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Lezione 29 marzo

Chi è chiamato all’eredità che poteri spettano e cosa può fare?


La delazione è il lato dell'offerta di diritti, doveri e situazioni giuridiche al nostro chiamato/vocato
per legge o per testamento a succedere all'eredità. in particolare, comprende sia il diritto di
accettare che di rinunciare. il diritto di accettazione dell’eredità una volta entrato nel patrimonio del
chiamato può essere esercitata dal chiamato, in particolare ha un tempo per accettare o per
rinunciare può accettare con beneficio di inventario e cambiano le regole a seconda se egli sia o
meno nel possesso dei beni ereditari. quando si verifichi il decesso del chiamato prima che abbia
potuto accettare o rinunciare, cosa succede al suo diritto allora?
Il suo diritto diventa una componente del suo patrimonio, quindi il diritto di accettare l’eredita viene
a sua volta trasmesso ai suoi eredi ovvero coloro che avranno accettato la sua eredità troveranno
nel patrimonio ereditario fra le altre cose il diritto di accettare o rinunciare all'eredità dell'altro de
cuius quello che era stato chiamato il loro Dante causa. In effetti, ai sensi dell'articolo 479, se non
soggetto muore senza aver accettato l’eredita il diritto di accettarla si trasmette agli eredi in
particolare i suoi successori a titolo universale subentreranno nell’identica posizione del de cuius e
quindi in tutti i diritti che lui facevano capo quindi anche quello di accettare l’EREDITà. io ho un
primo morto e un secondo che era chiamato all'eredità che nell'attesa di accettare o rinunciare è
morto a sua volta i suoi eredi ricevono per trasmissione il diritto di accettare la detta eredità.
L'articolo 479 dice se il chiamato all'eredità muore senza averla accettata il diritto si trasmette agli
eredi. se questi non sono d'accordo per accettare o rinunciare colui che accetta l'eredità acquista
tutti i diritti e soggiace a tutti i pesi ereditari, mentre vi rimane estraneo chi ha rinunciato. La
rinuncia all'eredità proprie del trasmittente include rinuncia all'eredità che al medesimo è devoluta.
L’ultimo comma dice che se io sono erede di Caio che a sua volta era erede di sempronio se
rinuncio all'eredità di Caio non posso accettare nemmeno l'eredita di sempronio.
Invece, se accetta l'eredità di Caio cosa succede? allora è evidente che gli si trasferisce/trasmette
non solo il diritto di accettare l’eredità ma nel suo complesso ogni tipologia di chiamata quindi sono
compresi sia i poteri del chiamato all’EREDITà poteri disciplinati dall' articolo 460 e seguenti che
dice che cosa può fare il chiamato all’eredità può esercitare prima di diventare erede quindi può
esercitare le azioni possessorie a tutela dei beni ereditari, può compiere atti conservativi, di
vigilanza, di amministrazione temporanea e può farsi autorizzare a vendere i beni che diciamo
deperibili. Se invece c'è il curatore dell'eredità non può fare neanche quegli atti perché altrimenti
ciò importerebbe accettazione. oltre ai poteri di cui all'articolo 460 egli potrà anche esercitare tutti i
diritti spettanti al trasmittente che è il morto di mezzo, Caio. Perciò che termine di prescrizione si
ha? un termine nuovo o un termine che decorre dall'apertura della successione? il termine decorre
dall'apertura della successione perché io non ho un diritto nuovo lo stesso diritto che si è
trasmesso. Nel caso in cui sia fissato un termine per l’ accettazione dell’eredità da parte del
giudice questo si trasmetterà anche all’altro.
La trasmissione della delazione (diritto di accettare l’eredità) è una sorta di trasmissione legale, un
effetto legale della morte del chiamato prima dell'accettazione o prima della rinuncia. Rimane infatti
il principio della indisponibilità della delazione ovvero il chiamato non può trasferire la delazione
con un proprio atto autonomo dispositivo perché una simile trasferimento comporterebbe
accettazione tacita dell'eredità è un’accettazione che può rientrare nel concetto dell'articolo 477 .
presupposti
l’esistenza di un chiamato all’eredità che deve morire prima di aver accettato rinunciato e senza
aver perduto il diritto di accettarla, il trasmissario cioè l' erede del chiamato che riceve la vocazione
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indiretta deve essere capace e degno di succedere non nei confronti del primo morto ma solo del
morto intermedio. Invece il morto intermedio deve essere degno di succedere al primo morto,
infatti l’ultimo erede non succede per diritto proprio originario ma per diritto derivato da Caio quindi
lui deve essere in grado di succedere al primo morto. l’indegnità si valuta per passaggi non importa
se l’erede vivo non è degno di succedere al primo morto.
EFFETTI
Dunque, abbiamo due eredità distinte quella dell’originario de cuius, e quella del trasmittente,
quindi sia quella di Caio sia quella di sempronio, allora io non posso accettare solo quella di Caio
devo prima accettare l’eredità Caio, e dopo dire se voglia accettare anche quella di sempronio, e
avrò due distinti atti di accettazione. Se accetto prima l'eredita di sempronio (morto intermedio) ho
fondamentalmente effettuato un'accettazione tacita dell'eredità di Caio quindi secondo l’art 476
perché ho esercitato in maniera chiara e manifesta un diritto che fa parte dell’eredità e che non
potrei mai avere esercitato se non avessi scelto di accettare espressamente l'intera eredità.
Se io rinuncio all' accettazione di Caio (morto primo) in automatico non potrò accettare
separatamente l'eredita di sempronio (morto intermedio) salvo che io non abbia un altro titolo per
la chiamata di sempronio, se invece io rinuncio a quella di sempronio anche la rinuncia a quella di
sempronio comporterà accettazione tacita di quella di quella di Caio del passaggio intermedio. se
si rinuncia all'eredità de cuius iniziale non sia perdita immediata del diritto di accettare l’eredità
perché l'articolo 525 dice che fino a che il diritto di accettare l'eredita non si è prescritto contro i
chiamati che vi hanno rinunciato questi possono sempre accettarla; quindi io un giorno posso dire
rinuncio il giorno dopo posso cambiare idea e ritrattare la rinuncia e accettare l'eredita se nel
frattempo quest'eredità non sia già stata acquistata da un altro dei chiamati e comunque senza
pregiudizio delle ragioni dei terzi. L'idea è che se nel frattempo un altro chiamato ha accettato
magari ha accettato l'eredita contando sulla rinuncia ma se nessuno ha effettuato un'accettazione
nel mentre io posso continuare a revocare la mia rinuncia e acquistare l’eredità. La rinuncia non
determina in automatico la perdita del diritto di accettare l'eredità, la perdita del diritto di accettare
l’eredità è combinata dalla rinuncia più accettazione da parte di qualcun altro; la rinuncia dell'
originario de cuius comporta accettazione tacita del de cuius intermedio.
Es. Paola muore e francesca e Maria eredi, Maria rinuncia all’eredità, francesca ci sta pensando.
Maria può ritornare indietro ed accettare l’eredità perché francesca ci sta pensando, ma se Maria
rinuncia e francesca accetta Maria non può più cambiare idea. La rinuncia si consolida con
l’accettazione di qualcun altro.

L’art 479 disciplina un’ipotesi ovvero quando ci sono più chiamati all'eredità ovvero, esempio,
sempronio Caio e, Giovannino e Luca. Il diritto di accettare è unico e si trasmette a tutti gli eredi
creando una contitolarità pro quota del diritto di accettare; se tutti accettano ciascuno di essi
succederà per la propria quota nella quale era erede del trasmittente, quindi del gradino intermedio
ovvero di Caio. Se invece solo alcuni degli eredi di Caio ( Giovannino e Luca) accettino l'eredità di
sempronio allora è solo Giovannino (che ha accettato) che subentra nell’eredità di sempronio e
Luca rimane escluso. Quindi, nella situazione di contitolarità pro quota, la rinuncia importa
l'acquisto pro quota in capo agli altri di modo che non è un accrescimento è soltanto una
conseguenza del fatto che il diritto di accettare è unico e indivisibile. Se ci sono degli eredi di Caio
che non accettano né rinunciano (quindi Giovannino e Luca prendiamo Giovannino dice sì io voglio
l’eredità anche di sempronio e Luca dice io voglio l’eredità di Caio, su sempronio non lo so)
decorrono i termini decennali dalla morte di sempronio e quindi quando Luca deciderà se
accettare o meno se rinuncerà resterà tutto a Giovannino; se accetterà, conseguirà la quota di
metà anche dell’eredità di sempronio. Questa è la Modalità di trasmissione del diritto.

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Uno degli altri meccanismi per spostare il diritto di accettare l' eredità da un soggetto a un altro
spetta al disponente; qui la trasmissione è un effetto legale: nel caso in cui il chiamato muoia e non
ci siano disposizioni, bisogna individuare qualcuno che subentri, si applica il meccanismo della
trasmissione. Nel caso in cui il disponente ci abbia pensato, potrebbe aver previsto un
meccanismo che si chiama sostituzione.
La sostituzione testamentaria è quella che si verifica tutte le volte in cui il testatore, dopo aver
istituito erede o legatario una determinata persona, dispone che nel caso in cui egli non possa o
non voglia accettare l’eredità, o si verifichi un altro determinato evento, alla persona designata
debba subentrare un'altra in qualità di sostituto. Il codice civile distingue due forme di sostituzione:

 quella disciplinata dall' articolo 688 del codice civile, cioè quella predisposta dal testatore;
e
 una sostituzione prevista dall' articolo 692 che si chiama fedecommissaria caratterizzata
da una deroga al divieto di ordine successivo stante la sua finalità assistenziale e quindi
una norma specifica e eccezionale, non soggetta ad applicazione analogica.
L'articolo 607 e 688 prevede che il testatore possa sostituire all'erede istituito un'altra persona per
il caso che il primo non posso non voglia accettare l'eredità. Il fondamento è da individuarsi nella
tutela della volontà del testatore e al quale è consentito di precludere l’operatività della
rappresentazione e dell'accrescimento ovvero della successione legittima. Non avremo nessun
meccanismo di legge no rappresentazione, no accrescimento, no trasmissione se è prevista la
sostituzione, il meccanismo della sostituzione vince sempre.
Con riguardo alla natura giuridica della disposizione, bisogna vedere qual è il fenomeno che si
verifica al momento dell'apertura della successione a favore dell’istituito e del sostituito. Ci sono
due teorie: parte della dottrina sostiene che ci sia una sorta di condicio iuris in quanto la mancata
accettazione del primo chiamato è un presupposto previsto dall'ordinamento. La tesi però non
tiene conto e qualifica una condizione legale in maniera scarna perché non è sufficiente la mera
previsione legislativa bensì è necessario che la subordinazione dell'efficacia della fattispecie
negoziale all'evento futuro incerto (non posso non voglio accettare) avvenga ad opera della legge
non delle parti. Dire che è una condicio iuris quando in realtà se non è prevista nel testamento non
opera è una forzatura eccessiva, è una scelta del testatore e quindi è una condicio fatti non iuris
perché il testatore che col suo atto di volontà subordina l'efficacia della sostituzione al verificarsi di
un determinato evento, ovvero che l’istituito non possa o non voglia accettare l'eredità.
Relativamente al fenomeno che si realizza al momento dell'apertura della successione occorre
distinguere tra la successione dell’istituito che è una chiamata una delazione immediata e
incondizionata, a quella del sostituto o sostituito, che è una delazione condizionata cioè qualora il
sostituito premuoia al testatore ovvero non voglia o non possa accettare l'eredita. Il sostituto quindi
è immediatamente, incondizionatamente e completamente chiamato all'eredità ed è lui che può
esercitare i poteri di quell'articolo 460 e lui ha il termine decennale. Il sostituito invece, visto che
destinatario di una delazione eventuale, ha solo un’aspettativa e quindi non gli spettano i poteri di
quell'articolo 460 e nel mentre non può accettare l'eredita, ragione per la quale il termine di cui
all'articolo 480 comma due decorre non dall'apertura della successione ma dal giorno in cui è
chiamato ovvero quando il primo istituito ha dichiarato di non volere o non può (esempio è stato
dichiarato indegno) accettare l'eredità. Al sostituito aspetta comunque una tutela giuridica, per
esempio, potrà chiedere l'apposizione di sigilli all'eredità se teme che ci possano essere turbative o
rimozione dei medesimi, potrà chiedere la formazione dell'inventario per essere certo che nulla
venga sottratto e, potrà fare al suo istituito principale, l'azione interrogatorio di quell'articolo 481.
Quando opera la sostituzione?

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Quando il primo chiamato non vuole e non può accettare l'eredità: tra le ipotesi di impossibilità di
accettare ci sono la premorienza, la commorienza, la morte presunta, l'incapacità succedere, la
dichiarazione di indegnità oppure se c'era una condizione sospensiva il non verificarsi della
condizione sospensiva oppure se c'era una condizione risolutiva il verificarsi della condizione
risolutiva. Nell’ipotesi di “non voglia accettare l’eredità” cioè non solo la rinuncia espressa ma
anche la prescrizione o la decadenza del diritto di accettare l'eredità così come prospettato dagli
articoli 480 /81/87 .
L’articolo 638 secondo comma poi, prevede una presunzione relativa di volontà, ovvero dice che
se il testatore disposto per uno solo di questi casi si presume che egli si sia voluto riferire anche a
quello non espresso salvo che costi una sua diversa volontà. Se il testatore ha solo previsto il caso
di non possa accettare l'eredita si ritiene che, salvo una diversa dichiarazione all'interno del
testamento, la sostituzione operi anche per il caso in cui non voglia accettare l’eredità: magari il
disponente si era posto solo l'ipotesi di premorienza, di commorienza, di morte presunta e non di
rinuncia in tale caso si ritiene che la sostituzione operi anche nel caso escluso ( non voglia
accettare l’eredità), salvo espressa previsione.
È riconosciuto al testatore la possibilità di una sostituzione plurima, ovvero all'articolo 689
previsto che possono sostituirsi più persone a una sola: nel caso in cui Caio non possa o non
voglia accettarla l’eredità al suo posto desidero chiamati Paolo e Mario è lecita? Si. È ammessa
anche la sostituzione reciproca tra i coeredi istituiti, questo perché spetta sempre alla volontà del
de cuius decidere. La sostituzione reciproca tra i coeredi istituiti a un meccanismo che prevede
che se sono stati istituiti in quote di diseguali la proporzione tra le quote fissate nella prima
istituzione si presume ripetuta anche nella sostituzione. Tutte le volte in cui ci sono chiamate
strutturate in questo modo è sempre opportuno che la chiamata venga effettuata con precisione e
non soltanto per relazione perché se io faccio una relazione delle quote che subiscono una
modifica e opportuno che io specifichi qual è la tipologia di modifica nella chiamata.
È ammissibile prevedere una sostituzione parziale ovvero se io avevo istituito erede universale
Pino e Pino non vuole non può accettare l’erede nomino erede nella quota di 1/3 Giovanni e sul
resto vada per legge. Posso anche configurare una serie di sostituzioni successive ovvero in
questo senso se io nomino erede Pino se pino non vuole o non può accettare in sua sostituzione
nominò Mario se anche Mario non vuole non può accettare in sua sostituzione nominò Antonello
va bene, perché lo scopo è sempre che la mia volontà di disponente arrivi a identificare a scalata
un successore specificatamente identificato. Il sostituto ha degli obblighi? il sostituto per l'articolo
690 deve adempiere agli obblighi imposti dal sostituito salvo che non ci sia un’espressa volontà del
testatore oppure si tratti di obblighi personali. L’onere personale non può essere trasmesso al
sostituto.
Ammissibile anche la sostituzione nell’acquisto di un legato, più probabile nel caso in cui si tratta di
un caso di “ non possa accettare”, diverso il caso di non voglia accettare perché si richiede una
rinuncia.
Far gravare la condizione è necessario farla valere dal disponente.
La rappresentazione: è disciplinata dagli articoli 467 ss, è un meccanismo giuridico in base al
quale un soggetto, rappresentante, qualora si verifichino determinati eventi che impediscono al suo
ascendente rappresentato di succedere subentra il luogo di quest'ultimo nella successione
ereditaria del de cuius o nell'acquisto del legato dal medesimo predisposto. La norma a dice che la
rappresentazione fa subentrare discendenti nel luogo e nel grado del loro ascendente in tutti i casi
in cui questi non posso non voglia accettare l’eredità o un legato. La rappresentazione non ha
nulla a che vedere con la rappresentanza nell'ambito della rappresentanza il rappresentato agisce
in nome per conto del rappresentato ed esercita un diritto nome per conto del rappresentato non
un diritto proprio, invece nella rappresentazione il risultato che si ha è proprio che
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rappresentante, esercita, un diritto di successione proprio e non del rappresentato; la successione
del rappresentato è sempre iure proprio rilevando il rapporto fra il de cuius e rappresentante per
cui il rappresentato ha rilievo per determinare la quota o l'entità dei beni che deve essere devoluta
al rappresentante.
La trasmissione differisce dalla sostituzione in quanto la trasmissione ha come oggetto un diritto
derivato mentre la rappresentazione un diritto proprio. Il fondamento della rappresentazione è la
tutela della famiglia nella sua accezione più completa opera a favore del figlio il cui stato di figlio
sia acclarato e riconosciuto. Nell'ipotesi di tutela della famiglia la famiglia oggetto di tutela è quella
del morto non quella dei chiamato per cui nel caso in cui l' erede chiamato sia un estraneo la
rappresentazione non opera. la rappresentazione ha una struttura specifica.
La natura giuridica spesso è stata ricondotta una finzione di legge: è la legge a considerare il
rappresentante quindi l’erede. per l’esempio di prima in cui avevamo sempronio Caio e Giovanni
se Caio muore e il figlio Giovanni è rappresentante e Caio morto è il rappresentato: è la legge a
considerare rappresentante come se fosse rappresentato ovvero fingerebbe che gli sia posto nella
stessa identica posizione. La rappresentazione sarebbe una finzione a tutti gli effetti se attribuisse
ad una persona un diritto che non ha mai avuto e poter far esercitare questo da altri in sua vece. In
realtà, la legge non opera alcuna finzione perché il rappresentante acquista realmente i beni iure
proprio e non iure rappresentazionis, definirlo una finzione non è tanto apprezzabile. Un’altra parte
della dottrina ha provato a considerare la rappresentazione una conversione legale della
vocazione del rappresentato in quella del rappresentante; ha cambiato la vocazione dal
rappresentato morto a rappresentante figlio vivo. Nel caso di rappresentazione, infatti si verifica
una sorta di conversione che assomiglia a quella dei negozi giuridici voglio mantenere la chiamata
in quella linea per cui la mia conversione che originariamente era a favore di uno si trasforma a
favore del grado seguente. Sembrerebbe più opportuno valutare se ci dia ua chiamata indiretta, si
distingue tra vocazione indiretta anche se questa è difficilmente individuabile nella
rappresentazione, sembrerebbe più opportuno parlare di delazione che sotto:

 Profilo soggettivo: Il rappresentante viene alla successione in quanto il primo chiamato


venga la successione non potendo non volendo accettare l’eredità.
 il profilo oggettivo la delazione del rapporto rappresentante in diretta perché l'oggetto della
successione quindi della delazione e determinato con riferimento a quella del
rappresentato.
Presupposti rappresentazione:
una successione che può essere sia legittima che testamentaria perché al contrario della
sostituzione dove io devo per forza avere una sostituzione testamentaria, per la rappresentazione
posso essere di fronte sia una successione legittima che è una successione testamentaria. il c.2
dell'articolo 467 dice che comunque anche nell'ipotesi di rappresentazione prevale il principio di cui
all'articolo 457 ovvero che non si fa luogo alla successione legittima se non quando manca in tutto
in parte quella testamentaria. La rappresentazione nella successione testamentaria opera solo
quando il testatore non ha provveduto per il caso in cui l' istituito non posso non voglia accettare l'
eredità o legato, quindi non ha disposto (il testatore) una sostituzione o non ha escluso la
rappresentazione, opererà la rappresentazione.
Tra i presupposti per la rappresentazione abbiamo: la premorienza del rappresentato rispetto al de
cuius, la commorienza, ovvero, la dichiarazione di morte presunta, l'assenza, l’indegnità non si
estende al rappresentante che succede iure proprio, la rinuncia oppure la perdita del diritto di
accettare ad esempio per decorrenza del termine stabilito dal giudice ex art 481 o per la mancanza
dichiarazione di accettare con beneficio di inventario entro 40 gg.

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I rappresentati sono individuati dall’art 467 c1. E sono i discendenti senza alcuna distinzione
alcuna. Se ci sono degli adottati non succedono gli adottati maggiorenni. Momento di verificare i
requisiti per i rappresentanti è quello di apertura della successione. Per la linea collaterale solo a
favore di discendenti fratelli e sorelle.
L’art 468 comprende quali rappresentati soltanto i figli delle sorelle e dei fratelli ma non i nipoti nè il
coniuge in quanto l’istituto della rappresentazione è un istituto eccezionale e i chiamati sono
tassativamente individuarti. Il 468 dice che in linea retta solo per i discendenti o figli adottivi, e in
linea collaterale a favore dei discendenti dei fratelli e sorelle dei defunti. Se il de cuius chiama il
nipote, e non può accettare, l’eredità non si trasmette per eredità.
La trasmissione prevale sulla sostituzione che prevale sulla rappresentazione, quando non c’è
nessuno di questi meccanismi che opera abbiamo una devoluzione per legge: accrescimento del
pari grado o l’ulteriore devoluzione ad un altro grado.
La rappresentazione ha luogo anche nel caso di unicità di stirpe quindi (abbiamo solo figlio). per la
determinazione della quota di riserva deve aversi riguardo al numero dei rappresentati e non a
quello dei nipoti discendenti.
Esempio: se io a sempronio Caio Giovannino e Luca la quota di legittima viene calcolata su
Giovannino e Luca. Se, poi, questi non possono essere chiamati non importa se Giovannino ha
avuto quattro figli e Luca ne ha avuti solo due, non avranno diritto alla stessa quota di legittima. La
valutazione non avviene su quanti sono i figli ma sui genitori che erano chiamati alla successione
del de cuius e quindi Giovannino lascerà la stessa quota di legittima che lascerà Luca e poi i figli
Giovannino sono spargeranno in quattro i figli di Luca se lo spartiranno solo in due io. Il
legittimario quindi che succede per rappresentazione risulta svantaggiato rispetto a quello
che succede direttamente perché in caso di esperimento dell'azione di riduzione dovrà
effettuare l’imputazione ex se sulla sua quota di donazioni e legati fatti all' ascendente
mentre se questi fosse succeduto non avrebbe dovuto imputare le donazioni dei
discendenti.
Il discendente che succede per rappresentazione deve portare ciò che prende per collazione
anche se abbia rinunciato all’eredità di costui. I quattro figlio di giovannino possono aver rinunciato
all’eredità di Giovannino, essere chiamati in rappresentazione di sempronio, ma nella divisione
dell’eredità di sempronio porteranno in collazione anche le donazioni fatte da sempronio a
Giovannino anche se hanno rifiutato la sua eredità.
Presupposto trasmissione: MORTE DEL CHIAMATO IN UN MOMENTO SUCCESSIOVO
ALL’APERTURA DELLA SUCCESSIONE MA PRIMA DELL’ACCETTAZIONE DELL’Eredità,
mentre SOSTITUZIONE E RAPPRESENTAZIONE PREVEDONO CHE IL PRIMO CHIAMATO SIA
PREMORTO ALLA SUCCESIONE DI CUI SI TRATTA.

La rappresentazione e sostituzione da un lato e trasmissione dall'altro li abbiniamo in questo modo


perché se io ho sempronio padre Caio figlio e poi ho i chiamati ulteriori Giovanni Luca ora perché
ho per i la trasmissione io l'ordine naturale muore sempronio Caio figlio erede non ha ancora
deciso se accettare o rifiutare l'eredita e muore a sua volta. il suo diritto di caio di accettare
l'eredita di sempronio segue la sua eredità si ha la trasmissione. Quindi deve morire Caio prima di
sempronio perché operino i meccanismi di rappresentazione e sostituzione. Se premuore caio a
sempronio, o sempronio ha previsto nel testamento operando così la sostituzione oppure si va per
rappresentazione determinata nell’ordine della legge.
Nella trasmissione, la vocazione è indiretta perché il titolo è quello che passava da sempronio a
Caio e Caio lo trasmette agli altri. Non c'è una chiamata diretta c'era una chiamata indiretta

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conseguente alla chiamata originaria. Sostituzione e rappresentazione prevedono una vocazione
diretta per effetto della sostituzione o per effetto della rappresentazione. La delazione invece è
eventuale nella sostituzione e indiretta nella rappresentazione. il trasmissario stante la vocazione
indiretta deve essere capace e degno verso il trasmittente, invece in caso di sostituzione
rappresentazione il sostituto e il rappresentante devono essere capaci e degni di succedere verso
sempronio perché la chiamata è diretta.
Il testatore può derogare a questo ordine ovvero trasmissione sostituzione rappresentazione?
Il testatore può anche escludere che la sostituzione prevale sulla rappresentazione con
un'apposita clausola a contrario ovvero dire che la sostituzione opera solo se non ci sono
discendenti in linea retta a favore dei quali opera la rappresentazione.

Excursus: art 692, sostituzione federcommssaria caso di trasmissione eccezionale in situazioni


particolari. Ipotesi particolare quando ci siano casi di interdizione, inabiliazione. I MIEI BENI,
PASSANO AL MIO FIGLIO INTERDETTO, ALLA SUA MORTE IO VOGLIO CHE TUTTI I SUOI
BENI VADA ALLA CASA CHE SE NE PRENDE CURA, EVITANDO L’ABBANDONO DEI BENI. SI
TRATTA DI UN ISTITUZIONE DUPLICE, delineo l’erede e chi dovrà sostituirlo quando muore.

LEZIONE 12.04
Diritti riservati ai legittimari
Nel nostro ordinamento la struttura delle successioni prevede che ci siano degli eredi legittimi e
legittimari, la successione dei legittimari è disciplinata dagli articoli 536 al 564, è una successione
parallela. Sappiamo che ci sono due modi: la successione si apre alla morte e l’eredità si devolve
per legge o per testamento. Questa non è una modalità di devoluzione della successione ma è una
modalità di attribuzione dell’eredità stabilita dal legislatore, il criterio è che indipendentemente da
quello che succede all’apertura della successione, sia essa devoluta per legge o testamento, ci
può essere un correttivo disposto alla sola tutela dei legittimari.
I legittimari sono quei soggetti legati per vicinanza al disponente, stretti, che non possono essere
esclusi dalla sua successione. Esistono teorie che vedono categorie di legittimari talmente stretti
da non poter essere esclusi dalla successione così da affiancarla alla successione legittima es. art.
536 coniuge figli e ascendenti.
La differenza sostanziale rispetto alla successione legittima è che questi tre sono chiamati anche
contro la volontà del disponente. Contro la volontà del disponente ci si aspetta che la successione
legittima si apra solo se è morto e ha fatto una successione testamentaria e ha lasciato meno a
qualcuno, ma la successione dei legittimari può aprirsi contemporaneamente sia in caso di
successione legittima che testamentaria, più evidente per la seconda. Una delle problematiche è
che:
l’erede è stato escluso dalla successione, Maria vedova ha tre figlie e nomina nel testamento solo
due di queste e la terza non è chiamata, questa deve esercitare un’azione per far valere i suoi
diritti di legittima, l’azione non è un’impugnazione del testamento, questo rimane valido, ma è
un’azione di riduzione (sul tavolo del lgs è da più di tre anni che si discute di una riforma per
ridurre le quote dei legittimari).

Caratteri della successione necessaria


Opera in parallelo, in aggiunta, solo su iniziativa della parte lesa.
Oggetto è solo la quota di legittima, non l’intero patrimonio, le quote sono minori rispetto alle quote
ab intestato perché nella successione cumulativamente concepita il morto ha una quota a propria
disposizione libera. Il presupposto è la lesione della legittima.
C’è un principio complicato nell’individuazione dei legittimari che sono i figli, il coniuge, gli
ascendenti e gli aventi causa eventuali che potrebbero essere lesi da una rinuncia di una quota di
successione:
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in caso di concorso tra coniuge e figli la quota ha un valore e anche in caso di concorso tra
coniuge e ascendente ha un valore. Esiste un principio della quota mobile dove questa viene
stabilita a posteriori una volta aperta la successione in relazione a quali sono le categorie in
concorso, questa ha a che vedere con i legittimari e non rispetto al patrimonio. Cambia il tipo di
frazione ma anche la disponibile sulla base di quali e quanti sono gli aventi diritto alla quota di
legittima. Il patrimonio che viene suddiviso è frazionato togliendo una frazione della disponibile (1/3
o ¼ rispetto ai legittimari)
Individuare i legittimari: il coniuge è un legittimario fuori scala perché il codice art. 540 c.2 che
prima del ‘75 non esisteva, modificato in toto dove prima del ’75 erano previsti solo dei diritti di
usufrutto e non di nuda proprietà; riceve oltre a piena proprietà e usufrutto riceve anche un super
bonus anche quando concorra con altri chiamati (figli o ascendenti) riceve il diritto di abitazione
nella casa famigliare e di uso sui mobili che la corredano siano essi di proprietà del defunto o
comune cosi da evitare la modifica della casa rispetto allo status del coniuge ancora vivo. Diritto di
abitazione e diritto di uso, diritti vitalizi. La norma sapendo che la quota di legittima era complicata
da individuare aggiunge che i diritti di uso e abitazione gravano sulla porzione disponile e qualora
non sia sufficiente per il rimante sulla quota disponibile del coniuge e per il rimanente sulla quota
dei figli problematica numero uno vede che facendo gravare sulla disponibile si rischia di ridurre lo
spazio di autonomia del coniuge morto, l’idea è che se nella successione c’è solo un immobile
anche se avrebbe potuto e dovuto costituire legittima degli altri prevale l’art. 540 c.2.
Il coniuge separato rimane legittimario, no divorzio no addebito, stessa situazione per l’unito.

Calcolo della legittima


Art. 566 calcolo della disponibile determinazione del relictum, detrazione dei debiti e riunione
fittizia della donazione, per la detrazione dei debiti è difficile la loro individuazione mentre per
reclictum o donatum si calcola al momento dell’apertura della successione (con tutte le
problematiche della svalutazione e rivalutazione di immobili) particolare attenzione alle donazioni:
queste possono essere effettuate con atto di donazione, atto pubblico con testimoni, animus
donandi componente essenziale che non è una causa ma una forma pubblica. La donazione
indiretta ha una differenza, ok animo di arricchimento del donante, ma attuata con forma legata al
negozio tipico a causa onerosa attraverso cui transita l’animo liberale ipotesi più diffusa
intestazione a nome altrui.
Questione patto di famiglia si discute se i beni oggetto del patto di famiglia siano oggetto di
richiamo alla massa ereditari a o meno: tesi positiva perché nel momento in cui si va a fare
l’imputazione in sé, l’oggetto del patto rientra in quello che viene imputato. La tesi negativa si basa
sulla valorizzazione data dal legislatore al patto di famiglia quale sorta di successione su massa
ereditaria distinta escludendo una riunione fittizia perché la finalità era proprio quella di
cristallizzare la situazione e non doverla ridiscutere successivamente.
Primo punto individuazione della quota riservata a ciascun legittimario.
Punto due imputazione ex se prevista dall’art. 564 il quale prevede le condizioni per agire in
riduzione così a verificare che con le donazioni pregresse non abbia già colmato il suo diritto di
legittima. Principio riequilibratore. Lettura articolo: il legittimario che non ha accettato con beneficio
di inventario l’eredità non può chiedere la riduzione della donazione e dei legati, salvo che le
donazioni e legati siano stati fatti a persone che chiamate come coeredi vi abbiano rinunciato. Se
non ha accettato con beneficio di inventario non si inizia il calcolo salvo che siano coeredi. Questo
perché i destinatari delle donazioni, dei legati, chiamata in eredità potrebbero essere soggetti terzi
che non hanno idea del patrimonio ereditario del cuis, coi da non aver possibilità di difendersi.
L’inventario è fondamentale. comma 2 se non è stato dispensato dal donante o testatore i legati e
le donazioni sono da intendersi in conto come se fossero in acconto sulla sua quota di legittima o
successione futura, se invece il disponente voleva che quei beni risultassero gravanti sulla
disponibile e non risultassero parte della legittima doveva precisare che la donazione è stata fatta
con dispensa di imputazione e quindi da gravare sulla disponibile. Questa dispensa è una
donazione, aggiunge al beneficiario una porzione di eredità in più, ci sono due opzioni: o si
inserisce nella donazione o se viene effettuata in un secondo momento o nella forma della
donazione o ha forma di testamento come lascito (super bonus donazione). Con la dispensa di
imputazione graviamo sulla quota disponibile.

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La finalità è quella di consentire al soggetto che agisce in riduzione di procede con tala azione
avendo verificato che non ci sono i presupposti per dire che ha ricevuto troppo.

Chi sono i soggetti tenuti e quali i beneficiari dell’imputazione?


I soggetti tenuti all’imputazione sono coloro che agiscono in riduzione, ma anche quelli che la
subiscono perché ciascuno è tenuto a imputare e beneficia dell’imputazione altrui. Quando si va a
fare il calcolo si andrà a vedere che il soggetto che abbia agito in riduzione non abbia già comporto
la sua quota di legittima con i beni e poi quando va ad agire in riduzione verso qualcuno bisogna
andare a verificare che spazio c’è, l’idea è che la riduzione operi dalla attribuzione più recente e
poi a ritroso. Chi ha ricevuto la donazione molto prima rispetto ad un altro nel meccanismo
dell’imputazione sarà beneficiato perché tratterrà la sua donazione con vantaggio rispetto agli altri.
Si calcola la disponibile depauperando gli ultimi arricchiti e non i primi.
La dispensa di imputazione può essere una clausola accessoria ma anche la volontà di donazione
autonoma.

Collazione
Operazione contabile ed eventuale che opera così: i suoi presupposti sono una donazione senza
dispensa bisogna avere a che fare con coniugi o ascendenti del de cuis e l’accettazione eredità.
Con l’imputazione ex se faccio il calcolo se posso agire in riduzione, quando invece opero con
collazione mi impegno a trasferire ai coeredi quanto in più io possa aver ottenuto. Se da un lato
quando opero con imputazione sconto in anticipo di eredità, quando opero in collazione sto
andando a ricreare una parità di trattamento tra posizioni di coeredi, meccanismo di calcolo e di
redistribuzione della ricchezza che opera prima dell’azione in riduzione e solo a favore di coniugi e
discendenti. La dispensa da imputazione è una liberalità ulteriore e con efficacia nei limiti della
disponibile residua, la dispensa da collazione è una liberalità ulteriore, si applica solo tra
condividenti legati da parentela stretta e solo nella operazione iniziale contabile di riunione fittizia e
apporzionamento.
Ricordiamo che la tutela dei legittimari e la loro quota sono principi di ordine pubblico, il legittimario
può sempre ripristinare il suo diritto, art. 457 c.3.
L’intangibilità della legittima è solo quantitativa o anche qualitativa? Da principio il concetto era
con certezza che fosse intangibile sotto il profilo qualitativo oltre che quantitativo, ossia: l’erede
leso pretermesso aveva diritto di ottenere una quota a parte di tutti i beni che componevano
l’eredità. In parte questa dottrina era avvalorata dal fatto che si considerava impossibile tacitare i
legittimari con beni non ereditari. Oggi la visione è andata modificandosi, a partire dal 2005 col
patto di famiglia, la lettura è diventata più favorevole ad una lettura di intangibilità meramente
quantitativa perché è più sistematica come lettura, meglio pochi in comunione visto che è
indesiderata data la volontà di esclusione del soggetto, vista la possibilità di quantificare il diritto
alla quota e che questa è espressa in denaro. Il patto di famiglia ha valorizzata questa posizione
permettendo lo scorporo di un bene, azienda, dal patrimonio ereditario, l’attribuzione dello stesso
con una quota ben specifica e con l’individuazione in denaro effettuata da assegnatario o
disponente che sia ha creato la prima breccia vera nella lettura dell’intangibilità quantitativa
diventando intangibilità qualitativa della legittima rafforzando la posizione quantitativa ma
sminuendo la qualitativa.

La tutela dei legittimari è talmente forte che il legislatore non si è limitato all’art. 457 ultimo
comma e la disciplina dal 536 a 564, ma ha previsto anche delle altre modalità collaterali di tutela
del divieto: art.459 divieto di apposizione di pesi e condizioni sulla quota del legittimario.
Pesi e condizioni si intendono come non apposti, parte impugnabile del testamento ma non
necessariamente con azione di riduzione. L’altra tutela che il legislatore ha previsto: cautela
sociniana art.550 (giurista romano), lascito eccedente la porzione disponibile.
Quando il testatore dispone di un usufrutto o di una rendita vitalizia il cui reddito eccede quello
della porzione disponibile, i legittimari, ai quali è stata assegnata la nuda proprietà della disponibile
o di parte di essa, hanno la scelta o di eseguire tale disposizione (tenere la nuda proprietà
gravata da usufrutto) o di abbandonare la nuda proprietà della porzione disponibile. Nel secondo
caso il legatario, conseguendo la disponibile abbandonata, non acquista la qualità di erede
chiedono poi in riduzione la quota di eredità per intero, essendo il diritto del legittimario diritto
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disponibile solo dopo l’apertura della successione lascia al legittimario, nudo proprietario, se
accettare la nuda proprietà o agire in riduzione per ottenere l’intero.

Azione di riduzione
Art. 553 - 564 l’azione è strutturata in tre azioni: azione di riduzione pura e due azioni di
restituzione per il recupero dei beni. La prima è un’azione in senso stretto volta ad accertare la
lesione della quota di legittima e rendere inefficace le disposizione testamentaria e le donazioni,
azione di impugnazione della situazione successoria, azione di accertamento costitutivo della
lesione e che comporta l’inefficacia relativa sopravvenuta per le disposizioni lesive, relativa per
solo colui che agisce, azione personale dell’erede leso o pretermesso escluso, lo scopo è
l’accertamento della lesione e rendere inefficace solo verso di lui le disposizioni testamentarie
lesive e le donazioni a partire dall’ultima fatta.
Condizioni: ACCETTAZIONE CON BENEFICIO DI INVENTARIO
Per garantire terzi e legatari che non conoscono effettiva consistenza asse ereditario
NO, se legittimario è pretermesso e NO se contro solo coeredi)
IMPUTAZIONE EX SE
Il legittimario deve calcolare le anticipazioni che ha ricevuto come anticipazioni della quota di
legittima
NO, se disponente ha dispensato
Per le disposizioni testamentarie opera proporzionalmente, perché fatte tutte contestualmente, se
la riduzione proporzionale non è sufficiente si va a ridurre la donazione dall’ultima all’indietro ex
art. 559, queste si riducono solo dopo la riduzione dei beni disposti nel testamento

Azione di restituzione sua prefe


Azione reale contro i beneficiari di azioni ridotte, si può avere direttamente contro legatario o
donatario (erede), ma anche contro i terzi acquirenti dai beneficiari di azioni ridotte.
Art. 561 restituzione immobili da donatario e legatario è previsto che gli immobili siano restituiti
liberi da peso e ipoteca. Modifica del 2005 ex legge semplificazione, il lgs ha deciso di mettere un
termine a questo diritto degli eredi ed era commisurato all’ordinario termine di prescrizione
dell’azione di restituzione, termine breve di 20 anni dalla data di donazione e possibilità di
opposizione a donazione con nuovo scorrere del termine. Qui si marca la differenza tra azione di
restituzione e riduzione.
Art. 563 ha introdotto il medesimo termine, questa separazione ha evidenziato che l’azione di
restituzione è reale, di condanna e che ha per oggetto un bene determinato, il presupposto è
l’avvenuto esercizio dell’azione di riduzione.
La dottrina prima e poi la giurisprudenza: vista la differenza tra le azioni e il divieto del legislatore è
tassativo alla rinuncia preventiva è per l’azione di riduzione, ma ha reso la restituzione disponibile:
con la rinuncia ad opposizione si permette il consolidamento dei termini perché non è possibile una
rinuncia completa alla restituzione? È un’azione reale, il legittimario che rinuncia all’azione di
riduzione rinuncia alla garanzia reale che gli spetterebbe su una serie di beni. Così si sostiene la
possibilità di rinunciare, con in vita il donante, all’azione di restituzione: è un patto successorio?
No, perché è una garanzia.
Valida la rinuncia all’azione di restituzione per i notai coraggiosi.

Divisone operata dal testato ex art. 733 e seguenti


Art. 735 La divisione nella quale il testatore non abbia compreso qualcuno dei legittimari o
degli eredi istituiti è nulla. Il coerede che è stato leso nella quota di riserva può esercitare l'azione
di riduzione contro gli altri coeredi. Alcuni autori hanno interpretato la norma letteralmente,
sostenendo che si ha nullità in tutti i casi in cui il testatore nella divisione non comprenda
(istituendo e apporzionando) qualcuno dei legittimari o degli eredi istituiti. Per la dottrina preferibile
e Cass. 3599/1992 la norma va interpretata secondo la ratio legis: la divisione è nulla solo
quando non sono stati lasciati fuori dalla divisione beni sufficienti a formare le porzioni dei
soggetti pretermessi.
Questo significa che la divisione non può mai dirsi nulla al momento della redazione del
testamento: potranno sempre sopravvenire beni ulteriori.

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Quando invece il testatore comprenda nella divisione il legittimario, ma gli assegni beni per valore
inferiore alla quota di legittima, la divisione non è nulla. Il legittimario dovrà esperire l’azione di
riduzione «L'azione del coerede leso nella legittima dalla divisione operata dal testatore è vera e
propria azione di riduzione e non di rescissione, ciò risultando dal principio dell'intangibilità della
riserva.» (Relazione del Guardasigilli al codice civile, art. 355)

Da questa norma si desume che il legittimario non possa essere apporzionato esclusivamente con
denaro o beni non facenti parte dell’eredità – pena la nullità della divisione stessa, però è una
lettura molto poco moderna infatti Cass. n. 2560/1974: Nell'ipotesi in cui il legittimario non è né
ignorato né leso, ma risulta chiamato sulla base di un'attribuzione di cosa altrui con i relativi oneri
posti a carico dell'erede beneficiario, l'azione che l'erede può e deve esperire, anche
congiuntamente all'azione di divisione, è l'azione di nullità della divisione testamentaria ai sensi del
primo comma dell'art. 735 c.c.
Altro esempio Cass. n. 16698/2015
Il principio di intangibilità della legittima comporta che i diritti del legittimario debbano essere
soddisfatti con beni o denaro provenienti dall'asse ereditario, con la conseguenza che l'eventuale
divisione operata dal testatore contenente la disposizione per la quale le ragioni ereditarie di un
riservatario debbano essere soddisfatte dagli eredi tra cui è divisa l'eredità mediante
corresponsione di somma di denaro non compresa nel "relictum" è affetta da nullità ex art. 735,
comma 1, c.c.
Divisione che al suo interno prevede un bene altrui.

LEZIONE 19.04
La tutela dei legittimari è articolata in una fase strutturale, vista sopra, quando il disponente viene a
mancare i legittimari scoprono la consistenza del patrimonio ereditario e valutano se e in che modo
sono lesi, decidono poi di agire per ottenere la riduzione. Abbiamo distinto tra azione di riduzione e
restituzione disciplinate dagli articoli 536 e seguenti (564) vengono individuati i soggetti legittimari
o eredi necessari e la tutela nasce dal contemperamento dell’autonomia di ciascun disponente che
è un aspetto primario delle successioni, art. 457 prima opera il testamento e in secondo luogo la
successione di legge, questa volontà è limitata dai diritti dei legittimari al c.3 art. 457 Le
disposizioni testamentarie non possono pregiudicare i diritti che la legge riserva ai legittimari
La porzione di legittima è l’utile netto minimo che il legittimario ha diritto di conseguire, ossia la
parte della massa ereditaria astrattamente e fittiziamente individuata secondo le disposizioni di cui
art. 456 e art. 536.
Abbiamo: RELICTUM MENO DEBITI PIU DONATUM
Se nell’eredità vi sono debiti, la quota di eredità riservata al legittimario sulla base della porzione di
legittima cui egli ha diritto sarà più ampia dovendo tener conto della parte dei debiti che gravano
proporzionalmente sugli eredi.

La tutela dei legittimari


Passa come prima azione DALL’AZIONE DI RIDUZIONE ex art. 553 È l’azione che ha lo scopo di
far accertare sia l’an sia il quantum della lesione e conseguentemente di far dichiarare
l’inefficacia (totale o parziale) delle disposizioni testamentarie e delle donazioni, le quali eccedano
la quota di cui il testatore poteva disporre. Azione che serve a capire se c’è una lesione, a quanto
ammonta e dichiara inefficace per il quantum le disposizioni testamentarie o donativi. Efficacia
RELATIVA che fa salve le volontà del testatore, diventa parzialmente inefficace solo per la quota
relativa al legittimario rese.
Natura giuridica:
• Non è un’azione di nullità
• Non è un’azione di rescissione o di risoluzione

È azione di accertamento costitutivo. Accerta la lesione e dall’accertamento consegue
automaticamente la modificazione giuridica del contenuto del diritto dei legittimari
È un’azione di inefficacia relativa e sopravvenuta, in quanto produttiva di effetti solo con
riguardo al legittimario che ha agito e da esperirsi successivamente all’atto dispositivo, non
retroagisce perché produce effetti solo per il legittimario che ha agito a cui spetta tutela e ripristino.
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Il legittimario se vuole agisce in riduzione o se no rimane inerte e la disposizione testamentaria si
attua così come indicata. L’an e quantum sono verificati con riferimento all’apertura della
successione.
È un’azione personale in quanto esperibile solo contro i beneficiari delle disposizioni lesive. Due
eredi lesi entrambi vs donatari e non reciprocamente a meno che non abbia ricevuto più del dovuto
È un’azione con effetti retroattivi reali qui c’è un piccolo arco temporale di retroattività perché
colui che diventa erede, diventa erede senza soluzioni di continuità rispetto al disponente.

Come si riducono le successioni art. 553 Riduzione delle porzioni degli eredi legittimi in
concorso con i legittimari. Quando sui beni lasciati dal defunto si apre in tutto o in parte la
successione legittima, nel concorso di legittimari con altri successibili, le porzioni che
spetterebbero a questi ultimi si riducono proporzionalmente nei limiti in cui è necessario per
integrare la quota riservata ai legittimari, i quali però devono imputare a questa, ai sensi dell’art.
564, quanto hanno ricevuto dal defunto in virtù di donazioni o di legati.
Es. se al momento dell’apertura della successione Tizio aveva Figlio 1, figlio 2, figlio 3 e Tatiana
“l’amica” nel concorso dei legittimari con Tatiana, le porzioni che spettano a Tatiano si riducono
proporzionalmente nei limiti che sia necessario per reintegrare la quota dei legittimari, i legittimari
però devono imputare alla quota ciò che hanno ricevuto dal defunto in donazione o legato. (skip ci
sono tre slide che lei salta)

Concetto di imputazione ex se art. 564 Il legittimario che non ha accettato l’eredità col
beneficio d’inventario non può chiedere la riduzione delle donazioni e dei legati, salvo che le
donazioni e i legati siano stati fatti a persone chiamate come coeredi, ancorché abbiano rinunziato
all’eredità. Per evitare l’abuso del legittimario al contrario perché se non accetto in riduzione e
agisco nei confronti di un successibile che non sarebbe legittimario né erede legittimo, ma
chiamato direttamente, costui potrebbe non avere diritto a conosce l’ampiezza dell’asse ->
requisito uno: effettuare l’accettazione con beneficio di inventario così che anche donatario e
successibile estraneo di verificare il complessivo e vedere la lesione della legittima.
In ogni caso il legittimario, che domanda la riduzione di donazioni o di disposizioni testamentarie,
deve imputare alla sua porzione legittima le donazioni e i legati a lui fatti, salvo che ne sia
stato espressamente dispensato. Se ha quota cento e donazione trenta spetterà solo settanta. Il
legittimario che succede per rappresentazione deve anche imputare le donazioni e i legati fatti,
senza espressa dispensa, al suo ascendente.
La dispensa non ha effetto a danno dei donatari anteriori.
Ogni cosa, che, secondo le regole contenute nel capo II del titolo IV di questo libro, è esente da
collazione, è pure esente da imputazione.

Il meccanismo si complica quando il legittimario è chiamato in rappresentazione del suo


discendente.
Es nonno con figlio premorto da cui ha avuto un nipote, questo chiamato in rappresentazione
dovrà imputare le donazioni e i legati fatti senza la dispensa non a sé ma al genitore il cui figlio
succede per effetto della rappresentazione. Tutte le volte che faccio dispensa per collazione e
imputazione questa non ha effetto in danno ai donatari anteriori che hanno ricevuto prima di quel
momento, altrimenti permetteremo di depauperare donazioni precedenti, si discute se sia una
clausola autonoma o possa considerarsi clausola accessoria alla donazione (autonoma ma con
valore di donazione, mai a travolgere donazioni precedenti)

Come ridurre le disposizioni testamentari


Aperta la successione ho una struttura di riduzione delle disposizioni lesive con a base il criterio di
riduzione temporale dalle più prossime alla morte andando all’indietro nell’arco temporale. L’ultimo
è il testamento, prima riduco le disposizioni testamentarie che portino lesione e vado indietro
guardando le donazioni. Avviene proporzionalmente. Il testatore se sospetta di aver effettuato
delle lesioni può suggerire quale delle disposizioni deve avere preferenza rispetto le altre, sorta di
dispensa da imputazione e collazione contenuta nel testamento, possibile e valida nei limiti del
necessario.

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Le donazioni che eccedono la quota di cui il defunto poteva disporre sono soggette a riduzione fino
alla quota medesima, le donazioni non si riducono se non dopo esaurito il valore dei beni di cui è
stato disposto.
Possono i donatari cambiare l’ordine di riduzione delle donazioni? Sono possibili dei rapporti di
provvista o fra i donatari o fra donatari e erede pretermesso, d’accordo tutti è possibile e il
legittimario leso per modificare l’ordine di riduzione. Atto di valore prettamente economico perché i
diritti dei legittimari che nati intangibili, si è visto dal punto di vista qualitativo assottigliarsi e
valorizzando l’aspetto economico quantitativo fino a poterlo comporre a titolo bonario di beni che
non fan parte dell’eredità (al limite con la reintegrazione più che riduzione e restituzione)

Soggetti che possono chiedere la riduzione Art. 557 La riduzione delle donazioni e delle
disposizioni lesive della porzione di legittima non può essere domandata che dai legittimari e dai
loro eredi o aventi causa. Essi non possono rinunziare a questo diritto, finché vive il donante, né
con dichiarazione espressa, né prestando il loro assenso alla donazione.
I donatari e i legatari non possono chiedere la riduzione, né approfittarne. Non possono chiederla
né approfittarne nemmeno i creditori del defunto, se il legittimario avente diritto alla riduzione ha
accettato con il beneficio d’inventario.
L’azione di riduzione si prescrive ai sensi dell’art. 2946 nel termine ordinario di dieci anni ...
decorrenti da?
a) Apertura della successione
b) Pubblicazione del testamento
c) Accettazione eredità (per le istituzioni ereditarie lesive)
APERTURA DELLA SUCCESSIONE (PER LE DONAZIONI LESIVE)
È quest’ultima la tesi delle SS.UU. n. 20644/2004
Si rinuncia dalla data della morte non fino a che il donante è in vita

EFFETTI:
Se il legittimario era stato leso ottiene la devoluzione di una ulteriore quota di eredità che,
sommata a quella nella quale è già chiamato, gli permette di conseguire per intero la riserva
spettantegli.
Se il legittimario era stato pretermesso si crea uno stato di comunione ereditaria fra l’erede o i
coeredi testamentari e il legittimario. Riacquista la posizione ed è inopponibile

AZIONE DI RESTITUZIONE artt. 561-563 È l’azione successiva alla prima che ha lo scopo di
recuperare dal beneficiario delle disposizioni lesive o dal terzo acquirente i beni oggetto di tali
disposizioni rese inefficaci dall’azione di riduzione. Azione reale non perseguibile contro soggetti
determinati, diritto di sequela del bene oggetto della disposizione lesiva, perciò, può essere
esercitata VS ogni soggetto titolare sia esso primo donatario beneficiario sia successivi acquirenti.
Abbiamo due azioni una contro i destinatari delle disposizioni oggetto di riduzione, l’altra vs
destinatari degli acquisti successivi i terzi acquirenti.

PRESUPPOSTI: AZIONE IN RIDUZIONE con sentenza passata in giudicato.


Per agire VS terzi acquirenti serve L’ALIENAZIONE DEL BENE.
PREVENTIVA ESCUSSIONE DEL BENEFICIARIO DELLE DISPOSIZIONI RIDOTTE
QUESTIONE L. 80/2005 riforma per migliorare la circolazione dei beni oggetto di disposizione
lesiva

EFFETTI della restituzione esperita vittoriosamente


Nel caso in cui vi è restituzione nei confronti del destinatario della disposizione lesiva, primo
donatario, il bene restituito è privo di ogni peso o ipoteca che donatario può aver gravato nel
mezzo, il lgs ha voluto ridurre l’impatto di questa liberazione, salvo il disposto del n. 8 dell’art.
2652 La possibilità per il legittimario di ottenere dai terzi la restituzione dei beni immobili oggetto
della disposizione ridotta è subordinata alla circostanza che la domanda di riduzione sia stata
trascritta nei dieci anni dall’apertura della successione o, se la trascrizione sia stata eseguita
dopo il decennio, che essa sia comunque anteriore alla trascrizione dell’atto con il quale il terzo ha
acquistato, a titolo oneroso, diritti sui detti beni.
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Introduzione di una variabile: La Legge n. 80/2005 ha cercato di facilitare la circolazione dei beni di
provenienza donativi, inserendo un ulteriore presupposto per l’esperimento dell’azione di
restituzione.
Non devono essere trascorsi venti anni dalla trascrizione della donazione
Se i vent’anni sono già decorsi quando si apre la successione, il legittimario può solo chiedere la
condanna del donatario al pagamento dell’equivalente in denaro del bene donato, con la
conseguenza di vedere frustrate le proprie pretese nel caso in cui il patrimonio del donatario risulti
insufficiente.

ATTO DI OPPOSIZIONE
La riforma del 2005 ha introdotto anche il seguente comma: ART. 563 per non far validamente
decorrere i venti anni.
Salvo il disposto del numero 8) dell'articolo 2652, il decorso del termine di cui al primo comma e di
quello di cui all'articolo 561, primo comma, è sospeso nei confronti del coniuge e dei parenti in
linea retta del donante che abbiano notificato e trascritto, nei confronti del donatario e dei suoi
aventi causa, un atto stragiudiziale di opposizione alla donazione. Il diritto dell'opponente è
personale e rinunziabile. L'opposizione perde effetto se non è rinnovata prima che siano trascorsi
venti anni dalla sua trascrizione.
Diritto soggettivo di natura potestativa esercitabile durante la vita del donante e nei primi venti anni
dalla donazione, atto che può essere dimostrato al donatario e a ogni altro possibile avente causa
Soggetti legittimati: coniuge e parenti in linea retta del donante
Natura giuridica: a) natura negoziale
                               b) atto giuridico in senso stretto
È un atto stragiudiziale che deve essere notificato e trascritto (onere). Sospende nei confronti
dell’opponente, personale, il decorso del termine di vent’anni dalla data della trascrizione della
fondazione, perciò permette all’opponente di conservare l’azione di restrizione contro terzo avente
causa del donatario.
È una tutela per il legittimario che con l’opposizione può agire in restituzione contro il terzo
acquirente dei beni donati anche se all’apertura della successione risultano già decorsi vent’anni
dalla trascrizione della donazione (poiché invece senza opposizione gli sarebbe stata preclusa
l’azione di restituzione).
L’opposizione perde effetto se non è rinnovata prima che siano trascorsi vent’anni dalla sua
trascrizione.
Possibili rimedi per facilitare la circolazione dei beni donati ai sensi dell’art. 563, ultimo comma, il
diritto di opposizione è rinunciabile da parte degli aventi diritto
Il legittimario rinunciante si preclude così la possibilità di agire in restituzione se all’apertura della
successione sono già trascorsi venti anni dalla trascrizione della donazione così però il bene può
circolare senza rischi solo una volta decorso il suddetto ventennio!

La rinuncia all’opposizione
Ha aperto la domanda: ma possono rinunciare all’azione di restituzione, facendo salva quella di
riduzione?
Agisco per chiedere l’integrazione della quota ma rinuncio alla garanzia reale sui beni?
OSTACOLI ALLA RINUNCIA
Art. 557 Non si può rinunciare all’azione di riduzione finché vive il donante. Fase proattiva, no
assenso donazione ma ex 563 ultimo comma dici che non ti opponi alla donazione cosi che dopo
venti anni il bene può circolare.
Art. 458 Nullità dei patti successori rinunziativi, ossia degli atti con i quali taluno rinunzia ai diritti
che gli possono spettare su una successione non ancora aperta.
Posso rinunciare solo alla garanzia reale su specifici beni? Sembra che il legittimario possa
pensare su quali beni conservare la garanzia. A lei non convince molto la tesi positiva, qui noon
stiamo cambiando l’ordine di riduzione che rimarrà il medesimo, all’ordine della restituzione ovvero
l’inefficacia delle disposizioni lesive. Il legittimario scegli in una situazione complessa
TESI POSITIVA
• Il legislatore nella nuova stesura dell’art. 563 ha valutato che il legittimario leso non può
perdere prima del decorso del ventennio il diritto di agire in restituzione.
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• Il ventennio è un elemento impeditivo; un termine non disponibile da parte del legittimario.
• Prima del ventennio l’interesse del terzo acquirente e della conseguenziale circolazione di
beni non è meritevole di tutela da parte dell’ordinamento.
• Il legittimario non può rinunciare ad un diritto futuro in quanto non può avere contezza del
valore del diritto rinunciato al momento dell’apertura della successione. (modo poco
consono nel 2021 perché l’ordinamento badante viene meno in tema di circolazione dei
beni)
La liceità della rinuncia all’azione di restituzione durante la vita del donante e prima che sia
spirato il termine ventennale di cui all’art. 563, primo comma c.c., si fonda soprattutto su tre
argomentazioni:
1. Sulla netta differenza tra l’azione di riduzione e quella di restituzione.
2. Sull’assenza di conflitto con il divieto dei patti successori rinunciativi e sulle numerose
eccezioni al disposto di cui all’art. 458 c.c.
3. Sulla ratio della riforma del 2005.

NETTA DIFFERENZA TRA L’AZIONE DI RIDUZIONE E QUELLA DI RESTITUZIONE


 TESTUALE: Le due azioni non sono più disciplinate unitariamente ma in articoli diversi
 PETITUM
Riduzione à dichiarazione di inefficacia di donazioni e disposizioni testamentarie lesive
Restituzione à recupero res fuoriscita
 LEGITTIMAZIONE PASSIVA
Riduzione à verso beneficiari donazioni e disposizioni testamentarie lesive
Restituzione à verso gli aventi causa dei beneficiari delle donazioni e delle disposizioni
lesive
 FUNZIONALE
Riduzione à è universale = unica azione contro tutti i legittimari
Restituzione à è particolare = singole azioni contro i rispettivi aventi causa dal donatario
 CAUSA PETENDI
Riduzione à azione di impugnativa
Restituzione àazione di condanna

Si potrebbe immaginare questa equazione:


L’azione di riduzione (art. 553 e ss.) STA all’azione di restituzione (art. 563 c.c.) COME l’azione di
revocatoria (art. 2901 c.c.) STA all’azione esecutiva (art. 2902 c.c.).
L’interesse del legittimario ad agire verso il terzo acquirente dal donatario è disponibile ai sensi
dell’art. 563 c.c. Sarebbe irragionevole ritenere che detto interesse sia disponibile con riferimento
al periodo successivo al ventennio dalla trascrizione della donazione e, viceversa, indisponibile
riguardo al periodo precedente.

La tesi che oggi sembra prevalere è quella della ammissibilità della rinuncia all’azione di
restituzione 
come confermato dalle sole due pronunce di merito sul punto ossia dal Tribunale di Torino con
decreto n. 2298 del 26 settembre 2014 e dal Tribunale di Pescara con decreto del 24/5/2017
“… la dichiarazione di rinuncia all’azione di restituzione verso i terzi acquirenti prevista dall’art. 563
c.c. è da reputarsi atto legittimo poiché, diversamente dall’azione di riduzione ex art. 557 c.c.
(azione personale di accertamento costitutivo, non rinunciabile prima dell’apertura della
successione) e dall’azione di restituzione contro i beneficiari diretti di cui all’art. 561 c.c.
(anch’essa personale), ha natura reale e caratteristiche analoghe all’azione di rivendica, oltre a
non essere esperibile decorsi venti anni dalla trascrizione della donazione anche qualora il
donante sia in vita..”.

Oltre alla rinuncia all’opposizione la prassi ha individuato altri rimedi:


fideiussione assicurativa per il caso di evizione da parte del legittimario, oppure estensione di
garanzia per evizione ovvero il donatario quando vende garantisce i vizi e evizione
dell’appartamento e garantisce un ulteriore ipotesi di evizione sopravvenuta derivante dall’azione
di riduzione, c’è fiducia nel donatario che sia sufficientemente capiente per garantire perché si sta
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dicendo se l’erede legittimario agisce in riduzione, non ottiene abbastanza e deve agire in
riduzione sulle donazioni, non trova abbastanza allora viene dall’avente causa. Prendersi la
garanzia per evizione dal donatario funziona poco essendo egli stesso dovuto al pagamento
all’erede. Funziona solo nei casi in cui ha mantenuto la nuda proprietà e l’usufrutto sia nelle mani
del disponente, potendo così il donante disponete può garantire anche egli per l’evizione -> il
debito della garanzia torna a far parte del patrimonio ereditario rendendo meno appetibile la
donazione rispetto altre. A lei non piace.
Meglio in assenza di azione di restituzione, con legittimari non disponibili o non interessati,
scioglimento per mutuo dissenso della donazione. Sciolta la donazione il donante riprende il bene,
le banche consigliano permettendo così la possibilità di vendita senza difficoltà.
Rimedio che porta una problematica: ha costi rilevanti donazione poi annullamento della stessa
per vendere liberamente e passaggio di denaro con ennesima donazione.

LEZIONE 26 aprile

Oggi parliamo in SUCCESSIONE TESTAMENTARIA, alla prima lezione si è parlato di


come la successione abbia il fine di individuare sempre un erede e nello specifico, la
successione testamentaria ha il fondamento nel permettere al disponente di operare nella
scelta, ovvero assicurare la circolazione pregiata della ricchezza permettendo di
individuare a chi andranno i suoi beni dopo la sua morte, purché ciò rispetti le norme a
tutela dei legittimari.

La struttura dell'ordinamento all'articolo 457 prevede la prevalenza della volontà del


disponente rispetto alla successione legittima, salvo i rimedi posti a presidio degli arredi
necessari  la regola del dettato dell'articolo 457 infatti è che l’eredità si devolve per
legge o per testamento, precisando che non si fa luogo alla successione se non quando
manca in tutto in parte quella testamentaria, quindi prima quella testamentaria e se non c'è
quella testamentaria, solo in quel momento, quella legittima quella di legge (non quella del
legittimari, che si sovrappone a quella legittima soltanto quando i legittimari ritengano di
essere stati lesi e vogliono far valere i loro diritti).
Il testamento tutela quindi in primo luogo l'interesse alla circolazione della ricchezza e la
promozione dello sviluppo economico del paese perché nessuno lavorerebbe tutta la sua
vita se poi dopo la sua morte non potesse indicare a chi far avere i suoi beni e il secondo
interesse invece è un interesse privato, quindi non pubblico, privato del singolo disponente
che vuole stabilire qual è la distribuzione dei beni per il momento successivo alla sua
morte il testamento è l'unico atto mortis causa del nostro ordinamento, è un atto tipico
con una serie di caratteristiche specifiche: revocabile, è un atto personalissimo, è un atto
unilaterale , non recettizio e formale.
Tipico significa che non soltanto è nominato, ma ha una sua disciplina preposta e specifica
e predisposta dal legislatore ed è l'unico atto mortis causa tipico.
Ci sono fiumi di pagine per gli strumenti alternativi al testamento o per gli strumenti
alternativi alle impostazioni della successione, ma fondamentalmente nulla può sostituire il

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testamento nella sua forza, cioè mortis causa, ovvero dispone per il momento in cui uno
ha cessato di vivere.
Che causa ha il testamento? E’ chiaro ed evidente che il testatore quando fa testamento
egli non riceve alcun vantaggio in cambio, le sue disposizioni sono certamente connotate
da una gratuita; la questione è se ci sia causa liberale, però se ci pensiamo in realtà la
gratuità non è un elemento indefettibile piuttosto ha senso qualificare il testamento
come negozio neutro, perché il disponente è morto quindi avrà avuto un' intenzione e una
contropartita diversa da quella economica, ma certamente non la può riscuotere perché
non c'è più, allora la dottrina negli anni ha sviluppato la teoria che il testamento, dal punto
di vista della gratuità, si presuppone neutro.
La caratteristica della revocabilità del testamento è fondamentalmente la tutela principale
che il nostro legislatore ha scovato a favore della libertà testamentaria, perché la
revocabilità significa che il nostro disponente può cambiare idea e revocare il testamento o
modificare il testamento e farne uno nuovo fino all'ultimo istante di vita. La libertà
testamentaria è estremamente e direttamente tutelata dall' articolo 587 che dice il
testamento è un ‘atto revocabile’, e poi abbiamo l'articolo 679 nel quale si legge che ‘non
si può in alcun modo rinunciare alla facoltà di revocare o modificare le disposizioni
testamentarie, ogni clausola o condizione contraria non hai effetto’ quindi se anche uno lo
dovesse scrivere, può sempre cambiare idea ugualmente. La tutela della revocabilità la
troviamo anche nel divieto dei patti successori, perché se io mi impegno a istituire erede
qualcuno contrattualmente, per le aspettative che esercita il contratto e per il fatto che il
contratto si crea con due parti e si scioglie con due parti, vincolerebbe il testatore a ciò che
ha previsto nel patto successorio  quindi se anche avesse concluso un patto
successorio, quello sarebbe nullo e il disponente libero e se anche avesse concluso un
patto successorio obbligatorio impegnandosi a pestare in una determinata maniera, anche
quel patto successorio e il testamento è libero.
La tutela della revocabilità si attua anche attraverso gli articoli 589 e 635.
L'articolo 589 prevede il divieto di fare testamento congiuntivo o reciproco:
congiuntivo vuol dire due testamenti nel medesimo documento; reciproco invece ‘io testo
a favore tuo e tu testi a favore mio’, perché questi sono due modi con i quali qualcuno si
troverebbe legato alla volontà di qualcun altro, perche con il reciproco si sta
scommettendo null'altro su chi vive di più, mentre il congiuntivo impedirebbe la libertà di
revoca in pace e soprattutto tutte le volte in cui si vuole procedere con un revocata tacita
strappando il documento e c'è una sorta di impegno nei confronti dell'altro col quale si è
effettuato il testamento.
l'articolo 635 invece è una condizione di reciprocità, cioè io faccio testamento a tuo favore
a condizione che tu lo faccia a mio favore; e anche queste è sanzionata.
Proprio per tutte queste cautele che troviamo sparse all'interno del nostro ordinamento, la
revocabilità del testamento va certamente qualificato come un principio di ordine pubblico.
La revoca del testamento (quindi non la revocabilità ipotetica, ma la materiale revoca di un
testamento) è una manifestazione di volontà a tutti gli effetti autonoma e che può essere
dedicata a una singola disposizione o all'intero documento. Naturalmente la revoca incide
solo sulla parte che si è voluta revocare; oppure ancora si può avere una revoca implicita
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nel momento in cui faccio una disposizione testamentaria posteriore incompatibile con la
precedente.
Anche la revoca, come il testamento, è unilaterale, non recettizio, personale e formale.
La caratteristica della personalità è una caratteristica di moltissimi negozi di diritto di
famiglia. In particolare nel testamento, anche la personalità è comunque posta a presidio
del fatto che la volontà e la scelta del testatore siano del tutto libere e prive di ogni
condizionamento e quindi le disposizioni devono corrispondere alla scelta del testatore
che possa sempre modificarle ciò significa ad esempio che non può essere data
procura per fare testamento; ma anche perché le forme di un testamento sono talmente
ampie e talmente libere che il disponente può scegliere quella maggiormente confacente
alla sua capacità in quel momento e la sua disponibilità. E’ talmente forte la personalità
che sono vietate, ad esempio, le disposizioni per relazionem (art 631: non posso
demandare a un terzo di scegliere per me dopo la mia morte chi sarà il mio erede, o
meglio, se voglio demandare una scelta per relazione devo aver comunque individuato un
campo all'interno del quale il terzo deve potersi muovere).
Naturalmente a presidio della revocabilità e della personalità, la formalità è struttura e
quindi contiene e supporta le altre regole. Le forme del testamento in particolare sono tutte
manifestazioni certe del fatto che il testatore si è espresso liberamente e senza costrizioni.
In particolare io ho tre forme del testamento che sono tipiche e tassative che sono il
testamento olografo, pubblico e segreto e ciascuna a modo suo garantisce la personalità e
la revocabilità.
I presupposti per la successione testamentaria: il primo presupposto è che ci sia il mio
testamento, sia esso olografo, pubblico o segreto  attenzione può anche non essere
valido: ex articolo 457 dice che prima si fa riferimento prima alla successione
testamentaria poi a quella legittima (se non c'è il testamento) e a ciò si sovrappongono le
norme dei legittimari ma sono gli eredi che sono stati lesi o che ritengono di essere stati
lesi ad agire! Sul meccanismo del testamento si vede in maniera conclamata perche io ho
un testamento e questo è valido sia che abbia un vizio formale, sia che contengono a
disposizione lesiva fino a che qualcuno non lo fa valere! quindi che a fronte del testamento
invalido la successione sarà regolata dal testamento! fondamentalmente vale finché
qualcuno non si lamenta, che sia valido o che abbia un vizio non mi importa, io ho la
successione regolata da quel testamento!
il secondo presupposto della delazione testamentaria è il contenuto del testamento
ovvero bisogna andare a vedere se il testamento ha un contenuto minimo tale da poterlo
qualificare un testamento a tutti gli effetti; e vedere se poi le disposizioni contenute sono
valide o se l'una per l'altra potrebbe essere connotata da profili di invalidità
Inoltre bisogna verificare se la successione è connotata da profili di internazionalità: oggi i
profili di internazionalità sono all'ordine del giorno; infatti è possibile che il mio testatore
cittadino italiano abbia spostato la residenza all'estero oppure che il testatore sia straniero
e sia residente in Italia quindi cittadino straniero residente in Italia oppure cittadino italiano
residente in Italia ma coi veni all'estero oppure i beneficiari siano residenti all'estero
oppure il testatore, beneficiari e beni abbiano addirittura tre ordinamenti differenti Noi
abbiamo regolamento europeo il 650 del 2012 che regola tutte le successioni aperte dal
17 agosto del 2015 disponendo una disciplina uniforme di applicazione necessaria, ovvero
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regola qual è la legge applicabile e a quella legge fanno riferimento tutti gli elementi, salvo
a situazioni specifiche e particolari. Questo regolamento Ue, ha come finalità quella di
semplificare la libera circolazione, non soltanto delle persone ma anche della gestione
organizzativa della propria successione. Il regolamento dà al disponente un superpotere,
ovvero ipotizzando come regola principale quella della residenza abituale del disponente,
PERO’ se tu preferisci applicare la legge del paese di cittadinanza, anche se non sei più
residente lì, lo scrivi! E’ una sorta di potere che permette un contenuto del testamento
ulteriore che è nominato all'interno del regolamento europeo ed è previsione della legge
applicabile. All'interno del regolamento vedete una serie di correttivi tutte le volte in cui la
residenza abituale non sia stabile o se è stata appena assunta, può essere utile nel caso
in cui si voglia scegliere una legge che è quella della residenza abituale o neo
formalmente abituale, per indicare che è proprio quella che si vuole disciplinare perché
magari si era residenti da 10 anni in quel luogo e solo in quel momento è arrivata una un
riconoscimento dell'abitualità della residenza. Il regolamento europeo inoltre introdotto il
certificato successorio che fondamentalmente ha la funzione di provare in uno stato
diverso da quello nel quale viene rilasciato come è la struttura della successione: cioè chi
è l’erede e chi è il chiamato all'eredità, quali sono i diritti che aspettano, se c'è il
testamento valido, quindi anche le quote secondo quella successione, per farla circolare
negli altri ordinamenti.
Quindi il testamento è revocabile, personalissimo, formale, non recettizio (perché il
testamento non produce i suoi effetti al momento in cui viene predisposto, ma solo nel
momento in cui il morto viene il disponente è morto e produce effetti anche se non viene
conosciuto dagli eredi, perché noi abbiamo le norme di supporto della successione che
prevedono la regola per cui nel momento in cui il morto è mancato qualcuno deve
subentrare nella titolarità di quei beni e la regola ci dice che subentrerà anche senza
soluzione di continuità: che trascorra un anno due anni a 5 anni dal momento
dell'accettazione del rinvenimento del testamento, quando accetterà l'eredita
testamentaria subentrerà dal momento della apertura della successione.
Infine abbiamo detto l' unilateralità che è uno dei tanti presidi della libertà testamentaria 
all'interno della libertà testamentaria c'è una finestrella che è la capacità di disporre per
testamento, non è automatico che tutti abbiano la capacità di disporre per testamento,
anche se è una regola generale. La capacità di disporre per testamento è infatti l'
attitudine di ciascun soggetto a stabilire con il testamento la sistemazione dei suoi
interessi, siano essi patrimoniali e non patrimoniali. I casi di incapacità sono eccezionali,
tassativi, non suscettibili di applicazione analogica. In particolare l'articolo di riferimento è
l'articolo 591 articolo che dice che possono disporre per testamento tutti coloro che non
sono stati dichiarati incapaci dalla legge e individua tre ipotesi specifiche ‘’coloro che non
hanno compiuto la maggiore età (i minori) gli interdetti per infermità di mente e quelli che
sebbene noi interdetti si provi essere stati per qualsiasi causa anche transitoria incapaci di
intendere e di volere nel momento in cui fecero testamento ‘’ e qui abbiamo una incapacità
temporanea. La presenza di una di queste tre situazioni determina l' annullabilità del
testamento, non la nullità, ottenibile da chiunque ne abbia interesse (una sorta di
annullabilità assoluta) con termine di prescrizione di 5 anni dalla data in cui è stata data
esecuzione alle disposizioni testamentarie. La legge che deve guardare la capacità di
disporre sarà naturalmente quella al momento della redazione del testamento e non quella
del momento dell'apertura della successione.
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Nella struttura dell'atto personalissimo non è possibile dare procura, nè alla capacità di
disporre né a fare testamento. Se io vado dal notaio a dare procura del testamento o
quello che sto facendo è già testamento oppure se sto provando a dare procura e questa
non avrà validità.
Il codice non ci dà alcuna definizione della capacità di disporre per testamento, ma la
desumiamo dall' articolo 591, ovvero tutti, salvo i minori gli interdetti e gli incapaci di
intendere di volere. Allora questo punto però proprio per il numero 3 dobbiamo dire che è
l'esatto momento storico in cui ha fatto il testamento, quello di cui devo aver riguardo per
vedere se aveva la capacità (perché numero 1 e numero 2 sono dei dati giuridici piuttosto
facili, perché sono collegati a una data: l’interdizione alla data della sentenza e la minore
età ha certamente una data) quindi avendo due dati certi l’unico incerto e che richiede una
valutazione è il l'incapacità di intendere e di volere.
Il caso di incapacità del minore di età e neanche il minore emancipato puo fare
testamento e se il minore contravviene e dispone ugualmente per testamento, questo è
annullabile.
Domanda fatta da prof: Se un uomo a 17 anni fa un testamento, poi compie 18 anni,
passano 5 anni e non lo revoca gli succede un incidente mortale, quel testamento avrà un
valore? Dovrebbe averlo, ma la giurisprudenza però non è orientata nel nostro senso,
perche dice è stato fatto quando non era capace e non va a guardare il fatto che poi è
diventato capace e avrebbe potuto revocare, ma non lo ha revocato; che potrebbe essere
una conferma tacita della volontà testamentaria, ma bisognerebbe avere qualcosa
supporto della conferma tacita.
Invece l’incapacità a disporre per testamento per l’interdizione è una conseguenza di una
stabile incapacità di intendere e di volere accertata giudizialmente perche li abbiamo la
sentenza di interdizione. Invece non è possibile dare prova della capacità temporanea di
ricevere testamento, anche se era soggetto alla sentenza. Pero le sentenze e gli
interdizione non sono eterne e il l'intervento potrebbe ottenere la revoca dello Stato di
interdizione (e anche in questo caso, nonostante la revoca, il testamento potrebbe essere
impugnato da chiunque semplicemente facendo valere il fatto che è stato disposto in un
momento in cui lo stato di interdizione era maggiormente rilevante).
Quando invece ai casi di incapacità di intendere di volere al momento in cui è stato fatto il
testamento questa è una giurisprudenza estremamente variegata perché un'incapacità
temporanea di difficile prova salvo che non sia stata ammessa ore e luogo perché
nell'arco di una giornata all'interno di 24 ore è chiaro che in un momento uno potrebbe
essere stato molto lucido e in un altro molto meno semplicemente anche solo per avere
assunto sostanze stupefacenti e quindi avere la prova dell’ora esatta in cui è stato fatto
testamento è pressochè impossibile. La data è un requisito essenziale per la validità dello
stesso, ma l’ora no! Perciò la struttura della capacità a disporre è di ipotesi tassative in cui
l’ipotesi numero 3 rientrano le piu variegate situazioni, la cui prova però spetta a colui che
vuol far dichiarare annullato il testamento per incapacità temporanea.
Chi è capace di ricevere? Le incapacità di ricevere sono caratterizzate da un rimedio piu
forte, perché prevedono la nullità del testamento ma della disposizione fatta in spregio alla
incapacità. Quindi la regola è: salviamo sempre il testamento (perché il morto è morto e

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non possiamo chiedergli cosa avrebbe voluto fare se avesse conosciuto il divieto) e la
modalità apertura e rendiamo la disposizione nulla, ma solo la singola disposizione!
Art 596 : Art. 596. 
(Incapacita' del tutore e del protutore).
Sono nulle le disposizioni testamentarie della persona sottoposta a tutela in favore del
tutore, se fatte dopo la nomina di questo e prima che sia approvato il conto o sia estinta
l'azione per il rendimento del conto medesimo, quantunque il testatore sia morto dopo
l'approvazione. Questa norma si applica anche al protutore, se il testamento e' fatto nel
tempo in cui egli sostituiva il tutore.
Sono pero' valide le disposizioni fatte in favore del tutore o del protutore che e'
ascendente, discendente, fratello, sorella o coniuge del testatore.

La prima incapacità: se c'è una persona che sottoposta a tutela se è a favore del tutore ed
è fatta dopo la nomina di questo e prima che sia estinta l'azione per il rendimento del
conto, la disposizione a favore del tutore e nulla. Questa norma si applica anche al
produttore nel momento in cui si sostituiva al tutore.
Presupposto curioso, perché il tutore normalmente ha a che vedere con delle incapacità
legali, una di queste è l’interdizione e l'interdetto non può fare testamento: quindi stiamo
andando ad assottigliare le situazioni.
Inoltre le disposizioni fatte a favore del tutore del produttore che è ascendente,
discendente, fratello, sorella o coniuge sono comunque valide, perché legislatore presume
che se è stato nominato tutore uno di questi soggetti la scelta di questo non sia legato al
fatto che è tutore e che quindi è stato indotto da questo a fare testamento, piuttosto che,
fra coniuge, ascendente, discendente, il tutore sia stato scelto perché è più legato alla
persona incapace e che quindi è più facile che venga selezionato come erede. Allora in
quel caso non deve essere penalizzato perché tutore non puo essere anche erede del
soggetto della cui eredità si tratta.
Art 597: ‘Sono nulle le disposizione favore del notaio o di un atto pubblico ufficiale che
riceve testamento pubblico oppure a favore dei testimoni o dell'interprete intervenuti al
momento del testamento medesimo’ questo perché si presume che il soggetto che va a
fare testamento sia particolarmente debole e vulnerabile e possa subire una pressione
psicologica anche solo per timore reverenziale dal notaio o da chi è presente in quel
momento anche disposizione annulla. Sarà cura poi dell’erede testamentario far valere
la nullità di queste disposizioni a favore di soggetti che presumibilmente hanno cercato di
avvalersi del prestigio/della posizione che rivestivano in quel momento. Le soluzioni
potrebbero essere: due opzionio gli dico di farsi un testamento olografo in modo che il
testamento vale oppure suggerisco di andare da un collega.
Come è fatto un testamento segreto?
Mentre il testamento olografo è fatto tutto di un pugno dal testatore, il testamento pubblico
è fatto tutto dal notaio (che interroga il disponente alla presenza di testimoni, traduce le
volontà per iscritto e le legge nuovamente al testatore sempre alla presenza dei testimoni
per verificare che corrispondano alla volontà dello stesso), quello segrete è via di mezzo,
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nel senso che il segreto prevede che sia scritto, ma non necessariamente tutto di pugno,
esso può essere scritto anche da qualcun altro, ripiegato e messo in un plico e questo
viene consegnato al notaio quindi la mancanza di forma olografa è supportata dalla
dichiarazione del testatore che la consegna a mano che poi il notaio lo sigilla.
Il soggetto che ha scritto il testamento segreto non può essere beneficiario del testamento
segreto, salvo che il testatore non abbia preso approvato di mano quelle disposizioni
oppure consegnando il testamento segreto al notaio, gli abbia detto che dentro una
disposizione a favore di Lucilla che ha scritto il testamento segreto per me, ma io intendo
ugualmente beneficiarla e lo dico ora da scrivere nel verbale.
Ugualmente sono nulle le disposizioni del testamento segreto a favore del notaio tutte le
volte in cui il plico non sia stato consegnato sigillato.
Ugualmente le disposizioni sono nulle anche se fatte a nome di interposta persona:
significa che se io ho scelto il padre o la madre della persona che io volevo beneficiare e
non posso beneficiare perché è affetta da una incapacità specifica, la disposizione si
considera nulla per interposizione l'articolo 549 quindi vuole dare struttura a questo
divieto, come divieto sostanziale e non divieto formale.
Forme dei testamenti:
I testamenti ordinari hanno tre forme olografo e testamento per atto di notaio: il testamento
per atto di notaio è il pubblico o segreto.
il testamento olografo è disciplinato da art 602, deve essere scritto per intero, datato e
sottoscritto di mano dal testatore. La sottoscrizione deve essere posta alla fine delle
disposizioni; se anche non è fatta indicando nome e cognome è tuttavia valida quando
designa con certezza la persona del testatore. Ad esempio Francesco che si fa chiamare
Franco e si firma Franco, va benissimo. La data deve contenere l'indicazione del giorno,
del mese e dell'anno. La prova della NON verità della data è ammessa soltanto quando si
tratta di giudicare della capacità del testatore; ovvero visto che la data è olografa molte
persone scrivono una data diversa da quella in cui stanno facendo testamento e le
motivazioni sono le più strane: non vogliono far sapere esattamente quando hanno fatto
testamento oppure se lo hanno fatto collegato a un determinato evento. La prova della
data, può essere data soltanto quando è rilevante ai fini della capacità di intendere e di
volere ( collegato a art 463 ‘è indegno chi ha indotto con dolo o violenza la persona della
cui successione si tratta a fare revocare o mutare il testamento ‘). La data ha una valenza
formale essenziale, sostanziale solo quando è volta a sostenere che il testamento è stato
fatto nel momento di incapacità. La data è estremamente rilevante tutte le volte in ci sono
più testamenti, perché la regola è che il testamento posteriore prevale sul precedente tutte
le volte in cui ci siano disposizioni incompatibili questo significa che se io ho due
disposizioni compatibili, saranno validi tutti e due i testamenti.
Se prendo un modulo della posta con la data stampigliata sopra, il testamento vale o non
vale?
La legge dice che deve essere datato e sottoscritto di pugno dal testatore, però la
mancanza provocherà solo annullabilità

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Il testamento pubblico è ricevuto dal notaio alla presenza di due testimoni in particolare i
testimoni non devono essere interessati all'atto, non devono essere parenti, devono
essere maggiori di età, devono essere cittadini italiani. A cura del notaio, egli indica il
luogo, la data del ricevimento e l'ora della sottoscrizione; quindi rispetto al testamento
olografo, il testamento pubblico ha l'ora.
Il testamento pubblico ha delle funzionalità peculiari, per cui può essere utilizzato dal
testatore tutte le volte che il testatore non abbia la capacità specifica di scrivere un
testamento per intero o faccia difficoltà pratica della relazione testamentaria. Il testamento
pubblico si pone al servizio della necessità di soggetti che hanno particolari necessità
ovvero sono il muto e cieco, ma anche soggetti che semplicemente per anzianità vogliono
fare testamento e non hanno altro modo.
è chiaro che se ha una male permanente come la cecità ci sono dei presidi specifici per i
quali questi soggetti possono intervenire e dovranno essere assistiti ove necessario da un
interprete. I testimoni hanno anche la funzione di accertare l'incapacità a sottoscrivere.
Comune a tutte e tre le forme non c'è proprio lo scritto! ovvero non è previsto in alcun
modo un testamento orale.

3 maggio

SUCCESSIONE A TITOLO PARTICOLARE DI LEGATO


E’ una successione che normalmente deriva da testamento perché le disposizioni a titolo
particolare devono essere espresse e volute dal disponente. Il nostro codice non fornisce alcuna
definizione di legato, abbiamo soltanto un indicazione all’art. 588 c.c. :
“Le disposizioni testamentarie, qualunque sia l'espressione o la denominazione usata dal testatore, sono a
titolo universale e attribuiscono la qualità di erede, se comprendono l'universalità o una quota dei beni del
testatore. Le altre disposizioni sono a titolo particolare e attribuiscono la qualità di legatario.”

L’indicazione del codice non è particolarmente dettagliata ma possiamo dedurre che il legato è una
disposizione a titolo particolare mediante la quale il testatore attribuisce al legatario particolari diritti
a causa di morte. In alcuni manuali è possibile trovare l’affermazione che ci dice che l’istituzione di
erede, che da luogo ad una successione a titolo universale, si contrappone alla successione a
titolo particolare perché non è universale ma del singolo bene  tale affermazione non è del tutto
corretta: non è una definizione completa e dimostra di non aver capito a pieno la struttura della
successione.
Alcuni legati possono aver ad oggetto il singolo bene ma vi sono altri legati possono portar con se
obblighi (“legati obbligatori”) che non possono avere altro che un nuovo rapporto obbligatorio non
esistente nel patrimonio del de cuius.
La successione a titolo particolare è una successione in un bene o in un rapporto, a titolo
particolare ovvero un diritto specifico, a causa di morte.
Successione e liberalità: il testamento è un negozio neutro, non può essere considerato una
liberalità; anche per il legato ciò è vero, a maggior ragione perché il legato è un “contenitore” nel
quale l’autonomia testamentaria sceglie come inserire il suo interesse. Avremo legati tipici già
disciplinati dal codice civile in relazione alle figure maggiormente diffuse e che il legislatore del ’42
aveva identificato come tutelanti degli interessi principali del disponente e legati atipici attraverso i
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quali il disponente può scegliere quali fini perseguire e la miglior modalità per perseguirla (es:
legato d’azienda).
CARATTERISTICHE DEL LEGATO
Sono più o meno le stesse del testamento: è un atto unilaterale, è contenuto in un testamento, è
quindi un negozio formale. Il legato può anche essere l’unico elemento del testamento.
Unilaterale e unipersonale. Divieto di testamento reciproco, congiuntivo, non recettizio,
personalissimo, a titolo gratuito (liberalità), revocabile.
Differenza tra liberalità e titolo gratuito  La liberalità presuppone un animus donandi inoltre
presuppone lo spoglio del patrimonio del donante e il conseguente arricchimento del patrimonio
del donatario. Qua non abbiamo uno spoglio immediato, abbiamo gli effetti che si producono
soltanto dal momento dell’apertura della successione- non abbiamo quindi la contestualità fra il
momento in cui si perfeziona il legato ed il momento in cui produce i suoi effetti. Il legato non è
sempre connotato da uno spirito di liberalità: tradizionalmente si considerava il legato come una
donazione lasciata per testamento; gli studi hanno portato a ritenere che non è questo l’elemento
caratterizzante della figura perché ci sono una serie di legati in cui lo scopo non è la liberalità (es: il
legato in sostituzione di legittima è un legato che prevede che il destinatario sia un legittimario e
che non riceva il bene perché il disponente glielo vuole dare MA lo riceve al posto della sua quota
di legittima  se il legatario apprende il legato in sostituzione di legittima poi dovrà ritenersi
soddisfatto nella sua legittima dal legato stesso e non potrà più impugnare il testamento per
lesione. È un legato con un “trucco” perché se costituisce un valore inferiore della legittima il
legatario lo subirà così com’è. È evidente che in un legato di questo tipo non vi è spirito di
liberalità: il disponente è indotto a scegliere quella figura per attribuire un bene ad un soggetto al
quale non avrebbe voluto attribuire granché, avrebbe voluto addirittura escluderlo dalla
successione tuttavia conoscendo le norme sulla successione necessaria non vuole rischiare che il
suo testamento possa essere messo in discussione e concede quindi un legato in successione di
legittima
Lo spirito di liberalità quindi non è ciò che connota il testatore bensì ha interesse ad evitare
un’impugnazione del testamento. Ci sono anche ipotesi in cui il legato è gravato da
un’obbligazione, un onere che va a svuotare il valore del legato. Questo può accadere quando il
disponente nel momento in cui ha predisposto il legato il disponente non aveva coscienza del
valore esatto dell’onere che stava caricando sul legato o del valore del legato all’apertura della
successione. Anche in questo caso non c’è spirito di liberalità – spesso e volentieri l’onere ha
medesimo valore del legato. Se non c’è spirito di liberalità nel negozio testamentario in generale a
maggior ragione non ci sarà in un’attribuzione specifica perché è evidente che lo scopo è
l’attribuzione dei beni – non c’è liberalità, ci possono essere disposizioni connotate da un maggior
desiderio di arricchire qualcuno ma sempre nell’ambito di una trasmissione generazionale che può
avere finalità non solo di liberalità. È un negozio neutro, l’attribuzione a seguito della morte è un
fatto materiale necessario. Le scelte e le modalità di attribuzione sono nella disponibilità del
disponente ma il negozio è neutro e non è liberale per questo motivo, è un negozio organizzativo.)
L’erede subentra nel patrimonio del disponente e risponde con un unico patrimonio che è dato
dall’insieme del patrimonio dell’erede con quello del morto uniti e si crea un unico patrimonio -
questo con il legatario non succede: il legatario è tenuto all’adempimento di eventuali debiti ed
oneri soltanto per espressa disposizione o soltanto se gravano sulla cosa legata e comunque nei
limiti del bene oggetto del legato.
Modalità di acquisto del legato: il legislatore all’art. 649 c.c. ha previsto che il legato si acquisti
automaticamente senza bisogno di accettazione. Quando viene pubblicato un testamento
contenente un acquisto a titolo di legato, l’acquisto del legato è soggetto a trascrizione ai sensi
dell’art. 2648 c.c.  l’acquisto discende immediatamente ed automaticamente. La modalità di

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acquisto del legato è una modalità di acquisto separata da quella del testamento: chi acquista a
titolo di eredità è erede e prende tutto ciò che fa parte della posizione di erede – l’acquisto a titolo
di legato è un titolo differente ed è possibile trattenere il legato e rinunciare all’eredità. Non
avrebbe molto senso ricevere l’eredità e rifiutare il legato perché il legato tornerebbe all’erede e
tanto vale tenerli entrambi – ma se sono stato chiamato all’eredità che non conosco ed ho il timore
che sia passiva posso sempre rinunciare all’eredità e tenere il legato che ha un rischio economico
minore.
La successione può quindi essere a titolo di erede o a titolo di legato
La modalità di acquisto proprio perché è a titolo particolare può avere un termine iniziale o finale,
per esempio possiamo trovare le diciture “lascio questo legato a X dal momento in cui compirà
diciotto anni” – il termine non può essere posto invece .
Si parla molto della sovrapponibilità del concetto di legato e di modus: i due concetti non vanno
mai sovrapposti.
Il modus è un peso imposto a tutti i negozi di liberalità: è una vera e propria obbligazione posta a
carico dell’onerato. Il modus è un elemento accidentale, può esserci come può non esserci nei
negozi giuridici a titolo gratuito. È una sorta di liberalità indiretta che consegue l’onorato del modus
attraverso l’obbligazione o il comportamento imposto all’onerato che deve adempierlo.
Il legato è un vero e proprio negozio giuridico mortis causa è un’assegnazione diretta di beni a
favore del legatario priva di connotazione liberale proprio perché il legato è neutro con la finalità di
attribuire beni mortis causa.
Questo comporta una differenza di fondo : il legato succede al testatore mentre l’onorato invece
riceve direttamente dall’onerato, il suo dante causa è l’onerato che ha dovuto adempiere al modus.
Oggetto di legato può essere qualunque bene suscettibile di valutazione economica (art.1174 c.c.)
– l’oggetto del legato dev’essere lecito, possibile, determinato, determinabile (art.1346 c.c.) e il
possibile è collegato al fatto che dev’esserci a tutti gli effetti un’esistenza del diritto oggetto del
legato ovvero la configurabilità del legato con quell’oggetto specifico.
Es: possibile  non si può fare un legato di ipoteca costituita per testamento (art.2821 c.c.). Non si
può concedere per testamento. L’oggetto è quindi non possibile e non lecito
L’oggetto del legato dovrà essere lecito ovvero non dovrà essere contrario a norme imperative, di
ordine pubblico e di buon costume.
Un’ipotesi di legato impossibile può essere quella di legato di bene demaniale
Per quel che riguarda “determinato o determinabile” è un elemento estremamente rilevante: la
volontà testamentaria è al centro del negozio – se la volontà è quella del disponente come faccio
ad avere un oggetto determinabile e non determinato? Dev’esser un oggetto identificabile
mediante criteri prestabiliti indicati nel testamento e non mediante criteri identificabili in altro modo.
È sempre nulla la disposizione che rimetta al mero giudizio del terzo o dell’onerato la
determinazione dell’oggetto del legato, salvo il legato remuneratorio ed il legato alternativo.
LEGATI (art.649 c.c. e seguenti)
I legati sono divisi, hanno alcune distinzioni accettate dalla dottrina:
- Legati tipici ed atipici  i legati tipici sono contemplati dalla disciplina codicistica. Per
tipico si intende un legato che possiede una sua disciplina sostanziale e completa.
I legati atipici sono quelli non previsti dalla disciplina codicistica ma ai quali si applica la
disciplina dei legati in generale purché rispondano ai requisiti precedentemente citati.
Il legislatore ha previsto tante tipologie di legato pensando alle ipotesi più frequenti.
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- Legati di specie e di genere  il legato di specie è una cosa o un diritto ben determinato
già appartenente al testatore, il legato di genere ha ad oggetto cose o beni determinati solo
nel genere e possono anche essere assenti nel patrimonio del testatore sia al momento del
testamento sia all’apertura della successione (art.653 c.c.).
- Effetti che producono i legati: traslativi, obbligatori, rinunciativi o liberatori 
I legati traslativi : in cima alla categoria vi sono i legati di specie, determinano
immediatamente l’acquisto al patrimonio del legatario del bene o del diritto; ad essi si
riconducono i legati costitutivi di diritti reali minori.
I legati obbligatori non comportano di per se l’acquisto ne del bene ne del diritto in capo al
legatario ma comportano la costituzione di un’obbligazione a carico dell’onerato (erede) e a
favore del legatario. Ciò che ne deriva è il sorgere di un diritto di credito a vantaggio del
legatario. I legati di credito non sono oggetto di una norma specifica (se non quando si
tratta di legato di credito puro in denaro altrimenti i legati obbligatori non sono nominati.
Questo lo deduciamo dall’art.649 comma 2 c.c.).
Per quel che riguarda la terza categoria di legati ovvero quelli rinunciativi o liberatori, sono
legati che hanno per oggetto la liberazione del legatario da un debito, una remissione del
debito a vantaggio del legatario ovvero la liberazione di un adempimento da un obbligo
(art.658 c.c.).
Se andiamo a mescolare le categorie è facile capire che il legato di specie ha effetti reali e
produce l’acquisto immediatamente mentre il legato di genere non può avere natura reale
ma può avere un’efficacia obbligatoria utilizzando come regola traslativa l’art.1378 c.c. “la
proprietà della cosa si trasferisce con la specificazione, con l’individuazione”.
Quando ho a che fare con un legato di genere produrrà effetti obbligatori - avrò
un’obbligazione in cui avrò da una parte l’erede e dal lato attivo il legatario, sino alla
specificazione non ci potrà essere alcun trasferimento. Se il genere a cui appartiene la
cosa non è sufficientemente specificato questo comporterebbe la nullità della disposizione
non del testamento. Il criterio è quello dell’art.1346 cc. : se non è determinato direttamente
ma sono presenti nel testamento criteri tali per i quali si arriva alla determinazione, ciò è
sufficiente.
I legati di contratto è un legato obbligatorio ed è un legato che ha come contenuto
l’imposizione all’onerato di stipulare un contratto con un determinato soggetto che diviene il
legatario. Sorge a favore beneficiario del legato un diritto di credito nei confronti
dell’onerato che ha ad oggetto il diritto di ottenere la conclusione di un contratto e nello
specifico il contratto oggetto del legato. Questo significa che le due parti (l’erede se accetta
l’eredità e il legatario se non rifiuta) sono vincolate da una obbligazione di conclusione del
contratto, questa l’obbligazione è suscettibile di esecuzione in forma specifica ex art.2932
c.c.  qualche limite a questa disposizione sussiste: il legato di contratto prevede che uno
voglia poter stabilire se concludere o no il contratto qualora vi sia una connotazione
personale. Se il contratto è caratterizzato dal “intuitu personae” allora non potrà essere
oggetto di legato di contratto perché l’onerato non potrà essere obbligato contro la sua
volontà alla stipulazione di un contratto per il quale possono assumere rilievo decisivo le
qualità personali dell’altro contraente (es: prestazione d’opera)
RINUNCIA DEL LEGATO
Presuppone l’apertura della successione, se la successione non è ancora stata aperta la rinuncia
preventiva costituisce una violazione del divieto dei patti successori. Le formalità della rinuncia del
legato non sono disciplinate, il criterio utilizzato è quello della rinuncia all’eredità. La rinuncia per
fatti concludenti rende difficile ipotizzare situazioni applicative – la rinuncia inoltre è regolata dalla
specifica disciplina che presidia i singoli beni ad esempio se io ho una disposizione di legato con
oggetto beni immobili dovrò ricordarmi che la rinuncia al legato è un atto di dismissione della
proprietà su beni che sono già entrati nel patrimonio del rinunciante per effetto dell’apertura della
successione.
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Quando si hanno per oggetto beni immobili l’articolo di riferimento è il 1350 comma 1 c.c.  dovrà
essere redatta espressamente per iscritto la rinuncia a pena di nullità.
La rinuncia del legato (ex dell’art. 2648 c.c.) andrà trascritta : per la trascrizione si è vincolati alla
forma la quale deve essere: atto pubblico, scrittura privata autenticata o sentenza. La finalità della
trascrizione non è sostanziale ma di pubblicità dichiarativa volta a far ottenere una rinuncia
l’opponibilità a terzi della stessa.
LEGATI PARTICOLARI:
il rapporto del legato con le garanzie è sempre stato una curiosità particolare collegata al divieto di
cui all’art. 2821 c.c. perché? L’ipoteca può essere costituita per contratto o per atto unilaterale inter
vivos; perché non posso averlo mortis causa? Gli studiosi sono andati a controllare quale fosse la
ragione per il legislatore del ’42, la ragione è tuttora apprezzabile ed è la seguente: l’esigenza che
ha voluto tutelare il legislatore è la par condicio creditorum perché l’ipoteca testamentaria
permetterebbe al debitore di alterare post mortem ingiustificatamente la situazione dei propri
creditori e favorendo le ragioni di alcuni e pregiudicando quelle di altri introducendo nuove cause di
prelazione.
La dottrina ha espresso orientamenti contrastanti in merito alla portata esatta di questo divieto: c’è
una teoria estensiva che considera che questo divieto abbia ad oggetto sia la costituzione diretta
sia quella indiretta anche se quella indiretta è stata negli anni sdoganata. Se io considero una
lettura estensiva del 2821 non potrò fare una concessione diretta dell’ipoteca a garanzia di un
debito del testatore. Non potrò pensare che il testamento garantisca con un’ipoteca un debito che
ha creato il testamento stesso e non potrò pensare di creare un’ipoteca a garanzia di una divisione
fatta dal testatore. Non sono riconducibili al divieto di ipoteca testamentaria la concessione di
ipoteche effettuata da un terzo a garanzia del debito del de cuius o dell’eredità ovvero il legato di
liberazione dell’ipoteca, ovvero ho un’ipoteca a mio favore e non la voglio più. Il legato di ipoteca è
perciò ammesso dalla dottrina come legato obbligatorio con il quale il testatore impone all’erede di
costituire ipoteca a garanzia di un debito ereditario a garanzia del legatario. Questa garanzia
diventa garanzia inter vivos perché il dante causa della garanzia non sarà più il testatore ma
l’erede onerato della disposizione, rendendo inapplicabile l’art.2821 c.c.  è una norma
eccezionale per la sua struttura e non è suscettibile di applicazione analogica.
Se si pensa al legato obbligatorio dell’ipoteca abbiamo due facce dello stesso obbligo: da un lato
abbiamo un diritto di credito a pretendere la garanzia – dall’altro c’è un diritto a pretendere la
concessione di ipoteca di un debito proprio del beneficiario. L’ipoteca che vado a costituire è quindi
un negozio inter vivos perché è a carico dell’erede e a vantaggio del legatario dove il creditore
magari è la banca del legatario.
Il legato di ipoteca potrebbe essere ricostruito sullo schema di legato di contratto che è uno
schema con il quale il testatore attribuisce al beneficiario il diritto di pretendere la conclusione di un
contratto, qua nello specifico sarebbe la costituzione dell’ipoteca da parte degli eredi onerati della
disposizione. Se io non voglio costituire un’ipoteca ma ho un quadro di Picasso posso prevedere
la costituzione del pegno? Il testamento non potrà mai costituire un pegno in automatico perché
nel pegno si distinguono il titolo ovvero la fonte di garanzia dalla costituzione materiale della
garanzia stessa. Questo perché il pegno è dato dalla consegna della cosa o del documento che
conferisce la disponibilità al creditore del bene oggetto della garanzia. Il testamento è discutibile
che rappresenti un titolo idoneo perché in ogni caso il testamento non produrrà efficacia fino al
momento dell’apertura della successione. La struttura del testamento lascia perplessi per lo
scollamento temporale: se la struttura unilaterale non mette l’interprete in difficoltà ci si deve
domandare se lo metta l’art.2821 ovvero se il divieto di ipoteca testamentaria sia applicabile anche
al pegno perché come sappiamo pegno ed ipoteca sono i due diritti reali di garanzia. Senza un
divieto espresso l’art. 2821 c.c. va riferito solo alle ipoteche e non ha come destinatario il pegno.

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Quando faccio un legato di pegno vi è un vantaggio perché se faccio un pegno privo di legato non
posso pensare che il pegno sia costituito automaticamente per effetto dell’apertura della
successione perché per il pegno è necessaria la consegna materiale del bene ci si deve porre il
problema di come consegnare il bene. Se si utilizza lo strumento del legato si grava l’onerato della
consegna del bene affinché il pegno sia materialmente costituito. L’onerato in questi casi può
essere l’erede (ed in questi casi vi è implicitamente una accettazione dell’eredità) o un maggior
legato capiente tanto da permettere la consegna di un determinato bene.
Il titolo del pegno non potrà mai essere il testamento ma sarà sempre l’atto inter vivos compiuto dal
legatario in adempimento all’oggetto del legato. Perciò abbiamo un legato obbligatorio, avente ad
oggetto un bene che può essere anche un bene altrui e la costituzione del diritto derivante sarà
una costituzione effettuata per atto inter vivos.
Garanzie personali: fideiussione  si può costituire la fideiussione? Se la si costituisce
direttamente il vincolo fideiussorio ha origine nel testamento e al momento dell’apertura della
successione l’onerato e il legatario beneficiario della disposizione non dovranno compiere nessun
atto ulteriore salva la possibilità del legatario di rinunciare alla liberalità fatta in suo favore. Esiste
parte di dottrina che non apprezza tale legato perché la sola volontà del disponente possa essere
sufficiente ed idonea a creare un’obbligazione fideiussoria sulle spalle dell’onerato. È opportuno
avere una dichiarazione di volontà del garante - trasformando questo legato in un legato di
obbligazione da eseguirsi in un secondo momento.
La tesi che prevede la fideiussione testamentaria possibile e il legato di fideiussione diretto come
un legato valido ed attuabile è una tesi che parte dalla struttura della fideiussione stessa. Perché?
Nel momento in cui sovrapponiamo la fideiussione ci rendiamo conto che può essere un atto
unilaterale, ed è sovrapponibile al testamento e questo può comportare la fonte dell’obbligazione in
capo agli eredi e funzionerà quando pongo l’obbligo in capo all’erede (e non al legatario che è già
destinatario di un bene con l’onere di prestare fideiussione perché in quel caso sarà un legato a
vantaggio del legatario di ricevere ma sarà anche un onere a carico del legatario di dare la
garanzia. In questo caso poiché il legatario non è un erede non potrà mai avere l’onere a suo
carico immediatamente) è sempre possibile il legato di contratto ovvero la costituzione in capo al
beneficiario del diritto di credito di pretendere dall’onerato la costituzione di una fideiussione,
facendo in modo che la garanzia sorga in virtù di un determinato contratto successivo fra l’erede
beneficiario. Il legato di fideiussione può avere ad oggetto un obbligazione già sorta al momento
dell’apertura della fideiussione ma anche futura per favorire l’accesso al credito da parte del
beneficiario. Nel caso di obbligazione futura deve avere i requisiti di fideiussione in ogni caso
rilasciata ora per allora da un soggetto e in un atto inter vivos e debba prevedere il massimale
della somma garantita e bisogna vedere se ha la connotazione obligus o se è a garanzia di un
debito specifico ancora da concludere perché in quel caso retrocederà a garanzia di regola del
contratto. In ogni caso se si lascia una disposizione in cui obbligo qualcuno ad una garanzia dovrò
dare anche un termine entro il quale tale garanzia dovrà essere assunta.
Nonostante il divieto dell’art.2821 c.c. in qualche modo se io voglio garantire un beneficiario del
mio testamento con un’ipoteca, con un pegno o con una fideiussione, tutto dipende dalla tecnica
testamentaria utilizzata.
LEGATO DI CONTRATTO
Ha ad oggetto non un contratto ma il diritto di pretendere dal soggetto onerato la stipulazione di un
determinato contratto. La prestazione oggetto del legato di contratto deve avere di nuovo i requisiti
di liceità, possibilità, determinabilità e dev’essere fungibile. Non dev’esserci l’intuitu personae ma
deve essere un contratto che può essere stipulato da chiunque. Al limite l’intuitu personae
dev’essere una scelta spettante al disponente. La prestazione oggetto del legato di contratto
comunque dovrà avere un termine e qualora ne sia sprovvista si potrà chiedere la fissazione di un
termine. Se il termine dovesse essere un termine essenziale anche per il testatore sarà il notaio a
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fissarne il termine. Il testamento pubblico è connotato dal fatto è redatto dal notaio ed ha due fasi,
la prima che è l’indagine di volontà e la seconda materiale trascrizione della volontà stessa. Nella
fase di indagine ci sono due testimoni che hanno due funzioni ovvero controllare che l’indagine
della volontà venga compiuta con verità ed attenzione e che la volontà tradotta per iscritto
corrisponda alla volontà dichiarata dal testatore. Sembra un procedimento semplice ma non lo è :
la fase di interrogazione è una fase estremamente rilevante per individuare quale sia la reale
portata dell’esigenza che il testatore intendeva soddisfare e quali interessi voleva appagare con la
disposizione ed il termine da apporre alla stessa  questo perché bisogna capire se l’interesse è
essenziale e al di la di esso non ha più senso la pretesa del legato e l’onerato è libero – o se
invece il termine non è essenziale e si può ricorrere al giudice. Cosa succede se l’onerato si rifiuta
di stipulare il contratto? qual è lo strumento di tutela? Il meccanismo di tutela è 2932 c.c. il
legatario potrà rivolgersi all’autorità giudiziaria domandando una sentenza costitutiva che tenga
conto del contratto non concluso. È sempre passibile di esecuzione in forma specifica. Es: legato
di mutuo  disposizione testamentaria in cui il testatore obbliga il legatario a stipulare con
l’onerato un mutuo in forza del quale l’onerato consegna una somma di denaro o altre cose
fungibili al legatario ed il legatario si obbliga a restituire altrettante cose della stessa specie e
qualità. È evidente che potrò ottenere un’ esecuzione con una specifica di un contratto di questo
genere.
LEGATO DI AZIENDA
Legato atipico che nella pratica è frequente. È interessante in quanto vi sono due discipline che si
scontrano: la disciplina dell’azienda (art.2560 c.c.) e la disciplina del legato la quale dice che chi
prende il bene non risponde dei debiti che fanno parte del patrimonio dell’erede ma risponde solo
nei limiti del valore della cosa oggetto del legato. Ho un conflitto potenziale fra le norme della
successione e quelle dettate dal trasferimento dell’azienda.
I punti dubbi sono due:
- La forma del testamento assorbe la forma della cessione d’azienda
- Divieto di concorrenza
Gli eredi possono essere destinatari del divieto di concorrenza nei confronti del legatario?
La tesi più valida è quella intermedia la quale prevede che il divieto sussisterebbe solo quando
l’erede dell’imprenditore abbia le conoscenze e la capacità effettive di sottrarre clientela all’azienda
oggetto di legato.
Esistono anche posizioni della dottrina che negano l’applicabilità di questo divieto; è chiaro che si
deve aggiungere una considerazione: il testatore con questo legato d’azienda poteva anche
disciplinare il divieto di concorrenza. È pacifica l’applicazione degli art.2558/2559 c.c.
Debiti e crediti  è importante ragionare sia verso l’esterno (vs i creditori) sia verso l’interno
(ovvero gli eredi). La dottrina ha assunto una posizione restrittiva: debiti, crediti e contratti non
rientrano nel legato salva l’espressa previsione del testatore, rientrano in esso solo i beni materiali
e non materiali.
Gli eredi dovrebbero pagare quindi i debiti dell’azienda. La giurisprudenza ha sempre considerato
l’azienda come un’universalità di cose e comprende oltre i beni materiali anche i rapporti giuridici
attivi e passivi.
Perciò nel silenzio del testatore i debiti gravano sull’azienda.
Nei rapporti interni il legatario quindi si accolla tutto, si prende l’azienda e ne risponde dei debiti nel
limite del valore del legato e quindi nei limiti dell’azienda. Nei rapporti verso i terzi (ex art. 2560
c.c.) non è derogabile perché coinvolge diritti ed interessi che non sono nella disponibilità delle
parti. Se i debiti risultano dai libri contabili obbligatori il legatario sarà sempre responsabile verso i
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creditori dell’azienda e potrà poi rivalersi verso i coeredi. La regola è quindi che il legatario
risponde dei debiti perciò chi è legatario d’azienda prima deve verificare lo stato del legato e nel
caso rifiutare.

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