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X – La parola “carne” non è usata univocamente

La parola « carne », nella sacra Scrittura, è usata in molti significati. Talvolta


indica l’uomo nella sua completezza, come composto d’anima e di corpo, così
si dice: « Il Verbo s’è fatto carne » (Gv 1,14), oppure: « Ogni carne vedrà la
salute di Dio » (Lc 3,6). Altre volte significa gli uomini peccatori carnali: « Il
mio spirito non abiterà nell’uomo sempre, perché egli è carne » (Gen 6,3). Altre
volte ancora, « carne » è sinonimo di peccato, come quando si dice: « Voi non
siete nella carne, ma nello spirito » (Rm 8,9), oppure: « La carne e il sangue
non possederanno il regno di Dio » (1 Cor 15,50), a cui si aggiunge
immediatamente: « Né la corruzione può ereditare l’incorruttibilità ». In certi
casi la parola « carne » indica discendenza da uno stesso stipite, parentela,
come quando è detto: « Ecco, noi siamo tue ossa e tua carne » (2 Sam (2 Re;
Vulg.), 5,1). Anche l’Apostolo usa il termine in questo senso: « Se mi avverrà di
suscitare l’emulazione della mia carne (=la gente della sua stirpe) e di poterne
salvare qualcuno » (Rm 11,14).
Ora bisogna scoprire in quale di questi quattro significati è usato il termine «
carne » nel testo che c’interessa.
È chiaro che il primo significato, quello riscontrato nelle parole: « Il Verbo s’è
fatto carne » e « Ogni carne vedrà la salvezza di Dio », non può fare al caso
nostro. Neppure il secondo significato, quello che sottostà alle parole: « Il mio
spirito non rimarrà nell’uomo perché egli è carne », va bene per noi. Nel testo
di san Paolo: « La carne ha desideri contro lo spirito e lo spirito ha desideri
contro la carne », non s’intende parlare semplicemente ed esclusivamente
dell’uomo peccatore, come invece intende il Genesi quando dice: « il mio spirito
non rimarrà nell’uomo perché egli è carne ». Inoltre l’Apostolo non parla di una
sostanza ma di due attività che si affrontano in uno stesso uomo, sia che vi si
trovino contemporaneamente, sia che si succedano col variare dei tempi.

Dalle conferenze di Cassiano