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PROVA DI TECNOLOGIA DEI MEDIA di Concetta Di Palma

Virilio P.
«Oggi è l’attimo che conta e non il luogo. Un evento non si definisce più nello spazio ma nel tempo.
Il cellulare, la televisione satellitare, Internet: organizziamo la nostra vita intorno a un nuovo tempo
reale che ha soppianto lo spazio reale, che poi era la dimensione che avevamo conosciuto fin dal
Quattrocento».
«Il dominio delle immagini ha cambiato radicalmente le domande etiche ed estetiche che ci
dobbiamo porre. Dal secolo dei Lumi eravamo stati abituati a riflettere su “vedere e sapere”, adesso
il nuovo binomio su cui interrogarsi è invece “vedere e potere”».
«Assistiamo a una tendenza straordinaria che io chiamo la “sincronizzazione delle emozioni”. C’è
una sorta di globalizzazione degli affetti, dal Grande Fratello alle banlieues in fiamme, dall’Isola dei
famosi all’uragano di New Orleans, dalle bombe nel metrò allo tsunami, ai funerali del Papa».
«La diretta, live, sostituisce la vita, life. È la percezione astronomica della realtà. La tv è un enorme
caleidoscopio che ci rende infinitamente più vicini e sensibili a quello che succede al di fuori del
nostro orizzonte visivo. Nello stesso momento, milioni di persone hanno il sentimento di vibrare
all’unisono, è una condizione incredibile che non si era mai verificata prima»

Comincio col dire che la citazione di Virilio mi ha spinto a fare delle considerazioni, molte delle
quali personali, oppure condivise con pareri di personalità autorevoli nel campo dello studio sui
media. La nostra società è arrivata ad un cambiamento epocale. Tale cambiamento va ad interessare
tutti gli ambienti, dalla cellula familiare, fino ad arrivare alla politica e alle istituzioni. Tutti gli
individui, oggi, cosa importantissima, fin da piccoli, sono caratterizzati dalla presenza dei nuovi
media, le cui strutture tecnologiche sono necessarie per essere attivi nella società. La vita frenetica
e la velocità degli eventi caratterizzano tale società, consegnando l’essere umano nelle mani di
queste tecnologie, che hanno la capacità di accorciare le distanze e, spesso, di annullare le
solitudini. Ovviamente, la funzione del mondo mediale è una funzione antropologica, perché agisce
sulla struttura dei saperi e sui conseguenti comportamenti umani. Secondo Mc Luhan, l’uomo è,
innegabilmente, trasformato dall' evoluzione dei media e questa trasformazione fa sì che si apra
una questione etica nei riguardi del grande potere antropologico dei media; inoltre, la conseguente
interdipendenza tra questi ultimi con la democrazia e il rischio per la libertà dei cittadini, rende
urgente un orientamento etico, dovuto all’intreccio tra il potere dei media, quello economico e
quello politico. Come afferma il teorico Emilio Rossi, malgrado la potenza dei computer, delle
radio, delle televisioni, o di Internet, lo scopo della comunicazione d’attualità è quello di diffondere
il sapere e aiutare a sentirsi uomini tra gli uomini , cittadini tra i cittadini, consapevoli di diritti e
doveri; da qui nasce il bisogno di attivare un' attenzione critica e il conseguente controllo sociale.
Proprio a seguito di queste considerazioni, bisogna dire che c’è stata una proposta di istituire un
Comitato Nazionale di Mediaetica, per definire non una serie di regole , ma una rete di valori che
vadano verso un' ‘etica condivisa, un’etica dei media, riguardante, in particolar modo, il rapporto
che viene a crearsi tra democrazia, libero mercato e informazione. Si rende necessario, nella
prospettiva di un sistema veramente democratico, lo sviluppo dell’informazione alternativa con la
quale si possa dare voce alle minoranze, ai singoli cittadini che non vengono rappresentati dai
grandi media e dalle loro regole , ma che non possono essere più eticamente ignorati. Grazie
all’utilizzo dell’informazione alternativa, è possibile ricercare la verità dei fatti, troppo spesso
omessa dai media tradizionali di massa o camuffata ad arte per nascondere altri scopi. I media
alternativi non cercano l’imparzialità, la completezza oggettiva dell’informazione; il medium
alternativo si schiera apertamente, prende posizione e per questo non sempre è credibile; il fruitore
dovrebbe possedere gli strumenti culturali, le competenze tecniche per individuare e decodificare il
linguaggio della notizia e le informazioni messe in Rete, ad esempio. La valutazione della
credibilità è complessa, soprattutto nell'ambito dei social network, in quanto è necessario risalire
alla fonte informativa, attraverso i link; un esempio classico può essere il blog che è uno spazio
virtuale che viene gestito autonomamente, dove si pubblicano contenuti di vario genere, catalogati
in ordine cronologico e sempre consultabili, ma molte volte spazio virtuale troppo vago e generico e
senza possibilità di riscontrare l'attendibilità di quanto esposto. A questo proposito, vale la pena di
esplorare blog fondati da blogger di tutto rispetto, i quali si preoccupano di essere un minimo
credibili, altrimenti c'è il rischio di non essere più cliccati. Anche nel web, infatti, come nella vita
reale l'utente ha bisogno di condividere e relazionare, sulla base di una comunicazione che ne esalti
la soggettività, l'autorialità; in questo senso la Rete ha permesso all'individuo di riappropriarsi della
capacità di partecipare attivamente al proprio percorso informativo e conoscitivo. Non solo, ma il
navigatore della Rete ha sperimentato nuovi mondi e nuovi spazi in una second life, pari per
importanza e consistenza a quella reale. Sia per la Rete che per la tv, bisogna stare attenti ai
condizionamenti negativi, dovuti ad un cattivo uso del mezzo o all'elevata esposizione al mezzo in-
quanto-ai-tempi-di-fruizione. A questo punto, è chiamato in causa anche il ruolo dei genitori, i quali
non possono trascurare l’accesso alle nuove tecnologie, da parte delle nuove generazioni. Numerose
ricerche, condotte negli ultimi anni, evidenziano l'elevato numero di ore di televisione a cui sono
esposti i bambini fin dall'epoca prenatale. Ciò assume una valenza ancora più allarmante, qualora,
consideriamo l'alta percentuale di contenuti violenti. L'universo in cui ci muoviamo è spesso
segnato da complessità e mutevolezza, mentre l'immagine televisiva fornisce una visione
semplificata della realtà ricorrendo a stereotipi, che consentono di dividere le persone in categorie
semplici e in base a copioni prestabiliti , attraverso cui è possibile dare un senso a quanto avviene e
predire gli eventi futuri. In questo processo di modellizzazione semplificante sono presenti alcuni
rischi, cioè, il bambino può semplificare eccessivamente la realtà, ignorando la complessità dei
motivi alla base dei comportamenti altrui. Tale processo di modellamento prevede l’ esposizione
del bambino a filmati di violenza, identificazione con il modello aggressivo, riproduzione dell'atto
aggressivo, rinforzo del comportamento aggressivo imitato; pertanto, l'esposizione continuata a
modelli aggressivi può incidere anche sul sistema di valori dello spettatore. Un freno fondamentale
all'assunzione di comportamenti aggressivi è costituito dalla nostra capacità di sperimentare
emozioni complesse. La televisione, troppo spesso, presenta una violenza "raffreddata", nella quale
scompaiono gli effetti del comportamento aggressivo e le emozioni di dolore connesse. Molti
programmi televisivi si traducono, facilmente, in appiattimento culturale, fino a produrre
l’atrofizzazione della capacità di affrontare gli aspetti più complessi della vita. Se sul piccolo
schermo l’evento della morte viene generalmente normalizzato, trasformato in spettacolo e ridotto a
mera finzione, tutto ciò non può non ripercuotersi sulla percezione distorta del dolore e della morte
nella struttura psichica del bambino. E’ noto, infatti, che nel minore la consapevolezza della
presenza nella vita di queste realtà è appena incipiente e deve essere ancora razionalizzata. Inoltre,
l’utilizzo eccessivo della televisione compromette la sfera del privato. Le nuove generazioni
purtroppo non riescono a discernere la vita virtuale da quella reale; le emozioni, i sentimenti più
intimi vengono esposti a tutti. Un esempio palese sono i reality che non fanno altro che esporre le
emozioni personali al giudizio del pubblico; quest’ultimo accattivato da un modo di essere che
omologa e che non considera più l’individualità di ognuno. Anche se l'autore della citazione
evidenzia la straordinaria sensazione che ognuno ha nel sentirsi partecipe degli eventi del prossimo,
si può non essere d'accordo sull'eccessiva esposizione dell'intimità propria all'altrui considerazione,
tanto è vero che molti programmi televisivi, dal “Grande Fratello” a “Chi l'ha visto”, puntano
proprio ad accrescere l'audience con l'esposizione di una privacy “violata”, a mio avviso. Quindi,
possiamo affermare che, oltre ad educare ad un uso misurato dei mezzi, è necessaria una reale
educazione ai media, che fornisca, soprattutto, ai bambini quei prerequisiti emotivo-
comportamentali, in grado di ridurre l'impatto di determinati programmi e che permetta loro di
districarsi tra la marea di offerte, quasi sempre di pessima qualità. Essendo un'insegnante di scuola
dell’infanzia, mi viene spontaneo pensare alla ricerca di soluzioni, di strategie, di linee di azione, di
percorsi da effettuare, soprattutto, in ambito scolastico. Mi riferisco in particolare, ai vantaggi
derivati dall'attivazione di laboratori di educazione mediale, correttamente progettati con un
repertorio di forme comunicative diverse: orali, scritte, iconiche, musicali, pittoriche, manipolative,
informatiche. Tale forma di laboratorio ha una finalità plurilinguistica, nel senso che i diversi
linguaggi utilizzati, attraverso un adeguato stile comunicativo, riescono ad attivare ricche dinamiche
socio-affettive che contrastano fortemente con gli effetti negativi dei lunghi tempi trascorsi davanti
al computer o alla tv, ai quali i bambini sono abituati. L’obiettivo è di creare un clima euristico,
caratterizzato da continue sollecitazioni immaginativo-fantastiche ed intuitivo-inventive, che
attraverso l’attivazione di meccanismi cognitivi, consentano ai bambini di rielaborare e ricreare le
conoscenze già note in conoscenze nuove, inedite, originali. Cercare di raggiungere questo
obiettivo, significa avvalersi di un'adeguata educazione alla fruizione dei linguaggi mediali, quali la
comprensione critica, la conoscenza delle qualità dei valori trasmessi e la partecipazione attiva del
bambino alle conoscenze.