
Latini, anche di epoca diversa
4. Attualizzazione
5. Spunti pluri/inter-disciplinari, oltre al Greco e Latino
(laddove possibile)
6. Rispetto delle seguenti consegne di redazione:
- Inserire nell’elaborato i testi e la relativa
traduzione
- Formato: Pdf
- Nr. max di cartelle per la trattazione: 5
- Margini: larghi
- Carattere: Times New Roman 12
- Interlinea: 1,5

Platone, Repubblica 488b – 499a

Νόησον γὰρ τοιουτονὶ γενόμενον εἴτε πολλῶν νεῶν πέρι εἴτε


μιᾶς· ναύκληρον μεγέθει μὲν καὶ ῥώμῃ ὑπὲρ τοὺς ἐν τῇ νηὶ
πάντας, ὑπόκωφον δὲ καὶ ὁρῶντα ὡσαύτως βραχύ τι καὶ
γιγνώσκοντα περὶ ναυτικῶν ἕτερα τοιαῦτα, τοὺς δὲ ναύτας
στασιάζοντας πρὸς ἀλλήλους περὶ τῆς κυβερνήσεως, ἕκαστον
οἰόμενον δεῖν κυβερνᾶν, μήτε μαθόντα πώποτε τὴν τέχνην μήτε
ἔχοντα ἀποδεῖξαι διδάσκαλον ἑαυτοῦ μηδὲ χρόνον ἐν ᾧ
ἐμάνθανεν, πρὸς δὲ τούτοις φάσκοντας μηδὲ διδακτὸν εἶναι,
ἀλλὰ καὶ τὸν λέγοντα ὡς διδακτὸν ἑτοίμους κατατέμνειν,
αὐτοὺς δὲ αὐτῷ ἀεὶ τῷ ναυκλήρῳ περικεχύσθαι δεομένους καὶ
πάντα ποιοῦντας ὅπως ἂν σφίσι τὸ πηδάλιον ἐπιτρέψῃ, ἐνίοτε δ'
ἂν μὴ πείθωσιν ἀλλὰ ἄλλοι μᾶλλον, τοὺς μὲν ἄλλους ἢ
ἀποκτεινύντας ἢ ἐκβάλλοντας ἐκ τῆς νεώς, τὸν δὲ γενναῖον
ναύκληρον μανδραγόρᾳ ἢ μέθῃ ἤ τινι ἄλλῳ συμποδίσαντας τῆς
νεὼς ἄρχειν χρωμένους τοῖς ἐνοῦσι, καὶ πίνοντάς τε καὶ
εὐωχουμένους πλεῖν ὡς τὸ εἰκὸς τοὺς τοιούτους, πρὸς δὲ

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τούτοις ἐπαινοῦντας ναυτικὸν μὲν καλοῦντας καὶ κυβερνητικὸν
καὶ ἐπιστάμενον τὰ κατὰ ναῦν, ὃς ἂν συλλαμβάνειν δεινὸς ᾖ
ὅπως ἄρξουσιν ἢ πείθοντες ἢ βιαζόμενοι τὸν ναύκληρον, τὸν δὲ
μὴ τοιοῦτον ψέγοντας ὡς ἄχρηστον, τοῦ δὲ ἀληθινοῦ
κυβερνήτου πέρι μηδ' ἐπαΐοντες, ὅτι ἀνάγκη αὐτῷ τὴν
ἐπιμέλειαν ποιεῖσθαι ἐνιαυτοῦ καὶ ὡρῶν καὶ οὐρανοῦ καὶ
ἄστρων καὶ πνευμάτων καὶ πάντων τῶν τῇ τέχνῃ προσηκόντων,
εἰ μέλλει τῷ ὄντι νεὼς ἀρχικὸς ἔσεσθαι, ὅπως δὲ κυβερνήσει
ἐάντε τινες βούλωνται ἐάντε μή, μήτε τέχνην τούτου μήτε
μελέτην οἰόμενοι δυνατὸν εἶναι λαβεῖν. τοιούτων δὴ περὶ τὰς
ναῦς γιγνομένων τὸν ὡς ἀληθῶς κυβερνητικὸν οὐχ ἡγῇ ἂν τῷ
ὄντι μετεωροσκόπον τε καὶ ἀδολέσχην καὶ ἄχρηστόν σφισι
καλεῖσθαι ὑπὸ τῶν ἐν ταῖς οὕτω κατεσκευασμέναις ναυσὶ
πλωτήρων;

Traduzione

Immagina infatti che qualcosa di questo genere accada o su


molte navi o su una sola: un nocchiero per statura e per
robustezza al di sopra di tutti quelli (che stanno) nella nave, ma
un po' sordo e che ci vede così poco e che conosce riguardo alle
faccende nautiche poche cose e sbagliate, e i marinai che
litigano gli uni contro gli altri per la guida della nave, ciascuno
credendo di doverla guidare, né avendo mai imparato l'arte né
potendo indicare un proprio maestro né un periodo in cui l'ha
appresa, e che oltre a ciò affermano che non è neppure
insegnabile, ma addirittura (sono) pronti a fare a pezzi colui che
dice che (è) insegnabile, e che loro sempre stiano attorno al
nocchiero stesso chiedendo e facendo qualsiasi cosa perché
affidi loro il timone, e talvolta se non lo convincono loro, ma
piuttosto altri, gli altri o li uccidono o li gettano fuori dalla
nave, e dopo aver reso inattivo il buon nocchiero con

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mandragola o ubriachezza o con qualche altro mezzo,
comandano la nave utilizzando i viveri che ci sono dentro, e
navigano bevendo e banchettando come (è) ovvio (che
facciano) le persone di questo genere, e oltre a ciò lodano
chiamandolo esperto in nautica e buon nocchiero e conoscitore
delle cose riguardanti la nave colui che è abile a collaborare
affinché comandino o convincendo o costringendo il nocchiero,
e invece biasimano come inutile colui che non si comporta così,
e invece riguardo al vero nocchiero neppure comprendendo che
(è) inevitabile per lui prendersi cura di anno e stagioni e cielo e
astri e venti e di tutte le competenze che si convengono all'arte,
se vuole realmente essere comandante di una nave, e invece
affinché guidi la nave sia che alcuni lo vogliano sia che no,
credono che non sia possibile acquisire di ciò né arte né pratica.
Se appunto tali cose accadessero sulle navi non pensi che il
vero nocchiero in realtà sarebbe chiamato acchiappanuvole e
chiacchierone e inutile per loro dalle persone imbarcate nelle
navi così ridotte?

Tacito, Agricola 9

Revertentem ab legatione legionis divus Vespasianus inter


patricios adscivit; ac deinde provinciae Aquitaniae praeposuit,
splendidae inprimis dignitatis administratione ac spe
consulatus, cui destinarat. Credunt plerique militaribus ingeniis
subtilitatem deesse, quia castrensis iurisdictio secura et obtusior
ac plura manu agens calliditatem fori non exerceat: Agricola
naturali prudentia, quamvis inter togatos, facile iusteque agebat.
Iam vero tempora curarum remissionumque divisa: ubi

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conventus ac iudicia poscerent, gravis, intentus, severus et
saepius misericors: ubi officio satis factum, nulla ultra
potestatis persona; tristitiam et arrogantiam et avaritiam
exuerat. Nec illi, quod est rarissimum, aut facilitas auctoritatem
aut severitas amorem deminuit. Integritatem atque abstinentiam
in tanto viro referre iniuria virtutum fuerit. Ne famam quidem,
cui saepe etiam boni indulgent, ostentanda virtute aut per artem
quaesivit: procul ab aemulatione adversus collegas, procul a
contentione adversus procuratores, et vincere inglorium et atteri
sordidum arbitrabatur. Minus triennium in ea legatione detentus
ac statim ad spem consulatus revocatus est, comitante opinione
Britanniam et provinciam dari, nullis in hoc ipsius sermonibus,
sed quia par videbatur. Haud semper errat fama; aliquando et
eligit. Consul egregiae tum spei filiam iuveni mihi despondit ac
post consulatum collocavit, et statim Britanniae praepositus est,
adiecto pontificatus sacerdotio.

Traduzione

Al ritorno dal comando della legione fu iscritto tra i patrizi dal


divo Vespasiano, che in séguito gli affidò il comando della
provincia di Aquitania, incarico tra i più prestigiosi per le
funzioni amministrative e perché apriva la strada alla carica di
console, alla quale il principe l'aveva destinato. È opinione
diffusa che agli uomini d'arme faccia difetto l'acume
intellettuale, perché l'amministrazione militare della giustizia -
priva di dubbi, troppo rigida e che spesso ricorre alla forza -
non sviluppa le sottigliezze del foro. Agricola invece, per il suo
naturale equilibrio, pur alle prese con una magistratura civile, si
muoveva disinvolto e con senso di giustizia. Per altro aveva
separato nettamente il tempo del lavoro e del riposo: quando lo
richiedevano le riunioni ufficiali e i processi, era attento,

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severo, ma, più spesso, capace di misericordia; quando invece
aveva assolto ai suoi compiti, deponeva la maschera
dell'autorità: niente più durezza di volto e di modi, niente più
rigore. E, cosa assai rara, l'affabilità non intaccò il suo prestigio
né la severità attenuò l'affetto. Voler poi rilevare
l'incorruttibilità e il disinteresse sarebbe far torto alle doti di un
uomo così grande. Non andò a cercare neppure la fama -
debolezza a cui cedono spesso le persone oneste - esibendo
meriti o ricorrendo a intrighi: fuori dai giochi di rivalità coi
colleghi e insofferente delle controversie coi procuratori,
riteneva inglorioso avere la meglio su di loro e avvilente
esserne calpestato. Rimase a quel posto di governatore per
meno di tre anni e ne fu richiamato dalla prospettiva di un
imminente consolato, durante il quale lo accompagnò la diffusa
opinione - non perché egli ne facesse parola, bensì perché lo si
riteneva all'altezza - che toccava a lui governare la Britannia.
Non sempre la pubblica opinione sbaglia, talvolta serve anzi a
guidare le scelte. Quando era console, promise a me ancor
giovane la propria figlia, che fin d'allora faceva ben sperare di
sé, e al termine del consolato me la diede in sposa; subito dopo
fu preposto al comando della Britannia, con aggiunta la carica
sacerdotale di pontefice.

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1 Analisi Contenutistica e Commento dei testi, in
riferimento all’argomento dell’elaborato
Platone, Repubblica 488 b-499 a

In questo passo si può notare la metafora tramite la quale


Platone associa la vita della città democratica ad una nave.
All’inizio si può notare la presenza di una figura che si staglia
per la sua forza su tutte le persone che popolano la nave: tale
figura è il nocchiero ‘naukleros’, che nell’ottica dell’allegoria,
va inteso come il ‘demos’, popolo. Questo personaggio viene
descritto come sordo e non esperto delle conoscenze in materia
nautica: queste caratteristiche fanno sì che venga delineato un
profilo fisicamente possente ma incompetente dal punto di vista
politico. Questo pensiero di Platone è in linea con le correnti
anti-democratiche e mette in gioco la degenerazione che può
subire questa forma di governo, che è uno spunto di riflessione
che troviamo apertamente in un passo delle “Storie” di Polibio,
il ‘logos tripolitikos’. Lo storico spiega che la democrazia può
degenerare in demagogia. Procedendo con la lettura del testo, si
scorgono i marinai, ‘nautikoi’, che litigano tra di loro per la
direzione della nave che alludono ai politici che si contendono
l’amministrazione della città. Alla fine del passo, il filosofo
traccia l’immagine del vero nocchiero, che, per guidare bene la
nave, deve conoscere tutte le nozioni riguardanti questa ‘tekne’.

Tacito, Agricola 9

Tacito descrive il suocero Agricola, mettendo in primo piano il


ruolo di capo della provincia di Aquitania, che gli fu affidato da
Vespasiano. L’autore dice che, benché Agricola fosse un uomo
animato dalla giustizia militare, egli possedeva anche la
sottigliezza d’ingegno. Allora riusciva a discernere i momenti
di lavoro da quelli di svago: infatti la leggerezza non gli
toglieva l’autorità e la severità, la dolcezza. Un altro pregio
messo in evidenza dallo storico è legato al disinteresse nei

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confronti della fama, alla quale spesso anche i migliori cedono.
Agricola tende a minimizzare le proprie azioni e non fomenta
mai il culto della sua persona. Non lo fa certamente per paura
ma volutamente perché è il modo migliore per evitare tensioni
dello Stato e malumori pubblici. Alla fine del passo, troviamo
anche la promessa mantenuta da Agricola nei confronti di
Tacito, cioè che avrebbe dato in sposa sua figlia, che già da
giovane era di belle speranze ‘egregiae spei’.

2. Contestualizzazione comparativa tra il brano tratto


dal Greco e quello tratto dal Latino

In entrambi i passi si percepisce la volontà degli autori di


tracciare il profilo dell’uomo virtuoso, che potrebbe giocare un
ruolo di comando. Nel passo di Platone si nota la descrizione
generalizzata del vero comandante, mentre Tacito descrive
apertamente la figura del suocero, Gneo Giulio Agricola, su cui
è incentrata tutta l’opera. Il filosofo greco si rivolge al pubblico
tramite una metafora, incentrata sul parallelismo della nave e
dello Stato; invece, lo storiografo romano opera per mezzo di
un’aperta esaltazione della personalità di Agricola. Altre
differenze si possono scorgere nelle caratteristiche che
identificano coloro che devono detenere il comando: Platone si
concentra sull’assimilazione, da parte del “vero nocchiero”,
dell’arte nautica che nell’ottica della metafora si riferisce
all’arte politica; Tacito, dal suo canto, si occupa di elencare,
tramite il profilo del suocero, le virtù che distinguono un buon
uomo politico, tra cui si ricorda la sottigliezza d’ingegno, la
capacità di separare vita privata da quella pubblica, il totale
disinteresse nei confronti della fama. Mentre all’interno del
passo in lingua greca ritroviamo un’allusione alla forma
politica, allora vigente ad Atene, di democrazia, da cui il
filosofo inizia la sua trattazione e, concentrandosi
sull’immagine del timoniere, nel brano latino l’autore non fa

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espliciti riferimenti alla condizione politica del suo tempo,
tranne all’inizio quando cita Vespasiano.

3. Eventuale ampliamento del tema, con riferimento ad


altre opere dello stesso autore e/o di altri autori
Greci e Latini, anche di epoca diversa
“Non bisogna tenere in massimo conto il vivere come tale ,
bensì il vivere bene , ed il vivere bene è lo stesso che il vivere
con virtù e con giustizia”. Questa frase viene pronunciata da
Socrate e riportata all’interno del ‘Critone’. Dichiara che per
vivere bene, bisogna farlo in funzione della virtù e della
giustizia, concetto esplicitato anche nella ‘Repubblica’, in cui
la giustizia viene rappresentata come l’unione armonica tra gli
individui e ogni classe sociale svolge un lavoro specifico ed è
caratterizzata da una determinata virtù. Il tema dell’uomo
politico viene affrontato anche da Plutarco nei ‘Moralia’, dove,
tra le varie opere, ci sono anche trattati sui precetti politici: in
tali testi, l’autore descrive come dovrebbe comportarsi il
cittadino di una polis greca. Il modello di cittadino costruito da
Plutarco non è fondato su principi teorici, ma è calato
interamente nella realtà politica del suo tempo. Quindi nei
‘Moralia’ troviamo un riferimento diretto alla realtà in cui
vivevano le città greche che erano asservite interamente
all’impero romano. Per rafforzare il concetto, Plutarco, come fa
anche Platone, utilizza delle metafore; alcune delle quali sono
chiari riferimenti all’‘Iliade’. Per quanto concerne la figura del
‘politikos’ vera e propria, si nota un’ulteriore divergenza dal
passo tratto dalla ‘Repubblica’, in quanto vengono messe in
evidenza le virtù del cittadino impegnato, come la dignità, la
sicurezza e la tranquillità della comunità in cui opera. Da
questo punto di vista, si può istituire un paragone con il passo
tratto dall’‘Agricola’ perché Tacito, grazie alla figura del
suocero, elenca anch’egli le virtù che deve impersonare l’uomo
di Stato. Altre analogie con l’opera di Tacito si trovano nel ‘De

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Clementia’ di Seneca: in tale opera vi è l’elogio della clemenza
come esercizio della ragione nel giudicare con equilibrio.
Secondo l’autore, questa virtù deve caratterizzare un principe,
che deve comportarsi, nei confronti dei sudditi, come un padre
affettuoso, ma allo stesso tempo, giusto. Al contrario, un’ira
spietata ed implacabile non si addice ad un uomo di Stato,
come viene ribadito anche in un’altra opera dello stesso
scrittore, ovvero il ‘De Ira’, dove c’è una forte condanna a
questo sentimento, che viene definito come la più grave delle
passioni dell’uomo, dal momento che si svela come negazione
della ragione. Un altro autore che si occupa della
rappresentazione delle virtù che bisogna trovare in una figura
dell’uomo politico, è Lucano, che, nell’opera ‘Bellum civile’,
mette in risalto le contraddizioni che animano i tre protagonisti:
Cesare, Pompeo e Catone. In particolare, nella figura
dell’Uticense, l’autore scorge il saggio che incarna l’ideale
filosofico stoico e l’ideale politico-repubblicano; è l’uomo che
non combatte per sé, ma la patria.

4. Attualizzazione

“Ho coltivato l’ideale di una società democratica e libera nella


quale tutti possano vivere uniti in armonia e con pari
opportunità. È un ideale per il quale spero di poter vivere e che
spero di attuare. Ma se necessario, è un ideale per il quale sono
pronto a morire.”

Mandela divenne un potente simbolo di resistenza per il


nascente movimento anti-apartheid, rifiutando ripetutamente di
scendere a compromessi con la sua posizione politica per
ottenere la sua libertà. Egli incarna il sentimento di uguaglianza
e la stregua difesa dei diritti umani, le quali sono tematiche
ampiamente discusse anche nella società odierna. Basti pensare
al tragico episodio accaduto lo scorso 25 maggio, che vede

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coinvolto un uomo di colore, George Floyd, barbaramente
soffocato da un poliziotto in Minnesota.

5. Spunti pluri/inter-disciplinari, oltre al Greco e


Latino (laddove possibile)
Collegato al tema delle ‘Responsabilità dell’uomo di Stato’, vi
è la figura del poeta-soldato Gabriele D’Annunzio che, nel
1915, partecipa alla guerra, dalla quale viene acclamato come
grande interventista. Nel 1919 occupa Fiume alla testa di un
piccolo esercito. Nel maggio del 1915, l’Italia è entrata in
guerra contro l’Austria, l’Ungheria e la Germania. Ungaretti è
stato chiamato al fronte: in un primo momento sembrava
destinato a restare in un ospedale militare, poi, come soldato
semplice, è stato inviato sul fronte del Carso. Nella letteratura
inglese vi è George Orwell che, nell’opera ‘Animal Farm’,
descrive la figura di Napoleon, il maiale che ha assunto la guida
della fattoria dopo aver annientato la fronda interna, il quale
diventa sempre più simile agli uomini. La figura del dittatore
delineata da Orwell richiama quella dei grandi personaggi
storici che hanno caratterizzato il primo Novecento: Stalin, il
quale deteneva nelle sue mani un potere molto grande e al
quale viene attribuita la dote dell’infallibilità. Nasce così il
‘mito di Stalin’, così come in Germania accrebbe la figura di
Hitler e in Italia quella di Mussolini. Marx riconosce il
proletariato come soggetto storico della rivoluzione. Tra le
cause dell’inquinamento ambientale vi è la combustione. I
protagonisti sono gli idrocarburi, composti binari formati da
carbonio e idrogeno, che possono essere saturi, se costituiti da
catene di atomi di carbonio uniti da legami semplici, e insaturi,
se ci sono anche legami multipli. Un tema che ha sempre
contraddistinto la ricerca politica, è la libertà, personificata
nell’opera di Delacroix e dipinta in pieno Romanticismo: nel
quadro, un gruppo di insorti avanza guidato dalla Libertà,
rappresentata come una donna popolana con il berretto frigio.

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