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CROMATOLOGIA

CAUSE FISICHE DELLA VISIONE

-sorgente luminosa
-oggetto, eventualmente
-occhi e cervello

La causa è la radiazione elettromagnetica visibile, che è composta da fotoni, i quali sono emessi
dalle sorgenti. I fotoni che raggiungono l'occhio costituiscono lo stimolo di colore.

La nostra sensazione del colore dipende dal contesto in cui lo stimolo di colore viene presentato.

MECCANISMI FISIOLOGICI

I fotoni raggiungono gli occhi e incidono sui fotorecettori della retina. Questi poi vengono
trasformati dal fotorecettore in un segnale neurale. I segnali neurali vengono elaborati, codificati e
compressi all'interno della retina e quindi trasmessi al cervello lungo il nervo ottico.

Le caratteristiche principali su cui si basa la visione dei colori sono:

Opponenza cromatica (coinvolge le cellule orizzontali)


Contrasto cromatico simultaneo
Costanza dei colori (coinvolge l'area V4)

Sono il linguaggio con cui il sistema nervoso ci permette di pensare il mondo.

MECCANISMI PSICOLOGICI

I segnali raggiungono settori specializzati della corteccia cerebrale, la corteccia visiva, dove
vengono interpretati. L'interpretazione dei segnali neurali determina la sensazione visiva, in
particolare la sensazione del colore.

COLORE

Sensazione visiva generata dalla radiazione elettromagnetica. Sono sensazioni che si danno in
coppia e che si cancellano l'un l'altro, è un meccanismo mentale.
Le tinte hanno significato perchè usate in un certo modo. Il contesto di relazione permette al colore
di avere contenuto.
Primo mezzo di diversificazione.
La sensazione che un colore suggerisce è legato al contesto non alla tinta

COLORI DELLE COSE

Servono a rendere memorabile la marca, infatti percepiamo prima l'identità cromatica che la forma
o funzione. Certe tinte diventano tutt'uno con gli oggetti che lo indossano.

CROMOFOBIA
L'acromatico è misurato e retto.

COLORANTE

Sostanza usata per dipingere o colorare.

MODI DI APPARIRE DEL COLORE

I modi principali con cui appare il colore sono:

(MODO OGGETTO)

-MODO SUPERFICIE, colore attribuito ad un corpo opaco che riflette la luce che lo illumina
(riflessione della luce)

-MODO VOLUME, colore percepito come derivante dal passaggio di luce attraverso la massa di
una sostanza uniforme e trasparente (trasmissione della luce)

-MODO ILLUMINANTE, colore attribuito ad una sorgente luminosa (emissione della luce)

(MODO NON OGGETTO)

-MODO ILLUMINAZIONE, colore attribuito all'illuminazione prevalente della scena che riempie
lo spazio

-MODO APERTURA O RIDUZIONE, colore percepito osservando una superficie attraverso una
apertura piccola

ATTRIBUTI PERCETTIVI DEL COLORE

Ci suggeriscono qualità spaziali, perchè la nostra mente ha imparato che le cose lontane appaiono,
pallide, meno marcate, meno colorate.

-TINTA, è la lunghezza d'onda dominante.

Quando diciamo il nome di una tinta ci riferiamo non ad un singola tinta ma ad un gruppo di tinte

Tinte acromatiche, bianco nero e grigio


Tinte uniche, sono quelle tinte che non vengono percepite come mescolanza di altre tinte (R,G,V,B)
Tinte binarie, percepite come mescolanza di due tinte uniche adiacenti
Tinte opponenti, quelle tinte uniche che non è possibile immaginare mescolate come giallo+blu e
verde+rosso

Le tinte permettono di differenziare ma non di ordinare

-BRILLANZA

Attributo di una sensazione visiva secondo il quale un'area appare esibire più o meno luce, che
dipende dal livello di illuminazione. (Quantità percepita di luce) riflettenza apparente
-CHIAREZZA (luminosità relativa al contesto, più chiaro di..)

La brillanza relativa alla brillanza del bianco dopo aver scartato le differenze di illuminazione.
Dipende dalle proprietà di riflessione dell'area. Percezione relativa ad un colore non isolato, cioè
visto in mezzo ad altri colori.

-PIENEZZA

Quando un'area appare esibire una quantità maggiore o minore di tinta e dipende dall'illuminazione.
Per un colore isolato.

-CROMA (saturazione relativa al contesto)

Pienezza relativa e viene definita con riferimento alla brillanza del bianco

-SATURAZIONE

Pienezza relativa, è la relazione tra la pienezza del colore e la sua propria brillanza.

COME DESCRIVERE UN COLORE? Specificando le caratteristiche cromatiche di tinta, chiarezza


e croma. (stipulato da Grassmann)

SENSAZIONE DI COLORE

Le onde elettromagnetiche si possono distribuire in modi diversi:

-Emissione diretta da un corpo autoluminoso

-Riflessione su un corpo opaco, che non lascia passare la luce

-Trasmissione attraverso un corpo trasparente, che non diffonde la luce che lo attraversa
corpo traslucido, che diffonde in parte la luce che lo attraversa

LUMINOSITà PERCEPITA DEI COLORI

Il giallo possiede una composizione spettrale che eccita un numero maggiore di recettori e che si
manifesta come sensazione di maggiore luce.

LUCE (corpuscolare e ondulatoria)

Forma di radiazione elettromagnetica le cui lunghezze d'onda sono visibili ai nostri occhi, perchè le
cellule nella retina sul fondo dell'occhio sono in grado di trasformarle in un segnale con cui il
cervello costruisce la sensazione di vedere.
La luce è fatta di particelle che Einstein chiama fotoni, briciole di energia che viaggiano in maniera
simile alle onde. Si propaga per mezzo di un'onda trasversale.

CAMPO ELETTROMAGNETICO

Costituito dalla combinazione del campo elettrico e del campo magnetico, si propaga nello spazio-
tempo attraverso onde elettromagnetiche, le radizioni elettromagnetiche. L'insieme delle frequenze
che le radiazioni possono assumere definisce lo spettro elettromagnetico.
Lo spettro visibile è quella parte dello spettro di onde di lunghezza compresa tra i 380 e i 760 nm,
che corrisponde alla successione cromatica dell'arcobaleno.
Le radiazioni visibili, se isolate e osservate per ogni lunghezza d'onda appaiono di un certo colore.
Le lunghezze d'onda corte appaiono blu e violette, quelle lunghe rosso arancio e quelle intermedie
verdi e gialle. Queste sono le tinte spettrali.

RIFLESSIONE E RIFRAZIONE

-RIFLESSIONE è il fenomeno per cui la luce, incontrando una superficie che separa
due mezzi diversi, cambia di direzione a causa di un materiale riflettente.
Può essere misurata con il fotometro.
Riflessione regolare o speculare, che si osserva su superfici lucide
Riflessione diffusa che è tipica dei materiali opachi, dei materiali traslucidi e delle superfici matt.

Le radiazioni riflesse determinano il colore che l’osservatore vede.

-RIFRAZIONE quando un fascio di luce incide sulla superficie di separazione di due mezzi
diversi, parte dell'energia luminosa si riflette e parte entra nel secondo mezzo (cannuccia nell'acqua)
Le lunghezze d'onda più corte subiscono una rifrazione maggiore e viceversa.

DISPERSIONE

Un fenomeno fisico che causa la separazione di un'onda in componenti spettrali con diverse
lunghezze d'onda.

ASSORBIMENTO

Capacità di assorbire alcune lunghezze d’onda dell’illuminante e rifletterne altre.

FOTORECETTORI

Sono neuroni specializzati nel rilevare la luce.

-BASTONCELLI, sensibili alle basse illuminazioni, entrano in azione col buio o penombra. Sono
più sensibili. Si trovano nella zona periferica della retina.

-CONI, sono di tre tipi ciascuno con una curva di sensibilità diversa, per onde lunghe, medie e
corte, cioè rosso, verde e blu.
I coni verdi sono la maggioranza poi ci sono quelli rossi ed infine quelli blu.
Sono responsabili della visione diurna.
Operano per confronto perchè tutte le lunghezze d'onda rispondono anche se in minima parte.
Si trovano nella zona centrale della retina, nella fovea.

L’assorbimento della luce da parte di un cono o di un bastoncello porta alla produzione di un


segnale elettrico, attraverso un processo di scambio di ioni positivi e negativi, tra interno della
cellula ed esterno della cellula.

RETINA

Membrana che riveste internamente il globo oculare. È collegata al cervello grazie al nervo ottico,
un fascio che trasmette segnali neurali al cervello. Il punto da cui inizia è privo di fotorecettori.
Al suo interno sono ordinati: fotorecettori, cellule mediane e cellule gangliari, non contano le loro
qualità ma le loro posizioni all'interno del sistema nervoso.
Il cristallino mette a fuoco i fotoni su di essa.
La fovea è il suo punto di fuoco centrale, dove si forma l'immagine che stiamo osservando. (ci sono
coni)

EFFETTO PURKINJE

L'effetto Purkinje rappresenta la tendenza dell'occhio umano a percepire diversamente i colori in


relazione alla quantità di luce presente nell'ambiente. In particolare in condizioni di forte luminosità
si tende a distinguere maggiormente le tonalità di rosso mentre al contrario con scarsa luminosità è
il blu che prevale.

CELLULE ORIZZONTALI (responsabili dell'opponenza cromatica)

Ricevono un impulso stimolante da parte dei coni e inviano un impulso inibitorio.


In questo modo determinano un effetto di normalizzazione dei segnali che riduce l’effetto della luce
diffusa che colpisce le aree della retina al di fuori dell’immagine focale.

CELLULE BIPOLARI E GANGLIONARI

La retina è composta da tre strati di neuroni. Uno strato di fotorecettori, un secondo strato di cellule
bipolari che trasmettono i segnali dei fotorecettori ad un terzo strato di neuroni, le cellule gangliari i
cui assoni formano il nervo ottico.

ELABORAZIONE DEL COLORE

Tre tappe:

-Valutazione delle lunghezze d'onda in V1, che fa da smistamento dell'informazione


-In V4 avviene un confronto fra lunghezze d'onda riflesse da zone adiacenti, garantendo la costanza
cromatica
-Attribuzione cromatica nella zona della corteccia temporale per la sfera semantica e l' ippocampo
per la memoria

ESPERIMENTI DI EDWIN LAND (confronto con colori attorno)

A lui si deve la scoperta dei filtri polarizzanti e l'invenzione della Polaroid.


La teoria retinex di Land propone che nel sistema visivo, siano confrontate le registrazioni di
luminosità ottenute a tre diverse lunghezze d’onda, al fine di derivare il colore di una superficie.

ILLUSIONI DEL COLORE

-COSTANZA DEL COLORE, l'osservatore vede lo stesso colore anche se l'illuminazione cambia.
Esperimento di Land.

-CONTRASTO DI COLORE, il colore opponente dello sfondo è indotto nell'area target.


Ci sono sette possibili contrasti secondo Itten.
Di quantità, tanta tinta vs poca tinta
Chiaro-scuro, dal buio alla luce
Colori puri, quando si affiancano tinte piene, senza sfumature e mezzitoni
Di qualità, più saturo vs meno saturo
Di complementari, l'accostamento di tinte antagoniste le esalta a vicenda
Di caldo e freddo

La conseguenza del giusto contrasto è l'armonia

-ASSIMILAZIONE, quando un’area è circondata da uno sfondo colorato ed entrambi sono


parzialmente occlusi da una griglia colorata, l’area appare tinta nella stessa direzione del colore
della griglia, per effetto dell’assimilazione, e allo stesso modo verso la direzione opposta al colore
dello sfondo, per effetto del contrasto.
In certi casi due superfici adiacenti si influenzano in modo opposto, col risultato che la differenza
tra loro diminuisce invece di aumentare.

-TINTE POSTUME, teorizzate da Goethe, dopo aver registrato una lunghezza d'onda i coni
tendono a mandare alla corteccia un segnale più debole, questo inganna le cellule superiori che
finiscono per costruire la sensazione del colore complementare.

ESPERIMENTI SUL COLORE DI ISAAK NEWTON

La teoria sulla composizione della luce e sulla visione dei colori è stata elaborata da Newton a
partire dal 1666.
Newton aveva osservato che la luce del sole, fatta passare attraverso un prisma, si scompone in una
serie di colori, che chiamerà spettro. Unisce le due estremità dello spettro formando un cerchio ed
unendo i colori all'estremità crea i colori non spettrali come il porpore.
Il colore quindi è una percezione soggettiva, causata da uno stimolo fisico oggettivo, la luce.

THOMAS YOUNG (prima teoria di visione dei colori)

Osservando come dipingevano creavano i colori i pittori, ipotizza che esistano tre recettori nel
fondo dell'occhio, uno per ciascuno dei tre primari la cui combinazione produce la visione di tutti i
colori. Si concentra sul funzionamento della retina.

GOETHE (poi Hering)

Definisce sei colori di base, colori opponenti

-Colori fisiologici, sono quelli prodotti dalla naturale attività dell'occhio, e perciò risiedono
unicamente nel soggetto percipiente

HELMHOLTZ

Rielabora la teoria tricromatica di Young.

JOSEF ALBERS

Nei suoi studi sulle interazioni formali e cromatiche, collega le interazioni di questi elementi alle
interazioni tra esseri umani.
Nel 1949 inizia a lavorare alla sua famosa serie di Omaggio al quadrato.
EDWALD HERING

Giunge alla formulazione della teoria dell'opponenza cromatica, che riguarda le cellule orizzontali.
Illustrò che i colori percepiti fossero una combinazione derivante da quattro colori fondamentali:
rosso, verde, giallo e blu, e di come queste sembrassero relazionarsi in coppie antagoniste.
Questo lo porta a postulare che la visione dipende da 3 distinti canali:
-canale per la visione rosso-verde
-canale per la visione giallo-blu
-canale per la visione bianco-nero (luminosità)

Questa teoria spiega i colori complementari e la teoria dei colori postumi e i colori
psicologicamente puri (rosso, giallo, blu, verde)

La sua teoria e quella tricromatica possono esistere entrambre perchè riguardano due livelli diversi.

GANZFELD (area piena)

Con il termine tedesco Ganzfeld, si intende la condizione sperimentale di chi si trova in un


ambiente sensoriale totalmente omogeneo. Un campo visivo in cui nessun punto si distingue
dall’altro.
In cui un soggetto viene sottoposto a deprivazione sensoriale per verificare le sue presunte capacità
di percezione extrasensoriali
Non si percepiscono superfici, bordi, oggetti.
Non si distinguono distanze, forme, dimensioni definite. Nulla di illuminato, nulla in ombra.
Il Ganzfeld è così omogeneamente privo di stimoli che conduce ad una cecità. Porta al nero. E’ così
concettualmente bianco da accecare la mente. E una mente accecata si perde nelle allucinazioni.

MAXWELL

Produce la prima foto a colori, era una specie di immagine proiettata, una diapositiva. Fotografa una
coccarda tre volte ponendo ogni volta davanti all'obbiettivo un filtro trasparente: uno verde, uno
rosso e uno blu.
Poi ricompone le tre immagini proiettandole sovrapposte. (fotografia tricromatica, sintesi additiva)

Formula l'idea che il colore possa essere mescolato secondo due logiche.

MESCOLANZE (Helmholtz)

-ADDITIVE, luce+luce
rosso+verde=giallo
rosso+blu=magenta
verde+blu=cyano
rosso+verde+blu=bianco

-SOTTRATTIVE, mescolanze in cui si sottrae luce, quelle con colori solidi

-PARTITIVE, mescolanze che giustappongono i colori (in media spaziale).


L'effetto dipende dalla risoluzione della retina cioè dalla qantità di coni coinvolti.
Mescolanza generata da un movimento, l'occhio non vede più le campiture sorgenti ma la loro
miscela (in media temporale).
RETINO TIPOGRAFICO

Insieme di puntini regolari che si vede nei prodotti stampati.


Per schiarire un colore si rimpiccioliscono i puntini creando con il bianco della carta una
mescolanza ottica (mescolanza partitiva).

PELLICOLA KODACHROME

La prima pellicola a colori di successo.


Era una pellicola invertibile cioè sviluppabile ma non duplicabile.
Era perfetta per le foto delle vacanze perchè aveva i rossi pieni e dava sui toni del verde.

METAMERISMO (stipulato da Grassmann)

Quando due tinte appaiono uguali sotto un tipo di luce, ma diverse sotto ad un'altra.

STAMPA IN QUADRICROMIA (CMYK)

La k sta per key, perchè la lastra del nero è la chiave che permette di allineare fra loro le altre.
È basata su 4 colori mischiati tra loro.

SISTEMA MUNSELL

Si sbarazza dei modelli cromatici troppo regolari perchè un giallo saturo è più luminoso di un blu
saturo.
Nell'albero di Munsell di forma tridimensionale il fusto indica la luminosità, dal basso verso l'alto si
procede dal buio alla luce. Intorno sono disposte circolarmente le tinte, i rami rappresentano i gradi
di saturazione, verso l'esterno abbiamo tinte piene.
È la prima struttura basata sul colore come appare al nostro sguardo.
Un'erede di Munsell è il sistema svedese Ncs (Natural Colour System)

SISTEMA NCS (natural colour system)

La teoria dei colori di Hering sta alla base di questo sistema di classificazione dei colori.
L’obiettivo è quello di definire un colore senza alcuna necessità di strumenti di misurazione del
colore o campioni di colore, ma esclusivamente su base percettiva.
La classificazione avviene attraverso il criterio della somiglianza.
Il sistema definisce ogni colore in base a quanto sembra somigliare a due o più di questi sei colori
elementari (coppie opponenti di Hering: rosso, verde, giallo, blu, bianco e nero)

SPAZIO COLORE LAB

Uno spazio colore-opponente con la dimensione L per la luminosità e a e b per le dimensioni


colore-opponente, rosso-verde, giallo-blu.
I valori numerici dello spazio Lab descrivono tutti i colori percepiti da una persona con una visione
normale.
Questo spazio colore è usato dal software Adobe Photoshop quando c'è bisogno di una conversione
da RGB al CMYK nonché come formato di scambio tra differenti dispositivi.
Immagine -> metodo -> colore Lab
DIAGRAMMA DELLE CROMATICITà CIE

Nel 1931 propone un modello cromatico su basi matematiche che permettono di definire per mezzo
di tre coordinate tutti i colori visibili all'uomo.
Viene rappresentato da una forma irregolare che lascia più spazio ad alcuni colori e meno ad altri.

TEORIA TRICROMATICA (RGB)

Basata su tre colori principali, rossi, verdi e blu. Il risultato è una miscela ottica. (miscela partitiva).
La percezione visiva è sintetica.

COLORI EQUILLUMINANTI

In questa situazione la profondità scompare e si crea uno sfarfallio.

FOTOGRAFIA

Già dal 1796 Niépce era andato maturando il proposito di eseguire immagini per la stampa
litografica senza l’intervento di un disegnatore. Cominciò a studiare diverse sostanze fotosensibili
che potessero imprimere su di una lastra le immagini riflesse all’interno di una camera oscura.
Una camera oscura è formata da una scatola di legno o di cartone a perfetta tenuta di luce: al centro
da una parte è praticato un piccolissimo foro.
Dirigendo questo forellino verso un soggetto ben illuminato, sulla parte opposta si forma
l'immagine, più piccola e capovolta, del soggetto stesso.
Se sulla parete di fondo si sistema una lastra o una pellicola fotografica, sensibili all'azione della
luce, si ottiene una semplice e rudimentale macchina fotografica.
Quando, viene esposta all'azione della luce che passa attraverso l'obiettivo, le sostanze chimiche che
la ricoprono si "impressionano", formando un'immagine "negativa" del soggetto.
 
Perché "negativa"?
Perché i sali d'argento contenuti nell'emulsione hanno la proprietà di annerirsi in relazione alla
quantità di luce che li colpisce.
Le parti chiare quindi risultano più scure.
Al contrario, le parti scure del soggetto riflettono poca luce, impressionano meno la pellicola e
perciò risultano più chiare.
Ma l'immagine fissata sulla pellicola non è ancora visibile, perciò viene chiamata "immagine
latente".
Finalmente, con l'operazione di stampa, è possibile ottenere una copia "positiva".

Elaborando un’idea dello stesso Niépce, Daguerre riuscì a mettere a punto il processo della
dagherrotipia a cui diede il nome. (riprodurre immagini su lastre di rame).

Nel 1888 George Eastman ideò un apparecchio fotografico, che chiamò Kodak, capace di
impressionare rulli di carta sensibile.

ITTEN

Era un'artista e docente del Bauhaus, si occupa dei valori di luminosità relativa delle tinte, dei
rapporti che si creano passando da un colore all'altro.
Differenti quantità di luce, in una composizione ben fatta, dovrebbero equilibrarsi.
Verde:50% Rosso:50% Blu:30% Viola:15% Arancio: 70% Giallo: 85%

Elabora le curve di sensibilità dell'occhio, lo schema dei colori passa da un colore all'altro in modo
graduale.
Il cerchio di Itten è debitore nella struttura alle idee di Goethe. (immagini postume e contrasto
simultaneo)
Il nucleo concettuale viene da Moses Harris, il primo che ispirato dalle teorie tipografiche di Le
Blon (stampa con tre colori), propone una sequenza circolare frutto della mescolanza di solo tre
primari.

MECCANISMI DELLA VISIONE PER I FILOSOFI

Pitagora: processo di percezione tattile


Democrito: dai corpi luminosi partono atomi
Platone: la visione è dovuta all'incontro dei raggi visivi con quelli del sole
Aristotele: è la modificazione di un mezzo

OCCHIO

ARMONIA

Itten usa il cerchio cromatico per evidenziare alcuni accostamenti armonici, cioè più sensati e
piacevoli di altri, prendendo i colori a gruppi secondo rapporti di quadratura o triangolazione.

CHEVREUL
Denomina il contrasto simultaneo, perchè accade simultaneamente alla vista del colore che ne è la
causa. Scopre questo fatto mentre era direttore presso le manifatture reali di Gobelins.
Per risolvere questo problema bisogna applicare un filtro del colore complementare sull'area attorno
al colore centrale.

OTTO RUNGE

Il primo a proporre un modello tridimensionale, una sfera che rende conto sia delle tinte sia dei loro
valori di chiaro e di scuro.