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25.05.

2021

ARTICOLAZIONE DEL SISTEMA GIUDIZIARIO

I giudici sono tanti quindi accade frequentemente che diversi giudici si trovino in contrasto fra loro: ad
esempio un giudice interpreta la stessa regola scritta in modo diverso da un altro, oppure due giudici
si ritengono tutti e due competenti rispetto alla stessa questione - in questo caso, i giudici ordinari,
sono tutti sottoposti alla Corte di Cassazione, quindi c’è un’ultima istanza di giudizio che è la Corte di
Cassazione.
I giudici amministrativi, invece, cioè i giudici specializzati, sono soggetti alla Cassazione solo in solo
caso: il CONFLITTO DI GIURISDIZIONE, cioè quando si controverte della competenza tra giudici ordinari
da un lato e giudici amministrativi dall'altro. Quindi la Cassazione, come organo di ultima istanza,
quando due giudici abbiano interpretato in modo diverso le norme giuridiche e arrivando a conclusioni
diverse, (quindi il giudice di primo grado, il giudice d’appello e l’ultima istanza la Corte di Cassazione).
Nel nostro ordinamento è meglio parlare di giudici specializzati piuttosto che di giudici speciali questo
perché il termine “giudici speciali” ci richiama a tribunali speciali che c’erano durante il regime.
L’Art.102 della costituzione vieta i giudici speciali, però la stessa costituzione nel mentre li vieta in
generale, legittima però l’esistenza di alcuni giudici specializzati e questi sono: il Consiglio di Stato e
tutti gli altri organi di giustizia amministrativa; la Corte dei Conti e poi vi sono i tribunali militari in
tempo di pace e di guerra.
Quindi la specialità o la specializzazione di questi giudici consiste principalmente in questo: mentre i
giudici ordinari (cioè giudici civili e giudici penali) nel loro complesso hanno un potere di giurisdizione
generale, cioè che giudicano su tutte le questioni che rientrano nella funzione giurisdizionale, con
l'eccezione delle questioni espressamente attribuite ai giudici specializzati (all'inverso, i giudici
specializzati hanno ciascuno una propria specifica materia su cui giudicare); i giudici specializzati (per
esempio, i giudici amministrativi o la Corte dei Conti) sono governati ciascuno da leggi specifiche e
quindi non sono regolati dalla legge generale sull’ordine giudiziario e questi giudici specializzati non
sono soggetti al consiglio superiore della magistratura, però hanno organismi analoghi al consiglio
superiore della magistratura. I giudici speciali costituiscono degli apparati speciali che si distinguono
da apparati della magistratura ordinaria; quindi ciascun giudice specializzato sono retti da specifiche
norme per quanto riguarda la carriera, le sanzioni disciplinari, l'organizzazione interna e la procedura.
In realtà questa distinzione riguarda le competenze perché i giudici ordinari sono competenti, se civili
per quanto riguarda le controversie civili, se penali per quanto riguarda il giudizio sui reati penali,
invece i giudici specializzati si interessano degli interessi legittimi, e questi sono il Tar e il Consiglio di
Stato.
Vi è, inoltre, differenza fra diritti soggettivi e interessi legittimi: il diritto soggettivo è il diritto di un
soggetto di disporre di un bene in modo pieno ed assoluto escludendo tutti gli altri; l’interesse legittimo
è invece l’interesse generale che ogni individuo ha affinché l’azione amministrativa si svolga secondo i
canoni della legge ( come l’autorizzazione o la concessione, tipici strumenti amministrativi; quindi la
concessione crea, in capo ad un soggetto, un diritto che prima non aveva; l’autorizzazione rimuove
limiti legali a diritti che originariamente appartengono al soggetto, e quindi con la concessione
amministrativa si crea un diritto nuovo, l'autorizzazione è la rimozione legale ad un diritto di cui il
soggetto è già titolare, quindi di interesse legittimo è l’interesse alla legalità dell’azione amministrativa,
cioè l’interesse che ogni cittadino ha rispetto alla pubblica amministrazione affinché la pubblica
amministrazione rispetti le procedure previste dalla legge. Quindi di interesse legittimo è l’interesse
alla legalità dell’azione amministrativa, cioè il fatto che la pubblica amministrazione nell’assumere le
sue decisioni rispetti le procedure previste dalla legge, quindi non mi si può negare una concessione o
autorizzazione se non seguendo le regole e le procedure della legge.

L’ORDINAMENTO DELL’UNIONE EUROPEA


Alcuni stati europei, come la Germania federale, Francia, Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo, a cui
poi si sono aggiunti successivamente altri stati, come la Gran Bretagna che però adesso è uscita, la
Danimarca l’Irlanda, Grecia, la Spagna, il Portogallo, L’Austria, la Finlandia e la Svezia, sono entrati a
far parte della Unione europea.
Alcuni stati europei originari, cui si sono aggiunti successivamente altri stati , hanno stipulato dei
trattati internazionali tra cui quello della CECA - Comunità Europea del carbone e dell’acciaio - istituita
nel 1952; poi sono stati firmati due trattati a Roma nel 1957, che sono la CEE - la comunità economica
europea - e la CEEA - Comunità europea per l’energia atomica, molto più nota come EURATOM, quindi
questo è stato il primo nucleo organizzativo della comunità europea.
Queste sono formalmente distinte, però hanno in comune gli organi di vertice e sono sostanzialmente
parti di un unico ente. Nel Febbraio del ‘92 Gli Stati della comunità europea hanno stipulato un
importante trattato sull’Unione europea, che è noto col nome di trattato di Maastricht, del 7 Febbraio
1992 e viene così chiamato prendendo il nome dalla città in cui è stato firmato. L’Italia ha ratificato e
ordinato l’esecuzione di questo trattato con una legge, perché i trattati devono essere ratificati tramite
le leggi e l’Italia ha rettificato il trattato di Maastricht con la legge 3 novembre 1992. Il trattato di
Maastricht è poi entrato in vigore nel novembre 1993. Questo trattato istituisce l’unione europea e
apporta modifiche alle tre comunità che prima esistevano, cioè la Ceca , la Cee e l' Euratom.
Tra Unione europea e comunità europea non vi è una stretta coincidenza: l'unione europea comprende
le varie comunità come i suoi strumenti principali, però l'unione europea è un'organizzazione con
obiettivi e strumenti ulteriori rispetto a quelli attribuiti alle originarie comunità (CECA, CEE ED
EURATOM), in particolare l'unione europea si basa su tre pilastri: le politiche, ovvero quello delle
politiche svolte dalla comunità, la politica estera e di sicurezza comune e la cooperazione di polizia
giudiziaria in materia penale.
Però l'unione europea si avvale della organizzazione della comunità europea, abbiamo quindi questa
strana costruzione giuridica che è il frutto di un compromesso tra forze che spingono alla costruzione
di un vero e proprio stato federale europeo, e forze che vogliono preservare la sovranità dei singoli
stati, e quindi ritardano o impediscono la costruzione di una vera e propria struttura unitaria a livello
europeo; Quindi l'unione europea che noi oggi abbiamo davanti è un compromesso fra una tendenza
a costruire un vero e proprio stato federale europeo unificato, e una tendenza invece che ancora lascia
molti spazi agli stati; noi ancora non abbiamo gli Stati Uniti d’Europa, ma abbiamo una comunità
europea che tende a unificarsi completamente ma ancora non è completamente unificata , nel senso
che continua a rimanere distinta dagli stati che ad essa fanno parte. Il trattato di Maastricht mantiene
la distinzione, almeno su un piano giuridico formale, fra la comunità europea, la comunità del
carbone dell'acciaio (che dal 2000 in realtà non esiste più) e la comunità per l’energia atomica; quindi
il trattato mantiene formalmente la distinzione fra tre comunità, anche se vi è una unificazione dei
vertici della comunità.
Infine, il nome ufficiale della comunità più importante, non è più quello della comunità economica
europea, cioè la CEE, ma oggi si parla di Unione Europea.
Delle numerose e complesse modificazioni e integrazioni dei trattati sulla Unione europea ricordiamo
che: l'organo massimo dell'unione europea è il consiglio europeo, il consiglio europeo decide i
programmi e gli obiettivi dell'unione europea ed è composto dai capi di Stato di governo degli Stati
membri, dal presidente della commissione della comunità europea.
I capi di Stato o di governo degli Stati membri e il presidente della commissione della comunità
europea, nell’ambito del consiglio europeo, sono coadiuvati dai ministri degli esteri di ciascuno stato
e da un membro della commissione esecutiva della comunità, ed è presieduto a turno da quello
stesso stato il cui rappresentante presiede il Consiglio dei ministri della comunità europea. Quando
si discute dell'unione economica e monetaria vi partecipano anche i ministri delle finanze e
dell'economia.
Nell’unione europea vale un principio importante il principio di sussidiarietà: con tale principio si
dispone che nelle materie di non esclusiva competenza della comunità europea, la comunità europea
stessa può intervenire solo quando gli obiettivi previsti non possono essere sufficientemente
realizzati dagli Stati membri, ed è questa una posizione di difficile interpretazione e di applicazione;
da questa regola, si ricava che vi sono settori di esclusiva competenza della comunità, e settori di non
esclusiva competenza della comunità, rispetto ai quali resta la competenza dei singoli stati, e in questo
secondo caso l'intervento della comunità è ammissibile solo se l'obiettivo non può essere pienamente
raggiunto a livello statale, ed esige quindi un intervento di livello comunitario, a pena di fallimento.
Un’altra caratteristica dell’unione è la caratteristica della cittadinanza dell’unione che prevede la
eleggibilità attiva e passiva dei cittadini dell'unione per le elezioni comunali entro lo stato cui risiedono
o anche se diverso dal proprio. Quindi implica che i cittadini dell'unione europea possano eleggere
(elettorato attivo) ed essere eletti (elettorato passivo ), per le elezioni comunali, dentro lo stato in
cui risiedono anche se uno stato diverso da quello originale; e poi i cittadini dell’unione europea
hanno la possibilità di votare per l’elezione del Parlamento europeo in qualunque stato dell’unione
essi si trovino a vivere.
Nell’unione europea vi è il deficit democratico in quanto il parlamento non costituisce, come invece
accade nel nostro ordinamento, l’organo più importante e questo deficit non è mai stato mai colmato
dal 1992 ovvero da quando è entrato in vigore il trattato di Maastricht.
Il Parlamento europeo, infatti, non ha alcuna funzione rilevante, nemmeno di carattere normativo, ma
ha solo una funzione rappresentativa e di controllo. L’organo più importante dell'unione europea è la
banca centrale europea, il sistema europeo delle banche centrali; la banca centrale europea è stata
istituita nel momento in cui si è arrivati alla moneta unica, che oggi si chiama euro ma in tempi
precedenti era stata chiamata ecu; la banca centrale europea è l'organo che governa la moneta unica
e questa unificazione monetaria è avvenuta in tappe successive.
Un altro organo della comunità europea è il cosiddetto mediatore europeo che è una sorta di difensore
civico, comunitario cui cittadini possono rivolgersi per segnalare disfunzioni, omissioni , ingiustizie; i
membri della commissione durano in carica 5 anni e sono rieleggibili, quindi l'altro organo è la
commissione europea.
Esistono poi delle procedure complesse per cui, in alcuni casi previsti dal trattato, il Parlamento
europeo viene associato al Consiglio dei ministri nell’approvazione degli atti comunitari, in particolare
dei regolamenti. Quindi nell’unione europea abbiamo atti del consiglio, atti della commissione, atti
della commissione del Parlamento congiuntamente con il consiglio.
Poi dopo il trattato di Maastricht, nel maggio del 1999, entrò in vigore il trattato di Amsterdam che ha
portato modificazioni all’unione europea e alla comunità europea; il trattato di Amsterdam ha
rinumerato gli articoli che si sono stratificati nel tempo sia rispetto all’unione che alla commissione
europea. Quindi occorre fare attenzione alla numerazione degli articoli per cui conviene citare la nuova
e la vecchia numerazione.
Dal Maggio 2004 sono entrati a far parte dell'unione 10 nuovi Stati, sia pure con particolarità
scaglionate nel tempo, che sono derivate dalle complesse trattative e dagli accordi raggiunti in base ai
quali l'unione europea ha accolto le domande di adesione. Nel giugno 2004, la conferenza
intergovernativa raggiunse un accordo su un complesso di modifiche che riguardavano un progetto di
trattato istitutivo della costituzione per l’Europa, che venne predisposto dalla convenzione sul futuro
dell’Europa, e questa convenzione sul futuro dell’Europa fu un organo appositamente costituito per
elaborare una costituzione per l'unione europea, cioè ebbe il compito di predisporre una proposta
complessiva. Però questo nuovo trattato che doveva dare vita alla costituzione dell'unione europea e
che doveva servire a riorganizzare tutte le disposizioni dei trattati esistenti e a inserire nuove norme
particolari, sarebbe dovuto diventare l'atto gerarchicamente superiore a tutti gli altri atti dell'unione
ma poi la costituzione europea non andò a buon fine, per cui oggi l’unione europea è stata recepita in
un trattato di tipo internazionale ma non è la fonte principale dell’Unione europea.
Gli organi di vertice comuni all’unione europea sono il consiglio è l'organo che attua i programmi
politici decisi dal consiglio europeo, quindi nell'unione europea abbiamo un consiglio e un consiglio
europeo; il consiglio è l'organo che attua i programmi politici decisi dal consiglio europeo, e il consiglio
è al di sopra di tutti sul piano normativo ed amministrativo, ed è l’organo più importante perché è il
rappresentativo dei governi dei singoli Stati membri della comunità ed è presieduto per sei mesi, a
turno, dal rappresentante di uno degli stati aderenti.
Poi abbiamo la commissione, la commissione è composta da un certo numero di persone, una
almeno per ogni stato, nominate di comune accordo dai governi degli stati, previa approvazione del
Parlamento.
La commissione deve agire in modo del tutto indipendente dagli stati; quindi la commissione composta
da un certo numero di persone nominate di comune accordo dai governi degli stati, per lo più tecnici,
deve agire in modo del tutto indipendente dagli stati, cioè dotata della caratteristica della
indipendenza, non deve rispondere agli stati circa le sue decisioni; anche la banca centrale europea è
dotata della caratteristica della indipendenza, cioè la banca centrale europea nelle decisioni che
attengono alle materie del credito e della moneta è indipendente dagli stati della stessa comunità
europea e cioè decide esclusivamente lei.
Nell’unione europea, il concetto di indipendenza, riconosciuto alla banca centrale europea e alla
commissione europea, non è uno strumento di difesa, ma è un potere più forte che viene
riconosciuto alla commissione europea e alla banca centrale europea che non devono dare conto
delle loro decisioni né al Parlamento europeo né al Parlamento dei singoli stati.
Quindi la commissione deve agire in modo del tutto indipendente dagli stati e anche i suoi componenti
non sono considerati rappresentanti degli stati di appartenenza. La commissione è l'organo collegiale
che dirige l'intero apparato amministrativo della comunità, eseguendo ed attuando le decisioni del
consiglio, e adottando gli atti previsti nei trattati; in particolare, la commissione europea ha un
potere generale di proposta, vigila sulla corretta applicazione dei trattati e dei regolamenti, e adotta
gli atti previsti dai trattati. Rappresenta le comunità sia nei confronti degli stati aderenti, sia nei
confronti di qualunque altro soggetto. La commissione europea è formata da 20 membri e ha il
compito di vigilare sull’applicazione dei trattati, è quella che avvia le procedure di infrazione nei
confronti degli Stati membri; però la commissione, nonostante sia un organo formato dai capi di Stato
di governo, è l’unica ad esercitare il diritto di iniziativa in campo legislativo.
Il Parlamento europeo è eletto a suffragio universale, da tutti i cittadini di tutti gli Stati membri aderenti
alla comunità europea; ciascuno stato aderente alla comunità europea elegge una quota stabilita dei
trattati in base ad un sistema elettorale che ciascuno stato decide autonomamente. In Italia per
l’elezione del Parlamento europeo abbiamo sempre utilizzato, anche in vigenza del sistema
maggioritario, un sistema proporzionale di lista. Il Parlamento europeo, nonostante sia un organo
rappresentativo, non è l'organo massimo della comunità, perché nell’unione europea l’indirizzo
politico non è deciso dal Parlamento, ma è deciso dal consiglio europeo, e la stessa funzione normativa,
cioè di fare le norme, spetta prevalentemente al consiglio, anche quando è prevista una mera
approvazione del Parlamento.
Il Parlamento europeo concorre, nei casi previsti dei trattati, alla deliberazione dei regolamenti,
secondo procedure molto complesse; nell’uso, queste funzioni in cui il Parlamento concorre nei casi
previsti dei trattati alla deliberazione dei regolamenti, vengono chiamate codecisione, quindi la
decisione del Parlamento, se negativa costituisce un misto insormontabile, e il caso invece della
cooperazione quando è previsto che il voto negativo del Parlamento può essere superato dal consiglio
sia pure con voto unanime.
Quindi non è il Parlamento europeo a predisporre le norme dell’unione europea ma è previsto in alcuni
casi un potere di concorrere alla predisposizione delle norme tramite l’emanazione di pareri, che a
seconda dei casi hanno una maggiore o minore importanza.
Quindi il Parlamento esprime pareri; poi approva il bilancio, potrebbe anche respingerlo in blocco ma
ci vorrebbe la maggioranza dei 2/3. Poi il Parlamento può esprimere censura verso la commissione,
ma deve essere approvata con i 2/3 dei suffragi espressi, i quali devono raggiungere anche la
maggioranza assoluta dei componenti. Ovviamente il Parlamento non ha alcun potere sull’organo
Consiglio, quindi il Parlamento ha dei poteri molto deboli nell’unione europea.
Poi un altro organo della comunità europea è la Corte di giustizia. È il giudice della comunità che
decide le controversie previste nei trattati, in particolare le controversie relative alla legittimità degli
atti comunitari, ma anche le controversie relative all’interpretazione e all’applicazione dei trattati, e
poi le controversie relative alle interpretazioni e applicazione degli atti comunitari previsti dai trattati.
Altro organo dell’unione europea è la Corte dei Conti che si occupa della regolarità e della legittimità
dei conti e delle spese della comunità.

Il sistema europeo di banche centrali coincide con la banca centrale europea perché la banca centrale
europea in realtà è un sistema europeo di banche centrali. Quindi questi ultimi sono organi
indipendenti, sia dagli stati, sia dagli altri organi dell'unione europea, anche se i loro atti sono ricorribili
verso la Corte di giustizia. La banca centrale europea è il potere più pervasivo. La banca centrale
europea adotta anche strumenti informali, come delle semplici lettere, che hanno il potere di aprire
processi addirittura di modifica delle costituzioni nazionali. L'unione europea è, quindi oggi, un'unione
tecnocratica ed economico-finanziaria.
I principi fondamentali l'unione europea sono l'economia di mercato, aperta e libera concorrenza,
l'economia di mercato fortemente competitiva. I nostri principi fondamentali funzionano come
controlimiti ai principi dell'unione europea con essi discordanti, cioè nella gerarchia delle fonti, le fonti
comunitarie prevalgono su quelle interne anche di carattere costituzionale ma con limite dei principi
fondamentali della costituzione italiana che non possono essere mai derogati nemmeno delle fonti
comunitarie.
L’unione europea e il nostro ordinamento costituzionale hanno alla base una filosofia diversa, perché
mentre la filosofia che ispira il nostro ordinamento è una filosofia di giustizia sociale, che proviene
dall’incontro fra le grandi forze politiche di massa che avevano fatto la resistenza, i trattati comunitari
hanno alla base una filosofia neoliberista, che viene dalla scuola di Chicago, dalla scuola di Vienna,
dall’ordoliberismo, ed eleva a suo principio massimo il principio di economia di mercato aperta e libera
concorrenza. Noi, infatti, rivendichiamo la riforma dell’unione europea attuale per costruire una nuova
Unione europea che sia coerente conforme e compatibile con i principi fondamentali della nostra
costituzione.
Perché l’Art.11 della nostra costituzione consente all'ordinamento di rinunciare a quote della propria
sovranità per costruire ordinamenti internazionali, che però abbiano gli stessi principi del nostro
ordinamento, e cioè riescano a garantire la pace e la giustizia sociale fra le nazioni; e invece, dobbiamo
constatare, come questa unione europea, non solo abbia principi esplicitamente divaricanti con quelli
di giustizia sociale della nostra costituzione, come appunto il principio di economia di mercato aperto
e libera concorrenza, ma negli ultimi 30 anni ha dimostrato di non poter e non saper garantire, proprio
in funzione della filosofia che la sorregge, nella giustizia sociale e nella pace fra le nazioni, infatti
l’unione europea è presente in tutti gli scacchieri di guerra. L’Art.11 era una norma pensata per fare
aderire il nostro paese all’ONU (all’organizzazione delle Nazioni Unite), poi forzatamente è stato
utilizzato anche per legittimare l’adesione l’unione europea, ma mentre la carta dell’ONU è totalmente
coerente con i principi della nostra costituzione, i trattati dell’unione europea sono fortemente
divaricanti dai principi della nostra costituzione.

GLI ATTI DELLA COMUNITA’ EUROPEA


Gli atti principali dell'unione europea sono: i regolamenti, le direttive, le raccomandazioni, le decisioni
e le sentenze.
I regolamenti dell'unione europea sono atti normativi approvati dagli organi dell'unione europea
secondo le procedure e nelle materie previste e disciplinate dai trattati istitutivi dell'unione europea.
I regolamenti sono atti normativi dell'unione europea e in quanto atti normativi, si distinguono, da
un lato dalle decisioni perché i regolamenti sono generali e astratti, mentre le decisioni sono atti
concreti, e poi i regolamenti si distinguono dall’altro lato dalle direttive, perché mentre i regolamenti
sono direttamente applicabili, cioè sono applicabili all'interno dell'ordinamento italiano e di tutti gli
altri ordinamenti senza il bisogno di atti ulteriori (quindi diretta applicabilità dei regolamenti), le
direttive si limitano soltanto ad indicare i fini che devono essere perseguiti, e poi lasciano agli stati il
compito di prescrivere i mezzi. Per cui le direttive diventano applicabili, all’interno dei singoli
ordinamenti, solo dopo che gli stati le hanno approvate, quindi le direttive devono essere recepite
dagli stati per essere attuati. Il nostro ordinamento ha creato un apposito strumento per la recezione
annuale delle direttive che è appunto la legge comunitaria.
La Corte di giustizia in realtà non dà molta importanza ai nomi ufficiali degli atti, se regolamenti o se
direttive, ma la Corte di giustizia guarda per lo più al contenuto dell’atto; per cui possono aversi,
almeno dal punto di vista della valutazione della corte di giustizia, da un lato atti che sono chiamati
ufficialmente regolamenti e che tuttavia non sono operativi, perché hanno bisogno di essere integrati
da altre norme per divenire applicabili, e dall’altro vi sono atti chiamati ufficialmente direttive che
sono così complete e minuziose da essere immediatamente applicabili senza bisogno di ulteriore
mediazione.
I regolamenti sono deliberati attraverso una procedura complessa che coinvolge la commissione
esecutiva, il Parlamento europeo, il consiglio dei ministri; e per una categoria importante di
regolamenti, che viene indicata nel trattato, il Parlamento e il Consiglio dei ministri hanno una pari
potestà, nel senso che, rispetto ad alcuni regolamenti, i regolamenti stessi non sono approvati se
manca il consenso di ambedue; vi è un’altra classe di regolamenti, per cui l’eventuale deliberazione
contrarie del Parlamento, addirittura può essere superata dal consiglio con un voto all’unanimità.
Vi sono dei casi, previsti nei trattati, nei quali il consiglio decide da solo, senza consultare il Parlamento.
Ma ci sono anche regolamenti che possono essere adottati non solo dal consiglio ma anche dalla
commissione, e anche regolamenti che possono essere adottati anche dalla banca centrale europea
ma solo nelle materie di sua specifica competenza.
L'unione europea non ha una competenza generale, ma una competenza numerata dalle previsioni dei
trattati; quindi sono i trattati che di volta in volta ci dicono tutte le materie nelle quali l'unione europea
è competente. Molte volte i trattati contengono delle formule vaghe, generiche per cui risulta difficile
tracciare una precisa linea di confine fra competenze attribuite all'unione europea e competenze che
restano agli stati aderenti; poi c’è il principio di sussidiarietà che complica le cose, e che rende ancora
più mobile la linea di divisione tra competenze della comunità e competenze dei singoli stati.
Per quanto questa linea di confine sia incerta, e per quanto sia difficile tracciarla nella pratica, pare
certo che ancora oggi esistono materie riservate agli stati su i quali la comunità non può intervenire (
per esempio, agli stati rimane la materia penale su cui gli Stati hanno potestà legislativa piena, i diritti
politici che sono di assoluta competenza di ogni ordinamento costituzionale).
I regolamenti, una volta adottati, vengono pubblicati legalmente nella Gazzetta Ufficiale dell’unione
europea, ve ne è un edizione per ogni lingua della comunità e in linea di principio, i regolamenti entrano
in vigore 20 giorni dopo la loro approvazione.
I regolamenti sono immediatamente e completamente applicabili in tutti gli Stati dell’unione europea
contemporaneamente; in altre parole, i regolamenti dell’unione europea, quando entrano in vigore,
sono automaticamente e immediatamente obbligatori per tutti i soggetti della comunità e quindi per
tutti i soggetti che vivono dentro il territorio.
IL RAPPORTO FRA I REGOLAMENTI COMUNITARI E GLI ATTI NORMATIVI ITALIANI

Se vi è contrasto fra i regolamenti comunitari e gli atti normativi italiani, o si applicano gli uni o si
applicano gli altri o viceversa.
Per analizzare i casi in cui si verifica questo contrasto dobbiamo rivolgerci soprattutto alle decisioni
della Corte costituzionale che ha sempre affrontato questi problemi, quindi dobbiamo guardare le
decisioni della Corte costituzionale per capire quali sono le soluzioni.
La prima ipotesi è il caso in cui un regolamento comunitario deroghi la costituzione italiana. I
regolamenti comunitari, con la loro stessa esistenza, derogano la costituzione, infatti in quelle materie
che i trattati hanno attribuito alla competenza dell’unione europea, non è più il Parlamento che
impone norme giuridiche mediante leggi, ma è la comunità che disciplina quelle materie mediante i
suoi regolamenti. La legge di esecuzione dei trattati, che ha istituito l'unione europea, è stata una legge
ordinaria - cioè i trattati in Italia sono stati recepiti con legge ordinaria, quindi ogni qualvolta si è
trattato di autorizzare la ratifica dei trattati o di ordinare la esecuzione di nuovi trattati che hanno
modificato quelli ordinari, ciò è avvenuto con una legge ordinaria che ha dato esecuzione ai trattati
istitutivi della comunità. Quindi i giuristi si sono posti la domanda se fosse costituzionale questa legge
ordinaria che autorizza una deroga alla costituzione.
Ricapitolando, è il caso di un regolamento che entra in vigore contrastando addirittura con la
costituzione. I regolamenti sono previsti nei trattati istitutivi dell'unione europea, e questi vengono
recepiti in Italia con legge ordinaria; quindi una volta che vengono recepiti questi trattati, vengono
recepiti anche i regolamenti cui i trattati fanno riferimento, per cui i giuristi si sono posti il problema
se sia compatibile con la costituzione una legge ordinaria che, recependo i trattati della comunità,
legittima l’entrata in vigore anche di fonti normative, quali regolamenti, che in ipotesi contrastano con
la costituzione.
La Corte costituzionale ha dichiarato che, questa legge di recepimento dei trattati internazionali, nel
nostro ordinamento, trovi la sua legittimità costituzionale nell’Art.11 della costituzione, secondo il
quale l’Italia consente, in condizioni di parità con gli altri stati, alle limitazioni di sovranità necessarie
ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le nazioni. Poiché l’unione europea è stata
ritenuta un’organizzazione che assicura la pace la giustizia fra le nazioni, e poiché in questo caso, cioè
nel caso dell’Art. 11, la costituzione italiana ammette limitazioni della sovranità italiana a vantaggio di
queste organizzazioni, in questo modo si giustifica che una legge ordinaria consenta, recependo trattati
dell'unione europea, limitazioni della sovranità italiana e trasferisca all’unione europea competenze
che, in caso diverso, aspetterebbero al Parlamento italiano. Contro l’evidenza dei fatti, quindi, hanno
consolidato la tesi per cui questo modo che è stato seguito per aderire ed eseguire i trattati, è
conforme alla costituzione. Questo non significa, tuttavia, che non si possa fare leva proprio sui principi
fondamentali di democrazia sociale previsti dalla nostra costituzione, per contrastare le politiche
liberiste, in particolare la politica monetaria dell'unione europea, riaccreditando così la funzione
sociale che è rimasta nel potere degli stati. C’è la possibilità di utilizzare i principi di eguaglianza e di
democrazia sociale per combattere le politiche liberiste dell’unione europea, cioè i principi
fondamentali della nostra costituzione italiana possono agire da controlimiti all’introduzione dei limiti
derivanti dall’Unione europea, cioè se le fonti dell’unione europea contrastano con i principi
fondamentali della costituzione, in base alla gerarchia delle fonti, devono essere i principi fondamentali
della costituzione ad avere la prevalenza.