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XIV – Malizia incorreggibile degli spiriti malvagi

La sostanza spirituale, per non essere gravata dalla pesantezza della carne, non
ha alcuna scusa da addurre contro i cattivi propositi che nascono in essa. Per
questo non le può essere perdonata la sua malignità. Nelle sostanze spirituali il
male non è sollecitato – come in noi – dagli assalti della carne, ma è acceso
unicamente dalla malizia della volontà perversa. Il loro peccato è quindi senza
perdono, il loro male senza rimedio. Siccome la caduta non è stata provocata in
loro da una natura terrestre, così non possono ottenere indulgenza o tempo di
pentirsi.
Da ciò si deduce chiaramente che la guerra combattuta in ciascuno di noi tra la
carne e lo spirito, non solo non è fonte di danno, ma è, al contrario, fonte di non
piccola utilità.

XV – In che cosa ci giova la concupiscenza della carne contro lo spirito


Il primo vantaggio di questa lotta è che ci convince della nostra pigrizia e della
nostra negligenza. A somiglianza di un espertissimo pedagogo, non permette
che noi abbiamo mai ad allontanarci dalla via della stretta osservanza e della
regolarità. Se per caso la nostra spensieratezza oltrepassa i limiti di serietà
prescritta alla nostra condotta, il flagello della tentazione subito ci stimola e d
richiama, rimproverandoci, all’austerità che dobbiamo osservare.
Vediamo ora il secondo vantaggio. Il favore della grazia divina ha voluto che la
nostra castità rimanesse lungo tempo immune dagli assalti e dagli appetiti della
carne. Noi abbiamo incominciato a credere per questo di essere ormai liberati
anche dai più innocenti movimenti carnali: ci siamo inorgogliti nel segreto
della nostra coscienza, come se non avessimo più da portare il peso di questo
corpo corruttibile. Ma ecco che all’improvviso siamo sorpresi da qualche moto
carnale, sia pure involontario e non colpevole, che ci abbatte, ci umilia e ci
ricorda che siamo dei poveri uomini sottoposti agli stimoli della carne.
Di solito noi ci disinteressiamo, senza neppur provare pentimento, di certi
difetti che sono assai più gravi e dannosi di quei fenomeni spontanei che si
producono nella sfera sessuale del nostro organismo: ciò perché il vizio della
carne ha questo di particolare: ci umilia di più.
Oltre a ciò un esperimento triste di genere carnale risveglia in noi il rimorso
anche per altre passioni, delle quali non ci diamo alcun pensiero. L’anima non
fa gran caso ai vizi dello spirito, quantunque contragga da quelli le sue vergogne
più gravi, ma nel vizio della carne si rende conto con cruda chiarezza che la
concupiscenza la macchia d’impurità. Allora si dà premura di correggere la sua
negligenza anteriore e si mette in guardia dalla eccessiva fiducia nella castità
già per lungo tempo conservata: è bastato infatti che si allontanasse un istante
dal Signore, perché tutta la sua castità andasse perduta. In tal modo si convince
che non potrà godere il dono della castità senza una grazia particolare di Dio.
Questo è l’insegnamento che ci dà l’esperienza, affinché, se ci preme vivere in
una costante integrità di cuore, ci sforziamo senza posa di acquistare la virtù
dell’umiltà.
Dalle conferenze di Cassiano