Sei sulla pagina 1di 2

VI – È utile per noi essere qualche volta abbandonati da Dio

Il santo profeta David conobbe così bene l’utilità di questo allontanamento o


abbandono da parte di Dio, che nelle sue preghiere non volle mai domandare
di esserne completamente liberato: egli sapeva che tale liberazione non sarebbe
stata conveniente alla nostra natura, qualunque grado di perfezione essa possa
avere raggiunto. Perciò David si limitava a chiedere che Dio mitigasse la sua
assenza, e diceva: « Non mi abbandonare interamente » (Sal 118,8). Era come
se dicesse: « So che per il bene dei tuoi servi sei solito abbandonarli qualche
volta e metterli, così, alla prova; altrimenti, se non fossero da te per un poco
abbandonati, il nemico non potrebbe tentarli. Perciò io non ti chiedo di non
essere mai abbandonato, che non sarebbe bene per me non poter mai dire,
convinto della mia debolezza: buon per me che mi hai umiliato (Sal 118,71), e
neppure sarebbe bene che io rimanessi privo di occasioni per esercitarmi nel
combattimento. Ed è certo che quella occasione mi mancherebbe se la tua
protezione, o Signore, non mi abbandonasse neppure un istante.
« Finché mi vede protetto dalla tua difesa, il demonio non ardirà di tentarmi e
ripeterà come un rimprovero, a te e a me, le parole provocatorie che è solito
dire contro i tuoi atleti: « Giobbe teme forse Dio senza guadagno? Non hai tu
forse recinto tutto intorno con un riparo lui e la sua famiglia e le sue
possessioni? » (Gb 1,9-10). Io ti domando, o Signore, di non abbandonarmi
completamente, o come dice il testo greco eos sfòdra, che significa: fino
all’eccesso. Come infatti è utile che ti allontani per qualche tempo, affinché io
possa sperimentare la costanza dei miei desideri, così, sarebbe sommamente
dannoso che il tuo abbandono fosse eccessivo e sproporzionato alla gravità dei
miei peccati. Nessuna virtù umana, se nella prova resta priva del tuo aiuto,
potrà mantenersi costante; dovrà necessariamente soccombere alla forza e
all’astuzia del demonio se tu, o Signore, che conosci la debolezza dell’uomo e
moderi il combattimento, non impedisci che l’uomo sia tentato al di là delle sue
forze e non dai, con la tentazione, anche la via d’uscita, affinché possa
sopportarla » (1 Cor 10,13).
Qualche cosa di simile è detto misticamente anche nel libro dei Giudici, a
proposito dello sterminio dei popoli che si opponevano ad Israele: quei popoli
– ricordiamolo – erano figura dei nostri spirituali nemici: « Sono queste le
nazioni che Dio lasciò sopravvivere per mettere alla prova Israele e tutti coloro
che non avevan conosciuto le guerre dei Cananei, affinché i figli loro
imparassero poi a combattere coi nemici e si abituassero alla guerra » (Gdc 3,1-
2). Poco dopo, lo stesso libro aggiunge : « Il Signore li lasciò sopravvivere per
mettere alla prova, per loro mezzo, Israele, e per vedere se ascoltasse o no i
comandamenti che il Signore aveva dato ai Padri per mezzo di Mosè » (Gdc
3,4).
Dio procurò queste lotte al suo popolo, non già perché avesse invidia della sua
pace, o perché gli volesse arrecare dei mali, ma perché sapeva che gli sarebbero
tornate utili. Umiliato dai continui attacchi di quei popoli, Israele avrebbe
capito di non poter fare a meno dell’aiuto di Dio; anzi, proprio per causa di
quegli attacchi sarebbe rimasto costantemente occupato nel pensiero e
nell’invocazione di Dio, senza lasciarsi infiacchire dall’ozio, senza dimenticare
l’arte della guerra e l’esercizio delle virtù. Spesso infatti quelli che non furono
vinti dalle avversità, furono vinti dalla pace e dalla prosperità.

Dalle conferenze di Cassiano